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La.Repubblica.09.06.2015.By.PdS.pdf


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4

LA QUESTIONE IMMIGRATI

la Repubblica MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

PER SAPERNE DI PIÙ
www.regione.sicilia.it
www.repubblica.it

La polemica

I governatori del Sud: dalla Lega solo offese
L’asse dei presidenti meridionali mentre altri 1500 migranti sbarcano tra Catania e Reggio Calabria
Crocetta: “Incostituzionale la minaccia della Lombardia”. D’Alfonso: tutti facciano la propria parte
EMANUELE LAURIA

I NUMERI

76.486
MIGRANTI
Oltre 76 mila
i migranti arrivati
in Italia via mare,
ora ospiti
di strutture
di accoglienza
pubbliche

59%
AL SUD
In Sicilia c’è il 20 %
dei migranti, un altro
20% in Calabria,
Puglia e Campania.
Nel Lazio l’11%l, l’8%
in Abruzzo, Molise,
Basilicata e Sardegna

41%
AL NORD
La Lombardia ospita
il 9 % dei migranti,
seguita da Piemonte
ed Emilia col 6% a
testa, Toscana 5%,
Veneto 4% e Friuli 3%
e Liguria 2%

PALERMO. Il fronte del Sud si compatta attorno ad
aggettivi forti e numeri da capogiro. Gli aggettivi
(«Vergognose», irresponsabili») sono quelli che bollano
le dichiarazioni di Maroni, i numeri raccontano gli ultimi
sbarchi fra Catania e Reggio Calabria: circa 1.500 i
migranti giunti ieri. E sono proprio i presidenti di Sicilia
e Calabria, le due Regioni più esposte sulla rotta della
disperazione, a bocciare con maggiore veemenza la
“serrata” del governatore lombardo. Rosario Crocetta, il
capo della giunta siciliana, dice che «la posizione di
Maroni sui tagli ai sindaci che ospitano gli immigrati è
persino incostituzionale. Perché le Regioni non possano
ridurre alcun finanziamento, in questa e altre materie,
senza il via libera dell’associazione dei Comuni. In ogni
caso - aggiunge Crocetta - è sul piano morale che sono
inaccettabili le parole dell’ex ministro dell’Interno.
Creano solo problemi, nel momento in cui sta avvenendo
lo smistamento dei profughi, alle Regioni del Sud». Dice
questo, il presidente della Sicilia, mentre 150 ospiti di un

divisioni che ci indeboliscono e costituiscono uno sfregio
all’immagine del nostro Paese».
È davvero un asse solido, quello dei governatori del
Mezzogiorno, che si consolida per ragioni geografiche
ma anche politiche, attorno alla comune appartenenza
al centrosinistra. Attorno allo stesso richiamo alle
regole: rispetto alle quote stabilite in conferenza Statoregioni nel luglio 2014, la Lombardia ha il 40 per cento in
meno dei migranti che le spettano, il Veneto il 50 per
cento. «Facile sbarrare la porta di casa propria quando
sono altri a dover fronteggiare l’emergenza
umanitaria», dice Marcello Pittella, presidente della
Basilicata. «Nessun presidente del Sud - prosegue avrebbe utilizzato i toni di Maroni. Che certo non
aiutano Renzi nel momento in cui porta avanti a
Bruxelles una battaglia non semplice perché l’Italia non
sia lasciata sola». «Siamo una Regione che fa parte
dell’Italia ordinamento, dell’Italia Paese, dell’Italia
società e faremo la nostra parte», dice il governatore
abruzzese Luciano D’Alfonso. L’ultima voce «di sotto» di
un’Italia che si riscopre divisa in due.

Il reportage

IN SALVO
Migranti al porto
di Reggio Calabria,
sbarcati dalla nave
spagnola Rio Seguro,
che li ha soccorsi

Nel Comune del Trevigiano protestano
il Carroccio e il sindaco democratico
“Sono 110: troppi per una piccola città”

La battaglia
di Vittorio Veneto
“Basta profughi
abbiamo già dato”
JENNER MELETTI

LA PROTESTA
Sale la tensione
per i migranti
a Vittorio
Veneto,
nella foto
il campanile
trecentesco nella
piazza principale

centro di accoglienza di Siculiana, in provincia di
Agrigento, sono appena partiti per raggiungere il
Veneto di Zaia, altro governatore che ha fatto sapere di
non gradire nuovi arrivi di extracomunitari. «Maroni afferma ancora Crocetta - vuole scaricare il problema
sulle Regioni del Sud mostrando il suo volto xenofobo e
antimeridionalista. Guarda caso, queste dichiarazioni dice Crocetta - arrivano all’indomani
delle amministrative. Nessuno ha
LA parlato prima, quando alla Lega di
GIOR Salvini servivano anche i voti dei
NA siciliani».
è diversa, nel contenuto, la
TA Non
reazione di Mario Oliverio,
governatore della Calabria: «Non è con
la demagogia, con affermazioni intrise di
irresponsabilità che si affronta il drammatico tema
dell’immigrazione - dice Oliverio - Maroni è stato
ministro dell’Interno, dovrebbe risparmiarci questo
indegno scaricabarile. Proprio adesso, che in Europa
qualcosa comincia a muoversi, tutti dovremmo evitare

VITTORIO VENETO (TREVISO). C’è
una grande lapide, sull’abside della chiesa. «Per la bestemmia/ come cristiano piango/ come cittadino mi vergogno». Chissà se hanno
chiesto la traduzione, gli africani
che giocano con l’iPad, ascoltano
musica in cuffia, telefonano, aggiustano un vecchia bicicletta o
dormono sull’erba nella poca ombra dell’ex convento. «No, non si
può entrare», dice l’uomo con il
grembiule. «Sì, posso dirle il menù
della cena: riso, polpette, mela.
Tutti a tavola alle 19». Il menù è importante, in questo centro gestito
da una cooperativa legata al Ceis
che ospita 110 richiedenti asilo.
L’11 febbraio i 110 africani hanno
occupato la statale 51, quella che
porta a Cortina, per protestare
contro il vitto. «Sempre pasta, noi
non vogliamo la pasta». Qualche
giorno prima avevano bloccato
tutto l’ex convento con un’altra
protesta. «Non c’è Sky, non riusciamo a vedere la Coppa d’Africa».
Può cominciare qui, il breve
viaggio in terra veneta, dove il governatore — e non solo lui — ha
annunciato di non volere più immigrati, compresi i richiedenti asilo. «Abbiamo già dato», dice il presidente Luca Zaia. «In Veneto ci sono 517.668 immigrati, pari
all’11% della popolazione, e 42 mila di loro sono disoccupati. In Friuli gli immigrati sono il 3% della popolazione, in Toscana l’8%. Ecco
perché abbiamo già dato». Si sentono parole pesanti, qui a Vittorio

Veneto, con i monumenti alla Vittoria all’ingresso della città. «Questi immigrati — dice Gianantonio
Da Re, Lega Nord, che proprio un
anno fa lasciava la poltrona di primo cittadino — sono in realtà dei
turisti non paganti, dei vagabondi, che pretendono tutto e non danno niente». Ma colpiscono anche le
parole del nuovo sindaco, Roberto
Tonon, che invece è del Pd. «Abbiamo già dato», dice anche lui.
«Non puoi mettere più di cento immigrati tutti assieme e poi pensare di fare un’accoglienza vera.
Né l’ex sindaco della Lega né
l’attuale del Pd hanno potuto decidere qualcosa sull’arrivo dei 110
richiedenti asilo. «In verità — rac-

con il 73% dei voti a Codognè — e
adesso diciamo stop agli immigrati». L’«esperienza» riguarda però
una sola famiglia. «Nel 2011, rispondendo all’appello del ministro Maroni, abbiamo accolto una
coppia della Libia, con un figlio.
Hotel quattro stelle. Quando abbiamo chiesto all’uomo di dare
una mano al Comune, con piccoli
lavori, quello ha chiesto uno stipendio. Abbiamo detto no e lui ha
“minacciato” di andarsene, perché non si sentiva accolto bene.
Quando siamo riusciti a mandarlo
in un centro di accoglienza in un altro Comune, si è scoperto che non
era libico ma nigeriano e che non
aveva nessun diritto di asilo». «Abbiamo già dato». Con parole e motivazioni diverse, Lega e Pd arrivano alla stessa conclusione. Maria
Rosa Pavanello, sindaco pd di Mirano e presidente dell’Anci Veneto, vuole però essere più precisa.
«Noi non diciamo no agli immigrati. Diciamo che non ci sono più
strutture che permettano un’accoglienza degna della storia del
Veneto. Prima della crisi, i Comuni
avevano ristrutturato stabili cadenti e li avevano già riutilizzati.
Ora, quando come Anci chiedo ai
sindaci se abbiano qualche struttura, loro rispondono sì, ma si tratta di edifici così degradati che vanno prima abbattuti e poi ricostruiti. Con quali soldi? Ci sono stati Comuni, come Mira, che con risorse
proprie hanno trovato un’abita-

“Hanno occupato
la statale: volevano
Sky per vedere
la Coppa d’Africa”

“A uno abbiamo chiesto
di fare qualche lavoretto
per il municipio:
pretendeva lo stipendio”

conta Roberto Tonon — gli ospiti
dell’ex convento sono stati anche
150 ma poi ho mandato la Usl a fare controlli per verificare le condizioni della vecchia struttura. A Vittorio Veneto c’è anche un’altra casa di accoglienza, della Caritas,
che però ha soltanto 10 persone.
Con questa piccola realtà è possibile fare cose positive: alcuni ospiti fanno volontariato, cercano un
inserimento. I 110 del Ceis sono
una massa troppo grande per una
piccola città. A parte qualche partita di calcio — abbiamo fatto un
piccolo torneo — non c’è possibi-

lità di un incontro vero. E questi
giovani africani che non fanno altro che bighellonare non fanno bene né alla città né a se stessi».
Non arrivano in centro, gli africani. Stanno nel «loro» quartiere a
nord, lontano dalla bella piazza del
municipio e dal parco con le giostre dei più piccoli. «Ma lei si immagina — dice l’ex sindaco Gianantonio Da Re, ora capo dell’opposizione — cosa hanno detto gli
operai quando hanno trovato la
statale bloccata mentre andavano
a lavorare? “Quelli si lamentano
della pasta che è pure gratis. Ma co-

sa credono? Che in mensa — pagata con i nostri soldi — noi troviamo
aragoste?”. Forse questi ragazzi
arrivati dall’Africa pensano di fare
i turisti fino alla pensione. Altro
che rifugiati. Hanno da mangiare
e da dormire, hanno iPad e cellulari, vengono vestiti con abiti e scarpe di marca… Se non cambia qualcosa, questi telefonano a casa e dicono: venite tutti, qui siamo a Gardaland».
Nel Veneto che alza i ponti levatoi ogni scusa è buona. «Noi abbiamo fatto un’esperienza negativa
— dice Roberto Bet, sindaco Lega

zione per gli immigrati dell’emergenza 2011. Ma non si è risolto nulla. Gli immigrati hanno trovato un
tetto ma non il lavoro, per cui sono
entrati nel circuito di assistenza. Il
60% delle risorse assistenziali dei
Comuni oggi è speso per le famiglie straniere con minori».
Scende il buio anche sull’ex convento di Vittorio Veneto. Ora c’è la
tv via satellite. Forse qualche programma potrà interessare e chiudere così una giornata vuota. In attesa di altre decine, o centinaia, di
giornate vuote.
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