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PanoramaItalia13Maggio2015 .pdf



Nome del file originale: PanoramaItalia13Maggio2015.pdf
Titolo: http://avaxhm.com/blogs/crazy-slim
Autore: http://avaxhm.com/blogs/crazy-slim

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www.panorama.it

expo
d’autore

In esclusiva per Panorama Valerio Massimo Manfredi ha visitato l’Esposizione
universale di Milano con gli occhi dell’esploratore. Con lui hanno curiosato tra i padiglioni
anche il cuoco Filippo La Mantia, la stilista Margherita Missoni e l’architetto Mario Bellini.

9 770553 109000

5 1 5 1 9>

Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Belgio 5,70 Euro; Germania 7,00 Euro; U.K. 4,40 GBP; Svizzera 6,30 CHF; Svezia 55,50 Sek; Svizzera C.T. 6,00 CHF; U.S.A. (via aerea New York) 9,50 USD, Canada 10,00 Cad - P.I. SpA - Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona
ISSN 977-0553109000

13 maggio 2015 | Anno LIII - N. 19 (2555) | Giornale 3,00 euro

Valerio Massimo Manfredi davanti a Palazzo Italia.

13 maggio 2015

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e notizie in tempo
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I tanti miracoli pendenti di Pisa

14

L’Università flessibile

21

Editoriale

11

In copertina: foto di Roberto Caccuri

Scenari
ItalIa
Il futuro dell’uomo nell’enciclica
del Papa
Ma non chiamatelo divorzio breve
Gli immigrati si imbarcano su Facebook
EconomIa
Mps, il rubinetto del credito perde
Il re della pelle sintetica apre in Vietnam
Carica d’energia dalle bucce d’arancia
Kocca tentata dalla finanza
mondo
Terremoto in Nepal, il borsino degli aiuti
La guerra fredda delle parate
L’America è ancora razzista?
FrontIErE
Il bolide da corsa che si guida da solo
L’acceleratore di particelle anti-cancro
socIal
Quel giorno che Patch Adams mi lasciò
in mutande
cultura
Carrara delle meraviglie
Montanelli faceva le corna (a Feltri)
Al macello dei miti radical chic

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Corinna Schumacher,
ci vuole un bel coraggio
Corinna Schumacher, moglie di Michael,
ha gestito con coraggio la tragedia che ha
colpito il re della Formula 1, costretto a una
vita quasi vegetale per una banale caduta
sugli sci. Ma per Corinna i rischi non
finiscono mai: ora è il figlio Mick a scendere
in pista e tutto lascia pensare che sarà
un campione. Lei non può opporsi. Anche
perché le prime gare sui kart le ha fatte
usando proprio il cognome di lei,
Betsch, per proteggersi
dall’ingombrante Schumacher.
Per commentare #schumacher

98

13 maggio 2015 | Panorama

7

iPAD

da mercoledì
Leggi Panorama in versione
digitale a solo 1,99 un giorno prima
dell’uscita in edicola e arricchito
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storie

Dal Partenone al padiglione
L’Expo nel piatto
Passerella sul Decumano
Che cosa resterà dell’Esposizione
Quanti errori sui black-bloc
Chiamamolo Renzi unicum
Jobs act, lo spot costoso che non crea
lavoro
Fisco e giustizia, ecco i vostri deficit
L’ex procuratore: «Basta con la gogna»
I miei sospetti sul caso Lo Porto
La strana coppia che vuol pulire
l’aria di Milano
Il rischio è il mio destino
Questo business è una bellezza

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L’arte,
che affare

La stima di 140 milioni
di dollari per il Picasso
che andrà all’asta
l’11 maggio (Le donne
di Algeri) è un nuovo
balzo in un mercato
dell’arte in continua
crescita. Fenomenologia di un settore
non trasparente. Che nel 2014 ha prodotto
un giro d’affari da 50 miliardi di euro.
E dove le regole sono stabilite
da chi paga di più.
Per commentare #le donne di algeri

102

Superlusso tra le nuvole
Mandato in pensione il Concorde, ora chi ama
il lusso in aereo preferisce il comfort alla velocità.
Almeno in top class: cabine di design, docce
private per scendere a terra in perfetta forma
e hostess che servono caviale e champagne.
Reportage di un viaggio intorno al mondo
per scoprire
come viaggiare.
E chiedersi anche
se vale la pena
spendere così tanto.
Per commentare #firstclass

114

8

Panorama | 13 maggio 2015

link
Miami: irresistibili quegli anni (del rock) 113
Così vola il jet set
114
E tu di che serie tv sei?
123
Professione ultracorpo
126
Bastianich: «Mai senza la mia chitarra» 128
Il banchetto dei Medici
131
Nek: «Ora tutti si sono accorti di me»
132
Periscopio
134
Incipit
142

kidea.net

bsettecento.it

Oriental taste, italian style.

editoriale
di Giorgio Mulè

Si Svuota il Parlamento, Si riemPiono le Piazze

I

niziamo dall’Italicum, che tanto appassiona i politici e tanto fa appassire l’interesse dei cittadini. La nuova legge elettorale, imposta con
una maggioranza malconcia da Matteo Renzi in spregio a ogni regola
di convivenza democratica, è un pastrocchio. Costruita nella testa
del premier per garantirgli la maggioranza assoluta nell’unico
ramo del Parlamento destinato a sopravvivere, potrebbe diventare
un clamoroso boomerang facendo precipitare il Paese in un sistema
proporzionale puro degno della primissima repubblica. La nuova legge
assegna alla lista che raggiunge il 40 per cento dei voti al primo turno la
maggioranza assoluta dei deputati, premio che arriva anche in caso di
ballottaggio tra i primi due arrivati qualora nessuno raggiunga la soglia.
Bene: facciamo un’ipotesi di scuola, al limite della fantapolitica. Che
cosa impedisce a partiti e movimenti oggi all’opposizione di coalizzarsi
in un’unica lista e acciuffare agevolmente il premio di maggioranza?
Obiezione: ma i 5 stelle non potrebbero mai governare con Forza Italia
e Lega. Certo, ma non bisogna dimenticare che ci sono da dividere 290
seggi tra i «perdenti». Quindi se 340 seggi vanno di diritto al «listone»
delle attuali minoranze, che però sarebbero vincenti, e almeno 100 al Pd
renziano (ipotizzando un risultato prossimo o superiore al 30 per cento)
rimangono circa 200 deputati ai partitini che entreranno in Parlamento
con un misero 3 per cento, ansiosi di essere aggregati per acciuffare
poltrone e potere. Capite la maionese impazzita che rischia di uscire?
Altro che governabilità, con l’Italicum rischiamo di ritrovarci
nel pieno di un caos totale. Eppure Renzi tira dritto nel suo delirio di
onnipotenza. Fa finta di non vedere le piazze della protesta intorno a
lui. Il Paese reale è quello dei pensionati gabbati dalla promessa non
mantenuta degli 80 euro e con l’incubo della presa in giro dopo la sentenza della Corte costituzionale che il governo si almanacca come non
applicare; di insegnanti e studenti che contestano in radice la riforma
della scuola; di lavoratori illusi dalla chimera del Jobs act (una presa
in giro documentata da Michele Tiraboschi a pag. 84); di amministratori locali ormai allo stremo perché non ce la fanno ad accogliere gli
immigrati che colpevolmente l’esecutivo ha dimostrato di non saper
gestire nonostante i soliti proclami farlocchi dopo la tragedia di alcune
settimane fa. L’elenco potrebbe continuare a lungo: mi limito a citare i
cittadini vessati da tasse locali che i sindaci sono costretti a introdurre per l’incapacità del governo di tagliare le spese centrali e le imprese
umiliate da fisco, incertezza della giustizia e burocrazia (illuminante
in proposito l’intervento dell’ambasciatore americano a pag. 86).
È vero, come ha trionfeggiato Renzi dopo la vittoria dell’Italicum,
che «l’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no». Ma l’Italia di oggi
sta urlando una cosa diversa e semplice all’orecchio di Renzi: si rifiuta
di dire «signorsì».
n


© riproduzione riservata

La tua opinione
è un fatto

Caro direttore,
a me (e mi pare di non
essere il solo) questa
riforma elettorale
non convince molto.
Anzi, per dirla tutta,
non convince per nulla.
Matteo Renzi dice che
garantirà la governabilità.
Forse sarà così, però
anche un fortissimo
premio di maggioranza
non basta a unire i partiti.
In questo Parlamento
come nei precedenti
abbiamo assistito
a centinaia di «cambi
di casacca». Lei non
crede che, anche
con l’Italicum, il vizio
di rompere i partiti
resterà intatto? Non
sarebbe stato meglio
allora scegliere il sistema
inglese, quello delle
circoscrizioni uniche
con voto maggioritario
semplice?
Enrico Vannucci,
Firenze
13 maggio 2015 | Panorama

11

i tanti
miracoli
pendenti
di pisa
D’inclinato non c’è solo la Torre,
ma anche campanili e palazzi.
E poi è l’unica città al mondo con
un affresco di Keith Haring e con
una squadra di calcio presieduta
da un cane. Se volete visitarla,
non fate come il branco: giratela
a piedi o in bicicletta. Soprattutto
la sera del 16 giugno, quando
si accende per la «Luminara».

di Marco Malvaldi

14

Panorama | 13 maggio 2015

D

escrivere Pisa a partire dalla città
stessa sarebbe troppo facile; son
buoni tutti, avendo a disposizione un agglomerato urbano
comprendente la Piazza dei
Miracoli e varie altre gemme
sistematicamente ignorate dal
turista organizzato, a parlare di
una città. Molto più difficile, invece,
descrivere la città a partire dai pisani.
Innanzitutto, perché statisticamente non
è facile trovarli: bisogna ricordare che dei
90 mila abitanti della città, circa il 50 per
cento sono studenti universitari, gran

parte dei quali fuori sede. Ci sono zone
del centro storico, particolarmente vicino
alla facoltà di Ingegneria, in cui è più
facile trovare un calabrese che un
autoctono. E proprio grazie alle mie
amicizie universitarie extra moenia ho
potuto capire, finalmente, vari aspetti dei
miei concittadini che, fino alla quinta
liceo, mi erano del tutto sfuggite,
principalmente grazie al fatto che sono
pisano anch’io. Primo aspetto, la guida.
Perché il pisano medio non guida male:
guida malissimo. Bisogna però separare il
pisano di città da quello di campagna. La

L’AUtOre
deLLA
«triLOgiA
deL
bArLUMe»

SUL CAMPO

Il Battistero,
il Duomo del 1100
e la mitica Torre
pendente,
tre gioielli del
romanico-pisano.
Sullo sfondo,
il Camposanto
monumentale.

disposizione una città compatta, in cui
potete arrivare dall’aeroporto al centro
storico con una passeggiata di un quarto
d’ora appena, alla fine della quale vi
apparirà in tutto il suo «splendore» piazza
Vittorio Emanuele, che vi sembrerà
bellissima. Un po’ perché è stata da poco
ristrutturata, e ha assunto un aspetto
tranquillo e aperitivoso, più da place
parigina che non da piazza italiana, e un
po’ perché per arrivare qui avete dovuto
attraversare a piedi la zona di San Giusto
e della stazione ferroviaria, dove la
bruttezza architettonica si coniuga

Alberto Bevilacqua

cosa è molto facile: il pisano di città, che è
ospitale, per paura che possiate avere
qualche incidente lungo il tragitto trova
necessario starvi davanti, dopo aver
giudiziosamente ignorato il fatto che
avete la precedenza, e si immette davanti
a voi per poi immediatamente rallentare a
venti all’ora, velocità alla quale è
obiettivamente impossibile avere qualche
incidente. Il pisano di campagna è
facilmente distinguibile, si diceva, perché
fa esattamente la stessa cosa, ma col
trattore. Se volete visitare Pisa, la cosa
migliore da fare è girarla a piedi. Avete a

Mentre inizia la tappa pisana
di «Panorama d’Italia» (dal 6 al 9
maggio), Panorama ha chiesto
a Marco Malvaldi, che è scrittore
pisano, di raccontare la sua
città. Malvandi, 40 anni, ha
sempre vissuto in riva all’Arno.
Dopo la laurea in chimica
(e studi di conservatorio)
ha provato a fare il cantante
lirico, ma senza fortuna.
Ha tentato anche la carriera
universitaria, ma è arrivato
prima il successo come
scrittore. Dopo La briscola
in cinque (2007) ha perseverato
con Il gioco delle tre carte
(2008) e con Il re dei giochi
(2010), che insieme con La carta
più alta (2012) e Il telefono
senza fili (2014) formano
la cosiddetta «trilogia
del BarLume» (Sellerio),
trasformata in una serie
televisiva di grande successo.
Malvaldi ha anche scritto un
romanzo storico, Odore
di Chiuso (2011); una piccola
guida di Pisa, Scacco alla Torre
(2011, Felici editore); e insieme
alla moglie Samantha un libro
scientifico per bambini,
Leonardo e la marea. Come non
bastasse, si è messo a scrivere
anche saggi: è appena uscito Le
regole del gioco (Rizzoli), sugli
aspetti scientifici dello sport.

13 maggio 2015 | Panorama

15

mirabilmente con lo squallore che solo
la scarsa manutenzione può dare. Qui,
dopo un aperitivo di fronte al rutilante
affresco di Keith Haring (sì, Pisa è l’unica
città al mondo dove trovate un murale
permanente dell’artista statunitense),
potete proseguire per corso Italia per fare
un po’ di shopping. Se avessi dovuto
scrivere questo pezzo vent’anni fa,
sarei stato costretto a parlare di un’altra
caratteristica del pisano, quando
lo si trovava in veste di esercente o di
commesso: ovvero, la ferrea convinzione
che il cliente entrasse nel suo negozio al
solo fine di rompergli le scatole. Non si
spiegherebbe, altrimenti, per quale
motivo il venditore di elettrodomestici
dovesse ignorarvi qualora entraste nel
suo esercizio, il barista o il cameriere si
sentisse autorizzato a trattarvi di merda
perché non avevate i soldi spiccioli, o il
proprietario di un negozio di abbigliamento trovasse normale rifiutarsi di farvi
provare un maglioncino «perché poi
sennò mi tocca ripiegallo e rimettello a
posto», o farvi elegantemente notare che
grassi come siete quel paio di pantaloni
non vi entrerà mai, se proprio cercate
qualcosa di comodo a Marina di Pisa c’è
un posto dove vendono le vele usate.
Tutti ricordi di un’altra epoca, va detto.
Oggi, i commessi dei negozi pisani sono
pronti ad accogliervi con il loro migliore
sorriso, a farvi provare qualsiasi cosa
vogliate e ad accogliere le vostre richieste
più bizzarre, ringraziandovi per aver
scelto il loro negozio con un sincero
«arrivederci» nel quale l’accento ungherese si nota appena.
Se al turista trovare dei negozianti
scontrosi sembra un controsenso, deve

una notte gratis
in hotel, per due,
più un ingresso
Non sei di Pisa, ma
vorresti partecipare
anche tu a uno degli
eventi di «Panorama
d’Italia» nella città?
Box For You e
Panorama ti offrono
lo speciale cofanetto
«Panorama d’Italia»
che comprende
una notte in hotel
per due persone
e l’ingresso riservato
a uno degli eventi
in programma. Il box
è acquistabile su:

www.boxforyou.it.
16

Panorama | 13 maggio 2015

tenere conto che la città in cui si trova è
nota da sempre per fare le cose in modo
bizzarro, diverso e controintuitivo.
Storicamente, siamo una repubblica
marinara che non si trova sul mare, cosa
che non è da tutti. Architettonicamente,
siamo orgogliosi costruttori di torri che
non riescono a stare dritte: chi si stupisce
della pendenza della torre campanaria
del Duomo rimarrebbe probabilmente
basito scoprendo che non è l’unica torre
pendente della città, e nemmeno quella
che pende di più. Quella di San Michele
degli Scalzi, sul viale delle Piagge, è molto
più torta, ma lo è anche Palazzo Agostini
sul Lungarno Pacinotti, senza contare che
lo stesso Battistero, accanto al Duomo, a
guardarlo bene pende un pochettino.
Calcisticamente, il Pisa è stata l’unica
squadra a poter vantare come presidente
un cane. Non per l’incompetenza, ma per

Sull’acqua

ecco come
Seguire
l’evento
in rete
(e dal vivo)

la zoologia: era il 2000 quando Gunther
IV, pastore tedesco erede di una cospicua
fortuna, si ritrovò al vertice della gloriosa
società sportiva, nella quale, presumibilmente per omaggiarlo, non pochi
giocavano come avrebbe giocato il
presidente stesso.
Eravamo, anche nei tempi antichi,
talmente refrattari alle cose che apparivano normali, che un nostro concittadino
ebbe addirittura la malaugurata idea di
sostenere che era la Terra a girare intorno
al Sole, e non viceversa, come sta scritto
nella Bibbia. Mi sembra si chiamasse
Galileo. Nome nobile, importante: non
come Gosto, con il quale i livornesi
immaginano sia battezzato l’archetipo
del pisano di campagna, il quale è
invariabilmente ghiozzo, ignorante e
anche scemo. Ora come ora il nome di
scienziati livornesi che abbiano rivoluzio-

nato il sapere del loro tempo non mi
sovvengono, ma forse è colpa mia.
Orograficamente, non solo siamo vicini
sia al mare che alla montagna (il monte
Serra, grazie al quale pisani e lucchesi
non si possono vedere, oltre che metaforicamente, anche otticamente) ma siamo
l’unica città al mondo con due fiumi che
si incrociano l’uno con l’altro: l’Arno, che
traversa la città da est a ovest, e il Turista
Organizzato, che la percorre da sud a
nord, nell’unica direzione nota al turista,
verso la Torre che pende. Ci sarebbe, là
dove i due fiumi si incrociano, sul ponte
Solferino, la chiesa gotica più bella
d’Europa, Santa Maria della Spina: e,
proseguendo 300 metri verso est, lo
splendido Palazzo Blu con le sue mostre
mai banali. Da qui, si può proseguire
nella passeggiata (Pisa, si diceva, si gira
bene a piedi) e arrivare sul viale delle
Piagge, con le sue 40 specie di uccelli
canterini che in primavera vi versano
addosso la loro sonora serenità; oppure ci
si può fermare a uno dei tanti bistrot
e aspettare il 16 giugno, vigilia di San
Ranieri, per la «Luminara»,
quando i palazzi del Lungarno
indossano gioielli di luce,
e tutto il fiume brilla delle
fiammelle di migliaia di lumini
a cera, tremule ma orgogliose
della loro bellezza. Tutto questo
se avete tempo, certo. Se no, fate
come il branco: un’occhiata alla
Torre, una foto da far vedere ai
parenti di Pechino, un panino
tossico e via sul torpedone, alla
volta di Firenze. O di Lucca. O di
Livorno, se l’autista sbaglia strada.
n
© riproduzione riservata

Live streaming, live
twitting e live blogging.
E poi articoli, video, foto.
Il sito panoramaditalia.it
segue in diretta e con
servizi di approfondimento
tutti i momenti
e gli incontri del tour
di «Panorama d’Italia
2015». Dopo Napoli e
Vicenza, si va a Pisa, tappa
della kermesse organizzata
dal nostro settimanale,
in programma nella città
toscana, da mercoledì
6 maggio fino a sabato 9.
Su tutti i principali social
network si possono
condividere impressioni
ed esperienze. L’account
twitter di Panorama (@
panorama_it) e quello
facebook (facebook.com/
panoramaditalia)
commentano in tempo
reale tutti i momenti più
significativi coinvolgendo
anche i protagonisti
degli incontri.

norama
La Casa di Pa
ita
st
le
al
è
a Pisa
ttembre.
in piazza XX se

13 maggio 2015 | Panorama

Alberto Bevilacqua

il «ponte di mezzo» tra
i due Lungarni. al centro,
in terracotta, palazzo
agostini, detto anche
«palazzo rosso»: risale
al 1400 ed è fra i tanti
edifici pendenti di pisa.

17

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A convincerci è stato il numero e soprattutto la qualità
delle lettere pervenute a Panorama dalle scuole
di Pisa. Per questo, al posto di uno studente, ne sono
stati premiati quattro. Che hanno fatto vincere ai loro
istituti 100 libri a testa, da mettere nella biblioteca. Per
un’iniziativa che, oltre ad avvicinare i giovani alla lettura
dei libri, vuole allargare i loro orizzonti culturali.

Nonostante
il
evidentemen Buonarroti sia una scuo
la
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su
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dall’appare o interno una bellezza sagi
nza, che no
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ura, né i cara in un libro non import
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libri
né
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ozioni che qu
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giorno dopo nel lettore, pagina dopo ti riescono
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ciò che ogni
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giorno (...).
Lisa Bani
Classe IV
Liceo scient
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solo un piacere che molti
Una buona lettura non è
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ma
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il lessico. Il 23 aprile
getto organizzato
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i ragazzi di qualsiasi
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lettura e del diritto d’au
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classe o sezione erano invi
un libro di loro
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platea di
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gradimento. La
tavano i loro testi:
sen
pre
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passione con cui i rag
si critica, chi uno
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un’a
chi ne ha fatto un corto, chi
esorcizzato tramite di
no
han
ora
anc
i
altr
;
olo
spettac
la vita ha posto loro (...).
essi momenti orribili che
Vincenzo Lovisi
Classe IV
Liceo scientifico
Ulisse Dini

Come partecipare
Sei uno studente di scuola media superiore? Vuoi arricchire la biblioteca della tua scuola?
Panorama, in collaborazione con la Mondadori, mette a disposizione 100 libri in un grande concorso
riservato agli istituti delle dieci città dove si svolge «Panorama d’Italia». Basta scrivere una lettera,
rispondendo alla domanda: «Perché Panorama dovrebbe donare 100 libri alla tua scuola?». Il testo,
non più di 30 righe, dovrà essere inviato all’indirizzo email: panoramaperlescuole@mondadori.it.
La redazione sceglierà la risposta più significativa e originale. Per gli studenti di Varese,che sarà
la quarta tappa del tour, gli scritti dovranno pervenire entro giovedì 21 maggio, alle ore 16.

18

Panorama | 13 maggio 2015

il testo
integrale
delle
quattro
«lettere»
sul sito di
panorama.it

rci sucademy.it
e
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o
rama
a con
Vieni ww.pano
w

L’univerSità fLeSSibiLe

Non solo online. L’alta formazione di UniPegaso
prevede anche incontri con i tutor e la possibilità
di assistere alle «lectio magistralis» dei testimonial.

S

i avvicina la fine di maggio e con
essa l’avvio dei corsi targati Panorama Academy. All’iniziativa
formativa riaperta alle iscrizioni
lo scorso febbraio abbiamo affiancato dall’inizio del tour «Panorama d’Italia» la possibilità
di conoscere, tramite le card ritirabili
gratuitamente presso la nostra casa, 27
lezioni fornite dall’università telematica
Pegaso, partner del nostro settimanale.
Sarà così possibile per tutti scoprire i
caratteri di un’offerta inedita e innovativa, pensata per formare i professionisti di
domani e contraddistinta dagli stessi due
elementi cardine che il nostro direttore
Giorgio Mulè e il presidente di UniPegaso
Danilo Iervolino hanno così sintetizzato
presentando la seconda tranche di corsi:

Il presidente di Università telematica
Pegaso Danilo Iervolino (a destra)
con il direttore di Panorama Giorgio Mulè.

opportunità e flessibilità.
Un’opportunità perché, grazie alla
tecnologia e alla preparazione specifica
dei docenti, i partecipanti verranno messi nelle condizioni migliori per rispondere ai bisogni delle aziende e orientare
il loro futuro professionale. Flessibilità,
perché all’opportunità di fruire delle lezioni online, come e quando si vuole,
si aggiungono tutte le opzioni concesse
dal canale fisico: gli iscritti assisteranno
a una «lectio magistralis» dei nostri testimonial e potranno fissare appuntamenti
dal vivo con i loro tutor ogni volta che
ne sentiranno la necessità.
La formula rimane la stessa, con la
scelta possibile tra master post universitario e corso di alta formazione per
diplomati, e anche le cinque aree tematiche sono rimaste invariate: turismo,
arte, fashion, business
ed enogastronomia rimangono gli ambiti su
Gli Ei-Center
cui puntare per darsi
Certipass sono
un punto di
una preparazione in
raccolta per le
linea con le eccelleniscrizioni ai corsi
ze che il made in Italy
di Panorama
può offrire e che il
mercato, anche internazionale, richiede.
Iscriversi ai nostri corsi è molto
semplice: lo si può fare attraverso il sito
www.panoramacademy.it o recandosi
di persona presso uno dei Panorama
Academy Point (per trovare il più vicino
a casa vostra basta chiamare il numero
verde 800.185.095), ma anche in uno
degli oltre 1.700 Ei-Center di Certipass,
ente che certifica le competenze digitali
e ha sposato il nostro progetto. Negli EiCenter (l’elenco completo è disponibile
su www.certipass.com) chi si iscrive a
Panorama Academy avrà a disposizione
computer e connessione a banda larga
per seguire le lezioni, interagire via chat
con insegnanti e compagni di corso, ricevere assistenza personalizzata e svolgere
i test.
n
© riProdUzioNe riservata

13 maggio 2015 | Panorama

21

Scenari

italia_ economia_mondo_frontiere _cultura

povertà In primo piano giustizia e modelli di sviluppo.

Il futuro dell’uomo nell’enciclica del Papa

Esclusivo: non parlerà solo di ambiente, ma soprattutto di dottrina sociale. E la versione originale è in spagnolo.

Romeo Ranoco / Reuters

G

uardare il creato con gli occhi
di Dio». Questo potrebbe essere
l’incipit della prossima enciclica
«
di Papa Francesco. Molto più di un
semplice documento sui problemi
ambientali e climatici. Piuttosto un
profondo contributo allo sviluppo
della dottrina sociale della Chiesa nella scia
di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma
aggiornata e riletta secondo la sensibilità
di Papa Bergoglio. Non si parlerà, infatti,
solo di ecologia ambientale, ma anzitutto
di «ecologia umana» e «sociale», di disuguaglianze, giustizia e modelli alternativi di
sviluppo. L’obiettivo di Papa Francesco è far
percepire «attraverso il creato, la grandezza
e l’amore di Dio e la sua relazione profonda
con ogni creatura». La prima parte sarà
dedicata all’uomo, custode della creazione,
e la seconda al futuro della Terra.

L’enciclica è il documento più autorevole
del magistero pontificio. E questa, di fatto,
è la prima enciclica del pontificato di Francesco (la precedente, Lumen Fidei, era stata
scritta a quattro mani con Benedetto XVI).
Ma ci sono altre due importanti novità: è il
primo documento del magistero pontificio
il cui testo originale non è in italiano né in
latino bensì in spagnolo. Persino il polacco
Karol Wojtyla e il tedesco Joseph Ratzinger
lavoravano su originali italiani e latini.
Bergoglio invece si è fatto assistere da un gruppo di redazione di lingua
prevalentemente spagnola (tra cui Victor
Manuel Fernández, rettore dell’Università
cattolica Argentina, ma non solo). Il Papa
ha provveduto alla stesura definitiva dal 23
al 28 marzo, in spagnolo. Poi il documento
è passato ai traduttori che ne hanno curato
la traduzione nelle cinque lingue princi-

pali (italiano, francese, inglese, tedesco,
portoghese). La versione latina arriverà
solo in un secondo momento. Per evitare
incidenti di traduzione come nel recente
Sinodo sulla famiglia, i traduttori entro
pochi giorni si riuniranno per confrontare
le diverse versioni. Poi si andrà in stampa.
E qui arriva la seconda novità: non sarà più solo la Libreria editrice vaticana a
stampare l’enciclica, ma la pubblicheranno
anche i principali editori di tutto il mondo
per far coincidere numerose edizioni nazionali, accompagnate da autorevoli commenti. L’uscita potrebbe essere entro la prima
metà di giugno. L’obiettivo del Papa è far
conoscere bene il documento prima della
Conferenza di Parigi sul clima, in programma dal 30 novembre all’11 dicembre.
(Ignazio Ingrao)
© riproduzione riservata

13 maggio 2015 | Panorama

23

scenari_iTaLia

Ma non chiamatelo
divorzio breve

La nuova legge, in realtà, accorcia i tempi soltanto per le separazioni consensuali:
così chi vuole litigare riuscirà sempre a bloccare le pratiche. Per questo ora servirebbe
che il Parlamento varasse al più presto i cosiddetti «patti pre-matrimoniali».

S
24

come funziona
È una convenzione
conclusa tra coniugi, con
l’assistenza di almeno
un avvocato per parte:
porta alla separazione
consensuale, o al divorzio,
senza andare davanti
a un Tribunale.

di Daniela Missaglia*

ono passati 45 anni dall’introduzione
della legge sul divorzio e 41 dal referendum che votò contro la sua abrogazione. Sembra preistoria, eppure i
commenti che si leggono all’indomani
dell’approvazione alla Camera della
legge sul «divorzio breve», ci portano indietro nel tempo come se gli anni non
fossero mai passati. Allora il divorzio era
visto come «la prima tappa dell’aggressione
al matrimonio e alla famiglia intesi come
fondamenti stabili della società civile», cui
sarebbe seguita la legalizzazione dell’aborto.
È passato quasi mezzo secolo e sui giornali
si leggono ancora commenti quali: «società
meno responsabile», «tentativo di minare le
fondamenta della società», «in arrivo disastri
inenarrabili», commenti dal sapore davvero
nostalgico, oggi che persino Papa Francesco
ha accolto nella comunità cristiana i divorziati,
oggi che non c’è più il partitismo degli anni
Settanta e che l’Unione Europea sanziona
quotidianamente l’Italia per il ritardo nel riconoscimento di molti diritti.
Ma si è trattato di canti del cigno, dell’ultimo
colpo di coda di un’onda inconsapevole dei
cambiamenti della società in questi tre lustri,
dell’evoluzione della coscienza civica e culturale che ha superato già da troppo tempo la legge
vigente vincolando giudici, operatori del diritto
e cittadini italiani a un sistema quello sì anaPanorama | 13 maggio 2015

DAvAnTI AglI AvvOcATI,
cOn lA «nEgOzIAzIOnE
ASSISTITA»

cronistico. La nuova legge, che entrerà presto
in vigore, non fa altro che abbreviare i tempi
per la proposizione della domanda di divorzio:
dai tre anni attuali decorrenti dalla separazione
(evito di addentrarmi nei tecnicismi) a 12 mesi
in caso di procedimento giudiziale o solo sei
mesi se la separazione era stata consensuale.
Ma il divorzio, con questa nuova legge, è
davvero «breve»? È davvero cambiato qualcosa
di epocale che giustifichi le levate di scudi e le
esaltate note di giubilo che riecheggiano dagli
scranni del Parlamento fino alle aule giudiziarie
da parte degli operatori del diritto?
A mio avviso, la riforma rischia di diventare
per l’uomo della strada a digiuno di cognizioni
specifiche uno specchietto per le allodole o,
peggio, un richiamo per tordi. Si crea l’illusione
che finalmente il divorzio sia diventato veloce,
breve, celere: ma tale non è, non era e non sarà
se non in presenza di un accordo, un’eventualità
tutt’altro che facile o scontata.
Non è e non sarà tanto la sforbiciata dei
tempi di attesa per l’instaurazione della causa di
divorzio dopo la separazione a portare beneficio
se poi ci si inabissa in un procedimento contenzioso conflittuale piegato ai tempi della giustizia. Ed è qui il problema. Il procedimento di
divorzio, quando non è consensuale, è rimasto
tale e quale, ingessato nei suoi ritualismi procedurali, nei suoi tempi di attesa fra un’udienza e
l’altra, nella carenza di magistrati specializzati

Presupposti
È valido soltanto
per le procedure
consensuali, anche
in presenza di figli minori.

Procedimento
Se non ci sono figli
l’accordo raggiunto va
trasmesso al procuratore
della Repubblica
e, se regolare, viene
concesso il nullaosta.
Se ci sono figli
l’accordo va trasmesso
entro 10 giorni
al procuratore
della Repubblica che,
se l’accordo risponde
all’interesse dei figli,
lo autorizza.
Altrimenti entro 5 giorni
lo trasmette al presidente
del Tribunale. Che entro
30 giorni fissa un’udienza
con le parti. Se tutto
va bene, il giudice
concede il nullaosta.
Ottenuto il nullaosta:
l’accordo va trasmesso
entro 10 giorni all’ufficiale
di stato civile.

TRE STRADE PER DIRSI ADDIO

DAvAnTI Al TRIbunAlE,
cOn un PROcEDImEnTO
DI SEPARAzIOnE
O DI DIvORzIO

DAvAnTI All’uffIcIAlE
DI STATO cvIlE

Presupposti
È valido per le sole
separazioni
consensuali.
non in presenza
di figli minori,
né in caso di patti
di trasferimento
patrimoniale.

lA lEggE
Sul
DIvORzIO
bREvE
varata
il 22 aprile
2015

come funziona
Competente
è il sindaco
del Comune
di residenza
in cui fu iscritto
o trascritto
il matrimonio.
l’assistenza
dell’avvocato
è facoltativa.

Procedimento
l’ufficiale riceve la
dichiarazione che le parti
vogliono separarsi
o divorziare e le invita
a comparire nei 30 giorni
successivi per confermare
l’accordo che hanno
sottoscritto.

chi può beneficiarne
tutte le coppie, sia
quelle con figli minori,
sia quelle senza figli.
le novità
Anticipa solo
le tempistiche.
per le separazioni giudiziali
da 3 anni a 12 mesi, che
decorrono dalla udienza di
comparizione dei coniugi.
per le separazioni
consensuali da 3 anni
a 6 mesi. Comprende lo
scioglimento immediato
della comunione legale
dei beni.

in alcuni tribunali medi o piccoli e di magistrati
in genere, con affollamenti di cause in capo al
singolo giudice tali da comportare dilatazioni
temporali che annullano ogni beneficio.
Forse il rammarico è che si è perso un importante treno, visto che la stringata riforma
non ha dedicato una virgola a sistemare la
problematicità del divorzio contenzioso, non
dando al giudice la possibilità di dichiarare
subito in prima udienza la sentenza di divorzio
parziale sullo «status», stoppando subito chi ha
solo l’interesse di prolungare l’agonia dell’altro
coniuge. Quindi chi vuole litigare ha buon gioco
a rendere vana e senza effetti sostanziali la
riforma del «divorzio breve», visto che sarebbe
meglio chiamarla «divorzio consensuale breve».
Quello che andrebbe spiegato alla gente è
che litigare costa, in tutti i termini, economici
e temporali, e manda in soffitta la brevità del
divorzio a prescindere dal marchio di legge.
Litigare significa eludere tutti quegli strumenti
che negli ultimi tempi il legislatore ha creato
con la speranza di accelerare le procedure:
mediazione, negoziazione assistita, divorzio
breve, tutto diventa inutile quando il confronto
fra i coniugi degrada in una causa contenziosa.
Ecco perché urge smetterla di continuare a
rifiutare forme di pre-regolamentazione contrattuale del matrimonio e delle unioni sentimentali, forme previste, invece, nei Paesi di
common law, come gli Stati Uniti d’America.
In Parlamento giace una legge, in discussione con gli stessi relatori di quella sul divorzio
breve, che è volta proprio a disciplinare l’istituto
dei cosiddetti patti pre-matrimoniali che altro
non sono che la risposta a un’esigenza sempre
più sentita di mitigare attraverso una regolamentazione preliminare gli effetti devastanti
di aspre battaglie all’insorgere della crisi coniugale, battaglie in cui a rimetterci sono i figli.
Manca ancora molto quindi a una vera
e propria modernizzazione del Paese, ma la
posa di una pietra importante, di una campata
del viadotto verso la piena rispondenza della
legge alle esigenze dei cittadini, è un fatto
consolante e di buon auspicio.
n
*avvocato milanese, esperta di separazioni
© riproduzione riservata

13 maggio 2015 | Panorama

25

scenari_iTaLia

Gli immigrati si imbarcano su Facebook

Pagine in arabo offrono viaggi clandestini verso l’Italia. Ci sono anche offerte speciali: sotto gli 11 anni è gratis.

U

n viaggio clandestino verso l’Italia
su una nave di 88 metri. Al prezzo
di 6 mila dollari, con tanto di offerta
speciale: il posto gratis per i bambini
sotto gli 11 anni. L’annuncio con foto e
informazioni dettagliate è pubblicato,
in arabo, sulla pagina Facebook «viaggi da Mersin verso l’Italia». Mersin è in Turchia
e, anche se quella pagina è stata rimossa, non
è l’unica nel suo genere. Anche su «Viaggi
verso la Turchia e l’Italia» in un post del 24
Le pagine che
aprile è stato scritto: «Siamo lieti di informarvi
pubblicizzano,
che ci sono posti nelle nostre navi» fornendo
in arabo, viaggi
clandestini per due numeri di telefono che, si specifica, sono
l’Italia. In primo contattabili «anche su Whatsapp e Viber»,
piano quella
applicazioni per chiamate gratuite. Un’offerta
«esclusiva
a tutto tondo, insomma, impreziosita da alper i siriani».
lettanti foto di sfolgoranti imbarcazioni che,

promette la pagina, porteranno i migranti a
destinazione. Specchietti per le allodole? I
diffidenti che si preoccupano («Ma rischio
di morire in viaggio?») vengono rassicurati
dall’amministratore della pagina.
Un’altra ha un titolo molto più
esplicito: «Richiedenti asilo, immigrazione regolare e irregolare verso
tutti i Paesi. Pagina esclusiva per i
siriani». Conta ben 18 mila «like»
e alterna indicazioni su come riNon sta cambiando
niente, non cambierà
chiedere asilo nei Paesi europei a
niente. Panorama lo
invitanti offerte di viaggi clandestiscrive da settimane:
ni. La popolarità di queste pagine
nonostante i proclami
di Matteo Renzi,
è l’ennesimo segnale della grande
l’Europa non ha la
quantità di persone che dal Medio
minima intenzione di
Oriente o dall’Africa tentano di otcollaborare davvero
con l’Italia sul fronte
tenere asilo in Europa. Con ogni
dell’immigrazione.
mezzo, compreso Facebook. Non a
Non è più questione di
caso Frontex, l’agenzia europea per
mezzi, di uomini o di
soldi; la decisione
la gestione delle frontiere, nel suo
fondamentale, e che
report sul terzo quadrimestre 2014
nessuno nell’Ue vuole
ha sottolineato come «i social media
prendere, è come
ospitare la massa
sono utilizzati per scambiare inforumana che continuerà
mazioni tra i migranti e i trafficanti».
ad arrivare dall’Africa e
Il numero di disperati che dedalle zone dove
infuriano le guerre.
cidono di partire verso l’Italia conInoltre, i tempi della
tinua a crescere vertiginosamente
diplomazia sulla Libia
nonostante la tragedia del 19 aprile,
si allungano mentre
resta l’ipotesi di campi
quando circa 800 persone morirono
profughi organizzati
nel naufragio più grave nel Canale
dall’Unhcr in Egitto e in
di Sicilia. Dall’inizio dell’anno sono
Tunisia su cui sta
lavorando il segretario
oltre 33 mila gli immigrati sbarcati
generale dell’Onu, Ban
in Italia. Una volontaria che si ocKi-moon. E mentre si
cupa dell’assistenza di chi arriva
discute, la Sicilia
continua a essere
dal corno d’Africa al Cairo spiega
presa d’assalto dai
a Panorama che i lunghi tempi di
barconi.
attesa per ottenere in Egitto lo status
di rifugiato spingono i richiedenti
asilo a partire per il Mediterraneo. «Sono sfiniti
dai tempi di attesa, i più giovani pensano di
farcela e decidono di affidarsi ai trafficanti,
con tutti i mezzi». Social network compresi.
(Laura Cappon - dal Cairo)

punto

© riproduzione riservata

26

Panorama | 13 maggio 2015

economia

scenari_

Monte
dei Paschi
di siena

526,8%

*

banco
PoPolare

258,2%

ubi
banca

133,9%

gruPPo
bPer

147,0%

banca
PoPolare
di Milano

86,0%

carige

242,3%*

Quanto
«soffrono»
le banche

Rapporto tra
crediti deteriorati
e capitale
a fine 2014.

Mps, l’aumento
non tappa la falla
Troppe sofferenze: la ricapitalizzazione non riporterà la banca nella media
del sistema. Così la partita si sposta da Siena a Bruxelles e a Francoforte.

*Dopo l’aumento
di capitale
da 3 miliardi,
l’indicatore per Mps
scenderà al 313%.
Per Carige invece,
che prepara
un aumento da 850
milioni, scenderà
al 158 per cento.

28

I

40 mila sottoscrittori dell’obbligazione Mps Upper Tier II 2008-2018
aspettano con ansia il pagamento della
cedola il 15 maggio, perché temono di
restare a bocca asciutta. Da Siena, no
comment. L’emissione, fatta per finanziare l’acquisizione di Antonveneta,
prevede un codicillo che all’epoca pochi
avranno letto e ancora meno avranno valutato: «In caso di andamenti negativi della
gestione, il diritto alla remunerazione può
essere sospeso…». Può succedere che una
banca «salti» un pagamento, ma certo non
gioverebbe al «sentiment» sul Monte dei
Paschi di Siena poco prima del nuovo,
ennesimo aumento di capitale: 3 miliardi

che secondo Fabrizio Viola, amministratore delegato, consentiranno di presentarsi
con le carte in regola (anzi, «con il vestito
stirato») per l’aggregazione con un’altra
banca. «Ma il vestito è ancora parecchio
spiegazzato, e ci sono anche delle toppe»
commenta un banchiere d’affari.
Mps ha una vera e propria montagna di crediti deteriorati, oltre cinque
volte il capitale (24 miliardi di cui 8,5 in
sofferenza). Cinque volte peggio di Intesa
e Unicredit, dieci volte peggio del Credem.
L’aumento di capitale di 3 miliardi, spiega il
banker, porta questo indicatore solo al 313
per cento del capitale. Servirebbero altri
4 miliardi per scendere a un pur modesto

88,6%

credito
valtellinese

172,9%

banca popolare
di vicenza

138,9%

risultato del 250 per cento. L’aumento di
capitale dovrebbe essere addirittura di 15,7
miliardi per scendere a un rapporto di 100,
quello di Intesa e Unicredit per intenderci.
Alessandro Profumo, presidente di Mps,
non ha nascosto il suo malumore di fronte
alla richiesta della Bce di chiudere entro
luglio il derivato Alexandria stipulato con
Nomura e nel mirino dei magistrati. La chiusura anticipata imposta da Mario Draghi,
presidente della Bce, potrebbe costare fino
a un miliardo, ma evidentemente la Bce preferisce fare pulizia una volta per tutte. E così
dei tre miliardi di aumento, uno sarà subito
«bruciato» dalla chiusura di Alexandria.
Ma più che a Francoforte, forse i problemi stanno a Bruxelles. Mps può risolvere
i suoi problemi non solo aumentando il
capitale ma anche riducendo i crediti deteriorati. Per farlo ci vuole una bad bank in
cui «infilare la spazzatura», come hanno
fatto gli spagnoli nel 2012. Ma allora, nel
pieno della crisi, mezza Europa si affannava
a salvare le proprie banche e purtroppo
l’Italia, ricorda un eurofunzionario che ha
avuto quei dossier sulla scrivania, all’epoca

unicredit

100,2%

intesa
san paolo

93,3%

sostenne che tutto andava bene e non prese
alcun provvedimento. Oggi l’Italia è rimasta
col cerino in mano.
Anche se Matteo Renzi lunedì 4 maggio
a Milano è stato molto ottimista, appena tre
giorni prima il suo ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan aveva tutto un altro tono. «Altri Paesi hanno fatto passi in avanti
perché hanno introdotto meccanismi per
facilitare la ristrutturazione dei crediti in
sofferenza, ad esempio la bad bank» ha
detto giovedì 30 aprile. «Nel frattempo la regolamentazione è cambiata. Quando siamo
andati a parlare a Bruxelles perché volevamo
affrontare il problema, la Commissione ci ha
risposto che non si poteva più fare perché le
regole della concorrenza impediscono che
gli Stati mettano garanzie».
Resta poi da vedere a quali prezzi i
crediti deteriorati potrebbero essere ceduti
alla bad bank: se emergessero forti minusvalenze, servirebbe comunque una nuova
iniezione di capitali freschi. Fatto sta che su
queste voci il titolo in borsa è salito sull’ottovolante e martedì scorso la quotazione è
stata anche sospesa.

credem

45,8%

veneto
banca

152,1%

Intanto a Francoforte, ma anche a Roma,
ci si prepara alle nuove regole del cosiddetto
bail in: quando una banca è in difficoltà,
prima di un sostegno esterno (bail out) è
necessario che facciano i loro sacrifici gli
azionisti e gli obbligazionisti (per i titolari di
depositi e conti correnti non cambia nulla).
L’Italia è in ritardo nel recepimento della
direttiva (il testo ha appena iniziato il suo
iter alla commissione Politiche dell’Unione
europea al Senato) ma già oggi gli investitori
possono essere chiamati a dare un contributo se hanno sottoscritto obbligazioni delle
categorie più rischiosa.
Forse non è un caso se nei giorni scorsi
il governatore della Banca d’Italia, Ignazio
Visco, davanti alla commissione Finanze
del Senato ha ricordato che le banche dovranno adottare «un approccio nei confronti
della clientela coerente con il cambiamento
fondamentale apportato dalle nuove regole,
che non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio
significativo da parte dei suoi creditori». A
buon intenditor...
(Martino Cavalli)
© riproduzione riservata

Elaborazione grafica di Stefano Carrara

banca popolare
di sondrio

scenari_economia

Il re della pelle sintetica apre in Vietnam
Coronet investe 20 milioni di dollari in un nuovo stabilimento. E diventa così il primo produttore mondiale.

33 milioni

di euro è il fatturato della Coronet di Corsico
(Milano). Sopra: Enrico De Marco, fondatore
dell’azienda, con il figlio Umberto, presidente.

© riproduzione riservata

30

Panorama | 13 maggio 2015

Roberto Caccuri/Contrasto

N

el 2005 aveva intuito che la produzione
di calzature a basso costo si sarebbe
sposata dall’Europa alla Cina e per
questo partì con la delocalizzazione
nel Guangdong. In questi giorni, invece, è reduce da un tour de force in
Vietnam dove a 100 chilometri da Ho
Chi Minh City ha inaugurato uno stabilimento
da 15 mila metri quadrati.
Perché un decennio dopo Enrico De Marco,
il re della similpelle, non ha dubbi: la frontiera produttiva per la sua Coronet si sposterà sempre di più dal Paese del Dragone a
questa nazione emergente, che cresce a un
tasso annuo del 7 per cento ed è al centro di
un’importante area di libero scambio. «Ormai
in Cina la manodopera scarseggia e i salari
stanno aumentando velocemente: per questo
multinazionali come Coach e Clarks stanno
spostando i loro investimenti in Vietnam e noi
siamo al loro fianco» conferma De Marco, che
ha scommesso 20 milioni di dollari sul progetto
vietnamita, facendo diventare Coronet il primo
produttore mondiale di pellame sintetico con
30 milioni di metri quadri prodotti.
«Il 2015 sarà un buon anno per noi grazie
alla forza del dollaro e del renminbi, ma anche
perché la crisi sta colpendo i nostri competitor,
soprattutto quelli che non hanno diversificato
all’estero» sottolinea De Marco, che nonostante
sia presidente onorario è ancora il motore del
cambiamento in azienda, dov’è affiancato dal
figlio Umberto, presidente, e dall’amministratore
delegato Jarno Tagliarini, mentre la figura chiave
in Cina e ora in Vietnam è Paolo Battilana.
Ma l’internazionalizzazione non ha cambiato la matrice italiana di Coronet. Oltre alla ricerca
che è sempre svolta nello stabilimento di Velletri
(Roma), anche il 90 per cento del semilavorato
principale della pelle sintetica prodotta in Cina e
Vietnam continua a essere realizzato da Coronet
Italia, un modo per mantenere costante la qualità
del prodotto finito e inalterato l’appeal del made
in Italy ma a costi più contenuti. (Mikol Belluzzi)

scenari_economia

Carica d’energia
dalle bucce
d’arancia

N

on buttate le bucce d’arancia: a
Catania le trasformano in energia. «E sarà anche biometano,
molecole da impiegare nell’industria chimica. Di certo smetteremo di parlare di rifiuti e impareremo a parlare di sottoprodotti»
dice Gianni Biundo, presidente della cooperativa Empedocle, un ingegnere che
vuole mettere insieme la terra e la tecnica.
Il primo «ecovalorizzatore» al profumo d’arancia lo hanno costruito gli
uomini della cooperativa, lo hanno immaginato i ricercatori del Dipartimento
d’agraria dell’Università di Catania, lo
ha fortemente desiderato la professoressa
Federica Argentati, una catanese energica
che dal 2011 dirige il distretto Agrumi
di Sicilia. «È da anni che lo scarto degli
agrumi rappresenta il collo di bottiglia
dell’intera filiera» ricorda Argentati, che
può essere considerata la madre di questo primo impianto pilota costruito nella
azienda agricola sperimentale di Agraria,
sulla strada Primo Sole che da Catania
porta a Siracusa.
In Sicilia il prototipo non lo ha finan32

Panorama | 13 maggio 2015

ziato la Regione a statuto speciale, ma
la multinazionale delle bollicine Coca
Cola: 400 mila euro sono arrivati dalla
Coca Cola foundation, che dal 1984 è il
braccio filantropico della casa madre (650
milioni di dollari reinvestiti da allora a
oggi in progetti di sostenibilità ambientale
e in ricerca).
Siete venuti a supplire i ritardi della
Sicilia? «Siamo venuti» spiega Vittorio
Cino, direttore della comunicazione di
Coca Cola, «perché abbiamo creduto nel
progetto. In Sicilia acquistiamo il 18 per
cento del nostro succo d’arancia. L’iniziativa è partita nel 2013. Diciamo che
abbiamo dato una spinta». Fino a oggi le

aziende agricole siciliane hanno speso
10 milioni di euro ogni anno per smaltire i rifiuti della filiera. Ed è proprio per
questo che la piattaforma rappresenta
una manna dal cielo con i suoi cinque
«biodigestori», cinque pentoloni dove
le bucce d’arancia vengono mescolate e
lasciate per quaranta giorni a fermentare.
I serbatoi sono cinque apparati digerenti
dove avviene un processo anaerobico.
È infatti al loro interno che i batteri in
assenza d’ossigeno riducono la biomassa,
in precedenza triturata, in gas e digestati.
Un separatore ha invece il compito di
suddividere la frazione liquida da quella
solida che verrà utilizzata in agricoltura
come fertilizzante. Oggi questo impianto
può produrre un megawatt di energia elettrica che equivale al consumo energetico
di 333 abitazioni. A Catania l’arancia si è
fatta elettrica.
(Carmelo Caruso)
© riproduzione riservata

L’ecovalorizzatore
costruito
dalla cooperativa
Empedocle a Catania.

Elaborazione grafica di Stefano Carrara

In Sicilia un impianto-pilota
trasforma in elettricità e metano
gli scarti degli agrumi.
Un’operazione finanziata
dalla Coca Cola foundation.

800 119 444
gasnaturalvendita.com

scenari_economia

La società di moda conclude il percorso Elite di Borsa italiana e guarda a nuovi partner.

andrea
miranda,
presidente
di Kocca.

«

con
openjobmetis
le aziende
si prestano
i manager

34

T

alvolta noi imprenditori siamo portati a pensare che le nostre aziende
siano solo il frutto del nostro lavoro e
dei nostri sforzi trascurando, invece,
l’importanza dell’apporto di capitale
e competenze esterne». All’indomani
della conclusione del percorso Elite di
Borsa italiana, Andrea Miranda, presidente
di Kocca, tira le somme di questa esperienza. Con il 2014 chiuso con un fatturato in
crescita a 55 milioni, l’azienda campana è
una delle realtà più dinamiche del settore
moda, inserita anche nel ranking delle imprese quotabili di Pambianco, la società

di consulenza specializzata nelle imprese
di lusso.
Non a caso Kocca è stata scelta per
il percorso che Borsa italiana propone a
una selezione di piccole e medie imprese
con ottimi fondamentali, offrendo strumenti e servizi per favorirne lo sviluppo
e l’avvicinamento ai mercati finanziari.
«L’esperienza con Elite è stata un’ottima
palestra per aiutarci a conoscere un mondo
che finora non avevamo mai avvicinato ed
esplorato, ma che può essere fondamentale
per aiutarci a crescere», spiega Miranda.
L’obiettivo dell’azienda è chiaro, anche
se al momento non è ancora stata fatta la
scelta definitiva: «Puntiamo a un partner
che ci sostenga soprattutto nell’avvicinamento ai grandi mercati internazionali.
Abbiamo un ottimo prodotto, la creatività
non ci manca, il supporto di un socio esterno ci consentirebbe di ragionare anche su
investimenti a lungo termine». Si tratta ora
di scegliere: «Percepiamo un interesse del
mercato per la storia di Kocca e valuteremo
con attenzione tale interesse. Non escludiamo neppure l’approdo in borsa, anche
se è prematuro parlarne». Intanto Kocca
non dimentica il prodotto e apre un nuovo
monomarca a Milano. (Daniela Fabbri)

C’è la società di consulenza economico-finanziaria che cerca
un informatico e offre in cambio un manager esperto in business plan
e analisi finanziarie. Oppure c’è l’agenzia di software che mette
a disposizione un social media manager e vorrebbe verificare se un
controller finanziario per il controllo di gestione possa esserle di aiuto.
Sono due esempi di aziende che partecipano a un nuovo progetto messo
a punto dalla agenzia per il lavoro Openjobmetis: si tratta di Manager
swap, un servizio innovativo e a costo zero per valutare in via preliminare
il valore aggiunto che potrebbe dare a una impresa la presenza di una
nuova professionalità. Openjobmetis ha creato un mini sito, managerswap.
openjob.it, dove le aziende interessate possono iscriversi. Quindi l’agenzia
penserà a incrociare le richieste e a organizzare lo scambio.
La durata prevista per lo swap è di tre giorni di lavoro. «Il progetto punta
alla collaborazione fra aziende e persone, nella convinzione che la
condivisione di esperienze e best practice faccia crescere le une e le altre»
sostiene Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis.
«La via verso il futuro è fatta di partecipazione e scambio».

Panorama | 13 maggio 2015

È pronta la
rivoluzione dei porti.
Il ministro dei
Trasporti Graziano
Delrio si prepara a
insediare l’Agenzia
per i porti che avrà
il compito di
mettere ordine
nelle attività delle 23
autorità portuali
italiane.
I candidati a guidare
la nuova agenzia
sono Luigi Merlo,
che a giugno lascerà
l’incarico di
presidente del porto
di Genova, marito di
Raffaella Paita,
candidata Pd
alla presidenza
della Regione
Liguria, e Maurizio
Maresca, anche lui
genovese, docente
universitario
e consulente
di Matteo Renzi. Di
rinnovare il sistema
portuale italiano
si parla da decenni:
secondo uno studio
del sottosegretario
Bartolomeo
Giachino ai tempi
dell’ultimo governo
Berlusconi i porti
italiani potrebbero
raddoppiare il
volume delle merci,
adesso fermo al 6
per cento dei traffici
del Mediterraneo.

rosario
rasizza,
numero uno di
openjobmetis.

Roberto Salomone

Kocca tentata dalla finanza

rivoluzione
nei porti
sotto il segno
di renzi

Dove e quando, gli eventi protagonisti a Milano
Prende il via Expo City Events, un palinsesto di eventi firmato
Mondadori che animerà Milano durante i mesi di Expo 2015.
GLI EVENTI DI MAGGIO E GIUGNO
DESIGN MEETS FOOD,
MILANO MEETS THE WORLD
Conversazioni sulla creativitàa cura di INTERNI
Store e Show Room si trasformeranno in luoghi di incontro e
performance dove il pubblico potrà incontrare le eccellenze
del design e della cultura gastronomica italiana.
1/5
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7/5
7/5
13/5
14/5
15/5
19/5

VALCUCINE - Mostra Tempting Art
MERITALIA - Giulio Iacchetti, Davide Oldani
B&B ITALIA - Patricia Urquiola, Andrea Berton
MOLTENI - Ferruccio Laviani, Davide Oldani
GIORGETTI - Rossella Pugliatti, Paolo Reina
MODULNOVA - Andrea Castrignano, Moreno Cedroni
ZANOTTA - Manolo de Giorgi, Gianluca Fusto
FAB Fiandre Architectural Bureau - Angelo Maggi,
Giuseppe Iannotti e Luca Iaccarino
20/5 MOLTENI - Ron Gilad, Ernst Knam
21/5 SCAVOLINI - Andrea Rosso, Fratelli Costardi
22/5 BERLONI - Marco Fumagalli, Mauro Padula

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24/6

SURCANAPE’ - Andrea Dall’Olio, Christian Milone
POLIFORM - Carlo Colombo, Davide Oldani
DEL TONGO - Prospero Rasulo, Cristiano Tomei
VILLEROY & BOCH The house - Elio Sironi
ARPER - Alberto Lievore, Andrea Berton
POLTRONA FRAU - Michele De Lucchi, Moreno Cedroni
FLEXFORM - Pietro Galimberti, Claudio Sadler
KITCHENAID

LA NUOVA SCUOLA DI CUCINA DI SALE & PEPE
A due passi dal Duomo, uno spazio per sperimentare nuove
ricette e piatti gustosi con gli Chef di Sale & Pepe
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4/5
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22/5

PHILIPS, Laboratori per bambini Cucina sana, crescita sana
PHILIPS, Showcooking Benessere in cucina
DOLCEVITA, Showcooking
GROUPON, In cucina con le eccellenze
MARLENE, Contest Sfida ai fornelli
TESCOMA, Corsi Picnic-mania

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Food partner

mondo

scenari_

soccorsi Una bimba ferita tratta in salvo da un soldato.

Terremoto in Nepal: il borsino degli aiuti

Katmandu vuole controllare tutte le donazioni in arrivo. Ma, al di là delle strumentalizzazioni, chi sta dando di più?

Danish Siddiqui / Reuters

I

l governo del Nepal vuole mettere
le mani sulla valanga di donazioni
che arrivano da tutto il mondo per
le vittime del terremoto del 25 aprile
(7.365 morti e 14.366 feriti dieci giorni dopo il sisma). Il premier Sushil
Koirala ha annunciato che il denaro
deve transitare nel Fondo di emergenza
dello Stato. E alcune dogane nepalesi
applicano il dazio agli aiuti, nonostante le smentite governative. Così governi
stranieri e ong temono un uso politico
dei fondi e malversazioni. Ma, al di là
delle strumentalizzazioni politiche, chi
sta aiutando le vittime?
L’India è il Paese più impegnato nei
soccorsi con mille uomini sul terreno,
tre ospedali da campo, 13 aerei per gli
aiuti e otto elicotteri per raggiungere i
villaggi isolati. A ruota segue Israele, che
ha inviato due Boeing con 260 specialisti
per le ricerche e 95 tonnellate di aiuti. La

Cina ha promesso 3 milioni di euro per
ong italiane del cartello Agire sono già
le prime emergenze e inviato 168 uomini
mobilitate e raccolgono fondi. Save the
fra medici e militari. Gli Stati Uniti hanno
children punta a raccogliere nel mondo 44
garantito 9 milioni di euro e 45 tonnellate
milioni di euro, coinvolgendo un milione
di materiale d’emergenza. L’Inghilterra è
di donatori.
Due squadre dei corpi speciali ameil donatore più generoso, con 30 milioni
ricani, che si addestravano in Nepal con le
di euro. L’Ue ha stanziato 19,6 milioni.
forze di sicurezza locali quando è arrivato
L’Italia ha messo a disposizione appena
400 mila euro, ma ha inviato un posto
il terremoto, sono state subito impiegate
medico avanzato e una squadra di 36
nell’assistenza logistica e medica all’esercito
persone.
di Katmandu. Immediata anche la gara di
Le Nazioni Unite hanno lanciato un
solidarietà fra nepalesi in patria e all’estero.
appello alla comunità internazionale per
Emblematico il caso di Lokesh Todi, un nedonare 372 milioni di euro a favore del
palese rientrato da pochi mesi a Katmandu
Nepal. Il Programma alimentare
dopo una laurea negli Usa in gestione
mondiale (Onu) sta raccogliendi catastrofi globali. Alla prima
do 104 milioni per sfamare un
scossa ha lanciato un crowdfunmiliardi di euro:
milione e mezzo di persone.
ding, cioè una raccolta di fondi
È quanto serve
su Internet: in soli sei giorni è
L’Unicef ha già inviato 120
al nepal
secondo
arrivata a 104 mila euro.
tonnellate di aiuti. In Nepal
il governo
(Fausto Biloslavo)
stanno operando otto équipe
di Medici senza frontiere. Sette
© riproduzione riservata

1,8

13 maggio 2015 | Panorama

37

scenari_mondo

che cosa è successo

Altro che Grecia,
è la Gran Bretagna
a togliere il sonno
alla Ue

«Un’uscita della Gran Bretagna
dall’Unione Europa è economicamente svantaggiosa per tutti, in
particolare per Londra». È quanto
emerge, in sintesi, dallo studio della
fondazione tedesca Bertelsmann
sull’ipotesi di David Cameron di
indire un referendum nazionale
sull’Ue entro il 2017 se le elezioni del 7 maggio lo confermassero
a scapito dello sfidante laburista
Ed Millaband. Secondo la fondazione tedesca, la cosiddetta Brexit

(Britain+exit), porterebbe a un
calo nel 2030 tra lo 0,6 e il 3 per
cento del pil procapite inglese, contro uno 0,1-0,3 per cento di quello
tedesco. Per l’intera Gran Bretagna,
la perdita sarebbe invece del 14 per
cento. A essere più colpita l’industria chimica, con l’ingegneria meccanica e automobilistica a seguire.
«E il risparmio dovuto al mancato
pagamento degli oneri Ue non ripagherebbe in alcun caso le perdite
economiche».

La Guerra fredda delle parate

Nelle librerie
tedesche torna
il Mein Kampf
di Hitler

38

Panorama |13
| 0 mese
maggio
2015
2015

Il 9 maggio a Mosca si festeggia
il settantesimo anniversario della
vittoria sul nazismo (foto) con una
parata sulla Piazza Rossa. Ma il peso dei rinnovati venti di guerra si fa
sentire e le assenze confermate dei
leader occidentali mostrano quanto si siano deteriorati i rapporti tra
Russia e Occidente: 10 anni fa erano
presenti 53 capi di stato e di governo, compresi Usa, Francia, Germania, Italia e Giappone. Quest’anno

Barack Obama ha rifiutato l’invito, Angela Merkel arriva il giorno
dopo. L’alternativa occidentale è la
controcelebrazione dell’8 maggio
a Danzica, dove Hitler lanciò il suo
attacco contro la Polonia nel settembre 1939. Ma i reduci della seconda
guerra mondiale sono anche a Kiev
e nel Donbass. A causa della nuova
legge ucraina, che mira a eliminare
ogni toponimo di epoca sovietica,
si prevedono grandi provocazioni.

Hitler rischia ancora di essere una
fonte d’ispirazione? A 90 anni dalla
sua prima edizione, il Mein Kampf
si prepara a tornare nelle librerie
tedesche. Se il governo tedesco non
deciderà di emettere una nuova
legge che ne limiti le modalità di
pubblicazione, all’inizio del 2016
chiunque potrà commercializzare
l’agghiacciante saggio di Adolf Hitler, manifesto portante del nazionalsocialismo. Dalla morte del dittatore
a oggi, i diritti sono stati detenuti dal
Land della Baviera, che ha autoriz-

zato solo pochissime pubblicazioni,
peraltro mai comprensive dell’intera opera e sempre e solo per fini
di studio. Diventa così una realtà
l’ambizioso progetto dell’Istituto
di Storia contemporanea di Monaco
di stamparne volumi comprensivi
di un lungo commento critico. Nel
2013 il progetto fallì a causa delle
polemiche sostenute con forza dalla
comunità ebraica tedesca. Salvo
sorprese, stavolta il volume sarà
realizzato: le autorità federali hanno già accordato il proprio placet.

«Non più la Grecia, è la possibile uscita della Gran
Bretagna il nuovo nemico dell’Ue» titola The Globe
and Mail. Il quotidiano canadese prosegue: «Se l’esclusione della Grecia tocca l’integrità dell’euro, quella della Gran Bretagna è peggiore, visto che riguarda
l’intera Ue. Le stesse grandi società britanniche sono
preoccupate». Sulla stessa falsariga Sylvie Bermann,
ambasciatrice francese in Inghilterra, intervistata dal
Financial Times. «È una classica situazione lose-lose.
Ci perdono tutti i partner coinvolti. Le industrie europee hanno bisogno di un grande e unico mercato per
restare competitive a livello internazionale». Molto
critico pure Der Spiegel: «Continuando così, l’Inghilterra rischia di spingersi in un punto di non ritorno».

«Il dialogo russo-americano è quasi un silenzio»
osserva il quotidiano russo Kommersant. «Se riesci
a sentirla, la retorica è nello spirito della Guerra
fredda. I legami economici sono insignificanti.
L’interazione politica è minima». Durissimo USA Today sulla parata del 9 maggio «snobbata dai leader
dell’Ovest». Il quotidiano statunitense accusa Mosca: «I piani per la sfilata sulla Piazza rossa stanno
alimentando i sentimenti anti-americani del Paese,
già alti per il conflitto in Ucraina». Secondo la tv russa Ntv, invece, Kiev «sta preparando provocazioni
di massa nel Donbass per il Giorno della vittoria.
L’Osce dovrebbe costringere le autorità ucraine a
rispettare rigorosamente l’accordo di Minsk».

«La pubblicazione di Mein Kampf in Germania
può essere un buon punto di partenza per far
cadere alcuni tabù e disinnescare l’uso populistico
che alcuni politici ne hanno fatto e continuano a
fare» scrive Leonid Bershidsky su Bloomberg View.
«Aumenterà l’antisemitismo?» si chiede invece il
The Jewish Week che cita i casi di India, Turchia e
Russia, paesi in cui non vige il divieto di commercializzazione del testo, diventato un best-seller.
Dubbi vengono sollevati anche dall’ARD, la rete tv
pubblica tedesca, che ha trasmesso un documentario sulla forza delle idee naziste nella Germania
odierna: «Meglio mantenere i divieti o aprirsi a
qualsiasi discorso, anche il più controverso?».

che cosa succederà

il parere di
ThieSS
peTerSen

esperto
economico
della
fondazione
Bertelsmann.

il parere di
edward
lOZanSKY

fondatore
(nel 1990)
e presidente
dell’Università
americana
a Mosca.

il parere di
ChriSTian
harTmann

co-curatore
dell’opera,
ricercatore
dell’Istituto
di Storia
contemporanea
di Monaco
di Baviera.

Non c’è un solo aspetto positivo
che giustificherebbe la decisione
del Regno Unito di uscire dall’Ue.
Se il referendum desse parere positivo, ci perderebbe l’intera Ue.
La Germania più di altri, ma comunque meno della Gran Bretagna. Il calo dell’export da Berlino
verso Londra sarebbe parzialmente compensato da una maggiore
competitività delle aziende tedesche rispetto a quelle britanniche
in altri Paesi europei. Analogo
discorso si può fare per i servizi
finanziari. Finora l’arrivo di un nuovo stato nell’Ue ha portato vantaggi agli altri paesi membri: il
mercato unico conviene a tutti.

Un’altra occasione persa per il riavvicinamento Est-Ovest. Il mondo
non è bianco o nero: Oriente e Occidente possono aver commesso
atti mostruosi nel corso del secolo
scorso. Lo stesso si può dire del
XXI secolo. Eppure ci sono momenti per riconciliarsi e rispondere alle sfide comuni della sicurezza
globale. L’anniversario della liberazione dell’Europa dalla peste
nazista poteva essere un momento del genere. Purtroppo l’Occidente ha mancato quest’opportunità storica. Prima erano i paesi del
blocco orientale a obbedire a Mosca. Oggi sono i paesi occidentali
a prendere ordini da Washington.

Entro due settimane consegneremo il testo commentato alle autorità regionali. Circa 2 mila pagine,
un lavoro enorme: per il commento critico abbiamo attinto a decine di fonti diverse. Sarà una versione acquistabile in libreria, ma
senza un vero editore. L’Istituto
non si è appoggiato a esterni e
tutte le entrate derivanti dalle vendite serviranno a ripianare le spese. E, in caso di saldo positivo, a
finanziare la ricerca. È tempo per
la Germania di avere accesso all’intero testo, anche in versione cartacea. Il Mein Kampf si trova già in
tedesco per intero su vari siti web.
Opporvisi sarebbe anacronistico.
13 maggio
0 mese 2015 | Panorama

39

Getty Images

che cosa hanno scritto

scenari_mondo

il dilemma

L’America è ancora razzista?

Dell’omicidio dell’afro-americano Freddie Gray, 25 anni, si è detto molto, così come delle violenze, dei metodi
brutali della polizia e del degrado sociale che lega Ferguson a Charleston, Cleveland a New York, Chicago
a Baltimora... Ma l’odio razziale è l’unica spiegazione per l’ondata di omicidi di ragazzi neri?

di Lester Spence
professore di Scienze
politiche alla Johns
Hopkins University.

Un ragazzo
di colore di fronte
a poliziotti
antisommossa
a Baltimora il 28
aprile, il giorno
dopo gli scontri
scoppiati dopo
il funerale
di Freddie Gray.

40

Gli afroamericani non sono bersagliati innanzitutto perché neri, ma in
quanto poveri, in quanto parte di un mondo sotterraneo tenuto sulla soglia della
povertà da un sistema che favorisce le
diseguaglianze. Alla povertà si accompagnano solitamente il crimine e la violenza,
e la risposta dello Stato è sempre la stessa: più polizia, leggi più severe, arresti
a tappeto. Non è vero però che questi
strumenti di polizia sono le nuove Jim
Crow (le leggi della segregazione, ndr),
ma sono strumenti di controllo sociale ed
economico. Io interagisco con i poliziotti
come un bianco, non dico «Yessir, nossir»,
non metto le mani
sul tettuccio per
fare la mia parte di
afro-americano.
Credo sia possibile liberarsi dall’idea che la questione razziale sia
l’unica spiegazione
per quello che sta
succedendo.
n

Panorama | 13
0 mese
maggio
2015
2015

S

ì. Questo è un Paese in qualche modo
fondato sulla schiavitù. Per l’80 per
cento della nostra storia abbiamo
perpetrato l’oppressione sistematica
dei neri. E anche quando ci siamo
liberati della schiavitù, a livello formale e legale abbiamo mantenuto
intatti vecchi pregiudizi. Non bisogna mai
sottovalutare la profondità della questione
razziale in America. Quello che oggi succede
a Baltimora è la stessa cosa che è successa
a Ferguson, a Cleveland e ovunque ci siano
discriminazioni e segregazione de facto:
tutto fa parte della stessa radice.
Ci sono due ordini di problemi da tener presente per capire quello che vediamo
oggi. Primo, le condizioni di base, cioè il
perpetrarsi nei decenni, nei secoli, delle
ingiustizie dell’uomo bianco nei confronti
degli afroamericani. La discriminazione
si è stratificata, è diventata una mentalità
diffusa e pervasiva. Secondo, gli eventi
che fanno precipitare il conflitto. Succede
da secoli che a un certo punto scoppia la
protesta degli oppressi, la causa scatenante
sono le forze di polizia con cui i bianchi
mantengono in vita lo schema oppressivo.
Per questo sarebbe anzitutto necessario
fare une profonda riforma del
sistema penale e
penitenziario, gli
strumenti più ovvi con cui il potere amministra un
problema vecchio
di secoli. n
© riproduzione
riservata

di Joe Feagin
sociologo della Texas
A&M University

Getty Images

N

o. La questione razziale è in realtà subordinata alle condizioni
economiche. Quello che sta succedendo a Baltimora è il risultato
dell’impoverimento e della marginalizzazione delle comunità
nere, processo che è figlio della
deindustrializzazione. Città come Baltimora e Detroit testimoniano quanto sono
profonde le conseguenze di un processo
dove i bianchi hanno lasciato le città per
andare nei sobborghi della classe media e
i centri sono diventati luoghi di degrado.

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frontiere

scenari_

Il bolide da corsa
che si guida da solo
Si chiama Ed Torq, nasce da un’azienda italiana e può
essere ammirato al Museo dell’automobile di Torino.

P

rovate a immaginare una vettura da corsa, di quelle
che sfrecciano a 300 all’ora su una pista, spinta solo da
energia elettrica, senza vetri e finestrini, e che si può
guidare senza tenere le mani sul volante. Un veicolo
così sembra partorito da un film di fantascienza. Invece
esiste: per ora è un prototipo, ma può essere ammirato
al Museo nazionale dell’automobile di Torino.
Ed Torq, così si chiama l’avveniristica auto, è stata la star del
Salone di Ginevra, ed è un vanto tutto italiano: è stata concepita
e prodotta dalla Ed Design, società con 500 dipendenti e sedi
in tutto il mondo con sede alle porte di Torino, che dal 1998
mette a punto soluzioni per marchi come Ferrari, Maserati,
Alfa Romeo e Fiat.
L’abitacolo
Ed Torq assomiglia più a un Ufo che a
non ha
un’automobile. Ha quattro motori elettrici,
finestrini, ma
uno per ruota, e nessun vetro esterno. L’abitaschermi a 360
gradi che
colo contiene schermi in alta definizione che
circondano
circondano il pilota a 360 gradi (le immagini
i passeggeri.
sono catturate da telecamere inserite nella carrozzeria), soluzione che elimina i punti ciechi grazie all’assenza
di montanti. Nonostante preveda la presenza di un conducente,
è in grado di correre senza che la cloche venga impugnata. «Qui
è la vera innovazione» spiega a Panorama Davide Pizzorno,
presidente della Ed Design. «L’obiettivo è accelerare lo sviluppo
di auto che si guidano da sole. Per questo Ed Torq è molto più di
un prototipo. Stiamo sviluppando in laboratorio il rapporto uomo/macchina, il dialogo fra atomi e bit, intuizione e algoritmi,
uomo potenziato e computer emotivo. Ed Torq è un progetto
open source. Ne costruiremo molti esemplari e li distribuiremo ai
giganti dell’auto, agli istituti di ricerca e alle università» continua
Pizzorno. «Per accelerare l’arrivo sul mercato dell’auto intelligente
e cercare di eliminare 1,2 milioni di morti in incidenti stradali
ogni anno. Il più presto possibile».
(Guido Castellano)

ED Torq
è il primo
prototipo
di auto
da corsa
che si guida
da sola

Ed Torq è stata progettata
e realizzata dalla Ed Design
di Grugliasco (To). Può essere
ammirata al Museo nazionale
dell’Automobile di Torino.

© riproduzione riservata

43

scenari_frontiere

Un acceleratore di particelle anti-cancro
È il sincrotrone del Centro nazionale di adroterapia di Pavia. Luogo di eccellenza per casi difficili da curare.

P

er la prima volta in Italia si può
intervenire contro i tumori inoperabili del pancreas, applicando
i principi della fisica delle particelle. Accade a Pavia, al Cnao, il
Centro nazionale di adroterapia
oncologica, dove vengono curati
pazienti con tipologie di tumore che non
rispondono a chemio o radioterapia.

Il cuore del Cnao è un sincrotrone: un
acceleratore di particelle simile a quello
del Cern ma molto più piccolo (ha un
diametro di 25 metri) che permette di
«sparare» fasci di ioni di carbonio e protoni per colpire con estrema precisione
le cellule cancerose. La novità, rispetto ai
430 casi di neoplasie trattate fino a oggi,
è la possibilità di utilizzare l’adroterapia

anche contro i tumori «mobili», come
quello al pancreas, appunto, o al fegato,
organi che si muovono quando il paziente
respira (la respirazione può spostare il
«bersaglio» di 40 millimetri).
Grazie a uno speciale software, messo
a punto insieme al Politecnico di Milano,
i medici possono sincronizzare il movimento del paziente con quello del fascio
di adroni, colpendo le cellule malate e
risparmiando i tessuti sani.
Un luogo di eccellenza che, nei
prossimi anni, punta a curare 1.500
pazienti l’anno. Nonostante i suoi protocolli di intervento siano riconosciuti
dal Ministero della Salute e inseriti nei
Lea (Livelli essenziali di assistenza), per
ora solo i servizi sanitari di Lombardia
ed Emilia Romagna riconoscono questo
trattamento nel loro tariffario.
Andrebbe invece sostenuto e potenziato, anche perché di centri come questo
ne esistono solo altri tre al mondo, in
Germania, Cina e Giappone. E nessuno
negli Stati Uniti.
(Peter D’Angelo)
L’acceleratore di particelle
di Pavia «spara» fasci
di protoni e ioni di carbonio
contro le cellule cancerose.

frammenti
di ruggine
friggono
iL tumore

44

Utilizzare «frammenti di ruggine»,
come le hanno ribattezzate gli stessi
ricercatori, per colpire le cellule
tumorali. L’idea, testata sui topi,
è dell’Istituto dei tumori di Milano,
grazie a finanziamenti Airc (il 10
maggio torna l’Azalea della Ricerca)
e lavorando con l’Iit, l’Istituto di
tecnologia di Genova. «A Genova
hanno sviluppato queste
nanoparticelle di ossido di ferro,
minuscoli pezzetti di ferro
che, rivestiti con un particolare
anticorpo, riconoscono le cellule
cancerose» spiega Mariangela Figini,

Panorama | 13 maggio 2015

a capo del gruppo milanese che
studia l’ingegneria degli anticorpi.
Una volta individuate le cellule
maligne, le nanoparticelle si
accumulano al loro interno; vengono
quindi sottoposte a un campo
magnetico alternato che le
surriscalda e in tal modo «friggono»
le cellule malate (termoablazione).
Tutto questo lasciando inalterate
le cellule sane. La tecnica sembra
promettente soprattutto nel cancro
all’ovaio, temibile perché spesso le
donne che ne sono colpite sviluppano
resistenza alla chemioterapia.

10 maggio (festa della
mamma) è l’azalea della
ricerca: con 15 euro
si compra una pianta
finanziando la lotta
anti-cancro. 840.001.001

Sardegna,
naturalmente

© foto di Ales & Ales

I Giganti di Mont’e Prama sono i misteriosi ambasciatori dell’Isola, testimoni di una terra antica dove mito e natura
offrono un’esperienza di vita unica al mondo. Una vacanza in Sardegna è un tuffo nella storia del Mediterraneo.

I Giganti di Mont’e Prama - ca. IX-VIII sec. a.C.
Museo Civico di Cabras (Oristano)
Museo archeologico Nazionale di Cagliari

L’Isola della qualità della vita
www.sardegnaturismo.it

Su concessione del MiBACT - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna - Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano

scenari_social

l’insegnamento

Così Patch Adams mi lasciò in mutande

Se un manager s’imbatte in un medico vestito da pagliaccio che gira nelle corsie degli ospedali, può succedere
di tutto: per esempio, che i due si piacciano e nasca il progetto di un tour insieme in Italia. Un’esperienza unica,
durata quattro anni, fatta di sorrisi, abbracci, dedizione agli altri. Con gesti di meravigliosa imprevedibilità.

S
di Oscar di Montigny
direttore marketing,
comunicazione
e innovazione
di Banca Mediolanum

46

Panorama | 13
0 mese
maggio
2015
2015

ono passati sei anni dal giorno in cui
incontrai Patch Adams. Ora posso dirlo:
prima del Patch Adams iconico, c’è l’uomo.
Nei quattro anni in cui abbiamo girato insieme l’Italia, un tour in oltre 20 province,
ho compreso che con Patch c’è sempre e
solo l’Essere umano. Dopo aver ascoltato
i suoi racconti, mi chiedo ancora se si possa diventare un’icona globale dell’Amore senza una
biografia complessa e imprevedibile. La sua vita
è stata scandita da migliaia di atti d’amore. Patch
è un uomo che trascorreva dieci ore al giorno sugli
ascensori, per trasformare la tipica
posa che assumiamo in situazioni
banali e ‘neutre’ in un momento
di incontro: si piazzava davanti
agli altri, li guardava negli occhi
e li abbracciava, solo per scoprire
l’effetto che faceva.

ospedale tutto suo. Dalla constatazione che gli
psicofarmaci inaridiscono l’essenza della persona,
l’impresa di creare un ospedale che somministri
solto abbracci, fino all’apoteosi di un suo abbraccio a un paziente durato 12 ore filate. «Ne aveva
bisogno» spiegò con disarmante lucidità.

Non si può dire che sia un inguaribile ottimista, Patch Adams. Sarebbe riduttivo. Patch ha
un «ruolo»: è un medico. La sua maschera è un
«mezzo». Il sorriso e l’abbraccio la sua terapia.
Della sua missione nella vita non ho certezza,
ma voglio credere di condividere
con lui lo stesso scopo: contribuire
alla riconciliazione, prima con se
stessi, poi con gli altri, poi con il
tutto che ci contiene. Patch mi ha
insegnato la dedizione, fatta della
ripetizione di piccoli gesti consapevoli. Lui non si occupa della
Noi apprezziamo di Patch
malattia, ma della persona afflitta
il finale delle sue scorribande,
dalla malattia. Il suo amare è una
dimenticandoci che non è arripresa di posizione nei confronti
vato a questa incrollabile fiducia
del mondo. Una scelta ripetuta
nel potere dell’amore seguendo
con incrollabile convinzione. VoPatch adams e oscar
di montigny condividono
lendolo, ogni mondo è possibile.
una via facile. Patch racconta cola stessa biancheria intima,
me, minorenne, avesse tentato di
E se per un istante ci affidiamo
extra extra large,
togliersi la vita tre volte. Orfano
all’idea che il mondo non è come
in un momento del loro
spettacolo.
del padre militare, si era ritrovato
è, ma è come noi lo facciamo, e
adolescente negli Stati Uniti della segregazione
siamo noi a dover «essere il modello che vogliamo
razziale: una società violenta cui la sua anima non
vedere nel mondo» (Gandhi), allora si aprono
era preparata. Ogni episodio che racconta, slitta
nuove possibilità. Inclusa quella di essere ospitato
verso il lato positivo delle situazioni. Dai suoi atti
nelle sue mutande XXXXXXL, come mi è successo
autolesionisti dell’adolescenza e dalle visite forzate
alla fine di un nostro evento. Atto simbolico di
in ospedale, nasce la scelta di fare il medico. Dalla
inclusione, che racconta la quotidianità di ognuno
comprensione che il sistema sanitario americano
come uno spazio in cui c’è spazio per tanti.
n
è un incubo di impassibilità, l’idea di creare un

© riproduzione riservata

PANORAMA PER

SNAM E IL TERRITORIO:
IN ARMONIA CON L’AMBIENTE
COSTANTE ATTENZIONE
ALL’AMBIENTE,
SIA IN FASE
PROGETTUALE CHE
OPERATIVA.

L

a sostenibilità è un concetto trasversale che guida tutte le
strategie operative di Snam. Questo vuol dire che qualsiasi attività
della Società fa perno su un processo di miglioramento che non si
esaurisce nel breve periodo, ma garantisce risultati durevoli nel tempo.
Accade, ad esempio, con la posa dei
metanodotti. Con una rete di
trasporto lunga 32.000 chilometri sul
territorio italiano, Snam è impegnata
sin dalla fase progettuale a definire
km di
i tracciati maggiormente compatibili
monitoraggi
ambientali
con le caratteristiche ambientali dei
territori attraversati e a studiare le
km di
successive fasi di ripristino attraverso
cure
interventi di ingegneria naturalistica. Il
colturali
tutto, in costante contatto con gli enti
km di
e le istituzioni competenti.
ripristini
ambientali

Cura del territorio 2014

U

na volta posata e interrata una
condotta, avviene il vero e
proprio ripristino geomorfologico
e vegetazionale. Il risultato finale è la
riconsegna del suolo e del paesaggio
nel rispetto delle condizioni originarie
e la salvaguardia della biodiversità.

1.050
124
78
16
170,1

km
di nuovi
rimboschimenti
milioni
per spesa
ambientale e
ripristino del
territorio

Dati estratti dal sito www.snam.it

cultura

scenari_

1

2

3

4

Carrara delle meraviglie

Riaperta l’Accademia di Bergamo dopo sette anni di restauri. Con 600 capolavori. E un allestimento senza errori.

B

asta un rapido giro per capire che
siamo in uno dei musei più belli
d’Italia. Ci sono voluti sette anni
di lavori: restauri, ristrutturazioni, interventi tecnologici. Ma ora
l’Accademia Carrara di Bergamo
(riaperta dal 30 aprile) può competere con le migliori pinacoteche d’Europa. Non soltanto per i grandi nomi alle
pareti. Non solo per i capolavori esposti.
Ma anche per il criterio espositivo: un
approccio museografico che fa di ogni
sala una piccola mostra in sé: compiuta,
articolata, aperta a diversi livelli di lettura.
«Questo San Sebastiano di Langetti era
finito dietro un tavolo della Questura di
Bergamo. Guardava i poliziotti organizzare
48

Panorama | 13 maggio 2015

i blitz contro la malavita. Sono andato di
persona a riprendere l’opera». È palpabile
l’orgoglio di Giovanni Valagussa, conservatore della pinacoteca. Insieme con la
direttrice Maria Cristina Rodeschini, e con
una commissione d’esperti, ha recuperato
dipinti che erano stati dispersi in uffici
pubblici, ha selezionato le 600 opere (fra
le quasi 2 mila della collezione), ha progettato il nuovo itinerario di visita.
Davanti al bassorilievo di Donatello,
che accoglie i visitatori, snocciola filosofia e dettagli. «Non è un caso che lì di
fianco ci sia un Mantegna. Sono due opere
dirompenti. Lo dimostrano le altre in questa sala. Crivelli, Tura, Jacopo Bellini. Si
vede bene come, attraverso Donatello, la

prospettiva del Rinascimento fiorentino
abbia contagiato il nord».
Si procede in ordine cronologico. Ecco
i Tre crocifissi di Vincenzo Foppa, altra
opera capitale, «punto di snodo nella
pittura lombarda». Ci si riempie gli occhi
con le cinque opere di Giovanni Bellini,
nella sala successiva. Capolavori che «da
soli giustificherebbero una visita». Voltate
le spalle: avrete di fronte Jacobello di Antonello da Messina. Fra i due artisti corre
l’asse portante di quella pittura veneziana
che avrebbe dominato Bergamo per secoli. Bellezza e vicende storico-artistiche
s’intrecciano in ogni sala, come in quella
dedicata a Firenze, dove c’è il Botticelli
che fu comprato a un monte di pietà, a

5

6

1. Lorenzo Lotto
Nozze mistiche
di Santa Caterina
2. Giuseppe
Pellizza
da Volpedo
Ricordo
di un dolore
3. Giovanni Bellini
Madonna
con bambino
4. Canaletto
Il Canal Grande
5. Vincenzo
Foppa
Tre crocifissi
6. Raffaello
San Sebastiano

Roma, nell’800; e dove ci sono Pesellino,
Benozzo Gozzoli, Benedetto da Maiano,
in una sequenza degna di un grande museo fiorentino.
È con Raffaello che il crescendo tocca
l’apice, ecco il suo San Sebastiano, l’opera più celebre della Carrara, «con una
luce trasparente che è frutto del recente
restauro di Brera». Pintoricchio e Perugino ci tuffano nel cuore dei «problemi
raffaelleschi», a ribadire che ciascuna
delle 28 sale è concepita come una breve
rassegna ricca di senso estetico e storicoartistico, anche quando si procede per
«temi» anziché per «problemi», come
accade nelle sale con le nature morte
di Evaristo Baschenis o con le vedute di
Guardi, Canaletto e Bellotto.
Si respira aria domestica. Le opere
sono quasi tutte di piccolo formato. Nate
per la committenza privata. Collezionate
(e donate) dall’aristocrazia locale. Ed è

per questo che ora campeggiano così:
com’erano alle pareti di quelle ricche case
bergamasche dell’Ottocento, appese un
po’ più in basso, non come siamo abituati
a vederle nelle gallerie italiane, ma come
in certi musei americani. Non è soltanto
un omaggio all’indicazione leonardesca
(di mettere l’effigiato non più in alto di
chi guarda), è un’attenzione ai disabili e
ai bambini, in una pinacoteca che prima
della ristrutturazione non aveva nemmeno gli ascensori.
Quadri preziosi, da guardare da vicino, come Dürer, i fiamminghi, Lorenzo
Lotto (è qui il più importante corpus al
mondo del pittore bergamasco). Quattro secoli di grande arte scorrono riorganizzando i frutti di un collezionismo
illuminato, risultato delle 240 donazioni
ottenute in 200 anni di storia, le più cospicue delle quali sono firmate da Carrara, Lochis e Morelli. Ecco allora il ricco

nucleo dei leonardeschi. C’è il lascito
di Federico Zeri, studioso di pittura ma
eccentrico collezionista di scultura. Ci
sono Tiziano e Jacopo Bassano. E ci si
allontana dal passato con i liquidi bozzetti
di Tiepolo, con Francesco Hayez e con
un Piccio vaporoso come un Correggio.
È ossigeno puro, infine, nell’ultima
sala. Spicca un superbo Fontanesi. Alle
pareti, vedute di natura. Consuonano in
affinità. Soltanto una stride: è l’ultima
che si offre al visitatore, Ricordo di un
dolore, di Pellizza da Volpedo. Una donna
abbandona il suo libro e volge lo sguardo
al passato. Che cosa centra fra questi paesaggi? Nulla. È l’unico errore in un museo
senza errori. Uno sbaglio voluto e felice,
però: con Pellizza l’Ottocento si chiude.
Inizia il secolo dei sentimenti. L’orizzonte,
d’ora in poi, sarà un paesaggio interiore.
(Antonio Carnevale)
© riproduzione riservata

13 maggio 2015 | Panorama

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