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La.Gazzetta.Dello.Sport.07.06.2015.By.PdS.pdf


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2

Champions League R La grande finale

L’ALBO D’ORO

COPPA DEI
CAMPIONI

1958 Real Madrid

1962 Benfica

1966 Real Madrid

1970 Feyenoord

1974 Bayern M.

1978 Liverpool

1959 Real Madrid

1963 MILAN

1967 Celtic Glasgow

1971 Ajax

1975 Bayern M.

1979 Nottingham F.

1956 Real Madrid

1960 Real Madrid

1964 INTER

1968 Man. United

1972 Ajax

1976 Bayern M.

1980 Nottingham F.

1957 Real Madrid

1961 Benfica

1965 INTER

1969 MILAN

1973 Ajax

1977 Liverpool

1981 Liverpool

L'EDITORIALE
di ANDREA
MONTI

GRAZIE LO STESSO
Segue dalla prima

Beppe Marotta, 58 anni, e Andrea Agnelli, 39. D.g. e presidente della Juve

M

entre il Barcellona
solleva al cielo una
coppa che ha sempre
tenuto per le orecchie, negli
occhi di Buffon e compagni
annebbiati di lacrime brilla
comunque il coraggio di chi
se l’è giocata senza
risparmio. E l’orgoglio per
una stagione straordinaria
che apre orizzonti nuovi e
forse insperati. Animo,
dunque, figli e amanti della
giovane Signora:
quell’immagine
dell’Olympiastadion non
deve restare nel vostro
album come il ricordo di una
sconfitta onorevole. C’è la
concreta speranza che
diventi il fotogramma iniziale
di un altro film fatto di future
vittorie. In fondo, alzi la
mano chi, dieci mesi fa,
avrebbe mai sognato di poter
vivere una delusione così…
Va bene, certe notti è difficile
apprezzare i paradossi.
Disperdere le emozioni
negative. Non mischiare la
fede con la retorica della
consolazione. Ma i fatti
restano: una squadra che nel
2006 fu precipitata in serie B
e pareva aver smarrito il
bandolo della propria storia,
si ritrova oggi a contendere
lo scettro al Barça, sovrano
imperante del calcio
mondiale. In cinque
formidabili anni, dall’avvento
di Andrea Agnelli e Beppe
Marotta,
la Juve ha raddrizzato i conti,
inaugurato il suo stadio,
imposto un modello di
gestione economica e
sportiva efficiente e nel
frattempo ha strapazzato

ogni possibile avversario in
campionato per quattro
stagioni consecutive.
Insomma, ha avviato un ciclo
di rara virtù a cui mancava
solo il sigillo europeo.
Quest’anno, anche per
merito del genio paziente di
Allegri succeduto a quello
irrequieto di Conte, ha
portato ai massimi livelli
internazionali un calcio
italiano che sicuramente non
meritava tanto. A costo di
tirarmi addosso gli insulti
dei social network, credo che
ogni appassionato del
pallone, qualsiasi casacca
abbia indosso, dovrebbe
esserle riconoscente. Se non
in pubblico, almeno in cuore
suo.
Da questa Champions, la
Juve esce immensamente
rafforzata. Con 320 milioni
di fatturato e una
reputazione vincente è in
grado di migliorare un
organico già solidissimo e di
attrarre altri piedi buoni
semmai Vidal e Tevez
dovessero andarsene: la
scelta di Dybala, corteggiato
da mezza Europa, ne è la
prova. Più pesante da
raccogliere sarà l’eredità di
Andrea Pirlo, un campione
enorme che, pur mostrando i
segni dell’età, merita una
standing ovation planetaria.
Ma Marchisio ormai ha
imparato, Pogba cresce e il
mercato è lungo e pieno di
promesse. «Fino alla fine»,
cantavano i tifosi bianconeri
sulla strada di Berlino. Stiano
sicuri: pur sconfitta, questa
Juve non finisce qui.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bella Juve, peccato...
Soffre, lotta, rimonta
Poi il morso di Suarez
Paolo Condò
INVIATO A BERLINO

L

a Juve perde, certo. Ma lo
fa in un modo così onorevole e battagliero da ispirare al Barcellona - che sa vincere come nessuno, in campo e
fuori - una scelta mai vista a
questi livelli: il pasillo, ovvero i

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giocatori campioni d’Europa disposti su due file ad applaudire
la passerella dei rivali battuti
mentre vanno a ricevere le medaglie di consolazione. E’ un
onore che quasi commuove Allegri, che abbraccia con vigore
Luis Enrique e lo ringrazia, e
riempie di soddisfazione lo
sguardo comunque amareggiato di Buffon, di Pirlo, di Tevez,

di Bonucci. Una conclusione
fantastica per gli scemi come
noi che adorano la sportività,
degna di una finale splendida
che il Barcellona meritatamente vince, ma che la Juve tiene
viva fino al 97’, quando il 3-1 di
Neymar in contropiede con i
bianconeri esausti incapaci di
rincorrerlo fa calare il sipario
sul match.

GARA IN BILICO Una partita
travolgente e infinita, contenitore di emozioni che la Juve riesce complessivamente a controllare fino all’ultimo: non è la
squadra più forte d’Europa - lo
si sapeva - ma è una formazione
che ha meritato fino in fondo il
viaggio a Berlino e la prossima
stagione ripartirà in Champions tra le favorite. Qui è ca-