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la bua che non fa paura e maltrattamenti .pdf



Nome del file originale: la bua che non fa paura e maltrattamenti.pdf
Titolo: LA BUA CHE NON FA PAURA
Autore: alle

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LA BUA CHE NON FA PAURA
MANUALE D’ USO…DEL PRIMO SOCCORSO AI
BAMBINI
Introduzione: che cosa significa “emergenza”?
Il termine “emergenza” viene utilizzato quando, per motivi che possono
essere i più disparati, si crea una situazione che deve essere affrontata
in tempi rapidi per evitare che evolva in maniera negativa pregiudicando la
salute e/o la sicurezza della persona (nello specifico, del bambino).
Per fortuna, non si tratta di avvenimenti così frequenti e la maggior parte
dei problemi riscontrabili nei nostri amati “cuccioli di uomo” sono
risolvibili con poche azioni, semplici da attuare e assolutamente alla
portata di ognuno di noi, anche senza essere infermieri o medici
rianimatori.
Certamente, ancora prima di curare, l’importante è prevenire; lasciando al
capitolo di competenza l’argomento strada, quali sono le prevenzioni da
mettere in atto quando abbiamo dei pupi che ci circondano allegramente?
Semplicemente quelle che il buonsenso e la logica di genitori ci fanno
facilmente immaginare.
 Non lasciare alla portata dei piccoli, oggetti taglienti o appuntiti,
forbici, coltelli, ecc…
 Fare in modo che prodotti per la pulizia, insetticidi, farmaci e
qualsiasi altro prodotto chimico, siano fuori dalla portata dei bimbi
 Mettere in posizione elevata alcolici e superalcoolici
 Se i piccoli hanno la tendenza ad avvicinarsi alle prese di corrente,
dotarsi dei copripresa isolanti
 Fare attenzione a non lasciare piccoli oggetti in giro per casa che
possano destare curiosità ed essere portati alla bocca
 Non lasciare cavi elettrici in tensione a vista
 Non lasciare incustodite pentole sul fuoco, forni o piastre accesi

Essendo ogni bambino caratterialmente diverso da tutti gli altri, non è
facile definire come la prevenzione possa essere “totale” : solamente
conoscendo il bambino, come i genitori o chi lo accudisce spesso sanno
fare, si può intuire dove il piccolo ha tendenza a mettersi in pericolo,
facendo si che si possano mettere in atto le adeguate precauzioni.
La prevenzione primaria, viene svolta dal non perdere mai di vista i
bambini; quando meno ci pensiamo, sono benissimo capaci di
mettersi nei pasticci !!!

POCHE COSE, MA FATTE BENE!!!
Certamente, quando si ha a che fare con dei bambini, la sfera emotiva del
primo soccorritore, che sia genitore, parente, insegnante od altro viene
colpita, le emozioni vengono amplificate e tra queste anche la paura e il
timore di sbagliare qualcosa, danneggiando il piccolo; dobbiamo
ammettere che i servizi che interessano dei minori, soprattutto se molto
piccoli, rappresentano a volte una fonte di apprensione anche per i
soccorritori più esperti.
Dobbiamo ricordarci alcuni punti cardine che ci dovranno sempre
accompagnare nelle nostre azioni:
 Approcciare i piccoli sempre con le adeguate maniere, senza essere
aggressivi e rispettando sempre la privacy e comprendendo lo stato
d’animo di chi stiamo soccorrendo
 Essere sempre sinceri con i bambini, sono estremamente ricettivi e
se raccontiamo bugie o travisiamo la realtà, se ne accorgono e
perdiamo di credibilità; nessun bambino avrà più fiducia in quella
persona che si sta adoperando per loro
 Spiegare quello che facciamo, aiuta il piccolo a tranquillizzarsi e
collaborare con noi

Manteniamo sempre la calma !!!!
Se siamo noi i primi ad essere agitati, i nostri piccoli infortunati ne
risentono; la paura peggiora lo stato di salute del bambino con
conseguenze negative e rende complicato lo svolgersi del soccorso

Il 118:
Il 118 è un numero di telefono gratuito, componibile da qualsiasi
telefono di rete fissa, cabine telefoniche e dai telefoni cellulari anche
in assenza di credito o addirittura di SIM.
Tuttavia, alcuni telefoni cellulari, adeguandosi alle direttive europee in
materia, consentono la chiamata di emergenza (quindi senza credito o
SIM) accedendo unicamente al numero 112, che è quello designato a
livello europeo come numero unico per le emergenze sanitarie, di
Pubblica Sicurezza e dei Vigili del fuoco.
In Italia non è ancora attivo se non in via sperimentale e solo in alcune
zone, ma se il telefonino ci consente solo il 112, magari perché ci siamo
dimenticati di ricaricare il credito, componiamolo tranquillamente;
risponderanno i Carabinieri e gireranno la nostra richiesta di aiuto alla
centrale 118.
Quando componiamo il 118, siamo accolti inizialmente da un operatore
“di filtro” che funge da prima accoglienza e, raccolte le prime
informazioni, ci devia verso gli operatori (infermieri professionali)
della cosidetta “gestione”, che sono addestrati a coordinare nella
maniera migliore le emergenze sanitarie…e non solo.
Hanno sempre ben chiara la situazione dei mezzi impegnati in qualsiasi
momento e quali mezzi devono essere inviati su un determinato
servizio.
Ci sottoporranno alla cosiddetta “intervista” dalla quale desumeranno
che tipo di servizio dovranno gestire e in che maniera farlo, con quali
mezzi e con che tempistiche.

Cosa








ci chiedono?
Da dove stiamo chiamando
Cosa è successo
In caso di incidente: quanti e quali mezzi sono coinvolti e numero
di feriti
Ci sono pericoli?
Ci sono infortunati particolari? (anziani, disabili, donne gravide,
disabili…)
Se conosciamo l’infortunato, ha precedenti del genere? (es.
cardiopatie)
Numero di telefono

LASCIAMO SEMPRE CHE SIA L’OPERATORE DEL 118 A
CHIUDERE LA COMUNICAZIONE, SIGNIFICA CHE HA
ACQUISITO INFORMAZIONI SUFFICIENTI E LA MACCHINA
DEL SOCCORSO E’ STATA MESSA IN MOVIMENTO.
In quei casi dove è evidente la necessità di ulteriori risorse (VVF,
PS, ecc..), come incidenti stradali, infortuni sul lavoro, risse, persone
che non riescono ad aprire la porta di casa perché vittime di cadute
o malori, noi ci dobbiamo preoccupare di avvisare solamente il 118;
saranno gli operatori di centrale che in seguito alle nostre
informazioni provvederanno a mandarcele insieme all’ ambulanza.
Tra i numeri di selezione breve, merita di essere nominato il 114
che è il numero di Telefono Azzurro , associazione che si occupa
delle violenze sui minori; può essere chiamato da chiunque ne abbia
(purtroppo) necessità.
Similare, ma funzionante come punto di ascolto, supporto e aiuto alle
donne, è il 1522 di Telefono Rosa.
Il 118, tra le altre attività, si occupa anche di emergenza veterinaria
(animali selvatici feriti che vengono recuperati e portati nei centri
di cura e riabilitazione, es. caprioli, ecc..) e di emergenza ambientale
quando l’ARPA, normalmente contattabile attraverso il centralino
dell’azienda ASL, è in orario di chiusura.

Quando non bisogna chiamare il 118:
 Per informazioni su orari di reparti, degenze, e qualsiasi
informazione inerente l’ attività ospedaliera
 Per consulenze mediche o informazioni su farmaci
 Per prenotazioni di ambulanze per servizi non urgenti, ad
esempio per visite programmate, dialisi, fisioterapie
 Per informazioni su prenotazioni di visite
 Per tutti i casi sanitari di importanza modesta (qualche linea di
febbre, mal di denti, lieve cefalea, mal di gola…ecc..)
I piccoli problemi sanitari descritti, come tutti quelli di piccola
importanza, devono essere gestiti dal medico di base negli orari di
ambulatorio, a domicilio negli altri orari oppure dal servizio di continuità
assistenziale (guardia medica) nei festivi, prefestivi o notturni.
 Continuità assistenziale (guardia medica): 848800261
 Centrale operativa servizi secondari (COSS) Croce verde:
0522/286487 dal lunedì al venerdì dalle 07 alle 19. (solo feriali e
prefestivi, esclusi festivi infrasettimanali).
 Cuptel, prenotazioni ed informazioni visite specialistiche:
800425036
Centralini ospedali di zona:
 Reggio Emilia Arcispedale S. Maria Nuova: 0522/296111
 Scandiano (osp. Magati): 0522/850111
 Montecchio (osp. Franchini): 0522/860111
 Correggio (osp. San Sebastiano): 0522/630111
 Guastalla (osp. Civile): 0522/837111
 Castelnovo Monti (osp. S. Anna): 0522/617111

Contrariamente a quello che si potrebbe erroneamente pensare,
l’ utente giunto in Pronto Soccorso a bordo di un’ autoambulanza,
non ha la precedenza rispetto agli altri infortunati
ma segue la normale prassi di triage di pronto soccorso e viene
identificato il relativo ”codice colore” in base unicamente alle
condizioni sanitarie rilevate dall’ infermiere di prima accoglienza.

Cosa comunicare al 118:
Quando si chiama il 118, bisogna avere chiaro che cosa comunicare;
è quindi utile effettuare una raccolta di informazioni che possono essere
reperite facilmente osservando l’ambiente circostante e ascoltando chi
magari ha visto qualcosa di più ma per qualche strano motivo non ha
provveduto a chiamare i soccorsi.
Ad esempio:
 persona caduta e bicicletta a terra
 persona con accanto confezioni di alcolici
 bambino per terra e seggiola rovesciata
 bambino confuso o con vomito e confezioni di prodotti per la pulizia,
farmaci od altro nei dintorni
 persona che è stata riferita barcollare, poi cadere a terra
 bambino investito da veicolo poi fuggito
….e così via.
Qualsiasi possibile “indizio” reperito, è importante per la gestione del
servizio; comunicandolo, unitamente alle condizioni dell’infortunato e ad
eventuali pericoli, si aiuta a far funzionare al meglio la macchina dei
soccorsi.

 La persona è cosciente? Riesce ad interagire con voi? In che

modo? Le frasi pronunciate, hanno logicità o sono confuse o
incomprensibili?
 Se non è cosciente, vedete se respira? In che modo?
 Se non riuscite a raggiungere la persona, la vedete muoversi o
la sentite lamentarsi?
 Vedete se perde copiosamente sangue? Da dove?
Già il fatto che una persona non sia cosciente, cioè non sia in grado
di interagire con l’ambiente e le persone che lo circondano, per gli
operatori di centrale è segno di gravità e sicuramente ci verrà
mandata l’ambulanza con le sirene e un mezzo di soccorso avanzato,
dove è presente un medico o, quantomeno, un infermiere.
Ovviamente, più informazioni reperiamo, tanto meglio si muoverà la
macchina del soccorso.

TUTTE LE COMUNICAZIONI TELEFONICHE TRA
UTENTE E 118, SONO REGISTRATE

IN ATTESA DELL’ ARRIVO DELL’ AMBULANZA:
Una volta chiamati i soccorsi, è indispensabile rimanere accanto alla
persona infortunata.
Soprattutto se bambino, ha bisogno assoluto di qualcuno che lo
sorregga psicologicamente, lo conforti e prima di tutto sia in grado
di riconoscere prontamente eventuali cambiamenti dello stato di
salute e comportamentale.
Una persona vittima di infortunio è in costante evoluzione, la quale
si può presentare ai nostri occhi come apparente miglioramento o
apparente peggioramento:
in realtà, non lo consideriamo come miglioramento o peggioramento,
ma come un cambiamento dello stato della persona seguita e deve
essere prontamente riferito al 118.

COSA NON FARE IN ATTESA DELL’AMBULANZA
 Spostare l ‘ infortunato: si fa consumare inutilmente
nutrimento per l’ organismo e si possono procurare danni
ulteriori, soprattutto in presenza di traumi
 Dare qualcosa da bere o da mangiare alla persona che sta male:
potrebbe scatenare il vomito o essere inalato invece che
digerito. Se vengono somministrati alcolici, potrebbero
causare vasodilatazione e abbassamento repentino della
pressione arteriosa
 Mettere la persona accanto a fonti di calore: non si deve mai
fare perdere il calore corporeo ad un infortunato, ma
avvicinarlo ad una fonte di calore, provoca vasodilatazione e un
brusco calo della pressione arteriosa
 Mettere un persona incosciente in posizione seduta
 Toccare le ustioni o forare le vescichette formatesi
 Inventarsi manovre di riduzione fratture o utilizzare rimedi
empirici
 Rimuovere qualsiasi corpo estraneo in qualsiasi parte del corpo

COSA INVECE SI DEVE FARE
 Allontanare i curiosi dalla persona infortunata
 Confortarla e incoraggiarla fino all’ arrivo dell’ ambulanza, la paura
può aggravarne le condizioni
 Slacciare eventuali indumenti stretti per agevolare la respirazione
 Proteggerla dagli agenti esterni (pioggia, caldo, freddo, sole
intenso…)
 Essere sempre comprensivi, sinceri ma mai compassionevoli

I TRAUMI
Si usa dire che i bambini “siano di gomma”, perché spesso cadendo non
si provocano grossi danni: in realtà, è un concetto veritiero solamente
in parte, in caso di cadute dall’alto, grossi traumi o comunque in tutti i
casi dove sia presente una trasmissione importante di energia, si fanno
male eccome !!!
Solamente che le tipologie di trauma pediatrico sono spesso diverse da
quelle di un adulto, per conformazione fisica, differente fisiologia o
per dinamica.
Certamente, il piccolo che cade mentre corre, finendo bocconi sul
pavimento non riporterà grossi danni al di là di qualche abrasione o
qualche livido !!
I traumi chiusi, rappresentano circa l’ 80-90 % di tutti i traumi
pediatrici, i traumi penetranti sono in misura minima.
La particolarità dei bambini, è quella di essere in grado di ricevere
grossi traumi, riportando danni interni anche notevoli, senza mostrare
esternamente grossi segni.
I bambini, nel caso di investimento, non hanno ancora l’ istinto di
spostarsi di lato, ma al contrario tendono a respingere il veicolo
investitore, immobilizzandosi davanti a esso con le braccia tese,
diventando a tal modo un bersaglio certo.
Come però detto prima, non è il caso di strapparsi i capelli ogni volta
che un piccolo si fa male, la maggior parte dei capitomboli, si guarisce
con una bella coccolona consolatoria !

IL TRAUMA CRANICO
Il capo è coinvolto circa nel 60 % dei traumi chiusi e gli organi interni,
circa nel 10 % dei traumi chiusi.
La testa del bambino piccolo rappresenta una massa e un volume
maggiore in proporzione al corpo rispetto a quella dell’adulto; ciò spiega
la frequenza maggiore di traumi a carico del cranio, aggiungendo che le
pareti ossee del cranio sono molto più sottili e assorbono poco gli
eventuali urti, rivolgendoli verso il cervello.

In più, in fase di crescita, le ossa del capo non sono ancora saldate e,
seppure limitatamente, il cranio è in grado di dilatarsi leggermente in
seguito ad un ematoma (formazione di sacca di sangue in seguito alla
rottura traumatica di un vaso, in genere vene) all’interno del cranio
assecondandone l’ aumento di volume: quando si inizia a notare il
rigonfiamento della fontanella superiore, è segno (tardivo) dell’aumento
della pressione intracranica e rappresenta una vera emergenza.
Non vale tuttavia la pena allarmarsi ogni qualvolta un bimbo “assaggia” il
pavimento o altro con la testa, la stragrande maggioranza delle volte si
risolve solamente con un bel bernoccolo !
I segni che ci devono fare “drizzare le antenne”, sono invece quelli che
fanno sospettare problemi più gravi, come:
 Vomito, soprattutto se a getto e improvviso
 Convulsioni
 Disorientamento o confusione
 Sopore (tendenza ad addormentarsi incontrollabile e fuori dagli
orari consueti della nanna)
 Reattività diminuita
 Formicolii o mancanza di forza agli arti
 Perdita di sangue dalle orecchie o dal naso (copiosa)
Se notate uno o più di questi segni, è indispensabile recarsi
immediatamente al pronto soccorso per gli accertamenti più idonei.
Occorre prestare attenzione anche nei giorni successivi al trauma,
se compaiono i segni descritti sopra, portare il bambino il prima
possibile in ospedale.
E’ perfettamente normale che un bambino caduto o che comunque ha
subito un trauma pianga; al dolore fisico, si aggiunge lo spavento e la
somatizzazione della paura del soccorritore; se il bimbo non piange,
ovviamente dopo un trauma importante, potrebbe essere segno di
gravità maggiore…ma non preoccupatevi, la maggior parte di essi,
dopo una bella visita in Pronto Soccorso, si risolve semplicemente
con uno spavento…soprattutto per i genitori !

TRAUMI MUSCOLO SCHELETRICI
La specialità dei bambini !!!
Il nostro scheletro, ha le funzioni di sostegno, ci consente la
mobilità attraverso le articolazioni e la protezione degli organi
cosidetti “nobili”, cioè che svolgono le funzioni primarie per la
sopravvivenza: cuore, polmoni e cervello.
Conoscendo i nostri piccoli diavoletti, non è difficile immaginare che
qualche piccolo danno se lo possano procurare, per fortuna spesso
senza tante complicanze.






I traumi muscolo scheletrici si possono identificare in :
Contusioni
Distorsioni
Lussazioni
Fratture

Nelle contusioni, si ha una lesione di capillari che, facendo fuoriuscire
sangue all’interno dei tessuti generano ematomi (lividi), gonfi e dolenti.
Potrebbe esserci o meno una lacerazione della pelle; è quella che
normalmente viene definita una “botta”.
Nelle distorsioni, si ha un momentaneo allontanamento delle due parti
di un’ articolazione e un loro immediato riposizionamento, grazie ai
legamenti articolari che, come elastici, servono a tenere unite le
articolazioni. Questo allontanamento e riavvicinamento, porta a
gonfiore, dolorabilità e formazione, più o meno evidente di ematomi.
Per esempio, quella che viene definita “storta”, è la distorsione della
caviglia.
La lussazione, comporta invece l’allontanamento delle parti articolari,
come nella distorsione, ma senza il loro rientro. Tempo fa, veniva
chiamata “slogatura”.

La frattura, si ha quando uno o più delle ossa che abbiamo nel nostro
scheletro, viene rotta in due o più parti. Può essere composta, quando
le parti ossee non si spostano dalla normale posizione pur essendo
distaccate tra loro, oppure scomposta quando le parti ossee si
disassano perdendo il naturale allineamento.
Non potendo stabilire con certezza di che genere di problema si tratti,
(è possibile solamente con esami radiografici), utilizzeremo per tutti i
tipi di trauma pochi concetti ma utilizzabili in ogni occasione:
 Non si deve mai forzare la parte colpita (ad esempio, camminare
sopra una caviglia dolente)
 Eliminare tutto ciò che può costringere provocando dolore
(scarpe, orologi, braccialetti, ecc…)
 Posizionare prima possibile del ghiaccio, o quantomeno acqua
fredda per limitare la formazione di ematomi, gonfiori e per
alleviare il dolore.
 Non massaggiare mai la parte colpita o apporre pomate o unguenti
Il ghiaccio, di qualsiasi tipo sia, non deve mai essere posto a contatto
diretto con la pelle, ma deve sempre essere interposto un asciugamano, un
tovagliolo, la manica della maglia… questo per evitare ustioni da freddo.
ASSOLUTAMENTE CONTROINDICATO E’ IL GHIACCIO SPRAY

EPISTASSI (perdita di sangue dal naso)
Può essere provocata da traumi (colpi durante un gioco, pallonate…), da
fragilità capillare (soprattutto durante i raffreddori, può accadere che
soffiarsi il naso ripetutamente faccia perdere sangue), …o dalle dita nel
naso alla ricerca di chissà quale tesoro…
Cosa facciamo ?
Semplicemente: facciamo sedere il bambino con la testa chinata in avanti
(all’indietro si rischia di fare deglutire il sangue provocando il vomito),
pinziamo il naso alla fine della parte ossea con le dita e poniamo sulla
fronte il più possibile vicino al naso e sul collo, del ghiaccio o comunque

qualcosa di freddo, come ad esempio delle pezzuole, dei fazzoletti o degli
asciugamani imbevuti nell’acqua fredda.
Questa semplice operazione, consente di arrestare la perdita di sangue.
Nel caso le nostre manovre non ottengano efficacia, recarsi al pronto
soccorso.
Non infilare mai nulla nelle narici, soprattutto cotone idrofilo o
emostatico.

PICCOLE FERITE
Altra prerogativa dei bambini !!!!
Non è infrequente che i bimbi, giocando, riescano a ferirsi in vario modo;
fortunatamente però, si tratta quasi sempre di piccole ferite, che
possono andare dalle abrasioni od escoriazioni (sbucciature), ai piccoli
tagli, alle piccole ferite da punta e così via.
Il loro trattamento, è molto semplice e non richiede grandi
specializzazioni:
 Sciacquare sotto l’acqua fredda la ferita, così da fare scorrere
eventuali residui di sporcizia, facendo rallentare il sanguinamento e
alleviare leggermente il dolore.
 Disinfettare con acqua ossigenata, che proprio per la sua azione di
produzione di schiuma fa venire in superficie, rimuovendole,
eventuali particelle rimaste all’ interno della ferita e con lo sviluppo
di ossigeno provvede a bloccare i batteri presenti
 Coprire, almeno per i primi giorni finchè non si è formata la
crosticina, con una medicazione sterile di dimensioni adeguate alla
ferita.
 Non usare cotone idrofilo o fazzoletti di carta, potrebbero lasciare
residui fastidiosi e difficili da eliminare
 Non scaldare o massaggiare la parte ferita
 Verificare la copertura antitetanica

Non utilizzare alcool o prodotti molto aggressivi, non è vera la
“leggenda metropolitana “ che dice che quello che brucia, disinfetta
!!!

Quando le ferite sono profonde o interessano zone come il torace,
l’addome, il viso o il collo, è sempre necessario l’intervento medico.

CORPI ESTRANEI OCULARI
Giocando, andando in bicicletta o altro, potrebbe accadere che un
corpo estraneo penetri negli occhi del nostro piccolo.
Potrebbe essere sabbia, polvere, segatura, un moscerino…
Questo corpo estraneo provoca:
 Lacrimazione,
 Bruciore (o dolore)
 Disturbi visivi
 Ipersensibilità alla luce
 Arrossamento
La prima azione che viene spontanea, è quella che invece va evitata
assolutamente:
non si deve mai strofinare l’ occhio
per evitare di fare penetrare in profondità il corpo estraneo.
Piuttosto:
 Effettuare un lavaggio oculare sotto un getto di acqua corrente, con
il rubinetto aperto non in maniera violenta.
 Coprire entrambi gli occhi, senza premere, per non affaticare
l’occhio sano e recarsi dall’ oculista
Mai:
 Aprire le palpebre con forza, cercando di rimuovere il corpo
estraneo
 Togliere le lenti a contatto, quando presenti
 Permettere lo strofinamento

Ingestione di sostanze chimiche (detersivi, farmaci,
ecc…)
Pur prendendo tutte le precauzioni immaginabili e non, potrebbe accadere
che un bambino entri in contatto con sostanze chimiche, deglutendole.
E’ necessario capire di che sostanze si tratta e comunicarlo al pronto
soccorso, in modo che attraverso il contatto con il centro antiveleni
riescano ad utilizzare il prima possibile gli adeguati antidoti.
Importante è fare arrivare in pronto soccorso, insieme al bimbo anche il
contenitore del prodotto o il blister del farmaco.
Le credenze popolari che vedevano il latte come soluzione a tutti i
problemi, sono in realtà infondate e, anzi, possono provocare ulteriori
danni.

Non provocare il vomito !!!

La sostanza ingerita, scendendo nelle vie digestive potrebbe aver
provocato ustioni, ulcere o lesioni di vario tipo; facendola ripassare per la
stessa strada, raddoppia il danno e può essere anche inalata, creando
problemi respiratori anche gravissimi.
Il bimbo, deve sempre essere accompagnato in pronto soccorso.

USTIONI
Si tratta di lesioni alla pelle e/o ai tessuti sottostanti provocate da
contatti con sostanze eccessivamente calde, eccessivamente fredde o da
sostanze chimiche.
Il nostro primo intervento, sarà rivolto ad arrestare l’ azione lesiva
dell’ustione, ponendo la parte ustionata sotto l’acqua corrente fresca:
applicare ghiaccio potrebbe peggiorare la situazione.
Se l’ustione è di primo grado, cioè interessante solo lo strato superficiale
della pelle provocando dolore, arrossamento e gonfiore, dopo aver
riportato la cute a temperatura normale (e solo dopo !!!) e dopo averla
fatta riposare, si può applicare una crema emolliente, tra le tante in
commercio.

Quando l’ustione è di secondo grado, interessante anche lo strato
mediano della cute, si ha la formazione di bolle oltre ai segni di quelle di
primo grado.
Queste bolle, sono deterioramenti della normale stratificazione della
pelle e il loro trattamento, attualmente è in fase di ridiscussione.
Comunque, per limitare la possibilità di infezioni, sarebbe meglio non
forarle. La procedura per le ustioni di secondo grado, è la medesima delle
ustioni di primo grado, avendo però in più l’accortezza, una volta
raffreddata la parte, di proteggere la lesione con materiali sterili
(garze).
Se l’ustione è ancora più profonda diventando quindi di terzo grado e,
distruggendo i tessuti e le terminazioni nervose, non è dolorante ma
risulta sensibilissima all’ingresso di infezioni e deve essere
adeguatamente protetta con teli o garze sterili o quantomeno pulitissime,
richiedendo assolutamente l’intervento medico.
SE L’USTIONE INTERESSA UN’ AREA MOLTO ESTESA, NON
BAGNARLA MA COPRIRLA SOLAMENTE CON MATERIALI STERILI,
AL FINE DI LIMITARE LA POSSIBILITA’ DI INFEZIONI ED
EVITARE L’IPOTERMIA
Nel caso di contatto con sostanze chimiche come calce o soda caustica
solida, prima di effettuare i lavaggi è necessario eliminare quanto più
materiale possibile meccanicamente, spazzolandolo via.
Evitare in qualsiasi modo l’ utilizzo di rimedi popolari come albume d’uovo,
olio, cipolla, patate, dentifricio, alcool, e chi più ne ha, più ne metta: si
crea una barriera che impedisce lo smaltimento del calore che
continuerebbe così a “lavorare” aggravando l ‘ustione.

CONVULSIONI FEBBRILI
La febbre, non è di per se stessa una malattia, ma si tratta della normale
reazione difensiva dell’ organismo all’ aggressione di microrganismi
dannosi, perlopiù virus o batteri.
Talvolta, quando la temperatura sale molto, in certi bambini con il sistema
nervoso particolarmente sensibile si possono scatenare delle convulsioni.
Tuttavia, in casi particolari, le convulsioni si potrebbero presentare anche
a temperature non elevatissime, ma quando la febbre sale in tempi rapidi.
Normalmente, l’età critica è quella che va (circa) dai sei mesi ai sei anni.
Si manifestano con la perdita di coscienza del piccolo, talvolta con una
breve apnea (pausa nella respirazione) che si risolve spontaneamente e
delle scosse dovute alla retrazione e al rilasciamento ritmico della
muscolatura..
I genitori di bambini che in passato hanno avuto episodi simili, hanno
sicuramente a disposizione clisterini di Diazepam ( Micronoan o simile)
che servono ad arrestare le scosse, comunque in ogni caso è
indispensabile abbassare la temperatura del piccolo spogliandolo
completamente, lasciandolo con solo il pannolino o le mutandine e ponendo
del ghiaccio o comunque dei teli imbevuti di acqua fredda sulla fronte, alla
base del collo, sotto le ascelle e nella piega inguinale. Al termine delle
convulsioni, il piccolo si può addormentare pesantemente, segno dell’
effettivo termine della crisi e che la temperatura è rientrata nei valori
accettabili.

NON BISOGNA MAI CERCARE DI ARRESTARE LE
CONVULSIONI TENENDO FERMO IL BAMBINO, GLI
SI POTREBBERO PROCURARE DANNI FISICI ANCHE
GRAVI.

Possiamo però stare tranquilli, le convulsioni se trattate nel modo
semplicissimo illustrato, normalmente non lasciano nessun residuato.
E’ però fondamentale andare in Pronto Soccorso per capire il perché si
sono presentate, curandone così la causa e non solo l’effetto.

COME FARE DORMIRE I BAMBINI
Nello specifico, soprattutto i lattanti.
I lattanti, possiedono una conformazione fisica molto diversa da un
adulto, o semplicemente da un bambino più grandicello.
Hanno infatti le via aeree poco sviluppate, flessibili, di diametro minore
e la lingua, in proporzione, occupa all’ interno della bocca maggior spazio
che non nell’ adulto.
I bambini piccoli, non sono ancora in grado di respirare efficacemente
attraverso la bocca: è quindi fondamentale mantenere il naso libero da
secrezioni attraverso lavaggi con soluzione fisiologica o isotonica, delle
quali ne esistono infinite varianti, dalla semplice siringa senz’ago utilizzata
per spruzzare la fisiologica all’interno delle narici, alle bombolette spray
dei medesimi prodotti.
Non bisogna mai utilizzare i prodotti decongestionanti per adulti, non
sono adatti ai bambini.
Utile è anche terminare la pulizia con le pipette per aspirazione in vendita
comunemente o con un bastoncino per la pulizia delle orecchie imbevuto di
olio specifico (es. Olio Vea).
Inoltre, i lattanti non sono ancora in grado di utilizzare i muscoli
intercostali per la respirazione, che avviene invece con l’utilizzo del
diaframma, posto inferiormente alla gabbia toracica.
Proprio queste caratteristiche anatomiche, sconsigliano di far dormire i
lattanti in posizione che non sia quella supina, per evitare la deformazione
delle vie aeree in seguito a posizionamenti anomali della testa e quindi del
collo, ad affaticamento del diaframma compresso sotto il peso, seppur
lieve del corpicino, consentendo così una respirazione adeguata.
La sindrome della “Morte in culla “ o SIDS, non è ancora spiegata al 100 %
dalla medicina; pare però che la corretta posizione del lattante durante il
riposo possa influire positivamente.

Per lo stesso motivo, è meglio evitare cuscini, anche se antisoffoco, per
evitare l’ iperflessione (inclinazione della testa verso lo sterno) che
potrebbe causare una deformazione della trachea.
Attenzione anche ai paracolpi, verifichiamo sempre che siano bel
allacciati alle spondine del lettino, scongiurando il pericolo che vadano a
coprire la testa del piccolo.
In tutto questo, dobbiamo anche considerare che i bimbi molto piccoli non
hanno ancora sviluppato la capacità di cambiare posizione quando sono a
rischio soffocamento e potrebbero correre rischi se messi a nanna nella
posizione sbagliata, non riuscirebbero da soli a cambiare postura, anche
se dannosa.
Merita attenzione anche la gestione degli animali domestici: sicuramente
non faranno mai del male volontariamente ai nostri bimbetti, sanno
benissimo che si tratta di cuccioli, seppure un po’ anomali e senza
pelo….che emettono anche suoni strani…ma proprio per un eccesso di
affetto, potrebbero accoccolarsi sul piccolo, magari intorno alla testa
creando pericolo di soffocamento.
Ciò non vuole dire di “staccarli” dalla vita familiare, ma solamente di
prestare attenzione affinché ciò non accada; d’ alta parte non c’è niente
di così tenero che vedere animali e bambini crescere insieme e in
simbiosi !!!
Ciò che invece può disturbare il sonno dei bimbi e creare reazioni
indesiderate, anche di tipo asmatico, sono profumi intensi, essenze varie,
incenso o deodoranti ambientali molto insistenti, come ad esempio quegli
erogatori che in automatico ciclicamente emettono spruzzi di profumo.
Cerchiamo di evitare anche l’ uso di prodotti per la pulizia
particolarmente aggressivi e volatili negli ambienti dove riposano, come ad
esempio quelli a base di candeggina o ammoniaca.
Non è affatto vero, che il bambino per dormire abbia bisogno di un
ambiente molto caldo; al contrario !!
La temperatura giusta per fare dormire come un angioletto il pupattolo, si
aggira intorno ai 20 gradi, sicuramente, il troppo caldo lo farebbe dormire
male rendendolo nervoso e provocando diversi risvegli notturni.
Dopo il pasto (allattamento), è buona norma tenere il bimbo in posizione
semiverticale per 20/30 minuti: il ruttino, comunque necessario, non

indica che il latte è stato digerito, ma che il processo di digestione è in
atto.
Tenendolo eretto, si limita drasticamente il rischio di rigurgito che
potrebbe essere inalato creando problemi respiratori che potrebbero
rivelarsi molto pericolosi.
Partendo già dalla gravidanza, sicuramente aiuta molto il far sentire al
nascituro i normali rumori domestici, aspirapolvere, tv, asciugacapelli e
tutto il resto e alla nascita continuare a svolgere la normale routine con
tutti gli stimoli auditivi consueti, abituando il bimbo al suo “ambiente
sonoro domestico”.
In gestazione ed in allattamento, sono da evitare il fumo, gli alcoolici e
quegli alimenti ( o bevande) che contengono eccitanti che possono essere
trasmessi al pargolo rendendolo irrequieto, come caffè, te, bevande
energetiche ecc…

E’ ASSOLUTAMENTE NORMALE CHE DURANTE IL SONNO
I LATTANTI ABBIANO DELLE PAUSE RESPIRATORIE.
Ci si deve preoccupare però se queste si ripetono spesso e sono di lunga
durata. In questo caso, è meglio consultare il pediatra.

BAMBINI SICURI IN AUTO
Purtroppo si assiste ancora a scene di bambini trasportati in auto in
maniera fantasiosa e, principalmente, pericolosa.
Collocare i piccoli come fossero adulti sui sedili fissati solo con le cinture,
lasciarli vagare per la macchina, trasportarli sulle gambe o sul seggiolino
ma non legati, non solo li mette a rischio di farsi male, ma addirittura può
trasformare il dispositivo di ritenuta male utilizzato in un vero e proprio
killer.
Esistono sul mercato, un’ infinità di marche e modelli di seggiolini per
bambini, ormai per tutte le tasche; partono da qualche decina di euro, per
arrivare a cifre elevate, forse anche troppo…

Senza fare i conti in tasca a nessuno, è comunque indispensabile che il
seggiolino sia di tipo omologato, quindi presenti la targhetta arancione di
conformità:

Su questa etichetta, sono elencate oltre alle diciture di legge anche le
caratteristiche della categoria di peso per cui è stato concepito e
omologato, l’ universalità del suo utilizzo, inteso come tipo di veicolo sul
quale può essere installato o, in sostituzione, il modello dell’ auto sul quale
è possibile montarlo; ormai comunque, la stragrande maggioranza dei
seggiolini in commercio è di tipo universale.
Le categorie in cui vengono divisi i seggiolini, secondo il peso, sono le
seguenti:
• Gruppo 0 : dalla nascita a 10 kg. (da 0 a 9 mesi circa): si tratta del
cosiddetto “ovetto”, che si utilizza anche come passeggino.
• Gruppo 1 : dai 9 ai 18 kg. ( Circa cinque anni di età): sono seggiolini
che si fissano al sedile dell’ automobile con le cinture di sicurezza o
con sistemi particolari (Isofix) e i bambini sono fissati ad esso con
apposite cinture.
• Gruppo 2 : dai 15 ai 25 kg (fino a circa sette anni di età): simili al
modello precedente come dimensioni, sono solitamente appoggiati al
sedile del veicolo e vengono assicurati, insieme al bambino, con le
cinture di sicurezza della macchina.

• Gruppo 3 : dai 22 ai 36 kg (da circa sette anni in poi): sono semplici
rialzi che consentono alle cinture di sicurezza di “lavorare” nel modo
corretto.
• Oltre i 150 cm di altezza, si utilizzano le normali cinture da adulto,
che iniziano ad avere efficacia.
Esistono anche modelli modulari che, secondo le parti utilizzate, si
possono collocare nelle diverse categorie.
L’importante è che sia sempre utilizzato, modulare o meno, nella misura
adatta per il trasportato.
Al contrario di altri accessori per bambini, che non danno problemi
particolari, sarebbe meglio acquistarli nuovi e non nel giro, ormai fiorente,
dei mercatini dell’usato per bambini; potrebbero avere l’imbottitura
deteriorata o deformata ed essere poco confortevoli per i piccoli o
addirittura aver perso o limitata la funzione di protezione.
Nel malaugurato caso di incidente, nulla protegge il bimbo come un sedile
adatto e ben utilizzato e il piccolo deve essere lasciato in posizione sul
seggiolino, che consente l’ adeguata immobilizzazione anche per il
trasporto in pronto soccorso.

DISOSTRUZIONE DELLE VIE AEREE
Il pensiero di trovarsi di fronte ad un bambino con un’ ostruzione delle
vie aeree da corpo estraneo, è il terrore di molti genitori.
L’età caratteristica in cui maggiormente si può presentare un’
ostruzione, è circa dai sei mesi ai due anni. Per motivi ovvi: prima dei
sei mesi, normalmente i bambini seguono una dieta liquida e ancora non
hanno l’istinto di portarsi materiali alla bocca per “assaggiare il mondo”.
Dopo i due anni, di solito sono in grado di capire cosa deve essere
messo in bocca e cosa no.
Quello che provoca ostruzioni, solitamente sono infatti giocattoli o
cibo.
Comunque, le manovre di disostruzione sono molto più semplici di quello
che si può pensare e sono assolutamente alla portata di qualsiasi primo

soccorritore, come genitori, insegnanti, nonni o chiunque si trovi a
doverle utilizzare: rivediamole insieme.

OSTRUZIONE PARZIALE DELLE VIE AEREE
Il bambino riesce a piangere, a tossire, a parlare
NESSUNA MANOVRA DI DISOSTRUZIONE

Incoraggia il bambino a tossire e mantieni la
posizione che preferisce
Se persiste dispnea attiva il 118 o trasporta il
bambino in Pronto Soccorso

OSTRUZIONE COMPLETA DELLE VIE AEREE
Il bambino non riesce a piangere, a tossire, a parlare
Rapida cianosi

Brusco aumento della pressione
intratoracica
(TOSSE ARTIFICIALE)

OSTRUZIONE COMPLETA DELLE VIE AEREE
LATTANTE COSCIENTE

+
5 PACCHE DORSALI

5 COMPRESSIONI TORACICHE

Continua fino alla disostruzione o fino a quando il lattante diventa
incosciente

OSTRUZIONE COMPLETA DELLE VIE AEREE
BAMBINO COSCIENTE

+

5 PACCHE
DORSALI

5 COMPRESSIONI
SUBDIAFRAMMATICHE

Continua fino alla disostruzione o fino a quando il bambino diventa
incosciente

CHIAMARE COMUNQUE IL 118

APPENDICE 1: I MORSI E LE PUNTURE DI
ANIMALI
Fortunatamente, nelle nostre zone non esistono animali che possano,
attraverso il loro morso o la loro puntura, provocare danni che possano
compromettere la vita di una persona: alcuni di loro possono però
provocare diversi problemi, a volte anche fastidiosi.
Parliamo di:







Vipere
Imenotteri (vespe, calabroni, api)
Tafani, pappataci
Aracnidi (ragni e scorpioni)
Zecche
Meduse

Le vipere, presenti comunemente in appennino, difficilmente si
dimostrano aggressive, anzi tendono a fuggire essendo animali molto
timidi. Potrebbe accadere però che, inavvertitamente calpestate o
disturbate, possano mordere.
Il loro morso, provoca sull’immediato dolore intenso, gonfiore,
arrossamento marcato dell’ area di morsicatura.
A lungo termine, circa dopo un’ ora, può provocare:
 vomito
• nausea
• dolori muscolari e articolari
• aumento della temperatura
• collasso cardiocircolatorio
Le nostre azioni saranno quella di effettuare un bendaggio compressivo
esteso anche sopra e sotto il morso, posizionare ghiaccio o acqua
fredda, non fare muovere il bambino, mantenerlo tranquillo e
trasportarlo in ospedale per le adeguate cure, sempre evitandogli
qualsiasi movimento.
NON DARE MAI SOSTANZE ECCITANTI E NON SCALDARE O
MASSAGGIARE LA PARTE MORSA

Le punture di imenotteri o altri insetti e aracnidi provocano dolore,
pomfi e arrossamenti locali: normalmente i bambini piccoli non hanno
reazioni allergiche gravi, in quanto il loro sistema immunitario non ha
ancora sviluppato gli anticorpi responsabili delle crisi anafilattiche.
E’ sufficiente, di solito, il consueto ghiaccio in modo da ridurre il
gonfiore e, nel caso di api, favorire l’espulsione del pungiglione.
Se nei giorni successivi si mostrano peggioramenti, potrebbe essere
necessario l’intervento del pediatra per pianificare una terapia
antibiotica.
Le zecche, negli ultimi tempi si stanno presentando sempre più
numerose e quando si conficcano nella cute non arrecano dolore.
Ci se ne accorge quando, ormai gonfie di sangue, si nota l’ addome
gonfio e simile ad un chicco di mais.
Non bisogna mai strapparle a forza, ma cercare di fargli mollare la
presa mettendoci sopra un batuffolo di cotone imbevuto di alcool,
benzina o olio. L’ animale solitamente si stacca spontaneamente. Se non
accade, si può tentare a questo punto l’estrazione con un paio di
pinzette, prendendola più vicino possibile alla cute e tirandola
delicatamente con una contemporanea rotazione.
I tentacoli delle meduse, quando entrano in contatto con la cute,
rilasciano delle vescichette piene di liquido urticante che provoca
reazioni assimilabili a delle ustioni: non bisogna mai cercare di
rimuovere raschiandoli eventuali residui di tentacoli: si rischierebbe di
rompere eventuali vescichette urticanti ancora integre. Non utilizzare
nemmeno acqua dolce, alcool, aceto o disinfettanti; si rischia
l’iperattivazione della sostanza urticante.
Fare invece dei lavaggi con acqua di mare e disinfettare con
bicarbonato di sodio.
Una consulenza di un medico, può servire per una terapia
farmacologica.

Come visto, niente è complicato, basta mantenere la calma e fare
poche cose, ma bene!!!
Augurandovi che le nozioni di primo soccorso rimangano solo in
testa e non debbano mai essere usate,il gruppo di lavoro de

“LA BUA CHE NON FA PAURA”
e la Pubblica Assistenza Croce Verde, vi ringraziano e sperano di
rivedervi nelle prossime iniziative.
Pubblica Assistenza Croce Verde
Via della Croce Verde,1
42123 Reggio Emilia
Tel. 0522/286492

Sede di Albinea
Via Grandi, 4/a
42020 Albinea
Reggio Emilia
Tel. 0522/599900
info@croceverde.re.it
formazione@croceverde.re.it

APPENDICE 2: I MALTRATTAMENTI SUI BAMBINI.

Danni permanenti:
Abuso responsabile nel 25% dei casi
Abbandono responsabile del 52% dei casi
Danni permanenti riscontrati più frequentemente
Ritardo mentale
Diverse forme di disturbi cognitivi e dell’apprendimento
Lesioni cerebrali e del sistema nervoso centrale
Tutti i bambini sono a rischio, anche se i bambini disabili hanno un rischio
doppio, rispetto ai bambini non disabili, di diventare vittime di abusi
/abbandoni.
I maltrattamenti subiti dai minori si possono riassumere in:
Abuso fisico
Abbandono
Abuso psicologico
Abuso sessuale
Tra questi, quelli che più frequentemente si ritrovano, sono l’abuso fisico
e l’abbandono e un aumento negli ultimi anni degli abusi sessuali.
In generale, gli autori dei maltrattamenti conoscono la vittima nel 60%
dei casi; in questa percentuale, comprendiamo:
Famigliari
Sorveglianti
Tutori legali
Insegnanti
Terapisti
Altri conoscenti
Per farsi un idea di quello che abbiamo di fronte, dobbiamo, come di
consueto basarci sulla raccolta di dati e informazioni, forniteci dagli

astanti, ma anche da quello che noi riusciamo ad “elaborare” con le notizie
che ci danno e che raccogliamo noi stessi.

COME SEMPRE E PIU’ CHE MAI, VALUTATE LA SICUREZZA DELLA SCENA,
PRIMA PER VOI E POI PER IL BAMBINO.

Valutate la scena e i contenuti di quello che vi hanno raccontato:
E’ compatibile quello che vedete sulla scena, con quello che vi hanno
detto ?
E’ realistico quello che vi dicono sia successo, con le lesioni riportate o
lo stato d’animo del bambino?

VALUTATE ATTENTAMENTE L’AMBIENTE CIRCOSTANTE, I SOCCORRITORI
SI TROVANO IN UNA POSIZIONE CHIAVE PER LA VALUTAZIONE
AMBIENTALE E PER COMPRENDERE L’ACCADUTO.

Punti chiave da notare:
Relazione tra i vari membri della famiglia
Come la famiglia si relaziona al bambino
Come la famiglia interagisce con i soccorritori
Meccanismo del trauma
Condizioni dell’abitazione

I segni ambientali che ci possono fare sospettare un abuso o un
abbandono di minore, sono diversi; tra questi possiamo senz’altro
annoverare i più comuni che sono:
Condizioni igieniche scadenti
Condizioni di scarsa sicurezza ambientale
Incongruenza tra la scena e il meccanismo del trauma; discrepanza con
ciò che è stato riferito dai presenti
Oggetti che possono essere utilizzati negli abusi
Condizioni degli eventuali altri bambini

Considerando la particolarità della situazione, si deve cercare l’approccio
con i genitori (o chi per loro), nella maniera più delicata possibile; siate di
sostegno senza esprimere giudizi e senza formulare accuse, i colpevoli
potrebbero non essere i genitori o i tutori e comunque il bambino è
sempre la nostra priorità. Così facendo, si rischia solamente di ritardare
le cure e il trasporto.
Il vostro obiettivo deve essere sempre quello:
 Occupatevi del paziente e iniziate il trattamento
 Documentate ciò che trovate
 Trasportate in ospedale il paziente per il trattamento definitivo più
appropriato
Dalla prima impressione, possiamo dedurre una situazione di abuso o
abbandono quando ci troviamo davanti a questi segni:
Il bambino appare troppo magro
Insufficiente sviluppo fisico
Malnutrizione
Vestiti non adeguati
Per le condizioni metereologiche
Per la scuola e per particolari ricorrenze
All’età e alle condizioni sociali
Mancanza di igiene
Insufficiente o mancante attenzione alla salute, specialmente se sono
presenti condizioni gravi che necessitano di cure particolari.
Risposta non appropriata all’ambiente o alla situazione circostante
Relazione inappropriata:
Con i soccorritori
Con genitori/tutori
Con altri adulti
Con altri bambini

NON DIMENTICARE MAI
TRATTAMENTO!!!

LA VALUTAZIONE ABC E RELATIVO

Siate sempre coerenti nelle vostre azioni e nelle vostre parole, fornite
“attenzioni” sempre in maniera professionale tenendo presente il
fortissimo impatto psicologico e le necessità del bambino.
Continuando nella valutazione:
Chi era presente?
I racconti dei genitori coincidono?
Il riscontro clinico è compatibile con le notizie fornite dei presenti?
Come / quando / dove è avvenuto il trauma?
Il meccanismo è possibile?
Vi è un ritardo inspiegato nella richiesta d’aiuto?
Il bambino, ha già subito dei traumi? Notiamo vecchi traumi o
contusioni? Qual è la routine quotidiana del bambino?
Orari non prevedibili
Supervisione molto variabile, superficiale, insufficiente o assente
Si hanno notizie sanitarie precedenti sul bambino?
Il bambino, è ben seguito negli esami di routine?
L’interesse per la sua salute, è costante, saltuario o inesistente?
Lo sviluppo, è da ritenersi normale per l’età, o lo vediamo anormale?
Peso
Altezza
Intelletto
Come valutiamo l’atteggiamento dei genitori ( o dei tutori) rispetto
alle dimensioni dell’ accaduto?
Il coinvolgimento è adeguato alla situazione?
Troppo ansioso?
Troppo poco preoccupato?

Il racconto dell’accaduto, è filante, coerente? Ci sono cambiamenti o
discrepanze nella versione?
Riguardo al trauma o alla patologia
Tra i due genitori/tutori
Tra il bambino e i genitori/tutori
I genitori (tutori), insistono perché il bambino non venga trasportato
in ospedale?
Cercano di portare la vostra attenzione più verso loro stessi, che non
sul bambino?
Preferiscono parlare più dei loro problemi, reali o meno, che non di
ciò che è accaduto?
La nostra raccolta di informazioni, non deve tralasciare comunque la
presenza di vecchi traumi o traumi ripetuti e ricorrenti, patologie
pregresse o in essere, oltre ad una valutazione mirata.
Nello specifico, ricerchiamo quindi quei segni che ci fanno sospettare
lesioni volontarie:
Segni di frustate o cinghiate
Segni di lacci
Ecchimosi a forma della mano
Segni di punture
Ferite da arma da punta
Segni di fermagli o cinture
Ustioni provocate da corde
E quei reperti che non hanno spiegazioni altrimenti plausibili:
Contusioni
Ustioni
Paura eccessiva
Paura di uscire di casa
Disordini alimentari

Abiti non adeguati alle circostanze
Comportamento lesionistico
Verso se stesso
Verso gli altri
Conoscenza del sesso non normale per l’età
Lividi
Fratture ossee
Paura di tornare a casa
Malnutrizione
Affaticamento
Scadenti relazioni sociali
Comportamento aggressivo o introverso
Forte richiesta di attenzioni

Lesioni caratteristiche, sono quelle provocate da alcune pratiche della
medicina popolare di alcuni paesi. Non si possono considerare dolose,
poiché si tratta di usanze atte a trarre beneficio e non a danneggiare il
soggetto.
Apposizione di monete - Cao Gio (“Cow Zow”)
Pratica popolare orientale per ridurre la febbre, i brividi e l’emicrania

Segni da apposizione di monete arroventate ( Cao Gio o Coining)
Apposizione di piccoli vasetti o bicchieri di vetro scaldati a fuoco
(“cupping”)
Pratica centroamericana (soprattutto Messico) per problemi respiratori

Pratica asiatica per dolore allo stomaco e febbre

Segni da “cupping”
Si tratta di pratiche senza alcuna valenza medica, provocanti lesioni
anche importanti ma tuttavia eseguite in buona fede, quindi da non
considerarsi maltrattamenti.
Bisogna prestare massima attenzione a quei segni particolari, ma
fisiologici, quindi naturali e che spesso tendono a scomparire con la
crescita, che possono essere scambiati per residui di violenze fisiche; si
tratta, nello specifico, di:
Macchie mongoliche
Frequenti tra i bambini di colore, di colore scuro, simili ad ematomi
Afro americani, asiatici, ispanici
Blu scuro su dorso e glutei
Compaiono alla nascita e spariscono dopo 2-3 anni

Macchie mongoliche

Strie salmone – “bacio d’angelo” / “morso di cicogna”

Macchie rosa che compaiono sul collo, naso, palpebre e centro della fronte

Strie salmone

Bacio d’angelo

Morso di cicogna
Macchie color fragola
Compaiono nelle prime settimane di vita, possono essere più o meno in
rilievo e normalmente si riassorbono spontaneamente entro il primo anno
di vita.

Macchie fragola

Sono piccoli segni, comunissimi nei primi mesi di vita, dovuti a piccoli danni
capillari e assolutamente innocui e non devono essere scambiati per segni
di violenze.

Sono segni certi di trauma, invece gli ematomi (figura a sx) o le
bruciature da sigaretta (a dx).

ATTENZIONE!!!
Condizioni mediche particolari, come l’emofilia o la leucemia, possono
provocare lividi anche molto estesi, valutare il bimbo nel suo
complesso e analizzando bene il contesto per non trarre conclusioni
affrettate.
INDICATORI DI UN BAMBINO VITTIMA DI ABUSO

Il bambino gravita intorno e si stringe, oppure evita la persona da cui
ha subito atti d’abuso
Evita, per sicurezza, di rivolgere lo sguardo al responsabile degli abusi
Appare eccessivamente timoroso o privo di emozioni, apatico
E’ prudente o circospetto al contatto fisico
Piange eccessivamente o non piange affatto
Manifesta comportamenti bisognosi, come una costante ricerca di
cibo, di favori o di cose.

Come soccorritori, il nostro compito è quello di agire secondo un ordine
ben preciso.

Primarie rimangono la valutazione, il trattamento e il trasporto del
bambino in ambiente protetto e sicuro.
La nostra raccolta di informazioni a domicilio, deve comunque essere
effettuata nella maniera più discreta possibile, obiettiva al massimo, in
modo da poterle trasmettere al personale ospedaliero nella maniera più
completa e appropriata e possa essere documentata. E’ importante
ricordare il ruolo cardine del soccorritore, in quanto è il primo e
probabilmente unico testimone del meccanismo delle lesioni e
dell’ambiente familiare che si è trovato davanti.
Tutto ciò evitando nella maniera più assoluta di mettersi in antagonismo
con la figura del genitore (o chi per esso) per evitare complicazioni che
possono compromettere la riuscita del nostro servizio.

SHAKEN BABY SYNDROM
La shaken baby syndrom (syndrome da violento scuotimento del
bambino) è una forma di abuso fisico potenzialmente letale, o comunque
gravemente invalidante, ma estremamente difficile da identificare,
soprattutto da parte dei soccorritori.
Se un bambino viene scosso violentemente e ripetutamente, si possono
creare gravi lesioni craniche e cerebrovascolari, con la formazione di
ematomi intracranici, che possono, se gli scuotimenti sono ripetuti,
aggravarsi determinando anche la morte del piccolo. Purtroppo è
possibile che esternamente non ci siano segni evidenti.
I segni che possono farci sospettare questo tipo di violenza, vanno
ricercati nello stato mentale alterato senza apparente motivo, dalla
semplice irritabilità, alla sonnolenza, al vomito, alle convulsioni in
assenza di febbre, fino al coma.
Nel lattante, risulta più difficile valutare lo stato mentale alterato;
possiamo quindi cercare quelli che sono i segni di un’ aumentata
pressione intracranica: fontanelle convesse, anisocoria, convulsioni.
Se sono presenti segni esterni, si tratta perlopiù di contusioni nel
punto di presa del bimbo, solitamente nel torace o a livello omerale,
spesso accompagnate da fratture o lussazioni.

MECCANICA DELLA “SHAKEN BABY SYNDROM”

Il cervello, in seguito allo scuotimento viene compresso ripetutamente
contro il cranio, andando così a creare lacerazioni venose che
provocano ematomi intracranici.

MAI SCUOTERE UN BAMBINO!!!


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