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GIOVEDÌ 23 APRILE 2015

Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281

LITIGATE
SU TUTTO
(NON ORA)

Champions

Classifiche

La Juve resiste
e vola in semifinale

Sandra Bullock
e la primavera
delle cinquantenni

di Bocci, F. Monti, Perrone, Sconcerti
e Tomaselli alle pagine 50 e 51

di Paolo Mereghetti
a pagina 43

Primo sì all’Italicum, la sfida in Aula
Letta attacca: Renzi è come il metadone
CITTÀ E CONFLITTI

Bologna, in scena
il caos del Pd
Duello su sindaco
e Festa dell’Unità

S

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

di Dario Di Vico

La commissione Affari costituzionali della Camera, dopo la
sostituzione dei dieci deputati
della minoranza pd e la scelta
delle opposizioni di lasciare i
lavori, ha dato il via libera all’unanimità alla nuova legge
elettorale, l’Italicum. Il testo sarà all’esame dell’Aula da lunedì. La ministra Boschi: no al voto segreto. Letta attacca Renzi:
è come il metadone.
da pagina 10 a pagina 13

a pagina 12

della

1945

2015

I

l premier sostiene che l’Italicum spingerà il
nostro sistema politico verso un assetto di tipo
bipartitico. In realtà si tornerebbe una condizione molto simile a quella vissuta dal Paese ai tempi di Giolitti e poi della Dc.
a pagina 33
TRASPARENZA

Migranti, le misure europee

di Nicola Saldutti
Oggi la riunione straordinaria del Consiglio d’Europa per
fronteggiare l’emergenza profughi. Nella bozza del piano si
prevede, tra l’altro, la distruzione dei barconi usati dai trafficanti di esseri umani e il raddoppio dei fondi per le operazioni Triton e Poseidon. Il premier Renzi: con i migranti non
arrivano solo innocenti. Il presidente Mattarella teme infiltrazioni dell’Isis. Passa in Senato l’ipotesi del blocco navale.

Londra Il colpo nel caveau dei diamanti

da pagina 2 a pagina 9

IL VIMINALE

La stima mensile:
ventimila letti
REUTERS

di Fiorenza Sarzanini

Il buco che vale
280 milioni di euro
di Fabio Cavalera

D

al 2 al 6 aprile, Pasqua compresa, sotto terra per violare
il caveau di Hatton Garden, la «strada del tesoro» a
Camden (Londra), e sfondare il muro di cemento ( foto) che
difendeva le cassette di sicurezza. Il colpo ha fruttato dai 60
ai 200 milioni di sterline (dagli 84 ai 280 milioni di euro) in
gioielli, oro, diamanti.
a pagina 29

A

l Viminale si fanno i conti
con l’emergenza profughi.
Se i flussi degli arrivi resteranno
stabili sarà necessario trovare
nuovi posti per l’accoglienza e
l’assistenza. E puntare ad ottenere misure per Regioni e Comuni:
sono 81 mila gli stranieri presenti, tra loro 13 mila minori. Il calcolo dice che servono 5 mila
nuovi posti ogni settimana.
a pagina 3

«Quanti tifosi?». Così cambia la Maturità
di Orsola Riva

T
9 771120 498008

di Giovanni Belardelli

Tassi sotto zero,
il paradosso
del mutuo
La bozza: distruggere i barconi e più fondi. Il premier: non arrivano solo innocenti che non scende

Sperimentato il test di matematica che punta alla soluzione di problemi concreti

50 4 2 3>

● IL COMMENTO
Il bipartitismo dimenticato

Oggi il vertice I timori di Mattarella per infiltrazioni dell’Isis. Passa in Senato l’ipotesi del blocco navale

continua a pagina 33

Liberazione

Vieni a scoprirle su
siemens.com/expo

La riforma elettorale Il via libera della commissione. Boschi: no al voto segreto

● GIANNELLI

di Sergio Romano
piace constatarlo,
ma è stato necessario
un altro dramma, il
più grave dall’inizio
del fenomeno,
perché l’Europa cominciasse
ad accorgersi che il
Mediterraneo è una frontiera
europea ed è il luogo in cui i
morti, dall’inizio dell’anno,
rappresentavano, prima
dell’ultimo disastro, il 79%
delle persone che nello stesso
periodo hanno perso la vita
cercando di attraversare una
frontiera nell’intero pianeta. È
improbabile che il vertice di
Bruxelles, voluto dall’Italia,
riesca a sciogliere oggi tutti i
nodi di una questione
particolarmente intricata. Ma
sarà più difficile d’ora in poi,
per i Paesi che in questi
ultimi mesi hanno dato prova
di una sconcertante
indolenza, voltare le spalle a
una questione che non
concerne soltanto l’Italia e la
Grecia. L’ultima tragedia
sembra avere risvegliato le
coscienze, aguzzato gli
ingegni, reso possibile la
convergenza tra le forze
politiche italiane e meglio
chiarito, per tutti gli europei,
i termini della questione.
Non è possibile impedire
che uomini, donne e bambini
continuino a fuggire dalla
Siria, dall’Iraq, dal Sudan, dal
Congo e dal Kenya, dove il
governo si prepara a chiudere
un campo che ha ospitato
sinora mezzo milione di
somali. Combattere l’Isis,
Boko Haram, Al Qaeda, Al
Shabab e altre organizzazioni
terroristiche del mondo
musulmano, è
indispensabile, ma tutti
sanno che non potranno
esservi vittorie decisive da un
giorno all’altro. È stato
proposto che i Paesi dell’Ue
aprano speciali uffici
consolari in alcuni Stati arabi
per esaminare sul posto le
domande d’asilo e concedere
visti umanitari.

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utto (o quasi) può essere
interpretato attraverso un
modello matematico. È la sfida
della nuova Maturità che i nostri ragazzi affronteranno il 18
giugno. Ieri, le prove generali:
impegnati 60 mila studenti di
1.546 licei scientifici. Nel primo
dei due problemi proposti, come in un gioco di ruolo, viene
chiesto allo studente di mettersi nei panni del responsabile
della Curva Nord di uno stadio
e di determinarne la capienza.
a pagina 25

● IDEE& INCHIESTE
PROCEDURE PIÙ BREVI

IL NEGOZIATO

IL NUOVO DIVORZIO
DOPO 45 ANNI

OGM IMPORTATI
UN CASO MONDIALE

di Alessandra Arachi
e Maria Silvia Sacchi

di Danilo Taino

A

45 anni dalla prima storica
legge, sì definitivo dell’aula di Montecitorio alla riforma
cosiddetta del divorzio breve
perché accorcia i tempi della
a pagina 24
separazione.

P

roposta della Ue: si potranno vietare le importazioni
di prodotti trattati geneticamente per ragioni di «prevalente» interesse pubblico. A rischio l’accordo commerciale
tra Europa e Usa. a pagina 31

È

vero, lo scenario dei tassi
d’interesse negativi, per certi
versi appariva imprevedibile solo
poco tempo fa. Eppure, con gli
interventi della Banca centrale
europea per rilanciare l’economia, uno degli effetti (positivi) è
stato questo: l’andamento del
tasso Euribor (Euro inter bank
offered rate), il dato di riferimento per il calcolo delle rate nei tassi variabili, è sceso addirittura
sotto zero, -0,03% quello a 1 mese
e a quota «0» quello a 3 mesi. Un
calo storico, che va avanti ormai
da maggio 2014. Lo sanno bene
tutti coloro i quali hanno utilizzato una delle poche norme sulla
liberalizzazione che hanno cambiato davvero le regole del gioco:
la possibilità della cosiddetta
surroga, cambiare banca e traslocare (senza spese) nell’istituto
che offre le condizioni migliori.
Una riduzione che, per la verità, ha già avuto in questi mesi effetti positivi sulle rate dei prestiti
agganciate a questo tipo di parametro: i risparmi si sono cominciati a vedere anche se il calo, per
le famiglie e le imprese, non si è
adeguato sempre alla velocità
sperata. Naturale vischiosità delle banche.
continua a pagina 32
a pagina 37 Pagliuca

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

2

Primo piano L’emergenza

Alla vigilia del summit straordinario, approvata la risoluzione di Forza Italia
Il premier: non tutti quelli che si trovano sui barconi sono famiglie innocenti

Renzi: «Ora la risposta della Ue»
Parlamento, l’ipotesi blocco navale
«Dall’Ue serve una risposta organica, strategica e plurale a ciò che sta avvenendo e che
noi temiamo possa avvenire
ancora. Sono fiducioso che
l’Unione europea possa cambiare passo e fare l’Ue non solo
quando c’è da fare il budget».
L’augurio è che il Consiglio di
Bruxelles di oggi sia qualcosa
di diverso da «un dotto club di
specialisti tecnici che sanno
tutte le dinamiche geopolitiche ma dimenticano di dare
una risposta al dolore».
Matteo Renzi si prepara al
summit di oggi, voluto dall’Italia, con l’aspettativa che le conclusioni del Consiglio siano
quanto più concrete possibili.
Almeno tre sono i punti che
premono di più al nostro governo: il mandato che dovrebbe essere dato alla Mogherini,
da tutti e 28 gli Stati Ue, per studiare dettagli e contorni di
un’operazione militare per catturare scafisti e distruggere i
barconi; la possibilità concreta,
oltre una certa soglia, di una ricollocazione dei profughi e dei
richiedenti asilo in tutti i Paesi
della Ue, in modo da alleggerire il carico italiano; l’estensione
delle missioni europee Triton e
Poseidon (per le quali si prevede una raddoppio della attuali
dotazioni finanziarie) anche alla ricerca e salvataggio dei profughi in mare, allargando l’attuale compito che è di mera
sorveglianza navale.
La risoluzione del governo
approvata dal Parlamento chiede queste cose, anche se ieri è
stata approvata anche una risoluzione di Forza Italia, con il
parere favorevole dell’esecutivo, che «non esclude» che lo
strumento del blocco navale
possa essere chiesto da Roma
in sede internazionale. Anche
se al momento l’opzione viene

ROMA

Il retroscena

dal nostro inviato
Marzio Breda
LUBIANA Da quando è presidente della Repubblica e ha
cominciato ad allacciare relazioni internazionali, il suo assillo è quello di far capire che
il caso Libia richiede di esser
affrontato con una riflessione
su almeno due livelli di lettura. E di segnalare che questa
doppia analisi sta già proiettando sull’Europa scenari
drammatici. Così, per lui, l’attenzione dei fori mondiali deve, sì, focalizzarsi sull’emergenza umanitaria, perché il
«grave fenomeno dei profughi» traghettati da una sponda all’altra del Mediterraneo,
e che sul mare spesso muoiono, interpella le coscienze di
tutti e pretende risposte urgenti. Ma ricorda anche che,
in parallelo a questa tragedia
infinita, bisogna valutare pure la minaccia del terrorismo,
perché a Tripoli e dintorni au-

giudicata inutile da Palazzo
Chigi.
Lo sforzo italiano punta anche ad una maggiore collaborazione fra i servizi d’intelligence europei, soprattutto in
molti Stati africani, da dove
provengono i profughi: «L’Europa che noi chiamiamo all’azione deve intervenire in Niger, Sudan, a sud della Libia,
con la collaborazione dell’Onu», ha detto il premier.
In un lungo articolo per il
New York Times Renzi ha definito «assolutamente inadeguate» le risorse della comunità
internazionale contro il traffico
di esseri umani ed ha in qualche modo rilanciato un allarme: «Non tutti quelli che si tro-

L’intervista all’ammiraglio

«Un termine
che significa
una cosa sola:
la guerra»

Il voto
Ieri i deputati hanno
approvato la
risoluzione del governo
sull’emergenza
vano sui barconi dei trafficanti
di uomini sono famiglie innocenti». Come dire, i terroristi
possono anche transitare mimetizzati fra i profughi.
Ieri è intervenuto anche Romano Prodi, giudicando «molto meglio la missione Mare Nostrum rispetto a Triton, aveva
un mandato più ampio e più
mezzi. L’Europa si è dimostrata
ancora una volta incapace di
una politica collettiva».
Botta e risposta infine con
Matteo Salvini. Renzi ha respinto le critiche di questi giorni della Lega, dicendo che «c’è
un limite allo sciacallaggio».
Risposta: «Sciacallo a me? Taccia il becchino incapace».
Marco Galluzzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’abbraccio Due profughe arrivate nel porto di Salerno nei giorni scorsi (Ansa)

Mattarella e quei timori
per le infiltrazioni dell’Isis

mentano gli insediamenti
dell’Isis e questo rischia di interagire pericolosamente con
«l’ignobile traffico di uomini» .
Sergio Mattarella lega la
questione umanitaria all’incubo sicurezza e, in visita ufficiale in Slovenia, trova nel
collega Borut Pahor un interlocutore «sensibile» al problema. Non solo in quanto il

In Slovenia
il presidente
italiano Sergio
Mattarella
durante
la conferenza
stampa a
Lubiana (Ansa)

suo Paese è l’unico dell’Ue
che abbia concretamente
contribuito all’operazione
Mare Nostrum, finché non è
stata sostituita su scala più ridotta dalla missione Triton.
Ma soprattutto in quanto la
stessa Lubiana ha quasi alle
porte di casa un’area, la Bosnia, molto esposta alle infiltrazioni, se è vero che parecchi «foreign fighters» reclutati dal Califfato verrebbero
proprio da lì.
Ecco come spiegare alcuni
timori echeggiati — certo,
con il lessico «fasciato» della
diplomazia — nel faccia a faccia tra i due capi di Stato e che
per qualche aspetto rispecchiano ragionamenti di analogo tenore condivisi da Mattarella nelle settimane scorse
con le autorità di Berlino, Bruxelles e Parigi. Nei colloqui ad
alto livello che ha avuto in

Alleati
● Ieri Sergio
Mattarella
ha incontrato
a Lubiana
il presidente
sloveno
Borut Pahor
● La Slovenia
è stato l’unico
Paese dell’Ue
che ha
contribuito
all’operazione
Mare Nostrum,
finché non è
stata sostituita
su scala più
ridotta dalla
missione
europea Triton
● Il Califfato
ha reclutato
molti «foreign
fighters»
nella vicina
Bosnia

quelle tre capitali, infatti, il
presidente ha sollecitato tutti
a concentrarsi in particolare
sul dossier libico. Tessendo
un filo sulla sua doppia linea
politico-solidaristica e affiancando il governo nel creare le
condizioni per il consenso subito espresso da più parti (e da
Hollande fra i primi) sulla richiesta per un nuovo impegno
comune lanciata dall’Italia.
Oggi si potrà verificare se la
replica del Consiglio straordinario di Bruxelles sarà sul serio «debole», come teme la
Cei, o se l’Unione saprà invece
assumersi fino in fondo la
«responsabilità» che le compete. Su un punto il capo dello
Stato avrebbe suggerito prudenza, a Roma: il bombardamento mirato dei barconi dei
«trafficanti di merce umana»
sulle coste della Libia. Si tratta
di un’opzione militare complessa e problematica, che necessita di un vasto coinvolgimento di Nazioni. Specie se si
considera che a Tripoli andrebbe in primo luogo stabilizzata la situazione politica,
che dalla caduta di Gheddafi è
degenerata in guerra civile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ROMA «Blocco navale significa
dichiarazione di guerra.
Dobbiamo usare una
terminologia diversa — dice
l’ammiraglio Fabio Caffio —.
Nel caso dei migranti poi un
blocco sarebbe impossibile
perché fermare le loro
imbarcazioni quando hanno
lasciato le coste
provocherebbe rivolte a bordo,
proteste con conseguenze
drammatiche. Il piano del
governo vuole impedire che le
imbarcazioni partano. Ma è un
progetto pieno di insidie».
A quali rischi si va incontro?
«Consideriamo l’eventualità di
distruggere i barconi. Intanto
bisogna trovare dove sono
nascosti. E poi come si
procede? Li attacchiamo
dall’alto? Mandiamo i
sommozzatori della Marina a
minarli e affondarli? Alla
prima imbarcazione che salta
in aria gli scafisti adottano
contromisure. Per esempio le
proteggono con scudi umani».
Allora quali sarebbero le
alternative?
«Un momento. Stiamo
parlando di distruggere
natanti. Ma non possiamo
farlo da soli. Bisogna creare
una coalizione internazionale
e sperare che l’Onu autorizzi
gli interventi e conceda di
usare tutti i mezzi necessari.
Solo così possiamo
programmare azioni mirate
con ogni mezzo, con
paracadutisti, attacchi
dall’alto, e con il ricorso a
operazioni sottomarine. Ma
ripeto, in ogni caso dobbiamo
aspettarci delle rappresaglie».
Lei teme ritorsioni da parte
degli scafisti?
«Sono capaci di tutto. Di
uccidere, di usare i migranti
come scudi o di sottoporli a
chissà quali barbare sevizie».
Un blocco navale in realtà
l’Italia lo ha attuato nel 1997
quando dall’Albania
affluivano migliaia di
migranti.
«Ci fu un accordo con le
autorità albanesi che
accettavano di far riportare
indietro i migranti. Non è un
buon precedente perché finì
con la morte di 108 disperati
nel Canale d’Otranto quando il
loro natante entrò in collisione
con un’unità della Marina. Non
è un buon precedente
nemmeno l’accordo del 2009
con Gheddafi per i
respingimenti: la Corte
europea dei diritti dell’uomo
ha condannato l’Italia per
quell’iniziativa».
Marco Nese
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

PRIMO PIANO

3

L’appello ai leader

«Migranti, ristabiliamo
le missioni di soccorso»
In cima spiccano le firme di ex ministri e
premier come Emma Bonino, Massimo
D’Alema, lo svedese Carl Bildt, il francese
Bernard Kouchner e poi decine di leader
della politica e della finanza del calibro di
George Soros. Uniti in un appello al
Consiglio europeo per un’azione
«immediata» che fermi le morti in
Mediterraneo, «macchia sulla coscienza
del nostro continente». Gli eventi recenti,
scrivono i firmatari, dimostrano che
fermare la ricerca e i soccorsi «non ha
dissuaso i migranti, ma ha ampiamente
aumentato il numero delle vittime».
Segue l’invito ai capi di Stato e di governo
dell’Ue a «ristabilire ed espandere le
operazioni di ricerca e soccorso» con il
«necessario livello di finanziamento»,
creare un sistema di trasferimento
all’interno dell’Ue che «riduca l’onere che
oggi ricade su una manciata di Stati»,
finanziare «strutture sicure e decenti
d’accoglienza per i rifugiati in Paesi terzi»
e lanciare un’operazione congiunta contro
la rete dei trafficanti.

Bozza pronta: azione militare anti-schiavisti
Tra i punti del piano, più fondi a Triton, redistribuzione dei profughi, coordinamento tra intelligence
Il presidente Tusk: «Saremo concreti». Ancora dubbi e resistenza, anche da Berlino. Serve il mantello Onu
DAL NOSTRO INVIATO

850
I migranti che
potrebbero
essere
scomparsi nel
naufragio di
sabato scorso
al largo delle
coste libiche.
Ventotto i
sopravvissuti

190
mila i migranti
soccorsi
durante
l’operazione
della Marina
italiana «Mare
Nostrum» tra
l’ottobre 2013
e il dicembre
2014

6
mila i migranti
soccorsi in
mare nel
corso
dell’operazione
europea
«Triton» a
guida Frontex
dal 1° gennaio
2015 a oggi

109
i barconi
sequestrati
dalle autorità
italiane dal 1°
gennaio 2014
al 15 febbraio
2015. Sono
invece 150 i
barconi
affondati

Il principale obiettivo politico del Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo sull’emergenza immigrazione nel Mediterraneo l’ha anticipato il presidente polacco
del summit, Donald Tusk, dichiarando che la «priorità è impedire nuove morti in mare».
Tusk ha aggiunto di aspettarsi
nella riunione dei 28 leader oggi a Bruxelles «un accordo su
misure molto concrete, in particolare potenziando le nostre
possibilità di ricerca e soccorso,
combattendo i trafficanti e scoraggiando le loro vittime dal
mettere le proprie vite a rischio,
e contemporaneamente raffor-

BRUXELLES

Le misure

di Fiorenza Sarzanini

Attrezzarsi per assistere i
sopravvissuti. In attesa delle
decisioni che saranno prese a
Bruxelles, al Viminale si fanno i
conti con l’emergenza. Consapevoli che i tempi dell’Unione
Europea potrebbero essere tutt’altro che brevi, soprattutto
che l’approvazione di un piano
di intervento così come proposto dall’Italia, non è affatto
scontata. Il flusso degli arrivi
non sembra però conoscere
tregua, dunque bisogna trovare
nuovi posti, provvedere all’accoglienza. E puntare ad ottenere quelle misure che possono
invece sostenere gli sforzi di
Regioni e Comuni: sono 81 mila
gli stranieri presenti, tra loro
ben 13 mila minori. Il calcolo
dice che servono 5 mila nuovi
posti ogni settimana.

ROMA

200 mila arrivi
La situazione viene ben foto-

zando la solidarietà tra gli Stati
membri».
La discussione al summit
parte dal piano di proposte in
dieci punti presentato lunedì
scorso dalla Commissione europea al Consiglio dei ministri
degli Esteri e degli Interni a Lussemburgo, che ha ottenuto parere favorevole. La bozza di lavoro dei 28 leader contiene dal potenziamento delle missioni Triton, Poseidon e Frontex fino
alla proposta di sequestrare e
distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani sulle coste
del Nord Africa con azioni «chirurgiche». Prevede più controlli
nei Paesi di partenza (dal Niger
fino alla Libia), una banca dati
comunitaria con le impronte di-

gitali dei migranti e accordi per
la ripartizione dei rifugiati tra i
vari Stati Ue. Europol ed Eurojust interverrebbero per distruggere i siti e i contenuti su
Internet usati per attirare gli immigrati clandestini, cercando di
colpire la parte finanziaria e
l’intero modello di business
delle organizzazioni criminali.
Italia, Francia, Grecia, Spagna
e Malta intendono fare fronte
comune. L’Eliseo ha fatto sapere
che «non è il momento di lesinare sui mezzi» nel potenziamento di Triton e delle altre
missioni. Il Belgio si è offerto di
inviare navi e di accogliere quote di migranti. Anche in Germania e in altri Paesi del Nord, in
passato orientati a sottovalutare

Solidarietà
Volontari di
Amnesty in sacchi
neri sulla spiaggia
di Brighton
per ricordare
le vittime del
Mediterraneo

le stragi di migranti nel Mediterraneo, concordano sull’urgenza di maggiori esborsi. A
Berlino manifestano perplessità
principalmente sulle azioni di
tipo militare per la distruzione
dei barconi dei trafficanti. Italia
e Spagna, per superare le obiezioni, intendono coinvolgere il
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Anche sull’aumento
delle navi per il pattugliamento

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Viminale in cerca
di 5 mila posti
ogni settimana
per i nuovi arrivi
grafata di fronte al Parlamento
dal prefetto Mario Morcone, il
capo del Dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno, quando spiega come «il
calcolo sui possibili arrivi nel
2015 oscilli tra i 170 mila e i 200
mila, sperando che nel frattempo arrivi qualcosa che ponga un freno a tutto questo».
L’alto funzionario pensa alle
azioni contro gli scafisti, ma
pensa anche alla creazione di
campi nei Paesi africani e all’aiuto che potrebbe venire proprio dagli altri Stati europei.
Nulla è scontato, già in passato
promesse e impegni sono stati
disattesi, ma si continua a sperare che possa passare la richiesta di una «relocation» dei
profughi attualmente presenti
in Italia ma intenzionati a varcare la frontiera subito dopo
aver ottenuto lo status di rifugiato. L’ipotesi è di inviarli a

destinazione prima del termine della procedura, in modo da
distribuire le presenze in tutta
l’Unione.

L’accordo di Dublino
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano lo ribadirà oggi
durante l’incontro con il Commissario europeo per le Migrazioni, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos. L’obiettivo rimane
quello di una revisione del trattato di Dublino, l’accordo secondo cui il Paese di prima
ospitalità deve provvedere allo

Le amministrative
Non si calcherà troppo
la mano su Regioni
e Comuni, almeno fino
al voto del 31 maggio

resta qualche riserva. Alcuni governi Ue vogliono evitare che gli
immigrati clandestini siano
messi in mare proprio per farli
intercettare e poi trasferire in
Italia. Il presidente della Commissione, il lussemburghese
Jean-Claude Juncker, ha concordato con la leader dell’Unione
africana Nkosazana Diamini-Zuma di favorire l’accordo tra le fazioni in Libia per arrivare a un
governo «affidabile e stabile» in
grado di controllare le partenze
da quella costa. L’Alto rappresentante dell’Ue, Federica Mogherini, potrebbe essere incaricata del coordinamento complessivo.
Ivo Caizzi

posti. La linea scelta al Viminale fino al 31 maggio — data delle elezioni amministrative —
prevede di non calcare troppo
la mano su Regioni e Comuni
per non alimentare una polemica politica dai toni già molto
accesi. Se i flussi resteranno invariati, l’unica soluzione sarà
però quella di firmare — come
del resto era già accaduto lo
scorso anno — una circolare da
5 mila posti ogni settimana.

straniero fino al termine della
procedura per la concessione
dell’asilo. Una questione più
volte portata sul tavolo dell’Unione Europea, ma sempre
respinta. Nel corso della riunione di lunedì scorso era stato
deciso di redistribuire 5 mila
persone. L’istanza in discussione oggi amplia questo numero
«su base volontaria» e la risposta che arriverà al termine del
vertice servirà anche a capire se
davvero una fase nuova si è
aperta.

«Strutture piene»
Di fronte alla Commissione
Affari Costituzionali del Senato
Morcone è esplicito: «In questo
momento c’è una situazione di
particolare pressione, le strutture sono piene». Già questa
mattina potrebbe partire la
nuova circolare che impone ai
prefetti di reperire 5 mila nuovi



Mario
Morcone
In questo
momento
c’è una
situazione
di
particolare
pressione,
le strutture
sono piene
Serve
un dialogo
con i
territori

Occupazione d’urgenza
L’alternativa rimane quella
di sistemare i migranti nelle caserme o addirittura di creare
tendopoli. Si tratta però di
un’opzione limite, la soluzione
estrema. Più probabile è che si
decida l’occupazione di urgenza di alcuni stabili, la «requisizione» così come era stato
chiarito ai prefetti nella circolare di dieci giorni fa diramata
per fare fronte a un’ondata di
sbarchi che in una settimana
ha portato sulle coste siciliane
e calabresi oltre 11 mila persone. Proprio per richiamare tutti
alla collaborazione, ieri si è deciso che gli ultimi stranieri
sbarcati ad Augusta, in Sicilia,
sarebbero stati subito trasferiti
al Centro e al Nord perché, evidenzia Morcone, «non vogliamo imporre niente a nessuno,
a condizione che ci sia con i
territori un’interlocuzione».
fsarzanini@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

4

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

5

Emergenza sbarchi I trafficanti

I droni armati che mancano all’Italia
«Impossibile averli prima di un anno»
I nostri 12 velivoli utili solo per la ricognizione. Il rischio dei migranti usati come scudi umani
In Italia
● L’Aeronautica militare
italiana
è dotata di due
tipologie
di aeromobili
a pilotaggio
remoto (Apr),
così come
vengono
chiamati
nel linguaggio
tecnico i droni.
I due modelli
sono MQ-1C
Predator A+
e MQ-9A
«Predator B»
● Entrambi
i modelli
sono concepiti
per svolgere
compiti «di
ricognizione,
sorveglianza
e acquisizione
obiettivi»
● A bordo del
MQ-9A
«Predator B»
si possono
installare
anche diversi
tipi di missili: da
quelli anticarro
a quelli a guida
laser fino alle
bombe a
caduta libera
trasformate
in razzi guidati
● Le nostre
forze armate
hanno in tutto
sei «Predator
B» (detti anche
«Reaper») che
però non sono
stati dotati di
missili e quindi
non sono stati
configurati
per sparare

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ROMA L’ipotesi di usare i droni
per colpire e affondare i barconi dei trafficanti di esseri umani, prima che partano dalle coste nordafricane, è solo una
chiacchiera inutile e illusoria.
Non solo e non tanto perché in
questo momento all’Italia (come a quasi tutti i grandi Paesi
dell’Ue, con l’eccezione del Regno Unito) manca la tecnologia necessaria per armare i 6
Predator B, anche detti Reaper,
a disposizione delle nostre
Forze Armate. Quanto perché,
anche nell’ipotesi impossibile
che gli Usa ci dessero domani il
know-how per renderli letali,
«occorrerebbero da 6 mesi a
un anno per applicarlo e avere
un embrione di capacità operativa».
Lo dicono al Corriere autorevoli fonti militari, basite di
fronte a tanto sproloquio nella
concitata conversazione politica e mediatica, seguita al terribile naufragio di domenica.
Prima di spiegare in dettaglio
le ragioni dell’impraticabilità
dell’impiego dei droni, le fonti
ricordano che l’unica opzione
possibile contro i barconi sarebbe di tenersi e affondare
quelli da dove sbarcano gli immigrati, natanti che invece vengono normalmente restituiti.
Non è molto ma sarebbe già
qualcosa, se si pensa che nel
solo 2014, dati del ministero
della Difesa, i mercanti di anime sono rientrati in possesso
di ben 800 tra grosse scialuppe,
gommoni e pescherecci.
Certo potrebbero esser presi
in considerazione altri modi
per eliminare gli scafi della
morte. «Ma è difficile — spiegano i nostri interlocutori —
immaginare bombardamenti
aerei, sia per la difficoltà di
identificare gli obiettivi, sia per
il rischio che i migranti possano essere usati come scudi
umani. Tantomeno è realistico
pensare a operazioni a terra direttamente nei porti, dove
avremmo comunque bisogno
della collaborazione di autorità
locali, che o non ci sono o sono
in conflitto fra loro».
Un’altra ipotesi presa in considerazione è l’uso dei sottomarini, impiegati in passato
dalla nostra Marina per tracciare le rotte degli immigrati e

Come funziona
Le caratteristiche del drone MQ-9 Predator B
Gps
Per localizzare nel
dettaglio la posizione
dell’aeromobile

Centro
registrazione
video
Registra quello
che viene
ripreso dalla
telecamera

Antenna parabolica (all’interno)
Permette di comandare il velivolo
in ogni parte del mondo
Radar ad apertura
sintetica
Ottiene l’immagine
digitale del terreno
rilevato

● Il commento
Ora la partita
si gioca all’Onu
di Giuseppe Sarcina
DAL NOSTRO INVIATO

Motore
Di tipo «Turboprop»
ad alte prestazioni

Telecamera ad alta
definizione
È a colori per
le operazioni diurne
e a infrarossi per
quelle notturne

Missili
Di tipo AGM-114 Hellfire, GBU-12
Paveway II, Jdam GBU-38

I numeri

La stazione di controllo
Mappa Gps
Mostra la rotta
prevista
del velivolo

Apertura alare 20,1 metri
Lunghezza 10,8 metri
Altezza 3,8 metri
Velocità massima 445 km/h
Peso 2.223 kg
Altitudine massima 15.240 metri

Diretta video
Con velocità
e altitudine
Telemetria
Dati di volo in
formato testo

Joystick
Usato per il
volo manuale

Cloche
Controllo
della velocità
e dei flap

EMANUELE LAMEDICA

Fonti: Aeronautica militare italiana, U.S. Air Force

usati anche nella campagna
contro Gheddafi. Teoricamente potrebbero consentire azioni mordi e fuggi di squadre
speciali, con il sommergibile in
attesa al largo: ma quante missioni sarebbero necessarie e
con quali costi, per avere un
impatto significativo?
Ma torniamo ai droni, presunto miracoloso toccasana su
cui in queste ore si esercitano il
colto e l’inclita. L’Italia ne possiede dodici, sei Predator di
prima generazione e altrettanti
nella versione Reaper, acquistati tra il 2009 e il 2011 e tutti
usati per sorveglianza e ricognizione. Tra Afghanistan, Kosovo e normale manutenzione,
solo un paio sono operativi in
Nord Africa.

Nel 2011 il nostro Paese ha
avviato le procedure per ottenere dagli Usa l’autorizzazione
(cioè la tecnologia) ad armare i
Reaper di missili. La decisione
spetta a una Commissione del
Senato americano, che non l’ha
ancora presa. I nostri governi
non hanno insistito più di tanto: non c’erano ragioni di urgenza e c’erano ovviamente
problemi di costo.
Ora l’emergenza migranti
può spingerci a chiedere e forse
ottenere un’accelerazione, che
comunque non significherebbe segnale verde immediato:
«Avremmo comunque davanti
un lavoro lungo e complesso,
dall’addestramento tecnico alle
prove sperimentali. Non potremmo impiegarli in modo ef-

12
I droni
di tipo
«Predator»
in possesso
dell’Italia

10,5
Milioni
Il costo
(in dollari) di un
drone dotato
di sensori

ficace prima di un anno».
Né grande aiuto può venire
su questo fronte dagli alleati
europei, nessuno dei quali
possiede droni armati. Parigi
per esempio non potrebbe
neppure dare una mano per la
ricognizione, visto che i suoi 6
Reaper sono tutti impiegati nel
Mali a copertura della missione
francese.
Fa eccezione Londra, che però opera con alcuni Reaper armati solo insieme agli americani: improbabile, anzi impossibile che Usa e Gran Bretagna,
troppo indaffarati sul fronte
Isis e al Qaeda, ci aiutino con i
droni ad affondare i barconi
degli scafisti.
Paolo Valentino

NEW YORK La diplomazia
italiana, tra Roma, Bruxelles
e New York, sta preparando
il terreno per avere il via
libera delle Nazioni Unite a
un intervento militare sulle
coste della Libia. Nel palazzo
dell’Onu è diffusa la
convinzione che oggi il
vertice europeo dei capi di
stato e di governo approverà
il piano dell’Alto
rappresentante Ue, Federica
Mogherini. Ma sarebbe
azzardato aspettarsi il «sì»
immediato del Consiglio di
sicurezza dell’organismo
internazionale. Nel migliore
dei casi, si stima, ci vorrà
almeno un mese per avere
una Risoluzione che
autorizzi lo sconfinamento
in territorio libico. Lo
schema potrebbe essere
quello collaudato per la
spedizione guidata dalla
Francia nel 2011 contro
Gheddafi. Il problema più
vistoso da superare è la
riluttanza russa. Mosca
contesta ancora ai Paesi
occidentali l’esito
fallimentare dei
bombardamenti visto che
portarono al rovesciamento
del Colonnello e quindi al
caos attuale. La Russia è uno
dei cinque membri
permanenti del Consiglio di
sicurezza e ha diritto di veto.
I rappresentanti italiani
stanno intensificando gli
sforzi per convincere il
governo di Putin. Nello
stesso tempo si coordinano
con i colleghi spagnoli, che
occupano uno dei dieci
seggi a rotazione del
Consiglio, e naturalmente
con gli americani.
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MO
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DAL
23 APR
2015
RIAPRE LA
CARRARA
Pisanello, Mantegna, Raffaello,
Lotto, Moroni, Fra Galgario
Un viaggio di cinque secoli
nella storia dell'arte italiana

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

6

L’emergenza sbarchi I personaggi

testi a cura della nostra inviata
Giusi Fasano

● Giovanni Abbate
Da Londra a Lampedusa
«Stare qui è un onore»

I

CATANIA Migranti. Arrivano da

qualche posto alla fine del
mondo con i loro stracci addosso, spesso li vedi scendere
stretti nelle coperte termiche
anche se il sole picchia, sono
stravolti dalla stanchezza e
vanno a piccoli passi verso facce e speranze nuove. Italiane.
Se si esclude chi interviene in
mare per salvarli, appena le
loro vite sono al sicuro ci sono
due soli gruppi autorizzati ad
avvicinarli prima dello sbarco:
la Croce rossa e l’Usmaf, cioè
l’Ufficio di sanità marittima e
aereo di frontiera, braccio operativo del ministero della Salute. Tocca a loro la valutazione
delle esigenze sanitarie e di
eventuali rischi per la salute
pubblica. Dopodiché entra in
scena il «progetto Praesi-

● Stefano Carbone
I viaggi sulla motovedetta
«Sconvolto dai bambini»

Da Londra
Giovanni
Abbate,
casertano
di 29 anni,
si è trasferito
dall’Inghilterra

l suo compito è individuare allo
sbarco gruppi vulnerabili, per
esempio le donne vittime di tratte.
Giovanni Abbate, 29 anni, ha
cominciato a lavorare per
l’Organizzazione internazionale
per le migrazioni un anno fa
(Oim). Prima era un impiegato di
Amnesty International a Londra:
«Un giorno ci arrivò la mail di una
coppia siriana disperata» ricorda.
«Cercavano le loro due bambine
perdute nella traversata. Ho capito
che stavo vedendo le cose da
troppo lontano. Quella sera
un’amica mi disse: l’Oim di
Lampedusa cerca una persona.
Corsi a casa a spedire il
curriculum». Così lui, casertano,
arrivò nella regione dei migranti:
«Per me è un onore condividere i
loro primi passi sulla terraferma».

● Barbara Parisi
La volontaria avvocato
«Li tratto come dei figli»

«N
Comandante
Stefano
Carbone,
39 anni,
comanda una
motovedetta
della Guardia
Costiera

e ho visti di bambini
annegati... alcuni avevano
20 o 25 giorni, fasciati in una
coperta, passati dalle madri alle
braccia di qualcuno dei miei
uomini...». Stefano Carbone,
genovese, due bambine di 11 e 9
anni, comanda una motovedetta
d’altura della Guardia Costiera e
tante, tantissime volte è venuto in
Sicilia per servizio («A forza di farlo
ho sposato una lampedusana») ed
è partito per andare a soccorrere
chissà chi in mezzo al
Mediterraneo. «Mi ha sempre
colpito il contrasto fra la morte e
qualche bambino che invece
portiamo a bordo e gioca, ride, fa
come se nulla fosse». Lui non potrà
mai fare come se nulla fosse: «Ogni
volta che torno da un salvataggio
penso: e se capitasse a me?».

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«C
Legale
Barbara Parisi
dà una mano
in Caritas
e al centro
di accoglienza
«La
Madonnina»

i sono cose che vengono dal
cuore e dall’alto». Barbara
Parisi è un’avvocatessa che si
definisce «molto cattolica» e che
per vocazione si dedica al
volontariato. Al centro di ascolto
della Caritas, ma anche ai migranti
che arrivano nella casa
d’accoglienza La Madonnina (di
sua cugina Francesca) e che hanno
bisogno di assistenza legale.
«Chiedono protezione
internazionale, vogliono sapere
quali passi fare, hanno bisogno di
un tutore...». Insomma: lei si
occupa di tutto questo. Anzi, fa
molto di più. Un esempio?
«Quando non vanno al corso di
alfabetizzazione delle volte vado a
prenderli ad uno ad uno nelle
stanze e un po’ li sgrido, come
fossero figli miei...».

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Storie e volti
di chi salva
i migranti
dium», un piano di accoglienza
che prevede la «presa in carico
totale di ciascun migrante». Un
piccolo esercito di ragazzi e
ragazze che lavorano per garantire la massima assistenza possibile a gente che non ha più
nulla. Ci sono gli operatori
dell’Unhcr che si occupa dei
richiedenti asilo; quelli di Save
the Children che hanno a cuore
il problema dei minori; di nuovo la Croce rossa, che segue la
parte sanitaria allo sbarco e nei
centri d’accoglienza, e poi
l’Oim, l’organizzazione internazionale per i migranti che individua i gruppi vulnerabili da
proteggere e offre informazioni
legali. Tutto questo al primo
impatto. Ma c’è molto di più.
Dalla Protezione civile a Medici
senza Frontiere, da Emergency
a chi lavora nei Centri... centinaia di persone che vivono due
vite: una per loro e una per i
migranti.

● Aman
Il mediatore eritreo
«So cosa hanno passato»

● Francesca Indelicato
Voleva aprire un albergo
«Ora accolgo i minori»

A

Dall’Eritrea
Aman,
38 anni,
è mediatore
culturale.
È arrivato su
un barcone
nel 2008

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La protesta
Barche di carta
contro i leader
europei (LaPresse)

man viene dall’Eritrea, 38 anni,
e in Sicilia fa il mediatore
culturale per Save The Children.
«Succede che spesso sono la prima
persona che parla con i migranti
minori nella loro lingua. A volte
sono vicini ai genitori, altre volte
sono soli, di certo vengono da un
viaggio che non augurerei al mio
peggior nemico». Quel viaggio l’ha
fatto anche lui, nel 2008. Due anni
per raggiungere la costa libica
partendo dal suo Paese, e poi la
traversata fino al largo di
Lampedusa, la salvezza. Ne sa
qualcosa di fatica fino allo
sfinimento per pagarsi ogni tappa,
e sa del freddo delle notti in mezzo
al mare. Eppure «anche dopo
sofferenze indicibili, ogni migrante
che arriva sa che a Lampedusa la
vita comincia».

● Stefano Principato
Vent’anni davanti al molo
«Che bella la loro fiducia»

E
Per i piccoli
Francesca
Indelicato
gestisce
il centro
di accoglienza «La
Madonnina»

ra destino. Quella vecchia
palazzina cento anni fa era un
orfanotrofio, poi Francesca
Indelicato decise con la sua
famiglia di acquistarla e farne un
albergo. «E invece è scattata quella
molla...». Niente hotel,
all’improvviso l’anno scorso il
progetto è diventato un altro,
diverso salvo che per una cosa: la
statua della Madonnina sarebbe
rimasta dov’era anche ai tempi
dell’orfanotrofio. E così il 5
novembre 2014 è nata «La
Madonnina», centro di
accoglienza per minori a
Mascalucia, vicino Catania.
«Pensavamo a bambini piccoli,
abbiamo fatto installare giochi e
altalene, invece abbiamo sempre
ragazzi grandi. Ogni loro sorriso
per me è un grazie immenso».

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H
Al 118
Stefano
Principato, 37
anni, presidente
del comitato
provinciale
della Croce
Rossa a Catania

a 37 anni, padre da un anno e
volontario da più di venti. Non
c’è sbarco che Stefano Principato,
presidente del Comitato
provinciale della Croce Rossa
Italiana, non conosca. Ricorda il
giorno, il numero delle persone, le
storie. Il suo è stato uno dei primi
volti incrociati da migliaia di
migranti approdati a Catania e
provincia in questi anni. Nella vita
fa l’operatore del 118 («ma quando
lavoro mi riposo») e parlando non
dice mai «io», sempre «noi»,
«perché la nostra squadra conta».
Glielo fecero capire più di tutti un
paio d’anni fa un padre e un bimbo
appena sbarcati: «Puntavano il dito
verso me, così chiesi spiegazioni al
traduttore. Il padre aveva detto al
figlio: di quello ti puoi fidare, è la
Croce Rossa».

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Insulti a Morandi per la solidarietà ai profughi
In 14 mila rispondono a un suo post su Facebook. «Tanto razzismo mi ha sorpreso»
Cantante
Gianni Morandi
(sopra, nella
foto Liverani),
70 anni,
è considerato,
con i suoi
38 album, una
delle icone
della musica
leggera italiana

Aveva ricordato le umiliazioni, le angherie, i soprusi sopportati nel secolo scorso dalle
migliaia di italiani partiti verso
l’America, la Germania, l’Australia, il Canada «con la speranza di trovare un lavoro, un
futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non
riuscivano ad averlo». Nel suo
post su Facebook Gianni Morandi invitava a non dimenticare quelle ondate migratorie,
oggi che la storia cambia le rot-

te dei popoli e l’Italia non è più
terra di addii ma di approdi e
speranze. Parole pacate, calde,
accoglienti, neppure tanto
nuove considerato che molti
opinionisti le ripetono da tempo. La reazione della Rete è stata sorprendente. «Andrei io a
bombardare i barconi». «Sono
tutti delinquenti e stupratori».
«Vengono qui solo per farsi
mantenere». «Il punto è che gli
italiani migravano in più paesi
e non solo in uno! Che stiano a

casa loro!».
Sulla bacheca del cantante si
è abbattuta una grandinata di
critiche e insulti. Quattordicimila commenti: un record. Che
ha spiazzato lui stesso, colpevole anche di aver postato un
paio di foto significative, in una
un barcone carico di italiani,
nell’altra gli africani. «Sto continuando a leggere — ha scritto
stupito il cantante in un altro
post, senza rispondere al fuoco
amico —. Ma penso sia impos-



Quanta
paura del
diverso!
Ho risposto
ai messaggi
per un paio
d’ore

sibile arrivare in fondo... ho anche risposto ieri sera per un paio d’ore. Forse non mi aspettavo che più della metà di questi
messaggi facesse emergere il
nostro egoismo, la nostra paura del diverso e anche il nostro
razzismo».
Dice di essere senza parole e
per trovarle pensa al Pontefice:
«Forse alcuni di questi messaggeri ha famiglia, figli e la
domenica va anche a messa.
Certamente non ascolta, però,

le parole di papa Francesco». Ci
sono i critici ma ci sono anche i
favorevoli. «Grande Morandi.
Non ho mai ascoltato il genere
musicale che fai tu, ma come
persona sei veramente valido».
«Sono commossa da questo
tuo intervento. Grazie da parte
di tutta l’umanità». I fan naviganti spaccati dunque a metà.
E Morandi a colpi di clic per
spegnere l’incendio.
A. P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

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Emergenza sbarchi Le indagini

«Noi terroristi conquisteremo Roma»
Il foreign fighter venuto con il barcone
Il tunisino fermato a Ravenna, arrivò a Lampedusa nel 2010. Ha moglie e figlia italiane
Sotto accusa
Nouassir Louati
era sbarcato a
Lampedusa nel
2011. Servizio
Pubblico
ha pubblicato
le immagini
del suo arrivo
(a sinistra)

L’inchiesta

I due scafisti
si accusano
a vicenda
«Comandava lui»
DAL NOSTRO INVIATO
CATANIA La coppia è scoppiata.

Dopo due notti passate in
carcere, il venticinquenne
siriano Mahmud Bikhit ieri ha
deciso di rispondere a tutte le
domande del pubblico
ministero Rocco Liguori e
senza indugi ha accusato il
tunisino Mohammed Ali
Malek, 27 anni, arrestato
insieme a lui lunedì scorso:
«Sì è vero, Mohammed
comandava la barca. Ma io
non ero un membro
dell’equipaggio». Il tunisino,
però, ha respinto ogni
addebito: «Non è vero quello
che dice Mahmud, io ero
soltanto un passeggero, ho
pagato per il viaggio come tutti
gli altri. C’era un altro al
timone, ma è morto nel
naufragio. La nostra barca era
al buio e ci sono state tre
collisioni col mercantile
venuto a salvarci. Ma c’era
tanta concitazione e tutti
volevano salire sul King
Jacob». Così, l’avvocato
Massimo Ferrante, che fino a
ieri difendeva entrambi, ha
rimesso il mandato per il
siriano Bikhit. Le posizioni dei
due, dopo più di 5 ore di
colloquio coi magistrati, si
sono fatte inconciliabili.
Ferrante da oggi, davanti
al gip Maria Paola
Cosentino, che procederà
all’interrogatorio di garanzia,
assisterà solo il tunisino.
Domani, invece, si terrà
l’incidente probatorio con
l’audizione dei 5 testimoni
sopravvissuti che accusano
i due di essere i responsabili.
La Dda di Catania, che già
indaga per omicidio plurimo,
naufragio colposo e
favoreggiamento
dell’immigrazione
clandestina, ha contestato al
tunisino anche il sequestro di
persona, con l’aggravante
della presenza di minori,
accusandolo di aver
intrappolato in fondo
alla stiva i migranti morti.
«Dal racconto dei superstiti —
ha concluso il procuratore,
Giovanni Salvi — emerge
un quadro molto grave
con violenze, percosse
e trattamenti inumani».
Fabrizio Caccia
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da disperato dei barconi ad
aspirante combattente nelle file dell’Isis. Nel 2011 Nouassir
Louati, tunisino di 26 anni, poteva dire di essere tra quelli che
ce l’avevano fatta. La carretta
del mare sulla quale si era imbarcato in Libia, spendendo fino all’ultimo dei suoi risparmi,
era riuscita a superare indenne
le fauci del Mediterraneo e a
sbarcare a Lampedusa. Delle
immagini di allora — come riferisce «Servizio Pubblico» —
lo ritraggono sulla spiaggia con
gli altri migranti. Quattro anni
dopo, la notte scorsa, la sua avventura italiana si è conclusa
nel modo peggiore.
Nouassir è stato arrestato
dalla Digos a Ravenna, non lon-

Pronti,
primavera e via.

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Entro il 31 maggio 2015 per
l‘acquisto di 4 pneumatici Goodyear

La scheda
● Secondo un
rapporto delle
Nazioni Unite
negli ultimi
mesi il numero
dei foreign
fighters che
hanno scelto di
giurare fedeltà
ai terroristi del
Califfato
islamico
sarebbero più
di 25 mila.
Sono tutti
giovani e
hanno
passaporti di
almeno 100
nazionalità
diverse
● In Europa il
Paese che ha il
più alto
numero di
combattenti
stranieri in
base alla
popolazione è il
Belgio (440),
segue la
Francia
(1.200),
l’Inghilterra
(600), la
Germania (tra i
500 e i 600).
In Italia se ne
calcolano molti
di meno: 80

tano da dove vive la moglie italiana dalla quale ha avuto una
figlia. Potrà dire, ma difficilmente gli sarà di consolazione,
di essere il primo destinatario
in Italia del cosiddetto «reato
di arruolamento», nuova fattispecie (articolo 270 del Codice
penale) prevista dal pacchetto
antiterrorismo varato dal governo, come ha tenuto ieri a
sottolineare il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
Le forze dell’ordine erano da
tempo sulle tracce di Nouassir.
Intercettazioni e conversazioni
su Facebook sembrano non lasciare dubbi sulla sua volontà
di trasformarsi in foreign fighter della guerra santa. Nella
foto sul suo profilo compare
con una maglietta nera dai colori dell’Isis e la frase: «Non ci
distruggeranno, noi siamo la
Umma di Maometto». Sul web
commenti del tipo: «Se Dio
vuole conquistiamo Roma e
vengo a liberare mia figlia». E
ancora: «Se combattere in nome di Dio è terrorismo, allora
io sono il primo terrorista».
Un’ossessione, la sua. Tale da
trascurare anche le minime
precauzioni. In febbraio, come
lui stesso ha scritto in chat, si è
recato a Milano, nel centro islamico di via Jenner, alla ricerca

Droga e jihad
Spacciando droga
si era procurato
il denaro per partire
per la Siria
di finanziamenti per il suo
viaggio in Siria. Ma le cose hanno preso una brutta piega.
«L’imam egiziano — ha riferito
Nouassir in chat — stava per
chiamare la polizia, giuro che
mi hanno tirato via dalla moschea...». Qualcosa però poi si
è sbloccato. A metà marzo, in
una telefonata (intercettata)
con un palestinese che gli
avrebbe dovuto fare da sponda
dal campo profughi di Yarmouk, alle porte di Damasco,
Nouassir annunciava radioso:
«Sto arrivando, se Dio vuole voglio fare il jihad per Dio». E in
effetti, tutto pareva pronto. I
soldi, in parte frutto dell’attività di spaccio (in passato è stato
anche arrestato), erano pronti.
Il contatto con il palestinese
pareva funzionare («Oh, fratello, mi aiuti per arrivare da voi,
non ce la faccio più...»).
Il primo tentativo di raggiungere la Siria, il 26 marzo
scorso, è però fallito. Il piano,
che prevedeva un viaggio aereo
di sola andata da Bergamo ad
Istanbul, si è arenato contro il
rifiuto del consolato tunisino
di Genova di rilasciargli il passaporto. Nouassir non l’ha presa bene. Ha dato in escandescenze e minacciato gli impiegati, prendendosi anche una
denuncia, per poi sfogarsi al telefono con la moglie, alla quale
però ha raccontato di voler andare in Germania per lavoro. Il
secondo tentativo avrebbe dovuto concretizzarsi ieri. Ma a
quel punto i pm bolognesi Antonella Scandellari e Antonio
Gustapane hanno deciso di
chiudere il cerchio.
Francesco Alberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

10

Primo piano Le riforme

L’Italicum va avanti, lunedì in Aula
Appello di Boschi: no al voto segreto

Dietro
le quinte

Toti risparmia
sui sondaggi
in Liguria
«No, dai, questa settimana
evitiamo di commissionare
sondaggi. C’è la Paita sotto
botta mediatico-giudiziaria
e rischieremmo di avere
dati falsati. Risparmiamoli
‘sti soldi». C’era una volta la
Forza Italia che faceva la
fortuna dei sondaggisti.
Adesso, a causa della crisi
economica, si taglia anche
quella voce. La settimana
scorsa è toccato a Giovanni
Toti, consigliere politico di
Silvio Berlusconi e
candidato governatore in
Liguria, chiudere il
portafoglio. E bloccare la
richiesta di un sondaggio
contro la sfidante del
Partito democratico perché
sarebbe stato forse «troppo
favorevole». Meglio un
sicuro risparmio reale,
insomma.
(Tommaso Labate)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Grandi cene
(con maxi multa)
nella villa di Dini
Nella villa della moglie di
Lamberto Dini (ex
presidente del Consiglio e
due volte ministro), feste e
libagioni avvenivano senza
regolare permesso secondo
i vigili urbani. E così, dopo
le proteste dei vicini per
l’inusitato traffico di
macchinoni attorno alla
dimora sulle colline attorno
a Firenze, è arrivata una
super multa da sedicimila
euro per «assenza delle
autorizzazioni necessarie
per svolgere l’attività di
somministrazione di cibi e
bevande». Riscontrate
anche «irregolarità igienico
sanitarie». La notizia,
anticipata dal Corriere
Fiorentino, ha sorpreso
anche Lamberto Dini che
ha dichiarato di non
saperne nulla e che la
moglie, Donatella Zingone,
l’aveva informato solo di
alcune proteste per le
numerose auto
parcheggiate.
(Marco Gasperetti)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Brunetta: il governo ha paura, perciò lo chiederemo. Ma l’Aventino dovrebbe finire
I tentativi di dialogo nel Pd. Renzi: se c’è da andare alle urne non abbiamo mai paura
Tensioni
● Alle richieste
della
minoranza pd
di modificare
l’Italicum, la
risposta di
Renzi è di
chiusura: la
legge elettorale
non si tocca. E il
16 aprile
l’assemblea dei
deputati dem,
con 190 sì su
310, approva la
linea del
segretario: la
sinistra pd non
partecipa al
voto
● In
commissione
Affari
costituzionali,
che sta
esaminando
l’Italicum,
martedì scorso
vengono
sostituiti i 10
deputati dem
dissidenti.
Protesta la
sinistra pd
● Dopo il via
libera della
commissione,
la sinistra dem
arriva divisa
alla prova
dell’Aula. I più
critici sono i
civatiani.
Mentre, in caso
di fiducia, Area
riformista
dovrebbe
votare il testo

ROMA È in atto una insistente
moral suasion da parte della
maggioranza che mira a ripristinare il clima del ‘93, quando,
in occasione dell’esame della
legge elettorale Mattarellum,
tutti i capigruppo strinsero e rispettarono un accordo per
neutralizzare le richieste di voto segreto. Da giorni, il tasto è
battuto dall’ex ministro Maurizio Lupi, ora capogruppo di
Area popolare, che offre alle
opposizioni un disarmo bilaterale: né scrutini segreti né voti
di fiducia sull’Italicum. E adesso che si avvicina il momento
della verità, il testimone è passato nella mani del ministro
Maria Elena Boschi: «Mi augu-

La strategia
M5S presenterà pochi
emendamenti «per
non fornire a Renzi alibi
per il voto di fiducia»
ro che tutti i gruppi parlamentari decidano di discutere senza ricorrere al voto segreto, che
è una possibilità ma non un
obbligo, e che la battaglia avvenga a viso aperto».
Ma il capogruppo di Forza
Italia ha subito stoppato la manovra di accerchiamento. Renato Brunetta non cede di un
passo: «Il governo ha paura,
per questo noi chiederemo il
voto segreto...». Tra gli azzurri,
però, c’è chi giudica inopportuna la mossa del capogruppo:
«Le richieste di voto segreto
non si annunciano con tanto
anticipo». Mentre Rocco Palese, vice capogruppo di FI, non
nasconde l’esistenza di un forte
partito trasversale che punta
alla fine legislatura nel 2018
molto preoccupato dopo aver
sentito Renzi dire, proprio ieri
in Aula, «non abbiamo mai paura di andare alla elezioni».
La commissione Affari costituzionali, alla quale non partecipano le opposizioni (FI, M5S,
Sel, FdI), ha votato il mandato
al relatore dell’Italicum Gennaro Migliore (ex sel ora pd) che
lunedì 27 potrà svolgere la sua
illustrazione in Aula.

L’Aventino delle opposizioni
dovrebbe finire qui. Il ministro
Boschi ha comunque rivolto un
altro appello che fa seguito alle
parole della presidente della
Camera Laura Boldrini: «Mi auguro che da lunedì le opposizioni partecipino, anche perché uno dei relatori, il presidente della commissione Sisto,
è proprio di FI». Così, dopo
l’incontro con Berlusconi, la linea del gruppo azzurro ha (per
ora) come punto fermo quello
di andare in Aula per condurre

una battaglia di merito sull’Italicum. I grillini, poi, hanno
confermato che «in Aula verranno presentati pochi emendamenti per non fornire a Renzi l’alibi per il voto di fiducia».
Ma sulla richiesta di voto segreto niente sconti: «Battaglia a viso aperto come chiede Boschi?
Ok, ma ad armi pari. Fuori i 130
abusivi del Pd eletti col Porcellum», replica Danilo Toninelli.
Eppure tra maggioranza e minoranza del Pd, dopo la sostituzione coatta dei dieci dissidenti,

Alla Camera
Pier Luigi
Bersani, 63
anni, del Pd,
ieri in Aula
durante
l’informativa
del governo,
tiene in mano il
libro Non come
Pilato di Rocco
D’Ambrosio
(Ansa)

Lo scontro con Orfini

Bindi: non mi ricandideranno, ora lascerò il segno

Deputata
Rosy Bindi,
63 anni,
è alla Camera
dal 1994 (Ansa)

Alle prossime Politiche, immagina, non sarà in lista: «Non credo
che Renzi pensi a ricandidarmi. Questa è la mia ultima
legislatura e voglio lasciare il segno sulle cose per cui ho sempre
combattuto», ha detto ieri Rosy Bindi, in prima fila tra i critici
del premier, ospite di Lilli Gruber su La7. «Vorrei una sinistra che
al governo fa le cose di sinistra», ha continuato la deputata dem,
che è tornata sul mancato invito degli esponenti della minoranza
alla Festa dell’Unità: «Nessuna pace con Orfini. Le sembra
normale che non si invitino segretari di partito storici? Non è
una Festa dell’Unità ma della Nazione. Hanno la Leopolda, ci
lasciassero la Festa». E l’Italicum? «Sono stata sostituita in
commissione, almeno in Aula potrò sfogarmi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

prosegue il dialogo. A un seminario organizzato dal renziano
Dario Parrini — con professori
D’Alimonte, Ceccanti e Pasquino — si sono ritrovati «vecchi» e
«nuovi» membri della I commissione. Non sono mancate le
critiche a certi «circoli radical
chic» (Pasquino) e quelle di Parrini a Enrico Letta: «Mi fa sorridere quando dice che il governo
deve tenersi alla larga dalle riforme lasciandole al Parlamento. Tre bicamerali che sostenevano questa tesi sono fallite...».
Enzo Lattuca (minoranza) ha
chiesto, senza ottenere risposta,
se esiste nel mondo un sistema
come l’Italicum che assegna al
primo partito un premio di
maggioranza così ampio. D’Alimonte (che ha lavorato con il
ministro Boschi) ha spiegato come ha convinto Denis Verdini ad
accettare il ballottaggio: «Gli ho
detto che se a un ballottaggio ci
saranno Renzi e Marina Berlusconi al secondo turno andrebbe a votare il 90% degli elettori».
A quel punto nella sala «Enrico
Berlinguer» si è avvertito più di
un mugugno. A denti stretti.
D.Mart.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

PRIMO PIANO

11

LO SCENARIO IN PARLAMENTO

Rebus numeri, quei 40 sì che ballano
Il governo ha 77 seggi di vantaggio. L’ipotesi della fiducia per evitare fino a 80 scrutini segreti
L’iter
● L’Italicum è
stato
approvato dalla
Camera a
marzo 2014. È
poi stato
modificato in
Senato, dove è
stato licenziato
a gennaio: è
quindi dovuto
tornare a
Montecitorio
per il via libera
definitivo
● Con il
mandato ai
relatori, ieri la
nuova legge
elettorale ha
ricevuto il via
libera dalla
commissione
Affari
costituzionali
● Il testo
approderà in
Aula lunedì. Per
le votazioni,
probabilmente,
si dovrà
aspettare
l’inizio di
maggio: entro
metà mese è
previsto il voto
finale
● Il governo
ancora non ha
annunciato se
sul testo sarà
posta la fiducia

ROMA Per provare a raccapezzarsi sui numeri, sui pro e i
contro l’Italicum, sulle minoranze interne e sui doppiogiochisti, bisogna innanzitutto disegnare due scenari. Nella prima cornice, il governo non pone la questione di fiducia fin
dall’inizio e dunque affronta 80
potenziali scrutini segreti sulla
legge elettorale. Ma questa
sembra fantascienza. Nel secondo scenario, il meno improbabile, Renzi impone (dopo
una decisione del Consiglio dei
ministri) la questione di fiducia sulla legge elettorale appena si chiuderà la discussione
generale: in questo caso, i voti
di fiducia saranno tre (uno per
ogni articolo del testo tranne il
terzo che è già stato approvato
in «doppia conforme» da Camera e Senato) mentre il voto
finale sarà segreto se richiesto
da 30 deputati o da un solo capogruppo.
Nello scenario uno, le insidie per il governo sono davvero
molte davanti a una raffica di

80 potenziali voti segreti, a partire da quello sulla pregiudiziale di costituzionalità: sebbene
la maggioranza conti sulla carta su 393 voti (di cui 310 del Pd)
e le opposizioni 237, sarebbe
troppo allettante la tentazione
di far saltare il banco dell’Italicum con giochetti d’Aula, magari mascherandoli con incidenti di percorso notturni. Le
incognite (sui singoli emendamenti a scrutinio segreto e in
particolare su quello che introduce l’apparentamento al ballottaggio e dunque il premio
alla coalizione) devono tenere
conto di due numeri: il dissenso palese (20-40 voti) e quello
occulto (fino a 70 voti) all’interno del Pd; e quello sul «soccorso azzurro» per il governo (a
partire da 17 voti) che si è già
manifestato dentro FI quando
Denis Verdini chiese ai suoi fedelissimi di appoggiare la riforma costituzionale.
Ma c’è anche uno scenario di
mezzo. Prevede che Renzi parta
comunque in maniera soft

(senza fiducia preventiva) dopo aver incassato un accordo
con i capigruppo di opposizione sulla rinuncia alla richiesta
di voto segreto come accadde
(con successo) nel 1993 con il
Mattarellum. Ma cosa succede
se poi 30 deputati senza insegne rompono il patto stretto tra
i partititi e chiedono uno scru-

L’altra ipotesi
Nel caso di voto non
palese i contrari pd
potrebbero aumentare
fino a settanta
tinio segreto? A quel punto, secondo l’interpretazione del regolamento del capogruppo vicario Ettore Rosato (Pd), «bisognerebbe verificare, uno ad
uno, se i 30 richiedenti sono effettivamente in Aula e così il
governo avrebbe il tempo per
mettere la fiducia sull’intero
articolo» cui si riferisce l’emen-

damento oggetto di richiesta di
voto segreto.
Se invece il governo non si fida e non vuole sorprese, scatta
il secondo scenario. Il presidente del Consiglio fa scorrere
senza intoppi la discussione
generale che si apre lunedì 27
aprile, poi forse ai primi di
maggio affronta il voto segreto
sulla pregiudiziale di costituzionalità (quello sulla sospensiva è palese) e prima di passare all’esame degli emendamenti (se ne annunciano una manciata anche in Aula, tutti di
merito) chiede al ministro Boschi di porre la questione di fiducia. A quel punto i voti di fiducia sarebbero tre: sei «chiame» che si snodano lungo
un’intera giornata.
È quasi certo che la fiducia
verrebbe votata anche da una
parte della minoranza del Pd. Il
bersaniano Davide Zoggia lo
conferma: «Sì, voterei la fiducia, che poi è il voto politico,
ma sul provvedimento bisogna
vedere... Per questo aspettiamo

30
i deputati
che servono
(numero
minimo) per
chiedere il voto
segreto in Aula.
La richiesta
può essere
fatta anche da
uno o più
presidenti di
gruppi che, da
soli o insieme,
raggiungano i
30 seggi

un segnale da Renzi». Grosso
modo, questa (sì alla fiducia,
astensione nel voto o dal voto
sul provvedimento) è la posizione di Pier Luigi Bersani e di
Area riformista. Più marcata,
seppure ancora più minoritaria, la posizione di Pippo Civati:
«Non parteciperei al voto di fiducia e voterei contro una legge sulla quale mi impediscono
di presentare emendamenti».
Anche Rosy Bindi ha detto al
«Manifesto» che non voterebbe «una fiducia che ritiene incostituzionale» e la stessa linea
sarebbe tenuta da Stefano Fassina, da Alfredo D’Attorre e da
un’altra manciata di oppositori
dem all’Italicum. Troppo pochi
per impensierire il governo che
dovrà comunque affrontare il
voto finale a scrutinio segreto
all’esito del quale Renzi scoprirà che l’Italicum è approvato.
Magari, però, non dalla maggioranza assoluta della Camera
(316 voti).
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I numeri in Aula sull’Italicum
La soglia

393

Maggioranza

316

77

Margine di sicurezza

Misto (minoranze linguistiche,
Psi, Pli, altri) 12
Area popolare
(Ncd+Udc) 33

Forza Italia 70

Per l’Italia-Cd 13

Fratelli d’Italia-An 8

Scelta civica 25

Lega 17

Pd 310

Sel 26
M5S 91
Misto
(ex M5S
e altri) 25

TOTALE

630

20-40 17
i voti
della minoranza
del Pd che
potrebbero
mancare
all’Italicum

i parlamentari
di FI che hanno
firmato un
documento
pro riforme:
dai berlusconiani
potrebbe arrivare
un sostegno
all’Italicum

Considerando
il plenum di 630
deputati, la soglia
sarebbe di 316 voti.
Ma per l’approvazione
della legge basta
la maggioranza
semplice, quindi
le assenze
potrebbero far
diminuire i sì
necessari
Corriere della Sera

L’intervista

Scelto da Bersani, in missione per Renzi
«A Pier Luigi chiedo responsabilità»
L’ex dg di Confindustria Galli: senza Italicum tenuta sociale a rischio

«Sì, mi ha messo in lista
Bersani. Ma le regole di ingaggio erano chiare: io sono leale
ma indipendente, in questo caso ho fatto una scelta di buon
senso. E spero che anche Pier
Luigi dimostri senso di responsabilità». Giampaolo Galli, ex
direttore generale di Confindustria, è uno dei dieci deputati
del Pd chiamati a subentrare in
Commissione agli esponenti
della minoranza contrari a
questa legge elettorale.
La minoranza considera
grave questa sostituzione.
«Veramente questa ipotesi
l’aveva offerta da tempo, come
via di uscita, lo stesso Cuperlo.
E poi l’alternativa sarebbe tornare a una situazione politicoistituzionale grave, drammatica. Provi a immaginare cosa
succederebbe se si votasse con
il Consultellum: è possibile che
né Pd né FI avrebbero la maggioranza e sarebbero costretti a
imbarcare pezzi di Lega o di

ROMA

Fratelli d’Italia. Ci sarebbero effetti sulla ripresa, sullo spread.
La tenuta sociale dell’Italia sarebbe a rischio».
Era proprio necessaria
questa sostituzione?
«Ha reso più semplice alla
minoranza mantenere le proprie posizioni».
Quindi Renzi avrebbe fatto
un favore alla minoranza?
«Non voglio mettere le parole in bocca a Renzi. Ma io mi
sento di dire che il grosso della
minoranza, a cominciare da
Bersani, sa cos’è la responsabi-



Lealtà
Sì, mi ha messo in lista l’ex
segretario, ma le regole di
ingaggio erano chiare: io
sono leale ma indipendente

lità verso la nazione. Lo ha praticato per anni, sostenendo
Monti, la riforma Fornero e il
pareggio di bilancio. Tutte cose
che non erano nelle corde della
sinistra. Mi stupirei se venissero meno quella ragionevolezza
e il senso di responsabilità».
Ha parlato con Bersani?
«In questi giorni no, ma prima spesso. E l’ho implorato di
essere un elemento di moderazione, non di tensione. Non
posso pensare che persone di
questa levatura morale e politica accelerino la crisi».
Una parte del Pd accusa
Renzi di autoritarismo.
«Invece sono colpito dall’intensità del dialogo che intrattiene con il gruppo. Ma il dialogo non esclude determinazione. Ricordiamoci che anche le
riforme facevano parte di impegni con l’Europa».
Renzi non ha troppa fretta?
«La maggior parte dei commentatori, compreso Draghi,

Chi è

● Giampaolo
Galli, 64 anni,
economista, ha
lavorato per il
Fondo
monetario
internazionale
e nel Servizio
studi della
Banca d’Italia
● Dal 2009 al
2012 è stato
direttore
generale di
Confindustria.
Nel 2013 è
stato eletto
deputato pd

tendono a dire che andiamo
troppo piano. Renzi ha ragione
ad accelerare».
Altri ci hanno provato.
«Ho un’enorme stima per
Letta, ma abbiamo visto che
non ce l’ha fatta. Certo, allora
c’era una maggioranza più
complessa. Persino Monti si
arenò nei primi mesi. Per farcela ci vuole una marcia in più. E
Renzi ce l’ha».
La minoranza non sopporta questa legge o Renzi?
«Molti vogliono indebolire
Renzi. È la vecchia idea: nessuno deve governare così governiamo tutti. Io vengo dal mondo dell’impresa e non l’accetto.
Non sono esperto di storia della
sinistra, ma Renzi ha portato a
conclusione un cambiamento
dentro la sinistra che i socialdemocratici tedeschi hanno fatto
qualche decennio fa. Una rottura radicale con il passato».
Qualcuno dice una rottura
con la sinistra.



È la vecchia
idea:
nessuno
governi, così
governiamo
tutti. Vengo
dall’impresa e non
lo accetto
Farei fatica
a definirmi
di sinistra
Ma il Pd è il
partito di
Prodi,
dell’europeismo,
del sostegno
a Monti

«L’hanno detto, a torto, anche di Schröder, Blair e Clinton. Renzi ha fatto molte cose
per l’equità sociale».
Lei si definisce di sinistra?
«No, farei fatica a definirmi
tale. Ho aderito perché vedevo
e vedo nel Pd un senso di responsabilità verso il Paese che
non vedo negli altri partiti. È il
partito di Prodi, dell’europeismo, il partito che ha sostenuto
Monti, il partito del risanamento dei conti con Ciampi».
La legge elettorale le piace?
«Io l’avrei fatta diversamente. Non sopporto le preferenze:
sono il peggio del peggio, una
delle degenerazioni della Prima Repubblica. E avrei preferito una soglia per ballottaggio al
50 per cento. Ognuno ha la sua
legge, ma una legge serve».
È fiducioso?
«Quando mi chiamano gli
investitori, gli dico che la mia
previsione da economista sui
fatti politici è che passeranno
Italicum e riforma costituzionale, magari con qualche cambiamento. L’alternativa sarebbe il disastro. Non credo che lo
vogliano neanche Lega e Forza
Italia, figuriamoci la minoranza del Pd. Anche per questo si
drammatizza e si fa teatro. Ma
alla fine il senso di responsabilità prevarrà».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

12

Primo piano Il centrosinistra
Il partito

di Dario Di Vico

Lite sul sindaco (e sulla Festa)
Bologna vetrina del caos dem
Il «mediano» Merola emblema dello scollamento centro-periferia

D

timo con cui parla. E il caso più
recente, quello della privatizzazione della multiutility Hera
sembra dare ragione a queste
critiche. La quota posseduta
dai Comuni emiliano-romagnoli dovrebbe passare dal 51 al
38% senza per altro inficiare il
controllo pubblico, la Cgil però
ha indetto uno sciopero di 8
ore per contrastare quest’operazione e Merola ha fatto da
sponda annunciando che il Comune di Bologna non ridurrà
la sua quota. Così facendo non
ha evitato lo sciopero ma si è
fatto smentire prima dalla sua
vice-sindaco Silvia Giannini e
poi dai tecnici comunali che
hanno sostenuto come i soldi
che potrebbero derivare dalla
vendita delle azioni Hera all’amministrazione servirebbero, eccome.
L’aneddotica sulle giravolte
di Merola è ampia, sarebbe però ingeneroso concentrarsi solo su di esse. Il problema non è
solo il sindaco in quanto tale
ma la qualità del personale politico della sinistra bolognese
tanto è vero che anche i suoi
critici più severi faticano ad indicare con sicurezza un candidato alternativo e sicuramente
talentuoso. Il guaio, dunque, è
che il Pd petroniano rischia di

La vicenda

Il coro Il
premier Matteo
Renzi durante
la visita a
Marzabotto
mentre intona
«Bella ciao»
insieme ai
ragazzi della
scuola di pace
di Monte sole
(Agf)

assomigliare sempre di più a
una paludosa Dc degli anni ’10,
un partito-galassia che stenta a
individuare una sua linea di
condotta e in cui i veti incrociati diventano il lessico prevalente. Il renzismo formalmente ha
vinto in città e la defenestrazione della vecchia guardia bersaniana dal programma della Festa dell’Unità inaugurata ieri
sera ne è la dimostrazione più
feroce. Eppure nelle posizionichiave del partito ci sono ancora uomini che vengono da lontano e che non sono riusciti a
dotarsi, giusto o sbagliato che

sia, di un alfabeto politico diverso. La vicenda di San Lazzaro di Savena dove la giovane
sindaco (renziana) Isabella
Conti ha azzerato il piano di costruzione di una new town,
causando danni significativi ai
bilanci delle Coop rosse, e poi
ha denunciato alla magistratura presunte minacce da parte di
professionisti vicini al partito,
segnala l’insofferenza dei nuovi quadri del Pd verso il tradizionale collateralismo. Del resto le coop a Bologna e dintorni
hanno una presenza ramificata
e sono molte le decisioni am-

● A Bologna si
vota per il
sindaco nel
2016. Virginio
Merola, Pd, si
vuole
ripresentare. È
criticato dalla
sinistra, ma
anche il vertice
nazionale del
partito sembra
freddo:
«Prematuro
pensarci ora»
ha detto il
vicesegretario
Guerini
● La Festa
dell’Unità di
Bologna per i
70 anni della
Liberazione è
diventata un
caso: non sono
stati invitati gli
esponenti della
minoranza pd

Paralleli
Il Pd emiliano rischia
di assomigliare
sempre più a una
paludosa rediviva Dc
nendo. Sette anni di Grande
Crisi e un terremoto non hanno
piegato il modello emiliano
che, anzi, sembra tra quelli
maggiormente in grado di intercettare la ripresa e le multinazionali, che quando scelgono
di investire in Italia riservano un
occhio di riguardo per l’Emilia
(mentre snobbano il Veneto).
Anche l’economia reale, però,
ha le sue esigenze e le titubanze
di Merola sul Passante Nord, la
bretella che dovrebbe servire a
liberare la tangenziale e ridurre
gli ingorghi, non sono piaciute.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FRAMESOFLIFE.COM

MOD. AR8063

i questo passo Virginio Merola riuscirà
nell’impresa di aver
contro sia i renziani
ortodossi sia gli orfani della
Ditta. È chiaro a tutti che il sindaco di Bologna non ha le caratteristiche del leader capace
di trascinare le folle ma, come è
stato scritto, appartiene alla categoria dei mediani. Ai quali è
difficile chiedere un lancio illuminante di 40 metri. Il guaio
per lui però è che complessivamente i rapporti tra centro e
periferia nella politica italiana
si stanno slabbrando e questa
dinamica non aiuta le amministrazioni in carica. E Bologna
non fa più eccezione. Tra un
anno si vota per rinnovare il
sindaco e la sinistra dem bolognese è partita alla carica chiedendo discontinuità, i renziani
non si sono schierati a difesa di
Merola e hanno preso tempo e
così paradossalmente l’unica
voce che in città ha chiesto continuità è stata quella del presidente degli industriali, Alberto
Vacchi. Il disagio di Merola è
dovuto a più fattori e il primo
attiene indubbiamente al suo
stile di direzione giudicato ondivago. L’accusa più velenosa
suona così: Virginio è uno Zelig, si lascia convincere dall’ul-

ministrative che hanno pesanti
ricadute sul loro business, da
qui tensioni e contrapposizioni
che per ora hanno riguardato il
mattone ma che domani potranno investire i servizi sociali. E non solo, visto che proprio
il nome della Conti gira come
possibile successore di Merola.
La verità è che Bologna tutta
avrebbe bisogno di un’iniezione di sana concorrenza e la
mancanza di un centro-destra
capace di avanzare candidature
credibili accentua i vizi del monopolio e scarica tutti i conflitti
all’interno del partito-padrone.
Producendo un malessere che
cova ma non esplode per due
semplici motivi: perché accanto
a una cultura amministrativa
fortemente procedurale ci sono
anche tante buone pratiche e
perché l’economia reale sta te-

LA BELLEZZA E’ NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

PRIMO PIANO

13

«Matteo è metadone». Letta in campo
L’atto d’accusa: parlo perché altri prendano coraggio. E nella minoranza c’è chi guarda a lui
«Non sono cambiato, sono sempre io...». Eppure la forza polemica delle bordate con
cui Enrico Letta infrange un
anno di studiato silenzio ha
sorpreso tanti, scatenando interpretazioni non autorizzate
sul futuro prossimo dell’ex premier. È tornato per costruire
l’alternativa? Si candida a guidare le varie anime della sinistra antirenziana?
In altri tempi avrebbe lasciato correre malizie e congetture.
Ma il trauma della staffetta deve averlo cambiato almeno un
po’ se il direttore in pectore (da
settembre 2015) della prestigiosa scuola di Parigi, Sciences

ROMA

Nel 2006
Romano Prodi,
all’epoca
presidente del
Consiglio,
insieme ad
Enrico Letta,
sottosegretario
del governo.
Letta diventerà
premier
nell’aprile 2013

parte (ride, ndr) non ho da riallacciare contatti». E qui Letta
saluta perché lo aspettano al THotel per la prima presentazione del saggio, nel quale condanna la politica alla House of
Cards e piccona le colonne della narrazione di Renzi: «Con il
“lo vuole la gente” si sono commesse le peggiori nefandezze,
da Gesù a Barabba in poi».
E mentre il tour si infittisce
di tappe (Bergamo, Brescia, Vicenza, Trieste), lui parla. Intervistato da Financial Times e
Les Echos, concentra le critiche
al governo sul soccorso ai migranti. Poi va da Giovanni Minoli a Radio 24 e fa a pezzi lo

«storytelling» con cui Renzi
racconta un Paese che non c’è:
«Non aiuta a stare meglio, è
metadone». Metafora «pericolosa e ingenerosa», restituisce
la botta Michele Anzaldi, deputato Pd. Ma Letta vuole convincere gli italiani a togliersi le
lenti del conformismo, perché
questo «non sia un tempo in
cui la percezione conta più della realtà».
Nella minoranza del Pd, e
non solo, c’è chi guarda all’ex
premier per riempire un vuoto
di leadership. E a destra c’è chi
si esercita sul ritorno del ticket
Letta-Prodi, ipotesi smentita
dall’ufficio stampa del profes-

Lo «storytelling»
«Il modo in cui parla
del Paese, il suo
storytelling, è come
metadone, non aiuta»
Po, risponde al Corriere da Cagliari e spazza via gli interrogativi: «Non c’è nessuna candidatura a niente. C’è solo la voglia
di presentare un punto di vista
diverso rispetto al conformismo di questo tempo e penso
di avere la libertà di farlo. Dalle
reazioni, vedo che c’è bisogno.
Lo faccio con la forza necessaria perché altri prendano coraggio». Il libro Andare insieme, andare lontano e le interviste con cui lo sta lanciando
hanno suscitato interesse e
provocato anche recensioni antipatizzanti, di cui lui non sembra curarsi: «Non sto attento al
day-by-day. Dicendo che occorre ripristinare Mare Nostrum non mi sono inventato
niente. C’è nel mio libro, lo ha
scritto Romano Prodi in un bellissimo pezzo sul Messaggero,
lo ha detto anche il Papa. È una
tesi che ha titolarità». Lei scrive
che quella dell’Ulivo è stata forse la migliore classe dirigente
dell’era repubblicana, ha sentito Prodi e Bersani? «Non ho
sentito nessuno, ma d’altra

L’intervista

Gli attacchi degli ex di Palazzo Chigi



Romano Prodi
Il premier Matteo Renzi
figlio dell’Ulivo? Non sono
un ginecologo io



Enrico Letta
Renzi racconta un Paese che
non c’è? È una fase in cui la
percezione vale più del reale

sore. Di certo c’è che l’ex presidente della Commissione Ue
preferisce «il cacciavite di Letta
al trapano di Renzi» e che ieri,
quando gli hanno chiesto se il
capo del governo è un «figlio
dell’Ulivo», Prodi ha bruscamente chiuso la questione:
«Non sono un ginecologo, io».
La rentrée di Letta irrita i
renziani. «Parliamo del presente», allontana il duello David Ermini. Rosy Bindi spera
invece che il futuro arrivi in
fretta: «Enrico deve tornare a
essere un combattente. Se il
suo è un passo indietro per farne molti altri in avanti, questi
passi devono arrivare presto».
E Marco Follini, il cui libro La
nebbia del potere sarà presentato il 18 maggio a Castenedolo
(Brescia) da Letta e Bersani:
«Se Renzi ha qualche tratto
fanfaniano, Letta lo può affrontare dal lato che fu di Moro. Il
quale, al netto dell’impressione che dava, era un combattente tenacissimo».
A giudicare dalle prime sparate, Letta sta lavorando sui
suoi punti deboli. La missione
Triton? «È fallita». Il Jobs act?
«È stato un passo avanti, però
non sufficiente». «Voterà l’Italicum? «Vedremo come sarà.
Solo il Porcellum è stato approvato a maggioranza stretta ed è
stato un disastro». Le elezioni
anticipate? «Se si votasse solo
l’Italicum e poi si andasse alle
urne sarebbe una sconfitta per
tutti».
Per costruire l’alternativa ci
vuole tempo e Enrico Letta non
è un velocista, come ammette
con Kafka: «C’è un solo peccato
capitale, l’impazienza. Per esso
l’uomo è stato cacciato dal paradiso ed è per questo che non
ci torna». Lui vuole tornarci e
ha studiato a tavolino la strategia. Libro, dimissioni da parlamentare a settembre, rinuncia
alla pensione e apertura, a ottobre, della Scuola di Politiche,
dove insegnerà che «governare
non è comandare».
Monica Guerzoni

Il manifesto

Il tema

● Enrico Letta
ha bocciato la
passione per lo
storytelling di
Renzi: «È una
fase in cui la
percezione
delle cose vale
più del reale»
ha detto.
Qualche tempo
fa il presidente
del Consiglio
aveva
acquistato «La
politica nell’era
dello
storytelling» di
Christian
Salmon (foto)
● Lo
storytelling è
una disciplina
che applica i
principi della
narrazione in
campi come il
marketing e la
politica per
creare
«relazioni più
profonde» con
il pubblico

Giachetti: «Enrico è rimasto appeso
a quella campanella riconsegnata»
«A disagio da premier non eletto? Mi pare fosse affezionato a quel che lasciava»

Roberto Giachetti, classe
1961 e in politica da sempre:
prima i movimenti studenteschi, a 18 anni radicale, poi verde, poi capo di Gabinetto di
Rutelli sindaco di Roma, poi
Margherita e quindi Pd, di cui è
deputato e vice presidente della Camera. Super-renziano,
commenta così le dichiarazioni di Enrico Letta a Radio 24.
«Mi sembra che Letta sia rimasto ancora appeso a quella
campanella che ha dovuto consegnare a Matteo Renzi. Il suo
tasso di rancore si nota, ma è
anche comprensibile: non deve
aver digerito il passaggio delle
chiavi di Palazzo Chigi».
Secondo Letta, «Renzi racconta un Paese che non c’è» e
questo «non aiuta a stare meglio, è metadone»...
«Forse avrebbe fatto meglio
a scegliere altri paragoni.
Quando si toccano certi argomenti bisognerebbe essere

Chi è

● Roberto
Giachetti, 54
anni, deputato
Pd e
vicepresidente
della Camera
dal 2013
●A
Montecitorio è
entrato per la
prima volta nel
2001 con la
Margherita, poi
viene rieletto
con l’Ulivo e il
Partito
democratico

cauti: c’è gente che al metadone deve ricorrere. A parte questo, le ultime elezioni hanno
dimostrato che il Paese è in sintonia con Renzi, a prescindere
da quanto lo sia qualche parlamentare».
Poi ha parlato di legge elettorale, invocando «una maggioranza larga» per la sua approvazione.
«Questa è un’enormità. Proprio lui, che ha creato con nomina governativa il Comitato
dei saggi; lui che ha modificato
l’articolo 138 della Costituzione; e sempre lui che ha preteso
che il Pd bocciasse la mozione
per il ritorno al Mattarellum
che impegnava la Camera… Poteva proprio risparmiarsele
queste affermazioni, c’è un limite a tutto».
Letta sostiene, inoltre, che
se si votasse subito dopo aver
approvato l’Italicum «sarebbe una sconfitta per tutti».

«E infatti nella maggioranza
non c’è proprio nessuna intenzione di andare a elezioni prima della scadenza naturale
della legislatura. Forse dovrebbe piuttosto rivolgersi a quanti
nel Pd sono in sintonia con lui
nel criticare il governo».
Anche il Jobs act viene definito «insufficiente».
«Naturalmente si può sempre migliorare. Però anche Letta riconosce che rappresenta
un passo avanti. Quel primo
passo che non è mai stato fatto
in passato».
Infine, Letta ha ricordato
che «da presidente non elet-

Rischio elezioni
«Teme il voto
anticipato? Dovrebbe
rivolgersi a quanti nel Pd
sono in sintonia con lui»

to» si è sentito «a disagio»:
come a richiamare il fatto che
Renzi non è mai stato eletto
neppure in Parlamento.
«Già, un disagio che però
proprio non si è avvertito mentre era presidente del Consiglio. Anzi, quando ha dovuto
passare le consegne a Renzi
sembrava piuttosto affezionato
a ciò che stava lasciando».
Sommando il tutto, comprese le sue annunciate dimissioni dal Parlamento, crede che Letta prepari un progetto politico futuro?
«Ma no, non penso a nessun
complotto. Certo, questa coincidenza di attacchi al segretario possono creare un problema per gli elettori e i militanti
del Pd. Però anche il governo
Letta, a suo tempo, ha ricevuto
le critiche di Renzi. Sono dinamiche politiche».
Daria Gorodisky
© RIPRODUZIONE RISERVATA

GENOVA Il malumore all’interno
del Pd ligure per le modalità
con cui si è arrivati alla
candidatura di Raffaella Paita
alla presidenza della Regione
ha covato sotto la cenere. E
infine è esploso sotto forma di
«manifesto». Una
dichiarazione di «voto di
coscienza» firmato da
duecento militanti, la massima
parte iscritti al partito, che
dichiara — senza mai farne il
nome — che non voterà Paita.
Ciò potrebbe tradursi in un
voto disgiunto alla lista del Pd
e a un altro candidato
presidente (il più probabile il
civatiano Luca Pastorino che si
è dimesso dal Pd per
presentarsi con Rete a
Sinistra). Fra i duecento
firmatari nomi pesanti come
quello dell’assessore alla
Sanità Claudio Montaldo, l’ex
segretario provinciale Ubaldo
Benvenuti, il presidente
dell’Anpi di Genova Bisca, tre
presidenti di delegazioni fra le
più importanti e popolari di
Genova, Sestri Ponente,
Cornigliano e la Valpolcevera.
«Non bastano i richiami alla
disciplina di partito quando si
producono delusioni e
amarezze così profonde: né
funziona il pericolo della
destra quando la si è
frequentata, persone e idee
con tanta disinvoltura»
scrivono i quasi-ribelli che

Candidata
Raffaella Paita,
candidata
governatore
del Pd, è sotto
indagine
per l’alluvione
del 2014 (Ansa)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ROMA

Elezioni liguri,
la fronda anti Paita
dei 200 militanti pd:
voto di coscienza



Proprio lui
che ha
creato con
nomina
governativa
il Comitato
dei saggi e
modificato
l’articolo
138 della
Carta ora
invoca
una
maggioranza
larga?
Questa
è una
enormità

restano nel Pd pur facendo
l’elenco delle doglianze:
l’inquinamento politico delle
primarie, la richiesta di voti al
centrodestra, la rottura a
sinistra «senza alcuna
reazione», la mancata
riflessione sull’uscita di
Cofferati. Ma, dopo il diktat
della commissione di garanzia
sul fatto che chi non voterà
Paita e soprattutto lo dirà in
giro rischia l’espulsione i
firmatari non temono di
essere sbattuti fuori? Se così
fosse, è la risposa comune,
significherebbe che la
coscienza non ha più
cittadinanza e valore in questo
Pd. Nel documento non c’è il
minimo accenno alle ultime
vicende giudiziarie che vedono
Paita indagata. L’assessore alla
Protezione civile, interrogata
martedì, si è difesa sostenendo
di non avere la responsabilità
di dichiarare l’allerta meteo. Le
indagini sono concentrate in
particolare sulla direttiva del
Presidente del Consiglio del 27
febbraio 2004 che delega la
responsabilità della Protezione
civile ai presidenti di regione.
Il governatore Claudio
Burlando aveva delegato, nel
luglio 2014, tali poteri a Paita.
Erika Dellacasa
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

14

Primo piano Il centrodestra

«Dal premier bulimia di potere
Io obiettivo Isis, non sarò in piazza»
Berlusconi: farò il partito repubblicano. I fittiani disertano il vertice, gelo con Verdini



Il caso

La variabile
(Antonia) De Mita
in Campania
MILANO Quel cognome, in

Campania, può ancora fare
la differenza. De Mita vuol
dire Ciriaco, già segretario
Dc e premier, oggi «solo»
sindaco di Nusco (Avellino).
Ma la sua influenza è
ancora forte e potrebbe
essere utile per una discesa
nell’agone regionale della
figlia Antonia. A lei pensa il
governatore uscente (e
ricandidato dal
centrodestra) Stefano
Caldoro. La sfida contro
Vincenzo De Luca si
preannuncia agguerrita,
urge mobilitare ogni
energia. E cosa c’è di meglio
di stuzzicare l’orgoglio del
vecchio patriarca, e dei
tanti che gli sono ancora
legati (dentro Area
popolare), facendo
balenare la possibilità di un
coinvolgimento nella futura
Giunta regionale, magari
anche come vicepresidente? Lei nega
l’interessamento,
ridimensiona alcune
dichiarazioni aperturiste
rilasciate martedì al
Corriere del Mezzogiorno.
«Scherzavo. Ormai mi
hanno candidato a tutto...
Giornalista
Antonia
De Mita,
46 anni,
seconda
figlia
di Ciriaco

I fronti
● Silvio
Berlusconi è da
tempo alle
prese, dentro
Forza Italia, con
una serie di
critiche alla sua
linea
● Il dissidente
più in vista è
l’eurodeputato
Raffaele Fitto
che ha
contestato al
leader le
principali
scelte, a partire
dalla firma del
patto del
Nazareno con
Matteo Renzi.
Criticata anche
la selezione
della classe
dirigente

ROMA «Sono tra i leader più no-

ti anche in Cina e Giappone,
grazie al Milan». Silvio Berlusconi non rinuncia alla battuta
(anche se il fatto che il Milan
sia fattore di popolarità non è
una battuta) e rilancia: «Non
mi faccio da parte. Ma tornerò
pienamente in campo quando
mi sarà restituita piena dignità». I suoi si entusiasmano:
«Con Berlusconi in campo vinceremo le Regionali», esulta
Renato Brunetta. «Un leader
che non molla e che non ci
molla», dice Francesco Paolo
Sisto. Ma Berlusconi confida ai
suoi parlamentari anche i timori per la sua incolumità e fa
un annuncio a sorpresa: «Parteciperò alla campagna elettorale, ma non farò comizi in
piazza perché mi hanno detto
che potrei essere oggetto di attentati. Sembra che io sia in cima agli obiettivi dell’Isis». Nel

frattempo, il leader di Forza
Italia piccona con forza il premier e la sua legge elettorale:
«Con le sue riforme sta creando una piccola dittatura».
Berlusconi segna il rinnovato vigore con un doppio incontro, con i gruppi parlamentari
della Camera e del Senato. Non
tutti, per la verità, perché agli
incontri mancano deputati e
senatori vicini a Raffaele Fitto e
manca anche qualche «verdiniano». Segno che il partito vive ancora un momento difficile
ed è spaccato. Il ribelle Fitto
non si tira indietro: «Leggo di
riunioni. E per discutere di cosa? Visto che da settimane ci
sono commissariamenti a tutto
spiano, nomine decise dalla sera alla mattina e una gestione
fuori dalle regole. Il partito è
sempre più nel caos ed è evidente una deriva pro Nazareno».

Berlusconi in realtà prova a
rassicurare: «Cambierò Forza
Italia, ma senza rottamare e
gettare a mare nessuno. Non è
certo il mio modo di agire, non
l’ho mai fatto». La prospettiva è
questa: «Faremo il partito repubblicano sul modello americano: il partito dei moderati».
Le unghie le sfodera però
contro Renzi: «È affetto da bulimia da potere. E poi non è stato scelto dagli italiani. Alle Europee ha preso il 40% del 20%
dei votanti. Al massimo è stato
eletto alla provincia di Firenze.
Io ho raggiunto il 75% di gradimento personale nel 2009, lui
ha il 35. Su Renzi non esagero,
ma conosco gli uomini: gli stavamo apprestando un aiuto per
consentirgli un regime». È vero
che Forza Italia ha votato questa legge elettorale al Senato,
ma ecco perché, nella versione
di Berlusconi, che si rivolge di-



Renzi sta
creando
una piccola
dittatura
E non è
stato eletto
dal popolo
Denis, sai
bene che il
patto del
Nazareno
era assai
diverso da
com’è ora

rettamente a Denis Verdini:
«Sai bene che il patto del Nazareno era ben diverso da come è
diventato adesso, e comprendeva anche l’impegno sul nuovo presidente della Repubblica,
che è una figura importantissima. Il patto è decaduto per colpa loro, dopo la richiesta di 17
cambi di patto dall’inizio.
Quando hanno mancato la parola anche sul capo dello Stato
abbiamo capito che era così».
Berlusconi aggiunge poi: «Ora
non possiamo permettere a
Renzi di prendersi il potere totale con il 30% dei voti, grazie a
una legge che, di fatto, con lo
sbarramento al 3%, annulla e
polverizza l’opposizione».
Fitto non apprezza: «Berlusconi piange sul latte versato.
Ma è un autogol del quale era
stato avvisato per tempo».
Quanto al partito repubblicano, aggiunge, «segnalo che lì ci
sono le primarie, e che la leadership è contendibile». Ma il
leader è sempre lo stesso, come ricorda anche Romano Prodi: «Berlusconi non è affatto finito». Tanto che pensa anche
alle imminenti Regionali. E ai
suoi ribadisce la necessità di
evitare sprechi, invitandoli a
darsi da fare per rimpinguare
le casse del partito, tramite la
raccolta di fondi.
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Da
Berlusconi
hanno preso le
distanze anche
ex fedelissimi
come Denis
Verdini e
Daniela
Santanchè.
Mentre il
capogruppo al
Senato Paolo
Romani ha
invocato un
radicale
rinnovamento
dentro al
partito

Il vertice Silvio Berlusconi nel pomeriggio di ieri all’arrivo alla Camera dei deputati per l’incontro con il gruppo parlamentare di Forza Italia

Ma io sono impegnata con
alcune iniziative culturali e
solo a quelle voglio
pensare». Già un anno fa
Antonia De Mita era stata
indicata come aspirante
eurodeputata ma al dunque
non era stata candidata. E
stavolta la sindrome del
Conclave (chi entra Papa,
esce cardinale) consiglia
estrema prudenza. Ma
quella che l’entourage del
presidente Caldoro
definisce una
«suggestione» in realtà è
qualcosa di molto più
concreto. È una carta su cui
puntano i demitiani per
vincere la concorrenza
dentro Area popolare delle
altre due componenti che
fanno riferimento al
sottosegretario Gioacchino
Alfano e all’assessore
regionale Pasquale
Sommese. Il 31 maggio si
vota con le preferenze. «Un
posto in Giunta per i
centristi dovrebbe essere
confermato» confermano
dallo stato maggiore del
centrodestra. Se lo
aggiudicherà chi porterà in
Consiglio più eletti.
Antonia De Mita non sarà
candidata, ma quel
cognome aleggerà su tutta
la campagna elettorale.
Cesare Zapperi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il nuovo responsabile per la tv



Ho lasciato
il lavoro
di avvocato
dopo
l’esame,
sono
precario
da una vita
La mia
fidanzata?
Non credo
che per
qualche
milione
di italiani
sia un
problema,
anzi

Ruggieri, tra Anna Falchi
e i discorsi politici al calcetto:
ora Forza Italia darà più gas
ROMA «Forza Italia deve dare
gas. Burocrazia zero, fisco leggero. Il messaggio è che l’Italia
deve diventare “facile” per tutti». E poi, «la giustizia in Italia è
una lotteria se non un plotone
d’esecuzione, com’è capitato a
Berlusconi…».
Il punto di forza è che ha le
idee chiare. Quello di debolezza è che è inutile dire «non rilascio interviste» se poi basta andare in uno degli hotel più
trendy della Capitale all’ora
dell’aperitivo per sentirgli interpretare uno di quei «comizi
volanti» in cui si esercita da
una vita. Persino, dice chi lo conosce bene, «nello spogliatoio
del calcetto».
Martedì Silvio Berlusconi ha
nominato Andrea Ruggieri —
classe ’75, giornalista ed ex avvocato — «responsabile tv» di
Forza Italia. E già ieri c’è chi ironizzava su un pezzo di comunicazione forzista finito in mano
«al nipote di Bruno Vespa e

compagno di Anna Falchi».
Non solo, dicono di lui che voglia togliere il posto a Deborah
Bergamini e anche impedire a
Silvia Sardone di continuare a
frequentare talk show. «Non
credo che per qualche milione
di italiani l’essere il fidanzato
della Falchi sia un problema.
Anzi», replica lui. «Quanto al
resto, non sono qua per lavorare contro qualcuno, ma “con”
qualcuno. E dei pettegolezzi
preferisco commentare quelli
veri, non quelli falsi».
Difficile non ricostruire una
biografia di Ruggieri visto che,
dicono di lui, «conosce mezza
Roma e l’altra mezza comunque conosce lui». Per tutti, più
che un berlusconiano, è una
specie di «berluscomane» intriso di liberalismo filo-americano e imbevuto di garantismo. Quando frequenta il liceo
Mamiani, uno dei più «rossi»
della Capitale, si segnala per
una serie di temi d’italiano a fa-

vore degli Usa e anche per aver
contestato una docente che
aveva paragonato Berlusconi a
Mussolini. Tra i «capoccia» degli studenti c’è il futuro presidente del Pd Matteo Orfini. E
Ruggieri, non avendo altri
mezzi, s’inventa la via calcistica
al berlusconismo. Iscrive una

(Benvegnù-Guaitoli)

squadra di «liberali doc» al torneo di calcetto del Pds del
quartiere Prati, e lo vince.
«Suo figlio rischia di diventare di destra», dicono al padre. E il ribelle Ruggieri, a 18
anni, scappa a fare il cameriere
a New York. Lo riporta a casa,
«per le orecchie», lo zio Vespa.
In coppia
Il seguito è un cursus honorum
Andrea Ruggieri, degno di un’ideale scuola-qua40 anni,
dri berlusconiana. Laurea in
giornalista
legge con tesi sul falso in bilancon un passato
cio e pratica legale nello studio
da avvocato,
di Grazia Volo, dove lavora al
neoresponsabile processo per mafia contro l’ex
della
dc Lillo Mannino, che viene ascomunicazione
solto.
tv di Forza Italia
«Sono precario da una vita»,
con la
dice Ruggieri. Abbandonata
compagna
l’attività forense «il giorno doAnna Falchi
po aver superato l’esame da avvocato», inanella collaborazioni con l’Adnkronos e il Messaggero. Nel 2004 arriva la Rai, da
Radio Londra con Giuliano Ferrara a Virus con Nicola Porro.
«Voglio bene a quell’azienda
più di quanto ne abbia voluto
lei a me. Ci rivedremo», sussurra. Non l’hanno mai assunto.
Forse perché, anche durante le
riunioni, cede alla tentazione
di quei comizi volanti in cui —
tra una difesa di Berlusconi e
l’altra — si scaglia spesso contro «quel modo di fare democristiano che ha distrutto questo Paese».
Tommaso Labate
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

PRIMO PIANO

15

Parole forti e contestazioni. I comizi blindati di Salvini
Ieri, anche in Toscana, lanci di uova e tafferugli. Lui: «Sfigati». E va con la ruspa al campo rom



Il leghista
Ci danno
dei razzisti
ma gli
squadristi
sono altri
A Livorno
c’erano
quattro
dei centri
sociali,
cui diamo
una ragione
di vita:
senza di noi
avrebbero
le giornate
vuote

Non che fosse la prima
volta. Matteo Salvini era già stato il bersaglio di uova e ortaggi,
per esempio a Palermo lo scorso febbraio. Ieri, la sceneggiatura si è ripetuta a Livorno, dove il segretario leghista è stato
preso di mira senza risparmio
da un gruppetto di attivisti.
Lui, con l’automatismo di chi
conosce i meccanismi della comunicazione, non ha avuto bisogno di pensarci un istante:
ha raccattato uno dei pomodori e con quello in mano si è fatto riprendere da fotografi e telecamere: «Chi mi ha contestato è uno sfigato, squadrista e
balordo dei centri sociali».
Il copione è ormai fisso. Salvini arriva in un luogo qualunque e immancabilmente trova
ad attenderlo un drappello di
contestatori, quasi sempre (ma
non solo) appartenenti ai centri sociali. A volte c’è chi lancia
ortaggi, sempre c’è chi esibisce
striscioni, qualcuno (come ieri) brucia una bandiera della
Lega. Ma a volte ci sono anche i
violenti. Gente determinata a
cercare lo scontro fisico e che

MILANO

Il caso

di Sergio Rizzo

tenta di rompere la barriera
delle forze dell’ordine. È accaduto a Bologna, è accaduto a
Torino come a Milano. Insomma, è certificato che il capo di
un partito politico non può
presentarsi a un comizio senza
dover essere scortato da frotte
di agenti in assetto antiguerriglia e costretti a prepararsi al
peggio. La libertà di parola va
garantita con caschi e scudi e
così Salvini ha buon gioco:
«Questi parlano di “democrazia” ma non sanno cos’è, questi
saranno in piazza il 25 aprile
ma sono i nuovi squadristi». E
in effetti, qualche volta il contatto fisico avviene: «Mi spiace
solo che abbiano messo le mani addosso a due donne ai banchetti, il che dimostra la pochezza di certi imbecilli». Dal
canto suo, Salvini ha imparato
non soltanto a farsene una ragione, ma anche a trasformare
l’impiccio in un fattore di propaganda: la foto con pomodoro
di ieri testimonia il passaggio
ormai compiuto.
Però, Salvini rilancia. Rilancia sempre. Di solito, promet-

tendo un ritorno sul luogo delle contestazioni. Come ieri:
«C’erano quattro dei centri sociali, a cui diamo ragione di vita. Ma io a Livorno ci torno». A
suo merito, va detto che di solito non lo fa. In compenso, a
Scandicci, il capo leghista è stato accolto alle porte di un’area
occupata da rom e senzatetto
da una piccola ruspa portata
fin lì da un militante, in omaggio alle dichiarazioni sul «radere al suolo» i campi rom.
Anche qui, il copione è noto.
Prima, una battuta senza troppo controllo. Non solo nei confronti degli anti leghisti: «Sono
tanti gli amministratori che
con Renzi o la Boschi penso
che userebbero le mani, ma
non per fare carezze». Poi, la
spiegazione che circostanzia e
riduce la portata delle prime
affermazioni. Intanto, la sparata entra in circolo e rischia di
farsi senso comune: su Facebook, se ne leggono di grosse.
Ma che sarà mai, solo fiammate da social network.
Marco Cremonesi
La contestazione Uova e pomodori contro Matteo Salvini ieri a Livorno (foto Cavicchi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Buchi neri di clientele e scandali
Viaggio nel fallimento delle Regioni
Nel libro di Buccini il sistema degenerato attraverso le esperienze dei governatori

In uscita

● Il libro
«Governatori.
Così le Regioni
hanno
devastato
l’Italia» scritto
da Goffredo
Buccini è edito
da Marsilio
(pagine 330,
18) ed è da
oggi in libreria
● Il volume —
attraverso
anche
l’incontro con
alcuni dei
governatori più
noti degli ultimi
anni — traccia
un affresco
della recente
storia delle
Regioni,
tra malaffare
e sprechi,
passando per
il federalismo
regionale che
ha creato
effetti sugli
ospedali, sullo
smaltimento
dei rifiuti
e sui servizi
per i cittadini

L

e parole che non t’aspetti sulle Regioni le pronuncia un incarognito
Giancarlo Galan: «Andrebbero abolite. Oppure va
abolito lo Stato. Uno dei due è
di troppo». Quantomeno irriverente, penserete, da parte di
chi è stato un decennio potentissimo presidente della Regione Veneto e poi ben due volte
ministro prima di essere azzoppato dall’inchiesta giudiziaria sulle tangenti del Mose.
Ma il suo sfogo dagli arresti domiciliari con il giornalista del
Corriere Goffredo Buccini che
lo intervista per il suo libro
«Governatori – così le Regioni
hanno devastato l’Italia», edito
da Marsilio e da oggi in libreria, è la fotografia più nitida
dell’assurda deriva imboccata
dal nostro Paese con un regionalismo protervo a accattone.
Il crollo della partecipazione
al voto alle ultime elezioni in
Emilia-Romagna e Calabria è
un sintomo che dovrebbe preoccupare una classe politica
miope e distratta. Mai come in
questo momento, alla vigilia di
una tornata elettorale cruciale,
le Regioni sono state in crisi di
popolarità e di identità. Fra
scandali sull’uso oltraggioso
dei denari pubblici, sprechi
vergognosi di risorse collettive
e inefficienze nella sanità, hanno toccato il punto più basso
dalla nascita, nel 1970. Tanto da
far sorgere interrogativi sulla
loro stessa esistenza. «Se la democrazia italiana non si libererà dalla zavorra delle Regioni»,
scrive Buccini, «le Regioni trascineranno a fondo la democrazia italiana. Accomunate dal
brutto neologismo di Rimborsopoli o da scandali altrettanto
devastanti, le Regioni sono fumo negli occhi per sei italiani
su dieci secondo l’Istat. Nel
2000 il 44 per cento degli italia-

ni se ne fidava, nel 2008 il 39
per cento, nel 2014 solo il 14 per
cento. Almeno trecento sono
stati i consiglieri regionali inquisiti. Le leggi regionali vigenti sono oltre ventimila e il
contenzioso Stato-Regioni è arrivato a pesare per un terzo sul
lavoro della Corte costituzionale (...) Ma soprattutto, a marcare la differenza fra il prima e il
dopo, è la nascita di venti piccoli capi di Stato…».
Quelli ormai diventati, in un
immaginario collettivo deformato dai media i «governatori». Sono i protagonisti di questo libro sorprendente, che attraverso le loro parole e le storie di ognuno mette a nudo le
metastasi di un sistema degenerato. Perché dietro a tutto ci
sono gli uomini e le donne.

C’è l’ex presidente della
Lombardia, il «Celeste» Roberto Formigoni che paragonava
se stesso a Gesù («…anche lui
ha amato intensamente ma vissuto virginalmente»). L’uomo
che è stato al potere per diciotto anni consecutivi, più di ogni
altro politico italiano nel dopoguerra. Incurante del diluvio di
polemiche e indagini. Per quelle, si appella alla legge dell’Altissimo: «Sono un peccatore,
non un colpevole».
Nemmeno Galan, con il suo
«sguardo da lampadina fulminata», nella gabbia dei domiciliari, si reputa colpevole. Dice
che ha patteggiato la condanna
per costrizione. Ammette che
se in Italia c’è oggi aria da 1992
è colpa anche dei politici. Ma
poi ringhia che «il popolo ama

300
i consiglieri
regionali
che sono stati
coinvolti
in qualche
indagine
giudiziaria.
A eccezione
delle regioni
a statuto
speciale,
i primi Consigli
regionali sono
stati eletti
solo nel 1970,
ma le Regioni
erano già
previste nella
Costituzione

Corsica Il movimento giovanile

Indipendentisti
in marcia
per le riforme

Proteste in Corsica. Ieri il movimento
«Gioventù indipendentista» (foto Afp) ha dato
vita a un corteo a Corte per lamentarsi della
mancata risposta dello Stato alle riforme
votate dal parlamento corso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gheddafi fino al giorno prima
e poi lo uccide barbaramente
con i suoi figli. Il popolo è Robespierre». Sarà per risentimento verso gli elettori giacobini che non si è ancora dimesso da presidente della commissione Cultura della Camera?
C’è Piero Marrazzo, travolto
dalla vicenda delle sue frequentazioni con transessuali,
che ancora non sembra aver realizzato che cosa davvero ha
combinato. «D’accordo, ho
sbagliato come persona pubblica (…) però quello che mi è
successo (…) non è successo in
una Regione italiana ma nella
vita di una persona, hanno solo
colpito un uomo e la sua famiglia». C’è pure chi di Marrazzo
ha preso il posto, Renata Polverini: «Non è una donna, è
un’unità combattente». Che
però non riesce ad arginare la
frana che travolge prima il consiglio regionale e poi la sua
giunta. C’è Antonio Bassolino,
a sua volta travolto dalla valanga immane dei rifiuti che sommerge la Campania otto anni
dopo. E adesso recrimina: «Se
avessi potuto rifare il sindaco…
altro che presidente di Regione. Quella era la mia vita!».
C’è Giuseppe Scopelliti,
«Peppe o’ dj», simbolo vivente
del naufragio della Calabria,
con il suo «incedere curiale,
una stretta di mano morbida,
rotondità da antico democristiano». C’è Nichi Vendola, che
confessa di non aver mai pianto in vita sua come quando è finito il grande freddo con i genitori sconvolti dalla rivelazione della sue omosessualità. Fu
un giorno che sentirono alla radio il suo discorso al Gay Pride
del 2000. «Mi telefonò mia madre: “Papà ha detto che ti dobbiamo chiedere perdono”». E
racconta che la sua battaglia
più grande «è sempre stata

contro il centrosinistra. Era più
facile battere Fitto che non
D’Alema». C’è Rosario Crocetta,
il «Poeta tragediatore», gay dichiarato al pari di Vendola, che
vuole cambiare «una Regione
nella quale, degli ultimi due
presidenti, uno è in galera e
l’altro sotto processo per questioni legate alla mafia…» Ma
deve fare i conti con la maledizione di un’autonomia che ha
ridotto la sua Sicilia a un rovinoso buco nero di clientele.
C’è Vasco Errani, estromesso
per una condanna: lascia a Stefano Bonaccini un’Emilia-Romagna che gli elettori hanno abbandonato. Sovvertendo l’adagio andreottiano secondo cui «il
potere logora chi non ce l’ha».
Né poteva mancare Roberto Cota, eclissato da un paio di mu-

L’abolizione
Galan: andrebbero
abolite. Oppure va
abolito lo Stato. Uno
dei due è di troppo
tande color verde leghista. Che
grazie a questo libro scopriamo
non essere mai state proprio verdi. E nemmeno mutande. «Erano pantaloncini», dice lui. «Di
che colore?», fa Buccini. «Non
so, di diversi colori. A fiori. Da
bagno, capito?». Buccini insiste,
senza pietà: «Coi fiori. Fondo
verde?» «Non me lo ricordo. Ma
non erano verdi! Quando si è avviata l’inchiesta ho fatto mente
locale, erano finiti per sbaglio
nei rimborsi. Ho rimediato, ripagato. Prima dell’avviso di garanzia. Quindi non esiste neanche il fatto che fossero pagati
con soldi pubblici, che poi erano
privati». Privati, sì: ma dei privati contribuenti, caro Cota.
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

16

Primo piano Il salvataggio

Grecia, servono 400 milioni
per pagare pensioni e stipendi
Atene, fondi fino a giugno. L’Europa: non c’è ancora la lista degli impegni
DAL NOSTRO INVIATO

Oggi, a margine del
summit dei capi di Stato e di
governo dell’Ue sull’immigrazione, è atteso un tentativo in
extremis di trovare un accordo
per il salvataggio della Grecia.
A Bruxelles il premier ellenico
Alexis Tsipras si aspetta una
mediazione del premier Matteo Renzi e del presidente francese Francois Hollande per cercare di comporre i contrasti
con la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha accettato di
incontrarlo “faccia a faccia”,
ma dal febbraio scorso nega
l’estensione dei prestiti se prima non partono le misure di
austerità rifiutate dalla Grecia
vicina all’insolvenza.
I negoziati a oltranza del
Gruppo di Bruxelles (Commissione europea, Banca centrale
europea, Fmi di Washington,
Fondo salva Stati dell’Eurozona
e governo di Atene) e la riunione degli sherpa dell’Euro
working group hanno fatto trapelare che al momento non ci
sono aspettative di un accordo
all’Eurogruppo dei 19 ministri
finanziari, in programma domani a Riga in Lettonia. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha fatto sapeBRUXELLES

re di andare a Riga «con aspett a t i ve m o l to l i m i t a te » .
L’appuntamento successivo dei
19 ministri finanziari, competenti per sbloccare i 7,2 miliardi di prestiti attesi dalla Grecia,
è previsto solo l’11 maggio prossimo. Nell’accordo all’Eurogruppo del 20 febbraio scorso
era stata fissata una verifica
preliminare a fine aprile, prima
di quella finale due mesi dopo.
A Berlino dicono di guardare al
30 giugno come unica «data rilevante a livello giuridico».
Varie fonti sostengono che il
governo ellenico sarebbe in
grado di racimolare i fondi per
arrivare fino a giugno. Un aiuto
di 2,5 miliardi arriverebbe dai
prestiti forzosi imposti agli enti
pubblici. Tra 3 e 5 miliardi scaturirebbero da un accordo con
il colosso energetico russo

«Flash crash» a Wall Street

Libero il trader
che scatenò
il crac 2010

Le tappe

Il bilaterale

1

Oggi il premier greco
Alexis Tsipras
incontra a Bruxelles
la cancelliera
tedesca Angela
Merkel a margine del
vertice Ue
straordinario
sull’immigrazione

L’Eurogruppo

2

Domani a Riga, in
Lettonia, si riunisce
l’Eurogruppo,
composto dai
ministri finanziari
dell’eurozona. Ma,
secondo fonti, non
saranno prese
decisioni cruciali

L’11 maggio

3
Al negoziato Il primo ministro greco Alexis Tsipras oggi al vertice Ue

Con il «flash crash» del 2010 a Wall Street,
Navinder Singh Sarao, 37 anni, il trader
londinese sui futures avrebbe guadagnato 40
milioni di dollari. Dopo l’arresto ieri a Londra,
Sarao è stato liberato dietro una cauzione di
5,05 milioni di sterline (7,08 milioni di euro).
Ora giura che si opporrà alla richiesta di
estradizione negli Usa. Le accuse mosse nei suoi
confronti sono quelle di frode e manipolazione
del mercato: il 6 maggio del 2010 con le sue

Un accordo tra Atene
e i partner europei è
atteso per l’11
maggio, quando nel
calendario del
semestre è in
programma la
prossima riunione
dell’Eurogruppo

scommesse giocò un ruolo significativo nel far
perdere al Dow Jones 600 punti in cinque
minuti. Le accuse nei suoi confronti si
concentrano su 12 giorni fra il 2010, 2011 e 2014,
durante i quali i suoi ordini sui future dell’EMini S&P 500 hanno rappresentato il 40% del
totale. Il suo attacco prevedeva il piazzamento di
più ordini per creare abbastanza volatilità in
grado di gonfiare i prezzi artificiali.
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Gazprom, come anticipo per il
passaggio dalla Grecia del gasdotto Turkish Stream. Anche
se il gruppo di Alexei Miller è
finito nel mirino dell’Antitrust
Ue nel pieno della trattativa
con Atene. Altri fondi arriverebbero da società cinesi interessate a concessioni per petrolio e gas. La Bce di Mario
Draghi sembra intenzionata a
non far mancare la liquidità
d’emergenza alle banche greche, semi-prosciugate dalle fughe di capitali verso l’estero e
ieri ha alzato a 75,5 miliardi il
tetto ai prestiti.

Pensioni e Iva
Tsipras boccia
le richieste di aumento
delle tasse e riforma
della previdenza
Il governo di Atene rifiuta la
richiesta tedesca di tagli alle
pensioni e di aumento dell’Iva
nelle più frequentate mete turistiche per garantire il pagamento dei debiti ai creditori.
«Queste richieste non verranno accettate perché rientrano
nella linea rossa del governo»,
ha comunicato il ministro
Nikos Pappas. Tsipras e il responsabile delle Finanze Yanis
Varoufakis intendono mantenere le promesse elettorali di
aiuti ai poveri, che Merkel non
crede possano essere finanziati
con il bilancio al tracollo. Il viceministro delle Finanze Dimitris Mardas ha ammesso la necessità urgente di trovare tra
350 e 400 milioni per pagare
stipendi e pensioni di aprile.
Ivo Caizzi
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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

PRIMO PIANO

17
#

L’Europa all’attacco del gigante Gazprom
Il commissario Ue, Vestager: politica sleale per i prezzi, abusa della sua posizione dominante
Il ministro degli Esteri, Lavrov: accuse infondate, no a un’interpretazione retroattiva delle norme
La vicenda
● L’Antitrust
europeo, dopo
oltre due anni
di indagini, ha
accusato
Gazprom di
aver abusato
della sua
posizione
dominante
nell’Europa
centrale ed
orientale (in
otto Stati
membri).
Secondo le
accuse di
Bruxelles il
colosso russo
monopolista
del gas ha
impedito la
concorrenza e
ha fatto pagare
di più le
forniture (fino
al 40%)
proprio grazie
alle sue
manovre di
marketing
● Dura la
risposta di
Gazprom, che
giudica le
accuse
«infondate» e
assicura di aver
sempre
rispettato tutte
le regole
nazionali e
internazionali
in vigore
all’epoca della
firma dei
contratti

MILANO Due anni abbondanti di

indagini e da ieri l’esito finale:
la Commissione europea, nei
panni della commissaria danese Margrethe Vestager, apre ufficialmente il caso Gazprom accusando il colosso russo monopolista del gas di avere impedito la concorrenza in otto
Paesi Ue dell’Est e di aver fatto
pagare di più le forniture (fino
al 40%) proprio grazie alle sue
manovre di marketing.
Una mossa non del tutto
inattesa (le prime indiscrezioni
sono circolate qualche giorno
fa) e che per di più arriva solo
una settimana dopo che la stessa quarantasettenne commissaria ha aperto la partita antitrust — questa volta per abuso
di potere di mercato — nei
confronti di un altro peso massimo, come il colosso americano Google.
Un colpo a Ovest e uno a Est?
Di certo l’«imparzialità» delle
uscite Ue e le assicurazioni della Vestager sull’assenza di motivazioni «politiche» non impediscono a quasi tutti gli osservatori di qualificarle, al contrar i o , co m e e s t re m a m e n te
politiche. Non a caso ieri, subito dopo la diffusione delle decisioni dell’Antitrust comunitario, è immediatamente intervenuto il ministro degli Esteri
di Mosca, Sergei Lavrov, che ha
definito «infondate» le accuse
alla compagnia statale, basate a
suo dire su un’interpretazione
retroattiva delle norme comunitarie sull’energia, quelle comunemente definite come
«Terzo pacchetto». Sullo sfondo delle parole del ministro
russo si intravede, ovviamente,
il confronto sulla perdurante
crisi ucraina, ma non solo. Due
giorni fa il numero uno di Gazprom, Alexey Miller, era ad
Atene in conversazione con il
premier greco quasi omonimo
Alexis Tsipras, reduce a sua
volta da Mosca e da un incontro

L’analisi

di Danilo Taino

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO C’è una buona notizia,
indiscutibile: la Germania sta
riprendendo a fare da locomotiva per tutta l’Unione Europea.
Chi non ha i nervi saldi, però,
rischia di soffrirne il danno
collaterale. L’economia e le finanze tedesche in netto miglioramento tendono a creare
un gap sempre più ampio con
quelle dei Paesi deboli, per i
quali recuperare rispetto alla
potente macchina della Germania diventa sempre più difficile: la tentazione di rassegnarsi a giocare in un girone
inferiore aumenterà, in assenza di modernizzazioni e riforme.
Il governo di Berlino ha alzato le stime sulla crescita del
Prodotto interno lordo (Pil) all’1,8% sia quest’anno che il
prossimo, dall’1,5 e 1,6% della
previsione precedente. L’impressione, però, è che stia peccando di prudenza. La maggior
parte dei centri di ricerca economica mette la crescita del

La dipendenza Ue dal gas di Mosca

● Il caso

Incidenza
SVEZIA
del gas russo
sui consumi interni GERMANIA
di gas dei singoli
Paesi
OLANDA

da 5,8%
a 49,5%
52,5%
a 80,5%
100%

ESTONIA
LETTONIA
LITUANIA

di Francesco Di Frischia

POLONIA

BELGIO

SLOVACCHIA
REP. CECA

UNGHERIA

AUSTRIA
ROMANIA

SLOVENIA

BULGARIA

CROAZIA

ITALIA

GRECIA
Corriere della Sera

Fonte: Gazprom

con Vladimir Putin. La Grecia
in crisi di liquidità sta faticosamente negoziando con Bruxelles il suo destino, e in questa
trattativa si è inserita una sorta
di «sponda» di carattere energetico che sarebbe stata offerta
da Mosca, e che contemplerebbe l’erogazione di fondi in cambio del passaggio del gasdotto
«Turkish Stream» (erede del

defunto «South Stream») in
territorio greco. Ipotesi ardita
considerate le difficili condizioni economiche in cui versa
Mosca. Ma ciò malgrado ecco
la «coincidenza» dell’apertura
di un contenzioso formale europeo con Gazprom, per la
quale potrebbe scattare una
multa fino a 14 miliardi, pari al
10% del suo fatturato del 2012,

Mosca

Bruxelles

Gazprom

Commissione Ue

L’amministratore delegato
di Gazprom, Alexey Miller

La commissaria alla concorrenza
Margrethe Vestager

l’anno di avvio dell’indagine.
Secondo gli uffici di Vestager, comunque, Gazprom deve
rispondere di aver sostanzialmente messo in atto una strategia sleale in parecchi Stati
dell’ex Urss o del blocco sovietico, come Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. In diversi di questi Paesi il gas russo copre dal 50%
fino al 100% del consumo interno di gas naturale. Il gruppo di
Miller avrebbe imposto restrizioni territoriali nei suoi accordi di fornitura, impedendo
l’esportazione del suo gas e il
flusso transfrontaliero. Ciò
avrebbe permesso aumenti di
prezzi in cinque Stati membri
(Bulgaria, Polonia e i tre baltici). Ora Gazprom ha dodici settimane di tempo per rispondere. Ma lo scontro è solo alle prime battute.
Stefano Agnoli
@stefanoagnoli

14
miliardi di euro
l’ammontare
massimo
della multa
che potrebbe
scattare
nei confronti
di Gazprom

40
per cento
il presunto
ricarico sulle
forniture di gas
ai Paesi dell’Est
applicato dal
monopolista
Gazprom

A

nche se il prezzo di
luce e gas in bolletta
per la famiglia tipo fa
segnare un leggero calo
(compreso tra l’1 e il 4%),
sui prezzi finali pesa
«l’incidenza degli oneri
generali di sistema». Lo
rivela il presidente
dell’Autorità per l’energia
(Aeegsi), Guido Bortoni,
durante una audizione in
commissione Industria del
Senato, aggiungendo che
«il complessivo fabbisogno
di gettito annuo nel 2015
raggiunge i 15 miliardi, il
doppio del 2011». A causare
questa esplosione la
crescita degli incentivi a
rinnovabili (pari all’83% di
tutto il monte oneri) e
assimilate. Bortoni auspica
una riforma degli oneri
generali che oggi hanno
raggiunto un «livello
eccessivo». Trasferirne,
però, una parte sulla
fiscalità generale, vista la
situazione del Paese, «in
pratica è una misura molto
vicina allo zero», osserva
Bortoni. L’Authority precisa
che per il secondo trimestre
2015 il prezzo dell’elettricità
per la famiglia tipo nel
servizio di maggior tutela si
è abbassato dell’1,1%
rispetto al trimestre
precedente, mentre il
prezzo del gas è sceso nello
stesso periodo del 4%.
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Le famiglie tedesche spendono,
la Germania torna locomotiva
2015 almeno al 2%. La società di
analisi Oxford Economics prevede un Pil in salita del 2,4%: un
dato che «riflette principalmente una rinascita della spesa
delle famiglie», prevista del
2,7% quest’anno, in parte prodotta da aumenti salariali superiori al passato, in alcune industrie maggiori del 3%. «La

Le stime
● Il governo
di Berlino
ha alzato le
stime sulla
crescita del Pil
all’1,8% sia
quest’anno
sia il prossimo,
dall’1,5 e 1,6%
della
previsione
precedente.
Una stima
che alcuni
ritengono
prudente

Regioni da record
Crescita fino al 2%.
Delle dieci regioni con
meno disoccupati,
nove sono tedesche
forte domanda domestica —
aggiunge l’analisi della società
britannica — garantirà una
crescita delle importazioni più
forte del normale, con ricadute
positive sui vicini della Germania»: qui, l’effetto locomotiva.
E da qui anche la constatazione
che il rischio deflazione per il
momento non spinge i consumatori tedeschi a rinviare gli

Effetto rinnovabili:
gli incentivi frenano
il calo delle bollette

acquisti: piuttosto, i prezzi contenuti invitano a spendere un
po’ di più.
Ieri, Eurostat ha anche pubblicato i dati sulla disoccupazione regionale nella Ue. Delle
dieci regioni europee con il tasso di senza lavoro più basso,
nove sono tedesche, concentrate nel Sud del Paese. E tedesche sono tutte dieci le regioni

Berlino
La cancelliera
Angela Merkel
ieri in visita a
Berlino al «Girls
Day», forum di
orientamento
allo studio di
materie
tecniche e
scientifiche

europee con la disoccupazione
giovanile più bassa.
La forza della Germania in
questo passaggio economico
di ripresa generale dell’Europa
non si ferma però alla crescita.
Ancora secondo l’ufficio statistico della Ue, il bilancio pubblico tedesco del 2014 si è concluso con un surplus pari allo
0,7% del Pil — più di 19 miliardi

—, superato solo da quello della Danimarca, all’1,2% (altri due
Paesi hanno finito l’anno in
surplus, L’Estonia e il Lussemburgo).
Il debito pubblico tedesco è
così calato, nel 2014, dal 77,1 al
74,7% del Pil.
In questa situazione, il ministro delle Finanze Wolfgang
Schäuble ha promesso investimenti.
Non c’è da spettarsi molto, in
realtà, dalla spesa pubblica della Germania: l’anno scorso è
scesa dal 44,3 al 43,9% del Pil e
difficilmente crescerà in modo
significativo quest’anno (forse
nemmeno il prossimo). Oxford
Economics, però, calcola che,
con la bassa disoccupazione e
l’utilizzo degli impianti elevato,
la Germania ha una capacità
produttiva inutilizzata scarsa,
ormai, il che dovrebbe spingere le imprese a investire (visti
anche i bassi tassi d’interesse).
Altra buona notizia per il resto
dell’Europa.
Non che tutto vada solo bene. I lavoratori delle ferrovie,
per esempio sono in sciopero
per il contratto. Ci sono sacche
di povertà serie. I servizi zoppicano. Di base, però, la Germania continua a essere, in Europa, il modello. Forse, meglio
cercare di giocare nello stesso
campionato.
@danilotaino
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

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Esteri

Parigi, sventato attacco a due chiese
L’attentatore tradito da un furto
Ha ucciso una donna rubandole l’auto e si è ferito. In casa materiale dell’Isis
La vicenda

● Aurélie
Châtelain,
32 anni,
insegnante
di ginnastica,
era a Parigi
per seguire un
corso di pilates
● Sid Ahmed
Ghlam, 24 anni,
algerino
residente
in Francia dal
2001, studente
di informatica
● Domenica
scorsa Ghlam
ha cercato di
rubare l’auto
alla donna.
Lei ha opposto
resistenza,
lui l’ha uccisa
restando ferito
e ha dovuto
chiedere aiuto.
La polizia ha
scoperto armi
e materiale
legato all’Isis

Caccia ai complici
Trovati quattro
kalashnikov: la polizia
ora è a caccia dei
probabili complici
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI «Per la prima volta i ber-

sagli erano i cristiani, i cattolici
di Francia», dice il primo ministro Manuel Valls in visita alle
due chiese di Villejuif, alle porte di Parigi, i luoghi di un attentato evitato per puro caso. Il
terrorista islamico che stava
per sparare nelle chiese di Sainte-Thérèse e Saint-Cyr Sainte-Juliette si chiama Sid Ahmed
Ghlam, ha 24 anni, algerino, vive tra la madrepatria e la Francia dal 2001, studia informatica
e alloggia in una camera di una
residenza universitaria del XIII
arrondissement di Parigi. L’uomo è piantonato all’Hôpital
Dieu, nel centro della capitale.
Domenica mattina Ghlam ha
ucciso una donna nel tentativo
di rubarle l’auto prima di attaccare le chiese, si è ferito a una
gamba ed è stato costretto a
chiamare i soccorsi perché perdeva molto sangue. Solo grazie

Lo scontro

dal nostro inviato
Massimo Gaggi
«Decisive Storm»,
l’operazione militare lanciata
quasi un mese fa da una coalizione guidata dai sauditi in Yemen per sottrarre il Paese al
controllo dei ribelli houthi appoggiati dal regime sciita di
Teheran e per riportare al potere Abdu Rabbu Mansour Hadi,
il presidente spodestato che è
fuggito a Riad, è stata ribattezzata «Renewal of Hope» (dalla
tempesta decisiva a un più prudente rinnovo della speranza)
quando l’altra sera l’Arabia ha
annunciato a sorpresa la fine
dei bombardamenti sul poverissimo Paese ai suoi confini
meridionali.
La rinuncia a colpire dal cielo, giustificata con l’asserito
raggiungimento degli obiettivi
militari prefissati, è stata accolta con sollievo dagli Stati Uniti
che, pure, hanno appoggiato
l’offensiva (politicamente e logisticamente, non con un contributo militare diretto). Ma ieri mattina, proprio mentre la

NEW YORK

Il conflitto
● L’intervento
saudita
ha cambiato
la posta
in gioco
nella guerra
civile in Yemen
● I ribelli sciiti
del gruppo
houthi sono
appoggiati
dall’Iran.
L’alleanza di
Paesi sunniti
(tra cui l’Egitto),
che sostiene
il presidente
yemenita
fuggito a Riad,
ha l’appoggio
degli Usa

le chiese di Villejuif e testi legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico.
Dopo i test del Dna, alcune
tracce di sangue trovate nella
Renault Scenic di Aurélie
Châtelain risultano appartenere al terrorista. Mentre andava
al suo corso di pilates, la donna
si sarebbe semplicemente trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato: l’uomo ha
cercato di rubarle l’auto, forse
lei ha fatto resistenza o è stata
uccisa a sangue freddo. In ogni
caso nell’azione il terrorista si è
ferito gravemente alla gamba,
ed è stato costretto a chiamare i
soccorsi. A quel punto, il piano
è saltato. Ma quattro erano i kalashnikov e i giubbotti antiproiettile: la polizia è alla caccia
dei probabili complici. La paura è che possano entrare in
azione. Sembra inoltre che Sid
Ahmed Ghlam prendesse ordini via sms da un jihadista in Siria, che gli avrebbe ordinato di
colpire le chiese e indicato un
indirizzo al quale recuperare
l’auto piena di armi.
Come Mohammed Merah

a questa circostanza fortuita
non c’è stata la strage.
Intorno alle 8.40 di domenica 19 aprile, alcuni passanti
scorgono del fumo uscire da
una Renault Scenic ferma in
rue du docteur Pinel a Villejuif.
Chiamano i pompieri, che nell’auto con un principio di in-

cendio trovano una donna priva di sensi, colpita da una pallottola entrata all’altezza della
spalla. È Aurélie Châtelain, 32
anni, arrivata la sera prima nella regione parigina da Caudry,
nel Nord. Insegnante di ginnastica, madre di una bambina di
5 anni, la donna avrebbe dovu-

Sfida a Mosca

Il presidente ucraino Poroshenko:
referendum sull’adesione alla Nato
Il presidente ucraino Petro Poroshenko annuncia l’intenzione di
indire un referendum sull’adesione di Kiev alla Nato. «Il popolo
debba decidere se aderire o no all’Alleanza atlantica, questione
fondamentale che coinvolge la sicurezza e la difesa del Paese». Il
presidente ne ha parlato ieri nel corso di una visita in Francia.
L’annuncio alimenta nuove tensioni con la Russia, che dopo
l’annessione della Crimea ha sostenuto i separatisti filorussi nel
Donbass (dove la tregua è in bilico). Un’eventuale adesione alla
Nato sarebbe vista da Mosca come una gravissima provocazione.
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to seguire uno stage di pilates
di una settimana e stava andando appunto all’hotel Campanile di Villejuif dove si teneva il
corso. I soccorritori provano a
rianimarla, invano.
Intorno alle 9, poco lontano,
un uomo per strada chiama
l’ambulanza. I soccorritori vedono che sanguina per una ferita d’arma da fuoco a una gamba, e avvertono la polizia. Lui
dice di essere stato aggredito
da qualcuno che voleva rubargli lo zaino, ma seguendo le
tracce di sangue gli agenti trovano la sua auto con all’interno
un kalashnikov, due pistole e
uno dei lampeggiatori usati di
solito dalla polizia. Nella camera dello studente, nei pressi
della biblioteca François Mitterrand, gli agenti trovano poi
altri tre kalashnikov, quattro
giubbotti antiproiettile, altri
lampeggiatori, fasce da braccio
con la scritta «police», documenti relativi a un attentato al-

Sicurezza
Soldati francesi
di pattuglia
davanti alla
cattedrale di
Notre-Dame a
Parigi. L’uomo
arrestato, già
noto alle forze
dell’ordine,
progettava
un imminente
attacco a due
chiese alle
porte della
capitale,
secondo le
informazioni
diffuse dal
ministero degli
Interni francese
(Reuters)

autore dei massacri del 2012 a
Tolosa e Montauban, come i
fratelli Kouachi e come Amédy
Coulibaly delle stragi di gennaio 2015 a Parigi, anche il terrorista arrestato domenica era conosciuto dai servizi segreti
francesi. A gennaio l’uomo era
andato in Turchia nel tentativo
di raggiungere la Siria ed era
stato controllato al suo ritorno.
Ieri mattina all’alba un’operazione di polizia si è poi svolta
a Saint Dizier (Haute-Marne),
poco lontano da Parigi, dove risiedono i genitori del terrorista. Gli agenti sono entrati in
azione in una villetta affittata
da sei o sette mesi da una donna in burqa che vi abitava con
due bambini piccoli e che è stata arrestata. «Mai nella nostra
storia contemporanea ci siamo
trovati di fronte una simile minaccia», dice Valls.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Yemen, le navi Usa non fermano i ribelli
Ripresi i raid aerei sauditi contro gli houthi. Arriva la portaerei Roosevelt
Casa Bianca pubblicava una nota nella quale celebrava la svolta e auspicava che la fine dei
bombardamenti potesse riportare al tavolo della trattativa la
fazione houthi, l’Arabia Saudita ha deciso di lanciare nuovi
attacchi aerei a Taiz, città nel
sud dello Yemen che probabilmente stava per cadere nelle
mani dei ribelli. Battaglia di
carri armati — da un lato i tank
degli insorti, dall’altro quelli
delle truppe fedeli al leader in
esilio — anche ad Aden, all’imbocco del Mar Rosso.
La situazione rimane, insomma, confusa, probabilmente perché la resistenza degli houthi — ben armati anche

Combattimenti
I ribelli sciiti avanzano
nonostante il blocco
navale che ha tagliato
i rifornimenti iraniani

ora che il blocco navale davanti
alle coste ha interrotto il flusso
dei rifornimenti iraniani — è
superiore a quella messa in
conto dall’alleanza sunnita che
non vuole lasciare lo Yemen all’influenza sciita dell’Iran. Una
coalizione vasta che comprende otto Paesi: dall’Egitto al
Pakistan passando per gli Statichiave del Golfo.
Gli americani, per nulla convinti dell’efficacia dell’iniziativa militare decisa da Riad, hanno comunque deciso di appoggiarla politicamente perché
avevano bisogno di recuperare
la fiducia della monarchia saudita e dei leader degli altri Stati
sunniti, scossa dal negoziato
Usa-Iran sul nucleare: secondo
gli alleati arabi di Washington
un eventuale accordo rafforzerebbe il ruolo dell’Iran sciita in
tutta l’area mediorientale.
Nella situazione confusa rimane l’importanza del blocco
navale (ora rafforzato dalle
portaerei e gli incrociatori lan-

ciamissili americani) per interrompere i rifornimenti ai ribelli. Blocco autorizzato dall’Onu,
dove il Consiglio di Sicurezza
ha votato compatto: 15 sì e una
sola astensione (la Russia). Ma
il rischio che il Paese sprofondi

Blocco navale

YEMEN
Sanaa

Shihra

Aden
Golfo
di Aden
Due navi iraniane
nello Stretto
Bab al Mandeb

Nove navi
da guerra Usa (tra
cui una portaerei)
lungo le coste
dello Yemen
Corriere della Sera

in una guerra senza fine e che
se ne avvantaggi anche Al Qaeda è sempre presente. Per questo gli Stati Uniti premono per
la ripresa dei negoziati.
Il conflitto ha fatto sin qui
circa 950 morti. Se veramente
cessassero i bombardamenti
che con le loro vittime civili
esasperano le tensioni, si potrebbero riaprire spazi negoziali. L’Iran manda segnali di
disponibilità, difficile dire
quanto credibili. Dopo il curioso auspicio di una maggior collaborazione con gli Usa espresso dal generale che comanda la
flottiglia iraniana davanti allo
Yemen, ieri ha parlato dall’Indonesia il presidente Rouhani.
Il giorno prima aveva accusato
l’Arabia Saudita di aver perso la
testa perché «i suoi sogni sono
andati in fumo in Siria, Iraq e
Libano». Ieri è stato più conciliante: «La storia dimostra che
questo tipo di crisi non si risolve con le armi».
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

Vaticano, l’Eliseo insiste
sull’ambasciatore gay
«È la scelta migliore»

Diplomazie

di Gian Guido Vecchi

Francesco andrà
all’Avana
prima della visita
negli Stati Uniti

T

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● Laurent
Stefanini
è stato scelto
dal premier
francese
François
Hollande
per sostituire
l’ambasciatore
Bruno Jouber
in Vaticano
● Stefanini è
stato primo
consigliere
d’ambasciata
presso la Santa
Sede dal 2001
al 2005
● Il Vaticano
non ha
esplicitamente
rifiutato la sua
nomina; sabato
scorso però
il Pontefice
ha convocato
il diplomatico
per spiegargli
di non avere
motivi
personali
contro di lui ma
di non avere
apprezzato,
tra le altre cose,
le «nozze
aperte» ai gay
approvate
in Francia

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

«Non stiamo affatto cercando un altro nome. L’ambasciatore designato dalla Francia per la Santa Sede è e resta
Laurent Stefanini», dice un’autorevole fonte dell’Eliseo. Il
giorno dopo le rivelazioni del
Canard Enchâiné, il caso della
mancata nomina non diminuisce di intensità.
Sabato scorso il Papa ha convocato Stefanini e gli ha spiegato di non avere niente contro di
lui da un punto di vista personale, ma anche di non avere apprezzato né il mariage pour
tous approvato dalla Francia (le
nozze aperte agli omosessuali,
ndr) né i metodi dell’Eliseo,
che ha cercato di forzargli la
mano. In che modo Hollande
avrebbe infastidito il Papa «forzandogli la mano»? Stefanini è
omosessuale, e la sua scelta è
stata interpretata come un’insistenza su un tema controverso.
Una situazione simile si era
creata nel 2007-2008, quando
Jean-Loup Kuhn-Delforge non
venne accreditato dal Vaticano
perché gay e convivente con un
uomo, relazione sancita da un
Pacs (l’unione civile francese).
In quel caso però Kuhn-Delforge (oggi ambasciatore in Grecia) con il Pacs aveva dato una
dimensione pubblica e ufficiale alla sua vita privata, con conseguenze anche protocollari,
cosa che Stefanini non ha fatto:
l’ambasciatore designato, cattolico praticante, non nasconde la sua omosessualità ma
non la rivendica, non è sposato
né convive in unione civile.
Eppure Stefanini, nominato
dal governo francese il 5 gen-

PARIGI

23

naio, non è stato ancora accettato. Il Vaticano, come è suo costume, non ha opposto un rifiuto esplicito, ma il silenzio
equivale a una bocciatura, tanto più chiara perché argomentata — sia pure in modo discreto e ufficioso — dal Papa in
persona al diretto interessato.
A questo punto era stata accreditata l’ipotesi che la Francia
stesse cercando una soluzione
alternativa. «Non abbiamo alcun motivo di fare marcia indietro — replica la fonte dell’Eliseo — perché Stefanini è
uno dei migliori diplomatici in
generale, e in particolare il migliore per guidare l’ambasciata
in Vaticano, dove si è già distinto lavorando per anni come ottimo numero due (dal 2001 al
2005, ndr)». Nella vicenda è intervenuto anche l’ex ministro
degli Esteri Bernard Kouchner,
che era il capo della diplomazia
all’epoca della mancata accettazione di Jean-Loup KuhnDelforge. «Posso rivelare ades-

Il Pontefice: nulla di personale, ma non accetto forzature
La vicenda

utto era già fissato da
mesi: il 23 settembre
verrà ricevuto alla
Casa Bianca, il 24 sarà il
primo Papa a parlare al
Congresso riunito in seduta
comune, quindi New York e
l’Onu e infine Filadelfia per
l’incontro delle famiglie.
Ma il viaggio di Francesco
negli Stati Uniti, in corso
d’opera, è diventato
qualcosa di più. Padre
Federico Lombardi ha
confermato ieri quella che
finora era ancora una
«ipotesi», peraltro solida:
prima di atterrare a
Washington, il Papa farà
tappa a Cuba. Così
Francesco interverrà al
Campidoglio, dove i
repubblicani contestano
Obama per il dialogo con
Raúl Castro, poco dopo
essere stato all’Avana. Una
mossa che compie la
fittissima attività
diplomatica dispiegata
negli ultimi mesi. La Santa
Sede ha avuto un ruolo
fondamentale nel
riavvicinamento tra Cuba e
Usa: le lettere e le telefonate
estive di Francesco a
Obama e Castro, le
delegazioni che in ottobre
si incontrano di nascosto in
Vaticano. L’annuncio della
distensione venne dato il 17
dicembre, giorno del
settantottesimo
compleanno di Bergoglio.
Da allora la diplomazia
vaticana ha continuato a
lavorare, forte di un
rapporto che non si
interruppe neanche nei
giorni della rivoluzione:
Cuba e la Santa Sede
celebrano in questi mesi
ottant’anni di relazioni
diplomatiche. Proprio ieri è
arrivato nell’isola il
cardinale Beniamino Stella,
già nunzio all’Avana dal ’93
al ’99. I vertici della
diplomazia vaticana
conoscono benissimo
l’area: il Segretario di Stato
Pietro Parolin era nunzio in
Venezuela, il Sostituto
Angelo Becciu all’Avana.
Nel vertice degli Stati
americani a Panama — con
la storica stretta di mano tra
Obama e Raúl Castro — era
eloquente la presenza del
cardinale Parolin, che ha
letto un messaggio di
Francesco: «vicinanza e
incoraggiamento» per il
«dialogo sincero» e la
«mutua collaborazione»
che «unisce gli sforzi e
supera le differenze verso il
bene comune». Bergoglio
resterà a Cuba almeno due
giorni: si parlerà anche
dello status della Chiesa.
Ieri il ministro degli Esteri,
Bruno Rodríguez Parrilla,
commentava: «Siamo
molto orgogliosi di avere
un Papa sudamericano».

ESTERI

● Il commento
L’udienza dal Papa,
un segno di cortesia
Ma è gelo con Parigi

L

a novità è l’udienza
privata dal Papa. Non
era mai successo e la dice
lunga sulla particolarità del
caso Stefanini. Se manca il
gradimento, la Santa Sede
non dice mai «no» né dà
spiegazioni, tantomeno
all’interessato: nel caso,
non risponde. Al massimo
si muovono in via riservata i
canali diplomatici: il
nunzio aveva già parlato a
Stefanini in febbraio.
Francesco invece ha voluto
incontrarlo. Nessuna
conferma ufficiale, nessun
commento in Vaticano. Ma
certo quello del Papa è un
gesto «di attenzione», si
spiega. E un segno: nessuna
«prevenzione alla persona
come tale» né «disprezzo».
Il problema non è
«l’orientamento in sé» di
cui, peraltro, hanno parlato
i media francesi. In tutto
questo c’è qualcosa di non
detto. E un problema
politico: il sospetto
vaticano, confortato dalle
continue indiscrezioni
francesi, che a Parigi si sia
voluto aprire il caso, fare di
Stefanini una bandiera.
Di qui il gelo.
G. G. V.

Ex numero due
Laurent Stefanini
«si è già distinto» nella
sede diplomatica
lavorandoci in passato
so — ha detto Kouchner alla radio Rtl — che domandai al segretario di Stato del Vaticano di
ritirare il suo ambasciatore a
Parigi, ovvero il nunzio apostolico, cosa che fece». Kouchner
ha poi aggiunto che «il Vaticano non mi sembra nella miglior posizione per poter rifiutare gli omosessuali. Ma a parte
questo, adoro Francesco».
L’Eliseo non vuole cedere,
ma non aveva certo bisogno di
una crisi diplomatica con la
Santa Sede proprio nei mesi in
cui l’aiuto del Papa è giudicato
essenziale per il successo della
grande conferenza sul clima,
prevista per dicembre a Parigi.
Vedremo nelle prossime settimane o mesi se e quando il Vaticano giudicherà sufficiente il
ritardo imposto e se, come spera Parigi, finirà con l’accettare
Stefanini.
Stefano Montefiori
@Ste_Montefiori

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Cattolico Laurent Stefanini scende i gradini dell’Eliseo (Afp)

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La settimana corta dei commissari (a spese Ue)
In sei questo venerdì «in missione» vicino a casa: parteciperanno a riunioni e simposi
Gli esponenti europei si allungano il weekend: ed è tutto rimborsato. Il caso Moscovici
Stipendi

DAL NOSTRO INVIATO

Venerdì 24 aprile è un
normale giorno di lavoro nelle istituzioni comunitarie. Così ben sei
membri della Commissione europea del lussemburghese Jean-Claude Juncker hanno deciso di mettere
in agenda una missione nella loro
città di origine. In questo modo di
fatto si accorciano la settimana a
Bruxelles e si allungano il weekend
a casa. E, come ha confermato al
Corriere la portavoce di Juncker, acquisiscono il diritto al rimborso
delle spese di viaggio, che sarebbero a carico del commissario se rientrasse per motivi personali.
Il commissario slovacco per
l’Energia, Maros Sefcovic, questo
venerdì ha programmato di recarsi
nella sua Bratislava per un incontro
politico e per dialogare con esperti
e cittadini. Il commissario spagnolo per il Clima, Miguel Arias Cañete,
è atteso nella sua Madrid per pronunciare un discorso in un club. Il
commissario portoghese per la Ricerca, Carlos Moedas, intende partecipare a una conferenza a Lisbona. Il commissario ungherese per la
Cultura, Tibor Navracsis, ha appuntamento a Budapest con il direttore
di un museo. Il commissario greco
per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, si è offerto di «accomBRUXELLES

● Un
commissario
Ue riceve
uno stipendio
di almeno
20.832,54 euro
mensili, il tutto
esentasse dal
Fisco nazionale
e soggetto a
prelievi interni
compensati
da benefit
e indennità.
In cinque anni
matura una
pensione di
almeno 5 mila
euro, che può
salire fino
al 70% del
salario. Al
termine del
mandato viene
pagato per
altri tre anni
(8-15 mila
euro al mese)

pagnare» nella sua Atene il collega
finlandese Jyrki Katainen (a una
presentazione). Il commissario austriaco per l’Allargamento, Johannes Hahn, ha allargato l’orario di lavoro a sabato e domenica per un
simposio e un dibattito nella sua
Vienna.
La tendenza a ridurre i giorni di
lavoro nel Palazzo Berlaymont di
Bruxelles riguarda molti commissari (del presente e del passato). Il
caso è emerso a causa del commis-

sario francese per gli Affari economici, Pierre Moscovici, che dall’insediamento (nel novembre scorso)
è risultato nella sua Parigi ben 23
lunedì e venerdì sul totale di una
quarantina. La settimana scorsa lo
stesso Juncker è risultato nella sua
Lussemburgo a inizio e fine settimana per pranzi di lavoro: lunedì
alla Corte dei conti e venerdì con il
suo amico ed ex ministro Luc Frieden, evidentemente con agenda
strapiena di sabato e domenica.

Pendolari

Appuntamento a Bratislava
Maros Sefcovic, Energia

Al museo a Budapest
Tibor Navracsis, Cultura

Al club a Madrid
Miguel Arias Cañete, Clima

Simposio a Vienna
Johannes Hahn, Allargamento

Convegno ad Atene Dimitris
Avramopoulos, Immigrazione

Conferenza a Lisbona
Carlos Moedas, Ricerca

Il rimborso del viaggio, in questi
rientri nella città d’origine vicini al
weekend, apre un problema di opportunità. I contribuenti europei
già pagano a un commissario Ue
uno stipendio di almeno 20.832,54
euro mensili (la vicepresidente Federica Mogherini sale a 24.073,15
euro e Juncker a 25.554,58 euro). Il
tutto è rigorosamente esentasse dal
Fisco nazionale e soggetto a prelievi interni compensati da sontuosi
benefit e ricche indennità non tassate al 100%. In soli cinque anni il
commissario matura una pensione
di almeno 5 mila euro, che può salire fino al 70% del salario. Al termine
del mandato viene pagato per altri
tre anni (8-15 mila euro al mese) per
consentirgli una vera indipendenza
da governi, partiti, imprese e lobby.
I commissari Ue non avrebbero così
motivo di tornare troppo a casa. E,
meno che mai, di frequentare imprenditori e lobby nazionali (soprattutto se finanziano campagne
elettorali), andare a prendere ordini dal governo, cercare consensi di
votanti o inseguire esposizione sui
media locali. Anche perché non darebbero un buon esempio agli euroburocrati sottoposti, che a volte
sono sospettati di analoghi comportamenti.
Ivo Caizzi
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

24

Cronache

Fine di un matrimonio in sei mesi
Il divorzio breve diventa legge

L’intervista

L’avvocato:
«Il rischio
di favorire
i più ricchi»

Il sì della Camera con 398 favorevoli e 28 contrari. I cattolici: «Attacco alla famiglia»
I modelli

La legge
Manifestanti
in piazza
nel 1966
chiedono di
legalizzare
il divorzio.
La legge fu
approvata
nel 1970.
Quattro
anni dopo
gli italiani
votarono
no al
referendum
che
chiedeva
di abrogarla

ROMA Ha votato contro soltanto

un gruppetto di 28 deputati
centristi e della Lega Nord, 398
i sì. E così, dopo 45 anni dalla
prima storica legge, l’aula di
Montecitorio ieri pomeriggio
ha votato sì alla riforma del divorzio. È un sì definitivo, visto
che il Senato si era già espresso
a novembre e alla Camera il testo è rimasto immutato.
La chiamano: legge del divorzio breve, perché accorcia i
tempi dalla separazione. Erano
di cinque anni quando la prima
legge fu approvata, nel 1970.
Diventarono tre con la prima
modifica, nel 1987. E con il voto
di ieri, tra la separazione e il divorzio dovranno passare soltanto dodici mesi, che scendono a sei in caso di separazione
consensuale, indipendentemente dalla presenza di figli
minori o maggiorenni. Cambiano le regole anche per la comunione dei beni: si scioglierà
già al momento della separazione autorizzata dal giudice. Il
divorzio breve sarà immediatamente operativo e avrà valore
anche per i procedimenti in
corso. Nel testo unificato in discussione a Palazzo Madama,
infatti, era stato inserito un
emendamento del Partito democratico per il cosiddetto
«divorzio immediato», ovvero
senza passare per la separazione. Ma alla fine si è deciso di
stralciarlo, il rischio era di far
saltare tutta la riforma.
Esulta su Twitter il presiden-

La storia

88
Mila le
separazioni nel
2012, l’ultimo
anno per cui
sono disponibili
i dati Istat

te del Consiglio Matteo Renzi:
«Il divorzio breve è legge. Un
altro impegno mantenuto.
Avanti, è la #voltabuona». E lo
seguono a ruota moltissime dichiarazioni di soddisfazione.
Critica Eugenia Roccella
(Ap): «Riducendo il matrimonio a qualcosa di sempre più simile a un patto di convivenza,

si svaluta il suo ruolo e si indebolisce la famiglia». Contraria
anche la presidente di Fratelli
d’Italia, Giorgia Meloni: «No al
matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli». Durissimo il settimanale Famiglia
Cristiana che online titola:
«Bastano 6 mesi per cancellare
una famiglia».

In Europa
Tempi di separazione per ottenere il divorzio
Obbligo di sostenere due cause,
una di separazione e una di divorzio

Immediato, senza bisogno di una
causa distinta per la separazione

Separazione di fatto, con un’unica
causa ma con tempi di attesa
obbligatori per il divorzio

NORVEGIA

INGHILTERRA
Richiesta dopo almeno
1 anno di matrimonio

SVEZIA
6 mesi
FINLANDIA
6 mesi

Consensuale: 2 anni
Non consensuale: 5 anni

ESTONIA

IRLANDA
DEL NORD

BELGIO
2 anni

LITUANIA

IRLANDA
4 anni

POLONIA
GERMANIA

FRANCIA
Consensuale:
Immediato
Non consensuale:
2 anni

CROAZIA ROMANIA

ITALIA
SERBIA
SPAGNA

PORTOGALLO

Consensuale:
6 mesi
Non consensuale:
1 anno
d’Arco

Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dei matrimonialisti italiani, parla di «grande rivoluzione del diritto di famiglia», e dice: «Finalmente
con questa legge il diritto di famiglia italiano entra in Europa.
È un primo passo per arrivare
all’abrogazione dell’inutile fase
della separazione». Tiepida,
invece, la reazione di un’altra
grande avvocato matrimonialista, Annamaria Bernardini De
Pace: «Sono stati talmente lenti
nell’approvare questa legge che
non fa più felice nessuno.
L’unico tripudio sarà per le
amanti, quelle in lista d’attesa
per il nuovo matrimonio».
Anche Alessia Morani, relatrice del provvedimento del Pd,
esulta su Twitter («Lo avevamo
detto e lo abbiamo fatto») e
con lei tantissimi esponenti del
Pd, uomini e donne. Michela
Marzano (Pd), ha rilevato: «Si
poteva adeguare il nostro ordinamento a quello di altri Paesi
europei dove non è necessaria
la fase di separazione prima del
divorzio. Ma troppe arretratezze lo hanno impedito».
E il sottosegretario agli Esteri
Benedetto Della Vedova rilancia: «Questa legislatura può garantire un deciso avanzamento
del processo riformatore anche
sui temi civili. Ora andiamo
avanti con il riconoscimento
delle unioni civili, in particolare, quelle omosessuali».
Alessandra Arachi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Ora posso chiudere senza traumi»
La scelta di Francesca per sé e le sue figlie: a giugno sarò libera

ROMA Esistono valori che non
hanno prezzo. La libertà, prima di ogni cosa, per Francesca.
Quella vera. Quella che ti allontana dalla rabbia, dalla tristezza. Dall’umiliazione.
Aveva sedici anni Francesca
— il nome è di fantasia —
quando sui banchi di scuola ha
conosciuto Bruno. Un amore
che ha oltrepassato l’università
ed è finito all’altare dopo undici anni di fidanzamento. «Ero
convinta non ci saremmo mai
più lasciati, che saremo invecchiati insieme...», racconta
adesso Francesca, impiegata
con una vita a Roma. E invece,
a 52 anni, dopo venticinque di
matrimonio, non ha esitato: è

51
Mila i divorzi
nel 2012
(ultimo anno
disponibile).
Di questi sono
state più di
32 mila quelli
avvenuti dopo
oltre tre anni
di separazione

corsa dall’avvocato per chiedere la separazione.
«La mia storia è una triste
storia», racconta. La storia di
un tradimento nascosto per
cinque anni e scoperto per una
pagina Facebook aperta sul
computer di famiglia dalla loro
figlia più grande. «Ho pensato
che Bruno lo abbia voluto fare
apposta, talmente vigliacco
che ha preferito lasciar parlare
un computer piuttosto che
prendermi da parte e dirmi le
cose come stavano». Francesca
parla ma nella sua voce non c’è
rancore e nemmeno livore.
«Bruno — dice — è pur sempre il padre delle mie due figlie
ed è anche un buon padre, de-

vo ammettere. Io, semplicemente, non lo voglio mai più in
mezzo alla mia vita».
Per separarsi dal marito,
Francesca ha fatto scelte complicate, soprattutto dal punto
di vista economico. Spiega:
«Avevo prove a iosa del suo tradimento. E l’avvocato mi ha
detto che avrei potuto toglierli
tutti i soldi che volevo». Invece:

Consensuale
«La mia è una storia
triste... Ho scelto
la formula consensuale
per fare prima»

«Mi sono accontentata di fare
a metà per le spese, scegliendo
la via della separazione consensuale, senza altri traumi
per me e per le figlie. Per potermi sbrigare prima possibile».
Francesca si è separata da
suo marito nel dicembre dello
scorso anno. E adesso grazie
alla scelta di separazione consensuale dovrà aspettare solo
fino a giugno per poter avere il
divorzio definitivo. Delle sue
due figlie una è minorenne,
ma la legge approvata ieri non
mette limiti se la coppia ha figli minori. «Una legge benedetta», sospira Francesca.
Al.Ar
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il breve
Il divorzio
breve prevede
la riduzione
dei tempi
di attesa fra
la separazione
legale e il
divorzio. Erano
di 5 anni i
tempi fissati
con la legge del
1970. Vennero
ridotti a tre
anni con la
modifica
apportata nel
1987. Adesso
scendono
a un anno per
la giudiziale
e a sei mesi per
la consensuale
● Immediato
È quello che
non prevede un
procedimento
separato per la
separazione
legale, ma
consente di
arrivare
direttamente al
divorzio (in
alcuni casi con
una separazione solo di
fatto, ma non
giuridica). È
stato stralciato
dalla norma
appena
approvata.
L’Italia è l’unico
Paese in
Europa,
insieme
a Polonia e
Irlanda, a non
prevedere
il divorzio
immediato
● Il «facile»
Il divorzio facile
è già diventato
legge alla fine
dello scorso
anno. Non
incide sui tempi
bensì sulle
istituzioni
presso le quali
è possibile
divorziare.
Permette,
in caso di
consensuale, di
scegliere tra la
negoziazione
assistita
nello studio
di un avvocato
oppure la
sottoscrizione
di un accordo
presso l’ufficio
dello Stato
Civile. Alla
negoziazione
assistita
possono
accedere
anche i coniugi
con prole
minorenne,
maggiorenne
non
autosufficiente,
incapace o con
un handicap
grave

Anna Galizia Danovi, avvocato presidente del Centro per la
riforma del diritto di famiglia,
ha vissuto sotto il profilo professionale tutta la stagione del
cambiamento delle famiglie,
da quando il divorzio non c’era,
ai cinque anni di separazione,
ai tre anni e ora ai sei mesi,
massimo un anno. Una accelerazione che, unita al cosiddetto
«divorzio facile» (senza passare dai giudici) previsto dalla riforma Orlando, modifica in
modo rilevante una normativa
che poggiava su un suo impianto ben definito. «Certo,
c’era anche il peso della Chiesa
cattolica, ma i nostri padri costituenti avevano inteso proteggere il matrimonio».
I tempi però sono cambiati,
le famiglie sono più fragili.
«E lo diventeranno sempre
di più, anche per effetto di questa accelerazione. Per questo
credo sia necessaria un’opera
di formazione delle coppie: devono sapere a cosa vanno incontro quando, per esempio,
uno dei due sceglie di non fare
carriera per dedicarsi ai figli,
che è la situazione che più frequentemente incontriamo. Il
mio consiglio, quando ci si
sposa, è di fare un patto prematrimoniale».
In Italia, però, non hanno
valore.
«È vero, ma in caso di divorzio i giudici in qualche modo
ne tengono conto».
Eppure negli altri Paesi si
divorzia subito.
«A parte che anche altrove
sono previste delle pause, negli
altri Paesi il divorzio è o consensuale o colpevole. In un Paese liberale come l’Inghilterra,
per esempio, i motivi, e le responsabilità, hanno un peso
molto forte, mentre in Italia
non ne hanno più. In Inghilterra la parte debole è fortemente
tutelata: in sede di divorzio si fa
una ricognizione completa dei
presupposti del matrimonio,
delle cause del suo fallimento e
anche di tutti i beni della coppia».
Quali altri effetti avrà il divorzio veloce?
«Assisteremo a un aumento
delle sentenze parziali, ovvero
si avrà la sentenza di divorzio
ma si continuerà la causa per
disciplinare gli effetti patrimoniali. E ci sarà un aumento delle cause per danni. Lo vediamo
già, è la conseguenza dell’affievolirsi della colpa».
Oggi è possibile separarsi
nello studio dell’avvocato,
non è che vince chi ha più denaro per pagare le parcelle?
«Queste riforme chiamano a
un grande recupero dell’avvocatura, è necessario essere all’altezza di questo compito, saper essere il più possibile guida
etica del proprio assistito arrivando a una posizione di terzi
se ci sono dei figli. Questo non
sempre le parti lo consentono.
E le continue richieste di modifica presentate in tribunale ci
dicono anche che spesso le
persone non sono contente dei
propri legali. Col divorzio breve, però, assisteremo a una riduzione, se non eliminazione,
delle modifiche. E probabilmente avremo una diminuzione del turismo divorzile».
Maria Silvia Sacchi
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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

CRONACHE

25

Cosa c’entrano la Curva
Nord di uno stadio e un vaso
da giardino con la matematica? Con una di quelle equazioni del tipo ax2+bx+c=0 su cui si
sono spaccate la testa generazioni di studenti? Apparentemente niente. E invece tutto (o
quasi) può essere interpretato
attraverso un modello matematico. Anche una fioriera. È
questa la sfida della nuova
prova di Maturità che i nostri
ragazzi affronteranno il 18 giugno. Ieri si sono svolte le prove
generali. Sessantamila studenti di 1.546 licei Scientifici si
sono cimentati con una simulazione del famigerato scritto
di matematica «fabbricata»
dal ministero dell’Istruzione
proprio per permettere ai maturandi di prendere le misure
con quello che li aspetta. Un
banco di prova tanto più importante dal momento che
quest’anno si diplomano i primi «figli della riforma Gelmini» e, di conseguenza, la prova
di matematica subisce un primo restyling per andare incontro alle nuove indicazioni
nazionali che prevedono un
approccio meno astratto, più
incentrato sul problem solving, sulla soluzione di problemi concreti.
Spiega Anna Brancaccio, dirigente del Miur: «Rispetto alla vecchia prova, in cui ai ragazzi veniva data una funzione
e dovevano solo calcolarne il
risultato, qui si dice loro: data
questa situazione trovate voi la
soluzione più adatta». Per capire di cosa stiamo parlando,
basta andare a leggere il testo
dei due problemi proposti ieri.
Come in un gioco di ruolo, nel
primo viene chiesto allo studente di mettersi nei panni del
responsabile della Curva Nord
dell’impianto sportivo della

ILLUSTRAZIONE DI ALBERTO RUGGIERI

Ieri la prova
di 60 mila ragazzi
del liceo
Scientifico
Al via
dal 18 giugno

«Gestisci il flusso dei tifosi in curva»
Così cambia l’esame di matematica
Nella simulazione della Maturità numeri usati per risolvere problemi concreti
Lo stadio
● Si chiede
all’alunno
di risolvere
il problema
immaginando
di essere
il responsabile
della
gestione
del settore
«Curva Nord»
di uno stadio:
sulla base
di una serie
di indici,
deve
calcolare
e organizzare
il flusso
in entrata
e in uscita
dei tifosi

Il caso

I giovani e i no a Expo
«Non siamo fannulloni»
MILANO (e.so.) I giovani si sono scatenati sulla
Rete: «Non siamo fannulloni». La notizia che
circa l’80 per cento degli under 29 ai quali Expo
ha proposto un contratto semestrale da
apprendisti, pagato 1.300-1.500 euro in base al
contratto nazionale e comprensivo di
straordinari e festività ha fatto discutere e molti
sono intervenuti sui social per segnalare, fra
l’altro, che a loro Expo aveva proposto
retribuzioni più basse. In serata la società ha
riepilogato la situazione ricordando che le
assunzioni (completate) di giovani con
incarichi temporanei sono state divise in tre
gruppi: 406 Apprendisti, con una retribuzione
netta mensile pari a circa 1.300 euro; 247 Team
Leader, con un’età media di 36 anni e con una
retribuzione netta mensile di circa 1.700 euro;
82 Stagisti con un rimborso mensile, come da
accordo sindacale, di 500 euro. Come scritto
dal Corriere, tra i posti disponibili per gli
apprendisti si sono registrate le principali
defezioni: su 27 mila candidature arrivate, sono
stati selezionati i 645 profili migliori e metà di
questi non si è presentato alla firma del
contratto (molti senza neppure informare,
alcuni perché avevano nel frattempo trovato
altro). Si è proseguito con un secondo giro di
colloqui (e con altre defezioni) e poi con un
terzo fino a che si è completata la squadra: nel
frattempo, quasi l’80 per cento di chi avrebbe
potuto avere quel posto aveva detto di no.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

propria città e di determinare
la capienza massima del settore, l’andamento degli ingressi
e delle uscite, il numero medio di spettatori presenti. Nel
secondo, invece, di immaginare di essere il dipendente di
un’azienda di prodotti da giardino al quale il direttore di reparto ha chiesto di rivedere il
disegno di un vaso portafiori
disegnato da un collega.
«In gioco — spiega ancora
Brancaccio — è una nuova didattica matematica incentrata
non più solo sulle conoscenze
ma anche sulle competenze,
su quello che uno sa fare con
quello che sa». Un modo, anche, per tentare di recuperare
il gap dei nostri ragazzi con i
loro coetanei di altri Paesi assai più avvezzi a questo tipo di
prove contestualizzate. Come
ben dimostrano i test Ocse-Pi-

sa da cui, nonostante i miglioramenti, i quindicenni italiani
escono sempre con le ossa
rotte.
Non sorprende dunque che
nella prima simulazione, fatta
un paio di mesi fa, a fronte di
un 56% di ragazzi che ha superato il test, un altro 44% sia risultato insufficiente. Mentre
in un monitoraggio effettuato
nel 2014 dall’associazione Mathesis sulla Maturità le sufficienze erano il 75% e le insufficienze il restante 25% (un dato
che però non tiene conto del
«cheating», di chi copia o viene aiutato dai prof).
Dice il professor Domingo
Paola, docente al liceo Giordano Bruno di Albenga, autore
con altri 252 prof di liceo e
università di una lettera al ministro Stefania Giannini in cui
si segnalavano alcuni punti di

debolezza della prima simulazione: «Questa volta mi pare
che il primo problema sia abbastanza centrato e interessante: propone una situazione
semplificata ma non banale,
con domande che toccano diversi contenuti fondamentali
del percorso di studi. Il secondo, invece, propone una situazione irrealistica, sotto certi
aspetti caricaturale. Molto
meglio allora formulare un
problema classico di geometria».
Anche se nessuno contesta
l’importanza di un approccio
più centrato sui problemi concreti, il dubbio è semmai che
partire con questo tipo di prove in occasione della Maturità
rischi di prendere in contropiede più di un ragazzo.
«Risolvere problemi è al
cuore dell’attività matematica.

Il vaso
● Nella
seconda prova
di matematica
l’alunno deve
posizionare
un vaso in un
giardino. In
questo caso
«finge» di
essere un
dipendente di
un’azienda che
produce articoli
da giardino e
che ha ricevuto
l’incarico di
rivedere il
disegno di un
vaso portafiori
che era stato
realizzato da
un altro collega

Uno studente che completa il
liceo scientifico non dovrebbe
essere in difficoltà di fronte ad
attività di problem solving —
dice ancora il professor Paola
—. Hans Freudenthal faceva
riferimento a due dimensioni
ugualmente importanti della
matematica: quella orizzontale, rivolta alle applicazioni, e
quella verticale, più astratta. In
Italia ci sono moltissimi insegnanti attenti a costruire ambienti di insegnamento fondati su un equilibrio delle due dimensioni. E altrettanti meno
propensi a inserire attività di
modellizzazione».
Come sempre, la costruzione del successo scolastico dei
nostri figli, non può che passare un’adeguata formazione
dei loro docenti.
Orsola Riva
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Comunicato sindacale
Cari lettori,
oggi per il Corriere della Sera è una giornata
molto importante: si riunisce l’assemblea dei soci
che approverà il bilancio 2014 e nominerà il
nuovo consiglio di amministrazione. Siamo a un
momento di svolta per il nostro e vostro giornale.
Come primo atto, il board dovrà scegliere il
futuro direttore del Corriere. Nel luglio scorso il
vertice di Rcs Mediagroup ha deciso che il
mandato di Ferruccio de Bortoli sarebbe
terminato a fine aprile di quest’anno. Mai prima
d’ora era stata annunciata con un anticipo di nove
mesi la fine di una direzione. Questo ha creato
una situazione di incertezza che non ha
compromesso la qualità del giornale solo grazie
alla professionalità dimostrata dalla redazione e
dalla direzione. In una fase così delicata, il
Comitato di redazione del Corriere della Sera, in
rappresentanza di tutti i giornalisti della testata,
chiede al nuovo Cda e agli azionisti di Rcs
Mediagroup di procedere nel più rapido tempo
possibile all’indicazione del nuovo direttore, così
da poter attivare la procedura di nomina come
regolato dagli accordi vigenti dal 1977. Il Cdr
chiede che la scelta rispetti i valori contenuti
nello statuto del Corriere della Sera. Il nuovo
direttore dovrà preservare l’autorevolezza,
l’indipendenza e la libertà di questo giornale,
evitando commistioni tra marketing o pubblicità
e informazione giornalistica. Dovrà avere un
mandato pieno, non a termine. Inoltre dovrà
salvaguardare i livelli occupazionali e la centralità
della redazione del Corriere: anche da questo
dipende la qualità dell’informazione che
offriamo tutti i giorni, su carta, online o sulle
varie piattaforme digitali. Per noi, cari lettori,
questi sono requisiti fondamentali, inderogabili.
Il Cdr
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

La storia

di Riccardo Bruno

CRONACHE

No ai ministri e no a Cofferati
Alessandria, i veti sul 25 Aprile
La lite tra sindaco pd e Anpi nella città in default da tre anni
sindaco di Bologna e poi ha
scelto un seggio sicuro candidandosi in questo collegio. Ma
noi qui non l’abbiamo mai visto...». «Sono falsità, insulti
gratuiti — ribatte l’ex segretario della Cgil —.Denunciare
brogli, peraltro verificati, è un

DAL NOSTRO INVIATO
ALESSANDRIA A settant’anni dalla Liberazione il clima da queste parti non è proprio pacifico.
Ci si è accapigliati perfino su
chi dovesse tenere l’orazione
ufficiale del 25 Aprile. Maria
Rita Rossa, insegnante di latino
da tre anni sindaco di Alessandria, renziana doc con il pallino del rigore, voleva fare le cose in grande e aveva pensato di
chiamare un ministro. Come
Maria Elena Boschi, responsabile delle Riforme. Ma l’Anpi
ha dato prova di resistenza. No
categorico, così come al Guardasigilli Andrea Orlando e perfino al ministro della Difesa
Roberta Pinotti. «Alle celebrazioni non partecipano rappresentanti del governo, è una
consuetudine — spiega Roberto Rossi, vice presidente della

dovere e appartiene a quei valori di legalità che proprio nella
Liberazione trovano fondamento. Anche questa miseria è
il segno dei tempi».
Chissà come sarà dunque
questo 25 Aprile ad Alessandria, dove hanno vinto e perso

Le tappe

Il dissesto

Le tasse

I tagli

Nel 2012 viene dichiarato il
dissesto finanziario del
comune di Alessandria che
non è più in grado di fare
fronte ai debiti accumulati.
Questi ultimi ammontano a
circa 216 milioni

Una delle prime
conseguenze è che
l’amministrazione pubblica
è costretta ad aumentare le
tasse locali, portando le
aliquote al massimo
consentito dalla legge

Altra drastica misura che il
Comune piemontese è stato
costretto ad adottare è il
taglio dei pagamenti. I
fornitori, in particolare, si
sono visti riconoscere
soltanto il 50% del dovuto

tutti. L’orazione ufficiale la terrà lo stesso sindaco, con un saluto del presidente locale dell’Anpi, il comandante «Ivan»
Pasquale Cinefra, 89 anni, che
la guerra (vera) l’ha fatta.
Non trovarsi d’accordo, per
usare un eufemismo, sembra
un difetto diffuso in questa città che da tre anni è ufficialmente in «dissesto finanziario». Pochi giorni fa la Corte dei
Conti ha sentenziato che all’ex
sindaco e ai suoi uomini, già
condannati per danno erariale,
non può essere attribuita la pena ulteriore dell’incandidabilità. Piercarlo Fabbio, l’ex primo
cittadino con la passione per i
libri e il cinema, attuale capogruppo del centrodestra, la
considera una vittoria: «I giudici hanno detto che non siamo stati noi a produrre il dissesto. Abbiamo ereditato conti



Non potevo
far parlare
chi ha
denunciato
il partito
Maria Rita
Rossa

27

disastrati. Invece il mio successore ha scelto la linea del risanamento, benissimo, ma ha
fatto mancare gli investimenti.
In cinque anni noi avevamo
messo in campo 164 milioni,
loro in tre solo 2,8».
Il sindaco Rossa sente le cifre
e sorride: «Quando siamo subentrati noi le casse erano vuote, potevamo indebitarci per 19
centesimi. La Corte dei conti ci
imponeva di dichiarare il dissesto, non avevamo scelta».
Rossa è ultima nella classifica del gradimento dei sindaci
del Sole 24Ore. Difficile fare
meglio quando le imposte sono al massimo e mancano i soldi per rappezzare le strade.
«Entro un paio di mesi però
tutto il debito da 216 milioni sarà estinto — assicura —. E partiranno nuovi progetti come il
teleriscaldamento o l’efficientamento energetico degli edifici pubblici». Segnali di ripresa,
che registrano anche le imprese. «Le previsioni per il prossimo trimestre hanno dati molto
positivi, per la prima volta dopo 7 anni» fa sapere Beppe Monighini, dell’Ufficio studi della
Confindustria provinciale.
Forse i conti stanno tornando a posto. Per il clima di accuse e sospetti, probabilmente ci
vorrà ancora un po’ di tempo.
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L’ex sindacalista
«La legalità è un valore
della Resistenza,
contro di me solo
insulti del sindaco»

Ischia e il caso Cpl Concordia

sezione di Alessandria dell’Associazione dei partigiani —. E
poi siamo contrari alla riforma
elettorale e a quella costituzionale di questo esecutivo. Quella della Liberazione deve essere
una festa di tutti».
Il sindaco non l’ha presa bene: «Far venire in città un ministro era un atto di riguardo, e
invece mi hanno opposto un
diktat furioso, ideologico.
Quando ho fatto notare che
non si poteva dire di no a un
governo antifascista, sapete cosa mi hanno risposto? “Loro dicono di esserlo”. Neanche
quando c’era Berlusconi si era
arrivati a tanto».
Anche l’Anpi, dal canto suo,
aveva suggerito il proprio candidato: Sergio Cofferati. Che al
sindaco Rossa, fedelissima del
premier, è sembrata più una
provocazione. «Certo che ho
detto di no — reagisce —. Non
ritengo che sia giusto dare la
tribuna a chi ha denunciato il
partito dopo aver perso le primarie, che ha tradito la speranza di innovare il centrosinistra,
che si è accontentato di fare il

TARANTO L’Ilva in
amministrazione straordinaria
riconosce le colpe dei Riva e
chiede al ministero dello
Sviluppo Economico il
permesso per patteggiare la
pena. La decisione, per nulla
scontata, è stata comunicata
dai legali dell’azienda nel
corso dell’udienza preliminare
sul disastro ambientale. L’Ilva
è una delle tre società
imputate ai sensi della legge
del 2001 che punisce la
responsabilità delle imprese.
Intanto, il pm Mariano
Buccoliero ha chiesto la
condanna a 8 anni per Roberto
Primerano, funzionario di
Arpa Puglia, per falso
ideologico, in disastro doloso
e avvelenamento di acque.

Deciso e spiazzante, Giosi
Ferrandino ha ritirato le
dimissioni da sindaco di
Ischia. Dalla cella del carcere di
Poggioreale dove è detenuto
dal 30 marzo scorso, il primo
cittadino ha spedito una
lettera alla Prefettura di Napoli
e al Segretario generale del
Comune nell’ultimo giorno
utile per il dietrofront. «Lo
faccio al solo fine di evitare il
commissariamento, in un
momento di grave crisi
economica e sociale», ha
spiegato in due pagine scritte a
mano. Ferrandino, eletto per il
Pd (che l’ha sospeso) è
indagato nell’ambito
dell’inchiesta sull’appalto della
Cpl Concordia per la
metanizzazione dell’isola, non
intenderebbe in realtà tornare
sulla tolda di comando del
Comune e demanda «ogni
decisione al Consiglio
comunale che potrà
autonomamente decidere ,
nella consapevolezza che a
reggere le sorti sarà l’attuale
vicesindaco, persona di grande
esperienza». Giustifica la
mossa a sorpresa con
l’esigenza di evitare il blocco
«delle attività amministrative
in corso, consistenti in opere
pubbliche, riordino delle
società partecipate, revisioni
della spesa e delle risorse e
attività preparatorie della
stagione turistica». Il
ripensamento di Ferrandino
ha imbarazzato i suoi stessi
legali, preoccupati per le
eventuali ripercussioni
negative sul procedimento
giudiziario in corso. Le
dimissioni dalla carica
pubblica erano infatti il gancio
al quale avevano ancorato la
richiesta di revoca
dell’ordinanza di custodia in
carcere davanti al Riesame.
«Come collegio difensivo nulla
sapevamo di questa
iniziativa», ha detto l’avvocato
Genny Tortora che con Alfonso
Fargiuele difende il primo
cittadino. Comunque vada,
una cosa è certa: Ferrandino,
con un atto formale, è tornato
ad essere sindaco di Ischia, sia
pur da detenuto.
A. P.

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Disastro ambientale

I commissari Ilva
chiedono
di patteggiare

Il primo cittadino
revoca le dimissioni
ma resta detenuto

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

CRONACHE

29
#

Il tesoro

La storia
● Durante il
weekend di
Pasqua a
Londra c’è
stato un
grande furto in
un deposito di
gioielli e pietre
preziose ad
Hatton Garden.
Il valore del
bottino è stato
stimato in 200
milioni di
sterline (280
milioni di euro)
● I ladri hanno
bloccato un
ascensore al
secondo piano
dello stabile,
poi si sono
calati nel
caveau
attraverso la
tromba
dell’ascensore
fino al seminterrato dove si
trova il deposito. Hanno
forzato
l’entrata,
bucando una
spessa parete
di cemento
● Nell’assalto
al caveau sono
state usate
anche seghe ,
per riuscire ad
aprire le pareti
del deposito
con i gioielli

A destra,
il caveau e
le cassette
di sicurezza
scassinate
dai ladri. Questi
ultimi sono
passati da un
foro nella parete
di cemento
praticato con un
comune
utensile da 5
mila euro (foto a
sinistra) (Afp)

Il maxi colpo di Pasqua
Cinque giorni sottoterra
per entrare nel caveau
Londra, le foto del muro bucato: bottino da 280 milioni
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Per violare il caveau di
Hatton Garden, la «strada del
te s o r o » n e l q u a r t i e r e d i
Camden, hanno trascorso le
vacanze pasquali sottoterra, dal
giovedì 2 aprile al lunedì 6, per
sfondare quel muro di cemento spesso più di mezzo metro
che li divideva dalla cassette di
sicurezza. Ci sono riusciti utilizzando una carotatrice, marca
«Hilti DD350», che da listino
costa sui 5mila euro, la metà se

LONDRA

già usata e comperata su Ebay.
Una spesa irrisoria se si pensa
che il colpo ha fruttato dai 60 ai
200 milioni di sterline (dagli 84
ai 280 milioni di euro) in gioielli, oro, diamanti.
Le foto della rapina londinese, diffuse da Scotland Yard,
sono la sceneggiatura perfetta
di un assalto in grande stile
compiuto da un gruppo di professionisti, forse gli stessi che
nel 2013 e sempre con una carotatrice depredarono la Volksbank a Berlino, accontentan-

dosi allora di preziosi per una
decina di milioni di euro. Hanno agito sicuri davanti alle telecamere a circuito chiuso, travestiti da operai del gas, con elmetto protettivo, con occhiali e
cuffia protettivi, con scarpe
protettive, l’armamentario previsto per l’utilizzo in sicurezza
di tale macchina, una diavoleria rumorosa (ma nessuno ha
sentito) che perfora anche gli
strati minerali più duri.
La sequenza è stata ricostruita nei dettagli. La banda è arri-

70
Cassette
di sicurezza
svaligiate
durante il colpo
messo a segno
nel weekend
di Pasqua

vata con un pulmino in Hatton
Garden, la via dei commercianti di gioielli, oro e diamanti (55
negozi). Hanno aspettato che
l’ultima guardia lasciasse il palazzo delle cassette di sicurezza
giovedì tardo pomeriggio. Poi
con l’aiuto di un basista che conosceva alla perfezione i locali
hanno disattivato gli ascensori
al secondo piano e l’allarme, si
sono calati con le corde nel sotterraneo, hanno tagliato le inferriate e anziché fare saltare la
porta blindata hanno comin-

ciato a perforare la parete di cemento.
Pazienti, hanno lavorato
quattro notti e dal buco creato
(alto 25 centimetro largo 45)
sono entrati nel caveau, poi col
piede di porco hanno aperto le
cassette. Il lunedì dell’Angelo
se ne sono andati col malloppo: i «fantasmi» del secolo nel
fortino di Hatton Garden. Beffa
alla superblindata Londra.
Fabio Cavalera
fcavalera
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

CRONACHE

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FOTO DI ALTAF QADRI/ASSOCIATED PRESS

Il giorno della Terra

Obama (e il mondo) alla sfida
dei cambiamenti climatici
dal nostro inviato Giuseppe Sarcina

NEW YORK Sullo sfondo le paludi vere di
Everglades in Florida e quelle metaforiche, ma
molto più insidiose, delle primarie
presidenziali. Barack Obama celebra «il giorno
della Terra», quarantacinquesima edizione,
con un discorso pensato soprattutto per il
fronte interno. Il leader della Casa Bianca ha
preso un impegno gravoso: ridurre le emissioni
di anidride carbonica del 25-28% entro il 2030,
partendo dal livello raggiunto nel 2005. Il

presidente ha scelto non a caso i territori semi
sommersi della Florida meridionale. Se il
riscaldamento globale dovesse aumentare
mediamente di 2 gradi, la marea inghiottirebbe
le Everglades e, secondo il National Climate
Assessment, sfigurerebbe Miami. La scelta
ambientalista di Obama è da anni contrastata
dall’influente lobby dei produttori di greggio
che si raccoglie nell’American Petroleum
Institute e intorno alle grandi industrie

«energivore», come la ConocoPhillips o la Koch
Industries. Questo schieramento minimizza
l’allarme sul climate change e mette a
disposizione oltre un miliardo di dollari per
finanziare i politici disposti a ostacolare le
mosse di Washington. Gara già aperta tra i
candidati repubblicani, a cominciare proprio
da Marco Rubio, che in Florida è nato, e da Jeb
Bush che qui è stato governatore per otto anni,
fino al 2007. © RIPRODUZIONE RISERVATA

BRUXELLES E LE REGOLE SULL’IMPORTAZIONE

Così gli Ogm rischiano di allontanare
l’accordo commerciale Europa-Usa
Il Ttip
● La sigla Ttip
(Trade and
Investment
Partnership,
Partenariato
transatlantico
per il commercio e gli investimenti) indica
l’accordo
commerciale di
libero scambio
in corso di
negoziato dal
2013 tra
Europa
e Stati Uniti
● Lo scopo
è di integrare
i due mercati,
riducendo i
dazi doganali
e rimuovendo
in molti settori
le barriere
non tariffarie
(differenze nei
regolamenti
tecnici, procedure di omologazione, standard sui prodotti, regole
sanitarie e
fitosanitarie),
con l’obiettivo
di facilitare
il flusso
degli
investimenti

di Danilo Taino
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

I negoziatori europei
che stanno discutendo con gli
americani il Ttip, la Partnership transatlantica sul commercio e gli investimenti, ieri
allargavano le braccia. Confusi,
demoralizzati. È che stavano
trattando con i loro colleghi di
Washington su una serie di
questioni finalizzate a creare
un mercato unico e aperto tra
le due sponde dell’Atlantico
quando è arrivata la conferma
che la Commissione europea è
strabica.
Ieri, la Ue ha presentato la
sua proposta per il trattamento
delle importazioni in Europa di
Ogm, organismi geneticamente modificati. Importazioni —
attenzione — non coltivazione.
Dice che ognuno dei 28 Paesi
membri dell’Ue potrà decidere
di vietare le importazioni di
prodotti trattati geneticamente
per ragioni di «prevalente» interesse pubblico. Cioè indipendentemente da qualsiasi analisi scientifica sulla pericolosità
o meno di questi prodotti: sostanzialmente, sulla base di un
giudizio morale o ideologico o
di opportunità politico-commerciale. L’iniziativa presa dalla Commissione Ue e, pare, fortemente voluta dal suo presidente Jean-Claude Junker, crea
un problema serio ai negoziatori europei del Ttip. I governi
della Ue hanno dato loro il
mandato di cercare, con successo, un accordo con gli americani: l’iniziativa di ieri, inve-

BERLINO

ce, getta parecchia sabbia negli
ingranaggi della trattativa.
Non è solo il fatto che questa
proposta, che dovrà essere discussa dal Parlamento di Strasburgo e poi dal Consiglio europeo, tende a creare un patchwork di regole per il quale
chi esporta prodotti Ogm in
Europa rischia di non raccapezzarsi — in contraddizione
con il mercato unico europeo,
che è la ragione per la quale
l’America (ma chiunque altro)
negozia con il blocco dei 28 Paesi e non con uno per volta. Il
fatto è che la proposta di Junker



La parola

OGM
La sigla Ogm identifica gli
«organismi geneticamente
modificati». Quelli, cioè, il
cui Dna viene cambiato
grazie alle tecniche
dell’ingegneria genetica
che consentono di
aggiungere, modificare
o eliminare elementi

e dei commissari sembra fatta
apposta, nei contenuti e nella
tempistica, per creare problemi ai negoziatori europei, in
questi giorni impegnati a New
York nella trattativa. E mette in
difficoltà il Ttip.
Sin dall’inizio del negoziato
transatlantico, la Ue ha detto
agli americani che gli Ogm sarebbero stati fuori dagli argomenti sui quali si può trovare
un accordo: l’Europa, infatti, è
divisa tra chi è contrario a tutto
tondo — ad esempio Francia,
Austria e in buona misura Germania e Italia — e chi è favore-

Il blitz di Michela Brambilla in Liguria

Liberati i cavalli dell’Aveto: «Ora agisca la Regione»
È andata di persona ad aprire
il cancello e liberarli. Il
sindaco di Borzonasca
(Genova), Giuseppino
Maschio, li aveva catturati due
settimane fa perché
«minacciavano i raccolti e
creavano problemi al traffico».
Ma Michela Vittoria Brambilla,
con le volontarie del Wild
Horse Watching, è riuscita a
far liberare la decina di cavalli
selvaggi dell’Aveto. Gli animali
sono tornati nel loro ambiente
naturale. La prossima
«missione» è convincere la
Regione Liguria che questi
cavalli sono patrimonio della
collettività e, in quanto tali,
vengano tutelati. Sono una
quarantina in tutto e vivono
nella valle da circa vent’anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

vole — Gran Bretagna, Spagna,
Olanda. Però gli Ogm rimanevano una questione negoziale,
aperta. Ora, la proposta della
Ue li toglie di fatto dal tavolo
delle trattative e questo ha già
offerto agli americani una ragione per puntare il dito e sostenere che ciò crea problemi
ai negoziati Ttip. Di fronte alla
chiusura europea, dicono a
Washington, sarà difficile superare le resistenze politiche e
di lobby di chi in America ha
dubbi sul patto transatlantico,
in particolare le organizzazioni
degli agricoltori che esportano
Ogm in Europa. La mossa di
Bruxelles, insomma, consente
agli americani di mettere in
dubbio la volontà degli europei
di arrivare a un accordo serio.
«Dividere la Ue in 28 mercati
per la circolazione di certi prodotti sembra in contraddizione
con l’obiettivo della Ue di approfondire il mercato interno»,
ha commentato Michael Froman, il Rappresentante commerciale di Barack Obama. Gli
ambasciatori a Bruxelles di Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina, Paesi esportatori di
Ogm, nei giorni scorsi hanno
scritto alla Commissione Ue
per rappresentare le loro preoccupazioni e hanno messo in
dubbio che la proposta di Bruxelles sia in linea con le regole
dell’Organizzazione mondiale
del Commercio.
Al momento, nella Ue è permesso coltivare solo un mais
Ogm della Monsanto. L’importazione di prodotti geneticamente modificati, però, è diffusa, soprattutto nell’alimentazione animale: si calcola che il
90% della soia che arriva nella
Ue dalle Americhe per mangimi lo sia. Nei prossimi giorni
vedremo se l’iniziativa di Bruxelles ha modificato geneticamente le trattative Ttip.
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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

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Proposte Finora, per accogliere i migranti, ci si è affidati
a centri ormai al collasso. Seguendo l’esempio di altri Paesi,
bisogna individuare aree libere e comode da raggiungere,
dove offrire opportunità di impiego in attesa di altre sistemazioni

ANALISI
& COMMENTI

DORIANO SOLINAS

● Il corsivo del giorno

di Nicola Saldutti

I TASSI AZZERATI
E IL PARADOSSO
DEI MUTUI
CHE NON CALANO
SEGUE DALLA PRIMA

M

a che cosa
accade ora
che gli
interessi sono
addirittura
diventati negativi? Negli
anni scorsi eravamo
abituati a tassi in continuo
rialzo e in quel caso
l’adeguamento non
ammetteva quasi mai
deroghe. Era istantaneo.
Adesso lo scenario si è
letteralmente capovolto: in
teoria, se un debito ha un
tasso negativo questo
vorrebbe dire che il
creditore (nel nostro caso
la banca che ha erogato il
mutuo) dovrebbe iniziare a
restituire qualcosa di più
al proprio cliente. I
contratti di mutuo
prevedono uno spread
(differenziale) fisso (che va
dallo 0,5 al 3-4%) al quale
si aggiunge il tasso
Euribor. Nei contratti di
solito sono previste due
clausole, l’arrotondamento
per eccesso ( e quindi
-0,001 diventa 0) oppure
una sorta di clausola di
salvaguardia in base alla
quale sotto una certa soglia
non si può andare. Eppure
in caso di spread ancora
particolarmente elevati per
i clienti sarebbe un bel
segnale se la banca
scalfisse quella soglia per
riconoscere ai
risparmiatori la quota di
interessi negativa sotto
forma di rimborso. Qualche
istituto ha cominciato a
farlo.
Una cosa è certa: il sistema
bancario internazionale ha
qualcosa (anzi molto) da
farsi perdonare sul fronte
dell’Euribor, dopo alcune
inchieste si è scoperto che
quel numerino così
importante per milioni di
clienti che versano ogni
mese la loro rata, veniva
manipolato. Aggiustato in
base alle posizione più
vantaggiose per alcuni
istituti di credito
internazionali (le banche
italiane non sono mai state
coinvolte). Difficile
calcolare quale sia stata la
perdita per i consumatori
in questi anni. Adesso che i
tassi sono negativi, anche
se dovesse durare solo per
pochi mesi, un piccolo
segnale potrebbe avere un
grande significato di
attenzione. E, forse, a
pensarci bene, di
risarcimento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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S

arà bene non illudersi. Con la bella stagione e il
mare calmo, i viaggi della disperazione faranno
meno morti, ma moltiplicheranno gli sbarchi. E
in attesa di decisioni al vertice europeo, non sono immaginabili a breve termine una stabilizzazione della Libia e un contenimento del conflitto
in Siria, i due Paesi da cui proviene il maggior
numero di profughi. Le stime dei prossimi arrivi
sono spaventose. Al di là dello sciacallaggio politico e dei germi xenofobi che continuano a cir-

AGIRE (ANCHE DA SOLI)
E TROVARE SOLUZIONI
di Massimo Nava
colare, non c’è dubbio che — per rispetto delle
vittime e di noi stessi, come esseri umani — sia
prevalso nel comune sentire un atteggiamento
di solidarietà e un impulso ad agire, a trovare
contromisure persino militari, a sviluppare una
rete di accoglienza il più possibile efficace.
Ma qui sta il punto. La gravità della situazione
sollecita misure tecniche e normative urgenti e,
al tempo stesso, impone di ragionare sulla dimensione del fenomeno e sulle effettive possi-

bilità di metterle in pratica. L’Italia lamenta di
essere lasciata sola e invoca l’intervento europeo, ma stigmatizzando la debolezza e l’inanità
dell’Europa si dimentica che esistono trattati
(Dublino) sottoscritti dai singoli Paesi e che il
primo passo per un intervento europeo è il frutto della solidarietà e della coesione di governi e
Stati.
È probabile che l’Italia, sul fronte dell’emergenza quotidiana, debba continuare a cavarsela
da sola, contando sull’eroismo di militari e volontari e sul senso civico delle comunità direttamente coinvolte nel primo impatto. Di conseguenza, occorre studiare nuove iniziative di prima urgenza, un po’ come si fa al pronto soccorso dopo un grave incidente. Finora ci si è affidati
ai centri di accoglienza ormai al collasso, allo
smistamento di centinaia di migranti nelle regioni, all’improbabile idea di montare tendopoli in qualche comune. Ma così è impossibile
procedere in modo capillare a controlli, filtri,
esami di domande d’asilo. C’è il rischio che —
dopo emozioni e solidarietà — riaffiorino ostilità, senso d’insicurezza dei cittadini, razzismo,
appelli alla «ruspa».
L’emergenza dovrebbe suggerire soluzioni
eccezionali. Ad esempio, fare affluire i migranti
in una o più zone più facilmente gestibili e abbastanza capienti da ospitare non centinaia, ma
migliaia di persone. Turchia, Giordania, Libano
si sono organizzati così. Naturalmente con l’impegno solenne che i campi profughi siano provvisori.
Pensiamo ad esempio a un’isola come Pianosa, nell’arcipelago toscano. È un paradiso naturale, praticamente deserto, in cui non sono per
fortuna previsti progetti di sviluppo turistico o
urbanistico. Ci sono le strutture dell’ex carcere
che consentirebbero di organizzare prima accoglienza, cucine, ospedale da campo, zone per
bambini e partorienti. La vicinanza alla costa e il
facile accesso potrebbero consentire di mettere
in pratica le misure più urgenti: trasporto malati e feriti più gravi, identificazione di scafisti,
trafficanti, criminali ed eventuali terroristi. Il
clima allevierebbe sofferenze e bisogni. Va da sé
che un’isola sarebbe facilmente sorvegliabile e
porrebbe un argine al penoso calvario di profughi vaganti sul territorio nazionale nel tentativo,
spesso vano, di raggiungere altri Paesi. Una dimensione più organizzata potrebbe anche favorire possibilità di lavorare sul posto, ricevere opportunità dal continente, organizzare rimpatri o
destinazioni verso Paesi europei.
È un’idea di cui chi scrive si assume la responsabilità. Facile attendersi polemiche quando si
immagina un’area di «concentrazione» di profughi. Ma l’emergenza impone anche uno sforzo di fantasia e il rischio della provocazione, se il
fine è accogliere di più e meglio e di inventare
qualche cosa contro il tempo, metereologico e
del calendario. A Pianosa, le visite di turisti sono
regolamentate. Gli attracchi proibiti. Nessun
abitante protesterà. Dai tempi di Napoleone in
esilio all’Elba, i soli residenti sono i guardiani.
(Per inciso, alla Maddalena, abbiamo costruito
strutture per un G8 mai avvenuto).
mnava@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015



RIFORMA ELETTORALE

LA SPINTA AL BIPARTITISMO
CHE NELL’ITALICUM NON C’È

COMMENTI
DAL MONDO

di Giovanni Belardelli

Ritorno al passato Renzi sostiene
che il sistema in discussione
porterebbe l’Italia verso un nuovo
assetto. In realtà si tornerebbe
a una condizione simile
a quella vissuta dal nostro Paese
ai tempi di Giolitti e poi della Dc

L

o scontro politico interno ed esterno al Pd,
legato alla sostituzione
dei dieci membri della
commissione Affari
costituzionali della Camera
non allineati col presidente del
Consiglio, sembra aver messo
ancor più in ombra i contenuti
della nuova legge elettorale. A
cominciare da un punto che
pure di dubbi e perplessità ne
dovrebbe suscitare: la possibilità che l’Italicum spinga davvero il nostro sistema politico
verso un assetto di tipo bipartitico. Lo ha sostenuto più volte,
ancora nei giorni scorsi, Matteo Renzi senza suscitare alcuna particolare discussione. E la
cosa è davvero sorprendente,
visto che si tratta di una tesi di
dubbio fondamento. Si possono dire infatti molte cose sul
progetto di legge elettorale all’esame della Camera; è evidente, ad esempio, che esso garantirebbe la governabilità (sia pure al prezzo di dare la maggioranza dei seggi a chi ha avuto
solo una minoranza dei voti).
Ma che possa anche favorire il
bipartitismo, questo sembra
difficile.
Al momento il sistema politico italiano vede un solo partito in grado di superare il 30 per
cento dei voti e per il resto un
insieme — in continua ridefinizione — di partiti medi (Lega, Forza Italia, M5S), piccoli e
piccolissimi. Dunque nella si-

Frammentazione
Il sistema allo studio
genera dei «cespugli»
sovrastati da un
«partito della nazione»
tuazione esistente oggi, e presumibilmente nel prossimo futuro, quello che si configura è
un particolarissimo caso di
«monopartitismo». Per quanto
si tratti evidentemente di un
«monopartitismo democratico», rappresenterebbe egualmente un problema per chi
considera l’alternanza come un
elemento indispensabile in
una democrazia.
Questa situazione ha dietro
di sé molte cause e responsabilità, non può dunque essere direttamente imputata all’attuale
presidente del Consiglio (è forse colpa sua se Berlusconi,
piuttosto che cedere il controllo di FI, preferisce condannarla
all’irrilevanza e forse alla scomparsa?). Ma è anche vero che
l’Italicum sembra congegnato
proprio per accentuare una situazione del genere, che vede
un gigante — il Pd — circondato da molti cespugli, come ha
efficacemente scritto Antonio
Polito su queste colonne. In

particolare, l’aver abbassato al
3 per cento dei voti la soglia che
consente a un partito di ottenere seggi, favorendo la frammentazione politica, va nella
direzione esattamente opposta
a quella del bipartitismo evocato dal presidente del Consiglio.
Del resto, se una logica si
può individuare nella sua strategia politica, essa sembra tutt’altro che di tipo bipartitico. La
dura e insistita polemica con la
Cgil e con la sinistra del Pd lascia intendere che per Matteo
Renzi la nascita di una formazione alla sinistra del suo partito non sarebbe poi un dramma.
Anzi, sarebbe perfino una cosa
buona, non in una logica bipartitica (che implicherebbe al
contrario un Pd capace di tene-

Usa, i repubblicani
e la «lezione»
della California
alle presidenziali,

❞ Corsa
i repubblicani devono

re anche le correnti di sinistra
al proprio interno) bensì in
quella del «partito della nazione» — pure più volte evocato
da Renzi — che però del bipartitismo (e del bipolarismo)
rappresenta l’esatto contrario.
Lo dimostrano i casi dei due
partiti della nazione che a lungo hanno governato l’Italia, prima e dopo il ventennio fascista:
il partito liberale in epoca Giolittiana e la Democrazia cristiana nel dopoguerra. Fatte salve
le molte differenze (tra l’altro,
quello liberale aveva solo in
parte la struttura di un partito
come lo intendiamo noi oggi),
si trattava in entrambi i casi di
forze collocate al centro del sistema politico, che hanno governato ininterrottamente per

decenni grazie all’emarginazione dei partiti o gruppi esistenti
sulla destra e sulla sinistra. È
solo dopo il 1994 che questa
modalità di governo dal centro
ha potuto essere sostituita da
un assetto che, per quanti difetti avesse, era però di tipo, se
non bipartitico, bipolare.
Con l’Italicum si tornerebbe
probabilmente a una condizione molto simile a quella che il
Paese ha già conosciuto per
tanta parte della sua storia: più
che di un cambio di verso, insomma, rischierebbe di trattarsi — se vogliamo riprendere
un’altra espressione volentieri
utilizzata da Renzi — di un ritorno alla casella di partenza,
come nel gioco dell’oca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

imparare dalla California. È
quello che scrive un
editoriale del San Diego
Union-Tribune, diretto da
Jeff Light. Lo Stato della
West Coast è un laboratorio
dei cambiamenti
demografici in atto nel
Paese. E proprio su questo
fronte, i repubblicani non
hanno saputo intercettare le
novità. Dagli anni Ottanta,
con le presidenze Reagan e
Bush padre, il Gop ha
incassato una serie di
sconfitte in California. Stato
dove il peso sempre più
grande di quelle che una
volta erano solo minoranze,
come i latinos, ha fatto
spostare l’ago della bilancia
verso i liberal. E proprio su
politiche più attente a
latinos ed afroamericani si
gioca il riscatto del Gop.

a cura di Carlo Baroni

33

CRISI LIBICA

BASTA LITI
È IL TEMPO
DI POLITICHE
CONDIVISE
SEGUE DALLA PRIMA

È

una buona idea, promossa, tra gli altri,
dalla Comunità di
Sant’Egidio e, nel Senato italiano, da Luigi
Manconi. Ma non potrà funzionare se ogni Paese europeo
non accetterà di impegnarsi
pubblicamente sul numero
delle persone che è pronto ad
accogliere. Non può esservi alcuna soluzione se i Paesi dell’Ue non riconosceranno che a
questa emergenza occorre reagire con la stessa disponibilità e generosità con cui ciascuno di essi risponde alle proprie catastrofi nazionali.
I visti umanitari non saranno sufficienti e vi saranno
sempre persone pronte a rischiare la vita per tentare l’attraversamento del Mediterraneo. Occorre quindi distruggere le barche là dove sono all’àncora, in attesa dei loro
carichi umani. Ma queste sono
operazioni militari e d’intelligence che possono essere realizzate soltanto con la collaborazione delle autorità locali.
Quella della Libia è indispensabile, e non è escluso che sarà
necessario, prima o dopo, forzare la mano di coloro che non
vorranno collaborare. Piaccia
o no la Libia, oggi, è la quarta
sponda dell’intera Unione Europa.
Sarà meglio, invece, non
contare troppo sull’aiuto degli
Stati Uniti. Obama ha deciso di
trattare la questione mediterranea con gli stessi criteri con
cui molti Paesi dell’eurozona
hanno trattato la crisi greca:
quanto meno la si aiuta tanto
più la si costringe a rimboccarsi le maniche. Questo atteggiamento non dovrebbe dispiacerci. Come la crisi del
credito, anche quella dei barconi dovrebbe costringere
l’Europa ad affrontare il problema dei profughi non soltanto con uno sforzo finanziario condiviso, ma anche con
strumenti unitari. Se la crisi finanziaria ci ha regalato l’Unione bancaria e il meccanismo
salva Stati, perché la crisi dei
profughi e dei barconi non dovrebbe regalarci una Legione
europea, pronta a intervenire
là dove la frontiera di Schengen richiede operazioni comuni? È l’unità, in ultima analisi, il mezzo più efficace e persuasivo per affrontare questa
emergenza umanitaria.
Un’azione comune può essere,
per gli scafisti, il migliore dei
deterrenti.
Gli stessi criteri valgono per
l’Italia. Se Silvio Berlusconi è
veramente disposto a sostenere la politica del governo in
questa crisi, benvenuto. Vi sono momenti in cui è necessario litigare e ve ne sono altri in
cui una nazione esiste soltanto
se le sue maggiori forze politiche riconoscono l’esistenza di
interessi comuni, più importanti delle loro diverse ambizioni. Una politica condivisa,
in questo caso, presenterebbe
molti vantaggi: renderebbe
più incisiva l’azione del governo, isolerebbe il populismo
xenofobo della Lega e le divagazioni opportuniste del M5S,
dimostrerebbe che gli odiosi
insulti alle vittime, raccolti da
Gian Antonio Stella sul web
per il Corriere del 21 aprile,
non sono la voce dell’Italia.
Sergio Romano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

34

TRIBUNALE DI MANTOVA

Messaggio pubblicitario

Fallimento n. 38/2014 R.F.
Tintoria Elledue S.p.a. in liquidazione
Avviso di vendita azienda
1° Esperimento
I Curatori del Fallimento, Avv. Alberto Gandolfi e Dott. Luca Gasparini, procederanno ad una gara per la
vendita del complesso aziendale di pertinenza fallimentare, corrente in Castel Goffredo (MN) Via Gran
Bretagna n.1-3-5, avente ad oggetto l’attività di produzione, lavorazione, tintoria, confezione e commercio di calze, di articoli tessili, di filati, di abbigliamento e di accessori in genere, il tutto costituito:
- dai beni mobili strumentali all’azienda (impianti, macchinari, attrezzature, arredi e macchine d’ufficio,
autoveicoli, ecc.);
- dai rapporti di lavoro subordinato con il personale;
- da una pluralità di ulteriori contratti aziendali in corso (locazione immobiliare, locazione finanziaria,
assicurazione, comodato di apparecchiature hardware, concessione di utilizzo di software, ecc.).
L’azienda è meglio descritta nella relazione tecnica di stima predisposta dal Geom. Glauco Zunica in
data 05/02/2014 e pubblicata sul Portale dei Fallimenti di Mantova (www.fallimentimantova.com sezione Data Room).
L’azienda dovrà inoltre intendersi ceduta:
- con il vincolo del rapporto di affitto attualmente pendente con la società LVT S.p.a. fino alla scadenza
contrattuale del 31/12/2016;
- con applicazione del disposto di cui all’art. 105 comma 3° L.Fall. in ordine al trasferimento del
personale dipendente;
- con esclusione di ogni responsabilità dell’acquirente per i debiti relativi all’esercizio dell’azienda ceduta, ex art.105 comma 4° L.Fall.
Prezzo base:
euro 2.640.000,00 (duemilioniseicentoquarantamila).
Data e luogo della gara di vendita:
26 maggio 2015 alle ore 17:00 presso lo studio del Curatore Dott. Luca Gasparini, in Mantova (MN)
Viale Italia n.19.
Partecipazione alla gara:
potranno partecipare alla gara tutti i soggetti che faranno pervenire presso lo studio del Curatore Dott.
Luca Gasparini, entro le ore 12:00 del giorno 25 maggio 2015, una offerta di acquisto del complesso
aziendale per un importo non inferiore al prezzo base, mediante dichiarazione scritta in busta chiusa
contenente gli estremi identificativi dell’offerente ed il prezzo offerto, unitamente ad un assegno circolare intestato a “Fallimento n. 38/2014 - Curatore Dott. Luca Gasparini” di importo pari al 10% del
prezzo offerto, a titolo di cauzione.
Modalità della gara e di aggiudicazione:
- in caso di più offerenti, si svolgerà una gara al rialzo partendo dall’offerta più alta con aumenti non
inferiori ad euro 25.000,00;
- il complesso aziendale verrà aggiudicato in via provvisoria al soggetto che avrà formulato la migliore
offerta;
- in caso di partecipazione alla gara di un unico offerente, il complesso aziendale verrà comunque
allo stesso aggiudicato in via provvisoria, a condizione che l’offerta non sia inferiore al prezzo base.
- il prezzo di aggiudicazione provvisoria sarà comunicato all’affittuario LVT S.p.a., al fine di consentire
l’esercizio del diritto di prelazione ai sensi e con le modalità di cui all’art.104 bis comma 5° L.Fall.;
- l’aggiudicazione diventerà definitiva in caso di mancato esercizio del diritto di prelazione da parte
dell’affittuario.
Ulteriori condizioni di vendita:
- la vendita dell’azienda verrà perfezionata mediante atto notarile di cessione ex art. 2556 cod., civ., da
stipularsi nel termine massimo di sessanta giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio del diritto
di prelazione dell’affittuario;
- pagamento del saldo prezzo contestuale alla stipula dell’atto notarile mediante consegna di assegno
circolare non trasferibile intestato al Fallimento;
- spese dell’atto e consequenziali (spese e competenze notarili, tasse e imposte, ecc.) a carico della
parte acquirente;
- verrà richiesta al Giudice Delegato la dichiarazione di decadenza dell’aggiudicatario, in applicazione
dell’art. 587 c.p.c., nell’ipotesi di rifiuto dello stesso di procedere al pagamento del saldo prezzo e
alla stipula dell’atto di cessione nel termine di cui sopra, con conseguente confisca della cauzione che
resterà definitivamente acquisita dalla procedura;
- troveranno applicazione le disposizioni di cui agli artt. 107 comma 4° e 108 L.Fall. e, trattandosi di
vendita in sede concorsuale equiparabile alla esecuzione forzata, la disposizione di cui all’art.2922
c.c., con conseguente inapplicabilità della garanzia per i vizi e difetti dei beni aziendali, che dovranno
intendersi venduti nello stato di fatto in cui si trovano.
Maggiori informazioni presso i Curatori:
- Avv. Alberto Gandolfi: email alberto.gandolfi@studionomos.net - tel. 0376.288837.
- Dott. Luca Gasparini: email: luca.gasparini@studioscardovelli.it - tel. 0376.222100.
Mantova, 7 aprile 2015
I Curatori
Avv. Alberto Gandolfi
Dott. Luca Gasparini

TRIBUNALE DI MANTOVA
Fallimento n.37/2014 R.F.
Levante S.p.a. in liquidazione
Avviso di vendita azienda
1° Esperimento
I Curatori del Fallimento, Avv. Alberto Gandolfi e Dott. Luca Gasparini, procederanno ad una gara per
la vendita del complesso aziendale di pertinenza fallimentare, corrente in Castel Goffredo (MN) Viale
Avis n.32, avente ad oggetto l’attività di produzione e di commercio di calze, di articoli tessili, di filati, di
abbigliamento e di accessori in genere, il tutto costituito:
- dai beni mobili strumentali all’azienda (impianti, macchinari, attrezzature, arredi e macchine d’ufficio,
autoveicoli, ecc.);
- dal marchio Levante ed altri marchi aziendali;
- dai rapporti di lavoro subordinato con il personale;
- da una pluralità di ulteriori contratti aziendali in corso (locazione immobiliare, agenzia, locazione finanziaria, assicurazione, comodato di apparecchiature hardware, concessione di utilizzo di software, ecc.).
L’azienda è meglio descritta nella relazione tecnica di stima predisposta dal Geom. Glauco Zunica in data
05/02/2014 e pubblicata sul Portale dei Fallimenti di Mantova (www.fallimentimantova.com - sezione
Data Room).
L’azienda dovrà inoltre intendersi ceduta:
- con il vincolo del rapporto di affitto attualmente pendente con la società LVT S.p.a. fino alla scadenza
contrattuale del 31/12/2016;
- con applicazione del disposto di cui all’art. 105 comma 3° L. Fall. in ordine al trasferimento del personale dipendente;
- con esclusione di ogni responsabilità dell’acquirente per i debiti relativi all’esercizio dell’azienda ceduta,
ex art.105 comma 4° L.Fall.
Prezzo base:
euro 4.115.000,00 (quattromilionicentoquindicimila).
Data e luogo della gara di vendita:
26 maggio 2015 alle ore 16:00 presso lo studio del Curatore Dott. Luca Gasparini, in Mantova (MN)
Viale Italia n.19.
Partecipazione alla gara:
potranno partecipare alla gara tutti i soggetti che faranno pervenire presso lo studio del Curatore Dott.
Luca Gasparini, entro le ore 12:00 del giorno 25 maggio 2015, una offerta di acquisto del complesso
aziendale per un importo non inferiore al prezzo base, mediante dichiarazione scritta in busta chiusa
contenente gli estremi identificativi dell’offerente ed il prezzo offerto, unitamente ad un assegno circolare
intestato a “Fallimento n. 37/2014 - Curatore Dott. Luca Gasparini” di importo pari al 10% del prezzo
offerto, a titolo di cauzione.
Modalità della gara e di aggiudicazione:
- in caso di più offerenti, si svolgerà una gara al rialzo partendo dall’offerta più alta con aumenti non
inferiori ad euro 25.000,00;
- il complesso aziendale verrà aggiudicato in via provvisoria al soggetto che avrà formulato la migliore
offerta;
- in caso di partecipazione alla gara di un unico offerente, il complesso aziendale verrà comunque allo
stesso aggiudicato in via provvisoria, a condizione che l’offerta non sia inferiore al prezzo base.
- il prezzo di aggiudicazione provvisoria sarà comunicato all’affittuario LVT S.p.a., al fine di consentire
l’esercizio del diritto di prelazione ai sensi e con le modalità di cui all’art.104 bis comma 5° L.Fall.;
- l’aggiudicazione diventerà definitiva in caso di mancato esercizio del diritto di prelazione da parte
dell’affittuario.
Ulteriori condizioni di vendita:
- la vendita dell’azienda verrà perfezionata mediante atto notarile di cessione ex art. 2556 cod., civ., da
stipularsi nel termine massimo di sessanta giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio del diritto
di prelazione dell’affittuario;
- pagamento del saldo prezzo contestuale alla stipula dell’atto notarile mediante consegna di assegno
circolare non trasferibile intestato al Fallimento;
- spese dell’atto e consequenziali (spese e competenze notarili, tasse e imposte, ecc.) a carico della
parte acquirente;
- verrà richiesta al Giudice Delegato la dichiarazione di decadenza dell’aggiudicatario, in applicazione
dell’art. 587 c.p.c., nell’ipotesi di rifiuto dello stesso di procedere al pagamento del saldo prezzo e
alla stipula dell’atto di cessione nel termine di cui sopra, con conseguente confisca della cauzione che
resterà definitivamente acquisita dalla procedura;
- troveranno applicazione le disposizioni di cui agli artt. 107 comma 4° e 108 L.Fall. e, trattandosi di
vendita in sede concorsuale equiparabile alla esecuzione forzata, la disposizione di cui all’art. 2922
c.c., con conseguente inapplicabilità della garanzia per i vizi e difetti dei beni aziendali, che dovranno
intendersi venduti nello stato di fatto in cui si trovano.
Maggiori informazioni presso i Curatori:
- Avv. Alberto Gandolfi: email alberto.gandolfi@studionomos.net - tel. 0376.288837.
- Dott. Luca Gasparini: email: luca.gasparini@studioscardovelli.it - tel. 0376.222100.
Mantova, 7 aprile 2015
I Curatori
Avv. Alberto Gandolfi
Dott. Luca Gasparini

PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
PER PROCEDURA APERTA
La PROVINCIA di MONZA E DELLA BRIANZA - Via
Grigna 13 - 20900 Monza - Cod. Fisc. 94616010156
- indice una procedura aperta, tramite Sintel Lombardia, per la concessione del SERVIZIO DI TESORERIA
A FAVORE DELLA PROVINCIA DI MONZA E DELLA
BRIANZA E DI AFOL DI MONZA E BRIANZA (CIG
6211934A18), per un importo a base di gara di Euro
125.000,00.= da aggiudicarsi con il criterio del prezzo
migliore. La documentazione e le offerte economiche
dovranno pervenire in formato elettronico attraverso
la piattaforma Sintel entro il termine perentorio delle
ore 12,00 del giorno 28/05/2015. Il bando di gara è
stato pubblicato su www.arca.regione.lombardia.it,
Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia, Gazzetta
Ufficiale Unione Europea, Gazzetta Aste e Appalti Pubblici, sito internet www.provincia.mb.it (Servizio ai
cittadini/gare e appalti) ed agli Albi Pretori della
Provincia e del Comune di Monza.
Monza, 23 aprile 2015
Il Direttore Generale
Dott.ssa Erminia Vittoria Zoppè

AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA
FEDERICO II
AVVISO ESITI DI GARA
CIG 6003886376
Questa Azienda con deliberazione n. 201 del
14.04.2015 ha provveduto ad affidare la fornitura,
per anni uno, di carta riciclata per fotocopiatrici,
stampanti e fax alla società Poligrafica F.lli ArielloEditori s.a.s., con sede in Napoli - Corso Amedeo
di Savoia, n. 172 (int. E), per l’importo complessivo di € 71.100,00 oltre IVA, comprensivo
del costo degli oneri della sicurezza derivante dai
rischi di natura interferenziali pari ad € 0,00.
Società partecipanti: n. 1 - Società ammesse: n.
1. RUP: rag. Alessandro Flores. Il bando è stato
inviato alla G.U.R.I. in data 20.04.2015.
Il Commissario Straordinario
F.to Giovanni Persico

Società con Unico Socio, soggetta all’attività di direzione
e coordinamento dell’Automobile Club d’Italia
Via Fiume delle Perle, n. 24 - 00144 Roma
e-mail gara:
gara.servizisoftware2015@informatica.aci.it
CIG: 6201870905
AVVISO PER ESTRATTO DI GARA A PROCEDURA APERTA
E’ indetta una gara a procedura aperta per l’affidamento del servizio di progettazione, realizzazione e manutenzione di componenti
software nell’ambito delle applicazioni per la gestione amministrativa e fiscale degli autoveicoli. La base d’asta è di € 6.850.000,00
(seimilioniottocentocinquantamila/00), IVA esclusa, per i primi 36
mesi, cui va aggiunto l’importo di € 6.850.000,00 (seimilioniottocentocinquantamila/00), IVA esclusa, per l’eventuale esercizio
dell’opzione di cui al a punto II.2.2), del bando di gara per un totale
complessivo, ai soli fini dell’art. 29 del Codice degli Appalti, di
€ 13.700.000,00, (tredicimilionisettecentomila/00), IVA esclusa.
Si precisa che gli oneri per la sicurezza derivanti da rischi interferenziali sono pari a zero. La gara è aggiudicata in favore dell’offerta
economicamente più vantaggiosa. Il Bando è pubblicato sulla
GUUE e GURI, alle quali è stato inviato il 02/04/2015. Le Imprese
possono ritirare la documentazione ufficiale di gara tutti i giorni
feriali, escluso il sabato, fino alla data di presentazione delle offerte
dalle ore 9.00 alle 16.00 presso gli uffici della ACI Informatica
S.p.A., secondo le indicazioni in evidenza sul Bando di gara. La
documentazione è disponibile sul sito www.informatica.aci.it. Le
offerte dovranno essere presentate entro il termine perentorio
delle ore 12:00 del 25 maggio 2015, pena la non ammissione alla
gara. Informazioni e/o chiarimenti sugli atti di gara potranno essere richiesti esclusivamente mediante fax al n. 06/52999259
entro le ore 12:00 del 7 maggio 2015.
Il Direttore Generale - Ing. Mauro Minenna

ISMETT
ISTITUTO MEDITERRANEO
PER I TRAPIANTI E TERAPIE
AD ALTA SPECIALIZZAZIONE
PALERMO
E’ indetta procedura aperta, ai sensi del D.
Lgs n. 163/06 e s.m.i., per l’aggiudicazione
del servizio di conduzione e noleggio di impianti ed apparecchiature per antilegionella
(CPV 42912300-5). L’importo di spesa
massimo è di euro 220.000,00, oltre IVA.
Codice CIG 6211342192. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12,00 del
giorno 10 giugno 2015. L’apertura delle
buste avverrà il giorno 11 giugno 2015 alle
ore 10,00. I rappresentanti delle imprese
che ne hanno interesse possono presenziare. Il bando integrale di gara, inviato alla
G.U.U.E. l’8 aprile 2015, verrà pubblicato
sulla G.U.R.S. Gli interessati possono scaricare gratuitamente il bando integrale, il capitolato di gara e relativi allegati dal sito
internet www.ismett.edu.
Firmato
Prof. Bruno Gridelli
Direttore dell’Istituto

Per la pubblicità
legale e
finanziaria
rivolgersi a:

RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114

Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12

Via Campania, 59 C
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682

C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

35

Economia

Risparmio gestito
Unicredit-Santander, pronta l’intesa
Conto alla rovescia per l’annuncio dell’integrazione
tra Pioneer e Santander in un polo da 400 miliardi
in gestione. Questo lo schema: in testa una holding
detenuta al 50% a testa da Unicredit e da Warburg
Pincus-General Atlantic. Controllerà il 100% di
Pioneer Usa e i due terzi di una seconda società
con le altre attività Pioneer e Santander am.

Energia e gas
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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Consumatori






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di Massimo Sideri

L’Agcom diffida Telecom
«Cambi la manovra tariffe»
Cardani: per il servizio universale necessario accordo scritto


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La Lente

di Massimo Sideri

Metroweb,
la rete e Cdp
a corrente
alternata

S

embra di essere in un
vecchio film di Wim
Wenders del ‘93: «Così
lontano, così vicino». Solo
che qui gli attori in campo
sono Telecom Italia,
Metroweb e sullo sfondo la
(ormai mitologica) società
della Rete. Ieri è stato il
presidente della Cassa
depositi e prestiti, Franco
Bassanini, a riesumare il
dossier dicendosi
disponibile a cedere la
maggioranza, ovvero il 51%,
della propria controllata
(attraverso F2i e Fsi) all’ex
monopolista a patto che ci
siano la partecipazione dei
principali competitor
telefonici e garanzie sul
fronte della governance.
L’apertura arriva dopo lo
stop alla trattativa dello
scorso 19 febbraio decisa
dal board di Telecom e alla
timida ripresa dei contatti
del mese scorso. Secondo
Bassanini «la soluzione
migliore» sarebbe «una
società in cui siano
coinvolti con noi tutti i
maggiori operatori. In
un’ipotesi del genere Cdp
non pone questioni di
maggioranza». Tutto a
posto dunque? No, perché a
fare passare il dossier dallo
stato euforico del così
vicino a quello statico del
così lontano ci ha pensato
una risposta lapidaria data
martedì scorso da Maurizio
Tamagnini del Fondo
strategico (Fsi)
all’amministratore delegato
di Telecom Marco Patuano:
Fsi d Cdp non sono nelle
condizioni di procedere
nelle trattative. Fuori
campeggia il cartello
«lavori in corso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Angelo
Marcello
Cardani (foto),
presidente
dell’Agcom, è
nato a Milano
nel 1949. Si è
laureato in
Economia e
Commercio
all’Università
Bocconi nel
1972 e
specializzato
alla London
School of
Economics and
Political
Science. Dal ‘99
è stato capo di
Gabinetto
aggiunto di
Mario Monti,
Commissario
europeo per la
Concorrenza.
Ha insegnato
alla Bocconi

MILANO «Il gruppo Telecom Italia non potrà cambiare i profili
tariffari del telefono fisso dei
clienti residenziali che rientrano nel servizio universale senza
un assenso scritto che dovrà
essere raccolto» casa per casa.
Il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, sintetizza così gli effetti della diffida
deliberata ieri dall’Autorità e
notificata al gruppo telefonico.
Si tratta di circa 1,2 milioni di
famiglie il cui profilo tariffario
doveva cambiare con il cosiddetto «manovrone» di Telecom il primo maggio. Ma in
questo caso, spiega l’Agcom, il
«silenzio assenso non basta»
perché si tratta di persone che
non hanno mai sottoscritto offerte commerciali ma erano
probabilmente già clienti, prima del ‘98, dell’allora monopolista. Oggi si terrà un’audizione
del gruppo guidato da Giuseppe Recchi e Marco Patuano. Si
tratta, nei fatti, di uno stop vista l’impossibilità di raccogliere da qui al 1° maggio tutte le
autorizzazioni scritte.
I profili delle famiglie che
ancora rientrano nel servizio
universale per la telefonia fissa sono contenuti all’interno
di una super manovra di migrazione che riguarda oltre 5
milioni di clienti, cosa succederà agli altri?
«C’è una grossa manovra tariffaria di Telecom che ha tutta
una serie di punti apprezzabili
e sui quali non intendiamo fare
alcun rilievo. Anzi: diciamo co-

Il braccio di ferro sulle tariffe
La richiesta
Agcom

Le nuove offerte di Tim per il telefono fisso residenziale

18,5

euro
Il costo attuale
per 1,2 milioni
di clienti
con il servizio
universale

A partire
TUTTO VOCE
TUTTO
dal 1° maggio con chiamate illimitate verso tutti con ADSL senza limiti fino a 7
Mega, chiamate illimitate verso
2015, l’offerta i fissi e i cellulari nazionali, senza
tutti i fissi e i cellulari nazionali,
scatto alla risposta e senza costi al
di riferimento
senza scatto alla risposta e senza
minuto; abbonamento alla linea di
per la Linea
costi al minuto; abbonamento alla
casa a soli 29 € al mese, per
linea di casa a 44,90 € al mese,
coloro che non desiderano avere
di Casa
per chi ha un servizio ADSL illimitato
un
servizio
ADSL
a
traffico
illimitato
diventa:

me carattere generale che il
passaggio da 17 regimi di prezzi a 3 di per sé è uno sforzo importante che per Telecom ha
probabilmente una valenza di
marketing. Noi come regolatori apprezziamo la semplificazione e la trasparenza».
Cos’è, allora, che non va?
«Ci sono alcuni aspetti che
non possiamo approvare e che
derivano dal fatto che Telecom
ha la concessione del servizio
universale che porta vantaggi
ma anche degli obblighi. In
particolare ci sono due punti
oggetto della diffida: il primo è
un maggiore dettaglio di informazione, proprio perché il passaggio a sole tre offerte crea discrete differenze tra una e le altre».
Il secondo?
«Per molte famiglie il passaggio dall’attuale offerta base
a quelle nuove coincide con
l’uscita dal perimetro universale. Intendiamoci: più che legittima e forse in molti casi anche
favorevole viste le abitudini di

consumo. Ma deve essere fatta
in modo consapevole: molte
famiglie usano pochissimo
queste linee fisse, le tengono
per questioni di sicurezza. D’altra parte è possibile che le vogliano mantenere».
Insomma, per questi 1,2
milioni di clienti non può essere imposta la migrazione al
nuovo profilo di 29 euro e, a
richiesta, dovranno poter rimanere su quello base a 19
(oggi 18,5 euro) del servizio
universale, corretto?
«Sì, si tratta di dare un’informazione maggiore che vada oltre le normali pubblicazioni e
l’avviso a casa e di ricevere
un’autorizzazione esplicita. È
una delle manovre più grosse
almeno da quando mi sono insediato. Non stiamo bocciando
la manovra, ma qui si aggiunge
il passaggio dal servizio universale tradizionale a un servizio
universale che possiamo definire “plus”, con più cose, dunque deve intervenire una garanzia».



Ci sono
ancora 1,2
milioni di
famiglie
legate al
servizio
universale
Molti i punti
apprezzabili
nella
manovra.
I rilievi
sono sulla
trasparenza

19 euro
per chi vuole
rimanere
nel servizio
universale
di base
d’Arco

Anche perché il servizio
universale può godere di un
fondo di compensazione...
«Giusto, questa è una componente non irrilevante. Ci
rendiamo conto che queste richieste richiederanno più tempo».
Per gli altri 4 milioni di
clienti che, ad oggi, ancora
non rientrano nelle nuove tariffe che Telecom vuole allargare a tutti si potrà procedere?
«In questi casi è solo una
modifica contrattuale e dunque non serve un assenso scritto, ma stiamo chiedendo un’informativa più abbondante».
Immagino che ne abbiate
discusso a lungo con Telecom
stessa.
«Sì, sul primo punto ci sono
state le classiche negoziazioni
ma comunque non abbiamo
dubbio che si arriverà molto rapidamente a una soluzione. Sul
secondo punto si procederà un
po’ più lentamente».
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Google farà concorrenza agli operatori telefonici
Per trasmissione dati e telefonate si pagherà un canone di 20 dollari al mese

10
dollari il costo
dell’abbonamento
con Mountain
View per
ogni gigabyte
in più usato

120
la copertura
del servizio
telefonico
di Google è
possibile in 120
Paesi in tutto
il mondo

Un nuovo mestiere per Google, che
debutta nell’industria della telefonia
mobile per far concorrenza ai gruppi di
telecomunicazione tradizionali. L’innovazione che porta il motore di ricerca
più usato sul pianeta? Gli utenti pagheranno solo per i dati che usano, a un
prezzo conveniente, perché il sistema
userà le reti wifi.
Il network targato Mountain View e
denominato «Project Fi» costerà 20
dollari al mese, una tariffa fissa che include le telefonate, gli Sms, la connessione wifi e la copertura internazionale
in più di 120 Paesi. Alla prezzo fisso si
aggiungeranno inoltre 10 dollari per
ogni gigabyte di dati usato, con la restituzione dei soldi pagati se i dati non saranno usati. Significa che un abbonato
potrebbe scegliere un piano tariffario
che prevede 3 gigabyte di dati al mese,
ma se ne userà soltanto uno, si vedrà
rimborsare 20 dollari, mentre oggi la
maggioranza degli operatori mobili trasferisce i dati non usati sul mese successivo senza restituire i soldi.
Project Fi non sarà disponibile a tutti,
visto che almeno per ora il servizio funziona solo sui cellulari Nexus 6, prodotti
dalla stessa Google in partnership con
Motorola. In fondo è la chiusura del cerchio: prima il gruppo di Mountain View
ha lanciato l’hardware (i telefonini), poi
il software (Android), ora fornirà anche
il servizio, in cooperazione con Sprint e

di T-Mobile, due operatori americani,
rispettivamente al terzo e al quarto posto sul mercato mobile Usa.
Project Fi viaggerà sulle loro reti, e sarà anche capace di saltare da un
network all’altro, a seconda di quale segnale sarà più forte. La tecnologia alla
base del nuovo servizio è in grado di determinare il network più veloce a secon-

549

dollari il prezzo di
chiusura a Wall Street in
rialzo dell’1,15% dopo
l’annuncio sulla telefonia

da del luogo in cui si trova l’utente, e di
connettersi automaticamente, sia che
sia un network wifi gratuito, ritenuto
affidabile da Google o, in mancanza di
questo, una rete di telefonia mobile in
4G Lte.
Giuliana Ferraino
@16febbraio
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Web I conti trimestrali
CAPITALE SOCIALE SOTTOSCRITTO E VERSATO EURO 61.218.802,00.
SEDE SOCIALE IN SANT’ELPIDIO A MARE (FM) - VIA FILIPPO DELLA VALLE, 1
CODICE FISCALE E NUMERO DI ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE
DI FERMO 01113570442
PAGAMENTO DIVIDENDO ESERCIZIO 2014

Yahoo, crollo degli utili
Nel primo trimestre Yahoo ha visto i
profitti crollare del 93% a 21,2
milioni di dollari dai 311,6 milioni di
un anno fa. Stenta a decollare
quindi la cura del chief executive
Marissa Mayer (nella foto).

Si informano i Signori Azionisti che, in conformità alle deliberazioni assunte
dall’Assemblea ordinaria del 22 aprile 2015, a partire dal giorno 20 maggio 2015
sarà posto in pagamento il dividendo relativo all’esercizio 2014 nella misura
di Euro 2,00 per ciascuna azione ordinaria, al lordo delle eventuali ritenute di
legge, previo stacco della cedola n. 16, il quale sarà esigibile presso i rispettivi
intermediari aderenti al sistema di gestione accentrata Monte Titoli S.p.A.
Si precisa che, in conformità con la disciplina, anche regolamentare, vigente,
la data di stacco cedola è individuata nel 18 maggio 2015, con record date al
19 maggio 2015.
Si informano altresì i Signori Azionisti che l’intera documentazione relativa
all’Assemblea sarà messa a disposizione del pubblico con le modalità e nei
termini previsti dalla normativa, anche regolamentare, vigente.
Sant’Elpidio a Mare, 23 aprile 2015
Per il Consiglio di Amministrazione
Il Presidente
Diego Della Valle

36

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

ECONOMIA

Made in Italy

(giu.fer.) Per far entrare 3 donne in
consiglio, e soddisfare le quote rosa,
l’assemblea degli azionisti di Tod’s ha
alzato da 12 a 15 il numero dei
componenti del board, che riceveranno
un compenso lordo di 30 mila euro. I soci
hanno inoltre approvato con il bilancio
2014, «un anno meno positivo per il
lusso», secondo il presidente Diego Della
Valle (foto), un dividendo di 2 euro ad

Tod’s, dividendo
di 2 euro ad azione
Tre donne nel board

azione. «Ci aspettiamo, comunque che
per gli anni a venire ci siano buoni margini
di miglioramento», ha a spiegato
l’imprenditore che ha festeggiato con una
torta portata da un azionista 40 anni in
azienda. La sua «scommessa» è «riuscire,
appena possibile, a diventare protagonisti
nella pelletteria», «sfruttando in modo
migliore» i singoli brand.

Rischio rincari benzina a luglio. Altri rebus: giochi e rientro capitali

1,7
miliardi di euro
il tesoretto nei
conti pubblici
accumulato
quest’anno
se ne sarebbe
già andato.
A causa della
bocciatura del
nuovo regime
dell’Iva nella
gdo, previsto
dalla legge di
Stabilità 2015,
da parte della
Ue. Bocciatura
che apre un
buco nei conti
proprio fino
a 1,7 miliardi

di euro nei conti pubblici di
quest’anno, se non tutto, in
gran parte se ne è già andato.
La lettera ufficiale della Commissione Ue non è ancora arrivata, ma la bocciatura del nuovo regime dell’Iva nella grande
distribuzione organizzata, previsto dalla legge di Stabilità
2015, è praticamente certa. E
apre un buco nei conti del 2015
di 730 milioni. Che potrebbe
allargarsi fino a 1,7 miliardi,
esattamente la dimensione del
“tesoretto” , se la Commissione
bocciasse anche lo “split payment”, un altra misura per contrastare l’evasione dell’Iva, dalla quale doveva arrivare ancora
un miliardo.
Nel caso di un mancato via
libera della Ue alle modifiche al
regime dell’Iva, contro le qali
hanno protestato a Bruxelles
sia la Confindustria che i costruttori edili, il governo ha già
previsto per legge un aumento
delle accise sulla benzina e sul
gasolio da autotrazione, dal

primo luglio, per lo stesso importo: 1,7 miliardi l’anno.
L’aumento delle imposte sui
carburanti attuato solo adesso
dovrebbe però essere pesantissimo per recuperare quella
somma in appena sei mesi. E la
maxi stangata sulla benzina,
proprio nei giorni in cui gli italiani partono per le vacanze, un

classico da prima Repubblica,
non è una decisione facile da
prendere per il governo.
E così si riaffaccia la prudenza: conservare, piuttosto che
spendere il tesoretto che viene
da un andamento dei conti migliore del previsto. Tanto più
che ci sono altre poste ballerine nel 2015. Dal settore dei gio-

Milano-New York

Emirates chiede
più certezze
L’obiettivo di Emirates è
ottenere in maniera definitiva
la Malpensa-New York.
L’autorizzazione temporanea
per il collegamento «è attiva
fino a ottobre 2016. Ma - ha
detto ieri Fabio Maria
Lazzerini, country manager di
Emirates in Italia - sono in
corso dei negoziati affinché
diventi permanente».

INFRASTRUTTURE LOMBARDE S.p.A.

INFRASTRUTTURE LOMBARDE S.p.A.

INFRASTRUTTURE LOMBARDE S.p.A.

AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Oggetto della procedura: incarico di progettazione esecutiva - previa acquisizione della progettazione definitiva in sede di offerta - e dei
lavori afferenti alla realizzazione del Nuovo Polo
Laboratoristico Arpa Ovest e del Dipartimento di
Milano di Arpa Lombardia, in relazione agli interventi di cui al “Piano di Accorpamento e Valorizzazione del Patrimonio dell’Agenzia Regionale
per la Protezione dell’Ambiente - A.R.P.A. Lombardia”. Stazione Appaltante: Infrastrutture
Lombarde S.p.A., con sede in via Pola n. 12/14 20124 Milano - tel. 02.67.97.17.11 - fax 02
67.97.17.87 - www.ilspa.it. Tipo di procedura:
Procedura ristretta. Importo a base di gara:
€ 11.485.403,91 Iva esclusa. Criterio di Aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. N. Imprese che hanno presentato offerta:
8. Impresa Aggiudicataria: costituendo RTC tra
MULTIMANUTENZIONE S.r.l. (mandataria) e costituendo RTP (mandante) composto da: STUDIO ARCHITETTURA ASSOCIATO (mandataria
del R.T.P.) STUDIO TECNICO IMPIANTI, STUDIO
TECNICO DOTT. ING. DARIO VECCHI, ING. FABIO
TINTI (mandanti del RTP) - Via Merli, 10 - 20095
Cusano Milanino (MI) - Fax: +39 026193334. Valore finale totale dell’appalto: € 10.331.607,20
IVA esclusa. Data Aggiudicazione: 30.03.2015.
Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea: n. 2015/S 066-115077 del 3
aprile 2015.
Il Responsabile Unico del Procedimento
(Ing. Guido Bonomelli)

AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Oggetto della procedura: incarico di redazione della progettazione definitiva, comprensiva del coordinamento della sicurezza in fase
di progettazione, dell’intervento “Nuovo ospedale dei bambini realizzazione di un nuovo volume ospedaliero e interventi di adeguamento
e accreditamento di alcune aree presso il P.
O. Buzzi”. Stazione Appaltante: Infrastrutture
Lombarde S.p.A., con sede in via Pola n.
12/14 - 20124 Milano - tel. 02.67.97.17.11 fax 02 67.97.17.87 - www.ilspa.it. Tipo di
procedura: Procedura aperta. Importo a base
di gara: € 1.149.557,00 Iva esclusa. Criterio
di Aggiudicazione: offerta economicamente
più vantaggiosa. N. Imprese che hanno presentato offerta: 17. Impresa Aggiudicataria:
costituendo RTP formato da: CSPE S.r.l.
(Mandataria) - TEKNE S.p.A. - AEI Progetti
S.r.l. - Studio Castiglioni e Nardi Architetti Associati - Marco Marini (Mandanti) - Piazzale
Donatello, 29 - 50132 Firenze - Telefono: +39
055.50.00.701 - Fax: +39 0555001253. Valore finale totale dell’appalto: € 574.778,50
IVA esclusa. Data Aggiudicazione:
24.03.2015. Pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale dell’Unione Europea: n. 2015/S
064-113273 del 1 aprile 2015.
Il Responsabile Unico del Procedimento
(Ing. Guido Bonomelli)

Azienda Ospedaliera
Fatebenefratelli e Oftalmico

SACE S.p.A.
Tel. 06-6736.1

ESITO DI GARA
Il 16/04/2015 è stato pubblicato sulla
G.U.U.E. l’esito di gara (pubblicazione
sulla G.U.R.I. n. 47 del 22.04.2015) per
l’affidamento dei servizi di movimentazione beni, facchinaggio e gestione
dei magazzini bandita il 26.06.2014.
Offerte valutate: 17; aggiudicata a RSI
- Roma Servizi Integrati S.c.a.r.l. per
euro 243.984,00 oltre IVA ed oneri per la
sicurezza (http://www.sace.it)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

chi, ad esempio, sono attesi altri 1,7 miliardi, finora realizzati
solo in minima parte e oggettivamente a rischio. La decontribuzione per i nuovi assunti,
d’altra parte, potrebbe “tirare”
più del previsto (un miliardo).
Poi ci sono le variabili esterne,
come il cambio dell’euro e i tassi, che il governo considera in
modo ottimistico secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio .
Tanto che il suo presidente,
Giuseppe Pisauro, ricordava
proprio ieri in Parlamento come fosse abbastanza «prematuro» pensare di usare il tesoretto «reputandolo già acquisito». Decidere ad aprile di spenderlo, dice Pisauro, «sembra
contrario a considerazioni di
prudenza».
È vero che ci sono dei paracadute, a cominciare dal rientro dei capitali. Il premier e il
ministro dell’Economia ricordano spesso che il gettito atteso, prudenzialmente, è solo di
un euro, ma in realtà da quei
presunti incassi, con il Milleproroghe, sono stati già pescati
circa 700 milioni. Hanno sostituito un altro aumento di «salvaguardia» delle accise sulla
benzina, scaturito dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa
del 2014. In parte il gettito della
“voluntary” si è già ridotto. E
comunque sarà quasi tutto
“una tantum”, con cui non si
possono coprire minori entrate
permanenti.
Mario Sensini
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AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Oggetto della procedura: incarico di redazione della progettazione preliminare, comprensiva del coordinamento della sicurezza
in fase di progettazione, degli interventi
per adeguamenti strutturali ed impiantistici
finalizzati alla razionalizzazione del Policlinico ad integrazione del nuovo DEA - Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo di
Pavia. Stazione Appaltante: Infrastrutture
Lombarde S.p.A., con sede in via Pola n.
12/14 - 20124 Milano - tel. 02.67.97.17.11
- fax 02 67.97.17.87 - www.ilspa.it. Tipo di
procedura: Procedura aperta. Importo a
base di gara: € 405.209,00 Iva esclusa. Criterio di Aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. N. Imprese che
hanno presentato offerta: 23. Impresa Aggiudicataria: costituendo RTP formato da:
PROGER S.p.A. (Mandataria) e MANENSTIFS S.p.A. (Mandante) - Via Valadier 42 00193 Roma - Fax: +39 06.44.87.74.30.
Valore finale totale dell’appalto:
€ 202.604,50 IVA esclusa. Data Aggiudicazione: 26.02.2015. Pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea: n.
2015/S 062-109534 del 28 marzo 2015.
Il Responsabile Unico del Procedimento
(Ing. Monica Cristina Sivo)

C.so di Porta Nuova n. 23, 20121 Milano
www.fbfmilano.com
tel. 0263632511 fax 0263632398
AVVISO GARA D’APPALTO
L’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico, indice Gara 1 - procedura aperta, attraverso sistema informatico di negoziazione Sintel,
per l’affidamento del servizio di Tesoreria e
cassa, per un periodo di cinque anni. Gara 2 procedura aperta, attraverso sistema Informatico
di negoziazione Sintel, per l’affidamento della
fornitura quinquennale di un sistema diagnostico
per dosaggi nefelometrici di proteine specifiche
per un importo complessivo di € 220.000,00 IVA
esclusa. Il termine perentorio per la presentazione delle offerte, è stabilito alle ore 12.00 dei
giorno 04/06/2015. Le gare d’appalto verranno
aggiudicate alla ditta che avrà presentato l’offerta
economicamente più vantaggiosa, ai sensi
dell’art. 83 D.Lgs 163/06. La documentazione
di gara è accessibile dall’indirizzo internet
https://www.sintel.regione.lombardia.it.
IL DIRETTORE
DELLA S. C. PROGRAMMAZIONE ACQUISTI
Dott. Domenico Versace

La trattativa per cedere la Pininfarina al gruppo indiano Mahindra è
alle battute finali e l’accordo potrebbe essere annunciato la prossima
settimana, prima dell’assemblea degli azionisti convocata per il 29
aprile. «Non mi sento di confermare che ci possano essere novità a
breve ma neppure di escluderlo», si limita a dire il presidente Paolo
Pininfarina. Il titolo vola in Borsa: bloccato per quasi tutta la seduta
in asta di volatilità, chiude in rialzo dell’11,39% a 6,015 euro.

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Il tesoretto? È già in bilico
La Ue boccia il riassetto Iva
ROMA Il tesoretto da 1,7 miliardi

Il titolo vola in Borsa: +11,39%
Pininfarina, vendita più vicina a Mahindra

N.R.G. 993/2015
TRIBUNALE ORDINARIO DI PAVIA
SEZIONE TERZA CIVILE
Nel procedimento per reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. fra le parti
HDS FOODSERVICE S.R.L. (avv. R. Cattini, U. Ferrari e A. Mancini)
reclamata
contro
ARTISFOOD S.R.L.
(avv.ti P. Fiorio, F. Scaramozzino, S. Bernuzzi e A. Salvano)
reclamante
Il Tribunale in composizione collegiale (omissis) ha emesso la seguente
ORDINANZA
(omissis)
PQM
visti gli artt. 669 terdecies e 700 c.p.c.;
RESPINGE il reclamo proposto da Artisfood s.r.l.;
in parziale accoglimento del reclamo incidentale proposto da HDS Foodservice
s.r.l.,
INIBISCE ad Artisfood s.r.l., con sede legale in Stradella (PV) Piazza Trieste 1,
in persona del legale rappresentate p.t., di proseguire nell’attività di concorrenza
sleale consistente nello storno di agenti e/o collaboratori di HDS Foodservice
s.r.l.;
INIBISCE ad Artisfood s.r.l., in persona del legale rappresentate p.t., di destinare
gli ex agenti di HDS Foodservice s.r.l. ad attività dirette a contattare e/o a contrattare con la clientela della reclamata nelle zone già oggetto dei rispettivi mandati di agenzia con HDS Foodservice s.r.l. per la durata di sei mesi dalla data di
comunicazione dell’ordinanza cautelare di prime cure; DISPONE la pubblicazione
del presente dispositivo, a cura della reclamata e a spese della reclamante, per
due giorni consecutivi sul quotidiano “Il Corriere della Sera” e sui quotidiani
“Il Giornale di Sicilia” e “Unione Sarda”;
CONDANNA Artisfood s.r.l, in persona del legale rappresentate p.t., a rifondere
a HDS Foodservice s.r.l. le spese di lite, che si liquidano in € 286,00 per esborsi,
in € 4.000,00 per compenso professionale del presente giudizio e in € 5.000,00
per compenso professionale di quello di prime cure, oltre a IVA e CPA come per
legge e spese forfettarie nella misura del 15%.
Pavia, 24 marzo 2015.
Si comunichi.
Il giudice est.
Il presidente
dott. Mariaelena Cunati
dott. Maria Beatrice Valdatta

Governance

Finmeccanica
vara il codice
anticorruzione
sugli affari

La Camera
● La
Commissione
Finanze della
Camera ha
dato un «sì»
condizionato al
Def. Le
indicazioni:
rendere
strutturali gli
sgravi
contributivi per
il contratto a
tutele
crescenti;
provvedere al
finanziamento
a regime
dell’Asdi e
dell’indennità
per i Dis-Coll

Il documento, intestato
«Codice anticorruzione del
gruppo Finmeccanica», è stato
approvato martedì nella seduta
del board presieduto da
Giovanni Di Gennaro.
L’obiettivo è esplicitare «un
sistema di regole volto a
contrastare i rischi di pratiche
illecite nella conduzione degli
affari e delle attività
aziendali». Disciplina, tra le
altre cose, il trattamento delle
segnalazioni anonime e
qualificate («whistleblowing»)
garantendo la riservatezza del
denunciante attraverso
appositi canali, nonché i
rapporti con i fornitori per
garantire al massimo i
requisiti di affidabilità e
onorabilità di chi partecipa
agli approvvigionamenti.
L’applicazione del Codice
anticorruzione è affidata a un
organismo composto dal
presidente del board, cioè De
Gennaro, e dai presidenti del
collegio sindacale, del
Comitato controllo rischi e
dell’Organismo di Vigilanza.
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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

ECONOMIA

37

Acciaio
Arvedi, investimenti per 227 milioni con Bei

Nel primo trimestre
Bottega Veneta, ricavi su del 16%

La pubblicità torna a crescere
Upa, Sassoli confermato presidente

La Bei finanzierà con 100 milioni di euro il gruppo Arvedi impegnato
in un piano di investimenti per l’ammodernamento dei propri
impianti. Il prestito (della durata di 8 anni) è finalizzato a finanziare a
condizioni favorevoli il più ampio piano di investimenti che il gruppo
ha lanciato nel 2014 e che prevede costi pari a circa 227 milioni. Il
piano è finanziato anche, ad esempio, con aumento di capitale da 75
milioni da parte dell’azionista e da 20 milioni erogati da Mediocredito

Ricavi totali pari a 290 milioni di euro, in crescita del 16% a cambi
correnti e del 3% rispetto al primo trimestre 2014. Sono i risultati di
Bottega Veneta che ha chiuso il primo trimestre dell’anno con 238
negozi di proprietà e con una crescita delle vendite, nonostante le
condizioni di mercato sfavorevoli in alcuni paesi nell’area Asia
Pacifico. «Iniziamo l’anno con un trend positivo» ha detto Carlo
Alberto Beretta, Chief Executive Officer del gruppo da gennaio 2015.

Lorenzo Sassoli de Bianchi resta presidente dell’Upa per i prossimi
tre anni. In occasione del consiglio direttivo che lo ha nominato, il
numero uno dell’associazione degli investitori pubblicitari ha detto
che «stiamo uscendo dalla crisi» e ha confermato le previsioni di una
crescita della pubblicità tra l’1 e il 2% quest’anno, prima e
importante inversione di tendenza dopo anni di valori negativi
registrati dal mercato.

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«Salvataggi bancari, pagano i clienti»

Editoria

Rcs MediaGroup
Il governatore Visco: serve più informazione sulle nuove regole per i bond, depositanti tutelati L’assemblea
il nuovo
Firmato il protocollo tra il ministero dell’Economia e le Fondazioni azioniste di istituti di credito elegge
consiglio
Il miglioramento delle
condizioni di fondo dell’economia e dei mercati, determinato
dalle misure espansive della
Bce, si sta riflettendo positivamente sulle condizioni applicate alla clientela dalle banche i
cui bilanci «continuano a risentire, tuttavia, della protratta
debolezza dell’attività economica, che pesa sulla qualità del
credito e sulla profittabilità degli intermediari». A dirlo è il
governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che al Senato
interviene sulle nuove regole
previste in sede Ue a partire dal
primo gennaio prossimo per
risolvere le eventuali crisi bancarie. Regole che però vedono
l’Italia in ritardo nel loro recepimento, con rischi per la completa comprensione da parte di
tutti i protagonisti del mercato.
In particolare Visco si è soffermato sulle norme del bail-in
che in caso di crisi di un istituto
di credito chiamano in causa in
primo luogo gli azionisti e i
creditori, e quindi anche i risparmiatori - esclusi i depositanti - che investono in azioni,
in obbligazioni e altri prodotti

ROMA

ll profilo

Il peso degli Enti
Le 88 fondazioni e le partecipazioni nelle banche d’origine
13

Quota oltre 50%

● Il
governatore
della Banca
d’Italia Ignazio
Visco, 65 anni.
● Ha ricoperto
in passato il
ruolo di Chief
Economist e
Direttore
dell’Economics
Department
dell’OCSE
● È stato
vicedirettore
Generale della
Banca d’Italia

Quota tra 20% e 50%

14

Quota tra 5% e 20%

14
26

Quota sotto 5%
21

Nessuna quota

Il patrimonio

41
miliardi

Le erogazioni

885
milioni
Corriere della Sera

bancari. «La clientela, specie
quella meno in grado di selezionare correttamente i rischi,
va resa pienamente consapevole del fatto che potrebbe dover
contribuire al risanamento di
una banca anche nel caso in cui
investa in strumenti finanziari
diversi dalle azioni», rileva Visco. Il quale accenna anche al
problema delle sofferenze bancarie che la Banca d’Italia sta
cercando di risolvere assieme

al ministero dell’Economia,
muovendosi tra le difficoltà
delle regole europee sugli aiuti
di Stato. «Serve intervento pubblico», magari «conveniente»
per lo Stato, «con una partecipazione del sistema dei privati» dice Visco, in linea con
quanto rilevato recentemente
dal ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan sull’intenzione del governo di muoversi
sull’intervento pubblico quan-

I casi

Mutui, l’Euribor sotto zero
non fa sparire gli interessi
La clausola salva-spread
La notizia sta facendo il giro
del Web: una banca spagnola,
Bankinter, ha mandato ad alcuni suoi clienti una lettera
con cui annuncia che darà loro
indietro dei soldi perché il calcolo del tasso previsto contrattualmente è diventato negativo. Potrebbe succedere anche
da noi? Ora no, perché, andando a fondo si scopre che è un
mutuo promozionale del
2008, ancorato al franco svizzero, non all’euro, con uno
spread simbolico dello 0,05% e
parametrato al tasso interbancario della divisa elvetica, precipitato in territorio negativo
nel tentativo di far scendere il
cambio.
Per gli italiani indebitati, dai
mercati arrivano buone notizie ma non è ipotizzabile che
lo «scenario spagnolo» si possa riproporre a breve. Vediamo
perché. Nella maggioranza dei
casi i mutui variabili sono ancorati al tasso interbancario
Euribor a un mese o a tre mesi,
che ieri quotavano rispettivamente -0,03% e 0. L’Euribor a
tre mesi lunedì scorso era a
sua volta sceso in territorio negativo. Significa sicuramente
che la quota interessi delle rate
dei mutui variabili sarà più
bassa, ma perché si verificasse
un’ipotesi di restituzione di
soldi, che comunque avverrebbe, come sta facendo
Bankinter, sotto forma di diminuzione del debito, bisognerebbe che l’Euribor scendesse a tal punto da “mangiarsi” anche lo spread (ovvero la
maggiorazione sul parametro)

praticato dalla banca. Ai tempi
delle erogazioni facili, tra il
2005 e il 2008, lo spread scese
fino allo 0,5-0,6%: c’è ancora
molto spazio (cinque decimi
di punto di discesa a tassi negativi sono un’enormità) perché il problema si possa porre
nel concreto. E comunque il
grosso dei mutui in corso ha
spread ben oltre mezzo punto,
e in offerta ora si parte dall’1,5%.
Ma anche se l’Euribor scendesse al punto da compensare
tutto lo spread non è detto che
scatterebbe in automatico la
restituzione, perché bisogna
vedere cosa prevede il contratto. Ad esempio potrebbe esserci una clausola, che si chiama floor (il pavimento), per
cui il tasso non può scendere
sotto un certo livello (ad esempio quello dello spread). Inoltre bisogna verificare come si
calcola il riferimento all’Euribor, che può essere preso in
un determinato giorno (di solito il penultimo di mercato
aperto del mese precedente il
pagamento) oppure una media del mese precedente, o del
trimestre e così via. Di solito è
poi previsto un arrotondamento per eccesso al decimale, per cui un Euribor a -0,03%
si considera zero. Nei mutui ad
ammortamento tradizionale
poi la quota di restituzione del
capitale cresce ad ogni rata:
anche con l’Euribor a zero al
debitore toccherebbe via via
pagare un po’ di più.
Gino Pagliuca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Elegance is an attitude
Kate Winslet

tomeno per le piccole e medie
banche.
E Padoan ieri ha presentato e
firmato con il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti il
nuovo protocollo sulle Fondazioni di origine bancarie che
ancora - 67 su 88 - hanno partecipazioni in istituti di credito.
Si tratta del terzo tassello della
regolamentazione di questi enti dopo le leggi Amato e Ciampi, il «punto di arrivo del percorso di riforma avviata 25 anni
fa» che «risponde al più ampio
cambio di marcia del sistema
economico dell’Italia» ha affermato Padoan. «Il protocollo
darà un ulteriore impulso alla
nostra attività liberando nuove
energie per creare una maggiore coesione sociale» ha osservato Guzzetti mentre l’amministratore delegato di Intesa
Sanpaolo, Carlo Messina, ha
voluto testimoniare come la
sua banca, «campione nazionale» e «quarta banca europea
per valore di Borsa, «non ci sarebbe se non ci fossero state le
Fondazioni».
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA

7,5
sono i miliardi
del capitale
di Bankitalia
in mano
alle banche

187
miliardi
sono le
sofferenze
bancarie lorde
in marzo

67
su 88 totali,
il numero delle
fondazioni
che hanno
partecipazioni
nelle banche

Rcs MediaGroup rinnova il
consiglio. Oggi l’assemblea
degli azionisti voterà le liste
dei candidati al board di nove
componenti. Sarà quindi
nominato il nuovo presidente,
Maurizio Costa, e confermato
l’amministratore delegato
Pietro Scott Jovane. Oltre alla
lista di maggioranza,
presentata dai soci che hanno
aderito all’accordo di voto (Fca,
Mediobanca, Diego Della Valle,
Pirelli e Intesa) due liste (una
dei fondi l’altra di Cairo) si
contenderanno i tre posti
riservati alle minoranze. A fine
mese poi Ferruccio de Bortoli
lascerà la direzione del
Corriere della Sera. Ieri Della
Valle ha auspicato che il nuovo
direttore «venga fatto subito»
e sia pensata una squadra
«giusta per il Corriere di oggi e
di domani». Si è poi detto
favorevole a un eventuale
ingresso di Urbano Cairo,
«perché conosce il mestiere»,
e ha sottolineato il «buon
lavoro fatto da Nagel», numero
uno di Mediobanca.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

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21/04
21/04
21/04
21/04
21/04

21/04
15/04
16/04

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19,928
20,686
5,652
5,848
14,841
15,044
5,218
5,388
17,597
17,864
15,681
16,212
13,365
13,992
24,125
24,984
8,960
8,961
7,653
7,948
4,210
4,378
5,579
5,733
6,505
6,685
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5,591
5,786
14,858
15,061
5,203
5,372
17,621
17,888
15,672
16,202
13,372
13,999
24,166
25,025
8,960
8,961
7,633
7,927
4,215
4,383
5,583
5,737
6,512
6,692
22,894
23,343

111,037
71,043
110,248

111,952
70,792
110,079

29,375
8,554
7,502
12,825
12,246
12,290
13,473
13,508
11,764
12,319
12,344
11,143
11,139
17,644
7,574
9,631
9,530
7,241
16,978
16,137
22,477
9,118
10,351
34,943

29,296
8,445
7,480
12,824
12,080
12,121
13,294
13,326
11,705
12,245
12,268
11,043
11,039
17,646
7,564
9,660
9,560
7,235
16,833
16,026
22,128
9,158
10,352
34,914

5,880
5,880
5,261
5,450
6,187
4,328
4,370
4,946
5,795
6,025
4,968
5,558
5,645
4,954
5,934
6,064
5,363
5,792
5,311
5,483
5,265
5,017
5,227
4,962
5,774
5,139
6,010
5,459
5,409
5,298
5,171
5,147

5,857
5,857
5,268
5,450
6,197
4,337
4,330
4,967
5,808
6,039
4,969
5,562
5,653
4,999
5,928
6,065
5,413
5,784
5,328
5,475
5,282
5,011
5,245
4,980
5,774
5,190
6,010
5,509
5,408
5,298
5,187
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AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
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AZ F. Qtrend
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AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income

Data

Valuta

Quota/od.

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14/04
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31/03
31/03
20/04
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20/04
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20/04

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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

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7,598
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6,310
6,218
5,596
5,162
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5,522
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5,760
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6,420
5,688
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4,816
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5,961
5,594
5,285
6,400
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5,853
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4,829
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4,000
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5,595
5,324
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4,238
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4,808
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Active Emerging Credit A
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SB Flexible B

21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
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21/04
21/04
20/04
20/04
15/04
15/04
15/04
20/04
20/04
20/04

USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

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BOND-B
DYNAMIC EQUITY
EQUITY- I
PRINCIPAL FINANCE 1

17/04
31/03
31/03
31/03
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31/12

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EUR 827674,166 822274,720
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1204,920
128,925
129,211
76,722
80,404
110,354
1092,941
1350,807
1089,381

Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
Dividendo Arancio
Convertibile Arancio

21/04
21/04

EUR
EUR

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73,250

Data

Valuta

Quota/od.

21/04
15/04
15/04
15/04
15/04
21/04
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21/04
21/04
21/04

EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

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59,440
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63,220
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B&B

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Data

Valuta

Quota/od.

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KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
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20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
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20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04

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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
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EUR
EUR
EUR

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22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04
22/04

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USD
USD
USD
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
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EUR
USD
USD
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JPY
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
USD
USD

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17,755
13,267
11,157
6,395
5,554
62,380
15,530
12,002
48,510
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13,662
12,301
52,160
10,526
47,120
4030,000
21,590
19,410
14,430
20,630
14,710
18,180
17,130
10,537
11,559
15,100
12,028
10,376
33,700

25,250
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14,930
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10,081
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12,012
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21,670
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14,730
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15,150
12,014
10,364
33,860

ASIAN OPP CAP RET EUR
ADWISE L/S CAP RET EUR
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
SELECTED BOND DIS RET EUR
SELECTED BOND CAP RET EUR
ACTIVE SH TERM CREDIT CAP RET EUR

21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04

EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

16,911
110,628
118,093
138,252
27,889
5,745
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91,690

16,705
110,561
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27,903
5,750
123,788
91,713

Kairos Multi-Str. A
Kairos Multi-Str. B
Kairos Multi-Str. I
Kairos Multi-Str. P
Kairos Income
Kairos Selection
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
KIS - America D
KIS - America P
KIS - America P-USD
KIS - America X
KIS - Bond D
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KIS - Bond Plus P
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KIS - Global Bond P
KIS - Global Bond P-USD
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KIS - Italia P
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KIS - Italia X-Dist
KIS - Italia Y
KIS - Key D
KIS - Key D-Dist
KIS - Key P
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KIS - Key X
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KIS - Liquidity D
KIS - Liquidity P

28/02
28/02
28/02
28/02
21/04
21/04

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EUR 606265,300 594067,489
EUR 630293,421 617124,445
EUR 568561,251 557703,314
6,747
6,748
EUR
11,011
11,013
EUR

20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04
20/04

EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
USD
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

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213,780
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133,500
137,040
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103,250
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137,710
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142,770
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151,150
111,800
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111,750
111,750
160,210
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210,500
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104,200
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103,170
125,020
127,600
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111,140
159,320
154,750
159,170
114,000
102,380
106,070

www.multistarssicav.com multistars@pharus.ch
T. +41 (0)91 640 37 80
Alexander
Biotech A
Biotech E
Biotech I
Emerging Mkt Local Curr Debt A
Emerging Mkt Local Curr Debt B
Emerging Mkt Local Curr Debt F
Orazio Conservative A
Sparta Agressive A

21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04
21/04

EUR
EUR
USD
EUR
EUR
EUR
USD
EUR
EUR

1190,660
207,470
129,720
2127,290
1121,220
1131,960
1088,310
110,200
112,420

TARIFFE PER PAROLA IVA ESCLUSA
Rubriche in abbinata: Corriere
della Sera - Gazzetta dello Sport:
n. 1, 16: € 2,08; n. 2, 3, 14: €
7,92; n. 4, 21, 23: € 5,00; n. 5, 6,
7, 8, 9, 12, 20, 22: € 4,67; n. 10:
€ 2,92; n. 11: € 3,25; n. 13: €
9,17; n. 15: € 4,17; n. 17: € 4,58;
n. 18, 19: € 3,33; n. 24: € 5,42.

Quota/pre. Nome

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European Bond A-Dis
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Glob. Equity Income A-Dis
Glob. Inv. Grade.Corp. Bd A-Dis M
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Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
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India Bond A
India Equity E
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Pan European Eq. A-Dis
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Pan European High Inc A-Dis
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Pan European Struct. Eq. A-Dis
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Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis
US Equity A EH
US High Yield Bond A
US High Yield Bond A-Dis M
US Value Equity A

Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com

Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - info@compamfund.com
1505,820
1700,648
1628,655
1500,614
1431,428
1530,173
1441,597
1250,483
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128,636
128,929
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1090,844

Cedola Arancio
Borsa Protetta Agosto
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101,360
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www.pegasocapitalsicav.com
www.newmillenniumsicav.com
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
NM Augustum Corp Bd A
NM Augustum Extra Euro High Qual Bd
NM Augustum High Qual Bd A
NM Balanced World Cons A
NM Euro Bonds Short Term A
NM Euro Equities A
NM Global Equities EUR hdg A
NM Inflation Linked Bond Europe A
NM Italian Diversified Bond A
NM Italian Diversified Bond I
NM Large Europe Corp A
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NM Market Timing I
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NM VolActive I

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AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I

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USD
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EUR
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www.vitruviussicav.com
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EUR
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100,880 Asian Equity B
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EUR
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EUR
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EUR
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Greater China Equity B
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USD
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126,960 Japanese Equity Hdg
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EUR
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177,340 Swiss Equity Hdg
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EUR
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US Equity
USD
21/04
US Equity Hdg
EUR

Numero verde 800 124811
www.nextampartners.com-info@nextampartners.com
Nextam Bilanciato
Nextam Obblig. Misto
BInver International A
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
CITIC Securities China Fd A
Fidela A
Income A
International Equity A
Italian Selection A
Liquidity A
Multimanager American Eq.A
Multimanager Asia Pacific Eq.A
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
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Strategic A
Usa Value Fund A
Ver Capital Credit Fd A

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5,837
5,163
5,323
5,838
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115,290
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EUR
96,010
96,300
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104,060
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6,197
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105,140
105,060
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Quota/od. = Quota odierna

1337896B www.kneip.com

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI

● Piazza Affari

39

Sussurri & Grida

Due liste di minoranza per «L’Espresso», il ruolo dei fondi
di Giacomo Ferrari

Unicredit spinge i bancari
Balzo di Stm e Moncler

B

orse europee all’insegna della volatilità
in attesa degli sviluppi del caso Grecia.
Anche il Ftse-Mib di Piazza Affari ha
cambiato più volte direzione nel corso della
seduta, ma alla fine è terminato in leggero
progresso (+0,32%). Il balzo di Unicredit
(+3,37%), dovuto al raddoppio del targetprice (a 8 euro) da parte di Berenberg, ha
trainato altri titoli bancari, come Banco
Popolare (+2,54%) e Bpm (+2%) in odore di
trattative per una fusione. Bene anche Stm
(+3,06%) e Moncler (+2,61%), che il 12
maggio presenterà i conti del trimestre,
mentre Pininfarina è balzata dell’11,39% in
attesa dell’accordo con il nuovo socio
indiano. In calo invece Tod’s (-2,60%) e
Ferragamo (-1,68%) dopo i rialzi della vigilia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA




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(a.duc.) Un’improvvisata potrebbe animare l’assemblea del Gruppo L’Espresso. Oggi è in calendario il rinnovo del consiglio di amministrazione della società fondata da Adriano Olivetti e
Carlo Caracciolo. Una prima novità risiede nel
fatto che, oltre alla lista di maggioranza di Cir
(Carlo De Benedetti) con una quota del 53,58%,
sono presenti due liste di minoranza. Se non ci
sono dubbi sul fatto che De Benedetti nominerà
agevolmente i propri consiglieri, Monica Mondardini verrà confermata amministratore delegato, interessante è chi otterrà il posto di consigliere riservato alle minoranze. Da un lato si presenta un pacchetto azionario dell’8,02%, così ripartito: la Fondazione Cr Trieste (2,63%) e i
fratelli Carlo e Margherita Revelli (5,39%). Questi ultimi hanno ottenuto la loro quota dopo una
lunga battaglia legale per l’eredità del pacchetto
azionario di Caracciolo. Il restante 6,29% di
quella partecipazione è stato, invece, ereditato
da Jacaranda Falck Caracciolo (foto). E dei suoi
titoli non c’è traccia neanche nella terza lista depositata. Dall’altro lato a presentarsi in assemblea con il 3,17% è Assogestioni, che ha deciso di
depositare liste rappresentative dei fondi, an-

che in società non appartenenti al Ftse Mib. Una mossa per
catalizzare gli interessi del
mercato e dei piccoli azionisti
attenendosi alle cosiddette
best practice. I noti dissidi tra
gli eredi di Caracciolo e le cifre
in ballo suggeriscono, insomma, un possibile
esito della partita. Se il 6,29% di Jacaranda Falck
Caracciolo dovesse riapparire e convergere sulla
lista di Assogestioni (il candidato consigliere è
Massimo Belcredi) a soccombere potrebbero
essere gli altri eredi del fondatore dell’Espresso
e la fondazione triestina. Con relativo scorno
per Massimo Paniccia, presidente dell’ente bancario, indicato per il posto da consigliere proprio dai Revelli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sanzioni, Consob cambia
dopo il caso Profilo
(c.tur.) La strada è la consultazione con gli attori del mercato, banche e sim. E l’esito appare
scontato, visto che la Consob si ripromette di

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modificare il regolamento sulle sanzioni perché «ha ritenuto opportuno accogliere le numerose istanze» ricevute dopo la battaglia con
Matteo Arpe e la sua Banca Profilo. Che cosa
cambierà? Oggi, quando c’è un’ipotesi di abuso,
si attiva l’Ufficio sanzioni che dopo l’istruttoria
propone di archiviare o comminare l’ammenda. La Commissione emette il verdetto e solo allora l’incolpato lo viene a sapere, potendo comunque appellarsi al Tar e ai vari gradi della
giustizia amministrativa. È quanto accaduto nel
caso Banca Profilo che, stando alla Consob,
avrebbe sostenuto il titolo in Borsa. Arpe aveva
chiesto lo stop al procedimento perché - a suo
dire - violava i principi del «giusto processo». Il
Consiglio di Stato ha poi sollevato dubbi sulla
coerenza tra il Tuf e le modalità del contraddittorio. Da qui la mossa della Consob che - pure
senza obblighi - propone di cambiare il regolamento. In futuro le conclusioni dell’Ufficio sanzioni verranno comunicate (su richiesta) all’interessato che avrà modo di replicare e presentare le controdeduzioni prima del verdetto della
Commissione.

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

40

Cultura
& Spettacoli

Oggi alle 17

Donatella Di Cesare
interviene a Verona
su Heidegger

«Filosofia e antisemitismo, i Quaderni
neri di Heidegger» è il titolo della
conferenza che tiene oggi a Verona la
filosofa Donatella Di Cesare, docente
all’Università di Roma «La Sapienza» e
autrice del libro Heidegger e gli ebrei. I
«Quaderni neri» (Bollati Boringhieri).
L’incontro, organizzato dall’Università
degli studi di Verona, si svolge alle ore
17 presso l’aula T1 del Polo Zanotto.

Donatella Di
Cesare insegna
alla «Sapienza»
di Roma

Donatella Di Cesare, firma del
«Corriere della Sera», ha rivelato sulla
«Lettura» dell’8 febbraio scorso che
Heidegger, nel Quaderni neri, presenta
la Shoah come una sorta di
«autoannientamento» degli ebrei. E si
è dimessa in marzo dalla presidenza
della Martin Heidegger Gesellschaft,
l’associazione tedesca che si richiama
all’autore di Essere e tempo. (m.sa.)

Viviano Domenici, in un libro edito dal Saggiatore, narra degli indigeni trattati come fenomeni da baraccone

Quando negli zoo finivano gli uomini
Storie del nostro ordinario razzismo
di Gian Antonio Stella
barbari tengono i
ca p e l l i s c i o l t i e
c h i u d o n o i l o ro
abiti sul lato sinistro. Hanno volti umani e il
cuore di bestie selvagge. Portano abiti diversi da quelli
usati nell’impero di Mezzo,
hanno altri usi e costumi, altro cibo e altre bevande, parlano una lingua incomprensibile... Di conseguenza, un governo saggio deve trattarli come
bestie selvagge».
Lo storico e poeta cinese Ban
Gu (…) viveva duemila anni fa
alla corte di Chang’an, l’attuale
Xi’an, a ottomila chilometri da
Atene. Ma la pensava esattamente come Aristotele, che tre
secoli prima, in una lettera ad
Alessandro Magno, aveva teorizzato più o meno le stesse cose: «Con i Greci comportati da
stratego, con i barbari da padrone, e curati degli uni come

sofferenza incidentale, sterminano quei settori del genere
umano che intralciano la loro
strada... Siano esseri umani oppure bestie l’ostacolo deve essere rimosso».
Non c’è dunque da stupirsi
se moltissimi uomini «strani»,
come racconta Viviano Domenici nel libro Uomini nelle gabbie. Dagli zoo umani delle
Expo al razzismo della vacanza etnica, sono stati usati a
lungo come attrazioni nelle
corti di re e imperatori, nei circhi, nei giardini zoologici, alle
esposizioni universali. Perfino
in quella del 1889 che a Parigi
celebrò un secolo dopo la Rivoluzione francese e la solenne
Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Perfino allora, all’ombra della torre Eiffel appena
costruita, fu offerto ai trentadue milioni di visitatori lo
show di un «villaggio africano» con 400 «selvaggi» della
Guinea al seguito del re Dinah
Salifou più 18 angolani, 18 gha-

Una piaga duratura
La forza del pregiudizio
verso i popoli diversi
non è venuta meno
neppure ai giorni nostri

Il caso
José Calafate, della
Terra del Fuoco, fu
collocato a Parigi sotto
il cartello «Cannibali»

«I

di amici e familiari, mentre gli
altri trattali come animali o
piante». (…)
Certo, già ventidue secoli fa
c’era chi riconosceva l’assurdità
di distinguere tra «noi» e «loro». Come gli autori del Libro
del maestro di Huainan, una
grande opera collettiva del II
secolo a.C. composta alla corte
dell’imperatore cinese Liu An:
«Quando presso gli Êrmâ, i Di o
i Bodi nascono bambini, urlano tutti allo stesso modo. Ma
una volta cresciuti non sono in
grado di capirsi neppure con
l’interprete. Questo perché sono diverse la loro educazione e
le loro usanze. Ma prendete un
bimbo di tre mesi, portatelo in
un altro Stato e in futuro non
saprà neppure quali costumi
esistono nella sua patria».
Parole sagge. Eppure l’idea
che gli altri fossero sempre
meno «umani» e sempre più
simili alle bestie, man mano
che ci si allontanava da casa, è
rimasto per secoli così radicato da spingere perfino Marco
Polo, al ritorno dal suo viaggio
in Cina durato complessivamente 17 anni, a raccontare,
tra tante cose vere, alcune frottole inventate di sana pianta.
Come quella sull’arcipelago
delle Andamane, che lui chiama Angaman: «Angaman è
un’isola, e no ànno re. E’ sono
idoli, e sono come bestie salvatiche. E tutti quelli di quest’isola ànno lo capo come di
cane e denti e naso come di
grandi mastini». Che senso
c’era, a raccontare una balla
così? C’era. I suoi contemporanei infatti, spiegano gli studiosi del tema, erano così convinti che nelle contrade più lontane delle Indie vivessero uomi-

Expo
● Bruxelles,
1958.
Un’elegante
signora offre
qualcosa alla
bimba
congolese
chiusa nel
recinto
attorniato dal
pubblico. Il
villaggio
congolese fu
realizzato in
occasione
dell’Esposizione
universale

ni bestia con la testa di cane,
che se lui non l’avesse raccontato non l’avrebbero preso sul
serio: «Chissà se Marco Polo è
arrivato davvero in Cina, dato
che non ha neanche visto gli
uomini con la testa di cane…».
In buona sostanza: avrebbe
scritto quella sciocchezza per
accontentare le aspettative dei
suoi concittadini.
Un po’ quello che avrebbe
spinto due secoli dopo il canonico di Magonza Bernhard von
Breitenbach a popolare la mitica Terrasanta, Peregrinatio
in terram sanctam, nel 1486,
di giraffe con le corna e cammelli tirati per la cavezza da
pelosissimi uomini-scimmia

nudi con tanto di coda. E la
Chronica Mundi del tedesco
Hartmann Schedel insisteva
ancora nel 1493, cioè dopo la
scoperta dell’America, su una
serie di figure mitologiche: la
donna-scimmia, l’uomo-uccello, l’uomo-lupo, lo sciàpodo con un piede solo, il panozio dalle immense orecchie, di
cui si serviva la notte come fossero coperte.
Spiega George L. Mosse, autore del fondamentale Il razzismo in Europa, che il concetto
dell’uomo-bestia, radicato nelle leggende dei secoli bui, si
protrasse a lungo in Occidente
«dove era diffusa la credenza
che le scimmie fossero effetti-

Il libro di Viviano
Domenici,
Uomini nelle
gabbie, è edito
dal Saggiatore
(pp. 338, 17).
Qui anticipiamo
un ampio
stralcio dalla
prefazione di
Gian Antonio
Stella

Esibizioni
A sinistra: ottentotti e boscimani, oggi chiamati koisan,
ripetutamente esibiti in Europa come popolo
guerresco (Francia, 1888). Sopra: un cartellone che a
Mumbai, in India, pubblicizza una visita alla «più grande
baraccopoli dell’Asia», un’aberrante forma di turismo

vamente non un genere totalmente differente, ma una specie inferiore di uomo, che si rifiutava di parlare per non essere ridotta in schiavitù». E cita
ad esempio lo scienziato e medico britannico Edward Tyson,
il quale pensava che i pigmei
fossero «scimmie perché avevano i nasi schiacciati e una
statura piccola».
I pregiudizi si radicarono a
tal punto, nella scia di «scienziati» come G. Battista Della
Porta che nel 1610 pubblicò Della fisionomia dell’uomo (teorizzando ad esempio che «Le
labra grosse dimostrano stoltizia, come scrisse Aristotele ad
Alessandro. (…) Quei ch’han le
labbra grosse (…) sono giudicati ignoranti, perché così sono
quelle dell’Asino, della Simia»)
che nel 1869 il filosofo tedesco
Eduard von Hartmann si spinse
a sostenere, nel saggio Philosophie des Unbewussten, una
tesi spaventosa.
«Non si fa certo un favore al
cane, la cui coda dev’essere tagliata, quando gliela si taglia
gradualmente, centimetro per
centimetro», scrisse. «Altrettanto poco umano è prolungare artificialmente la lotta contro la morte dei selvaggi che si
trovano sull’orlo dell’estinzione... Il vero filantropo non può
altro che desiderare un’accelerazione dell’estinzione dei popoli selvaggi, e prodigarsi per
questo scopo».
Il filosofo inglese Herbert
Spencer, nei Principi di sociologia dove plaudiva al colonialismo al servizio della civilizzazione, era d’accordo: «Le forze
che stanno elaborando il grande schema della felicità perfetta, non tenendo conto della

nesi e decine di senegalesi, indocinesi e tahitiani.
Trabocca di storie stupefacenti, il libro di Domenici: da
quella di José Calafate che dalla Terra del Fuoco fu portato a
Parigi per essere mostrato sotto il cartello «Cannibali» a
quella dell’apache Geronimo,
che dopo aver combattuto per
tre decenni i bianchi, che gli
avevano massacrato la madre,
la moglie e tre figlioletti, finì
per essere un’attrazione nel
1904 all’esposizione di Saint
Louis, dove il giornale locale
scrisse che guardava i visitatori «con la stessa curiosità che
loro riservano a lui». Per non
dire della tragedia di otto inuit
portati nel 1880 dal Labrador
in Europa e decimati dal vaiolo
o dei congolesi messi in mostra a Bruxelles nel 1897, chiusi
in recinti con cartelli simili a
quelli che diffidano dal dare
noccioline agli elefanti: «Non
dare da mangiare ai negri, sono nutriti».
Un libro affascinante e tremendo. Che ci obbliga a rileggere la nostra storia con una
vertigine di sensi di colpa. E
magari a dire una preghiera,
finalmente, per tanti esseri
umani che sono stati traditi.
Come il pigmeo «Ota Benga»
che nel 1906 attirò l’attenzione
del «New York Times» sotto il
titolo «Boscimano divide una
gabbia con le scimmie dello
zoo del Bronx» e dieci anni
dopo, una sera che non ce la
faceva più, si spogliò nudo tenendo solo il perizoma e cominciò a ballare intorno al
fuoco, finché prese una pistola chissà come recuperata e si
sparò al cuore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

La casa, nido e miraggio
A «Dialoghi sull’uomo»
ne parlano gli antropologi
di Ida Bozzi

Elzeviro

HOUELLEBECQ
MAESTRO
DI CINISMO

Quello di dimora è concetto antropologico
per eccellenza, tanto più in tempi di
migrazioni, di esclusione e inclusione, ma
anche di case («home») online. Interessante
dunque l’approfondimento che ne propone il
festival presentato ieri, «Pistoia - Dialoghi
sull’uomo» che sarà dal 22 al 24 maggio
nella città toscana, con il tema Le case
dell’uomo. Abitare il mondo. Due filoni per le
lectio degli esperti: sia il «fare casa», con

Segna
libro

C

D

✽ ✽ ✽
La sua tesi di una Francia gradualmente sottomessa agli islamici gioca coi timori e i sospetti del francese medio e ironicamente, ma non
tanto, Houellebecq ne fa vedere anche i lati
positivi perché se si avverasse, chiunque, anche
se brutto e vecchio, potrebbe avere tre o quattro
mogli anche giovani e belle, cosa che evidentemente all’autore non dispiacerebbe. La Francia
che si avvia alla sottomissione non è un Paese
tragico, ma è sinistro. Mentre tutto sembra
normale ecco che in una stazione di servizio
capita di trovare steso a terra nel sangue il corpo di una donna, la cassiera; e altrove, altri segni di violenza, un autobus in fiamme, strade
deserte, un’atmosfera poco rassicurante.
Quando il narratore lascia questa Parigi infida e va a Rocamadur, in un paesino turistico
per rilassarsi, trova proprio lì un suo amico dei
servizi segreti e parlano della situazione che
non è ancora del tutto stabilizzata, e dopo scopriamo, ritornando a Parigi, che tutti i professori universitari, tranne uno che si è convertito
all’Islam, hanno dovuto lasciare l’insegnamento: la Sorbona è chiusa ma tutti sono stati congedati con una buona pensione.
Fiumi di danaro saudita lo consentono, il
danaro circola più e meglio di prima, e tutto
questo è raccontato con dialoghi ad alto livello.
Il libro si conclude con la prossima conversione
all’Islam dell’autore, conversione che gli procurerà il reintegro nell’insegnamento, dopo qualche mese ci sarebbe stata la ripresa delle lezioni
«e ovviamente ci sarebbero state le studentesse
— belle, velate, timide… ciascuna di quelle
ragazze, per quanto bella potesse essere, sarebbe stata felice e fiera di essere scelta da me e
onorata di condividere il mio talamo, e io per
parte mia, sarei riuscito ad amarle». Conclusione: all’autore sarebbe stata offerta una seconda
vita, senza molto nesso con la precedente. E
non avrebbe avuto niente da rimpiangere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Combatte
(ancora) a 40
anni, e ha
messo k.o.
l’idea di
smettere.
Leonard Bundu
ha tanto
passato da
recuperare,
soprattutto
quello perso per
scelte sbagliate.
L’incontro con
una donna,
Giuliana, gli ha
cambiato la
vita: è ripartito
da zero,
arrivando al
titolo europeo
dei pesi welter.
È la storia che
racconta Marco
Archetti (I giorni
non si
scavalcano,
Rizzoli, pp. 314,
17): la
competenza di
chi conosce la
boxe al servizio
di una vicenda
umana
esemplare.

a cura di
Claudio
Colombo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il racconto di nonno Giuseppe
Mai più oblio sulle stragi naziste
di Frediano Sessi

Quarant’anni di
competenze
consentono a
Dario Torromeo,
già firma del
«Corriere dello
sport», di
raccontare la
boxe come pochi
sanno fare. Dal
bordo ring degli
incontri più
famosi alla
pagina bianca il
passo è breve,
se a scrivere è il
giornalista
attento non solo
all’evento in sé,
ma anche al
contesto in cui si
svolge. Storie,
ricordi ed
emozioni sono
la colonna
portante di Non
fare il furbo,
combatti
(Absolutely Free,
pp. 160, 15).

Daniel Miller, sui social media. «È l’unico
festival di antropologia in Italia — ricorda
Giulia Cogoli che lo dirige — con quasi 20
mila presenze l’anno scorso. Una bella
testimonianza dell’interesse per gli eventi di
qualità». Nel festival anche la mostra
«Abitanti» di Ferdinando Scianna e, tra gli
spettacoli, la lettura da Calvino di Peppe
Servillo.

Daniele Biacchessi rievoca i crimini delle SS in Italia (Sperling & Kupfer)

di Raffaele La Capria
om’è strana la Francia descritta da
Houellebecq nel suo ultimo molto discusso romanzo Sottomissione (Bompiani). Una Francia irriconoscibile, proiettata in un futuro molto vicino. È un Paese
dove si mangiano cibi raffinati che si possono
ordinare e ti portano a casa ben confezionati.
Ragazze in minigonna della buona borghesia
durante l’atto parlano come vecchie puttane
pronte a tutto e offrono servigi sessuali nominandoli con spregiudicatezza. Anche loro si
possono ordinare con una telefonata, ma in
tutto questo non c’è nulla di morboso e neppure di veramente erotico. Houellebecq, che scrive in prima persona, inizia dicendoci «per tutti
gli anni della mia triste giovinezza Huysmans è
stato un compagno fedele», e con Huysmans ha
preso la tesi di dottorato ed è diventato professore associato all’Università di Parigi III-Sorbona. È un professore spregiudicato, conversa in
tono colto, cinico, elegante, con altri professori
e soprattutto con un agente dei servizi segreti,
per spiegare a chi legge il processo attraverso il
quale la Francia si è sottomessa all’Islam, e parla di se stesso così: «All’epoca dei miei vent’anni, quando mi veniva duro con una scusa qualsiasi, e a volte anche senza motivo, quando in
un certo senso mi veniva duro a salve».
Di una sua amica ancora giovane ma già in
decadenza dice: «Anche lei non era in fondo
che un airone imbrattato di petrolio», mentre
adesso «le mie erezioni, più rare e accidentali,
esigevano corpi sodi, elastici e senza difetti».
È questo lo stile Houellebecq, già sperimentato con successo negli altri suoi libri. Il modo
in cui i musulmani di Francia vanno al governo
sembra fin troppo diplomatico, e quindi poco
verosimile, e viene spiegato nella parte centrale
del libro, ma dal punto di vista narrativo quelle
spiegazioni per me occupano tanto spazio da
trasformare il romanzo in un pamphlet o in una
perorazione e comunque non hanno niente a
che fare con il futuro raccontato da Huxley e da
Orwell, perché artisticamente quello era meglio
risolto.

Giulia Cogoli
(foto
Grazia Lisi)

architetti come Alessando Mendini, Aldo
Cibic, Marida Talamona (che parlerà di Le
Corbusier a 50 anni dalla morte) e altri; sia la
casa come approdo, riparo o miraggio per
interi popoli: interverranno l’ex calciatore
Lilian Thuram sul razzismo, e poi antropologi
come Francesco Remotti sui due poli di
intimità e socialità, Ugo Fabietti e Marco
Aime sulle migrazioni, Marc Augé sui nuovi
non luoghi e il guru dell’antropologia digitale

41

a anni, ormai, abbiamo l’impressione di
essere circondati da
un’enorme quantità di
ricorrenze memoriali, al punto
che taluni storici e intellettuali,
sacerdoti della buona memoria, ne hanno scritto con preoccupazione, denunciando una
sorta di bulimia delle giornate
memoriali, nell’Italia del XXI
secolo. A leggere il nuovo libro
di Daniele Biacchessi I carnefici (Sperling & Kupfer) pare proprio che non sia così. Se è vero
che esistono ricorrenze sulle
quali ormai la critica è concorde (si pensi alla frequente retorica messa in campo spesso, il
27 gennaio, per la Giornata della Memoria sulla Shoah, sancita da una legge), ci sono ancora
oggi fatti storici che hanno riguardato il nostro Paese e migliaia di vittime civili innocenti, che sono caduti nell’oblio, e
sui quali nessun programma di
storia getta una luce, per ricordare e conoscere. Fatti sui quali
sarebbe bene soffermarsi perché consentono di comprendere non solo la barbarie del passato, ma anche aspetti dell’animo umano, e della nostra capacità di reagire all’orrore o di
cadere nella sua ripetizione.
Bardine di San Terenzo, Vinca, Monte Sole, Boves, Meina,
Napoli, Caiazzo, Sant’Anna di
Stazzema, la Certosa di Farneta,
per citare solo alcuni nomi di
località (anche in modo geograficamente disordinato),
non sono solo luoghi turistici
tranquilli, dove trascorrere
giornate serene. Come ci ricorda Biacchessi, sono tra i tanti
piccoli e grandi centri abitati
dove tra l’estate e l’autunno del
1944 si è scatenato l’inferno
della guerra totale contro la po-

Un disegno del pittore siciliano Renato Guttuso (1911-1987) tratto dal ciclo Gott mit Uns del 1944

polazione inerme, ordita dai
tedeschi occupanti e dai fascisti della Repubblica sociale, loro zelanti collaboratori o suggeritori.
Gli specialisti, da alcuni anni, conoscono questa storia,
che conta quasi diecimila civili
Il criminale di
guerra nazista
Walter Reder,
condannato
per la strage di
Marzabotto

sterminati, ma la maggioranza
degli italiani, dei professori,
dei giovani, se non abitanti dei
luoghi coinvolti nelle stragi,
non sanno ancora di che cosa si
parla. E l’oblio di quei fatti di
sangue orribili ha certo a che
fare con la memoria storica divisa degli italiani, con un ripetuto voler nominare i protago-

nisti di questa storia d’Italia
con i nomi di «vincitori» e
«vinti»; o, come suggerisce
Biacchessi, con la latitanza di
una giustizia che non ha punito
o non ha voluto punire, pur sapendo, i criminali responsabili, tra le truppe tedesche e i fascisti italiani.
Lo spunto di questo lunga e
puntuale ricostruzione storica
è l’incontro tra un testimone
delle stragi perpetrate sull’Appennino tosco-emiliano (nonno Giuseppe) e uno dei suoi nipoti, Carlo, che abita a Milano e
«torna a Monte Sole in vacanza
con la famiglia». Insieme,
mentre tutti vanno a dormire,
trascorrono l’intera notte. Nonno Giuseppe racconta, mostrando documenti e fotografie, il giovane Carlo con il suo
tablet naviga in Internet, anche
su suggerimento del nonno,
per verificare quanto è riportato dalla Rete, di quella tragica
storia.

Per informarsi, occorre sapere che cosa cercare. Biacchessi scrive per ostacolare
l’oblio dei fatti, anche perché
nessuna giustizia è stata fatta
per quelle stragi. Così, quello
del nonno Giuseppe, «è un lascito morale ed etico, un testamento composto da libri, documentazione giudiziaria, ricordi personali e di una comunità», perché «nulla vada mai
disperso e dimenticato. Perché
la memoria possa diventare cosa viva».
A leggere questo saggio, tutti noi dovremmo diventare passatori di memoria, come il
nonno Giuseppe di Biacchessi,
per le nuove generazioni, per i
nostri figli e nipoti. Perché
quella storia non si ripeta mai
più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il libro: Daniele Biacchessi, «I
carnefici», Sperling & Kupfer,
pagine 191, 16,90

Un riconoscimento anche a D’Avenia

Il premio Mondello a Carrère,
Lagioia, Missiroli, Muratori

S

ono stati annunciati ieri a
Milano i vincitori del premio Mondello: Nicola
Lagioia con La ferocia (Einaudi), Marco Missiroli (nella foto
sotto) con Atti osceni in luogo
privato (Feltrinelli), Letizia
Muratori con Animali domestici (Adelphi) per la sezione
«Opera Italiana»; Ermanno
Cavazzoni con Il pensatore
solitario (Guanda) per la sezione «Critica Letteraria». Il riconoscimento è promosso dalla
Fondazione Sicilia con la Fondazione Premio Mondello e in
collaborazione con il Salone
Internazionale del Libro e la
Fondazione Andrea Biondo.
Un premio speciale del presidente Giovanni Puglisi va ad
Alessandro D’Avenia per Ciò
che inferno non è (Mondadori). Il premio «Autore Straniero» (5 mila euro) sarà consegnato a Emmanuel Carrère
(nella foto sopra) da Antonio
Scurati (giudice monocratico
del Mondello 2015). L’appunta-

mento è per il 16 maggio (ore
13.30, Sala Gialla) al Salone del
Libro di Torino con un incontro aperto al pubblico in cui i
due scrittori si confronteranno
su scrittura e letteratura. I tre
romanzi vincitori del «Premio
Opera Italiana», scelti dal Comitato di Selezione 2015 che comprende lo scrittore Marco Belpoliti, il critico
letterario Gianni
Turchetta e la
scrittrice Chiara
Valerio, saranno
sottoposti al giudizio di duecentoquaranta lettori
qualificati, indicati da 24 librerie in tutta Italia. Le loro preferenze, espresse online da giugno a ottobre,
decreteranno il vincitore del io
SuperMondello. Tutti riconoscimenti saranno consegnati a
Palermo il 27 novembre. (l.lu.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il nuovo romanzo di

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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

SPETTACOLI

Il flop di Italia 1

Chiuso dopo una puntata. About Love, il nuovo
programma di Italia 1 ideato da Federico Moccia per
raccontare l’amore in tutte le sue declinazioni con due
inviati speciali, Anna Tatangelo e Alvin (foto), è stato
cancellato dopo la prima puntata andata in onda lunedì.
Troppo pochi i 749.000 spettatori, con il 2,9% di share. E
così, senza indugiare oltre, le altre tre puntate previste
sono saltate e al posto di About Love andranno in onda dei
film. Si comincia lunedì prossimo con Una notte da leoni.
Mentre il lunedì successivo sarà trasmesso il sequel Una
notte da leoni 2.

Tatangelo e Alvin
durano una puntata:
chiuso «About Love»

Il produttore
Addio a Blasetti, talent scout della musica
È morto ieri a Roma Alessandro Blasetti, produttore
discografico e scopritore di talenti. Blasetti aveva 64 anni.
Blasetti, che aveva fondato l’etichetta Penguin, aveva
lavorato assieme a Gianni Morandi contribuendo al suo
rilancio dopo il periodo di crisi degli anni Ottanta. Fra gli
artisti con cui aveva collaborato Barbara Cola e Bungaro. Dal
1992 era costretto su una sedia a rotelle a seguito di un
incidente.

Il caso
Ruoli da Oscar e
pubblico maturo:
una rivoluzione
anagrafica

Copertina

● Uscirà
domani il
numero di
«People» che
dedica la
copertina a
Sandra Bullock
(foto in alto).
Secondo la
rivista è lei la
donna più bella
del 2015

di Paolo Mereghetti

L

a decisione di People di
eleggere Sandra Bullock
«la donna più bella del
mondo» può essere letta in due modi opposti. Il primo, più semplicistico, svelerebbe più o meno involontariamente il momento di innamoramento collettivo (come una
malattia professionale) per
un’attrice che fino a ieri non
rientrava nei canoni della super bellezza. Il secondo, più interessante, potrebbe invece essere letto come una specie di
ribaltamento dei canoni non
solo di bellezza ma più in generale di merito nel mondo del
cinema e dello spettacolo.
Perché la classifica confermerebbe che cinquant’anni,
l’età della Bullock, non sono
più un ostacolo alla popolarità.
Diventano anzi una specie di titolo aggiuntivo, un risarcimento ex post che Hollywood e i
suoi «soloni» sono disposti a
concedere dopo anni di disprezzo e umiliazioni anagrafiche. Come se gli eccessi di
«rottamazione», che il cinema
aveva favorito alla ricerca di
star sempre più giovani e avvenenti, avessero stancato i loro
stessi fautori. Aggiungendo,
però, che è piuttosto difficile
pensare a un ravvedimento
femminista da parte di una categoria — gli executive che guidano gli studios — che ha sempre avuto una sola idea in testa:
fare più soldi possibile.
E allora proprio il vecchio
adagio «seguite i soldi» può
aiutare a capire le ragioni di
questa rivoluzione copernicana. Non è un segreto che il pubblico del cinema stia cambiando. E soprattutto invecchiando.
Una fetta consistente degli incassi è ancora determinata da
un pubblico sotto i venticinque
anni (diciamo un 40 per cento
del box office) a cui però sta
mancando un adeguato ricambio generazionale: le nuove leve hanno imparato a conoscere

43

● L’attrice (a
sinistra) è nata
nel 1964: la
fama è arrivata
nei primi anni
90. Nel 2010
ha vinto l’Oscar

Bullock e il fascino dei 50 anni
La nuova primavera delle attrici
«People» elegge la diva hollywoodiana: è lei la donna più bella del mondo
Sandra Bullock è la donna più bella del
mondo nel 2015. Lo ha stabilito la rivista People, che lo scorso anno aveva premiato Lupita
Nyong’o. «È ridicolo», ha commentato l’attrice premio Oscar, 50 anni, che ha confessato di
non aver anticipato a nessuno di aver vinto il
il cinema attraverso altri luoghi
che non le sale dei multiplex.
Televisioni, computer, tablet
sono ormai diventati gli strumenti privilegiati per la visione
dei film (o dei frammenti che
interessano) e hanno lasciato
le sale a un pubblico sempre
più in là con gli anni.
Che fatica a identificarsi con
eroi ed eroine gonfi di muscoli
e di chirurgia estetica: difficile
immedesimarsi con chi è tanto
lontano dallo spettatore. A
questa riflessione, ne va ag-

giunta un’altra: la produzione
di film, soprattutto negli Stati
Uniti, sembra essersi indirizzata su due strade opposte. Da
una parte i blockbuster che
puntano sugli effetti speciali (e
su attori praticamente ridotti a
funzioni digitali: vedi il recentissimo Avengers - Age of Ultron dove tutti compiono azioni impensabili per un essere
umano) e per i quali Hollywood è disposta a investire budget
enormi (l’ultimo Fast & Furious 7 è costato 250 milioni di

titolo, per l’imbarazzo. «La vera bellezza è silenziosa — ha spiegato —. Le persone che trovo più belle sono quelle che non cercano a tutti i costi di esserlo». A suo avviso, le cose davvero importanti nella vita sarebbero «essere
una brava persona e una brava mamma».



A parte
Meryl
Streep
fino a poco
tempo fa
il declino
cominciava
dopo i 35

dollari, 50 solo per risolvere i
problemi dovuti alla morte durante le riprese del coprotagonista Paul Walker).
Dall’altra ci sono molti più
film «semplici» dal punto di vista produttivo, legati a trame
che fanno appello ai sentimenti (lacrime o risate, fa poca differenza) e che hanno bisogno
di attori e attrici credibili e veri.
Cioè «vecchi», 50enni o giù di
lì, impensabile fino a pochissimo tempo fa quando l’età per
essere messi in pensione dal

Le altre

Dall’alto, la diva
americana
Julianne Moore
(54 anni ,
premio Oscar
2015) e Juliette
Binoche (51)

cinema sembrava non superare i 35 anni.
Una rivoluzione che ha rotto
soprattutto le barriere «antifemministe», dove il sex appeal
e le forme adolescenziali sembravano qualità inscindibili
per sfondare sullo schermo se
non ti chiamavi Meryl Streep. E
invece quest’anno l’Oscar ha
premiato la 54enne Julianne
Moore, l’agente 007 ha voluto
come Bond Girl la 50enne Monica Bellucci, la 51enne Binoche ha stupito tutti facendo un
bagno completamente nuda in
Sils Maria senza che nessuno
avesse niente da ridire sul suo
giro vita non proprio esile.
E in Gigolò per caso, accanto
a Woody Allen e John Turturro,
la 57enne Sharon Stone ha ammutolito ancora intere platee. E
l’elenco potrebbe continuare,
ad di là e al di qua dell’Atlantico, ovunque dove il cinema per
non perdere ulteriore pubblico
ha dovuto battere strade fino a
ieri impensate, per cui l’età diventa una qualità in più e le rughe tornano a essere qualcosa
di cui andare fiere. Proprio come diceva la Magnani a una
truccatrice: «Mi raccomando,
me le lasci. Ho impiegato una
vita a farmele».
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44

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

SPETTACOLI

In platea

7 giorni sul palco
di Claudia Provvedini

IL LETTO DI MARTHALER

L’ALTRA CARMEN

King Size L’iconoclasta regista
svizzero, Leone d’oro Biennale
2015, torna con il Liederabend
visto a Spoleto, fulcro un grande
letto (foto a destra), e ispirato
alle variazioni enarmoniche per
cui uno stesso suono e/o scena
ha funzioni diverse
(24-26, Fabbricone, Prato)

Iaia Forte La Napoli del regista
Mario Martone scalza la Spagna,
si incarna nella Carmen
dell’attrice che rivive con altri
colori la storia di una donna tutta
istinto, e Bizet ispira l’orchestra
di Piazza Vittorio
(il 28-29 al teatro Petruzzelli
di Bari)

TEATRO E MUSICA
Al Comunale di Bologna

Divine parole

Il naturalismo
di «Jenufa»
che disorienta

Il visionario Michieletto
tra gli uomini senza Dio
di Franco Cordelli

N
di Enrico Girardi

L

a messinscena della Jenfa di Leoš Janácek
curata dal regista lettone Alvis Hermanis, il
debutto a Bruxelles ma ora al Comunale di
Bologna (fino a stasera), sulle prime disorienta
non poco. L’atto centrale è rappresentato in un
quadro di sordido naturalismo, mentre gli atti di
cornice sono oggetto di stilizzazione astratta, i
personaggi ingessati dentro costumi storici e
l’azione interiore affidata a un «balletto» di mimi, il coro su in alto come spettatore. La tecnica
teatrale è di livello così alto che l’idea passa quasi
in secondo piano. Ma presto si capisce come
quello squallido naturalismo — che dà vita a
un’azione drammatica tra le più tragiche del teatro d’opera — sia appunto il prodotto di quell’immobilismo rituale, di quelle antiche convinzioni morali e credenze superstiziose, più che
religiose, proprie di una società arcaica, che uccidono la libertà, la vita, la dignità, la bellezza.
Dirige Juraj Valcuha, il che è una garanzia, non
solo perché è un bravo direttore ma perché è slovacco e se c’è una musica che trae materia melodica dall’inflessione del parlato, Janácek era moravo, è proprio quella di Jenfa. Non a caso i direttori seri, prima di affrontare un’opera così, ne
studiano l’idioma, come recentemente Fabio Luisi a Zurigo. Il cast inoltre è ben assemblato, con
Andrea Dankova (Jenufa), Angeles Blancas Gulìn
(Kostelnicka), Brenden Gunnell (Laca) e Ales
Briscein (Steva). Se l’esito è buono ma niente di
più, ciò dunque non dipende da limiti oggettivi
ma da una scelta interpretativa che sottolinea la
durezza dell’assunto drammatico mortificando
però quello struggente riverbero lirico che è uno
dei tratti migliori di questa bellissima opera
d’inizio Novecento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Jenufa
di Leoš Janácek; sul podio Juraj Valcuha

●●●●●●●●●●

7

ell’ansia, o nella necessità, di tribuire al
regista straniero
(straniero al Piccolo) Damiano Michieletto il suo obolo critico, il
più miserrimo possibile, le divinità hanno sottovalutato le
fondamenta, ossia l’autore, il
testo. Ramón del Valle-Inclán è
non tanto un trascurato quanto
un grande; il suo Divine parole
del 1920 è un capolavoro non
solo del teatro spagnolo (superiore a ogni dramma dello stesso Lorca) ma dell’intero Novecento. In esso vi sono radici
profonde, che si ramificano da
e per tutta la Spagna, partendo
proprio da Cervantes (Albacete, dove egli nacque, è nominata nel testo) o dalla stessa Celestina (l’accostamento di Divine
parole e del dramma messo in
scena da Ronconi delinea continuità nella storia recente del
Piccolo). O, per cambiare registro, e di fronte alla visionarietà del Monco (Ramón non aveva un braccio, Cervantes perse
una mano in battaglia), altre
radici le scorgiamo pensando
prima a Goya e nel finale a Velazquez — per arrivare al
Buñuel messicano, in specie a
Los olvidados.
C’è solo da rammaricarsi che
testi simili non vengano messi
in scena o, al contrario, da rallegrarsi con il giovane Michieletto per la sua scelta. Le divinità di cui sopra ciò forse non apprezzarono abbastanza. Ma le
divinità sono strane. O più che
comprensibili: si accontentano
delle briciole e, dalle altezze in
cui dimorano, tralasciano le
sostanze — a esse non più necessarie.
Di sostanza, in Divine parole, vi sono il ritratto di un mondo, miserabile e però picaresco
( a l t r a p o s s e n te r a d i ce i n
Ramón); e che tale mondo sia

offerto in una forma oscillante
tra il demoniaco e il tragico.
È la domanda che l’autore si
pone: demoniaco o tragico? Il
nodo è una eredità indivisibile
e tuttavia divisa: un povero
idiota che, perduta la madre
naturale Juana, viene esibito/
sfruttato nelle fiere di paese
dalla zia Marica (Cinzia Spanò)
e da Mari Gaila (Federica Di
Martino) che di Juana è la co-

Disperazione
Petra Valentini
e Fausto Russo
Alesi in «Divine
parole» in
scena al Piccolo
Teatro Strehler
fino al 30 aprile

gnata avendone sposato il fratello prete Pedro Gailo (Fausto
Russo Alesi). Non è il solo peccato ad apparire in scena.
Tra i tanti minori, sullo sfondo, c’è la lussuria: l’adulterio di
Mari Gaila, il suo amore per
Séptimo (Marco Foschi), un
dongiovanni dei poveri — ed
ecco, ancora, la Spagna; ecco le
origini. Le «divine parole» che
il sacrestano Pedro pronuncia

alla fine, «chi è senza peccato
scagli la prima pietra», in italiano non producono effetti
(sulla folla); in latino misteriosamente aprono alla redenzione (di Mari).
Dopo essersi manifestato come demoniaco, il tragico si
manifesta rovesciandosi nel
suo opposto, nel divino. Il problema critico, nell’interpretazione di Michieletto, è che con
un materiale sovrabbondante
meglio sarebbe stato concentrare lo spazio e abbassare i toni, normalizzare un poco.
Spesso non si capisce cosa stiano urlando i tutti eroici attori,
che si muovono, inciampano e
cadono in un troppo simbolico
fango. Ma Michieletto, pur con
qualche caduta di gusto, non
manca di visione e, venendo da
un mondo musicale, con Górecki e Allegri, con Barber e Fauré
compone una colonna sonora
di rara potenza, insolita nei nostri teatri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Divine parole
regia di Damiano Michieletto

7

●●●●●●●●●●

Himmelweg

Se il nazista impone la recita nel lager
di Magda Poli

U

n testo forte e lucido Himmelweg (La via del cielo)
del madrileno Juan Mayorga
che riesce a entrare nel profondo di una narrazione che buca
le frasi e le parole per evocare il
non detto con un effetto dirompente (Teatro Due, Parma).
Siamo nel campo di concentramento di Terezín quando un
delegato della Croce Rossa arriva in visita e i nazisti gli propongono una «recita» di benessere per ingannare «gli oc-

Olocausto
Una scena di
«Himmelweg La via del cielo»
di Juan Mayorga

chi del mondo». Ed è proprio la
parola a disegnare la finzione.
Non c’è la morte, ma la si respira, basta una foto accartocciata con «semplicità» dalla
mano del comandante a cancellare una vita; non ci sono
sofferenze, ma vibrano incandescenti e su tutto aleggia la
vergogna di chi non volle, e ancora non vuole, vedere. Il regista Gigi Dall’Aglio affida ai bei
video di Lucrezia Le Moli le
azioni e i dialoghi di bambini
che giocano nelle strade, di innamorati e venditori di palloncini, mentre in scena al di qua

di un grigio impenetrabile muro, il nazista direttore del campo obbliga un prigioniero a
istruire il suo «popolo» alla recita della normalità.
Con intelligenza, Dall’Aglio
guida i tre protagonisti, i bravi
e intensi Roberto Abbati, Fulvio Pepe, Massimiliano Sbarsi,
lungo la messinscena, svelando l’oscenità di una finzione
che ancora stordisce.
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Himmelweg
regia di Gigi Dall’Aglio

● ● ● ● ● ● ● ● ● ● 8,5

DISCHI
Classica Pollini & Abbado

Rock 9

Jazz Possible Universe

Rock Edge of the Sun

L’incontro tra due maestri Il lato «dark» dei Negrita Morris, le improvvisazioni Calexico, suoni del deserto

L

e registrazioni effettuate da Claudio Abbado
e Maurizio Pollini per la Deutsche Grammophon in oltre trent’anni di collaborazione artistica ritornano in un cofanetto quanto mai appetibile, che contiene opere di Beethoven,
Brahms (il 2° in due diverse incisioni degli Anni
70 e 90), Schumann, Schönberg, Bartók e Nono.
È dunque il documento riepilogativo di un sodalizio interessantissimo perché i due, pur accomunati da mille cose (milanesità, rigore analitico, formazione, cultura, pensiero) non hanno
seguito percorsi identici e si sono dovuti come
reincontrare ogni volta. A ben ascoltare, infatti,
si scopre infatti che non c’è davvero nulla di
scontato in queste registrazioni, che sono già
parte della storia dell’interpretazione. (E. Gir.)

D

opo essersi immersi nel sound sudamericano, i Negrita tornano alle radici rock con
«9» che il frontman Pau definisce «più maturo,
forse anche un po’ più “scuro”, con tinte più fosche rispetto ai precedenti». Registrato in Irlanda, l’album si apre con «Il gioco», scritto con Il
Cile, una metafora su pregi e problemi dell’esistenza. «Poser» è un’invettiva contro il culto dell’apparire. Particolarmente riuscita la funkeggiante «L’eutanasia del fine settimana», che racconta con ironia e piglio cronachistico gli inferi
notturni della movida, fra spacciatori, prostitute
e locali alla moda.
I Negrita si confermano fra le migliori rock
band italiane, esprimendosi con onestà e passione. (Mario Luzzatto Fegiz)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

●●●●●●●●●●

8,5

L

awrence Butch Morris (1947-2013) è stato,
per ora, l’ultimo grande visionario della musica afroamericana. Le sue «conductions», direzioni improvvisate, muovevano in modo inaudito grandi masse sonore, creando performance di
forte effetto spettacolare. Ma anche su disco rimane molta intensità; lo mostra uno dei suoi ultimi lavori, «Possible Universe», proposto nel
2010 all’importante e coraggioso festival «Ai
confini fra Sardegna e Jazz» di Sant’Anna Arresi
e ora pubblicato per Nu Bop.
Quindici improvvisatori guidati dalla sua bacchetta, fiati e suoni elettronici, corde e percussioni, s’intrecciano per depistare l’ascoltatore e
fargli riscoprire, come voleva Morris, la natura
più profonda della musica. (Claudio Sessa)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

●●●●●●●●●●

8,5

I

l suono del deserto. Quel misto fra le colonne
sonore di Morricone, il country-rock americano e le influenze latin-mariachi. È il confine texmex il punto di partenza del racconto musicale
dei Calexico che in 9 album hanno sviluppato
qualcosa di completamente originale.
La band di Joey Burns e John Convertino si è
sempre aperta alle collaborazioni (in Italia con
Capossela) ma in «Edge of the Sun» la lista degli
ospiti è lunghissima. Neko Case, Sam Beam
(Iron&Wine) e Ben Bridweel (Band of Horses) e
altri artisti dalla Grecia al Messico. È il loro disco
più pop, «Cumbia de Donde» potrebbe essere
un tormentone estivo chic e quelle di «Falling
from the Sky» sono riflessioni malinconiche su
fiati gioiosi. (Andrea Laffranchi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

●●●●●●●●●●

8,5

© RIPRODUZIONE RISERVATA

●●●●●●●●●●

7,5

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

SPETTACOLI

45

IL BECKETT DI PASQUAL

QUINTO EPISODIO

NETWORK RESIDENZE

BEETHOVEN

CONCERTO

Finale di partita Lello Arena
(foto a destra) e Gigi De Luca.
Ironia dell’attore napoletano,
pause sublimi di Beckett,
«respiro di testo e personaggi»,
dice il regista Lluìs Pasqual. E
arriva l’Amleto a sorteggio del
CollettivO CineticO (fino al 26;
al 30, Franco Parenti, Milano)

6Bianca Nei confronti di Darko
il fantasma della suicida Bianca
darà compimento alla profezia,
mentre Luna dovrà rivelare
segreti (nella foto D. Marmi e C.
Cametti). Scritto dall’americano
Stephen Amidon, regia Serena
Sinigaglia
(23-26, Gobetti, Torino)

Etre Presenta giovani gruppi e
alcuni noti lavori italiani di teatro
contemporaneo: da Reality di
Deflorian-Tagliarini a How Long
is Now di Balletto Civile a Lo
splendore dei supplizi di Fibre
Parallele. Incontro
internazionale IETM (23-26,
Bergamo, Brescia, Milano)

Sonate e Bagatelle Al fortepiano
Jin Ju in Sonata op.109, 110,
111; Davide Franceschetti
Sonata op. 101 e Bagatelle
op. 119 e 126. Fortepiano
Wilhelm Lange. Accademia
Bartolomeo Cristofori, Opera
e Maggio Musicale
(28 e 29, Goldoni di Firenze)

Brahms e Berlioz Swedish Radio
Symphony Orchestra, Daniel
Harding, violino Vilde Frang:
Concerto in re maggiore op.77
per violino e orchestra di
Brahms e Sinfonia fantastica
op.1 di Berlioz (24, Manzoni,
Bologna; 27, Dal Verme, Milano)
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CINEMA
Sarà il mio tipo?

La parrucchiera
e il filosofo:
amore difficile

U

na bellissima commedia
impastata di sentimenti e
contraddizioni, di odio e amore e di un romanticismo venato
di intelligente malinconia.
Lucas Belvaux racconta
l’amore difficile di un prof di filosofia parigino snob ed egocentrico che va a far supplenza
ad Arras e qui si innamora, ricambiato, di una parrucchiera.
Lui le legge Proust, Flaubert,
Kant che le si addice; lei cita vita e opere di Jennifer Aniston e
look di Gloria Gaynor. Sono
prototipi vittime-carnefici che
il film non edulcora né traveste: trattasi di sesso ma con un
salto di classe socio-culturale.
Merito anche di attori magnetici, Loic Corbery ed Emilie
Dequenne, se la riduzione del
romanzo di Vilain (ed. Gremese) mantiene un’alta potenzialità, in equilibrio delicato tra i
verbi illudere-deludere, sbattendo contro quel non finale
che spesso hanno le storie di
cuore. Da non perdere. (m. po.)

● ● ● ● ● ● ● ● ● ● 8,5

Box Office

1

=

Fast
& Furious 7
di James Wan
con Vin Diesel
e il lungo addio
a Paul Walker
1.467.897

2

N

3

G

Mia madre
di Nanni
Moretti, con lo
stesso Moretti,
Margherita Buy
e John Turturro
1.110.769

Se Dio vuole
di Edoardo
Falcone, con
Marco Giallini
e Alessandro
Gassmann
884.228

IN DISCESA
IN SALITA
NOVITÀ'
STABILE

G
A
N

=

Avengers: Age of Ultron

Samba

Quando i supereroi perdono
il potere della meraviglia

Destini incrociati
per la volontaria
e l’immigrato Sy

A

di Maurizio Porro

P

er la quinta volta in sette
anni, per il modico compenso di 50 milioni di
dollari, Robert Downey jr. cede
alle lusinghe di Iron man contro l’intelligenza artificiale da
lui creata, Ultron, capo dell’esercito di robot pro Vendicatori — un classico, il figlio che
si ribella al padre e vuol radere
al suolo non solo i rom ma tutti
gli uomini —. Spremuta fantasy Marvel che vorrebbe bissare il primo Avengers (1,5 miliardi di dollari) in 150’, rumorosi
3D, sempre in penombra, forte
di una squadra di divi: Chris
Evans è Capitan America, Mark
Ruffalo (il migliore) è Hulk,
Hemsworth è Thor, Renner è
Occhio di falco e la Vedova Nera
è la Johansson, oltre a due creaturine gemelle e una mistica.
A parte una battuta che chissà come tira in ballo la Lunga
giornata di Eugene O’Neill (gli
Avengers sono fan?), resta il solito menù, torta di panna farci-

Sul set
A sinistra,
Capitan
America (Chris
Evans, 33 anni)
e Thor (Chris
Hemsworth,
31) nel film di
Joss Whedon
«Avengers:
Age of Ultron»

ta e glassata, poi ricoperta di
mascarpone, indigesta a chi
non vuol regredire sotto i 10 anni.
Tradendo il mix che funzionava nel primo film più ironico
e scanzonato qui, dopo 15’ si
entra in un letargo onirico dove
la tecnica digitale promette e
mantiene di tutto ma senza più
alcuna meraviglia, a parte il
doppiaggio con le voci soffiate
che palpeggiano le parole come gli spot dei profumi. Ma

che senso ha, alla fine, opporsi
a una tendenza in atto (vedi incassi di Fast and furious 7) che
riduce il cinema a poltiglia di
effetti speciali senza riguardo
per la psicologia nostra e loro?
Sono già tutti in attesa, obbligatorio vedere Avengers fingendo di gradire. Ah, c’è anche
un regista, si chiama Joss Whedon.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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5

ttualissima, ma piacevolmente edulcorata, la commedia di Nakache e Toledano,
la coppia di Quasi amici, racconta l’odissea parigina di un
immigrato sans papier che incontra una volontaria borghese
carente di affetto. Ed altre varie
ed eventuali, le periferie e le
umiliazioni, i tentativi sentimentali delle damine di carità
e l’arrivo di un altro clandestino, che si finge brasiliano perché più sexy.
Anche se il riferimento è a
Ken Loach, qui non piovono
pietre e la stessa star, Omar Sy,
oltre al bravissimo Tahar
Rahim e a Charlotte Gainsbourg, conduce la storia dopo
molte peripezie verso un macchinoso happy end in cucina
degno di Ratatouille. Quindi
una questione sociale aperta e
sanguinante, corretta col buon
senso da entertainment, un action poliziesco col nome Samba, che giustifica il piano sequenza iniziale. (m. po.)

●●●●●●●●●●

7

Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

46

Eventi

La guida
Una festa di carta
Colonna sonora
firmata da Bersani

Oggi nella Giornata mondiale del libro e del diritto
d’autore e nell’inizio del Maggio dei Libri, entra
nel vivo #ioleggoperché, l’iniziativa nazionale di
promozione del libro e della lettura curata dall’AIE
(Associazione Italiana Editori). Palcoscenici:
le piazze di Milano (in particolare in piazza
Gae Aulenti con «Piazza un libro»), Roma, Cosenza,
Sassari e Vicenza, con eventi legati al libro
e ai lettori, oltre alle altre iniziative in tutta
Italia. #ioleggoperché è organizzato da AIE

(Associazione Italiana Editori) in collaborazione
con ALI (Associazione Librai Italiani), AIB
(Associazione Italiana Biblioteche), Centro per il
Libro e la Lettura del MIBACT, Milano Città del Libro
2015 - Comune di Milano e Assessorato Cultura
e Turismo di Roma, con il contributo di Rai. Rai3
dedicherà la prima serata a un evento in diretta.
Samuele Bersani ha composto e interpretato con
Pacifico la canzone «Le storie che non conosci», la
colonna sonora. Info su www.ioleggoperche.it.

L’appuntamento Oggi l’iniziativa #ioleggoperché arriva al culmine con feste
nelle piazze e una diretta tv su Rai3. Nei mesi scorsi, i «messaggeri» hanno
selezionato romanzi (famosi e non) da «innestare» in negozi, treni o scuole
di Roberta Scorranese

E

se la lettura fosse un
virus da inoculare
con perizia? E se fosse una questione
chimica, fisica, con
il lettore ritroso che
va «immerso» nella pagina
scritta, quasi a tradimento, per
farlo innamorare? La massa
critica di #ioleggoperché parte
da qui: editori, librai, scuole,
attori e cantanti si sono uniti in
una gigantesca istigazione alla
lettura, con «messaggeri» volontari che distribuiscono titoli
di una collana composita (da
Baricco a Sepúlveda) nelle librerie, nelle aule, sui treni. Per
convincere i lettori nascosti.
Oggi, nella Giornata mondiale del libro (a Barcellona è
San Jordi e ci si regalano pagine
e rose), le piazze di Milano, Roma, Cosenza, Sassari e Vicenza
si potranno sfogliare in migliaia di incontri, spettacoli e primi
amori. Gli amori letterari, perché chi legge sa bene che ci si
può innamorare di un libro.
«Basta saper aspettare quello
giusto: almeno così mi disse
una libraia catalana», ride Luigi Spagnol, che con il suo gruppo Gems è uno degli editori in
prima linea nel progetto.
Ma davvero un massiccio innesto di romanzi (come Due di
due di De Carlo o Splendore di
Mazzantini) serve a rischiarare
il cupo orizzonte dipinto dai
dati sulla lettura? Uno dei più
recenti, targato Nielsen, recita:
una famiglia su dieci non possiede volumi in casa e dal 2014
la quota dei lettori è calata dal
43% al 41,4% rispetto all’anno
prima. Eppure non si tratta di
disaffezione all’atto: oggi leggiamo tanto. In continuazione:
le pagine Google, i post sui social, gli articoli online o sul tablet e chissà in quanti trascorrono ore in quella pratica semi
erotica che è lo zapping tra le
anteprime degli ebook. Un al-

I promotori

di Severino Colombo

L

ISTIGARE
ALLA LETTURA

MIGLIAIA DI VOLONTARI DONERANNO LIBRI
«COSÌ I VOLUMI SONO UN VIRUS DA INOCULARE»
lenamento che non basta a
spingerci in libreria? E che cosa, dunque, si deve inoculare
quando, mai come oggi, l’accessibilità (anche economica)
ai libri è così alta? — un ebook
costa in media 6 euro ed è disponibile in pochi secondi.
«Sì, ma mai come oggi abbiamo un ventaglio di letture
differenti — dice Antonio Monaco, delle edizioni Sonda —
dagli articoli ai tweet. Così, iniziative come #ioleggoperché
servono a restituire centralità
al libro». Ma anche i lettori, in
questo formicaio di abitudini,
si sono frammentati in migliaia di sottogruppi: quello che
scorrazza nelle biblioteche digitali, quello che si abbevera alle inchieste sulle riviste specializzate. «Ecco allora — dice
Spagnol — che anche il ruolo
dell’editore torna cruciale. Perché la qualità, in mezzo al mare
magnum della scrittura, fa la
differenza». Dunque, il self publishing è già morto? No, certo.
Ma, forse, quello che si è
perso è quella tensione magica
che sentivi quando leggere voleva dire «leggere libri». Il rito,

#Teamlettura
Gli studenti
della media
«Cecco
Angiolieri»
di Siena. Il
progetto ha
coinvolto tante
scuole grazie a
Crossa un libro,
(bookcrossing).
Un accordo
con il Centro
per il Libro e
la Lettura farà
sì che dal 23
aprile 200
superiori di
tutta Italia
leggeranno e
commenteranno in classe i
testi della
collana
#ioleggoperché

il segnalibro, la liturgia del divano con tazza di caffé. Ovvio
che oggi i mezzi e le possibilità
sono diverse. Ma l’editore deve
ambire a recuperare quella magia che somiglia tanto all’innamoramento. Con libri e autori

Oltre il mercato
Spagnol (Gems): «Oggi
il nostro ruolo torna
cruciale: la qualità fa la
differenza più che mai»

di qualità, lasciati fermentare
senza l’impazienza continua
delle logiche di mercato. Così
si spiega l’iniziativa di #ioleggoperché, profusione di volumi ovunque: le prime righe di
un autore come Pennac possono sedurre al punto di restarne
imbambolati. Nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto (e pure alla commozione).
Questione di sinapsi, si può?
Margherita Schirmacher, romana di 25 anni, è una delle
messaggere. Ha selezionato i
volumi nelle librerie del circuito e oggi li regalerà ai commercianti del suo quartiere. «Intanto con i libri si rinsaldano
amicizie e conoscenze — spiega — e poi mi piace l’idea di veicolare qualcosa di bello».
Margherita ha scelto con cura i romanzi che potrebbero
piacere a lettori non forti, Non
avevo capito niente di De Silva e
Oceano mare di Baricco. Attenzione e cura nei confronti degli
altri. Un piccolo capitale umano che la lettura alimenta, come poche altre pratiche sociali.
rscorranese@corriere.it

I punti
● 240 mila i
libri in edizione
speciale che
saranno
consegnati dai
messaggeri ai
lettori saltuari
e ai non lettori:
una collana
di 24 titoli,
scelti da editori
associati ad AIE
● 30 mila i
messaggeri
che hanno
aderito di cui
il 66% di età
tra i 18 e i 50
anni. Hanno
partecipato
11.011
universitari
● 1000 e oltre
gli eventi in
tutto il Paese.
In particolare
a Milano, in
piazza Gae
Aulenti, dalle
21, una festa
spettacolo con
autori, comici
e musicisti
● 5-13 anni:
una sezione
speciale
per i bambini,
#ioleggoperch
ejunior troverà
spazio a Milano
in un’area
dedicata
all’ascolto
di brevi storie

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gli editori scendono in campo (insieme)
«Gli sconti non bastano: serve il contagio»

a lettura va al contrattacco. Nella Giornata
mondiale del libro gli editori danno vita a
una iniziativa di promozione della lettura
mai vista prima in Italia: #ioleggoperché.
«Ci siamo resi conto che era tempo di passare al
contrattacco — spiega Marco Polillo, presidente
dell’Associazione italiana editori (Aie) che con
altri soggetti organizza la manifestazione —.
Negli anni scorsi abbiamo lavorato su iniziative
che potessero portare un vantaggio economico
al lettore offrendogli uno sconto sul prezzo di
copertina». In questo modo, però, il popolo dei
«non lettori», quelli che avevano perso la consuetudine con il libro, non veniva coinvolto. Oggi il punto di vista si è spostato. «La “non lettura”
— spiega — non è solo una questione di natura
economica ma ha invece, e soprattutto, risvolti
molto più profondi: strategici e strutturali».
Da qui la sfida ovvero la necessità di creare
un’iniziativa ad hoc che — attraverso persone
che amano i libri: i 30 mila «messaggeri» —
coinvolga chi non legge. Illustra Laura Donnini,
amministratore delegato di Rcs Libri: «abbiamo
puntato su elementi quali la condivisione di
esperienze e il passaparola, sia fisico che virtuale
per mettere in moto un vero contagio di libri e
per fare rete». E racconta: «Nel luglio dello scor-

so anno, quando per la prima volta abbiamo
pensato a una manifestazione di questo tipo,
sembrava una cosa un po’ folle». Invece, si è rivelata un’idea capace di leggere bene i tempi in cui
viviamo: «è cresciuta, si è rafforzata, si è arricchita fino a diventare un evento diffuso e virale».
L’iniziativa per farsi conoscere è perfino scesa
sui campi di calcio durante le partite dei campionati di serie A e B. Oggi #ioleggoperché arriva
nelle piazze — Milano, la principale — con oltre
un migliaio di eventi e con anche una copertura
televisiva importante su Rai3 (diretta dalle
21.05). Entra nelle scuole (dalle elementari alle
università), sale sui treni (mille tratte di Trenitalia accolgono i messaggeri); entra in un migliaio
librerie e in altrettante biblioteche. Prevista la
distribuzione gratuita di 24 romanzi, stampati in
un’apposita edizione in 10 mila copie ciascuno
per un totale di 240 mila libri. «I 24 titoli rappre-

I protagonisti
Donnini (Rcs): «La strategia è unire
condivisione e passaparola». Rana
(Mondadori): «Grandi e piccoli, nella
collana tutti sono rappresentati»

Goal! Torino-Roma, il 12 aprile, ha reso omaggio al progetto

sentano una scelta parzialissima, come ogni
scelta editoriale — spiega Marco Rana, direttore
marketing editoria di catalogo di Mondadori Libri —. Rispetto ai circa 500 mila titoli in commercio sono lo 0,0048%». Al tempo stesso si tratta di una «scelta fortemente inclusiva» sia dal
punto di vista degli editori rappresentati («metà
dei titoli sono espressione di editori piccoli e
medi»). Sia riguardo gli autori: «i grossi nomi
italiani e stranieri, familiari al pubblico si alternano a testi meno noti e dalla distribuzione soli-

tamente meno capillare». Sia, infine, per generi
letterari e registri di scrittura, che spaziano dall’avventura al giallo al romanzo di amore e vanno
incontro al gusto di molti.
Massimiliano Tarantino, direttore della Comunicazione Corporate e Rapporti istituzionali
del Gruppo Feltrinelli e segretario generale della
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, sottolinea
la «convergenza» su temi importanti tra i diversi
interlocutori: «in questa iniziativa c’è il cuore di
chi i libri li scrive e di chi li legge ma anche di chi,
come gli editori, i libri con altrettanta passione li
fa». Altra arma vincente della manifestazione è
la «capacità» di parlare a lettori diversi. Il lato social dell’evento — 70 mila interazioni sul wall del
sito e 16 mila citazioni; 18 mila fan su Facebook e
quasi 250 mila visualizzazioni su Twitter — dimostra che l’amore per la lettura si può esprimere in molti modi. Osserva Tarantino: «Certe generazioni hanno amore per il libro, inteso come
oggetto cartaceo, per altre non è così. È una differenza tattile». Ma hashtag e pagina scritta possono andare d’accordo: «#ioleggoperché è il
tentativo di fare incontrare linguaggi e strumenti sotto la bandiera della lettura, andando anche
oltre il limite materico del libro».
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Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

EVENTI
Metterci la faccia

Scarica
l’«app»
Eventi

Da sinistra, alcuni dei
personaggi che, a vario titolo,
hanno accettato di lasciarsi
coinvolgere nella promozione
della lettura per la rassegna
#Ioleggoperche: Andrea
Vitali, Silvia Avallone,
Neri Marcoré, Cristiano
Cavina e Malika Ayane

Eventi

47

Informazione,
approfondimenti, gallery
fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova
applicazione culturale del
«Corriere della Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.

Il muro
di cultura
Uno scatto
(foto Ap)
dalla scorsa
edizione della
Buchmesse, la
Fiera del Libro
di Francoforte,
la kermesse
editoriale più
imponente al
mondo: 300
mila visitatori,
dieci padiglioni,
7.100
espositori
da 120 Paesi.
Quest’anno
la Germania
sarà il Paese
ospite al
Salone
Internazionale
del Libro di
Torino, al via
il 13 maggio
prossimo

Aldo Addis (Sassari)

Alberto Galla (Vicenza)

Andrea Attanasio (Cosenza)

Se chiude una libreria I ragazzi? Qui leggono Pennac per esprimere
noi sappiamo ribellarci e fanno scelte raffinate la nostra multiculturalità
di Peppe Aquaro

I

l tempo dei libri e delle rose in un solo giorno. È la
trama di #ioleggoperché
in versione sarda, a Sassari,
a poco meno di 40 chilometri
da Alghero, fondata dai catalani nel nome del loro santo patrono, San Giorgio. Ecco perché, oggi, sfogliare e raccontarsi tra le pagine vorrà dire anche, nel giorno dedicato al
protagonista della Leggenda

Condivisione
«L’associazione
Liberos è nata così. E
domani ci scambiamo
libri e rose al mercato»
aurea di Jacopo da Varazze,
scambiarsi libri e rose nell’ex
Mercato civico di Sassari. «La
struttura è stata restaurata da
poco: è un gioiellino Liberty e
ci rappresenta in pieno», dice
Aldo Addis, il libraio del Consorzio librai sardi in rete.
I negozi di lettura della famiglia Addis sono due, entrambi
si chiamano Koiné. «La libreria
dove mi trovo io, in via Roma, è
stata aperta da mio padre, Michelino, mentre mio figlio Gabriele gestisce un’altra Koiné, a
Porto Torres», spiega Addis, direttore della Scuola librai italiani di Roma. In questa terra magica le cose non succedono per
caso. Come la presenza della
scrittrice fantasy, Licia Troisi,
nella piazza dell’ex Mercato:
protagonista al mattino con gli
studenti, in occasione del laboratorio «Scuola fammi grande», e alla sera per la presenta-

zione di I figli di Nashira
(Mondadori).
Il racconto del giorno della
Festa del libro si confonde con
l’inizio di «Entula», il festival
dell’Isola giunto alla terza edizione. Per comprendere il rapporto dei sardi con la lettura
basta ascoltare una favola vera,
narrata dal libraio-direttore:
«Tre anni fa, una libreria del
centro di Sassari ha dovuto
chiudere. Allora è accaduto
qualcosa di strano. Gli stessi
scrittori del territorio si sono
Sassarese
Aldo Addis è
il direttore
della
Scuola librai
italiani di
Roma

ribellati, dicendo che era un
problema che riguardava tutti
noi: è nata così l’associazione
Liberos, all’inizio guidata da
Michela Murgia, oggi da me».
Nel segno del non lasciarsi
sopraffare, reagendo, si può
leggere anche il reading dedicato alla Liberazione, in programma stasera e curato da
Materia Grigia, l’associazione
culturale sassarese che opera
in collaborazione con l”Università della città, con i suoi 450
anni la più antica della Sardegna. In Liberos si ritrovano tutti
i protagonisti del libro: dagli
scrittori agli editori, dai bibliotecari ai librai. Un po’ come avviene per #ioleggoperché, praticamente di casa in una terra
dove ogni 5mila abitanti c’è
una biblioteca, e dove il 46 per
cento della popolazione ha letto almeno un libro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L

e due librerie si fronteggiano. La storica e quella
più recente, sorta in collaborazione con Libraccio. Il 1880 è l’anno di fondazione. «Ed oggi siamo alla terza
generazione», racconta Alberto Galla, fuori dalle sue vetrine,
nel centralissimo corso Palladio. Ma prima di Alberto, suo
padre e il nonno facevano altro:
il dirigente di Confindustria e
l’agronomo. «Più o meno trent’anni fa, ho deciso, però, di riprendere in mano la libreria»,

Passato e presente
Un flash book mob
degli studenti e un tour
letterario dedicato
a Goffredo Parise
racconta Galla, presidente dell’Associazione nazionale librai
italiani, tra gli organizzatori di
#Ioleggoperché. Sul posto, una
grossa mano è stata data dalla
biblioteca civica Bertoliana.
Nessuno più di Galla conosce il rapporto dei vicentini con
la lettura. Pronto a manifestarsi
in questo giovedì in piazza dei
Signori attraverso un programma ricchissimo, iniziato di prima mattina con un flash book
mob degli studenti delle scuole
secondarie davanti al Museo civico di Palazzo Chiericati, progettato dal Palladio. A proposito, ma i ragazzi leggono? «Ne
entrano tanti in libreria: spesso
chiedono, si informano, e mi
accorgo che fanno scelte, direi,
raffinate», risponde Galla, appoggiato ad un registratore di
cassa, un pezzo da museo, conservato nel caffè della libreria.
«È degli anni Venti, marca Ncr

dell’Ohio». Magari, tanti anni
fa, ne sarà rimasto affascinato
un giovanissimo Goffredo Parise. Ed è dedicato proprio allo
scrittore vicentino il tour letterario, «La città e le Comete»,
organizzato dall’associazione
Itinerari letterari, in programma nel pomeriggio.
«Bravo chi legge», a cura di
Rbs, la rete delle biblioteche
scolastiche vicentine, è la gara
di lettura tra le scuole secondarie superiori sul libro, Non tutti
i bastardi sono di Vienna di
Vicentino
Alberto Galla,
presidente
dell’Associaz
ione
nazionale
librai italiani

Andrea Molesini (Sellerio),
Che è un veneziano. E gli scrittori vicentini? «Qui, nel pomeriggio, arriverà da Bassano Lorenzo Parolin, con i suoi Ciclolettori, tutti in bici, roba d’altri
tempi; poi, c’è il nostro Sammy
Basso, il ragazzo malato di Progeria e autore di un’autobiografia edita da Rizzoli», racconta.
Per sapere chi siano i nuovi
Piovene, Meneghello, Fogazzaro, o, parlando degli autori recenti, Veladiano e Trevisan, ecco in serata la Book Parade, sulla scia di quella ironia vicentina
alla Anonima Magnagati, il
gruppo cabarettistico fondato
40 anni fa da Toni Vedù, scomparso pochi giorni fa. «Stasera
ci sarà anche la fumettista Silvia Ziche: l’avrebbe dovuta presentare proprio Toni», ricorda
il libraio amico di tutti.
Pe. Aq.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

A

ndrea Attanasio, l’ingegnere delle parole,
sembra guardare dall’alto il cantiere delle
pagine. Ponte, rettorato, piazza
e auditorium. Sono le coordinate dell’Università della Calabria, a Cosenza, ma anche dell’unica città del sud scelta per
raccontare e parlare di libri.
Con due testimonial d’eccezione, il cantautore e scrittore Vinicio Capossela e l’attore e autore Moni Ovadia, ai quali spetterà aprire e chiudere ideal-

Il dialogo
«Conta l’integrazione:
nella nostra università
ci sono anche cinesi,
sudamericani, russi»
mente un libro: il Paese dei
Coppoloni, appena pubblicato
per Feltrinelli e scritto dallo
stesso Capossela, e alcuni passi
tratti dagli Scritti Corsari, di
Pasolini.
L’ingegnere della Liaison Office dell’Unical - insieme al Dipartimento studi umanistici e
al Campus hanno curato la sequenza del giovedì letterario da buon appassionato di romanzi scandinavi, sa che il segreto per una buona preparazione è nella cura dei particolari. Senza soluzione di continuit à . C o m e l ’e s te n s i o n e
dell’università: da Cosenza alla
città di Rende, fino a Montaldo
Uffugo. Se #ioleggoperché fosse un autore? «Sarebbe Pennac,
con i suoi Dieci comandamenti», risponde Attanasio. Già,
perché qui le pagine di Come
un romanzo servono a raccontare il territorio ad ogni latitu-

dine. «La nostra università è
frequentata da cinesi, sudamericani, russi. Davvero da tantissimi studenti stranieri. Per
questo abbiamo pensato di creare un momento di integrazione, chiedendo ai ragazzi di leggere Pennac nelle loro rispettive lingue, nella piazza del Rettorato», spiega il coordinatore
degli eventi, originario di Castrovillari, 70 km da Cosenza, a
due passi dagli Arbëreshë, una
minoranza etno-linguistica arrivata dall’Albania tre, quattro
Cosentino
Andrea
Attanasio,
l’ingegnere
della Liaison
Office
dell’Unical

secoli fa. Di sopra, sul ponte,
lungo un km e mezzo, sono
pronti a scatenarsi in una staffetta di libri animata (#Iopasseggioconunlibro) due band, la
bolognese Girlesque Street
Band e la cosentina Takabum.
La seconda è già protagonista di una performance in corso Mazzini, nel cuore di Cosenza, dove abitano tre librerie di
editori nazionali. «Ma è calabrese, della provincia di Catanzaro, anche Rubbettino editore, un’altra grande realtà della
regione», conclude Attanasio,
il quale è altrettanto orgoglioso
della bellezza del suono delle
parole. È l’appuntamento con
Roberto Crocco, studente di Filologia romanza a Cosenza, autore di due «Letture al buio»,
prima delle esibizioni di Capossela e Ovadia.
Pe. Aq.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giovedì 23 Aprile 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Giovedì 23 Aprile 2015

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Risponde Sergio Romano

LA TURCHIA E L’EUROPA
I TEMPI NON SONO MATURI

Caro Romano, nella domanda
che un lettore le rivolgeva
sull’uso improprio del termine
tortura per l’irruzione alla
scuola Diaz si faceva
riferimento al forse più
appropriato di
«rappresaglia». Ma che cosa
bisogna intendere anche per
questa definizione? Mi pare di
ricordare che nel secondo
dopoguerra si verificarono
vari casi in cui le condanne per
delle rappresaglie compiute in
Italia comminate da tribunali
militari furono più lievi
rispetto a quelle dei tribunali
civili. Esisteva, o esiste
tuttora, una diversa
«interpretazione» per atti del
genere a seconda delle
motivazioni? Scrivo
motivazioni e non
giustificazioni, apposta!
Italo Mariani
Parma
Credo che la parola rappresaglia, in questo caso, non sia
appropriata.Bisognerebbe
piuttosto parlare di vendetta o,
con un termine usato da Dante,
di taglione.

REGOLE DI RENZI / 1
Quell’annuncio

Leggendo l’articolo di Ricardo Franco Levi
(Corriere, 15 aprile) non sono riuscito a capire le
motivazioni per le quali la Turchia non possa
aspirare ad entrare nella comunità europea.
L’autore afferma che, aspirando a essere una
grande potenza regionale, la Turchia non può
per questo contenere le proprie ambizioni nel
quadro degli interessi comuni. Francamente mi
sembra una motivazione debole, specie tenendo
conto dell’atteggiamento della Germania e prima
anche della Francia. Mi può chiarire il concetto
espresso da Levi?
Patrizio Bosoni
patrizio.bosoni@me.com

Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579

@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it

Pietro Volpi

pietrovolpi@virgilio.it

REGOLE DI RENZI / 2
Sorte dell’Italicum
Non sono in grado di giudicare
se l’Italicum sia una buona
legge, però mi sembra evidente

Caro Bosoni,
certamente vero che non vi è membro dell’Unione Europea, piccolo o grande, che sia
oggi disposto a sacrificare i suoi interessi
nazionali sull’altare di una politica estera
veramente comune. Ma fra i maggiori Paesi dell’Ue e la Turchia esiste una importante differenza.
I primi, quando agiscono più o meno unilateralmente, si muovono all’interno di un perimetro di
interessi e percezioni che rimane, nonostante
tutto, europeo. La Turchia, dopo le rivolte arabe, è
diventata, molto più di quanto fosse precedentemente, una potenza medio-orientale. Il suo ruolo
nella guerra civile siriana non è solo quello di un
Paese confinante, comprensibilmente interessato da ciò che accade lungo le sue frontiere. È quello di un Paese chiaramente schierato con i nemici
del regime di Bashar Al Assad, sino al punto di
consentire che il proprio territorio venga usato
per assisterli e sostenerli.
Le stesse considerazioni valgono per i suoi rap-

È
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
L’Italia al terzo
posto in
Europa per i
«bamboccioni»
fino a 35 anni
che vivono con
i genitori. La
crisi basta a
spiegare le
ragioni?

SUL WEB

Il 15 gennaio 2014 Renzi
sosteneva su Twitter: le regole
si scrivono tutti insieme, se
possibile. Farle a colpi di
maggioranza è uno stile che
abbiamo sempre contestato.
Con riferimento alla legge
elettorale che vuole imporre a
colpi di maggioranza e che
sicuramente è una delle regole
più importanti del Paese, si
sta comportando all’opposto
di quanto aveva annunciato.

di Beppe Severgnini

Ma perché tanti italiani
non leggono libri?

LETTERE
AL CORRIERE

TERMINI IMPROPRI
Rappresaglie e torture

● Italians

Risposte
alle 19 di ieri



21%
79%
No

La domanda
di oggi
Il divorzio
breve è legge:
bastano sei
mesi per dirsi
addio. Secondo
voi si tratta di
una legge
giusta?

che se Renzi dovesse dare retta
ai vari Bersani, Bindi, Fassina
ecc. non riuscirebbe a fare
approvare nessuna legge.
Franco Grossi , Canzo (Co)

CONTRADDIZIONI
Dubbi di un elettore
Gli italiani si chiedono molto
più spesso di prima se abbia
senso votare per politici
frequentemente coinvolti in
sprechi, corruzione e
contraddizioni. L’ultimo caso:
si trova un faticoso accordo
sulla legge elettorale e la si
vota in un ramo del
Parlamento, salvo negare tutto
quando la stessa legge sta per
essere votata nel secondo
ramo.
Carlo Rovina, Mantova

porti con l’Egitto. Dopo la caduta di Hosni Mubarak, il governo di Recep Tayip Erdogan ha sostenuto la Fratellanza musulmana e ha accolto con
soddisfazione la sua vittoria nelle prime elezioni
politiche. E non ha smesso di sostenerla nemmeno quando era sempre più evidente che il governo di Mohammed Morsi sarebbe stato soggetto
alla crescente influenza del fondamentalismo salafita. Il risultato di questa politica, come sappiamo, è stata la rottura dei rapporti diplomatici di
Ankara con l’Egitto del maresciallo Al Sisi. Ciascuna di queste politiche può essere giudicata diversamente, a seconda dei punti di vista, ma è indice di un coinvolgimento che non sembra compatibile, soprattutto in questo momento, con
l’appartenenza all’Unione Europea.
Esistono altre difficoltà. Alcuni Paesi sono
chiaramente ostili all’ingresso della Turchia nell’Ue. In Francia, durante la presidenza di Nicolas
Sarkozy, è stata varata una legge che prevede, per
ogni nuovo allargamento, una consultazione referendaria o un voto ponderato delle due Camere.
La presidenza Hollande sembra avere un atteggiamento meno preclusivo e ha autorizzato, nell’ottobre del 2013, la ripresa dei negoziati di adesione, interrotti da tre anni. Ma anche Hollande
ha promesso un referendum, vale a dire un passaggio che, soprattutto in questo particolare momento, si concluderebbe con una maggioranza di
no. Peccato. I sondaggi di opinione dimostrano
che la grande maggioranza dei turchi continua a
desiderare l’ingresso nell’Unione Europea. Ma temo che dovranno attendere, perché si possa ricominciare a parlarne concretamente, non meno di
una generazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

REDDITO MINIMO
Proposta Inps

NELLE SCUOLE
Studio della calligrafia

Il presidente dell’Inps, Tito
Boeri, presenterà una
proposta per introdurre un
reddito minimo garantito per
le persone tra i 55 e 65 anni
che hanno perso il lavoro o per
altri motivi da stabilire
(lavoratori in nero). Tutto
bello. Tuttavia mi chiedo se
l’iniziativa sia fattibile
visto che l’Inps non ha bilanci
tanto gonfi e che faticherà a
pagare le pensioni. Non so se
questo sia un ennesimo spot ,
ma non vorrei che dietro ci
fosse qualche tranello o
qualche altro balzello a carico
dei lavoratori e dei
contribuenti onesti.
Rimo Dal Toso, Padova

Mentre nel sistema scolastico
finlandese, giudicato tra i
migliori del mondo, imparare
la calligrafia in corsivo non è
più materia di studio
obbligatoria nelle elementari e
gli alunni scrivono prima su
tastiere o touch di computer,
tablet e smartphone,
l’Accademia della Crusca
informa che è utile che i bimbi
continuino a scrivere a mano.
Viene riaffermata quindi, sulla
base di aspetti neurobiologici e
psicologici, l’importanza e la
validità dell’esperienza della
grafia nei piccoli studenti.
Meglio la penna della tastiera!
Gabriele Salini

O

ggi, giovedì 23 aprile, è la giornata
mondiale del libro e del diritto
d’autore. #ioleggoperché è l’iniziativa
curata dall’Aie (Associazione italiana
editori), con mille eventi pubblici e diretta
su RaiTre. Lodevole. Ma in questi tempi
hashtagici suggerisco d’aggiungere uno
slogan: #iononleggoperché.
Capire perché tanti italiani non leggono
libri è fondamentale. Ho alcuni sospetti.
1) Molti non leggono libri perché leggono
altro. Le chat di WhatsApp, le notifiche di
Facebook, la timeline di Twitter e LinkedIn:
la narrativa, nel telefono che portiamo in
tasca, è affascinante. I personaggi,
conosciuti. Il ritmo, incalzante. Le sorprese,
continue (basta avere un fidanzato, come
molte lettrici possono testimoniare). Con
questi avversari deve misurarsi il libro. Avete
dubbi? Salite in autobus, scendete in metro:
e osservate dove puntano gli occhi della
gente.
2) Molti non leggono libri perché ne hanno
paura. Troppi volumi intimidiscono. Molti
autori si compiacciono d’essere impegnativi.
Quasi tutti i titoli in uscita dovrebbero
rinunciare a un terzo delle pagine; e ne
guadagnerebbero. Nelle case editrici lo
sanno, ma sono impotenti. Tanti autori,
purtroppo, non ricordano di scrivere per gli
altri: si innamorano delle proprie parole.
3) Molti non leggono libri perché hanno
preso fregature. Mentre la recensione
cinematografica ha una dignità, quella
letteraria è finita da tempo. Finita male.
Suicidio. Parlando bene dei brutti libri di
conoscenti, o tacendone l’inverecondia,
abbiamo perso la fiducia dei lettori. Al posto
della recensione, oggi, c’è la segnalazione
televisiva: uno splendido libro o un pessimo
libro vengono trattati allo stesso modo dal
conduttore (che non ha il tempo di leggerli).
Segue acquisto e, spesso, profonda
delusione.
4) Molti non leggono libri perché ce ne
sono in giro troppi. La ricerca del bestseller
salva-fatturato è diventata spasmodica. Un
tempo gli editori erano pescatori pazienti
(perlustravano, pasturavano, sceglievano
l’esca, aspettavano). Oggi usano la rete a
strascico, e viene su di tutto: il tonno, le
boghe e i vecchi pneumatici coperti d’alghe.
5) Molti non leggono libri perché ne
vogliono scrivere. La pubblicazione è
diventata un’ossessione. Una persona che
legge bene, invece, è più affascinante di una
persona che scrive male. Ma vaglielo a
spiegare.
@beppesevergnini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

gabriele.salini@gmail.com

Vauro

INTERVENTI E REPLICHE
Genocidi: il popolo tibetano e la Cina
Il Corriere della Sera del 17 aprile, nell’articolo di Sara
Gandolfi sui genocidi del XX secolo, non menziona il
genocidio del popolo tibetano. Il Tibet, invaso dalla
Cina nell’ottobre 1950, fu teatro di un vero e proprio
genocidio: nella seconda metà degli anni 50 del secolo
scorso l’esercito maoista bombardò villaggi, uccise
monaci, distrusse monasteri, istituì i «Thamzing», le
sessioni di lotta collettive, represse brutalmente ogni
manifestazione di dissenso. Tra il 1958 e il 1962 la
carestia, frutto delle dissennate politiche economiche
di Mao, devastò il Paese. Con l’avvento della
Rivoluzione culturale, nel 1967, le violenze e le
distruzioni raggiunsero il parossismo. Si calcola che

oltre un milione di tibetani persero la vita come
conseguenza diretta o indiretta dell’invasione e
dell’occupazione cinese.
Forse le atrocità compiute nei confronti dei tibetani
non rientrano nel crimine di genocidio riconosciuto
con la convenzione dell’Onu il 9 dicembre 1948 e
definito come «atti commessi con l’intenzione di
distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale,
etnico, razziale o religioso» e la menzionata
«soluzione di compromesso che ha escluso di fatto i
crimini commessi da alcuni regimi comunisti, dalla
Unione sovietica alla Cina o alla Cambogia dei Khmer
rossi» non rende giustizia e non riconosce il genocidio
del popolo tibetano. Ma il tentativo cinese di
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annientare un gruppo etnico, un’intera nazione, si è
fatalmente compiuto e prosegue anche ai nostri giorni
nel silenzio della comunità internazionale.
Claudio Cardelli
Presidente Associazione Italia-Tibet

Parlando della scomparsa della cultura tibetana,
l’avvocato francese Robert Badinter utilizzò in effetti il
termine «genocidio culturale» che fu poi ripreso in più
occasioni dal Dalai Lama. Il quale accusò apertamente
la Cina. Gli estensori della Convenzione del 1948,
frutto come detto di un compromesso, lasciarono però
cadere il concetto di genocidio culturale.
Sara Gandolfi

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La tiratura di mercoledì 22 aprile è stata di 417.809 copie

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