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Storie segrete pdf .pdf



Nome del file originale: Storie segrete pdf.pdf
Autore: angelo de falco

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Anteprima del documento


Angelo De Falco

Quid sit futurum cras, fuge quaerere ; …
ORAZIO, Odi, lib. I, od. IX
… Tale è il Vesuvio ! e queste cose avvengono ogni
anno. Ma tutte le eruzioni che si sono succedute da
allora sarebbero trascurabili, anche se riunite tutte
quante insieme, in paragone a quella che si ebbe nel
periodo cui ci riferiamo …
Il giorno fu trasformato nella notte, la luce nelle
tenebre, una quantità inaudita di polvere e di ceneri si
rovesciò inondando la terra il mare e l'aria, e
seppellendo due intere città, Ercolano e Pompei, mentre
la popolazione sedeva in teatro.

DIONE CASSIO, lib. LXVI

… Pompei, questa cittadina diventata per un accidente
della storia uno dei luoghi simbolo ove convivono mito
e realtà del passato, certamente non cesserà mai di
suggerire agli uomini infiniti spunti di interesse e di
conoscenza, con tutta la gamma di differenti sensazioni
che accompagnano chiunque si immerga in ciò che
resta di più vivo di una civiltà tramontata per sempre.

EMIDIO DE ALBENTIIS, Città sepolte

I Vesuvio, alba del 24 agosto 79 d.C

.

Storie segrete

Ci sono immagini che, pur avendo svelato allo sguardo
degli uomini tutti i propri racconti e le proprie storie,
non smettono mai di narrare segreti ed enigmi. Spesso
gli eventi storici determinano su di esse mutazioni che
alterano ogni oggettiva fruizione; l'azione distruttrice
della natura ne modifica il senso, rivestendo di aloni
misteriosi significati e identità; la bellezza deformata
dal tempo che scorre perde l'armonia di equilibri e
proporzioni. Eppure il fascino di tali immagini eterne
resta immutato. Può esserne esempio un episodio
funesto della civiltà romana: la distruzione di Ercolano
e Pompei, sepolte sotto cenere, fango, detriti,
dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Le città in realtà
non furono distrutte anzi, sotto la coltre mortale, esse si
conservarono quasi intatte (Goethe notò come la
distruzione delle due città avesse significato la
transitorietà della vita ma anche la perpetuazione
dell'arte!) lasciando testimonianze preziose di usi e
costumi nonché immagini uniche dell'arte del periodo
greco-romano. E' a questi resti visivi che Angelo De
Falco ha rivolto l'attenzione, coniugando - nella sua
ultima ricerca pittorica - la consapevole complessità
della cultura del presente alla potenzialità di seduzione
infinita delle immagini derivate dal mito classico.
L'artista ha condotto la propria campagna mentale di
scavo archeologico per redigere, nelle sue visitazioni,
appunti ed annotazioni di lavoro tra l'evocazione
oggettuale e la meditazione lirica. Il processo di
conoscenza si è attuato esplorando le spoglie visive
della civiltà pompeiana e penetrandone le immagini,
intrise di religiosità e mistero; in tal modo De Falco ha

ripercorso anche i segni della vivacità descrittiva e
dell'inquietudine rituale delle pratiche mistiche, celati
nelle tracce di una memoria collettiva interrata - ben
oltre la storia - alle radici del mito. Ne è derivato un
racconto pittorico suggestivo, svolto per attenti
cromatismi e forme eleganti, per simbologie arcane e
reperti significativi di materiali differenti. Dalli
orizzonte silenzioso dei fondi oscuri delle opere sono
riemerse magicamente (come da sotto gli strati di lava
e cenere) le segrete emozioni di affreschi e pitture,
mosaici parietali o pavimentali, brandelli scultorei o
architettonici, stucchi ed elementi decorativi; sono
affiorate immagini lontane di forme tracciate in modo
scarno ed essenziale, sospese nella solitudine di
frammenti di metope e triglifi, rosoni poligonali, fregi
con greche, sagome zoomorfe, anfore e orci, capitelli e
volute ioniche, colonne e profili femminili Il pigmento
pittorico velato di strati materici ricorda, nella
modulazione dei toni, l'erosione del tempo, per cui la
resa visiva degli elementi figurali non è mai troppo
diretta così come la definizione delle superfici (incise,
segnate, tracciate) è luogo della rarefazione narrativa
che assorbe ogni moto vitale nella sospesa, incantata
dimensione spaziale. Quest'ultima, perso ogni senso
prospettico, accoglie le figurazioni rafforzandone il
potere evocativo attraverso la frontalità piatta delle
sagome che, prive di ruolo rappresentativo, alludono a
misteriose simbologie.
Inoltre, il senso di staticità delle immagini influisce
sulle forme accentuandone la solennità e rafforzando il
mistero che ogni simbolo esige. Anche la dimensione
cromatica subisce l'influsso dei neri aloni del fondo,
restando sospesa tra incertezza corporea della
spiritualità degli ori e carnalità sensuale delle ocre, dei
rossi, delle terre. Per una resa tecnicamente efficace
dell'opera, De Falco ha sommato - in questo ciclo
pittorico -le esperienze dell'inquieto periodo figurativo
al segno fluido carico di accenti espressionistici e alle
tracce della pratica informale dell'astrazione ed è

pervenuto ad un metodo operativo articolato che
stratifica reperti di materiale povero (cartone, sughero,
sacco, etc.) su superfici di legno, alle quali sovrappone
stucchi, colle, gessi, tempere, vernici, intervenendo
anche con il collage di carta di recupero, stampata o no.
Soprattutto l'uso dei ritagli di giornale che lasciano
affiorare parole, frasi, slogan, segna il passo di una
attuale contemporaneità, che però non è fine a se stessa.
Difatti l'artista utilizza i ritagli cartacei non solo per
animare le superfici pittoriche, ma per coprire sottili
fratture e fenditure che volutamente apre nelle
immagini per simulare, poi, l'effetto di un restauro a
vista, ricostruendo un corpo sano lì dove il lavoro
dell'artista-artigiano era stato distrutto. L'operazione
diventa allora metafora di una cultura in grado di
recuperare e rendere nuova vita a ciò che
accidentalmente la natura ha distrutto, restituendo
integrità formale e nuovo senso. D'altro canto, la
dissolvenza e la corrosione iconica dell'antico e il
conseguente tentativo di darne nuova conoscibilità è
una delle tematiche tipiche della postmodernità, nella
quale De Falco agisce attraverso la sostituzione
dell'effimera ridondanza e l'eccesso decorativo con i
valori della meditazione e della riflessione. Dunque,
per l'autore è forte l'esigenza di una nuova dimensione
estetica ma soprattutto etica, rivolta non tanto al
rinnovamento del linguaggio pittorico quanto alla
definizione di una realtà espressiva più autentica; ciò
contraddistingue questo ultimo ciclo di lavori che, nel
rifiuto di qualsiasi rapporto con le forme convenzionali
dell'espressione artistica odierna, va a collocarsi in un
panorama artistico più ampio. L'aspetto complesso
della ricerca attuale di Angelo De Falco esprime,
pertanto, la necessità di uno spostamento dell'ottica
estetica dal piano linguistico e sperimentale a quello
etico ed emozionale.

MARIA VINELLA

Tavole

II Ritratto di giovinetto con tracce di antiche cromie

III Parete di tablino: particolare di capitello

IV Capitello ionico

V Elemento di pavimento di sala exedra

VI Pavimentazione musiva di domus pompeiana

VII Decorazione parietale di atrio gentilizio

VIII Motivi di raffigurazione simbolica: amorino con biga

IX Elemento ornamentale con olpe

X Ornamentazione in stucco dorato

XI Frammento di fondale con metopa

XII Mosaico decorativo di peristilio: pesci guizzanti

XIII Scena di sacrificio da un affresco di sala tricliniare

Elenco delle tavole
Prima copertina Stele votiva di fanciullo con animale
1994, tecnica mista su tavola, cm. 123x25

Ultima copertina Insegna con anfora di antico granaio del
foro
1994, tecnica mista su tavola, cm. 123x25

I

Vesuvio, alba del 24 agosto 79 d.C.

1994, tecnica mista su tavola, cm. 71x75
II

Ritratto di giovinetto con tracce di antiche cromie

1994, tecnica mista su tavola, cm. 75x7.5
III Parete di tablino: particolare di capitello
1994, tecnica mista su tavola, cm. 75x56
IV

Capitello ionico

1994, tecnica mista su tavola, cm. 60x43
V

Elemento di pavimento di sala exedra

1994, tecnica mista su tavola, cm. 70x66
VI

Pavimentazione musiva di domus pompeiana

1995, tecnica mista su tavola, cm. 74x125
VII Decorazione parietale di atrio gentilizio
1995, tecnica mista su tavola, cm. 80x64
VIII Motivi raffigurazione simbolica: amorino con biga
1995, tecnica mista su tavola, cm. 80x64
IX

Elemento ornamentale con olpe

1994, tecnica mista su tavola, cm. 71x66
X

Ornamentazione in stucco dorato

1994, tecnica mista su tavola, cm. 66x20
XI

Frammento di fondale con metopa

1995, tecnica mista su tavola. cm. 76x125

XII Mosaico decorativo di peristilio: pesci guizzanti
1995, tecnica mista su tavola, cm. 80x64
XIII Scena di sacrificio da un affresco di sala tricliniare
1995, tecnica mista su tavola, cm. 100x71

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