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Il.Corriere.Della.Sera.14.06.2015.By.PdS .pdf



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DOMENICA 14 GIUGNO 2015

Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281

In Italia EURO 1,50

Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: servizioclienti@corriere.it

FONDATO NEL 1876

Norman Atlantic

La Lettura

Oggi

Nella nave dopo il rogo
Ecco le prime immagini

Tutti kantiani
(a nostra insaputa)
Dieci anni di lezioni

di Giusi Fasano
a pagina 21

Donatella Di Cesare
nel supplemento

Cassa depositi

L’intervista «Un piano B se la Ue non sarà solidale». Sul governo: «Per l’Italia è un buon momento, dureremo fino al 2018»

MERCATO
E STATO
TRE DOMANDE

Renzi: «Battaglia forte in Europa»

di Francesco Giavazzi

Il premier e il caso migranti. Caos a Ventimiglia, tendopoli a Roma, a Milano occupati i negozi vuoti
di Maria Teresa Meli

continua a pagina 25

GUZZETTI (FONDAZIONI)

«Non deve
rinascere l’Iri»
di Nicola Saldutti
a pagina 10

Presidenziali 2016 Il discorso dell’ex first lady

«S

e l’Europa non ci ascolta
sui migranti, l’Italia ha un
piano B», dice Renzi al Corriere.

Hillary contro «i privilegi per pochi»

EFFIMERI E SOTTO ACCUSA

C’ERANO UNA VOLTA
I SUPER SINDACI
di Antonio Polito

D

ov’è finita la rivoluzione
dei sindaci, che negli anni
Novanta cambiarono il volto
della politica italiana? Oggi —
travolti dal malaffare, accerchiati dai faccendieri, fischiati
in piazza, commissariati dal
governo — sono impotenti e
impopolari.
a pagina 24

Tensione ad Est La nuova strategia studiata dal Pentagono

Messaggio Usa alla Russia
Un piano per schierare
carri armati e 5.000 soldati

di Massimo Gaggi
«I benefici della ripresa siano per tutti». Hillary Clinton (foto, col marito Bill) ha
lanciato a New York la corsa alla Casa Bianca. a pagina 16 e a pagina 24 Friedman

In nome della madre
(senza smancerie)
di Maria Laura Rodotà

S

i sapeva che Hillary, nel primo
discorso della campagna 2016, avrebbe
parlato della mamma. Una madre forte,
cresciuta tra fatiche e tragedie. L’ha fatto
senza smancerie.
a pagina 17

Il Pentagono punta a dislocare carri armati, veicoli da battaglia e artiglieria pesante
pronti a sostenere fino a cinquemila soldati americani in
alcuni Stati dell’Est Europa: Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Romania, Bulgaria e, forse,
Ungheria. Se la proposta venisse approvata dal segretario alla
Difesa e dalla Casa Bianca, si
tratterebbe di un fatto mai visto dai tempi della Guerra fredda.
Il piano giunge in un momento di tensione altissima tra
Washington e Mosca a seguito
della guerra nell’Est dell’Ucraina e dell’annessione della
Crimea da parte della Russia di
Vladimir Putin.
a pagina 18 Olimpio

di Aldo Grasso ● L’INCHIESTA
● PADIGLIONE ITALIA
AGON MAN, IL RICICLATORE DI VECCHIE GLORIE Così le pensioni
d’invalidità
opo la notizia dell’ordine
claggio e falso in documentazio- po, che però ha già ricominciato
d’arresto da parte della
ne, non ha nessuna intenzione a lavorare in Rai, tanto...
Procura di Tirana per
In Albania, Becchetti viaggia- crescono ancora
di chiudere la sua tv impiantata

D
9 771120 498008

Francesco Becchetti, il proprietario di Agon Channel, c’era in
giro una grande preoccupazione: ma Agon chiude? Agon è la tv
albanese che trasmette in Italia:
la nuova frontiera della delocalizzazione, l’immaginario di ritorno. No, Agon non è in agonia,
anzi sta ritrasmettendo tutte le
interviste di Sabrina Ferilli ai
suoi illustri ospiti italiani. E Becchetti non si arrende. Nonostante il mandato d’arresto per rici-

● GIANNELLI

alle pagine 2 e 3

AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY

I

l governo si appresta a
sostituire i vertici della
Cassa depositi e prestiti,
la più grande istituzione
finanziaria italiana. Per
avere un’idea delle
dimensioni, si pensi che il suo
bilancio è dieci volte quello di
Unicredit e Intesa Sanpaolo
messe insieme. Lo Stato ne
possiede oltre l’80 per cento, il
capitale restante è detenuto da
alcune fondazioni: Cariplo,
Fondazione San Paolo, e altre.
Che il governo desideri
«metterci la faccia»
assumendosi la responsabilità
della gestione (il presidente,
Franco Bassanini, e
l’amministratore delegato,
Giovanni Gorno Tempini,
furono nominati ai tempi
dell’ultimo governo
Berlusconi, anche se
scadrebbero solo l’anno
prossimo) è non solo naturale,
ma anche opportuno. Infatti,
diversamente da altre aziende,
come l’Eni, di cui lo Stato
detiene il 30%, ma investitori
privati detengono il 70%, la
Cassa non ha veri soci privati.
È quindi opportuno che il
ministero dell’Economia
eserciti pienamente i suoi
doveri di azionista quasi
totalitario. Ma nel momento in
cui lo fa deve spiegare con
grande trasparenza quali sono
gli obiettivi che intende
perseguire con questa enorme
quantità di denaro generata
dai nostri risparmi.
Negli ultimi anni la Cassa
ha operato con obiettivi
diversi. Nel caso di Ilva, ad
esempio, si è opposta ad
intervenire nell’azienda
pugliese.

50 6 1 4>

ANNO 140 - N. 140

Becchetti
Gli albanesi
vogliono
arrestarlo,
ma il
proprietario
della tv non
si arrende

in un capannone di Tirana: «È
una montatura, non hanno prove, si accaniscono contro di me,
perché la mia è una tv libera».
Libera, ma libera veramente.
E infatti la seconda preoccupazione riguardava le reazioni
delle sue star, libere e forti: Pupo, Sabrina, Simona Ventura,
Veronica Maya, Luisella Costamagna, Monica Setta, Lory Del
Santo, Maddalena Corvaglia. Il
più preoccupato sembrava Pu-

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va con scorta e auto blindata, seduto su una fortuna edificata
con i rifiuti (tra la tv spazzatura e
i rifiuti i legami sono sempre
stretti), il comparto eolico e la
produzione di calcestruzzo.
Qualcosa dev’essere andato
storto, se ora vogliono metterlo
al gabbio.
Lo accusano di riciclaggio. Di
soldi sporchi o di vecchie glorie
della tv italiana?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

di Federico Fubini

T

ra il 2013 e il 2014, mentre
l’economia italiana cadeva
di un altro 2 per cento, le prestazioni sociali per invalidità,
pensioni e altri assegni sono
aumentate di oltre centomila
unità. Le stime parlano di una
spesa maggiorata di 1,5 miliardi in più.
a pagina 11

COLLOQUIO CON NAPOLITANO

«È un errore puntare
solo a isolare Putin»
di Paolo Valentino

«N



on ci può essere una
pura strategia punitiva
o di isolamento nei confronti
della Russia». Il presidente
emerito della Repubblica Giorgio Napolitano si dice «sorpreso dalla frase di Barack Obama,
del quale pure resto ammiratore, quando ha detto che Putin
vuole ricostituire un impero.
Dove sono le condizioni perché
questo accada?».
a pagina 19

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2

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Il premier

L’INTERVISTA MATTEO RENZI

«Noi in Senato più forti
Avanti fino al 2018
Ma il Pd non teme il voto»
Il premier: ho rispetto per Marino
anche se non si può sottovalutare
il messaggio che arriva da Roma



Su Salvini
Strillare di epidemie
significa procurare
allarmismo. Tutti
i report medici
dicono che non è così



Sulla legge Severino
Faremo ciò che è
previsto ma esistono
contraddizioni,
come si vede dai casi
De Luca e de Magistris



Sull’Expo
Vedo cittadini entusiasti
di Milano ma poi
sui siti la città
sembra il sobborgo
di una megalopoli malata

di Maria Teresa Meli

P

residente Renzi è un momento complicato per l’Italia.
«No, è un bel momento, con buona
pace dei gufi e dei profeti di sventura.
L’occupazione sale di 200 mila unità.
La crescita ha di nuovo il segno più, i consumi
segnano un risveglio. Veniamo da un G7 dove
non eravamo più il problema, ma parte della
soluzione. La fame di Italia nel mondo tira
l’export come non mai. E l’Expo che doveva essere un disastro annunciato è un fiore all’occhiello. Potrei proseguire con esempi di tutti i
tipi. Eppure il dibattito politico interno è incartato solo sulle cose che non vanno. Sembra che
una parte della classe dirigente di questo Paese
non viva senza ricorrere alla paura. Del diverso,
dell’immigrazione, del futuro. Ma noi abbiamo
scommesso sul coraggio, non sulla paura, e
dunque avanti tutta».
Bè, l’immigrazione è una vera e propria
emergenza.
«Guai a sottovalutarla. È un tema grave e —
diciamolo chiaro — le risposte che l’Europa sta
dando sono insufficienti. Redistribuire solo 24
mila persone è quasi una provocazione».
Ma se la Ue non vi ascolterà è vero che
adotterete una linea più dura sull’immigrazione?
«Nei prossimi giorni ci giochiamo molto
dell’identità europea e la nostra voce si farà
sentire forte perché è la voce di un Paese fondatore. Se il consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il
piano B. Ma sarebbe una ferita innanzitutto per
l’Europa. Vogliamo lavorare fino all’ultimo per
dare una risposta europea. Per questo vedrò nei
prossimi giorni Hollande e Cameron e riparlerò con Juncker e Merkel. In Europa va cambiato
il principio sancito da Dublino II e votato con-

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477
giorni
La durata del
governo Renzi,
che ha giurato
al Colle il 22
febbraio 2014

vintamente da chi oggi protesta contro il nostro governo. La comunità internazionale è responsabile di ciò che accade in Libia in ragione
dell’intervento di 4 anni fa e della scarsa attenzione successivamente dedicata al tema. Se la
Libia non trova un assetto istituzionale, diventa
la calamita per fanatici e terroristi e dunque ci
stiamo giocando una partita di portata storica.
La vogliamo affrontare con la serietà di un Paese che è una potenza mondiale o inseguendo
chi fa tweet sulla scabbia e propone di sparare
al primo che passa? Torniamo al buon senso».
Si riferisce a Salvini, presidente?
«Certo che mi riferisco a lui. Strillare di epidemie significa procurare allarmismo ma tutti
i report medici dicono che non è così. Se volessimo fare polemica, potremmo criticare il fatto
che la Lega a Strasburgo ha votato contro la
proposta di aiutare l’Italia ridistribuendo le
quote di immigrati: il colmo! Ma non è tempo
di divisione: ieri ho chiamato Zaia e Maroni. Ho
offerto e chiesto collaborazione istituzionale».
Intanto la Francia respinge i profughi e le
Regioni non li vogliono.
«La situazione è tesa, ma i numeri sono appena più alti dello scorso anno: al 13 giugno
2014 avevamo accolto 53.827 persone. Al 13 giugno 2015 siamo a 57.167. Numeri sostanzialmente simili. Senza contare che le persone che
sono ferme nelle stazioni hanno un biglietto
per lasciare l’Italia: il blocco di qualche giorno
di Schengen li sta tenendo fermi qui, ma per lo-

● La parola

DUBLINO II
Il regolamento Dublino II è un regolamento dell’Unione
Europea emanato nel 2003 in tema di diritto di asilo.
Sostituisce la Convenzione di Dublino del 1990 e determina lo
Stato membro dell’Ue competente a esaminare una domanda
di asilo o di riconoscimento dello status di rifugiato in base
alla Convenzione di Ginevra. Secondo il regolamento Dublino
II lo Stato competente sarà quello in cui il richiedente asilo ha
fatto il proprio ingresso nell’Unione. Uno degli obiettivi
della controversa normativa è impedire ai richiedenti asilo
di presentare contemporaneamente domande in più Stati
dell’Unione Europea.

ro non è l’Italia la destinazione. Il tempo della
campagna elettorale è finito: noi stiamo aprendo un fronte in Europa difficilissimo, mi piacerebbe che l’intero sistema istituzionale – compresi i governatori leghisti – facesse il tifo per
l’Italia. Quando vado all’Expo vedo cittadini di
tutto il mondo arrivare entusiasti e felici di Milano, dell’Italia. Apro i siti e sembra che Milano
sia il sobborgo di una megalopoli malata. Gridare al lupo ti fa ottenere un voto in più, ma
quando i quotidiani internazionali mettono in
discussione la tenuta del sistema turistico come accaduto ieri, ci rendiamo conto che stiamo
facendo danno all’Italia? Il problema c’è. Ma
quando vedo iniettare nel dibattito pubblico
dosi di terrore verbale, temo la reazione istintiva, di pancia. In economia possiamo rilanciare
solo se le aziende, i risparmiatori, gli investitori
vivono una fiducia che è ben giustificata dalle
riforme in atto. E nella vita di tutti i giorni abbiamo necessità di tornare a credere nelle istituzioni».
Squinzi si lamenta perché l’Italia è esclusa
dai vertici europei sulla Grecia.
«Rispetto la sua posizione. Ma a quei vertici
non vado. Non è un problema di inviti, visto
che Tsipras mi ha più volte chiesto di partecipare. Solo che noi abbiamo una cultura europeista per cui i problemi si affrontano nelle sedi istituzionali, non nei caminetti. Alexis si è
affidato alla Merkel e a quelli che hanno seguito la sua campagna elettorale spunta un sorriso, visto ciò che diceva allora. Ma se questo è
ciò che vuole la Grecia, ok. Solo che l’Italia partecipa ai vertici istituzionali, non a quelli informali. Per spiegare ai greci che non possiamo
pagare le baby pensioni a loro dopo aver fatto
tanta fatica per toglierle agli italiani non serve
una riunione. Tutti noi vogliamo la Grecia nell’Euro, ma devono volerlo anche loro: noi siamo pronti a dare una mano. È maturo il momento della svolta economica per l’Europa,
puntando più sulla crescita che sull’austerità.
Ma per arrivarci occorre aver completato il percorso delle riforme strutturali, a cominciare
dalle nostre».
Voterete sì all’arresto di Azzollini?
«Leggeremo le carte. Se emergerà il fumus
persecutionis voteremo contro l’arresto. Se tutto sarà in linea con la Costituzione e con le leggi, voteremo a favore dell’arresto, come abbiamo fatto anche con i nostri. Gli sconti si fanno

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

PRIMO PIANO

3
#

A Palazzo Chigi
Matteo Renzi, 40 anni, segretario
del Partito democratico e
presidente del Consiglio, il più
giovane della Repubblica (foto Ansa)

Sull’immigrazione
risposte Ue insufficienti
O scelgono la solidarietà
o l’Italia vara il piano B
nei negozi, non in Parlamento».
Quando sospenderà De Luca?
«Sulla Severino faremo ciò che prevede la
legge, senza interventi ad personam. Esiste una
contraddizione, perché de Magistris e De Luca
sono nella stessa situazione, non si capisce
perché uno dovrebbe essere sospeso e l’altro
no. Vedremo le decisioni dei giudici. Nel frattempo sto dialogando con De Luca sui dossier
più importanti, a cominciare dalla nomina del
commissario di Bagnoli che andrà in cdm venerdì assieme ad alcuni decreti fiscali e molto
altro».
Dopo il suo incontro con Putin come sono
i rapporti con gli Usa?
«Ottimi. Obama ha più volte espresso apprezzamento per le riforme italiane che al G7
ha definito “coraggiose”. Sull’economia gli
americani sono punto di riferimento: più crescita, meno austerity. Sulla Libia, sono gli unici
che hanno chiara la situazione e ci stanno fornendo tutto il supporto come noi facciamo con
loro altrove. Sulla Russia abbiamo discusso in
amicizia soprattutto nel vertice alla Casa Bianca, condividendo anche le sfumature. Il G7 è
uscito con una posizione condivisa: si dia corso



Sui contributi di Buzzi
Il nostro partito non può
farlo in automatico, ma
troverà una strada per
restituire i soldi ottenuti
da realtà discusse



Sulla Cdp
Bassanini e Gorno
Tempini hanno fatto
un buon lavoro. Nelle
prossime ore decideremo
le nuove tappe

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integralmente agli accordi di Minsk 2. Lo stesso Putin si è detto favorevole. Adesso lavoriamo per passare dalle parole ai fatti».
Se l’inchiesta romana dovesse decapitare
altri vertici del Pd in giunta e in consiglio comunale continuerete a dire «o Marino o
morte»?
«Ho rispetto per Ignazio Marino. Non possiamo però sottovalutare il messaggio che viene da Roma. Ci sono due questioni differenti.
Sul piano giuridico aspettiamo le carte, ma
personalmente non vedo elementi per sciogliere il Comune per mafia. Non si tratta solo di
una questione mediatica internazionale, ma di
un giudizio basato su quello che ad ora abbiamo letto. Se — come credo — la questione
scioglimento per mafia non esiste, dovremo affrontare politicamente (in sede Pd) la questione Roma. Il partito va rifondato come ha iniziato a fare bene Orfini. Migliaia di ragazzi vogliono fare politica in quella città e un Pd capitolino profondamente ripensato può accoglierli,
valorizzarli, esaltarli. Possiamo studiare una
grande campagna sui circoli, come propone lo
studio di Barca. Possiamo inventarci il modello
organizzativo del partito del nuovo secolo,
prendendo dal male di questa situazione il bene. Il governo è pronto a fare la propria parte
ma è finito il tempo in cui si davano i soldi a
Roma capitale con leggerezza. Se decideremo
di andare avanti lo faremo solo se convinti, non
per paura di perdere il Comune. Dobbiamo
cambiare l’Italia e l’Europa, possiamo aver paura di Di Battista o dei delfini di Alemanno? Il
mio Pd non può mai aver paura delle elezioni.
Mai. Altrimenti diventa come gli altri».
Ma veramente crede di arrivare fino al
2018 con i numeri del Senato?
«Al Senato i numeri sono più solidi del passato. Credo che la maggioranza dei parlamentari non voglia interrompere questo percorso
di riforme. Il mio governo oggettivamente ha
fatto in 15 mesi cose ferme da anni: riforma

Il profilo
● Matteo
Renzi, 40 anni,
nato a Firenze,
è premier dal
2014 e
segretario del
Pd dal 2013
● Formazione
scout, dal 2004
al 2009 è
presidente
della Provincia
di Firenze e dal
2009 al 2014
sindaco
● Nel 2010
lancia la
convention dei
«rottamatori»
alla Stazione
Leopolda, poi
confermata
ogni anno
● Nel 2012 è
battuto da
Bersani alle
primarie per la
guida del Pd
ma le vince nel
2013 e diventa
segretario

elettorale, Jobs act, il pacchetto di interventi
sulla giustizia. E siamo in pista su riforma costituzionale, diritti e terzo settore, pubblica
amministrazione, fisco. Gli interventi economici, dagli 80 euro al taglio Irap del costo del
lavoro, hanno rilanciato l’economia italiana.
Gli investitori internazionali tornano a credere
in noi. Vorrei essere chiaro: si può sempre fare
di più. E cercheremo di farlo. Se poi deputati e
senatori si sono stancati di noi, basta togliere la
fiducia delle Camere e vediamo chi prenderà
quella dei cittadini. Ma non vedo praticabile
questo scenario: a mio giudizio la legislatura
andrà avanti fino al 2018».
Sta per cambiare i vertici della Cdp?
«Bassanini e Gorno Tempini hanno fatto un
buon lavoro. Nelle prossime ore decideremo le
nuove tappe. Cassa depositi e prestiti è strategica per il futuro del nostro Paese e ci sono tutte le condizioni per fare un ulteriore passo in
avanti».
Non la imbarazza sapere che Buzzi ha finanziato alcune sue iniziative? Restituirà
quei soldi?
«La fondazione Open restituisce in automatico i denari ricevuti da realtà discusse. Il Pd ha
uno statuto diverso. Ma troverà la strada per restituirli. Quello di cui sono fiero invece è il
meccanismo all’americana che stiamo mettendo in atto per finanziare la politica. Superato il
finanziamento pubblico, siamo l’unico partito
che non ha licenziato il personale, ricorrendo a
una seria spending e aumentando donazioni
liberali e trasparenti. Meglio così che i diamanti in Tanzania o le lauree a Tirana del Trota, mi
creda».
Non le sembra che sia cambiato il vento
nei suoi confronti?
«Mi chiedono di inventarmi qualche colpo a
effetto. Ma dopo anni di immobilismo in Italia
l’unico colpo a effetto che può fare il capo del
governo è governare quotidianamente con serietà e responsabilità. Il tasso di attuazione dei
decreti è salito al 65%, tutti i dossier procedono, le aziende pubbliche, a partire da Eni, Enel
e Finmeccanica, dopo il cambio dei vertici
viaggiano più spedite. Certo se il Jobs act lo
avessero fatto quelli di prima, oggi staremmo
meglio. Se si fosse fatta prima la legge elettorale, avremmo un sistema più stabile. Se avessero
già fatto la riforma costituzionale non impiegheremmo mesi per approvare una legge.
Chiunque può passare il tempo a piangere e
rimpiangere. Ma noi siamo diversi da chi ci ha
preceduto. Non vogliamo trovare alibi, ma trovare soluzioni. Ora dobbiamo continuare sulla
strada delle riforme, più decisi che mai. Ma la
prima riforma, strutturale, è restituire orgoglio
all’Italia e fiducia agli italiani. E in questo clima
questa è la sfida più difficile. Però è anche la
più bella. Dopo quindici mesi di governo sono
più convinto di prima che il nostro Paese tornerà a guidare l’Europa. A noi toccherà sudare
e lavorare molto. I nostri figli però staranno
meglio di noi. Questo è il vero motivo per cui
facciamo politica. Non per godere della rendita
del passato, ma per costruire una speranza per
il domani».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

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Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni d’uso.
Autorizzazione Ministeriale ottenuta il 31/03/2015.

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

5
#

Primo piano Immigrazione

L’Europa punta a velocizzare i rimpatri
La bozza del piano, ma restano le divisioni sui ricollocamenti. Grillo: l’Italia è ormai un bivacco di sfollati
Il blocco
Polizia e
Carabinieri
bloccano
il passaggio
verso la Francia
davanti alla
galleria di
Ventimiglia
(Afp/Magnenet)

DALLA NOSTRA INVIATA

29
Mila
Sono i
richiedenti
asilo sbarcati
in Sicilia
che i Paesi
della Unione
Europea
hanno chiesto
all’Italia
di riprendersi
nel 2014
(di questi,
soltanto tra il
10 e il 15%
sono ritornati
nel nostro
Paese)

Solidarietà e responsabilità nel gestire l’emergenza immigrazione. Mentre in Europa
si cerca un accordo su come tradurre la solidarietà e si discute ancora su quote e obbligatorietà/volontarietà dell’accoglienza dei 40 mila migranti da ricollocare da Italia e Grecia negli altri
Paesi Ue, si fanno progressi invece sulla responsabilità, che viene letta anche come un maggiore
impegno sui rimpatri dei « migranti economici»
irregolari, i non-profughi. Come dimostra la prima bozza delle conclusioni del Consiglio europeo in programma per il 25 e 26 giugno.
Il Consiglio Affari interni di martedì affronte-

BRUXELLES

14
Mila
La nazionalità
più rappresentata tra i profughi è quella
eritrea, con
14.250 arrivi
dall’inizio
dell’anno. Seguono i migranti del SubSahara (7.949),
della Nigeria
(5.349), della
Somalia
(5.335), Siria
(3.826) e
Sudan (2.473)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

GLI ACCORDI CON I PAESI AFRICANI

Due agenti per ogni migrante
Quelle espulsioni da semplificare

80
Mila
Sono per la
precisione
80.150
gli immigrati
irregolari
attualmente
assistiti
in Italia
(i dati sono
aggiornati
all’11 giugno
2015).
Tra questi,
ci sono
9.000
minori non
accompagnati

protezione internazionale sul modello inglese,
ovvero senza la possibilità di muoversi finché la
domanda non viene accettata. Si starebbe lavorando anche su un meccanismo che acceleri i
rimpatri attraverso le nazionalità, prevedendo
una corsia preferenziale per quelle che hanno il
maggior numero di migranti economici irregolari (come ad esempio la senegalese) per velocizzarne il rimpatrio.
In Europa si tratta e in Italia si alzano i toni
dello scontro. Per il leader del M5S Beppe Grillo
«l’Italia diventa un bivacco permanente di sfollati nelle stazioni e ai confini».
Francesca Basso

rà la questione partendo da una nota che il 9 giugno scorso il Commissario all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha mandato ai 28 Paesi
avanzando alcune proposte che stanno trovando
l’accordo dei governi Ue. Per il commissario si
deve procedere con l’attuazione al più presto degli impegni di rimpatrio previsti dall’accordo di
Cotonou e con il lancio di nuovi negoziati con i
Paesi terzi più rilevanti, stilando eventualmente
anche una lista dei Paesi, magari africani, da
coinvolgere per primi. Punti già inseriti nella
bozza delle conclusioni, a dimostrazione che c’è
un accordo tra i Paesi.
Le cancellerie stanno trattando anche su una
tenuta in custodia dei migranti che richiedono

di Dino Martirano

I numeri
ROMA L’ 80 per cento degli immigrati che sbarcano in Sicilia
arriva dalla Libia, ma ora con il
doppio governo, di Tobruk e di
Tripoli, l’Italia certo non ha la
possibilità di sottoscrivere alcun accordo di riammissione
dei migranti irregolari. Già ai
tempi di Gheddafi, in cambio
della costruzione di una faraonica autostrada costiera, il regime africano si impegnava a
«riammettere» anche cittadini
di Paesi terzi che erano transitati dalla Libia. Poi, nel 2011, arrivò la Corte per i diritti dell’uomo a bloccare, per mancanza
assoluta di garanzie umanitarie, le espulsioni verso la Libia.
Oggi il problema di non dialogo con la Libia diventa drammatico (62.692 sbarchi nel
2011, 170.100 nel 2014, oltre 500
mila immigrati che sarebbero
in attesa di prendere il mare)
ed è alimentato anche da fronte Ovest, a noi sconosciuto: gli
ultimi dati sui richiedenti asilo
evidenziano un’impennata delle domande (gennaio 2015)
dall’area francofona nel perimetro compreso tra Mali, Senegal, Gambia, Costa d’Avorio.

La Farnesina
Il Viminale ha segnalato
questa rotta occidentale, ma
anche la «debolezza» delle relative richieste d’asilo rispetto a
quelle presentate da eritrei e siriani che fuggono da massacri
e guerre civili. Per questo già
domani al ministero degli Este-

500.000 migranti
si troverebbero sulle coste della Libia pronti a salpare verso l’Italia
I migranti che arrivano in Italia

80%

43%

98%

parte dalla Libia

proviene
dal Corno
d’Africa
e dalla
Siria

la quota di migranti
di Eritrea, Somalia,
Etiopia e Sudan
a cui è riconosciuto
lo status di rifugiato
politico

35%
i rimpatriati con
decreto di espulsione

170.100

Gli sbarchi in Italia

57.019
(al 12 giugno)

64.261
13.267

4.406
2010

2011

2012

42.925
2013

2014

Fonte: ministero dell’Interno

ri è prevista una riunione tecnica per verificare le disponibilità, non solo economiche, per
stringere con questi 4 Paesi altrettanti accordi di riammissione.
Una ragionevole contropartita per i Paesi africani è la logica di questi patti e la diplomazia può ottenere buoni risultati, come è avvenuto con l’Egitto
e la Tunisia e in misura ridotta
con i 30 Paesi con cui l’Italia ha
chiuso gli accordi di riammissione. Tuttavia, c’è da chiedersi
se stavolta basterà mettere in
campo lo schema classico: il
Viminale promette mezzi tecnologici e addestramento di
polizia per il controllo dell’immigrazione mentre la Farnesi-

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2015
Corriere della Sera

na fa leva sulla cooperazione e
l’aiuto allo sviluppo. La ristrettezza di bilancio limita non poco gli spazi di manovra per
spalmare i fondi italiani destinati alla cooperazione internazionale e per questo nel prossimo vertice Ue dei capi di Stato e
di governo, e prima ancora in
quello dei ministri degli Esteri,
l’Italia proverà a far squadra
con la Germania, e magari con
la Francia, per varare un documento in cui si punta anche ad
accordi collettivi di riammissione targati Ue (come quello
del 2012 con la Turchia) con i
Paesi terzi.

Rimpatri
Non è facile espellere un im-

migrato irregolare, fermo restando che chi arriva dalla Siria, dalla Palestina e dal Corno
d’Africa si mette in fila con
buone speranze per ottenere lo
status di rifugiato.
La procedura: entro novanta
giorni (prima erano 180) va
contattata l’autorità consolare
del Paese di provenienza (presunto) che procede all’intervista del cittadino extracomunitario e alle verifiche. Poi c’è il
viaggio di ritorno, con i relativi
costi: due agenti per ogni migrante «riammesso» che certo
non facilita loro un compito
delicato. Morale, il meccanismo produce scarsi effetti: nel
2014, su 15 mila decreti di
espulsione ne sarebbero stati
eseguiti il 35%.

In fuga verso Nord
In occasione del G7 in Baviera le frontiere interne della Ue
sono state blindate (e lo saranno fino al 15 giugno): così è
straripato, a Roma Tiburtina e
a Milano Centrale, quel fiume
carsico che, dai porti dell’Adriatico e dalla Sicilia, trasporta verso i valichi alpini migliaia di esseri umani ogni
giorno. Sono sans papiers, richiedenti asilo, minori non accompagnati, madri con figli al
seguito che hanno parenti nel
Nord Europa. Molti di loro ce la
fanno senza dare nell’occhio (e
spendendo notevoli somme di
denaro). Molti altri arriveranno
in Sicilia a partire da martedì.
Quando si placherà il maestrale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il commento
Serve una norma
che salvi i minori
dall’invisibilità
di Fiorenza Sarzanini

I

più piccoli vengono
imbarcati dagli adulti
nella speranza che
trovino una nuova vita. I
più grandi lo fanno da soli,
certi che una nuova
esistenza è possibile. Sono
oltre 9.000 i minori non
accompagnati giunti in
Italia negli ultimi mesi e
ancora presenti nei centri
di accoglienza. Almeno
altri 5.000 mancano invece
all’appello. Un dato
allarmante, soprattutto
tenendo presente che la
maggior parte sono
egiziani tra i 16 e 18 anni e
questo li rende prede
ambite per la criminalità.
Nell’emergenza migranti
che il nostro Paese fa
sempre più fatica a gestire,
quello dei minorenni è un
capitolo delicato e urgente.
Perché manca un progetto
strutturato per il
reinserimento di bambini e
ragazzi che rimangono per
mesi nei centri di
accoglienza con tutti i
rischi che questo
comporta. Le
organizzazioni non
governative, «Save the
Children» in prima linea,
hanno più volte sollecitato
l’approvazione della nuova
legge che introduca misure
di protezione e l’avvio di
progetti mirati. Non hanno
ancora trovato ascolto.
La maggior parte di
questi stranieri rimane in
Sicilia, proprio per la
difficoltà di sistemarli nelle
comunità e poi affidarli a
famiglie disposte ad
ospitarli temporaneamente
o in via definitiva. Altri
fuggono ed è questo il
pericolo più grave, quello
che sempre più spesso non
si riesce ad evitare. Lo Stato
è in affanno di fronte a un
flusso migratorio che non
ha precedenti. Ma nulla
giustifica la mancanza di
un piano di intervento che
salvi dall’invisibilità, o
peggio dalla delinquenza,
migliaia di giovani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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6

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Immigrazione
Il reportage

dal nostro inviato
Riccardo Bruno

Confini chiusi, caos a Ventimiglia
La fuga dei profughi sugli scogli
A piedi lungo l’Aurelia chiusa al traffico. «Lasciateci passare, non torneremo indietro»

Nel 2011
● Nella
primavera del
2011 le forze
dell’ordine
transalpine al
confine tra
Italia e Francia
respinsero a
Ventimiglia i
clandestini
nordafricani
rimandandoli in
territorio
italiano
● Le autorità
della Unione
Europea
giudicarono
inaccettabili i
respingimenti
● Secondo il
ministero
dell’Interno di
Parigi, invece, il
rinvio degli
immigrati
tunisini era
«perfettamente conforme al
diritto comunitario e, in
particolare, al
trattato di
Schengen»
● La Francia
richiamò anche
la direttiva
dell’Ue del 16
dicembre
2008, detta
«rimpatri»,
che prevede
«la pratica delle
riammissioni
di cittadini di
Paesi terzi in
situazione
irregolare tra
Stati membri,
sulla base di
accordi
bilaterali
esistenti»
● Secondo
Margherita
Boniver,
allora
presidente del
Comitato
Schengen,
quella della
Francia fu
«una palese
violazione degli
accordi di
Schengen»

VENTIMIGLIA (IMPERIA) Il porto turistico di Mentone è lì di fronte,
a 500 metri. Dagli scogli si vedono gli alberi delle barche a
vela e la gente che corre sul lungomare. Prima c’è un muro di
gendarmi francesi che da due
giorni blocca il confine ai profughi e disperati di passaggio
dall’Italia, e anche dalla Francia. «Vogliamo andare in Svezia, lì c’è la sorella di mia moglie», dice sorridendo Ahmed
in un inglese stentato ma comprensibile. Conta i giorni con le
due mani, alla fine fa 35 dalla
partenza in Sudan. Ha portato
con sé tutta la famiglia, sono in
5, anzi 6: Hussein, 12 anni, Ludan, una bella bambina di 9,
Mohammed, 5, che gioca tra i
poliziotti in tenuta anti sommossa, e Sahar, la moglie, incinta di 7 mesi. «Da qui non ci
muoviamo», ripete deciso, e gli
occhi gli brillano come se questa barriera di gendarmi fosse
solo un contrattempo, un imprevisto che non può certo fermarli.
Sono una sessantina i migranti che, quando nel pomeriggio poliziotti e carabinieri
italiani hanno spinto indietro a
un chilometro dal confine i disperati, si sono rifugiati sugli
scogli. Alcuni hanno minacciato di buttarsi in mare, uno l’ha
fatto per davvero, e così le forze
dell’ordine sono rimaste lì a
scrutarli fino a tarda sera, per
evitare che qualcuno si potesse
far male. Gli altri, un centinaio,
hanno superato la galleria verso Ventimiglia, metà di loro ha
continuato fino in città, 5 chilometri a piedi, gli altri si sono
seduti a bordo dell’Aurelia,
chiusa verso la Francia.
Anche Usman, pure lui sudanese, che si è rotto il bacino in
Libia, non ci pensa nemmeno a
lasciare il suo avamposto e tornare indietro con le stampelle.
Sugli scogli un ragazzo agita un

Il caso

di Rinaldo Frignani



La parola

PROFUGO
Indica chi ha deciso
di lasciare il proprio Paese
a causa di guerre, invasioni,
rivolte o catastrofi naturali.
Altra cosa è il rifugiato:
definita dalla convenzione
di Ginevra del 1951 riguarda
chi lascia il proprio Stato
perché teme di essere
perseguitato «per motivi
di razza, religione,
appartenenza a un gruppo
o opinioni politiche».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

cartone dove ha scritto «We are
not Congo back», non torniamo in Congo. Le donne e i
bambini si sono sistemati nell’aiuola brulla di fronte agli uffici della dogana, sotto le palme nane. Gli uomini restano in
bilico sull’acqua, si riuniscono
a capannelli, parlano con i funzionari di polizia, ma quando il
sole cala e si accendono le luci
di Mentone, sono ancora lì.
«Un mese fa l’avevo detto al
prefetto che sarebbe finita così
— si lamenta il giovane sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, Pd —. Non è normale che
la Francia blocchi i confini in
questo modo. É un dramma internazionale, e non è possibile
che tocchi a un Comune affrontare da solo l’emergenza».

Davanti alla stazione ieri pomeriggio ha fatto montare moduli d’emergenza con bagni e
docce. La prima assistenza è
garantita dalla generosità delle
associazioni, come la Caritas o
la Croce Rossa. Una volontaria
marocchina, con il velo, che ha
provato in tutti i modi a convincere i migranti ad abbandonare gli scogli, torna in lacrime, esausta e delusa. La Croce
rossa francese distribuisce tè
caldo e fette di dolce; un uomo,
dai tratti africani, arriva in scooter e scarica tre cartoni d’acqua.
Il neo governatore della Liguria Giovanni Toti la butta sulla politica dell’accoglienza: «La
drammatica giornata a Ventimiglia è la dimostrazione che

Tensione
Scontri tra i
migranti e le
forze dell’ordine
ieri a Ventimiglia
vicino al confine
con la Francia.
Gli stranieri
sono stati
respinti dai
francesi:
diversi di loro
sono fuggiti
sugli scogli
(foto Magnenet /
Afp e Alessi /
Ansa)

«Latte e biscotti
per i bimbi affamati»
E alla Tiburtina
nasce una tendopoli
— riaprano le frontiere Schengen. Fino a venerdì i migranti
erano quasi il doppio: la metà
ha preferito lasciare la Capitale
per avvicinarsi al Nord, per poter proseguire subito il viaggio
per la Germania e la Scandinavia dove vivono le loro famiglie.
Altri si sono invece accampati sotto le mura del cimitero
monumentale del Verano o sotto i viadotti della Tangenziale
Est, fra cumuli di rifiuti e carcasse di moto abbandonate.
Unici fari sempre il centro Baobab e un paio di bagni chimici
fuori dal cancello, ma anche la
solidarietà di alcuni romani
che hanno fatto la spola in auto

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per rifornire i volontari di cibo
e generi di prima necessità e
l’intervento della Croce Rossa.
La costruzione della tendopoli, annunciata venerdì sera
dai Servizi sociali, è tuttavia
slittata di ora in ora. Poi alle 15 i
mezzi della Cri sono comparsi
nell’area ancora adibita a cantiere della stazione Tiburtina.
Alle 21 erano state montate sette tende — delle 10 previste —
e il gazebo della mensa. Un’ora
più tardi i primi rifugiati —
una cinquantina — si sono
convinti a muoversi. Il prefetto
Franco Gabrielli ha verificato di
persona per due volte lo sviluppo della situazione. La prima in

© RIPRODUZIONE RISERVATA

scooter. «Questa è una soluzione temporanea — ha spiegato
—. Per quella definitiva ci sarà
il palazzo delle Ferrovie (il cosiddetto «Ferrhotel» di via Masaniello, di fronte alla stazione,
ndr)». Secondo Gabrielli però
sul fronte dell’accoglienza «Roma è in affanno. Con Mafia Capitale è stata fatta giustizia, ma
il sistema delle cooperative è
per ora depotenziato».
La Questura ha monitorato
la situazione e continua a farlo:
il campo è presidiato, illuminato a giorno da una «torre faro»,
anche per scongiurare il rischio di raid razzisti. Ma il timore è che, se la questione dei
«transitanti» non si dovesse
sbloccare entro pochi giorni,
possa scattare una nuova emergenza con l’arrivo di altre centinaia di migranti. Si parla di almeno 2.500 persone. Fra di loro molti bambini, come quelli
che ieri giocavano a pallone sui
marciapiedi del Tiburtino o
dormivano sdraiati su lenzuola
strappate accanto ai piloni della Tangenziale. «Ai romani
chiediamo di portare latte e biscotti, quei piccoli sono allo
stremo», è l’allarme lanciato di
nuovo dai volontari e dalla Cri.
E uno dei bimbi è già finito in
ospedale per denutrizione.

Il prefetto: Roma è in affanno
ROMA La cosa più difficile è stata convincere i «transitanti»
eritrei e somali a trasferirsi nella piccola tendopoli costruita
ieri pomeriggio dalla Croce
Rossa in uno spiazzo brullo e
polveroso accanto alla nuova
stazione Tiburtina. «Abbiamo
paura che da lì non potremo
più uscire, non ci fidiamo. Vogliamo restare qui», raccontano fuori dal centro Baobab di
via Cupa, al Tiburtino — a circa
mezzo chilometro dall’accampamento —, dove rimangono
circa 450 rifugiati in attesa che
domani Francia e Austria — secondo le previsioni, ma a questo punto è più una speranza

tutti i pericoli che abbiamo sottolineato ai prefetti si stanno
purtroppo verificando a scapito della cittadinanza». Per Luigi Di Maio, M5S, vice presidente della Camera, «l’Italia è una
pentola a pressione che sta per
scoppiare. Non è tollerabile
che la Francia chiuda le frontiere e lasci tutti questi disperati a noi».
Alle dieci di sera, quando è
già buio, i sessanta irriducibili
restano in cinquanta. Una decina salgono su un pullman per
passare la notte in stazione e
avere almeno un pasto caldo.
L’ultimo a salire è Ahmed, con
la famiglia. Ha sempre il sorriso sulle labbra, e allarga le
braccia. Come per scusarsi.

In attesa I profughi della stazione Tiburtina (Mistrulli)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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9
#

Primo piano Immigrazione
Il racconto

di Alessandra Coppola

Transenne in stazione
I profughi accolti
nei cubi trasparenti
Milano, scelta l’area dei negozi come centro assistenza

È rimasta l’immagine
della Madonna ortodossa e, a
ben guardare, c’è anche un
adesivo della bandiera di Damasco incollato in un angolo.
Eritrei e siriani, però, non sono
più nel mezzanino della Centrale di Milano. Svuotato, ripulito e transennato nelle prime
ore di ieri. «La stazione ha ritrovato la dignità», annuncia il
sindaco Giuliano Pisapia in visita tra i binari: «Si stanno facendo dei passi avanti». Non
solo in senso figurato, però: il
«problema» s’è spostato di
qualche metro.
Donne, uomini e bambini
che prima affollavano il piano
ammezzato adesso sono distribuiti nell’atrio, nella galleria,
nella piazza Duca d’Aosta, tra le
panchine, i giardinetti, i passeggeri, i clochard abituali,
qualche balordo che s’infila nel

MILANO

Su Corriere.it
Online sul sito
del Corriere i
video e gli
approfondimenti sull’emergenza immigrati
a Ventimiglia
e a Milano

caos, nove pattuglie della
Polfer e di rinforzo anche le
uniformi dell’esercito. All’ora
di pranzo, tra la distribuzione
dei pasti e dei vestiti usati, l’ingresso della Centrale sembra
un mercato. Un ragazzo eritreo,
nonostante il caldo, ha scelto
una giacca imbottita arancione
e già l’indossa, forse in previsione del viaggio verso Nord.
Una adolescente siriana ha trovato una gonna a scacchi marroni lunga e degli zoccoli di
gomma gialli.
Adesso è più evidente la divisione per nazionalità. C’è un
gruppo di famiglie in fuga da
Aleppo che si porta dietro venti
bambini, ha viaggiato attraverso la Turchia, s’è imbarcato da
lì, è approdato in Puglia, infine
nella notte in autobus a Milano. E ora si tiene in disparte, all’angolo tra il bar e lo stand del-

la Veneranda Fabbrica del Duomo, mentre due hostess di una
marca di cosmetici cercano di
agganciare i passanti con una
promozione. Sono arrivati degli animatori, si gioca in cerchio e con la palla. Un bambino
è stato truccato da uomo ragno. La ragazzina dalla gonna a
scacchi arrotola un palloncino
come una corona.
Gli eritrei sono molti di più e
molto più difficili da intercettare, anche per gli operatori.
Pure per una cronica mancanza
di mediatori che sappiano il ti-

L’hotel di lusso
Il manager del Gallia:
«I nostri clienti vedono
i bagni chimici, roba
da Sud del mondo...»

grigna e riescano a vincere la
diffidenza di chi ha fatto un
viaggio atroce. La pediatra di
turno al container del presidio
sanitario è riuscita a visitare un
bimbo africano, diagnosticando una dermatite, e poi l’ha
perso di vista.
Sgomberato il mezzanino,
serve un punto di riferimento
per le registrazioni, l’acqua, i
panini, i trasferimenti nei centri di accoglienza. Ferrovie aveva messo a disposizione uno
spazio lontano un chilometro.
L’opera di convincimento è stata lunga. Pisapia avrebbe pure
parlato con l’amministratore
delegato di FS, Michele Mario
Elia, per un’alternativa. Alla fine, intervenuto anche il prefetto, si è trovato un accordo sui
locali (più vicini e più veloci da
ristrutturare) dell’ex dopolavoro ferroviario.

I numeri
● Sono 1.200
i posti letto
raggiunti ieri
nel Comune
di Milano per
i profughi di
passaggio
● A questi, si
aggiungeranno
altri 300 posti
in via Corelli:
100 nei
container
sistemati
nell’ex Cie; 200
nella struttura
del Cara
(Centro di
accoglienza per
richiedenti
asilo), prestata
a questa
emergenza
● Dal primo
gennaio al 7
giugno sono
arrivati a
Milano 9.950
profughi (1.430
minorenni):
3.600 siriani,
4.400 eritrei, gli
altri da Sudan,
Mali, Ghana,
Togo, Etiopia,
Pakistan,
Somalia,
Afghanistan,
Iraq, Nigeria
e Libia

Lo spazio

Nell’attesa degli spazi adeguati, in mattinata si discuteva
della possibilità di aprire un
tendone in galleria. Con un corollario di equivoci. «Il prefetto
voleva fare una tendopoli in
piazza, ma io l’ho fermato», diceva il governatore lombardo,
Roberto Maroni. Il prefetto,
Francesco Paolo Tronca, lo
smentiva. In serata, al termine
di un Comitato per l’ordine e la
sicurezza lunghissimo ed eccezionalmente trasferito al binario 21, era lo stesso Tronca a
procurarsi le chiavi e ad aprire i
due cubi trasparenti vuoti, che
dovevano essere destinati a negozi di intimo e abbigliamento,
e che invece per qualche giorno saranno «hub» per i profughi. Mentre si studiava dove
collocare le sedie, si cancellava
dalla parete di plexiglass la
scritta «Victoria’s Secret».
Qualcuno finirà anche per
dormirci dentro, perché, nonostante gli enormi sforzi, di
posti letto ne mancano ancora.
A giorni sarà ampliato l’ex Cie
di via Corelli e la struttura destinata a Cara sarà inaugurata
per questa emergenza: trecento ricoveri in più. Ieri notte, però, c’era ancora chi s’arrangiava
tra la stazione e la piazza. Sotto
il Pirellone e davanti all’albergo
extralusso Gallia. «Il colpo
d’occhio è da città del Sud del
mondo — si lamentava il general manager, Marco Olivieri —.
Ci hanno montato i bagni chimici proprio qui...».
terrastraniera
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Domande e risposte

A destra, alcuni
migranti
eritrei
e siriani
alla Stazione
Centrale
di Milano
dentro i locali
in plexiglass
destinati
ad ospitare
i negozi
e ora adibiti
alla prima
accoglienza.
A sinistra,
tre immagini
dei bivacchi
dei migranti
intorno
alla Stazione
Centrale,
per terra
o sui
gradoni
di marmo
(Fotoservizio
di Dino
Fracchia)

Malaria e scabbia,
timori ingiustificati
Ecco i motivi
di Adriana Bazzi

1

La volontaria

I casi di scabbia e malaria tra i migranti (sono
il 10% degli arrivi) hanno provocato timori su
possibili contagi. Quali
sono i rischi reali?
Risponde Massimo Galli,
infettivologo all’Università
di Milano. «Cominciamo
dalla malaria: per noi non è
un problema. Perché l’infezione venga trasmessa, infatti, occorre il vettore, cioè
la zanzara anofele, che in
Italia non esiste. Poi c’è la
scabbia (malattia contagiosa della pelle che dà prurito,
ndr): la trasmissione da una
persona infetta a un’altra
implica uno stretto contatto
per lungo tempo. Non basta
una stretta di mano. E comunque si cura facilmente
con i farmaci».

Il profugo

Laura nei panni del clown Pasticcio: Ahmadof, il laureato siriano:
«Questi bimbi meritano un sorriso» «Io in Libia prigioniero in un cortile» 2
MILANO «Non ce la faccio a rimanere inerme» dice Laura

Naso rosso
Laura
Centemeri,
43 anni, lavora in
uno studio legale
e nel weekend
fa la volontaria
con i bambini
profughi

Centemeri, 43 anni. Allora ha infilato il suo naso rosso ed è
venuta in Centrale. Dipendente di uno studio legale dal lunedì al
venerdì, nei weekend pagliaccio «Pasticcio» per i bambini
profughi di passaggio a Milano. «Faccio parte di un’associazione
di clown-terapia — racconta — e in genere andiamo negli
ospedali». Da due anni, però, «ho cominciato a venire al
mezzanino della stazione e ad andare nei centri di accoglienza».
Ieri, «Pasticcio» era nell’atrio, tra il bar e il negozio del Duomo.
«Sinceramente, una situazione che fa schifo — sbotta —: era già
un macello, adesso lo è ancora di più. Mi colpisce che li stiamo
riempiendo di roba da mangiare, ma poi è gente che dorme qui a
terra. Non capisco come si possa accettare...». Con lei ci sono
anche altri volontari, soprattutto donne. «La Milano bella sta
rispondendo — continua Laura —, in questi anni ho conosciuto
molte persone che cercano di aiutare». Pensionati, studenti. E
anche passanti. In attesa di prendere il treno, un uomo ha
comprato tre barattoli di crema di cioccolato per i bambini.
«Sono straordinari: nonostante tutto riescono a divertirsi».
A. Cop.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sportivo
Ahmadof si
è laureato
in Scienze
motorie a
Damasco. Ha
speso 4.000
dollari solo per
arrivare in Libia

MILANO I suoi amici sono già in Germania «e mi hanno detto che
stanno bene: appena posso, li raggiungo». Ahmadof, 25 anni, s’è
deciso per ultimo a partire. Siriano di Damasco, è laureato in
Scienze motorie. «Insegnavo educazione fisica ai bambini delle
elementari e delle medie — racconta —. Ma nel mio Paese la
situazione va di male in peggio». Il 27 aprile ha preso un volo per
il Sudan: dalle testimonianze recenti, è una delle rotte adesso più
battute. «Da lì ho attraversato il deserto a piedi e a bordo di una
Land Cruiser, che a un certo punto si è anche ribaltata». Sette
giorni di viaggio e quattromila dollari per arrivare alla prima
tappa libica, Agedabia, in Cirenaica. «Ci tenevano in un cortile
chiuso a chiave». Ancora dieci giorni e altri alloggi di fortuna per
raggiungere la costa: «Ci siamo imbarcati a Zuara, 450 persone
su un barcone, che dopo otto ore di navigazione si è fermato».
Qualcuno ha chiamato Nawal, la ragazza di Catania diventata
punto di riferimento dei profughi siriani in fuga — «Non io che
ho perso il cellulare nel deserto» —, sono arrivati i soccorsi.
Approdo ad Agrigento, pullman per Roma e poi per Milano.
Restare in Italia? «No, non è bella, voglio partire».
A. Cop.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ci sono altre malattie
di cui possono soffrire
i migranti?
«Sì, ce ne sono, ma riguardano soprattutto loro.
Arrivano in Italia dopo aver
affrontato pesanti privazioni, devono adattarsi a un
cambiamento di clima e di
alimentazione. Le patologie
più frequenti sono quelle da
raffreddamento (polmoniti
virali e batteriche) che però
non sono contagiose».

3

Le aree dove soggiornano i migranti (nelle
stazioni, per esempio,
transitano centinaia di
persone) possono rappresentare un rischio
igienico-sanitario?
«No, basta una pulizia
energica, usando semplicemente acqua e sapone».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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10

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo Piano Il vertice

Bassanini: nessuno ha chiesto le mie dimissioni
L’ipotesi dell’uscita dei consiglieri del Tesoro dalla Cassa depositi. Il nodo Corte dei conti e Statuto
Al consiglio di martedì sul tavolo la lettera d’intenti per l’ingresso nell’azionariato del Fondo salva imprese
«Nessuno, almeno fino ad
ora, mi ha mai chiesto — né il
governo né i miei azionisti —
di dimettermi dalla presidenza
della Cassa depositi e prestiti».
Franco Bassanini rompe così
il silenzio sull’ipotizzato ribaltone al vertice della Cdp che
dovrebbe accompagnare un
mutamento delle strategia di
sviluppo della società. Bassanini, in particolare, se la prende
con chi gli attribuisce l’intenzione di resistere ad ogni tentativo di fare passi indietro. Nessuno fa pressioni su di me ne io
resisto, fa sapere. «Se e quando
avrò la richiesta di dimissioni
non farò certo resistenza in no-

La Cassa

● Franco
Bassanini,
presidente di
Cassa depositi
e prestiti,
società per
azioni a
controllo
pubblico

me di interessi personali, così
come ho sempre fatto nella
mia non breve esperienza istituzionale, di cui tutto si può dire eccetto che sia stata guidata
dall’attaccamento a qualche
poltrona», dice Bassanini che
nei giorni scorsi ha comunque
avuto modo di chiarirsi con lo
stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Fatto sta che sul cambio di
rotta di Cdp, che vedrebbe l’arrivo di Claudio Costamagna e
Fabio Gallia, molti interrogativi
restano in piedi, a cominciare
dai motivi che suggeriscono la
virata ed il rinnovo dei vertici
con un anno di anticipo rispet-

to alla scadenza del mandato.
C’è poi da capire, cosa farà l’amministratore delegato Giovanni
Gorno Tempini che nonostante i buoni risultati raggiunti
dalla Cassa sotto la sua gestione, è stato invitato dal ministro
dell’Economia, Pier Carlo Padoan, suo socio di riferimento,
a fare un passo indietro. Con

Il cambio
La scadenza naturale
dei vertici attuali è tra
un anno. L’arrivo di
Costamagna e Gallia

ogni probabilità sta cercando
di individuare il modo meno
penalizzante per lui, anche dal
punto di vista economico, per
uscire di scena. L’ipotesi delle
dimissioni dei rappresentanti
del Tesoro, magari con l’eccezione di Gorno Tempini, in occasione del prossimo consiglio
straordinario della cassa, previsto per martedì, così da far
decadere l’intero organismo
compreso il presidente (che è
stato invece indicato dagli azionisti di minoranza, le Fondazioni) è ancora sotto esame. In
particolare i consiglieri stanno
approfondendo i profili di opportunità e di correttezza del-

80,1
per cento
la quota di
capitale di Cdp
detenuta
dal Tesoro

18,4
per cento la
partecipazione
in Cdp di un
nutrito gruppo
di Fondazioni
bancarie

l’iniziativa alla luce dei possibili addebiti da parte della Corte
dei conti. Se il consiglio decadesse bisognerebbe concordare un’assemblea per le elezioni.
In questo quadro sarà importante capire pure cosa faranno
le Fondazioni, che vogliono verificare le nuove strategie
d’azione della Cassa immaginate dal governo e che puntano
comunque a preservare la redditività del loro investimento.
Martedì all’ordine del giorno di
martedì c’è solo la lettera di intenti per l’ingresso della Cassa
nel Fondo salva imprese.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’INTERVISTA GIUSEPPE GUZZETTI

«La priorità è far crescere il Paese
ma Cdp non diventi un nuovo Iri»
di Nicola Saldutti
Una cosa è certa, quel
patrimonio che si aggira sui 42
miliardi di euro, in una fase di
grande incertezza per la spesa
pubblica, fa gola a molti. In Parlamento, e fuori. «Un patrimonio costruito in questi anni che,
con il Protocollo appena firmato
con il ministero dell’Economia,
è stato messo in sicurezza. Al
servizio dei territori, e delle comunità locali soprattutto», spiega Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione che riunisce
le Fondazioni nate dalla privatizzazione delle ex Casse di risparmio (Acri).
Ma il tema di questi giorni è
la Cassa depositi e prestiti, di
cui le fondazioni sono azioniste con il 18,4%...
«Il governo ha manifestato
l’intenzione di cambiare i vertici. Vediamo quali saranno le valutazioni da fare. Una cosa è certa: la Cdp non dovrà in alcun
modo diventare un nuovo Iri.
Nell’interesse della Cassa, dei
conti pubblici e del Paese. Come
azionisti eserciteremo in tutte le
sedi il nostro ruolo di proposta e
di controllo».
Si parla di un’accelerazione
nelle reti, a cominciare dalle
tlc, da Telecom
«Si tratta di vedere carte, documenti, progetti, idee. E di valutare non solo l’interesse del
Paese, ma anche e soprattutto la
sostenibilità economica. Perché
i conti della Cdp devono restare
in ordine e in equilibrio».
In passato si è parlato della
Cassa per i salvataggi...
«Io dico questo. Questi interventi in aziende decotte non sono consentiti dallo Statuto».
Certo. Ma anche voi dovrete
fare un passo indietro nelle
banche, entro tre anni la quota dovrà calare?
«Non potrà superare un terzo
dell’attivo e per le banche quotate la dismissione delle quote eccedenti dovrà avvenire in tre anni. Per quelle non quotate la discesa, anche con un collocam e n to s u u n a z i o n a r i a to

MILANO

diffuso, dovrà avvenire nell’arco
di cinque anni».
È tutto risolto, allora?
«Credo che sia stato fatto un
buon lavoro. Le Fondazioni cederanno sul mercato le azioni
ma, soprattutto, finalmente si è
chiarito che quello che è accaduto a Siena e a Genova riguardava pochissimi soggetti, due
fondazioni con tutte le loro vicissitudini. Il resto del sistema è
sano e in questo momento i progetti, che vanno dal welfare all’housing sociale, svolgono un
ruolo decisivo nel sociale per il
Paese. Semmai è arrivato il momento di andare avanti sulla
collaborazione tra pubblico, privato e privato-sociale».
Ma i soldi pubblici sono
sempre meno…
«In realtà i soldi ci sarebbero
nel bilancio dello Stato — c’è chi
dice che ci sono 57 miliardi chi
67 — ma vengono spesi male,
bisogna ripartire dal territorio.
Stiamo sperimentando nuove
forme di collaborazione con il
terzo settore, il volontariato, i
Comuni, le Regioni, perché
quella della coesione sociale è
diventata un’emergenza della
quale tutti a Roma devono farsi
carico. Noi siamo pronti a fare la
nostra parte».
Voi restate però sempre un
soggetto ibrido, un po’ privati,
un po’ pubblici, un po’ banchieri, un po’ filantropi…
«Siamo soggetti privati che
svolgono attività per le comunità. Il patrimonio delle Fondazioni ha l’unico scopo di garantire
mediante il suo rendimento le
risorse per le erogazioni che
vanno dal welfare alla cultura,
alla ricerca, all’ambiente. In questi anni abbiamo svolto anche

Che cosa è
● L’Acri,
costituita nel
1912, è
l’organizzazione che
rappresenta
le Casse di
risparmio e le
Fondazioni di
origine
bancaria, nate
all’inizio degli
Anni 90 con la
legge Amato
●È
un’associazione volontaria,
senza fini di
lucro e
apolitica.
Ha lo scopo
di tutelare gli
interessi
delle associate
per la
salvaguardia
del patrimonio
e lo sviluppo
tecnico ed
economico



I conti devono restare
in equilibrio.
L’emergenza?
La coesione sociale

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un ruolo di supplenza. Ma forse
è arrivato il momento di fare
uno sforzo comune».
Uno sforzo di che tipo?
«Penso a un patto nelle comunità per far crescere di più
nel sociale l’Italia come Paese,
bisogna ricuperare le fasce più
deboli della popolazione. Senza
la coesione sociale come si fa ad
avere un Paese in cui le persone
possono vivere bene? Ci sono
milioni di famiglie povere, bambini che nel 2015 in Italia patiscono la fame, che non vanno a
scuola. Con il venire meno delle
risorse pubbliche anche l’attenzione verso gli anziani è più
complicata».
Lei che cosa propone?
«Stiamo iniziando a sperimentare un welfare di comunità, vicino e legato al territorio.
Nuove forme di assistenza geriatrica, per esempio, come emerge da ricerche che ci spiegano
come sia possibile assistere
molto meglio le persone anziane e spendere molto meno. Ormai le rette delle case di cura sono di molto superiori alle pensioni di cui gli anziani dispongono; le famiglie non sono più
in grado di pagare queste rette.
E’ un cantiere che va aperto».
Ma come si fa a mettere intorno a un tavolo Stato, volontariato, Comuni, Fondazioni?
«Si può fare. Al posto del welfare centralizzato, statale, bisogna immaginare un welfare più
diffuso. E perché no, ragionare
con tutte le imprese che realizzano il welfare aziendale. I Comuni si mettono già assieme
per dare servizi sociali. Questa è
la strada, per evitare sprechi e
sovrapposizioni. Poi ci sono i
cittadini, vanno coinvolti nel
welfare di comunità. Gli italiani
sono molto generosi, pensi alle
donazioni per lo tsunami o il
terremoto ad Haiti, o a L’Aquila.
Un’energia che bisogna convogliare; bisogna che i cittadini siano coinvolti nel definire come
si soddisfano questi bisogni sociali e, soprattutto, possano verificarne i risultati».
Un tavolo con chi?
«Soggetti pubblici, volonta-

riato, Fondazioni, cittadini, e
perché no, le imprese. Ora è tutto un po’ disordinato».
Un modello potrebbe essere
quello dell’housing sociale?
«Siamo partiti undici anni fa.
Nessuno ci credeva, dopo il progetto di Crema si è attuato un
fondo nazionale alimentato dalla Cdp, dalle banche, dai fondi
pensione dei professionisti e le
Fondazioni finanziano i fondi
locali».
Un buon progetto della Cassa depositi…
«In questi anni sono state fatte cose molto importanti da Bassanini e Gorno Tempini, dall’housing sociale alle iniziative a
sostegno dell’economia e delle
esportazioni. Scelte che non
hanno mai messo in discussione gli equilibri di bilancio. Le
Fondazioni sono interessate a
una Cassa depositi e prestiti che
prosegua la strada intrapresa
anche sulla nostra spinta ma
che non sia un nuovo Iri e con i
conti in ordine».



Al vertice
Giuseppe
Guzzetti,
81 anni,
presidente
dell’Acri,
l’Associazione
delle Casse
di risparmio

In questi anni sono
state fatte cose
molto importanti
dall’attuale vertice

E adesso?
«La priorità è far crescere il
Paese».
Come azionisti delle banche
avete sostenuto gli aumenti di
capitale...
«Penso che sia stato decisivo.
Ora che il limite di un terzo dell’attivo è stato fissato, tutto è più
chiaro. L’investimento in derivati è vietato e c’è il divieto dell’indebitamento. Lo ripeto, erano
comportamenti limitati di alcune Fondazioni, ma con il Tesoro,
dopo la nostra Carta delle Fondazioni, abbiamo deciso di imboccare questa strada»
Una cessione di sovranità…
«Non direi. Abbiamo tutti interesse a una buona amministrazione».
Per la coesione un’emergenza è la disoccupazione?
«Con il 40% di disoccupazione giovanile come si può pensare che l’Italia abbia un futuro?
Non pensiamo certo di risolverla noi. Ma qualcosa possiamo fare, dare anche un contributo per
sperimentare forme di “nuova”
occupazione. Un esempio: abbiamo fatto un bando per le cooperative culturali. Siamo partiti in sette, siamo ormai quasi 20
Fondazioni, a livello nazionale,
che gestiscono questo tipo di offerta di lavoro per gli under 35; il
primo triennio è stato un successo, siamo partiti per un secondo triennio. C’è l’esperienza
molto positiva della Fondazione
con il Sud: 20 milioni di euro all’anno per dieci anni messi a disposizione dalle nostre Fondazioni. Anche lì, sull’occupazione
risultati interessanti».
Una nuova emergenza, l’infanzia abbandonata...
«In base a dati Eurostat, nel
2014 i minori non accompagnati
sbarcati sulle coste italiane sono
stati 7.831 (+54% rispetto al
2013). Nei primi 2 mesi del 2015,
dei 7.883 migranti che hanno
attraversato il Mediterraneo, 1
su 10 ha meno di 18 anni; di questi, 521 hanno affrontato il viaggio completamente soli. Occuparsi di questo è una priorità
per ogni Paese civile».
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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

PRIMO PIANO

11
#

Assegni di invalidità
L’INCHIESTA

di Federico Fubini

M

entre l’economia cadeva di
un altro 2%, gli
stipendi pubblici restavano
fermi come accade da sei anni, mentre le imprese sopravvivevano in apnea
per i ritardi di pagamento dello
Stato e la pressione fiscale saliva dal 47,9% al 48,6% del Pil (secondo il Fondo monetario internazionale), fra il 2013 e il
2014 in Italia si consumava un
altro evento. Più in sordina,
quest’ultimo. Magari tutti erano troppo presi a seguire il succedersi di tre governi in 24 mesi per accorgersene. Eppure nel
frattempo le prestazioni sociali
per invalidità, pensioni e altri
assegni, sono salite di oltre
centomila. È stata una progressione quasi equamente divisa:
un po’ più di 50 mila unità nel
2013, appena un po’ di meno di
50 mila nel 2014. Non esistono
stime ufficiali, ma gli andamenti degli ultimi anni fanno
pensare che si tratti un altro
miliardo e mezzo di spesa pubblica in più.
Non ci sono le impronte di
una sola idea politica, o di un
territorio. Non è stato un fenomeno delle giunte di centrodestra, né esclusivo del centrosinistra. Non è solo del Sud, né
assente al Nord. Semplicemente, dopo una frenata e un primo calo degli assegni di invalidità quando lo spread fra titoli
di Stato italiani e tedeschi faceva molta paura, tutto sembra
tornato come prima. Quasi meglio di prima: secondo i dati
dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), nell’ultimo biennio il numero di pensioni di invalidità è cresciuto
dell’8,4% in Calabria, del 5,7%
nel Lazio, del 5% in Sicilia e Puglia, ma anche del 4,2% in Liguria, del 3,5% in Lombardia e Veneto e del 3,1% in Campania. Un
certo controllo emerge in Umbria, ma già meno per esempio
in Toscana ed Emilia Romagna,
dove il numero delle pensioni
di invalidità cresce rispettivamente dell’1,7% e del 2,2% durante il biennio.
Non doveva andare così, almeno in teoria. A giudicare
dalle promesse di cui traboccano gli archivi, il problema
avrebbe dovuto essere già superato da tempo. Solo l’anno
scorso alle frodi sull’invalidità
l’allora commissario alla spending review, Carlo Cottarelli,
aveva dedicato un capitolo del
suo rapporto. Prima ancora,
nel 2012, il governo di Mario
Monti aveva lanciato 150 mila
«verifiche straordinarie» dell’Inps contro i falsi invalidi.
Un altro passo indietro, e nel
maggio 2010 la lotta a questo
fenomeno risalta nella manovra messa a punto dall’allora
ministro dell’Economia Giulio
Tremonti. Nell’ottobre del 2008
lo stesso esecutivo di Silvio
Berlusconi aveva avviato una
«stretta» sui permessi all’assistenza dei disabili, mentre
quello di Romano Prodi nel

In un anno 50 mila indennità in più, record a Oristano
Prestazioni Inps per il 5% degli abitanti a Roma
Lo Stato sociale
L’aumento del numero di pensioni
di invalidità nell’ultimo biennio
(2013-2014)

Prestazioni di invalidità al 1°gennaio 2015
Pensioni

Calabria
+8,4%
Molise
+7,2%
Lazio
+5,7%
Sicilia

Modena
Treviso
Milano

+5%
Puglia
Piemonte

Piacenza

+4%
Lombardia

Caserta

+3,5%
Veneto

Pavia

+3,5%
Emilia R.

Lecce

+2,2%
Toscana

Oristano

+1,7%

Pensioni

Indennità

1.094.537
1.500.000

1.000.000
500.000

77.631
8.800
25.051
3.364
10.671
17.450
27.824
7.251
22.402
22.087
42.460
4.570
10.147

891.062
672.248
2002 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 2015

L’andamento della spesa
17.355
17.500

10.912
15.000
12.500
10.000
2002 03 04 05 06 07 08 09

Fonte: Inps

La classifica
In Calabria sono
aumentate dell’8,4%,
crescita del 3,5% in
Lombardia e Veneto.
I 150 mila controlli
per scoprire le truffe
La spesa
In dodici anni la spesa
complessiva è salita da
11,8 a 18 miliardi di euro.
Ogni mese l’Istituto di
previdenza garantisce 2,8
milioni di persone
Il caso virtuoso di Savona
È la provincia più
vecchia, con età media
di oltre 4 anni più della
tendenza nazionale, ma
pesa sull’Inps meno dei 2
terzi di tutte le province

1.994.740

2.000.000

2.164
5.767
5.839
16.166
7.714
21.166
28.934

Firenze

+5%



Prato

La serie storica

Indennità

10 11 12 2013
Corriere della Sera

2007 aveva inserito i falsi invalidi fra i temi del suo «libro verde» sulla spesa, dopo che già
nel 2003 Tremonti aveva varato
una prima «stretta».
Risultato, in questi dodici
anni la spesa per le invalidità
civili ha accelerato da 11,8 a circa 18 miliardi di euro. E le prestazioni dell’Inps sono esplose
di un milione di unità, da 1,8 a
2,8 milioni di assegni ogni mese. Si direbbe quasi che gli italiani stiano diventando un popolo di infermi e non la nazione nella quale nel frattempo
l’aspettativa di vita alla nascita
è cresciuta di ben due anni, per
raggiungere uno dei livelli più
alti al mondo.
Per la verità la progressione
di questa voce di spesa non è
stata omogenea, e da sola racconta molto della storia del Paese. Ci sono stati gli anni del
grande party, quando lo spread
era praticamente azzerato, nessuno pensava più al debito e la
spesa per invalidità cresceva fino al 18,4% l’anno (come nel
2002). Poi sono arrivate la crisi
dell’euro e la grande paura di
non riuscire a vendere i titoli di
Stato alle aste del Tesoro: nel
2010 Tremonti innesca dei controlli straordinari, dando più
poteri all’Inps di vigilanza sulle

● Il commento
I conti dell’evasione
e l’iniquità (nascosta)
del sistema progressivo
di Johannes Bückler

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● La parola
INVALIDITÀ CIVILE
L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione economica
in favore di coloro la cui capacità lavorativa è ridotta a meno
di un terzo a causa di infermità fisica o mentale. Hanno diritto
all’assegno i lavoratori dipendenti, gli autonomi (artigiani,
commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e gli
iscritti ad alcuni fondi pensioni sostitutivi ed integrativi
dell’assicurazione generale obbligatoria. Per ottenerlo è
necessario inoltrare domanda per via telematica all’Inps.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

decisioni delle Aziende sanitarie locali (Asl) delle varie Regioni, e la spesa frena e poi cala
nel 2011.
Ma non appena si allenta la
pressione sullo spread, anche
quei controlli si fanno più teneri. I fatti degli ultimi anni dimostrano quanto gli assegni di
invalidità siano ormai parte del
rapporto fra la politica locale e
certi elettori. In certe provincie,
dati alla mano, appare molto
probabile che percepiscano
una prestazione di invalidità
ormai una famiglia su tre o su
quattro.
Il record assoluto spetta a
Oristano dove, fra indennità e

Caro direttore,
sono uno di quel 4,01% di
contribuenti che paga il 32,6%
dell’Irpef. E mi sono leggermente
stancato. Bene ha fatto il suo giornale
a ricordarci (con il pezzo di ieri di
Brambilla e Novati sulle dichiarazioni
dei redditi 2013) che il problema
dell’evasione fiscale è ancora lungi
dall’essere risolto, ma ormai è chiaro,
e i dati sono incontrovertibili, che non
esiste solo un problema di evasione
fiscale, ma di progressività eccessiva.
Sono una persona discretamente
agiata, credo sia giusto pagare per
quella quota di persone a basso
reddito nel rispetto dell’articolo 53

pensioni agli invalidi civili, se
ne contano oggi in un numero
pari al 9% dei residenti. Segue
Lecce con l’8%. Sono astronomiche Cosenza (prestazioni
pari al 7,4% dei residenti), Messina (7,68%) o Reggio Calabria
(7,69%), ma anche a Roma a
questo punto risulta in vigore
una prestazione di questo tipo
ogni venti abitanti. E non si
tratta solo un fenomeno meridionale: ricche e ordinate città
del Nord come Sondrio o Pavia
rivelano una dipendenza da
questi assegni superiore non
solo alla capitale ma anche,
persino a centri molto più arretrati come, rispettivamente,

della Costituzione, ma ormai il limite è
stato superato.
Non è possibile, per il ceto medioalto cui appartengo, avere una
progressività così alta per pagare e
assistere milioni di evasori e parassiti.
Oltretutto paghiamo molto e godiamo
di nessuno sconto su prestazioni e
servizi.
Forse è giunto il momento di
ripensare il tutto, perché il sistema è
ormai talmente distorto che qualsiasi
soluzione sarebbe bene accetta. Anche
la più assurda, come la flat tax. Purché
a pagare non siano le persone più
deboli. Come sempre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Caltanissetta o Brindisi e Trapani o Salerno.
Moltissime di queste prestazioni sono semplicemente giuste e dovute: alleviano esigenze
e disagi reali. Eppure la loro
massa ha ripreso a crescere
molto più in fretta di quanto la
popolazione non stia invecchiando o di quanto la salute
degli italiani non si stia deteriorando. L’Italia è sì il terzo Paese più anziano al mondo dopo
il Giappone e la Germania, ma
non sembra esserci legami automatici fra l’età media degli
abitanti e la progressione delle
invalidità. Emblematico è il caso Savona: è la provincia più
vecchia del Paese, con un’età
media superiore di oltre quattro anni rispetto alla tendenza
nazionale, eppure ha un peso
degli assegni di invalidità dell’Inps inferiore a quello di ben
due terzi delle provincie italiane.
Oggi ciascun assegno di invalidità viene deciso da commissioni composte di rappresentanti delle Asl (Aziende sanitarie locali), spesso legate alle giunte regionali, e da un
delegato dell’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale).
Si può decidere a maggioranza,
benché in questo caso possano
poi esserci nuove verifiche, ed
è evidente che il sistema continua a viaggiare con troppe falle
aperte. Al Corriere della Sera, il
politologo di Stanford Francis
Fukuyama ha osservato nei
giorni scorsi che una causa della crisi in Italia e in Grecia è stato «l’uso del settore pubblico a
scopi clientelari».
Di recente il governo ha messo il problema delle frodi all’Inps sulle invalidità fra i grandi temi della sua nuova spending review. Yoram Gutgeld, il
successore di Cottarelli, è già
da mesi al lavoro su questo
fronte. Spera anche lui, senza
dubbio, che non servirà un altro terremoto finanziario perché la politica lo affronti una
volta per tutte.
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12

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Politica

Marino: promesse mantenute, io resto
Il sindaco sfila al gay pride e cita il soprannome dato nel ’44 al Duce: non lascio Roma ai «puzzoni»
Orfini: nessun commissario, modello Expo per il Giubileo. Ma martedì arriva la relazione prefettizia
Andare al Roma Pride,
per Ignazio Marino, è come
uscire al sole dopo due giorni
di umidità e di pioggia. Calore,
umano e atmosferico, mezza
giunta stretta (anche fisicamente) intorno a lui, Nichi Vendola che lo abbraccia e lo bacia,
Matteo Orfini con la figlia di tre
anni sulle spalle. La Roma dei
diritti, delle unioni civili, quella in cui — dice Marino citando
Luciano Ligabue — «l’amore
conta» è la sua coperta di Linus, il suo porto sicuro. Quello
nel quale rifugiarsi, appena
tornato da Londra, dopo le polemiche (solo parzialmente
rientrate) col governo sulla regia per il Giubileo.
Marino scende dalla macchina, dopo essere passato a casa
dall’aeroporto, e arriva a piedi
attraversando piazza della Repubblica. È in camicia bianca,
la fascia tricolore intorno al

ROMA

La vicenda
● L’inchiesta
denominata
«Mondo di
mezzo» scatta
a Roma sei
mesi fa e
coinvolge
politica,
malavita e
imprenditoria.
La prima
ondata di
arresti colpisce
37 persone
con accuse
per reati
di mafia,
corruzione,
estorsione
e riciclaggio
● La settimana
scorsa, un
secondo blitz
nell’ambito
della stessa
inchiesta
porta a nuovi
arresti
e perquisizioni
fra Lazio, Sicilia
e Abruzzo

collo, i pantaloni blu. Sorride,
stringe mani, si fa i selfie, riesce — nell’afa appiccicosa di
Roma — a non sudare («è un
animale a sangue freddo»,
scherza uno dei suoi). Fa avanti
e dietro per divedersi tra i due
striscioni di partenza del corteo, quello «ufficiale» della
manifestazione — «Liberiamoci», la scritta sui colori arcobaleno — e quello bianco di
«Roma Capitale».
Con lui, il vicesindaco Luigi
Nieri, la «fedelissima» Alessandra Cattoi, l’ambientalista
Estella Marino, l’ex magistrato

I distinguo di Bindi
«Sciogliere il Comune?
Spero che non serva
ma se fosse necessario
bisogna essere coerenti»

Alfonso Sabella, la responsabile del Commercio Marta Leonori. A latitare sono i consiglieri comunali, con le sole eccezioni dell’orfiniana Giulia Temp e s t a e d e l l a p r e s i d e n te
dell’aula Valeria Baglio. Lo
«scollamento» tra giunta e
consiglio è reale. Quelli di Sel ci
sono ma in disparte, altra cartolina della maggioranza.
Marino si mette alla testa
della manifestazione, la gente
lo va a salutare. Una persona lo
esorta ad andare avanti, e lui:
«Senza dubbio». Poi, a Santa
Maria Maggiore, dopo aver osservato con una certa disapprovazione il cartellone di una rassegna dell’ambasciata argentina su Evita Peron, un’altra signora lo avvicina: «Ignazio vai
avanti, non mollare». E lui, di
getto: «E certo che non mollo.
Mica vogliamo riconsegnare
Roma ai puzzoni?». Una cita-

50
gli arresti
da giovedì
scorso del
secondo blitz di
Mafia Capitale

21
perquisizioni
sono state
effettuate in
questa nuova
tranche

zione storica: aridatece er puzzone era la scritta che comparve nella Capitale nel ‘44 e quello era il soprannome affibbiato
dai romani a Mussolini. A chi si
riferisca Marino è facile immaginarlo.
E le tensioni col governo? Il
sindaco glissa: «Oggi siamo
qui per parlare d’altro. Queste
sono una giunta e una maggioranza che rispettano le promesse che fanno. Avevamo detto un anno fa che le unioni civili sarebbero diventate realtà.
Un impegno mantenuto». Altri
in programma? «Tutti quelli
che potremo realizzare con le
leggi a nostra disposizione». È
l’unico messaggio «politico»
del pomeriggio. I collaboratori
gli mostrano sul telefonino
l’appello, firmato da Gustavo
Zagrebelsky, Furio Colombo,
Tana de Zulueta, Paolo Ruffini
ed altri, dal titolo «nessuno

tocchi Marino». Anche Orfini
smussa gli attriti: «Nessun
commissariamento sul Giubileo. Utilizzeremo il modello
Expo. Marino non è in discussione».
Martedì, però, arriva la relazione degli ispettori della Prefettura: quasi mille pagine, che
fanno tremare la politica romana. Da quel documento, che
poi passerà prima ad Alfano e
poi in Consiglio dei ministri, si
deciderà se il Comune di Roma
va sciolto per mafia oppure no.
E Rosy Bindi, presidente della
commissione antimafia, è per
non fare sconti: «L’auspicio è
che non ci siano le condizioni
per lo scioglimento del Comune di Roma ma se ci sono, e
non lo facciamo, poi non potremo sciogliere altro. Dobbiamo essere coerenti».
Ernesto Menicucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Dopo
questi ultimi
provvedimenti
l’opposizione
parte
all’attacco
della giunta di
Ignazio Marino
e del Partito
democratico.
A chiedere
che il sindaco
di Roma
lasci sono il
Movimento 5
Stelle, che
protesta in
Campidoglio,
Fratelli d’Italia,
Lega
e Forza Italia
● I dem
difendono
il sindaco.
Matteo Orfini,
presidente
del Pd e
commissario
del partito
romano,
ribadisce che
in vista del
Giubileo (da
dicembre a
novembre
2016) dal
governo non
c’è alcuna
ipotesi di
commissariare
Marino.
Palazzo Chigi
pensa a un
decreto per
indicare il
prefetto Franco
Gabrielli come
«regista» per la
organizzazione
dell’Anno santo

La parata
Ignazio
Marino,
60 anni, ieri
durante la
parata del
Roma Pride
per sostenere
i diritti delle
coppie gay:
il sindaco,
aiutato da gran
parte della
giunta
capitolina,
ha sorretto
in corteo
lo striscione
del Comune
(BenvegnùGuaitoli)

Nel partito

La mannaia anti-scandali del Nazareno:
circoli dimezzati, solo 15 faranno tessere
Le sezioni passano da 125 a 70. Il rischio (calcolato) di un crollo di iscritti

ROMA Sui circoli del Pd di Roma

cala la mannaia del Nazareno.
Da centoventicinque, diventeranno una settantina: quasi un
circolo su due verrà cancellato
dalla mappa della Città Eterna,
ancora sotto choc per il coinvolgimento del partito nelle inchieste di Mafia Capitale.
Adesso si volta pagina, anche a costo di ridurre sensibilmente il numero degli iscritti.
Il commissario Matteo Orfini
sta per concludere il censimento dei tesserati per verificarne
generalità e buona fede. La
«bonifica» potrebbe portare a
una riduzione delle attuali diecimila tessere, ma è un rischio
calcolato. Al Nazareno, dove
hanno aumentato a 30 euro
l’offerta minima per l’iscrizione, hanno contato circa 7.500
tesserati in piena regola e sono
disposti a cancellarne dagli
elenchi uno su quattro, pur di
rilanciare l’immagine del Parti-

to democratico. «C’è un Pd sano, fatto da persone che ci mettono la faccia» promette Orfini,
al lavoro perché il partito sia
«all’altezza delle speranze suscitate nelle persone».
Basta con i circoli fantasma e
i finti tesserati. Grazie anche al
lavoro scientifico dell’ex ministro Fabrizio Barca, i dem ricominciano il viaggio e provano a
convincere gli italiani che la
parte pulita e trasparente prevale su quelle poche mele marce, che usano il partito per agguantare denaro o poltrone.
Alla base della rivoluzione di
Orfini c’è la decisione di aprire
15 maxi-circoli (uno per municipio), dove gli elettori potranno tesserarsi e che saranno guidati da un segretario municipale. Una nuova figura, per la
quale Matteo Renzi pensa di affidarsi a dirigenti fidatissimi.
Gli altri circoli, quelli che resisteranno alla mannaia moraliz-

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zatrice, si chiameranno sezioni
e non potranno emettere nuove tessere. Ad esempio nel centro storico di Roma, dove c’erano undici «case» del Partito
democratico, ne resteranno
soltanto cinque e saranno capitanate dal maxi-circolo numero uno.
Al Nazareno ieri Barca ha
presentato con Orfini il progetto «Luoghi idea(li)». Per l’ex
ministro le cause dei mali del
Pd romano non sono tutte im-

Il progetto
Fabrizio Barca,
Sergio Staino
e Matteo Orfini
ieri alla
presentazione
del progetto
«Luoghi
Idea(li)» curato
dall’ex ministro
(BenvegnùGuaitoli)

putabili al territorio, che pure
ha le sue responsabilità: «Nella
vicenda di Roma c’è stato anche un cinismo nazionale, che
negli ultimi anni ha concepito i
partiti come uno strumento di
bilanciamento del potere». Cosa che, se la dici a un brigante,
« i l b r i g a n te d i ce “ è ro b a
mia”»... Insomma, il Pd è stato
usato da alcuni come «uno
strumento per fare carriera più
rapidamente di altri».
I dem provano a uscire dal
pantano, anche grazie al nuovo
tesseramento che ha, tra le
nuove regole, la richiesta di
confermare l’adesione via mail
o per sms, pena l’annullamento
della tessera. Il senatore Ugo
Sposetti, tesoriere dei Ds, si è
stancato di aspettarla: «È giugno e non sono ancora riuscito
ad averla. L’anno scorso nonostante solleciti e proteste mi fu
consegnata a luglio. Ma io la
voglio dal primo gennaio del-

l’anno, come era con i Ds. Da
quando c’è il Pd arrivano in ritardo e per me è una grande
sofferenza». Ma Orfini assicura
che con il nuovo regolamento,
«pulito e trasparente», tutto filerà liscio: «Iscrivetevi al Pd».
Barca lo sogna come un partito-palestra, aperto al confronto anche acceso, come se ci
fosse «una Leopolda al giorno». La mappatura dei circoli
contro la «logica dei capibastone», che ha innescato il degrado morale, sarà presentata il 19
giugno e non è l’unico progetto
di Barca. Il professore propone
di ridurre i membri della direzione nazionale e introdurre
l’incompatibilità tra l’incarico
di segretario nazionale e quello
di capo del governo. Una norma che impedirebbe a Renzi di
guidare sia il Nazareno che Palazzo Chigi.
M.Gu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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POLITICA

13
#

«Vogliono colpire il governo»
I parlamentari ncd studiano le carte

● L’ex premier

L’attesa per la prima riunione di giunta sulla richiesta contro il senatore sotto indagine
ROMA «Noi siamo sotto bombardamento — dice Fabrizio
Cicchitto, deputato Ncd —. Prima il caso Castiglione, ora il caso Azzollini, ma il vero obiettivo
è colpire il governo, è chiaro.
Perciò non bisogna cadere nelle provocazioni. E intanto mi
sto leggendo le carte...». Tutti a
leggere le carte della Procura di
Trani, deputati e senatori del
Nuovo centrodestra, in questo
torrido weekend prima della
riunione, martedì, della Giunta
per le immunità del Senato, davanti alla quale due giorni dopo, giovedì, si presenterà il senatore ncd Antonio Azzollini,
per il quale la Procura pugliese
ha chiesto gli arresti domiciliari per la vicenda del crack della
Divina Provvidenza di Bisceglie.
«Se ci fossero le condizioni,
voterei per l’arresto», ha detto
Maurizio Lupi, l’ex ministro
delle Infrastrutture, insomma
non proprio un esponente di
seconda fila del partito di Angelino Alfano. Cicchitto, ora,
ipotizza che sia stata solo «una
battuta», di sicuro però lui non
la pensa allo stesso modo: «La
mia posizione è diversa — chiarisce —. Io sono sempre stato
contrario. Tanto che votai contro anche all’arresto dell’onorevole Genovese del Pd (che finì
in carcere a Messina il 15 maggio 2014 dopo l’autorizzazione
della Camera, ndr). L’arresto è
sempre una sentenza anticipata...». Anche il senatore Gaetano Quagliariello, coordinatore
del Nuovo centrodestra, si sta
leggendo le carte del caso Azzollini e dice che «al momento

L’intervista

di Monica Guerzoni

ROMA Renato Schifani si appella

alla libertà di coscienza e invita
alla cautela i compagni di partito, a cominciare da Lupi. Per il
presidente del gruppo di Ap
(Ncd-Udc) al Senato, Azzollini
non va arrestato.
Voterà contro?
«Si sta montando l’immagine
di un uomo che avrebbe pronunziato frasi immorali, delle
quali non vi è alcuna prova concreta. Conosco Azzollini da tanti
anni e mi rifiuto di pensare che
sia un soggetto che delinque.
Non ha lucrato e non si è appropriato di alcunché».
Le ingiurie contro le suore

Le tensioni con il Pd
«Nessun complotto
contro di noi, ma l’ok
di Orfini era un macigno
sulla maggioranza»
hanno indignato tutti.
«Non risulta alcuna intercettazione della sua voce, le suore
non sono mai state chiamate a
confermare o smentire, ci sono
solo semplici affermazioni di un
terzo della porta accanto. Ed è,
questa, una delle lacune di
un’inchiesta che comincia a dare il senso di un fumus persecutionis. E c’è una campagna che

non mi sono ancora imbattuto
in una cosa che possa giustificare la misura...». Perciò, il suo
auspicio è che «tutti» i parlamentari, tralasciando «giudizi
preconcetti o ideologici» si limitino «come vuole la legge» a

esaminare le carte e a vedere se
ricorrano o meno i presupposti
per arrestare Azzollini. L’unica
a non avere il faldone sotto gli
occhi, al momento, è l’ex ministro dell’Agricoltura Nunzia De
Girolamo («Sono a Eurodisney

L’iniziativa dei Radicali e di Possibile

Bonino-Civati,
asse per superare
i campi rom

Doppia raccolta firme lanciata da Emma Bonino
(nella foto Benvegnù-Guaitoli-Panegrossi)
e Pippo Civati: una riguarda il superamento
dei campi rom «garantendo inclusione abitativa
e sociale», l’altra la completa riorganizzazione
del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo.

per il compleanno di mia figlia
— dice —. Comunque io sono
garantista con tutti e non cambio idea pur di governare...»).
Ecco, di certo, lei non condivide la linea di Alfano di sostegno
al governo: «Io sono diversa da
quelli come Renzi e il Pd — attacca —. Garantisti con gli amici e giustizialisti con i nemici/
avversari. Il Renzi governativo
non è più all’altezza del Renzi
sindaco di Firenze. Ecco perché
dico che Alfano e Ncd dovrebbero cambiare linea politica.
Cosa deve accadere ancora per
convincere il mio partito che
l’alleanza con Renzi è deleteria?».
Eppure un senatore esperto
come Andrea Augello, scommette che il caso Azzollini — su
cui lui stesso come membro
della Giunta delle immunità sarà chiamato ad esprimersi —
non avrà «alcun peso sul governo». L’Ncd resterà dov’è, almeno fino a dopo il referendum
del giugno 2016 sulle riforme,
«quando si dovrà cominciare a
immaginare la federazione di
un centrodestra alternativo».
Gli ostacoli veri, oggi, per l’esecutivo sono «l’ossimoro Campania», dice Augello, in cui «il
Rottamatore vince con i voti di
De Mita e Cosentino». Eppoi il
nodo Roma di Mafia Capitale,
con «un sindaco surreale circondato da una fauna di farabutti». É questa «la palude» in
cui Renzi rischia di perdere
«credibilità» e che alla fine può
trasformarlo in «una grande
delusione».
Fabrizio Caccia
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Schifani: mi rifiuto di pensare
che Azzollini sia un delinquente
Sì all’arresto? Lupi sbaglia
Chi è

● Renato
Schifani,
65 anni,
palermitano,
è stato
presidente del
Senato dal
2008 al 2013
● È stato
senatore
di Forza Italia
a partire
dal 1996 e poi
capogruppo
degli azzurri
a Palazzo
Madama dal
2001 al 2008
● Nel 2013
si è schierato
con il Nuovo
centrodestra
di cui è
capogruppo
in Senato

ha cercato di dipingerlo come
un personaggio immorale e
amorale, evidentemente per nascondere la totale debolezza
della richiesta di arresto».
Lupi non esclude il sì.
«Lupi ha detto in buona fede
un’ovvietà e cioè che, se le carte
propendessero per la palese colpevolezza, i parlamentari non
potrebbero sottrarsi dal confermare la richiesta. Ma il pericolo
delle strumentalizzazioni è dietro l’angolo e io quelle parole
non le avrei pronunziate».
Se il Pd vota a favore, uscirete dal governo?
«Sono convinto che dalle carte emergerà il fumus e la totale
insussistenza della richiesta
cautelare. Il tema degli indagati
e la vita del governo sono due
piani diversi. Per fortuna Orfini
ha rivisitato le sue dichiarazioni,
che sapevano molto di pregiudizio politico».
Il presidente del Pd aveva
annunciato il voto favorevole.
«Senza aver letto le carte. Un
grosso macigno sulla serenità
della maggioranza, per fortuna
prontamente rimosso. Io confido sul senso di responsabilità
dei componenti della giunta e,
in vista dell’Aula, mi batterò
perché tutti i parlamentari possano avere piena cognizione degli atti di inchiesta. Avendoli letti per intero mi sono fatto una

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serena convinzione che mi porterà a difendere Azzollini. E confido che molti colleghi la pensino come me».
I numeri sono a favore dell’arresto?
«Certamente sì, se prevarranno le posizioni ideologiche, poi
però per fortuna l’Aula è sovrana. Ma mi auguro che fin dai lavori della giunta ognuno valuti
secondo coscienza, non secondo appartenenza».
Ancora una volta la «casta»
salverà se stessa?
«Non esiste una continuità di
voti contrari all’arresto. Può essere accaduto in passato, ma di

● La parola
FUMUS
PERSECUTIONIS
L’espressione latina
(il significato è «sospetto
di persecuzione») indica
che le azioni compiute da
un magistrato o tribunale
non sembrano dettate
dall’applicazione della
legge o ricerca della verità,
ma dall’intenzione di
nuocere a una persona

recente ci sono stati casi di segno diverso, come Lusi. Tra l’altro la Procura di Trani è conosciuta dall’aula del Senato perché in un altro procedimento
chiese di usare intercettazioni
nei confronti di Azzollini, ma
vennero ritenute illegittime e il
via libera fu negato perché fu riconosciuto il fumus».
De Girolamo, Lupi, Vicari,
Castiglione, Azzollini. Ncd è
nel mirino?
«Io non vedo complotti».
Se Azzollini sarà arrestato,
Alfano non aprirà la crisi.
«Sono convinto che non accadrà, perché dietro la compattezza del gruppo vi è anche quel
richiamo di Alfano alla libertà di
coscienza di tutti i parlamentari,
che sicuramente non cadrà nel
vuoto».
Non è il caso che lasci la guida della Commissione?
«Posso rassicurare i malpensanti che il presidente della
commissione Bilancio saprà
adempiere a un ruolo che ha
sempre onorato in decenni di
carriera».
Vuol dire che resterà attaccato alla poltrona...
«Perché dovrebbe lasciare? È
un incarico a cui è stato eletto
democraticamente e che ha
sempre ricoperto con grande
responsabilità e rigore».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il caso
● Mercoledì,
nell’ambito
dell’inchiesta
della Procura
di Trani per il
crac della casa
di cura Divina
Provvidenza,
ospedale
psichiatrico di
Bisceglie, viene
chiesto
l’arresto di 10
persone tra cui
Antonio
Azzollini, 62
anni, senatore
dal ‘94 (prima
con Forza
Italia, poi con il
Pdl e infine con
Ncd), attuale
presidente
della
commissione
Bilancio
● Giovedì
Azzollini si
dovrà
difendere
davanti alla
Giunta del
Senato per le
autorizzazioni
a procedere.
«Se ci fossero
le condizioni
per l’arresto,
voterei a
favore», ha
detto l’ex
ministro e
compagno di
partito
Maurizio Lupi.
Azzollini,
coinvolto
anche in
un’inchiesta
sul porto di
Molfetta, era
già passato da
una richiesta di
autorizzazione,
sull’uso delle
intercettazioni,
che però era
stata respinta
dal Senato,
anche coi voti
del Pd
● Al senatore
di Ncd sono
ora contestate
associazione a
delinquere e
induzione
indebita a dare
o promettere
utilità: per i
magistrati di
Trani che
hanno
ricostruito il
crac
dell’istituto
religioso,
Azzollini
avrebbe
trasformato la
struttura in un
suo personale
centro di
potere

Letta allo «Spiegel»:
l’Ue freni sul rigore
o soccomberà
ai partiti populisti

«O

dio House of
Cards». In
un’intervista al
settimanale tedesco Der
Spiegel Enrico Letta spara a
zero sulla «politica
dell’intrigo» — manovre
machiavelliche ed eccessi di
protagonismo che fanno
assomigliare la scena
italiana alla serie tv sui
giochi di potere americani.
Un colloquio su Europa e
populismi dopo la
decisione dell’ex premier di
lasciare il Parlamento e
spostarsi a Parigi, dove da
settembre dirigerà la Scuola
d’affari internazionali
dell’Università Sciences Po.
Un’occasione per lanciare
l’allarme sulla «paura» della
Germania, e della Ue, che è
sempre più diffusa nei Paesi
del Sud Europa e nutre le
forze populiste, da Syriza in
Grecia al Front National in
Francia. Timori in parte
giustificati da una
«Germania dominante» che
appare poco disposta a
mettere da parte le proprie
esigenze interne a beneficio
di una più ampia agenda
europea. Secondo Letta, per
non alimentare movimenti
come Podemos in Spagna o
i Cinque Stelle in Italia,
Berlino dovrà adottare un
approccio diverso sui temi
della crescita e del rigore.
Se anche Roma e Madrid
imboccassero la rotta
politica di Atene, «sarebbe
la fine dell’Europa, la fine
dell’euro. I tedeschi devono
aprire gli occhi su questo
pericolo, e farlo in fretta».
Letta definisce
l’atteggiamento di Berlino
sulla crisi greca
«incomprensibile», poiché
in Grecia è in gioco la
sopravvivenza stessa del
progetto comunitario.
«Anche gli europei hanno
commesso degli errori. La
troika non ha lasciato
intravedere alcuna luce in
fondo al tunnel. E Tsipras
ne ha approfittato. Angela
Merkel ha sempre voluto
evitare una rottura tra il
Nord e il Sud del
continente. Ora deve restare
fedele all’impegno e
sostenere la linea
del presidente della Bce
Mario Draghi» in
contrapposizione a quella
della Bundesbank. «Grexit e
Brexit sarebbero la tomba
dell’Europa». E su Matteo
Renzi? «È dinamico, piace
alla gente ma personalizza
troppo, vuole essere il
sindaco d’Italia. Ha molti
talenti che però deve
mettere al servizio del
Paese. Quando agli annunci
e alle promesse non
seguono le azioni, si
sviluppa un senso di
frustrazione. Come
abbiamo visto alle ultime
Regionali. Renzi prenda sul
serio le parole dell’ex
cancelliere Helmut Kohl:
“Gli elettori hanno sempre
ragione”».
Maria Serena Natale
© RIPRODUZIONE RISERVATA

14

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POLITICA

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Si vota in 78 Comuni. Incognita Venezia

Oggi oltre due milioni alle urne per i ballottaggi: 12 i capoluoghi. In Sicilia seggi aperti anche domani
Il test chiave in Veneto dove Brugnaro parte con dieci punti in meno di Casson ma crede nel sorpasso

Lo spoglio
Stasera a
partire dalle 23
lo spoglio
e i risultati
dei ballottaggi
nello speciale
elezioni su
www.corriere.it

Seggi aperti oggi dalle 7 alle 23 per il secondo
turno delle elezioni in 78 Comuni, tra cui 12 capoluoghi. Si vota anche in Sicilia, oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15, in tredici Comuni,
l’unico capoluogo è Enna. Gli elettori chiamati a
tornare alle urne per i ballottaggi sono 2 milioni
e 160 mila.
La sfida con la maggiore rilevanza politica è a
Venezia: in testa con il 38% ottenuto al primo turno Felice Casson, ex magistrato, senatore del
Partito democratico, che dieci anni fa aveva già
tentato la corsa a sindaco venendo battuto di un
soffio da Massimo Cacciari. A sfidarlo per il centrodestra è l’imprenditore Luigi Brugnaro, che
parte dal 28,5%: la sfida è aperta anche perché
Brugnaro ha stretto accordi con la Lega, che al
primo turno aveva corso con un proprio candi-

I COMUNI

Così alle urne

dato, e con la ex presidente della Provincia Francesca Zaccariotto. Per sperare in un ribaltamento a sorpresa Brugnaro punta in particolare sul
47% che hanno totalizzato al primo turno tutte le
liste riferibili al centrodestra. L’esito del voto a
Venezia avrà anche una rilevanza nazionale, tant’è vero che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli a sostegno dei due candidati.
Altre sfide significative ad Arezzo — parte in
vantaggio il centrosinistra — Mantova e Lecco
— in entrambe le città lombarde in testa c’è il
candidato del Pd — e in Sicilia dove ci sono due
competizioni dal forte valore simbolico: a Enna
si misura la tenuta del consenso per Wladimiro
Crisafulli, storico (e controverso) ras delle preferenze fin dai tempi del Partito comunista. Al primo turno Crisafulli, che è il candidato del Pd, ha

ottenuto il 41% ed è stato sfidato da Maurizio Dipietro che quindici giorni fa, a capo di una serie
di liste civiche, ha raggiunto il 24,36%. L’altra sfida di peso è a Gela, la citta amministrata per dieci anni dall’attuale governatore Rosario Crocetta:
qui parte in testa il candidato del Movimento
Cinque Stelle Domenico Messinese tallonato da
Angelo Fasulo del Pd.
Attesa anche per il ballottaggio a Segrate, in
provincia di Milano, feudo del centrodestra da
anni (parte in vantaggio anche questa volta), e
per i risultati, in Toscana, di Viareggio, dove c’è
una sfida tra esponenti del Pd, e Pietrasanta, con
l’ex sindaco sostenuto dal centrodestra avanti di
quasi quattro punti rispetto allo sfidante del
centrosinistra.

In Sicilia
A Enna per la prima
volta in discussione
il potere di Crisafulli,
a Gela sfida M5S-Pd
In Lombardia
Il centrosinistra
parte in vantaggio nei
due capoluoghi al voto:
Lecco e Mantova

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per i ballottaggi si vota oggi dalle 7 alle 23 in 65 Comuni (di cui 11 capoluoghi) e, oggi e domani,
dalle 8 alle 22 e dalle 7 alle 15, in Sicilia in 13 Comuni (tra cui l’unico capoluogo è Enna)

Centrosinistra

Altri

AL BALLOTTAGGIO
AREZZO Amministr. uscente
Matteo
Bracciali

MANTOVA

LECCO

ROVIGO

Mattia
Palazzi

44,21%

Virginio
Brivio

46,50%

Alessandro
Ghinelli
35,98%

CHIETI

24,86%
Paolo
Calcinaro
22,9%

37%

47,48%

30,27%

Antonio
Florio
14,56%

Luigi
Febo

39,92%

Luigi
Brugnaro
28,56%

NUORO
Amedeo
Bottaro

Romano
Carancini

38,01%

Massimo
Bergamin
18,64%

26,53%

Umberto
Di Primio

MACERATA
Felice
Casson

23,99%

Alberto
Negrini

TRANI

Antonio Pasquale
Zacheo

VENEZIA
Nadia
Romeo

39,21%

Paola
Bulbarelli
26,44%

FERMO

ENNA
Alessandro
Bianchi

SANLURI

AGRIGENTO
Alberto
Urpi

52,07%

VENETO

47,20%

LIGURIA
2015

2010

Luca Zaia

Calogero
Firetto

MATERA

29,94%

2010

CAMPANIA
2015

Giovanni Toti

50,08%

2010

40,13%

2010

Michele Emiliano

41,15%

LE AMMINISTRAZIONI
USCENTI

ANDRIA
Nicola
Giorgino

52,24%

MARCHE
2015

47,12%

2010

Raffaello
De Ruggieri
36%

Maurizio Antonello
Dipietro
24,36%

50,80%

PUGLIA
2015

Vincenzo De Luca

34,44%

VIBO VALENTIA
Elio
Costa

Salvatore
Adduce

40,95%

Andrea
Soddu
21,45%

59,01%

Deborah
Pantana
18%

Vladimiro Adolfo
Crisafulli

ELETTI AL PRIMO TURNO
TEMPIO PAUSANIA
Andrea Marco
Biancareddu

REGIONALI: I RISULTATI

Centrodestra

TOSCANA
2015

Luca Ceriscioli

6
centrodestra

UMBRIA
2015

2010

11
centrosinistra

2015

2010

Catiuscia Marini

Enrico Rossi

48,03%

41,07%

42,78%

Alessandra Moretti
22,74%

Raffaella Paita
27,84%

Stefano Caldoro
38,37%

Antonella Laricchia
18,42%

Gianni Maggi
21,78%

Claudio Borghi
20,02%

Claudio Ricci

Jacopo Berti
11,87%

Alice Salvatore
24,84%

Valeria Ciarambino
17,52%

Francesco Schittulli
18,29%

Francesco Acquaroli
18,98%

Giacomo Giannarelli
15,05%

Andrea Liberati
14,3%

39,27%

Corriere della Sera

La strategia del direttorio

L’adunata dei sindaci 5 Stelle
E ci sarà anche Pizzarotti
11
i Comuni
amministrati
dal M5S ai quali
si dovrebbe
sommare
Comacchio, il
cui sindaco è
stato espulso
dal blog

MILANO Lavori in corso. E novità in arrivo. Il direttorio sta
preparando la prima adunata
dei sindaci del Movimento.
L’appuntamento — che rappresenta il primo confronto
tra il nuovo punto di riferimento di parlamentari e territorio e i primi cittadini pentastellati — si dovrebbe tenere a
Roma, probabilmente intorno
alla metà di luglio. Il condizionale è d’obbligo, le date sono
incerte ed è anche complicato
far quadrare impegni e tempi
dei partecipanti. Ma l’idea c’è.
«Ci stiamo lavorando», am-

mette il sindaco di Livorno Filippo Nogarin. «I possibili risvolti? Valuteremo dopo che ci
saremo visti, ma di solito il
confronto porta sviluppi positivi». «Per adesso non c’è nessuna data ufficiale», dichiara
Mario Puddu, alla guida di Assemini dal 2013. Bocche cucite
all’interno del Movimento. Indiscrezioni raccontano che la
riunione sarebbe stata richiesta e organizzata dal direttorio. C’è chi ipotizza l’inizio di
una svolta strategica, di un
nuovo corso, più compatto e
coeso a livello di interfaccia

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con i territori. Ipotesi. Luigi Di
Maio, tuttavia, si smarca dall’idea stessa che ci possa essere una adunata: «Non c’è nessuna riunione confermata».
Ma i sindaci sono già in fermento. Nella lista dei partecipanti ci dovrebbe essere anche Federico Pizzarotti, in
passato in contrasto con il
blog e in odore di scomunica.
Il sindaco di Parma dovrebbe
non mancare all’evento, così
come certa è la presenza di Alvise Maniero, primo cittadino
di Mira: «Ci sarò», dice. E
spiega: «Si tratta di tavoli tec-

nici di lavoro per scambiare
esperienze, non stiamo certo a
riallacciare chissà quali strappi inesistenti».
Intanto, proprio in vista
della riunione, il Movimento
potrebbe avere nuove frecce al
proprio arco. Deputati e senatori, insieme ai candidati,
hanno concluso in queste ore
le fatiche elettorali, lanciando
appelli al voto e tenendo gli ultimi comizi.
I Cinque Stelle attendono
l’esito dei ballottaggi a Quarto
(Napoli), ad Augusta (Siracusa), a Venaria (Torino), a Porto
Torres (Sassari) e, soprattutto,
a Gela (Caltanissetta). La città
siciliana, «feudo» di Rosaria
Crocetta, è vista all’interno del
Movimento come il nuovo colpo ad effetto — dopo Parma,
Ragusa e Livorno — per queste Amministrative.
Intanto, i Cinque Stelle

L’agenda
● A luglio si
dovrebbe
tenere la prima
riunione tra i
sindaci del
Movimento
Cinque Stelle e
il direttorio
● Ai sindaci già
eletti in
passato si
potrebbero
aggiungere
eventuali
vincitori nei 5
ballottaggi
dove è
presente il M5S

guardano anche in proiezione
futura. E continuano a chiedere le dimissioni della giunta
romana. «Forse non tutti sanno — scrive su Facebook Di
Maio — che diversi sondaggisti in queste ore danno il M5S
al 30% a Roma e che è questo
l’unico motivo per cui non cade la giunta Marino». Non solo parole, ma anche una serie
di iniziative: lunedì alle 17.30 i
5 Stelle saranno in piazza del
Campidoglio, per chiedere le
dimissioni del primo cittadino.
Anche Beppe Grillo si spenderà in prima persona e soffierà sul fuoco dell’inchiesta
Mafia Capitale: il leader del
Movimento è atteso alla fiaccolata di protesta in programma a Ostia il prossimo 27 giugno.
Emanuele Buzzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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POLITICA

15
#

Il retroscena

di Tommaso Labate

Berlusconi-Verdini, quasi rottura
Ma è sfida di cifre sui fuoriusciti
Il leader: secondo me non ce la fa ad andarsene. Il senatore: tra noi storia finita

ROMA «Secondo me, Denis non

se ne andrà. Perché non ha i
numeri per aiutare Renzi sulle
riforme. O, se ce li ha, non sono
comunque sufficienti per blindare il governo o fare un gruppo parlamentare…». Ieri mattina, quando parla con i dirigenti
forzisti, Silvio Berlusconi gioca
la carta della sicurezza. O della
scaramanzia. All’incontro di
martedì con Denis Verdini,
l’uomo che è stato il suo principale braccio operativo, mancano ormai pochissimi giri di
orologio. Forse gli ultimi di un
«sodalizio» ultradecennale.
L’ex premier gioca comunque la carta della diplomazia,
arrivando quasi ad assolvere il
senatore toscano. D’altronde,
ripete Berlusconi, «con Denis
mi sono sempre trovato bene.
L’unica volta che ci siamo trovati in disaccordo è stata proprio sul continuare o meno sulla strada del Patto del Nazareno
dopo l’elezione di Mattarella.
Lui sosteneva e sostiene che bisognasse andare avanti. Io che
quel metodo usato da Renzi, al
di là dell’apprezzamento umano per l’attuale presidente della Repubblica, fosse indigeribile…».
I toni della vigilia, almeno
quelli che trapelano da Arcore,
sembrano concedere qualche
piccolo margine all’happy end.
Ma basta spostare l’obiettivo
sul sabato mattina di Verdini e
compagnia, e il canovaccio di

questa storia cambia completamente verso. Gli uomini del
pallottoliere verdiniano, mettendo in fila nomi e cognomi di
senatori che stanno sulla bocca
di tutti nonostante le smentite
di circostanza, azzardano che
«al Senato la nostra pattuglia

avrà un minimo di 12 parlamentari...». E il senatore di Fivizzano, nelle ultime ricognizioni con amici e colleghi, si sarebbe spinto fino a dire che
«almeno cinque o sei arriveranno direttamente da FI». Dalla «V» di Verdini a quella di Vil-

lari, passando per Mazzoni,
Conti e chissà chi altro.
Perché Verdini, per quanto
abbia acconsentito a lasciarsi
una via di fuga, la sua scelta
sembra averla già fatta. «La mia
storia con Berlusconi è chiusa», ripete da giorni. E anche

Il debutto a Madrid e Barcellona

Le due donne sindaco
di Podemos
si tagliano lo stipendio

Alle Comunali Podemos ha conquistato 4 delle 5 più grandi città di
Spagna: Madrid, Barcellona, Saragozza e Valencia. Ieri è stata giornata di
debutto a Barcellona per l’icona degli indignados anti sfratti Ada Colau,
41 anni (a sinistra), primo sindaco donna della metropoli catalana dopo
119 uomini, e a Madrid per l’ex giudice Manuela Carmena, 71 anni
(destra). Le due neo prime cittadine hanno annunciato che si taglieranno
lo stipendio e una politica «dal volto umano»
(Afp, LaPresse)

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quel «lodo» che l’ex Cavaliere
gli avrebbe sottoposto durante
la cena della settimana scorsa
— «Potresti votare qualche articolo della riforma della Costituzione pur rimanendo dentro
Forza Italia» — pare destinato
ad essere respinto al mittente.
Come dimostra quella letteraappello a favore delle riforme
renziane che il senatore toscano ha già sulla scrivania, pronta per essere pubblicata «al
momento opportuno».
Per fermare l’operazione
«neoresponsabili», tolta la
strada della diplomazia, a Berlusconi non rimane che sperare nella sua previsione. Quella
del «Verdini che non ha i numeri». Tra i suoi, c’è chi vorrebbe spingerlo a battere la strada
della «contro-campagna acquisti», per tentare di sottrarre
ai verdiniani la certezza dei numeri per fare un gruppo. Ma
l’ex Cavaliere aspetta di ritrovarsi faccia a faccia col suo ex
coordinatore. Nel frattempo, in
questo fine settimana, il presidente di Forza Italia inizierà a
mettere mano a una specie di
«decalogo» del nuovo partito.
Che già contiene una sorpresa.
Le parole «fisco e tasse», nell’ultima metamorfosi del berlusconismo, verranno dopo la
nuova parola magica su cui l’ex
Cavaliere ha intenzione di insistere nei prossimi mesi. Una
parola sola, «sicurezza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tensioni
● Da primo
mediatore con
il Pd sul patto
del Nazareno,
Denis Verdini
perora la causa
delle riforme
anche dopo
la rottura
dell’accordo
● Lo scontro
con Berlusconi
si acuisce per le
Regionali:
Verdini chiede
di candidare un
suo uomo in
Toscana e solo
alla fine si
arriva a un
accordo con un
altro nome
condiviso dal
cerchio magico
● Ora Verdini si
dice pronto a
lasciare FI e ad
avere numeri
necessari per
un gruppo in
Senato

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16

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Esteri

La ricetta Hillary: prosperità condivisa
Prima uscita pubblica, alla Roosevelt Island, per la candidata favorita alle Presidenziali del 2016
Un discorso personale, citando la madre e la famiglia: «Sarò la prima nonna alla Casa Bianca»

Famiglia
Hillary Diane
Rodham
Clinton, 67
anni, con il
marito ed ex
presidente Bill,
68, sposato in
Arkansas nel
1975, e dietro
la loro figlia
Chelsea, 35
anni, e il marito
di quest’ultima,
il banchiere di
37 anni Marc
Mezvinsky.
Tutti i parenti
della ex First
lady ed ex
segretario di
Stato
americano
sono stati
più o meno
direttamente
coinvolti nella
sua campagna
per ottenere
la nomination
democratica
alle prossime
elezioni
presidenziali.
Nelle foto
accanto,
sostenitori
della candidata
ieri a New York

DAL NOSTRO INVIATO

Giovanile nell’abito
azzurro che sfoggia sotto il sole
di Roosevelt Island, in uno scenario monumentale ma tutto
circondato dal verde rassicurante degli alberi. Un luogo
scelto con cura e parole scelte
con cura per quello che è il vero
esordio di Hillary Clinton nella
campagna elettorale per le presidenziali 2016. L’ex first lady
ed ex segretario di Stato ha i toni convincenti del politico di
razza quando promette agli
americani che lotterà contro le
diseguaglianze e per una prosperità condivisa, quando si
impegna a farla finita «con i
privilegi per pochi» e attacca a
testa bassa i repubblicani «che
sono scesi in campo in tanti,
ma cantano tutti la stessa canzone: Yesterday. Perché non
sanno guardare al futuro».
Una Hillary addirittura brillante quando scherza sui capelli ingrigiti di Obama e si concede un po’ di autoironia anche
sulla sua età avanzata (se sarà
eletta, al momento del suo insediamento avrà 69 anni):
«Beh, uno dei miei vantaggi è
che non vedrete la mia testa diventare bianca negli anni in cui
sarò alla Casa Bianca, visto che i
capelli me li tingo da anni. E
poi sarò la più giovane donna

NEW YORK

Su Corriere.it
Guarda video e
foto del comizio
della candidata
alla nomination
democratica
Hillary Clinton
su
www.corriere.it

presidente della storia americana!».
Meno convincente, l’ex first
lady, quando si mette a parlare
del padre Hugh Rodham e della madre Dorothy, dell’esempio
che hanno rappresentato per
lei. Cerca di cambiare tono, di
dare un’inflessione più intima
alla voce, ma l’operazione appare un po’ artificiale, forse
perché è stata ampiamente anticipata a giornali e televisioni
dagli strateghi della sua cam-

Più equità
Promette che lotterà
per una prosperità
condivisa e di farla
finita «con i privilegi»

Il silenzio di Bill
L’ex presidente
abbraccia più volte
la moglie, saluta, ma
non dice una parola

● Il riferimento storico

Dagli Usa alla Grecia, il ritorno di Franklin D.

P
Democratico
Franklin Delano
Roosevelt (1882-1945),
presidente Usa dal 1933

er il suo primo comizio Hillary
Clinton ha scelto un’isola nell’East
River e un parco dedicati a Franklin
Delano Roosevelt, il presidente
democratico che guidò gli Stati Uniti tra il
1933 e il 1945, fuori dalla Grande
Depressione e nell’inferno della Seconda
guerra mondiale. Un riferimento non
immediato nell’America del 2015, ancora
all’inseguimento delle «quattro libertà»
rooseveltiane che danno il nome al «Four
Freedoms Park»: libertà d’espressione e di
culto, libertà dal bisogno e dalla paura.
Concetti che già in passato Hillary aveva
definito «stelle polari capaci di guidarci e
spronarci ad andare avanti sfidando

l’incertezza». Quell’incertezza diffusa
all’origine di nostalgie «transatlantiche».
A Franklin Delano si ispira anche il
ministro delle Finanze greco Yanis
Varoufakis che, nel difficile passaggio
affrontato dalla Grecia e dalla Ue, continua
a invocare un «New Deal», un Nuovo
Corso nella scia del piano socioeconomico voluto da Roosevelt nel 193337 per risollevare gli Usa dalla crisi.
Il ritorno di Franklin D. Alla base di quel
modello, dice Hillary, resta l’idea che
«una prosperità autentica debba essere
costruita, e condivisa, da tutti».
M. S. Na.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

pagna elettorale: nel 2008 Hillary si presentò agli americani
solo come statista, lasciando la
sua vita privata fuori dalla competizione elettorale. Non funzionò, sembrò troppo fredda,
proprio mentre il suo rivale Barack Obama, poi uscito vincitore dalla sfida per la nomination, usava a piene mani la sua
ricca narrativa familiare.
Un errore da non ripetere e
allora, per avvicinarsi alla sensibilità di un elettorato fatto di
gente che lavora e che spesso
fatica ad arrivare a fine mese,
torna utile la lezione materna:
«Dorothy mi ha insegnato che
a ognuno nella vita va data una
chance e ognuno deve avere un
campione, un esempio da seguire». Memorie che tornano
indietro fino all’infanzia tragica della madre, i maltrattamenti da lei subiti da parte dei nonni. La capacità di stringere i
denti, la volontà di riscatto della sua famigli alla quale Hillary
lega la sua determinazione a
battersi per cambiare politicamente l’America.
E qui, tornando alla politica,
il tono di Hillary diventa un po’
populista nell’elenco di promesse assai difficili da realizzare, ma ugualmente avanzate
con tono perentorio: «Siamo
usciti dalla crisi provocata da
chi aveva fatto false promesse,

Dacia Maraini: la mia Sana’a, un sogno perduto
La scrittrice ricorda il viaggio nell’antica città amata da Pasolini e oggi minacciata dalla guerra



Il racconto
All’inizio
degli anni
70, Sana’a
pareva
il disegno
di un
bambino o
di un pazzo

«A

ll’inizio degli anni
Settanta Sana’a assomigliava più a un
sogno che a una città di uomini, era un
volo ingenuo, il disegno di un bambino
o di un pazzo». Dacia Maraini era in Yemen con Alberto Moravia e Pier Paolo
Pasolini, uno dei tanti viaggi che hanno
reso unico quel legame fatto di notti all’addiaccio, scoperte, avventure del corpo e dell’anima.
Un sopralluogo prima che Pasolini
cominciasse le riprese per il «Decameron» del 1971, terminate le quali avrebbe
dedicato i resti della pellicola al documentario «Le mura di Sana’a», dichiarazione d’amore per quell’angolo intatto di Medioevo assediato dal progresso,

Macerie Le ricerche tra i palazzi distrutti nella città vecchia di Sana’a (Afp)

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la città vecchia patrimonio dell’umanità
oggi minacciata dai bombardamenti
della coalizione a guida saudita.
«Le case di fango venivano su dalla
terra come una fantasmagoria — ricorda Dacia Maraini —, Pier Paolo era alla
ricerca di un mondo arcaico e puro, libero dalle convenzioni di una modernità consumata. Lo trovammo lì e ce ne
innamorammo. Sana’a è in montagna,
all’epoca raggiungerla non era semplice, i cinesi avevano da poco costruito
l’unica strada asfaltata che la collegasse
al mare. Apparteneva a un altro tempo.
La miseria impediva persino di tenere
in funzione le prigioni, così vedevi per
strada gruppi di galeotti scalzi costretti
a trascinare enormi sfere di ferro legate
alle caviglie, sotto lo sguardo di soldati

anche loro a piedi nudi. S’improvvisavano scuole di fortuna all’ombra degli
alberi. E noi eravamo immersi in quell’atmosfera irreale, tutto ci sorprendeva. Dormivamo nello stanzone di una
caserma, senz’acqua calda, a malapena
trovavamo da mangiare, ma non ne soffrivamo, adattarsi a qualsiasi contesto
era un modo per entrare in contatto
con la verità non detta dei luoghi che
incontravamo. Un giorno alcuni contadini al mercato ci offrirono delle uova
un po’ troppo piccole e leggere. Desideravamo tanto una frittata. Quando le
aprimmo, scoprimmo che erano vuote».
Maria Serena Natale
msnatale@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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ESTERI

17
#

● Il commento
Elogio alla mamma
che insegna
a non arrendersi mai
di Maria Laura Rodotà

L



Sul Web

TWEET IRONICI
Per la Cnn, che rilancia il
proprio servizio su Twitter,
Hillary usa un tono
«populista» nel suo
discorso. Ma a leggere i
commenti di molti utenti
del social network, l’ex first
lady avrebbe fatto meglio a
non parlare di «privilegi
per pochi». Dice per
esempio Joe Flood:
«Hillary, la regina dei
privilegi, si erge contro i
privilegi». Particolare
ironia ha suscitato l’attacco
contro Wall Street e il
mondo della finanza
d’assalto. Scrive Mark
Melin: «Dei 20 maggiori
finanziatori di Hillary, sei
sono le banche più grandi:
JPMorgan Chase, Citigroup,
Morgan Stanley, Merrill
Lynch, Lehman, Goldman».
E Charlie Kirk, riferendosi
al marito di Chelsea, il
banchiere Marc Mezvinsky:
«Hillary bacchetta Wall
Street e poi dà un bacio al
manager di hedge fund».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ma voi non avvertite ancora i
benefici della ripresa. È ora di
cambiare passo perché siete
stati voi a riportare a galla questo Paese e l’America non può
avere successo se voi non avete
successo. Per questo voglio diventare presidente degli Stati
Uniti».
Grande svolazzare di bandierine nella platea di «supporters» raccolta intorno a lei. Il
colpo d’occhio è convincente,
ma in realtà sono arrivati a Roosevelt Island poche migliaia
di fan. Il «memorial» di Roosevelt ha poco spazio e così gli organizzatori hanno montato un
maxischermo in un secondo
spiazzo che, però, rimane quasi
vuoto.
Ma il discorso funziona e la
coreografia anche. Hillary è
convincente nella difesa dei diritti civili, nell’impegno per le
unioni gay e anche in quelli per
la scuola e l’ambiente: «Il successo non si misura sul benessere crescente dei ricchi ma sul
numero di ragazzi che vengono
strappati alla povertà, su quanti
americani in più riescono a
laurearsi senza essere schiacciati da un debito scolastico insostenibile».
E poi la promessa di sviluppare l’economia delle energie
alternative, da fonti rinnovabili, per ridurre il «global war-



Manager
Non ci può essere
prosperità solo per gli
amministratori
delegati e per i manager



Forti in casa e nel mondo
Per essere forti nel
mondo si deve
prima di tutto essere
forti in casa propria



Padri e figlie
Un padre potrà dire a sua
figlia che può diventare
anche presidente degli
Stati Uniti

ming» e creare milioni di nuovi
posti di lavoro: praticamente la
fotocopia degli impegni di
Obama nel 2008 e 2012.
Sorprende, invece, la durezza dell’ex segretario di Stato nei
confronti della Corte Suprema:
Hillary Clinton parla con voce
indignata della necessità di ridare credibilità all’America anche riformando i meccanismi
di una politica che rischia di diventare ostaggio dei poteri economici forti, auspica che in futuro la magistratura costituzionale la smetta di proteggere
grandi imprese che cercano di
comprare la benevolenza del
Congresso e arriva a dirsi pronta a varare un emendamento
costituzionale per capovolgere
«Citizen United»: la decisione
dei magistrati supremi che ha
abolito ogni limite ai finanziamenti delle imprese alla politica.
Poi il gran finale nel quale il
marito Bill e la figlia Chelsea
salgono per la prima volta sul
palco da quando Hillary ha deciso di candidarsi. L’ex presidente si presenta con una maglietta rossa, poi si mette la
giacca. Abbraccia più volte Hillary, saluta, ma non dice una
parola: sarà dura la vita da
«First Husband».
Massimo Gaggi

Acclamata
Bagno di folla
per Hillary
Clinton al suo
primo comizio
pubblico da
candidata alla
Casa Bianca,
ieri a New York

Con mamma
La candidata
democratica
in una foto di
qualche anno
fa con la madre
Dorothy Emma
Howell
Rodham, morta
nel 2011
a 92 anni

ei l’aveva — forse costretta —
anticipato. I suoi collaboratori/
comunicatori/ consiglieri l’avevano
detto in tutti i modi in tutti i luoghi in
tutti i social e in tutti i talk show:
Hillary Clinton, nel suo primo discorso della
campagna 2016, avrebbe parlato della mamma.
Non all’italiana, di una mamma cuoca
cameriera e consolatrice; di una madre come la
sua, Dorothy Rodham, forte, assertiva,
cresciuta affrontando fatiche e tragedie. E
sempre pronta a dire a sua figlia di credere in
se stessa. E Clinton si è comportata da erede di
Dorothy, donna pragmatica del Midwest. Ha
recitato con compunzione i passaggi da figlia
ispirata composti dai suoi «speechwriter». Ma
deve averli ridotti al minimo. Ha fatto un
discorso serio, articolato, politico, pur
fingendosi femminile e retorica. A pensarci,
l’opposto speculare dei discorsi che portarono
alla presidenza Barack Obama. Che erano
apparentemente, baritonalmente politici e
innovativi, ma volutamente non specifici;
costruiti sul personaggio, sulla narrazione (sì, è
colpa sua), e (lì sì) su babbi, mamme e nonne.
Ora, Clinton voleva palesemente bene alla sua
mamma. Nessuna delle due — sempre molto
palesemente — ha mai amato le smancerie.
Dorothy Rodham, quando era First Suocera in
gita a Washington, andava volentieri a bere
margaritas alla Cactus Cantina di Cleveland
Park. Lo ricordava ieri il New York Times, e
l’idea dell’anziana e solida signora in un bel bar
tex-mex è un confortante epilogo alla sua
storia dickensiana. Di bambina
abbandonata dai genitori,
affidata a nonni sadici, scappata
a quattordici anni e finita a fare
la colf; riscattatasi grazie alla sua
forza d’animo e alla generosità
di parte del suo prossimo. Era
nata nel 1919 («l’anno in cui le
donne hanno ottenuto il diritto
di voto», ha ricordato sua figlia
ieri a Roosevelt Island), era
cresciuta tra Chicago e la
California; raccontava
l’importanza degli «atti di gentilezza» di molti
quando lei era in difficoltà. Ma ripeteva a
Hillary — che non è mai stata povera, però si è
trovata spesso in difficoltà, in effetti — di non
arrendersi e di non lamentarsi della vita.
Perché la vita «non è quel che ti succede, è quel
che tu fai di quello che ti succede». Guai
inclusi. Opportunità politiche incluse. Clinton,
ieri, ha fatto un discorso progressista e molto
finalizzato a portare ai seggi tutte le elettrici
americane, anziane come Hillary e anche no (e
forse la narrazione di un rapporto decente e
produttivo madre/figlia potrebbe essere un
progresso culturale; e un modello da imitare,
chissà, addirittura).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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ESTERI

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Tank e armi pesanti Usa nell’Est Europa
Il Pentagono è pronto a dispiegare mezzi e 5 mila soldati per scoraggiare un’aggressione russa
Sarebbe il primo schieramento di questo tipo nei nuovi Paesi Nato dalla fine della Guerra fredda

5
mila i soldati
statunitensi
potenzialmente stanziati
nei Paesi baltici
e dell’Europa
dell’Est
in funzione
antirussa

1,2
migliaia di
veicoli
servirebbero la
brigata, inclusi
250 tank M1A2, veicoli da
combattimento
e cannoni obici
corazzati

150
i soldati di una
compagnia che
verrebbero
equipaggiati
in ciascuno
dei tre Stati
baltici: Lituania,
Estonia,
Lettonia

750
i soldati di
una brigata che
verrebbero
equipaggiati
in Polonia,
Romania,
Bulgaria e forse
anche in
Ungheria

WASHINGTON Era una vecchia
idea del Pentagono, ma non
l’avevano mai attuata per non
irritare Mosca. Una prudenza
ormai saltata in questo nuovo
clima da Guerra fredda. Ed allora gli Usa sono pronti a trasferire soldati ed equipaggiamenti in una serie di Paesi, tra
il Baltico e l’Europa dell’Est.
Una decisione in questo senso
— scrive il New York Times —
è imminente, forse entro la fine del mese prima del summit
della Nato.
Il piano prevede lo schieramento di materiale militare —
compresi blindati e tank — in
modo che non sia necessario
spostarlo ogni volta. Saranno
creati depositi, sorvegliati da
guardie private locali e non da
soldati americani, simili a
quelli che gli Stati Uniti hanno
nel Golfo Persico. Un pre-posizionamento che permette di ridurre tempi e costi. Sarà un
mini arsenale sufficiente ad armare un contingente di una
brigata, ossia fino a 5 mila soldati.
Questi i dettagli. Lituania,
Estonia, Lettonia ospiteranno
ognuna mezzi e dotazione per
150 militari. Polonia, Romania,
Bulgaria e (forse) Ungheria accoglieranno molto di più: materiale per 750 uomini. Il Pentagono ha già condotto studi e
ricerche per potenziare strade,
caserme e linee ferroviarie.
Questo perché il dispositivo
deve essere flessibile e altamente mobile. In caso di emergenza lo stato maggiore sposta
un reparto dalla base più vicina
fino ai bunker protetti dove i

soldati prendono possesso dei
mezzi. La mossa si accompagna ad un rafforzamento delle
scorte in alcuni Paesi alleati,
come la Norvegia, oggi in prima linea nella sfida con i russi.
E la stessa cosa è prevista in
Germania, nel centro d’adde-

sollecitato più volte un impegno maggiore alleato al loro
fianco. «Abbiamo bisogno del
preposizionamento e dell’equipaggiamento perché se
avviene qualcosa non possiamo aspettare. Serve reagire immediatamente», ha spiegato il

La crisi
● Lo scorso
febbraio è
stato firmato in
Bielorussia il
protocollo di
Minsk II, piano
per fermare i
combattimenti
in Ucraina
Orientale dove
si affrontano
l’esercito di
Kiev e i ribelli
filorussi. La
tregua regge
ancora,
nonostante gli
scontri degli
ultimi giorni
● Nel marzo
2014 la Russia
aveva annesso
la Crimea,
nonostante
l’opposizione
della comunità
internazionale
● La crisi
ucraina è
scoppiata dopo
le rivolte filoUe di Kiev, che
hanno deposto
il presidente
Viktor
Yanukovich nel
febbraio 2014

In trincea Il presidente ucraino Petro Poroshenko visita le fortificazioni lungo il fronte di Mariupol, Ucraina dell’Est

ministro della Difesa lituano
Raimonds Vejonis. Ora si attende che i generali statunitensi, insieme alla Casa Bianca,
passino alla fase esecutiva. Le
discussioni sono in corso, l’ultima parola spetta al segretario
della Difesa Ashton Carter. A
Washington, però, non manca
chi sottolinea le perplessità di
alcuni partner occidentali. Mosca non starà a guardare.
Per gli osservatori lo schieramento ha chiaro significato
simbolico. È un messaggio al
Cremlino e ai Paesi amici. È come tracciare una linea sul ter-

Sotto pressione
Gli Stati baltici hanno
sollecitato più volte un
maggiore impegno da
parte dell’alleato
reno del confronto. Un’iniziativa che si somma alle manovre
militari di ampio respiro svoltesi in questi giorni nella regione del Baltico.
Esercitazioni che hanno testato, tra le altre cose, le difese
marittime da possibili incursioni russe. Per rimarcarne
l’importanza il Pentagono ha
messo a disposizione mezzi
importanti: almeno due bombardieri B-2 e tre B-52 rischierati, per l’occasione, in una base Raf in Gran Bretagna. Velivoli che rappresentano una risposta strategica ed un
monito.
Guido Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Stati Uniti nel mirino

58% Il colpo grosso
dei pirati cinesi
Violati i dati
di Cia e Difesa
dei tedeschi
pensano che
il loro Paese
non dovrebbe
intervenire per
difendere
un alleato Nato
(Ricerca Pew)

stramento di Grafenwohr. Tutte iniziative pensate all’epoca
dell’invasione della Crimea ma
che hanno poi subito un’accelerazione man mano che la
tensione è salita.
Gli Stati baltici, sentendo la
pressione del Cremlino, hanno

WASHINGTON L’attacco hacker rivelato
dalle autorità Usa nei giorni scorsi è stato
più serio di quanto ipotizzato in un primo
momento. Non 4 ma 14 milioni di file
sarebbero stati «rubati» dai cinesi
dell’«Unità 61398». Un’incursione ancora
più grave perché ha violato il database di
funzionari dell’amministrazione che
hanno il nulla osta a trattare informazioni
riservate. Questo vuole dire che potrebbero
essere convolti agenti della Cia, del Nsa e
della Difesa. I «pirati» hanno preso di mira
un settore delicato, collegato alla
sicurezza. Ogni dipendente che dovrà
gestire dossier sensibili prima riempie due
lunghi formulari (Standard Form 85 e 86)
dove è tenuto a precisare aspetti personali
e sulla sua famiglia, eventuali problemi
professionali, il numero di social security,
viaggi, rapporti con stranieri, dettagli sulle
sue finanze. Gli hacker avrebbero

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affondato i loro picconi proprio in questa
miniera. Gli esperti non escludono che
siano stati compromessi anche ruoli di
copertura e rapporti dei funzionari Usa .
Un veterano dell’intelligence ci ha spiegato
che con questi dati è possibile esercitare
pressioni, organizzare ricatti, costringere
persone a collaborare. Perché si
conoscono le debolezze di un funzionario,
si ricostruisce la rete di contatti — anche
all’estero — si scava nella sua vita. Senza
dimenticare che questa operazione segue

Grave danno
Con i dati trafugati è possibile
esercitare pressioni,
organizzare ricatti, costringere
persone a collaborare

altre incursioni che hanno riguardato le
assicurazioni sanitarie, il Fisco, poi diverse
catene commerciali alle quali hanno
scippato le coordinate delle carte di
credito, infine l’intera Amministrazione.
Gli analisti sostengono che i cinesi
vogliono costruire un’anagrafe parallela
degli Usa, con una massa di individui
schedati in modo minuzioso. Una breccia
che porterà ad una risposta da parte degli
Stati Uniti, peraltro spesso al centro di
azioni di spionaggio non solo contro i
rivali ma anche nei confronti degli alleati.
Obama ha già mobilitato i suoi consiglieri
ed è atteso un piano in tempi brevi. Gli Usa
potrebbero adottare sanzioni e misure
restrittive, così come porre limiti a scambi
commerciali con entità cinesi sospettate di
fiancheggiare gli attacchi hacker.
G. O.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

ESTERI

19
#

L’EX PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

«Non possiamo isolare la Russia
Un errore la strategia solo punitiva»
E sull’Ucraina cita l’«amico» Kissinger: «Il suo ruolo è farsi ponte fra Europa e Mosca»



Sorpreso
dalla frase
di Obama
quando ha
detto che
Putin vuole
ricostituire
un impero.
Dove
sono le
condizioni?



Tra Usa
e Russia
c’è tutta
la retorica
della
Guerra
Fredda, ma
null’altro
di simile
al contesto
di allora



Apprezzo
la risposta
di Putin
nella vostra
intervista:
«Siamo
alleati
contro
terrorismo,
armi, crisi
regionali»

di Paolo Valentino
«L’evoluzione delle dediche dei suoi libri segna quella
dei nostri rapporti», spiega
Giorgio Napolitano parlando di
Henry Kissinger. Il senatore a
vita tira fuori un volume dallo
scaffale dietro la scrivania del
suo ufficio a Palazzo Giustiniani. «Questo (Crisis) me lo mandò molti anni fa. E’ un’edizione
speciale, fuori commercio. Come vede siamo ancora a «every
good wish» (con i migliori auguri, ndr). Qualche anno dopo,
sull’edizione americana di On
China, la dedica fu: «To President Giorgio Napolitano with
admiration and a long friendship (con ammirazione e lunga amicizia, ndr)». L’ultima è di
tre mesi fa, quando Napolitano
ha ricevuto una copia di World
Order, magistrale affresco dell’ex segretario di Stato sullo stato del mondo. «Ha scritto: “to
Giorgio Napolitano, friend of a
lifetime”, amico di una vita. Ho
pensato che sarebbe stato più
corretto dire amico di metà vita, dal momento che nella sua
prima parte non ci conoscevamo neppure e potevano naturalmente esserci tra di noi reciproche diffidenze. Ma ormai ci
unisce una vera amicizia».
L’occasione per dirglielo,
Giorgio Napolitano l’avrà all’American Academy di Berlino
mercoledì prossimo, quando
riceverà proprio dalle mani di
Kissinger il premio che porta il
suo nome. L’ex presidente della
Repubblica è la prima personalità non tedesca e non americana a ottenere il prestigioso riconoscimento, che onora i campioni dei rapporti transatlantici
e che nell’albo d’oro vede anche
George Bush padre, Helmut
Schmidt, Helmut Kohl e Richard von Weizsaecker. Sarà
l’approdo comune di due percorsi iniziati da posizioni contrapposte sulla faglia ideologica che divise il secolo breve, ma
entrambi caratterizzati da continua evoluzione, dettata da
una lettura attenta della realtà
internazionale e dei rapporti
sottostanti.
«Kissinger non smette di sviluppare la sua visione e il suo
pensiero. Mi ha colpito come
lui, considerato in modo banale

Il premio
L’allora
presidente della
Repubblica
Giorgio
Napolitano con
Henry Kissinger
a Villa Madama,
il 1° luglio
2008. Giorgio
Napolitano,
mercoledì
prossimo,
all’American
Academy di
Berlino, riceverà
dalle mani
di Kissinger
il premio
che porta
il suo nome

ROMA

89
gli anni
del presidente
Giorgio
Napolitano.
Ne compirà 90
il prossimo
29 giugno.
Nato a Napoli,
è sposato con
Clio, ha due figli

9
gli anni
trascorsi come
undicesimo
presidente
della
Repubblica
Italiana, dal 15
maggio 2006
al 14 gennaio
2015

assertore della legge del potere
nei rapporti fra gli Stati, definisca nel suo ultimo libro le due
condizioni dell’ordine: potere e
legittimità. E come affermi nettamente che “calcoli di potere
senza una dimensione morale
trasformeranno ogni disaccordo in una prova di forza e che
d’altra parte prescrizioni morali
senza una preoccupazione per
l’equilibrio tendono a portare o
alle crociate o a una politica impotente”. Ecco, riguardo al premio, che per me è motivo di sincera gratificazione, penso che
lui abbia voluto considerare l’arco della mia esperienza, fatta di
riflessioni critiche, revisioni e
nuovi sviluppi, scoprendo questa strana persona che era stato
un dirigente comunista italiano, da anni personalmente interessato all’America».
La leggenda vuole che in occasione del viaggio negli Stati
Uniti di un capo di Stato italiano, questi durante un pranzo
spezzasse una lancia in favore
del Pci, parlandone in modo
non completamente negativo. E
che fosse proprio Kissinger a
gelarlo: «Comunisti? Sono tutti
uguali». Qualche anno dopo,
nel 1975, Giorgio Napolitano fu
invitato ad Harvard, dal direttore dell’Istituto di Studi europei,
Stanley Hoffmann, che in quell’incarico era succeduto proprio
a Kissinger. Occorsero però tre
anni e l’arrivo dell’Amministrazione Carter perché il ministro
degli Esteri di Botteghe Oscure

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potesse metter piede negli Usa.
Kissinger e Napolitano si sarebbero conosciuti soltanto alla
metà degli Anni Ottanta.
«Quando ci presentarono mi
disse: era molto tempo che dovevamo incontrarci. Io risposi:
non è colpa mia. Lì scattò questa scintilla reciproca di simpatia. Da allora ci siamo visti numerose volte e non rivelo nulla
di nuovo quando ricordo che il
nostro rapporto fu mediato dall’avvocato Agnelli».
Proprio da una riflessione di
Henry Kissinger, Giorgio Napolitano parte quando gli chiedo
di ragionare sui rapporti tra
l’Occidente e il Cremlino, intorbiditi dalla crisi ucraina. «Apparve nel marzo 2014 un suo ar-

L’intervista al presidente russo
Vladimir Putin pubblicata sul
Corriere della Sera dello scorso
6 giugno a firma del direttore
Luciano Fontana e dell’inviato
Paolo Valentino

ticolo sul Washington Post, dove diceva chiaramente che se
Occidente e Russia giocano a
chi la tira dalla propria parte,
non ci sarà avvenire per l’Ucraina, il cui ruolo può essere solo
nel farsi ponte tra Russia ed Europa. Posizione illuminata, che
però non è stata fatta propria da
nessuna delle due parti. Di più,
in quell’articolo Kissinger ricordava che sette anni prima lui si
era pronunciato contro ogni
velleità di portare l’Ucraina nella Nato».
Oggi, secondo Napolitano,
«non ci può essere una pura
strategia punitiva o di isolamento nei confronti della Russia, ammesso che questa si faccia isolare e non si giri da qualche altra parte». E si dice «sorpreso dalla frase
di Barack Obama, del
quale pure resto ammiratore e col quale ho un
serio rapporto di amicizia, quando ha detto
che Putin vuole ricostituire un impero. Dove
sono le condizioni perché questo accada? Gli
scambi di accuse tra
Washington e Mosca
sono scoraggianti:
si polemizza
s
da una parte su nuovi missili
russi, dall’altra su sottomarini
americani al largo della Norvegia pronti al lancio di testate nucleari. C’è tutta la retorica della
Guerra Fredda, ma null’altro di
simile al contesto di allora».
L’errore commesso verso Mo-

sca dagli occidentali in questa
fase, così l’ex presidente, consiste «nel sovrapporre alla necessità di una soluzione politica
corretta del caso Ucraina, che
può essere basata solo sulla piena applicazione degli accordi di
Minsk, una specie di tabula rasa
di tutta la strategia di cooperazione che avevamo costruito
con la Russia e che ha dimostrato di essere valida e produttiva.
D’altronde il segretario di Stato
americano John Kerry, in visita a
Sochi da Putin, ha detto che abbiamo cinque terreni sui quali
cooperare, dalla lotta all’Isis al
nucleare dell’Iran. E ho anche
apprezzato la risposta data da
Putin nell’intervista a lei e al direttore del Corriere Fontana:
«Siamo alleati contro il terrorismo, le armi di distruzioni di
massa e nella soluzione delle
crisi regionali».
Dall’Ucraina all’Unione Europea, squassata dalla crisi, divisa
dai suoi conflitti interni, contestata da pezzi crescenti delle
sue opinioni pubbliche. «Oggi
— dice Napolitano — dobbiamo evitare l’illusione deviante
della non Europa, il miraggio
che esistano soluzioni ai problemi dei nostri Paesi al di fuori
di un’integrazione sempre più
stretta, dell’obiettivo di una
“unione sempre più vicina” rimasto nel Trattato di Lisbona.
Chi prospetta altro e chi passa
da una giusta critica delle insufficienze della Ue a una posizione distruttiva, propone solo il
ritorno a follie nazionalistiche».
Ma l’ex presidente è cauto sulla
necessità di un Paese guida: «Le
leadership si possono affermare, ma contribuendo alla linea
comune. Non possiamo idoleggiare l’ipotesi di un Paese guida
ovvero reagire invocando alternative alla Germania. Le istituzioni europee devono essere
fortemente riviste, perché hanno un doppio problema di funzionalità e comprensibilità agli
occhi dei cittadini, ma possono
garantire una direzione collegiale. Poi, chi ha più filo tesserà.
Certo oggi l’impulso che viene
da Berlino è trascinante, tuttavia contrastato e per certi versi
discutibile nelle indicazioni di
politica comune che esprime».
Tornando a Kissinger e alla
necessità di costruire un nuovo
ordine mondiale, Giorgio Napolitano nota la «pretenziosità»
del G7, ormai non più in grado
di dettare l’agenda dello sviluppo mondiale. E indica nel G20,
nonostante alcune carenze della sua composizione come la
scarsa presenza dell’Africa, il
«luogo privilegiato di una nuova governance mondiale multilaterale».
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20

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Cronache
Era generale dei Carabinieri

In cella

● Josè Emilio
Rosa Martinez:
è lui che ha
colpito con
un machete
il capotreno
Carlo Di Napoli

● Jackson Jahir
Lopez Trivino,
20 anni, detto
«Peligro»,
era già stato
arrestato
due anni fa

● Ernesto
Alexis Garcia
Rojas, 20 anni,
di El Salvador,
arrestato ieri,
soprannominato «Cigarrito»

MILANO Cigarrito indossa una
maglietta bianca con una grande scritta nera: «Non esistono
ragazzi cattivi». La fotografia è
stata scattata nella comunità di
Segrate, hinterland milanese. E
a Segrate, dopo l’arresto del
2013, Ernesto Alexis Garcia
Rojas era stato affidato con una
misura alternativa al carcere.
All’epoca dell’indagine era minorenne. Oggi ha 20 anni. Sotto il mento c’è il tatuaggio di un
diamante racchiuso tra due ali.
Intorno al collo il disegno di un
rosario. Sulla spalla destra il
volto di un pagliaccio che fuma
e, sotto, il nome guadagnato
quand’era entrato nei «Mara
Salvatrucha», la banda dei salvadoregni: Cigarrito.
Garcia Rojas è il terzo sudamericano arrestato dalla polizia per l’aggressione a colpi di
machete al controllore Carlo Di
Napoli. Erano quasi le dieci di
giovedì sera, binario 2, stazione ferroviaria di Villapizzone,
nordovest della città, degrado,
disagio e criminalità. Gli agenti
l’hanno catturato l’altra notte.
Meno di 48 ore dopo l’agguato.
Cigarrito era in strada nella zona di Porta Genova, sui Navigli.
Ha visto i poliziotti armi in pugno, ha capito, non ha fiatato,
s’è arreso. Il pm Lucia Minutella e l’aggiunto Alberto Nobili
hanno firmato un fermo per
tentato omicidio in concorso.
Gli amici Jackson Jahir Lopez
Trivino (ecuadoriano di 20 anni) e il 19enne salvadoregno
Emilio Josè Rosa Martinez, il
ragazzo che ha impugnato il
machete, erano stati arrestati
in quasi flagranza 40 minuti
dopo l’aggressione. Li avevano
braccati le «volanti» innescate
dalla polizia ferroviaria. La coppia scappava verso Affori. Convinta di riuscire a trovar rifugio
da amici, numerosi nel quartiere di periferia. Portati in
questura, uno ha ceduto e parlato. È stata proprio la confessione di Rosa Martinez a incastrare Cigarrito. Gli agenti della Mobile l’hanno individuato

Addio a Piccinno
il capo dei Nas
che indagò
sul caso Stamina

Al microfono Alexis Ernesto Garcia Rojas, uno dei latinos arrestati, mentre canta in una comunità di recupero per minori a Segrate

La scalata del «Cigarrito»
nella banda del machete

Aveva personalità da vendere
e una figura carica
di autorevolezza, il generale
Cosimo Piccinno (nella foto
sotto), capo dei Nas,
il Nucleo antisofisticazioni
dei Carabinieri, braccio
operativo del ministero
della Salute. Un baluardo
contro le contraffazioni
di farmaci, il mercato nero,
i venditori di finte terapie,
le truffe alimentari. Un
esempio di rettitudine così
raro a trovarsi. Se ne è andato
la sera di due giorni fa,
lasciando un vuoto profondo
nel mondo che aveva vissuto
da gran signore, con passione
giovanile e rispetto per
i collaboratori, dal primo
all’ultimo. Origini campane,
sarebbe andato in pensione

Garcia Rojas, il terzo fermato per l’aggressione al controllore
Arrestato nel 2013 per violenze, finì in comunità perché minorenne
nei filmati di sorveglianza delle
telecamere della stazione.
Il 20enne era stato coinvolto
nell’inchiesta Mareros. Era in
contatto diretto con il ranflero
(capo) della banda degli Ms-13
a Milano, Josue Gerardo Flores
Soto, detto Kamikaze. In una
telefonata, era stato lo stesso
capo dei latinos a minacciare il
giovane «indisciplinato» Cigarrito che aveva spifferato alla cugina d’esser stato vittima
di tre pestaggi. A muovere le
mani e farlo sanguinare era
stata la gang. Una punizione.
Per non aver rispettato la «regola» del silenzio. Parlava
troppo. Pochi mesi più tardi, il
ragazzo fu invece pronto ad
ascoltare senza fiatare gli ordini di Kamikaze e a colpire insieme ad altri mareros un riva-

le nel cortile di un centro sportivo al Gratosoglio. Attacco e
vanterie: «Gli ho aperto una
mano con il machete». Nel
frattempo, nonostante l’arresto ma anzi forse proprio in
«virtù» di quell’inchiesta, Cigarrito è salito di grado. Ha
scalato i vertici di questa giovane, feroce gang. Fino all’assalto di giovedì.
La caccia non è finita. Mancano altri due giovani. La loro
partecipazione all’agguato è

La testimonianza
Il collega: «Così l’ho
salvato bloccando
l’emorragia con la
cravatta e la cintura»

stata raccontata nella confessione dell’esecutore materiale
del ferimento. I ragazzi catturati saranno interrogati dal gip
Gennaro Mastrangelo. Non appena si ristabilirà (è all’ospedale Niguarda in terapia intensiva, le sue condizioni sono in
lieve miglioramento, fuori dal
reparto attende la moglie Anna
Maria) verrà ascoltato Carlo Di
Napoli, originario di Foggia e
papà di una bimba di cinque
mesi. A casa e a riposo è il collega, Riccardo M.; erano insieme nel vagone ed è stato lui che
sulla banchina del binario, così
ha raccontato agli amici, ha fermato per primo l’emorragia di
Carlo con cravatta e cintura.
Andrea Galli
Cesare Giuzzi

15
Le pandillas
radicate
a Milano: alle
bande sono
affiliati circa
2.500 giovani
latinos tra
i 15 e i 28 anni

il 25 giugno, con suo immenso
dispiacere. Piccinno verrà
ricordato anche come l’uomo
che ha sbaragliato Stamina, la
pseudo terapia propagandata
dal suo inventore, Davide
Vannoni, come miracolosa per
trattare malattie gravissime.
Così lo ricorda Luca Pani,
direttore dell’Agenzia italiana
del farmaco, amico-alleato
contro le mafie della salute:
«Mi telefonava nel cuore della
notte perché gli spiegassi
come funzionavano certe cose.
Senza di lui non ce l’avremmo
fatta a stanare tante illegalità,
tanti casi Stamina. Ripeteva
«io parlo solo per tabulas,
con i numeri». E ne
raccoglieva di schiaccianti.
Margherita De Bac
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Il 13enne che ha ferito la madre: «Era sempre ubriaca»
Le lacrime del ragazzino. I soccorritori li hanno trovati abbracciati. Lei non rischia la vita: certo che lo perdono
La storia
● Un ragazzino
di 13 anni
ha accoltellato
venerdì sera
sua madre,
Irina U., di
origine russa.
È accaduto
in zona Cassia,
periferia
di Roma
● La donna è
stata colpita da
cinque fendenti
alla schiena,
all’addome
e su un braccio.
Non è in
pericolo di vita
● Il ragazzino,
pentito, ha
raccontato
di averlo fatto
perché stanco
di «vederla
tornare
a casa ubriaca»

ROMA «Scusa, scusa, scusa». Gli

abiti della madre sono impregnati di sangue, lei è stesa sul
pavimento. Ha quasi perso i
sensi mentre il figlio l’abbraccia disperato. «Scusa mamma,
mi dispiace», ripete cercando
di tamponarle le ferite. E piange. Piange come un bambino.
Perché a 13 anni in fondo è poco più che un bambino, che però venerdì sera ha afferrato un
coltello da un cassetto della cucina per colpire cinque volte la
donna che più ama al mondo
ma che per un attimo ha odiato
al punto da volerla uccidere.
«Mi ero stancato, tornava a
casa sempre ubriaca», ha raccontato più tardi il ragazzino ai
medici dell’ospedale Villa San
Pietro. Ora Ivan (un nome di
fantasia per proteggere l’identità del minorenne) è assistito
dagli psicologi del Bambino
Gesù: vista l’età non è imputabile, ma la polizia ha inviato gli
atti sia al Tribunale dei minori
sia ai servizi sociali. Forse sarà
affidato a una zia che vive a Roma o alla nonna giunta da San
Pietroburgo. «È pentito, di-

spiaciutissimo. Testa china,
sguardo basso», spiegano gli
investigatori del commissariato Ponte Milvio, diretti da Massimo Improta, che venerdì sono accorsi nella palazzina di via
Volusia, sulla Cassia, all’estrema periferia nord della Capitale.
Al loro arrivo l’ambulanza
aveva già portato via sia la ma-

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dre sia il tredicenne. A chiamare il 118 era stata proprio la donna. «Dai, Ivan, prendi il telefonino che chiamiamo l’ospedal e » , a ve v a s u s s u r r a t o a l
ragazzino Irina U., 39 anni, russa, da tempo residente nella
Capitale. I barellieri li avevano
trovati abbracciati. Una volta al
pronto soccorso il tredicenne
era sparito, ma solo per qual-

che minuto. Irina se la caverà.
Ieri chiedeva del suo bambino:
«Ditemi come sta, dove sta.
Certo che lo perdono». I ricordi
della serata di sangue sono offuscati dal dolore e dai postumi
dell’ultima sbornia. Irina è stata una ragazza madre. Il padre
di Ivan, anche lui straniero,
non ha mai voluto riconoscere
il figlio che lei ha tirato su da

Madre
E figlio
Irina U., russa,
39 anni, ferita
dal figlio
tredicenne
con una lama,
seduta sul
divano della
sua abitazione
romana, dove
risiede;
di fianco,
il ragazzino con
un cappello
militare. È nato
a Roma e suo
padre, russo,
non l’ha mai
riconosciuto

sola, fra mille difficoltà. Un appartamento dignitoso, su due
piani, un lavoro di rappresentante di indumenti importati
dalla Russia. Fino a due anni fa
anche una relazione stabile con
un romano, ma poi è finita.
L’alcol ha preso il sopravvento, gli affari sono peggiorati —
il tredicenne era passato poco
tempo fa da una scuola privata
a una pubblica — e il rapporto
fra madre e figlio ha cominciato a vacillare, nonostante il ragazzo, che frequenta con profitto la seconda media in un
istituto sulla Cassia, non abbia
mai manifestato disagi particolari. Almeno in pubblico. Fra le
mura domestiche la realtà era
diversa: polizia e carabinieri
sono intervenuti più volte perché la donna scatenava il panico. Ivan ha sempre assistito a
queste scene. Anche venerdì.
Voleva uscire con gli amici, Irina gliel’ha impedito. «Basta,
mi hai stufato!», le ha allora urlato il ragazzino, prima di saltarle addosso con il coltello.
Rinaldo Frignani
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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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CRONACHE

21
#

IL RACCONTO E LE IMMAGINI
di Giusi Fasano

L’incendio
● L’alba del 28
dicembre
2014, durante
un viaggio da
Igoumenitsa
(Grecia)
ad Ancona, la
nave «Norman
Atlantic» (della
compagnia
ellenica Anek
Lines) con
a bordo 443
passeggeri,
56 membri
dell’equipaggio
e almeno sei
clandestini,
è andata
a fuoco mentre
navigava al
largo delle
coste albanesi

L

o zainetto a forma di ape
è intatto, dentro i quaderni, le matite e i giochi
di chissà quale bambino.
Oggetti vivi, se così si può dire.
Anche l’iPad sembra integro, si
contende lo spazio con un paio
di ciabatte da viaggio e una valigia aperta. Vivi, anche questi.
Una trousse piena di smalti per
unghie è in un altro punto non
raggiunto dal fuoco, lo stesso
angolo che ha lasciato «vivere»
un pacchetto di sigarette e un
mazzo di chiavi ormai arrugginite. Sul ponte più alto è viva
anche la scaletta di salvataggio
aggrovigliata alla ringhiera ed è
ancora intera gran parte della
plancia di comando, dove per
terra è rimasto un biberon.
Ma è davanti agli oggetti
«morti» che prendono forma le
immagini più drammatiche,
quelle raccontate dai sopravvissuti. Le fotografie mostrano
una fila impressionante di carcasse di automobili, soffitti
crollati, liquami che formano
pozze su pavimenti deformati

● Il bilancio,
non ancora
definitivo,
è di 11 corpi
recuperati
mentre altri 18
(oltre a un
numero
imprecisato di
clandestini)
risultano
dispersi.
Dopo un
braccio di ferro
con gli
albanesi,
il relitto viene
portato
a Brindisi.
Ora è a Bari

La richiesta
La compagnia Anek ha
chiesto alla Procura di
cancellare il logo dalla
nave: cattiva pubblicità
dal calore, zone nelle quali è
difficile capire che cosa sono
state le lamiere che ora sono accartocciate e incollate le une
sulle altre. Le pareti non sono
più pareti, niente è più quel che
era. Gli occhi planano su cose
incenerite, carbonizzate, fuse. E
con tutta probabilità non si saprà mai se e quante persone ci
fossero fra quelle cose.
Il relitto del traghetto Norman Atlantic così non si era
mai visto.
È ormeggiato nel porto di Bari e due giorni fa per la prima
volta sono saliti a bordo tutti assieme periti, consulenti, avvocati e magistrati che si stanno
occupando dell’inchiesta. Sono
arrivati in punti finora inesplorati. E hanno scattato fotografie, girato filmati. Ogni immagine un dettaglio che racconta
la fuga di centinaia di persone
(a bordo ufficialmente ce n’erano 499), scatti che evocano il
panico, la fretta di salire fino al
ponte più alto, fino alla salvezza. Era l’alba del 28 dicembre
2014 e il Norman, partito dalla
Grecia in direzione di Ancona,
all’improvviso si ritrovò a navigare avvolto dalle fiamme. Un
incendio partito dal garage del
ponte quattro (motivi ancora
sconosciuti) divampò con tale

Dentro
il relitto

Le carcasse delle auto
e la trousse ancora intatta
Nelle foto appena scattate
sulla Norman Atlantic
gli inquirenti cercano
la testimonianza decisiva

violenza da rendere tutto incontrollabile nel giro di pochi
minuti e quando i soccorritori
finirono di lavorare si contarono 11 cadaveri, 18 dispersi ufficiali e un numero imprecisato
di clandestini a bordo.
Il professor Bruno Neri, ingegnere salito sul Norman per
conto del Codacons (che in
questa storia è parte civile con
l’avvocato Vincenzo Rienzi),
ipotizza che fra le tante cose
che non hanno funzionato,
quella mattina possa esserci «il
generatore di emergenza che
non ha fatto il suo lavoro» e si
dice colpito dal fatto che ci sia
Cosa resta
Come si
presenta oggi
il traghetto
«Norman
Atlantic» dopo
l’incendio.
Da sinistra,
in senso orario:
l’esterno
bruciato della
nave; una parte
della cabina
di pilotaggio
annerita;
il ponte
dove erano
parcheggiati
alcuni veicoli;
una valigia
abbandonata
da un
passeggero
durante la fuga

● Anek Lines
ha chiesto
di rimuovere
il proprio logo
dalla nave
perché ritiene
sia
imbarazzante
e dannoso
a livello
commerciale

«un odore di fumo ancora molto forte lì dentro. Fumo e qualcos’altro di sgradevole e indefinito, magari quel che è rimasto
delle grandi quantità di cibo
che la nave trasportava. Soprattutto pesce, anche vivo, che era
quello da vendere per i cenoni
di capodanno...».
Dopo quasi sei mesi, dentro
l’aria è irrespirabile e ciò che si
vede è devastazione. Da fuori e
da lontano, invece, il Norman
sembra avere le sole ferite lasciate dalle scie di fuoco sulle
fiancate. Il nome e le scritte
Anek (la compagnia di navigazione greca che ha noleggiato il
traghetto) si vedono però ancora bene e la Anek preferirebbe
invece che il fuoco e il fumo le
avessero nascoste, per evitare
che il suo marchio legato a quel
relitto porti pubblicità negativa. Per questo ha chiesto alla
procura di Bari il permesso di
cancellare il suo logo dal Norman.
«Non vogliono che quella parola si veda dalle grandi navi da
crociera che passano lì accanto,
soprattutto in vista della stagione estiva» conferma un’avvocatessa del team Giustizia per il
Norman Atlantic, Alessandra
Guarini. «Che lo sappiano però:
possono anche cancellare le
scritte, quello che non gli riuscirà è cancellare la memoria
della tragedia e delle vittime.
Faremo di tutto per non lasciare questa storia nel limbo dei
casi di serie b in cui pare essere
relegata».
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● Non è il
primo caso: nel
2013, dopo
l’incidente allo
scalo di
Fiumicino,
Alitalia ha
cancellato
il suo logo che
campeggiava
sulle fiancate
dell’aereo
uscito
a fine pista,
che era della
compagnia
romena
Carpatair, ma
volava per
conto di Alitalia
● Sparisce
anche il logo di
Germanwings:
Lufthansa ha
deciso di farla
confluire in
Eurowings
dopo il disastro
del 24 marzo
(150 morti)

● L’iniziativa
La villa estiva
del presidente
aperta ai bimbi
e ai disabili
di Paolo Conti

D

opo il Quirinale
aperto tutti i giorni
come grande museo
di se stesso, operazione che
partirà il 23 giugno, ora
tocca alla tenuta
presidenziale di
Castelporziano (nella foto)
e al suo meraviglioso
litorale di 3,1 chilometri,
una delle rarissime aree del
nostro Paese scampate alla
speculazione edilizia
costiera e rimaste identiche
a secoli fa. Non ci saranno
cancelli spalancati al
grande pubblico (ipotesi
irrealizzabile sia per motivi
di sicurezza che per la
straordinaria delicatezza di
un ecosistema unico in
Italia e forse in Europa, con
1.082 specie botaniche). Ma
il presidente ha deciso di
ospitare gratuitamente, tra
il 15 giugno e il 30 agosto,
circa 500 persone tra adulti
e minori con disabilità.
Come si legge in una nota
del Quirinale «è stato
sottoscritto dal segretario
generale della presidenza
della Repubblica, Ugo
Zampetti, dall’assessore alle
Politiche sociali del

Comune di Roma,
Francesca Danese, e dal
segretario generale della
Regione Lazio, Andrea
Tardiola, un apposito
protocollo di intesa che
consentirà un pieno
coinvolgimento delle
strutture e delle
associazioni operanti nel
settore, in ambito
comunale e nei territori
limitrofi». I gruppi saranno
selezionati dal Comune di
Roma e dalla Regione
Lazio, ciascuno sarà di circa
trenta persone, ospiti della
tenuta dal lunedì al venerdì
per l’intera giornata. La
presidenza della
Repubblica predisporrà sia
strutture per l’accoglienza
che balneari. In più
verranno organizzate visite
nel parco. Appena insediato
al Quirinale, Sergio
Mattarella aveva subito
espresso il suo desiderio di
fare definitivamente del
palazzo presidenziale «la
casa degli italiani»,
secondo lo slogan coniato
da Carlo Azeglio Ciampi.
Molti intellettuali da tempo
chiedevano (anche dalle
colonne del Corriere della
Sera) che il Quirinale non si
limitasse alle visite nei fine
settimana. Nel giro di pochi
mesi Mattarella ha istituto
una commissione che ha
organizzato un sistema di
visite guidate su
prenotazione. Ora tocca a
Castelporziano, finora
riservata ai capi di Stato.
Scelte che rappresentano
molto più di un semplice
segnale di cambiamento
nel rapporto con la
cittadinanza.
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22

CRONACHE

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

● Il caso
«Dannose. No, utili»
La strana altalena
ora riabilita le svapo
di Margherita De Bac

U

I Papaboy scout
La nascita
● Lord Robert
Baden-Powell,
generale
e scrittore
inglese, è stato
il fondatore
del movimento
mondiale dello
scautismo
(1907)
e del guidismo
(1910),
un movimento
parallelo alla
scautismo,
coordinato
dalla sorella
Agnes
● Il movimento
conta oggi oltre
quaranta
milioni di iscritti
ed è presente
in 216 Paesi. In
Italia gli scout
sono oltre 220
mila, tra ragazzi
e ragazze

CITTÀ DEL VATICANO «Vi dirò una
cosa — ma non vantatevi! —:
voi siete una parte preziosa della Chiesa in Italia. Grazie!». In
piazza sono arrivati quasi centomila bambini e ragazzi, sventolano le promesse, coccinelle
e lupetti sono scatenati e Francesco sorride felice agli scout
dell’Agesci affidando alle nuove generazioni un messaggio
per tutto il Paese: «Abbiate capacità di dialogo con la società,
mi raccomando: capacità di
dialogo! Fare ponti, fare ponti
in questa società dove c’è l’abitudine di far muri: voi fate ponti, per favore».
Lo scoutismo offre «un contributo importante alle famiglie per la loro missione educativa verso i fanciulli, i ragazzi e i
giovani», ha detto il Papa ai responsabili. «I genitori ve li affidano perché sono convinti della bontà e saggezza del metodo
scout, basato sui grandi valori
umani, sul contatto con la natura, sulla religiosità e la fede
in Dio, un metodo che educa
alla libertà nella responsabilità.
Questa fiducia delle famiglie
non va delusa. E anche quella
della Chiesa: vi auguro di sentirvi sempre parte della grande

In centomila in piazza San Pietro
L’appello di Francesco:
«Abbiate la capacità di dialogare
in una società che alza muri
Siete preziosi, ma non vantatevi»
comunità cristiana». A chi si
chiede cosa c’entri la religione
con lo scoutismo, Francesco ricorda le parole del fondatore
del movimento, Lord Baden
Powell: «Egli rispose che la religione non ha bisogno di “entrarci”, perché è già dentro!
Non c’è un lato religioso del
movimento scout, l’insieme di
esso è basato sulla religione. E
questo l’ha detto nel 1926!».
Come sempre, Bergoglio richiama all’essenziale. L’Agesci
è tra le associazioni che «investe di più nella spiritualità ed
educazione alla fede», dice.
«Ma c’è ancora tanto da lavorare perché tutte le comunità e i
capi ne comprendano l’importanza e ne traggano le conseguenze».
Così li esorta: «So che fate

● La parola
PAPABOY
Si tratta di un termine
abbastanza recente (e non
ufficiale) che sta a indicare
il giovane che prende
parte alle manifestazioni
religiose (cattoliche) dove
è presente il Papa. La parola
si applica soprattutto in
occasione delle Giornate
mondiali della Gioventù,
tanto che debutta in modo
sistematico nel 2000,
in occasione della Gmg
di Roma.
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dei momenti formativi per i capi sull’accostamento alla Bibbia, anche con metodi nuovi,
mettendo al centro la narrazione della vita vissuta a confronto
con il messaggio del Vangelo.
Mi congratulo con voi per queste buone iniziative e mi auguro che non si tratti di momenti
sporadici, ma si inseriscano in
un progetto di formazione continua e capillare».
Anche agli scout il Papa ripete «una cosa che mi sta particolarmente a cuore, per quanto
riguarda le associazioni cattoliche», e cioè l’invito a non chiudersi in se stessi: «Associazioni
come la vostra sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito Santo suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e settori. Sono certo che l’Agesci
può apportare nella Chiesa un
nuovo fervore evangelizzatore e
una nuova capacità di dialogo
con la società. E questo può avvenire solo a una condizione:
che i singoli gruppi non perdano il contatto con la parrocchia
del luogo, dove hanno la loro
sede, ma che in molti casi non
frequentano».
Gian Guido Vecchi

Il saluto
Papa
Francesco
ieri in piazza
San Pietro
circondato
dall’entusiasmo
di migliaia
di scout
dell’Agesci
arrivati lì per
festeggiarlo.
Secondo
le stime quasi
centomila
giovani
hanno
partecipato
all’incontro
di ieri
(foto Bonotto
/ Update)

n altro punto a favore
delle sigarette
elettroniche. Una
ricerca pubblicata dalla
rivista internazionale Plos
One e firmata da un gruppo
di atenei italiani le riabilita
come strumento contro il
fumo. «Non servono per
smettere ma sono utili per
non ricominciare dopo aver
smesso, inoltre è
abbastanza sicura», afferma
Walter Ricciardi,
commissario dell’Istituto
Superiore di Sanità, uno
degli autori dello studio. In
altre parole l’e-cig è un
bell’aiuto per restare «ex».
Per la prima volta sono stati
osservati i comportamenti
di un vasto numero di
fumatori incalliti, un
migliaio. I risultati
definitivi arriveranno nel
2019. Ma come, non ci
avevano detto che il fumo
elettronico era dannoso?
Che bisognava verificarne la
presunta pericolosità,
specie per quanto riguarda
le sostanze contenute nel
liquido delle cartucce? Che
occorreva indagare sugli
effetti della nicotina,
soprattutto nei giovani ai
quali infatti il consumo è
stato negato da un decreto
del 2012? Quando il nuovo
prodotto si affacciò in Italia
come concorrente della
sigaretta subì dure
condanne da parte di vari
organismi scientifici.
L’ultimo anatema è stato
dell’Organismo Superiore
della Sanità: «Pericolo
grave e dannoso». Tra i
difensori più convinti
l’oncologo Umberto
Veronesi: «Meglio il fumo
finto che quello vero a base
di catrame e sostanze
cancerogene». Da allora un
continuo martellamento di
ordini e contrordini che alla
fine hanno determinato il
disorientamento del
consumatore e il crollo del
mercato, spariti gran parte
dei negozi specializzati.
Nessuno mette in dubbio
l’onestà dei ricercatori. Però
bisogna anche riflettere sul
fatto che da un paio d’anni
alcune multinazionali del
tabacco hanno acquistato
aziende di sigarette
elettroniche e forse hanno
interesse che non se ne
parli più tanto male.
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Uomini e aziende del Nordest, debutta il «Corriere Imprese»
Domani la presentazione alla Biennale di Venezia. Il supplemento in edicola ogni primo lunedì del mese
Cos’è
● Corriere
Imprese
Nordest
è il nuovo
supplemento
del Corriere
della Sera
dedicato
all’economia
veneta e
friulana
● Uscirà ogni
primo lunedì
del mese in
Veneto e Friuli
Venezia Giulia

Strizzerà l’occhio al nuovo
Nordest delle piccole e medie
imprese che innovano, che investono nella ricerca, che guardano al futuro senza rinnegare
il passato ma cercando di superarlo alimentando il genio imprenditoriale con la sfida globale. La sfida di chi resta e di
chi torna. Saranno trentadue
pagine di inchieste, approfondimenti, focus, dibattiti. Da domani il mondo dell’economia
avrà a disposizione questo
nuovo strumento d’informazione: Corriere Imprese — uomini, aziende, territori, innovazione, dedicato all’economia
veneta e friulana. Si tratta di un
supplemento che amplia l’of-

ferta informativa del Corriere
del Veneto e che verrà allegato
al Corriere della Sera ogni primo lunedì del mese nelle edicole delle due regioni. Il progetto va oltre il prodotto cartaceo: ci sarà una sezione speciale web e si completerà con una
serie di incontri territoriali per
sviluppare una nuova cultura
d’impresa.

I contenuti
Saranno 32 pagine
di inchieste,
approfondimenti,
focus e dibattiti

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«Il Veneto e il Friuli Venezia
Giulia hanno saputo dare risposte forti e originali alla crisi
economica di questi anni, mostrando una straordinaria capacità di resistenza e di inventiva e sono pronte a decollare
nella nuova fase di crescita», ha
sintetizzato il direttore del Corriere del Veneto, Alessandro
Russello, che nell’editoriale del
primo numero ricorda come a
Nordest ci sia «una piccola e
media impresa che anziché
comprare la barca infila il motore della liquidità finanziaria
in azienda, che gioca la carta
della meritocrazia e del capitale umano, dello style life e del
design, dell’esaltazione del

prodotto manifatturiero contaminato con la bellezza e con il
digitale».
Il supplemento sarà coordinato in redazione da Alessandro Zuin e al fianco dei giorna-

Il mensile
Il primo
numero
di Corriere
Imprese
Nordest

listi opererà un comitato scientifico composto da dieci fra imprenditori,
docenti
universitari, manager ed economisti. Nel primo numero,
che uscirà domani, un’inchiesta-manifesto sugli imprenditori che vogliono continuare a
produrre a Nordest, un focus
selle «aziende lepri», veloci ad
adattare il proprio modello di
business ai nuovi contesti economici, e sui FabLab e l’innovazione che nasce a scuola. Domani il supplemento verrà presentato al mondo imprenditoriale e culturale alla Biennale di
Venezia.
A. P.
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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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CRONACHE

23
#

L’esposizione universale

Ai fornelli con chef stellati e studenti
La dieta di Michelle debutta a Expo
Lady Obama arriva a Milano mercoledì, Agnese Renzi farà da guida
L’impegno
● Il 18 giugno
Michelle
Obama sarà a
Expo con le sue
figlie (Sasha e
Malia) e con
sua mamma,
Marian
Robinson.
L’arrivo a
Malpensa è il
17 giugno,
mentre la
ripartenza è
prevista il 19

● La First Lady
è impegnata in
prima persona
sul tema
dell’alimentazione: nel
2009, infatti, ha
lanciato la
campagna
«Let’s Move!»
(foto sopra)
iniziando anche
a coltivare
un orto alla
Casa Bianca
con l’obiettivo
di spingere gli
americani
a condurre uno
stile di vita
basato
sul cibo sano
e all’insegna
del movimento

DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK «Let’s

Move», la campagna della First Lady per l’alimentazione sana dei ragazzi, ha
contribuito a migliorare la qualità del cibo — più frutta e vegetali meno biscotti e bibite — dato nelle scuole a 30 milioni di
studenti americani. L’obesità
infantile negli Stati Uniti finalmente ha smesso di crescere.
«Ma il problema non è solo nostro» spiega Tina Tchen, capo
dello «staff» di Michelle Obama
ad alcuni giornalisti che le chiedono della sua imminente visita
in Europa, e in particolare a Mi-

lano per l’Expo. «A livello mondiale la percentuale di giovanissimi colpiti da diabete è raddoppiata rispetto al 1980: 42 milioni di bambini sovrappeso già
prima di iniziare le elementari.
E nessun Paese fin qui è riuscito
a invertire questa tendenza in
modo duraturo. La First Lady
spera di dare un contributo anche fuori dagli Usa e l’Expo è
un’occasione straordinaria per
ascoltare, imparare e unirsi agli
sforzi fatti in questo campo».
Michelle Obama arriverà a
Milano mercoledì dopo una
tappa in Gran Bretagna dedicata
ai problemi della scuola. In Italia si occuperà soprattutto di
alimentazione, prima di trasferirsi a Vicenza, dove incontrerà
le famiglie che vivono nella base militare Usa, e di una full immersion culturale a Venezia con
le figlie Sasha e Malia. Prima di

L’intervista

andare a visitare l’Expo, accompagnata dalla moglie del premier Renzi, Agnese Landini, a
Milano la First Lady si metterà
ai fornelli assieme ad alcuni
grandi chef tra i quali Mario Batali, aiutata anche da una classe
di ragazzi di una scuola milanese. Non sarà un trionfo della cucina italiana più saporita, della
quale, pure, i coniugi Obama —
grandi frequentatori di ristoranti italiani a Washington come, prima, a Chicago — sono
follemente innamorati.
L’evento si terrà, infatti, al ristorante americano della James
Beard Foundation, aperto di recente in Galleria all’interno dell’hotel Seven Stars. E i grandi
cuochi che si esibiranno a fianco di Michelle cercheranno di
dimostrare che si può fare una
cucina gustosa anche con ingredienti dietetici e riciclando gli
avanzi di altri pasti in modo da
ridurre gli sprechi. Del resto
uno dei temi-guida dell’Expo è
proprio quello della ricchezza
alimentare sperperata quotidianamente nel mondo: un terzo
dei cibo disponibile, per un valore pari a 400 miliardi di dollari, che ogni anno passa direttamente dalla produzione alla discarica. Basterebbe a sfamare
tutti i poveri della Terra.
Ovviamente il problema non
è solo economico: ci sono mille
impedimenti politici e difficoltà logistiche, ma quello dell’Expo è un appuntamento utile
anche per fare il punto sulle sfide che ci aspettano sul fronte
della sicurezza alimentare e dell’alimentazione di una popolazione mondiale che da qui al
2050 crescerà in misura sostanziale: dagli attuali sette a nove
miliardi di esseri umani. È qui
che il ruolo di Michelle Obama
alla guida della delegazione Usa
all’Expo, dove gli americani presentano un padiglione dedicato
alle tecnologie per la «food security», diventa anche politico.
E, infatti, a parlare di questo
coi giornalisti nel «briefing»

In «campo» Michelle Obama, moglie del presidente Usa Barack, lavora nell’orto della Casa Bianca a Washington (foto Lynch/Rex)

● Gli indirizzi
Hotel, Duomo e Cenacolo: i luoghi della visita
di Andrea Galli

A

ll’inizio, raccontano fonti del
consolato Usa, era una gara fra
tre alberghi di lusso. Due in
pieno centro e il terzo a Repubblica.
Alla fine ha vinto il Park Hyatt, per
tradizione amatissimo dagli
americani di passaggio a Milano.
Salvo sorprese, mercoledì e per due
notti l’hotel ospiterà Michelle Obama.
Venerdì l’intelligence statunitense ha
(ri)esaminato la struttura con
funzionari della nostra polizia,
responsabile della sorveglianza. Il
grado di soddisfazione per come si
potrà «gestire» la sicurezza è stato

alto. L’hotel è «isolabile» e lungo il
perimetro ci sono tratti pedonali. La
vicinanza del Park Hyatt alla Galleria e
al Duomo fa sì che sia uno dei luoghi
più protetti di Milano a prescindere
dagli ospiti illustri. Michelle Obama
sarà accompagnata da figlie, mamma
e una decina di assistenti. Due i piani
che sono stati prenotati in hotel: il
quinto e il sesto. La delegazione
americana atterrerà a Malpensa, dove
una colonna di veicoli l’attenderà per
il trasporto in città. Oltre agli impegni
legati all’Expo, secondo quanto
trapelato dai vertici della questura la
moglie del presidente visiterà il
Duomo e il Cenacolo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

della Casa Bianca arriva addirittura Ben Rhodes, vicecapo del
Consiglio per la sicurezza nazionale che è anche il più stretto
collaboratore del presidente
sulla politica estera: «Sradicamento della povertà estrema,
addestramento e sostegno ai
coltivatori dei Paesi più arretrati
per aiutarli a produrre e a raggiungere i mercati, nuove tecnologie per l’agricoltura: gli Stati Uniti cercano di dare il loro
contributo in questi campi e
quella dell’Expo è una tappa di
grande importanza nel cammino che ci porterà in autunno al
summit dell’Onu che dovrà definire i nuovi Millennium Development Goals». Temi dei quali
Michelle Obama parlerà col primo ministro Matteo Renzi che
la riceverà a Milano.
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Mangiare è fare politica: usiamo bene il potere»
Naidoo, direttore di Greenpeace: dietro i disastri ambientali c’è l’industria alimentare



L’avanzata
dei deserti
riduce drasticamente
la quantità
di suolo
coltivabile
La distanza
che compie
un alimento
provoca un
uso abnorme di combustibili

«Ognuno di noi fa una scelta
politica tre volte al giorno,
quando si mette a tavola. Usiamo bene questo potere». Kumi
Naidoo, 50 anni, sudafricano di
origine indiana, è passato dalla
lotta per i diritti civili, contro
l’apartheid e la povertà, alla guida di un colosso dell’ecologia:
Greenpeace International. Approva il tema di Expo — «può
suscitare un dibattito importante sulla sicurezza alimentare» —, gli è molto piaciuto il
Padiglione Zero dell’Onu —
«condivido tutto» — ma resta
fedele all’ecologismo radicale e
accusa: «L’attuale sistema agroalimentare è corrotto, serve un
cambiamento radicale».
Cosa c’è che non va?
«L’approccio industriale,
con un impiego massiccio di
pesticidi e fertilizzanti, la dipendenza dai prodotti chimici.
E le monoculture, che ci rendono ancor più vulnerabili ai cambiamenti climatici».

Il problema non è la mancanza di cibo?
«No, ne produciamo abbastanza per sfamare l’intero pianeta. Il problema è che un terzo
del cibo prodotto viene sprecato, nei Paesi in via di sviluppo
per inefficienza e mancanza di
infrastrutture, nel mondo industriale per un consumo scorretto. Ma il sistema è corrotto
anche per la propaganda dell’industria: dicono che il cibo
geneticamente modificato potrà nutrire il mondo ma in realtà gli Ogm sono usati per produrre cotone, che non nutre
nessuno, e mais e soia, che sono impiegati per alimentare
animali da allevamento. E non
abbiamo sufficienti dati, sul
lungo periodo, per escludere
che gli Ogm siano dannosi».
Qual è la sua ricetta, allora:
l’agricoltura di una volta?
«Il 70 per cento del cibo consumato oggi nel mondo è prodotto su piccola scala. E molti

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di questi contadini sono donne, soprattutto in Africa. Ciò è
un problema, perché hanno
meno accesso al potere e al
know how. Non a caso gli investimenti prendono altre direzioni. Solo il 5% finanzia l’agricoltura ecologica, che non utilizza agenti chimici».
Ma è redditizia?
«Redditizia per chi? Chi sta
traendo vantaggio dal sistema
attuale è responsabile di una
profonda ingiustizia socio-economica. I mercati alimentari
sono manipolati da speculatori... Per me redditizio significa
produrre cibo sano, distribuirlo in modo equo e non dipen-

La denuncia
«Il tema di Expo può
suscitare un dibattito
importante, viviamo
in un sistema corrotto»

dere dai fertilizzanti. Allora sì,
può essere sicuramente redditizia, e i profitti non andranno
unicamente nelle mani di pochi ma saranno distribuiti ai
piccoli coltivatori».
Non è utopico?
«È tempo di farsi delle domande. Ad esempio, quanti
animali, naturalmente, si nutrono con mais e soia? E poi: vogliamo davvero affidare la nostra sicurezza alimentare ad
una manciata di persone, i capi
di quelle multinazionali che
producono semi Ogm, fertilizzanti e pure i pesticidi?».
L’agricoltura influenza il
cambiamento climatico?
«La distanza che compie un
alimento per arrivare al piatto è
eccessiva, e questo comporta
un uso abnorme di combustibili fossili... Ma è vero anche l’inverso: la desertificazione provocata dai cambiamenti climatici sta riducendo drasticamente la quantità di suolo

Chi è

● Kumi Naidoo
(foto sopra),
50 anni,
sudafricano
di origine
indiana,
ha iniziato
battendosi
per i diritti civili
e contro
l’apartheid
● Dal 2009
è direttore
esecutivo
di Greenpeace
International

coltivabile. In Africa, dal Senegal al Sudan, il deserto si sposta
anno dopo anno verso sud. Il
genocidio del Darfur è stata la
prima guerra per le risorse provocata dai cambiamenti climatici. E altre ne arriveranno se
non corriamo ai ripari. D’altra
parte c’è un nesso evidente fra il
surriscaldamento e le correnti
migratorie verso l’Europa».
Cosa vi aspettate dal vertice
sul clima di Parigi?
«Che si prendano finalmente
le decisioni politiche che gli
scienziati chiedono da tempo:
un impegno reale per il 100% di
energie rinnovabili, per tutti,
entro il 2050. Chi storicamente
porta il peso dell’inquinamento
deve farsene carico, ma anche i
nuovi inquinatori, come Cina,
India e Sudafrica, devono fare
la loro parte. Ma soprattutto vogliamo che l’accordo sia davvero vincolante».
Sara Gandolfi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

24
#

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

Verso la Casa Bianca Solo quattro americani su 10 pensano che
l’ex first lady sia onesta: pesano la vicinanza a Wall Street e il suo
passato al Dipartimento di Stato, ma anche il fattore-simpatia
Uno scontro con Jeb Bush allontanerebbe gli statunitensi dal voto

ANALISI
& COMMENTI

di Luigi Ferrarella

«BOCCIATO ALLE URNE?
E IO CAMBIO LA LEGGE»
LA NUOVA FRONTIERA
DELLE NORME FLESSIBILI

V

isto che ormai non fa scandalo dare per
approvati in Consiglio dei ministri testi
che nessuno dei ministri dice di aver
visto entrare, arrampicarsi sugli specchi per
non applicare subito la decadenza di un
presidente di Regione fatto candidare
nonostante si sapesse in partenza che per
legge non sarebbe stato eleggibile, o intimidire
la Corte Costituzionale rispetto a possibili
decisioni sgradite all’esecutivo, manca solo
che si modifichi a posteriori il risultato di
un’elezione dopo il voto degli elettori. Ad
abbattere anche questo muro del suono si
candida la Puglia, dove il 31 maggio 2 milioni
di elettori hanno votato con una nuova legge
elettorale varata 3 mesi prima. Eppure la
proclamazione degli eletti e del neopresidente
Emiliano è sospesa perché uno degli autori
della legge elettorale, il presidente del
Consiglio regionale uscente Onofrio Introna
(Lista Emiliano sindaco di Puglia), ha
convocato per domani l’ufficio di presidenza
per «correzione materiale dell’errore» asserito
ora dal consigliere uscente Davide Bellomo
(Movimento Schittulli).
Il garbuglio è se nella schizofrenica seduta
del 26 febbraio il Consiglio regionale, subito
dopo aver approvato un emendamento di
Introna che ripartiva anche la quota
maggioritaria dei seggi in base agli abitanti
delle circoscrizioni (il che avrebbe riservato 15
seggi a Bari), abbia o meno respinto un
«subemendamento soppressivo»
dell’emendamento (che invece avrebbe dato a
Bari 12 seggi). Introna e Bellomo, non rieletti
in base al testo in Bollettino Ufficiale (quello
dei 12 seggi a Bari), lo sarebbero se una
modifica a posteriori facesse rivivere il «loro»
testo. E intanto pure la Prefettura prospetta
un errore (ma in altro punto e lì senza grosse
ricadute) laddove «il disposto del menzionato
comma 6 corrisponde a quello di cui al comma
5, lettera e) e non a quello di cui al 5 comma,
lettera a), numero 1, come erroneamente
dichiarato nel comma 6, lettera a), numero
5)». Chiaro, no?
lferrarella@corriere.it
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a settimana scorsa, a cena a New York City, mia madre, che ha novant’anni e ha votato per tutta la sua
vita per il Partito democratico, mi ha spiegato perché ha deciso di non dare la sua preferenza a Hillary Clinton nel 2016. Che la signora Clinton sarà il
candidato dei Democrats è scontato, vista la mancanza di rivali credibili. La sua nomina, in America,
è considerata inevitabile. Ma come mai mia madre
e milioni di altri elettori democratici dicono che
non voteranno per Hillary?
«È una persona fasulla, finta», spiega senza
mezzi termini mia madre. La quale, in effetti, fa
parte di quel 52 percento di americani che ha dichiarato, in un recente sondaggio Washington
Post-Abc, che di Hillary non si fidano, che pensano
che l’ex first lady non sia una persona onesta. L’ultimo sondaggio mostra un calo senza precedenti
nei consensi. Solo il 41 percento degli americani
pensa che Clinton sia onesta e affidabile. Quando
si pone la stessa domanda riguardo a Jeb Bush, il
fratello dell’ex presidente George W., che domani
formalizzerà la sua candidatura, almeno il 45 percento crede che lui sia onesto. Eppure, quando si
chiede chi dei due capisca meglio i problemi della
gente comune, la risposta è favorevole a Hillary per
il 49 per cento, e solo per il 35 al candidato dei Repubblicani.
Al di là dei numeri, con l’arrivo di Jeb Bush nella
corsa per la Casa Bianca si rischia di alienare ancora
di più elettori americani, che non gradiscono lo
spettacolo di una gara tra le due dinastie dei Bush e
Clinton. Negli Usa, i politologi la chiamano «Dynasty-fatigue», l’«affaticamento da dinastie». E anche nel Partito repubblicano c’è chi non vuole Jeb
Bush — non a causa del suo cognome, ma perché
non è considerato abbastanza di destra sulle questioni sociali.
Per Hillary, lo scetticismo è il risultato di diversi
fattori: la sua percepita tergiversazione sulla pubblicazione delle email inviate mentre era segretaria
di Stato è un elemento; il fatto che abbia votato a favore dell’invasione dell’Iraq rappresenta per lei un
altro problema. I presunti contributi alla Clinton
Foundation da parte di Qatar, Arabia Saudita e altri
Paesi, e la sua spettacolare raccolta fondi da due
miliardi di dollari suscitano sospetti. La nota prossimità tra la famiglia Clinton e i capi di Wall Street,
poi, è un altro fatto che non aiuta. E c’è infine una
questione di simpatia umana — o, nel caso dell’ex
first lady, della sua mancanza.
Quando Hillary Clinton va in giro per la campagna elettorale, non c’è nulla di naturale o spontaneo. Persino la trattoria in Iowa dove si ferma per
un panino è scelta con molta cura. Spesso, in persona e nei suoi video spot super patinati e costosamente prodotti, Hillary appare come una politica
cinica, senza principi e disposta a dire qualsiasi cosa a qualunque lobby pur di farsi eleggere. La signora ha cercato di rendersi più simpatica ieri, ad

DORIANO SOLINAS

L

● Il corsivo del giorno

CIÒ CHE FRENA HILLARY
NEL DERBY DELLE DINASTIE
di Alan Friedman
una grande kermesse sulla Roosevelt Island, a New
York City. Ha anche cercato di delineare una linea
politica abbastanza semplice ma populista, predicando contro i privilegi per pochi e attaccando «i
miliardari» e i banchieri di Wall Street che sono, tra
l’altro, fra i suoi più grandi supporter.
La questione della simpatia non va sottovalutata.
Jeb Bush è molto meno preparato ma è più simpatico. Hillary dà spesso l’idea di vivere la campagna
elettorale come un calvario, un male necessario per
arrivare alla Casa Bianca. Talvolta si vede bene che
si sforza di sorridere.
L’antipatia suscitata da Hillary deriva anche dal
fatto che sta raccogliendo quasi due miliardi per



Immagine costruita
Quando Clinton è in
tour, nulla è spontaneo,
nemmeno le trattorie

alimentare una macchina da guerra con pochi precedenti: la macchina elettorale della famiglia Clinton. Questi soldi verranno in gran parte raccolti da
Wall Street e da quella che viene definita «Corporate America», e cioè da quasi tutti i settori industriali e finanziari degli Stati Uniti. Le critiche a Hillary
su questo tema arrivano dalla sinistra del suo partito, per cui il suo momento di demagogia contro
Wall Street ieri sembrava una mossa ben studiata.
Ora, poi, arriva Jeb. Nel Partito repubblicano, a
oggi, non è affatto sicuro che il fratello di Bush vincerà le primarie. Il campo è pieno di candidati alternativi e forse più attraenti, come Marco Rubio, il
senatore della Florida. Ma alla fine credo che la
spunterà Bush, anche perché avrà più soldi da
spendere nella campagna.
Mancano però ancora più di 500 giorni al voto
del novembre 2016, quindi qualunque cosa può ancora accadere.
Se l’anno prossimo Jeb Bush dovesse emergere
come il candidato repubblicano, credo che sarà comunque Hillary, simpatica o meno, a vincere la gara per la presidenza. Di poco, però: e in una «horse
race», in un fotofinish della politica americana. Sarà una specie di Derby delle Dinastie.
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DAI TRIONFI AI TRAMONTI

FISCHI, INCHIESTE, COMMISSARI: C’ERANO UNA VOLTA I SINDACI
di Antonio Polito

C

he cosa succede ai sindaci?
Travolti dal malaffare, accerchiati dai faccendieri, fischiati in piazza, commissariati dal governo. Impotenti
e impopolari. Dov’è finita la rivoluzione dei nuovi eroi che cambiarono il
volto della politica italiana negli anni
Novanta, grazie all’elezione diretta?
Nel Duemila Rutelli, al massimo del
suo splendore capitolino, gestiva da
sindaco il Giubileo; ora è Marino il
giubilato. Nella Napoli in cui Bassolino riceveva con Berlusconi i Sette
Grandi, adesso arranca de Magistris,
spogliato di ogni potere su un terzo
del suo territorio, commissariato dall’immensa area di Bagnoli fino al Porto. Nella Venezia del doge Cacciari,
oggi si vota per scegliere chi sostituirà

Orsoni, il sindaco arrestato e dimessosi esattamente un anno fa per lo
scandalo del Mose. A Milano Pisapia
ha perfino rinunciato a provare il bis.
A Genova c’è già stato l’affondamento
del Doria, spazzato via da un’alluvione. A Bologna è in corso il siluramento del Merola, sotto il fuoco, per così
dire amico, del suo stesso partito. E a
Salerno, è bene ricordarlo, governa
un vicesindaco nominato, il capo staff
di De Luca, e non perché quest’ultimo
sia stato eletto governatore, ma perché già prima un tribunale l’aveva giudicato decaduto, oltre che condannato.
Vent’anni fa i sindaci rappresentarono una risposta dal basso alla crisi
dello Stato dei partiti, picconato da
Tangentopoli. La prima elezione diretta della storia d’Italia fece da valvola di sfogo all’antipolitica e la trasformò in un conato di rinnovamento, di

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rifondazione della politica. Oggi invece sono proprio i sindaci la prima
trincea della crisi di uno Stato senza
più partiti. Perché?
La prima risposta sono i soldi. Ce
ne sono molti meno che allora. Usciamo da sette anni di guai e di recessione. Lo Stato centrale è più famelico
che mai e divora i fondi un tempo destinato ai Comuni. L’arma dei sindaci,
la personalizzazione, gli si è ritorta
contro: oggi viene imputato loro tutto
ciò che non va nelle città, anche quando possono poco.

Neocentralismo
Quello di primo cittadino
è un mestiere pericoloso
Persino Renzi oggi riporta
a Roma risorse e poteri

Il secondo motivo sono le primarie.
Non sempre vince il migliore, anzi.
Ignazio Marino è stato giudicato più
adatto a governare Roma di Paolo
Gentiloni, che adesso fa il ministro
degli Esteri. Doria ha battuto la Pinotti, considerata abbastanza brava da
fare il ministro della Difesa e forse
perfino il capo dello Stato ma non il
sindaco di Genova. Paradossalmente
è stata proprio l’estensione massima
della democrazia diretta a inceppare
il meccanismo. Le primarie bruciano
quel po’ di classe dirigente che i partiti riescono ancora a selezionare. A chi
vince non restano che gli scarti, i signori delle tessere e delle preferenze,
gli imbroglioni che usano la politica
per fare affari.
Infine il terzo motivo: il tempo. Un
quarto di secolo dopo la gente non
pensa più che la storia si possa cambiare dalla periferia: quando il gioco

si fa duro la partita si gioca nello Stato
centrale, perché è di lì che passano
quel poco di risorse e di decisioni ancora concesse alla sovranità nazionale. Così anche l’antipolitica si è ri-nazionalizzata, e oggi si chiama Grillo, o
Salvini.
Non a caso le istituzioni del decentramento sono tutte in crisi: le Province abolite, le Regioni screditate e disertate nelle urne, i Comuni sotto la
sferza dei giudici e del malcontento.
Oggi fare il sindaco è un mestiere pericoloso ed effimero. Perfino Renzi è
stato lesto a lasciare la sua città durante il primo mandato per conquistare il centro, e oggi riporta a Roma
risorse e poteri (con le gestioni commissariali dell’Expo, di Bagnoli, del
Giubileo). Dando vita proprio lui, il
sindaco d’Italia, a una stagione di neocentralismo.
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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

CASSA DEPOSITI E PRESTITI

ALCUNE DOMANDE
SUL RAPPORTO
TRA STATO E MERCATO
di Francesco Giavazzi

Mutamenti Il governo
cambierà i vertici della
più grande istituzione
finanziaria italiana
Ma che obiettivi si pone?
E quanto deve pesare, per
l’esecutivo, l’intervento
pubblico nell’economia?
SEGUE DALLA PRIMA

H

a ritenuto che sarebbe stato preferibile
che lo Stato accettasse l’offerta di Mittal, il grande operatore siderurgico indiano, interessato ad acquisire il laminatoio di Taranto. Una scelta «di mercato» che non fece piacere al governo Renzi. In
quella, come in altre vicende simili, il fatto che lo
statuto della Cassa le vieti di investire in aziende in
perdita ha consentito agli amministratori di opporsi a estemporanee sollecitazioni della politica
che chiedevano interventi a prescindere dalla redditività economica.
Contemporaneamente la gestione di Bassanini
e Gorno Tempini ha fatto anche investimenti discutibili. Ad esempio entrando (seppur non direttamente ma attraverso il suo Fondo strategico, del
quale però la Cassa controlla oltre i due terzi del
capitale) nella società Rocco Forte Hotels, con la
scusa che gli alberghi sono un «settore strategico»; nella Cremonini, con la scusa che la filiera
della carne è anch’essa «strategica» per il settore
agroalimentare; nella Trevi, un’azienda di ingegneria; nella Sia, una società di servizi bancari, e
così via. Investimenti dei quali si fa fatica a comprendere la strategia, a meno che essa non consista nel fare le medesime scelte che farebbe un investitore privato ma con l’immenso vantaggio di
una raccolta che non costa quasi nulla perché garantita dallo Stato e di un azionista, sempre lo Stato, che non esige rendimenti particolarmente elevati.
Tre sono le domande cui il governo dovrebbe rispondere prima di metter mano al dossier Cassa.
Prima domanda: perché l’utilizzo di questa straordinaria quantità di risparmio delle famiglie deve
essere decisa dalla politica, anziché da investitori
privati? Quali obiettivi intende perseguire? Il governo è disposto ad impegnarsi a far sì che la Cassa
intervenga solo là dove si verificano dei chiari «fallimenti del mercato», il che evidentemente esclude l’investimento in alberghi o in società di ingegneria? Impegnerà la Cassa a non detenere le azioni delle aziende acquisite per più di tre anni, dando così credibilità all’impegno che l’intervento
pubblico, là dove giustificato da un fallimento del
mercato, sia propedeutico ad una successiva privatizzazione? Ad esempio, la Cassa vuole acquisire
aziende pubbliche locali (già partecipa agli aereoporti di Napoli, Torino e Milano, ad un termovalorizzatore a Torino, eccetera) in modo da favorirne
l’aggregazione e poi la privatizzazione. Ma senza
un vincolo su quanto a lungo ne potrà detenere le
azioni, da queste aziende la Cassa non uscirà mai
con la scusa che sono uno strumento per fare «politica industriale». Insomma, il rischio è che la disponibilità di uno strumento di intervento tanto
ricco dia luogo ad una continua ricerca di ambiti
nei quali utilizzarlo. È come dare 100 euro ad un ragazzino chiedendogli di usarli solo per le emergenze: quanto passerà prima che li usi per cambiare il suo smartphone?
Altrettanto importante è impedire che la Cassa
pompi ricavi esagerati dalle sue partecipazioni in
alcuni monopoli naturali, come le reti elettriche e
del gas, a scapito dei consumatori. Il che significa
impedire che la Cassa sia, come è oggi, un’interfaccia opaca fra mercato e regolamentazione con conflitti di interesse ubiqui. Si pensi ad esempio al caso del risparmio postale: quando la Cassa fissa le
commissioni per la raccolta, di fatto determina il
risultato economico delle Poste, a scapito del consumatore.
La seconda domanda riguarda lo statuto della
Cassa e il ruolo delle fondazioni. La loro definizione di azionisti «privati» è evidentemente una fo-

glia di fico: le fondazione bancarie tutto sono tranne che azionisti che operano con criteri di mercato. Ciononostante esse oggi svolgono, come azionisti della Cassa, due ruoli importanti.
Innanzitutto la loro presenza, fosse anche con una
sola azione, evita che il bilancio della Cassa sia
consolidato nei conti dello Stato. Se ciò accadesse
il governo non potrebbe più «privatizzare» aziende pubbliche, come ha fatto con Eni ed Enel, semplicemente spostandone il possesso dal ministero
dell’Economia alla Cassa. In secondo luogo, senza
il consenso delle fondazioni è impossibile cambiare lo statuto della Cassa. Questo è un problema
perché, come già accennato, lo statuto attuale non
consente di intervenire in aziende in perdita. Se
quindi il governo volesse usare la Cassa anche per
risolvere crisi industriali — come ha dimostrato di
voler fare nel caso dell’Ilva — dovrebbe cambiarne
lo statuto. Per farlo, o estromette le fondazioni o le
convince obtorto collo ad accettare una modifica
dello statuto. Che intende fare?
La terza domanda è più generale. Vorrei che il
presidente del Consiglio, prima di nominare il
nuovo vertice della Cassa, spiegasse che cosa pensa del rapporto fra Stato e mercato. Ad esempio, si
sente spesso dire che senza sussidi pubblici non ci
può essere innovazione. A questo proposito alcuni
citano il caso dell’iPhone che a loro parere non esisterebbe se 70 anni fa il Pentagono non avesse investito nella tecnologia da cui poi è nata la Rete. Innanzitutto qualunque cosa abbia fatto il Pentagono 70 anni fa, senza l’intuizione di Steve Jobs certo
non avremmo l’iPhone; inoltre vi è un’enorme differenza fra mettere in gara imprese private per una
fornitura militare o assegnarla a Finmeccanica,
un’azienda di cui lo Stato è il maggior azionista.
Che pensa Matteo Renzi di queste discussioni?
Pare che il prossimo investimento della Cassa
sarà nella banda larga, con la giustificazione che
Telecom non la vuole fare — se non addirittura un
ingresso diretto nell’azionariato della società (cioè
una ri-nazionalizzazione) per propiziare una decisione in quel senso. Telecom ritiene che un investimento nella banda larga non produrrebbe un
sufficiente rendimento economico, e quindi distruggerebbe valore per gli azionisti. Può darsi che
si tratti di un caso evidente di fallimento del mercato che giustifica l’intervento pubblico. Ma ne siamo proprio sicuri?
Qualche anno fa, per favorire gli investimenti in
energie rinnovabili — un caso, si disse, di fallimento del mercato — il governo decise di sussidiare l’installazione di pannelli solari. Furono così
concessi incentivi che oggi, a pannelli installati, si
traducono in una rendita di circa 11 miliardi di euro
l’anno: pagati dalle famiglie, nelle loro bollette
elettriche, a poche migliaia di fortunati. E non solo
si è creata un’enorme rendita che durerà per un
ventennio: si è favorita una tecnologia che a distanza di pochi anni è già vecchia. Oggi l’energia
solare si può catturare semplicemente usando una
pittura sul tetto, con costi e impatto ambientale
molto minori. Ma i pannelli sussidiati dallo Stato
rimarranno lì per vent’anni e nessuno si è chiesto
quanto costerà e che effetti ambientali produrrà la
loro eliminazione.

25

●I

#

QUELL’EUROPA IMPREPARATA
AL COMPLEANNO DI SCHENGEN

COMMENTI
DAL MONDO

«Cristina Kirchner,
raccontalo
a qualcun altro»
«La presidente Cristina

❞ Fernández Kirchner ha

detto al vertice Fao di Roma
che in Argentina c’è solo un
5% di poveri. Il suo capo
gabinetto ha aggiunto
“meno che in Germania”,
che ne ha il 16%», ricorda
l’editoriale del peruviano El
Comercio. Stime che hanno
scatenato ondate di sfottò
sui social in Sud America,
con barzellette su torme di
miserabili tedeschi in cerca
di carità. «Ormai neppure
chi li ha votati crede più ai
loro tango (bugie)», scrive il
giornale. «Riprendendo un
detto locale: “Vallo a
raccontare a Gardel!”».

È l’incompetenza
che foraggia
la corruzione
La parola governo, per

❞ la maggioranza degli

indiani, evoca due risposte.
Uno, il disgusto per la
corruzione diffusa tra i
funzionari pubblici; due, la
frustrazione per la qualità
dei servizi — scrive
Satyananda Mishra su The
Economic Times —. Ma è
troppo semplice pensare
che la corruzione sia causa
del malgoverno». In un
sistema pieno di
incompetenti ottenere
un servizio è una rarità
e chi lo eroga pretende un
«premio». E forse non è una
pratica solo indiana. «Se poi
l’incompetente è in una
posizione decisionale
l’effetto è mortale».

a cura di Sara Gandolfi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

l Trattato di Schengen è
una promessa di libertà.
Una delle poche mantenute dai governi europei.
Oggi l’accordo che ha abolito le frontiere all’interno del
Vecchio Continente compie
trent’anni. Era nato nel 1985,
quando l’Europa era ancora
spezzata dal muro di Berlino.
Oggi vi aderiscono 22 Stati Ue
più quattro esterni, cioè Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein.
I risultati economici della libertà di movimento sono chiari. Uno su tutti: il mercato unico non si sarebbe potuto sviluppare nel chiuso dei recinti e
dei confini. I commerci e i traffici hanno bisogno di spazio.
Ma Schengen non è solo economia. Lo stiamo scoprendo
proprio in questi giorni in cui
se ne chiede la sospensione,
proposta tra gli altri dal governatore della Lombardia Roberto Maroni, se non addirittura
l’abolizione, come predica la
leader del Front national, Marine Le Pen.
È comprensibile che larga
parte dell’opinione pubblica si
senta spiazzata, disorientata di
fronte ai migranti accampati a

migliaia nelle stazioni o sotto le
piante. Un sentimento che può
diventare rabbia, rifiuto, chiusura. Si capisce anche che a
questo punto gli appelli alla solidarietà, allo spirito di umanità
e di accoglienza non siano più
sufficienti. Finora le capitali europee non sono state in grado
di trovare le misure per arginare i flussi. E tanto più i tentativi
dei governi si dimostrano velleitari alla prova dei fatti, tanto
più i cittadini, esasperati, prestano ascolto alle illusioni demagogiche.
Ma il punto è che ripristinare
i confini non significa affatto
essere in grado di rendere impermeabili le frontiere. La
Francia chiude Ventimiglia? È
solo questione di giorni, di settimane e poi i migranti troveranno altri varchi. Magari con
l’aiuto delle organizzazioni criminali. Lo dimostra l’esperienza degli ultimi anni, basta vedere come sono cambiate le rotte,
passando prima dal Marocco,
poi dalla Tunisia, quindi dalla
Libia e dalla Turchia. Troppo
facile, ma anche poco produttivo, prendersela con Schengen.
Giuseppe Sarcina
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SE LE SCUOLE TORNANO
NEL MIRINO DEI TALEBANI

C

osa c’è di più facile e
vigliacco che avvelenare col gas delle ragazzine chiuse in una
scuola afghana? Facile
per il motivo che nella regione
abbondano le armi di ogni tipo, comprese quelle artigianali
a base di gas. E vigliacco perché
le vittime non possono e non
sanno difendersi. Non si rischia praticamente nulla. È sufficiente una finestra aperta: si
tira l’ordigno, poi la fuga. Ciò
che è accaduto ieri mattina alla
scuola femminile Istiqlal di Herat conferma una tendenza di
fondo: i talebani assieme ai
gruppi radicali islamici (compresi ormai elementi che si dicono ispirati da Isis) hanno ripreso la loro guerra contro la
scolarizzazione femminile.
All’ospedale di Herat (dove
tra l’altro è situata la base del
contingente italiano) segnalano il ricovero di una cinquantina di studentesse con «sintomi
da avvelenamento provocati da
una sostanza imprecisata». Va
anche aggiunto che il fatto non
è per nulla nuovo. Sono almeno quattro anni che i casi di attacchi contro le studentesse sono in aumento sia in Afghanistan che nel limitrofo Pakistan

nordoccidentale. In questo
senso, l’aggressione armata
contro Malala nel 2012 fu il
campanello di allarme per un
fenomeno già in crescita. Il 21
marzo 2013 ben 74 studentesse
riportarono sintomi da avvelenamento nella scuola secondaria Bibi Hawa, a Taluquan, nella regione afghana di Takhar
che confina con l’Uzbekistan.
Fu una delle riprove che i talebani erano tornati nell’Afghanistan settentrionale.
Da allora la stampa di Kabul,
ma anche i giornalisti pachistani di Peshawar, riportano l’incremento di casi di aggressioni
con l’acido contro le studentesse per la strada, sugli autobus.
Molti di questi sono incidenti
isolati, che le stesse famiglie o
le comunità nei villaggi più remoti tendono a nascondere. Ma
pare che la conseguenza diretta
nelle regioni dove la guerriglia
prevale sia la chiusura delle
scuole per periodi più o meno
lunghi. Lo confermano in primis le studentesse nel campus
dell’università di Kabul. Tante
vengono dalle province e confessano che solo nella capitale
oggi sono al sicuro.
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

EDUCAZIONE E NUOVE TECNOLOGIE

LEZIONI DI NOIA PER STIMOLARE LA CREATIVITÀ
di Paolo Di Stefano

D

ue servizi francesi invitano a riflettere sulla scuola e su un paio di valori
che sarebbe utile recuperare e senza i quali è difficile immaginare un apprendimento armonico. Sono la concentrazione e la noia. La conclusione della
prima inchiesta, di Violaine de Montclos sul settimanale Le Point, è che
la distrazione non è una colpa individuale ma un problema collettivo:
«Non si può rimproverare a un soldato che si trova sul campo di battaglia di non leggere Victor Hugo».
Anche il «campo di battaglia» della
contemporaneità congiura, più che
mai, contro la possibilità di concentrarsi: sms, mail, il cellulare che suo-

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na, le flash info che lampeggiano di
continuo sullo smartphone. Resistere è difficile: una parte del nostro
cervello, anche quello adulto, ci porta a reagire alle sollecitazioni esterne per un riflesso automatico. I più
esposti sul piano neurologico sono i
bambini e gli adolescenti. Per questo sono stati introdotti, nelle scuole
francesi, alcuni programmi di «economia dell’attenzione» che aiutino i
ragazzi a prendere coscienza del fatto che l’attenzione, al tempo di Google, è diventata un valore non solo
indispensabile per gli studi ma ricercatissimo sul mercato.
Sono un confronto serrato con il
tempo, sia la concentrazione sia la
noia. «Bisogna annoiarsi per apprendere?» si chiede Nathalie Brafman su Le Monde. Se la noia non diventa disgusto è un sentimento tut-

t’altro che negativo. Inutile combatterla: nella scuola francese, dove
sono praticate quotidianamente le
nuove tecnologie, il tasso di noia dichiarato dagli studenti (attorno al
70 per cento, tra i più alti al mondo)
non è affatto diminuito. «Non siamo animatori del Club Med», è la
debole difesa dei professori contro
l’accusa di tradizionalismo autoritario. La risposta migliore arriva dagli
psicologi, che attribuiscono ai momenti percepiti come tediosi se non
soporiferi delle potenzialità creative. La storica dell’educazione e filosofa Mona Ozouf concorda e invita
genitori e maestri a non temere la
noia dei loro ragazzi, abbandonando l’idea che sia sinonimo di demotivazione o di apatia. La considerazione più ovvia è che l’annoiarsi fa
semplicemente parte dell’esperien-

za ed è dunque «insita nella formazione del soggetto», come segnala
il pedagogista Philippe Meirieu: «Ci
sono passaggi a vuoto che favoriscono le associazioni di idee e la
creatività». Il peggio è se sono i genitori i primi a soffrire l’horror vacui dei loro figli e ne intasano la vita
quotidiana di mille attività contagiandoli nell’ansia da tempi morti.
Senza voler tirare in ballo Leopardi,
che sull’argomento ha scritto pagine memorabili, bisognerebbe tornare alla cultura classica, proprio
quella che la scuola tende sempre
più a emarginare. Forse per questo,
Le Point, dopo aver affrontato il tema della concentrazione, dedica la
copertina del nuovo numero alla
necessità di recuperare a scuola il
greco e il latino.
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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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27
#

Economia

Ricerca
Per sei Pmi in arrivo 6,7 milioni di fondi europei
Sei Pmi italiane riceveranno in totale 6 milioni e 700 mila euro dal
programma quadro per la ricerca Horizon 2020 della Commissione
Ue. Si tratta dell’Atp (Angri, Salerno); la Società Agricola Serenissima
(Conselve, Padova); la Aleph (Lurate Caccivio, Como); la ML
Engraving (Onore, Bergamo); la Cimberio (San Maurizio d’Opaglio,
Novara) attiva nell’efficienza edilizia; la Mobiltech (Varedo, Monza).
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La Lente

di Gino Pagliuca

Tasi, il giorno dell’acconto
In media si verseranno 180 euro

Quando
Entro martedì il pagamento dell’imposta sulla casa, 12 miliardi
conviene
il prestito vitalizio

C

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Rapportati ad un’abitazione con rendita catastale derivante dalla media ponderata delle abitazioni di ogni singola città
Media costo annuo TASI prima casa 2015
Media acconto TASI prima casa 16 giugno

Asti
19
10
Ascoli Piceno
46
23
Crotone
51
26

Catanzaro
57
29
Cesena
60
30
Treviso
64
32

Nuoro

Potenza
65
33
Matera
79
40
Cosenza
82
41

88
44
Media nazionale capoluogo
230
115
Media nazionale tutti i Comuni
180
90

Fonte: Uil servizi politiche territoriali

d’Arco

di per l’Imu. L’operazione interessa 25 milioni di contribuenti, 19,7 proprietari di prima casa, per i quali la Uil stima
un costo medio di 180 euro per
la Tasi, che sale a 230 se si considerano solo i comuni capoluogo, e di 866 per l’Imu. Per la
Tasi, la città dove si pagherà di
più è Torino con 403 euro medi,di cui 202 euro con l’acconto il 16 giugno, al secondo posto Roma, con 391 euro medi.

Di poco, ma anche quest’anno le tasse sulla casa sono
destinate ad aumentare. La
previsione, a due giorni dalla
scadenza per il pagamento
dell’acconto di Imu e Tasi, è
del Servizio Politiche territoriali della Uil, secondo il quale
il 16 giugno gli italiani saranno
chiamati a versare 12 miliardi
nelle casse dei Comuni: 2,3
per la Tasi, di cui 1,8 miliardi
per la prima casa, e 9,7 miliarROMA

Lo studio della Cgia di Mestre sulla Pubblica amministrazione

«Lo Stato deve alle imprese 60 miliardi»
La Pubblica amministrazione deve
ancora alle imprese circa 60 miliardi di
euro e tra i debitori i peggiori pagatori
risultano i Comuni. Lo evidenzia la Cgia
di Mestre che assegna il record negativo
all’amministrazione di Catanzaro con
144 giorni di ritardo. Male anche l’Asl
del Molise (126 giorni oltre la scadenza)
e il ministero dell’Economia (82 giorni
dopo il termine pattuito). Sebbene la
legge imponga alla Pa di pagare i propri
fornitori con tempi tra 30 e 60 giorni,
una parte rilevante dei principali

comuni capoluogo di provincia, delle
Regioni, dei ministeri continua a non
rispettare questa scadenza.
Analizzando i siti delle Pa che per la
prima volta avevano l’obbligo di
pubblicare la tempestività dei
pagamenti, emerge una situazione «a
macchia di leopardo». Mentre i
Comuni, le Asl e alcuni ministeri
presentano dei ritardi inaccettabili, le
Regioni hanno «sforato» in misura
contenuta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fino ad ora poco meno di
1.500 Comuni hanno deliberato le aliquote di riferimento
dei due tributi ed articolato le
relative detrazioni (una giungla, con 75 mila combinazioni
possibili). La maggior parte ha
confermato il carico fiscale del
2014. In 60 Comuni si è ridotto
e in altri 170, tra cui cinque capoluoghi, è aumentato. È comunque presto per parlare di
scampato pericolo, visto che i
sindaci potranno aggiustare il
tiro in corso d’anno e presentare il conto con il saldo di Imu
e Tasi.
Lo stesso discorso vale per
Imu e Tasi sui capannoni industriali. La Confartigianato
teme che prosegua anche quest’anno la tendenza all’aumento. Nel 2014, secondo i dati diffusi ieri, il carico fiscale è cresciuto in media del 18,4% sul
2012. Le tasse più alte si registrano in Umbria, con un’aliquota del 10,34 per mille, seguita da Campania e Sicilia. Le
più basse in Val d’Aosta e Friuli
Venezia Giulia, sotto il 9 per
mille.
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

25
milioni
Tanti sono i
contribuenti
interessati al
pagamento
dell’acconto
della Tasi
e dell’Imu

60
i Comuni
che hanno
ridotto il carico
fiscale della
Tasi nel 2015
rispetto
all’anno scorso

403
euro il costo
medio della
Tasi a Torino,
la città dove si
paga di più, poi
c’è Roma (391
euro in media)

Il rettore dell’Insead: l’Italia? Non sa attrarre i talenti
Mihov: è al 73° posto nel nostro indice. Deve creare un ambiente innovativo e competitivo
«È una buona riforma,
ma non basta. Perché ciò che
conta è creare un ecosistema in
grado di attrarre investimenti
dall’estero, che sia in grado di
produrre innovazione e creatività». Parole e pensieri di Ilian
Mihov, rettore di Insead, in
questi giorni a Stresa per il primo forum in Italia degli ex
alunni di una delle business
school più prestigiose del
mondo. Il riferimento è alla riforma del lavoro licenziata dal
governo Renzi che ha smontato
il totem dell’articolo 18 dello
Statuto per le nuove assunzioni
introducendo una maggiore
flessibilità in uscita. Dal suo osservatorio Mihov rileva che il
tema strategico per qualunque
sistema-Paese è il grado di facilità (o meno) nel creare impresa: «L’Italia è al 147esimo posto
nella classifica della Banca
mondiale e molto è da ascrive-

MILANO

re alla lentezza nel risolvere
con i conflitti tra privati e Pubblica amministrazione. Tre anni e mezzo di media per una
controversia sono troppi per
un Paese avanzato».
Un nodo che a ben vedere si
ripercuote sugli investimenti
dall’estero l’unica condizione
per la quale — secondo Milov
— è possibile tornare a crescere con una certa convinzione:
«In Cina ad esempio il 40% del
Prodotto interno lordo proviene dall’afflusso di capitali dall’estero». Come dire: con la sola
domanda domestica non si torna a creare posti di lavoro. Soprattutto non li si crea se non si
scommette convintamente sull’economia digitale che a Singapore, dove Milov vive, è diventata la forza motrice del Paese: «Il governo ha creato qui
una piccola Silicon Valley — dice — trasformando edifici fati-

Il profilo
Il rettore della
Insead Ilian
Mihov. È a
Stresa per il
primo forum in
Italia degli ex
alunni della
scuola
che ha sede a
Fontainebleau
(Francia),
Singapore
e Abu Dhabi

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scenti in incubatori di startup
dove chi ha un’idea e vuole
mettersi in proprio ha tutti i
servizi per provare».
La città-Stato certo si giova di
dimensioni piuttosto ridotte,
tali da potersi risparmiare investimenti importanti sulle infrastrutture, leggi la banda larga
per Internet veloce. «Non è solo la costruzione di una rete capillare a far da detonatore di
posti di lavoro — osserva Milov
—. La differenza sta nella creazione di un ambiente innovativo e competitivo in grado di attrarre talenti».
Il capitale umano, potremmo definirlo. Questione contigua alla cosiddetta fuga dei
cervelli, da noi, si dice, spesso
penalizzati per l’incapacità di
ricoprire ruoli apicali in università, aziende ed enti di ricerca.
«Come Insead abbiamo elaborato un indice che misura il

grado di attrattività di un Paese
per i migliori talenti. Ecco l’Italia non occupa una posizione
di rilievo perché è al 73esimo
posto, pertanto c’è ancora molto da fare», spiega Milov.
Fin qui i rilievi, ma c’è qualcosa che si sta muovendo davvero nel nostro Paese. «Credo
che il governo italiano stia facendo bene — aggiunge Milov
— sta provando a smontare alcune resistenze che bloccano la
crescita. Un conservatorismo
che in questi anni ha sempre
giocato contro ogni cambiamento anche per la difficoltà
nel trovare un esecutivo stabile
con un mandato elettorale
chiaro e una maggioranza coesa. Ora il quadro è cambiato.
Certo si può fare di più, ma finora la direzione è giusta».
Fabio Savelli
@fabiosavelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La Grecia torna
a Bruxelles
per trattare
Il Fmi riapre
di Ivo Caizzi

Costi della Tasi

on il passare degli anni
le prestazioni di
welfare garantite agli
italiani sono destinate a
ridursi sia perché lo
richiedono i conti pubblici
sia per l’evoluzione
demografica del Paese.
Avere una casa in proprietà
potrebbe servire a integrare
la pensione e l’assistenza
sanitaria. Da sempre è
possibile scindere il
possesso di un immobile in
nuda proprietà e usufrutto;
da qualche anno c’è anche
l’opportunità di chiedere un
mutuo sulla casa lasciando
agli eredi la scelta se
ripagarlo o lasciare che sia la
banca a vendere. Lanciato
nel 2006 il prestito vitalizio
ipotecario non ha avuto
successo, ma dallo scorso 6
maggio sono entrate in
vigore importanti modifiche
allo strumento.
Ne parliamo su
«CorrierEconomia» in
edicola domani mettendo a
confronto il mutuo per gli
anziani e la cessione della
nuda proprietà. Ipotecare la
casa però può diventare un
sistema per ottenere
liquidità non legata alle
esigenze di vita di un senior.
Può servire per tenersi una
riserva di denaro da
utilizzare per far fronte a
improvvise necessità o per
finanziare un’attività
imprenditoriale; ne stanno
approfittando molte
persone che in occasione
dell’acquisto di una casa
accendono un mutuo pur
non avendone necessità.

● Il negoziato



La crescita
è frenata
anche dalla
durata delle
liti: 3 anni
e mezzo
sono troppi

BRUXELLES Le ultime
pressioni della Germania,
del Fondo monetario di
Washington e degli altri
creditori spingono la Grecia
a considerare maggiori
concessioni per non far
saltare l’accordo necessario
per evitare l’insolvenza. Il
premier ellenico Alexis
Tsipras ha così inviato la
sua delegazione a Bruxelles
per riaprire il negoziato con
nuove proposte rispetto al
suo incontro di mercoledì
scorso a Bruxelles con la
cancelliera tedesca Angela
Merkel e il presidente
francese Francois Hollande.
«Se arriviamo a una
soluzione sostenibile, a
prescindere da quanto
difficile sia il
compromesso, ne
sopporteremo il peso
perché il nostro obiettivo è
liberarci dalla crisi e dal
piano di salvataggio», è la
nuova posizione espressa
da Tsipras. In pratica il
premier greco di estrema
sinistra si dice pronto ad
accogliere ulteriori
richieste del centrodestra
tedesco di Merkel purché
venga rispettata la dignità
politica del suo governo.
«Se l’Europa desidera la
spaccatura e la
continuazione della
sottomissione — ha
spiegato Tsipras ai suoi
ministri — prenderemo la
grande decisione di dire
“no” e combatteremo la
battaglia per la dignità del
nostro popolo per la nostra
sovranità nazionale». Il
ministro delle Finanze
greco Yanis Varoufakis è
intervenuto per escludere
l’insolvenza della Grecia e
per ipotizzare un nuovo
prestito a basso costo a 30
anni del Fondo salva Stati
dell’eurozona per rispettare
le scadenze dei debiti con la
Bce di Mario Draghi.
Il membro belga del
direttivo della Bce Peter
Praet ha ribadito che la sua
istituzione punta a
mantenere la Grecia nella
zona euro. E ha esortato
Atene a procedere nel
negoziato in modo
«credibile». Il presidente
lussemburghese della
Commissione Jean-Claude
Juncker ha dichiarato che i
colloqui tra la delegazione
greca e quella dei creditori
continueranno anche oggi
«al più alto livello tecnico»
e che «le conclusioni
politiche» emergeranno
nell’Eurogruppo di giovedì
prossimo a Lussemburgo.
La risonanza mondiale
assunta dal tentativo di
salvataggio della Grecia
rende però più probabile
che la responsabilità del
possibile compromesso sia
assunta direttamente dai 28
capi di governo nel summit
Ue del 25 giugno prossimo.

28

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ECONOMIA

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Abi
Fondo di Garanzia,
30 milioni per la casa
alle giovani coppie

Continua il Fondo di garanzia per la
prima casa alle famiglie toccate dalla crisi: tra
febbraio e maggio sono stati erogati 30 milioni di
nuovi mutui garantiti e altri 82 milioni sono in fase
di erogazione, informa l’Abi che ricorda come lo
strumento miri a favorire l’acquisto da parte delle
giovani coppie. Il 53% dei mutui erogati con la
garanzia del Fondo hanno riguardato la fascia di
età fino a 35 anni mentre un altro 23% fino a 45
anni. La maggior parte dei finanziamenti (36%) è
compresa fra i 100 e i 150 mila euro. I tempi medi

di erogazione sono di 27 giorni. L’obiettivo del
Fondo è continuare a favorire l’accesso al credito a
nuclei in difficoltà, e soprattutto giovani coppie,
con una dotazione da 600 milioni che potrebbe
garantire finanziamenti potenziali per 12-15
miliardi. Come funziona? Il Fondo prevede il
rilascio di garanzie a copertura del 50% della
quota capitale dei mutui erogati per l’acquisto, o la
ristrutturazione per l’accrescimento dell’efficienza
energetica, degli immobili adibiti a prima casa.

Sul sito online
Fondazione Mps, annuncio per il nuovo dg
La Fondazione del Monte dei Paschi di Siena cerca un nuovo
direttore generale. Con un avviso sul sito online l’ente ha invitato i
candidati a presentare le manifestazioni di interesse per la posizione
entro il prossimo 28 giugno. Contestualmente la Fondazione ha
affidato l’incarico della ricerca alla società di consulenza Korn/Ferry
Italia per selezionare la nuova figura. Il mandato del direttore
generale è di quattro anni con decorrenza dal 1 settembre 2015.

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Accordo con il gigante Alibaba:
stop al falso cibo «made in Italy»

La difesa della fabbrica

Squinzi
alla Whirlpool:
un errore
chiudere Carinaro

Intesa tra il ministero dell’Agricoltura e la società e-commerce che serve il 60% dei cinesi

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protetta, - ci sono più di 300
mila imprese. Per la loro valorizzazione, in Italia, sta per essere firmato un protocollo con
la grande distribuzione. Ma nel
resto del mondo la protezione
di questi marchi è garantita
dalla legge solo all’interno dell’Unione europea, non fuori.
Alibaba e Ebay avrebbero potuto procedere a un oscuramento
«selettivo» degli annunci, fermando le consegne solo verso
l’Europa. E invece hanno scelto
- una volte verificate le segnalazioni che arrivano dall’Ispettorato repressioni frodi del ministero - di rimuovere del tutto gli
annunci falsi. Finora questo avveniva solo per i marchi di alcune grandi aziende private, come Nike, Canon, Microsoft. Il
ministero delle Politiche agricole è la prima istituzione pubblica a chiudere un accordo del
genere.
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60
miliardi
di euro all’anno
il fatturato
complessivo
del falso
made in Italy
solo nel
settore
agroalimentare

300
gli interventi
per bloccare
le vendite di
prodotti falsi.
In cima alla
concorrenza
sleale
il finto
parmigiano

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trattacco. «L’Italia - dice il ministro per le Politiche agricole
Maurizio Martina - è il primo
Paese al mondo a poter vantare
un modello di intervento a protezione dei suoi prodotti».
L’accordo con Ali Baba segue
quello chiuso quasi un anno fa
con l’altro grande sito di ecommerce, eBay. Da quando è
partito, gli interventi per bloccare le vendite di prodotti falsi
o di italian sounding sono stati
più di 300, per un valore che
supera i 60 milioni di euro. Anche qui in cima alla classifica
della concorrenza sleale è il
finto parmigiano, compreso
un terrificante «Cheese
making kit» per fare a casa con
gli stessi ingredienti non solo il
parmigiano ma anche il Gouda
e la Feta. Ma vanno fortissimo
pure il vino e i suoi derivati, come un fantasioso Aceto balsamico di Modena bianco.
Resta da capire perché i due
colossi dell’e-commerce hanno
deciso di fare questo passo.
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prodotto in Italia sempre in un
mese. Non briciole, ma un danno potenziale enorme di immagine, di soldi per le nostre
imprese, di posti di lavoro.
Solo nel settore agro alimentare il fatturato del falso made
in Italy ha superato i 60 miliardi di euro l’anno. Quasi il doppio di quanto l’Italia incassa
con le esportazioni sugli stessi
prodotti originali. Non ci sono
soltanto i prodotti chiaramente
falsi, come il parmigiano con i
buchi, o l’altro annuncio oscurato in questi giorni su Alibaba:
una mozzarella sudafricana
con una «shelf life», cioè una
durata, di due anni. Ma anche il
cosiddetto italian sounding,
presunte prelibatezze che arrivano da altri Paesi ma con un
nome che sembra italiano: il
Barollo (con due elle), il Brunello di Monticino, fino al famoso Parmesan degli Stati Uniti, che in Brasile diventa Parmesao e in Argentina Regianito. Fenomeni in crescita che,
finalmente, ci vedono al con-

Alloggi

Avete mai visto il parmigiano con i buchi, tipo groviera? Non esiste, certo. Ma fino a
pochi giorni fa era sugli scaffali
virtuali di Alibaba, il grande sito di e-commerce che vende in
tutto il mondo e distribuisce il
60% dei pacchi in arrivo nelle
case dei cinesi. Era, per fortuna. Perché l’annuncio del parmigiano con i buchi è stato appena cancellato. È il primo risultato dell’accordo chiuso nei
giorni scorsi tra il ministero
delle Politiche agricole e il portale cinese per proteggere i
prodotti italiani da truffe e
semplici furbate. Una goccia in
quel mare chiamato contraffazione? Mica tanto. Il parmigiano con i buchi, naturalmente
falso perché prodotto in Turchia, veniva offerto in quantità
più che industriale: sull’annuncio il fornitore dichiarava una
«supply ability», cioè una capacità di fornitura, di 5 mila
tonnellate al mese. Quasi la
metà di tutto il Parmigiano
Reggiano, vero e senza buchi,

ROMA

La possibile chiusura dello
stabilimento Whirlpool di
Carinaro, in provincia di
Caserta, non convince il
leader della Confindustria
Giorgio Squinzi. «Penso che si
dovrebbero avere le condizioni
per cui questa fabbrica non si
debba chiudere», ha detto a
margine della visita del
presidente del Senato, Pietro
Grasso, al padiglione degli
industriali in Expo.
«Come Confindustria — ha
aggiunto — dobbiamo
rendere minore il divario tra
Nord e Sud, quindi avere un
occhio particolare per
mantenere efficiente quello
che c’è di investimenti
industriali importanti nel Sud
è fondamentale». Detto ciò, lo
stesso Squinzi non si fa
illusioni sul suo auspicio: «Le
le aziende, soprattutto quelle
delle dimensioni di Whirlpool,
evidentemente fanno delle
scelte sulle quali penso non
ascoltino nessuno, salvo il
governo». La palla torna a
Matteo Renzi.

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

ECONOMIA

29
#

Alla Bicocca
I Comuni a scuola di risparmio energetico con l’Enea
Di giorno e di notte, per il sole o per la tanta (e
costosa) illuminazione, l’Italia è tra i Paesi più
illuminati d’Europa. Illuminati nel senso materiale
del termine: basta vedere una foto notturna del
Vecchio continente dal satellite. I Comuni italiani
spendono ogni anno 1,8 miliardi di euro in bollette
elettriche, di cui due terzi per la luce nelle strade.

Ogni cittadino consuma 100 kilowattora l’anno per
l’illuminazione pubblica: più del doppio della
Germania e della Gran Bretagna, e un terzo più della
Francia. E’ un problema noto, sollevato anche dall’ex
commissario per la spending review Carlo Cottarelli.
Adesso, martedì 16 giugno, tutti i Comuni lombardi
sono invitati a Milano a un «corso di formazione»

che vuole aiutare le amministrazioni locali a gestire
in modo efficiente gli impianti e il servizio di
illuminazione. In alte parole: più risparmi, ma anche
una maggiore valorizzazione del territorio e più
sicurezza, cercando di dare l’illuminazione giusta a
ogni parte del Comune. L’incontro di martedì,
«Procedure e incentivi per l’efficientamento
energetico», si terrà all’università degli studi di
Milano-Bicocca. Dietro la giornata c’è il lavoro anche
di Enea (Progetto Lumière), Anci, Regione
Lombardia e Criet. Anche questa è scuola: sui banchi

L’appello di Visco ai sindacati:
siate motori del cambiamento
FIRENZE Il

sindacato «deve dare
il suo contributo» per la ripresa dell’economia e dell’occupazione, «non per difendere l’esistente ma per rendere il nostro
futuro meno incerto». Il governatore della Banca d’Italia,
Ignazio Visco, ha di fronte la
leader della Cgil, Susanna Camusso e una platea di sindacalisti che partecipano alle
«Giornate del lavoro» organizzate a Firenze, quando fa la sua
esortazione. Visco fa appello
«alla capacità del sindacato a
farsi carico dell’interesse generale, andando oltre la mera difesa della propria rappresentanza», ricordando quando,
segretario Bruno Trentin, nell’estate del ‘92, la Cgil fece la
«difficile scelta» di firmare
l’accordo sulla scala mobile.
Era un momento cruciale, dice, come lo è l’attuale: i primi
segnali positivi di inversione
del ciclo economico dovranno
infatti essere consolidati ri-

chiedendo «una lunga fase di
transizione» in cui bisognerà
realizzare importanti riforme e
in cui occorrerà interrogarsi
sul cambio di prospettive per il

lavoro, determinato dall’innovazione. Nei prossimi due decenni quasi il 50% dei posti sarà automatizzato e bisogna cominciare a discutere del cam-

Gli eredi di Napoleone e Wellington

La sfida
di Waterloo
rivive
nella City

Due secoli dopo Waterloo, gli eredi di
Napoleone e del duca di Wellington,
Jean-Christophe Napoleon Bonaparte, e
Arthur Mornington, marchese di Douro,
si sfidano nel private equity della City: il
primo lavora ad Advent International, il
secondo a Charterhouse Capital

biamento «senza battaglie di
retroguardia», aggiunge Visco
proponendo quattro spunti. E
cioè l’investimento nella conoscenza; il ripensamento dell’organizzazione dei tempi del
lavoro, non limitati alla lunghezza dell’orario ma all’intero
arco della vita; la revisione della distribuzione delle risorse
avendo riguardo anche al rafforzamento delle politiche di
riqualificazione; il rafforzamento del sistema produttivo,
cercando di compensare in altri campi i posti che si perderanno. Quel sistema produttivo che ha utilizzato la flessibilità del lavoro e la moderazione
salariale per ridurre i costi, «rinunciando ad avviare un profondo cambiamento strutturale». «Le riforme - ed ora in via
prioritaria quelle a tutela della
legalità e per l’efficienza della
P.A- si devono fare non perché
ce lo chiedono Europa, Bce o i
mercati».
S. Ta.

Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il libro
Patuelli e la lezione
della Nuova Europa
di Stefania Tamburello

Il governatore di Bankitalia a Camusso: stare in difesa non basta più
DALLA NOSTRA INVIATA

ci sono i Comuni e non gli studenti, sempre con
l’obiettivo di imparare. Questa volta, a risparmiare.
L’Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,
l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ha
messo in piedi il Progetto Lumière per promuovere
l’efficienza energetica nel settore dell’illuminazione
pubblica. L’adesione al Progetto è gratuita. Lumière
è finanziato nell’ambito di un accordo di programma
tra Enea e Ministero dello Sviluppo Economico.

La vicenda
● Il
governatore
della Banca
d’Italia Ignazio
Visco ieri a
Firenze ha
strigliato il
sindacato che
«deve dare il
suo contributo
per la ripresa»
● Il numero
uno di via
Nazionale ha
incontrato
Susanna
Camusso,
segretario
generale Cgil
alle «Giornate
del lavoro»

Quale Europa? Come fare rivivere il sogno
di libertà che sta dietro alla costruzione
europea, cancellando il disegno confuso in
cui si è trasformata negli ultimi anni? Antonio
Patuelli, presidente dell’Abi e della Cassa di
Ravenna ma anche giornalista appassionato di
storia e diritto, cerca di dare risposta a queste
due domande lungo un filo che parte dagli
ideali mazziniani ed arriva fino all’Unione
monetaria e alla crisi finanziaria. Nel saggio
«Nuova Europa o neonazionalismo» Editore
Rubbettino, Patuelli sollecita così una nuova
riflessione su strategie ed obiettivi,
superando le contraddizioni e le
diseguaglianze. Individuando e smontando i
segnali di pericolo sulla diffusione di un
nuovo nazionalismo, il banchiere evidenzia la
necessità di un momento ri-costituente per la
nuova Europa, facendo convergere le istanze
degli Stati nazionali e del Parlamento
europeo per l’adozione di una vera
Costituzione europea. Non esistono
scorciatoie, dice Patuelli, l’Unione europea
deve definire la propria nuova identità.
«Occorre una nuova riflessione progettuale,
una nuova speranza collettiva». E’ possibile
farlo, afferma, perché «L’alternativa è sempre
più tra democrazie costituzionali e
dispotismi, vecchi e nuovi, fra rivoluzioni
autoritarie e nazionaliste e la cultura
occidentale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Estate magica, Golfo Aranci
Music Festival is back!

“Albergo Edy” a Falzes in
Alto Adige a 5 km da Brunico

Giugno in Sardegna, una vacanza esclusiva
fra mare, gusto e benessere

Una kermesse di numeri uno, tanti spettacoli
e tanto intrattenimento in quell’angolo speciale di Paradiso che si chiama Golfo Aranci.
Dopo il grandissimo successo della precedente edizione che ha fatto registrare oltre
60mila presenze, torna in Sardegna GAMF
Golfo Aranci Music Festival, Edizione 2015.
Dall’ 8 al 15 agosto, ogni sera dalle 22.00 alle
01.00, il palco più animato d’Italia si accenderà di musica e spettacolo. Una settimana
all’insegna dell’entusiasmo e del divertimento che vedrà protagonisti alcuni tra i Dj più
famosi del mondo e blasonati d’Italia e tantissime novità, a iniziare dal Corpo di Ballo.
Il palco del GAMF ospiterà infatti un vero e
proprio cast di ballerini professionisti, appartenenti alla scuderia del pluripremiato Qi
Clubbing di Rovato, molto noti per le coreografie di concerti di successo, tra cui quelli
del dj superstar Armin Van Bureen. Ogni sera
l’animazione sarà dedicata a un tema particolare: elfi, fate e streghe per il party “Il Giardino Segreto” e poi pirati, gladiatori, sirene e
mille altre sorprese che accompagnano un’altra grande novità di GAMF 2015: il palco
iper-tecnologico con la consolle dj inserita in
una cornice di ledwall, uno schermo di 36
metri con immagini coordinate da un visual
engineer in sincro con effetti luce, Co2 e pirotecnici. Imperdibile il Laser Show di David
Lightman che renderà ancora più magici i Djs
set. Tra i nomi di spicco di questa edizione: dj
Albertino, Benny Benassi, Amerigo Provenzano, Tim Cullen, Fom Mars, Ema Stokholma,
Andrea Delogu, Nello Simioli, Junior Black,
Stefano Pain, Marco Carpentieri, Hiisak e
molti altri ancora. Good news: l’ingresso al
festival è completamente gratuito.

Calette e spiagge di fine sabbia bian- Hotel Capo d’Orso Thalasso & SPA
ca, i colori e i profumi di una natura sorprendente, le tradizioni e gli
antichi sapori di un territorio ideale
da scoprire a giugno, senza l’affollamento dell’alta stagione. Il Nord della Sardegna è una continua scoperta, dall’Arcipelago della Maddalena
all’Isola di Caprera, all’interno della
Gallura con la famosa Valle della
Luna e graziosi paesini come Aggius,
fiero della sua “Bandiera Arancione”.
Immerso nel lussureggiante Parco di
Cala Capra tra olivastri e antichi ginepri, a pochi chilometri da Palau,
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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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Cultura
& Spettacoli

7 giorni
di tweet
I consigli di
lettura di Livia
Capponi. Su
@La_Lettura
da oggi quelli
di Mauro
Bonazzi

Domenica

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gore Vidal,
Giuliano.
L’imperatore
che tentò di
rilanciare la
religione
pagana contro
i cristiani. Un
capolavoro.

S. Greenblatt,
Il manoscritto.
La riscoperta
di Lucrezio,
poeta latino
che aprì gli
occhi al
mondo
moderno.

R. Lewis, Il più
grande uomo
scimmia del
Pleistocene. Le
scoperte più
potenti degli
umani: fuoco,
lancia,
matrimonio...

Italo Calvino,
Eremita a
Parigi. Parigi e
New York colte
negli aspetti
visibili e
invisibili in un
ultimo diario
di viaggio.

T. Hodgkinson,
L’ozio come
stile di vita.
Spezza una
lancia a favore
dell’ozio.
Scritto prima
della crisi, utile
anche dopo.

A. Schnitzler,
Doppio sogno.
Trascina in un
ipnotico
vortice fra
realtà e
allucinazione.
Ha ispirato un
film di Kubrick.

N. Machiavelli,
Il principe. Per
capire le volpi
e i leoni, i
profeti
(dis)armati, e
se il fine possa
giustificare i
mezzi (o no).

Marco Masseti racconta un’oasi rinascimentale in «La fattoria di Lorenzo il Magnifico» (Pentalinea)

● Versi

In abbandono la cascina dei Medici
Dove giraffe e zibetti erano di casa
di Gian Antonio Stella

Il volume

«C’

è qualcosa
d’immorale
nel non voler
soffrire per la
perdita della bellezza, per la patria rotolante verso chi sa quale
sordido inferno di dissoluzione,
non più capace di essere lume
nel mondo». Lo scriveva oltre
trent’anni fa, nel 1983, nel suo libro Un viaggio in Italia, Guido
Ceronetti. Il quale davanti a certe immagini di abbandono si
sentiva «ruggire di dolore».
E c’è davvero da ruggire di dolore come il poeta e drammaturgo torinese nel vedere le condizioni disperate, coi tetti scoperchiati e le erbacce, in cui versano le Cascine di Tavola. Poco
più d’una ventina di anni fa, nel
1992, negli «Itinerari laurenziani», ripresi dal sito web del Comune di Prato, era scritto che
«nel tratto di pianura compreso
fra Poggio a Caiano e Prato»,
lungo il fiume Ombrone che la
separa dai terreni della villa medicea, la fattoria «creata per volontà di Lorenzo il Magnifico»

● Il testo
pubblicato in
questa pagina
è un estratto
della
prefazione
scritta da Gian
Antonio Stella
per il volume
del biologo
Marco Masseti
La fattoria di
Lorenzo il
Magnifico
(Pentalinea
editore, pagine
238, 18,
introduzione
del professor
Carlo Giovanni
Violani)

Il processo
Pene lievi e la confisca
dell’edificio nel 2015
I danni ammontano a
milioni e milioni di euro
era «rimasta pressoché intatta
nelle sue linee originarie...».
A vederla oggi, quella fattoria
modello ridotta a un rudere infestato da grovigli di sterpi, torna in mente quanto scrisse quasi due secoli e mezzo fa Donatien-Alphonse-François de Sade. Sconvolto dalla mancanza di
cure dedicate dai toscani al patrimonio ereditato dagli avi:
«Che cosa direbbero Dante, Petrarca, Machiavelli, Michelangelo e tanti altri, se tornassero in
quest’antica patria delle arti e
vedessero lo stato di abiezione e
di annichilimento in cui sono
ora ridotte?»
Ancora più furente sarebbe, il
conte libertino (…), se potesse
confrontare quelle rovine con i
ricordi di ciò che fu quella tenuta agricola medicea. Una meraviglia. Così come emerge da La
fattoria di Lorenzo il Magnifico
di Marco Masseti, docente di
Biologia all’Università di Firenze. Il quale ricostruisce passo
dopo passo la cura, la curiosità e
l’amore con cui il signore di Firenze volle che la sua creatura
agricola venisse arricchita con
una gran varietà di animali fatti
arrivare «dalle più diverse parti
dell’ecumene del tempo»: vacche «lombarde», maiali calabresi, conigli iberici, uccelli siciliani, bachi da seta orientali…
Non mancava lo zibetto africano, al quale Lorenzo de’ Medici dedicò dei versi: «Donne,
quest’è un animal perfetto/ a
molte cose, e chiamasi ’l zibetto./ E’ vien da lungi, d’un paese
strano;/ sta dov’è gemizion over
pantano,/ in luoghi bassi, e chi
’l tocca con mano,/ rade volte ne
suole uscir poi netto…». Per

Macerie
Nella foto in alto
(Tiziano
Taddei),
la cascina prima
di essere
devastata.
Sopra, il
degrado
seguito alla
lottizzazione

non dire della giraffa mandata
in dono a Lorenzo «dal Soldano
di Babilonia» che in realtà era il
sultano mamelucco d’Egitto ElAshraf Kait-Bey, nel 1487.
I fiorentini rimasero a bocca
aperta, raccontano i cronisti,
perché quella giraffa «era sette
braccia alta, e ’l pié come ’l bue»
e così quieta che poteva prendere una mela dalla mano di un
bambino. E tanta curiosità sollevò che dovettero portarla in giro per conventi perché la vedessero anche le suore di clausura.
Un impazzimento tale che il
«camelopardo», com’era chiamata la giraffa, finì addirittura
nel corteo di una «Adorazione
dei Magi» del Ghirlandaio e nel
«Tributo a Cesare» lasciato incompiuto da Andrea del Sarto...
Fondata probabilmente nel

Premi

1477 con la bonifica di un territorio di 350 ettari bagnato dall’Ombrone, la tenuta fu molto
più che una grande fattoria. I radicali interventi urbano-paesaggistici voluti da Lorenzo, scrivono (…) Guido Ferrara e Giuliana
Campioni, «costituirono, e costituiscono tutt’ora, il territorio
privilegiato dell’utopia, dove si
perpetua l’ideale umanistico di
un armonico dominio sulla natura». Prati, boschi, allevamenti, una risaia sperimentale…
Insomma, qualcosa di prezioso. Molto prezioso. Ideale per
offrire ai turisti colti di tutto il
pianeta, da sempre innamorati
di Firenze e dei Medici, la ricostruzione fedele d’una fattoria
come veniva immaginata nelle
fantasie rinascimentali. Non ce
ne sono altre, in giro. Le Cascine

● Il libro di
Masseti, come
indica il
sottotitolo, si
occupa
dell’esperimento
compiuto nel
XV secolo dai
Medici,
ospitando
animali
selvatici e
domestici nelle
Cascine di
Poggio a
Caiano (Prato),
che oggi si
trovano in
abbandono
● Il libro è stato
pubblicato su
iniziativa del
comune di
Poggio a
Caiano, del
Comune di
Prato e del
Centro
Educazione del
Gusto di Prato

Domani a Torino

Angela Nanetti vince Convegno bilaterale
il «Vino del Terriccio» al Museo Egizio
Angela Nanetti, con il libro Il bambino di
Budrio (Neri Pozza), è la vincitrice della prima
edizione del premio Vino del Terriccio «Il
Romanzo della Storia», il cui presidente e
sponsor è Gian Annibale Rossi di Medelana, che
guida l’omonima tenuta a Castellina Marittima
(Pisa). La giuria del premio, riservato ai romanzi
storici e diretto da Francesco Chiamulera, è
composta dagli studiosi Niccolò Capponi,
Tommaso di Carpegna Falconieri e Paolo Mieli,
che hanno scelto il libro di Angela Nanetti
nell’ambito di una terna comprendente altri due
finalisti: Pierluigi Panza con L’inventore della
dimenticanza (Bompiani) e Sally O’Reilly con La
dama nera (Sonzogno).

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Si tiene domani a Torino, presso il Museo
Egizio, un convegno per fare il punto sulle
missioni interdisciplinari che il Consiglio
nazionale delle ricerche (Cnr) sta conducendo
in Egitto in collaborazione con le istituzioni
locali. All’evento, sostenuto da Intesa Sanpaolo,
partecipano il sindaco di Torino Piero Fassino,
la presidente della Fondazione Museo delle
Antichità Egizie Evelina Christillin, il presidente
del Cnr Luigi Nicolais, i ministri della Ricerca
scientifica dei due Paesi, Sherif Hammad e
Stefania Giannini, il presidente del Consiglio di
gestione di Intesa Sanpaolo Gian Maria GrosPietro e vari esperti operanti nel campo dei beni
culturali e monumentali.

Michele Porzio:
la religione poetica
dei più cari affetti
di Franco Manzoni

medicee sono uniche e irripetibili.
Perciò lascia esterrefatti la cecità «criminale» (aggettivo usato al processo dal pubblico ministero) con cui la soprintendenza di allora consentì la trasformazione del complesso
monumentale, finito di mano in
mano alla società immobiliare
«Agrifina», in una specie di «Firenze due»: 160 bilocali (alcuni
col giardinetto privato) più un
hotel a quattro stelle, un ristorante e parcheggi e negozi, centri benessere e campi da tennis
e palestre, fitness, saune…
Solo l’intervento degli ambientalisti, degli amanti delle
belle arti, di Legambiente e soprattutto Italia nostra, che si
batte da anni per il recupero
della preziosa struttura, fermò
la speculazione edilizia. Quando intervennero i magistrati, nel
2008, era tardi: i tetti e i solai
erano già stati rimossi. E gli edifici scoperchiati rimasero esposti, rovinosamente, alle intemperie.
Dice tutto un episodio del 16
febbraio 2011 descritto dal giornale «Il Tirreno»: «Quel giorno
davanti al sostituto procuratore
Laura Canovai si presenta la soprintendente Alessandra Marino, convocata dal magistrato, e
le viene chiesto se e quando fosse stato intimato ai privati di
provvedere alla tutela della Fattoria». Cioè almeno alla copertura di tutti gli edifici scoperchiati. La risposta della funzionaria preposta alla tutela di quel
gioiello abbandonato al degrado gela il sangue: «Ieri».
Il processo agli speculatori,
concluso in primo grado nel
febbraio del 2015, è stato un’altra sofferenza. Leggi alla mano
(e si sa quanto poco il legislatore si sia negli anni interessato
alla tutela del patrimonio culturale) il giudice monocratico
Monica Jacqueline Magi ha potuto solo disporre la confisca
delle cascine e la condanna dell’unico imputato, l’ex rappresentante legale della società «La
Fattoria Medicea srl», fallita nel
2012, a sette mesi con la condizionale. Sette mesi. Due in meno, per un danno di milioni e
milioni di euro, rispetto ai nove
dati a un immigrato senegalese
di 39 anni, rimasto disoccupato,
mai arrestato e mai fermato prima, per avere tentato di rubare
in un supermarket di Monza un
paio di confezioni di latte in
polvere per il figlioletto appena
nato. E l’ex sovrintendente che
diede il consenso alla lottizzazione? Prescritta. Da arrossire…
Torneranno finalmente alla
vita, ora, dopo essere state umiliate, le cascine medicee? Solo
se il Governo, la Regione, il Comune o qualche mecenate saranno in grado di capire che il
recupero di quelle cascine, magari per restituirle al ruolo di
fattoria modello aperta all’agricoltura d’avanguardia, alle università e al turismo colto, non è
soltanto un dovere verso la nostra storia e ciò che ci hanno lasciato i nostri padri. Ma anche
una straordinaria opportunità
economica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

P

oesia percepita come
un tutt’uno con la vita.
Affascinato dal senso
della bellezza e del mistero,
il verso diviene allora
realizzazione metafisica,
musica, canto. In un flusso
che scorre all’improvviso,
sotterraneo, quasi un fiume
carsico, e necessita quanto
prima di essere fermato
sulla pagina bianca. Nelle
tre raccolte inedite, di cui è
in uscita un’ampia scelta
antologica nelle pagine
estive della rivista «Poesia»,
edita da Crocetti, Michele
Porzio traccia la propria
volontà di superare
l’indifferenza, l’aridità dei
sentimenti, il vuoto del
nulla. Si schiera contro una
società che vive di
mercificazione, malaffare,
sfruttamento, ingiustizia.
Nato a Milano nel 1960,
l’autore insegna Storia della
musica al conservatorio
«Rossini» di Pesaro ed
Estetica della musica alla
civica scuola di teatro
«Paolo Grassi» di Milano.
Del 2012 è la prima silloge di
versi Melodia cercata, edita
da LietoColle, un inatteso
successo: Porzio si è subito
rivelato voce indipendente e
autorevole nel panorama
poetico contemporaneo. Lo
si evince anche dalle
raccolte inedite Preludi
fragili, Addii e sorrisi e
Forse in
cielo, da cui
è tratta la
poesia Tra
due dita.
Una lirica
che con
estrema
Il poeta
Michele Porzio essenzialità
in nome di
Beatrice, l’adorata figlia,
indica la ricerca di impronta
dantesca verso quello
spiraglio di luce che
permetta di tollerare i
drammi della realtà e
scorgere la dimensione
dell’infinito e del divino.
Poetica del perpetuo
dubbio e dell’assenza. Un
vuoto che il poeta,
miscredente calamitato
però dall’eterno, colma
attraverso il monologo, che
si fa spesso dialogo con chi
non è più accanto a lui e a
cui tenta di dare voce. Qui
prende corpo anche la
religione degli affetti più
cari, l’attesa della futura
sposa. Tutto questo,
ponendosi di fronte a Dio
nella mancanza di Dio,
resistendo a stento
all’aspirazione metafisica
che scompare e lo attrae
nella sua sparizione. Resta
la scelta di formulare
immagini mutevoli e
costanti in uno stato di
emotività alta e
straniamento: il poeta
disegna la finitezza degli
oggetti, che gli ruotano
attorno, ma pure percepisce
ciò che non tollera né inizio
né fine.
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32

SPETTACOLI

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

Essere rock and roll. Nei fatti. Dave Grohl lo ha dimostrato
venerdì sera a Göteborg. Il leader dei Foo Fighters è caduto dal
palco durante il secondo pezzo dello show e si è rotto una
gamba. Mentre veniva soccorso nel backstage ha chiesto un
microfono: «Vi prometto che finiremo questo show. Vado in
ospedale, sistemo la gamba e torno a suonare per voi». Non
c’è stato bisogno del trasferimento in ospedale. E mentre i
medici hanno applicato una bendatura rigida alla gamba
destra della rockstar la band ha continuato a suonare. Per circa
un quarto d’ora i Foo Fighters hanno fatto delle cover

affidando il ruolo di cantante al batterista Taylor Hawkins.
Grohl è stato riaccompagnato sul palco in barella e trasferito su
una sedia con la gamba distesa. «Non potrò camminare o
correre ma posso ancora suonare la chitarra e urlare», ha detto
l’ex Nirvana. Durante il live ha anche cantato in piedi, grazie alle
stampelle, ironizzando più volte sulla sua condizione. A fine
show sul profilo Twitter della band i ringraziamenti e la foto
della radiografia. Ma alla fine il medico deve avere imposto il
riposo a Grohl: saltano le date di stasera al Pinkpop Festival in
Olanda e quella di dopodomani a St. Gallen, in Svizzera.

#

Foo Fighters
Eroismo rock di Grohl:
si rompe una gamba
e continua a suonare

Il caso
Il personaggio
di Michael Caine
in «La giovinezza»
rilancia i dilemmi
sulla maturità

Le scelte

Ettore Scola
L’autore, 84 anni,
nel 2013 disse:
«Ogni regista fa
sempre un film di
troppo. Per
questo ho smesso
al penultimo»

L

a creatività è un viaggio
nei misteri dell’uomo.
Ma quanto «dura», a
quali regole ed età obbedisce? In Youth-La giovinezza
Sorrentino parla di giovinezza
e vecchiaia nel rapporto tra due
vecchi amici, Michael Caine è il
compositore-direttore d’orchestra in crisi d’ispirazione perché si sente in là con gli anni, e
Harvey Keitel il regista. Il tema
della creatività irrompe quando Jane Fonda, che impersona
l’attrice musa dei film di Keitel,
dice chiaro e tondo che non
vuole più tornare a lavorarci:
«Vai per gli 80 anni e, come
tanti tuoi colleghi, da vecchio
sei peggiorato. Gli ultimi film
che hai fatto, erano una m...».
Superati gli 80 anni, nel
2013, Ettore Scola annunciò col
suo fare sornione la decisione
di ritirarsi: «Ogni regista fa
sempre un film di troppo. Per
questo ho smesso al penultimo». Ma pochi mesi dopo a Venezia portò un filmato su Fellini, un fresco «amarcord». Esiste un’età creativa? Platone, Tiziano, Michelangelo, Goethe
smentiscono che l’invecchiamento comporti un impoverimento intellettivo. Nella musica Stravinsky non è mai stato
eguale a se stesso, seriale, neoclassico, ebbe punte jazz. Lo ricorda lo stesso Caine: «Disse
tutto Stravinsky. Tuonarono i
critici quando stava solamente
riscoprendo il passato».
Se Dylan spiazza rendendo
irriconoscibili le sue canzoni,
Kubrick ha cambiato genere in
ogni suo film; e così i colori di
Picasso hanno assunto via via
contorni e stili diversi, tanto
che lui mise a tacere i denigratori dicendo che «il nemico
della creatività è il buon gusto». Se si pensa a un istintivo
del podio come il direttore
d’orchestra Antonio Pappano,
la creatività non si insegna, è
innata. Ma lui dice: «Non mi
considero un uomo creativo,

Direttore Sir Michael Caine (82 anni) in una scena di «Youth - La giovinezza» di Paolo Sorrentino. Nel film l’attore britannico interpreta un direttore d’orchestra in pensione

I confini della creatività

Mick Jagger
L’inossidabile
frontman dei
Rolling Stones
continua, a 71
anni suonati, a
cantare e
saltellare sul palco

L’età avanzata porta sempre al declino dell’invenzione artistica?
Dal ritiro di Scola all’esempio di Camilleri: longevità senza regole



Rispetto
agli esordi
sono
un’altra
persona
So che
non devo
ripetere ciò
che ho fatto
in passato
Il vero
cancro
della
genialità
è solo la
depressione
Verdone

lavoro su materiali altrui. Sono
un interprete, e agli interpreti
serve fantasia. Certe influenze
esterne mettono un freno all’atto creativo. Con la tecnologia e YouTube, tutto è a portata
di mano. Ma con questa enorme banca dati a disposizione, è
più difficile trovare una propria
voce. Henze in età avanzata
aveva una creatività altissima».
La verità è che non esistono
regole. Verdi si è congedato
dalla vita terrena con due capolavori scritti in tarda età: l’Otello a 74 anni, e il suo addio alle
scene, Falstaff, a 80. Mozart
compose la prima delle sue
quarantuno Sinfonie a 8 anni. E
Brahms ha scritto la prima delle sue quattro Sinfonie a 43,
un’età in cui Mozart era già
morto (visse 35 anni). Pappano, spiega che Rossini compose la sua ultima opera, il Guglielmo Tell, a 37 anni: l’ultima
opera di un uomo ancora giovane? «Semplificando, si era
sparato tutte le cartucce all’inizio della carriera, era diventato
una fabbrica di musica al servi-

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zio delle convenzioni dell’epoca, per cui ritagliava, riciclava,
rielaborava. E creava. Nel Tell
ha dato tutto quello che poteva
dare. E poi basta. È un’opera
con un’energia e una furia creatrice unica». Poi a Parigi distillò qualche perla qui e là.
Se per spiegare l’enigma di
Rossini si è chiamata in causa
(in modo sbrigativo) la nevrosi,
Van Gogh nelle sue tele si è nutrito di «malattia». Tornare alle
proprie radici e alla propria ter-

ra per riacquisire la fertilità
può essere una condizione obbligatoria. Dostoevskij in Lettere sulla creatività confessò di
dover tornare in Russia, perché
all’estero stava «perdendo perfino la possibilità di scrivere».
È rara la parabola di Andrea Camilleri, che entra in Rai, fa il regista teatrale e a 53 anni si dà
alla narrativa; poi riprende la
penna in mano nel 1992, dopo
una pausa di dodici anni torna
a scrivere. Carlo Verdone dice

Robbie Williams

«Brani più brutti da quando sono felice»
«Le mie canzoni? Da quando sono felice
sono meno belle». Lo ha rivelato al Welt am
Sonntag in un’intervista Robbie Williams.
L’ex Take That, un passato di alcol e droga
alle spalle, è sposato dal 2010 con l’attrice tv
Ayda Field, che lo ha reso papà di Theodora e
Charlton Valentine. «Per quanto mi riguarda
— ha spiegato al quotidiano tedesco — il
dolore è una condizione più favorevole alla
creazione, perché mi è molto più familiare».

che «la vera arte è strettamente
legata all’esistenza di ideali.
Ora esistono solo isole felici,
nicchie che non influenzano la
società. Il rock è di plastica, si
sparisce dalla classifica dopo
dieci giorni». E i Rolling Stones
a 70 anni suonati saltellano come teenager. Verdone, come si
è trasformato nel tempo il suo
arco creativo? «Sono consapevole che ciò che ho fatto in passato non devo ripeterlo, sono
un’altra persona. La voglia di
osservare non è mai venuta
meno. Il vero cancro della creatività è la depressione. Lì, si è
smarriti».
Oggi che tutto è stato scoperto, il concetto di creatività
subisce una mutazione «genetica». Come disse Giuseppe Sinopoli, «i grandi cicli culturali
non durano più di due, tre secoli, non è una questione tragica ma naturale. L’utopia è muta
e la speranza altrettanto. La
memoria è una ragione per andare avanti».
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Camilleri
Lo scrittore
siciliano reso
celebre dalla serie
di libri dedicata al
commissario
Montalbano ha 89
anni

Ivano Fossati
Il cantautore, 63
anni, nel 2011 ha
annunciato il ritiro
dalle scene. Ha
pubblicato
«Tretrecinque»
(2014; Einaudi)

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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SPETTACOLI

33
#

L’intervista

«Coltellate ai David, tutti contro tutti»
Muccino: il cinema italiano pieno di invidie, mi danno un premio speciale dopo anni di esclusioni

ROMA «Ieri sera ho ritirato un
#David Speciale. Ma perché
Speciale? Non ricevo candidature dal 2003 quando per #Ricordatidime, su 13, ne vinsi 0».
E, ancora. «È stato bello ieri sera alla premiazione dei #David
ritrovarsi a casa!! Ma certo
sembrava volassero più coltelli
che in una macelleria». Così,
con hashtag d’ordinanza Gabriele Muccino ha commentato via Twitter la serata di venerdì sera al Teatro Olimpico. Un
livetweeting continuato con
complimenti alla «conduzione
impeccabile» di Tullio Solenghi, domande — «A un certo
punto mi sono chiesto, “ma
premiano i più simpatici (a loro), i più sconosciuti o i migliori?”. Me lo chiedo da sempre».
ricordi personali — «La Giuria
dei #David non considerò i
miei primi due film americani
nemmeno candidabili nella
cinquina dei film stranieri. 450
milioni di dollari nel mondo».
Il regista romano, classe 1967,
già l’anno scorso aveva scritto
un post su Facebook sulla cerimonia, definendola «una pagliacciata lobbistica “der cinema italiano”».
Muccino, perché ce l’ha
con i David?
«Non ce l’ho con David. Piuttosto con un Paese che non riesce ad abbracciare il bello che
ha. Faccio notare un paradosso. Un regista che a 39 anni riesce a fare un film, La ricerca
della felicità, all’interno del sistema hollywoodiano, che incassa centinaia di milioni di
dollari, il cui protagonista, Will
Smith, viene candidato al-

Il presidente dell’Accademia

Rondi: nessuna lobby
siamo duemila votanti

Cerimonia Kasia Smutniak (35 anni) consegna al regista Gabriele Muccino (48) il premio Speciale dei David di Donatello

l’Oscar, non viene neanche
messo in cinquina? Lo stesso
successe con Sette anime. Lo
dico senza rabbia né rancore,
non fa male a me ma all’Italia
che non riesce a dire bravo a
chi se lo merita».
Chi tirava coltelli?
«Io ero in zona molto protetta, seduto tra Morricone e Tarantino. Ma ho sentito intorno
un’atmosfera pesante, cupa.
Tutti contro tutti. Non si impara a fare sistema. In Usa tutti vogliono vincere Oscar o Golden
Globe ma finita la competizione si festeggia il vincitore. C’è il
mito di chi ce l’ha fatta. Qui
mettiamo in dubbio il valore di

chi ha successo pensando chissà chi avrà dietro. A Hollywood
mi sono misurato con l’ambiente professionale più competitivo del mondo, severo e cinico. È una scuola dura».
Per «Quello che so sull’amore» con Gerard Butler
l’hanno massacrata.
«Sì, ho subito l’ingerenza di
produttori invadenti. Su quattro film (Fathers and Daughters uscirà da noi il 22 ottobre, ndr) fatti lì uno è andato
male, mi ritengo fortunato: ho
visto macellare attori e registi,
il cambio della guardia avviene
ogni cinque anni. Ti ricordano
ogni giorno che non sei nessu-

no. Vale anche per Clint Eastwood o Ron Howard».
Proprio venerdì Tarantino
ha esaltato il nostro cinema.
«Giusto, anche se lui adora
quello di genere ma non conosce De Sica, il neorealismo e i
maestri della commedia. Una
sera abbiamo discusso fino alle
tre di notte».
A Cannes Garrone, Sorrentino e Moretti non sono entrati nel palmarès dei Coen.
«Sono in Italia per girare
L’estate addosso, non ho visto i
loro film. Ma mi auguro che siano visti all’estero e incassino».
Stefania Ulivi



In America,
finita la
gara,
si festeggia
il vincitore
Qui si mette
in dubbio il
valore di chi
ha successo

ROMA Volavano coltelli? È più facile che un
cammello passi dalla cruna di un ago che Gian
Luigi Rondi si faccia trascinare in una
polemica. Così il presidente dell’Accademia del
cinema italiano che ogni anno, dal 1955,
assegna i David di Donatello, replica
rilanciando. «Sto già lavorando all’edizione
dell’anno prossimo, quella del sessantenario.
Dopo l’edizione orribile dell’anno scorso e i
comicastri mi ero imposto per una
premiazione strettamente legata al cinema,
senza balletti e canzoni. Sono felice di come è
andata, Tullio Solenghi è stato
bravo a privilegiare il cinema».
L’ha presentata come il fratello
maggiore dei Lumière. «A 94
anni l’accetto». Ad aver
assegnato nove statuette a
Anime nere di Francesco
Munzi sono stati gli oltre
duemila giurati che votano tramite notaio: i
candidati e i premiati, i componenti della
Giunta, più esponenti di cultura, arte, società
(l’elenco si trova sul sito dell’accademia, dalla A
di Abatantuono alla Z dei fratelli Zingaretti:
Luca, attore, Nicola, autorità). «Se duemila
persone votano l’autore di Saimir che mi era
piaciuto molto e che anche con Anime nere ha
dimostrato un preciso occhio cinematografico
va bene: grazie ai premi potrà realizzare un
terzo film importante». Da «critico
cinematografico», e da giurato dice, ha votato
«il film più importante di quest’anno che è
senza dubbio Mia Madre di Nanni Moretti»
Non ha vinto. «L’ho visto sereno e felice per i
premi alle sue attrici, Buy e Lazzarini».
S . U.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lirica

Trattativa con Viacom

Battaglia del telecomando
Sky punta al numero 8
S

ky scende in campo nella
guerra del telecomando e,
di fatto, si propone nelle case
di tutti gli italiani: la società di
Rupert Murdoch in Italia sta
trattando con il gruppo americano Viacom per acquistare il
diritto a trasmettere in chiaro
sul tasto 8, posizione che per
ora è occupata da Mtv. La trattativa va avanti da mesi ma
avrebbe subìto una accelerazione tanto da lasciare intravedere la chiusura dell’operazione nei prossimi giorni.
Il canale Mtv non farebbe

Diritti
La pay tv vuole creare
un canale sportivo
nella posizione che ora
è occupata da Mtv
parte della migrazione, anche
perché Sky sta pensando a un
canale dedicato principalmente allo sport. Il passaggio riguarderà, dunque, solo la posizione strategica sull’oggetto
più conteso dalle famiglie sul
divano (dopo il tablet).
Sky già trasmette due canali
in chiaro ma sono ben oltre il
numero 20. Si tratta di Cielo
(26) e SkyTg24 (27). La conquista del numero 8 sarebbe una
rivoluzione perché permetterebbe al gruppo di entrare nella serie A dei canali degli italiani. Inoltre determinerebbe un
cambio parziale di modello di
business visto che fino ad oggi
la maggior parte del fatturato è
arrivato dalla pay tv via satellite
o internet.

Proprio per questo lo sbarco
sul numero 8 del telecomando
va inquadrato in un’altra battaglia in corso, quella con Mediaset che, non a caso, sta intensificando molto la propria presenza sulla pay tv per controbilanciare quella che viene
considerata un’invasione di
campo.
Il contratto tra Sky e Viacom
sarebbe già stato buttato giù e
sarebbe molto complesso a
causa delle pendenze legali sugli ultimi tre numeri del telecomando, il 7, l’8 e il 9. Le reti regionali guidate da Telenorba
hanno contestato la liberalizzazione dei numeri dall’1 al 9 sentendosi escluse. Peraltro le
stesse reti sono ormai da anni
in grossa difficoltà economica
e dunque puntano molto su
questa exit strategy. Proprio
per questo motivo il contratto
prevederebbe due step successivi: un primo pagamento parziale e un secondo passaggio
che si dovrà concludere una
volta che sarà chiaro il futuro
del tasto 8.
Nonostante la crisi strutturale del palinsesto tv, messo in
discussione dall’arrivo delle
piattaforme su Internet che
permettono all’utente di decidere il cosa, il dove e il quando
(Netflix ha appena confermato
l’arrivo in Italia da ottobre), gli
ultimi numeri strategici del telecomando sono al centro di
lotte di potere. Discovery ha di
fatto conquistato il numero 9
con Deejay tv. Sul 7 c’è stabilmente La7. Con Sky8 i giochi
saranno conclusi.
Massimo Sideri
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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«La ciociara»
diventa un’opera:
debutto negli Usa

P

er la prima volta la
Ciociara è salita sul
palco di un teatro
dell’opera. Two Women, la
nuova opera del
compositore Marco Tutino
ispirata al romanzo di
Alberto Moravia e al film
omonimo di Vittorio De
Sica che valse alla sua
protagonista Sophia Loren
l’Oscar per la migliore
interpretazione femminile,
ha debuttato ieri sera alla
San Francisco Opera House,
in California. «È la prima
volta dai tempi di La
Fanciulla del West di
Puccini (rappresentata al
Met di New York nel
dicembre 1910) che un
teatro lirico degli Stati Uniti
commissiona un’opera a un
compositore italiano — ha
spiegato alla vigilia del
debutto Tutino in
un’intervista —. Una bella
sfida ma anche una grande
occasione per portare una
musica moderna, ma
ascoltabile, al grande
pubblico». L’esecuzione
musicale di Two Women è
stata affidata al maestro
Nicola Luisotti, la regia a
Francesca Zambello. A dare
voce a Cesira la mezzo
soprano italiana Anna
Caterina Antonacci. (R.S.)

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34

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Eventi

La guida
Diciassette giorni
di spettacoli
e gli Incontri di Mieli

Dal 26 giugno al 12 luglio la 58esima edizione
del Festival dei Due Mondi di Spoleto, diretto
per l’ottavo anno da Giorgio Ferrara. Sostenuto,
tra le varie istituzioni, dal Ministero per i Beni
Culturali, il Festival propone 17 giorni di opere,
concerti, balletti, pièce teatrali e rassegne di
cinema, convegni, incontri. Previsti come lo scorso
anno, 5mila biglietti a €1 per i più indigenti. Per i
biglietti: call center 0743 7764 44; ticketone.it
o sul sito della kermesse festivaldispoleto.com.

Quest’anno, ad arricchire il programma, torna
la rassegna Gli incontri di Paolo Mieli, dal 27
giugno, al Museo Diocesano - Salone dei
Vescovi. Con il gruppo Hdrà, ecco le voci di
diversi protagonisti del mondo della cultura,
dell’economia, della politica e della moda, che
si cimenteranno nell’immaginare il mondo che
verrà. Tra i personaggi attesi: Sandro Veronesi,
Guido Brera, Marianna Madia, Raffaele Cantone.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

L’appuntamento Il 58° Festival dei due Mondi, al via il 26
giugno, ospita due lavori dell’intellettuale morto 40 anni fa. Uno
scrittore spiega come l’utilizzo frammentato del suo pensiero
abbia distorto la sua vera natura, ironica e imprevedibile
di Emanuele Trevi

F

a bene il Festival di
Spoleto a puntare sul
teatro di Pier Paolo
Pasolini, potente organismo verbale che
occupa un posto di
assoluta originalità nella drammaturgia del '900. Non sarà senza significato, credo, ricordare
che l’esperimento teatrale prese
corpo, nel 1966, durante un periodo di convalescenza passato a
letto in compagnia dei tragici
greci e di Platone. Non so se Pasolini avesse mai letto le splendide pagine del saggio che Virginia Woolf dedicò alla particolare intensità delle letture che si
fanno da malati, costretti al riposo e alla posizione orizzontale.
Di sicuro c’è che la critica, con
rare eccezioni, disdegna molto
l’evocazione di certe circostanze
materiali dell’ispirazione, relegandole fra i pettegolezzi. Il
guaio è che solo la cattiva letteratura si può paragonare a Minerva, uscita castamente, con
tanto di elmo, dalla testa di Giove. La scrittura di un grande poeta è sempre, in qualche modo
misterioso e illuminante, un capitolo della storia del suo corpo.
Voglie e malattie vi giocano un
ruolo che può rivendicare pari
dignità rispetto a letture e a legami intellettuali. È ovvio che
questo modo di vedere produca
imbarazzi: nel riconoscere una
grandezza, può essere facile varcare i confini della discrezione.
Ma se non corriamo questo
rischio, noi trasformiamo un essere vivente in un monumento e
la sua lezione di libertà in un discorso censurato. Mai come nel
caso di Pasolini, risulta evidente
come il monumento e la celebrazione ufficiale, oltre che essere del tutto inutili, siano l’esatto contrario di un’eredità viva.
Può essere interessante capire

SCENE
CORSARE

IL TEATRO DI PASOLINI A SPOLETO
É L’ORA DI LIBERARE IL POETA
DALL’AURA GREVE DEL SOCIOLOGO



Per critica,
giornalismo
e politica è
un enorme
serbatoio di
frasi buone
a tutto:
come quelle
dei Baci

come avviene questo processo
di mummificazione. Un espediente classico è quello del
fraintendimento, che serve a ricondurre un’anomalia nell’alveo
di idee più riconoscibili e rassicuranti.
È quello che avvenne, alla metà del secolo scorso, con l’invenzione di un Leopardi «progressista», che è una follia non molto più attendibile di quella di un
Leopardi «cattolico». Il caso di
Pasolini è molto più insidioso,
perché la materia del monumento consiste principalmente
di citazioni prelevate dalle sue
opere. Dunque si tratta di parole
sue, sempre poste tra virgolette,
dotate del crisma dell’autenticità. Ma accade, in queste delicate
operazioni di memoria, che
proprio il massimo dell’apparente fedeltà coincida con la più
effettiva infedeltà. La critica, il
giornalismo, e a volte anche il
dibattito politico hanno visto in

Pasolini un immenso serbatoio
di frasi, così scollegate dal loro
contesto e dalle loro primitive
intenzioni da diventare in pratica buone a tutto. Non basterebbero tutti i Baci Perugina per
contenere gli slogan e i modi di
dire ricavati dalle pagine di Pa-

solini. Mi ricordo di quando
qualche politico di destra, di
quelli che avendone l’occasione
avrebbero volentieri mandato al
rogo tutti i libri di Pasolini, citava la famosa poesia sugli scontri
tra studenti e poliziotti a Valle
Giulia per giustificare la mattan-

Sodalizio Pier Paolo Pasolini (a sin.) con Ninetto Davoli sul set di
«Decameron». A Spoleto, Davoli è protagonista de «Il Vantone» (27-28/6);
l’altro spettacolo tratto da PPP è «Porcile», regia di Valerio Binasco, dal 27/6

Dal «grazie» di Juliette Gréco
alla gratitudine di Abbagnato

L

protagonista, Vaslav, nelle molteplici manifestazioni-provocazioni.
E a proposito di danza, Eleonora Abbagnato,
étoile de l’Opéra di Parigi, porta alla ribalta un
commosso omaggio a Roland Petit che per lei «è
stato come un padre dal punto di vista artistico:
mi ha scoperto, mi ha chiamato al suo fianco e
ha saputo come far emergere le mie potenzialità». Mentre la coreografa andalusa Sara Baras
con «Voces. Suite flamenca» rende onore agli artisti che hanno fatto conoscere e amare quest’arte nel mondo, da Paco de Lucia ad Antonio Gades, da Enrique Morente a Carmen Amaya.
Il calendario teatrale, oltre a Pasolini («Porcile» regia di Valerio Binasco e «Il Vantone» con

Tra le proposte
Conrad in scena con Alessio Boni, i
monologhi di Veronesi e Lévy, gli
show evocativi da Olanda e Russia. Il
concerto finale affidato a Jeffrey Tate

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La mostra

Il Proust
di Visconti
Anche
quest’anno
main partner
del Festival, la
Fondazione
Carla Fendi
propone la
performance installazione
«Sulle tracce
di un film
immaginato»
con la direzione
artistica di
Quirino Conti.
Un racconto
attraverso
materiali
inediti sul
film concepito
e mai nato
che Luchino
Visconti voleva
fare sulla
«Recherche»
di Proust,
Dal 28 giugno
al Teatro Caio
Melisso Spazio
Carla Fendi e
all’ex Museo
Civico e alla
Chiesa della
Manna d’Oro.
Domenica
12 luglio
infine verrà
presentata
l’ultima fase
del Restauro
del Teatro Caio
Melisso Spazio
Carla Fendi
della cui
ristrutturazione
la Fondazione
si è fatta carico
da alcuni anni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lucida follia Mikhail Baryshnikov
e Robert Wilson in «Letter to a
man» (foto di Luciano Romano)

Il recital di una voce eterna, l’omaggio dell’étoile a Petit
a carica dei francesi, ma non solo. Juliette
Gréco canta e, con il suo «Mercì», rende
omaggio alla lunga storia d’amore che intrattiene con il suo pubblico da tutta una
vita: «Ancora una volta con le parole di altri, con
le loro melodie — dice l’icona della Rive Gauche
—. Ancora una volta per dirvi fino a che punto vi
ami». Bernard-Henri Lévy invece recita in certo
modo se stesso nel suo «Hotel Europe», impersonando uno scrittore alle prese con il passato e
gli interrogativi del presente: «Un monologo interiore — dice il filosofo — tra cose lievi e gravi
insieme».
Sono solo due dei personaggi che affollano il
cartellone del Festival dei 2Mondi, dal 26 giugno
al 12 luglio, per la sua 58esima edizione sotto la
guida di Giorgio Ferrara. A cominciare da Bob
Wilson e Mikhail Baryshnikov, ancora una volta
insieme in uno spettacolo senza censure, «Letter to a man» (al Caio Melisso restaurato dalla
Fondazione Carla Fendi), dedicato allo scandaloso Dio Nijinsky e tratto dai suoi «Diari»: il movimento, le parole, la musica, una totalità espressiva che declina l’avventura umana e artistica del

za del G8 di Genova. Ma questo è
un caso limite, in un terreno dove creano più danni le buone intenzioni che malafede e ignoranza. Molto più grave è che
l’aver ridotto un’opera fluviale e
multiforme a un ricettario di
opinioni ha trasformato Pasolini, quest’uomo così ironico e
imprevedibile, in una specie di
sociologo con la testa piena di
lugubri e contraddittorie opinioni.
Quando la sua forza risiede
proprio nell’unità e nella varietà
di un percorso artistico che attraversa tutti i generi di espressione, senza mai identificarsi
del tutto in un risultato o in una
formula. Quello che ci lascia Pasolini è l’energia di un progresso
continuo, uno stato di perpetua
insoddisfazione ed approssimazione. Per fortuna, esiste anche
un efficace antidoto al monumento: l’edizione delle Opere
Complete curata da Walter Siti
per Mondadori, autentica dissacrazione filologica, se così si
può dire, che ci costringe a
prendere o lasciare tutta intera
l’avventura di Pasolini nella sua
drammatica fluvialità, senza ritagliarne le fettine che ci fanno
più comodo.
Considerata così, l’opera di
Pasolini è un vero corpo, o se si
preferisce l’ombra del corpo fisico, il sismografo della sua capacità di piacere e della sua angoscia di morte. Solo Artaud, prima, aveva praticato con tanta coerenza e radicalità la scrittura
come variante della biologia. E
allora, dire che il teatro di Pasolini esce da un’ulcera duodenale, non intende essere una battuta ad effetto, ma l’indicazione
di qualcosa di così raro e prezioso che ancora bisogna iniziare a
comprenderlo per bene. Le eredità più preziose ed insostituibili non sono quelle che non si lasciano mai definire comodamente?

Ninetto Davoli), si arricchisce con Alessio Boni
nell’adattamento scenico de «I duellanti» di Joseph Conrad: un romanzo esemplare dove l’autore polacco racconta, in inglese, una storia tutta
francese ai tempi di Napoleone.
Poi Lucrezia Lante della Rovere che, in «Io sono Misia», incarna l’«ape regina dei geni» ovvero la fascinosa Misia Sert, regina di salotti e trasgressioni parigine: «Io non partorisco. Io faccio
partorire — recita il testo —. Gli uomini hanno
bisogno di una sfinge, per partorire la bellezza».
Mentre un altro scrittore, Sandro Veronesi, sale in palcoscenico con un monologo tratto dal
suo ultimo romanzo Non dirlo. Vangelo di Marco (Bompiani), dove Gesù di Nazareth viene rappresentato come un «gigante solitario — spiega
l’autore — quasi un super eroe da western».
Ancora teatro, inedito e sorprendente, con
«Kamp» proposto dalla compagnia olandese
Hotel Modern che mescola sapientemente arte

visiva, dramma, cinema, modellismo in una dinamica performance evocativa: un enorme plastico in scala del campo di concentramento di
Auschwitz si allunga minaccioso sul palco per
descrivere, tra baracche sovraffollate da piccoli
puppets che rappresentano i prigionieri e i loro
carnefici, un binario ferroviario e il cancello
d’ingresso con su la tristemente celebre scritta
«Il lavoro rende liberi», il più grande omicidio di
massa della storia.
Dall’Olanda poi si passa alla Russia con «Semianyki Express», spettacolo di mimo e clownerie che, portando il pubblico a bordo di uno stravagante treno della fantasia, ha per filo conduttore il tema del viaggio in un universo di rumori
e stupefacenti giochi di abilità.
E poi ancora dalla Russia all’Irlanda con «The
Dubliners», l’articolato progetto di Giancarlo Sepe concepito in ossequio a quattro dublinesi
molto speciali: Wilde, Beckett, Joyce, Yeats.
Completa il ricco e articolato programma della rassegna spoletina una vera pioggia di concerti (quello finale incentrato su Schubert e
Brahms, diretto da Jeffrey Tate), di mostre (come
quella sui «gessi» di Botero) e rassegne di documentari (quello su Amy Winehouse prodotto da
Ginevra Elkann).
E. Cost.
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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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EVENTI

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#

Da non perdere

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l’«app»
Eventi

Da sinistra: «Kamp»
(foto di Herman Helle);
«Semianyki Express»
(foto di Giovanni
Cittadini Cesi); Eleonora
Abbagnato (foto di
Fabio Lovino); Alessio
Boni ne «I Duellanti»
(foto di Federico Riva)

Eventi

Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa
degli appuntamenti più
importanti in Italia. È
disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.

É qui la fiesta Sara Baras (al centro)
nello spettacolo «Voces. Suite Flamenca»,
in scena il 27 e 28 giugno al Teatro Romano
(foto di Santana de Yepe)

Il melodramma

di Valerio Cappelli

C

osì fan tutte è forse
l’opera mozartiana più
strana e complessa.
Parte, infatti, da un soggetto a prima vista futile sulla
fedeltà (o infedeltà) femminile
e sulle illusioni dell’amore, e
poi trovi il gioco della vita nell’amarezza e nel sorriso incorniciati in un’impeccabile geometria degli affetti. Ma in questo spettacolo non si celebra,
come solitamente si fa, il trionfo della ragione.
Dopo un appannamento
nelle ultime edizioni, l’opera
torna prepotentemente al Festival di Spoleto con la trilogia
italiana di Da Ponte-Mozart,
spalmata naturalmente su tre
anni, e affidata allo stesso team: il direttore James Conlon e
l’Orchestra «Cherubini», gli
scenografi e costumisti Dante
Ferretti e Francesca Lo Schiavo,
la regia di Giorgio Ferrara, «patron» del festival.
Il quale è dell’idea che il Così
fan tutte che apre il 26 giugno
il Festival (si comincia dunque
da qui e, a seguire, ecco Le nozze di Figaro e Don Giovanni)
non sia, come invece è stata
concepita, un’opera buffa: «Ma
non dev’essere triste. Il lavoro
che sto facendo è di sottrazione. È un’opera venata da un
enorme pessimismo, dato dalla situazione. I personaggi sono già entrati nei tormenti del
Romanticismo. Tutti solitari,
nel meraviglioso sestetto non
si parlano, né si guardano. Nessuno sa con chi deve andare».

Ferrara: «Così fan tutte
E non è una cosa buffa»
Perché tutti si desiderano, si
tradiscono, mentono, nella
grande piazza di Napoli, con
due altissime pareti laterali,
con delle porte, e enormi quadri alle pareti che fanno la camera da letto e gli interni.
Sul fondo, un tulle con un
piccolo Vesuvio, il mare, i bastimenti, che va in trasparenza. E
poi le nuvole, non dipinte ma
create a sé stanti, che entrano
dentro la casa, un cielo con un
effetto fra Tiepolo e Magritte.

«Le arie saranno sottolineate
con effetti di luce non dico da
occhio di bue, però di quel genere lì», racconta Ferrara. Il
quale, regista dotato di un cauto conservatorismo illuminato
e molto senso pratico, si vuole
richiamare alla tradizione italiana di Visconti, di Strehler e
(a suo modo) di Ronconi.
Insomma, non è un provocatore, e quando dice che non è
un’opera buffa intende dire che
teme il calco parodistico, preci-

Lo spirito di Mozart
Il regista, «patron» del
Festival: «Un’opera
venata di pessimismo,
lavoro per sottrazione»

Il progetto
In tre anni, la trilogia
italiana del musicista
con il team Conlon,
Ferretti e la Cherubini

Profili

● Il regista
Giorgio Ferrara
(1946) è dal
2007 direttore
del Festival
di Spoleto

● James
Conlon
(1950) dirige
l’orchestra
nel «Così
fan tutte»

Note inaugurali L’Orchestra «Cherubini», qui con Riccardo Muti che
l’ha fondata nel 2004: a lei affidata l’apertura del Festival (foto di Silvia Lelli)

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● Dante
Ferretti (1943)
con Francesca
Lo Schiavo
firma costumi
e scenografia

sa che non ci sono mossette e
posture, e anche Despina, che
si fa derivare dalla Commedia
dell’Arte, «non è la camerierina
pruriginosa ma una signora
consapevole, una donna che sa
il fatto suo vestita di nero, come La locandiera di Goldoni».
Don Alfonso, che in questo
intrigo amoroso è il giocatore
che dà le carte, non lo vede come un Casanova in disarmo, un
godereccio burlone e disincantato, ma piuttosto «un cerimoniere che in una commistione
di generi ho vestito con un frac,
la camicia da Re Sole, con merletti e maniche a sbuffo, e gli
ho dato un bastone e il cilindro».
Ma sì, proseguiamo a definire i personaggi dall’abito. I due
giovanotti, Ferrando e Guglielmo, sono «i classici ufficiali del
re, li ho voluti fare un po’ eroici,
gli ho messo delle corazze
d’oro. E un po’ di turcherie».
Ferrara continua: «Altra cosa:
mi è sempre stato difficile credere che nessuno li riconosca
quando vengono travestiti, per
mettere alla prova le virtù delle
proprie amate, Dorabella e
Fiordiligi; ripeto, è ridicolo che
con i soli baffi nessuno li riconosca. Allora quando sono con
le ragazze (che appaiono stile
Impero, in camicia da notte e
alla fine in abito da sposa classico bianco) avranno sempre
una maschera d’oro». A questo
punto, non resta che aspettare
che si alzi il sipario.
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Adriana Asti

«Canto il mio Brecht
(e penso a Merkel)»
di Emilia Costantini

«L

a Merkel? Presto vedremo la sua
faccia stampata sulle monete».
Adriana Asti rende omaggio a
Bertolt Brecht, un tedesco di ieri, e
fa qualche commento sulla Germania di oggi.
«Anche perché canto e recito in tedesco!»,
sottolinea l’attrice, dal 3 luglio al San Nicolò di
Spoleto con «Jadasmeeristblau. Il mare è blu»,
musiche di Kurt Weill e direzione di Alessandro
Nidi. «A Milano, da piccolissima frequentavo la
scuola tedesca. Poi, durante la guerra, i miei
genitori mi spostarono dalle Dame inglesi:
avevano intuito come sarebbe andata a finire».
A d A d r i a n a è s i m p a t i ca l a
granitica Angela: «Non è una che
passa inosservata. È una donna
che ha messo sotto scacco tanti
uomini. Certo, non è un fulcro di
avvenenza e sarà difficile che
cada in trappole sessuali, in cui
invece precipitano a volte i suoi
colleghi statisti, ma ha un
grande cervello».
Nello spettacolo, oltre a brani
Ronconi?
tratti dall’Opera da tre soldi, si dà
Fummo
risalto a un repertorio meno
anche
noto di Brecht, in particolare
«Happy End». «Un anno fa —
compagni
ricorda la Asti — venivo diretta
in scena
Ronconi in Danza macabra.
Per un testo da
Luca è insostituibile, ma voglio
noiosissimo ricordarlo con un episodio
divertente. Eravamo giovani e
spesso siamo stati insieme sulla scena. Una volta
dovevamo interpretare un autore contemporaneo
italiano, dove impersonavamo due amanti a letto.
Io in camicia da notte, Luca in pigiama. Mentre
recitavamo avvertimmo qualcosa di morbido che
ci sfiorava la faccia: era il sipario che calava su di
noi. Il testo era noiosissimo, il pubblico se ne
andava e il direttore di scena aveva deciso di
chiudere la scena senza avvertirci!».



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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Violante con Fabio, Giangaleazzo con Osanna,
Valentina con Francesco, Ilaria con Cesare ed i figli
Emanuele, Ferdinando, Madina, Barnabò, Uberto,
Ottone, Malvina, Olivia, Orlando e Leone annunciano la scomparsa del padre

don

Barnabò Visconti di Modrone
Duca di Grazzano Visconti
Conte di Lonate Pozzolo
Patrizio Milanese

La messa sarà celebrata lunedì 15 giugno alle ore
11 a Grazzano Visconti nella chiesa di SS. Cosma
e Damiano.
- Grazzano Visconti, 12 giugno 2015.
Luciana è vicina a tutti i figli nel ricordo dell’adorato

Barnabò
- Grazzano Visconti, 12 giugno 2015.
Giammaria, Luchino e Sava, Verde e Max sono
vicini a Giangaleazzo, Violante, Valentina e Ilaria
per la scomparsa del loro papà

Barnabò Visconti di Modrone
- Grazzano Visconti, 14 giugno 2015.
Graziella, Vera e Marco, Venturina e Frank, Giberto e Bianca e tutti i figli sono vicini con infinito
affetto a Giangaleazzo e Osanna, Violante e Fabio,
Valentina e Francesco, Ilaria e Cesare e a tutti i
cugini nel ricordo dell’adorato

Bibò
- Venezia, 13 giugno 2015.
Elena Visconti di Modrone Castellini con i figli
Luca, Matilde, Leonardo, la nuora Gloria e le loro
famiglie partecipa al lutto di Giangaleazzo e Violante per la scomparsa di

Barnabò Visconti di Modrone
- Tizzano, 13 giugno 2015.
Emanuele Raimonda Gamna con Fabrizia e Ottavia sono affettuosamente vicini a Luciana, Violante, Fabio, Giangaleazzo e Osanna nella scomparsa del carissimo

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 14 giugno 2015.
Con grande tristezza sono affettuosamente vicina a Giangaleazzo Osanna Violante Luciana Ilaria
Valentina ricordando il carissimo e speciale

Barnabò
Verde. - Parigi, 13 giugno 2015.
Carlo con Maria Teresa e Paolo, Federico e Angela, è vicino con grande affetto a Luciana, Violante e Giangaleazzo nel dolore per la perdita di

Barnabò
- Milano, 13 giugno 2015.
Giancarlo con i suoi figli ricorda affettuosamente

Andrea e Domitilla Clavarino con Giorgina e
Sveva sono vicini con tanto affetto a Giangaleazzo
e Osanna e a tutta la famiglia per la perdita del
caro

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 13 giugno 2015.
Caro

Barnabò
ancora un abbraccio grande in ricordo di tutta una
vita.- Alberica. - Milano, 13 giugno 2015.
Allegra Andrea e Anna sono vicini con affetto a
Giangaleazzo Violante Valentina e Ilaria per la
scomparsa di

Barnabò
- Cetona (SI), 13 giugno 2015.
Anna Recordati, Andrea e Anya partecipano
commossi al dolore di Giangaleazzo, Violante e di
Luciana per la scomparsa di

Partecipa al lutto:
– Viviana d’Andria.

Barnabò
sono con affetto vicini a Giangaleazzo ed a tutta la
famiglia Visconti. - Roma, 13 giugno 2015.
Emanuele e Virginia Falletti di Villafalletto, con
Benedetta e Javier sono vicini con affetto a Ilaria,
Giangaleazzo, Violante e Valentina per la perdita
di

Barnabò
- Roma, 13 giugno 2015.
Carlo Annamaria Cito Filomarino abbracciano
Violante ed i nipoti Emanuele e Ferdinando nel caro ricordo di

Bibò
- Milano, 13 giugno 2015.
Enrico e Lucia con Martina e Anna sono vicini a
Valentina, Ilaria, Giangaleazzo e Violante per la
perdita del loro papà

Barnabò
- Milano, 13 giugno 2015.
Maurizio e Carlina partecipano con grande affetto al dolore di Giangaleazzo e di tutta la famiglia
per la scomparsa del padre

Conte Don

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 13 giugno 2015.
Il Duca di Grazzano Visconti

Barnabò Visconti
ci ha lasciato.- Bò è stato bello averti avuto per
amico.- Abbracciamo tutti i familiari con affetto.Raffaella, Francesco e Muni.
- Orvieto, 13 giugno 2015.
Paolo e Giuliana Clerici sono vicini con grande
affetto a Giangaleazzo e partecipano al dolore di
tutta la famiglia per la scomparsa del padre

Conte

Don Barnabò Visconti
di Modrone
Duca di Grazzano. - Milano, 13 giugno 2015.
Gabriella, Daniela e Francois, Giannandrea ed
Emanuela, Giulio e Francesca sono teneramente
vicini a Violante, GianGaleazzo, Valentina ed Ilaria
per la perdita del loro papà

Barnabò
- Roma, 13 giugno 2015.
Massimiliano Galletti è vicino al caro amico Emanuele ed a tutta la famiglia Visconti per la perdita
dell’amato nonno

Duca

Barnabò Visconti di Modrone
- Bareggio, 13 giugno 2015.

Cosimo Piccinno

Paolo e Lorenza Bergamasco sono vicini a Giulia
Giovanna Giulietta e famiglia per la perdita del caro amico

Mino
- Milano, 13 giugno 2015.
Andrea e Paola Mandelli commossi si stringono
a Giulia e alle figlie nel ricordo dell’amico

Mino Piccinno
- Monza, 13 giugno 2015.

carissimo e indimenticabile amico.
- Milano, 12 giugno 2015.

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Sottosegretario, il Capo di Gabinetto, il Capo della
Segreteria, il Capo Segreteria Tecnica, il Capo Ufficio Legislativo, il Consigliere Diplomatico, il Capo
Ufficio Stampa, il portavoce, l’addetto stampa, il
segretario particolare e tutto lo staff del Ministro,
unitamente alla dirigenza e al personale del Ministero della Salute partecipano commossi al dolore
della famiglia per la prematura scomparsa del

Vitaliano e Marina con Giberto e Lodovico sono
vicini a Giangaleazzo e a tutta la sua famiglia nel
dolore per la perdita del padre

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 14 giugno 2015.
Claudia e Eugenio sono vicini con affetto a Giangaleazzo, Violante, Valentina e a tutta la famiglia
nel ricordo del padre

Barnabò Visconti di Modrone

Generale di Divisione

Cosimo Piccinno
Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute. - Roma, 13 giugno 2015.

Carlo ed Isabelle Clavarino si uniscono al dolore
di Giangaleazzo ed Osanna per la scomparsa del
padre

Il Presidente di Federchimica Cesare Puccioni, gli
Organi, le imprese e il Direttore Generale Claudio
Benedetti partecipano, con profondo rimpianto, al
grande dolore della famiglia e dell’Arma dei Carabinieri per la scomparsa del Comandante dei Carabinieri del NAS

Duca

Generale di Divisione

- Milano, 13 giugno 2015.

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 13 giugno 2015.
Giorgio e Nicky sono vicini a Giangaleazzo e famiglia per la scomparsa del padre

Don Barnabò Visconti
di Modrone
Duca di Grazzano Visconti.
- Milano, 13 giugno 2015.
Peter e Martina Sartogo si stringono con tanto
affetto a Giangaleazzo, Osanna e a tutta la famiglia nel dolore per la scomparsa del

Duca

Barnabò Visconti di Modrone
- Milano, 13 giugno 2015.
Andrea e Bibi abbracciano forte Vio e tutta la
famiglia nel ricordo di

Bibò
uomo speciale. - Milano, 13 giugno 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari il

Prof. Dott. Franco Marazzini

Gaetano e Marilù Rebecchini con i figli ed i nipoti
tutti sentitamente commossi per la scomparsa del
caro

Comandante Generale
grande figura umana e professionale che durante
il suo Comando è riuscito a dare lustro al nostro
Paese con grande capacità e straordinario impegno.- Onore e Merito.
- Milano, 13 giugno 2015.

Barnabò Visconti di Modrone

Barnabò
ed abbraccia con infinita tenerezza la famiglia.
- Milano, 13 giugno 2015.

Sergio Dompé partecipa profondamente commosso al dolore dei familiari, di tutti gli uomini e
le donne del Nucleo Anti Sofisticazioni del Ministero della Salute per la scomparsa del

uomo straordinario nella sua delicata discrezione
e integerrimo professionista.- Lo annunciano con
infinito rimpianto la moglie Giovanna, i figli Paola
con Ruggero, Emilio con Laure e Alberto con Marinella.- La camera ardente è allestita presso la clinica Macedonio Melloni.- Le esequie si terranno
martedì 16. - Milano, 14 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Gisella e Giorgio.
– Fabienne Matteo e Giovanni.
– Mariella e Giuliano.
Ci hai lasciati con la serenità, la grazia e la tenerezza che ti hanno reso un uomo unico e amatissimo.- Fratello e zio indimenticabile

Prof. Franco Marazzini
Con grandissimo affetto ci stringiamo alla famiglia.- Marialuisa Maurizio con Enrica Marco con
Stefania Maria con Giovanni e figli tutti.
- Milano, 13 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Michela e Enrico Vitali.
Addio carissimo

zio Franco
sei stato con il mio papà e il nonno Emilio un modello da imitare.- Porterò sempre con me un bellissimo ricordo.- Maurizio.
- Guanzate, 13 giugno 2015.

Franco Marazzini
Ho perso il mio più caro amico.- Alberto con Pupa
abbraccia Giovanna e ragazzi.
- Lodi, 13 giugno 2015.
Rita Servida partecipa al dolore della famiglia
per la scomparsa del caro amico

Prof. Franco Marazzini
ed abbraccia affettuosamente Giovanna.
- Milano, 13 giugno 2015.
Mariavittoria, Lorenza, Federico e le loro famiglie, annunciano molto addolorati la scomparsa
del

Dott. Edoardo Pieruzzi
I funerali avranno luogo lunedì 15 giugno 2015
alle ore 9 nella chiesa di San Bartolomeo in via
della Moscova 6 a Milano.
- Milano, 14 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– I cugini Lisetta con Marco, Toni con Giovanna,
Genzio con Maria Teresa.
– La famiglia Reali Forster con profondo dolore.
– Ludovico, Anna, Silvia e Stefano.
Margherita, Raffaella, Alessandro e Giacomo ricorderanno sempre il loro caro nonno

Edoardo
- Milano, 14 giugno 2015.
Angelo, Luisa e Umberto commossi sono vicini a
Mariavittoria, Lorenza e Federico per la scomparsa
del caro cognato e zio

Edoardo Pieruzzi
- Tregnago, 14 giugno 2015.

Cosimo Piccinno
e ne rammentano, con immensa riconoscenza, le
elevate doti umane, professionali e il rigore rivolto
alla salvaguardia della legalità e della sicurezza.
- Milano, 13 giugno 2015.
Giorgio Squinzi addolorato partecipa alla scomparsa del Comandante del NAS

Generale di Divisione

Cosimo Piccinno
che priva la famiglia, l’Arma dei Carabinieri e il
Paese di una grande persona che ha dedicato la
sua vita alla salvaguardia dei diritti fondamentali
dei cittadini e delle imprese.
- Milano, 13 giugno 2015.
Coldiretti Lombardia con il Presidente Ettore
Prandini, il Direttore Giovanni Benedetti e tutti i colleghi si unisce al lutto per la prematura scomparsa
del Generale dei Carabinieri

Dopo trentotto anni di separazione, la nostra
mamma

Mao e Donatella prendono viva parte al vostro
dolore per la scomparsa di

Marisa Raiteri Cesari de Maria

Don Alessandro Bassi

ha raggiunto il suo Sandro che tanto aveva amato.- Con grande tristezza lo annunciano i figli Andrea e Livia con Marilena, Matteo, Sandra, Claudio
e David.- I funerali saranno presso la chiesa di San
Marco, piazza San Marco 2, domani alle ore 9.
- Milano, 14 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Giuseppe Scagnetti.
– Paola e Andrea Pirera.
– Luciana e Sergio Barenghi.
– Franco e Vittoria, con tanto affetto.
– Giulia Bruno, Cicci Mordiglia e famiglia.
– Marisa Di Giambattista.
– Annamaria e Guido Morando.
– Marina Erba.
– Edda, Enrico Maini.
– Bice Invitti.
– Dado, Renata De Albertis.
– Rosella e Marcello Botta.
– Nella Sessa Pellegatta.
– Francesca Elena Irene Campominosi.
– Giulio Candiani e figlie.
– Mimma Meazzini.
– Dino e Paola Villani.
Mia sorella

Marisa
non è più con noi.- Con tanta tristezza lo annuncia
Luciana con Francesca e Giorgio, Lorenza Stefano
e Nicolò ed è vicina con affetto al dolore dei figli e
dei familiari. - Milano, 13 giugno 2015.
Lia Kerbaker con grande affetto ricorda

Marisa Cesari de Maria
- Milano, 13 giugno 2015.
Mimma Chiesa stringe in un affettuosissimo abbraccio Livia, Andrea, Matteo e Sandra nel ricordo
della loro mamma, nonna e sua grande, carissima
amica di vita

Marisa Raiteri Cesari de Maria
- Milano, 14 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Uccia.
– Ludovica.
Gli Accademici della Delegazione Milano Duomo dell’Accademia Italiana della Cucina si stringono affettuosamente al loro Delegato per la perdita
della mamma

sig.ra Marisa Raiteri Cesari
de Maria
- Milano, 12 giugno 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari il

Cavaliere

Francesco Malberti

ed è vicina con affetto a tutta la sua famiglia.
- Milano, 13 giugno 2015.

di 79 anni.- Ne danno il doloroso annuncio la moglie Sandra, i figli Gigi, Davide e Lorenzo, le nuore
Nicoletta e Daniela, i nipoti Francesca, Giulio, Filippo, Giorgio, Vittorio, Riccardo, Alessandro ed
Alessandra.- I funerali avranno luogo in Desio lunedì 15 giugno alle ore 14.30 direttamente nella
parrocchia San Pio X. - Desio, 12 giugno 2015.

Il presidente di Federfarma Annarosa Racca, a
nome dei diciottomila titolari di farmacia italiani,
esprime cordoglio per la prematura scomparsa del

I dipendenti di Rimadesio S.p.A. si uniscono al
dolore della famiglia per la scomparsa del fondatore

Cosimo Piccinno

Generale di Divisione

Cosimo Piccinno
Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute, figura esemplare che, con i suoi uomini, ha
sempre operato instancabilmente per il rispetto
della legalità e contro ogni tipo di contraffazione
nel settore della salute.- Al Comando Generale del
NAS e alla famiglia le più sincere condoglianze di
Federfarma e un ringraziamento per l’attività svolta. - Roma, 13 giugno 2015.
Giorgio Albonetti, Ludovico Baldessin e Edra SpA
ricordano con affetto e stima il

Generale

Cosimo Piccinno
- Milano, 13 giugno 2015.
Il Presidente, il Vicepresidente, il Segretario, il
Tesoriere, il Direttore Generale, il Comitato Centrale ed il Collegio dei Revisori dei Conti della Federazione Ordini Farmacisti Italiani partecipano al
dolore della moglie e delle figlie per la scomparsa
del

Generale

Cosimo Piccinno
Comandante dei NAS, servizio svolto con encomiabile passione e incessante impegno in favore dei
cittadini. - Roma, 13 giugno 2015.
Il Presidente, Massimo Scaccabarozzi, il Comitato di Presidenza e la Giunta di Farmindustria esprimono il loro sincero cordoglio alla famiglia e all’Arma dei Carabinieri per la prematura scomparsa del

Generale

Cosimo Piccinno
Indimenticabile il suo impegno intelligente e determinato contro il fenomeno della contraffazione di
farmaci e i furti dei medicinali.- Le più sentite condoglianze alla famiglia e alle istituzioni al cui servizio questa figura, nel contempo rigorosa e cordiale, si è esemplarmente sempre posta.
- Roma, 13 giugno 2015.
Roberto Moncalvo Presidente della Coldiretti, Enzo Gesmundo Segretario Generale, la Giunta Esecutiva, il Consiglio Nazionale, i dirigenti e il personale tutto della Confederazione Nazionale
Coldiretti, esprimono sentimenti di commozione e
sincera partecipazione al lutto della famiglia Piccinno e dell’Arma dei Carabinieri per l’improvvisa
scomparsa del

Generale

Cosimo Piccinno
Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute NAS e ne ricordano il costante impegno per la
trasparenza e la legalità che ha contribuito a fare
dell’agroalimentare italiano un settore da primato
per qualità, sicurezza alimentare ed ambientale.
- Roma, 13 giugno 2015.
Enzo Gesmundo ricorda con profondo dolore il
carissimo amico

Generale

Cosimo Piccinno
Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute NAS ed esprime alla famiglia e all’Arma dei
Carabinieri sentimenti di sincera partecipazione al
lutto ricordando l’impegno di una vita spesa a migliorare con successo il mondo che ci circonda.
- Roma, 13 giugno 2015.

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Gianni Anna e Mimma con figli e nipoti si stringono a Franca, Gabriella, Marco ricordando con
affetto il nostro amatissimo

Millo

e inviano affettuose condoglianze.
- Milano, 13 giugno 2015.

- Milano, 13 giugno 2015.

Andrea e Francesca Candelo con Maria Clotilde
abbracciano Paola, Ermanno e figlie per la scomparsa di

Vittorio Angela Nieri e figli partecipano commossi al dolore della famiglia per la perdita dell’amico

Don Alessandro Bassi
- Milano, 13 giugno 2015.

Emilio Longhi
- Trezzano sul Naviglio, 13 giugno 2015.
Carlo Astuti e Ettore Zaffaroni, con le rispettive
famiglie, partecipano commossi al dolore per la
scomparsa del caro nipote e cugino

Alessandro Bassi

Orlando Zaffaroni

Partecipano al lutto:
– Pio e Laura Gavazzi.
– Antonio e Adele Fusi Rossetti.

ed abbracciano Valeria, Laura, Francesco, e Paolo.
- Milano, 13 giugno 2015.

Ci ha lasciati

Adriana Agostinetti
ved. Spagnolo
Ne danno il triste annuncio la sorella Luigina, la
cognata Orsola, i nipoti Adriano, Anna Maria e Andrea, e gli affezionati pronipoti Aurora e Giovanni.- Un sentito ringraziamento al dottor Claudio
Santini, agli infermieri e alle assistenti.- I funerali
avranno luogo martedì 16 giugno 2015 alle ore
11.45 presso la cappella del Cimitero Monumentale. - Milano, 13 giugno 2015.
Angelo Casartelli, Mario Danti e tutti i collaboratori della Studio Gianzini partecipano al dolore
della famiglia per la perdita della carissima

Nicoletta Braibanti Valletti ricorda con affetto e
nostalgia

Micol Fontana
- Milano, 13 giugno 2015.
14 giugno 2005 - 14 giugno 2015

Gianni de Musso
Dieci anni.- Il tuo sorriso e la tua guida accompagnano sempre le nostre giornate.- Il nostro viaggio
attraverso la vita continua con te, sempre.- Ciao
papi.- Cristian e Juccy.
- Milano, 14 giugno 2015.

Adriana Agostinetti

Roberto

- Milano, 13 giugno 2015.
e

Graziella Gialdi

Veniero Kramar

ha raggiunto i suoi genitori Baldassarre e Maria
e l’adorata sorella Ileana nella casa del Padre.Lo annunciano il cognato Arnaldo Ferragni, gli
amatissimi nipoti Federico e Maria Claudia, e la
signora Maria Santoro che per vent’anni l’ha accudita e curata amorevolmente.- La affidano all’intercessione della Beata Vergine Maria, di San Giovanni Paolo II e di San Riccardo Pampuri, con la
certezza che il Signore saprà ricompensare nella
gioia eterna i lunghi anni di malattia e sofferenza.Un grazie particolare alle signore Mzia, Carmela e
Zita.- Il funerale avrà luogo lunedì 15 giugno alle
ore 9 presso la Basilica di Santa Maria della Passione, in via Conservatorio a Milano.
- Milano, 12 giugno 2015.

Il mio pensiero con tanto amore.- Mamma.
- Oceano Atlantico - Milano, 14 giugno 2015.
A ventisei anni dalla scomparsa del

Conte

Corrado Agusta
il figlio Rocky, i nipoti Corrado e Giovanni e la nuora Monica la ricordano con immutato affetto.
- Montecarlo, 14 giugno 2015.
14 giugno 2013 - 14 giugno 2015

Andrea Antonelli

Partecipano al lutto:
– Augusto e Marisa Ferragni.
Gian Marco e Letizia Moratti sono vicini al Prefetto di Milano dottor Francesco Paolo Tronca e si
uniscono al dolore della famiglia per la perdita della madre

Niente è più come prima da quando non ci sei tu.Ti vogliamo bene amore, ci manchi tanto.- Mamma, papà, Valeria, Davide.
- Milano 2, 14 giugno 2015.
2013 - 2015

Giuseppa Criscione

Carlo Capua

- Milano, 13 giugno 2015.
Gli amici della rivista Giurisprudenza Annotata
di Diritto Industriale partecipano con affetto al lutto
del professor Marco Ricolfi per la scomparsa della
madre

sig.ra Annamaria Granatelli
- Milano, 13 giugno 2015.

Nel tempo sempre con noi.- Milly e famiglia.
- Milano, 14 giugno 2015.
14 giugno 2005 - 14 giugno 2015

Ernesto Pascale
Tutto è fermo nel tuo ricordo, anche il vento.- La
famiglia. - Roma, 14 giugno 2015.

Cavaliere

Francesco Malberti
- Desio, 12 giugno 2015.

RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Sergio Tagliabue e la ditta Tieffea Snc partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del

Cavaliere

Francesco Malberti
- Giussano, 13 giugno 2015.
Ambra, Franca, Giuseppe, Vanessa e tutto lo Studio Alam, sono autenticamente vicini a Sandra,
Davide, Gigi e Lorenzo per la perdita di

Francesco Malberti
imprenditore illuminato e uomo di grande spessore. - Milano, 14 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Gemma Nava.
– Rita Ratto.
– Alessandra Vigliani.
Dopo aver donato alla famiglia tutti i tesori del
suo cuore, è mancata

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di 77 anni.- Ne danno il triste annuncio il marito
Alberto, i figli Marco con la moglie Anna, Andrea
con la moglie Stefania, Alessandra con il marito
Guido, i nipoti Edward, Sveva, Lawrence, Carolina,
Gaia ed Elisa.- I funerali avranno luogo martedì 16
giugno alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale
della Brunella in Varese e successivamente tumulata nel cimitero di Legnano.- Il Santo Rosario verrà
recitato lunedì 15 giugno alle ore 20.30 nella medesima chiesa.- La salma sarà esposta nella camera mortuaria in via Mulini Grassi, 10 in Sant’Ambrogio in Varese.- Si ringraziano anticipatamente
tutti coloro che interverranno alle esequie.
- Varese, 14 giugno 2015.

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Gianfranco e Rita con i figli Giulio, Bruno e familiari sono vicini ad Alberto e famiglia per la
scomparsa di

Elide Crespi Schiavi
- Legnano, 13 giugno 2015.

Corriere della Sera
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anche sul sito

- Legnano, 13 giugno 2015.
Terry e Antonio sono vicini a Grazia e Vittoria per
la scomparsa del caro

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Le cugine Rita, Arcangela e Brunella con i familiari partecipano al lutto di Alberto e famiglia per
la perdita della cara

Elide Crespi Schiavi

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Francesco Ghio
amico di sempre. - Milano, 13 giugno 2015.
Il Direttore, i docenti e il personale del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, con dolore e rimpianto profondi, ricordano
con grande affetto l’amico e il collega

Francesco Ghio
architetto, paesaggista, senatore accademico, docente generoso e appassionato, infaticabile e brillante promotore di cultura.- A Maria Grazia e a
Vittoria l’abbraccio forte e commosso di tutti noi.
- Roma, 13 giugno 2015.

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015



#

Risponde Sergio Romano

DUE CHIESE VERSO L’UNITÀ
GLI SCOGLI LUNGO LA STRADA

Caro Romano, l’atto con cui
l’Italia dichiarò guerra agli
Alleati il 10 giugno 1940 fu
definito «una pugnalata
alla schiena alla Francia»,
la cui capitale in quei giorni
stava per essere occupata
dai tedeschi.
Ho letto recentemente che
nel maggio 1940
il Presidente della Repubblica
francese Albert Lebrun, in
vista della rapida
capitolazione, ebbe un fitto
scambio di corrispondenza
con il re Vittorio Emanuele
III al fine di convincere il
governo italiano ad
entrare in guerra contro
la Francia.
Nell’ottica francese la
partecipazione dell’Italia ai
negoziati di pace avrebbe
affievolito le dure pretese
dell’alleato nazista sulla resa
di Parigi. L’esistenza
di presunte intese segrete
costituirebbe un clamoroso
retroscena storico ma,
immagino, che i relativi
approfondimenti non
abbiano condotto ad alcuna
conferma. Le chiedo,
pertanto, di conoscere
maggiori dettagli sulle
circostanze che hanno portato
a esplorare tale ipotesi e se
questa, nel corso degli
accertamenti, è stata
destituita di ogni fondamento
storico.

Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579

@

lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it

In occasione della visita di Putin in Vaticano
viene riproposto l’annoso problema del
riavvicinamento delle due Chiese, quella
ortodossa di Mosca e quella di Roma, cui sia
Putin che il Papa terrebbero molto. In un breve
intervento su Rai 3, l’esperto di questioni
moscovite Fabrizio Dragosei ha accennato che fra
gli ostacoli che si frapporrebbero al detto
riavvicinamento, quelli dottrinari non sarebbero
forse i più rilevanti. Di non minore portata
sarebbero diversi contenziosi di natura
economica. Potrebbe trattarne brevemente?
Giorgio Coccagna
marcelladina.calasso@unibo.it
Caro Coccagna,
ualche anno fa un nunzio apostolico mi
disse che il problema maggiore, nei rapporti della Chiesa cattolica con l’Ortodossia, fu sempre quello del primato del
vescovo di Roma, vale a dire della posizione che il
Papa avrebbe avuto nell’ambito di una Chiesa riunificata. Ma aggiunse che vi erano state alcune
proposte e che la questione sembrava essere meno spinosa di quanto fosse stata in passato. Credo,
tuttavia, che esista un altro problema, forse più
delicato.
La storia della Chiesa cattolica è stata alquanto
diversa da quella della Ortodossia. Mentre il papato romano voleva essere universale e cercò di non
legare mai la propria esistenza a un rapporto fiduciario ed esclusivo con gli Stati in cui esercitava il
suo apostolato, le Chiese ortodosse si proclamarono autocefale, e ciascuna di esse divenne l’autorità
religiosa di una particolare comunità territoriale.
Il mondo ne ebbe una dimostrazione quando Pietro il Grande, imitando alcune caratteristiche della Chiesa Anglicana, soppresse il Patriarcato di
Mosca e creò un Santo Sinodo composto di ecclesiastici nominati dallo zar (fra cui il Metropolita di
Mosca). Alla testa del Sinodo vi sarebbe stato, in
rappresentanza dell’imperatore, un laico con la
carica di Procuratore superiore. La rivoluzione del
1917 abolì il Sinodo e permise il ritorno al Patriarcato, ma le autorità sovietiche imposero alla Chiesa, per più di due decenni, misure fortemente re-

Q
La tua
opinione su

sonar.corriere.it
È «caccia»
all’orso in
Trentino dopo
l’assalto di un
uomo nei
boschi vicini a
Trento. Vi
sembra giusto?

SUL WEB
Risposte alle
19 di ieri



52%

Ferdinando Fedi

Roma
Questa storia ne ricorda
un’altra che riappare periodicamente sulla rete: quella sul carteggio fra Churchill e Mussolini nel 1940, quando il Premier
britannico avrebbe chiesto al
leader italiano di dichiarare
guerra alla Gran Bretagna per
meglio tutelarne gli interessi al
tavolo della pace. Entrambe nascondono l’ennesimo, patetico
tentativo di coloro che vorrebbero assolvere Mussolini dal
maggiore errore della sua vita
politica.

● Più o meno

di Danilo Taino

Statistics Editor

La frenata del commercio
Un’emergenza trascurata

LETTERE
AL CORRIERE

STORIA E FANTASIA
Inutile alibi per Mussolini

37

strittive e la rinchiusero in una sorta di sostanziale
clandestinità. La situazione accennò a cambiare
nel 1941, quando Stalin capì che la Chiesa russa poteva assicurare allo Stato, durante la Grande guerra patriottica, una maggiore partecipazione popolare. Pagò il debito, dopo la fine del conflitto, permettendo alla Chiesa ortodossa d’impadronirsi
dei beni degli uniati (i greco-cattolici) in quei territori dell’Ucraina occidentale che erano stati per
molto tempo polacchi o austriaci.
Qualcosa del genere accadde anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Boris Eltsin cercò
di lusingare Roma restituendo agli uniati i beni
perduti cinquant’anni prima; ma fu largo di concessioni, anche economiche, al Patriarcato e alla
Chiesa ortodossa. La Chiesa moscovita gliene fu
grata ristabilendo con lo Stato russo un rapporto
simile, per molti aspetti, a quello instaurato da
Pietro il Grande. I nuovi esponenti dello Stato russo, spesso usciti dai ranghi del partito comunista,
divennero quasi tutti ferventi ortodossi dando
prova di zelo religioso nelle pubbliche funzioni.
Le ricordo, caro Coccagna, che i solenni funerali di
Eltsin, nell’aprile del 2007, ebbero luogo a Mosca
nella Chiesa di Cristo Salvatore, l’enorme edificio
sulle rive della Moscova che era stato costruito agli
inizi del Novecento in memoria della vittoria su
Napoleone e che Stalin aveva fatto distruggere negli anni Trenta con una spropositata dose di dinamite.
Fra Chiesa e Stato in Russia vi sono quindi rapporti di reciproca convenienza non troppo diversi
da quelli che nell’Impero bizantino andavano sotto il nome di «sinfonia». La Chiesa benedice lo
Stato ogniqualvolta il regime ne ha bisogno, e lo
Stato asseconda volentieri la Chiesa quando le
permette di esercitare una sorta di monopolio religioso e di vigilare affinché la Russia non ceda ai
costumi «immorali» diffusi ormai nel peccaminoso Occidente. Se il dialogo fra il Patriarcato di
Mosca e la Santa Sede romana continuerà, sarà interessante scoprire quali siano i punti su cui le due
Chiese possono accordarsi e quelli su cui continueranno a dissentire.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

48%
No

La domanda
di oggi
La Francia
blocca la
frontiera con
l’Italia a
Ventimiglia
respingendo i
migranti. Una
decisione che
condividete?

TASSE
Peso delle seconde case
Nell’imminenza dei
versamenti degli acconti delle
tasse sugli immobili, vorrei
fare notare quanto sia ingiusto
che molti Comuni decidano di
non tassare la prima casa,
anche se di lusso (per non
scontentare gli elettori), per
penalizzare, con tassazioni
anno per anno sempre più
elevate, le seconde case, i cui

proprietari non hanno
evidentemente alcuna
rilevanza elettorale, spettando
a loro il solo dovere di pagare.
Nino Genovese

nino.genovese@
gmail.com

MIGRANTI
Sogno europeo?
Malgrado le mille difficoltà e le
contrarietà espresse da certi
politici, l’Italia comunque ha

deciso di non chiudere la porta
in faccia ai migranti. Ma la
Francia, purtroppo per tutti,
li ha respinti al confine con
Ventimiglia. Ecco come il
sogno europeo, basato
soprattutto sulle intese, le
comprensioni reciproche
e la buona armonia, rischia
di sgretolarsi
progressivamente.
Carlo Radollovich

carlo.radollovich@
libero.it

S

e solleviamo gli occhi dalla Grecia,
possiamo accorgerci che siamo entrati
in una fase nuova dell’economia del
mondo. Dopo più di un decennio trainato
dal fenomeno Bric — cioè della portentosa
crescita di alcuni Paesi emergenti,
soprattutto Brasile, Russia, India, Cina — c’è
un rallentamento dell’attività globale. E del
commercio. Sembra però che la politica, in
America ed Europa, non se ne sia accorta: le
difficoltà che il Congresso degli Stati Uniti
sta creando alla conclusione delle trattative
commerciali transpacifiche (Tpp) e le
divisioni interne al Parlamento europeo sui
negoziati per la partnership transatlantica
(Ttip) sono un segno difficilmente
equivocabile della voglia di orto di casa degli
occidentali.
L’Ufficio per l’analisi della politica
economica olandese (Cpb) ha calcolato che
nel primo trimestre dell’anno il commercio
globale è diminuito dell’1,5% in termini di
volume. Tantissimo, è la performance
peggiore dal 1999. E preoccupante, dal
momento che gli scambi internazionali sono
stati il motore principale della crescita nei
decenni passati e sono stati decisivi
nell’emergere delle economie in via di
sviluppo. Nel rapporto appena pubblicato
sulle prospettive globali, la Banca mondiale
non solo ha abbassato le previsioni sulla
crescita di questi Paesi, dal 4,8 al 4,4%
quest’anno. Ha anche notato che si è
interrotta la crescita del contributo che
danno all’economia del mondo. Nel periodo
2011-2014, avevano generato il 56,8% della
crescita globale: rispetto agli Anni 80 del
secolo scorso, quando davano un contributo
del 23,9%, la loro importanza era sempre
cresciuta fino a diventare il primo fattore di
sviluppo. Nel periodo 2015-2017, però, ci
sarà un’inversione di tendenza, dice la Banca
mondiale: i Paesi in via di sviluppo
genereranno il 53,3% della crescita globale;
un calo di 3,5 punti rispetto ai 4 anni passati.
Il cambiamento di tendenza ha effetti
congiunturali: la società di analisi Oxford
Economics calcola che nel primo trimestre
del 2015 la domanda proveniente
nell’Eurozona dai suoi mercati di
esportazione sia scesa dello 0,2%.
Soprattutto, però, è l’effetto strutturale a
dare da pensare: se il commercio cala, il
mondo sarà un luogo più povero, peggiore e
più pericoloso. In America ed Europa, i
politici dovrebbero sapere che le navi cargo
mezze vuote sugli oceani non sono meno
preoccupanti della crisi greca.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

INTERVENTI E REPLICHE
Diritti «acquisiti» e doveri da assumere
La velocità con la quale cambiano e si
trasformano le condizioni in cui viviamo e
lavoriamo, il susseguirsi di eventi non prevedibili
sia nazionali sia internazionali rende sempre più
indispensabile adeguarsi velocemente a una
realtà in continuo divenire. Uno dei compiti della
nostra politica dovrebbe essere quello di
sforzarsi di studiare nuove leggi, comportamenti
e regole, in grado di tentare di governare al
meglio i cambiamenti in corso. Ciò può implicare
che i diritti acquisiti dai cittadini e lavoratori in
passato, possano essere ridiscussi e ripensati
alla luce delle mutate condizioni, relative a

tematiche economiche, sociali, lavorative o
previdenziali da affrontare. In futuro temo, che
per sopravvivere dignitosamente all’interno
dell’Europa e in una società globale, sarà più
probabile dover rinunciare ad una serie di diritti
acquisiti non più sostenibili ed essere invece
pronti ad assumere con responsabilità e umiltà
nuovi doveri, necessari per non essere messi ai
margini della globalizzazione, come Nazione.
Roberto Rinaldi
Bussero

Sprechi negli alberghi
A proposito di cibo buttato ogni giorno, ho notato
che nelle sale pranzo degli alberghi delle vacanze
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FONDATO NEL 1876
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vengono portati ai ragazzini le stesse porzioni di
pietanze riservate agli adulti. Tre forchettate di
pasta e un angolino di bistecca bastano per
saziarli avendo già fatto il pieno di pizzette agli
antipasti; il resto è destinato al bidone. Perché
non portare porzioni più contenute?
Alessandro Prandi

magistratura per garantire la più veloce
risoluzione possibile della vicenda. Dal 2012
Siram ha effettuato «un ravvedimento operoso»
per regolarizzare la propria posizione con
l’Agenzia delle Entrate.
Marcello Laugelli, Ufficio stampa Siram, Milano

alessandro.prandi51@gmail.com

Rispetto per l’italiano
Sarà possibile un giorno non ascoltare alla Tv o
leggere sui giornali espressioni così banali come
«il figlio, presente alla scena, è ancora sotto
shock» oppure «la città è in ginocchio dopo
l’alluvione»?
Aldo Fabbrini, aldofabbr@yahoo.it

La società Siram e il fisco
In merito alla conclusione delle indagini condotte
dalla Procura della Repubblica di Milano
(Corriere, 11 giugno), Siram Spa precisa che ha
già assicurato piena collaborazione con la

EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-6282.8238 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via
Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
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Street Long Island City - NY 11101 - USA • CTC Coslada Avenida de Alemania, 12 - 28820
Coslada (Madrid) - Spagna • La Nación Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Argentina •
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Sukhumvit Road, Bang Chark, Phrakhanong - Bangkok 10260 - Thailandia

Corsera + IoDonna + Cor. Como € 1,30 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e
prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 1,00 + €
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+ € 0,50 + € 0,50; sab. Corsera + IoDonna + CorMez. € 1,00 + € 0,50 + € 0,50. In Veneto,
non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorVen. € 1,00 + € 0,50; ven. Corsera +
Sette + CorVen. € 1,00 + € 0,50 + € 0,50; sab. Corsera + IoDonna + CorVen. € 1,00 + € 0,50
+ € 0,50. In Trentino Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. € 1,00 + € 0,50; ven. Corsera + Sette + CorTrent. o CorAltoAd. € 1,00 +
€ 0,50 + € 0,50; sab. Corsera + IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. € 1,00 + € 0,50 + € 0,50.
A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorBo € 0,66 + € 0,84;
ven. Corsera + Sette + CorBo € 0,66 + € 0,50 + € 0,84; sab. Corsera + Io Donna + CorBo €
0,66 + € 0,50 + € 0,84. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d Corsera
+ CorFi € 0,66 + € 0,84; ven. Corsera + Sette + CorFi € 0,66 + € 0,50 + € 0,84; sab. Corsera
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PREZZI: *Non acquistabili separati, il venerdì Corriere della Sera + Sette € 2,00 (Corriere
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IoDonna € 0,50). A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + Cor.
Como € 1,30 + € 0,20; ven. Corsera + Sette + Cor. Como € 1,30 + € 0,50 + € 0,20; sab.

La tiratura di sabato 13 giugno è stata di 415.700 copie

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9,40; con “I capolavori dell’Arte” € 7,40; con “Maigret” € 8,40; con “Rocky Joe” € 11,49; con “Naruto” € 6,49; con “Beast Quest” € 7,40; con “Topolino Story” € 8,49; con “Mary Higgins Clark” € 9,40; solo in Lombardia con “Milano al Top” € 14,40; con “Tutto fisco 2015” € 9,40; con “Le leggende dell’alpinismo” € 12,49; con “Masha e Orso” € 7,49; con “Mazinga” € 11,49; con “Le avventure di Arsène Lupin” € 8,40; con “Biblioteca della Resistenza” € 9,40; con “I sentieri per la libertà” € 14,40; con “II Guerra mondiale” € 12,49; con “Montagne a pedali” € 14,40; con “Italia è in guerra” € 9,40; con “Racconti di Cucina” € 14,40;

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38

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Sport

Su Gazzetta tv

Messico e Bolivia hanno dimostrato nel loro misero pareggio (0-0)
d’esordio che Cile nel girone A ha una marcia in più. Nel gruppo B
l’Uruguay ha domato a fatica la Giamaica battendola 1-0 grazie al
gol di Cristian Rodriguez. Sempre ieri l’Argentina di Messi ha
pareggiato con il Paraguay che ha rimontato nel finale i due gol di
svantaggio. Stasera alle 23.30 tocca al Brasile di Dunga battezzare la
Copa America: per il Gruppo C, affronta il Perù. Dunga ha detto che
non tollerebbe scherzi: il c.t. si aspetta tanto da Neymar (nella foto).
Attesa anche per l’esordio della Colombia contro il Venezuela (ore
21.00). Tutte le partite in diretta su Gazzetta tv, canale 59

Copa America
Pareggio per l’Argentina,
Uruguay ok. Oggi il Brasile

Affari in sospeso Sta decollando la campagna acquisti delle grandi: sono giorni caldi

Carlos Tevez
La Juve attende la sua decisione: se partirà sono
in attesa Boca Junior, Atletico Madrid e Psg

Zlatan Ibrahimovic
Il Milan ci crede e domani Ibra, assieme al
procuratore Raiola, incontrerà il presidente del Psg

Radja Nainggolan
è in comproprietà tra Roma e Cagliari, con la Juve
alla finestra. Si potrebbe arrivare alle buste

Thiago Motta
L’Inter lo riprenderebbe a braccia aperte e aspetta
l’incontro tra il giocatore, disponibile, e il Psg

Intrighi di mercato
La Juve aspetta Tevez deciso a lasciare, il Milan attende Ibra
La Roma in ansia per Nainggolan, l’Inter vuole Thiago Motta
MILANO Mentre il calcio italiano

Milan
Attivissimo:
aspetta le visite
mediche per
dare la maglia
a Jackson
Martinez, sta
inseguendo
Ibrahimovic,
tratta Kondogia
Juventus
È legata alla
decisione di
Tevez, che
arriverà entro
la prossima
settimana, e
segue Danilo.
Dopo aver
preso Dybala
osserva la
vicenda
Nainggolan
Inter
Tanti i no, da
Tourè a Dybala.
Attende Thiago
Motta,
l’alternativa è
Felipe Melo
mentre si offre
Montoya del
Barça
Fiorentina
Il nuovo
allenatore
dovrà valutare
le posizioni di
Salah, Mario
Gomez e Ilicic
Napoli
Sarri aspetta
Valdifiori, Hysaj
e Saponara

dà segnali di ripresa, dopo il
colpo messo a segno dal Milan
con Jackson Martinez (35 milioni di euro l’entità dell’operazione: è il terzo acquisto rossonero più costoso di sempre,
dopo Rui Costa e Inzaghi e la
seconda maxi-spesa del decennio dopo quella effettuata dal
Napoli per Higuain nel 2013),
non sono poche le trattative
ancora aperte, in attesa di definizione. Se possibile, rapida. È
il caso di Carlitos Tevez, a cui la
Juve ha messo fretta. Altro che
pensieri tesi solo alla Coppa
America. Entro la fine della settimana dovrà aver comunicato
le proprie intenzioni: se sarà
addio (come pare sempre più
probabile) almeno riferisca
l’indirizzo del prossimo domicilio. Anche perché se medita
di tornare al Boca Junior (martedì il presidente Angelici sarà
nel ritiro dell’Argentina per
parlare con il giocatore a cui offrirà un biennale a 2 milioni), i
bianconeri possono valutare
l’ipotesi di effettuare sconti.
Nel caso in cui l’Apache preferisca invece una permanenza in
Europa (Atletico Madrid o Psg)
allora Marotta (che per il centrocampo segue con attenzione Danilo del Braga) pretenderebbe un ovvio indennizzo. In
caso di ulteriore rinvio, il giocatore resterebbe a Torino senza rinnovo del contratto.
Il Milan in attesa di formalizzare l’acquisto di Jackson Martinez (decisivo l’esito delle visite mediche previste a Santiago
del Cile: il dottor Tavana e il ds
Rocco Maiorino voleranno in
Sudamerica in settimana) pre-

para l’assalto a Ibrahimovic. Ieri il presidente del Psg, Nasser
Al Khelaifi, ha dichiarato a Le
Parisien: «Non c’è mai stato alcun problema. Il Psg vuole tenerlo e Zlatan vuole restare».
In realtà domani sarà raggiunto in Qatar dal giocatore in
compagnia di Mino Raiola, determinati a chiedere la rescissione del contratto. Non sarà
semplice convincere il numero
uno dei parigini a concedere il
via libera ma il Milan resta alla
finestra. Riflettendo sull’affare
Kondogia (per cui il Monaco
chiede 35 milioni trattabili

senza Menez che non interessa), Galliani nelle prossime ore
aspetta una risposta da Inzaghi. Gli è già già stata proposta
la risoluzione consensuale del
contratto (con 600 mila euro a
fronte dei 900 che gli spetterebbero): se Pippo rifiuterà ver-

Napoli regali a Sarri
Il Napoli intende
«regalare» a Sarri i suoi
uomini: dall’Empoli
Valdifiori e Hysaj

rà esonerato. L’Inter dopo aver
inanellato una serie di no (da
Dybala a Yayà Tourè — nonostante Mancini abbia confidato
di credere ancora nel suo arrivo
—, passando per Toulalan)
aspetta l’esito dell’incontro fra
il Psg e Thiago Motta. Nel caso
in cui i francesi lo trattenessero, Felipe Melo è il piano B.
L’agente del terzino blaugrana
Montoya apre all’Inter. «La
prossima settimana avremo
una riunione con il Barcellona.
Martin vorrebbe giocare con
continuità. L’Inter sarebbe una
destinazione gradita».

35
milioni
il prezzo di
Jackson
Martinez: per il
Milan è il terzo
acquisto più
costoso di
sempre dopo
Rui Costa e
Inzaghi

● Il commento

Quel vizio (antico) dell’infedeltà contrattuale
di Alberto Costa
Massimo Rastelli, classe 1968, è un allenatore di
belle speranze, come dimostra il fatto che abbia
pilotato l’Avellino fino alle soglie della serie A. Ieri il
succitato Rastelli ha tenuto la sua prima conferenza
stampa da nuovo responsabile tecnico del Cagliari,
club con il quale si è legato per il prossimo triennio,
garantendo sangue, sudore e risultati, promesse
classiche in circostanze come questa. In Sardegna
riproverà a dare l’assalto alla massima divisione con
una squadra che, verosimilmente, sarà quella da
battere. Tutto bello, insomma, tranne un
particolare: lunedì aveva firmato (il Rastelli) il
prolungamento del contratto con l’Avellino e
martedì, con una retromarcia degna di miglior causa,
aveva invece deciso di accettare le offerte del
Cagliari: «Per me era una chiamata irrinunciabile»
ha spiegato ieri, sorvolando sul fatto che
l’irrinunciabilità di certe situazioni mal si concilia
con la forza vincolante di un contratto autografato.
È dovuto intervenire il presidente dei sardi (Giulini)

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per ammorbidire la resistenza del collega irpino
Taccone: finisce sempre così in queste situazioni.
Per consentire il lieto fine della telenovela il
Cagliari acquisterà dunque un paio di giocatori
dall’Avellino (su indicazione di Rastelli, of course):
e vissero tutti felici e contenti… La vicenda,
oggettivamente marginale, non è che la cartina di
tornasole dell’inattendibilità di fondo del calcio
italiano. E del resto se l’esempio viene dall’alto,
se cioè il commissario tecnico azzurro Antonio
Conte, dopo avere iniziato la stagione da allenatore
della Juventus, ha mollato baracca e burattini
bianconeri dopo un solo giorno di lavoro,
significa che ormai le marcature sono saltate a
tutti i livelli. Come, giusto per allargare l’orizzonte,
il pressing della Procura di Napoli sul presidente della
Lazio Claudio Lotito o le irregolarità amministrative
che hanno escluso il Genoa dall’Europa tristemente
confermano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La Roma ha il rebus Nainggolan da sciogliere. In comproprietà fra i giallorossi e i sardi,
il belga è finito sul taccuino di
Allegri. In mancanza di un’intesa fra i capitolini e il Cagliari, si
allunga lo spettro delle buste:
entro il 25 giugno la questione
dovrà essere risolta per evitare
che nell’affare si inseriscano i
bianconeri, che hanno già avviato i colloqui con i sardi. Giulini (che chiede 18 milioni alla
Roma che ne propone 15 più il
cartellino di Verde) commenta:
«Speriamo di non andare alle
buste, sarebbero le più famose
della storia del calcio». Il giocatore però mette fretta ai giallorossi: «La Juve è una grande
squadra ma io sto bene a Roma. Tutti sanno qual è il mio
desiderio ma ora tocca ad altri
darsi da fare» .
Sarri, che ieri ha visitato il
centro di Castelvolturno, aspetta a Napoli Valdifiori e Hysaj. In
proposito è previsto domani
un incontro fra i partenopei e
l’Empoli per il regista entrato
nell’orbita della nazionale e il
difensore albanese. Soprattutto non esclude un futuro arrivo
al San Paolo del pupillo Saponara (specie se dovesse lasciare
Napoli Callejon).
La Fiorentina ha rimandato
ogni pianificazione di mercato:
appena sarà ufficiale l’ingaggio
di Paulo Sousa (il Basilea sta
cercando il sostituto: Solskjaer
in vantaggio su Donadoni) si
valuteranno le posizioni di Salah (poco convinto di restare,
dopo l’esonero di Montella),
Mario Gomez e Ilicic.
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

SPORT

39
#

Auto
Ogier prende la testa del Rally di Sardegna

Volley
Tennis
World League, l’Italia vuole il riscatto con l’Australia La Giorgi sull’erba cerca il primo titolo Wta

Sebastien Ogier è balzato al comando del Rally Italia Sardegna dopo i
molteplici problemi avuti dal leader Hayden Paddon. Il pilota
neozelandese della Hyundai, infatti, prima ha perso tempo in un
testacoda, poi ha sbattuto contro una roccia causando danni alla
trasmissione. Ora il campione del mondo della Volkswagen guida la
classifica con 2’13”6 su Paddon, seguito a 1’12” dalla Citroen DS3
Wrc di Mads Ostberg. Paolo Andreucci con la Peugeot 208 T17 di
Peugeot Italia è 8°. Oggi ultima giornata.

Dopo la brutta figura di venerdì sera a Jesolo in World League con
l’Australia, stasera gli azzurri di Berruto ci riprovano sempre con
l’Australia, in un match divenuto importante per la classifica: si gioca
a Verona (ore 20.0, diretta Raisport 2).
CALCIO — Il calciatore nigeriano David Faramola Oniya è morto
dopo essere collassato in campo durante una partita amichevole in
Malesia tra il T-Team e il Kelantan. Aveva 30 anni. Il ceo del T-Team
ha accusato gli organizzatori locali di ritardi nei soccorsi.

Camila Giorgi è in finale, sull’erba, al torneo di s’Hertogenbosch
(Olanda), dove oggi proverà a conquistare il primo titolo Wta della
carriera (diretta Supertennis ore 12). L’azzurra, che ieri ha battuto 62 6-4 l’olandese Bertens, affronterà la svizzera Bencic (6-3 6-3 alla
Jankovic). Per la Giorgi si tratta della seconda finale stagionale. A
Stoccarda (erba) Rafa Nadal a caccia del titolo n.66 contro Troicki.
VELA Terminata con la vittoria di Esmit Europa 2 la Sanremo-Saint
Tropez, scattano oggi le regate costiere della Giraglia Rolex Cup.

Italia, tutti i motivi per crederci
tra grandi vecchi e giovani rampanti

trentasette minuti, recupero
compreso, con un taglio di dieci
centimetri sul ginocchio destro.
Forza di volontà straordinaria.
Gigi non è solo il capitano della
squadra, ma ne è il leader. L’Italia verso l’Europeo francese si
fonda sul portierone e magari
su Pirlo, che nello spogliatoio di
Spalato ha cancellato i dubbi:
giocherà in Nazionale sino agli
Europei. E con Barzagli, sempre
il miglior marcatore in circolazione, abbiamo visto quanto ci
sia bisogno dei vecchi leoni

La prestazione contro i croati ha dato segnali importanti a Conte
DAL NOSTRO INVIATO

Gruppo H
Azerbaijan
Bulgaria
1-2
CroaziaMalta
2-0
Norvegia
ITALIA
0-2
BulgariaCroazia
0-1
ITALIA
Azerbaijan 2-1
MaltaNorvegia 0-3
CroaziaAzerbaijan 6-0
Malta
ITALIA
0-1
NorvegiaBulgaria
2-1
Azerbaijan
Norvegia 0-1
BulgariaMalta
1-1
ITALIA
Croazia
1-1
AzerbaijanMalta
2-0
Craozia
Norvegia 5-1
Bulgaria
Italia
2-2
Croazia
ITALIA
1-1
Malta
Bulgaria
0-1
Norvegia
Azerbaijan 0-0
Classifica
Croazia p. 14
ITALIA
12
Bulgaria
8
Azerbaijan
4
Malta
1
3 settembre
AzerbaijanCroazia
BulgariaNorvegia
ITALIA-Malta
Così oggi
Si giocano le
ultime 9 partite
della sesta
giornata
Gruppo C
UcrainaLussemburgo
BielorussiaSpagna
SlovacchiaMacedonia
Gruppo E
EstoniaSan Marino
SloveniaInghilterra
LituaniaSvizzera
Gruppo G
LiechtensteinMoldavia
Russia-Austria
SveziaMontenegro
Europeo 2016
Si gioca in
Francia dal 10
giugno al 10
luglio 2016.

Al di là della qualificazione, diventata più agevole dopo il pareggio in Croazia, conta
misurare la crescita dell’Italia.
Da Milano a Spalato due pareggi
con lo stesso risultato (1-1), che
portano a riflessioni completamente differenti. «Nella partita
di andata avevano vinto loro ai
punti, stavolta i rimpianti sono
nostri», la lucida analisi di Antonio Conte. In parte ci siamo
vendicati. L’assalto al primo posto del girone è fallito tra i rimFIRENZE

L’ottimismo del c.t.
«Nella partita di andata
avevano vinto loro ai
punti, stavolta i
rimpianti sono nostri»
pianti, ma in sette mesi abbiamo dimostrato di aver colmato
il gap nei confronti di una delle
squadre più forti del panorama
europeo. Ad un anno dalla missione in Francia ci sono molti
motivi per sperare di poter riscattare la delusione del Mondiale brasiliano e di ripetere il
cammino prandelliano in Polonia e Ucraina. Ne abbiamo individuati cinque.

mo dovuto superare molte difficoltà», ha ricordato il tecnico alla fine della partita. Compresi
gli infortuni, che hanno messo
fuori gioco sia Buffon che De
Silvestri. Ma la Nazionale è riemersa e con il carattere ha ritrovato il gioco, alzando progressivamente il baricentro e sfiorando, nel secondo tempo, il colpo
del ko. Significa avere un’anima.
Il 4-3-3 funziona ed è piaciuto ai giocatori: «Considerando
che era la prima partita con il
nuovo sistema, credo ci siano
notevoli margini di miglioramento. Dobbiamo continuare
su questa strada. Questo modulo esalta Candreva e El Shaarawy», l’analisi di Bonucci, uno
dei leader della Nazionale. Duttilità, peraltro, fa rima con imprevedibilità: l’Italia ora può variare lo spartito, mai uguale a se
stessa, passando dalla difesa a
tre a quella a quattro e attaccando con due ali, oppure affidandosi agli inserimenti dei centrocampisti.

La nuova stella

Esperienza
Buffon è rimasto in campo

Insieme Giovani e senatori in allenamento. L’alchimista Conte studia nuove formule (Epa)

Infortunati

Buffon e De Rossi a casa, De Silvestri sotto i ferri

La squadra ne ha da vendere.
Nel giro di trenta secondi è passata dalla gioia lo 0-1 alla rabbia
per l’1-0: un pugno nelle stomaco che avrebbe piegato un toro,
specialmente alla fine di una
stagione massacrante. «Abbia-

Tratteggiare con un tagliaerba una svastica sul prato è un
gesto gravissimo. Lo è in assoluto, per quanto una svastica
rappresenta nella Storia; lo è in
senso calcistico, perché quando si arriva a profanare il teatro
della partita, per di più in uno
stadio già chiuso al pubblico
(per cori razzisti nella gara con
la Norvegia), significa che non
c’è limite al peggio. Cancellata
la svastica, restano lo sconcerto
e l’ira dell’Uefa. Già domani
verrà aperta un’inchiesta: la Disciplinare partirà dall’esame
del referto dell’arbitro inglese,
Atkinson e la relazione del delegato, il danese, Daamrgard. I
dirigenti della Federcalcio
croata, a cominciare dal n. 1,
Davor Suker, apparso stravolto
già durante la partita, sono
convinti che sia in arrivo un’altra stangata e c’è chi teme addirittura l’esclusione da Euro
2016. Ha detto il presidente
esecutivo, Damir Vrbanovic:
«Saremo puniti severamente,
questa è l’unica certezza; si è

Ma anche dei giovani rampanti. Il progetto è miscelare le
due anime e in questo senso
aver ritrovato El Shaarawy, tra i
più incisivi in Croazia, è fondamentale. Anche il recupero di
De Sciglio è considerato importante. Conte punta moltissimo
sulle nuove leve e seguirà con
particolare attenzione l’Europeo Under 21. Nel suo taccuino
ci sono i nomi di tre giocatori
che nella prossima stagione potrebbero passare in pianta stabile nella Nazionale maggiore: i
difensori Rugani e Romagnoli e
l’ala Berardi.

Duttilità

Personalità

Il caso

Freschezza

FIRENZE Buffon (foto) e De Rossi hanno

lasciato la Nazionale. Il portiere, con 10
punti di sutura sul ginocchio destro,
intorno all’ora di pranzo. Il
centrocampista, alle prese con un
dolore alla gamba destra, prima di cena.

Peggio di tutti sta De Silvestri, che oggi
sarà operato al legamento anteriore del
ginocchio destro e al menisco.
L’intervento sarà eseguito a Roma, a
Villa Stuart, dal professor Mariani.
Recupero previsto in 6 mesi.

Buffon e Pirlo, d’accordo. Anche Chiellini e Bonucci sperando di ritrovare De Rossi. Ma da
un po’ di tempo a questa parte,
il c.t. ha un giocatore indispensabile in più: Antonio Candreva. Il laziale dietro la barba nasconde la faccia di un campione. Un jolly prezioso perché ricopre tre ruoli sempre con un
altissimo rendimento: ala, interno, persino trequartista (come lo ha provato Pioli). Una
stella in più in una Nazionale
che ha bisogno di migliorare il
tasso tecnico per competere
con le più forti.
Cinque motivi per sperare in
un Europeo felice. Il lavoro di
Conte comincia a dare i suoi
frutti. Dalla Croazia alla Croazia
tutto è cambiato. Speriamo solo non sia un’illusione.
Alessandro Bocci
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Cancellata la svastica
resta l’ira dell’Uefa
La Croazia chiede scusa
ma arriverà una stangata
trattato di un’operazione calcolata; ora lo Stato ci deve aiutare,
perché abbiamo preso uno
schiaffo dagli hooligans e lo ha
preso non soltanto il calcio».
Invece l’episodio ha provocato una frattura profonda fra governo e federazione calcistica.
La presidente della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, di Fiume, eletta il 18 febbraio, non ha
fatto sconti: «Lo scopo degli
hooligans è quello di screditare
l’intero Paese. Con questo atto
è stato arrecato un danno incommensurabile alla reputazione dei cittadini croati in tutto il mondo. Vanno trovati al
più presto i responsabili». In
una nota, il governo ha chiarito
che «la Federcalcio non ha fatto tutto quanto sarebbe stato
necessario per impedire un

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episodio del genere. C’è stata
negligenza, che ha danneggiato tutte le istituzioni che si battono per i valori democratici,
europei e antifascisti».
La polizia ha iniziato le indagini non appena finita la partita di venerdì: una squadra di
agenti in borghese ha fatto un
sopralluogo e ha preso campioni di erba, probabilmente
trattata con una sostanza chimica (la svastica si è vista con
chiarezza quando sono stati ac-

Durissima
La presidente Kitarovic:
«Lo scopo degli
hooligans è screditare
l’intero Paese»

cesi i riflettori) e nei prossimi
giorni sarà esaminata al Centro
per le analisi forensi di Zagabria. Ieri mattina sono stati interrogati gli addetti di una società privata incaricata della
manutenzione del campo dello
stadio Poljud ed è stata fatta
denuncia contro ignoti.
I giocatori sono apparsi
amareggiati, anche perché si
sentono impotenti. Lo ha spiegato Rakitic: «Non so che cosa
sia successo, spero non sia
qualcosa di imperdonabile e
che il calcio croato non venga
penalizzato ancora. I tifosi ci
devono aiutare, noi abbiamo
bisogno di loro e viceversa. Insieme tutto diventa molto più
bello. Speravo che quella di
Spalato potesse essere l’ultima
volta senza tifosi». E Kovacic:

Vergogna
Il tentativo di
cancellare la
svastica
disegnata
sull’erba dagli
ultrà
dell’Hajduk
durante
l’intervallo della
gara CroaziaItalia utilizzando
terriccio
e acqua (Ipp)

«Noi non c’entriamo niente e
siamo quelli che paghiamo per
colpe che non sono nostre.
Speriamo almeno di non essere estromessi dall’Europeo». Il
tutto mentre in Rete circolano
le possibili spiegazioni della vicenda. La teoria prevalente è
quella di un «atto premeditato
per danneggiare la Nazionale»,
come ha sottolineato il Jutranji
List di Zagabria. È riemersa
l’ostilità storica dei tifosi dell’Hajduk nei confronti della Federcalcio, considerata troppo
legata alla Dinamo Zagabria e
incauta nello scegliere Spalato
per la partita con l’Italia. Decisione presa quando era apparso chiaro che si sarebbe giocato a porte chiuse.
Fabio Monti
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40

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SPORT

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Tuffi

ROSTOCK Dal 2009 Tania Cagnotto e Francesca
Dallapè (foto) regnano nel trampolino da 3 metri
sincro e ieri si sono confermate agli Europei di
Rostock (Germania): la coppia azzurra con 313,08
punti ha superato le tedesche Punzel-Subschinski
(302,70) e le russe Bazhina-Ilinykh (298,50). In
totale Cagnotto e Dallapè hanno vinto 7 ori
europei e 2 argenti mondiali (2009 e 2013), cui si
aggiunge il 4° posto olimpico di Londra 2012.

Cagnotto-Dallapè
regine d’Europa
per la settima volta

Nuoto

ROMA Federica Pellegrini (foto) è 4a nella finale dei
100 sl al Settecolli. Nella piscina del Foro Italico la
veneta chiude con il tempo di 54’’42 dietro alla
regina svedese Sarah Sjoestroem, che in 53’’
strappa alla campionessa olimpica Kromowidjojo
(53’’65), 2a, il record della manifestazione. Sul
podio l’altra azzurra Erika Ferraioli (54’’31). «Sono
contenta perché è un tempo che non facevo da 11
anni» il commento della Pellegrini (oggi nei 200 sl).

a

Pellegrini 4 e felice
nei 100 sl al Settecolli
Vince la Sjoestroem

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Islanda, un modello calcio
da studiare, imitare e temere

Il fenomeno

In testa nel girone per Euro 2016, sull’isola sale la febbre per il pallone
Hanno rotto il ghiaccio a pallonate. Hanno dribblato geyser,
vulcani. E anche l’ira dei pescaresi, privati del loro uomo simbolo Bjarnason nella finale
playoff di ritorno con il Bologna. Soprattutto, hanno sfruttato l’energia geotermica di un
territorio unico, costruendoci
sopra un modello calcistico
senza precedenti per un Paese
di 320.000 abitanti. Dalla vittoria nel 2004 (18 agosto) contro
la prima Italia di Lippi c’è voluto
forse più tempo del previsto,
complice anche la crisi economica del 2008 e il fallimento
delle banche, con l’illusione e la
delusione del playoff per andare in Brasile perso contro la
Croazia. Ma in 15 anni il pallone
islandese è diventato un piccolo grande fenomeno, da studiare e da temere. Almeno per
Olanda, Turchia e Repubblica
Ceca, che si sono già segnate le
coordinate dello stadio Laugardallsvollur, 10.000 posti a sedere. Con la vittoria in rimonta sui
cechi di venerdì (2-1), l’ Islanda
è prima nel gruppo A per Euro
2016 con 15 punti in 6 partite: a

Emergenti

5
le vittorie
dell’Islanda
nelle euroqualificazioni
(gr. A): Turchia,
Lettonia, Rep.
Ceca, Olanda e
Kazakistan

● L’Islanda,
prima nel
gruppo A per
Euro 2016
(accanto la rete
di Sigporsson
ai cechi), è
allenata in
tandem dallo
svedese
Lagerback e
dall’islandese
Hallgrimson
(nella foto).
● Non ha mai
perso nei due
precedenti
(amichevoli)
con l’Italia: 2-0
il 18/8/2004 e
0-0 a Padova il
30/3/2005.

3
settembre, contro i ritardatari
olandesi, ci sarà l’ultimo grande ostacolo da superare.
Proprio facendo arrossire gli
arancioni il 13 ottobre, la squadra allenata dallo svedese Lagerback (in tandem con l’islandese Hallgrimson) si è resa
conto di essere una squadra ve-

ra: non solo per i due gol segnati con un possesso palla del
30%, un consumato cinismo e
un 4-4-2 aggressivo con contropiede veloce, ma anche per il
fatto che l’esultanza di Sigurdsson e soci è stata molto composta. Come fosse una vittoria
normale. Anche se un mese do-

po a Plzen contro i cechi, i tifosi
islandesi erano addirittura un
migliaio, perché sull’isola la
febbre del pallone è sempre più
alta.
Sembrano pochi, ma è uno
dei tanti record del Paese del
ghiaccio, meno popolato di
Malta, Lussemburgo o di Firen-

TRIBUNALE DI ROMA

TRIBUNALE C.P. DI VERONA

Fallimento n. 629/2011
In esercizio provvisorio ex art. 104 L.F.
AVVISO DI VENDITA DI AZIENDA E DEL COMPLESSO AZIENDALE

SEZIONE FALLIMENTARE
Il giorno 14 luglio 2015 alle ore 12:30 in un lotto unico presso la stanza del G.D. Dott. Federico
Bressan, presso il Tribunale di Verona - Corte Zanconati n. 1, Verona
VENDITA SENZA INCANTO
a corpo dell’intero stabilimento comprensivo di tutti gli immobili nonché dei macchinari e delle
attrezzature di pertinenza del Concordato Preventivo CAS Spa in Liquidazione - n. 20/2012
G.D. Dott. Federico Bressan
Commissario Giudiziale: Rag. Paolo Debortoli
Liquidatore Giudiziale: Avv. Federico Pellizzari
Si procede alla vendita del compendio immobiliare e mobiliare di CAS Spa in Liquidazione,
sita in 37043 Castagnaro (VR), Via Borgonovo 1101, avente come attività “produzione, lavorazione e trasformazione di frutta e ortaggi in genere in succo, succo concentrato, purea, purea
concentrata”.
La vendita comprende il patrimonio immobiliare e mobiliare della società, ovvero la vendita a
corpo dell’intero stabilimento, di tutti gli immobili nonché dei macchinari e delle attrezzature,
analiticamente indicati nella relazione peritale redatta dall’esperto di nomina giudiziale, depositata
nel fascicolo della procedura.
CONDIZIONI DI VENDITA
il prezzo base d’asta del lotto è di € 19.328.000,00 (euro diciannovemilionitrecentoventottomila/00) oltre imposte di legge.
La vendita del compendio immobiliare e mobiliare avverrà nello stato di fatto e di diritto in cui i
beni che la compongono si trovano e si troveranno al momento della vendita, come visti e piaciuti,
a rischio e pericolo dell’aggiudicatario, con esonero della procedura da qualsivoglia garanzia per
vizi, per mancanza di qualità ed evizione, senza che alcuna eccezione e/o pretesa e/o richiesta di
qualsiasi responsabilità al riguardo possa essere sollevata nei confronti della procedura, intendendosi la procedura medesima liberata da ogni e qualsiasi responsabilità, anche in deroga
all’art. 1494 C.C.
Tutte le imposte, le spese per il trasferimento di proprietà, incluse quelle notarili successive all’aggiudicazione nonché eventuali altri oneri sono a carico dell’aggiudicatario.
Contenuto dell’offerta: gli interessati dovranno far pervenire entro e non oltre il giorno 7 luglio
2015 mediante deposito presso la Cancelleria Fallimentare del Tribunale di Verona, Corte Giorgio
Zanconati, 1, offerta irrevocabile di acquisto in busta chiusa con la dicitura “Offerta per patrimonio
immobiliare e mobiliare conc. n. 20/2012 - Lotto Unico”.
L’offerta dovrà essere accompagnata, a pena di irricevibilità, da deposito cauzionale, a mezzo assegni circolari non trasferibili intestati a CAS Spa in Liquidazione in Concordato Preventivo, di
un importo pari al 10% del prezzo offerto.
Scelta del contraente: l’apertura delle buste e l’esame delle offerte avverrà il giorno 14 luglio 2015
alle ore 12:30 nella stanza del G.D. dott. Federico Bressan presso il Tribunale di Verona mentre
il termine per le offerte migliorative è fissato per il giorno 28 luglio 2015.
Decorsi i termini di cui sopra il Liquidatore comunicherà al soggetto individuato come acquirente
la definitiva aggiudicazione.
Entro 90 giorni dalla comunicazione l’aggiudicatario dovrà provvedere al pagamento del prezzo
al netto della cauzione prestata mediante bonifico sul conto corrente della procedura o assegno
circolare non trasferibile intestato come sopra.
La vendita del compendio dei beni avverrà nella forma dell’atto pubblico a rogito notarile con
scelta del Notaio da parte del liquidatore giudiziale, al quale ci si potrà rivolgere per eventuali informazioni (tel. 045/8005353 - fax: 045/8012788 - pec: cp20.2012verona@pecfallimenti.it).
Il presente avviso non costituisce offerta al pubblico ex art. 1366 C.C., né sollecitazione del pubblico risparmio.
Verona, lì 4 giugno 2015

Il sottoscritto Dott. Andrea D’Ovidio, curatore del fallimento in epigrafe, rende noto che, a seguito
di apposita autorizzazione degli Organi della Procedura, intende cedere il complesso aziendale
svolgente attività di torrefazione e commercio di caffè, completo di beni immobili (parte in leasing), macchinari (parte in leasing), attrezzature e mobili per ufficio, nonché di eventuali marchi,
insegne e denominazioni che contraddistinguono l’attività stessa oltre ai contratti di somministrazione e non attualmente in corso di esecuzione e di tutto il personale dipendente in forza al
momento della cessione. Il tutto meglio descritto nella perizia di stima depositata agli atti della
Procedura nonché nell’inventario predisposto dal Cancelliere e altra documentazione eventualmente visionabile presso gli uffici della società e nel disciplinare di vendita, a disposizione di coloro i quali manifesteranno interesse, presso lo studio del Curatore Dott. Andrea D’Ovidio Via
Giuseppe Mercalli, 80 - 00197 Roma Tel. 0680693837 Fax 0680692297 email: a.dovidio@adopartners.it o, previo appuntamento presso la sede della società. La procedura di vendita si svolgerà mediante un esperimento di gara regolato nel disciplinare di vendita consultabile presso il
Curatore, sul sito www.astegiudiziarie.it o sul sito della procedura www.fallcoweb.it/espressaroma, che si terrà davanti al Giudice Delegato Dott.ssa Luisa De Renzis il giorno 8 luglio 2015
alle ore 12,45. Termine per la presentazione delle offerte presso la cancelleria del Giudice Delegato
il giorno 7 luglio 2015 negli orari di apertura della cancelleria. Il prezzo base ribassato fissato per
la vendita del complesso aziendale è di € 17.000.000,00 (diciassettemilioni/00) così come dettagliatamente precisato nel disciplinare di vendita. Ciascuna offerta dovrà essere accompagnata, a
pena di inammissibilità, da un deposito cauzionale pari al 10% del prezzo base, da imputarsi a
titolo di cauzione, costituito da assegno circolare intestato alla Procedura ovvero da ricevuta di
bonifico bancario effettuato a credito della Procedura sul conto corrente ad essa intestato. Nel
caso di deposito di più offerte valide la gara sarà effettuata, immediatamente dopo l’apertura delle
buste, tra coloro i quali avranno presentato l’offerta e il prezzo base sarà quello più alto tra i prezzi
offerti. Il complesso aziendale potrà esser visionato previa domanda da inviarsi al Curatore in
forma scritta e potrà avere luogo anche alla presenza di un delegato del Curatore stesso. Con riferimento all’immobile si precisa che trattandosi di immobile industriale non è soggetto a rilascio
di certificazione energetica. Il presente avviso non costituisce offerta al pubblico ex art. 1336 c.c.
né sollecitazione del pubblico risparmio. Esso inoltre non comporta per la Procedura fallimentare
e per i suoi Organi alcun obbligo od impegno di alienazione nei confronti degli eventuali offerenti
sino al momento del completamento della procedura di comunicazione dell’aggiudicazione e per
questi ultimi alcun diritto a qualsivoglia rimborso, indennizzo o prestazione.
Il Curatore - Dott. Andrea D’Ovidio

Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:

RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665 - Fax 02 2588 6114

Il Liquidatore Giudiziale - Avv. Federico Pellizzari

TRIBUNALE CIVILE DI CHIETI

Via Campania, 59 C - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682

Sezione Fallimentare
Fallimento “Le Cannelle s.r.l.” - n. 25/2011
Giudice Delegato: Cons. Dott. Nicola Valletta
Curatore: Avv. Giuseppina Ivone

Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12

ESTRATTO DELL’AVVISO DI VENDITA
DI COMPLESSO IMMOBILIARE A PREZZO RIBASSATO
II Fallimento di “Le Cannelle srl” avvisa che, il giorno 30 luglio 2015, intende procedere, secondo
lo schema dell’asta pubblica senza incanto, alla vendita in lotto unico di un complesso immobiliare
denominato “Le Cannelle”, sito in L’Aquila, alla Via Tancredi da Pentima. Il prezzo a base d’asta
è fissato in euro 4.767.354,00 (euro quattromilioni settecentosessantasettemila trecentocinquantaquattro/00). Ulteriori informazioni inerenti la vendita sono desumibili dal “Disciplinare per la
Vendita del Complesso Immobiliare di Proprietà del Fallimento di Le Cannelle srl”, dalla relazione
di stima e da altra documentazione disponibile sul sito internet www.fallcoweb.it/villapini e
presso il curatore, Avv. Giuseppina Ivone, con studio in Roma alla via G. Gioacchino Belli n. 27,
scala A, int. 1. II presente avviso, in ogni caso, non costituisce proposta irrevocabile né offerta
al pubblico, né sollecitazione al pubblico risparmio, né impegna in alcun modo il Curatore
Fallimentare a contrarre con gli offerenti.
Chieti, 14/06/2015
II Curatore Fallimentare - Avv. Giuseppina Ivone

C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126

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islandesi in A
Gudmunsson
(Milan, 1948)
Bjarnason
(Pescara/
Samp, 2012),
Hallfredsson
(Reggina/
Verona, 2007)

ze: l’Islanda ha il miglior rapporto al mondo abitanti-punteggio nel ranking Fifa (è passata dal numero 135 al 37). Ma
non solo: con 563 allenatori
con patentino Uefa B e 165 Uefa
A ha un numero pro capite di
tecnici superiore a Italia, Spagna o Germania. E 32 islandesi
su 1.000 (in Italia sono 4 su
1.000) vanno allo stadio.
Ma tutto questo è l’effetto,
non la causa del boom. Il grafico più interessante è quello che
mostra la continua scalata del
ranking Fifa in rapporto al numero di campi regolamentari
riscaldati (grazie all’energia geotermica): da 0 a 13 dal 2000 a
oggi. A questi si aggiungono altri 25 campi coperti più piccoli
e 150 mini campi. Sembra la
scoperta dell’acqua calda. E un
po’ è così: «La possibilità di allenarsi tutto l’anno ha rivoluzionato il sistema — spiega
Emil Hallfredsson, centrocampista del Verona — . E nelle
nuove strutture si è deciso di
far seguire tutti i ragazzini, fin
dai 4-5 anni, da allenatori diplomati e ben retribuiti. Per cui
alla naturale fisicità del nostro
calcio, si è aggiunto un sapere
tecnico molto più approfondito. Poi si completa la maturazione andando a giocare all’estero: siamo già una sessantina». E se tra un anno ce ne saranno 23 in Francia per l’
Europeo, non ci sarà più da stupirsi.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

A Baku, Giochi europei

Il karate azzurro è d’argento
ma il dispiacere pedala
con la mountain bike di legno
Sul podio
Il siracusano
Luigi Busà, a
sinistra,
argento nel
karate -75 kg
ai Giochi
europei di Baku
(Getty)
DAL NOSTRO INVIATO

Che sia la maledizione di
Sochi, lontana sì mille chilometri dal Mar Caspio ma forse capace di inviare sempre influssi
negativi? Vero o non vero, Giovanni Malagò continua a essere
un presidente del Coni non ancora baciato dalle medaglie
d’oro a livello di manifestazioni
olimpiche e dintorni.
Due argenti, nel karate con il
napoletano Luca Maresca e il siracusano Luigi Busà, e due «legni» nella mountain bike, con
Eva Lechner e Gerhard Kerschbaumer: questo hanno detto le
prime gare dei Giochi europei
in quella Baku che per ora fa la
ventriloqua della località russa,
sede dell’Olimpiade invernale
2014 nella quale abbiamo collezionato una sfilza di quarti posti
e otto podi minori, che poi sono
medaglie di legno in versione
«de luxe». Per farla breve: c’è
soddisfazione da un lato e delusione dall’altra, soprattutto vedendo le abbuffate altrui, come
l’en plein svizzero — doppietta
femminile e tripletta maschile
— tra i sassi della mountain
bike (pure a Sochi gli elvetici furono cacciatori d’oro: vedete
che quel sospetto circa gli inBAKU

flussi è fondato?) o i titoli dei
francesi, che a noi italiani procurano sempre il mal di pancia.
Vabbé, annotate anche le battutacce («Saranno le macumbe
di Paolo Barelli» ridacchiava
qualcuno, pensando alle note
scintille tra Malagò e il presidente del nuoto), vediamo di
non scordarci il «bravi» ai due
ragazzi del Sud che nel kumite,
alias combattimento, hanno dato lustro al nostro karate. Luca e
Luigi hanno perso da due azeri
e in tribuna si è visto il discusso
presidente Ilham Aliyev. Domanda: era impossibile vincere
a casa loro? Risposta onesta:
«Era possibile, ma loro hanno
meritato. Però alcune decisioni
arbitrali...». Non c’è polemica,
anche se Busà ha perso a 6 secondi dalla fine e forse un colpo
l’aveva messo. Ma la gioia è vera
per entrambi ed è pure orgogliosa: «Il karate è una lezione
di vita: insegna il rispetto nell’aggressività» dice Busà. Per
ora non è sport olimpico, tuttavia il presidente del Cio, Thomas Bach, era sugli spalti. Questo fa sognare i due azzurri: e se
l’oro, ma quello olimpico, fosse
solo rinviato al 2020?
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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SPORT

41
#

Auto
Brividi a Le Mans tra Audi e Ferrari: show col botto

Atletica

Brividi alla 24 ore di Le Mans che oggi vivrà il suo finale. Nella terza
ora di gara durante un doppiaggio alla curva Indianapolis l’Audi n°8
guidata da Loic Duval colpisce la Ferrari 458 di Giancarlo Fisichella. Il
francese proveniente da dietro a tutta velocità si gira nel contatto e
rovina contro le barriere. Riesce a tornare ai box dove i meccanici
sistemano l’auto a tempo di record: poco più di 3’. Pochi i danni per
Fisico.

A New York Bolt vince i 200 ma non brilla (20’’29)
NEW YORK Usain Bolt (foto) vince la gara dei 200 al meeting di New
York, settimo appuntamento della Diamond League 2015. Ma non
brilla. Il pluricampione olimpico e mondiale vince in 20”29, peggio di
quanto aveva fatto a Ostrava lo scorso 26 maggio (20”13). Che non
sia al massimo della forma lo aveva detto lui stesso e per quanto il
vento contrario (-2,8 m/s) non gli abbia certo dato una mano, il
miglior Usain Bolt è ancora lontano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un giorno da Suzuki
«Anche noi per il podio»
Espargarò in pole davanti a Vinales. Terza fila per Rossi
DAL NOSTRO INVIATO
MONTMELÒ Il pomeriggio è troppo azzurro: gli altri, accecati,
possono solo inchinarsi e applaudire. A 7 anni dall’ultima
pole di Chris Vermeulen (Assen
2007) e a 22 dall’ultima doppietta Schwantz-Barros (Jerez
1993), le qualifiche della top
class appartengono di nuovo a
una coppia Suzuki. Schwantz e
Barros erano nomi grossi, e infatti nel 1993 il texano vinse il
Mondiale, uno dei sei della gloriosa storia suzukista. Oggi il
colpo delle moto azzurre appartiene a due giovani spagnoli di
belle speranze.
L’uomo in pole è Aleix
Espargarò, 25 anni, di Granollers, a 6 km da qui: se tira dritto
sul rettilineo con la sua belva

In gara
Lorenzo (3°): «Avrei
fatto anch’io mezzo
secondo di meno con
la supermorbida».
Dovizioso quinto
numero 41 arriva nel box di casa; il suo scudiero è Maverick
Vinales, 20 anni, di Figueres,
compaesano di Salvador Dalì,
nel palmares un Mondiale
Moto3 nel 2013 e una stagione
nel team di Paris Hilton (proprio lei) nel 2011. Sono i testimonial del nuovo corso Suzuki,
partito quest’anno dopo il ritiro nel 2011. Alla sua guida c’è
Davide Brivio, l’uomo che nel
2004 portò Valentino Rossi in
Yamaha. Considerando le difficoltà che comporta la creazione e lo sviluppo di una moto
competitiva, l’impresa è clamorosa, e lo stesso manager
ammette: «Siamo sorpresi pure noi. Ma la base di telaio era
buona, il know-how dell’azienda non si discute, i piloti sono
validi e la fortuna ci ha aiutato». Qui da Hamamatsu è arrivato un motore più potente.
Mettiamoci poi il vantaggio
della gomma supermorbida
per le Case open (come Ducati)
e il risultato non fa una piega.
«Una cosa spettacolare», lo
definisce Aleix, festeggiato dal

Impresa L’abbraccio tra Espargarò e Vinales dopo l’exsploit delle qualifiche (Action Images)

La griglia
1a fila
1. Espargarò
1’40”546
2. Vinales
1’40”629
3. Lorenzo
1’40”646
2a fila
4. Marquez
1’40”754
5. Dovizioso
1’40”907
6. Pedrosa
1’40”928
3a fila
7. Rossi
1’41”058
8. Smith
1’41”068
9. Crutchlow
1’41”195
4a fila
10. Hernandez
1’41”333
11. Espargaro
1’41”385
12. Iannone
1’41”524
La classifica
1. Rossi p. 118
2. Lorenzo 112
3. Dovizioso 83
In tv ore 14
SkyMotoGP
SkySport1

fratello minore Pol, che parte in
quarta fila su una Yamaha
clienti, dalla famiglia e dagli
amici. Espargarò sr. ha esordito
in MotoGp nel 2009, nel 2011 si
è retrocesso in Moto2, dal 2012

Ciclismo, Delfinato

Nibali perde la maglia gialla
Vincenzo Nibali soffre nella penultima tappa
del Delfinato. Così tanto che perde la maglia
gialla. Vince Chris Froome e la maglia di leader
finisce sulle spalle di Tejay Van Garderen.
Froome va forte nella 7ª frazione, la
Montmelian-Saint Gervais Mont Blanc con sei
Gran premi della montagna. Nibali finisce a
quasi 4 minuti ed esce dalla top ten, forse
provato dalla lunga fuga di venerdì coronata col
2° posto e con la maglia gialla. Oggi ultima
trappa di montagna Saint Gervais Mont BlancModane Valfréjus (156,5 km): Van Garderen ha
18’’ di vantaggio su Froome e 45’’ sullo spagnolo
Intxausti. Al Giro della Svizzera iniziato con una
cronoprologo di 5,1 km, successo dell’olandese
Dumoulin davanti a Cancellara staccato di 2’’.
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è tornato fra i grandi. La velocità c’è sempre stata, visto che nel
2014 aveva acchiappato la sua
prima pole ad Assen. A quanto
pare gli mancava la moto. «Che
bello stare davanti al mio idolo

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Rossi», racconta invece Vinales,
matricola in MotoGp. Più talentuoso di Aleix, è convinto che il
momento non finisca qui: «Abbiamo un bel passo, possiamo
lottare per il podio».
Ma qui forse dobbiamo fermarci. Questo grande equilibrio — 12 piloti in 9 decimi sono una grande conquista per
un movimento che, con regolamenti e scelte anche rischiose,
sta cercando di estendere a più
piloti e Case le chance di vincere, e quindi di produrre show e
business — per ora si ferma al
sabato. In attesa delle novità
2016 (centralina unica e gommista Michelin), la domenica
dovrebbe appartenere ai soliti
noti. Anzitutto Lorenzo, terzo,
in prima fila, in gran forma tecnica e dialettica: «Brava Suzuki,
ma con la loro gomma avrei fatto mezzo secondo meno». Poi,
a vedere il ritmo gara, con le
Ducati un po’ in difficoltà, le
Honda di Pedrosa e Marquez e
la Yamaha di Rossi, che tanto
per cambiare partirà in terza fila. Lui però è ottimista: «Sto
meglio del Mugello e di Le
Mans. Stavolta ci siamo». Dove,
lo vedremo. Il vantaggio su Lorenzo è di soli 6 punti, la leadership è a rischio. Dovesse andare
male, potrà consolarsi con una
bella cena fra amici. Nel paddock gironzolano Biaggi, Gibernau e Stoner: cose da dirsi
con Valentino ne hanno ancora
tante.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Basket, la finale

Reggio Emilia
contro Sassari
Quando la provincia
cerca lo scudetto
Finale
Oggi, ore 20.45
Gara 1
Grissin Bon
Reggio EmiliaBanco
Sardegna
Sassari
(Raisport 1)
Martedì 16
ore 20.45
Gara 2
Grissin Bon
Reggio EmiliaBanco
Sardegna
Sassari
(Raisport 1)
Giovedì 18, ore
20.45
Gara 3
Banco
Sardegna
Sassari-Grissin
Bon Reggio
Emilia
(Raisport1)
Sabato 20, ore
20.45
Gara 4
Banco
Sardegna
Sassari-Grissin
Bon Reggio
Emilia (Raisport
1)
Eventuali gare
5, 6, 7
Lunedì 22,
Mercoledì 24 e
Venerdì 26
sempre alle ore
20.45, diretta
Rai sport 1.

Inizia questa sera tra Reggio
Emilia e Sassari la più inedita
delle finali. Il punto più alto mai
raggiunto dalle due società.
«Eh, ma senza Milano, che
impatto mediatico vuoi che
abbia...». Un bel modo per non
cogliere l’ennesima lezione che
lo sport sa dispensare: non
basta essere i più forti, bisogna
essere i migliori. Intanto. La
Grissin Bon Reggio Emilia è
l’unica squadra italiana ad aver
vinto in stagione una
competizione europea,
l’EuroChallenge, oltre ad essere
quella che ha ricevuto il premio
per il maggior minutaggio di
italiani in campo. Mentre il
Banco di Sardegna in stagione
ha già vinto SuperCoppa e
Coppa Italia. C’è un senso nel
contendersi lo scudetto. A
dispetto di chi lamenta il
ritorno ad una dimensione
«provinciale», questa finale è
tutta da bere, anche perché
Reggio e Sassari giocano un
basket emozionante. La
curiosità ci spinge ad una
maggior conoscenza, seppur
essenziale. Cominciando da
Reggio Emilia, individuando i 4
caposaldi della Reggiana. Alla
base sta il presidente Stefano
Landi, che proprio quest’anno
festeggia i 60 anni della sua
azienda, da officina di
installazione, in silenzio, fino a
leader mondiale degli impianti
gas per auto. L’uomo che 10
anni fa disse: «Se lo hanno fatto
piccole o medie città come
Caserta, Pesaro, Cantù, Treviso
e Siena, perché un giorno
anche Reggio non potrebbe
vincere lo scudetto?». E tutti gli
ridevano dietro. Il secondo lato
del quadrilatero reggiano è
costituito da Alessandro Dalla
Salda, l’ad, entrato in società
insieme a coach Menetti. Landi
ha comprato la macchina, poi
ha dato le chiavi a Dalla Salda.
Sull’angolo opposto sta Max
Menetti, l’allenatore
aziendalista, con la peculiarità
di essere bravissimo nel farsi
comperare i giocatori giusti.
Max che non ha mai
pronunciato la parola budget,
sostituita sempre con sfida.
Infine il Cincia. Il capitano. Il
simbolo della classe operaia
che va in paradiso. Punti, assist
e sacrificio. Lo stesso che 3 anni
fa Cantù pagò pur di
liberarsene. Cominciamo,
dunque, da Reggio Emilia, «la
città del Tricolore», che ne
hanno sempre fatto un vanto,
ma oggi, per scaramanzia,
fingono di dimenticarselo.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

42

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Per il controllo del peso
cambia prospettiva
pensa alla salute

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Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni per l’uso.
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Seguire un regime alimentare ipocalorico
adeguato, uno stile di vita sano e una
regolare attività fisica.
In caso di dieta seguita per periodi
prolungati, oltre le tre settimane,
si consiglia di sentire il parere del medico.

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INNOVAZIONE PER LA SALUTE

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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43
#

CorriereSalute

Medicina/1

Medicina/2

Immunoterapia
nuova arma
nella lotta ai tumori

Il «federalismo
vaccinale» preoccupa
i pediatri italiani

di Adriana Bazzi

di Maria G. Faiella

Le pagine del vivere bene
www.corriere.it/salute

Cureremo l’ansia
con uno yogurt?

La riflessione

di Claudio Mencacci*

LA PSICHIATRIA
CONTRO I PREGIUDIZI

È

pesante come un macigno la vergogna
e il marchio di disgrazia e di disagio che
pesa sulle malattie mentali. Stigma,
etichetta, stereotipo tutto a indicare una
discriminazione, una svalutazione, un «noi
diversi dagli altri». Questa ingiustizia crea
sofferenza in molte persone affette da disturbi
psichici, dai più severi (schizofrenia, disturbi
bipolari, ossessivi-compulsivi, anoressia) ai
più comuni (depressione, ansia panica e cronica). Una stigmatizzazione che impatta su
diverse aree della vita, dalla condizione socioeconomica alle relazioni interpersonali, al
ritardo o alla mancanza di diagnosi e cure
adeguate, alla qualità e quantità di vita.
Tanti sono i pregiudizi sulle malattie mentali: pericolosità (nonostante i dati confermino
che non vi sono correlazioni tra malattia e
violenza), inguaribilità, incapacità di lavorare.
Questa stigmatizzazione è un problema di
salute pubblica che pesa sull’intera società.
Che cosa fare per ridurre questa discriminazione? Da un lato le Società scientifiche, come
quella di psichiatria, devono segnalare rapidamente le violazioni dei diritti, porre enfasi
sullo sviluppo di buone pratiche che facilitino
il controllo di qualità delle cure e degli esiti,
avere legami con altre Società scientifiche
mediche e con la Medicina generale, collaborare con le associazioni di pazienti e familiari e
con i volontari, rendere noti i progressi su cure
e assistenza agli organismi istituzionali, e,
soprattutto, dare informazioni aggiornate.
Va cambiata la mentalità della pubblica opinione e per questo bisogna far arrivare informazioni adeguate e corrette al pubblico attraverso i media. La bassa considerazione dei
disturbi psichici si riflette anche sugli scarsi
finanziamenti dedicati ai Servizi di salute
mentale. Ridurre lo stigma è quindi importante per consentire alle Istituzioni di investire in
questo campo riconoscendo quanti benefici
può portare all’intera popolazione ( la salute
mentale pesa oltre il 3% del Pil). Purtroppo
manca ancora nel piano nazionale delle cronicità qualunque riferimento alla psichiatria e
alla depressione. Va messo in atto in tempi
rapidi un piano nazionale di sensibilizzazione
e lotta alla depressione (prevalenza oltre il 13%,
doppia nelle donne). Un programma che veda
coinvolti tutti gli stakeholder istituzionali, in
particolare la Commissione Igiene e Sanità del
Senato, le Società scientifiche competenti, la
medicina generale e l’Ong Onda , affinché la
nostra sia l’ultima generazione a permettere
che vergogna o stigma regnino al di sopra
della scienza e della ragione.
* Past President Soc. It. di Psichiatria

Per saperne
di più
sul sistema
nervoso
centrale
www.corriere.it
/salute/
neuroscienze

L’insieme dei batteri presenti normalmente nel nostro
intestino costituisce un vero e proprio organo endocrino,
che produce neurotrasmettitori come quelli utilizzati dal
cervello. Uno scenario che apre prospettive di trattamento
con alimenti fermentati per diverse patologie psichiche

●Il numero
Giornata mondiale sulla Sla
Regate e concerti per i malati

6

mila

Gli italiani
affetti
dalla Sla
(sclerosi
laterale
amiotrofica)

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U

na giornata in mare, su imbarcazioni
appositamente attrezzate, e il concerto
di Ron, il 20 giugno a Piombino. E ancora una regata competitiva, il giorno dopo: sono le iniziative di Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica; www.aisla.it)
per celebrare la Giornata mondiale sulla Sla
promossa ogni 21 giugno dalla rete internazionale delle associazioni che si occupano di questa patologia e delle malattie del motoneurone.
Sono circa 6 mila i malati di Sla in Italia. Per
aiutarli, è stata bandita anche un’asta benefica
e i fondi raccolti sosterranno appunto il Centro
d’ascolto di Aisla, che dal 2003 offre consulenza
telefonica gratuita alle persone con sclerosi
laterale amiotrofica e ai loro famigliari (tel. 02
43986673), grazie a un’équipe di 19 medici e
esperti. Solo nel 2014 il Centro ha risposto a più
di 1.500 chiamate. L’Associazione conta 60 sezioni locali in 19 regioni italiane e 1.878 soci.

44

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SALUTE

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

La patologia

Dossier

Non sorprende
che l’intestino
sia «irritabile»

Medicina

Attività
Molti sono
i meccanismi
attraverso
i quali
i microrganismi
intestinali
possono
condizionare
lo stato
psichico
e il benessere:
influenzando la
produzione di
neurotrasmettitori e
neuropeptidi,
regolando la
comunicazione
tra i neuroni,
attivando
circuiti neurali
tra intestino
e cervello.
Possono avere
pure proprietà
analgesiche
e migliorare
lo stato
nutrizionale,
per esempio
producendo
Omega-3.

n disturbo per il quale è importante lo
studio del microbioma è la sindrome
dell’intestino irritabile. Si tratta di una
condizione che colpisce circa il 15% della
popolazione delle società industrializzate e non è
ancora del tutto chiarita la sua origine, anche se si
sa che un ruolo è giocato dallo stress, dalla
presenza di disturbi psicologici, da alterazioni della
motilità intestinale. Ne esistono diverse forme, che
possono esprimersi con vari sintomi, ma spesso

U

c’è un’alternanza di periodi di stipsi e di diarrea.
Diverse ricerche hanno studiato questo disturbo
confrontando i profili microbici intestinali
di persone sane e di persone con sindrome
dell’intestino irritabile. Quello che sta emergendo è
che alla base della condizione vi è una alterazione
del microbioma intestinale, come indica anche
il fatto che la sindrome si presenta più facilmente
in seguito a un episodio di gastroenterite.

D. d.D.

Aumentano le prove che la modificazione della flora batterica
intestinale possa influenzare le risposte psichiche, migliorando
o peggiorando determinati comportamenti. Agli studi di laboratorio
ora si sono aggiunti i primi riscontri attendibili sull’uomo

P

Perché ragioniamo
(anche) di pancia

er quanto possa sembrare strano, i batteri normalmente presenti nell’intestino possono modulare alcune funzioni psichiche. È un fenomeno che apre scenari di interesse biologico e terapeutico, tanto che il Journal of American Medical Association (JAMA) gli ha dedicato un
editoriale. Tutto è iniziato con ricerche condotte
sui topi, ma ora si è passati anche agli esseri
umani. Studiosi guidati da Emeran Mayer, dell’University of California di Los Angeles, hanno
dimostrato che in un gruppo di donne sane è
possibile ridurre la risposta a un compito che
genera ansia, modificando la composizione dei
batteri intestinali attraverso l’assunzione due
volte al giorno di una bevanda di latte fermentato. La bevanda contiene il Bifidobacterium animalis e il Lactococcus lactis oltre che due altri
ceppi di batteri presenti nello yogurt, lo Streptococcus thermophilus e il Lactobacillus bulgaricus. Alla modifica comportamentale corrisponde un cambiamento alla Risonanza magnetica



La ricerca
É stato dimostrato
che in donne sane
si riduceva la risposta
ansiosa se queste
assumevano
due volte al giorno
una bevanda di latte
fermentato

In farmacia

funzionale cerebrale, ossia una ridotta attività in
una rete di neuroni responsabile della risposta
ansiosa. Un altro gruppo di donne ha fatto da
controllo, assumendo una bevanda simile, ma
non fermentata, e non ha avuto riduzione della
risposta ansiosa, né modifica alla Risonanza. Secondo il Mayer «questa è la prova che, in linea di
principio, se si manipola il microbioma intestinale (l’insieme di questi batteri) si può ottenere
una risposta significativa a livello di un segnale
cerebrale che coinvolge più aree».
In effetti gli studi sui topi avevano portato a risultati sorprendenti. Si è scoperto che scambiando i batteri nell’intestino di un ceppo di topi
ansiosi con batteri di un ceppo di topi più coraggioso, le due qualità comportamentali si invertivano. Topi mantenuti in stato germ-free, ossia
privi di batteri, sono meno ansiosi di topi dello
stesso ceppo normalmente colonizzati dai batteri, e si è anche scoperto che a seconda del tipo di
batterio usato è possibile modulare la loro propensione all’ansia. Ad esempio, il Campylobacter jejuni incrementa l’ansia, mentre il Lactobacillus e il Bifidobacterium la riducono. Tra
l’ansia e i batteri intestinali esiste anche una relazione inversa, ossia se vengono indotti artificialmente stati ansiosi, ad esempio attraverso la separazione dei neonati dalla madre, cambia la
composizione della popolazione batterica intestinale. Studi simili sono stati realizzati anche
per altri tipi di risposte comportamentali. Si è visto che ceppi di Lactobacillus hanno un’azione
antidepressiva, che normalizza il livello del corticosterone e modula i recettori del GABA, un
importante mediatore cerebrale.
Sulla base di queste indicazioni provenienti
dalla ricerca su animali, sono in corso studi che
valutano la possibilità di utilizzare nell’uomo
ceppi di batteri come trattamento per disturbi
psicosomatici. Un gruppo della McMaster University, in Canada, sta provando a trattare con un
ceppo di Bifidobacterium persone affette da sindrome del colon irritabile che hanno anche elevati punteggi alle scale per la depressione. Lo
studio prevede di verificare mediante Risonanza
magnetica funzionale, anche l’effetto su aree cerebrali come la corteccia frontale, l’ippocampo e
l’amigdala, notoriamente coinvolte nei fenomeni depressivi. Altri studi cercano di capire se ag-

giungendo a un antidepressivo la somministrazione di specifici ceppi batterici è possibile ottenere una risposta terapeutica positiva.
«Siamo solo all’inizio di un processo di comprensione dei complessi meccanismi di influenza reciproca tra intestino e cervello — dice il dottor Federico Balzola, gastroenterologo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della
Salute e della Scienza di Torino —. Interazioni
che hanno radici antiche, già ipotizzate da Ippocrate, ma che solo ora iniziamo a spiegare. Non
solo grazie a strumenti tecnologici in grado di
eseguire rapidamente processi di analisi un
tempo impensabili, ma anche grazie all’applicazione della bio-informatica. Così possiamo comprendere non solo il microbioma, ma anche il
metaboloma, l’insieme delle impronte chimiche
lasciate nei liquidi biologici dalle attività vitali
delle cellule, batteri compresi. L’analisi di queste
enormi quantità di dati confrontata con la Riso-

La sperimentazione
Alla McMaster University, in Canada,
si testa il Bifidobacterium
in persone con elevati punteggi
nelle scale per la depressione
nanza magnetica funzionale permette di intravedere meccanismi dell’asse intestino-cervello,
fino a ora solo intuiti. Ci vorrà del tempo per tradurre questi risultati in cura, però abbiamo imboccato una strada nuova per la comprensione
di patologie neuropsichiatriche. Certamente ci
sarà la possibilità di correggere la permeabilità
intestinale eccessiva, il cosiddetto leaky-gut, e la
flora batterica alterata (disbiosi), attraverso particolari cibi o psico-biotici grazie a formulazioni
su misura. Sono già stati pubblicati studi preliminari, per ora su pochi pazienti, che valutano
l’effetto dell’impianto dell’intera comunità batterica di un donatore sano in un individuo con
una malattia nel migliorare i meccanismi metabolici e autoimmuni in molte patologie degenerative, metaboliche o neuropsichiatriche».
Danilo di Diodoro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il ruolo dell’alimentazione
sull’equilibrio mentale

A

lla luce di quanto si sta
scoprendo sulle proprietà del microbioma
in chiave endocrina e
di regolazione del metabolismo dei neurotrasmettitori cerebrali, è naturale che si possa
pensare di provare a modulare
lo stato psichico utilizzando
specifici alimenti.
Si tratta di un ambito di ricerca, tuttavia, da considerare
con cautela, perché è difficile
valutare gli effetti di un alimento su condizioni psichiche soggette a molte variabili. Inoltre
gli interessi commerciali potenzialmente in gioco possono
indurre a sopravvalutare eventuali effetti.
Una riprova viene da quanto

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pubblicato dalle riviste scientifiche: diversi articoli di revisione degli studi condotti sull’efficacia dei probiotici oppure sull’efficacia di altri alimenti sono
scritti da esperti collegati alle
industrie produttrici.
Un’interessante linea di ricerca riguarda i cibi fermentati
di uso tradizionale. Cereali,
verdure, pesce, carne e latte,
sono stati conservati anche pri-

Elementi neuroattivi
Sono parecchie
le sostanze nella dieta
che condizionano
le attività cerebrali

ma dell’avvento delle tecniche
di refrigerazione, ed è così che
sono nati cibi naturalmente
fermentati. Ma anche dopo lo
sviluppo di tecniche di conservazione basate su additivi chimici oppure sul freddo, i cibi
fermentati non sono stati abbandonati. Le bevande alcoliche e lo yogurt sono esempi di
questo tipo di alimenti, che interagiscono con l’organismo
non solo per influenza diretta
sul microbioma intestinale, ma
anche per azione antiossidante
e antinfiammatoria, importanti per la prevenzione di stati depressivi.
«Sono molte le sostanze
neuroattive di origine dietetica
oppure batterica in grado di in-

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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

SALUTE

45
#

Benefici
Buonumore da frutta
e verdura grazie
agli «opportunisti»

Controllo

Impatto diretto
gastroenterico

2 Sistema

Regolazione

3 Metabolismo

5 Ipotalamo

4 Sistema

6 Ipofisi

immunitario

nervoso
enterico

Influenza

M

cardiovascolare

Corriere della Sera / Mirco Tangherlini

5 9
6
4

8

7
1

2

10 14

Il peso di tutti questi
microrganismi oscilla
tra 1 e 2 kg

microrganismi

Il microbioma (insieme di tutti
questi batteri e del loro
patrimonio genetico) umano
è composto da almeno

Il numero di microrganismi
presente in un adulto
è 10 volte superiore
a quello delle cellule
che compongono
l’organismo

fluenzare crescita e attività cerebrali — dice Federico Balzola, gastroenterologo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della
Scienza di Torino —. Così come abitudini alimentari e comportamentali moderne, compresa la maggiore igiene, possono alterare un equilibrio evolutivo immutato per milioni di
anni. Il reciproco “farming” (allevamento) tra i batteri che colonizzano l’intestino sterile del
neonato e il suo sistema immunitario nei primi 12 mesi di vita
è condizione cruciale per lo
sviluppo di molte funzioni fisiologiche metaboliche e cerebrali. Il tipo di parto e di allattamento, il tempo in cui è avvenuto lo svezzamento, un uso
eccessivo di antibiotici o l’eccessiva igiene, l’appartenenza a
una famiglia poco numerosa e
così via, sono variabili che possono influenzare il microbioma e predisporre, anche ad an-

ni di distanza, a malattie autoimmuni o degenerative».
È su questi presupposti che
si basa la ricerca più recente.
«I cambiamenti ambientali
degli ultimi anni — dice ancora Federico Balzola — hanno
influenzato negativamente il
microbioma, ma hanno consentito allungamenti della so-

1000 diverse specie
e da oltre
7000 diversi ceppi

all’infiammazione, così come obesità e
tendenza alla depressione.
È anche attraverso questo complicato
meccanismo di interazione batteriorganismo che le fibre contenute nei
vegetali e nella frutta possono aiutare
a mantenere uno stato di buona salute
fisica e psichica.

D. d. D.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un organo endocrino
fatto tutto di «microbi»

comportamento

8 Sistema

Nell’intestino di un adulto
ci sono circa

produce come scarto alimentare una
sostanza chiamata butirrato, dotata di
una funzione regolatoria sui processi
infiammatori. Recenti ricerche,
riportate dalla rivista Nature, hanno
dimostrato che quando per qualche
motivo nell’intestino viene meno
la presenza di questo batterio e di altri
batteri simili, possono comparire
manifestazioni patologiche legate

9 Cervello e

7 Surrene

3

A

Le funzioni

SU CHE COSA AGISCONO I BATTERI

1 Tratto

lcuni batteri intestinali, definiti
opportunisti, aspettano l’arrivo
delle fibre solubili presenti in
certi cibi, come i legumi,
i cereali e la frutta. Si tratta infatti del
loro pasto, al quale possono alternare
anche gli zuccheri contenuti nel sottile
strato di muco che ricopre le cellule
intestinali. Tra questi batteri si trova
il Faecalibacterium Prausnitzii, che

Nuova filosofia
L’intervento medico
potrà essere
di tipo preventivo
con cibi specifici
Prospettive
Si ipotizzano terapie
più naturali per
soggetti fragili rispetto
agli psicofarmaci

iliardi e miliardi di
batteri presenti nell’organismo e in particolare nell’intestino svolgono funzioni diverse:
aiutano la digestione, tengono
lontani i “colleghi” pericolosi
per la salute, sintetizzano vitamine, interagiscono con la rete
di cellule nervose dell’intestino, tanto fitta da essere stata
definita il “secondo cervello”.
Ma negli ultimi anni si è scoperto che il microbioma ha anche un’azione a distanza su vari
organi e distretti, cervello compreso, tanto da poter essere
considerato a sua volta un vero
e proprio organo endocrino.
Un organo di tutto rispetto, se
si considera che in un adulto il
suo peso può oscillare attorno
ai due chili. Sul microbioma
come organo endocrino misconosciuto la rivista Molecular Endocrinology ha pubblicato di recente una revisione,
scritta dal Gerald Clarke dell’Alimentary Pharmabiotic
Centre and Department of
Psychiatry and Anatomy and
Neuroscience dell’University
College di Cork, in Irlanda, e
dai suoi collaboratori.
Le sostanze attive messe in
circolo dal microbioma intestinale sono centinaia e molto più
eterogenee di quelle prodotte
dagli altri organi endocrini. Alcune di esse sono simili a importanti mediatori chimici che
regolano la comunicazione tra
le cellule cerebrali, quali serotonina, noradrenalina, dopamina, acido gamma amino butirrico (GABA). Quest’ultimo,
un neurotrasmettitore inibitorio che gioca un ruolo importante nei fenomeni ansiosi, è
sintetizzato da diversi ceppi di
lattobacilli, che ora sono sotto
osservazione come potenziali
produttori di “farmaci” direttamente all’interno dell’organismo. Molta attenzione si sta
concentrando anche su sostanze quali il triptofano, precursore della serotonina, anch’essa
coinvolta in importanti funzioni psichiche, come il mantenimento del tono dell’umore.
Oltre a produrre svariate sopravvivenza e qualità di vita
inimmaginabili dall’uomo primitivo. Alla luce delle ricerche
sulle interazioni alimenti-cervello, l’intervento della medicina può essere di tipo preventivo. Si può agire nella fase di imprinting della flora batterica
che avviene nel bambino nel
corso del primo anno di vita,
attraverso alimenti-farmaci
oppure attraverso supplementi, mirati sulla base di un determinato background genetico».
«La farmacologia nutrizionale o batterica mirata — conclude il gastroenterologo torinese — potrà in futuro intervenire positivamente sui meccanismi alterati nei soggetti
malati o nelle persone più fragili anche in età avanzata, utilizzando terapie più naturali se
paragonate agli psicofarmaci
che sono attualmente disponibili».
D. d. D.

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stanze di tipo ormonale, il microbioma è anche capace di rispondere a secrezioni provenienti da altri organi. È un’area
di studi chiamata Endocrinologia microbica, e si concentra
sullo stimolo che tali secrezioni possono apportare allo sviluppo del microbioma.
Non sempre si tratta però di
stimoli positivi. Ad esempio è
stato verificato che stati di
stress acuto generano un aumento dei livelli di noradrenalina che, a loro volta, possono
fungere da substrato per una
crescita anomala nell’intestino
dell’Escherichia coli (batterio
normalmente ospitato senza
provocare disturbi), uno sbilanciamento che genera un’alterazione delle secrezioni del
microbioma, con il rischio che
l’assetto ormonale dello stress
si prolunghi anche dopo la fine
dello stimolo.
Questo misconosciuto e per
certi aspetti “virtuale” organo
endocrino inizia a svilupparsi
alla nascita, quando l’intestino
del bambino viene colonizzato
dai batteri che incontra nel canale del parto. «I dati raccolti

A distanza
Negli ultimi
anni si è
scoperto che
il microbioma,
oltre a svolgere
funzioni
quali aiutare
la digestione
oppure
sintetizzare
vitamine,
ha anche
un’attività
«inaspettata»
a distanza
che si esplica
su varie parti
dell’organismo,
per esempio
sul cervello.

finora indicano che i bambini
nati attraverso il parto cesareo
sviluppano un microbioma diverso da quelli che nascono per
via vaginale — dice Clarke —.
Ne deriva che i primi possono
avere risposte immunitarie
aberranti nel breve termine e
manifestare un maggior rischio a lungo termine per
quanto riguarda le malattie autoimmuni. Non si sa ancora se
il parto cesareo alteri la successiva capacità di funzionamento
endocrino del microbioma intestinale, ma sembra probabile
che sia così, ed è stato osservato un maggior rischio di diabete in questi bambini». Normalmente il microbioma di un
bimbo risulta stabilizzato come quello di un adulto verso ai
tre anni. In età avanzata tende a
perdere parte delle sue funzioni, come molti altri organi endocrini, e alcune ricerche indicherebbero una differenza
qualitativa del microbioma degli anziani in buona salute rispetto a quella di coetanei in
condizioni cliniche non buone
D. d. D.
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L'esperto
risponde
Sulle patologie
dell’intestino
su
http://forum.
corriere.it/
gastroenterol
ogia

46

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SALUTE

Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Accessibilità

Medicina

Si ripropone
il problema
dei prezzi altissimi

Fda, l’ente americano per il controllo dei
farmaci, ha appena approvato, in tempi
rapidissimi, l’uso di un nuovo farmaco
immunoterapico, il nivolumab, per il
trattamento del tumore al polmone non a piccole
cellule metastatico. In America è a disposizione di
chi paga (privati o assicurazioni). In Italia, dove
esiste un sistema sanitario nazionale, le cose
vanno diversamente e in attesa dell’iter di
registrazione (e della decisione circa la

L’

rimborsabilità) sono stati attivati programmi di
“expanded access”: cioè l’azienda mette a
disposizione gratuitamente il farmaco a chi ne fa
richiesta. Lo stesso vale per la combinazione di
nivolumab e ipilimumab nel trattamento del
melanoma. Una volta che verranno messi sul
mercato si porrà sicuramente un problema di costi:
si tratta di farmaci innovativi che costeranno fra i
50 mila e i 150 mila euro per paziente per anno.

A. Bz.

Con le difese all’attacco del tumore
Una nuova strategia mira a stimolare il sistema immunitario contro le cellule neoplastiche
DALLA NOSTRA INVIATA A CHICAGO

Per saperne
di più
sui tumori
e sulle loro
terapie
www.corriere.it
/salute/
sportello_
cancro

F

orse per la prima volta,
nella storia delle cure
contro il cancro, si può
davvero parlare di guarigione, anche per pazienti con
malattia metastatica. O almeno
per alcuni. La promessa arriva
da una nuova classe di farmaci
antitumorali che stimolano le
difese immunitarie dell’organismo ad aggredire il tumore: gli
immunoterapici.
“Trattamento di rottura”,
“grande ottimismo”, “molto
eccitante”: questi i commenti
di alcuni specialisti (fra i 25 mi-

Il meccanismo
1 Le cellule tumorali producono sulla loro
superficie molecole (recettori)
che si legano ad altri recettori presenti
sui linfociti T del sistema immunitario.
Il risultato è un blocco dei linfociti T
(chiamati killer) che dovrebbero distruggere
le cellule tumorali
Cellula
tumorale

Linfocita T

Recettore

Recettore

Legame
tra i ricettori

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2 I farmaci immunoterapici sono anticorpi
monoclonali che si agganciano
ai recettori dei linfociti T impedendo così
a questi ultimi di legarsi alle cellule tumorali.
I linfociti T «liberati» ritornano a fare
il loro lavoro, cioè ricominciano a uccidere
le cellule tumorali
Linfocita T

Cellula
tumorale

Farmaco
immunoterapico
che impedisce
il legame

Linfocita T
libero di aggredire
la cellula tumorale

la) riuniti a Chicago per il meeting annuale degli oncologi clinici (Asco).
Ecco che cosa dicono alcuni
studi presentati al congresso.
Uno dei più importanti riguarda il tumore al polmone
non a piccole cellule squamoso
metastatico: una forma con
una prognosi non buona. «Il 51
per cento dei pazienti con questa neoplasia trattato con nivolumab (un immunoterapico,
appunto) — dice Lucio Crinò,
oncologo a Perugia, uno dei coordinatori della sperimentazione — è vivo dopo un anno,
rispetto al 39 per cento di chi
invece viene curato con docetaxel, il chemioterapico standard. È presto per dire che l’immunoterapia renderà questi
pazienti dei lungo-sopravviventi, ma visti i risultati positivi
già osservati sul melanoma è
molto probabile che queste
percentuali di risposte positive
si mantengano nel tempo».
Un secondo studio, sull’adenocarcinoma polmonare, ha
dimostrato analoghi benefici
in termini di sopravvivenza: le
due neoplasie rappresentano il
90 per cento di tutte le forme
che colpiscono questo organo
ed è evidente l’impatto clinico
che potranno avere questi farmaci.
L’idea di stimolare le difese
dell’organismo per combattere
il cancro non è nuova, ma in
anni passati non ha funzionato
e così si è continuato a distruggere il tumore con la chemioterapia (che colpisce anche i tessuti sani) o, più recentemente,
grazie ai progressi della genetica, si è pensato di colpire bersagli specifici delle cellule tumorali (identificati, appunto,
attraverso l’analisi del loro
Dna) con quella che si chiama
la targeted therapy: farmaci
che hanno come bersaglio da
uccidere le cellule tumorali, risparmiando le cellule sane.
Queste terapie non sono tramontate, ma ora si aggiunge la
terza chance: l’immunoterapia.
I ricercatori hanno scoperto
le relazioni (pericolose) che si
instaurano fra cellula tumorale
e linfocita T del sistema immunitario (il killer delle cellule tumorali). La prima sviluppa recettori che si legano ad altri recettori, presenti sui linfociti T
(si chiamano immunocheckpoint), e li “frenano”, impedendo loro di uccidere le cellule tumorali. Obiettivo dei farmaci immunoterapici è quello
di “riattivare” i linfociti.
Come? Togliendo il freno
con farmaci, come il nivolumab, che bloccano i checkpoint dei linfociti in modo
che non si possano più legare
alle cellule tumorali: i linfociti
così “liberati” possono fare il
loro lavoro di “killer” (si chiamano proprio così anche in
termini medici).
La storia moderna dell’immunoterapia è cominciata nel
qualche anno fa con l’ipilimumab e il melanoma è stato la
sua palestra di allenamento.
Questo farmaco aumenta la sopravvivenza in pazienti con
malattia metastatica, tanto che
due su dieci sopravvivono dopo dieci anni. «Nel melanoma

stiamo adesso sperimentando
la combinazione di due immunoterapici, nivolumab e ipilim u m a b — p r e c i s a Pa o l o
Ascierto dell’Istituto Tumori di
Napoli, Fondazione Pascale —
che aumenta ancora di più le
probabilità di sopravvivenza
dei pazienti rispetto all’ipilimumab da solo».
Sono più di venti gli studi in
corso sull’immunoterapia e
stanno dimostrando l’efficacia
di questi composti anche in altri tipi di tumore, come il glioblastoma del cervello, i tumori
del rene, quelli della testa collo
o del colon- retto (dove un altro
farmaco di questa categoria, il
pertuzumab sta dando buoni
risultati) o, ancora, tumori del
seno particolarmente aggressivi (chiamati triplo-negativo).
Ma non sono tutte rose e fiori. L’immunoterapia pone una
serie di problemi, compreso
quello di nuovi effetti collaterali, che vanno risolti.
Il primo punto da rivedere
sono le modalità di sperimentazione. «Con questi nuovi farmaci — spiega Pierfranco Conte, dell’Istituto oncologico veneto di Padova — è difficile in-

Studi in corso
Sono più di venti
le ricerche oggi
in svolgimento
sull’immunoterapia
Limiti
Gli effetti collaterali
non sono ancora
ben conosciuti
e andranno affrontati
terpretare i risultati degli studi
clinici perché può succedere
che i benefici siano tardivi (il
sistema immunitario risponde
con i suoi tempi, ndr) e non si
hanno parametri precisi per
valutare l’efficacia. Anche i modelli statistici, finora usati nelle
sperimentazioni per stabilire
se un trattamento è migliore di
un altro, devono essere ripensati».
Poi ci sono gli effetti collaterali, forse minori rispetto a
quelli della chemioterapia, ma
nuovissimi. Occorre imparare a
conoscerli, perché quando si
interviene su un sistema delicato, come quello immunitario, le conseguenze possono
essere imprevedibili. «L’elenco
delle tossicità è piuttosto lungo
— commenta Filippo de
Braud, oncologo all’Istituto Tumori di Milano — e comprende diarrea, polmoniti, ipotiroidismo, encefalopatie, malattie
autoimmuni (legate appunto al
fatto che si interviene sul sistema immunitario). L’importante è prevedere questi effetti e
gestirli. La diarrea, per esempio va trattata con cortisonici».
C’è però una notizia positiva:
anche quando si interrompe il
trattamento per la tossicità, il
paziente continua a rispondere
all’immunoterapia.
Adriana Bazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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SALUTE

47
#

Chirurgia

Medicina

l laser a eccimeri viene applicato sulla cornea
con diverse tecniche, la cui scelta si basa su un
accurato studio delle caratteristiche individuali
dell’occhio. «Nelle procedure superficiali, come
la Prk, — spiega Paolo Vinciguerra, direttore di
Humanitas Centro Oculistico — si assottiglia la
superficie della cornea per modificare forma e
spessore. Nelle tecniche intrastromali, come la
Lasik, si taglia un piccolo lembo di cornea creando
una “finestra”, al di sotto della quale si opera con il

I

Il laser a eccimeri
per «correggere»
la cornea

Mi spieghi dottore

laser a eccimeri per assottigliare, poi il lembo viene
richiuso. In entrambe le modalità, quello che conta
è la precisione della correzione ottica: il laser deve
trattare un’area abbastanza vasta, per ottenere
una buona visione anche al buio, con la pupilla
dilatata; deve essere rapido e flessibile; deve
intervenire in modo preciso e personalizzato,
correggendo anche le piccole variazioni individuali.
Questo è possibile con le più recenti tecnologie».

A. S.

Quando e perché si manifesta la miopia?
Lo specialista

La miopia è un difetto visivo legato al fatto
che i raggi luminosi provenienti da oggetti
lontani cadono su un piano posto davanti
alla retina, generando un'immagine retinica
confusa. Il risultato è che gli oggetti
lontani appaiono sfuocati

Il bulbo oculare allungato
fa vedere male da lontano
e il problema può
insorgere a qualsiasi età

RETINA

LE CAUSE

Nell’occhio normale le immagini
si formano sulla retina e danno
luogo a una messa a fuoco nitida

Le cause principali della miopia sono

L
Direttore
di Humanitas
Centro
Oculistico,
Milano

L'esperto
risponde
alle domande
sulla vista nei
bambini
all’indirizzo
http://forum.c
orriere.it/vista
-nel-bambino

Un bulbo oculare più lungo del normale
(miopia assiale)
Una curvatura maggiore della norma della cornea
(potrebbe essere spia di cheratocono) o del cristallino
Un eccessivo potere refrattivo del cristallino
(la lente all’interno dell’occhio è più “potente”
della norma). Questo avviene soprattutto
nella cataratta, condizione che colpisce il nucleo
del cristallino, facendolo addensare e aumentando
così il suo indice di refrazione

CORNEA
Nell’occhio miope l’immagine
si forma davanti alla retina,
generando una visione sfuocata
degli oggetti lontani

I SINTOMI

I sintomi tipici della miopia sono
Visione sfuocata quando si guardano gli oggetti lontani.
Quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore
è la distanza alla quale si vede bene
Necessità di strizzare gli occhi, socchiudendo
le palpebre, per cercare di mettere a fuoco
gli oggetti lontani
Affaticamento della vista e mal di testa per il continuo
sforzo di messa a fuoco

Visione
normale

Visione
con miopia

LA DIAGNOSI

La diagnosi di miopia avviene durante la visita oculistica, con la quale si misura
innanzitutto l'acutezza visiva, che esprime la prestazione visiva raggiungibile
da ciascun occhio. Si misura in decimi facendo leggere su tabelloni appositi lettere
o numeri. Quanto più piccoli sono i simboli riconosciuti tanto maggiore è l'acutezza
visiva (gli occhi sani hanno una capacità visiva di 10 decimi)
Per determinare con precisione l’entità del difetto visivo si ricorre anche
all’instillazione di gocce cicloplegiche, che provocano la dilatazione della pupilla
e una difficoltà nella messa a fuoco
La miopia si misura in diottrie. Per esempio, se a una persona mancano tre
diottrie all'occhio destro, significa che con quell'occhio riesce a vedere da 7 metri
una lettera che una persona non miope distingue da 10 metri di distanza
Sulla base dell'entità del difetto, la miopia si può distinguere, in lieve (fino a 3
diottrie), media (da 3 a 6 diottrie), elevata (oltre le 6 diottrie)
LE CURE

I metodi più comuni per correggere la miopia sono gli occhiali da vista e le lenti a contatto. Un'altra opzione di trattamento è la chirurgia refrattiva
OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
Questi presidi determinano un riorientamento dei raggi luminosi
in modo che possano convergere sulla retina, compensando
le alterazioni anatomiche dell’occhio miope

CHIRURGIA REFRATTIVA
Si avvale dell’uso del laser a eccimeri che agisce modificando
la curvatura della cornea e, di conseguenza, il suo potere refrattivo
(capacità d’ingrandimento), permettendo la focalizzazione
dell’immagine sulla retina. Esistono due tipi principali di interventi
Interventi superficiali, come la PRK o fotocheratectomia refrattiva,
in cui si assottiglia la superficie della cornea per modificare la forma
e lo spessore della lente corneale

LENTE DIVERGENTE

FORMA OCCHIO NORMALE

Interventi intrastromali, come la LASIK o cheratomileusi con laser
a eccimeri, in cui si taglia un piccolo lembo di cornea creando
una «finestra» (flap) (1) al di sotto della quale si opera con il laser
a eccimeri per assottigliare la cornea (2). Successivamente il lembo
viene richiuso (3)

Per correggere la miopia si usano lenti divergenti (negative), che fanno
in modo che i raggi luminosi cadano sulla retina e non davanti ad essa

LE INDICAZIONI

Corriere della Sera / Mirco Tangherlini

Paolo
Vinciguerra

a miopia è il difetto visivo più frequente
al mondo; in Italia si contano almeno 2-3
miopi ogni 10 persone.
Qualcuno sostiene che le moderne
abitudini di vita, come passare ore davanti allo
schermo di un pc, di un tablet o di un cellulare,
possano favorirne lo sviluppo. «In realtà uno
studio recente su grandi numeri non ha evidenziato un chiaro legame — osserva Paolo Vinciguerra, direttore di Humanitas Centro Oculistico, Milano —. Quello che è ormai evidente è
che quanto più è precoce lo sviluppo della miopia, tanto maggiore è il rischio che peggiori con
la crescita».
A che cosa è dovuta?
«Nella maggior parte dei casi la miopia è
causata da un bulbo oculare più lungo del normale, così i raggi luminosi provenienti da oggetti lontani, invece che cadere sulla retina, si
fermano davanti a essa, generando una visione
sfocata. Lo stesso può accedere se c’è una curvatura eccessiva della cornea, frequente nel caso
di una malattia oculare chiamata cheratocono.
Altre volte la miopia deriva da un eccessivo potere refrattivo del cristallino: può avvenire in
caso di cataratta, che comporta l’opacamento
del cristallino».
È una condizione ereditaria?
«Esiste una familiarità. Quando entrambi i
genitori sono miopi, le probabilità che i figli lo
siano sono alte. Analizzando le modalità di trasmissione, però, risulta chiaro il coinvolgimento di più geni, probabilmente influenzati anche
da fattori ambientali».
Il miope rischia di più il distacco di retina?
«Il fatto che l’occhio miope sia più lungo del
normale fa sì che tutti i tessuti siano sottoposti
a uno stress maggiore, questo favorisce lesioni a
livello della periferia della retina che può assottigliarsi tanto da andare incontro a lacerazioni e
quindi al distacco. Questo è vero soprattutto per
le miopie elevate».
Come si riconosce la miopia?
«La miopia può insorgere a tutte le età.
In gran parte dei casi si sviluppa nell’adolescenza e tende ad aumentare durante lo sviluppo corporeo, per stabilizzarsi intorno ai 20-25
anni. In alcuni casi però può continuare a peggiorare. Scoprirne la presenza è semplice, anche nei bambini piccoli. I primi controlli oculistici sono indicati tra i tre e i sei anni, a seconda
dei casi. Segnali spia sono: la tendenza a stropicciare gli occhi per cercare di migliorare la
messa a fuoco, la difficoltà a vedere oggetti lontani, l’affaticamento visivo e il mal di testa che
spesso ne consegue. Per una diagnosi certa è
sufficiente un’accurata visita oculistica che preveda anche l’uso di gocce ciclopegiche (per far
dilatare la pupilla). Se si sospetta la difficoltà a
vedere da lontano possa essere la spia di altri
problemi, come il cheratocono oppure una
cataratta precoce, possono servire ulteriori accertamenti».
Quali sono gli strumenti per correggerla?
«Occhiali (particolarmente indicati nei bambini perché più facili da gestire), lenti a contatto
(conviene aspettare l’adolescenza, salvo eccezioni) e, per chi vuole liberarsene per sempre,
la chirurgia refrattiva, se vi sono le indicazioni.
Per valutare l’idoneità a questo tipo di trattamento è fondamentale un’accurata valutazione
delle caratteristiche cliniche del soggetto.
Di norma l’intervento viene eseguito sui due
occhi nella stessa seduta operatoria, in ambulatorio e con anestesia topica (gocce di collirio).
La chirurgia refrattiva andrebbe eseguita, salvo
eccezioni, solo quando la miopia è stabile da
almeno un anno».
Antonella Sparvoli

CRISTALLINO

Nei bambini e negli adolescenti fino ai 14-16 anni è preferibile
la correzione con occhiali. Nel bambino è utile seguire qualche
accorgimento pratico
preferire modelli in cui il margine superiore della montatura
arriva al sopracciglio per evitare che il bambino, quando rivolge
lo sguardo verso l’alto, veda fuori dalla lente
usare lenti infrangibili
fare in modo che l’occhiale venga portato praticamente sempre
(è importante che al cervello arrivino immagini nitide, per evitare
uno stimolo al peggioramento del difetto)
Le lenti a contatto, se ben tollerate e curate con le dovute attenzioni,
hanno il pregio di offrire una visione più completa di tutto il campo
visivo, essendo sferiche e appoggiate direttamente sulla cornea

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1

2

3

LE INDICAZIONI

La chirurgia refrattiva andrebbe eseguita, salvo eccezioni,
solo quando la miopia è stabile da almeno un anno
La scelta del tipo di intervento viene presa dal chirurgo in base
a vari fattori, come per esempio il grado di miopia, lo spessore
corneale e le esigenze della singola persona
Una corretta visita preoperatoria che preveda esami specifici,
come la misura dello spessore corneale, la mappatura della cornea,
la valutazione del diametro pupillare, è fondamentale
per selezionare correttamente i candidati all’operazione
nonché ridurre al minimo le probabilità di effetti collaterali
come aloni e distorsioni visive

48

SALUTE

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Domenica 14 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

L’altra cucina

Alimentazione

indimenticabile profumo che si respira
d’estate nelle stradine di Istanbul, dove
tante famiglie preparano la classica
insalata di melanzane arrosto, possiamo
portarcelo a casa per imbastire uno spuntino
fresco e stuzzicante senza troppe calorie. Basta
comprare delle melanzane molto sode, metterle
sotto il grill del forno e lasciare che la buccia diventi
scura. Poi si lasciano intiepidire su un tagliere dove
spurgheranno anche parte dell’acqua di

L’

Lo stratagemma
profumato
alle melanzane

Mangiare per noia
può rovinare la linea
Ecco come salvarsi
L'esperto
risponde
alle domande
dei lettori
sui temi
di nutrizione
all’indirizzo
http://forum.
corriere.it/
nutrizione

Falsi stimoli
Per non cadere
in tentazione
impariamo
a riconoscere
il vero senso
di fame e di sazietà

S

tate seguendo un programma noioso alla tv?
Fate attenzione a non
tenere a portata di mano del cibo, a maggior ragione
se ricco di zuccheri, grassi e calorie (alcuni esempi in tabella),
perché potreste ritrovarvi a
mangiarlo senza accorgervene.
In un recente studio, condotto da ricercatori svedesi su un
gruppo di giovani donne, e
pubblicato su PLoS ONE, si è
visto che il consumo di cibo aumentava significativamente
quando le partecipanti seguivano un programma tv noioso
rispetto a quando ne guardavano uno coinvolgente.

Spuntini a confronto
Energia
kcal

Grassi
g

1 fetta di crostata
con marmellata
(grammi 80)

338

14

50

29

4 frollini
con burro e panna
(grammi 50)

241

10

34

9

1 barretta snack
al cioccolato
(grammi 45)

234

12

27

22

1 confezione
di snack di mais
al formaggio
(grammi 40)

220

13

22

1

Alimenti

Carboidrati di cui
zuccheri
g

Fonte: informazioni dalle etichette nutrizionali, i valori sono stati arrotondati

Di come — e perché — la
noia possa favorire il consumo
alimentare si è occupato anche
un altro studio, pubblicato su
Frontiers in Psychology: ricercatori irlandesi e inglesi hanno
chiesto ai partecipanti di tene-

CdS

re un diario alimentare per una
settimana, registrando gli stati
d’animo provati. Ebbene, la noia, in particolare, era associata
con l’assunzione di cibi calorici
e poco salutari. In un secondo
esperimento, i partecipanti do-

vevano svolgere un compito
noioso o, in alternativa, uno divertente. Anche in questo caso
gli studiosi hanno osservato
che lo svolgimento del compito
noioso provocava il desiderio
di snack, soprattutto di quelli
più calorici. Se però durante la
prova noiosa si mettevano a disposizione cibi salutari, ma valutati precedentemente come
“stimolanti” (come dei pomodorini maturi), spesso la scelta
ricadeva su questi.
In altre parole, ciò che si cerca nel cibo quando ci si annoia
sembra essere non tanto un
particolare sapore, quanto una
sensazione che distolga, appunto, dalla noia. Che cosa fare, allora, per evitare di ingurgitare “distrattamente” calorie?
«L’escamotage più ovvio —
suggerisce Nicoletta Cavazza,
docente di Psicologia sociale
all’Università di Modena-Reggio Emilia — è quello di prestare attenzione al senso di noia,
per “disinnescarlo”, cambiando attività prima di dirigersi
verso il cibo. Un altro consiglio
è quello di esercitarsi a riconoscere il senso della fame e della
sazietà, rispondendo a questi
stimoli più che allo stato d’animo contingente. Spesso la capacità di riconoscere tali segnali è indebolita da fattori
esterni, come l’esposizione al
cibo o il “dovere” di mangiare
in determinate situazioni a
prescindere dall’appetito».
Carla Favaro Nutrizionista

vegetazione. A questo punto si scava la polpa e la
si appoggia su un colapasta perché spurghi
ancora. Infine la si passa in una zuppiera, si
schiaccia con i rebbi di una forchetta e si lavora la
crema ottenuta (salata e pepata) con succo di
limone e poco olio, come per una maionese. La
tradizione vuole che la si spalmi sul pane tostato,
ma si può usare per farcire falde di finocchio o di
peperone per “ammazzafame” ipervitaminici.

Roberta Salvadori

● La ricetta della salute
Fuoripasto sfizioso
con ciliegie e menta
Ingredienti per
4 persone:
500 g di ciliegie,
mezzo limone,
menta fresca, due
cucchiai rasi
di zucchero di canna,
200 grammi di yogurt greco magro, buccia
di limone grattugiata, 25 g di nocciole
sgusciate e tostate, cannella in polvere.
Preparazione: lavare le ciliegie, togliere
i noccioli, condirle con il succo di limone,
le foglie di menta sminuzzate e un cucchiaio di
zucchero. Lasciare riposare in frigorifero.
Distribuire le ciliegie con il loro liquido in 4
coppette, mettere sopra lo yogurt mescolato
con l’altro cucchiaio di zucchero, buccia di
limona, cannella e le nocciole tritate.
Valore nutrizionale per porzione:
proteine g 7 , grassi g 4 (di cui saturi g 0,3),
carboidrati g 17, energia kcal 128.
Ricetta dello chef Giuseppe Capano

Il commento

Nella scelta dei fuoripasto è importante

tener conto delle caratteristiche nutrizionali,
a cominciare dai grassi. In uno studio (sul
British Journal of Nutrition), a consumatori
di snack è stato chiesto di consumare alcuni
fuoripasto nella giornata con caratteristiche
diverse da un periodo all’altro. Si è visto che
nel periodo degli snack “ grassi” non si
riducevano affatto i grassi negli altri pasti,
mentre gli snack con pochi grassi
inducevano a ridurre il consumo di grassi
anche nei pasti della giornata.

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A quarant’anni
la dieta mediterranea
è l’amica del cuore

S

iete quarantenni, in
buona forma, e vorreste
mantenere cuore e vasi
in salute ancora a lungo? Scegliete un’alimentazione
di tipo mediterraneo. In questo
modo il rischio di infarti e ictus, negli anni a venire, si ridurrà di circa un terzo: lo dimostra uno studio inglese,
pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, secondo cui non è mai troppo
tardi per iniziare a mangiare
meglio.
I partecipanti alla sperimentazione, tutti over 40, in salute,
seguivano la classica “dieta all’inglese” basata su cereali raf-

In tavola
Puntando su frutta,
verdure e pesce
il rischio infarto e ictus
si riduce di un terzo
finati, un largo uso di carne e
patate, un discreto introito di
grassi saturi da burro e margarine vegetali e tre porzioni al
giorno fra frutta e verdura, con
uno scarso consumo di pesce e
prodotti integrali.
I ricercatori sono intervenuti
modificando l’alimentazione
di metà dei volontari, rendendola molto più simile al modello mediterraneo. I consigli:
mangiare pesce almeno una
volta a settimana; sostituire i
cereali raffinati con quelli integrali; aumentare il consumo di
grassi mono (prevalenti nell’olio d’oliva) e polinsaturi (prevalenti negli oli di semi come

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mais e girasole) e diminuire
quello degli altri grassi, preferire latte e latticini a basso contenuto di grassi; optare per tagli di carne magri evitando il
più possibile insaccati, salsicce, hamburger. A tutto ciò si
aggiungeva un incremento
consistente del consumo di
frutta e verdura fino a raggiungere le cinque porzioni quotidiane, un “taglio” del sale nella
preparazione dei piatti e soprattutto un drastico calo degli
zuccheri aggiunti (quelli totali
sono rimasti invariati, grazie al
maggior apporto di frutta), sia
togliendo le zollette da tè e caffè, sia riducendo al minimo le
bevande dolcificate.
Dopo tre mesi, chi ha seguito
le raccomandazioni ha guadagnato salute su tutti i fronti: il
peso è sceso di quasi un chilo e
mezzo (mentre il gruppo di
controllo ne ha guadagnato
mediamente mezzo) e il girovita si è ridotto di quasi due centimetri; soprattutto, si sono abbassate in maniera significativa pressione arteriosa e frequenza cardiaca ed è calato il
colesterolo. Tom Sanders, responsabile dello studio, osserva: «Questi risultati sono stati
registrati in ultraquarantenni
senza apparenti problemi di
salute, ma questa è proprio la
fascia di età in cui non raramente si è vittima di eventi cardiovascolari senza mai essere
stati identificati come persone
“a rischio”. Modificare la dieta
serve dunque a tutti gli over 40,
per assicurarsi un benessere
duraturo».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

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SALUTE

49
#

Studi sui costi

Diritto

Investire
in prevenzione
fa risparmiare

ite salvate, ma anche benefici economici
con le vaccinazioni, secondo uno studio
condotto negli Stati Uniti. «Si stima che
negli Usa tra il 1994 e il 2013 siano stati
322 milioni i casi di malattie evitati, 21 milioni i
ricoveri risparmiati — dice Louis Bell, responsabile
della divisione di Pediatria del Children’s Hospital
di Philadelphia —. In termini economici, i vaccini
hanno fatto risparmiare 295 miliardi di dollari per
costi diretti e 1,38 trilioni di dollari per costi

V

I pediatri denunciano i rischi
del federalismo vaccinale

U

na volta si moriva di
difterite o di tetano e
chi era colpito da poliomelite ne portava i
“segni” per tutta vita. Poi i vaccini hanno salvato milioni di
vite in tutto il mondo. Nel nostro Paese la maggior parte delle vaccinazioni contro le malattie infettive (raccomandate nel
“Piano nazionale per la prevenzione vaccinale” frutto dell’intesa tra Stato e Regioni, fermo,
però, al biennio 2012-‘14) rientra nei Livelli essenziali di assistenza, che vanno garantiti a
tutti dal Servizio sanitario nazionale. Ma, avvertono i pediatri italiani, esiste un «federalismo vaccinale», che causa «disuguaglianze tra i bambini».
«L’offerta di vaccini disponibili — spiega Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP) — è aumentata sempre più e ciascuna
Regione si è regolata in modo
diverso: ci sono quelle che hanno inserito alcuni dei nuovi
vaccini nei calendari vaccinali
regionali e li offrono gratuitamente, altre hanno introdotto
il co-payment, ovvero un contributo delle famiglie; in altre
ancora alcuni vaccini si pagano

In Italia
Confronto fra le coperture vaccinali (per 100 abitanti) negli anni
2000 e 2013 per alcune vaccinazioni in età pediatrica
(al 24° mese). La copertura è ottimale se è superiore al 95%
2013
2000
Poliomielite
96,6%
95,6%
Difterite e Tetano
95,3%*
95,6%*
Epatite B
94,1%
95,4%
Haemophilus influenzae b
54,7%
94,6%
Morbillo
74,1%**
Morbillo, Parotite, Rosolia
88,2%***
NOTE: copertura vaccinale per: *cicli completi (3 dosi) per Difterite
e Tetano a prescindere dal vaccino combinato con la Pertosse (DTP);
**prima dose per Morbillo a prescindere dal vaccino combinato
con Parotite e Rosolia (MPR); ***prima dose per Morbillo, Parotite
e Rosolia a prescindere dal vaccino combinato con Varicella (MPRV)
Fonte: Elaborazione dati tratti da EpiCentro - ministero della Salute

interamente. Ma il diritto dei
bimbi a essere protetti da malattie infettive per le quali esistono vaccini efficaci e sicuri va
garantito in modo uniforme».
Alcune Regioni hanno deciso di investire in prevenzione.
«Il vaccino contro la varicella,
per esempio — riferisce Rocco
Russo, pediatra dell’Unità Operativa Materno-Infantile presso
l’Asl Benevento e Napoli 1 — è
gratuito in Basilicata, Calabria,
Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Toscana, Molise, Liguria,

Corriere della Sera

Campania, Veneto, nella provincia autonoma di Bolzano e
in diverse Asl della Sardegna.
Invece, il vaccino antimeningococco B è offerto gratuitamente
a tutti i neonati in Basilicata,
Friuli Venezia Giulia, Puglia,
Toscana, Sicilia, Liguria e Calabria». E ancora: l’unica Regione
a offrire in modo attivo e gratuito a tutti i neonati il vaccino
contro il rotavirus è la Sicilia.
«È stata inserito nel calendario
vaccinale regionale già nel 2013
— dice Francesco Vitale, ordi-

nario di Igiene e medicina preventiva all’Università di Palermo —. In due anni sono stati
vaccinati circa 50 mila neonati
siciliani e sono più che dimezzati i ricoveri per gastroenterite, passando da 960 l’anno a
circa 400 nel 2014».
Nelle Regioni che non offrono gratis i vaccini, i genitori
che decidono di farli somministrare ai figli devono pagarli.
«Per le 4 dosi del vaccino antimeningococco B, per esempio,
si spendono quasi 400 euro e
non tutti possono permetterselo — sottolinea Alberto Ugazio, direttore del Dipartimento
di Medicina Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di
Roma —. Se esistono nuovi
vaccini per malattie gravi, non
si possono aspettare anni per
aggiornare il calendario nazionale delle vaccinazioni offerte
attivamente. In altri Paesi la revisione avviene ogni anno, da
noi il Piano nazionale 2015 ancora non è entrato in vigore».
La Sip, insieme ad altre società scientifiche (di Igiene e di
Pediatria) e alle Federazioni dei
medici di famiglia e dei pediatri, elabora già da qualche anno
un “Calendario per la vita”. «Lo
abbiamo aggiornato l’anno
scorso includendo tutti i vaccini utili a evitare malattie gravi
prevenibili — dice Corsello — .
Un’occasione ulteriore per sollecitare il Ministero della Salute a far sì che il calendario vaccinale sia unico su tutto il territorio nazionale».
Maria Giovanna Faiella
© RIPRODUZIONE RISERVATA

M. G. F.

●Pensa la salute

di Riccardo Renzi

Le differenze regionali nell’offerta di protezione dalle malattie infettive
Disparità
A seconda del luogo
di residenza
la profilassi può
essere gratuita
o totalmente a
carico della famiglia

indiretti». E in Italia? Secondo i calcoli di Alberto
Villani, vicepresidente della Società Italiana di
Pediatria: «I circa 150 casi l’anno di meningite da
meningococco B prevenibili (di cui il 10% mortale),
per esempio, costano al Servizio sanitario tra i 17 e
i 21 milioni di euro, mentre per il 10-20% di casi
gravi si va dai 18 ai 47 milioni di euro». Ma,
soprattutto, con le vaccinazioni si sarebbero evitati
esiti fatali e gravi disabilità.

Fuga dal Servizio sanitario
o rinuncia alla cure?

L

Per saperne
di più
Società italiana
di pediatria
http://sip.it/
Portale di
EpiCentroIstituto
Superiore
di Sanità
www.epicentro
.iss.it/temi/
vaccinazioni/
dati_Ita.asp

a sanità pubblica si sta arrendendo, gli
italiani sono in fuga? È questa, in
sostanza, la sintesi di molti commenti
ai dati dell’annuale rapporto CensisRbm Salute pubblicati la scorsa settimana:
1 miliardo in più in un anno di spesa privata,
arrivata a 33 miliardi; 9 milioni di italiani che
hanno pagato di tasca propria visite
specialistiche; 5,4 che hanno “comprato”
esami specialistici (si vedano i dati in
dettaglio su Salute.it). Il combinato di
aumento progressivo dei ticket senza ridurre
i tempi di attesa e aumento dell’offerta
privata (con riduzione dei costi) con tempi
d’attesa brevissimi sta di fatto scardinando
il sistema sanitario nazionale. C’è chi dice
che sia un bene, che sia giusto riequilibrare
la sanità italiana verso un moderno sistema
integrato pubblico-privato. E c’è chi dice che
gli italiani non si fidano della sanità pubblica
perché c’è troppa corruzione. A parte il fatto
che i maggiori casi di illegalità riguardano
proprio la libera professione e gli
accreditamenti di strutture private (indagine
Fiaso sulla trasparenza di Asl e ospedali), la
causa principale della “fuga” dei cittadini
non è una valutazione morale e nemmeno
qualitativa, ma semplicemente viene indicata
nelle code troppo lunghe. Ed è quindi su
queste che si deve intervenire. E c’è un dato
nello stesso rapporto Censis che forse non è
stato abbastanza commentato: 4,5 milioni di
italiani hanno dovuto nell’ultimo anno
rinunciare ad almeno a una prestazione.
Tutte visite ed esami inutili? È questa la via
italiana alla riduzione degli sprechi? E
quanto costeranno in futuro le diagnosi
mancate o sbagliate per queste “rinunce”?
È questo che deve preoccupare, è su questo
che un sistema sanitario sociale non può
e non deve arrendersi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Attenti al morbillo: ci allontaniamo
sempre più dalla copertura ottimale

S

econdo il Piano di prevenzione dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità, nella Regione
Europea dell’OMS il morbillo
doveva essere debellato entro il
2015. Ma in Italia se nel 2010 la
copertura vaccinale era intorno
al 90%, negli ultimi anni anni è
calato allontanandosi sempre
più dal 95%, valore necessario a
garantire un adeguato controllo e successivamente l’eliminazione di questa malattia molto
contagiosa, che può provocare
complicazioni anche serie, come l’encefalite.
Nel 2014 sono stati 1676 i casi
di morbillo nel nostro Paese,
secondo i dati dell’Ecdc-European Centre for Disease Prevention and Control. «Un’epidemia — commenta il presidente della Società Italiana di
Pediatria, Giovanni Corsello
—. Negli ultimi anni si è registrato un calo della vaccinazione trivalente MPR contro Morbillo, Parotite e Rosolia (il vaccino del morbillo non è più
somministrato isolatamente
ndr), dovuto anche alle voci infondate, smentite da studi
scientifici, di correlazioni con

l’autismo». Non bisogna abbassare la guardia, avvertono i
pediatri. «Molte malattie, come per esempio la poliomelite,
sono state sconfitte grazie alla
vaccinazione — sottolinea Corsello —. Se, però, si vaccinano
sempre meno bambini, il rischio è che riemergano».
L’allarme sul morbillo lo ha
lanciato anche l’OMS. «La copertura vaccinale nel nostro
Paese arriva a poco più dell’88%
per la prima dose (si fa in genere a 12-15 mesi) e scende sotto
l’85% per il richiamo (si fa a 5
anni) — interviene la pediatra

L’obiettivo
Secondo l’Oms entro
il 2015 in Europa
si sarebbe dovuta
debellare la malattia
Traguardo lontano
Nel 2014 nel nostro
Paese si sono registrati
più di 1600 casi
di questa infezione

infettivologa Susanna Esposito, direttrice dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura
della Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico
di Milano —. Mancano, inoltre,
dati sulla copertura vaccinale
negli adolescenti e negli adulti». Si registrano, poi, differenze da una Regione all’altra. «In
quasi tutte le Regioni del Sud,
tranne Puglia e Basilicata, i tassi di copertura con la vaccinazione MPR sono sotto il 90% —
osserva Alberto Ugazio, direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica al Bambino Gesù
di Roma —.Al Nord sono mediamente al di sopra, con l’eccezione di Valle d’Aosta e Trentino (nella Provincia di Bolzano
si scende sotto il 70%)».
Preoccupa i pediatri anche la
riduzione di altre vaccinazioni.
«Quest’anno — sottolinea
Esposito — è calata di circa il
30% la copertura vaccinale contro l’influenza tra i bambini
con malattie croniche, per i
quali è raccomandata, con un
conseguente aumento dei ricoveri per complicanze».
M. G. F.

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