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Il.Fatto.Quotidiano.15.06.2015.By.PdS.pdf


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INFERNO E QUATTRINI

LUNEDÌ 15 GIUGNO 2015

Maroni, Zaia
e la caccia
all’immigrato

L’ENNESIMA PROVOCAZIONE Via subito tutti i profughi attualmente collocati in tutte le località turistiche del Veneto e
basta nuove allocazioni. E’ questo il senso di una lettera ufficiale
inviata venerdì dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia
a tutti i Prefetti del Veneto, nella quale il governatore si fa portavoce “degli allarmi, dei timori e degli appelli” a lui rivolti da
sindaci, cittadini e imprenditori del turismo Veneto, che ”vedono

minacciato il buon esito della stagione estiva dall’invio di profughi, già avvenuto in varie località”. Dopo che il governatore
lombardo Roberto Maroni ha ribadito che saranno “premiati” i
Comuni che non accolgono gli stranieri, si allarga dunque il fronte
anti-immigrazione al Nord, alimentato anche dalle situazioni di
Roma e Milano.
Zaia è evidentemente sulla stessa linea di Maroni, e teme che

COME TANTE
SLOT MACHINE.
CHI SCAPPA
DALLA SIRIA
O DAGLI ORRORI
DELLA LIBIA,
NON SA CHE
DA SUBITO SI
TRASFORMERÀ IN
UNA MACCHINA
CHE PRODUCE
DENARO SPORCO

di Enrico

Fierro

L’

uomo che barcolla
confuso sul molo
di uno dei tanti
porti italiani dove
sbarcano le mille disperazioni dell’altra sponda del Mediterraneo, e che vedete agguantare una bottiglia di minerale e bere l’acqua per dissetarsi, certo, ma soprattutto
per inebriarsi del sogno della
libertà conquistata e illudersi
di un benessere a portata di
mano, non lo sa. Non sa che
dal momento in cui ha deciso
di lasciare il suo villaggio in
Senegal, o in Eritrea, di fuggire dall’inferno della Siria, o
dagli orrori della Libia, si trasforma in una macchina che
produce soldi. Tanti, tantissimi, molto di più di quanti
lui stesso possa immaginare.
Pagherà per ogni passaggio
della sua avventura, dalla traversata nel deserto all’arrivo
sulle coste libiche. Se per strada la carovana di furgoni e
fuoristrada che lo trasporta insieme a migliaia di altri
sventurati come lui dovesse incontrare miliziani, predoni, banditi, dovrà pagare una tangente per non essere
ucciso. Se gli va male sarà derubato delle misere cose che
ha con sé. Arrivato in una delle tante tortughe libiche in
mano ai mercanti di carne umana, dovrà aspettare l’ok
all’imbarco in luridi capannoni messi a disposizione
dall’organizzazione. E pagare ancora. Infine la traversata, un ultimo ticket per l’arrivo in Italia. Sicilia e Calabria. Qui sarà assistito sulla banchina del porto da
medici, infermieri e volontari, interrogato dalla polizia si
dichiarerà richiedente asilo. Da quel momento la sua
posizione cambierà, il suo essere macchina che produce
soldi raggiungerà l’apice. Fino a questo punto del “viaggio” ha fatto guadagnare l’organizzazione, dal momento
in cui varcherà i cancelli del Cara di Mineo, Catania,
diventerà una slot-machine dalla vincita assicurata e garantita dallo Stato italiano, per un sistema di affari collaudatissimo. Appalti, soldi, gente da assumere, clientele
da soddisfare, voti da spendere alle elezioni. Le inchieste
di questi giorni su Mafia Capitale e sul “sistema” Castiglione, offrono una letteratura abbondante. Ma se il
“nostro”, annoiato dalla estenuante attesa in quel campo
dovesse decidere di fuggire, cosa peraltro facilissima, di
attraversare lo Stretto, arrivare a Reggio Calabria e risalire la Penisola per andare al Nord ma fermandosi a
Rosarno per la raccolta di clementine e arance, allora il
discorso cambia ancora. Perché ora i soldi che produce

Tutti i soldi rubati
per ogni migrante
non vanno più alla mafia dei trafficanti, né alle fameliche
clientele politico affaristiche italiane, ma alle voraci multinazionali che producono aranciate e bibite gassate. Lui
non lo sa, lui ha attraversato il Mediterraneo su una
barca fradicia alla ricerca di un pizzico di libertà, lui
voleva l’Europa ma ha incontrato nuovi inferni.

Il mediatore di nome Bachir
Ma a questo punto, se davvero vogliamo capire, bisogna
riavvolgere il nastro e tornare alla notte che Ammar A T.,
nato a Damasco nel 1972, figlio di Khaled e Souad, e con
in tasca un valido passaporto siriano, decide di conquistare il suo pezzo di Europa. Ha lasciato il suo Paese
e da due anni è in Libano, vive di stenti, si arrangia. Suo
fratello Mohammed gli manda i soldi per comprarsi un
biglietto aereo per Addis Abeba, da qui, con mezzi di
fortuna, arriva in Sudan, a Kartoum. Gli avevano detto
che in città c’era un mediatore di nome Bachir che organizzava viaggi verso l’Egitto. Un migliaio di chilometri
direzione nord nel cuore del Sahara. “Eravamo in 28,
Bachir ci chiese 600 dollari ciascuno, ci caricò tutti su
una Land Cruiser e partimmo. Avevamo poca acqua e
del cibo”. Altre centinaia di chilometri e altro deserto,
perché dalla frontiera egiziana Ammar e gli altri vengono portati al confine libico e poi con un altro fuoristrada nella città di Ajdabya, Cirenaica. “Qui un alto
ufficiale della polizia libica ci chiede 900 dollari come
saldo del viaggio dalla frontiera egiziana, più 500 dollari
per raggiungere la costa. Paghiamo e ci caricano su un

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camion con il fondo
modificato,
con
LE TARIFFE. IL RACCONTO:
quello ci portano in
una fattoria sulla
“ERAVAMO IN 28, CHIESERO
spiaggia dove ci fermiamo per cinque
600 DOLLARI CIASCUNO PER
giorni in attesa di essere imbarcati. La
ATTRAVERSARE IL SAHARA
sera che ci hanno
dato l’ok per andare
SU UNA LAND CRUISER. AD
in Italia un tale di
AJDABYA LA POLIZIA LIBICA
nome Rafou, che
tutti conoscono coHA VOLUTO 900 DOLLARI
me miglior organizzatore di viaggi in
COME SALDO DEL VIAGGIO
Italia, ci ha chiesto
altri mille dollari”.
PIÙ 500 DOLLARI PER
Fermiamoci un attimo, fino a questo
RAGGIUNGERE LA COSTA”
momento Ammar
ha versato nelle casse di mediatori, organizzatori e scafisti qualcosa come
3mila dollari. Il reddito medio pro-capite in Siria prima
della guerra civile è di 2410 dollari. Con il ticket pagato
profumatamente, può salire su un peschereccio di circa
20 metri insieme ad altre 700 persone, donne, uomini
giovani, tanti bambini, hanno solo un metro a disposizione. I meno fortunati vengono chiusi nel vano motore, il caldo è insopportabile, il tanfo dei corpi sovrasta
il puzzo del diesel, non si respira. Un uomo, malato di