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Bollettino n. 4 2015.pdf


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Ne vedremo delle belle!
LA CONSULTA BOCCIA
LA FORNERO SUL BLOCCO
DELLA PEREQUAZIONE
DELLE PENSIONI

4_2015

IVAN PETRONE
Con la Sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale dell’art. 24, comma 25, d.l. n. 201/2011 (cosiddetta Riforma Fornero del sistema
pensionistico), nella parte in cui ha previsto che, “in considerazione della contingente situazione
finanziaria”, per gli anni 2012 e 2013 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici non
spetti a chi gode di trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a tre volte il
trattamento minimo INPS (1.217,00 netti).
Tale misura, secondo i giudici delle leggi, si traduce in una lesione ingiustificata di diritti
costituzionalmente garantiti quali la proporzionalità del trattamento pensionistico, inteso quale
retribuzione differita (art. 36, comma 1, Costituzione, in base al quale “Il lavoratore ha diritto ad
una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad
assicurare a sé e alla propria famiglia una esistenza libera e dignitosa”), e l’adeguatezza del
medesimo (art. 38, comma 2, Costituzione, in base al quale “I lavoratore hanno diritto che siano
preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,
invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”). Il meccanismo della rivalutazione
monetaria, ricorda la Corte, trova fondamento in queste disposizioni costituzionali poste a tutela
dell’interesse dei titolari di trattamenti previdenziali alla conservazione del potere di acquisto
delle somme percepite. Norme a loro volta da intendersi quale espressione del generale principio
di solidarietà di cui all’art. 2, Cost. e che, al contempo, contribuiscono all’attuazione del principio
di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, comma 2 Cost..
La pronuncia in questione - nata dalle Ordinanze di rimessione del Tribunale di Palermo, Sezione
Lavoro (2013) e della Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna e
Sezione giurisdizionale per la Regione Liguria (2014) - ha un sapore che sembrava ormai perduto
e ci ricorda che i diritti sociali non sono comprimibili all’infinito e non soccombono sempre alla
logica del rigore di bilancio.
Il messaggio che viene dalla Consulta è dunque chiaro: il pozzo senza fondo delle pensioni ha
dato abbastanza e non è più tollerabile incidere su diritti già maturati dei pensionati in nome di
generiche esigenze finanziarie non adeguatamente illustrate. Un messaggio che non avrebbe
dovuto sorprendere considerando come gli stessi giudici supremi nel 2010 avessero avvertito il
futuro legislatore che la reiterazione di blocchi della perequazione non sarebbe più stata tollerata
(sentenza 316/2010). In quel caso il blocco dell’indicizzazione previsto dal governo Prodi (L.
247/2007) era stato salvato in ragione della sua incidenza limitata alle pensioni di importo più
elevato (8 volte il trattamento minimo) e della sua contenuta durata (1 anno); ma, appunto, con il
monito di tener conto, nel futuro, degli ineludibili vincoli posti dalla Carta costituzionale a tutela
dei diritti previdenziali.
Nonostante ciò Governo e sostenitori dell’austerity si dichiarano sorpresi e criticano più o meno
apertamente la sentenza, colpevole, a loro dire, di mettere in crisi i conti pubblici e di imporre
futuri nuovi tagli al welfare. Basterebbe ricordare che nel 2011 (l’anno dell’intervento in
questione) il bilancio pensionistico dell’INPS aveva un attivo di 21 miliardi - proprio grazie alle
draconiane riforme delle pensioni dell’ultimo ventennio - per capire quanto una simile reazione
sia strumentale e stravolga la realtà di un sistema previdenziale usato come bancomat per
rispondere ai diktat dettati dai teorici delle politiche di austerità.
La partita quindi è tutt’altro che chiusa e chiama in causa anche chi da Bruxelles vigila
sull’attuazione di tali politiche. Il Governo intanto intende procedere con rimborsi una tantum
decrescenti per le pensioni inferiori ai 3200 euro e annuncia nuove indicizzazioni dal 2016
coerenti con i principi affermati dalla Consulta: difficile che così la pensino i pensionati ed è assai
probabile che le misure adottate porteranno a nuovi rinvii ai giudici delle leggi.

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