File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



La.Repubblica.09.06.2015.By.PdS .pdf



Nome del file originale: La.Repubblica.09.06.2015.By.PdS.pdf
Titolo: Untitled

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato generato da UnknownApplication / GPL Ghostscript 9.05, ed è stato inviato su file-pdf.it il 09/06/2015 alle 08:36, dall'indirizzo IP 37.34.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1858 volte.
Dimensione del file: 27 MB (64 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


SS-1F

ALVOHXEBbahaajA CTDODKDEDN

Direttore Ezio Mauro

Fondatore Eugenio Scalfari

NZ

9 770390 107009

www.repubblica.it

IN ITALIA € 1,40

ANNO 40 - N. 135

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

CON “IL GIOVANE FAVOLOSO” €15,30

CON REPUBBLICA
“IL GIOVANE FAVOLOSO”
IL FILM DI MARIO MARTONE
IN DVD E BLU RAY

R2/ LA STORIA

Licenza d’uccidere in tutto il mondo
cade l’ultimo segreto dei Navy Seals
ALBERTO FLORES D’ARCAIS

50609

R2/ GLI SPETTACOLI

Gué Pequeno, il rapper scorretto
“Io, sofisticato ignorante di strada”
MARCO MATHIEU

Premi ai Comuni
che ospitano i migranti
Scontro Nord-Sud

G7, L’EUROPA CON GLI USA. MOSCA: REAGIREMO ALL’ATTACCO AMERICANO

>Salvini minaccia l’occupazione delle prefetture
>Patto di stabilità flessibile per i sindaci dell’accoglienza
LA RIFORMA

Un Fmi della Ue
e bilancio unitario
ecco il piano
Juncker-Draghi

ROMA. È scontro sull’immigrazione. Il leader della Lega Nord Matteo
Salvini: «Contro i clandestini siamo pronti ad occupare le prefetture».
Ma Renzi: «I comuni accoglienti andrebbero premiati». E così si pensa
a un allentamento del patto di stabilità per gli enti locali “ospitali”.

BEI, CUSTODERO, LAURIA, MELETTI, POLCHI E STRIPPOLI DA PAGINA 2 A PAGINA 4

L’ANALISI

IL PUNTO

Le frontiere
interne
CHIARA SARACENO

DAL NOSTRO INVIATO

ALBERTO D’ARGENIO
BRUXELLES

controlli sulle riforme e
sui conti pubblici da subito,
per poi arrivare, entro il
2019, a un’eurozona che si prenda carico della dimensione sociale dei suoi cittadini tramite un bilancio proprio e che potrà contare anche su un Fondo monetario
europeo per rinforzarsi rispetto
ai mercati e alle crisi finanziarie.
Ecco il piano dei quattro presidenti dell’Unione per rilanciare
la governance di Eurolandia.

P



ALLE PAGINE 12 E 13
CON UN COMMENTO DI BONANNI

L’Operazione Pitone
del leader leghista

L RIFIUTO dei governatori delle
Regioni del Nord ad accogliere
anche un solo immigrato in
più, la minaccia di Maroni di punire i Comuni non possono essere
accantonate come un atto del
conflitto maggioranza-opposizione e di quello interno al centrodestra.

I RITORNO dal G7 in Baviera,
sarà opportuno che Renzi
affronti in prima persona la
rivolta dei governatori del Nord.
La situazione è drammatica e non
può essere risolta puntando il dito contro le incoerenze di un presidente della Lombardia che è anche un ex ministro dell’Interno.

SEGUE A PAGINA 32

SEGUE A PAGINA 33

I

Draghi e Juncker

STEFANO FOLLI

D

IL PREMIER: HO I VOTI MA NON SPACCO IL PARTITO

Renzi apre alla minoranza Pd
“Discutiamo su scuola e Senato”
ROMA. Tra i fischi e i buu di alcuni insegnanti all’esterno del Nazareno,

ieri il premier Renzi, parlando alla direzione Pd, ha aperto a una trattativa con la minoranza del partito. Sul Senato, ma anche sulla scuola.
Argomento su cui il segretario si è detto pronto a «quindici giorni in più
di discussione», rimproverando però chi vuole un decreto per l’assunzione di tutti i precari: «Non può diventare un ammortizzatore sociale».

Obama e Renzi ieri al castello di Elmau per il G7

NIGRO E TARQUINI DA PAGINA 6 A PAGINA 9

“Putin vuole rifare l’impero”
Obama pronto a nuove sanzioni
DAL NOSTRO INVIATO

FEDERICO RAMPINI
GARMISCH-PARTENKIRCHEN.Sale la tensione con Vladimir Putin, che Barack Obama accusa di
voler «ricostruire l’impero».

CASADIO, CUZZOCREA E DE MARCHIS ALLE PAGINE 16 E 17

A PAGINA 6

CLIMA, IL PATTO
DEI DUE GRADI

ARIGI non sarà un flop come
Copenaghen, ma per gli
applausi è meglio aspettare. Intorno, però, c’è un mondo
che, sul riscaldamento globale,
ha cambiato prospettiva.

P

A PAGINA 11

MAURIZIO RICCI

R2/ LA CULTURA

IL CASO

Se le femministe
si sentono offese
dalla retorica
transgender

R2/ LA COPERTINA

Ogni settimana
un milionario in più
i ragazzi d’oro
di Pechino
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

ELINOR BURKETT

GIAMPAOLO VISETTI

e uomini hanno
cervelli diversi? Ai
tempi in cui Lawrence
H. Summers era preside di
Harvard e suggerì di sì, la reazione fu immediata e implacabile. Gli esperti lo bollarono di “sessismo”. I membri di
facoltà gli dettero del troglodita. Gli ex allievi sospesero i
pagamenti.

Ordine d’arresto
per il capo di Agon
la tv albanese
fatta dagli italiani

ALLE PAGINE 52 E 53

FABIO TONACCI A PAGINA 25

D

ONNE

PECHINO

L

A CINA e il resto del mon-

do scoprono i nuovi milionari under 35 di Pechino per alimentare la crescita senza fine dei consumi.
Il boom dei ricchi nati tra il
1980 e il 1990 è diventato un
fenomeno rivoluzionario.
ALLE PAGINE 34 E 35
CON UN ARTICOLO DI MARCHETTI

SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. ■ CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. ■ PREZZI DI VENDITA: AUSTRIA ■ BELGIO ■ FRANCIA
■ GERMANIA ■ IRLANDA ■ LUSSEMBURGO ■ MONACO P. ■ OLANDA ■ PORTOGALLO ■ SLOVENIA ■ SPAGNA € 2,00 ■ MALTA € 2,20 ■ GRECIA € 2,50 ■ CROAZIA KN 15 ■ REGNO UNITO LST 1,80 ■ REPUBBLICA CECA CZK 64 ■ SLOVACCHIA SKK 80/€ 2,66 ■ SVIZZERA FR 3,00 ■ UNGHERIA FT 650 ■ U.S.A $ 2,00

2

IL GOVERNO ALLA PROVA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Lo scontro

Immigrati, Salvini minaccia
“Bloccheremo le prefetture”
Renzi: “Soldi a chi accoglie”
E il Viminale non si ferma: 2500 profughi inviati al Nord
Il premier: “Sistema ideato da Maroni”. La Cei: “Vergogna”



MARONI OGGI

Diffido i prefetti:
non portino altri
immigrati qui in
Lombardia. Taglierò
i fondi regionali
ai Comuni che
prenderanno altri
immigrati

ALBERTO CUSTODERO
VLADIMIRO POLCHI
ROMA. Maroni diffida i prefetti: «Non portate in Lombardia nuovi
clandestini. Taglierò i finanziamenti ai sindaci che li accolgono».
Dura la replica di Renzi: «Le quote le ha decise Maroni. Altro che
sanzioni. Premieremo economicamente i comuni che accolgono i
migranti». Ma lo scontro si estende anche al Veneto («I sindaci e
alcune prefetture sono sulla posizione di dire di no», assicura Zaia),
e alla Liguria («Non prenderò neanche un profugo», annuncia
Toti). Sull’immigrazione è rissa istituzionale tra il governo e
l’opposizione Lega-Fi. Con la Cei che ammonisce: «La posizione dei
tre governatori è vergognosa». Salvini scende in campo a fianco del
governatore lombardo e minaccia: «Siamo pronti a occupare le
prefetture. Se Renzi e Alfano pensano di prendere il Nord come
soggiorno per i clandestini hanno sbagliato tutto». Risponde il
ministro dell’Interno Alfano: «Salvini occupa le prefetture, noi ci
occupiamo dei problemi. Il suo atteggiamento e quello dei 3
governatori è di odio insopportabile verso il Sud. La Lega ha retto il
Viminale a lungo, se voleva cancellare prefetture e prefetti aveva

DOMENICA E IERI
le dichiarazioni
del governatore
della Lombardia

QUATTRO ANNI FA
dichiarazione a Radio
Capital del 2011: Maroni era
allora ministro dell’Interno



© RIPRODUZIONE RISERVATA

immigrati. Se finora il loro “tesoretto” di bilancio è stato chiuso nella cassaforte dello Stato,
il provvedimento del governo
consentirà ai comuni virtuosi
di poter spendere quei denari.
E visto che le città del Sud, quelle che già ospitano i migranti,
sono invece in gran parte in rosso, per loro saranno appunto
varate «misure compensative». Una decisione delicata, visto che i fondi potrebbero intaccare il rapporto deficit-Pil.
Per questo una discussione è
ancora in corso con il ministero
dell’Economia.
Quanto alle Regioni, nessun
dubbio che la linea sia quella di
imporre a tutte il trasferimento dei profughi. A partire da
quelle del Nord, finora indietro
nelle quote già fissate, in base
a parametri come la popolazio-

DAL NOSTRO INVIATO
FRANCESCO BEI

Abbiamo indicato
in tutte le Regioni
i luoghi per profughi
e clandestini. È una
emergenza grave,
serve solidarietà.
I rifiuti non sono
giustificabili

TRASFERIMENTI
Migranti su un
pullman in partenza
da Palermo, una delle
città dove approdano
le navi impegnate
nei soccorsi
nel Canale di Sicilia

Ilnuovopianodelgoverno:viailpatto
IL RETROSCENA

MARONI NEL 2011

più di mille giorni per farlo, ma non l’ha fatto». Diversa, ma sempre
critica, la posizione del governatore del Pd toscano, Rossi, che
critica la realizzazione di maxi centri di accoglienza e propone
(come fatto la Toscana in questi due anni), centri più piccoli per
evitare di accendere tensioni sociali. Renzi intanto conferma
l’intenzione «di lavorare sulla cooperazione e
coinvolgere l’Ue, il cui piano è ancora
LA insufficiente. Cosa che - sottolinea - non è stata
GIOR fatta in passato per scelta». Il fronte europeo è
caldo. Il commissario all’Immigrazione
NA sempre
Avramopoulos ha ribadito il sostegno
TA Dimitris
dell’Ue «nonostante - ha detto - alcuni Paesi si
siano sfilati». Alfano gli ha chiesto di aumentare
la quota di trasferimenti di rifugiati dall’Italia, superando i 24mila
fissati. E che sia l’Ue a trattare con i Paesi di origine per i rimpatri. Il
Viminale poi non s’è certo fatto intimidire dalle minacce dei
governatori del Nord: proprio ieri ha fatto partire dalla Sicilia sui
pullman 2500 profughi diretti nelle regioni di Maroni, Zaia e Toti
(oltre che in Piemonte e Campania). Altri partiranno anche oggi.

GARMISCH. Via la camicia di
forza del patto di stabilità per le
città del Nord, più fondi, assistenza e «misure compensative» (ancora allo studio) a quelle del Sud. Passa da questi due
pilastri il nuovo piano che il governo sta mettendo a punto
per far fronte all’ondata migratoria di massa in arrivo dalla Libia. Un progetto che sarà
adottato con un provvedimento ad hoc – probabilmente un
decreto legge - in uno dei pros-

Nessuna Regione
potrà rifiutare
il trasferimento
dei profughi
simi Consigli dei ministri, prima comunque del summit Ue
del 25 giugno.
La strategia è stata messa a
punto dal presidente del Consiglio Renzi e dal ministro dell’Interno Alfano, che anche ieri
si sono tenuti in stretto contatto, il primo a Garmisch al G7, il
secondo a Roma per la riunione
con il commissario Ue all’Immigrazione Avramopoulos. Il
modello, in fondo, richiama
quanto è già stato previsto per
agosto con un progetto-pilota
che interesserà 13 comuni, a
cui è stata data la possibilità di
scomputare dal patto di Stabilità interno i fondi necessari all’accoglienza dei profughi. Ora
palazzo Chigi e il Viminale intendono estendere la stessa
misura a tutti i comuni in attivo, in gran parte del Nord, che
decideranno di sistemare gli

ne e il Pil, nel piano del luglio
2014. Tanto per citare i due
esempi delle Regioni a guida leghista, quelle che hanno minacciato ritorsioni, la Lombardia sarebbe ancora “sotto” del
40 per cento rispetto ai numeri
stabiliti, il Veneto invece addirittura del 50 per cento. Nelle
prossime ore partiranno quindi dai centri d’emergenza del
Sud, soprattutto dalla Sicilia e
dalla Calabria, migliaia di immigrati sbarcati nelle ultime
settimane – dai cinquemila ai
settemila – per essere trasferiti al Nord. E non si esclude, con
il decreto legge che dovrebbe
premiare i comuni dell’accoglienza, di individuare alcuni
edifici pubblici inutilizzati per
sistemare i migranti.
Ma il vero terreno di gioco
della partita è in Europa, dove

il piano predisposto dalla Commissione Juncker per distribuire gli immigrati tra i vari paesi
membri è ancora oggetto di forti resistenze. E si parla di appena 24 mila persone da “smistare”. Nel governo italiano, al
contrario, ritengo questa cifra
assolutamente inadeguata allo tsunami in arrivo. Lo stesso
comandante della nave britannica impiegata nel dispositivo
Triton, citato dal Guardian,
due giorni fa stimava in circa
mezzo milione le persone in attesa di prendere il mare sui barconi. Ieri a Garmisch, intorno al
tavolo dello Schloss Elmau che
ospitava il G7, Renzi ha provato ad alzare la voce: «Il piano
Juncker può essere un primo
passo, ma non è sufficiente. Lo
sapete tutti». E qui sta dunque
l’altra ipotesi sulla quale il pre-

I punti

1 2 3 4
STRATEGIA
Il ministro Angelino
Alfano. Viminale e
Palazzo Chigi
lavorano alla
strategia per
fronteggiare l’ondata
di profughi

PATTO STABILITÀ
I comuni virtuosi che
ospiteranno i
migranti potranno
sforare i vincoli del
patto di stabilità
interno, ovvero
tenersi parte del
surplus di bilancio
che oggi non
possono spendere e
devono restituire al
governo per
sistemare i conti
pubblici nazionali

INCENTIVI AI COMUNI

SOLIDARIETÀ UE

ACCORDI DI RIMPATRIO

I comuni in rosso,
che non possono
rosicchiare fondi in
surplus allentando il
patto di stabilità, se
ospiteranno i rifugiati
riceveranno dal
governo “misure
compensative”,
ovvero denaro
fresco. Misura,
insieme a quella sul
patto, in discussione
al Tesoro visto
l’impatto sul deficit

Al vertice europeo
del 25 giugno Renzi
chiederà ai partner di
trasformare le quote
di ripartizione dei
migranti ora in
discussione a
Bruxelles in un
meccanismo
automatico che
permetta di
ridistribuire tra i 28
tutti i migranti in
arrivo sulle nostre
coste

Sempre al summit
europeo il premier
chiederà che sia
l’Unione, anziché i
singoli stati, a
negoziare accordi di
rimpatrio con i paesi
d’origine dei migranti
che non hanno diritto
all’asilo. Se la
questione diventasse
europea gli accordi
sarebbero negoziati
con un peso
negoziale superiore

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

3

PER SAPERNE DI PIÙ
www.regione.lombardia.it
www.regione.piemonte.it

L’INTERVISTA SERGIO CHIAMPARINO

“La Lombardia
mente sui numeri
compito nobile
aiutare i disperati”
SARA STRIPPOLI

soltanto sulla base di accordi bilaterali fra i paesi. Sarebbe invece più forte una “contrattazione” portata a livello europeo, con nuovi accordi Ue-paesi di provenienza. Per rendere
più efficiente lo strumento di
trasferimento dei clandestini
irregolari.
Di tutto questo si sta discutendo tra Roma e Bruxelles.
Nella speranza di superare i veti reciproci e affrontare con
mezzi più forti quella che si profila come una delle più grandi
emergenze umanitarie che abbia affrontato l’Italia repubblicana. «Da qui al Consiglio europeo – ha detto ieri Renzi prima
di prendere il volo per Roma –
cercheremo di portare a casa il
risultato. I prossimi 20 giorni
saranno decisivi».

TORINO. Maroni mente sui numeri, dice Sergio Chiamparino. Dimissionario come presidente della Conferenza delle
Regioni in attesa che facciano il loro ingresso i nuovi eletti,
insiste perché i territori rispettino gli accordi: «Se il governo applicasse lo stesso principio che Maroni vorrebbe per i
Comuni, dovrebbe tagliare i fondi alla Lombardia. Credo
che la posizione del presidente lombardo vada ignorata. E si
dia disposizione ai prefetti perché tutti accolgano i migranti. Se c’è un ambito in cui il centralismo è sacrosanto è proprio la gestione dell’immigrazione».
Presidente Chiamparino, al Nord si sta creando un asse
forte di conservatorismo di destra che ha coinvolto anche
il forzista Giovanni Toti. Si sente accerchiato?
«Per nulla, anzi mi sento piuttosto a mio agio a rappresentare un Nord che ha tradizioni di solidarietà e accoglienza, anche in Regioni come Veneto e Lombardia, dove potrebbero sentirsi poco orgogliosi per le posizioni dei miei colleghi. La politica ha anche un compito pedagogico, deve aiutare le comunità a capire che accogliendo chi
fugge dalla fame e dalla guerra si svolge una
funzione di alta qualità morale».
Maroni sostiene che la Lombardia è la terza regione italiana più “penalizzata”. Lei
dice che quei dati sono falsi.
«Non si possono sommare immigrati e profughi. Se si conteggiano anche gli immigrati
che lavorano da anni in Italia i calcoli non tornano. Questa è soltanto strumentalizzazione
politica».
Nell’ultimo incontro di Anci e Regioni con
Alfano, la strada indicata era opposta a
Sergio
quella teorizzata da Maroni: incentivi ai
Chiamparino,
Comuni disponibili. A che punto siamo?
governatore
«Siamo in attesa, è un nodo importante. Badel Piemonte
sterebbe rendere più flessibile il patto di stabilità, con l’esclusione delle spese affrontate
Non si possono dai Comuni per l’accoglienza. Servono poi
strutture da utilizzare sul modello di hub remischiare i
gionali, non vogliamo tendopoli. Non soluzioprofughi con
ni a medio e lungo periodo, ma per smistagli immigrati
mento e prima accoglienza. E tempi più rapiche lavorano
di delle commissioni».
qui da anni,
Il centrodestra sostiene che la Conferenza
altrimenti si
delle Regioni è appiattita sul governo. E’
strumentalizza
così?
«Per parlare il centrodestra dovrebbe vincere le elezioni. Battute a parte, c’è un accordo dell’agosto
2014. Ribadito un mese con Alfano. Non è colpa mia se la
maggior parte delle Regioni è guidata dal centrosinistra».
Maroni dice che Renzi dovrebbe sbattere i pugni in Europa. Lei condivide le politiche del presidente del Consiglio?
«La battaglia di Renzi in Europa è sacrosanta e difficile.
Ma per essere forti non si debbono avere defezioni in casa.
Se sono proprio le Regioni più ricche a defilarsi, è un assist
allo smarcamento di altri Paesi in Europa. La strategia è aprire centri di prima accoglienza nei Paesi di partenza e creare
corridoi umanitari per sottrarre le persone agli scafisti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

di stabilità e intesa rivista con l’Ue
sidente del Consiglio italiano
ha iniziato a sondare i vertici
Ue insieme ai capi di Francia,
Germania e Gran Bretagna
presenti al G7. Quella cioè di
stabilire non delle semplici
“quote” numeriche di persone,
ma delle vere e proprie percentuali. Da distribuire in base a un
«meccanismo automatico» di
compensazione: tanti ne arrivano in Italia, tanti – in percentuale appunto – vengono trasferiti tra i 28 stati Ue. Un modo per far fronte all’emergenza
di massa che probabilmente investirà le coste italiane con l’arrivo della bella stagione.
Ma al Consiglio Ue l’Italia
metterà sul tavolo anche un’altra proposta, relativa stavolta
ai rimpatri di quanti non hanno
diritto all’asilo politico. Oggi i
(pochi) rimpatri avvengono

ELLEKAPPA





4

LA QUESTIONE IMMIGRATI

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.regione.sicilia.it
www.repubblica.it

La polemica

I governatori del Sud: dalla Lega solo offese
L’asse dei presidenti meridionali mentre altri 1500 migranti sbarcano tra Catania e Reggio Calabria
Crocetta: “Incostituzionale la minaccia della Lombardia”. D’Alfonso: tutti facciano la propria parte
EMANUELE LAURIA

I NUMERI

76.486
MIGRANTI
Oltre 76 mila
i migranti arrivati
in Italia via mare,
ora ospiti
di strutture
di accoglienza
pubbliche

59%
AL SUD
In Sicilia c’è il 20 %
dei migranti, un altro
20% in Calabria,
Puglia e Campania.
Nel Lazio l’11%l, l’8%
in Abruzzo, Molise,
Basilicata e Sardegna

41%
AL NORD
La Lombardia ospita
il 9 % dei migranti,
seguita da Piemonte
ed Emilia col 6% a
testa, Toscana 5%,
Veneto 4% e Friuli 3%
e Liguria 2%

PALERMO. Il fronte del Sud si compatta attorno ad
aggettivi forti e numeri da capogiro. Gli aggettivi
(«Vergognose», irresponsabili») sono quelli che bollano
le dichiarazioni di Maroni, i numeri raccontano gli ultimi
sbarchi fra Catania e Reggio Calabria: circa 1.500 i
migranti giunti ieri. E sono proprio i presidenti di Sicilia
e Calabria, le due Regioni più esposte sulla rotta della
disperazione, a bocciare con maggiore veemenza la
“serrata” del governatore lombardo. Rosario Crocetta, il
capo della giunta siciliana, dice che «la posizione di
Maroni sui tagli ai sindaci che ospitano gli immigrati è
persino incostituzionale. Perché le Regioni non possano
ridurre alcun finanziamento, in questa e altre materie,
senza il via libera dell’associazione dei Comuni. In ogni
caso - aggiunge Crocetta - è sul piano morale che sono
inaccettabili le parole dell’ex ministro dell’Interno.
Creano solo problemi, nel momento in cui sta avvenendo
lo smistamento dei profughi, alle Regioni del Sud». Dice
questo, il presidente della Sicilia, mentre 150 ospiti di un

divisioni che ci indeboliscono e costituiscono uno sfregio
all’immagine del nostro Paese».
È davvero un asse solido, quello dei governatori del
Mezzogiorno, che si consolida per ragioni geografiche
ma anche politiche, attorno alla comune appartenenza
al centrosinistra. Attorno allo stesso richiamo alle
regole: rispetto alle quote stabilite in conferenza Statoregioni nel luglio 2014, la Lombardia ha il 40 per cento in
meno dei migranti che le spettano, il Veneto il 50 per
cento. «Facile sbarrare la porta di casa propria quando
sono altri a dover fronteggiare l’emergenza
umanitaria», dice Marcello Pittella, presidente della
Basilicata. «Nessun presidente del Sud - prosegue avrebbe utilizzato i toni di Maroni. Che certo non
aiutano Renzi nel momento in cui porta avanti a
Bruxelles una battaglia non semplice perché l’Italia non
sia lasciata sola». «Siamo una Regione che fa parte
dell’Italia ordinamento, dell’Italia Paese, dell’Italia
società e faremo la nostra parte», dice il governatore
abruzzese Luciano D’Alfonso. L’ultima voce «di sotto» di
un’Italia che si riscopre divisa in due.

Il reportage

IN SALVO
Migranti al porto
di Reggio Calabria,
sbarcati dalla nave
spagnola Rio Seguro,
che li ha soccorsi

Nel Comune del Trevigiano protestano
il Carroccio e il sindaco democratico
“Sono 110: troppi per una piccola città”

La battaglia
di Vittorio Veneto
“Basta profughi
abbiamo già dato”
JENNER MELETTI

LA PROTESTA
Sale la tensione
per i migranti
a Vittorio
Veneto,
nella foto
il campanile
trecentesco nella
piazza principale

centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di
Agrigento, sono appena partiti per raggiungere il
Veneto di Zaia, altro governatore che ha fatto sapere di
non gradire nuovi arrivi di extracomunitari. «Maroni afferma ancora Crocetta - vuole scaricare il problema
sulle Regioni del Sud mostrando il suo volto xenofobo e
antimeridionalista. Guarda caso, queste dichiarazioni dice Crocetta - arrivano all’indomani
delle amministrative. Nessuno ha
LA parlato prima, quando alla Lega di
GIOR Salvini servivano anche i voti dei
NA siciliani».
è diversa, nel contenuto, la
TA Non
reazione di Mario Oliverio,
governatore della Calabria: «Non è con
la demagogia, con affermazioni intrise di
irresponsabilità che si affronta il drammatico tema
dell’immigrazione - dice Oliverio - Maroni è stato
ministro dell’Interno, dovrebbe risparmiarci questo
indegno scaricabarile. Proprio adesso, che in Europa
qualcosa comincia a muoversi, tutti dovremmo evitare

VITTORIO VENETO (TREVISO). C’è
una grande lapide, sull’abside della chiesa. «Per la bestemmia/ come cristiano piango/ come cittadino mi vergogno». Chissà se hanno
chiesto la traduzione, gli africani
che giocano con l’iPad, ascoltano
musica in cuffia, telefonano, aggiustano un vecchia bicicletta o
dormono sull’erba nella poca ombra dell’ex convento. «No, non si
può entrare», dice l’uomo con il
grembiule. «Sì, posso dirle il menù
della cena: riso, polpette, mela.
Tutti a tavola alle 19». Il menù è importante, in questo centro gestito
da una cooperativa legata al Ceis
che ospita 110 richiedenti asilo.
L’11 febbraio i 110 africani hanno
occupato la statale 51, quella che
porta a Cortina, per protestare
contro il vitto. «Sempre pasta, noi
non vogliamo la pasta». Qualche
giorno prima avevano bloccato
tutto l’ex convento con un’altra
protesta. «Non c’è Sky, non riusciamo a vedere la Coppa d’Africa».
Può cominciare qui, il breve
viaggio in terra veneta, dove il governatore — e non solo lui — ha
annunciato di non volere più immigrati, compresi i richiedenti asilo. «Abbiamo già dato», dice il presidente Luca Zaia. «In Veneto ci sono 517.668 immigrati, pari
all’11% della popolazione, e 42 mila di loro sono disoccupati. In Friuli gli immigrati sono il 3% della popolazione, in Toscana l’8%. Ecco
perché abbiamo già dato». Si sentono parole pesanti, qui a Vittorio

Veneto, con i monumenti alla Vittoria all’ingresso della città. «Questi immigrati — dice Gianantonio
Da Re, Lega Nord, che proprio un
anno fa lasciava la poltrona di primo cittadino — sono in realtà dei
turisti non paganti, dei vagabondi, che pretendono tutto e non danno niente». Ma colpiscono anche le
parole del nuovo sindaco, Roberto
Tonon, che invece è del Pd. «Abbiamo già dato», dice anche lui.
«Non puoi mettere più di cento immigrati tutti assieme e poi pensare di fare un’accoglienza vera.
Né l’ex sindaco della Lega né
l’attuale del Pd hanno potuto decidere qualcosa sull’arrivo dei 110
richiedenti asilo. «In verità — rac-

con il 73% dei voti a Codognè — e
adesso diciamo stop agli immigrati». L’«esperienza» riguarda però
una sola famiglia. «Nel 2011, rispondendo all’appello del ministro Maroni, abbiamo accolto una
coppia della Libia, con un figlio.
Hotel quattro stelle. Quando abbiamo chiesto all’uomo di dare
una mano al Comune, con piccoli
lavori, quello ha chiesto uno stipendio. Abbiamo detto no e lui ha
“minacciato” di andarsene, perché non si sentiva accolto bene.
Quando siamo riusciti a mandarlo
in un centro di accoglienza in un altro Comune, si è scoperto che non
era libico ma nigeriano e che non
aveva nessun diritto di asilo». «Abbiamo già dato». Con parole e motivazioni diverse, Lega e Pd arrivano alla stessa conclusione. Maria
Rosa Pavanello, sindaco pd di Mirano e presidente dell’Anci Veneto, vuole però essere più precisa.
«Noi non diciamo no agli immigrati. Diciamo che non ci sono più
strutture che permettano un’accoglienza degna della storia del
Veneto. Prima della crisi, i Comuni
avevano ristrutturato stabili cadenti e li avevano già riutilizzati.
Ora, quando come Anci chiedo ai
sindaci se abbiano qualche struttura, loro rispondono sì, ma si tratta di edifici così degradati che vanno prima abbattuti e poi ricostruiti. Con quali soldi? Ci sono stati Comuni, come Mira, che con risorse
proprie hanno trovato un’abita-

“Hanno occupato
la statale: volevano
Sky per vedere
la Coppa d’Africa”

“A uno abbiamo chiesto
di fare qualche lavoretto
per il municipio:
pretendeva lo stipendio”

conta Roberto Tonon — gli ospiti
dell’ex convento sono stati anche
150 ma poi ho mandato la Usl a fare controlli per verificare le condizioni della vecchia struttura. A Vittorio Veneto c’è anche un’altra casa di accoglienza, della Caritas,
che però ha soltanto 10 persone.
Con questa piccola realtà è possibile fare cose positive: alcuni ospiti fanno volontariato, cercano un
inserimento. I 110 del Ceis sono
una massa troppo grande per una
piccola città. A parte qualche partita di calcio — abbiamo fatto un
piccolo torneo — non c’è possibi-

lità di un incontro vero. E questi
giovani africani che non fanno altro che bighellonare non fanno bene né alla città né a se stessi».
Non arrivano in centro, gli africani. Stanno nel «loro» quartiere a
nord, lontano dalla bella piazza del
municipio e dal parco con le giostre dei più piccoli. «Ma lei si immagina — dice l’ex sindaco Gianantonio Da Re, ora capo dell’opposizione — cosa hanno detto gli
operai quando hanno trovato la
statale bloccata mentre andavano
a lavorare? “Quelli si lamentano
della pasta che è pure gratis. Ma co-

sa credono? Che in mensa — pagata con i nostri soldi — noi troviamo
aragoste?”. Forse questi ragazzi
arrivati dall’Africa pensano di fare
i turisti fino alla pensione. Altro
che rifugiati. Hanno da mangiare
e da dormire, hanno iPad e cellulari, vengono vestiti con abiti e scarpe di marca… Se non cambia qualcosa, questi telefonano a casa e dicono: venite tutti, qui siamo a Gardaland».
Nel Veneto che alza i ponti levatoi ogni scusa è buona. «Noi abbiamo fatto un’esperienza negativa
— dice Roberto Bet, sindaco Lega

zione per gli immigrati dell’emergenza 2011. Ma non si è risolto nulla. Gli immigrati hanno trovato un
tetto ma non il lavoro, per cui sono
entrati nel circuito di assistenza. Il
60% delle risorse assistenziali dei
Comuni oggi è speso per le famiglie straniere con minori».
Scende il buio anche sull’ex convento di Vittorio Veneto. Ora c’è la
tv via satellite. Forse qualche programma potrà interessare e chiudere così una giornata vuota. In attesa di altre decine, o centinaia, di
giornate vuote.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL G7 IN GERMANIA

6

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Il vertice

Il G7: “Pronti a nuove sanzioni contro Mosca”
Linea della fermezza
per la crisi ucraina
Intesa sul clima:
“Surriscaldamento
solo entro i due gradi”

ANDREA TARQUINI
GARMISCH-PARTENKIRCHEN. Linea della
fermezza con Putin, le sanzioni resteranno in vigore fino alla pace in Ucraina e potranno essere inasprite. E contemporaneamente, impegni nuovi, ben più sostanziosi di prima, per la difesa del clima
e dell’ambiente: ridurre le emissioni tra
il 40 e il 70 per cento di qui al 2050. Contenere il surriscaldamento terreste di
due gradi, in vista del vertice di Parigi.
Decarbonizzazione entro la fine del secolo. Infine, risposta dura e aiuti allo sviluppo per fermare l’Is e ogni terrorismo. Ecco le decisioni principali con cui si è concluso ieri pomeriggio qui nel castello di
Elmau, a un passo da Garmisch-Partenkirchen, il vertice G7 dei leader delle
principali potenze economiche del mondo libero, cioè Usa, Giappone, Germania,
Regno Unito, Italia, Francia, Canada.
«Summit difficile, ma positivo», ha detto la cancelliera in persona illustrandone

i risultati. Primo, per il segnale chiaro a
Putin: l’annessione della Crimea, le ingerenze in Ucraina orientale con l’appoggio
ai separatisti e le minacce alla sovranità
di Kiev sono «ritenute all’unanimità inaccettabili per il G7 che è comunità di valori costitutivi quali democrazia, diritti
umani, rispetto del diritto internazionale». Le sanzioni contro Mosca dunque resteranno in vigore , e potranno anche essere inasprite, «la loro durata dipenderà
dalla completa attuazione degli accordi
di pace di Minsk e dal rispetto della sovranità ucraina da parte del Cremlino».
«La Russia - ha poi detto il presidente Usa

Obama - continua a violare l’integrità territoriale dell’Ucraina». E per questo «l’America si dice pronta a nuove sanzioni insieme al G7». La replica di Mosca non si fa
attendere: «Ci riserviamo il diritto di reagire a tutte le iniziative non amichevoli
compiute contro di noi dagli Stati Unti»,
attacca il ministero degli Esteri russo.
Al tempo stesso, Merkel (e tutti i 7, nel
loro comunicato finale) hanno insistito
nell’indicare al presidente russo un’onorevole via d’uscita: quando Mosca rispetterà gli impegni di pace presi, le sanzioni
possono essere subito revocate, «e noi
siamo ben consci di potere e voler re-

a riconoscere la “prova durissima” che Atene sta
affrontando. Al governo Tsipras chiede con insistenza: “Riforme strutturali serie, non solo per
soddisfare i creditori, ma anche come condizione per ritrovare un sentiero di crescita durevole”. Rispetto al passato, di recente la posizione
americana sulla Grecia è diventata più equidistante, a metà strada tra Berlino e Atene. Si percepisce una certa perdita di credibilità di Tsipras e soprattutto del suo ministro economico
Varoufakis, a Washington. Obama ha anche deciso di appoggiare la Merkel che considera più
flessibile del suo ministro economico Schaeuble, e decisa a impedire l’uscita della Grecia dall’euro. Scongiurare “Grexit” è la priorità per gli
Usa. In generale ogni indebolimento dell’Unione europea è considerato negativo da Obama,
che davanti a David Cameron si è di nuovo
espresso contro l’uscita della Gran Bretagna
quando ci sarà il referendum.

forze dello Stato islamico». Riconosce che «l’arrivo di nuovi jihadisti dall’estero è più che sufficiente a compensare le loro perdite nei combattimenti». Il Pentagono è in ritardo nell’addestramento delle forze regolari irachene, «dobbiamo accelerare, e siamo disposti a fare di più,
insieme con tutte le altre nazioni che partecipano alla coalizione». Non c’è soluzione in vista finché la leadership irachena non «coinvolge tutte
le tribù sunnite». Ai ritardi del governo iracheno nel reclutamento di nuove forze, imputa il
fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati «non hanno ancora una strategia compiuta». Un passaggio che già scatena le polemiche in patria: anche
in passato i repubblicani lo accusarono per questa ammissione di «mancanza di strategia».

LA PROTESTA
Attivisti di
Greenpeace
hanno scritto
col laser i loro
slogan
sulle montagne
di Garmisch
Partenkirchen

L’affondo di Obama
“Putin rovina la Russia
vuole ricreare l’Impero”
Il presidente chiede un accordo anti-Grexit
E sull’Is ammette: “Siamo senza una strategia”
LO SCENARIO
IL CREMLINO

Putin sta
rovinando
l’economia
del suo
Paese
per ricreare
i fasti
dell’Impero
sovietico
I russi
soffrono per
causa sua

DAL NOSTRO INVIATO
FEDERICO RAMPINI
GARMISCH PARTENKIRCHEN

S

ALE la tensione con Vladimir Putin, che Ba-

rack Obama accusa di voler «ricostruire
l’impero», e al G7 in Baviera il presidente ricompatta il fronte degli alleati: saranno prolungate le sanzioni, non si esclude di inasprirle, se
Mosca non rispetta gli accordi sull’Ucraina. L’America rivendica un ruolo riconquistato, quello
di locomotiva della crescita globale. E sulla Grecia dice agli europei: tutti devono fare uno sforzo perché la soluzione sia possibile. Ma Obama
non nasconde che la sua preoccupazione più
grave è lo Stato Islamico: «Siamo senza una strategia».

LA RUSSIA
Vladimir Putin deve decidere se vuole distruggere l’economia del suo Paese «per ricreare i fasti dell’impero sovietico». Il presidente
americano, nel suo intervento durante la conferenza stampa conclusiva del G7, accusa Putin:
«Sta scegliendo di mandare a pezzi l’economia
del suo Paese. I russi stanno soffrendo a causa
delle politiche del loro presidente». Obama è

soddisfatto per avere incassato l’unità degli europei sulle sanzioni, con la promessa che saranno prolungate anche dalla Ue, alla loro scadenza a fine giugno. Era il primo obiettivo di questa
sua trasferta europea, e il presidente ritiene di
poter dire: missione compiuta. «C’è stato un forte consenso sul fatto che dobbiamo continuare
a fare pressione sulla Russia, perché rispetti gli
accordi di Minsk. Abbiamo discusso anche dei
passi aggiuntivi, qualora la Russia continui con
le azioni aggressive nell’Ucraina orientale».
Obama specifica che quest’ipotesi di ulteriore
inasprimento delle sanzioni «ora è stata esaminata a livello tecnico, non tra i leader politici, ma
comunque vogliamo essere pronti a passare allo stadio successivo se sarà necessario». Sul dossier Russia-Ucraina Obama sceglie di ringraziare calorosamente due leader europei, Angela
Merkel e François Hollande, per i loro “sforzi
straordinari” nel premere su Putin. Obama rincara la dose contro il leader russo, traccia un bilancio impietoso del suo isolamento, ricorda che
«per il secondo anno la Russia è esclusa da questo summit».

L’IMPASSE GRECA
Il presidente chiama a una prova di flessibilità le due parti, invita anche i creditori (rappresentati dalla troika Commissione-Bce-Fmi)

IL DILEMMA IS
Obama ammette che «li sconfiggiamo da una
parte e quelli ricominciano ad avanzare da
un’altra parte, sono aggressivi e agili nel cogliere nuove opportunità». Accusa la Turchia di non
rispettare gli impegni presi sul controllo delle
sue frontiere, per arrestare il flusso di «combattenti stranieri che continuano ad alimentare le

I TRATTATI DI LIBERO SCAMBIO
Obama rivendica con orgoglio la ripresa americana e invita gli alleati a chiudere sui nuovi
trattati. «A maggio l’economia americana ha
creato altri 280.000 posti di lavoro, siamo ormai
oltre i tre milioni di nuovi posti solo nell’ultimo
anno, è la più rapida creazione di occupazione
da un decennio. In un quinquennio le nuove assunzioni sono 12,6 milioni. Il tasso di disoccupazione è ai minimi da sette anni». Ed è grazie
alla crescita (non all’austerity) che «il deficit
pubblico americano si è ridotto dei due terzi».

7

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.g7germany.de
www.rt.com

Il Cremlino: “Reagiremo alle minacce”
staurare la collaborazione con la Russia,
come abbiamo fatto in molte crisi internazionali, dalla Siria al negoziato sul nucleare iraniano». La palla insomma è nel
campo di Putin.
Secondo ma non meno importante, il
G7 ha assunto posizioni ben più concrete
di prima sul clima e l’ambiente. E’ la prima volta che i Grandi fanno proprio l’obiettivo del limite dell’aumento della
temperatura sulla Terra «al di sotto di
due gradi». Il negoziato sul clima non è
stato facile, ha sottolineato la cancelliera
alludendo alle resistenze soprattutto
giapponesi. Ma il summit ora appoggia

l’obiettivo di ridurre le emissioni in 35 anni, appunto tra il 40 e il 70 per cento rispetto ai livelli 2010. La strategia è l’inizio dell’addio ai combustibili fossili, petrolio e carbone, e una priorità crescente
alle energie rinnovabili e pulite. Aiutando i paesi in via di sviluppo, appunto con
aiuti delle potenze “storiche” per 100 miliardi di dollari annui dal 2020. «Un taglio
considerevole delle emissioni è necessario per garantire uno sviluppo ecologico
e sostenibile nel futuro, la de-carbonizzazione dell’economia», ha affermato
Merkel.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

DI SPALLE
Angela Merkel,
Barack Obama
e Matteo Renzi
in un momento
di relax durante
il vertice

Ma mentre gli Stati Uniti sono «una forza trainante dell’economia globale» non altrettanto si
può dire degli altri. «L’economia mondiale non
cresce al livello del suo potenziale». Il presidente invita gli europei «a progredire verso il trattato Ttip (Transatlantic Trade and Investment
Partnership)». Al tempo stesso dice di avere aggiornato gli altri leader sull’iter del Congresso
di Washington: dove proprio i democratici lo
stanno ostacolando sui nuovi trattati, e la corsia
preferenziale per la loro approvazione (fasttrack) non è ancora una certezza.

L’AMBIENTE
Bilancio positivo ma generico. «Continuiamo
a fare progressi verso un forte accordo sul cambiamento climatico da raggiungere quest’anno
a Parigi. Tutti i membri del G7 hanno presentato gli obiettivi di riduzione delle emissioni carboniche post-2020. Continueremo a fare pressione sugli altri grandi paesi perché facciano altrettanto. E rispetteremo gli impegni che ci siamo dati per aiutare i paesi in via di sviluppo nella transizione verso modelli di crescita a minore
intensità di emissioni carboniche». Fa riferimento all’iniziativa Power Africa, che lui stesso
lanciò due anni fa, per il sostegno alle energie
rinnovabili.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I JIHADISTI

Li battiamo
da una parte
e quelli
iniziano
ad avanzare
da un’altra
Sono
aggressivi
e agili
nel cogliere
nuove
opportunità

I PUNTI

123
IL CLIMA
Tra le novità più
importanti
c’è l’azione urgente
per rispondere
ai cambiamenti
climatici: ridurre
le emissioni di gas
dal 40 al 70% entro
il 2050 e limitare
l’aumento
della temperatura
a 2 gradi

LE SANZIONI
I leader del G7
hanno avvisato
la Russia che,
se non rispetterà
gli accordi di Minsk
per il cessate-ilfuoco in Ucraina,
ci saranno ulteriori
sanzioni. Unanime,
poi, la condanna
contro l’annessione
della Crimea

I TRATTATI
C’è la volontà di
accelerare i lavori,
iniziati nel 2013,
per concludere
entro l’anno
i negoziati
sul Partenariato
transatlantico
per il commercio
e gli investimenti
(Ttip) tra Unione
europea e Usa

IL G7 IN GERMANIA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

9

PER SAPERNE DI PIÙ
www.gouvernement.fr
www.governo.it

Russia

Sanzioni, Roma e Parigi contro la linea dura
Al G7 Italia e Francia frenano sull’intransigenza di Obama e Cameron e chiedono di non rompere con il Cremlino
“Mosca può aiutare a risolvere alcuni conflitti internazionali”. Hollande: “Forse le misure saranno prorogate di sei mesi”
DAL NOSTRO INVIATO
FRANCESCO BEI

Il presidente francese Hollande

GARMISH-PARTENKIRCHEN. Stavolta le bocche restano ben cucite, ma dal poco che filtra non è difficile immaginare che nelle stanze dello Schloss Elmau, la
questione più divisiva sia stata quella delle sanzioni
alla Russia. Certo, il comunicato finale mette in chiaro che i Grandi sono pronti persino ad «adottare ulteriori misure restrittive». Una minaccia sottoscritta da tutti. Eppure, a grattare sotto la superficie,
qualcosa della frattura all’interno del fronte occidentale emerge chiaramente. Perché se Obama dichiara in conferenza stampa che c’è stato un «forte
consenso» sulle sanzioni, ecco che contemporaneamente, in un’altra saletta, Matteo Renzi ammette
che al tavolo dei sette Grandi ci sono state «sensibilità diverse» sull’argomento.
Provando a schematizzare, Gli Stati Uniti, spal-

leggiati dal Canada e, soprattutto, dalla Gran Bretagna, hanno premuto per la linea dura, gettando sul
tavolo i rapporti dell’Intelligence militare che mostrano il crescente coinvolgimento delle brigate russe sul confine orientale ucraino. Mentre l’Italia, con
la Francia e, in parte, la Germania, si sono ritrovare
unite a enfatizzare più la necessità di non tagliare
tutti i ponti con Putin, un interlocutore imprescindibile per risolvere altri gravissime crisi: dalla Libia all’offensiva dell’Is, dal nucleare iraniano alle dispute
geopolitiche nel Mar cinese meridionale. Fonti della
delegazione italiana spiegano che è improprio parlare di una «spaccatura», salvo poi confermare che al
G7 c’è stata effettivamente «una discussione strategica sulla necessità di definire il rapporto con la Russia». Ovvero possibile partner per la risoluzione dei
conflitti internazionali o nemico da Guerra fredda?
Le stesse fonti ricordano che, al di là dei proclami bellicosi anti-Putin, anche gli americani in fondo prati-

cano un doppio binario, unendo fermezza e dialogo.
«Come dimostra la visita di Kerry a Sochi».
In questo sfondo resta da capire cosa accadrà al
Consiglio europeo di fine giugno, chiamato a decidere se prorogare le sanzioni contro la Russia. Gli italiani non si sbottonano, mentre Hollande ha anticipato come sia «probabile» una proroga almeno fino
a fine anno. La partita dunque resta aperta e i russi
se la vogliono giocare fino in fondo puntando su una
sorta di “soft power” per rompere l’isolamento internazionale. Fa parte sicuramente di questa strategia anche la visita che Putin farà domani da Papa
Francesco, così come la passeggiata all’Expo di Milano, chiusa con un bilaterale con Renzi. Ieri Dmitri
Peskov, il portavoce del Cremlino, ci ha tenuto a sottolineare che «alcuni dei partecipanti al G7 parlano
della necessità di promuovere il dialogo con la Russia». Tra questi, in prima fila, c’è sicuramente l’Italia.

La visita

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I TEMI

Il presidente russo, che continua ad essere
il “nemico” dell’Europa in crisi, domani
andrà all’Expo con Renzi, incontrerà
Mattarella e poi Papa Francesco in Vaticano
L’ALLEANZA CON I CINESI
Isolato in Europa guarda a Est

Una tappa in Italia
per rompere l’assedio
così Putin argina
le mosse dell’Occidente

LE MANOVRE NEL BALTICO
Prove di forza ai confini Ue

LA GRECIA
Ha offerto prestiti a Tsipras

VINCENZO NIGRO

A

L’AGENDA

LA VISITA A EXPÒ
Mercoledì mattina
Putin sarà a Milano
per visitare al’Expo
il padiglione russo
col premier Renzi
IL QUIRINALE
Da Milano
volerà a Roma
dove sarà ricevuto
dal presidente
Mattarella
IN VATICANO
Nel tardo
pomeriggio Putin
avrà un colloquio
privato con papa
Francesco

QUASI un quarto di secolo
dalla fine dell’Unione Sovietica, Barack Obama ha
fatto il migliore dei complimenti
che potesse indirizzare a Vladimir Putin. Ha paragonato il piano di reazione alla Nato del presidente russo al sogno al tentativo di riesumare un passato fallito ma glorioso, quello della vecchia Unione Sovietica. Ma la Russia di Vladimir Putin non è un
fantasma che ritorna, ma un mutante che per sopravvivere ha saputo adattarsi spudoratamente
ai tempi moderni. Una potenza
geopolitica che, ferita e impoverita, ritrova unità popolare nella
difesa del suo sistema oligarchico e ormai ha rotto l’assedio da
Occidente, dirigendo la sua rotta verso il vero gigante economico e politico del mondo che verrà,
la Cina del comunismo turbocapitalista.
Vladimir Putin che arriva stasera in Italia per visitare l’Expo,
incontrare Renzi ed essere ricevuto da Mattarella e dal Papa,
continua ad essere l’uomo nero
di un’Europa in crisi economica
e politica. In ogni singolo Paese
dell’Unione, Putin ha giocato le
sue carte per rompere l’assedio
di una Nato arrivata troppo vicina al giardino di casa. In Ucraina
l’invasione militare della Crimea e la “guerra ibrida” nel Don-

IL LEADER
Le azioni del
presidente russo
Vladimir Putin
sono state
al centro dei
lavori del G7
tedesco dove
si è discusso
di sanzioni

bass, una storia infinita in cui
agli affondi militari degli “uomini in verde” di Putin seguono
lunghe settimane di tregua che
preparano soltanto nuove avanzate militari. Prossima fermata
Mariupol.
Nel resto d’Europa il soft
power putiniano è arrivato invece a scegliere l’abbraccio con un
numero impressionante di partiti politici in grado di mettere in
difficoltà le dirigenze europee
più vicine a Obama e alla linea
americana di contrasto politico
duro con Mosca. Andare a rivedere l’elenco degli alleati o simpatizzanti politici di Putin nell’Europa “occidentale” è impressionante: il leghista Salvini e
Berlusconi in Italia, il partito di
destra Attack in Bulgaria, i camerati di Alba Dorata ma anche
i compagni di Syriza in Grecia. I

post-fascisti di Le Pen in Francia
con i “liberali” eredi di Haider in
Austria. Il piccolo Partito nazionale britannico in Inghilterra
con l’Ukip di Farage. C’è il
Vlaams Belang in Belgio, l’Ndp
in Germania, lo Jobbik in Un-

Nel 2014 la sigla
del patto del gas
con la Cina per mettere
in difficoltà Washington
gheria. Apparentemente nulla
di clamoroso, e invece è proprio
il contrario: è clamoroso il disegno lento e discreto di creare una
corona di alleanze o simpatie politiche in grado di destabilizzare,
rallentare, confondere il percorso dei governi di un’Europa che è

in crisi politica ed economica.
Il presidente russo ha reagito
negli anni allo strangolamento
progressivo messo in atto dagli
Stati Uniti. Al centro del cappio
Putin non vede soltanto la sua
Russia, ma se stesso, i suoi uomini, il sistema di potere che ha costruito. Per questo, per sfuggire
all’incalzare dell’Europa diventata ostile, Putin nel 2014 ha siglato quel famoso patto del gas
con la Cina di Xi Jinping. Fu
Henry Kissinger, il cancelliere
immortale, a mettere in piedi
quel triangolo delle rivalità e delle alleanze fra Usa, Russia e Cina
che — al culmine della guerra
fredda con Mosca — permise a
Washington di flirtare con un gigante comunista alle spalle della casa-madre che il comunismo
lo aveva inventato. Adesso, con
l’accordo da 400 miliardi firma-

to esattamente un anno fa, in
maggio a Pechino, Putin reinventa le posizioni del triangolo,
questa volta riavvicinandosi a
Pechino per mettere in difficoltà
Washington.
A Mosca alcuni uomini d’affari occidentali sono rimasti sbalorditi: per quanto i russi possano mal sopportare l’umiliazione
di essere costretti ad appoggiarsi agli antipatici compagni cinesi, decine di uomini d’affari, di
leader delle aziende di Stato
hanno fatto un passo incontrovertibile: hanno iniziato a studiare cinese, lo fanno studiare a
un numero sempre maggiore di
studenti universitari della federazione, assumono giovani che
conoscano la lingua e la Cina.
Vladimir Putin che atterra in Italia, Paese che con la scusa dell’Expo gli offre la scappatoia di
un po’ di ossigeno europeo, proverà a dimostrare che non è un
isolato, che non è un appestato
se papa Francesco lo incontrerà
serenamente in Vaticano. E siccome non vuole ricostruire
l’Urss ma consolidare un regime
che è in grado di giocare le sue
carte dalla Cina a buona parte
d’Europa, troverà molti capi politici di un Paese confuso come
l’Italia pronti a dargli retta, a
chiedergli una mano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL G7 IN GERMANIA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

11

PER SAPERNE DI PIÙ
climateactiontracker.org
www.iea.org

Il clima. La decisione del G7 è un primo passo contro
l’effetto serra. Per gli scienziati, però, non è ancora abbastanza
L’impazzimento meteo si supera con l’addio Quanta anidride carbonica abbiamo immesso nell’atmosfera
a una torta da 28 mila miliardi di dollari
395
Concentrazione di CO2 in atmosfera in parti per milione
398
394
390

OGGI

ppm

386

Un tetto di due gradi
al surriscaldamento
ma il mondo deve
rinunciare al petrolio
MAURIZIO RICCI

Gli impegni dei governi

ARIGI non sarà un flop come
Copenaghen, ma, per gli
applausi è meglio aspettare. Rispetto a sei anni fa, quando, nella capitale danese la conferenza sul clima finì in un nulla
di fatto, il negoziato in programma per dicembre in Francia ha intorno un mondo che, sul
riscaldamento globale, ha cambiato completamente prospettiva. Hanno cominciato Usa e Cina — i due grandi frenatori di
Copenaghen — a prendere impegni precisi di riduzione delle
emissioni di CO2. Dal Papa alla
grande finanza, tutti parlano di
disinvestimento dai combustibili fossili: una grande banca come Hsbc ha un apposito pacchetto di proposte per i clienti.
Una buona fetta dei grandi petrolieri (Total, Shell, Bp, Eni) reclama una tassa sulle emissioni
o misure analoghe per frenare

Riduzione dell’emissione di gas serra

P

I governi e la finanza
cominciano a prendere
le distanze dai
combustibili fossili
l’effetto serra. Finanche i re dell’oro nero, gli sceicchi sauditi si
dichiarano pronti all’era del solare. E i grandi della Terra, riuniti nel G7 indicano che l’obiettivo è impedire che la temperatura globale superi i 2 gradi e si
impegnano a ridurre le emissioni vicino al 70 per cento entro il
2050. Dunque, ci siamo: sull’orlo dell’abisso, il mondo si è fermato e ha scongiurato la prospettiva di un pianeta inabitabile?
La risposta è no. C’è in giro
una diversa sensibilità, una
nuova consapevolezza, una inedita urgenza nelle mosse dei politici. Usa e Europa sono riusciti
a superare le resistenze di Canada e Giappone. Ma la virata è
solo iniziata. Gli impegni presi
finora da Usa, Cina, Ue non bastano a centrare l’obiettivo dei 2
gradi, oltre i quali il clima, dicono gli scienziati, impazzirebbe.
La valutazione è di lord Nicholas
Stern, uno dei massimi esperti
internazionali sul clima. Di questo passo, arriveremmo oltre i 3
gradi nel 2100. Secondo Climate Action Tracker, gli impegni

382
378
1970

290
ppm

1975

1980

1985

1995

2000

2005

25%

+34%

Circa un quarto
di tutta la CO2
emessa dall'umanità
dal 1750
a oggi è stata emessa
tra il 2000 e il 2010

2010

fonte: Nasa

2 ppm

l’aumento tra il 1990
e il 2013 dell’impatto
del riscaldamento
sul clima, perché
l’anidride carbonica e
altri gas (metano e
protossido di azoto)
rimangono più a lungo
nell’atmosfera

SVIZZERA

NORVEGIA

RUSSIA

–50% rispetto al dato del 1990
entro il 2030 e 35% per il 2025

Almeno il 40% in meno
rispetto al 1990 entro il 2030

6-11% rispetto al dato
del 1990

L’aumento annuale
della CO2

in atmosfera.
Le emissioni sono
in diminuzione
in Europa, ma
in aumento
nei Paesi in via
di sviluppo

spetto a Copenaghen, molte cose sono più chiare: a cominciare
dalla posta in gioco e dagli interessi in ballo. Questa non è una
storia da anime belle preoccupate per il destino delle cinciallegre e di vetri termici alle finestre per ridurre il riscaldamento. Se si vuole, si può anche azzardare una cifra: 28 mila miliardi di dollari, quasi quanto il
prodotto annuale di tutti i G7.
Sono le riserve di gas, petrolio,
carbone in portafoglio — secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux — ai grandi dell’energia,
da Exxon in giù. La vera partita
che sarà giocata a Parigi è cosa
fare di queste riserve. Se non
possono essere contate, il valore di Big Oil in Borsa sarà devastato e decimato. Ma, secondo
una recente ricerca pubblicata
su Nature, l’80 per cento delle riserve di carbone, metà di quelle
di gas, un terzo del petrolio deve
restare per sempre sotto terra:
usarle significa sfondare il mu-

E le lobby sono già al
lavoro per frenare la
strategia di riduzione
delle emissioni

CANADA
–30% rispetto
al 2005
entro il 2030

Il riscaldamento della Terra

USA

CINA

Washington ha promesso di diminuire
le emissioni complessive
dal 26% al 28% rispetto al 2005

Pechino si è impegnata
a limitare il proprio picco
di emissioni di CO2 entro il 2030
e ad aumentare l’utilizzo
di combustili non fossili al 20%

MESSICO

GIAPPONE

–22% entro il 2030

–20% rispetto al 2013
entro il 2030

+4°

attuali costituiscono solo il 5 per
cento di quello che sarebbe necessario già subito, entro il
2020. E, in realtà, nel 2030, invece di ridurre, staremmo più o
meno come adesso. Perché, per
diminuire le emissioni nel
2050, bisogna cominciare subito, anzi, è già tardi. E senza barare: Obama, la Merkel e gli altri
G7, quando annunciano un impegno a ridurre le emissioni del
60-70 per cento, rispetto a quelle registrate nel 2010, sanno benissimo che, secondo gli scien-

ziati, per centrare l’obiettivo
dei 2 gradi, la riduzione deve essere, invece, più alta (l’80 per
cento) e rispetto ai livelli di
emissione del 1990, più bassi di
quelli del 2010, dunque più severa.
Anche le buone intenzioni,
comunque, contano. E, in politica, costano anche. Soprattutto,
se alle parole si vogliono far seguire i fatti ed evitare contraddizioni come il via libera di Renzi alle trivellazioni in Adriatico e
di Obama nell’Artico. Perché, ri-

media globale
di surriscaldamento previsto
secondo la comunità scientifica
entro il 2050 se non vengono attuati
i piani di riduzione dei gas serra

da 7
a 300

milioni di persone

coinvolte dagli effetti dell'aumento
della temperatura (inondazioni)

FONTE CLIMATEACTIONTRACKER.ORG

GLI OBIETTIVI
Riduzione
delle emissioni
dal 40% al 70%
entro il 2050
e impegno
a mantenere
l’aumento della
temperatura
globale entro i 2°

1990

nel 1950

30-50%

15-35%

riduzione dell’acqua
disponibile
nel Mediterraneo

riduzione della resa
agricola in Africa

0,7

gradi

l'aumento di temperatura
rispetto al valore normale
Valore normale: media delle temperature
tra 1951 e1980.
FONTE NASA

ro dei 2 gradi. Di conseguenza,
bisognerebbe fare come se non
esistessero.
Quando Bp, Eni, Total, Shell
sollecitano una tassa sulle emissioni puntano a salvare le riserve, pur accettando di pagare un
costo maggiore. Ma, oltre Atlantico, Exxon e Chevron hanno
trattato i loro colleghi europei
da traditori e menagramo e fatto capire che sono pronti ad una
resistenza ad oltranza. Prepariamoci ad uno scontro epocale
sul futuro dei combustibili fossili. Se non ci sarà, Parigi sarà servita a poco. Se ci sarà, i politici
dovranno dimostrare più coraggio di quello mostrato finora.
Obama ancor più degli altri. È
difficile pensare che il Congresso a maggioranza repubblicana
accetti un trattato stringente,
soprattutto contro gli interessi
dei petrolieri. Le buone intenzioni, anche qui, però, ci sono:
secondo le indiscrezioni, alla Casa Bianca si studia come aggirare il Congresso, varando le misure eventualmente decise a
Parigi come atti presidenziali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

12

ECONOMIA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Il piano
Ecco la bozza delle linee
guida predisposte
dai presidenti
della Bce, Draghi,
della Commissione Ue,
Juncker, del Consiglio
europeo, Tusk e
dell’Eurogruppo,
Dijselbloem.
Il documento sul rilancio
dell’Eurozona sarà
presentato ai capi di Stato
e governo nella riunione
di fine giugno
Prevista una roadmap
in due fasi destinata a
concludersi entro il 2019
IL TANDEM
Il presidente della Bce,
Mario Draghi, e il
presidente della
Commissione Ue,
Jean-Claude Juncker

IL DOCUMENTO
DAL NOSTRO INVIATO
ALBERTO D’ARGENIO
BRUXELLES. Più controlli sulle

riforme e sui conti pubblici da subito per poi arrivare, entro il
2019, ad un’eurozona che si prende carico della dimensione sociale dei suoi cittadini tramite un bilancio proprio e che potrà contare
anche su un Fondo monetario europeo per rinforzarsi rispetto ai
mercati e alle crisi finanziarie. Ecco le linee guida messe a punto dai
quattro presidenti dell’Unione
per rilanciare la governance di
Eurolandia. Il numero uno della
Bce, Mario Draghi, della Commissione, Jean-Claude Juncker,
del Consiglio Ue, Donald Tusk, e
dell’Eurogruppo, Jeroem Dijsselbloem, lo presenteranno ai capi di
Stato e di governo che si riuniranno a Bruxelles il 25 e 26 giugno.
Un testo attesissimo dalle Cancellerie europee che per ora circola solo tra Bruxelles e Francoforte. È il frutto dei primi contatti dei
quattro capi delle istituzioni Ue ai quali si è associato anche Martin Schulz (Europarlamento) - e
dei loro staff sulla base dei contributi inviati da tutti i governi dell’Unione. La bozza definitiva da
portare al vertice sarà limata nei
prossimi giorni.
Il documento, del quale Repubblica ha preso visione, è chiamato a far crescere la moneta unica, a metterla al riparo da future
crisi finanziarie e per rispondere
all’eventuale Grexit, dimostrando che Eurolandia reagirebbe al
crollo del postulato della sua infrangibilità aumentando la propria integrazione. C’è anche l’ambizione di rispondere alle richieste britanniche di allargare le maglie dell’Unione europea in vista
del referendum sulla permanenza di Londra in Europa: i Diciannove dell’euro vanno avanti nella
loro integrazione, diventando il
nucleo del Continente, gli altri
partner possono diluire il senso
della loro presenza all’Unione restando però nel club. A prima vista il testo appare meno ambizioso del paper preparato da Padoan
e Gozi e spedito da Renzi una decina di giorni fa a Bruxelles, ma
più avanzato rispetto a quello
franco-tedesco a doppia firma
Merkel-Hollande. La partita a Ro-

Giro di vite sui conti pubblici
e un Fondo monetario europeo
Pronta la riforma di Eurolandia
Obiettivo: far crescere la
moneta unica al riparo
da future crisi finanziarie,
Grexit compresa
C’è anche l’ambizione di
rispondere alle richieste
britanniche di allargare
le maglie dell’Unione

L’ULTIMATUM
Angela Merkel ha
avvertito ieri la
Grecia: poco tempo
per un accordo

La crescita in Europa
Variazione % nel primo trimestre 2015
Pil congiunturale
Attesa degli analisti

0,6

Francia

0,4
0,4

Paesi Bassi

0,5
0,4

Eurozona

0,5

Germania

0,3

Italia

0,3

Grecia
Spagna

0,5
0,2
-0,2
-0,5
0,9
n.d.

FONTE EUROSTAT

ma è molto sentita, tanto che ieri
Renzi al termine del G7 di Garmisch ha sottolineato che «l’Italia fa
uno sforzo per dare una indicazione sul futuro dell’Unione, siamo in una stagione interessante
per l’Europa».
Nel merito Draghi e gli altri
presidenti propongono una roadmap in due fasi: una serie di innovazioni saranno introdotte entro
il 2017, le altre entro il 2019. La
prima parte sembra parlare tedesco, la seconda assorbe diverse
proposte contenute dal paper italiano, con quello portoghese il più
avanzato tra quelli spediti a
Bruxelles. Ma l’approccio in generale risponde alla filosofia di

Berlino: prima stringere i bulloni
su conti e riforme, poi concedere
solidarietà agli altri governi
quando questi avranno aumentato la competitività delle proprie
economie
E infatti nel primo periodo della roadmap si parte con l’idea
(Economic Union) di rinforzare
le procedure per gli squilibri macroeconomici, un recente meccanismo che costringe gli stati meno performanti a fare le riforme e
finora mai attuato. Si prevede anche la creazione di Autorità nazionali (non europee) che vigilino sull’aumento della competitività di ogni Paese e un maggiore
coordinamento delle politiche

economiche del Semestre europeo. Mosse burocratiche destinate a comprimere l’autonomia dei
governi (per spingerli ad ammodernare i propri paesi) mitigate
dalla richiesta (per ora vaga) di
concentrarsi maggiormente sulla dimensione sociale della zona
euro. E non promette bene nemmeno la proposta (Fiscal Union)
di creare un’autorità indipendente e molto tecnica (European Fiscal Board) che dia un giudizio sui
bilanci nazionali che si aggiungerebbe a quello della Commissione
europea quest’ultima non solo
tecnica ma anche politica. Idea
che non piacerà a diversi governi,
probabilmente alla stessa Com-

missione e all’Europarlamento e
che per questo potrebbe saltare.
Sempre da qui al 2017 i quattro
presidenti immaginano una Financial Union: verrebbe alla luce
completando l’Unione bancaria
pensata per rendere gli istituti
europei più resistenti agli shock e
alla speculazione e lanciando una
Capital Markets Union, richiesta
fatta anche dall’Italia per creare
un sistema di finanziamento alle
imprese alternativo al circuito
bancario e sulla quale si prevede
una proposta di Bruxelles entro fine 2015. Si vuole poi rinforzare
l’Eurogruppo, il tavolo dei ministri finanziari della moneta unica, e incorporare il Fiscal Com-

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

13

PER SAPERNE DI PIÙ
http://ec.europa.eu/index_it.htm
www.ecb.europa.eu

LA LUNGA MARCIA VERSO UNA VERA UNIONE POLITICA
ANDREA BONANNI
BOCCE ferme, o quasi, fino al 2017. Il rapporto dei quattro presidenti (più uno) sulla governance dell’euro, di cui anticipiamo una
bozza in queste pagine, conferma che c’è un
patto di ferro franco-tedesco per non riaprire un dibattito sulle istituzioni europee fino
a dopo le elezioni che si terranno in Francia
e Germania e al referendum britannico sulla permanenza del Regno Unito nella Ue. Fino a quella data, l’accento
Il punto di svolta è
viene messo
previsto dopo le elezioni sul rafforzamento della
a Parigi e Berlino e il
convergenza
referendum inglese
delle politiche
di bilancio e
delle riforme
necessarie a migliorare la competitività con
una apertura, peraltro abbastanza vaga, alla «dimensione sociale», cioè alla necessità
di considerare l’impatto che questa politica
può avere sulle classi più deboli. Insomma,
almeno nella discussione preliminare, passa la linea tedesca che subordina qualsiasi
passo verso la solidarietà ad una maggiore
convergenza delle politiche di bilancio. Pri-

FOTO: CORBIS

I PUNTI

1
2
3
4

ECONOMIC UNION
La roadmap parte
rinforzando le
misure per limitare
gli squilibri
macroeconomici.
Gli Stati più deboli
saranno
obbligati a fare
le riforme
finora mai attuate

FINANCIAL UNION
Entro il 2017 sarà
completata
l’Unione bancaria
rafforzando gli
istituti europei più
deboli. Sarà creato
un sistema di
finanziamento alle
imprese alternativo
al circuito bancario

BILANCIO COMUNE
Sarà creato un
sistema contro gli
shock economici
arrivando a un
vero bilancio
comune di
Eurolandia in
grado di aiutare i
singoli governi in
caso di crisi

IL FONDO EUROPEO
Il Fondo salvastati
sarà trasformato in
un vero e proprio
Fondo monetario
europeo che oltre
ad aiutare le
nazioni in crisi
potrebbe finanziare
economia e
sviluppo

pact (un trattato internazionale)
dentro al diritto comunitario:
passaggio che ai fini pratici potrebbe essere neutro o, a seconda
di come verrà impostato, stringere sul rigore dopo che la Commissione di Juncker ha introdotto notevoli margini di flessibilità sui
conti dei quali ha beneficiato anche l’Italia.
Infine dare maggiore democraticità e legittimazione alle istituzioni dell’euro aumentando la
cooperazione tra l’Europarlamento e i parlamenti nazionali,
dando più potere a Strasburgo e
alle assemblee nazionali sulle decisioni di politica economica - anche quelle dirette ai singoli Stati della Commissione europea.
La seconda parte del testo, che
copre il biennio 2017-2019, è certamente più ambiziosa. Si prevede la creazione di un meccanismo
per l’assorbimento degli shock all’interno dell’eurozona. Anche se
nella bozza non lo si dice apertamente, si tratta dell’idea avanzata anche dall’Italia di creare un
vero bilancio comune di Eurolandia in grado di aiutare i singoli governi a contrastare la disoccupazione e a mettere in campo altri
ammortizzatori sociali nel caso di
nuove crisi come quella che dal
2009 ha investito il Continente.
Una prima capacità di bilancio di
Eurolandia che potrebbe poi finanziare anche l’economia e le
riforme. A questo meccanismo
potranno però accedere solo i
Paesi che avranno rispettato determinati benchmark sulle riforme, in particolare sul mercato del
lavoro. Infine la seconda innovazione che era stata chiesta anche
all’Italia, ovvero la trasformazione in un vero e proprio Fondo monetario europeo del fondo salvastati, ovvero l’Esm, il meccanismo di stabilità finanziato dai governi con personalità giuridica indipendente rispetto all’Unione
che finora ha salvato Grecia, Irlanda, Portogallo e le banche spagnole.
Questa la bozza, ora i quattro
presidenti, tra i quali i più attivi
sono Draghi e Juncker, dovranno
trovare l’accordo definitivo sul testo da portare a fine mese ai leader. Sempre che nel frattempo la
Grecia non salti: in questo caso vista l’emergenza la discussione
potrebbe slittare a ottobre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ma risaniamo i conti e variamo le riforme necessarie a rendere competitive le nostre
economie, ha sempre detto Angela Merkel,
e poi potremo anche studiare forme di condivisione per fronteggiare crisi bancarie e
shock esterni e rafforzare la tenuta della moneta unica. I leader delle istituzioni europee
sembrano aver accettato questa filosofia,
come del resto aveva già fatto la Francia, sottoscrivendo una proposta comune con la
Germania. La «prima fase», fino al 2017, dovrebbe consistere sostanzialmente nel
completamento delle innovazioni già avviate in questi anni, dall’Unione bancaria al
fiscal compact, dal varo del mercato unico
dei capitali al rafforzamento dell’eurogruppo creando un comitato parlamentare specifico per seguire le politiche dell’eurozona.
Del resto la discussione è ancora allo stadio preparatorio. Il documento finirà sul tavolo dei capi di governo a fine mese e questi,
se tutto va bene, dovrebbero «prenderne atto» senza adottare decisioni operative. Il segnale politico che si vuole mandare è la volontà di rafforzare l’integrazione dell’eurozona in un momento in cui, con la crisi greca
ancora aperta, potrebbero sorgere dubbi

addirittura sulla tenuta complessiva dell’Unione monetaria. Ma Hollande e Merkel non
vogliono che un dibattito sull’euro interferisca con le rispettive campagne elettorali
dando fiato al populismo del Front National
in Francia e al partito dei falchi sempre in agguato in Germania.
Dopo il 2017, con i nuovi vertici insediati
all’Eliseo e alla Cancelleria, e con la Gran
Bretagna che avrà, si spera, deciso dove collocarsi e soprattutto abbandonato le richieste di una modifica dei Trattati strumentale al referendum, l’Europa potrà davvero
concentrarsi sul passaggio dall’Unione monetaria ad una vera Unione economica e politica. A quel punto si potrà anche capire se,
nei due anni che ci separano da quell’appuntamento, il resto dell’eurozona avrà saputo ammodernare le proprie economie restando agganciato alla locomotiva tedesca.
In altre parole, per usare una orribile espressione della Merkel, se avrà «fatto i compiti a
casa propria». In questo caso è possibile che
la Germania accetti di fare quel passo verso
l’integrazione che si è sempre ostinatamente rifiutata di fare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ECONOMIA

15

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.bundesregierung.de
www.primeminister.gov.gr

La crisi

Grecia assediata, “il tempo sta per scadere”
Da Obama alla Merkel, sale la pressione internazionale sul premier ellenico Tsipras per giungere ad un accordo
Varoufakis vede Schaeuble: “I creditori sabotano la trattativa”. A Bruxelles si valuta l’allungamento degli aiuti al 2016
ETTORE LIVINI
MILANO.L’ex-Troika e la Grecia provano a riallacciare i fili del
negoziato mentre il presidente Barack Obama, in pressing
per un’intesa, ricorda che «entrambi dovranno fare scelte
difficili». La palla è nel campo di Atene che ieri ha spedito a
Bruxelles i suoi negoziatori guidati da Euclid Tsakalotos per
limare i dettagli di una possibile nuova proposta a Ue, Bce e
Fmi. «Il tempo a disposizione è poco», ha ribadito la cancelliera Angela Merkel. A ricucire i rapporti hanno provato in
un incontro bilaterale i due falchi Yianis Varoufakis e Wolfgang Schaeuble. «Il meeting è stato costruttivo — ha detto il
ministro delle Finanze ellenico — . Dobbiamo mettere da
parte le differenze e trovare un accordo». Salvo poi ribadire,
a conferma del suo carattere fumantino, che «i creditori stanno sabotando l’intesa». Le differenze tra lui e il suo omologo
tedesco, dicono fonti vicine al summit, restano ampie così come negli ultimi giorni si sarebbe allargato il solco che separa

Atene tratta su Iva
e privatizzazioni
Ricorso alla corte
tedesca conto il Qe

I prossimi debiti in scadenza della Grecia nel 2015 (milioni di euro)
12 giugno
19 giugno
30 giugno

1600

2000
Bond in scadenza

Bond in scadenza

la posizione dialogante della cancelliera con quella molto più
intransigente del suo ministro. E i mercati, preoccupati, continuano a rimanere scettici, con la Borsa di Atene in calo ieri
del 2,6% mentre Piazza Affari ha lasciato sul terreno lo 0,9%.
Inoltre ieri tre giuristi hanno di nuovo coinvolto al Corte costituzionale tedesca chiedendo di bloccare il Qe della Bce avventuratasi — secondo i ricorrenti — in ambiti di politica monetaria «per i quali non hanno ricevuto alcun mandato»
Domani i negoziati tornano al massimo livello. Alexis Tsipras, Merkel e il presidente francese Francois Hollande si incontreranno a Bruxelles a margine di un summit continentale e in quell’occasione, con ogni probabilità, il premier di
Atene metterà sul tavolo la nuova proposta greca. Il contenuto è ancora top secret, ma secondo diverse fonti Atene farà
nuove concessioni su Iva e privatizzazioni cercando di portarne invece a casa su debito, pensioni e lavoro. Visti i tempi
ristretti e gli scarsi margini di trattativa, ha ripreso quota
nelle ultime ore l’ipotesi di un compromesso “tappabuchi”

10 luglio

1538
Fmi (nuova data che riunisce
le scadenze di giugno

13 luglio

2000
Bond in scadenza

450
Fondo monetario
internazionale
(prestito 2010)

in grado di sbloccare un po’ di liquidità ad Atene per evitarne il default in cambio di un primo pacchetto di riforme. L’offerta dei creditori sarebbe di allungare l’attuale piano fino a
marzo 2016 Rimandando a dopo l’estate i temi più caldi come la ristrutturazione del debito e l’ok a un terzo piano di aiuti per cui servirebbero un’altra trentina di miliardi. Materia
rovente nel Parlamento tedesco.
Il pressing di Obama sui due litiganti ha una ragione precisa: il timore di un avvicinamento della Grecia alla Russia.
Un rischio reale. E a rimettergli la pulce nell’orecchio ieri ci
ha pensato Vladimir Putin in persona, reduce un paio di giorni fa da una lunga e cordiale chiacchierata telefonica con Tsipras: “Sono i greci a dover decidere di testa loro e democraticamente in che unione e in che asse politico stare”, ha buttato lì. Lui non ha molti soldi da offrire. Ma di fronte ai diktat
dell’ex-Troika la sirena di Mosca continua a tentare l’ala più
radicale di Syriza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

17 luglio

20 luglio

1000
Bond in scadenza

2000
Bce ( bond greci detenuti nel 2012)

1360
Bce ( bond detenuti da banche
centrali di Eurolandia)

25
Bei (bond detenuti)

Joseph Stiglitz
L’allarme del premio Nobel statunitense
“Irragionevole pensare che l’austerity sia l’unica strada”

QUASI AMICI
I ministri delle Finanze
greco e tedesco, Yianis
Varoufakis e Wolfgang
Schaeuble, ieri si sono
incontrati a Berlino

“Germania incosciente
se Atene cade nel dirupo
dentro ci finirà l’Europa”
EUGENIO OCCORSIO

Joseph Stiglitz



CREDIBILITÀ

La consapevolezza
che l'euro non è
indistruttibile
danneggerebbe la
credibilità della
Bce e dei governi

ROMA. «La posta in gioco è altissima, e non tutti sembrano rendersene conto. E’ in ballo il destino dell’Europa e quindi, vista
l’importanza del continente,
dell’economia mondiale». Parola di Joseph Stiglitz, classe
1943, economista della Columbia University, premio Nobel
nel 2001. «La Germania - ci spiega - e con essa il forte schieramento dei Paesi nordici più ricchi, continua al di là di ogni ragionevole evidenza a proclamare l’austerity come l’unica politica possibile perfino per un caso come la Grecia. Non sono
bastati gli errori giganteschi
compiuti: è come se l’Unione europea stesse spingendo oltre il
dirupo un Paese senza considerare che dietro ad esso crollerà
l’intera Europa». Stiglitz, dopo
un bagno di popolarità al festival di Trento all’inizio del mese,
è rimasto in Italia: in una villetta a Bellagio sul lago di Como
passerà l’estate scrivendo il libro Creating a learning society
per documentare l’importanza
della formazione nello sviluppo.
Il saggio uscirà in ottobre in
America e subito dopo Stiglitz si
getterà nella campagna di Hillary Clinton che l’ha nominato

consigliere economico come già
fece il marito alla Casa Bianca.
Professore, non tutti sono
d’accordo sull’effetto domino
che un’ipotetica Grexit
avrebbe.
«Pensi solo a un aspetto. Draghi ha giocato una carta molto
rischiosa proclamando nel
2012 che si sarebbe fatta qualsiasi cosa per salvare l’euro. Finora l’ha vinta ma in caso di
Grexit la scommessa sarebbe
completamente perduta. La
consapevolezza che l'euro non è
indistruttibile danneggerebbe
irreparabilmente la credibilità
della Bce, così come quella dei
governanti europei: al primo attacco speculativo gli interessi
sui titoli europei schizzerebbero a livelli stratosferici, a partire
dai Paesi più deboli come l’Italia. E che ci sarà un attacco, e
quindi una crisi che sarebbe
molto più profonda delle precedenti, è nella logica delle economie capitalistiche».
È sicuro che ci sia una così diffusa inconsapevolezza?
«Il livello di incoscienza diffuso specialmente in Germania, è
spaventoso. C’è chi arriva a dire
con nonchalance che i mercati
hanno già scontato la rottura
dell’euro e perfino che l’uscita
della Grecia sarebbe un bene

FOTO: REUTERS

per l’unione monetaria. Mi sembra una follia, pari se non superiore alla cecità con cui fu affrontata la crisi della Lehman
Brothers nel settembre 2008,
per la quale pure esistevano vistosi segnali premonitori come
il fallimento della Bear Stearns
nel marzo precedente. Il sistema finanziario americano fu
salvato a carissimo prezzo dalle
autorità federali, eppure ancora oggi sono aperte le cicatrici di
quella ferita. In Europa tutto sa-

rebbe ancora più difficile».
Però almeno converrà che
molti Paesi, compresa l’Italia, dall’inizio del decennio si
sono rafforzati. O no?
«Certo, hanno fatto riforme
strutturali che però per ora, qui
sta la debolezza, incidono sul lato dell’offerta: lavoro, pensioni,
incentivi alle aziende. Quello
che manca è la domanda, tuttora compressa dall’impronta
della Germania ossessionata
dall’austerity. Anni di sofferen-

ze sembrano non aver insegnato nulla. Si è inseguito l’irraggiungibile traguardo di forzare
la Grecia ad arrivare a un surplus primario del 4,5%: ma vi
rendete conto? L’Europa ha
perso un decennio, e rischia seriamente di perderne un altro
finché si dichiara soddisfatta di
una crescita dell’1%».
Lei firmò una dichiarazione
con l’altro Nobel Amartya
Sen in cui sosteneva che l’euro era costruito in modo da
non poter funzionare. È sempre della stessa opinione?
«Intendiamoci: credo che oggi, visto che c’è, l’euro vada sostenuto. E spero, nell’interesse
degli equilibri mondiali, che la
Grecia vi resti dentro. Però la
moneta unica così com’è strutturata non può sostenere il bisogno della popolazione di crescere. Finché le energie sono
spese nell’affannoso tentativo
di mantenerlo in vita, senza che
nel contempo si affrontino i nodi veri della crescita, l’euro non
è uno strumento di sviluppo. Né
mi farei troppe illusioni sul
quantitative easing: come già
in America, porta a una rivalutazione della Borsa e a un risparmio di interessi, ma i meccanismi di trasferimento all’economia reale sono insufficienti. È l’equivoco della propaganda sulla trickle down economy:
dai ricchi una volta che si sono
arricchiti “trasuda”, “sgocciola”, qualche beneficio verso il
basso. È provato che si tratta di
un’illusione e che a guadagnarci sono solo i ricchi stessi e i “potenti” economici».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

16

LE SCELTE DEI PARTITI

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Il Partito democratico

Renzi: “Pronto a trattare
su scuola e riforme
mi fermo se mi sfiduciate”
Il premier: regionali vinte, avanti fino al 2018
Cuperlo: ma le urne ci hanno detto di cambiare rotta



CARTA DELLA PAURA

Il leghismo gioca
la carta della paura
sull’immigrazione
perché non ha
credibilità
sull’economia
NO ALLA RAMANZINA

Quando c’è un voto
di fiducia, non
accetto che chi ha
votato contro poi mi
faccia la ramanzina
sull’unità
COALIZIONE ASOCIALE

Landini, Piperno,
Scalzone... auguri.
Io la chiamo
Coalizione asociale,
guardando
certe facce
CODICE DI CONDOTTA

Per discutere tra
di noi occorre
avere un codice
di condotta interno,
che va approvato
senza diktat



ANNALISA CUZZOCREA
ROMA. Comincia in ritardo, la direzione pd. Tra i fischi e i
buu di una quindicina di insegnanti che fuori protestano
contro la riforma della scuola. Matteo Renzi entra al
Nazareno da un ingresso secondario, e attacca subito.
Sottolinea che i sette candidati alle regionali non erano
espressione della sua segreteria, ma dice chiaro,
strappando il primo applauso: «Il giorno dopo le primarie
non si scappa col pallone». Parla alla minoranza pd. «A
Roberto Speranza che dice “Al 2018 arriviamo se il Pd
resta unito” ricordo che io sono qui perché chi guidava
allora il governo sosteneva che la legislatura dovesse
durare due anni. Se fosse andata così, non so se oggi al
G7 sarebbe andato uno del Pd». Un attacco a Enrico
Letta, quindi. E poi: «Va approvato un codice di condotta
interno. Non si possono accettare i diktat della
maggioranza, ma neanche quelli della minoranza della
minoranza. Non accetto lezioni di unità da chi non vota la
fiducia al governo». Rivendica il lavoro fatto, il
segretario: l’approvazione della legge elettorale, del
falso in bilancio, della legge anticorruzione, degli
ecoreati. Fa una premessa: «Abbiamo il governo di 17
Regioni su 20, difficile far capire all’estero che si pensa di
aver perso. Tutto il sud è nelle nostre mani, è una sfida da
far tremare i polsi». Quanto a Vincenzo De Luca, «non gli
si potrà dire ti piace vincere facile». Perché il problema
più grosso dell’ultima campagna elettorale, per Matteo
Renzi, sono state le discussioni interne. «Abbiamo dato
l’impressione di parlare solo di noi, mentre la destra
batteva su temi che ci fanno male». L’immigrazione, il
giustizialismo («Stefano Rodotà ha parlato di
“garantismo peloso da prima Repubblica” per chi ricorda

la presunzione di innocenza, non credo sia esperto di
garantismo, certo è esperto di prima Repubblica»). Si
dilunga su quella che deve essere la visione del Pd, il
segretario. Disegna lo scenario di tre opposizioni: destra,
coalizione sociale di Landini e Movimento 5 Stelle. Con
una destra a trazione leghista che gioca la carta della
paura, cui il premier rinfaccia ogni contraddizione. Con il
movimento di Landini che definisce «coalizione
asociale», «preferisco chiamarla così guardando certe
facce. Se qualcuno pensa che il futuro
siano Landini o Scalzone o Piperno, io
LA dico auguri». E con un Movimento 5
GIOR Stelle che si «autoillude» di aver vinto,
ora - dice Renzi - «è la terza forza
NA perché
del Paese», ma ha ormai uno zoccolo
TA duro rafforzato dall’astensione. Sulla
scuola, è pronto a «quindici giorni in
più di discussione», ma non si può fare un decreto per
l’assunzione dei precari e rimandare il resto. «Non può
diventare un ammortizzatore sociale». Sulle riforme
costituzionali, «la disponibilità a discutere è reale, ma
per me il Senato non si può riunire tutti i giorni. Diciamo
come il Bundesrat, una volta al mese. L’importante è che
non dia la fiducia». Chiede una comunicazione migliore,
appare preoccupato della poca efficacia in tv. Il primo a
ribattergli è Gianni Cuperlo: «Matteo non ci spiegare più
che Piperno e Scalzone non sono il nostro passato. Il mio
passato è il Pci, è Berlinguer. Ma lì c’erano il professor
Stefano Rodotà, sindacalisti, tante persone che non sono
i nostri avversari. Il nostro avversario è la destra». E
quindi: «il segnale mandato dalle urne è quello di
cambiare rotta. La domanda che sale dal voto è: “Dove
intendiamo portare il partito e il progetto?”».

AL NAZARENO
Matteo Renzi arriva
alla sede del Pd
reduce dal G7. Sotto,
la protesta contro la
riforma della scuola

Mano tesa della minoranza: “Nessuna
La tenuta della tregua si misurerà al
Senato. A Palazzo Madama sono una
ventina i senatori dem ribelli
IL RETROSCENA
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA. «No alla guerriglia. Lasciamo governare Renzi, alla
fine sarà lui a chiederci aiuto,
ad avere bisogno della sinistra». Prima della direzione le
varie minoranze si riuniscono.
Sono divise, sono alla ricerca di
un leader, l’interlocutore unico che chiede da tempo anche
Renzi, perché è molto chiaro
che Gianni Cuperlo e Roberto
Speranza ambiscono a quel
ruolo. Una poltrona per due.
Ma è evidente, magari con toni diversi, che fuori dal Pd la vita è difficile e questo lo sanno
anche i ribelli. Anche Cuperlo
è rimasto sorpreso dal parterre della coalizione sociale, con
Maurizio Landini, Oreste Scalzone e Franco Piperno. Un’alternativa indigeribile tanto
più per chi ha vissuto gli ultimi
anni del partito comunista.
Dall’altra parte, come ripete
sempre l’ex capogruppo alla
Camera, ci sono Salvini e Gril-

lo ancora prima di Silvio Berlusconi. «Una fotografia inquietante», ripete Speranza. Allora l’obiettivo della sinistra Pd
non può essere che quello di
una faticosa sofferta ma obbligata convivenza con il premier-segretario.
È una tregua che tiene conto
delle aperture di Renzi su scuola e riforma costituzionale.
Un’apertura che l’ex sindaco
di Firenze tiene viva promettendo un dibattito dopo l’estate sul significato di sinistra e
sull’Europa, ovvero i temi più

Le aperture del leader
hanno creato le
condizioni per arrivare
all’armistizio
grandi sui quali ora i dissidenti concentrano le loro attenzioni denunciando la perdita di
consensi delle regionali. «Perché il punto è che l’elettore di
sinistra piano piano ti abbandona se tu continui a perseguire politiche di destra. E quan-

do si voterà, anche nel 2018,
c’è il rischio di una sconfitta»,
sentenzia Alfredo D’Attorre. È
una tregua che passa dalla direzione di ieri sera ma che può
sviluppi diversi in Parlamento. In particolare al Senato, dove i numeri della maggioranza
sono veramente ridotti, a dispetto di quello che Renzi dice
davanti all’organismo dem. Ci
sono almeno 20 senatori ribelli pronti a far valere la loro forza e che oggi hanno difficoltà a
rispondere alle indicazioni di
qualcuno viste le differenze al-

l’interno dell’opposizione a
Renzi. C’è la linea Cuperlo, dichiaratamente virata verso la
trattativa, della discussione
aperta ma senza immaginare
scenari di rottura definitiva
con il premier. C’è invece la rotta di Speranza che attribuisce
al leader la spaccatura del Partito democratico, che lo invita
recuperare l’unità senza giocare su più tavoli, compreso
quello dell’elettorato di destra. Alle spalle di Speranza,
camminano Bersani, Gotor, lo
stesso D’Attorre e alcuni dei

senatori dissidenti che hanno
in mano le sorti del governo.
D’Attorre dice di non vedere
tutte queste differenze. «Nessuno di noi pensa all’ipotesi di
far cadere il governo Renzi. È
vero, esistono sfumature diverse. Ma questo punto è condiviso da tutti». Semmai l’obiettivo è cambiare Renzi e la
sua politica, spostarla decisamente a sinistra se il premier
ne è capace. Impresa non semplice, con un traguardo che interessa soprattutto l’ala che fa
capo a Speranza, guardando al

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

17

PER SAPERNE DI PIÙ
www.partitodemocratico.it
www.governo.it

L’INTERVISTA/CESARE DAMIANO

“Non ci sono aut aut
ma il successo elettorale
è sulle sabbie mobili”
GIOVANNA CASADIO
ROMA. «Renzi abbandoni posizioni del tipo “vi asfaltiamo”,
“tiriamo dritto” o come fanno
alcuni ministri “discuto ma non
tratto”... ci ascolti, ci vuole un
coinvolgimento di tutti». L’ex
ministro Cesare Damiano denuncia quello che non va nel Pd
renziano. Molte cose devono essere corrette, però senza strappi: è la decisione presa da quella
parte di “Area riformista” - che
non ha seguito Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani nella posizione dura contro l’Italicum - e



LE PRIMARIE

Si devono cambiare le
primarie, non ci possiamo
fare scegliere i candidati
dagli altri. O le prevediamo
per legge o almeno creiamo
l’albo degli elettori

guerriglia contro il governo”
IL MOVIMENTO 5 STELLE

DUECENTOMILA FIRME PER IL REFERENDUM SULL’EURO
Sono state consegnate ieri al Senato le 200 mila
firme che i 5Stelle hanno raccolto per chiedere
un referendum sull’euro. “Uscire dall’euro non è
pericoloso - dice il senatore Vito Crimi -. E quando
l’Italia ha aderito nessuno ha consultato gli italiani”

IL CANTANTE E IL SINDACO

congresso del 2017, un tempo
lunghissimo. Vedrà, la minoranza, se questa correzione si
realizzerà già sulla scuola (si
vota in commissione a Palazzo
Madama a partire da oggi) e
sulla riforma del Senato. Ma
Renzi gioca sulle divisioni dei
suoi avversari interni. Non è
un caso che abbia citato e lodato Maurizio Martina, il ministro dell’Agricoltura che sovrintende a Expo 2015, un’esperienza di cui si è parlato pure al G7. «Noi stiamo cercando
da tempo un interlocutore nel

CELENTANO: PISAPIA È ROCK, PECCATO VOGLIA MOLLARE
“Ho visto come hai ‘aggiustato’ la Darsena. Bravo
Giuliano! Lo sapevo che nelle tue vene scorreva
sangue rock”. Così Adriano Celentano fa i complimenti al sindaco di Milano Pisapia, aggiungendo:
“Peccato che vuoi mollare, c’è ancora tanto da fare”

mondo dei Ds e della dissidenza - racconta il sottosegretario
alle Comunicazioni Antonello
Giacomelli, franceschiniano
ma anche molto vicino a Luca
Lotti -. Ci abbiamo provato con
Cuperlo. Poi è stato il turno di
Speranza. Ora speriamo che si
possa avviare un dialogo costruttivo con la sinistra di Martina e Enzo Amendola». È una
scommessa sui giovani che
metta ai margini la cosiddetta
vecchia guardia. Ma dopo le regionali diventa un progetto
perché la sinistra abbia un pe-

Renzi gioca sulle
divisioni degli avversari
interni ed elogia la lealtà
del ministro Martina
so nel Pd e sappia parlare all’elettorato in libera uscita. «Noi
per primi sappiamo che non
basta una Margherita più
grande, anche molto più grande», ammette Giacomelli.
Sarà la partita che si svolge
al Senato a dire se questo confronto si può realizzare. Se
Renzi è davvero disposto a
trattare la pace. E se la minoranza si limiterà a rivendicare
un eventuale successo per le
modifiche ai provvedimenti
del governo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’ex ministro Cesare Damiano
che Damiano guida. La minoranza dem si è frammentata ulteriormente.
Damiano, la sinistra dem vuole dare l’aut aut a Renzi?
«Non ci sono aut aut, ma va affrontata un’analisi del risultato
delle regionali. C’è stata una vittoria indubbia, perché su 12
Regioni andate al voto in un anno 10 sono oggi del centrosinistra, ma ...».
Ma?
«Non si può non vedere che è
un successo costruito sulle sabbie mobili dell’astensione, perché un elettore su due non è andato a votare né si può ignorare
che una parte del nostro popolo
di sinistra si è rifugiato nell’astensionismo e che oltre al risultato negativo della Liguria,
in altre regioni come l’Umbria
abbiamo faticato a conquistare
il risultato».
Come può recuperare il Pd il
rapporto con gli elettori?
«Si recupera valorizzando la
capacità di ascolto e abbandonando, ripeto, le posizioni tipo
“vi asfaltiamo”, “tiriamo dritto” e quelle di alcuni ministri
“discuto ma non tratto”».
A chi si riferisce, alla Boschi?
«Ascoltare non vuol dire as-

secondare, ma neppure ignorare le proposte. La capacità di
raggiungere compromessi vale
dentro il partito ma soprattutto
nel rapporto con le parti sociali.
Perché indebolire i corpi intermedi della società, come i sindacati, vuol dire fare rinascere
le spinte corporative, che per loro natura sono ingovernabili.
Come minoranza dobbiamo rivendicare con orgoglio quello
che abbiamo ottenuto. Sui licenziamenti collettivi siamo invece stati sconfitti e il governo
ha sbagliato. Ma modifiche ci
sono state, adesso si tratta di
procedere».
E quindi cosa chiedete?
«Sulla scuola, di correggere il
ruolo dei presidi. Collegialità e
cancellazione dell’idea del preside sceriffo. A me sta a cuore
che il governo risolva il problema dei precari e trovi una soluzione graduale concordata. Noi
non intendiamo demordere, così come la nostra battaglia su
pensioni e lavoro continua con i
decreti. Sulla riforma costituzionale ci vogliono miglioramenti».
Colpa delle polemiche interne al partito se il messaggio
del Pd non è passato, come dice Renzi?
«Un eccesso di polemica
oscura i risultati che si conseguono grazie anche all’azione
della minoranza dem. Per avere
maggiore consenso ci vuole un
coinvolgimento di tutti».
Cosa deve fare Renzi perché il
Pd non salti, dopo gli addii di
Civati, Pastorino, Cofferati e
altri annunciati?
«Dentro il partito va raggiunto un accordo. Però se io non
avessi votato la fiducia a un governo in cui c’è il Pd, uscirei dal
partito».
Chi dissente o sgarra rispetto
alle decisioni della maggioranza allora va sanzionato?
«Sono contrario a sanzioni e
restrizioni, ma una forma di autodisciplina ci vuole. In un partito composito come il nostro,
garantita la discussione, bisogna darsi un limite. Ovviamente senza ledere le prerogative
costituzionali dei parlamentari».
Ci vuole un codice di condotta
interno? Chi dissente non deve essere ricandidato?
«Un partito di maggioranza
relativa dovrà avere regole
però anche dialettica e non dogmi. Chi dissente esprima la propria opinione. Ma ci vuole autodisciplina».
C’è bisogno di un rafforzamento del partito?
«Ce ne è bisogno soprattutto
nei territori dove c’è una debolezza e un abbandono silenzioso
dei militanti e dei sostenitori».
L’organigramma del Pd va riscritto?
«Tutte le minoranze sono
rappresentate in segreteria e al
governo, spero che si prosegua
su questa strada. Si dovrebbe
mettere mano alle primarie
perché non ci possiamo fare scegliere i candidati dagli altri. O le
prevediamo per legge o almeno
prevediamo l’albo degli elettori. Sono per regolare il traffico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

POLITICA E GIUSTIZIA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

19

PER SAPERNE DI PIÙ
www.csm.it
www.repubblica.it

La riforma

Mattarella scuote il Csm
“Ora giustizia più veloce
stop nomine di corrente”
Il capo dello Stato: “Sì alla legge per cambiare il sistema di voto”
E intanto il Consiglio approva il primo atto dell’autoriforma
LIANA MILELLA
ROMA. Il punto di partenza non

I PUNTI

LE NOMINE
Il Csm è alle prese
con oltre 500
nomine frutto
dell’età
pensionabile
ridotta. La riforma
mira a snellire le
procedure e
renderle meno
correntizie e più
trasparenti
IL DISCIPLINARE
È maturo ormai il
principio di
separare la sezione
disciplinare dalle
altre sezioni in
modo che, come
disse Renzi, “chi
nomina non
giudica e chi
giudica non
nomina”
LA LEGGE ELETTORALE
I governi di destra e
di sinistra, da anni,
vogliono cambiare
il sistema elettorale
del Csm, che ora
però, come dice
Legnini, dovrà fare i
conti anche “con
l’impatto delle
riforme
costituzionali”

può che essere uno: «Il Paese ci
chiede un’amministrazione
della giustizia veloce per dare
peso sempre maggiore alla sua
autorevolezza». Un’emergenza antica, ma da decenni sempre attuale e quindi imprescindibile. Sergio Mattarella, capo
dello Stato e presidente del
Csm, ne parla a palazzo dei Marescialli dove il suo vice Giovanni Legnini è alle prese con un’iniziativa importante, cambiare il regolamento che data al
1956, svecchiarlo, eliminare le
incongruenze, ma soprattutto
adeguarlo a una giustizia che
deve correre. Perché, come dice
Mattarella, anche «la copertura
in tempi rapidi degli incarichi
negli uffici giudiziari rappresenta il primo necessario tassello per una giustizia veloce».
Sveltire le nomine allora, renderle più trasparenti, sottrarle
alle trattative tra le correnti.

Legnini: “Il Consiglio
formulerà una sua
proposta”. Orlando:
“Non restate fermi”
Mattarella non usa un’espressione in voga — le nomine “a
pacchetto” — per indicare quelle fatte in gran numero e distribuite tra i vari gruppi. Ma fa una
precisa raccomandazione, evitare che la copertura dei posti
vacanti «venga ritardata dalla
ricerca di intese su una pluralità
di nomine». Consiglia un «criterio oggettivo», seguire «l’ordine cronologico delle vacanze».
Nomine, sezione disciplinare, nuova legge elettorale. Al
Csm si gioca una partita impegnativa. Che ieri ha visto mettere la prima pietra. Con l’astensione dei tre consiglieri del
centro destra (Casellati, Leone,
Zanettin), è passato il primo at-

CONSIGLIO
Una riunione
del Consiglio
superiore, l’organo
di autogoverno
della magistratura

to sulla riforma del regolamento. «Una discussione alta» chiosa il Guardasigilli Andrea Orlando. Tra lui, Legnini e Mattarella c’è feeling, favorevoli come sono a un ping pong tra Csm
e governo sulle riforme. Sbaglia, dicono Legnini e Orlando,
chi vede a tutti i costi lo scontro.
C’è all’opposto una sintonia che
crea più di un mal di pancia in
chi, come il vice ministro della
Giustizia Enrico Costa (Ncd),
chiede che sia il governo a riformare il Csm, e non il Csm a riformarsi da solo, e subito la nomina di una commissione in via
Arenula «senza aspettare il

Csm».
Accade invece che Mattarella, Orlando e Legnini parlino la
stessa lingua. Legnini annuncia che il Csm «formulerà una
proposta di riforma legislativa»
che riguarderà anche la sezione
disciplinare, ma pure il sistema
elettorale e «l’impatto delle
riforme costituzionali sul Csm».
Mattarella ritiene necessario
«un intervento del legislatore
ordinario» su legge elettorale e
sistema disciplinare. Ma «non
esclude» che, su entrambe le
questioni, dal Consiglio «possano venire proposte». Orlando è
altrettanto esplicito: «L’auto-

MEGLIO discutere di Europa a due passi
da piazza di Spagna che del futuro del
Pd nella direzione nazionale. In un
hotel nel cuore di Roma Massimo
D’Alema tiene una “lezione” sull’Ue al
think tank “Trinità dei monti”. «Il
modo in cui l’Europa si comporta di
fronte alla sfida dell’immigrazione dice - rischia di essere autodistruttiva
dei nostri valori e anche dei nostri
interessi. Si leggono cose demenziali,
come quella di bombardare i barconi. Le crisi si gestiscono
come facemmo noi con il Kosovo. Oggi c’è un presidente di
regione che dice che non può accogliere cinquemila
profughi, si rasenta l’irragionevolezza. Su questo ha ragione
Renzi». Ma è sul processo politico di unità europea che l’ex
premier picchia duro: «È l’unica zona in cui la politica si è
dimessa, dichiarandosi prigioniera di regole e percentuali
arbitrarie come quella del 3%. Ha prevalso la tecnocrazia».

riforma non può prescindere da
nuove leggi, ma le azioni possono integrarsi e completarsi. Il
pericolo più grande semmai è
restare fermi». Come dice l’ex
presidente dell’Anm Luca Palamara, ora al Csm, «i magistrati
sanno bene ciò che in questi anni ha funzionato bene, ha funzionato male, non ha funzionato per niente». Quindi niente
tabù alle riforme, a partire da
quella del disciplinare.
Il Csm non può certo fermarsi. Soprattutto con 500 nomine
da fare. La presidente della
commissione per gli incarichi
direttivi Maria Rosaria San
Giorgio parla di una produttività «più che triplicata, di 100
nomine fatte e 40 in via di definizione nei prossimi giorni».
L’emergenza è simile a quella di
10 anni fa, dopo il varo dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli. Allora due magistrati come Ezia Maccora (20072008) e Giuseppe Maria Berruti (2008-2009) nominarono rispettivamente 346 e 305 tra capi e vice capi degli uffici.
Nomine importanti come quella di Boccassini a Milano e di Pignatone a Reggio Calabria. Oggi c’è l’emergenza della Cassazione che il presidente Giorgio
Santacroce non si stanca di ricordare, il 91% tra i presidenti
di sezione, 42 magistrati prossimi alla pensione. Il rischio è
che i tempi della giustizia si allunghino. Un male perché, come dice il pg della Suprema Corte Ciccolo, «lo scopo della giustizia è il buon funzionamento per
i cittadini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

MASSIMO D’ALEMA

Evita la direzione pd e parla di Ue
“La politica in Europa si è dimessa”

IL PERSONAGGIO

Giovanardi shock
“Cucchi era solo
uno spacciatore”

ROMA. «No all’intitolazione di
una strada a Stefano Cucchi. Era
solo uno spacciatore». Carlo Giovanardi, protagonista della rubrica “Peones” curata per Repubblica Tv da Concetto Vecchio, usa questa espressioneshock per il giovane che nel 2009
morì a Roma durante la custodia
cautelare in caserma e in carcere, dopo un fermo per droga. Il
caso fece clamore per gli ematomi agli occhi che Cucchi presentava in udienza e per le lesioni ed
ecchimosi rilevate dai medici in
varie parti del corpo del giovane.
Dopo varie condanne in primo
grado, in appello gli imputati sono stati assolti. Il procuratore di
Roma si è poi impegnato a rivedere gli atti dell’inchiesta. Giovanardi è già stato al centro di un
caso analogo, quando commentando una foto di Stefano Aldrovandi, per la cui morte sono stati condannati quattro poliziotti,
disse: «Ma quale sangue, quello
è un cuscino».

IL CASO/L’IMPRENDITORE È ACCUSATO DI BANCAROTTA, CI SARÀ UNA NUOVA INDAGINE

Il gip non archivia l’inchiesta sul padre di Renzi
GIUSEPPE FILETTO

Tiziano Renzi

GENOVA. Non si archivia l’inchiesta a carico di Tiziano Renzi.
Nonostante la Procura della Repubblica abbia chiesto che il padre del premier sia scagionato, il
gip Roberta Bossi non intende
chiuderla senza un approfondimento: ha accolto le richieste di
uno dei creditori della “Chil Post”, l’azienda della famiglia Renzi che secondo una prima ipotesi
del pm Marco Airoldi sarebbe
stata svuotata, per poi essere dichiarata in fallimento. Lo stesso
magistrato, però, subito dopo ha
cambiato parere, sostenendo
che il dissesto sia stato prodotto
da chi gli era subentrato.

Il gip ha fissato almeno due
udienze, facendo sue le richieste
di Vittorio Caporali, il creditore
genovese che con il suo avvocato
si oppone all’archiviazione. In
una delle udienze il giudice intende ascoltare Tiziano Renzi,
poi Mariano Massone (genovese di 44 anni) e Antonello Gabelli (alessandrino di 53 anni). Secondo la Procura dei Genova
questi due sarebbero i veri autori della distrazione dei capitali,
tanto da averne chiesto il rinvio
il processo. Per il gip, però, le responsabilità non sarebbero
chiare. Tant’è che vuole chiedere un supplemento di indagini,
una consulenza da affidare ad un
commercialista, a un fiscalista

che sappia leggere meglio di un be partecipato allo svuotamenmagistrato dentro i registri con- to del ramo sano di azienda.
tabili, i bilanci della società eser- Quantomeno, non avrebbe avucente attività di marketing e di- to un ruolo attivo. Il trasferistribuzione di prodotti pubblici- mento dei soldi sarebbe avvenutari (tra cui alto dopo la cescuni giornali).
sione. Anche se
Sulla banca- Il pm ha chiesto che
Tiziano Renzi
rotta lo scorso venga scagionato ma il
rimane indagadicembre, in
to di bancarotta
giudice ha accolto le
gran segreto, è
fraudolenta,
stato interroga- richieste di un creditore con l’ipotesi di
to Renzi Senior,
avere sottratto
e secondo quanun milione e
to trapela le sue dichiarazioni 300mila euro dalla società, per
avrebbero convinto sia il sostitu- poi farla fallire e cederla appunto procuratore Airoldi che il pro- to a Massone e Gabelli. Tanto
curatore aggiunto Nicola Pia- che subito dopo la notifica delcente. Per loro l’ex titolare (fino l’avviso di garanzia, si era dial 2010) della “Chil” non avreb- messo da segretario della sezio-

ne del Pd di Rignano sull’ Arno.
Secondo le indagini, un ramo
di azienda “sano”, la “Eventi
Sei”, sarebbe stato ceduto a Laura Bovoli, mamma di Matteo
Renzi, e pagato poche migliaia
di euro, valore ritenuto sottostimato. Va ricordato un dettaglio,
anche se non ha alcuna rilevanza penale: ancor prima che la società fosse venduta, lo stesso
Matteo Renzi ne era stato amministratore, e dal 1999 al 2004
anche dipendente. Questo gli
aveva consentito di percepire i
contributi previdenziali durante i 9 anni di aspettativa per mandato politico. Ma questa è un’altra storia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

20

ANKARA AL VOTO

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Turchia
Le elezioni. Sulle alleanze è stallo. L’incertezza
fa crollare i mercati. Il presidente Erdogan tace. È probabile che
Davutoglu non venga riconfermato. Più vicino il ritorno alle urne

“Fermato il Sultano”
l’opposizione esulta
Ma nessuno è in grado
di formare il governo
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO ANSALDO
ISTANBUL

A BORSA di Istanbul crolla, la

I PUNTI

LE ALLEANZE
Nessuna alleanza
in vista
per il partito
di maggioranza
Akp: tenterà
un governo
di minoranza
Si rischiano
elezioni anticipate
IL PRIMO TEST
L’elezione del
presidente
del nuovo
Parlamento
è il primo “test”: va
scelto entro
10 giorni dalla prima
seduta
LE MINORANZE
In Parlamento
entrano due yazide
e quattro cristiani
Le donne
deputate
saranno 96,
un numero
mai raggiunto
in passuto

L

Banca centrale di Ankara
corre in soccorso della lira
turca, e il presidente Erdogan rimane in silenzio. Tre dati che bastano a fotografare lo shock della Turchia per il risultato di domenica alle urne. Con il partito
conservatore di origine islamica
in emorragia di voti (un secco
meno 9%), la maggioranza assoluta persa, e lo sbarco per la prima volta di una formazione curda (Hdp, Partito democratico
del popolo) che irrompe in Parlamento con 80 nuovi deputati.
A stupire più di tutto, però, nei
commenti di strada in una Istanbul grigia di nuvole, ma già affollata di turisti stranieri, era l’insolito silenzio del leader. Un silenzio inquietante. I turchi sono
abituati ad ascoltare Erdogan
parlare in tv a qualsiasi ora. Nei
mesi scorsi mesi il presidente
aveva intensificato l’occupazione totale della scena politica,
viaggiando durante la campagna elettorale in tutto il paese e
oltre (cercando voti pure fra gli
espatriati in Germania), rilasciando interviste ai media di fiducia. Eppure, in queste ultime
48 ore, Erdogan ha fatto perdere
le tracce di sé. Così, un sito ha
pubblicato un cronometro che,
secondo dopo secondo, segna il
tempo dell’assenza.
Solo un comunicato impersonale ha rotto gli indugi: «I risultati — diceva la nota presidenziale — non danno l’opportunità
ad alcun partito di formare un
governo da solo». Un annuncio
chiaro nella sua stringatezza,
che chiude la porta a un esecutivo monocolore, aprendo invece
a una coalizione. La partita si
preannuncia serrata. Con una situazione quanto mai incerta. I
mercati hanno reagito con il
tonfo della lira e della Borsa.
Adesso Erdogan, dopo essere
sceso nell’agone elettorale nonostante rappresentasse la più
alta istituzione del Paese, torna
ad essere — almeno in teoria —
arbitro. Dovrà trovare un premier incaricato. Difficile che tocchi di nuovo ad Ahmet Davutoglu, prima il suo faro nella politica estera, poi il suo successore alla testa dell’esecutivo. Davutoglu ha fallito come tribuno. È un
ottimo teorico, ma non un uomo
della piazza, come invece lo è
sempre stato in modo naturale il
Fondatore del partito. Spiega So-

li Ozel, docente all’Università
Kadir Has: «Qualcuno pagherà il
prezzo di tutto questo, e immagino che sarà il premier. Ma il vero sconfitto è senza dubbio Erdogan». Intanto i giornali d’opposizione esultano: per loro è una
una vittoria della democrazia
sull’autoritarismo. Per Taraf gli
elettori hanno bloccato il tentativo del presidente di trasformare il paese in una «dittatura», Za-

man incalza scrivendo che i turchi «hanno detto basta!» al Sultano.
I segnali di fumo verso le altre
formazioni politiche sono arrivati nel pomeriggio. Due vice del
partito conservatore islamico si
sono espressi a favore di una coalizione con una o più altre forze,
definendola un’opzione migliore rispetto a elezioni anticipate.
Il solo partner possibile sembra-

no i nazionalisti. Se la proposta
però fallisse, il Sultano dovrebbe
ripiegare sul partito socialdemocratico. Un terzo scenario contempla addirittura l’ipotesi delle due compagini di destra e di sinistra assieme alla nuova formazione curda, unite nel tentare un
accordo tecnico, pur di far fuori il
partito del presidente. Ma come
reagirebbe Erdogan di fronte a
una simile richiesta, posto che

qualcuno gliela faccia? E comunque, se entro 45 giorni dalla proclamazione dei risultati, non si
trova un governo, il ritorno alle
urne sarà inevitabile.
Il ciclone curdo ha intanto
spazzato molta polvere. Aria
nuova è in arrivo nell’Assemblea
di Ankara, con 97 donne, 3 armeni cristiani, 2 yazidi, 1 assiro
e il primo rom. La crescita della
presenza femminile , le deputa-

L’INTERVISTA. PARLA AL TAYYEB, IMAM DI AL AZHAR E MASSIMA AUTORITÀ DEL MONDO SUNNITA

“L’Islam è stato preso in ostaggio dall’Is”
FRANCESCA CAFERRI
FIRENZE. «Vorrei che ci mettessimo d’accordo per smettere di emettere sentenze
su una religione basandoci su qualcuno
che dice di parlare in nome di quella religione ma in realtà l’ha presa in ostaggio a
scopo politico». Usa i toni diplomatici che
si addicono a un religioso del suo livello, ma
non fa sconti a nessuno Ahmed Al Tayyeb,
Gran Imam di Al Azhar, la massima autorità religiosa del mondo sunnita, a Firenze
per la sua prima visita in Europa. Al Tayyeb
è in Italia su invito della Comunità di
Sant’Egidio per partecipare al convegno
“Oriente e Occidente. Dialoghi di civiltà”.
L’Imam è, per il fondatore della Comunità
Andrea Riccardi, «l’unica autorità credibile con cui confrontarsi» nel mondo sunnita. Quello dove l’estremismo dilaga e l’Is fa
proseliti. Ieri l’Imam ha risposto alle domande di un gruppo di giornalisti italiani.

In questo momento l’Islam è scosso da
una guerra intestina durissima. C’è
un gruppo che con il suo stesso nome,
Stato Islamico, sostiene di interpretare l’essenza più vera della vostra religione: come risponde Lei?
«Non approvo la definizione di Stato
Islamico: questi sono movimenti armati
fuoriusciti dall’Islam che rappresentano
una sfida per tutto il pensiero islamico. Noi
siamo un istituto scientifico: vogliamo “armare” i giovani non con le armi ma con una
lettura corretta dell’Islam».
La sovrapposizione fra religione e politica nel mondo musulmano è uno dei
fattori che contribuiscono a questa
confusione. Crede che sarà possibile
separarle?
«Sono già due metodologie diverse. In
politica spesso gli interessi condizionano
le decisioni mentre per la religione l’etica
è irrinunciabile. Se vogliamo parlare di po-

litica alta, quella che vuole fare giustizia e
tutelare i deboli, allora sì, la religione invade il campo della politica e interviene
per sostenere le decisioni politiche riguardo a questi valori supremi».
La Turchia è un caso di sovrapposizione fra religione e politica: cosa pensa
del risultato delle elezioni?
«Non faccio politica, quindi non so dare
una risposta. Ma di certo quello che oggi si
vede va guardato nella situazione di insieme in cui si vede una sorta di “incontro teso” fra la civiltà occidentale e quella orientale».
Come sono i rapporti con la Chiesa di
Papa Francesco?
«Papa Francesco è una persona che ha
nel cuore il rispetto delle altre religioni e i
problemi dei poveri. C’è una convergenza
totale fra gli obiettivi di Al Azhar e il nuovo
corso della Chiesa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

21

PER SAPERNE DI PIÙ
www.hurriyetdailynews.com
www.cumhuriyet.com.tr

L’INTERVISTA. LA SCRITTRICE ELIF SHAFAK

“Ora il partito dei curdi
è la prima forza progressista
grazie ai ragazzi di Gezi Park”
DAL NOSTRO INVIATO

te sono aumentate da 79 a 97, è
un balzo notevolissimo, dovuto
in gran parte al superamento
della soglia del 10% ottenuto dall’Hdp. I curdi avevano il maggior
numero di donne in lista e avranno ora la quota più alta di deputate di un gruppo parlamentare
nella storia del Paese: il 40%. Anche questa è una svolta storica
per la Turchia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’IMAM
Ahmed Al Tayyeb,
grande imam
dell’Università Al Azhar
del Cairo, il centro
teologico più importante
dell’Islam sunnita

ISTANBUL. Elif Shafak, come
guarda un’intellettuale, una
scrittrice, una donna come lei
da sempre attenta all’evoluzione politica della Turchia, al
risultato sorprendente uscito
dalle urne?
«È stata l’elezione più stressante. Con un’atmosfera piena
di tensione, polarizzata. Molta
gente ha capito che andava a votare non solo per i partiti, ma per
adottare il sistema presidenziale oppure no».
Arrivare a una Repubblica
presidenziale con una maggioranza ampia in Parlamento, senza passare per un referendum popolare, era in effetti l’idea del presidente Erdogan. Un obiettivo mancato, però.
«È stato tutto troppo pesante,
troppo teso. Onestamente, come scrittrice, come donna, come democratica e femminista,
non voglio che nessuno abbia
mai troppo potere. Perché chi arriva al potere ne vuole sempre di
più.... Troppo pericoloso. Io sono
contenta del risultato perché
non desidero che il potere sia
concentrato nelle mani di una
sola persona o di un singolo partito. Una vera democrazia funziona se c’è equilibrio, separazione dei poteri. Adesso in Parlamento abbiamo quattro grandi
partiti. Ma la cosa più importante è far tornare il pluralismo, il rispetto della legge, la libertà di
stampa e di espressione».
In un recente articolo sul Financial Times lei aveva scritto che “l’unità turca può essere la sorpresa di un regalo curdo”. Come è riuscito Selahattin Demirtas, il leader del
nuovo partito curdo, a vincere superando per la prima volta uno sbarramento elettorale così alto come quello del
10%?
«Questo è uno sviluppo sociale interessante. Per molti anni
l’élite turca ha rimpicciolito la
cultura curda parlandone come
di una cosa “di secondo livello”.
Ma adesso i curdi sono diventati
qui la più importante forza progressista. Oggi molti turchi liberali, democratici, intellettuali,
secolaristi e kemalisti sono contentissimi che i curdi esistano.
Un grande cambiamento di
mentalità».
E come ci si è arrivati?
«Demirtas ha trasformato
l’Hdp, il suo partito, da una forza
regionale in una nazionale. E invece di usare un linguaggio divisivo o settario, ne ha scelto uno
inclusivo e coinvolgente. Ha parlato dei diritti non solo dei curdi,
ma di turchi, alauiti, armeni,
donne, gay…. Si è mostrato positivo verso tutte le minoranze. In
futuro l’Hdp non dovrà perdere
questo approccio».
Demirtas ha fatto sue alcune
istanze emerse nel 2013 durante la protesta di Gezi Park,
poi repressa nel sangue e dispersa?
«Altroché. Si è concentrato
sul bisogno di maggiore democrazia, sulla società civile, sull’ambientalismo. È interessante
notare come sostenitori dei socialdemocratici o dei nazionalisti abbiano addirittura votato

per lui, in modo che i curdi passassero lo sbarramento. Persone che normalmente non sarebbero state “amiche” lo sono così
diventate dopo Gezi. Questo è
un cambiamento sociologico importante. Si sono sentiti tutti soli, vulnerabili. Mentre durante
gli eventi di Gezi il governo era
duro, intollerante, e Erdogan
usava un linguaggio divisivo.
Metà della società si è così sentita estraniata. E questa metà —
in cui ci sono curdi, liberali, kemalisti, alauiti, femministe, nazionalisti persino — si è autoso-

stenuta alle elezioni. Questo è
uno sviluppo nuovo».
Che tipo di leader è Demirtas?
«Un politico che sa usare lo humour! Qui sono tutti così aggressivi, maschilisti, molto pesanti.
Abbiamo perso il nostro senso di
leggerezza. Invece lui, in campagna elettorale, non ha perso
né l’umore né la calma. Persino
quando è scoppiata una bomba
e c’erano dei feriti Demirtas è
riuscito a calmare gli animi. Può
sembrare un piccolo dettaglio,
ma è determinante. Pure il suo
background da avvocato per i di-



LA FESTA DEI CURDI
Manifestazione a Diyarbakir,
città turca a maggioranza
curda, per festeggiare
l’ingresso in Parlamento del
Hpd guidato da Selahattin
Demirtas (a sinistra)

Molti elettori si sono
sentiti straniati di
fronte alla durezza
del presidente
Demirtas ha invece
dato voce a tutti
LA SCRITTRICE
ELIF SHAFAK



ritti umani ha giocato un ruolo».
Adesso come reagirà Erdogan? Sarà imparziale?
«Non lo sarà. Lo abbiamo visto
chiaramente durante le elezioni. L’ufficio della Presidenza della Repubblica di norma richiede
neutralità ed equidistanza. Invece Erdogan ha sostenuto in
modo aperto e attivo il proprio
partito. Ha chiesto che la gente
lo votasse. Non credo proprio
che questo atteggiamento cambi presto».
(m.ans.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

22

LA MAFIA A ROMA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

L’inchiesta

Pizzini e soffiate, i rapporti pericolosi di Buzzi
E nelle intercettazioni
i componenti della
banda accusano l’ex
prefetto Pecoraro:
“Anche lui corrotto”

CARLO BONINI
MARIA ELENA VINCENZI
ROMA.Nelle informative dei carabinieri del Ros
depositate ieri dalla Procura di Roma, il vento di
“Mafia Capitale” sul Pd si fa tormenta. Sorpresi,
ascoltati e fotografati durante operazioni di pedinamento degli indagati, il deputato Umberto
Marroni, suo padre Angiolo, figura storica della
sinistra romana e attuale garante dei detenuti
del Lazio e il capogruppo alla regione Marco Vincenzi finiscono nella «comunicazione di reato»
datata 22 dicembre 2014. Tutti e tre rispondo
docili alle sollecitazioni di Salvatore Buzzi. In un
caso, per incrementare l’importo dei fondi regionali destinati ai Municipi dove Buzzi sa di poter fare asso piglia tutto negli affidamenti (Vincenzi). In un altro, perché mediatori del cartello che consente alle cooperative “29 Giugno” e
“Auxilium” di vincere la gara da 10 milioni di euro per il Cara di Castel Nuovo di Porto (Angiolo
Marroni). Nell’ultimo, per soffiare un’informazione che metta al riparo Buzzi e i suoi dalle in-

tercettazioni telefoniche (Umberto Marroni).
Non basta. La “mucca dalle mammelle d’oro”
va in soccorso del Pd romano, in crisi di liquidità
per il pagamento degli stipendi dei suoi dipendenti. Nel settembre del 2014, Carlo Cotticelli,
tesoriere del partito a Roma, bussa alla porta di
Buzzi. Gli servono «6-7mila euro». «Ti rilascio
fattura come Pd Roma». E ancora la chiacchiera
di Buzzi e dei suoi travolge anche l’ex prefetto di
Roma, Giuseppe Pecoraro. «E’ un corrotto – dicono - Ha preso un milione da Cerroni». Manlio
Cerroni, il re delle discariche. Il “signore di Malagrotta”.
I fatti, dunque.

“OCCHIO AI TELEFONI”
E’ il 6 maggio del 2014. Alle 13.10, l’obiettivo
di una videocamera del Ros fissa l’immagine di
Umberto Marroni, deputato e in quel momento
componente della commissione giustizia della
Camera, incorniciata tra le meringhe e gli zuccotti alle fragole e frutti di bosco della vetrina
della pasticceria “Andreotti”, in via Ostiense.

L’uomo aspetta Salvatore Buzzi, con cui si accomoda a un tavolino all’aperto. I due parlano fitto per una ventina di minuti. Quindi si separano. Buzzi si attacca al telefono e chiama il segretario dell’allora assessore alla casa, Daniele
Ozzimo. «E’ una roba de dieci minuti. Ho parlato con Umberto. Devo di’ una cosa, ok?». Quindi
raggiunge Ozzimo negli uffici di via dei Cerchi.
I due (fotografati) parlano in strada. Quindi,
Buzzi telefona nuovamente a Marroni per informarlo di aver «parlato con Daniele».
Di cosa? L’arcano si scioglie quello stesso
giorno, perché Buzzi ha urgenza di socializzare
con i suoi l’informazione che ha raccolto da Umberto Marroni. Alle 17.24, una cimice negli uffici della “29 giugno” in via Pomona registra la
conversazione tra Buzzi, Claudio Bolla, Michele
Nacamulli, Alessandra Garrone ed Emanuela
Bugitti.
Buzzi: «Allora.. prima cosa importante che riguarda Eriches… C’è un’inchiesta della Digos su
di noi..»
Bolla: «Aaah, e la madonna..»

LE FRASI



BRAV’UOMO

Non mi sono
reso conto
di stare
a trafficare
con la mafia,
Carminati
è una brava
persona

AIUTI IN SOLDI

Odevaine
non c’entra
niente:
si stava
separando
dalla moglie
e gli davamo
una mano

Angiolo Marroni con Buzzi. A destra Umberto Marroni aspetta Buzzi davanti alla pasticceria Andreotti

“Mai pagato con Veltroni
poi arrivò Alemanno
e passammo il Rubicone”
La verità dell’uomo delle coop davanti ai pm
“Siamo stati costretti, rischiavamo di perdere tutto”

L’INCONTRO
Salvatore Buzzi, a sinistra,
consegna un foglietto
a Marco Vincenzi
capogruppo del Pd
alla Regione Lazio

COME CAVALLI

Abbiamo
finanziato
Alemanno
e Ozzimo,
i famosi
cavalli,
e poi Coratti,
Nieri, Patané
SALVATORE BUZZI
dichiarazioni ai pm
del 31 marzo 2015



ATTILIO BOLZONI
ROMA. Fa capire che sa tanto. Ma dice tutto senza dire niente. Per il momento lancia segnali vagamente sinistri, avverte i suoi che non vuole andare a picco da solo. E racconta, quando sindaco
era Alemanno, «come siamo stati costretti a
passare il Rubicone». Cioè quando Salvatore
Buzzi è diventato uno degli uomini d’oro di Mafia Capitale.
Dichiarazioni spontanee in una sala di Rebibbia, lui da una parte e i pubblici ministeri Michele Prestipino e Giuseppe Cascini dall’altra
che ascoltano in silenzio, lui che si difende in
equilibrio instabile non ammettendo ma neanche negando, lui che a modo suo avvisa chi l’ha
messo dentro come vanno le cose a Roma. È un
Salvatore Buzzi che cerca di levarsi di dosso l’accusa più infame e pericolosa («Io non mi sono
mai reso conto di stare a trafficare con la mafia»)
e di difendere il suo vecchio amico Carminati:
«Eravamo convintissimi di farlo diventare un
imprenditore legale». L’ha ridetto anche ieri: «È
una brava persona». Salva tutti o quasi. Sicuramente salva Luca Odevaine: «I soldi che si è preso erano una ricompensa per un amico in difficoltà dopo una separazione». Conferma che il

sottosegretario Giuseppe Castiglione «era fortemente interessato» alla gara per il Cara di Mineo. Conferma anche l’elargizione di contributi
ai «famosi cavalli»: l’ex assessore alla Casa Daniele Ozzimo (Pd), all’ex presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti (Pd), all’attuale vicesindaco Luigi Nieri (Sel), a Laura Pastore, assessore al IV Municipio di Roma (Pd). E
al consigliere regionale Eugenio Patanè.
Ecco Mafia Capitale spiegata da Salvatore
Buzzi dopo quattro mesi — le sue dichiarazioni
risalgono al 31 marzo scorso — dal giorno che è
finito in carcere.

DOPO VELTRONI TUTTO CAMBIA
«Nel 2008 c’abbiamo questo problema... che
vince Alemanno le elezioni e noi eravamo la Cooperativa che facevamo le manutenzioni del verde».
«La gara viene bandita... Vince Alemanno, il
primo atto che ci fa eh, il funzionario, ma non
Alemanno, perché ancora non c’era la Giunta...
è… revoca l’assegnazione della gara...».
«Fino al 2008, fino a quando c’era la sindacatura di Veltroni, noi non pagavamo nessuno,
non eravamo costretti a pagare nessuno. Quando però nel 2008 arriva Alemanno, questi at-

tacchi alla Cooperazione, cioè siamo stati, siamo
stati veramente costretti poi a fare queste cose».
«Ma c’è di peggio, e il peggio arriva dopo perché
praticamente noi passiamo il Rubicone... siamo
costretti a passare il Rubicone perché praticamente non si sapeva più che fine avessimo fatto
come Cooperative».

«Il limite di Alemanno qual era? Che l’ultimo
che ci andava aveva ragione. Tanto è vero che
era chiamato Re Comanno».

LA CENA CON IL MINISTRO POLETTI
«Invitammo Alemanno nel nostro centro di
accoglienza, c’è quella famosa cena, quella fa-

L’ANNUNCIO
CANTONE
“COMMISSARIARE
IL CARA DI MINEO”
Il presidente
dell’autorità
nazionale anticorruzione,
Cantone, ha
avviato l’iter di
commissariamento
dell'appalto da 100
milioni alle coop
coinvolte in Mafia
Capitale per la
gestione di servizi
al Cara di Mineo

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

23

PER SAPERNE DI PIÙ
roma.repubblica.it
www.comune.roma.it

col capogruppo in Regione e il deputato Pd
Buzzi: «Il ministero degli Interni sì, è quelNacamulli: «Quindi era…».
Buzzi: «Perché oggi ho visto Marroni. Vabbè,

lo..».

m’ha fatto preoccupare.. dice “Ho visto Daniele.. Daniele m’ha detto: “C’è ‘na cosa... la Digos..”. Allora è semplice ce so’ arrivato.. La...Pina. L’inchiesta è sulla Pina che è intercettata. La
Pina dice in royal rilevandos (fonetico) che noi
su Fabulous prendiamo i soldi dai..
ulli: «Per quella cosa...».
Buzzi: «È questa l’inchiesta in corso...però facciamo in modo.. evitiamo.. qualunque contatto
co’ sta signora.. L’unico che c’ha contatti co sta
signora… è Sandro (Coltellacci ndr.). A Sandro
glie devi di’ che se vole lavora’ co noi non dobbiamo avere nessun rapporto co sta signora.. se
c’è un’inchiesta Digos su di noi quindi state attenti ai vostri telefoni, eh!».
Annota il Ros: «La “Pina” cui viene fatto riferimento è Maria Giuseppa Vitale, indagata dalla Procura della Repubblica di Roma in un procedimento nell’ambito del quale sono stati do-

Nacam

cumentati diversi contatti telefonici con Sandro Coltellaci. L’indagine, svolta dalla Digos,
aveva condotto nel marzo 2014 alla richiesta di
sequestro preventivo di immobili».
La consuetudine di Buzzi con la famiglia Marroni è del resto documentata nelle foto scattate
dal Ros nei giorni in cui Angiolo fa da mediatore
per la chiusura del cartello che consentirà alla
“29 giugno” e alla “Auxilium” di vincere l’appalto da 10 milioni di euro per il Cara di Castel
Nuovo di Porto. Una gara bandita dall’allora
prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, su cui Carlo Guarany, uno degli uomini di Buzzi si abbandona a questa confidenza. «Pecoraro è corrotto!
Ha preso un milione di euro da Cerroni. E Cerroni lo tiene per le palle. Lui stava nella cordata con
la Polverini per i napoletani che oltre al... capito? E l’ha presi. Ha preso i soldi da un amico dell’avvocato, gli ha dato... ma lo tira fuori perché
lo tiene per i coglioni».

GLI EMENDAMENTI DI VINCENZI

Il mercante è in grado di arrivare anche in Re-

gione. Nel luglio del 2014, Buzzi è infatti convinto di poter pilotare 1 milione e 800 mila euro
di fondi regionali sui Municipi di cui controlla le
gare. «Il milione e duecento di Gramazio, che
deve andare sui Municipi, è diventato un milione e otto perché seicento ce li ha messi pure Vincenzi», dice. Marco Vincenzi è capogruppo in
Regione del Pd e lo strumento che dovrebbe avvantaggiare Buzzi sarebbero appunto degli
emendamenti agli stanziamenti già decisi. E’
un fatto che i due – Buzzi e Vincenzi – si incontrino almeno due volte. Il 12 settembre, il Ros,
scatta una serie di foto a Villa Adriana, a Tivoli,
nel vialetto che porta al ristorante “La tenuta di
Rocca Bruna”. Buzzi mostra un’agendina rossa.
Consegna dei fogli a Vincenzi. Il 18 ottobre, a Tivoli, in piazza Garibaldi, il siparietto si ripete.
Ancora un incontro in strada. Ancora una consegna di documenti, che Vincenzi ripone nella
tasca dei pantaloni. Tre giorni dopo, annota il
Ros, Buzzi vincerà uno dei lotti della gara per il
centro di prenotazioni sanitarie.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Daniele Ozzimo, ex assessore (in primo piano) con Salvatore Buzzi

IL PERSONAGGIO

L’inchino a Dell’Utri
di Gennaro Mokbel
il faccendiere nero

mosa foto che poi era a cena lui con Poletti (il ministro del Lavoro, ndr)… Però diciamo che dal
2011 in poi, l’amministrazione non ci fu più ostile. Il contesto però era praticamente questo: c’avevamo forti pressioni delle altre imprese che ci
volevano levare le cose che c’avevamo».

IL CASAMONICA BUONO

«Il Comune non aveva né i soldi dell’emergenza nomadi né i soldi ordinari, facemmo un
accordo… Noi facciamo il campo nomadi e praticamente poi la guardiania ce la fece Casamonica, ma non Casamonica il boss, ma Casamonica
uno che lavorava con noi, con i suoi parenti andò
lì a fare la guardiania, perché se no veramente,
se non lo faceva c’erano furti continui...». «La determinazione di pagamento a 24 mesi, io questo
mi aspettavo. Non c’è stata, poi ce l’ha bocciata.
La Santarelli (dirigente economica del Comune, ndr) sistematicamente ce l’ha bocciata, ci ha
vessato... tutto il Comune sapeva queste cose».

CARMINATI, UN IMPRENDITORE LEGALE

«Io Carminati lo conoscevo dalla mia precedente carcerazione, dove conoscevo tutti. Io ho
conosciuto tutti loro, Alemanno, Carminati,
Pucci. Tutti là stavano. Io, Carminati lo rivedo ca-

sualmente all’Eur e mi dice: “Ah, cosa ti posso fare?”. Gli ho detto: “Guarda, lavoriamo all’Eur e
c’abbiamo un problema, non ci paga mai l’Eur”
perché il nostro problema non è tanto l’operativo ma è farsi pagare, Allora Carminati dice:
“Guarda, ci penso io”, perché lui, lui purtroppo
non parla con i magistrati, c’ha questa cosa
però... è una persona molto alla mano. Dice: “Ci
penso io, con Mancini (Riccardo, ex ad dell’Ente Eur), ci vado a parlare io”. E quella famosa intercettazione quando dice “Digli che sono il re di
Roma, che vengo a Roma, vengo io, gli vengo a
parlare”… se la sentite, è tutta ironica quella intercettazione». «Lui era un amico…E quindi,
praticamente, eravamo convintissimi di far diventare Carminati un imprenditore legale».

ché… praticamente il lavoro che faceva lui era
quello di relazione che ci avvisava... Sono sbarcati a Lampedusa, ci stanno 1000 persone, ma
lo sapevamo pure dal telegiornale. Il dottor
Odevaine, Luca non c’entra niente».

FINANZIAMENTI A PIOGGIA

«Abbiamo finanziato sia Alemanno.. poi abbiamo dato un contributo anche a Ozzimo... i famosi cavalli che io dico in quella maniera orrenda di parlare che c’avevo... Noi sostenevamo Ozzimo, sostenevamo Coratti, sostenevamo Nieri
e sosteniamo Laura Pastore. Abbiamo dato, credo 15mila euro a Patanè (consigliere regionale
Pd, ndr). Sollecitati da Franco Cancelli. Però
quella è una cosa, insomma, che a noi ci è rimasta qui. Una cosa oscura ci è rimasta».

ODEVAINE AMICO IN DIFFICOLTÀ

«Il capitolo Odevaine è una separazione. Noi
lo conoscevamo dai tempi della giunta Veltroni,
un rapporto correttissimo. Quando nel 2012 lui
mi chiama e mi dice che stava in difficoltà economica per la separazione dalla moglie e si propose di fare una consulenza sugli immigrati,
perché lui stava a questo famoso tavolo... e quindi c’avevamo questa consulenza, a lui, di 5mila
euro al mese... tante volte era per niente per-

IL FORTE INTERESSE DI CASTIGLIONE

«Per quanto ho appreso indirettamente, anche dal concorrente che voleva fare la gara di Mineo…, la storia nasce nel 2009. Il Comune indice
la gara e il Castiglione, che credo fortemente interessato a questa cosa, fa sì che la gara venga
poi aggiudicata, Odevaine mi ha detto queste
cose…».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ROMA. Mokbel, Dell’Utri e la sua latitanza. C’è anche questo
nell’informativa depositata dai carabinieri del Ros alla procura di Roma. Un capitolo in cui si parla dei rapporti tra Massimo Carminati e il faccendiere Gennaro Mokbel, anche lui ex
estremista di destra considerato la mente della megafrode fiscale in cui furono coinvolti anche Fastweb e Telecom Italia
Sparkle. E dei rapporti di quest’ultimo con i fratelli Dell’Utri,
Alberto e Marcello. Diversi gli incontri registrati dagli investigatori in vari ristoranti romani, almeno 7 tra il novembre
2013 e il febbraio 2014. A tutti partecipa Alberto, ad alcuni
Marcello. Il 21 gennaio del 2014, tre mesi prima dell’ordinanza di custodia cautelare della Corte d’Appello di Palermo
e della sua latitanza in Libano, l’ex
braccio destro di Berlusconi, partecipa a una cena, nel ristorante “Il Localino”: ad accoglierlo sulla porta, annotano gli investigatori, il “baciamano”
e l’abbraccio di Mokbel.
Non è tutto. Dall’informativa del
Ros emergono anche particolari sulla
fuga dell’ex senatore che, scrivono i
carabinieri, «vanno necessariamente
messi in relazione» con il pronunciamento dei giudici di Palermo. Il 9 novembre Alberto Dell’Utri cena con
Vincenzo Mancuso, imprenditore catanese fratello dell’ex parlamentare
Pdl Fabio, in un ristorante romano,
“Assunta Madre”. Il locale, frequentaIN CARCERE
to da molti personaggi, è più volte fiMarcello Dell’Utri,
nito nelle inchieste della procura di
74 anni, è detenuto
Roma, nella sala ci sono cimici. Ed è conel carcere di Parma
sì che i carabinieri sentono Alberto
che spiega all’amico le intenzioni del
fratello: «Marcello non deve fare altro che andare da Silvio e
dirgli “Silvio io vado nella Guinea Bissau gli spiega tutto, per
fare”... passaporto diplomatico di tutto anche perché deve
consentire lo spostamento Libano-Guinea; Libano-Guinea e
altri paesi africani eventualmente». E gli investigatori precisano che il fratello indica «in tempi non sospetti il transito in
Libano, stato estero dove Dell’Utri veniva rintracciato ed
estradato per l’Italia».
Nella pianificazione della fuga del fondatore di Forza Italia
entra anche Mokbel (gli inquirenti registrano anche sue ricerche su internet sulla Guinea) che, dice Alberto Dell’Utri,
aveva consigliato estrema cautela. E Mokbel non sarebbe l’unico a dare una mano a Dell’Utri. «Lunedì - continua il fratello dell’ex senatore - ci sarà anche questo personaggio che sta
a Roma... ha sposato la figlia del presidente africano».
Annotano i militari: «Il soggetto indicato come colui che
“ha sposato la figlia del presidente africano” e che a detta di
Alberto Dell’Utri godeva della stima di quei reggenti, si individua in Gianluigi Grassi, già pilota di linea, coniugato con Doreen Ruyondo, sorella del figlio adottivo del fratello del presidente dell’Uganza, Yoweri Kaguta Museveni. Grassi, scrivono i carabinieri, è persona vicina a Mokbel e a Antonio D’Inzillo, legato alla Magliana e morto in circostanze misteriose
nel 2008 in Uganda. Anche lui coinvolto, ma mai indagato,
nell’inchiesta Fastweb per i suoi affari con Mokbel in Uganda.
(m.e.v.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

CRONACA

24

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
genova.repubblica.it
roma.repubblica.it

Sull’omicidio di Loredana
ora litigano i magistrati
“L’ex doveva stare in cella”

GENOVA

Lite G8, Pansa chiede
“Interventi disciplinari
contro il pm Zucca”

Albenga, sotto accusa il gip già denunciato per stalking
il procuratore: “Noi corretti, quel collega ha sbagliato”
GIUSEPPE FILETTO
GENOVA. «Io, rispetto a quanto
accaduto ad Albenga, mi sono
fatto una mia convinzione, che
tanti colleghi del mio ufficio non
condividono — afferma Francantonio Granero — ma penso
che quando uno fa il magistrato,
sia che si occupi di penale, che di
civile, deve dimostrare di avere i
coglioni. Quando invece fa vedere che lui non c’entra nulla e cerca di scaricare le responsabilità
sugli altri, a me non piace». Sono
frasi che pesano come macigni,
quelle del capo della Procura di
Savona: che interviene una settimana dopo l’omicidio di Loredana Colucci, la donna di 41 anni
ammazzata dal marito, Mohamed El Mountassir, marocchino
di 52 anni che poi si è piantato lo
stesso coltello 10 volte in pancia.
L’uomo era stato arrestato lo
scorso dicembre, poi scarcerato
a febbraio. Era tornato libero, a
perseguitare la sua ex moglie (i
due erano separati di fatto e attendevano il provvedimento le-

“Gli atti sono pronti, il
giudice cerca di scaricare
su altri le responsabilità,
intervenga il Csm ”
gale) anche se per 3 volte la Procura aveva rinnovato la richiesta
di arresto, non accolta dal gip Filippo Maffeo. Anche se questo,
con un’intervista rilasciata al Secolo XIX, ha spiegato di avere rispettato i termini. Epperò l’intervento del procuratore capo si
capisce, eccome: va ricordato
che Maffeo nel 2009 era stato
trasferito in Toscana, proprio in
seguito dalla denuncia di una collega per stalking. «Io so come sono andati i fatti — torna Granero
sul caso Colucci — ho chiaro il
quadro della vicenda, ma non voglio alimentare contrasti tra magistrati sui giornali. Racconterò
e spiegherò tutto nelle sedi opportune, quelle istituzionali».
Csm, Ministero della Giustizia e
Procura Generale di Genova.
Tant’è che da ieri il ministro Andrea Orlando ha dato mandato al
suo capo di gabinetto di acquisire gli atti, e nei prossimi giorni a
Savona potrebbero arrivare gli
ispettori. «Gli atti sono tutti
pronti», fa sapere il procuratore,
che dopo l’omicidio-suicidio ha
aperto un’inchiesta interna, una
difensiva sul suo ufficio.
La morte di Loredana è però la
cronaca di una morte annunciata. L’ultimo esposto della donna
per maltrattamenti e violenze è
del dicembre scorso, seguito appunto dall’arresto di Mohamed
da parte dei carabinieri di Albenga. Il nordafricano non si rassegna alla separazione, crede
che la moglie abbia una relazione con un collega di lavoro. Torna a seguirla anche dopo la scarcerazione. Avvenuta però con
l’obbligo di non avvicinarsi ai
luoghi frequentati da lei.
A marzo l’avvocato di Moha-

“UNA MORTE ANNUNCIATA”
DICEMBRE
Risale a dicembre
l’ultimo esposto
ai carabinieri di
Albenga (Savona)
da parte di
Loredana Colucci
contro il marito
Mohamed
El Mountassir
con cui è in corso
la separazione:
“maltrattamenti
e violenza”

APRILE
L’uomo minaccia
ancora la donna, il
suo avvocato
chiede
il patteggiamento,
ma il pm è
contrario.
Il gip Maffeo
fissa una nuova
udienza e a
Mohamed torna
libero a tutti gli
effetti

GIUGNO
Per qualche
settimana l’uomo
non si fa vedere,
poi il 2 giugno sale
nella sua ex casa
nel centro storico
di Albenga e
uccide Loredana
con un coltellaccio
da cucina, prima
di suicidarsi. Tutto
davanti alla figlia
tredicenne

med chiede il patteggiamento. Il
suo cliente è incensurato, gode
della condizionale. Il pm, però,
aveva chiesto la liberazione vincolata alla non concessione di
questo beneficio. Questa circostanza avrebbe evitato la decadenza delle misure di prevenzione, come il divieto dell’uomo ad
avvicinarsi alla moglie.
Prima che si arrivi alla senten-

za definitiva, cambia il gip, il 23
marzo scorso arriva Maffeo, che
dal civile passa al penale. «Ogni
cittadino può farsi una opinione
se un giudice dal civile passa al
penale», si limita a dire Granero.
Comunque, il gip fissa l’udienza
al 29 aprile. Nel frattempo arrivano le altre richieste del pm Daniela Pischetola, preoccupata
per l’escalation degli episodi di

Silvia Fumarola ricorda con grande affetto

La moglie Luisa, addolorata, annuncia
che è mancato

LAVITTIMA
Lorendana Colucci, uccisa
il 2 giugno ad Albenga
dal marito, che aveva
ripreso a minacciarla
appena uscito dal carcere

stalking: chiede con urgenza un
nuovo arresto di El Mountassir. Il
gip non risponde.
«Denunce su denunce, mia figlia ha vissuto mesi di terrore,
andava tutti i giorni in caserma e
poi l’hanno ammazzata — ripete
Luciana Colucci, la mamma di
Loredana —. E lo Stato cosa ha
fatto? Questa è la legge italiana,
non è giusto lasciare dei crimi-

nali in giro. E speriamo che mia figlia non sia morta inutilmente».
All’udienza decisiva, però,
non è presente il pm Pischetola,
perché impegnata in un altro
processo. Chi la sostituisce probabilmente non ha ben presente
l’intera situazione e l’avvocato
del marocchino ottiene pure la
decadenza della pregiudiziale
sulla condizionale. Lui torna libero. Per qualche settimana non
si fa vedere, fino a mezzogiorno
del 2 giugno: sale nella sua ex casa situata nel centro storico di Albenga, con un coltello da cucina
la uccide davanti alla figlia di 13
anni.

ROMA. Il capo della Polizia,
Alessandro Pansa, d’intesa
con il ministro dell’Interno
Angelino Alfano, ha chiesto al
ministro della Giustizia Andrea Orlando «di valutare
eventuali profili disciplinari»
nei confronti del sostituto procuratore generale di Genova
Enrico Zucca, uno dei magistrati che sostenne l’accusa
nei processi per i fatti della
Diaz. Ieri il magistrato in un intervento dal palco di Repubblica delle Idee a Genova, insieme ai giornalisti Carlo Bonini e Marco Preve, ha dichiarato che dopo i fatti del G8 di
Genova nel 2001 la polizia non
è guarita e che teme «ancora
una nuova Diaz».
Sul caso interviene anche il
segretario generale del Siulp,
sindacato di polizia, definendo le accuse del sostituto procuratore generale Zucca: «Inutili, dannose e offensive all’immagine della Polizia di Stato».
Anche il sindacato chiede un
intervento del Ministro. «Non
rilascio nessun commento,
nessuna dichiarazione. Sono a
disposizione a braccia e a petto aperto», la replica di Zucca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ROMA / DUE RELIGIOSE INTRAPPOLATE SENZA ACQUA, NÉ CIBO
Simona Gusberti

Roberto Bortolini

e si unisce al dolore di Alberta, Max e di
tutta la famiglia
Roma, 9 giugno 2015
Sergio con Francesca, Caterina, Enrico
amici da sempre sono vicini ad Alberta,
Max, Giovanna nel grande dolore per la
perdita di

La S. Messa sarà celebrata domani,
mercoledì, alle ore 9.30 presso la Chiesa
parrocchiale di Santa Teresa del Bambin
Gesù, Via Fiacchi 6, Bologna. Non fiori,
ma offerte all’A.N.T.
Bologna, 9 giugno 2015

Simona Gusberti
Roma, 9 giugno 2015
Eleonora Andreatta, i dipendenti e i collaboratori di Rai Fiction, sono vicini con
affetto ad Alberta, a Max e tutti i familiari per la scomparsa di

O.F. Golfieri - Bologna
Tel. 051-228622

9 giugno 1997

9 giugno 2015

Alessandro Ancona
Con amore.
Maria Giovanna e Maria Alessandra
Bologna, 9 giugno 2015

Simona Gusberti

Salvatore Romano

persona di intelligenza vivace e sensibilità, autrice di tanti programmi innovativi e di valore civile del servizio pubblico
televisivo.
Roma, 9 giugno 2015
Il Direttore Andrea Vianello e tutta Rai
Tre si uniscono al dolore dei familiari per
la perdita di

Il 6 giugno si è spento, circondato dall’affetto dei suoi cari, Salvatore Romano.
Ne danno l’annuncio Natalia, Francesco
con Salvatore e Lucrezia, Zeno con Laura, Teodora con Marco, Riccardo, Luisa
e Diego. Le esequie saranno celebrate
venerdì 12 giugno alle ore 16.00 nella basilica di San Lorenzo a Firenze.
Firenze, 9 giugno 2015
Maria, Grazia, Paolo, Simone, Alessandro, Rosa Angela, Jacopo, Luca con le
loro famiglie, vivono con infinita tristezza la scomparsa del loro fratello

Simona Gusberti
per molti anni apprezzata autrice e dirigente della terza rete.
Roma, 9 giugno 2015
Nora, Carlo e tutta la Palomar abbracciano forte forte Max, Giovanna e Alberta per la scomparsa della cara

Simona Gusberti
Roma, 9 giugno 2015
Ciao

Simo
Ti ricordo, felice, al mare. Con i nostri figli bambini.
Claudia
Roma, 9 giugno 2015

Mario D’Urso
Mitico Mario, amico di sempre mio testimone di nozze a cui devo tanto ed ho
dato meno di quanto avrei voluto. Non ti
scorderò mai.
Claudio Sciarra ed i figli Pier Carlo e Giulio Romano
Roma, 9 giugno 2015
1985
2015
A 30 anni dalla morte di

Giovanna Favino
la famiglia la ricorda con amore e rimpianto. Una Messa di suffragio sarà celebrata il 9 giugno 2015 alle ore 19 nella
Chiesa di Santa Maria in Domnica, alla
Navicella.
Roma, 9 giugno 2015

Salvatore Romano
Firenze, 9 giugno 2015
Il giorno 8 giugno 2015 è venuto a mancare il
Dr.

Antonio Carfagnini
NINO per i suoi cari
Ne danno il doloroso annuncio Gilda, Gigi, Francesca, Matteo, Matilde, Margherita
Modena, 9 giugno 2015
On. Fun. Gianni Gibellini
Via del Pozzo, 101/a - Modena
Tel. 059-375000

Il Presidente della Biennale di Venezia,
Paolo Baratta, esprime a nome di tutta la
Biennale il cordoglio per la scomparsa di

Callisto Cosulich
grande critico cinematografico da settanta anni amico della Mostra di Venezia,
curatore di due retrospettive, due volte
in Giuria, e partecipa al dolore della famiglia.
Venezia, 9 giugno 2015
9 giugno 2004
9 giugno 2015
“Non ergete lapidi. Ma ogni anno fate
che per lui fiorisca la rosa.” RMR SO I, V

Lauro Landini
La moglie Sara e la figlia Maria Cristina
Campi Bisenzio, 9 giugno 2015

Suore chiuse in ascensore
salvate dopo due giorni

Oscar Pistorius

LORENZO D’ALBERGO

SUDAFRICA

ROMA. «Ora stiamo bene. Se abbiamo pregato? Certo. Così
ce l’abbiamo fatta. Ma ora basta, ci hanno detto di non parlare di quel che è successo». Capelli biondo cenere e cardigan
blu, Miriam è una delle due suore salvate ieri mattina dai carabinieri in una canonica alle spalle del Vaticano. Insieme alla consorella Mary Elizabeth ha lottato contro caldo, fame e
sete per più di 48 ore. Le due religiose, un’irlandese di 58 anni e una neozelandese di 68, venerdì sera sono rimaste bloccate nell’ascensore della Casa delle suore mariste. E lì, senza acqua e cibo, sono rimaste fino a ieri mattina.
Per essere salvate, infatti, hanno dovuto attendere più di
due giorni: ad allertare i militari dell’Arma è stata la domestica (e cuoca) che si occupa della struttura di via Aurelia,
una palazzina di quattro piani in cui solitamente alloggiano
le sorelle di ritorno dalle missioni. «Ho citofonato e non mi ha risposto nessuno — ha spiegato ie- “Abbiamo pregato
ri mattina al 112 — ma so per cer- e ci siamo aiutate
to che c’erano due ospiti». Una
in tutti i modi per riuscire
volta sul posto, i carabinieri hanno chiesto le chiavi di riserva del- a sopravvivere”
la canonica a un convento a pochi
passi di distanza. Entrato nello
stabile, uno dei militari ha passato al setaccio ogni stanza, fino all’urlo di una delle suore: «Aiuto! Siamo qui dentro». Senza neanche il bisogno di chiamare i pompieri, l’appuntato ha
staccato la corrente, riportato l’ascensore al piano e salvato
le due religiose. «So solo che ora stanno bene. Le abbiamo trovate sedute a terra. Ora sono al San Carlo di Nancy», racconta
al citofono del palazzo al civico 292 una signora. Nei pochi
centimetri a disposizione all’interno dell’ascensore, senza
cellulare o altro modo per comunicare con l’esterno, le suore hanno lottato con tutte le forze, superando loro stesse:
«Per non perdere conoscenza — si lascia sfuggire un medico
del pronto soccorso — hanno bevuto la loro stessa urina».
Gesto disperato, ma forse decisivo. Quando le due religiose sono arrivate in ospedale, gli infermieri si sono subito
prese cura di loro. Prima le hanno fatto stendere su due barelle e poi hanno portato le flebo di soluzione salina. «Le sorelle — continua il camice bianco — erano quasi del tutto disidratate. Non hanno rischiato la vita, ma è un miracolo che
fossero ancora vigili quando sono arrivati i soccorsi».

Pistorius, ad agosto
uscirà dal carcere
“Per buona condotta”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

JOHANNESBURG . Pistorius
uscirà di prigione il 21 agosto in
libertà vigilata dopo dieci mesi
passati in cella. L’atleta paralimpico sudafricano, condannato a cinque anni di reclusione
per aver ucciso la fidanzata nel
febbraio del 2013, tornerà nella
sua villa. Col rischio però di tornare in carcere nel giro di poco
tempo e con una sentenza ben
più pesante: è di ieri infatti la notizia che il riesame del processo
si terrà a novembre, con un possibile inasprimento della pena.
L’annuncio della concessione della libertà vigilata fino al
nuovo processo, è stata accolta
con disappunto e proteste dai
familiari della giovane modella
uccisa. «Dieci mesi di carcere
per aver ucciso, non è semplicemente abbastanza», ha dichiarato la madre della ragazza June Steenkamp, Reeva aveva 29
anni quando Oscar la uccise, durante la notte di San Valentino
del 2013, sparando quattro
proiettili di grosso calibro sulla
porta del bagno. L’atleta si è
sempre difeso affermando di
aver ucciso la fidanzata per errore, scambiandola per un ladro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

CRONACA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.agonchannel.it
www.miur.it

L’inchiesta

I VOLTI

25

Evasione e riciclaggio,
mandato d’arresto
per il patron di Agon tv
Nei guai il fondatore della prima emittente delocalizzata a Tirana
Francesco Becchetti ricercato in Albania per le attività nell’energia
FABIO TONACCI

SABRINA FERILLI
Ha condotto
“Contatto”,
talk show con i
personaggi di
sport, spettacolo
e politica

PUPO
Nominato
Responsabile
editoriale e della
sezione game
show di Agon fa
anche il conduttore

LUISELLA COSTAMAGNA
Conduce un talk
show politico, un
faccia a faccia con
i leader dei partiti
dal titolo: “Lei non
sa chi sono io”

ROMA. Francesco Becchetti, l’editore di Agon Channel, è ricercato. La procura albanese ha
emesso un ordine di cattura per
l’imprenditore romano che da
anni vive stabilmente a Londra.
Le accuse a suo carico — stando a
quanto riporta l’agenzia Ansa —
sono pesanti: «Falso in documentazione, evasione fiscale e riciclaggio di denaro». Con la stessa
motivazione è stato spiccato il
mandato di arresto per il suo collaboratore più stretto, Mauro De
Renzis, l’uomo che tiene i contatti con i giornalisti e gli artisti
italiani (tra cui Sabrina Ferilli, Simona Ventura, Pupo) che nei
mesi scorsi sono stati reclutati
dalla tv che va in onda sul canale
33 del digitale terrestre, ma con
gli studi in un capannone di 2mila metri quadrati nella periferia

PROPRIETARIO
Francesco
Becchetti,
proprietario
di Agon channel
(a sinistra uno
studio tv), è
accusato di
riciclaggio e
falso
documentale
in Albania

Coinvolti anche due
collaboratori e la madre,
col patrimonio bloccato
a rischio le trasmissioni
di Tirana. In manette sono finite
Erjona Troplini, una collaboratrice albanese, e la dipendente di
una banca a Tirana che avrebbe
aiutato le «sospette transazioni
di Becchetti». Anche la madre di
Becchetti, Liliana Condomitti, è
sotto accusa.
L’inchiesta sull’imprenditore
romano è partita lo scorso anno e
riguarda il progetto per la costruzione di una delle più grandi
centrali idroelettriche del paese,
mai realizzata: un appalto da decine di milioni di euro. Gli inquirenti sospettano che nel periodo

2007-2013, Becchetti abbia messo in piedi «un gigantesco schema di riciclaggio» che gli avrebbe fruttato «alcuni milioni di euro». Becchetti avrebbe evaso il fisco per una somma di oltre 5 milioni di euro. Tutti soldi che gli inquirenti sostengono siano stati
poi investiti nelle sue altre società in Albania o finiti nei suoi
conti bancari.
Su ordine della corte di Tirana
è stato sottoposto il sequestro del
pacchetto azionario, spalmato
su cinque società registrate in Albania (Agon Set, Energia, Cable

System, 400Kv, Potere) di cui
Becchetti, 49 anni, nipote del “re
delle discariche romane” Manlio
Cerroni, deteneva il 60 per cento.
Agon Set è la proprietaria di
Agon Channel. Sotto sequestro
tutti i conti correnti intestati a lui
e alle sue società. Una vera offensiva della magistratura albanese, insomma. Col patrimonio
bloccato, non è escluso che la tv
rischi di chiudere a breve.
Becchetti ha cominciato a fare
affari in Albania nel 2000 (settore energetico, centrali idroelettriche e trasformazione dei rifiu-

ti, editoria cartacea), poi l’anno
scorso ha aperto lì il primo canale televisivo italiano delocalizzato. Nonostante le trasmissioni e
le location scelte siano state
stroncate da alcuni critici tv, Becchetti ha accumulato una fortuna. Qualcuno pensa infatti che
l’inchiesta si tratti di una sorta di
ritorsione da parte del governo
albanese, dopo la campagna
martellante intrapresa da Agon
Channel contro il premier laburista Edy Rama, l’ex sindaco di Tirana.
Che Becchetti si sia fatto dei

nemici in Albania, nonostante
gli investimenti milionari, non è
un mistero. Le rare volte che va a
Tirana (di base sta a Londra dove ha acquistato anche una squadra di calcio di terza serie, il Leyton Orient, ma ha un ufficio anche a Piazza di Spagna), lo fa con
una scorta privata di otto persone armate, per il timore di subire
un attentato. L’italiano anni fa è
stato coinvolto in un processo
che riguardava anche EnelPower e un impianto di energie
rinnovabili a Kalivac. Così Becchetti ha ricostruito l’episodio,
in una recente intervista al Fatto:
«Giuffrida (Luigi, ex ad di Enelpower, ndr) e il suo collaboratore amministrativo, violando il
piano previsto in origine, mi
informarono di aver ricalcolato
una maggiorazione dei costi dell’impianto stimata in 50 milioni
di euro. Citai l’Enel in arbitrato.
Pochi mesi dopo, Giuffrida e il
suo collaboratore vennero arrestati in un’inchiesta definita dai
media il vaso di Pandora della
corruzione italiana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Blocco degli scrutini, adesione alta in Emilia
E domani alla prova dello sciopero Lazio e Lombardia mentre in Senato si inizia a votare la riforma
Superato il 67% di
astensioni, a Modena
e provincia si è arrivati
anche al 100%

A Reggio denunciate
le ingerenze dei presidi
che hanno minacciato
recuperi notturni

ILARIA VENTURI
CORRADO ZUNINO
ROMA. La pressione degli scioperi sul governo si sta facendo forte, anche se il premier Matteo Renzi sembra non voler cambiare strada sulla “Buona scuola”. Nella prima regione, l’Emilia Romagna, che i sindacati hanno chiamato al blocco degli scrutini
(qui l’anno scolastico è finito sabato scorso), la risposta è stata alta. In molti istituti,
per molte classi, all’apertura del collegio
per definire le pagelle diversi docenti hanno
dichiarato l’astensione. Ne bastava uno per
classe per fermare tutto. Bologna ha risposto alla domanda di sciopero con percentuali notevoli, ma, va considerato, resta la
città cuore della protesta italiana contro la
“Buona scuola”, ha molti docenti vicini alla
sinistra antirenziana, sindacalizzati, creatori della Legge d’iniziativa popolare e, da
domenica, dello sciopero della fame a staffetta.
In città il primo istituto coinvolto è stato,
la scorsa settimana, il classico Galvani: 41

docenti (su 150) del liceo più antico e conservatore hanno scritto, annunciando il
blocco degli scrutini: «Vogliamo essere valutati da un ente esterno, non dal preside. Ci
lascia sgomenti il potere nelle mani di una
sola persona: apre a una selezione subordinata a criteri di conformità politica o religiosa, a logiche clientelari».
Ieri, poi, le astensione dagli scrutini sono cresciute ancora, in alcuni casi superando quel 67 per cento toccato con lo sciopero del 5 maggio scorso. Graziate le quinte
classi, i cui studenti sono vicini alla Maturità, il blocco ha riguardato il resto delle superiori: il Righi, poi in maniera praticamente unanime i licei scientifici Copernico
e Sabin, l’Istituto tecnico Belluzzi. Adesioni bulgare al liceo Bassi e alte all’Aldrovandi-Rubbiani, al Keynes, al Manfredi-Tanari, al Pier Crescenzi-Pacinotti. Alle medie
blocco riuscito a Besta, Guinizzelli, Panzini, quindi alle elementari Marsili, Longhena. In diverse scuole di Modena e provincia
l’astensione ha raggiunto il cento per cento. Alcuni istituti bloccati a Parma. A Reg-

gio Emilia il sindacato Usb ha denunciato
ingerenze dei dirigenti scolastici, pronti a
minacciare recuperi notturni o domenicali
degli scrutini. Più basse le adesioni allo sciopero in Molise. I Cobas, propugnatori dell’idea, esultano: «Un successo». La Flc Cgil:
«Primi dati molto positivi». Oggi si replica

in Emilia e Molise, domani e mercoledì
blocco degli scrutini in Lombardia e nel Lazio.
In commissione Istruzione al Senato ieri
si è conclusa la discussione degli emendamenti al disegno di legge “La buona scuola”,
domani s’inizia a votare. Restano in piedi le
ultime tre proposte avanzate da Renzi ai docenti in rivolta e alla minoranza Pd: via le
classi pollaio, non più di due mandati per il
preside in un istituto, solo poteri consultivi
per genitori e studenti nel comitato che sceglie le regole per i premi ai prof. Ai dem dissidenti non basta: chiedono la riapertura
delle assunzioni (oggi sono 101 mila, tutte
dalla prima fascia) e un piano di stabilizzazioni su più anni che tiri dentro almeno gli
abilitati Tfa. Per ora il Pd di governo non
apre, ma in commissione al Senato la maggioranza ha undici membri contro i dodici
dell’opposizione. E i senatori Dem Tocci e
Mineo fanno scendere la soglia. Domattina
in Senato il Pd stilerà un documento a maggioranza: chi non si attiene potrebbe essere
sostituito nella commissione.

CRONACA

27

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.thewitcher.com
www.elderscrollsonline.com

Il caso
Più “Game of Thrones” che un ammazzatutto:
“The Witcher 3”, in testa alle classifiche, è
prodotto culturale complesso. La violenza c’è
ma chi la compie se ne assume le responsabilità

1,5 milioni
The Witcher 3
ha venduto
1,5 milioni di copie
già prima dell’uscita

Eroi, dilemmi “etici”
e scenario kolossal
il videogioco polacco
che cambia la storia

300
Un team di 300 persone
ha lavorato
alla realizzazione
del videogioco

FABIO CHIUSI

FANTASY

DAGGERFALL
Il primo capitolo
della saga The
Elder Scrolls è il
padre dei fantasy
game. Lanciato nel
1996, immerge in
giocatore in una
realtà 3D ancora
rozza. Da oggi la
serie è on line

SKYRIM
Uscito nel 2011
e sviluppato da
Bethesda Game
Studios il quinto
capitolo della saga
The Elder Scrolls è
un videogioco
“open world” che
ha venduto 20
milioni di copie

INQUISITION
È il terzo capitolo
della saga Dragon
Age: uscito nel
2014, è stato
approvato dalla
critica per trama,
colonna sonora,
ambientazioni e
modalità di
combattimento

HE Witcher 3” non è solo un videogioco: come ogni grande
opera di fantasia, da “Guerre
Stellari” a “Blade Runner”, è un modo
per specchiarci nel nostro immaginario collettivo, nel linguaggio e nelle norme sociali che ne emergono, e capirci
un po’ meglio. Come nessun’altra finora, tuttavia, ci riesce attraverso un’esperienza interattiva, libera, capace di
sommare alle qualità narrative e visuali di libri e film la partecipazione e
l’immedesimazione che solo trovarsi
gettati in un mondo virtuale — ma vivo
— di 140 chilometri quadrati può restituire. Per trovarne un altro di estensione paragonabile bisogna risalire con la
memoria alle origini del genere cui appartiene il capolavoro di CD Projekt
Red: i giochi di ruolo “open world”, dove tutto ciò che si vede è esplorabile. Era
il 1996 e Bethesda Softworks, che ha
poi dato i natali a un’opera da 20 milioni di copie come “Skyrim”, aveva appena lanciato “The Elder Scrolls: Daggerfall”. Il secondo episodio di una fortunatissima serie in procinto di rinnovarsi interamente online, e tuttavia il primo a immergere davvero il giocatore in
un’altra realtà tridimensionale, per
quanto scarna e approssimativa, fatta
di mito, tradizioni, lingue, razze, mansioni, città e campagne che si alterna-

“T

PERSONAGGIO
Geralt di Rivia,
protagonista
del gioco è un
“witcher”,
ovvero un
essere umano
geneticamente
modificato

ro ricca e avvolgente al
videogiocatore. Dobbiamo dunque imparare a prestarvi attenzione, a capirne i contorni senza pregiudizi
o criminalizzazioni,
perché è in quei luoghi
oramai ben poco virtuali che sempre più evolve l’arte dello storytelling
che incanta e riempie le vite
di figli e genitori. Così il piacere che si ricava dall’abbandonarsi per ore al mondo di “The
Witcher 3” appare semplicemente come la prosecuzione
ideale dell’habitus narrativo
che ci ha portato a preferire
tanto spesso i tempi delle serie
tv a quelli di cinema e televisione. A volere, contraddizione solo apparente, il respiro
lungo nell’era del breve e dell’immediato. Ben diverso dall’idea ingenua
per cui videogiocare significhi alienarsi in una realtà inumana, fatta solo di
punteggi, schemi, ripetizioni e crescendo di stragi e ammazzamenti; nel
caso di “The Witcher 3” equivale piuttosto a immergersi nelle viscere di una
persona che ha smarrito e riconquistato la memoria, cerca donne prima che
ideali, e sa bene che ogni volta decida è
la vita o la morte di qualcuno — qual-

Non ci sono personaggi
stereotipati e i programmatori
hanno reso reale l’immersione
in quel mondo medievale

Il gaming ha raggiunto
una maturità tale da creare
prodotti di massa che
meritano valutazioni artistiche

no a dungeon sterminati e pieni di insidie. Insomma, il padre del fantasy gaming che conosciamo oggi. Ciò che allora era inerte, statico, in “The Witcher
3” prende però letteralmente vita.
Risultato del lavoro di un team di 300
persone, compresi due compositori per
la colonna sonora, il nuovo episodio dell’universo creato dai romanzi di Andrzej Sapkowski è descrivibile a grandi linee come una puntata di “Game of Thrones” lunga centinaia di ore e di cui siamo noi il protagonista, noi a decidere
l’evolvere della trama con le nostre
scelte — anche morali, anche profondamente umane. Il mondo è fantastico,
ma abitato dal cinismo. La violenza è
ovunque, come è lecito attendersi da
un’era medievale in guerra e infestata
da mostri di ogni tipo. E c’è il sesso, compresa la seduzione. Di cui Geralt, il mercenario ammazza-bestie protagonista, può essere anche vittima, più che
artefice — il che lascia un piacevole senso di maturità anche nell’affrontare la
questione di genere, senza personaggi
stereotipati e anzi presentando di volta in volta uomini e donne che sembrano davvero in carne e ossa. Ancora, di

cuno a sua volta dotato di memoria, se
graziato oppure sopravvive. Tra i pixel
imprecisi di “Daggerfall” si poteva perdere la vista; qui, nella grandiosità degli spazi — europeissimi — disegnati
dalla polacca Projekt Red, la si smarrisce in contemplazione: della natura,
del paesaggio, degli scorci, dei fiumi,
delle città, che finalmente hanno gli
spazi e la popolosa rumorosità di quelle vere. C’è molto dei ritmi e della
profondità di “Skyrim”, che gli sviluppatori hanno voluto deliberatamente
sfidare, dopo averlo altrettanto deliberatamente amato. Ma c’è sostanzialmente il meglio di tutta la concorrenza
più pregiata degli ultimi anni: le indagini di “L.A. Noire”, le battaglie in campo aperto di “Far Cry 4”, l’azione di “Uncharted” e la sopravvivenza di “The Last of Us” se non, ai livelli più alti di difficoltà, perfino dell’impossibile “BloodBorne”. Soprattutto, ci sono accenti,
culture, amicizie e inimicizie. Anche loro, questo è il punto, parte dell’ambiente comunicativo e culturale che
abitiamo. Anche loro in qualche modo
racconto di ciò che siamo.

paragonabile al successo tratto dai lavori di George R. R. Martin c’è la qualità
dei dialoghi, spesso a livello degli episodi migliori. Ciò che però lascia davvero di sasso è la bravura dei programmatori nel rendere reale l’esperienza
in quel mondo sterminato e selvaggio.
Gli alberi si piegano al vento, la luce si
intreccia tra la vegetazione e gli edifici,
creando panorami mozzafiato quando
incontra il pelo dell’acqua o la cima di
un monte al tramonto. Ogni passante
può essere fonte di storie complesse,
appaganti e spesso imprevedibili,
unendosi a una quantità di missioni secondarie tale da fare della principale
quasi un contorno. È difficile, di fronte
a un lavoro simile, adoperare le sole categorie del videogaming, limitarsi a
parlare del comparto grafico e del gameplay — pure eccellenti — o perfino
di longevità; un concetto che di fronte
a un universo che vede già sedici contenuti aggiuntivi e due espansioni pro-

grammate perde quasi completamente di significato.
L’impressione è che il gaming abbia
raggiunto una maturità tale da creare
da tempo opere meritevoli di valutazioni prettamente artistiche, culturali,
oltre che prodotti di consumo di massa
— “The Witcher 3” ha venduto 1,5 milioni di copie già prima dell’uscita e oggi è il più venduto in diverse parti del
mondo. È fisiologico, se si pensa che
l’età del videogiocatore medio è 31 anni; e anche se le 52 milioni di copie vendute dalla violenza surreale, liberatoria e insensata di “Grand Theft Auto V”
sono irraggiungibili, il pubblico di storie adulte, spesso ben più delle tante
banalizzazioni manichee che vedono
in lotta il bene e il male in libreria o al cinema, è in costante aumento. E non potrà che crescere, dato che essere un
“mondo aperto” è ormai un requisito
essenziale per qualunque gioco si proponga di fornire un’esperienza davve-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

VIOLENTI

GRAND THEFT AUTO
È una serie dove
si interpreta un
criminale, che ha
suscitato
polemiche negli
Usa ma anche in
Italia per la sua
eccessiva violenza
e l’istigazione alla
criminalità

HATRED
Uscito il 1 giugno,
è uno “sparatutto”
sviluppato dalla
Destructive
Creations: si
vestono i panni
di un cattivo che
uccide innocenti
solo per il gusto
di farlo

DYING LIGHT
È un videogioco
horror in prima
persona
ambientato tra
gli zombie. È
uscito quest’anno
ed è considerato
uno dei titoli
più violenti e crudi
in circolazione

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

28

Economia

CONTATTI
SEGRETERIA_ECONOMIA@REPUBBLICA.IT
WWW.REPUBBLICA.IT

FINANZA&MERCATI

FTSE MIB - 0,90% ▼ DOW JONES -0,46% ▼ EURO DOLLARO 1,1162 ▼ PETROLIO BRENT 62,85 $ AL BARILE ▼ TASSI ITALIANI A 10 ANNI 2,27% ▲

IL PUNTO
ANDREA GRECO

DescalziguidaEni
nelsegnodiVergine
Sarànuovoregista
dellevenditedigas
Alveràperdequota
L’ex ad di Saipem ora gestirà
grandi contratti e rischi. Al pupillo
di Scaroni le operazioni al dettaglio
MILANO. Un altro ritorno a casa
di riguardo all’Eni, e un altro
passetto di rinnovamento per la
dirigenza di Claudio Descalzi.
A tornare in azienda è Umberto
Vergine, ingegnere che ci
lavorò dal 1984 al 2012,
coprendo numerosi incarichi
nell’estrazione di idrocarburi
all’estero sotto le insegne Agip
tra Norvegia, Angola, Nigeria,
Egitto, Venezuela, Stati Uniti.
Un classico profilo Eni, e simile a
quello di Descalzi. Nel 2013
Vergine fu catapultato in
Saipem, per gestirne due anni
terribili: da aprile l’ha sostituito
Stefano Cao (ex collega suo e di
Descalzi in Eni), ma da subito si
diceva che l’esperto dirigente
del 1957 non sarebbe andato in
pensione. Infatti ieri è stato
richiamato a guidare Eni
Midstream Gas & Power.
Vergine prende il posto di
Marco Alverà, manager portato
all’Eni dall’ex ad Paolo Scaroni e
a lui legato da rapporti quasi
familiari. Classe 1975, Alverà
entrò all’Enel con Scaroni a 28
anni, e presto divenne direttore
finanziario. Nel 2005 il salto
all’Eni, dove in pochi anni è
passato da «assistente dell’ad
(Scaroni) per progetti speciali»
a direttore dei contratti nella
divisione Gas & Power, poi
all’E&p con supervisione su
Russia, Nord Europa e
Americhe, poi ad della Trading
and Shipping. Entità che dal

IL RITORNO
Umberto
Vergine,
dopo la
parentesi in
Saipem, torna
in Eni dove ha
lavorato dal
1984 a 2012
2012 assurse alla nobiltà di
Divisione con base a Londra,
cercando di ottimizzare i rischi
nella gestione di raffinerie,
centrali, contratti di gas e
greggio, oleodotti, stoccaggi
dell’Eni. Ma quel disegno è
rimasto a mezz’aria: e nella City
si dice che Eni resti in cerca di
un’identità tra il trading
proprietario e quello conto terzi,
dove ha rivali colossali. Quanto
ad Alverà, che alcuni davano in
uscita, resta con il nuovo ruolo
di capo del Retail market gas &
power. Sarebbero le vendite di
gas ed elettricità al minuto, in
gran parte concentrate in Italia
e che rappresentano 400
milioni di margini netti. Come
noto, questo ramo d’azienda è
tra quelli che Eni intende
“valorizzare”, tramite cessione
parziale o totale, diretta o via
quotazione in Borsa: c’è già un
mandato a Goldman Sachs.
Vergine e Alverà restano a
diretto riporto di Descalzi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fca accelera la produzione
scattano 1.000 assunzioni
confermati i precari di Melfi
In Basilicata altri 400 nuovi posti dopo quelli annunciati a maggio
Il ministero del Lavoro: licenziamenti in calo del 12% dall’inizio dell’anno
PAOLO GRISERI

I NUMERI

1.000
LE ASSUNZIONI
La Fiat ha annunciato
altre 400 assunzioni a
Melfi dopo le 600 già
comunicate a maggio

1.500
GLI INTERINALI
I 1.500 lavoratori
interinali passeranno
al contratto a tutele
crescenti s

4-500
LE PROSPETTIVE
Aumenterà di 4-500 il
numero degli addetti
anche fabbriche
dell’indotto di Melfi

TORINO.Altre 400 assunzioni a Melfi dopo le 600 già annunciate a maggio da Sergio Marchionne in occasione della visita di Matteo Renzi allo stabilimento lucano. Mano a mano che procede il piano produttivo
dei nuovi modelli, il Lingotto inizia
ad assorbire i cassintegrati e ad aumentare gli organici utilizzando le
possibilità previste dal jobs act. Il

A Cassino entrano 50 team
leader per preparare l’avvio
della costruzione in
autunno dell’Alfa Giulia
ceo delle attività europee, Alfredo
Altavilla, ha ieri annunciato ai sindacati firmatari degli accordi aziendali che, dal primo luglio, i 1.500 lavoratori interinali assunti a Melfi
per produrre 500x e Renegade, passeranno al contratto a tutele crescenti. Saranno dunque stabilizzati. A questi, sempre nella fabbrica
lucana, se nel aggiungeranno 600
entro fine anno. Secondo le previsioni di Fca l’aumento dell’organico
e della produzione a Melfi (1.200 auto al giorno per un totale di 400 mila all’anno) dovrebbe far aumentare di 4-500 il numero degli addetti
anche nelle vicine fabbriche dell’indotto.

AL VERTICE
Il responsabile per l'Europa di
Fca Auto, Alfredo Altavilla

A Cassino, dove dall’autunno dovrà iniziare la produzione della nuova Alfa Giulia, vengono assunti una
cinquantina di team leader. Assunzioni importanti dunque perché si
dovrebbe trattare delle avanguardie di un ulteriore numero di nuovi
ingressi. 200 nuove assunzioni sono
state annunciate invece alla Sevel
di Val di Sangro, dove Fca, in joint
venture con Peugeot, produce i furgoni. Altri 170 lavoratori entreranno allo stabilimento di Verrone, in
Piemonte, dove si producono i cambi. L’azienda non ha però specificato quanti di loro saranno cassintegrati che tornano in fabbrica e
quanti invece saranno nuovi assun-

ti. Una trentina di nuovi ingressi sono previsti alla Vm di Cento, dove si
producono i motori diesel e 50 a Termoli.
I sindacati firmatari degli accordi
con la Fca giudicano positivamente
gli annunci del Lingotto. «Queste
buone notizie - dice il segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli - sono
la dimostrazione che chi ha firmato
gli accordi ha creato le condizioni
per la ripresa. Chi ha ostacolato fa di
tutto per nascondere le buone notizie». Il riferimento è alla Fiom che ha
commentato in modo assai diverso:
«Ci auguriamo - dice il responsabile
auto, Michele De Palma - che gli annunci di Fca si traducano in realtà
perché oggi la maggioranza degli
stabilimenti dell’auto sono interessati dalla cassa. L’azienda si ostina a
non convocare la Fiom. E’ comunque un fatto positivo che siano state
annunciate nuove assunzioni». Per
il numero uno della Cisl, Anna Maria Furlan, «c’è da auspicare che altre imprese seguano l’esempio della Fca e investano nel Paese».
Una notizia positiva viene invece
dalle comunicazioni obbligatori diffuse ministero del lavoro. Nel primo
trimestre 2015 i licenziamenti sono
calati del 12 per cento, a 187 mila.
Per la prima volta dal 2012, da quando viene effettuata questa rilevazione, il numero delle persone lasciate a casa è sceso sotto quota 200
mila.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ALL’ASSEMBLEA DEI COMMERCIANTI MESSAGGIO DI MATTARELLA: STAGIONE DI IMPORTANTE CAMBIAMENTO

Confcommercio, Bankitalia e Ocse avvistano la ripresa
LUCA PAGNI
MILANO. La parola d’ordine è ripresa. Coniugato in vari modi, colorato
con sfumature diverse, il termine è
stato ripetuto come un mantra nei
saloni della Fiera di Rho-Pero, a poca distanza dall’area che fino a ottobre ospiterà l’Expo, dove ieri si è tenuta l’assemblea annuale di Confindustria. Il più 0,3% di crescita del
Pil nel primo trimestre dell’anno,
certificato dall’Istat a fine maggio,
ha aperto a nuove speranze sulla fine della recessione.
Ieri lo ha sottolineato la massima
autorità dello Stato: il presidente
della Repubblica, Sergio Matterella, l’ha voluto ribadire nel messaggio indirizzato all’associazione dei
commercianti italiani: «La vostra
assemblea si apre quest'anno in una
stagione di importante cambiamento, contraddistinta da una ripresa dell'attività economica anche
in Italia». Ovviamente non basterà,
senza ulteriori sforzi nelle riforme
del governo e nell’azione per colmare i pesanti divari del Paese:
«Ammodernare l'Italia - ha auspicato Mattarella - incrementare la produttività, aumentare l'occupazio-

AL VERTICE
Carlo Sangalli è il presidente
di Confcommercio

ne, ridurre il preoccupante divario
fra il centro-nord ed il sud del Paese».
Dopo anni passati a lanciare grida d’allarme e chiedere incentivi ai
consumi, anche il presidente di
Confcommercio Carlo Sangalli ha
cambiato verso: «Oggi, finalmente,
siamo davanti ai primi segnali di ripresa. Effettiva, seppure timida».
Pure troppo a leggere con attenzione le sue parole: «Al di là delle statistiche, molte famiglie e imprese
fanno ancora fatica a percepire la ripartenza dell'economia nella realtà

Sangalli: “Finalmente,
siamo davanti ai primi
segnali di crescita. Effettiva,
seppure timida”
quotidianità. Questa ripresa è come
un temporale di cui sentiamo i tuoni e vediamo i lampi, ma qui la pioggia - per molte piccole imprese - non
è arrivata».
Qualcosa più di un lampo l’ha sicuramente individuata l’Ocse: l’organizzazione ha comunicato i dati

del Composite Leading indicator di
giugno, che anticipa di 6-9 mesi l'andamento del ciclo economico. Ebbene, nell’area euro - scrivono - la dinamica di crescita continua a rafforzarsi, in particolare in Francia e in
Italia.
Ma anche chi raccoglie dati macro in Italia soffia per alimentare il
venticello dell’ottimismo. Bankitalia, per esempio: ieri ha parlato il direttore generale Salvatore Rossi.
«Ciò che conta è quello che c’è dietro
al più 0,3% del Pil: la voce investimenti spicca infatti con un più
1,5%. Un numero molto grande rispetto ai bisogni che l'industria necessitava. Prima il clima di fiducia
non permetteva agli imprenditori
di tirar fuori dal cassetto il piano investimenti, apparentemente questo è cambiato e speriamo che trovi
conferma nei trimestri successivi».
Una giornata, quella di ieri, in cui
non ci sono state voci fuori dal coro.
E’ ripresa anche per l’associazione
degli albergatori legata a Confindustria, che ha comunicato un +3,6%
di presenze del primo quadrimestre e buone prospettive per l’estate, anche grazie al traino dell’Expo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

i numeri

+0,3%
IL PIL
A fine maggio,
l’Istat ha
ufficializzato l’uscita
dalla recessione

+3,6%
IL TURISMO
Primo quadrimestre
positivo e buone
prospettive per
l’estate grazie all’Expo

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015
I PEGGIORI

IERI

FTSE MIB..........................22642,29
FTSE IT ALL .....................24197,02
FTSE IT STAR..................24665,35
FTSE IT MID ....................32557,04
COMIT .................................1251,63
FUTURE ............................22665

(-0,90%)
(-0,90%)
(-0,55%)
(-0,82%)
(-0,86%)
(-0,77%)

FTSE MIB
Var.%
MEDIOBANCA.................................................-2,79
POP.EMILIA ROMAGNA ...............................-2,20
UNICREDIT .......................................................-1,98
MONCLER.........................................................-1,96
UNIPOLSAI .......................................................-1,64

RENDIMENTO
BTP (10 ANNI) .........................................2,27%
SPREAD SUL BUND ...............................138
TITOLI DI STATO

I MIGLIORI

FTSE MIB
Var.%
SAIPEM................................................................2,23
TENARIS..............................................................0,23
FINMECCANICA ...............................................0,17
ANSALDO STS...................................................0,11
BANCO POPOLARE .........................................0,07

PRINCIPALI TITOLI DEL MERCATO AZIONARIO
TITOLO
A2A.....................................................................1,107
ANSALDO STS.................................................9,400
ATLANTIA......................................................22,260
AUTOGRILL......................................................7,950
AZIMUT ..........................................................24,840
BANCA GENERALI.......................................31,840
BANCO POPOLARE.....................................14,840
BCA POP.MILANO..........................................0,906
BUZZI UNICEM.............................................13,240
CAMPARI ..........................................................6,645
CNH INDUSTRIAL...........................................7,870
ENEL...................................................................4,194
ENEL GREEN PW .............................................1,723
ENI....................................................................15,720
EXOR ...............................................................43,010
FCA-FIAT CHRYSLER AUT. ........................13,860
FERRAGAMO ................................................26,750
FINMECCANICA...........................................11,850
GENERALI ......................................................16,730
INTESA SANPAOLO.......................................3,176
LUXOTTICA ...................................................59,150
MEDIASET ........................................................4,190

PR. RIF €
-0,81
0,11
-0,85
-1,49
-0,08
0,03
0,07
-1,47
-0,45
-0,97
-0,88
-0,29
-0,75
-0,69
-1,13
-0,50
-1,44
0,17
-1,24
-1,12
-1,09

BORSE EUROPEE

TITOLO
MEDIOBANCA ................................................8,875
MEDIOLANUM................................................7,440
MONCLER......................................................16,520
MONTE PASCHI SI..........................................1,759
PIRELLI & C.....................................................15,290
POP.EMILIA ROMAGNA...............................7,550
PRYSMIAN.....................................................19,820
RCS MEDIAGROUP ........................................1,166
SAIPEM...........................................................10,530
SNAM.................................................................4,306
STMICROELECTR............................................7,605
TELECOM IT .....................................................1,136
TENARIS .........................................................12,940
TERNA ...............................................................4,154
TOD’S..............................................................83,100
UBI BANCA.......................................................7,120
UNICREDIT.......................................................6,200
UNIPOLSAI.......................................................2,400
WORLD DUTY FREE ....................................10,080
YOOX ..............................................................28,860

PR. RIF €
-2,79
-1,46
-1,96
-1,29
-0,78
-2,20
-0,90
-1,44
2,23
-0,42
-0,33
-0,96
0,23
-0,86
-1,48
-1,45
-1,98
-1,64
-0,20
-1,20

VALUTE

PAESE/INDICE

08-06

VAR.%

AMSTERDAM (AEX)....................................475,13
BRUXELLES-BEL 20 ..................................3621,89
FRANCOFORTE (XET DAX)..................11064,92
FTSE EUROTRACK 100 ............................3055,23
LONDRA (FTSE 100).................................6790,04
MADRID IBEX35 .....................................10917,30
OSLO TOP 25 ................................................588,88
PARIGI (CAC 40) ........................................4857,66
VIENNA (ATX) ............................................2500,98
ZURIGO (SMI).............................................9060,49

-0,89
-0,68
-1,18
-0,96
-0,21
-1,31
+0,26
-1,28
-1,72
-0,49

BORSE INTERNAZIONALI
PAESE/INDICE

08-06

VAR.%

DJ STOXX EURO...........................................358,69
HONG KONG HS.....................................27316,28
JOHANNESBURG...................................44106,85
NEW YORK (S&P 500) ..............................2079,28
NEW YORK (DJ IND.) .............................17766,55
NASDAQ COMP. .......................................5021,63
SINGAPORE ST ..........................................3320,33
SYDNEY (ALL ORDS)................................5506,50
TOKIO (NIKKEI) .......................................20457,19

-1,12
+0,21
-0,20
-0,65
-0,46
-0,92
-0,40
-0,02

CORONA DK ...................................................7,4602
CORONA N......................................................8,8270
CORONA S.......................................................9,3678
DOLLARO AUS...............................................1,4615
DOLLARO CDN ..............................................1,3879
DOLLARO USA...............................................1,1162
FRANCO CH ....................................................1,0470
STERLINA UK ..................................................0,7318
YEN J ............................................................139,8400

-0,001
+0,210
+0,279
+0,557
-1,027
-0,499
-0,076
+0,014
-0,093

ORO E MONETE AUREE
08 GIUGNO
ORO MILANO (EURO/GR.)
ORO LONDRA (USD/ONCIA)
ARGENTO MILANO (EURO/KG.)
PLATINO MILANO (EURO/GR.)
PALLADIO MILANO (EURO/GR.)
08 GIUGNO
STERLINA (V.C)
STERLINA (N.C)
STERLINA (POST.74)
KRUGERRAND
MARENGO ITALIANO
MARENGO SVIZZERO
MARENGO FRANCESE

MATTINO
SERA
34,28
33,99
1.173,40
1.172,80
487,08
33,32
22,64
DENARO LETTERA
242,06
274,65
243,14
288,86
243,14
288,86
1.032,52
1.120,77
194,23
215,16
193,56
213,99
192,27
210,61

Terremoto al vertice Deutsche Bank
i dubbi sul futuro scatenano la Borsa
Il titolo sale del 5% in attesa
di sviluppi dopo l’addio dei
due ad sostituiti da Cryan
Merkel: non sono sorpresa
Pesano le 7000 cause in
corso e le multe record

1.200

IL CASO
ANDREA TARQUINI

LA PRODUZIONE
Le nuove assunzioni a
Melfi permetteranno di
aumentare la produzione
di 1.200 auto al giorno
per un totale di 400 mila
all’anno

BERLINO. Vertice sconfessato,
un nuovo numero uno britannico, pesante incertezza sul futuro: nella lunga storia di Deutsche
Bank non era mai andata così
male. Il giudizio è duro, ma ieri
mattina lo potevi leggere su tutti i principali media tedeschi, di
qualsiasi orientamento. Dalla
Welt alla Sueddeutsche Zeitung
alla Frankfurter Allgemeine,
tutti usavano le parole più severe dopo il terremoto al vertice del
maggiore istituto di credito della Repubblica federale: «Il capitale di fiducia è andato in fumo»,
«il caos ai piani alti non è mai stato così totale», «assistiamo a sviluppi quanto mai preoccupanti
per la Banca e per il Paese».
Ricordiamo brevemente i fatti: dopo una raffica di voci e boatos, domenica è venuto l’annuncio ufficiale che i due numeri uno
di Deutsche, Anshu Jain e Juergen Fitschen, avevano presentato le dimissioni. Fitschen resterà un po’, fino al 2016. Ma l’inglese John Cryan, membro del
Consiglio di sorveglianza dal
2013, prima alla guida di Temasek, il fondo pubblico di Singapore, e prima ancora del vertice

LA COMMISSIONE SOSPETTA AIUTI DI STATO. EQUITALIA RISCUOTE 3,4 MLD DI TASSE EVASE

L’Ue incalza l’Italia e altri 14 Paesi
“Privilegi fiscali a imprese straniere”
ROBERTO PETRINI
ROMA. La Commissione Ue ha
chiesto all'Italia, insieme ad altri 14 Paesi, di fornire informazioni dettagliate su alcuni tax
ruling individuali, cioè su accordi tra il governo e singoli investitori stranieri con vantaggi fiscali selettivi che rischiano
di configurarsi come aiuti di

Il dato sulle imposte
recuperate si riferisce ai
primi 5 mesi dell’anno:
incremento dell’8,2%
Stato. La Commissione non ha
voluto fornire né il nome né il
numero delle società interessate per Paese per cui sono stati richiesti i dettagli dei singoli
accordi fiscali. Secondo fonti
comunitarie, si tratterebbe in
media da 5 a 10 casi per Stato
membro, e le società coinvolte
sono di diverse nazionalità.
Oltre all'Italia, gli altri 14

Paesi che hanno ricevuto domanda di chiarimenti sono, tra
gli altri, Germania, Francia,
Belgio, Austria, Finlandia e
Svezia. Sono invece tuttora in
corso le inchieste lanciate un
anno fa, prima dello scoppio
dello scandalo LuxLeaks, su
Fiat Trade and Finance e su
Amazon in Lussemburgo,
Starbucks in Olanda e Apple in
Irlanda. «Stiamo mettendo insieme il puzzle delle pratiche di
tax ruling nell'Ue», ha spiegato la commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager.
Sul fronte italiano, mentre si
attendono i decreti di attuazione della delega fiscale in
scadenza per il 30 giugno, prosegue l'andamento positivo
del recupero dell'evasione da
riscossione. Nei primi cinque
mesi del 2015, secondo i dati
resi noti da Equitalia, la riscossione di imposte evase è stata
complessivamente di oltre 3,4
miliardi, con un incremento
del 8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL COMMISSARIO
Margrethe Vestager,
danese, ex ministro
agli Affari economici,
ora responsabile Ue
per la Concorrenza

di Ubs, sale al vertice. Sotto la
continuità della supervisione di
Paul Achleitner, che resta numero uno del Consiglio di sorveglianza.
Non a caso ieri la Borsa ha festeggiato il terremoto con fuochi d’artificio: il titolo Deutsche
si è apprezzato di oltre il 5 per
cento. I problemi che Jain e Fitschen in parte avevano ereditato dal predecessore Josef ‘Joe’
Ackermann, in parte avevano
inasprito o non risolto, avevano
condotto a una rivolta aperta degli azionisti. Troppi affari dubbi,
troppe spese per multe e condanne — 2,5 miliardi, quella più
alta comminata dalle autorità di
vigilanza bancaria americane e
britanniche per manipolazioni
di Libor e Forex, è un record — e

UN OPERAIO in fin di vita travolto da una colata di lava
incandescente. Fabio Riva che si avvale della facoltà di non
rispondere e che probabilmente verrà trasferito dal carcere di
Taranto, per paura di problemi con gli altri detenuti della casa
circondariale. E un’inchiesta della Procura di Milano sulla banca
fraudolenta dell’azienda che, oltre a ricostruire le responsabilità
degli amministratori dal 1995 a oggi, punta principalmente ad
alcune distrazioni dalle casse dell’Ilva verso aziende del gruppo
Riva.
Sono giorni intensi per l’Ilva di Taranto. Ieri c’è stato il primo
grave incidente della nuova gestione: Alessandro
Morricella,30enne, è stato investito da un potente getto di ghisa.
Ha ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo, gli si è persino
sciolto il casco, è gravissimo ora all’ospedale di Bari. L’incidente
avveniva mentre Fabio Riva, rientrato dopo quasi tre anni di
latitanza, decideva di non rispondere alle domande del gip
Todisco e mentre a Milano i finanzieri lavoravano sulla possibilità
che le casse dell’azienda siano state fraudolentemente svuotate
in modo da arrivare al passivo di quasi tre miliardi.

ben settemila cause in corso, pesano su bilanci e immagine dell’istituto nato ai tempi del Kaiser
per sostenere l’industrializzazione tedesca.
Siamo tristemente lontani,
affermano Harald Freiberger e
Ulrich Schaefer, esperti della
Sueddeutsche, dalla memoria
dei grandi numero uno postbellici di Deutsche, da Hermann-Josef Abs fino ad Alfred Herrhausen, «banchieri di calibro internazionale con qualcosa del talento dei leader politici». Gli stessi cambiamenti annunciati dai
due dimissionari — meno investment banking, più attenzione
al mercato interno, cessione di
Postbank — hanno deluso, non
convinto.
«La più grande banca tedesca
è debole come mai prima nella
sua Storia», nota Thomas Exner
di Die Welt. Il gap gravissimo tra
i due volti del sistema-Paese Germania appare ora in tutta la sua
pericolosità: un’industria global
player e campione dell’export ai
massimi livelli mondiali di competitività, qualità, eccellenza,
coesiste con un sistema bancario debole, vecchio, pieno di difetti. Con Landesbanken e
Sparkassen sulle spalle dei conti
sovrani, Commerzbank salvata
da aiuti pubblici dopo la crisi
mondiale del 2008 (poi ha restituito le somme). E la stessa Deutsche aiutata indirettamente dal
soccorso Usa all’assicuratrice locale Aig. Adesso il tempo stringe, John Cryan ha fretta di restaurare immagine e rating delle nere torri gemelle di Francoforte. E di ricostruire un rapporto di fiducia con politici ai minimi storici una laconica Angela
Merkel si è detta «Non sorpresa
della decisione dell’azienda».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL NUOVO CEO INGLESE
John Cryan da luglio avrà i
poteri di ceo in Deutsche bank

INCIDENTE SUL LAVORO, OPERAIO GRAVISSIMO

“Fondi dell’Ilva verso altre aziende”
Nuova indagine della Procura di Milano

30

ECONOMIA

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.telecomitalia.com
www.fieg.it

La quotazione

Le torri Telecom conquistano il mercato
In soli 47 minuti,
i fondi internazionali
prenotano la totalità
delle azioni Inwit

MILANO. Le torri Telecom spazzate via dai fondi
internazionali. Sono bastati 47 minuti di bookbuilding
perché il 36,33% di Inwit - la società dove sono stati
conferiti gli 11.500 siti che ospitano le antenne di Tim e
degli altri operatori mobili - venisse interamente
prenotato a un prezzo collocato almeno a metà della
forchetta (3,25-3,9 euro). Come mai tanta euforia per
un’azione il cui prezzo è comunque elevato, visto che
tratterà tra le 15,5 e 18,4 volte l’EV/Ebitda pro forma del
2014? Probabilmente perché di questi tempi le società
infrastrutturali, come sono le torri Telecom, con ricavi
certi e rendimento sicuro (il dividendo, ancora non
dichiarato, dovrebbe portare a un ritorno compreso tra il 3
e il 4%), sono considerate un’occasione irripetibile. La
liquidità in circolazione sui mercati è infatti elevata, anche
grazie al Quantitative easing avviato dalla Bce, ma i
rendimenti dei titoli di Stato sono in molti casi precipitati

vicino allo zero. Qualche settimana fa addirittura sotto
zero. In più Inwit è stata pensata dall’ad di Telecom Marco
Patuano in funzione di un prossimo consolidamento di
mercato che non tarderà ad arrivare. «Il settore delle torri
va verso la concentrazione - ha detto Patuano in
conferenza stampa - si potranno fare sinergie ed estrarre
valore per tutti gli azionisti. Inwit avrà pochi debiti per
poter essere protagonista del consolidamento». In pratica
Telecom con l’Ipo partita in questi giorni manterrà in
portafoglio il 60% del capitale, ma è pronta a scendere
anche sotto la maggioranza se vi fossero delle acquisizioni
da finanziare con la leva finanziaria. Nei prossimi giorni si
conoscerà anche l’esito del collocamento al pubblico retail,
al quale sono stati dedicati solamente il 10,1% dei titoli.
Ma anche in questo caso l’aspetto del buon rendimento
potrebbe essere vincente. Con una capitalizzazione di
Inwit tra 1,9 e 2,3 miliardi di euro Telecom Italia incasserà

tra 780 e 935 milioni, considerando anche la green shoe.
Risorse che andranno in parte a ridurre l’indebitamento
ma soprattutto ad accelerare gli investimenti sulla banda
larga. «Useremo le risorse per il piano industriale che ci
vede impegnati nello sviluppo della banda ultralarga fissa
e mobile. Acceleriamo gli investimenti per dare ulteriore
credibilità al Piano», ha aggiunto Patuano. E proprio dal
decreto governativo sulla banda larga potrebbe arrivare
un incentivo insperato per Inwit: «Un eventuale
innalzamento dei limiti elettromagnetici, uniformando la
soglia nazionale a quella vigente in materia in Europa,
sarebbe un rilevante upside per noi, aumenterebbe il
numero di inquilini per sito», ha sottolineato l’ad Oscar
Cicchetti. «Certo - ha concluso - ciò non garantisce che
diventi legge».
(g.po.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Manovra a tenaglia dei francesi sul colosso tlc
ma il governo è pronto al “ribaltone” in Cdp
IL RETROSCENA
GIOVANNI PONS
MILANO. La nuova stagione di
Telecom Italia non si è ancora ufficialmente aperta ma le scosse
telluriche già si sentono fino a
Roma, e precisamente fino al
vertice della Cassa Depositi e
Prestiti (Cdp). Il fatto che sta
smuovendo le acque nella tormentata società telefonica è l’arrivo in forze dei francesi, in primo luogo Vivendi di cui il finanziere Vincent Bollorè controlla
più del 15%. Vivendi ha da poco
ricevuto da Telefonica il 5,7%
del capitale e l’8,3% dei diritti di
voto di Telecom, nell’ambito di
un’operazione che ha portato la
brasiliana Gvt nelle braccia degli spagnoli. Bollorè non ha ancora chiarito quale ruolo vorrà
giocare in Telecom, ma non fa
mistero di un possibile cambio di
rotta rispetto alla strategia che
ha portato Vivendi a uscire completamente dal mondo delle tlc.

te francese, questa volta pubblico ma certo non meno agguerrito. Si è fatto sentire prima lo scorso marzo e poi qualche giorno fa,
quando esponenti di primo piano di Orange (la ex France Télécom con lo Stato francese poco
sotto il 25%) hanno fatto trape-

lare di vedere con favore una
eventuale operazione di consolidamento con Telecom Italia. A
molti non è sfuggito poi che, all’ultima assemblea Telecom, la
Caisse des Dépot (la Cdp francese) ha dichiarato di avere lo
0,6% evidentemente a titolo di

L’azionariato di Telecom in Italia

54,56%
Investitori
istituzionali
esteri

0,77%
Persone
giuridiche
italiane

3,54%

3,02%

Investitori
istituzionali
italiani

Persone
giuridiche
estere

1,20%

14,54%

Gruppo
Telecom
Italia

Altri
azionisti
italiani

22,30%

0,07%

Telco S.p.A.

Altri
azionisti
esteri

La Caisse des Depot ha
lo 0,6% della società
italiana e Orange punta
al consolidamento
Bollorè vorrebbe al contrario
mantenere e forse incrementare la partecipazione in Telecom,
fino a diventarne l’azionista di riferimento. I rumors in queste
ore si sprecano: dall’acquisto da
parte di Vivendi delle quote in
uscita di Mediobanca e Generali
al rastrellamento sul mercato di
azioni Telecom da parte di Naguib Sawiris che affiancherebbe
Bollorè nell’azionariato insieme
al 2% della famiglia Fossati. Nei
prossimi giorni e settimane si
dovrebbe capire meglio ma intanto ciò che è evidente è un allineamento forte di interessi che
parte da Bollorè, che è socio di
Mediobanca, e arriva fino al presidente di Telecom Giuseppe
Recchi, il quale aspira a crescere
nella società mangiando spazio
all’ad Marco Patuano.
Fin qui il fronte privato francese, capitanato da un finanziere da sempre vicino al centrodestra (Bollorè era grande sponsor
di Nicolas Sarkozy) e che in Italia si è fatto strada grazie all’investimento paziente in Mediobanca e alle buone relazioni con
il mondo berlusconiano. Ma sullo sfondo c’è anche un altro fron-

investimento finanziario. Nell’estate 2014 aveva lo 0,4%.
E a questo punto per capire le
manovre in corso occorre aggiungere che il governo Renzi,
attraverso la Cdp, ha cercato nei
mesi scorsi di stringere un’alleanza con Telecom Italia per

In settimana Costamagna
può sostituire Bassanini
alla Cassa e occuparsi
del dossier tlc
sviluppare insieme il Piano per
la banda larga. Tentativo fallito
in buona misura per l’ostilità del
cda Telecom che ha posto condizioni impossibili per la sua partecipazione alla società della rete. Quasi che i consiglieri preferissero aspettare l’arrivo di Bollorè e, da società privata, non volessero mischiarsi con qualcosa
di pubblico. Certo, il governo italiano non ha gradito il gran rifiuto e ora potrebbe correre ai ripari. Come? Per prima cosa con un

AL VERTICE
In alto l’ad di Telecom Marco
Patuano, sotto l’azionista
forte Vincent Bolloré

ribaltone ai vertici della Cdp, di
cui si parla in queste ore e che dovrebbe vedere la luce in settimana, con la sostituzione del presidente Franco Bassanini e dell’ad
Giovanni Gorno Tempini con uomini di diretta emanazione governativa. Il nome più gettonato
è quello di Claudio Costamagna,
suggerito a Matteo Renzi da Andrea Guerra che lo ha avuto per
anni nel cda della Luxottica. Ma
in che cosa sarà diversa la Cdp a
guida Costamagna? Il primo
pensiero corre proprio alle telecomunicazioni e alla banda larga, un tema sul quale Renzi si
gioca reputazione e futura crescita economica del Paese. Per risolvere l’impasse con Telecom la
Cdp nuova gestione potrebbe infatti decidere di entrare direttamente nell’azionariato con un
investimento di qualche miliardo a protezione della rete italiana dalle mire dei francesi. Privati o pubblici che siano. E per facilitare lo sviluppo del Piano della
banda ultralarga che non può
prescindere da Telecom.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I DATI ADS RELATIVI AD APRILE 2015
UNIVERSITÀ CATTOLICA
DEL SACRO CUORE
Policlinico Universitario “A. Gemelli”
BANDO DI GARA
L’Università, sede di Roma, Largo F. Vito, 1, CAP
00168 (tel. 06 30154460, fax 06 3055172,
http://www.unicatt.it), indice una procedura ristretta
per l’affidamento in un unico lotto del Servizio di presidio H24, gestione e manutenzione full risk, ordinaria,
programmata e correttiva, comprensiva di materiali di
consumo (di qualsiasi tipo) e parti di ricambio (comprensiva anche di interventi in pronta reperibilità),
degli impianti tecnologici, della struttura e delle opere
edili degli edifici, con relative pertinenze e aree
esterne e della viabilità del Campus Universitario della
Sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore ivi compreso il Policlinico Universitario “A. Gemelli” (CIG n. 6179910F0C). Durata del contratto: 60
mesi dalla data di stipula del contratto. Luogo principale di esecuzione del contratto: Roma, Largo Agostino Gemelli n. 8. L’importo complessivo dell’appalto
posto a base di gara è pari a Euro 32.500.000, IVA
esclusa, di cui Euro 1.250.000, IVA esclusa, quali
oneri relativi alla sicurezza, non soggetti a ribasso. Le
domande di partecipazione redatte in lingua italiana
dovranno pervenire all’indirizzo di cui sopra entro il
giorno 08/07/2015 alle ore 12:00, seguendo le modalità indicate nel bando di gara integrale e nel disciplinare liberamente consultabili e scaricabili sul sito
http://www.unicatt.it/gare-d-appalto
Roma, 15/05/2015
RUP Romano Berluti

COMUNE DI FRATTAMINORE
(Provincia di Napoli)
Via Di Vittorio, 21 - C.A.P.: 80020 FRATTAMINORE (NA)

È indetta gara - procedura aperta - per l’appalto
dei lavori di realizzazione asilo nido comunale.
Importo a base di gara: Euro 767.224,44 oltre
IVA di cui Euro 11.143,49 per oneri di sicurezza
non soggetti a ribasso. CIG. N. 6223023907. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente
più vantaggiosa ai sensi art. 83 del D.Lgs.
163/2006 e s.m.i. Termine di ricezione offerte e
documentazione: ore 12,00 giorno 13.07.2015. Il
bando in estratto è pubblicato nella guri - V Serie
- n. 66 del 08.06.2015. Bando integrale, disciplinare di gara e relativi allegati pubblicati e scaricabili nei siti www.comune.frattaminore.na.it e
www.serviziocontrattipubblici.it. Info: tel. e fax
081/5058258.
Lì, 08.06.2015
IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO
(Geom. Mario Cimmino)

La Repubblica prima in edicola
e anche nelle copie digitali
ROMA. Leadership confermata anche nel mese di aprile. “La
Repubblica” mantiene sia il primato delle vendite in edicola
che quello delle copie digitali. Dai dati Ads (accertamento
diffusione stampa) del mese di aprile risulta che il quotidiano
diretto da Ezio Mauro ha venduto 233.518 copie cartacee,
contro le 225.513 del suo principale concorrente, il ”Corriere
della sera”.
Classifica che non cambia abbandonando
il canale tradizionale delle vendite per
passare al quotidiano digitale (leggibile
da computer, tablet e smartphone) . Il
quotidiano nazionale del Gruppo
Editoriale L’Espresso vende 57.581 copie
digitali, contro le 53.169 del quotidiano
diretto da Luciano Fontana. Unendo i due
canali di vendita “La Repubblica” totalizza
quindi 291.099 copie, contro le 278.682
del Corriere. Al terzo posto in classifica, per quanto riguarda
le copie cartacee, c’è la “Stampa”, il quotidiano che ha la sede
principale a Torino (150.291 copie). Per “La Repubblica”, il
picco massimo delle vendite in edicola si raggiunge quando il
quotidiano è venduto in accoppiata al settimanale “il
Venerdì”: nel mese di aprile, il risultato medio è stato di
317.090 copie cartacce, che sono diventate 381.133 medie
tenendo conto di tutti i canali di diffusione.
Restando alle pubblicazioni del Gruppo L’Espresso, il primato
delle vendite fra i quotidiani locali va al “Tirreno” di Livorno
(con 46.414 mila copie cartacee), seguito dal “Messaggero
Veneto” di Udine (39.966). Nell’ambito dei periodici, invece,
il settimanale d’informazione “l’Espresso”, considerando il
totale delle vendite, ad aprile ha raggiunto quota 185.229.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IMPRESE&MERCATI
TITOLO

Var %
inizio
ieri
anno

Chiu €
ieri

A
A.S. ROMA
0,532
A2A
1,107
ACEA
12,410
ACOTEL GROUP
11,140
ACSM-AGAM
1,389
AEDES
0,727
AEFFE
2,178
ALBA PRIVATE EQ.
2,856
ALERION
2,864
AMBIENTHESIS
0,465
AMPLIFON
7,180
ANIMA HOLDING
7,755
ANSALDO STS
9,400
ARENA
0,005
ASCOPIAVE
2,160
ASTALDI
7,850
ASTM
12,040
ATLANTIA
22,260
AUTOGRILL
7,950
AUTOSTRADE MER.
18,420
AZIMUT
24,840
B
B&C SPEAKERS
7,300
BANCA GENERALI
31,840
BANCA IFIS
19,000
BANZAI
5,645
BASICNET
3,850
BASTOGI
1,940
BB BIOTECH
280,500
BCA CARIGE
1,755
BCA CARIGE R
108,000
BCA FINNAT
0,479
BCA INTERMOBILIARE
3,500
BCA P.ETRURIA E LAZIO
0,583
BCA P.MILANO
0,906
BCA P.SPOLETO
1,794
BCA PROFILO
0,285
BCO DESIO-BRIANZA
3,100
BCO DESIO-BRIANZA RNC
2,738
BCO POPOLARE
14,840
BCO SANTANDER
6,465
BCO SARDEGNA RNC
10,690
BE
0,538
BEGHELLI
0,432
BENI STABILI
0,643
BEST UNION CO.
2,154
BIALETTI INDUSTRIE
0,540
BIANCAMANO
0,475
BIESSE
15,910
BIOERA
0,550
BOERO BART.
19,990
BOLZONI
3,590
BON.FERRARESI
25,000
BORGOSESIA
0,755
BORGOSESIA RNC
0,770
BREMBO
37,410
BRIOSCHI
0,095
BRUNELLO CUCINELLI
16,600
BUZZI UNICEM
13,240
BUZZI UNICEM RNC
8,410
C
CAD IT
4,352
CAIRO COMM.
4,420
CALEFFI
1,120
CALTAGIRONE
2,300
CALTAGIRONE ED.
0,900
CAMPARI
6,645
CARRARO
2,228
CATTOLICA AS
7,130
CEMBRE
14,150
CEMENTIR HOLD
5,900
CENT. LATTE TORINO
3,740
CERAM. RICCHETTI
0,254
CERVED
6,610
CHL
0,043
CIA
0,255
CICCOLELLA
0,241
CIR
1,021
CLASS EDITORI
0,307
CNH INDUSTRIAL
7,870
COFIDE
0,482
COGEME SET
0,048
CONAFI PRESTITO’
0,341
CRED. ARTIGIANO
CRED. EMILIANO
7,230
CRED. VALTELLINESE
1,220

2014- 2015
min €
max €

www.finanza.repubblica.it
>

1,14
-0,81
-0,56
-2,11
-0,36
19,98
-3,20
2,37
-1,92
-4,10
1,48
-2,33
0,11
-0,64
0,51
-1,07
-0,85
-1,49
-0,08

-4,32
32,50
36,22
9,00
28,49
113,53
-1,27
25,81
1,13
18,53
46,53
85,97
12,04
18,68
63,13
25,30
11,63
24,51
17,03
38,35

0,462
0,696
8,054
10,009
1,001
0,305
0,681
1,777
2,366
0,356
4,025
3,681
6,589
0,005
1,688
4,440
9,168
16,272
4,993
14,403
16,045

0,852
1,169
13,034
22,772
1,437
1,633
2,732
2,925
3,957
0,675
7,251
8,294
9,528
0,007
2,450
8,372
13,316
25,309
9,288
18,965
28,937

210
3467
2634
47
105
8
238
29
126
44
1616
2328
1879
9
508
782
1058
18415
2027
80
3580

-1,22
0,03
-0,99
-0,09
-1,43
-0,51
1,70
1,78
-1,92
-1,38
0,06
-1,47
-2,93
-2,33
0,07
-1,67
-1,47
-2,99
-2,50
-6,27
-0,09
-1,35
-3,58
-0,18
1,13
-2,81
0,74
-0,60
-0,45
0,66

20,07
36,65
33,43
-14,08
70,20
-13,55
41,60
-19,31
-34,23
16,08
-1,13
47,22
58,86
-13,02
42,33
27,47
44,08
-8,43
9,36
7,50
8,33
9,54
7,70
-5,35
0,57
66,25
103,70
-1,26
31,50
9,55
-5,27
-9,73
34,42
6,12
-8,03
26,10
29,38

5,407
18,248
11,790
5,638
2,092
0,813
112,051
1,650
87,367
0,304
3,115
0,360
0,388
1,796
0,200
2,024
2,038
8,969
5,843
9,510
0,258
0,386
0,476
1,480
0,222
0,423
5,016
0,221
18,249
2,476
22,545
0,720
0,760
18,923
0,076
14,854
9,618
5,721

8,612
33,162
20,526
6,603
4,030
3,718
332,676
8,532
198,988
0,605
3,675
1,053
0,975
1,796
0,479
3,395
3,135
15,631
7,889
11,914
0,664
0,619
0,765
2,423
0,845
0,837
16,918
0,676
23,569
4,081
38,858
0,933
1,195
39,538
0,147
26,230
15,134
9,011

81
3691
1019
229
234
230
182
3
175
550
128
4015
53
197
370
36
5405
70
73
87
1471
21
41
16
444
20
86
93
140
29
1
2524
75
1129
2189
338

-1,14
-3,28
-2,61
0,09
-0,61
-0,97
1,74
-1,25
-0,35
-2,32
-0,32
0,71
-0,23
-0,69
-3,77
-0,78
-4,66
-0,88
0,77
-0,50
-0,96
-3,40

14,53
-10,74
-19,89
24,32
4,71
31,71
17,26
22,61
36,06
12,81
38,62
15,15
52,87
11,37
7,69
5,60
13,95
-1,10
19,51
11,50
40,33
14,22
48,78

3,641
4,482
1,113
1,784
0,807
4,983
1,706
4,975
8,528
4,164
1,725
0,184
4,083
0,035
0,221
0,209
0,768
0,179
5,954
0,358
0,049
0,223
5,662
0,711

5,299
7,745
1,674
2,996
1,359
7,304
3,385
12,093
16,591
7,237
5,897
0,389
6,754
0,059
0,357
0,419
1,214
0,440
8,793
0,569
0,049
0,655
8,290
1,340

39
351
14
276
110
3882
101
1258
242
948
38
21
1292
11
24
44
806
87
10726
344
3
16
2404
1368

Val. €
oggi

Val. €
ieri

Diff.%
12 mesi

tel.02-72206431(EX L)/800-893989
ACOMEA AMERICA A1 .........................19,323
ACOMEA AMERICA A2 .........................20,085
ACOMEA AMERICA Q2.........................19,353
ACOMEA ASIA PAC. A2 ...........................5,872
ACOMEA ASIA PAC. Q2...........................5,675
ACOMEA ASIA PACIFICO A1..................5,669
ACOMEA BREVE TERM. A1...................14,984
ACOMEA BREVE TERM. A2...................15,194
ACOMEA BREVE TERM. Q2 ..................14,990
ACOMEA ETF ATTIVO A1........................5,122
ACOMEA ETF ATTIVO A2........................5,295
ACOMEA ETF ATTIVO Q2........................5,130
ACOMEA EUROBB. A1 ..........................17,709
ACOMEA EUROBB. A2 ..........................17,987
ACOMEA EUROBB. Q2..........................17,719
ACOMEA EUROPA A1...........................15,276
ACOMEA EUROPA A2...........................15,810
ACOMEA EUROPA Q2 ..........................15,294
ACOMEA GLOBALE A1.........................13,108
ACOMEA GLOBALE A2.........................13,745
ACOMEA GLOBALE Q2.........................13,131
ACOMEA ITALIA A1...............................23,787
ACOMEA ITALIA A2...............................24,662
ACOMEA ITALIA Q2 ..............................23,790
ACOMEA LIQUIDITA’ A1.........................8,960
ACOMEA LIQUIDITA’ A2.........................8,960
ACOMEA LIQUIDITA’ Q2.........................8,960
ACOMEA PAESI EM. A1 ...........................7,446
ACOMEA PAESI EM. A2 ...........................7,744
ACOMEA PAESI EM. Q2...........................7,372
ACOMEA PATR. AGGR. A2......................4,316
ACOMEA PATR. AGGR.A1.......................4,143
ACOMEA PATR. DINAM.A1....................5,484
ACOMEA PATR. DINAM.A2....................5,642
ACOMEA PATR. PRUD. A1 ......................6,323
ACOMEA PATR. PRUD. A2 ......................6,504
ACOMEA PATR.AGGR. Q2 ......................4,151
ACOMEA PATR.DINAM. Q2....................5,492
ACOMEA PATR.PRUD. Q2 ......................6,330
ACOMEA PERFORM. A1 .......................22,248
ACOMEA PERFORM. A2 .......................22,701
ACOMEA PERFORM. Q2.......................22,267

19,117
19,870
19,146
5,871
5,674
5,668
14,995
15,206
15,001
5,135
5,308
5,143
17,731
18,009
17,741
15,531
16,073
15,549
13,144
13,781
13,166
24,392
25,288
24,394
8,960
8,961
8,961
7,450
7,747
7,375
4,320
4,147
5,487
5,644
6,323
6,503
4,155
5,494
6,329
22,244
22,697
22,263

16,66
17,46
34,22
33,33
1,67
1,97
8,43
9,38
2,04
2,45
11,24
12,19
14,16
15,29
11,17
12,21
0,48
0,48
14,31
15,58
5,60
4,46
3,92
4,73
0,54
1,15
0,86
1,38
-

(*) Valori al 03/07/2014
tel.800-388876
ACTIVE DISCOVERY FLEX .......................4,971
ACTIVE GLOBAL FLEX..............................4,971
ACTIVE INCOME FLEX .............................5,183
ACTIVE OPPORT. FLEX ............................4,971
ANIMA CED. A. P. 2021..........................10,621
ANIMA CED. A. P. 2021 II.......................10,615
ANIMA CED. A. P. 2021 III......................10,398
ANIMA CED. A. P. 2022 I ..........................9,977
ANIMA EVOLUZIONE 2017 I ..................5,059
ANIMA EVOLUZIONE 2017 II(*).............5,000
ANIMA EVOLUZIONE 2019 II .................5,100
ANIMA EVOLUZIONE 2019 III ................5,119
ANIMA EVOLUZIONE 2019 IV................5,075
ANIMA EVOLUZIONE 2020 I ..................4,970
ANIMA EVOLUZIONE 2020 II .................4,971
ANIMA FIX EMERGENTI A ....................15,008
ANIMA FIX EMERGENTI Y.....................16,084
ANIMA FIX EURO A...................................8,736
ANIMA FIX EURO Y...................................8,943
ANIMA FIX HIGH YELD Y ......................11,886
ANIMA FIX HIGH YIELD A.....................11,104
ANIMA FIX IMPRESE A.............................8,304
ANIMA FIX IMPRESE Y .............................8,684
ANIMA FIX MONETARIO I .......................8,935
ANIMA FIX OBBL. BT..............................10,813
ANIMA FIX OBBL. BT Y...........................11,070
ANIMA FIX OBBL. GLOB........................10,796
ANIMA FIX OBBL. GLOB. Y....................11,249
ANIMA FIX OBBL. MLT.............................7,058
ANIMA FIX OBBL. MLT Y..........................7,281
ANIMA FORZA 1 A....................................5,717
ANIMA FORZA 1 B ....................................5,719
ANIMA FORZA 1 BOND Y........................5,855
ANIMA FORZA 2 A....................................5,562
ANIMA FORZA 2 B ....................................5,564
ANIMA FORZA 2 Y ....................................5,729
ANIMA FORZA 3 B ....................................6,193
ANIMA FORZA 3 CL.A..............................6,193
ANIMA FORZA 3 CL.Y ..............................6,470
ANIMA FORZA 4 B ....................................6,252
ANIMA FORZA 4 CL.A..............................6,252
ANIMA FORZA 4 CL.Y ..............................6,581
ANIMA FORZA 5 B ....................................5,899
ANIMA FORZA 5 CL.A..............................5,903
ANIMA FORZA 5 CL.Y ..............................6,276
ANIMA GEO AMERICA A .........................8,528
ANIMA GEO AMERICA Y .........................9,450
ANIMA GEO ASIA A..................................8,917
ANIMA GEO ASIA Y ..................................9,927
ANIMA GEO EURO PMI A......................37,325
ANIMA GEO EURO PMI Y......................41,387
ANIMA GEO EUROPA A ........................17,774
ANIMA GEO EUROPA Y ........................19,725
ANIMA GEO GLOBALE A ......................44,885
ANIMA GEO GLOBALE Y.......................49,824
ANIMA GEO ITALIA A ............................19,681
ANIMA GEO ITALIA Y ............................21,774

4,988
4,988
5,200
4,988
10,773
10,789
10,563
10,103
5,091
5,000
5,127
5,155
5,104
4,997
4,985
15,048
16,126
8,737
8,943
11,897
11,113
8,312
8,692
8,936
10,822
11,079
10,739
11,190
7,089
7,313
5,724
5,725
5,861
5,567
5,569
5,733
6,205
6,204
6,483
6,262
6,262
6,592
5,902
5,906
6,278
8,416
9,326
8,879
9,885
37,686
41,786
17,957
19,928
44,583
49,486
20,071
22,205

-0,25
-0,25
0,04
-0,25
1,20
2,06
-0,81
0,11
-0,17
0,06
1,82
0,80
1,69
2,36
0,06
0,42
0,87
14,85
15,72
4,78
5,37
2,07
2,09
2,45
4,10
4,08
4,51
6,79
6,79
7,37
13,43
13,43
14,19
17,96
17,99
19,07
31,22
33,19
25,61
27,50
14,56
16,27
14,63
16,35
24,88
26,76
9,08
10,72

TITOLI

TITOLO

IL PUNTO

Rimbalza Saipem, male la banche con Unicredit
MILANO. Ancora una giornata negativa per Piazza

Affari, causa incertezze sulla Grecia, dove l’indice
principale ha preso lo 0,9%. Tra i pochi rialzi Saipem
(+2,2%) dopo il crollo di giovedì scorso sulle voci di
aumento capitale, Tenaris (+0,2%) e Finmeccani-

TITOLO

Chiu €
ieri

Var %
inizio
ieri
anno

CSP
CTI BIOPHARMA
D
D’AMICO
DADA
DAMIANI
DANIELI
DANIELI RNC
DATALOGIC
DE’LONGHI
DEA CAPITAL
DELCLIMA
DIASORIN
DIGITAL BROS
DMAIL GROUP
E
EDISON R
EEMS
EI TOWERS
EL.EN.
ELICA
EMAK
ENEL
ENEL GREEN PW
ENERVIT
ENGINEERING
ENI
ERG
ERGY CAPITAL
ESPRINET
EUKEDOS
EUROTECH
EXOR
EXPRIVIA
F
FALCK RENEWABLES
FCA-FIAT CHRYSLER AUT.
FERRAGAMO
FIDIA
FIERA MILANO
FILA
FINCANTIERI
FINECOBANK
FINMECCANICA
FNM
FULLSIX
G
GABETTI PRO.SOL.
GAS PLUS
GEFRAN
GENERALI
GEOX
GRUPPO ED.L’ESPRESSO
H
HERA
I
I GRANDI VIAGGI
IGD
IL SOLE 24 ORE
IMA
IMMSI
INDUSTRIA E INN
INTEK GROUP
INTEK GROUP RNC
INTERPUMP

1,410
1,830

-7,24
0,33

-0,70
-6,15

1,316
1,332

2,021
3,101

48
-

0,573
2,762
1,320
19,220
14,400
12,980
20,740
1,500
2,160
41,840
7,580
2,120

-0,43
-3,43
-0,90
-1,54
-0,35
2,93
-0,38
-2,98
-3,57
0,48
0,40
1,63

23,12
5,82
5,77
-6,56
4,73
46,17
39,19
6,31
10,88
24,86
136,14
-7,59

0,341
2,334
1,110
17,697
13,000
7,659
11,869
1,014
1,200
27,907
2,179
2,044

0,733
4,221
1,780
26,687
17,992
12,799
21,878
1,640
2,434
42,899
7,975
4,488

240
47
108
789
583
748
3104
459
332
2338
108
3

0,720
0,090
54,600
36,480
2,042
0,915
4,194
1,723
3,600
58,500
15,720
11,060
0,102
7,320
1,010
1,782
43,010
0,752

-1,44
-3,33
-1,36
-1,94
-2,58
-1,35
-0,29
-0,75
-2,96
-0,93
-0,69
0,27
-1,36
-1,21
2,02
-1,66
-1,13
0,27

-16,28
-47,92
28,99
29,36
21,84
5,41
13,97
-1,03
4,65
53,70
7,75
17,53
10,17
24,70
3,06
7,22
24,92
6,97

0,724
0,092
33,238
15,870
1,420
0,593
3,151
1,647
3,147
36,263
13,434
8,361
0,063
5,139
0,620
1,417
27,314
0,634

1,051
0,539
56,768
41,369
2,320
1,058
4,454
2,154
5,848
60,419
20,365
12,987
0,190
10,125
1,145
2,639
45,391
0,998

80
4
1551
176
130
152
39657
8609
62
731
57341
1658
17
386
18
64
10648
38

1,185
13,860
26,750
7,075
5,790
10,150
0,721
6,700
11,850
0,616
1,950

0,25
-0,50
-1,44
-0,77
-3,18
-0,14
-1,47
0,17
-2,30
-0,41

24,61
43,26
31,64
143,13
-9,11
35,00
-6,37
41,35
53,30
11,40
14,30

0,874
6,769
17,840
2,342
5,322
7,519
0,613
3,788
5,480
0,478
1,620

1,487
16,011
31,975
9,215
8,759
10,159
0,853
7,131
12,211
0,704
3,158

344
17959
4544
36
245
313
1217
4127
6838
272
21

1,062
3,954
3,266
16,730
3,350
1,022

-4,84
-0,40
-0,55
-1,24
1,09
-3,13

29,83
4,05
8,87
-1,82
22,26
5,31

0,728
3,405
2,749
14,688
2,217
0,830

2,141
5,061
4,228
19,032
3,684
1,962

48
173
48
26191
865
429

2,372

-1,00

22,21

1,641

2,437

3537

4,000
0,819
0,739
46,340
0,630
0,450
0,352
0,560
14,700

-0,50
-0,91
-0,81
0,04
1,04
-1,47
-2,06
0,18
-0,68

-8,88
24,68
25,36
24,24
14,55
24,28
5,21
-5,65
22,81

3,829
0,570
0,561
25,543
0,447
0,308
0,316
0,406
8,795

8,584
1,085
1,307
49,541
0,793
0,977
0,490
0,661
15,747

18
618
32
1729
215
11
122
28
1604

2014- 2015
min €
max €

Cap.
in mil.
di €

FONDI COMUNI APERTI - SICAV ITALIANI E LUSSEMBURGHESI DEL 5 GIUGNO 2015
TITOLI

Val. €
oggi

Val. €
ieri

ANIMA GEO PAESIEM. A .........................6,254 6,207
ANIMA GEO PAESIEM. Y..........................6,953 6,900
ANIMA INIZIATIVA ITA PMI ....................5,802 5,910
ANIMA OBBL. CORPORATE AD .............8,932 8,940
ANIMA OBBL. EMERGENTE AD .............7,087 7,104
ANIMA OBIETTIVO CED 2022 ................9,796 9,940
ANIMA PR DINAMICO 2022 ...................4,852 4,944
ANIMA PROG EUR. 2021 CED ................5,278 5,363
ANIMA PROG GLOB. 2022 CED .............5,030 5,119
ANIMA REND.ASS. MODERATO A ........5,819 5,831
ANIMA REND.ASS. MODERATO Y.........6,001 6,011
ANIMA RISERVA DOLLARO A ................5,658 5,572
ANIMA RISERVA DOLLARO F.................5,703 5,616
ANIMA RISERVA DOLLARO I ..................5,695 5,608
ANIMA RISPARMIO A...............................7,426 7,433
ANIMA RUSSELL MULTI-ASSET.............5,322 5,314
ANIMA SEL. DINAMICA 20......................9,875 10,010
ANIMA SELECTION ..................................5,365 5,384
ANIMA SFORZESCO AD .......................12,330 12,327
ANIMA STAR IT ALTOPOT YD ................6,831 6,913
ANIMA STRAT.EUR. ALTO POT A...........2,945 2,969
ANIMA STRAT.EUR. ALTO POT Y...........3,099 3,124
ANIMA STRAT.ITA ALTO POT A .............6,544 6,622
ANIMA STRAT.ITA ALTO POT Y .............6,843 6,925
ANIMA TARGET CEDOLA 2022...........10,000
n.p.
ANIMA TR. 18 IT.AL.POT.II.......................5,338 5,353
ANIMA TR.18 EU.AL.POT.II .....................5,263 5,286
ANIMA TR.18 EU.AL.POT.III ....................5,325 5,350
ANIMA TR.18 IT.AL.POT.III ......................5,323 5,337
ANIMA TR.19 CRE.SOST. II.......................5,619 5,669
ANIMA TR.19 CRES.SOST........................5,632 5,679
ANIMA TRAG 18 ALTO POT....................5,240 5,274
ANIMA TRAG 18 EU.AL.POT...................5,226 5,248
ANIMA TRAG 18 ITA.AL.POT. .................5,358 5,372
ANIMA TRAG. 19 PLUS II .........................5,485 5,525
ANIMA TRAG. 2019 FLEX........................5,418 5,449
ANIMA TRAG. 2019 FLEX II .....................5,339 5,373
ANIMA TRAG. 2019 GLOBALE ...............5,283 5,318
ANIMA TRAG. 2019 GLOBALE II ............5,140 5,175
ANIMA TRAG. 2019 MULTIASS..............5,245 5,277
ANIMA TRAG. 2021 GLOBALE ...............5,239 5,304
ANIMA TRAG. CED. AMERICA................5,358 5,432
ANIMA TRAG. CED. EUROPA..................5,321 5,366
ANIMA TRAG. CRE. ITALIA ......................5,235 5,324
ANIMA TRAG. DINAMICO.......................5,340 5,375
ANIMA TRAG. EVOLUZ. 2019 I...............5,192 5,223
ANIMA TRAG.19 PLUS.............................5,491 5,527
ANIMA VISCONTEO AD........................44,575 44,721
ANM ACTIVE CURRENCY FLEX..............4,968 4,986
ANM ANIMA ALTO POT.GLOB. F........17,399 17,480
ANM ANIMA ALTO POT. GLOBALE CL.A17,10617,186
ANM ANIMA AMERICA CL.A................18,321 18,075
ANM ANIMA AMERICA F......................18,724 18,472
ANM ANIMA CAP.PIÙ 15 F......................6,215 6,226
ANM ANIMA CAP.PIÙ 15 N.....................6,078 6,088
ANM ANIMA CAP.PIÙ 30 F......................6,271 6,288
ANM ANIMA CAP.PIÙ 30 N.....................6,109 6,126
ANM ANIMA CAPIT. PIÙ 70N..................7,125 7,128
ANM ANIMA CAPIT.70 PIÙ F ..................7,356 7,359
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 15 CL.A......6,086 6,097
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 30 CL.A......6,116 6,133
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ 70 CL.A......7,138 7,141
ANM ANIMA CAPITALEPIÙ OBB. CL.A .6,015 6,019
ANM ANIMA EMERGENTI CL.A...........11,330 11,241
ANM ANIMA EMERGENTI F .................11,603 11,510
ANM ANIMA EUROPA CL.A....................6,083 6,146
ANM ANIMA EUROPA F ..........................6,203 6,268
ANM ANIMA FONDO TRADING CL.A 16,153 16,186
ANM ANIMA FONDO TRADING F.......16,633 16,666
ANM ANIMA INIZIATIVA EU F .............11,806 11,919
ANM ANIMA INIZIATIVA EUROPA CL.A11,534 11,645
ANM ANIMA ITALIA CL.A .....................20,870 21,284
ANM ANIMA ITALIA F............................21,252 21,672
ANM ANIMA LIQ. EURO CL.A .................6,918 6,919
ANM ANIMA LIQ. EURO F........................6,965 6,966
ANM ANIMA LIQUIDITÀ EURO CL.I ......6,952 6,953
ANM ANIMA OB HIGH YIELD AD........20,555 20,574
ANM ANIMA OB HIGH YIELD F............22,369 22,389
ANM ANIMA OBB. CORPOR. F ...............9,280 9,289
ANM ANIMA OBB. EMERG. F..................7,355 7,373
ANM ANIMA OBBL.EURO CL.A..............7,725 7,748
ANM ANIMA OBBL.EURO F ....................7,955 7,978
ANM ANIMA OBBLIGAZ. HY CL.A.......21,804 21,824
ANM ANIMA OBBLIG. CORPORATE CL.A9,158 9,166
ANM ANIMA OBBLIG. EMERGENTE CL.A7,268 7,286
ANM ANIMA PACIFICO CL.A..................7,265 7,232
ANM ANIMA PACIFICO F ........................7,442 7,407
ANM ANIMA PIANETA CL.A.................11,681 11,616
ANM ANIMA PIANETA F.......................11,817 11,752
ANM ANIMA RISERVA EMER. CL.A........5,327 5,297
ANM ANIMA RISERVA EMER. F ..............5,365 5,334
ANM ANIMA RISERVA GLOB. CL.A........5,111 5,092
ANM ANIMA RISERVA GLOB. F..............5,150 5,132
ANM ANIMA RISPARMIO CL.A ..............7,275 7,281
ANM ANIMA RISPARMIO F.....................7,426 7,433
ANM ANIMA SALVADANAIO CL.A.....12,205 12,208
ANM ANIMA SALVADANAIO F...........12,304 12,307
ANM ANIMA SFORZESCO CL.A ..........12,313 12,307
ANM ANIMA SFORZESCO F.................12,527 12,523
ANM ANIMA TR. 18 M.CEDII...................5,122 5,133
ANM ANIMA TRAG 17 CED4 3 ...............5,259 5,267
ANM ANIMA TRAG 2016 CED3..............5,746 5,746
ANM ANIMA TRAG 2017 CED4..............5,146 5,149
ANM ANIMA TRAG 2017 CED4 II...........5,533 5,539
ANM ANIMA TRAG 2017 M.CED ...........5,235 5,242
ANM ANIMA TRAG 2018 CED6..............5,136 5,150
ANM ANIMA TRAG 2018 T.CED.............5,311 5,324
ANM ANIMA TRAG II 2016......................5,753 5,756
ANM ANIMA TRAGUARDO 2016..........5,487 5,489
ANM ANIMA TRAGUARDO 2018..........5,956 5,967
ANM ANIMA TRICOLORE CL.A ..............6,160 6,205
ANM ANIMA TRICOLORE F.....................6,367 6,413
ANM ANIMA VALORE GLOB. F............37,465 37,211
ANM ANIMA VALORE GLOBALE CL.A36,974 36,716
ANM ANIMA VISCONTEO CL.A...........44,535 44,673
ANM ANIMA VISCONTEO F .................45,119 45,254
ANM CAPITALE PIÙ OBBL. F...................6,120 6,124
ANM CAPITALE PIÙ OBBL. N ..................6,004 6,008

31

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Cap.
in mil.
di €

Diff.%
12 mesi
13,48
15,19
2,10
0,15
3,43
3,93
0,11
5,93
7,30
5,97
8,11
9,00
5,07
5,96
3,34
3,79
3,80
3,33
5,95
5,84
3,89
3,76
3,38
4,34
4,23
4,05
4,08
3,99
4,12
4,59
6,52
5,45
4,07
2,61
4,30
-0,23
9,40
8,18
31,17
32,37
4,12
3,07
6,74
5,58
18,18
19,86
3,17
5,69
18,30
1,45
14,00
15,15
14,11
15,06
6,25
7,74
17,08
15,75
8,90
9,84
-0,09
0,22
0,12
0,39
1,52
2,81
0,68
2,05
4,70
0,39
2,37
0,15
26,30
27,74
13,97
14,55
7,33
7,47
5,51
5,84
0,24
0,22
0,14
0,54
6,00
6,92
1,93
0,98
0,49
0,71
1,18
1,02
1,67
1,53
0,76
0,58
2,29
5,39
5,76
26,56
25,51
7,68
8,32
2,22
1,35

Val. €
ieri

Diff.%
12 mesi

tel.02-88981
AZIMUT DINAMICO ..............................28,862
AZIMUT REDDITO USA ...........................7,292
AZIMUT SCUDO .......................................9,470
AZIMUT SOLIDITY....................................9,378
AZIMUT STR. TREND................................7,179
AZIMUT TREND......................................34,336
AZIMUT TREND AMERICA ...................16,390
AZIMUT TREND EUROPA.....................15,697
AZIMUT TREND ITALIA.........................22,279
AZIMUT TREND PACIFICO......................8,968
AZIMUT TREND TASSI ..........................10,225
FORMULA 1 ABSOLUTE..........................8,423
FORMULA 1 TARGET 2013 .....................7,383

28,913
7,190
9,473
9,404
7,170
34,276
16,160
15,834
22,918
8,934
10,229
8,479
7,384

8,43
20,45
7,43
5,37
12,88
20,45
27,42
14,69
14,11
28,13
0,29
16,55
5,64

tel.800-551-552
PION. EUR GOV BT (EX MON.) CL.A ....13,996
PION. EUR GOV BT B.................................5,108
PIONEER AZ. CRESCITA CL.A ..............16,389
PIONEER AZ AREA PACIFICO CL.A........4,668
PIONEER AZ VALORE EUR DIS CL.A ...10,357
PIONEER AZ. AM. B...................................8,823
PIONEER AZ. AM. CL.A..........................14,088
PIONEER AZ. AREA PACIF B....................6,921
PIONEER AZ. CRESCITA B........................8,623
PIONEER AZ. EUROPA B..........................7,653
PIONEER AZ. EUROPA CL.A .................21,300
PIONEER AZ. PAESI EM. B........................6,165
PIONEER AZ. PAESI EM. CL.A...............12,619
PIONEER AZ. VAL. EUROPA DIS B..........7,845
PIONEER CIM EUROFIXINCOME.........20,048
PIONEER CIM GLOBALEQUITY ...........59,083
PIONEER EU GOV MT DIS A ....................5,610
PIONEER EU GOV MT DIS B.....................5,580
PIONEER INNOVAZ.ATT. B......................5,168
PIONEER LIQUIDITA’ EURO....................5,228
PIONEER O.EURO C.ET. DIS B .................5,624
PIONEER O.EURO C.ET. DIS CL.A ...........5,202
PIONEER OB CO AM DIS A ......................5,988
PIONEER OB CO AM DIS B.......................5,955
PIONEER OB. PIU’ A DISTRIB. B...............5,633
PIONEER OB. SIST. ITALIA CL.A ..............6,151
PIONEER OB.SIST.ITA.DIS B ....................6,110
PIONEER OBB GLO HY DIS A ..................6,210
PIONEER OBB GLO HY DIS B...................6,248
PIONEER OBB. EURO DIS CL.A ...............7,353
PIONEER OBB. PAESI E. DIS B..................5,593
PIONEER OBB. PAESI E. DIS CL.A.........11,124
PIONEER OBB. PIÙ DIS CL.A....................9,408
PIONEER OBB.EURO DISTR B .................5,672
PIONEER TARGET CONTROLLO B.........5,477
PIONEER TARGET CONTROLLO CL.A...5,472
UNICREDIT ECO REALE A........................6,020
UNICREDIT ECO REALE B ........................5,966
UNICREDIT REDDITO A ...........................5,457
UNICREDIT REDDITO B............................5,428
UNICREDIT SOL. PA. EM. A......................5,395
UNICREDIT SOL. PA. EM. B......................5,301
UNICREDIT SOLUZIONE 20A .................5,634
UNICREDIT SOLUZIONE 20B .................5,531
UNICREDIT SOLUZIONE 40A .................6,114
UNICREDIT SOLUZIONE 40B .................5,990
UNICREDIT SOLUZIONE 70A .................6,748
UNICREDIT SOLUZIONE 70B .................6,599
UNICREDIT SOLUZIONE BTA .................5,126
UNICREDIT SOLUZIONE BTB .................5,023
UNICREDIT TREND A ...............................5,921
UNICREDIT TREND B................................5,868

13,998
5,109
16,741
4,651
10,448
8,683
13,868
6,892
8,807
7,722
21,500
6,103
12,486
7,914
20,074
58,818
5,620
5,589
5,174
5,228
5,624
5,202
5,921
5,889
5,630
6,155
6,122
6,138
6,176
7,359
5,572
11,084
9,399
5,677
5,473
5,468
6,011
5,958
5,451
5,422
5,379
5,285
5,634
5,531
6,118
5,994
6,748
6,599
5,126
5,023
5,918
5,866

-0,46
-0,56
5,75
26,54
13,32
32,26
32,12
26,43
5,49
17,83
16,88
17,12
17,16
13,45
3,85
27,12
4,74
4,59
-0,17
2,03
2,18
21,95
21,78
5,71
5,89
5,73
19,39
19,73
3,98
8,58
8,40
5,83
3,81
3,01
3,18
14,86
14,40
10,19
9,76
8,14
7,55
4,12
3,65
7,83
7,31
13,70
13,07
-0,02
-0,51
14,04
13,57

tel.800-614614
SYMP. OBBLIG. CORPORATE .................6,728 6,734
SYMP. OBBLIG. RENDITA ........................8,410 8,417
SYMPHONIA ASIA FLESSIBILE...............9,118 9,052
SYMPHONIA AZIONARIO EURO ...........7,764 7,836
SYMPHONIA AZIONARIO USA ...........11,249 11,235
SYMPHONIA FORTISSIMO .....................3,664 3,652
SYMPHONIA MULTIMAN.EMER.FLESS.14,513 14,443
SYMPHONIA OBB. ALTO POT. ...............5,536 5,540
SYMPHONIA OBB.BREVE TERM. ...........7,116 7,118
SYMPHONIA OBB.DINAMICO VALUTE6,462 6,427
SYMPHONIA OBB.EURO.........................8,309 8,324
SYMPHONIA PATRIMONIO ATTIVO..27,133 27,131
SYMPHONIA PATRIONIO REDDITO .....8,657 8,670
SYMPHONIA SELEZIONE ITALIA...........9,436 9,619
SYMPHONIA TEMATICO.........................4,002 4,007
SYNERGIA AZ. SM.CAP IT........................8,574 8,718
SYNERGIA TESORERIA.............................5,222 5,222

1,60
0,53
13,99
8,83
19,28
12,43
10,75
0,84
0,42
7,40
3,27
6,37
2,89
4,89
-8,46
11,61
-0,08

TITOLI

Val. €
oggi

ca (+0,17%). In coda al listino, gli istituti di credito,
con Mediobanca (-2,8%), Bper (-2,2%), Unicredit
(-2%) e UnipolSai (-1,6%). Fca (-0,5%) regge nonostante il rinvio dell'ipo Ferrari, mentre Mediaset
perde l'1,1% e tocca i minimi da due mesi.

TITOLO

Chiu €
ieri

INTESA SANPAOLO
3,176
INTESA SANPAOLO RNC
2,792
INVEST E SVILUPPO
0,460
IRCE
2,000
IREN
1,304
ISAGRO
1,709
ISAGRO AZIONI SVILUPPO
1,205
IT WAY
1,996
ITALCEMENTI
6,135
ITALMOBILIARE
29,140
ITALMOBILIARE RNC
17,800
IVS GROUP
7,370
J
JUVENTUS FC
0,287
K
K.R.ENERGY
0,850
KINEXIA
1,101
L
LA DORIA
13,170
LANDI RENZO
0,986
LAZIO
0,635
LUXOTTICA
59,150
LVENTURE GROUP
0,810
M
M&C
0,117
MAIRE TECNIMONT
2,816
MARR
16,740
MASSIMO ZANETTI BEVERAGE11,350
MEDIACONTECH
1,132
MEDIASET
4,190
MEDIOBANCA
8,875
MEDIOLANUM
7,440
MERIDIE
0,157
MID INDUSTRY CAP
MITTEL
1,615
MOLESKINE
1,391
MOLMED
0,412
MONCLER
16,520
MONDADORI
1,090
MONDO TV
2,650
MONRIF
0,318
MONTE PASCHI SI.
1,759
MOVIEMAX
MUTUIONLINE
7,080
N
NICE
2,960
NOEMALIFE
5,670
NOVARE
1,000
O
OLIDATA
0,388
OVS
4,750
P
PANARIAGROUP
2,652
PARMALAT
2,350
PIAGGIO
2,970
PIERREL
0,816
PININFARINA
4,700
PIQUADRO
1,600
PIRELLI & C.
15,290
PIRELLI & C. RNC
15,020
POLIGR. S.FAUSTINO
6,805
POLIGRAFICI EDITORIALE
0,282
POP.EMILIA ROMAGNA
7,550
POP.SONDRIO
4,262
PRELIOS
0,410

Var %
inizio
ieri
anno

2014- 2015
min €
max €

Cap.
in mil.
di €

-1,12
0,87
2,20
-1,95
-0,64
0,42
0,81
-3,16
-0,48
-0,17
3,80

29,42
32,32
-4,25
12,42
40,82
17,86
-1,47
35,51
22,90
53,37
22,34
0,27

1,795
1,461
0,439
1,681
0,842
1,379
1,150
1,347
4,136
17,382
12,261
6,348

3,350
2,943
0,839
2,317
1,345
2,312
1,789
2,587
8,618
34,475
22,828
9,341

50713
2602
3
57
1540
42
17
16
2167
644
290
285

-2,88

28,53

0,210

0,338

288

2,29
-3,25

-2,19
10,10

0,742
0,823

1,908
2,525

28
62

-1,35
0,10
-1,48
-0,18

51,99
-0,60
28,70
32,18
16,14

3,872
0,953
0,487
35,070
0,404

17,099
1,582
0,904
61,792
1,487

409
110
43
28639
14

-2,59
1,29
0,90
-1,30
-0,18
-1,09
-2,79
-1,46
-1,07
-2,00
0,80
-1,98
-1,96
1,21
-4,26
-3,14
-1,29
-2,21

29,16
52,38
12,35
-2,41
42,03
22,09
29,28
38,81
56,60
33,25
36,91
9,24
49,23
24,57
56,00
11,95
-17,66
49,37

0,085
1,487
10,931
11,318
0,732
2,504
5,924
4,879
0,078
1,096
0,973
0,328
10,224
0,583
0,475
0,273
1,646
0,025
4,012

0,168
2,930
17,890
11,673
2,300
4,829
9,470
8,391
0,183
1,824
1,738
0,708
17,774
1,541
3,972
0,605
10,411
0,100
8,355

56
855
1108
388
20
4992
7759
5568
8
142
293
175
4160
281
71
48
450
280

-3,52
-2,07
8,46

10,45
24,78
24,94

2,588
3,473
0,702

3,599
6,118
1,188

349
44
13

2,49
-1,00

19,01
15,85

0,314
4,065

0,534
5,048

13
1085

0,99
-1,79
-4,06
-0,25
-0,78
-1,64
-2,08
-2,20
-1,30
-1,33

108,65
-1,26
23,75
15,51
46,51
9,29
37,25
50,95
11,65
24,19
35,30
36,69
52,23

1,115
2,352
1,987
0,503
2,924
1,421
9,867
8,763
5,029
0,208
4,808
2,900
0,246

2,715
2,548
3,027
1,013
5,947
2,355
15,589
15,714
8,131
0,456
8,726
4,498
0,758

118
4320
1073
39
142
81
7290
185
58
36
3670
1945
207

PREMUDA
PRIMA INDUSTRIE
PRYSMIAN
R
R. DE MEDICI
RAI WAY
RATTI
RCS MEDIAGROUP
RECORDATI
REPLY
RETELIT
RISANAMENTO
ROSSS
S
SABAF S.P.A.
SAES
SAES RNC
SAFILO GROUP
SAIPEM
SAIPEM RISP
SALINI IMPREGILO
SALINI IMPREGILO RNC
SARAS
SAVE
SCREEN SERVICE BT
SEAT PG
SEAT PG R
SERVIZI ITALIA
SESA
SIAS
SINTESI
SNAI
SNAM
SOGEFI
SOL
SORIN
STEFANEL
STEFANEL RISP
STMICROELECTR.
T
TAMBURI
TAS
TELECOM IT
TELECOM IT MEDIA
TELECOM IT MEDIA RNC
TELECOM IT RNC
TENARIS
TERNA
TERNIENERGIA
TESMEC
TISCALI
TOD’S
TOSCANA AEROPORTI
TREVI FIN.IND.
TXT E-SOLUTION
U
UBI BANCA
UNICREDIT
UNICREDIT RISP
UNIPOL
UNIPOL PR
UNIPOLSAI
UNIPOLSAI RISP
UNIPOLSAI RISP B
V
VALSOIA
VIANINI INDUSTRIA
VIANINI LAVORI
VITTORIA ASS.
W
WORLD DUTY FREE
Y
YOOX
Z
ZIGNAGO VETRO
ZUCCHI
ZUCCHI RNC

Var %
inizio
ieri
anno

2014- 2015
min €
max €

0,202
18,220
19,820

-3,57
-0,92
-0,90

19,70
31,27
30,31

0,139
9,240
12,647

0,413
19,693
20,942

38
191
4278

0,372
4,358
2,590
1,166
19,380
88,000
0,589
0,157
1,250

2,17
0,14
-1,44
0,83
-0,28
-1,26
-1,63
0,81

36,23
36,02
7,92
20,27
48,39
45,21
-0,59
58,89
6,11

0,262
3,021
2,170
0,824
10,290
49,074
0,481
0,086
1,134

0,424
4,507
2,721
1,800
19,607
95,565
0,781
0,237
1,604

139
1179
70
611
4028
826
97
287
14

12,350
7,420
6,055
12,640
10,530
16,000
3,958
9,985
1,543
12,350
0,038
0,004
160,200
4,610
14,850
9,500
0,060
1,460
4,306
2,642
7,315
2,594
0,314
145,000
7,605

0,57
0,61
-0,25
-0,78
2,23
-5,88
2,12
-0,15
-3,38
0,82
-2,54
-2,11
-1,09
-0,50
-4,82
-0,42
-2,80
-1,15
-0,69
-2,15
-0,33

10,56
20,45
16,89
15,54
19,93
-11,36
29,01
-2,11
86,24
-7,42
33,33
75,95
14,96
15,12
18,45
11,80
14,33
5,64
25,21
9,75
35,17
5,26
-0,68
22,07

10,449
5,630
4,575
9,224
7,290
16,000
2,167
9,064
0,717
11,844
0,034
0,002
47,997
3,685
11,476
7,252
0,050
1,088
3,857
1,938
5,651
1,667
0,239
145,000
5,006

14,295
8,844
7,824
19,075
20,887
20,990
4,910
12,876
1,855
13,737
0,180
0,196
174,900
5,649
17,189
10,897
0,124
2,277
4,825
4,961
8,674
2,985
0,457
147,000
9,174

142
109
44
791
4648
2
1936
16
1490
681
5
257
1
130
234
2163
2
175
15069
317
668
1240
26
-

3,420
0,485
1,136
0,968
0,500
0,925
12,940
4,154
1,750
0,748
0,060
83,100
16,160
2,166
7,400

0,83
-0,96
-2,17
-0,50
-0,48
0,23
-0,86
0,34
-0,33
-3,87
-1,48
-2,12
-0,37
-1,86

30,24
29,33
29,68
0,16
-13,79
32,74
4,10
10,89
23,41
26,57
13,09
15,34
20,60
-25,00
4,69

2,160
0,333
0,712
0,836
0,171
0,563
11,278
3,568
1,394
0,567
0,040
65,875
10,750
2,167
6,269

3,659
0,626
1,180
2,080
0,921
0,943
18,180
4,379
2,372
0,904
0,080
121,031
17,091
5,723
10,883

479
20
15402
99
3
5564
8361
65
80
112
2552
304
357
96

7,120
6,200
8,580
4,678
4,660
2,400
232,000
2,452

-1,45
-1,98
-0,98
-2,30
-3,64
-1,64
-1,69
-1,92

17,01
14,08
6,58
12,02
11,75
7,14
18,67
9,66

4,895
4,941
7,525
3,393
3,132
1,961
175,065
1,941

7,660
6,834
9,435
5,700
5,331
2,796
279,317
2,805

6468
36897
21
2102
1294
5507
295
933

25,310
1,200
6,790
9,845

-0,75
-1,64
-0,07
-0,05

63,71
-1,64
21,25
11,24

10,116
1,094
4,588
8,134

28,076
1,541
6,817
10,749

265
37
297
661

10,080

-0,20

24,21

6,291

11,140

2566

28,860

-1,20

60,16

14,250

34,569

1813

5,210
0,050
0,146

0,39
3,11
3,77

1,96
-5,14
-13,58

4,831
0,048
0,140

6,389
0,143
0,294

457
18
-

Chiu €
ieri

Cap.
in mil.
di €

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

32

Lettere
Commenti
&Idee

Il piagnisteo già ai tempi di Leopardi

LE FRONTIERE
INTERNE
CHIARA SARACENO

UN vero e proprio atto di insurrezione, una secessione vissuta con tanto più gusto in quanto lascia
il Sud, luogo di approdo dei migranti che vengono
dal mare, a sbrogliarsela da solo. Non si tratta più
di bruciare bandiere o di inveire contro Roma ladrona
(anche perché si è scoperto che il ladrocinio non ha frontiere né geografiche né ideologico-partitiche). È l’annuncio di una disobbedienza sistematica, condita di minacce — illegali — a chi non si adegua. Qualsiasi privato
cittadino chiamasse all’insurrezione verrebbe immediatamente denunciato.
Si può lasciar passare senza sanzioni che lo facciano dei
governatori di Regione, incluso un ex ministro dell’Interno che chiede di disobbedire oggi a una norma che ha
fatto ieri? In un’Italia sempre più frantumata nella difesa di diritti e interessi categoriali, sempre più impaurita
da una crisi troppo lunga di cui, specie i ceti più modesti
non vedono una via di uscita a tempi brevi, i flussi migratori incontrollati offrono il capro espiatorio perfetto. Lasciare che chi ha responsabilità di governo utilizzi questo
capro espiatorio non solo per soffiare sulla xenofobia, ma
anche per rompere il patto di solidarietà territoriale che
costituisce l’Italia in una nazione, è doppiamente pericoloso.
Sia chiaro, i numeri di chi viene soccorso in mare e viene sbarcato sulle nostre coste — al di là delle importanti
distinzioni tra profughi, richiedenti asilo e migranti economici — è davvero impressionante e pone problemi seri e per certi versi inediti. È una emergenza, non perché
fosse del tutto imprevista, al contrario, stante il permanere e l’incancrenirsi delle cause che inducono migliaia
di persone a lasciare il loro Paese. È una emergenza perché poco o nulla si è fatto sia per modificare le situazioni
di partenza, sia per attrezzarsi a fronteggiare il flusso degli arrivi. La solidarietà dell’Europa è vergognosamente
latitante e finora si manifesta nel paradosso delle navi inglesi che collaborano sì al salvataggio in mare, ma si lavano immediatamente le mani di chi raccolgono portando il loro carico nel più vicino porto greco o italiano. Anche lo striminzito accordo per redistribuire ventiquattromila dei potenziali rifugiati ora presenti in Italia tra i
diversi Paesi è stato sconfessato dal rifiuto di molti Paesi
di accoglierne qualcuno.
L’Europa così pronta ad imporre le proprie regole draconiane di austerity a Italia e Grecia, poco o nulla si interessa di come questi due Paesi possano fare fronte alla necessità di alloggiare, nutrire, offrire conforto alle migliaia
che ogni giorno arrivano sulle loro coste. Certo non aiuta
a chiedere maggiore solidarietà, in Europa e in Italia, scoprire che i finanziamenti — inclusi quelli europei — dati
a questo scopo sono in larga misura finiti nelle tasche di
faccendieri rapaci, che, come gli scafisti, hanno fatto della migrazione e del sostegno ai disperati un business che
lascia ai destinatari solo briciole condite da inciviltà. Ma
è paradossale che a pagare il prezzo di questa sfiducia siano proprio le vittime del malaffare. Ed è ancora più paradossale che i tre governatori motivino il proprio rifiuto di
accoglienza anche con quello ricevuto dall’Europa. Dato
che il governo non è riuscito ad ottenere solidarietà dall’Europa, le regioni del Nord destro-leghista la rifiutano a
loro volta, confermando il cinico scarica barile dal Nord al
Sud, da chi può permettersi di rifiutare (ma Germania,
Inghilterra e Francia hanno molti più richiedenti asilo di
quanti non ne abbiano in proporzione Lombardia e, soprattutto Veneto e Liguria) a chi non può farlo, salvo ributtare a mare chi arriva sulle sue coste.
La Sicilia, dove abita solo l’8,4% della popolazione residente, ospita nelle varie strutture di prima accoglienza
il 22% dei migranti. La Lombardia, con il doppio dei residenti, ne ospita solo il 9%, poco più della Campania, che
però ha solo il 9,7% dei residenti, e molto meno del Lazio,
che con il suo 9,7% di residenti accoglie nei centri il 12%
dei migranti. Il Veneto, con l’8,7% dei residenti, ospita
nei suoi centri il 4% dei migranti, mentre la Liguria ha un
rapporto quasi alla pari: 2,6% di residenti, 2% di immigrati nei centri di prima accoglienza. Saremmo un po’ più
forti nelle nostre negoziazioni con l’Europa se il nostro record amministrativo nella gestione dei fondi per l’emergenza migranti fosse un po’ più specchiato, le condizioni
dei centri di accoglienza più civili, la solidarietà territoriale interna più salda e visibile. Affrontare questa drammatica emergenza umana, prima che organizzativa, all’ombra di discorsi xenofobici e minacce secessioniste favorisce solo il malaffare, non certo la ricerca, difficile, di
soluzioni praticabili nell’immediato e nel medio periodo.

È

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Direzione
Ezio Mauro DIRETTORE RESPONSABILE
FONDATORE EUGENIO SCALFARI

VICEDIRETTORI Angelo Aquaro, Fabio Bogo,

Gregorio Botta, Dario Cresto-Dina
Angelo Rinaldi (ART DIRECTOR)
CAPOREDATTORE CENTRALE Massimo Vincenzi
CAPOREDATTORE VICARIO Valentina Desalvo
CAPOREDATTORE INTERNET Giuseppe Smorto

entile Augias, ho visitato l’Expo. Stando alle informazioni diffuse mi sarei dovuto trovare in mezzo a
ruspe, aree deserte, falle nella sicurezza. Leggo invece che sono stato uno dei 2,7 milioni che nel mese di
maggio sono andati tornando a casa felici di constatare ciò che l’Italia sa fare. Mi domando quanto abbia
contribuito il giornalismo all’astensionismo (non solo elettorale), in sostanza all’antipolitica. Ormai non seguo
più i talk-show, specie quelli con pubblico plaudente, dove giornalisti/conduttori invitano personaggi poco
disposti ad ascoltare ma molto preparati nel dare sulla voce col risultato che anche il più volenteroso finisce per
non capirci più niente. Molti ormai non seguono trasmissioni che “lavorano” solo sul marcio dimenticandosi di
raccontare anche il “pulito” — in base all’idea non dimostrata che questo non faccia “audience”. Avverto che sta
crescendo in me una ripulsa anche verso il giornalismo della carta stampata, che trasforma una divergenza
politica in una “guerra”, un incidente di percorso in una “catastrofe”, arriva a definire “tiranno” il segretario di
un partito liberamente eletto dai suoi iscritti.

G

<SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

CORRADO AUGIAS
c.augias@repubblica.it

Stefano Bugetti, Firenze — bugettistefano@gmail.com

Lettere:
Via Cristoforo
Colombo, 90
00147 Roma

Fax:
06/49822923

Internet:
rubrica.lettere
@repubblica.it

ondivido ciò che il signor Bugetti scrive, anche se
occorre distinguere tra giornale e giornale. Sere
fa, a cena con amici, ho finito per ribellarmi al coro di lamentele che si levava dalla tavola: brutta la politica — e fin qui — brutti gli ultimi film, brutta l’Expo:
provinciale, abborracciata, brutta Roma, brutta l’Italia. Non che alcune critiche non fossero giustificate, era
il complesso dei giudizi a dare corpo a un piagnisteo intollerabile, più che critiche quelle voci esprimevano
uno stato d’animo vicino all’angoscia, cioè immedicabile. In sostanza svolgevano quella che Carlo Emilio
Gadda chiamava “La porca rogna dell’autodenigrazione”. Un’attitudine del resto già rilevata da Giacomo
Leopardi che a 26 anni (1824!) scrisse sull’argomento
cose definitive: «Gli usi e i costumi in Italia si riducono
generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il co-

C

Il Frecciarossa
oscurato dagli spot

Abusivi e sporcizia
a Ponte Mammolo

Riccardo Nicchi
nicchir@hotmail.com

Elisa Merlo
Roma

HO preso il Frecciarossa per Milano. Tutte le fiancate del treno, dal
locomotore all’ultima carrozza,
erano tappezzate con le insegne
dell’Expo milanese e l’invito a
partecipare a questo evento così
importante per le sorti del pianeta. Nulla da eccepire sulla formula promozionale. Peccato che, per
me passeggero, la pellicola adesiva finanche sui finestrini comportasse una visione retinata e
confusa del paesaggio esterno.
Questi enti e aziende pretendono
con enfasi di insegnarci a guardare al futuro, poi però non ci lasciano nemmeno vedere in modo pulito cosa c’è fuori dal finestrino.

SI è aggravato il degrado alla stazione metro di Ponte Mammolo a
Roma. Lenzuola matrimoniali
piene zeppe di scarpe e mille
cianfrusaglie adesso regnano indisturbate dalla mattina presto
alla sera tardi. La sporcizia abbonda tutt’intorno, cartacce,
mozziconi di sigarette, bottiglie
vuote con tanti grossi ratti dalla
lunga coda. I cespugli qua e là servono da water. È tutta una festa,
una delizia per chi si reca al lavoro la mattina presto e dal lavoro
torna stanca la sera, dopo il viaggio in vetture vecchie, senza aria
condizionata e piene all’invero-

TORNANDO da Ladispoli, con
l’A12 Roma-Civitavecchia, intorno alla mezzanotte di sabato, ci
siamo fermati (io e mia moglie) al
casello per pagare il pedaggio. A
quell’ora non era disponibile il
servizio con il personale, ma solo
casse automatiche. Abbiamo
scelto il pagamento con contanti,
visto che avremmo dovuto pagare, come all’andata 2,30 euro.
Con sorpresa ci siamo invece accorti che ci venivano addebitati
5,60 euro, perché la nostra auto
(una normalissima Renault Scenic) era stata scambiata per un
autocarro a 5 assi. Abbiamo attivato la richiesta di aiuto e ci è stato risposto che dopo aver pagato
quanto richiesto, con lo scontrino, ci saremmo dovuti recare
presso un punto blu dal lunedì al
venerdì. Cioè, per ottenere un
rimborso di 3,30 euro, avremmo
dovuto prenderci una mezza giornata di ferie e fare, fra andata e ritorno, almeno 60 chilometri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

simile. Commissariare Roma a
causa di Mafia Capitale? Io la
commissarierei anche per avere
ridotto così una delle città più
belle del mondo.

La “tassa” dei Caf
per le dichiarazioni

COME ogni anno, per risparmiare, compilo in autonomia la dichiarazione semplificata relativa ai redditi 2014 (modello
730/2015). Da lavoratore dipendente, l’operazione è relativamente semplice. Ma, contrariamente agli anni scorsi (servizio gratuito), il centro di assistenza fiscale richiede una quota pari a euro 18. Cos’è? Una nuo-

MICHELE SERRA

> L’amaca

L’

EUFEMISMO è spesso più volgare del termine popolare
di cui prende il posto. E’ l’inconveniente nel quale è
incappato il senatore del Pd Esposito, juventino, che
per twittare il suo stato d’animo a proposito dell’esultanza
dei “gufi” per la sconfitta della Juve è ricorso a un rifacimento, piuttosto verboso, di un formidabile modo di dire siciliano
che qui, purtroppo, non posso riportare. In sostanza (che disdetta dover ricorrere pure io all’eufemismo) si tratta di
prendere in giro chi, non potendo partecipare a un amplesso,
si accontenta di provare piacere per interposta persona. Concetto che viene espresso, nel modo di dire originale, in cinque
parole secche, mentre Esposito, dovendo ricorrere a perifrasi, ha dovuto usarne addirittura diciannove. Attirandosi, per
giunta, roventi accuse di “sessismo”. Sessista, effettivamente, quel tweet lo è: ma nel senso che parla di sesso, non in altri.
Esposito ha dunque ragione a non volersi scusare per avere
offeso questa o quella sensibilità “di genere”. Farebbe bene a
riflettere, però, e non solo lui, sull’uso incauto di Twitter, che
nella sua illusoria dimensione di chiacchierata in pubblico ti
spinge a una confidenza che sarebbe meglio riservare agli
amici, specie se si è senatori. Su Twitter il nemico ti ascolta,
anzi ti legge, con inesausta, occhiuta severità, e le sentenze
fioccano con la velocità delle gambe di Messi. Meglio tenere
qualcosa per sé, senatore: se no, poi, cosa rimane da dire in
privato? Ma ce l’avete ancora, chi più chi meno, una vita privata, voi digitomani?

Gruppo Editoriale L’Espresso Spa
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
PRESIDENTE: Carlo De Benedetti
AMMINISTRATORE DELEGATO: Monica Mondardini

CONSIGLIERI: Massimo Belcredi, Agar Brugiavini,
Alberto Clò, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini,
Silvia Merlo, Elisabetta Oliveri, Luca Paravicini
Crespi, Michael Zaoui

Direttori centrali
Pierangelo Calegari (PRODUZIONE E SISTEMI INFORMATIVI)
Stefano Mignanego (RELAZIONI ESTERNE)
Roberto Moro (RISORSE UMANE)
Divisione Stampa Nazionale
VIA CRISTOFORO COLOMBO, 98 - 00147 ROMA
DIRETTORE GENERALE: Corrado Corradi
VICEDIRETTORE: Giorgio Martelli

va tassa? Caro presidente del
Consiglio, “ca’ nisciun’è fess”.

Lezione di civiltà
dalla signora Aster
Luigi Agnelli
Novara

Giancarlo Colleoni
gianfrancolleoni@hotmail.com

La risposta beffa
di Autostrade
Roberto Di Pasquale
Roma

stume proprio, qual che egli si sia. E gli usi e costumi generali e pubblici, non sono se non abitudini, e non sono
seguiti che per liberissima volontà, determinata quasi
unicamente dalla materiale assuefazione, dall’aver
sempre fatta quella tal cosa, in quel tal modo, in quel tal
tempo… facendola del resto con pienissima indifferenza, senz’attaccarvi importanza alcuna, senza che l’animo né lo spirito nazionale, o qualunque, vi prenda alcuna parte, considerando per egualmente importante
il farla che il tralasciarla o il contraffarla, non tralasciandola e non contraffacendole appunto perché nulla importa, e per lo più con disprezzo, e sovente, occorrendo con riso e scherno di quel tal uso o costume». Se
così stavano e stanno le cose, le possibilità che cambino
non sono molte.

GIOVEDÌ 4 giugno mi trovavo a
Roma per lavoro. Nella tarda
mattinata, senza accorgermene, ho perso il portafoglio contenente denaro e documenti.
Ho trascorso ore di disagio e
preoccupazione e ho provveduto a denunciare il fatto al commissariato “Villa Glori” e a bloccare il conto corrente. Verso le
19 mia moglie, a Novara, ha ricevuto la telefonata della signora Aster che le ha comunicato il
ritrovamento del mio portafoglio specificandone dettagliatamente il contenuto. Preciso
che nei documenti non appariva il mio numero telefonico, ma
la signora si è attivata per rintracciarlo. Per buona pace di
Matteo Salvini preciso che la
carnagione della signora Aster
è nera.

Il nostro olio
senza difetti
Marco Camplone
Relazioni esterne De Cecco
IN merito all’articolo “Finto un
olio extravergine su due” che fa
riferimento a un’inchiesta del
periodico Test, sono palesemente privi di veridicità scientifica i risultati riferiti alla De
Cecco in quanto basati su confezione non originale o, meglio, su
campioni di olio travasati da
una presunta bottiglia De Cecco in un’altra priva di indicazione. Le nostre analisi chimiche e
organolettiche effettuate sull’olio in questione all’atto dell’imbottigliamento evidenziano un prodotto pienamente
conforme sia alla valutazione
organolettica che alle analisi
chimiche.

Certificato ADS n. 7857
del 09-02-2015

RESPONSABILE DEL TRATTAMENTO DATI (D. LGS. 30-6-2003 N.
196): EZIO MAURO REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N. 16064
DEL 13-10-1975
La tiratura de “la Repubblica” di lunedì
8 giugno 2015 è stata di 350.126 copie

REDAZIONE CENTRALE ROMA 00147 - VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821 ■ REDAZIONE MILANO 20139 - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/480981 ■ REDAZIONE TORINO 10123 - VIA BRUNO BUOZZI, 10 - TEL. 011/5169611 ■ REDAZIONE BOLOGNA 40122 - VIALE SILVANI, 2 - TEL. 051/6580111 ■ REDAZIONE FIRENZE 50121 - VIA ALFONSO LAMARMORA, 45 - TEL. 055/506871 ■ REDAZIONE NAPOLI 80121 - RIVIERA DI CHIAIA,
215 - TEL. 081/498111 ■ REDAZIONE GENOVA 16121 - VIA ROCCATAGLIATA CECCARDI, 1 INT.2 - TEL. 010/57421 ■ REDAZIONE PALERMO 90139 - VIA PRINCIPE DI BELMONTE, 103/C - TEL. 091/7434911 ■ REDAZIONE BARI 70122 - CORSO VITTORIO EMANUELE II, 52 - TEL. 080/5279111. PUBBLICITÀ. A. MANZONI & C. - VIA NERVESA, 21 - 20139 MILANO TIPOGRAFIA. ROTOCOLOR SPA - 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90
STAMPA - EDIZIONI TELETRASMESSE: ■ BARI DEDALO LITOSTAMPA SRL - VIA SAVERIO MILELLA, 2 ■ CATANIA ETIS 2000 SPA - ZONA INDUSTRIALE VIII STRADA ■ LIVORNO FINEGIL EDITORIALE - VIA DELL’ARTIGIANATO ■ MANTOVA FINEGIL EDITORIALE PRESSO CITEM SOC. COOP. ARL - VIA G. F. LUCCHINI ■ PADERNO DUGNANO (MI) ROTOCOLOR SPA - VIA NAZARIO SAURO, 15 ■ PADOVA FINEGIL EDITORIALE - VIALE DELLA
NAVIGAZIONE INTERNA, 40 ■ ROMA ROTOCOLOR SPA - VIA DEL CASAL CAVALLARI, 186/192 ■ SASSARI “LA NUOVA SARDEGNA” SPA - ZONA INDUSTRIALE PREDDA NIEDDA NORD STRADA N. 30 S.N.C. ■ GOSSELIES (BELGIO) EUROPRINTER S.A. - AVENUE JEAN MERMOZ ■ NORWOOD (NEW JERSEY) 07648-1318 USA - “GRUPPO EDITORIALE OGGI INC.”, 475 WALNUT STREET ■ MALTA MILLER NEWSPRINT LIMITED - MILLER
HOUSE, AIRPORT WAY - TARXIEN ROAD - LUQA LQA 1814 ■ GRECIA MILKRO DIGITAL HELLAS LTD - 51 HEPHAESTOU STREET - 19400 KOROPI - GREECE ■ ABBONAMENTI ITALIA (C.C.P. N. 11200003 - ROMA): ANNO (CONS. DECEN. POSTA) EURO 403,00 (SETTE NUMERI), EURO 357,00 (SEI NUMERI), EURO 279,00 (CINQUE NUMERI). TEL. 199 787 278 (0864.256266 DA TELEFONI PUBBLICI O CELLULARI). E-MAIL: ABBONAMENTI@REPUBBLICA.IT
ARRETRATI E SERVIZIO CLIENTI: WWW.SERVIZIOCLIENTI.REPUBBLICA.IT, E-MAIL: SERVIZIOCLIENTI@REPUBBLICA.IT, TEL. 199 787 278 (0864.256266 DA TELEFONI PUBBLICI O CELLULARI) GLI ORARI SONO 9-18 DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ, IL COSTO MASSIMO DELLA TELEFONATA DA RETE FISSA È DI 14,26 CENT. AL MINUTO + 6,19 CENT. DI EURO ALLA RISPOSTA, IVA INCLUSA.

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Lettere
Commenti
&Idee

33

PER SAPERNE DI PIÙ
www.governo.it
www.parlamento.it

L’OPERAZIONE PITONE
DEL LEADER LEGHISTA
<SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

ERTO, Maroni vive nella contraddizione: da responsabile del Viminale parlava e agiva in senso opposto a oggi
e le sue direttive di allora sono lì a testimoniarlo. Ma è
chiaro che il Maroni del 2015 non vuole restare indietro
rispetto al leader del suo partito, Salvini, e accetta fino in fondo
i termini della sfida.
Sfida a Roma e al governo. Sfida che colpisce in prima battuta Alfano, ma dietro di lui punta con evidenza a mettere in ginocchio Renzi. Ecco perché il premier farebbe male a sottovalutare la crisi o a delegarne ad altri la soluzione. Ammesso che
esista. Quello a cui assistiamo in queste ore è un mutamento
strategico in grado di cambiare la fisionomia e gli assetti della
destra italiana. È cominciata
l’Operazione Pitone: Forza
BUCCHI
Italia viene lentamente (forse nemmeno tanto lentamente) fagocitata dalla Lega salviniana. Sul piano culturale
(gli immigrati da rispedire a
casa, l’Europa di cui diffidare)
e sul terreno politico (chi esercita la leadership e chi si adegua).
Intanto si è adeguato Maroni, il più moderato fra i leghisti storici, il «governativo» per eccellenza ai tempi di
Bossi. Poi si è adeguato senza
esitazioni il neoeletto ligure,
Toti. L’ex portavoce di Berlusconi deve la sua ascesa ai voti di Salvini e ne è ben consapevole. Il suo immediato atto
di sottomissione è la perfetta
fotografia dello scambio di
potere in corso: a Forza Italia
qualche poltrona, magari anche prestigiosa, e a Salvini il
comando. Quel Salvini che

C



Forza Italia
viene
lentamente
(nemmeno
troppo
lentamente)
fagocitata
dalla Lega
Sul piano
culturale
e politico

gno della guerra degli enti locali agli immigrati. E mentre
i politologi s’interrogano sulla possibilità che gli eredi di
Berlusconi e i capi leghisti si
mettano intorno a un tavolo
per studiare come conquistare insieme il famoso «centro»,
ossia i ceti che aborrono l’estremismo, ecco la risposta
nei fatti.
Attacco frontale alla politica del governo sull’accoglienza dei migranti. Nascita di un

partito di destra del nord, di
fatto a guida Salvini, capace
di calamitare quel che resta
del mondo berlusconiano. Toni quasi eversivi, anche se si
tratta di distinguere le parole
(e le smargiassate) dalla
realtà. Ad esempio, Salvini
prospetta l’occupazione delle
prefetture per impedire la distribuzione dei migranti nelle varie regioni. È probabile
che si tratti di una millanteria, ma sarebbe interessante,



La perfetta
fotografia
dello
scambio
di potere
in corso:
a Forza Italia
qualche
poltrona
a Salvini
il comando



Berlusconi continua a definire con condiscendenza «un
bravo ragazzo», come il nonno che attende il ritorno a casa del nipote scavezzacollo.
Mentre invece Giuliano Ferrara ne parla con disprezzo,
forse perché coglie il pericolo.
Non ci sarà nessuna ricomposizione moderata del centrodestra ispirata, sia pure in
modo vago, dall’ultimo Berlusconi. Le regioni del nord annunciano la nuova era nel se-

STEFANO FOLLI

nel caso, vedere come si comporterebbe l’ex ministro dell’Interno, Maroni.
In sostanza, l’opzione in
campo ha poco da spartire con
gli schemi astratti. Si sta tentando la spallata agli equilibri
nazionali partendo dalle regioni settentrionali. Introducendo una nuova discriminante fra nord e sud in nome
della gestione degli immigrati. Peraltro, la condizione è assai peggiorata rispetto a sette-otto anni fa. Sul piano sociale, l’immigrazione è sempre meno sostenibile e molti
sindaci di centrosinistra sono, sotto sotto, d’accordo con
le posizioni intransigenti.
Quanto alla Libia, è — come
sappiamo — un Paese fuori
controllo. Nel Mediterraneo
l’unica legge vigente è quella
dell’emergenza. Cosa può ottenere Renzi dall’Europa, non
è chiaro. Al momento, molto
poco. Ma un governo che non
riesce a farsi rispettare dalle
sue regioni, è difficile che possa imporre ai partner dell’Unione le ragioni della solidarietà. Quel che è peggio, le migrazioni via mare sono un fenomeno epocale. Un fenomeno che può spostare il consenso e scardinare i vecchi
rapporti di forza. Ecco perché
Renzi deve tentare al più presto di sbrogliare la matassa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



34

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Èil boom dei baby
paperoni il fenomeno
che sta cambiando volto
e anima alla Cina:
6 ultra-ricchi su 10
hanno meno di 35 anni
e crescono al un ritmo di
uno a settimana
Il loro segno distintivo?
Lussi hi-tech, consumi
sfrenati e ferie in Antartide
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GIAMPAOLO VISETTI
PECHINO

Cina e il resto del
mondo scoprono la
«generazione dei
baby-paperoni», e si
aggrappano ai nuovi
milionari under 35 di Pechino
per alimentare la crescita senza
fine dei consumi. Il boom dei
ricchi nati tra il 1980 e il 1990 è
il fenomeno che sta rivoluzionando la seconda economia del
pianeta. In Europa il benessere
è ormai un’esclusiva di anziani
e over 50: al di qua della Grande
Muraglia è invece appannaggio
dei giovani, spesso dei giovanissimi, capaci di accumulare
una fortuna in pochi mesi. Sono
A

L

questi “piccoli imperatori” rossi, innamorati del capitalismo e
del consumismo occidentali, a
formare la leva che si candida a
governare la famiglia, l’impresa e presto anche il partito-Stato della superpotenza del secolo. Banchieri, industria del lusso
e sociologi cominciano a sollevare il velo che per anni ha consentito alla ribattezzata “categoria tripla A” di germogliare
all’ombra dei mega-conglomerati pubblici sopravvissuti a
Mao Zedong.
Un rapporto di Ubs rivela che
in Cina, nel primo trimestre
2015, ogni settimana un giovane
è diventato milionario partendo
dalla povertà. Per la prima volta,
lo scorso anno, i milionari cinesi
hanno superato il milione: sei su

dieci hanno meno di 35 anni,
l’80% meno di 50. Nel giro di un
decennio i miliardari della Repubblica popolare sono passati
da zero a 388, secondi solo ai colleghi degli Stati Uniti. Secondo

I “millennial rossi”
stanno demolendo
il sistema del partito-Stato
a colpi di smartphone
l’ultimo studio Hurun, 60mila cinesi dispongono oggi di un capitale superiore a 200 milioni di
dollari, mentre 300 milioni sono
coloro che il Financial Times definisce “millennial”, la giovane
generazione che demolisce la

vecchia Cina senza mobilitazioni
democratiche, ma a colpi di
smartphone, Suv tedeschi e ferie
in Antartide. La percentuale, in
rapporto a una popolazione da
1,3 miliardi di persone, ridimensiona il fenomeno: i mercati scoprono però che il club dei superricchi e quello dei grandi consumatori della Cina non sono paragonabili agli exploit passeggeri,
sottodimensionati ed energia-dipendenti di Russia e Paesi arabi.
In cinque anni il numero dei
magnati cinesi under-35 è raddoppiato. Costoro si spartiscono
una ricchezza privata pari a 13
mila miliardi di euro, in aumento
di un altro 15% entro dicembre. I
capitali personali, nel paese che
con la rivoluzione maoista aveva
promesso di abolirli, diventano

Iragazzi
milionari
diPechino

ogni giorno più grandi, più diffusi e più stabili, perché frutto di business diversi. Che i figli unici dei
vecchi compagni comunisti fossero i nuovi paperoni capitalisti
lo si sospettava da tempo: la sorpresa è che alla metamorfosi finanziaria corrisponde anche
quella sociale e culturale, da cui
nasce quella che il Quotidiano
del Popolo ha definito con preoccupazione «generazione a-cinese».
Mai, nell’era moderna, un numero tanto alto di connazionali
ha potuto disporre di capitali tanto ingenti in così giovane età e
questo capovolgimento nella distribuzione anagrafica della ricchezza minaccia di destabilizzare la Cina, ma pure di rivoluzionare il mercato globale del lusso.

I nuovi tycoon
si spartiscono capitali
privati per 13 mila
miliardi di euro
La ragione è che i giovani cinesi
usciti dalla povertà sono già l’opposto sia dei loro genitori che della classe media tradizionale di
Europa, Stati Uniti e Giappone,
cresciute nella seconda metà del
Novecento. Un sondaggio dell’Università di Pechino ha scoperto
che la «generazione cinque stelle» non risparmia e pensa che tutto ciò che si guadagna debba essere speso «per vivere meglio subito».
Il denaro è in testa alla gerarchia dei valori, assieme alla carriera e al «potere esercitato su famigliari, amici e colleghi». I ricercatori avvertono che applicare «alle giovani tigri cinesi» gli

schemi del passato, considerandole inesperte, è un grosso errore. Costituiscono invece un autentico fenomeno sociale, la versione contemporanea di massa
del neo capitalismo hi-tech. In Cina, in un decennio, questo enorme bacino di iper-consumatori
ricchi e benestanti è cresciuto del
250% e vanta un reddito disponibile che va da 45 mila a oltre 1
miliardo di euro all’anno. Non sono tutti cloni di Jack Ma, il padrone dell’e-commerce, ma li accomunano tecnologia, finanza e
nuovi business connessi alla comunicazione elettronica. In meno di cinque anni la Cina è già saltata dal socialismo reale e dalle
fabbriche piene di operai, al capitalismo hi-tech fondato su applicazioni per cellulari e robot. E
quando si parla di lusso, nessuno
può più prescindere dai tuhao,
termine che dai vecchi latifondisti imperiali è passato a definire i
giovani collezionisti di orologi
svizzeri.
Il loro profilo è definito: uno su
quattro ha la laurea, nessuno si
sposa prima di 35 anni, tutti vivono in una metropoli e sanno
l’inglese, non uno trascorre meno di quattordici ore al giorno attaccato allo smartphone, facendo ricerche online al pc, o davanti alla tv. Quasi il 60% dirige
un’impresa, il 30% la possiede,
gli altri appartengono già al livello più alto dei funzionari pubblici. La loro ossessione, memori
dei ricorrenti rovesci della storia
cinese, è «godersi la vita il più
possibile finché è possibile». Il
primo investimento è per la casa,
il secondo per una villa in Europa
o negli Usa, il terzo «per tutto ciò
che è acquistabile». In testa ai
consumi ci sono gioielli, automobili e alta moda, ma la tendenza

35

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

ALL’INTERNO
IL CASO

Dalla bici bolide
agli sci razzo
Così la ricerca
brucia i record
GIANNI CLERICI E ALESSANDRA RETICO

LA CULTURA

Quel duello
senza fine
tra scienza
e buonsenso
PIERGIORGIO ODIFREDDI

GLI SPETTACOLI

Nero a metà live
diventa un disco
l’ultimo concerto
di Pino Daniele
GINO CASTALDO

{

NEO-MILIONARI

Lo scorso anno i milionari cinesi
hanno superato il milione: sei su dieci
sono nati tra il 1980 e il 1990
Ogni settimana un giovane
diventa milionario
IL PROFILO

Uno su quattro è
laureato, tutti vivono
in una metropoli e
conoscono l’inglese. Il
60% dirige un’impresa
GLI INVESTIMENTI

Ai primi posti c’è il mattone: case
in patria e all’estero, soprattutto
Europa e Usa, ville comprese.
Seguono i consumi per gioielli,
automobili, alta moda e viaggi

con il maggior impatto sociale sono i viaggi.
Due anni fa, per la prima volta,
oltre 100 milioni di cinesi hanno
fatto una vacanza all’estero. Lo
scorso anno i turisti cinesi hanno
superato quelli americani per denaro riservato alle ferie in un Paese straniero. Entro il 2020 oltre
200 milioni di giovani consumatori cinesi trascorreranno ogni
anno da due a quattro periodi di
riposo all’estero, invadendo aeroporti, hotel e negozi di ogni
continente. I tour operator cominciano a scoprire cosa pretende un esercito di giovani, single,
ricchi, asiatici, istruiti, al primo
viaggio oltre i confini della patria
e con un potenziale di 15 mila euro solo per lo shopping. Vogliono
quello che il rapporto “International luxury travel market” ha
chiamato «esperienza estrema
di conoscenza». Da Bali al Polo, da
Parigi a Miami, non cercano più
la borsa firmata e la foto ricordo,

ma «guardare e capire, per poi
tornare a casa e sfruttare quanto
hanno appreso per diventare ancora più ricchi e acquistare ancora più beni». «Rispetto ai primi
milionari partoriti dai regimi comunisti — ha spiegato Duan
Xinxing, docente di psicologia alla China University of Mining
and Technology» — i giovani cinesi sono più colti, aperti, tecnologici e attratti dallo stile di vita
occidentale. La piena occupazione, l’abilità digitale e il protagonismo sui social media li porta ad
avere fiducia e a investire sul futuro: un confine che li separa nettamente dai coetanei, aspiranti,
grandi consumatori dell’Occidente». I guru di pubblicità e
marketing, attardati sul profilo
del pensionato giapponese, sono
costretti a ripensare il cliente.
Con l’irrompere sulla scena
della “generazione tycoon” cinese, la missione non è più convincere a spendere, ma spiegare

perché una spesa può rendere
più di un’altra a livello culturale,
o emotivo. «Il mondo deve buttare i modelli chiusi e superficiali
del consumismo moralista occidentale appaltato alla terza età
nazionale — osserva l’economista Wu Xiaobo — e creare un sistema adatto a rispondere alla
domanda di una civiltà millenaria che per la prima volta accetta
che siano i giovani a spendere la
propria ricchezza e che lo facciano subito e anche all’estero».
Ai primi di giugno, per celebrare la giornata mondiale dell’infanzia, trecento famiglie del
Guangdong hanno accompagnato i loro figli a visitare il quartiere extra-lusso di Qingyuan.
Ogni fine settimana migliaia di
bambini cinesi, invece che a gio-

Ogni weekend migliaia
di bambini vengono
portati in gita tra yacht,
ville e gioiellerie
care in cortile, vengono portati in
gita tra ville, yacht, gioiellerie,
maneggi per cavalli di concorso e
concessionari di fuoriserie. La cura materialista è somministrata
dagli stessi genitori, decisi a educare il gusto insegnando «a pretendere il meglio e a dare il massimo per conservarlo». La Cina
dei “giovani AAA” è un universo
ignoto, reduce dall’annullamento e forse affacciato sul vuoto: ma
rinunciare a guardarla, disprezzarla, o sottovalutarla, è un errore che l’autoritarismo di Pechino
e le democrazie dei mercati internazionali cominciano a intuire di non potersi più permettere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’INTERVISTA. MAURIZIO PURIFICATO DELLA BOUTIQUE ANTONIA

“Giovani, iper-connessi e raffinati
così si stanno comprando Milano”
SIMONE MARCHETTI
MILANO
ANNO tra i 18 e i 30 anni. Possie-

H

dono un passaporto cinese e
molto, molto denaro da spendere. Sono giovani, laureati, professionisti. Arrivano in Italia con un obiettivo preciso: comprare il meglio, solo il meglio. A differenza dei loro genitori e della generazione di turisti cinesi che li ha preceduti, non cercano oggetti con loghi a vista e
tantomeno i soliti hotel a cinque stelle. Ciò
che li attrae è l’eccellenza, non il lusso. «Per
noi sono stati una vera sorpresa», commenta Maurizio Purificato, proprietario insieme ad Antonia Giacinti della boutique
Antonia e art director del multi-store Excelsior, due dei templi più importanti dello
shopping nel capoluogo lombardo.
Chi sono e quanti anni hanno questi nuovi ricchi cinesi che arrivano a Milano?
«Sono giovanissimi e hanno tra i 18 e i 30
anni al massimo. Sono completamente diversi dai turisti cinesi a cui eravamo abituati in passato. Non comprano in serie e
non sono attratti da prodotti tradizionali
come borse griffate o accessori riconoscibili. Al contrario: cercano marchi di nicchia
o edizioni speciali. E sono informatissimi.
Non solo Prada, Gucci, Dior e Givenchy:
chiedono anche Vis Vim, OffWhite, Undercover, insomma marchi che spesso nemmeno i consumatori italiani conoscono. In
un certo senso, dimostrano di aver sviluppato un gusto particolare e molto erudito».
Quindi sono giovani, ricchi e anche raffinati?
«Assolutamente sì. Non solo in fatto di
moda. Quando scelgono dove soggiornare
o dove cenare, per esempio, non si affidano

ai soliti alberghi famosi, come fanno ancora oggi gli americani. S’informano, cercano dimore storiche, provano i ristoranti più
particolari. Hanno il desiderio di scoprire le
peculiarità dei luoghi che visitano. E a riguardo dell’eccellenza, sanno davvero tutto».
Da dove viene la loro conoscenza?
«Da un solo luogo: il web. Questi ragazzi
vivono e viaggiano in simbiosi col loro
smartphone. Da lì traggono tutto: informazioni, contatti, comunicazione, persino
i pezzi di moda che poi acquisteranno. C’è
chi entra da noi e richiede quel particolare
pezzo di quella determinata sfilata mostrando una foto sullo schermo del proprio
telefono. E arrivano a spendere fino a 35
mila euro al giorno, restando in boutique
per tutta una giornata. L’altra cosa interessante, poi, è che il fenomeno è soprattutto maschile. Gli uomini cinesi, infatti,
sono i compratori di beni di lusso più importanti di oggi. Da almeno un anno, l’intero fashion system li considera la fetta di
mercato più interessante».
Come li si conquista?
«Semplice: ricerca, cultura e soprattutto
creatività. Impossibile imbrogliarli perché
sono in possesso di troppe informazioni.
Per conoscenza, hanno sorpassato persino
giapponesi e coreani, da sempre compratori raffinatissimi. Il fenomeno, poi, è più
vasto di quanto si creda. Ultimamente, abbiamo aperto il nostro e-commerce Antonia.it: osserviamo questi ragazzi acquistare online da Hong Kong, Pechino e Macao
con la stessa curiosità e con la stessa voracità che notiamo dal vivo a Milano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

36

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

Operazioni ai limiti
della legalità e troppe
vittime collaterali
L’America si interroga
sul decadimento
della squadra d’élite

R2
La storia

NavySeals
La verità sul “Team 6”
che uccise Bin Laden
Il programma di addestramento settimanale
Navy Seals
Il nome delle
forze speciali d'élite
della Marina signiica
"Foche" ed è l’acronimo
di Sea, air and land,
Mare, aria e terra

8-10 chilometri di corsa,
oppure 1,5-2 chilometri di nuoto
1 seduta di nuoto
e corsa con intervalli
di recupero
10 esercizi di corsa sui 400 metri
e nuoto sui 100 metri

ALBERTO FLORES D’ARCAIS
NEW YORK
ANNO armi sofisti-

H

cate e costosissime, usano carabine personalizzate e fucili di
precisione in grado di colpire da
grande distanza, ma quando affrontano un mortale “corpo a
corpo” si affidano ai vecchi Tomahawk, le accette un tempo
usate dai pellerossa. Sono in
grado di colpire ovunque, partendo da basi segrete scavate
tra le rocce della costa in Somalia o da covi in Afghanistan, usano barche turistiche per lo spionaggio hi-tech, si fanno passare
per innocue coppie di impiegati-innamorati nei consolati e
nelle ambasciate sparse per il
mondo, il tutto avendo in testa
un unico ossessivo obiettivo:
trovare (e quasi sempre am-

Un’inchiesta
del “New York Times”
ha ricostruito la storia
segreta del reparto
mazzare) i nemici dell’America.
Il Team 6 dei Seals, la squadra speciale (e super-segreta)
della Marina Usa diventata famosa il 2 maggio 2011 dopo il
blitz in Pakistan e la morte di
Osama bin Laden, ha “licenza
di uccidere” ed è uno dei corpi
sottoposti a meno controlli da
quando (era il 2006) il generale Stanley McChrystal li
schierò in Afghanistan affidandogli missioni di ricerca,
cattura ed eliminazione dei Taliban. Missioni che finirono in
diversi casi con l’uccisione di
numerosi civili innocenti.
Una “storia nascosta” che in
pochi conoscono e che il New
York Times ha ricostruito denunciando la deriva di una
squadra d’élite che in alcuni casi si è ritrovata «a inseguire teppisti di strada» o ad effettuare
operazioni che sono ai limiti
della legalità (e in alcuni casi la
superano) anche in una guerra
“oscura” come quella che l’America combatte contro il terrorismo. Daniel Winkler, artigiano-artista famoso anche tra

I CASI

I CIVILI

Se in Paesi come
l’Afghanistan le
missioni lasciano
troppe vittime
civili, i Seals
si giustificano:
abbiamo ordini
di uccidere tutti
gli uomini armati
KARZAI

Dopo la caduta
dei Taliban,
i Seals tutelavano
l’ex presidente
afgano, che però
finì per diventare
un critico feroce
delle operazioni
speciali

4-5 routine
di ginnastica

4-6 sedute
di potenziamento

ino a 250 fra flessioni,
trazioni alla sbarra e addominali
1 seduta di esercizi
ad alta intensità
15-20 minuti di corsa e nuoto
veloci con intervalli brevi

i vip di Hollywood (ha forgiato
le lame per il film L’ultimo dei
Mohicani) ha raccontato, senza entrare troppo nei dettagli,
dei tomahawk cesellati a mano
per gli anonimi combattentivendicatori, che escono dagli
scontri ravvicinati con i vestiti
imbrattati del sangue nemico,
brandendo (duecento anni dopo) le stesse accette usate dai
loro antenati guerrieri nelle
praterie del Midwest.
Tutto (o quasi) quello che riguarda il Team 6 dei Seals è avvolto nel mistero — il Pentagono non ne riconosce ufficialmente neanche il nome — e le
decine di “operazioni speciali”
compiute dai suoi uomini (tutti assolutamente anonimi) restano nascoste in archivi altrettanto segreti. Una storia ultra-decennale, fatta di missioni individuali e collettive o di
operazioni in sinergia con la

sollevamento pesi, diversi per
parte superiore e inferiore del corpo
4-5 routine
essenziali

quando necessario
Esercizi quotidiani
di flessibilità

esercizi per addominali e dorsali,
ino a 600 ripetizioni

Cia che hanno reso obsolete le
vecchie distinzioni tra soldato
e spia. Migliaia di imprese armate e centinaia di omicidi mirati, che in qualche caso hanno
provocato (ad esempio nella liberazione di un ostaggio) anche le perplessità di chi è stato
salvato («C’era bisogno di uccidere tutti i rapitori?»).
«La guerra non è quella bella
cosa che negli Stati Uniti credono sia», ha confessato Britt
Slabinski, ex membro del
Team 6 e veterano delle guerre in Afghanistan e Iraq. Troppo alto il numero dei civili
(spesso innocenti) vittime delle incursioni delle “squadra
speciale” (dai villaggi afgani
sono arrivate accuse documentate), troppo alto il numero dei caduti anche nel Team 6
dei Seals, una mezza dozzina di
“episodi” sono finiti sotto le
lenti dello Jsoc (gli investiga-

Esercizi per
la prevenzione
degli infortuni

stretching personalizzato

tori della Marina) e non sono
pochi, sia tra gli ex che tra gli attuali membri, a domandarsi se
il ritmo incessante delle operazioni non abbia logorato la “cultura d’élite del Team 6”.
Per Bob Kerrey, l’ex senatore democratico che fece parte
dei Navy Seals durante la guerra nel Vietnam, le squadre speciali (non solo il Team 6, anche
i loro pari dell’Esercito, la Delta Force) sono usate troppo:
«Sono diventati una sorta di 1800 (il classico numero verde), tutti li chiamano». All’inizio il Team 6 era composto solo
da due gruppi di assalto, chiamati “blu” e “oro” (i due colori
della Marina degli Stati Uniti).
I primi, che hanno come insegna la classica bandiera nera
dei pirati e sono chiamati “the
Bad Boys in Blue”, sono da sempre i più gettonati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FONTE: Reuters

1 corsa o nuoto lento
su lunga distanza
senza interruzioni

Armi ed equipaggiamento

Carabina M4
con lanciagranate

L’OSTAGGIO

Nel 2010 i Seals
tentarono
di liberare
la cooperante
inglese Linda
Norgrove, rapita
dai Taliban,
ma lei rimase
uccisa nel raid

Pistola
mitragliatore
MP5 9mm

Pistola 9 mm

Fucile
di precisione
PSG-1

IL TESTIMONE

Il dottor Dilip
Joseph, cittadino
Usa ostaggio
in Afghanistan,
accusa i Seals
di avere ucciso
a freddo e senza
necessità uno
dei suoi rapitori

Visore notturno

Radiosegnalatore
crittografato

37

R2
Il caso

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

L’ora di Wiggins
su un mezzo da
200mila euro
è l’ultimo dei
record nati
in laboratorio

Dalla bici bolide
agli sci razzo
così la ricerca
brucia i record
ALESSANDRA RETICO

IL CASO TENNIS

SE IL PROGRESSO
CANCELLA
LA CREATIVITÀ
DI UN GIOCO
GIANNI CLERICI

I

GLI SPORT

A

volare con
quella bici un po’ così, due ruote e un manubrio senza un orpello, una smanceria, una civetteria, Sir Bradley
Wiggins pare un eroe vintage,
un romanzo di Philip K. Dick,
una figurina del passato. Macché. Sotto il caschetto dorato e
gli occhialoni da formicona, il
baronetto inglese ha stabilito il
record dell’ora su pista (54,526
km) su una macchina del futuro. “Bolide” si chiama la bicicletta disegnata per lui dall’italianissima Pinarello, e anche il nome sa di fantascienza anni Cinquanta, di marziani dell’infanzia e di brum brum. Questo archetipo di semplicità, anzi di
radicalità, ha preso il posto delle bici astruse e complicate di
prima coi loro record. Il Bolide è
l’anno zero, con un patrimonio
di diavolerie: tutto liscio per ridurre la resistenza aerodinamica, la forcella non è tonda ma
dritta e quasi appiccicata alla
ruota anteriore per bloccare il
passaggio dell’aria, il telaio è
una monoscocca in carbonio da
stampo unico che lo rende più rigido e leggero, il manubrio da
600 grammi è in titanio fuso in
VEDERLO

Racchette col software,
scarpette da un etto per i
100. E nel nuoto primati
anche senza “costumoni”
polvere con un laser e disegnato
dopo la scannerizzazione in 3D
delle braccia di Wiggins che fatto il record ha alzato al cielo come fosse una piuma il suo gioiello: 7 chili in tutto. Per costruire
la sua piccola infinita astronave
ci hanno lavorato 50 persone
per un costo da appartamento
(in provincia): 200mila euro.
Ma ne valeva la pena: la casa stima un risparmio di watt del
20% rispetto alle bici tradizionali e per aerodinamicità questo Bolide è migliorato del 7,5%.
Il vantaggio, se non la ricchezza, si nasconde nel poco. In una
tecnologia che apparentemente si scarnifica e quasi azzera
nelle forme ma si moltiplica nei
contenuti.
Lo sport sposta la frontiera
dell’innovazione sempre più
avanti, anche quando fa il verso
al retrò. Negli sport invernali,
per esempio. C’è stata un’epoca
in cui tutto è stato esasperato
nella costruzione degli sci, dai
materiali sempre più sofisticati
alla cosiddetta sciancratura,
cioè la sagoma ai lati e al centro
dell’attrezzo per determinare il

54,526
Bradley Wiggins
festeggia a Londra
il record dell’ora
stabilito a Londra
in 54,526 km
LA BICICLETTA

Linea classica ma hi-tech:
la bici Pinarello del record
dell’ora di Wiggins pesa 7
kg, il manubrio disegnato
con lo scanner in 3D del
corridore. 200mila euro

GLI SCI

I nuovi sci si ispirano al
vintage, mantenendo un
cuore tecno per materiali e
sagome: sciancrati per
curvare in velocità, corti
per aumentare la potenza

I COSTUMI DEL NUOTO

Si è tornati al tessuto nei
costumi del nuoto dopo la
messa al bando nel 2010
del poliuretano che ha
prodotto tra 2008 e 2009
140 record del mondo

IL TENNIS

Dal legno alle fibre di
carbonio: nelle racchette da
tennis conta anche la
“personalizzazione” di
lunghezza, piatto corde,
tensione, manico e peso

raggio di curva. Più sciancrato
è, più lo sci gira e fila. Specie se è
corto. Altro che bolidi, gli sci sono diventati razzi da oltre 100
km orari (in discesa). Tanto da
consigliare la federazione internazionale a cambiare un paio di
anni fa le regole per ragioni di sicurezza specie per la specialità
del gigante: da 185 a 195 cm di
lunghezza minima gli uomini, e
da 180 a 188 cm per le donne.
Per il resto, rimangono motori
anche quando sembrano due
pezzi di legno e anzi a due tronchi d’albero vogliono somigliare nel look.
Il ritorno dell’umanità, ma
negli ultracorpi. Scarpette da
neanche un etto per correre i
100 metri dell’atletica, le fibre
di vetro nelle aste per il salto, le

fibre di carbonio nel rovescio a
una mano (questo sì, gesto ormai alieno nel circuito) di Wawrinka il neo vincitore del Roland
Garros. Ma date la racchetta
dello svizzero in mano a un altro
campione: potrebbe finire in un
torneo di quartiere. Lunghezza,
piatto corde, tensione, manico
e peso sono ormai uno studio da
sartoria, modellato su ciascuno.
Customizzazione, la chiamano.
Le armi giuste a ciascun cavaliere. Anche a quelli dimezzati:
le protesi di Oscar Pistorius, le
cheetah in fibra di carbonio che
portarono dopo una lunga battaglia legale l’ex Blade Runner
sudafricano a disputare l’Olimpiade dei normodotati di Londra 2012, primo atleta biamputato della storia a riuscirci.

A ognuno la sua libertà di tecnologia. Lo stile non più. C’è stata un’era nel nuoto dove tutto è
sembrato possibile con i costumoni in poliuretano che in appena due anni dal febbraio
2008 hanno fatto cadere 140 record del mondo. Solo ai mondiali di Roma 2009 stabiliti 43 primati, tra cui quelli di Federica
Pellegrini nei 200 e nei 400 stile
libero (il primo, resiste). Il superbody creò un maremoto: finirono al bando dal gennaio
2010. Si è tornati al tessuto e alla solita battaglia della scienza
per ridurre il “drag” (la resistenza del fluido). Ma i record
non sono finiti, il vecchio stile
funziona e vince. Sarà pure vintage: ma tutto scorre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ERI ci siamo trovati d’accordo, Mc Enroe e il povero vecchio che ci aveva pesantemente litigato, la
volta che John suggerì alla moglie del Presidente del Queen’s
un certo uso della racchetta, o
meglio del manico della stessa.
Ci siamo trovati d’accordo che il
“progresso“ non sempre è tale,
ma è una versione di “regresso”.
L’esempio di Wawrinka, che ci
ha entrambi entusiasmati,
John alla TV e io seduto su un
gradino della tribuna, era tale
da spingerci a ricordare non solo il rovescio – back hand – di
una volta, ma il fatto che i nuovi
strumenti, in materiali spaziali, abbiano prodotto un gioco infinitamente meno creativo,
una sorta di raffinatissima fabbrica tecnologica per il rinvio
della palla.
John fu, per un vano periodo di proteste, il capo di un
Club del quale feci parte, che
svolse un tentativo, secondo
i progressisti, anacronistico,
in favore di un ritorno alle
racchette di legno. Non eravamo soltanto un gruppo di
vecchi superati, amanti di
tempi superati, se nel baseball americano, lo sport più
professionistico che ci sia, i
boss avevano deciso il ritorno alle mazze di legno, dopo
un anno di fuori campo troppo facili e numerosi, con palle colpite da mazze di plastica.
Nel tennis erano via via
scomparsi gli artisti digitali,
capaci di vincere con manine
benedette, era scomparsa
una creatività che aveva fatto paragonare simile giuoco
a un’arte minore. Nel tennis
una scoperta del grande Lacoste, erede di una famiglia
capace di produrre gli aerei
Caravelle, non solo le magliette col coccodrillo, ma
una racchetta metallica
chiamata in USA T2000; nel
tennis l’applicazione dei materiali usati per cambiare lo
sci da Mr Head; nel tennis,
nonostante le nostre accorate considerazioni, avevano
prevalso un mio amico francese, De Kermadec, e un mio
amico inglese, Gray, membri di una commissione della
Federazione Internazionale
che aveva ammesso nuovi
materiali e ovali di doppia capacità, all’insegna di una frase che mai dimenticherò
«Non si può fermare il progresso».
Si è arrivati a computer collegati con un lettore in plastica, infilato nel manico, che
permette al giocatore di ravvisare le cause dei colpi errati. Si arriverà, secondo un
amico del ramo, alla racchetta che non sbaglia, a meno di
essere dei geni a rovescio.
Quel che sta avvenendo alle
racchette è la causa di una banalizzazione, di una standardizzazione di un gioco nel
quale lo strumento era simile
ad una chitarra, un violino.
Chissà come mai il progresso
ha prodotto un’altra cosa,
chiamata inquinamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

RSalute
LA REPUBBLICA

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015/NUMERO 880

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA DI GETTY IMAGES

Calcoli. Reni,
cistifellea, ghiandole salivari, come evitarli
Le lettere. Pillole&sesso, sonno, herpes zoster: gli esperti rispondono

Punture d’insetti
Difendiamoci

Api, vespe e calabroni
sono i più temuti
per il dolore provocato
dal pungiglione
Ecco come estrarlo
E come riconoscere
una reazione allergica
bloccandola in tempo

Alimentazione.I cardiologi indagano la dieta degli italiani. E scoprono che sono pochissimi quelli che a tavola tengono lontano il rischio cardiovascolare
Harry Potter.Come il famoso personaggio riesce ad educare i suoi giovani lettori alla cultura scientifica. Il segreto? Sta proprio nella sua magia, che non è onnipotente
Benessere.In previsione della “prova costume” ecco le ultime novità e i consigli per combattere l’inestetismo che non risparmia quasi nessuna donna: la cellulite
> NOI & VOI

GUGLIELMO PEPE

Tutta la verità sul “cartello”

U

N FARMACO venduto a cifre esorbitanti quando ce n’è uno
uguale che costa quaranta volte di meno. Un comportamento molto discutibile delle istituzioni sanitarie. Una
possibile truffa. È il caso Avastin-Lucentis, due farmaci equivalenti che curano la maculopatia, una grave malattia della retina.
Le aziende Roche e Novartis fecero «cartello», imponendo il prodotto più costoso. Così furono multate dall’Antitrust per 180 milioni di euro. Anche il ministero della Salute chiese i danni: per 1,2
miliardi. Ma nonostante tutto ciò, l’Agenzia del farmaco (Aifa) e
il ministro non imposero alle strutture sanitarie pubbliche di utilizzare il prodotto meno caro. Perché? Ora vogliono saperlo la Società Oftamologica Italiana, che si è rivolta alla Procura, e Sel, che
ha presentato un’interrogazione in Parlamento. Siamo all’opposto della lotta agli sprechi? Sì. E forse di fronte ad uno scandalo di
proporzioni enormi. Nel qual caso c’è chi dovrà risponderne.
guglielmpepe@gmail. com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

la Repubblica

RSALUTE/ IN PRIMO PIANO

ENDO
CRI
NO
LOGIA
Ormoni
L’endocrinologia,
la medicina che studia
gli ormoni e cura le
disfunzioni delle
ghiandole che
li producono, volta
pagina. Per gli anni
a venire e per la salute
ormonale
e riproduttiva delle
future generazioni,
l’imperativo è:
prevenire e
comunicare.
Al 38° Congresso della
Società italiana di
endocrinologia (Sie)
gli oltre mille esperti
riuniti a Taormina,
hanno parlato di
tiroide, pancreas e
ipofisi ma anche
fertilità, salute
sessuale e della
riproduzione,
e alimentazione.
Il sistema ormonale,
che manda segnali
solo quando è
squilibrato, è
influenzato da stili
di vita scorretti
e da fattori di rischio
ambientali, in
particolare quelli
che ormai noti come
“interferenti
endocrini”, dai
pesticidi ai derivati
della plastica e ai
farmaci. Mai come
oggi è necessario
favorire la
prevenzione primaria
e secondaria.
«Il cibo, che a me
piace definire un
“para-ormone”, lavora
in prima linea con gli
ormoni prodotti
dall’organismo per
farci star bene e
l’alimentazione —
dichiara Andrea Lenzi,
presidente eletto di
Sie e direttore di
Fisiopatologia medica
al Dipartimento di
medicina
sperimentale
dell’Università
Sapienza di Roma —
fa parte integrante
di quel processo di
crescita della cultura
endocrinologica che
adesso vogliamo
promuovere tra
i medici e nella
popolazione».
Un tremore, una fame
eccessiva così come
l’inappetenza,
cambiamenti del
sonno sono segnali di
qualcosa che non va a
livello ormonale e
vanno interpretati
dall’endocrinologo».
(mp. salmi)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

40

Ambiente. Ci attaccano per nutrirsi o per proteggere il loro territorio
Ecco come difendersi dalle punture degli insetti. Dal prurito al bruciore al ponfo:
rimedi naturali ma anche cure antistaminiche e creme cortisoniche

Api, zanzare & Co.
istruzioni
per neutralizzarle
LIVIA GAMONDI

G

LI insetti attaccano l’uomo per difendersi e
per nutrirsi. Le vespe possono pungere più
volte, mentre le api possono colpire una sola volta nella loro vita. Il calabrone provoca
reazioni più intense dovute a una quantità
di veleno maggiore. Molte specie, infatti, hanno veleno
o sostanze irritanti nel pungiglione. Nella maggior parte delle persone queste punture non sono pericolose, ma
provocano fastidi. Nella zona dove si è stati punti in genere compare un ponfo, un rigonfiamento circoscritto
della pelle, di forma irregolare e tondeggiante, liscio, di
colorito rossastro, circondato da un alone arrossato. Di
solito causa prurito, dolore o bruciore a seconda della
specie. Il ponfo, che si forma nel giro di pochi secondi e
scompare più o meno rapidamente, è causato dalla saliva o dal pungiglione dell’insetto.
Quando si viene punti la prima cosa da fare è estrarre
il pungiglione, se rimasto conficcati. Non usare le pinzette, meglio le mani, facendo attenzione a diffonda la
minor quantità possibile di veleno. Mai schiacciare la
parte punta tra due dita, come per dare un pizzicotto,
perché spreme dal pungiglione altro veleno. Se a pungerci è stata un’ape, il cui pungiglione è seghettato, usare una punta smussa, un’unghia va benissimo, con un
movimento dal basso verso l’alto.
Sulle zone interessate dalle punture applicare impacchi ghiacciati per rallentare l’azione del veleno. Un
rimedio efficace e dall’effetto quasi immediato è passare sulla zona colpita un batuffolo di cotone imbevuto di
ammoniaca che trasforma le molecole tossiche iniettate dall’insetto in composti innocui: in pratica disattiva il
veleno diminuendo i fastidi. Per alleviare il dolore è utile la somministrazione di analgesici o antistaminici.
Per prevenire il rischio di un incontro ravvicinato, ci
sono alcuni facili comportamenti da adottare. Meglio indossare abiti chiari, i colori scuri ed accesi attirano gli insetti, con maniche lunghe e pantaloni lunghi, che coprano la maggior parte del corpo, le zone più colpite sono testa, braccia e gambe. Evitare l’uso di profumi. Anche bevande zuccherine e cibi sono una calamita per gli
insetti. Inoltre, durante le giornate ventose entriamo
più facilmente in contatto con loro perché abbassano i
“corridoi di volo”.
L’estate è anche la stagione delle zanzare,
che individuano le loro vittime attraverso
stimoli olfattivi, ma spesso sono attratte
anche dal calore del corpo o dai colori. Attraverso i sensilli, particolari recettori
che si trovano nelle antenne, l’insetto
percepisce gli odori secreti dalla pelle,
dal sudore e sprigionati nell’ambiente. Queste antenne permettono di intercettare l’obiettivo di notte o in luoghi bui. In particolare per le aggressioni delle zanzare le ore più a rischio sono
quelle che vanno dal tramonto alle prime ore del mattino, anche se è possibile,
in particolari zone con alto tasso di umidità, essere colpiti durante il giorno.
«Quando si è punti da una zanzara — informa Gabriele Scarabelli, Dermatologo Azienda
Ospedaliera San Gerardo
di Monza — si possono
usare creme cortiso-

niche. Nel caso sia interessata una
sede particolare come la palpebra, il
prurito intenso e l’edema, causati dalla
puntura di una zanzara, possono essere trattati con antistaminici per uso orale e creme cortisoniche. Lo stesso tipo di trattamento può essere
impiegato per gestire la puntura di un’ape o di una vespa. Se la puntura interessa un bambino si utilizzano creme a base di cortisone di media e alta potenza per un paio
di giorni. I repellenti in commercio sono piuttosto efficaci nel tener lontani gli insetti e normalmente, se usati secondo le indicazioni, non creano problemi. Per i bambini meglio la versione pediatrica.
I rimedi naturali contro le punture di insetti sono principalmente di due tipi: preventivi e lenitivi. Sono dispo-

la Repubblica

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

41
PER SAPERNE DI PIÙ
www.federasmaeallergie.org
www.siica.it

LE REAZIONI

Imenotteri
centomila specie
pronte a crearci
mille problemi
differenza c’è tra una
reazione normale alla
puntura di insetto e una
reazione allergica? Saper riconosce la differenza può salvare la vita a moltissime persone, dato che
il 90% degli italiani, si stima, sia
punto almeno una volta dagli
Imenotteri. È un “ordine” che
comprende oltre 100.000 specie
di insetti, i più comuni: api, vespe
e calabroni.
«Ogni anno oltre 5 milioni gli
italiani vengono punti da Imenotteri — dice Maria Beatrice Billò, coordinatrice di Punto nel Vivo e specialista in Allergologia

C

HE

nibili lozioni, stick e creme a base di olio essenziale di citronella, basilico e geranio. Per lenire prurito e bruciore
e decongestionare il gonfiore, evitando infezioni, molto
efficace è l’olio essenziale di lavanda, basta applicare alcune gocce direttamente sulla zona interessata e in pochi minuti si sentirà il beneficio. Anche il gel di aloe vera o l’oleolito di calendula applicati sul ponfo aiutano a
calmare il prurito e bruciore in pochissimi minuti.
Utile anche l’omeopatia — informa Elio Rossi, responsabile dell’Ambulatorio di omeopatia USL2 Lucca
— «Ledum palustris per bocca, in bassa diluizione, 2 o 3
volte al giorno, è utile per le punture di zanzare, specialmente sui bambini. Viene utilizzato anche preventivamente per ridurre il fastidio causato dalle punture.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

degli Ospedali Riuniti di Ancona
— Si stima che da 1 a 8 su 100 sviluppi una reazione allergica di
cui, in genere, non conosce i rischi. L’allergia al veleno degli
Imenotteri può innescare iperreazioni localizzate (dal 2,4% al
26%) o estese (dall’1% al 8,9%)
sino a coinvolgere i sistemi respiratorio e cardiocircolatorio, con
complicanze anche letali. Sono
circa 10 i decessi all’anno accertati in Italia».
Se la reazione locale, a differenza di quanto descritto nell’articolo a sinistra, supera i 10 cm di
diametro e dura per alcuni giorni,
è consigliabile rivolgersi al pronto soccorso e dopo 3 o 4 settimane
sottoporsi alle prove allergiche.
Nel caso di una reazione allergica che arrivi a dare difficoltà respiratorie, l’allergologo valuterà, come primo presidio, se dotare il soggetto di un dispositivo
salvavita di adrenalina autoiniettabile. E poi inizierà il trattamento preventivo vero e proprio, l’immunoterapia allergene-specifica
(AIT) che serve a ridurre la reattività anomala del paziente al veleno di api, vespe & Co. L’efficacia

protettiva è stimata intorno al
90% e l’effetto protettivo dura
parecchi anni.
L’autoiniettore di adrenalina
invece è uno strumento medico
che consente di immettere nel
circolo sanguigno questo neuromediatore in appena circa 10 secondi. L’adrenalina ha la capacità di bloccare quella “cascata”
di reazioni biochimiche - innescate dal contatto con il veleno solo
nei soggetti ipersensibili - che arrivano ad ostacolare la respirazione ed alterare la funzione cardiovascolare e che possono risultare anche letali.
“Punto nel vivo”, la prima campagna di informazione sull’allergia al veleno degli imenotteri durerà tutta l’estate. L’iniziativa è
promossa da 25 esperti che fanno
riferimento ai principali Centri
Allergologici specializzati nella
diagnosi e terapia all’allergia al
veleno degli imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie
Onlus con pagina Facebook, dove
è isponibile è l’elenco dei centri
specializzati.
(l. g.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

90%
È la percentuale
di italiani che rimane
vittima, nel corso
della propria vita
di almeno
una puntura
da parte di api,
vespe o calabroni

Allergia
Il veleno degli
Imenotteri può
innescare allergie
locali (dal 2,4% al
26% dei casi) o
estese (dall’1%
al 8,9%) sino a
coinvolgere i sistemi
respiratorio e
cardiocircolatorio

la Repubblica

RSALUTE/ LA MEDICINA

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

42
PER SAPERNE DI PIÙ
www.anmco.it
www.iss.it

33 per cento

LARN

11 per cento

14 per cento

degli italiani dai 35 ai
74 anni consuma
una quantità di
verdura e di pesce
adeguata

La sigla indica, in
pratica, le quantità
giuste dei vari alimenti
da assumere nella
settimana

Gli uomini che
seguono abitudini
alimentari sane. Le
donne sono oltre
il doppio (24%)

degli uomini e 15
per cento delle
donne non eccede
nel consumo di
dolci

Lo studio. Al congresso dei medici cardiologi ospedalieri presentato
l’Atlante sulla Salute degli italiani. Solo un terzo consuma verdure e pesce
nelle dosi suggerite, meglio per frutta e formaggi. Molti eccessi con i dolci
ALI
MENT
AZIO
NE
Mamme
Come cambia una
mamma dopo il primo
anno di vita del
proprio bambino?
Come si comporta
davanti alla crescita
del suo bambino e
come cambia il suo
rapporto con il lavoro?
Sono i temi del
sondaggio “Fidati del
Cuore”, realizzato da
Mellin in
collaborazione con
Fattore Mamma,
primo network di
mamme blogger
d’Italia, su un
campione di oltre 500
madri italiane fra i 18 e
i 50 anni, con un solo
figlio (54,94%) e con 2
figli (35,57%).
Crescita: l’altezza,
parametro base per le
mamme del passato,
oggi, in 9 su 10 si
concentrano invece su
linguaggio e sana
alimentazione.
A colazione, al Centro sud ,latte, biscotti e
alimentazione
specifica per l’infanzia
è la scelta dell’85%
mentre al Nord scende
al 70%. Queste
percentuali scendono
ulteriormente
quando, compiuto
il primo anno, si passa
agli altri 2 pasti del
giorno in cui i prodotti
specifici per il
bambino scendono
al 42% dei casi.
Il primo anno segna
anche l’entrata, come
punti di riferimento,
dei nonni, che
aumentano il tempo
trascorso con i
bambini. Diminuisce
invece l’ascolto delle
altre mamme, con cui
ci si confronta in rete
(45% dei casi).
Il ritorno al lavoro
dopo il primo
compleanno è più
complicato per tutte le
mamme, ma più al Sud
(56%) che al Nord
(70%). Nessuna
differenza NordCentro-sud nella
classifica delle
problematiche accese
dalla ripresa del lavoro:
la prima è conciliare
lavoro e maternità
(34% delle
intervistate), seguita
dalla difficoltà dovuta
al distacco (23%).
Il 22% ammette che
sente determinante
il poter contare su un
aiuto per la gestione
del bambino.

Rispettare le regole
per un cuore sano
ALESSANDRA MARGRETH

L

A SALUTE del cuore passa anche
dalla tavola. Ma non sempre le
buone regole vengono rispettate,
e gli italiani sono ancora esposti al
rischio di malattie cardiovascolari. L’allerta viene dal Primo Atlante sulla Salute Cardiovascolare degli Italiani in lingua
inglese. La ricerca è stata presentata all’Expo di Milano, al termine del congresso nazionale Anmco, l’Associazione dei Medici
Cardiologi Ospedalieri. All’iniziativa ha preso parte anche l’Istituto Superiore di Sanità.
Quattro anni (2008-2012) passati sotto
la lente d’ingrandimento per verificare se si
sono rispettate le raccomandazioni su ali-

L’adesione
L’indagine Anmco
conferma che
l’adesione ad uno
stile di vita corretto
aumenta con il
livello degli studi
raggiunto.

menti e porzioni indicate dai Larn (Livelli di
Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed
energia). Risultato, solo un terzo degli italiani dai 35 ai 74 anni consuma una quantità
di verdura e di pesce adeguati. Meglio i consumi di frutta e formaggi. Ma questo è un
Paese di golosi: solo il 14 % degli uomini e
15% donne mangia dolci nella giusta misura. Da notare alcune differenze di genere:
l’11% degli uomini e ben il 24% delle donne
segue un comportamento alimentare considerato sano.
Un capitolo a parte ha fatto luce sulle abitudini degli anziani dai 75 ai 79 anni: la grande maggioranza di loro non consuma quantità adeguate di verdure e di pesce, mentre
pure in questi “anni d’argento” si gustano

FLASH

Aritmia/1

troppi dolci. Anche l’alcol andrebbe limitato. La dieta mediterranea cui si ispira un regime alimentare corretto non è ancora abbastanza seguita.
Cura, diagnosi e sorveglianza in tempo
reale. Un altro tema dibattuto al congresso
è l’importanza della telemedicina nella gestione dello scompenso cardiaco. Spiega Furio Colivicchi, vicepresidente nazionale
Anmco: «La tecnologia è un prezioso aiuto
nel monitoraggio dei pazienti cronici. Oggi
è possibile, grazie alle tecnologie bluetooth/wireless, seguire questi malati a distanza e ottenere informazioni utili a modificare la terapia. La telemedicina potrebbe
ormai deospedalizzare i pazienti più complessi. Si sta imparando sempre meglio a individuare il paziente ideale cui proporre il
monitoraggio a casa e quali parametri siano
quelli da tenere sotto controllo. Fondamentale l’integrazione tra ospedale e territorio.
La gestione del paziente con scompenso cardiaco con la telemedicina riduce del 30-35%
la mortalità e del 15% le ospedalizzazioni. In
futuro, anche a causa di risorse sempre più
scarse, la telemedicina si affiancherà a cardiologo, infermiere dell’ambulatorio e medico di base».
Anche sulle leggi c’è molto da dire.
L’Anmco ha presentato il Libro Bianco su
“Cardiologia e nuovi standard”: il volume dimostra gli effetti negativi dell’applicazione
del Regolamento, già in Gazzetta Ufficiale,
che determinerà profonde variazioni nell’assetto della rete ospedaliera. A essere penalizzata sarà soprattutto l’area cardiovascolare. Ad esempio, gli attuali 8.534 posti
letto in cardiologia verranno ridotti del
43%, e delle 823 strutture di Cardiologia,
581 saranno cancellate.
Avverte Michele Massimo Gulizia, presidente Anmco: «Le strutture cardiologiche

L’allarme dell’Anmco: nuova rete
ospedaliera, saranno dimezzate
le strutture di Cardiologia
italiane si ridurranno di 2/3, cancellando di
fatto il network assistenziale che ha consentito alla nostra cardiologia di essere tra
le migliori del mondo per qualità e tempestività di intervento. Le cardiologie spariscono soprattutto dagli ospedali con pronto
soccorso. La desertificazione delle strutture
pregiudica di fatto i livelli essenziali di assistenza, cancellando per di più la competenza cardiologica nel 61% degli ospedali.
L’Anmco ritiene indispensabile una riflessione sugli assetti determinati dai nuovi
provvedimenti e propone una serie di modifiche».
Conclude il presidente: «Il Regolamento
inoltre non fa riferimenti alla riabilitazione
cardiovascolare, attività strategica per le
reti ospedaliere, dimenticando l’importanza della Rete per lo Scompenso Cardiaco, le
Aritmie, la Prevenzione e la Riabilitazione.
Ignorati anche il Dipartimento Cardiovascolare, fondamentale per una corretta governance in area cardiovascolare, e le risorse umane e tecnologiche, fondamentali per
il successo di qualunque Sistema sanitario.
L’arretramento dell’offerta di assistenza
cardiovascolare è un rischio che non possiamo permetterci».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dal recente
congresso annuale
Heart Rhythm a
Boston i risultati
positivi dell’uso
dell’anticoagulante
di nuova generazione
rivaroxaban
in pazienti con
fibrillazione atriale
sottoposti
all’intervento sul
cuore per eliminare
questa aritmia. Nei
pazienti sottoposti ad
ablazione transcatetere in quelli
trattati con
rivaroxaban non
si sono verificati
eventi cardioembolici. In quelli
trattati con
anticoagulanti
di prima generazione
si sono registrati due
eventi (una morte
vascolare e un attacco
ischemico)
e un sanguinamento
grave.

Aritmia/2
Oltre 1.000 cardiologi,
medici
di medicina generale,
internisti e geriatri
in aula per aggiornarsi
sulla gestione dei
pazienti con
Fibrillazione Atriale,
l’aritmia cardiaca più
diffusa a livello
mondiale. Sono i corsi
della prima “Scuola di
Formazione in
Fibrillazione Atriale,
Tromboembolismo e
Nuovi Anticoagulanti
Orali” inaugurata di
recente, promossa
dall’Università degli
Studi Sapienza e
dall’Università
Cattolica Sacro Cuore
di Roma, con il
supporto dell’Alliance
Pfizer-Bristol-Myers
Squibb. Obiettivo
principale del corso è
migliorare la
conoscenza e
l’appropriatezza delle
strategie
terapeutiche, che da
circa due anni si sono
evolute grazie
all’avvento dei Nuovi
Anticoagulanti Orali,
NAO, caratterizzati da
un profilo migliore in
termini di sicurezza,
maneggevolezza ed
efficacia rispetto ai
vecchi dicumarolici
nella prevenzione
dell’ictus causato
dalla fibrillazione
atriale.

RSALUTE/ LA RICERCA

la Repubblica

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

43
PER SAPERNE DI PIÙ
www.highcareprojects.eu
www.sicardiologia.it

Mal di montagna. Un libro riporta
le conclusioni di 11 anni di studi. Il dato più significativo:
più si va in vetta più aumenta la pressione arteriosa

PER
SAPER
NE
DI PIÙ

Avventure
(e problemi)
in alta quota

Per i seguaci della
“zona” ecco “La Zona
Mediterranea” edito
da Sperling & Kupfer,
autori Barry Sears,
ideatore statunitense
della nota dieta, e la
nutrizionista Daniela
Morandi. La strategia
alimentare di Sears
“bilanciata,
antinfiammatoria e
ipocalorica”, propone
tre pasti e due
spuntini giornalieri
con carboidrati,
proteine e grassi
nel rapporto calorico
40 -30 - 30, consumo
quotidiano di omega3, dei polifenoli
antiossidanti di frutta
e verdura colorate ed
attività fisica. La Zona
Mediterranea,
precisano gli autori,
non è una variante
della mediterranea.
Nelle due “piramidi
alimentari”, spicca
il collocamento
opposto di pane,
pasta e cereali:
in fondo (in
abbondanza) nella
mediterranea, in cima
(consumo moderato)
nella Zona. «Nessuno
sa quantificare
il fabbisogno calorico
quotidiano per
mantenere il peso
forma con l’antico
regime alimentare sostengono gli autori né quante proteine al
giorno assumere. La
Zona mediterranea è
l’evoluzione della
mediterranea con una
strategia per ottenere
i massimi risultati utili
per la salute». Replica
Andrea Ghiselli,
Centro di Ricerca per
gli Alimenti e la
Nutrizione: «Ridurre o
eliminare pasta e pane
significa abbandonare
le ragioni stesse di
successo della dieta
mediterranea.
Affermare che
consumiamo troppo
pane e pasta è un falso
storico. Anzi, ne
consumiamo sempre
meno. I cereali sono
da sempre la base
energetica della dieta
mediterranea, non
certo il pesce o i
polifenoli.
Ingrassiamo non
perché consumiamo
troppi amidi, ma
perché mangiamo
troppo di tutto e non
ci muoviamo più».
(a. margreth)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

INFOGRAFICA PAULA SIMONETTI

La dieta

UNA esperienza molto comune in
montagna: ad alta quota il respiro si
fa affannoso, capogiro, senso di nausea. Il mal di montagna può colpire
escursionisti che salgono a grandi
altezze, ma qualche disturbo può essere avvertito anche dal turista che arriva a 2000 metri per il fine settimana. Salire in alta montagna, tuttavia, può creare problemi anche più
importanti, a carico del cuore e della pressione del sangue. Un libro pubblicato recentemente riporta le conclusioni di undici anni di
studi su questo argomento.
Nel volume (realizzato con il contributo non
condizionato di Bayer) sono raccolte le esperienze di numerose spedizioni scientifiche ad
alta quota sul Monte Rosa, le vette della catena dell’Himalaya e quelle andine, nell’ambito
di un progetto chiamato HIGHCARE (HIGH
altitude CArdiovascular REsearch) (sito
www.highcareprojects.eu). Autore del libro e
coordinatore del progetto è Gianfranco Parati, professore ordinario di Medicina Cardiovascolare all’università di Milano-Bicocca e direttore del dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Neurologiche e Metaboliche dell’UC di
Cardiologia, Ospedale S. Luca, Istituto Auxologico Italiano di Milano.
Uno dei principali problemi dell’alta quota,
che genera anche il mal di montagna, è l’ipossia ipobarica. Si tratta di una minor disponibilità dell’ossigeno nell’organismo per la ridotta

È

Il progetto è coordinato
dal professor Parati
dell’università Milano Bicocca
pressione dell’aria conseguente all’altitudine. L’esposizione prolungata a questa condizione causa modificazioni in varie funzioni biologiche, in particolare quella cardiovascolare.
Spiega Gianfranco Parati: «Abbiamo pensato di usare le montagne come modello per
capire cosa succede al corpo quando si verifica
una carenza di ossigeno. Sono stati trial clinici
veri e propri ad alta quota. Ad esempio, per la
pressione arteriosa, abbiamo dimostrato
chiaramente per la prima volta che sale in modo significativo proporzionalmente all’altitudine. Inoltre l’aumento maggiore si è osservato nelle ore notturne, in relazione al fatto che
in montagna si respira peggio di notte, quando tra l’altro si verifica il cosiddetto ‘respiro periodico’. Cioè un alternarsi di apnee (brevissime interruzioni del respiro nel sonno) e iperventilazione».
Un consiglio pratico a chi va in montagna?
Risponde Parati: «Soprattutto dai 55-60 anni
in poi è importante farsi controllare prima dal
medico, specie se si ha la pressione alta. È possibile anche eseguire test da sforzo specifici.
Una visita potrebbe rivelare qualche disturbo
che, se non scoperto prima della salita, darebbe problemi in quota. Possono esserci malesseri anche a quote non molto alte, ad esempio

2000 metri. Contro il mal di montagna esistono poi alcune tecniche, come imparare la respirazione lenta, un respiro ogni 10 secondi,
per utilizzare a pieno le capacità polmonari. Ci
sono anche farmaci che riducono meglio di altri la pressione ad alta quota».

Studiare gli effetti della bassa pressione dell’aria sull’organismo è utile anche per patologie da ridotta disponibilità di ossigeno, come
apnee del sonno, insufficienza respiratoria e
cardiaca.
Il progetto Highcare ora sta indagando di ef-

fetti in chi lavora per lunghi periodi in alta quota. E quelli di quote inferiori ai 2.500 metri, percepita come non pericolosa. Ma su cui è meglio
approfondire.
(alessandra margreth)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FLASH

Polmone
Dal congresso
dell’American Society
of Clinical Oncology i
risultati di uno studio
di fase 2, quella
in cui si fa una prima
verifica della reale
efficacia, su veliparib,
con carboplatino e
paclitaxel, in pazienti
con tumore
polmonare “non a
piccole cellule”,
metastatici, non
trattati e fumatori. «I
risultati dello studio
supportano
l’ulteriore
valutazione di questo
regime
di sperimentazione
in fase avanzata», ha
spiegato Suresh
Ramalingam,
professore di
ematologia e
oncologia medica,
Emory University.
«Veliparib ha
mostrato risultati
interessanti quando
combinato con
chemioterapia nel
sottogruppo dei
pazienti fumatori».

Mieloma
Mieloma multiplo.
Incoraggianti i
risultati di uno studio
sperimentale di fase
1b su venetoclax
insieme a bortezomib
e desametasone. Il
tasso di risposta è
stato dell’83% nei
pazienti insensibili
al solo bortezomib.

la Repubblica

RSALUTE/ LA PREVENZIONE

> A TAVOLA
EUGENIO DEL TOMA

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

44

Colecisti. Colpiscono soprattutto chi ha una malattia
infiammatoria intestinale ma anche chi è predisposto
geneticamente. La dieta corretta: evitare tutti gli alimenti grassi

FRUTTA
NON
PILLOLE
I “nutrizionisti”,
medici o non medici,
si impegnano, come
richiede l’Oms, a
suggerire un maggior
consumo di verdure e
frutta. Le statistiche
indicano però che i
consumi, complice
anche la depressione
economica, sono in
calo, mentre è
aumentato il ricorso
agli integratori, tra cui
multivitaminici e
minerali di cui
abbonda il mondo
vegetale. In
particolare, obesi e
diabetici si orientano
sulle onnipresenti
mele, ritenendo altri
frutti improponibili
per un presunto
sovraccarico
zuccherino che è
risibile rispetto agli
eccessi ipercalorici
creati da diete
ipoglicidiche ma
complessivamente
superiori ai reali
consumi dei pazienti.
Serve più razionalità
nelle scelte per non
mortificare il piacere e
i vantaggi della
varietà alimentare (gli
agrumi sono ricchi di
Vit. C ma non hanno i
carotenoidi di caki,
albicocche, melone).
Le tabelle di
composizione degli
alimenti riportano
per le mele: 94% di
parte edibile, 11
grammi di “glucidi
disponibili”, quasi
niente di proteine e
grassi, con un totale
di 45 kcal per 100g al
netto degli scarti.
Tuttavia, pochi sanno
che pere, pesche,
albicocche, arance,
ciliegie, hanno calorie
quasi equivalenti, se
non minori. Se poi
vogliamo
considerare il melone
il contenuto glucidico
è solo di 7,4 g, al netto
degli scarti la parte
edibile darà solo 33
kcal per 100 grammi.
Insomma,
l’intercambiabilità è
un pregio e i
problemi nascono
soltanto con la
“quantità” delle
porzioni che
assumiamo.
edeltoma@gmail.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Strategie e cure
contro i calcoli
ELVIRA NASELLI

C

OLPISCONO tra il 9 e il 18% della popolazione, le donne due volte più degli
uomini. I calcoli alla colecisti, o cistifellea, però, sono nella maggior parte dei casi asintomatici e vengono scoperti durante
un esame diagnostico eseguito per altri motivi. «La maggior parte delle persone non sa

di averli — spiega Pier Alberto Testoni, primario di Gastroenterologia ed Endoscopia
digestiva all’ospedale San Raffaele Irccs di
Milano — e solo una quota modesta ha sintomi. Il segnale classico è la colica biliare, un
forte dolore che dura ore, con alti e bassi, che
compare in genere dopo i pasti ed è localizzato alla bocca dello stomaco, irradiandosi
poi verso la scapola destra. Quasi sempre si

associa un’alterazione
degli enzimi del fegato,
transaminasi e gamma
Gt». Non sono invece sintomi dei calcoli alla colecisti dispepsia, stitichezza,
cefalea, alterazioni funzionali dell’intestino.
I calcoli non sono tutti
uguali. «Nella colecisti possiamo trovare bile densa, fango o
sabbia biliare — continua Testoni
— e poi calcoli veri e propri, aggregazioni di cristalli di colesterolo, presenti già
nella sabbia e nel fango ma non ancora precipitati e dunque non aggregati. I calcoli di
colesterolo non hanno alcun tipo di legame
con il colesterolo circolante. Il problema è
piuttosto legato al rapporto alterato tra il colesterolo nella bile e i sali biliari che lo sciolgono. Quando, per motivi vari, si abbassa la
concentrazione di sali biliari, il colesterolo non è smaltito correttamente e si accumula tendendo a precipitare e a
formare i calcoli. Questo può accadere per cause congenite, oppure per difetti di assorbimento intestinale, infatti chi
ha una malattia infiammatoria intestinale è più soggetto. Ma i calcoli vengono
anche a chi è predisposto
geneticamente». Altri fattori di rischio: una dieta
molto stretta, la nutrizione parenterale, l’obesità,
la gravidanza in cui si è più
soggette agli estrogeni, la
dieta ricca in grassi ed elevati
livelli di trigliceridi.
Per quanto riguarda la terapia, «in passato si ricorreva molto
all’acido ursodesossicolico — conclude Testoni — che serve per sciogliere il
colesterolo. Però non riusciva a sciogliere
tutti i calcoli e inoltre alla sospensione del
farmaco, i calcoli ritornavano. Oggi si privilegia l’asportazione della cistifellea in lapa-

Più rari, ma ugualmente
fastidiosi, quelli
alle ghiandole salivari
roscopia anche per chi non ha fastidi per prevenire complicanze: si torna a casa uno o due
giorni dopo. Per quanto riguarda la dieta
per i pazienti con calcoli, bisogna evitare
tutti gli alimenti grassi che stimolando la colecisti, possono innescare una colica».
Più rari — ma ugualmente dolorosi — anche i calcoli alle ghiandole salivari. «La saliva è prodotta da tante strutture — precisa
Domenico Cuda, direttore dell’unità di Otorinolaringoiatria dell’ospedale da Saliceto
di Piacenza — ma, in gran parte, dalle ghiandole maggiori, parotidi e sottomascellari.
Le più soggette a calcolosi sono queste ulti-

me perché — essendo situate sotto l’arco
della mandibola con il dotto escretore nel
pavimento della bocca — sono più facili fenomeni d’infiammazione da residui di cibo.
Inoltre la saliva prodotta da queste ghiandole è più mucosa, con una densità maggiore ed è più soggetta a ristagno. I calcoli salivari sono essenzialmente di carbonato di
calcio».
I sintomi sono legati alla dimensione del
calcolo, la prima avvisaglia è la colica salivare. «Se c’è un calcolo — continua Cuda —
quando aumenta la salivazione perché si sta
per mangiare o si sente un profumo di cibo,
la gran quantità di saliva prodotta in pochissimo tempo non defluisce e dilata il
condotto provocando contratture e dolori
violenti al pavimento della bocca o sulla
guancia sotto l’orecchio. Può anche seguire
un forte gonfiore della ghiandola interessata. Se le coliche sono ricorrenti si può in-

la Repubblica

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

45
PER SAPERNE DI PIÙ
www.ospedalesanmartino.it
www.hsr.it

Reni. Ne soffre un italiano su 10
Attenzione al consumo di proteine
animali, sale e cibi ricchi di fruttosio

Quando il calcio
è fondamentale
per allontanare
le coliche
ALDO FRANCO DE ROSE *
L 12% circa della popolazione
soffre di calcoli renali e la
metà di questi ha una recidiva entro due anni. I calcoli di ossalato di calcio, associati a volte a
fosfato di calcio, sono i più comuni (70-80%). Per prevenirli, fino a
poco tempo fa, si sconsigliava
l’assunzione di calcio, di cui sono
ricchi latte e derivati. Oggi però si
è capito che è proprio la carenza
di calcio a favorirne la formazione. La conferma da uno studio
presentato a Milano nell’ambito
dei Dialoghi della Chirurgia per
l’Expo. I calcoli si formano nel bacinetto del rene e, entrando nell’uretere, diretti alla vescica, scatenano la colica con forte dolore
lombare irradiato al fianco e ai genitali, nausea e vomito, febbre e,

INFOGRAFICA PAULA SIMONETTI

I

fiammare la ghiandola».
I fattori di rischio sono disordini del calcio, cattiva igiene orale (tartaro, residui alimentari), disidratazione della bocca, anomalie dei dotti congenite o acquisite (soprattutto in chi ha il bruxismo). Come si interviene? «Non c’è un protocollo ideale —
conclude Cuda — innanzitutto una buona
visita. Se serve, una Rx endorale o una ecografia. In mani esperte la scialoendoscopia
consente di entrare con ottiche molto sottili nei dotti, sia per individuare i calcoli fino a
6 mm, che per rimuoverli. Se le dimensioni
sono maggiori si prova con la litotrissia a ridurne le dimensioni e facilitarne l’espulsione. Oppure con il laser ad olmio per via endoscopica. Per i grossi calcoli l’approccio è
chirurgico endoguidato attraverso il cavo
orale. Raramente è necessario rimuovere la
ghiandola salivare attraverso un’incisione
nel collo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

in casi estremi ma non rari, shock
settico.
«Secondo studi recenti – dice
Domenico Prezioso dell’università di Napoli – una dieta povera
di calcio fa aumentare le recidive.
Proprio il calcio aiuta ad eliminare gli ossalati introdotti con le verdure; per questo non più divieto
assoluto, ma solo limitazione per
le più ricche di ossalati, spinaci,
broccoli e patate».
Per la prevenzione però attenzione anche al consumo eccessivo
di proteine animali, cibi ricchi di
fruttosio e, soprattutto, sale, presente anche in pane, pasta, cibi in
scatola, insaccati. Il sale infatti,
per essere assorbito dall’intestino, deve legarsi al calcio con una
reazione chimica che, in pratica,
lo rende indisponibile. «In urine
povere di calcio - precisa Giovan-

ni Gambaro, nefrologo alla Columbus di Roma - il sale in abbondanza assorbito nell’intestino
precipita, contribuendo ad innescare la formazione dei calcoli».
Bere 2 litri di acqua al giorno riduce il rischio di recidive del 75%
e «le migliori acque - conclude Prezioso - sono le bicarbonato-calciche, a basso residuo fisso e basso
contenuto di sodio». Anche caffè
e tè abbassano il rischio, fino al 26
e 11%, così come bevande a base
di agrumi, soprattutto limoni:
l’alto contenuto in citrati blocca
la precipitazione di sali nelle urine. Aumentano invece il rischio la
cola (+23%), bevande gasate con
zucchero (+33%) e alcolici.
Solo nel 10-15% i calcoli sono
secondari a infezione e quindi di
fosfato, ammonio e magnesio
(struvite), nel 10% di acido urico
(evitare carni rosse, animelle, ac-

Bere 2 litri di acqua
al giorno riduce
il rischio di recidive
ciughe, champagne) e 1% di cistina. In caso di colica renale limitare l’assunzione di acqua: se il
calcolo nell’uretere blocca il deflusso delle urine verso la vescica,
bevendo si aggrava il dolore e aumenta la pressione con possibili
stravasi di urine. È consigliabile
invece muoversi, assumere farmaci per il dolore e quelli che rilasciano la muscolatura dell’uretere favorendo l’espulsione del calcolo.
* Urologo e andrologo, osp.
univ. San Martino, Genova
© RIPRODUZIONE RISERVATA

RSALUTE/ L’EDUCAZIONE

la Repubblica

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

46
PER SAPERNE DI PIÙ
www.cis.unibo.it
www.bolognamedicina.it

La storia. Leggendo i libri della Rowling,
secondo studi recenti, si ha una visione della medicina
molto più razionale di quella della nostra quotidianità

MARCO CIARDI *

Ricerca
“Fra scienza e politica –
Il difficile cammino
della libertà di ricerca”,
è il titolo dell’iniziativa
editoriale
dell'Associazione Luca
Coscioni curata da
Marco Cappato. Il libro
raccoglie gli interventi
delle personalità del
mondo scientifico,
politico e per i diritti
delle persone malate e
disabili che hanno
partecipato alla terza
sessione del
Congresso Mondiale
per la libertà di ricerca
scientifica. Tema:
come mettere il
metodo scientifico al
servizio della
democrazia e dello
Stato di diritto, contro
le minacce ideologiche
e populiste.
Carocci Ed. 2015.
Pag.180. Euro 20

Intestino
“La saggezza del
secondo cervello” è
l’edizione del testo di
Francesco Bottaccioli
aggiornata con le
ultime ricerche che
collegano l’intestino (il
secondo cervello) e il
suo microbiota, a
disordini psichiatrici
gravi, ma anche a
malattie autoimmuni,
come l’artrite
reumatoide e le
malattie infiammatorie
intestinali, a problemi
ginecologici e
dermatologici. Nel
volume, consigli
alimentari e per un uso
corretto della
fitoterapia e degli
esercizi di
rilassamento. Tecniche
Nuove Ed. 2015.
Pag. 117.
Euro 9,90.

Studiare
“Studiare è un gioco da
ragazzi” è un manuale
di Matteo Salvo per
affrontare gli esami
senza più ansia da
prestazione o la paura
della bocciatura
rendendo
l’apprendimento
un’attività piacevole e
duratura. Il metodo,
basato sulla capacità
della mente di creare
immagini e
associazioni, è
spiegato anche con
illustrazioni. Gribaudo
Ed. 2015. Pag 288.
Euro 14,37
© RIPRODUZIONE RISERVATA

S

ECONDO l’Annuario Scienza Tecnologia e
Società 2015, il 49% degli italiani ritiene
che gli antibiotici uccidano sia virus che
batteri. Non è una bella notizia, che lascia intravedere un uso sbagliato, e dannoso, di farmaci.

Tale percentuale si abbassa nella fascia tra 15 e
29 anni, segno di come i giovani siano più interessati a scienza e tecnologia. Anche se poi si scopre che tale interesse è soprattutto di natura
pragmatica, utile alla vita di tutti i giorni o legato al proprio percorso di studi o lavorativo. Dai
dati a disposizione emerge quindi che la scienza

INFOGRAFICA PAULA SIMONETTI

CHE
LEG
GE
RE

Se Harry Potter
aiuta a capire
la scienza
non è ancora vista, né tanto meno insegnata, come un insieme di valori che debbano costituire
una parte integrante della nostra cultura. Come
ha scritto Carl Sagan, scienziato e divulgatore,
«più che un complesso di conoscenze, la scienza
è un modo di pensare».
Spesso a scuola la scienza viene insegnata
senza la sua storia, presentata in maniera asettica, quasi mai accompagnata da una spiegazione che faccia capire i motivi e le cause dell’origine delle sue scoperte. Uno dei punti centrali su
cui è necessario soffermarsi è la differenza tra
scienza e magia. Galileo Galilei e numerosi altri
protagonisti della rivoluzione scientifica denunciarono i rischi presenti nella concezione di
un sapere che, come quello magico, era per definizione segreto, riservato a una particolare categoria di eletti. La diversità fondamentale fra la
scienza e le altre forme di sapere stava nel modo
di concepire l’accesso alla conoscenza: riservata
agli iniziati, nel caso del sapere magico, disponibile e accessibile a tutti quello della scienza. Insomma, come ben sanno gli ammiratori di Harry
Potter, non tutti possono frequentare la scuola
di magia di Hogwarts. I babbani sono esclusi.
Allora, i libri di J. K. Rowling sono dannosi?
Tutt’altro, esattamente il contrario. Studi recenti hanno dimostrato che la lettura di Harry
Potter può avere un impatto positivo sullo sviluppo della personalità, ma anche dell’empatia,
stimolando atteggiamenti più aperti e tolleranti; gli stessi atteggiamenti prodotti da una corretta educazione scientifica. Galileo amava l’Orlando Furioso, ma è stato capace di rivoluzionare la scienza moderna, perché non ha mai confuso realtà e fantasia.
E c’è di più: leggendo Harry Potter si ha una visione della medicina molto più razionale di quella della nostra quotidianità, dove invece i comportamenti magici abbondano. Nell’universo

creato dalla Rowling, infatti, la magia non può
tutto. Gli incantesimi non possono riparare ogni
danno. Le ferite provocate dalle arti oscure sono
insanabili. Se usati maldestramente, gli incantesimi causano problemi maggiori di quelli da risolvere. Esistono poi vere e proprie medicine, come le pozioni, o sostanze specifiche, come il Bezoar, che traggono spunto da reali corpi esistenti in natura. Infine, per quanto riguarda la pietra
filosofale, che dovrebbe garantire se non l’immortalità, almeno una lunghissima vita, l’unico
che si dice averla fabbricata decide di distruggerla a causa della sua pericolosità.
Nella vita di tutti i giorni, invece, ci aspettiamo che la medicina risolva qualsiasi problema,
curi tutte le malattie, insomma ci regali la pietra
filosofale. Proprio perché non è chiaro come funzioni la scienza e quali siano la sua storia e il suo
valore culturale, nelle società occidentali si tende ad avere nei confronti della medicina un approccio magico, basato sui nostri desideri o sulle impressioni individuali. E così, a volte, ci illudiamo che nuove cure, che non hanno passato i
controlli richiesti per essere dichiarate efficaci,
risolvano ciò che, purtroppo, al momento non
può essere risolto. O che della semplice acqua sia
dotata di capacità miracolose.
* Professore Associato di Storia
della Scienza; Univ. di Bologna
© RIPRODUZIONE RISERVATA

la Repubblica

RSALUTE/ IL BENESSERE

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

47
PER SAPERNE DI PIÙ
www.societamedicinaestetica.it
www.idi.it

Estetica. Ecco qualche consiglio per contrastare
la “buccia d’arancia”. Un aiuto arriva dal cibo ma bisogna abbinare
attività fisica regolare. L’utilità di mesoterapia e carbossiterapia

> LUI & LEI
ROBERTA GIOMMI

Ridere nel sesso ha
sempre avuto molti
oppositori come se
il sesso non dovesse
essere giocoso
e “infantile”.
Mantenere questa
immagine
corrisponde
al tentativo segreto
di reprimerlo
dichiarandolo un
territorio difficile e
pericoloso. In realtà è
la passione amorosa
che porta ai pensieri
ossessivi e alla
dipendenza emotiva.
Il dolore, a torto, viene
spesso valutato come
testimonianza
della forza di un
sentimento. Il sesso
diventa prigioniero di
questa immagine di
trappola pulsionale.
Nell’educazione alla
sessualità, nella
consultazione,
parliamo del sesso
come risorsa ludica
e relazionale, fonte
di sensazioni
piacevoli e di
emozioni di contatto,
cercando
di liberarlo dalle
sovrastrutture
di dolore, divieto,
inibizione,
incompetenza. Creare
invece immagini e
aspirazioni di totale
appagamento, di
piacere, assoluto,
rende il sesso una
esperienza faticosa e
difficile. Introdurre
elementi di
competenza è
sempre un buon
percorso,
consolidando la
capacità sensoriale e
relazionale, cercando
nel sesso il proprio
stile personale e di
coppia. Pensare il
sesso dentro la gioia,
la competenza al
flusso delle emozioni,
ci fa pensare che sia
raggiungibile
il benessere.
Contrastare il tabù è
più facile se possiamo
mettere al centro la
competenza che
richiede dominio e
scelta, capacità di
ricercare i gesti, le
parole, le fantasie, di
cui abbiamo bisogno
per stare bene, per
dare e ricevere
piacere.
irf-sessuologia.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

INFOGRAFICA PAULA SIMONETTI

RIDERE
FA BENE
AL SESSO

Cellulite, combattiamola a tavola
CLAUDIA BORTOLATO

A

BBRONZATURA in vista, urge
silhouette senza cellulite, l’inestetismo più “democratico” che
ci sia: riguarda l’80-90% delle
donne, dall’adolescenza agli
anta, e colpisce anche i corpi scolpiti dalla palestra di star come Jennifer Lopez, Naomi
Watts, Cameron Diaz, Scarlett Johansson.
Buccia d’arancia che “predilige” cosce, ginocchia, caviglie, ma che non risparmia anche
braccia, glutei e pancetta.
«Il distretto inferiore del corpo è quello più
colpito per la conformazione scheletrica femminile e l’azione degli estrogeni, che facilitano la stasi sanguigna, l’accumulo di grasso e
la degenerazione dei tessuti del connettivo,
che sono tra le cause scatenanti della cellulite. Quella delle braccia, invece, è una buccia
d’arancia “da lassità”, perché qui i tessuti tendono a cedere, i muscoli sono pochi e lasciano
spazio alle cellule di grasso, infiltrate d’acqua, di annidarsi», spiega Marcella Ribuffo,
dermatologa dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma. Per contrastarla, serve costanza e una strategia complessa, partendo dal movimento moderato e regolare:
corsa leggera, bici, acquagym, nuoto, incluso
lo stile a rana che lavora anche sulla parte interna delle cosce. Per le braccia: body building
con pesi leggeri e waterboxing, tecnica fu-

Il movimento più indicato è
la corsa leggera, bicicletta
nuoto e acquagym
sion di acquagym e pugilato senza contatto.
«Ridurre il sale, la carne rossa e gli zuccheri semplici; bere molta acqua a basso residuo
fisso e abbondare in vegetali, freschi e di stagione, per almeno un chilo al giorno distribuito in 5 pasti. Frutta, soprattutto quella più
alcalinizzante (pesche, albicocche, ciliegie,
limoni, pompelmi) per gli spuntini. Utile dare la priorità ai prodotti di colore rosso, come
ravanelli, peperoni, pomodori, per il contenuto in licopene e antocianine, potenti antiossidanti, e a quelli di colore violetto (melanzane e mirtilli), che con i bioflavonoidi proteggono i capillari, più a rischio di rottura in
caso di cellulite per la compressione esercitata dai liquidi in eccesso», consiglia Ribuffo.
Come complemento, l’applicazione, mattino e sera, di prodotti drenanti e liporiducenti. «Utili le formule con caffeina, quercia
marina, aosaina (derivata da un’alga oceanica), escina o sinefrina, estratta dall’arancio
amaro, mentre per le braccia sono più indicati i cosmetici dermorassodanti, per esempio
con laminina (un peptide biomimetico di
nuova generazione), oppure con ginseng o
ginkgo biloba, che stimolano i fibroblasti o,
ancora, con poliidrossiacidi, come lattobionico e gluconolattone, idratanti e di stimolo al-

la produzione di collagene ed elastina» aggiunge Patrizia Piersini, docente della Scuola
Superiore di Medicina Estetica dell’Agorà di
Milano.
Più incisive le cure medico-estetiche, scelte, considerata la stagione, tra quelle che per-

mettono poi l’esposizione al sole. «Per la cellulite su braccia e caviglie e per la “culotte de
cheval” sono utili la mesoterapia e la carbossiterapia (microiniezioni di anidride carbonica che provocano vasodilatazione, aumentano l’ossigenazione dei tessuti e il drenaggio

e “sciolgono” il grasso in eccesso). Occorrono
10-15 sedute di entrambe le metodiche. Per
ottimizzare i risultati, tutti i trattamenti vanno abbinati anche a cicli di massaggi linfodrenanti o pressoterapia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FLASH

Massaggio
L’applicazione degli
anticellulite è
l’occasione per un
auto-massaggio
drenante. 1) Sedute
sul letto, applicare il
prodotto sul piede,
massaggiando. 2)
Stendere un po’ di
crema sulla parte
inferiore delle gambe
e massaggiare con
movimenti circolari
dal basso verso l’alto.
3) Ripetere sulla parte
superiore delle
gambe sino
all’inguine,
massaggiando anche
dietro le ginocchia. 4)
Sollevare la pelle fra
pollice ed indice,
come a volerla
“staccare” dai tessuti
sottostanti. 5) Pausa
di relax distese, con le
gambe sollevate.

Ginnastica
Braccia: portare la
borsa a mano con le
braccia staccate dal
corpo e sollevandola
di tanto in tanto fino a
quando i gomiti
raggiungono l’altezza
delle spalle.
Gambe. Pedana
vibrazionale per
stimolare circolazione
e drenaggio (minimo
10 sedute da 30
minuti, 2-3 volte la
settimana).
Camminata veloce 45
minuti a giorno, o
bicicletta (40 minuti
per sessione).

la Repubblica

LETTERE & RUBRICHE

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

49
MANDATE LE VOSTRE DOMANDE A:
rsalute@repubblica.it
RSalute, via C. Colombo 90, Roma

A CURA DI ELVIRA NASELLI

■ Dermatologia
Contro l’herpes zoster
solo antidolorifici?
lettera firmata
e-mail

Ho avuto un attacco di herpes zoster circa 4 mesi fa e continuo ad
avere un prurito fastidioso soprattutto intorno all’orbita oculare. Il medico mi ha prescritto
antidolorifici che lasciano il tempo che trovano. Possibile che non
ci sia altro?

Il medico
risponde

L’herpes zoster è una infezione virale
indotta dal virus varicella zoster. Si
manifesta sulla cute con lesioni
eritematose e vescicolose lungo il
decorso di un segmento nervoso. La
terapia dell’herpes zoster si basa su
farmaci antivirali (es. aciclovir) molto
efficaci nell’eradicare il virus
dall’organismo e far regredire la
sintomatologia e le lesioni cutanee.
Purtroppo, spesso l’interessamento
nervoso residua in una
sintomatologia dolorosa o
pruriginosa (algie post-zosteriane)
che può essere molto fastidiosa e
persistere talvolta per alcune
settimane anche dopo la comparsa
dei sintomi. In questo caso possono
essere utili sia gli antidolorifici
tradizionali, sia farmaci
antinfiammatori e/o neurotrofici
attivi sul sistema nervoso centrale in
grado di eliminare più in fretta il
disturbo. Generalmente, comunque,
la sintomatologia si risolve anche da
sola nel giro di qualche mese.

circadiano, cioè “dell’orologio
interno” dell’organismo che regola la
veglia e il sonno, piuttosto che
un’insonnia. Se tuttavia si associa, o è
insorta più recentemente, una
difficoltà di addormentamento
all’ora desiderata, potrebbe esservi
anche un problema di insonnia
iniziale. Usualmente non è richiesta
una terapia quando una persona
riesce ad adattare il proprio ritmo di
vita al proprio ritmo circadiano
endogeno che lo caratterizza
costituzionalmente, anche se si tratta
di un cronotipo gufo o l’opposto
allodola. Qualora invece sussistano
discrepanze tra i due ritmi si
configura un disturbo e, nel caso del
gufo, può essere utile per esempio la
somministrazione di melatonina 1 o
2 mg, a seconda delle necessità del
paziente, da assumere 1-2 ore prima
dell’inizio desiderato del sonno. Non
vi sono interazioni tra melatonina ed
i farmaci antipertensivi citati dal
lettore. La co-assunzione delle
benzodiazepine può causare
sonnolenza. Va tuttavia segnalato
che potrebbero esservi interferenze
sulla struttura e stabilità del sonno da
parte delle benzodiazepine e dei
beta-bloccanti. Questi ultimi talora
possono causare insonnia. Inoltre va
detto che l’insonnia è riconosciuta
come fattore di rischio per patologie
cardiovascolari e ipertensione.

■ Neurologia
Per i problemi di sonno
è utile la melatonina?

■ Odontoiatria
L’innesto osseo
è la soluzione?

lettera firmata
e-mail

lettera firmata
e-mail

Ho 79 anni, soffro di ipertensione e sono in cura da 20 anni con
quattro classi di ipertensivi. Ho
difficoltà ad addormentarmi e
utilizzo le benzodiazepine. Premesso che sono “tipo gufo” vi
chiedo se la melatonina sia indicata e se c’è incompatibilità con
beta e alfa bloccanti. Se è possibile, quando devo prenderla tenuto conto che vado a letto all’una?

Ho 70 anni, tre anni fa mi è stato
tolto un canino superiore incluso
perché dava ascessi. Successivamente, per problemi di infezioni,
è stato ripulito l’osso e inserita
una membrana. Alcuni mi indicano come soluzione definitiva
l’innesto osseo, può essermi utile?

■ PROF. ENZO BERARDESCA
Direttore Dip. Dermatologia
Clinica Ist. San Gallicano IRCCS,
Roma

■ DOTT. GIUSEPPE DIDATO

Neurologo, Centro di Medicina
del Sonno, Istituto Neurologico
Carlo Besta, Milano

Il fatto di essere un cronotipo “gufo”
(avere cioè la tendenza ad andare a
letto tardi), potrebbe far sospettare
principalmente un disturbo del ritmo

■ PROF. ENRICO GHERLONE

Primario UO Odontoiatria IRCCS
Ospedale San Raffaele, Milano

Il posizionamento di una membrana
in seguito ad una estrazione di un
canino incluso ha come obiettivo
quello di favorire la rigenerazione
dell’osso. In questi casi è la procedura
che viene effettuata in prima istanza,
con l’obiettivo di mantenere una
quantità di osso sufficiente per

l’inserimento di un impianto dentale.
Successivamente, a distanza di
almeno 4 mesi, è utile eseguire un
esame radiologico di controllo (ad
esempio una TC Dentascan o Cone
Beam) per valutare se l’osso è guarito
in modo corretto e sopratutto se il
volume residuo è adeguato al fine
del posizionamento di un impianto.
Qualora il volume fosse insufficiente,
potrà esserci una indicazione alla
procedura di innesto di osso
autologo e/o eterologo.

■ Urologia
Ho cambiato le pillole
e non faccio più l’amore
lettera firmata
e-mail

Ho 73 anni e per aiutarmi a fare
l’amore con mia moglie uso le pillolette gialle (lei non lo sa). Le cose andavano benino e avevo quasi sempre una buona erezione.
Da circa un mese uso il generico
da 100 delle famose pillole blu
ma le cose non vanno affatto bene. Soffro di ipertensione (2 pillole al giorno) e prendo pillole per
dormire (Stilnox o Xanax). È meglio tornare alla pilloletta gialla?

■ PROF. ALDO FRANCO DE ROSE

Urologo e Andrologo, ospedale
univ. San Martino, Genova

Cambiare una terapia che assicura
ottima efficacia rischia spesso di
condurre ad insuccessi e, molte volte,
anche ad effetti collaterali. Se poi si
utilizzano farmaci generici bisogna
considerare che possono contenere
una quantità inferiore di principio
attivo fino al 20%, e quindi, in alcune
situazioni, risultare inefficaci. Nel
caso segnalato dal lettore esistono
però altri motivi che possono
giustificare l’insuccesso del rapporto
sessuale: 1) sostituzione del Cialis 20
mg con il Sildenafil 100 mg (generico
del Viagra); 2) presenza di fattori di
rischio importanti per il deficit
erettile, come l’ipertensione e la
stessa terapia antipertensiva, causa
anche del disturbo sessuale. A
questo, quasi sempre, si associa
ansia, paura per il rapporto,
depressione non solo per il maschio
ma anche per la partner. È
consigliabile dunque ritornare alla
terapia precedente e, se si vuole
sapere qualcosa di più, verificare lo
stato delle arterie mediante
l’ecodoppler del pene ed eseguire il

dosaggio del testosterone libero in
quanto, se carente, potrebbe essere
anche questo alla base del deficit
erettile e responsabile dell’inefficacia
degli inibitori delle fosfodiesterasi 5
(Viagra, Cialis, Levitra e ultimo in
ordine di arrivo, Spedra).

■ Ortopedia
Stenosi vertebrale
quale intervento?
lettera firmata
e-mail

Ho 86 anni e una stenosi concentrica di grado elevato del canale
vertebrale a livello L4 — L5 sostenuta da degenerazione ipertrofica dei massicci articolari,
anche ad altri distretti. Vado
avanti con terapie mirate, senza
alcun risultato. Ho saputo di una
tecnica mini invasiva e vorrei sapere se fa al caso mio.

■ DOTT. NORBERTO CONFALONIERI

Primario Ortopedico Istituti
Clinici di Perfezionamento CTO,
Milano

Con il termine “stenosi lombare” si
intende una riduzione del diametro
del canale vertebrale che determina
schiacciamento, con conseguente
sofferenza, del midollo spinale stesso
e delle radici nervose. Può essere
limitata a uno o due livelli o anche a
tutto il rachide lombare. Interessa di
solito soggetti tra 50 e 70 anni, con
lieve prevalenza nelle donne, può
essere congenita oppure, più
frequentemente, acquisita, di solito
per artrosi o trauma. In molti casi il
dolore è l’unico sintomo presente. In
altri casi ci sono segni legati alla
compressione del midollo spinale e
delle radici nervose. Il dolore in sede
lombare è il primo sintomo ed in
genere il più importante. È meno
intenso da seduti, aumenta in
posizione eretta e durante la
deambulazione. Può rimanere
confinato alla regione lombare, ma
più spesso tende ad irradiarsi ad uno
o ad entrambi gli arti inferiori.
Caratteristica della stenosi lombare è
la “claudicatio neurogena”, ovvero il
dolore lombare con irradiazione uni
o bilaterale che aumenta con la
marcia. I pazienti possono anche
presentare alterazioni della
sensibilità (intorpidimento,
formicolio e riduzione della forza agli
arti inferiori). Nelle forme più lievi è
preferibile tentare un trattamento
conservativo, con riduzione del peso
corporeo, attività fisica (soprattutto
nuoto) e saltuaria terapia
farmacologica (antinfiammatori e
miorilassanti). Il trattamento
chirurgico prevede una
«decompressione» del canale
vertebro-midollare con regressione
della sintomatologia. Purtroppo
trattamenti meno invasivi, come la
epiduroscopia, sono destinati alla
recidiva o all’insuccesso.

> CAMICI & PIGIAMI

PAOLO CORNAGLIA FERRARIS

QUANDO FIGLI, NIPOTI E AMANTI
SALGONO IN CATTEDRA
“ANATOMIA di un fallimento” (De Lalla, www. edizionileucotea.it) è la storia della carriera accademica di Fausto De Lalla, nella seconda metà del secolo scorso. L’autore entra nel merito delle dinamiche che le Facoltà di
Medicina hanno creato per cooptare in cattedra figli, nipoti e amanti, in totale spregio di titoli di merito o competenze. Divertitevi a riconoscere i personaggi di uno
spaccato di vita italiana che getta impietosa luce su
quanto meschina sia stata la carriera di chi ha vinto (si
fa per dire) i concorsi a cattedra, conquistando privilegi
e danaro riservato a chi manovra congressi, finanziamenti, potere. Chi ha fallito non è chi ha rinunciato a quel
mondo, piuttosto invece chi ha umiliato la propria coscienza, infischiandosene dei danni patiti da colleghi e
malati. Il servizio sanitario pubblico ha pagato e paga un
enorme prezzo al nepotismo universitario, incalcolabile
e non risarcibile, così incancrenito da impedire anche ai
più ottimisti di intravedere una qualunque via d’uscita.
camici.pigiami@gmail.com

> L’ALTRA MEDICINA

ELIO ROSSI

HYPERICUM, MAGNESIA O PLATINA
PER I DIVERSI DOLORI DEL COCCIGE
IL DOLORE nella regione dell’osso sacro (coccige) è un disturbo frequente, spesso causato da traumi, cadute o anche da cattiva postura. Dopo un trauma, è bene applicare la borsa del ghiaccio e per chi fa lavoro di ufficio utilizzare la ciambella per sedersi, evitando di caricare il peso
sulla parte dolorante. Possono essere utili rimedi omeopatici quali, come sempre in caso di trauma, Arnica montana, anche in applicazione locale, ma soprattutto Hypericum, un rimedio tipico dei traumi della colonna vertebrale. Se il dolore è di tipo puntorio, simile a un chiodo
conficcato nell’osso, si manifesta soprattutto al mattino
al risveglio e migliora camminando, possiamo avvalerci
di Magnesia carbonica. Se la parte diventa molto sensibile al contatto e il dolore è insopportabile ogni volta che
ci si siede, consiglio Platina. Se invece il “codino” è lussato, come può accadere dopo il parto, si può ricorrere a Ruta graveolens, tipico rimedio di distorsioni e lussazioni.
omeopatia@usl2.toscana.it

> L’ERBA VOGLIO

ROBERTO SUOZZI

CIOCCOLATO, SE È FONDENTE
I DIABETICI POSSONO MANGIARLO
IL CIOCCOLATO fondente può essere mangiato dai diabetici, stesso discorso per il cacao. L’insulino-resistenza è la prima caratteristica del diabete di tipo 2 e il cacao ha dimostrato di avere azione antidiabetica (abbassa i livelli di glucosio) anche se, in larga parte, il meccanismo molecolare responsabile rimane sconosciuto.
Vi sono effetti benefici tra consumo di cacao e flavonoidi (suoi componenti), il cioccolato nero e il diabete, i disturbi cardiovascolari e la funzione endoteliale (l’endotelio è il rivestimento interno di cuore, arterie, vene,
vasi linfatici). La cioccolata fondente senza zuccheri
aggiunti è stata associata a riduzione di pressione arteriosa, colesterolo e miglioramento della sensibilità
all’insulina. L’American Journal of Clinical Nutrition
(‘15) ha pubblicato uno studio su consumo di cioccolata e rischio di diabete mellito che ha dimostrato una minore incidenza della patologia ed effetti benefici su insulino resistenza, stress ossidativo e infiammazione.
rmsuozzi@mclink.it


Documenti correlati


Documento PDF procedura installazione programma etichette markin
Documento PDF winmagazineluglio2015
Documento PDF guida iphone 3
Documento PDF piano progetto commerciale swisscoin personale
Documento PDF creazione portafoglio 1
Documento PDF untitled pdf document


Parole chiave correlate