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Il.Sole.24.Ore.15.06.2015.By.PdS .pdf



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Lunedì 15 Giugno 2015

€ 2 * In Italia

(*) con“MarketingEvolution”€10,90inpiù;con“CapolavoriHorror”€8,90inpiù;con“LaBibliotecadelMare”€8,90inpiù;con“OraLegale”€8,90inpiù;con“GuidaallaSalute”€1,00
inpiù;con“LaBibliotecadeiRagazzi”€7,90inpiù;con“GuidaTouringClub”€8,90inpiù;con“L’Impresa”€6,90inpiù;con“NormeeTributi”€12,90inpiù;con“Guidaal730Ordinario
ePrecompilato”€9,90inpiù;con“AssunzioniAgevolate”€9,90inpiù;con“DivorzioBreveeNegoziazioneAssistita”€10,00inpiù;con“Unico2015eDichiarazioneIrap”€9,90inpiù;
con“IlCodicediProceduraPenale”€10,00inpiù;con“AccontoImueTasi2015”€9,90inpiù;con“HowToSpendIt”€2,00inpiù;con“ILMaschile”€2,00inpiù.NellaRegioneCampania, solo su richiesta e fino ad esaurimento copie, in abbinamento gratuito con Il Denaro a € 2,00. Nella Regione Umbria in abbinamento obbligatorio con Il Giornale dell’Umbria a € 1,10

RIGORE E CRESCITA

Realpolitik
europea,
così giovane
e così fragile
di Adriana Cerretelli

U

n macigno incombe sulla
ripresa europea che sembra rafforzarsi, ma resta
fragile. Quel macigno si chiama
Grecia. Se dovesse caderle addosso, tutti i benefici della politica monetaria espansiva della
Bce, dei bassi tassi di interesse,
del mini-euro e del calo-petrolio
finirebbero sommersi dall’ondata di instabilità che travolgerebbe i mercati, l’euro, l’Europa.
Checché ne dica chi giura che
in realtà il cordone di sicurezza
c’è, quindi non succederebbe
quasi niente, e tende a minimizzare tanto l’impatto psicologico
di una tragedia greca che sarebbe
tutta anche europea, quanto l’impatto del principio della fine del
dogma dell’irreversibilità della
moneta unica.
Per questo l’accordo per evitare il default di Atene è vitale e il
balletto negoziale, che da quattro mesi impegna i creditori con
il debitore insolvente, diventa un
esercizio deleterio: in questo caso, infatti, vista la posta in gioco,
meglio un cattivo accordo subito
che un non accordo a fine mese. Il
costo di una rottura sarebbe incalcolabile, quello di un’intesacerotto su un problema che comunque si protrarrà per decenni
sarebbe noto e decisamente più
contenuto.
L’Europa che faticosamente
sta uscendo da più di un quinquennio di anni bui, tra sviluppo
piatto e disoccupazione alle stelle, non ha bisogno di farsi crollare
addosso il mondo che ha faticosamente costruito. Di rischiare la
disintegrazione proprio mentre
comincia a pensare al rilancio del
processo di integrazione, con
un’unione economica e una politica che facciano dell’eurozona
un’area più compatta e meglio
governata trasformandola nel
nucleo duro di un’Europa nuova,
meglio organizzata e più forte.
Continua u pagina 9

NOI & GLI ALTRI

Pagelle Ue
all’esame
dell’Ecofin
Chiara Bussiu pagina 9

Berlino

Viaggi, sguardi, esperienze
a trecentosessanta gradi
nelle grandi capitali del turismo:
arte e architetture contemporanee,
enogastronomia e mercati,
vita notturna, sport e benessere,
musica e cinema,
shopping e manifestazioni.
Complete e affidabili,
nel cuore di ogni viaggiatore.

IN EDICOLA

In agenzia il posto si fa «stabile»:
2.600 occasioni per alti profili

Il quarto numero
di «Norme&Tributi Mese»,
la rivista di fisco e dottrina

Barbieriu pagina 11

u In vendita a 12,90 € più il quotidiano

Gli effetti delle modifiche al Codice civile a due anni dall’entrata in vigore del riordino

Riforma del condominio:
i nodi di deleghe e spese

Dubbi anche per supercondomini, morosità e amministratore
pIl funzionamento del super-

condominio, la gestione della
morosità, i limiti alle deleghe in
assemblea sono tra i gli aspetti
criticidellariformadelcondominio, a due anni dall’entrata in vigore della riforma. Una riforma
dall’impatto generalmente positivo, ma che lascia aperti numerosinodiirrisolti,cherischianodi
tradursi in altrettante occasioni
di contenzioso.
Dell’Oste e Fossatiu pagina 3

Il sottosegretario Ferri

«Insistiamo
su formazione
e competenze»
pLa formazione e le competenze degli amministratori restano un punto non negoziabile
nell’attuazione della riforma del
condominio: lo conferma al Sole 24 Ore il sottosegretario alla
Giustizia, Cosimo Ferri. Che si
mostra possibilista sulla revisione delle norme, finora poco applicabili, sul supercondominio.
u pagina 3

Due nuovi quotidiani
dedicati all’edilizia
e al condominio
Debuttano domani due nuovi
quotidiani digitali, dedicati al
mondo dell’edilizia e della
casa: il «Quotidiano dell’edilizia e del territorio» e il «Quotidiano del condominio
Dal Sole 24 Ore sul web:
quotidianoediliziaterritorio.ilsole24ore.com
quotidianocondominio.ilsole24ore.com

DOMANI ALLA CASSA

Imu e Tasi, la chance della compensazione
di Luigi Lovecchio

C

ontribuenti alla cassa entro domani per versare
l’acconto dell’Imu e della Tasi,
le imposte comunali sugli immobili e sui servizi indivisibili.
Grazie al modello F24, si può

saldare il conto dei tributi anche in compensazione con crediti fiscali. Attenzione però:
questo meccanismo si applica
solo se i crediti da compensare
riguardano imposte erariali.

Guide Verdi d’Europa e del Mondo
4

Stop ai contratti a progetto - Bonus assunzioni per chi «stabilizza» nel 2015
e stretta sulle collaborazioni. Dopo il via libera al decreto legislativo di riordino dei contratti, dal
Cdm di giovedì scorso, le 545mila
collaborazioni a progetto oggi in
vita saranno le ultime a poter esser stipulate. I contratti che saranno stabilizzati entro la fine
dell’anno porteranno in dote il
bonus previsto dalla legge di Stabilità, mentre la sanatoria delle
collaborazioni fasulle scatterà
solo da gennaio 2016.

SERVIZI LOCALI

«Utilities», con le alleanze risparmi di 1,2 miliardi
L
e aziende dei servizi pubblici sono solo il 16% delle partecipate degli enti locali, ma superano i 42 miliardi di euro all’anno di ricavi.
I risultati migliori, però, si
concentrano nelle aziende più
grandi, grazie alle economie di
scala e alla maggiore capacità di

investimenti.
Utilitalia, la nuova associazione che le rappresenta, punta
su aggregazioni e riorganizzazioni con l’obiettivo di realizzare fino a 1,2 miliardi di risparmi
nei costi operativi.

RISPARMIO&FAMIGLIA

SU INTERNET

Trovatiu pagina 8
con un’intervista a Giovanni Valotti

Datori e lavoratori Una polizza ad hoc L’ebook dedicato
con tutele crescenti per vacanze serene al regime forfettario

In copertina: La Porta di Brandeburgo di notte. © Shutterstock / s74

Il Sole 24 ORE

pDal 7 marzo nuovi assunti e

Touring Editore. Dove inizia ogni viaggio

Touring Club Italiano

Servizi u pagina 25

Test per 545mila collaboratori

FISCO&DIRITTI
Musei e luoghi della memoria
architetture contemporanee
i parchi, la vita nei quartieri

Innovazione e Cultura
Settimanale num. 5/2015
Prezzo €8,90

La compensazione con crediti
relativi a tributi locali, dove è
prevista, segue invece le regole decise dalle singole amministrazioni.

Le novità per i parasubordinati: sanatoria delle finte «co.co.co» da gennaio 2016

pAddio al contratto a progetto

Il Sole 24 ORE

GIOVEDÌ
E VENERDÌ
LA TERZA GUIDA
TOURING:
BERLINO
Il 18 giugno Mappa e Frasario
Il 19 giugno la Guida

datori di lavoro si confrontano
con le nuove regole delle «tutele
crescenti», che hanno riscritto le
disposizioni relative a indennità
e reintegrazioni in caso di licenziamento illegittimo. Queste
innovazioni vanno integrate con
quanto dispone il Codice civile in
caso di risoluzione del rapporto.
Sempre in materia di lavoro,
inoltre, è intervenuta la legge di
Stabilità, con l’incentivo per le
assunzioni.
Nell’allegato u pagine 2 e 3

pPrima di partire per un

viaggio, in particolare per
alcune mete come gli Stati
Uniti, è sempre consigliabile
stipulare una polizza viaggio.
Si può acquistarla presso il
tour operator, oppure si può
sottoscriverle autonomamente online. In ogni caso è bene
che abbia coperture essenziali: annullamento del viaggio,
assistenza e, soprattutto,
spese mediche e assistenza
sanitaria.
Nell’allegato u pagine 4 e 5

Prezzi di vendita all’estero: Albania €2, Austria €2, Francia €2, Germania €2, Monaco P. €2, Slovenia €2, Svizzera Sfr 3,20

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IMPRESA&
TERRITORI

1.168

Il numero delle società
di servizi pubblici locali in Italia

pUn aiuto digitale ai contri-

buenti e ai professionisti alle
prese, in queste settimane, con le
dichiarazioni dei redditi: l’ebook
dell’Esperto Risponde è dedicato
ai regimi di vantaggio e, in particolare, dopo la puntata sui
minimi, questa volta l’attenzione
si incentra sulla novità del
forfettario, con la selezione delle
risposte alle richieste di chiarimenti più frequenti su questo
argomento.
Nell’allegatou
il codice per accedere all’ebook

#10

f

L’Esperto risponde

Il meglio dei quesiti dell’Esperto risponde

15 giugno 2015 — Riservato ai lettori dell’Esperto risponde e agli abbonati del Sole 24 Ore

fisco

il regime
dei minimi/2

In omaggio sul sito. Qui sopra,
la copertina dell’ebook,
il decimo della serie
www.espertorisponde.ilsole24ore.com

I beneficiari dei contributi più consistenti

Le superdonazioni
targate «5 per mille»
pDagli elenchi del cinque per

Parla Martina:
Italia in difesa
dei marchi Dop

L

DA DOMANI ONLINE

L’ESPERTO
RISPONDE

Berlino

Anno 151˚
Numero 163

LAVORO & CARRIERE

Barbieri e Rota Portau pagina 5

CON «IL SOLE»

Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003
conv. L. 46/2004, art.1, c. 1, DCB Milano

a difesa delle denominazioni d’origine dei
prodotti è un nodo cruciale del negoziato sul Ttip,
l’accordo comerciale tra
Usa e Ue. Ma non sarà
facile strappare il via libera
degli Stati Uniti, pronti
solo a garantire la tutela
dei brand commerciali. Il
ministro delle Politiche
agricole, Maurizio Martina, conferma che «in
ambito Ttip l’Italia continuerà a spingere perché si
protegga il “brand geografico”» ma allo stesso
tempo investirà sforzi e
risorse sulla nuova politica
di promozione del Made in
Italy alimentare. A esempio attraverso il nuovo
marchio “The extraordinary Italian Taste”, presentato recentemente a
Chicago, che prevede
azioni sui punti vendita e
accordi con la gdo internazionale. Un “ombrello”
che enfatizza il sistema
anziché i singoli prodotti.
Roggero u pagina 15

mille 2013, pubblicati dall’agenzia dell Entrate a maggio, emerge
la fotografia degli importi assegnati a oltre 48mila enti beneficiari. L’Infodata del Lunedì presenta i destinatari dei contributi

medi più elevati, magari scelti da
pochi contribuenti ma che hanno
ricevuto quote di Irpef abbastanza importanti. Il bilancio complessivo conta ben 389 milioni di
euro assegnati al terzo settore.
Finizio u pagina 2

Infodata del Lunedì
beneficiari
In numero

ricerca
sanitaria

103

ricerca
scientifica

103,9
importo
totale

milioni

424

94,1

milioni

asd

comuni

volontariato

5.697

7.933

34.446
325,3
milioni

8,4

milioni

12,6

milioni

In milioni
di euro

46,3
importo
erogato
medio

28,3

31,6

19,2

29,2

In euro

Il bilancio tre mesi dopo l’estensione dell’obbligo

La fatturazione elettronica
riduce gli errori sotto il 10%
pLa

fatturazione elettronica
verso la Pa supera i primi mesi di
rodaggio a pieno regime. Nel mese
di maggio al Sistema d’interscambio sono arrivati 2,4 milioni di do-

cumenti e poco meno del 10% è stato scartato. Il migliore risultato da
quando, a marzo, è scattato l’obbligo per tutta la Pa.
Netti u pagina 17

I DATI DELLA GDF

Antiriciclaggio, segnalazioni flop
Marco Mobiliu pagina 7

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

2

Infodata del Lunedì

Su Info Data Blog potrebbe interessarti anche:
Redditi. La mappa delle agevolazioni fiscali
Classifica. Ecco dove vivono i più ricchi d’Italia

FISCO E SOLIDARIETÀ

Cinque per mille, a chi vanno le superdonazioni
di Michela Finizio

26 e Medici senza frontiere 30, probabilmente per effetto di una base imponibile più elevata dei contribuenti che firmano per loro. La geografia del 5 per
mille 2013, infatti, mette in luce alcuni record sui fondi assegnati che spesso
riflettono la “ricchezza” delle dichiarazioni dei redditi dei sottoscrittori: ad
esempio all’associazione culturale Cascina del Melo di Novi Ligure (Alessandria), avviata da Caterina Rossi Cairo (figlia del consulente d’azienda
Giorgio Rossi Cairo), vanno due opzioni che valgono in media 4.700 euro;
all’associazione sportiva Qswim di Cusago (nel Milanese, uno dei Comuni
in cui si concentrano i redditi più alti d’Italia) vanno tre opzioni da circa 3.680
euro; la Fondazione Near Onlus, che ha tra i fondatori alcune personalità di
spicco del private equity e dell’imprenditoria, riceve in media 3mila euro da
sei contribuenti. Fanno notizia, infine, i 5 per mille destinati agli enti locali: se
si rapporta il numero di scelte espresse a favore del proprio Comune ogni
1.000 abitanti, si scopre che i cittadini più generosi sono quelli di Tonezza del
Cimone (Vicenza), seguiti da quelli di Peglio (Como).

C’

è anche la marchigiana Us Junior Jesina Libertas – il cui presidente
onorario è Aldo Mancini, padre dell’attuale allenatore dell’Inter –
tra i destinatari dei 5 per mille. L’associazione sportiva dilettantistica ha
ricevuto in media oltre 5mila euro per ognuna delle sei opzioni espresse a
suo favore nelle dichiarazioni dei redditi 2013. A volte basta un solo donatore
di spicco per incidere in modo considerevole sul valore medio della quota
Irpef attribuita. Elaborando i dati contenuti negli elenchi dei destinatari del
contributo 2013, pubblicati dalle Entrate il 15 maggio, emerge una fotografia
del 5 per mille con diverse sfumature. A fare la parte del leone è l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) che resta il beneficiario principale
per importo assoluto: incasserà quasi 55 milioni di euro. Seguono Emergency, Medici senza frontiere, Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro
(Fprc) e l’Associazione italiana contro le leucemie (Ail). Eppure, mentre
l’Airc in media riceve 22 euro da ciascun contribuente, Emergency ne riceve

Q www.infodatablog.ilsole24ore.com

I DESTINATARI DELLE QUOTE ASSEGNATE

La galassia dei
destinatari più fortunatiI
Su internet le classifiche
dei beneficiari con gli
importi ricevuti tramite
5 per mille più elevati
e dei destinatari delle
erogazioni medie più alte

I Comuni con i cittadini
più generosi
La mappa delle donazioni
a favore degli enti locali:
in classifica i Comuni
con la maggiore incidenza
di scelte espresse
ogni mille abitanti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA FOTOGRAFIA DEL CINQUE PER MILLE

importo italia - euro

2,9

milioni

0,5

20,5

103,9

94,1

milioni

milioni

milioni

milioni

volontariato

2,3

milioni

comuni

milioni

asd

15,7

ricerca scientifica

9,6

milioni

ricerca sanitaria

milioni

veneto

3,1

milioni

valle d'aosta

10,0

milioni

umbria

23,5

trento

1,1

milioni

toscana

milioni

sicilia

8,2

milioni

sardegna

147,2

milioni

puglia

15,9

milioni

piemonte

76,6

marche

6,9

milioni

molise

milioni

lombardia

24,4

milioni

liguria

10,7

lazio

3,6

milioni

friuli venezia giulia

3,6

milioni

emilia romagna

bolzano

1,1

milioni

campania

2,5

milioni

Gli importi assegnati in base
alla regione dove hanno
sede i beneficiari e al loro
settore di appartenenza

calabria

il contributo

389.641.139

basilicata

abruzzo

La geografia dei beneficiari
del cinque per mille emerge
dagli elenchi (aggiornati
al 15 maggio 2015)
degli enti destinatari
del contributo: il bilancio
pubblicato dall’agenzia
delle Entrate tiene conto
delle scelte espresse
dai contribuenti
nelle dichiarazioni
dei redditi 2013

Data visualization Infografici Il Sole 24 Ore

8,4

12,6

325,3

milioni

milioni

milioni

60

46,3
36,6

40

l’importo medio
Il contributo medio ricevuto
(rapporto tra importo
assegnato e scelte espresse)

21,5

34,6
20,1 22,6

17,7

20

27,6 26,2

33,3

28,7

30,5

29,0

26,7

20,2 20,8 21,0

20,0

26,7
23,7 23,9 25,5

31,6

28,3

29,2
19,2

27,9

media italia - euro
0

i beneficiari
Il numero dei destinatari
del contributo 2013 suddivisi
per settore di appartenenza
(sono esclusi gli enti
candidati che non hanno
ricevuto alcuna opzione;
alcuni beneficiari possono
essere iscritti negli elenchi
di più settori)

48.491
totale italia

103
424
554
379
124
45
4
2

955
561
289
93
11
2

272

334
902
680
116
105
2
1

1.333
816
355
152
9
1

34.446

1.370
857
219
277
15
3

2.372

7.933

comuni

917
238
120
11
2

1.034
228
188
16
4

1.562
541
240
28
4

volontariato

1.288

1.467

174
129
28
1
2

960
861
374
142
5
2

2.022
1.524
254
221
20
5

2.628
1.849
374
385
18
4

5.697

associazioni sportive
dilettantistiche

3.912

ricerca scientifica

3.281
350
560
28
6

103

ricerca sanitaria

quattro casi
regionali
I cinque destinatari dei
contributi medi più elevati
sono stati scelti da pochi
contribuenti ma hanno
ricevuto alcune quote
di Irpef piuttosto imporanti:
ecco le classifiche dei
beneficiari di alcune regioni

2.462
289
383
33
3

4.717
3.043
1.190
462
28
4

5.697

lazio

toscana

Top 5 per importo medio assegnato

Top 5 per importo medio assegnato

media
1. marca

importo totale

n. scelte

srl

importo totale

n. scelte

media

1. roma

1

197,9

192,2

2. asd pol mendicino 1969

153,6
3. pentone

media

6

121,5

1

(cs)
106,8

1

(cz)

121,5

capitale mondiale dell'acqua
878,6
6
5.280,4

2. ri-diamo

955,9

606,5

onlus
18.848,4

interr. vivere insieme
1.797,6
100,0

2. fondazione

31

1.231,7

fondazione studi tributari
503,6
4
2.020,5
2.255,8

5

italia onlus
407,5
1.226,9

3

3. quariere

9.643

746,2

6.955
1540
1071
84
28

5. eudif

17

importo totale

di ponente onlus
2.323,1
2.324,6

4. gesmi

5. ass.

veneto
n. scelte

1. vento

3. stude

449,7

1

andrea bocelli
15
18.497,8

di porta crucifera
56
41.872,7

amica onlus
725,8
24.002,3

4. mano

5. centro

570,1

ippico toscano
1.727,6

ass. sportive dilettantistiche

italia

Top 5 per importo medio assegnato

Top 5 per importo medio assegnato

Top 5 per importo totale assegnato

1. us

junior jesina libertas
5.013,5
30.115,4

6
2

11.081,0

3

near onlus
18.457,5

6

di ponente onlus
2.323,1
2.324,6

1

a.s.d.

3.687,9
4. fondazione

3.074,7

252,6

al volturno (is)
505,2

4. orciano

5. vento

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importo totale

pisano (pi)
143,8

1

(cr)
2.657,1

junior jesina libertas
30.115,4
5.013,5

2. qswim

2
12

5. camisano

139,8

3

(no)
1.756,5

146,4

media

n. scelte

1. us

1.165,0

3. nebbiuno

143,8

n. scelte

(bz)

388,3
2. cerro

9.578,8

3. qswim

importo totale

1. proves

2. ass. cascina del melo onlus

4.787,9

media

a.s.d.

3. cremona

1.582,6

3

sportiva atletica arvedi
8
12.707,0

4. g.s.

soccer boys - turbigo
641,8
636,0

5. centro

19

570,1

importo totale

n. scelte

ippico toscano
1.727,6

26,7
3. medici

30,6

54.577.165,7 1.724.758

21,1

424.006

senza frontiere
7.944.388,5

247.607

23,9

3. fond.

roberto gallo e renzo girola
3
973,7
323,1
per la lotta all'ictus cerebrale
25
306,6
7.701,6
per la solidarietà onlus
29
8.130,2
278,9

Top 5 per scelte ogni 1.000 abitanti
n. scelte

161

importo totale

7.812.852,0

235.883

5.355.399,5

210.616

del cimone (vi)
2.245,7

471
4. danta

110

299,8

748,5

279,7

agordino (bl)
8.220,3

266,4

di cadore (bl)
1.284,1

222,6

5. oltressenda

38

incidenza

(co)

47
3. taibon

5. ail

3

per l'oncologia delle 3 età
1
352,0
350,5

2. peglio

11.946.611,3

4. fprc

1

7.933

2. ass.

1. tonezza

2. emergency

11.081,0

3.687,9

media

22,1

805,2

n. scelte

progetto uomo onlus
32
25.815,1

comuni

1. airc

6

importo totale

5. a.i.c.

3

comuni
n. scelte

media

4. ass.

33

Top 5 per importo medio assegnato
importo totale

Top 5 per importo medio assegnato
1. fondazione

italia
media

4.244
2.924
583
718
18
6

Top 5 per importo medio assegnato

106,8

Elaborando gli elenchi dei
destinatari emergono alcune
graduatorie su scala nazionale:
le prime tre individuano i
beneficiari dei contributi più
“corposi” in base al contributo
medio più alto ricevuto; la
quarta mette in evidenza i
soggetti destinatari degli
importi maggiori in assoluto;
la quinta gli enti locali con i
cittadini più generosi (che
donano il contributo al proprio
Comune di residenza)

3.163

calabria

4. castroregio

le classifiche
nazionali

3.193
366
278
77
20

4.209

424

571
91
92
9
2

636
210
107
6
1

1.382

167
73
30
1
1

764

alta (bg)
435,4

220,9

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

3

Immobili

La prassi dei giudici
Molti tribunali permettono ai creditori
di pignorare subito il conto corrente comune

IL BILANCIO DELLA CASA COMUNE

Anagrafe, delibere e contabilità
Ogni interessato può consultare i registri
ma spesso si vede negato l’accesso

Condominio, i dieci nodi della riforma

A due anni dall’entrata in vigore restano i dubbi su supercondominio, spese non pagate e deleghe
PAGINA A CURA DI

Cristiano dell’Oste
Saverio Fossati

pLa riforma ha superato il tiro-

cinio. Giovedì – 18 giugno – saranno due anni esatti dall’entrata in
vigore della legge 220/2012, che ha
profondamente modificato le
norme sul condominio vecchie di
70 anni. Nonostante la lunghissima gestazione, la legge conteneva
parecchie disposizioni di difficile
attuazione, tanto da richiedere
una correzione quasi immediata
con il decreto Destinazione Italia
(Dl 145/2013). Valga per tutti
l’esempio dell’obbligo di raccogliere i fondi tra i proprietari prima di avviare lavori straordinari:
una disposizione che avrebbe potuto bloccare molti cantieri e che
proprio con quel decreto è stata
corretta consentendo agli amministratori di costituire la riserva
finanziaria “per gradi”, in base ai
diversi stati avanzamento lavori.
Ma insomma, bene o male, le
novità sono state metabolizzate e
– sotto molti aspetti – apprezzate: i
nuovi doveri e responsabilità dell’amministratore, la sua formazione obbligatoria e il recepimento di molti indirizzi giurisprudenziali di semplificazione hanno fatto sì che la riforma fosse accolta
positivamente dai proprietari.
Restano, però, diverse incertezze nella lettura dei nuovi articoli del Codice civile, insieme a
norme che suonano ridondanti e
potrebbero dar vita a lunghi contenziosi, in attesa che la Cassazione arrivi a a mettere l’ultima parola. Cosa che – con i tempi della giustizia italiana – potrebbe richiedere anche un decennio di attesa.
Intanto, comunque, alcune risposte arrivano dal sottosegretario
alla Giustizia, Cosimo Ferri (si veda l’intervista in pagina).
Il grafico qui a fianco riassume
alcune delle questioni più discus-

LA PAROLA
CHIAVE
Cambio d’uso
7Il «Cambio di destinazione
d’uso» è una speciale possibilità
prrevista per i beni comuni
condominiali dall’articolo 1117 ter
del Codice civile e richiede una
maggioranza dei 4/5 dei millesimi
e dei condòmini, e un’assemblea
convocata con ameno 30 giorni di
anticipo. Serve solo a destinare
una parte comune a un uso diverso
(per esempio, da cortile a giardino
o a parcheggio) per soddisfare
«esigenze condominiali» . Si
dstingue dalle innovazioni
(articolo 1120), che devono anche
essere rivolte al miglioramento o
all'uso più comodo o al maggior
rendimento delle cose comuni.

se tra gli addetti ai lavori. La prassi
sembra dimostrare che le norme
sul supercondominio vengono
spesso disapplicate o adattate ai
casi concreti: ci sono palazzi che
non nominano il rappresentante
all’assemblea del supercondominio, altri che si affidano all’amministratore in una veste impropria
di “facente funzioni”. Per non parlare dei dubbi operativi: il rappresentante di un singolo condominio può esprimere un voto disgiunto? E se non lo fa i dissenzienti possono impugnare la
decisione del supercondominio?
E se un condominio non paga a chi
va notificato il decreto ingiuntivo:
ai singoli proprietari o all’amministratore?
Altro fronte delicato è quello
delle morosità. La riforma dice
che i creditori del condominio devono rivolgersi prima ai morosi e
solo dopo ai proprietari in regola.
Ma molti giudici – anche se non
tutti – consentono ai creditori di
pignorare il conto condominiale,
su cui si trovano le somme versate
da chi paga con puntualità. Senza
dimenticare che i fornitori più
forti spesso riescono a farsi pagare a discapito degli altri semplicemente minacciando di staccare il
gas o l’acqua, o magari di non riparare l’ascensore. In questi casi, i
princìpi del Codice soccombono
di fronte alla prassi.
Altre norme, come quelle sui limiti alle deleghe, sembrano aver
creato più che altro un incentivo
all’aggiramento dei vincoli con
l’accaparramento di deleghe in
bianco, difficilmente controllabile. Mentre altre, come la possibilità per gli interessati di accedere ai
dati condominiali, addossano agli
amministratori il compito di consentire agli «interessati» (così recita la norma) di accedere ai dati.
Ma chi sono gli «interessati»? Il rischio è che creditori, agenzie di
informazioni commerciali, banche cui è stato richiesto un finanziamento, siano a tutti gli effetti
«interessati» ma il buon senso
dell’amministratore a tutela della
privacy dovrebbe arginare certe
richieste, anche se una norma più
precisa sarebbe opportuna.
Resta, nel complesso, come ha
rilevato Confedilizia, la sensazione di una riforma generalmente
positiva, che però avrebbe potuto
essere più coraggiosa e innovativa. Lo dimostra, ad esempio, la
norma che consente il cambio
d’uso a maggioranza delle parti
comuni: nessuno la usa, ma le cose
sarebbero andate diversamente
se la legge avesse previsto, come
si era ipotizzato, la vendita a maggioranza. In altri casi, invece, come per il riscaldamento, è l’evoluzione della normativa – che imporrà la contabilizzazione – ad azzerare, o quasi, l’interesse per il
distacco. Anche se il testo del Codice post-riforma non azzera,
neppure in questo caso, tutti i rischi di contenzioso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I punti critici

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

INTERVISTA

SUPER
CONDOMINIO
BLOCCATO

Nomina in salita per i rappresentanti
È difficile raggiungere il quorum dei 2/3 per la
nomina dei rappresentanti dei singoli
condomìni e, in caso di stallo, non sempre i
proprietari fanno istanza al giudice per ottenere

la nomina. Non è chiaro, poi, quali siano i poteri
dei rappresentanti, che spesso deliberano senza
l’ok preventivo dell’assemblea condominiale.
Si registrano, inoltre, prassi difformi sulla
notifica delle delibere del supercondominio

AMMINISTRATORE
CON DURATA
INCERTA

Incertezze sulla conferma annuale
La riforma ha stabilito che l’incarico di
amministratore dura un anno «e si intende
rinnovato per eguale durata». Non è chiaro se la
proroga sia automatica e se avvenga soltanto

per il secondo anno o di anno in anno fino alla
eventuale disdetta. Si rischiano interpretazioni
non uniformi e contenziosi da parte di chi non
vuole la conferma dell’amministratore o da
parte di chi tenta di “aggrapparsi” all’incarico

IL NODO
IRRISOLTO
DELLE MOROSITÀ

Ok al pignoramento dei conti condominiali
Il Codice civile prevede che i fornitori del
condominio facciano causa – prima – ai morosi e
solo dopo a chi è in regola con i pagamenti. Molti
giudici, però, consentono ai creditori di pignorare

subito il conto condominiale su cui ci sono le
somme versate da chi è in regola e destinate ad altri
creditori. Inoltre, i fornitori che possono minacciare
il distacco del servizio (come il gas) spesso riescono
a farsi pagare dall’amministratore senza fare causa

ACCESSO
DIFFICILE
AI REGISTRI

Possibilità in forse per gli interessati
La riforma del condominio permette a «ogni
interessato» di visionare (gratis) e copiare (a
pagamento) i registri di anagrafe condominiale,
dei verbali delle assemblee, di nomina e revoca

dell’amministratore e di contabilità. La
valutazione dell’interesse reale è affidata
all’amministratore, che in certi casi (spesso per la
privacy) nega l’accesso creditori o potenziali
interessati all’acquisto di alloggi nell’edificio

CAMBIO D’USO:
UNA NORMA
INUTILE

Quorum elevato per una chance limitata
La possibilità di modificare la destinazione
d’uso delle parti comuni con il quorum del 4/5
dei condòmini e del valore suona come
un’occasione persa della riforma, che all’inizio

aveva ipotizzato di introdurre la vendita delle
parti comuni senza bisogno dell’unanimità.
Nessuno la usa, e secondo alcuni interpreti la
norma è inutile perché il cambio d’uso era già
compreso tra le innovazioni

LIMITI
«CRITICI»
ALLE DELEGHE

Troppe rigidità incentivano le «furbizie»
Quando i condòmini sono più di 20, ogni delegato
non può rappresentare più di un 1/5 dei
condòmini e del valore. Il principio si presta a
essere aggirato con il malcostume delle deleghe

rilasciate in bianco e “distribuite” in assemblea.
Fa discutere anche il divieto di delega
all’amministratore: la norma potrebbe far pensare
che siano vietate solo le deleghe generiche valide
per qualsiasi assemblea, ma non è così

CONVOCAZIONE
DELL’ASSEMBLEA
VIA EMAIL

La posta elettronica resta esclusa
Alcuni amministratori vorrebbero convocare le
assemblee via email, almeno a quei condomìni
che la richiedono o la accettano per iscritto
(come avviene, ad esempio per gli estratti conto

bancari). La riforma – che pure prevede la
possibilità di deliberare l’attivazione del sito
internet condominiale – non ammette questa
modalità di convocazione. Discorso diverso per
la Pec, che però è ancora poco diffusa

POSSIBILITÀ
DI DISTACCO
DA CHIARIRE

Rischio di contenziosi tra proprietari
Secondo il Codice civile, il distacco dal
riscaldamento centralizzato è consentito – tra
l’altro – se non crea squilibri notevoli
all’impianto. Di fatto, viene chiesto da chi non è

soddisfatto del funzionamento del riscaldamento
o da chi si è stancato ripianare le spese per i
morosi. Cosa sia un distacco «notevole», però, lo
può stabilire solo un tecnico caso per caso e la
norma può generare contenziosi

IL PASSAGGIO
DELLE
CONSEGNE

Ritardi ancora forti
Il passaggio delle consegne tra nuovo e vecchio
amministratore continua a creare problemi
nonostante la riforma preveda obblighi precisi,
purtroppo senza sanzioni per l’inadempimento.

Il ricorso al giudice per ottenere un
provvedimento d’urgenza è all’ordine del giorno
ma a Milano il Tribunale segue una prassi che
sveltisce: manda un rapporto alla procura
penale per il reato di appropriazione indebita

RESPONSABILITÀ
PER IL NUDO
PROPRIETARIO

I nudi proprietari non votano (ma pagano)
Secondo l’articolo 67, ultimo comma, delle
disposizioni di attuazione al Codice civile,
l’usufruttuario e il nudo proprietario rispondono
solidalmente per il pagamento dei contributi

condominiali. Norma criticata – tra gli altri –
anche da Confedilizia, perché chiama i nudi
proprietari a rispondere per opere decise (e
sfruttate) solo dagli usufruttuari, ribaltando un
vecchio principio consolidato della Cassazione

Cosimo Ferri

«Serve tempo
per giudicare»
pNel

IMAGOECONOMICA

complesso le nuove
norme sono state assimilate,
ma alcune risultano inapplicabili o addirittura poco pratiche. Cosimo Ferri, il sottosegretario alla Giustizia che ha
già seguito una prima norma di
correzione nel 2013, risponde
così ai dubbi più comuni.
L’amministratore non
sempre riesce a tenere dietro
a tutti gli obblighi della legge
sulla formazione.
Mi rendo perfettamente
conto che riuscire a seguire le
evoluzioni normative rappresenta un impegno serio e gravoso, ma la formazione continua è un aspetto qualificante
della riforma sul condominio.
Abbiamo puntato molto sulla Cosimo Ferri. Sottosegretario
competenza e sulla professionalità degli amministratori, e,
in tale contesto, l’aggiorna- «Rinnovo automatico
mento è un elemento impreper il primo anno
scindibile. Se vogliamo che il
condominio sia improntato a a meno che l’assemblea
una gestione manageriale, di- sia contraria»
namica e professionale, non
possiamo arretrare di un solo
centimetro sulla preparazione l’autorità giudiziaria nomini il
e sull’aggiornamento di chi è rappresentante del proprio
condominio. La norma è stata
chiamato ad amministrare.
Quanto al rinnovo auto- resa necessaria dalla sostanmatico della nomina, non è ziale impossibilità di funziomai stato chiarito come fun- namento dei complessi superziona: per un anno, per sem- condominiali la cui gestione
era spesso materialmente prepre, con assemblea o senza?
Non vedo alcuna incertezza clusa dal disinteresse e dall’asgiacché l’articolo 1129 è esplici- senza dei condomini alle relato nell’affermare che l’incarico tive assemblee in partecipadi amministratore ha durata di zione numerica utile a ragun anno e si intende rinnovato giungere il relativo quorum
per eguale durata. Se l’assem- deliberativo, con conseguente
blea non si esprime in senso impasse gestionale. La prassi
difforme a termine del primo applicativa potrà dare conto
anno, il rapporto si proroga ex della bontà della soluzione
normativa adottata o della nelege all’anno successivo.
Le norme sul supercondo- cessità di rimedi o di creazione
minio, però, sono di fatto in di sistemi alternativi.
Parliamo del sito internet
applicabili, per le troppe incertezze sul meccanismo dei del condominio. Tutti lo vogliono ma poi nessuno lo parappresentanti.
La norma di riferimento è ga, la gestione e l’aggiornal'articolo 67 delle disposizioni mento richiedono personale
di attuazione del Codice civile, qualificato, spese che ricadoil quale, in sostanza, prevede, no sull’amministratore.
È un’ulteriore possibilità
per i casi di supercondominio
(articolo 1117-bis) che ciascun che il legislatore ha rimesso alcondominio designi, con la la libera scelta dei condomini.
maggioranza degli intervenuti Anche qui, non si tratta di un
ed almeno i due terzi del valore insuccesso della norma quandell’edificio, il proprio rappre- to piuttosto di una possibilità
sentante all’assemblea per la che, sono convinto, magari
gestione ordinaria delle parti non subito ma probabilmente
comuni a più condomìni e per tra qualche anno, troverà una
la nomina dell’amministrato- applicazione crescente.
re. In mancanza, ciascun parSa.Fo.
tecipante può chiedere che
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diviso in sezioni tematiche: Il
condominio (con le problematiche
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

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Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

5

Jobs act

Uscita di scena
Stop alle collaborazioni a progetto:
restano fino a scadenza le 545mila già siglate

IL RIORDINO DEI CONTRATTI

Deroghe
La certificazione aumenta il ventaglio
di possibilità per evitare la «stretta»

False co.co.co senza paracadute nel 2015

Condono sulle stabilizzazioni solo nel 2016 - Per l’anno in corso gli sgravi della legge di Stabilità
Francesca Barbieri
Alessandro Rota Porta

pAddio al contratto a progetto e

stretta “soft” sulle collaborazioni.
Dopo il via libera del Consiglio dei
ministri, giovedì scorso, al decreto legislativo di riordino dei contratti, le 545mila collaborazioni a
progetto oggi in vita saranno le ultime a poter essere stipulate. E una
volta esaurito il progetto, per questi lavoratori sarà esclusa ogni
possibilità di rinnovo alle stesse
condizioni.
Per le altre collaborazioni (di
cui i cocopro rappresentano la
stragrande maggioranza, oltre
l’80% di quelle nel settore privato) arriva un restyling che interviene sulle regole previste
dalla legge Fornero nel 2012,
mentre nella Pa i tempi sono più
lunghi (le nuove regole scatteranno dal 2017).
L’obiettivo dichiarato è fare
chiarezzatraautonomiaesubordinazione, contrastando i falsi autonomi. Dal 1° gennaio 2016 si applicherà la disciplina del lavoro subordinato alle collaborazioni con
tre precisi requisiti: che siano
«prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le
cui modalità di esecuzione sono
organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al
luogo di lavoro». Si è allargato però
il range di eccezioni. Alle deroghe
già previste nel testo varato a febbraio in prima lettura (collaborazioni disciplinate dai contratti collettivi, o prestate da professionisti
iscritti ad albi, attività prestate da
partecipanti a organi di amministrazione e controllo delle società,
o collaborazioni rese ad associazioni sportive dilettantistiche) si
aggiunge un’altra possibilità: la
certificazione dell’assenza dei requisiti dalle commissioni competenti, dove il lavoratore può farsi
assistere dal sindacato, da un avvocato o da un consulente del lavoro.
Sulla sorte dei co.co.pro in scadenza da qui a fine 2015, «c’è il rischio che una parte si traduca in
perdita di posti di lavoro - evidenzia Carlo Dell’Aringa, docente di
economia politica all’Università
Cattolica - con un effetto depressivo sull’economia, soprattutto in
alcuni settori del terziario che
sentono ancora molto gli effetti
della crisi».
Una parte dovrebbe, comun-

DA DOMANI

Jobs act: le novità
dai contratti
alla cassa integrazione
Da domani fino a venerdì, sul Sole 24
Ore quattro approfondimenti sulle
novità normative contenute negli
ultimi decreti attuativi del Jobs act.
Si parte con le nuovità sui contratti

que, approdare al contratto subordinato. «I collaboratori che
hanno maggiore probabilità di essere trasformati in dipendenti spiega Marco Leonardi, docente
di Economia alla Statale di Milano
-sono i monocommittenti esclusivi». Si tratta di circa 370mila persone, «che scendono a 200mila togliendo gli addetti dei call center precisa Lombardi, che è anche
consulente del Governo per il
Jobs act - e comunque la conversione dovrebbe riguardare una
quota inferiore, viste anche le possibilità di deroga previste».
Sui numeri delle trasformazioni
c’è stato in passato un braccio di
ferro con la Ragioneria dello Stato,
che lamentava l’assenza di sufficienti coperture. «Non tutte le collaborazioni saranno convertite aggiunge Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro alla Bocconi e consigliere giuridico del
premier Renzi - e gli incentivi all’assunzione previsti dalla legge di
stabilità sono garantiti».
C’è da dire poi che l’assist offerto
dalla norma per sanare le collaborazioni non genuine potrebbe rivelarsi una strada percorribile in misura limitata, rispetto alla platea
delle collaborazioni. Sulla base di
accordi in sede protetta, le parti potranno instaurare contratti subordinati a tempo indeterminato, dal 1°
gennaio 2016 e con divieto di licenziamento per 12 mesi (salvo casi
specifici),estinguendogliillecitilegati all’erronea qualificazione del
rapporto.Lalimitazionedellasanatoria ai contratti convertiti dal 2016
crea però un “gap” per il lasso di
tempo dall’entrata in vigore del decreto al prossimo 31 dicembre: siccome le regole vecchie saranno valide soltanto per i contratti in essere, si giunge al “paradosso” che la
procedura conciliativa resta riservata ai soli contratti di collaborazione che scadranno al 31 dicembre
2015 (non prima), o ai contratti stipulati a tempo indeterminato (ad
esempio con i titolari di partita Iva).
Si pensi a un contratto a progetto
non genuino che scade il 31 agosto
2015: per questo non si potrà operare la stabilizzazione “condonata”.
Pare che il legislatore – probabilmente per problemi di coperture – abbia voluto escludere la
sanatoria dall’accesso all’esonero
contributivo triennale della legge
190/2014 (che scade a fine 2015).
Non si dimentichi, peraltro, come detto in precedenza, che la Ragioneria dello Stato ha da subito
espresso perplessità sulla prima
versione del decreto attuativo, che
prevedeva proprio la possibilità di
effettuare la sanatoria dall’entrata
in vigore del decreto stesso al 31 dicembre 2015, cumulando anche il
bonus contributivo.Quest’ultimo
potrà essere richiesto per le “stabilizzazioni” del 2015, con il rischio,
però, che un futuro disconoscimento ispettivo del rapporto effettuato sotto forma di collaborazione
porti al recupero del bonus e a far
scattare le sanzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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La fotografia dei collaboratori
IL TREND
Numero Co.co.pro.

Attivazioni

900.000

ATTIVAZIONI

-16%

800.000

CESSAZIONI

-0,2%

211.391

169.340

700.000

653.946

675.924

692.878
647.753

600.000

500.000

503.082

506.000

545.000

Attivazioni
Under 34

-14,2%

400.000

2009

2010

2011

2012

2013

L'IDENTIKIT DEI COLLABORATORI A PROGETTO
Fascia d’età
Reddito medio
annuo (euro)

2014*

Under 30

30%

30-39

29%

40-49

oltre 49

19%
22%

Cessazioni
Under 34

-11,2%

2015*

Collaboratori a progetto per classe d’età e classe di mesi
accreditati ai fini pensionistici (incidenza % sul totale)
< 1 mese

1-5 mesi

6-11 mesi

12 mesi

Under 30

34,7

44,1

15,1

6,1

30-39

20,4

41,7

20

17,9

40-49

18,3

39,4

19,4

22,9

oltre 49

13,4

34,2

19

33,4

Età

4.856
8.792
11.764
17.939

(*) Stime

Fonte: elaborazioni Datagiovani su dati Inps e ministero del Lavoro - Sistema Sisco

Le eccezioni. I dubbi interpretativi sulle presunzioni

Ancora alto il rischio contenzioso
pIl principale effetto del nuovo

corso delle collaborazioni è il ritorno alle regole ante legge Biagi,
ossia alla disciplina dettata dall’articolo 409 del Codice di procedura
civile: i contratti di collaborazione
non seguiranno più i principi del
Dlgs 276/2003 previsti per questo
istituto (che vengono abrogati)
ma dovranno esplicitarsi in una
prestazione d'opera continuativa
e coordinata, prevalentemente
personale, seppure non a carattere subordinato.
Entrando nel dettaglio del nuovo “codice” dei contratti, il legislatore ripropone – seppure con modalità diverse – la tecnica già adottata nel 2012 dalla riforma Fornero,
attraverso l'adozione di un regime
di presunzione di subordinazione
nei confronti di quei rapporti di
collaborazione che «si concretano
in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le

cui modalità di esecuzione sono
organizzate dal committente».
Un primo dubbio applicativo:
stride la stretta nei confronti delle
prestazioni connotate da un apporto esclusivamente personale,
in quanto – preso singolarmente –
si tratta di un requisito pressoché
coincidente con la definizione di
lavoro autonomo dell'articolo
2222 del Codice civile. Pare scontato comunque che la verifica circa l'accezione o meno della subordinazione vada effettuata ricercando la presenza congiunta di
tutti gli indici previsti dalla norma
(personalità, continuità e modalità di esecuzione organizzate dal
committente).
La legge 92 aveva, invece, previsto due regime presuntivi: uno
assoluto, che faceva ricadere la
collaborazione nell'alveo del lavoro subordinato qualora il progetto fosse mancante; l'altro, rela-

tivo – con prova contraria a carico
del committente - se la prestazione veniva svolta con modalità
analoghe a quelle dei lavoratori
dipendenti del committente (eccetto le prestazioni di elevata professionalità).
Con la nuova formulazione sulle collaborazioni, occorrerà, altresì, attendere il consolidamento
giurisprudenziale: si pensi, ad
esempio, che con l'impianto previgente al decreto attuativo, i giudici
avevano ritenuto legittime
co.co.co organizzate secondo un
timesheet definito dal committente, puntando piuttosto sull'esercizio del controllo organizzativo e
disciplinarequaleindiceprevalente di subordinazione. Il rischio,
dunque, è che il contenzioso rimanga inalterato.
Restano, peraltro, salve dalla
nuova presunzione di subordinazione alcune esimenti: le collabo-

Tra gli under 35
prende quota
il lavoro accessorio
pSe sulle collaborazioni c’è

FOCUS SUL 2015
Le attivazioni e cessazioni
di collaborazioni nei primi
4 mesi dell'anno e var. %
sullo stesso periodo 2014

Cessazioni

Voucher. Il tetto annuo sale a 7mila euro

razioni regolamentate da accordi
collettivi (la generica dizione
“collettivi” farebbe presumere la
possibile validità delle intese sottoscritte a livello aziendale); quelle effettuate dagli iscritti agli ordini professionali; le collaborazioni
rese dagli amministratori delle
società; quelle rese a fini istituzionali in favore di soggetti riconosciuti dal Coni.
E' stata, infine, prevista la possibilitàdifarcertificareilcontrattodi
collaborazione,conlafinalitàdiaccertare che non siano presenti gli
indici di subordinazione introdotti.Anchesenzaquestoincisolacertificazione sarebbe comunque stata esperibile: si tratta, quindi, più
che altro di una conferma dell'utilizzabilità dell'istituto che però
non mette del tutto al riparo da un
possibile contenzioso giudiziale.
A.R.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

una stretta, per il lavoro accessorio, invece, si allarga il raggio
d’azione.
Il decreto di riordino delle
forme contrattuali, infatti, aumenta il tetto massimo dei compensi pagati con i voucher, o
buoni per il lavoro occasionale
accessorio, portandolo a 7mila
euro l’anno, rispetto ai 5mila
previsti finora.
Un valore da intendere riferito all’anno 2015 - si legge nella relazione tecnica al decreto - che
dovrà essere annualmente rivalutato sulla base dell’indice Istat
relativo ai prezzi al consumo.
Un’altra novità riguarda la
tracciabilità obbligatoria dei
voucher, insieme al divieto di
utilizzo negli appalti, fatte salve
specifiche ipotesi che saranno
individuate dal ministero del
Lavoro, sentite le parti sociali,
entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto. Le novità si innestano sul decreto Giovannini
del 2013 (Dl 76), che ha fatto rientrare nel lavoro accessorio le
prestazioni caratterizzate da
compensi fino a 5mila euro l’anno per singolo lavoratore, ridotti a a 2mila nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti.
Dalla sperimentazione in occasione della vendemmia del
2008 a oggi, il sistema dei buoni
lavoro si è progressivamente allargato: nel 2014, secondo il report realizzato dal centro studi
Datagiovani per Il Sole 24 Ore,
sono stati venduti quasi 70 milioni di tagliandi (di cui 63 milioni riscossi), il 70% in più rispetto
al 2013 e l’equivalente di circa
700 milioni di euro.
Se si guarda, poi, all’intero arco di vita dei voucher, il sistema
ha movimentato oltre 1,6 miliardi e coinvolto più di 2 milioni di
lavoratori.

Nel 2014, in particolare, le persone che hanno prestato attività
di lavoro accessorio hanno superato quota un milione, oltre la
metà con un età al di sotto dei 35
anni, in un caso su cinque nel
commercio (21%), seguito a breve distanza dal turismo (16%),
che registra anche il maggior aumento (+126%).
A livello territoriale, nel
Nordest sono stati venduti quasi 26 milioni di buoni lo scorso
anno, il 37% del totale. A ben
guardare, i datori di lavoro di
quattro regioni italiane acquistano più della metà di tutti i
voucher: si tratta di Lombardia
(17%), Veneto (14%), Emilia Romagna (13%) e Piemonte (9%).
Se è vero che al Sud il ricorso al
lavoro occasionale accessorio
sembra meno consistente, c’è
da dire che il gap con il resto
d’Italia si sta riducendo, dato
che è nel Mezzogiorno che la
vendita di tagliandi è aumentata di più nel 2014 (+87%), con
punte del 124% in Puglia.
Cartacei o telematici, in tagli
da 10, 20 o 50 euro, i voucher
contengono una quota di retribuzione, ma anche una fetta di
contributi Inps e Inail. Il valore
nominale è comprensivo infatti
della contribuzione a favore
della gestione separata Inps
(13%), di quella diretta all’Inail
per l’assicurazione anti-infortuni (7%) e di un compenso al
concessionario (Inps) per la gestione del servizio (5 per cento).Gli oltre 63 milioni di voucher riscossi dai lavoratori “a
gettone” nel 2014 (+74% rispetto
al 2013) possono essere tradotti,
ricordando che ogni voucher
vale per chi lo riscuote 7,5 euro
netti, in 469 euro medi a lavoratore, in leggero aumento sul
2013 (+6 per cento).
Fr.Ba.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il boom delle vendite
Numero dei voucher (in milioni) venduti dal 2008 al 2014
e variazioni % rispetto all’anno precedente
Voucher venduti

70

2008

2009

Variazione su anno precedente
2010

2011

2012

2013

+70%

60
50
40
30
20
10
0

+71%
55%
+58%
+413%

+253%

Voucher venduti nell’ultimo triennio

2012

2013

2014

23.817.325

40.791.228

69.195.377

Fonte: elaborazioni Datagiovani su dati Inps

2014

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6

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

7

Lotta alla criminalità
IL CONTRASTO AL DENARO SPORCO

Il bilancio 2014
Nel Rapporto annuale della GdF i dati
sul meccanismo di vigilanza

Segnalazioni antiriciclaggio,
solo l’1% colpisce nel segno

Su 85mila casi le contestazioni si fermano a un migliaio
Marco Mobili

pL’impegno c’è, ma i risultati so-

no pochi, se non pochissimi.
È quel che accade con le segnalazioni di banche, intermediari, professionisti in materia di antiriciclaggio: molti “alert”, pochissimi
esiti, come segnala il «Rapporto
annuale 2014 sulle Segnalazioni di
operazioni sospette (in sigla, Sos)
di riciclaggio e di finanziamento
del terrorismo», messo a punto dal
Nucleo Speciale Polizia Valutaria
della Guardia di Finanza. Come dire che l’eccesso delle cosiddette
Sos non fa che il gioco dei professionisti del riciclaggio.
I numeri parlano chiaro: solo
l’1% delle segnalazioni pervenute
sembraandareabuonfineequesto
nonostante sia l’Uif sia il Nspv si siano dotati di sistemi informatici all’avanguardia come il cosiddetto
“Radar” (Raccolta e analisi dati antiriciclaggio) e il “Siva” (Sistema
Informativo Valutario) in grado di
accelerare l’analisi di intelligence a
monte delle segnalazioni.
Dal Rapporto emerge che le segnalazioni sospette pervenute dall’Uif nel 2014 sono state 75.877; il
Nspv ne ha invece analizzate
85.581, lavorandone 9.704 in più e
aggredendo così lo stock giacente.
Un dato che, se rapportato agli anni precedenti mostra per la prima
volta una leggera flessione avendo
l’Uifsmaltitoilcaricopreesistente.
E, come fanno notare dal Valutario, dopo il salto dalle circa 30mila
del 2011 alle 61 mila del 2012 e alle
91mila del 2013, le segnalazioni sospette si sono assestate su un valo-

re stabile pari a oltre 75mila Sos .
Di queste ultime, solo il 25% è
stato delegato ai reparti del Corpo
per l’approfondimento operativo,
evidenziando nel restante 75% una
non rilevante significatività ai fini
penali ed amministrativi.
Ciò che emerge dal Rapporto
annuale delle Fiamme Gialle, però,
è soprattutto l’esito di queste informazioni che scaturisce dalle 27.771
Sos approfondite operativamente
nel 2014 dai reparti della Gdf: solo
1.375 sono gli esiti che complessivamente portano a una contestazio-

GLI ALERT RICORRENTI

Spesso sotto la lente
le operazioni
con uso del contante
e l’utilizzo anomalo
delle carte prepagate

ne amministrativa (787) o a una
contestazione penale (588).
A dimostrazione che lo strumento, comunque sia, funziona,
ma che necessita di una continua
ed effettiva collaborazione da parte dei soggetti obbligati (banche,
poste, intermediari finanziari, professionisti e operatori non finanziari), spiegano dal Nucleo Speciale, sono proprio gli esiti delle segnalazioni in grado di innescare
nuovi contesti investigativi: questi
diminuiscono del 4,14% sul fronte
amministrativo e del 2,65% su
quellopenalerispettoall’annualità
precedente. Su 14.318 esiti totali

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che presentavano alti profili di rischio, sono stati dunque 11.313 quelli che hanno dato risultati negativi,
mentre i risultati positivi sono stati
458 sul totale di 787 violazioni amministrative e 331 sul totale di 588
contestazioni penali.
Troppo spesso, infatti, le segnalazioni risultano inviate solo a seguito della conoscenza di procedimenti penali che hanno coinvolto
gli ordinanti o i beneficiari delle
operazioni e di conseguenza assumono assai poca rilevanza rispetto
al contesto già investigato.
Per capire meglio il nodo su cui
la delicata macchina dell’antiriciclaggio rischia di bloccarsi è sufficiente analizzare i dati del Rapporto annuale relativi alle Sos pervenute: quelle distinte per fenomeno
e quelle per categoria di chi segnala le operazioni sospette. Nel primo caso ad esempio il maggior numero di Sos riguarda operazioni
con utilizzo del contante (circa
20mila), soggetti già indagati
(8.320) oppure utilizzo anomalo di
carte prepagate che nel 2014 hanno
toccato quota 5.726. Segnalazioni
poco significative e che nella sostanza non sfociano mai o quasi
mai in un esito positivo sia sul fronte amministrativo che penale.
Le operazioni che al contrario
potrebbero celare operazioni
consistenti di riciclaggio o comunque ritenute interessanti dal
Nspv sono solo poche come ad
esempio la monetizzazione di
conti aziendali (2.394), le frodi
nelle fatturazioni (1.597) o giochi
e scommesse (2.220), ovvero

quelle relative ad operazioni su
strumenti finanziari.
I bonifici in arrivo e i versamenti
di contanti sono le causali da cui
derivano i maggiori risultati dell’attività di approfondimento,
mentre i prelevamenti allo sportello alla fine portano al maggior
numero di risultati negativi. Nell’insieme, sottolineano le Fiamme
Gialle nel rapporto annuale, la capacità di approfondimento dei reparti è ulteriormente aumentata
nel 2014 toccando il 103,42% rispetto alle Sos approfondite nel 2013.
Sul fronte delle tipologie delle
violazioni contestate, il maggior
numero dei verbali di contestazione riguarda l’antiriciclaggio e il finanziamento del terrorismo
(62,30%). Mentre per i verbali di
constatazione sul fronte delle violazioni fiscali, la crescita rispetto al
2013 vede al primo posto quelle relative alle imposte dirette (+60%),
all’Iva (+95,51%) e alle altre violazioni fiscali (+26%).
Sulle Sos inviate dai professionisti il Rapporto annuale mostra
ancora una volta come commercialisti e revisori dei conti siano
tutt’altro che brillanti nelle segnalazioni. I primi ne hanno inviate
130, mentre quelle targate revisori
dei conti in tutto il 2014 sono state
solo 8. Nel complesso le segnalazioni inviate dai professionisti sono cresciute del 90,42% attestandosi su 3.538. Ma di queste ben
3.300 sono quelle inviate dal Notariato, che rispetto al 2013 ha più che
raddoppiato le comunicazioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Professionisti al minimo
Larga maggioranza delle comunicazioni
dal notariato, basso apporto da altre categorie

I risultati
Nelle grafiche e nella tabella qui
accanto vengono riepilogati i
valori 2014 delle «Segnalazioni di
operazioni sospette», confrontandoli con l’andamento del
2013. Il Rapporto della Guardia di
Finanza precisa che il numero
degli esiti «non coincide con il
numero delle segnalazioni di
operazioni sospette in quanto una
segnalazione può produrre più
esiti».
Nella prima grafica, la dizione
«Altri Fini Istituzionali» indica
che la segnalazione non ha avuto
seguito da parte della GdF, mentre «Deleghe» indica che la
«Sos» è stata affidata ai reparti
territoriali.
Nella seconda grafica, invece, si
fa riferimento all’articolo 45,
comma 7, che disciplina i casi in
cui l’autorità giudiziaria, con
decreto motivato, dispone la
rivelazione dell’identità del
soggetto che ha fatto la segnalazione (rivelazione resasi necessaria per le indagini).
Nella tabella più sotto viene infine
presentata una distinzione tra le
segnalazioni in base agli operatori coinvolti, dalle banche, agli
intermediari, ai professionisti

QUANTE SEGNALAZIONI

GLI ESITI

Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) analizzate.
Ripartizione per sviluppo operativo
var.%
2013
2014
’14/’13

Sos approfondite ripartite per esito
2013
2014
Procedimento penale esistente

var.%
’14/’13

4.454

Altri Fini Istituzionali

45.286
48.674

6.049

+7,48
Decreto motivato ex art. 45 c.7
Decreto legisl. 231/2007

874

Deleghe

40.153

-47,36

21.136

937

15.685

821
787
604

Approfondite D.I.A.

-2,65

Negativo

44
86

7.185

+178,23

+95,45

Totale 2014

85.483

-4,14

Contestazione penale

-

588

Totale 2013

+7,21

Contestazione amministrativa

Oggetto di comunicaz. ai Reparti territorialmente comp.

0

+35,81

19.991

Totale 2013

85.581

Totale 2014

13.938

+ 0,11

28.352

+ 103,42

CHI SEGNALA
Segnalazioni di operazioni sospette approfondite nel 2014. Ripartizione per categoria del segnalante ed esito

Categoria segnalante
Banche
Altri intermediari
finanziari
Professionisti
Operatori non
finanziari
Non definito*
Totale

Decreto motivato ex articolo
45 comma 7 Dlgs 231/2007

2014
Numero esiti
Procedimento
Contestazione Contestazione
penale esistente amministrativa
penale

Negativo

Totale

834

5.215

743

538

18.408

25.738

78

635

34

40

1.339

2.126

23

173

10

5

176

387

2

24

0

5

54

85

0
937
3,30%

2
6.049
21,34%

0
787
2,78%

0
588
2,07%

14
19.991
70,51%

16
28.352
100,00%

(*) informazione non disponibile in fase di acquisizione del flusso dati Uif

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

8

Le vie della ripresa
SERVIZI PUBBLICI LOCALI

Il giro d’affari
Sono appena il 16% di tutte le partecipate
ma generano 43 miliardi di ricavi all’anno

La nuova associazione
Domani debutterà Utilitalia, che nasce
dalla fusione tra Federutility e Federambiente

Utilities, obiettivo risparmio dalle alleanze

INTERVISTA

Giovanni Valotti

Con aggregazioni e riorganizzazioni tra le aziende possibile ridurre di 1,2 miliardi i costi operativi «Le aziende
Gianni Trovati

pSono solo il 16,3% delle socie-

tà partecipate dalle amministrazioni locali, ma le aziende che
operano nell’energia, nel gas, nel
servizio idrico e nell’igiene ambientale generano 42,9 miliardi
di euro di ricavi all’anno, con un
aumento medio del 20% rispetto
a cinque anni fa, e contano negli
organici 120mila persone. Conseguenza: per fare numero nel
taglio delle società, fedeli allo
slogan «da 8mila a mille» circolato nei mesi scorsi, si deve guardare alle altre partecipate, cioè
alle quasi 7mila società create
dalle Pa locali per attività come la
gestione del territorio, le farmacie o i servizi strumentali. Per generare sviluppo e politiche industriali, invece, occorre concentrarsi sui servizi pubblici locali.
I numeri sono contenuti nell’ultimo rapporto di Utilitatis, la
fondazione della nuova associazione delle imprese che, sotto il
nome di Utilitalia, ha radunato
tutti i rami dei servizi pubblici
locali. Le cifre elaborate sulla base dei bilanci delle aziende faranno da sfondo al battesimo ufficiale di Utilitalia, che domani
mattina al Tempio di Adriano di
Roma debutterà con un dibattito con il ministro Marianna Madia, i vertici di Cdp e delle Autorità di settore, ma soprattutto
dovranno guidare l’attuazione
della riforma della Pa, che proprio questa settimana dovrebbe
rientrare nel vivo della discussione alla Camera.
Il tema è assai più industriale
che amministrativo. Le performance scritte nei conti, che registrano 1,2 miliardi di utile complessivo nel sistema, dipendono
dai settori, perché gestire energia e gas genera ricavi più consistenti che raccogliere rifiuti o distribuire l’acqua. C’è però un dato, anche trasversale ai diversi

settori, che balza agli occhi: bastano un paio di indicatori “rozzi”, come i ricavi o il margine lordo per addetto, per veder trasparire una sorta di “piramide dei risultati”, che indica valori
crescenti all’aumentare delle dimensioni aziendali. In termini di
margini per dipendente, per
esempio, le aziende più grandi
totalizzano poco meno di
100mila euro, quelle più piccole
si fermano poco sopra 13mila euro e le cifre salgono nelle altre
classi in modo fedele rispetto alle dimensioni aziendali.
Certo, il primato delle grandi
si spiega anche con i dati delle
poche quotate, che da sole raccolgono il 43,4% del valore prodotto ogni anno dall’intero comparto. Un dato così lineare, che
supera anche la tradizionale ripartizione fra aziende multi-servizio e mono-servizio, ha però
una serie di spiegazioni strutturali, che riguardano le economie
di scala e la capacità di generare
efficienza in termini proporzionali rispetto alle dimensioni.
Anche per questo la parola
chiave della strategia che il comparto vuole mettere in campo è
«aggregazione», che insieme alle innovazioni di processo nei diversi settori e nelle multiutility
potrebbe - secondo le prime stime di Utilitalia - ridurre di 1,2 miliardi i costi operativi delle
aziende del comparto, spingendo progressivamente gli operatori verso gli indici migliori registrati in ogni ramo di attività. Nel
pacchetto degli “efficientamenti” possibili ci sono anche gli organi di governo, legati al fatto
che le aggregazioni riducono anche cda e collegi sindacali, ma da
qui potrebbero arrivare meno di
150 milioni. A riprova del fatto
che la sfida è più industriale che
normativa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gap infrastrutturali. Studio di Fondazione Utilitatis

La sfida più difficile
è sugli investimenti
Cheo Condina

pInnanzitutto i numeri. Per il

comparto idrico si parla di un
fabbisogno di investimenti di 5
miliardi di euro l’anno per i
prossimi vent’anni e soltanto
per stare al passo con Germania e Francia (Regno Unito e
Danimarca viaggiano su livelli
irraggiungibili). Sono sempre 5
miliardi, ma da sborsare nell’arco del prossimo quinquennio, per centrare gli obiettivi di
recupero fissati a livello europeo nel comparto ambiente
(ovvero la filiera dei rifiuti). E
ancora: c’è bisogno di 1,5 miliardi l’anno per sviluppare le reti
di distribuzione gas, che nei
prossimi anni andranno incontro a un inevitabile consolidamento tra gli operatori; altri investimenti, non certo trascurabili, andranno anche dedicati
alla produzione energetica, a
partire dalle smart grid, le cosiddette reti intelligenti.
Un approfondito studio condotto dalla Fondazione Utilitatis, in occasione dell’assemblea
fondativa di Utilitalia, evidenzia con chiarezza il deficit infrastrutturale italiano nelle principali filiere di competenza delle utility. Deficit che diventa
ancor più grave se si pensa come in molti di questi business
(dai rifiuti alla produzione
energetica fino al gas e ai sistemi idrici) la dimensione sia
sempre più importante per garantire sinergie ed economie di
scala. Colmare queste carenze
infrastrutturali non solo ridurrebbe i costi e aumenterebbe
l’efficienza delle singole aziende, ma avrebbe anche un rilevante effetto volàno, su scala
nazionale, a vantaggio del Pil e
dell’occupazione.
Nel settore dell’acqua, per
esempio, in Italia sono stati pianificati 2 miliardi di investimenti l’anno per il prossimo
ventennio, ma ne servirebbero

almeno 5. C’è chi sostiene che
aumentare gli investimenti
stessi causerebbe un rincaro
eccessivo delle tariffe: tuttavia,
secondo Utilitatis, questa è
l’unica strada per migliorare la
qualità del servizio e superare
il divario tra Centro-Nord e
Sud-Isole. Senza dimenticare
che le tariffe italiane sono oggi
tra le più basse dell’Europa
continentale.
Per quanto riguarda la filiera
del cosiddetto waste to energy,
invece, per il prossimo lustro
ogni anno andrebbe dedicato
un miliardo al trattamento dei
rifiuti organici e 2 miliardi a testa agli impianti per la raccolta
differenziata e ai termovalorizzatori. Questo solo per stare al
passo con gli obiettivi di recupero indicati nelle direttive europee, finora più volte disattese: non stupisce che l’Italia abbia aperte ben 16 procedure
d’infrazione comunitarie proprio in materia ambientale, dove il gap con i principali Stati europei risulta evidente, a partire
dalla raccolta differenziata, nononostante gli importanti progressi messi a segno negli ultimi
anni e alcuni invidiabili primati
(Milano, dove opera A2A, è la
metropoli europea con la differenziata più efficiente d’Europa visto che supera il 50%).
Non vanno, infine, trascurati
il settore del gas, dove servirebbero 1,5 miliardi l’anno per il rinnovo e la manutenzione delle
reti (ma in questo caso l’atteso
consolidamento del settore
con le imminenti gare a livello
locale potrebbe aiutare), e
quello della produzione energetica, dove l’avvento delle
fonti rinnovabili e delle reti intelligenti ha dato il via a una rivoluzione che potrà essere portata a termine, a vantaggio dell’utente finale, solo con investimenti adeguati.
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devono
diventare più
competitive»

La fotografia
I SETTORI

Le società partecipate dagli enti locali per ambito di attività

«VINCONO» LE GRANDI
Le performance delle aziende dei settori energia, ambiente e idrico per classe di patrimonio

IMAGOECONOMICA

Altro

71,7%
(5.140)

Servizi
pubblici locali

Valore
produzione
(in mln)

Margine
operativo lordo
(in mln)

Più di un miliardo

17.547,7

100 milioni un miliardo

11.693,4

16,3% (1.168)
Classe di patrimonio

15 milioni100 milioni

Associazioniistituzioni-enti

9,6% (690)
Fonte: elaborazione dati Utilitatis

Trasporto
pubblico locale

2,4% (172)

7.264,2

Addetti

Valore
produzione
per addetto

Margine per
addetto

3.144,9

501,9 31910

549.912

98.555

2.281,4

675,8 34362

340.301

66.393

1.276,5

Un milione - 15 milioni

5.347,3

616,7

Meno di un milione

1.100,6

81,9

Reddito
netto
(in mln)

217,0 24880
11,0 25245
0,7

6163

291.968

51.307

211.816

24.427

178.588

13.285

Doppio presidente. Giovanni
Valotti guida A2A e Utilitalia

p«Il tema chiave per lo svi-

luppo dei servizi pubblici locali in Italia sono gli investimenti, che un sistema troppo
frammentato non è in grado di
effettuare perché è la dimensione aziendale a generare le
risorse e i flussi di cassa che le
banche chiedono per accompagnare questi processi».
Giovanni Valotti è il presidente di A2A, big delle multiutility, e guida Utilitalia, che
mette insieme le imprese di
energia, gas acqua e igiene
ambientale e arriva domani al
battesimo ufficiale. Economista, ordinario alla Bocconi, anche da presidente di Utilitalia
preferisce ragionare di piani
industriali e di bilanci invece
che di norme e di riforme.
Quando si parla di partecipate, però, il dibattito italiano si sposta sempre su articoli e commi, e anche oggi
la riforma Madia catalizza le
attenzioni. Le regole non sono importanti?
Certo, ma tocca alle imprese ragionare di piani industriali e puntare al valore che in termini industriali può essere
prodotto dalle aggregazioni.
Alle norme chiediamo solo di
non ostacolare questi processi, perché avere migliori risultati e imprese più efficienti è
prima di tutto interesse del cittadino che paga i servizi.
La riforma Madia va in
questo senso?
Si tratta di una legge delega,
fatta di princìpi che possono
in larga parte essere condivisi,
ma la partita vera si giocherà
sui decreti attuativi. L’importante è smettere di confondere le imprese di servizi pubblici con le partecipate ”strumentali”, che sono contigue
alla Pa e spesso sono nate per
superare vincoli vari come il
Patto di stabilità. Per risolvere
il problema delle partecipate
strumentali non serve mettere vincoli alle imprese industriali, che devono essere lasciate libere di fare il proprio
mestiere.
Per le partecipate in perdita strutturale la riforma
prevede piani di rientro e la
possibilità di commissariare le aziende che non recuperano l’equilibrio. È una
strada utile?
Anche in questo caso penso che le sanzioni più efficaci
per le imprese inefficienti siano quelle che dà il mercato.
Certo, bisogna che queste
sanzioni esistano, quindi occorre responsabilizzare le
imprese e i loro amministratori, che vanno scelti sulla base delle competenze e non di
altre logiche. Servirebbero
retribuzioni e competenze
collegate ai livelli di mercato,
e la massima flessibilità nel
rapporto di lavoro
In quest’ottica Utilitalia
quali proposte porterà
avanti?
Utilitalia nasce come federazione delle imprese, proprio per distinguersi meglio
dalle partecipate che imprese
non sono. Faremo più proposte industriali che rivendicazioni normative, perché il nostro ruolo deve essere quello
di spingere le aziende a diventare più competitive, e non di
difendere le protezioni del
passato.
G.Tr.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

9

Le vie della ripresa

La classifica
Tra i big Italia e Francia devono intervenire
su sei aree, la Germania ha tre lacune

LE RACCOMANDAZIONI PER PAESE

«Compiti a casa»
Nel 2014 solo l’8% delle osservazioni
ai Ventotto è stato completamente recepito

Pagelle Ue per il rilancio all’esame Ecofin

Il 19 giugno i ministri valutano i rilievi della Commissione: focus sulle riforme più che sul rigore
PAGINAACURADI

Chiara Bussi

pL’Italia e la Francia sono i Paesi

conpiùlacunedacolmareedevono
lavorare sodo su sei grandi dossier.
La Spagna ne ha quattro e persino la
virtuosa Germania deve interveniresutrefronti,comel’Olanda.Mentre resta alta la tensione con la Grecia, è tempo di pagelle anche per gli
altri governi e sul tavolo dell’Ecofin
di venerdì 19 giugno approderanno
le cosiddette «Raccomandazioni»
ritagliatesumisuraperciascunPaese, pubblicate il mese scorso dalla
CommissioneUe.
L’eserciziorisaleal2011,«maquest’anno,perlaprimavolta-fanotare
Cinzia Alcidi, economista del Ceps
di Bruxelles -, nel criterio di valutazione il focus si è spostato dal rigore
alleriformestrutturaliperrilanciare
la crescita. Un cambio di passo che
rifletteilnuovocorsoimpressodalla
CommissioneJuncker».Cosìcome
scendono le osservazioni mosse,
passando dalle 157 del 2014 a quota
102 per l’intera Ue. Al contrario di
quello che succede a scuola, i ministri dell’Economia e delle Finanze
esaminano il giudizio e possono apportare correzioni, che devono essere motivate di fronte all’Europarlamento.Poi,però,ilorogovernisono tenuti a fare i compiti a casa e le
misure diventano vincolanti per favorireilritornoaunacrescitadelPil,
stimataperquest’annodaBruxelles
all’1,5%perlaZonaeuro.
Peribigdellamonetaunicaalcuni
rilievi sono ricorrenti. Il filo rosso
che lega Italia, Francia, Spagna e
Olandanonèsololanecessitàdirisanare i bilanci pubblici, ma anche
quelladimettereincampointerventisulfrontediwelfare(lavoroopensioni a seconda dei casi), fisco, riformadellaPaeinvestimentiinfunzione della crescita dell’economia. Per
quest’anno e il prossimo l’Italia (si
vedaIlSole24Oredel14maggio)deve affrontare alcune questioni lasciate in sospeso con le precedenti
pagelle. Come una maggiore sostenibilità di bilancio con la riduzione
deldeficitstrutturale(maaunritmo
meno sostenuto nel 2016 per poter
attuareleriforme)edeldebitoancoratroppoelevato,tradizionaletalloned’AchilledelnostroPaese.Ilrilancio della crescita passa, secondo
Bruxelles, anche per l’adozione di
unPianostrategicoperleinfrastruttureelapienaoperativitàdell’Agenzia per la coesione per migliorare e
velocizzare la gestione dei fondi
strutturali. La Commissione Ue ribadiscepoilanecessitàdiadottarele
leggi in discussione, modernizzare
la Pa e fare rotta sulla semplificazione. Altre due aree prioritarie sono il
lavoroeilsettorebancario.Suquesti
due fronti, però, il governo sta già
compiendo passi avanti, come l’approvazione in via definitiva dei due
decretiattuatividelJobsActedialtri
quattro che passeranno ora all’esamedelleCamere.Sonoinarrivoanche misure per porre rimedio alla
montagna di sofferenze in pancia
agliistitutidicredito,conlapossibile
creazione di una «bad bank». Rispetto allo scorso anno le racco-

mandazioni sono comunque scese
daottoasei.
Dal 2014 al 2015 la Francia, che è
sottoproceduraperdeficiteccessivo oltre il 3%, è passata da sette a sei
rilievi.Oltrealla«correzionedeldisavanzo» entro il 2017, Parigi ha incassatodueraccomandazioniperil
rilancio dell’occupazione: deve attuareil«Pattodiresponsabilitàesolidarietà» nel 2016, che porterà alla
riduzione del costo del lavoro, e riformare la normativa, con un focus
sui sussidi di disoccupazione. Non
solo. Già entro quest’anno il governo Valls deve procedere con una
sforbiciata delle imposte in nome
della semplificazione e rimuovere
gli ostacoli amministrativi per le
imprese. C’è invece tempo fino al
2016perspingerel’acceleratoresulla spending review da tempo annunciata. «Sarà proprio la Francia afferma Alcidi - il Paese che avrà
maggiori difficoltà ad attuare le riformesollecitate,perlafragilitàdella sua economia e l’incertezza politica. Sul fronte macroeconomico
preoccupanoildoppiodeficit,dibilancioedellepartitecorrenti».
La Spagna ha invece dimezzato
il numero di raccomandazioni (ottonel2014,oggisceseaquattro).Oltreallacorrezionedeldeficiteccessivo entro il 2016, Bruxelles chiede
interventiperallinearesalarieproduttività, la rimozione delle barriereperleimpreseeilcompletamento delle riforme del settore bancario. L’Olanda, che ora rispetta il criterio del deficit, deve concentrarsi
sugli investimenti in R&S, correggere le rigidità e le distorsioni sul
mercato immobiliare, in particolare sul fronte degli affitti, e ridurre i
contributi per i fondi pensione nei
primiannidivitalavorativa.
Le critiche non risparmiano
nemmeno la Germania, che deve
aumentare la dote per le infrastrutture,anchegrazieaunsistemafiscale più efficiente, incentivare l’allungamento dell’età pensionabile e
aprireallaconcorrenzailsettoredei
servizi.NonèlaprimavoltacheBruxellesmuoveaBerlinorilievisuquest’ultimo aspetto. Sulla carta, infatti,
queste raccomandazioni sono vincolantiesonoallabasedelcosiddetto «Semestre europeo» per il coordinamentodellepoliticheeconomiche.Eppure,secondoundocumento
dell’Ufficio
studi
dell’Europarlamento, non sempre i
consigli della Commissione vengonoascoltati.AlivelloUe,solo12su157
raccomandazioni (8% circa) relative al 2014 sono state finora messe in
atto, nel 43% dei casi si è registrato
«qualcheprogresso»eperil49%dei
rilievi si sono registrati pochi o nessunpassoavanti.InItaliasuottoraccomandazionicisonostatiprogressi per quattro e la situazione va a rilento per altrettanti. In Francia c’è
stato «qualche progresso» in tre
dossiersusette,inOlandatreraccomandazionisuquattrosonostaterecepite in tutto o parzialmente. In
Germaniaintrecasisuquattroipassi avanti sono stati limitati o assenti.
Laparola,ora,passaall’Ecofin.
©RIPRODUZIONERISERVATA

I piccoli Paesi. Più moniti a Portogallo e Irlanda

Svezia e Danimarca
prime della classe
pSono la Svezia e la Danimar-

ca, due piccoli Paesi al di fuori dall’area euro, le prime della classe
d’Europa. Stoccolma, al sicuro
sui conti pubblici con un deficit
previsto all’1,4% del Pil quest’anno e un debito stimato al 44,2%, ha
incassato una sola raccomandazione. Il governo deve porre rimedio all’aumento del debito
delle famiglie rimodulando gli incentivi fiscali e arginando il rischio di una bolla immobiliare. La
Danimarca è chiamata invece ad
agire su due fronti: da un lato, deve raggiungere il cosiddetto
obiettivo di medio termine a partiredal2016conundeficitstrutturale allo 0,5% del Pil; dall’altro, deve rimuovere le restrizioni nel
settore dei servizi, in particolare
nelcommercioaldettaglioenelle
costruzioni.
Tornandoall’areaeuro,l’Irlanda, che nel 2013 è uscita dal para-

cadute di Ue e Fmi, ha totalizzato
quattro rilievi: oltre alla correzione del deficit eccessivo nel 2015,
Dublino deve ridurre la spesa sanitaria, garantire la conciliazione
famiglia-lavoro e soprattutto trovare soluzioni strutturali per la ristrutturazione dei mutui arretrati entro la fine di quest’anno.
Infine il Portogallo, che un anno fa ha concluso il programma di
aiuti, ha incassato cinque raccomandazioni. Anche in questo caso il monito riguarda la correzione del deficit eccessivo, ma Bruxelles chiede anche al governo di
promuovere l’allineamento dei
salari alla produttività e l’efficienza dei servizi pubblici per l’impiego. Tra i compiti a casa figurano
anche la riduzione delle sofferenze bancarie e una maggiore trasparenza nelle concessioni nel
settore dei trasporti.
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NOI E GLI ALTRI

Raccomandazioni a confronto
ITALIA
Sei rilievi
 Consentito uno scostamento
nella riduzione del deficit
strutturale per il 2016 per attuare
riforme; ridurre il debito pubblico
 Assicurare la piena operatività
dell’Agenzia per la coesione per la
gestione dei fondi Ue
 Adottare e attuare le leggi in
discussione
 Misure vincolanti entro il 2015
per la governance delle banche
 Adottare i decreti attuativi del
Jobs Act
 Attuare l’Agenda per la
semplificazione 2015-2017 per
snellire gli oneri amministrativi e
normativi

FRANCIA

SPAGNA

Seirilievi
 Assicurare una correzione
duraturadeldeficiteccessivoentroil
2017
 Ridurre il costo del lavoro con
l’introduzionedel“Pattodi
responsabilitàesolidarietà”entroil
2016
 Riformare i sussidi di
disoccupazioneperrenderli
compatibiliconilrisanamentodi
bilancio
 Semplificare e migliorare
l’efficaciadelsistemafiscale
 Eliminare entro fine anno gli
ostacolinormativiperleimprese
 Accentuare gli sforzi sulla
spendingreview

Quattro rilievi
 Assicurare una correzione
duratura del deficit entro il
2016
 Promuovere l’allineamento di
salari e produttività insieme alle
parti sociali, migliorare
l’efficacia dei servizi per
l’impiego, con un focus sui
giovani
 Rimuovere le barriere che
impediscono la crescita delle
imprese, adottare la riforma
annunciata dei servizi
professionali
 Completare la riforma delle
banche e la privatizzazione di
quelle pubbliche

GERMANIA
Tre rilievi
 Aumentare gli investimenti
pubblici e privati nelle
infrastrutture, nell’istruzione e
nella ricerca anche con la leva del
fisco
 Incentivare l’allungamento
dell’età pensionabile, ridurre i
contributi sul lavoro, soprattutto
per i «mini-jobs», e rivedere il
loro sistema fiscale
 Adottare misure più ambiziose
per stimolare la concorrenza nel
settore dei servizi, in particolare
nelle professioni, eliminando le
restrizioni ingiustificate.
Rimuovere le barriere residue nel
settore ferroviario

OLANDA
Tre rilievi
 Promuovere investimenti
pubblici e privati in Ricerca &
sviluppo per innalzare il
potenziale di crescita
 Ridurre la deducibilità
fiscale dei tassi di interesse sui
mutui e garantire un
meccanismo di prezzo più
orientato al mercato nel
settore degli affitti. Nel social
housing legare gli affitti al
reddito
 Ridurre il livello di contributi
nel secondo pilastro del
sistema previdenziale,
soprattutto nei primi anni di
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L’EDITORIALE
Adriana
Cerretelli

Realpolitik
europea,
così giovane
e così fragile
u Continua da pagina 1

N

on ne ha bisogno
anche perché, grazie
all’arrivo alla guida
della Commissione Ue di
Jean-Claude Juncker, l’expremier lussemburghese che
per otto anni ha presieduto il
consesso ministeriale
dell’Eurogruppo, le rigidità
della dottrina europea
della stabilità sembrano a
poco a poco stemperarsi
in un approccio più
flessibile e pragmatico,
nell’ambito delle regole
vigenti. Era tempo.
Il rigore forsennato degli
ultimi anni non ha prodotto
un risanamento dei conti
equilibrato, ma ha soffocato
la ripresa facendo lievitare i
debiti pubblici invece di
contenerli, come era nelle
intenzioni. Non solo. Dai
tempi di Maastricht, quando
furono fissati tetti massimi
del 3% di Pil per il deficit e del
60% per il debito, il mondo è
profondamente cambiato. Si
è globalizzato, modificando
di fatto molte dinamiche e
regole dei giochi, compresa
la loro governance.
Allora l’Europa cresceva
in media del 4-5% annuo, le
previsioni per il prossimo
decennio si fermano invece
all’1-1,5%. Non a caso in
queste settimane il Fondo
monetario internazionale ha
apertamente criticato il
codice di stabilità europeo
tuttora erroneamente
troppo concentrato sui
deficit quando invece
sarebbe il debito il solo
punto di riferimento di cui
tener conto.
Proprio per i dubbi circa la
sostenibilità politica ed
economica della linea
seguita fino a pochi mesi fa,
che tra l’altro con le sue
asperità ha contribuito ad
alienare consensi all’Unione
alimentando nazionalismi e
euroscetticismi diffusi,
Juncker ha deciso di lavorare
nelle pieghe del codice di
stabilità per estrarne tutti i
margini di flessibilità
possibili senza modificare i
Trattati Ue.
Il nuovo corso ha aiutato
paesi come l’Italia e la
Francia a diluire un po’ nel
tempo gli impegni antideficit e a focalizzare il
massimo dell’attenzione
sulle riforme strutturali,
ritenute la vera chiave di una
crescita dinamica e duratura
nel pianeta globale. Tanto
più saranno virtuosi nel
processo di
modernizzazione dei
rispettivi sistemi-Paese,
tanto più saranno premiati
con margini di flessibilità:
questa la nuova logica di
Bruxelles che oltre a dare un
po’ di fiato allo sviluppo,
affiancando l’azione della
Bce, intende sostenerlo
anche con un piano di
rilancio degli investimenti
per 315 miliardi in tre anni.
Che potrebbe diventare
operativo già a fine anno.
Naturalmente non è
suonata la tromba della
controrivoluzione nella
politica economica europea.
Tutt’altro. Le regole restano
e le sanzioni per chi sgarra
pure. Però si fa strada una
loro interpretazione più
realistica, che si spera aiuterà
a risvegliare il colosso Ue, a
restituirgli fiducia, quella
voglia di fare e di rischiare
che la crisi ha azzerato. Il
colosso sta lentamente
reagendo alla nuova cura. La
svolta nel segno della
Realpolitik, anche
economica, gli fa bene. C’è
solo da sperare che la
sindrome ellenica non ci
metta lo zampino.
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10 Commenti e inchieste

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

Lettere

DIRETTORE RESPONSABILE

Le lettere vanno inviate a:
Il Sole-24 Ore "Lettere al Sole-24 Ore"
Via Monte Rosa, 91
20149 Milano
email: letterealsole@ilsole24ore.com
includere per favore nome,
indirizzo e qualifica

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VICEDIRETTORI:

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Salvatore Padula, Alessandro Plateroti,
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SUPERDESK CARTA-DIGITAL:
Caporedattori responsabili: Marina Macelloni

e Guido Palmieri
Ufficio centrale: Daniele Bellasio, Giuseppe Chiellino,
Franca Deponti, Federico Momoli, Giorgio Santilli,
Alfredo Sessa, Alberto Trevissoi (vice)
Segretario di redazione: Marco Mariani
INFORMAZIONE NORMATIVA E LUNEDI: Mauro Meazza
SUPERVISIONE E COORDINAMENTO AREA FINANZA:

Christian Martino

UFFICIO GRAFICO CENTRALE: Adriano Attus

(creative director) e Francesco Narracci (art director)

RESPONSABILI DI SETTORE: Luca Benecchi,

Luca De Biase, Jean Marie Del Bo, Attilio Geroni,
Laura La Posta, Armando Massarenti,
Lello Naso, Francesca Padula, Christian Rocca,
Fernanda Roggero, Stefano Salis,
Giovanni Uggeri, Paolo Zucca
SOCIAL MEDIA EDITOR: Michela Finizio, Marco lo Conte
(coordinatore), Vito Lops e Francesca Milano

PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A.
PRESIDENTE: Benito Benedini
AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu

IMPRESE & LEGALITÀ

Beni sequestrati
con efficienza
di Lionello Mancini

Q

uella dei beni sequestrati alle mafie è una grande questione irrisolta, nonostante la legge Rognoni-La Torre risalga al 1982 e l’Agenzia dedicata sia nata nel 2010. Come molte delle “grandi
questioni” italiane, anche quella dei miliardi che lo
Stato si riprende e poi non sfrutta, si è trasformata in
un guazzabuglio di norme, burocrazie, procedure nel
quale affonda chiunque tenti di metterci le mani.
Senza azzardare cifre sul valore in continua crescita di questo patrimonio, restiamo al dato ufficiale: al
28 febbraio i beni sequestrati o confiscati erano 139.187
(di cui 5.240 già destinati); tra questi, 64.374 immobili
e 9.654 aziende.
Proprio sulla sorte di queste ultime convergono le
maggiori criticità, le confusioni e i ritardi più dannosi,
con le plurime conferme della distanza dei decisori
dalla complessità del problema e – perciò – dalle soluzioni più adeguate.
Pur sorvolando sui bugs propagandistici che cinque anni fa minarono l’Agenzia fin dalla nascita (la sede a Reggio Calabria, la ridicola dotazione di personale), resta che assegnare un immobile non è semplice:
si tratta spesso di costruzioni fuori norma, sotto ipoteca, ammalorate e destinate a enti senza fondi per
utilizzarle.
Ma sui destini delle aziende sequestrate gravano
problematiche ancora più gravi e complesse: la loro
reale consistenza, i rapporti con i creditori, le banche,
i fornitori; i posti di lavoro che diventano precari, la
salvaguardia della concorrenza e del mercato; la gestione quotidiana su cui incombe, fino alla definitiva
confisca, che un’azienda risanata e ben tenuta possa
tornare “all’avente diritto” che non è sempre lo Stato,
ma magari la stessa cosca cui era stata tolta.
Molto ci sarebbe da dire sulle diverse filosofie che
si confrontano – a volte si scontrano – per far prevalere una prospettiva su un’altra: c’è chi invoca un impegno etico dello Stato per far sopravvivere ogni bene
tolto ai criminali grazie al ricorso a giovani volontari,
cooperative e finanziamenti a fondo perduto; ma c’è
anche chi vorrebbe, più realisticamente, affidare a
specialisti la valutazione dell’azienda incamerata e
che fino a quel momento ha solo inquinato il mercato
(posti di lavoro compresi) crescendo da radici malate
e illecite.
Ecco perché sono importanti le proposte avanzate
dai magistrati delle principali sezioni di Prevenzione
e della Procura nazionale antimafia, esperti imparziali riuniti a Palermo dalla locale Università (Dems) e
dalla Cattolica di Milano (Centro F. Stella), per “migliorare l’efficienza e la rapidità” dei sequestri e della
gestione delle aziende, senza mortificare le garanzie
processuali.
Secondo i giudici, sono necessarie sezioni specializzate con competenza distrettuale affidate a magistrati dedicati solo a questo, così come vanno rafforzati i diritti della difesa e la certezza della ragionevole
durata della procedura, fissando per legge i termini di
richieste ed eccezioni (a partire da quella di incompetenza territoriale).
Altrettanto importante è il ruolo degli amministratori giudiziari – figure-chiave, che però il Governo ancora confonde con i curatori fallimentari – chiamati,
se solo è possibile, a mantenere sul mercato le imprese
sequestrate e a garantire i livelli occupazionali. La nomina degli amministratori, dicono i magistrati, richiede criteri trasparenti e meccanismi di rotazione, oltre
al supporto di un ufficio organizzato con le competenze manageriali nei diversi settori di attività.
Per le imprese che potrebbero sopravvivere, va
predisposto un business plan da discutere in udienza con pubblico ministero e Agenzia, una volta sentiti i sindacati. Da tutelare meglio anche i creditori, introducendo la possibilità di privilegiare il pagamento di quelli strategici per il proseguimento dell’attività d’impresa, e infine è previsto il controllo
giudiziario, per non affossare un’impresa che abbia
agevolato le cosche in modo incolpevole e occasionale: controllo accordabile anche su richiesta di
un’azienda colpita da interdittiva, come chance per
rimettersi in ordine, sospendendo gli effetti del
provvedimento prefettizio.
ext.lmancini@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il calcolo corretto
degli interessi
sul mutuo «cassato»

F

accio riferimento all’articolo
“Inapplicabili le clausole bancarie
oscure”, pubblicato sul Sole 24 Ore
dell’8 giugno e relativo alla decisione
4135/15 del Collegio di coordinamento
dell’Arbitro bancario finanziario che ha
deciso un ricorso, da me patrocinato,
concernente un contratto di mutuo
fondiario in euro indicizzato al franco
svizzero. Il Collegio ha dichiarato nulla
in quanto vessatoria anche per mancata
trasparenza la clausola contrattuale
sulle modalità dell’estinzione
anticipata del mutuo che,
contrariamente a quanto pubblicizzato
dalla banca sull’indicizzazione,
relativa solo agli interessi, prevede un
oscuro meccanismo di calcolo
dell’importo da restituire, rivalutando
al franco svizzero anche il capitale
residuo in euro con un notevole
aggravio per il mutuatario. Al riguardo
preciso che il Collegio non si è occupato

di Corina Cret¸u
e Miklos Marschall

I

n molte parti d’Europa, l’elevato
tasso di disoccupazione sta compromettendo la fiducia dei cittadini, in particolare tra i giovani. Nel
mondo imprenditoriale si riscontra un
estremo bisogno di finanziamenti e investimenti volti a promuovere la crescita delle attività economiche. L’Europa
deve intraprendere al più presto un percorso che favorisca una crescita sostenibile. Con l’obiettivo di aiutare le regioni europee a far fronte a queste sfide,
nel periodo 2014-2020 verranno stanziati investimenti dell’Unione europea
per oltre 350 miliardi di euro nell’ambito della politica di coesione Ue. Per molti Paesi queste risorse costituiscono la
principale fonte di investimento pubblico. In Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Lettonia, Estonia, Malta e Lituania,
per esempio, i Fondi strutturali e di investimento europei hanno rappresentato il 60% degli investimenti pubblici
complessivi per il periodo 2010-2012.
Negli ultimi decenni la politica di coesione dell’Unione europea ha contribuito concretamente a cambiare la vita
della gente in tutta Europa. È stato possibile sostenere migliaia di start up e
aiutare le persone a conseguire nuove
competenze e ottenere nuovi posti di
lavoro. È stato ampliato l’accesso alla
banda larga, si è investito nelle ferrovie
e nel miglioramento dei collegamenti
stradali, in particolare nelle aree meno
sviluppate della Ue. La politica di coesione sta promuovendo l’efficienza
energetica e l’utilizzo pulito dell’ener-

gia e ha contribuito ad aumentare considerevolmente il numero di abitazioni
servite dal sistema di approvvigionamento di acqua potabile e da impianti di
trattamento delle acque reflue. Oggi
più che mai, la politica di coesione sostiene le regioni nell’innovazione, nella
programmazione della crescita e dell’occupazione per il futuro.
Per questo motivo è di vitale importanza garantire il supporto a tutte le persone sul campo che gestiscono concretamente gli investimenti e supervisionano i contratti nell’ambito dei progetti. Questo è il motivo per cui la
Commissione e Transparency International hanno deciso di collaborare per
rivolgere particolare attenzione al rafforzamento della capacità istituzionale
e al buon governo nell’impiego di questi
fondi. Il supporto allo sviluppo di una
pubblica amministrazione efficiente è
una condizione indispensabile per investimenti efficaci nell’economia reale.
È nostra responsabilità fare tutto il possibile affinché queste scarse risorse non
vengano utilizzate in modo improprio e
ne venga invece realizzato il pieno potenziale a reale beneficio delle persone.
Il ruolo della società civile come attore nella lotta contro la corruzione è particolarmente importante. L’esperienza
di lunga data di Transparency International in questo campo ha dimostrato
l’importanza fondamentale della trasparenza, della responsabilità e della
capacità di fermare la corruzione soprattutto nell’ambito particolarmente
sensibile degli appalti pubblici. La
Commissione europea e Transparency
International hanno unito le forze per

contrastare questo fenomeno.
Gli appalti pubblici rivestono un’importanza notevole, rappresentano infatti circa il 19% del Prodotto interno
lordo della Ue. Si stima che circa il 48%
dei Fondi strutturali e di investimento
europei vengano assegnati tramite una
procedura di appalto pubblico. In questo campo si riscontra anche la maggior
parte dei problemi correlati all’utilizzo
dei fondi.
La direzione generale della Politica
regionale e urbana della Commissione
europea e Transparency International
collaborano strettamente a partire dal
2013, con l’avvio di una serie di azioni
congiunte e di seminari negli Stati
membri per promuovere la lotta contro le frodi e la corruzione nell’ambito
dei Fondi strutturali e di investimento
europei.
I progetti pilota dei «Patti di integrità» segnano una nuova fase di collaborazione ancora più intensa, basata sull’esperienza acquisita e applicata ai
nuovi programmi per il periodo 20142020. Uno dei principali obiettivi consiste nel potenziare l’affidabilità e la fiducia nel processo decisionale pubblico
incoraggiando l’effettivo coinvolgimento civico e sociale.
Il concetto di patto di integrità è stato
elaborato da Transparency International per sostenere governi, economia e
società civile nel favorire un clima di fiducia e trasparenza in materia di appalti
pubblici. Il patto di integrità rappresenta un accordo legalmente vincolante tra
l’amministrazione aggiudicatrice e le
società che partecipano a gare d’appalto pubbliche per garantire l’astensione

Solo una riforma sblocca i contratti
di Carlo Mochi Sismondi

L

a retribuzione del pubblico impiego è rimasta bloccata al 2010
contro un pur debole incremento del settore privato (+8,5% nei
cinque anni). Il problema è che i soldi
non ci sono e, se per caso qualcosa dovesse avanzare, andrà destinato a scuola e ricerca e alla restituzione degli adeguamenti pensionistici.
L’unica strada è quindi quella di creare
risorse tramite l’innovazione e la riorganizzazione. La cosa non è affatto banale,
ma non è impossibile: dobbiamo però
avere progetti precisi e coerenza nelle
scelte e nella governance. Non si possono
infatti ottenere risparmi se non investendo prima e destinando con assoluta
certezza le risorse, a mano a mano che si
realizzano i risparmi, all’implementazione dei progetti d’innovazione. Potrei
citare moltissimi esempi, mi limito a tre
campi: sanità, dematerializzazione, riorganizzazione degli enti, che da soli basterebbero tranquillamente a reperire ben

Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso
redazionale è il direttore responsabile a cui, presso il Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, telefono (02
o 06) 3022.2888, fax (02 o 06) 3022.2519, ci si può rivolgere per i diritti
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Massimo Eroli
email

Angela Barbanente
Assessore alla Qualità del territorio Regione Puglia

da pratiche di corruzione e una corretta, trasparente ed efficiente esecuzione
del meccanismo di gara. È inoltre previsto un sistema di monitoraggio affidato
a un’organizzazione della società civile.
La violazione del patto comporterà inevitabilmente l’applicazione di una serie
di sanzioni, tra cui la perdita del contratto, il versamento di un risarcimento
finanziario e l’interdizione da future gare d’appalto.
Siamo convinti che i Patti di integrità
consentano di promuovere l’efficienza
in termini di costi e il buon governo.
L’esperienza ha dimostrato che l’applicazione di un Patto di integrità a un contratto consente di ridurre i costi fino al
30%, un aspetto ovviamente vitale per
le imprese. Questo tipo di accordo favorisce inoltre i cambiamenti istituzionali, quali un utilizzo maggiore di appalti
elettronici, procedure amministrative
semplificate e miglioramenti del contesto normativo.
La nuova iniziativa finanziata dalla
Commissione europea intende sperimentare i Patti di integrità su alcuni
progetti cofinanziati dalla Ue in diversi
Paesi dell’Unione europea.
Dobbiamo assumerci questa responsabilità. Gli enti locali e nazionali e le
aziende sono caldamente incoraggiati a
farlo. Si tratta di un atto dovuto nei confronti dei cittadini, in modo che essi
possano trarre effettivo beneficio da
questi preziosi investimenti, in termini
di nuovi posti di lavoro, maggiore prosperità e migliore qualità della vita.
Commissaria Ue per la Politica regionale
Vice direttore esecutivo di Transparency International
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quali la fotoriproduzione e la registrazione.

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senza operare le operazioni di
conversione con il franco svizzero. Non
è quindi dovuta la voce “rivalutazione”
indicata dalla banca in merito al
capitale residuo.

Iniziativa di Commissione e Transparency per un uso corretto delle risorse

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PUBBLICITÀ: Il Sole 24 ORE S.p.A. - SYSTEM

della misura degli interessi dovuti, ma
ha deciso che a seguito della nullità il
mutuatario può recedere dal contratto
di mutuo ai sensi dell’articolo 125 sexies,
1 comma, Tub, restituendo il capitale
residuo determinato in euro secondo il
piano di ammortamento contrattuale

«Patto di integrità» per i fondi Ue

SEDE LEGALE - DIREZIONE E REDAZIONE:
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Fax 063022.6390 - e-mail: letterealsole@ilsole24ore.com

Domenico Rosa

L’articolo a pagina 25 del Sole 24 Ore
dell’8 giugno («Solo tre le Regioni già
allineate alla semplificazione»)
sull’obbligo introdotto dal decreto
“sblocca Italia” di adeguare le leggi
regionali sui cambi d’uso alla
semplificazione introdotta dallo stesso
Dl, mancando di rilevare che l’obbligo
riguarda solo le Regioni dotate di una
propria disciplina in materia, rischia di
mettere in cattiva luce le Regioni che
non hanno legiferato. L’obbligo non
riguarda la Puglia, dove l’assenza di
una legge regionale di disciplina della
materia edilizia è frutto di una precisa
scelta politica, tesa a non complicare
ulteriormente, mediante l’esercizio
della potestà legislativa concorrente
della Regione, un quadro normativo che
a livello statale si presenta già
articolato e soggetto a frequenti
modificazioni. In Puglia si applica
direttamente il nuovo articolo sui cambi
di destinazione d’uso del Testo unico
380/2001, che prevede espressamente la
prevalenza degli strumenti urbanistici
comunali qualora più restrittivi.

MISURE ANTI-CORRUZIONE NEGLI APPALTI PUBBLICI

PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 ORE S.p.A.

AMMINISTRAZIONE: via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano

Puglia assente giustificata

più dei 5-6 miliardi che sarebbero necessari ai rinnovi, secondo stime sindacali.
A Forum Pa 2015 in un convegno sulla
sanità digitale si è evidenziato, riportando gli studi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, che risparmi dell’ordine
dei 2 miliardi sono alla nostra portata nel
campo della dematerializzazione dei referti, della cartella clinica elettronica e
del famoso fascicolo sanitario elettronico. A questi si aggiungerebbero quasi 5
miliardi risparmiati dai cittadini in tempo, oneri e spese dirette, ma di questi non
parliamo. Un risultato a portata di mano
se si hanno piani e priorità precise, se il
nuovo dg dell’AgId, Antonio Samaritani,
sarà messo in condizione di lavorare, se
si mettono in piedi serie ed efficaci partnership pubblico-privato.
Ancor più promettenti le cifre di risparmi con la dematerializzazione di alcuni processi, ad esempio la fatturazione
elettronica. Sempre secondo le stime degli Osservatori del Politecnico di Milano
questa consente alla Pa un risparmio di
circa 17 euro per ogni fattura ricevuta,

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¤ 1,50 per le edizioni da lunedì a venerdì, ¤ 2 per le edizioni di sabato e domenica. Abbonamento Italia 359 numeri: ¤ 359,00 (sconto 39% rispetto al prezzo
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Abbonamenti - Casella Postale 10592 - 20111 Milano, indicando: NOME / COGNOME / AZIENDA / VIA / NUMERO CIVICO / C.A.P. /LOCALITÀ / TE-

mentre per i fornitori della Pa si stimano
benefici compresi tra 6 e 8,5 euro per ogni
fattura. Ma la completa digitalizzazione
del ciclo dell’ordine porterebbe una riduzione del costo del processo tra 25 e 65
euro a ciclo. Complessivamente l’introduzione della fatturazione elettronica
consentirà un beneficio economico di
circa un miliardo l’anno per la Pa. Benefici a cui sono da aggiungere circa 500 milioni di risparmi legati all’aumento di
produttività delle imprese. I risparmi però potrebbero crescere fino a 6,5 miliardi
l’anno, se da questo primo step si riuscisse a raggiungere la digitalizzazione dell’intero ciclo procure to pay della Pa.
C’è poi molto da fare per disboscare le
oltre 60mila unità locali della Pa (oltre
5mila solo gli uffici periferici dei ministeri) e le quasi 8mila partecipate con 55mila
cariche sociali. Difficile calcolare esattamente i risparmi, ma prendendo in esame solo la razionalizzazione degli spazi
usati dalle Pa, Roberto Reggi, capo dell’agenzia del Demanio, stima un risparmio di oltre un miliardo l’anno, e Cotta-

LEFONO e FAX/EMAIL. Altre offerte di abbonato sono disponibili su Internet all'indirizzo www.ilsole24ore.com/offerte. Non inviare denaro. I nuovi
abbonati riceveranno un apposito bollettino postale già intestato per eseguire il pagamento. La sottoscrizione dell'abbonamento dà diritto a ricevere offerte di prodotti e servizi del Gruppo Il Sole 24 ORE S.p.A. Potrà rinunciare a
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Pero (MI). I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all'amministrazione e potranno essere comunicati alle
società del Gruppo per le medesime finalità della raccolta e a società esterne

relli in almeno 2-3 miliardi l’anno il risparmio derivato dalla razionalizzazione delle partecipate.
Per le prime due aree di intervento
non abbiamo bisogno di nulla, tranne
che fare le cose già decise con normativa
primaria e secondaria; per la razionalizzazione degli enti c’è una parte della “legge Madia” alla Camera che la definisce e
c’è l’impegno del ministro Madia, ribadito proprio a Forum Pa, di arrivare entro
l’anno ai decreti attuativi.
Ma i risparmi non si possono fare senza eliminare le aree di privilegio e senza
coraggiose azioni che smantellino situazioni di comodo e singoli “egoismi” di
enti figli di altri tempi e di altre logiche:
non si può fare senza la constatazione
che non c’è né ci potrebbe essere altra Pa
che quella digitale.
Insomma, l’anno prossimo, se proprio
devono venire a protestare come hanno
fatto quest’anno, vorrei che i sindacati di
base chiedessero a gran voce la fine dei
privilegi, l’innovazione digitale, il disboscamento degli enti inutili, la realizzazione effettiva dei progetti mille volte
annunciati. Le grida luddiste invece saranno, come sempre, un gran regalo a chi
vuole lasciare tutto com’è.
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relative ad edizioni più vecchie di 24 mesi dalla data odierna.

In libreria

Un testo unico
per «leggere»
i beni
della Chiesa
di Carlo Marroni

S

ono poche le date che contano
nella storia dei rapporti tra lo
Stato italiano, prima Regno e poi
Repubblica, e la Chiesa. A parte
la presa di Porta Pia del 1870, di certo i
momenti cruciali sono l’11 febbraio
1929, data della firma dei Patti
Lateranensi – firmatari Benito
Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri
– e la revisione del Concordato con gli
accordi di Villa Madama del 18
febbraio 1984, firmatari Bettino Craxi e
il cardinale Agostino Casaroli.
Ma il trattamento dei beni
ecclesiastici, che queste cornici e le
successive legislazioni (la legge di
conversione è del maggio 1985)
avrebbero dovuto disciplinare con
chiarezza, è stato soggetto a ricorrenti
modifiche, a seconda dei tempi, dei
governi, delle necessità.
Una continua evoluzione, quindi,
della disciplina delle proprietà della
Chiesa in Italia (escludendo, dunque,
quelli della Santa Sede in regime di
extra-territorialità), soprattutto
fiscale, ma anche di “inquadramento”.
A fare chiarezza arriva ora il libro
«L’ente ecclesiastico a trent’anni dalla
revisione del concordato» (Giuffrè
editore) curato da don Lorenzo
Simonelli, avvocato generale della
Curia di Milano, e da Patrizia
Clementi, esperta fiscale della stessa
Curia.
Il libro è una sorta di “testo unico”
sulla materia e vi hanno collaborato
anche giuristi ecclesiastici come i
monsignori Luigi Mistò, Mauro
Rivella, Andrea Celli e Antonio
Interguglielmi, i professori e avvocati
Andrea Bettetini, Lorenzo Pilon e
Adolfo Zambon, oltre all’arcivescovo
di Gorizia e presidente della
commissione giuridica della Cei, Carlo
Redaelli.
Nella prefazione il Segretario di
Stato vaticano, cardinale Pietro
Parolin, ricorda che «la Chiesa
riconosce che nella carità vi è
l’ispirazione della sua azione storica e
di quella dei diversi soggetti attraverso
i quali si esprime, e il diritto, in
funzione ancillare, ne definisce le
forme».
Insomma, anche per la Chiesa è
costantemente necessario fissare bene
i limiti giuridici, oltre che pastorali,
della sua azione nell’uso dei propri
beni, anche perché – ricorda ancora
Parolin – «il mondo oggi più che mai è
molto sensibile alle modalità con cui
sono usati i beni, e soprattutto quelli
della Chiesa». La quale, all’inizio dei
suoi giorni duemila anni fa, chiamava i
propri beni “patrimonium
pauperorum”, visto che erano
disponibilità funzionali alla carità: fu
sono nel V secolo che i papi Simplicio e
Gelasio imposero la prima riforma
delle “finanze pontificie“ (non ancora
vaticane…) e i redditi derivanti dai beni
furono divisi in quattro parti: il
vescovo, il clero, i poveri e la Chiesa.
Un interessante analisi su questo
punto di vista si trova nel capitolo
scritto da Redaelli, che analizza
l’approccio in base alla “tensione”
prevalente, ossia tra il privilegio
dell’approccio esclusivamente
spirituale e quindi povero, e il suo
contrario, quello manageriale, dove
tutto si giustifica perché «a fin di
bene».
La verità sta in una sana mediazione
tra le necessità: Redaelli dice che in
Italia si trovano parroci che si
lamentano perché la legge affida loro
precise responsabilità civili, mentre
per esempio in Svizzera (ma anche in
Belgio) i parroci non hanno alcuna
possibilità di azione sui beni della
parrocchia, dove invece comanda un
consiglio di laici.
Ma è Parolin a dare una chiave di
lettura della realtà, che a fasi ricorrenti
è oggetto anche di scontro politico. Il
passato ci consegnò una miriade di
opere nate dentro e dalla Chiesa –
«scuole, ospedali, attività assistenziali
e finanche mutue e il credito
cooperativo», quest’ultimo non citato
a caso – «la cui storia mostra come
sono state capaci di adattarsi al mutare
delle circostanze senza tradire la
propria identità cristiana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Patrizia Clementi, Lorenzo
Simonelli (a cura di), «L’ente
ecclesiastico a trent’anni dalla revisione
del concordato», Giuffrè editore

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LE OFFERTE DELLA SETTIMANA

FORMAZIONE ALL’ESTERO

FOCUS AZIENDA

Retail, alimentare e Ict:
caccia a 100 addetti

Dall’Australia all’Europa
borse per master e PhD

Venti assunzioni
per la Vitec

Daniele Cesariniu pagina 12

Cristina Fei u pagina 13

Maria Cristina Origliau pagina 13

Lavoro&Carriere

# 010

Guida alle migliori opportunità della settimana
AGENZIE PER IL LAVORO

2.596

Dall’export
all’innovazione:
2.600 posti stabili
per alti profili
250
Selezioni aperte per manager e tecnici
In recupero metalmeccanica e servizi
PAGINA A CURA DI

Francesca Barbieri

pNon solo “missioni” a tempo

determinato, che scadono nel giro
di pochi mesi, o addirittura in una
manciata di settimane. Nelle bacheche delle agenzie per il lavoro
spiccano sempre di più gli annunci
dove a essere in palio è il posto fisso, con un contratto a tutele crescenti. Sono infatti quasi 3mila le
posizioni “stabili” segnalate dalle 9
agenzie interpellate dal Sole 24
Ore, che rappresentano la quasi totalità del mercato. Dagli export
manager ai programmatori, dai
controller ai direttori commerciali, nella maggior parte dei casi le selezioni sono concentrate su alti
profili, con competenze specifiche
e un minimo di esperienza.
Il maggior numero di offerte
(827) arrivano da Manpower, che è
sulle tracce di progettisti meccanici, tecnici commerciali e programmatori.SedidilavorodalPiemonte
al Triveneto, dalla Lombardia alle
regioni del Centro: richiesta la laurea o il diploma tecnico e, per alcuni profili, il master specialistico.
L’agenzia Gi Group - oltre a stabilizzare 200 lavoratori a cui vengono
assegnati incarichi diretti presso
aziendeclienti-èacacciadicirca400
profili su mandato delle imprese (attività di ricerca e selezioni). Si tratta,
in primis, di Ict e engineer specialist,
ma anche sales assistant per importanti brand del lusso. «I tempi di presentazione dei profili alle aziende spiega Alessandra Pichierri, central
delivery coordinator di Gi Group mediamente vanno da 2 a 10 giorni,
mentre la durata dei percorsi di selezionevada2settimanea3mesi».
Molto simili le mission di RandstadeArticolo1,entrambedisponibiliavagliareicvdiingeneriesviluppatori software, insieme a quelli di mo-

dellisti per il settore abbigliamento
(questiultimiperildistrettotessiledi
Asolo e Montebelluna) e di responsabilidinegozidell’altamoda(trairequisiti:conoscenzadialmenotrelingue e ottimo standing abbinato a eccellentidotirelazionali).
PerKellyServicesl’attivitàdiselezione di figure a tempo indeterminato rappresenta un quinto del
giro d’affari ed è cresciuta del 24%
rispetto al 2014. «Apriamo una media di 24 nuove ricerche alla settimana - spiega l’ad Stefano Giorgetti - oltre 500 dall’inizio dell’anno».
In ambito finanziario si ricerca, tra
gli altri un responsabile controllo
di gestione, a cui viene offerto uno
stipendio annuo lordo di 74mila
euro, un manager finance (8085mila euro), un broker account
commerciale (66mila euro l’anno). «Il trend positivo - dice Giorgetti - riguarda in particolare l’area
scientifica e il finance ed è innegabile l’impatto del del bonus assunzioni previsto dalla legge di stabilità fino a dicembre di quest’anno: le
imprese tendono a scegliere in

PER LE
AZIENDE

@

SCRIVETE AL «SOLE»
UN’EMAIL PER SEGNALARE
LE OFFERTE DI LAVORO
Le imprese che vogliono
segnalare le offerte di lavoro
e i posti disponibili
possono inviare una e-mail
all’indirizzo:
lavoroecarriere@ilsole24ore.com

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tempi più rapidi se assumere nuovo personale, in particolare quando si tratta di ruoli strategici».
Innovazioneequalitàsonoinvetta alle offerte di Openjobmetis: la figura più gettonata è quella dell’ingegnere ricerca e sviluppo, seguito dal
quality manager per il settore automotive. «Registriamo un +10% di
contratti a tempo indeterminato rispetto al 2014 - commenta l’ad RosarioRasizza-inparticolarenelsettore
metalmeccanico e dei servizi: un’ottima notizia che denota come finalmentesiaripartitalaproduzione».
Di taglio internazionale, invece,
le ricerche in corso dell’agenzia
Umana: si selezionano export area
manager e store manager, con la
laureaintasca,multilingueedisponibili a trasferte oltre confine.
E anche Adecco permanent - sulle tracce di 250 profili - punta i riflettorisugliexportmanager,seguiticome numero di posizioni aperte dai
controller e dai product manager.
«I modi di selezione dei candidati sottolinea Piero Valdes, managing
director Adecco permanent - sono
disparatievannodalwebalsocialrecruiting,finoall’headhunting.Ilproblema non è tanto trovare il profilo,
ma fare sì che l'azienda che assume
non cambi idea durante il processo:
se si parte con le idee chiare si arriva
sempre a un ottimo risultato».
Infine,l’agenziaAli,conoltre100posizioni aperte: progettista meccanico,
responsabile commerciale e contabile
senior guidano la classifica dei profili
più richiesti, «tutti ruoli - evidenziano
dall’agenzia - che richiedono, sempre
dipiù,laconoscenzadell’inglese».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

PER CANDIDARSI

Tutti i contatti per inviare il cv
http://24o.it/annunci15giugno

Lunedì 15 giugno 2015
www.ilsole24ore.com/lavoro
lavoroecarriere@ilsole24ore.com

Posizioni
a tempo
indeterminato
selezionate
dalle agenzie

POSTI

POSTI

110

POSTI

300

POSTI

Adecco

Ali

Articolo1

export manager,
controller, product manager
RETRIBUZIONI: per le prime tre figure
ricercate dalla divisione “permanent”
dell’agenzia per il lavoro Adecco, gli
stipendi medi annui lordi sono di 45mila
euro per gli export manager; 40mila euro
per i controller e 43mila euro per i
product manager
SEDI DI LAVORO: Milano, Roma, Bari

FIGURE PIÙ RICHIESTE: progettisti meccanici,

FIGURE PIÙ RICHIESTE: sistemisti/programmatori,
responsabili negozi brand del lusso; responsabili
commerciali
RETRIBUZIONI: da 30mila a 50mila euro lordi l’anno
REQUISITI: per i sistemisti laurea in informatica con
buona conoscenza dell’inglese e ottima dei
linguaggi di programmazione; responsabili negozi:
ottimo standing, conoscenza di almeno tre lingue
(fra cui cinese, giapponese, arabo, coreano),
capacità di gestire un team; responsabili
commerciali: ottime doti relazionali, conoscenza
del settore e del territorio di riferimento
SEDI DI LAVORO: tutta Italia, in primis Centro Nord

FIGURE PIÙ RICHIESTE:

400

POSTI

responsabili commerciali in ambito business to
business, contabili esperti
RETRIBUZIONI: da 30mila a 40mila euro lordi l’anno
REQUISITI PRINCIPALI: per il progettista meccanico,
laurea in ingegneria meccanica, esperienza di
almeno 5 anni nella progettazione di strutture in
movimento; per il responsabile commerciale,
almeno 5 anni di esperienza, diploma e/o laurea
in discipline di ingegneria: per il contabile,
diploma o laurea e precedente esperienza. Per
tutti conoscenza dell’inglese
SEDI DI LAVORO: Milano, Bologna, Padova

96

POSTI

827

POSTI

Gi Group

Kelly Services

Manpower

FIGURE PIÙ RICHIESTE: Ict specialist (developer,

FIGURE PIÙ RICHIESTE: responsabile controllo di

FIGURE PIÙ RICHIESTE: progettista meccanico,
tecnico commerciale, programmatore
RETRIBUZIONI:da 24mila a 34mila euro
l’anno per il progettista meccanico; da
26mila a 355mila per il tecnico
commerciale; da 26 a 33mila per il
programmatore
REQUISITI PRINCIPALI: laurea in ingegneria
meccanica o diploma tecnico; master
specialistici
SEDI DI LAVORO: Piemonte, Lombardia,
Triveneto, Regioni del Centro Italia

system administrator, architect), engineer
specialist (designer, project engineer, application
engineer, production team leader, maintenance
specialist, quality specialist), sales assistant per
brand fashion & luxury
REQUISITI PRINCIPALI: Per Ict specialist e engineer
specialist: laurea in ingegneria o informatica;
mobilità sul territorio, inglese. Per sales assistant:
esperienza pregressa in contesti fashion e luxury
strutturati, conoscenza inglese e cinese
SEDI DI LAVORO: Lombardia, Piemonte e Lazio

150

POSTI

gestione, broker account commerciale, finance
manager, group controlling manager; direttore
scientifico; product specialist, market access
RETRIBUZIONI:da 65mila a 125mila € lordi lannui
REQUISITI PRINCIPALI: per il responsabile controllo di
gestione: capacità di analisi e di relazione; per il
broker account commerciale: portafoglio clienti e
relazioni, solide competenze tecniche; per il senior
product specialist e il market access: provenienza
dal settore di riferimento, ottime doti relazionali
SEDI DI LAVORO: Nord Italia

200

POSTI

263

POSTI

Openjobmetis

Randstad

Umana

FIGURE PIÙ RICHIESTE: Ingegnere r&d, quality

FIGURE PIÙ RICHIESTE: Ingegneri, sviluppatori

FIGURE PIÙ RICHIESTE: export area manager, store
manager, impiegati (amministrativi,
commerciali, tecnici, per l’area marketing)
RETRIBUZIONI:da 20mila a 35mila € lordi annui
REQUISITI PRINCIPALI: per export area manager e
store manager: laurea, disponibilità a
trasferte anche internazionali, multilingua,
flessibilità. Per gli impiegati: diploma o
laurea ed esperienza
SEDI DI LAVORO: Veneto, Lombardia, Emilia
Romagna, Lazio, Umbria, Friuli Venezia
Giulia, Piemonte

manager, impiegato import export
REQUISITI PRINCIPALI: per l’ingegnere: capacità di
gestire team di tecnici specializzati in diversi
ambiti di progettazione; per il quality
manager: esperienza specifica nel settore
automotive, conoscenza della normativa Iso Ts
16949, competenze in ambito lean
manufacturing e/o Wcm (World class
manufacturing); per l’impiegato: esperienza,
conoscenza inglese e di una seconda lingua
SEDI DI LAVORO: Lombardia e Piemonte

software, modellisti per il settore abbigliamento
REQUISITI PRINCIPALI: Per gli ingegneri:capacità di
gestire risorse e di organizzazione,problem
solving e conoscenza dell’inglese.Per gli
sviluppatori,laurea in discipline tecniche e
comprovata esperienza nel settore.Per i modellisti
qualifica di modellista ed esperienza nel settore
SEDI DI LAVORO: Per gli ingegneri
Lombardia,Piemonte,Emilia Romagna,Veneto e
Friuli.Per gli sviluppatori software: Milano.Per i
modellisti Asolo e Montebelluna (Treviso)

PAROLA
CHIAVE D
Agenzie
per il lavoro

L

e agenzie per il lavoro
sono principalmente
enti privati che si
occupano dell’attività di
collocamento al lavoro.
Sono disciplinate in
primis dalla legge Biagi
(decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276),
che ha ridisegnato la procedura di autorizzazione
da parte dello Stato per le
agenzie per il lavoro, abrogando le vecchie agenzie
interinali previste dal
pacchetto Treu del 1997.
Le agenzie svolgono
attività di somministrazione di lavoro, intermediazione, ricerca e selezione
del personale e attività di
supporto alla ricollocazione professionale.
Per operare le agenzie
hanno bisogno dell’autorizzazione rilasciata dal
ministero del Lavoro e
delle politiche sociali ed
essere iscritte in un apposito albo unico delle agenzie per il lavoro, istituito
presso il ministero del
Lavoro.
L’albo è articolato in 5
sezioni:
1 sezione I: agenzie di
somministrazione di tipo
generalista, cioè abilitate
allo svolgimento di tutte le
forme di somministrazione a tempo determinato e
indeterminato;
1 sezione II: agenzie di
somministrazione di lavoro di tipo specialista, cioè
abilitate a svolgere esclusivamente una delle attività
specifiche di somministrazione a tempo indeterminato;
1 sezione III: agenzie di
intermediazione;
1 sezione IV: agenzie di
ricerca e selezione del
personale;
1 sezione V: agenzie di
supporto alla ricollocazione professionale
Il decreto di riordino dei
contratti - varato dal Consiglio dei ministri di giovedì scorso - ha semplificato
la somministrazione a
tempo indeterminato, con
l’eliminazione delle “causali”,che vengono sostituite dall’introduzione di un
limite del 20% sulle percentuali di utilizzo, salvo
diversa previsione dei
contratti collettivi.
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12

Lavoro & Carriere

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

LE OFFERTE DELLA SETTIMANA

GLI ANNUNCI
IN EVIDENZA

Retail, alimentare, Ict:
chiamata per 100 addetti

Responsabili
punti vendita
e consulenti
per il business

Opportunità in prevalenza a tempo determinato per l’estate
A CURA DI

Daniele Cesarini

pCento opportunità in vi-

sta per professionisti giovani
e meno giovani: le grandi catene di negozi retail puntano
a potenziare il proprio organico nei punti vendita e nelle
sedi centrali. E le competenze tecniche passano in secondo piano rispetto all’attitudine ai rapporti interpersonali.
Per avere una panoramica
dettagliata di tutte le posizioni aperte è possibile scorrere
gli annunci pubblicati nella
rubrica a destra, dove trovare
il dettaglio delle figure cercate, dei contratti di lavoro proposti, dei requisiti richiesti ai
candidati e delle sedi di lavoro. Mentre per trovare tutti i
contatti internet dove inviare il proprio curriculum basta
collegarsi al sito http:/
/24o.it/annunci15giugno.

Negozi di abbigliamento

Tra i marchi noti che hanno
esigenza di rafforzare il personale per i negozi e i punti
vendita vi è H&M. La catena
di abbigliamento adotta una
politica di inserimenti flessibile, basata prevalentemente
su contratti a chiamata a tempo determinato. Ad oggi
H&M conta 20 posizioni
aperte sui punti vendita, prevalentemente nelle regioni
del Centro-Nord Italia. Nella
selezione degli addetti vendite del gruppo, le qualità
personali e relazionali sono
considerate fondamentali; lo
stesso vale per le posizioni

più senior, come quelle di responsabili negozio e visual
merchandiser.
Sempre nell’ambito della
moda c’è Antony Morato: la
catena di abbigliamento ha
bisogno di nove risorse da inserire tra addetti vendite (da
reclutare con contratti temporanei full e part-time), responsabili di negozio e addetti risorse umane (in questo caso il contratto è a tempo
indeterminato).

Alimentare

Nel settore alimentare c’è invece EcorNaturasì, catena
specializzata nella distribu-

REQUISITO VINCENTE

Le grandi catene potenziano
l’organico dei punti vendita
Nella selezione favorito
chi dimostra attitudine
ai rapporti interpersonali
zione e vendita di prodotti
biologici, oggi in cerca di 16
professionisti.
Le assunzioni saranno destinate sia ai singoli punti
vendita sia alle sedi centrali.
Nel primo caso, l’azienda
cerca principalmente addetti
alle casse e ai banchi vendita
specializzati.
Nel secondo caso, occorrono specialisti in logistica e in
gestione e amministrazione.
Gli inserimenti sono effettuati con contratti a tempo
indeterminato o determina-

to. Questi ultimi sono spesso
finalizzati all’assunzione in
pianta stabile.
Anche la catena discount
In’s Mercato ha in atto una ricerca simile. In questo caso le
posizioni aperte sono 12, riservate esclusivamente a responsabili punti vendita sul
territorio nazionale. I contratti sono a tempo indeterminato con inquadramento
al massimo livello impiegatizio; tra i requisiti per candidarsi vi è come lasciapassare
indispensabile l’aver conseguito un diploma e un’esperienza biennale nel settore
distributivo.

Aziende informatiche

Spostandosi dal retail al business, non mancano le opportunità di lavoro per professionisti con competenze più
tecniche. Altea Federation,
gruppo che offre soluzioni
informatiche e tecnologiche
e consulenza alle aziende, ha
17 posizioni aperte per specialisti cloud, project manager e consulenti con competenze su software specifici
(Sap, Microsoft e Infor Ln).
Ai professionisti senior
sono offerti contratti a tempo indeterminato, ma ci sono
anche possibilità per aspiranti consulenti junior alle
prime esperienze lavorative.
Altra società di consulenza con esigenze di recruiting altamente tecniche è
ValueLab. L’azienda cerca
15 professionisti in cinque
distinte aree: risorse uma-

ne, statistica, comunicazione, business e It.
I profili variano di conseguenza, dal consulente statistico allo sviluppatore, dal
sistemista allo specialista informatico sino al responsabile delle risorse umane. La
sede di lavoro è a Milano e i
contratti offerti sono a tempo indeterminato (per chi ha
un minimo di 2-3 anni di
esperienza) e stage (per i neolaureati).
Anche Kelyan, società attiva nel settore It, cerca una decina di figure, prevalentemente consulenti, sviluppatori, neolaureati in ingegneria gestionale e informatica.
Ma ci sono anche posizioni
aperte per figure specializzate nell’area della finanza e account commerciali.
Per non parlare delle figure innovative di consulenti
per applicativi a metà strada
tra mondo digitale e moda o
logistica.

Traduzioni professionali

Settore completamente diverso, infine, quello di Agostini Translations.
La società di traduzioni
professionali cerca più di 15
risorse tra professionisti
da assumere in organico e
collaboratori esterni con
partita Iva.
I profili ricercati vanno dal
traduttore al revisore finanziario, includendo anche revisori, interpreti e project o
team manager.

H&M
POSIZIONI APERTE: 20
CONTRATTI: prevalentemente a chiamata o a tempo determinato; tirocini formativi
FIGURE CERCATE: diversi i profili selezionati, anche con sedi di lavoro oltre confine. Si ricercano addetti
vendite, responsabile di negozio,
visual merchandiser, studenti per
stage a Stoccolma in ambito moda
e design
DOVE: Veneto, Lombardia, Toscana,
Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Lazio

Altea Federation
POSIZIONI APERTE: 17+
CONTRATTI: prevalentemente tempo
indeterminato; tirocini
FIGURE CERCATE: specialista soluzioni cloud, Ict project manager, consulente senior Microsoft Dynamics Crm, consulente
junior Infor Ln, consulenti SAP.
A quest ultimi serve la specializzazione in analisi pianificazione ed esecuzione della produzione, vendite, logica, gestione progetti, gestione manutenzione,
management
supply chain)
DOVE: Lainate, Baveno

Meccanica Gigotti
POSIZIONI APERTE: 3

assunzioni a tempo indeterminato
FIGURE CERCATE: si selezionano un
impiegato commerciale che segua
il mercato estero, un operaio addetto alle macchine utensili, un
tecnico di produzione
DOVE: Molfetta
CONTRATTI:

8 REGIONI
Value Lab

Antony Morato

POSIZIONI APERTE: 15

POSIZIONI APERTE: 9

CONTRATTI:

stage,

tempo indeterminato,

FIGURE CERCATE: responsabile risorse
umane, consulente di business,
consulente senior di business, stagista analista di business, specialista informatico Crm, sistemista
big data, consulente SAS, specialista Microsoft, sviluppatore
QlikView, consulente statistico,
consulente statistico senior, responsabile area comunicazione,
stage area comunicazione, stage
sviluppatore Microsoft e, infine,
sviluppatore business intelligence
DOVE: Milano

Kelyan
POSIZIONI APERTE: 7+
CONTRATTI: tempo indeterminato,
altri variabili in base all'esperienza
FIGURE CERCATE: consulenti applicativi da inserire all’interno
delle aree moda e logistica/produzione, neolaureati in ingegneria gestionale o in informatica, consulente area finanza,
consulente programmatore Microsoft Dynamics Nav in ambito
gestionale.
Si selezionano anche diversi account commerciali
DOVE: Carpi, Cuneo, Torino

tempo indeterminato,
contratti temporanei full e part-time
FIGURE CERCATE: addetto risorse
umane, responsabili negozio, addetti vendite
DOVE: Nola, Barberino, Triggiano,
Napoli, Torino, Limbiate
CONTRATTI:

In's Mercato
POSIZIONI APERTE: 12
CONTRATTI: tempo indeterminato

responsabili punti
vendita
DOVE: Varese, Padova, Modena, Genova, Torino, Parma, Milano, altri
punti vendita sul territorio nazionale
FIGURE CERCATE:

Jusan Network
POSIZIONI APERTE: 7

tempo indeterminato,
tempo determinato a 1 anno (rinnovabile a tempo indeterminato),
stage (6 mesi)
FIGURE CERCATE: web designer, web
manager, designer interfacce
utenti, impiegato amministrativo,
stage programmatore, sviluppatore Java
DOVE: Torino
CONTRATTI:

Agostini Translations
POSIZIONI APERTE: 15+

EcorNaturasì
POSIZIONI APERTE: 16

tempo indeterminato,
tempo determinato
FIGURE CERCATE: addetti gastronomi,
erboristi addetti alle casse, ufficio
controllo di gestione, vicedirettore logistica, responsabile punto
vendita, scaffalista, buyer non food, assistente amministrazione
negozi
DOVE: Bologna, Rimini, Roma e
provincia, Napoli, Lecce, Verona e provincia, diverse località
nelle province di Treviso e di
Milano
CONTRATTI:

CONTRATTI: vari in base alla seniori-

ty, collaborazioni esterne con partita Iva
FIGURE CERCATE: traduttori interni, revisore finanziario, project manager, data manager, responsabile
traduzioni, responsabile network
globale di traduttori, specialista
informatico, traduttori esterni, revisori finanziari freelance, interpreti
DOVE: Milano
Per candidarsi alle posizioni aperte dalle aziende elencate sopra
consultare il link http://24o.it/
annunci15giugno

© RIPRODUZIONE RISERVATA

In Lombardia
un aiuto
ai negozi
in franchising
Enrico Netti

pÈ al via il progetto pilota

«Fare impresa in franchising in Lombardia», iniziativa che vuole combattere la
desertificazione delle attività commerciali nelle aree
urbane.
Il pacchetto d’incentivi
prevede una dote di
500mila euro che si vanno
ad aggiungere alle esenzioni ed eventuali altre agevolazioni offerte dai comuni
interessanti mentre i franchisor a loro volta dovranno prevedere degli sconti e
altri bonus nel contratto di
affiliazione.
L’obiettivo del progetto è
stimolare l’autoimprenditorialità di micro e piccole
imprese commerciali interessate ad aprire un punto
vendita nelle zone a rischio
indebolimento dell’offerta
commerciale. I beneficiari
nel caso di affiliati o operatori indipendenti già esistenti si dovranno insediare
ex-novo nelle aree di 53 comuni lombardi, dai centri
storici alle zone interessate
dai flussi turistici e le aree
interessate da progetti di riqualificazione, con spazi
commerciali sfitti da tempo. Le catene, invece, dovranno aprire store nelle
aree individuate dal bando.
Il progetto si avvale del
supporto tecnico del Salone del Franchising di Milano, del Sistema Camerale e
prevede il coinvolgimento
nelle varie fasi delle associazioni di imprese maggiormente rappresentative
in Italia.
enrico.netti@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

www.eventi.ilsole24ore.com/forum-food-2015

3° FORUM
FOOD & MADE IN ITALY
MILANO, 30 GIUGNO 2015 (ORE 8.30 - 17.00)
SEDE GRUPPO 24 ORE, VIA MONTE ROSA 91
RELATORI
Marilisa Allegrini
Allegrini/ISWA
Francesco Antonioli
Il Sole 24 ORE
David Avino
Argotec
Silvana Ballotta
Business Strategies
Luca Bianchi
Mipaaf
Lamberto Biscarini
The Boston Consulting
Group
Aldo Bonomi
Confindustria
Sandro Boscaini
Federvini

Carlo Calenda
Ministero
dello Sviluppo Economico
Angelo Colussi
Colussi Group
Vincenzo Cremonini
Gruppo Cremonini
Paolo Alberto De Angelis
BNL Gruppo BNP Paribas
Fabio Di Gioia
Foodscovery
Stanislao Giuseppe Fabbrino
Fruttagel
Angelo Gaja
Gaja
Fabio Gallia
BNL Gruppo BNP Paribas

Luca Geninatti Satè
Legance - Avvocati Associati
Pascal Héritier
Zanetti Beverage Group
Roberto Iotti
Il Sole 24 ORE
Robert Kunze-Concewitz
Campari
Gianluca Lauria
BNL Gruppo BNP Paribas
Filippo Lotti
Sotheby’s Italia
Giovanni Mantovani
Veronafiere
Maurizio Melis
Radio 24
Roberto Moncalvo
Coldiretti

MAIN SPONSOR

SI RINGRAZIA

OFFICIAL SPONSOR

EXHIBITOR

La partecipazione all’evento è gratuita fino ad esaurimento posti.
Per maggiori informazioni: www.eventi.ilsole24ore.com/forum-food-2015
Servizio Clienti
Tel. 02 5660.1887
Fax 02 7004.8601
info@formazione.ilsole24ore.com

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Lello Naso
Il Sole 24 ORE
Corrado Peraboni
Fiera Milano
Fernanda Roggero
Il Sole 24 ORE
Antonio Romano
Gruppo Amodio / PrimoTaglio.it
Gabriella Rubino
Legance-Avvocati Associati
Luigi Pio Scordamaglia
Federalimentare
Claudio Sposito
Clessidra
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Lavoro & Carriere 13

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163



FORMAZIONE

CONCORSI
PUBBLICI
OLYCOM



Dieci
funzionari
per i Vigili
del fuoco
Vigili del fuoco
POSTI:

10

REQUISITI: età non superiore

Borse dall’Europa all’Australia:
master e PhD in 48 Paesi
Candidature esclusivamente online sul sito del ministero degli Affari esteri
A CURA DI

Cristina Fei

pStudiare all’estero è sempre

un’occasione da cogliere al volo.
Ogni anno il ministero degli Affari
esteri, in accordo con i governi di
vari Paesi, promuove numerose
borse di studio per i cittadini italianicheintendonofrequentarecorsi
emasterpressouniversitàoistituti
linguistici stranieri, neolaureati o
laureati che vogliono lavorare nei
centri culturali e laboratori o ricercatori che puntano al dottorato.
Il vantaggio è duplice: arricchire la propria formazione con
l’esperienza condivisa di un team
internazionale di professionisti e
ricevere un sostegno economico.
La corsa alla candidatura per le
borse di studio di solito comincia
tra il mese di ottobre e gennaio fino
alla primavera/estate con la possibilità di viaggiare in 48 paesi in tutto il mondo.
Una sezione speciale del sito
ministeriale è riservata ai contributi economici per master postlaurea di un anno in inglese e francese nell’ambito del diritto,
scienze politiche, amministrazione ed economia presso il Collegio d’Europa a Bruge in Belgio e
Natolin in Polonia.
Nella lista delle borse offerte

(www.esteri.it/mae/it/ministero/
servizi/italiani/opportunita/
di_studio/borse_di_studio.html)
spiccano le mete asiatiche di Cina,
Giappone, Repubblica di Indonesia e Corea. Sono inclusi persino
Israele, Egitto e Azerbaijan o Kuwait e Qatar con la possibilità di apprendere la lingua araba. Prima di
inoltrare le domande per la borsa
di studio il ministero consiglia di
verificare le condizioni di sicurezza del paese di destinazione sul sito

IL REQUISITO

L’ottima conoscenza
dell’inglese va dimostrata
con un certificato Toefl o Ielts
conseguito non prima
di due anni dalla domanda
www.viaggiaresicuri.it.
Per l’anno accademico
2015/2016 i bandi con iscrizioni ancora aperte sono attualmente
quelli per dottorati di ricerca in
Finlandia e Nuova Zelanda, post
dottorato in settori specifici in Canada e master e PhD in tutte le discipline in Australia. La particolarità dell’Endeavour postgraduate
scholarship australiana è quella di

concedere ai borsisti l’opportunità di effettuare durante il percorso
di studi uno stage full-time o parttime presso un’agenzia governativa, un’organizzazione non governativa oppure un’azienda locale.
La durata dello stage, pagato o gratuito, varia dai due ai dodici mesi. È
a discrezione degli studenti prendere contatti con le istituzioni del
paese ospitante per trovare lo stage adatto alle proprie esigenze,
usufruendo del supporto della
propria università in Italia. Non è
obbligatorio confermare lo stage
al momento dell’invio della domanda per la borsa di studio, ma è
comunque richiesto di segnalare
le ipotetiche date di stage e le sedi
in cui sarà svolto.
Per tutte le borse di studio promosse dal ministero le candidature per qualsiasi tipologia di borsa
di studio vanno inviate online. In
alcuni casi si seguono le linee guida del formulario «Domanda on
line» sul sito del ministero degli
Esteri, compilato, stampato e firmato. I dati inseriti sono registrati
nel sistema e possono essere modificati fino all’invio a scadenza
definitiva. Ma spesso le borse disponibili sono gestite direttamente dalle istituzioni locali del
Paese straniero mediante la can-

didatura online sui propri siti di riferimento.
Nel caso del dottorato di ricerca
presso istituzioni finlandesi, è il dipartimento dell’università con cui
gli agli aspiranti borsisti sono in
contatto a fungere da candidato,
inoltrando la domanda online alle
autorità competenti e garantendo
per lo studente in concorso. Anche
i requisiti di merito sono stabiliti
dalle singole università della Finlandia. Avere tutte le carte in regola è comunque un primo passo per
essere selezionati. Tutte le copie
dei documenti, diploma di laurea,
ocertificatidistudioincorso,lalettera di referenze dell’università di
appartenenza vanno tradotti in inglese ed eventualmente autenticati da un notaio. Potrebbero essere
necessari anche un certificato medico e un visto di permanenza nel
paese estero ospitante.
Condizione indispensabile per
poter conquistare una borsa all’estero è l’ottima conoscenza dell’inglese da dimostrare con un certificato di English Proficiency conseguito non prima dei due anni dal
momento della candidatura. I più
comuni sono l’International english language testing system Ielts
o il Test of english as a foreign language Toefl. Per alcune aree di ri-

cerca potrebbero servire certificati con punteggi alti.
Il tipo di borsa e la disciplina di
studio, il suo periodo di utilizzo e il
limite di età dei candidati variano
in base a ciascun bando pubblicato
dall’istituzione del Paese estero. In
generale si tratta di borse della durata minima di due mesi fino a
quattro anni, destinate a studenti
conun’etànonsuperioreai36anni.
È ugualmente variabile l’importo
della borsa di studio che può sovvenzionare costi di iscrizione, alloggio e libri o l’intero corso e le
tasse universitarie. Invece le spese
di viaggio per e dal paese ospitante
sono a carico degli assegnatari della borsa di studio, salvo diverse disposizioni.
In ogni caso i vincitori devono
sempre accertarsi, tramite l’Ambasciata del Paese estero, di avere
una copertura assicurativa sanitaria e dove non previsto dalle convenzioni bilaterali internazionali,
procurarsene una autonomamente. Per chi è diretto verso uno degli
Stati dell’Unione europea, nei Paesi appartenenti allo Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e in Svizzera è
obbligatoria la «Team», tessera
europea di assicurazione malattia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

a 45 anni; laurea in materie
economico-giuridiche;
RISERVA: il 32 per cento dei
posti è riservato a determinate categorie, indicate nel
bando
ENTE: Ministero dell’Interno
SCADENZA: 9 luglio 2015
DOVE TROVARE IL BANDO: il
bando è stato pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale 4a
Serie Speciale - Concorsi ed
Esami n. 43 del 9 giugno
2015

Periti chimici
POSTI:

REQUISITI: età non inferiore a
18 anni; diploma; diploma
di scuola secondaria superiore
a indirizzo chimico
ENTE: Agenzia regionale per
la prevenzione e protezione
dell’ambiente (Arpa) d Bari
SCADENZA: 6 luglio 2015
DOVE TROVARE IL BANDO: il
bando è stato pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale 4a
Serie Speciale - Concorsi ed
Esami n. 42 del 5 giugno
2015; è possibile anche
consultare il sito Internet
www.arpa.puglia.it

Personale amministrativo
POSTI:

Nuova Zelanda
 Per i laureati con un titolo di secondo livello
(laurea specialistica) c’è la possibilità di
candidarsi alle borse per dottorati
internazionali di ricerca presso una delle otto
università della Nuova Zelanda. Tra i
requisiti: media scolastica eccellente e la
proposta di un argomento di ricerca che abbia
un evidente e positivo impatto sull’economia
del Paese, in termini di commercio e sviluppo
nei settori chiave; ottimo inglese
 Le borse durano 3 annie ammontano a
25mila dollari neozelandesi l(circa 16mila
euro) l’anno, più assistenza sanitaria,
alloggio e copertura altre spese
 Scadenza candidature: 15 luglio

Australia
 Destinatari delle borse australiane sono
studenti universitari, laureati, specializzandi e
ricercatori interessanti a svolgere corsi di
formazione professionale, master, PhD
 Tra i requisiti lo Ielts con un punteggio medio
di 6,5, oppure il Toefl con un risultato minimo di
4,5 per il test scritto di inglese
 Durata: da uno a due anni e mezzo (corsi di
formazione professionale); 2 anni (master9; 4
anni (PhD)
 L’importo della borsa è di 131mila dollari
australiani (circa 83mila euro) per i corsi di
formazione; 96mila euro per i master e 186mila
per i Phd. In più sono coperte diverse spese
 Scadenza candidature: 30 giugno

Canada
 Sono 70 le borse ogni anno indirizzate a
laureati canadesi e internazionali con
dottorati di ricerca. Le aree di specializzazione
vanno dalla salute alle scienze sociali e
all’ingegneria, fino alle scienze umanistiche
 Requisiti: merito e proposta di un tema di
ricerca in linea con le priorità del governo
canadese. I candidati, oltre a dimostrare un
ottimo inglese, devono aver conseguito un
dottorato di ricerca o un equivalente
certificato professionale tra il 23 settembre
2012 e il 15 agosto 2016
 Durata: 2 anni e importo di 70mila dollari
canadesi (48mila euro circa)
 Scadenza: 23 settembre

C00186
AMERA DEI DEPUTATI
Roma - Via della Missione, 10
ESTRATTO DI BANDO DI GARA

La Camera dei Deputati indice una procedura ristretta
per l’appalto, in lotto unico, del servizio di gestione integrata dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi)
prodotti dalle attività della Camera dei deputati, della
durata di quattro anni con facoltà di rinnovo per 12
mesi, da aggiudicarsi con il criterio del prezzo più
basso. Possono partecipare alla P.R. imprese, imprese
riunite, consorzi e GEIE in possesso, all’atto della domanda, dei requisiti di ordine generale e speciale previsti dal capitolato. I rappresentanti legali dei soggetti
interessati possono presentare domanda di partecipazione e dichiarazione del possesso dei requisiti, a pena
di esclusione, entro il 10 luglio 2015, a mezzo raccomandata o posta celere. Il bando, che è stato pubblicato sulla GUUE e sulla GURI, è consultabile sul sito
www.camera.it, sezione “Amministrazione”, sottosezione “Spese e trasparenza”, paragrafo “Procedure di
gara”, voce “Procedure ristrette”. Capitolato ed informazioni possono essere richiesti all’indirizzo e-mail:
amm_contratti@camera.it. Domande incomplete, prive
dei requisiti richiesti, o inviate con mezzi diversi da
quelli indicati nel bando, saranno escluse.

CAMERA DEI DEPUTATI
IL CONSIGLIERE CAPO SERVIZIO AMMINISTRAZIONE

(Dott. Nicola Guerzoni)

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Finlandia
 Il Paese scandinavo apre le porte a laureati
internazionali orientati a un dottorato di
ricerca, o laureati specialistici che intendano
proseguire gli studi come “visiting students”
 Prerequisito è che il candidato abbia già un
contatto con l’università ospitante prima di
inoltrare la domanda. Sarà il dipartimento
dell’università scelta a “garantire” il candidato.
È richiesta la conoscenza dell’inglese
 Durata: da 3 a 12 mesi
 Importo della borsa: indennità mensile di
1.500 euro. Non è prevista alcuna copertura
per l’alloggio o le spese di viaggio
 Scadenza: la candidatura deve essere inviata
almeno 5 mesi prima dell’inizio dei corsi

2

REQUISITI: laurea in economia e commercio o equipollenti; attestato di idoneità
professionale all’esercizio
dell'attività di consulenza
per la circolazione di mezzi
di trasporto
ENTE: Aci di Torino
SCADENZA: 9 luglio 2015
DOVE TROVARE IL BANDO: il
bando è stato pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale 4a
Serie Speciale - Concorsi ed
Esami n. 43 del 9 giugno
2015; è possibile trovare
ulteriori informazioni anche
consultando il sito www.torino.aci.it

Tecnici elaborazione dati
POSTI:

UNA SELEZIONE DI BANDI

2

FOCUS AZIENDA
Una carriera in Vitec
per venti profili
tra fotografie e video
Maria Cristina Origlia

pCura delle persone, pari op-

portunità, carriera in base al
merito.
Sono questi i tre cardini, raccolti in un contenitore brandizzato dal nome “People focus”,
su cui ruota la politica di employer branding di Vitec Group
Imaging Division, leader mondiale nel mercato della fotografia, video e intrattenimento. Ex
Manfrotto, storica azienda italiana di Bassano del Grappa entrata a far parte del gruppo internazionale Vitec Group plc
negli anni Ottanta, dal 2010 si è
data una nuova mission: conquistare, dopo il mercato di nicchia dei professionisti, la global
community dei creativi. Un riposizionamento strategico,
dettato dalla rivoluzione digitale, che – per avere successo - doveva necessariamente essere
accompagnato da una trasformazione culturale dell'organizzazione, che conta un migliaio
di lavoratori (circa 600 in Italia
e 400 nel mondo).
A disegnare e guidare un vero
e proprio piano strategico Hr è
stato chiamato Marco Scippa,
che si era già distinto in qualità
di Hr Director di Elica, fiore
all'occhiello dell'imprenditoria
familiare italiana. E a raccontare l'azienda nelle università, per
attirare i migliori talenti - al momento ne cerca otto per l'Italia
(PM photo, Brand Manager
Photo, Brand Manager Video,
R&D Director, R&D engineer,
Hr generalist), cinque per l'Europa e sei per la Cina -, sono gli
stessi lavoratori, resi veri protagonisti e primi testimonial. «Ma
perché la storia sia bella e convincente, deve essere innanzitutto autentica. «All'inizio non
è stato facile – racconta Scippa,
Vice President e direttore Hr di
Vitec Group Imaging Division
–, ma dal 2012 ad oggi, pian piano
lo scetticismo ha lasciato spazio
alla fiducia, nata innanzitutto
dall'ascolto reciproco». Così si
è aperto un dialogo continuo tra
azienda e lavoratori, che sta
dando molti frutti. Prova ne è il
sistema di welfare aziendale, articolato in una serie di iniziative
di work-life balance che rispondono alle esigenze dei dipendenti, raccolte periodicamente

IL MODELLO

Le performance
dei lavoratori vengono valutate
con un sistema certificato
che garantisce
criteri meritocratici
mo inserito nell'accordo integrativo, siglato nel 2013, un tavolo di sperimentazione che definisse un modo più giusto di
valutare le persone». E' da qui
che nasce il nuovo modello, basato su un sistema di valutazione binario - degli obiettivi personali concordati con il responsabile e di un set di competenze
comportamentali, coerenti con
i valori dell'azienda – che ha
avuto un impatto sui sistemi di
rewarding e sui risultati di business. «Abbiamo seguito un approccio non convenzionale, di
apertura e confronto con le parti sociali, che sta generando
nuovi fronti d'innovazione nelle relazioni industriali» nota il
manager. La chiave del successo dell'operazione è la trasparenza verso tutti gli interlocutori, esterni, certamente, ma anche interni. Per questo è stata
fatta una formazione a 360 gradi, a tutta la popolazione aziendale, valutati e valutatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



1

REQUISITI: laurea in agraria,
veterinaria o scienze forestali; esperienza nella
sperimentazione e ricerca in
ambito zootecnico, relativamente ai ruminanti e ai
suini; conoscenza dell’inglese; conoscenza degli strumenti di informatica individuale di tipologia office e di
package statistici
ENTE: Università di Milano
SCADENZA: 6 luglio 2015
DOVE TROVARE IL BANDO: Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n. 42
del 5 giugno 2015

da survey monkey e inserite nel
contratto integrativo aziendale.
«L'obiettivo è quello di creare le
condizioni ottimali per l'interazione tra l'ambiente e le persone, in modo che possano dare il
loro meglio. Non per buonismo,
ma per convenienza: solo con
tutti a bordo, potremo raggiungere gli obiettivi strategici» precisa il manager. Altro elemento
fondamentale è il “fattore meritocrazia”, su cui l'azienda sta facendo scuola con un Sistema di
valutazione della performance,
basato su principi meritocratici
e non discriminatori, ribattezzato “modello Manfrotto”. La
peculiarità sta nel fatto che è stato condiviso con il sindacato
(Fim-Cisl di Vicenza) e certificato dall'Università degli studi
di Pisa. «Per superare il vecchio
schema della carriera per anzianità – racconta Scippa -, abbia-

ONLINE
SU «JOB 24»



QUESTIONI DI GENERE

OCCASIONI D’ORIENTE

Mille donne sono entrate in
Cda con le norme sulle quote
rosa. Ora vanno valorizzati
diversità e talento. In studio
tv l’head hunter Vittorio
Villa.

Economia, tecnologia,
cultura, istruzione: come
funziona il «Recruitment
program of foreign
experts» per attrarre
esperti globali in Cina.

Donne nei Cda

Talent Plan in Cina

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

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Lunedì
15 Giugno 2015

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IL GIORNALE DELL’ECONOMIA REALE

t

STILI&TENDENZE

IMPRESE & PA

MOTORI

Fatturazione
elettronica,
rodaggio
superato

Con Kadjar
la svolta
di Renault
nei suv

Silvia Pieraccini u pagina 18

Enrico Netti u pagina 17

Massimo Mambretti u pagina 23

Da domani Pitti Immagine,
kermesse all’insegna della ripresa
Agroalimentare di qualità. Oggi all’Expo l’VIII Atlante Qualivita che misura l’impatto economico delle eccellenze sui territori

Dop e Igp, una ricchezza diffusa

Tra cibi e vini l’Italia conta 835 riconoscimenti con un fatturato di oltre 13 miliardi
Giorgio dell’Orefice

pIl sistema dei prodotti alimen-

tari Dop e Igp sviluppa in Italia
una ricchezza diffusa. Per questo
ricercare una protezione internazionale dei prodotti alimentari a
indicazione geografica non rappresenta la sterile difesa di un nome o di un “campanile”, ma di un
segmento dell’alimentare che ha
importanti ricadute economiche
sui territori di origine. È il messaggio che verrà lanciato oggi, con la
presentazione dell’VIII Rapporto
Qualivita, nell’ambito degli Stati
generali delle Indicazioni geografiche (in programma all’Auditorium del Padiglione Italia all’Expo
di Milano). Un messaggio di grande importanza in vista del negoziato sull’accordo commerciale
tra Ue e Usa, nel quale proprio il
capitolo della difesa delle indicazioni geografiche rappresenta un
nodo chiave. Ed è per questo che la
Fondazione Qualivita, che da anni
monitora l’universo dei prodotti

DUE DEBOLEZZE

C’è squilibrio nel giro d’affari
tra le aree del Centro-Nord
e quelle del Sud
e alcune produzioni esistono
soltanto «sulla carta»
alimentari Dop e Igp nel proprio
Atlante, si è posta l’obiettivo - oltre alla consueta contabilità dei riconoscimenti in Italia e in Europa
e alle stime su produzioni, giro
d’affari ed export dei prodotti certificati - di sottolineare il valore di
queste produzioni e la loro capacità di fare da traino a interi sistemi economici locali.
I prodotti alimentari Dop e Igp
made in Italy sono 273 (numero
grazie al quale l’Italia riveste la
leadership in Europa, dove i riconoscimenti sono 1.259), ai quali
vanno aggiunte le 523 etichette
Dop e Igp dei vini e le 39 Indicazioni geografiche degli spirits, ovvero degli altri prodotti alcolici diversi dal vino. Un sistema che
coinvolge 90mila operatori (e
150mila ettari di coltivazioni) nel
segmento food e 200mila produttori (350mila ettari di vigneti) nel
comparto vino.
L’universo alimentare a indicazione geografica ha registrato un
giro d’affari alla produzione di circa 6,6 miliardi di euro (-1,6% rispetto all’anno precedente, anche
se il confronto con il 2009 mostra
un +24%). Bene invece il fatturato
dell’export che ha raggiunto un
valore di 2,4 miliardi (+5%). Risul-

tati ancora migliori per il segmento vino, che tra etichette Dop e Igp
ha raggiunto un giro d’affari alla
produzione di 7,1 miliardi di euro
(+1,6%) e un valore dell’export di
4,3 miliardi (+4,4%), un dato di
grande rilievo, visto che l’export
complessivo del vino italiano ammonta a circa 5,1 miliardi.
Ma la vera novità dell’Atlante
Qualivita 2015 è la stima dell’impatto economico che i prodotti
alimentari di qualità e i vini hanno
sui territori di origine. Al primo
posto della classifica generale
(che considera le etichette “food”
e le “wine”) c’è Parma, che tra Parmigiano reggiano e Prosciutto di
Parma registra un impatto economico di un miliardo e 34 milioni di
euro. Seguono Modena (517 milioni, in buona parte dovuti all’Aceto
balsamico Igp), Mantova (centro
del Grana Padano, che registra
443 milioni), Bolzano (413) e
Trento (410), che possono contare tanto sui grandi vini altoatesini
quanto sul business delle mele.
«Un lavoro complesso - spiega
il direttore generale della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati - e
necessario soprattutto in vista del
negoziato Ttip tra Usa e Ue. Gli
Stati Uniti non riconoscono il valore delle Indicazioni geografiche, perché considerano degni di
protezione solo i brand aziendali.
Con questo lavoro vogliamo invece dimostrare che i marchi Dop e
Igp generano importanti ricadute
economiche e rappresentano un
modello di sviluppo territoriale».
Le classifiche sul fatturato provinciale Dop e Igp consentono di
fare ulteriori valutazioni. «Da un
lato - aggiunge Rosati - emerge lo
squilibrio tra aree del CentroNord e quelle del Sud assenti dalle prime posizioni. Segno quest’ultimo di grandi potenzialità
nel Mezzogiorno ancora tutte da
sviluppare.
L’altro aspetto messo in luce
dalla classifica è la valutazione dei
prodotti che generano davvero ricadute positive sui loro territori
da quelli che invece esistono solo
“sulla carta”. L’importante però conclude Rosati - è valutare l’impatto economico non in assoluto
ma in rapporto al territorio. Per dire: il Cappero di Pantelleria Igp
che fattura poche decine di migliaia di euro, di fatto, in rapporto
all’isola Pantelleria non rappresenta certo un risultato di poco
conto. Tuttavia laddove non ci sono ricadute di mercato né in assoluto né in rapporto al territorio bisogna assumersi la responsabilità
di revocare il marchio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La forza dei marchi certificati
LA CLASSIFICA DELLE PROVINCE

Valori Dop Igp in Italia

Valori in euro

ALIMENTARE

VINO

1 Parma

Produzione

7,1 miliardi di euro

(sfuso)

Export

2,4 miliardi di euro

4,3 miliardi di euro

Produzione certificata

1,3 milioni di tonnellate

22 milioni di ettolitri

1.034.758.833

2 Modena

517.580.283

3 Mantova

443.487.217

4 Bolzano

413.404.102

5 Trento

410.801.914

6 Bologna

384.221.467

7 Udine

384.129.344

8 Verona

368.259.177

9 Cuneo

320.228.342

10 Sondrio

287.610.881

11 Treviso

279.236.281

12 Reggio E.

213.875.929

13 Vicenza

185.396.934

14 Pavia

117.968.548

15 Brescia

174.824.446

Fonte: Atlante Qualivita 2015

Fonte: Atlante Qualivita 2015

Nei negoziati internazionali. Un buon risultato sarebbe ridurre lo spazio per informazioni equivoche

Valorizzare l’origine al tavolo Ttip
pSeparare i marchi “rea-

li”, quelli cioè che sviluppano un fatturato e sono presenti all’estero subendo la
concorrenza sleale di imitazioni e prodotti “italian
sounding”, da quelli che invece esistono solo “sulla carta” è un lavoro importante
proprio in vista di una protezione internazionale.
«Presentarsi ai tavoli
commerciali - spiega il presidente dell’Aicig (l’associazione dei consorzi di tutela
delle indicazioni geografiche), Giuseppe Liberatore chiedendo protezione per
marchi che all’estero neanche conoscono rischia di indebolire l’intera posizione
negoziale».
Ed è quanto rischia di acca-

Maurizio Martina

«Pronti a difendere
il Made in Italy
dalle contraffazioni»
IMAGOECONOMICA

di Fernanda Roggero

GLI INDICATORI MACRO

6,6 miliardi di euro

INTERVISTA

dere nel negoziato Usa-Ue
nell’ambito del quale sembra
difficile arrivare a un riconoscimento e a una tutela oltre
Atlantico al pari di quella
prevista in Europa per Dop e
Igp. Negli Usa, infatti, le
aziende che utilizzano nomi
come Parmesan, Asiago,
Gorgonzola, ma anche Feta,
sono riunite in un consorzio
(Consortium for common food names) che punta ad affermare la “genericità” di tali
nomi e quindi il diritto delle
aziende a utilizzarli senza riconoscerne una esclusività
alle denominazioni europee.
«Non possiamo permetterci - aggiunge Liberatore di chiudere il negoziato senza alcun risultato apprezzabile per i prodotti Dop e Igp.

Considerata la ritrosia Usa a
una completa protezione dei
marchi Ue, una strada potrebbe essere quella di ottenere almeno una chiara
identificazione dell’origine.
Sarebbe importante che, pur
consentendo agli stranieri di
utilizzare nomi italiani e europei (dal Parmesan alla Feta), venga almeno vietato loro di riportare su una forma
di Asiago prodotto ad esempio nel Wisconsin i colori
della bandiera italiana. Sarebbe un ottimo risultato
che consentirebbe almeno
di ridurre lo spazio per informazioni equivoche al consumatore e dannose per il made in Italy».
«Io resto fiducioso che si
possa raggiungere un risul-

tato positivo - dice il capodipartimento del ministero
per le Politiche agricole, Luca Bianchi -. Di certo in questo momento si registra sul
capitolo Dop e Igp un’attenzione elevata da parte di tutto il Governo e non solo dei
ministeri interessati (Politiche agricole e Sviluppo economico) come confermato
dal ruolo affidato ai prodotti
di qualità e ai loro consorzi
nella nuova strategia della
promozione internazionale
e dall’accordo siglato con la
grande distribuzione organizzata per valorizzare i prodotti di qualità e che sarà presentato proprio nella giornata ad Expo».
G.d.O.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

pMinistro Martina, la difesa

delle denominazioni d’origine è
un nodo chiave delle trattative
sul Ttip, l’accordo commerciale
con gli Usa. Qual è la posizione
dell’Italia?
Per noi promuovere e non solo
difendere il sistema delle nostre
indicazioni geografiche è fondamentale. Parliamo di un settore
che tra vini e cibo vale oltre 13 miliardi di euro alla produzione. Il sistema delle Ig garantisce qualità e
rappresenta una chiave economica importante per i territori. Proprio per questo anche in ambito di
Ttip continuiamo a spingere perché si protegga il “brand geografico”. Su questo non si accettano accordi al ribasso.
Realisticamente che cosa possiamo aspettarci di ottenere?
Vogliamo sfruttare un’occasione importante per crescere su un
mercato strategico. Oggi la Ue
esporta verso gli Stati Uniti 16 miliardi di prodotti agroalimentari e
ne importa 9. Con il Ttip si possono aprire ancora moltissimi spazi.
L’Italia, nel frattempo, non è stata
ferma e con il ministero dello Sviluppo economico stiamo attuando un piano di azioni per l’export
verso gli Usa. Non è un caso che il
nostro segno unico per il Made in
Italy agroalimentare abbia visto il
suo debutto nella fiera Fmi Connect a Chicago.
È pensabile almeno un compromesso che vieti di posizionare la bandiera o il tricolore su
merci non prodotte in Italia?
Quella contro l’usurpazione del
brand Made in Italy è una battaglia
che stiamo conducendo con forza
e coinvolgeremo direttamente i
consumatori per proteggerli dai
falsi. Allo stesso tempo siamo impegnati come nessun altro Paese
al mondo nella protezione delle
nostre Dop e Igp anche sul web,
una frontiera dalle potenzialità
enormi.
Dallo studio di Qualivita
emerge uno squilibrio tra Nord e
Sud. Le province in cui si concentra il fatturato derivante da
produzioni Dop e Igp sono al
Centro-Nord.
Proprio ieri all’Expo abbiamo
presentato l’accordo che abbiamo
chiuso con la grande distribuzione
italiana per far conoscere meglio i
prodotti Dop e Igp nei punti vendita, con iniziative di educazione e
promozione. A questo aggiungeremo una campagna di comunicazione sul valore delle indicazioni
geografiche. Questi prodotti rap-

In campo. Maurizio Martina,
ministro per le Politiche agricole

presentano territori, storia e innovazione, per questo vogliamo far
crescere anche i piccoli.
L’Italia ha il primato delle denominazioni, ma alcune di fatto
esistono poco più che “sulla carta”, con ricadute economiche
poco rilevanti. È immaginabile
una salvaguardia più efficace
per i prodotti più significativi?
Nelle Dop e Igp i primi dieci
prodotti fatturano quasi l’80% del
totale, ma questo dimostra il loro
potenziale e ci deve spingere a lavorare ancora di più. Vogliamo
mettere a frutto un patrimonio che
nessun altro può vantare, siamo
leader con 271 denominazioni nel
cibo e 523 nel vino. Dobbiamo garantire la stessa tutela a tutti, ma si
può lavorare per far crescere in
ogni territorio un sistema che ruoti attorno al prestigio della denominazione. Penso, per esempio,
alle ricadute positive sul turismo.
È stato appena lanciato il marchio “The extraordinary Italian
Taste”: sono già stati avviati colloqui con i grandi player della
Gdo mondiale?
Sono state avviate trattative in
Canada, Stati Uniti e Giappone.
Entro il 2015 siamo in grado di partire con le prime azioni nei punti
vendita.
Esisterà mai un marchio che
identifichi l’Italia e possa venir
apposto sui singoli prodotti?
La nostra è una scelta di sistema,
vincente già in altri Paesi, che ci
aiuterà a fare squadra all’estero.
Abbiamo intrapreso la strada che
riteniamo più efficace, colmando
la distanza rispetto ad altri Paesi
come la Francia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE INIZIATIVE DEL SOLE
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Martedì 16

Martedì 16

Giovedì e venerdì Mercoledì 24

RADIO24

ANTOLOGIA DELLA RISATA

GUIDE VERDI

BACKTOWORK24 EXPO

In diretta «la notte La guerra vinta
prima degli esami» da Buster Keaton

Berlino a 360 gradi Una fiera-matching
con il Touring
per Pmi e start up

Domani dalle 21 alle 24, in diretta,
su Radio 24 “La notte prima degli
esami”, in collaborazione con
www.studenti.it: uno speciale dedicato alle ultime trepidanti ore
prima dell’esame di maturità. Ai
microfoni di Federico Taddia si
alternano le voci dei maturandi, i
consigli degli esperti, i ricordi degli ascoltatori e le testimonianze
di personaggi tra cui il conduttore Fabio Fazio, il filosofo Massimo Cacciari, il cantante Giovanni
Caccamo e il fisico Carlo Rovelli.

Berlino a 360 gradi: arte e architettura, enogastronomia e
vita notturna, shopping ed
eventi. Alla scoperta di Berlino con la quarta uscita delle
Guide Verdi del Touring Club,
in edicola con Il Sole 24 Ore
giovedì 18 e venerdì 19 giugno.
Giovedì, a 50 centesimi, in edicola la mappa dettagliata del
centro città e il frasario in tedesco. La Guida Verde, invece,
sarà in edicola venerdì 19 giugno a 8,90 euro.

In edicola domani, 16 giugno,
con Il Sole 24 Ore il film «Come
vinsi la guerra» di Buster Keaton, a 0,50 euro oltre il prezzo
del quotidiano. Si tratta del secondo dvd della collana “Comicamente–Antologia della
risata”, venti film d’autore in
bianco e nero che hanno fatto
la storia del cinema internazionale del Novecento. La
prossima uscita, martedì 23
giugno, «I figli del deserto»
con Stanlio e Ollio.

BacktoWork24 Expo, la prima
fiera-matching che fa incontrare
imprese e start up con investitori
istituzionali, ritorna il 24 giugno
in edizione Premium: più incontri di matching e i Club deal, nuovo strumento per portare capitali
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partecipare è necessario registrarsi inviando una mail a: e.reggiani@backtowork.it o telefonando al numero 02-3022.4078.
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16

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

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Impresa & territori 17

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

Imprese & Pa/1. A tre mesi dall’introduzione dell’obbligatorietà meno di un documento su dieci viene scartato dal Sistema d’interscambio

Fatture elettroniche, errori in calo
Aumentano le aziende che fanno archiviazione digitale e dematerializzazione degli ordini
Enrico Netti

pLa fatturazione elettronica

con la Pa supera senza problemi
il rodaggio e diventa il “motore”
per diffondere i processi digitali
anche tra le imprese. Nel primo
anno di obbligatorietà sono stati
inviati al Sistema d’interscambio più di 7,6 milioni di documenti, di cui 2,4 nel solo mese di
maggio, quando poco meno del
10% è stato scartato dal sistema.
Il valore più basso di errori nel
periodo, secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano che sarà presentato
venerdì.
A dare la dimensione del fenomeno aiutano altri numeri come, per esempio, i circa 130 miliardi di euro di acquisti della Pa,
i 53.500 uffici pubblici destinatari, gli oltre 300mila fornitori che
a oggi seguono le nuove procedure. E tra le pieghe dei numeri si
nasconde il vero impatto dell’obbligo, che nell’arco dei dodici mesi coinvolgerà due milioni
di imprese, individuali e non,
che almeno una volta l’anno spediscono il documento al committente pubblico.
«In un anno verranno inviate
alla Pa tra i 50 e i 60 milioni di fatture elettroniche - spiega Paolo

Catti, responsabile della ricerca
-. L’Italia, per una volta, ha optato per un approccio coraggioso e
lungimirante, incentrato su un
modello di trasmissione strutturato dei file e attuato in modo
pervasivo, con un obbligo che
impatta sull’intero sistema dei
fornitori».
Un altro passo verso una pervasiva digitalizzazione arriva
dal numero di imprese che fanno
la conservazione digitale delle
fatture. Il trend è in netto aumento con il passaggio dalle 5mila del
2013 alle circa 130mila aziende di

IL NODO

Molte amministrazioni
seguono un modello ibrido
e devono adattare
i loro processi interni
al nuovo paradigma
fine 2014 per arrivare alle oltre
300mila (+130%) stimate per il
primo semestre di quest’anno.
Il processo di dematerializzazione coinvolge altri documenti
come, per esempio, i libri e i registri. Questa è una via imboccata
da 200mila imprese. «Un gran
numero di aziende ora deve digitalizzare i processi e le comunicazioni tra di loro - aggiunge

Catti - approfittando della crescente diffusione della fatturazione elettronica e degli incentivi previsti per chi la adotterà non
solo verso la Pa».
Da non trascurare, poi, le economie offerte dalla completa integrazione e dematerializzazione per l’intero ciclo dell’ordine.
Gli esperti dell’Osservatorio stimano un risparmio medio tra i 25
e i 65 euro per il ciclo ordine-pagamento tra cliente e fornitore.
Un piccolo numero di imprese già oggi ha abbracciato i processi digitali. Sono poco più di
10mila e scambiano in digitale
con i loro partner i principali documenti del ciclo di business. Si
tratta di realtà medio-grandi come, per esempio, Bauli, Mediamarkt, Comoli Ferrari per citare
alcuni nomi. Significativo il
trend di crescita dei documenti
trasmessi: +20% tra il 2012 e il 2013
e +32% tra il 2013 e lo scorso anno.
Nel complesso spicca il volume
dei documenti inviati: sono 80
milioni, di cui poco meno della
metà fatture. Altre 60mila imprese dialogano, tramite reti dedicate e portali B2B, con i partner
commerciali scambiando almeno uno dei documenti del ciclo
dell’ordine.
Per le imprese uno dei prossimi appuntamenti è fissato per il
1° luglio 2016, quando l’agenzia

delle Entrate consentirà ai soggetti passivi Iva di usufruire di
un servizio gratuito che genererà e trasmetterà le fatture elettroniche tra imprese e, per alcuni soggetti che saranno individuati da un decreto del Mef, sarà
offerto il servizio gratuito di archiviazione digitale.
Se il mondo delle imprese si
sta organizzando, qualche dubbio sussiste sul fronte delle Amministrazioni. Spiega Catti:
«Ora bisogna vedere cosa succederà ai processi della Pa una
volta ricevute le fatture digitali.
Non sono poche le amministrazioni, in particolare le piccole,
che vivono un modello ibrido e
ora devono adeguarsi al cambio
di passo. Diventa imperativa la
migrazione verso il digitale della
maggior parte dei processi interni della Pa: la fatturazione ha
fatto solo da apripista».
Per la macchina burocratica
italiana si preannuncia una rivoluzione-innovazione all’insegna della digitalizzazione dei
processi. I vantaggi, oltre al recupero di efficienza e produttività, si vedranno con una semplificazione del rapporto tra
aziende e Pa in nome dell’auspicata riduzione dei tempi di pagamento e dell’evasione fiscale.
enrico.netti@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

pIl digital divide, inteso come

MIGLIORA L’INTERSCAMBIO
Fatture inviate ogni mese al Sistema d’interscambio
Fatture (in migliaia)

Fatture inoltrate alla Pa sul totale ricevuto (in %)
2014

Giu Lug Ago Set

2015
Ott Nov Dic Gen Feb Mar Apr Mag

60,0 72,8 79,5 77,8 80,1 85,4 86,7 83,9 82,4 84,8 86,9 90,2
3.000
2.000
1.000
0
CORSA ALLA CONSERVAZIONE
Aziende che fanno l’archiviazione digitale delle fatture
2009
2010
2011
2012
2013

2.510

3.086

3.800

5.000

2014*

2015**

130.000 300.000

+2.500% +130%
+28%

+21%

+23%

+32%

(*) Dati agenzia delle Entrate, relativi alle imprese che hanno inviato fatture elettroniche
alle Pa coinvolte dalla prima scadenza dell’obbligo; (**) primi sei mesi
Fonte: Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione

Imprese & Pa/2. Dopo il raddoppio nel 2014 anche nei primi cinque mesi dell’anno per il Mepa un balzo del 42% per gli ordini

Consip, boom di mini-acquisti online
Valeria Uva

pA maggio ha superato il giro di

boa dei sei milioni di articoli disponibili online e sta per raggiungere anche il traguardo dei 40mila
fornitori accreditati. Ma il Mepa, il
Mercato elettronico della pubblica amministrazione, è anche uno
dei principali canali di smistamento delle fatture elettroniche
verso la Pa. Da un anno a questa
parte, infatti, sono 248.847 le fatture elettroniche, generate e veicolate attraverso il Mepa e le imprese che utilizzano questo servizio
gratuito sono oltre 16mila.
Tra i numeri del bilancio Consip appena approvato, quelli del
Mepa sono da record: 1,46 miliardi
di euro di beni e servizi comprati
dalla Pa nel 2014 (+ 62% rispetto al
2013), tramite oltre 523mila ordini
(+55% rispetto al 2013). Una tendenza che prosegue anche quest’anno con 636 milioni di valore

degli acquisti da gennaio a maggio, che equivalgono a un altro
balzo del 42% rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso. Per intendersi, il principale strumento
Consip, le convenzioni, con cui da
sola la centrale acquisti del Mef
presidia oltre 21 miliardi di spesa
pubblica, è cresciuto l’anno scorso solo del 3 per cento.
Il salto del Mepa è cominciato
già nel 2013. Ma solo l’anno scorso
si sono dispiegati appieno gli effetti della spending review (Dl 52 e
95 del 2012). In pratica, il perimetro di amministrazioni obbligate a
fare acquisti centralizzati si è esteso alla maggior parte degli enti
pubblici: ne sono esonerati solo
scuole e università, Asl e organismi di diritto pubblico.
Per i piccoli acquisti sotto la soglia europea (134mila euro per i
ministeri e 207mila per le altre
Pa), in realtà, la legge fornisce tre

TV A CURA DI LUIGI PAINI

strade: oltre al market place Consip, le amministrazioni possono
rivolgersi a centrali d’acquisto regionali o alle convenzioni Consip. Solo teorica, invece, la possibilità “fai-da-te”, in base alla quale
ogni ente potrebbe organizzarsi
un proprio mercato elettronico,
traguardo irraggiungibile per via
dei costi.
Quello che è successo di fatto è
che per i propri acquisti piuttosto che “inventare” costose piattaforme online regionali, le amministrazioni sembrano essersi
tutte riversate sul Mepa, che tra
l’altro consente comunque di limitare geograficamente offerta
e domanda.
Ma l’espansione del Mepa dimostra anche i limiti dei meccanismi di approvvigiamento pubblico: nel 2014 si sono registrati
qui oltre 32mila “punti ordinanti
attivi”. Quindi nelle varie ammi-

nistrazioni ci sono più di 30mila
uffici abilitati a “spendere” per la
Pa. Una cifra impressionante, che
si punta a ridurre sia con gli obblighi di acquisto centralizzati dei
Comuni non capoluogo (ma è in
agguato un’altra proroga), sia con
la riduzione a 35 dei soggetti aggregatori (ma il decreto non è ancora pronto).
Crescono anche i fornitori che
si abilitano al mercato elettronico: a oggi sono 39.396 (raddoppiati in due anni), al 99% Pmi (di cui
due terzi costituite da micro imprese). Del resto non esiste più alcuna barriera all’ingresso, costituita da soglie di fatturato minime
per iscriversi. E per dare informazioni e supporto sono attivi gli oltre 270 sportelli creati insieme con
le associazioni di categoria, da
Confindustria a Confesercenti, da
Cna a Confcommercio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I Comuni montani
giocano (a sorpresa)
la carta del terziario
Gianni Trovati

I numeri

1.965

Economie locali. Rapporto sulla montagna

La crescita
Gli indicatori degli ultimi tre anni del mercato elettronico Pa
2012

2013

2014

2014/’13

Erogato
(mln euro)

360

807

1.367

+69%

Transato
(mln euro)

360

908

1.469

+62%

104.084

337.682

523.383

+55%

1.406.956 3.015.074 5.442.561

+81%

Numero ordini
Numero articoli
Numero
fornitori

6.065

18.434

31.363

+70%

Numero punti
ordinanti
registrati
(cumulati)

26.281

34.651

48.396

+40%

Numero punti
ordinanti attivi
(annui)

9.205

24.295

32.834

+35%

Fonte: bilancio Consip

RADIO 24

scarsa presenza della banda larga tra la popolazione, riguarda il
46,8% degli abitanti nei Comuni
montani, contro il 35,6% che si
registra nella media nazionale.
Nemmeno in termini di infrastrutture “fisiche” il quadro migliora molto: in nove Comuni
montani su dieci il panorama
delle scuole è incompleto, con il
risultato che in più di un terzo dei
Comuni montani quasi la metà
degli studenti è costretta al pendolarismo scolastico. Peccato,
però, che in più della metà dei
Comuni montani, soprattutto al
Nord, la popolazione è cresciuta
negli ultimi dieci anni, l’immigrazione spinge questa dinamica al punto che in un Comune
montano su tre più del 10% degli
abitanti sono stranieri, e che
quindi cresce la domanda di servizi materiali e digitali anche per
sostenere un’economia che
punta sempre più sul terziario.
Corrono lungo queste contraddizioni le 328 pagine di analisi e tabelle del nuovo Rapporto
sulla montagna, che la Fondazione dell’Unione nazionale dei
Comuni montani ha appena ultimato e che sarà presentato mercoledì prossimo alla Camera dei
deputati.
Il gap infrastrutturale che caratterizza i 4.200 Comuni italiani classificati come montani, che
amministrano il 58,2% del territorio nazionale e contano 14,3
milioni di abitanti (il 24% degli
italiani), è un dato storico. Il problema è legato al fatto che il gap
rispetto al resto del territorio
cresce, anche per una serie di
scelte politiche ed economiche
che rischiano di bloccare le possibilità di sviluppo di questi territori, sempre più legate al settore dei servizi.
Il lungo contenzioso con Poste, che prevede di dimezzare la
corrispondenza in 4.721 piccoli
Comuni considerati “periferici” e che secondo il viceministro Enrico Costa rischia di
esporre l’Italia a una procedura
di infrazione Ue, è solo l’ultima
di una serie di “razionalizzazioni” che hanno visto la montagna
come luogo da abbandonare
più che da sviluppare. I “buchi”
nel sistema scolastico, ricordati
sopra, si sono allargati con la riforma avviata nel 2008 per ridurre i costi tagliando il numero
delle sedi.
Oggi il problema si allarga alle
strade, la cui manutenzione è in
corso di abbandono da parte delle Province. A dirlo sono gli stes-

IL TEMPO

Vite da star

Tra attualità e storia

21.10 | SKY ARTE
Ritratto di Judy Garland (nella foto)

09.05 | RADIO 24 - MIX 24
La notizia in 3d di Giovanni Minoli (foto) con M. Sechi e P. Buttafuoco

Frequenze:800-080408
Per intervenire alle trasmissioni:
800-240024 SMS 349-2386666
I Gr possono essere ascoltati anche su:
www.radio24.it

21.05 | RAITRE
Il grande bluff.
Paradisi fiscali: inchiesta sulla
gigantesca evasione delle tasse che
continua a gravare sullo sviluppo
economico del nostro Paese. A cura di
Alberto Nerazzini.
21.20 | RAI 5
Re Lear.
Grande tv in bianco e nero: Salvo
Randone, Nando Gazzolo, Anna
Miserocchi e Raoul Grassilli fra gli
interpreti della tragedia di William
Shakespeare, nell’allestimento
portato sul piccolo schermo nel
1960.
23.00 | IRIS
Arlington Road - L’inganno,
di Mark Pellington, con Jeff Bridges,
Tim Robbins, Usa 1998 (118’). I nuovi
vicini di casa sembrano una coppia
tanto, tanto per bene. Appunto,
sembrano...
23.10 | RAITRE
Visionari.
Uomini del passato che hanno saputo
“inventare” il futuro: sommi artisti e
grandi scienziati, raccontati da
Corrado Augias.

ATTUALITÀ
21.10 | LA 7
Speciale Piazzapulita.
Emergenza immigrazione: Corrado
Formigli dedica la puntata alla
tragedia delle migliaia e migliaia di
profughi che stanno arrivando nel
nostro Paese.

22.00 | HISTORY
La Russia dai Romanov a Stalin.
Storia della rivoluzione bolscevica e
del regno del terrore messo in atto dal
crudele despota comunista.

06.15 | America 24
di Mario Platero

6.30
24 Mattino

06.30 | 24 mattino - L’Italia si desta
di Alessandro Milan
07.00 - Gr 24

LA MAFIA NON È DI CASA A ROMA

SPETTACOLO

07.20 | In primo piano

21.00 | SKY CLASSICS HD
Nadine – Un amore a prova di
proiettile,
di Robert Benton, con Kim Basinger,
Jeff Bridges, Usa 1987 (88’). Quelle
foto un po’ troppo audaci sarebbe
stato meglio non averle mai fatte...

09.05 | Mix 24
di Giovanni Minoli con Pietrangelo
Buttafuoco e Mario Sechi

La mafia a Roma non esiste. L'inchiesta
che sta mettendo in discussione la Giunta
di Ignazio Marino e che sta scoperchiando
intrecci di malaffare tra amministratori
e criminalità capitolini, interessando
esponenti di diverse bandiere
politiche, non è mafia a detta di
Giuliano Ferrara (foto), giornalista e
ospite di Alessandro Milan

21.00 | IRIS
Basic,
di John McTiernan, con John Travolta,
Samuel L. Jackson, Usa 2003 (98’).
Un sottufficiale delle forze speciali
Usa è scomparso a Panama. Chi c’è
dietro?
21.10 | CANALE 5
Il buongiorno del mattino,
di Roger Michell, con Harrison Ford,
Rachel McAdams, Usa 2010 (107’).
Problemi di audience in una tv
americanaS
21.15 | PREMIUM CINEMA
Oldboy, di Spike Lee, con Josh Brolin,
Usa 2013 (104’). Vent’anni nelle
mani dei rapitori. Ovvio che, dopo,
pensi solo alla vendetta.
23.15 | LAEFFE
Last days,
di Gus Van Sant, con Michael Pitt,
Asia Argento, Usa 2005 (85’).
Ispirato agli ultimi giorni di vita di
Kurt Cobain.

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09.05 | La notizia in 3d
09.30 | Cosa bolle in pentola?
10.05 | La storia

11.05 | Cuore e denari
di Nicoletta Carbone e Debora Rosciani

17.05 | Focus economia
La giornata economico finanziaria

12.30 | Melog, cronache meridiane
di Gianluca Nicoletti

18.30 | La zanzara
In volo sull’attualità

13.00 | Effetto giorno, le notizie in
60 minuti
di Simone Spetia

20.55 | Smart city
di Maurizio Melis

13.45 | America 24
di Mario Platero

21.00 | Effetto notte, le notizie in
60 minuti
di Roberta Giordano

14.05 | Tutti convocati
di Carlo Genta e Pierluigi Pardo

21.45 | autotrasporti
con Andrea Ferro

15.30 | Il falco e il gabbiano
di Enrico Ruggeri
16.30 | La versione di Oscar
di Oscar Giannino

RESTANO MOLTI GAP

Dal «digital divide»
alle infrastrutture fisiche
sono molti gli ostacoli
allo sviluppo di territori
in crescita demografica
pubblici, in particolare su gomma. Proprio questi ultimi avrebbero dovuto sostituire in molti
Comuni i servizi ferroviari, che
sono stati oggetto di una profonda “razionalizzazione” negli ultimi anni e infatti ottengono dai
sindaci il voto peggiore: «3».
Sono questi, spiega il Rapporto, gli ostacoli allo sviluppo di un
territorio che però rimane ricco
di potenzialità legate sia alla diffusione dell’economia dei servizi (nel 40% dei sistemi locali il
peso del terziario è superiore al
71,7% del valore aggiunto totale,
che rappresenta la media nazionale) sia alla tenuta dell’agricoltura, che in montagna perde meno superfici che in pianura.
«Questi numeri - riflette Enrico Borghi, presidente della Fondazione montagna e presidente
dell’Intergruppo parlamentare
per lo sviluppo della montagna evidenziano la funzione strategica di uno spazio che troppo
spesso sfugge alla politica nazionale. La montagna è fatta anche
di distretti produttivi che innovano e competono sul piano internazionale, e hanno bisogno di
servizi adeguati».
gianni.trovati@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

www.ilsole24ore.com/meteo

Oggi
Milano

ALBA E TRAMONTO:

05:35

Roma

21:12

05:34

20:47

Nord:

MINIMA

L'Aquila

11

MASSIMA

DA NON PERDERE

si sindaci dei Comuni montani,
interpellati dal Rapporto in un
censimento ad ampio raggio
delle loro opinioni su problemi e
opportunità del territorio che
amministrano. Alla voce «riforma delle Province», il 75,5% dei
sindaci dice di preoccuparsi delle ricadute sulla viabilità e le reti
di mobilità, mentre solo un sindaco su tre lamenta un problema
di riduzione della rappresentanza politica.
Anche in questo caso, i colpi
portati da una riforma che rimane invischiata fra resistenze territoriali e difficoltà di applicazione nazionali rischiano di affondare una situazione già compromessa. Alla richiesta di dare
un voto “scolastico” (da 1 a 10) alla condizione di infrastrutture e
servizi sul territorio, gli amministratori dei Comuni di montagna affibbiano in media un «4,8»
ai collegamenti stradali, e un voto analogo («4,9») ai trasporti

Taranto

31

Variabile; aumento dell'instabilità tra
pomeriggio e sera su pianure e centro-est
Prealpi, nonché sulla Liguria con rovesci.
Temperature in ripresa, massime tra 24 e 29.

Centro:
Tempo inizialmente buono e soleggiato, salvo
acquazzoni diurni tra Toscana, Umbria, Lazio
e Sardegna. Temperature in flessione,
massime comprese tra 24 e 29.

Sud e isole:
Resiste l'alta pressione con sole prevalente;
qualche disturbo pomeridiano tra Campania,
interne molisane e Gargano. Temperature
stabili, massime comprese tra 26 e 31.

Domani
Milano

ALBA E TRAMONTO:

05:35

MINIMA

GR 24: all’ora
STRADE IN DIRETTA: ai 15’ e ai 45’
BORSE IN DIRETTA: alla mezz’ora

Aosta

13

MASSIMA

Taranto

29

Roma

21:13

05:34

20:47

Nord:

Tempo in peggioramento a partire dal
pomeriggio con rovesci e temporali sparsi in
attenuazione a fine giornata da Ovest.
Temperature in calo, massime tra 22 e 27.

Centro:
Avvio soleggiato ma con tendenza a nuovo
peggioramento dal pomeriggio, con piogge e
locali temporali un po' su tutti i settori.
Temperature in flessione, massime tra 24 e
28.

Sud e isole:

Ancora soleggiato su tutti i settori con al più
qualche fenomeno in arrivo sul basso versante
adriatico. Temperature stabili, massime
comprese tra 25 e 30.

Temperature
Italia

Europa

Parigi

13 24

12 22

Ancona

22 28

22 26

Atene

22 34

22 36

Stoccolma

6 15

5

Bari

23 30

22 27

Berlino

9 18

6 19

Tirana

22 30

22 31

Bologna

19 30

18 26

Bruxelles

11 20

7 20

Vienna

16 21

11 22

Cagliari

18 26

16 26

Bucarest

21 37

21 34

Zurigo

13 22

Firenze

18 27

17 27

Copenaghen

11 16

11 16

Mondo

Genova

20 23

21 23

Dublino

8 18

9 23

Hong Kong

25 32

26 32

Milano

18 26

19 23

Francoforte

12 23

8 22

Los Angeles

17 31

18 34

Napoli

21 27

21 27

Istanbul

12 32

14 35

New Delhi

30 39

30 39

Roma

22 28

22 26

Lisbona

14 23

15 24

New York

15 27

20 36

Palermo

19 27

19 28

Londra

9 19

8 20

Rio de Janeiro

18 22

17 24

Torino

16 27

16 22

Madrid

12 24

12 26

Singapore

28 29

28 29

Venezia

19 27

19 24

Mosca

17 26

12 16

Tokyo

18 31

OGGI

DOMANI

OGGI

DOMANI

OGGI

Debole Moderato
Sole

Poco
nuvoloso Nuvoloso Coperto

Var
Pioggia

Pioggia Temporali

Neve

Nebbia

Calmo

Mosso

15

13 22
DOMANI

18 27
Forte
Agitato

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Impresa & territori

18

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

STILI&TENDENZE
In breve
MODA E CINEMA

Yoox restaura
Amarcord di Fellini

Moda uomo. Da domani al 19 giugno l’88esima edizione della kermesse fiorentina: attesi 30mila visitatori

Luxury Summit/1

Luxury Summit/2

Nel 2015 il fatturato del tessile-abbigliamento crescerà del 3,8%

Colt: il lusso
ha bisogno
di tecnologia
tailor made

Demichelis
(Jacobacci):
«Prioritario
il patent box»

Pitti apre nel segno della ripresa

p«Per un’azienda del lusso la

DOMANI

A 40 anni dall’Oscar come
miglior film straniero sarà
restaurato “Amarcord”,
capolavoro di Federico
Fellini. Un’operazione resa
possibile dal sostegno di
Yoox.com e che prevede la
presentazione del film alla
prossima Mostra del
cinema di Venezia.

Eccentrico. Il tema
scelto dalla fiera
organizzata a
Firenze da Pitti
Immagine è il
colore, anche alla
luce della speciale
sezione «no
gender»,
inaugurata con
questa edizione

ERRATA CORRIGE

Fatturato Scervino
a 100 milioni
Per un errore di
trascrizione, nell’articolo
“Expo traina il lusso made
in Italy”, pubblicato sul Sole
24 Ore di giovedì 11 giugno,
il fatturato 2014 della
Ermanno Scervino veniva
indicato a 500 milioni. La
cifra corretta è 100 milioni
di euro.

Silvia Pieraccini
FIRENZE

pIl termometro del mercato da

M&A

Dirk Bikkembergs
venduta ai cinesi
Due aziende italiane, Zeis e
Sinv, hanno venduto il 51%
del marchio Dirk
Bikkembergs ai cinesi di
Guangzhou Canudilo per
40,7 milioni di euro. Nel
futuro del brand di
casualwear una forte
espansione della rete retail
sul mercato cinese.
www.moda24.ilsole24ore.com

una parte, i mutamenti dello stile
dall’altra. La doppia natura di Pitti
Uomo – fiera internazionale d’industria e anticipatore di tendenze
– si rinnova nell’edizione 88 che si
apre domani alla Fortezza da Basso di Firenze (1.150 marchi, per il
40% esteri, presentano le collezioni primavera-estate 2016 puntando a intercettare i 19mila compratori attesi fino al 19 giugno, per
il 40% internazionali), e che porta
con sé tre novità.
La prima è il miglioramento
della congiuntura di settore: non
è la ripresa bella e piena (anche
sul mercato italiano) che molti si
aspettavano, ma un assaggio
(+2,7% il fatturato 2014 del tessileabbigliamento a 52 miliardi di euro, trainato dall’export; +3,8% atteso per quest’anno secondo dati
Smi) che apre speranze dopo gli

anni più difficili. Restano gli ordini deboli sul mercato interno (e le
difficoltà di pagamento dei negozi) e le contrazioni di addetti e
aziende.
La seconda novità è la ritrovata
unità d’intenti della moda italiana
su date e fiere: la stagione degli
sgambetti con Londra, ma anche
con Parigi e Milano, è alle spalle, e
l’opera di razionalizzazione e armonizzazione fatta negli ultimi
tempi sotto la spinta del ministero dello Sviluppo economico
sembra dare buoni frutti. La terza
novità è quella, per così dire, di
“salone”: l’88esima edizione del
Pitti Uomo si caratterizza – accanto alle 15 sezioni in cui si articola la fiera – per la scomparsa di
Pitti W, l’area dedicata alle precollezioni femminili nata otto anni fa con l’obiettivo di ampliare
l’offerta merceologica per i compratori che frequentano Pitti Uomo, che viene ora sostituita da

Open: una sezione rivolta alle collezioni no-sex, che superano il
concetto di genere maschile e
femminile. «Un segmento in forte ascesa che sta calamitando le
attenzioni del mercato internazionale», sottolinea Pitti Immagine, società che organizza la fiera,
rivendicando la sensibilità nel
captare i mutamenti dello stile e
l’affacciarsi di nuovi trend nella
moda contemporanea.
«Pitti Uomo affronta un tema
di grande attualità – afferma Agostino Poletto, vicedirettore di Pitti Immagine – quello delle collezioni che superano il concetto di
genere. Un’evoluzione estetica
in questo momento prepotentemente sotto i riflettori, figlia delle
nuove generazioni di ragazzi e ragazze che vivono nelle metropoli
globali, e che da fenomeno culturale sempre più sta diventando
un driver del mercato». Nelle intenzioni di Pitti, “Open” sarà una

selezione unica di collezioni internazionali di ricerca, un viaggio
attraverso abiti e accessori pensati per essere indossati con nonchalance da lui e da lei. Si parte
con 20 brand internazionali inseriti in una scenografia minimale e
sofisticata, un ambiente “concettuale” ideato dallo studio milanese Storage Associati che lavora
sulla contaminazione delle arti.
Per il resto, Pitti resta una vetrina insostituibile per la presentazione di progetti e anteprime, come, ad esempio, il lancio della collezione North Sails Black line ola
celebrazione dei 30 anni di attività di Wp Store, col lancio di 21 prodotti limited edition realizzati in
collaborazione con 18 brand. I designer ospiti sono Moschino per
l’uomo (sfilata a Palazzo Corsini)
e il giovane londinese Thomas
Tait per la donna (evento alla Limonaia del Giardino di Boboli).

SPECIALE DI 32 PAGINE
E UNA «APP» DI MODA24
In edicola domani con Il Sole
24 Ore, allegato gratuitamente,
lo Speciale Pitti di 32 pagine
che Moda24 dedica alla
manifestazione fiorentina.
L’inserto fotografa il settore
analizzando le cifre e
raccontando le storie
aziendali. Ma esplora anche la
dimensione culturale ed
estetica della moda,
anticipando i contenuti di
mostre e sfilate. L’esperienza
offerta tradizionalmente dal
giornale cartaceo viene
arricchita grazie alla realtà
aumentata: una volta scaricata
la «App» creata da Moda24,
attiva sia su dispositivi iOS sia
Android, basterà inquadrare le
immagini contrassegnate dal
logo per fruire di contenuti
inediti. Per tutta la durata della
manifestazione – e poi per
Milano moda uomo (20-23
giugno) – Il Sole 24 Ore
pubblicherà approfondimenti
quotidiani da Firenze.

tecnologia è la parte meno visibile, ma non per questo meno
importante del business. E i
vantaggi si moltiplicano se viene costruita secondo un modello tailor made, proprio come si
fa per un abito esclusivo».
Davide Suppia, direttore divisione network services di
Colt Italia, ha introdotto così il
ruolo che la tecnologia può avere come volano per la digitalizzazione e internazionalizzazione delle aziende del lusso
made in Italy. L’occasione è stata il 7° Luxury Summit del Sole
24 Ore, che si è tenuto il 10 e 11
giugno nella sede milanese del
gruppo (l’intervento completo
è disponibile all’indirizzo eventi.ilsole24ore.com/luxury2015). «Una delle particolarità
delle aziende della moda è che
hanno picchi stagionali – ha
spiegato Suppia –. Colt può fornire il tipo di hardware flessibile che sia disponibile durante
questi picchi, ma non resti poi
inutilizzato per la maggior parte del tempo».
In tema di e-commerce e
multicanalità, una delle sfide
principali per le aziende del lusso (si veda anche Moda24 del 12
giugno), Suppia ha ricordato
che Colt può garantire la disponibilità e perfetta funzionalità
del sito, grazie ai suoi 29 data
centre proprietari e carrierneutral in Europa e nella regione Asia-Pacifico e alle sue nove
piattaforme cloud. «Le aziende
del lusso ambiscono per definizione a essere globalizzate – ha
concluso Suppia –. Colt è d'aiuto anche in questo: possiamo
fornire servizi ai nostri clienti
in 86 Paesi con supporto in 16
lingue e assistenza 24/7».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Casadei

p«Il patent box è un’opportu-

G. Cr.

nità che le imprese del lusso devono devono cogliere. Speriamo che il decreto attuativo della Finanziaria possa venire firmato quanto prima». È questo il
concetto portante dello speech
di Carlo Alberto Demichelis,
socio dello studio Jacobacci&Partner, nell’ambito del 7°
Luxury Summit che si è tenuto
mercoledì e giovedì scorso al
Sole 24 Ore.
Il patent box è un regime opzionale che punta a detassare il
reddito prodotto attraverso
l’impiego di alcuni beni immateriali – marchi e brevetti, ma
anche opere d’ingegno – sulla
formazione del reddito complessivo di un’azienda. L’esclusione dalla base imponibile
Ires/Irpef è parziale: per i redditi prodotti nel 2015 è pari al
30% ma salirà al 50% a partire
dal 2017. Il regime si applica in
modo diverso a seconda che le
aziende utilizzino indirettamente o direttamente i beni immateriali: nel primo caso l’agevolazione viene calcolata sulle
royalties; nel secondo, invece, è
obbligatoria una procedura di
ruling internazionale.
«Il patent box italiano prevede una copertura più ampia rispetto a quello degli altri paesi
europei – spiega Demichelis – e
c’è tempo fino al 30 giugno per
estendere l’ambito di applicazione previsto dall’Ocse, per
ora relativo ai brevetti e ai diritti
ad essi collegati». Per sfruttare i
vantaggi offerti da questa misura le imprese del lusso devono
mettere in atto strategie specifiche: «Brevettare tutta la collezione e non solo alcuni modelli
– chiosa Demichelis – e utilizzare i marchi di prodotto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

A cura di System 24

MIFAR

- www.mifar.com

BRACCIO OPERATIVO ITALIANO DELLO STORICO GRUPPO TENNANT, L’AZIENDA SI CONFERMA PARTNER DI RIFERIMENTO
DEI PRINCIPALI PRODUTTORI DI VERNICI, INCHIOSTRI, EVIDENZIATORI, COLORANTI E SMALTI PER COSMESI

L’innovazione made in Italy si tinge di verde

Con i chips di ultima generazione si consolida la strategia della Srl di Rescaldina: linee specialistiche di predispersi ad alte prestazioni per diversi segmenti di mercato

N

egli ultimi cinque anni il fatturato
è cresciuto del 57%: il mercato
di riferimento è mondiale, la
base produttiva, invece, solidamente
ancorata in Italia, a Rescaldina (Mi),
dove l’azienda concentra produzione,
ricerca e sviluppo, marketing e promozione per lo sviluppo e la distribuzione di chips, cioè predispersioni di
pigmenti, i concentrati di colore impiegati nell’industria dai produttori di vernici, inchiostri, smalti e coloranti.
È questa una parte della storia
recente di Mifar, il braccio operativo
italiano del Gruppo Tennant, il colosso
inglese dedicato alla produzione e
distribuzione di prodotti chimici che
ha alle spalle oltre 200 anni di storia.
Una forza dimensionale e di presenza
internazionale che rappresenta un
asset importante per amplificare ulteriormente l’intraprendenza di Mifar e
i risultati dei suoi processi d’innovazione in termini di organizzazione e di
prodotto di qualità, come dimostrano
i significativi obiettivi di crescita ottenuti nel corso degli anni.
Forte di un’esperienza trentennale
e con lo sguardo sempre rivolto al
futuro, l’azienda di Rescaldina è in
grado di offrire le soluzioni più all’avanguardia per una vasta gamma di
applicazioni. Per questo Mifar è partner d’eccellenza di principali produttori di vernici industriali e per legno,
inchiostri per la stampa, evidenziatori,
coloranti e smalti per cosmesi. Il sito
di Rescaldina, il più recente in Europa
dedicato alla produzione di chips, si
sviluppa su 10 mila metri quadrati,

Una fase
della produzione;
sotto,
tre confezioni
di chips

ospitando al suo interno tutte le fasi
di produzione (oltre 1.500 tonnellate
l’anno) e stoccaggio.
Acclamata come “Innovation provider” da importanti gruppi multinazionali leader nei rispettivi segmenti
di mercato, Mifar è protagonista di
una crescita continua avendo potuto
coniugare la forza dell’appartenenza a
un grande Gruppo e l’autonomia che
questo le ha lasciato, con la possibilità di espandere il suo raggio d’azione
commerciale in molti Paesi europei
e del Sud America (Germania, Italia,
Inghilterra e Spagna; rapporti consolidati con Brasile e Stati Uniti), tanto
che nel 2014 il 55% del fatturato è
stato maturato all’estero. Inoltre, è
cresciuta sapendo puntare su linee
specialistiche di prodotto, in particolare nel mercato cosmetico e dei predispersi ad alte prestazioni, e grazie
a una serie di acquisizioni che hanno

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costellato gli ultimi anni. Entrata a far
parte del Gruppo Tennant nel 1999,
Mifar nel 2008 ha acquisito lo stabilimento di Rescaldina, nel 2010 ha
acquisito la divisione Hacolor, ramo
d’azienda della Hagedorn, e nel 2014
ha comprato il ramo d’azienda chips
della Samix Color.
Sempre proiettata verso nuovi traguardi, l’azienda ha all’attivo numerose
innovazioni, tra le quali la produzione di
predispersioni destinate al mercato del
biodegradabile (compostable) e particolarmente idonee al mercato del riciclabile. Inoltre, ha ideato e prodotto la

generazione di chips per la produzione
di smalti con polimerizzazione a Uv per
il settore cosmetico e ha realizzato la
produzione di predispersioni per imballaggi destinati all’industria alimentare,
a supporto dei principali produttori
mondiali dotati di brevetti e licenze di
valore internazionale.
Strategicamente collocato in corrispondenza delle principali arterie autostradali, lo stabilimento di Rescaldina
rappresenta un ponte verso i mercati
europei e dell’area mediterranea per
Mifar e, perciò, per l’intero Gruppo Tennant ancora in mano, attraverso il ramo
Alexander, alla famiglia Tennant erede
del fondatore Charles Tennant. Figlio
di un agricoltore e apprendista filatore,
nel tardo Settecento ebbe il merito di
inventare una polvere sbiancante ottenuta mescolando il gas di cloro all’ossido di calcio.
Fu una scoperta che rivoluzionò il commercio del lino e della biancheria,
perché utilizzando questo nuovo sbiancante si riducevano notevolmente i
tempi di lavorazione, i costi e gli sforzi
annessi alle operazioni di candeggio,
precedenti alla tintura della stoffa. Fu
l’inizio di un enorme business, un avvio
avvenuto a St. Rollux, un sobborgo nei
pressi di Glasgow. Da allora il Gruppo
ha saputo portare avanti il business
con successo, intraprendendo sempre
nuovi investimenti nel settore chimico
ed estrattivo. Oggi i suoi prodotti sono
presenti in tutto il mondo, conta complessivamente quasi mille dipendenti
e registra un fatturato di oltre 400
milioni di sterline.

COMPOSTABLE, SMALTI PER UNGHIE,
INCHIOSTRI DIGITALI: I FILONI VINCENTI

“I

nnovazione” è la parola chiave che muove la crescita di Mifar, come mette subito
a fuoco l’amministratore delegato Andrea Meli citando anche le acquisizioni effettuate negli ultimi anni e l’ampliamento dei mercati reso possibile dalle novità di
prodotto. Due recenti filoni di innovazione - il ‘compostable’ e la cosmetica con gli smalti
per le unghie - stanno dando soddisfazioni tali che “possiamo dire di avere già una posizione consolidata in questi ambiti”, prosegue il manager, mentre novità sono prevedibili
sul fronte degli inchiostri digitali.
“Per le predispersioni destinate al compostable abbiamo avuto riconoscimenti da realtà
internazionali molto importanti ed è un ambito in continuo sviluppo - evidenzia Meli - se
si pensa al sempre più ampio utilizzo di materiale riciclato e allo sviluppo delle plastiche di origine vegetale”.
Negli ultimi tre anni, poi, Mifar ha approcciato un ambiente che parrebbe distante
dalla dimensione tipicamente industriale, ma che si è rivelato alquanto proficuo. Si
tratta del settore cosmetico, in cui l’apporto di Mifar è legato alla possibilità per i
grandi brand della moda di sviluppare gli smalti per unghia in un’infinita gamma di
colori. “La nostra velocità di studio e di produzione delle predispersioni - prosegue Meli
- ci ha consentito di entrare a pieno titolo in questa realtà curiosa che ci sta dando
parecchi riscontri positivi. La nostra rapidità di reazione e la flessibilità nello studio
consentono ai clienti di realizzare prodotti per sondaggi di mercato molto rapidi nei
quali si individuano i colori di tendenza per la prossima stagione. Individuati quelli, si procede poi con le predispersioni
per i colori prescelti”.
Un altro fronte che certifica la qualità innovativa di Mifar, e la
capacità di investimento dettata da una precisa volontà del
Gruppo Tennant di cui fa parte dal 1999, sono le predispersioni
micronizzate, importanti per le vernici in legno e gli inchiostri
speciali. “Siamo l’unica azienda a produrre questo prodotto con
sistemi meccanici e non chimici, grazie a un investimento pari
all’8% del 2014”, sottolinea l’amministratore delegato, che per
il futuro anticipa: “Stiamo studiando, in collaborazione con i proAndrea Meli,
duttori di inchiostri digitali, nuove opzioni in grado di abbattere
amministratore
alcuni dei limiti attuali, legati ai piccoli lotti e ai colori marginali”,
delegato
conclude Meli.
di Mifar

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SOFT ECONOMY

Lunedì 15 Giugno 2015
www.ilsole24ore.com

FOCUS

La bellezza e il business. I quattro fattori «turbo»
con i quali la cultura fa correre l’economia upagina 20

Interviste. Lo Bello: «Stop al degrado del territorio»
Franceschini: «Art bonus permanente» upagine 20 e 21

Creatività sostenibile. Design e nuovi materiali
si sposano con la salvaguardia dell’ambiente upagina 21
PIERLUIGI LONGO

INTERVENTO

La via per rinascere
unisce bellezza
e green economy
di Ermete Realacci

M

Eccellenza Made in Italy. Idee, innovazione e creatività: il sistema produttivo è sempre più influenzato dai valori immateriali

I talenti dell’Italia contro la crisi

L’industria «culturale» conta 443mila imprese e genera 227 miliardi con l’indotto
Francesco Prisco

pGuai a dire che con la cultura

non si mangia. Perché la cultura,
in senso esteso, qui da noi rappresenta un sistema intorno al
quale ruotano 443mila imprese
che danno lavoro a 1,4 milioni di
persone e producono un valore
aggiunto di 78,6 miliardi. Se a
quest’ultimo dato si sommano
poi le performance dell’indotto,
il business di settore sale addirittura a 227 miliardi, il 15,6% del valore aggiunto nazionale.
I numeri in questione escono
dal Rapporto 2015 «Io sono cultura – l’Italia della qualità e della
bellezza sfida la crisi» elaborato
da Fondazione Symbola e
Unioncamere, un vero e proprio
check-up della cosiddetta soft
economy nel Paese che, per ragioni storiche, è probabilmente
il principale “giacimento” di attrattori culturali al mondo. Entrando nel dettaglio dello studio
giunto quest’anno alla quinta
edizione, emerge che dalle
443.208 imprese del sistema produttivo culturale, che rappresentano il 7,3% delle imprese nazionali, arriva il 5,4% della ric-

chezza prodotta in Italia: 78,6
miliardi. Che diventano 84 circa,
equivalenti al 5,8% dell'economia nazionale, se includiamo anche istituzioni pubbliche e realtà
del non profit attive nel settore.
La forza della cultura va ben
oltre, grazie a un effetto moltiplicatore pari a 1,7 sul resto dell’economia: così per ogni euro
prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,7 in altri settori. Gli 84 mi-

LE REGIONI LEADER

Lazio, Marche, Veneto
e Lombardia presentano
la più alta incidenza
del comparto-cultura
sul complesso dell’economia
liardi, quindi, ne “stimolano” altri 143. Cifre che complessivamente arrivano addirittura alla
soglia di 227 miliardi. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le
sole imprese del sistema produttivo culturale danno lavoro a 1,4
milioni di persone, il 5,9% del to-

tale degli occupati in Italia. Che
diventano oltre 1,5 milioni, il
6,3% del totale, se includiamo
anche pubblico e non profit.
«Il report – commenta Domenico Sturabotti, direttore di
Symbola – quest’anno ci ha consentito di mettere a fuoco due
processi particolarmente significativi per chi punta a comprendere lo stato di salute del settore:
da un lato qui in Italia c’è un’industria culturale che produce
numeri significativi, genera ricchezza e costituisce un moltiplicatore per le performance di settori non direttamente collegati
con la cultura; dall’altro, analogamente a quanto accade in altri
Paesi del mondo, anche da noi è
in atto un processo di culturalizzazione dei prodotti non culturali. Con le imprese che stanno
sempre di più comprendendo
che la cultura fornisce un contributo eccezionale a far crescere
l’appeal di ciò che producono».
Chiaramente, a livello territoriale, esistono aree più sensibili
al discorso. La provincia di Arezzo si conferma per esempio al
primo posto sia per valore ag-

giunto che per occupati legati alle industrie culturali (rispettivamente 9,3% e 10,8% del totale
dell'economia). Seguono Pesaro Urbino (8% e 9,3%) e Vicenza
(7,8% e 9%).
Passando alle regioni, in testa
alla classifica per incidenza del
valore aggiunto di cultura e creatività sul totale dell'economia,
ci sono quattro realtà in cui il valore del comparto supera il 6%:
Lazio (prima in classifica con il
7%), Marche (6,6%), Veneto
(6,3%) e Lombardia (6,2%).
Da ultimo, i settori. Alla performance del sistema produttivo culturale e creativo, sia in termini di prodotto che di occupazione, contribuiscono soprattutto le industrie culturali e le
industrie creative. Dalle prime
arriva infatti il 46,8% del valore
aggiunto e il 39,4% degli occupati, un risultato raggiunto soprattutto grazie a videogiochi e software. Dalle industrie creative
un altro consistente 46,5% di valore aggiunto e addirittura il
52,7% degli occupati.

@MrPriscus

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La galassia delle attività
SETTORI

NUMERO

%

Industrie creative

305.682 69,0

Architettura

152.846 34,5

Comunicazione e branding

32.452

7,3

Design

14.985

3,4

Beni e servizi creative-driven

105.399 23,8

Industrie culturali

109.089 24,6

Film, video, radio-tv

12.132

2,7

45.809 10,3

Videogiochi e software

2.328

0,5

48.820

11,0

Patrimonio storico-artistico

952

0,2

Musei, biblioteche, monumenti

952

0,2

Performing arts e arti visive

27.485

6,2

Rapp. artistiche, convegni e fiere

27.485

6,2

443.208

100

Musica
Libri e stampa

TOTALE
Fonte: elaborazioni su dati Unioncamere-InfoCamere

entre la crisi sembra finalmente allentare la
sua presa sul Paese, è
ancora più importante avere
un’idea di futuro, capire quale
posto vogliamo che l’Italia occupi in un mondo che cambia.
Più che in passato, l’Italia deve
fare l’Italia. Mettere mano a problemi da tempo aperti: non solo
il debito pubblico, ma le disuguaglianze sociali, la mancanza
di lavoro, l’illegalità, una burocrazia spesso opprimente, il Sud
che perde contatto. Ma deve
puntare al tempo stesso decisamente sui talenti che il mondo le
riconosce: la bellezza, il saper
fare, il paesaggio; valorizzare
l’intreccio molto italiano tra imprese competitive, territori e
coesione sociale, spingere l’acceleratore, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla green economy. E sulla cultura.
Diceva Bernard Shaw che «i
fatti sono argomenti testardi». E
la cultura in Italia vanta “fatti” di
tutto rispetto, come dimostra
«Io sono cultura» (di Fondazione Symbola e Unioncamere, col
sostegno della Regione Marche). Intanto la cultura «ci dà da
mangiare»: al sistema produttivo culturale italiano si devono,
infatti, circa 84 miliardi di valore
aggiunto, che grazie alla capacità
della cultura di attivare altra economia, arrivano a 226,9 miliardi.
Cultura e creatività, poi, alimentano la competitività: 6
aziende su 10 tra chi ha investito
in creatività, ad esempio, fanno
anche innovazione, mentre tra
gli altri a innovare sono solo 2 su
10. E su questa strada la cultura
incontra una delle forme più
importanti , necessarie e pervasive di innovazione: la green
economy.
Del resto l’Italia “sa” che la
bellezza è ecologica: che un prodotto di qualità vale di più e quindi crea ricchezza consumando
meno materie prime ed energia,
producendo meno rifiuti. Il design – seguendo l’ispirazione di
Michelangelo, che scolpiva
«per forza di levare» – punta sulla smaterializzazione degli oggetti. Punta ad evocare emozioni e sensazioni utilizzando la
fonte di energia più rinnovabile
ed ecologica che ci sia: l’intelligenza umana.
Come ha segnalato di recente
il presidente della Repubblica
Sergio Mattarella, la green economy oggi è un pezzo importante della competitività del Paese.
Ad essa sono collegati 101 miliardi di euro di valore aggiunto (il
10% dell'economia nazionale)
nello scorso anno, e 234 mila assunzioni (il 61% della domanda
di lavoro), con i green jobs protagonisti dell’innovazione col
70% di tutte le assunzioni in
R&S delle nostre aziende. E rappresenta una grande leva nei

mercati: dall’inizio della crisi,
oltre 340mila aziende (il 22% del
totale) hanno investito sulla green economy, e nella manifattura
arriviamo al 33%.
Questa onda green investe
tutta l’economia: come la nostra
agricoltura, che emette meno
gas serra degli altri grandi Paesi
europei, dalla Spagna, alla Francia, alla Germania; e vanta il maggior numero di imprese biologiche in Europa. Anche per questo
è campione mondiale in valore
aggiunto per ettaro, e prima al
mondo per quote di mercato in
ben 77 prodotti dell’agroalimentare. O il comparto del legno-arredo, leader in Europa per innovazione e ricerca. Se i bimbi di
Pechino, Shanghai, Copenhagen, Coney Island giocano su
giostre italiane è per la loro qualità e perché consumano la metà
dell’energia dei concorrenti.

UN NUOVO PARADIGMA

Economia a misura d’uomo
che sappia rispondere
ai grandi cambiamenti
negli stili di vita
e nei modelli di produzione
Bellezza, cultura, innovazione e green economy ci consegnano le chiavi della contemporaneità e delle sfide del futuro
perché assecondano la voglia
crescente di sostenibilità e di
made in Italy dei consumatori
globali, e danno risposte ai grandi cambiamenti negli stili di vita
e nei modelli di produzione: dall’economia della condivisione chi avrebbe immaginato che oltre 100mila milanesi avrebbero
scelto il car sharing? - alle rinnovabili e alla generazione diffusa
– da cui già oggi arriva il 40% dell’elettricità nazionale - alimentando esperienze produttive
che aprono la via all’economia
circolare.
Tutti temi, questi, che verranno affrontati al Seminario estivo
di Symbola. Che rimandano ad
un nuovo paradigma economico, decisamente più a misura
d’uomo. E che rappresentano,
anche grazie ad Expo, un segnale
importante che dal nostro Paese
muove alla volta della COP21 di
dicembre, a Parigi. In cui l’Italia,
se fa l’Italia, può giocare un ruolo
da protagonista.
Nessuno ci regalerà un futuro
migliore, ma sarebbe un errore
arretrare di fronte alle difficoltà,
anche quando ci sembrano insormontabili. Farci spaventare e
chiuderci a riccio. Diceva Gandhi: «La vita non è aspettare che
passi la tempesta, ma imparare a
danzare sotto la pioggia». L’Italia è all’altezza delle sfide che
l’aspettano: deve solo guardare
negli occhi il futuro e credere nei
suoi talenti.

L’appuntamento di Symbola. A Treia (Macerata) il seminario estivo e il festival della soft economy

Un Paese al bivio tra i pregiudizi e l’orgoglio
pSenza un’idea di futuro facciamo fatica a lasciarci alle spalle
la lunga e dura crisi che, come
una tempesta perfetta, si è abbattuta sulle nostre economie e società. L’Italia ha molto da dire al
mondo con la qualità dei suoi territori e delle sue imprese scommettendo su un'economia a misura d’uomo. Un’Italia consapevole dei gravi problemi aperti
ma anche dei suoi punti di forza.
Un Paese che deve ritrovare il
suo orgoglio e superare i pregiudizi. Su questa traccia si svilup-

perà il seminario estivo della
Fondazione Symbola, promosso
insieme a Unioncamere, Camera di commercio di Macerata,
Regione Marche, Università di
Camerino e Macerata, e città di
Treia che si tiene il 26 e 27 giugno
nella cornice del borgo rinascimentale marchigiano.
Si parla di innovazione, qualità, tecnologie e antichi e nuovi
saperi. Si cercheranno le chiavi
di uscita dalla crisi con uno
sguardo rivolto al futuro.
«L’Expo di Milano può essere la

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

metafora e l’occasione del racconto di questa domanda di Italia, capace di dare senso, forma,
qualità e bellezza ad un’economia orientata alla sostenibilità e
alla sobrietà», così Symbola presenta l'appuntamento del 2015 .
Anche quest’anno, prima del
seminario, si svolge il festival
della Soft Economy con due giornate dedicate all’economia circolare, organizzate sempre a
Treia il 23 e 24 di giugno in collaborazione con SoS (School of Sustainability promossa da Mario

Cucinella), e una giornata a Macerata, giovedì 25, nel corso della
quale sarà presentato il Rapporto 2015 «Io sono cultura».
«Parliamo di un’Italia che
vuole ritrovare l’orgoglio di se
stessa, della sua cultura, della sua
creatività, delle sue energie migliori, capaci di coniugare tradizione e innovazione, bellezza e
territorio, tecnologia e paesaggi
– afferma Fabio Renzi, segretario
generale di Symbola -. Un’Italia
che, allo stesso tempo, intende
scrollarsi di dosso i pregiudizi e

gli stereotipi di un Paese condannato ad un inevitabile declino».
Si parte, venerdì 26 mattina,
dal racconto dell’Italia in 3D con
la presentazione del rapporto
sulle «Geografie del nuovo made
in Italy», una riflessione accurata sui traccianti culturali che fanno di tante produzioni italiane e
del loro modo di produrre, delle
eccellenze mondiali. Nel pomeriggio si guarda al futuro, con
l’Expo e la spinta che essa può dare alla proiezione dell’Italia nel
mondo, con la presenza del mini-

stro Maurizio Martina. Sessione
finale sabato mattina, 27 giugno,
con l’intervento di Ermete Realacci, e dedicata alla missione
dell'Italia: «Orgoglio e pregiudizio», appunto, con ospiti di rilievo tra i quali i ministri Graziano
Delrio e Paolo Gentiloni.
L’edizione di quest’anno si
concentra sui segnali di uscita
dal tunnel della crisi e viene accompagnata dalle parole della
poetessa Emily Dickinson (si veda il riquadro a fianco) che risuonano quanto mai appropriate.

SCOPRIRE LA NOSTRA ALTEZZA

“ Non conosciamo
mai la nostra altezza /
finché non siamo
chiamati ad alzarci./
E se siamo fedeli al nostro
compito/ arriva al cielo
la nostra statura./L'eroismo
che allora recitiamo/
sarebbe quotidiano, se noi
stessi/ non ci incurvassimo
di cubiti / per la pura
di essere dei re.”
Emily Dickinson
(1830-1886)

Presidente della Fondazione Symbola

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

20 Soft Economy

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 giugno 2015 - N. 163

Le ricadute. Dalle arti grafiche ai media, dall’architettura al patrimonio storico: ecco i benefici in termini di performance economiche

La creatività produce business
Hanno investito

2015 SU 2014
FATTURATO

FATTURATO

3,2

3,0
-0,4

-0,9

3,7

0,4

RT

ADD

0,4

ET

TI

TI

EX

-0,6

-0,9

-0,2

PO

3,2

RT

-1,0

L’HIT PARADE DELLE ESPORTAZIONI
Milioni di euro
FILIERA MECCANICA

FILIERA AGRO-ALIMENTARE

114.099

34.313

FILIERA METALLURGICA

FILIERA ELETTRONICA

44.617

32.867

FILIERA CHIMICO-FARMACEUTICA

FILIERA ENERGETICA

44.461

14.607

SISTEMA PRODUTTIVO CULTURALE

43.176

Fr.Pr.

@MrPriscus

Fonte: rapporto Unioncamere - Fondazione Symbola

ANALISI. Come funziona la cinghia di trasmissione dal «motore» della creatività all’«automobile» della crescita

I quattro turbo della cultura per l’economia
di Marco Magnani

L

a relazione tra cultura ed
economia è tanto importante quanto complessa.
Soprattutto in tempi di crisi si
parla spesso di cultura come
motore di sviluppo economico,
fonte di crescita e posti di lavoro. Molto più difficile calcolare
l’effettivo ritorno sugli investimenti in cultura. Un primo passo è quello di identificare i fattori che concorrono a stimolare lo sviluppo economico attraverso la cultura. In altre parole,
la cinghia di trasmissione tra il
motore-cultura e l'automobileeconomia.
Innanzitutto è necessario allargare la tradizionale definizione di cultura: non solo patrimonio storico-artistico ma anche cultura dei “contenuti” e
dei “manufatti”. Musei, siti archeologici, architettura, arte,
musica sono esempi di “cultura
tradizionale”, l’impatto economico della quale è generalmente poco tangibile e difficile da
misurare. Spesso gli istituti di
cultura tradizionale non riescono a sostenersi con le proprie
forze. I biglietti di un museo o di
una rappresentazione teatrale
coprono in minima parte i costi
di allestimento e gestione. L’assenza di fondi pubblici e donazioni private - soprattutto i primi in Italia, solo le seconde negli
Stati Uniti - sarebbe fatale.
Per dimostrare l’impatto positivo sulla crescita occorre

scomodare il concetto economico di esternalità, cioè i vantaggi indiretti e di ricaduta su altri settori. Il turismo è il più rilevante. Ma non è facile capire se
le attività culturali creino da sole la propria domanda o se contribuiscano alla domanda complessiva. Oltre al patrimonio,
consideriamo anche la cultura
“di contenuto” e quella “di manufatto”, o materiale.
La prima produce informazione e comunicazione; com-

SENTIERO DI SVILUPPO

Tra i fattori trainanti ci sono
la qualità del capitale umano,
sia individuale che collettivo,
e l’atmosfera unica
di un territorio fertile
prende cinema, radio, televisione, editoria, ma anche pubblicità, software e giochi. La seconda comprende artigianato,
moda, design industriale, ma
anche la manifattura di prodotti ad alto tasso di cultura e
creatività. Parmigiano reggiano e Amarone nell’agroalimentare, scarpe e abbigliamento nella moda non sono
soltanto prodotti ma anche
parti rilevanti del made in
Italy, veicoli capaci di raccontare storia, tradizioni, cultura,
stili e tendenze dei territori. Lo
stesso vale per Ducati e Ferrari, le piastrelle di Sassuolo e i

mobili marchigiani o brianzoli.
L’industria culturale e creativa nel suo complesso ha dimensioni importanti e produce benefici economici tangibili, specialmente in Italia.
Uno dei punti di forza della
nostra economia sono le
esportazione del settore manifatturiero: con Cina, Germania, Giappone e Corea del
Sud, l’Italia è uno dei cinque
paesi al mondo con un surplus
della bilancia commerciale
manifatturiera superiore ai
100 miliardi di dollari (basti
pensare che Francia, Gran
Bretagna e Stati Uniti hanno
un saldo negativo, rispettivamente, di 34, 99 e 610 miliardi
di dollari). Ebbene la metà del
surplus italiano proviene dalle “4A” (Abbigliamento-Moda, Arredamento-Casa, Automazione-Meccanica e Agroalimentare-Bevande): tutti
settori con una notevole componente di creatività.
Possiamo tracciare un sentiero di sviluppo basato su cultura e
creatività; un modello di economia creativa. I meccanismi di trasmissione sono essenzialmente
quattro: creazione originale, talento, innovazione e territorio.

1 - Creazione originale

Le industrie culturali fabbricano prodotti creativi originali.
Includono contenuti informativi e riflettono il patrimonio
storico e artistico. Un monumento, un romanzo, ma anche

se e valorizzano lo spirito imprenditoriale, fondamentale
fonte di innovazione e crescita.

3 - Talento

Il gran peso economico della leggerezza
I quattro fattori chiave dell’economia creativa

1

CREAZIONE ORIGINALE

3

2

TALENTO

INNOVAZIONE

4

TERRITORIO

Fonte: Creating Economic Growth, PalgraveMacmillan, 2014

prodotti enogastronomici tradizionali, un modello di design
industriale, una strategia pubblicitaria. Unicità, autenticità,
non ubiquità dei prodotti sono
elementi peculiari delle industrie creative; ciò che le rende
competitive rispetto all’offerta
standardizzata del mercato
globale.

2 - Innovazione

L’innovazione implicita nella
creazione di prodotti originali è
un elemento importante del mo-

AGF

p«Manifattura, innovazio-

Non hanno investito

2014 SU 2013

Confindustria

Nino Amadore

LE IMPRESE CHE INVESTONO IN CREATIVITÀ
Variazioni % annuali di fatturato, export e addetti

ET

che nel periodo 2012/2014 hanno
investito in creatività hanno visto crescere il proprio fatturato
tra 2013 e 2014 del 3,2% e nello
stesso periodo hanno beneficiato di un aumento dell'export del
4,3%, rispetto a una riduzione del
fatturato dello 0,9% e di un contenuto aumento dell’export dello 0,6% di tutte le altre. Tendenze confermate anche nel 2015 e
dall’incidenza delle imprese che
investono in creatività tra le imprese esportatrici: il 48,1% delle
imprese che hanno scommesso
sulla creatività esportano, mentre tale quota scende al 21,6% tra
quelle che negli ultimi tre anni
non hanno investito in creatività.
Il rapporto ci fornisce anche
l’identikit dei soggetti produttivi
che hanno scelto la via della creatività. Le imprese che hanno in-

Quando la «cultura» fa la differenza

ADD

Anche aziende in settori
apparentemente lontani
traggono grandi benefici
da una strategia che premia
intelligenza e bellezza

vità nel complesso delle attività
economiche italiane, nei centri
stile delle grandi industrie come
nelle botteghe artigiane, o negli
studi professionali. Attraverso la
classificazione in quattro macro
settori: industrie culturali propriamente dette (film, video,
mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa); industrie creative (architettura,
comunicazione e branding, artigianato, design e produzione di
stile); patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici); infine,
performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere).
«Che le imprese culturali –
commenta il segretario generale di Unioncamere Claudio Gagliardi – investissero in creatività e ne trovassero un beneficio
in termini di performance era
piuttosto facile da immaginare.
La novità che ci propone la ricerca sta nel fatto che anche aziende di settori apparentemente
lontani dalla cultura, in Italia come nel resto del mondo, investono sempre di più in cultura. E
grazie a questa scelta strategica
ne traggono profitto in termini
di performance». La tendenza è
evidentemente globale, ma
l’Italia per questi processi rappresenta una specie di laboratorio d'avanguardia. «Il made in
Italy – secondo Gagliardi – continua a essere un valore aggiunto in un mercato internazionale
in cui chi “compra” cerca soprattutto un racconto. E l’italianità continua a esercitare un fortissimo appeal».

PO

VALORI E RISULTATI

vestito in cultura nel triennio
2012-14 sono il 29% del totale, dato che sale a quota 41,2% se prendiamo in considerazione i soggetti che rientrano nel perimetro
del sistema produttivo culturale.
Più sensibili le aziende del settore servizi (29,7%), ma si difendono bene anche quelle dell’industria (28,3%). La disponibilità a
scommettere sulla creatività è
direttamente proporzionale alle
dimensioni, se consideriamo
che il 34,8% delle imprese che ha
investito in cultura ha oltre 50 addetti, il 32,5% conta tra 10 a 49 lavoratori, mentre il 26% ha da cinque a nove dipendenti.
Inventivo per eccellenza, il sistema delle industrie culturali
italiane si rivela insomma reattivo, versatile, capace di tenere anche nella crisi e anzi di rispondere mettendo in campo strategie
lungimiranti per agganciare la ripresa puntando sulla qualità, sull’innovazione, sulla bellezza e
sulla fantasia. Per esempio impiegando professionalità con
competenze in arti grafiche,
pubblicità, design, web design,
tecniche multimediali, sviluppo
di software, ricerche di mercato
ingegneria/scienze applicate,
matematica/statistica/gestione
di database. O ancora introducendo pratiche per stimolare la
creatività come sessioni di
brainstorming, lavori di gruppo
interdisciplinare e interfunzionale, forme di rotazione del lavoro, incentivi ai dipendenti per lo
sviluppo di nuove idee.
Il cuore della ricerca sta nel
non limitare il campo d’osservazione ai settori tradizionali della
cultura e dei beni storico-artistici, ma nell’andare a guardare
quanto contano cultura e creati-

EX

ne. L’assunto vale anche per le
imprese che appartengono a settori apparentemente lontani dalla cosiddetta Soft Economy che
“culturalizzandosi” vedono crescere le proprie performance di
fatturato ed export. Tra le novità
più interessanti del quinto rapporto realizzato da Fondazione
Symbola e Unioncamere c’è proprio la correlazione tra gli investimenti in cultura e i tradizionali
indicatori di vitalità aziendale.
Parlano i numeri: le imprese

Ivan Lo Bello

«I nostri territori
vanno protetti
come veri tesori»

Un investimento che premia il fatturato (+3,2% in due anni) e l’export (+4,3%)
pInvestire in cultura porta be-

INTERVISTA

dello di economia creativa. Tutte le attività culturali sono caratterizzate dalla ricerca di nuove
forme di espressione e creazione. La sperimentazione continua
e la generazione di conoscenza
favoriscono la comparsa di nuovi prodotti. L’accumulazione di
know-how facilita la crescita. Le
piramidi di Giza o la gastronomia
molecolare dello chef catalano
Ferran Adrià, sono creazioni originali modellate dall’innovazione. I settori creativi favoriscono
inoltre la nascita di nuove impre-

Il capitale umano è una cinghia
di trasmissione fondamentale
con l’economia. L’originalità
dell’industria creativa dipende
in primo luogo dal talento, individuale o congiunto. Artisti, architetti, musicisti, attori, stilisti,
designer sono persone con attitudini e conoscenze uniche. Le
loro creazioni sono il risultato
di talento innato ma anche di
studi, formazione, pratica,
scambio reciproco di conoscenza e idee. Questa combinazione di conoscenza esplicita e
di know-how tacito costituisce
un valore aggiunto unico e originale, di grande potenziale
economico.

4 - Territorio

Le industrie culturali e creative
sono saldamente ancorate al
luogo in cui operano. Il territorio crea l’atmosfera culturale,
legata al contesto socioeconomico locale. Influenza direttamente la creazione e riproduzione di valore culturale. Il contesto rappresenta il terreno fertile nel quale il valore può
crescere. Creazione originale,
talento e innovazione, sono tutti elementi saldamente ancorati
al territorio.
L'industria culturale e creativa è il risultato del mix di persone, idee, simboli, conoscenza e
territorio: tutti ingredienti fondamentali nella crescita di
un’economia avanzata.
www.magnanimarco.com

@marcomagnani

ne, tecnologie, green economy, beni culturali, agroalimentare, moda, sono e devono essere il racconto complessivo del nostro Paese. Il
tutto si può riassumere nella
qualità e nella bellezza dei nostri prodotti, che deve essere
la base per una sorta di
storytelling dei nostri territori. Questo è quello che dobbiamo raccontare ai nostri figli».
Per Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria con
delega all’Education, oggi
candidato alla presidenza
di Unioncamere, quella che
viene definita soft economy e
green economy non è un
aspetto secondario della nostra economia ma un tratto essenziale, un insieme di elementi che caratterizzano il
nostro Paese e che vanno adeguatamente recuperati lì dove è necessario farlo.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo recente intervento all’Expo ha detto: «La green economy è fin
d’ora un vettore importante
del Pil italiano ed europeo.
Lo sarà sempre di più». È
un’indicazione chiara anche
per i più scettici.
Sì infatti c’è poco da essere
scettici, il Capo dello Stato ha
ragione: la green economy è da
tempo un pezzo importante
del nostro sistema produttivo
e culturale e ha un effetto importante sugli assetti delle imprese che hanno fatto una
scommessa puntando sulla
qualità e l’hanno vinta.
Bene, questa è la strada.
C’è una ricetta? Diciamo la ricetta delle imprese per raggiungere la meta.
Parliamo un attimo di un tema, anzi di un metodo: i progetti devono mettere insieme
la varietà del nostro sistema
produttivo, dove innovazione
e integrazione con la green
economy confermano la sfida
della qualità. La cifra su cui deve puntare il nostro Paese è essenzialmente questa: la qualità dei prodotti. Tutto ciò però
può non avere senso se non vi è
anche la qualità dei territori
che è quella che genera ricchezza e su cui si innesta l’innovazione che è un perno del
cambiamento del nostro sistema. Sono queste le coordinate.
Il territorio, si diceva. Ma
proprio il territorio sembra
essere uno degli elementi più
deboli del nostro Paese: maltrattato, saccheggiato, dimenticato.
C’è, senza dubbio, un problema di salvaguardia. Ci sono
aree di degrado, massacrate
per esempio dall’abusivismo
edilizio. E quando il territorio
non funziona non solo si imbruttisce ma diventa anche
terreno fertile per illegalità di
vario genere, criminalità, mafia. Lo dico da imprenditore:
dobbiamo essere molto rigorosi con l’abusivismo edilizio.E poi...
E poi?
C’è il suolo che è un elemento di capacità competitiva.
Anche in questo caso bisogna
riflettere attentamente perché il consumo del suolo rischia di provocare danni a un
territorio come quello italiano che è un tassello insieme
alla moda, alle macchine
utensili, all’agroalimentare e

Education. Ivan Lo Bello,
vicepresidente di Confindustria

a tanti altri elementi costitutivi della capacità dei nostri imprenditori del grande puzzle
che costituisce la bellezza italiana e che è attentamente valutato all’estero. Ecco perché
io dico che bisogna avere un
quadro strategico complessivo: il consumo di suolo deve
essere ridotto.
Il che significa recuperare
il patrimonio edilizio esistente: i borghi, i centri storici. A Siracusa, la sua città, il
recupero di Ortigia unito al-

FERMARE IL DEGRADO

«Serve molto rigore
contro l’abusivismo
edilizio e il consumo
del suolo»
MALI CULTURALI

«Il caos per i turisti
alla Reggia di Caserta
e a Pompei provoca
danni irreparabili»
la valorizzazione del patrimonio archeologico ha avuto effetti incredibili sul sistema economico.
Quello dei beni culturali è
un tema che merita una riflessione adeguata. In questo momento il sistema è troppo
frammentato nel territorio,
molto parcellizzato con una
governance non adeguata. Noi
abbiamo un ottimo ministero
per i Beni e le attività culturali,
è stata varata una buona riforma, ma altri Paesi, con un patrimonio inferiore al nostro, hanno da tempo saputo cogliere
meglio le opportunità che ne
derivano.
E dunque, che si fa?
La riforma dei Beni culturali
è importantissima perché non
si possono accettare, per
esempio, episodi come quelli
di Pompei o della Reggia
di Caserta, chiusa per tre ore
con i turisti ad aspettare nel caos. E fatti simili sono accaduti
anche in Sicilia con i custodi.
Bisogna avere chiaro che quello che succede nelle nostre realtà poi si diffonde in tutto il
mondo e in certi casi i danni rischiano di essere irreparabili.
E soprattutto credo sia necessario più rigore perché questi
fatti si ripercuotono sull’immagine del Paese e le conseguenze non credo abbiano bisogno di spiegazioni.
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Montefalco. Un centesimo di euro per ogni bottiglia: i produttori di Sagrantino hanno finanziato il restauro della Madonna della Cintola

Con l’aiuto del vino rivive una tavola del ’400
di Giorgio dell’Orefice

I

viticoltori di Montefalco
scommettono su un affresco del ’400. Sarà presentato giovedì in Vaticano, il restauro della tavola d’altare intitolata «Madonna della Cintola» e dipinta nel 1450 a
Montefalco (Perugia) da Benozzo Gozzoli. L’affresco, di
proprietà (dal 1848) della Città
del Vaticano sarà poi esposto
dal 18 luglio prossimo e fino al
31 gennaio 2016 al Museo di
San Francesco, a Montefalco,

per poi fare il proprio ritorno
in Vaticano.
Il restauro dell'opera è durato 4 mesi e ha avuto un costo
complessivo di circa 60mila
euro coperti per oltre il 50%
proprio dai viticoltori del
Consorzio di tutela dei vini di
Montefalco (Perugia) guidato
da Amilcare Pambuffetti. Il finanziamento è avvenuto grazie a un contributo di circa un
centesimo di euro a bottiglia
(per un volume di 3,5 milioni di
bottiglie) che è stato possibile
istituire perché il progetto di

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restauro è rientrato tra le attività di promozione del Consorzio di tutela come previsto
dal dlgs 61/2010. L’operazione
ha coinvolto anche il Comune
di Montefalco e il sindaco, Donatella Tesei.
«Si tratta di un’iniziativa di
grande importanza - spiega
Marco Caprai, consigliere
del Consorzio di Montefalco
e titolare della Arnaldo Caprai, una delle vere e proprie
griffe del Sagrantino di Montefalco - con la quale abbiamo
voluto dare un nostro contri-

buto per riportare al suo
splendore un’opera nata a
Montefalco e che, anche se
non è più in Umbria da anni e
appartiene al Vaticano, sentiamo come nostra».
Ma soprattutto il coinvolgimento nel restauro di un’opera d’arte di un consorzio di
produttori di vino è tutt’altro
che causale. «Il messaggio che
vogliamo promuovere – ha aggiunto Caprai – è che pochi altri prodotti possono vantare
un legame con il proprio territorio profondo quanto il vino.

Per questo riteniamo naturale
il coinvolgimento dei viticoltori in un’operazione che, attraverso il recupero di un’opera d'arte, punta ad avere ricadute positive proprio sul territorio che il Sagrantino e
l’affresco della Madonna della
Cintola hanno in comune».
Tuttavia, considerati i vincoli di carattere burocratico,
per contribuire al restauro di
un’opera d'arte non basta essere mossi da ottimi propositi. «Spesso si sente ripetere
che l’Italia detiene circa il

70% del patrimonio artistico
mondiale – dice ancora Caprai –. Ed è impensabile che
lo Stato e le amministrazioni
regionali possano da sole
farsi carico di valorizzare le
enormi potenzialità presenti in ogni angolo del Paese. È
imprescindibile quindi favorire il coinvolgimento di
soggetti privati attraverso
una politica di incentivi fiscali alle donazioni sulla falsariga di quanto avviene negli Stati Uniti o in Germania.
Altrimenti continueremo ad
avere più opere d’arte accatastate negli scantinati dei
musei che nelle aree aperte
al pubblico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Madonna della Cintola. La tavola dipinta nel 1450 da Benozzo Gozzoli

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Soft Economy 21

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 giugno 2015 - N. 163

INTERVISTA

Dario Franceschini

Ministro dei Beni culturali e del turismo

«L’art bonus sarà permanente»

Nella legge di stabilità anche l’agevolazione per chi ristruttura la facciata di casa
Antonello Cherchi

pNel campo della cultura tra

pubblico e privato c’è un ritardo di
decenni da recuperare. Il ministro
dei Beni culturali, Dario Franceschini, lo ha affermato più volte.
La scorsa settimana quel divario si
è un po’ accorciato: è entrato nel
vivo il Pon - per la prima volta interamente dedicato ai beni culturali, con 114 milioni dei 490 complessivi riservati alle imprese del settore - ed è stato siglato un protocollo d’intesa tra ministero e
Comitato fondazioni per l’arte
contemporanea, la rete delle
strutture private no profit nata
per rilanciare il contemporaneo.
Ministro, ha scommesso anche sull’art bonus. Come sta funzionando?
È presto per fare bilanci. Posso
però dire che ci sono segnali incoraggianti a livello di Comuni e
fondazioni, che hanno ricevuto
dimostrazioni di interesse da
parte dei privati intenzionati a finanziare un intervento culturale.
Diverso per le grandi aziende:
tolto il contributo di Unicredit
per il restauro dell'Arena di Verona, nessun’altra per il momento si è fatta avanti.
Forse lo sconto è poco in-

centivante.
Ci sono ancora due anni per verificarlo e comunque non penso
proprio. Anzi, sto lavorando per
rendere l’art bonus permanente
con la percentuale di credito al
65%: conto di farlo con la prossima legge di stabilità. Certo, ci sono
alcuni correttivi da apportare, come l’eliminazione del tetto del 5
per mille per i redditi d’impresa.
Comunque, l’art bonus deve sì
funzionare come incentivo per il
privato che vuole finanziare la
cultura, ma penso soprattutto a un
suo valore pedagogico. Di recente
sono stato a colloquio con i direttori del Metropolitan e del Guggenheim e mi raccontavano del
crowdfunding che i musei negli
Stati Uniti sono in grado di stimolare. Ho spiegato loro che qui da
noi se vado a chiedere a Roma soldi per Brera o a Napoli risorse per
un museo romano, porto a casa
poco o nulla. Ecco: l’art bonus deve servire anche ad attivare la partecipazione sociale, di tutti, alla
cultura del Paese.
Saranno permanenti anche il
credito d’imposta per chi digitalizza gli alberghi e quello per chi
li ristruttura?
Vediamo come funzionano. A

AGF

Ministro. Dario Franceschini

differenza dell’art bonus, ci sono
agevolazioni che possono valere
di più se limitate nel tempo. Penso, per esempio, al bonus facciate, che tenterò di inserire nella
prossima Stabilità. Un modo per
incentivare i cittadini a rendere
più belle le loro case, a riqualificare le città e i centri storici, a creare lavoro.
Ma già esiste il bonus ristrutturazioni. Cosa avrà quello per
le facciate di più invitante?
Sarà più elevato.
Il 65% come l’art bonus ?
Questo non lo dico ancora.
A che punto sono le gare per i
servizi aggiuntivi, in prorogatio
da anni?
Ci sta lavorando Consip e il risultato si dovrebbe vedere dopo
l’estate. Abbiamo pensato a diversi tipi di gara, ma mentre per quelle, per esempio, sulle pulizie o sulla guardiania si possono applicare
le procedure che già Consip utilizza per le altre gare, per quelle che
toccano più da vicino anche la gestione del museo, occorrono protocolli ad hoc.
Art bonus, sponsorizzazioni,
altre agevolazioni fiscali per chi
aiuta la cultura: ritiene sia ora di
mettere un po’ d’ordine?

Ci sto pensando. In particolare, sulle sponsorizzazioni non è
possibile che un privato che vuole finanziare la cultura debba
passare per la procedura della gara. Si deve studiare un sistema altrettanto trasparente, ma più
snello e veloce.
Dopo i due decreti legge, ci sarà a breve un altro intervento organico sulla cultura?
Stiamo lavorando a un disegno
di legge che, a differenza dei due
Dl che si sono concentrati sui beni
culturali, avrà come tema quello
delle attività culturali, cioè lo
spettacolo, il teatro, la danza.
Quando dovrebbe vedere
la luce?
Prima della pausa estiva o al più
tardi in autunno.
Vi troverà posto anche l’idea
di affidare i monumenti minori,
magari aperti solo qualche giorno al mese, alla cura dei privati?
No, perché quest’ipotesi non ha
bisogno di interventi normativi: è
tutto scritto nel codice dei beni
culturali. L’idea a cui sto lavorando è di affidare i musei statali chiusi o comunque poco fruibili alle
associazioni no profit che operano nel settore dei beni culturali.
A che punto è la riforma del

ministero? In particolare la nomina dei direttori dei venti super musei?
C’è stato un bando internazionale e ora la commissione sta vagliando le candidature. A fine luglio mi sottoporrà una terna per
ciascun museo e da quei nomi sceglierò i direttori che hanno un inquadramento di prima fascia,
mentre il direttore dei musei indicherà quelli che hanno un inquadramento di seconda fascia.
Cultura e turismo come leva
dello sviluppo. La riforma
dell'Enit ha subito una battuta
d’arresto?
No. C’è solo che il nuovo statuto
ha avuto un percorso un po’ travagliato. Prima è stato trattenuto da
Palazzo Chigi per osservazioni.
Da leggere come una contrarietà di Renzi?
Ma no. Si discuteva se fondere
l’Enit all’Ice. Poi è stato scelto di
non seguire per il momento tale
strada, che non è detto non venga
ripresa in futuro. Lo statuto è stato poi inviato alla Corte dei conti,
che ha fatto alcune osservazioni,
a cui Palazzo Chigi ha risposto.
Ora siamo pronti per far partire il
nuovo Enit.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Megayacht. Ponte del 61 mt di Crn «Saramour» (Francesco Paszkowski)

Filiera di successo. Dalle barche ai megayacht

Design e tradizione:
la nautica italiana
conquista il mondo
Raoul de Forcade

pLa nautica italiana, con il suo

Creatività sostenibile / 1. Architettura

Creatività sostenibile / 2. Aeronautica

L’edilizia green
rigenera le città

La turbina nasce
Cassette del pesce
dalla stampante 3D biodegradabili

RhOME for DenCity. Il prototipo di casa ad alta efficienza (Univ. Roma Tre)

Produzione additiva. L’impianto di Avio Aero a Cameri (Novara)

Alternative. Si studiano materiali biodegradabili per l’imballo del pesce

Alessia Tripodi

Alberto Magnani

P

I

nvestire in cultura vuol dire
puntare anche su architettura e
sostenibilità. E, se lo si fa scommettendo su progetti che mettono
al centro la ricerca, l'innovazione,
la creatività e i giovani, allora il mix
può diventare davvero vincente.
Ne sono un esempio la Sos (School
of sustainability), scuola fondata
dall’architetto Mario Cucinella
per formare nuove figure professionali nel campo del design sostenibile, e RhOME for DenCity, il
prototipo di casa ad alta efficienza
realizzato dall’università Roma
Tre che nel 2014 ha vinto le Olimpiadi dell’architettura sostenibile.
Sos (www.schoolofsustainability.it) è un laboratorio creativo nato dalla collaborazione tra lo studio Mca (Mario Cucinella Architects), l’associazione no profit Bgf
(Building Green Futures) e Symbola. Obiettivo della scuola è offrire ai giovani un’esperienza educativa altamente innovativa e orientata al mercato del lavoro, che punta sulla ricerca per garantire
progetti ad impatto positivo su società, economia e ambiente. L’offerta formativa per il 2015 prevede
quattro corsi post laurea: «Architecture as a social business» per rigenerare l’ambiente urbano;
«Post carbon architecture» per
progettare la nuova generazione
di edifici; «Right for a (quality)
shelter» per promuovere svilup-

po sociale e resilienza; «Blue design» centrato su innovazione e sostenibilità per l'industrial design.
L’avvio dei corsi coincide con la
conferenza internazionale sul green building Plea 2015
(www.plea2015.it) , che si terrà a
Bologna dal 9 all’11 settembre.
Nasce sempre dal mondo universitarioil“fioreall’occhiello”del
green design in Italia, la casa solare
Rhome for Dencity progettata e
costruita dal dipartimento di Architettura di Roma Tre, che lo
scorso anno a Versailles ha vinto il
Solar Decathlon 2014.
Il prototipo, sviluppato da un team di oltre 40 tra studenti e dottorandi guidati dall’architetto Chiara Tonelli, nasce con l’obiettivo di
riqualificare le periferie abusive di
Tor Fiscale a Roma «aumentando
la densità urbana – spiega Tonelli eliminando sprechi energetici,
bruttezza, abusivismo, degrado e
favorendo la capacità di risposte
collettive alla crisi».
Realizzata interamente in legno
a basso impatto ambientale, dotata
di illuminazione naturale e artificiale di avanguardia, l’abitazione
Rhome è progettata per essere riciclabile al 100% e vanta prestazioni energetiche una volta e mezzo
più elevate di un edificio in classe
A+, grazie anche a un sofisticato sistema di pannelli fotovoltaici flessibili integrati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

D

a polvere a motore. Con
un clic. Avio Aero,
l’azienda piemontese
del gruppo Ge Aviation, ha fatto decollare anche nell’aeronautica la stampa 3D: la “produzione additiva” che permette di
plasmare componenti con materiali innovativi e prezzi ridotti. Il suo stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, sfrutta la tecnologia della stampa
tridimensionale per sfornare
pale turbine con meno materia
prima, meno consumi energetici e più libertà sulle geometrie
di creazione. Come? Partendo
da un modello digitale, i lingotti
in materiale metallico sono prima ridotti in polvere e poi trasformati in componenti per
motori aeronautici secondo gli
“ordini” ricevuti dai computer.
L’impianto, che si estende
per 2.400 metri quadri, può
ospitare fino a 60 macchinari
in azione. Secondo Giorgio
Ambrate, responsabile Ingegneria di Avio Areo, siamo di
fronte a un altro capitolo della
rivoluzione digitale: «Nasce
una nuova filiera che dialoga
tramite l’industrial internet
che collega persone, conoscenza e macchinari. Nella mia
opinione, la stampa 3D avrà
l’effetto nelle fabbriche che il
pc ha avuto negli uffici».

Creatività sostenibile / 3. Pesca e ambiente

I vantaggi? Ambrate spiega
che il salto a un sistema di additive manufacturing permette
una maggiore elasticità in fase
di progettazione: geometrie
più complesse, riduzione del
peso e dei materiali (anche del
90%), libertà da tecnologie
inefficaci o poco sostenibili.
Senza contare una ricettività
maggiore per gli impulsi di innovazione: «Grazie a questa
tecnica di produzione, è possibile utilizzare o inventare materiali innovativi che rispondono a specifiche necessità tecnologiche, come la resistenza alla
fatica termo-meccanica. O
cambiare disegno e ottenere un
nuovo prototipo in tempi brevi
e, quindi, affinare il progetto in
modo iterativo» dice Ambrate.
Il dubbio è sul controllo di
qualità. Come si verificano i
prodotti di una filiera “digitale”? La regolamentazione è
identica a quella prevista nel resto del settore. Con un vantaggio: la diagnostica automatica.
«Se adeguatamente programmate ed equipaggiate con la
giusta sensoristica, le stampanti 3D che utilizziamo possono
generare segnali diagnostici e
prognostici e quindi avvisare in
modo autonomo l’operatore
quando insorgono problemi o
derive nella lavorazione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

esca, conserva, riusa. Il futuro delle cassette ittiche
potrebbe chiamarsi Polypla: un materiale biodegradabile che riduce impatto ambientale e costi di smaltimento degli
imballaggi per la conservazione del pesce. È l’intuizione che
ha permesso all'intesa tutta italiana tra la società di tutela delle
risorse turistiche Blue Marine
Service (San Benedetto del
Tronto, Ascoli Piceno) e quella
di consulenza GreenEvolution
(Bolzano) di aggiudicarsi il bando del Fondo Europeo per la pesca 2007-2013.
La sfida era individuare un
materiale alternativo al polistirene per lo stoccaggio e il
trasporto dei prodotti ittici. La
risposta è arrivata dal Polypla,
selezionato tra più di 60 concorrenti internazionali come
le soluzione più adatta in chiave ecosostenibile. Il materiale,
brevettato dalla holding olandese Synbra, non aveva ancora
trovato un’applicazione industriale. Oggi potrebbe fare
concorrenza ai milioni di cassette in polistirolo che affollano il mercato.
Secondo Marco Benedetti,
fondatore e responsabile R&D
e GreenEvolution, i vantaggi
devono essere considerati sul
lungo periodo: le cassette bio
sono un tassello della circular

economy, l'economia circolare
che supera la logica “usa e getta”
con prodotti già pensati per il
riutilizzo. «Dal punto di vista
tecnico - spiega - le performance sono uguali e in alcuni casi
superiori a quelle delle cassette
in polistirolo. È vero che i costi
sono pari a circa il doppio. Ma il
recupero avviene nello smaltimento, ben più economico di
quello che sarebbe richiesto dal
polistirene». Le cassette in
Polypla possono essere smaltite nei rifiuti organici.
Un cambio di rotta che taglia i
costi della metà, bilanciando il
sovrapprezzo originario sulla
plastica. «E questo rappresenta
una differenza di costo del 50%
al chilo, un vantaggio evidente.
Ma quello che bisogna fare capire è che non si può ragionare solo “per cassetta”, bisogna vedere il progresso sul lungo periodo». Cioè, la sostenibilità: il biomateriale dei contenitori può
trasformarsi in alimentazione
per compost e biogas. Oltre a liberare le coste dallo “spettacolo” dei detriti di plastica che galleggiano e depositano sulle
spiagge italiane. «Bisogna sensibilizzare i clienti, ma anche
chi ama le spiagge e le nostre coste. Per l’Italia significa valorizzare il turismo. E non è poco».
Al.Mag.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SUPER FATTURATO

Ricavi per 2,47 miliardi:
oltre alla cantieristica
contano mobili, parati,
pavimentazione,
rivestimenti e tecnologie
la Liguria e dell’Adriatico, ma il
fulcro della nautica è tra Viareggio e Pisa e nasce da una cultura
familiare che poi si è sviluppata
con la tecnologia». Nel design
delle barche, prosegue Mancini,
«cerco di dare un’identità ai marchi sui quali lavoro, guardando
alla loro storia. Il problema è che,
spesso, l’armatore che ha il denaro per acquistare gli yacht , punta
allo status symbol ma non ha la
sensibilità per cogliereappieno
quello che la barca trasmette della storia del cantiere».
In ogni caso, la forza della nautica made in Italy sta nell’incrocio
tra tecnologia, design e abilità artigianale e, per quanto riguarda il
rapportotrailsettoreelasofteconomy, gioca un ruolo importante
anche il fatto che l’evoluzione
tecnologica della nautica sia indirizzata a ridurre gli impatti ambientali, ad esempio con motori
elettrici, con l’eliminazione degli
scarichi in mare e così via.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LO SCAFFALE DELLA SOFT ECONOMY

I testimonial dell’Italia che scommette sull’innovazione

GIORGIA ABELTINO

CARLO CALENDA

ANDREA CARANDINI

LEOPOLDO FREYRIE

FRANCO ISEPPI

MARIA LETIZIA GARDONI

Head of Public policy
Google in Italia
«Il made in Italy riconosciuto
come sinonimo di eccellenza e
artigianalità cresce sul web:
segnano un +22% le ricerche
su Google via smarpthone e
tablet»

Viceministro dello Sviluppo
economico
«Il made in Italy è cultura:
questa è la fonte della nostra
creatività, driver del
successo, sempre maggiore,
del prodotto italiano nel
mondo»

Presidente Fai
«La Costituzione promuove
la cultura e la ricerca,
tutela il paesaggio e il
patrimonio artistico.
Serve un “progetto Italia”
che valorizzi queste
grandi risorse»

PresidentedelConsigliodegli
Architettipianificatori,
paesaggistieconservatori
«L’architetturadiqualità,arma
controilmalaffare,coniuga
innovazioneesostenibilitàcon
eticaeesteticaerendebellee
vivibililenostrecittà»

Presidente Touring club
italiano
«Per la qualità e la distintività
delle sue offerte, il turismo
italiano potrebbe essere
elitario per tutti, ma i suoi
servizi attuali non ne sono
all'altezza»

Presidente nazionale
Coldiretti Giovani Impresa
«L'Italia deve essere il
laboratorio che genera
costantemente valore
economico e sociale, le
comunità rurali lo stanno già
concretizzando»

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stile che l’ha portata ai vertici
mondiali nel comparto megayacht - ed è caratterizzato da design e innovazione tecnologica che
si fondono con la tradizione di
un’anticaculturamarinara-entra
a pieno titolo nel perimetro della
soft economy. A testimoniarlo è
anche il lavoro di architetti e designerspecializzatinelsettorenautico. Nomi che sono entrati nella
storia recente del settore, trai
quali, per citarne solo alcuni,
Francesco Paszkowski, Massimo
Paperini, Christian Grande.
Tra questi, Alberto Mancini,
giovaned’età(ènatonel1978),ma
con una già vasta esperienza, portata avanti, col suo studio (Am
yacht design) con cantieri e marchi prestigiosi, italiani ed esteri,
quali Riva (gruppo Ferretti), Perini Navi, Baglietto, Overmarine,
Dominator e, in ultimo, la statunitense Magnum Marine. «In generale – afferma – nel mondo, quando si disegna una barca, si ha un
approccio più industriale di quello italiano. Gli yacht made in Italy,
invece,hannoundesignvicinoalla tradizione e questo fa la differenza. Vedo una relazione molto
forte tra la storia d’Italia, con la
sua tradizione marinara, e la nautica; ed è proprio questo che ha
portato il nostro Paese al più alto
livello nella produzione di barche, da pochi metri fino ai megayacht, comparto in cui siamo leader mondiali».
Il fatturato complessivo della
nautica italiana, nel 2014, è stato di
2,47 miliardi di euro, derivanti per
2,10 miliardi da produzione nazionale(85%)eper370,66milioni
(15%) dalla vendita di prodotti
d’importazione. All’interno di
questi numeri, oltre alla cantieristica, i cui ricavi ammontano a 1,33
miliardi,haunruoloimportanteil
comparto degli accessori e componenti, che include, tra l’altro, i
mobili, l’oggettistica, i parati, la
pavimentazione, i rivestimenti.
Tutti elementi in gran parte realizzati da piccole e medie aziende
nazionali, bandiere del made in
Italyedeldesign.Ilfatturato,peril
2014, del settore è stimato 784 milioni, derivanti per 596,61 milioni
dalla produzione nazionale e per
187,4 milioni da importazioni.
«Noi italiani - spiega Francesco Paszkowski, che col suo stu-

dio di architettura lavora su
brand del calibro di Sanlorenzo,
Crn, Baglietto, Tankoa - rappresentiamo un mondo ancora artigianale e ritengo sia una carta
vincente. Se siamo un’eccelenza
nel settore nautico a livello globale è proprio perché siamo artigiani ad altissimo livello e il nostro design si vende in tutto il
mondo. L’opera dei designer italiani viene sempre piùrischiesta,
per la nutica, in Paesi come
l’Olanda e la Germania, dove
hanno grande tecnologia ma fanno prodotti più rigidi. E hanno bisogno dello stile italiano».
Mancini, a sua volta, aggiunge
che non si può dimenticare come
«la nostra silicon valley della
nautica, rappresentata dai cantieri di Viareggio, nasca dalla tradizione dei maestri d’ascia fiorentini, che un tempo lavoravano
e costruivano sull’Arno e, in seguito, si sono spostati sul litorale
toscano. Poi ci sono i cantieri del-

Green
Italy
 di Ermete
Realacci,
Chiarelettere,
2012

Ilbello
dell’Italia
(IlBelpaese
vistodai
corrispondenti
dellastampa
estera)
 di Maarten
vanAalderen,
Albeggi,2015

«Generativi
di tutto
il mondo
unitevi»
 di Mauro
Magatti
e Chiara
Giaccardi,
Feltrinelli,
2014

Bioeconomia
(Lachimica
verdeela
rinascitadi
un’eccellenza
italiana)
 Autori vari,
edizioni
Ambiente,
2015

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

22

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Impresa & territori 23

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

MOTORI

Opel. Karl lancia la sfida a Panda & Co.

In breve

Aspirante regina
delle utilitarie

SCOOTER

Giorgio Armani
firma la Vespa 946

Biagio Simonetta
AMSTERDAM

pSe c’è una piccola che aspira

Nel quarantesimo
anniversario della
fondazione della Armani e
nel 130° anno di vita del
gruppo Piaggio, Giorgio
Armani firma una nuova
versione della Vespa 946.
Inedita a partire dal colore,
la Vespa 946 rievoca nel
nome l’anno di nascita,
1946, dello scooter
diventato famoso in tutto il
mondo, simbolo di eleganza
italiana ed è caratterizzata
da linee che reinterpretano
in chiave contemporanea lo
stile originario di Vespa. Le
parti metalliche, realizzate
con trattamenti galvanici
satinati, conferiscono un
effetto opaco, in linea con la
finitura della carrozzeria.
La scritta Emporio Armani
è sulla fiancata, mentre
l’iconico logo con l’aquila è
sopra il faro anteriore.
Vespa 946 Emporio
Armani è non solo
sinonimo di stile, ma di
tecnologia. Fra le “chicche”
tecniche il motore quattro
tempi progettato per
contenere sia i consumi che
le emissioni o il doppio
freno a disco da 220 mm e le
ruote da 12 pollici. Vespa
946 Emporio Armani è
realizzata in tiratura
numerata. (C.Ca.)

ALFA ROMEO

Arriva la Giulietta
da «Collezione»

Alfa Romeo ha introdotto
una Giulietta «Collezione».
È già ordinabile nelle
concessionarie del Biscione
ed è proposta con quattro
motori: tre turbodiesel Jtdm
e un benzina. Ci sono infatti il
debuttante 1.600 cc da 120
cavalli e il due litri declinato
in due livelli di potenza: 150
cv e 175 cv, oltre al “ciclo otto”
1.400 cc MultiAir da 170 cv.
Tutti i propulsori rispettano
gli standard Euro 6. Il 1.600
Jtdm, in particolare, è
accreditato di un consumo
medio pari a 3,9 l/km, con
emissioni di CO2 di 103 g/km,
mentre il duemila da 175 cv e
il benzina 1.4 MultiAir da 170
cv sono disponibili in
abbinamento al cambio
automatico a doppia frizione
Alfa Tct. La personalità della
nuova Alfa Romeo Giulietta
Collezione si palesa già
nell’aspetto esterno, a partire
da dettagli come i cerchi da
18” e le calotte dei retrovisori,
in vernice nera. A richiesta la
carrozzeria bicolore. I prezzi
partono dai 28.950 euro della
versione con il millesei
turbodiesel. (C.Ca.)

IN EDICOLA

Rapporto Motori
con Il Sole 24 Ore
Mercoledi 17 in edicola con Il
Sole 24 Ore ci sarà
«Rapporto Motori», un
inserto di 16 pagine, da
chiedere al proprio
edicolante, con servizi
dedicati alle novità
dell’estate con particolare
focus sul fronte dei suv. Oltre
ai nuovi modelli in arrivo, il
Rapporto racconta le
tecnologie emergenti come
quelle per l’autonomous
driving e illustra la
situazione del mercato,
dell’industria e le tendenze
nelle flotte aziendali.

OGGI
ON
LINE

Linee scolpite. Kadjar esibisce
un design di forte impatto visivo e
che richiama lo stile delle ultime
creazioni della Régie, a iniziare
dalla Captur. In plancia spicca il
sistema di infotainment «R-Link2
che, realizzato dalla coreana Lg,
permette di scaricare app e di
replicare sullo schermo da 7”
funzionalità degli smartphone

Renault. Con l’inedito Kadjar la marca transalpina entra a pieno titolo nel mercato dei crossover di taglia media

La svolta francese nei suv

Parente stretto di Nissan Qashqai mostra una personalità ben definita
Massimo Mambretti
SARAGOZZA

Carta d’identità di Renault Kadjar

pDopo il timido approccio con

il pianeta «Suv & Crossover» affidato alla Koleos sviluppata sulla base dell’X-Trail, risultato di
una collaborazione con gli alleati
della Nissan dalla quale è scaturita anche la coreana Samsung
Qm5 commercializzata in Asia, e
quello assai più deciso dovuto alla compatta Captur estrapolata
dalla Clio, Renault conferma l’interesse per questo settore con la
più robusta Kadjar. Anch’essa è
frutto di sinergie dell’alleanza
Renault-Nissan, poiché si basa
sull’architettura modulare utilizzata dall’attuale generazione della Qasqhai con la quale la Kadjar
condivide anche il 60% di quello
che celano le vesti.
La Kadjar, quindi, intensifica
l’offensiva dell’alleanza francogiapponese nel settore dei crossover di taglia media puntando
su una personalità ben marcata e,
soprattutto, sulla continua crescita globale delle richieste di
questo genere di vetture. Un fattore che spinge la Kadjar anche in
lidi commercialmente allettanti
come quello cinese, dove sarà la
prima Renault della storia a essere prodotta.
Nel filone dei crossover della
Renault, nel quale la casa include
anche la nuova Espace, la Kadjar
si inserisce con vesti che traggono forti ispirazioni da quelle della
Captur. Ha, quindi, una linea
slanciata e scolpita, che si allinea

Crossover, 5 porte, 5 posti. Lungh. 4.449 mm; largh. 1.836 mm; alt. 1.607 mm; passo 2.646 mm, bagagliaio 527-1.478 l.
Tce 130 dCi 110 Edc
Cilindrata (cc)
Alimentazione
Potenza cv/kW
Coppia (Nm@giri/min)
Trasmissione
Vel. max (km/h)
Accelerazione (0-100 Km/h – sec.)
Consumo (l/100 km)*
Emissioni CO2 (g/km)
Prezzi da (€)**

dCi 110

dCi 130 dCi 130 4wd

1.197

1.461

1.461

1.598

1.598

b

d

d

d

d

130/96
110/81
110/81
130/96
130/96
205@2.000 250@1.750 260@1.750 320@1.750 320@1.750
man.

6 marce
192
10”1
5,6
126
20.250

doppia friz.
6 marce

181
11”7
3,8
99
22.250

man.

6 marce
182
11”9
3,8
105
24.450

man.

6 marce
190
9”9
4,3
113
26.450

man.

6 marce
190
10”5
4,5
117
28.650

(*) ciclo combinato; (**) chiavi in mano, Ipt esclusa

all’attuale linguaggio formale di
famiglia con l’inconfondibile
espressione del frontale. All’aspetto equilibrato la Kadjar abbina un interno ben vivibile e razionale. Infatti, l’ambiente riserva anche ai passeggeri posteriori
una buona quantità di spazio, oltre che un’apprezzabile accessibilità a dispetto dell’altezza da
terra di 20 cm che agevola la marcia sui fondi accidentati, e propone un arredamento ben realizzato. Sulle versioni più accessoriate l’atmosfera vira anche verso
l’hi-tech, grazie al display da sette
pollici del sistema d’infotainment che include la piattaforma

R-Link2, che realizzato dalla coreana Lg permette di scaricare
app e di replicare le funzionalità
degli smartphone.
L’ampiezza dell’abitacolo non
si ripercuote su quella della zona
di carico nella quale, quando si sistemano solo pochi oggetti, si
possono creare pratici scomparti posizionando verticalmente
“porzioni” del piano d’appoggio.
Peccato solo che la soglia di accesso sia alta e, quindi, poco apprezzabile quando si caricano
valigie pesanti.
La famiglia della Kadjar è composta da diciasette versioni, dovute all’intreccio fra gli allesti-

menti Life, Zen dal quale si comincia ad avare un equipaggiamento piuttosto completo,
Intens e Bose con tre motori.
Per il turbodiesel meno potente è previsto anche l’abbinamento con il cambio a doppia frizione
e l’allestimento entry-level che
genera la versione meno costosa
delle Kadjar a gasolio, mentre il
più potente può interfacciarsi
anche con la trazione integrale.
Quest’ultima prevede la ripartizione della coppia motrice sui
due assali secondo tre modalità.
La prima, battezzata eloquentemente «2wd» assegna la motricità solo alle ruote anteriori, la se-

conda«Auto», invece la distribuisce fra avantreno e retrotreno
secondo le condizioni del fondo
stradale. Infinel la terza denominata «Lock» che ripartisce la trazione al 50% sui due assali. Va aggiunto che sino alla fine del mese
di agosto, ovvero qualche settimana prima dell’avvio della commercializzazione in Italia, è in
vendita online sul sito www.kadjarklub.it la Première Edition a
27.400 euro. È basata sulla dCi da
110 cv con cambio a doppia frizione e si caratterizza per l’equipaggiamento full-optional.
Al volante della Kadjar Tce
con il motore di 1,2 litri, turbo a
iniezione diretta di benzina, il
dubbio se la cilindrata relativamente contenuta possa essere
consona a una vettura robusta è
fugato in fretta. Infatti, l’erogazione pronta di questa unità sin
dai regimi più bassi e la costanza
delle spinte sino a 4.000 giri, che
genera anche un temperamento
piuttosto brioso, si traducono in
un rendimento all’altezza della
situazione in ogni condizione di
marcia. La nuova Renault convince anche per il comportamento sano e affidabile oltre che
per il confort, impresso anche
dall’efficace coibentazione dell’abitacolo.
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APPROFONDIMENTO ONLINE

I dettagli tecnici e tutte le foto
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Toyota. Sotto il cofano, oltre il classico ibrido, anche un inedito milledue turbo a benzina

La rinnovata Auris si paga con il «pay per drive»
Marina Terpolilli
BRUXELLES

pSi rinnova la Toyota Auris

di seconda generazione e arriva sul mercato italiano con la
formula “pay per drive”, sia per
la berlina sia per la station wagon, impostata su un anticipo e
un costo mensile di 200 euro,
con la possibilità di restituire
l’auto in qualsiasi momento,
compresa la manutenzione e la
garanzia che dureranno per
quattro anni.
Con il restyling sono arrivati
due nuovi motori, il 1.2 turbo a
benzina e il 1.6 D-4D turbodiesel realizzato da Bmw. A completare la gamma si conferma il
fondamentale 1.8 Vvt-iHybrid
che rappresenta la motorizzazione più venduta con oltre
8.000 unità su 9.600 immatricolate nel 2014 e il 1.4 D-4D rinnovato nella sostanza e adeguato alle nuove normative
Euro6 attualmente in vigore.
Il 1.2 turbo 1.benzina a iniezione diretta eroga 116 cavalli e
una coppia costante di 185 Nm
tra 1.500 e 4.000 giri. Buona
l’accelerazione che va da 0 a
100 km/h in 10.1 secondi, e la ripresa in quinta che da 80 a 120
km/h è data in 13.7 secondi.

Sfiora i 200 km/h, anche troppi
per una berlina di famiglia con
consumi dichiarati interessanti: 4,7 litri/100 km nel ciclo
combinato e 109 g/km di CO2
con il cambio manuale (4,6 con
il Multidrive S). Un risultato
ottenuto grazie al motore capace di lavorare a ciclo Otto,
come tutti i motori a benzina, e
a ciclo Atkinson ai regimi più
bassi, migliorando così i livelli
di coppia.
Il 1.6 D-4D è quello già adottato sulla Verso. Realizzato
con la Bmw, fornisce 112 cv a
4.000 giri con una coppia massima di 270 Nm tra i 1.750 e i
2.250 giri. Spinge l’Auris a 195
km/h di velocità massima con
un’accelerazione da 0 a 100
km/h in 10.9 secondi, consumando 4,2 litri/100 km nel
combinato. Profondamente
rinnovato il 1.4 D-4D da 90 cv
che ora soddisfa gli standard
Euro 6. Il regime di coppia massima di 205 Nm è stato abbassato a 1.400 giri, l’accelerazione è
stata migliorata (12.5 secondi
da 0 a 100 km/h). Con il cambio
manuale i consumi si fermano
nel combinato a 3,5 litri/100 km
con soli 92 g/km di CO2.
Auris oggi si propone con tre

I motori più importanti della Toyota Auris
N. cilindri
Cilindrata (cc)
Alimentazione
Potenza
(cv/kW @ giri/min.)
Coppia
(Nm @ giri/min.)
Potenza elettrico (cv/kW)
Coppia elettrico (Nm)
Potenza totale
(cv/kW @ giri/min.)
Trasmissione
Velocità max (km/h)
Consumo (l/100 Km)
Emissioni CO2 (g/km)
Prezzo da euro

1.8 Hybrid
4 in linea

1.6 D-4D
4 in linea

1.2 Turbo
4 in linea

benzina/
elettrico

gasolio

benzina

1.798

1.598

1.197

99/73 @
112/82 @
116/85 @
5.200
4.000
5.600
142 @
270 @
185 @
4.000 1.750-2.250 1.500-4.000
82/60
207
136/100
E-Cvt

180
3,9
89
23.900
20.850*

6 man
195
4,2
108
24.250
19.850*

6 man
200
4,7 (4,8)
109 (112)
22.000
17.850*

(*) Offerta di lancio versione Active, le versioni Touring Sports costano 1.000 euro in
più delle equivalenti berlina

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Lettere alla redazione motori del Sole 24 Ore
mario.cianflone@ilsole24ore.com

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La Serie 7 è tutta nuova ed è un
concentrato di tecnologie
d’avanguardia. Fra queste spicca il
sistema di bordo gestuale e il
dispositivo di parcheggio in

remoto che è in grado di eseguire in
modo-semiautomatico le manovre
necessarie attraverso comandi
impartiti dal guidatore mediante
un’innovativa chiave con display

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Originale. Alla Karl non manca la verve estetica

A Torino. Il debutto di Mole e Wildtwelve

Il design italiano
sfila al Valentino
Corrado Canali
TORINO

pSono due le anteprime mon-

diali che hanno debuttato al salone open air «Parco del Valentino» che ha chiuso i battenti ieri.
La prima si chiama “Mole” in
omaggio a Torino ed è una sportiva granturismo creata del designer Umberto Palermo. Si tratta
del primo prototipo marciante
col nuovo marchio UP Design.
Nella Mole, infatti, è trapiantato
un motore 8 cilindri recuperato
da una vettura a fine carriera, ma
totalmente rigenerato ed ecocompatibile. «Attingo al mondo
dell’usato – spiega Palermo - e
questo permette di contenere il
prezzo di circa 200 mila euro
quando un’auto così, costruita su
misura e in modo artigianale, potrebbe costare anche milioni».
Da segnalare che il primo esemplare della Mole, la 001 è già stato
venduto. Risultato di un progetto
“made in Italy” si avvale della collaborazione di fornitori italiani
leader nel mondo: da Pirelli per
pneumatici a Brembo per l’impianto frenante, da Sabelt per gli
interni a Fondmetal per i cerchi
in lega. L’altra novità è la supercar Wildtwelve sviluppata e presentata da Torino Design diretto

da Roberto Piatti. prima supercar del Ata (Automobili Turismo
e Sport) storico brand dell’automotive che ne cura l’industrializzazione è affidata all’Ats.
Un progetto improntato sulla
ricerca di una forma pura, non legata a mode grafiche temporanee, capace di esprimere il tema
italiano della granturismo con
eleganza. Pochi tratti che rimangono in mente per uno stile capace di resistere al tempo, sobrio ed
essenziale come un abito d’alta
moda. La vettura è stata disegnata dal Centro Stile di Torino Design. Le fiancate formano un guscio che abbraccia il telaio in fibra
di carbonio e si collega sulla vista
anteriore in un’ala flottante che
alza otticamente il frontale lasciando spazio al flusso d’aria necessario al carico aerodinamico.
Dietro non c’è nessuna appendice che grava sul disegno ed i tratti
sono finalizzati all’aerodinamica, oltre che al raffreddamento
dell’intera meccanica. Il motore
è un V12 di 3.800 cc turbo con
cambio a 9 marce sequenziale: è
abbinato a un moderno sistema
ibrido plug-in con due motori
elettrici da 40 kW ciascuno che
agiscono sulle ruote anteriori.
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Selvaggio dodici. La Wildtwelve prende il nome dal suo V12 da 3.800 cc

LA GRANDE GARA

LA NOVITÀ DELLA SETTIMANA

Serie 7, l’ammiraglia
con comandi gestuali
parcheggia in remoto

equipaggiamenti Cool, Active e
Lounge (più una particolare
versione Business per i clienti
delle flotte aziendali). Da questo mese sarà nelle concessionarie con il prezzo di lancio di
17.850 euro per la berlina 1.2 turbo. L’ibrida in versione Active
costerà 20.850 euro, ne occorreranno mille in meno per la 1.6
D4D e duemila per la 1.4 D-4D,
sempre Active. Le Touring
Sports costano 1.000 euro in
più rispetto alle carrozzerie
berlina. La nuova Auris montal’avanzato Toyota Safety Sense, di serie oppure optional da
solo 300 euro, a seconda delle
versioni, e comprendee il PreCollision che lavora tra i 10 e gli
80 km/h per abbassare la velocità di almeno 30 km/h al fine di
evitare o almeno ridurre le conseguenze di un impatto con il
veicolo che precede o con il pedone che malauguratamente si
trovasse davanti al cofano. Utilizza la telecamera anteriore e
il laser, gli stessi strumenti impiegati per evitare il superamento laterale della corsia, il riconoscimento dei segnali stradali e la gestione degli abbaglianti automatici.

a diventare regina del settore,
questa è sicuramente Opel
Karl. L’utilitaria della casa tedesca, che prende il nome dal figlio del fondatore dell’azienda e
si colloca tra altre due compatte
della marca del Lampo: la Adam
(che ha il nome del fondatore) e
la Corsa. La Karl ha comunque
mostrato di avere tutte le carte
in regola per diventare protagonista del mercato delle segmento A, sfidando i best seller a iniziare dalla Fiat Panda. La nuova
vettura, in Opel, prende il posto
della Agila, vettura difficile da
sostituire, almeno nei numeri,
poiché nel mercato italiano ha
toccato quota 240mila vendite.
Karl, dunque, avrà questa missione. E a giudicare dal nostro
test drive, le prerogative sono
buone. Il debutto nelle concessionarie italiane è previsto per
questo mese di giugno, e il prezzo sembra veramente il punto
forte: il listino parte 9.900 euro,
non male per un’autovettura
ben finita e di sostanza. Il design
è decisamente originale e ci sono a seconda degli allestimenti
e delle versioni anche gli interni
in pelle e tessuto, mentre a bordo non manca la tecnologia digitale con l’infotainment Intel-

liLink che connette lo smartphone a un display molto generoso e curato. Il sistema è
predisposto sia per dispositivi
Android che iOS. In entrambi i
casi è possibile sfruttare le app
più preziose del proprio smartphone a bordo della vettura
(anche Spotify per esempio).
Tre gli allestimenti previsti
da Opel: Karl, n-Joy e Cosmo,
con prezzi che vanno da 9.900
euro a poco più di 13mila. Ma è
possibile sfruttare per tutta
l’estate uno sconto di lancio,
che porta a risparmiare circa
dal 7 al 10%, in attesa del 2016
quando rientreranno in corsa
anche gli sconti per la rottamazione.
Il motore è unico, a prescindere dai modelli: un tre cilindri
1.0 da 75 cv che percorre, secondo la casa tedesca, oltre ventidue chilometri con un pieno. Ci
è sembrato molto silenzioso,
ma ha tirato fuori la giusta grinta in fase di sorpasso. Anche dal
punto di vista delle sicurezza la
nuova Opel Karl fa la sua parte,
con sei airbag di serie e cruise
control. È previsto anche un sistema di sicurezza per lo sterzo
in caso di incidente. Lo spazio
dell’abitacolo è confortevole, il
bagagliaio è abbastanza ridotto,
ma in linea con le altre city car.

TEST DRIVE

«24 Ore» di Le Mans: Honda Civic Type R,
macchine, piloti
in prova l’«anteriore»
e tanta tecnologia
da ben 310 cavalli

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24

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

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9° MASTER

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Master Full Time

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ROMA, dal 25 NOVEMBRE 2015
6 mesi di aula e 4 di stage

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ECONOMIA E MANAGEMENT
DELL’ARTE E DEI BENI CULTURALI

ECONOMIA E MANAGEMENT
DELL’ARTE E DEI BENI CULTURALI

Gruppo24ORE

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Lunedì
15 Giugno 2015

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@ 24NormeTributi

IL GIORNALE DEI PROFESSIONISTI

FISCO

Il nuovo leasing
tra Unico e bilanci
Balzanelli e Gavelli u pagina 27

t

DIRITTO

LA SETTIMANA DI NORME & TRIBUTI

Dalle sentenze
le regole
per le coppie
di fatto

LUNEDÌ: Edilizia e ambiente, Il merito, Autonomie locali e Pa
MARTEDÌ: Condominio
MERCOLEDÌ: Diritto dell'economia
GIOVEDÌ: Giurisprudenza / Il merito
VENERDÌ: Incentivi e agevolazioni

Pascasi e Porracciolo u pagina 29

Immobili. Contribuenti alla cassa entro domani per l’acconto 2015 delle due imposte - L’alternativa della richiesta di rimborso

Imu e Tasi, compensazioni limitate

L’F24 è utilizzabile solo per i crediti erariali - Sui tributi locali decidono i municipi
PAGINA A CURA DI

Luigi Lovecchio

pIl pagamento di Imu e Tasi

chiama alla cassa i contribuenti
entro domani, 16 giugno. Tuttavia,
grazie al modello F24, si può anche
estinguere l’obbligazione tramite
compensazione.
Le regole applicabili sono quelle generali per questa procedura.
Quindi, se l’F24 contiene un saldo
pari a zero per effetto della compensazione, per la sua trasmissione bisogna utilizzare i canali telematici Entratel o Fisconline, direttamente o attraverso un intermediario della riscossione (se invece
chiude a debito, si potrà anche
usare l’F24 cartaceo, ma solo fino a
1.000 euro).
Il bollettino di conto corrente
postale ministeriale, invece, non
consente di eseguire alcuna compensazione.
I debiti Imu e Tasi sono compensabili con qualsiasi credito per
tributi erariali (Irpef, Ires, Iva, Irap
e così via). Al contrario, l’F24 non
consente in alcun modo di compensare debiti e crediti relativi a
tributi locali: dove il Comune ammette questa possibilità, bisogna
seguire l’iter deciso a livello locale
(istanze, modulistica eccetera).
Un caso particolare si verifica
quando l’F24, con saldo a zero dopo la compensazione, viene pre-

IL FORUM CON GLI ESPERTI

Invio dei quesiti
fino a questa sera

È possibile inviare fino alle 18 di
oggi, lunedì, i propri quesiti agli
esperti in tema di Imu e Tasi. Le
risposte saranno pubblicate sul Sole
24 Ore e online
www.ilsole24ore.com/imutasi2015

sentato oltre i termini di legge. In
questa ipotesi, le istruzioni delle
Entrate, riportate sul sito, dicono
che se si presenta l’F24 con un ritardo non superiore a cinque giorni lavorativi, l’irregolarità è sanata
versando 6 euro a titolo di ravvedimento. Se invece il ritardo è superiore, la sanzione ridotta è di 19
euro. La sanzione base, alla quale
commisurare la riduzione, è quella prevista nell’articolo 19, del Dlgs 241/1997.
In primis, va detto che le istruzioni andranno modificate alla luce della nuova disciplina del ravvedimento, che non prevede scadenze temporali predeterminate,
ma una diversa modulazione delle sanzioni ridotte. Occorre inoltre chiedersi se queste indicazioni
valgano anche quando sono stati
usati crediti per tributi erariali per
saldare l’Imu o la Tasi. La risposta
dovrebbe essere positiva, poiché
l’uso dell’F24 dovrebbe comportare l’applicazione di tutte le regole relative, comprese quelle sanzionatorie. Il dubbio tuttavia è legittimo, poiché in questo modo il
Comune si vedrebbe accreditare
delle somme con ritardo anche significativo, senza interessi. Quanto meno, bisognerebbe evitare di
superare l’anno dalla scadenza di
legge, che costituisce a tutt’oggi il
termine lungo per il ravvedimento dei tributi locali.
Un’altra possibilità è quella di
utilizzare i crediti derivanti dalla
procedura dell’assistenza fiscale
(quadro I del modello 730).
Per il resto, la disciplina base dei
tributi locali non contempla alcuna facoltà di compensazione, né
orizzontale né verticale. Quindi,
in linea di principio, non è prevista
la possibilità, ad esempio, di estinguere debiti Tasi con crediti riferiti alla stessa imposta ma a un’altra
annualità.
I Comuni hanno tuttavia il potere di disciplinare in regolamento la compensazione, sia orizzontale, sia verticale. In tal caso, il contribuente dovrà attenersi alle prescrizioni regolamentari. Se
invece non sono state adottate delibere sulle compensazioni, resta
salvo il diritto al rimborso: l’istanza va presentata entro cinque anni
dal versamento.
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I punti chiave
LA COMPENSAZIONE CON TRIBUTI ERARIALI

8 Poiché l’Imu e la Tasi si pagano con il modello F24, i

tributi possono essere compensati secondo le regole
ordinarie di questa procedura di versamento. Così,
pertanto, se il modello F24 chiude con un saldo a zero per
effetto della compensazione, bisognerà trasmetterlo
tramite Entratel, Fiscoonline oppure avvalendosi di un
intermediario abilitato (ma non con il modello cartaceo)
8 Non è possibile compensare tramite il bollettino di conto
corrente postale ministeriale
8 Possono essere compensati con l’Imu e la Tasi tutti i
crediti per tributi erariali ma non quelli per tributi locali
LA COMPENSAZIONE ORIZZONTALE O VERTICALE

8 La disciplina dei tributi locali non prevede la possibilità di
eseguire compensazioni nell’ambito dello stesso tributo
o con altri tributi locali. I Comuni hanno però il potere di
adottare un regolamento che ammetta questa facoltà
8 Occorre quindi che i contribuenti controllino se i singoli
Comuni hanno approvato un regolamento ad hoc e, in
caso positivo, dovranno attenersi alle indicazioni della
delibera locale
8 In mancanza di delibera, resta sempre il diritto di
presentare una istanza di rimborso, entro cinque anni dal
pagamento
LA CORREZIONE DEI CODICI TRIBUTO

8 Se il contribuente ha indicato un codice tributo errato, è

sufficiente che presenti una istanza di correzione al
Comune, evidenziando i dati del versamento, il codice
utilizzato e il codice che invece avrebbe dovuto essere
correttamente riportato
8 Se l’errata indicazione ha riguardato quote di tributo
spettanti allo Stato (ad esempio la quota statale dell’Imu
sui fabbricati D), l’istanza va sempre presentata solo al
Comune. Tuttavia, se all’esito di questa istanza emerge
8 un credito verso lo Stato, il rimborso sarà eseguito da
quest’ultimo e non dal Comune
LA CORREZIONE DEI CODICI COMUNE

8 Si può rimediare anche all’errore commesso

nell’individuare il Comune destinatario del pagamento
il contribuente potrà presentare una comunicazione a
entrambi i Comuni interessati, evidenziando i dati del
pagamento e gli estremi catastali dell’immobile
8 I Comuni provvederanno successivamente a effettuare
tra loro le regolazioni contabili conseguenti, senza
nulla pretendere dal contribuente. Questa modalità
come pure quella relativa alla correzione dei codici
tributo, si applica alla totalità dei tributi locali

Come rimediare. Le imprecisioni nella compilazione

Istanza al Comune
se il codice è errato
pUna forma indiretta di com-

pensazione è quella che consente di correggere gli errori
commessi nell’indicazione dei
codici tributo o nella individuazione del Comune competente.
Secondo l’interpretazione originaria della Corte di cassazione (sentenza 14291/2003), anche
il pagamento eseguito in favore
di un Comune sbagliato sarebbe
dovuto rientrare in una ipotesi
ordinaria di pagamento indebito. La conseguenza era che, da
un lato, il contribuente avrebbe
dovuto chiedere il rimborso
dell’importo non dovuto, entro i
termini decadenziali di legge
(oggi, cinque anni); dall’altro,
avrebbe dovuto pagare in ritardo la somma spettante al Comune competente, con le sanzioni.
La situazione è cambiata con
la disciplina dell’articolo 1, commi 722 e seguenti della legge
147/2013. Si tratta di disposizioni applicabili alla generalità dei
tributi locali.
In caso di pagamento a un Comune errato, dunque, il contribuente si limita a presentare
un’istanza a entrambi i Comuni
interessati, contenente i dati del
versamento e gli identificativi
catastali degli immobili interessati. Il Comune che ha ricevuto
il pagamento indebito dovrà
provvedere a riversare le somme incassate al Comune effettivamente creditore.
Potrebbe inoltre verificarsi
l’indicazione di un errato codice tributo. La competenza a gestire la correzione è solo del Comune, al quale va presentata
una istanza esplicativa dell’errore commesso. Sarà quindi
l’ente locale a prendere atto della esatta imputazione delle
somme versate, senza che il
contribuente possa subire alcuna conseguenza negativa.
Un’altra fattispecie può ri-

guardare l’Imu dovuta sui fabbricati di categoria catastale D.
Per questi immobili, spetta allo
Stato una quota di Imu pari allo
0,76% dell’imponibile. I Comuni possono elevare l’aliquota
dell’imposta sino all’1,06%, per
acquisire tutta l’imposta eccedente la misura base.
Per ciascuna quota d’imposta
va utilizzato un codice tributo
specifico. Se il contribuente ha
sbagliato l’indicazione del codice, la correzione sarà sempre
gestita dal Comune, con tre possibili scenari:

IL PERCORSO

In caso di versamento
a un municipio diverso
da quello dell’immobile
la domanda di rettifica
va alle due amministrazioni
e se, in esito alla compensazione tra i diversi codici utilizzati, non emergono crediti del
contribuente, la procedura si
ferma qui;
r se emergono crediti per importi versati in più al Comune,
quest’ultimo provvede al rimborso;
tse emerngono somme pagate
in eccesso a titolo di quota statale, che superano l’importo dell’Imu comunale, si pone un problema ancora irrisolto. In questa ipotesi, la normativa prevede che il Comune trasmetta il
fascicolo al ministero dell’Economia che, dopo i controlli del
caso, dispone il rimborso. Al
momento, però, non è stato ancora pubblicato il decreto che
deve stabilire le modalità applicative di questa procedura. Il risultato è che i rimborsi sono in
grave ritardo.
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LE INIZIATIVE

I vent’anni del «Tuir»
MERCOLEDÌ 24 GIUGNO A MILANO

Le novità fiscali e l’attuazione della delega
nel convegno dell’Esperto risponde
«Le novità fiscali e l’attuazione
della delega» è il titolo del convegno dell’Esperto risponde che
si terrà mercoledì 24 giugno alla
sede del Sole 24 Ore, in via Monte Rosa 91 a Milano (Sala Sara
Bianchi, dalle 14.30 alle 18.30).
Il convegno celebra i vent’anni dalla pubblicazione del «Tuir» curato da Primo Ceppellini e
Roberto Lugano, edito dal Sole
24 Ore . Oltre agli autori, inter-

verranno come relatori Annibale Dodero (direttore centrale
Normativa, agenzia delle Entrate) e Raffaele Rizzardi (esperto
del Sole 24 Ore). In apertura, il
saluto del presidente dell’ordine dei Commercialisti di Milano, Alessandro Solidoro.
L’evento dà diritto a 4 crediti formativi. È necessario prenotarsi:
marketing.plusplus24@ilsole24ore.
com

L’AGENDA DEL PARLAMENTO A CURA DI Roberto Turno
Slalom tra gli emendamenti e corsa contro il tempo per la riforma
della pubblica amministrazione e per la “buona scuola”. Le commissioni (Affari costituzionali e Istruzione) di Camera e Senato, sono
chiamate questa settimana ad accelerare i lavori per portare al più
presto i Ddl in aula.
Avanzano intanto altri provvedimenti: il Dl sulla rivalutazione delle
pensioni (Camera, commissioni) e la riforma degli appalti nel format
Ue, che da domani sarà il piatto principale dei lavori dell’assemblea di
palazzo Madama. Poi, però, il testo andrà alla Camera.
 Novità rispetto alla settimana precedente
DECRETI LEGGE
N. atto Scad. Stato dell’iter
All’esame dell’assemblea
Sostegno all’agricoltura C 3104 5-lug
della Camera
 All’esame della comm.
Rivalutazione pensioni
C
3134
20-lug
e ammortizzatori sociali
Lavoro della Camera
Misure urgenti per gli
Approvato dal Consiglio
enti locali e territoriali
dei ministri dell’11 giugno
DISEGNI DI LEGGE
Provvedimento
N. atto
Stato dell’iter
Riforma Senato, titolo
Approvato
da Camera. Assegnato
S 1429 in terza lettura
V, abolizione di
alla comm. Affari
B
Province e Cnel
cost. Senato (pres. da 441 giorni)
Delega per riforma
Approvato da Senato. All’esame
della Pa - coll. manovra C 3098 della comm. Affari cost. Camera,
2015 (Carbone, Pd)
sede ref. (433 giorni)
Misure sanitarie
All’esame comm. Igiene e sanità
omnibus - Ddl Lorenzin S 1324
Senato, sede ref. (479 giorni)
(De Biase, Pd)
Green Economy - coll.
Approvato dalla Camera.
alla legge di Stabilità
S 1676 All’esame comm. Ambiente
2015 (Vaccari, Pd)
Senato, sede ref. (488 giorni)
Semplificazioni e
Approvato
dal Senato. All’esame
competitività settore
C
3119
della
comm.
Agricoltura Camera
agricolo-coll. manovra
in sede referente (484 giorni)
2015 (Formigoni, Ncd)
Delega Governo per
riforma proc. civile comm. Giustizia
C 2953 All’esame
coll. manovra 2015
Camera, sede ref. (95 giorni)
(Ferranti, Pd)
All’esame della commissione
Riforma della Rai (Buemi,
S 1880 Lavori pubblici e comunicazioni
Aut, Ranucci, Pd)
del Senato ( 56 giorni)
Riforma istruzione Approvato
dalla Camera .
coll. alla manovra 2015
S 1934 All’esame della comm. Istruzione
(Esposito, Pd del Senato (80 giorni)
Pagnoncelli, Fi)
Legge annuale sulla
All’esame comm. riunite
concorrenza (Fregolent, C 3012 Finanze e Attività produttive
Pd, e Martella, Pd)
Camera , sede ref. (76 giorni)
Provvedimento

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26 Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

FISCO E SENTENZE

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Reati tributari. Per la Ctr Veneto il giudice di merito deve verificare l’esistenza dei presupposti minimi per la denuncia penale

Più paletti al raddoppio dei termini

Non basta che l’ufficio abbia il sospetto di un’attività illecita, servono gli elementi del reato
Rosanna Acierno



illegittimo l’utilizzo del
raddoppio dei termini di accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria laddove
non sia in grado di produrre prove che possano consentire al
giudice tributario di verificare la
sussistenza del reato e dei presupposti dell’obbligo di denuncia penale. Qualora, infatti, a seguito di un accertamento oltre i
termini ordinari, il contribuente
impugni il relativo atto impositivo eccependo la decadenza del
potere di accertamento, il giudice tributario adito è chiamato ad
esaminare le prove addotte dall’ufficio e a verificare se lo stesso
abbia agito con imparzialità o
abbia, invece, fatto un uso pretestuoso e strumentale delle disposizioni sul raddoppio dei termini al fine di fruire ingiustificatamente di un termine di accertamento più ampio. Sono queste

le principali conclusioni cui è
giunta la Ctr Veneto, sezione di
Mestre, con la sentenza
877/19/15 depositata il 19 maggio
2015 scorso (presidente Trentanovi, relatore Cerutti).
La pronuncia trae origine dall’accoglimento di un ricorso da
parte della Ctp di Padova e conseguente annullamento di due
atti di accertamento per il 2003 e
2004 impugnati da una Srl per
decadenza del potere di rettifica
e utilizzo pretestuoso del raddoppio dei termini.
Nel confermare la sentenza di
primo grado e respingere l’appello dell’ufficio, la Ctr Veneto
ha precisato che non risultano
provati dall’ufficio i presupposti
dell’obbligo di denuncia penale
né è stato reso possibile il loro
controllo. Infatti, non sono stati
resi noti né il reato ipotizzato e
denunciato, né il nome del presunto autore; inoltre, non sono

state prodotte né la copia della
notizia di reato (articolo 331 del
Codice di procedura penale) né
il decreto di archiviazione. L’utilizzo del raddoppio dei termini
da parte dell’ufficio risulta dunque illegittimo.
In tal senso, tra l’altro, lo stesso collegio regionale si era già
espresso con la sentenza
561/30/15. Infine, tenuto conto
dell’ingente valore degli accertamenti (in tutto circa 13 milioni
di euro), i giudici veneti hanno
ritenuto opportuno informare,
per le proprie competenze, la sede generale dell’agenzia delle
Entrate, il ministro dell’Economia e delle finanze e la Corte regionale dei conti di Venezia, inviando loro una copia della sentenza «al fine di evitare la reiterazione di situazioni analoghe».
Le pronunce dei giudici veneti sembrano pienamente conformarsi a quanto sancito dalla Cor-

te suprema con la recentissima
sentenza 9974 del 15 maggio 2015.
Con questa pronuncia, infatti,
per la prima volta i giudici di
Piazza Cavour hanno avuto modo di precisare che, anche se l’archiviazione penale non fa venir
meno il raddoppio dei termini di
decadenza, il giudice tributario
deve impedire che il raddoppio
sia utilizzato in maniera distorta
dall’amministrazione finanziaria mediante l’invio al pubblico
ministero di notizie di reato manifestamente infondate al solo
fine di beneficiare del più ampio
termine. In questo contesto il
giudice di merito deve negare
l’applicazione del termine allungato in ipotesi di denuncia palesemente pretestuose, se non addirittura calunniose, rivelatrici
di un uso distorto dell’istituto.
In sostanza, l’obbligo di denuncia penale da parte del fisco
scatta quando i verificatori siano

c

LA PAROLA
CHIAVE
Raddoppio
dei termini

7L’amministrazione finanziaria può
estendere l’accertamento fino al 31
dicembre dell'ottavo anno
successivo (o del decimo nel caso di
omessa dichiarazione) in caso di
violazioni di norme penali tributarie
che comportano l’obbligo di
denuncia al Pm (articolo 331 cpp). La
bozza di Dlgs sulla “certezza del
diritto” prevede il raddoppio operi
solo se la denuncia penale sia inviata
o trasmessa entro il termine
ordinario (il 31 dicembre del quarto
anno successivo a quello di
dichiarazione o del quinto anno in
caso di omessa dichiarazione).

in grado di individuare con sicurezza gli elementi del reato da
denunciare (escluse le cause di
estinzione e di non punibilità,
che possono essere valutate solo
dall’autorità giudiziaria), non
essendo sufficiente il generico
sospetto di una eventuale attività illecita. Il giudice di merito, infatti, in virtù di quanto sancito
dalla Corte costituzionale nella
sentenza 247/2011, è chiamato a
vigilare sull’osservanza degli
elementi minimi richiesti dall’articolo 331 del Codice di procedura penale per l’insorgere dell’obbligo di denuncia, al fine di
impedire che il raddoppio dei
termini sia utilizzato in maniera
distorta dal fisco.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le sentenze commentate in pagina
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Società di comodo. La vicinanza alle piste da sci e l’assenza di perdite rendono impossibile l’esclusione dal regime delle società non operative

Ingiustificato lo sconto sul canone all’albergo in crisi
Luca Benigni
Ferruccio Bogetti

pVanno

sempre provate le
cause di esclusione per vincere i
livelli minimi di ricavi e di reddito
presunti previsti dalla normativa
per le società di comodo. Il contribuente deve replicare con argomentazioni logiche all’antieconomicità della gestione contestata dall’amministrazione. Inoltre, è tenuto a provare l’esistenza
di quelle situazioni oggettive che
caratterizzano la presunta condotta elusiva. Sono queste le conclusioni della Ct di secondo grado di Trento 28/1/15 (presidente

Pascucci, relatore Piccialli).
Una Sas possiede un immobile
adibito ad attività alberghiera e
presenta per gli anni 2006 e 2007
istanza di interpello per la disapplicazione della norma sulla tassazione delle società non operative. La contribuente è proprietaria di un albergo con tre stelle e
68 posti letto, il quale è stato gestito direttamente sino al 1994 e
poi locato ad altra società inizialmente per 150milioni di lire annui, importo poi ridotto in occasione del rinnovo contrattuale
del 2002 a causa delle difficoltà
del settore turistico all’equiva-

lente di 130milioni di lire.
Per l’amministrazione, però, le
caratteristiche e le dotazioni della struttura alberghiera non giustificano la riduzione del canone
di locazione, e quindi sono assenti cause di esclusione così da non
dover dichiarare gli ammontari
minimi di ricavi e di reddito previsti per le società non operative.
Al rigetto dell’istanza di disapplicazione seguono gli accertamenti e i ricorsi della società contribuente, con tre motivazioni:
e il ricavo minimale è fuori mercato in quanto sottintende un ricavo unitario di almeno 2mila eu-

ro annui per ciascun posto letto,
difficile da conseguire per un albergo che non è vicino agli impianti di risalita;
r il contratto di locazione non è
modificabile e pertanto non si
può conseguire il reddito minimo determinato con i coefficienti delle società di comodo;
t negli anni 2001 e 2003 sono stati sostenuti elevati costi di manutenzione straordinaria per oltre 400mila euro per lavori di
adeguamento della struttura alberghiera, effettuati al fine di
mantenere uno standard qualitativo adeguato e non per au-

mentare il canone di locazione al
conduttore.
L’amministrazione resiste al
ricorso: secondo l’ufficio il blocco del canone di locazione rappresenta un fatto anomalo rispetto all’andamento del settore
turistico, mentre l’investimento
di 400mila euro per costi di ammodernamento è sintomatico
del progressivo aumento del volume di affari. Questa tesi è fatta
propria dal giudice di primo grado che rigetta l’impugnazione
costringendo il contribuente ad
appellare la decisione.
La società, però, risulta ancora

soccombente nel giudizio di secondo grado per tre motivi di fatto e due di diritto:
1 l’albergo si colloca in una zona
ad alto tasso turistico;
1 le piste da sci risultano comunque raggiungibili con servizi navetta;
1 l’affittuario non ha mai dichiarato perdite;
1 la contribuente non ha contestato neppure attraverso argomentazioni logiche l’erroneità
delle contestazioni dell’ufficio
circa l’antieconomicità della
gestione;
1 la società non ha neppure dimostrato l’esistenza di «oggettive situazioni» in grado di superare la presunzione della norma.
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Dogane. La base imponibile di dazi e Iva

Royalties tassabili
solo se il licenziante
controlla il fornitore
Sara Mecca

pIl valore delle royalties può

essere incluso nella base imponibile dei tributi doganali solo se
il soggetto licenziante ha un potere di controllo e un collegamento con le ditte fornitrici, costituendo dunque il pagamento
delle stesse una condizione di
vendita. Viceversa, vi sarebbe
una duplicazione del prelievo
Iva. Ad affermarlo è la Ctp di La
Spezia, con la sentenza 613/2/15
depositata il 29 maggio 2015 (presidente Crotti, relatore Baldini).
Una società riceveva alcuni
avvisi di rettifica dell’accertamento con cui l’agenzia delle
Dogane riliquidava i diritti doganali (dazi e Iva) gravanti su alcuni prodotti importati dalla
stessa. In particolare, l’ufficio riteneva che nella determinazione del valore delle merci in dogana non era stato incluso l’ammontare che la società aveva pagato a titolo di royalties per lo
sfruttamento di alcuni marchi di
fabbrica.
La società ricorreva innanzi
la Ctp sostenendo, tra le altre
cose, che il valore delle merci in
dogana (corrispondente al
prezzo di acquisto) era stato assoggettato a dazi e Iva al momento dell’importazione. Le royalties, invece, venivano pagate
alla società titolare del marchio
a scadenze periodiche, con un
importo percentuale calcolato
sull’ammontare del fatturato
netto. Pertanto, il prezzo pagato
per le royalties non doveva essere incluso nel valore delle
merci dal momento che venivano acquistate dalle ditte fornitrici senza pagamento dei diritti
di sfruttamento.
La Ctp di La Spezia ha accolto
il ricorso della contribuente. Il
collegio ricorda come le Dac (articolo 160 del regolamento CE

Black list. A eccezione di quelli che violano norme o diritti

Utilizzabili i dati indiziari
contenuti nella lista Falciani
Antonio Tomassini

pI dati della lista Falciani sono

utilizzabili nell’accertamento
tributario posto che l’amministrazione finanziaria può avvalersi di qualsiasi elemento con
valore indiziario, con la sola
esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una disposizione di legge o siano stati
acquisiti in violazione di un diritto del contribuente. La Ctp di
Milano
con
sentenza
4399/40/2015 (presidente Golia,
relatore Chiametti) si uniforma
al principio di diritto affermato
dalla Corte di cassazione con le
ordinanze 8605 e 8606 del 2015.
Il contenzioso, così come
quello risolto dalla Cassazione,
riguardava un contribuente indicato nell’elenco sottratto illegalmente dall’ex dipendente
Falciani a una banca svizzera

con i nominativi, tra gli altri, di
quasi 7mila presunti evasori italiani. L’elenco veniva sequestrato dalle autorità francesi e successivamente trasmesso alle autorità fiscali italiane ai sensi della direttiva 77/799/Cee. La
Cassazione doveva pronunciarsi a fronte di un orientamento di
merito ondivago. In seno alle
Commissioni tributarie, infatti,
si è era fatta avanti anche una tesi
favorevole al contribuente che
si basava sull’illegittimità dell’acquisizione documentale in
quanto le informazioni provenivano da reati (tra cui l’appropriazione indebita di dati, perpetrati da Falciani, reati peraltro
accertati definitivamente dalla
Corte di Cassazione francese).
Ebbene secondo la nostra Suprema Corte, e ora anche secondo la Ctp in commento che

espressamente la cita, l’origine
criminosa dell’acquisizione documentale sarebbe irrilevante ai
fini accertativi italiani atteso
che le autorità italiane potrebbero utilizzare documenti
ovunque acquisiti, con l’unico limite dei casi in cui l’inutilizzabilità discenda da una disposizione di legge o da una violazione di
un diritto del contribuente.
Peraltro, i giudici danno sostanzialmente il via libera a una
modalità accertativa meramente fondata su di un indizio. Il rigoroso orientamento adottato
spinge ancor di più i contribuenti verso la voluntary disclosure
(visto che si vorrà evitare di incappare in altre “liste”).
Inoltre la Ctp si pronuncia su
un ulteriore aspetto tutt’altro
che pacifico. L’accertamento,
infatti, era stato emanato per i

Procedura. Sanzione illegittima in caso di condotta elusiva

Non è tardivo il versamento
derivante da atti riqualificati
Giovanbattista Tona

pDisco rosso alle sanzioni tar-

dive. Con la sentenza 4085/1/2015
del 28 aprile 2015 (presidente e relatore Roggero) la Ctp di Milano
annulla un avviso di liquidazione
che aveva applicato al contribuente una sanzione pecuniaria
per tardivo versamento dell’imposta, a distanza di oltre sei anni
dall’atto per il quale il tributo doveva essere versato.
Nel 2007 una Spa aveva costituito una Srl e ne aveva sottoscritto l’intero capitale sociale con il
conferimento di un ramo di
azienda. Nello stesso periodo era
sorta una seconda Srl, a cui dopo
pochi giorni la Spa aveva ceduto
tutte le proprie quote nella prima
Srl. Passata qualche settimana, la
Spa aveva preso in affitto dalla seconda Srl il ramo di azienda inizialmente ceduto per la sottoscri-

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zione del capitale sociale della
prima Srl. Trascorsi otto mesi, la
prima Srl era poi stata incorporata nella seconda.
L’Agenzia aveva considerato
elusiva l’operazione e l’aveva qualificata come cessione di ramo di
azienda, applicando l’imposta di
registroproporzionalesugliattidi
conferimento e di affitto.
L’avviso di liquidazione conseguente era stato impugnato dalla
Spa, soccombente in grado di appello. L’ufficio, mentre era pendente il giudizio di cassazione,
sullabasedellasentenzaaluifavorevole, immediatamente esecutiva, aveva emesso altro avviso di liquidazione con il quale richiedeva il pagamento delle imposte di
registro, ipotecaria e catastale, degli interessi e anche di una sanzione pecuniaria per il tardivo versamento dell’imposta di registro.

A questo punto la Spa, in attesa
che la Cassazione decidesse il suo
ricorso, aveva impugnato tempestivamente il nuovo avviso di liquidazione con riguardo alle sole
sanzioni.
Con la sua decisione, la Ctp milanese ha affermato innanzitutto
il principio per il quale le condotte
elusive giustificano il recupero
delle imposte ma non le sanzioni,
che potranno essere irrogate solo
se vi è una norma specifica che le
preveda.
Inoltre, secondo i giudici tributari, il richiamo al tardivo versamento è del tutto improprio nell’ipotesi dell’elusione visto che
l’obbligo di versamento è conseguente alla riqualificazione degli
atti dopo la ricostruzione operata
dall’ufficio e non può dirsi che esso sussistesse al momento in cui
l’atto diversamente qualificato

2454/1993) prevedono che qualora l’acquirente paghi un corrispettivo o un diritto di licenza a
un terzo, le condizioni previste
dall’articolo 157, paragrafo 2 si
considerano soddisfatte solo se
il venditore (o una persona a esso legata) chiede all’acquirente
di effettuare tale pagamento. A
sua volta la norma dispone che
quando si determina il valore in
dogana di merci importate si deve aggiungere un corrispettivo o
un diritto di licenza al prezzo effettivamente pagato o pagabile
soltanto se tale pagamento:
1 si riferisce alle merci oggetto
della valutazione;
1 costituisce una condizione di
vendita delle merci in causa.
In sostanza, dunque, le royalties vengono aggiunte al prezzo
di acquisto – e possono essere
comprese nel valore imponibile
delle merce - solo se ciò costituisce una condizione di vendita; il
che presuppone un rapporto di
collegamento tra ditte fornitrici
e società licenziante titolare del
marchio.
Nel caso di specie la società titolare del diritto di licenza si limita a effettuare un generico
controllo di qualità della merce,
non avendo alcun collegamento
diretto con la fornitrice. Inoltre,
l’inclusione delle royalties nella
base imponibile porterebbe a
una duplicazione del prelievo
Iva, dal momento che le stesse
sono state regolarmente fatturate dalla società che le ha ricevute. Pertanto, poiché le royalties
sono state pagate a un soggetto
terzo che non ha alcun controllo
né collegamento con le ditte fornitrici, e poiché tale pagamento
non costituisce condizione di
vendita, l’importo non doveva
essere assoggettato all’imposizione doganale.
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maggiori redditi connessi agli
attivi black list in applicazione
della presunzione di evasione di
imposta contenuta nell’articolo
12, comma 2, del Dl 78/2009 ancorché il recupero a tassazione
riguardasse periodi di imposta
antecedenti all’entrata in vigore
della norma.
In particolare la disposizione
prevede che le attività detenute
in paradisi fiscali in violazione
degli obblighi di monitoraggio
fiscale si presumono costituite,
salvo prova contraria, con redditi sottratti a tassazione in Italia. Ebbene la Ctp ha ritenuto
questa norma di carattere procedimentale e, come tale, applicabile anche retroattivamente.
In realtà, su questo aspetto
non risultano pronunce del giudice di legittimità e potrebbe ritenersi, visto il chiaro impatto
sul rapporto di imposta, che abbia invece natura sostanziale o
parasostanziale con conseguente impossibilità di una sua applicazione retroattiva (si vedano,
tra le altre, le sentenze Ctr Lombardia 3878/XX/2014 e Ctp Lucca 103/IV/2012).
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era stato registrato.
Infine, annota la Ctp lombarda,
l’operazione elusiva era stata perfezionata con un atto registrato a
gennaio del 2008, mentre l’avviso
di liquidazione con le conseguenti sanzioni era stato notificato al
contribuente ad agosto del 2014.
Anche in questo caso troverebbe applicazione l’articolo 76
comma 2 del Dpr 131/1986 che fissa in tre anni il termine di decadenza per l’irrogazione della
sanzione. Nel precedente avviso
di liquidazione (quello che accertata l’operazione elusiva e
rettifica l’importo dell’imposta
dovuta, intimandone il pagamento), nulla era stato indicato
con riguardo alle sanzioni che si
intendevano applicare; pertanto
non poteva valere come atto interruttivo del termine.
LaCtpmilanese,infine,osserva
che tra il 2008 e il 2013 l’ufficio doveva comunque considerarsi incorsoindecadenza,seanchesivolesse ritenere applicabile il termine quinquennale previsto per sopratasse e pene pecuniarie
dall’articolo 76 comma 4 del Dpr
131/1986.
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Norme e tributi 27

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

FISCO

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Reddito d’impresa L’applicazione in dichiarazione dei redditi delle novità del 2014

Leasing «breve» in Unico:
deduzione in sei mosse
Per rispettare
le regole fiscali
vanno corretti
i dati del bilancio
PAGINA A CURA DI

Matteo Balzanelli
Giorgio Gavelli

pLeasing

con deducibilità
fiscale abbreviata e vantaggiosa rispetto all’acquisto, ma la
compilazione di Unico impone la massima attenzione, poiché molte sono le variabili in
gioco e ogni errore potrebbe
riflettersi su più dichiarazioni.
È questa, in sintesi, la situazione tipica di molte imprese italiane, alle prese con il calcolo
delle imposte e la compilazione delle dichiarazioni Irpef,
Ires e Irap.
La ripresa degli investimenti, lenta ma evidente, sta premiando il ricorso alla locazione finanziaria, con un incremento significativo dei contratti (si vedano i dati del
Rapporto Assilea 2014 pubblicati su Il Sole 24 Ore del 21 aprile scorso) in parte legato a
provvedimenti ben conosciuti
dalle imprese, quali la Sabatinibis (articolo 2, Dl 69/2013) e il
bonus investimenti Guidi-Padoan (articolo 18, Dl 91/2014),
entrambi ancora fruibili.
Il coordinamento tra rilevazione contabile e deduzione fiscale è, tuttavia, piuttosto complicato e in sede dichiarativa
occorre correggere a più riprese il dato proveniente dal bilancio. Vediamo di seguito le regole principali per non commettere errori.

La nota integrativa

L’applicazione dei principi
contabili nazionali impone la
contabilizzazione del leasing
con il “metodo patrimoniale”,
cioè assimilando l’operazione a
una sorta di noleggio con opzione per il riscatto.
La prima accortezza è, quindi, quella di inserire in nota integrativa (ai sensi del punto 22
dell’articolo 2427 del Codici civile) un prospetto riportante
varie informazioni, tra cui il valore attuale delle rate di canone
non scadute e l’onere finanziario effettivo riferibile all’esercizio (principio Oic 12, appendice D).

Il canone

In secondo luogo occorre considerare separatamente, nell’ambito del canone iscritto a bilancio, la quota interessi da quella
“capitale”, poiché ciascuna segue regole differenti (si veda
l’altro articolo in pagina).
La suddivisione può avvenire in modo forfettario (applicando la formula di cui all’articolo 1 del Dm del 24 aprile 1998)
oppure individuando contrattualmente l’ammontare effettivo di competenza; ciò che
conta, al riguardo, è rispettare
la coerenza nei diversi periodi
d’imposta, senza cambiare metodo in corsa.

La decorrenza

Altra regola da ricordare sempre è che, salvo deroghe esplicite, le disposizioni in essere alla
data di stipula del contratto vanno applicate lungo tutta la durata della locazione finanziaria,
anche se nel frattempo vengono
modificate. Il grafico in pagina
mostra le modifiche intervenu-

te negli ultimi anni: contratti
analoghi, ma stipulati in periodi
differenti, manterranno nel
tempo una differente deducibilità a livello fiscale.

La durata

Per i contratti stipulati a decorrere dal 29 aprile 2012 la deducibilità fiscale è sganciata dalla durata contrattuale, nel senso che
il legislatore tributario ha fissato
una regola di ripartizione temporale minima del costo complessivo.
La conseguenza è che contratti di durata inferiore a quella
ammessa comportano una ridefinizione del canone in dichiarazione. Come descritto dalla circolare 17/E/2013, in questi casi
occorre apportare una variazio-

FOCUS

La novazione
cambia le regole
Particolare attenzione va rivolta
alle modifiche oggettive o
soggettive intervenute al
contratto di locazione finanziaria.
Se sono tali da comportare una
“novazione” dei patti (articolo
1230 del Codice civile) scatta una
nuova decorrenza della disciplina
fiscale applicabile (parere Assilea
11/2010, Cassazione 5665/2010 e
13294/2005). Caso tipico è quello
della ristrutturazione edilizia
dell’immobile oggetto del
contratto, che costituisce un
intervento significativo al punto
da mutare «le regole del gioco».

ne in aumento fino al momento
del riscatto, per poi procedere a
una variazione in diminuzione
sino al termine della durata minima indicata dall’articolo 102
del Tuir, che prosegue anche in
caso di cessione del bene o di
mancato riscatto.

Il «terzo binario» Irap

Per i soggetti che determinano
l’Irap con il metodo “del bilancio” (articolo 5 del Dlgs 446/97),
la deducibilità ai fini del tributo
regionale segue regole differenti rispetto a quelle applicabili alle imposte dirette.
Il principio di “derivazione”
dal conto economico sostituisce la durata minima (descritta
in precedenza) e ciò si riflette
anche ai fini della estrapolazione degli interessi impliciti, che
nell’Irap sono integralmente indeducibili.

Tre categorie di beni

Le regole di deducibilità variano a seconda della tipologia di
beni oggetto del contratto, che
possono essere distinti in tre categorie: beni immobili, mobili e
veicoli. Dal 2014 il legislatore ha
accorciato la durata minima, favorendo il ricorso a questa forma di investimento tanto per gli
immobili (attualmente la ripartizione avviene in un periodo
non inferiore a 12 anni), quanto
per i mobili (almeno metà del
periodo di ammortamento).
Resta la penalizzazione per le
auto non strettamente strumentali e non assegnate in benefit ai
dipendenti, per le quali la deducibilità fiscale avviene in un periodo minimo pari a quello dell’ammortamento ordinario (generalmente quattro anni).
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Metodo di calcolo

La disciplina

Interessi
impliciti,
due binari
per la durata

La deduzione dei canoni di leasing per le imprese non Ias adopter. Non vengono considerate le regole
specifiche sugli interessi impliciti, ai quali dal 2008 si applica l’articolo 96 del Tuir per i soggetti Ires. Ai fini
Irap la quota interessi è sempre indeducibile

BENI MOBILI

BENI IMMOBILI

AUTO (*)

Contratti precedenti
al 1° gennaio 2008
La deduzione è correlata
alla durata minima
contrattuale, a sua volta
pari alla metà del periodo di
ammortamento ordinario

Contratti precedenti
al 3 dicembre 2005
Deduzione correlata alla
durata minima contrattuale
pari a 8 anni

Contratti precedenti
al 12 agosto 2006
Deduzione correlata alla
durata minima contrattuale
pari alla metà del periodo di
ammortamento ordinario

Contratti stipulati
dal 3 dicembre 2005
al 31 dicembre 2007
Correlata alla durata minima
contrattuale pari alla metà del
periodo di ammortamento
ordinario, con un min di 8
anni e un max di 15 (con
scorporo dell’area a partire
dal 2006)

Contratti stipulati
dal 1° gennaio 2008
e fino al 28 aprile 2012
Deduzione correlata alla
durata minima contrattuale,
pari ai 2/3 del periodo di
ammortamento ordinario
Contratti stipulati
dal 29 aprile 2012
fino al 31 dicembre 2013
Deduzione ammessa per un
periodo non inferiore ai 2/3
del periodo di
ammortamento ordinario
(con durata contrattuale
libera)

Contratti stipulati
dal 12 agosto2006
fino al 28 aprile 2012
Correlata alla durata minima
contrattuale pari a quella del
periodo di ammortamento
ordinario
Contratti stipulati
dal 29 aprile 2012
Non inferiore al periodo
di ammortamento ordinario
(durata contrattuale libera)

Contratti stipulati
dal 1° gennaio 2008 e fino
al 28 aprile 2012
Correlata alla durata minima
contrattuale pari ai 2/3 del
periodo di ammortamento
ordinario ma con un min di 11
ed un max di 18 anni (con
scorporo area)

Contratti stipulati
dal 1° gennaio 2014
Deduzione ammessa per un
periodo non inferiore alla
metà del periodo di
ammortamento ordinario
(con durata contrattuale
libera)

pPer

Nota: (*) auto non strettamente
strumentali e non assegnate ai
dipendenti (articolo 164, comma 1,
lettera b del Tuir). Per gli altri
veicoli si applicano le regole
previste per i beni mobili, con le
limitazioni di cui all’articolo 164,
comma 1, lettera b-bis), del Tuir per
i veicoli assegnati ai dipendenti. La
deducibilità è attualmente
ammessa nella misura del 20%
elevata all’80% per i veicoli
utilizzati da agenti, rappresentanti
e promotori finanziari. Non si tiene
conto dell’ammontare dei canoni
proporzionalmente corrispondente
al costo dei veicoli che eccede il
limite del costo di acquisizione di
18.075,99 euro, che sale a
25.822,84 euro per agenti e
rappresentanti

Contratti stipulati dal 29
aprile 2012 fino al 31
dicembre 2013
Ammessa per un periodo non
inferiore ai 2/3 del periodo di
ammortamento ordinario ma
con un min di 11 e un max di 18
anni e con scorporo dell’area
(durata contrattuale libera)
Contratti stipulati
dal 1° gennaio 2014
Ammessa per un periodo non
inferiore a 12 anni e con
scorporo dell’area (dur

Gli esempi
UNICO SC 2015
01 LA SITUAZIONE
Alfa Srl ha stipulato nel 2014 un leasing finanziario per l’acquisto di un macchinario:
8 la durata del leasing è di 4 anni, a fronte di un periodo di ammortamento di 10 anni;
8 il costo sostenuto dal concedente ammonta a 1.100.000 euro, mentre il riscatto è fissato a 100.000
euro;
8 gli interessi, complessivamente, ammontano a 200.000 euro
02 I CONTEGGI
Posto che la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore alla metà del periodo di ammortamento
ordinario si avrà che la deduzione avverrà in 5 anni (metà del periodo di ammortamento) mentre il
contratto ne durerà solamente 4. I canoni non dedotti alla scadenza contrattuale troveranno
riconoscimento fiscale mediante variazioni in diminuzione, pari all’importo annuale del canone
fiscalmente deducibile, da apportare fino al completo riassorbimento dei valori fiscali sospesi. Trattandosi
di variazioni temporanee l’organo amministrativo dovrebbe valutare l’eventuale stanziamento di imposte
anticipate in corso di contratto. Di seguito la situazione.
Nella sezione «Bilancio e Irap» il canone (comprensivo della quota di maxicanone di competenza) è stato
spalmato tenendo conto della durata contrattuale, mentre nella sezione «Ires», il canone è stato
“rispalmato” sul periodo di deducibilità (5 anni). In entrambi i casi la quota interessi è stata determinata
secondo la formula di cui all’articolo 1 del DM 24 aprile 1998.
BILANCIO E IRAP

IRES

VARIAZIONI

Anno
2014

Canone
300.000

Quota
Quota
Quota
Quota
capitale
interessi
In
In
capitale interessi (*) Canone deducibile deducibile (**) aumento diminuzione
250.000
50.000 240.000 200.000
40.000 60.000
-

2015

300.000

250.000

50.000 240.000

200.000

40.000 60.000

-

2016

300.000

250.000

50.000 240.000

200.000

40.000 60.000

-

2017

300.000

250.000

50.000 240.000

200.000

40.000 60.000

-

-

- 240.000

200.000

40.000

2018

-

Totale 1.200.000 1.000.000

200.000 1.200.000 1.000.000

-

240.000

200.000 240.000

240.000

Note: (*) indeducibile ai fini Irap; (**) fatta salva l’applicazione dell’articolo 96 Tuir

03 COMPILAZIONE DEL MODELLO
In Unico SC 2015 bisogna procedere con la ripresa in aumento per 60.000 euro. La ripresa va indicata in
RF31 (altre variazioni in aumento) attraverso il codice 35 .Gli interessi (40.000 euro) devono poi essere
sottoposti al test del Rol di cui all’articolo 96 del Tuir
35

Altre
RF31 variazioni
in aumento

1

2

7

8

13

14

19

20

25

26

31

32

60.000

,00
,00
,00
,00
,00
,00

3

4

9

10

15

16

21

22

27

28

33

34

,00
,00
,00
,00
,00
,00

5

6

11

12

17

18

23

24

29

30

35

36

,00
,00
,00
,00
,00
,00

37

,00

IRAP 2015
01 LA SITUAZIONE
Beta Srl ha stipulato un contratto di locazione finanziaria:
8 la sommatoria di tutti i canoni (inclusi eventuali canoni anticipati) ammonta a 568.906,62 euro;
8 il costo di acquisto sostenuto dalla società di leasing ammonta a 408.400 euro;
8 il riscatto è fissato a 122.520 euro;
8 i giorni di competenza del periodo di imposta 2014 sono 365, mentre il totale dei giorni di durata del
contratto dalla data di decorrenza (1° gennaio 2009) a quella di scadenza dell’opzione di acquisto
(1° gennaio 2027) è 6.574;
8 le indicizzazioni 2014 sono pari a 285,86 euro
02 I CONTEGGI
La regola forfettaria per la determinazione della quota interessi prevede di sottrarre dalla sommatoria di
tutti i canoni il costo del concedente al netto del riscatto, dividere il tutto per il numero dei giorni del
contratto e moltiplicarlo per i giorni del periodo d’imposta.
Interessi forfettari = (568.906,62 - 408.400,00 - 122.520,00) / 6574 x 365 = 15.714,14
Considerando le indicizzazioni gli interessi ammontano a 16.000 euro
03 COMPILAZIONE DEL MODELLO
In Irap 2015 bisogna procedere con la ripresa in aumento per 16.000 euro. La ripresa va indicata in IC44
IC44 Quota degli interessi nei canoni di leasing

16.000 ,00

i soggetti non Ias
adopter è possibile utilizzare
il metodo forfettario per calcolare gli interessi impliciti
su leasing. Bisogna però tenere a mente che si viene a
creare un doppio binario
Ires/Irap in caso di contratto
con durata civilistica diversa
dal periodo di deduzione
ammesso fiscalmente. Infatti, ai fini Ires la quota interessi viene determinata considerando la “durata fiscale”
del contratto, mentre ai fini
Irap quella effettiva.
In presenza di leasing, anche nella compilazione di
Unico 2015 bisognerà porre
particolare attenzione al periodo di stipula del contratto,
al fine di delinearne correttamente la fiscalità. Ad esempio, se è vero che per i leasing
stipulati dal 29 aprile 2012
non vi è più la necessità di rispettare una durata contrattuale minima, bisognerà distinguere ulteriormente
quelli del 2014 dal momento
che è stato accorciato il periodo entro cui è possibile applicare la deduzione.
Pertanto, per i leasing stipulati dal 29 aprile 2012, gli interrogativi che ci si deve porre sono:
1 è possibile applicare il metodo forfettario per la determinazione degli interessi
impliciti?
1 se sì, il conteggio va sviluppato sulla durata contrattuale o quella fiscale?
1 e sul fronte Irap?
Per prima cosa, con la circolare 17/E/2013, è stato chiarito che i soggetti che non redigono il bilancio secondo i
principi contabili internazionali possono continuare a
utilizzare il criterio di individuazione forfettaria degli interessi impliciti di cui all’articolo 1 del decreto del 24
aprile 1998.
Di fatto, il metodo forfettario consiste nella ripartizione lineare degli interessi
compresi nel canone. Quest’ultimo, però, è influenzato da una variabile (imponderabile a inizio contratto)
che è rappresentata dalla
fluttuazione dei tassi d’interesse, ovviamente quando
il contratto prevede l’aggancio ai tassi d’interesse
“base”. Pertanto, se da un lato il metodo forfettario consiste nell’applicazione di
una formula matematica,
dall’altro si dovrebbe tenere conto anche delle indicizzazioni avvenute nel periodo d’imposta.
Secondo l’amministrazione finanziaria l’applicazione
del metodo forfettario dovrebbe essere applicato tenendo in considerazione la
“durata fiscale” e non la durata effettiva del contratto.
La quota d’interessi così individuata deve poi essere
sottoposta alla regole dell’articolo 96 del Tuir anche
se, in alcuni casi, si parlerebbe di interessi non effettivamente transitati a conto economico. Questa evenienza
contribuirebbe, pertanto, a
evidenziare l’effetto distorsivo derivante dal metodo
forfettario.
Non va comunque dimenticato che, nelle ipotesi in cui
vi siano delle disposizioni
che recano delle indeducibilità specifiche (si pensi, ad
esempio, al caso delle auto),
queste hanno la priorità sull’articolo 96 (come previsto
dalla circolare 47/E/2008,
paragrafo 5.3). Pertanto, anche gli interessi impliciti
scontano il regime “speciale” di deduzione previsto da
norme ad hoc.
Sul versante Irap, invece, i
nuovi contratti di leasing
non generano alcun particolare effetto sul piano fiscale:
resta ferma l’indeducibilità
della quota interessi del canone di leasing desunta dal
contratto.
Anche in questo caso è
possibile applicare il metodo
forfettario che dovrà tenere
conto, diversamente da
quanto prospettato in relazione alle imposte sui redditi, della durata contrattuale
effettiva.
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28

Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

DIRITTO DELL’ECONOMIA

www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com

Attività di vigilanza. Per le quotate è richiesto che non ci siano state relazioni commerciali e finanziarie nell’anno precedente

Sindaci, la bussola dei compensi
L’indipendenza deve essere valutata alla luce della remunerazione complessiva
Luca Bicocchi
Davide Rossetti

pIl requisito di indipendenza

del collegio sindacale (in tutti i
tipi di società in cui è presente) e
di una parte degli amministratori (per le società quotate) è essenziale per svolgere l’attività
di vigilanza e per garantire la
composizione degli interessi
degli azionisti, sia di maggioranza, sia di minoranza.
Per questo il Dlgs 58/1998
(per le società quotate) e il Codice civile (per le società “chiuse”) individuano rispettivamente all’articolo 148 e all’articolo 2399 presunzioni assolute
di ineleggibilità e di decadenza
ma anche cause relative che devono essere valutate dagli organi quando ci si riferisce «agli ulteriori rapporti patrimoniali o
professionali che possano compromettere l’indipendenza».
Ed è proprio su questi rapporti
che bisogna fare chiarezza partendo dal presupposto (riconosciuto sia dal Codice di autodisciplina del Comitato della corporate governance, sia dalle norme di comportamento del
collegio sindacale del Consiglio
nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili), che
l’indipendenza è un atteggiamento soggettivo da apprezzare caso per caso e tenendo conto
delle diverse funzioni svolte da
amministratori e sindaci.

I rapporti patrimoniali

Nelle società quotate che hanno
aderito al Codice di autodisciplina, tra i requisiti che i sindaci
e gli amministratori indipendenti devono avere per apparire, appunto, indipendenti, ci sono anche quelli di non aver avuto nell’esercizio precedente all’assunzione dell’incarico una
significativa relazione commerciale, finanziaria o professionale con l’emittente o con

una sua controllata, ovvero non
aver ricevuto nei tre esercizi
precedenti all’assunzione dell’incarico, dall’emittente o da
una società controllata o controllante, una significativa remunerazione aggiuntiva (rispetto all’emolumento fisso di
amministratore non esecutivo
e al compenso per la partecipazione ai comitati interni).
Queste ipotesi non sono tassative e vincolanti per il consiglio di amministrazione e per il
collegio sindacale, che, oltre a
valutare i propri requisiti, verifica la corretta applicazione delle procedure da parte degli amministratori, il cui esito è reso
noto al mercato con cadenza annuale nell’ambito della relazione sul governo societario.
Insomma, per il sindaco e per
l’amministratore indipendente, è un tema da valutare attentamente quello di intrattenere o di avere intrattenuto nel recente passato - con l’emittente
(e/o società del gruppo) una relazione che comporta o ha comportato una remunerazione tipologicamente diversa da quella prevista per il mandato di sindaco o di amministratore
indipendente.

La pluralità di incarichi

Questo parallelismo tra sindaco
e amministratore indipendente
pare peraltro in qualche misura
sfumare -in considerazione del
fatto, probabilmente, che il secondo si muove in un organo di
gestione - nel caso in cui le eventuali ulteriori remunerazioni da
parte delle società del gruppo
derivassero da altri incarichi,
con la stessa natura tipologica.
In questo caso, il Codice di autodisciplina precisa nel commento all’articolo 3 che la nomina di un amministratore indipendente della società quotata
in più società del gruppo non

determina la perdita della qualifica di «indipendente», ma occorrerà valutare che da questa
pluralità di incarichi non derivi
una remunerazione complessiva tale da compromettere l’indipendenza.
Evidentemente lo stesso ragionamento non può valere di
per sé solo per il sindaco che all’interno del gruppo svolgesse
solo questa funzione e non anche altri servizi o attività. Anzi,
in linea con quanto previsto dal
Dlgs 39/2010, nell’obiettivo di
una maggiore efficacia dell’attività, si predilige affidare l’incarico di revisione, ossia il controllo contabile, a un’unica società all’interno dei gruppi.
Su questo punto, le stesse
norme di comportamento del
Cndcec, nell’auspicare la presenza di almeno un sindaco della controllante nel collegio sindacale delle controllate, per
rendere più efficace l’attività di
controllo e accrescere la circolazione dell’informazione, confermano questa tesi, anche con
l’applicazione della tabella di
verifica (illustrata nell’infografica) suggerita per valutare l’indipendenza dei sindaci. In sintesi, per il sindaco il rischio di dipendenza finanziaria non appare sic et simpliciter collegabile
alla possibile sussistenza di altri
incarichi di sindaco nell’ambito
dello stesso gruppo ma deve invece essere valutato nelle macro-relazioni tra compensi per
attività di sindaco nell’ambito di
un gruppo, eventuali compensi
per attività diverse da quelle di
sindaco nell’ambito dello stesso
gruppo e compensi complessivi
del professionista.

Come verificare in alcune situazioni-tipo se è garantita l’indipendenza del sindaco

IL CRITERIO DI CALCOLO
Le norme di comportamento del collegio sindacale
del Cndcec suggeriscono l’uso della tabella che
segue per verificare il principio di indipendenza del
sindaco, eseguendo la verifica prevista nella prima

colonna e successivamente, se superata, quella
indicata nella seconda colonna. Se entrambe le
condizioni sono soddisfatte il rischio di dipendenza
finanziaria è escluso

S /(S + C)
Maggiore dei 2/3
Maggiore di 1/2
Irrilevante

Legenda: CT = compensi totali del professionista;
S = compensi del professionista sulla società o sulle società del gruppo per l'attività di sindaco;
C = compensi del professionista sulla società o sul gruppo per attività diversa da quella di sindaco;
(S+C) = compensi totali del professionista sulla società o sul gruppo

Dall’applicazione della tabella, emerge che se il
sindaco svolge solo questa attività, anche nel caso
di assunzione di più incarichi all’interno di un
gruppo, non c’è rischio di dipendenza finanziaria. Il
rischio di dipendenza può sussistere solo se nei
confronti della società, o di società del gruppo, sono

rese prestazioni ulteriori rispetto a quelle sindacali.
In questa ipotesi, l’indipendenza non sarebbe
direttamente compromessa ma dovrebbe indurre il
sindaco a ricercare misure di salvaguardia
riducendo ad esempio il valore dei servizi diversi
dai compensi sindacali

GLI ESEMPI
IL CASO

LA SOLUZIONE

L’amministratore indipendente della società
quotata Alfa, nominato nel 2015, fino all’anno
scorso è stato presidente del Cda della controllata
Beta, che ha rilevanza strategica per la controllante.
La quotata aderisce al Codice di autodisciplina

Il Cda valuta la circostanza sulla base delle
informazioni fornite dall’amministratore e rende
noto l’esito delle proprie valutazioni con un
comunicato diffuso al mercato e successivamente
nella relazione sul governo societario. Il collegio
sindacale verifica la corretta applicazione delle
procedure da parte del consiglio

L’amministratore unico della società Beta,
controllata dalla società Alfa, risulta coniuge di un
componente del collegio sindacale di Alfa

In base al comma 1, lettera b) dell’articolo 2399 del
Codice civile, la circostanza illustrata è causa di
decadenza dell’incarico di sindaco di Alfa

Uno dei componenti del collegio sindacale della
società Alfa, quotata in Borsa, ha anche un rapporto
di consulenza tributaria occasionale con la stessa
società

In base all’articolo 148 del decreto legislativo
58/1998, comma 3, lettera c), il rapporto di
consulenza tributaria con la società è una causa di
decadenza dall’incarico di sindaco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le norme e i documenti citati
www.quotidianofisco.ilsole24ore.com

EDILIZIA E AMBIENTE

DISASTRO AMBIENTALE

MATERIALE RADIOATTIVO

IMPEDIMENTO CONTROLLO

OMESSA BONIFICA

Condotta: compromissione o
deterioramento abusivi,
significativi e misurabili di: acque,
aria, porzioni estese o significative
di suolo o sottosuolo, ecosistemi,
biodiversità (anche agraria), flora e
fauna.
Pene: reclusione da due a sei anni e
multa da 10mila a 100mila euro
Codice penale: articolo 452-bis

Condotta: l’alterazione
irreversibile dell’equilibrio di
un ecosistema; l’alterazione
dell’equilibrio di un ecosistema
la cui eliminazione è
eccessivamente onerosa;l’offesa
alla pubblica incolumità
Pene: reclusione da cinque a
quindici anni
Codice penale: articolo 452-quater

Condotta: cessione, acquisto, ricezione,
trasporto, importazione, esportazione,
detenzione, trasferimento o abbandono
abusivi di materiale ad alta radioattività
Pene: reclusione da due a sei anni e
multa da 10mila a 50mila euro. Pena
aumentata per compromissione delle
matrici ambientali o pericolo per
l’incolumità delle persone
Codice penale: articolo 452-sexies

Condotta: negare l’accesso,
ostacolare, mutare
artificiosamente lo stato dei luoghi,
impedire, intralciare o eludere la
vigilanza e il controllo ambientale e
di sicurezza e igiene del lavoro,
compromettere gli esiti
Pene: reclusione da sei mesi
a tre anni
Codice penale: articolo 452-septies

Condotta: incorre nel reato di
omessa bonifica (già previsto dal
Dlgs 152/2006) chi, obbligato per
legge o dall’autorità pubblica, non
provvede alla bonifica, ripristino o
recupero dello stato dei luoghi
Pene: reclusione da 1 a 4 anni,
multa da 20mila a 80mila euro
Codice penale: articolo 452terdecies

La legge 68/2015. Le pene vanno coordinate con le infrazioni già previste dal decreto a tutela del paesaggio

Ecoreati al test del Codice ambiente

Con le nuove disposizioni detenzione fino a sei anni se si contamina il terreno
l’ambiente sono scattati dal 29
maggio scorso, data di entrata in
vigore della legge 68/2015 che dà
un giro di vite agli inquinatori,
per i quali sono previste pene più
severe. In particolare, il legislatore ha introdotto diverse nuove
fattispecie di reato. Tra queste le
principali sono: l’inquinamento
ambientale, il disastro ambientale, il traffico e abbandono di
materiale ad alta radioattività e
l’impedimento al controllo ed
ha rivisto alcuni reati già disciplinati dal Codice dell’ambiente
(Dlgs 152/2006) quali, ad esempio, l’omessa bonifica.
Il nuovo titolo del Codice penale relativo ai delitti contro
l’ambiente, dunque, da un lato,
integra la disciplina penale, dall’altro, integra altresì il diritto
ambientale sostanziale.
I termini e i casi considerati
dalla legge 68 devono allora essere coordinati con quelli considerati dalla norma ambientale
sostanziale.

di terzi. L’indipendenza del
revisore dall’impresa salvaguarda la sua capacità di formarsi un giudizio senza essere influenzato da condizionamenti che potrebbero comprometterlo. L’indipendenza
rafforza la capacità del revisore di agire con integrità, di essere obiettivo e di mantenere
un atteggiamento di scetticismo professionale.
L’insorgenza di situazioni
idonee a compromettere l’indipendenza del revisore legale, in base al decreto del ministero dell’Economia 261/2012,
costituiscono giusta causa di
revoca, ovvero circostanze
idonee a motivare le dimissioni del revisore prima della scadenza dell’incarico.
A tutela del principio di indipendenza, il corrispettivo
per l’incarico di revisione legale non può essere subordinato ad alcuna condizione, né
può dipendere in alcun modo
dalla prestazione di servizi diversi dalla revisione alla società che conferisce l’incarico, alle sue controllate e controllanti, da parte del revisore legale o
della società di revisione legale o della loro rete. Inoltre, i revisori legali degli enti di interesse pubblico relazionano
per iscritto, ogni anno, il comitato per il controllo interno e la
revisione contabile con riguardo alla propria indipendenza e comunicano gli eventuali servizi non di revisione
forniti all’ente di interesse
pubblico, anche dalla propria
rete di appartenenza e, infine
discutono con lo stesso organo
i rischi per la propria indipendenza e le misure adottate per
limitare tali rischi documentati nelle carte di lavoro.
L. Bic.
D. Ros.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I soggetti. Rischi nei casi di accollo

INQUINAMENTO

p Quattro nuovi reati contro

denza del revisore legale (persona fisica o società) è contenuta principalmente negli articoli 10 e 17 del Dlgs 39/2010. È
necessario evidenziare che la
direttiva
comunitaria
2006/43/Ue, da cui deriva il
Dlgs 39/2010, è stata recentemente modificata dalla direttiva 2014/56/Ue del 16 aprile
2014. Inoltre, nella stessa data è
stato pubblicato il regolamento Ue 537/2014 sui requisiti
specifici relativi alla revisione
legale dei conti degli enti di interesse pubblico definiti dall’articolo 16 del Dlgs 39/2010
(fra i quali società quotate ed
emittenti strumenti finanziari
quotati, o diffusi tra il pubblico
in maniera rilevante, banche e
assicurazioni).
Le modifiche operate alla
disciplina della revisione legale dal legislatore comunitario, da recepire e applicabili
dal 17 giugno 2016, vanno proprio nella direzione di diffondere misure volte a rafforzare
l’indipendenza dei revisori legali e migliorare la valenza informativa della relazione di
revisione.
L’articolo 10 del Dlgs
39/2010 stabilisce che il revisore legale deve essere indipendente dalla società revisionata e non deve essere in alcun modo coinvolto nel suo
processo decisionale. Ciò
vuol dire che non devono sussistere tra il revisore, o la rete
professionale cui lo stesso appartiene, relazioni finanziarie
o di lavoro, dirette o indirette,
dalle quali un terzo informato,
obiettivo e ragionevole trarrebbe la conclusione che l’indipendenza del revisore è
compromessa. La definizione
del Codice Ifac comprende
sia l’indipendenza mentale,
sia l’indipendenza agli occhi

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I nuovi delitti

Federico Vanetti

Stop ad altri servizi
per chi opera già
come revisore
pLe disciplina sull’indipen-

Quando scatta lo stop all’incarico

(S + C) / CT
Maggiore del 15%
Maggiore del 5% e fino al 15%
Inferiore o uguale al 5%

L’esame dei conti. Divieto esteso alla rete del controllore

Si pensi, ad esempio, ai delitti
di inquinamento ambientale e
di disastro ambientale (articoli
452-bis e 452-quater del codice
penale). Il Codice dell’ambiente contiene già una definizione
di «inquinamento» introdotta
dalla disciplina sull’Aia e sulla
tutela delle acque, mentre per le
bonifiche (Parte IV, Titolo V) il
medesimo decreto fornisce
una diversa definizione di
«contaminazione». Con il che
sorge spontaneo domandarsi
se il reato di inquinamento ambientale debba essere letto
esclusivamente con riferimento alle definizioni ambientali
ovvero possa avere una portata
più ampia e generale.
Invero, l’articolo 452-bis ri-

IL SEQUESTRO

Ammessa la confisca
dei proventi illeciti
e dei beni utilizzati
per commettere
le violazioni penali

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

conduce il concetto di inquinamento ad una compromissione
o un deterioramento significativo e misurabile di acqua, aria,
suolo, sottosuolo, ecosistema,
biodiversità, flora o fauna, che
sembrerebbero trarre ispirazione più dalla disciplina sul danno
ambientale di cui alla Parte VI
del Dlgs 152, che dalle specifiche
definizioni normative contenute nel medesimo decreto.

Le differenze

Viene naturale domandarsi se
ogni ipotesi di danno ambientale costituisca anche una ipotesi penalmente rilevante di inquinamento ambientale, ovvero se tra le due fattispecie - danno e inquinamento - esistano
differenze. La norma ambientale richiede che l’inquinamento sia causato abusivamente,
ma invero anche il danno ambientale presuppone un comportamento illegittimo.
Discorso analogo vale anche
per il concetto di disastro ambientale, ossia l’alterazione irre-

versibile di un ecosistema ovvero l’alterazione il cui ripristino
sarebbe eccessivamente oneroso ovvero causa di pericolo e offesa alla pubblica incolumità.
Anche in questo caso, il concetto
di disastro ambientale non trova
una propria definizione nel Codice dell’ambiente, ma è la norma penale ad inquadrare la fattispecie sostanziale.
Il disastro ambientale, dunque, dovrebbe rappresentare
un qualcosa di più del semplice
inquinamento. Mentre l’inquinamento, infatti, per quanto
abusivo potrebbe anche essere
ripristinato e corretto, il disastro parrebbe rappresentare
una compromissione definitiva
e particolarmente grave dell’ambiente.
È bene osservare che entrambe le fattispecie criminali possono essere imputate sia a titolo di
dolo (ossia azioni volontarie poste in essere dagli inquinatori),
sia a titolo di colpa (articolo 452quinquies).
Una menzione merita anche

il nuovo delitto di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività di cui all’articolo-452
sexies. Il legislatore ha basato la
fattispecie penale sui materiali
ad alta radioattività e non - si badi bene - sui rifiuti (espressamente definiti ed inquadrati dal
Codice dell’ambiente) ampliando così la casistica del traffico e abbandono.
Non a caso, la norma penale
sanziona anche coloro che illegittimamente cedono, acquistano, importano o esportano i materiali radioattivi, configurandosi così un reato di pericolo.
Una ulteriore fattispecie di reato introdotta dalla legge 68/2015
è l’impedimento del controllo
ambientale (ma anche sui luoghi
di lavoro) da parte delle autorità.
Questa fattispecie è idonea ad
includere i possibili artifici che
ostacolino o impediscano le verifiche ambientali.

Aggravanti e attenuanti

Le nuove disposizioni ambientali, inoltre, introducono anche

ipotesi di aggravanti dei delitti
ovvero di riduzioni della pena in
caso di ravvedimento operoso,
laddove sia evitato un ulteriore
aggravamento della situazione
ambientale ovvero nel caso in
cui si provveda alla bonifica o ripristino dello stato dei luoghi.
Infine, per i delitti sopra indicati, la legge 68 introduce anche
la confisca dei proventi del reato
ovvero dei beni utilizzati per
commettere il reato. Unica eccezione, il caso in cui i beni siano
di soggetti terzi estranei. Si pensi, ad esempio, ad aree o siti di
terzi in cui sono abusivamente
sversate sostanze inquinanti.
L’introduzione di nuovi reati ambientali e di pene più severe, porta necessariamente gli
operatori a dover agire con
maggiori cautele e attenzioni
verso l’ambiente.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

La legge 68/2015
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L’omessa bonifica
amplia il perimetro
pI reati ambientali introdotti

dalla legge 68/2015 sono destinati ad impattare anche sulla gestione dei siti contaminati.
Estendendo le responsabilità
penali ai privati terzi che hanno
sottoscritto accordi per la bonifica dei suoli.
Infatti, il legislatore ha introdotto uno specifico reato per
omessa bonifica (articolo 452terdecies del Codice penale)
che si affianca e integra il reato
disciplinato dall’articolo 257
del Codice dell’ambiente (Dlgs
152/2006) relativo ai siti contaminati (ossia rivolto a colui che
inquina e non bonifica). In più,
entrambe le fattispecie fanno
salve le ipotesi di reati più gravi, che - proprio in considerazione dell’ampiezza dei termini ambientali utilizzati dalla
nuova legge - potrebbero trovare applicazione anche rispetto ai casi di contaminazione di suoli e acque di falda.
Il reato di omessa bonifica
scatta per colui che è obbligato
per legge oppure perché ha ricevuto un ordine dal giudice o dalla pubblica amministrazione a
bonificare e che non adempie.
A voler ben vedere, questa
ipotesi di reato coincide sostanzialmente con quella prevista
dal Codice dell’ambiente che all’articolo 257, punisce colui che,
avendo causato una contaminazione (superamento delle Concentrazioni soglia di rischio Csr), non provvede alla bonifica.
Chi causa la contaminazione, infatti, è anche colui che è
obbligato per legge a bonificare (Consiglio di Stato, Adunanza plenaria n. 21/2013 e Corte di Giustizia europea C534/13 del 5 marzo 2015).
Proprio in considerazione di
ciò, secondo la giurisprudenza
consolidata, la pubblica amministrazione può legittimamente ordinare la bonifica solo al
soggetto responsabile che è -

ancora una volta - il soggetto
obbligato per legge.
Ciò porterebbe a ritenere che
entrambe le ipotesi di reato contemplino nella sostanza la stessa
fattispecie, con conseguente
dubbio applicativo.
Da una prima lettura, resterebbe - come possibile differenza tra i due reati - solo il caso di
ordine dell’autorità giudiziaria
emesso nei confronti di un soggetto privato, che pur non responsabile della contaminazione, abbia contrattualmente assunto l’obbligo a bonificare un
sito contaminato, ripartendo
così gli oneri di bonifica tra i privati diversamente rispetto alle
responsabilità stabilite dalla
legge. Per questo motivo una
particolare attenzione, dunque,
dovrà essere posta agli accordi
privati che regolano gli adempimenti di bonifica.
In particolare, qualora un soggetto non responsabile assuma
contrattualmente l’impegno a
bonificare in sostituzione dell’inquinatore, ricorrendo l’ipotesi di inadempimento a questo
obbligo e di condanna ad adempiere da parte del giudice civile,
egli potrebbe anche ricadere
nell’ipotesi di reato di omessa
bonifica previsto dalla nuova
legge se non ottempera alla sentenza civile eventualmente intervenuta rispetto all’inadempimento contrattuale.
La nuova formulazione dell
’’articolo 257 del Codice ambiente prevede come causa di
non punibilità l’osservanza dei
progetti di bonifica approvati
dagli enti. Questa norma di favore, tuttavia, si applica solo rispetto alle contravvenzioni,
cioè al reato di cui allo stesso articolo 257, ma non anche al nuovo reato introdotto dall’articolo
452-bis, con un difetto di coordinamento tra i due testi.
F. Va.
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Norme e tributi 29

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

GIUSTIZIA E SENTENZE

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Coppie di fatto. In attesa di una regolamentazione specifica, la giurisprudenza disciplina l’uso degli istituti già nel Codice civile

Conviventi «garantiti» dai giudici

Scritture private, testamenti e deleghe possono fornire le tutele non previste per legge
Selene Pascasi

pL’Istat parla chiaro: in Italia

si registrano circa un milione di
famiglie di fatto. Fenomeno,
tuttavia, ancora privo di una regolamentazione per quel che
riguarda il rapporto fra i partner, mentre negli ultimi anni diversi interventi legislativi
(quali, la legge 219/2012 sull’equiparazione dei figli legittimi e naturali e la legge 54/2006
sull’affido condiviso esteso a figli di genitori non coniugati)
hanno riguardato i diritti e doveri verso i figli , cancellando
ogni differenza rispetto ai nati
da genitori sposati.
Nel 2001 la legge 154/2001 ha
anche esteso ai conviventi l’applicabilità delle misure contro
la violenza nelle relazioni familiari. E se è recente il sì del Senato al disegno di legge su unioni
civili e convivenze di fatto – con
cui si formalizzano diritti già riconosciuti dai giudici (subentro nella locazione, assistenza
ospedaliera, mantenimento
temporaneo dell’ex in difficoltà) e si prevede la possibilità di
stilare contratti di convivenza –
alla coppia, oggi, non resta che
ingegnarsi per assicurarsi un
minimo di tutela giuridica.

I rapporti economici

Diversi, gli strumenti negoziali,
cui i conviventi (la cui coabitazione sia anagraficamente attestata) potranno ricorrere per
regolare i rapporti patrimoniali
e successori.
e Con la donazione, ad esempio, potrebbero trasferirsi al
partner beni o diritti, o costituire in suo favore un diritto reale
di godimento.
r Per sottrarre uno o più beni
alla piena disponibilità del convivente proprietario e destinarli alle esigenze della conviven-

za, invece, potrebbe costituirsi
un vincolo di destinazione o optare – nel caso in cui si intendessero tutelare gli interessi di figli
nati dall’unione – per l’istituzione di un trust.
t Le questioni economiche,
poi, potranno regolarsi con apposita scrittura privata con cui,
tra l’altro:
1 si costituisca un fondo comune per le spese sostenute;
1 si decida dell’assegnazione
della casa familiare;
1 si concordi l’assunzione da
parte di uno dell’obbligo di
mantenimento dell’altro;
1 si opti per l’eventuale comunione sugli acquisti compiuti
assieme;
1 si definiscano i rapporti patrimoniali reciproci in caso di
cessata convivenza.
Ancora, potrebbero estendersi al compagno le prestazioni garantite dalla propria polizza sanitaria, o nominarlo beneficiario di un’assicurazione
sulla vita.

L’eredità

È in ambito ereditario, a ben vedere, che l’assenza di disciplina
incide maggiormente, non derivando dalle unioni di fatto alcun
diritto successorio. Ecco che, se
tra coniugi redigere testamento
è facoltativo, tra conviventi diviene un passo obbligato. Con
testamento, naturalmente, si
potrà attribuire al partner solo
la quota disponibile, cioè quella
porzione del patrimonio che la
legge non riserva ai familiari più
stretti. Diversamente, la disposizione sarebbe impugnabile da
parte dell’erede legittimo.
Del tutto nulli, invece, sono i
patti successori, ossia gli accordi con cui un soggetto si impegni a nominare taluno come suo
erede. Vietato, anche il testa-

mento reciproco. Consentita,
però, la redazione di due testamenti “a specchio” con cui ogni
convivente designi erede l’altro, seppur per la sola fetta disponibile.

Le pronunce della Cassazione

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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le sentenze commentate in pagina
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La relazione stabile
fa venir meno
l’assegno divorzile
Antonino Porracciolo

pLa creazione di una famiI principi sanciti dalla giurisprudenza di legittimità

ASSEGNO

DANNO PATRIMONIALE

CASA

Perdita irreversibile
L’instaurazione da parte del
coniuge divorziato di una nuova
famiglia, anche se di fatto,
rescindendo del tutto il tenore e
il modello di vita caratterizzanti
la convivenza matrimoniale,
comporta la perdita definitiva –
e non solo la quiescenza del
diritto (come sostenuto da
Cassazione 17195/2011) –
dell’assegno divorzile,
costituendo una scelta
esistenziale, libera e
consapevole, che esclude ogni
residua solidarietà
postmatrimoniale con il
consorte (Cassazione,
sentenza 6855/2015)

Risarcibilità
La risarcibilità del danno,
patrimoniale e morale, è estesa
anche ai conviventi della vittima.
Non ogni convivenza, però,
fonda un’azione risarcitoria,
consistendo il danno
patrimoniale risarcibile nel venir
meno degli incrementi, che il
convivente poteva attendersi dal
protrarsi nel tempo del rapporto.
Il diritto al risarcimento,
dunque, scatta solo se la
convivenza abbia una stabilità
tale da far ragionevolmente
ritenere che, ove non fosse
intervenuta l’altrui azione,
sarebbe continuata nel tempo
(Cassazione, 19487/2014)

Niente estromissione
La convivenza determina, sulla
casa ove si svolge, un potere
basato su un interesse proprio
del convivente che ne è detentore
qualificato. L’estromissione
violenta o clandestina commessa
dal partner proprietario in danno
del non proprietario, legittima,
dunque, alla tutela possessoria
(Cassazione, 7/2014). Tutela,
che si estende anche al diritto del
convivente di succederne nella
locazione. Ciò, anche ove, morto
il conduttore originario, sia
subentrata la figlia che,
deceduta, abbia lasciato la casa
al convivente (Cassazione,
3548/2013)

SOLIDARIETÀ

EXTRACOMUNITARI

CONTO CORRENTE

Sostegno economico
Versare del denaro al partner,
durante la convivenza, configura,
rispettati i principi di
proporzionalità e adeguatezza,
l’adempimento di
un’obbligazione naturale,
essendo espressione della
solidarietà tra due persone unite
da un legame stabile e duraturo
(Cassazione, 1277/2014). Di qui,
la legittimità della pretesa fatta
valere nei confronti dell’ex
convivente – anche fruendo del
gratuito patrocinio, ove vi siano i
presupposti – tesa ad ottenere il
risarcimento dei danni per
violazione degli obblighi familiari
(Cassazione, 15481/2013)

Permesso di soggiorno
Ai fini del rilascio del titolo di
soggiorno, vista la rilevanza che
la famiglia di fatto riveste nel
nostro ordinamento, può rilevare
anche la convivenza stabile dello
straniero che – aspirando a
permanere regolarmente nel
nostro paese – dimostri di trarre
da tale tipo di rapporto mezzi
leciti di sostentamento (Tar
Liguria, 25/2015). Per la stessa
ragione, potrà valere ad
escludere l’espulsione (ai sensi
dell’articolo 19 del Dlgs 286/98),
non solo il matrimonio, ma anche
la convivenza in Italia, con una
donna in stato di gravidanza
(Cassazione, 3373/2014)

Contitolarità dei versamenti
Anche in caso di convivenza, la
cointestazione di un conto
corrente, attribuendo agli
intestatari la qualità di creditori
o debitori solidali dei saldi, sia
nei confronti dei terzi sia nei
rapporti interni, fa presumere la
contitolarità delle somme
versate sul conto, salvo prova
contraria fornita dal partner che
affermi di esserne unico
titolare. Nella vicenda, la
titolarità esclusiva dei soldi
versati sul conto, venne desunta
da una serie di dati oggettivi
inerenti la provenienza di
quanto depositato
(Cassazione, 26424/2013)

Le malattie

Ulteriore nodo da sciogliere,
quello delle scelte terapeutiche. Al riguardo, la normativa
dettata in tema di trapianti d’organi (articolo 3 della legge
91/1999) ha equiparato la posizione del convivente a quella
del coniuge, stabilendo che i
medici, in caso di paziente in attesa di trapianto, informino sulle opportunità di cura e sui rischi connessi, il coniuge non separato, il convivente more uxorio o, in mancanza, i figli
maggiorenni, i genitori o il rappresentante legale.
Per quanto riguarda la donazione di organi, invece, assente
una dichiarazione di volontà
del soggetto, espressa in vita,
verrà chiesto ai familiari del
defunto (conviventi inclusi) di
interpretarne le volontà. Nell’ipotesi di malattia grave, infine, al convivente – che risulti
tale sullo stato di famiglia, o sia
stato previamente delegato
per iscritto dal partner – spettano gli stessi diritti del coniuge:
assistenza, accesso ai dati sensibili sullo stato di salute o sul
piano terapeutico. Utile, anche
la predisposizione di un atto
pubblico o di una scrittura privata autenticata, con cui si nomini il compagno, amministratore di sostegno in caso di futura incapacità.

Mantenimento. La Corte cambia rotta

glia di fatto taglia ogni legame
con il tenore di vita della precedente convivenza matrimoniale, e dunque fa venir meno il diritto all’assegno divorzile. Lo
afferma la Cassazione nella
sentenza 6855/2015, depositata
lo scorso 3 aprile.
Nel pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio delle parti, il tribunale
aveva posto a carico dell’ex
marito un assegno di mille euro, a partire dal mese successivo a quello di pubblicazione
della sentenza. Contro la pronuncia ha presentato appello la
donna, chiedendo che venisse
disposta una decorrenza anteriore; dal canto suo, l’altra parte
ha domandato che fosse escluso l’obbligo di pagare l’assegno. Con sentenza del 2011, la
corte d’appello ha quindi deciso che gli importi erano dovuti
dalla data del passaggio in giudicato della pronuncia non definitiva di divorzio. Così l’uomo ha proposto ricorso per
cassazione, deducendo che il
giudice di secondo grado non
aveva tenuto conto della stabile convivenza dell’ex moglie
con un altro compagno.
Nell’accogliere l’impugnazione, la Corte afferma che la
convivenza, quando assume i
caratteri di stabilità e continuità, si trasforma in famiglia di fatto. Ciò avviene quando si elabora «un progetto e un modello di
vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la
famiglia fondata sul matrimonio)», i cui elementi distintivi
sono il potenziamento reciproco della personalità dei conviventi e la trasmissione di valori
educativi ai figli. «Di fronte al-

l’esistenza di una vera e propria
famiglia, ancorché di fatto», si
rescinde ogni rapporto con lo
stile di vita tenuto durante «la
pregressa fase di convivenza
matrimoniale», e dunque viene
meno «il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al
tenore di vita goduto durante la
convivenza matrimoniale da
uno dei partner» (articolo 5,
comma 6, della legge
898/1970). Ciò - sottolinea la
Corte - pur dovendosi ribadire
che non c’è né identità né analogia «tra il nuovo matrimonio
del coniuge divorziato, che fa
automaticamente cessare il suo
diritto all’assegno», e la creazione di una famiglia di fatto.
Nel caso esaminato, la relazione tra l’ex moglie del ricorrente e il nuovo compagno era
cessata prima della sentenza di
divorzio. In una vicenda analoga decisa nel 2011 (con la sentenza 17195), la Corte aveva affermato che la famiglia di fatto
determina solo la «quiescenza
del diritto all’assegno», che potrebbe riproporsi in caso di rottura della convivenza. La sentenza 6855/2015 sostiene invece
che la nuova famiglia di fatto
«dovrebbe essere necessariamente caratterizzata dall’assunzione piena di un rischio» in
relazione alle sue vicende successive e alla «possibilità di una
cessazione del rapporto tra
conviventi», il che dovrebbe
quindi «escludere ogni residua
solidarietà postmatrimoniale»
tra gli ex coniugi.
Ragioni, queste, che inducono la Corte a decidere la causa
nel merito (non essendo necessari ulteriori accertamenti di
fatto) e a rigettare la domanda
di assegno divorzile.
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Abitazione familiare. Tutela possessoria verso gli eredi

Versamenti. Fanno parte dei doveri reciproci

Uscita con preavviso
dall’ex casa comune

Gli aiuti in denaro
non vanno restituiti

pConvivenza e casa familia-

re sono fra le questioni più discusse. E se tra coniugi è la legge
a regolarne l’assegnazione o il
lascito, le coppie di fatto – assente una disciplina specifica –
non potranno che ancorarsi alle indicazioni offerte dalla giurisprudenza o individuare una
soluzione negoziale.
Diverse, le precisazioni dei
giudici intervenuti ad affermare, in primis, come il partner
non proprietario, terminata la
convivenza, non possa essere
allontanato con la forza dal tetto familiare. Egli, difatti, non
può ritenersi un ospite in casa
altrui, ma un detentore qualificato del bene, cui è consentito
persino esperire azione di spoglio per tornare nella disponibilità dell’abitazione. La convivenza, del resto – sottolinea la
Cassazione, sentenza 7/2014 –
dà vita a un consorzio familiare.
Preferibile, allora, per buona fede e correttezza, avvisare il
compagno e concedergli un
termine congruo per reperire
un’altra sistemazione (Cassazione, 7214/2013). Tutela possessoria piena, dunque, ed estesa anche a terzi, dato che chi
eredita la casa non può mettere
alla porta il convivente del defunto (Cassazione, 19423/2014).
A garantire il partner, inoltre,
il diritto di subentrare nel contratto di locazione stipulato dal
compagno deceduto, a prescindere dal fatto che la coppia
avesse figli (Cassazione,
3548/2013). Prole che, invece,
rafforza il diritto di restare in
casa, anche se l’ex moglie vi instaura una nuova convivenza o,
addirittura, si risposa, purché la
nuova situazione non sia contraria agli interessi dei figli minori, o maggiorenni non ancora
economicamente autosufficienti (Cassazione, 15753/2013).
Quanto, poi, all’edilizia popolare, si annoti come il diritto alla
casa, permetta di far succedere
il convivente nell’affitto anche
nel caso in cui – venuto a mancare il titolare – gli sia subentrato un erede che, a sua volta de-

funto, abbia lasciato l’appartamento al partner. Da ricordare,
tuttavia, l’obbligo del proprietario del tetto familiare di restituire all’ex convivente le somme da questi eventualmente
versate per l’acquisto dell’immobile, se tratte da un conto
cointestato, potendosene desumerne la contitolarità (Cassazione, 26424/2013).
A ben vedere, però, indipendentemente dalle pronunce, la
protezione più completa del
partner – che gli garantisca diritti ben fermi sulla casa dove la
convivenza si svolge – resta
quella legata alla redazione di
appositi atti. Tra questi, l’attribuzione scritta di un diritto di
proprietà o di un diritto reale di
godimento (usufrutto o abitazione) sull’immobile adibito
ad uso comune. Si ricordi, ancora, che nell’ipotesi in cui la
casa non sia di titolarità dei
conviventi – ma sia stata loro
concessa in comodato da un
terzo (solitamente un genitore
o un altro familiare) – essa andrà restituita al proprietario alla scadenza del termine previsto, o, se prestata solo ad uno
dei partner, al suo decesso. Se,
però, la coppia ha figli minorenni o non economicamente
indipendenti, l’affidatario può
restare in casa, essendo stato
stipulato il comodato, proprio
per far fronte ai bisogni del nucleo familiare e della prole.
Un altro mezzo di tutela del
compagno cui potrebbe ricorrere il partner proprietario che
tema per la propria salute può
essere locare l’appartamento al
convivente. È solo in tal modo
che quest’ultimo potrà vantare
il diritto di abitarlo almeno fino
alla naturale scadenza del contratto e bloccare l’entrata in
possesso dei successori del defunto. Eredi che saranno tenuti
a rispettarne gli obblighi da
questi assunti in vita, salva
azione giudiziaria tesa a provare la natura simulata del contratto di locazione.
Se.Pa.
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pLa convivenza stabile e du-

ratura di una coppia influisce
anche sui rapporti patrimoniali tra i partner. È questo il filo
conduttore delle pronunce
con cui, negli ultimi anni, la
Cassazione ha deciso controversie sia tra ex conviventi sia
tra altri soggetti che, comunque, facevano valere un prolungato rapporto more uxorio.
In questo senso, è emblematica la sentenza 1277/2014, relativa a una lite in cui un uomo
chiedeva la restituzione del
denaro (pari a 120milioni di lire) versato su un conto corrente dell’ex compagna durante la
convivenza durata cinque anni. L’attore sosteneva di aver
effettuato i versamenti per realizzare «una gestione maggiormente redditizia» delle
somme. Secondo la donna, invece, l’ex convivente aveva voluto creare una disponibilità finanziaria in suo favore, adempiendo un’obbligazione naturale; ciò anche per compensare
la perdita del reddito che le derivava dall’attività di dirigente
di un’importante società, a cui
aveva rinunciato per seguire in
Cina l’ex compagno. Il tribunale aveva accolto la domanda,
ritenendo che vi fosse stato un
arricchimento senza causa
(articolo 2041 del Codice civile), e il giudice d’appello aveva
poi confermato la decisione.
La Corte ha però cassato la
sentenza di secondo grado. Il
giudice di legittimità ha osservato, innanzitutto, che nella
propria giurisprudenza «si
rinvengono significative pronunce in cui la convivenza more uxorio assume il rilievo di
formazione sociale dalla quale
scaturiscono doveri di natura
sociale e morale di ciascun
convivente nei confronti dell’altro»; doveri che incidono
anche «sui rapporti di natura
patrimoniale, nel senso di
escludere il diritto del convivente di ripetere le eventuali
attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso o in relazione alla convivenza». Le parti

sono state quindi rimesse innanzi alla corte territoriale per
accertare se le contribuzioni
andavano ricondotte all’assistenza morale e materiale fra
conviventi o, invece, a un atto
di liberalità.
In un altro caso, esaminato
dalla Corte suprema nella sentenza 26358/2011, un uomo era
deceduto pochi mesi dopo il
secondo matrimonio. Poiché
la pensione di reversibilità veniva corrisposta per intero al
coniuge superstite, l’ex moglie si era rivolta al tribunale
affinché le fosse riconosciuta
una quota di quel trattamento.
Dal canto suo, la vedova aveva
chiesto il rigetto della domanda, sostenendo di aver vissuto
more uxorio con il marito sin
dal 1979. La corte d’appello
(modificando la decisione del
giudice di primo grado) aveva
assegnato all’ex moglie il 55%
della pensione e al coniuge superstite il restante 45%. Secondo il giudice del gravame,
nelle valutazioni da compiere
per determinare le quote che
spettano ai due coniugi (l’ex e
il superstite) si deve tener
conto sia della durata legale
del matrimonio sia dell’eventuale periodo di convivenza
more uxorio, purché qualificata da continuità ed effettiva
comunione di vita.
Nel confermare la sentenza,
la Cassazione ribadisce che,
per fissare le percentuali della
pensione di reversibilità in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite,
la durata delle rispettive convivenze prematrimoniali assume un «autonomo rilievo
giuridico, a condizione che la
convivenza sia caratterizzata
da un grado di stabilità, nonché
da comportamenti dei conviventi che corrispondano, in
una effettiva comunione morale e materiale di vita, all’esercizio di diritti e di doveri connotato da reciprocità e da corrispettività».
An. Po.
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30 Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

AUTONOMIE LOCALI

Decreto enti locali. Anche per gli sperimentatori ripiano in 30 anni dell’extradeficit post pulitura dei bilanci

Stop alle diffide sul riaccertamento
La proroga evita il rischio commissariamento negli enti in ritardo
Anna Guiducci
Patrizia Ruffini

pGli enti locali che non hanno

approvato il riaccertamento
straordinario insieme al rendiconto potranno più tempo per
adottare la deliberazione. La
nuova scadenza che sarà inserita
nel testo definitivo del decreto
enti locali serve a bloccare le
eventuali procedure di commissariamento avviate in base all’articolo 141, comma 2 del Tuel nei
confronti degli enti inadempimenti. Fino a tale data (che si ipotizza sarà a breve) resta negato
l’utilizzo delle quote libere e destinate del risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014.
Ai Comuni e alle Province che
hanno partecipato alla sperimentazione è concessa la facoltà di
procedere ad un nuovo riaccertamento straordinario al 1° gennaio
2015 limitatamente alla cancellazione dei residui attivi e passivi
cui non corrispondono obbligazioni perfezionate. Questi enti
possono ripianare il maggiore disavanzo, compreso l’accantonamento al fondo crediti dubbia esigibilità, in non più di 30 esercizi in

quote costanti. Inoltre, hanno la
facoltà, per il solo 2015, di utilizzare i proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali per la copertura del fondo crediti di dubbia
esigibilità di parte corrente, per
un valore massimo pari alla differenza fra il fondo stanziato in bilancio (almeno pari al 55% dell’importo risultante dal relativo
prospetto allegato al bilancio) e
quello stanziato dagli enti che
non hanno partecipato alla sperimentazione (almeno pari al 36%).
Gli enti destinatari delle anticipazioni di liquidità concesse dalla Cdp per il pagamento di debiti
certi liquidi e esigibili utilizzano
la quota accantonata nel risultato
di amministrazione derivante da
tale anticipazione, ai fini dell’accantonamento del Fondo crediti
nel risultato di amministrazione.
Con il decreto enti locali si cerca di mettere una toppa anche alla
rinegoziazione dei mutui, in bilico da settimane. Arriva infatti la
norma che dà il via libera alle operazioni di rinegoziazione dei prestiti anche nelle more dell’esercizio provvisorio, fermo restando
l’obbligo di effettuare le relative

iscrizioni nel bilancio di previsione che sarà successivamente approvato. L’auspicio è che tale norma costituisca sanatoria anche
per questi enti che hanno approvato la rinegoziazione in assenza
di copertura normativa.
L’operazione si inserisce in un
contesto normativo (comma 537
della legge 190/2014) che aveva
esteso a 30 anni la durata delle
operazioni di rinegoziazione relative a passività esistenti già rinegoziate. Concessa anche la
possibilità, per il solo 2015, di utilizzare liberamente i risparmi di
linea capitale derivanti dalla rinegoziazione, senza vincolarli
per spese di investimento o a riduzione di debito.
Novità anche sul fronte della
destinazione dei proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali. Si stabilisce infatti la possibilità per i Comuni di utilizzare il
10% di queste entrate prioritariamente per il finanziamento dell’estinzione anticipata dei mutui
e per la restante quota per spese
di investimento.
Il decreto pone fine inoltre alla
questione riguardante l’inseri-

QUOTIDIANO ENTI LOCALI

Per la Polizia provinciale
prove di ricollocazione
negli organici comunali
SulQuotidianodeglientilocalie
dellaPatuttiigiornil'offerta
informativadelGruppoSole24Ore
egliapprofondimentioriginali.
Nell'edizioneonlineoggi,tragli
altri:
-UnarticolodiGianlucaBertagna
suitrasfermentidellaPolizia
provinciale

mento, nel piano economico finanziario delle morosità risultanti dalla mancata riscossione
della Tia. Si dispone infatti che tra
le componenti di costo vanno
considerati anche gli eventuali
mancati ricavi relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento
alla Tia 1, alla Tia 2 e alla Tares.
Si provvede inoltre a specificare che i Comuni possono, in deroga all’articolo 52 del Dlgs
446/1997, affidare fino alla scadenza del contratto la gestione
dell’accertamento e della riscossione della Tares, oltre che della
Tari, ai soggetti ai quali, alla data
del 31 dicembre 2013, risultava affidato il servizio di gestione dei rifiuti o di accertamento e riscossione del tributo.
Infine, in materia di trasferimenti di risorse, viene disposto
che per gli anni 2015 e successivi la
riduzione delle risorse a carico
dei comuni (100 milioni di euro) e
delle province (50 milioni di euro) prevista dall’articolo 16, commi 6 e 7, del DL 95/2012, sarà operata in proporzione ai tagli già effettuati per il 2014.

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Personale. La spinta alle ricollocazioni

Canale «blindato» per gli ex provinciali
Arturo Bianco

pConsentire ai Comuni di

assumere il personale collocato in mobilità obbligatoria
dalle Province, anche se non
hanno rispettato il Patto di
stabilità e i tempi medi dei pagamenti; permettere il recupero, per finanziare nuove
assunzioni, dei risparmi derivanti dalle cessazioni non sostituite dell’ultimo triennio; escludere dal rispetto
dei tempi medi dei pagamenti quelli effettuati utilizzando
le risorse trasferite allo scopo dalla normativa, ivi comprese le risorse aggiuntive
stanziate a questo fine dallo
stesso decreto; trasferire il
personale delle polizie provinciali negli organici delle
polizie municipali.
Sembrano essere queste le
principali novità per il personale degli enti locali contenute nel Dl approvato giovedì dal Governo.
La logica ispiratrice è, con

tutta evidenza, quella di rendere meno rigidi alcuni vincoli dettati alle assunzioni di
personale, soprattutto per
rendere più facile l’assorbimento dei dipendenti collocati in mobilità obbligatoria
dalle Province. Anche se si
deve subito precisare che
non vi è alcuno stravolgimento delle disposizioni dettate dalla legge di stabilità.

Niente sanzioni

Nella direzione di rendere
più facile l’assunzione dei dipendenti in mobilità obbligatoria delle Province vanno
molte delle misure contenute nel provvedimento. In pri-

LA DEROGA

Anche i Comuni che hanno
sforato il Patto di stabilità
possono accogliere in organico
i dipendenti in arrivo
dagli enti di area vasta

mo luogo, quella che consente di derogare al divieto di effettuare assunzioni di personale agli enti che non hanno
rispettato nell’anno precedente il Patto di stabilità e/o
non hanno effettuato entro i
termini la relativa certificazione. Ed ancora la stessa deroga è prevista per le amministrazioni che hanno superato i tempi medi di pagamento previsti dal Dl
66/2014. Da sottolineare che
questa deroga non si estende
alle amministrazioni che
hanno superato il tetto di spesa del personale.
Sostanzialmente si muove
nella stessa direzione anche
la correzione che viene operata delle indicazioni dettate
dalla sezione autonomie della Corte dei Conti nel parere
n. 27/2014. Interpretando in
senso restrittivo le previsioni del Dl 90/2014 questa pronuncia aveva stabilito che i
risparmi derivanti da cessa-

zioni di personale non sostituito negli anni precedenti
possono essere destinati a finanziare nuove assunzioni a
tempo indeterminato solamente a decorrere dal 2014.
L’intervento legislativo consente invece questo recupero per il triennio precedente
senza fissare un anno a partire dal quale esso può essere
disposto. Per questa ragione
l’effetto è che i risparmi derivanti dalle cessazioni del
2012, se non sono stati già utilizzati per finanziare nuove
assunzioni, possono essere
destinati a tale scopo nel
2015; si deve ritenere entro il
tetto vigente nello stesso anno, cioè il 40%.

Comandi e distacchi

I dipendenti degli enti di
area vasta, se in comando o
in distacco presso un’altra
Pa allo scorso 31 dicembre,
sono - con il loro consenso
ed entro i tetti di spesa per le

nuove assunzioni- trasferiti
tout court alle dipendenze
delle amministrazioni che li
utilizzano. Di grande rilievo
il trasferimento dei vigili
provinciali alle dipendenze
dei Comuni, anche in deroga ai vincoli di spesa del personale e delle assunzioni,
nonché del rispetto dei tempi di pagamento. Questi
passaggi sono soggetti al rispetto del patto di stabilità
nell’esercizio in cui essi avvengono e alla sostenibilità
di bilancio.
Sono esclusi dal calcolo dei
tempi di pagamento, ai fini
dell’applicazione della sanzione del divieto di effettuare
assunzioni per le amministrazioni inadempienti, quelli che sono stati effettuati attingendo alle risorse all’uopo
trasferite dallo Stato. Si deve
infine sottolineare che con
questo provvedimento vengono messi 2 miliardi a disposizione delle regioni e 650 milioni dei Comuni per dare
corso ai pagamenti di fatture
ai privati.
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Entrate. Dote da 530 milioni

Rinvio. Al 31 dicembre

Fondo Tasi escluso
dalle entrate valide
per l’obiettivo di Patto

Riscossione,
altri sei mesi
per Equitalia
nei Comuni

pIl

decreto enti locali
conferma il trasferimento di
530 milioni di euro a favore
dei Comuni, che tuttavia
non possono utilizzare queste risorse ai fini del rispetto
del patto di stabilità interno.
Si pone dunque fine alla
discussione fra Anci e Governo sull’entità dei rimborsi ai Comuni a titolo di
compensazione del minor
gettito tributario derivante
dall’attuazione del federalismo fiscale.
Per l’anno 2015 è infatti
attribuito questo contributo, che dovrà essere ripartito secondo criteri che saranno definiti con decreto
del ministero dell’Interno,
di concerto con il ministero
dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro il
10 luglio 2015.
La quota spettante a ciascun Comune sarà calcolata
tenendo conto dei gettiti
standard ed effettivi dell’Imu e della Tasi, oltre che
dei dati a consuntivo 2014
relativi alla perdita di gettito tributario derivante dall’applicazione delle disposizioni sull’esenzione Imu dei
terreni montani e parzialmente montani.
Considerati i tempi tecnici necessari per l’approvazione del bilancio di previsione, che comprendono
l’espressione del parere da
parte dell’organo di revisione e l’esecuzione del preventivo deposito degli atti
ai consiglieri comunali, la
mancata quantificazione
del contributo spettante a
ciascun Comune rende di
fatto incerto l’importo da
inserire nei preventivi da
approvare entro il 30 luglio.
Il problema si pone anche
per gli enti che avessero già
approvato la programmazione finanziaria 2015-2017,
obbligati dall’articolo 193
del Tuel alla verifica della
salvaguardia degli equilibri
di bilancio entro il prossimo 31 luglio.
Le somme in questione,
utilizzabili dagli enti ai fini
degli equilibri finanziari,
non concorrono al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, in quanto
non sono considerate fra le

entrate finali rilevanti per il
patto di stabilità interno.
Sul fronte del Patto di stabilità interno il decreto rivede tuttavia le regole per il
calcolo degli obiettivi.
Inoltre il provvedimento
modifica la disciplina del
patto regionale incentivato
2015, per cui gli enti beneficiari potranno utilizzare gli
spazi finanziari ceduti da
ciascuna regione per il sostenimento prioritario dei
pagamenti dei debiti commerciali di parte capitale
maturati fino al 31 dicembre
2014 (in precedenza questi
spazi dovevano essere utilizzati esclusivamente per i
pagamenti maturati fino al
30 giugno 2014).
Le regioni potranno utilizzare lo strumento del
Patto incentivato anche secondo le modalità disciplinate dal comma 482 della
legge 190/2014 (era previsto solo il riferimento al
comma 481).
Questa norma consente
alle regioni, sulla base delle
informazioni fornite dagli
enti locali entro il 15 settembre, previo accordo
con gli stessi, di rimodulare
i saldi obiettivo esclusivamente per consentire un
aumento dei pagamenti in
conto capitale degli enti, rideterminando contestualmente e in misura corrispondente i saldi obiettivo
dei restanti enti locali della
regione oppure l’obiettivo
di saldo (tra entrate finali e
spese finali in termini di
cassa) della regione, fermo
restando l’obiettivo complessivo a livello regionale.
A questo fine, ogni regione
definisce e comunica, entro il termine perentorio
del 30 settembre, ai rispettivi enti locali i nuovi obiettivi di saldo assegnati e al
ministero dell’Economia e
delle finanze, con riferimento a ciascun ente locale
e alla regione, i nuovi elementi informativi occorrenti per la verifica del
mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza
pubblica.

provato entro il 30 giugno
prossimo: tra le amministrazioni possono rientrare anche
quelle che non hanno presentato richieste di anticipazioni
di liquidità in precedenza.
L’erogazione delle somme è
tuttavia condizionata alla ricorrenza di un particolare presupposto: gli enti dovranno
prima produrre alla Cassa depositi e prestiti formale certificazione dell’avvenuto pagamento di almeno il 75 per cento
dei debiti e dell’effettuazione
delle relative registrazioni
contabili per le anticipazioni
di liquidità precedentemente
ricevute.
Alla disposizione “sbloccadebiti” è stata affiancata, in alcune delle bozze circolate negli ultimi giorni, anche una
previsione che riformula il sistema di comunicazione dei
dati relativi ai tempi medi di
pagamento introdotta originariamente dall’articolo 41
della legge 89/2014, confermando i divieti di assunzione
(e di acquisizione di servizi a
fini elusivi della norma) in caso di violazione dell’obbligo di
comunicazione.
Restano aperte, rispetto a
questa previsione, le problematiche interpretative in ordine al divieto di stipulazione
con soggetti privati di contratti di servizio finalizzati ad eludere il divieto, tra i quali possono senza dubbio rientrare
gli appalti per forniture di lavoro a tempo determinato, ma
non i contratti di lavoro autonomo professionale.

ferma l’inevitabile proroga
dell’uscita di scena di Equitalia dalla riscossione delle entrate comunali.
Si ricorderà che l’articolo
7, comma 2, lettera gg-ter)
del Dl 70/2011 prevedeva inizialmente che a decorrere
dal 1° gennaio 2012 la società
Equitalia avrebbe dovuto
cessare l’attività di accertamento, liquidazione e riscossione spontanea e coattiva
delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni.
Dopo alcune proroghe iniziali, con il Dl 35/2013 si è dato
inizio a un nuovo filone di
«inderogabili» proroghe
motivate dall’esigenza di favorire «il compiuto, ordinato ed efficace riordino della
disciplina delle attività di gestione e riscossione delle entrate dei Comuni, anche mediante istituzione di un Consorzio, che si avvale delle società del Gruppo di
Equitalia». Insomma, da un
lato si dice che Equitalia deve cessare, e dall’altra parte
si rinvia perché occorre riorganizzare la riscossione,
prevedendo nuovamente
l’intervento di Equitalia.
Ad aumentare se non la
confusione quanto meno
l’incertezza sul disegno finale perseguito dal legislatore,
interviene anche la delega fiscale (legge 23/2014) che all’articolo 10 prevede il riordino della disciplina della riscossione delle entrate degli
enti locali «nel rispetto della
loro autonomia», anche mediante la revisione e il coordinamento della normativa
in un testo unico, ed in particolar modo del centenario
regio decreto 639 del 1910.
Ma anche in questo caso la
normativa non brilla per
chiarezza, perché da un lato
è prevista una maggiore trasparenza nei casi di esternalizzazione della riscossione
ai concessionari privati
iscritti nell’albo previsto dall’articolo 53 del Dlgs 446 del
1997, e dall’altro lato è previsto che gli enti locali possano
riscuotere i tributi e le altre
entrate «con lo strumento
del ruolo in forma diretta»
anche avvalendosi «in via
transitoria» delle società del
gruppo di Equitalia.
Quindi, non è chiaro se
Equitalia effettivamente
cesserà, prima o poi, di riscuotere per i Comuni.
I tempi della riforma della
riscossione coattiva locale
però appaiono ancora molto
lontani, perché la delega non
è stata realizzata nei dodici
mesi inizialmente previsti, e
questo mese scade anche la
seconda proroga.
L’incertezza che regna su
questa materia però non è
priva di effetti, perché le riscossioni tramite Equitalia
vanno molto a rilento, probabilmente perché l’attività
di riscossione si è basata finora su regimi di proroga semestrale, anche se in realtà,
con la legge di stabilità 2015 si
è risolto un problema rilevante, ovvero l’esito dei ruoli
consegnati ma non riscossi.
Ora è previsto che i ruoli consegnati a Equitalia continueranno ad essere riscossi da
questa, anche nel caso di cessazione dell’attività di riscossione, che è quindi da intendersi come cessazione
della possibilità di consegnare ruoli in riscossione.
Rimane però inattuata la riforma della riscossione tramite ingiunzione di pagamento e soprattutto rimangono irrisolti tutti i problemi
relativi all’aggio da porre a carico del debitore ed alla quantificazione delle spese ripetibili, tutte criticità che devono
essere risolte con l’attuazione della delega fiscale.
Insomma, per un efficiente riscossione locale occorre prima di tutto un sistema
normativo efficiente, trasparente ed efficace, e quello attuale non presenta neanche una di queste caratteristiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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A.Gu.
P.Ruf.
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Pagamenti. Anticipazioni da 850 milioni per le fatture scadute nel 2014

Cassa depositi e prestiti spa

Sblocca-debiti bis per i «virtuosi»

FINANZIAMENTI PUBBLICI

AVVISO

CONDIZIONI VALIDE DA: 12/06/2015 A: 19/06/2015

COMUNI E PROVINCE
Pres to Ordinario

Pres to Flessibile

Inizio ammortamento
01/07/15
01/01/16
01/01/17
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso Tasso
Amm.to variabile fisso variabile fisso variabile fisso
(anni) Spread su (%) Spread su (%) Spread su (%)
Euribor (%)
Euribor (%)
Euribor (%)
15
20
25
29

1,400
1,550
1,752
1,826

2,605
3,005
3,263
3,397

1,400
1,550
1,758
1,831

2,632
3,023
3,274
3,405

1,400
1,550
1,772
N/D

2,686
3,058
3,296
N/D

Inizio ammortamento
01/01/17 01/01/18 01/01/19 01/01/20 01/01/21
Amm.to
(anni)

Spread unico (%)

10
15
20
24

1,250
1,400
1,550
1,827

1,250
1,400
1,550
1,856

1,250
1,400
1,550
1,885

1,250
1,400
1,550
1,911

1,400
1,550
1,873
1,936

REGIONI E PROVINCE AUTONOME
Pres to a Erogazione Unica a Quota Capitale Costante
Spread unico per Tasso variabile e fisso
Prima data di pagamento Prima data di pagamento
30/06/15
31/12/15
Numero
rate
20
30
40
50
60

Scadenza
contra’o
31/12/24
31/12/29
31/12/34
31/12/39
31/12/44

Spread
unico (%)
N/D
N/D
N/D
N/D
N/D

Scadenza
contra’o
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

Spread
unico (%)
1,126
1,400
1,550
1,755
N/D

Pres to a Erogazione Mul pla

Numero
max rate
20
30
40
50
60

Scadenza Periodo di u lizzo
2016
2017
2018
2019
Spread unico (%)
per Tasso variabile e fisso

2023

1,239
1,400
1,550
1,868
1,957

1,400
1,550
2,000
2,000
2,000

1,250
1,400
1,550
1,981
2,000

1,250
1,400
1,550
2,000
2,000

1,250
1,400
1,550
2,000
2,000

Cassa deposi
e pres
società per azioni
Via Goito, 4
00185 Roma

AZIENDE SANITARIE, ENTI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, UNIVERSITA’
E ISTITUTI ASSIMILATI, ENTI REGIONALI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO,
AGENZIE REGIONALI PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE
Mutui Fondiari
senza Preammortamento
a Erogazione Unica

Numero
rate
10
20
30
40
50
60

Prima data di pagamento
31/12/15
Scadenza
Spread
Scadenza
contra’o Tasso variabile contra’o
(%)
30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

0,649
1,160
1,400
1,550
1,787
1,874

30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

Pres Chirografari
con Piano di Erogazione non Predefinito
(quadro cauzionale senza fideiussione dell’ente territoriale di riferimento)

Spread
Tasso fisso
(%)
0,651
1,170
1,400
1,550
1,825
1,920

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Tasso variabile

Tasso fisso

Inizio ammortamento

Inizio ammortamento

Capitale sociale
€ 3.500.000.000,00 i.v.
• Iscri a presso CCIAA
di Roma al n. REA
1053767
• C.F. e iscrizione al
registro delle imprese
di Roma 80199230584
• Parƒta IVA
07756511007

01/07/15 01/01/16 01/01/17 01/01/18 01/07/15 01/01/16 01/01/17 01/01/18

Amm.to
(anni)
5 0,750
10 1,250
15 1,400
20 1,550

Spread (%)
0,750 N/D
1,250 N/D
1,400 N/D
1,550 N/D

N/D
N/D
N/D
N/D

Alberto Barbiero

pGli enti locali possono fru-

0,750
1,250
1,400
1,550

Spread (%)
0,750 N/D
1,250 N/D
1,400 N/D
1,550 N/D

N/D
N/D
N/D
N/D

www.cdp.it

ire di un nuovo pacchetto di
risorse straordinarie per
sbloccare i pagamenti relativi
a debiti maturati entro il 31 dicembre 2014.
Il decreto enti locali prevede che ai Comuni e alle Province (analogamente a quanto
previsto per le regioni) siano
concesse anticipazioni di liquidità per complessivi 850
milioni di euro per far fronte ai
pagamenti derivanti da obbligazioni contrattuali, a fronte
di ritardi che abbiano comportato la violazione dei termini
stabiliti dal Dlgs 231/2002 (secondo la più rigorosa tempistica introdotta con le modifiche apportate dal Dlgs
192/2012).
Le somme potranno essere utilizzate anzitutto per
estinguere debiti certi, liquidi ed esigibili da parte dei
creditori, riconosciuti al 31
dicembre 2014.
Lo stesso termine vale come
riferimento per saldare (con le
anticipazioni concesse) debiti
per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di
pagamento.
Rispetto a questa particolare tipologia devono essere
considerate le fatture regolarmente acquisite alla contabilità dell’ente, nonché, per i lavori pubblici, i certificati di pagamento emessi a seguito degli
stati di avanzamento lavori,
per i quali la particolare disciplina contenuta nel Dpr
207/2010 riconosce il valore di
titolo di pagamento.

Perché sia rilevabile il debito sulla base della regolare fattura ricevuta, è necessario che
sia decorso il termine per il pagamento previsto dal contratto in aderenza a quanto stabilito dal Dlgs 231/2012.
Ulteriore elemento favorevole si riscontra nella possibilità, per gli enti locali, di utilizzare le somme messe a disposizione dal decreto per pagare
debiti fuori bilancio che presentavano i requisiti per il riconoscimento sempre alla da-

LA CONDIZIONE

Per accedere alla tranche
di finanziamenti
è necessario certificare
di aver liquidato il 75%
delle vecchie partite
ta del 31 dicembre 2014, anche
se riconosciuti in bilancio in
data successiva e compresi nel
piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato dalla Corte dei conti.
La disposizione comporta la
necessaria formalizzazione
del riconoscimento del debito
fuori bilancio nei termini previsti dall’articolo 194 del Dlgs
267/2000 e, nel caso del piano
di riequilibrio, la necessità
dell’avvenuta approvazione
da parte della sezione regionale di controllo della Corte.
Le modalità per la concessione e per la restituzione delle somme agli enti locali saranno definite con un decreto ministeriale che dovrà essere ap-

Pasquale Mirto

pIl decreto enti locali con-

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Norme e tributi 31

Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

LAVORO

www.quotidianolavoro.ilsole24ore.com

Ispezioni. Le indicazioni del ministero per evitare sanzioni

Distacco dall’estero,
lavoratori legati
all’impresa «madre»
Essenziale il potere direttivo della distaccante
PAGINA A CURA DI

Stefano Rossi

pUsare in maniera scorretta

le prestazioni di lavoratori stranieri o assunti all’estero - con
formule di distacco o di somministrazione non genuina - comporta per le aziende il rischio di
pesanti sanzioni.
Il ministero del Lavoro ha annunciato, nella programmazione dell’attività ispettiva per il
2015, una serie di campagne straordinarie per reprimere l’uso
abusivo del distacco transnazionale, segnalato soprattutto nel
turismo, nell’edilizia e nell’autotrasporto. Il fenomeno è quello
riscontrato ad esempio in alcune
regioni a forte vocazione turistica, dove lavoratori italiani sono
assunti da società straniere nelle
proprie sedi estere e poi distaccati o somministrati in modo illecito per lavorare nei villaggi e negli alberghi.
Peraltro, per chiarire le regole
da applicare al distacco e alla somministrazione transnazionale è
arrivata il 9 aprile una circolare ad
hoc del ministero (la 14/2015). Vediamo allora le regole per usare
correttamente questi strumenti.

Il legame con l’impresa di invio

La definizione è contenuta nella
direttiva europea 96/71/Ce e nel
Dlgs 72/2000. In generale, si possono individuare tre ipotesi:
e la mobilità di un lavoratore da
una azienda situata in uno Stato
membro verso una filiale italiana;
r la mobilità verso un’azienda
italiana appartenente allo stesso

gruppo societario;
t la mobilità nell’ambito di un
contratto commerciale (appalto
di opera o di servizi, trasporto)
stipulato da un committente con
sede legale o operativa sul territorio italiano.
L’elemento comune è la sussistenza di un legame organico tra
il lavoratore distaccato e l’impresa distaccante, che continua a
esercitare il proprio potere direttivo. Perciò la prestazione di
lavoro deve essere resa nell’interesse e per conto dell’azienda del
Paese di origine, sulla quale continuano a gravare la responsabilità per l’assunzione e la gestione
del rapporto, compresi gli adempimenti retributivi e previdenziali e l’esercizio del potere disciplinare e di licenziamento.
La Commissione amministrativa europea nella decisione A2 del
2009 (messaggio Inps 16085 del 14
luglio 2008 e circolare Inps
83/2010) ha individuato due ipotesididistaccocomunitariofissando
i criteri per contrastare il fenomeno delle «società fittizie».
1 Il primo caso è il «distacco del
personaleabituale»chesihaquando il lavoratore inviato dall’impresa distaccante opera abitualmente
nel Paese di provenienza come dipendente di quest’ultima, già prima del distacco.
1 La seconda si verifica invece
quando il lavoratore è assunto da
un’impresa operante in uno Stato
membro «allo scopo di essere immediatamente distaccato» sul territorio di un altro Stato membro.
È necessario, tuttavia, che il la-

voratore, prima dell’assunzione,
sia iscritto da almeno un mese al
regime assicurativo dello Stato
di provenienza; che esista un legame organico tra impresa e lavoratore distaccato per tutta la
durata del distacco; la ditta distaccante, infine, deve svolgere
attività sostanziale nel territorio
dello Stato membro in cui è stabilita, cioè non si deve trattare di
società fantasma o creata ad hoc
(regolamento Cee 883/2004,
593/2008 – Roma I, n. 987/2009).

Gli elementi sotto esame. L’attività oltreconfine

Le situazioni concrete
Quando è possibile il distacco transazionale. Legenda: non ammesso  ammesso
IL CASO

LA SOLUZIONE

L’ALBERGO CON APPALTO IN SVIZZERA
Una struttura turistico-alberghiera sigla un appalto
per l’intrattenimento degli ospiti con una società
italiana, che lo subappalta a una società con sede
legale in Svizzera. I lavoratori impiegati
nell’appalto, tutti italiani, sono stati distaccati. Non
sono mai andati in Svizzera né sono mai stati iscritti
alla gestione previdenziale svizzera. Ricevono le
direttive dal capo villaggio, dipendente della
struttura turistica, e hanno un compenso inferiore ai
minimi del Ccnl del turismo

I lavoratori potranno chiedere giudizialmente un
rapporto di lavoro con il committente. Sul fronte
penale, lo pseudo appaltatore (l’azienda svizzera) e
lo pseudo committente (la ditta appaltatrice e la
struttura alberghiera) dovranno versare l’ammenda
di 50 euro per ogni lavoratore e per ogni giornata di
lavoro. Potrà essere emessa diffida accertativa in
base all’articolo 12 del Dlgs 124/2004 sulla
differenza tra quanto percepito come compenso e
quanto riportato nel tabellare del Ccnl turismo

LA DITTA CON AUTISTI ASSUNTI IN OLANDA
Un’impresa italiana fa autotrasporto di merci per
conto terzi con l’uso di mezzi propri, ma guidati da
conducenti assunti da una ditta olandese a tempo
indeterminato. La società italiana stipula anche
contratti di locazione dei propri veicoli con
l’azienda olandese, concedendole l’uso dei mezzi in
operazioni di autotrasporto, dietro pagamento di un
corrispettivo. L’impresa olandese si impegna a
usare i veicoli locati solo per i contratti di trasporto
conclusi dall’impresa italiana

Il distacco non è genuino e si ricade in un’ipotesi di
somministrazione di personale a favore della ditta
italiana con una pena pecuniaria da 250 a 1.250
euro, elevabile di 20 euro per ogni lavoratore e per
ogni giornata se si prova l’elemento soggettivo
della somministrazione fraudolenta. Una volta
provato che il rapporto di lavoro è soggetto alla
normativa italiana, si potrà procedere al recupero
contributivo solo in seguito alla “rimozione”
dell’atto dichiarato non valido dallo Stato olandese

Il trattamento dei lavoratori

Ad ogni modo, anche se il distacco è genuino, questo non significa che si possa bypassare in toto
la disciplina italiana. L’articolo 3,
comma 1, del Dlgs 72/2000 afferma che se l’attività è svolta in Italia si applicano, durante il distacco, le norme italiane che regolano i periodi massimi di lavoro, i
periodi minimi di riposo, la durata minima delle ferie annuali retribuite, la sicurezza, salute e
igiene sul lavoro, la tutela di gestanti, bambini e giovani, il trattamento fra uomo e donna.
Sulle tariffe minime salariali,
compreso il lavoro straordinario,
l’articolo 3 della direttiva 96/71/
Ce prescrive che la nozione «è definita dalla legislazione o dalla
prassi nazionale dello Stato membro nel cui territorio il lavoratore
è distaccato». Il riferimento è ai
Ccnl. Il regime previdenziale e assistenziale obbligatorio è quello
del Paese di invio del lavoratore
distaccato.

Il distacco è genuino, anche in base a questi
elementi: il fatturato raggiunto con le società
italiane non supera il 25% del totale ottenuto nel
paese di invio; la maggior parte dei lavoratori sè
impiegata in Spagna; i prospetti paga indicano una
retribuzione in linea con il contratto collettivo
nazionale di lavoro di riferimento. La retribuzione
minima è quella del livello di inquadramento dei
dipendenti dell’azienda italiana che svolgono
mansioni equivalenti

IL LAVORATORE AUTONOMO TEDESCO
Un lavoratore autonomo specializzato nel
realizzare impianti di elevata automazione, che
svolge abitualmente la propria attività in Germania,
si reca in Italia per realizzare un progetto per conto
di una cordata di aziende. La durata prevedibile
dell’attività da svolgere presso l’impresa italiana
non supera 24 mesi e il professionista vuole
avvalersi della legislazione dello Stato membro di
invio, in questo caso della Germania

Il distacco è legittimo. Il professionista ha una sede
stabile in Germania e vi paga le tasse ha una partita
Iva rintracciabile dal certificato della Camera di
commercio tedesca, ed è, tra l’altro, in possesso di
un titolo professionale riconosciuto dall’albo di
riferimento tedesco. Secondo le regole Ue un
lavoratore autonomo che intenda avvalersi degli
accordi di distacco «deve avere già svolto la propria
attività per un certo tempo» prima del del distacco

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ULTIMO COMMA

Amministratori
di sostegno:
indennità incerta
di Giorgio Gavelli

A

volte si dice che, nel
nostro Paese, per ogni
quesito fiscale esistono almeno due risposte, entrambe corrette ma, purtroppo, divergenti. La frase fotografa meglio di ogni altra la
situazione in cui si trovano i
professionisti (legali, commercialisti, eccetera) che sono nominati dall’Autorità
giudiziaria (giudice tutelare)
amministratori di sostegno
(Ads) di persone impossibilitate, per i più diversi motivi,
a provvedere alla tutela dei
propri interessi in particolari
atti (articolo 404 del Codice
civile). La figura dell’Ads è
stata introdotta nel nostro
ordinamento dalla legge
6/2004.
Il giudice, in questi casi,
può liquidare al professionista una «equa indennità», in
considerazione dell’entità
del patrimonio da tutelare e
delle difficoltà dell’incarico.
Le due risposte a cui si accennava in apertura riguardano il trattamento fiscale di
questa somma. Secondo una
prima impostazione, ha natura compensativa e non di
corrispettivo, analogamente a quella liquidata al tutore
in base all’articolo 379, comma 2, del Codice civile. Sulla
non imponibilità di quest’ultima, è scesa in campo addirittura la Corte costituzionale (sentenza n. 1073/1988),
le cui argomentazioni sono
state riprese dalla Cassazione (sentenza n. 7355/1991) e,
proprio con riferimento all’indennità versata agli Ads,
da diverse Direzioni regionali delle Entrate (EmiliaRomagna, parere 18 maggio
2006; Lombardia, interpello
17366/2008 e Friuli Venezia
Giulia,
interpello
8929/2011), anche perché
l’articolo 411 del Codice civi-

le richiama espressamente
l’articolo 379. Si tratterebbe,
pertanto, di un importo che
compensa il professionista
delle spese (non facilmente
documentabili) che vengono sostenute, conseguentemente irrilevante tanto ai fini Irpef quanto ai fini Iva.
Di diverso avviso è la Direzione centrale normativa
della stessa Agenzia, la quale, con la risoluzione 2/E del
9 gennaio 2012, ha sostenuto
una intrinseca diversità
dell’indennità versata agli
Ads rispetto a quella versata ai tutori.
Ne conseguirebbe che, per
gli Ads, l’importo, anche se
determinato in via equitativa
e forfettaria, rappresenta comunque un compenso per lo
svolgimento dell’attività
professionale, inquadrabile
nell’ambito dell’articolo 53
del Tuir e degli articoli 3 e 5
del Dpr 633/72. Tuttavia, la
giurisprudenza tributaria di
merito si è schierata in senso
contrario (Ctp Trieste
283/2014).
A fronte di queste due verità ci sono giudici che pretendono l’assoggettamento
a Iva (Tribunale di Ancona,
decreto 14 giugno 2005), altri
che stabiliscono il contrario
(Tribunale di Varese, decreto 20 marzo 2012) e altri che
liquidano due somme distinte, una soggetta a imposta e
l’altra no (Tribunale di Trieste, decreto 26 gennaio 2012).
Potremmo, quindi, avere
professionisti che, a seconda del tribunale, per la stessa
attività emettono documenti dal trattamento tributario
differente, magari nello
stesso periodo di imposta.
Una parte di essi è sicuramente errata, ma al momento è molto difficile, se non
impossibile, dire esattamente quale.
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pEntro il 18 giugno 2016 l’Ita-

lia dovrà dare attuazione alla direttiva 2014/67/Ce per stabilire
le sanzioni applicabili in caso di
violazione della normativa sui
distacchi transnazionali. La direttiva del 1996 e i successivi regolamenti comunitari non sono
infatti oggi in grado di definire
un quadro preciso delle sanzioni in caso di distacco transnazionale non genuino. Pertanto,
con il progetto Enfoster di gennaio di quest’anno si è ipotizzato che, se l’autorità competente
riscontra una situazione di tipo
fraudolento, abusivo o elusivo,
la regolamentazione applicabile è quella interna dello Stato
membro nel quale avviene la
prestazione di servizi, se l’operazione non ha i requisiti della
transnazionalità.

I controlli

IL TECNICO SPAGNOLO DISTACCATO IN ITALIA
Una società spagnola di servizi informatici distacca
un dipendente presso un’azienda italiana dello
stesso gruppo. Il distacco dura 24 mesi, il contratto
di lavoro individuale prevede la chiara indicazione
del datore di lavoro spagnolo, specificando la natura
dell’attività da svolgere in Italia. Il lavoratore è
assicurato presso l’istituto di previdenza spagnolo
da più di dieci anni. Oltre al legame con l’impresa del
paese di invio, c’è l’esercizio abituale dell’attività
imprenditoriale in Spagna

La società fittizia
determina
la subordinazione

Gli ispettori del lavoro dovranno individuare innanzitutto gli
estremi di un distacco genuino,
per poi concentrarsi sugli
aspetti retributivi del rapporto
di lavoro. In primo luogo, è necessario riscontrare il legame
organico tra l’impresa di invio e
il lavoratore distaccato. In mancanza di questo legame, si potrà
ipotizzare un rapporto di subordinazione con l’azienda italiana se dagli accertamenti dovesse emergere che le direttive
e il potere disciplinare sono effettivamente esercitati da quest’ultima e non dall’impresa comunitaria. Inoltre, sarà necessario stabilire se la società dello
Stato membro sia “fittizia” o invece eserciti un’attività sostanziale nello Stato membro. A
questo fine, si dovrà analizzare
la documentazione (certificato
della camera di commercio del
paese di provenienza, fatture
commerciali emesse nel periodo del distacco), osservare i
luoghi ove si svolge il distacco,
la proprietà degli strumenti utilizzati per la prestazione di lavoro, il numero dei contratti di
lavoro sottoscritti nel paese di
origine e di destinazione (progetto Empower).
La carenza dei requisiti di legittimità del distacco comporta
per prima cosa l’inquadramento delle prestazioni di lavoro in
contratti di lavoro subordinato

tra i lavoratori e l’impresa italiana, sulla base del sostanziale e
funzionale rapporto di dipendenza nei confronti di quest’ultima. Di conseguenza, si potrà
ipotizzare un distacco illecito o
un appalto illecito, se c’è un
contratto di servizi, sino ad arrivare alla somministrazione illecita di manodopera.
Inoltre, l’articolo 9 del regolamento Cee 593/2008 stabilisce che le norme precettive e
sanzionatorie di diritto italiano
sono da considerarsi di applicazione necessaria. Quindi, in base al principio di parità di trattamento tra lavoratori italiani e
comunitari, la violazione delle
disposizioni su orario di lavoro,
riposi e ferie, sicurezza sul lavoro, minori e tutela della maternità troveranno diretta applicazione anche nei confronti del
datore di lavoro italiano e comunitario.

Retribuzione e contributi

Sul fronte retributivo, per i crediti vantati dai lavoratori in regime di distacco comunitario,
il personale ispettivo può adottare la diffida accertativa (articolo 12 del Dlgs 124/2004), calcolata sul differenziale tra
quanto percepito con il distacco e le retribuzioni minime stabilite dalla contrattazione collettiva. Se poi il distacco è attuato tramite appalto, si potrà
configurare una responsabilità
solidale dell’azienda italiana in
base all’articolo 29 del Dlgs
276/2003. Il piano contributivo, infine, è fortemente influenzato dalla previsione dell’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento Cee 987/2009, in
base al quale il modello A1, attestante il versamento della contribuzione presso l’istituto previdenziale di provenienza del
lavoratore, deve essere accettato «dagli altri Stati membri».
Dunque, una volta accertata
l’integrale sussistenza del rapporto di lavoro in Italia, si può
procedere al recupero integrale della contribuzione dovuta
agli istituti previdenziali e assicurativi italiani, in seguito alla
“rimozione” dell’atto dichiarato non valido dallo Stato membro in cui è rilasciato.
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Agenzie Ue. Valgono le regole del luogo di lavoro

venerdì 19 giugno
09.30 - Registrazione ospiti
10.00 – 10.45 - Saluti istituzionali
Enzo BIANCO  Sindaco di Catania e Presidente Consiglio Nazionale ANCI
Rosario CROCETTA  Presidente della Regione Siciliana
Markku MARKKULA  Presidente del Comitato delle Regioni
Veronica NICOTRA  Segretario Generale ANCI

10.45 -12.30 Tavola rotonda

Alessandro FICILE  Presidente di So.Svi.Ma (Agenzia di Sviluppo delle Madonie)
Paolo GANDOLFI  Deputato
Giuseppe MACCHIA  Vice President Eni Smart Mobility
Giovanni MAGGIOLO  Presidente UN.I.C.A. FILT-CGIL Lombardia
Andrea MARCONI  Mobility Manager I. C. “Ligabue” del Comune di Reggio Emilia
Gianni MARTINO  Amministratore Delegato Car2go
Bruno MATTUCCI  Amministratore Delegato Nissan Italia
Giulietta PAGLIACCIO - Presidente FIAB
Conclude:
Bruno VALENTINI  Sindaco di Siena e Presidente della Commissione Ambiente dell’ANCI

MOBILITÀ SOSTENIBILE E COMPETITIVITÀ DELLE CITTÀ

sabato 20 giugno

Modera: Gianni TROVATI  Il Sole24Ore
Intervengono:

Andrea BALLARÉ  Sindaco di Novara
Andrea CAMANZI  Presidente Autorità di Regolazione dei Trasporti
Giorgio GORI - Sindaco di Bergamo
Ivan LO BELLO  Vice Presidente Confindustria
Giuseppe Francesco Maria MARINELLO  Presidente della XIII Commissione permanente
Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato
Conclude: Piero FASSINO  Presidente ANCI e Sindaco di Torino

13.00 -14.30 light lunch
14.30 – 14.45
Presentazione dei risultati dell’indagine “Mobilità sostenibile” a cura dell’Istituto Piepoli
Introduce:

Antonella GALDI  Vice Segretario Generale ANCI

15.00 – 16.30 Sessione 1: CITTÀ E TECNOLOGIE
Presiede: Paolo PERRONE  Sindaco di Lecce e Vice Presidente Vicario ANCI
Modera: Gianluca SEMPRINI  SkyTG24

09.30 – 10.30 Sessione 3:
LA VALUTAZIONE DELLE POLITICHE PER LA MOBILITÀ
Presiede: Antonio DECARO  Sindaco di Bari e Vice Presidente ANCI
Modera: Antonio CIANCIULLO  La Repubblica
Intervengono:
Pierluigi BUTTIGLIERI  Chief Operations Officer Park Smart srl
Carlo CARMINUCCI  Direttore della ricerca ISFORT
Francesco GRILLO  Consigliere del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
Roberto MALDACEA  Presidente Euromobility
Pierfrancesco MARAN  Assessore alla mobilità di Milano e Delegato Nazionale ANCI
per i Servizi Pubblici Locali

Alessandro MEGGIATO  Responsabile del Segretariato nazionale della rete CIVINET
Dirigente Comune di Reggio Emilia

Maurizio PERNICE  Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente
Giovanni Battista PIZZO  Assessore delle infrastrutture e della mobilità Regione Siciliana
Conclude: Sandro GOZI  Sottosegretario agli Affari Europei

Intervengono:

coffee break

Luca BUSI Managing Director Sibeg Coca-Cola in Sicilia
Marco FILIPPESCHI  Sindaco di Pisa e Delegato nazionale ANCI per l’innovazione tecnologica

10.45 – 12.15 Sessione 4: LE RISORSE PER LE CITTÀ

e le attività produttive
Alberto FIORILLO - Responsabile Aree Urbane Legambiente
Nicola LANZETTA  Responsabile Mercato Italia Enel
Massimo MARCIANI - Presidente di FIT Consulting srl
Carlo Maria MEDAGLIA  Presidente e AD Agenzia per la Mobilità di Roma

Luciano PINI  Responsabile Vendite Sud Europa STMicroelectronics
Agata QUATTRONE  Assessore alla Mobilità e Trasporti - Smart City di Reggio Calabria
Conclude: Simona VICARI  Sottosegretario Ministero Sviluppo Economico

16.45 – 18.15 Sessione 2:
VIVERE BENE IN CITTÀ, QUALITÀ DEI SERVIZI E SALUTE
Presiede: Matteo RICCI  Sindaco di Pesaro e Vice Presidente ANCI
Modera: Gianluca SEMPRINI  SkyTG24
Intervengono:

Benedetta ARESE LUCINI  General Manager UBER
Luigi CONTESTABILE  Responsabile Energia e Sostenibilità TRENITALIA
Maurizio CROCE  Assessore regionale del territorio e dell’ambiente della Regione Siciliana

Presiede: Massimo ZEDDA  Sindaco di Cagliari e Vice Presidente ANCI
Modera: Antonio CIANCIULLO  La Repubblica
Intervengono:
Maria Ludovica AGRÒ  Direttore dell’Agenzia per la coesione territoriale
Filippo BERNOCCHI  Delegato nazionale ANCI all’energia e i rifiuti
Gaetano CACCIOLA  Assessore alla Mobilità di Messina
Raimondo ORSINI  Direttore Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
Massimo RONCUCCI  Presidente ASSTRA

12.15-13.30 PRESENTAZIONE DOCUMENTO DI SINTESI
DELLE SESSIONI E CONCLUSIONI
Rapporteur: Pierfrancesco MARAN  Assessore alla mobilità di Milano e Delegato
Nazionale ANCI per i Servizi Pubblici Locali

Concludono:

Graziano DELRIO  Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Gian Luca GALLETTI  Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare
Enzo BIANCO  Sindaco di Catania e Presidente Consiglio Nazionale ANCI

Parità di stipendio
per i somministrati
pI lavoratori inviati in Italia

da agenzie di somministrazione stabilite in un altro Stato dell’Unione europea devono avere lo stesso trattamento economico e normativo previsto per i
lavoratori italiani. E le stesse
agenzie devono seguire le regole dettate per l’Italia dal Dlgs
276/2003. È quanto ribadisce il
ministero del Lavoro nella circolare 14 del 9 aprile 2015.
In particolare, l’articolo 4 del
decreto legislativo 72/2000 disciplina la possibilità per le imprese fornitrici di lavoro temporaneo, stabilite in uno Stato
membro dell’Unione europea
di distaccare lavoratori presso
imprese utilizzatrici con sede o
unità produttive in Italia. Sul regime autorizzatorio, la circolare ricorda che per le imprese
comunitarie di somministrazione non è necessaria l’autorizzazione prevista dall’articolo 4 del Dlgs 276/2003, se dimostrano di operare in forza di un
provvedimento amministrativo rilasciato dalle autorità dello
Stato di provenienza, equivalente rispetto a quello richiesto
dalla legislazione italiana (circolare del Lavoro 7/2005).
Del resto, se l’agenzia di somministrazione comunitaria assolve a obblighi analoghi, volti a
rendere effettiva la tutela del lavoratore sul piano retributivo e
contributivo, potrà essere esonerata dal versamento del deposito cauzionale e della stipula di una garanzia fideiussoria
in base all’articolo 5, comma 2,
del Dlgs 276/2003. Per quanto
riguarda il trattamento da riconoscere ai lavoratori temporanei, l’articolo 4 del Dlgs 72/2000

prevede il rispetto da parte delle agenzie con sede in un altro
Stato membro della disciplina
dettata per le agenzie italiane.
In sostanza, vige il principio
(lex loci laboris) che stabilisce
l’applicazione dei livelli minimi di condizione di lavoro e occupazione previsti dalla legge
del luogo di esecuzione della
prestazione lavorativa. Questa
tutela risulta «ancora più incisiva - si legge nella circolare
14/2015 - nell’ambito di un rapporto di somministrazione

IL PRINCIPIO GUIDA

Al personale «interinale»
di altri Paesi spettano
condizioni non inferiori
a quelle dei dipendenti
di pari livello dell’utilizzatore
transnazionale di lavoro poiché in forza dell’articolo 23,
comma 1, del Dlgs 276/2003 il lavoratore interinale ha diritto «a
condizioni di base di lavoro e
d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei
dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte».
La norma trova peraltro una
conferma nell’articolo 5 della
direttiva 2008/104/Ce per cui
ai lavoratori somministrati a livello transnazionale è sancita e
garantita una sostanziale parità di trattamento, sia per i profili normativi, sia per quelli contributivi, rispetto ai lavoratori
italiani alle dipendenze dell’utilizzatore.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

32

INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale ONLUS - Realtà Eccellenti

Oxfam: obiettivo vincere la lotta alla povertà Voglio diventare un
Emergenza, sviluppo, campagne: il segreto dell’eccellenza di Oxfam nel mondo ingegnere
C

on oltre 70 anni di esperienza, Oxfam è leader mondiale nei
progetti di sviluppo in ambito rurale e nel portare acqua e
servizi igienico sanitari nelle emergenze. Oxfam lavora in Italia e
in più di 90 paesi nel mondo per costruire un futuro libero dall’ingiustizia della povertà.
Oxfam si distingue per un approccio integrato, che ha l’obiettivo
di garantire piena autonomia alle comunità, ponendo fine alla spirale della dipendenza dall’aiuto. Un approccio caratterizzato da
tre azioni sinergiche e complementari: intervento nelle emergenze umanitarie, programmi di sviluppo sostenibile e pressione per
cambiare le regole a tutela dei più poveri e vulnerabili.
Grazie ai propri depositi costantemente equipaggiati e allo staff presente capillarmente nei paesi, Oxfam è in grado di intervenire tempestivamente fornendo cibo, acqua e servizi igienico sanitari alle popolazioni colpite da catastrofi naturali o conflitti. Come sta facendo in
Nepal, dove nel primo mese ha aiutato 150.000 persone dopo il terremoto del 25 aprile scorso. Quando l’emergenza è finita, Oxfam è
a fianco delle comunità portando avanti programmi di sviluppo rurale e di promozione dei diritti di base come acqua, salute, istruzione,
investendo in primis sulle donne, protagoniste nella lotta alla fame.

Attraverso ricerche e analisi rigorose, Oxfam mobilita inoltre media e opinione pubblica
promuovendo comportamenti
socialmente responsabili e incoraggiando l’impegno dei cittaSierra Leone. Programma di
dini per un’economia più giusta
prevenzione dal contagio di Ebola.
e sostenibile. Oxfam è in grado
Foto Will Wintercross/Oxfam
di fare tutto questo anche grazie
al sostegno del settore privato,
di aziende e imprenditori che riconoscono in questa organizzazione un partner affidabile, trasparente e consistente. Oxfam si pone
con un’ottica di mutuo beneficio, riconosce il grande impatto sociale
dell’investimento del partner valorizzandolo attraverso una reportistica dettagliata, la possibilità di visitare i progetti e di intraprendere
un percorso di responsabilità sociale, secondo indicatori precisi e
spendibili nelle operazioni di reporting aziendale, con l’obiettivo di
costruire insieme un futuro migliore per tutti.
Per avere informazioni e partecipare ai nostri eventi:
marta.pieri@oxfam.it - www.oxfamitalia.org

La salute salverá l’economia
e la stabilitá dell’Africa
A migliori indicatori di salute corrispondono
sviluppo e crescita economica

L’

Africa rappresenta il 40% delle risorse
strategiche mondiali in termini di materie
prime, terre agricole non sfruttate, acqua ed
energia, essenziali per la crescita globale. Il
secondo continente più popolato della terra
è però il più arretrato in fatto di salute. Se nel
mondo muoiono 48 bambini sotto i cinque
anni ogni 1000 nati, in Africa questo numero è quasi il doppio, 95. Secondo una stima
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
ad ogni aumento del 10% dell’aspettativa di
vita alla nascita corrisponderebbe una crescita economica dello 0,4% all’anno. Migliorare le condizioni di vita e i servizi sanitari,
nelle aree povere, vuol dire contribuire allo
sviluppo. Con un investimento tra gli 84 e i

140 miliardi di dollari nel rafforzamento del
sistema sanitario si salverebbe la vita a 3,1
milioni di persone nel 2015. Quella per la
salute non è quindi solo una battaglia uma-

nitaria, ma la chiave per far crescere l’economia e la stabilità del continente. Amref ci
crede, e da quasi 60 anni lavora in Africa
per garantire salute alle madri e ai bambini, acqua pulita e formazione di operatori
sanitari. Negli ultimi due anni l’aiuto dell’organizzazione ha raggiunto quasi 20 milioni
di persone, soprattutto donne e bambini. Il
suo impegno, nel 2005, le è valso il Bill e
Melinda Gates Award per la Salute Globale.
La motivazione: “Amref ha imparato come
migliorare veramente la salute in Africa chiedendo agli Africani cosa bisogna fare e
come farlo nel modo migliore”. Grazie alla
consolidata conoscenza del territorio e il durevole rapporto con le autorità locali e nazionali, Amref crede che si possano aprire
nuove possibilità di partnership fra impresa
e non-profit, in vista di uno sviluppo responsabile, che abbia a cuore il volere e il bene
delle comunità. Tutto questo non solo in Africa, ma anche in Italia, dove l’organizzazione promuove il diritto alla salute attraverso
la progettualità e il dialogo con le istituzioni,
lavorando sul rafforzamento dei sistemi pubblici e sull’attivazione dei territori nella promozione della salute.

Con il sostegno a distanza più
possibilità di trovare un lavoro

K

efa è un bambino keniano di 13 anni. Vive a Kibera, una
delle baraccopoli più grandi del Kenya, con 700 mila persone che abitano in case di lamiera arrugginita. Il piccolo Kefa
imparò a conoscere la violenza e la paura a soli sei anni, a
causa degli scontri che seguirono le elezioni e provocarono migliaia di morti e abitazioni in fiamme. Kefa si salvò per miracolo, ma quell’incubo fatto di odio e sangue rimase per sempre
impresso nei suoi occhi e nella sua mente. La povertà della sua
famiglia e la paura hanno presto distrutto i sogni e il futuro di
Kefa, un bambino di 13 anni che sognava di fare l’ingegnere.
Un giorno, però, i sogni di Kefa sono tornati a essere una realtà più
che realizzabile: qualcuno ha deciso di prendersi cura di lui, sostenendolo e distanza. Compassion è un’associazione cristiana che
dal 1952 ha cambiato la vita di oltre un milione e mezzo di bambini in 26 paesi del mondo. In Italia ha sede a Torino e conta oltre 15

mila sostenitori. Nei paesi in cui è impegnata, attraverso chiese e
operatori locali, Compassion gestisce i centri presso i quali i bambini
studiano e crescono insieme. Spendendo meno di un euro al giorno,
si garantiscono a questi bambini anche il cibo e le cure mediche.
Bruce Wydick, docente di economia dell’Università di San Francisco, ha condotto uno studio indipendente sugli effetti del sostegno a
distanza, focalizzando l’attenzione su Compassion. I risultati dicono
che questi bambini frequentano la scuola più a lungo degli altri e
spesso raggiungono gli studi universitari. Ogni anno di studio in più
ha un impatto incredibile sulla vita dei bambini e permette loro di
trovare più facilmente un lavoro retribuito.
Oggi Kefa, grazie a Compassion, può iniziare a vivere il suo sogno:
non solo diventare ingegnere, ma anche regalare ai suoi genitori
una casa di mattoni in un quartiere sicuro.
www.compassion.it info@compassion.it

Kefa con i
suoi amici
nel centro
Compassion
di Kibera

Sindrome di Down: autonomia significa futuro
Con il 5 per mille a CoorDown - C.F. 97378930586 - si possono
sostenere progetti di integrazione e combattere i pregiudizi

P

romuovere l’integrazione delle persone con
sindrome di Down, sostenere programmi di
inclusione scolastica, favorire percorsi di inserimento lavorativo e di autonomia abitativa: è
per questi obiettivi che si può destinare il 5 per
mille a CoorDown, indicando il codice fiscale
97378930586 nella dichiarazione dei redditi.
CoorDown Onlus - Coordinamento Nazionale delle Associazioni delle persone con Sindrome di Down nasce nel 2003 con lo scopo
di tutelare i diritti delle persone con sindrome
di Down e di creare una maggiore consapevolezza sulle loro potenzialità. Oggi rappresenta 74 associazioni sparse su tutto il
territorio nazionale e costituisce l’organismo
ufficiale di confronto politico con le istituzioni.
CoorDown crede molto nelle azioni di comunicazione sociale come strumento per

Salvatore e
Caterina,
la coppia
protagonista
della campagna
“The Special
Proposal”

combattere pregiudizi e luoghi comuni e per
diffondere una reale cultura della diversità.
Negli ultimi anni ha realizzato, in occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome
di Down del 21 marzo (con la collaborazione dell’agenzia pubblicitaria Saatchi &
Saatchi), campagne di sensibilizzazione condivise e apprezzate in tutto il mondo. I progetti “Integration Day”, “Dear Future Mom” e

“The Special Proposal”, ad esempio, hanno
ottenuto importanti riconoscimenti e premi ai
principali festival internazionali, tra cui 9 Leoni d’oro al Festival della Creatività di Cannes.
Il prossimo appuntamento è per domenica
11 ottobre, con la Giornata Nazionale delle
persone con sindrome di Down: in oltre 200
piazze italiane sarà possibile ricevere il consueto messaggio di cioccolato in cambio di
un piccolo contributo per sostenere i progetti
di autonomia delle associazioni sul territorio.
Le persone con sindrome di Down meritano
di essere messe alla prova e hanno il diritto di
avere le stesse opportunità di chiunque altro.
Il sostegno di tutti è davvero importante e per
renderlo concreto basta ricordare il codice fiscale 97378930586. Per ogni informazione
si può consultare il sito www.coordown.it.

Sfida all’Atassia di Friedreich con passione Telefono Azzurro, 28 anni di risposte
Dal 1987 l’Associazione ascolta chi chiede aiuto 24 ore al giorno, 365 giorni
e professionalità
l’anno. Maturando un’esperienza che consente di rispondere ai nuovi bisogni,
con nuove tecnologie e visione internazionale.

L’impegno di oggi per andare lontano domani

O

rganizzazione noprofit con sede in Italia, il
Comitato RUDI onlus nasce
come piccola associazione
fondata nel 2003 da Filomena D’Agostino e Bernardo Ruggeri, genitori di due
ragazzi affetti da atassia di
Friedreich con l’obiettivo di
trovare una cura per questa
debilitante malattia rara, dovuta ad una mutazione genetica, di cui entrambi i genitori sono portatori sani, che
induce la insufficiente produzione di una proteina mitocondriale denominata fratassina. Generalmente compare
in età scolare manifestandosi
con disturbi dell’equilibrio ingravescenti che costringono
all’uso della sedia a rotelle
entro 10 anni dal suo esordio. Nel 2005, il Comitato
RUDI dà vita al programma
internazionale GoFAR (Go
Friedreich’s Ataxia Research)
che, grazie al sostegno di famiglie e piccole organizzazioni di pazienti, oggi rappresenta una risorsa leader
per tutte le persone con AF,
nonché un autorevole stimolo per la comunità scientifica mondiale e le case farmaceutiche interessate alla
patologia con cui interagisce
costantemente agendo come
leva per un uso sempre più
mirato delle risorse a beneficio dei pazienti. Dunque,
pur essendo rivolto all’intera
comunità mondiale dei pazienti AF, l’operato di GoFAR
guarda con occhio particolare agli italiani che determinano il bacino privilegiato del
sostegno di cui gode, benché
importanti donazioni provenienti dal di fuori dei nostri
confini non cessino di mancare, a sottolineare il carattere

International Ataxia Research Conference, Londra- Marzo 2015,
organizzata da GoFAR, FARA, Ataxia UK, FASI.
Filomena D’Agostino, legale rappresentante e
Annaluisa Ponchia responsabile raccolta fondi.

di internazionalità dell’operato svolto. Esso è atto a promuovere e accelerare tutte
le fasi della ricerca scientifica che spaziano, dagli studi
di base, allo sviluppo preclinico/clinico ad opera delle
case farmaceutiche a cui si
fornisce supporto finanziario
e logistico. In questa ottica, è
da sottolineare il successo italiano ottenuto da GoFAR che
nel recente passato ha determinato il rapido avanzamento alla clinica di un composto
di nuova concezione per la
AF appartenente agli inibitori delle istone deacetilasi,
frutto del primo programma

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globale di ricerca mondiale
finalizzata all’obiettivo preciso della individuazione di
un trattamento farmacologico sicuro ed efficace. Lo studio condotto in Italia su 20
pazienti AF, primo ed unico
al mondo, approvato dall’
EMA e dall’Istituto Superiore
della Sanità, ha evidenziato il potenziale vantaggio di
trattare la AF con tale composto, confermando gli studi preclinici che indicano la
sua capacità di arrestare la
progressione della malattia
e di revertirne i sintomi. Il
programma di avanzamento è condotto dalla BioMarin

(USA) con cui GoFAR collabora instancabilmente allo
scopo di incentivarne il rapido svolgimento. Per quanto
attiene i farmaci già in commercio, è invece da sottolineare l’interesse condiviso in
ambito internazionale verso
l’Interferone gamma e il conseguente impegno di GoFAR
ad attivare a breve uno studio clinico con detto farmaco
in Italia. Infine, oggi la nuova sfida in un prossimo futuro è la terapia genica per il
trattamento della AF supportata da un background scientifico già consolidato per le
caratteristiche della patologia stessa; ciò ha aperto uno
scenario necessariamente da
percorrere e finalizzare verso obiettivi concreti. I molteplici interventi in atto e quelli
in animo di essere avanzati,
rispondono ad una strategia
di approccio complessivo ed
organico, resa possibile solo
ed esclusivamente dalla forte
motivazione che anima le famiglie che mettono a disposizione le loro competenze, dedicandosi quotidianamente a
titolo esclusivamente volontario a tutte le attività necessarie, dalla sensibilizzazione e
raccolta fondi, all’organizzazione di congressi scientifici,
nonché alle relazioni con i
ricercatori e le case farmaceutiche, sotto la guida del
legale rappresentante Filomena D’Agostino. Nessuno è a
libro paga, non sono previsti
rimborsi, ogni denaro donato
è utilizzato per fini istituzionali per non sottrarre neanche una goccia delle risorse
alla sfida di offrire un futuro
migliore ai propri cari. Maggiori informazioni sul sito
www.fagofar.org

I

n 28 anni Telefono Azzurro ha strutturato
un percorso di risposte organiche ai bisogni sempre nuovi di tutela dell’infanzia
e dell’adolescenza. Partendo dall’ascolto.
Scorrendo le cifre di quelle che vengono
considerate «aree del disagio», ci si rende conto di una situazione che non può
rimanere relegata nell’ambito della statistica. Numeri drammatici, che rischiano però di condurre il ragionamento su
una strada sbagliata. I dati raccolti dagli
operatori che presidiano le linee d’ascolto e d’aiuto di Telefono Azzurro, dicono
che nel solo 2014 si è risposto a 3.062
richieste di aiuto (1.974 sulla linea telefonica 196.96, 1.088 sulla chat), ben
1.149 casi in più rispetto all’anno precedente. Più di una vittima su 5 ha subito
forme di abuso e violenza (20,8%, nel
2014), più di una su 6 (15,5%) ha chiamato per problemi psico-sociali, il 58%
degli adolescenti, in incremento, pensa
ad atti autolesionistici o al suicidio. Ancora: un adolescente su tre è vittima di
episodi di bullismo o di cyberbullismo, il
41,8% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni
ha pensato almeno una volta di scappare da casa... Numeri che indicano una
situazione esplosiva. A dimostrazione del
fatto che le questioni relative all’infanzia
e all’adolescenza non possono continuare a essere considerate episodiche, e non
possono basarsi su risposte dettate dall’emergenza.
Nato 28 anni fa per intervenire in maniera immediata, emergenziale, negli episodi di abuso e violenza subiti da bambini
e adolescenti, Telefono Azzurro ha saputo elaborare una capacità di visione e di
intervento a 360 gradi su bisogni e sfide sempre nuove. Partendo dall’ascolto,
dall’instancabile volontà di mettere al centro i bambini e gli adolescenti, i loro disagi ma anche i loro sogni e aspirazioni, e predisponendo a partire da questo
rapporto diretto un sistema di risposte, di
progetti, di competenze caratterizzate da
una «presa in carico» completa di ogni
fenomeno. Così, dalla linea telefonica d’emergenza si è passati a un vero e proprio
«sistema integrato dell’ascolto» che opera via chat, instant messaging, social net-

Dal 1987 Telefono
Azzurro risponde alle
richieste di aiuto di
bambini ed adolescenti
in difficoltà

Cambia la storia di un
bambino con il tuo 5 x mille:

work, canali che fanno parte della quotidianità dei ragazzi, e alla strutturazione
di un lavoro in rete con le diverse realtà
che partecipano alla tutela dei bambini
ed adolescenti in situazione di bisogno
(forze di polizia, servizi sociali territoriali…). Ma si è giocato anche d’anticipo,
lavorando in maniera intensa sulla capacità di analisi dei fenomeni - per esempio,
con l’istituzione di un Osservatorio permanente sull’Adolescenza - e sulla prevenzione, attraverso i laboratori didattici attivati
nelle scuole (migliaia gli studenti coinvolti
nel 2014). Diventando, grazie a questo
know-how in continua elaborazione, interlocutore di riferimento per la politica e le
istituzioni, sia in Italia che a livello internazionale.
Telefono Azzurro ha saputo poi trasformare i bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza in un grande motore di solidarietà, mosso dalle centinaia di volontari che,
a livello territoriale, sviluppano i progetti
concreti di aiuto, nelle scuole, nelle carceri, o per favorire l’integrazione in risposta al fenomeno nuovo dei minori migranti
non accompagnati. Sfide sempre nuove,
globali, da cui dipende quel futuro che
luccica negli occhi di ogni bambino.

T

elefono Azzurro cresce da 28 anni
anche grazie alle donazioni del
5x1000. Le risorse raccolte finanziano direttamente i progetti realizzati da
centinaia di volontari, che ogni giorno si impegnano con professionalità e
passione su tutto il territorio nazionale:
- Ascolto 24 ore su 24 con la linea
gratuita 1.96.96 e la chat
- Intervento ed emergenza sul territorio
- Sensibilizzazione, formazione e
prevenzione nelle scuole
- Progetto “Bambini e Carcere”
Con un semplice gesto puoi aiutare Telefono Azzurro ad essere la risposta
più efficace ai bisogno dell’infanzia e
dell’adolescenza. Approfondisci i progetti e i risultati su www.azzurro.it

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

33
INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale ONLUS - Realtà Eccellenti

L’Albero della Vita, progetti d’amore per i bambini Perché scegliere la Fondazione Francesca
Da oltre 18 anni proteggiamo e promuoviamo i diritti dei minori in difficoltà
Rava - N.P.H. Italia Onlus
S

ono milioni i bambini orfani nel mondo, privi di uno o entrambi i genitori.
In Italia sono circa 30.000 i minori allontanati dalle proprie famiglie. I problemi all’origine dell’allontanamento sono
abbandono, incuria, violenza, abusi e
maltrattamenti, per questo L’Albero della
Vita attivo in Italia dal 1997, offre servizi per la tutela dei minori in condizioni
di disagio. Da oltre 18 anni accogliamo
e assistiamo i bambini abbandonati certi che aiutare un bambino oggi renderà
migliore un adulto domani.
CHE COSA STIAMO FACENDO
In Italia siamo sempre in prima linea,
accogliamo ed assistiamo con amore i
bambini in difficoltà, quelli abbandonati
o allontanati dalle famiglie, riportando
fiducia e speranza nelle loro vite. Nei

liare con servizi e attività per migliorare
in modo concreto la qualità della vita
dei bambini, delle loro famiglie e delle
comunità di riferimento.

Il codice per donare il 5x1000:
Sulla dichiarazione dei redditi, firma ONLUS
e scrivi il codice 04504550965

paesi in via di sviluppo interveniamo
con progetti a sostegno del nucleo fami-

QUALI SONO I NOSTRI PROGETTI
Promuovere azioni efficaci finalizzate
ad assicurare benessere, proteggere e
difendere diritti, favorire lo sviluppo dei
bambini, delle loro famiglie e delle comunità di appartenenza. Ciò attraverso
servizi per la tutela dei minori, in condizioni di disagio, comunità di accoglienza, reti di famiglie affidatarie, servizi di
sostegno alla maternità, sostegno a distanza di bambini nei Paesi in via di sviluppo e campagne di sensibilizzazione
sul tema dei diritti dei minori in Italia e
nel mondo.
www.alberodellavita.org

Somalia: rinascita economica e crisi umanitaria
Per dare risposte in uno dei paesi più martoriati al mondo,
perché è ora di fare sul serio tutti insieme

O

gni anno l’Associazione Soomaaliya
Onlus, con sede a Torino e operante
dal 2002 in Somalia, continua a promuovere il suo sostegno alle comunità locali
per il raggiungimento dell’autosufficienza
alimentare, per la scolarizzazione e l’assistenza sanitaria.
Con i progetti che Soomaaliya Onlus realizza in varie parti della Somalia (ospedali,
scuole, ambulatori, fattorie, ecc.) si intende
contribuire a una sempre crescente autonomia della popolazione dei villaggi.
L’attività di Soomaaliya Onlus è sostenuta
dal contributo e impegno di un crescente
numero di persone, aziende e Istituzioni
che ne condividono lo spirito.
E’ questo sostegno che ci aiuta a lavorare
ogni giorno per costruire la certezza di un

futuro migliore. Impegnarci su questo grande progetto è possibile solo grazie alla vostra collaborazione.
Scegli il modo che preferisci per sostenerci:
• devolvi il 5x1000, il nostro codice fiscale è: 08421950018;
• Fai una donazione sul conto intestato SOOMAALIYA ONLUS- IBAN
IT61F0200801007000100511117;
• Dona online dal nostro sito (www.soomaaliya.it) con Paypal
Vogliamo usare questo spazio per condividere con voi una riflessione:
«…Se ci volevano i pirati perché il mondo
si ricordasse delle sofferenze dei Somali e
decidesse di affrontarle, allora è vero che
non tutti i mali vengono per nuocere. La salvezza della Somalia è possibile solo se il

resto del mondo continua ad occuparsi e
preoccuparsi di essa anche partendo da
premesse ambigue e iniziative incerte, aiutando il paese – pur nel rispetto della sua
sovranità - a ricostituire gli strumenti necessari per garantire la propria difesa e la propria sicurezza» (La Somalia non è un’isola
dei Caraibi di M. Aden Sheikh).
Ti invitiamo a visitare il nostro sito:
www.soomaaliya.it, e la nostra pagina
facebook https://www.facebook.com/
soomaaliyaonlus per scegliere come
contribuire ai progetti in corso.

Fondi e talenti al servizio dei bambini

“F

are del bene non basta,
occorre farlo nel modo
migliore possibile. Lo sentiamo
come dovere ed è il principio
che governa il nostro lavoro
in aiuto all’infanzia in condizioni di disagio, in Italia e nel
mondo” racconta Mariavittoria Rava, Presidente della Fondazione Francesca Rava che
rappresenta in Italia l’organizzazione umanitaria internazionale NPH (Nuestros Pequeños
Hermanos, I nostri piccoli fratelli). Da 60 anni NPH salva
e cresce come figli migliaia di
bambini orfani e abbandonati
nelle sue Case orfanotrofio ed
ospedali in 9 paesi dell’America Latina, portandoli “dalla
strada alla laurea” per spezzare definitivamente il circolo di
povertà. “Anche in Haiti paese
del quarto mondo Padre Rick,
medico in prima linea e responsabile dei nostri progetti, non fa
elemosina ma progetti d‘eccellenza con un team di 1600 ragazzi Haitiani e tanti professionisti volontari e aziende italiani
che mettono a disposizione il
loro know-how”.
Trasparenza, efficienza e concretezza caratterizzano le azioni della Fondazione Francesca
Rava, insieme ad una forte motivazione. “Ascoltiamo il bisogno, cerchiamo di rispondere
nel modo più veloce possibile
rendendo partecipi i donatori in sede e in prima linea nel
lavoro e nei risultati. Donatori
privati e aziende sono coinvolti
anche attraverso la donazione
dei loro talenti e competenze.
La nostra contabilità è analitica, i donatori indirizzano il loro
aiuto a progetti specifici evitan-

do l’effetto calderone” prosegue Mariavittoria. Il bilancio
della Fondazione è revisionato
da KPMG, le spese sono intorno al 5%.
La Fondazione Francesca Rava
è Onlus, riconosciuta dallo Stato, indipendente da schieramenti politici o confessionali
e conta sull’aiuto di volontari
qualificati che donano il loro
tempo e professionalità, per un
vero empowerment dei giovani
aiutati.
La Fondazione partner per la
CSR. Le aziende amiche della
Fondazione trovano un attivatore di responsabilità sociale per
i propri collaboratori e clienti.
Ad esempio “In farmacia per
i bambini”, iniziativa nazionale di sensibilizzazione sui diritti
dei bambini e raccolta di farmaci pediatrici, ha visto la Fondazione nelle farmacie in tutta
Italia nel 2014 insieme a 15
aziende che hanno partecipato con il volontariato d’impresa
e donazioni in natura. La terza
edizione sarà il 20 novembre
2015 e KPMG, Mellin, Nutricia
e Artsana Chicco sono tra le
prime ad avere già aderito.
“Offriamo anche opportunità di
team building con i campus di
volontariato internazionale di
due settimane nelle Case NPH”

racconta Chiara del Miglio, coordinatrice del progetto.
La Fondazione lavora anche
per l’autosostenibilità in Haiti, con il centro produttivo e
di formazione professionale
Francisville città dei mestieri
che produce pane, pasta, burro d’arachidi, ha un’officina
meccanica e un allevamento
di pesci. “Abbiamo coinvolto aziende italiane d’eccellenza del food nella formazione in enogastronomia di 25
studenti haitiani meritevoli a
Milano, progetto che stiamo
realizzando con l’Ambasciata di Haiti in Italia, l’Istituto
Carlo Porta, la Fondazione
Bracco progettoDiventerò e il
Patrocinio di Expo”.
70 volontari ginecologi, ostetriche, medici d’urgenza si sono
imbarcati con la Fondazione

La panetteria del

sulle Navi della Marina Militare
per il soccorso sanitario a bambini migranti e donne incinte;
centinaia di volontari sono partiti per Haiti per l’Ospedale pediatrico Saint Damien, ospedale da primo mondo in un paese
del quarto mondo. In Haiti ci
sono 8,5 milioni di abitanti, la
metà bambini, ma ci sono solo
3 chirurghi pediatrici. “Con la
rotazione di volontari dalla Società Italiana di Chirurgia Pediatrica potenzieremo l’attività
chirurgica dell’Ospedale, che
diventerà polo per la formazione di nuovi chirurghi pediatrici
in Haiti. Un appello? Il Progetto
Chirurgia ha bisogno urgente
di sostegno. Ad esso sarà dedicata anche la nostra campagna dei doni solidali di Natale
e i prossimi eventi”.
• Dona il 5 per mille alla Fondazione Francesca Rava C.F.
97264070158
• Dona per il “Progetto Chirurgia”, tel. 02 54122917
www.nph-italia.org

centro produttivo
e di formazione
professionale
Francisville città dei
mestieri in Haiti

Missioni Don Bosco: un valido sostegno per i giovani del mondo
Nell’anno del bicentenario di Don Bosco, l’associazione rilancia il suo impegno e le sue attività in Italia e all’estero

“R

ispondere alle necessità dei giovani, specialmente quelli più poveri e bisognosi, è
stato il movente di ogni attimo della vita e dell’attività di Don Bosco. Accogliere la sua eredità e
farla nostra, andando incontro ai ragazzi più
svantaggiati in tutto il mondo, è diventata la nostra missione”. Esordisce così Rossana Campa,
coordinatrice del dipartimento di comunicazione dell’Associazione Missioni Don Bosco, realtà sempre più importante a livello mondiale per
l’attività che svolge nei confronti dei giovani (soprattutto ma non solo), in puro stile “Don Bosco”.
I salesiani sono una congregazione religiosa. I
principali destinatari della loro missione sono i
ragazzi, con un’attenzione particolare verso coloro che, a causa della povertà economica, sociale e culturale, non hanno la possibilità di costruire le basi per il loro futuro.
Con il lavoro missionario, elemento fondamentale della Congregazione, i destinatari diventano i
giovani di tutto il mondo. Quello che si sta vivendo è un anno importante per l’universo che ruota
intorno al sacerdote piemontese: il bicentenario
del proprio fondatore deve essere vissuto nella
maniera migliore possibile. Nell’anno giubilare
dei 200 anni dalla nascita di Don Bosco, l’Associazione Missioni Don Bosco ha deciso di far
proprie le parole di Papa Francesco: “Quando
la Chiesa è chiusa, si ammala. La Chiesa deve
uscire verso le periferie esistenziali”. Con la sua
attività, Missioni Don Bosco va, infatti, incontro
ai fratelli più bisognosi, coloro che sono stati posti ai margini della società. Ed è proprio dalle
periferie di Torino che Don Bosco cominciò la
sua opera per raggiungere il cuore di tanti giovani allo sbando. Da quella stessa prospettiva “ai
margini” ancora oggi i missionari e missionarie
trovano, ogni giorno, il loro luogo di elezione,
consapevoli delle difficoltà, ma sempre più fedeli
al carisma salesiano.
Continua Rossana Campa: “L’opera svolta da
Missioni Don Bosco si sviluppa in tutto il mondo.

Donare il 5X1000 a Missioni Don Bosco vuol dire
sostenere questi giovani. Il C.F. da utilizzare è
97540630015. Tutte le informazioni necessarie
sono pubblicate sulle pagine internet
www.missionidonbosco.org e
www.missionidonbosco.tv

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

Ora abbiamo iniziato a svolgere la nostra attività anche in Italia proprio perché, purtroppo, si
avverte la necessità di sostenere realtà disagiate e anche il nostro Paese sta diventando periferia del mondo. Il tema dell’educazione è centrale
nel modo di vivere ciò che ha insegnato da Don
Bosco. E’ per questo motivo che, da sempre, ci
proponiamo come uno strumento nelle mani della società in cui siamo presenti, per aiutare i più
giovani a crescere come persone vere, con un lavoro che possa dare loro dignità. In questo contesto creiamo scuole e formiamo personale basandoci sulle caratteristiche della società stessa,
confrontandoci con quelli che sono i bisogni del
mercato locale”.
Rispondere ai bisogni dei giovani, soprattutto i
più poveri ed emarginati, è stata la ragione di
vita di Don Bosco. In questo solco si inserisce il
lavoro dell’Associazione che ne accoglie l’eredità costruendo, ogni giorno, il futuro dei ragazzi
più svantaggiati del mondo.
Donare il 5X1000 a Missioni Don Bosco vuol
dire sostenere questi giovani. Il C.F. da utilizzare
è 97540630015. Tutte le informazioni necessarie sono pubblicate sulle pagine internet www.
missionidonbosco.org e www.missionidonbosco.tv. Esiste uno “stile missionario salesiano”
che caratterizza l’azione dei Missionari di Don

Bosco. Uno stile e una presenza improntati alla
comprensione e alla valorizzazione delle realtà
culturali, sociali e religiose con le quali i padri
vengono a contatto.
Il missionario salesiano rivolge la sua attenzione
all’uomo intero. Cerca di dare una risposta non
solo ai suoi bisogni materiali, ma anche alle sue
aspirazioni morali e spirituali. “Portiamo il messaggio di Don Bosco in tutto il mondo: il nostro
inserimento è sempre svolto tutelando le culture
locali”, spiega Rossana Campa che poi continua: “Andiamo incontro alla gente, condividiamo le tradizioni e abitudini: questo è
il metodo utilizzato dai missionari per costruire un rapporto di stima e fiducia con i
fratelli in difficoltà, per capirne le esigenze e scegliere così il modo migliore per
aiutarli“.
Solo camminando insieme alle popolazioni locali si può agire sul piano morale, spirituale, culturale e professionale, portando
l’individuo e la comunità al raggiungimento di una piena e totale autonomia. Nel
corso del tempo, in nome di Don Bosco,
sono state costruite più di 8.000 opere.
Opere di varia natura, tutte però con lo
stesso intento: aiutare a far crescere una
società migliore. Ecco quindi i 1.775 ora-

tori e centri di accoglienza giovanili, le 741 scuole primarie, le 367 scuole professionali, le 46
scuole agricole- E ancora le 1.902 parrocchie e
missioni, le 564 opere assistenziali e di promozione sociale (tra asili, lebbrosari e dispensari
medici), le 270 opere speciali per assistenza ai
giovani in difficoltà, i 448 convitti e pensionati.
Il tutto senza dimenticare altre strutture di grande
rilevanza quali pozzi e acquedotti, infermerie,
realizzazioni di impianti per l’energia elettrica,
centri nutrizionali per i più piccoli e case per gli
orfani e i ragazzi di strada. Insomma, attenzione a trecentosessanta gradi verso chi ha più bisogno, partendo, ovviamente, dai più giovani,
il futuro del mondo, chi deve crescere portando
nel mondo qualcosa di nuovo e positivo. L’attività salesiana non si limita ad agire sul territorio.
Vuole anche regalare una crescita personale ai
ragazzi che entrano all’interno delle realtà costituite. Ecco, allora, l’alto valore dato all’ambito educazionale, con la creazione di scuole di
alfabetizzazione e di scuole primarie, con l’istituzione di borse di studio per l’educazione dei
bambini più poveri, la formazione del personale
docente e l’ acquisto di sussidi didattici e di strumentazione tecnica. La formazione, lo sviluppo,
la crescita e il sostegno di futuri uomini e donne.
I salesiani intervengono positivamente nella vita
di coloro che sono ormai alle soglie dell’età adulta attraverso l’ istituzione di scuole professionali,
di laboratori attrezzati e di officine, concedendo
borse di studio per gli studenti più bisognosi e
donando credito agli studenti per avviarli all’autoimprenditoria.
Non bisogna dimenticare, infine, la riqualificazione degli operai, altro elemento importante per tutti coloro che, non avendo avuto la possibilità di
continuare la scuola dell’obbligo, hanno deciso

di entrare presto nel mondo del lavoro e, a un
certo punto del loro percorso, si sono visti costretti
a cercare nuove situazioni professionali. “Quando Missioni Don Bosco sceglie un territorio in cui
agire, fa tutto il possibile per sostenerlo in tutte le
direzioni: il tema educativo, ovviamente, è centrale. Innanzitutto la crescita dei ragazzi deve essere
intesa nel suo complesso, comprendendo la crescita umana e privilegiando i momenti di incontro
e condivisione in ambito ludico-sportivo. Non solo
scuola, quindi. Il nostro impegno va anche oltre,
abbraccia la società intera, cercando di venire incontro alle necessità, ponendovi rimedio nella migliore maniera possibile”, conclude la coordinatrice del dipartimento di comunicazione. Le persone
più bisognose, i malati, i sofferenti hanno trovato
spesso nella comunità salesiana una fonte di sostegno, sia direttamente che indirettamente. Nel
mondo, infatti, grazie alle opere dei discendenti
di Don Bosco è stata possibile la costruzione di
ospedali, di ambulatori, di consultori familiari e di case di prima accoglienza.
Logica e obbligatoria, in queste condizioni, la formazione del personale medico e paramedico, oltre all’acquisto di
materiale sanitario e di strumentazione
tecnica. Discorso molto simile nei casi
di emergenza nazionale e internazionale: i salesiani ci sono sempre stati con
interventi in caso di calamità naturali,
carestie, guerre, soccorsi a profughi e a
immigrati. Infine, ma non meno importante, l’attività a favore della vocazione
con il sostegno ai seminari, ai centri vocazionali e ai missionari, la costruzione
di luoghi di culto e la formazione dei
sacerdoti.

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 15 Giugno 2015 - N. 163

34

INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale ONLUS - Realtà Eccellenti

Assifero

“Oltre il denaro, la filantropia è
innovazione per il sistema Paese”

A

SSIFERO, fondata nel 2003, è l’associazione nazionale che
riunisce le fondazioni filantropiche italiane (103 enti privati:
di famiglia, corporate e di comunità). I soci di Assifero nel 2014
hanno gestito un patrimonio pari a un miliardo e duecento milioni
di euro e destinato 350 milioni di euro per finalità d’utilità sociale.
Oltre il denaro, Assifero, rappresenta una realtà chiave nel Terzo
Settore per promuovere un nuovo welfare capace di mettere la
persona al centro di una rete in cui fondazioni, onlus, enti pubblici,
corporate, associazioni, volontariato e singoli sono partner strategici di uno sviluppo collaborativo e inclusivo, generativo, efficace e
sostenibile per il nostro Paese. Politicamente e finanziariamente
indipendenti, le Fondazioni hanno libertà strategica e flessibilità e
agilità di azione. Di fronte a politiche economiche e sociali costrette ad occuparsi del contingente, le Fondazioni - con il 40% delle
esistenti oggi a livello globale costituite dopo il 2000 e un trend in
crescita - oggi sono tra gli attori più capaci di innovazione e cambiamento sociale, di incubare approcci innovativi e di rimettere
al centro dell’azione politica e sociale, il futuro. www.assifero.org

Consorzio Farsi Prossimo Il nefrologo questo “sconosciuto”
Non basta fare il bene,
occorre anche farlo bene

C

onsorzio Farsi Prossimo, promosso da Caritas Ambrosiana, è costituito
da 12 cooperative sociali
operanti in Lombardia. Dal
1998, attraverso 278 strutture, il Consorzio si impegna quotidianamente a fianco delle persone in difficoltà
aiutandole a promuovere la
propria autonomia e dignità.
Ogni anno il Consorzio aiuta
26.000 persone. Consorzio
Farsi Prossimo lavora per costruire una società più coesa
e solidale, una società in cui
ognuno sia veramente il prossimo dell’altro.

S

Consorzio Farsi Prossimo progetta con passione e competenza interventi sociali, servizi e soluzioni innovative in
tutti gli ambiti della società in
cui vede disagio o bisogno:
salute mentale, immigrazione
e rifugiati, intercultura, anziani fragili, disagio minorile,
emarginazioni gravi, tratta di
esseri umani, raccolte differenziate di abiti usati e rifiuti
tecnologici, carcere, rom.
Per sostenere i progetti e per
avere informazioni sui servizi
di Consorzio Farsi Prossimo
visita il sito www.consorziofarsiprossimo.org

Insieme contro il Parkinson
Fondazione Grigioni e Associazione Italiana Parkinsoniani:
ricerche sulle cellule staminali e molto altro grazie ad una
organizzazione unica nel suo genere

DONA IL TUO 5x1000
ALLA RICERCA SANITARIA.
Firma nel riquadro della dichiarazione

L

a Fondazione Grigioni per il
Morbo di Parkinson e l’AIP finanziano complesse ricerche,
pubblicate negli anni sulle migliori riviste scientifiche, grazie
ad iniziative uniche in Italia,
come la prima Banca dei Tessuti Nervosi affiancata ad una
Biobanca (DNA, RNA, linee
cellulari) ed a una Banca Dati
Clinica che racchiude preziose
informazioni su 25.000 pazienti seguiti per periodi fino a 20
anni e oltre.
Tra le nostre principali iniziative
si annoverano:

• Primo studio al mondo su cellule staminali mesenchimali,
prelevate dal midollo osseo
dei pazienti stessi e reinfuse
nelle arterie che irrorano il
cervello, in pazienti affetti da
Paralisi Supranucleare Progressiva (PSP), una grave forma di parkinsonismo;
• Progetto Microbiota (i microorganismi che convivono con
noi nel nostro corpo, soprattutto nell’intestino): per valutare se alterazioni del microbiota già riscontrate in pazienti
parkinsoniani possono contri-

buire allo sviluppo della malattia e, in caso affermativo,
come ripristinarla a scopo terapeutico;
• Progetto Microtubuli (componente dello scheletro cellulare): per valutare se l’indebolimento già accertato dei
microtubuli nelle cellule nervose di pazienti parkinsoniani è una causa o una conseguenza della malattia, e se
è fattibile un trattamento con
farmaci che li stabilizzano
(già esistenti ed usati in oncologia)

dei redditi, indicando
il codice fiscale della Fondazione
Grigioni per il Parkinson:
97128900152
Per info: tel. 02/66710423,
fax 02/6705283
e-mail: aip@fondazioneparkinson.com
www.parkinson.it

• Progetto EXPO: come sfruttare i semi ricchi di levodopa
(la principale sostanza usata
per controllare i sintomi parkinsoniani) di una pianta tropicale (Mucuna pruriens) a
scopo terapeutico.

pesso accade che visitando
un paziente inviato dal medico di base al nefrologo, dopo
cinque minuti di colloquio, venga
formulata la domanda: “Ma dottore non finirò in dialisi?”.
Questo succede perché il malato
non sa chi è il nefrologo. Infatti,
una recente indagine nazionale ha evidenziato che soltanto il
20% della popolazione italiana
conosce il nefrologo e uno dei
suoi compiti è proprio quello di
impegnarsi per impedire di arrivare alla dialisi.
Aspremare è nata 36 anni fa
per ridurre le malattie renali
nella popolazione, attivandosi
nel campo della ricerca e dell’
informazione, per una efficace
prevenzione.
Ma negli ultimi 15 anni, le cono-

Gherardo Buccianti Presidente Aspremare
Fondazione Buccianti - Onlus

scenze hanno modificato il concetto di malattia renale: accanto
a patologie tradizionali in campo nefrologico, su 10 malati che
si presentano oggi alla visita del
nefrologo, almeno 6 sono già affetti da vari gradi di insufficienza
renale, perché sono malati che
soffrono anche di malattie cardiovascolari. La malattia renale
infatti, non è più solamente di origine primaria, ma dipende dal

fatto che questi pazienti sono ad
elevato rischio di insufficienza renale, perché hanno la pressione
arteriosa alta, oppure in passato
hanno avuto un impegno cardiovascolare, hanno subito interventi al cuore o al sistema cardiovascolare e sono spesso affetti da
diabete e/o sono in sovrappeso.
Di fronte a questo radicale cambiamento, che porta i reni ad
ammalarsi coinvolgendo spesso
in tal modo l’intero organismo,
Aspremare ha deciso di ampliare il suo raggio d’azione trasformandosi in Fondazione: Aspremare Fondazione Buccianti per
la ricerca e la Prevenzione delle
malattie renali e cardiovascolari
- Onlus. A tal fine la Fondazione
intende promuovere, realizzare
e sostenere tutte le attività e pro-

Partorire in Etiopia: una
delle cose più pericolose
che una donna possa fare
I

n Etiopia il tasso di mortalità materno-infantile, le complicanze e i traumi da parto sono a livelli preoccupanti: il 92% delle
donne partorisce nelle capanne senza l’assistenza di personale qualificato. Nel 2014
il Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus ha avviato
il progetto PARTO IN OSPEDALE per rendere gratuito il parto ospedalizzato per quella
larga fascia della popolazione che è impossibilitata a sostenere i costi del sistema sanitario a pagamento. Mediamente in Etiopia
sono necessari 30 euro per assicurare a una
mamma il parto assistito, garantendo a una
donna indigente e al suo bambino la più
totale sicurezza. Non bisogna dimenticare
che gli effetti del progetto non si limitano a

getti che si propongono di ottenere la riduzione delle malattie
renali nella popolazione.
Per rispondere alla domanda iniziale del paziente, possiamo dire
che il malato nefropatico rischia
di morire prima di arrivare alla
dialisi per problemi cardiovascolari che sono a loro volta amplificati dalla malattia renale.
Un circolo vizioso che dobbiamo
spezzare! L’unica possibilità è
quella di un riferimento precoce
al nefrologo.
Come? l medici devono ricordare che il rene non si rigenera
come il fegato, quindi devono inviare il paziente alla valutazione
nefrologica al primo incremento
della creatininemia con valori superiori alla norma.
Creando sinergia con gli specialisti dei diversi organi coinvolti si
potrà formare una rete di strategie comuni di intervento.
www.aspremare.it
www.dietacolcuore.it

Aiutarla è possibile!
Per contribuire indica in causale “2lives”
• c/c bancario IBAN

questo, prendersi cura di una mamma significa anche prendersi cura di un’intera comunità. Inoltre, il ricovero in ospedale diventa
un momento fondamentale per formare le
puerpere in merito ad un adeguato e consapevole accudimento pediatrico.
Il Centro Aiuti per l’Etiopia è una Onlus che
da più di 30 anni lotta contro ogni forma di
povertà in Etiopia, Eritrea e Sudan promuovendo sviluppo, istruzione e assistenza sociosanitaria. Il fine ultimo e fondamentale dell’associazione è quello di tradurre la solidarietà
in interventi concreti, verificabili e rispondenti
ai bisogni della popolazione locale.
Il Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus agisce
attraverso:

IT 41 T 03359 01600 10000 0121076
• c/c postale 11730280 IBAN IT 95 U 07601 10100 0000 11730280
• online “Dona ora” su www.centroaiutietiopia.it

ADOZIONE A DISTANZA - cibo, istruzione e
cure mediche per minori vulnerabili
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - per
avviare processi di sviluppo autonomi
ADOZIONE INTERNAZIONALE - un aiuto ai
bambini a trovare una famiglia che li accolga come figli.
Per informazioni:
Tel. 0323/497320 - info@centroaiutietiopia.it
www.centroaiutietiopia.it

Una voce per Padre Pio Onlus: una
missione che apre i cuori

Con il 5xmille alla LAV i diritti degli
animali diventano realtà

Associazione laica che prosegue la missione del santo in Italia ed in Africa.
“Dare sollievo alla sofferenza della gente”

www.5xmille.lav.it per fermare le violenze contro gli animali

Ospedale dei Poveri “PETITE MAISON DE SOULEGEMENT DE LA
SOUFFRENCE” Bonoua Costa D’Avorio
Opera da realizzare - dell’Associazione Una Voce Per Padre Pio Onlus

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

Liceo “Francesco Forgione” - Bonoua Costa D’Avorio
Opera da realizzare - dell’Associazione Una Voce Per Padre Pio Onlus

ultime conferenze pubbliche in Costa D’Avorio, ha annunciato il piano programmatico delle Azione che, l’Associazione,
intende mettere in atto tra il 2015 ed il 2016: la Costruzione
del Liceo “Francesco Forgione” e dell’Ospedale “Petite Maison Pour le Soulegement de la Souffrance” entrambe le opere
nasceranno a Bonoua Costa D’Avorio.
Il Presidente affermava “L’Istruzione e la Salute, sono un diritto… Sostenerli Un Dovere. Nessuno di noi sceglie dove nascere, noi siamo stati fortunati, siamo nati in un mondo dove
abbiamo tutto e diamo tutto per scontato ma, al mondo, vi
sono realtà dove quello che per noi è certo per loro non esiste.
Nessuno deve girare la faccia di fronte alla fame, alla miseria
ed alla mancanza di cure mediche, al posto loro potevamo
esserci Noi. Ognuno può, a suo modo, dare il suo piccolo
contributo per far sì che chi non ha nulla possa avere, possa
acquisire almeno “dignità”. Quante cose hanno visto i miei
occhi, quanta sofferenza, quanto dolore, quante cose sono
rimaste impresse, in modo indelebile, nel mio cuore. Non tutti
sanno che vi sono Paesi al mondo dove dei bambini muoiono perché i genitori non possono garantirgli cure mediche;
bambini che vengono privati della loro infanzia perché nati
poveri e, in nessun modo, possono avere accesso allo studio.
Vi sembra possibile nel 2015? Sì, questa è la realtà dei Paesi
del Terzo Mondo. Chi ha tanto, chi ha avuto tutto, deve saper
guardare a chi non ha niente”.
L’Associazione con la realizzazione di queste due Opere,
quindi, vuole dare la possibilità agli ultimi, ai poveri, di avere
gli stessi nostri diritti, un Liceo ed un Ospedale per i poveri e
dei poveri. Ognuno di noi può fare la sua parte inviando un
SMS o chiamando il 45509 (dal 19 al 22 giugno) oppure con
un bonifico intestato a Una Voce Per Padre Pio Onlus - Banca
Prossima Iban: IT25D0335901600100000019720. Insieme
possiamo realizzare un sogno “Dare sollievo alla Sofferenza
degli Ultimi”.

giunto un risultato difficile:
lo svuotamento, dopo anni
di denunce, di una struttura
con gravi carenze strutturali
e una gestione inadeguata.
Ora chiediamo che i respon-

ficiari, infatti, vi sono circhi
con procedimenti penali in
corso o condannati per maltrattamenti! Tanti gli animali
che abbiamo salvato: la tigre Antares e il leone Madi-

© FOTOGRAMMA

Associazione Una Voce Per Padre Pio Onlus, nata nel
2008, ha come obiettivo principale quello di portare
avanti la missione terrena di Padre Pio “Dare Sollievo alla
Sofferenza… della Gente nel corpo e nello spirito”.
Le Azioni, principalmente rivolte ai bambini, spaziano su molti piani, dall’assistenza sanitaria al recupero dei bambini orfani abbandonati passando per i bambini diversamente abili
che, in alcuni Paesi dell’Africa, sono visti come una piaga ed
una maledizione del cielo. Nel corso degli anni, oltre a toccare il territorio Nazionale, ha operato in: Togo, Burkina Faso,
Madagascar e Costa D’Avorio. Proprio in Costa D’Avorio ha
aperto un’unità operativa che gli permette di meglio raccogliere le esigenze del territorio, allo stato attuale può contare
numerose strutture tra le quali: un Villaggio di Accoglienza
per Bambini diversamente Abili a Bonoua, dove ospita in regime fisso 28 bambini di età diversa affetti da gravi patologie
invalidanti; una Casa Famiglia per Bambini abbandonati a
Yaou, dove ospita al suo interno, in regime fisso, 20 bambini
di età diversa; un Orfanotrofio per bambini orfani di guerra
o di Aids, che aprirà il 3 ottobre p.v., che ospiterà al suo interno, a regime fisso, 70 bambini dai 0 in su, a Bonoua; un
Nuovo villaggio per bambini diversamente abili che ospiterà
al suo interno a regime fisso, 40 bambini portatori di handicap; un Auditorium ed una sala incontri, per il recupero dei
ragazzi di strada, ai Piedi del Santuario Notre Dame De la
Garde di Bonoua; la ristrutturazione del Blocco Operatorio e
la creazione di nuove sale di consultazione presso l’Ospedale
“Centro Don Orione di Bonoua”; e molte altre opere. Inoltre,
sempre in Costa D’Avorio, ha in carico totale centinaia di ragazzi, garantendo una formazione scolare e professionale.
Non mancano le azioni svolte sul territorio italiano, azioni a
supporto di quelle famiglie disagiate colpite da gravi disagi
economici e costrette ad affrontare problematiche serie di salute. Il Presidente della Onlus, Enzo Palumbo, in una delle sue

er anni noi animalisti siamo stati considerati degli
inguaribili utopisti. Eppure
i risultati ottenuti dalla LAV
parlano di concretezza, di
migliaia di animali salvati da
sofferenze, di nuove leggi ottenute, di centinaia di azioni
legali intentate per difendere
gli animali nelle aule giudiziarie. Attività rese possibili
anche grazie al 5xmille alla
LAV: www.5xmille.lav.it
3000 beagle di Green Hill
salvati dalla sperimentazione. Tre loro maltrattatori condannati in primo grado (Tribunale di Brescia, 2015)
con una clamorosa battaglia
giudiziaria che non ha precedenti nella storia antivivisezionista, per numero di animali messi in salvo e per la
portata innovativa del principio, sancito dal Giudice, che
l’animale non è un mero patrimonio, da gestire secondo
la logica aziendale del minor
costo, ma un essere senziente da tutelare nella sua etologia, pena l’integrazione del
delitto di uccisione e maltrattamento.
Speranze per i 16 macachi
utilizzati fino a ieri per esperimenti dall’Università di Modena: dopo anni di proteste,
finalmente l’Ateneo li lascerà
vivere e per questo ci siamo
candidati ad assicurare loro
un futuro in Centri di recupero specializzati.
Nuova vita anche per i 357
cani e i 118 gatti del rifugio
romano Parrelli: i volontari, coordinati da noi e in seguito ad una nostra decisiva
denuncia, li hanno salvati
da condizioni disperate, offrendogli cure veterinarie e
un’adozione. Con impegno
e competenza, abbiamo rag-

Tribunale di Brescia, manifestazione in difesa dei beagle

sabili siano assicurati alla
giustizia.
Siamo in prima linea anche
nella battaglia per la riconversione dei circhi in spettacoli senza animali, e per la
riforma della vetusta legge
del 1968 del settore, fino
all’auspicata abolizione dei
finanziamenti pubblici ai circhi con animali: tra i bene-

ba, sequestrati al circo Martini; zebre, lama, cammelli,
dromedari, pappagalli. Nel
2014 abbiamo ottenuto il primo maxi-sequestro di tutti gli
animali di un circo. Di recente un nuovo record: un gruppo di meravigliosi pellicani
e atri reclusi del Circo Victor
hanno ottenuto due condanne per maltrattamenti in poco

La tigre Antares,
sequestrata
ad un circo e
affidata alla LAV

© Foto LAV

L’

P

più di 24 ore! Per tutti loro
abbiamo trovato accoglienza in centri di recupero. Ma
le strutture specializzate sono
poche, tanto da costringere spesso le forze di polizia
a lasciare gli animali sequestrati nelle mani degli stessi
aguzzini: una contraddizione al più elementare senso di
giustizia! Da qui il nostro progetto per creare una nuova
grande area attrezzata (25
ettari), all’interno del Centro
di Recupero di Semproniano (Grosseto) riconosciuto
dal Ministero dell’Ambiente,
dove accogliere fauna selvatica sequestrata e creare
un centro per l’Educazione
contro i maltrattamenti. Un
progetto importante per riavvicinare questi animali all’habitat naturale e per educare
a una convivenza rispettosa.
Con il 5xmille alla LAV, puoi
essere al nostro fianco per
fermare le violenze contro
gli animali, basta una firma
nella tua dichiarazione dei
redditi e il codice fiscale della LAV (C.F. 80426840585).
Potrai aiutarci a:
• garantire cure mediche,
cibo e assistenza a tutti gli
animali che abbiamo in custodia;
• continuare a essere in prima linea nei processi e difendere i diritti di migliaia
di animali. Solo nel 2014
abbiamo seguito oltre 600
casi.
• Aprire il nostro primo Centro di Recupero specializzato per animali salvati
dai circhi.
Non lasciamo solo nessuno.
Ci battiamo perché gli animali non siano né martiri né
santi, ma portatori di diritti.
www.5xmille.lav.it


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