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repubblica20150521 .pdf



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Direttore Ezio Mauro

Fondatore Eugenio Scalfari

NZ

ANNO 40 - N. 119

ALVOHXEBbahaajA CTDEDTDGDF

9 770390 107009

www.repubblica.it

PD-1F

IN ITALIA € 1,40

(PROV. VE CON LA NUOVA DI VENEZIA E MESTRE

CON REPUBBLICA
WALKING GUIDE
ITINERARI A PIEDI
PRIMA USCITA - MILANO

R2/ IL PERSONAGGIO

Bertolucci sul set di Repubblica
“Così voglio aiutare il Nepal”
ARIANNA FINOS

€ 1,30)

50521

GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

R2/ LA CULTURA

Bauman: i giovani liquidi e social
con una, nessuna centomila identità
ZYGMUNT BAUMAN

Arrestato a Milano
per la strage in Tunisia
“Arrivato su un barcone”

IL FESTIVAL DI CANNES

R2/ LA COPERTINA

Verde, piccola
e condivisa
la rinascita
dell’automobile
Vendite finalmente in crescita
ma la rivoluzione è un’altra
ora a tutti piace connessa

> Giovane marocchino in cella. La procura: accuse da verificare
> La famiglia: è innocente. Lega all’attacco: sospendere Schengen
IL RETROSCENA

I Servizi: “La minaccia
non viene dal mare”
CARLO BONINI
OSA racconta davvero la storia di Abdel Majid Touil? Cosa prova la circostanza che
questo giovane marocchino accusato di complicità nella strage
del Bardo sia arrivato nel nostro
Paese su un barcone soccorso nel
canale di Sicilia dalla nostra marina militare il 17 febbraio?

C

A PAGINA 4

MILANO. Abdel Majid Touil, 22
anni, cittadino marocchino, è
stato arrestato ieri a Gaggiano,
nel Milanese. Secondo le autorità
tunisine è tra i responsabili della
strage del museo del Bardo, dove
lo scorso 18 marzo vennero trucidate 24 persone, tra cui quattro
italiani. Nel nostro Paese sarebbe arrivato «su un barcone di migranti», stando alla polizia. Opposizioni all’attacco. La Lega:
«Sospendere Schengen». Ma la
procura di Milano chiede cautela: «Le accuse sono da verificare».
E i familiari del giovane assicurano: «Non è un terrorista».

BIANCHIN, COLAPRICO, CUSTODERO
E MONTANARI ALLE PAGINE 2 E 3

IL PUNTO
STEFANO FOLLI

Chi gioca l’asso
dell’immigrazione

La nuova Google car “Koala”
PAOLO GRISERI

AFFARE Touil irrompe nella campagna elettorale e
scatena Lega e Movimento Cinque stelle a poco più
di dieci giorni dal voto. Per la verità l’offensiva contro il governo
— e il ministro dell’Interno Alfano, in particolare — non è molto logica.

L’

S

SEGUE A PAGINA 32

TRENTA DISSIDENTI ALLA CAMERA, SARÀ BATTAGLIA AL SENATO

Primo sì sulla scuola, il Pd si divide
Jane Fonda, Michael Caine e Paolo Sorrentino ieri a Cannes

L’INTERVISTA

I PROFESSORI
DI SERIE B

Descalzi: “L’Eni
torna in Iran
e resta in Libia
ormai è finito
il dominio Opec”

ADRIANO SOFRI
ELL’ESPRESSIONE “Insegnante

N

di sostegno”, c’è un’involontaria minorità, come di qualcuno che stia di rincalzo, aspettando di esser chiamato all’occorrenza al fianco di ragazzi a loro volta certificati da una minorità.
SEGUE A PAGINA 33

FABIO BOGO E ANDREA GRECO

SERVIZI ALLE PAGINE 6, 7 E 9

A PAGINA 26

ARÀ connessa, economica,
automatica. Soprattutto
utile. La crisi ha cambiato il
nostro rapporto con le quattro
ruote. Oggi che le vendite tornano a salire anche in Italia (segno
di una piccola ripresa dopo la crisi) scopriamo che nulla sarà più
come prima. Che l’auto-identità, l’auto simbolo di benessere,
l’auto che ti colloca in un preciso
scalino della piramide sociale,
sta lentamente tramontando.
Finisce un’epoca e se ne apre
un’altra: quella dell’auto “prendi e lascia”, dell’auto strumento
e non oggetto di desiderio. Fino
alla clamorosa scomparsa del
volante, scenario non più tanto
futuribile che cambierà per sempre il senso del verbo guidare: da
attivo a passivo. Sarà l’auto che
si guida da sola. Nel futuro sparirà anche la patente?
I dati del mercato italiano parlano di una ripresa impetuosa
delle vendite. Sono salite del 24
per cento ad aprile, erano cresciute a due cifre anche nei mesi
precedenti. La rincorsa italiana
era iniziata nella seconda metà
del 2014.

Sorrentino, 17 minuti di applausi
“In questo film c’è la mia vita”
NATALIA ASPESI
N BAMBINO, solo, si esercita
con il violino, una bambina,
sola, si mangia le unghie,
l’eterea massaggiatrice «che non
ha nulla da dire», danza sola.

U

ALLE PAGINE 42 E 43
CON UN ARTICOLO DI FUSCO

IL COLLOQUIO

“La mia unica paura?
Scoprire un giorno
di aver perso l’entusiasmo”
CONCITA DE GREGORIO A PAGINA 42

ALLE PAGINE 34 E 35

L’IRA DI MATTARELLA: INDIGNATO. RENZI: CAMBIARE TUTTO

Calcio, l’ipotesi del commissario
N INTERVENTO rapido e
severo per restituire
credibilità al calcio».
Dopo le ultime inchieste, ieri
all’indignazione del presidente Sergio Mattarella si è
unita quella del premier Renzi, «disgustato». Aumenta la
pressione anche per il Coni:
Malagò starebbe studiando
il commissariamento della
Federcalcio.

U

BALESTRERI, FOSCHINI, GUERRA
INTORCIA, MENSURATI
PONS, TONACCI E VIVIANO
ALLE PAGINE 11, 12 E 13

COPPA ITALIA

Juve, secondo atto
la Lazio è battuta
ora l’appuntamento
è con la Champions
2-1 ai supplementari
Il sogno del “triplete”
Candreva e Chiellini

CARDONE, CROSETTI E GAMBA
ALLE PAGINE 46 E 47

SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. ■ CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. ■ PREZZI DI VENDITA: AUSTRIA ■ BELGIO ■ FRANCIA
■ GERMANIA ■ IRLANDA ■ LUSSEMBURGO ■ MONACO P. ■ OLANDA ■ PORTOGALLO ■ SLOVENIA ■ SPAGNA € 2,00 ■ MALTA € 2,20 ■ GRECIA € 2,50 ■ CROAZIA KN 15 ■ REGNO UNITO LST 1,80 ■ REPUBBLICA CECA CZK 64 ■ SLOVACCHIA SKK 80/€ 2,66 ■ SVIZZERA FR 3,00 ■ UNGHERIA FT 650 ■ U.S.A $ 2,00

2

LA GUERRA AL TERRORISMO

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

Il blitz

Un arresto a Milano
per l’attentato del Bardo
“Arrivato su un barcone”
Mandato di cattura da Tunisi. La Procura: accuse da verificare
La Lega all’attacco. Il Viminale: “Così si gioca sulla paura”
SIMONE BIANCHIN
MILANO. “Abdallah” stava rientrando a piedi a casa della madre a
Gaggiano, in provincia di Milano, quando gli uomini della Digos lo
hanno arrestato per terrorismo internazionale sulla base delle accuse
delle autorità tunisine. Cercavano il ventiduenne marocchino da
alcuni giorni, perché secondo la magistratura di Tunisi, che nei suoi
confronti ha spiccato un mandato di cattura internazionale, sarebbe
sospettato di coinvolgimento nell’attentato al Museo del Bardo del 18
marzo. La Digos aveva iniziato le ricerche a Legnano, insieme ai
carabinieri del Ros, prima di venire a sapere che abitava insieme alla
madre e ai due fratelli più grandi: uno noto come piccolo spacciatore.
Erano tutti in possesso di permesso di soggiorno tranne Abdallah che
in Italia non poteva stare perché il questore di Agrigento, Mario
Finocchiaro, gli aveva intimato di lasciare il Paese il giorno stesso in
cui, partito dalla Libia, era sbarcato a Porto Empedocle: il 17 febbraio
scorso, un mese prima dell’attacco a Tunisi. All’anagrafe Abdel Majid
Touil, 1 gennaio 1993, si era presentato con lo pseudonimo Abdallah,
mentre sui documenti italiani faceva scrivere Abdi Majid. Al momento
dell’arresto Touil non ha detto niente ed è stato portato nel carcere di
San Vittore. Nell’appartamento della madre la Digos ha sequestrato
vestiti, schede telefoniche italiane e africane (molti i contatti in

memoria, tutti da controllare) e appunti scritti in arabo.
Domani nella Corte d’Appello di Milano si terrà l’udienza per decidere
dell’estradizione in Tunisia, vietata dalla Costituzione italiana visto
che il codice penale tunisino prevede la pena di morte. In Tunisia, il
giovane è accusato di diversi capi d’accusa: omicidio volontario con
premeditazione, cospirazione a fine terroristico, sequestro di persona
a mano armata, partecipazione ad addestramento
militare al fine di commettere attentati,
LA reclutamento e addestramento di persone per
GIOR commettere atti terroristici. Ma la procura di Milano
dovrà vagliare nel dettaglio le accuse, invita alla
NA che
cautela. Parenti e vicini del resto difendono
TA l’innocenza di Abdel e assicurano che si trovava in
Italia il giorno dell’attentato a Tunisi. La madre, ai
primi di aprile, aveva denunciato ai carabinieri lo smarrimento del
passaporto del figlio, ma non è chiaro perché si fosse presentata lei.
Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha cavalcato l’arresto
chiedendo le dimissioni del ministro degli Interni Angelino Alfano e
persino la sospensione di Schengen sul controllo delle frontiere.
«L’Italia non merita Salvini», ha replicato Alfano. «Rappresenta
l’opposizione peggiore che usa la paura, mentre noi arrestiamo chi fa
paura».

Il mistero di Abdel
tra i pasti alla Caritas
e le lezioni di italiano
IL PERSONAGGIO

ELLEKAPPA

DAL NOSTRO INVIATO
PIERO COLAPRICO
GAGGIANO (MILANO)
UN giovane di 22 anni, senza

È

un euro, senza lavoro, il
quarto figlio che mamma Fatima ha fatto arrivare dal Marocco, risparmiando al centesimo.
Immaginare lui come il quarantasettesimo terrorista che i tunisini
vogliono arrestare per la strage al

SOTTO INCHIESTA
Abdel Majid Touil, accusato
per l’attentato del Bardo ma
il fratello lo difende: “È
innocente, non si è mosso
dall’Italia”

Dormiva a casa
della mamma, a
Gaggiano. Andava
a scuola a Trezzano
museo del Bardo non è semplice.
Abdel Maijd Touil dorme da mamma, a Gaggiano, zona industriale,
in una cameretta per bambini,
due volte a settimana va a scuola
di alfabetizzazione a Trezzano sul
Naviglio, non è raro che mangi alla Caritas. E, invece di inabissarsi,
manda sempre mamma a denunciare lo smarrimento del passaporto, in realtà un documento fradicio, sporco d’inchiostro e inutilizzabile dopo il viaggio sul barcone che l’ha portato dalla Libia ad
Agrigento. Cerchiamo di chiarire
passo passo, per quel che si può sinora, la storia di Touil: immigrato
o terrorista?

IL BARCONE
Al largo del Mediterraneo un
barcone di 15 metri, con 639 persone affastellate una sull’altra,
viene intercettato dalla nave
Orione, pattugliatore della Marina Militare. I marocchini a bordo
sono 79. Uno di questi è Touil. Per
capirci sino in fondo: la barca
affondata al largo di Malta, con
ottocento morti, era lunga venti
metri. Quindi Touil ha affrontato
un viaggio molto rischioso. L’ha
fatto, come moltissimi migranti,
partendo dalla Libia, paese fuori
controllo, dove hanno base sia i
trafficanti di esseri umani, sia
gruppuscoli legati al terrorismo

internazionale.

PORTO EMPEDOCLE
Una volta sbarcati, i migranti,
grazie alla capitaneria di porto di
Porto Empedocle, vengono identificati. Con il Marocco non esiste
trattato sull’immigrazione,
Touil riceve il “foglio”, quella “intimazione” che dice di lasciare il
territorio nazionale italiano entro quindici giorni. Se Touil conserva “la carta”, le nostre forze di
polizia conservano la sua immagine e i dati anagrafici. Tant’è vero che ieri il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati può scrivere: «È emersa l’efficacia della

banca dati (...) per accertare in
tempo reale i precedenti movimenti» di Touil e arrestarlo per
l’articolo 270 bis, terrorismo internazionale.

GAGGIANO
Il perno dei Touil, da quando il
padre s’è ammalato ed è rimasto
in Marocco, è la madre, Fatima,
44 anni, velo in testa e gambe sulla bici. Sempre di corsa come colf
e badante. Fatima dai mille lavori arriva nove anni fa e chiama via
via i figli maggiori (non esemplari, hanno qualche precedente per
questioni di spaccio); finalmente
trova i soldi per la figlia («Quanto

ci teneva»); infine ecco l’ultimo,
Abdel, lasciato bambino. Tutti
entrano nella casa rossa, nella periferia di Gaggiano, paese tra Milano e Pavia, sinora noto per il Naviglio, una chiesa, le trattorie dove si mangiano le rane. Come arriva qui Abdel, che ha con sé solo
la borsa con i vestiti mangiati dalla salsedine? La madre lo va a
prendere in Sicilia e «a marzo lo
vedevamo tutti i giorni», raccontano parenti, vicini, conoscenti,
gente del bar Novella, là all’angolo, e non solo.

TREZZANO SUL NAVIGLIO
Alla scuola Cuciniello, a Trez-

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

3

PER SAPERNE DI PIÙ
www.giustizia.it
www.tunisie.gov.tn

IL LEADER DELLA LEGA. MATTEO SALVINI

IL VICEMINISTRO. FILIPPO BUBBICO

“Bloccare le frontiere “La sicurezza funziona
ora Alfano si dimetta” e questa è la prova”
ANDREA MONTANARI
MATTEO Salvini, segretario federale della

LO SBARCO
La foto di Abdel Majid
Touil sul barcone (il
primo a destra)
diffusa dalla
Questura di Milano e
risale al 17 febbraio
Il giovane è
stato arrestato
per l’attentato al
museo di Tunisi

Lega, anche ieri è stato contestato prima
di un comizio, a Segrate. Perché chiede di
sospendere Schengen e bloccare le frontiere?
«È arrivato il momento di prevenire contro il pericolo di terrorismo. Sono mesi che
lo dice la Lega e ora lo dicono anche gli altri
leader europei. Solo l’Italia è rimasta il paese affittacamere per i clandestini. Cosa deve succedere ancora per fare qualcosa: un
attentato? Il ministro Alfano si dimetta?».
Secondo il ministro dell’Interno, veramente, è l’Italia che non merita lei.
«Alfano pensi piuttosto a ciò che è successo in Italia. Dai tifosi olandesi che hanno
devastato piazza di Spagna. Ai black bloc
che hanno devastato Milano. Ora al terrorista marocchino arrivato con un barcone.
Mentre la polizia è sempre più demotivata
e non vede l’ora di avere un vero ministro».
Cosa propone?
«Bisogna bloccare immediatamente le
partenze, allestire in Africa i punti di identificazione, bombardare i barconi vuoti per
non farli riutilizzare. Ne ha parlato perfino
Renzi: lo faccia. Inoltre, bisogna controllare
da subito alle frontiere sia gli europei che gli
altri».
Durante lo svolgimento di Expo 2015?
«Il vero danno planetario per l’Italia sarà
quello che si leggerà oggi sui giornali di tutto il mondo. Che a venti chilometri da Expo
c’era un presunto terrorista che ha provocato in Tunisia la morte di ventiquattro persone».
Non le sembra eccessivo?
«Abbiamo fatto un’ennesima figura pessima in Europa. Ieri io ero a Strasburgo. Se
ci fosse stato il premier Renzi non l’avrebbero certo ricoperto di sorrisi. In Europa sono tutti preoccupati per ciò che sta accadendo in Italia. In Tunisia si sta spargendo
la voce che stiamo svuotando le loro galere».


Siamo il Paese
affittacamere
dei clandestini
Dobbiamo
fermare le
partenze e
bombardare i
barconi vuoti



CONTESTATO
Altre contestazioni
contro il leader
della Lega Matteo
Salvini a Segrate

ALBERTO CUSTODERO
ROMA. «Abbiamo sempre detto che i terroristi

potevano arrivare in Italia attraverso i percorsi più diversi. E abbiamo sempre detto che chi
sosteneva che i barconi trasportavano terroristi, diceva una grande sciocchezza». Filippo
Bubbico, vice ministro dell’Interno, Pd, difende l’operato del governo in tema di sicurezza e
immigrazione.
Il caso dell’arrestato per la strage al museo Bardo, pare smentirla: Abdel Majid
Touil è arrivato in Sicilia proprio a bordo
di un barcone.
«Che possano essere usati i barconi per infiltrare i terroristi, è possibile, non è mai stato negato. Ma il pericolo non viene dal mezzo utilizzato, bensì dalle intenzioni di chi arriva. Non è
che l’uomo arrestato a Milano è arrivato in Italia perché c’era il barcone. Avrebbe potuto usare altri mezzi. Altri modi: come turista, come
studente. E se fosse arrivato in Italia in aereo
con la sua 24ore, non sarebbe cambiato nulla».
Lei quindi non pensa che il flusso dei migranti possa rappresentare un pericolo
dal punto di vista del terrorismo?
«Il dato rilevante è stato la capacità della nostra sicurezza di individuare un sospetto terrorista quale che sia stato il suo mezzo trasporto».
Cosa risponde alle critiche di Salvini?
«L’arresto di Milano smentisce Salvini, e
mette in evidenza l’approccio propagandistico
della sua politica. Questo successo investigativo dimostra che, agendo con serietà, i risultati
arrivano. Quando, invece, un governo, come
avvenuto durante la gestione Maroni del Viminale, insegue la propaganda, subordinando
gli interessi del Paese a quelli di una parte politica, succede che i risultati conseguiti siano
esattamente opposti a quelli annunciati».
Cambia qualcosa ora nei rapporti con
l’Ue?
«L’Ue da questo episodio deve trarre la convinzione che è possibile conciliare la tutela della sicurezza europea con una accoglienza che
sia rispettosa dei principi umanitari».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Il Carroccio
fa solo
propaganda:
questo
successo
dimostra la
serietà di chi
fa le indagini



AL GOVERNO
Il vice ministro
dell’Interno Filippo
Bubbico: “L’arresto
smentisce Salvini”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gli spostamenti di Abdel Majid Touil
1
Gaggiano 3 4

17 febbraio
Abdel arriva a Porto Empedocle,
con un barcone con a bordo altre 97 persone
Riceve un provvedimento di espulsione
Dopo si trasferisce a Gaggiano, dove
frequenta una scuola di alfabetizzazione

ITALIA

2

18 marzo
Avviene l'attentato al museo
del Bardo di Tunisi
Secondo registri della scuola
e le testimonianze, Abdel si trova in Italia

3

La madre di Abdel denuncia lo smarrimento
del passaporto del figlio ai carabinieri
di Trezzano sul Naviglio
Partono le indagini
Da controlli incrociati emerge che Abdel
era ricercato dalle autorità tunisine

Porto Empedocle
Tunisi

2

1

4

È partito dalla Libia, la
madre lo va a prendere
in Sicilia. Denuncia lei il
passaporto smarrito

glia dei carabinieri per sequestrare il registro di classe.
Flavia Caimi, referente degli
alfabetizzatori, è l’unica persona
di buon senso che ieri non si limita al “burocratico” e accetta di dare una spiegazione: «La professoressa di Touil non vuol comparire, oggi per chiunque nella scuola è difficile parlare per questione
di privacy, ma posso dire che l’arrestato di oggi frequentava i nostri corsi, che conosciamo anche
sua madre e che, se indagano,
non possono dire che Touil era a
Tunisi il giorno dell’attacco a meno che non abbia preso degli aerei andata e ritorno». Touil, a

quanto pare, già il 6 marzo fa il
primo colloquio con gli alfabetizzatori, il 12 è in classe, il 16 pure,
l’attentato al museo del Bardo è il
18.

L’ALIBI DELLA MADRE
«Mio figlio non è per niente
d’accordo con la jihad, con la lotta armata, lo so, anche quando
c’è stato l’attentato a Tunisi era
con me, ne abbiamo parlato, c’è
un errore, siamo sicuri, e la verità
verrà fuori», ripete. Di quel figlio,
arrivato stanco e silenzioso, è stata lei a far emergere la presenza
in Italia: l’ha fatto denunciando
ai carabinieri di Trezzano sul Na-

19 maggio
Abdel viene arrestato in strada vicino
al suo appartamento di Gaggiano

TUNISIA
zano sul Naviglio, sede del Cpia,
centro provinciale istruzione
adulti, la notizia della cattura fa
trasecolare gli insegnanti. Vanno a controllare il registro di classe: «Nei giorni dell’attentato al
museo di Tunisi, Touil era presente», si dicono. Solo dopo i nostri servizi su Internet, ieri pomeriggio è arrivata una pattu-

15 aprile

viglio il deterioramento del passaporto.

L’ARRESTO
Digos e Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, martedì pomeriggio passano all’azione, come prevedono
i trattati internazionali. Per non
insospettire Abdel, mandano un

“Mio figlio non è
per niente d’accordo
con la jihad
La verità verrà fuori”

vigile urbano a controllargli i documenti, che non ha, quindi il giovane segue docilmente il “ghisa”
e poi incontra i detective. Su mandato tunisino viene accusato di
omicidio, campi d’addestramento, sequestro, sovversione, ma
nella documentazione non esistono — a differenza degli ordini
di custodia italiani — le “descrizioni delle condotte”. Quindi che
cosa esattamente avrebbe fatto
Touil con gli stragisti, o a loro favore, non si sa. Lui, sconcertato, si
proclama estraneo a qualsiasi accusa e al palazzo di giustizia di Milano si sente la parola «cautela».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA MADRE
La madre Fatma, occhiali
neri e velo rosso: “Il giorno
dell’attentato mio figlio
era qui con me in Italia
davanti alla televisione”

4

LA GUERRA AL TERRORISMO

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.interno.gov.it
www.aljazeera.com

L’allarme
Lo scenario

Per ragioni geografiche, l’Italia è terra di transito di jihadisti e foreign fighters. Intelligence e polizia ricordano
che chi raggiunge le nostre coste viene subito inserito nella banche dati Europol e cessa perciò di essere invisibile

Gli sbarchi e le paure delle infiltrazioni
“Ma il pericolo non arriva via mare”
CARLO BONINI
ROMA

C

OSA racconta davvero la storia di Ab-

I DOCUMENTI DI BIN LADEN
LETTERE D’AMORE E CONSIGLI
“LO STATO ISLAMICO NON SERVE”

Resi pubblici ieri dagli Usa
i documenti trovati nel
compund pachistano dove
Osama Bin Laden fu ucciso nel
2011. Si va dalle lettere
d’amore alla moglie
ai “moduli” per diventare
jihadisti. Ai testi in cui ai suoi
Osama consigliava: “Inutile fare
lo Stato islamico, l’obiettivo
centrale deve restare uccidere
americani”

del Majid Touil? O, detta altrimenti:
cosa prova la circostanza che questo
giovane marocchino accusato di complicità nella strage del Bardo sia arrivato nel
nostro Paese su un barcone soccorso nel
canale di Sicilia da un’unità della nostra
marina militare il 17 febbraio scorso? C’è
spazio insomma perché questa vicenda
imponga una rilettura della minaccia islamista al nostro Paese e indichi nel flusso
di migranti via mare la nuova falla del nostro sistema di sicurezza nazionale, come
pure vorrebbero gli allarmi del Pentagono sulla esplosiva crisi libica e una campagna alimentata ancora negli ultimi giorni
oltre che dalla stampa inglese, da esponenti della Lega, del Movimento 5 Stelle e
della Destra?
Girate in queste ore a fonti qualificate
della nostra intelligence, dell’antiterrorismo (polizia di prevenzione e Ros dei carabinieri), del Dipartimento della Pubblica sicurezza, le domande raccolgono una
risposta tetragona. Che suona così. «Non
esiste alcun nuovo elemento in grado di
capovolgere quanto documentato appena due mesi fa dalla relazione consegnata
dai nostri Servizi al Parlamento sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza
per il 2014». E in quel documento questo
si leggeva: «Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi via mare è un’ipotesi
plausibile in punto di analisi. Ma è un’ipotesi che, sulla base delle evidenze informative disponibili, non ha trovato sinora
riscontro».
Del resto, anche le evidenze statistiche
sembrano condurre a un’identica conclusione. Nei primi cinque mesi di quest’anno, le attività di prevenzione delle nostre
polizie in materia di terrorismo islamico
hanno riguardato 1.982 “obiettivi sensi-

bili” (centri di aggregazione religiosa, associazioni culturali, moschee) che hanno
portato all’identificazione di 8.045 stranieri che li frequentavano. I “sospetti” sottoposti a controllo sono stati 961 e 294 le
perquisizioni. «Ebbene — chiosa una fonte qualificata della nostra Antiterrorismo
— da nessuna di queste attività è emerso
un solo nesso in grado di collegare i flussi
di migranti via mare ad attività di generico proselitismo jihadista o, addirittura, di
pianificazione di atti violenti».
Né cambia la sostanza se si consulta l’ultimo rapporto disponibile di Europol (sugli atti di terrorismo censiti in Europa tra
il 2006 e il 2013, solo l’1 per cento è riconducibile a una matrice religiosa) o se, per
restare in Italia, si va indietro di un anno.
Nel 2014, a fronte di 170.100 migranti
(fonte ministero dell’Interno) approdati
sulle nostre coste o comunque soccorsi in
mare, gli arresti nel nostro Paese per reati connessi a una minaccia di natura terroristico-islamica sono stati sette e 36 i
provvedimenti di espulsione. E, anche in
questo caso, nelle biografie dei fermati e

degli espulsi non è saltato fuori un solo indizio che li collegasse direttamente o indirettamente a un loro ingresso via mare
in Italia per «scopi terroristici».
Dunque?
«Dunque — osserva una fonte di vertice del Dipartimento della Pubblica sicurezza — la verità è che la vicenda di Touil
è la prova che la più insicura delle rotte
eventualmente scelte per infiltrarsi nel
nostro Paese per scopi terroristici è proprio quella dei barconi della disperazione.
Chi arriva via mare viene identificato e inserito nelle banche dati di Europol, vengono prese le sue impronte digitali. Cessa
dunque di essere un invisibile appena
mette piede sulle nostre coste. E questo,
evidentemente, fa a pugni con la logica
che muove chiunque, a qualunque latitudine, pianifichi o stia per mettere a segno
un attacco terroristico».
Diversa, evidentemente, è la constatazione o, se si preferisce, la conferma che
l’Italia, per ragioni innanzitutto geografiche, sia storicamente — quantomeno a
partire dagli anni ‘90 — retrovia, hub o co-

I migranti in Italia
I flussi
ARRIVANO DA:

Bosnia
Tunisia

Corno
d’Africa

Siria

Marocco

Afghanistan

Libia

GLI SBARCHI

I FOREIGN FIGHTERS

174 mila

200

persone soccorse in mare nel 2014
(il triplo rispetto al 2013)

I reduci da campi
di addestramento
in Medio Oriente,
residenti in Italia
controllati
da Ros, Digos
e Aisi

di cui:

42.323

40.085

siriani

dal Corno d’Africa

il 20-35%

il 70%

ha lasciato l’Italia verso l’Europa e il Nord America

ha meno di 36 anni

18-25 anni
L'età media
dei reclutati,
i cosidetti
foreign fighters.
Quasi tutti
maschi

munque terra di transito di chi coltiva il sogno della jihad o dalla jihad fa ritorno (il fenomeno dei foreign fighters). E che nella
solitudine in cui è stata lasciata dall’Europa, il suo punto debole sia nella materiale
impossibilità di poter avere la certezza
che un migrante cui viene consegnato un
ordine di espulsione a quell’ordine si attenga davvero e per giunta volontariamente (è il caso di Touil e di migliaia di
stranieri come lui), visto che le nostre procedure di respingimento non consentono
in questo momento accompagnamenti
coatti oltre frontiera («Qui è un gran caos.
Il punto debole sta nella procedura di controllo delle impronte digitali. Qui si cercano innanzitutto gli scafisti. I migranti o
fuggono o vengono sparpagliati. L’Italia
ne ha fin sopra i capelli e ritengo che sia
estremamente difficile fare controlli seri
su tutti», ha detto ieri a Radio 24 il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale).
Così come è altrettanto evidente e documentato dalle più recenti indagini antiterrorismo che nel nostro Paese le forme
di nuova radicalizzazione — e dunque la
qualità della minaccia islamista — siano
identiche a quelle conosciute (per altro in
termini numerici ben più consistenti) dalla Francia o dall’Inghilterra. «Anche noi
abbiamo i nostri “homegrown terrorist”
— osserva una fonte dell’Antiterrorismo
— Anche per noi vale una minaccia molecolare che non ha più le sembianze delle
cellule, di strutture organizzate in forma
verticale, ma quella dei cosiddetti selfstarter. Lupi solitari che si radicalizzano
con sempre maggior frequenza in Rete o
attraverso i social network, autosufficienti dal punto di vista finanziario e capaci di colpire sfruttando la prima “finestra di opportunità” disponibile. Ma, ancora una volta, tutto questo con l’immigrazione via mare non ha nulla a che vedere».
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FONTE RELAZIONE AL PARLAMENTO
DEI SERVIZI DI INTELLIGENCE

il 20%
è minorenne

I controlli in Italia per terrorismo di matrice islamica
NEL 2014

7

36

0

arresti

espulsioni

evidenze
di connessioni
a sbarchi
via mare

NEL 2015 (primi 5 mesi)

I jihadisti in Italia
SI NASCONDONO:

1.982
VANNO IN:

un blitz in Belgio
sgomina una cellula
di jihadisti che
preparava attentati:
due, in fuga
verso l’Italia,
presi alla frontiera

Siria
Iraq

obiettivi controllati (strutture di aggregazione islamica)

8.045

persone controllate, (961 mantenute sotto controllo)

294
perquisizioni

0

evidenze di connessione tra flussi via mare e terrorismo

LIBIA LA LETTERA MENTRE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DECIDE SUL PIANO

Migranti, Tobruk all’Onu: “Cooperazione con la Ue”

IN FUGA
Alcuni migranti africani
fermati dalle milizie a
Tripoli: cercavano di
partire per l’Italia

NEW YORK. Per settimane il governo libico di Tobruk aveva
lanciato avvertimenti contro la Ue, quasi minacciandola affinché non mettesse in piedi un’operazione di polizia internazionale contro il traffico di migranti. Da ieri sera qualcosa
è cambiato, perché il governo guidato dal premier Al Thinni ha comunicato all’Onu di essere pronto a collaborare. Una
lettera del governo che siede in Cirenaica ed è sostenuto dall’Egitto sostiene che «la Libia offre cooperazione con l’Unione Europea per sviluppare un piano d’azione per affrontare
la crisi degli immigrati nel Mediterraneo».
La lettera — ottenuta dall’agenzia Ansa — è stata inviata
al Consiglio di Sicurezza dell’Onu tramite la missione libica:
«Non vediamo l’ora di raggiungere un tempestivo impegno
con i leader europei per creare un dialogo positivo volto a sradicare il flusso di migliaia di persone verso la costa meridionale dell’Europa», dicono i diplomatici di Tobruk. Il premier
Al Thinni ha individuato il diplomatico Nuri Bait Almal come “inviato speciale e consulente del premier per gli affari

internazionali” delegato a portare avanti il dialogo con l’Ue.
Nella lettera Tobruk ammette «l’attuale incapacità della
Libia di ridurre le migrazioni illegali», e per questo accetta
di chiedere la cooperazione della Ue, comunicando ai paesi
del Consiglio la volontà di «svolgere un ruolo efficace nel controllare le migrazioni di massa che hanno causato la morte
di migliaia di persone al largo delle coste libiche».
Il passo libico è sicuramente un tassello importante per la
composizione del consenso politico necessario a far votare
la risoluzione chiesta dall’Europa al Consiglio di sicurezza.
Negli ultimi giorni un paese come la Russia, che ha diritto di
veto in Consiglio, ha continuato a sollevare dubbi sulla possibilità che vengano autorizzate, ad esempio, missioni per
la distruzione dei barconi dei trafficanti senza che siano state previste con assoluta chiarezza le condizioni in cui questi
affondamenti sarebbero possibili.
La risoluzione dovrebbe comunque rimanere sotto l’ombrello del capitolo 7 della Carta Onu, quello che prevede an-

che l’uso della forza. E parla della «possibilità di ispezionare,
sequestrare e neutralizzare le barche che sono sospettate di
essere utilizzate per il traffico di migranti».
Se però una missione deve intervenire militarmente per
bloccare i barconi, è necessario che il governo libico consenta non solo l’approvazione legale, ma anche la possibilità di
schierare a terra nuclei di militari che conducano operazioni magari limitate nel tempo ma inevitabili per bloccare il
traffico delle reti criminali.
Tra i cinque membri permanenti del Consiglio (Gran Bretagna, Francia, Usa, Russia e Cina) intanto nessuno ha detto “no” alla bozza proposta dalla Ue, ma c’è chi pone domande e richieste differenti, anche sulle basi legali della risoluzione. E da Mosca, il vice ministro degli Esteri, Gatilov,
precisa che le azioni autorizzabili dall’Onu per combattere i
trafficanti non devono andare oltre il sequestro delle navi
usate per il trasporto clandestino.
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6

IL GOVERNO ALLA PROVA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

Lo scontro

Scuola, primo sì alla riforma
ma il Pd si divide ancora
in trenta non la votano
Maggioranza a quota 316. La battaglia passa al Senato
Renzi: “Orgoglioso di questa legge”. Scontri in aula
CORRADO ZUNINO

I NUMERI

316
FAVOREVOLI
I sì sono venuti da Pd,
Ncd, Udc, Sc e hanno
raggiunto la maggioassoluta (316 su 630)

137
CONTRARI
Hanno votato no
alla riforma della
scuola Forza Italia,
M5S, Lega, Fdi e Sel

12
CENTRISTI NON VOTANTI
Anche una dozzina
di deputati Ncd e Sc
erano assenti: tra loro
Di Girolamo e Vezzali

ROMA. La “Buona scuola” passa alla
Camera, nonostante la minoranza dem:
316 sì, 137 no (un solo astenuto). Meglio
del Jobs Act, fin qui, peggio di tutti gli altri
provvedimenti dell’era Renzi. Mancano
40 voti all’appello Pd, ma dodici sono
“assenti giustificati”. Matteo Renzi chiede
a Ettore Rosato di diffondere il suo sms a
tutti i deputati: «Sono fiero di voi, avete
trasformato le lunghe riunioni al
Nazareno in una buona legge». Ora le
elezioni regionali e il 5 giugno si riparte
dal Senato, con l’esame dei 27 articoli in
commissione Cultura.
In Aula, ieri all’ora di pranzo, le
dichiarazioni di voto sono potenti. La
grillina Silvia Chimienti attacca tutto il
Partito democratico: «Questa legge è una
carneficina di precari, domani in silenzio
tirate giù la targa di Enrico Berlinguer».
Simona Malpezzi per il Pd renziano: «Non
ci saranno più lezioni a singhiozzo, ma gli
insegnanti italiani guadagnano troppo
poco: il rinnovo del contratto è una
priorità». Si vota, e va come da pronostico:

ddl 2294 approvato. Il ministro Stefania
Giannini fa in tempo a dire «una grande
svolta culturale» che la presidente della
Camera, Laura Boldrini, avvista due
deputati che si rincorrono fino ai bagni.
Marco Miccoli (Pd): «In cinque del
Movimento 5 stelle ci hanno aggrediti».
Angelo Tofalo (M5s): «Tutto falso, lui ci
ha ingiuriati». Il grillino Bonafede viene
espulso: «Lei non può insultare la
presidenza».
LA Fuori, in piazza di Monte
GIOR Citorio, prof in permesso
NA sindacale e studenti
TA contro urlano “vergogna”.
Sono tanti. I sindacati
confederali convergono sui Cobas per uno
sciopero a macchia di leopardo nei giorni
degli scrutini, a partire dall’8 giugno.
Roberto Speranza e Gianni Cuperlo
portano cinquanta dem a chiedere di
fermare in Senato la chiamata diretta dei
presidi e la discriminazione della seconda
fascia dei precari. I Cinque stelle vanno
giù duri: «Al Senato la Buona scuola sarà il
Vietnam di Renzi».
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L’ira del premier: “La minoranza vuole solo
IL RETROSCENA
FRANCESCO BEI
GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA. La scuola ormai c’entra
poco, la posta in gioco — per entrambi i fronti — è tutta politica:
la riconquista del Pd per i nostalgici della Ditta, la definitiva renzianizzazione del partito per il
capo del governo. Il luogo dello
scontro sarà palazzo Madama,
dove i 23 senatori della minoranza, se restassero compatti,
potrebbero in teoria mandare

L’opposizione interna a
questo punto scommette
anche su un risultato
negativo alle regionali

IL PREMIER
Matteo Renzi: “Il tempo
delle chiacchiere è finito”

agli archivi la Buona scuola. Renzi è furente per quanto accaduto
ieri in aula. Certo, i 38 dissidenti
dell’Italicum si sono ridotti a 28
(29 con la Bindi), ma la ferita
brucia lo stesso: «Gli siamo venuti incontro, abbiamo accettato molte modifiche, abbiamo
persino ritirato l’articolo sul 5
per mille. E non hanno votato lo
stesso. È evidente che puntano
ad altro».
Gli occhi sono fissi sul Senato,

è lì che i ribelli vogliono consumare fino in fondo la loro rivincita. Tanto più se le regionali dovessero risolversi con la perdita
della Liguria e con un arretramento del Pd in termini di voti assoluti per via dell’astensionismo
record. Perché è lì che la maggioranza è in bilico. E il dissenso appare più solido che a Montecitorio. A guidare la pattuglia dei ribelli ci sono i tre civatiani — Mineo, Ricchiuti e Tocci — e bersaniani irriducibili come Miguel
Gotor e Maurizio Migliavacca.
Così la strategia di palazzo Chigi
prevede anzitutto di assottigliare e dividere il blocco della minoranza. Separando chi punta realmente a migliorare il testo da
chi, invece, «persegue solo l’o-

biettivo di far cadere il governo
costruendo un partito dentro il
partito». Il malumore dei renziani è a livelli di guardia. «Dopo il
voto alle regionali - si sfoga
Edoardo Fanucci, renziano della
primissima ora - non è più prescindibile un chiarimento tra di
noi. Non parliamo di Costituzione o di legge elettorale. Ogni
provvedimento dell’esecutivo
viene ostacolato da una corrente. Non può durare a lungo». Le
contromisure al Senato sono già
state studiate. Si punta anzitutto su quella parte di Area riformista interessata a consolidare
un rapporto con il premier.
«Claudio Martini è una persona
autorevole - spiega Roberto
Rampi, uno degli esponenti del-

la corrente di mezzo tra sinistra
e renziani - e può convincere molti a votare a favore se il testo sarà
modificato. Alla fine scommetto
che di quei 23 ne rimarranno al
massimo 8». Per separare gli “irriducibili” dai “ragionevoli” Renzi ha già pronto un pacchetto di
modifiche, discusse nei giorni
scorsi da Matteo Orfini e Lorenzo Guerini con i sindacati. Compresa la Cgil. Un tris di emendamenti che il presidente del Consiglio si è tenuto nella manica per
gettarli sul tavolo verde di palazzo Madama: saranno previsti criteri oggettivi per assegnare i
premi - un tesoretto da 200 milioni - ai professori più meritevoli in modo da attenuare la discrezionalità dei presidi, e gli stessi

presidi avranno meno libertà
nella scelta degli insegnati; infine qualche ulteriore apertura ci
sarà per una delle tante categorie di precari rimasti esclusi dall’infornata dei 160 mila.
E tuttavia, dopo tutte le mediazioni, esauriti tutti i tentativi
di convincimento e se il dissenso
dovesse restare consistente,
molti renziani non escludono
nemmeno di usare l’arma finale,
quella fin qui smentita in maniera ufficiale: la fiducia. Il clima in
effetti è già surriscaldato. Enza
Bruno Bossio e Nico Stumpo, che
ieri non hanno votato, avvertono: «In uno Stato democratico
nessuna riforma può farsi senza
il consenso». Anche da parte dei
renziani la tensione si tocca con

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

7

PER SAPERNE DI PIÙ
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L’INTERVISTA/FASSINA (PD)

“Dovrò uscire dal partito
se a Palazzo Madama
non sarà modificata davvero”
ROMA. «Veramente in piazza è stato contestato il Pd, non il sottoscritto». Stefano Fassina, uno dei leader della sinistra dem, è appena tornato dalla piazza in aula a Montecitorio. Non vota la riforma della scuola.
Fassina, i manifestanti le hanno gridato “lascia il Pd”. È arrivato il momento?
«Il passaggio ora al Senato del disegno di
legge sulla scuola è decisivo per verificare se
è reversibile lo spostamento del Pd dopo la
svolta liberista sul lavoro e il segno plebiscitario sulla democrazia».
Rimanda la sua uscita. Ma è più fuori
che dentro?
«Tra il popolo dem — abbandonato da un
Pd geneticamente modificato — e il partito
di Renzi, scelgo il primo».

ESPULSIONE
Angelo Tofalo
viene espulso
dall’aula. Il
deputato M5s,
accusato di aver
aggredito un
collega del Pd,
ha protestato
contro la
Boldrini («questa
è matta») e la
presidente ha
reagito: «Non
può esprimersi
in questo modo»

farmi cadere”
PROTESTE
Da sinistra: sindacalisti Usb
travestiti da Don Chisciotte e
Sancho Panza. Manifestazione
davanti a Montecitorio. La
lavagna esposta in aula da Fabio
Rampelli di FdI
mano. E lo dimostra la sfuriata
fatta ieri in aula dal solitamente
diplomatico Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd, a Gianni Cuperlo e agli altri della minoranza che
chiedevano di intervenire, in sede di dichiarazione di voto, in dissenso dal gruppo. «Adesso basta, è inaccettabile che ogni passaggio qua dentro sia segnato da
una dichiarazione di corrente!».
Oltretutto gli esponenti della
maggioranza accusano gli oppositori dem di essere venuti meno
ai patti. «C’era un’intesa - rivela
Anna Ascani -, un gentlemen’s
agreement sottoscritto tra noi e
loro. Se noi avessimo ritirato l’articolo sul 5X1000 loro avrebbero
votato il provvedimento. Ma non
l’hanno fatto: la verità è che or-

mai non riescono a mantenere
più nulla».
I renziani ritengono che la
scelta di non votare la riforma sia
stata presa proprio per coprire le
divisioni interne alla minoranza
fra dialoganti e duri. I primi favorevoli a sottolineare le modifiche ottenute nella discussione
parlamentare, i secondi che puntavano a mettere in difficoltà il
governo. Qualche strascico della
discussione interna lo si è visto
anche al momento del voto,
quando un bersaniano come Enzo Lattuca, ad esempio, alla fine
ha optato per il sì differenziandosi dagli altri 28. Pur firmando

Il capo del governo vuole
spaccare il fronte dei
dissidenti con tre nuovi
emendamenti
più tardi la lettera della minoranza ai senatori per spronarli alla pugna. Sono segnali di una sofferenza che lasciano intravedere sviluppi più grandi dopo le regionali. Lo stesso Lattuca, sospirando, ammette che esiste «un
rischio di assimilazione progressiva della minoranza da parte di
Renzi. Soprattutto se il premier
continuerà a restare così sulla
cresta dell’onda».
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Perché lega il suo addio al Pd alla riforma della scuola? La giudica una riforma di destra?
«Bisogna essere cauti nell’uso del termine riforma che ha perso il significato progressista avuto in una parte del Novecento.
Temo che parlare di riforma della scuola sia
improprio come lo è stato per la legge Fornero sulle pensioni, per la legge sul mercato
del lavoro di Sacconi. Il ddl scuola, concentrando i poteri di chiamata dei docenti sul dirigente scolastico, incide sulla libertà di insegnamento. Senza un piano pluriennale di
assunzione degli insegnati precari riproduce il dramma degli esodati».
Spera sia modificato al Senato?
«Assolutamente sì. Nonostante la contrarietà netta di alcuni di noi, per organizzare
l’area del dissenso, in più di 30 non abbiamo
partecipato al voto. Abbiamo rafforzato la



GIOVANNA CASADIO

I voti alle europee
ricevuti su aspettative
indefinite e ambigue
su lavoro o scuola
La mia uscita? Tra il
popolo dem e il
partito di Renzi,
scelgo il primo
STEFANO FASSINA
DEPUTATO DEL PARTITO DEMOCRATICO



battaglia al Senato unendo la minoranza
dem».
Quali cambiamenti si aspetta?
«Su tre punti: cancellare i poteri dei presidi di chiamare e rimuovere dall’incarico i docenti; introdurre un piano pluriennale di assunzione degli insegnanti precari connesso
con le uscite di pensionamento quindi senza
oneri aggiuntivi; eliminare la detrazione fiscale per le secondarie superiori private».
Però potrebbe avere l’ok con l’appoggio di Verdini e company?
«Deve passare con i voti di tutto il Pd e dell’attuale maggioranza. Sarebbe altrimenti
un fatto politico grave».
Il suo è un ultimatum?
«È una presa d’atto. Il programma elettorale votato da 8,6 milioni di elettori può essere archiviato da 2 milioni di voti al congresso del Pd? Il 40% di voti raccolti alle elezioni europee sono stati ricevuti dal Pd su
aspettative indefinite e ambigue senza riferimenti specifici su lavoro o scuola. La contraddizione tra il mandato elettorale che ci
è stato dato e il programma del governo Renzi, senza legittimazione elettorale, è questione rilevante di democrazia o capriccio
del sottoscritto? Una parte del popolo dem
si è allontanato, il Pd raccoglie sempre di più
i voti dell’establishment e occupa lo spazio
presidiato in Europa dalle destre merkeliane assenti in Italia».
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IL GOVERNO ALLA PROVA

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la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
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Il dossier
Esclusa la donazione sul “730”, confermati i benefici fiscali per chi contribuisce. E poi: nuovi criteri
per le valutazioni e l’inserimento dei docenti. Così, punto per punto, si modifica il Ddl sull’istruzione

I PRECARI E GLI IDONEI

Com’era

1

La “Buona scuola” (3 settembre
scorso) prevedeva l’assunzione
(al primo settembre 2015) di
148.000 nuovi docenti, presi
dalle graduatorie precari.
Gae da chiudere, ma non si
esclude II fascia. Idonei dentro

Com’è
L’ITER del disegno di legge “Buona scuola” alla
Camera (commissione Cultura e poi Aula) ha
portato a quota 101.701 i docenti assunti al
primo settembre. Saranno assunti gli iscritti
della graduatorie a esaurimento (prima fascia):
ad oggi gli iscritti alle Gae sono 125mila. Là dove
saranno esaurite le classi di concorso (discipline)
si potrà attingere alla seconda fascia, ma
soltanto per supplenze annuali (e non potranno
superare i 36 mesi). Per gli idonei al concorso
2012 l’assunzione arriverà solo nel 2016. Tutti
gli altri abilitati potranno partecipare al
concorso per 60mila posti del 2016. Chi ha fatto
un’abilitazione a pagamento (Tfa, Pas, ex Siss)
avrà punteggi riconosciuti e darà punti per il
concorso anche il periodo di supplenza.

Meno poteri ai presidi
e un bonus da 500 euro
ecco com’è cambiata
la riforma della scuola
CORRADO ZUNINO

I DIRIGENTI

4

Insegnanti specialisti per
inglese e informatica, altri
destinati a ruoli organizzativi,
a formare i neodocenti,
a valutarli: la “Buona scuola”
crea nuove figure di docenti
e abolisce il vice-preside

Com’è
I DOCENTI di ruolo dovranno restare nell’istituto
assegnato almeno tre anni. Per tutte le nuove
materie — elementari e superiori — ci saranno
i docenti specialisti. Per la definitiva
immissione a tempo indeterminato i docenti
dovranno sottoporsi all’anno di prova. La
formazione in servizio diventa obbligatoria e
prevede uno stanziamento strutturale: 40
milioni di euro l’anno. Rispetto a settembre, 8
materie vengono affidate in delega al governo,
che potrà legiferare in autonomia, tra l’altro, su
diritto allo studio, riordino delle norme in
materia di scuola, promozione dell’inclusione
scolastica, modalità di assunzione e formazione
dei dirigenti scolastici, creazione di un sistema
integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.

Com’era

5

Il preside-manager è un
caposaldo della riforma fin
da subito. All’inizio i suoi
poteri non hanno il controllo
degli organi collegiali. Il
dirigente viene affiancato in un
primo tempo da mentor e staff

Com’è

La prima ipotesi del ministro
Giannini sugli scatti è hard:
via quelli d’anzianità, al 66%
gli scatti di merito. Poi
la mediazione fu 30% e 70%.
Nel ddl scatti fissi ripristinati
e merito per il 5% dei docenti.

Com’è

IL POTERE dei presidi è stato ridotto in commissione
Cultura, dopo lo sciopero del 5 maggio. Il dirigente
scolastico potrà scegliere i nuovi docenti necessari
al suo istituto, ma dovrà sottoporre la pratica al
vaglio del Consiglio d’istituto e con gli organi
collegiali dovrà valutare il Piano dell’offerta
formativa e costruire la griglia di valutazione in
base alla quale premierà gli insegnanti migliori.
La scelta dei docenti da parte dei presidi avviene
all’interno di ambiti territoriali, ora più piccoli:
inferiori al territorio della Provincia. I presidi
saranno valutati da ispettori ministeriali, che
salgono a 160. La valutazione influirà sulla loro
retribuzione aggiuntiva (previsti 35 milioni).
Ogni dirigente potrà poi individuare fino a dieci
uomini dello staff.

LE PARITARIE

Com’era

3

Com’era

I PREMI E GLI SCATTI

Com’era

2

LE MODALITÀ DI ASSUNZIONE

Gli sgravi alle paritarie nella
prima “Buona scuola” ci sono,
ma non ancora definiti. Poi
verranno concessi a materne,
elementari e medie. Quindi, in
commissione Camera, allargati
anche alle scuole superiori

Com’è
VIENE confermata alla Camera la detraibilità
delle spese sostenute dalle famiglie i cui figli
frequentano una scuola paritaria: fino a 400
euro l’anno per studente, dalla scuola
d’infanzia alle superiori. In un primo tempo le
superiori erano state escluse. Con lo school
bonus, invece, chi farà donazioni a favore
delle scuole per la costruzione di nuovi edifici,
per la manutenzione, per la promozione di
progetti dedicati all’occupabilità degli
studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di
imposta al 65 per cento) in sede di
dichiarazione dei redditi. È l’ingresso del
privato nella scuola pubblica: ogni cittadino
viene incentivato a contribuire al
miglioramento del sistema scolastico.

Uno studente protesta contro la riforma: dopo le manifestazioni il governo ha cambiato il Ddl
ROMA. La “Buona scuola” ha già sedici
mesi di vita e non è ancora una legge. Nel
frattempo però, ha fatto scioperare il 67
per cento dei docenti italiani e
monopolizzato il dibattito sulle politiche
di Matteo Renzi. Il premier l’annunciò il
22 febbraio 2014, nel giorno
dell’insediamento: la priorità del Paese,
insieme al contrasto del dissesto
idrogeologico, è l’istruzione, disse. Partì
con un piano sull’edilizia scolastica (oggi
ci sono a bilancio 3,9 miliardi) e il suo
sottosegretario Roberto Reggi, a inizio
luglio, delineò con Repubblica le prime
ipotesi di riforma: più ore per tutti i
docenti, 36 a settimana, e aumenti di
stipendio a chi si prende responsabilità e
offre competenze. L’idea era quella: più
soldi ai migliori, ma Renzi non gradì che
si annunciasse una questione
contrattuale, lui con i sindacati avrebbe
voluto parlare più tardi possibile. Così
fece fuori Reggi, chiamò Davide Faraone
e gli uffici ministeriali passarono l’estate
a produrre un nuovo piano per la scuola.
Il 3 settembre scorso, anticipati dai
giornali, arrivarono gli annunci ufficiali.
«Assumeremo 148mila insegnanti,
chiuderemo le graduatorie a

esaurimento, basta con la “supplentite” e
la didattica a singhiozzo». Via gli scatti
d’anzianità, sostituiti da premi in denaro
a due terzi degli insegnanti più
impegnati. Dal 15 settembre al 15
novembre, la consultazione via internet, e
il Pd, ascoltati i prof, tolse dal librone
l’abolizione degli scatti fissi. Poi i
ripensamenti invernali e a ridosso del
disegno di legge (avrebbe dovuto essere
un decreto, inizialmente) Renzi tira fuori i
500 euro di bonus culturali e trasformò i
premi agli insegnanti: 200 milioni al 5 per
cento migliore, scelto dai presidi.
Monta la protesta e la maggioranza dopo
lo sciopero del 5 maggio deve usare la
commissione Cultura per ammorbidire i
temi più contestati: i presidi non saranno
più uomini soli al comando, consiglio
d’istituto e organi collegiali rimontano
posizioni e prerogative, i bacini territoriali
si restringono, i docenti possono autocandidarsi. La riforma è spessa, ma, per
ora, le graduatorie di prima fascia non
potranno essere chiuse: 101.701 assunti
contro 125mila presenti. E per i 335mila
precari della terza fascia dopo la Camera
restano solo le supplenze brevi.
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NELLA versione licenziata alla Camera gli scatti di
merito sono scomparsi e quelli d’anzianità
restano in toto: cinque avanzamenti nel corso
della carriera. È stato introdotto un diverso tipo di
premio per i docenti: il bonus annuale delle
eccellenze. Alla fine di ogni anno il dirigente
scolastico, sentito il Consiglio di istituto,
assegnerà il premio al 5 per cento dei suoi
insegnanti per dare un riconoscimento
economico a chi si impegna di più. Nel giudizio
peseranno la qualità dell’insegnamento, la
capacità di innovazione, il contributo al
miglioramento della scuola. Per il premio saranno
stanziati 200 milioni l’anno. Carta elettronica per
l’aggiornamento: 500 euro per l’acquisto di libri,
strumenti digitali, iscrizione a corsi.

IL CINQUE PER MILLE

Com’era

6

I privati possono finanziare
scuole che oggi non ricevono,
come nell’Europa più ricca,
il 6% del Pil dallo Stato.
Aliquota sul “730” da destinare
a un istituto, school bonus,
social bond

Com’è
ALLA fine il 5 per mille dedicato alle singole
scuole non è passato. Il governo, su ispirazione
del Pd, aveva immaginato la possibilità di
finanziare gli istituti scolastici attraverso una
donazione decisa dal contribuente sul “730” e
pagata dallo Stato. La casella del 5 per mille,
però, era già presa dalle donazioni al no profit,
che hanno iniziato a protestare (altro ancora
sono il 2 per mille e l’8 per mille). Si è
immaginato una soluzione che evitasse
confusione, una doppia casella, ma al momento
del voto alla Camera, anche per le proteste
della minoranza Pd, si è deciso di stralciare
l’articolo dal Ddl 2294. Il premier Renzi e il
sottosegretario Faraone hanno già fatto sapere
che il 5 per mille per la scuola sarà riproposto.

LE MANI SUL CALCIO

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

11

PER SAPERNE DI PIÙ
www.agcm.it
www.lega-pro.com

Lo sport malato

Mattarella e Renzi: basta con questo calcio
Il presidente: “Indignato, ora servono severità e rapidità”. Il premier: “Sono disgustato, cambieremo il sistema”
Aumenta la pressione anche per il Coni: Malagò studia in silenzio una strada per il commissariamento
FRANCESCO SAVERIO INTORCIA

I CASI

LO SCANDALO SCOMMESSE
Un nuovo ciclone sul calcio:
l’inchiesta Dirty Soccer della
procura di Catanzaro ha
portato al fermo di 50 persone,
accusate di aver combinato
partite in Lega Pro e Serie D

ROMA.«Un intervento rapido e severo per restituire credibilità al calcio», contro «gli imbrogli e gli inganni».
L’indignazione di Sergio Mattarella si è levata dall’Olimpico, dove il presidente della Repubblica era in tribuna per consegnare la Coppa Italia. Prima volta allo
stadio nel suo incarico istituzionale, nelle ore ancora delicate per il calcio italiano: l’indagine dell’Antitrust sull’intesa Sky-Mediaset per spartirsi i diritti tv, l’inchiesta di Catanzaro sul calcioscommesse in Lega Pro e Serie D, l’insulto sessista per il quale il presidente della Lega Dilettanti potrebbe dimettersi oggi. «Non c’è dubbio
— ha detto Mattarella — che il divario fra questi fenomeni che vengono denunciati e che periodicamente affiorano e la passione con cui tanta gente segue il calcio
fa indignare davvero: per questo serve rapidità e severità. Occorre far di tutto perché il calcio sia costantemente uno sport vissuto in maniera autentica. Penso ai
tanti italiani che lo seguono e chiedono che sia vissuto

come uno sport, si attendono che sia praticato con correttezza assoluta in campo e sugli spalti per rispetto loro oltre che naturalmente per rispetto della legge».
Dal Quirinale a Palazzo Chigi: Matteo Renzi si dice «disgustato, negli ultimi anni c’è sempre uno scandalo che
ci lascia senza parole» e attacca: «Basta con personaggi
di discutibile approccio che governano il calcio a tutti i
livelli. Faccio un appello a Federcalcio, Lega, Coni: restituiamo il calcio alle famiglie, appartiene a loro, non ai
professionisti della polemica o alle società di consulenza». Un affondo chiaro su Infront, dunque: «Serve trasparenza sui diritti tv», e dopo le elezioni regionali propone «un tavolo con tutte le forze politiche per cambiare totalmente passo. Ma occorre dire con chiarezza che
alcuni personaggi del mondo del calcio devono ricevere
uno stop, all’estero ci prendono in giro, sembra che sia
tutto un magna magna, non si può andare avanti così».
Ad accogliere Mattarella all’Olimpico c’erano Tavecchio, Beretta e Malagò, numeri 1 di Figc, Lega e Coni.
Malagò non è rimasto certo insensibile alle parole del

premier e del presidente e sta valutando tutte le strade
possibili per un intervento. Quello più drastico sarebbe
il commissariamento della Federcalcio, ma vanno rispettati i presupposti previsti espressamente dallo statuto del Coni (gravi irregolarità di gestione, gravi violazioni da parte degli organi direttivi, impossibilità di
funzionamento o di avviare i campionati). Non è da
escludere un pressing più serrato del governo: a febbraio, dopo il Lotito-gate, Delrio convocò Malagò e Tavecchio e ottenne la promessa di un intervento del n. 1
federale, che si risolse nella blanda revoca al presidente della Lazio della delega alle riforme. Ora Tavecchio
promette: «Ripuliremo il calcio dai delinquenti e dai maneggioni, siamo parte lesa in questi scandali, la Figc si
costituirà parte civile nel processo a Catanzaro». Il n. 1
della Lega di B, Andrea Abodi, replica invece a Renzi: «Il
calcio non è tutto uguale, è un errore generalizzare». Ma
il tempo delle bufere che passano senza lasciare tracce
sembra destinato a finire presto.
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Sky: “L’accordo fu legittimo”
E con Mediaset si tratta ancora
IL RETROSCENA
GIULIANO BALESTRERI
GIOVANNI PONS

GLI ERRORI DEI DIRIGENTI
Gaffe e conflitti di interessi di
Tavecchio (foto), lo scandalo
della telefonata di Lotito, il n. 2
Figc Macalli squalificato per 6
mesi, ora il n. 1 della Lnd Belloli
accusato di parole sessiste

MILANO. Sarà solo una coincidenza
ma proprio quando gli accordi di un
anno fa tra Mediaset, Sky e Lega Calcio sulla spartizione dei diritti tv delle partite di Serie A tornano improvvisamente sul banco degli imputati, sullo sfondo cominciano a
delinearsi i contorni di un grande inciucio in grado di far convergere in
breve tempo gli interessi dei due tycoon televisivi, Silvio Berlusconi e
Rupert Murdoch. I quali solo fino a
poco tempo fa si davano battaglia
per strapparsi i clienti mentre ora
stanno trattando un accordo societario tra Mediaset Premium e Sky a
cui sta lavorando ufficialmente Mediobanca, assoldata dal fronte Murdoch. L’intesa sembra ancora lontana poiché i figli di Berlusconi non ci
stanno a mollare gli incarichi ope-

Murdoch e Berlusconi
lavorano a un’intesa
fra le due società:
in campo c’è Mediobanca
IL CARTELLO SUI DIRITTI TV
L’Antitrust indaga sull’accordo
fra Sky e Mediaset (foto: Pier
Silvio Berlusconi) per dividersi
la torta dei diritti 2015-2018.
Nel mirino Infront, advisor di
Lega, Figc e molti club di A e B

rativi affidando il timone agli uomini della Fox. Ma forse è solo questione di tempo.
Nel frattempo, dai fronti opposti
si cerca di dare un senso alle trattative di un anno fa oggi finite sotto i
riflettori. Dal quartier generale di
Sky a Milano, l’amministratore delegato della filiale italiana Andrea
Zappia ripone piena fiducia nell’Antitrust e ricorda che quello con
Mediaset fu «un accordo legittimo,
anche se assai più penalizzante per
il nostro business rispetto al risultato emerso all’apertura delle buste».
Lo scorso anno la Lega Calcio decise di assegnare i diritti tv per il
triennio 2015-18. L’intesa fu avallata dall’Antitrust — che allora non rilevò un accordo distorsivo della concorrenza (ma sul quale oggi cerca di
far luce) — e dall’Agcom che, sebbene legittima, la pay tv di Rupert
Murdoch sente di aver subito: «Le
nostre offerte per i pacchetti A e B
(quelli con le migliori squadre su di-

gitale e satellite che garantiscono
circa l’86% dello share, ndr) — dice
Zappia — erano quelle vincenti ai
sensi del bando. Nulla vietava di aggiudicarsi il meglio della Serie A: la
legge Melandri vieta che un singolo
operatore ottenga tutti i diritti di
trasmissione». Un caso che non si sarebbe verificato perché la Lega
avrebbe poi dovuto vendere ancora
il lotto D con le altre squadre.
Non solo. Come rileva l’Antitrust
nella propria istruttoria, il mercato
rilevante dei diritti sportivi comprende oltre ai campionati nazionali anche la Champions League, in
esclusiva proprio a Mediaset per lo
stesso periodo. Un dettaglio che lo
scorso anno l’advisor della Lega Calcio decise di non considerare.
A questo punto, però, sorge spontanea la domanda: se Sky si sentiva
penalizzata da quella procedura
perché non fece causa per far valere
le proprie ragioni? Probabilmente
perché mancavano i tempi tecnici.

IL PATTO
Sotto la lente
dell’Antitrust il
contratto da 945
milioni per i
diritti tv 20152018 del
campionato di
calcio di serie A:
un accordo
trovato a gara
già conclusa

La Lega decide la spartizione dei diritti a fine giugno e il 25 luglio,
BSkyB, controllata al 39% da Rupert Murdoch, aveva in programma
di riunire sotto un unico cappello le
attività di Italia, Germania e Gran
Bretagna. Per Sky Italia sarebbe
stato complicato spiegare agli investitori internazionali la situazione

Zappia: “Ma fummo noi i
penalizzati”. L’arrivo di
Netflix a fine anno fa paura
alle due ex concorrenti
del mercato italiano, soprattutto alla luce degli investimenti sostenuti
nel mondo del calcio nel corso degli
anni. Un concetto che James Murdoch e Zappia espressero anche al
premier Matteo Renzi ricordandogli che per una multinazionale che
ha investito nel paese 16 miliardi

dal 2003, la certezza del diritto è più
importante della riforma del lavoro.
Il governo a quel punto non intervenne sulla partita dei diritti, ma
prese coscienza del fatto che in Italia non c’è spazio per due piattaforme a pagamento distinte come Sky
e Mediaset Premium e che, anzi, la
nascita di una sola realtà avrebbe riflessi industriali positivi. Da qui potrebbero essere nate le sollecitazioni a far dialogare Berlusconi e Murdoch per unire le forze invece che
svenarsi a colpi di offerte miliardarie, con l’imprenditore franco tunisino Tarak Ben Ammar, storico amico di entrambi, nel ruolo di grande
mediatore. L’obbiettivo non è ancora raggiunto ma gli eventi incalzano: la Champions League strapagata da Mediaset è un costo non sopportabile con meno di due milioni di
abbonati. E l’arrivo di Netflix previsto per la fine dell’anno fa paura a
tutti.
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LE MANI SUL CALCIO

la Repubblica MERCOLEDÌ 13 MAGGIO 2015

Lo scandalo

Scommesse, nelle carte dei pm
anche la Salernitana di Lotito
spuntano i pizzini con le quote
Si allarga l’inchiesta, sospetti sul club appena promosso in B
L’appunto: “Se ci beccano ci arrestano”. Campionati a rischio caos
GIULIANO FOSCHINI

I PUNTI

LE INDAGINI
Cinquanta persone
arrestate tra
dirigenti, calciatori,
allenatori e
imprenditori, 28 le
partite truccate tra
Lega Pro e Serie D,
77 al momento
gli indagati

SALERNITANA-Barletta 3-1. Over con gol di entrambe
le squadre. E poi quella parola: «positivo» accanto
alla maggior parte dei verbali di perquisizione effettuate ieri in tutta Italia dalla squadra mobile di
Catanzaro e dagli agenti del Servizio centrale operativo di Roma, guidati da Renato Cortese. I poliziotti hanno trovato a casa degli arrestati appunti,
giocate, cifre, in un caso anche una sorta di libro
mastro delle scommesse, e poi pizzini di questo tenore: «Se ci beccano ci arrestano». L’inchiesta della Procura di Catanzaro sul calcioscommesse non è
finita. Al contrario, è soltanto al principio. Lo è perché sulla scrivania del sostituto procuratore Elio
Romano c’è quanto è successo dal 19 aprile in poi,
già ricostruito dalla polizia in alcune informative
grazie alle intercettazioni telefoniche. Qui ci sarebbero una dozzina di nuovi nomi e almeno cinque
nuove partite sotto indagine di Lega Pro, tra cui appunto Salernitana-Barletta, giocata il 25 aprile.
La squadra campana del presidente Claudio Lotito festeggiò la promozione in serie B davanti al
pubblico di casa, con un Barletta già salvo e le cui
tifoserie sono gemellate. I padroni di casa vinsero
per 3-1 ma si teme che qualcuno sapesse. Il sospetto arriva da alcune intercettazioni telefoniche e ri-

guarderebbero però la squadra pugliese e non
quella campana che probabilmente non sapeva
della combine. Tutto il resto, invece, per il momento sono chiacchiere, come quel giudizio di uno degli arrestati, il dirigente del Brindisi Antonio Daleno, convinto che la «Salernitana faccia insalate... «,
dopo una partita persa dai campani. Informazioni
più dettagliate potrebbero arrivare dall’analisi del
materiale sequestrato ieri: ci sono documenti,
computer, smartphone, tablet, centinaia di conversazioni sia su Facebook sia su WhatsApp piene
di scommesse e imbeccate prima dell’inizio della
partita. Comprese due partite di altre big di Lega
Pro, l’Ascoli e il Benevento, sconfitte ai play off e che
si dicono però oggi estranee a ogni combine. Lo sostiene anche il presidente della Salernitana, Lotito, «ma non scherziamo — dice — Si diffondono cose senza un reato contestato», che sa perfettamente però che a rischiare non è la sua squadra ma
la credibilità dell’intero sistema.
L’inchiesta di Catanzaro, così come era già successo quattro anni fa con Cremona, ha dimostrato
che il calcio non ha anticorpi: non è un caso che alcuni delle persone coinvolte nello scandalo del
2011 (Vito Morisco) sia tra gli arrestati di oggi, e
che addirittura sia tornato in uno stadio l’arbitro
Massimo De Santis, uno dei simboli di Calciopoli.

LE PERQUISIZIONI
Tra arrestati e
indagati, sono state
un centinaio le
perquisizioni: tra le
altre cose, trovati
pizzini e una
sorta di libro delle
scommesse

Armi in macchina e torture, come i gangster
“Per vincere non servono i giocatori bravi”
E il dirigente stanco di pressioni sbottò
“Dì a quei serbi di lasciare in pace mio figlio
oppure vado lì e sparo in bocca a tutti”

Ercole De Nicola

LA STORIA
FABIO TONACCI
FRANCESCO VIVIANO

GLI SVILUPPI
Sul tavolo dei
magistrati c’è già
un secondo filone
dell’inchiesta, con
nuove partite: tra le
altre c’è una gara
della neo promossa
Salernitana

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I MATCH SOTTO ACCUSA
I video dei gol di alcune
delle 28 partite della Lega
Pro e di quella Dilettanti
che secondo
i pubblici ministeri di
Catanzaro e gli investigatori
della squadra mobile e dello
Sco sarebbero state
truccate durante la stagione
calcistica 2014/2015.
Gol che, questa l’accusa,
erano stati decisi
a tavoli per spartirsi
interessi e denaro

Arturo De Napoli

I PROCESSI SPORTIVI
Cominceranno a
breve anche le
inchieste della
Federcalcio.
Intanto è a rischio
la chiusura dei
campionati di Lega
Pro in corso

Ed è sul ventre molle delle complicità che vogliono
fare chiarezza anche gli investigatori, per esempio
per chiarire chi e se esista il giudice della presunta
Commissionè della Figc di cui parla Mauro Ulizio, il
dg di fatto della Pro Patria, dopo la squalifica del figlio calciatore: «Non lo uso mai questo qua — dice
Ulizio — fa parte della commissione della Figc che
lavora anche a livello di Champions League e serie
A». Oppure avere qualche approfondimento sui
rapporti tra De Santis, consulente de L’Aquila, e il
designatore di Lega Pro, l’ex arbitro internazionale Roberto Rosetti, visto che i due — a credere a De
Santis — si sentivano con frequenza.
Certo aspetta un gran lavoro alla Procura federale della Federcalcio se non vuole lasciare, come
accaduto negli anni passati, tutto in un nulla di fatto. Il numero uno degli 007 della Figc ha preso carte e informazioni e partirà nei prossimi giorni. Ma
si pone un serio problema sulla regolarità dei campionati: lo ha sollevato, per esempio, il presidente
del Lumezzane, la cui squadra si troverà ad affrontare la Pro Patria, una delle squadre più coinvolte
nell’indagine, nei play out: «Come posso giocarmi
una stagione — dice Renzo Cavagna — con una
squadra che ha venduto e comprato partite?». È
l’altra faccia di questo nuovo pallone.

ARLANO come i criminali. Si muovono co-

P

me criminali. Eppure sono uomini di calcio, dirigenti, allenatori e giocatori dello
sport più amato d’Italia. «Se sento pronunciare ancora il nome di mio figlio, vengo lì e
sparo in bocca a tutti», sbraita al telefono il direttore generale del Pro Patria. Alludono e
spaventano. «C’è un’amicizia con persone
della Calabria, mostra rispetto», dice l’ex calciatore Di Lauro. Puntano a «ramificarsi ovunque». Infiltrando giocatori venduti nelle

squadre sane. Hanno anche armi. E hanno nemici serbi con armi più potenti delle loro.
Se attorno ai campionati di Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti è stato scritto davvero un «nuovo romanzo criminale», come sostiene il pm di Catanzaro Elio Romano nel suo
provvedimento di fermo, è dall’episodio che
segue che bisogna cominciare a leggere. Un
sequestro di persona. Due uomini torturati.
Un debito non pagato.

IL SEQUESTRO DI PERSONA

«Ne ha prese, ma tante ne ha prese da Massimo... adesso lo stiamo portando in campagna». É il 2 aprile scorso, intorno alle 11.35 di
mattina, quando Massimiliano Carluccio, so-

cio occulto del Pro Patria, chiama Mauro Ulizio, che di quella società è di fatto direttore generale (ha ricoperto lo stesso ruolo nel Monza Calcio). Carluccio lo informa di aver sequestrato Edmond Nerjaku, un albanese che
ha finanziato la combine di quattro partite
(tra cui anche Livorno-Brescia di Serie B),
scommettendo per conto loro sui risultati
truccati. Lo stanno trasportando in macchina
nelle campagne di Gatteo (Cesena), insieme
a un’altra persona non identificata, per convincerli con “le cattive” a restituire 160mila
euro. Un «debito illecito», scrive il pm.
«Questo non ha un euro — si lamenta Carluccio al telefono — ha detto che ha bisogno
di altro tempo. Poi Massimo... poi gli ho fatto
un segno e l’ha sfiancato proprio, proprio male si è fatto... una strizzatina la dobbiamo dare. Ha detto: “Venite, vi do le terre, il bar, il negozio”... non me ne fotte un cazzo». C’è anche
un secondo sequestrato, su cui Carluccio ragguaglia Ulizio: «Il socio suo l’ho fatto sedere
subito, non è che respira, si caca addosso proprio...». Ai due ostaggi vengono presi e spen-

ti i telefonini. Un’ora dopo, il dg del Pro Patria
richiama i suoi sodali e chiede aggiornamenti sulle sevizie. «Stanno ancora qui — risponde Carluccio — se vedi come si sono messi a
piangere tutti e due non ci credi!... sembravano due bambini di dieci anni». Ulizio vuole
andarci a parlare di persona. Prende l’aereo
per Bologna quel giorno stesso. Ma durante il
volo, sono circa le 16.30, i due vengono rilasciati, con l’accordo di pagare entro venti
giorni i 160mila euro.

IL BAGAGLIAIO CON I FUCILI

Ma il gruppo di Ulizio, di cui fanno parte nel
ruolo di “capi” e “manovratori di partite combinate” anche l’ex calciatore Fabio di Lauro e
il direttore sportivo dell’Aquila Ercole di Nicola, ha una grana più complicata da risolvere. Ci sono i serbi alle porte. Ulizio aveva spacciato per “fatta” Albinoleffe-Pro Patria del 25
gennaio scorso, convincendo Uros Milosavlejevic a puntarci 60mila euro. La partita,
però, non andò come doveva. E i serbi non
l’hanno presa bene.

la Repubblica MERCOLEDÌ 13 MAGGIO 2015

13

PER SAPERNE DI PIÙ
www.istruzione.it
www.repubblica.it/scuola

L’EX ARBITRO / MASSIMO DE SANTIS

IL GIOCATORE / AMETH FALL

“Io pulito, nessuno dica
che ci sono ricascato
ora ho capito perché
giocavano quelli scarsi”

“Correvo e gli altri
non me la passavano
alla fine la verità
viene sempre a galla”

MARCO MENSURATI

A 16 anni è arrivato in Riviera romagnola dal
Senegal, il sogno di diventare un calciatore. A
20, a Rimini, ha chiesto e ottenuto dall’arbitro
che sospendesse la gara, stufo dei “buu” razzisti degli avversari. A 22 si è trovato a correre,
segnare, con la maglia biancorossa del Barletta mentre i suoi compagni non gli passavano il
pallone e gli chiedevano: «Ma che fai?». Voleva
fare gol in partite, dice oggi la Procura, truccate. A metà tra l’Aristoteles del mitologico “Allenatore del Pallone” e un Balotelli di Lega Pro
(7 gol, grande tecnica e fisico), Ameth Fall, risponde dal Senegal, dov’è in vacanza.
Fall lei ieri ha scritto su Facebook: «La verità viene sempre a galla», riprendendo
un suo post di fine aprile. Che voleva dire?
«Ho visto cose che prima di marzo non c’erano nello spogliatoio: parlo di comportamenti, atteggiamenti che sono cambiati negli ultimi due mesi. In concreto, non so cosa sia successo: di certo, posso dire che da calciatore professionista mi sono reso conto che la squadra
non faceva più il gioco che sapeva fare. Questo mi ha infastidito, io sul campo ho sem- All’improvviso
pre cercato di dare il massi- ho visto cose
mo ma notavo che qualcuno strane,
mi ha impedito di allenarmi
continuavo
al 100 per cento e di giocare
al meglio. Quello che ho letto a dare il
ieri sui giornali e sui tg ha massimo e mi
confermato quanto pensavo. sentivo dare
Vedere che il mondo del pal- del matto
lone in Italia va così non è giusto. Il calcio italiano deve essere un riferimento. Sono deluso: volevo solo lavorare nella massima onestà».
E invece?
«Io mi sono allenato e ho
giocato sempre al massimo.
Ma la cosa assurda è che se tu
non ti fermi sei tu quello strano, che non capisce come va il
calcio. Io questo non lo accetto: vengo dal Senegal, so le
difficoltà in cui sono cresciuto e quando scendo in campo L’attaccante
vivo la partita come una fe- Ameth Fall
sta. Come avevo detto, poi, la
verità viene a galla. Qualcuno in questi mesi mi
ha riso in faccia, mi dicevano “tu sei matto”».
Perché non ha denunciato?
«Io non ho mai avuto delle certezze: la mia
sensazione si è rafforzata a campionato finito,
e ci sono rimasto male. Allora ho capito alcune
situazioni che si erano verificate in campo, anche qualche passaggio non ricevuto».
E ora?
«Servono regole e punizioni. Oggi accordarsi per una partita è troppo facile: per alcuni calciatori è davvero naturale. Io credo che ovunque, a Barletta come altrove, chi si è macchiato di combine e scommesse, debba pagare e
debba essere condannato. Non si può andare
avanti così: mio figlio nascerà in Italia e se il calcio resterà questo, lo inviterò a praticare un altro sport. La gente ha paura di denunciare: a me
diranno di tutto, ne sono sicuro, ma vado per la
mia strada. Ho un altro anno di contratto con il
Barletta, ho avuto richieste da altri club ma con
questa situazione non so dove sarà il mio futuro: vorrei dare una mano alla società, magari
vendendo il mio cartellino possono pagare parte dei debiti».
(giuliano foschini e luca guerra)

DI nuovo lei, De Santis, c’è ricascato?

L’ESULTANZA
Claudio Lotito
mentre festeggia
con i calciatori
una vittoria
della Salernitana

«Ma no, non c’entro niente».
Diceva così anche con Calciopoli.
«E infatti… Ma ha letto l’ordinanza?»
Sì, ci sono alcune intercettazioni, si parla
di lei, Massimo De Santis, ex arbitro che
avvicina un ex collega. E di una partita sospetta che finisce in un mare di polemiche.
«No no, andiamo con calma. Partiamo dal
presupposto che il calcio è in mano a bifolchi
ignoranti e presuntuosi. Poi diciamo che appena io ho cominciato a collaborare con L’Aquila,
con questo Di Nicola (il dg arrestato martedì,
ndr) sono entrato subito in rotta di collisione.
Non avevo certo capito cosa ci fosse dietro. Però
mi era stato da subito chiaro che aveva altri interessi rispetto ai miei».
Quali erano i suoi?
«Riportare L’Aquila in serie B. Avevo sposato un progetto serio, basato
sul rilancio del dopo terremoto, sul coinvolgimento di Sono arrivato
sponsor del territorio. Roba a L’Aquila
seria».
credendo nel
E invece Di Nicola?
progetto, mi
«Faceva altro. Io, ad esempio, grazie ai miei contatti, sono accorto
trovavo bei giocatori da far presto che
venire gratis. Lui diceva di no, c’erano altri
e poi pigliava le pippe a 80mi- interessi
la euro. Roba di truffaldineria
spicciola. Almeno così mi
sembrava. Ora ho il dubbio di
averlo sottovalutato. Anche
se la storia mi insegna a diffidare da quello che appare alle
prime battute di un’inchiesta».
Qual è il suo ruolo in società?
«Cerco sponsor, imprenditori. Ma non è facile. Una volta porto uno buono, con molti
soldi. Però vuole garanzie.
Modelli organizzativi seri, Massimo
controlli, bilanci. Di Nicola si De Santis
oppone e salta tutto».
Possibile che avesse ancora voglia di pallone dopo tutto quello che ha passato?
«All’inizio sono andato volentieri in panchina, credevo nel progetto. Vedevo ‘sti calciatori
che non giocavano e allora ho detto all’allenatore: cambiali che non stanno giocando. E quello niente. Pensavo: dobbiamo cambiare pure
l’allenatore. Poi il giorno dopo Di Nicola mi ha
detto che non dovevo interferire con le scelte
del mister. Così mi sono rimesso a cercare sponsor».
L’hanno vista parlottare con l’arbitro durante Santarcangelo-L’Aquila… poi avete vinto.
«Sciocchezze. C’avevo il pass. Sono andato a
salutare l’arbitro prima della partita. Cortesia.
Poi abbiamo vinto e gli avversari hanno fatto l’ira di dio. Ma oggi direi che è tutto chiaro: l’arbitro non c’entra niente. Hanno arrestato 5 o 6 giocatori del Santarcangelo. E un magazziniere. Le
polemiche servivano per sviare l’attenzione».
A differenza delle famosa Lecce-Parma 33(quella di Calciopoli)?
«Quella sì che era organizzata. Ha detto tutto Zeman. I giocatori non si sono nemmeno passati la palla per mezz’ora».





«Tu non sai in macchina cosa avevano»,
racconta Di Lauro a un amico. «Avevano delle cose lunghe... e cose corte... erano con due
macchine, in otto. Sono zingari Marcè! Volevano parlare con Ulizio, hanno una base là a
Milano, sono grossi». Dentro il bagagliaio dell’auto — sospettano gli investigatori — c’era
un arsenale di fucili e pistole. Per riavere quel
denaro, arrivano a minacciare il figlio di Ulizio, Andrea, che gioca nella Pro Patria.
«Se sento di nuovo nominare mio figlio —
sbotta il dirigente con Di Lauro, il 3 aprile
scorso — vengo lì... sparo in bocca a tutti, a te,
a Dennis, ai serbi, a tutti quelli che cazzo si
permettono a mettersi in bocca il nome di
mio figlio. Non sto scherzando. Stanno venendo a casa mia a rompere il cazzo a me?».
Ma non sono le urla rivolte a chi gli ha portato “l’ambasciata” a tranquillizzarlo. Sono i
due sgherri pluripregiudicati di cui si circonda. Di che pasta siano fatti i due, lo racconta
in un’intercettazione ambientale lo stesso
Ulizio. «Eravamo con la mia macchina io,
Marcello, Raffaele... ci fermiamo all’autogrill
a mangiare. E Marcello gli dice oh lasciate le
cose qua... hanno tirato fuori l’impossibile...
coltelli, pistole, di tutto».

RIENTRARE A TUTTI I COSTI
Lo “strumento” del sequestro di persona,
nel sottobosco del calcioscommesse, non è
sporadico. Anzi, è quasi un metodo. Il 13 aprile Felice Bellini, direttore marketing del Vigor Lamezia, chiama Robert Farruggia, un
gancio maltese, invitandolo a far intervenire
un finanziatore per una combine. «Mi hanno

garantito che... tutto come copione», gli dice.
Il finanziatore maltese è disponibile, ma pone una condizione. Rientrare dei 52mila euro che per colpa di Bellini aveva buttato in
Aversa Normanna-Barletta, partita data per
“fatta”, ma che “fatta” non era. Per essere più
chiari, Farrugia spiega al complice calabrese
che per colpa sua uno dei suoi fratelli è stato
sequestrato. «Senti... se non lo paghi lui sta
per uccidere mio fratello». Raggiunto a Malta da Repubblica, Farrugia, che è latitante,
nega: «Mai detto certe cose, mai truccato partite. Sono invenzioni, la polizia italiana si è inventato tutto».

INFILTRATI NELLE SQUADRE SANE
Parlano come criminali, dunque. E pensano come criminali. «Dobbiamo cominciare a
ramificare tutto», spiega Ercole Di Nicola all’avvocato Enzo Nucifora, ex direttore sportivo della Torres. Entrambi sono stati arrestati. Il primo, che fa il direttore sportivo per l’Aquila, voleva convincere il secondo ad andare
al Cosenza. Per «ramificare», per estendere la
rete. Più è vasta, più giocatori si possono comprare per combinare le partite. Non serve
nemmeno la violenza. Bastano ad esempio i
5.000 euro che Ulizio gira a 4 giocatori del Pro
Patria. «I ragazzi avvicinati — spiega un investigatore — una volta nella rete non ne
escono più: vengono infiltrati nelle squadre
“sane”». Come dice il mafioso Pietro Iannazzo della ‘ndrina di Sambiase nonché dirigente del Neapolis, «per vincere i campionati non
servono i giocatori bravi». Servono quelli
comprati.

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LE SCELTE DEI PARTITI

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.camera.it
www.governo.it

La legge

Conflitto di interessi, il 22 giugno alla Camera
Decadenza o revoca per chi non si libera delle aziende concessionarie pubbliche. Il controllo sarà preventivo
Il Pd: “Vogliamo l’approvazione entro il prossimo mese. Pronti a discutere, speriamo in un’intesa anche con M5S e Sel”
LAVINIA RIVARA

SUL “VENERDÌ”

SILVIO AL CAPOLINEA
Il Venerdì dedica un ampio
servizio al declino
di Silvio Berlusconi. Dopo i trionfi
sportivi e quelli politici sono anni
amari per il fondatore di Forza
Italia, che ormai lascia
indifferenti anche i vignettisti.

ROMA.Decadenza o «cessazione
del mandato». È quello che rischierà un parlamentare, un ministro o un sottosegretario con
un grave conflitto di interessi,
determinato da uno status patrimoniale, economico o di possesso di mezzi di produzione influenzati dalla decisione pubblica, e che si rifiutasse di risolverlo affidandosi ad un blind trust o
vendendo. Ma a dire l’ultima parola sul suo destino probabilmente dovrà essere il Parlamento.
Questa volta il Pd sembra fare
sul serio sul conflitto di interessi,
la legge-totem di ogni programma elettorale del centrosinistra,
sempre puntualmente disattesa. La conferma dell’accelerazione è venuta ieri dalla capigruppo
della Camera, che ha fissato la discussione della riforma in aula
per il 22 giugno. Da qui ad allora
la maggioranza (e il governo,
che per ora lavora sotto traccia)
elaborerà un nuovo testo. Cercando dopo le regionali anche un
dialogo con 5Stelle e Sel, che dall’inizio della legislatura battagliano per avere la legge. Ma una
traccia da ieri esiste già, un brogliaccio in 10 punti che il dem

Francesco Sanna ha presentato
al comitato ristretto della commissione Affari Costituzionali.
La premessa, condivisa anche
dal ministero delle Riforme, è
che al contrario dell’attuale legge Frattini, si interviene preventivamente sul conflitto e non
quando è già conclamato. Il primo nodo cruciale è quale istituzione dovrà stabilire se c’è o no
una situazione di conflitto di interessi. Pd e governo fanno sa-

pere di essere contrari alla creazione di una nuova Autorità,
mentre vedono di buon occhio
una commissione di pochi esperti a costo zero. Si tratta di uno dei
pochi punti che potrebbe salvarsi del testo unificato messo insieme nei mesi scorsi dal relatore Francesco Paolo Sisto (Fi). Un
comitato «che potrebbe essere
eletto - spiega Sanna - con modalità analoghe ai membri del Csm
o della Consulta, avvalendosi an-

PROCESSO ESCORT/L’AUTISTA DI TARANTINI

“Portai molte ragazze a Palazzo Grazioli”
BARI. «Molte volte ho accompagnato, assieme a Tarantini,
delle ragazze a Palazzo Grazioli», tra il 2008 e il 2009. Così
Dino Mastromarco, ex fedele autista di Gianpaolo Tarantini,
deponendo come testimone al processo “escort” a Bari.

che degli uffici delle altre Authority».
Ma i temi più sensibili sono
quelli dei filtri e delle sanzioni.
Su ineleggibilità e incompatibilità parlamentare la proposta
del Pd della Camera è chiara ed
analoga a quella del senatore
dem Massimo Mucchetti: se oggi è incompatibile solo il titolare
o l’amministratore dell’impresa
che opera con una concessione

L’ipotesi di una
commissione eletta con
le modalità del Csm per
valutare i casi
pubblica (cosa che ha permesso
a Berlusconi ad ogni elezione di
conservare il seggio), domani
anche chi ha «funzioni di controllo sostanziale» dell’azienda
sarà dichiarato almeno incompatibile. A meno che non rimuova il suo conflitto. Come? Le opzioni contemplate dal brogliaccio del Pd sono il blind trust e l’obbligo di vendita. In caso contrario ci sono le sanzioni, assai più
severe della legge Frattini. Nella
bozza si arriva fino «alla decadenza del mandato parlamenta-

re e alla cessazione della carica di
governo». La questione è delicata perché chiama in causa le norme costituzionali che regolano
l’elezione dei parlamentari e soprattutto il potere di nomina di
ministri del presidente della Repubblica. L’idea che si fa strada
nella maggioranza è quella di affidare alle aule parlamentari
una sorta di voto di sfiducia sui
membri del governo che rifiutano di rimuovere il conflitto, e
quello sulla decadenza di deputati o senatori (come già avviene
con la legge Severino). Infine dovrebbero incorrere nella valutazione del conflitto anche le
Authority e i governi locali.
Ma riuscirà veramente il Pd a
far approvare alla Camera la legge entro giugno? «Dipenderà
dalla scelta delle opposizioni di
fare ostruzionismo o meno —
spiega il capogruppo in pectore
del Pd Ettore Rosato — altrimenti andremo a luglio. Noi rivendichiamo la calendarizzazione del provvedimento e lavoriamo per un testo unificato di maggioranza, ma speriamo in una intesa anche con 5Stelle e Sel. Discuteremo in maniera aperta
per trovare una soluzione condivisa».
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LE ELEZIONI REGIONALI

15

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.regione.toscana.it
www.senato.it

Toscana
Il governatore uscente subisce lo strappo degli alleati di Sel, nell’unica regione dove c’è il doppio turno
se nessuno arriva al 40%. “Fanno il test di antirenzismo. Non li seguo. E non capisco i dem contrari alle riforme”

IN CORSA

Rossi sfida il fuoco amico della sinistra
e la Lega sogna di portarlo al ballottaggio

MUGNAI
Stefano Mugnai,
45 anni,
è il candidato
berlusconiano

EL 3 1 M
IO

FATTORI
Tommaso Fattori,
ex portavoce dei
Social Forum, è
il candidato di Sel e
Rifondazione

D
NE

G
AG

BORGHI
Il candidato
leghista, Claudio
Borghi, 45 anni
è il responsabile
economico

FIRENZE. Nella terra del renzismo, l’uomo che stavolta si gioca tutto è un ex comunista, anzi
uno che si definisce orgogliosamente «un comunista democratico di stampo berlingueriano»,
e alla domanda se sia un alleato
o un avversario del premier risponde così: «Io non sono renziano, né filorenziano, né antirenziano. Sono un rossiano. Appartengo a una corrente di cui
sono l’unico iscritto».
A 56 anni, Enrico Rossi si ritrova a combattere la sua campagna elettorale più difficile e
più insidiosa della sua carriera
politica: non contro i sei avversari che gli contendono la poltrona di governatore della Toscana — nessuno dei quali può
sperare di sorpassare un Pd che
l’anno scorso raccolse il 56,3 per
cento — ma contro una percentuale da superare a tutti i costi:
40 per cento. Lo spettro del ballottaggio si aggira infatti per la
Toscana, grazie a una legge
elettorale (il “Toscanellum”)
che prevede qui, unica regione
in tutto il Paese, un secondo turno se nessuno supera al primo
l’asticella del 40 per cento. Un
secondo turno che potrebbe vedere coalizzati tutti gli antirenziani, di destra e di sinistra.
Intendiamoci: i sondaggi sono rassicuranti, per il Pd, e anche i precedenti non inducono
al panico. Cinque anni fa Rossi
fu eletto presidente con una percentuale quasi bulgara: 59,7
per cento. Però allora il Pd era alleato con Sel e con Rifondazione, che stavolta hanno deciso di
sfidarlo. Schierando contro di
lui Tommaso Fattori, quarantenne ex portavoce del Social
Forum di Agnoletto, che spiega
così questo divorzio dell’ultimo
minuto: «Non potevamo allearci con un Pd che ha subìto una
profonda mutazione genetica».
Rossi se n’è fatto una ragione,
ma un sassolino dalla scarpa se
lo toglie: «La verità è che gli amici e compagni della sinistra
estrema si sono fatti tentare

LE U
R

SEBASTIANO MESSINA

ROSSI
Enrico Rossi è il
governatore della
Toscana in carica.
Prima è stato
assessore alla
Sanità

Fattori (Sel): “Non
potevamo allearci con il
Pd che ha subito una
mutazione genetica”

Così alle europee 2014 e alle regionali 2010
Europee 2014

Regionali 2010

56,3
42,2
27,1**

Il grillino Giannarelli
dichiara guerra agli
inceneritori e al tunnel
per l’alta velocità

16,7

11,7
5,1*
-

Pd

M5s

Fi

3,8

Sel

3,2
FdI

-

2,6

9,4

6,5

Lega

2,4

4,8***

Ncd-Udc

0,5
Idv

*Con Tsipras **Pdl ***Udc

dall’idea di provare qui la consistenza dell’area tsiprasiana di
impronta antirenziana, come
se non avessero governato con
me fino all’ultimo giorno…».
Gli altri cinque sfidanti invece non erano in giunta, e dunque ora lo attaccano su due fronti. C’è chi accusa il governatore
di aver fatto troppo, e chi gli rinfaccia di aver fatto troppo poco.
Il berlusconiano Stefano Mugnai, 45 anni, gli rimprovera entrambe le cose: «Ha varato una
legge sul paesaggio che ricorda
i piani quinquennali dell’Unione sovietica. E intanto continua
a promettere un’opera che non
realizza mai, la “dorsale tirrenica”: l’autostrada finisce ancora

a Civitavecchia e ricomincia a
Rosignano». Per il grillino Giacomo Giannarelli, 36 anni,
“energy manager” con occhiali
e barbetta, Rossi invece ha fatto
troppo, per esempio con il suo
piano rifiuti: «Se vinciamo noi,
chiuderemo i sette inceneritori
previsti. Bloccheremo la nuova
pista dell’aeroporto di Peretola.
Ci opporremo al tunnel per la
Tav. E impediremo la costruzione di nuove autostrade. Prima
bisogna mettere in sicurezza
l’esistente».
Il governatore sa perfettamente di essere al centro del mirino. Vogliono colpire lui per colpire Renzi. Claudio Borghi, il
quarantenne milanese catapul-

tato da Salvini nella campagna
toscana, lo dice chiaro e tondo:
«Vogliamo battere Renzi nella
sua terra per provocare un terremoto che faccia cadere il governo. Ci riusciremo? Chissà. Io
sono convinto di avere in tasca il
secondo posto. Poi se andiamo
al ballottaggio, non mettiamo
limiti alla provvidenza…».
Così tocca a Rossi difendere,
oltre alla sua, anche la bandiera
di Palazzo Chigi. Singolare destino, per l’uomo che nel 2010
venne incaricato da Bersani di
rispondere all’intervista a Repubblica con cui Renzi lanciò la
«rottamazione». Lui che a 32
anni era diventato sindaco di
Pontedera, a 41 assessore re-

5,3
Fed.Sin.Verdi

gionale alla Sanità e a 51 presidente della Regione, doveva
controbattere al giovane sindaco di Firenze che aveva osato invocare il pensionamento di tutto il vecchio gruppo dirigente.
Lui lo fece, ma a modo suo: «Ha
posto questioni al 70 per cento
sbagliate ma per il 30 per cento
giuste» (e Bersani, raccontano,
non ne fu affatto entusiasta).
Con l’ex sindaco — che lui definì «un blairiano moderato» —
il governatore ha sempre avuto
un rapporto complesso: progetti diversi ma collaborazione leale. Fu Renzi a fare il primo passo,
cinque anni fa, quando Rossi si
preparava alle primarie. Lo invitò a Palazzo Vecchio, fece apparecchiare la tavola nella sala
di Clemente VII, e davanti al
grande dipinto vasariano che
raffigura la città assediata dai
lanzichenecchi di Carlo V gli offrì un piatto di pasta col pomodoro e lo colse di sorpresa: «Io ti
appoggerò». L’altro pensò che
stesse per chiedergli due o tre
assessori, ma si sbagliava: «L’unico assessore che può avere Firenze — gli disse Renzi — è il
presidente. E io voglio avere un
filo diretto con te». L’indomani,
il renziano Federico Gelli rinunciò alle primarie, e tra la Regione e Palazzo Vecchio nacque
una convergenza sui fatti che
dura ancora («Con Rossi abbiamo un rapporto molto pragmatico di collaborazione piena» assicura il nuovo sindaco, Dario
Nardella).
Anche stavolta, è stato il presidente del Consiglio a dichiarare il governatore uscente «il candidato giusto», facendogli saltare le primarie. Rossi non è diventato renziano, ma non si è
nemmeno iscritto al partito dei
suoi avversari. «Renzi — spiega
— sta provando a cambiare l’Italia e io lo sostengo. Mi riconosco poco in questa sinistra che fa
muro contro le riforme. Ci vogliono polmoni più ampi per ricostruire una cultura politica
della sinistra. Nel Pd, non fuori.
Extra ecclesiam, nulla salus».
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“Non mi pento, gli italiani fanno così. Chiedo i danni all’Alitalia”
SOTTOTIRO
Roberto Formigoni
Il senatore del Ncd spiega gli insulti
dopo aver perso il volo per Milano
CONCETTO VECCHIO
SENATORE Formigoni, non prova un po’ di

IL VIDEO SUL SITO
Su Repubblica.it
il video con gli
insulti di Roberto
Formigoni a
Fiumicino
contro l’Alitalia

vergogna?
«PREGO? Prego? Prego?»
La sequela di insulti che lei rovescia addosso all’operatore Alitalia è impressionante, non trova?
«Era il caposcala, lui rappresenta l’azienda.
Con i dipendenti non mi sarei mai permesso».
Non la seguo.
«Guardi, ho fatto quello che avrebbe fatto
qualsiasi italiano normale che si fosse trovato
nella mia situazione».
Non offenda gli italiani!

«È la verità».
Piuttosto: cosa ha pensato quando si è rivisto nel video?
«Che chi l’ha messo online doveva pubblicare
non solo i trenta secondi finali, ma anche i 45 minuti precedenti»
Le metto in fila i suoi improperi: teste di
cazzo (tre volte), vada a fare in culo, razza di coglione, banda di coglioni, figli di
puttana.
«Mi ascolti. Il volo doveva partire alle ore 22.
Era l’ultimo Roma-Milano. Io mi presento al gate
B02 alle 21,25, dieci minuti prima dell’orario indicato sulla carta d’imbarco. Mi dicono che il volo parte dal B11. Bon, mi dico, e mi avvio al B11»
Invece?
«Arrivato lì mi dicono che quello è in realtà il
Roma-Milano delle ore 21 che sta partendo in ritardo. Ci sono dei posti liberi, ma con il mio biglietto non mi fanno salire. Ho discusso per un
quarto d’ora. Non c’è stato verso di convincerli.
Mi hanno destinato al B6: lì avrei trovato il volo

Non mi sono
qualificato
come senatore,
ero il cittadino
Formigoni.
Hanno preso in
giro il
cittadino
delle 22. Mi sono diretto di corsa al B6, e ho scoperto che in realtà mi sarei dovuto presentare al
B27. Al B27, capisce! Non ci ho visto più».
Era in ritardo?
«Mi hanno detto che il volo era chiuso, ma l’ultimo pullman non era ancora partito. Invece mi
hanno lasciato lì».
Ma si comporta così un senatore della Repubblica?
«Non mi sono qualificato come senatore, ero

il cittadino Formigoni: hanno preso in giro il cittadino».
Ma lei a un certo punto scaglia il telefono
contro il muro!
«Chiunque sarebbe andato för de mat».
Si sarebbe aspettato dei riguardi?
«Per nulla. Ero furibondo. Avevo un appuntamento a Milano presto, e l’ho mancato. Ho dovuto prendere un taxi, tornare in centro, dormire in albergo e stamane l’aereo delle 8 è partito
addirittura alle 9».
Tutti ora la ricorderanno per questa sfuriata?
«Ma è la solita strumentalizzazione».
Insomma, non è pentito?
«Non devo chiedere scusa a nessuno. Farò
causa all’Alitalia, chiedendo un congruo risarcimento».
Davvero? Dopo tutte quelle parolacce?
«Avevo firmato un contratto. Non l’hanno rispettato. Non finisce qui».
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16

I COSTI DELLA POLITICA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

L’inchiesta
Il fronte dei ricorsi
Otto Consigli hanno varato una stretta. Raffica di cause
Anche da chi prende 3.500 euro per solo sei mesi di lavoro

Il quadro nelle otto Regioni che hanno tagliato
LOMBARDIA
vitalizi erogati
ricorsi

TRIPLO ASSEGNO
Mario Capanna
ha tre vitalizi: come
deputato, eurodeputato e consigliere in Lombardia

Vitalizi, la rivolta dei 300
ex consiglieri regionali
“Tagliarli è illegittimo”
Una partita da 10 milioni

spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

PIEMONTE
vitalizi erogati
ricorsi

CASA IN VENDITA
Peppe Mariani,
ex della Regione
Lazio, lamenta che
il taglio lo costringe
a vendere casa

ROMA. Un assalto all’arma bianca: 300 ex consiglieri regionali
hanno deciso di rivolgersi a un tribunale — amministrativo, civile,
persino la Corte dei conti — per riconquistare il tesoro perduto.
Ovvero quei dieci milioni l’anno
che, in tutto, otto “parlamentini”
hanno sottratto loro, deliberando un faticoso taglio dei vitalizi.
Proprio non va giù, a una pletora
di politici a riposo, quella rinuncia forzata a una parte della “pensione”. Il sacrificio non è enorme:
la media stabilita dalla conferenza dei presidenti di Regione era
del 15 per cento. Meno della

metà dei consigli ha applicato
(spesso in ribasso) quella penalizzazione: Lombardia, Lazio,
Piemonte, Trentino, Friuli, Veneto, Toscana e Marche. Le altre
assemblee regionali? In gran
parte ostentano un’abolizione
dei vitalizi. Ma solo per il futuro.
E il taglio, dove c’è stato, è comunque temporaneo: la riduzione durerà tre anni. Ma tant’è: al

Vari ricorrenti hanno più
di una rendita. Il veneto
Bottin, ex dc: “Siamo
trattati come predatori”

grido di «non toccate i diritti acquisiti» la rivolta si allarga. Gli ultimi a scendere in campo, proprio in questi giorni, sono gli ex
consiglieri piemontesi. Un pool
di legali sta mettendo a punto un
ricorso alla Corte dei conti, che
avrà in calce una trentina di firme. Fra cui quella dell’ex presidente della Regione pidiellino
Enzo Ghigo, che pure ha una doppia pensione pubblica, potendo
godere anche di quella da ex senatore: circa 7 mila euro complessivamente. Giampiero Leo,
esponente di Ncd e storico esponente di Comunione e liberazione, si guarda indietro e non si dà
pace: «Ho fatto politica per 40 an-

195

(non ancora presentati)

spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

8,0 milioni
740mila

TOSCANA
vitalizi erogati
ricorsi
spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

EMANUELE LAURIA

221
54
7,4 milioni
500mila

111
2
4,6 milioni
500mila

LAZIO

272
78
spesa annua
20,0 milioni
risparmio previsto
5milioni
vitalizi erogati
ricorsi

dai tagli

ni, versando robusti contributi e
rinunciando a una carriera in altri settori. Mi direte che posso anche accettare una riduzione del
vitalizio da 4.300 a 3.500 euro al
mese. Io dico: d’accordo, ma qual-

cuno mi spieghi perché».
È una battaglia che si conduce
in punta di diritto. E la decisione
del Tar Lazio di dichiarare nei fatti l’incompetenza del giudice amministrativo sulle questioni che

17

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.regione.lazio.it
www.regione.lombardia.it

IL CASO/OGGI POSSIBILE APPROVAZIONE DELLA LEGGE, ECCO CHE COSA CAMBIA

TRENTINO
vitalizi erogati
ricorsi
spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

127
66
12 milioni
1,7milioni

FRIULI
vitalizi erogati
ricorsi
spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

184
58
7,6 milioni
670mila

VENETO

226
ricorsi
60
spesa annua
11,2 milioni
risparmio previsto 690mila
vitalizi erogati

dai tagli

MARCHE
vitalizi erogati
ricorsi
spesa annua
risparmio previsto
dai tagli

90
4
4,1 milioni
400mila

riguardano i vitalizi ha frenato i ro, per colpa del taglio, deve refacili entusiasmi dei ricorrenti. stituire 800 dei 6.200 euro perL’obiettivo era quello di solleci- cepiti ogni mese. In Lombardia il
tare una pronuncia della Corte fenomeno è ancora più evidente:
costituzionale, al fine di rendere fra i ricorrenti, insieme, l’ex leaillegittimi i provvedimenti sui ta- der di Democrazia proletaria Magli ai vitalizi. Ora gli ex consiglie- rio Capanna (5 mila euro per tre
ri sono alla ricerca di un “giudice pensioni), il leghista Alessandro
naturale” che possa dar loro ra- Patelli (quello che si autodefinì
gione. E intanto si affidano ad av- “pirla” per il coinvolgimento in
vocati di grido. In Trentino ha ac- Tangentopoli), e Daniela Benelcettato un mandato anche lo stu- li, assessore al Comune di Milano
dio dell’ex presidente della Con- di Sel. «Se vinciamo devolvo il 10
sulta (ed ex Guardasigilli) Gio- per cento alla Caritas», ha fatto
vanni Maria Flick, mentre l’ex sapere la Benelli al partito che
deputato del Pdl Maurizio Paniz l’ha rimbrottata. E che dire del
assiste 60 politici veneti ed al- Lazio, dove — accanto a tre ex
trettanti friulani. «E in più ho una presidenti di Regione (Santarelconsulenza in Piemonte — sotto- li, Montali e Gigli) — figura fra i
linea Paniz — La questione etica? difensori del vitalizio Peppe MaMi soffermo sugli aspetti giuridi- riano, eletto fra i Verdi. Che ha
ci del problema: questi provvedi- detto di non potere vivere con
menti non possono essere re- 2.500 euro al mese: «Con il taglio
troattivi». Fra i suoi assistiti l’ex non riesco più a pagare il mutuo
dc Aldo Bottin, presidente della della casa».
giunta veneta a metà degli anni
Non è che, davanti a questo al‘90, oggi a capo dell’associazione zare di scudi di una casta minore,
nazionale ex
non ci siano
consiglieri restate reazioni.
gionali. Il suo Arruolati avvocati dal
Il caso del
stipendio, do- curriculum prestigioso:
Trentino Alto
po il taglio, è
è embletra loro l’ex ministro Flick Adige
sceso da 4.100
matico: lì scopa 3.700 euro e l’ex deputato pdl Paniz
piò lo scandalo
mensili. «Ordi una legge
mai siamo
cucita su misutrattati come predatori ma i vi- ra su 130 ex consiglieri, che retelli grassi stanno altrove — dice galava loro 90 milioni di euro. DoBottin — I consiglieri regionali po faticosi tentativi di riparare il
hanno sempre versato contribu- danno, il consiglio ha approvato
ti ben più alti dei parlamentari una legge che taglia l’importo dei
nazionali». Ad aprire la lista dei vitalizi. Ma 66 “vittime”, più delricorrenti, in Veneto, c’è il pado- la metà del totale, si sono rivolti
vano Danilo Sante Riello, 78 an- al tribunale. Suscitando la proteni, una gloriosa attività nel Pci e sta dei sindacati confederali e sitappena sei mesi in consiglio re- in davanti al palazzo di giustizia.
gionale nel lontano 1980. Una In altre regioni gli stessi ex consibreve esperienza che gli è valso glieri si sono autocensurati. Nelun vitalizio da 3.593 euro al me- le Marche si contano sulle dita di
se. Che non vuole ridotto in alcu- una mano i ricorsi («Sa, noi per
na misura. Per carità, Riello è in natura non siamo rivoluzionari»,
buona e trasversale compagnia: dice il presidente dell’associazioa difendere la loro “pensione” ci ne Luigi Micci) mentre in Toscasono gli ex europarlamentari na i propositi bellicosi si sono areFranco Frigo (Pd), che a Bruxel- nati dopo una riunione dei “penles sostituì la dimissionaria Ser- sionati”: «La legge prevede che i
racchiani, ed Amalia Sartori risparmi derivanti dai tagli an(Fi), finita ai domiciliari per lo dranno in un fondo contro le calamità naturali. Non era il caso di
scandalo Mose.
Perché, sia chiaro, al momen- opporci», dice Angelo Passaleva,
to di difendere il vitalizio scom- medico ed ex presidente del conpaiono le distinzioni politiche. In siglio regionale. Solo due colleghi
Friuli a dare battaglia sono l’ex le- hanno scelto di andare ugualghista Pietro Arduini ma pure mente dal giudice. Perché anche
Ferruccio Saro, che in Senato di- nella guerra del vitalizio non
fese i colori dell’Mpa del sicilia- mancano i “giapponesi”.
nissimo Raffaele Lombardo. Sa© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corruzione, riforma al traguardo
LIANA MILELLA
ROMA.Ci sono voluti 2 anni e 2 mesi, dal 15
marzo 2013 a oggi, ma il ddl anti-corruzione, firmato dal presidente del Senato
Piero Grasso, poi integrato dal Guardasigilli Andrea Orlando, oggi potrebbe farcela a diventare legge. Complice la voglia
dei deputati di tornare casa per l’ultimo
weekend di propaganda elettorale prima
delle regionali, si potrebbe chiudere stasera senza arrivare alla seduta pur prevista per venerdì. Orlando ha lanciato la sua
sfida in aula: «Lasciate cadere tutti gli
emendamenti e votiamo subito il testo del
Senato». Solo stamattina si capirà se viene accolta. Il fascicolo conta circa 150 richieste di modifica, destinate comunque
alla bocciatura. Ci sono alcuni voti segreti, che però non paiono impensierire la
maggioranza. Basti pensare che ieri le
pregiudiziali di costituzionalità di Forza
Italia sono state bocciate con 342 no, 23 sì
e 2 astensioni.
Per prendere a prestito il parere sul-

l’anti-corruzione votato ieri dal Csm, la
«concreta inversione di tendenza c’è», come ha scritto il presidente della commissione Riforme Piergiorgio Morosini. All’attivo ecco lo sconto di pena per chi collabora, la modifica del falso in bilancio, la
restituzione del maltolto per chi vuole patteggiare. Ma non tutto quello che sarebbe

Il guardasigilli ai partiti: “Lasciate
cadere gli emendamenti e
votiamo subito il testo
approvato da Palazzo Madama”
stato necessario sarà approvato. Secondo
il Csm manca ancora una nuova disciplina
della corruzione tra privati, l’agente provocatore anche per la corruzione, l’interdizione perpetua per chi viene condannato per corruzione, la possibilità di fare intercettazioni anche per le società non quotate.

In compenso, scorrendo il ddl, i passi
avanti si vedono. Pene maggiorate per i
reati di corruzione (anche se non per tutti i reati), la sospensione della stessa pena
possibile solo se il condannato restituisce
il malloppo, la nuova concussione con il ritorno dell’incaricato di pubblico servizio
accanto al pubblico ufficiale, il patteggiamento possibile solo se si restituisce il valore della tangente presa, il raddoppio delle pene per il reato di associazione mafiosa, l’obbligo di avvisare l’ufficio anti-corruzione di Raffaele Cantone sulle nuove
inchieste sulla corruzione, ma soprattutto le nuove regole sul falso in bilancio, che
lo riportano a una punibilità alta (3-8 anni
società quotate, 1-5 non quotate, 6 mesi-3
anni società sotto i 15 dipendenti). Resta
sullo sfondo la nuova prescrizione, su cui
permane la contrapposizione Pd-Ncd, e il
parere negativo del Csm che, come l’Anm,
vorrebbe un orologio definitivamente fermo con la sentenza di primo grado, mentre il governo si limita a a sospenderla.
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18

ECONOMIA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.lavoro.gov.it
www.palazzochigi.it

La riforma
I progetti

Si va dalle proposte Damiano, che resuscitano il requisito dei 35 anni di contributi, a quelle dei tecnici dell’Inps
che abbattono la quota retributiva, fino all’estensione della sperimentazione attuale che riguarda le donne

Quota 62, penalità a chi anticipa, prestiti
le molte strade per la pensione flessibile
ROBERTO MANIA
ROMA. La legge Fornero non andrà in pensione
facilmente. Perché quella legge garantisce fino
al 2022 circa 80 miliardi di minore spesa previdenziale. E in un Paese che destina ancora oggi
oltre il 16% del Pil alle pensioni (avrebbe superato il 18 per cento senza la riforma), che nei
prossimi anni continuerà a registrare tassi di
crescita molto contenuti e nel quale l’occupazione resterà in debolissima risalita (dai contributi di chi lavora arrivano le risorse per sostenere
il sistema pensionistico), è difficile immaginare un ritorno al passato. D’altra parte lo stesso
governo ha fatto capire che non intende smontare l’impianto della legge del 2011 ma a
provare a introdurre un po’ di flessibilità per andare in quiescenza, non ad
abbassare l’età per il pensionamento
di vecchiaia. Ci sarà un ritocco, la cui
dimensione dipenderà appunto dalle disponibilità finanziarie. Da queste, ovviamente, dipenderà anche
la platea dei potenziali beneficiari.
Ma allontanarsi dalle rigidità anagrafiche della Fornero (ormai abbiamo superato i 66 anni) non
sarà semplice.
Per ora le ipotesi sul tavolo sono
cinque.

lo con il contributivo «sarebbe insostenibile» e a
rischio di essere dichiarato incostituzionale.

LE PENALIZZAZIONI DI DAMIANO
Penalizzazioni anche nella proposta di legge
presentata dal presidente della Commissione
Lavoro, Cesare Damiano (Pd), e sulla quale c’è
una significativa convergenza bipartisan. L’i-

dea è di introdurre un range di uscita tra i 62 e i
70 anni purché si abbiano almeno 35 anni di versamenti contributivi e che l’importo della pensione sia almeno pari a 1,5 volte quello dell’assegno sociale. Per ogni anno che ci si allontana dai
66 anni, fissati come età di riferimento, si subisce una penalizzazione del 2 per cento. Che può
arrivare fino all’8 per cento nel caso si opti per l’u-

ESTENSIONE DELL’OPZIONE DONNA
Per le sole lavoratrici è possibile in via sperimentale (fino alla fine di quest’anno) andare in
pensione con 57 anni e 3 mesi di età (58 e 3 mesi per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi. A una condizione, però: che l’intera pensione venga calcolata con il metodo contributivo. In questo caso l’ipotesi è di estendere la possibilità anche ai lavoratori uomini.

QUOTA 100
“Quota 100” è invece una proposta che non distingue tra donne e uomini. Si va in pensione se
si raggiunge “quota 100” sommando l’età anagrafica con gli anni di versamenti contributivi.
In questo caso c’è una doppia soglia di partenza:
quella di 62 anni di età e quella di 35 di contributi. Dunque con 62 anni si può andare in pensione se si sono versati i contributi per 38 anni.
Oppure 63 anni e 37 di contributi e così via.

IL PRESTITO PENSIONISTICO

RICALCOLO RETRIBUTIVO

IL MINISTRO
Pier Carlo
Padoan, ministro
dell’Economia.
Dovrà verificare i
costi delle
diverse ipotesi

scita dal lavoro con la prima finestra possibile,
cioè a 62 anni. Ricalcando il sistema contributivo, la proposta di Damiano prevede un aumento
dell’assegno pensionistico crescente ancora del
2 per cento man mano che ci si avvicina ai 70 anni di età. La soluzione Damiano viene considerata molto costosa, fino a 7-8 miliardi a regime.

Entro il mese di giugno l’Inps presenterà una «proposta completa», come l’ha definita il suo presidente Tito Boeri. E lì ci sarà anche un’ipotesi su come ripensare le rigidità della legge Fornero. Il
ragionamento che stanno sviluppando i
tecnici dell’Istituto parte dalla considerazione che per rendere più flessibile il pensionamento basterebbe estendere la logica
del contributivo anche alla quota retributiva della pensione. Nel contributivo infatti la
pensione è calcolata sulla base dei versamenti e, quindi, se si lascia prima il lavoro si
prende un assegno inferiore. Nel retributivo
non è così e attualmente le pensioni sono ancora pro quota contributive. L’idea è di introdurre dei correttivi sulla parte determinata con
le regole precedenti. Si immagina un’uscita a 62
anni calcolando l’importo (per la quota retributiva) con una penalizzazione derivante dai nuovi coefficienti di trasformazione del montante
contributivo (la somma di ciò che si è versato).
Alla fine, stando a queste simulazioni, il trattamento scenderebbe tra il 20 e il 30 per cento. Secondo Giuliano Cazzola, esperto di questioni previdenziali, già sindacalista della Cgil e poi parlamentare del Pdl passato all’Ncd, però, il ricalco-

Età pensionabile e di prepensionamento nell’Unione Europea
UOMINI
DONNE

Età di prepensionamento

Età pensionabile

Età di prepensionamento
ANNI

58

59

60

61

Età pensionabile
62

63

64

65

66

67

Belgio

2020
2030
2060

Germania

2020
2030
2060

63
63
63

65a 9m

2020
2030
2060

63
63
63

65a 9m

Spagna

Francia

2020
2030
2060

Italia

2020
2030
2060

Paesi Bassi

2020
2030
2060

Regno Unito

2020
2030
2060

68

69

70

71

65
65
65

62
62
62

67
67
67
67

da 62 a 67 anni
da 62 a 67 anni
da 62 a 67 anni
63a 11m
64a 9m

66a 11m
67a 9m
67a 3m

70a 3m

66a 3m
* L’età pensionabile e l’età
di possibile prepensionamento coincidono

67a 9m
69a 9m
66

* L’età pensionabile e l’età
di possibile prepensionamento coincidono

68
68

Più articolata la proposta del cosiddetto prestito pensionistico avanzata dall’ex ministro del
Lavoro, Enrico Giovannini. Chi si trova a 2—3 anni di distanza dall’età standard per la pensione
potrebbe chiedere di lasciare il lavoro e ottenere una sorta di sussidio intorno ai 700 euro, come anticipo del trattamento pensionistico, che
restituirebbe in mini rate una volta in quiescenza. Per non far sostenere tutto il costo dell’operazione al lavoratore ed essendo piuttosto basso
l’assegno da 700 euro è stata presa in considerazione da una parte la possibilità che lo Stato integri l’importo (per esempio con 100 euro al mese) con un trasferimento di tipo assistenziale
cioè da non restituire, dall’altra l’eventualità
che l’azienda, di cui il lavoratore è dipendente,
paghi una parte del pensionamento anticipato
(per esempio aggiungendo 300 euro). Non va
sottovalutato il fatto che a spingere dietro le
quinte per abbassare l’età di fatto della pensione siano proprio le imprese che puntano con questo al ricambio della forza lavoro, avendo a disposizione oggi anche i vantaggi previsti dal
Jobs act per le nuove assunzioni. Secondo alcune
stime il prestito pensionistico potrebbe interessare, nei primi anni, circa 20-30 mila persone.
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IL CASO/ IL PREMIER SICURO DELLA COSTITUZIONALITÀ DEI NUOVI RIMBORSI. CAMUSSO: CAMBIATE LA FORNERO IN TUTTI I SUOI ASPETTI

Renzi: “Chi ricorre fa contenti gli avvocati e basta”
LUISA GRION
ROMA.I ricorsi arriveranno, ma il
governo getta acqua sul fuoco,
convinto che la partita sia chiusa
e che meglio di così non si potesse fare. Sul decreto sui rimborsi
alle pensione che Palazzo Chigi
ha varato - rispondendo alla sentenza della Corte Costituzionale
- sta montando la protesta degli
esclusi e di chi non si accontenta
del risarcimento parziale.
Il presidente del Consiglio
Matteo Renzi mette le mani
avanti: «Chi farà ricorso - ha detto - lo faccia, ma darà solo soldi
agli avvocati perché la normativa è assolutamente rispondente
alle richieste della Corte Costitu-

zionale». «Io sono molto tranquillo: qui ci sono 2 miliardi che
tornano nelle tasche dei cittadini e dei pensionati. Tutto il resto
è fuffa» ha precisato. «In quindici giorni abbiamo dato una risposta secca, chi vuol fare ricorso lo
faccia, ma a me interessa che torni a crescere l’Italia» ha concluso
parlando dai microfoni di Rtl.
Una risposta che va di pari passo con l’analisi effettuata da Pier
Carlo Padoan, ministro dell’Economia, che ha ammesso l’esistenza del problema: «Ci saranno molti ricorsi, li vedremo, ma
riteniamo la nostra linea giusta ha commentato - abbiamo fatto
il massimo possibile nei vincoli di
bilancio compatibili». Il decreto,

secondo il ministro, «si è mosso
nella linea giusta rispetto agli interessi del Paese, se avessimo
speso di più saremmo stati in
contrasto con le regole Ue».
In realtà il dibattito aperto sul-

Padoan: “Prevedo molti
ricorsi, ma quello che
abbiamo fatto è
il massimo possibile”
APPELLO A CAMBIARE
Susanna Camusso, leader Cgil,
invita il governo a rivedere
in toto la riforma Fornero

la previdenza va già oltre la sentenza della Corte Costituzionale
che boccia il blocco dell’indicizzazione varato dal governo Monti. Da una parte perché il governo

ha già introdotto l’ipotesi di possibili modifiche alla Fornero sulla flessibilità d’uscita in cambio
di un assegno più leggero (e qui
la Uil ha già detto «no» se il taglio
dovesse orientarsi sul 20-30 per
cento), dall’altro perché il verdetto ha riportato l’attenzione
su una riforma, quella della Fornero, che il sindacato contesta in
vari aspetti. «La grande attenzione di oggi è sulla sentenza della Consulta, ma il tema vero è l’emergenza di una legge sbagliata
e piena di ingiustizie - ha detto
Susanna Camusso leader della
Cgil - sulle pensioni bisogna affrontare tutti gli aspetti e non solo l’applicazione della sentenza».
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ECONOMIA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

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PER SAPERNE DI PIÙ
ec.europa.eu
www.imf.org

La crisi

Atene non ha più soldi
per la scadenza con l’Fmi
Ue:“Ma qualcosa si muove”
Oggi a Riga vertice tra Merkel, Tsipras, Hollande e Juncker
Schaeuble: “Non si può escludere il default della Grecia”
ETTORE LIVINI

I NUMERI

1,5 mld
ALL’FMI
Il prossimo 5 giugno il
governo greco deve
rimborsare al Fondo
monetario
internazionale 1,5
miliardi. Senza
accordo, non si potrà
rimborsare

30 mld
FUGA DAI DEPOSITI
L’agenzia di rating
Moody’s ricorda
che da dicembre
2014 ad oggi si sono
registrati flussi di
capitali in uscita per
oltre 30 miliardi
di euro

32%
PROGRAMMA LIQUIDITÀ
Il programma di
liquidità della Bce
tramite la banca
centrale copre ormai
il 32% degli asset
delle banche greche
rispetto al 12% del
settembre 2014

MILANO. Grecia e creditori arrivano al rush finale dei negoziati per il salvataggio di Atene con la spia rossa dell’allarme accesa. Alexis Tsipras incontrerà oggi al vertice Ue di
Riga la Cancelliera tedesca
Angela Merkel e il presidente
francese Francois Hollande
per provare ad accelerare verso una soluzione. «Le trattative si muovono a un ritmo tale
per cui è possibile trovare un
accordo», ha detto ieri con ottimismo il Commissario agli
affari economici Pierre Moscovici. Il tempo a disposizione per raggiungerlo si è però
drammaticamente accorciato. Il 5 giugno Atene deve rimborsare 305 milioni di prestiti
all’Fmi. «E se entro quella data non ci sarà un’intesa in grado di risolvere i nostri problemi di liquidità, noi non potremo pagare», ha ammesso ieri
il capogruppo parlamentare
di Syriza Nikos Filis.
Lo spettro del default torna
così all’improvviso a materializzarsi sui negoziati. «Nella
situazione attuale non mi sentirei assolutamente di escluderlo», ha detto ieri per la prima volta il ministro alle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. È vero, come ammettono
tutti, che su diversi punti delle trattative sono stati fatti
passi avanti: su temi una volta spinosi come privatizzazioni, pubblica amministrazione e persino riforma fiscale, la
Grecia e l’ex Troika sarebbero arrivate a una quadra. Sui
due argomenti più caldi però
— lavoro e pensioni — le rispettive posizioni non si sono
mosse di un millimetro. Ue,
Bce e Fmi chiedono nuovi tagli alla previdenza e ribadiscono il loro no alla reintroduzione dei contratti collettivi.
Tsipras ha confermato l’altra

RUSH FINALE
Il premier greco Alexis
Tsipras spera di arrivare
all’accordo con i partner Ue.
In alto Angela Merkel

sera in Parlamento che su
questi argomenti non si tratta. Non solo: oggi ripeterà a
Merkel e Hollande che il suo
governo non firmerà mai un
accordo dimezzato. Anzi, pretende di affrontare subito altri due capitoli che per i creditori sono tabù: il taglio al debito ellenico (tutti sanno che
è insostenibile, ma preferiscono non parlarne ora per timore di perdere consensi sul
fronte domestico) e una stra-

tegia di investimenti per rilanciare l’economia del paese.
Le distanza dunque restano ampie mentre la sabbia
continua a scorrere nella clessidra. E con l’economia ellenica ormai tornata in recessione (la produzione industriale
è calata per il quinto mese
consecutivo a marzo del
2,9%) anche Moody’s vede
nero: «La liquidità è ormai agli
sgoccioli — ha scritto ieri in

una nota l’agenzia di rating —
e a questo punto c’è un’alta
probabilità che la Grecia sia
obbligata a introdurre controlli sui capitali e a congelare
i depositi in banca».
L’azzardo di Tsipras, a questo punto, pare chiaro. Il no a
intese al ribasso sulle sue promesse elettorali rende quasi
impossibile un ok del Brussels
Group alle sue proposte. A
questo punti si aprono dunque tre strade. L’Europa po-

puntualizzato che «l’interlocuzione con la
commissione Ue si sviluppa anche sulle
caratteristiche che un intervento del genere
potrebbe possedere, per dissipare ogni
dubbio sulla possibile presenza di aiuti di
stato». É inoltre in corso di definizione, ha
aggiunto nella risposta all’interrogazione pd,
«una specifica metodologia per il calcolo del
prezzo a cui gli asset sarebbero acquisiti, al
fine della qualificazione come operazione di
mercato che minimizzerebbe gli oneri a carico
dello Stato».

trebbe fare un offerta “prendere o lasciare” ad Atene da
sottoporre magari a referendum. Predisponendo, in caso
di no, un piano di aiuti per rendere meno doloroso il default
e ridurre il minimo il rischio di
contagio. Oppure potrebbe
dare via libera a un intervento tampone in grado di sbloccare una prima tranche di aiuti, rimandano all’autunno l’esame dei problemi più seri. Altrimenti, ipotesi che per i
bookmaker è poco probabile,
potrebbe accettare le ragioni
elleniche evitando di lasciare
il Paese tra le braccia della
Russia.
Il problema è che qualsiasi
soluzione si trovi, dovrà passare due ostacoli fondamentali: l’ok del Parlamento di
Atene, dove una piccola minoranza della minoranza di
Syriza è già sul piede di guerra, e quello di diversi Parlamenti Ue tra cui alcuni, Olanda, Finlandia e Lisbona in
particolare, non proprio ben
disposti nei confronti di nuove concessioni o aiuti alla Grecia.

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IL PROGETTO

Padoan: “Bad bank tra le soluzioni anti-sofferenze”
ROMA. «Confermo che tra le possibili iniziative
allo studio del governo figura anche quella
della costituzione di un veicolo per l’acquisto
di sofferenze bancarie». Lo ha affermato il
ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan,
rispondendo nel question time alla Camera a
un’interrogazione sull’ipotesi di costituire
una bad bank. «Si tratterebbe — ha spiegato
Padoan — di un sistema volontario, destinato
solo a banche solventi, volto a facilitare un
mercato delle sofferenze». Quanto ai rapporti
con la Ue sulla questione, il ministro ha

20

MONDO

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

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La polemica

Bus vietato ai palestinesi
l’apartheid di Netanyahu
costretto a fare dietrofront
Il governo voleva la separazione dai lavoratori israeliani. Accuse
di razzismo, stop del premier ma il ministro-falco ci riproverà
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FABIO SCUTO
GERUSALEMME. Inseguito dalle
critiche del suo stesso partito,
del capo dello Stato Reuven Rivlin, dell’opposizione che denunciava una deriva razzista, il premier Benjamin Netanyahu è
stato costretto ieri a bloccare il
primo provvedimento del nuovo governo. Concepito dal fedelissimo ministro della Difesa
Moshe Yaalon, avrebbe vietato
per tre mesi ai pendolari palestinesi in Israele di usare i mezzi
pubblici e li avrebbe obbligati ad
usare solo quattro check-point
per entrare e uscire dalla Cisgiordania. Annunciato in mattinata, il decreto provvisorio è
stato poi ritirato poco dopo mezzogiorno quando l’ufficio del
premier è stato bersagliato di telefonate di esponenti politici —
anche del Likud — che definivano il provvedimento «inaccettabile» e dichiarazioni dell’opposizione che bollavano la decisione
come «miserabile», degna dell’apartheid sudafricano. Un simile piano «è una macchia sul
volto del nostro Stato», ha dichiarato alla tv il laburista Isaac
Herzog, capo dell’opposizione,
che ha parlato anche di umiliazioni non necessarie inflitte ai lavoratori palestinesi.
Netanyahu, allarmato da un

Alla Mogherini il capo
dell’esecutivo ha detto
di sostenere una “visione
di due Stati”
vistoso titolo di Haaretz online
che parlava di apartheid — ha
deciso di bloccare subito l’iniziativa. Con una breve dichiarazione il premier ha bollato come
«inaccettabile» il piano, come se
fosse stato all’oscuro della decisione del suo ministro della Difesa. Il presidente Reuven Rivlin
ha applaudito alla decisione.
Rivlin — che rappresenta l’ala liberale del Likud — ha definito
«la separazione di linee di trasporto per arabi ed ebrei inimmaginabile». Un concetto del
genere, ha aggiunto, «contrasta
con le stesse fondamenta dello
Stato d’Israele». Parole condivise anche da un altro esponente
“liberale” del Likud, Dan Meridor e dall’ex ministro degli Interni Gideon Saar. Soddisfatto
anche il Procuratore generale
Yehuda Weinstein, secondo il
quale il progetto si prestava a ricorsi alla Corte Suprema già annunciati da “Peace Now” e altre
Ong che difendono i diritti umani. Sono 92.000 i palestinesi che
hanno un impiego in Israele, legale o illegale; 52.000 hanno un
permesso di lavoro, gli altri entrano clandestinamente. La
gran parte viene impiegata nell’edilizia, con un salario inferiore a quello israeliano.
Il “piano Yaalon” non è qualcosa deciso in fretta, giaceva da
tempo nei cassetti del ministro

I VOLTI

IL PREMIER
Netanyahu è stato
costretto ieri a
bloccare il primo
provvedimento
del governo

IL MINISTRO
Il piano era stato
predisposto
dal ministro
della Difesa
Moshe Yaalon

I TRASPORTI
Uno dei tanti
autobus usati
dai palestinesi
che lavorano
in Israele
FOTO: REUTERS

della Difesa, che ha deciso di avviarlo, dopo che il Consiglio dei
coloni — assai influente nel nuovo governo — aveva dichiarato
che i passeggeri ebrei temono
per la propria vita quando si trovano a bordo dei bus con i pendolari palestinesi. Al centro delle polemiche c’è la linea 86 che

collega Tel Aviv alla città-colonia di Ariel, in Cisgiordania. In
origine era stata istituita a beneficio dei coloni, col tempo un
numero crescente di manovali
palestinesi impiegati in Israele
ha scoperto che utilizzandola risparmiava tempo prezioso nel
ritorno a casa in Cisgiordania, e

anche soldi. A quel punto però i
passeggeri israeliani, sentendosi a disagio perché spesso minoranza fra palestinesi, hanno fatto pressioni politiche sul ministero della Difesa perché trovasse una soluzione.
Il progetto del ministro Yaalon — che si ripropone di pre-

sentarlo più avanti — impone ai
palestinesi, oltre ai bus “speciali”, di far ritorno in Cisgiordania
soltanto attraverso 4 checkpoint autorizzati allungando i
tempi di spostamento dei pendolari di almeno due ore.
La questione bus non è entrata nel colloquio avuto ieri da Ne-

tanyahu con l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini a cui il
premier israeliano ha dichiarato di «sostenere una visione di
due Stati per due popoli, una Palestina demilitarizzata che riconosca lo Stato ebraico».
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SIRIA. I JIHADISTI NELL’AREA ARCHEOLOGICA

I miliziani dell’Is a Palmira
spostate centinaia di statue
Civili in fuga, allarme Unesco
BEIRUT. I militanti dello Stato
Islamico hanno ripreso la loro offensiva contro Palmira e , secondo l’Osservatorio per i diritti
umani, un’organizzazione vicina alle forze anti-regime di base
a Londra, controllerebbero un
terzo di Tadmur, la cittadina nel
cui territorio ricade l’antico sito
archeologico dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
I jihadisti sarebbero entrati anche nell’area monumentale, a
detta del direttore delle Antichità dei musei siriani, Maamun
Abdelkarim. La sortita dei jihadisti, afferma la tv di Stato, ha
spinto le milizie filo governative
note come Forze di Difesa Nazionale, o più comunemente come shabiha, a evacuare i civili.
Quello che è certo è che intorno
a Palmira infuriano i combattimenti e fonti dei ribelli denunciano anche bombardamenti da
parte dell’aviazione siriana.
Secondo le stime dell’Osservatorio, la battaglia per Palmira
ha già provocato 350 morti. Al
dolore per la perdita di vite umane si è aggiunta, in questo caso,
anche una generale preoccupazione per la sopravvivenza dell’antica Palmira, un sito archeologico romano d’incomparabile
bellezza. Preoccupazione fondata sull’accanimento, religiosamente motivato, con cui i miliziani dell’Is hanno distrutto importantissime testimonianze
del passato a Mosul, a Ninive ed
in altri siti archeologici iracheni.
Al di là del valore simbolico e
culturale del luogo, la battaglia
di Palmira fa parte dell’offensiva scatenata dalle forze ribelli

LA SPOSA DEL DESERTO
I resti archeologici di Palmira

Almeno 350 morti nei
combattimenti
con le forze lealiste
Raid dell’aviazione
nel Nord Ovest della Siria, contro un esercito regolare impegnato su un fronte troppo esteso
per poterne garantire l’efficienza e la mobilità. Nel territorio di
Palmira si trovano importanti
installazioni militari, un aeroporto, un grande deposito di armi, una delle prigioni tra le più
tristemente famose per gli oppositori del regime e un giacimento di gas. Palmira inoltre è il
terminale di una rete stradale
che arriva fino ad Homs e Damasco. Dal punto di vista strategico-militare Palmira rappresenta per i ribelli un importante
obbiettivo da conquistare.
(a.s.)
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MONDO

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

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ec.europa.eu/competition
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L’intervista

Margrethe Vestager. La Commissaria europea alla
Concorrenza:“Dopo la causa contro il gigante del web, il negoziato non è andato bene, ma ora basta
favorire solo i propri servizi. La nostra è
una battaglia per difendere l’innovazione”

“Acquisti, news
e pubblicità
adesso Google
tratti con la Ue”
LUCÍA ABELLÁN
BRUXELLES

NA parete piena zeppa di
farfalle, un’elegante sedia a righe di design danese e una serie di quadri coloristi
fanno assomigliare lo studio di
Margrethe Vestager (nata a
Glostrup, in Danimarca, nel
1968) più a una galleria d’arte
che a un ufficio. La commissaria
europea alla Concorrenza sprigiona spirito nordico quando si
trasferisce in una sala d’aspetto
della sede della Commissione
europea per accoglierci. Con la
stessa assenza di formalismo ci
parla dei contenziosi che ha
aperto contro colossi come Google e Gazprom, e prende discretamente le distanze dalla linea
adottata dal suo predecessore,
Joaquín Almunia, nel caso del gigante high-tech statunitense.
La commissaria con più poteri di
Bruxelles è in Spagna per incontrarsi con ministri, vertici dell’Associazione bancaria spagnola e dirigenti della Banca di Spagna, fra gli altri.
Guardando da fuori, il caso
Google appare come la lotta
contro un gigante. Ha ristretto così tanto l’ampiezza dei
capi d’accusa per essere certa
di poter vincere?
«l dossier è aperto da moltissimo tempo, con trattative che andavano e venivano. Abbiamo negoziato a lungo con grande impegno, ma non è andata bene,
così abbiamo dovuto trovare
un’altra strada. Alcune delle
prime lamentele ricevute dalla
Commissione riguardavano il
servizio di comparazione prezzi
di Google, così ho pensato che
questo fosse il punto di partenza
più ovvio. Quando questa procedura sarà giunta a conclusione,
ne sapremo di più su altri servizi
(viaggi, mappe … ndr)».
E il resto delle accuse?
«Abbiamo in corso indagini
su altri comportamenti di Google. Uno riguarda la copia di contenuti di terzi, un altro riguarda
la pubblicità. Ma se volessimo fare tutto insieme ci vorrebbe molto tempo».
Subito dopo aver aperto la
procedura contro Google lei si
è recata negli Stati Uniti. Ha
convinto i suoi colleghi statunitensi che non si tratta di un
attacco all’innovazione, ma
di un semplice caso di viola-

U

LA COMMISSARIA UE
La commissaria Ue
Margrethe Vestager



LE INDAGINI

Abbiamo altre
indagini in corso
sulla società:
una riguarda la
copia di contenuti
di terzi
GAZPROM

Vogliamo da
Gazprom una
risposta chiara:
possiamo mettere
fine all’imposizione
di prezzi alti



IL COLOSSO
La sede di
Mountain View
di Google, finito
sotto accusa
da parte dell’Ue

zione delle regole della concorrenza?
«Noi, al contrario, la vediamo
come una causa in favore dell’innovazione. Se i nostri timori,
e cioè che Google favorisce sistematicamente i propri servizi, sono esatti, è molto difficile per un
innovatore comparire sul motore di ricerca. Non è una causa
contro un’azienda innovatrice,
è una causa contro i comportamenti di Google nelle ricerche».
Perché in Europa non abbiamo aziende come Google?
«Se avessi la risposta, l’avrei
data molto tempo fa! C’è una cosa che a volte sottovalutiamo:
l’accesso ai capitali, in particolare ai capitali di rischio. Ci sono
molte imprese in Europa che cominciano, che hanno successo,
ma al momento di crescere non
trovano investitori. L’ecosistema negli Stati Uniti è completamente diverso».
Nel caso della Gazprom, la
Russia chiede un accordo intergovernativo. È possibile?
«Per quanto riguarda la Gaz-

prom, siamo di fronte a un contenzioso molto chiaro. Quello
che vogliamo è ricevere una risposta alle accuse che abbiamo
presentato, fra cui l’imposizione iniqua di prezzi alti, a cui possiamo mettere fine. La Gazprom
applica un’efficace strategia di
divisione del mercato. Obbliga a
comprare una certa quantità di
gas, lo schema di prezzi è specifico per ogni Stato…».

IL VENERDÌ

CHIRURGHI ITALIANI IN NEPAL
Su “Il Venerdì” domani in
edicola un ospedale da campo
italiano nel Nepal terremotato

Secondo lei la Russia potrebbe utilizzare la causa contro la
Gazprom per svincolarsi dagli accordi di pace di Minsk?
«Non mescolo i casi di violazione della concorrenza con la
politica estera, perché metterei
a rischio la legittimità di entrambe le cose. Le prime verifiche sono state fatte già nel 2011,
molto prima che cominciassero
tutti i problemi legati all’Ucraina».
Gli Stati le hanno già fornito i
dati che ha richiesto sulle norme fiscali su misura per le
grandi imprese?
«Sì, fino a qualche giorno fa solo tre Stati non mi avevano ancora dato i nomi delle imprese.
Bisogna capire se il modello è selettivo, se lei può avere un’agevolazione fiscale che io non posso avere. È questa la nostra
preoccupazione, verificare se
costituiscono aiuti di Stato».
E gli Stati le stanno fornendo
i nomi delle imprese?
«Sì, perché la peculiarità di
questi accordi è che sono specifi-

NEW YORK

Spotify lancia la sfida ai colossi della Rete
non più solo musica, ma video e notizie
NEW YORK. Spotify lancia un nuovo guanto di sfida ai giganti del Web, e
soprattutto a YouTube e ad Apple: non offrirà più solo musica gratuita
facendo tremare i polsi ai discografici (attratti dal bacino di utenti ma
spaventati dai ricavi ridotti) ma anche video, podcast e notizie in accordo
con partner come Bbc, Abc, Espn, Vice e Condè Nast. «Un imponente salto in
avanti, vogliamo offrire un mondo di intrattenimento più grande, 24 ore su
24. Questo è solo l’inizio», dice il creatore e ad, Daniel Ek, durante il lancio a
New York. È la risposta preventiva al lancio programmato dalla Apple di un
servizio di musica online e di un potenziamento della sua offerta su Apple tv.
Ai video e alle notizie si accede attraverso una nuova funzione chiamata
“Now”, che offre contenuti musicali personalizzati che si adattano «a gusti e
stati d’animo». Video e notizie in alcuni casi saranno semplicemente adattati
alla piattaforma, in altri creati appositamente per Spotify. Per questa novità
resta la divisione “free” e “premium” applicata alla musica: i contenuti gratis
avranno la pubblicità, quelli a pagamento ne saranno esentati. Un ulteriore
fonte di guadagno per la società che nonostante l’aumento degli utenti ha
chiuso il 2014 in rosso. “Now” è già disponibile in Usa, Regno Unito,
Germania e Svezia, e presto lo sarà anche in Italia ma solo su iPhone: il futuro
punta sempre più verso il “mobile”. Nata in Svezia nel 2008, Spotify ha
trasmesso fino a oggi 25 miliardi di ore di musica in streaming.

IL FONDATORE
Daniel Ek,
fondatore e ad di
Spotify, durante il
lancio a New York

ci, non un modello generale. E
quanto più il trattamento è personalizzato, tanto più noi facciamo domande. Per questo siamo
molto interessati ai nomi delle
aziende. Vogliamo capire se ci
sono casi in cui questi accordi
vengono usati per creare una
pianificazione fiscale aggressiva».
Quando valuta questo contenzioso, è consapevole che
molti cittadini soffrono per le
misure di austerità mentre ci
sono grandi aziende che non
pagano quasi nessuna tassa
sugli utili che realizzano?
«È uno dei motivi principali
del dibattito sulla fiscalità. Lavoro a stretto contatto con il
commissario agli Affari europei
e monetari Pierre Moscovici, ed
è una priorità politica. Molti cittadini che hanno subito gli effetti delle politiche di rigore possono pensare: qui tutti dovrebbero
dare il loro contributo, anche le
aziende che realizzano utili nel
mio Paese».
La Commissione difende le fusioni, per rafforzare il settore
delle telecomunicazioni in
Europa. Lei come le vede, dal
punto di vista della concorrenza?
«Dipende. I mercati delle telecomunicazioni sono molto frammentati, molto nazionali. Nel caso di fusioni, cerchiamo di capire a chi può rivolgersi il consumatore se la fusione si traduce in
prezzi più alti o in minore offerta. Perché fino a quando non
avremo un mercato più europeo, è difficile che possano esserci pochi operatori. Sotto alcuni aspetti il mercato statunitense è avanti a quello europeo, ma
molti americani hanno poca offerta e prezzi più alti che in Europa, nel settore delle telecomunicazioni. Bisogna fare in modo
che gli europei abbiamo prezzi
accessibili e molta offerta».
(Copyright El País/LENA,
Leading European
Newspaper Alliance.
Traduzione di Fabio
Galimberti)
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22

CRONACA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

La riforma

PER SAPERNE DI PIÙ
www.repubblica.it

Sì all’omicidio stradale
fino a 16 anni di carcere
per chi uccide e scappa

BRINDISI

I PUNTI

La norma approvata in commissione Giustizia al Senato
Revoca della patente fino a 30 anni. A giugno il voto in aula

IL REATO
Il testo licenziato
dalla commissione
Giustizia del Senato
che presto
approderà
in aula prevede
l’introduzione
del nuovo reato
di omicidio stradale

MARIA ELENA VINCENZI

LE PENE
C’è un
inasprimento
delle pene rispetto
all’omicidio
colposo.
Si va dagli 8 ai 12
anni di pena per chi
guida sotto l’effetto
di alcol o droga
LA REVOCA
Prevista anche
la revoca della
patente: si può
arrivare fino a 30
anni se chi guida
è drogato o ubriaco
e supera il limite
di velocità

IL VENERDÌ

IN EDICOLA
Sul Venerdì domani in edicola
la storia delle badanti robot
messe a punto da un istituto
genovese che tra qualche
anno si prenderanno
cura degli anziani

ROMA. È quasi fatta: il reato di
omicidio stradale potrebbe presto diventare realtà. Ieri, con l’approvazione in commissione Giustizia al Senato, è stato superato
il primo step. E tra poco, secondo
il relatore Giuseppe Cucca (Pd),
nei primi giorni di giugno, il testo
arriverà in aula.
Una misura che, anche dopo i
fatti di cronaca dello scorso fine
settimana, viene sentita come
una priorità. Chi uccide qualcuno
guidando un’automobile o
un’imbarcazione sotto l’effetto
di alcol o droghe rischia il carcere
fino a 12 anni, che diventano 18
nel caso di omicidio plurimo e che
aumentano di un terzo per chi
fugge dal luogo dell’incidente. Il
pirata che uccide, quindi, può
passare fino a 16 anni in carcere.
Oltre a vedersi revocata la patente per 30 anni.
«Una buona notizia, uno
straordinario passo avanti», per il
vice ministro alle Infrastrutture e
dei Trasporti, Riccardo Nencini,
che sottolinea: «Lo dovevamo a
tutte quelle famiglie che hanno
perso un figlio o un parente. Una
prima battaglia vinta anche per
loro». Soddisfazione anche del vice ministro alla Giustizia, Enrico
Costa: «È indifferibile un intervento per garantire una pena severa, ma soprattutto effettiva».
E, non a caso, il testo è stato approvato quasi all’unanimità, con
il solo voto contrario di Forza Italia che ha messo sotto accusa soprattutto la sanzione, ritenuta
eccessiva, della revoca della patente fino a 30 anni (all’inizio si
era parlato di ergastolo). Perplessità anche da Area popolare,
che auspica che in aula si affronti
la questione con le dovute differenziazioni («sacrosanto punire
chi uccide, ma bisogna valutare
anche il comportamento passato, i singoli casi», spiega il senatore Carlo Giovanardi) e del gruppo
Misto che parla di «luci ed ombre».
Ma ora tocca all’aula decidere.

Le novità sono tante. A partire,
appunto, dal nuovo reato di omicidio stradale. Con relative pene.
Chiunque guida un veicolo a motore, una imbarcazione, una moto d’acqua in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di droghe e
causa la morte di una persona, è
punito con la reclusione da 8 a 12
anni. E in caso di omicidio plurimo
si arriva a 18. Pene severe anche
per chi provoca la morte di una
persona in seguito a una manovra pericolosa, anche se non sotto
l’effetto di alcol o droga: dai 7 ai 10
anni se l’incidente mortale avviene perché si attraversa un incrocio passando con il semaforo rosso o si fa una manovra di inversio-

ne del senso di marcia o un sorpasso in prossimità delle strisce
pedonali, per fare qualche esempio. La stessa pena sarà applicata
anche per gli incidenti mortali in
acqua se chi guida procede a una
velocità superiore al doppio di
quella consentita o se circola dove non potrebbe.
Infine la revoca della patente.
Se si è ucciso qualcuno guidando
ubriachi, può arrivare a 15 anni;
a 20, invece, se in passato si è anche stati sottoposti all’alcotest.
Se, infine, si è ucciso qualcuno
guidando in stato di ebbrezza e
superando il limite di velocità, la
revoca sarà massima: 30 anni.

“Abusi sessuali
sui bambini”
in manette il parroco
coperto dal vescovo

IN CELLA
Guglielmo
Mangiapane, il pirata
della strada che ha
travolto e ucciso
Tania Valguarnera

BRNDISI. Abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando
«dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco». È l’accusa a don Giampiero
Peschiulli, 73 anni, originario
di Carbonia ma residente da anni a Brindisi, arrestato e posto ai
domiciliari dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare.
Dagli atti emergono anni di molestie nei confronti di ragazzini,
anche minori di quattordici anni, rimasti nel silenzio fino alla
denuncia anonima giunta nella
redazione della trasmissione tv
le Iene. Due genitori, è riportato negli atti, si erano rivolti con
insistenza al vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci,
che aveva «espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato in casa delle molestie ricevute, aveva invitato le
vittime degli atti sessuali a non
denunciare la vicenda e a non
parlarne con altri». Coprendo
cosi il ripetersi delle violenze.

PADOVA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il parrucchiere
nordafricano
che fa pagare di più
i clienti bianchi

IL MALTEMPO

Neve fuori stagione al Brennero, tir bloccati
VENERE, come è stato chiamato il vortice ciclonico, ha archiviato per qualche ora la
primavera scatenando nevicate intense sull’autostrada del Brennero che hanno
provocato rallentamenti e code per diversi camion rimasti bloccati. Tra oggi e
sabato prevista pioggia al Nordest e al Centro con temporali diffusi e locali
nubifragi, specie su Emilia Romagna. In calo le temperature generali con neve sulle
Alpi sopra i 1200 metri, mentre al sud il tempo sarà soleggiato.

PADOVA. Un tariffario “etnico”,
dal parrucchiedere, in base al
colore della pelle: con costi maggiorati per i clienti bianchi e
scontati per i neri, veniva praticato da un esercente africano a
Padova, in zona Fiera: per un taglio di capelli un bianco pagava
infatti di listino sei euro in più.
Il fatto ha scatenato la protesta degli amministratori comunali della Lega Nord. «Questo è
razzismo», ha tuonato l'assessore Fabrizio Boron, in un video
postato sulla pagina Fb del sindaco Massimo Bitonci. «Padova, no apartheid», gli ha fatto
eco il presidente dell'assemblea comunale, Roberto Marcato.
Il parrucchiere di origini nordafricane non faceva del resto
mistero della differenza nei costi praticati da cliente a cliente.
Il suo tariffario è stato trovato
in bella mostra e sequestrato
dagli agenti della polizia municipale. Non risulta siano stati
presi provvedimenti nei confronti del parrucchiere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’INCHIESTA / LO STUDENTE PADOVANO MORTO IN GITA, SPUNTA IL MESSAGGIO IN CHAT DI UN TESTIMONE
21 maggio 2000

21 maggio 2015

Jocelyne Pardo
ci ha lasciato quindici anni fa. L’amore è
infinito, il rimpianto immenso. La tua famiglia
Roma, 21 maggio 2015
21/05/1998

21/05/2015
Anniversario
Dottor

Liborio Pilara
ciao tesoro, come sempre, vorrei metterti al tuo posto, proprio qui, accanto a
me. Anna
Firenze, 21 maggio 2015
Assistita amorevolmente dai suoi cari,
ha lasciato la vita terrena ed è tornata tra
le braccia del Signore

Maria Pia De Cecco
Con il cuore colmo di dolore, la piangono il figlio Gianfilippo con Erika e il Dott.
Fernando Di Felice.
I funerali avranno luogo oggi, giovedì 21
maggio, alle ore 10, nella chiesa del Sacro Cuore, muovendo anticipatamente
dall’ospedale civile di Pescara.
Pescara, 21 maggio 2015

Annunziata, Filippo Antonio e Giuseppe
Adolfo De Cecco, assieme ai propri familiari, profondamente addolorati, annunciano la scomparsa dell’indimenticabile

“Gli amici lo tenevano per le braccia e lui è volato giù”

Maria Pia De Cecco
Un ringraziamento particolare ai Dottori
Spina, Civitarese, Dogali, Iervese e tutta l’equipe dell’U.O. di Rianimazione
dell’ospedale civile di Pescara.
Pescara, 21 maggio 2015
Il 19 maggio è venuta a mancare

Michela Papadia
Il fratello Francesco, la cognata Daniela,
i nipoti Elena, Agnese e Andrea e tutti gli
amici che ha lasciato in Maremma e fuori la ricordano sorridente.
Orbetello, 21 maggio 2015
O.F. F.lli. Babbanini Orbetello
tel. 0564/860401

800.700.800

Il servizio è operativo
TUTTI I GIORNI
COMPRESI I FESTIVI
DALLE 10 ALLE 19:30

ACCETTAZIONE TELEFONICA NECROLOGIE
PAGAMENTO TRAMITE CARTA DI CREDITO: VISA, MASTERCARD, CARTA SÌ

FRANCO VANNI
MILANO. Una conversazione in
chat, fra un anonimo testimone presente nell’hotel Da Vinci
di Milano e una terza persona.
Uno scambio di messaggi risalente a lunedì 11 maggio, due
giorni dopo la morte di Domenico Maurantonio, il 19enne
padovano morto dopo essere
caduto dal quinto piano dell’albergo milanese, dove il giovane
si trovava in gita scolastica con
la sua classe. «Dei ragazzi di
una scuola di Padova sono venuti da noi in hotel — si legge
nella conversazione — di notte
si sono ubriacati e hanno deciso
di fare scherzoni». Si sarebbero
«messi a defecare per il corri-

LA RIVELAZIONE SU “CHI L’HA VISTO”
Il messaggio sulla fine di
Domenico (nella foto) è stato
rivelato ieri da “Chi l’ha visto?”

doio del quinto piano». Uno di
loro in particolare «per fare il figo decide di mettersi sul cornicione per farla dalla finestra...
Quindi si fa tenere per le braccia dagli amici e a un certo punto vola giù».
A mostrare le immagini dello schermo del telefonino su cui
sarebbe comparsa la conversazione è la trasmissione di Rai 3
“Chi l’ha visto?”. Questa inedita testimonianza — sulla cui validitá non si hanno al momento
riscontri né smentite ufficiali
da parte degli investigatori —
sembra confermare una delle
molte versioni trapelate negli
scorsi giorni. Quella cioè secondo cui i ragazzi avrebbero trasformato la notte milanese in

una festa alcolica poi degenerata. E sarebbe confermato anche il timore delle persone più
vicine a Domenico, cioè che gli
amici avrebbero partecipato allo “scherzo” che è costato la vita al ragazzo e che poi non ne abbiano fatto parola con nessuno.
«Gli amici non hanno detto
nulla a nessuno e sono tornati in
stanza. Il corpo è stato trovato il
mattino dopo», si legge nella
chat A dare forza all’ipotesi della festa alcolica è un altro particolare che emerge da fonti investigative: domenica 10 maggio, giorno del ritrovamento
del cadavere, nelle stanze degli
studenti la polizia sequestrò diverse bottiglie di superalcolici.
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CRONACA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

23

PER SAPERNE DI PIÙ
http://torino.repubblica.it
www.notav.info

Il processo

“Non ho mai istigato a lanciare molotov”
No Tav, Erri De Luca in tribunale a Torino risponde alle accuse di sabotaggio, circondato da una piccola folla di sostenitori
Con i pm minimizza e usa toni pacati: “Non sono un tribuno o un capo partito, ho solo prestato ascolto a cause giuste e necessarie”



OTTAVIA GIUSTETTI

OSTACOLARE

Ho usato il termine
sabotare nel suo
significato più ampio.
Come sinonimo di
ostacolare,
intralciare, impedire

TORINO. «Evidentemente no. Non ho mai
inteso dire che il sabotaggio della Tav dovesse passare attraverso il lancio di molotov. Ho usato il termine sabotare nel suo significato più ampio. Come sinonimo di
ostacolare, intralciare, impedire. Le cesoie? Anche le cesoie non servono». «Sono
utili a tagliare le reti?». «È evidente. Ma che
questo sia un atto di sabotaggio no, e se le
reti sono state messe in modo illegale, le cesoie che le tagliano ripristinano la legalità».
Lo scrittore Erri De Luca siede sul banco degli imputati la mattina del suo sessantacinquesimo compleanno. La piccola aula
del Tribunale di Torino è gremita di fotografi e giornalisti. Il pubblico è tutto No Tav.
Ci sono una ventina di sostenitori che hanno risposto all’appello lanciato durante il
Salone del Libro e indossano la t-shirt #iostoconerri. C’è l’amico e musicista Gianmaria Testa, e lo scrittore Fabio Geda. Ci sono gli editor di Feltrinelli. Le porte dell’aula restano aperte anche dopo l’ingresso del
giudice per evitare che buona parte del
pubblico sia costretto a rimanere fuori. Ma

chi ha viaggiato fin qui per ascoltare dichiarazioni esplosive rimarrà, alla fine, deluso. Lo scrittore napoletano interpreta la
parte di un imputato qualunque. Le sue parole sono misurate, il tono di voce pacato.
Minimizza il peso specifico delle sue dichiarazioni. Fa del suo meglio, nonostante
tutto, per lasciarsi alle spalle questo processo in cui è accusato di istigazione a de-

In aula, l’amico Gianmaria Testa
e gli editor di Feltrinelli
Qualcuno dei fan indossa
la t-shirt #iostoconerri
linquere in relazione alle violenze No Tav
per un’intervista rilasciata all’Huffington
Post il primo settembre del 2013. «La Tav
va sabotata — dichiarava allora lo scrittore
napoletano — ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa».

Ieri, invece, quelle «parole proibite» sono rimaste sullo sfondo. Fuori dal tribunale. Guardando sempre fisso davanti a sé De
Luca si è difeso: non c’è nesso tra le dichiarazioni e gli episodi di violenza intorno al
cantiere. «Non sono un tribuno o il capo di
un partito. Sono semplicemente uno scrittore che presta il suo piccolo diritto di ascolto ad alcune cause che ritiene giuste e necessarie, dalla Valle di Susa a Lampedusa».
Come dire: quella No Tav equivale a quella
dei pescatori che disobbediscono alle leggi
per salvare i migranti, dei lavoratori in sciopero che sabotano la produzione — lui che,
ricorda, è stato operaio vent’anni — così come dei volontari in Bosnia che hanno «sabotato» la guerra. I pm gli fanno due sole domande. Cosa intende per sabotaggio. E a cosa servivano le cesoie e le molotov. Lui risponde asciutto. Non si volta verso i magistrati né verso il giudice.
È più disinvolto quando sono i suoi avvocati a chiedere: «Ho istigato qualcuno a
commettere reati? Non mi risulta. Nessuno
mi ha mai attribuito questo potere. A parte, naturalmente, la procura di Torino. Se
istigo, istigo semmai alla lettura. Al massi-

mo alla scrittura». Dal pubblico si leva qualche applauso. «Si ricorda di aver mai detto
che il cantiere andava abbattuto?» «Al contrario: io ho espresso l’idea che quello non è
il Palazzo d’Inverno, che va preso con la forza, espugnato e cancellato. Quel cantiere è
come la città di Gerico, assediata da un coro di voci, ed è quel coro di voci che farà crollare le mura». I pm riprendono. Gli ricordano di aver preso parte ad altre iniziative dei
No Tav, in passato. Lo incalzano, ma lui minimizza ancora. Alberto Mittone, l’avvocato di parte civile per Ltf, gli mostra le foto di
un graffito che è comparso di recente sui
muri della città: è il disegno di una bottiglia
incendiaria con su scritto «Sabotav». «Non
ho mai visto questa immagine — risponde
lo scrittore — è un acronimo che non conosco». Il nodo del processo non è stabilire se
le opinioni dello scrittore siano giuste o sbagliate, ma è stabilire se con le sue dichiarazioni abbia avuto un ruolo nelle strategie
dei No Tav in quel 2013, quando gli attacchi al cantiere erano continui ed energici.
Ma lo scrittore non ci sta: «La parola esce dal
controllo di chi la pronuncia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SOLIDARIETÀ
Erri De Luca
insieme al
cantautore
Gianmaria Testa
che ieri era
all’udienza per
sostenere lo
scrittore,
imputato per
istigazione a
delinquere per le
sue dichiarazioni
in favore della
protesta No-Tav

ABBATTERE

“Mai detto che il
cantiere va abbattuto
come il Palazzo
d’Inverno, piuttosto
crollerà come le
mura di Gerico
COMMETTERE

Non ho mai spinto
nessuno a
commettere reati,
lo pensa solo la
procura. Semmai,
istigo alla lettura


L’INTERVISTA. 1 / ANTONIO PENNACCHI

L’INTERVISTA. 2 / MAURO COVACICH

“I giudici dovrebbero prendersela
con chi sfascia davvero i cantieri”

“Forse doveva essere più cauto
ha usato parole gravi ma legittime”

STEFANIA PARMEGGIANI

AURO Covacich osserva stupito il processo a Erri De Luca.
Non capisce come sia potuto finire in un’aula di tribunale.
Così come non comprende chi, in Italia e soprattutto in
Francia, lo difende invocando la libertà di opinione degli scrittori.
Covacich, cosa c’è di sbagliato in questa storia?
«È assurdo che un cittadino sia trascinato in tribunale perché
invita a boicottare la Tav mentre Salvini può chiedere che le ruspe radano al suolo i campi rom o accusare i migranti di essere terroristi».
Ha usato la parola cittadino, non scrittore.
«Gli intellettuali francesi hanno dato la propria solidarietà a De
Luca, impostando la loro difesa sulla libertà di espressione degli
scrittori. Così li si rinchiude in un recinto, paragonandoli a dei giullari a cui tutto è concesso. Al contrario, per uno scrittore la responsabilità della parola è tutto».
Quindi De Luca ha usato il termine sabotaggio in modo cosciente?
«L’ha sicuramente usato nella accezione che ha spiegato in aula. Non si è sbagliato e non si è tirato indietro».
Non doveva pensare a come le sue parole sarebbero state
accolte?
«Forse serviva più cautela, ma la reazione giusta sarebbe stata
quella del dibattito. Le sue parole possono considerarsi gravi, ma
attengono a una opinione legittima. Materialmente non ha commesso alcun atto criminale e considerarlo responsabile morale
delle azioni di altri è ridicolo».
(ste.p.)

M

O sono classe operaia e quindi favorevole a tutto quello

«I

che è tecnologia e progresso, perché senza non può esserci emancipazione. Alle fabbriche, agli inceneritori,
alle centrali nucleari… Figuriamoci se non sono favorevole all’Alta velocità, ma il processo a Erri De Luca è un’altra storia».
Antonio Pennacchi non ha simpatie per i No Tav, ma è stato
uno dei primi scrittori a essere solidale con De Luca.
Perché, se non condivide il boicottaggio?
«È una persona perbene, squisita e generosa. Sono legato
a lui da un profondo sentimento di gratitudine: quando mi sono affacciato al mondo delle letteratura mi ha aiutato, ha letto e recensito i miei libri. Non si è mai tirato indietro e, si badi, io non ero certo figlio della Roma bene».
Ma questa è una motivazione personale…
«Sono affezionato a Erri e lo difenderò sempre».
Riformulo la domanda. È giusto processare uno scrittore
per le parole che usa?
«Dipende da quello che dice e da quello che fa. In questo caso è assurdo. I giudici pensassero ad altro, ai reati veri. Per la
Tav si usassero altri mezzi».
Quali?
«Gli menassero quando vanno a rompere i c. al cantiere».
È una battuta?
«No, un conto è se sfilo in un corteo autorizzato e protesto
in modo pacifico. Un conto se devasto una città o un cantiere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio
Pennacchi


Io sono classe
operaia, sono
favorevole
all’Alta
velocità, ma
lo difenderò
sempre: i reati
veri sono altri



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro
Covacich


Materialmente
non ha
commesso
atti criminali,
ridicolo
ritenerlo
responsabile
morale



CRONACA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

25

PER SAPERNE DI PIÙ
www.testmagazine.it
www.repubblica.it

Il caso

San Giorgio

Analisi dell’Agenzia delle dogane: bottiglie vendute come purissime non rispettano i parametri Ue
I produttori replicano: non è vero. Ma intanto la materia prima di qualità inizia a scarseggiare

prezzo al litro (in euro)

3,74
prova d’assaggio

promosso

Cirio
100% italiano

Prima Donna
Lidl

Farchioni

prezzo al litro (in euro)

prezzo al litro (in euro)

prezzo al litro (in euro)

prezzo al litro (in euro)

7,11
prova d’assaggio

promosso

Monini
granfruttato
prezzo al litro (in euro)

7,68
prova d’assaggio

promosso

Carapelli
il Frantoio
prezzo al litro (in euro)

5,76
prova d’assaggio

bocciato

Sasso
classico
prezzo al litro (in euro)

6,25
prova d’assaggio

bocciato

De Cecco
classico
prezzo al litro (in euro)

6,14
prova d’assaggio

bocciato

Bertolli
Gentile
prezzo al litro (in euro)

5,76
prova d’assaggio

bocciato

prezzo al litro (in euro)

Santa Sabina
prezzo al litro (in euro)

6,53

6,53

4,19

5,76

prova d’assaggio

prova d’assaggio

prova d’assaggio

prova d’assaggio

prova d’assaggio

bocciato

bocciato

promosso

promosso

bocciato

5,32

Carrefour
classico

Pietro Coricelli
selezione

prezzo al litro (in euro)

prezzo al litro (in euro)

4,79

4,32
prova d’assaggio

prova d’assaggio

bocciato

bocciato

r.trinchieri@repubblica.it

“Finto extravergine
un olio su due”
l’ultimo scivolone
del made in Italy
Carapelli 100%
oro verde italiano

Antica Badia
Eurospin

CATERINA PASOLINI
ROMA. Una bottiglia su due di
olio extravergine di oliva in
realtà è «solo» vergine. Un prodotto ottimo, ma per i consumatori questa differenza nell’etichetta significa aver speso
Costa d’Oro
circa il 35 per cento in più riextra
spetto alla qualità reale acquiprezzo al litro (in euro)
stata.
6,71
Così denuncia un’inchiesta
di Enrico Cinotti per Test (ex
prova d’assaggio
Salvagente). La rivista ha fatpromosso
to analizzare dal laboratorio
chimico di Roma dell’Agenzia
delle dogane e dei monopoli, e
valutare dal Comitato di as- l’olio, in base al regolamento
saggio, venti bottiglie delle Cee, deve essere ottenuto per
grandi marche, declassando- estrazione con soli metodi
ne nove perché non conformi meccanici e rispettare una sein tutti i parametri fissati dalla rie di parametri chimici e ornormativa Cee. Ma i produtto- ganolettici: l’acidità (per esseri sotto esame non accettano la re extra non può superare gli
bocciatura: De Cecco, Bertolli, 0,8 per cento di grammi di proGentile, Carrefour, Santa Sa- dotto), la presenza di perossibina, Coricelli, Cirio, Carapelli di (al massimo 20, indicano il lie Lidl hanno infatti inviato una vello di ossidazione) e gli alchil
netta smentita, rivendicando, (valori chimici che indicano la
test rifatti alla mano, la qualità qualità dell’oliva). È sufficienextravergine dei loro prodotti. te che non sia rispettato uno soL’indagine nasce dall’annus lo dei parametri previsti, che
l’olio viene
horribilis che
declassato a
ha funestato il
“vergine” o
comparto: la I risultati sulla rivista
“lampante”.
mosca olearia “Test”. Dalla mosca
Ma il proe il maltempo
olearia al maltempo,
blema di cohanno dimezsa mettiamo
zato le produ- un annus horribilis
nell’insalazioni con evita o nella padenti ripercussioni sulla qualità e quantità sta resta, vista la carenza quedel prodotto. Una crisi così for- st’anno di materia prima itate che per la prima volta dal se- liana. Come si fa a garantire un
condo dopoguerra le scorte di buon prodotto in una pessima
extravergine potrebbero ter- stagione? «Fondamentale è
minare ad agosto, prima del- acquistare olio di qualità, anl’arrivo del nuovo olio. Stando che perché la miscela è il metoai conti fatti dagli esperti, a li- do prevalente di produzione
vello mondiale mancano al- extravergine. Bisogna stare
l’appello quest’anno 600 mila attenti, altrimenti in un’annatonnellate. «Per questo c’è il ti- ta come questa può arrivarti
more di frodi e contraffazioni. qualsiasi cosa». Così Zeffiron
Inchieste in corso parlano di Monini, il cui olio è stato proolio greco etichettato come ita- mosso assieme a quelli Farliano, di tonnellate di olio tuni- chioni, Conad classico, Antica
sino fatto passare per comuni- Badia Eurospin, Sagra classitario», sottolinea Cinotti. Tan- co, Costo d’oro Extra, San Giorto che Andrea Olivero, vicemi- gio, Carapelli, Coop e Colavita.
Ma quanto può o deve costanistro delle Politiche Agricole
e forestali, ammette: «Dobbia- re un litro di extravergine 100
mo vigilare per evitare che i per cento italiano, consideranproduttori siano attratti da fa- do che al campo un chilo di olio
cili scorciatoie dannose per il è stato pagato mediamente
sui 5 euro? «Non meno di otto
consumatore».
Non è certo il caso di queste euro, come prezzo base al netventi bottiglie prese in esame, to di offerte. Quelli sui quattro
tutte di ottima qualità. Solo sono prodotti border line, riche per essere extravergine spettano magari tutti i para-

Sagra
classico
prezzo al litro (in euro)

5,57
prova d’assaggio

promosso

Conad
classico
prezzo al litro (in euro)

4,59
prova d’assaggio

metri di legge ma di sicuro non
sono di qualità» spiega Gilberto Grimelli, agronomo, direttore di Teatronaturale.it, portale di riferimento per gli appassionati di olio. Secondo dati elaborati da Unaprol (consorzio olivicolo italiano che raccoglie più di 120 mila piccole
aziende) nel 2014 sono stati
venduti nella grande distribuzione 154 milioni di litri di extravergine, per un valore di
634 milioni di euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

promosso

Coop
prezzo al litro (in euro)

5,09
prova d’assaggio

promosso

Colavita
100% italiano
prezzo al litro (in euro)

6,24
prova d’assaggio

promosso

Monini
classico
prezzo al litro (in euro)

6,63
prova d’assaggio

promosso

BANDO DI GARA
STAZIONE APPALTANTE: COMUNE DI LONIGO (VI) Via Castelgiuncoli, 5. CF
00412580243 IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO: ing. Tiso Antonio
OGGETTO: Concessione del servizio di illuminazione pubblica per i Comuni di Lonigo
(VI) e Cazzano di Tramigna (VR) CIG: 62248160AB CUP: E19D14001390004. TIPO
DI PROCEDURA: Aperta LUOGO DI ESECUZIONE: Comuni di Lonigo (VI) e
Cazzano di Tramigna (VR) IMPORTO A BASE D’ASTA: euro 6.267.546,00=
CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE: Offerta economicamente più vantaggiosa
DURATA DEL CONTRATTO: 18 anni TERMINE ULTIMO PER LA RICEZIONE
DELLE OFFERTE: 07/09/2015 Tutta la documentazione di gara è scaricabile dal sito
internet del Comune: www.comune.lonigo.vi.it Lonigo, 6 maggio 2015
IL RESPONSABILE DI SERVIZIO Pilotto arch. Luciano

Costa
d’Oro
prezzo al litro (in euro)

6,71
prova d’assaggio

promosso
Inchiesta di Enrico
Cinotti per la rivista Test

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

26

Economia

CONTATTI
SEGRETERIA_ECONOMIA@REPUBBLICA.IT
WWW.REPUBBLICA.IT

FINANZA&MERCATI

FTSE MIB + 0,25% ▲ DOW JONES - 0,15% ▼ EURO DOLLARO 1,1092 ▼ PETROLIO BRENT 65,03 $ AL BARILE ▲ TASSI ITALIANI A 10 ANNI 1,85% ▲

IL PUNTO
FEDERICO RAMPINI

Scandalo cambi
Multa da 5,6 miliardi
di dollari a 5 banche
ma non pagano
i veri colpevoli
Patteggiano Jp Morgan, Rbs, Barclays
Citigroup e Ubs evitando così
processi e carcere per i manager

L’Eni, l’Italia e il petrolio
Descalzi: “Torniamo in Iran
restiamo in Libia e in Russia”
Missione a Teheran per rinegoziare crediti da 800 milioni e preparare il dopo sanzioni
“L’Europa diventi un mercato unico dell’energia: avremo meno costi e meno emissioni”

LA FANTASIA dei nomi gli
mancava, non trovarono di
meglio: “The Cartel”, decisero di
chiamarsi quando formarono il
loro cartello oligopolistico. Dal
2007, per anni truccarono uno
dei più grossi mercati del
mondo: le operazioni sui cambi.
Ora le cinque banche
protagoniste hanno ammesso la
loro colpevolezza, e sono state
colpite da una sanzione record.
5,6 miliardi di dollari,
equamente ripartiti fra
indennizzi alle loro vittime, e
una multa da 2,5 miliardi che
entrerà nelle casse del Tesoro
americano. I reprobi sono due
colossi di Wall Street, JP Morgan
Chase e Citigroup, e due di
Londra, Barclays e Royal Bank of
Scotland. Il quinto è la svizzera
Ubs che però se la cava con un
castigo più lieve: perché è lei ad
avere svuotato il sacco per
prima, rivelando l’entità della
truffa agli inquirenti Usa. Lo
scandalo è immenso, vista
l’importanza del mercato dei
cambi che muove transazioni
per 5.300 miliardi dollari ogni
giorno. Si tratta di una congiura
criminale alla pari con quella che

MINISTRO
Scandalo
Libor, Loretta
Lynch,
segretario
alla Giustizia
Usa ha
sconfitto
le banche
manipolò il tasso Libor. «Una
sfrontata esibizione di raggiri e
collusioni», l’ha definita la nuova
ministra della Giustizia Loretta
Lynch. Sugli scambi tra euro e
dollaro, i trader di queste
banche usavano una chat-room
e un linguaggio cifrato. Ma la
severità esemplare della pena
non è una garanzia che la
malapianta sia estirpata.
Dopotutto le banche hanno già
pagato molto, per questo genere
di indagini su varie
malversazioni, compresi i mutui
subprime. La loro attitudine a
delinquere non sembra scalfita.
La ragione? Le multe le pagano
prima gli azionisti, poi i clienti
attraverso un aumento dei costi.
Non uno dei banchieri
responsabili è finito o finirà in
carcere. La scelta di patteggiare
pene pecuniarie, è una certezza
d’immunità perpetua per i veri
colpevoli. Si sta rivelando come il
vero limite della giustizia
americana. In nome
dell’efficienza, della velocità, e
nell’interesse del contribuente,
il governo Usa massimizza
l’incasso di multe e i titoli sui
giornali. Ma non costituiscono
un disincentivo per i chief
executive, i cui bonus
continuano a salire indisturbati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FABIO BOGO
ANDREA GRECO

AL TIMONE
Claudio Descalzi, all’Eni
dal 1981 e da maggio 2014
amministratore delegato



IL GREGGIO

Il crollo ha chiuso
l’epoca dell’Opec.
Ora contano di più
domanda e offerta:
una curva a W con
rialzi e cali rapidi
legati allo shale oil
LA BOLLETTA

L’energia costa cara
perché l’Europa ha
28 mercati: bisogna
unire infrastrutture
e coordinarsi con
Usa e Cina sui fossili
più inquinanti



ROMA.Dietro la scrivania dell’amministratore delegato dell’Eni Claudio
Descalzi, nella sede dell’Eur a Roma,
c’è una mappa che indica i paesi con
maggior rischio geopolitico nel mondo. Il Cane a sei zampe è presente in
tutte quelle zone segnate con il colore rosso. Sono le più instabili: guerre
civili, terrorismo, tensioni con le nazioni vicine. Ma da lì arrivano le risorse energetiche italiane, e quella frontiera dev’essere difesa. Per questo il
manager coopera con il governo per
una pacificazione in Libia, per questo
l’Eni è stata la prima compagnia a tornare — a sorpresa — anche in Iran.
«Sono andato a Teheran — spiega
Descalzi — due settimane fa, primo
amministratore delegato di un gruppo petrolifero, per sbloccare i nostri
crediti commerciali (circa 800 milioni di euro, ndr). Abbiamo lavorato duramente durante l’embargo per arrivare a questo risultato, e nel bilancio
2015 dovremmo trasformare quel
contenzioso in barili, che faranno parte ufficiale della nostra produzione».
Se si chiude la partita delle sanzioni l’Iran torna sul mercato
del petrolio. Ma i suoi contratti
di sfruttamento di tipo buy
back penalizzano le compagnie straniere. Come procede
la preparazione dei nuovi contratti?
«Loro hanno voglia di collaborare
e uscire da questa situazione. Vediamo se e come saranno tolte le sanzioni: è evidente che il Paese può riprendere ad attrarre investimenti se fa
cassa col petrolio. A mio avviso entro
fine anno Teheran potrebbe proporre una nuova forma di contratti, più
simile agli standard internazionali e
meno penalizzante per gli operatori
e le major petrolifere. Se Teheran fa
questo passo, e credo che ne abbia
l’interesse, potrebbe essere la svolta».
Il ritorno dell’Iran permetterebbe di bilanciare altri fronti
potenzialmente fragili e rischiosi, tra cui soprattutto la
Libia. Proprio due giorni fa il
Pentagono ha ammesso che in
Libia l’Is ha ormai una presenza operativa, un hub da cui pianificare attacchi in Europa e
Africa. Fino a quando riuscirete a mantenere, unici al mondo, la produzione?
«Siamo in Libia e intendiamo restarci, nonostante le minacce del terrorismo. Le nostre piattaforme offshore sono a 120 chilometri dalla costa, e per quegli impianti non abbiamo timori sulla sicurezza. Diverso è il
caso delle infrastrutture che abbiamo a terra. Il pozzo di Abu-Attifel è
chiuso da un anno e mezzo, gli altri invece lavorano. Per ogni struttura abbiamo aumentato però gli standard
di protezione e predisposto un piano
di fuga del personale».
Ora però la Ue e l’Onu pensano
ad azioni mirate a frenare gli

IL PRECEDENTE

LA PRIMA INTESA CON LO SCIÀ DI PERSIA
Nel 1957 l’Eni siglò un accordo con la società di Stato
iraniana Nioc. Nella foto, da sinistra, il fondatore
Enrico Mattei con lo scià di Persia, Reza Palhavi
scafisti libici, con possibili interventi militari. Qual è il ruolo che deve giocare il governo
Renzi?
«Speriamo che questo non complichi la situazione. Io credo che l’Italia
debba insistere nel perseguire una
soluzione negoziale e diplomatica e
continuare, come fa da un anno, a favorire il dialogo interno alle fazioni,
per giungere ad un governo di unità
nazionale. Al netto della presenza
terrorista, la Libia è un paese unificato da 80 anni. Purtroppo questa situazione è nata da una forzatura
esterna, e non certo dal popolo libico.
Ora dobbiamo trovare nuove soluzioni diplomatiche. E l’Italia, sul fronte
politico e su quello dei migranti, deve
essere aiutata dall’Europa».
Anche la Russia è ormai un
mercato instabile per l’Eni.
«Anche se in Europa il mercato

spot del gas è cresciuto molto, per noi
il gas russo resta al momento insostituibile, anche perché potenzialmente è il meno caro di tutti. Sul petrolio
russo invece siamo fermi a causa delle sanzioni. Per Putin è chiaro che
l’Europa non può fare a meno del gas
russo, che potenzialmente è il meno
caro di tutti: ma anche che anche la
Russia non può fare a meno dei contratti europei».
Nel frattempo l’Italia paga il
gas russo di Gazprom un prezzo di circa il 10% più alto di
quanto paga la Germania. È un
affare o un costo marciare divisi in Europa?
«L’Europa ha bisogno di un vero
mercato dell’energia, perché produce appena il 35% di quello che consuma. Oggi abbiamo 28 mercati separati, senza una cornice unica, senza
infrastrutture interconnesse. Ad

esempio le condotte che portano il
gas in entrata in Italia non sono attrezzate per il tracciato inverso, e così due possibili esportatori come Italia e Spagna sono isolati dal resto
d’Europa. Questo porta a costi dell’energia sempre più alti. E apre inoltre
le porte ai combustibili più economici come il carbone. Che però è il più inquinante. Il governo italiano sta facendo moltissimo per l’unione energetica, Roma si è mossa molto sulla
diversificazione delle fonti, l’interconnessione dei tubi e l’unificazione
del sistema regolatorio. L’obiettivo,
oltre a far pagare meno l’energia, è
quello di ridurre le emissioni, anche
con una nuova tassazione sulle materie più inquinanti, e con la chiusura coatta delle centrali che non soddisfano certe performance. Ci vuole
però una pressione su Usa e Cina, perché l’Europa da sola vale il 10% delle

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015
I PEGGIORI

IERI

FTSE MIB..........................23772,61
FTSE IT ALL .....................25373,69
FTSE IT STAR..................25500,54
FTSE IT MID ....................33748,34
COMIT .................................1299,26
FUTURE ............................23770

(+0,25%)
(+0,27%)
(+0,39%)
(+0,50%)
(+0,51%)
(+0,28%)

PRINCIPALI TITOLI DEL MERCATO AZIONARIO

FTSE MIB
Var.%
MONTE PASCHI SI. .........................................-6,52
AZIMUT .............................................................-5,01
AUTOGRILL ......................................................-2,25
SNAM.................................................................-1,61
UNIPOLSAI .......................................................-1,20

TITOLI DI STATO
RENDIMENTO
BTP (10 ANNI) ........................................1,85%
SPREAD SUL BUND ...............................123
I MIGLIORI

FTSE MIB
Var.%
STMICROELECTR. ............................................2,12
EXOR....................................................................2,01
BANCA GENERALI............................................1,89
ENEL.....................................................................1,43
RCS MEDIAGROUP..........................................1,30

TITOLO
A2A.....................................................................1,096
ANSALDO STS.................................................9,380
ATLANTIA......................................................23,500
AUTOGRILL......................................................8,465
AZIMUT ..........................................................27,320
BANCA GENERALI.......................................33,360
BANCO POPOLARE.....................................15,460
BCA POP.MILANO..........................................0,955
BUZZI UNICEM.............................................14,490
CAMPARI ..........................................................7,205
CNH INDUSTRIAL...........................................8,020
ENEL...................................................................4,400
ENEL GREEN PW .............................................1,724
ENI....................................................................16,790
EXOR ...............................................................44,690
FCA-FIAT CHRYSLER AUT. ........................14,170
FERRAGAMO ................................................28,130
FINMECCANICA...........................................11,470
GENERALI ......................................................18,050
INTESA SANPAOLO.......................................3,350
LUXOTTICA ...................................................61,400
MEDIASET ........................................................4,650

PR. RIF €
0,27
-1,18
-2,25
-5,01
1,89
0,13
1,06
-0,21
0,50
1,43
-0,69
0,30
2,01
1,21
-1,09
-0,43
0,28
0,24
1,07
0,56

TITOLO
MEDIOBANCA ................................................9,495
MEDIOLANUM................................................8,400
MONCLER......................................................17,550
MONTE PASCHI SI..........................................9,675
PIRELLI & C.....................................................15,440
POP.EMILIA ROMAGNA...............................7,995
PRYSMIAN.....................................................20,810
RCS MEDIAGROUP ........................................1,244
SAIPEM...........................................................12,450
SNAM.................................................................4,514
STMICROELECTR............................................7,450
TELECOM IT .....................................................1,130
TENARIS .........................................................13,320
TERNA ...............................................................4,352
TOD’S..............................................................84,500
UBI BANCA.......................................................7,655
UNICREDIT.......................................................6,495
UNIPOLSAI.......................................................2,470
WORLD DUTY FREE ....................................10,140
YOOX ..............................................................29,900

BORSE EUROPEE
PR. RIF €
0,16
1,20
-0,40
-6,52
0,32
0,69
-0,95
1,30
0,40
-1,61
2,12
0,89
0,15
-1,05
1,26
0,53
0,23
-1,20
-0,10
-0,03

PAESE/INDICE

VALUTE
20-05

VAR.%

AMSTERDAM (AEX)....................................501,90
BRUXELLES-BEL 20 ..................................3752,09
FRANCOFORTE (XET DAX)..................11848,47
FTSE EUROTRACK 100 ............................3222,99
LONDRA (FTSE 100).................................7007,26
MADRID IBEX35 .....................................11574,10
OSLO TOP 25 ................................................588,50
PARIGI (CAC 40) ........................................5133,30
VIENNA (ATX) ............................................2652,40
ZURIGO (SMI).............................................9319,90

+0,54
+0,28
-0,04
+0,57
+0,17
+0,66
-0,03
+0,31
+0,37
+0,26

BORSE INTERNAZIONALI
PAESE/INDICE

20-05

VAR.%

DJ STOXX EURO...........................................380,27
HONG KONG HS.....................................27585,05
JOHANNESBURG...................................45912,93
NEW YORK (S&P 500) ..............................2125,85
NEW YORK (DJ IND.) .............................18285,40
NASDAQ COMP. .......................................5071,74
SINGAPORE ST ..........................................3442,85
SYDNEY (ALL ORDS)................................5614,00
TOKIO (NIKKEI) .......................................20196,56

+0,25
-0,39
-0,06
-0,09
-0,15
+0,03
-0,32
-0,10
+0,85

CORONA DK ...................................................7,4598
CORONA N......................................................8,3975
CORONA S.......................................................9,2927
DOLLARO AUS...............................................1,4070
DOLLARO CDN ..............................................1,3578
DOLLARO USA...............................................1,1118
FRANCO CH ....................................................1,0429
STERLINA UK ..................................................0,7157
YEN J ............................................................134,4300

+0,011
+0,515
-0,221
+0,307
-0,294
-0,555
+0,086
-0,852
+0,052

ORO E MONETE AUREE
20 MAGGIO
ORO MILANO (EURO/GR.)
ORO LONDRA (USD/ONCIA)
ARGENTO MILANO (EURO/KG.)
PLATINO MILANO (EURO/GR.)
PALLADIO MILANO (EURO/GR.)
20 MAGGIO
STERLINA (V.C)
STERLINA (N.C)
STERLINA (POST.74)
KRUGERRAND
MARENGO ITALIANO

MATTINO
SERA
35,30
35,40
1.206,75
1.210,50
526,93
35,10
23,77
DENARO LETTERA
253,53
280,44
258,72
290,51
258,72
290,51
1.069,49
1.135,23
201,92
215,88

Telecom apre a Enel per la fibra
e rilancia: “700 milioni in 40 città”
Patuano: “ Con il piano di
riassetto degli immobili
200 milioni di risparmi”
Recchi: “Per la rete non
abbiamo preconcetti su un
cammino insieme ad altri”
CARLOTTA SCOZZARI

GLI IMPIANTI
Un impianto dell’Eni,
società fondata nel 1953 da
Enrico Mattei e che oggi
opera in 83 paesi

emissioni mondiali di Co2».
Il barile di petrolio intanto dopo aver toccato minimi storici,
sta iniziando una progressiva
risalita. Ed il prezzo sembra
tornato a una notevole volatilità. Siete preoccupati?
«Sul mercato si è chiusa una stagione, quella nella quale l’Opec era il
dominus solitario. Con lo shale oil ricavato da una moltitudine di produttori indipendenti americani il petrolio ha trovato un nuovo protagonista:
80mila pozzi nel mondo, 39mila di
shale oil. Questa nuova produzione
ha rappresentato nel 2014 3,5 milioni di barili al giorno, un milione di barili al giorno in più rispetto al 2013,
ha cambiato il mercato e il potere dell’Opec di fare i prezzi. Adesso qualcuno dice che i produttori indipendenti
stanno per saltare, oppressi da 80 miliardi di dollari di debiti. Ma si sotto-

ordini per il primo bond
nella storia della Rai che ieri
ha collocato con successo
350 milioni di obbligazioni,
raccogliendo un notevole
interesse da parte del
mercato. Le richieste sono
volate a 1,8 miliardi di euro,
fino a circa cinque volte
l’offerta. L’emissione ha
durata quinquennale e
paga una cedola dell’1,5%
annuo, con un rendimento
attorno all’1,65%. «Siamo
estremamente soddisfatti
del risultato», ha
commentato il dg Luigi
Gubitosi.

valuta la capacità americana di rinnovare le tecnologie e di renderle più
economiche e più competitive».
Quindi prevede un nuovo aumento dei prezzi?
«Io non credo ai cartelli, penso che
il mercato si regolerà da solo. La domanda però sta salendo, e la produzione non la segue, perché ci sono tagli negli investimenti. Negli Usa i
pozzi sono scesi da 1.600 a 600. Per
questi motivi il prezzo del greggio è
risalito: io prevedo movimenti di rialzo e ribasso rapidi, una sorta di curva
a W».
In Italia c’è spazio per gli idrocarburi shale, estratti dagli scisti rocciosi?
«Non ci sono le condizioni geografiche. Però possiamo andare avanti
sulle esplorazioni tradizionali».
Ma lo sblocca-Italia vi darà la
possibilità di usare le trivelle
ovunque?
«La legge adesso semplifica tempi
e procedure, che prima erano da tre
a quattro volte superiori alla media
mondiale. Operiamo in Basilicata e
in Sicilia, dove abbiamo progetti lontani dalle coste. Non c’è rischio di impatto ambientale»
Di Eni recentemente si è occupata anche la magistratura,
con accuse di tangenti e corruzione in Algeria e Nigeria. A
che punto sono le inchieste giudiziarie?
«La magistratura sta lavorando.
Noi abbiamo fatto le nostre verifiche
e siamo sereni su entrambi i dossier.
Dalle verifiche interne e condotte da
studi legali Usa non è emersa per Eni
nessuna condotta illecita o corruttiva».
Può dire lo stesso per la controllata Saipem?
«Su Saipem Eni non aveva il controllo reale delle commesse, essendo
una società quotata e separata, benché la finanziamo al 100%. Vedremo
se in futuro sarà ancora così».

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IL COLLOCAMENTO

Il primo bond Rai
è andato a ruba
ROMA. Overbooking di

MILANO. Sfumato (per ora) l'ingresso in Metroweb, Telecom
Italia cerca in Enel una sponda
per il piano del governo per la
banda ultralarga, nel quale la società controllata dal Tesoro dovrebbe giocare un ruolo di primo
piano. «Considero la collaborazione con Enel una grande opportunità anziché una minaccia», ha detto ieri l'ad di Telecom,
Marco Patuano, rispondendo a
un azionista in assemblea. «Su
queste iniziative imprese come
Telecom, Enel o le grandi municipalizzate devono fare sistema.
Noi già stiamo collaborando con
Enel: fu il primo soggetto che cercammo quando partimmo con la
fibra per la sua estrema capillarità sul territorio».
Intanto, la società va avanti da
sola sulla banda ultralarga. Ieri
Patuano ha svelato che gli investimenti in quest’area, entro il
2017, saranno di 650-700 milioni, e non di 500 come già indica-

SKY PRESENTA L’ONLINE TV BOX: I PROGRAMMI ARRIVANO VIA INTERNET
Saranno fruibili sulla tv i pacchetti che la società rende visibili solo
su Pc e Tablet con Sky Online (in foto, l’ad di Sky Andrea Zappia)
to, per coprire 40 città. Mentre è
toccato al presidente Giuseppe
Recchi spiegare perché non siano andate a buon fine le trattative su Metroweb, la società della
banda larga controllata da Cdp e
F2i. «Non abbiamo preconcetti –
ha detto Recchi - rispetto all'idea
di intraprendere un cammino comune con altri soggetti. Le condizioni di questo cammino devono però poter creare maggiore
valore per gli azionisti. Non ci
può essere chiesto di rinunciare
a essere quello che siamo. Quando si tratta di costruire e gestire

reti di telecomunicazioni non siamo secondi a nessuno». E a proposito della rete Patuano ha puntualizzato che il suo valore «ricostruito sulla base della delibera
dell’Agcom è di 14,9 miliardi ed
è coerente con le tariffe regolamentate previste dall’authority.
Trovo bizzarro che si dica che sia
sbagliato». Il riferimento era a
Franco Bassanini che aveva ipotizzato una sopravvalutazione
della rete: «Non ho dato e non intendo dare giudizi sui bilanci di
Telecom - ha precisato il presidente Cdp - ho solo parlato della

legittima preoccupazione di Telecom di salvaguardare il valore
della rete in rame che potrebbe
essere eroso da una rapida estensione delle reti in fibra».
Tra i temi caldi affrontati in assemblea, il piano di razionalizzazione degli immobili del gruppo,
che, dopo essere già stato al centro di un acceso confronto in consiglio, domani sarà all’attenzione di un nuovo cda. Si tratterà, ha
precisato Recchi, di un appuntamento di tipo «informativo perché nei cda precedenti il tema
non ha avuto spazio sufficiente».
Patuano ha spiegato che dal
2017 il piano di razionalizzazione comporterà un risparmio di
200 milioni l’anno. Nell’ambito
del progetto, ha detto Patuano,
«abbiamo aperto un percorso di
ricerca su un'importante area
dove concentrare a Roma 5mila
persone. Abbiamo invitato tutti i
soggetti potenzialmente interessati». Il gruppo Caltagirone
nel frattempo ha smentito di
avere formalizzato un’offerta al
consiglio di Telecom.
Ieri l’assemblea dei soci, cui ha
partecipato il 57,13% del capitale, ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno, tra cui il bilancio, il nuovo collegio sindacale, la fusione di TI Media e l’aumento di capitale a servizio dell’obbligazione convertibile da 2
miliardi.
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ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per la Puglia

AVVISO DI APPALTO AGGIUDICATO
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 58 del 20/05/2015 V^ Serie Speciale “Contratti pubblici” è stato
pubblicato l’esito di gara relativo alla sottoindicata procedura aperta:
Oggetto: TORNATA DI GARE RELATIVA A STRADE STATALI TUTTE DI COMPETENZA DEL
COMPARTIMENTO ANAS PUGLIA - APPALTO TRIENNALE 2015-2016-2017 - SERVIZI DI
PRONTO INTERVENTO E LAVORI DI MANUTENZIONE NON PROGRAMMABILI:
BALAV033-14 - CODICE CIG 5970185085 - CUP F26G14000490001
Importo netto aggiudicato: € 1.115.881,24 (comprensivo € 77.615,46 per oneri di sicurezza)
BALAV034-14 - CODICE CIG 5970362295 - CUP F26G14000500001
Importo netto aggiudicato: € 1.119.571,16 (comprensivo € 77.615,46 per oneri di sicurezza)
BALAV035-14 - CODICE CIG 5970374C79 - CUP F76G14000700001
Importo netto aggiudicato: € 618.453,40 (comprensivo € 55.760,10 per oneri di sicurezza)
BALAV036-14 - CODICE CIG 597038558F - CUP F76G14000690001
Importo netto aggiudicato: € 498.204,74 (comprensivo € 45.621,10 per oneri di sicurezza)
BALAV037-14 - CODICE CIG 5970391A81 - CUP F66G14000490001
Importo netto aggiudicato: € 711.809,19 (comprensivo € 61.824,50 per oneri di sicurezza)
BALAV038-14 - CODICE CIG 5970396EA0 - CUP F16G14000730001
Importo netto aggiudicato: € 710.863,38 (comprensivo € 61.824,50 per oneri di sicurezza)
Categoria di servizi 1 - attività principale ex art. 14, comma 3, del D.L.vo 163/2006 “Servizi di manutenzione e riparazioni” - Categorie accessorie dei lavori: OG 3 - OS12A.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al Compartimento della Viabilità per la Puglia BARI - U.O. gare e Contratti - Viale Einaudi 15 - tel. 080-509111.
IL DIRIGENTE AMMINISTRATIVO
Dott. Saverio CALABRESE
VIA L. EINAUDI, 15 - 70125 BARI
Tel. 080/5091111 - Fax 080/5091437 • sito internet www.stradeanas.it

AUTORITA’ PORTUALE
DI TARANTO
Porto Mercantile – Ind. Post.: Cas. Post. Aperta – Taranto
Succ. 2 – 74123 Taranto Tel. 099/4711611 Fax 099/4706877

Società con Unico Socio,
soggetta all’attività di direzione
e coordinamento
dell’Automobile Club d’Italia
Via Fiume delle Perle n. 24
00144 – Roma

Affidamento di appalto ex art. 53, co. 2, lett. a) del
D.lgs. 163/2006 per l’esecuzione dei lavori di
“Riqualificazione della banchina e dei piazzali in
radice del Molo Polisettoriale – adeguamento
Area Terminal Rinfuse” presso il Porto di Taranto.
Criterio di selezione delle offerte: prezzo più
basso ex art. 82 del D.lgs. 163/2006. Durata:
giorni 300. Importo complessivo posto a base di
gara: 13.888.179,13.
Termine ultimo per il ricevimento delle
manifestazioni di interesse: ore 13:00 del
25.5.2015. RUP: ing. Gaetano INTERNO’.
L’avviso pubblico è stato pubblicato sulla G.U.U.E.
2015/S 093-166528 del 15.5.2015 e sulla G.U.R.I.
V S.S. n. 57 in data 18.5.2015. L’avviso e la relativa
documentazione sono reperibili sul sito
dell’Ente
oppure presso gli uffici dell’Autorità Portuale.

Con riferimento alla gara a procedura aperta
indetta con bando pubblicato nella GUUE, Serie
S, n. 127 del 05/07/2014 e nella GURI, 5a Serie
Speciale – Contratti pubblici, n. 76 del 07/07/2014,
e relativi avvisi di rettifica, si comunica che ACI
Informatica in data 1° aprile 2015, ha
definitivamente aggiudicato l’appalto relativo ai
servizi bancari e finanziari per la durata di 36 mesi.
Il criterio di scelta utilizzato è stato quello del
prezzo più basso. È pervenuta un’unica offerta.
La gara è stata aggiudicata all’RTI composto da
Intesa Sanpaolo S.p.A. e da Setefi S.p.A., per un
valore massimo totale dell’appalto di 4.860.000,
in relazione ai prezzi unitari offerti per singola
tipologia di operazione. L’avviso di aggiudicazione
è pubblicato sulle Gazzette Ufficiali UE e della
Repubblica Italiana alle quali è stato inviato in data
8 maggio 2015, nonché sul profilo del
committente e sui siti informatici di cui all’art. 66
del D.Lgs. 163/2006.
Il Direttore Generale
Ing. Mauro Minenna

AVVISO PER ESTRATTO ESITO DI GARA
CIG 5823264578

ECONOMIA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.nomisma.it
www.censis.it

La casa
I NUMERI

29

Mezzo milione in cerca di affitto
Studio Censis-Nomisma: la domanda è in crescita ma canoni alti e scarsi incentivi bloccano il mercato

30%

ROSARIA AMATO

SUL REDDITO
Per 2,3 milioni di
famiglie il costo
del fitto supera
il 30% del reddito

ROMA.Ai proprietari l’affitto non
conviene perché le tasse sono eccessive e il rischio morosità spaventa, ai potenziali inquilini
nemmeno perché gli affitti sono
troppo alti e i vari “fondi” di sostegno per la casa sono concentrati in prevalenza sugli aspiranti acquirenti. Risultato: «Il tema
della locazione residenziale è diventato marginale negli ultimi
anni. La locazione è vista come un
tema di assistenza e non di investimenti», rileva Mario Breglia,
presidente della Sidief, la società
immobiliare controllata dalla
Banca d’Italia che ha organizzato
ieri a Roma il convegno “Investire sulla casa”. Peccato perché agli
attuali 4,4 milioni di famiglie in
affitto si potrebbero aggiungere

40,1%
IL QUINTILE
Il 40,1% delle famiglie
in affitto appartiene
al quintile più povero
della popolazione

70 mila
GLI SFRATTI
Quelli che sono stati
emessi in Italia nel
2013 contro i 40
mila del 2001

LA VERTENZA/ SINDACATI VERSO LO SCIOPERO

Esuberi Whirlpool a 2060
Il governo: “Inqualificabile”
ROMA. La vertenza Whirlpool si complica: sfumate
le aperture intraviste nei giorni scorsi, ieri, nell’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico la multinazionale ha presentato un piano di ristrutturazione che aumenta di 480 unità gli esuberi già previsti dal vecchio progetto industriale arrivando così ad un totale di 2.060 tagli
sui 6.700 dipendenti occupati negli stabilimenti italiani. A quelli previsti per
gli operai si sono quindi aggiunti gli esuberi degli impiegati,
Un progetto che i sindacati rifiutano
e giudicano «irresponsabile» e sul quale - Fiom in testa - pensano ad uno sciopero generale dell’intero gruppo. Ma lo
scontro divampa anche fra la multinazionale e il governo, costretto, dopo oltre un mese dall’avvio della trattativa, a registrare un passo indietro e un
peggioramento delle condizioni. Federica Guidi,
ministro dello Sviluppo economico, si è detta «delusa e preoccupata»: il progetto Whirlpool è «inqualificabile», ha commentato , perché «il taglio di
un terzo della forza lavoro non può compensare gli
aspetti positivi del piano come gli investimenti per
mezzo miliardo di euro e il trasferimento in Italia di
alcune linee di produzione attualmente all’estero».

IL MINISTRO
Federica Guidi
è responsabile
dello Sviluppo
economico

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L’OPERAZIONE/ INVESTIMENTO DA 85 MILIONI

Fedrigoni rileva Arjo Wiggins
re delle banconote in Brasile
MILANO. Il gruppo Fedrigoni, proprietario del
marchio Fabriano e unico produttore italiano di
carta per banconote accreditato dalla Bce per la
produzione della carta filigranata dell’euro, si
compra per 85 milioni di euro il 100% della controllata brasiliana di Arjo Wiggins.
La preda della società veronese è il
monopolista nella produzione di carta per banconote, carte di sicurezza e
carte speciali. Con l’operazione Fedrigoni, già presente nel Paese con
Arconvert Brasil, diventa il leader in
Sud America di questa nicchia ad alto valore aggiunto. Il fatturato di Arjo
Wiggins Ltda è stato, nel 2014, di circa 70 milioni, e sta crescendo in questi mesi.
«L’operazione s’inquadra nel piano di crescita e
sviluppo internazionale che il gruppo persegue
da anni e ci consente di prevedere un fatturato
2016 di oltre un miliardo di euro, per il 70% realizzato sui mercati esteri contro il 64% attuale»,
ha detto Claudio Alfonsi, ad di Fedrigoni. Nei mesi scorsi il gruppo scaligero aveva rilevato Gpa
negli Stati Uniti, e avviato nell’autunno 2014 il
processo di quotazione a Piazza Affari, poi rimandato per le avverse condizioni di mercato.
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L’AD
Claudio Alfonsi,
amministratore
delegato della
Fedrigoni, che
produce euro
per la Bce

almeno altre 500.000 persone, se
ci fossero le condizioni, osserva
Breglia, suggerendo la potenziale platea: «giovani che cercano
una casa in città per periodi brevi, immigrati inseriti nel mercato
del lavoro e una forte mobilità

presente anche in Italia». Studenti, lavoratori, immigrati e famiglie si arrangiano come possono al momento: gli immigrati stipati in case spesso sovraffollate
(una condizione che riguarda, secondo l’Istat, il 41 per cento delle

famiglie di soli stranieri), gli italiani schiacciati da canoni che
vanno ben oltre il 30 per cento del
reddito, percentuale che convenzionalmente rappresenta la soglia di sostenibilità. Tanto che chi
non ce la fa più a pagare finisce
per strada: si è passati dai 40.000
sfratti annui del 2001 agli oltre
70.000 del 2013.
È vero che la corrispondenza
tra bassi redditi e affitti è aumentata negli ultimi 20 anni: il rapporto Censis-Nomisma presentato al convegno rileva come le famiglie del “primo quintile” (20
per cento con entrate più basse)
costituiscono il 40 di quelle in locazione mentre nel 1991 erano al
33 per cento; di contro, è in affitto solo il 6,2 per cento del quintile più ricco. I nuovi inquilini sono
soprattutto giovani, con il princi-

pale percettore di reddito sotto i
35 anni: nel 2007 era in affitto il
26 per cento, nel 2013 la quota è
arrivata al 32 per cento. Una fetta di popolazione che, per quanto
minoritaria (costituisce appena
il 18 per cento delle famiglie),

Solo il 18% delle famiglie
italiane è in locazione,
contro il 42% francese
e il 58 tedesco
meriterebbe una maggiore attenzione. Magari prendendo
esempio dagli altri Paesi: in Francia, dove è in affitto il 42 per cento delle abitazioni, le famiglie
percepiscono dallo Stato un aiuto
economico per ridurre il peso dei

costi abitativi, sia che si tratti di
affitto che di mutuo. In Germania, dove si arriva al 58 per cento,
gli affitti sono spesso a tempo indeterminato con canoni controllati ma ci sono anche generose detrazioni fiscali per i proprietari. In
Italia, conclude Breglia, sarebbe
necessaria una politica “a regìa
unitaria” che punti in via primaria all’incentivazione dell’affitto,
anche favorendo gli investitori
istituzionali che hanno la possibilità di acquistare e ristrutturare
un gran numero di alloggi per poi
riversarli sul mercato, ma che al
momento hanno margini di profitto risicati: «Il 62 per cento nostri ricavi va al fisco». Mentre da
parte pubblica invece andrebbero rilanciate le politiche di sostegno alle fasce più deboli.
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IMPRESE&MERCATI
TITOLO

Chiu €
ieri

A
A.S. ROMA
0,550
A2A
1,096
ACEA
12,680
ACOTEL GROUP
11,980
ACSM-AGAM
1,390
ADF-AEROP.FIRENZE
14,550
AEDES
2,564
AEFFE
2,420
ALBA PRIVATE EQ.
2,780
ALERION
3,024
AMBIENTHESIS
0,511
AMPLIFON
7,140
ANIMA HOLDING
8,290
ANSALDO STS
9,380
ARENA
0,005
ASCOPIAVE
2,200
ASTALDI
8,150
ASTM
12,870
ATLANTIA
23,500
AUTOGRILL
8,465
AUTOSTRADE MER.
18,590
AZIMUT
27,320
B
B&C SPEAKERS
7,385
BANCA GENERALI
33,360
BANCA IFIS
20,000
BANZAI
5,800
BASICNET
3,938
BASTOGI
2,100
BB BIOTECH
290,000
BCA CARIGE
6,880
BCA CARIGE R
160,000
BCA FINNAT
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BCA INTERMOBILIARE
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BCA P.ETRURIA E LAZIO
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BCA P.MILANO
0,955
BCA P.SPOLETO
1,794
BCA PROFILO
0,321
BCO DESIO-BRIANZA
3,250
BCO DESIO-BRIANZA RNC
2,800
BCO POPOLARE
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6,750
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10,820
BE
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BEGHELLI
0,455
BENI STABILI
0,710
BEST UNION CO.
2,416
BIALETTI INDUSTRIE
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BIANCAMANO
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BIESSE
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BIOERA
0,477
BOERO BART.
20,070
BOLZONI
3,620
BON.FERRARESI
25,260
BORGOSESIA
0,757
BORGOSESIA RNC
0,780
BREMBO
39,300
BRIOSCHI
0,094
BRUNELLO CUCINELLI
17,030
BUZZI UNICEM
14,490
BUZZI UNICEM RNC
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C
CAD IT
4,312
CAIRO COMM.
5,030
CALEFFI
1,200
CALTAGIRONE
2,342
CALTAGIRONE ED.
0,905
CAMPARI
7,205
CARRARO
2,026
CATTOLICA AS
7,310
CEMBRE
15,000
CEMENTIR HOLD
5,925
CENT. LATTE TORINO
3,828
CERAM. RICCHETTI
0,266
CERVED
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CHL
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CIA
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CICCOLELLA
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CIR
1,097
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CNH INDUSTRIAL
8,020
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COGEME SET
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CONAFI PRESTITO’
0,355
CRED. ARTIGIANO
CRED. EMILIANO
7,905

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ieri
anno

2014- 2015
min €
max €

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0,760
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0,076
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5,721

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6,603
4,014
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206,000
0,605
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81
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4200
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29
1
2595
74
1161
2382
363

0,28
-0,41
4,62
-0,21
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1,01
-1,17
4,31
-0,41
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1,00
0,50
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1,74

13,47
1,58
-14,16
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20,55
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18,09
27,91
5,60
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13,55
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24,88

3,641
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1,182
1,784
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5,662

5,299
7,745
1,674
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1,359
7,304
3,385
12,093
16,591
7,237
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0,357
0,419
1,214
0,440
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0,569
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0,655
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11
27
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100
10858
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3
16
2610

www.finanza.repubblica.it
>

31

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

Cap.
in mil.
di €

TITOLO

IL PUNTO

Mps e Carige giù in vista degli aumenti, bene l’Enel
MILANO. Piazza Affari termina con l’indice Ftse
Mib in rialzo dello 0,25%, in linea con altre Borse
europee in una seduta segnata dall’incertezza per
l’esito della crisi greca. Denaro sulle banche, tranne Mps alla vigilia del cda che stabilirà il prezzo del-

TITOLO

Chiu €
ieri

Var %
inizio
ieri
anno

CRED. VALTELLINESE
CSP
CTI BIOPHARMA
D
D’AMICO
DADA
DAMIANI
DANIELI
DANIELI RNC
DATALOGIC
DE’LONGHI
DEA CAPITAL
DELCLIMA
DIASORIN
DIGITAL BROS
DMAIL GROUP
E
EDISON R
EEMS
EI TOWERS
EL.EN.
ELICA
EMAK
ENEL
ENEL GREEN PW
ENERVIT
ENGINEERING
ENI
ERG
ERGY CAPITAL
ESPRINET
EUKEDOS
EUROTECH
EXOR
EXPRIVIA
F
FALCK RENEWABLES
FCA-FIAT CHRYSLER AUT.
FERRAGAMO
FIDIA
FIERA MILANO
FINCANTIERI
FINECOBANK
FINMECCANICA
FNM
FULLSIX
G
GABETTI PRO.SOL.
GAS PLUS
GEFRAN
GENERALI
GEOX
GRUPPO ED.L’ESPRESSO
H
HERA
I
I GRANDI VIAGGI
IGD
IL SOLE 24 ORE
IMA
IMMSI
INDUSTRIA E INN
INTEK GROUP
INTEK GROUP RNC
INTERPUMP

1,247
1,575
1,564

1,96
-0,94
-0,70

52,07
10,92
-19,79

0,711
1,316
1,332

1,340
2,021
3,101

1379
52
-

0,610
3,030
1,386
20,120
14,260
11,730
21,500
1,585
2,260
42,130
6,150
2,166

0,25
2,36
0,58
-0,45
-0,07
-1,01
0,28
-1,06
-0,88
0,36
-1,13
-2,34

31,18
16,09
11,06
-2,19
3,71
32,09
44,30
12,34
16,02
25,72
91,59
-5,58

0,341
2,334
1,110
17,697
13,000
7,659
11,869
1,014
1,200
27,907
2,179
2,044

0,733
4,221
1,780
26,687
17,992
11,857
21,599
1,640
2,434
42,386
6,479
4,488

258
50
116
827
576
687
3210
486
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2354
87
3

0,786
0,103
56,100
38,580
2,160
0,912
4,400
1,724
3,830
59,650
16,790
11,480
0,115
8,690
1,030
1,897
44,690
0,803

1,75
-0,19
-0,88
0,34
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-1,62
1,43
-0,69
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0,93
0,30
1,15
2,04
2,84
-2,46
-0,05
2,01
-0,99

-8,66
-40,58
32,53
36,81
28,88
5,07
19,57
-0,98
11,34
56,73
15,08
22,00
24,46
48,04
5,10
14,14
29,80
14,15

0,760
0,103
33,238
15,870
1,420
0,593
3,151
1,647
3,147
36,263
13,434
8,361
0,063
5,139
0,620
1,417
27,314
0,634

1,051
0,539
56,768
41,369
2,320
1,058
4,454
2,154
5,848
59,905
20,365
12,987
0,190
10,125
1,145
2,639
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42

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28,130
7,680
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0,773
7,045
11,470
0,632
1,980

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-0,43
-1,94
1,59

27,44
46,46
38,44
163,92
-0,78
0,39
48,63
48,38
14,30
16,06

0,874
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0,478
1,620

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16,011
31,975
9,215
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0,853
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0,704
3,158

352
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la ricapitalizzazione (-6,52%). Idem per Carige, 3,17%. Cade anche Azimut (-5,01%) dopo il collocamento del 5%. Enel sale dell’1,43%, mentre lusso e industriali sono contrastati: Luxottica +1,07%,
Ferragamo -1,09%, Autogrill -2,25%, Stm +2,12%.

TITOLO
INTESA SANPAOLO
INTESA SANPAOLO RNC
INVEST E SVILUPPO
IRCE
IREN
ISAGRO
ISAGRO AZIONI SVILUPPO
IT WAY
ITALCEMENTI
ITALMOBILIARE
ITALMOBILIARE RNC
IVS GROUP
J
JUVENTUS FC
K
K.R.ENERGY
KINEXIA
L
LA DORIA
LANDI RENZO
LAZIO
LUXOTTICA
LVENTURE GROUP
M
M&C
MAIRE TECNIMONT
MARR
MEDIACONTECH
MEDIASET
MEDIOBANCA
MEDIOLANUM
MERIDIE
MID INDUSTRY CAP
MITTEL
MOLESKINE
MOLMED
MONCLER
MONDADORI
MONDO TV
MONRIF
MONTE PASCHI SI.
MOVIEMAX
MUTUIONLINE
N
NICE
NOEMALIFE
NOVARE
O
OLIDATA
OVS
P
PANARIAGROUP
PARMALAT
PIAGGIO
PIERREL
PININFARINA
PIQUADRO
PIRELLI & C.
PIRELLI & C. RNC
POLIGR. S.FAUSTINO
POLIGRAFICI EDITORIALE
POP.EMILIA ROMAGNA
POP.SONDRIO
PRELIOS
PREMUDA

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PRYSMIAN
R
R. DE MEDICI
RAI WAY
RATTI
RCS MEDIAGROUP
RECORDATI
REPLY
RETELIT
RISANAMENTO
ROSSS
S
SABAF S.P.A.
SAES
SAES RNC
SAFILO GROUP
SAIPEM
SAIPEM RISP
SALINI IMPREGILO
SALINI IMPREGILO RNC
SARAS
SAT
SAVE
SCREEN SERVICE BT
SEAT PG
SEAT PG R
SERVIZI ITALIA
SESA
SIAS
SINTESI
SNAI
SNAM
SOGEFI
SOL
SORIN
SPACE
STEFANEL
STEFANEL RISP
STMICROELECTR.
T
TAMBURI
TAS
TELECOM IT
TELECOM IT MEDIA
TELECOM IT MEDIA RNC
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TENARIS
TERNA
TERNIENERGIA
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TXT E-SOLUTION
U
UBI BANCA
UNICREDIT
UNICREDIT RISP
UNIPOL
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UNIPOLSAI RISP
UNIPOLSAI RISP B
V
VALSOIA
VIANINI INDUSTRIA
VIANINI LAVORI
VITTORIA ASS.
W
WORLD DUTY FREE
Y
YOOX
Z
ZIGNAGO VETRO
ZUCCHI
ZUCCHI RNC

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Cap.
in mil.
di €

FONDI COMUNI APERTI - SICAV ITALIANI E LUSSEMBURGHESI DEL 19 MAGGIO 2015
TITOLI

Val. €
oggi

tel.02-72206431(EX L)/800-893989
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ACOMEA PERFORM. A1..........................23,026
ACOMEA PERFORM. A2..........................23,488
ACOMEA PERFORM. Q2 .........................23,039

(*) Valori al 03/07/2014
tel.800-388876
ACTIVE DISCOVERY FLEX..........................5,035
ACTIVE GLOBAL FLEX................................5,035
ACTIVE INCOME FLEX................................5,249
ACTIVE OPPORT. FLEX...............................5,035
ANIMA CED. A. P. 2021............................10,734
ANIMA CED. A. P. 2021 II .........................10,744
ANIMA CED. A. P. 2021 III ........................10,568
ANIMA CED. A. P. 2022 I ..........................10,116
ANIMA EVOLUZIONE 2017 I.....................5,070
ANIMA EVOLUZIONE 2017 II(*)................5,000
ANIMA EVOLUZIONE 2019 II....................5,115
ANIMA EVOLUZIONE 2019 III...................5,135
ANIMA EVOLUZIONE 2019 IV ..................5,089
ANIMA EVOLUZIONE 2020 I.....................4,986
ANIMA EVOLUZIONE 2020 II....................4,986
ANIMA FIX EMERGENTI A.......................15,204
ANIMA FIX EMERGENTI Y .......................16,286
ANIMA FIX EURO A ....................................8,740
ANIMA FIX EURO Y.....................................8,946
ANIMA FIX HIGH YELD Y.........................11,954
ANIMA FIX HIGH YIELD A .......................11,172
ANIMA FIX IMPRESE A ...............................8,373
ANIMA FIX IMPRESE Y ...............................8,753
ANIMA FIX MONETARIO I..........................8,938
ANIMA FIX OBBL. BT................................10,852
ANIMA FIX OBBL. BT Y.............................11,108
ANIMA FIX OBBL. GLOB..........................11,026
ANIMA FIX OBBL. GLOB. Y......................11,486
ANIMA FIX OBBL. MLT...............................7,199
ANIMA FIX OBBL. MLT Y............................7,424
ANIMA FORZA 1 A......................................5,746
ANIMA FORZA 1 B......................................5,747
ANIMA FORZA 1 BOND Y..........................5,883
ANIMA FORZA 2 A......................................5,606
ANIMA FORZA 2 B......................................5,608
ANIMA FORZA 2 Y......................................5,773
ANIMA FORZA 3 B......................................6,246
ANIMA FORZA 3 CL.A ................................6,245
ANIMA FORZA 3 CL.Y ................................6,524
ANIMA FORZA 4 B......................................6,323
ANIMA FORZA 4 CL.A ................................6,323
ANIMA FORZA 4 CL.Y ................................6,653
ANIMA FORZA 5 B......................................5,970
ANIMA FORZA 5 CL.A ................................5,974
ANIMA FORZA 5 CL.Y ................................6,348
ANIMA GEO AMERICA A ...........................8,641
ANIMA GEO AMERICA Y............................9,569
ANIMA GEO ASIA A....................................9,136
ANIMA GEO ASIA Y..................................10,164
ANIMA GEO EURO PMI A........................38,570
ANIMA GEO EURO PMI Y ........................42,738
ANIMA GEO EUROPA A ..........................18,391
ANIMA GEO EUROPA Y...........................20,396
ANIMA GEO GLOBALE A.........................45,712
ANIMA GEO GLOBALE Y.........................50,705
ANIMA GEO ITALIA A ..............................20,249
ANIMA GEO ITALIA Y...............................22,387
ANIMA GEO PAESIEM. A ...........................6,553

Val. €
ieri

19,402
20,156
19,421
5,822
5,626
5,622
15,007
15,215
15,011
5,227
5,401
5,233
17,771
18,046
17,777
15,401
15,935
15,416
13,184
13,816
13,199
23,734
24,599
23,752
8,960
8,961
8,961
7,675
7,977
7,614
4,365
4,193
5,556
5,713
6,493
6,676
4,198
5,561
6,497
22,832
23,291
22,845

5,027
5,027
5,241
5,027
10,734
10,744
10,568
10,116
5,070
5,000
5,115
5,135
5,089
4,986
4,986
15,232
16,315
8,739
8,945
11,932
11,152
8,364
8,744
8,938
10,844
11,099
10,879
11,333
7,165
7,389
5,745
5,746
5,882
5,603
5,605
5,770
6,232
6,231
6,509
6,275
6,275
6,603
5,901
5,905
6,275
8,466
9,374
8,980
9,990
37,969
42,070
18,069
20,037
44,940
49,847
19,902
22,002
6,421

Diff.%
12 mesi

20,21
21,03
42,06
41,11
2,59
2,90
17,55
18,55
3,42
3,83
19,93
20,96
19,85
21,03
21,95
23,11
0,71
0,71
22,34
23,68
8,73
7,58
6,42
7,23
4,47
5,09
4,65
5,19
-

1,39
1,39
1,68
1,39
1,40
2,46
0,86
1,79
-0,02
0,20
3,18
2,15
2,99
3,66
0,19
1,14
1,60
17,86
18,76
7,53
8,13
2,85
2,85
3,21
5,38
5,35
5,77
8,51
8,51
9,12
16,94
16,94
17,71
22,24
22,27
23,36
37,57
39,67
33,37
35,38
24,08
25,93
21,38
23,20
30,84
32,81
19,99
21,80
20,42

TITOLI

Val. €
oggi

Val. €
ieri

Diff.%
12 mesi

ANIMA GEO PAESIEM. Y............................7,280
7,134
22,21
ANIMA INIZIATIVA ITA PMI.......................5,945
5,888
ANIMA OBBL. CORPORATE AD................9,012
9,002
3,55
ANIMA OBBL. EMERGENTE AD ................7,176
7,188
1,80
ANIMA OBIETTIVO CED 2022...................9,903
9,903
ANIMA PR DINAMICO 2022......................4,882
4,882
ANIMA PROG EUR. 2021 CED...................5,330
5,330
ANIMA PROG GLOB. 2022 CED................5,083
5,083
ANIMA REND.ASS. MODERATO A ...........5,889
5,868
5,22
ANIMA REND.ASS. MODERATO Y............6,079
6,061
5,85
ANIMA RISERVA DOLLARO A...................5,651
5,533
ANIMA RISERVA DOLLARO F....................5,695
5,576
ANIMA RISERVA DOLLARO I.....................5,687
5,568
ANIMA RISPARMIO A.................................7,458
7,451
0,82
ANIMA RUSSELL MULTI-ASSET ...............5,380
5,352
7,83
ANIMA SEL. DINAMICA 20 .....................10,000 10,000
ANIMA SELECTION ....................................5,408
5,402
9,29
ANIMA SFORZESCO AD..........................12,479 12,398
ANIMA STAR IT ALTOPOT YD...................6,938
6,867
9,48
ANIMA STRAT.EUR. ALTO POT A..............3,004
2,963
11,88
ANIMA STRAT.EUR. ALTO POT Y..............3,159
3,116
12,78
ANIMA STRAT.ITA ALTO POT A................6,648
6,580
8,52
ANIMA STRAT.ITA ALTO POT Y ................6,950
6,879
9,47
ANIMA TR. 18 IT.AL.POT.II .........................5,341
5,341
3,73
ANIMA TR.18 EU.AL.POT.II........................5,271
5,271
4,29
ANIMA TR.18 EU.AL.POT.III.......................5,335
5,335
4,35
ANIMA TR.18 IT.AL.POT.III.........................5,326
5,326
3,74
ANIMA TR.19 CRE.SOST. II.........................5,643
5,643
7,00
ANIMA TR.19 CRES.SOST. .........................5,655
5,655
6,86
ANIMA TRAG 18 ALTO POT.......................5,256
5,256
4,56
ANIMA TRAG 18 EU.AL.POT......................5,234
5,234
4,26
ANIMA TRAG 18 ITA.AL.POT.....................5,360
5,360
3,77
ANIMA TRAG. 19 PLUS II............................5,506
5,506
5,14
ANIMA TRAG. 2019 FLEX ..........................5,434
5,434
4,89
ANIMA TRAG. 2019 FLEX II........................5,359
5,359
4,84
ANIMA TRAG. 2019 GLOBALE..................5,306
5,306
4,92
ANIMA TRAG. 2019 GLOBALE II ...............5,166
5,166
4,93
ANIMA TRAG. 2019 MULTIASS ................5,268
5,268
5,00
ANIMA TRAG. 2021 GLOBALE..................5,301
5,301
6,02
ANIMA TRAG. CED. AMERICA...................5,426
5,426
8,43
ANIMA TRAG. CED. EUROPA ....................5,351
5,351
6,75
ANIMA TRAG. CRE. ITALIA.........................5,307
5,307
ANIMA TRAG. DINAMICO.........................5,362
5,362
4,90
ANIMA TRAG. EVOLUZ. 2019 I..................5,206
5,206
3,05
ANIMA TRAG.19 PLUS...............................5,508
5,508
5,02
ANIMA VISCONTEO AD ..........................45,482 45,047
ANM ACTIVE CURRENCY FLEX.................5,031
5,025
1,28
ANM ANIMA ALTO POT.GLOB. F...........17,760 17,594
13,41
ANM ANIMA ALTO POTENZIALE GLOBALE CL.A 17,473 17,310
12,14
ANM ANIMA AMERICA CL.A ..................18,602 18,217
37,82
ANM ANIMA AMERICA F ........................19,003 18,610
39,10
ANM ANIMA CAP.PIÙ 15 F ........................6,254
6,251
5,45
ANM ANIMA CAP.PIÙ 15 N .......................6,119
6,116
4,38
ANM ANIMA CAP.PIÙ 30 F ........................6,323
6,311
8,72
ANM ANIMA CAP.PIÙ 30 N .......................6,163
6,152
7,54
ANM ANIMA CAPIT. PIÙ 70N ....................7,202
7,120
21,96
ANM ANIMA CAPIT.70 PIÙ F.....................7,431
7,346
23,71
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 15 CL.A.........6,127
6,124
4,47
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 30 CL.A.........6,170
6,158
7,66
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 70 CL.A.........7,214
7,132
22,06
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ OBB. CL.A ....6,059
6,062
2,28
ANM ANIMA EMERGENTI CL.A..............11,879 11,641
21,02
ANM ANIMA EMERGENTI F....................12,168 11,924
22,33
ANM ANIMA EUROPA CL.A ......................6,303
6,192
20,96
ANM ANIMA EUROPA F ............................6,425
6,312
21,89
ANM ANIMA FONDO TRADING CL.A ...16,347 16,285
9,38
ANM ANIMA FONDO TRADING F..........16,822 16,757
10,92
ANM ANIMA INIZIATIVA EU F ................12,192 12,000
26,92
ANM ANIMA INIZIATIVA EUROPA CL.A11,916 11,724
25,46
ANM ANIMA ITALIA CL.A........................21,473 21,166
19,51
ANM ANIMA ITALIA F..............................21,859 21,542
20,55
ANM ANIMA LIQ. EURO CL.A....................6,922
6,920
0,10
ANM ANIMA LIQ. EURO F..........................6,968
6,966
0,42
ANM ANIMA LIQUIDITÀ EURO CL.I..........6,955
6,953
0,30
ANM ANIMA OB HIGH YIELD AD...........20,654 20,623
1,53
ANM ANIMA OB HIGH YIELD F ..............22,466 22,432
2,68
ANM ANIMA OBB. CORPOR. F..................9,360
9,349
4,23
ANM ANIMA OBB. EMERG. F.....................7,445
7,458
2,34
ANM ANIMA OBBL.EURO CL.A.................7,812
7,790
3,66
ANM ANIMA OBBL.EURO F.......................8,044
8,021
6,36
ANM ANIMA OBBLIGAZ. HY CL.A..........21,908 21,876
1,52
ANM ANIMA OBBLIGAZIONARIO CORPORATE CL.A9,239 9,228
3,79
ANM ANIMA OBBLIGAZIONARIO EMERGENTE CL.A7,359 7,372
1,80
ANM ANIMA PACIFICO CL.A ....................7,458
7,330
34,26
ANM ANIMA PACIFICO F...........................7,627
7,497
35,62
ANM ANIMA PIANETA CL.A ...................11,950 11,781
17,13
ANM ANIMA PIANETA F .........................12,087 11,916
17,72
ANM ANIMA RISERVA EMER. CL.A...........5,517
5,452
11,25
ANM ANIMA RISERVA EMER. F.................5,557
5,493
11,45
ANM ANIMA RISERVA GLOB. CL.A...........5,158
5,127
6,57
ANM ANIMA RISERVA GLOB. F.................5,197
5,165
6,91
ANM ANIMA RISPARMIO CL.A .................7,306
7,299
0,94
ANM ANIMA RISPARMIO F .......................7,459
7,453
0,93
ANM ANIMA SALVADANAIO CL.A........12,223 12,219
0,52
ANM ANIMA SALVADANAIO F..............12,320 12,315
0,92
ANM ANIMA SFORZESCO CL.A .............12,472 12,393
8,15
ANM ANIMA SFORZESCO F ...................12,685 12,602
9,10
ANM ANIMA TR. 18 M.CEDII .....................5,137
5,137
2,38
ANM ANIMA TRAG 17 CED4 3..................5,278
5,278
1,45
ANM ANIMA TRAG 2016 CED3 ................5,748
5,748
0,59
ANM ANIMA TRAG 2017 CED4 ................5,151
5,151
0,92
ANM ANIMA TRAG 2017 CED4 II..............5,542
5,542
1,48
ANM ANIMA TRAG 2017 M.CED ..............5,252
5,252
1,48
ANM ANIMA TRAG 2018 CED6 ................5,160
5,160
2,26
ANM ANIMA TRAG 2018 T.CED................5,333
5,333
2,04
ANM ANIMA TRAG II 2016 ........................5,757
5,757
0,91
ANM ANIMA TRAGUARDO 2016.............5,489
5,489
0,67
ANM ANIMA TRAGUARDO 2018.............5,970
5,970
2,62
ANM ANIMA TRICOLORE CL.A.................6,314
6,274
9,56
ANM ANIMA TRICOLORE F.......................6,525
6,484
9,94
ANM ANIMA VALORE GLOB. F...............38,146 37,501
32,72
ANM ANIMA VALORE GLOBALE CL.A ..37,662 37,026
31,63
ANM ANIMA VISCONTEO CL.A..............45,440 45,012
11,38
ANM ANIMA VISCONTEO F....................46,018 45,586
12,03
ANM CAPITALE PIÙ OBBL. F .....................6,163
6,165
3,08
ANM CAPITALE PIÙ OBBL. N.....................6,048
6,051
2,18

Val. €
ieri

Diff.%
12 mesi

tel.02-88981
AZIMUT DINAMICO ................................29,254
AZIMUT GARANZIA ................................12,816
AZIMUT REDDITO EURO ........................17,786
AZIMUT REDDITO USA..............................7,298
AZIMUT SCUDO .........................................9,548
AZIMUT SOLIDITY......................................9,467
AZIMUT STR. TREND..................................7,236
AZIMUT TREND........................................34,721
AZIMUT TREND AMERICA......................16,653
AZIMUT TREND EUROPA .......................16,186
AZIMUT TREND ITALIA ...........................23,248
AZIMUT TREND PACIFICO........................9,061
AZIMUT TREND TASSI.............................10,318
FORMULA 1 ABSOLUTE ............................8,531
FORMULA 1 TARGET 2013........................7,462

29,078
12,816
17,734
7,155
9,494
9,443
7,213
34,590
16,334
15,977
22,667
8,920
10,274
8,409
7,404

11,12
-0,44
2,08
21,35
9,40
7,52
15,48
24,65
32,14
21,03
30,43
35,99
1,84
22,82
7,37

tel.800-551-552
PION. EUR GOV BT (EX MON.) CL.A .......14,010
PION. EUR GOV BT B...................................5,113
PIONEER AZ. CRESCITA CL.A.................16,965
PIONEER AZ AREA PACIFICO CL.A...........4,760
PIONEER AZ VALORE EUR DIS CL.A.......10,711
PIONEER AZ. AM. B.....................................8,890
PIONEER AZ. AM. CL.A ............................14,210
PIONEER AZ. AREA PACIF B ......................7,047
PIONEER AZ. CRESCITA B..........................8,926
PIONEER AZ. EUROPA B ............................7,936
PIONEER AZ. EUROPA CL.A....................22,110
PIONEER AZ. PAESI EM. B ..........................6,402
PIONEER AZ. PAESI EM. CL.A..................13,141
PIONEER AZ. VAL. EUROPA DIS B.............8,115
PIONEER CIM EUROFIXINCOME............20,296
PIONEER CIM GLOBALEQUITY ..............60,202
PIONEER EU GOV MT DIS A.......................5,715
PIONEER EU GOV MT DIS B .......................5,687
PIONEER INNOVAZ.ATT. B........................5,155
PIONEER LIQUIDITA’ EURO.......................5,229
PIONEER O.EURO C.ET. DIS B....................5,687
PIONEER O.EURO C.ET. DIS CL.A ..............5,260
PIONEER OB CO AM DIS A.........................6,024
PIONEER OB CO AM DIS B .........................5,991
PIONEER OB. PIU’ A DISTRIB. B .................5,726
PIONEER OB. SIST. ITALIA CL.A.................6,251
PIONEER OB.SIST.ITA.DIS B.......................6,213
PIONEER OBB GLO HY DIS A.....................6,239
PIONEER OBB GLO HY DIS B .....................6,274
PIONEER OBB. EURO DIS CL.A..................7,448
PIONEER OBB. PAESI E. DIS B ....................5,619
PIONEER OBB. PAESI E. DIS CL.A............11,189
PIONEER OBB. PIÙ DIS CL.A ......................9,552
PIONEER OBB.EURO DISTR B....................5,746
PIONEER TARGET CONTROLLO B............5,482
PIONEER TARGET CONTROLLO CL.A......5,476
UNICREDIT ECO REALE A ..........................6,099
UNICREDIT ECO REALE B ..........................6,045
UNICREDIT REDDITO A .............................5,517
UNICREDIT REDDITO B..............................5,489
UNICREDIT SOL. PA. EM. A ........................5,506
UNICREDIT SOL. PA. EM. B ........................5,411
UNICREDIT SOLUZIONE 20A....................5,679
UNICREDIT SOLUZIONE 20B....................5,577
UNICREDIT SOLUZIONE 40A....................6,183
UNICREDIT SOLUZIONE 40B....................6,059
UNICREDIT SOLUZIONE 70A....................6,852
UNICREDIT SOLUZIONE 70B....................6,702
UNICREDIT SOLUZIONE BTA....................5,127
UNICREDIT SOLUZIONE BTB....................5,025
UNICREDIT TREND A .................................5,994
UNICREDIT TREND B..................................5,942

14,007
5,112
16,644
4,674
10,562
8,712
13,930
6,919
8,758
7,804
21,736
6,278
12,901
8,001
20,239
59,046
5,694
5,664
5,143
5,229
5,679
5,253
5,915
5,883
5,691
6,232
6,191
6,125
6,155
7,426
5,572
11,096
9,493
5,729
5,474
5,469
6,035
5,982
5,478
5,450
5,460
5,365
5,655
5,553
6,141
6,018
6,781
6,633
5,127
5,025
5,940
5,889

-0,23
-0,35
17,01
33,52
18,60
39,04
39,07
33,19
16,71
24,72
23,86
26,12
25,87
18,76
5,58
33,56
7,15
7,05
-0,10
3,47
3,63
23,63
23,43
7,84
8,60
8,50
21,42
21,68
5,70
11,22
11,03
7,87
5,53
3,59
3,73
18,24
17,77
12,62
12,18
11,08
10,47
5,48
5,03
10,15
9,61
17,41
16,78
0,08
-0,44
17,44
16,97

tel.800-614614
SYMP. OBBLIG. CORPORATE....................6,804
SYMP. OBBLIG. RENDITA ..........................8,440
SYMPHONIA ASIA FLESSIBILE..................9,229
SYMPHONIA AZIONARIO EURO..............8,005
SYMPHONIA AZIONARIO USA ..............11,363
SYMPHONIA FORTISSIMO........................3,732
SYMPHONIA MULTIMAN.EMER.FLESS.14,934
SYMPHONIA OBB. ALTO POT...................5,564
SYMPHONIA OBB.BREVE TERM. ..............7,129
SYMPHONIA OBB.DINAMICO VALUTE...6,570
SYMPHONIA OBB.EURO ...........................8,393
SYMPHONIA PATRIMONIO ATTIVO .....27,415
SYMPHONIA PATRIONIO REDDITO ........8,767
SYMPHONIA SELEZIONE ITALIA..............9,749
SYMPHONIA TEMATICO...........................3,979
SYNERGIA AZ. SM.CAP IT. .........................8,731
SYNERGIA TESORERIA...............................5,224

6,791
8,434
9,124
7,888
11,341
3,685
14,739
5,557
7,127
6,486
8,368
27,180
8,729
9,579
3,967
8,635
5,223

3,03
1,20
19,33
16,01
23,93
18,18
15,89
1,72
0,92
9,46
4,70
9,48
5,33
16,06
-7,34
20,64
0,08

TITOLI

Val. €
oggi

I.P.A. - ISTITUTO DI PREVIDENZA E ASSISTENZA
PER I DIPENDENTI DEL COMUNE DI ROMA
AVVISO DI PROCEDURA COMPARATIVA

SED MULTITEL S.R.L.
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AVVISO DI APPALTO AGGIUDICATO
PER ESTRATTO
Sed Multitel S.r.l. ha esperito una gara
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accelerata, per l’affidamento dei servizi
di accesso – CIG 5867925CE2. Sono
risultati aggiudicatari: BT Italia S.p.A. per
n. 1.304 SAP, Telecom Italia S.p.A. per n.
15.190 SAP e Wind Telecomunicazioni
S.p.A. per n. 17.148 SAP. Il testo integrale
del presente avviso è stato pubblicato
nella GUCE serie S79 del 23.04.2015 e
sul sito https://www.sedmultitel.it.
Responsabile del procedimento:
Avv. Claudia Ricchetti
IL PRESIDENTE
E AMMINISTRATORE DELEGATO
Ing. Giovanni Rando Mazzarino

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

32

Lettere
Commenti
&Idee

Il Paese-museo fuori dalle classifiche

CHI GIOCA L’ASSO
DELL’IMMIGRAZIONE

C

<SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

STEFANO FOLLI

ERCHÉ il marocchino accusato della strage di

P

Tunisi (ma tutto andrà verificato) non è fuggito. Al contrario, è stato arrestato: segno
che stavolta i servizi e le forze dell’ordine
hanno lavorato bene. Tuttavia c’è il dettaglio decisivo del barcone. Sembra che il giovanotto sia arrivato in Italia su uno di quei battelli che trasportano
i derelitti migranti e forse anche qualche potenziale terrorista. Questa è precisamente la tesi delle opposizioni, non solo in Italia (si veda ad esempio Marine Le Pen in Francia). È una tesi «di destra» che fa
breccia nelle paure dell’opinione pubblica. In Italia
la sostiene Salvini, ma i seguaci di Grillo non sono
da meno perché pescano nello stesso elettorato inquieto e frustrato. È evidente che l’affare Touil si
presenta ai loro occhi come un’opportunità da
sfruttare, benché il giovane marocchino sia in carcere a Milano e non in fuga verso lo Stato Islamico.
È vero che il tema dell’immigrazione incontrollata
costituisce una tentazione irresistibile per chi ha bisogno di spostare in fretta blocchi di voti. Eppure
questa volta le carte migliori, anche sul piano emotivo, potrebbe averle il governo di centrosinistra. In
fondo s’intravede per la prima volta un progetto
dell’Unione europea, con l’avallo dell’Onu, per fermare i fatidici barconi in partenza dalla Libia, sequestrarli e distruggerli. L’azione di polizia internazionale, oltretutto a guida italiana, sembra imminente nel Mediterraneo. È rischiosa, certo, e molti aspetti devono essere ancora chiariti. Ma è un’iniziativa concreta che si deve anche all’insistenza
con cui l’Italia ha saputo comporre i
tasselli di un mosaico assai complesIL so.
Se il cavallo di battaglia di Salvini e
PUN
TO degli stessi «grillini» riguarda il cosiddetto «buonismo» del centrosinistra,
ossia l’inerzia passiva di chi non sa vedere la realtà, a questo punto il quadro potrebbe
cambiare. Anche la Russia, potenza con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, ha dato il suo benestare alle azioni contro gli scafisti, purché ci si limiti a
neutralizzare i battelli e non si pensi a un’occupazione delle coste libiche. Opzione, quest’ultima, che
non esiste. «Non mando i nostri soldati a farsi sgozzare in Libia» ha detto il premier con crudo realismo.
In sostanza, se l’Europa ha davvero deciso di fermare il traffico di migranti, colpendo i barcaioli con missioni coordinate, essa dispone di tutti gli strumenti
necessari. È «solo una presa in giro», come sostiene
Giorgia Meloni? Lo vedremo presto. Non prima del
31 maggio, giorno elettorale, ma forse già nel mese
di giugno.
Il che significa tre cose. La prima è che, nonostante l’affare Touil, le destre potrebbero trovarsi presto
a dover individuare altri bersagli polemici: l’impatto sull’opinione pubblica dei primi barconi sequestrati o distrutti non sarebbe irrilevante e segnerebbe un salto di qualità. Renzi avrebbe un successo
da vantare, a conferma che l’Italia è riuscita a farsi
ascoltare in Europa. Naturalmente esiste un secondo obiettivo: la distribuzione di un certo numero di
migranti, secondo quote stabilite, fra i diversi Paesi
dell’Unione. Qui si è visto che gli ostacoli e le resistenze sono formidabili, ma la partita non è chiusa.
Se le operazioni nel Mediterraneo daranno dei risultati, si può presumere che l’intera politica europea sull’immigrazione farà passi avanti.
Infine — terzo punto — si continua a ripetere che
la soluzione del problema è politica e non militare.
Ed è logico che sia così. Alcune missioni di polizia internazionale contro gli scafisti non cambiano lo scenario. Già oggi occorre una forma di intesa con i due
governi di Tripoli e Tobruk per avviare le operazioni. Proprio questo primo passo, forse più vicino di
quanto non sembri, potrebbe preludere a ulteriori
intese, nel solco degli sforzi Onu che l’Italia sta favorendo in modo attivo. Difficile dire quale sarà l’effetto finale sulla campagna elettorale, ammesso
che ce ne sia uno. Ma il rebus dell’immigrazione (e
le inquietudini connesse) potrebbe non essere più
l’asso nella manica di una parte politica contro l’altra.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Direzione
Ezio Mauro DIRETTORE RESPONSABILE
FONDATORE EUGENIO SCALFARI

VICEDIRETTORI Angelo Aquaro, Fabio Bogo,

Gregorio Botta, Dario Cresto-Dina
Angelo Rinaldi (ART DIRECTOR)
CAPOREDATTORE CENTRALE Massimo Vincenzi
CAPOREDATTORE VICARIO Valentina Desalvo
CAPOREDATTORE INTERNET Giuseppe Smorto

aro Augias, dunque in testa alla classifica dei musei più visitati non ce n’è neppure uno italiano. In testa
sono il Louvre, il museo di Storia naturale di Washington, quello nazionale cinese di Pechino. Lo credo. La
fama del primo, i costi del secondo e il miliardo di umanità “attorno” al terzo, li rendono imbattibili. E se
valutassimo il cosiddetto museo a cielo aperto? Tutt’altra storia, perché tutt’altra storia è quella italiana. Siamo,
da secoli, un dedalo di entità museali, sparse ovunque: dal più piccolo borgo alla più grande città. C’è dentro (e
fuori) tutto ciò che “dovrebbe stare in un museo”, per dirla con Indiana Jones. Una tale ubiquitaria e ricca
distribuzione è la maggiore difficoltà sia per renderli visitabili sia per poter raggiungere la vetta di quella
classifica: è evidente che una pluralità di luoghi impedisce una concentrazione di visitatori in uno solo, a
differenza dell’avere... solo quello. Si salva solo il Vatican di Pietro, ma con un’Italia davanti e un’altra dietro.
Tutto bene quindi? Il problema è complesso e un ministero — politico — probabilmente non è, da solo, la
soluzione. Forse con alcuni Marchionne dediti alla cosa pubblica... magari le nostre università ne son piene.

CORRADO AUGIAS
c.augias@repubblica.it

Giovanni Moschini — g.moschini@yahoo.it
Lettere:
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00147 Roma

Fax:
06/49822923

Internet:
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uesta lettera coglie un punto fondamentale. La storia della nostra penisola, per tanti aspetti travagliata o mediocre ma per altri gloriosa, ci ha lasciato — indegni eredi — una tale quantità di beni da non arrivare spesso nemmeno a gestirli. La ritardata unità nazionale, le piccole e piccolissime corti disseminate qua e là,
le ambizioni di principi, duchi, conti e signori, ha fatto sì
che ogni città e quasi ogni borgo avesse una sua cattedrale, una piazza, un loggiato, una fontana degne di meraviglia. Ci fa oggi speciali la nostra difficoltà ad unirci, la debolezza politica, lo sguardo miope, nei ventisette secoli
che sono alle nostre spalle — se contiamo dalla fondazione di Roma ma volendo si potrebbe arrivare anche più indietro. Se si toglie Parigi alla Francia e Londra all’Inghil-

Q

Pensioni flessibili
il peso dei contributi
Laura Trivisonno
HO 57 anni e ho versato contributi per 37 anni. Sento finalmente dire che si rivedrà la legge Fornero, specialmente per
l’età pensionabile, permettendo di anticiparla con una riduzione dell’importo percepito.
Sarebbe importante tener presente la questione delle quote.
Non mi pare giusto che a chi a
62 anni ha 40 anni di contributi si chieda per andare in pensione di pagare altri soldi, magari gli stessi che verrebbero
chiesti a chi alla stessa età ha
pagato per 35 anni o meno. Calcoliamo pure le pensioni con il
contributivo, ma poi su chi i
contributi li ha non si può infierire oltre. Serve una quota superata la quale si può, se si vuole, andare in pensione senza
penalizzazione alcuna.

Inglese e latino
copiati a sproposito
Daniele Frasca-Polara
daniele.frascapolara@libero.it
NON occorre essere sciovinisti
come i francesi che si ostinano
a chiamare “ordinateur” il
computer ma noi italiani esageriamo nel senso opposto.
Siamo esterofili, ci piace tanto
coniare nuove parole mutuandole da altre lingue, inglese soprattutto, magari italianizzandole. Di drinkerie, snakkerie,
fitness club, jeanserie, hair stylist è, ahimè, piena l’Italia. Il
guaio è che riveliamo spesso
ignoranza. E così, a causa di
una non proprio compiuta conoscenza del latino, in alcune
enoteche troviamo insegne come “Vino veritas” che non vuol
dire nulla al contrario del proverbio latino “In vino veritas” e
in negozi di prodotti naturali
“Rerum natura” anziché “De

terra (su Pechino non mi pronuncio), non è che resti granché. Se si toglie Roma all’Italia, resta l’enormità di tutto il
resto. Quindi le classifiche sui primati mondiali possiamo
anche prenderle per il poco che valgono. Quando parlo di
“indegni eredi” non è però per il consueto piagnisteo ma
per una ragione precisa. La politica ha sempre trascurato
l’amministrazionediquestosterminatopatrimonio.Èstato il suo peggior delitto, più di Tangentopoli, più dell’eterno problema meridionale. Nella spartizione dei posti,
quando c’erano molti più soldi di adesso, i beni culturali sono andati per decenni al partito più debole, a personaggi
spesso mediocri. E adesso che forse s’è capito il delitto commesso e si vorrebbe rimediare, i soldi non ci sono più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

rerum natura”. Basterebbe un
minimo di modestia.

degli astanti. Osservo che certe
pacchianerie resistono tuttora.

Un grosso, grasso
matrimonio pugliese

La libertà dei prof
con il super preside

Rocco Boccadamo
Lecce

Amedeo Torzo
Treviso

SCENE di un matrimonio in una
cittadina pugliese, in una aggraziata piazzetta con una altrettanto graziosa piccola chiesa.
Mancano pochi minuti all’orario
fissato ma lo sposo non c’è. Il suo
arrivo è annunciato dal rombo di
un’auto,daluiguidata,unbolide
argento metallizzato. Lo sposo
trae dalla tasca un involucro e
presenta, alla ormai moglie, un
vistoso anello con mega brillante. Ciò fra gli oh! di meraviglia

GLI insegnanti protestano
non perché non vogliono essere valutati, ma perché è in
gioco la libertà dell’insegnamento con tutto ciò che consegue. Sono un insegnante in
pensione e quarant’anni fa
con i miei colleghi ho trascinato in tribunale, avendo giustizia, un preside che si opponeva all’adozione di un libro
di testo di una collega di lettere che parlava dell’aborto

> L’amaca

P

ASSANO gli anni, cambiano i protagonisti, ma rimane
identica, perfino nelle parole usate, la polemica sulle
presenze dei politici in televisione. Lo scontro è a colpi
di percentuali, di minutaggi, di cumuli di ospitate; l’accusa
univoca, ossessionante, è “tu hai più spazio di me”, con sfoggio di dati e numeri spesso del tutto contrastanti. Va detto, così a occhio, che alcuni leader — due soli nomi: Salvini e Renzi
— sono effettivamente presenze molto assidue (per usare un
eufemismo). Ma come possono spiegare meglio di me gli
esperti di comunicazione, tra la durata di un messaggio e la
sua efficacia non sempre c’è corrispondenza.
Andare tre volte in tivù e dire tre scontatissime puttanate —
mi si scusi il francesismo — è molto peggio che andarci una
volta sola e dire una cosa insolita e intelligente. Qualcuno può
obiettare (parafrasando Goebbels) che una puttanata ripetuta all’infinito diventa una perla di saggezza. Ma piccola o
grande sia la fiducia che ancora riponiamo nella democrazia
e nella sua agorà, la politica non può conformarsi a un principio così vizioso e così scadente. Il principio virtuoso potrebbe
e dovrebbe essere che per farsi largo nella fluviale ciancia tele-politica, per farsi notare in mezzo alla folla spesso anonima
dei ripetitori di partito, bisognerebbe avere da dire una cosa
meno risaputa delle altre, e saperla dire bene. Chissà se nei
partiti, oltre agli addetti a contare i minuti concessi agli altri,
c’è chi studia come usare meglio i minuti propri.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
PRESIDENTE: Carlo De Benedetti
AMMINISTRATORE DELEGATO: Monica Mondardini

CONSIGLIERI: Massimo Belcredi, Agar Brugiavini,
Alberto Clò, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini,
Silvia Merlo, Elisabetta Oliveri, Luca Paravicini
Crespi, Michael Zaoui

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttori centrali
Pierangelo Calegari (PRODUZIONE E SISTEMI INFORMATIVI)
Stefano Mignanego (RELAZIONI ESTERNE)
Roberto Moro (RISORSE UMANE)
Divisione Stampa Nazionale
VIA CRISTOFORO COLOMBO, 98 - 00147 ROMA
DIRETTORE GENERALE: Corrado Corradi
VICEDIRETTORE: Giorgio Martelli

Nessuna spaccatura
nel cda di Telecom
Flavio Cattaneo
Consigliere di amministrazione
di Telecom Italia

MICHELE SERRA

Gruppo Editoriale L’Espresso Spa

(legge italiana). Quel preside
non avrebbe mai assunto insegnanti come noi. Oggi insegnanti come noi sarebbero
esclusi perché i presidi assumerebbero secondo direttrici
ministeriali. La scuola non sarebbe più libera come è adesso. Con l’attuale disegno di
legge insegneranno solo docenti subalterni alle direttive
del preside, non alle leggi e alla Costituzione. Tutto questo
serve a creare “somari” inadatti a pensare. E come può un
preside laureato in matematica valutare un insegnante di
greco o altro? Oppure l’opposto? Non sarà valutata la capacità, ma la sottomissione.

IN relazione a quanto pubblicato ieri su Repubblica, preciso di non essere stato protagonista di alcuna accesa discussione all’interno del Consiglio di amministrazione di
Telecom Italia, né mi risulta
che vi sia alcuna spaccatura
all’interno del cda stesso. Richiesto di un commento dal
giornalista, avevo già smentito tale fantasiosa versione
dei fatti. Quanto poi al mio
ruolo in Domus, preciso che
tale società opera esclusivamente nel residenziale e ogni
illazione che la veda in qualsiasi forma configgente con
Telecom è priva di fondamento.

CHE vi sia stata discussione
all’interno del cda sulle
questioni immobiliari mi è
stato confermato da più fonti
e il fatto che sia stato
convocato un nuovo cda ad
hoc dimostra che la questione
non è risolta.
(g.po.)

Certificato ADS n. 7857
del 09-02-2015

RESPONSABILE DEL TRATTAMENTO DATI (D. LGS. 30-6-2003 N.
196): EZIO MAURO REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N. 16064
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La tiratura de “la Repubblica” di mercoledì
20 maggio 2015 è stata di 368.460 copie

REDAZIONE CENTRALE ROMA 00147 - VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821 ■ REDAZIONE MILANO 20139 - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/480981 ■ REDAZIONE TORINO 10123 - VIA BRUNO BUOZZI, 10 - TEL. 011/5169611 ■ REDAZIONE BOLOGNA 40122 - VIALE SILVANI, 2 - TEL. 051/6580111 ■ REDAZIONE FIRENZE 50121 - VIA ALFONSO LAMARMORA, 45 - TEL. 055/506871 ■ REDAZIONE NAPOLI 80121 - RIVIERA DI CHIAIA,
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la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

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33

PER SAPERNE DI PIÙ
www.governo.it
www.istat.it

QUEI PROFESSORI DI SOSTEGNO
CONSIDERATI DI SERIE B

BUCCHI

<SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

ADRIANO SOFRI

A

molti ragazzi con sindrome
down o autistici e tutti completamente diversi… Noi siamo docenti, la scuola non è un
ospedale né un centro diurno
come qualcuno vorrebbe diventasse, con l’insegnante
specializzato trasformato in
una specie di balia con l’unico
compito di contenere la persona con disabilità».
Nel 2010 fu votata una legge (170) che riduceva il sostegno ai ragazzi con “Disturbi
Specifici dell’Apprendimento”, come la frequente dislessia, in base al principio che
debbano occuparsene gli insegnanti delle classi. Molti genitori non furono contrari perché ritennero che non avere
più il sostegno liberasse i figli
da una specie di stigma. (Avere il sostegno non dovrebbe essere uno stigma mai, e succede anche che persone singolarmente intelligenti abbiano
il sostegno per i motivi più vari). Gli insegnanti devono stilare e seguire per ogni alunno
un piano e materiali didattici
personalizzati: succede che
non ce la facciano. Così per la
Direttiva del 2012 per i ragazzi con “Bisogni Educativi Speciali” (linguistici, economici,
sanitari, famigliari ecc.) come
il “Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività”, gli

iperattivi, che a volte faticano
a star fermi e zitti e concentrati in classe. Boscolo: «Nel formare le classi, è prassi comune
mettere il ragazzino con Dsa o
altro Bes in classe con un compagno certificato in modo che
ci sia il docente specializzato,
l’unico formato, che li possa seguire». (Tutte queste sigle e
acronimi, H, Dsa, Bes, Adhd,
sono frutto di benvenute eufemizzazioni e di esigenze scientifiche, ma anche di una impellente burocratizzazione,
che sostituisce la compilazione di moduli al buon senso e alla responsabilità degli insegnanti, oltre che alla cura per
l’insegnamento delle materie).
È noto che le leggi hanno bisogno di uniformare le condizioni cui si applicano. Una legge che si proponga di fare degli
insegnanti buoni rischia di
rendere la vita difficile agli insegnanti migliori. (Senza dire
delle leggi che mirano soprattutto a tagliare i costi). C’è, fra
le tante persone cui la sorte o
la vocazione ha messo addosso
questi problemi, una discussione appassionatissima,
com’è facile immaginare. Ma
non arriva ad affiorare fino al
livello della generale opinione
pubblica. Peccato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SE LA DONNA
TIRA LA CARRETTA
CHIARA SARACENO
E DONNE italiane hanno mantenuto i, bassi, livelli
occupazionali precedenti la crisi, a differenza degli uomini che invece hanno perso centinaia di
migliaia di posti di lavoro e sono lontani dal recuperarli nonostante la piccolissima ripresa di questi mesi.
L’effetto di questo andamento opposto, secondo
quanto emerge dal rapporto annuale Istat presentato
ieri, è stato duplice. Da un lato si è ridotto il gap di genere nei tassi sia di occupazione sia di attività, nonostante
non ci sia stato un effettivo miglioramento per le donne,
che partivano da una situazione di forte svantaggio.
Dall’altro lato è aumentata la percentuale di famiglie in
cui l’unico percettore di reddito è una donna: dal 9,6 per
cento del 2008 al 12,9 per cento del 2014, pari a circa
due milioni e mezzo di famiglie. Il fenomeno è più netto
nel Mezzogiorno, dove è più visibile la contestuale diminuzione delle famiglie non di pensionati in cui l’unico percettore di reddito è un uomo, stante la maggiore
gravità della perdita occupazionale in quelle regioni.
Come era stato già rilevato nel rapporto
annuale dello scorso anno, l’aumento delle famiglie in cui è una donna ad essere l’unica percettrice di reddito da lavoro è l’esito di due diversi fenomeni. Il primo è l’aumento delle famiglie monogenitore e delle donne adulte che vivono da sole. Dal
2008 al 2012 c’è stato un aumento delle separazioni di circa il 5 per cento, nonostante nel 2012 ci sia stata una piccola inversione di tendenza (non ci sono dati più recenti). Il secondo fenomeno è l’aumento
delle famiglie in cui quello che era il principale percettore di reddito ha perso il lavoro e la sua compagna è riuscita a mantenere il suo, o se ne è cercato uno per poter
far fronte ai bisogni della famiglia.
Già lo scorso anno si segnalava che la crescita delle donne uniche occupate in famiglia riguarda specialmente le madri in coppia, seguite dalle donne in coppia senza figli e dalle madri che vivono sole con i figli.
Queste ultime sono le più numerose in termini assoluti, superando il mezzo milione.
A differenza che in altri periodi di congiuntura negativa, le donne non si sono ritirate ancora di più dal mercato del lavoro.
Al contrario, vi sono entrate in percentuale maggiore, anche se sempre contenuta,
nonostante le difficoltà, sia a trovare una
occupazione, sia a conciliarla con le responsabilità famigliari. È un fenomeno che riguarda anche coloro che
in circostanze più favorevoli non si sarebbero presentate sul mercato del lavoro perché prive delle necessarie
qualifiche o perché sovraccaricate dal lavoro famigliare. In altri termini, proprio la scarsità della domanda e
la vulnerabilità delle posizioni lavorative, oltre che dei
rapporti di coppia, ha spinto molte donne ad affrontare
il peso del doppio lavoro per poter garantire a se stesse
e alla propria famiglia un reddito.
Si tratta spesso di redditi modesti, più modesti di
quelli guadagnati dagli uomini. Basti pensare che il settore occupazionale femminile che ha tenuto di più è
quello dei servizi alla persona, dove sono concentrate
anche molte donne straniere: certo un settore non particolarmente ben pagato. È anche aumentato parecchio
il part time involontario, ove pure c’è una forte concentrazione femminile.
Il gap di genere, quindi, per ora si chiude prevalentemente al ribasso, per un peggioramento delle posizioni
degli uomini. Ma la inattesa reazione delle donne alla
crisi — condivisa per altro anche dalle donne in altri Paesi — segnala che qualche cosa è cambiato nel comportamento e nelle aspettative delle donne, tra le quali una
proporzione crescente ritiene di non potersi più affidare, per la propria sicurezza economica e quella dei figli,
esclusivamente alla capacità di guadagno degli uomini,
dei propri mariti e compagni.

L



La scarsità
della
domanda
e la fragilità
delle
posizioni
ha spinto
molte ad
affrontare
il peso
del doppio
lavoro



L contrario — sorpresa — l’insegnante di sostegno è un
insegnante che ha una specializzazione in più, grazie alla quale può scegliere se insegnare la propria materia o
fare l’insegnante di sostegno. L’altra sorpresa è che la
normativa italiana sull’integrazione scolastica dei ragazzi con
disabilità è ammirata e studiata da esperti di tutto il mondo. Le
sorprese finiscono qui. Ora, la “Buona Scuola” prevede per il sostegno una delega (art.21) per una riforma che si vuole epocale
affidata a decreti governativi entro i prossimi 18 mesi. Nel questionario preliminare alla BS della riforma del sostegno non si faceva parola. C’è però una proposta di legge firmata con altri dal
sottosegretario Faraone e sostenuta da alcune associazioni. Essa vuole offrire agli insegnanti delle materie, oberati da classi sovraffollate e burocrazia, più formazione sulle disabilità, com’è
giusto, perché non deleghino troppo al sostegno. Tuttavia la loro riforma preoccupa molti genitori, insegnanti e pedagogisti,
perché mira a separare gli insegnanti di sostegno da quelli delle
materie. Faraone ritiene che il
sostegno venga spesso usato lente a quella della classe, concome una scorciatoia per en- quistando un diploma con pietrare in ruolo e poi passare alla no valore legale. È dubbio che
propria materia: dunque an- sarebbe per loro positiva una
drebbero forzati fin dall’inizio riforma che separi così nettaa una scelta irreversibile. Vie- mente gli insegnanti di sostene da obiettare che un inse- gno da quelli delle materie.
gnante che abbia lavorato sul Daniela Boscolo, già insesostegno e passi alla sua mate- gnante di sostegno e oggi doria, si rivelerà comunque un in- cente dei futuri insegnanti di
segnante migliore. E se l’inse- sostegno a Padova, ha ricevugnante di sostegno scopre di to una fama improvvisa (e
non farcela, di mancare di idee provvisoria, dice) dopo che la
e stimoli, è meglio che possa Fondazione Varkey l’ha insecambiare, passando alla sua rita fra i “50 migliori insemateria, piuttosto che restare gnanti del mondo”. In una letnel sostegno per obbligo nor- tera aperta al governo ha scritmativo. In realtà già oggi il pas- to: «La disabilità non è la persaggio si può fare solo dopo 5 sona, un ragazzo con sindroanni di ruolo nel sostegno. me di down o autistica non è la
Piuttosto, le ragioni per cui i ra- sindrome stessa. Ho avuto
gazzi cambiano spesso l’insegnante di sostegno sono i ritardi burocratici, la precarietà
e i tagli: l’organico di sostegno
è inadeguato, e quando, a stagione avanzata, arrivano dei
precari (che non vuol dire affatto meno capaci) estratti dal
fondo della graduatoria, l’anno dopo non riusciranno a tornare.
Ancora, secondo Faraone, il
futuro personale di sostegno
dovrà essere formato specificamente sulle singole patologie. Ma come agirà questa
“specializzazione”? Lo specializzato dovrà poi viaggiare da
una scuola all’altra in cerca di
una ragazza o un ragazzo con
la patologia pertinente? E come si concilieranno eventuali
metodi didattici specifici per
la sua patologia con il fatto che
il ragazzo deve essere incluso
nella classe? E non può risultarne una medicalizzazione, e
che di fatto gli esperti itineranti appartengano più all’ambito sanitario che a quello
educativo? C’è infatti un criterio irrinunciabile: che nessun
essere umano è riducibile a
una propria patologia. E la patologia dei ragazzi disabili non
è la loro caratteristica più importante, e tanto meno l’unica. Genitori e insegnanti sanno per esperienza — il sottosegretario Faraone è fra loro —
che la diagnosi dice solo una
piccolissima parte di ciò che
c’è da sapere. Due studenti
con la stessa diagnosi possono
essere enormemente diversi.
Lo stesso ragazzo può cambiare moltissimo secondo il contesto, e anche semplicemente
con il tempo e con la crescita.
Certo, molto dipende dalla patologia. Probabilmente ci sono
patologie per le quali disporre
anche di un esperto sarebbe
molto positivo. Per alcune condizioni, per esempio la sordità,
esistono già figure come gli assistenti per la comunicazione.
Ma molti ragazzi, se affiancati da un insegnante di sostegno, sono in grado di seguire
una programmazione equiva-

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34

GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

L’INCHIESTA

LA CULTURA

Le start-up
della Silicon Valley
ultima frontiera
contro le malattie

La beatificazione
di Romero
e il lungo silenzio
del Vaticano

FEDERICO RAMPINI

VITO MANCUSO E PAOLO RODARI

GLI SPETTACOLI

In viaggio
con Clooney
tra i sognatori
del futuro
PAOLO D’AGOSTINI

In aumento le vendite, anche se lontane dai livelli
precrisi. Ma è cambiato per sempre il rapporto degli
italiani con la propria vettura: utilizzata sempre meno,
non è più l’emblema di una condizione sociale. Ora le
vogliamo connesse, economiche, automatiche e utili

Ritornoinauto
PAOLO GRISERI
TORINO
ARÀ connessa, econo-

S

mica, automatica.
Soprattutto utile. La
crisi ha cambiato il
nostro rapporto con
le quattro ruote. Oggi che le
vendite tornano a salire anche
in Italia (segno di una piccola ripresa dopo la crisi) scopriamo
che nulla sarà più come prima.
Che l’auto-identità, l’auto simbolo di benessere, l’auto che ti
colloca in un preciso scalino della piramide sociale, sta lentamente tramontando. Finisce
un’epoca e se ne apre un’altra:
quella dell’auto “prendi e lascia”, dell’auto strumento e non
oggetto di desiderio. Fino alla
clamorosa scomparsa del volante, scenario non più tanto futuribile che cambierà per sempre il senso del verbo guidare:
da attivo a passivo. Sarà l’auto
che si guida da sola. Nel futuro
sparirà anche la patente?
I dati del mercato italiano parlano di una ripresa impetuosa delle vendite. Sono salite del 24 per
cento ad aprile, erano cresciute a
due cifre anche nei mesi precedenti. La rincorsa italiana era iniziata nella seconda metà del
2014. L’anno nero è stato il 2013:
1,3 milioni di auto immatricola-

te, quasi la metà del livello del
2007 che aveva portato l’asticella a 2,5 milioni, l’anno. Un vero exploit che aveva fatto a pezzi i precedenti record degli anni 60 e 70,
quelli del boom economico, della
Fiat 500, della motorizzazione di
massa. Poi, dopo la vetta, il precipizio. Gli impiegati di Lehman
Brothers impacchettavano i loro
scatoloni e i concessionari hanno
cominciato ad abbassare le saracinesche. La crisi ha colpito tutti,
privati e enti pubblici. Tra il 2007
e il 2013 le vendite di camion e autobus si sono ridotte da 283 mila
all’anno a 117 mila. Anche i Comuni hanno finito i soldi e i mezzi
pubblici non sono stati sostituiti.
Il quadro generale dei sette anni
di vacche magre lo propone Gian
Primo Quagliano, presidente del
Centro Studi Promotor: «Gli italiani hanno risparmiato tenendo
le auto in garage. Ma non le hanno vendute. Hanno scelto di usare un po’ di più i mezzi pubblici. La
riprova? In tutto questo periodo,
mentre crollavano le vendite di
auto nuove, il parco circolante ita-

liano è rimasto praticamente intatto tra i 36 e i 37 milioni di autovetture». Vecchia, tossicchiante
e magari più inquinante di un
tempo, ma la cara auto di proprietà ha resistito. E anche quelle
recenti sono state utilizzate con
grande parsimonia. Un’auto nuova acquistata nel 2000 percorreva in media 12.800 chilometri nel
primo anno se alimentata a benzina e 25.400 se diesel. Nel 2013
l’auto a benzina nuova percorreva nel primo anno 9.900 chilometri e quella diesel 19.100
Eppure, anche oggi che le vacche magre sembrano alle spalle,
qualcosa è cambiato per sempre.
La modifica più vistosa è l’uso che
delle automobili fanno le nuove

generazioni. I dati dell’Unrae,
l’associazione dei costruttori
stranieri in Italia, dicono che negli ultimi anni i giovani e i semigiovani hanno significativamente ridotto l’acquisto di auto nuove. «I giovani - dice Quagliano - sono stati più colpiti dalla disoccupazione e dalla precarietà del lavoro. Spesso non possono
permettersi di comprare l’utilitaria a rate perché nessuno fa credito a chi non ha una busta paga
sicura. Così capita che si intesti
l’auto ai genitori o addirittura ai

nonni». Risultato: nel 2005 i ragazzi tra i 18 e i 29 anni acquistavano il 13,8 per cento delle vetture nuove mentre gli over 65 comperavano il 9,4 per cento. Nel
2014 i ruoli si sono invertiti: i giovani hanno acquistato l’8 per cento delle auto nuove e gli anziani il

15,8.
Oltre all’effetto precarietà, interviene sulla scelta dei ragazzi
quella che Vanni Codeluppi, so-

GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

IL CREATIVO

“Il noleggio era
motivo di vergogna
adesso è diventato
uno status symbol”

G

IORGIO Brenna, ad europeo di Leo Burnett, una delle più
importanti agenzie pubblicitarie e di comunicazione
creativa del mondo, mette in guardia sulle abitudini dei
“millennials”, i ragazzi che oggi hanno tra i 18 e i 30 anni: «Sono loro che decideranno il futuro dell’auto».
Dottor Brenna, in che modo la crisi ha cambiato il rapporto degli
italiani con l’auto?
«In generale la crisi non è stata così forte da spingere le persone ad abbandonare l’auto. Ha però modificato profondamente il suo uso. Per esempio un mix tra uso del mezzo pubblico e privato più spostato a vantaggio
del primo. L’auto non è più il mezzo di trasporto, è uno dei mezzi di trasporto».
Un’auto meno simbolo e più strumento di spostamento?
«Questo è vero soprattutto per i più giovani. Che non capiscono per quale motivo, ad esempio, non si possa telefonare mentre si guida e cercano
vetture che svolgono sempre di più un ruolo di sostituzione dell’autista.
Si parcheggiano, hanno il wi-fi, rispondono agli sms».
Come fate voi creativi a spingere le vendite se l’auto non è più uno
status symbol?
«L’auto non è più uno stato symbol, ma il modo di utilizzarla sì. I “millennials” considerano uno status symbol, ad esempio, utilizzare un’auto
ecologica, con carburanti alternativi e meno inquinanti. Oppure ci tengono a far sapere che stanno guidando un’auto del car sharing».

35

Un cambiamento importante?
«Direi radicale. Basta pensare che fino a dieci anni fa chi noleggiava
un’automobile lo faceva quasi di nascosto perché chi non aveva il denaro
per acquistarne una di proprietà era considerato un poveretto. Infatti i
simboli della casa di noleggio sulla carrozzeria erano ridotti al minimo. Oggi quel che ieri era motivo di vergogna nelle giovani generazioni diventa
status. Le Fiat 500 di Enjoy, il servizio di car sharing in collaborazione con
Eni, sono rosso fuoco e hanno una grande scritta sulla carrozzeria».
Altri stratagemmi per attirare i giovani?
«La personalizzazione. Un privilegio che un tempo era appannaggio solo di chi acquistava un’auto di gran lusso e che oggi invece è disponibile
anche per chi acquista un’utilitaria. Non fa più tanto colpo avere l’automobile che tutti vorrebbero acquistare ma avere l’automobile che meglio
ti rappresenta. E così aumenta all’infinito la gamma dei colori, dei tessuti e degli accessori, anche i più strampalati, compreso il vasetto con il fiore di plastica da sistemare sul cruscotto».
Secondo lei l’auto è sul viale del tramonto?
«Direi proprio di no. Anzi. Sta cambiando profondamente il modo di utilizzarla ma questo oggi si vede solo in parte. La stragrande maggioranza
dei proprietari di auto è ancora legata al rapporto tradizionale. Mano a mano che passano gli anni, il nuovo modo di usare l’automobile diventerà
realtà».
(p.g.)

Le
immatricolazioni
in Italia
(andamento mensile) FONTE: Anfia

132.312 128.272

114.793

111.027

122.445

132.081

108.546

135.255

161.945 148.807

92.188
53.504

Apr
Mar
Gen
2015

Feb

Dic
Nov
Ott
Set
Ago
Lug
Mag
2014

Giu

LE NOVITÀ
ADDIO BENZINA

I nuovi carburanti: gpl,
metano fino all’elettricità
stanno sostituendo le
auto a benzina, mentre il
diesel resiste

AUTOMATICA

IL CAR SHARING

La connessione alla rete
in auto non è più solo un
optional, l’attesa è per le
macchine che si guidano
da sole

Specie tra i giovani e
nelle grandi città
l’acquisto dell’auto non è
una priorità, sostituita
dai servizi di car sharing

ciologo dei consumi, chiama «la
perdita del ruolo identitario dell’automobile. Nonostante gli
sforzi delle case per rendere comunque appetibili i loro nuovi
modelli, è passata nelle giovani
generazioni dell’Occidente l’idea
che l’auto è un mezzo di trasporto non ecologico e molto dispendioso dal punto di vista energetico. I ragazzi hanno oggi una idea
profondamente diversa della mobilità. Vivono in un mondo connesso in cui è sempre meno necessario recarsi fisicamente in un
luogo per agire e comunicare. E
anche quando la Rete non è più
sufficiente e bisogna davvero
spostarsi fisicamente, ci sono
molti modi alternativi all’auto,
soprattutto nelle grandi città.
L’auto è stata uno status symbol
tra gli anni 60 e 80 in Italia. Poi è
diventata un prodotto maturo e
oggi direi che è ormai più che maturo, destinato a un lento declino». Eppure le cifre del mercato
sembrerebbero dire il contrario.
Non tanto per i dati della ripresa
europea, che sta sostanzialmente recuperando, e solo in parte, il
terreno perduto negli anni bui
della crisi. Ma per quello che accade a livello mondiale dove il totale delle auto vendute (siamo intorno gli 80 milioni) è in continua
crescita, soprattutto per effetto

dell’espandersi dei nuovi mercati. «Questo è vero - ammette Codeluppi - ma dobbiamo considerare che i cinesi stanno vivendo
ora la fase in cui l’automobile è il
simbolo del risveglio dell’economia, della nuova ricchezza di chi
la possiede. Diciamo che nei Paesi emergenti si sta verificando sul
piano simbolico ciò che da noi era
accaduto nella seconda metà del
Novecento».
Se c’è un nuovo modo di considerare l’auto, il mercato sta adattandosi rapidamente. Il primo segnale di cambiamento è quello

I giovani dialogano in
Rete e si spostano meno
Quando comprano sono
sempre più ecologisti
della scelta dei carburanti. Il passaggio dalla benzina al diesel era
già avvenuto negli anni 90 quando era stata ridotta la tassazione
sul gasolio e aveva motivazioni
essenzialmente economiche. Oggi nella scelta pesa ancora il ragionamento sui costi ma incide
anche una diversa coscienza ecologica. Dal 2011 al 2014 tra le nuove auto vendute, quelle diesel sono rimaste ferme intorno al 55
per cento del mercato. E’ invece
crollato il numero di vetture nuove a benzina, passate dal 39 al 29
per cento, è triplicato il numero
delle auto alimentate a gpl (dal
3,2 al 9,2) ed è raddoppiata la percentuale del metano (dal 2,2 al

5,3). «Va osservato - dice Quagliano - che le auto ad alimentazione alternativa hanno una tassazione sui carburanti molto bassa o addirittura inesistente. Se il
trend proseguirà, lo Stato dovrà
risolvere il problema delle minori
entrate». Troppo virtuosi? Secondo i dati del Centro Promotor, sui
62,5 miliardi di carburante spesi
dagli italiani nel 2014, 36,1 sono
finiti nelle casse del Tesoro. Nel
futuro senza benzina e gasolio
una buona fetta di quei 36 miliardi rischia di andare in fumo.
La seconda rivoluzione è quella della connettività e del servizio. L’auto fa da sola sempre più
cose: ti dice con una telecamera
se stai parcheggiando bene, ti avvisa nella nebbia se un veicolo
precede, ti legge gli sms in arrivo.
Sempre più cambia le marce da
sola, rompendo l’attaccamento
molto italiano alla cloche. E sempre più non è la tua. E’ in affitto.
Per tre anni, con l’auto a noleggio
ora accessibile anche ai privati:
basta un canone mensile e si paga
solo il carburante. Al resto pensa
la società di noleggio. O anche in
affitto per poche ore: car sharing
soprattutto nella versione a parcheggio flessibile, raggiungibile
con le mappe degli smartphone.
«In sostanza, il car sharing è una
sorta di taxi fai da te», sintetizza
Quagliano. Il futuro è oltre. E’ nell’auto che si guida da sola, in sostanza l’autista robot. Mercedes
ha presentato un prototipo al Salone di Ginevra. Si sale e si continua a lavorare sul computer mentre l’automobile si muove nel
traffico. I vantaggi? Ci sta pensando una società come Uber che
starebbe lavorando con Google
per l’auto-auto. Taxi senza conducente insomma: niente licenza
e niente polemiche con i tassisti
tradizionali. Semplice no?
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36

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

R2
Il reportage

La farmacogenomica apre
nuovi orizzonti
alla lotta
al tumore
E i ricercatori
sono contesi
tra le università

Le start-up della Silicon Valley
ultima frontiera contro le malattie
DAL NOSTRO INVIATO
FEDERICO RAMPINI

LA SCHEDA

IL PIANO

Il governatore
della California
e l’University
of California
lanciano un
piano per lo
sviluppo della
Precision
Medicine
L’OROLOGIO

La Apple sta per
consegnare ai
clienti l’orologio
intelligente che
tra le sue funzioni
avrà proprio il
monitoraggio
costante della
nostra salute
IL TEST

Tra i prodotti di
Color Genomics
di Burlingame
c’è un test della
saliva che per soli
250 dollari
individua il
rischio genetico
di tumore al seno

Q

SAN FRANCISCO

Davide Ruggero mi riceve nel
suo laboratorio,
dall’apparenza potrebbe essere il batterista di un’orchestra jazz napoletana. Tutto, dalla capigliatura all’abbigliamento, lo classifica tra gli artisti, genio e sregolatezza. Siamo in California,
dove Steve Jobs non avrebbe
creato Apple se fosse andato in
ufficio tutti i giorni in giacca e
cravatta. Il venture capital californiano ha già investito 50
milioni nella start-up di cui Ruggero è co-fondatore, la Effector.
Ruggero è una star della nuova
medicina, lo ha reclutato la UniUANDO

Davide Ruggero, cofondatore della Effector,
è ritenuto una star
della nuova medicina
versity of California-San Francisco (portandolo via dall’università di Philadelphia) come ricercatore in un nuovo campo: la
farmaco-genomica. Sta aprendo nuovi orizzonti alla lotta
contro il cancro.
«Siamo pionieri – mi spiega
– nell’affrontare con un approccio nuovo la cosiddetta
“traduzione aberrante” dall’acido ribonucleico Rna alle proteine. Cioè il processo patologico di trasformazione di una cellula sana in cellula cancerogena. Con quel termine designiamo la mutazione oncogena,
perché altera la traduzione delle proteine. La nostra sfida è
sviluppare i primi farmaci che
bloccano questa traduzione
aberrante». Entro agosto dovrebbe esserci un annuncio ufficiale dell’università Ucsf, in
cooperazione con la sua azienda Effector, sulla conclusione
dei test pre-clinici, e quindi il

L’ESPERTO
Davide Ruggero è stato reclutato dalla
University of California-San Francisco
come esperto di ricerca nella
farmaco-genomica, che promette
nuovi risultati nella lotta al cancro
lancio della prima molecola in
grado di bloccare uno dei meccanismi cruciali del cancro.
Ruggero, che dopo tanti anni di ricerca negli Stati Uniti
maneggia con più disinvoltura
la terminologia inglese, è convinto che siamo alla vigilia di
un «breakthrough», una rottura rivoluzionaria. O anche un
«cambio di paradigma». Per
spiegare come ci sono arrivati,
lui e la squadra di collaboratori, usa un linguaggio tipico della Silicon Valley: «Qui dentro
ragioniamo sempre out of the
box, fuori dalla scatola delle
convenzioni. E se una domanda ci sembra troppo ardua, se
non troviamo la risposta perché non abbiamo la tecnologia
giusta, la nostra reazione è
questa: dobbiamo inventarci
una tecnologia che non esiste
ancora». Tra gli sviluppi affascinanti di queste ricerche aggiunge «il legame tra invecchiamento e tumori, un nesso
che tutti conosciamo visto che
alcuni tumori arrivano solo a
una certa età; una volta scoperta la ragione, le implicazioni potrebbe essere notevoli».
Ruggero fa parte anche della

nuova tendenza verso la “medicina personalizzata”, che lui
spiega a partire da un esempio
semplice: “«a chemio contro il
cancro è un’arma generica,
non è selettiva; la nostra missione consiste nell’uccidere
esclusivamente le cellule cancerogene senza nuocere a quelle normali». Proprio in questi
giorni il governatore della California Jerry Brown e la presidente della University of California Janet Napolitano hanno lanciato un vasto piano per
lo sviluppo della Precision Medicine. Che andrebbe tradotto
come medicina mirata, personalizzata. «Il nostro obiettivo –
spiegano i promotori – è capire
meglio perché gli individui talvolta reagiscono in modo molto diverso agli stessi medicinali e alle stesse terapie. O perché
alcune malattie hanno un’incidenza che cambia a seconda
delle razze, dei gruppi etnici».
L’idea è che la rivoluzione nella
genetica e nella genomica deve passare a uno stadio successivo: elaborare i Big Data disponibili, «analizzare l’immensa quantità d’informazioni molecolari, ambientali, sociali, in-

dividualizzare l’approccio clinico attraverso la tecnologia
mobile”. Parola magica, questa: tecnologia mobile. Guarda
caso, a poche decine di miglia
da qui c’è Apple che si prepara
a consegnare ai clienti le prime
ondate di Apple Watch, l’orologio intelligente che tra le sue
funzioni avrà proprio il moni-

Lo stadio successivo
della rivoluzione nella
genetica: l’elaborazione
dei “Big Data” disponibili
toraggio costante della nostra
salute. E c’è Google, che essendo diventato «il primo medico
di famiglia degli americani»
(al minimo sintomo di malessere, ci si fa un’autodiagnosi
usando il motore di ricerca
Google) ora investe nel
software della diagnostica medica avanzata. E’ un pullulare
di iniziative in campo biomedico, dove incroci gli stessi protagonisti delle altre rivoluzioni digitali. La vedova di Steve,
Laurene Powell Jobs, in so-

cietà con il fondatore di Yahoo
Jerry Yang finanzia la start-up
Color Genomics di Burlingame: tra i suoi prodotti c’è un test della saliva che per soli 250
dollari individua il rischio genetico di tumore al seno.
Altri guardano verso orizzonti più lontani. “Orizzonti
perduti”, è il libro-culto che li
ispira: il romanzo di James Hilton che nel 1933 lanciò il mito
di Shangri-La, misteriosa comunità del Tibet i cui abitanti
possiedono il segreto dell’eterna giovinezza. Il Palo Alto Longevity Prize, fondato dall’investitore Joon Yun, premia
chiunque contribuisca a portare la vita umana oltre i 120 anni, e ha già assegnato un trofeo
da un milione a un’équipe di ricercatori in grado di allungare
del 50% la longevità delle cavie di laboratorio. Altri sognano il futuro immaginato da Kazuo Ishiguro nel suo romanzo
“Non lasciarmi”, in cui saremo
accompagnati da un clone coi
nostri “tessuti di ricambio”, da
trapiantare ogni volta che un
pezzo originale si guasta.
(2. Fine)
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la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

R2
L’iniziativa

ARIANNA FINOS
ERNARDO Bertolucci
ha trasformato il
dolore per il terremoto nel suo Nepal
in un grande evento
di cinema e beneficenza, con la
collaborazione di Repubblica.
«Guardando le immagini di distruzione, ricordando, anche
nella mia testimonianza su Repubblica, i momenti vissuti tra i
nepalesi durante le riprese di
Piccolo Buddha, mi sentivo in
colpa di essere qui al sicuro e ho
deciso di fare qualcosa di concreto». Il 28, a poco più di un mese dalla tragedia che ha fatto
migliaia di vittime, il cineasta
sarà sul palco dell’Auditorium
Parco della Musica di Roma con
il protagonista del film Keanu
Reeves per rivedere con il pubblico in platea, e con quello di
Repubblica.it, il suo capolavoro. I biglietti costano 50 e 100
euro, il film sarà visibile anche
nella sala virtuale di Nuovo Cinema Repubblica con un’offerta a partire da 3 euro. I ricavi saranno divisi tra Emergency e
Children Village.
Bernardo Bertolucci, perché
questo evento?
«Quando c’è una tragedia come questa l’attenzione del mondo si concentra nei primi giorni. A
meno di un mese i nepalesi sono
già “i dimenticati” o, per citare un
film di John Ford, “i sacrificati”.
Non sono più neanche nelle ultime pagine dei giornali, per non
parlare dei servizi in tv. I media sono cinicamente assenti, ne riparleranno al prossimo terremoto.
Ma i nepalesi cercano di rimettersi in piedi. Ora l’emergenza si fa
più drammatica, arrivano i monsoni, c’è un gran bisogno di dare
un tetto a chi l’ha perso. Dobbiamo provare a risvegliare il mondo, le coscienze, su questo luogo
che rischia di tornare a migliaia di

B

Servono tende, casupole,
medicine. Il ricavato
servirà per inviare
container pieni di aiuti
anni fa. Anche il turismo è un canale che resterà chiuso a lungo. La
comunicazione con Kathmandu è
ancora difficilissima».
I proventi saranno divisi tra
Emergency per il Nepal e Children Village.
«Con me ci saranno Cecilia
Strada e Patrizia Bisi. Emergency
porterà tende agli sfollati di Kirtipur e valuterà le necessità mediche. Children Village perché i
bambini sono l’emergenza più
grande. Il Children Village è un
posto di pura poesia, un ricovero
in pianura, alle pendici dell’Annapurna, creato da un prete tedesco che faceva scalate sull’Himalaya. Ha iniziato a raccogliere orfani, bimbi soli, prima del sisma
erano un’ottantina, ora più del triplo, troppi per entrare nelle tre
piccole costruzioni che adesso sono quasi inagibili. Servono tende,
casupole, medicine, le farmacie
sono vuote. La serata servirà per
mandare dei container pieni di
aiuti».
Avrebbe immaginato che Piccolo Buddha le avrebbe regalato questa nuova possibilità?
«Non dimentichiamo che è la

37

Il 28 a Roma la serata di raccolta
fondi con la proiezione di
“Piccolo Buddha”. Con il regista
anche Keanu Reeves, Emergency
e Children Village. L’evento
su Nuovo Cinema Repubblica

Bertolucci sul palco
per aiutare il Nepal
“Così un film
diventa solidarietà”
storia del Buddha, non un film
qualsiasi. Per me ha rappresentato un momento importante, la
scoperta e la fascinazione per una
filosofia nata ad alta quota, nel Tibet, non lontano dal Nepal. Nel
film ho cercato di far capire al pub-

L’APPUNTAMENTO

BERNARDO
BERTOLUCCI PER IL
NEPAL

Così si intitola la serata
di raccolta fondi in
programma giovedì 28
alle 21 all’Auditorium
Parco della musica di
Roma con la proiezione
di Piccolo Buddha, che il
regista girò nei luoghi
devastati dal sisma dello
scorso 25 aprile.
Parteciperanno, oltre
a Bertolucci, il
protagonista del film
Keanu Reeves e le
rappresentanti delle
organizzazioni cui sarà
devoluto il ricavato:
Cecilia Strada di
Emergency per il Nepal e
Patrizia Bisi di FNH
Children Village. I
biglietti, da 50 o da 100
euro, sono disponibili su
www.auditorium.com.
L’evento sarà visibile su
Repubblica.it mentre
nella sala virtuale di
Nuovo Cinema
Repubblica sarà possibile
vedere il film con
un’offerta libera, base
minima 3 euro, la sera
stessa e fino al 31.
Prenotazioni da oggi su
www.mymovies.it.

blico occidentale l’idea buddista
di “compassione”, che è alla base
della nostra serata. Vede, tutto si
tiene».
All’Auditorium ci sarà Keanu
Reeves.
«Non lo sentivo da anni. L’ho

LA TRAGEDIA
I luoghi del
sisma e, sotto,
Bertolucci sul
set di “Piccolo
Buddha”

chiamato, ha risposto subito, non
mi ha chiesto nulla. Ha detto:
“Sarò da te il 28”. Rivedremo Piccolo Buddha dopo decenni. Per
noi, e spero per il pubblico, sarà
una serata indimenticabile».
Una serata importante.

«Non mi monto la testa, ciò che
faremo è una piccola goccia in un
oceano di bisogno ma ora è tutto
ciò che riusciamo a fare. Sarà anche importante riflettere sul restauro di alcuni luoghi, quelle
“creature architettoniche” ora in

macerie. Poi, dopo, cercheremo di
capire se è possibile creare un canale per dare continuità agli aiuti. Per ora questa serata per il Nepal è il mio prossimo film, e spero
che l’Auditorium sarà strapieno».
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la Repubblica

GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

39

R2Cultura

CONTATTI
CULT@REPUBBLICA.IT
WWW.REPUBBLICA.IT

Perché i ragazzi dell’era social
ribaltano le paure dei padri:
la lectio di Zygmunt Bauman

I giovani “liquidi”
Una, nessuna
centomila identità
ZYGMUNT BAUMAN

T

RA i buoni motivi per interpretare l’avvento dell’era moderna

come una trasformazione promossa soprattutto dagli interessi della classe media (o per riprendere la terminologia di Marx,
come una “rivoluzione borghese” vittoriosa) appaiono preponderanti il timore ossessivo, tipico del ceto medio, della fragilità dello status sociale, e gli sforzi tesi a difenderlo e a stabilizzarlo. Nel
delineare il profilo di una società esente da infelicità, i progetti utopistici
che abbondavano all’inizio dell’era moderna riflettevano soprattutto i sogni e i desideri della classe media; ritraevano una società purificata dalle incertezze, e soprattutto dalle ambiguità e dalle insicurezze legate alla posizione sociale, nonché dai diritti e dai doveri che quella posizione portava
con sé.
Per quanto quei progetti potessero essere diversi l’uno dall’altro, erano concordi all’unanimità nello scegliere la
durata, la solidità, l’assenza di cambiamento come premesse essenziali di
una società “buona” e della felicità
umana. I progetti utopistici immaginavano soprattutto la fine dell’incertezza e dell’insicurezza: in altre parole
promettevano un assetto sociale assolutamente prevedibile. La società
“buona” e persino la società “perfettamente buona” delle utopie era una società che aveva risolto una volta per
sempre tutte le paure più tipiche del ceto medio. Si potrebbe dire che i ceti medi erano l’avanguardia che, prima del
resto della società, esplorava e faceva
esperienza delle principali contraddizioni dell’esistenza destinate, ce lo si
volesse o no, a diventare caratteristiche universali della vita moderna: la
tensione perenne fra due valori, la sicurezza e la libertà, valori ugualmente
desiderati e indispensabili per una vita
appagante, ma difficili da conciliare,
da possedere e godere simultaneamente.
I più giovani fra noi sono entrati in
una società in cui la grande maggioranza delle persone si trova a vivere
nella condizione riservata un tempo alle sole “classi medie”: a differenza delle classi alte (che oggi si chiamano “élite globali”) e di quelle basse (ora definibili “meno abbienti”), si trovano a dover scegliere non fra un’insufficiente
varietà bensì fra una sovrabbondanza
di modelli. Con il terribile rischio di
sempre: scegliere un modello e dover
rinunciare a molti altri altrettanto interessanti. È il rischio di inciampare,
scivolare, cadere. Oggi l’ansia, e di conseguenza l’impazienza e la fretta dei
giovani, derivano da un lato dall’apparente abbondanza di scelte possibili,
dall’altro dal timore di fare una cattiva
scelta, o di “non fare la scelta migliore
possibile”. In altre parole sono figlie del

terrore che una splendida opportunità
sfugga quando c’è ancora tempo (fuggente) per coglierla.
A differenza di ciò che accadeva ai loro genitori e ai loro nonni, educati durante la fase “solida” della modernità,
oggi non ci sono codici di comportamento durevoli o autorevoli abbinabili
alle scelte raccomandate, e tali da guidare il giovane lungo un percorso sicuro dopo che ha fatto la sua scelta (o accettato con obbedienza la scelta consigliata da altri). Il pensiero che un passo
intrapreso possa (solo possa) essere
stato uno sbaglio, e possa (solo possa)
essere troppo tardi per contenere le
perdite che ha causato, e soprattutto
troppo tardi per tornare indietro da
quella scelta infelice, continuerà a tormentarli per sempre: da qui dunque

IL FESTIVAL

Questo testo è
un estratto della
lectio che
Zygmunt
Bauman (foto)
terrà domani
alle 18 al
Festival
èStoria di
Gorizia, in corso
da oggi a
domenica
Sabato alle
17,30 Roberto
Saviano riceve
il premio
Friuladria 2015

quel loro risentimento per tutto ciò che
è “a lungo termine”, che sia il progetto
della propria vita, o l’impegno nei confronti di altri esseri umani.
Ciò che conta di più per i giovani,
quindi, non è “definire un’identità”, ma
mantenere la propria capacità di ridefinirla quando è (o si pensa che sia arrivato) il momento di darle una nuova definizione. Se i nostri antenati si preoccupavano della loro identificazione, oggi prevale l’ansia di reidentificazione.
L’identità deve essere a perdere perché
un’identità che non piace, non piace abbastanza, o semplicemente rivela la
sua età rispetto a identità “nuove e migliori” disponibili sul mercato, deve essere facile da abbandonare. Forse la
qualità ideale dell’identità più desiderata sarebbe la biodegradabilità.

no rappresentate nei media nazionali», riconfermando un’opinione ampiamente condivisa dagli esperti e
dall’opinione pubblica in generale.
“Identità allargata” significa soprattutto una più ampia esposizione: più
gente da guardare e da cui essere
guardati (utenti di internet/banda
larga), un maggior numero di appassionati di internet stimolati/eccitati/divertiti da ciò che vedono, e sollecitati al punto da voler condividere l’evento con i loro contatti. Tutti sanno
bene che la probabilità di diventare
famosi attraverso un blog personale è
di poco superiore alla probabilità che
una palla di neve resista al caldo dell’inferno, ma tutti sanno anche che la
probabilità di vincere alla lotteria
senza comperare un biglietto è zero.

Per chi appartiene alle nuove generazioni
ogni scelta è una rinuncia alle scelte future
Poiché le opzioni disponibili non sono fondate su valori durevoli, incontestati e riconosciuti autorevolmente, la
valutazione delle scelte non può che seguire le regole dei beni di consumo: l’identità scelta deve essere “messa sul
mercato” per “trovare il suo valore”. L’identità progettata ed esibita che non
trova e non crea una sua clientela è punita con l’esclusione (il voto contrario,
il pregiudizio, la persona è ignorata,
snobbata...), che è l’equivalente sociale del bidone dei rifiuti. I più “talentuosi” sono quelli con più contatti, sia sui
social network, nonché sui loro blog
personali che sono già più di settanta
milioni e diventano sempre più numerosi).
Laurie Ouellette, docente di scienza delle comunicazioni e dei reality tv
all’università del Minnesota, afferma
che «molti adolescenti sentono la forte esigenza di crearsi un’identità allargata come le celebrities che vedo-

Possiamo forse criticare i giovani
perché vivono di corsa, inseguendo
un’illusione? Non credo. Sono, proprio come noi, degli esseri razionali e
così, non diversamente dai loro predecessori fanno del proprio meglio
per reagire alle sfide sociali nel modo
più ragionevole, efficace e responsabile, e per trarre una strategia di vita
ragionevole dalla cornice sociale in
cui vivono. Non hanno scelto loro (e
tanto meno creato) questa “modernità liquida” in cui nessuna rappresentazione di se stessi, anche se di
successo nell’immediato, è garantita
a lungo termine; in cui ciò che oggi è
irrinunciabile, è destinato già domani o dopodomani ad essere logoro. In
altre parole, una condizione in cui
mantenere aggiornata l’immagine di
se stessi è un compito da ventiquattr’ore al giorno per sette giorni alla
settimana.
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R2 CULTURA

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

Il caso
Dopo 35 anni la beatificazione
del sacerdote assassinato
in Salvador: storia di una rimozione

Oscar
Romero
Il lungo silenzio
del Vaticano
VITO MANCUSO

S

ABATO Oscar Romero, assassinato a San Salvador il 24 marzo
1980, viene beatificato e dichiarato ufficialmente martire della Chiesa cattolica. La domanda che sorge spontanea è come
mai siano dovuti passare 35 anni perché il Vaticano giungesse
a tale elementare riconoscimento, compiuto all’istante dalla
coscienza popolare e dalla spiritualità mondiale. Qualcuno potrebbe pensare che la gerarchia cattolica ami procedere con i piedi di piombo, ma sbaglierebbe: per la beatificazione di Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, ci vollero solo 17 anni, per Karol Wojtyla sei. Quindi quando vuole il
Vaticano sa accelerare: perché non l’ha fatto per Romero, ucciso mentre
celebrava la Messa da un sicario dei cosiddetti “squadroni della morte” a
causa del suo impegno per la giustizia?
Perché Giovanni Paolo II che celebrò ben 1341 beatificazioni (più di tutti gli altri papi della storia messi insieme) non beatificò Romero durante i 25 anni
dal martirio di quest’ultimo alla sua morte nel
2005? Perché non lo fece Benedetto XVI? Di fronte
al silenzio su Romero delle gerarchie ecclesiastiche
padre Turoldo nel 1987 scriveva in polemica con
Giovanni Paolo II del «silenzio che stazza sulla tomba del fratello Vescovo Oscar Romero, nuovamente ucciso da questo silenzio». La risposta comunque
non è difficile: perché c’era di mezzo la politica, che
purtroppo in Vaticano ha sempre importanza primaria, anche quando si tratta di santità.
Quando il 3 febbraio 1977 lo nominarono arcivescovo di San Salvador in Vaticano erano convinti di
aver trovato la persona giusta per moderare l’impostazione troppo progressista data alla Chiesa salvadoregna dal predicente arcivescovo Chávez y
Gonzáles. Romero infatti, nato 59 anni prima in un
paese di montagna, era un presule conservatore
che diffidava di tutto ciò che avesse a che fare con il
concetto di liberazione. Poi, però, qualcosa accadde. Nel libro Romero martire di Cristo e degli oppressi pubblicato dall’Editrice Missionaria il teologo gesuita Jon Sobrino parla di una “conversione”
avvenuta il 12 marzo 1977: «Credo che l’assassinio
di Rutilio Grande sia stato l’occasione della conversione; monsignor Romero conosceva molto bene
Rutilio, lo considerava un sacerdote esemplare e un
amico… ma troppo politicizzato… credo che davanti al cadavere di Rutilio a monsignor Romero siano
cadute le bende dagli occhi». Molti altri, tra cui Leonardo Boff ed Ettore Masina, forniscono tale lettura. Ma anche chi non ama parlare di conversione,
come Roberto Morozzo della Rocca autore della più
ampia biografia di Romero in lingua italiana (Primero Dios, Mondadori), non può evitare di notare
che «Romero arcivescovo era diverso dal Romero
precedente, questo è certo».
Conversione o no, sta di fatto che coloro che prima erano i nemici di Romero (la sinistra politica e
la sinistra ecclesiastica dei gesuiti e del vescovo Rivera y Damas) divennero suoi amici, e viceversa coloro che erano i suoi amici (la destra politica e la destra ecclesiastica del nunzio e della maggioranza
degli alti prelati) divennero suoi nemici. Così il nunzio e il cardinale guatemalteco Casariego si rammaricavano di averlo segnalato quale arcivescovo
e inviavano a Roma velenosi rapporti. Da qui le pesanti pressioni subite da Romero nei tre anni di episcopato, tra cui una “visita apostolica” (espressione canonica che sta per ispezione ufficiale) condot-

ta da monsignor Antonio Quarracino, poi arcivescovo di Buenos Aires e predecessore di Jorge Mario Bergoglio, che diede un parere molto negativo
su Romero consigliando di affiancargli un amministratore apostolico sede plena, cioè praticamente
di esautorarlo di ogni potere.
A quel tempo in Salvador oltre all’esercito e ai
corpi di sicurezza, imperversavano gli squadroni
della morte, gruppi paramilitari assoldati dall’oligarchia, ufficialmente illegali ma in realtà strettamente legati al potere. A sinistra operavano for-

mazioni diverse, talora altrettanto sanguinose, poi
confluite nel Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale. Tradizionalmente la posizione
della Chiesa era di equidistanza, ma Romero, accortosi della connivenza tra esercito e squadroni
della morte e del fatto che tale equidistanza finiva
in realtà per privilegiare i potenti a scapito degli oppressi, ruppe questa politica, prese le distanze dal
governo e arrivò persino, come fa notare Sobrino, a
considerare legittima la violenza di autodifesa perché i cittadini «davanti a una situazione così iniqua,

spesso si sono visti obbligati ad autodifendersi, anche in forma violenta» (Quarta lettera pastorale, n.
117). A Romero questa radicalità non era insolita,
come appare nel libro pubblicato in questi giorni da
Piemme, La giustizia non sta mai zitta, che presenta i suoi interventi più incisivi disponendoli in forma antologica.
Cinque giorni prima della morte Romero dichiarò al Diario di Caracas: «Destra significa nettamente l’ingiustizia sociale e quindi non è mai giusto mantenere una linea di destra». Ricordando tali parole, Sobrino cita anche queste altre: «Il Partito
democratico cristiano si sta facendo complice dell’oppressione del popolo». Naturalmente tutto ciò
fece di lui l’oggetto di un odio da parte delle oligarchie economiche, militari e anche ecclesiastiche. Le
minacce di morte erano sempre più numerose, ma
Romero rifiutò la scorta. Gustavo Gutiérrez, uno dei
padri della teologia della liberazione, ricorda di
avergli telefonato prima della morte: «Terminai la
nostra amichevole conversazione con un’espressione forse ingenua, gli dissi: “Monseñor, devo andare. Abbi cura di te”; dopo un breve silenzio che a
me parve lunghissimo rispose: “Gustavo, per aver
cura di me dovrei andarmene dal mio paese”» (da
Perché Dio preferisce i poveri, Editrice Missionaria). Romero sapeva bene che prima o poi l’avrebbero ucciso ma non indietreggiò mai. Un giorno disse: «Se mi ammazzeranno, risusciterò nel popolo
salvadoregno». È esattamente quello che avvenne.
Com’è stato possibile allora che per 35 lunghi anni si dubitasse che la sua morte fosse un martirio a
servizio del Vangelo? Ha dichiarato monsignor Vincenzo Paglia, il postulatore della causa di beatificazione: «Romero ha avuto scontri con il nunzio, con
il Vaticano, con i poteri locali che lo definivano comunista solo perché aveva scelto di sporcarsi le mani dedicandosi all’aspetto sociale del dogma». Ma
che cos’è questo aspetto sociale del dogma? È il bene concreto, cioè l’unico vero senso del Vangelo, cui
tutti gli altri sono funzionali. Che a essere contro Romero siano stati la destra e i militari per interessi
economici e politici si spiega; ma che lo sia stata una
parte della Chiesa, tra cui la maggioranza dei vescovi salvadoregni e a Roma i cardinali López Trujillo e Castrillón Hoyos, tanto potenti sotto Wojtyla e
Ratzinger, è il segnale di qualcosa di strutturalmente pericolante nel sistema ecclesiastico. Sabato sarà un giorno di grande gioia per la causa del
Vangelo, ma per alcuni nella Chiesa anche di inevitabile vergogna.
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la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

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PER SAPERNE DI PIÙ
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www.estoria.it

Strega, Elena Ferrante
rischia di non entrare
nella cinquina finale
Gli editori della scrittrice: “Solo cinque voti certi”
Francesco Piccolo: “Io la sostengo, è la migliore”
E chiede ai giurati: “Dichiarate le vostre scelte”

IL PREMIO

All’ungherese
Krasznahorkai il Man
Booker International

RAFFAELLA DE SANTIS

Teologi e vescovi
così Francesco riabilita
la Chiesa del dissenso
PAOLO RODARI
CITTÀ DEL VATICANO

è Timothy
Radcliff, nominato
sabato scorso consultore del dicastero di Giustizia e pace. Teologo
controverso, nel 2011 il suo nome venne depennato dalla lista
dei discorsi ufficiali all’assemblea di Caritas Internationalis.
Le sue posizioni in favore dell’abolizione del celibato sacerdotale e aperte sul tema dell’omosessualità non piacevano oltre il
Tevere, dove la censura dell’ex
Sant’Uffizio era tenuta in buon
esercizio. La sua “riabilitazione”, invece, dice di un papato
che non vuole porre museruole,
e che sa attendere anche da alcuni dei teologi cosiddetti “del
dissenso” contributi decisivi
per l’esercizio di una vera sinodalità. Contributi che trovano
spazio anche sull’Osservatore Romano, che tre giorni fa ha messo in pagina un
testo di Jon Sobrino edito
da Emi. Gesuita basco
emigrato nel Salvador, celebre teologo della liberazione, qualche anno fa ha
visto le sue tesi bollate dal
Vaticano come «erronee e
pericolose». E a nulla valse
un articolo in sua difesa di
Víctor Manuel Fernández, rettore della Pontificia Università Cattolica di
Argentina, osteggiato in curia
romana proprio per la sua difesa
di Sobrino, ma riabilitato da
Francesco con l’elevazione al
rango di arcivescovo.
Prima di Sobrino, Gustavo
Gutiérrez. Il teologo peruviano
fondatore di quella teologia della liberazione che nei preceden-

L’

ULTIMO

ARCIVESCOVO

Il teologo Gustavo
Gutierrez. In alto
a destra, l’omicidio
di Oscar Romero. Sopra,
una manifestazione
in suo onore

ti pontificati era sinonimo di
connivenza col marxismo, una
settimana fa era fra i relatori alla conferenza di presentazione
dell’assemblea della Caritas
aperta poi da Francesco. Già due
anni fa Gutiérrez venne ricevuto dal Papa in segno di un’amicizia che anche Ratzinger non
mancò di mostrargli: nel 1996,
in un incontro con i vertici dell’episcopato latino-americano,
l’allora cardinale prefetto della
Dottrina delle Fede ebbe parole
di elogio nei suoi confronti.
I segnali di apertura di Francesco verso alcune teologie controverse ci sono fin dall’inizio
del suo pontificato. Da subito
egli ha sbloccato la causa di beatificazione di Oscar Romero, sul
quale la recente biografia di Roberto Morozzo della Rocca apre
scenari inaspettati: di nemici,
Romero, ne aveva molti, alcuni
fra i sui confratelli vescovi, altri
in Vaticano fra prelati ossessionati dal suo presunto filo marxismo e invidiosi dei suoi successi
di popolo. Ma fra questi nemici
non si possono annoverare i Papi della sua difficile epopea: Paolo VI e Giovanni Paolo II. Francesco ha autorizzato anche l’apertura del processo diocesano
del vescovo de La Rioja (Argentina), monsignor Enrique Angelelli, ucciso dai militari argentini il 4 agosto 1976. E, insieme,
è arrivata l’apertura del processo diocesano per la beatificazione di Dom Hélder Câmara, il vescovo «delle favelas». Romero,
Angelelli, Câmara: uccisi perché cristiani ma, insieme, osteggiati da una Roma curiale conservatrice e a tratti miope.
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ANCA meno di un
mese alla semifinale del Premio Strega, ma si comincia a
capire come soffia il vento. O
meglio, contro chi soffia. Per
Elena Ferrante, in gara col quarto libro della sua tetralogia, Storia della bambina perduta
(E/O), la strada sembra in salita. «A noi risulta che non entrerà in cinquina», dice l’editore Sandra Ozzola. Non sarà troppo pessimista? I giurati sono
400 e quest’anno devono esprimere al primo turno tre voti a testa, dunque le possibilità aumentano: «Guardi, al momento
ho raccolto soltanto cinque voti
certi, tra i quali il mio».
I voti non saranno sicuramente cinque, ma bisogna capire perché potrebbero non essere tanti come si pensava. Non
sono soltanto sensazioni isolate. Gli osservatori più attenti
sanno che le operazioni per
escludere l’autrice misteriosa
dal premio sono già in corso. Il
nuovo regolamento è stato
creato per garantire i piccoli
editori, ma si studiano strategie per arginarlo. La Ferrante
dà fastidio, intralcia. I piccoli
editori potrebbero coalizzarsi
contro di lei per escluderla da un
eventuale ripescaggio (previsto dalle nuove regole in caso la
cinquina sia colonizzata solo dai
grandi). Neri Pozza, editore di
Wanda Marasco (Il genio dell’abbandono) e concorrente diretto di E/O per il quinto posto in
cinquina, avrebbe già capitalizzato tra i 30 e i 40 voti.
Tra i big potrebbero decidere
di giocare in chiave anti-Ferrante i meno forti. Non Einaudi
e Bompiani, tra i favoriti con Nicola Lagioia (La ferocia) e Mauro Covacich (La sposa), ma tutti gli altri. Perché una cosa è certa: il 10 giugno, giorno della semifinale, un grande editore
sarà fuori dal gioco. E in caso di
ripescaggio addirittura due:
nessuno quindi può considerarsi fuori pericolo, da Marco Santagata (Come donna innamorata, Guanda) a Fabio Genovesi (Chi manda le onde, Monda-

M

dori), da Clara Sereni (Via Ripetta 155, Giunti) a Vinicio Capossela (Il paese dei coppoloni,
Feltrinelli). A fare la differenza
saranno i 60 lettori forti delle librerie indipendenti.
Ieri però è successa una cosa
inattesa. Francesco Piccolo,
vincitore della scorsa edizione
con Il desiderio di essere come
tutti (Einaudi), ha dichiarato in
un tweet per chi vota: «Letti i dodici libri del Premio Strega
2015. Voto Covacich, Ferrante,
Lagioia. In finale voterò Ferrante». Piccolo al telefono aggiunge: «Se tutti facessero così, vincerebbe il libro più bello. Trovo
i libri di Covacich e Lagioia molto buoni, ma credo che sia la Ferrante l’evento del
premio». Il gesto è
piaciuto a Stefano
Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, che su
Twitter ha lanciato
l’hashtag #io voto,
mettendo a disposizione dei giurati
l’account della
Fondazione. Una
mossa verso il voto palese? Vedremo. Al momento nessuno
degli Amici ha twittato. Qualcuno, raggiunto al telefono, dice però per chi vota. Pennacchi
per Genovesi e Covacich, ma è
incerto sul terzo. Sandro Veronesi per Capossela, Covacich e
Vins Gallico (Final Cut, Fandango). Valeria Parrella per Covacich, Lagioia e Paolo Zardi
(XXI secolo, Neo). Gabriele Pedullà per Santagata, Lagioia,
Covacich. E sappiamo che la
graphic novel di Zerocalcare Dimentica il mio nome (Bao Publishing) ha molti estimatori.
Pare che neanche Domenico
Starnone voti la Ferrante. Gianrico Carofiglio manda un tweet,
prendendo in giro un editore
che tre anni fa lo aveva snobbato e che ora si rifà vivo come se
niente fosse: «Caro, sono un tuo
grande estimatore, ti chiedo il
voto per lo Strega…». Cambiano
le regole, ma è sempre la stessa
storia.
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LONDRA. È László Krasznahorkai
il vincitore dell’edizione 2015
del Man Booker International
Prize, sezione internazionale del
premio letterario britannico, del
valore di 60.000 sterline. 61
anni, ungherese, Krasznahorkai
ha scritto raccolte di racconti e
romanzi, di cui uno, Melancolia
della resistenza, pubblicato in
Italia da Zandonai. Giunto alla
sesta edizione, il premio è stato
assegnato in passato a Ismail
Kadaré, Chinua Achebe, Alice
Munro, Philip Roth e Lydia
Davis. «Spero mi faccia
conquistare nuovi lettori in
lingua inglese», ha detto lo
scrittore ricevendo il premio ieri
al Victoria & Albert Museum.

L’EVENTO

Il TED arriva a Pisa
la disuguaglianza
secondo venti relatori
PISA. Venti relatori, con
interventi di massimo 18
minuti l’uno, quattro sezioni. È
il format americano delle miniconferenze reso famoso dai
“Ted talks”, che arriva a Pisa
sabato 23 maggio per
TedxPisa. L’evento è dedicato
al tema della disuguaglianza,
declinata in tutti i suoi
significati, da quello economico
a quello politico e culturale. Tra
i relatori, Nadia Urbinati,
Fabrizio Bernardi, Riccardo
Iacona, Mauro Covacich, l’ex
presidente dell’Uruguay Pepe
Mujica e, in video, Thomas
Piketty. L’incontro è gratuito
registrandosi sul sito
www.tedxpisa.it.

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

42

R2Spettacoli

& TELEVISIONE

CONTATTI
SEGRETERIA_SPETTACOLI
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Cannes 2015
Standing ovation e 17
minuti di applausi per
“Youth-La giovinezza”
LE REAZIONI

La stampa estera
entusiasta
ma Libération
lo stronca
MARIA PIA FUSCO
CANNES. La standing
ovation che ha salutato
Paolo Sorrentino, Michael
Caine, Harvey Keitel, gli
altri interpreti, i 17 minuti
di applausi del pubblico, le
tante risate durante la
proiezione (per i dialoghi
Caine-Keitel e alla fine del
monologo di Jane
Fonda...)... Una autentica
festa ha accolto la
proiezione ufficiale di
Youth ieri sera, facendo
dimenticare i buu (pochi)
alla proiezione stampa
della mattina, dalla quale
erano usciti commenti
divisi. Molti però quelli
commossi, dall’inglese Buz
Bamigboy del Daily Mail:
«È stato come assistere ad
una rappresentazione della
forza della vita. Michael
Caine insuperabile»,
all’americana Deborah
Young di Hollywood
reporter, che ha vissuto il
film «come un concerto di
emozioni,
sovrabbondante,
magnifico». La giovinezza è
«il film che più ha diviso la
stampa» scrive Variety . Si
prevedono negative su Le
Monde e Les
Inrockuptibles , Libération
lo stronca, ma entusiasti
senza riserve le prime
reazioni di Le Figaro, Les
Echos, France Inter, il
norvegese Dagbladet, NY
Magazine, Toronto Star, Le
Parisien (“È la sua Palma
d’oro!”), The Times,
l’olandese Het Parool, Le
journal de dimanche (“Una
grazia infinita,
un’emozione devastante,
abbiamo appena visto la
Palma d’oro”), Sight &
Sound, l’australiano Sun
Herald. Quasi unanime
l’entusiasmo per Michael
Caine, mentre la musica è
magnifica per alcuni,
troppa per altri. Qualche
riserva è per il finale o
l’eccesso di scene madri.
“Troppe scene madri
creano il vuoto”, secondo
Vanity Fair Usa. Metro
sintetizza: “Sorrentino
dimostra che la giovinezza
non ha età. Una bella
commedia umana, colorata
dalla grazia”.
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LO SPECIALE
Sul sito le video
interviste
a Paolo Sorrentino
e Rachel Weisz, i
trailer, le cronache,
le foto da Cannes

Le età
di

Sorrentino

“Dai figli a Maradona, in questo film

“A

CONCITA DE GREGORIO

Ho solo un
paio di cose
da dire e a
volte ho
paura di
averle già
dette. Di
perdere, con
l’esperienza,
l’entusiasmo



CANNES

sul mare, ultimo piano. In terra una
palla da calcio di pezza
per giocare con Carlo,
12 anni. Nell’altra
stanza Anna, 18, si stira i capelli.
Seduto in terrazza Paolo Sorrentino guarda i figli dalla porta a vetri.
«Crescono. Bello, sì, ma anche un
segreto dispiacere. Essere padre
mi piace tanto, e non so bene come
si fa il genitore quando diventano
grandi». Non lo sa. Aveva 17 anni
quando i suoi genitori sono morti.
«Sono stato solo figlio bambino, ragazzo. Mai figlio adulto». È di questo che parla il suo film — la vecchiaia è uno schermo. Di memoria
e di assenza. Di cosa resta, nel ricordo, dei gesti di una vita quando
la vita finisce. Cosa resta di un padre.
Michael Caine dice a proposito
della figlia: non ricordo niente
della mia infanzia, anche lei dimenticherà. Ho fatto tanti sforzi
per un risultato insignificante.
«È questo. I miei sono morti da 26
anni. Ho passato più tempo senza di
loro che con loro e mi trovo adesso nel
punto esatto della vita in cui si trovava mio padre quando se n’è andato.
Mia figlia ha 18 anni. Se rimanesse sola oggi cosa ricorderebbe, da adulta,
dei nostri giorni insieme? È un penLBERGO

siero che mi ha ossessionato come
una malattia. Ho cominciato a scrivere per liberarmene. Due anni fa,
nell’agosto dopo la Grande bellezza,
esattamente quando lei è arrivata al-

la soglia che ho dovuto attraversare
io alla sua età».
Lei ricorda i suoi genitori giovani?
«Per fortuna sì. Un giorno a San

IN CONCORSO

La Cina di Jia Zhang-Ke
finisce divorata dall’Occidente
CANNES. E’ come quando le madri dicono ai bambini: non avere paura del
cane, è lui che ha paura di te. Non abbiate paura della Cina: è lei che ha
paura di noi, racconta il maestro Jia Zhang-Ke (Still life, Leone d’oro a
Venezia 2006) in un film — Mountains may depart — che racconta la storia
di una donna, e della Cina, dal 1999 al 2025. Un melò politico, poetico e
militante: Tao, la ragazza, è corteggiata da due uomini. Un minatore e un
ricco imprenditore. Triangola, infine sposa il ricco. Nasce un figlio, lo
chiamano Dollar. I genitori si separano, Dollar va a vivere in Australia col
padre che colleziona armi. Il bambino torna in Cina per il funerale del
nonno materno, guarda straniero un mondo sconosciuto, riparte: non
rivedrà la madre mai più. La Cina intanto cambia. Nel mondo del futuro, di
cui Dollar adulto è protagonista, i cinesi della sua generazione hanno
dimenticato la lingua madre: lui anche la madre. Sono nato in provetta,
dice. L’Occidente divora le radici. Colonna sonora è Go West, appunto, dei
Pet shop boys. La madre, sola, invecchia continuando a preparare ravioli
all’antico modo nella casa vuota. Cinesi entusiasti in sala, pronti alla Palma.
(c.d.g)
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MOUNTAINS MAY DEPART
Regia di Jia Zhang-ke
Con Zhao Tao, Zhang Yi, Liang Jingdong
Dong Zijian, Sylvia Chang

Marco a Venezia. Mia madre che per
farci ridere faceva la giocoliera con
tre arance, in cucina. Il giovedì non
andavo a scuola per vedere gli allenamenti aperti del Napoli, lo sapevano e mi lasciavano fare. Avevo 14 anni. L’idea del film è nata con Maradona: sapevo che era andato a disintossicarsi da Chenot, volevo in effetti girare a Merano. Maradona è la mia infanzia, è il mondo prima di ogni cosa.
Anche le caramelle Rossana, la cui
carta Caine fa suonare tra le mani. La
carta rossa delle caramelle messa davanti agli occhi per vedere il mondo
in un altro colore: la prima prova di regia di un ragazzino. Ma poi ho spesso
paura di finire per ricordare solo i ricordi».
Rachel Weisz, nel film dice a suo
padre: non ricordo una tua carezza.
«Infatti. Non ci si toccava: con mio
padre avevo l’impressione che non
stesse bene farlo, fra maschi. Invece
nella vita le mani contano più delle
parole. Sono i gesti — una pacca sulle
spalle, uno sfiorarsi — che s’impigliano nella memoria. Dettagli che
sembrano insignificanti e che finiscono per essere tutto ciò che resta».
Parliamo di leggerezza. Caine dice: è una tentazione irresistibile,
fino alla perversione.
«È meraviglioso, Michael. Anche
nella vita. Un manifesto che sono
pronto a firmare. La leggerezza è an© RIPRODUZIONE RISERVATA

SUL VENERDÌ

TELEVISIONE

BRILLANTE FUTURO PER LA RAI DEL PASSATO
Come cambieranno le Teche Rai? Il futuro del più grande
patrimonio video d’Italia (75 milioni di documenti) esplorato
sul Venerdì (foto) in edicola domani con Repubblica. Lo racconta
Maria Pia Ammirati, alla guida delle Teche da un anno.

ALBANO E ROMINA ALL’ARENA DI VERONA
A vent’anni dal concerto italiano di cui furono protagonisti a
San Siro, e dopo il successo a Sanremo, Albano e Romina Power
si esibiranno all’Arena di Verona, in diretto su RaiUno il 29.
«Cantiamo insieme perché ci piace farlo, i soldi non c’entrano».

43

L’albergo sulle Alpi
dove si incontrano
incantate solitudini
lippo. Però inconsciamente crea musica stropicciando tra le dita la carta di una caramella, e smarrito tra
N BAMBINO, solo, si esercita con il violino,
i suoni della natura, il frinire delle cicale, il cinguettauna bambina, sola, si mangia le unghie, re di un uccello, lo scampanio e i muggiti delle mucl’eterea massaggiatrice «che non ha che, li segue con i gesti di direttore d’orchestra. Invenulla da dire», danza sola, il giovane di- ce il famoso regista lavora ancora appassionatamenvo americano (Paul Dano) sulla sdraio, fissa, so- te, e quello che sta scrivendo sarà il suo capolavoro, il
lo, la piscina. In piscina una celebrità del calcio ir- suo testamento. I due magnifici ottantenni sono Mirimediabilmente obesa, un vistosamente finto chael Caine e Harvey Keitel, amici e consuoceri, e pasMaradona, galleggia, solo, sotto un berretto che sano il tempo a punzecchiarsi, ricordare vecchi amolo nasconde. Solo, il grande compositore e diret- ri condivisi, confrontare il funzionamento della loro
tore d’orchestra in pensione guarda una vecchia renitente vescica. Fred, cioè Caine, ha il viso devastafoto di se stesso accanto a un bella donna. Sul let- to dalla malinconia e dall’orgoglio, Mick, cioè Keitel,
to, sua figlia quarantenne piange, sola. Il esprime quella frenetica energia di chi sente davanti
vecchio famoso regista che sta scrivendo a sé un baratro: tutti e due non hanno più una compail finale del suo film, “L’ultimo giorno gna, la loro solitudine è senza consolazione. La figlia
della vita”, è solo, in mezzo al pigro di Fred, la bella Rachel Weisz, viene piantata dal machiacchiericcio dei suoi giovani assi- rito Julian che si è innamorato di una cantante brutstenti. La giovinezza è il titolo ambiguo tina «molto brava a letto». E lei attacca il padre per escarpet
e forse irridente del nuovo film di Paolo sere stato un pessimo genitore e ancor più un pessimo
Sorrentino,
marito. Ma Fred ha un
che poteva anche insuo doloroso segreto,
titolarsi “La vecche gli crea incubi, imchiaia”, oppure “La
magini di puro Sorrensolitudine”. Anche la
tino come una notturscelta dei luoghi che
na piazza San Marco a
lui documenta con
Venezia invasa dall’acuna solennità che li
qua.
rende belli e inquieIn quell’albergo
tanti, contribuisce a
mortuario appare Hicreare una specie
tler che è poi il giovane
d’incanto che va olattore americano tratre la storia e la bravestito per un suo prosvura di tutti gli inter- Rachel Weisz in una scena di “Youth-La giovinezza”
simo ruolo, lasciando
preti. Il paesaggio orindifferenti gli ospiti,
dinato e lucente delle montagne svizzere inne- tranne l’anziana coppia tedesca che non parla mai ma
vate, dei prati scoscesi, dei boschi ordinati, delle si avvinghia ululando contro gli alberi del bosco. Poi
mucche sonnolente, pare nel suo incanto, vuoto arriva la grande diva del passato, Brenda Morel, per
di vita, e il candido lussuoso albergo Jugendstil parlare col regista Mick: è una coraggiosa Jane Foncon i suoi stretti corridoi, ricorda Shining. In fila, da, 77 anni, nella vita impegnata ad apparire giovisilenziose e come intorpidite, persone con lo stes- netta dedita al sesso, che ha accettato un personagso accappatoio bianco — immagine corale di soli- gio ultraottantenne, e un trucco tutto un disastro di
tudini individuali — che scendono mute all’infer- rughe; pur di lavorare con Paolo Sorrentino che dopo
no, ma alle cure, ai massaggi, a saune e manipo- l’Oscar per La grande bellezza è il più chic dei registi
lazioni estetiche: che promettono di fermare il internazionali. A 45 anni (il 31 maggio), il regista, autempo, di prolungare una giovinezza che non c’è tore anche del soggetto, e della sceneggiatura esorpiù da troppo.
cizza con La giovinezza una vecchiaia lontana che gli
Ma ci sono diversi modi di affrontare la vecchiaia: il
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compositore inglese delle celebri Canzoni piacevoli,
musica sinfonica contemporanea, si è ritirato e resiYOUTH-LA GIOVINEZZA
ste all’ordine della regina Elisabetta di tornare a diriRegia di Paolo Sorrentino
gere quelle canzoni per il compleanno del principe FiCon M. Caine, H. Keitel

NATALIA ASPESI

U

Red

LA MONTÉE DES MARCHES
Paolo Sorrentino (al centro) con i suoi
attori. Da sinistra, Madalina Ghenea,
Alex MacQueen, Paul Dano, Rachel
Weisz , il regista, Harvey Keitel, Michael
Caine e Jane Fonda

c’è la mia vita”
che quella di Paul Dano che sceglie di
non interpretare Hilter: voglio raccontare il desiderio e non l’orrore, dice. Anche io, come regista, preferisco
occuparmi del desiderio. Il cinema
non è l’arte giusta per l’orrore: la sua
vocazione è il desiderio».
Lo dice con malinconia.
«Perché sono malinconico. Ho solo
un paio di cose da dire: il sotterraneo
sentimento che stare al mondo sia faticoso anche all’apice della bellezza e
i rapporti che si stabiliscono nelle relazioni di potere. Queste due cose racconto. A volte ho paura di averle già
dette. Di perdere, con l’esperienza,
l’entusiasmo».
Come si dirigono attori come Caine, Keitel, Fonda?
«È facilissimo. I grandi attori questo vogliono: essere diretti. Sono strepitosi. Caine, a 82 anni, prima di iniziare le riprese ha cronometrato il
tempo che gli sarebbe occorso per arrivare a piedi dalla stanza d’albergo
al set. Non credevo ai miei occhi. Recita con la naturalezza con cui beve.
Mai un vuoto di memoria, un’esitazione. Keitel ha un altro metodo: un
suo rituale per la concentrazione, la
stessa musica, gli stessi gesti. Deve
sapere tutto del personaggio. Lo capisco. Anche io sono meticoloso, a volte ossessivo. Quando ho finito di scrivere vado a fare i sopralluoghi, mi alzo anche alle tre del mattino per vedere la luce che cambia, fotografo
ogni angolo del set poi faccio ingran-

dimenti e li attacco in camera. Comincio a girare il film quando l’ho già
visto tutto nella testa. Anche le musiche sono quelle che ascoltavo mentre
scrivevo. L’ho visto e sentito tutto, allora si può cominciare. D’altra parte
questo deve fare un regista. Vedere».
Jane Fonda dice a Keitel: nessuno ti ha mai detto che i tuoi ultimi film sono uno schifo. Lei ha
qualcuno che le dice quando le cose non funzionano, se lo lascia dire?
«Ma è naturale. La mia famiglia
prima di tutto. Non potrei essere
quello che sono, non sarei capace di
niente se non avessi la famiglia che
ho. Il mio posto. Mia moglie, la prima
giudice. Toni Servillo, un fratello
maggiore. Alcuni altri amici fraterni
e molto cari. Poi certo, ho sperimentato di persona col successo: ironia,
sarcasmo, anche la critica quando sono in eccesso tradiscono la frustrazione di chi li esercita. Una qualche
debolezza».
Il film è dedicato a Francesco Rosi.
«A lui devo il racconto dei due vecchi che s’interrogano su un comune
amore di 60 anni prima. L’ho ascoltato discutere un’ora con un coetaneo:
ma tu poi alla fine ci sei stato con lei?
Nessuno dei due lo ricordava ma della gelosia sì, di quello ancora sapevano ancora benissimo. Del desiderio —
di quello — si accendevano ancora».
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IL DIVO/ L’ATTORE INGLESE SI RIVELA UN BRILLANTE MATTATORE

Caine: meglio vecchio che morto
DAL NOSTRO INVIATO
ARIANNA FINOS

SFILATA DI BELLEZZE
Aishwarya Ray è una
fantastica abat jour,
Rossy de Palma una
sirena metallizzata
Kendall Jenner punta
sul look danza del
ventre, che ha i suoi
fan. La statuaria Karlie
Kloss sfodera la
zampa assassina
come Megan Gale che
punta sullo spacco

CANNES. Michael Caine avanza cauto
su un assurdo pavimento nero a strisce
«perfetto per nascondere l’esistenza
dei gradini», sorride tra sé. È felice delle lodi che lo hanno accolto a Cannes: «A
questo punto della mia vita, la sola alternativa a interpretare un vecchio era
interpretare un morto. Sono stato intelligente a prendere il vecchio. Ricordo molto bene il momento della mia carriera in cui mi arrivò un copione che
mandai indietro al produttore perché il
ruolo era troppo piccolo. Mi rispose: “Io
non voglio tu faccia l’amante, tu devi fare il padre”. Capii che tutto era cambiato. In compenso sono arrivati due
Oscar». L’icona del cinema inglese torna a Cannes dopo cinquant’anni: «Venni con Alfie, il film vinse un premio, io
no. Non sono mai più tornato. Ma sono
felice di essere qui per La giovinezza».

IN ONDA
Alle 19.45 su RepTv
News i servizi e le
interviste dei
nostri inviati a
Cannes

Il ruolo che lo candida alla Palma d’oro «è stato anche una prova tremenda,
che ti mette davanti allo specchio. Ma io
condivido la fortuna del mio personaggio, perché posso guardare al futuro da
nonno felice di tre meravigliosi nipoti».
Si proclama grande fan di Sorrentino:
«Come membro dell’Academy ho votato perché La grande bellezza vincesse
l’Oscar. Quando mi è stato offerto questo film non ho esitato un attimo». Non
ha esitato neanche di fronte alle scene
di semi-nudo: «Non mi importa, questo
è l’unico corpo che ho. Almeno il pubblico giovane ha visto com’è un corpo
vecchio e capito cosa gli succederà». Sul
poster del film, con Caine e Keitel in piscina che guardano una ragazza nuda,
l’attore dice: «Descrive perfettamente
La giovinezza: stiamo solo guardando,
sperduti, quel che abbiamo perso e non
avremo mai più. E’ di una tale tristezza
che quando l’ho visto ho pianto».
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R2 SPETTACOLI&TV

PER SAPERNE DI PIÙ
trovacinema.repubblica.it
repubblica.it/spettacoli/cinema/

Al cinema
IL FILM DI PAOLO D’AGOSTINI/TOMORROWLAND

THRILLER

45

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

THRILLER

Quella strana
équipe
che resuscita
i morti

L’ex 007
Pierce Brosnan
è il cattivo
Orologiaio...

UNA équipe di ricercatori
universitari, composta da Zoe,
Frank e i due geek Clay e Nico
indaga sul modo di risvegliare i
pazienti dal coma profondo. Si
scopre, invece, in grado di
resuscitare i morti — potere
finora attribuito solo a Gesù,
quando riportò in vita Lazzaro
— e decide di testare la
straordinaria chance. Senza
chiedersi troppo in quale stato
psico-fisico le creature facciano
ritorno dall’Aldilà. Non è una
buona idea, ovviamente, e le
sue conseguenze saranno
imprevedibili. Venticinque anni
fa uscì un film dal titolo Linea
mortale, con Julia Roberts e
Kiefer Sutherland, che
raccontava una storia simile. Si
trattava però, a confronto di
questo, più di un thriller medico
che di un horror vero e proprio.
La cosa potenzialmente più
promettente di The Lazarus
effect è la questione etica che
pone; ma ciò viene presto
trascurato per lasciare il posto a
un horror un po’ stressante, con
una specie di video d’archivio
all’inizio e poi tutto il repertorio
solito delle musiche e dei
rumori destinati a rilanciare
(r.n.)
l’angoscia.

KATE Abbott, dipendente del
Dipartimento di Stato
americano, è assegnata
all’ambasciata di Londra col
compito di controllare che
nessun terrorista ottenga il visto
per entrare degli States. Però ci
sono talpe che la incastrano e
Kate è costretta a darsi alla
macchia. Fuori dagli stereotipi
etnici, questa volta il terrorista è
wasp, lo chiamano l’Orologiaio e
ha l’aplomb dell’ex-007 Pierce
Brosnan. Esce da noi in
anteprima mondiale questo
«suspenser» metropolitano a
sfondo paranoico, ma si tratta di
un privilegio modesto. Non che il
film sia brutto; anzi, non esagera
in effettacci e mantiene sempre
una certa dose di tensione. Però
le situazioni sono ripetitive
(vedi i molteplici incontriscontri tra la funzionaria
americana e il killer) e il
prodotto ultimo, nel complesso,
finisce per rassomigliare a tanti
altri consimili, e soprattutto a se
stesso. Meglio del solito Milla
Jovovich mentre Brosnan, cui il
ruolo richiede
un’interpretazione ai minimi
sindacali, riesce ad apparire lo
stesso piuttosto allarmante.
(r.n.)

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In viaggio con Clooney
nell’altra dimensione
tra i sognatori del futuro

THE LAZARUS EFFECT
Regia di i David Gelb
Con M. Duplass, O. Wilde

SENTIMENTALE

L’anima si cura
parlando
di dolore
nel corso teatrale

PAOLO D’AGOSTINI

«inglesorum» della pubblicità
deborda anche nei titoli dei
film italiani, come non
bastasse l’inflazione di titoli in
inglese per i film in inglese.
Senza, peraltro, riuscire a
renderli prodotti più
internazionali. L’esordiente
Andrea Preti dirige e
interpreta una storia a sfondo
autobiografico (scritta da lui);
protagonista lo studente
Emanuele, che vive con la
madre in depressione per la
morte del marito, frequenta un
corso di teatro (di quelli dove
l’insegnante fa raccontare agli
allievi esperienze dolorose, uso
Actor’s Studio «de noantri») e
qui incontra la psicologa
Giulia, che soffre di una grave
malattia. I due s’innamorano,
curandosi l’anima a vicenda;
però non mancheranno
complicazioni. Un’opera prima
auto-referenziale che si prende
molto sul serio: piena di frasi
sentenziose pronunciate un
po’ da tutti, con immagini
levigate e «sognanti», al caso in
flashback, da programma tv
sul fashion. Anche se nel film
gli dicono che è bravo come
attore, Preti difetta di
esperienza.
(r.n.)
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ONE MORE DAY
Regia di Andrea Preti
Con Andrea Preti, Stefania
Rocca, Andrea Renzi

LL’INIZIO e per un po’ non si capisce granché, ma tutto sommato questo rende l’aspettativa
più intrigante. Comincia con
un uomo maturo (George Clooney, nel film Frank Walker) e una ragazza
(nome del personaggio Casey Newton) che
parlano all’obiettivo della cinepresa, stretto prima su di lui (lei voce fuori campo) e poi
anche su di lei, come se dovessero fare una
specie di proclama e battibeccano tra loro.
Si tratta di parlare del futuro. Lui è riluttante, vorrebbe mettere l’accento sui motivi di allarme e di preoccupazione mentre lei
lo interrompe e lo esorta all’ottimismo. La
situazione si scioglie con l’ammissione, da
parte di lui, che “quando io ero piccolo il futuro era diverso”. E si cambia scenario.
È il 1964 e Frank è un bambino. Arriva in
autobus trascinando una borsa enorme all’Esposizione Universale di New York per
presentare la sua invenzione, una specie di
zaino-razzo che può proiettare il corpo in
aria facendolo volare. Ci ha lavorato sodo,
Frank, e non intende darsi per vinto. Pian
piano lo scenario avveniristico ma reale dell’Esposizione si trasforma, diventa una dimensione spazio temporale “altra”, fantastica e fantascientifica. Di mezzo ci sono due
figure, anche queste a prima vista apparentemente reali. Il signore che accoglie Frank
al desk dove devono presentarsi gli inventori (l’attore è Hugh “Dr. House” Laurie), e
una bambina vispa e sicura di sé, in misteriosa confidenza con Nix, che prende a cuore le sorti di Frank (Athena). Frank, grazie a
lei, vive un’avventura incredibile. Ricambia
scenario.
Molto tempo dopo ritroviamo la ragazza
Casey. Un tipetto molto tosto che nottetempo s’intrufola nel proibitissimo cantiere di
demolizione della rampa di Cape Canaveral,
causa dell’imminente perdita di lavoro da
parte del papà ingegnere spaziale, per sabotare tutto quello che può sabotare. Una
notte la beccano e l’arrestano. Ma quando la

A

ED ECCO che l’ammorbante

IL REGISTA
Il regista americano
Phillip Bradley Bird,
noto come Brad
Bird, 57 anni, ha
vinto due premi
Oscar per “Gli
Incredibili” e
“Ratatouille”. Dopo
aver lavorato con le
maggiori case di
produzione, è
ora alla Pixar

BOX OFFICE
LA TOP FIVE
DAL 14 AL 17 MAGGIO
SETTIMANE SCHERMI

INCASSI

Mad Max: Fury road
4 gg
1.004.564
632
Il racconto dei racconti
897.983
440
4 gg
Avengers: Age of Ultron
498.797
373
4
Doraemon
2

402

Adaline
4
273

306.370
297.364

rilasciano trova tra gli effetti personali che
le vengono restituiti una strana spilletta che
si rivela subito magica: ma solo a lei. Casey
sarà speciale? Sì, lo è. E a renderla tale è la
bambina Athena che ritroviamo al suo fianco, tale e quale a decenni prima. Di qui discendono innumerevoli avventure e l’incontro burrascoso tra Casey e l’ormai più
che maturo Frank che vive come un lupo solitario, deluso e amareggiato, dentro una supertecnologica casa fortezza.
L’altra dimensione esiste, almeno per chi
la vuol vedere ed è un tenace combattente.
Frank, selezionato all’epoca come una promessa, fu reclutato ma poi le cose non sono

SURVIVOR
Regia di James McTeigue
Con Emma Thompson, Milla
Jovovich, Pierce Brosnan

DOCUMENTARIO

andate come dovevano e fu espulso. Il mondo è andato di male in peggio e l’esistenza di
quel mondo speciale di eletti e di saggi non è
servito. Ora tocca a Casey prendere il testimone. E riportare in vita la fiducia nel futuro e nella possibilità di raddrizzare il mondo.
Frasi chiave. Il piccolo Frank rispondendo al
padre che sminuisce la sua invenzione: “io
non mi arrendo”. La eternamente piccola
Athena, la cui missione è “reclutare sognatori”, che rivela: “io sono il futuro”. La ragazza Casey che proclama: “io sono ottimista”.
È un film Disney e la sua parte di favolistica
semplificazione ce l’ha. Ma la suggestione,
soprattutto grazie ai ragazzini e meno allo
spaesato Clooney, sa farsi trascinante.
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© RIPRODUZIONE RISERVATA

TOMORROWLAND
Regia di Brad Bird
Con Britt Robertson, George Clooney
Kathryn Hahn, Judy Greer, Hugh Laurie

MIA MADRE
La regista Margherita
sta girando un film
con un attore italoamericano.
Contemporaneamente, assiste
l’anziana madre
malata. In concorso a
Cannes.
Di e con Nanni
Moretti
Con Margherita Buy
Giulia Lazzarini
John Turturro

FORZA MAGGIORE
Tomas e Ebba sono in
vacanza con i loro
bambini. Una valanga
sembra abbattersi sui
turisti durante il
pranzo. È un falso
allarme: però Tomas
prende scappa.
Regia di Ruben
Östlund. Con
Johannes Kuhnke,
Lisa Loven Kongsli

Dietro le quinte
di Studio Ghibli
il regno di cartoon
di Hayao Miyazaki
SUNADA Mami è una 37enne
regista di documentari che nel
2011 ha avuto un grande
successo in Giappone
raccontando gli ultimi mesi di
vita di suo padre nel film Morte
di un commesso giapponese. Si
sente la sua presenza (e anche
la sua voce) dietro la macchina
da presa in questo suo nuovo
lavoro in cui indaga su Hayao
Miyazaki nel corso dell’ultimo
anno di lavorazione del film Si
alza il vento. Viene fuori il
ritratto di un artista fragile e
potente, riflessivo e maniacale,
poetico e amaro, bambino e
saggio senza alcuna speranza
per il futuro dell’umanità (lo
Studio Ghibli si vanta di non
utilizzare l’energia elettrica
delle centrali nucleari). Il
documentario è fonte di
infinite informazioni sulla vita
del regista, sui suoi
collaboratori (in particolare il
produttore Toshio Suzuki e il
maestro-rivale Isao Takahata),
i suoi pensieri e le sue
contraddizioni. E si soffre con
lui l’impossibilità di
raggiungere la perfezione
(figuriamoci la felicità) in un
lavoro complesso, collettivo e
titanico come un lungo film
animato.
(luca raffaelli)

È un film Disney e la sua parte di
favolistica semplificazione ce l’ha.
Ma la suggestione, soprattutto
grazie ai ragazzini, è trascinante

DA
NON
PER
DE
RE

IL REGNO DEI SOGNI E DELLA FOLLIA
Regia di Mami Sunada
Nelle sale lunedì 25 e martedì
26 maggio

LEVIATHAN
Kolia vive in un
villaggio vicino al
Mare di Barents, nel
nord della Russia. La
sua vita è sconvolta
dalla prepotenza di
Vadim Sergeyich,
mafioso sindaco
locale che vuole
comprarne le
proprietà per un
pugno di rubli.
Regia di Andrei
Zvyagintsev
Con Aleksey
Serebryakov
Elena Lyadova
A CURA DI
ROBERTO NEPOTI

DA EVITARE

SI PUÒ PERDERE
SI PUÒ VEDERE

DA VEDERE

DA NON MANCARE

INDIMENTICABILE

la Repubblica GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2015

48

R2Sport

CONTATTI
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WWW.REPUBBLICA.IT

Coppa Italia
Il trionfo bianconero
La stagione perfetta di Allegri continua: secondo titolo
e vittoria n.10 nel torneo. Aspettando la Champions
UNA SQUADRA
FORTE
E FORTUNATA
MAURIZIO CROSETTI

E

DUE. La Juve normalizzata dura quasi
cento minuti, è una
notizia, poi s’allarga
e addio. Non è una notizia, invece, che vinca ancora e sempre: merito suo e dell’eternità che ormai incarna. Però
stavolta non sminuzza l’avversario, non lo soffoca di
gol, anzi per lunghi momenti della finale sembra una Juve più rattrappita che tattica, più sfiatata che paziente.
Poi si prende comunque la
sua coppa d’oro, storica perché decima e perché vale un
nuovo fregio su quella maglia che pare la divisa di un
antico presidente sovietico.
Quando la Lazio centra
due pali in offerta speciale,
due al prezzo di uno con lo
stesso tiro, si capisce che il
destino ha fatto la sua scelta.
Altre cose che forse si possono capire o almeno intuire,
con un lungo sguardo berlinese (è già tempo, mancano
solo sedici giorni): ci sono un
paio di juventini un po’ così,
tipo Pogba e Tevez (che però
si fa un mazzo biblico). E non
si potranno concedere al
Barcellona, alla Lazio magari sì e cambia poco. Pure a
centrocampo a volte si cammina sulle uova e qualcuna si
rompe. Ancora riflettendo
su Berlino, si vede che la Juve sta molto curando punizioni, corner e palloni alti,
una delle mosse per scavalcare l’infinita classe circense del Barça.
Senza strafare, forse la Juventus si è davvero già assestata mentalmente sul Barcellona, preparando e quasi
anticipando una finale piena di briglie e arrocchi, strategica in ogni gesto, attentissima. Come un simulatore di volo, la Lazio è servita ad
Allegri per calibrare e correggere la rotta, per trovare
un assetto costante e modulare tempi più lunghi, sperando che il Barcellona poi li
conceda. Sommergere e
cancellare la Lazio, che peraltro non ne aveva alcuna
voglia, sarebbe servito meno anche se meno avrebbe
fatto penare.
Nella Juve non c’erano i
due più in forma del momento, Morata e Marchisio,
e s’è sentito. Ha vagato molto Llorente, anima in pena e
ormai altrove, mentre il
buon Matri ha replicato la rete di Firenze: due soli colpi
però decisivi, la “decima” è
anche roba sua. Il resto è quasi tutta attesa berlinese, ma
anche una prima morale della favola: Allegri ha davvero
costruito una squadra impeccabile, un camaleonte.
Persino una bestia tremenda come il Barcellona potrebbe patire un animale così.
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Juve, è festa continua
Matri gela la Lazio
e firma la Decima
il sogno triplete è vivo
Botta e risposta Radu-Chiellini, nei supplementari il gol
decisivo dopo un incredibile doppio palo di Djordjevic
JUVENTUS
11’ PT CHIELLINI, 7’ PTS MATRI

LAZIO

2
DTS

1

4’ PT RADU

EMANUELE GAMBA
ROMA

S

E NON c’è due senza tre, la Juventus ieri sera ha già messo le basi per la tripletta, aggiungendo la Coppa Italia, la decima, allo scudetto e tenendosi
da parte il meglio per la fine. Battere la Lazio è stato complicatissimo e ha richiesto i tempi supplementari, schiodati da un gol
dell’ultimo attaccante della fila,
cioè Matri (chi in Italia ha una
quarta punta come Matri?), segno che in Italia i bianconeri
hanno risorse che gli altri neanche si sognano e che gli consentono di vincere pure quando non
meriterebbero di farlo, perché
sarebbe stato più giusto e più
onorevole che la coppa Mattarella la consegnasse a Candreva,
non a Chiellini. Ma così vanno le
cose e il doppio palo colpito da
Djordjevic prima che la Juve passasse in vantaggio resterà nella
memoria collettiva più ancora
dei gol segnati.
La Lazio ha tenuto testa alla
Juventus come pochi, o forse
nessun altro tra le squadra italiane. La partita non ha mai preso una piega perché non c’è mai
stata una vera differenza. Quella nel punteggio, per esempio, è
durata nei 90’ canonici appena
sette minuti, tra il colpo di testa
di Radu (armato da una punizione di Cataldi) che ha piegato le
mani a Storari e l’acrobazia di
Chiellini (liberato da una torre
di Evra) che ha riportato la finale su un binario dal quale non ha
più deragliato malgrado una folle velocità da Premier, mica da
nostro calcio smunto. L’equilibrio ha ingabbiato i giochi ma
non le pretese: né la Lazio né la
Juve hanno voluto rassegnarsi e
i meriti sono stati soprattutto
degli uomini di Pioli, che inferiori sono per lignaggio, curriculum, valore assoluto, ma hanno
saputo scordarsene, sfidando
una delle due squadre più forti
d’Europa con incoscienza, sfacciataggine, personalità. Questa
profusione di autostima non ha
pagato perché la Juve è stata ba-

ciata dalla fortuna, che come si
sa ci vede benissimo e il più delle
volte va a sfiorare le labbra di chi
già è privilegiato di suo. In parole povere, i bianconeri (è il loro
anno, altroché) hanno segnato
con l’unico tiro in porta fatto, e a
quel punto eravamo già a metà
del primo tempo supplementare, quando Matri ha ciabattato
un non irresistibile destro da tredici metri che Berisha si è lasciato rimbalzare sul braccio teso. Il
fatto è che un attimo prima
Djordjevic era riuscito a prendere due pali con lo stesso tiro, un
tonitruante sinistro dal limite
che s’è stampato prima sul montante alla sinistra di Storari e poi
è andato a sbattere pure su quello destro. Se fosse un quadro, si
chiamerebbe: La Sfiga.
Alla Juve è andata bene, stavolta, e ha finito per ottenere
quello che non avrebbe meritato perché la Lazio ha giocato una
partita di orgoglio e sussulti. Si
sono confrontate due squadre
lunghe, talora slabbrate ma
sempre attente al ragionamento del gioco, malgrado quei ritmi
e quell’intensità stranieri. Però
ci sono state poche occasioni da
gol e sono state esclusivamente
romane: un tracciante di Parolo
nel primo tempo, un stop imper-



CHIELLINI

Un traguardo
storico, questa
coppa mancava da
20 anni, l’abbiamo
voluta davvero tanto
PIOLI

Peccato, le finali si
giocano per
vincerle, è mancata
un po’ di fortuna
sul doppio palo

fetto di Djordjevic a due passi da
Storari nella ripresa e poco altro,
malgrado non ci sia mai stata
prudenza negli atteggiamenti.
Semplicemente, nessuno riusciva a prendere il volo e gli attaccanti (Tevez e Felipe Anderson
soprattutto) hanno un po’ tossicchiato. La Juve non è stata
brillantissima, però ha riavuto
un Pirlo fresco e sciolto e la solita
sicurezza con la quale affronta
anche i momenti più balordi, e
ieri ne ha avuti, anche durante la
disordinata ma orgogliosa reazione laziale all’1-2, macchiata
da un fallo di Candreva su Vidal
a palla lontana che avrebbe meritato l’espulsione.

SABATO LA FESTA
Allo Stadium contro
il Napoli (ore 18)
la Juve festeggerà
scudetto e Coppa
Italia. Foto, Chiellini

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JUVENTUS (3-5-2)
Storari – Barzagli, Bonucci, Chiellini – Lichtsteiner (10’ sts Padoin), Vidal, Pirlo, Pogba
(33’ st Pereyra), Evra – Llorente (39’ st Matri),
Tevez.
LAZIO (3-4-3)
Berisha – De Vrij (1’ sts Keita), Gentiletti, Radu (26’ st Mauricio) – Basta, Parolo, Cataldi,
Lulic – Anderson, Klose (37’ st Djordjevic),
Candreva.
Arbitro: Orsato.
Note: ammoniti Parolo, Evra, Bonucci, Matri, Candreva. Spettatori 63 mila circa, incasso 3 milioni circa.

IL DOPOPARTITA/L’ALLENATORE LIVORNESE COME LIPPI NEL 1995

Allegri già pensa al Barcellona
“Ora cerchiamo di fare tris...”
ROMA. La tentazione, inevitabile, è di fermarsi a tirare il fiato, di pensare alla festa scudetto di sabato
allo Stadium, con una coppa in più da mostrare. Max
Allegri non l’aveva mai vinta, e si ritrova a fare l’accoppiata al primo anno di Juve come Marcello Lippi
nel ‘95, l’ultimo ad alzare la Coppa Italia per i bianconeri. «Onore alla Lazio — dice il tecnico bianconero — ha fatto una grande partita, sapevamo che le finali non sono come il campionato: bravi noi e sfortunati loro sul palo. Il calcio è fatto di episodi, noi siamo
stati premiati per aver trovato subito il 2-1. Sono contento dei ragazzi, hanno fatto due imprese bellissime, ora vediamo se riusciamo a vincere la terza».
Giorgio Chiellini, capitano della notte romana, ha
siglato un gol da attaccante di razza, una semirovesciata che ha rimesso subito in corsa la Juventus.
Aveva segnato alla Lazio anche nella finale di Supercoppa del 2013. A Doha, invece, sbagliò il rigore

che avrebbe dato pure la Supercoppa 2014, poi finita al Napoli. «Un traguardo storico, questa coppa
mancava da vent’anni, l’abbiamo voluta davvero
tanto e ora ce la godiamo», esulta il difensore, che poi
racconta: «Grandissima partita contro un’avversaria molto dura, che aveva voglia e ci ha messo in difficoltà, siamo stati bravi a non mollare mai. E poi abbiamo i giocatori in grado di risolvere la partita con
una giocata». Spiega Chiellini che il segreto di questa Juve mai sazia sia «il gruppo che si automotiva,
ci aiutiamo a vicenda per trovare nuovi stimoli e restare sempre al top». Il pensiero, poi, va a Berlino e
al Barcellona: «Intanto Felipe Anderson e Candreva
ci hanno fatto correre tanto. La finale di Champions
è ancora lontana, lasciateci godere questa coppa che
meritiamo di festeggiare con tutto il pubblico e tutti gli juventini d’Italia».
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UEFA

CALCIO USA

SÌ ALLA LICENZA PER 13 CLUB ITALIANI
Sono 13 i club della serie A che hanno ottenuto la licenza Uefa per la
prossima stagione: Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Milan,
Napoli, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Torino, Udinese e Verona. Resta
fuori il Genoa di Preziosi attualmente sesto in classifica.

MALDINI DIVENTA PROPRIETARIO DEL MIAMI FC
Paolo Maldini (foto) torna nel calcio nelle vesti di proprietario del Miami
Fc: l’ex milanista, in tandem con l’impresario Riccardo Silva (titolare
dell’agenzia MP&Silva) ha assunto la guida societaria e la proprietà del
team, che dal 2016 giocherà nella Nasl, la seconda serie americana.

LE
PA
GEL
LE

GIULIO
CARDONE

49

Pirlo ai suoi soliti livelli
Evra, assist decisivo
Berisha troppo incerto

JUVENTUS
☛ 6
STORARI
Tocca il pallone sul colpo di testaspalla di Radu, non può trattenerlo.
☛ 6.5
BARZAGLI
Aspetta in zona Candreva e
Anderson, se la cava con mestiere.
☛ 6.5
BONUCCI
Sbaglia solo una chiusura su
Candreva che gli costa
l’ammonizione. Scelte perfette nei
passaggi.
☛ 7
CHIELLINI
Dal cilindro con triplo fondo estrae
una girata da terra di sinistro e
lascia l’Olimpico a bocca aperta:
decisivo.
☛ 6
LICHTSTEINER
Cerca di sorprendere Lulic
scattandogli alle spalle, non
funziona granché ma sfianca il
rivale. Dal 10’ sts Padoin sv.
☛ 6
VIDAL
La verve di Cataldi lo innervosisce,
lui però vince mille contrasti:
contributo prezioso.
☛ 6.5
PIRLO
È tornato quasi ai suoi livelli. La
traiettoria per Radu lo scavalca ma
poi ne disegna una delle sue per
Evra e così nasce l’1-1. La parte
bianconera dell’Olimpico
applaude i suoi ricami geniali.
☛ 5.5
POGBA
Mosse feline che sembrano
preludere alla zampata vincente.
Che invece non arriva. Dal 33’ st
Pereyra 6: incursioni pericolose,
sempre positivo.
☛ 6.5
EVRA
Già bravissimo a Madrid, stavolta
regala di testa l’assist a Chiellini per
l’1-1. Sembra che la stagione per lui
sia appena iniziata.
☛ 5
LLORENTE
Solo un colpo di testa alto. Dal 39’
st Matri 8: subito a segno ma
l’arbitro annulla perché ha una
spalla in fuorigioco, nel
supplementare trova la stoccata
della Decima. Quinto gol alla Lazio,
che lo ha corteggiato a lungo e
avrebbe fatto meglio ad
acquistarlo.
☛ 6.5
TEVEZ
Pallina impazzita nel flipper
difensivo di Pioli, cerca spazi e

LA DECIMA
Dall’alto il gol del vantaggio
biancoceleste di Radu, le indicazioni del
tecnico Pioli e l’esultanza di Matri dopo
la rete che ha deciso la finale, nel primo
tempo supplementare, un minuto dopo
il doppio palo di Djordjevic

LAZIO
☛ 4.5
BERISHA
Decisivo al contrario: incerto sul
cross di Pirlo dell’1-1 e per nulla
reattivo sul piatto vincente di Matri.
☛ 6
DE VRIJ
Fondamentale per la difesa, ma
qualche amnesia di troppo dopo un
mese di assenza. Dal 1’ sts Keita
5.5: non punge.
☛ 5.5
GENTILETTI
Si muove da libero moderno, però
sottovaluta Chiellini sull’1-1: punito.
☛ 7
RADU
Con una combinazione testa-spalla
fa secco Storari e illude la Lazio.
Capitano, deve abbandonare per
infortunio. Dal 26’ st Mauricio 5.5:
non all’altezza dei compagni di
reparto.
☛ 6
BASTA
La corsa incessante non ne riduce la
lucidità nelle scelte. Ma Evra lo fa
soffrire.
☛ 6
PAROLO
Uomo ovunque del centrocampo
laziale, un suo destro dal limite sfiora
il palo.
☛ 6
CATALDI
A vent’anni gli affidano tutti i calci
piazzati, per dire della personalità.
Confeziona l’assist per Radu e non
molla mai.
☛ 5
LULIC
Attesissimo in quanto eroe del “26
maggio”, stavolta stecca. Dominato
da Evra nello stacco da cui arriva l’11.
☛ 6
CANDREVA
Tocca mille palloni perché il gioco
della Lazio si appoggia molto su di
lui. Però non trova l’idea illuminante.
☛ 5
KLOSE
Un leader che si fa gregario. Ma alla
Lazio serve il goleador e lui non tira
mai. Dal 37’ st Djordjevic 6: ha
subito la palla buona, sembra non se
ne accorga. Sfortunatissimo nei
supplementari: siluro di sinistro e
incredibile doppio palo.
☛ 5
FELIPE ANDERSON
Irriverente un sombrero su Pirlo, ma
non sfrutta il suo potenziale:
ingolfato, la delusione della serata.
☛ 6.5
ARBITRO ORSATO
Gestisce con autorità una partita
giocata su ritmi indiavolati.

Albo d'oro della Coppa Italia

MERCATO/DOPO MORATA PRONTO L’ACCORDO CON UN’ALTRA STELLA DI MADRID. E BENITEZ SI PREPARA A SOSTITUIRE ANCELOTTI

(ultimi 20 anni)

Khedira, addio Real: pronto per i bianconeri

1995/96 Fiorentina
1996/97 Vicenza
1997/98 Lazio
1998/99 Parma
1999/00 Lazio
2000/01 Fiorentina
2001/02 Parma
2002/03 Milan
2003/04 Lazio
2004/05 Inter
2005/06 Inter
2006/07 Roma
2007/08 Roma
2008/09 Lazio
2009/10 Inter
2010/11 Inter
2011/12 Napoli
2012/13 Lazio
2013/14 Napoli
2014/15 Juventus

con l’allenatore emiliano (nonostante la mobilitazione dell’opinione pubblica a favore di Carletto), Benitez è in pole position per la successione: a fine campionato arriverà l’ufficialità. E
Ancelotti? Niente City per lui, perché il club dello sceicco Mansur si terrà Pellegrini per un altro
anno e poi, dal 2016, affiderà la panchina a
Guardiola: c’è già un accordo in questo senso
con il tecnico del Bayern, che rispetterà il suo
contratto con la società bavarese e l’estate prossima andrà a Manchester da dove è in partenza
Yaya Touré: accordo triennale con l’Inter da 4
milioni netti a stagione più bonus. Per Ancelotti due possibilità: un anno sabbatico oppure dire sì a Galliani che lo pressa per il clamoroso ritorno al Milan. Carletto riflette, alla fine potrebbe anche cedere: ma servono un contratto
super (al Real guadagna 7 milioni) e investimenti seri sul mercato perché il Milan è da rifare.

GIULIO CARDONE
ROMA

L’

scorsa Morata, adesso Khedira.
La Juventus sta per prendere un altro
giocatore del Real Madrid, ma stavolta a
parametro zero: è appunto il mediano tedesco
campione del mondo, che non ha voluto rinnovare il contratto con il club di Perez ed è orientato ad accettare la corte di Marotta e Paratici.
Lunedì prossimo l’incontro decisivo con gli
agenti di Khedira, che al Real guadagna circa 5
milioni netti a stagione. Un investimento importante quindi per la Juve, ma il giocatore piace molto ad Allegri. C’è la concorrenza del Milan
e dello Schalke, i bianconeri però sono in netto
vantaggio e lunedì puntano a ottenere la firma.
Così come Florentino Perez vuole quella di
Rafa Benitez, in uscita dal Napoli (gli subentrerà Mihajlovic). Il grande freddo tra il presidente del Real e Ancelotti porterà al divorzio
ESTATE

Sami Khedira, 28 anni, dal 2010 al Real Madrid: 6 gol in 102 partite

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