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Il.Corriere.Della.Sera.14.06.2015.By.PdS.pdf


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Corriere della Sera Domenica 14 Giugno 2015

PRIMO PIANO

3
#

A Palazzo Chigi
Matteo Renzi, 40 anni, segretario
del Partito democratico e
presidente del Consiglio, il più
giovane della Repubblica (foto Ansa)

Sull’immigrazione
risposte Ue insufficienti
O scelgono la solidarietà
o l’Italia vara il piano B
nei negozi, non in Parlamento».
Quando sospenderà De Luca?
«Sulla Severino faremo ciò che prevede la
legge, senza interventi ad personam. Esiste una
contraddizione, perché de Magistris e De Luca
sono nella stessa situazione, non si capisce
perché uno dovrebbe essere sospeso e l’altro
no. Vedremo le decisioni dei giudici. Nel frattempo sto dialogando con De Luca sui dossier
più importanti, a cominciare dalla nomina del
commissario di Bagnoli che andrà in cdm venerdì assieme ad alcuni decreti fiscali e molto
altro».
Dopo il suo incontro con Putin come sono
i rapporti con gli Usa?
«Ottimi. Obama ha più volte espresso apprezzamento per le riforme italiane che al G7
ha definito “coraggiose”. Sull’economia gli
americani sono punto di riferimento: più crescita, meno austerity. Sulla Libia, sono gli unici
che hanno chiara la situazione e ci stanno fornendo tutto il supporto come noi facciamo con
loro altrove. Sulla Russia abbiamo discusso in
amicizia soprattutto nel vertice alla Casa Bianca, condividendo anche le sfumature. Il G7 è
uscito con una posizione condivisa: si dia corso



Sui contributi di Buzzi
Il nostro partito non può
farlo in automatico, ma
troverà una strada per
restituire i soldi ottenuti
da realtà discusse



Sulla Cdp
Bassanini e Gorno
Tempini hanno fatto
un buon lavoro. Nelle
prossime ore decideremo
le nuove tappe

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integralmente agli accordi di Minsk 2. Lo stesso Putin si è detto favorevole. Adesso lavoriamo per passare dalle parole ai fatti».
Se l’inchiesta romana dovesse decapitare
altri vertici del Pd in giunta e in consiglio comunale continuerete a dire «o Marino o
morte»?
«Ho rispetto per Ignazio Marino. Non possiamo però sottovalutare il messaggio che viene da Roma. Ci sono due questioni differenti.
Sul piano giuridico aspettiamo le carte, ma
personalmente non vedo elementi per sciogliere il Comune per mafia. Non si tratta solo di
una questione mediatica internazionale, ma di
un giudizio basato su quello che ad ora abbiamo letto. Se — come credo — la questione
scioglimento per mafia non esiste, dovremo affrontare politicamente (in sede Pd) la questione Roma. Il partito va rifondato come ha iniziato a fare bene Orfini. Migliaia di ragazzi vogliono fare politica in quella città e un Pd capitolino profondamente ripensato può accoglierli,
valorizzarli, esaltarli. Possiamo studiare una
grande campagna sui circoli, come propone lo
studio di Barca. Possiamo inventarci il modello
organizzativo del partito del nuovo secolo,
prendendo dal male di questa situazione il bene. Il governo è pronto a fare la propria parte
ma è finito il tempo in cui si davano i soldi a
Roma capitale con leggerezza. Se decideremo
di andare avanti lo faremo solo se convinti, non
per paura di perdere il Comune. Dobbiamo
cambiare l’Italia e l’Europa, possiamo aver paura di Di Battista o dei delfini di Alemanno? Il
mio Pd non può mai aver paura delle elezioni.
Mai. Altrimenti diventa come gli altri».
Ma veramente crede di arrivare fino al
2018 con i numeri del Senato?
«Al Senato i numeri sono più solidi del passato. Credo che la maggioranza dei parlamentari non voglia interrompere questo percorso
di riforme. Il mio governo oggettivamente ha
fatto in 15 mesi cose ferme da anni: riforma

Il profilo
● Matteo
Renzi, 40 anni,
nato a Firenze,
è premier dal
2014 e
segretario del
Pd dal 2013
● Formazione
scout, dal 2004
al 2009 è
presidente
della Provincia
di Firenze e dal
2009 al 2014
sindaco
● Nel 2010
lancia la
convention dei
«rottamatori»
alla Stazione
Leopolda, poi
confermata
ogni anno
● Nel 2012 è
battuto da
Bersani alle
primarie per la
guida del Pd
ma le vince nel
2013 e diventa
segretario

elettorale, Jobs act, il pacchetto di interventi
sulla giustizia. E siamo in pista su riforma costituzionale, diritti e terzo settore, pubblica
amministrazione, fisco. Gli interventi economici, dagli 80 euro al taglio Irap del costo del
lavoro, hanno rilanciato l’economia italiana.
Gli investitori internazionali tornano a credere
in noi. Vorrei essere chiaro: si può sempre fare
di più. E cercheremo di farlo. Se poi deputati e
senatori si sono stancati di noi, basta togliere la
fiducia delle Camere e vediamo chi prenderà
quella dei cittadini. Ma non vedo praticabile
questo scenario: a mio giudizio la legislatura
andrà avanti fino al 2018».
Sta per cambiare i vertici della Cdp?
«Bassanini e Gorno Tempini hanno fatto un
buon lavoro. Nelle prossime ore decideremo le
nuove tappe. Cassa depositi e prestiti è strategica per il futuro del nostro Paese e ci sono tutte le condizioni per fare un ulteriore passo in
avanti».
Non la imbarazza sapere che Buzzi ha finanziato alcune sue iniziative? Restituirà
quei soldi?
«La fondazione Open restituisce in automatico i denari ricevuti da realtà discusse. Il Pd ha
uno statuto diverso. Ma troverà la strada per restituirli. Quello di cui sono fiero invece è il
meccanismo all’americana che stiamo mettendo in atto per finanziare la politica. Superato il
finanziamento pubblico, siamo l’unico partito
che non ha licenziato il personale, ricorrendo a
una seria spending e aumentando donazioni
liberali e trasparenti. Meglio così che i diamanti in Tanzania o le lauree a Tirana del Trota, mi
creda».
Non le sembra che sia cambiato il vento
nei suoi confronti?
«Mi chiedono di inventarmi qualche colpo a
effetto. Ma dopo anni di immobilismo in Italia
l’unico colpo a effetto che può fare il capo del
governo è governare quotidianamente con serietà e responsabilità. Il tasso di attuazione dei
decreti è salito al 65%, tutti i dossier procedono, le aziende pubbliche, a partire da Eni, Enel
e Finmeccanica, dopo il cambio dei vertici
viaggiano più spedite. Certo se il Jobs act lo
avessero fatto quelli di prima, oggi staremmo
meglio. Se si fosse fatta prima la legge elettorale, avremmo un sistema più stabile. Se avessero
già fatto la riforma costituzionale non impiegheremmo mesi per approvare una legge.
Chiunque può passare il tempo a piangere e
rimpiangere. Ma noi siamo diversi da chi ci ha
preceduto. Non vogliamo trovare alibi, ma trovare soluzioni. Ora dobbiamo continuare sulla
strada delle riforme, più decisi che mai. Ma la
prima riforma, strutturale, è restituire orgoglio
all’Italia e fiducia agli italiani. E in questo clima
questa è la sfida più difficile. Però è anche la
più bella. Dopo quindici mesi di governo sono
più convinto di prima che il nostro Paese tornerà a guidare l’Europa. A noi toccherà sudare
e lavorare molto. I nostri figli però staranno
meglio di noi. Questo è il vero motivo per cui
facciamo politica. Non per godere della rendita
del passato, ma per costruire una speranza per
il domani».
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