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La.Gazzetta.Dello.Sport.07.06.2015.By.PdS .pdf



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domenica 7 giugno 2015 anno LXXI - numero 23 euro 1,40

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www.gazzetta.it / GazzettaTv canale 59

LA CHAMPIONS E’ DEL BARCELLONA

A TESTA
ALTA
I bianconeri vanno sotto
dopo meno di 4’, ma poi
rimontano, illudono
e recriminano per
un rigore su Pogba.
Suarez e, allo scadere,
Neymar però
li condannano (3-1)

L’EDITORIALE
di Andrea Monti
2

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

JUVE, GRAZIE
LO STESSO
La Juve è battuta, viva la
Juve! L’agognata finale di
Champions regala una
festa crudele di emozioni.
Neppure il tempo di
aprire le danze, meno di
quattro minuti, e già
sembra chiudersi. Perché
c’è un giudice a Berlino,
anzi un’intera corte
d’assise, e non è
clemente. Il triangolo
Messi, Neymar, Iniesta
per l’affondo di Rakitic è
rapido, violento,
insopportabilmente
perfetto. Una sentenza.
Ma i novanta minuti che
seguono ripropongono
con dignità l’eterno
duello tra l’invincibile
Achille, baciato dagli dei e
dalla fortuna, e il
valoroso Ettore, eroe di
noi umani. Buffon
rimedia a qualche
pauroso sbandamento. Ci
provano Tevez, Marchisio
e Pogba, su cui potrebbe
esserci un rigore. Ci riesce
Morata per il pareggio
delle illusioni. Poi il
morso velenoso di Suarez
spegne i cuori e la
speranza. La stoccata
finale di Neymar è solo un
immeritato castigo. La
palla rotola secondo
logica e pronostico ma i
bianconeri escono a testa
alta. Anzi altissima. Il
grande popolo dei tifosi
ha il diritto di essere
triste. Non depresso...

BOCCI, CENITI, CONDO’, DELLA VALLE,
FROSIO, GRAZIANO, LICARI, RICCI,
SCHIANCHI, SEU, VERNAZZA
DA PAGINA 2 A PAGINA 19
COMMENTO DI GARLANDO NELLA
PAGINA DELLE OPINIONI

Romagnoli, Baselli e Bertolacci
nell’elenco di Mihajlovic. Galliani
vede Raiola: Ibra resta un sogno
GOZZINI, NICITA, PAGLIARA

ALLENATORI/1

Blitz De Laurentiis
Il Napoli è di Sarri
e ora si accelera
per avere Valdifiori
MALFITANO, G. MONTI
Maurizio Sarri, 56 anni

ALLENATORI/2

Montella in vacanza
provoca la rottura
La Fiorentina punta
su Paulo Sousa
CALAMAI
Vincenzo Montella, 40 anni

1

Hamilton pole canadese
Vettel giornata no (18°)
Kimi (3°) salva Ferrari
CREMONESI, IANIERI

2

Tennis al Roland Garros
Serena vince il 20° Slam
Oggi Djokovic-Wawrinka
BERTOLUCCI, MARTUCCI

3

Basket: orgoglio Milano
con Gentile e Samuels
Adesso Sassari è sul 3-2
CHIABOTTI

50 6 0 7>
9 771120 506000

Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol insieme a Milano

STORIE E PERSONAGGI
DA NON PERDERE

L'ARTICOLO CONTINUA A PAGINA 2

IL ROMPIPALLONE di GENE GNOCCHI

IL NUOVO MILAN
PENSA IN GRANDE
CON I GIOVANI

w

Montella ha comunicato alla Fiorentina che non sarà rintracciabile fino al 5 luglio.
Poi ha imboccato la Salerno-Reggio Calabria.

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2

Champions League R La grande finale

L’ALBO D’ORO

COPPA DEI
CAMPIONI

1958 Real Madrid

1962 Benfica

1966 Real Madrid

1970 Feyenoord

1974 Bayern M.

1978 Liverpool

1959 Real Madrid

1963 MILAN

1967 Celtic Glasgow

1971 Ajax

1975 Bayern M.

1979 Nottingham F.

1956 Real Madrid

1960 Real Madrid

1964 INTER

1968 Man. United

1972 Ajax

1976 Bayern M.

1980 Nottingham F.

1957 Real Madrid

1961 Benfica

1965 INTER

1969 MILAN

1973 Ajax

1977 Liverpool

1981 Liverpool

L'EDITORIALE
di ANDREA
MONTI

GRAZIE LO STESSO
Segue dalla prima

Beppe Marotta, 58 anni, e Andrea Agnelli, 39. D.g. e presidente della Juve

M

entre il Barcellona
solleva al cielo una
coppa che ha sempre
tenuto per le orecchie, negli
occhi di Buffon e compagni
annebbiati di lacrime brilla
comunque il coraggio di chi
se l’è giocata senza
risparmio. E l’orgoglio per
una stagione straordinaria
che apre orizzonti nuovi e
forse insperati. Animo,
dunque, figli e amanti della
giovane Signora:
quell’immagine
dell’Olympiastadion non
deve restare nel vostro
album come il ricordo di una
sconfitta onorevole. C’è la
concreta speranza che
diventi il fotogramma iniziale
di un altro film fatto di future
vittorie. In fondo, alzi la
mano chi, dieci mesi fa,
avrebbe mai sognato di poter
vivere una delusione così…
Va bene, certe notti è difficile
apprezzare i paradossi.
Disperdere le emozioni
negative. Non mischiare la
fede con la retorica della
consolazione. Ma i fatti
restano: una squadra che nel
2006 fu precipitata in serie B
e pareva aver smarrito il
bandolo della propria storia,
si ritrova oggi a contendere
lo scettro al Barça, sovrano
imperante del calcio
mondiale. In cinque
formidabili anni, dall’avvento
di Andrea Agnelli e Beppe
Marotta,
la Juve ha raddrizzato i conti,
inaugurato il suo stadio,
imposto un modello di
gestione economica e
sportiva efficiente e nel
frattempo ha strapazzato

ogni possibile avversario in
campionato per quattro
stagioni consecutive.
Insomma, ha avviato un ciclo
di rara virtù a cui mancava
solo il sigillo europeo.
Quest’anno, anche per
merito del genio paziente di
Allegri succeduto a quello
irrequieto di Conte, ha
portato ai massimi livelli
internazionali un calcio
italiano che sicuramente non
meritava tanto. A costo di
tirarmi addosso gli insulti
dei social network, credo che
ogni appassionato del
pallone, qualsiasi casacca
abbia indosso, dovrebbe
esserle riconoscente. Se non
in pubblico, almeno in cuore
suo.
Da questa Champions, la
Juve esce immensamente
rafforzata. Con 320 milioni
di fatturato e una
reputazione vincente è in
grado di migliorare un
organico già solidissimo e di
attrarre altri piedi buoni
semmai Vidal e Tevez
dovessero andarsene: la
scelta di Dybala, corteggiato
da mezza Europa, ne è la
prova. Più pesante da
raccogliere sarà l’eredità di
Andrea Pirlo, un campione
enorme che, pur mostrando i
segni dell’età, merita una
standing ovation planetaria.
Ma Marchisio ormai ha
imparato, Pogba cresce e il
mercato è lungo e pieno di
promesse. «Fino alla fine»,
cantavano i tifosi bianconeri
sulla strada di Berlino. Stiano
sicuri: pur sconfitta, questa
Juve non finisce qui.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bella Juve, peccato...
Soffre, lotta, rimonta
Poi il morso di Suarez
Paolo Condò
INVIATO A BERLINO

L

a Juve perde, certo. Ma lo
fa in un modo così onorevole e battagliero da ispirare al Barcellona - che sa vincere come nessuno, in campo e
fuori - una scelta mai vista a
questi livelli: il pasillo, ovvero i

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giocatori campioni d’Europa disposti su due file ad applaudire
la passerella dei rivali battuti
mentre vanno a ricevere le medaglie di consolazione. E’ un
onore che quasi commuove Allegri, che abbraccia con vigore
Luis Enrique e lo ringrazia, e
riempie di soddisfazione lo
sguardo comunque amareggiato di Buffon, di Pirlo, di Tevez,

di Bonucci. Una conclusione
fantastica per gli scemi come
noi che adorano la sportività,
degna di una finale splendida
che il Barcellona meritatamente vince, ma che la Juve tiene
viva fino al 97’, quando il 3-1 di
Neymar in contropiede con i
bianconeri esausti incapaci di
rincorrerlo fa calare il sipario
sul match.

GARA IN BILICO Una partita
travolgente e infinita, contenitore di emozioni che la Juve riesce complessivamente a controllare fino all’ultimo: non è la
squadra più forte d’Europa - lo
si sapeva - ma è una formazione
che ha meritato fino in fondo il
viaggio a Berlino e la prossima
stagione ripartirà in Champions tra le favorite. Qui è ca-

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

1982 Aston Villa

1986 Steaua B.

1990 MILAN

1999 Man. United

2003 MILAN

2007 MILAN

2011 Barcellona

1987 Porto

1991 Stella Rossa

CHAMPIONS
LEAGUE

1995 Ajax

1983 Amburgo

1996 JUVENTUS

2000 Real Madrid

2004 Porto

2008 Man. United

2012 Chelsea

1984 Liverpool

1988 Psv

1992 Barcellona

1993 O. Marsiglia

1997 Borussia D.

2001 Bayern M.

2005 Liverpool

2009 Barcellona

2013 Bayern M.

1985 JUVENTUS

1989 MILAN

1994 MILAN

1998 Real Madrid

2002 Real Madrid

2006 Barcellona

2010 INTER

2014 Real Madrid

LA MOVIOLA
di FRANCESCO
CENITI

ALVES-POGBA:
RISCHIO RIGORE
C’è un minuto preciso, a cavallo
tra il 23 e il 24 della ripresa,
nel quale la Juve ha perso la
Champions. Decisiva pure una
(non) scelta di Çakir: sull’1-1
Pogba va giù in area del Barça
dopo un contatto con Dani
Alves. L’arbitro lascia giocare
e sulla ripartenza gli spagnoli
trovano il 2-1. Giuste le proteste,
vivaci, bianconere? Come
minimo fondate, perché Alves
si aiuta col braccio per fermare
l’avversario e forse lo trascina
a terra. Scriviamo forse perché
è impossibile capire dal replay
l’intensità della trattenuta.
L’episodio resta molto dubbio,
il rigore non sarebbe stato uno
scandalo. Per il resto, Çakir
in versione buonista (subito
graziato Vidal, poi ammonito
e un paio di volte a rischio
del secondo) fino alla fine,
ma la partita gli sfugge spesso
di mano (diversi i cartellini
dimenticati). Ok annullare il gol
a Neymar: il tocco di mano,
dopo il colpo di testa, è troppo
vistoso per non punirlo.
Piuttosto anche qui manca
il giallo. Nel primo tempo,
è attaccato al corpo il braccio
di Lichtsteiner che respinge
il cross di Neymar: involontario.

duta subito rischiando il massacro, ma con un respiro profondo ha arginato il panico montante, è riuscita a sopravvivere
a ogni costo e in ogni situazione, e a un certo punto è uscita
dalla buca per colpire. Nei tredici minuti fra il pareggio di
Morata e il 2-1 di Suarez la gara
è stata in bilico come una pallina sul net, poteva cadere dalla
parte blaugrana come poi è
successo, ma anche da quella
bianconera se soltanto Tevez
fosse stato più cattivo sul destro
a giro nel quale era scritto il suo
destino.

SOPRAVVIVENZA In realtà la
Juve era pure partita in modo
tosto, con Mascherano in crisi
con le scarpette al punto da regalare una finestra di tiro a Tevez. Peccato che il Barcellona
colpisca alla prima palla buona,
gli basta scuotere una volta l’albero per far venire giù la noce
di cocco. Messi cambia gioco
per Jordi Alba leggendo il disordine della difesa bianconera, che non riesce a rimontare
la sequenza successiva: tocco
sagace per Neymar, passaggio
filtrante per Iniesta, assist supremo per Rakitic che va a da-

1Rakitic porta avanti il

Barcellona dopo soli quattro
minuti. Il pareggio di Morata
illude. Il Pistolero non
sbaglia, Neymar timbra il 3-1

ma. Prima che il gallo canti, la
Juve è già sott’acqua ad annaspare: il Barça sente l’odore del
sangue e s’illude di chiudere in
fretta il match giocando sulla
diagonale Messi-Neymar che
Pogba non riesce a bloccare al
decollo e Lichtsteiner stenta a
intercettare in atterraggio. E’
un movimento che procura ad
Allegri diversi grattacapi, e dieci minuti di inversione di fascia
tra Pogba e Marchisio - dal 30’
al 40’ - saranno preziosi per cacciare i cattivi pensieri. Prima
però la Juve deve fare ciò che
già a Madrid le è riuscito bene:
sopravvivere. E i primi 20’ sono
un incubo, perché a Neymar bastano un paio di passi di samba
per mandare ai pazzi mezza difesa; perché la penetrazione laterale di Suarez innesca un proiettile di Alves parato da Buffon
- che sta andando dall’altra parte - con la punta dei guanti e
tutti i sentimenti di cui è capace; perché anche in versione
mezzala Messi è un temporale
perennemente sul punto di

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esplodere, e il terrore che si respira quando parte in serpentina in area è lo stesso dei cristiani nell’arena quando la grata si
alzava ed entrava il leone.
LA JUVE CRESCE Sopravvivere
a tutto questo è un atto di fede
che descrive la solidità morale
prima ancora che tecnica della
Juve di Allegri. Ed è anche il
viatico per tentare una replica:
i pericoli continuano a essere
mortali - magistrale il modo in
cui Suarez guadagna un tempo
di gioco tirando subito sul secondo palo, la palla esce di due
centimetri - ma qualcosa di
bianconero comincia a intravedersi, come per esempio una girata di Morata non distante dal
palo e il tiro col quale Marchisio, al 45’, finalmente spettina
Ter Stegen. Il Barcellona forza i
tempi alzando il ritmo del palleggio in avvio di ripresa, con
Iniesta a dirigere l’orchestra e
Messi a dettare a se stesso e ai
compagni i momenti da solista,
ma Buffon è ancora strepitoso
su Suarez, e giustamente i compagni - sostenuti al centro dalla
bella serata di Barzagli e Bonucci - la prendono come un segnale di riscossa. Salvatosi per
miracolo dal cartellino rosso
nei primi venti minuti, Vidal
ora è un gladiatore che riconquista palloni su palloni scaldando la curva con grandi gesti; Pirlo, efficace appena riesce
a godere di due metri di libertà,
evita il pressing del martello
Busquets e di Rakitic per far fluire la manovra, e lo spettacolare colpo di tacco di Marchisio
attiva la discesa con cross di Lichtsteiner, la girata di Tevez parata con un balzo da Ter Stegen,
la facile correzione in rete di
Morata.
MOMENTO DECISIVO Ecco,
questo è il momento sul quale
Allegri dovrà lavorare da luglio, perché malgrado la conclamata superiorità il Barcellona improvvisamente trema, impaurito e forse perfino sedotto
dalla determinazione con la
quale la Juve, dopo essere sopravvissuta, le sta portando la
guerra nel giardino di casa. Poi
non succede: Tevez sbaglia,
Suarez no (ma il primo diagonale respinto da Gigi è ancora
dell’irresistibile Messi), e malgrado un bel finale con tiro di
Marchisio deviato, in fondo al
recupero la Juve subisce un altro k.o., quello che dilata un po’
troppo il risultato. Poco male, a
questo punto: il pasillo che il
Barça le dedica dice che i migliori hanno trovato una degna
avversaria, e che il loro duello
non finisce certo qui.

JUVENTUS

3

2015
BARCELLONA

1 3

BARCELLONA

MARCATORI Rakitic (B) al 4’ p.t.; Morata (J) al 10’, Suarez (B) al 23’,
Neymar (B) al 52’ s.t.
JUVENTUS (4-3-1-2) Buffon;
Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra
(dal 44’ s.t. Coman); Marchisio, Pirlo,
Pogba; Vidal (dal 34’ s.t. Pereyra);
Morata (dal 40’ s.t. Llorente), Tevez.
PANCHINA Storari, Ogbonna,
Padoin, Sturaro.
ALLENATORE Allegri.
ESPULSI nessuno.
AMMONITI Vidal e Pogba per gioco
scorretto.
BARICENTRO MOLTO BASSO
47,9 M
CAMBI DI SISTEMA nessuno.

BARCELLONA (4-3-3) Ter Stegen;
Dani Alves, Piqué, Mascherano,
Jordi Alba; Rakitic (dal 46’ s.t.
Mathieu), Busquets, Iniesta (dal 32’
s.t. Xavi); Messi, Suarez (dal 50’ s.t.
Pedro), Neymar.
PANCHINA Bravo, Bartra, Adriano,
Rafinha.
ALLENATORE Luis Enrique.
ESPULSI nessuno.
AMMONITI Suarez per gioco
scorretto.
BARICENTRO MEDIO 53,6 M
CAMBI DI SISTEMA nessuno.

ARBITRO Cakir (Turchia). NOTE Spettatori 70 mila. Tiri in porta: 6-8.
Tiri fuori: 5-9. Angoli: 8-6. In fuorigioco: 1-1. Recuperi: p.t. 0, s.t. 7’.

PRIMO TEMPO
4’ Barça in vantaggio Neymar sul lato corto dell’area, da sinistra,
premia l’inserimento di Iniesta che di prima serve al centro Rakitic.
Tutto solo al limite dell’area piccola, il croato fredda Buffon di mancino.
8’ Sussulto bianconero Morata dalla destra fa fuori Mascherano con
una sterzata, quindi appoggia per Vidal che col destro manda alto.
13’ Miracolo di Buffon Messi imbecca Suarez sulla destra, passaggio
a rimorchio per Dani Alves che da dentro l’area batte subito sul primo
palo. Buffon, in controtempo, ci mette la manona.
19’ Ripartenza Juve Bella manovra a centrocampo coi bianconeri che
liberano Pogba sulla fascia sinistra. Il traversone rasoterra per Tevez
è però intercettato in scivolata da Mascherano.
38’ Occasione blaugrana Suarez entra in area e conclude di punta:
pallone a un soffio dal palo alla destra di Buffon.

SECONDO TEMPO
3’ Contropiede Barcellona Ripartenza spagnola in 5 contro 2. Palla
scaricata a Suarez che va sul primo palo: Buffon devia in angolo.
6’ Tiqui-taka Leo Messi si accentra da destra e triangola prima con
Neymar, poi con Suarez: il suo sinistro, in area, termina alto di poco.
10’ Morata!!! Marchisio libera di tacco Lichtsteiner che dalla destra
mette al centro un pallone rasoterra su cui si avventa Tevez. Il tiro
dell’Apache è respinto corto da Ter Stegen: tap-in di Morata per l’1-1.
23’ Il morso di Suarez Azione solitaria di Messi che parte da
lontano e calcia di sinistro dal limite: Buffon respinge, Suarez
insacca.
26’ Gol annullato Neymar solo in mezzo all’area schiaccia di testa:
palla che prima di finire in rete batte però sul braccio. Gol annullato.
52’ Tris... di Coppa Neymar assistito da Pedro chiude i conti in
contropiede bruciando col mancino Buffon in mezzo alle gambe

4

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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Champions League R La grande finale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Libertadores e Champions

Neymar eroe dei due mondi

2

● Aveva già vinto un grande trofeo continentale, Neymar, quello del
Sudamerica: quattro anni dopo il trionfo in Libertadores con la maglia del
Santos, è arrivata la vittoria nella Champions con quella del Barcellona.

● I blaugrana ad aver giocato
tutte le 13 gare di Champions:
Messi e Ter Stegen

5

Buffon, l’ultimo muro di Berlino
1«Adesso bisogna ricordare anche i momenti di gioia vissuti con i nostri tifosi»
Alessandra Bocci
INVIATA A BERLINO

N

on tutti i muri vengono
per nuocere, ma prima o
poi tutti si sgretolano.
Gigi Buffon non è un muro del
pianto e tanto meno un muro
della vergogna, così chiamavano all’ovest il muro di Berlino.
Gigi Buffon è soprattutto un
muro di gomma che con orgoglio respinge i colpi dei marziani blaugrana. Sono venuti a disegnare i loro graffiti colorati,
ma Buffon all’integrità cromatica ci tiene, e la porta la vorrebbe sempre bianca. Capitola
soltanto nel finale al folletto
Neymar, il graffitaro più spumeggiante, dopo aver lottato
ed essere rimasto in piedi, aver
aggiustato le crepe e avere sperato ancora. I minuti di recupero stanno per finire quando il
brasiliano infila Buffon per il
3-1 e chiude una partita che Gigi ha tenuto aperta con le sue
manone e il suo orgoglio. Ma
non sempre i sogni si avverano.
A volte muoiono all’alba, come
successe ai berlinesi quando
una mattina d’estate si ritrovarono divisi in due. A volte muoiono nella notte, nello stesso
stadio dove hai saltato felice.

LA PARTITA
DEL PORTIERE
BIANCONERO
PASSAGGI

1 Gianluigi Buffon, 37 anni, ha chiuso a Berlino la 14ª stagione con la maglia
della Juventus dopo averne giocate 6 con quella del Parma. Il portiere
della Nazionale con i bianconeri ha vinto 6 scudetti, 5 Supercoppe
ppe italiane,
2 Coppe italia e un campionato di Serie B (nel 2006-2007) LAPRESSE
RESSE

27

PRESE ALTE
MINUTI GIOCATI

1

90’

TIRI SUBITI
POSITIVI

16

NEGATIVI 11

LANCI

17

7

PALLE PERSE

PARATE
11
PALLE RECUPERATE

5
RINVII DAL FONDO

8
I TIRI IN PORTA
SUBITI

16
TIRI IN PORTA
PARATI

1
I trofei internazionali
Buffon ha vinto a livello di club
un trofeo internazionale: la Coppa
Uefa conquistata con il Parma
nella stagione 1998-1999

2

GOL

Le finali di Champions

3

PARATI

GOL

HA DETTO

«A un certo punto ci
abbiamo creduto tutti,
ma alla fine sono emersi
i veri valori in campo»
«Noi avevamo meno
possibilità di vincere.
Non è questa la finale
su cui recriminare»
STORIE I segnali sembravano tutti buoni: «A un certo punto nel secondo tempo abbiamo pensato
tutti di potercela fare», sospira
Buffon. La Juve capace di rimontare e eliminare il Real Madrid,
l’Olympiastadion che spalanca le
sue porte al campione del 2006 e
ai suoi vecchi compagni Pirlo e
Barzagli. Stesso spogliatoio, stessa voglia feroce di vincere, ma gli
anni sono passati. Pirlo deve cedere il passo al meraviglioso Iniesta,
uomo del match, Barzagli se la cava con l’intelligenza tattica, ma i
blaugrana vanno come schegge
impazzite. Gigi regge. Urla ai compagni, li incoraggia, li calma, come aveva fatto a Madrid, come ha
fatto sempre. Quando Morata
piazza il gol del pareggio il più
vecchio per un po’ spera che il più
giovane lo porti ancora sul gradino più alto, ma è un’illusione. Illusione, parola strana e multiforme.
In spagnolo illusion è illusione ma
anche sogno.
DELUSIONE L’illusione è questa
Champions che sfugge al suo palmares di fuoriclasse. «Ci sono valori che spesso emergono nei 90
minuti e questo risultato è giusto.
Maledizione delle finali? Di solito
anche se sei più forte hai il 51 per
cento delle possibilità, noi oggi ne
avevamo meno e non è questa la
finale sulla quale recriminare».
Voleva cogliere l’attimo, per primo lo ha colto Rakitic che ritroverà fra poco in Croazia-Italia. Sembra che le lampadine della Juve siano fulminate, 0-1 dopo pochi minuti. C’è Gigi a fare luce nel buio e

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Buffon ha giocato e perso la seconda
finale di Champions della propria
carriera. In precedenza aveva perso
nel 2003 contro il Milan ai rigori

a tenere su i compagni spaventati,
c’è ancora lui a salvarli dalle secchiate di colore dei graffitari catalani. Gigi resiste, anche se gli anni
sono passati, le donne sono cambiate e in tribuna non ci sono maglie azzurre ma signore in nero.
Ma questa è proprio una strana
storia di destini incrociati e ancora una volta è un uruguaiano, come un anno fa in Brasile, a spezzare l’incanto. Quando arriva Neymar con l’ultimo spruzzo di pittura il momento magico è già
passato.
ABBRACCI Poi sono arrivati gli
applausi dei tifosi, che hanno fatto una gran festa lo stesso, è arrivato l’abbraccio affettuoso di Platini che gli ha messo la medaglia
di consolazione al collo. Le medaglie di consolazione sono per i giovani, per quelli che hanno tanto
tempo. Buffon ne ha poco, ma riparerà le crepe. «Se vinceremo sarò felice, ma non mi strapperò i capelli. Gioco nella Juve e ci sta che
la Juve vinca la coppa». Non ci sta.
Alla fine suona l’inno del Barça,
mentre Buffon si guarda intorno
nello spogliatoio e forse si domanda se quello è proprio lo stesso posto di nove anni fa. «So gestire con
equilibrio i momenti di gioia e di
delusione. Questo appartiene alla
seconda categoria, ma bisogna
anche ricordare i momenti di gioia vissuti con i nostri tifosi. Il mio
futuro? Mantenermi su questo livello per almeno 3 anni». I muri si
possono anche riparare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

HA DETTO

«Dopo tanti anni
sono capace di gestire
con equilibrio
le gioie e le delusioni»
«Ora penso al futuro
Il mio obiettivo è di
mantenermi al massimo
almeno per altri tre anni»

6

Champions League R La grande finale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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Tweet

Muro Italiano @gianluigibuffon
un portiere fuoriclasse!
@kobebryant

Il valore dei titoli lo dà anche
la portata degli avversari.
Forza Juve! @FCBarcelona

LE PAGELLE di SEBASTIANO VERNAZZA

JUVENTUS

6,5
CON BARZAGLI
NON SI PASSA
POGBA-TEVEZ
DELUDENTI
IL TECNICO
ALLEGRI

BARCELLONA
6

7

6,5

6

LICHTSTEINER
Per un tempo,
il primo, costretto
a mansioni di
«terzinaggine»:
Neymar e Iniesta
formano una
catena fuori
concorso. Nella
ripresa è tutta
un’altra storia,
suoi anticipo e
cross per l’1-1.
Prende
entusiasmo, si
guarda meno le
spalle e Neymar e
Messi lo infilzano,
ma vabbé, sono
Messi e Neymar.

BARZAGLI
Berlino era la
città del Muro
e lui, stoppermuraglione, si
sente a casa. Nel
momento più
difficile, con la
Juve sotto choc
per lo 0-1, è lui a
tenere in partita
i compagni. Non
lo impressiona
niente e nessuno.
Ribatte colpo su
colpo. Sergente
di trincea, il
primo a uscire
e l’ultimo ad
arrendersi.

BONUCCI
La linea la detta
Barzagli:
praticità,
risolutezza, non
è serata per
svolazzi. Bonucci
si adegua, non
cede alla
tentazione della
giocata di fino. Va
giù duro, come
deve essere. Non
fatevi ingannare
dalle apparenze
del risultato, la
fase difensiva
della Juve è stata
all’altezza dei tre
temuti satanassi.

EVRA
Prigioniero pure
lui degli ultimi
trenta metri. Su
quel fianco si
scarica l’estro di
Messi e come si
fa a stare
tranquilli? Però
via via esce dalla
tana e si
avventura oltre
la metà campo.
Non è reattivo al
massimo su
Suarez sul 2-1,
ma lì in
quell’istante
pochi sarebbero
sopravvissuti.

● CONTRASTI 3
● CROSS 1
● PASSAGGI 21

● CONTRASTI 3
● LANCI 1
● PASSAGGI 28

● CONTRASTI 1
● LANCI 5
● PASSAGGI 26

● CONTRASTI 4
● CROSS 3
● PASSAGGI 17

7

6,5

INIESTA
ILLUMINA
XAVI SALUTA
CON IL TITOLO
IL TECNICO
LUIS ENRIQUE

7

Dovremmo rivedere le immagini,
ma ci sembra che nell’azione
dell’1-0 tutta la squadra o quasi
tocchi il pallone. L’esaltazione
del tiki-taka di Luis Enrique,
incompreso alla Roma e
«tripletista» al Barça.

IL MIGLIORE

IL MIGLIORE

BUFFON

MESSI

La parata su Dani Alves, in
controtempo e in controvolo,
perché lui stava volando nell’altra
direzione, rimarrà uno dei gesti
tecnici più belli della serata. Altri
interventi seguiranno, su tutti, il
«no» a Suarez a inizio ripresa.
Qualcuno storce il naso per la
respinta da cui il 2-1 di Suarez, ma
era difficile. Esce rafforzato da
questa finale. Ci vorrebbero due
Palloni d’oro, uno per Messi e uno
per lui, quantomeno alla carriera.
● PARATE 5 ● RINVII 16
● PRESE ALTE 1

TEVEZ

5
Straperde il confronto con
Messi. Entra nel gol con il tiro
che costringe Ter Stegen alla
respinta e altro non produce.
Manca come personalità e
presenza scenica. Si chiama
Tevez, deve fare di più.
● TIRI 4 ● SPONDE 1
● PASSAGGI 22

5

Le lacrime di un tifoso della Juve in Piazza San Carlo, a Torino. Molti
supporter bianconeri hanno assistito alla finale di Berlino sui maxi
schermi, affollando la centralissima piazza. Alla fine, tanta amarezza AFP

6,5

6,5

MARCHISIO
A lungo estraneo
ed estraniato,
«suddito» al
cospetto del
maestro Iniesta.
Allegri lo inverte
con Pogba, qualche
tiro ne certifica
l’esistenza. Fino al
meraviglioso tacco
che aziona
Lichtsteiner per lo
sprint da cui l’1-1,
fino al tiro che
costringe Ter
Stegen alla
paratona.
Marchisio di
marca.

PIRLO
Chi è il
fuoriclasse? Colui
che fiuta il vento e
di conseguenza si
comporta. Nel
primo tempo Pirlo
si dedica al
recupero del
pallone, ne sottrae
uno a Messi in un
contrasto tra pari
grado. Nella
ripresa ritorna
architetto e la
Juve spaventa il
Barca. Prestazione
molto onesta, più
per la squadra che
per sé.

POGBA
Principale
indiziato sulla
scena del delitto
iniziale: fallisce
l’ultima battuta su
Rakitic, la
marcatura non è il
suo forte. Prova a
ripigliarsi, tenta
qualche scavallata,
ma il vero Pogba è
rimasto da
un’altra parte. In
partite così un
giocatore di tale
livello dovrebbe
marcare
differenze. Pogba
omologato.

VIDAL
Falsa partenza,
contrassegnata
da un fallo dietro
l’altro su Iniesta,
Busquets e
Neymar: gli va
dritta, rimedia
solo un giallo. In
equilibrio su un
filo nel vuoto,
a un passo
dall’espulsione, si
ferma in tempo.
Nella ripresa
risale la corrente
ed è tra quelli
che tengono viva
la Juventus fino
alla fine.

● TIRI 3
● RECUPERI 4
● PASSAGGI 25

● TIRI 0
● RECUPERI 6
● PASSAGGI 39

● TIRI 2
● RECUPERI 4
● PASSAGGI 24

● TIRI 1
● RECUPERI 2
● PASSAGGI 30

7

IL PEGGIORE

6

6

DANI ALVES
Uno strepitoso
Buffon gli nega
un gol che pare
cosa fatta. E’ un
attimo di
frontiera, se il
Barça fosse
andato sul 2-0, la
Juve sarebbe
sprofondata.
Alves è ancora lì
a chiedersi come
Buffon abbia fatto
a prendere quel
pallone. Soffre
nella ripresa,
quando la Juve
per 20-25’ ci dà
dentro a manetta.

PIQUÈ
Andava attaccato
di più e qui
chiamiamo
in causa Tevez.
Perché Carlitos
non gli mette
pressione, perché
non lo sfianca?
È uno dei motivi
per cui la Juve
regge, ma non
sfonda. Ricorre
al passaggio
all’indietro
e l’attacco della
Juve disturba
poco quell’andare
all’indietro
del Barça.

JORDI ALBA
Bene a metà. Nel
primo tempo la
catena di sinistra
del Barça fa
impressione
per sincronie
e polifonie. Nella
ripresa Jordi
rischia di essere
più tramonto che
alba: il tacco
di Marchisio
scompiglia
la geografia della
fascia mancina
del Barcellona.
Insomma, più
benino che
benissimo .

● PARATE 5
● RINVII 9
● PRESE ALTE 1

● CONTRASTI 4
● CROSS 4
● PASSAGGI 65

● CONTRASTI 1
● LANCI 1
● PASSAGGI 34

● CONTRASTI 2
● CROSS 2
● PASSAGGI 59

7

Se la gioca alla pari, come col
Real. Il risultato è menzognero,
due gol di differenza non ci
stanno. Alla Juve va l’onore
delle armi per come è stata in
corsa fino all’ultimo. La
Champions non è più un’utopia.

7

6

TER STEGEN
A dirla tutta non ci
ha convinto
appieno. Per
esempio
quell’uscita alta a
vuoto della ripresa
ha fatto
rabbrividire. Si
riscatta ai titoli di
coda, quando si
allunga al massimo
e al meglio su
Marchisio, per
la parata salvarisultato. Ha piedi
degni di un
centrocampista,
ma lo dichiariamo
rivedibile.

5,5

s.v.

s.v.

MORATA
Sonnecchiante
e vagante per 45
minuti, tocca
a lui l’onere
e l’onore di
depositare
in rete il pallone
dell’1-1. Sembra
tutto facile, ma
non lo è, perché
momenti così
bisogna crearseli
coi movimenti e
coi tempi giusti.
Una rete alla
Paolo Rossi, a
dimostrazione
che il repertorio
di Alvaro è totale.

PEREYRA
Al posto di Vidal,
non trova il
guizzo vincente
tra le linee. Molti
ne invocavano
l’ingresso già nel
primo tempo,
quando Vidal
sembrava
sull’orlo
dell’espulsione.

LLORENTE
Allegri lo butta
dentro nella
speranza
che capitalizzi
una palla alta.
Ma questo
genere
di occasione non
si crea.

● TIRI 3
● SPONDE 2
● DRIBBLING 3

● TIRI 0
● RECUPERI 1
● PASSAGGI 3

● TIRI 0
● SPONDE 2
● PASSAGGI 4

7,5

6

s.v.
COMAN
Il fatto
che Allegri
gli conceda
un spicchio
della finale
di Champions
è un indizio
significativo:
l’allenatore
bianconero
lo tiene in forte
considerazione.
È un classe ‘96,
si farà.

● TIRI 0
● SPONDE 0
● PASSAGGI 0

Prima di obiettare, considerate
con razionalità e lucidità i primi
due gol. È Messi ad accendere
l’interruttore dell’1-0 col cambio di
gioco che taglia la linea difensiva
della Juve. È di Messi il tiro
potente e velenoso su cui Buffon
non può far altro che respingere
(poi Suarez non perdona).
Diversamente decisivo, ma tutti i
palloni portano a Leo. Breve è il
passo tra Messi e messia. Altro
Pallone d’oro in arrivo.

7

6
Scioccati dal suo inizio di
partita, quando si ingarbuglia di
brutto dentro l’area su palloni
che così difficili non sembrano.
La difesa del Barça non ha il
dono dell’invulnerabilità.
Mascherano un po’ così.
● CONTRASTI 2 ● LANCI 9
● PASSAGGI 40

SUAREZ
Stavolta morde
come è giusto
che morda un
attaccante, con i
tiri in porta. Non
cagnaccio senza
museruola, ma
cobra nascosto
nell’erba dei 16
metri. Ha fornitori
d’eccezione, con
Messi e Neymar
ai fianchi molti
farebbero gol,
però le reti
bisogna segnarle.
Sul gol è svelto
di testa e di piede.
Vero Pistolero.

● TIRI 1
● RECUPERI 7
● PASSAGGI 44

● TIRI 0
● RECUPERI 3
● PASSAGGI 62

● TIRI 0
● RECUPERI 3
● PASSAGGI 49

● TIRI 7
● SPONDE 5
● DRIBBLING 0

Luis Enrique, 45 anni, portato in trionfo dai suoi giocatori a fine partita.
Per il tecnico — ex Roma e una carriera al Barcellona — stagione da
sogno: tornato «a casa», è subito Triplete. Sulle orme di Guardiola REUTERS

6,5

s.v.

NEYMAR
Un gol glielo
annullano ed è
giusto così, un
altro lo segna
all’ultimo respiro,
in un contropiede
tanti contro
pochi. Non il
miglior Neymar,
ma un Neymar
che lascia tracce
importanti.
La rete e la
partecipazione
all’1-0 con difesa
del pallone
e appoggio.
Neymar junior,
anzi maior.

XAVI
Entra per Iniesta
e ne eredita
anche la fascia.
Un cambio
bellissimo, che
racchiude un
gran pezzo di
storia del
Barcellona. Sarà
difficile rivedere
una coppia
centrocampisti
come Iniesta e
Xavi, che ora
andrà in Qatar
da campione
d’Europa.

MATHIEU
Entra per lottare
sulle palle alte e
per permettere
a Mascherano di
spostarsi in
mediana e dare
una mano nel
pressing finale.
Scrive il suo
nome nella
quinta
Champions della
storia blaugrana.

PEDRO
Fa in tempo a
toccare la palla
che manda in
porta Neymar.
È l’assist
che chiude
definitivamente
i conti, un gesto
tecnico bello e
importante
nell’economia
di una finale di
Champions.

● TIRI 3
● SPONDE 2
● DRIBBLING 1

● TIRI 0
● RECUPERI 0
● PASSAGGI 2

● CONTRASTI 0
● LANCI 0
● PASSAGGI 1

● TIRI 0
● RECUPERI 0
● PASSAGGI 1

ÇAKIR Sceglie un profilo buonista, ma quando la partita si infiamma rischia di finire bruciato. Molti cartellini risparmiati (Vidal nei primi 20 minuti DURAN 6
ha rischiato parecchio), un mezzo rigore (forse più di mezzo) non visto su Pogba e un gol annullato su giusta indicazione dell’addizionale. Non bene ONGUN 6

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7,5

INIESTA
Questa finale ci
lascia in eredità
una grande
domanda: perché
Buffon e Iniesta
non hanno mai
vinto il Pallone
d’Oro? Quesito che
giriamo ai giurati.
Iniesta, la
semplicità fatta
calcio. Ha sempre
fatto la cosa giusta,
con sapienza e
intelligenza.
L’assist pro Rakitic,
che bellezza.
Iniesta fa rima
con fiesta.

7

MASCHERANO

7,5

BUSQUETS
Solito frangiflutti
davanti alla difesa.
Mestieraccio il
suo, ma qualcuno
lo deve pur fare.
E’ dura dedicarsi
alla fase difensiva,
in una squadra
che vive al 95%
di offensivismo.
Non per caso
sul gol di Morata,
come tanti
compagni, non
è perfetto per
posizionamento
e tempismo.
Busquets da
bosco e da riviera.

● TIRI 3 ● SPONDE 4
● DRIBBLING 10

IL PEGGIORE

6

RAKITIC
L’infinita catena
di Sant’Antonio
che porta l’1-0
alla fin fine
premia lui, bravo
a bruciare Pogba
e a farsi trovare
nel posto giusto.
Nel complesso
sembra un po’ in
soggezione: sono
Messi e Iniesta a
dettare la linea,
però con
l’imbeccata
volante a Piquè
fa capire di
avere un gran
piede.

GOÇEK 6,5
SIMSEK 6

6,5

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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Valori massimi nel ciclo combinato: consumo 8,0 l/100km; emissioni CO2 186 g/km.

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7

8

Champions League R La grande finale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Doppia doppia

JUVENTUS

● I passaggi (gol escluso)
che hanno portato al gol
dell’1-0 segnato da Rakitic

ANGOLI

8

33
19

16

● Il Barcellona è la prima squadra nella storia della Champions League
con due giocatori in doppia cifra di gol nella stessa edizione: Messi ne aveva
già segnati dieci, Neymar ha fatto giusto in tempo a raggiungerlo.

BARCELLONA

BARICENTRO MOLTO BASSO 47,9 metri

1

Leo e Ney, dieci più dieci

8

15

POSSESSO PALLA

6
10

21
23

6

9

38%

120

24

6
8

PASSAGGI EFFETTUATI

116

336

15

12

TIRI NELLO
SPECCHIO

FALLI
FATTI

MEDIO 53,6 metri
22

PASSAGGI RIUSCITI

4

10
9

6

62%

26

BARICENTRO

561

DRIBBLING

79,2%

PALLE
PERSE

8

11

87,5%

3
1

5
14
18

GDS

Messi è ovunque
Crea, dribbla, tira
e tocca 104 palloni
Tevez al tappeto
1La Pulce sbaglia pochissimo: 8 passaggi su 69

Carlitos resta ai margini della partita: 36 giocate

L

a Pulce saltella sul campo, vola da una parte all’altra, un momento la
trovi a destra e l’attimo dopo
sbuca a sinistra, e non riesci
proprio a prenderla, a schiacciarla, continua a darti fastidio e non c’è verso di farla
smettere. D’altronde Lionel
Messi è così (perlomeno
quando indossa la maglia del
Barcellona, perché con quella
dell’Argentina la faccenda
cambia): ha la capacità di indirizzare le partite dove e come vuole lui, le «imbuca» in
quel sentiero del quale soltanto lui conosce il percorso. E’
stato così anche ieri sera a
Berlino. Alla vigilia la partita
veniva presentata come una
sfida tra la Pulce e l’Apache,
cioè tra Messi e Tevez. Un argentino contro l’altro, due città e due stili a confronto: Rosario e Buenos Aires, la media
borghesia di Leo e il proletariato di Carlitos. Diciamolo
subito: non c’è stata gara,
Messi ha stravinto. Per quantità e per qualità, dimostrando,
se ancora ce ne fosse bisogno,
che nessuno al mondo sa toccare il pallone come fa lui.
PRESENZA La differenza tra i
due argentini sta in un dato
statistico, quello dei tocchi effettuati: Messi si eleva a quota
104 (secondo soltanto a Dani
Alves che ne fa 106), mentre
Tevez boccheggia molto più
indietro e si ferma a 36. Ciò significa una cosa molto semplice: che la Pulce rimane
sempre «dentro» la partita e,
per la sua squadra, è un costante punto di riferimento.
Altrettanto non si può dire
dell’Apache che calcia sì verso

la porta del Barcellona (4 tentativi), è protagonista nell’azione del provvisorio pareggio, ma non condiziona la
gara quanto Messi. Ogni volta
che la Pulce entra in possesso
del pallone gli juventini si preoccupano, pensano a come

raddoppiare la marcatura, a
come frenarne gli slanci. Per
Tevez, invece, sono sufficienti
i ruggiti di Piquè e Mascherano, senza che nessun altro
compagno accorra in loro soccorso. Ciò che impressiona
della Pulce è la precisione. Pur

RAKITIC: occasioni create 4
MESSI: palloni toccati 104
NEYMAR: tiri effettuati 3
SUAREZ: tiri effettuati 7
BUSQUETS

MESSI

SUAREZ

3

PASSAGGIO
MOVIMENTO

Il movimento dei centrocampisti del Barcellona è fondamentale per il possesso-palla e per gli immediati suggerimenti
alle punte. Busquets, generalmente, inizia l’azione e va a pescare Messi che, spesso con un “taglio”, si accentra fino
a trovarsi nella classica posizione del trequartista. A rifinire la manovra tocca poi a Iniesta che aspetta gli inserimenti
di Neymar o di Suarez
GDS

giocando in una posizione
avanzata, sempre circondato
da un esercito di avversari,
sforna 69 passaggi per i compagni e di questi ben 61 risultano giusti. Soltanto 8 errori,
dunque: un nonnulla. A questo si aggiungano i 16 drib-

bling tentati: la Pulce affronta
il nemico con il coraggio e la
spavalderia di chi conosce le
proprie qualità, lo invita al
duello, lo chiama fuori dalla
tana e poi, spostando leggermente il pallone sulla destra o
sulla sinistra, lo manda a vuo-

to e scappa in velocità. A parole, sembra facile, ma è necessaria una destrezza che nessuno sul pianeta possiede. Su 16
tentativi, 10 vanno a buon fine. Il che vuol dire che Messi
contribuisce in maniera determinante a creare la superiorità numerica in una zona
caldissima del campo. E quando non ci riesce il motivo va
ricercato nella rudezza degli
interventi dei difensori della
Juve: sono 5 i falli commessi
sulla Pulce.
UOMO OVUNQUE Di Tevez non
restano negli occhi grandi
azioni, galoppate infinite da
una parte all’altra del campo.
E nemmeno tanti dribbling:
sono soltanto 2 quelli riusciti
all’Apache che a Berlino non
vive sicuramente una notte da
superstar. Ciò che gli manca,
rispetto al solito, è il lavoro di
raccordo tra il centrocampo e
l’attacco: in una partita prettamente difensiva, per come
l’ha preparata la Juve, il contributo dell’Apache sarebbe
fondamentale nel «ripulire» i
disimpegni dei compagni e
nel costruire la manovra di
contrattacco. Messi, invece, è
spesso il quarto centrocampista del Barcellona venendo a
giocare nel mezzo e ricevendo
il passaggio di Busquets o di
Rakitic. I suoi dialoghi con
Iniesta sono determinanti per
sfiancare i difensori della Juve, perlomeno tanto quanto i
frequenti passaggi ricevuti da
Dani Alves mettono alle corde
i bianconeri sulla fascia destra
dei blaugrana. La Pulce, a Berlino, non solo solleva la sua
quarta Coppa dei Campioni,
ma conferma soprattutto che
il suo piede sinistro è poesia
pura. Che gioia ascoltarla!
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA CHIAVE

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NEYMAR
2

LA CHIAVE

Messi si è spesso
trasformato nel quarto
centrocampista
del Barcellona
Determinanti i suoi
duetti con Iniesta e i suoi
dribbling per creare
la superiorità numerica

INIESTA

1

RAKITIC

Saucony’s exclusive distributor for Italy: Sportlab Srl - Montebelluna TV

Andrea Schianchi

LA MOSSA TATTICA

Tevez non compie il
solito lavoro di raccordo
tra il centrocampo
e l’attacco
saucony.eu

Interviene poche volte
nella manovra e non
costringe il Barcellona ai
raddoppi di marcatura

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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9

10

Champions League R La grande finale
Pronti, via e sblocca Rakitic

Ma resiste il record di Maldini

6

● Quello di Rakitic non è il gol più veloce in una finale di Champions League:
il record resta quello di Paolo Maldini nel 2005 (Milan-Liverpool, 51 secondi).
Lo scorso anno, il derby di Madrid si sbloccò al 36’ con il gol di Godin.

● Le finali perse dalla Juve
(record negativo): nelle ultime
due c’era Buffon in porta

fQUI JUVENTUS

I MOMENTI CHIAVE
DELLA NOTTE DI BERLINO

L’ALLENATORE E IL D.G. BIANCONERO

4’ PRIMO TEMPO
● RAKITIC, È SUBITO BARÇA
La Juve va sotto al 4’. Messi cambia campo,
Neymar trova Iniesta che taglia troppo libero.
A centro area smarca Rakitic: è 0-1 GETTY

ALLEGRI «UNA STAGIONE SUPER
MA BISOGNA CRESCERE ANCORA»
MAROTTA «RIGORE SU POGBA»
Mirko Graziano
INVIATO A BERLINO (GERMANIA)

«A

bbiamo subito il 2-1 nel nostro momento migliore – dice Allegri – ed è
stato un po’ un gol da polli, ma io alla
squadra non ho nulla da rimproverare, perché
abbiamo avuto occasioni come loro e questa è
stata una stagione fantastica, con un grande finale, più di così era dura fare. Semmai, questa è
un’altra possibilità di crescita della squadra:
quando hai la gara in pugno devi stare più attento. Ma questo è solo un punto di partenza, adesso
dobbiamo consolidare la posizione delle prime
otto in Europa».
BASI SOLIDISSIME E’ stata comunque una cavalcata straordinaria, una stagione nella quale Max
Allegri ha dato prova di intelligenza, duttilità tattica, pazienza, carisma e motivazioni fuori dal comune. Lui ha vinto, a prescindere. La sua Juve
esce a testa altissima e a fine gara è paradossalmente la metà bianconera dello stadio a farsi sentire di più. Il popolo chiama i suoi guerrieri sotto
la Curva e li celebra come eroi. Orgoglio giustifi-

cato, nonostante l’ennesima finale di Champions
(o Coppa Campioni) persa: sono sei le sconfitte
(è record), contro le due vittorie del 1985 e del
1996. Ma stavolta non può non prevalere l’orgoglio sull’amarezza, perché il percorso nell’Europa
che conta è andato oltre ogni previsione. Gettate
basi solidissime, a livello di personalità, di tecnica e di esperienza. Allegri ha sfiorato un triplete
miracoloso, ma l’anno prossimo tornerà sicuramente da protagonista in Champions.
RICAMBIO NECESSARIO L’ultimo salto di qualità
del post Calciopoli è stato fatto, e un mercato intelligente consentirà ai bianconeri di restare in
primissima fila per la vittoria finale 2016. In que-

IL NUMERO

7

Le finali vinte da Iniesta: 4 con il Barça
in Champions League, 3 con la Spagna
(due nell’Europeo, 1 nel Mondiale)

sto senso, le prime mosse di Marotta sono più che
incoraggianti, e l’impressione è che il meglio debba ancora arrivare. Un ricambio è necessario, servono interventi in tutti i reparti, e in corso Galileo
Ferraris hanno idee chiare: gratitudine sì, ma
sguardo sempre proiettato al futuro: Dybala,
Khedira, Donsah, Zaza e Berardi hanno già avviato il rinnovamento dalla metà campo in avanti,
ora si attende un colpo importante in difesa. «E’
una grande soddisfazione essere arrivati fin qui,
ma non vogliamo fermarci – dice l’a.d. bianconero, Beppe Marotta –, siamo pronti a fare tutto ciò
che serve per migliorare una squadra già importante. Ringrazio comunque tutti: visto dove eravamo partiti, questa stagione è di fatto straordinaria, a prescindere dalla finale. E peccato perché su Pogba era rigore, ma non cerchiamo alibi».
E DOMANI PARLA AGNELLI Parole che verranno
probabilmente rafforzate dal presidente Andrea
Agnelli, che ha già convocato una conferenza
stampa per domani mattina. Dopo cinque anni di
presidenza illuminata, va fatto un primo concreto bilancio. Perché l’era del figlio di Umberto ha
già cancellato ogni scoria di Calciopoli.

10’ SECONDO TEMPO
● LA JUVE ALL’IMPROVVISO: MORATA!
Il Barça riparte forte. La Juve è alle corde,
poi Marchisio crea superiorità col tacco. Tiro
di Tevez, Morata sulla respinta: 1-1 REUTERS

52’ SECONDO TEMPO
● NEYMAR IN CONTROPIEDE: È FINITA
La Juve sale per l’ultima punizione. Sul
ribaltamento Pedro trova Neymar smarcato,
Coman non chiude in tempo: è 1-3 AP

© RIPRODUZIONE RISERVATA

fQUI BARCELLONA

L’ALLENATORE DEGLI SPAGNOLI
Filippo Maria Ricci
INVIATO A BERLINO
@filippomricci

E

LUIS ENRIQUE, GIOIA A METÀ
«IL MIO FUTURO? PER NULLA
CHIARO: ADESSO VEDREMO»
Sostienimi! scaricando da www.dasolo.info

dopo il triplete di Guardiola, ecco quello di Luis Enrique. Che a gennaio sembrava più fuori che dentro dal
Barcellona, opposto a Messi, e
poi a Neymar. Ignorato dal primo e poi in primavera contestato apertamente dal secondo. Invece di mandar via lui gli hanno
cacciato Zubizarreta, il d.s. al
quale è legato da un gran rapporto fatto d’affetto e stima. Lui
ha incassato le bizze dei campioni e le decisioni dei dirigenti.
NUMERI MIGLIORI DEL PEP Ha
tirato dritto senza mollare, come quando fa i suoi Ironman o si
massacra di fatica con la bici.
Ogni tanto ha mostrato verbalmente il proprio malessere per
la cacciata di Zubi e non ha mai
voluto dire nulla del suo futuro.
Amareggiato o no ha continuato

a lavorare e ha costruito un Barcellona diverso da quello di
Guardiola ma ugualmente affamato e vincente. E ha ottenuto
numeri persino migliori di quelli del Pep: 60 partite stagionali
chiuse con 50 vittorie 4 pareggi
e 6 sconfitte, 175 gol fatti e 38
subiti. E il triplete. In Champions ha giocato solo contro
campioni, Apoel, Ajax, Psg (due
volte), Manchester City, Bayern
e Juventus. Come nella vecchia
Coppa Campioni.
LA MANO DI «LUCHO» E ha lasciato il segno sul Barça e sulla
finale, perché i 3 gol di ieri sera
sono arrivati da due dei suoi innesti. Rakitic, preferito a Xavi,
rimozione dolce ma implacabile di un mito blaugrana, Suarez, un inserimento perfetto
tutt’altro che scontato. E la terza rete è arrivata da un Neymar
che lui ha trasformato portandolo a segnare 24 gol in più rispetto alla spenta annata del
brasiliano col «Tata» Martino.

Un anno fa il Barcellona chiudeva a zero tituli, ora può ambire alle sis copes come dicono in
Catalogna perché in estate si
giocherà col Siviglia e l’Athletic
le Supercoppe d’Europa e di
Spagna e poi prima di Natale il
Mundialito. Guardiola ci riuscì.
Ora resta da vedere se il Barça ci
riproverà con «Lucho». Ieri Luis
Enrique ha festeggiato con un
trasporto immenso: «La partita
è stata complicata come deve
essere contro una squadra pericolosissima come la Juve. Credo che siamo giustamente campioni. Buffon è un grande uomo
e un grande portiere, mi dispiace per lui e per Pirlo. Mando un
saluto a tutti i tifosi romanisti,
stavolta saranno contenti». Per
il dopo si vedrà: «Non ho per
nulla chiara la decisione sul
mio futuro. Vedremo». Coerente il presidente Bartomeu: «Del
futuro di Luis Enrique parleremo nei prossimi giorni. Ha fatto
un gran lavoro».
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11

COMPLIMENTI AL BARCELLONA, ANCORA
QUALIFICATO AL MONDIALE PER CLUB

Congratulazioni amico mio!
@luissuarez9...Special!
Instagram: stevengerrard

SEPP BLATTER PRESIDENTE DIMISSIONARIO FIFA

Più Morata
che Tevez
«Il futuro
è nostro»

L’EROE SCONFITTO

Pirlo in lacrime
nel «suo» stadio
Ha finito qui?

1Lo spagnolo: «Siamo pronti

per vincere sfide come questa»

Fabiana Della Valle
INVIATA A BERLINO (GERMANIA)

A

lvaro Morata ha lo sguardo di pietra, la testa bassa
e le mani ai fianchi. Scuote la testa e poi per primo va sotto la curva ad applaudire i tifosi,
che nonostante l’amarezza ricambiano. Carlos Tevez invece
distribuisce abbracci in mezzo al
campo, perché sa che questo tocca a un leader come lui. La delusione è uguale per tutti, per chi
ha steccato come l’Apache e chi
invece aveva riacceso le speranze. Per chi sognava una notte da
protagonista ma si è ritrovato
con la voce roca nella prova senza appello, e per chi invece ha ribadito che questa Juve ha un futuro davanti grazie ai giovani come lui.

PEPITA D’ORO Morata poteva
diventare l’uomo del double,
uno dei pochi ad aver vinto la
Champions con due squadre. Ha
accarezzato il sogno di sollevare
il trofeo per due anni di fila, con
Real e Juventus. L’acquisto più
costoso della gestione Andrea
Agnelli (prima di Dybala) è stato vicinissimo allo status di eroe,
perché questo sarebbe diventato
per i tifosi con il gol dell’1-1. Però il sogno è durato poco, perché
la solita magia di Messi e il tapin di Suarez hanno vanificato il
lavoraccio di Morata. Alvaro è
stata la sorpresa di stagione. Allegri aveva capito subito di avere
tra le mani una pepita d’oro, ma
sapeva che doveva dargli il tempo di maturare, senza caricarlo
di responsabilità. Per questo l’ha

dosato. Così Morata ha imparato che non basta avere talento
per giocare sempre, alla Juve la
maglia da titolare pesa e per
guadagnartela devi lavorare duro, anche per i compagni. «Abbiamo avuto l’occasione di vincere – dice lo spagnolo –, questa
squadra si sta preparando per
vincere partite come queste. I tifosi meritavano la Champions».
Quando gli chiedono se resterà,
va via. Troppo triste il momento
per pensare al domani.
FINALE IN CALO Alvaro ha dimostrato di avere testa oltre che
talento, perché ha avuto la pazienza di aspettare il suo turno e
di rispondere con i gol. Se segni
in semifinale e in finale di
Champions a 22 anni non può
essere un caso, significa che il
futuro è tuo. Anche se è difficile
crederlo quando sei costretto a
vedere gli altri sfilare con la
Coppa. Tevez invece fa più fatica
a consolarsi pensando al futuro.
A 32 anni ogni occasione può essere l’ultima. Marotta, a questo
proposito, ha commentato: «La
nostra intenzione è tenerlo ma
Carlos è un professionista. Se ci
chiederà di andare via, faremo
in modo di accontentarlo». Carlitos ci teneva a questa Coppa,
sarebbe stato il coronamento di
un’annata straordinaria. Un regalo a se stesso e alla Juve. Forse
la troppa voglia l’ha tradito, forse ha pagato dazio per aver tirato spesso da solo la carretta all’inizio della stagione. È arrivato
alla finale quasi svuotato, senza
quella bava alla bocca con cui
siamo abituati a vederlo in campo, senza quel ghigno che riesce

Paul Pogba, 22 anni, consola Andrea Pirlo, 36, in lacrime EPA

1A Berlino, dove

vinse il Mondiale,
Andrea piange.
La Mls chiama,
deciderà a breve

INVIATA A BERLINO

S

sempre a intimorire gli avversari. Tevez in finale ha deluso e
probabilmente è lui il primo a
essere arrabbiato. Ha segnato
l’ultima rete il 5 maggio, semifinale d’andata con il Real, poi basta. Il rigore fallito con il Verona
forse era un segno premonitore:
il gol numero trenta in stagione,
quello che poteva essere il più
importante, non è arrivato. E
chissà se per lui ci sarà un’altra
occasione.

La Juventus sfila in mezzo
al «corridoio» blaugrana: i
giocatori del Barça riservano
il giusto tributo ai bianconeri
durante le premiazioni ACTION

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I PRIMI UOMINI GOL

Ancora il segno di Suarez
Ma stavolta senza i denti
1Rakitic in un

anno dalla gioia
Europa League a
quella Champions

Luis Suarez, 28 anni REUTERS

INVIATO A BERLINO

I

l 24 giugno di un anno fa
Luis Suarez lasciava il segno sulla spalla di Chiellini.
Ieri lo ha lasciato sulla finale di
Champions. Simbolica differenza, nemesi, dolore e gioia,
inferno e paradiso. Un morso in
Brasile, un gol in Germania. In
mezzo il pubblico ludibrio
mondiale, la vergogna, gli psicologi, 4 mesi di squalifica, altri
due di difficoltoso apprendimento nella complessa macchina blaugrana.
ANNO NUOVO, VITA NUOVA E
poi, col cambio di anno, con la
chiusura dell’horribilis 2014, la

fioritura. Gol, assist, l’amicizia
con Messi e Neymar a cementare l’incredibile stagione del
MSN, il messenger blaugrana
arrivato ieri a 122 gol stagionali: 58 di Messi, 39 di Neymar e
25 di Suarez, che ha anche offerto ai compagni 20 assist. Ieri
Luis ha incanalato verso Barcellona la 60a finale di Champions,
terzo uruguaiano a segnare nell’epilogo dopo Schiaffino nel
1958 e Godin lo scorso anno. I
primi due sconfitti dal Madrid,
lui vincente. Al 68’ ha scardinato la porta di Buffon e ha festeggiato mostrando rabbia, gioia e
i suoi dentoni. Chiellini non
c’era, con Evra si è ignorato.
Perché questa finale gli aveva
messo di fronte ben due dei 3

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giocatori coi quali si è scontrato
nella sua turbolenta vita.
DOPPIETTA DI RAKITIC Prima
di lui aveva segnato Ivan Rakitic («Il gol più importante della
carriere, lo dedico a mia moglie»). Che un anno fa aveva
vinto, da capitano, l’Europa League col Siviglia. Ora aspetta
l’Italia: il 12 giugno a Spalato
guiderà la Croazia. Lui che è nato in Svizzera e ha giocato con
le giovanili rossocrociate. Rakitic ha preso il posto di Xavi, Luis
Suarez ha riportato il 9 al centro dell’attacco blaugrana. La
chiusura va a Xavi, che ieri sostituendo Iniesta ha giocato
l’ultima partita col Barça. Se ne
va in Qatar con 25 titoli, record
spagnolo che sarà presto battuto da Iniesta e Messi (già a 24) e
la simbolica cifra di 900 partite:
767 col Barça (151 in Champions, altro primato) e 133 con
la Spagna.
f.m.r.
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tavolta niente corsa,
niente smorfie, niente
braccia alzate verso il
cielo di Berlino. Andrea Pirlo
piange in mezzo al campo come un bimbo che ha appena
perso il suo orsacchiotto preferito. Inconsolabile. Piange perché questa Champions doveva
essere sua, perché è difficile
accettare che dopo la gioia incontenibile del Mondiale
l’Olympiastadion possa diventare lo stadio di qualcun altro.
Piange forse anche perché sa
che questa potrebbe essere
stata la sua ultima partita con
la Juventus. Pirlo è stanco, si è
scritto e detto più volte in quest’ultimo periodo. Il calcio
americano, molto ricco e anche molto meno stressante, lo
vuole e lui è propenso ad accettare il corteggiamento della
squadra di New York. Perché il
talento quando ce l’hai nessuno te lo toglie, e Pirlo anche ie-

ri sera l’ha dimostrato, ma arriva
un momento in cui le gambe non
vanno più alla stessa velocità della testa.
TESTA ALTA Chissà che cosa si sono detti lui e Xavi quando si sono
abbracciati a fine partita. Lo spagnolo ha già comunicato l’addio
al Barça, Pirlo invece ha sempre
ripetuto «Deciderò dopo la Champions». In tanti hanno provato a
consolare Andrea, anche Pogba,
da cui ci aspettava molto di più in
una serata come questa. Invece di
brillare è rimasto a guardare le altre stelle. Forse lui è uno di quelli
che deve imparare a soffrire di più
e a gigioneggiare di meno, come
dice Allegri. Però la Juve ha dato
tutto e i tifosi l’hanno capito, per
questo hanno applaudito a lungo
alla fine. «Grandi meriti a loro - ha
detto Barzagli - i tre davanti hanno tantissima qualità e Messi è fenomenale, ma noi usciamo a testa
alta, anche se perdere la finale è
sempre dura. Siamo stati bravi a
soffrire e ce la siamo giocata al
massimo». Chiude Marchisio:
«Aver subito gol subito non ci ha
aiutato. Siamo stati un po’ timidi.
Difficile trovare le parole, c’è il
rammarico di non averla vinta ma
anche la soddisfazione per una
grande stagione. Non è finito un
ciclo». Come ha detto ieri Buffon,
tra un mese e mezzo si ricomincia. Per puntare sempre al top.
f.d.v.
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Tensione fuori dallo stadio
per i pochi cancelli aperti
INVIATA A BERLINO

● Qualche falla nella
macchina organizzativa
dell’Uefa c’è stata.
A cominciare dalla cerimonia
d’apertura, che si è
prolungata più del previsto,
ritardando l’inizio della
partita di tre minuti.
I giocatori erano già
schierati, ma hanno dovuto
aspettare che il campo
venisse liberato dal materiale
di scena. Fuori dallo stadio,
invece, c’è stata tensione
prima dell’inizio della finale.
Per un momento c’erano
pochi cancelli aperti e i tifosi
sono rimasti per un po’
ammassati fuori dalla zona di
pre-filtraggio, stretti e al
caldo. Quando l’ingresso
all’Olympiastadion è
diventato più scorrevole,

tutto si è risolto. Dai bianconeri
sono arrivate lamentele per
l’organizzazione di Franco Rosso
Italia: pare che a Verona un
pullman sia arrivato in ritardo
all’appuntamento e a Milano
qualcuno non sia riuscito a
partire.
Alcuni vip invece sono rimasti
bloccati nel traffico e hanno
rischiato di arrivare a gara
iniziata. Tra questi anche il
presidente della Figc Carlo
Tavecchio, che è entrato solo
alle 20.30. Appena in tempo per
ammirare le coreografie delle
due curve: un mosaico con lo
slogan «Mes que un club» per il
Barcellona, due mani bianche su
sfondo nero che cercano di
toccare la coppa per la
Juventus. Prima ancora del
riscaldamento, Del Piero,
invocato dai tifosi, era andato a
fare passerella sotto la curva.
f.d.v.

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Champions League R La grande finale

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Complimenti Barça! Mi sono
preso cura di lei, ora è tua!
@Podolski10

XAVI E PIRLO, GRAZIE
SIETE DUE LEGGENDE
JACK WILSHERE CENTROCAMPISTA ARSENAL

Da Trap a Cannavaro: «Juve alla pari»

1L’ex c.t.: «Se le maglie fossero state scambiate, nessuno avrebbe capito la differenza coi catalani»
la Juventus e per il calcio italiano. Ma abbiamo dato una bella
dimostrazione».

Fabio Licari
INVIATO A BERLINO

«S

e le maglie fossero
state scambiate, a un
certo punto nessuno
si sarebbe accorto che il Barcellona era la Juve. Una grande
partita. Degna dei campioni
d’Europa». Giovanni Trapattoni
ha perso la voce, forse anche
perché qualche urlo di rabbia
gli sarà sfuggito durante i 90’. E
forse avrà ripensato ad Atene,
all’Amburgo, a quel gol di Magath all’inizio: «Peccato per la
rete immediata di Rakitic: ha
reso la Juve un po’ vulnerabile,
le ha tagliato le gambe. Però la
reazione è stata da applausi:
personalità, gioco. Se fosse stata una partita ai punti sarebbe
finita 51-49. Non si può negare
che il tasso tecnico elevatissimo
di alcuni interpreti del Barça
abbia fatto la differenza. Ma Allegri esce dal campo a testa alta: ha lavorato e preparato la
sfida veramente bene». E naturalmente ha avuto in Buffon un
muro quasi insuperabile nelle
situazioni «umane»: «Gigi ha
tenuto in piedi la Juve nei momenti più delicati, ma sarebbe
ingeneroso fare classifiche
adesso. Sono stati tutti bravissimi e sono emozionato. Posso
dirlo? Mi dispiace davvero. Per

PARTITA DA CAMPIONI
D’EUROPA. PECCATO PER
LA RETE IMMEDIATA DI
RAKITIC CHE HA
TAGLIATO LE GAMBE
GIOVANI TRAPATTONI
EX ALLENATORE JUVE

BARÇA FORTISSIMO
MA LA JUVE HA AVUTO
LE OCCASIONI
PER RIBALTARE
IL RISULTATO
FABIO CANNAVARO
CAMPIONE MONDO A BERLINO

BELLA FIGURA In quella grande Juve, che si prese la Coppa
dei Campioni due anni dopo,
purtroppo nella notte tragica
dell’Heysel, c’era anche Claudio Gentile. Qualche tifoso in
settimana aveva auspicato per
Messi una marcatura simile a
quella riservata al Mondiale ‘82
a Zico e Maradona, fermati implacabilmente. Zico non ha mai
portato rancore a Gentile, anzi
gli ha mandato i saluti anche da
qui, mentre annunciava la sua
candidatura alla Fifa. Gentile
ha la voce bassa: «Loro hanno
meritato, ma la Juve ha fatto
una gran bella figura. Ha dimostrato di poter competere con il
Barcellona alla pari. Certo, nel
primo tempo, quel gol subito è
stato un po’ un colpo basso. Ma
ho visto una bella reazione,
qualche occasione da gol. Peccato. Certo, in contropiede i catalani sono tremendi, e poi non
si arrendono mai: hanno cercato il 3-1 fino alla fine. I loro
campioni hanno fatto la differenza». E Messi? «Probabilmente non è stata la sua miglior partita in assoluto, però gli basta
prendere la palla e far partire in
velocità, come nessuno, l’attacco dei suoi. Ti mette sempre e

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1

2

3

LA TRIBUNA BIANCONERA ● 1 Il presidente Uefa Michel Platini e il
presidente della Juventus Andrea Agnelli in tribuna IPP ● 2 Il sindaco di
Torino Piero Fassino assieme al presidente della FCA e della Exor John
Elkann BOZZANI ● 3 Federica Nargi, fidanzata di Alessandro Matri BOZZANI

comunque in difficoltà».
LE LACRIME DI ANDREA In Cina, dove sta sistemando le ultime pratiche prima di tornare in
Italia, anche Fabio Cannavaro
ha visto la finalissima. Lui a Berlino aveva sollevato la coppa
nella magica notte mondiale, a
Buffon non è riuscito di ripetersi: «Peccato davvero. Barcellona fortissimo, ma la Juve se l’è
giocata alla pari e dopo l’1-1 ha
avuto qualche situazione im-

portante per ribaltare il risultato. Applausi a tutti, soprattutto
ai miei vecchi compagni Buffon
e Pirlo che questa coppa avrebbero meritato più di tutti. Dispiace vedere Andrea in lacrime, ma sappiamo che questa è
la legge dello sport. Le sue lacrime sono molto amare, come le
mie in Sudafrica. Sai che a una
certa età non si ripetono le occasioni. Fosse finita diversamente probabilmente avrebbe
pianto Xavi». Cannavaro fa il

rewind della partita. «All’inizio
del secondo tempo, quando i
bianconeri ci hanno creduto e
hanno attaccato, i blaugrana
sono andati in difficoltà e hanno subito. Forse Allegri poteva
rischiare qualcosa in più, ma
non è mai facile contro quei tre
davanti: è durissima se concedi
loro un metro. Alla fine — conclude — ha ragione Buffon: non
si possono avere rimpianti su
questa finale».
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Champions League R La grande finale

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Macchina da gol nella Liga

Eppure il Real ha segnato di più

8

● Gol segnati a tre cifre, eppure il Barcellona non è stato il miglior attacco
della Liga: a Messi, Neymar, Suarez &co. non sono bastate 110 reti, perché
il Real ne ha segnate di più (118). Era successo anche lo scorso anno (104 a 100).

● I giocatori del Barcellona
che erano in campo anche
nella finale del 2011

15

Prima la pace, poi le vittorie

1Il crocevia della stagione del Barcellona è la lite di Natale tra Messi e Luis Enrique

Dopo la tregua la squadra ha iniziato a volare: Liga, Coppa del Re e ora la Champions
1

2

3

4

5

6

● 1 La presentazione del tecnico Luis Enrique, 45 anni ● 2 La sconfitta per 3-2 a Parigi nel girone, firmata da Marco Verratti ● 3 Il pallonetto di Lionel Messi nel 3-0 al Bayern ● 4 Il Barça si aggiudica la Liga alla 37a
giornata, dopo aver battuto l’Atletico Madrid ● 5 Il super tris di punte: Suarez, Neymar e Messi ● 6 Secondo trofeo di stagione: la Coppa del Re conquistata contro l’Athletic (3-1) AFP/ACTION IMAGES/LAPRESSE/REUTERS

campionato si dovrà attendere quasi due mesi (il
20 dicembre al Camp Nou contro il Cordoba), in
quel momento inizia la cavalcata dell’MSN. Giusto qualche partita per ingranare, e il terzetto
delle meraviglie ha iniziato a volare: emblematico il 3-1 rifilato all’Atletico Madrid in campionato sette giorni dopo il k.o. di San Sebastian. Un
successo ottenuto grazie ai gol dei tre mosqueteros, che quel giorno lanciarono ufficialmente la
sfida al record di reti stagionali del terzetto Ronaldo-Benzema-Higuain. Record abbattuto nella notte che ha portato in dote la ventisettesima
Coppa del Re, con un 3-1 che – sommato a quello di ieri – ha proiettato la MSN a quota 122 reti
del vecchio terzetto merengue).
(contro le 118 de

Adriano Seu

N

on solo programmazione e fuoriclasse in
abbondanza. Nella stagione trionfale del
Barcellona, coronata ieri sera a Berlino
con la conquista di uno storico triplete, contano
anche una serie di momenti chiave. Alcuni decisamente critici, ma superati sempre con coraggio, decisione e quel pizzico di fortuna che, come si dice, aiuta gli audaci: dal blocco del mercato imposto dalla Fifa a metà agosto ai venti di
tempesta dopo il k.o. di San Sebastian e i successivi attriti tra Messi e Luis Enrique che hanno
ll asturiano. Dal
fatto traballare la panchina dell’asturiano.
Dall’esplosione di Luis Suarez e la
nascita della formidabile MSN,
al ritorno di Lionel Messi su liMercato bloccato
velli alieni dopo l’armistizio
e Suarez assente
con il tecnico e i problemi intestinali risolti grazie alle cure
L’inizio di stagione
del medico italiano Giuliano
dei blaugrana
Poser. Ecco le tappe che hanno
segnato il trionfale cammino
è tra le difficoltà
blaugrana fino a Berlino.

R

IL CLASICO DECISIVO Se c’è
un momento decisivo nella vittoria della ventitreesima Liga
— lo hanno stabilito i tifosi culé
in un sondaggio lanciato dal
quotidiano Marca — è il 2-1 rifilato al Real Madrid il 23 marzo nella notte in cui il «Pistolero» ha definitivamente conquistato il popolo blaugrana graPARTENZA A HANDICAP A dir
Con il nuovo anno zie al lampo decisivo che
b catalano il suc
poco traumatico l’avvio di staal club
suctorna il vero Messi regala
asico. A
gione blaugrana, con il blocco
cesso nel Clasico.
Neymar e Luis
esano
del mercato imposto dalla Fifa
conti fatti pesano
ferti
a metà agosto per irregolarità
anche i sofferti
completano
nel tesseramento di giocatori
successi a Vigo
un trio irresistibile (1-0), e contro
ntro
minorenni. Una sanzione che
per di più si andava a sommare
V
-2)
Villarreal
(3-2)
alle grane con il fisco per l’ace
Va l e n c i a
quisto di Neymar. La bravura (fortuna) della di- (2-0), ma il successo in quell
a
rigenza catalana è stata quella di anticipare le Clasico ha impresso una svolta
mosse della Fifa assicurandosi Luis Suarez un «morale» alla classifica. In
mese e mezzo prima. Il resto lo ha fatto Luis En- chiave Champions League, inrique, rigenerando la squadra dopo le delusioni vece, sono due le notti che hana di
della precedente stagione con il «Tata» Martino no segnato il cammino prima
e, di fatto, cambiando volto alla squadra abban- Berlino: quella di Parigi, con la dopato il temuto
donando il vecchio tiqui taca per uno stile di gio- pietta di Suarez che ha schiantato
-1 il risultato
co più efficace ma altrettanto spettacolare, me- Psg (e il povero David Luiz, 3-1
rito soprattutto di quel trio là davanti.
finale), e quella al Camp Nou contro il
fo di Messi su
Bayern, che ha visto il trionfo
NASCE LA MSN DEI RECORD Il 25 ottobre, il Guardiola con tanto di gol capolavoro:
polavoro: finirà
ninfluente k.o.
giorno del primo Clasico stagionale contro il Re- 3-0 all’andata, cui seguirà un ininfluente
al Madrid, nasce ufficialmente la formidabile per 3-2 all’Allianz di Monaco.
MSN. Scontata la squalifica per il morso a ChielA Non è stata
lini durante i Mondiali, Luis Suarez debutta ac- LA PRIMA CRISI E LA SVOLTA
canto a Neymar e Messi e, anche se per i gol in comunque una stagione tutta rosa e fiori,

R

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Xavi
Hernandez,
35 anni, ha
annunciato
che lascerà il
Barcellona,
dopo 17 anni
e oltre 700
partite con la
maglia
blaugrana,
per andare a
giocare in
Qatar con
l’Al-Sadd
ACTION IMAGES

tutt’altro. Due i momenti più difficili che hanno
segnato la svolta per la squadra e per il futuro di
Luis Enrique, la cui panchina è rimasta in bilico
fino a fine gennaio: prima le critiche della stampa, a inizio novembre, dopo due k.o. consecutivi
in campionato (Real e Celta) che obbligarono la
dirigenza a confermare il tecnico. Poi, la vera
bufera, a inizio anno dopo il k.o. a San Sebastian
seguito dagli attriti con Messi, con tanto di litigio confermato successivamente da alcuni compagni. Luis Enrique — si disse — era arrivato a
un passo dall’esonero, ma il presidente Bartomeu riuscì a spegnere l’incendio con diplomazia, per di più nel bel mezzo dello scossone societario che portò all’allontanamento di Zubizarreta. La svolta in campionato, comunque, fu
immediata, a partire dal 3-1 all’Atletico di sette
giorni dopo firmato dai gol di Messi, Neymar e
Suarez.
LA «RINASCITA» DI MESSI Il termine è un po’
eccessivo, ma la Pulce sembra tornata su livelli
alieni a inizio anno, dopo la pace armata con
Luis Enrique e le cure del dottore italiano Giuliano Poser, che ha risolto i fastidiosi problemi intestinali all’origine dei ripetuti conati di vomito in
campo. Lasciatosi alle spalle una stagione amara e priva di successi
s
(a partire dalla delusione
nella finale Mondiale),
M
Messi ha ripreso a viaggiare con numeri e giocate da extraterre
terrestre: sempre in campo (salvo i 45
minu
minuti all’Anoeta e una partita in coppa de
del Re) e 58 gol all’attivo in quella
che, a conti fatti, è la sua terza miglior
stagio in assoluto. L’emblema della
stagione
sua stagione da sogno è la perla in fina di Coppa del Re: con l’Athletic
nale
s
segna
l’1-0 (il finale sarà 3-1) dribb
blando
mezza squadra dal centroc
campo
fino alla porta basca.
L’ADDIO DELL’IDOLO Tra i momenti
L’A
che hanno
h
segnato questa strepitosa
stagione blaugrana, ce n’è anche uno dal
signi
forte significato
simbolico: l’annuncio dell’addio di X
Xavi Hernandez. L’idolo di casa l’ha
anticipato d
due settimane fa, ufficializzando i
saluti dopo 17 anni in blaugrana tra gioie e
trionfi, 25 in tutto. L’ultimo ieri sera a Berlino
a coroname
coronamento di un fantastico triplete, il miglior regalo d’addio. Anzi, di arrivederci.
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I NUMERI

2

● Le sconfitte del Barcellona in
questa edizione della Champions,
entrambe per 3-2 e in trasferta:
contro il Psg nel girone e nel
ritorno dei quarti con il Bayern

22

● I giocatori utilizzati dal
tecnico Luis Enrique nella
competizione: un portiere,
8 difensori, 7 centrocampisti
e 6 attaccanti

4

● Le Champions conquistate dal
Barcellona negli ultimi 10 anni:
aveva già vinto nel 2006 contro
l’Arsenal, nel 2009 e nel 2011
contro il Manchester United

5

● Le finali di Coppa dei
Campioni-Champions vinte da
una spagnola contro un’italiana.
Per il Barcellona è la seconda, la
prima fu con la Samp nel 1992

16

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Champions League R La grande finale

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Sulla panchina della Roma

Quando Luis fu fatto fuori dallo Slovan...

1

● Ieri, Luis Enrique ha firmato l’ennesimo trionfo spagnolo: non fu un successo
la sua esperienza nella Roma, eliminata nel preliminare dell’Europa
League 2011-12 dagli slovacchi dello Slovan Bratislava. Sembra passata una vita.

● I tornei vinti quest’anno
da Rafa Nadal: l’unico
successo, a Buenos Aires

17

È Spagna pigliatutto
MARQUEZ CHE RINCORRE VALE, LA PALLA A DUE DEI FRATELLI GASOL E UN MADRID VINCENTE...

MOTO... IN SALITA
● MARQUEZ COSTRETTO A RINCORRERE VALE
Marc Marquez, 22 anni, è salito una sola volta sul gradino più alto
del podio in stagione: nel Gp degli Usa. Poi, secondo in Spagna,
quarto in Francia e quinto in Qatar. Fuori in Argentina e al Mugello

PALLA A DUE... FRATELLI
● I GASOL ALL’ALL STAR GAME NBA
In Spagna è la Foto, con la «F» maiuscola perché illustra alla
perfezione la grandezza dello sport nazionale: è la palla a due
dell’All Star Game Nba 2015, contesa fra i fratelli Pau e Marc Gasol

C’È UN MADRID CHE VINCE
● REAL SUL TETTO D’EUROPA DOPO 20 ANNI
In una stagione avara di soddisfazioni nel calcio, il Real Madrid
corona in casa un lungo inseguimento al titolo di campione d’Europa
nel basket, che mancava da 20 stagioni: è il 9° successo nel torneo

Bici, moto, basket,
persino badminton:
un Paese che vince

grande eroe dello sport nazionale negli anni 2000, Alberto
Contador, è tornato a dominare
una grande corsa a tappe. La
sua vittoria al Giro d’Italia in
Spagna è stata seguita con
grande interesse. Così come i
successi nelle Classiche di primavera di Alejandro Valverde,
capace di vincere per la terza
volta la Liegi-Bastogne-Liegi e
la Freccia Vallone. E ora qui tutti aspettano il Tour con rinnovate speranze. Nelle moto sta succedendo qualcosa di simile, uno
sliding doors tra due grandi
campioni: dopo l’incredibile triplete dello scorso anno, con lo
storico trionfo dei fratelli Marc
e Alex Marquez e quello del loro
amico Tito Rabat nelle 3 categorie del motomondiale, ecco che
di fronte alla crisi di Marc Marquez, trionfatore negli ultimi
due anni in MotoGP, c’è la resurrezione di Lorenzo, al momento staccato di pochi punti
da Rossi nella classifica della
classe regina delle moto.

1Dai fratelli Gasol alle stelle Contador e Lorenzo,

non c’è sport senza una bandiera spagnola in cima
Filippo Maria Ricci
CORRISPONDENTE DA MADRID

U

na stagione indimenticabile quella della polisportiva Barcellona. Per la
prima volta nella sua lunga e
gloriosa storia il club catalano è
campione d’Europa nel calcio,
nella pallamano e nell’hockey a
rotelle. Un triplete storico raggiunto grazie a un altro triplete
da record: il Barcellona è la prima squadra capace di vincere
due volte la Champions, il campionato e la coppa nazionale. E
tra l’altro a sole 6 stagioni di distanza dal primo, portato a casa
con Guardiola nel 1999. Al Barcellona non è riuscito un incredibile poker perché la squadra

di basket non ha raggiunto la Final Four dell’Eurolega e quindi
non ha potuto aspirare al titolo
di campione continentale. Che
è andato al Real Madrid, ulteriore testimonianza del fatto
che questo 2015 nello sport ha
una forte connotazione giallorossa, dai colori della bandiera
spagnola. Del resto l’anno si è
aperto con quello che per gli appassionati iberici è stato il non
plus ultra sportivo: due fratelli,
Pau e Marc Gasol, impegnati a
disputarsi la prima palla nel salto che ha aperto l’All Star Game
2015 della Nba. In Spagna quella è considerata «La Foto». Lo
scatto che riunisce tutta la grandezza, lo splendore della edad
de oro dello sport spagnolo.
L’apogeo di questo XXI secolo

che ha visto gli spagnoli emergere e dominare in tante discipline, alcune delle quali poco
praticate se non sconosciute.
Un esempio: in questi giorni Carolina Marin salirà al numero 1
del ranking mondiale di badminton. Questa ragazza andalusa ha vinto il Mondiale nel
2014 e sta continuando a dominare la scena nel 2015, conquistando per se stessa e per uno
sport che gli spagnoli non hanno mai considerato, uno spazio
sui giornali impensabile anche
solo qualche mese fa.
IL RITORNO DI LORENZO E se la
stella di Fernando Alonso si è
offuscata da un po’ e quella di
Rafa Nadal non brilla più come
un tempo, ecco che il terzo

IL BIS DEL SIVIGLIA Chiudiamo da dove siamo partiti, dal
calcio: il Siviglia di Unai Emery
ha bissato il successo in Europa
League ottenuto lo scorso anno
a Torino: il calcio spagnolo nel
nuovo secolo ha vinto 11 tra
Champions ed Europa League
e, soprattutto, si è imposto nelle
ultime 12 finali giocate da squadre spagnole. Testimonianza
definitiva di un rinnovato ed eccelso spirito competitivo.
L’esultanza a Monaco, dove il Barça si è qualificato alla finale ACTION IMAGES

© RIPRODUZIONE RISERVATA

C’È CHI FA IL BIS: IL SIVIGLIA IN EUROPA LEAGUE, CONTADOR AL GIRO. RIVINCITA PER IL BARÇA DI PALLAMANO

SIVIGLIA RADDOPPIA
● EMERY ANCORA CON L’EUROPA LEAGUE
Grazie alla doppietta di Bacca, il Siviglia di Unai Emery vince 3-2
contro il Dnipro e porta a casa l’Europa League per il secondo anno
di fila, conquistando anche l’accesso alla prossima Champions

ANCHE LA PALLAMANO È BLAUGRANA
● LA RIVINCITA DEL BARÇA
Dopo aver perso due finali in due anni, il Barcellona di pallamano
diventa campione d’Europa battendo 28-23 gli ungheresi del MKB
Veszprèm: la star è il francese di origini serbe Nikola Karabatic

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LA SPAGNA CHE PEDALA
● CONTADOR MAGLIA ROSA BIS
Alberto Contador, 32 anni, vince il Giro d’Italia 2015 dopo il
successo del 2008. È il settimo trionfo nei grandi Giri: due Tour
(2007, 2009), due Giri (2008, 2015) e tre Vuelta (2008, 2012, 2014)

18

Champions League R La grande finale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

In Georgia e Giappone

Supercoppa e Mondiale da conquistare

7

● Per il Barcellona, il prossimo anno, ci sono altri trofei da provare ad alzare:
la Supercoppa Europea contro il Siviglia (si gioca l’11 agosto a Tbilisi) e
il Mondiale per Club, in programma dal 10 al 20 dicembre in Giappone.

● I gol segnati dal Barcellona
al Siviglia quest’anno:
una vittoria (5-1) e un pari (2-2)

MOURINHO RESTA SOLO:
INTER UNICA ITALIANA
A CONQUISTARE IL TRIS
● Prima del Barcellona di Luis Enrique
in questa stagione, altre sette volte una
squadra è riuscita a vincere nella stesso anno
campionato, coppa nazionale e Coppa
Campioni/Champions League. Rimane uno
soltanto il triplete italiano, quello realizzato
dall’Inter di José Mourinho nel 2009-10.
Due, invece, le triplette olandesi, con l’Ajax
nel 1972 e con il Psv Eindhoven nel 1988

CELTIC GLASGOW
● 1966-67
La prima squadra a vincere tutto è il Celtic:
dopo campionato e coppa scozzesi, conquista
la Coppa Campioni battendo 2-1 l’Inter

AJAX
● 1971-72
L’Ajax di Neeskens e Cruijff domina l’Europa
per tre anni di fila: al secondo, ecco il triplete,
con la finale europea vinta 2-0 contro l’Inter

PSV EINDHOVEN
● 1987-88
Guus Hiddink guida al titolo europeo il Psv
già campione d’Olanda, battendo in finale
di Coppa Campioni il Benfica ai rigori

Pep-Luis Enrique:
doppio triplete
Barça nella storia
1I blaugrana vincono tutto come nel 2009
Il bis non era mai riuscito a nessun club

missimo piano o comunque non stressanti settimana dopo settimana.

Alex Frosio
@alexfrosio

DAL CELTIC IN POI Tutto è cominciato, infatti, con
il Celtic Glasgow, stagione 1966-67. Il trionfo a Lisbona contro la Grande Inter di Helenio Herrera
consegnò alla storia la squadra dei cattolici scozzesi, ribattezzati per l’occasione «Lisbon Lions», i
Leoni di Lisbona, che fecero addirittura poker,
conquistando anche la Coppa di Lega. Particolarità: a vincere la Coppa dei Campioni fu una squadra di soli scozzesi. Soltanto i romeni della Steaua
Bucarest, nel 1986, avrebbero vinto con una formazione senza stranieri. Da allora, 1967, non passò molto prima che l’impresa si ripetesse. E i successivi protagonisti sono famosi: l’Ajax 1971-72
completò il bis in Europa (e l’anno dopo fece pure
tris) ma solo in quella stagione vinse tutto. Come il
Celtic, contro un’italiana, staNELLA STORIA La macchina da
volta l’Inter, battuta a Rottergol di Luis Enrique, stessa scuola
dam da una doppietta di
L’ultima volta del
blaugrana di Guardiola, porta il
Johan Cruijff. Poi, nonostanBarcellona
a
Roma
Barcellona a diventare il primo
te il dominio periodico di alcontro lo United
club della storia a conquistare
cune squadre (il Bayern, il Liper due volte il triplete. Ed è l’otverpool, il Nottingham Fograzie ai gol di
tava volta che in Europa una
rest, addirittura unico club ad
Eto’o e Messi
squadra riesce a vincere nello
aver vinto più Coppe Campioni
stesso anno campionato, coppa
che campionati), il triplete ha
nazionale e Champions, la quardovuto aspettare sedici anni.
ta negli ultimi sette anni. L’abitudine a dominare Da un’olandese all’altra, nel 1988, il Psv sale
in lungo e in largo è raddoppiata nelle ultime sta- sul trono d’Europa battendo in finale il Benfigioni, perché quando una squadra è forte – ma for- ca ai rigori e aggiunge la Coppa dei Campiote forte – non ha difficoltà a sopportare gli impe- ni a campionato e coppa nazionale. Allenagni nazionali e internazionali, anche in funzione tore, non uno qualunque: Guus Hiddink, aldi rose molto più profonde e qualitative (anche la l’unica Coppa Campioni della carriera. Ai
Juve, del resto, avrebbe completato il triplete). suoi ordini, tra gli altri, il portiere Van
Una volta era molto più difficile reggere il doppio Breukelen, il belga Gerets, Ronald Koeman,
e addirittura triplo impegno – si pensi al Milan di Soren Lerby.
Sacchi e poi a quello di Capello, o alla stessa Juventus di Lippi –: qualcosa si doveva lasciare per IL TREBLE, MOU E I TEDESCHI Altri 10 anni e fistrada. Motivo per cui la tripletta era, fino a qual- nalmente la squadra di un grande campionato euche anno fa, un evento eccezionale e a lungo riser- ropeo centra l’obiettivo. Non è triplete ma «Trevato a club espressione di campionati non di pri- ble» quello che celebra il Manchester United, al-

L

iga, Coppa del Re, Champions League. E il
cerchio si chiude. Lo chiamano «triplete» e
hanno cominciato a definirlo così proprio per
dare un nome alle imprese del Barcellona. Luis Enrique come Guardiola, il 2015 come il 2009. Tutto
è iniziato dal primo titolo internazionale del Pep,
l’avvio del dominio, e anche lì c’era l’Italia di mezzo, visto che il Barça vinse la Champions contro il
Manchester United (come sarebbe tra l’altro successo due anni dopo) all’Olimpico di Roma, ironia
della sorte teatro dell’ultima Coppa dei Campioni
tinta di bianconero. E come allora il campionato
vinto davanti al Real Madrid, la Coppa del Re
strappata in finale all’Athletic Bilbao.

R

MANCHESTER UNITED
● 1998-99
Sir Alex Ferguson completa il «Treble» in una
finale di Champions incredibile: Sheringham
e Solskjaer ribaltano il Bayern nel recupero

BARCELLONA
● 2008-09
L’era Guardiola inizia in maniera trionfale. Pep
riporta il Barça sul trono d’Europa battendo lo
United a Roma. E si comincia a parlare di «triplete»

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FESTA BLAUGRANA
Sopra, il Barcellona in festa dopo
la conquista della Liga, avvenuta
aritmeticamente alla penultima
giornata con la vittoria in casa
dell’Atletico
Madrid.
Sotto,
Luis
Enrique, 45
anni
AFP/GETTY

l’apice della gestione di Sir Alex Ferguson. Non
senza brividi. La Premier arriva all’ultima giornata, vincendo in rimonta sul campo del Tottenham
e tenendosi così un punto di vantaggio sull’Arsenal. Più semplice la conquista della FA Cup (2-0 al
Newcastle), incredibile invece la finale di Champions contro il Bayern: fino al 91’ i tedeschi hanno
praticamente la coppa in mano, poi il pazzesco ribaltone firmato da Sheringham e Solskjaer. E siamo ai tempi moderni. Nel 2009, come detto, c’è il
primo Barça di Guardiola che batte il
Manchester United con i gol di Eto’o e
IL NUMERO
Messi (e con Yaya Touré difensore centrale in finale!). L’anno successivo,
proprio dopo aver battuto i catalani in
semifinale, l’Inter di Mourinho si appropria del termine «triplete» e del suo
significato in termini di Le squadre che
trofei: 2-0 firmato Diego hanno fatto
Milito al Bayern in finale
a Madrid e apoteosi ne- il triplete negli
razzurra, già vincitrice ultimi 7 anni, 4
del campionato in volata nei precedenti 40
sulla Roma e della Coppa
Italia sempre sui giallorossi in finale. Lo
stesso Bayern si rifà nel 2013, un anno
dopo aver pianto la finale persa in casa all’Allianz Arena con il Chelsea: 2-1 nel derby tedesco con il Borussia Dortmund e
Heynckes che complica il lavoro del suo
successore Guardiola. Perché più di così non si può vincere. E di questo Luis
Enrique potrà vantarsi in eterno.

4

© RIPRODUZIONE RISERVATA

INTER
● 2009-10
L’indimenticabile triplete con Mourinho: a Madrid,
capitan Javier Zanetti alza la Champions, vinta
contro il Bayern dopo la lotta in Italia con la Roma

BAYERN MONACO
● 2012-13
Un anno dopo la finale persa in casa col Chelsea,
il Bayern fa tripletta: tutto in Germania, visto che
nella finale europea batte il Borussia Dortmund

Champions League R La grande finale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

19

Juve ritenta, ma occhio all’urna
1Al prossimo sorteggio bianconeri in prima fascia, però col rebus avversari
Fabio Licari
INVIATO A BERLINO

D

a Berlino a Montecarlo
passando per i playoff.
Due mesi e la Champions
riparte, tutti contro il Barcellona, il Barcellona contro tutti, e il
sogno di Luis Enrique di vincere, primo nella storia, due finali
consecutive: con quei tre si può.
Per la Juve riparte la rincorsa
alla terza Champions della storia, dopo l’ennesimo (il sesto)
stop in finale. Bianconeri in prima fascia al sorteggio del 27
agosto perché adesso i campioni delle prime 8 nazioni del
ranking sono teste di serie.
Scelta filosoficamente giusta –
era la Coppa Campioni, una volta – ma che forse squilibrerà le
fasce facendo scivolare Real,
Chelsea e Atletico più in basso.
Per dire: ai bianconeri campioni
potrebbe capitare un gruppo
con Manchester Utd, Siviglia e
Wolfsburg. Tremendo cioè.
Mentre Leverkusen, Ajax (se supera i playoff) e Gent sono l’opzione migliore.

LA COPPA CHE VERRÀ
LE DATE

LE FASCE DEL SORTEGGIO CHAMPIONS *Con l’asterisco le 10 squadre che potrebbero arrivare dai playoff
PRIMA FASCIA

SECONDA FASCIA

TERZA FASCIA

QUARTA FASCIA

Barcellona

SPA

Real Madrid

SPA

Shakhtar Donetsk*

Chelsea

ING

Atletico Madrid

SPA

Basilea*

Bayern Monaco

GER

Porto

POR

Arsenal

ING

JUVENTUS

UCR

NEL 2015

ROMA con buone probabilità in 3ª

SVI

Salisburgo*

Siviglia

SPA

Viktoria Plzeň*

Lione

FRA

Steaua Bucarest*

ROM
SCO

AUT
R. CEC

Benfica

POR

Manchester United*

ING

Ajax*

OLA

Celtic Glasgow*

Paris Saint Germain

FRA

Valencia*

SPA

Dinamo Kiev

UCR

Borussia Mönchengladbach GER

Zenit San Pietroburgo

RUS

Bayer Leverkusen*

GER

Olympiacos

GRE

Wolfsburg

GER

Psv Eindhoven

OLA

Manchester City

ING

Galatasaray

TUR

Gent

BEL

LAZIO Ai playoff (non testa di serie). Se si qualifica, ai gruppi CL (in 3ª fascia). Se eliminata, ai gruppi di EL (tra 1ª e 2ª fascia)

I PREMI UEFA In milioni di euro
Ottavi

Quarti

Semifinali

Finale

Campione

12

5,5

6

7

10,5

15

16

8

Sorteggio playoff
Playoff andata
Playoff ritorno
Sorteggio gruppi
Gruppi (6 turni)
Sorteggio ottavi

NEL 2016
16-17-23-24/2
8-9-16-17/3
18/3
5-6/4
12-13/4
15/4
26-27/4
3-4/5
28/5

Ottavi andata
Ottavi ritorno
Sorteggio quarti
Quarti andata
Quarti ritorno
Sorteggio semifinali
Semifinali andata
Semifinali ritorno
Finale (a Milano)

EUROPA LEAGUE

Gironi

32 squadre

7/8
18-19/8
25-26/8
27/8
dal 15/9 al 9/12
14/12

4

2

TOTALE
54,5

FINO A
50/52

+

Market pool

TOTALE MAX

105

NAPOLI
Ai gruppi (Testa di serie)
FIORENTINA
Ai gruppi (tra 1ª e 2ª fascia)
SAMPDORIA
Al 3° preliminare (testa di serie)
Se si qualifica, ai playoff (testa di serie)
Se si qualifica, ai gruppi
(tra 3ª e 4ª fascia)

1,5 a vittoria
0,5 a pareggi

GDS

TRE ITALIANE? L’altra italiana
sicura, la Roma, balla tra quarta
e terza fascia: basta però che
nei turni estivi «salti» una con
un coefficiente migliore e sarà
promossa. Si può fare. La prospettiva, non impossibile, di un
girone con Psv, Leverkusen e
Gent restituisce il giusto valore
all’inseguimento delle fasce più
alte. Infine la Lazio, costretta
dal terzo posto in campionato ai

playoff: se evita United, Valencia e lo stesso Leverkusen, può
giocarsela con Shakhtar e Ajax.
Altrimenti retrocede in Europa
League.
RANKING UEFA Tra Champions
ed Euroleague (Napoli, Fiorentina e Samp le qualificate) riparte l’altro inseguimento:
quello al terzo posto del

ranking Uefa e alla conseguente
quarta squadra in Champions.
Neanche tre punti ci separano
dall’Inghilterra, e meno di quattro dalla Germania, nella classifica che riparte il 1° luglio «tagliando» la stagione 2010-11.
Con gli inglesi che presto, però,
beneficeranno della pioggia di
sterline dal nuovo contratto tv e
potranno fare un mercato tutto

TACCUINO
BENFICA-SPORTING

MONDIALE UNDER 20

Minacce a Jesus
Tecnico sotto scorta

Uruguay avanti
ma solo al sorteggio

● L’annuncio-choc del passaggio
di Jorge Jesus dalla panchina
del Benfica a quella degli
arcirivali dello Sporting Lisbona
ha provocato sconcerto e anche
delle minacce di morte che
hanno indotto l’allenatore a
chiedere, e poi ottenere, di
essere messo sotto scorta.
Jesus è stato alla guida del
Benfica per sei stagioni,
vincendo dieci trofei, tra scudetti
e coppa varie, e diventando il
tecnico più titolato nella storia
del club. In scadenza
contrattuale, il suo rinnovo
veniva dato per scontato e
invece è arrivata la clamorosa
sorpresa dell’annuncio del suo
passaggio agli acerrimi rivali
dello Sporting con un contratto
triennale.

● Nella notte si è chiusa la fase a
gironi del Mondiale Under 20 in
corso in Nuova Zelanda. Per il
Gruppo E si sono sfidate BrasileCorea del Nord (Seleçao già
sicura degli ottavi) e UngheriaNigeria, vero e proprio
spareggio per la qualificazione.
Ieri nel Gruppo C la Colombia e il
Portogallo si sono assicurate il
passaggio del turno (3-1 per gli
europei nello scontro diretto),
fuori invece il Senegal
nonostante il 2-1 sul Qatar. Nel
Gruppo D, invece, la Serbia ha
eliminato il Messico dopo la
vittoria per 2-0 mentre il pari
(1-1) tra Mali e Uruguay ha
costretto al sorteggio per
definire l’ultima qualificata agli
ottavi: avanti i sudamericani.

MONDIALE FEMMINILE
IL TOGO NEL CAOS

Adebayor latitante
Il c.t. su tutte le furie
● Il commissario tecnico del
Togo, Tom Saintfiet, ha tirato le
orecchie al suo capitano,
l’attaccante del Tottenham
Emmanuel Adebayor, 31 anni, reo
di non essersi messo a
disposizione del gruppo in vista
della partita di oggi con la
Liberia, valida per le
qualificazioni alla Coppa d’Africa.
«L’ho incontrato mercoledì e
venerdì ma non è nel nostro
hotel — ha spiegato indispettito
Saintfiet —, fa parte del gruppo
dirigente ma non posso lavorare
con questi giocatori quando non
sono col resto della squadra. Il
discorso vale anche per il
portiere Agassa e il
centrocampista Bastia. Vanno
disciplinati come gli altri».

Oggi debuttano
Germania e Norvegia
● Seconda giornata ai Mondiali
femminili in corso in Canada. Il
programma di oggi vede il
debutto di due tra le nazionali
favorite per la vittoria finale, la
Norvegia contro la Thailandia
(ore 19) e la Germania contro la
Costa d’Avorio (ore 22),
entrambe gare del Gruppo B.
Nella notte, per il Gruppo A,
hanno esordito le padrone di
casa canadesi con la Cina,
mentre nel secondo incontro
sono scese in campo le olandesi
(che avevano eliminato l’Italia ai
playoff) contro la Nuova Zelanda.
Il Presidente della Federazione Italiana Giuoco
Calcio Carlo Tavecchio, i Vice Presidenti, il Consiglio Federale e tutti i dirigenti della FIGC partecipano con commozione al lutto che ha colpito Giorgio Perinetti per la scomparsa della cara moglie

Daniela Logiudice
- Roma, 7 giugno 2015.

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loro. In caso, la quarta in Champions sarebbe riguadagnata soltanto dal 2017-18. Che stress.
PREMI E FAIR PLAY Champions
League ma anche Business League visti i nuovi premi decisi
dall’Uefa. Per il prossimo triennio il torneo distribuirà 1,26
miliardi all’anno. Di cui 724 milioni per i risultati e 483 di

market pool. La vendita dei diritti è andata alla grande, la
Champions vale 1,9 miliardi di
ricavi all’anno: niente tira come
il calcio anche se stiamo facendo di tutto per rovinarlo. Tradotto in cifre: se oggi il Barcellona, sollevando la Champions,
ha incassato un po’ meno di 80
milioni (più botteghino, più tutto il resto), lo stesso risultato

nel 2016-17 porterebbe nelle
classe del club una ventina di
milioni in più, fino a un teorico
limite massimo di 105 circa. Alla Juve il secondo posto ha portato 80 milioni di premi (più il
resto). Fuori da ogni immaginazione. Poi, per fortuna, tocca a
Tevez, Messi e Cristiano Ronaldo.
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20

Serie A R L’affare

Mario Pagliara

I

l colpo da maestro piazzato da Silvio Berlusconi con la cessione del 48% delle quote a
Bee Taechaubol, introitando una montagna
di soldi che sfiora i 500 milioni, cancella in un
colpo solo la parola austerity dal vocabolario
rossonero dei prossimi anni e rappresenta l'alba
di una nuova stagione votata agli investimenti.
Quando entro le prossime 8 settimane, definiti
gli ultimi dettagli tecnici e commerciali, Fininvest firmerà il contratto di cessione definitivo (il
5 giugno è stato approvato un preliminare) e delibererà l'atto definitivo per il passaggio del pacchetto di minoranza, il Milan potrà riproporsi
sullo scenario internazionale con ritrovate ambizioni di leadership supportate da una strategia già abbozzata per grandi linee nella recente
due giorni milanese di Bee con Mr B. che poggia
su tre obiettivi strutturali: il risanamento totale
dei conti, il ritorno nel G-8 della Champions,
l'ulteriore potenziamento del valore del marchio nel mondo (soprattutto sui mercati asiatici). Saranno passaggi graduali, certo, ma anche
ragionevolmente rapidi in proporzione alla
quantità dei milioni che si dovranno muovere. E
che confluiranno nella missione finale: la quotazione del club sul listino della Borsa di Hong
Hong in due anni. Il nuovo Milan dalle due anime, dal sapore orientale, mette piede nel futuro.
NUOVO CDA Il confine invalicabile tracciato da
Berlusconi giovedì notte ad Arcore con Bee è stato la blindatura di tutto il management: le posizioni dei due amministratori delegati, Adriano
Galliani (ramo sportivo) e Barbara Berlusconi
(settore commerciale) sono più che solide, intoccabili. Quello che cambierà, forse già entro
l'estate, sarà la composizione del consiglio di
amministrazione: Taechaubol entrerà nell'organo collegiale portando con sé una rappresentanza adeguata alla ripartizione delle quote (52%
Fininvest-48% la cordata del cino-thailandese).
Mr Bee potrebbe non assumere cariche (almeno
in questa prima fase), indicando dai 3 ai 5 membri espressione del gruppo che rappresenta (i
cui soci forti sono il fondo Ads Securities di Abu
Dhabi e la China Citic Bank): nulla impedisce
che i numeri dell'attuale Cda (oggi composto da
2 a.d. più 7 componenti) possano crescere, creando un nuovo consiglio più ampio che garantisca l'adeguata rappresentanza a tutti i soci. I 56
giorni serviranno a stabilire anche questi pesi.
IL BILANCIO Uno degli aspetti marcati invece da
Bee al tavolo con Silvio è stato il tema degli investimenti: il broker ha sì valutato il club poco sopra il miliardo e cento (prezzo da top club mondiale), impegnandosi a versare la cifre monstre
di 500 milioni, ma ha chiesto in cambio un piano
di sviluppo sul quale ha trovato la perfetta sintonia di Berlusconi, motivato a tagliare il traguardo del trentennale del suo governo milanista nel
2016 con nuovi trionfi. Il patto tra le parti, così,
parte da una robusta, e determinante, ricapitalizzazione del club: una grossa fetta dei 500 milioni, si ragiona su una forbice tra i 250 e i 300
milioni, sarà iniettata da Fininvest nel bilancio
della società. Una manovra finanziaria indi-

Il piano di B.&Bee
Debito azzerato
G8 di Champions
e sbarco in Borsa

Il Milan
ripensa
in grande
spensabile per salvare i conti di un club che, alla
chiusura del rendiconto al 31 dicembre 2014,
segna un indebitamento netto di 247 milioni
(141 con le banche e 106 con altri creditori). E' il
punto-chiave: risanerà e guarirà il Milan, farà
decollare il piano di ristrutturazione del debito
e fornirà un ricco - quanto insperato - portafoglio per avviare nuovi investimenti, primo tra
tutti la costruzione dello stadio di proprietà (sul
progetto al Portello si decide martedì). Senza dimenticare che l'azzeramento dell'esposizione libererà le politiche di calciomercato dai vincoli
del fairplay finanziario. La ricapitalizzazione
spetterà a Fininvest, la holding dei Berlusconi
che detiene il controllo del 99,93%: prima di im14 FEBBRAIO
FININVEST APRE A SOCI
«Premesso che da parte di vari
soggetti è stato mostrato interesse
per partnership con Fininvest relative
al Milan, Fininvest smentisce
categoricamente che esistano
colloqui di qualche concretezza e
tantomeno preaccordi scritti»

LE TAPPE
DELLA VICENDA

fIL REGISTA DELLA TRATTATIVA

PABLO VICTOR DANA

«Berlusconi e Bee
gli opposti si attraggono
Vi racconto come»
Maurizio Nicita
@manici50

F

errarese di nascita, brasiliano da parte di padre,
cresciuto fra Svizzera e
Stati Uniti, scopriamo chi è Pablo Victor Dana, 48 anni, il regista dell’operazione che ha
portato Bee Taechaubol a diventare socio del Milan con Silvio Berlusconi. Il come ce lo
racconta lo stesso manager fi-

nanziario che da cinque anni
opera negli Emirati Arabi. «Qui
ho conosciuto Fabio Cannavaro, per una comune passione di
cucina e vicinanza di casa. Siamo diventati soci con la Gls
(Global Legends Series) e sono
stato io ad avvicinare Bee per
coinvolgerlo nelle nostre iniziative e quando gli ho parlato
di calcio si è illuminato».

«Bee è grande tifoso del Milan
sin da ragazzino, nell’ottobre
scorso mi parla del suo progetto: lo perfezioniamo insieme e
io creo il contatto, visto che a
inizio Anni 90 ho lavorato per
Fininvest, in Publitalia. Tra
l’atro a fianco di Urbano Cairo.
Ci aiuta l’onorevole Licia Ronzulli e già prima di Natale c’è il
primo incontro ad Arcore».

Come si arriva all’idea Milan e
alla trattativa con Berlusconi?

Lei ha fatto anche da traduttore
nei colloqui fra Mr B e Mr Bee.

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mettere parte dei milioni di Bee nel Milan, ad
accordi perfezionati, Fininvest iscriverà i 500
milioni per il 48% sul proprio bilancio 2015
piazzando una gigantesca plusvalenza stimata
sui 250 milioni. Il valore delle azioni del Milan
in mano a Fininvest è registrato in 485 milioni: il
ciclone Bee, oltre a salvare il club, permetterà
anche alla società di riferimento della famiglia
di consolidare ulteriormente i propri numeri.
LA BORSA Quest'estate sul mercato i rossoneri
disporranno di un budget intorno ai 100 milioni: toccherà a Galliani, insieme al fondo Doyen
(advisor sportivo di Bee), realizzare i sogni della
nuova proprietà che, da subito, punta a rientra-

re nel giro Champions (dal solo gironcino s'incassano almeno 50 milioni), e che vuole stabilizzarsi nel G-8 d'Europa. Accanto ai risultati
sportivi, sarà pianificata una politica aggressiva
per potenziare il marchio del Milan nel mondo,
in particolare in Asia, che ha già toccato indici
record con il piano triennale di Barbara (l'accordo col thai ne è la controprova). Non rientra nella sfera dei sogni impossibili raddoppiare (se le
vittorie sul campo accompagneranno queste
ambizioni) il valore del Milan nel prossimo biennio. Un orizzonte non casuale: coinciderà con
i tempi ipotizzati per la quotazione di una parte
del club ad Hong Kong, piazza scelta per offrire
agli investitori un altro pezzetto del club, tra il

2 MAGGIO
«TERRÒ IL 51 PER CENTO»
Nuovo faccia a faccia Bee-Berlusconi.
Il primo formalizza la proposta
d’acquisto per la maggioranza del club
e poi torna in hotel, dove Berlusconi lo
raggiunge il giorno dopo. Silvio dice:
«Potrei tenermi il 51%, e intendo
restare presidente».

«Sì, e devo dire che è subito
scattato il feeling. Berlusconi è
sempre magnetico, ha guardato Bee negli occhi e gli ha detto: “Alla tua età ero come te”.
In realtà sono i due opposti che
si attraggono».
Cosa è successo il 2 maggio,
quando lei via twitter aveva dato per concluso l’affare e invece
poi...?
«Ci sono state delle pressioni e
Berlusconi ha preso tempo. Ma
quando lui e Bee hanno cominciato a parlare da soli c’è stata
la svolta. Diciamo che qualcuno ha cercato di giocare alla
dama... cinese. Noi invece abbiamo preferito gli scacchi».

1Il manager:

«Silvio ha
guardato Bee
negli occhi e gli ha
detto: “Alla tua età
ero come te”»

E Dana chi è nella scacchiera?
«Il cavallo: l’unico che salta le
caselle e attacca quando meno
te lo aspetti. Ora siamo tutti insieme a difendere il re e la regina: Berlusconi e il Milan».
Che ruolo avrà nel club?
«Sicuramente non tecnico. La
mia passione nel calcio nasce
dall’amicizia con Michael
Schumacher, che mi ha porta-

Pablo Victor Dana e Silvio Berlusconi
ad Arcore lo scorso Natale

3 MAGGIO
ENTRA IN SCENA LA DAMA CINESE
Una misteriosa donna cinese visita
prima il Meazza, poi Casa Milan e
quindi si reca ad Arcore, dove
incontra Berlusconi. Mrs Wang
è un’emissaria del governo di Pechino.
E’ il segnale che la pista cinese
è più che mai viva.

to a Buenos Aires a vedere il
“Superclasico” Boca-River e
tante altre partite in giro per il
mondo. Per l’aspetto tecnico
c’è già Galliani che ha sempre
operato bene. Io dovrò essere il
traduttore della cultura sportiva del Milan nel mondo. La
maglia rossonera ha un linguaggio che unisce ogni angolo del globo. Questo darà uno
sviluppo enorme al club, e non
solo in Oriente, nel marketing
e nel merchandising».
Ci racconti meglio Mr Bee.
«È nato in Thailandia ma culturalmente è cinese. Perché da
quel grande Paese vengono le
sue precedenti quattro generazioni. Ha gentilezza di modi e
grande intelligenza unita a una
determinazione spietata. L’ho
visto muoversi con disinvoltura nei palazzi del potere cinese.
Gli spiegai che in Fininvest
conta un uomo solo. Lui ha studiato Berlusconi ed è riuscito a
guadagnarne la sua fiducia. E
quando altri davano per saltato l’affare ha lavorato in silenzio, raggiungendo l’obiettivo».
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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

1Berlusconi vuole vincere

nel suo trentennale.
Il thailandese nel Cda
entro l’estate, ma non a.d.
Scommessa: raddoppiare
il valore del club in due anni

21

IL MERCATO

Sinisa chiama Romagnoli
A centrocampo idea
Baselli con Bertolacci
1Galliani e Raiola si sono visti a Berlino, ma Ibra resta un sogno.

Piacciono di più profili giovani, come quello dello svizzero Embolo
Alessandra Gozzini
MILANO

I

In alto Bee Taechaubol
con Nelio Lucas (Doyen Sport,
sarà consulente di mercato) e
Stefano Grilli (avvocato)
Sotto Mr Bee con Licia Ronzulli
e Gerardo Sagat, due
intermediari dell’affare.
Qui accanto Silvio Berlusconi,
78 anni REUTERS-IPP

20 e il 25% (resta da definire ). Come
sarà da stabilire se queste azioni si sottrarranno al pacchetto di Bee o a quello
di Fininvest (probabile una ripartizione 5560% Fininvest – 40-45% Bee rispetto al monte
azionario). Questo è il core business autentico
del patto: se quando il Milan sbarcherà in Borsa si sarà davvero raddoppiato il suo valore, i
soci potrebbero beneficiare di prospettive di
guadagno inimmaginabili. Di conseguenza,
la geografia dell'assetto societario si potrebbe
rimescolare a favore di Bee. Ma questo è solo
uno scenario, adesso invece ad Arcore si godono il futuro prossimo. E il capolavoro di Silvio.
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5 giugno
LA FIRMA DEL PRELIMINARE
Taechaubol torna a Milano ed ecco
l’incontro decisivo con Berlusconi. Alla
fine sottoscritto il preliminare per la
cessione del 48% delle azioni del
Milan in cambio di 500 milioni per
Fininvest. Un accordo da completare
entro otto settimane.

l proposito è stato messo
per iscritto, in un comunicato condiviso dalle parti:
«Berlusconi e Mr Taechaubol lavoreranno per costruire insieme
un grande e ambizioso progetto
economico e sportivo per riportare il Milan ai massimi livelli
del calcio italiano e internazionale». Non è bello invece parlare ufficialmente di cifre ma si sa
che il budget stanziato per la
prossima campagna acquisti
oscilla tra i 100 e i 120 milioni di
euro. Con un malloppo del genere è legittimo ipotizzare colpi
altrettanto robusti, magari senza arrivare proprio alla stazza di
Ibrahimovic, di nuovo accostato
al Milan. L’ad Galliani e l’agente
Raiola si sono incrociati
anche ieri in Germania:
per darsi appuntamento
a Berlino, dove entrambi erano spettatori alla finale Champions,
servivano argomenti più pesanti dello
scontato rinnovo di
Abate o del rientro alla
base di Ely dall’Avellino. Il problema è che di
sostanzioso Zlatan ha soprattutto l’ingaggio, prima ancora che la presenza scenica. La nuova
strategia pretenderebbe invece di riportare
il Milan al top investendo sui giovani talenti più che sulle star
già affermate. Ecco che
così per l’attacco prende quota il nome di Breel Donald Embolo, diciottenne centravanti
del Basilea, già in gol in
Champions League
(uno, quest’anno, al Ludogorets) e per 10 volte
nel campionato svizzero
appena concluso.

Alessio Romagnoli, 20 anni LAPRESSE

Daniele Baselli, 23 anni FOTOGRAMMA

IDEA ROMAGNOLI La strategia
sui giovani talenti non si limita
all’attacco, ma vale anche per le
altre zone del campo: in difesa,
insieme a quello di Maksimovic
del Torino, Mihajlovic potrebbe
suggerire il nome di Alessio Romagnoli, teenager fino a pochi
mesi fa. Romagnoli ha compiuto vent’anni a gennaio e con Sinisa ha condiviso l’ultimo anno
a Genova: più che altro è stato
lui a fare propri gli insegnamenti del maestro, che ne ha di conseguenza apprezzato la crescita
unita alla disponibilità tattica.
Romagnoli è di proprietà della
Roma, con cui non sarà semplice trattare: il difensore è rientrato nella capitale dopo la stagione in prestito alla Samp.
B&B Uguale strategia per la mediana: appena Genoa e Roma risolveranno la comproprietà di
Bertolacci, il Milan si farà avanti
per portarlo dalla propria parte,

Adriano Galliani e Umberto
Gandini hanno rappresentato
il Milan a Berlino: nella cena
ufficiale per la finale fra
Juventus e Barcellona, sono
state premiate le società che
hanno vinto almeno una volta
la Coppa dei Campioni, oggi
Champions League. L’a.d.
rossonero ha ricevuto
l’omaggio a Michel Platini,
presidente Uefa. «La
premiazione è stata in ordine
crescente - si legge sul sito
rossonero -, per cui il Milan
(con sette coppe vinte) è stato
premiato per penultimo, prima
del Real Madrid, detentore
di 10 trofei». ACMILAN.COM

Quanta fiducia per Taechaubol
«Compri subito Ibra e Thiago Silva»
1Sui forum rossoneri tantissimi

messaggi di benvenuto. La Curva Sud
aspetta, i Milan Club votano a favore

L

a Curva Sud, che nelle ultime uscite casalinghe
aveva espresso il proprio
pensiero in maniera abbastanza netta, stavolta sceglie di
aspettare: avrà tempo e modo
di farsi un’opinione su Mr Bee,
con la stima che crescerà in
proporzione al denaro investito. Il tifo organizzato dunque
osserva e attende, strategia opposta a quella dei commentatori on-line, precipitosi per ne-

cessità. Molti hanno scelto il
profilo Instagram di Bee per
dargli il benvenuto e immediatamente pressarlo con le prime
richieste: «Benvenuto! E ora
portaci Ibrahimovic e Thiago
Silva», si legge sotto un paio di
scatti che Taechaubol ha postato nel pomeriggio di ieri. Altre
reazioni sui blog e su twitter
(dove l’hashtag #MrBee è stato addirittura tra i trend topic,
cioè tra gli argomenti più dibattuti). Rapida raccolta da
Milanworld.net, gigantesco
muro rossonero. Sarà l’entu-

La coreografia dei tifosi del Milan nel derby di Champions del 2003 OMEGA

siasmo della novità, ma la stragrande maggioranza si esprime a favore: «Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, stappooooooooooooooooooooooooo»,
«Vai
BigBee», «Piango. Piango. Di
gioia», «Sono troppo felice!!!
Risorgeremo ragazzi, risorge-

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I ROSSONERI
PREMIATI
DA PLATINI

LE REAZIONI

MILANO

operazione ovviamente più
semplice se la formula venisse
risolta in favore di Preziosi. A
centrocampo il Milan potrebbe
poi costruire un B&B, se con
Percassi, presidente atalantino,
Galliani ha un altro appuntamento programmato: si riparlerà di Baselli, puntato con decisione anche dal Sassuolo. Ieri
l’a.d. ha visto moltissimi altri
addetti ai lavori, ufficialmente
senza che nessuno lasciasse
un’impronta per future trattative. Nella fitta agenda del dirigente rossonero entreranno
sempre più spesso (le ultime ore
non hanno fatto eccezione) anche gli incontri con Nelio Lucas,
gestore del fondo Doyen Sports,
che farà da supporto a Galliani
sul mercato (anche qui l’idea è
quella di puntare sulle giovani
promesse internazionali) e a Taechaubol nel nuovo assetto societario.

remo!!! Non ci speravo più, sono contentissimo!!», «Benissimo. È un salto nel vuoto,ma
andava fatto», «Giusto sempre
dire grazie a chi ci ha portato
sul tetto del mondo e benvenuto a chi ci deve far tornare lì»,
«È ancora presto. Dobbiamo

fare tante cose. Ma se l’impero
torna, torna per davvero #MrBee», «Sono contento ma ho un
p o ’ “ p a u r a ” d i qu e s to
Bee.........speriamo bene».
FIDUCIA MILAN CLUB Su gazzetta.it, dove non era richiesto
il certificato di fede rossonera,
hanno votato in tantissimi. Domanda: «Mr Bee è la soluzione
giusta per il Milan?» Risposta:
sì per il 73,2 per cento dei votanti, no per il restante 26,8. È
la stessa fiducia che hanno altri
milanisti doc: fiducia in Bee
come conseguenza della fiducia in Berlusconi, «se ci ha creduto lui, che ha il Milan nel
cuore, ci crediamo anche noi,
che amiamo gli stessi colori.
Per questo merita un acconto
di fiducia…che potrebbe trasformasi in fiducia vera e propria al termine della campagna
acquisti» sintetizza Giuseppe
Munafò, presidente dell’associazione italiana Milan Club.
a.g.
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Cerci derubato:
furto in auto
da 100 mila euro
● Giusto il tempo di godersi
il matrimonio e di mettere da
parte i tormenti di un’annata
negativa sul campo. Ma
Alessio Cerci deve avere
un conto in sospeso con la
fortuna, visto quello che è
successo venerdì a Roma.
L’esterno aveva parcheggiato
la sua Porsche in pieno
centro storico, a Trinità
dei Monti, per fare una
passeggiata con la moglie.
Al suo rientro l’amara
sorpresa: vetri rotti,
portabagagli aperto e,
soprattutto, valigia sottratta
con all’interno vestiti e
gioielli. Il bottino, secondo
quanto si è appreso,
ammonterebbe a circa
100 mila euro. Il calciatore
ha presentato denuncia ai
carabinieri di San Lorenzo in
Lucina che indagano sulla
vicenda.

22

Serie A R Mercato

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Inter, ora batti un colpo
Benatia: dura, ma si può

SOCIETÀ

1Mancini vuole un acquisto subito: incontro con il Bayern

per il centrale, Abdennour piano B. Kondogbia, il prezzo cala

MILANO

U

n colpo al mercato e un
colpo alla fiducia. La settimana interista che parte
domani ha un’agenda densa di
appuntamenti e aggiornamenti.
Anche perché a meno di un mese
dall’inizio del ritiro, Roberto
Mancini ancora non ha potuto
godere di un nuovo innesto. Situazione all’apparenza in ghiacciaia che in realtà nasconde movimenti, sotto traccia ed evidenti,
che stanno provando ad accontentarlo. La dirigenza nerazzurra
si sta scontrando con un’oggettiva difficoltà ad attirare i primi
nomi in lista per via della mancanza delle coppe europee. Erick
Thohir, dalla sua, ha messo sul
tappeto un progetto sportivo e
soldi che certificano l’intenzione

1Summit con

Bolingbroke e
Williamson. Il club
manager Stankovic
operativo dal ritiro

MILANO

E

RA giorni l’incontro
per il rinnovo
di Handanovic,
su cui c’è ancora
lo United

Mehdi Benatia, 28 anni, marocchino cresciuto in Francia, ha giocato 24 partite col Bayern nell’ultima stagione AFP

BENATIA E ABDENNOUR Mancini li aspetta, Thohir li vuole. E
allora la finale di Champions a
Berlino è stata l’occasione per incontrare diversi operatori di mercato. Specialmente l’a.d. del
Bayern Karl-Heinz Rummenigge
che ha incontrato Giovanni Branchini, il principale uomo-mercato legato ai tedeschi in entrata e
in uscita. La chiacchierata è servita per capire come sta Benatia a
Monaco di Baviera. L’Inter già sapeva dei malumori ambientali
del difensore (che voleva lasciare
la Germania a gennaio) e della
difficoltà ad acquistarlo (servono
oltre 20 milioni e Guardiola rischia di perdere pure Dante in
quella zona del campo). Insom-

Dejan Stankovic, 36 anni FORTE

ET, vertice a Berlino
poi va in Australia
Deki a metà giugno

Matteo Brega
Luca Taidelli

di puntare sull’Inter nel lungo periodo. Allora l’obiettivo non semplice per il d.s. Piero Ausilio e il
d.g. Marco Fassone è fare la sintesi di tutto questo: giocatori forti e a costi relativamente contenuti.

Erick Thohir, 45 anni ANSA

ma, dall’incontro non sono emerse novità sostanziali: operazione
al limite del possibile, ma non
morta. Tutt’altro. Thohir ha registrato la situazione e agirà di conseguenza. Dalla scatola dei difensori centrali (fatto salvo che Murillo e Zukanovic arriveranno)
l’Inter continua a estrarre anche
il nome di Abdennour del Monaco. Tunisino, vale intorno ai 20
milioni e i francesi non faranno
molti sconti.
KONDOGBIA, MOTTA E MELO
Da domani in poi partono i colloqui che dovranno partorire come
minimo un acquisto nel giro della
settimana. Si tenta lo sprint con
Kondogbia, per il quale il Monaco chiedeva 35 milioni prima e
30 oggi. Si lavora per limare ulteriormente il gap. Tra martedì e
mercoledì l’Inter attende gli sviluppi del rinnovo di Thiago Motta con il Psg. Felipe Melo è l’uomo
desiderato da Mancini. Anche
qui si lavorerà con il Galatasaray

Aymen Abdennour, 25 anni FORTE

RPer Mbia bisogna

fare in fretta,
aperta la pista
Kasami, a breve si
tratterà per Allan

per abbassare le pretese di un
giocatore che andrà a scadenza
tra un anno. Mbia, svincolato dal
Siviglia, è un affare pronto a essere chiuso: basta una telefonata
nerazzurra, e lui arriva a Milano.
Ogni ora che passa è un vantaggio per le pretendenti (Trabzonspor, un club russo e uno qatariota). L’Inter vedrà anche l’entourage di Allan in settimana. Non
basterà una volta (la Juve preme,
sullo sfondo Liga e Premier), si
proverà a «costruire» la trattativa
in prestito con diritto di riscatto
più un giovane. Si lavora per Kranevitter (River Plate, poi andrebbe a Chievo o Samp) e Kasami
(Olympiacos). Attende aggiornamenti pure Lucas Leiva a Liverpool. Attesa per il rinnovo di
Handanovic che resta gradito al
Manchester United. Dall’Inghilterra assicurano: il Sunderland
andrà alla Fifa per annullare il riscatto di Alvarez a causa dei continui infortuni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

rick Thohir non passerà da Milano dopo
avere assistito ieri alla
finale di Champions League. Da Berlino volerà in
Australia per delicate questioni familiari. Entro fine
giugno l’Inter dovrà poi tenere un consiglio di amministrazione in cui presentare il budget per l’iscrizione
al prossimo campionato. Se
non riuscirà a presenziare
nemmeno al board (c’è
l’opzione video conference), il presidente rivedrà dirigenti e giocatori soltanto
in Cina, durante la tournée
che si svolgerà dal 18 al 28
luglio.

VERTICE A TRE Anche per
questa assenza forzata da
Milano, Thohir ha approfittato del blitz a Berlino per
incontrare l’a.d. Michael
Boligbroke e il responsabile
finanziario Michael Williamson, in odore di promozione visto che martedì sarà nominato il suo sostituto. I vertici a tre sono andati
in scena sia venerdì sia ieri.
All’ordine del giorno l’andamento dei conti sul fronte sponsor, biglietteria, abbonati, merchandising. Ma
anche la strategia finanziaria per il prossimo mercato,
anche a rischio di forzare
alcuni paletti Uefa pur di
tornare subito in Europa
dalla porta principale.

NUOVE ENTRATE L’estate comunque porterà novità anche
in società. Di fatto entreranno i
nuovi responsabili finanziario e
della comunicazione (ufficializzato mercoledì, Faulkner sarà operativo da luglio), mentre
a metà mese verrà riaffrontato,
per definirlo, l’argomento ritorno di Stankovic. Dopo un anno
da vice Strama a Udine, il serbo
sarà club manager, uomo di
raccordo tra Appiano e società
come lo era stato Lele Oriali ai
tempi di Mourinho. Ma si stanno pure cercando nuovi dirigenti sul fronte commerciale.
Pareva che fosse stato individuato il giusto profilo come direttore dell’area ricavi, cui riferiranno tutte le figure che fanno parte appunto del commerciale. Giorgio Ricci, tornato alla
Juve, infatti non è mai stato
rimpiazzato. La nomina invece
slitterà a dopo l’estate. Arriverà
anche un retail manager, che si
occuperà dei negozi. Figura
anomala, visto che l’Inter non
ne ha più la gestione diretta,
avendo ceduto a Nike i diritti
per il merchandising. Servono
anche dei managing director in
Asia e Nord America. Saranno i
referenti Inter per quei mercati.
Aperta infine anche la posizione di specialista nelle relazioni
con i tifosi. Starà sotto Garth e
Innocenti e potrebbe occuparsi
di programmi per gli abbonati.
NO INDONESIA? Malgrado sia
sfumato anche il sesto posto
con relativo preliminare di Europa League il 30 luglio, al momento è improbabile che oltre
alle tre certe - contro Bayern, il
21 a Shanghai, Milan, il 25 a
Shenzhen, e Real Madrid, il 27
a Guangzhou - venga fissata
una quarta amichevole di lusso,
che si sarebbe svolta a inizio
agosto in Indonesia.
m.b.-l.t.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Serie A R Le panchine

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

23

fIL RITRATTO

Blitz De Laurentiis
Il Napoli è di Sarri
1Per il tecnico contratto di un anno con opzione per il secondo:
ora si accelera per Valdifiori. All’Empoli è in arrivo Giampaolo

Mimmo Malfitano
NAPOLI

R

ipartirà da Maurizio Sarri, dunque, il Napoli. La
notizia ha colto di sorpresa i napoletani. Nel volgere di
un solo giorno sono state cancellate tutte le indiscrezioni
che, per un mese e più, hanno
riempito le giornate dei tifosi.
Sono svaniti nel nulla i grandi
nomi, coloro che avrebbero dovuto raccogliere l’eredità di Benitez e continuare a far crescere
il progetto del club. E allora, appartengono già alla storia le illusioni di un maggio caldo, di
viaggi in Spagna per convincere
Unai Emery ad accettare l’offerta. Chissà poi perché il tecnico
del Siviglia avrebbe dovuto dire
sì al Napoli dopo aver conquistato l’Europa League e il diritto
di partecipare alla Champions
per un programma che non aveva nulla di definito. E andrà nel
dimenticatoio anche la brutta
figura con Mihajlovic che non
ha accettato di fare da eventuale riempitivo e, alla fine, ha
scelto il Milan. De Laurentiis,
come sua abitudine, ha voluto
sorprendere e spiazzare tutti,
concedersi l’effetto speciale: il
risultato scenico l’ha ottenuto,
vedremo se anche il campo gli
darà le stesse emozioni.
NUOVO INCONTRO Dopo aver
tirato fino a notte fonda, venerdì, De Laurentiis e Sarri si sono
incontrati nuovamente, ieri in
tarda mattinata, mentre le signore hanno fatto shopping in
centro. I due hanno ripreso la
discussione e si sono chiariti su
alcuni aspetti prima di firmare

IN CAMPO COSI’?
4-3-1-2

REINA
MAGGIO

ALBIOL

KOULIBALY GHOULAM

DAVID LOPEZ VALDIFIORI

JORGINHO

HAMSIK
GABBIADINI

HIGUAIN
GDS

il contratto che legherà l’allenatore al Napoli per un anno con
un’opzione per il secondo. Sul
piano economico, Sarri guadagnerà 1,2 milioni che verranno
aumentati se i risultati della
prossima stagione apriranno a
una conferma. Il colloquio tra i
due è filato liscio. D’altra parte
per l’ex tecnico dell’Empoli si
tratta di un’occasione unica.
Dopo aver esordito in A si ritroverà adesso a dover proseguire
il lavoro di Benitez e tentare di
migliorarlo. Non a caso, l’interesse di De Laurentiis è nato
proprio all’indomani dell’incredibile sconfitta del Napoli a Empoli (4-1): quella sera Sarri mise in crisi Benitez e i suoi che subirono una lezione di calcio e di
carattere. E allora, perché non
dargli fiducia, avrà pensato De
Laurentiis. E dinanzi alle rinunce degli altri allenatori, non ha
avuto dubbi: ha convocato Sarri, che era ad Amalfi per ritirare
il premio «Football Leader», e
ha concluso in poche ore la trattativa. «Maurizio mi ha chiamato e mi ha detto che ci sono già
le firme. Sono contento per lui,
indipendentemente dal dispiacere per il fatto che sia andato
via», ha dichiarato il presidente
dell’Empoli Fabrizio Corsi, che
al suo posto sta per accogliere
Marco Giampaolo (Cremonese).
IL SUO NAPOLI Verrà ridisegnato, dunque, il Napoli, che per il
posto di direttore sportivo guarda a Giuntoli (Carpi). Dal 4-23-1 di Benitez, si passerà al 4-31-2 di Sarri, un modulo che potrebbe esaltare nuovamente il
talento di Hamsik che ritornerà
a giocare nella sua posizione di
trequartista, mentre in mediana potrebbero agire David Lopez, Valdifiori (l’arrivo di Sarri
ne accelererebbe l’arrivo) e Jorginho, un giocatore sul quale
conta di puntare parecchio il
neo allenatore napoletano. Resta da capire come sarà assortita la coppia d’attacco: al momento, Gabbiadini e Higuain
dovrebbero essere intoccabili.
Ma senza il Pipita, toccherà a
Mertens o Insigne affiancare
l’ex doriano. Ciò, in attesa di capire quali saranno le strategie di
mercato decise dai due.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sarri e i giocatori salutano dopo la gara con la Samp GETTY IMAGES
1

L’emigrante di ritorno
vissuto a Bagnoli:
ama vestirsi di nero
perché porta fortuna
Gianluca Monti
NAPOLI

Q

uando ha preso la
macchina per raggiungere Amalfi,
giovedì, Maurizio
Sarri non sapeva due cose:
che sarebbe diventato l’allenatore del Napoli e quante curve avrebbe dovuto affrontare per arrivare nella
perla della Costiera e ricevere il premio Football Leader. Dopo molte curve è arrivato alla meta così come
la sua carriera, dopo tante
curve, lo ha riportato a casa. Già perché Napoli è casa sua. È nato qui, ha vissuto a Bagnoli (dove è tornato nei giorni scorsi, forse
non a caso) fino all’età di
tre anni. Il papà lavorava
sulle gru e in quel periodo
era di stanza a Napoli. Così
da bambino Sarri tifava per
i colori azzurri, lo ha raccontato in una recente intervista.
2

3

1 Maurizio Sarri, 56, lascia Empoli dopo 3 campionati e una promozione
in A. 2 Marco Giampaolo, 47 anni, sarà il nuovo tecnico dell’Empoli.
3 Mirko Valdifiori, 29, centrocampista, probabile rinforzo del Napoli.

SCARMANTICO La sua è
dunque la storia di un emigrante di ritorno, un viaggio in direzione opposta rispetto a quello che negli
anni scorsi hanno compiuto i vari Martusciello (tra i
suoi collaboratori a Empoli
ed in procinto di seguirlo a
Napoli come l’ex azzurro
Simone Bonomi), Di Natale, Caccia e Montella. Già,
Montella. Era anche lui tra i
papabili per la panchina azzurra così come Cesare
Prandelli, che ad Amalfi
giovedì sera era al tavolo
con Sarri. Più loquace Maurizio, con al fianco la mo-

glie. Presenza discreta e cordiale con cui Sarri condivide
tutto tranne il vizio delle sigarette (da qualche anno la signora ha smesso di fumare).
Scaramantico come i napoletani, anche ad Amalfi indossava una polo scura perché ritiene il nero un colore portafortuna. In effetti, per lui deve essere così perché la telefonata
di De Laurentiis è arrivata
qualche ora dopo una serata
nella quale Sarri in punta di
piedi era diventato protagonista. A premiazione già iniziata, si era messo educatamente
da parte essendo arrivato in
leggero ritardo. Ferrero lo
aveva pubblicamente elogiato
e lui pian piano si è ambientato. Ha iniziato a raccontare di
Empoli e di Napoli, di quel 2-2
dell’andata al San Paolo che
proprio non gli era andato
giù.
DESTINAZIONE CAMBIATA Ha
svelato che adora leggere e
che ama il mare (a differenza
di Benitez, e per la gioia di De
Laurentiis). Ha rilasciato interviste senza soluzioni di
continuità, ha ribadito che gli
allenamenti con lui sono quasi sempre a porte aperte (sperando che a Napoli glielo lascino fare), ma quando tre
giornalisti e un comico gli
hanno chiesto se lo avesse
chiamato De Laurentiis ha
detto candidamente di no.
Difficile dire se fosse una bugia, tutto sommato poco importa. Quel che conta è che il
viaggio di ritorno è stato posticipato rispetto al previsto e
che la meta sia stata cambiata
in corsa. Destinazione Napoli,
Sarri è tornato a casa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Serie A R Il caso

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Montella va in vacanza
Ira Della Valle: è rottura

1Il tecnico parte senza chiarirsi con la Fiorentina che adesso

potrebbe tenerlo fermo. Già contattato Paulo Sousa, ora al Basilea
Luca Calamai
FIRENZE

A

ndrea Della Valle aspettava ieri una telefonata
da Vincenzo Montella.
Per chiarire le rispettive posizioni e ripartire insieme. Prima
dell’inizio della stagione patron
e tecnico avrebbero illustrato ai
tifosi gli obiettivi del club. La
proprietà non chiede la scudetto ma un posto in Europa. In linea con quelli che sono, da anni, gli investimenti. Ma la telefonata non è arrivata. A Della
Valle è stato consegnato invece
un messaggio che lo ha gelato.
TELEFONO LIBERO? Il tecnico
infatti avrebbe informato la Fiorentina che da ieri ha staccato la
spina (è partito con la famiglia
per una vacanza in Madagascar) e che non potrà essere
contattabile. In caso di comunicazioni la società viola dovrà
passare attraverso il suo consulente Alessandro Lucci. Questa,
almeno, è la versione che si accredita nelle stanze della Fiorentina, mentre l’entourage
dell’allenatore invece dice il
contrario: Montella è ovviamente reperibile, è semplicemente in vacanza. Nulla di più.
Montella ha aggiunto comunque un altro concetto, cioè che
si ripresenterà regolarmente a

Vincenzo Montella, 40 anni, a Firenze dal 2012, e Paulo Sousa, 44 anni, al Basilea dal 2014 GETTY/ANSA

Firenze il 5 luglio, giorno del raduno della squadra.
IRRITAZIONE Se fosse vera la
versione della Fiorentina, la
provocazione sarebbe evidente.
Gli azionisti di maggioranza, infatti, si aspettavano un passo indietro da parte del tecnico dopo
un comunicato giudicato troppo aggressivo; soprattutto perché entrava nel merito dei possibili investimenti presenti e fu-

turi. Finendo in chiaro fuorigioco.
Invece,
nessun
ripensamento. Montella resta
blindato sulle sue posizioni scegliendo di andare a uno scontro
dall’esito apparentemente inevitabile. Irritato, sembra, per la
decisione dei proprietari di non
far sparire dal suo contratto la
clausola rescissoria di cinque
milioni. In effetti è da gennaio
che l’Aeroplanino chiede ad Andrea Della Valle di cancellare

VIA VAI GIALLOROSSO

Ciro Immobile, 25 anni, attaccante del Borussia Dortmund GETTY IMAGES

per l’attaccante
del Borussia. Oggi
il blitz dell’Al Jazira
per l’ivoriano

Andrea Pugliese
Davide Stoppini

mania con una voglia di tornare in Italia che la metà basta.
Chissà se basterà alla Roma, di
certo molto più attratta dall’idea di mettere al centro dell’attacco l’azzurro, piuttosto
che l’olandese del Manchester
United. Che pure a Trigoria è
stato proposto nelle scorse settimane, attraverso un intermediario, ma l’ingaggio da 8 milioni di euro netti ha frenato
ogni possibile approccio.

ROMA

P

ensi a Robin Van Persie,
che ieri si è mosso tra via
Veneto, piazza del Popolo
e piazza di Spagna, spiazzando
per qualche minuto le certezze
e i sogni giallorossi. E invece lo
sfondo del desktop è bene immaginarlo con la faccia di Ciro
Immobile, napoletano di Ger-

dell’allenatore
ha twittato: «Non
è Montella a voler
andare via»

IL TWEET L’esonero, a questo
punto, appare inevitabile. Ed è
solo questione di ore. Montella
probabilmente è convinto di
trovare a campionato in corso
una soluzione migliore rispetto
alla panchina viola. L’Aeroplanino però ignora il fatto che i
proprietari della Fiorentina
hanno sempre dimostrato di
non cedere a ricatti e di pretendere il rispetto degli accordi
scritti. Quindi chi vorrà ingaggiare Montella dovrà comunque versare al club gigliato i 5
milioni della clausola. In ogni
caso la situazione è calda. Non a
caso ieri in serata Alessio, il figlio dell’allenatore, ha twittato:
«Non è Montella a voler andar
via della Fiorentina». Un messaggio che sembra lanciato più
ai tifosi che alla dirigenza.
TOCCA A PAULO SOUSA In ogni
caso per quanto riguarda il futuro allenatore il grande favorito è Paulo Sousa. Il tecnico portoghese ha tutte le caratteristiche giuste per allenare la Fiorentina: è giovane, ha già vinto
da allenatore, ha idee moderne
e da calciatore ha conquistato
alcune Champions League. Il
d.s. Daniele Pradè è stato una
giornata con Sousa a Basilea,
traendone solo indicazioni positive. Resta solo da chiarire la
durata del contratto e la parte
economica. Ma si tratta di dettagli. Se dovessero sorgere complicazioni (al momento non
prevedibili) i Della Valle hanno
già pronta la carta di riserva in
Giampiero Ventura. Tecnico
giudicato competente anche se
un po’ datato. Ecco perché – con
l’Aeroplanino pronto a prendere il volo per altri lidi – Paulo
Sousa ha già una maglia viola
sulle spalle.
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TACCUINO
IL PORTIERE DEL GENOA

Perin, operazione ok
Recupero in 3-4 mesi
Mattia Perin, portiere del
Genoa, è stato operato a
Roma. Tecnicamente, secondo
quanto fatto sapere da Villa
Stuart, si è trattato di una
«riparazione del tendine del
sovraspinato della spalla
destra». «Si è deciso per
l’intervento proprio perché
i 3 mesi di pausa campionato
permettono un recupero
per l’inizio della prossima
stagione», hanno precisato
da Villa Stuart. Il recupero
è stimato in 3-4 mesi.

LA NEOPROMOSSA

Frosinone, il sindaco:
«Si gioca al Matusa»
«L’ipotesi di giocare alcune
partite a Pescara o ad Avellino
è definitivamente tramontata,
il Matusa sarà a posto». Il
sindaco di Frosinone, Nicola
Ottaviani, ha ribadito così che
i gialloblù, neopromossi in A,
non dovranno emigrare. «Il
Frosinone potrà utilizzare,
almeno nella prima parte del
campionato, lo stadio attuale,
che dispone della capienza
minima di 10.000 spettatori,
per poi trasferirsi nel nuovo
impianto del Casaleno, che si
chiamerà Benito Stirpe».

ESONERO UFFICIALE

Cesena, ciao Di Carlo
Arriverà Drago
Domenica Di Carlo non
allenerà il Cesena in Serie B.
Il club ha ufficializzato la
separazione con il tecnico. Al
suo posto arriverà Massimo
Drago, ex Crotone.

ATTACCANTE CERCASI

Immobile-Roma
è più di un’idea
Gervinho ai saluti

1Incontro

RIn serata il figlio

questa voce, ma non è stato accontentato. Senza la clausola,
Montella si sarebbe accasato al
Milan o al Napoli.

25

PREZZO FISSATO L’ingaggio
non è invece un problema per
Immobile, ora al Borussia Dortmund, spinto al rientro in Italia
anche da motivi familiari. Lo
sanno bene a Trigoria, se è vero
che va raccontato di un incontro tra i dirigenti della Roma e il
manager dell’attaccante, Alessandro Moggi. Un modo per

sondare il terreno e per capire
le condizioni dell’affare. A
Dortmund il prezzo l’hanno
fatto: con 14 milioni di euro Immobile si porta via, lui che un
anno fa di questi tempi fu pagato poco meno di 20 milioni dal
Borussia (19 e 680 mila euro,
per l’esattezza). Cifra non impossibile per la Roma, ma pure
per gli altri due club sulle tracce di Immobile, il Milan e il Napoli in caso di cessione di Higuain.
CIAO GERVINHO La cessione
che invece potrebbe favorire
l’operazione Immobile a Trigoria è quella di Gervinho, operazione che vive ore cruciali. Si
viaggia su numeri speculari a
quelli di Immobile: oggi sbarcherà a Roma il presidente dell’Al-Jazira, disposto ad offrire
14 milioni di euro al club di Pallotta e un ingaggio da circa 8
milioni netti all’ivoriano. Cifre
da far girare la testa, abbastanza per convincere i dirigenti
giallorossi a dire sì. La cessione
sembra vicina, sarebbe una
manna per le casse giallorosse,
considerato che l’ivoriano arrivò dall’Arsenal nell’estate del
2013 per 8 milioni di euro più
1,75 di bonus. Sarebbe una plusvalenza doc, oro colato anche
di fronte alle sanzioni comminate dall’Uefa per il Financial
fair play, con il club di Trigoria
chiamato a chiudere almeno in
pareggio la prossima finestra di
mercato. Tutto fila liscio, se
non il fatto che l’attaccante è da
sempre considerato il pupillo di
Rudi Garcia. Come la prenderà
il tecnico francese? La Roma
evidentemente conta di fargli
digerire l’addio dell’ivoriano
con l’arrivo di una pedina di alto valore dal profilo simile:
Cuadrado e Konoplyanka sono
due idee, per un attacco che si
preannuncia rivoluzionato.

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Borini, Gignac
e Chicharito
La Lazio sceglie

Chicharito Hernandez, 27 anni, attaccante del Real Madrid GETTY IMAGES

1Al club di Lotito

servono nuovi gol
Occhi sulla punta
dello United, ora
in prestito al Real
Stefano Cieri
ROMA

U

n tris di nomi per il
nuovo attacco della
Lazio. Per alimentare i
sogni di Champions (c’è da
superare un delicato preliminare ad agosto) il club
biancoceleste cerca un nuovo attaccante da affiancare a
Djordjevic e Klose (sempre
che quest’ultimo non decida

di smettere: a giorni la verità).
Nuovi gol, insomma, per alzare
ancora di più l’asticella degli
obiettivi.
PISTA ESTERA Un tris di nomi,
si diceva. Tutti di provenienza
estera, anche se uno dei tre è
italianissimo. Si tratta di Fabio
Borini. L’ex giocatore della Roma (24 partite e 9 gol in giallorosso nella stagione 2011-12),
ora in forza al Liverpool, è un
vecchio pallino del d.s. Tare. Il
suo costo non è proibitivo, anche a causa della deludente stagione vissuta con i Reds. E anche a livello d’ingaggio Borini
rappresenterebbe un’ottima soluzione. Sul piano tecnico, però, intrigano di più gli altri due
nomi presenti sulla lista della
spesa. Sono quelli del messicano del Manchester United Chi-

charito Hernandez e del francese del Marsiglia Gignac. Quest’ultimo è in scadenza di contratto, ma pretende un ingaggio
da 3-3,5 milioni di euro l’anno,
cifra che sfora e di parecchio il
tetto lotitiano degli stipendi (2
milioni). La pista-Gignac quindi non è caldissima, ma neppure tramontata. Più viva è quella
che porta a Hernandez. Per il
messicano (negli ultimi mesi in
prestito al Real Madrid) l’ingaggio appare un ostacolo meno
proibitivo (potrebbe «accontentarsi» di 2,2 milioni di euro), c’è
però da convincere lo United.
Anche se il contratto in scadenza nel 2016 rende l’operazione
praticabile. Il Manchester potrebbe infatti accettare una cifra non troppo lontana dai 10
milioni d euro.
GIALLO VAN PERSIE In queste
ore, però, i sogni dei tifosi laziali sono tutti per un altro giocatore dello United, Robin Van
Persie. L’attaccante olandese è
sbarcato ieri a Roma, dove dovrebbe restare per qualche giono. Pare si tratti solo di una vacanza o di qualche impegno di
lavoro non legato ad un discorso di mercato. Ma la sua sola
presenza nella capitale è bastata a scatenare il tam tam sui social e sulle radio a tinte biancocelesti. Da Berlino, dove si trovava per la finale di Champions,
il presidente Lotito ha però seccamente smentito qualsiasi interessamento della Lazio: «Non
c’è nulla di vero, sono tutte
ca...». In effetti, sia il costo del
cartellino (almeno 15-20 milioni) e ancor di più l'ingaggio (almeno 4-5 milioni) rendono impossibile un’operazione del genere per il club biancoceleste. A
Berlino, invece, Lotito ha parlato col presidente del Catania
Pulvirenti di Spolli. Il difensore
può diventare biancoceleste.
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26

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Siamo in onda! R

IL CALENDARIO DEL TORNEO

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Si comincia nella notte tra giovedì 11 e
venerdì 12 giugno alle 1.30 con CileEcuador: tutte le partite saranno in diretta
(e poi anche in replica) sul canale 59.
COMPOSIZIONE DEI GIRONI
GIRONE A Cile, Bolivia, Ecuador, Messico
GIRONE B Argentina, Giamaica, Paraguay,
Uruguay
GIRONE C Brasile, Colombia, Perù,

Venezuela
FASE A GIRONI (ora italiana)
12 giugno, Cile-Ecuador (1.30)
13 giugno, Messico-Bolivia (1.30),
Uruguay-Giamaica (21), ArgentinaParaguay (23.30)
14 giugno, Colombia-Venezuela (21),
Brasile-Perù (23.30)
15 giugno, Ecuador-Bolivia (23)

16 giugno, Cile-Messico (1.30), ParaguayGiamaica (23)
17 giugno, Argentina-Uruguay (1.30)
18 giugno, Brasile-Colombia (2)
19 giugno, Perù-Venezuela (1.30), MessicoEcuador (23)
20 giugno, Cile-Bolivia (1.30), UruguayParaguay (21), Argentina-Giamaica (23.30)
21 giugno, Colombia-Perù (21), Brasile-

27

Venezuela (23.30)
Quarti di finale
giovedì 25 giugno (1.30), venerdì 26 giugno
(1.30), sabato 27 giugno (1.30 e 23.30)
Semifinali
Martedì 30 giugno (1.30)
Mercoledì 1 luglio (1.30)
Finale 3°-4° posto Sabato 4 luglio (1.30)
Finale 1°-2° posto Sabato 4 luglio (22.00)

Coppa America, ecco gli astri nascenti

1Bolaños, Henriquez, De Arrascaeta: tre stelle pronte a brillare. Da gustarsi in esclusiva su GazzettaTv
1

Adriano Seu

2

N

n solo Messi e Neymar,
piuttosto che i vari James, Cavani, Sanchez e
via dicendo. Oltre i campioni
idolatrati, la Coppa America
che prenderà il via giovedì a
Santiago del Cile e che GazzettaTv trasmetterà in esclusiva in
chiaro metterà in mostra anche tanti altri talenti sfuggiti ai
radar di qualche appassionato
(ma non degli osservatori). Talenti poco noti, ma pronti a
stupire e chissà, magari a infiammare il mercato estivo.
Nella precedente edizione in
Argentina, nel 2011, ci fu la
consacrazione a livello internazionale di Neymar, anche in
Cile ci sono stelle pronte a brillare.
DALL’ARTISTA AL KILLER Questa volta potrebbe toccare a
emergenti come Miller Bolaños, Giorgian De Arrascaeta
e Angelo Henriquez. Il primo,
stella di un Ecuador in pieno
processo di rinnovamento con
una delle rose più giovani del
torneo, è esploso in patria con
la maglia dell’Emelec dopo
aver rischiato di gettare al ven-

3

1 Miller Bolaños, 25 anni, trequartista dell’Ecuador, assist-man e fiuto per il gol 2 Angelo Henriquez, 21
anni, attaccante del Cile 3 Giorgian De Arrascaeta, 21 anni, punta di diamante dell’Uruguay AFP/AP

to la carriera tra risse e licenziamenti (Ldu Quito e negli
Usa, con il Chivas). Ma a 25 anni il trequartista ecuadoriano
pare aver messo la testa a posto, tornando a far parlare di sé
solo per gli assist, le giocate sopraffine e un insolito quanto
straordinario fiuto del gol: ben

40 quelli messi a segno nelle
72 partite disputate con l’Emelec tra campionato e Coppa Libertadores, di cui è stata l’ultima rivelazione.
TECNICA SOPRAFFINA Caratteristiche simili ma tutt’altro
ruolo per l’uruguaiano De Ar-

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26

● le partite di Coppa America
che GazzettaTv trasmetterà in
esclusiva. Si parte nella notte
tra giovedì 11 e venerdì 12
all’1.30 con Cile-Ecuador

rascaeta, la punta di diamante
della nuova truppa chiamata
da Oscar Tabarez per ringiovanire la Celeste. Il 21enne centrocampista del Cruzeiro (che
nel 2013 perse la finale del
Mondiale Under 20 contro la
Francia di Pogba) ha convinto
il «Maestro» per la tecnica raffinata e l’intelligenza tattica,
ma anche per il dinamismo e la
duttilità che gli consentono di
giocare da regista, mezz’ala o
trequartista. Il prototipo del
centrocampista moderno, insomma. Un po’ come i gol del
21enne cileno Angelo Henriquez, il più noto dei tre. Sembrava essersi perso dopo i primi gol a grappoli con l’Universidad de Chile e il trasferimento al Manchester United, ma
dopo tre stagioni a girovagare
in prestito è rinato a Zagabria,
dove con la Dinamo ha chiuso
la stagione con 30 reti in 37 gare. Adesso, con le quotazioni
dell’ex napoletano Edu Vargas
in ribasso, Henriquez potrebbe
giocarsi con Pinilla una maglia
da titolare accanto ad Alexis
Sanchez nell’attacco della
Roja di Sampaoli, chiamata a
conquistare la sua prima Coppa America.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PALINSESTO
MATTINA
7.05 Campioni a confronto
7.30 Campioni a confronto
8.05 Perfection: momenti di gloria
8.30 Perfection: momenti di gloria
9 Gazzetta News
9.30 Gazzetta News
10.05 The Speedgang - La banda dei
motori
11.05 Perfection: momenti di gloria
11.30 Campioni a confronto
12.05 Sport Science
13 Gazzetta News
13.30 Gazzetta News
POMERIGGIO
14 Gazzetta News
14.30 Gazzetta News
15 The Speedgang - La banda dei
motori
15.45 Sfide senza limiti
16.10 Sport Science
17.05 Bomber - Del Piero
18 Perfection: momenti di gloria
18.30 Campioni a confronto
19 Gazzetta News
19.30 Gazzetta News
SERA
20 Gazzetta News
20.30 Gazzetta News
21.05 Perfection: momenti di gloria
21.35 Pazzi per i derby
22.30 Condò Confidential - Contador
23 Gazzetta News
23.30 Gazzetta News
24 Gazzetta News

28

Qualificazioni Euro 2016 R Nazionale

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Matri, El Sha e Sansone
Conte cerca gol in più

1Dai convocati per Croazia-Italia di venerdì sono esclusi Florenzi
per infortunio e Valdifiori per scelta. Da verificare Soriano e Zaza
Massimo Cecchini
Andrea Elefante

M

axiconvocazione, minisorprese. Sostanzialmente una, o due se vogliamo considerare mezze sorprese le chiamate di El Shaarawy e di Nicola Sansone, i veri
promossi dallo stage della scorsa settimana: entrambi preferiti
a Insigne, forse più di tutti gli
altri attaccanti scelti possono
garantire a Conte grande duttilità di impiego come esterni. Ma
il nome più inatteso resta quello
di Matri, l’attaccante buono per
tutte le Juve e dunque per la Nazionale: la Juve di Conte, che a
suo tempo osteggiò e rimpianse
molto la sua cessione al Milan, e
la Juve di Allegri, che ne ha fatto l’uomo «entra e mordi», come
nella finale di Coppa Italia contro la Lazio. Da segnalare anche
una suggestione Osvaldo, che
verrà in Italia per essere al matrimonio di Florenzi (il 18) ed
era stato contattato per avere
una generica disponibilità (ovviamente data, con atterraggio
anticipato) in chiave Nazionale.
Con Matri saranno dunque sei
gli juventini che ieri sera hanno
giocato la finale di Champions a
Berlino e che per questo, stasera, potranno varcare il cancello
di Coverciano qualche ora più
tardi (le 20) rispetto a quelli

Il c.t. Antonio Conte con Stephan El Shaarawy, reduce da una stagione condizionata dagli infortuni PEGASO

della recente «tre giorni», convocati entro le 12.30.
DA 28 A 23 Proprio quell’appuntamento deve aver convinto
Conte ad allargare fino a 28 il
numero di convocati: di solito
sono 25-26 e va considerato che
saranno solo 23 gli «eleggibili»
per affrontare la Croazia. Ma la
lista - salvo infortuni - è unica,
nel senso che riguarda anche
l’amichevole contro il Portogallo del 16 a Ginevra, e soprattutto è ipotizzabile che il c.t. si sia
voluto tutelare perché ci sono

Nella lista del c.t. sei juventini
Marchetti out, tocca a Padelli
● I convocati del c.t. Conte
PORTIERI: Buffon (Juventus),
Padelli (Torino), Sirigu (Psg).
DIFENSORI: Astori (Roma),
Barzagli (Juve), Bonucci (Juve),
Darmian (Torino), De Sciglio
(Milan), De Silvestri (Sampdoria),
Moretti (Torino), Pasqual
(Fiorentina), Ranocchia (Inter).
CENTROCAMPISTI: Bertolacci

L’AMICHEVOLE

Inglesi a Dublino:
ogni cinque tifosi
c’è un poliziotto
Stefano Boldrini
INVIATO A DUBLINO

U

n poliziotto ogni cinque
tifosi in arrivo da Londra, Manchester, Liverpool e dintorni. Dublino, sferzata dal vento, è blindata. Temple Bar, il quartiere della movida della capitale dell’Eire, è
sotto controllo da venerdì sera.
Oggi, a 20 anni di distanza dai
disordini passati alla storia come i Lansdowne riots, l’Inghilterra torna a giocare in Irlanda
e il ricordo di quanto accadde
allora, con 42 arresti e centinaia di feriti, ha fatto scattare l’allarme. I canti anti-Ira dei fans
inglesi allo Juventus Stadium
di Torino hanno preoccupato le
autorità: c’è il timore che l’amichevole con l’Italia, il 31 marzo
scorso, sia stata la prova generale per scatenarsi allo stadio
Aviva, dove non a caso si gioca
alle 13 locali, orario migliore
per controllare la situazione e
rispedire a casa i tifosi inglesi,
circa duemila. I controlli all’aeroporto e al porto di Dublino
sono stati meticolosi. Da Londra sono arrivati alcuni agenti
per aiutare i colleghi irlandesi.
A duemila hooligans sono stati
sequestrati nei giorni scorsi i
passaporti e hanno l’obbligo di
firma al commissariato di appartenenza fino a lunedì.
L’amichevole è anche una prova generale per le due squadre.
L’Irlanda affronterà la Scozia
sabato 13 nelle qualificazioni
europee, mentre l’Inghilterra

domenica prossima giocherà a
Lubiana contro la Slovenia.
Hodgson, per non rischiare, a
Dublino terrà a riposo Rooney.
In attacco debutterà Austin, il
centravanti del Qpr.
SCANDALO Il nome dello stadio Aviva, dove va in scena oggi
la gara tra Irlanda e Inghilterra, è diventato d’attualità in
queste ore per ragioni ormai
note al pubblico internazionale. La storia dei 5 milioni di euro pagati dalla Fifa per evitare
che la federazione irlandese
aprisse una causa legale dopo
il famoso gol della Francia viziato da un tocco di mano di
Henry – a completare l’opera ci
pensò Gallas, autore della rete
- nei playoff con l’Eire per la
qualificazione al Mondiale
2010 è il titolo della settimana.
Le dichiarazioni di Trapattoni
alla Stampa («Blatter cercò di
offrirmi una via per dimenticare») sono state riprese da tutti i
giornali. Quello che si sospettava e si temeva è ufficiale. Ma
la federazione irlandese non ci
ha fatto una bella figura: il money piace anche da queste parti.
LE ALTRE AMICHEVOLI
DEL WEEKEND
Oggi: Russia-Bielorussia (alle 17 italiane), Serbia-Azerbaigian (17), CroaziaGibilterra (18), Francia-Belgio (21),
Brasile-Messico (22).
Domani: Turchia-Bulgaria (19.45),
Danimarca-Montenegro (20), MaltaLituania (20), Norvegia-Svezia (20).
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(Genoa), De Rossi (Roma),
Marchisio (Juve), Parolo (Lazio),
Pirlo (Juve), Soriano (Samp),
Verratti (Psg). ATTACCANTI:
Candreva (Lazio), El Shaarawy
(Milan), Gabbiadini (Napoli),
Immobile (Borussia D.), Matri
(Juve), Pellé (Southampton),
Sansone (Sassuolo), Vazquez
(Palermo), Zaza (Sassuolo)

situazioni fisiche da rivalutare
nelle prossime ore. Mercoledì e
giovedì scorsi cinque giocatori
avevano dovuto fare lavoro differenziato: due sono stati «tagliati», ovvero Marchetti (contusione al costato, sostituito da
Padelli) e Florenzi. Quest’ultimo tra l’altro, oltre al problema
alla gamba destra che si trascinava da settimane, ha avuto anche la febbre. Degli altri tre,
Gabbiadini aveva recuperato
già per la partitella che aveva
chiuso lo stage, mentre Soriano
e Zaza andranno monitorati di
nuovo da oggi, per verificare se
i fastidi al polpaccio e alla schiena (ancora giovedì l’attaccante
del Sassuolo combatteva con la
lombalgia, a dispetto di un’ecografia incoraggiante) sono
scomparsi e i due potranno essere considerati totalmente disponibili già per la gara di venerdì a Spalato.

UNDER 21

Oggi la lista
di Di Biagio
Izzo escluso?

BARZAGLI DA VERIFICARE Dal
gruppone dello stage escono
anche Acerbi, Rossettini, Giaccherini, Bonaventura, Caligiuri,
Paloschi e Valdifiori, titolare
nell’ultimo impegno contro l’Inghilterra e stavolta sacrificato
per la presenza, nel suo ruolo,
di Pirlo, Verratti e De Rossi (oltre a Marchisio). L’infortunio di
Chiellini ha rilanciato Astori, la
maxiconvocazione non ha imposto una scelta fra De Silvestri
e De Sciglio. I difensori sono teoricamente tanti, nove, ma Barzagli è stato recuperato quasi in
extremis per la finale di ieri e in
ogni caso Darmian e Moretti
possono essere considerati polivalenti: impiegabili sia come
centrali che come laterali. In
previsione del fatto che il c.t.,
oltre (o invece) che il «suo» 35-2, voglia usare (solo contro il
Portogallo?) anche la difesa a
quattro, e magari le tre punte,
provati la scorsa settimana a
Coverciano.

● (l.b.-v.d’a.) Gigi Di Biagio
forse stanotte ha addirittura
dormito. I commissari tecnici
dicono sempre che il giorno
della consegna della lista è il
più difficile ma questa volta,
probabilmente, gli è rimasta
solo una piccola incertezza.
Oggi il c.t. dell’Under 21
ufficializzerà i 23 nomi per
l’Europeo e dietro ogni
inclusione c’è un’esclusione:
dovrà tagliare quattro
giocatori dei 27 pre-convocati.
I pronostici dicono che
saranno due centrocampisti,
Verre del Perugia e Dezi del
Crotone, e due difensori,
Murru del Cagliari e Izzo del
Genoa. Ci sono dubbi, come
sempre. Uno su tutti: Izzo può
sfruttare la polivalenza per
togliere un posto nei 23 a
Barba dell’Empoli? E ancora:
cinque centrocampisti
centrali non sono troppi? In
caso di risposta affermativa,
occhio a Baselli, Benassi e
Crisetig: uno traballerebbe.
Prima dell’ufficializzazione,
alle 10.30, amichevole (non
aperta al pubblico) ad
Appiano Gentile contro la
Berretti dell’Inter: probabili
prove di 4-3-3.
Questa la possibile lista.
Portieri: Bardi, Leali,
Sportiello. Difensori: Barba,
Bianchetti, Biraghi,
Romagnoli, Rugani, Sabelli,
Zappacosta. Centrocampisti:
Baselli, Battocchio, Benassi,
Cataldi, Crisetig, Sturaro,
Viviani. Attaccanti: Belotti,
Berardi, Bernardeschi, Longo,
Trotta, Verdi.

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Mondo R Il caso

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Cameron
contro la Fifa
«Corruzione
un cancro»

continente non europeo), l’ad
della federcalcio, Martin Glenn,
ha detto ieri: «Non siamo interessati né al 2018 né al 2022».
Anche nella vicina Irlanda, beffata dal «mani» di Henry (che
ispirò il gol di Gallas) nel
playoff mondiale 2010 con la
Francia, e indennizzata con 5
milioni di euro dalla Fifa, c’è un
po’ di confusione. Comprensibile aver accettato la mancia di
Zurigo, ora mascherata da prestito, ma la condanna morale
per Dublino resta. Anche la posizione del d.g. John Delaney
traballa un po’, benché il ministro dello Sport, Pascal Donohoe, gli abbia rinnovato la fiducia.

«Rischiano
50 anni,
ma attenti
ai tempi...»

1Inghilterra

ARMI PER VOTI? E poi perché
sorprendersi? Lo sport è da
sempre questione di stato. Di rivelazione in rivelazione, ieri il
tedesco «Die Zeit» ha scritto che
la Germania conquistò il Mondiale 2006 anche grazie a una
fornitura di armi (lanciarazzi)
all’Arabia Saudita, e altri investimenti (Daimler e Bayer in
Thailandia e Sud Corea), per
convincere i votanti asiatici dell’Esecutivo Fifa. Ma non è facile
oggi distinguere le montature
dai veri scoop.

1Il penalista

«scippata» dei
Mondiali 2018.
Parla il premier:
«Senza Blatter
si può ripartire»

David Cameron, 48 anni REUTERS

Fabio Licari
INVIATO A BERLINO

F

ifa sempre più questione di
stato. E non soltanto quello americano. Se un paio
di giorni fa la Casa Bianca aveva
suggerito di inserire la crisi di
Zurigo nell’agenda del G7, oggi
e domani in Baviera, David Cameron interverrà sul tema che
lo coinvolge direttamente (l’Inghilterra si considera scippata
dalla Russia per l’edizione
2018). Secondo il «Guardian» il
premier britannico parlerà così
ai colleghi: «La corruzione è
un’arcinemica della democrazia e dello sviluppo. Un cancro.
Negli ultimi 15 giorni abbiamo
assistito a una dura verità a proposito della Fifa. Le terribili accuse che indicano che è assolutamente corrotta. Le dimissioni
di Blatter sono però un’opportunità per ripulire il gioco e
combattere la corruzione».
IRLANDA CAOS A Londra, comunque, le istituzioni non hanno le idee chiarissime. Mentre il
ministro della Cultura s’era detto pronto a ospitare l’edizione
2022 (difficile, toccando a un

Grimm: «Pene
pesanti, però
la durata del
processo non
si può sapere»

PESSIMISMO CIO Dalla Fifa si
parla solo via comunicati. Anche l’Uefa aspetta, benché pare
che Platini abbia comunicato al
suo Esecutivo la volontà di fare
il punto il 29 giugno a Praga. All’imminente riunione del Cio
mancherà, a sorpresa, Blatter,
membro dal 1999 (l’anno prossimo lascerà per limiti di età). Il
presidente Thomas Bach: «La
Fifa deve riguadagnare credibilità». Ma Dick Pound, membro
senior, avvisa: «È un caos e può
essere già tardi per intervenire». Se lo dice l’avvocato canadese che aiutò a ripulire il Cio
dopo gli scandali di Salt Lake
City, c’è da preoccuparsi.
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Il penalista Bernard Grimm

Massimo Lopes Pegna
CORRISPONDENTE DA NEW YORK

B

ernard Grimm, affermato
penalista a Washington e
consulente legale di Cnn,
Court Tv e Fox News, spiega a
La Gazzetta i dettagli tecnici
dell’inchiesta Fbi sulla Fifa.
Avvocato quale sarà il prossimo
passo degli inquirenti?
«Cercheranno di completare gli
arresti ed estradare tutti gli incriminati. Non semplice. Per un
paio di ragioni. Prima di tutto,
quando c’è un’indagine parallela, nel caso in questione da parte della Svizzera, quella Nazione potrebbe decidere di chiudere l’investigazione e svolgere il
suo processo prima di concedere l’estradizione».
I tempi?
«Non c’è una scadenza, possono
volerci anche anni. Io suggerisco sempre di accettare l’estradizione per non rimanere in
carcere e accelerare i tempi. In
questo caso, però, credo lotteranno per evitarla: troppi interessi per ritardare il procedimento. E il processo non si farà

29

fino a che tutti gli imputati saranno a disposizione della corte, a Brooklyn. Si punta a un
processo unico, perché sarebbe
costoso allestirne svariati».
Secondo lei l’obiettivo delle autorità Usa è da considerarsi raggiunto con la caduta dei vertici
Fifa, incluso Blatter, o c’è la volontà di andare fino in fondo con
condanne magari esemplari?
«Le garantisco che quando ci sono incriminazioni e arresti, come in questo caso, non si fermeranno. Non stanno cercando di
spaventare nessuno, vogliono
mandare la gente in prigione.
Hanno agito con lo stesso sistema con cui smantellano associazioni a delinquere come la
Mafia. Patteggiano coi pesci
piccoli (come Blazer), perché
per la giustizia Usa anche quelli
piccoli rischiano gli stessi anni
di carcere di quelli grossi, non
importa il ruolo e le responsabilità nella cosca. Li usano per incastrare i superiori. John Gotti
lo hanno mandato dentro così».
Quanta prigione rischiano?
«Per crimini come associazione
a delinquere, lavaggio di denaro sporco, tangenti, la pena varia a seconda dell’ammontare
di denaro coinvolto. Per la più
grave (associazione), quella
massima è di 20 anni. Se i reati
sono simili, la condanna è da
scontare in contemporanea,
cioè non 20+20, ma solo 20.
Chi è colpevole di tutti i reati
potrebbe rischiare anche fino a
50 anni, perché non tutti sono
associabili».
I colpevoli commettono sempre
un passo falso, il loro è stato…
«Aver impiegato banche americane o aver usato telefoni e
computer negli Usa per i loro
traffici. Hanno concesso a Fbi e
Irs la giurisdizione territoriale
per poterli indagare e giudicare
in un tribunale Usa».
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LA CURIOSITÀ

E’ un flop colossale
il film voluto da Sepp:
solo 3 persone in sala
1A New York di scena

la pellicola auto
celebrativa della Fifa:
United Passion con Tim
Roth nei panni di Blatter

CORRISPONDENTE DA NEW YORK

L’

hanno strombazzata come una grande première.
Ma l’unico cinema in tutta New York a proiettarlo è il
Village, uno di quelli di nicchia,
sulla 12a strada, nel cuore del
Greenwich Village, appunto.
«United Passion» (in Italia trasmesso in tv come «La grande
passione») è il film sulla Fifa,
della Fifa: il racconto lungo più
di un secolo della Federazione
Internazionale del pallone, prodotto da Blatter (non coi suoi
soldi, ovviamente). Insomma,
niente scandali: solo auto celebrazione. C’è da discutere sul
tempismo dell’uscita, forse non
casuale. Se l’idea era di sfruttare la pubblicità, seppure negativa, non è stata buona. Allo spettacolo delle 19.10 di un venerdì,
ci sono tre persone. Il film era
stato presentato al festival di
Cannes lo scorso anno e distribuito in Serbia e Russia e altri
paesi minori. Stop. Insomma,
un fiasco colossale, nonostante
gli attori: Gerard Depardieu nei
panni di Jules Rimet e Tim Roth
in quelli di (un somigliantissimo) Sepp Blatter. Le critiche,
pessime. Chi si aspettava gli

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scandali, faceva meglio a stare
a casa. In effetti, così è stato.
MANI AVANTI Il regista francese, Frederic Auburtin, si era
giustificato: «La Fifa l’ha prodotto e non si poteva muovere
un dito senza il loro permesso».
Qualche frase significativa si
coglie ugualmente. Quando Joao Havelange accoglie alla Fifa
un giovane Blatter dice al resto
del Consiglio: «L’ho preso, perché è bravo a trovare i soldi». E,
infine, nel 2002, quando Blatter è già un bersaglio, una delle
sue assistenti gli suggerisce: «Ci
sono tante accuse contro di lei,
lo sa che rischia anche la prigione?». Uno dei tre spettatori è un
professore universitario di
Istanbul, Sebahattin Devecloglu, che si occupa di sport ed
economia. Dice: «Sono venuto
solo per curiosità: scrivo un
blog e volevo vedere». Incredibile che un cast così abbia accettato di far parte di un flop
annunciato. Ma si sa, la Fifa con
i soldi è molto generosa.
m.l.p.

L’attore Tim Roth, 54 anni

30

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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OPINIONI

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TUTTE LE NOTIZIE SUL NOSTRO SITO

Ex allenatore incompreso

La vignetta

Il Milan e le nuove proprietà

RE LUIS ENRIQUE
RESPINTO DA ROMA
E PADRONE D’EUROPA

di Stefano Frosini

PERCHÉ I FONDI
NON FANNO BENE
A TUTTO IL CALCIO

IL COMMENTO
TO
RLANDO
O
di LUIGI GARLANDO

N

on li avevano capiti,
all’inizio. E alla fine si
sono ritrovati a giocarsi
l’Europa uno contro
l’altro, gli ultimi
allenatori rimasti in corsa. Luis
Enrique ha vinto, ma Massimiliano
Allegri non ha perso.
Ricordate l’Enrichetto romano?
Passeggiava per Trigoria
chiedendosi: «A Brunico i tifosi mi
urlavano di far correre i giocatori.
Perchè allora si sono scandalizzati
la prima volta che ho sostituito
Totti che non correva?». Si sforzava
di capire, ma faceva una fatica
tremenda: «Se tengo fuori Totti o
De Rossi, succede l’inferno. Perché
non succede con Curci?». È su
queste due colonne che ha provato
a rifondare l’impero romano.
Primo: «Trabajo y sudor». Tutti
devono correre e tanto. Secondo:
tutti i giocatori sono uguali davanti
al mister, come davanti alla legge.
Sulle stesse colonne Luis Enrique
ha edificato anche il suo Barcellona
campione d’Europa. Infatti Messi e
Neymar, come Totti, non riuscivano
a capacitarsi di essere trattati come
i compagni meno baciati dalla
grazia. Ma lo sport è democratico
per costituzione, la meritocrazia
spiana i privilegi e stila le
gerarchie. Perché è vero che il
tridente delle meraviglie ha
trascinato il Barcellona verso il
Triplete, ma è anche vero che il gol
che ti spalanca una finale, il più
difficile, può segnartelo un Rakitic,
il più «normale» dei tuoi giocolieri.
Alla Roma proprio non riuscivano a
capirlo un concetto del genere. E
non capivano tante altre cose di
Luis Enrique. Come faceva
intendere De Rossi raccontando:

31

«Abbiamo capito che il possesso
palla non ci portava da nessuna
parte e abbiamo pensato a qualche
correttivo». In altre parole: ci siamo
rotti del tiqui taka, abbiamo
scaricato il mister e abbiamo fatto
di testa nostra. Ma quel palleggio
insistito fino all’ostinazione era un
modo per educare una mentalità,
per trasmettere conoscenze e
sicurezze a una squadra che doveva
imparare a vincere. Chi tiene palla,
si sente forte. È così che è diventato
grande il Barcellona.
Una sera a Londra, scherzando con
Franco Baldini, imminente d.g.
della Roma, facevamo notare che
Luis Enrique sembrava tanto il
farmaco generico che costa meno
di quello di marca, ma contiene lo
stesso principio attivo: il
Barcellona. Baldini precisò che non
si trattava di prezzo, ma di
messaggi. Guardiola ne avrebbe
trasmesso uno sbagliato: vincere
subito. Il rampante Luis Enrique,
pescato nella cantera catalana, era
invece lo spot di un progetto che
aveva bisogno di fiducia e
pazienza. A Roma non gli hanno
concesso né l’una né l’altra. E così
Luis ha portato altrove il suo calcio,
fatto di regole ferree, demomeritocrazia, corsa e palleggio. Ha
reso più verticale il palleggio di
Guardiola, ma non ha rinunciato
all’arte squisita del ricamo corto,
come ha dimostrato ieri la
splendida azione del primo gol.
L’incompreso dell’Urbe oggi è sul
trono d’Europa, dopo aver
schiantato il maestro Guardiola.
Allegri, altro incompreso, lo ha
impegnato di più. Ricordate cosa
disse di lui Berlusconi durante un
comizio in Veneto, alla vigilia di un
Milan-Barcellona? «No el capisse
un casso...». Ne capisce, ne capisce.
E lo ha dimostrato in una finale
giocata alla grande, arrivando a un
passo dal Triplete. Forse ora lo ha
capito perfino Silvio.

Twitter

L’ANALISI
A
di MAURIZIO NICITA
email: mnicita@rcs.it
twitter: @manici50

CASEY STONER
Ex campione MotoGP
● Stasera a cena con una
splendida ragazza. Non ditelo a
mia moglie ;) @adri_stoner
@Official_CS27

CAROLINE WOZNIACKI
Campionessa di tennis
● Buon compleanno mamma! Ti
voglio bene
@CaroWozniacki

MARCO MELANDRI
Piloto di MotoGP
● Abbiamo portato il minimo
indispensabile per una 2 giorni
di mare...
@MarcoMelandri33

D

i chi è l’Inter? E il Milan?
E il Bari? Una serie di
quesiti solo in apparenza
banali che incombono in
uno scenario sempre più
nebbioso e ambiguo che coinvolge il
calcio italiano e quello
internazionale. Non è nostalgia per
un’epoca ormai tramontata di
padroni del vapore che nel pallone
erano tifosi prima che imprenditori.
Quella figura di padri-padroni è
finita proprio con la cessione delle
azioni di Inter e Milan, da parte di
Moratti e Berlusconi. E non è
neppure un problema sciovinista,
del tipo: arrivano dall’Oriente per
prendersi il nostro calcio.
Che nel terzo millennio i club siano
gestiti da gruppi e non più da
singoli soggetti, non sorprende.
Quello che manca assolutamente è
la chiarezza negli assetti proprietari
e azionari. Ecco perché quelle
domande iniziali non risultano
banali. Chi detiene il potere in un
club può operare scelte che non
sono assolutamente nell’interesse
della stessa squadra, ma rispondono
a strategie finanziarie che poco
hanno a che vedere con lo sport. Il
problema è molto serio. Perché
entrano in ballo conflitti di
interesse incrociati a vari livelli.
Se il Bari non fosse dei Paparesta,
ma di Infront – cosa ripetutamente
smentita dal presidente –, ci
sarebbe un evidente conflitto di
interessi. Se l’Inter, il Milan o altri
club entrano nell’orbita di fondi
internazionali che mirano solo a
complicate operazioni finanziarie,
diventa palese che l’interesse per il
risultato sportivo non è più
primario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

E qui entrano in campo le TPO:
Third party ownership, cioè le terze
parti sulla proprietà dei cartellini,
formalmente bandite dalla Fifa ma
che agiscono indisturbate attraverso
anche fondi d’investimento. Adesso
uno di questi, Doyen group, è nuovo
partner del Milan grazie all’ormai
annunciato ingresso di Bee
Taechaubol nel club rossonero. Non
vogliamo demonizzare nessuno, ma
è diverso l’interesse di chi (il fondo)
deve promuovere l’attività di un
singolo giocatore per poi rivenderlo
comunque da un’altra parte,
rispetto a una società che invece
tende a valorizzare giocatori per
migliorare le prestazioni della
squadra.
Quando il calcio si è trasformato in
fenomeno economico, è stato un
momento di crescita per assumere
una caratterizzazione industriale. E
questo era per certi versi
indispensabile. Ma l’avvento di
attori di finanza speculativa –
questo sono i fondi e le TPO – porta
a una pericolosa deriva. Infatti
l’industriale tende a fare soldi «col»
calcio e questo può fornire solidità
al movimento sotto l’aspetto
patrimoniale e anche sportivo,
grazie al perseguimento del
risultato. Ma non c’è dubbio che chi
operi nella finanza speculativa
tenda a far soldi «attraverso» il
calcio. Quel denaro che entra in un
club non ha il fine di promuovere lo
sviluppo del movimento stesso o di
creare patrimonializzazione. L’unico
obiettivo è quello di incrementare il
valore di quello stesso denaro per
poi riportarlo fuori dal calcio. Così,
il fatto sportivo non è più centrale.
Il rischio di risultati alterati per
interesse di terze parti aumenta. E
non si può pensare che la caduta di
Blatter sia la soluzione di tutto.
Servono regole chiare e
trasparenza. Non pervenute al
momento. Federcalcio e Lega
battessero un colpo. Infront
permettendo.
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La resurrezione di Russo nella boxe

TATANKA E’ TORNATO: LA QUARTA OLIMPIADE E’ A UN PASSO
NON SOLO CALCIO
CI
di FAUSTO NARDUCCI
email: fnarducci@rcs.it
twitter: Ammapp1

L’

episodio, visti gli eventi sportivi della
settimana, è passato inosservato ma
probabilmente quando stileremo le
previsioni azzurre in vista dell’Olimpiade di Rio

dovremo ricordare la data di venerdì. Il 5 giugno
2015 è infatti il giorno della resurrezione di
Clemente Russo, doppio argento olimpico che
continua a inseguire un traguardo storico per la
boxe azzurra: disputare a Rio la sua quarta
Olimpiade. Le prestazioni del popolare colosso di
Marcianise nel precedente torneo di
qualificazione olimpica, risultato molto oneroso
per la nostra federazione che l’aveva organizzato,
si era concluso con una cocente delusione. Russo,
stretto fra troppi impegni pubblici e di famiglia,

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
ANDREA MONTI
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aveva stentato fin dall’inizio fallendo nettamente
la conquista del pass olimpico nella finale di
Catania contro il russo Egorov. Poteva finire lì, se
non fosse venuto in soccorso l’astruso
regolamento dell’Aiba che deve fare a sua volta i
conti con la fuga di «cervelli» verso il
professionismo (ben 59 reduci da Londra hanno
scelto le sigle pro’) e il fallimento dell’operazione
Apb, cioè il nuovo professionismo dell’Aiba che
assegna con generosità carte olimpiche. Così per
Russo è spuntata una seconda poossibilità, che

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Avenue, Latsia - 1300 Nicosia - Cyprus

grazie all’impegno delle Fiamme Azzurre il
campione mondiale dei massimi può giocarsi di
nuovo in casa. Se nella finale dell’11 luglio a
Bergamo o Milano contro il non trascendentale
kazako Pinchuk(peraltro già battuto nel primo
torneo in dicembre a Caserta) rivedremo il
pugile che venerdì non ha concesso neanche un
punto sui cartellini all’ ucraino Golovashchenko,
per Russo si concretizzerà la quarta Olimpiade.
E nella ininfluente finale del torneo Apb, col
pass già in tasca, l’azzurro potrà prendersi (sulle
12 riprese!) la rivincita su Egorov che l’ha
battuto due volte in qualificazione. Una cosa è
già sicura, comunque: Tatanka è tornato.

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Serie B R Il ritorno del playout

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Granoche salva Modena
Entella, la favola è finita

33

PLAYOFF: VERSO IL RITORNO DELLA FINALE

1Il capocannoniere segna ancora, Mazzarani rimedia e non esulta

Il pareggio condanna la squadra di Aglietti. E Caliendo è contestato

Roberto Pelucchi
INVIATO A MODENA

I

n una stagione in cui è stato
non soltanto la ciliegina,
ma l’intera torta, Pablo
Granoche si è preso anche
l’onore di segnare (su rigore) il
gol che ha certificato la sofferta
salvezza. Saluta l’Entella e con
due pareggi resta in B il Modena, per la gioia dei propri tifosi e
del Brescia, che si toglie dai piedi la rivale più scomoda nella
corsa a un possibile ripescaggio
se il Parma dovesse precipitare
in D. Sarebbe stato paradossale
se a retrocedere fosse stata la
squadra con la quarta miglior

IL MIGLIORE

6,5
● GRANOCHE
ATTACCANTE DEL MODENA
Per tutto l’anno pilastro del
Modena, non si è smentito
neppure nell’ultima gara

difesa e il capocannoniere del
torneo (Granoche, appunto,
con 20+1 gol, più della metà
del bottino dell’intera squadra).
Ma se non ci saranno svolte in
società - Caliendo anche ieri è
stato duramente contestato anche il prossimo sarà un anno
di patimenti. Molto si capirà
dalla scelta del tecnico: ancora
Pavan che ha salvato la squadra
(e costa poco) o Tesser, di cui si
parla? Al patron la riposta.
ADDIO ENTELLA L’Entella torna
in Lega Pro 13 mesi dopo la storica promozione. In quelle ore il
presidente Antonio Gozzi aveva
detto: «Con uno stadio nuovo e
un arabo che acquista il 50 per
cento delle quote della società,
potremmo anche pensare di andare in A». L’arabo non è arrivato, lo stadio è quello di sempre e
la Serie A è lontana dai pensie-

ri, soprattutto adesso. Se in
campo la stagione è stata travagliata, fuori non sono mancati i
guai: prima l’alluvione, poi l’arresto di Gozzi per questioni extracalcio. Eppure il mercato di
gennaio aveva fatto ben sperare. L’arrivo di Sforzini, Cutolo e
Masucci sembrava una garanzia. Invece si è dovuti arrivare
anche al cambio di tecnico: Prina, che aveva portato l’Entella
dalla Seconda divisione alla Serie B, è stato sostituito da
Aglietti, che però ha conquistato 7 punti in 7 partite (una sola
vittoria, con il Latina) più i due
inutili pareggi nel playout (e sarà confermato in Lega Pro).
Avrebbe meritato qualcosa di
più, soprattutto a Vicenza e Livorno, e qualche decisione arbitrale controversa ha avvelenato
il cammino, ma la retrocessione
non si può attribuire alla sfortuna e ai presunti torti. I rinforzi
di gennaio per esempio hanno
reso poco: 6 gol Sforzini (0 con
Aglietti), 3 Masucci e 2 Cutolo.
LA PARTITA E’ stato il Modena a
essere più aggressivo in avvio.
Niente di trascendentale, anche
per colpa del caldo sahariano,
ma una discreta spinta che ha
partorito il gol del vantaggio, su
rigore (fallo di Ligi su Granoche, che dal dischetto non ha
fallito). In una situazione di
estremo vantaggio, gli emiliani
hanno avuto la colpa di abbassarsi troppo, riattaccando all’Entella la bombola dell’ossigeno. Così al 35’ è arrivato l’1-1:
cross di Staiti e l’ex Mazzarani
da due passi ha girato di testa in
rete. Il numero 10 non ha esultato. Domanda: era più importante mostrare rispetto per gli
ex tifosi e per la squadra che detiene ancora il suo cartellino o
era più giusto mostrarsi contento per un gol che lasciava aperta
la porta della salvezza all’Entella? Mah. Davanti a Luca Toni,
che col Modena ha cominciato
la carriera, e a Nicola Sansone,
la partita ha offerto pochi brividi: un sospetto fallo in area ai
danni di Sforzini nel primo tempo e l’espulsione di Calapai che
ha complicato la vita al Modena
e ringalluzzito l’Entella, con
Sforzini e Moreo che si sono divorati il gol della salvezza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Francelino Matuzalem, 35 anni

Bartosz Salamon, 24 anni

Bologna e Pescara
è da tutto esaurito:
in 30mila al Dall’Ara
1Rossi dovrebbe

avere Matuzalem,
mentre Oddo rischia
di perdere Salamon
e Bjarnason

Tosi-O. D’Angelo

A

Pablo Granoche, 31 anni, ha chiuso la stagione a quota 21 reti IPP

MODENA

1

1

ENTELLA

PRIMO TEMPO 1-1
MARCATORI Granoche (M) su rigore al 23’, Mazzarani (E) al 35’ p.t.
MODENA (4-2-3-1) Pinsoglio 6;
Calapai 5, Gozzi 6, Cionek 5,5,
Manfrin 5,5 (dal 14’ s.t. Marzorati 6);
Salifu 6, Schiavone 5; Nizzetto 6 (dal
42’ p.t. Sakaj 6), Signori 6, Garritano
6 (dal 25’ s.t. Rubin 6);
Granoche 6,5.
PANCHINA Manfredini, Martinelli,
Zucchini, Acosty, Fedato, Ferrari.
ALLENATORI Melotti-Pavan 6.

ENTELLA (4-3-3) Paroni 6; Belli 5,5
(dal 30’ s.t. Cecchini 6), Ligi 5, Cesar
6, Iacoponi 5,5; Staiti 6 (dal 19’ s.t.
Masucci 5,5), Battocchio 6, Troiano
6; Costa Ferreira 5,5 (dal 12’ s.t.
Moreo 5,5), Sforzini 5,5,
Mazzarani 6.
PANCHINA Pelizzoli, Baldanzeddu,
Russo, Rozzi, Botta, Volpe.
ALLENATORE Aglietti 5,5.

ARBITRO Pinzani di Empoli 6.
GUARDALINEE Liberti 6-Carbone 6.
ADDIZIONALI Pasqua 6-La Penna 6.
ESPULSI Calapai (M) al 22’ s.t. per doppia ammonizione (entrambe per gioco
scorretto) e Iacoponi (E) al 50’ s.t. per comportamento non regolamentare.
AMMONITI Ligi (E), Moreo (E) e Signori (M) per gioco scorretto; Granoche
(M), Costa Ferreira (E) e Pinsoglio (M) per comportamento non
regolamentare.
NOTE paganti 5.644, incasso di 66.660 euro. Tiri in porta 1-3. Tiri fuori 3-3. In
fuorigioco 2-0. Angoli 4-4. Recuperi: p.t. 2’, s.t. 6’.

rchiviata l’andata
con poca soddisfazione (0-0), martedì
sera (ore 18.30) la finale di
ritorno stabilirà chi tra Bologna e Pescara salirà in Serie A. Alla squadra di casa
basterà non perdere, mentre gli ospiti sono costretti a
vincere. E senza code: al 90’
finirà tutto. Va segnalato
che la stagione scorsa ha
vinto i playoff la quarta in
classifica (il Cesena) e il
precedente incoraggia il Bologna, mentre mai una settima (come oggi il Pescara)
l’ha spuntata in questi
playoff. Ma più della cabala,
conta la condizione delle
squadre, che in questi
playoff hanno fatto un vero
tour de force visti i tempi ristretti tra le partite (e iil Pescara ne ha fatta una in più).
Ecco come stanno.
QUI BOLOGNA Rientrati in
charter nottetempo da Pescara, i rossoblù sono tornati subito in campo a Casteldebole ieri mattina per svolgere un lavoro diviso in due
gruppi: defaticante per i titolari della gara dell’Adriatico e più intenso per i rincalzi, che hanno giocato anche una partitella. Oggi pomeriggio è in programma
un allenamento al Dall’Ara
aperto al pubblico per creare un ambiente carico in sinergia coi tifosi, poi la squadra andrà in ritiro in un ho-

tel della periferia. La risposta
ai botteghini infatti è stata finora molto forte: sono stati
bruciati i biglietti della curva
Bulgarelli (quella che raccoglie
gli ultras bolognesi), i distinti
laterali e centrali, totale
29mila tagliandi, quindi si conta di arrivare al tutto esaurito
con 30mila spettatori. Intanto
il club invita i bolognesi ad addobbare i balconi e le finestre
con vessilli rossoblù per coinvolgere tutta la città nella corsa
alla serie A. Sul fronte degli infortunati c’è ottimismo per il
recupero di Matuzalem, vittima di un risentimento muscolare, mentre vengono monitorate di ora in ora le condizioni
di Maietta e Krsticic.
QUI PESCARA Ancora due allenamenti prima di partire per
Bologna, accompagnati martedì sera da oltre 2.500 tifosi. Il
Pescara ha ripreso ieri la preparazione: seduta mattutina in
piscina per i titolari e lavoro sul
campo nel tardo pomeriggio.
Oggi di nuovo allenamento pomeridiano, per dribblare il caldo. Due grossi guai però per
Oddo: Bjarnason e Salamon rischiano di saltare la partita.
«Spero di poterci essere martedì, purtroppo l’occhio è molto
gonfio e mi hanno messo quattro punti sulla palpebra», ha
scritto Salamon su Facebook: è
pronto Zuparic. Chance ridotte
anche per Bjarnason, convocato dalla nazionale islandese
per la gara di venerdì con la Repubblica Ceca: il c.t. Lagerbäck
ha detto al giocatore che non
accetterà il suo arrivo dopo la
gara di Bologna. Notizie positive invece per Memushaj e Torreira: l’albanese ci sarà grazie
al nullaosta della sua federazione che ha dato l’assenso a
farlo arrivare in ritiro mercoledì, l’uruguaiano sta riprendendo il passo e sarà convocato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lega Pro R Andata finale playoff (ore 16)

Como-Bassano, prima tappa per la B
quindi in panchina va ancora
Scaranto della Berretti. Asta
frena i suoi in vista del caldo:
«Saremo aggressivi ma con
giudizio, dovremo gestire le
energie. La differenza la faranno la calura e la condizione».

Cavatorta-Pittureri

F

inale d’andata oggi nei
playoff della Lega Pro.
Como e Bassano, arrivati
rispettivamente quarto e secondo nel girone A, si ritrovano contro per conquistare la
Serie B. Di fronte una squadra
specialista in promozioni (tecnico Sabatini compreso) e una
che invece così in alto non c’è
mai stata (e con il tecnico Asta
pronto a fare comunque il salto
verso Novara). Il ritorno sarà
invece domenica prossima,
quando in caso di parità di
punteggio e di reti ci saranno
prima i supplementari e poi,
eventualmente, i rigori. Ecco
come le due squadre arrivano
al primo round.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Carlo Sabatini, 54 anni (Como)

Tonino Asta, 44 anni (Bassano)

LE ULTIME Tutto esaurito allo
stadio Sinigaglia per un appuntamento che il Como rivive
dopo la promozione in B del
2001 (playoff col Livorno). Lo
stadio è pienissimo (300 i tifosi
ospiti), i botteghini restano
chiusi. Sabatini ha un dubbio
tra tra Le Noci e Defendi al

fianco di Ganz, mentre Marconi è favorito su Casoli. Nel Bassano, oltre agli squalificati Pietribiasi e Furlan, manca l’altro
attaccante Maistrello per una
distorsione al ginocchio che gli
farà saltare anche il ritorno;
niente da fare pure per il portiere Rossi (ginocchio ko) e

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Così in campo alle ore 16:
COMO(3-5-2) Crispino; Ambrosini,
Giosa, Cassetti; Marconi, Castiglia,
Fietta, Cristiani, Fautario; Ganz, Le
Noci. (Falcone, Lebran, Ardito, Casoli,
Rolando, Maritato, Defendi). All. Sabatini.
BASSANO (4-3-3) Grandi; Toninelli,
Priola, Bizzotto, Semenzato; Cenetti,
Davì, Proietti; Iocolano, Nolè, Cattaneo. (Scaranto, Zanella, Ingegneri,
Stevanin, Casarini, Cortesi, Spadafora). All. Asta.
ARBITRO Rapuano di Rimini (Margano-Opromolla).
TV Diretta su Raisport 1.

LE SVOLTE

SERIE D

Varese, ecco Alle 16 tre sfide
il nuovo patron per i playoff:
Baldini a Lucca il clou a Viterbo
● Dopo la ricapitalizzazione
delle quote, il Varese ha un
nuovo proprietario: è Alì
Zeaiter, imprenditore libanese
attivo in campo edilizio e
nell’import-export di auto e
mezzi pesanti, nonché titolare
di agenzie di viaggio; ha
acquisito il 97 per cento delle
quote del club e il restante 3
per cento resterà nelle mani da
Nicola Laurenza, che aveva
lasciato a febbraio la carica di
presidente, assunta poi da
Pierpaolo Cassarà.
La Lucchese ha ufficializzato
invece l’ingaggio dell’allenatore
Francesco Baldini, attualmente
impegnato nei playoff di serie D
con il Sestri Levante.

● Si giocano oggi, secondo gli
accoppiamenti decisi in Lega
Dilettanti, le gare del quinto
turno dei playoff che
stabiliranno la graduatoria per
eventuali ripescaggi in Lega
Pro. Ecco il programma e gli
arbitri (ore 16).
Sestri Levante-Correggese:
Guida di Salerno.
Fano-Porto Tolle: Marchetti di
Ostia.
Viterbese-Taranto: Zingarelli di
Siena.
In caso di parità al 90’ subito i
rigori. Le vincenti, più il
Monopoli vincitore della Coppa
Italia, vanno mercoledì alle
semifinali; la finale invece sarà
giocata domenica 14.

34

Formula 1 R GP Canada

IL VIA ALLE 20 DIRETTA SU SKY SPORT F1 HD, DIFFERITA ALLE 23 SU RAI 2
1ª FILA

2ª FILA

3ª FILA

4ª FILA

5ª FILA

6ª FILA

7ª FILA

8ª FILA

9ª FILA

10ª FILA

HAMILTON

RAIKKONEN

GROSJEAN

HÜLKENBERG

RICCIARDO

SAINZ

ALONSO

MASSA

STEVENS

VERSTAPPEN**

Mercedes

Ferrari

Lotus-Mercedes

Force India-Mercedes

Red Bull-Renault

Toro Rosso-Renault

McLaren-Honda

Williams-Mercedes

Manor Marussia-Ferrari

Toro Rosso-Renault

44

7

27

8

11 1’16”042

19
15 1’17”886

17 1’19”157

MALDONADO

KVYAT

PEREZ

ERICSSON

NASR

MERHI

VETTEL*

BUTTON***

Mercedes

Williams-Mercedes

Lotus-Mercedes

Red Bull-Renault

Force India-Mercedes

Sauber-Ferrari

Sauber-Ferrari

Manor Marussia-Ferrari

Ferrari

McLaren-Honda

77

6
2 1’14”702

4 1’15”102

13
6 1’15”329

26
8 1’16”079

9 1’16”114

11
10 1’16”338

13 1’16”276

33

28

BOTTAS

5 1’15”194

7 1’15”614

14

ROSBERG

1 1’14”393
Media: 211,035 km/h

3 1’15”014

55

3

9
12 1’16”262

12

98

14 1’16”620

16 1’19”133

19 1’16”245

5

22

18 1’17”344

- -

*retrocesso di 5 posti (più 3 punti sulla patente) per aver superato Merhi nelle terze libere con bandiere rosse **retrocesso di 15 posti (5 per aver causato l’incidente con Grosjean a Montecarlo, 10 per aver usato il quinto motore stagionale). Sconterà la penalità rimanente (10”) in gara
***non ha disputato le qualifiche per problemi tecnici
METEO: POCO NUVOLOSO, TEMPERATURA DI CIRCA 21°

Il motorone è Mercedes
Hamilton firma la pole 44
1L’inglese azzecca il giro perfetto e Rosberg si arrabbia ancora

La nuova power unit Ferrari aiuta Raikkonen, ma tradisce Vettel

I TEMPI
QUALIFICHE 1
1. GROSJEAN

1’15”833

2. ROSBERG

1’15”893

3. HAMILTON

1’15”895

4. MALDONADO

1’16”098

5. HÜLKENBERG

1’16”186

6. RAIKKONEN

1’16”259

7.

VERSTAPPEN

8. RICCIARDO
9. KVYAT

1’16”415

10. BOTTAS

1’16”552

11. SAINZ

1’16”611

12. ERICSSON

1’16”827

14. NASR

1’16”968

15. ALONSO

INVIATO A MONTREAL (CANADA)

ELIMINATI:

A

GUAI SU GUAI Il tedesco si è accorto sin da subito che c’era
qualcosa che non andava. E
puntuale è arrivata la conferma
dal suo ingegnere Riccardo
Adami: «È la Mgu-H», il sistema
che consente di recuperare
energia dai gas di scarico del
turbo. I meccanici si sono affannati intorno alla SF15-T per risolvere il guaio, invano: a 2’40”
dalla fine Vettel è ripartito con
una macchina senza adeguata
potenza la rincorsa alle top 15 è
sfumata. Il sabato da incubo per
il tedesco è proseguito nel dopo
prove quando è stato penalizzato di 5 posti sullo schieramento
di partenza (e di 3 punti) per
aver superato la Manor di
Mehri in regime di bandiere
rosse nelle ultime libere. Il tedesco partirà 18° davanti solo a

1’16”796

13. PEREZ

Andrea Cremonesi
ltro che attacco alla Mercedes! Le qualifiche canadesi regalano alla Ferrari amarezze e dubbi tra la sorpresa di un Sebastian Vettel
escluso già in Q1 per un guaio
all’elettronica che gli fa mancare gli indispensabili cavalli (da
80 a 100) della Mgu-H e la constatazione che, almeno sul giro
secco, le Frecce d’Argento sono
ancora davanti e non di poco.
Perché se è vero che Kimi
Raikkonen si fa trovare pronto
nel primo sabato amaro del
compagno di squadra, chiudendo alle spalle di Hamilton e Rosberg, il distacco che rimedia –
6 decimi – è notevole, vista la
limitata lunghezza della pista
(4,3 km). Considerare questa
trasferta nordamericana già
persa sarebbe un errore perché
il finlandese nelle libere, prima
che si scatenasse il temporale,
era stato protagonista di giri eccellenti con le gomme morbide.
Poi per tradizione il GP del Canada, anche quando splende il
sole (come ieri) riserva sempre
colpi di scena grazie alle caratteristiche di un tracciato dove si
viaggia sul filo dei 200 km/h di
media oraria, con muretti e cordoli come potenziali trappole.
Insomma le Safety Car sono
(quasi) garantite (11 nelle ultime 17 edizioni) ed è anche questo che si aggrappa Vettel.

1’16”361
1’16”410

1’17”012

16. VETTEL

1’17”344

17. MASSA

1’17”886

18. MERHI

1’19”133

19. STEVENS

1’19”157

-

BUTTON

-

QUALIFICHE 2
1. HAMILTON

1’14”661

2. ROSBERG

1’14”673

3. GROSJEAN

1’15”187

4. RAIKKONEN

1’15”348

5. BOTTAS

1’15”506

6. MALDONADO

1’15”622

7.

1’15”706

HÜLKENBERG

8. KVYAT

1’15”891

9. PEREZ

1’15”974

10. RICCIARDO

1’16”006

ELIMINATI:
11. SAINZ

1’16”042

12. VERSTAPPEN

1’16”245

13. ERICSSON

1’16”262

14. ALONSO

1’16”276

15. NASR

1’16”620

QUALIFICHE 3
1. HAMILTON

1’14”393

2. ROSBERG

1’14”702

3. RAIKKONEN

1’15”014

4. BOTTAS

1’15”102

5. GROSJEAN

1’15”194

6. MALDONADO

1’15”329

7.

Lewis Hamilton, 30 anni, inglese, campione del mondo in carica, in Canada ha vinto tre volte: nel 2007, 2010 e 2012, sempre con la McLaren REUTERS

LA GUIDA
Live su Gazzetta.it
Approfondimenti
su GazzettaTv
Oggi sul circuito Gilles Villeneuve di
Montreal (4.361 m) si corre il GP
Canada, 7a tappa (su 19) del Mondiale
2015. Previsti 70 giri per 305,27 km.
PROGRAMMA (ora italiana) Gara alle
20: diretta su Sky Sport F1 HD, differita
alle 23 su Rai 2.
WWW.GAZZETTA.IT Tempo reale,
notizie, risultati, curiosità e foto sul
nostro sito.
GAZZETTATV Approfondimenti da
studio e collegamenti con i nostri
inviati a Montreal.
MONDIALE PILOTI 1. Hamilton 126
punti; 2. Rosberg 116; 3. Vettel 98; 4.
Raikkonen 60; 5. Bottas 42; 6. Massa
39; 7. Ricciardo 35; 8. Kvyat 17; 9. Nasr
16; 10. Grosjean 16; 11. Perez 11; 12. Sainz
9; 13. Hülkenberg 6; 14. Verstappen 6;
15. Ericsson 5; 16. Button 4.
COSTRUTTORI 1. Mercedes 242 punti;
2. Ferrari 158; 3. Williams 81; 4. Red
Bull 52; 5. Sauber 21; 6. Force India 17.

Verstappen (penalizzato per
l’uso del 5° motore) e a Button
che non ha disputato neppure
le qualifiche per la sostituzione
del propulsore. Il resto della
qualifica si è trasformato in un
festival Mercedes con sette vetture spinte dalle proprie power
unit nei primi dieci: l’unico a
mancare all’appello è stato
Massa, vittima di un calo di potenza.
AFFARE DI FAMIGLIA La pole
ancora una volta è stata un affare di famiglia tra Hamilton e
Rosberg, anche se alla fine non
c’è stata partita. Lewis che ancora nell’ultima sessione di libere appariva così nervoso da
non riuscire a mettere insieme
un giro pulito, nel momento decisivo è stato impeccabile: dopo
aver piegato in Q2 per soli 12
millesimi il compagno di squadra, gli ha rifilato al primo tentativo di Q3 tre decimi, una
mazzata sul morale del re di
Montecarlo, che alla fine è sbot-

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PENALIZZAZIONE

5

Posizioni perse da Vettel
in griglia (più 3 punti sulla
patente) per il sorpasso
su Merhi con bandiere
rosse nelle terze libere
tato con un eloquente «Rubbish
end for qualifing», ossia un finale di qualifiche del cavolo.
Per Lewis la quarta pole su questo tracciato (ma era da cinque
anni che gli mancava), costituisce un trampolino di lancio per
il quarto successo stagionale
(che sarebbe anche il 4° a Montreal), che nella sua mente costituirebbe una sorta di riscatto
dopo la figuraccia rimediata
due settimane fa a Monaco. Nico ha passo e convinzione per
tenergli testa. E se dovesse svi-

lupparsi una delle rare corse regolari visti a queste latitudini
(probabile una sola sosta vista
la scarsa usura delle gomme, a
meno che l’asfalto non si scaldi
troppo) la lotta potrebbe ridursi
a loro due, tanto più che la Mercedes è convinta, grazie all’introduzione della nuova power
unit a in questo GP, di aver risolto i guasti di affidabilità all’Ers
che costarono l’anno scorso la
doppietta. Sulla seconda power
unit contano anche Bottas, Grosjean e Maldonado per una gara
finalmente da protagonisti con
il terzo posto sul podio nel mirino: i nuovi sistemi al debutto
(turbo, Ers, Kers e relative centraline) hanno alzato l’asticella
del massimo sfruttamento della
potenza da 60 a 100 km per la
vita di ciascun motore (circa
4000 km). Non è tantissimo ma
quanto basta per usare anche in
gara quel surplus quando è necessario. Un’altra brutta notizia
per la rossa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

HÜLKENBERG

8. KVYAT
10. PEREZ

1’15”614
1’16”079

9. RICCIARDO

1’16”114
1’16”338

LUNGHEZZA CIRCUITO:
4.361 M
GIRI: 70
DISTANZA GARA:
305,27 KM
GIRO RECORD: 1’13”622
(BARRICHELLO 2002)

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

35

LUCI E OMBRE PER IL CAVALLINO A MONTREAL
1

2

3

● 1. Il podio delle qualifiche a Montreal: da sinistra i piloti Mercedes Nico Rosberg (2°) e Lewis Hamilton (1°)
e il ferrarista Kimi Raikkonen (3°) ● 2. Sebastian Vettel ai box del Cavallino osserva i meccanici al lavoro
sulla sua SF15-T ● 3. La monoposto del tedesco dopo la disastrosa Q1 REUTERS-COLOMBO

A Seb stavolta va tutto storto
1Il tedesco perde pure 3 punti sulla patente: «Ma l’auto è veloce». Kimi (3°) nervoso col box
Paolo Ianieri
INVIATO A MONTREAL

«P

16. P16» «Biip». Il pomeriggio bestiale di
Sebastian Vettel si
consuma con questo laconico
messaggio dal box e la risposta
del pilota tedesco censurata
dalla regia. Tutto poteva aspettarsi Seb, ma non che la sua corsa in qualifica potesse durare
così poco. A stoppare la rincorsa di Vettel almeno alla seconda
fila, un problema della centralina elettronica, manifestatosi
dopo pochi minuti dal via della
Q1 e che intervenendo sulla gestione del motore, ha mandato
in tilt l’Mgu-H della rossa. «Ho
un problema» il messaggio radio lanciato da Vettel.
80 CAVALLI A nulla è servita la
lunga pausa: quando a 2’40”
Vettel è tornato in pista con le
supersoft per cercare di guadagnare la Q2, la SF15-T non era
la stessa con la quale al mattino
aveva ottenuto il 7° tempo (ma
senza poter provare la mescola
più morbida per le bandiere
rosse), con circa un’ottantina in
meno di cavalli. «Ci abbiamo
provato, fossimo riusciti a conquistare la Q2 avremmo avuto
almeno un po’ di tempo in più
per provare a recuperare la situazione, invece la macchina
non aveva potenza» la disamina
di Seb. Eliminato dalla McLaren-Honda dell’ex Fernando
Alonso. Ha avuto due tentativi
il tedesco: il primo, chiuso in
1’17”344, lo ha portato a una

impossibile. Alla luce di quanto
fatto da Kimi, credo che il 3° posto fosse il massimo al quale poter puntare».

RAIKKONEN HA FATTO
UN ERRORE NEL SUO
MIGLIOR GIRO: SI VEDE
CHE LA MACCHINA GLI
SCAPPA UN PO’
POTEVAMO AVERE DUE
GIUBBE ROSSE LÀ
DAVANTI E NON
AVERCELA FATTA MI FA
INC...RE MOLTO
MAURIZIO ARRIVABENE
TEAM PRINCIPAL FERRARI

manciata di centesimi dallo
spagnolo, ma nel secondo il ferrista ha fatto addirittura peggio, girando 1”3 più piano. «Appena uscito dal garage ho sentito che qualcosa non andava»
spiega Vettel. A peggiorare la situazione per il ferrarista la retrocessione di cinque posti sullo
schieramento (e tre punti di penalità sulla patente) decisa dai
commissari per aver superato al
mattino in FP3 la Manor di Roberto Merhi in regime di bandiera rossa.

Sebastian Vettel, 27 anni, finora 5 podi con il trionfo in Malesia COLOMBO

RIMONTA Se è deluso da quanto successo, il quattro volte
campione del mondo non lo dà
a vedere. «Domani (oggi;
n.d.r.) abbiamo tante possibilità di fare abbastanza punti lo
stesso. Non ci serve neppure
fortuna, perché l’auto è buona e
va veloce. Partire davanti è
sempre più facile, ma nulla è

PUNTA Le speranze più grosse
di casa Ferrari sono affidate a
Kimi Raikkonen, che centra la
miglior qualifica dell’anno e per
la prima volta è davanti al compagno, penalizzato dal guaio
tecnico. C’è la sua Ferrari alle
spalle del duo Mercedes Hamilton-Rosberg e davanti ad altre 4
monoposto spinte dalla powerunit tedesca. «Il weekend è andato abbastanza bene, vediamo
cosa succede in gara. Questo
per me è un giorno migliore, ma
non siamo ancora dove vorremmo, per cui non posso dire di essere contento» dice il finlandese. Che durante la Q2 ha dato
via a uno dei suoi famosi siparietti via radio con il box. «Pensavo di dover fare un altro giro.
Queste cose dovete dirle subito.
Sveglia» il lamento di Kimi, con
scuse del suo ingegnere di pista
David Greenwood.
DELUSO Chi è invece arrabbiato, e non lo nasconde, è Maurizio Arrivabene, il team principal. «Kimi ha avuto un calo delle gomme nel finale del suo miglior giro, si vede che la
macchina gli scappa un po’. Abbiamo calcolato che senza quel
problema potevamo finire davanti a Rosberg. Lo stesso
avrebbe potuto fare Seb. Potevamo avere due giubbe rosse lì
davanti e non esserci riusciti mi
fa parecchio incazzare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TACCUINO
F.4 TEDESCA

Schumi jr, che botta!
● (f.c.) Incidente in pista per
Mick Schumacher, il figlio di
Michael che gareggia nel
campionato tedesco di F.4.
Dopo una collisione con un
rivale a Zeltweg, in Austria, la
sua macchina ha perso l’ala
anteriore ed è andata a
sbattere contro un muretto. Il
pilota è uscito da solo dalla
macchina facendo cenno col
pollice di essere a posto.

FORMULA E

Piquet 1° a Mosca
● (mar.ge.) Nelsinho Piquet ha
vinto a Mosca la terzultima
gara della Formula E. Secondo
Di Grassi mentre Buemi, terzo,
è stato penalizzato di 29
secondi precipitando al 9°
posto. Grazie a questo
successo, Piquet consolida la
leadership. In classifica
conduce con 128 punti, davanti
a Di Grassi (111) e Buemi (105).

WTCC IN RUSSIA

Muller parte in pole
● (an.gat.) A Mosca Yvan
Muller (Citroën) centra la pole
nel Mondiale turismo davanti a
José María López (Citroën).
Terzo Gabriele Tarquini
(Honda). Oggi gare alle 11 e
alle 12 (diretta Eurosport).

PARLA JACQUES SR

«Io e Gilles, quella doppia vittoria a Montreal»
1Nonostante i 61 anni, «l’altro» Villeneuve

1

corre ancora in auto: «Il mio cruccio? Non
avere più rapporti con mio nipote Jacques»
INVIATO A MONTREAL

H

a vinto anche lui su questa pista, in un weekend
speciale. Per la Ferrari.
Per Enzo Ferrari, che vinse una
scommessa. Per un Paese che in
un attimo si ritrovò sulla cartina
dell’automobilismo che contava. Era l’ottobre 1978. «Correvo
in F. Ford e il sabato vinsi la gara. Andai da Gilles e gli dissi:
“Domani tocca a te”. E arrivò il
primo successo con la Ferrari».

Jacques Villeneuve zoppica vistosamente mentre fa avanti e
indietro dal camion della MB
Racing. Colpa dell’ultima (di
un’infinità) frattura alla tibia
destra rimediata in febbraio in
motoslitta. A 61 anni, il fratello
di Gilles ancora non è riuscito a
dire basta. Nel weekend del GP
del Canada c’è anche lui in pista
(11° nella prima gara), su una
F.1600, a oltre 10 anni dall’ultima corsa in macchina. «Ma è come in bici: una volta imparato,
non te lo scordi più. Mi hanno

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2

3 1. Jacques
Villeneuve Sr,
61 anni;
2. Gilles
Villeneuve;
3. Jacques
Villeneuve, 44
COLOMBO

offerto una macchina. È il nome
Villeneuve che vogliono, anche
se non faccio risultato».
CANCRO Incidenti tanti. Resurrezioni di più. La più importante, contro il cancro. «Ho iniziato
a stare male nell’inverno 2013,
pensavo fosse una forte influenza. Avevo sempre un male fortissimo allo stomaco, i medici
all’inizio non capivano. Poi, gli
esami: cancro, non operabile,
nella parte posteriore dello stomaco. Mi hanno proposto un
trapianto del midollo spinale,
ma avrei dovuto restare tre settimane in isolamento. Ho detto
di no. Dopo 8 sessioni di chemioterapia, il cancro si è fermato». La vita va avanti. «In inver-

no mi annoiavo. Così ho costruito il motore per la mia motoslitta. Ma a New York, proprio il
motore mi ha tradito, è rimasto
accelerato e in una curva sono
finito fuori. Tibia k.o., ma in
ospedale ci sono andato 3 giorni dopo. Tanto le ossa si aggiustano...».
GILLES Adesso è qui, due gare
dopo qualifiche sotto l’acqua:
13°, primo dei master, su 38
iscritti. Un Villeneuve sulla pista intitolata a Gilles. «Ma non
ho bisogno di essere qui per
pensare a lui. Abbiamo fatto
tante cose assieme, eravamo
due gemelli». L’unica cosa che
lo rattrista è quando si arriva a
Jacques, suo nipote. I rapporti
tra i due sono interrotti da anni.
«Quello che è successo con Jacques non lo capisco». E si vede
che ci soffre.
p.i.
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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Formula 1 R GP Canada

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Lewis: «Tempo alla cieca»
Nico: «Giro spazzatura»

1Hamilton risorge dopo molti errori: «E potevo fare anche meglio...»
Rosberg mastica amaro: «Peccato, per fortuna qui si può superare»

Andrea Cremonesi
INVIATO A MONTREAL

E

cco la forza del campione.
Lewis Hamilton riemerge
sul più bello quando già si
comincia a pensare che il guaio
di Montecarlo ne abbia intaccato le certezze. Perché dopo aver
chiuso le libere del venerdì contro le gomme per un errore indotto dalla scelta azzardata della Mercedes di spedirlo in pista
sotto l’acquazzone (ma c’era
anche Nico Rosberg e il tedesco
aveva riportato la propria vettura intatta), il sabato del campione del mondo si riapre con una
sessione di prove libere sconcertante tra errori e dritti.
Lewis non riesce a mettere insieme neppure un giro pulito, al
punto di chiudere la sessione all’ultimo posto. Troppo bello
(agli occhi di Rosberg e dei ferraristi) per essere vero. E infatti
quando si comincia a fare sul serio, Lewis non perdona: qualifiche perfette, miglior tempo in
Q2 e in Q3, sesta pole stagionale, quarta su questo tracciato, la
44a della carriera (lo stesso numero che porta sulla macchina)
su un tracciato dove ha già colto
tre vittorie e un terzo posto.
«Sono felice perché non è stato
un giorno facile. Le libere erano
state complicate, non ero riuscito a completare alcun giro puli-

de giusto. Anche se sinora non
tutto è filato liscio in questo fine
settimana, la cosa importante è
di aver ritrovato il buon ritmo
che avevo a Montecarlo. Però le
qualifiche non danno punti e ci
aspetta una gara impegnativa
per le gomme e quant’altro».
Nelle libere la Ferrari ha mostrato un gran passo.
«Sono cresciuti in questo fine
settimana. Hanno un buon passo ma credo anche maggior degrado rispetto a noi. Chiaro che
avendo girato poco nelle libere,
non abbiamo molte informazioni sulla distanza, ma credo che
quanto abbiamo realizzato io e
Nico nelle qualifiche costituisca
un’ottima base per la corsa».
DELUSIONE NICO La prima fila
non accontenta Rosberg come
rivela il suo rude messaggio radio al termine dell’ora di qualifica. «That was a rubbish end to
qualifying», un finale di qualifica da gettare nella spazzatura.
«Riassumeva esattamente che
cosa ho provato. Avevo un buon
feeling ma non sono stato in
grado di concretizzarlo. Ho accusato un po’ di problemi di
aderenza al posteriore soprattutto col primo treno e ora dobbiamo capire perché. Ma la realtà è che non sono riuscito ad
andare più forte di così. È spiacevole ma su questa pista si può
superare, dunque…».

Hamilton (in primo piano) e Rosberg: per la 3a volta in questa stagione i due partono in prima fila in quest’ordine REUTERS

to, principalmente per colpa
mia, così sono andato in qualifica un po’ alla cieca, senza avere
una idea precisa sull’assetto.
Qui ho vinto la mia prima gara
nel 2007, tornare qui è sempre
speciale, conquistare la pole
poi…».
Le è bastato il primo giro.
«Sì, il primo tentativo è andato

bene anche se avrei potuto fare
pure meglio. Il secondo era iniziato in maniera altrettanto positiva ma poi ho perso tempo
nel settore centrale».
Lo considera una prova di forza
dopo quello che è accaduto nelle
ultime due settimane?
«No per niente. Però è stato di
certo positivo ripartire col pie-

I GUAI DI VETTEL?
MEGLIO PER NOI.
MA OCCHIO ALLA GARA:
IN MOLTI AVRANNO
PROBLEMI AI FRENI
TOTO WOLFF
TEAM PRINCIPAL MERCEDES

SODDISFAZIONE TOTO Toto
Wolff gongola pensando che oltre alla prima fila ci sono ben 7
motori Mercedes nei primi 10 e
che la Ferrari abbia una sola
vettura là davanti: «È curioso
che nel momento in cui getta
nella mischia il motore evoluzione la Ferrari abbia avuto un
problema con Vettel. Meglio per
noi perché Seb aveva un gran
passo venerdì. Però ci attende
una gara impegnativa, tanti
avranno problemi di freni».
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RALLY NEL PAVESE

Muore pilota
travolto da auto
nel «4 regioni»

Ciro Bernini, il rallysta morto
● Un incidente è costato la
vita ad un pilota durante il
Rally 4 Regioni, scattato
venerdì sera da Pavia.
Durante un trasferimento
dall’autodromo di Castelletto
di Branduzzo a Salice Terme
Ciro Bernini, sceso dalla
sua auto rimasta in panne, è
stato travolto da un’altra
vettura (che non partecipava
al Rally) che stava transitando
in quel momento. L’incidente è
avvenuto all’altezza di
Retorbido, nel Pavese. Bernini
era sceso insieme al co-pilota
dall’auto che si era fermata
per un guasto. In quel
momento è passata una
vettura che ha investito
entrambi i partecipanti al
Rally. Per Bernini non c’è
stato nulla da fare: troppo
gravi le ferite riportate
nell’investimento. Meno gravi
le conseguenze per il copilota. Bernini, pavese, era un
grande appassionato di
motori. Nonostante
l’incidente la manifestazione
continua: a chiederlo è stata
la sorella di Ciro Bernini,
anche per onorare la
memoria di suo fratello.

SBK IN PORTOGALLO

Giugliano, ancora una pole: «Adesso punto a vincere»
1Il ducatista segna il giro più veloce davanti
a Sykes e al compagno di squadra Davies:
«Ma il caldo crea problemi alla moto»

Paolo Gozzi
PORTIMAO (PORTOGALLO)

D

avide Giugliano, sarà la
volta buona? Il 25enne
romano porta la Ducati
in Superpole approfittando del
traino gentilmente offerto da
Tom Sykes. «Nel giro di lancio
ho visto che guardava il cruscotto, pensavo avesse problemi e quando ho capito che ce

l’avevo attaccato non potevo
mollare», ha spiegato l’inglese
della Kawasaki. Giugliano ha
dato seguito al primato di venerdì, strappando la 2° pole nei
3 GP disputati dopo il rientro
dall’infortunio di Phillip Island.
Adesso mancherebbe la prima
vittoria con la Panigale col nuovo scarico, che le avversarie
non ritengono conforme. «Il
caldo ci crea qualche problema,
punto alla gara del mattino, poi

vedremo», è il piano di Davide.
Ma ci sarà da fare i conti con la
Kawasaki velocissima e ferita:
oltre alla pole regalata da Sykes
nel sabato di passione, c’è stata
anche la rovinosa caduta del
capofila Jonathan Rea, affondato in terza fila (8° tempo). Le
due verdone hanno i passi migliori, ma la Ducati può giocare
le sue carte anche con il coriaceo Chaz Davies, terzo e sempre incisivo sulla distanza. Bene anche Matteo Baiocco (6°),
in crescita con la rossa satellite.
In attesa del rientro del quasi
44enne Max Biaggi a Misano
(21 giugno), l’Aprilia soffre gli
errori di Leon Haslam, che ha
sprecato la supersoffice chiu-

dendo in seconda fila (5°).
SUPERSPORT Sorride la Mv
Agusta per il 15° centro Supersport del francese Jules Cluzel
davanti al turco Kenan Sofuo-

glu (Kawasaki), capofila del
Mondiale e sempre in pena per
la sorte del figlioletto Hamza,
undici settimane, sempre in coma per un’ischemia.
STOCK Continua la sfida tricolore nella Coppa del Mondo
Stock: Roberto Tamburini
(Bmw) è in pole davanti al capolista Lorenzo Savadori (Aprilia).

Davide Giugliano, 25 ALEX PHOTO

Risultati delle qualifiche del GP Portogallo, 7° round (su 13) del Mondiale
Superbike a Portimao (4.592 m):
1. Giugliano (Ita-Ducati) 1’41”764;
2. Sykes (GB-Kawasaki) 1’41”880;
3. Davies (GB-Ducati) 1’42”123;
4. A.Lowes (GB-Suzuki) 1’42”198;
5. Haslam (GB-Aprilia) 1’42”217;

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6. Baiocco (Ita-Ducati) 1’42”468;
7. Guintoli (Fra-Honda) 1’42”641;
8. J.Rea (GB-Kawasaki) 1’42”902;
9. Torres (Spa-Aprilia) 1’42”975;
10. Badovini (Ita-Bmw) 1’43”067;
11. Mercado (Arg-Ducati) 1’43”327;
12. D.Salom (Spa-Kawasaki) 1’43”609.
Superpole 1:
13. Van der Mark (Ola-Honda) 1’43”272;
14. Camier (GB-Mv Agusta) 1’43”468;
15. Ramos (Spa-Kawasaki) 1’43”488;
16. De Puniet (Fra-Suzuki) 1’44”273;
17. Terol (Spa-Ducati) 1’44”992;
18. Ponsson (Fra-Kawasaki) 1’45”066;
19. Barragan (Spa-Kawasaki) 1’45”640;
20. Canepa (Ita-Kawasaki) 1’45”674.
Programma Oggi su Italia 1 alle 11.30
gara-1 Sbk, alle 12.40 gara Supersport
e alle 14.10 gara-2 Sbk. Italia 2 offre
anche la Coppa del Mondo Stock 1000
(ore 15.15).
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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Ciclismo R L’evento

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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BICI MONOSCOCCA, RAPPORTO 64X16. DIRETTA SU EUROSPORT E SKY SPORT 2 DALLE 19.15
L’IDENTIKIT

IL RECORD
DELL’ORA

Bradley Wiggins
Nato il: 28 aprile 1980
a: Gand (BEL)

52,937

52,491
51,852
51,115
49,700

Altezza: 190 cm
Peso: 69 kg

CARRIERA
Professionista dal 2002

Vittorie 37

46,159
45,798

35,325

Crono
individuali

Record realizzati con bici speciali
e posizioni estreme: cancellati dall’Uci
Record riconosciuti dall’Uci
(bici da inseguimento)

19
1h
SU PISTA
ORI OLIMPICI 3
Atene 2004
Inseguimento

6
MONDIALI
Stoccarda 2003
Inseguimento

Manchester 2008

Pechino 2008
Inseguimento
e quartetto

Maiorca 2007
Inseguimento
e quartetto

Inseguimento, quartetto e Americana

TOUR DE FRANCE
2012

1

ORO OLIMPICO
Londra 2012

1

Desgrange
Coppi
Anquetil
Merckx
Moser
Indurain
Boardman
Sosenka
Voigt
Brandle
Dennis
Dowsett

Cronometro

1
MONDIALE
Ponferrada 2014
Cronometro

FRA
ITA
FRA
BEL
ITA
SPA
GB
R. CEC
GER
SVI
AUS
GB

11-05-1893
07-11-1942
29-06-1956
25-10-1972
23-01-1984
02-09-1994
06-09-1996
19-07-2005
18-09-2014
30-10-2014
08-02-2015
02-05-2015

Parigi
Milano (Vigorelli)
Milano
Città del Messico
Città del Messico
Bordeaux
Manchester
Mosca
Grenchen (Svi)
Aigle (Svi)
Grenchen (Svi)
Manchester

TUTTI I SEGRETI DELLA PINARELLO BOLIDE HR (Hour Record)
Casco
e scarpe
color oro

MANUBRIO

TELAIO

SELLA

In titanio, pesa 600 grammi:
creato con un modello 3D sul corpo
di Wiggins

Monoscocca in carbonio
creato con un solo stampo.
Stesse geometrie
del Bolide crono

Fizik (più corta del normale)
con reggisella integrato

51,151

56,375

53,040

NUMERO DI GIRI
Per eguagliare
il record di Dowsett

Dati espressi in km

SU STRADA

49,432

211

Per centrare
l’obiettivo di 55,250 km

TEMPO A GIRO
250 m

16’’1-16’’2

221

IL VELODROMO

DIRETTA TV

LIVEBLOG

Pista di 250 metri
in legno

Sky Sport 2 HD
Eurosport
dalle ore 19.15

su Gazzetta.it

PESO TELAIO

LO SAPETE CHE IN UN’ORA...

1,9 kg

L’UOMO percorre

PESO BICI

RUOTE

TUBOLARI

Lenticolari,
la coppia costa
7.000 euro

Vittoria pista Gold,
color oro

7 kg

21,285 km
Il record dell’ora in pista è di Gebrselassie 2007

RAPPORTO

LO STRUZZO

59x14 = 8,84 m
oppure
64x16 = 8,40 m

48 km
IL CICLOMOTORE (50 cc)

CARRO
POSTERIORE

FORCELLA

E’ dritta e non tonda.
Distanza millimetrica tra forcella e ruota

PEDALI

Speedplay

Ridotto di 5 cm:
maggiore rigidità

PRESSIONE
TUBOLARI

12

50 km

atmosfere
FOTO GETTY - GDS

Wiggins, riscrivi la storia

1Londra, velodromo olimpico: il Baronetto (con la barba) cerca «il record» dell’ora
Da battere Dowsett: 52,937 km. Per prepararsi, ha guardato i match di boxe di Ali
Ciro Scognamiglio
INVIATO A LONDRA
twitter@cirogazzetta

I

di Chris Boardman, limite cancellato dall’Uci come tutti quelli ottenuti con bici speciali. I ragionamenti di Wiggins, come al solito, brillano per
precisione: «Non ho lasciato niente al caso. La
pressione atmosferica e il clima giocano un ruolo
importante (il tempo all’esterno dovrebbe essere
buono, ndr), io mi sono allenato a Maiorca e in
una camera riscaldata. Ho avuto un nutrizionista, che mi ha fatto capire quanto sia fondamentale bere, dover sempre avere una bevanda a portata di mano. Mentalmente, lo sforzo è simile a
quello fatto quando avevo scalato il Ventoux al
Tour 2009. Caldo, un’ora di salita, il tentativo di
non mostrare agli avversari quando eri in crisi».

momenti che segnano un prima e un dopo.
Quelli che sei felice di avere vissuto e poi ricordi per sempre. Quelli da cui non si potrà
prescindere né adesso né mai. L’Ora di Bradley
Wiggins è esattamente questo. Ed è arrivata: stasera, 18.30 London Time, (19.30 in Italia), al Lee
Valley Velo Park della capitale britannica, il Velodromo Olimpico. C’è un limite vecchio appena 36
giorni da battere: 52,937 di un altro inglese, Alex
Dowsett. E forse muri ben più ambiziosi da oltrepassare. L’unico che poteva pensarci era proprio STORIA Anche la conoscenza della storia è all’alsir Brad. Sì, lui alternativo come
tezza di chi vuole accoppiare l’Ora
pochi nella vita e pure in bicicletta,
al Tour alla maniera di Coppi, Mercome dimostra la sua parabola
BRAD PENSIERO
ckx, Anquetil e Indurain. «Miguel
unica: fuoriclasse della pista, pri- «Non c’è nulla che
(è a Londra, ndr) è stato un idolo
mo britannico a vincere il Tour e
della mia infanzia. Era così inforadesso di nuovo a girare in tondo ami come l’Ora.
male e allo stesso tempo perfetto.
E’ come scalare
per la penultima sfida.
Gli oltre 49 chilometri che fece Eddy negli Anni 70 restano una preil Ventoux al Tour»
BRIVIDI Già: per l’ultima se ne
stazione fantastica. Ma se mi chieparlerà tra un anno, l’oro di Rio «Mi sono allenato
dete quale sia stata la migliore Ora
2016 nell’inseguimento a squadre.
in termini di performance pura, alMa qui è dell’Ora che si deve discu- a Maiorca in una
lora dico quelle del Rominger che
tere. Lo impone la cronaca, pronta camera riscaldata.
fece 55,291 (Bordeaux, 5 novema trasformarsi in qualcosa di più. Obiettivo? 55,250»
bre 1994, ndr). Può essere il riferi«Non c’è nulla che ami come l’Ora
mento da tenere a mente. E’ con lui
– dice il Baronetto, che userà la Pinarello Bolide e Boardman che mi voglio confrontare».
HR e sul rapporto pensa a un 64x16 (alternativa,
59x14) —, anche se a volte mi fa pensare a un RICORDI L’asticella alta è il filo rosso di una carmatrimonio. Sì, nel senso che sei costretto ad in- riera. Dicono che Wiggo si sia preparato ripasvitare delle persone, non avresti voluto ma lo de- sando non solo la storia del ciclismo, ma dando
vi fare per forza. Farlo a fari più spenti non sareb- pure un occhio ai momenti-simbolo di tutto lo
be stato male». Impossibile, naturalmente: i sport, come i match di pugilato del grande
6.000 biglietti venduti in 7 minuti e i tanti media Muhammad Ali. E che si sia proposto l’obiettivo
rimbalzati spiegano abbastanza l’attesa che si vi- di reggere il ritmo di 1’04” (!) ogni chilometro,
ve. «Avrei potuto tentare una settimana dopo la sperando che la pressione dell’aria sia davvero
Roubaix (il suo addio al grande ciclismo su strada ideale. Lui filosofeggia che «alla fine della gioril 12 aprile, ndr), ma non sarebbe stato rispettoso nata, la questione sarà tutta nella potenza che
dell’amore che porto al record. Voglio andare ben riesci a scaricare sui pedali». Ma in realtà questa
oltre, un obiettivo possono essere i 55,250 chilo- è anche (soprattutto?) una faccenda di cuore. E’
metri (221 giri dell’anello da 250 metri, tempi at- sempre così quando c’è un’Ora da battere. E la
torno ai 16”, ndr)». Ma non sono pochi quelli che storia da scrivere.
pensano si possa avvicinare ai 56,375 chilometri
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fLO SPECIALISTA AZZURRO

Viviani: «Vi stupirà
La pista è il suo mondo
Può toccare 55,5 km»
Mattia Bazzoni

«V

edrete, Wiggo farà un record stratosferico: dai
55,5 chilometri in su». Elia
Viviani a 26 anni ha i titoli
per fare previsioni sull’Ora.
E ha anche i privilegi per utilizzare il nomignolo con il
Baronetto più famoso del ciclismo. I primi, il veronese li
ha conquistati su un terreno
comune, la pista, dove ha
vinto quattro ori europei, un
bronzo e due argenti mondiali. I secondi nascono dai
mesi trascorsi insieme nella
culla del Team Sky, da gennaio a maggio: «A Maiorca
abbiamo parlato dei nostri
piani per Rio 2016. Bradley
è incredibilmente caparbio.
Quando preparava la Roubaix gli chiesi: “Dopo staccherai qualche giorno?”.
“No, no, ho già la testa al record”».
Che cosa significa cimentarsi in una sfida simile?
«Per capirci: l’altro giorno
ho girato in 16”-16”1 a giro
per 4’. Lui lo farà per 60. Ser-

ve molta concentrazione: esiste solo la linea nera e la tabella
dei tempi. Non c’è un avversario da battere, se non la storia».
Si dà per scontato che riesca a
battere Dowsett.
«Non solo, ma farà un record
stratosferico: percorrerà dai
55,5 km in su. Del resto, vedete
altri pistard alla sua altezza?
Gli “stradisti” possono imparare la tecnica, ma il gap è troppo
grande. E poi, dopo Wiggo, non
so in quanti vorranno ancora
provare l’Ora...».
Pista e strada: quali differenze?

Nibali contro Froome
da oggi al Delfinato
● Con la Ugine-Albertville, 131,5
km, scatta oggi in Francia il 67°
Giro del Delfinato, che si
concluderà domenica 14 giugno.
Al via i vincitori degli ultimi due
Tour, Vincenzo Nibali e Chris
Froome, ma anche il campione
in carica Andrew Talansky e gli
spagnoli Valverde e Rodriguez.
Diretta su Eurosport dalle 13 e
su RaiSport 1 dalle 13.30.

«In pista cambia il modo di pedalare: spingi di più in rettilineo e accompagni in curva perché la forza centrifuga dà velocità. La cadenza di pedalata è
più elevata: in pista sei sui 100105, in una crono 85-90. Anche
il modo di guidare la bici fa la
differenza: vedrete Wiggins
più largo in rettilineo per avere
la migliore traiettoria in curva».
In cifre, quanto vale questa abilità?
«A parità di “cilindrata”, la classe di Bradley vale da sola 2-3
giri in più rispetto a Dowsett,
cioè oltre mezzo chilometro. Il
punto è che il velodromo è l’habitat naturale di Wiggo. Non ho
mai visto nessuno con la sua
eleganza: non lo troverete
scomposto in sella neanche al
58° minuto».
Vi siete allenati insieme in pista?
«Ci siamo incrociati da avversari. Lui è sempre stato il mio modello: lo osservavo sempre, anche mentre si riscaldava, per
imparare il più possibile».
Per Jack Bobridge fare l’Ora è
stato come morire, per Wiggins
non sarà più duro di scalare il
Ventoux: dove sta il bluff?
«Attenzione, Bobridge è partito
a tutta e si è ritrovato senza
energie: ecco perché quella
sensazione. Wiggins saprà tenere un passo più regolare. Lo
sforzo in watt forse può essere
paragonato a quello di una lunga salita, ma in pista non puoi
cambiare rapporto e serve una
concentrazione maggiore».
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40

Basket R Finali Nba

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Maledizione Irving
Anche i bookmaker
affossano i Cavs
1Frattura alla rotula sinistra: LeBron sempre più solo

Kyrie Irving, 23 anni, a sinistra in azione in gara1 e sopra nel momento dell’infortunio durante il
supplementare della gara, quando è caduto ai
piedi di Klay Thompson dei Warriors REUTERS

Cleveland perde ogni speranza, Blatt sotto accusa

Massimo Oriani
INVIATO A OAKLAND (USA)

Las Vegas, dove qualche dollaruccio gira
con le scommesse, ci hanno messo due minuti ad affossare i Cavs. Appena arrivata la
notizia della frattura alla rotula sinistra di Kyrie
Irving, che lo costringerà ad andare sotto i ferri e
star fermo 3-4 mesi, la quota per la vittoria del
titolo dei Warriors si è praticamente dimezzata.
Niente Love, niente Irving, niente
anello per King James.

AGONIA Cleveland invece deve solo guardare
avanti, partendo dalla gara-2 di stanotte. Senza
Irving c’è la possibilità che Shumpert giochi qualche minuto da play, come ai tempi
del college a Georgia Tech. Ma
Blatt non dovrà inventarsi nulla di
LA CHIAVE
nuovo perché in questa situazione
CAPRO ESPIATORIO L’impresa già
si è già trovato più volte nella ponon semplice alla vigilia, complistseason. Matthew Dellavedova
catasi con una gara-1 persa nonodovrebbe partire in quintetto costante i 44 punti di LeBron, ora dime già accaduto contro Atlanta in
venta impossibile. Da James a
finale Est. «Matty ha fatto parte
Blatt, tutti parlano con estrema po- Punti a gara segnati
della nostra rotazione tutto l’anno
litically correctness, ma sono frasi in area nei playoff
— ha spiegato l’ex tecnico del Macdi circostanza. Nel buio della loro
dai
Cavs
con
Irving:
cabi — e ha sempre fatto un gran
cameretta ben sanno che ormai è
lavoro. La squadra e io crediamo in
solo questione di «quando» e non senza di lui invece
lui, si farà trovare pronto». Per spedi «se» Golden State celebrerà il scendono a 31,8
rare di allungare la serie, i Cavs doprimo successo in 40 anni. Diciamo che al massimo Cleveland può sperare di vranno pescare il jolly di una partita da 30 punti
strapparne una in casa. Punto. E, come accade con 7 triple di JR Smith, o di una serata di grazia
quasi sempre in questi casi, stupidamente, si cer- di James Jones. Ma stiamo parlando solo di proca il colpevole. Il capro espiatorio per molti, es- lungare l’agonia, con una squadra che diventa
sendo ormai diventato il sacco da boxe preferito ancor più perimetrale senza le penetrazioni del
degli americani, è già stato individuato in David suo play titolare. Vero, dalla loro parte hanno il
Blatt, che non avrebbe dovuto lasciare in campo numero uno al mondo, ma provate a pensare al
Irving 43’ in gara-1 visti i problemi di tendinite quintetto di inizio stagione: Irving, Love e Va-

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Golden State guida 1-0
Stanotte alle 2 c’è gara-2
● Gara-2: stanotte notte (ore 2 italiane) a
Oakland, diretta su Sky Sport 2 HD.
● Le altre sfide: Gara-3: martedì a Cleveland.
Gara-4: giovedì a Cleveland. Eventuale gara-5:
domenica Oakland. Ev. gara-6: martedì 16 a
Cleveland. Ev. gara-7 venerdì 19 a Oakland.
● Serie: 1-0 Golden State (gara-1 108-100 d.t.s.)

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B&B

Interpreti
e traduttori

A

rejao sono tutti e tre k.o., Waiters è stato ceduto.
Resta solo LeBron di quel gruppo. Ora gioca senza pressione perché non ha più nulla da perdere,
nessuno si aspetta che possa fare il miracolo, ma
negli ultimi anni non è sembrato sentirla indipendentemente dalla situazione in cui si è trovato, dopo essersi tolto la scimmia dalla spalla del
primo anello nel 2012 con Miami. I Cavs, oltre
alla disperazione per il vedersi sfuggire dalle mani una finale Nba, dovrebbero essere anche preoccupati per il futuro di Irving, entrato nella Nba
con l’etichetta di giocatore a rischio. Nell’unico
anno di college con Duke nel 2010-11 disputò solo 11 partite, fermato da una grave infortunio al
legamento di un alluce che per un momento sembrò addirittura metterne a rischio la carriera. Nei
pro’ ha sempre lottato con una lunga serie di guai
fisici. Troppi per un ragazzo di soli 23 anni. Povera Cleveland, 51 anni di frustrazione, senza titoli
professionistici, stanno per diventare 52.

allo stesso ginocchio che lo avevano costretto a
giocare questi playoff a singhiozzo. I Cavs smentiscono che ci sia una diretta correlazione tra
quell’infortunio e la frattura, i maligni (tra cui
padre e agente del giocatore) insinuano il dubbio
invece che il cedimento sia derivato proprio dall’eccessivo stress sull’arto già malconcio.

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cura e specialisti: € 7,92; n. 15
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Basket R Semifinali gara-5

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

41

TRE FLASH DA RICORDARE
PER UN 3-2 BELLISSIMO
Cinque gare e il punteggio di questa serie
appassionante di semifinale tra Milano e Sassari
che è ora sul 3-2 per la squadra di Sacchetti, un
vantaggio costruito col blitz di gara-1, mantenuto
poi nelle due gare casalinghe del Palaserradimigni.
Un temporaneo 3-1 dal valore altissimo,
considerando che prima di martedì scorso il Banco
di Sardegna contro Milano era, in casa, 0-5. Ieri
pomeriggio, dopo i primi due quarti da dimenticare,
ecco la rimonta che tiene viva l’Olimpia, senza lo
squalificato Hackett: domani sera, sull’isola, lo
spettacolo sarà ancora una volta assicurato.

L’ESORDIO EA7 CON K.O.
● IN GARA-1 NON BASTA MARSHON BROOKS
Brooks a confronto: MarShon è il migliore di Milano
in una serata dove Sassari è la prima squadra
italiana a espugnare il Forum quest’anno CIAM-CAST

LA DOPPIETTA DI SASSARI: UN EVENTO
● LOGAN SPACCA GARA-4
Dopo aver perso gara-2 al Forum, il Banco torna
sull’isola facendo tesoro del fattore campo: arrivano
il 2-1 e 3-1 con un Logan da impazzire CIAM-CAST

QUEI DIECI MINUTI INDIMENTICABILI
● I TRE TENORI DOMINANO GARA-5
Nel terzo quarto Gentile, Samuels (nella foto) e un
redivivo Moss fanno onde e segnano 28 dei 30 punti
con cui Milano stende il Banco, fermo a 11 CIAM-CAST

Milano, dal baratro alla rinascita
1Sassari va avanti di 15 dopo appena 14’, poi il 30-11 del terzo quarto sblocca l’EA7
MILANO

95

SASSARI

88

LE PAGELLE di CHIABO
GENTILE, SAMUELS E MOSS DECISIVI
LAWAL E MBODJ: SOTTO CANESTRO NON VA

(23-26, 41-53; 71-64)
EA7 MILANO: Ragland 4 (2/5,
0/3), Gentile 25 (11/17, 0/4), Moss
11 (3/4 da 3), Melli 14 (3/3, 2/5),
Samuels 24 (9/12); Brooks 6 (1/2,
1/2), Cerella 2 (1/1, 0/2), Kleiza 9
(2/3, 1/2), Elegar (0/1), Tabu (0/1 da
3). N.e.: Gigli, Pecchia. All.: Banchi.
BANCO SARDEGNA SASSARI:
Logan 21 (2/3, 5/10), Dyson 11
(1/6, 2/5), Sanders 10 (3/5, 1/2),
J.Brooks 12 (1/2, 3/3), Lawal 13
(4/6); Sosa 14 (3/9, 2/3), Devecchi
3 (1/1 da 3), B.Sacchetti 4 (2/2),
Mbodj (0/2), Vanuzzo. N.e.:
Formenti, Chessa. All. R. Sacchetti.
ARBITRI: Sahin, Seghetti, Di
Francesco.
NOTE - T.l.: Mil 16/24, Sas 14/26.
Rim.: Mil 41 (Gentile, Samuels 9),
Sas 30 (Brooks 7). Ass.: Mil 21
(Ragland 7), Sas 14 (Dyson 4).
Prog.: 5’ 13-11, 15’ 31-42, 25’ 57-62,
35’ 81-70. Usc. 5 f.: Ragland 39’ 17”
(91-84), Cerella 39’51” (93-88). Ant.:
Logan 27’26” (61-63). Spett. 9850.

Luca Chiabotti
MILANO

S

assari domina la partita
per 20’ giocando lo show
time della Dinamo, per la
prima volta nella serie quasi sovrannaturale da tre punti. Poi
succede qualcosa. La sfida si gira: Gentile, Samuels e Moss realizzato 28 dei 30 punti di Milano nel terzo quarto, un 30-11
che tiene in vita i campioni
d’Italia quando, caduti a -15 dopo 14’, sembravano avviarsi ad
una mesta uscita dal campionato, in una stagione flop senza titoli. Si va a gara-6, un altro match ball per Sassari, un’altra sfida complicata per l’EA7 che sarà ancora senza Hackett,
squalificato, con Brooks e Elegar da valutare. «Una vittoria
nata dalla nostra prepotente reazione — dice Luca Banchi, che
sa spremere forze inattese
quando la sua squadra è alle
corde — contro un’avversaria
infallibile fino all’intervallo.
Abbiamo mostrato il desidero
di allungare la serie, di cercare
una via nella assoluta emergen-

MILANO

Un’entrata
di Alessandro
Gentile, 22 anni
CIAM-CAST

RBanchi: «Nessun

segreto nella
rimonta, è solo
il basket di oggi
che va avanti così»

RSacchetti: «Vista

troppa sufficienza
e supponenza:
erano in un fosso,
ne sono usciti»

za e ora dobbiamo affrontare
gara-6 con lo stesso spirito e la
stessa unità. Non c’è nessun segreto nella rimonta, spesso si fa
l’errore di considerare arrendevolezza quella frustrazione
quando gli avversari vivono
una serata di ispirazione totale.
Ma bisogna accettare questi repentini cambiamenti, è il basket
di oggi che si gioca ad altissima
intensità, non è cambiato nulla
dopo l’intervallo, abbiamo giocato con lo stesso spirito che ci

ha accompagnato per tutta la
stagione seguendo la leadership di Gentile».
PERDONO Il signor Armani indossa la maglia di Hackett, come sostegno e perdono già evidentemente accordato per l’ennesimo atto ingiustificabile di
Daniel, ritrovarsi senza di lui
contro una squadra di penetratori è l’ennesimo handicap di
una serata difficile, dove Sassari gioca con lucidità sotto ritmo
difendendo con attenzione e
sfruttando il tiro da tre che per
la prima volta nella serie compare in modo prorompente. La
supremazia tecnica si consolida
nel secondo quarto, con Devecchi e Sacchetti più che sufficienti a bloccare i cambi di Milano, Marshon Brooks e Kleiza,
mentre il pallottoliere da tre
corre. Contro un quintetto di
rincalzo (con Tabu, Elegar e Cerella), la Dinamo apre un 18-4
che la porta a +15 al 14’. Banchi
risponde con Gentile ala forte,
ma il problema dell’EA7 non è
l’attacco ma una difesa che non
ferma mai in uno contro uno
l’avversario diretto. E su conti-

Mussini out 20 giorni
Reggio Emilia nei guai

L

stop di almeno 3 settimane e
quindi la sua stagione è finita.
QUANTI PROBLEMI Mussini
era ricaduto male dopo un tiro
a 39 secondi dalla fine di gara-4 (con Reggio Emilia sul
+20 e dopo una partita da
protagonista…) e l’infortunio
era sembrato subito piuttosto
serio. Ieri la conferma a seguito degli accertamenti strumentali. L’ennesima cattiva

notizia per la squadra di coach
Max Menetti che deve fare i
conti anche con la tallonite di
Amedeo Della Valle, lo stato
febbricitante di Andrea Cinciarini e soprattutto con la microfrattura alla base del pollice destro di Drake Diener. La
guardia americana giocherà
sul dolore e scenderà in campo per gara-5 di semifinale in
programma al Taliercio, ma
va da sé che non possa essere
al meglio. «Nonostante tutto
lotteremo ancora, ma ora preferirei farmi molto male io
piuttosto che qualcuno dei
miei ragazzi», lo sfogo di Menetti.
Francesco Pioppi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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nui aiuti, la fiera da tre punti di
Sassari continua: 10/14 all’intervallo. Il -12 di Milano, contro
queste percentuali, è quasi un
affarone. E infatti l’EA7 riapre
la gara in 94” della ripresa con
un 7-0 andando da Samuels.
Che segna 9 punti in meno di 5’.
Adesso Sassari è in rottura
mentre l’aggressività di Milano
sale: la rimonta si compie al 28’
col sorpasso firmato Samuels,
Gentile, Moss che poi allungano con un 12-0 fino al 69-63.
Non c’è più partita anche se Jeff
Brooks riporta Sassari da -12 al
-6 a1’27” dalla fine. «Siamo ricaduti in quell’atteggiamento
visto in campionato di sufficienza e supponenza — dice
Sacchetti —: all’inizio del terzo
abbiamo concesso un 7-0 in pochi secondi. Avevamo contro
Milano, non una squadra normale, è logico poi sentire apprensione: l’EA7 era in un fosso
ma ne è uscita molto bene. È un
problema soprattutto mentale,
non hanno fatto cose straordinarie, solo la loro pallacanestro». Sassari non ha giustiziato
l’avversario, adesso rischia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SASSARI

6,5
IL MIGLIORE

ALESSANDRO
GENTILE

DAVID
LOGAN

7,5

L’ALTRA SEMIFINALE

a saga degli infortuni in
casa Grissin Bon si arricchisce di un altro, triste,
capitolo. Dopo il crac agli adduttori di Darjus Lavrinovic,
fuori tutta la serie con Venezia, a doversi fermare adesso è
Federico Mussini. Al giovane
play reggiano è stata diagnosticata una «lesione del legamento peroneo astragalico
anteriore della caviglia sinistra» che lo costringerà ad uno

7
IL MIGLIORE

7

Scegliamo lui in un ex aequo di fatto
con Samuels per la leadership
nonostante l’avvio difficile, un po’
forzato, con 3 falli, e 2 sfondamenti,
all’intervallo. Quindici punti nella
ripresa, anche da 4, 6 perse ma 4
recuperi. Nelle 5 gare di semifinale,
ha 22,2 punti di media a gara.

È implacabile nel primo tempo con
4/6 da 3 e 14 punti, poi quando
ripassa nel terzo quarto dal
tritacarne Moss perde smalto, ma
alla fine chiude una gara notevole
col 50% da tre e una discreta
applicazione anche nella fase
difensiva.

SAMUELS 7,5 Sembra accusare un
po’ di stanchezza nel primo tempo,
segna 11 punti nei primi 6’ della
ripresa, su 18 di Milano, ed è la
chiave tattica della rimonta. Prende
9 rimbalzi e subisce 10 falli. Quasi
tripla doppia (se i falli contassero...)
RAGLAND 6 Difensivamente un
problema costante, e inizia freddo
anche in attacco (0 in 15’ nel primo
tempo), si rifà con gli assist (7) e con
una penetrazione importante alla
fine.
M. BROOKS 5 Non aggiunge
intensità al talento e non è il
massimo nelle partite decisive.
Quando sta per carburare si
infortuna la caviglia destra da
valutare oggi.
CERELLA 6,5 Gioca subito tanto per
i falli di Moss, mette tutto quello che
in corpo come al solito, compreso le
cose che sullo scout non vanno.
MELLI 7 Inizia molto bene, è l’unico
che in difesa dà un senso alla
squadra, riesplode alla fine: prende
anche 6 rimbalzi, ora lo aspettiamo a
Sassari...
KLEIZA 6,5 Meno peggio del solito,
produce in attacco ma non tiene
neppure Sacchetti in uno contro uno.
Ma nel terzo quarto decisivo
qualcosa di buono la fa anche lui.
ELEGAR N.G. Gioca 2’ poi
probabilmente si rompe un dito della
mano destra in un contatto.
TABU 5 C’è bisogno presto di lui
senza Hackett ma fa il portatore
d’acqua.
MOSS 7 Commette presto due falli,
si rivede in attacco però: i suoi 8
punti nel terzo quarto sono decisivi e
la sua difesa su Logan resta un
fattore decisivo della serie.

J. BROOKS 7 Senza dare nell’occhio,
fa tutto quello di cui una squadra ha
bisogno per vincere come difesa e
rimbalzi (7). Alla fine, quando marca
Samuels, mette anche due triple del
-6 a 87” dalla fine.
SOSA 6 Segna 13 punti in 11’ del
primo tempo firmando il +15 di
Sassari ma poi è quello che dà più
nell’occhio quando crolla: 1 punto
con 1/6 nella ripresa.
SANDERS 6 Nel momento peggiore
è l’unico che dà segnali di vita, ma
partita complessivamente modesta
con 4 perse e 4 rimbalzi con grosse
responsabilità difensive su Moss.
DEVECCHI 6,5 Difende molto bene
su Brooks e anche Gentile con +11 di
plus minus in 7’, quando rientra
ormai è sul -12 e non serve più.
LAWAL 5,5 Eccellente inizio poi fa
due falli sulle mancate difese dei
suoi piccoli e decide di evitare il
terzo. Ci riesce praticamente per
tutta la partita (lo fa al 35’), ma
Samuels lo massacra. Chiude con
soli 5 rimbalzi e 2 stoppate tardive.
DYSON 6 A parte due triple nel
primo quarto quando Sassari segna
ad occhi chiusi è in difficoltà per il
resto della gara, anche se si difende
in marcatura su Gentile. 4 assist.
SACCHETTI 6,5 Si mangia Kleiza
nei primi 5’ della sua partita, che
quando rientra ormai è
compromessa. Nei suoi 11’ in campo,
Sassari è +17.
MBODJ 5 Non ripete la buona prova
di gara-4, sempre messo sotto da
Samuels, sta in campo 5’30” e fa 4
falli.
VANUZZO N.G. Pochi secondi in
campo.

LA GUIDA

FINALE DI A-2: GARA-4

Domani altro
match ball
per Sassari

Agrigento in fibrillazione
Oggi potrebbe essere in A

● OGGI a Venezia si gioca
gara-5 tra Umana e Grissin
Bon Reggio Emilia (ore 20.45,
diretta Rai Sport 1, arbitri
Paternicò, Sabetta, Bettini).
La serie è 2-2 (87-70, 69-72,
76-70, 60-79), gara-6 è
martedì a Reggio Emilia
(20.45). Domani a Sassari
gara-6 Banco Sardegna-EA7
Milano (ore 20.45, diretta Rai
Sport 1, arb. Taurino,
Lanzarini, Begnis). La serie è
3-2 per Sassari (84-75, 71-84,
84-76, 80-67, 88-95).

● Attesa spasmodica ad
Agrigento dove al
Palamoncada (ore 18, diretta
Sky Sport Plus HD) la
Moncada proverà ad
ottenere il 3-1 nella finale
contro la Manital Torino che
significherebbe promozione
in A. Un evento incredibile, se
si pensa che i siciliani allenati
da Franco Ciani hanno chiuso
la stagione regolare all’ottavo
posto. Tutto esaurito: previsti
2.500 spettatori, ossia il
massimo della capienza
dell’impianto.

● SACRIPANTI Dopo tante voci,
ora è ufficiale: Pino Sacripanti
non è più l’allenatore di Cantù.
Per lui c’è Avellino?
● FENER ELIMINATO Sorpresa
in Turchia, dove il Fenerbahce
perde 82-64 gara-4 di
semifinale col Pinar Karsiyaka e
va fuori 3-1. L’altra finalista è
l’Anadolu Efes.
● ITALDONNE Sono Elisa Penna
e Martina Bestagno le ultime
due giocatrici tagliate dal coach
azzurro Roberto Ricchini in vista
dell’Europeo che si svolgerà
dall’11 al 28 giugno.

42

Tennis R Roland Garros: finale donne

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

1

2

A quattro
dalla Court

3

MARGARET COURT (AUS)
24 SLAM (1960-’73)
11 Australian Open, 5 Roland
Garros, 3 Wimbledon e 5 Us
Open

STEFFI GRAF (GER)
22 SLAM (1987-’96)
4 Australian Open, 6 Roland
Garros, 7 titoli a Wimbledon
e 5 Us Open

SERENA WILLIAMS (USA)
20 SLAM (1999-2015)
6 titoli Australian Open,
3 Roland Garros, 5 Wimbedon
e 6 Us Open

LA GUIDA
La finale maschile
in diretta dalle 15
su Eurosport
Nella finale di doppio maschile, i fratelli
Bob e Mike Bryan perdono dal duo
Dodig-Melo. Oggi nella finale maschile
Novak Djokovic può diventare l’ottavo
tennista a chiudere lo slam di carriera,
con Stan Wawrinka il serbo è avanti 173 nei precedenti.
Donne, finale: S. Williams (Usa) b.
Safarova (R.Ceca) 6-3 6-7 6-2.
Albo d’oro recente: 2010 SCHIAVONE;
2011 Li Na (Cina); 2012 Sharapova
(Rus); 2013 S. Williams (Usa); 2014
Sharapova (Rus); 2015 S. Williams
(Usa)
Risultati, uomini. Semifinale: Djokovic
(Ser) b. Murray (Gb) 6-3 6-3 5-7 5-7 6-1.
Doppio, uomini. Finale: Dodig/Melo
(Cro/Bra) b. Bryan/Bryan (Usa) 6-7(5)
7-6(5) 7-5.
OGGI Finale uomini: Djokovic (Ser) c.
Wawrinka (Svi).
Tv: diretta Eurosport dalle 15.

4

1 Serena Williams, 33 anni, stringe il trofeo del Roland Garros che la
numero 1 al mondo ha vinto 3 volte 2 La premiazione con Martina
Navratilova 3 L’abbraccio tra Serena e la Safarova a fine partita
4 Lucie Safarova, 28 anni, alla prima finale di uno Slam AFP/REUTERS

Serena, venti volte Slam
«Vi amo, vi amo, vi amo!»
1Una Williams influenzata perde un set anche contro Safarova ma

reagisce: «Raggiungere il traguardo qui è ancora più bello. Grazie papà»

Vincenzo Martucci
INVIATO A PARIGI
@VinceMartucci

U

na campionessa. Una
grande
inter prete.
Un’eroina. Un fenomeno.
Serena Williams poteva conquistare in tanti modi il terzo Roland Garros, il secondo Major
stagionale dopo l’Australia e lo
Slam numero 20. Portandosi a
due sole tacche dal record
Open di Steffi Graf. C’è riuscita
con la consueta drammaticità.
Non solo nella finale contro il
talento finora inespresso Lucie
Safarova, recuperando una
partita quasi vinta, 6-3 4-1, e
poi compromessa , dopo aver
perso il tie-break del secondo
set e sotto 2-0 al terzo. Ma con
le quattro rimonte da un set di
svantaggio. «Combattendo a
ogni match contro due avversari, perché c’era sempre l’influenza, con febbre, che si è

portata dietro fino a sabato
mattina», racconta coach Patrick Mouratoglou che nelle ultime tre stagioni le ha inculcato
la continuità. «Venerdì è stata
malissimo, ha anche pensato di
ritirarsi: aveva dato tutto per
superare Bacsinszky, ma era distrutta dallo sforzo contro il suo
stesso fisico malato, con la febbre che tornava». Venerdì non
s’era allenata, ieri mattina camminava e si reggeva a fatica, in
campo, durante un’oretta di
palleggi. Poi, una volta lanciata
«contro un’avversaria bloccata
dall’emozione» - sempre secondo Mouratoglou -, le è stato sufficiente tirare a più non posso
per ritrovarsi avanti di un set e
un break dopo 55 minuti. Con i
15mila del Philippe Chatrier
scontenti per lo spettacolo e la
povera mancina ceca sempre
più afflitta per l’epilogo della
prima finale Slam.
MONTAGNE RUSSE «Secondo

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me ha pensato di aver vinto, ed mamma Oracene e il clan in triha avuto un netto calo», azzar- buna. «La conosco bene, so che
da ancora il compagno d’avven- odia la sconfitta e ha troppa
ture non solo sportive. «E nello esperienza e cattiveria agonististesso tempo l’avversaria s’è fi- ca e qualità per non trovare
nalmente rilassata ed ha lascia- sempre una via d’uscita», sottoto andare il braccio giocando linea ancora Mouratoglou. Inmolto bene». Di certo i due dop- fatti c’è una mini-rimonta Wilpi falli consecutiliams, fino al break e al 6-5 quanvi del 4-2 sono
insoliti. E ancor
do serve per il
PRECEDENTE
più quello col
match, ma lì il
quale l’afroamedritto della Safaricana più forte
rova si esalta per
dello sport cede
confezionare il
il 4-4, in una spe6-6. E quindi cie di legge del Anni fa Jennifer
sorpresona - per
c o n t r a p p a s s o , Capriati vinceva i
strappare il tiedopo aver chiuso
break ed anche il
primi
due
Slam
di
tre game del pri2-0 al terzo set
mo set con ace. stagione: Australian
alla favorita. Che
Possibile che la Open e Parigi 2001
colleziona ancoTyson del tennis,
ra errori gratuiti
la regina delle rimonte si faccia (alla fine saranno 42, di cui 9
rovesciare il punteggio dalle doppi falli).
mani da 4-1 ad addirittura 4-5?
I vibranti «Com’òn» coi quali IRRESISTIBILE Il match pratiSerena si incita, tranquillizzano camente finisce lì, sul più bello,

14

perché Serena mette un’altra
marcia, con un parziale di 12/1,
e nel suo «sputare sangue» sputa anche un’imprecazione beccandosi l’ammonizione nella
volata da 0-2 a 3-2. Quindi, a
botte di violente risposte, di
servizi-bomba e di pugni caricati al cielo, piazza l’irresistibile
6-2 finale dopo due ore e un minuto. Poi abbraccia, fisicamente, la povera Lucie e l’allenatore-fidanzato, e quindi, virtualmente, il mondo e la vita, ridendo, saltando, gesticolando: «E’
stato davvero complicato, mi
sono un po’ innervosita e Lucie
ha giocato aggressiva e senza
paura. Alla fine ho vinto il ventesimo Slam e farcela qui ha un
significato maggiore perché qui
non ho avuto i maggiori successi. Voglio ringraziare i tifosi. E
voi, amici a casa, vi amo, vi
amo, vi amo. E, a te, papà, grazie, dal profondo del mio cuore». Un fenomeno.
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Tennis R Roland Garros: semifinali uomini

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Nole, testa
e gambe
Fa fuori
pure Murray
1Nel match interrotto venerdì

Djokovic si impone solo al 5° set
«Con Andy è sempre dura»
Oggi la finale contro Wawrinka

INVIATO A PARIGI

A

nche agli Us Open, i
trionfali Us Open 2012,
l’ultimo set fu un 6-2, in
finale, e per Andy. Ma, più
spesso, è il contrario: è Novak a
vincere per getto della spugna i
bracci di ferro allo specchio fra
i due amici del maggio ‘87, Andy Murray e Novak Djokovic,
cresciuti a pane e rovescio a
due mani da fondocampo. Così
è stato nella finale degli Australian Open 2013 e di quelli di
gennaio, così è stato ad aprile,
sotto il traguardo di Miami, e
così è stato nella semifinale del

Roland Garros, sospesa venerdì sul 3-3 al quarto set e ripresa
ieri. Con lo scozzese che ha dato il tutto per tutto per trascinare il numero 1 del mondo al
quinto set. Ma, quand’ha pareggiato il 6-3 6-3 del serbo col
7-5 7-5 suo, è sceso inesorabilmente, mentre Djoker è salito,
di fisico, di volontà, di intensità, di concentrazione nel concretizzare le palle-break (sabato appena 4/16, ieri 2/3). Da
cui, l’eloquente 6-1 conclusivo.
Meditate, gente: al quinto set, il
3 della classifica aveva un bel
9/10, dallo stop proprio con
Nole nella battaglia di Melbourne 2012.

IMBUTO Murray non giocava
male, sabato, ma finiva inesorabilmente nell’imbuto del gioco
di Djokovic, uguale epperò più
forte, più vario, più offensivo in
quel batti e ribatti da fondocampo che sembra il replay di un videogame. Andy è bravo a giocare un game fantastico sul 5-5,
abbinando un perfetto passante
di rovescio a una bella smorzata, spingendo l’avversario a due
errori di dritto, e quindi al break, al 7-5 e al quinto set. «Ho
avuto le mie opportunità di
chiudere in tre set, ma bisogna
dar credito ad Andy che ha trovato il suo gioco sul finire del
terzo set e poi, nel quarto, è ve-

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Novak
Djokovic, 28
anni, numero
1 al mondo,
oggi va caccia
contro Stan
Wawrinka
(foto a destra)
dell’unico
titolo Slam
che gli manca
REUTERS

nuto fuori con grandi colpi e
grandi punti. Ha dimostrato
perché è uno dei più grandi lottatori del circuito, ha usato molto bene la varietà del suo gioco».
Nole è ancora più bravo, dopo
un primo game ai vantaggi,
quando inassa i regali dello
scozzese: «Sono stato bravo a restare calmo e a pensare positivo».
SFIDA E le supposizioni della vigilia? «Il match con Rafa è stato
così importante per Djokovic
che aiuta il suo successivo avversario. La pressione aumenta, e
in gran parte nasce da se stesso»,
aveva azzardato John McEnroe.
E il can can del pubblico, tutto
contro Djkovic? «Volevano un
altro set, anche se è frustrante
quando vorresti il sostegno della
folla e invece sta dall’altra parte», filosofeggia il dominatore
della stagione. E l’insolita imbattibilità sulla terra, 15 match
come il serbo? Dopo aver riportato un britannico nell’albo
d’oro di Wimbledon, 77 anni dopo Fred Perry, Andy non riscrive
la storia al Roland Garros, da
Benny Austin 1937. «Questa partita è stata una delle più dure fra
Andy e me: stile simile, tendiamo a far correre l’avversario, a
giocare al gatto col topo, contro
di lui è sempre estenuante. Ma
queste sono le situazioni per le
quali lavoriamo tutto l’anno per
metterci nella condizione di batterci per gli Slam». Chapeau, di
Murray: «Io ho tirato lunghe tre
palle e lui ha giocato sempre più
vicino alle righe... Tutti i migliori sono molto forti mentalmente, Novak è bravo a ritrovarsi durante i match. Non lo faceva ad
inizio carriera, e ora lo fa estremamente bene, fisicamente e
mentalmente». Aspettando, oggi, il guastafeste Stan Wawrinka
sulla strada del primo Roland
Garros, l’unico Slam che manca
alla collezione di re Djokovic.
v.m.

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VOLÉE DI ROVESCIO
di PAOLO
BERTOLUCCI

STAN, CONTRO IL N.1
IMPRESA POSSIBILE

D

opo l’uscita di scena di Roger Federer e
la resa di Rafa Nadal oggi andrà in
scena, sul campo centrale del Roland
Garros, la finale più logica tra il numero 1 del
mondo Novak Djokovic e Stan Wawrinka. I
due non si affrontano sulla terra battuta dal
lontano 2012 e a testimoniare il valore
dell‘avversario ricordo che alcune delle
ultime sfide sulla lunga distanza, disputate
sul duro, si sono concluse al quinto set. I
favori del pronostico parlano serbo, ma Stan
è in grado di produrre un tennis potente e
solido impreziosito da un pressing
asfissiante. Lo svizzero regge, come pochi,
con disinvoltura la diagonale di rovescio e
può punire con il micidiale lungo riga i
mancati rientri al centro del campo. Il
servizio, pesante e veloce, gli concede punti
gratis e se non si lascerà irretire dalla
profonda e continua risposta del serbo,
potrebbe prendere in mano lo scambio e
iniziare il martellamento da dietro. Non sarà
facile scardinare la granitica difesa di
Djokovic ma, non potendo avventurarsi in
avanti e fidandosi poco della smorzata, le
azioni di rimbalzo, insieme al servizio, sono
le migliori armi a
disposizione. Pur essendo
meno elastico, Wawrinka
possiede un fisico
resistente e l’eventuale
protrarsi della sfida non
lo vedrebbe sfavorito.
Per rimanere a
contatto avrà
bisogno di limitare
al massimo i
passaggi a vuoto
tenendo sempre a tiro
l’avversario. Finali come
questa si portano a casa,
molto spesso, più con la
testa e con il cuore che
con il gioco.

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Scherma R Europei di Montreaux

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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Magnifico fioretto
En plein per l’Italia
Cassarà è d’oro
Spada: che Fiamingo
1Il bresciano batte Daniele Garozzo in finale, bronzo
all’altro deb Luperi. Rossella si ferma all’argento

la finale: Andrea Cassarà (a sin.), 31 anni bresciano, 2 ori olimpici ,5 mondiali, e Daniele Garozzo 23, di Acireale BIZZI

Stefano Arcobelli

I

l fioretto azzurro maschile
sbanca, la Fiamingo ritrova
la mirabile spada dell’oro
mondiale di Kazan. Cassarà,
Garozzo II e Luperi infilano il
tris, Rossella si ferma a tre stoccate da un altro trionfo, per mano di una tenacissima russa,
Violeta Kolobova. E’ il festival
delle lame azzurre agli Europei
di Montreaux, in Svizzera, dove Andrea Cassarà fa valere il
peso del suo enorme palmares,
e dove due debuttanti come Daniele Garozzo ed Edoardo Luperi ripagano al meglio la fiducia del c.t. Andrea Cipressa.
Non era facile nè per il siciliano
nè per il livornese sostituire un
asso come Andrea Baldini, abituato a frequentare i podi internazionali con Cassarà, ma il coraggio di schierare nuove leve è
stato premiato. Una giornata
da incorniciare: se pensiamo
che un anno fa a Strasburgo, i
fiorettisti avevano raccolto appena un settimo posto con
Giorgio Avola (che qui si peggiora).
QUATTRO ANNI DOPO Non accadeva da Sheffield 2011 un en
plein come questo. Non succedeva da 7 anni una cavalcata
come questa per Cassarà, che fa
il poker individuale e incasella
la decima gemma continentale,
dopo aver battuto in finale Garozzo, che lo impegna severamente sino all’ultima stoccata
(15-11) dopo averne recuperato 4 (5-9) portandosi davanti
10-9. Il siciliano che si allena a
Frascati con Aspromonte, la Errigo e Simoncelli, compie il capolavoro di batte re in semifinale l’altro esordiente livornese

Da sinistra Daniele Garozzo (primo podio europeo), Andrea Cassarà, lo spagnolo Llavador ed Edoardo Luperi,
22 anni, livornese, al debutto europeo. A destra l’iridata Rossella Fiamingo, 23, prima medaglia europea BIZZI

15-6 e conferma la sua stagione
di Coppa nella quale era arrivato sino in fondo come stavolta
con vere medaglie in palio. Cassarà aveva invece respinto lo
spagnolo Llavodor e adesso «mi
merito un 10 e lode: sono davvero felice per questo successo
che significa tanto per me.
Adesso la testa è alla gara a
squadre e poi ai Mondiali di
Mosca che è la gara più importante dell’anno. Festeggio un

4

● gli ori individuali di Andrea
Cassarà agli Europei (2002-0508-15) su 10 complessive

giorno ma il mio obiettivo è tra
tredici mesi. Sono tutti step
d’avvicinamento a quella data.
La dedico a Sissy, mia futura
moglie, al mio maestro Massimo Omeri ed a tutti i miei amici». Cassarà è un dioscuro azzurro, che quando serve sale in
pedana e sa esprimere tutto il
suo talento e il suo mestiere di
oltre dieci anni ad altissimo livello. E contro il quale bisogna
fare sempre i conti, anche
quando sembra essere approdato in sordina all’appuntamento. Garozzo aveva meditato il colpo grossissimo ma sapeva che Andrea non avrebbe ceduto facilmente lo scettro di
grande vecchio del fioretto italiano. Forse è ancora presto per
un cambio di gerarchie, ma di
sicuro è un segnale forte anche
per il resto del mondo. «L’ama-

ro in bocca stenta ad andare
via, quando scendi dalla pedana e sei stato sconfitto, non vai
a vedere in che posizione sei sul
podio, ma solo che avresti potuto fare di più. Magari a mente
fredda razionalizzerò e penserò al valore di questa medaglia.
Grazie al mio maestro Fabio
Galli, al preparatore Spinoccia
ed al ct Cipressa». E Luperi si
gode il podio anche se il suo
rammarico «è non aver espresso la mia miglior scherma in semifinale. Sono felice per questa
medaglia al mio esordio, un
derby è sempre difficile da affrontare. A caldo non gioisco
tanto, ma so che è una medaglia che vale tanto per me ma
anche per tutti quelli che lavorano con me». E Cippo incassa
il triplette: «Sapevo che questi
ragazzi erano straordinari».

CHE SPADA Fuori troppo presto la detentrice uscente Bianca
Del Carretto, per mano della tedesca Monika Sozanska (1510) nei trentaduesimi, è Rossella Fiamingo ad uscire da una
stagione negativa in Coppa nel
giorno più importante: la campionessa mondiale dopo aver
superato in semifinale 15-9 la
romena Simona Pop, cede nel
momento più bello ma la prende con filosofia: in fondo è la
sua prima medaglia europea.
«Sono felice, ma se avessi vinto
lo sarei stata molto di più. E’
stata una giornata comunque
positiva, anche perché arriva
dopo una stagione non proprio
brillante. In alcuni assalti ho tirato fuori la grinta perché volevo andare più avanti possibile.
Il rammarico è non essere riuscita a superare un’avversaria
(la russa Kolobova, ndr) che
già altre volte avevo fronteggiato e vinto. Stavolta è stata
brava lei ad attuare una strategia vincente». La siciliana aveva dovuto fare un cammino in
solitario: dai sedicesimi, infatti, erano state eliminate sia Mara Navarria (bronzo mondiale
a squadre) che Francesca Boscarelli, reduce dal successo di
Coppa del Mondo a Rio de Jaeniro. La prima eliminata 13-11
dall’ucraina Olena Kryvytska,
la beneventana dopo aver battuto la polacca Zagala 15-8,
sconfitta dalla svedese Kinka
Barvestad. Rossella torna ad
essere insomma la donna della
provvidenza, la speranze in
chiave Mondiali di Mosca e
Giochi di Rio, per i quali questi
Europei valevano il doppio. Un
avvio scintillante per la scherma azzurro. E il bello, pare, deve ancora venire.
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LA GUIDA
Oggi gli spadisti
e le sciabolatrici
Rai Sport 2 alle 17
Oggi sulle pedane di Montreaux
tocca alle sciuabolatrici e agli
spadisti: in gara l’altro Garozzo,
Enrico, bronzo mondiale in carica.
FIORETTO UOMINI
Finale: Cassarà b. Daniele Garozzo
15-11.
Semifinali: Garozzo b. Luperi 15-6;
Cassarà b. Llavador (Spa) 15-10.
Quarti: Garozzo b. Davis (Gb)15-8,
Luperi b. Daraban (Rom) 15-5,
Llavador (Spa) b. Kruse (Gb) 15-10,
Cassarà b. Rigin (Rus) 15-9.
Ottavi: Garozzo b. Kroplin (Ger) 1512, Luperi b. Choupenitch (R.Cec)1511, Cassarà b. Cadot (Fra) 15-14.
Sedicesimi: Garozzo b. Lefort (Fra)
15-8, Luperi b. Chaliankov (Bie) 159, Cadot (Fra) b. Avola 15-14,
Cassarà b. Janda (Pol) 15-0.
32esimi: Garozzo b. Tsoronis (Dan)
15-8, Luperi b. Teixeira (Por) 15-5,
Avola b. Rizell (Sve) 15-9.
SPADA DONNE
Finale: Kolobova (Rus) b. Fiamingo
15-12.
Semifinali: Fiamingo b. Pop (Rom)
15-9, Kolobova (Rus) b. Szasz (Ung)
15-10.
Quarti: Fiamingo b. Candassamy
(Fra) 13-12, Pop (Rom) b. Logunova
(Rus) 15-11, Kolobova (Rus) b.
Kryvytska (Ucr) 13-11, Szasz (Ung)
b. Branza (Rom) 15-10.
Ottavi: Fiamingo b. Vitalis (Fra) 155.
Sedicesimi: Fiamingo b. Sozanska
(Ger) 15-12, Barvestad (Sve) b.
Boscarelli 15-9, Kryvytska (Ucr) b.
Navarria 13-11.
32esimi: Sozanska (Ger) b. Del
Carretto 15-10, Boscarelli b. Zagala
(Pol) 15-8, Navarria b. Fernandez
Calleja (Spa) 15-1.
OGGI Sciabola donne indiv.
(Bianco, Vechci, Gregorio, Gulotta),
spada uomini indiv. (E.Garozzo,
Pizzo, M.Fichera, Santarelli).
Tv: ore 17: Rai Sport 2.

Nuoto R Mare Nostrum a Canet en Roussillon

Meilutyte «cancella» Efimova anche in acqua
1Nei 100 rana la lituana spodesta in

appunto finora solo pericoli
orientali. Ryan si diverte a
duellare poi con il sudafricano
Chad Le Clos, sceso per la prima volta sotto i 52” nei 100 farfalla, che gli servono però solo
per allenare la frazione dei misti.

1’05”47 la rivale russa con la quale ha
polemizzato per la breve squalifica doping

P

iù Ruta che Peaty. La rana che domina il mondo
viene comunque dalla
Gran Bretagna, anche se la
Meilutyte è lituana (si allena a
Plymouth). Il primo botto del
Mare Nostrum, a Canet en
Roussillon, porta la firma dell’olimpionica dei 100 rana:
1’05”46, crono con il quale Ruta scavalca, oscura la russa Efimova (autrice di 1’05”89) in
testa al ranking mondiale. Yulya aveva sbalordito al rientro
dopo 16 mesi per doping: ora
Ruta le rilancia la sfida, che è
anche in un certo senso morale: Ruta intende spazzarla con
tutti i suoi sospetti, anche perchè non la stima più. Giù ai 50

metri, Ruta con un passaggio
da 30”40 aveva fatto intendere
di voler cercare un grande riscontro ancorché in una fase
della preparazione che non
prevede i lavori specifici qualitativi.
Ruta Meilutyte, 18 anni, olimpionica e primatista mondiale dei 100 rana

ATTO DI FORZA Ma la diciottenne lituana voleva sparare
subito la prima cartuccia nella
vasca francese e lo ha fatto di
forza, platealmente, promettendo a se stessa che a Kazan,
se non prima, il record del
mondo già sua lo vuole limare
ancora da 1’04”35. Per vincere
il titolo iridato, probabilmente,
serve un crono simile. Il record, invece, di 57”92, comin-

cia forse a pesare a Peaty, che
dopo aver nuotato in batteria
in 59”83, nella finale lo ribadisce al centesimo: e naturalmente, Adam esce dall’aqua incredulo e insoddisfatto ancorché i suoi rivali siano molto più
in ritardo di lui come l’olimpionico sudafricano Cameron Van
der Burgh (compagno di allenamenti di Scozzoli, 1’00”36):

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il ventenne di derby toccherà di
appena 13 centesimi davanti al
nipponico Kosecki, arrivato
con il folto gruppo di una nazionale asiatica ambiziosa per
Kazan: con Hagino che fa le
prove nei 400 misti e il dorsista
Riosuke Irie che lascia a quasi
2” Ryan Lochte, il trentenne
americano che cerca una dimensione individuale ma trova

CHE OTTESEN A proposito di
delfini, è la danese Jeannette
Ottesen a prendersi una attenzione doppia: dopo aver stampato un 24”47 nei 50sl, doma i
100 farfalla in 57”31. Infine, da
Canet arrivano nuovi messaggi
per Federica Pellegrini: i 200
stile libero non li vince l’olandese Heemskerk, già prima al
mondo, ma Charlotte Bonnet.
Non è tanto il tempo di 1’56”16
davanti a Femke e alla solita
Hosszu, bensì è il costante progresso che mostra l’erede di camille Muffat.
s.a.
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LA GUIDA
Irie respinge
Lochte: 1’55”23
Finali. Uomini, 50 sl: Nakamura
(Gia) 22”32; 200 sl Verschuren
(Ola) 1’48”05, Guy (Gb) 1’48”07. 400
sl Guy (Gb) 3’46”84, Brown (Saf)
3’48”28, Cochrane (Can) 3’49”95.
50 do: Lacourt 24”97. 200 do: Irie
(Gia) 1’55”23, Lochte (Usa) 1’57”96.
100 ra: Peaty (Gb) 59”83 (27”90),
Koseki (Gia) 59”96, Vom Lehn (Ger)
1’00”24, Van der Burgh (Saf)
1’00”36. 100 fa: Le Clos (Saf) 51”88,
Lochte (Usa) 52”29; fin.b Czerniak
52”19. 400 mx: Hagino (Gia) 4’11”16.
Donne. 50 sl Ottesen (Dan) 24”47
(4° t. 2015), Vanderpool (Bah)
24”62, Kromowidjojo (Ola) 24”68,
Heemskerk (Ola) 24”72. 200 sl:
Bonnet (Fra) 1’56”16, Heemskerk
(Ola) 1’56”82, Hosszu (Ung) 1’58”94;
10. Mizzau 1’59”65. 1500 sl Carlin
(Gb) 16’09”69, 8. Mizzau 16’59”91.
50 do: Davies (Gb) 27”87. 200 do
Hosszu 2’08”05 (b. 2’07”67). 100
ra: Meilutyte (Lit) 1’05”46 (30”40),
Pedersen (Dan) 1’07”01. 100 fa:
Ottesen (Dan) 57”31. 200 mx:
Hosszu (Ung) 2’10”09, O’Connor
(Gb) 2’10”57.
Oggi Ore 17 primarete.com
(streaming)

46

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Atletica R Diamond League a Birmingham

DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

Farah sta con Salazar
«Mi ha smentito tutto»

1Il tecnico è stato accusato dalla Bbc di spingere gli atleti a

doparsi, Mo gli ha telefonato: «A me non ha mai proposto nulla»

Pierangelo Molinaro

La Del Buono
si arrende
«Stagione finita»

O

ggi pomeriggio (diretta
Tv dalle ore 16 su Fox
Sports 2) c’è il meeting
di Birmingham (Gb), quinta
tappa della Diamond League,
ma la vigilia è stata avvelenata.
Tutti aspettavano ieri la conferenza stampa di Mo Farah dopo le accuse lanciate giovedì
dalla sede scozzese della Bbc
che in un lungo servizio ha accusato Alberto Salazar, l’allenatore del campione di 5000 e
10.000 olimpico, mondiale ed
europeo di spingere i suoi atleti
a pratiche dopanti. Lo statunitense Rupp accusato di far uso
di testosterone, ma nessuna accusa diretta a Mo. Ed il britannico di origine somala è stato
chiaro: «Non lascio Salazar».
Certo, le sue prestazioni sono
decisamente migliorate da
quando si è trasferito per allenarsi nel centro della Nike in
Oregon agli ordini dell’ex maratoneta. «Non ho mai assunto
alcuna sostanza vietata – ha
detto Farah – né Salazar mi ha
mai suggerito di farlo». Fra i
due ci sarebbe stata venerdì
notte una lunga telefonata.
«Sono veramente arrabbiato
per questa situazione, Non è
bello, non è giusto. Ad Alberto
ho chiesto cosa stava succedendo e lui mi ha risposto che

Mo Farah è nato a Mogadisco ed è emigrato a sette anni. ACTION IMAGES

sono solo accuse, che mi dimostrerà che è tutto falso. Ma non
mi piace vedere il mio nome
gettato nel fango». Farah oggi
sulla pista britannica sarà in
gara nei 1500 contro Lagat,
Ngetich e Mazouri.
IL MEETING Peccato che il caso
capti tutta l’attenzione perché
quello di Birmingham è un
grande meeting con tante gare
interessanti. C’è ad esempio il
ritorno sui 200 di Allison Felix
dopo la grande prestazione sui
400 di Eugene dove ha stroncato la Richards e l’ennesima
grande gara di 100 hs con
Stowers, Rollins, Porter e l’ep-

tathleta Ennis. Sempre ad altissimo livello il giavellotto maschile con Walcott, Yego e Vesely. Ma sarà il mezzofondo a
calamitare l’interesse con Gebrhiwet nei 5000, Amos,
Kinyor e Kszczot sugli 800 dopo la grande gara di Roma ed
un bel 1500 femminile con
Hassan, Aregawi, Seyoum e
Tsegay. Christian Taylor, l’unico vero avversario di Pichardo,
sulla pedana del triplo ed il britannico Gemili contro Rodgers
nei 100. Sulla pedana dell’alto
sarà presente Alessia Trost
contro la Kuchina oltre alla Hooper sui 400.

Pallavolo R Il 2° weekend

World League a Bologna
Italia-Serbia parte due
con l’obiettivo rivincita

D

opo il k.o. di Pesaro (il
primo finora) l’Italia di
Mauro Berruto si è spostata a Bologna per la seconda
sfida del week end di World League con la Serbia. Oggi alle 18
al Paladozza (diretta su
Raisport1) le due Nazionali si
ritrovano. C’è voglia di rivincita
in casa Italia dopo la sconfitta
subita a Pesaro, una battuta
d’arresto (la prima nella manifestazione di quest’anno) maturata al termine di una gara decisamente combattuta, vinta da
Grbic e di suoi ragazzi che hanno sbagliato meno nei momenti
decisivi.
GIRONE A Oggi Brasile-Australia,
Italia-Serbia. Class. Brasile 8, Italia 6,
Serbia 4, Australia 0. Gli altri risultati:
Gir. B Usa-Russia 3-1 (25-18, 24-26,
25-15, 28-26). Class. Usa 9, Polonia 8,
Russia 1, Iran 0. Gir. C: Canada-Argentina 3-0 (25-22, 27-25, 25-19), Cuba-Bulgaria 1-3 (19-25, 21-25, 26-24, 23-25).
Class. Canada 13; Bulgaria 5; Argentina
4; Cuba 2. Gir. D S.Corea-R.Ceca 2-3
(25-20, 19-25, 25-18, 20-25, 12-15),
Francia-Giappone 3-0 (25-12, 25-14,
28-26). Class. Francia 9, R.Ceca e
Giappone 4, S.Corea 1. Gir. E: Finlandia- Portogallo 3-1 (25-23, 28-30, 25-14,
25-23), Olanda-Belgio 3-2 (25-21, 25-18,
14-25, 22-25, 15-9). Class. Belgio 11;
Finlandia 8; Olanda 7; Portogallo 1.
MERCATO (g.g. - m.mar.- ni.ba. - giuma.) La Casalmaggiore ingaggia come
seconda palleggiatrice Carlotta Cambi,
‘96, dal Piacenza. La centrale Sonia
Candi è vicinissima a Monza, dove
dovrebbe partire Fabiola Facchinetti.
Alla Trentino Rosa confermato l’opposto Giada Marchioron e le due alzatrici,
Demichelis e Morolli. Valeria Papa,
capitano di Bolzano, è corteggiato da
Conegliano. Piacenza ha ceduto i diritti
di A-2 a Filottrano. Il Vero Volley Monza
ingaggia il libero Marco Rizzo.

Ranghieri e Carambula a Porec FIVB

BEACH VOLLEY: WORLD TOUR

Ranghieri-Carambula
da sogno a Porec
Sono in semifinale
● (c.f.) Ancora una coppia
azzurra in semifinale in questo
avvio di World Tour. A Porec
(Cro), nel Swatch Major Series,
sono Ranghieri-Carambula (dalle
qualifiche) a giocarsi la finale.
Alle 11.20 (diretta laola1.tv) se la
devono vedere con gli iridati
Brouwer-Meeuwsen (Ola), prima
di loro toccherà a NummerdorVarenhorst (Ola) e BinstockSchachter (Can). La finalissima
alle 15.05. Ieri Alex ed Adrian
hanno fatto fuori 2-0 SemenovKrasilnikov (Rus) negli ottavi e 21 Evandro-Pedro (Bra), secondi
una settimana fa a Mosca (Rus),
nei quarti. Si sono fermati invece
al 9° posto Nicolai-Lupo, sconfitti
2-0 da Emanuel-Ricardo (Bra).
Nel femminile vittoria di LarissaTalita (Bra), 2-1 a Bansley-Pavan
(Can), terze Bawden-Clancy
(Aus).

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● Federica Del Buono alza
bandiera bianca. Ieri su
Facebook ha scritto che la
sua stagione è già finita.
«Sono ferma ormai da marzo
dice – e devo continuare a
curarmi senza potermi
allenare». Il problema che la
condiziona è al piede destro.
Interessato il sesamoide, un
ossicino in prossimità
dell’alluce che si è distaccato
dalla cartilagine, oltre ad una
lacerazione del tendine
flessore dell’alluce stesso
con infiammazione della
capsula. «Prima degli
Europei indoor di Praga –
spiega la mamma allenatrice
Rossella Gramola – Federica
aveva avuto un problema a
quell’adduttore sbucato a
febbraio dopo i 3000 indoor
di Padova, che però si era
risolto. Quando siamo andate
in raduno in Colorado Spring,
ha sentito ancora dolore a
quel piede mentre correva in
salita ed è stata costretta a
fermarsi. Solo in Italia
abbiamo avuto una diagnosi
precisa ed ora stiamo
facendo tutte le terapie».

47

TACCUINO
MEETING DI MARSIGLIA

Powell corre i 100 in
10”05 controvento
(l.e.) Asafa Powell ha
inaugurato la nuova pista dello
stadio Delort di Marsiglia (Fra)
vincendo i 100 in 10”05 con un
vento contrario di 2,4 metri al
secondo. Non è fortunato l’ex
primatista del mondo che ha
una settimana fa a Ostrava
(Cec) aveva corso nel freddo e
sotto la pioggia e ieri si è
trovato davanti questo muro
d’aria. Solo quarto l’avversario
(10”31) su cui era stata
montata la sfida, il francese
Christophe Lemaitre, apparso
già lento giovedì sui 200 al
Golden Gala. Uomini. 100 (v.
-2.4 m/s): 1. Powell (Giam)
10”05; 4. Lemaitre (Fra) 10”31.
400: Verburg (Usa) 44”83.
1500: 1. Iguider (Mar) 3’32”88;
2. El Kaam (Mar) 3’33”27. 110
hs (-1.5): Belocian (Fra) 13”33.
Lungo: Lapierre (Aus) 8.21.
Marcia 5000: Diniz (Fra)
18’55”56. Donne. 100: 1. Ta Lou
(C.Av) 11”32; 2. Stewart (Giam)
11”34. 400: Guei (Fra) 51”27.
1500: Erafi (Mar) 4’05”55. 100
hs (-1.5): Morozova (Rus)
12”90. 400 hs: Moline (Usa)
54”50. Alto: Szabo (Ung) 1.92.
Triplo: 1. Elbe (Ger) 14.38
(+2.2); 4. La Mantia 14.07
(+1.9).

EUROPA CUP 10.000

Seconda la Straneo
Valeria Straneo si è piazzata
seconda a Cagliari in 32’32”41
nella Europa Cup dei 10.000,
battuta dalla spagnola di
origine etiope Trihas Gebre
(32’14”94). In campo maschile
si è imposto il turco-keniano
Arikan Kemboi in 28’09”47.

Ottimo terzo Jamel Chatbi in
280'39”01. Grazie a questo
piazzamento e quelli di La Rosa
ed El Mazoury, l’Italia ha vinto la
classifica maschile. Uomini: 1.
Arikan Kemboi (Spa) 28’09”47; 3.
Chatbi 28’39”01; 6. La Rosa
28’42”55; 7. El Mazoury 29’02”41;
20. D’Onofrio 30’15”65; 26. Salami
30’39”02. Squadre: 1. Italia; 2.
Spagna. Donne: 1. Gebre (Spa)
32’14”94; 2. Straneo 32’32”41; 9.
Incerti 33’34”16; 16. Pinna
33’52”09; 24. Roffino 34’22”72; 26.
Dal Ri 34’29”68. Squadre: 1. Gran
Bretagna; 3. Italia.
● LIU HONG RECORD La cinese
Liu Hong, allenata da Sandro
Damilano, ha battuto ieri nel
Challenge Iaaf a la Coruna (Spa)
il primato mondiale dei 20 km di
marcia chiudendo in 1h24’38”. Il
precedente era 1h24’50” della
russa Lashmanova ora
squalificata per doping.
● BRAVO BERTOLINI Il milanese
Roberto Bertolini, 29 anni,
vincendo ieri a Ginevra è
diventato il terzo giavellottista
italiano di sempre con 80.97.
Aveva un personale di 78.10.
● SOCIETARI Nella prima
giornata della seconda fase dei
campionati italiani di società i
migliori risultati a Rovigo con il
17.62 di Chiara Rosa nel peso e
l’1.85 nell’alto di Desirè Rossit. A
Sesto Fiorentino 10”53 (-0.1) di
Delmas Obou sui 100.
● A BELFORT (l.e.) Così nel
meeting francese di Belfort.
Uomini. 1500: 1. Kedi (Eti)
3’38’56. 3000 sp: Gigsa (Eti)
8’22”9. Donne. 800: Buchel (Svi)
2’01”23; 3000 sp: Mohammed
(Eti) 9’36”72.
● TROFEO BRAVIN (g.l.g.) Al
trofeo Bravin a Roma (giovanile),
14”09 nei 110 hs di Di Panfilo.
Idam Ayoub per il 5’57”95 sui
2000.

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DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA SPORTIVA

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TUTTENOTIZIE

1NUOTO: LA VIETNAMITA E IL DOPATO (al.f.) La vietnamita Nguyen Thi Anh Vien si impone in 800 sl
(8’34”85 e 400 mx (4’43”93) ai Giochi dell’Asia del sudest di Singapore; la 18enne è iscritta a 11 prove.
Intanto è stato sospeso il thailandese Nuttapong Ketin, trovato positivo al clenburetolo.

IPPICA

IN ITALIA

Dettori no limits
Fantastico bis
nel Derby inglese

Oggi GP di Milano
Tutti contro
Dylan Mouth

1A Epsom, in coppia con Golden Horn, sbanca

ancora la classica. «Ho fatto solo il passeggero»
Matteo Pierelli

N

o, non poteva fallire.
Aveva il cavallo più
forte, gli occhi addosso degli scommettitori e della Regina Elisabetta in tribuna, e la fiducia incondizionata del suo team: il proprietario di Golden Horn ha
sborsato ben 75.000 sterline
per farlo correre (da puledro
era stato iscritto al Derby
francese che è più corto di
300 metri) e alla fine è stato
ripagato. Lanfranco Dettori
ha vinto per la seconda volta
il Derby inglese, la corsa più
prestigiosa del mondo che
dal 1780 si disputa a Epsom
il primo sabato di giugno.

UNICO Per dare le dimensione dell’impresa basta un dato: in 235 anni di storia c’è

RUGBY: UNDER 20

un solo fantino italiano nell’albo d’oro. E’ quello, appunto, di
Frankie, 44enne milanese partito da adolescente dall’Italia in
direzione Inghilterra, l’università del galoppo, dove ha rischiato la vita (nel 2000 scampò alla morte in un drammatico
incidente in elicottero), ma dove ha messo su famiglia (vive a
Newmarket con la moglie Catherine e cinque figli) e dove si
è tolto ogni tipo di soddisfazione, come il famoso sette su sette del settembre 1996 ad Ascot:
in suo onore gli hanno anche
fatto una statua all’ingresso
dell’ippodromo della Regina.
Dettori, che ieri era il più vecchio in pista, aveva già vinto nel
2007 con Authorized, addirittura al 14° tentativo: era l’unica
lacuna nella sua inimitabile
carriera. Allora fu una liberazione, stavolta una conferma
della sua grandezza, messa in

dubbio dopo la positività alla
cocaina che gli era costata sei
mesi di squalifica.
LE PAROLE DI FRANKIE «Non ci
posso credere - ha detto
Frankie subito dopo la corsa
che ha visto il suo erede Atzeni
finire penultimo -, ho vinto per
la seconda volta il Derby! Negli
ultimi 100 metri quasi non ci
credevo, ho dovuto darmi un
pizzicotto per risvegliarmi. Il
mio più grande ringraziamento
va al trainer John Gosden: collaboriamo da 20 anni, lui aveva
vinto il Derby senza di me nel
1997 con Benny the Dip, io lo
avevo vinto senza di lui nel
2007 con Authorized e oggi lo
vinciamo assieme: meglio di
così non poteva andare». Anche
perché Frankie ha battuto Jack
Hobbs, il compagno di allenamento che portava i colori della
scuderia Godolphin, con cui

Lanfranco Dettori, 44 anni, vince il Derby inglese con Golden Horn GETTY

20

● Le partecipazioni al Derby
inglese di Dettori: ieri la seconda
vittoria dopo quella del 2007
con Authorized. Il primatista è
Lester Piggot con 9 successi

BASEBALL: DURANTE LA PARTITA CON OAKLAND

● AUSTRALIA 31 ITALIA 15
Marcatori: P.t. 4’ c.p. Minozzi,
21’ m. Masato, 25’ c.p. Deegan,
31’ m. Wilkin tr. Deegan, 33’ m.
Tuttle tr. Deegan, 37’ m. Orr tr.
Deegan. S.t. 23’ m. Korczyk tr.
Deegan, 26’ m. Luus tr.
Minozzi.
Italia: Sperandio; Agbasse (19’
s.t. De Santis), Casalini,
Lucchin, Masato; Minozzi (37’
s.t. Azzolini), Raffaele (29’ s.t.
Ferrari); Cornelli, Giammarioli,
Archetti (1’ s.t. Polledri);
Zanetti, Ortis (24’ s.t.
D’Onofrio); Pavesi (12’ s.t.
Cincotto), Ferraro (4’ s.t. Luus,
37’ s.t. Ferraro), Buonfiglio (4’
s.t. Dallavalle). All. Troncon.
(ma.p.) L’Italia cade anche
contro l’Australia nella
seconda giornata del
Mondiale Under 20. A Parma
gli azzurrini vanno sull’8-0
dopo il primo quarto di gara
con la bella meta di intercetto
di Masato, ma poi
smarriscono l’organizzazione
difensiva e lasciano via libera
ai Wallabies che segnano 3
mete in 6’. L’Italia si giocherà il
terzo posto nel girone
mercoledì a Calvisano contro
Samoa.
Girone A: Francia-Giappone
47-7, Inghilterra-Galles 38-16.
Classifica: Inghilterra 10;
Francia 9; Galles
e Giappone 0.
Girone B: Sudafrica-Samoa
40-8, Australia-Italia 31-15.
Classifica: Sudafrica e
Australia 10; Italia e Samoa 0.
Girone C: Irlanda-Scozia 2420, Nuova Zelanda-Argentina
32-29. Classifica: Nuova
Zelanda 10; Irlanda 8;
Argentina 2; Scozia 1.

Una mazza si spezza e colpisce
una spettatrice al volto
E’ in gravi condizioni a Boston

I soccorsi al Fenway Park: la donna viene trasportata in ospedale AP
● (m.c.) E’ ricoverata
all’ospedale in gravi condizioni
una tifosa colpita al volto dalla
mazza rotta da Brett Lawrie di
Okland, nel secondo inning
della gara disputata al Fenway
Park di Boston e nell’azione
scaturita dal lancio del
partente di Boston, Wade
Miley. La donna era subito
dietro la casa base quando è
stata colpita: vicino a lei
c’erano il marito e il figlio. Pete
Abraham del Globe ha
descritto la scena via twitter:
«Un poliziotto aveva in braccio
il bimbo e gli copriva gli occhi.
I tifosi vicini cercavano di dare
una mano. Tanto sangue. Una
scena orribile». La partita è
stata sospesa per diversi
minuti e la vittima trasportata
al Beth Israel Deaconess
Medical Center. Sono stati
attimi drammatici con la donna
che urlava per il dolore in
attesa di essere soccorsa e
portata in ospedale al Beth
Israel Deaconess Medical
Center. La partita è poi ripresa
ed è stata vinta 4-2 da Boston.
Questo non è il primo caso del

genere. La Major League
Baseball nel 2008 aveva
introdotto alcuni cambiamenti
nel regolamento delle mazze e
“dal 2009 gli incidenti causati
da frammenti di legno volanti
sono diminuiti del 50 per
cento” ha detto il portavoce
della Lega Michael Teevan.
Malgrado ogni stagione
dozzine di tifosi vengano colpiti
da palle, secondo gli storici del
baseball c’è stata una sola una
vittima tra il pubblico: nel 1970
un 14enne perse la vita al
Dodger Stadium di Los Angeles
dopo essere stato colpito da
una palla scagliata dal battitore
dominicano Manny Mota.
Nella stessa gara ha debuttato
sul monte per gli Athletics il
lanciatore azzurro Pat Venditte
(con l’Italia agli Europei 2014 e
al Classic), che nelle due
riprese in cui è stato impiegato
ha messo in mostra la sua
caratteristica, lanciare sia di
destro che di sinistro. Era dal
1995 (l’ultimo Greg Harris di
Montreal) che non giocava in
Major un lanciatore
ambidestro.

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aveva divorziato tre anni fa dopo 18 anni di successi. Ma
Frankie pensa solo al presente.
«E’ una gioia immensa. Io ho
fatto solo il passeggero, Golden
Horn volava. E pensare che non
gli ho chiesto tutto. E’ un cavallo magnifico, un gran vincitore
di Derby». Proprio come lui.
DERBY - (gruppo 1) - m 2400: 1 Golden Horn (L. Dettori); 2 Jack Hobbs; 3
Storm the Stars; 4 Giovanni Canaletto;
11 Elm Park (A. Atzeni). Tot. in Italia:
2,01; 1,20, 1,46, 2,11 (5,12) Trio: 48,56.

BASEBALL

Mondiale
Troppa Australia
per gli azzurrini

49

RIMINI, ADDIO COPPA
BOLOGNA IN FINALE
(m.c.) Rimini saluta la Coppa
Campioni, dopo il ko con Brno e
quello di ieri contro Rotterdam:
avanti 3-0 al 4°, i romagnoli sono
stati superati tra il 6° e 7° sul calo
di Calendario (11so). Bologna in
finale a Parigi dopo un 9-0 ai
Pirati di Amsterdam, secondi per
la classifica avulsa. Sul 2-0 con un
singolo di Rodriguez al 1° ed un
fuoricampo di Vaglio (2/3, 3pbc) al
3°, i campioni d’Italia chiudono i
conti al 7° con sei punti e 6 valide
su Ward e De Blok. Ai Titani non
basta uno shutout su Parigi con
11bv (3/4 Chiarini, 2/4 Mazzucca,
4pbc) per difendere il trofeo. A
Parigi: Cnf Unipolsai BolognaAmsterdam 9-0 (v. Rivero 4bv-9so,
p. Ward; hr Vaglio), Brest ZubrsSolingen 1-20 (13p. all’8°), Puc
Parigi-San Marino 1-11 (7°, v.
Morreale, p. Murray ). Class.
Bologna, Amsterdam, S.Marino 41. Oggi, finale 15 BolognaAmsterdam. A Rotterdam: SenartRotterdam 1-4, Draci BrnoHeidenheim 5-1, Rotterdam-Rimini
5-3 (v. Acker, p. Candelario). Class.
Rotterdam 5-0, Brno e Rimini 3-2.
Oggi, finale: 13 Rotterdam-Brno.
● RECUPERI (m.c.) Nettuno si
aggiudica il primo recupero di
Godo (5-0) dopo un bel duello sul
monte tra Estrada (3bv-10so) , con
rilievo Montoya (7so) e Uviedo
(4bv). I laziali, sul 2-0 al 3°,
chiudono con tre punti all’8°.

BOXE
VERSO RIO: RUSSO VINCE
(r.g.) All’Alcatraz di Milano, nella
prima giornata del Cycle 1,
dell’APB, nei massimi, importante
successo di Clemente Russo
sull’ucraino Roman
Golovashchenko, sulle otto riprese,
dominate dal doppio oro mondiale
e due volte argento olimpico, con
una prestazione di ottimo livello
tecnico e tattico, vincendo tutte i
round, tra gli applausi del
pubblico. La vittoria consente a
Russo di disputare la finale del
torneo il 10 luglio a Milano o
Bergamo contro il kazako Pinchuk,
a sua volta vincitore dell’algerino
Boulodinats, dopo una battaglia

molto equilibrata. La sfida di luglio
vale il pass per i Giochi di Rio.
KOLAJ TRICOLORE
MEDIOMASSIMI
(r.g.) A Cattolica (Rn ) Orial Kolaj (15-5)
nato in Albania, battendo Stefano
Abatangelo (18-5-1) con verdetto
unanime sui 10 round, ha conquistato
il vacante tricolore mediomassimi, già
detenuto nel 2012. Altri risultati
massimi leggeri: Mirko Larghetti (231) b. Giorgy Novak (Ung; 6-4) ko 2;
superwelter: Diego Di Luisa (3) b.
Ambrus Cabor (Ung. 3-2-1) ko 1;
supermedi: Luca Podda (6) b. Feka
Sandor (Ung 3-2) ko 1. A Broni (Pv) il
medio Andrea Cimichella (1) batte al
debutto Danilo Zito (1-1) 4 t. A Sesto
Fiorentino (Fi) il medio Alex Marongiu
(1-3) supera Davide Traversi (4-1) 6 t.

GOLF
WOODS, PEGGIOR GIRO
IN CARRIERA
Non si ferma la discesa di Tiger
Woods che ieri, al Memorial
Torunament, in Ohio, ha segnato il
peggior score sul giro della carriera
da professionista. L’ex numero 1 ha
girato in 85 colpi, 13 sopra il par.

HOCKEY PISTA


RIVOLUZIONE BASSANO (v.p.) Rivoluzione al Bassano che dalla
prossima stagione controllerà anche
la Roller, seconda realtà cittadina in
A2. Non si tratta di fusione ma la
gestione passerà direttamente nelle
mani del club di serie A1. Intanto la
società volta pagina: Enrico
Bernardini è il nuovo tecnico, con lui
arrivano il portoghese Sergio Silva (un
ritorno), l’argentino Dario Gimenez,
l’azzurro Diego Nicoletti e Samuel
Amato. Confermati Garcia, Zen, Dal
Monte e Bolcato. Salutano gli spagnoli
Aguaron e Alvaro Gimenez.

NUOTO

MILANO Oggi è il giorno del Gran
Premio di Milano, giunto alla 126ª
edizione. Sono solo in otto al via
con Dylan Mouth netto favorito.
L’allievo di Stefano Botti resta
sull’ottimo rientro nel D’Alessio e
questa prova serve come
trampolino di lancio verso un
nuovo tentativo al Royal Ascot,
dove ha fallito lo scorso anno
quando finì ottavo nelle King
Edward. L’avversario dovrebbe
essere il francese (nato in
Marocco) Billabong che resta su
una vittoria in listed a Longchamp e
che merita rispetto soprattutto per
il training di Pascal Bary. Il tedesco
Bor to Run sembra un outsider,
mentre Cleo Fan (allenato
anch’esso da Stefano Botti) è molto
pericoloso se sugli stessi livelli del
Repubblica. Nel bel convegno di
San Siro da vedere anche due
listed: l’Estate per i tre anni e il
Bersaglio per i velocisti
5ª corsa - 18.10 - GP di Milano (gr. 1) - E 242.000, m 2400:
1Billabong (60½ C .Demuro); 2
Born to Run (60½ L. Maniezzi);
3Celticus (60½ N. Pinna); 4 Cleo
Fan (60½ D. Vargiu); 5 Duca di
Mantova (60½ F. Bossa); 6 Dylan
Mouth (60½ F. Branca); 7
Kramulkie (60½ C. Fiocchi); 8
Victis Hill (60½ Pi. Convertino).
● IERI 7-8-13-11-1 A Modena (m
1600): 1 Puntarenas Ranch (A.
Farolfi) 1.12.8; 2 Poseidon Bar; 3
Roberta Zack; 4 Osio; 5 Occellotto;
Tot.: 6,36; 2,57, 2,13, 2,82 (40,43).
Quinté: n.v. Quarté: 1.325,26. Tris:
189,83.
● OGGI SI CORRE A Galoppo:
Milano (15.35), Merano (14.45).
Trotto: Roma (15.10), Bologna (15),
Napoli (14.50).
● VINCE PERKINS Ieri a
Vincennes bella vittoria del nostro
Perkins Grif (R. Andreghetti) nel
Prix du Quercy (m 2850) in 1.13.4



FONDO TRICOLORE (al.f.) Da
oggi a Castelgandolfo la settimana
tricolore del nuoto di fondo che
selezionerà gli azzurri per i
Mondiali di Kazan (25 luglio-1
agosto). In acqua Grimaldi, Bruni,
Ponselè, Consiglio e Franco (che si
è allenata a Sabadell negli ultimi
mesi) oltre a Stochino, Ruffini,
Vanelli e Sanzullo. Mercoledì 10 c’è
la 5 km, domenica 14 la 25 km.

PALLANUOTO


PROMOSSE Sori e Trieste
salgono in A-1. Nella bella delle
finali, battono rispettivamente
Lavagna (6-5) e Ortigia (11-5).
● SETTEROSA Nell’ultima giornata
della Cina Cup, a Kunshan, l’Italia
batte 10-5 le padrone di casa e
chiude al 5° posto (vittoria degli
Usa).

RUGBY


FINALE TOP 14 (ro.pa.) Saranno
lo Stade Francais del capitano
azzurro Sergio Parisse e il
Clermont a sfidarsi sabato
prossimo a Parigi nella finale del
Top 14. Nelle semifinali di
Bordeaux, lo Stade ha piegato per
33-16 (mete di Arias, Burban e
Lalafia, 18 punti al piede di Steyn) il
Tolone, che non ha schierato il
pilone azzurro Martin
Castrogiovanni; il Clermont ha
battuto per 18-14 il Tolosa (4
piazzati di Parra, un piazzato e un
drop di James).

TRIATHLON


TRICOLORI (al.f.) Davide
Uccellari vince il titolo italiano su
distanza olimpica a Farra d’Alpago
(Bl) battendo Massimo De Ponti e
Luca Facchinetti (Chitti è il primo
degli Under 23. In campo
femminile, si impone Anna Maria
Mazzetti.



ROMANI (al.f.) A Roma Pietralata.
Uomini: 50 ra Franceschi 28”38; 200
ra Bizzarri 2’14”46. Donne: 100 ra
Guerra 1’10”17; 50 fa Di Pietro 26”25;
100 fa Petronio 1’00”41, Tarzia
1’00”58.
● DOTTO E SANTUCCI (al.f.) A
Spoleto (Pg), Luca Dotto nuota i 100 sl
in 50”90, Santucci 50”94. A Tortona
(Al), Matteo Rivolta vince i 100 dorso
in 59”69.

VELA


VOLVO OCEAN RACE (r.ra.)
Parte oggi dal Portogallo alle 14
locali (le 15 in Italia) l’ottava tappa
della Volvo Ocean Race. 647 miglia
da Lisbona a Lorient (Francia). Ieri
intanto si è disputata la In Port
Race vinta dagli spagnoli di Mapfre.


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