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Il.Fatto.Quotidiano.15.06.2015.By.PdS.pdf


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SUL FILO

LUNEDÌ 15 GIUGNO 2015

DIARIO DELLA GIORNATA
CATANIA, SEQUESTRO DEI MISTERI

GRECIA-BRUXELLES

Ignazio Scaravilli è rientrato in Italia: a diversi giorni dalla
notizia della sua liberazione è finito l’incubo per il medico catanese “scomparso” in Libia a gennaio. Ieri sera
Scaravilli è arrivato a Roma con un "volo speciale". Notizia confermata dalla Farnesina, secondo cui Scaravilli
"è in buone condizioni di salute". Ma se dopo sei mesi la
vicenda ha avuto una conclusione positiva sono ancora
molte le ombre attorno ad una sparizione misteriosa.
Ieri, dopo il rilascio, un’altra ipotesi arriva dall’autoproclamato governo di Tripoli: Scaravilli non sarebbe stato
rapito, ma fermato e tenuto in arresto dai servizi segreti.
"Ansar al Sharia e Isis non c'entrano", ha riferito Zubia.

È rottura tra Grecia e creditori internazionali al tavolo tecnico di Bruxelles. "Il negoziato non è riuscito, resta una
significativa distanza tra i piani greci e le richieste di Commissione, Bce e Fmi", hanno spiegato dall’esecutivo Ue,
spiegando che la distanza è "nell’ordine dello 0,5-1% del
Pil, o l'equivalente di due miliardi di euro di misure fiscali
permanenti su base annuale". La palla passa ora all’Eurogruppo di giovedì. Atene ha detto che "non accetterà
ulteriori tagli alle pensioni" mentre il ministro Yanis Varoufakis, ha detto che "un avanzo primario all’1% del Pil,
non è possibile", ribadendo che "è necessaria una ristrutturazione del debito" greco.

Scaravilli torna in Italia dalla Libia

Fallito il negoziato. Atene: basta tagli

IL BALLOTTAGGIO A VENEZIA

Con l’ombra del Mose
la Laguna è in bilico
di Gianni

È

Barbacetto
inviato a Venezia

il confronto politicamente più rilevante di
questa tornata elettorale: nella Venezia
battuta dalla pioggia e su cui
pesa ancora lo scandalo Mose, con un astensionismo record si sfidano all’ultimo voto
Felice Casson, ex magistrato e
senatore del Pd, e Luigi Brugnaro, imprenditore e riunificatore del centrodestra in
città.
Le urne sono state aperte alle
23 di domenica, subito dopo
la fine delle operazioni di voto a cui hanno partecipato
meno della metà degli elettori, il 49 per cento (erano il
68,6 al primo turno). È poi
cominciato uno spoglio al
cardiopalmo. Incerto il risultato fino all’ultima scheda.
Le squadre dei due candidati
hanno atteso il verdetto nei
rispettivi quartier generali al
centro di Mestre, a poca distanza l’uno dall'altro, con i
sostenitori che scrutavano i
dati che via via arrivavano
dalle sezioni elettorali di Venezia e di Mestre cercando
qualche segnale per poter
gioire. Da una parte, in largo
Donatori di sangue, i fan di
Casson sperano che Venezia
resti amministrata dal centrosinistra, anche dopo gli arresti per il Mose e il commissariamento del Comune.
Dall’altra, in calle del Sale, i
tifosi di Brugnaro aspettano il
miracolo: strappare la città,
tradizionalmente “rossa”, al
favorito e far risorgere il centrodestra in laguna.
Era particolarmente debole,
litigioso e diviso, qui il centrodestra. Ma a sorpresa Brugnaro – imprenditore del lavoro interinale con la sua società Umana e patron della
locale squadra di basket, la
Reyer Venezia Mestre – ha
incassato un buon successo al
primo turno, portando a casa
il 28,6 per cento. Casson aveva sì raccolto il 38,5, dieci
punti in più, ma aveva anche
perso per strada molti elettori
veneziani tradizionalmente
di sinistra (almeno sei, sette
punti) che al primo turno
erano rimasti a casa, scontenti, delusi e arrabbiati per lo
scandalo Mose che aveva
coinvolto e fatto finire in carcere non soltanto l’ex presidente della Regione, il forzista Giancarlo Galan, ma anche il sindaco di Venezia in-

48,9%

AFFLUENZA PROVVISORIA
NEL CAPOLUOGO ALLE 23
dicato dal Pd, Giorgio Orsoni.
Brugnaro era sceso in campo
in laguna “lanciato” dal forzista Renato Brunetta e benedetto da Silvio Berlusconi,
anche se si è presentato con
una sua lista civica e ha sempre dichiarato di essere indipendente dai partiti. Per il
ballottaggio ha però riunito
anche Lega e Fratelli d’Italia,

promettendo al Carroccio,
secondo indiscrezioni, la poltrona di vicesindaco e due assessorati. Se i voti da contare
fossero quelli del primo turno, sulla carta avrebbe vinto
Brugnaro, che somma i consensi della sua lista civica, di
Forza Italia, della Lega e di
Fratelli d’Italia. Insieme raggiungono il 47 per cento, contro il 38 di Casson che non ha

concluso alcun apparentamento. Ma si sa che il ballottaggio è tutta un’altra partita e tutto può succedere.
Casson spera di aver richiamato a votare, domenica, una
quota degli elettori di sinistra
che erano rimasti a casa quindici giorni fa. E di aver raccolto almeno una parte dei
consensi di coloro che al primo turno avevano messo la
croce sul simbolo del Movimento Cinque Stelle (che qui,
guidato dal candidato sindaco Davide Scano, aveva totalizzato un buon 12 per cento).
Nessun accordo di vertice,
ma il senatore Pd, da sempre
uno dei più vicini in Parlamento al movimento fondato
da Beppe Grillo, aveva raccolto negli ultimi giorni l’incoraggiamento di molti sostenitori dei Cinquestelle e aveva sottoscritto i cinque punti
di programma che il movimento aveva sottoposto ai
due canditati al ballottaggio,
con particolare attenzione a
quello che riguarda il no al
passaggio delle grandi navi in
laguna, su cui invece Brugnaro ha mantenuto margini di
ambiguità. Ma l’affluenza alle
urne, così bassa, ha gelato le
speranze del centrosinistra.
Curiosa la relazione dei due
candidati nei confronti di

LECC
LECCAA
Abbasso il feudalesimo,
il Pd è sano, sanissimo
“ROMA CORROTTA, ma il Pd è sano” recitava
ieri il referto medico con cui Repubblica intitolava l'intervista a Fabrizio Barca, reduce dalla
presentazione del dossier sullo stato di salute
dei democratici scossi da scandali dalla Sicilia
alla Liguria. Però c'è da confortarsi, il marcio è Capitale e
basta. Forse sarebbe da guardarci un po' più in fondo. Magari alzare il tappeto. Per esempio: “Venendo ai fenomeni
degenerativi dentro il Pd, essi sono evidenti, tristi e miserabili” (pag. 5 del “Rapporto finale” di Barca). “La disattenzione del centro all’organizzazione territoriale del partito e il venir meno di metodi certi ed efficaci di controllo e
trasparenza hanno fatto il resto” (sempre pag. 5). O ancora: “Il Pd potrà farcela solo se il suo vertice nazionale
riterrà storicamente opportuno e possibile bloccare la deriva neo-feudale del partito e mettere la propria straordinaria articolazione territoriale nel circuito della conoscenza
e delle decisioni locali e nazionali, in una nuova e più matura stagione federale” (pag. 13). “Dentro il Pd”, “vertice
nazionale”, “centro dell’organizzazione”. Ma Repubblica
sorvola, il marcio è Capitale e al premier guai a far male.

CASSON PROVA
A TENERE
IL GOVERNO
CITTADINO
A SINISTRA, SFIDA
FINO ALL’ULTIMO
CON BRUGNARO.
DECISIVA LA SCELTA
DEL MOVIMENTO
5 STELLE

Matteo Renzi. Casson è del
suo partito e a lui naturalmente è andato il sostegno ufficiale del segretario del Pd.
Ma quello che più ha citato
Renzi in campagna elettorale,
con parole di grande stima
per il presidente del Consiglio, è Brugnaro, mentre si sa
che Casson, parlamentare
della minoranza Pd, è sempre
stato a Roma estremamente
critico nei confronti di Renzi
e delle sue riforme. Ma Venezia è lontana da Roma. Lo
sa Casson, lo sa Brugnaro,
nella lunga notte dello spoglio che incoronerà uno dei
due sindaco.

GLI ALTRI COMUNI

Affluenza in calo: alle 19 vota 1 su 3
affluenza cala ancora. Ieri le urL’
ne erano aperte in 78 Comuni e
12 capoluoghi di provincia. Il trend

Mantova. Nel primo turno Mattia Palazzi, sostenuto da Pd e Sel, ha staccato di oltre 20 punti percentuali Paola Bulbarelli (Lega e Forza Italia). Ma
attenzione: nel 2010 il centrodestra
riuscì in una clamorosa rimonta nel

delle Amministrative è confermato: i
votanti continuano a diminuire. Alle
19 – esclusa la Sicilia, in cui le urne
sono aperte anche oggi
fino alle 15 – l’affluenza
alle 19 era al 32,51%, ri- GIÙ ANCORA:
spetto al 47,15% del primo turno alla stessa ora. 32,51% LA MEDIA
Praticamente una perNAZIONALE,
sona ogni tre.
IL

VICESEGRETARIO

del Pd, Lorenzo Guerini,
ha ripetuto il mantra che
ha preceduto il non esaltante risultato delle Regionali: “Queste elezioni
non sono un test per il
governo e non hanno alcun significato a livello
nazionale”.
A meno di colpi di scena, il partito di Renzi
dovrebbe portare a casa

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NEL PRIMO TURNO
ALLA STESSA ORA
ERA ANDATO ALLE
URNE IL 47,15%
GUERINI (PD):
“NON È UN TEST
NAZIONALE”

ballottaggio in una città tradizionalmente orientata a sinistra. Il Pd parte
avanti anche a Lecco e Rovigo. Nella
città veneta c’è però una possibilità di
ribaltone più consistente, visto che il
candidato di Forza Italia, Lega e Area
Popolare,
Massimo
Bergamin, dovrebbe recuperare i voti finiti nel
primo turno al candidato di Tosi (15,1 per cento). Azzurri e la Lega sognano la rimonta anche
ad Arezzo, città del ministro per le Riforme
Maria Elena Boschi e
dove l’ex sindaco, Giuseppe Fanfani, si è dimesso perché eletto al
Csm. Il centrosinistra è
nettamente favorito a
Macerata, mentre a Fermo il primo turno ha lasciato completamente
aperti i giochi.
A Chieti il centrodestra
parte avanti di 7 punti,

mentre a Trani il ballottaggio dovrebbe essere una formalità: il candidato
del Pd Amedeo Bottaro ha sfiorato
l’elezione al primo turno con il 47,4
per cento. Attenzione a Matera, Capitale europea della cultura nel 2019,
dove il sindaco uscente di centrosinistra Salvatore Adduce ha chiuso il
primo turno in testa con il 40,1%, ma
lo sfidante Raffaello De Ruggeri, sostenuto da liste civiche, è vicino, al
36%. Riflettori puntati anche su Enna,
dove il voto sarà un referendum su
Vladimiro Crisafulli, l’ “impresentabile” che aveva stravinto le primarie
PD cittadine ma a cui il partito aveva
negato il simbolo. Crisafulli parte dal
40,9 per cento ed è favorito. Ma sullo
sfidante Maurizio Dipietro potrebbero convergere i voti del Movimento 5
Stelle. A Gela altro duello interessante: qui l’alfaniano Enzo Greco – escluso dal ballottaggio – ha annunciato
l’appoggio al candidato del M5S Domenico Messinese. Oggi pomeriggio
sapremo quanto avranno pesato i voti
di Ncd.