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Il.Corriere.Della.Sera.16.06.2016.By.PdS .pdf



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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015

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Dopo il voto

CERTEZZE
PERDUTE
E ILLUSIONI

Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: servizioclienti@corriere.it

FONDATO NEL 1876

Il caso della frase sessista

Scenari

Il Nobel sbeffeggiato
dalle scienziate

Integrazione
o sfarinamento:
l’Europa al bivio

di Anna Meldolesi
a pagina 31

di Enzo Moavero
Milanesi a pagina 34

I ballottaggi Il movimento di Grillo conquista Gela. A Enna sconfitto Crisafulli

● GIANNELLI

Pd battuto in Sicilia, avanzano i 5 Stelle
Renzi: adesso basta con le mediazioni

di Luciano Fontana

di Maria Teresa Meli
IL VINCITORE DI VENEZIA

UN PARTITO DEI SINDACI

D

opo Venezia e Arezzo, il Pd
perde anche in Sicilia: Gela
e Augusta vanno al M5S, Enna a
un ex dem che batte il discusso
Crisafulli. Ma il premier non
sembra scoraggiarsi: «Basta
mediare, adesso Renzi deve
tornare a fare Renzi. E la minoranza interna stia cauta, perché
in questo voto ha perso».

Brugnaro:
niente etichette
io non sono
di centrodestra

I

di Marco Cremonesi

I

l successo dei moderati alle Comunali di domenica ricorda la stagione dei sindaci di sinistra di ventidue anni fa.
continua a pagina 11

NOMINE E BILANCI

Migranti, lite Italia-Francia

I veri numeri
(più fragili)
del forziere
«Ci aiutino o facciamo da soli». Permessi di tre mesi per varcare le frontiere Cassa depositi
Emergenza migranti, scontro tra Italia e Francia sulle
frontiere: ci aiutino o facciamo
da soli. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi risponde alle
chiusure di Parigi e accusa:
«Toni muscolari». Vertice in
Europa sui controlli. Bruxelles:
verificheremo su eventuali violazioni a Schengen. Permessi
di tre mesi per varcare i confini.
Il sindaco Pisapia avverte: basta
mandare profughi a Milano.
alle pagine 12, 13 e 15 Bruno
Galli, Montefiori, Sarzanini

L’enciclica «Laudato si’» In difesa della Terra e dei poveri

LA CRISI GRECA

Francesco chiede a tutti
la conversione ecologica
di Gian Guido Vecchi

È

dedicata alla «cura della Casa comune» la
nuova enciclica di papa Francesco.
Intitolata Laudato si’, denuncia l’iniquità
planetaria e chiede a tutte le persone di buona
volontà di «ascoltare il grido della Terra e dei
poveri».
alle pagine 26 e 27 Accattoli

Borse in caduta
Tsipras spera
nell’aiuto di Merkel
Dopo l’insuccesso degli ultimi negoziati, nel fine settimana, le Borse europee hanno registrato ieri forti perdite, spaventate dall’ipotesi dell’uscita
della Grecia dall’euro. La decisione di approvare un altro sostegno finanziario ad Atene «è
politica», ha sottolineato il presidente della Banca centrale
europea Mario Draghi.
alle pagine 16 e 17 Basso
Ferraino, Sarcina

Perché da 22 anni amiamo i dinosauri
Spettacolo, paura e consumismo nel fenomeno globale di «Jurassic World»
di Paolo Mereghetti
STATI UNITI

C

he cosa spiega il successo,
globale e senza precedenti
(infranta, per la prima volta, la
barriera dei 500 milioni di dollari d’incasso in un weekend),
di Jurassic World, quarto film
ispirato al romanzo Jurassic
Park, 22 anni dopo il successo
firmato da Spielberg? Non il fascino del regista, né quello del
protagonista: ma quello, sempiterno, dei dinosauri. Capaci
di unire show, consumismo ed
elaborazione della paura.
a pagina 47

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Il terzo Bush
in campo
di Massimo Gaggi

REUTERS / JOE SKIPPER

9 771120 498008

di Francesco Verderami

L’emergenza Il premier risponde a Parigi. Bruxelles: verifiche su eventuali violazioni di Schengen

continua a pagina 35

50 6 1 6>

Tra i moderati crescono
i nuovi piccoli leader

da pagina 2 a pagina 11

a pagina 9

AP / GREGORIO BORGIA

ballottaggi nei Comuni e
il risultato nelle sette
Regioni che hanno votato
quindici giorni fa
consegnano un
panorama politico nuovo. È
accaduto qualcosa che era
molto difficile prevedere nei
mesi in cui si discuteva in
Parlamento di nuova legge
elettorale e riforme
costituzionali. La sfida al Pd, al
suo 40,8 per cento conquistato
alle Europee, sembrava
impossibile: per l’opposizione
di centrodestra e per ogni
altra.
Cosa ha fatto cambiare il
vento così rapidamente?
Perché il centrosinistra ha
perso Regioni storiche come la
Liguria, ha sofferto in Umbria,
è stato sconfitto in Veneto, ha
abdicato in città come Venezia,
Arezzo ed Enna? Perché,
soprattutto, la guida del Paese
è tornata improvvisamente
«contendibile» da parte di
un’opposizione ancora molto
frammentata e venata da
pulsioni antieuropee e
populiste?
Un primo elemento di
riflessione riguarda
direttamente il Pd, la sua
strategia, il suo radicamento
nel territorio. Matteo Renzi è
un solista determinato, che in
pochi mesi ha cambiato
l’agenda politica, i programmi
e il profilo del partito a livello
nazionale. Ne ha fatto
qualcosa di completamente
diverso rispetto alla «ditta» di
Pier Luigi Bersani sconfitta
nelle elezioni del 2013. Ma i
titolari della «ditta», piegati
con qualche difficoltà al
centro, dominano ancora a
livello locale. Hanno imposto,
quasi dappertutto, i loro
candidati alle primarie (dove
vincono spesso personaggi
legati solo ai militanti o
collezionisti di interessi e voti),
hanno presentato le stesse
politiche e gli stessi vecchi
volti ripetutamente respinti
dagli elettori.

ANNO 140 - N. 141

C

on un discorso in inglese e
spagnolo, Jeb Bush — figlio
e fratello di presidenti Usa —
ha iniziato ieri la sua corsa alla
Casa Bianca: «Pronto a guidare
a pagina 21
l’America».
con un commento di

Maria Laura Rodotà

di Federico Fubini

C

hiunque vinca, un risultato
è già certo: niente tornerà
come prima. Sembra questione di ore, o al massimo giorni,
prima che la Cassa depositi e
prestiti sappia se verrà guidata
fino all’anno prossimo dall’amministratore delegato e dal
presidente di oggi. Ma che Giovanni Gorno Tempini e Franco
Bassanini resistano fino a fine
mandato, o invece siano costretti a lasciare, neanche loro
dovrebbero avere dubbi almeno su un punto: Cdp non sarà
più uguale a se stessa. A questo
punto della crisi dell’euro e del
lavoro di contenimento della
spesa pubblica in Italia, il modello sul quale la Cassa si è basata fino a ieri non c’è più. Soprattutto, non rende più abbastanza per essere sostenibile.
A prima vista non dovrebbe
essere così, a giudicare dai conti che restano in attivo. L’anno
scorso la Cassa depositi ha guadagnato 1,1 miliardi di euro: un
saldo in calo dai due miliardi e
mezzo del 2013, ma sempre notevole. Una seconda occhiata
rivela però l’erosione dei numeri.
continua a pagina 19
con un articolo di

Stefania Tamburello

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2

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Ballottaggi

20 5

Dopo Venezia il Pd arretra in Sicilia
Bene i Cinque Stelle. Esulta Grillo
I candidati M5S vincono ad Augusta e a Gela, città di Crocetta. Sconfitto Crisafulli, Enna al centrodestra
Il caso
● Risultato a
sorpresa, in
questa tornata
di ballottaggi,
per la città di
Venezia: il
candidato del
centrosinistra,
il senatore del
Pd ed ex pm
Felice Casson è
stato battuto al
ballottaggio da
Luigi Brugnaro,
imprenditore,
in corsa con il
centrodestra: la
sfida si è
conclusa
53,2% a 46,8%
● Dopo la
Liguria, il
centrodestra
ha conquistato
un’altra
roccaforte della
sinistra
ribaltando un
risultato che al
primo turno
aveva premiato
Casson con 10
punti di
vantaggio su
Brugnaro
● Il risultato di
Venezia ha una
valenza
nazionale nel
Pd: la sconfitta
del partito
segue la
stagione dello
scandalo Mose
che ha
falcidiato la
giunta Orsoni e
consegnato la
città a un
commissario

I risultati

Dati ministero dell’Interno

Si è votato domenica
per il ballottaggio
in 65 Comuni,
di cui 11 capoluoghi.
Ai seggi, aperti
anche ieri,
13 Comuni in Sicilia
(l’unico capoluogo
è Enna)

AREZ Z O

Amministr.
uscente

LECCO

MANTO V A

50,8%

ROVIGO

54,4%

62,6%

V E N E ZI A

59,7%

MACERATA

53,2%

59,1%

Alessandro Ghinelli

Mattia Palazzi

Virginio Brivio

Massimo Bergamin

Luigi Brugnaro

Romano Carancini

Centrosinistra

49,2%
Matteo Bracciali

37,4%
Paola Bulbarelli

45,6%
Alberto Negrini

40,3%
Nadia Romeo

46,8%
Felice Casson

40,9%
Deborah Pantana

Centrodestra

F ERMO

CH IETI

TRANI

NUORO

MATERA

ENNA

Altri
Numero elettori:

2.160.550

69,9%

Giunte uscenti
11
6
Nuove giunte

6
9

Umberto Di Primio

30,1%
Antonio P. Zacheo

Luigi Febo

45%

TEMPIO PAUSANIA
ELETTI
AL PRIMO
TURNO
52,07%

2

75,8%

55%

Paolo Calcinaro

Andrea Marco Biancareddu

54,5%

68,4%

51,9%

Amedeo Bottaro

Andrea Soddu

Raffaello De Ruggieri

Maurizio Dipietro

24,2%
Antonio Florio

31,6%
Alessandro Bianchi

45,5%
Salvatore Adduce

48,1%
Vladimiro Crisafulli

VIBO VALENTIA

AGRIGENTO

50,80%
Elio Costa

59,01%
Calogero Firetto

SA N L U R I

47,20%
Alberto Urpi

ANDRIA

52,24%
Nicola Giorgino
Corriere della Sera

Dopo aver
perso Venezia, dopo le cadute
da Arezzo a Nuoro, si rivela deludente per il Pd anche il secondo giorno di ballottaggi. L’appendice elettorale siciliana dove si votava fino a ieri ha segnato
brucianti sconfitte per i democrat e una rinnovata vitalità del
Movimento 5 Stelle che conquista Gela e Augusta e consente a
un fuoriuscito dal partito di
Renzi di defenestrare a Enna il
«barone rosso» Mirello Crisafulli.
Non c’era riuscito Renzi a farlo fuori dichiarandolo «impresentabile» e negandogli il simbolo di partito. Ha provveduto
l’avvocato fuoriuscito dalle stesse fila a notificare con 600 voti
di differenza al ballottaggio lo
sfratto dal municipio dove il potente e irruente «barone» viene
scalzato dal pacato e riflessivo
Maurizio Dipietro, lieto del fondamentale e aperto sostegno
del popolo grillino.

GELA (CALTANISSETTA)

Lo storico sfratto dalla rocca
di Enna è rivendicato da Grillo e
dai big del M5S fra le medaglie
di una scalata che li vede conquistare con Domenico Messinese e col 65% dei voti Gela, il
fortino del governatore Crocetta. Espugnato in modo imbarazzante per chi era certo della riconferma del sindaco uscente
Angelo Fasullo e pensava di avere lì lo zoccolo duro del Megafono, la formazione di Crocetta,
un po’ partito a sé, un po’ corrente interna al Pd.
Grillo esulta per il «filotto 5
stelle»: dei cinque sindaci del
M5S eletti al ballottaggio, due
sono in Sicilia. Augusta incorona Cettina Di Pietro, una ragazza
lanciata, come capita fra i grillini, senza grande esperienza, ma
pronta a sbaraccare tutto ciò che
considera «maleodorante passato». Un repulisti orchestrato
dal gran condottiero dei pentastellati in Sicilia, Giancarlo Cancelleri, già pronto ad avanzare


Quel lungo blackout
per i debiti non pagati
Nell’isola sito elettorale in tilt

Sito elettorale in tilt per qualche ora alle
Amministrative siciliane. Il blackout del
portale, iniziato domenica intorno alle 22, è
terminato nel pomeriggio di ieri. La causa
del malfunzionamento è un contenzioso tra
la Regione e gli ex soci privati. Questi ultimi
hanno staccato i collegamenti alla scadenza
dell’ultimatum alla Regione per pagare i suoi
debiti, circa 100 milioni di euro. A spiegare
quanto accaduto è l’ex pm Antonio Ingroia,
amministratore unico di Sicilia e-Servizi, la
società diventata a totale partecipazione
della Regione dopo l’uscita dei privati: «Lo
scorso aprile le parti avevano trovato un
accordo sul pagamento del servizio che i
privati continuano in parte a gestire.
Secondo i privati la Regione non avrebbe
rispettato quell’accordo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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una sua candidatura a governatore: «Gela libera! Ora Crocetta
faccia l’unica cosa per cui varrà
la pena ricordarlo: si dimetta!».
Una sfida aperta. La seconda, visto che la prima la vinse l’attuale
presidente della Regione.
Ma c’è già chi parla di «caduta
degli dei» in quest’isola, dopo
l’estromissione di Crisafulli e il
ridimensionamento di Crocetta.
Che s’è affrettato a scaricare la
responsabilità sui vertici pd, a
cominciare dal sottosegretario
Davide Faraone, a cui rimprovera di avere scelto a Gela come
candidato il sindaco uscente, fino a un mese fa considerato
molto vicino allo steso Crocetta.
La querelle offusca il dato più
drammatico, la disaffezione
dell’elettorato. Alle urne da domenica a ieri pomeriggio si è registrata un’affluenza del 49,9%,
16 punti in meno del primo turno. Tutti capiscono quanta carica di reazione si sia innestata in
una Regione con tassi di disoc-

cupazione oltre il 30% scatenando «un voto contro», come sostiene il presidente dell’Udc
Gianpiero D’Alia: «Gli elettori
puniscono formule politiche
confuse e rendite di posizione».
Come dire che governare logora. Forse per questo l’amaro
bilancio del Pd è mitigato dai
successi in centri da tempo in
mano al centrodestra, dalla città
del pistacchio a quella del
marsala, Bronte e Marsala. Cadono altri «dei» all’ombra dell’Etna, proprio a Bronte crolla il
candidato del senatore Giuseppe Firrarello e del genero Giuseppe Castiglione, il sottosegretario nella bufera per il Cara di
Mineo. Segno dei tempi. Colto
dall’ex segretario del Pd siciliano Giuseppe Lupo, vicepresidente dell’Ars, pronto a mollare
il partito di Castiglione: «Piuttosto che aprire a Ncd, dovremmo
aprire un confronto con M5S».
Felice Cavallaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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PRIMO PIANO

3
#

L’incontro

● La parola

Matteo Renzi
riceve nel cortile
di Palazzo Chigi
il presidente del
Messico Enrique
Peña Nieto: «Tra
i nostri Paesi c’è
un’amicizia
culturale e una
partnership
economicacommerciale
che crescerà nei
prossimi anni»,
ha detto
il premier
(BenvegnùGuaitoli)

DOPPIO TURNO
Il sistema che regola le
elezioni nei Comuni con
più di 15 mila abitanti
prevede il doppio turno: se
nessun candidato sindaco
ottiene la maggioranza
assoluta dei voti, i primi
due vanno al ballottaggio,
che si svolge la seconda
domenica successiva. Alle
liste collegate al sindaco
eletto al turno di
ballottaggio va il 60% dei
seggi del consiglio
comunale: ma solo se la
coalizione ha ottenuto
almeno il 40% dei voti al
primo turno

«Basta mediare. Io tornerò a fare Renzi»
Il bilancio del premier:
c’è chi mi vorrebbe spianare,
a Venezia la sinistra ha perso
«La sintesi è questa: abbiamo perso dove ci siamo fermati a mediare. Adesso Renzi
deve tornare a fare Renzi». Pensare che il premier torni indietro dopo quello che lui stesso
ha definito «un insuccesso» significherebbe non conoscere
bene di che pasta è fatto il presidente del Consiglio.
«So — dice il premier — che
c’è gente che vorrebbe spianarmi e vorrebbe approfittare di
queste Amministrative per farlo, ma mi dispiace per loro,
vinceremo anche questa battaglia».
Eppure la situazione è quanto mai delicata e Renzi lo sa bene. Basti pensare alla questione
della scuola al Senato. È sufficiente che il governo vada sotto
in Commissione per rendergli
impossibile il giochetto di mettere la fiducia in Aula e sveltire
la pratica. «Sarebbero dei pazzi
irresponsabili — ripete il premier ai collaboratori — se la riforma viene rinviata ci saranno
centomila persone che non
verranno assunte a settembre

ROMA

Strategie
● Dopo le
Amministrative
Matteo Renzi
sta spingendo
sulla rapida
approvazione
delle riforme
● La riforma
della scuola,
rallentata dalle
resistenze della
minoranza pd,
al Senato
aspetta i pareri
della
commissione
Bilancio,
presieduta da
Antonio
Azzollini (Ncd)
su cui pende
una richiesta
d’arresto
● Renzi perciò
potrebbe far
invertire
l’ordine dei
lavori, facendo
arrivare in Aula,
la settimana
prossima, la
riforma della
Rai e far slittare
quella della
scuola alla
settimana
successiva
● La riforma
costituzionale,
intanto, dovrà
essere
licenziata dal
Senato a luglio.
Ma sul ddl
Boschi non c’è
ancora accordo
con la
minoranza sul
metodo per
nominare i
senatori

magine dell’ex Cavaliere che si
acconcia all’idea di fare il numero due del leader leghista
non gli sembra proprio verosimile.
E, del resto, «anche la minoranza interna», è il ragionamento che va facendo il presidente del Consiglio con i fedelissimi a Palazzo Chigi, «deve
stare molto cauta, perché a

questo giro non possono sottovalutare il risultato di queste
elezioni: loro hanno perso». Il
riferimento è a Felice Casson, il
candidato che già nel 2005 si
era scontrato contro Cacciari
per la poltrona di sindaco ed
era stato sconfitto. Ma anche a
Mirello Crisafulli, battuto ad
Enna, a cui Renzi, alle Amministrative, ha negato il simbolo
del partito.
Morale della favola, il premier è convinto, anche se non
lo dice ad alta voce e lo sussurra
solo nelle orecchie dei più fidati collaboratori che «non ci sono alternative» al suo governo.
A meno che qualcuno «non

No a concessioni
Il segretario non
intende concedere
spazi su scuola
e legge elettorale
per colpa della minoranza del
Partito democratico, e grazie
anche al sindacato, bella vittoria per loro».
Renzi non sembra scoraggiarsi. Anche se i suoi avversari
dentro e fuori il Partito democratico sono pronti a scommettere che dopo le elezioni amministrative, con un doppio
turno che ha penalizzato il centrosinistra, «sarà costretto a
cambiare l’Italicum». Il bersaniano Gotor e il berlusconiano
Minzolini sono i più accesi sostenitori di questa tesi. «Cambiarlo? Non ci penso nemmeno», ha spiegato lui a tutti i
parlamentari che ieri glielo
hanno chiesto.
Il presidente del Consiglio
continua a ritenere che «Forza
Italia non tirerà la corda», a
«meno che non voglia finire
sotto Salvini». Insomma, sembra essere sicuro che il primo a
garantirgli in qualche modo i
numeri al Senato sarà proprio
Silvio Berlusconi, perché l’im-

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preferisca andare a votare».
Il che, precisa Renzi, «sarebbe da irresponsabili», da «politici che pensano solo a loro
stessi e non al bene del Paese
che gradualmente si sta riprendendo».
Ma, è il ragionamento che fa
l’inquilino di Palazzo Chigi con
i suoi, «se quelli che vogliono
spianarmi pensano che questa
sia la strada, allora...».
Allora che? «Allora se andassimo alle elezioni anticipate
oggi io vincerei a mani basse.
Basta guardare i dati generali
per capirlo e non fissarsi su
questa o quella vittoria o sconfitta. Anzi dirò che ogni tanto

47,1
la percentuale
dell’affluenza
ai ballottaggi
di domenica:
negli stessi
Comuni al
primo turno
aveva votato
il 63,2%

49
la percentuale
dei votanti,
sugli aventi
diritto, al
ballottaggio del
Comune di
Venezia. Al
primo turno era
stata il 59,8%

mi prende quasi la voglia di sfidare gente come Matteo Salvini
o Beppe Grillo alle urne, però
poi mi trattengo perché so quale deve essere il mio ruolo, il
fatto è che, a quanto pare, gli
altri leader politici non sanno
quale debba essere il loro e
pensano che si debba stare in
campagna elettorale permanente, accada quel che accada,
tanto del Paese chi se ne frega».
Il premier, con i fedelissimi a
Palazzo Chigi, passa in rassegna tutte le possibilità: «Che
possono fare? — ironizza —.
Abbattermi e mettere su un governo Salvini-Bersani-Brunetta
e Grillo? Forse nemmeno in
quel caso avrebbero i numeri.
E, comunque, nel Partito democratico la maggioranza assoluta l’ho io. In direzione e nei
gruppi parlamentari».
Come a dire: la minoranza
pd può abbaiare, persino mordere, ma non è in grado di costruire nessuna alternativa e
non tornerà mai più a tenere in
mano le chiavi della «ditta».
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● L’intervista

Fico: con il ballottaggio
chance per noi alle Politiche

MILANO (e.bu.) «L’esito di Regionali e
ballottaggi prova il fatto che Renzi non è
credibile: nonostante le promesse il Paese
continua a essere in sofferenza senza via
d’uscita». Roberto Fico mostra
«soddisfazione» per i risultati del M5S. E
precisa: «Sono un tassello ulteriore di
consolidamento nel nostro progetto
politico».
Oltre ai 5 Comuni conquistati, siete stati
decisivi anche a Venezia non schierandovi.
«Se Casson ha perso la colpa è del Pd, per
quello che è successo con lo scandalo Mose».
Dopo Gela il prossimo
obiettivo è Roma?
«Se vogliono
commissariare gli appalti per
il Giubileo è un’ammissione
di fatto che la giunta è
inadeguata a gestire la
situazione. Sarebbe meglio se
Marino si dimettesse».
Ma è realistico puntare al Campidoglio?
«Sì, è molto realistico immaginare il
Movimento alla guida del Campidoglio. Ma
serve un grande lavoro e grande umiltà».
E siete pronti per eventuali Politiche?
«Ormai siamo sempre pronti».
Con l’Italicum e il ballottaggio previsto
per le liste si potrebbe ripetere quanto
visto alle Comunali.
«A noi l’Italicum non piace, ma è chiaro
che si arriva al ballottaggio abbiamo le nostre
chance. In ogni caso, vedo le Politiche
© RIPRODUZIONE RISERVATA
lontane».

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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5
#

Ballottaggi

20 5

● La Nota
di Massimo Franco

UN RISULTATO
CHE ESASPERA
I PROBLEMI
DEL GOVERNO

I

lividi elettorali si sommano ad
un’emergenza dell’immigrazione che si
sta drammatizzando. E pongono al
governo e al Pd un problema che non è
solo di gestione di una crisi scaricata
cinicamente dall’Europa sull’Italia, Francia in
testa. Per quanto le elezioni locali non possano
essere paragonate al voto politico nazionale,
qualche dubbio sugli effetti della riforma
dell’Italicum comincia a spuntare. L’idea di un
Matteo Renzi che vince da solo deve fare i conti
con percentuali più prosaiche dopo il trionfo
alle europee del 2014; e con avversari che sanno
stringere alleanze.
Tra il 31 maggio, data delle regionali, ed i
ballottaggi di ieri, non è solo scomparsa la
prospettiva di un «partito della Nazione» a
guida renziana. Si è anche dissolta la strategia
di una conquista dei consensi moderati, in
olimpica solitudine. A guardare bene, il
modello dell’Italicum, col premio alla lista e
non alla coalizione, assecondava questa
ambizione. Prefigurava un Pd così forte da non
avere bisogno di alleati ma di satelliti; e un
Parlamento nel quale una Camera legata a filo

doppio con palazzo Chigi rendeva il Senato un
residuo irrilevante del bicameralismo.
Il quadro, di colpo, sta cambiando. Il
presidente del Senato, Pietro Grasso, rivendica
«il ruolo di garanzia» di palazzo Madama come
«essenziale»: una presa di posizione che forse
qualche mese fa non sarebbe stata così netta. E
nel Pd si chiede un’analisi «vera» della
sconfitta. D’altronde, l’onda lunga del governo
si è infranta contro un esito nel quale i fattori
locali non possono spiegare per intero il
risultato deludente per il Pd. C’è «disaffezione
degli elettori», osserva l’economista Fabrizio
Barca alludendo all’astensione. E palazzo Chigi
si ritrova impantanato nello scandalo di Mafia
Capitale e nella gestione dell’accoglienza agli
immigrati.
Sono due temi per i quali non si può certo
puntare il dito contro Renzi, perché non li ha
provocati lui. Ma vengono fatti ricadere
inevitabilmente sul suo esecutivo: tanto più nel
momento in cui il premier cerca di arginare i
contraccolpi e condividere le responsabilità
con altri.Forza Italia, che cala verticalmente ma
si sente ancora in gioco, comincia a ipotizzare

che il governo «non resisterà a lungo». «Il
vento è cambiato», dice Silvio Berlusconi. «La
poltrona di Renzi traballa», annuisce il capo
leghista Matteo Salvini. In realtà, il problema di
una crisi non è alle viste: ad essere palpabile è il
logoramento del governo, figlio di uno schema
andato in frantumi.
Le ironie avversarie sul «piano B» di Renzi
sugli immigrati sono feroci.Vengono favorite
sia dal cinico «no» francese ad aprire le
frontiere ai migranti a Ventimiglia; sia dalla
risposta dell’Ue, che si dice all’oscuro dei
progetti italiani. Il presidente del Consiglio
avverte che «i toni muscolari» usati da Parigi
«non giovano»; e che se l’Ue latita, l’Italia farà
da sola. Ma non ci sono soluzioni rapide, né
facili. E Salvini incalza: «Renzi scopre che cosa
è l’Europa. Straordinario. È un anno che lo
diciamo prendendoci solo insulti». Non solo
insulti ma anche voti, in realtà, perché, osserva
il premier, fare campagna elettorale così porta
facili consensi. Il problema è come usarli senza
acuire una tensione sociale che andrebbe
governata e non fomentata.
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Ora la sinistra riapre il fronte Italicum
ROMA L’epicentro della scossa è

Venezia. Ma il terremoto che
investe il Pd attraversa l’Italia
intera fino alla Sicilia, colpisce
duro in Toscana e scatena la
«grande paura». Al Nazareno
minimizzano, ma la minoranza
avverte che un partito diviso e
litigioso lascia a casa i suoi
stessi elettori e che l’Italicum,
fortissimamente voluto da
Renzi, potrebbe rivelarsi un
boomerang per il Pd.
La sberla di Venezia brucia,
al punto che il bersaniano Davide Zoggia parla di «sconfitta
epocale» e vede profilarsi una
«questione meridionale grande come una casa». La débacle
di Arezzo interroga i fedelissimi di Renzi e il «cappotto» siciliano dei cinquestelle genera
altra inquietudine. «Serve una
riflessione seria», è l’invocazione di Rosy Bindi.
In questo quadro di confusione e sbandamento, le tensioni si riaccendono, rischiando tra l’altro di inasprire lo
scontro con l’ala sinistra sulla
scuola. Sulla linea NazarenoPalazzo Chigi si studiano le
contromosse. C’è da mettere a
punto le scelte del governo sul
fronte dell’immigrazione e del
fisco e c’è da riformare il partito.

Le primarie in discussione
La minoranza si interroga
sul doppio incarico del leader
indebolire il premier, ma ricostruire una forte presenza sul
partito». La minoranza si prepara a chiedere al leader di rinunciare alla guida del Pd?
«Data la situazione — risponde
Zoggia — la commissione Sta-

tuto dovrebbe aprire una riflessione». Su Venezia è il momento delle accuse incrociate e delle recriminazioni. I renziani
rimproverano a Casson di aver
provato a trasformarsi in un
candidato civico, rifiutando il

supporto dei «big» del partito.
«Il suicidio perfetto», secondo
Massimo Cacciari. E se Guerini
non brinda, anche la minoranza non stappa bottiglie e però
sprona Renzi a cambiare. «Abbiamo fatto campagna pancia a

A Napoli
Il procuratore antimafia Franco
Roberti e la dem Rosy Bindi (Ansa)

terra e certo non festeggiamo»
assicura Roberto Speranza, che
al segretario chiede un bagno
di umiltà: «Renzi dovrebbe capire la differenza tra essere preoccupati ed essere “gufi”. Non
facciamo gli struzzi». Metafore
ornitologiche per dire che la sinistra è stufa di prendere bastonate: «Perché attaccarci
continuamente invece di dialogare? È sconcertante affermare
che dove si perde è colpa nostra. Quando c’è un pezzo di Pd
che pensa di uscire dal partito
bisogna interrogarsi...».
Il tema della scissione riaffiora e Stefano Fassina legge
Venezia come la certificazione
«che una parte del popolo Pd
ha rotto con il partito». Si litiga
sulla scuola, perché la minoranza vuole cambiamenti sostanziosi al Senato.
«L’exit strategy» di Corradino Mineo è sganciare le assunzioni dal resto della riforma:
«Ero convinto che Renzi andasse a sbattere, ma non così presto... L’avevo detto a Matteo che
il partito della nazione si sarebbe squagliato ai ballottaggi». E
si rischia qualche fibrillazione
anche nella Giunta del Senato,
che dovrà decidere sull’arresto
di Antonio Azzollini (Ncd).
La sinistra spera che l’esito

Il voto su Azzollini
Rischio fibrillazioni
nella giunta del Senato,
che dovrà decidere su
Azzollini

Paralleli
Zoggia: «Se Bersani
fosse andato a Palazzo
Chigi avrebbe lasciato
subito il Nazareno»

Debora Serracchiani fa autocritica: «A causa della difficoltà
di controllare alcuni territori e
di scelte che gli elettori non
hanno compreso abbiamo subìto sconfitte anche pesanti,
che ci spingono a reagire». La
vice di Renzi ammette che a
Roma il partito ha «molte responsabilità» e conferma l’urgenza di riformare le primarie:
«Dobbiamo dire dei no. Non
possono essere una resa dei
conti, né lo strumento a cui ci
si affida quando non si è in grado di fare una scelta».
Umori che suggeriscono alla
minoranza la tentazione di
buttare nel campo di Renzi la
mina del doppio incarico: può
il capo del governo essere al
tempo stesso segretario, senza
trascurare il Pd? Zoggia ricorda
il mantra di Bersani: «Se fosse
andato a Palazzo Chigi, avrebbe
immediatamente lasciato la
guida del Nazareno. Il partito
ha bisogno di una attenzione
fortissima, il che non vuol dire

infelice delle Comunali convinca il premier a ripensare la legge elettorale. Per il bersaniano
Federico Fornaro, il Pd ha mostrato «l’incapacità di attrarre
nuovi consensi al ballottaggio», un limite che con l’Italicum rischierebbe «di produrre
effetti devastanti per il Pd».
Qualche maldipancia potrebbe affiorare anche oggi,
quando Renzi proporrà al
gruppo della Camera il nome
di Ettore Rosato come presidente: grazie alle sue qualità di
mediatore, il vicecapogruppo
vicario dovrebbe farcela. E ancora: Enzo Amendola, l’ex dalemiano responsabile Esteri del
Pd, andrà alla Farnesina al posto del viceministro Lapo Pistelli, il quale ha lasciato il governo (tra le polemiche) per
andare all’Eni, con un ruolo da
top manager. Il suo scranno a
Montecitorio passerà a un transfuga del Pd, Andrea Maestri.
Monica Guerzoni

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6

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Ballottaggi

20 5

Arezzo, lo choc del pupillo «boschista»
rottamato da un ex assessore moderato

● L’analisi
Lo strano caso
di Viareggio
e i segnali toscani
al premier

Il candidato dem: torno al mio lavoro. Il governatore toscano Rossi: sorpreso dall’esito
In piazza
Il ministro delle
Riforme Maria
Elena Boschi
insieme al
candidato del
centrosinistra
Matteo
Bracciali lo
scorso 23
maggio nella
sua Arezzo.
Bracciali,
renziano, già
capogruppo del
Pd in Comune,
si è fermato
al 49,2%

DAL NOSTRO INVIATO
AREZZO Non tutte le «curve» so-

no uguali. Quella che il cinque
volte presidente del Consiglio,
Amintore Fanfani, impose al
tracciato dell’A1, tra Val di Chiana e Valdarno, per regalare ad
Arezzo un casello, è una delle
tante e inarrivabili metafore
del potere. Quella che ha invece
imboccato nelle urne uno dei
Pd più renziani che ci sia in giro, feudo della ministra Maria
Elena Boschi con tanto di babbo Pier Luigi ex vicepresidente
della Banca Etruria (ora commissariata) e oggetto di polemiche ogni qualvolta si parla di
Banche Popolari, ha il sapore
doloroso del capitombolo dopo l’exploit delle Europee 2014.
Neanche si è fatto vedere in
campagna elettorale Renzi, forse sicuro del successo e comunque rassicurato dal protettivo ombrello della famiglia
Boschi (segnalata invece almeno due-tre volte ad Arezzo). Tale era la fiducia dei dem che
c’era chi già discettava di improbabili parallelismi tra il
«fanfanismo» che fu e il «boschismo» emergente. Il candidato del Pd, Matteo Bracciali, 31
anni, promettente rampollo
che del renzismo ha fatto una
religione, delle Leopolde una
palestra e delle Acli un serbatoio di esperienze, ha confidato
giorni fa al Corriere fiorentino,
facendo non poco arrabbiare la
madrina Boschi, che, sì, «il fanfanismo può tornare: l’asse Roma-Arezzo rinascerà grazie al
mio legame con Maria Elena e
con Renzi…».
Mancava solo un dettaglio:
che diventasse sindaco di Arezzo. Niente da fare. Per una
manciata di voti, sullo scranno
più alto di Palazzo Cavallo è finito un distinto signore, colto,
tosto e con una simpatica considerazione di sé: Alessandro
Ghinelli, 63 anni, ingegnere e
docente all’università di Firenze. «Non avrei scommesso un
caffè sul fatto di finire al ballottaggio, figurarsi di vincere, ma
gli aretini hanno colto la differenza tra me e il mio avversario…» ha confessato ieri. Tra il
primo e il secondo turno ha rimontato il 9%, portandosi dietro una di quelle cartoline a cui

di Marco Imarisio

Berlusconi non è più abituato:
un centrodestra unito (FI, Lega, Fratelli d’Italia, più la sua lista civica al 12%). È la nemesi
della rottamazione. Anagrafe a
parte, Ghinelli è tutt’altro che
un debuttante: è stato assessore nelle giunte di centrodestra
fino al 2006 quando il timone
è passato al Pd, al nipote di
Amintore Fanfani, Giuseppe,
che ha lasciato mesi fa la fascia

tricolore per approdare al
Csm.
Arezzo è terra di moderati.
Più che la caduta del Pd, a far
rumore sono le crepe di un
renzismo che qui ha la sua culla. Bracciali parla su Facebook:
«Mi prendo la responsabilità
della sconfitta, torno al mio lavoro e alla famiglia». Il governatore Enrico Rossi sgrana gli
occhi: «Sono sorpreso del ri-

sultato, e poi dicono che in Toscana si vince sicuro…». Nel
comitato elettorale del Pd portano via sedie, magliette con la
foto di Bracciali e se la prendono con i 5 Stelle: «Ci hanno
traditi…». In realtà, a pesare è
stato un mix di temi nazionali
e local, a partire dai tagli alla
sanità imposti dalla Regione:
«Ci hanno trattato come il Katanga — ha detto Ghinelli —,

In Sardegna

Sconfitta a Nuoro
lascia il segretario
dei democratici
«Il risultato elettorale è chiaro
ed indiscutibile e parla di una
città che ha tolto la fiducia al
centrosinistra». Con queste
parole il segretario del Pd di
Nuoro, Francesco Manca, ha
rassegnato le dimissioni.
«Devo dare l’esempio» ha
aggiunto. Quella di Nuoro,
dove il centrosinistra
governava da vent’anni, è stata
per il Pd una batosta vera e
propria: il candidato dei dem,
Alessandro Bianchi, si è
fermato al 31,6%, surclassato
da Andrea Soddu, al 68,4%,
sostenuto dal Partito sardo
d’Azione e da liste civiche di
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sinistra.

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ma il primo a pagare è stato lo
stesso Partito democratico».
Lo scandalo della Banca Etruria? «La figura di Boschi padre
non è stata percepita come incisiva nel caso…»: Ghinelli
non infierisce. La ministra si
tiene a distanza. In centro
l’unica febbre è quella per la
Giostra del Saracino.
Francesco Alberti
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L

a Toscana come una
nemesi, chi l’avrebbe
mai detto. Saranno
piccoli Comuni, per carità,
ma i tre schiaffi arrivati
dalla sua regione
recapitano altrettanti
messaggi a Matteo Renzi,
non necessariamente
piccoli. Il ritorno di
Massimo Mallegni a
Pietrasanta non è solo
l’epilogo di una incredibile
vicenda giudiziaria e
umana. Nel 2006 il
«guiscardo», termine che
indica un guascone furbo,
divenne il primo sindaco di
centrodestra di un Comune
rosso dalla notte dei tempi.
Litigò con la comandante
della Polizia municipale,
Antonella Manzione, oggi
al vertice dell’ufficio
legislativo di Palazzo Chigi,
la rimosse e mal gliene
incolse. La dirigente fece
denuncia. L’ordine di
arresto fu firmato tra gli
altri da Domenico
Manzione, magistrato,
fratello e sottosegretario.
Assolto da ogni accusa,
destinato alla carica di
coordinatore regionale di
Forza Italia, Mallegni ha
rivinto, contro ogni
previsione del Pd toscano,
che considerava la sua
prima volta un incidente di
percorso. Quando c’è un
candidato credibile,
persino il malandato
centrodestra toscano può
espugnare il Bernabeu a
distanza di anni. Viareggio
è un altro caso di scuola del
«partito cannibale», con le
primarie come arma a
doppio taglio. Nella città
del Carnevale hanno scelto
di non farle. L’armonia non
era di casa in un partito
scosso dalla bancarotta del
municipio a guida Pd.
Invece di cercare una
difficile sintesi, hanno
puntato sull’imprenditore
Luca Poletti. Peccato che
pure Giorgio Del Ghingaro,
frequentatore della prima
Leopolda, avesse voglia di
provarci. Lo ha fatto, e gli è
andata bene, con una lista
civica promossa da una
senatrice della minoranza
Pd. Davanti a storie come
questa, sarebbe automatico
rispolverare la
rottamazione. Ma non è
così facile, vedi alla voce
Arezzo. A corto di uomini
fidati, Renzi ha dirottato al
Csm il sindaco Giuseppe
Fanfani, nipote di
Amintore, perfetto per una
città tendente al bianco.
Elezioni, dunque. Il
designato alla successione
era il giovane turbo
renziano Matteo Bracciali,
che recitando il mantra
d’appartenenza ha fatto
terra bruciata a sinistra,
finendo infilzato da un
volpone post Dc come
Alessandro Ghinelli. E si
torna alla casella di
partenza: senza
rottamazione servono
accordi con i «cattivi» della
sinistra, ma la rottamazione
è niente, senza una vera
classe dirigente.
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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9
#

Ballottaggi

20 5

Il personaggio

da uno dei nostri inviati
Marco Cremonesi

Primo giorno da sindaco di Brugnaro:
sono un civico, non voglio etichette
«Falso che la lista sia di centrodestra. Conflitto di interessi? I parassiti non ce l’hanno»

La vicenda
● Luigi
Brugnaro, alla
guida di una
coalizione di
centrodestra
comprendente
Forza Italia,
Nuovo
centrodestra e
liste civiche, è
stato eletto
sindaco di
Venezia. Al
ballottaggio ha
battuto l’ex pm
Felice Casson
(centrosinistra)
ottenendo il
53,2%. Al
primo turno
Brugnaro
aveva ottenuto
il 28,5% contro
il 38% di
Casson
● Brugnaro, 53
anni, nato a
Mirano
(Venezia),
laurea in
Architettura,
imprenditore,
nel 1997 ha
fondato
l’agenzia per il
lavoro Umana
ed è presidente
dell’omonima
holding che
raggruppa 20
aziende
operative nei
servizi, nella
manifattura,
nell’edilizia e
nell’agricoltura.
Dal 2009 al
2013 è stato
presidente di
Confindustria
Venezia. Dal
2006 è
proprietario e
presidente
della Reyer
Venezia
Mestre, società
di basket
● «Abbiamo
vinto le
elezioni, la mia
lista prende 17
consiglieri più il
sindaco 18,
secondo voi io
sono schiavo
dei partiti?», ha
commentato il
neosindaco,
che ha anche
ringraziato
Casson per la
sua correttezza
durante la
campagna
elettorale

VENEZIA Uomo del centrodestra? «Informazione falsa».
Modello nazionale per la ricostruzione di un polo moderato?
Macché: «Esperienza civica».
Perché «i cittadini, lontani dalle appartenenze, hanno dimostrato che nessuno appartiene
più a nessuno». Un pochino,
forse, Luigi Brugnaro ci marcia.
Magari, con un pizzico della
furbizia del «campagnolo», il
soprannome che gli hanno affibbiato gli avversari. Ma lui, figlio di Ferruccio, un «sinistrissimo» operaio-poeta (al petrolchimico di Marghera), ha
centrato l’obiettivo grosso.
Quello di sfrattare i «rossi» da
Ca’ Farsetti, il municipio di Venezia.
Per i Brunetta e gli Alfano,
prontissimi a mettere cappello
sulla performance di Brugnaro,
sarà un lavoraccio intestare ai
rispettivi partiti il merito dello
sfratto. Perché lui tira diritto
per la sua strada e nel giorno
della gloria se la ride, rivendicando il merito pressoché
esclusivo non soltanto della
vittoria, ma anche della performance della sua lista civica,
prima forza politica in città:
«Abbiamo vinto le elezioni,
con il sindaco la mia lista prende 18 consiglieri, e secondo voi
io sarei schiavo dei partiti?». Di
più: «Durante la campagna
elettorale c’era un partito che
diceva cosa voleva fare: ed era
la mia lista».
Ogni tanto, qualche battuta
fugge un po’ dal controllo. Proprietario di vaste aree anche in
territorio comunale, Brugnaro
non vuole sentir parlare di conflitto di interessi: «Fino a prova
contraria il conflitto c’è quando
uno ha rubato, non prima». Ed
ecco il botto: «Sapete chi non

ha conflitti d’interessi? Chi non
fa niente... I parassiti!». Non
per nulla, l’altro suo soprannome è «il grande Ghesbo», un
gioco di parole tra Gatsby e un
irriferibile modo di dire mestrino.
Resta il fatto che, nel suo primo giorno da sindaco, però, il
patron della Reyer pallacanestro è attentissimo, sembra
l’obiettivo di giornata, a tenere
a distanza modelli e schiera-

menti: «Continuano a chiamare la mia lista “di centrodestra”,
a definirmi campagnolo e berluschino. Ma hanno fatto informazione falsa, da Facebook fino alle interviste ai giornali». A
loro, certo, Brugnaro risponde
«con un sorriso». Per dire che
però lui è un’altra cosa. Tra l’altro, il neosindaco è stato ben
attento a non apparentarsi con
nessuno tra il primo e il secondo turno: solo accordi politici.

A breve, poi, a Venezia arriveranno sorprese dal sapore,
manco a dirsi, «trasversali» e
«civiche». Il sindaco-imprenditore non trascura mai di sottolineare la sua stima per Matteo Renzi. Poi, a vittoria appena
certificata, nella lunga notte di
festa, osserva sornione che «i
renziani saranno contentissimi
della mia vittoria». Fatto sta
che il nuovo direttore generale
del Comune potrebbe avere ap-

La festa
Luigi Brugnaro,
53 anni,
festeggia
la vittoria
al ballottaggio
di Venezia: ha
sconfitto il pd
Felice Casson
(Pattaro/Vision)

punto una fisionomia che nasce in quell’area: il primo faccia
a faccia da sindaco, ieri, Brugnaro l’ha avuto con l’attuale
direttore Marco Agostini, destinato a breve ad altro incarico. Ed è tutt’altro che detto che
il futuro super dirigente sarà
l’unico esterno al perimetro del
centrodestra. Del resto, già nella lista Brugnaro non mancavano personalità, appunto, «trasversali».

Avviso ai partiti
La puntualizzazione sui
consiglieri della sua
lista: 18 su 36. Mentre
Forza Italia ne ha tre
È così, l’effetto è un po’ curioso. Con il centrodestra che si
affanna a indicare in Brugnaro
un modello, e lui che fa di tutto
per scansarsi. Ieri Angelino Alfano rivendicava di essere stato
l’unico politico della coalizione
ad avere incontrato il sindaco
ancora in pectore. Mentre Renato Brunetta lo trasformava
nell’homo novus del centrodestra futuro, «leader naturale
che si impone, e non arruffapopoli e coagulo del lamento». Resta da capire se l’irruente decisionismo di Bugnaro, un pochino fuori dalla
grammatica politica, non innescherà presto — in una situazione complicata come quella
veneziana — insofferenze varie. Ma il sindaco nuovo ha appunto ricordato che la sua lista
dispone di 18 consiglieri su 36.
Per il momento, bastano: Forza
Italia, per dire, ne ha tre soltanto.
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Il candidato sconfitto

La rabbia di Casson contro il «fuoco amico»
Puppato: l’ho visto preoccupato,
tradito nelle aspettative
e da alcuni amici e colleghi
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

Cupo e sbrigativo, Felice Casson ha comunicato con il
mondo dopo quindici ore:
«Ringrazio tutti i cittadini che
hanno sostenuto il nostro progetto di città». Poche, sobrie parole consegnate alla Rete come
un telegramma dal suo rifugio
post elettorale. Ma che hanno
fatto tirare un sospiro di sollievo a chi gli è stato vicino fino a
domenica sera, quando i numeri lo hanno inchiodato alla porta del Comune come una farfalla da collezione.
«Oggi non sono riuscita a sentirlo», si era preoccupata Laura
Puppato, amica, senatrice e
confidente. «Gli ho mandato un
messaggino ma nulla», diceva
Davide Zoggia. «Irraggiungibile», anche per Beppe Caccia,
politico e ricercatore cittadino
in ottimi rapporti con Casson,
esattamente come il libraio GioVENEZIA

vanni Pelizzato, ultimo compagno di battaglia: «Non risponde».
Loquace non lo è mai stato,
Casson. Ma nemmeno così ermeticamente chiuso. Chi ha
avuto modo di parlargli, incidentalmente, racconta un uomo prostrato e incollerito. Il
motivo? Il comportamento di
alcuni compagni di partito che,
a differenza dei cittadini votan-

ti, non molti, non lo avrebbero
sostenuto abbastanza. Cioè:
fuoco amico. Non tanto dall’avversario storico lagunare, Massimo Cacciari, che non ha mia
fatto nulla per nascondere la
sua ostilità: «Gliel’avevo anche
detto di non candidarsi». A stizzirlo sarebbe stato il comportamento distaccato di alcuni
esponenti del partito, che con il
loro silenzio avrebbero remato
contro finendo per favorire l’avversario e consegnando la città
al centrodestra di Luigi Brugnaro. E si fanno i nomi, fra gli altri,
dello stesso Zoggia, del sottosegretario all’economia veneziano
Pier Paolo Baretta, del deputato
mestrino Michele Mognato,
della deputata Delia Murer. Tut-

La candidata pd sconfitta in Veneto

Moretti: «Grottesco dare la colpa a lui»
«Dare a Casson la colpa di questa sconfitta a
Venezia sarebbe grottesco». Lo ha detto
Alessandra Moretti, neoconsigliere regionale del
Pd, sconfitta da Luca Zaia nella sfida per la
presidenza del Veneto. « La vicenda veneziana —
ha sostenuto Moretti — ci dà la stessa lezione di
quella regionale: le vittorie si costruiscono
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partendo da lontano».

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ti compatti a sostenere alle primarie la novità Nicola Pellicani
e non lui, «preoccupandosi più
della corrente che della coalizione e del loro antagonista,
che nel frattempo guadagnava
posizioni e unificava le varie
anime. Un peccato di presunzione», scuote la testa da un letto d’ospedale Gianfranco Bettin, altro amico dell’ex pm, neopresidente della municipalità di
Porto Marghera. Mentre Luigi
Brugnaro univa, dall’altra parte
le posizioni si irrigidivano. Sinistra pd, civatiani, renziani, ambientalisti. «Si è lavorato un po’
troppo per non parlar bene del
Pd, quasi che il nemico fosse interno», riconosce Zoggia che
però respinge al mittente l’accu-

Sconfitto
Ex magistrato,
il senatore
del Partito
democratico
Felice Casson,
61 anni, al
ballottaggio
di domenica
per la guida
di Venezia
si è fermato
al 46,8% (Ansa)

sa di killeraggio amico. «Avevo
sentito Casson e non mi sembrava che avesse una percezione negativa di quello stava accadendo. Comunque, al di là dei
problemi interni, qui si sono
sommate varie cose: il Mose, la
vittoria schiacciante di Zaia alle
Regionali, una campagna elettorale sbagliata. Dovevamo portare i grillini al voto e quelli sono rimasti tutti a casa».
Laura Puppato è molto vicina
allo sconfitto. «Spero che Felice
non chiuda con l’esperienza politica perché di lui abbiamo bisogno in commissione giustizia. Io l’ho visto preoccupato e
stanco, tradito nelle sue aspettative e da alcuni amici e colleghi del gruppo politico». La solitudine, questo è il rimpianto
di Casson. Non il programma,
non la sobrietà. Beppe Civati lo
sa: «Non ci parlo da parecchi
mesi, a Venezia ha voluto fare
tutto da sé». Anche Debora Serracchiani dice che voleva dargli
una mano ma lui l’ha rifiutata.
Mentre sull’altro fronte avanzava l’onda fucsia di Brugnaro, più
smart, più chiassoso, più entusiasta, più ricco e spregiudicato.
Casson sospira e si arrabbia.
Andrea Pasqualetto
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Ballottaggi

20 5

Berlusconi lavora all’alleanza 70
Salvini lo incontrerà (ma frena)
Il leghista vuole programmi condivisi e primarie: «A oggi andremmo da soli»
Alleanze
● Il 31 maggio
alle Regionali il
centrodestra
ha vinto in
Liguria e in
Veneto, dove
l’alleanza con
la Lega è stata
determinante.
Vittoria anche
nei capoluoghi
Venezia,
Arezzo, Matera
ed Enna.
«Quando il
centrodestra
corre unito si
vince», ha
detto Silvio
Berlusconi
● Uno dei primi
passi per
riallacciare le
vecchie
alleanze,
Berlusconi lo
farà in un
prossimo
incontro con il
leader della
Lega Matteo
Salvini, che
pone però dei
paletti ben
precisi
● Per la Lega è
necessario che
si trovi
un’intesa sui
programmi,
altrimenti FI e il
Carroccio
seguiranno
strade diverse.
Inoltre, Salvini
insiste sulle
primarie per la
scelta del
futuro leader di
centrodestra
● Un ostacolo
importante alla
reunion tra
Lega e Forza
Italia è il partito
di Angelino
Alfano: con il
Nuovo
centrodestra
non solo Salvini
rifiuta
di allearsi, ma
anche tra gli
azzurri ci sono
resistenze nei
confronti di
una forza che
continua a
sostenere il
governo Renzi
● Altro nodo,
tutto interno a
Forza Italia, è
l’indebolimento
del partito:
dopo l’addio
dei fittiani, l’ex
coordinatore
Denis Verdini
potrebbe
presto lasciare
Berlusconi con
un gruppo di
suoi

ROMA Si gode il successo Berlu-

sconi, con la «giusta serenità»
come dicono i suoi, e senza lasciarsi andare a trionfalismi.
Quello dei ballottaggi per le
Comunali è stato «un risultato
importante», ribadisce, che dimostra come «siamo ancora vivi e vegeti anche se pensavano
o speravano che saremmo
scomparsi», e sul territorio si
sono registrate anche «vittorie
simboliche di grande peso come quella a Venezia e quella ad
Arezzo, roccaforte del renzismo».
Ma l’ex premier — che rimarrà ad Arcore anche oggi e
volerà a Roma solo domani per
fare il punto con i suoi, incon-

trare Verdini e probabilmente
tenere l’atteso faccia a faccia
con Matteo Salvini, annunciato
dallo stesso leader leghista —
sa bene che il lavoro da fare per
ridare forza vincente al centrodestra e alla sua FI è lungo e
difficile. Al momento infatti gli
accordi unitari pur raggiunti
sul piano locale, non sono il segnale che il centrodestra sia
pronto a riunificarsi a livello
nazionale. Certo, nessuno nega
che l’esigenza ci sia, a partire da
Salvini. Che ieri si è sentito a
lungo al telefono con Berlusconi, per confrontarsi e prendere
contatti per il rendez-vous. Che
non esclude affatto accordi futuri, ma che pianta anche pa-

letti: il primo è che si trovi
un’intesa sui programmi, e per
parlare di questo «mi vedrò
presto con Berlusconi, stiamo
preparando un governo alternativo, vediamo se lui è interessato alle nostre proposte, ad
oggi andremmo da soli»; la seconda è che, se e quando sarà il
momento, il leader del centrodestra venga scelto «con le primarie». Che il leader leghista
sente di poter vincere.
Se i rapporti restano tesi nella coalizione — Ncd e Lega si
guardano in cagnesco, ma anche da FI Brunetta sfida Alfano
a «far cadere Renzi, o non è
credibile» —, è tutta da decidere la strategia da tenere d’ora in

poi in Parlamento. Non c’è
dubbio che Berlusconi non voglia fare favori a Renzi, che sente «in grande difficoltà, il vento
è girato». Ma nemmeno si intuisce la voglia di sferrare colpi
mortali, visto che l’ex premier
sa come oggi il suo schieramento non sia pronto ad andare alle elezioni. Piuttosto ci si
guarda attorno per capire se si
potranno aprire spazi utili per
portare a casa qualche risultato. Maurizio Gasparri ammette
che sono in corso sondaggi informali tra vari esponenti di vari partiti per verificare se «ci sia
spazio per modificare la legge
elettorale: staremo a vedere,
certo per noi sarebbe molto

i deputati che
fanno parte
del gruppo
parlamentare
di Forza Italia.
Il Pdl nel 2013
aveva ottenuto
98 seggi
alle Politiche

48
i senatori che
fanno parte
del gruppo
parlamentare
di Forza Italia.
Il Pdl aveva
preso 98 seggi
a Palazzo
Madama

importante tornare al premio
di coalizione al posto di quello
alla lista...».
Discorso che potrebbe interessare anche Denis Verdini.
L’ex coordinatore dovrebbe vedere nelle prossime 48 ore Berlusconi per quello che potrebbe essere l’ultimo colloquio da
senatore «azzurro»: la voglia di
strappare per costituire un
gruppo autonomo a Palazzo
Madama che supporti le riforme costituzionali e anche «alcune riforme sensate in campo
fiscale» c’è sempre, e la freddezza che i vertici azzurri
ostentano nei suoi confronti
non aiuta a immaginare marce
indietro. Nemmeno il buon risultato delle Amministrative,
dicono i suoi, da solo cambia le
cose, anche perché «è stato ottenuto soprattutto grazie alla
Lega». Ma una riapertura sulla
legge elettorale e le riforme, o
almeno da parte di un Berlusconi più conciliante la concessione ai ribelli della «libertà di
coscienza» nel voto, potrebbero cambiare le cose. E per saperlo non resta che aspettare.
Paola Di Caro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PROGETTO DI FRIEDMAN

Berlusconi ha accettato di
raccontarsi ad Alan Friedman,
editorialista del «Corriere» e
autore di «Ammazziamo il
Gattopardo», nella biografia
«My way» che uscirà in Italia
in autunno per Rizzoli (e negli
Usa per Hachette Books), in un
documentario e in una serie di
faccia a faccia. L’ex premier,
che ha concesso più di 100 ore
di interviste, ha registrato in
inglese un videomessaggio:
«Per molti anni, molti
giornalisti mi hanno chiesto di
raccontare la storia della mia
vita. Ho sempre rifiutato. Ho
accettato di collaborare con
Friedman perché mi fido di
lui. Come disse Steve Jobs al
suo biografo: “Le racconterò la
mia storia, lei scriverà ciò che
vuole”». Il giornalista spiega
qui la genesi del progetto.

Insieme
Alan Friedman
e Silvio
Berlusconi
a Palazzo
Grazioli: nella
biografia sull’ex
premier, My
way, in uscita in
autunno per
Rizzoli, il
giornalista
interroga l’ex
Cavaliere su
moltissimi
aspetti della
sua vita, dai
processi al suo
rapporto con le
donne fino al
futuro del
Milan

Ho convinto Silvio a raccontarmi la sua vita
Un libro, un documentario e una serie di faccia a faccia. «Ero disposto a dedicare 18 mesi al progetto»
di Alan Friedman

E

ra un giovedì mattina, verso
mezzogiorno, il 12 marzo
2014, quando sono andato a
trovare Silvio Berlusconi a Palazzo
Grazioli. Era uscito da poco il mio
libro Ammazziamo il Gattopardo
e per la verità ero ancora in mezzo
alla polemica sul caso Monti. L’ultima volta che avevo visto Berlusconi era a fine gennaio, quando
fece un video-intervista per la serie televisiva con lo stesso titolo
trasmessa su La7.
Sono andato a palazzo Grazioli
quel giorno con un’idea precisa,
un progetto ambizioso. Volevo vedere se Berlusconi fosse disposto
a collaborare con me sulla storia
della sua vita, su un progetto multimediale che sarebbe partito da
un libro e finito con un documentario e poi una serie di faccia a fac-

cia in video simili a quelli fatti da
David Frost a Richard Nixon negli
anni Settanta. Non avevo tantissime speranze di un sì, visto anche
che in passato, nei miei reportage
per il Financial Times o per l’International New York Times, non
ero sempre stato tenero con lui.
Ma lì, nel salotto del piano nobile di Palazzo Grazioli, seduto

davanti a Berlusconi, ho spiegato
in modo semplice e diretto il mio
progetto. Ho detto che si sarebbe
potuto realizzare soltanto con un
accesso senza restrizioni e senza
condizioni. Ho detto a Berlusconi
che non avevo intenzione di scrivere la storia di un santo, nessuna
agiografia, e che non gli avrei fatto sconti. Ho aggiunto però che

● La parola
VENTO DEL NORD
L’espressione è stata usata da Silvio Berlusconi per descrivere la
ripresa di consensi del centrodestra al Nord, dalle vittorie di
Giovanni Toti in Liguria a Luca Zaia in Veneto, fino all’affermazione,
domenica scorsa, di Luigi Brugnaro a Venezia. Il riferimento del
leader di Forza Italia è anche al vasto consenso che in passato il
centrodestra ha raccolto nel Nord del Paese.

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La proposta
Non avevo tante speranze
di un sì, in passato non ero
sempre stato tenero con lui



La risposta
Berlusconi mi spiega
che aveva sempre rifiutato,
«ma questa volta dico sì»

volevo scrivere la storia di una vita
straordinaria, una vita controversa, ma anche una vita iconica e affascinante, e che ero disposto a
dedicare fino a 18 mesi della mia
vita a questa esperienza giornalistica, e vivere e rivivere con lui alcuni momenti clou della sua vita,
ad Arcore o a Roma.
Quando ho finito di parlare, noto che Berlusconi mi fissa con uno
sguardo forse duro, forse semplicemente interlocutorio, come se
stesse studiando e analizzando in
tempo reale il grado della mia sincerità. Ma dopo una pausa di pochi secondi vedo il Berlusconi
empatico, l’uomo del sorriso da
1.000 watt. Mi spiega che almeno
quindici, forse venti giornalisti
gliel’avevano già chiesto e lui aveva sempre rifiutato. Ma questa
volta, fa Silvio Berlusconi, «dico
di sì».
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

PRIMO PIANO

11
#

Il retroscena

Il passo del centrodestra
e quei nuovi piccoli leader
«sbucati» nei Comuni
La metamorfosi sul territorio, le ricadute sulle strategie

SEGUE DALLA PRIMA

Certo, i candidati vincenti di
allora erano rappresentanti del
ceto politico, mentre oggi per
la maggior parte sono espressione della società civile. Ma le
condizioni in cui si registrò
quel risultato somigliano al
contesto attuale: così come il
voto del ‘93 annunciò la fine
della Prima Repubblica e anticipò un modello di alleanze nel
fronte progressista, dal test del
2015 — e sulle macerie della
Seconda Repubblica — emerge

54
mila i voti con
cui Brugnaro è
stato eletto al
ballottaggio. Al
primo turno
aveva preso 33
mila voti e la
Lega 14 mila

mente in movimento». Sarà,
ma vincere sul candidato di
Renzi inneggiando a Renzi è un
paradosso che produce un altro paradosso. Perché la vittoria dei sindaci moderati — a
Venezia come ad Arezzo, a
Chieti come a Nuoro — ha fatto
cadere il (falso) mito dell’unità
del centrodestra: una formula a
cui molti — subito dopo il voto
— si sono aggrappati per considerarsi parte del successo.
«Uniti si vince» più che una
parola d’ordine è parso ieri un
logoro refrain, visto che è stato

smentito dagli stessi che lo
pronunciavano. A livello nazionale, infatti, lo scontro è proseguito senza sosta. Salvini — inneggiando alle primarie — ha
ribadito il suo progetto a trazione leghista, «e poi vedremo
se Berlusconi ci starà». Berlusconi — deciso a non subire —
ha evocato il modello sarkozista per l’unità del fronte moderato, proprio mentre l’ex ministro Gelmini esortava l’Ncd
lombardo a scindersi da Alfano. E per tutta risposta Quagliariello ha ricordato agli

«amici di Forza Italia» per la
seconda volta in pochi giorni
che in Liguria la nuova giunta
regionale si regge sul voto del
consigliere centrista...
Il punto è che, venuta meno
la leadership berlusconiana a
livello nazionale, si fa strada
l’idea che siano le realtà locali a
caricarsi di un compito gravoso
e dall’esito tutt’altro che scontato. Come se l’infarto politico
del vecchio centrodestra avesse
dato origine a un circolo sanguigno collaterale. I sindaci del
2015 sembrano i rappresentan-

20,8
la percentuale
ottenuta a
Venezia dalla
lista Brugnaro
sindaco al
primo turno.
Forza Italia ha
preso il 3,8%

ti di quel popolo che ha subito
la diaspora e che per larga parte si è rifugiato nell’astensionismo. Si vedrà se saranno capaci
di governare il caos, se davvero
— come dice Alfano richiamandosi a Brugnaro — saranno il prototipo di «una forza
moderata vincente che guida e
non si fa guidare, e a cui Salvini
al massimo si può accodare».
Ma appena due settimane fa
alle Regionali l’affermazione di
Zaia in Veneto e di Toti in Liguria, insieme all’avanzata prorompente della Lega hanno
messo in mostra un altro modello di centrodestra. Di qui un
conflitto che pare insanabile,
sebbene Berlusconi si proponga come mediatore tra le parti,
convinto che si debba e si possa intercettare quel «vento che
è cambiato» — come dice l’azzurra Bergamini — e che non
gonfia più le vele di Renzi. L’offensiva dell’ex premier su economia e immigrazione ha scoperto il fianco debole del leader democratico ma allo stesso
tempo sta ulteriormente allargando il fossato tra Forza Italia
e Ncd.
Ed è sulla «innaturale posi-

Quagliariello
«C’è un centrodestra
un po’ renziano,
che si è messo
da solo in movimento»

Il bivio
Berlusconi deve
decidere se cambiare
posizione sull’Italicum
e riaprire il file riforme

l’embrione di un progetto che
potrebbe mutare radicalmente
il profilo dell’area moderata nel
sistema che verrà.
È un sorta di big bang, perciò
è impossibile stabilire oggi
quale forma prenderà il caos,
ma non c’è dubbio che si tratti
della prima vittoria post berlusconiana costruita in quel territorio chiamato finora centrodestra. Se Venezia va considerato il progetto-pilota e Brugnaro ne è il testimonial, si
nota intanto che l’eletto non è
frutto dei famosi casting, non
rappresenta cioè il prototipo
del candidato che ha caratterizzato un’era. E soprattutto, nel
corso della campagna elettorale, ha tenuto a marcare la distanza. Di più: Brugnaro ha vinto al primo turno la sfida con la
Lega nella sua roccaforte regionale, e poi ha battuto l’esponente del Pd per il quale Renzi
era sceso in campo, sostenendo che «a me Renzi piace»...
«C’è in effetti un centrodestra un po’ renziano», dice il
coordinatore di Ncd, Quagliariello: «Ma siccome Renzi finora non ha fatto Kadima — il
partito che in Israele ha unito
un pezzo di laburisti e un pezzo
di conservatori — allora ha deciso di mettersi autonoma-

zione» di Alfano nel governo
che Berlusconi insiste, certo di
aver la meglio in prospettiva,
malgrado le difficoltà e le contraddizioni che attraversano il
suo partito: l’«unità» che sul
territorio si rivela un fattore
«vincente», si scontra non solo
con la modestia delle cifre elettorali di Forza Italia ma anche
con la frammentazione in Parlamento dei gruppi, alla vigilia
di un passaggio che potrebbe
segnare una nuova scissione.
C’è poi un altro bivio che attende Berlusconi: quello sulle
riforme costituzionali e sulla
legge elettorale, tornata al centro del dibattito. Per esser parte
attiva nel progetto di revisione
della Carta e dell’Italicum, dovrebbe però cambiare la posizione assunta alla Camera. «Sta
ancora riflettendo sul da farsi»,
spiegano i fedelissimi, come a
sottolineare la difficoltà della
scelta, il rischio cioè di creare
una frattura con la Lega, alleato
di cui Berlusconi non può nè
vuole fare a meno. Il big bang
nel centrodestra è in corso, e la
durata della legislatura — che
nessuno vuol mettere in discussione — non fa ancora capire cosa verrà dopo il caos.
Francesco Verderami

Il movimento di Passera

Il governatore leghista

Italia Unica:
soddisfatti
per i risultati

Veneto, Zaia
proclamato
presidente

VIA MONTE NAPOLEONE 25 MILANO

Per Italia Unica, il movimento
guidato dall’ex ministro
Corrado Passera, il voto
amministrativo «si chiude con
molte soddisfazioni,
nonostante il nostro partito —
si sostiene in una nota — non
abbia presentato direttamente
il proprio simbolo». Italia
Unica ricorda di aver sostenuto
«con forza» candidati che poi
sono stati eletti: «Salutiamo —
si legge — i successi di
Brugnaro a Venezia, Ghinelli
ad Arezzo, De Ruggieri a
Matera e Mallegni a
Pietrasanta».

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Ieri la Corte d’appello di
Venezia ha notificato la
proclamazione del nuovo
presidente del
Veneto, il leghista Luca Zaia.
Notificati anche i consiglieri.
A partire dalla proclamazione
decorre il termine di 10 giorni
previsto dal regolamento del
Consiglio regionale per la
seduta di insediamento. Nove
le donne che andranno a
prendere posto a Palazzo Ferro
Fini (il 17,6% dell’intero
consiglio; prima era il 6,5%,
con le quattro elette alle
Regionali del 2010).
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12

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Immigrazione

Migranti, no di Parigi
Il premier attacca:
«Toni muscolari»

● La parola
PERMESSO
TEMPORANEO
Il permesso di soggiorno
temporaneo viene concesso
ai migranti che hanno fatto
richiesta di asilo e che
stanno aspettando l’esito
oppure, su indicazione
dell’esecutivo, per motivi
«umanitari». Ha una durata
limitata (3, 6 o 12 mesi)
e consente di circolare
senza limiti nei Paesi
dell’area Schengen. L’Italia
ha già deciso nel 2011 di
concederlo ai nordafricani
che erano arrivati tra
gennaio e aprile.

Vertice in Europa su Schengen e le frontiere
Pisapia: «Basta mandare profughi a Milano»
Nel 2011
● Quattro anni
fa il governo
italiano
approvò
un decreto
che concedeva
un permesso
temporaneo
di soggiorno
per motivi
umanitari
agli stranieri
arrivati in Italia
● Anche allora
i francesi
decisero
di schierare
polizia
e gendarmi
alla frontiera
per bloccare
gli ingressi
di migranti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Alla vigilia del vertice europeo di oggi in Lussemburgo,
centinaia di immigrati irregolari
bloccati alla frontiera di Ventimiglia hanno passato la loro
quinta notte consecutiva all’aperto e sono stati di nuovo
l’occasione di un profondo disaccordo, con toni duri, inusuali, tra Francia e Italia.
«Non devono passare, spetta
all’Italia farsene carico — ha
detto ieri mattina il ministro
dell’Interno francese Bernard
Cazeneuve alla radio Rmc —. A
Ventimiglia non c’è un blocco
delle frontiere, ma semplicemente il rispetto delle regole di
Schengen e Dublino».
Nel pomeriggio il presidente
del Consiglio italiano Matteo
Renzi ha risposto con decisione
a Cazeneuve, lamentando «l’atteggiamento muscolare di alcuni ministri di Paesi esteri» e tornando a evocare un possibile
piano B: se gli Stati europei non
si occuperanno tutti insieme del
PARIGI

57
Mila
I migranti
che sono
sbarcati
sulle coste
italiane
quest’anno
dal 1° gennaio
scorso al 13
giugno.
La Sicilia
è la regione
che registra
il maggior
numero
di arrivi
(quasi 42 mila),
quindi Calabria
(oltre 8 mila),
Puglia (poco
più di 3.200),
Campania
(circa 2 mila)

problema dell’immigrazione (il
piano A), «faremo da soli».«Siamo un grande Paese, con una
forza e solidità che nessuno
mette in discussione — ha aggiunto Renzi —. Ma questa sarebbe una sconfitta per l’Europa. Un Paese come il nostro non
può consentire alla Francia di
avere navi nel Mediterraneo e lasciare i migranti in Italia. Nessun egoismo nazionale può
chiudere gli occhi».
Negli ultimi giorni la posizione della Francia si è fatta più inflessibile anche per le polemiche seguite al recente sgombero
di due accampamenti con centinaia di profughi nel cuore di Parigi (alla Chapelle e in rue de
Pajol): il governo spera di tenere
il problema dei migranti il più
lontano possibile, preferisce
fermarli ai confini e ripete che
sta solo applicando il trattato di
Dublino, in base al quale i profughi devono presentare la richiesta di asilo politico nel primo
Paese europeo di arrivo, ossia
l’Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

In attesa I migranti «irriducibili» al quinto giorno sugli scogli di Ventimiglia (Ansa)

Poi c’è Schengen. Firmato
trent’anni fa, l’accordo sulla libera circolazione non prevedeva
l’ondata eccezionale di migranti
seguita ai drammi di Siria, Libia,
Eritrea. Al confine franco-italiano di Ventimiglia da mesi le autorità francesi fermano e rimandano in Italia gruppi interi di

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persone, violando le norme che
impongono di lasciare la frontiera aperta e condurre controlli
puntuali, a campione.
Lo stesso fanno le autorità austriache al confine del Brennero, mentre la Germania, a carte
più scoperte, ha approfittato del
G7 di due domeniche fa in Ba-

viera per sospendere temporaneamente Schengen e chiudere
la frontiera. A Bruxelles, proprio
sulle frontiere, è annunciato un
vertice a porte chiuse tra Roma,
Parigi e Berlino.
Intanto centinaia di migranti
sono bloccati nelle stazioni, come a Milano. Ieri il sindaco
Giuliano Pisapia ha chiesto che
«non vengano inviati altri profughi in città». Oggi la Francia,
che si oppone al sistema delle
quote, proporrà di costruire in
Italia e Grecia dei centri Ue dove distinguere tra migranti economici (da rimandare in Africa) e rifugiati politici, da accogliere. Nell’immediato nessuna
offerta di aiuto all’Italia.
Stefano Montefiori
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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PRIMO PIANO

13
#

Primo piano Immigrazione
I siriani

Una marea umana
verso la Turchia
La marea umana aumenta
di giorno in giorno
alla frontiera con la Turchia.
Sono tutti siriani — adulti e
bambini — in fuga dalle
zone del Paese cadute in
mano agli estremisti dello
Stato islamico. Una corsa
verso la salvezza, anche
scavalcando a mani nude il
filo spinato lungo il confine
turco di Akcakale (a sinistra
nella foto di Umit Bektas /
Reuters). Un flusso così
imponente che ha portato le
autorità di Ankara a riaprire
il valico dopo due giorni di
chiusura. Secondo le prime
stime dovrebbero entrare
almeno diecimila profughi
siriani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PIANO B DEL VIMINALE

Lasciapassare a tempo per i richiedenti asilo
di Fiorenza Sarzanini
ROMA Si muove su un doppio
fronte la trattativa del governo
per affrontare l’emergenza migranti. Perché le ultime notizie
parlano di almeno 2 mila stranieri che questa mattina approderanno sulle coste italiane, segnale di un flusso che riprende e nei prossimi giorni
potrebbe continuare in maniera costante. Non c’è solo la polemica con Regioni e Comuni
che fanno muro di fronte alla
necessità di accogliere i profughi: lo scontro si allarga all’Europa e le conseguenze appaiono imprevedibili. Dopo la decisione della Francia di tenere
chiusa la frontiera di Ventimiglia, il timore forte è che anche
Germania e Austria possano
prendere analoghi provvedimenti, addirittura sospendere
Schengen. Se così fosse, l’Italia

La sfida dell’Italia se le frontiere saranno blindate
L’ipotesi di rilasciare documenti di viaggio
validi tre mesi per circolare in tutta l’Unione

cazione della direttiva 55 del
2001 che consente la protezione umanitaria, ma la condizione necessaria per avviare la
procedura è un «afflusso massiccio di sfollati» e al momento
il governo è consapevole che
non ci sono le condizioni per
sollecitare un provvedimento
di portata straordinaria. Anche

tenendo conto che sin dalla sua
approvazione non è mai stata
messa in atto. Dunque si sta valutando la strada alternativa
con il rilascio dei permessi
temporanei da parte delle prefetture, una misura che rimane
comunque sospesa in attesa di
capire che cosa farà l’Unione.
Più incisiva e immediata la
posizione sulla presenza delle
navi straniere nel Mediterraneo. La diplomazia ha già comunicato che nessuno potrà
soccorrere i migranti in acque
internazionali e poi trasferirli
in Italia. Anche perché i natanti
sono considerati territorio del
Paese di bandiera e dunque
possono essere considerati
luogo di primo ingresso per chi
richiede asilo.

Cie e Cara
La situazione rimane comunque grave, tanto che il ministro dell’Interno Angelino Al-

I governatori
I presidenti di tutte
le Regioni convocati al
ministero dell’Interno
per discutere le quote

I soccorsi in mare
Le navi straniere sono
considerate territorio
del Paese di bandiera e
luogo di primo ingresso

è pronta a sfidare gli altri Stati
con il rilascio ai richiedenti asilo dei lasciapassare validi tre
mesi che consentono di circolare liberamente entro i confini
della Ue. La scelta avrebbe comunque l’effetto di provocare
una frattura profonda e dunque la sensazione è che al momento venga evocata come arma di pressione da usare solo
se la situazione dovesse effettivamente degenerare.

fano ha concordato l’ampliamento delle strutture di accoglienza in Lombardia (i Cara
per i richiedenti asilo e i Cie per
gli «irregolari») nel tentativo di
alleggerire la pressione alla stazione Centrale di Milano e in
tutta la Regione. Non si tratta
comunque di una soluzione,
l’obiettivo rimane quello di distribuire gli stranieri sul territorio costringendo i governatori ad accettare le «quote» calcolate dal Viminale sulla base di
parametri uguali per tutti che
comprendono tra l’altro,
l’estensione del territorio, il
numero di abitanti, la media
del reddito pro capite. Non a
caso, al termine della sua missione in Veneto, il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione del Viminale, ribadisce la necessità che
in ogni Regione ci sia un «hub
per l’accoglienza» dove sistemare almeno 300 persone «per
dividere chi ha diritto alla protezione internazionale da chi
non ce l’ha».
fsarzanini@corriere.it

Permessi e navi
La scelta del presidente del
Consiglio Matteo Renzi, che ieri sera ha visto Alfano, di alzare
i toni alla vigilia della riunione
dei ministri dell’Interno europei in Lussemburgo fa comunque ben comprendere che la
partita rischia di chiudersi
escludendo la possibilità di costringere gli altri Paesi ad accogliere 40 mila stranieri (24 mila
dall’Italia e 16 mila dalla Grecia). Tra le ipotesi esplorate in
queste ore, se davvero l’Italia
non dovesse trovare collaborazione internazionale, c’era
quella di chiedere all’Ue l’appli-

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14

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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15
#

Primo piano Immigrazione
Il reportage

dal nostro inviato
Andrea Galli

BOLZANO Passport, passport,
passport... Schengen o non
Schengen, è vietato salire sui
treni per l’Austria e la Germania. I poliziotti si mettono davanti alle porte dei vagoni, i
bianchi possono procedere e i
neri debbono allontanarsi. Poco cambia e cambierà nonostante la fine, alla mezzanotte
di ieri, della sospensione della
libera circolazione al vecchio
confine, voluta dai tedeschi per
«isolare» il vertice del G7 in Baviera. Somali, eritrei, siriani e
sudanesi arrivati nella stazione
di Bolzano per raggiungere
l’Europa centrale e settentrionale, vengono cacciati. Al costo
di 68 euro, hanno comprato il
biglietto per spostarsi da Bolzano a Monaco. Lo mostrano
agli agenti. E gli agenti ripetono, guardando in aria per noia
e stanchezza, che ci vuole il
passport...
L’Austria nega l’esistenza di
un blocco e assicura che i controlli, svolti insieme ai colleghi
italiani in base ad accordi bilaterali, sono a campione. Invece
sono opposizioni a prescindere. Discriminazioni. I migranti
provano lo stesso a infilarsi.
Abbassano il cappuccio della
felpa, camminano ingobbiti
per rimpicciolirsi, si accodano
ai turisti. Due fratelli, eritrei di
Asmara dove avevano un ristorante, rimediano spintoni da
una coppia tedesca. Fin qui,
raccontano, hanno speso ottomila dollari. Da Asmara in Su-

Alla frontiera Alcuni dei migranti alla stazione ferroviaria di Bolzano tentano di salire sul treno per andare in Austria e Germania (foto di Franco Ferrari)

«Sul treno non potete salire»
A Bolzano lo stop ai migranti
con il biglietto per l’Austria
si trova nella gestione dei poliziotti al confine. Prima del G7
ne erano stati mandati trenta di
supporto. Rimarranno fino a
data da destinarsi. Certa è la
missione: la caccia ai migranti.
Come detto, specie ora con la
presenza delle televisioni e la
necessità di far vedere che tutto
«funziona», è dura raggiunge-

re Innsbruck e Monaco in treno. Ma di giorno. Dopo, le opportunità aumentano. Parzialmente. C’è un treno per Innsbruck dalla stazione del
Brennero, alle 23. I profughi
salgono. Sono convinti di avercela fatta. Sostano nella stazione austriaca, in attesa del treno
della mattina per la Germania.

Gli agenti si presenteranno prima. Che ci sia un «buco» nella
logistica della tratta, lo sanno
bene anche i passeur. Nascerà
un nuovo business della disperazione.
La Squadra mobile di Bolzano ha appena iniziato un’indagine. Sulle tracce dei trafficanti. Ma i migranti non hanno

Prevenzione
Vienna frenerà l’esame
delle richieste di asilo
per non diventare
meta privilegiata
dan a piedi, dal Sudan alla Libia
su una macchina. «Eravamo
ammassati in venti». Chiediamo di nuovo il numero. «Sì,
venti».
Il primo treno utile per la
Germania è alle 10.24. Forse per
depistare i profughi, il binario
di partenza cambia tre volte.
Dal 3 al 6 al 4. Centocinquanta,
i migranti. Il ministero dell’Interno ha mandato rinforzi per
supplire ai buchi d’organico locali: nel commissariato del
Brennero, sottoposto a centinaia di pratiche d’identificazione quotidiane, negli ultimi tre
anni avevano potenziato il personale con l’invio di un’unità.
Qualche ora fa mancavano i
medici. Presenza fondamentale. I profughi che approdano in
Austria, vengono trovati e riportati in Italia (tra gli 80 e i 120
al giorno) anche se sono malati
di scabbia, malattia che a Bolzano da venerdì ha fatto registrare tredici casi.
Se Ventimiglia è il nodo critico più evidente, la situazione
tra Italia e Austria non ha registrato l’esasperazione dei migranti. Vero è però che sono cominciate le manovre diplomatiche, le prove di forza. L’Austria, ha annunciato, rallenterà
le procedure di asilo politico.
Teme di diventare meta prediletta nelle scelte definitive dei
profughi. Ulteriore conferma
dell’irrigidimento di Vienna la

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Ventimiglia

No della Regione
alla richiesta
di inviare
i suoi volontari

tempo per niente e nessuno. A
Tarvisio, provincia di Udine, altra zona dolorosa, hanno tirato
fuori quindici persone da una
galleria ferroviaria. Con una
motrice sui binari, le hanno
salvate dalla morte per investimento, tranciate dal treno, al
buio.

DAL NOSTRO INVIATO

© RIPRODUZIONE RISERVATA

VENTIMIGLIA (IMPERIA) La
Regione Liguria ha rifiutato di
inviare dieci uomini della
Protezione civile al confine
italo-francese per dare il
cambio ai volontari della Croce
Rossa. È quanto trapelato al
termine di un vertice tenutosi
ieri sera in municipio a
Ventimiglia, riunione alla
quale hanno partecipato anche
il sindaco Enrico Ioculano e il
prefetto di Imperia. Intanto
sono almeno 150 i migranti
che ogni giorno continuano ad
attraversare in qualche modo il
confine, nonostante i
gendarmi schierati alla dogana
di ponte San Lodovico. La
stima è della polizia di
frontiera italiana, la prova è
nelle facce. Sono sempre un
centinaio sugli scogli, ma la
maggior parte sono volti
nuovi. Lo stesso vale per la
stazione, dove sono accampati
da giorni in 250. Come è
possibile, visto che ogni
giorno i treni da Roma o
Milano ne scaricano oltre un
centinaio? «I passeur sono in
piena attività» conferma un
inquirente. Li portano in
sentieri poco battuti, o dentro
furgoni nei valichi meno
controllati, o anche in barca.
Di passeur, veri o millantatori,
la stazione è piena. Si
allontanano seguiti da piccoli
gruppi di profughi. Spesso
passano attraverso il ponte
pedonale sul fiume Roja, i
migranti attendono in
spiaggia, i camioncini in un
parcheggio più a nord.
«Cinquanta euro per un
passaggio» promette un
marocchino che si fa chiamare
Youssuf. A dispetto dei
proclami da Parigi, la frontiera
è un colabrodo. Il sindaco di
Ventimiglia si sfoga: «Se i
migranti attraversano il
confine fanno bene. Anzi, se
potessi gli suggerirei io dove
andare».
Riccardo Bruno
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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16

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Il salvataggio

Il caos per la Grecia fa cadere le Borse
Draghi: serve un accordo all’Eurogruppo. Il premier ellenico: ci stanno saccheggiando, Berlino al tavolo
Lo spread Btp-Bund sale fino a 163 punti. Nuovo record a 2.194 miliardi per il debito pubblico italiano
DALLA NOSTRA INVIATA

2194
miliardi di
euro, il debito
pubblico ad
aprile, nuovo
record storico

+0,1
per cento, la
crescita dei
prezzi al
consumo a
maggio

163
punti base, il
massimo
toccato ieri in
giornata dallo
spread tra Btp
e Bund

● Il caso

BRUXELLES Questa volta le paro-

le del presidente della Banca
centrale europea Mario Draghi,
pronunciate all’Europarlamento, non sono bastate a tranquillizzare i mercati, che temono
un default della Grecia dopo
che nel fine settimana è fallito
l’ennesimo negoziato tecnico,
mediatore il presidente della
Commissione europea JeanClaude Juncker, per trovare un
accordo tra i creditori internazionali e il governo greco. La
Borsa di Atene ha perso il
4,68%, Milano il 2,4%, seguita
da Francoforte (-1,89%), Parigi
(-1,75%) e Londra (-1,1%), lo
spread Btp/Bund è salito a 163
punti base per chiudere a 153.
«Questa è una decisione politica», ha detto Draghi: deve
essere «assolutamente chiaro»
che la decisione di trovare l’accordo e di approvare un ulteriore sostegno finanziario alla
Grecia spetta «interamente»
all’Eurogruppo. Per Draghi tutti gli attori del negoziato creditori-Grecia «hanno bisogno di
compiere un altro miglio, ma la
palla si trova direttamente nel
campo del governo greco, che
deve decidere i passi necessari». Il premier Alexis Tsipras ha
scelto la linea dura e ieri ha accusato i creditori internazionali di avere «saccheggiato» negli

Blanchard (Fmi)
e l’«inevitabile»
ristrutturazione
di Giuliana Ferraino

ultimi cinque anni la Grecia e
ha chiesto loro «un nuovo piano di salvataggio per evitare la
bancarotta». Draghi nel pomeriggio, rispondendo a un europarlamentare greco, aveva sottolineato che dalle tre istituzioni Atene ha già ricevuto 223
miliardi di prestiti, la liquidità
di emergenza Ela fornita dalla
Bce alle banche elleniche, più
gli esborsi del Fmi e l’haircut
del 53,3% sui titoli del debito
greco.
Draghi nel suo intervento ha
comunque ribadito la necessità
di un «accordo forte e com-

plessivo con la Grecia, che produca crescita, sia socialmente
equo e finanziariamente sostenibile». Tutti devono fare la loro parte perché per raggiungere un accordo sono necessari
«due serie di elementi»: un’intesa «sulla sostanza dei contenuti» ma si deve anche affrontare «la questione del finanziamento». Di fronte all’ipotesi di
default, Draghi si rifiuta di
«speculare», perché il governo
greco ha detto che ripagherà il
debito con il Fmi in scadenza a
fine giugno (1,6 miliardi di euro). E comunque «abbiamo

Audizione
Il presidente
della Banca
centrale
europea,
Mario Draghi,
ieri è
intervenuto
davanti al
Parlamento
europeo sulla
Grecia

tutti gli strumenti per gestire la
situazione al meglio».
Le questioni aperte sono
sempre pensioni, contrattazione collettiva, forte aumento
dell’Iva. Atene sembra accettare gli obiettivi di surplus, ma la
divergenza emerge su come
garantirlo. Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis è
convinto in sia possibile un accordo velocemente «se la cancelliera tedesca Angela Merkel
parteciperà ai negoziati». I
mercati ieri temevano il default
e il contagio. Come dimostra la
corsa dello spread Btp/Bund,
nel giorno in cui Bankitalia ha
anche annunciato che il nostro
debito pubblico è aumentato
in aprile a 2.194,5 miliardi. Tema che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha commentato con irritazione: «Questa del record del debito è una
cosa veramente noiosa. Per definizione il debito aumenta, bisogna vedere se l’aumento è
maggiore o minore del Pil nominale».
Francesca Basso

È venuto il momento di
«scelte difficili di tutte le
parti», ammonisce il capo
economista del Fondo
monetario internazionale,
Olivier Blanchard, che
interviene a distanza nel
negoziato sul salvataggio
greco con un post nel blog
del Fmi quando in Europa è
già domenica notte.
Da un lato Atene deve
offrire «seriamente misure
credibili», scrive Blanchard
insistendo su pensioni e
Iva. Dall’altro lato i creditori
dovrebbero accettare «un
nuovo finanziamento
significativo e una
ristrutturazione del debito
tale da garantirne la
sostenibilità». Come?
Riprogrammando i
pagamenti sul debito a tassi
di interesse più bassi,
suggerisce l’economista
sapendo bene che
«qualsiasi calo ulteriore del
target di surplus primario
richiederà, probabilmente
adesso o più tardi,
haircuts». A differenza
della ristrutturazione del
marzo 2012, quando a
«pagare» furono gli
investitori privati, questa
volta, però, i «tagli»
ricadranno anche sulla Bce
e quindi sui Paesi della
zona euro.
@16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il retroscena

La delusione
dei negoziatori Ue:
inaffidabili
le carte di Atene
Il tavolo
● L’Eurogruppo riunisce i
ministri
dell’Economia
e delle Finanze
dei 19 Paesi
che aderiscono
all’euro
● L’incontro
decisivo è
previsto
giovedì 18 a
Bruxelles dopo
che in questi
giorni gli
sherpa non
sono riusciti a
trovare
un’intesa sui
conti greci

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DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES Se nelle scorse settimane la frustrazione e la delusione dei negoziatori della Commissione europea nel confronto con le delegazioni greche erano un fiume carsico, ieri è sfociato prima nelle parole del portavoce della
Commissione europea Margaritis Schinas, che
ha definito «informazioni fuorvianti» quelle finora diffuse dal governo di Atene e ha detto che
il presidente della Commissione Ue Jean-Claude
Juncker è «deluso», e poi nell’elenco ufficiale —
mai accaduto prima finora, stilato dalla portavoce competente per gli Affari economici, Annika
Breidthardt — delle proposte dei creditori e delle controproposte greche.
I contenuti dei documenti sul tavolo della
trattativa erano già ampiamente circolati ma la
Commissione si era sempre rifiutata di fare
commenti ufficiali, così come di dare dettagli
sugli incontri avvenuti durante i negoziati. «Poi
puntualmente diffusi da parte greca», lamenta
una fonte vicina al dossier. Il cambio di strategia
comunicativa nasce dalla volontà di mostrare la
«flessibilità» dei creditori internazionali e lo
«sforzo» dei mediatori di trovare un terreno co-

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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17

PRIMO PIANO

#

Sui mercati
Il rendimento dei Btp decennali
Ieri
2,34%

2,2

13,7

Ieri
12,24%

13,4
13,1

-1,89%

Francoforte

12,8

Spread

12,5

153

1,8

-2,40%

Milano

Spread

2,0

Il rendimento dei titoli di Stato greci decennali

Le Borse

2,4

-1,10%

Londra

punti

1.144

12,2

punti

11,9
11,6

1,6

Parigi

-1,75%

Madrid

-1,71%

11,3
11,0

1,4
1,2

Marzo

Aprile

Maggio
2015

Giugno

Atene

-4,68%

10,7
10,4

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

2015
d’Arco

L’occasione persa di Juncker
Paradosso Tsipras, spera in Merkel
Diario di una trattativa tra austerity e credibilità della Commissione europea
Bruxelles

● Il presidente
della
Commissione
Ue, JeanClaude Juncker.
L’organismo
europeo di
Bruxelles, per
risolvere
l’impasse con
la Grecia, ha
presentato due
settimane fa
un piano
tecnicamente
ineccepibile
quanto
politicamente
impraticabile

Il numero uno
del Fondo
monetario,
Christine
Lagarde

Valdis
Dombrovskis,
vice presidente
della
Commissione Ue

Il ministro
delle Finanze
della Grecia,
Yanis
Varoufakis

Adesso anche i greci temono
davvero che a Bruxelles possa
prevalere chi li vuole buttare
fuori dall’euro. Dopo l’insuccesso dell’ultimo round negoziale condotto, tra sabato e domenica scorsi, dal presidente
della Commissione Ue, JeanClaude Juncker, ad Atene si sono convinti che sarà decisivo
un calcolo tutto politico: costa
di più rinunciare alla Grecia o
ai principi del rigore finanziario? Il primo ministro Alexis
Tsipras ha ordinato alla sua delegazione di rimanere nella capitale belga: un segnale di disponibilità a tornare al tavolo
della trattativa in ogni momento. Nello stesso tempo, però, il
leader ellenico si sta preparando al Consiglio europeo in programma il 25 e il 26 giugno
prossimi. Il gruppo dirigente di
Syriza ragiona spesso, per formazione e provenienza, in termini ideologici. Talvolta troppo ideologici. Ma probabilmente non ha torto quando ritiene che dal punto di vista
strettamente economico le
possibilità di raggiungere un

-50
per cento, il
taglio medio
degli assegni
previdenziali in
Grecia

177
per cento, il
rapporto tra
debito e
Prodotto
interno lordo

compromesso siano di fatto
nulle. Gli «sherpa», i tecnici di
Commissione, Bce e Fondo
monetario, chiedono interventi su Iva e pensioni perché sono
gli unici due canali rimasti per
fare cassa. I rappresentanti del
governo greco rifiutano di toccare ancora la previdenza, sostenendo che le rendite medie
sono già state ridotte del 50%.
Inoltre non ne vogliono sapere
di aumentare l’imposta indiretta sull’elettricità. Se queste
posizioni restano intangibili,
lo stallo si ripeterà anche giovedì 18 nella riunione dell’Euro-

gruppo.
A quel punto il dossier tornerà sulla scrivania di Angela
Merkel e, in parte, di François
Hollande. Dopo giovedì i margini di mediazione tecnica saranno finiti. Gli schemi del
Fondo monetario si saranno
mostrati, e non è la prima volta,
palesemente inadeguati. Perfino gli appelli del presidente
della Bce Mario Draghi diventeranno insufficienti.
Toccherà alla cancelliera tedesca, per prima, rispondere al
sospetto ellenico: davvero la Ue
può fare a meno della Grecia?

1,6
miliardi di
euro, la tranche
che Atene deve
rimborsare al
Fmi entro il 30
giugno

mune per raggiungere un’intesa. A spiazzare gli
interlocutori di Bruxelles è stato l’atteggiamento
di Atene durante i negoziati. A cominciare, viene
fatto notare, dal comportamento del premier
greco Alexis Tsipras nella ormai famosa cena a
Bruxelles con il presidente Juncker e il numero
uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, al termine della quale aveva parlato di «posizioni realistiche» poi rigettate due giorni dopo in Parlamento ad Atene. Situazione simile avvenuta durante gli incontri con il commissario agli Affari
economici Pier Moscovici: «Qui manifestava disponibilità e diceva di accettare gli obiettivi sul
tavolo — racconta una fonte diplomatica — poi
però mandava proposte con obiettivi più bassi e
una volta in patria teneva un atteggiamento molto aggressivo nei nostri confronti». L’ultimo tentativo di negoziato fallito domenica ha seguito lo
stesso copione. Le proposte presentate sabato
erano state giudicate insufficienti dai creditori,
che ne hanno chieste di alternative per la domenica. «Le aspettavamo per le 3 — racconta un’altra fonte diplomatica — un’ora dopo ci sono arrivate le nuove proposte: erano quelle del giorno
prima. Abbastanza per sospendere il dialogo».
Ecco il terreno del confronto: «Abbiamo sostanzialmente ridotto gli obiettivi di avanzo primario — ha spiegato Breidthardt — all’ 1% nel
2015 anziché 3% come previsto nel precedente
programma, del 2% nel 2016 e del 3,5% nel 2018.
Sul fronte delle pensioni, invece, abbiamo chiesto una revisione dell’intero sistema, uno dei più
costosi d’Europa». Il taglio proposto dai creditori è dell’1% di Pil l’anno, mentre Atene «ci ha proposto tagli per 71 milioni, pari allo 0,04%». «Non
è vero poi che abbiamo chiesto tagli ai salari»,
solo di «modernizzare» la griglia salariale del
settore pubblico e la contrattazione collettiva.
Fr. Bas.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lo farà guardando non solo alle perdite potenziali dei contribuenti tedeschi ed europei.
Non solo tenendo d’occhio le
Borse e le agenzie di rating. Ma
semplicemente e drammaticamente chiamando in causa anche il progetto e l’ambizione
storica dell’Unione Europea.
Dispiacerà ai fautori dell’Europa comunitaria e federalista,
ma ormai solo la cancelliera tedesca può costruire un by-pass
politico che superi l’occlusione
finanziaria causata dalla crisi
greca. La soluzione sarebbe
tanto semplice, quanto trau-

matica: accettare la ristrutturazione secca del debito ellenico,
infrangendo il dogma e la prassi di cinque anni vissuti con
l’austerity.
La Commissione europea ha
avuto la sua occasione di conquistare un ruolo centrale e di
dialogare con la Grecia in nome di tutti gli altri 27 partner
Ue e degli altri 18 membri dell’eurozona. L’ha sprecata, presentando due settimane fa un
piano tecnicamente ineccepibile quanto politicamente impraticabile. Tutti i Paesi, Italia
compresa, si sono affidati, correttamente, al collegio guidato
da Juncker. Ma l’ex premier lussemburghese, come si è visto,
non è in grado di smuovere Tsipras. E ora ad Atene, per il più
curioso dei paradossi, si confida in Angela Merkel.
Giuseppe Sarcina
© RIPRODUZIONE RISERVATA

18

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

19
#

Primo piano La svolta

Cassa depositi, Bassanini verso il passo indietro
Potrebbe accadere oggi,
alla riunione già convocata del
consiglio della Cassa depositi e
prestiti, o forse no. La regia del
ricambio al vertice della Cdp —
con il passaggio di incarichi tra
Franco Bassanini, presidente, e
Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato, rispettivamente con Claudio Costamagna e Fabio Gallia — sarà messa
a punto solo all’ultimo momento e non è detto che lo
showdown del ribaltone avvenga più in là di qualche giorno.
Tutto dipende se in queste ore
andranno al loro posto i tasselli
del nuovo quadro immaginato
dal presidente del Consiglio,
Matteo Renzi per dare una virata alla gestione della società
pubblica per oltre l’80%. Ieri
Renzi di prima mattina ha rice-

ROMA

Consiglio
Oggi il
consiglio,
sul tavolo
l’ingresso
nel fondo
salva
Imprese
ideato dal
governo

vuto a Palazzo Chigi Bassanini,
espressione dei soci di minoranza, le Fondazioni di origine
bancaria, ma comunque, come
egli stesso ha detto, poco intenzionato a mettersi di traverso rispetto ai piani del governo.
La Cdp «è uno strumento importantissimo di gestione del
risparmio che ha a sua volta all’interno strumenti come i fondi
di investimento che possono fare da stimolo agli investimenti
privati e colmare lo spazio lasciato aperto in questo campo.
Vogliamo rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato»
ha detto ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan senza
peraltro dare spiegazioni sulle
motivazioni del rinnovo dei vertici con un anno di anticipo.

Quelle spiegazioni che aspettano in primo luogo le Fondazioni . «Abbiamo dato mandato al
presidente dell’Acri, Giuseppe
Guzzetti di richiederle. Se si
cambiano i piloti in corsa occorre che qualcuno spieghi il perché agli azionisti» dice Antonio
Miglio, presidente della Fondazione di Fossano, una delle 64
socie di minoranza del Tesoro,
che esprime grande apprezzamento per Bassanini e si chiede
come faranno a convivere al vertice della Cdp due manager
operativi come Costamagna e
Gallia. «Guzzetti non ci ha ancora riconvocato per riferire
l’esito dei suoi colloqui», dice
Miglio. Il confronto governoFondazioni è uno dei tasselli
importanti del quadro della

nuova Cdp, anche perché sembra che Guzzetti abbia chiesto
maggiori garanzie a tutela della
redditività dell’investimento
fatto dalle Fondazioni — alcune
hanno impiegato fino al 20% del
proprio patrimonio — acquisendo quote del capitale della
Cdp. In particolare avrebbe
chiesto una modifica dello statuto per prevedere maggioranze
qualificate nel decidere la destinazione degli utili e la distribuzione dei dividendi nonché la
definizione di un accordo sulla
facoltà per le Fondazioni di
uscire dal capitale nel caso di
tre anni senza utili. Nel negoziato potrebbe poi entrare anche il
diritto degli enti, azionisti di
minoranza, a conservare la facoltà di indicare il presidente

Ministro
Per
Padoan
«la Cdp
può fare
da stimolo
agli
investimenti
privati»

della società. C’è da vedere se
tutto questo — ed anche un
commiato concordato da parte
di Gorno Tempini — arriverà a
maturazione oggi, prima della
riunione del consiglio convocato per decidere l’adesione di
Cdp al fondo salva Imprese. E se
sarà questa l’occasione per avviare le procedure per il rinnovo
dell’organismo. Tenendo conto
che c’è sempre la possibilità che
i rappresentati del Tesoro — fra
i quali il direttore generale Vincenzo La Via, che oggi sarà all’estero e la responsabile del Debito pubblico, Maria Cannata —
si dimettano facendo decadere
l’intero consiglio e bruciando i
tempi.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’INCHIESTA DOPO IL TAGLIO DELLE COMMISSIONI

Partecipazioni e titoli di Stato,
i conti (più fragili) della Cdp
di Federico Fubini
SEGUE DALLA PRIMA

È un logoramento di alcune
fonti di ricavo tradizionali di
quella che, nella diplomazia finanziaria internazionale, viene
definita la «banca di sviluppo»
dell’Italia. Ma è anche il tramonto di un equilibrio durato
molti anni fra risparmio degli
italiani (specie quelli meno ricchi), il finanziamento del debito pubblico e la remunerazione
della stessa Cdp da parte dello
Stato per la sua attività. Poco
importa se effettivamente utile,
oppure pletorica.
Basta fare il confronto tra il
bilancio del 2013 e quello del
2014, per accorgersi che qualcosa sta cambiando in profondità. Com’è noto circa tre quarti
del finanziamento di cui gode
la Cassa depositi proviene dalla
raccolta di risparmio degli
sportelli di Poste italiane, sotto
forma di buoni fruttiferi e libretti. Nel 2013 quella massa di
risparmio delle famiglie valeva
242 miliardi in tutto, mentre
l’anno scorso la raccolta postale
è addirittura salita di circa altri
10 miliardi. Si tratta di conti per
lo più di piccola dimensione,
spesso accumulati da pensionati o da migranti stranieri.
Questi risparmi sono e restano assolutamente sicuri e continueranno a produrre un rendimento piccolo, però garantito. È piuttosto il ruolo di Cassa
su di essi che sta entrando in
crisi, e non è affatto detto che
sia una cattiva notizia per i contribuenti o per i risparmiatori
stessi. Le differenze fra gli ultimi due anni raccontano del resto questa storia in modo evidente. Nel 2013, Cassa aveva
collocato 173 miliardi di euro
provenienti dal risparmio postale nel suo conto corrente
presso la Tesoreria dello Stato.
Si è trattato di un vero e proprio
prestito a finanziamento del
debito pubblico, per il quale il
Tesoro ha versato a Cdp un interesse più alto di quello che si
solito riceve chi compra un’obbligazione pubblica. Il rendimento riconosciuto a Cdp nel

Che cosa è la Cassa
Le partecipazioni nelle società quotate Le principali
Le principali voci del conto economico
partecipazioni 2014-2013 (dati consolidati in mln di euro)
non quotate
Eni
25,76%
CONTO ECONOMICO
Margine di interesse
Commissioni nette
Margine di intermediazione
Svalutazioni di crediti
attivi finanziari
Gestione assicurativa

2014
925
-1.633
-114
-166

2013
2.424
-1.603
-1.159
-57

503

249

Risultato della gestione
Fondo
finanziaria e assicurativa
italiano
d’investimento Ricavi operativi
Risultato netto di pertinenza
F2i
della copogruppo

224

1.351

Sace

Terna*

29,85%

Simest

Snam*

30,10%

Fondo
strategico
italiano

Fincantieri**

72,5%

*Cdp possiede una quota partecipativa pari al 30,10% in Snam
Spa, di cui 28,98% attraverso Cdp Reti Spa e 1,12% attraverso
Cdp Gas Srl. Sempre attraverso Cdp Reti Spa, Cdp possiede una quota
partecipativa pari al 29,851% del capitale sociale di Terna Spa
**Attraverso Fintecna Spa, Cdp detiene il 72,5% dei titoli azionari
di Fincantieri Spa

Fintecna

2.347

2.627

1.158

2.501
d’Arco

Franco
Bassanini, 75
anni, presidente
della Cassa
depositi e
prestiti

Giuseppe
Guzzetti, 81
anni, presidente
dell’Acri e della
Fondazione
Cariplo

2013 è stato pari a «rendistato»
(il rendimento medio di un paniere di titoli pubblici), più un
gradino al rialzo che ha portato
il rendimento medio al 3,4%. I
clienti di Banco Posta hanno
dunque ricevuto un reddito da
capitale che ha difeso e accresciuto un po’ il valore del loro
patrimonio. Ma grazie alla differenza che ha trattenuto per
sé, Cdp ha potuto realizzare un
«margine d’interesse» (la differenza fra i tassi sul denaro che
prende in prestito e quello che
presta essa stessa) davvero notevole: 2,4 miliardi di euro.
Quasi tutto l’utile netto di Cdp
nel 2013 si spiega così.
Avanti veloce al 2014 e il terreno inizia a spostarsi sotto i
piedi della «banca di sviluppo». Per effetto del rischio di
deflazione e dell’azione stabilizzante delle banche centrali, i
tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani calano in fretta. Nel
frattempo il governo cerca di
accelerare sulla «spending review» e si impegna a tagliare le
spese. Con un decreto ministeriale del 24 maggio 2014, l’esecutivo rivede le modalità di remunerazione delle giacenze e
in particolare del conto di Cdp
presso la Tesoreria. I rendimenti non sono più fissati in base ai

tassi del passato più o meno recente ma in linea con quelli
presenti, più bassi. Di fatto è
una riduzione del rendimento
supplementare che spetta a
Cassa per il suo deposito di fondi dei clienti di Poste presso la
Tesoreria. E in fondo sembra
logico: pensionati, lavoratori
stranieri e altri piccoli risparmiatori potrebbero comprare
direttamente Buoni ordinari o
poliennali del Tesoro o altri titoli pubblici, anziché farlo attraverso Cdp permettendo a
quest’ultima di trattenere per
sé un interesse in più.
Chiunque abbia ragione, il
panorama per la banca di svi-

Meno margini
Nel 2014 il margine
d’interesse del gruppo
è crollato del 61,4%
rispetto al 2013
Meno rendimenti
Il rendimento medio
era pari al 3,4%, poi la
riduzione delle
condizioni di Tesoreria

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luppo guidata da Bassanini e
Gorno Tempini risulta trasformato. Il margine di interesse
nel 2014 crolla del 61,8%. Il margine di intermediazione, che
per una banca equivale al totale
dei ricavi finanziari, a ben vedere va in rosso di 114 milioni: lo
trascina verso il basso il saldo
negativo per le commissioni
versate dalla Cassa alle Poste in
cambio del collocamento di libretti e buoni fruttiferi. Poste è
il venditore dei prodotti di risparmio, Cdp ne è il gestore in
quanto banca. E certo per una
banca avere un margine d’intermediazione negativo è un fatto
raro e niente affatto lusinghiero. Poco importa che questo
istituto sia proprietà del Tesoro
stesso all’80,1% e delle fondazioni di origine bancaria al 18,4%.
Qui bisogna fermarsi un attimo, perché Cassa depositi e
prestiti (legittimamente) non è
d’accordo. Nel riassunto sugli
indicatori della propria performance a pagina 21 del fascicolo
di bilancio, Cdp indica un margine di intermediazione positivo per 481 milioni (benché in
netto calo sui 1.159 milioni dell’anno prima). Ma il modo in
cui si compone quel dato, benché non irregolare, suscita perplessità sulla sua tenuta: lì den-

Vincenzo La
Via, 58 anni, è
direttore
generale del
Tesoro dal 23
marzo 2012

Anna Maria
Cannata, 61
anni, dirigente
generale del
Tesoro per il
debito pubblico

tro è compreso anche un effetto
positivo per quasi 600 milioni
dalle rivalutazioni sulle «partecipazioni a controllo congiunto
e influenza notevole». Si tratta
di quote in società come Eni o
Trans Austria Gas, che sono
cresciute in valore nel 2014 soprattutto per l’andamento dei
mercati e dunque hanno un impatto positivo sui conti dell’azionista Cdp. Ma non solo si
tratta di effetti «una tantum»,
difficili da replicare nei prossimi anni. Soprattutto, Cdp include queste partecipazioni ma
esclude invece svalutazioni su
crediti e attivi finanziari per 166
milioni solo nel 2014.
C’è poi un secondo interrogativo, che riguarda il rapporto
della Cassa con Poste italiane.
Per il collocamento di strumenti di risparmio, come si è visto,
Cdp ha riconosciuto a Poste
stesse circa 1,7 miliardi in commissioni. Magari non è una
somma esagerata, perché si
tratta pur sempre di appena lo
0,7% dell’intera raccolta di risparmio tramite questo canale.
Ma Poste italiane si prepara ad
essere privatizzata con un collocamento in Borsa ed è affamata di ricavi, mentre Cdp è
controllata dallo stesso Tesoro
che legittimamente cercherà di
vendere le azioni di Poste al
prezzo più alto possibile: il
massimo di trasparenza per
evitare conflitti d’interessi sarà
più che necessario.
In definitiva, l’erosione dei
conti della Cassa a causa del calo dei margini sulla gestione di
risparmio rimanda all’interrogativo di fondo: che cos’è oggi
questo istituto? Come fornitore
di servizi allo Stato, la sua redditività è limitata. Come assicuratore, l’anno scorso ha guadagnato quasi mezzo miliardo
senza che questa missione appaia fra quelle fondanti per
Cdp. E come banca, non ha quasi più margine per incrementare le proprie partecipazioni
azionarie oltre il valore di un patrimonio netto di 21 miliardi. A
meno che in futuro non cambi
lo statuto. Ma questa è davvero
un’altra storia, di cui (per ora)
non si vedono le avvisaglie.
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

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21
#

Esteri
● Il commento

Al suo fianco, la moglie
e la «donna di titanio»

DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK «Jeb 2016!» con un
bel punto esclamativo, ma senza l’ingombrante cognome. E
poi una promessa: «Posso rimettere in moto questo Paese
perché l’ho già fatto in Florida:
nei miei otto anni da governatore, otto bilanci in equilibrio e
crescita record dei posti di lavoro e delle attività imprenditoriali». Dopo una fase «esplorativa» durata sei mesi, ieri sera Jeb Bush ha lanciato la sua
candidatura alla Casa Bianca
con un logo sbarazzino e un discorso orgoglioso, pronunciato in maniche di camicia in un
luogo che ha poco a che vedere
con la tradizione repubblicana:
il Miami Dade College, un istituto che sorge nel bel mezzo
del quartiere cubano della metropoli della Florida e che ospita la più grande comunità studentesca ispanica d’America.
Campagna tutta in salita
quella che aspetta il figlio e fratello di presidenti: quando,
l’anno scorso, annunciò l’intenzione di candidarsi, schizzò
subito in testa ai sondaggi (pur
non superando mai il 20 per
cento dei consensi). Ma poi, tra
sortite infelici (come le incertezze nel giudicare un errore la
guerra contro l’Iraq scatenata
dal fratello George) e l’arrivo
sulla scena di candidati più
giovani e freschi del 62enne ex
governatore — dal senatore
Marco Rubio, suo ex delfino, al
governatore del Wisconsin
Scott Walker — Jeb ha visto i
suoi consensi scivolare fino all’attuale 11 per cento.
Il terzo Bush che cerca di arrivare alla Casa Bianca è, così,
finito nel mezzo del gruppone
dei 25 candidati che sono già
allineati ai blocchi di partenza,
15 dei quali sono personaggi
nazionali, da Rick Santorum a
Carly Fiorina, passando per i
senatori Rand Paul e Ted Cruz,
ex governatori come Rick Perry
e George Pataki e perfino il miliardario Donald Trump. Costretto a cercare di emergere,
Jeb tenta di mostrarsi sereno e
rilassato. Promette una campagna «gioiosa»: correrà per la
presidenza mostrandosi solidale coi deboli, anche se per
molti repubblicani questa non
è una priorità e dice di non essere preoccupato dai sondaggi
attuali visto che, comunque,
«gli elettori decidono come votare solo pochi giorni prima
del voto». Insomma, c’è tempo:
la stagione delle primarie si
aprirà solo il primo febbraio
2016 col «caucus» dell’Iowa.

di Maria Laura Rodotà
Da sinistra
la moglie
di Jeb,
Columba,
e la
«stratega»
Sally
Bradshaw

J
Al via John Ellis «Jeb» Bush, 62 anni, governatore della Florida dal 1999 al 2007, ieri sul palco di Miami per il discorso di candidatura (Ap/Goldman)

Entra in campo il terzo Bush
Sarà lui a sfidare Hillary?
Jeb lancia la campagna da Miami: «Riprendiamoci il futuro»
Prima o poi, comunque, Jeb
dovrà cominciare a recuperare
terreno: dispone di una macchina elettorale potente, i finanziatori del fronte conservatore sono in maggioranza con
lui, ma, come già Mitt Romney
quattro e otto anni fa, l’ex governatore ha un problema di
comunicazione. Sa amministrare, ma non ha un’oratoria
trascinante, non suscita emozione.
Tre giorni fa Hillary Clinton,

che ha un problema simile, ha
cercato di ridurre la distanza
tra il ceto medio progressista e
la «royal family» del partito democratico rievocando l’infanzia difficile della madre Dorothy. Una strada evidentemente preclusa a Jeb che ha
scelto di sottolineare l’amore
per il padre e il fratello, ma anche la sua diversità politica.
Nella sua prima sortita pubblica da candidato, ha puntato su
quattro messaggi: ottimismo

Black or White

Si dimette l’attivista bianca dei diritti
che si era finta per anni afroamericana
Si è dimessa Rachel Dolezal ( foto), l’attivista
per i diritti civili dei neri d’America che era
stata accusata dai suoi stessi genitori di
essersi finta afroamericana. Rachel era la
presidente della sezione di Spokane della
Naacp, una delle più influenti organizzazioni
nere degli Usa. Secondo la madre, Rachel, 37
anni, avrebbe mentito sulle sue origini che in
realtà sono europee e nativoamericane.

sul futuro dell’America e sulla
capacità di «tornare ad avere il
controllo del futuro del nostro
Paese» in un periodo «che sarà
il momento migliore per vivere
del nostro mondo». Poi la promessa di «ricostruire la potenza militare e la leadership politica americana» deteriorate
durante la presidenza Obama,
incapace di proteggere gli amici e imbelle davanti ai nemici.
In terzo luogo la competenza
economica dell’ex governatore
contrapposta all’esperienza
fatta solo di parole degli altri
candidati alla «nomination»
che fanno politica tra i palazzi
di Washington. Infine l’impegno a battersi anche per risolvere il problema degli immigrati clandestini e per i più deboli della società, come i disabili «che hanno diritto a un
posto in prima fila, non nelle
retrovie»: messaggi più vicini
al solidarismo democratico
che ai Tea Party. «Lo so, è una
gara incerta, aperta: deve essere così», conclude Jeb.
Massimo Gaggi

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In famiglia

● Il padre
George H. W.
Bush, 91 anni,
repubblicano,
presidente
degli Stati Uniti
dal 1989
al 1993

● Il fratello
George W.
Bush, 68 anni,
succeduto al
democratico
Bill Clinton e
presidente dal
2001 al 2009

ohn Ellis Bush, acronimo Jeb, «è
praticamente cubano, solo più alto», vive
da anni a Miami ed è bilingue; parola di
un cubano vero, rivale nelle primarie, il
senatore, concittadino ed ex protetto Marco
Rubio. Ha una moglie messicana, Columba,
sposata nel 1974, che ora è spesso al suo
fianco ma da cui — parola dei floridiani
beninformati — vive di fatto separato. Ha
uno storico braccio destro, Sally Bradshaw
— poco simpatica a Columba — detta
«magnolia di titanio» o «la donna che
sussurra a Jeb»; vera capa anche di questa
campagna, descritta tipo Olivia Pope di
Scandal: «La consigliera di Jeb è una stratega
del Furto della Presidenza nel 2000», parole
forti scritte da Katrina vanden Heuvel,
direttore di The Nation. La presidenza di
George W. Bush, assegnata per pochi voti
contestati in Florida, dove governava Jeb.
All’epoca, era percepito come il fratello serio.
E invece — sarà la propaganda sporca dei
rivali alle primarie, sarà che rispetto a W.,
Jeb era più attivo — in queste settimane sta
venendo fuori come il fratello cattivo.
Protagonista di una complessa, a volte
oscura «House of Jeb». A prima vista, un
modello per la nuova America repubblicana,
attenta al voto latino (cruciale, di nuovo, per
vincere negli Stati in bilico del Southwest e
nella solita Florida). Una carriera da
immobiliarista, due volte governatore, tre
figli, una certa popolarità nel suo Stato. Però,
parecchie ombre, dolori, azioni e
dichiarazioni discusse. Dei figli, uno, George
P., nuovo erede della dinastia, è
commissario del demanio (molto demanio)
del Texas. La seconda, Noelle, è stata
tossicodipendente, arrestata più volte, e una
volta Bush è stato sospettato di aver facilitato
una sentenza mite. Il terzo, Jeb jr.,
businessman belloccio di 31 anni, è attivo
nella campagna per il padre. Non ha ancora
guai né processi per corruzione, come è
successo ad alcuni partner d’affari ispanici e
non di suo padre, negli anni. Negli anni di
Miami Vice poteva succedere. Più facili da
evitare sarebbero state le frasi infelici di Jeb
nella sua prima campagna, nel 1994: «Cosa
farò per i neri? Niente»; «Le madri single?
Devono trovarsi un marito che le mantenga».
O l’accanimento nel tenere in vita vegetativa
Terry Schiavo, nel 2005. Sul caso, ha detto,
«non ho rimpianti». Ora inizia un’impresa
politica che rischia di procurargli qualche
rimpianto, o qualche delusione, chissà.
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

ESTERI

23
#

Il business con la Russia
OLANDA

Principali importazioni

GERMANIA

REGNO
UNITO

ITALIA

Principali esportazioni

FRANCIA

NORVEGIA

GRECIA

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Petrolio e gas

Agricoltura
e tecnologia

Manifatturiero
e chimico

Manifatturiero,
moda

Automobili

Pesce, minerali,
navi

Difesa
e aerospaziale

Energia, trasporti,
agricoltura

L’Olanda è il
primo partner
commerciale
della Russia in
Europa.
L’interscambio
è di 65 miliardi
di euro

La Russia
fornisce un terzo
del gas e del
petrolio tedesco
La Germania è il
6° acquirente di
prodotti e servizi
dalla Russia

L’Italia è il
4° partner
commerciale
della Russia.
Eni continua
a lavorare in joint
venture con
Rosneft

Mosca ha fornito
il 12% del
petrolio inglese e
il 15% del gas nel
2014. BP pronta
all’acquisto del
20% di un pozzo
di Rosneft.
Shell lavora con
Gazprom Neft

Statoil, maggiore
società
petrolifera
norvegese,
ha ricevuto l’ok
di Oslo per
continuare
a lavorare in joint
venture con
Rosneft

La Russia
fornisce
il 16% del gas
francese.
La Francia
è il maggiore
fornitore
di armi
della Russia

Gazprom
fornisce
il 90% del gas
greco

CdS

Così i big del petrolio
continuano gli affari
malgrado le sanzioni
Il mercato russo resta fin troppo appetibile
MOSCA Sono più di cinquemila i
partecipanti al Forum economico di San Pietroburgo che
nei prossimi giorni segnerà il
ritorno della Russia sulla scena
economica internazionale. Un
ritorno assolutamente non ufficiale, visto che le sanzioni europee ed americane rimangono in vigore, così come pure le
contro-sanzioni russe che hanno colpito anche il nostro
export.
I n t a n to p e rò d e c i n e d i
aziende in tutti i settori hanno
fino ad oggi trovato vari sistemi per ridurre al minimo i
«danni collaterali». Le compagnie petrolifere europee, ad
esempio, hanno continuato a
fare affari con Rosneft e Gazprom, come ha scritto ieri il Financial Times, mentre gli
esportatori hanno fatto arrivare in Russia le loro merci tramite Paesi terzi, dalla Cina alla
Bielorussia.
E gli americani, che almeno
nel settore petrolifero sono

Il personaggio

di Guido Olimpio

WASHINGTON Non è per caso che
lo chiamano l’Imprendibile.
Hanno provato tante volte a eliminarlo e lo hanno dato spesso
per morto, ma lui, Mokhtar
Belmokhtar, è sempre riapparso. L’intelligence americana è
al lavoro per capire se il raid in
Libia, condotto da due F-15E,
forse decollati da Aviano, abbia
ucciso il capo terrorista. I libici
di Tobruk ne sono certi. Prudente il Pentagono: è possibile
ma non possiamo ancora confermarlo. Fonti locali hanno
parlato di 33 islamisti liquidati
durante un vertice nei pressi di
Ajdabiye, nell’est del Paese. Ma
il nome del Guercio, altro alias,
non c’era. A conferma della sua
storia di ombra sfuggente.
Mokhtar, algerino, sulla
quarantina, è un pirata dalle
mille vite, abituato a giocare
con la morte. A 19 anni è andato
a combattere in Afghanistan,
dove avrebbe perso un occhio,
poi è rientrato in patria unendosi alla colonia «afghana», i
veterani che hanno alimentato
i gruppi integralisti. Il Fis, il feroce Gia, quindi il Gruppo per
la predicazione e il combattimento. Belmokhtar si è presto
trasferito nel sud, spaziando
tra Mali e Niger, sistemandosi

700
milioni di
dollari: il valore
dell’accordo tra
BP e Rosneft
che potrebbe
essere
annunciato
al Forum

20%
La quota
del giacimento
di TaasYuriakh,
in Siberia,
che BP sta
per acquisire
da Rosneft

stati tagliati fuori dai giochi da
sanzioni più restrittive di quelle europee, hanno ora ricevuto
informalmente il disco verde
da Barack Obama per ritornare
a essere protagonisti.
Così nella città sul Baltico
fondata da Pietro il Grande saranno molti i capi delle grandi
major petrolifere impegnati in
prima persona. Soprattutto gli
europei, che in realtà non hanno mai fatto veri passi indietro.
Ci saranno i capi di Shell, BP,
Total, Eni. Poi Enel, Société
Générale, Alcatel, Finmeccanica, Pirelli, solo per citarne alcuni.
Il trasferimento di tecnologia per l’estrazione petrolifera
è in parte limitato dalle sanzioni. Ma quasi tutti i contratti
con Rosneft e con Gazprom
Neft, due tra le maggiori società russe, sono andati avanti
con l’autorizzazione dei governi interessati.
Bloccati solo i progetti nell’Artico russo che richiedono

L’evento

● Il Forum
di San
Pietroburgo si
svolgerà dal 18
al 20 giugno.
La «Davos
russa» segnerà
il ritorno
della Russia
sulla scena
economica
internazionale
(sopra, il
presidente
Vladimir Putin)

una tecnologia più sofisticata
che doveva essere fornita dagli
americani (ExxonMobil).
E mentre gli europei hanno
sofferto in altri settori, gli americani sono comunque riusciti
ad incrementare il loro interscambio con la Russia, come
dimostrano i dati doganali.
Si passa per Paesi terzi, oppure i clienti russi che sono
nelle black-list si inventano
una azienda-clone che firma i
contratti al posto loro. Poi, una
volta varcata la frontiera, la
merce va dove doveva andare.
Anche per i servizi bancari sono stati usati vari stratagemmi.
Le sanzioni bloccano i finanziamenti alle imprese russe,
esclusi quelli a brevissimo termine. Così in molti casi si è fatto ricorso a prestiti a trenta
giorni che poi venivano continuamente rinnovati.
Il confronto politico è ancora molto aspro, con gli Stati
Uniti che progettano depositi
militari a ridosso della Russia e
Mosca che parla già di rafforzare le sue difese. Ma a San Pietroburgo tutto questo non
sembra più d’attualità. Imprenditori e banchieri che arrivano per quella che è stata definita la Davos russa, aspettano
con ansia il discorso che Vladimir Putin terrà al Forum e che
potrà fornire indicazioni su
nuovi lucrosi affari.
Fabrizio Dragosei
@Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’introvabile «sceicco guercio»
obiettivo del raid Usa in Libia
Mokhtar
Belmokhtar,
Nato a
Ghardaïa
nel 1972,
guerrigliero
e terrorista
algerino,
considerato
uno dei più
influenti signori
della guerra
nell’area
del Sahara,
ha creato
la Brigata
jihadista
«Battaglione
mascherato»

sulle rotte dei tanti traffici. E
qui ha creato rapporti solidi
con i contrabbandieri (conquistando il soprannome di «Marlboro»). Ha fraternizzato con
clan locali pagandone la fedeltà con i dollari dei riscatti e ha
anche sposato una maliana.
Le attività criminali si sono
affiancate a quelle terroristiche. Sempre nel segno dell’autonomia e dell’ambizione. Belmokhtar non ha mai amato i
suoi capi, che lo hanno sempre
considerato un ribelle. Al punto da scrivergli molte lettere di
richiamo. Nel 2013 gli hanno
rimproverato di aver accettato
un riscatto troppo basso — 700
mila euro — per un ostaggio
canadese e di non aver mai risposto agli ordini.
In effetti Mokhtar, non contento della gerarchia, ha creato
la sua fazione, «Quelli che firmano con il sangue». Falange
protagonista dell’assalto all’im-

Mistero su Mokhtar
Confermata la morte di
una trentina di islamisti
nei pressi di Ajdabyie.
Ma il suo nome non c’è

pianto di In Amenas, in Algeria, con decine di tecnici assassinati. Un attacco clamoroso
che è stata una sfida al governo
ma anche all’emiro qaedista
della zona, Abu Zeid, suo grande rivale.
Belmokhtar ha poi aperto un
canale diretto con Al Zawahiri,
in spregio agli ordini di Abdelmalek Droukdel, guida di Al
Qaeda nella terra del Maghreb,
e ha spostato alcune unità in
Libia. Qui lo hanno avvistato a
partire dal 2012, una presenza
legata all’acquisto delle armi
rubate nei depositi di Gheddafi
e al reclutamento. Rafforzati i
ranghi della sua «katiba» (brigata), ha manovrato per formare i «Morabitun» avendo sempre in testa operazioni spettacolari. Sulle sue tracce si sono
messi i servizi segreti arabi e
quelli americani, che hanno offerto una taglia di 5 milioni di
dollari.
Le ultime notizie raccontano
di una possibile alleanza con
l’Isis, una mossa però smentita
da Belmokhtar. Difficile che
possa accettare di sottomettersi ad un Califfo. Almeno per
ora. E sempre che sia in vita.
@guidoolimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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I gruppi
● Al Qaeda
nel Maghreb
Islamico è un
gruppo affiliato
di Al Qaeda
noto in Libia
per
la cattura di
ostaggi
occidentali
● L’Isis in Libia
è formata da
combattenti
reclutati nelle
moschee e
addestrati in
Siria, da gruppi
come Ansar
al Sharia e
da «foreign
fighters»

www.belvest.com

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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ESTERI

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#

ANTEPRIMA LOLA SHONEYIN

La battaglia (letteraria)
per le donne africane
ostaggio dei fanatici
A Roma

di Lola Shoneyin

N
● Lola
Shoneyin , 41
anni (sopra),
è una scrittrice
e poetessa
nigeriana.
Sostenitrice dei
diritti delle
donne, è nota
al pubblico
italiano per il
suo romanzo
d’esordio
tradotto con il
titolo «Prudenti
come serpenti»
(66thand2nd,
2012)
● Shoneyin
è tra gli ospiti
dell’edizione
2015 di
Letterature,
festival
internazionale
di Roma, in
corso nella
capitale fino al
30 giugno.
Stasera alle 21
in Piazza del
Campidoglio
leggerà il testo
inedito
riportato
accanto in
anteprima

el romanzo, metto in discussione le
pratiche tradizionali e diversi elementi
dati per acquisiti nella nostra cultura,
con particolare riferimento alle relazioni e alla vita domestica; guardo al ruolo che la
salute mentale, il fondamentalismo religioso e
perfino i figli, giocano in alcuni rapporti. Cerco
di esplorare la complessità della relazione madre/figlia, soffermandomi su come molte donne tramandino i loro pregiudizi, la loro autodenigrazione alle figlie femmine. Osservo la modernità e le battaglie che perde contro la tradizione. Lodo le virtù della scienza, della
medicina e della psicologia contemporanee —
discipline che continuano a demistificare alcune delle nostre credenze più radicate.
In questo specifico momento storico, quello
che mi preoccupa di più è la maniera in cui si
perpetra una nuova forma di disumanizzazione
delle donne a opera di Boko Haram, un gruppo
terroristico che condanna l’istruzione e la libertà religiosa. Molti di voi ricorderanno che questi
estremisti vigliacchi hanno rapito più di duecento ragazze nel Nord della Nigeria, mentre si
trovavano a scuola tentando di procurarsi
un’istruzione. Non è stata la prima volta e non
sarà l’ultima. Poco più di un mese fa, l’esercito
nigeriano ha liberato circa trecento tra donne e
ragazze nella foresta di Sambisa. Quando se ne
sono andate non erano nelle stesse condizioni
di quando erano state prese: duecento di loro
erano a differenti stadi della gravidanza, hanno
raccontato storie di stupri multipli compiuti da
gruppi di uomini per periodi di tempo che arrivano fino a diciotto mesi. Alcune hanno anche
riferito di essere state costrette a sposare degli
sconosciuti e di essere state ridotte così a schiave del sesso.
Nel commentare questa tragedia, i cristiani
hanno detto la loro, e così i moralisti, e naturalmente sono quasi tutti uomini. Considerato
l’orrore di cui queste donne hanno dovuto fare
esperienza, è scioccante vedere che tanti di loro
sono così preoccupati del rispetto di precetti religiosi astratti da opporsi attivamente all’aborto
di quante vogliono o devono farlo. C’è una generale incapacità di valutare le conseguenze della
violenza sessuale, del trauma psicologico che è
stato inflitto a queste donne e con cui dovranno
vivere per il resto della vita. E tutto questo accade nel contesto di una società profondamente
religiosa, e perciò incline a giudicare, in cui le
scelte a disposizione delle donne sono limitate
e l’approvazione della maggioranza è considerata una cosa molto più preziosa del benessere,

della pace e della realizzazione di un individuo.
Per quanto mi riguarda, questa abdicazione della responsabilità collettiva è il risultato diretto
del fallimento dell’immaginazione, dell’incapacità di provare un’empatia autentica. Le donne
sono diventate casi di studio teorici per fanatici
religiosi e per bande di moralisti.
Nei miei scritti, la donna prospera in una realtà in cui le scelte e le opportunità sono poche e
di scarso valore. Non di rado, infatti, le donne
che raggiungono una qualunque forma di successo fanno ricorso a un’intelligente manipolazione delle regole tradizionali, formulate dagli
uomini e perpetuate da donne meno accorte.
La verità è che finché alla gente verrà inculcata sin dalla prima infanzia l’idea della supremazia dell’uomo sulla donna, che permette agli uomini di mantenere il controllo dei destini delle
donne, e finché l’incontrovertibile base che le-

Il caso del presidente sudanese

Il «ricercato» Bashir fuggito
La delusione della Corte penale

Il sorriso
Omar al-Bashir
al suo arrivo
a Khartoum
dopo essere
sfuggito
all’arresto
in Sudafrica

Si è concluso con un nulla di fatto il caso
diplomatico che per poco più di 24 ore ha
diviso il Sudafrica: l’Alta corte di Pretoria aveva
ordinato che il presidente sudanese, Omar alBashir, venisse arrestato, come richiesto dal
Tribunale penale internazionale, ma nel
frattempo lui era già ripartito alla volta di
Khartum, dopo aver partecipato al summit
dell’Unione africana a Johannesburg. Dall’Aja, il
vice procuratore capo del Tpi, James Stewart, ha
sottolineato la «delusione» per il mancato
arresto di Bashir, accusato di genocidio e
crimini di guerra e contro l’umanità nel
conflitto scoppiato in Darfur nel 2003. «La
nostra posizione — ha affermato Stewart — è
sempre stata che l’obbligo del Sudafrica è
chiaro e inequivocabile, doveva arrestarlo».
Della stessa opinione l’Alta corte di Pretoria,
secondo la quale il Sudafrica doveva procedere
al fermo in quanto firmatario del trattato. Il
governo sudafricano si era opposto all’arresto
con un decreto nel quale si garantiva l’impunità
a tutti i leader che partecipavano al summit Ua,
ma un magistrato aveva ordinato che il capo di
Stato sudanese rimanesse sul territorio
sudafricano, passando la questione all’Alta
corte di Pretoria. Infine la «fuga» del ricercato.

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Prigioniere Un gruppo di ragazze rapite e «convertite» da Boko Haram: coperte dal velo e in preghiera



Madri e figlie
Cerco di investigare
anche su come molte
donne tramandino i loro
pregiudizi alle figlie

gittima questo stato di cose si troverà nelle pieghe della tradizione e delle credenze religiose, il
lavoro della letteratura non avrà mai fine. Non
possiamo abbandonare la battaglia per l’alfabetizzazione e l’istruzione universali. E la letteratura, per parte sua, deve continuare a colmare i
vuoti nell’immaginario di menti retrograde e
patriarcali. Il potere della letteratura risiede nella sua capacità di riportare in vita l’umanità, e di
questo il nostro mondo ha bisogno più che mai.
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CRONACHE

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Cronache

L’enciclica di Bergoglio sull’ambiente
«Conversione ecologica universale»
L’appello nella «Laudato si’», tra critiche ai poteri economici e denuncia dell’iniquità globale
CITTÀ DEL VATICANO «Noi non
siamo Dio. La terra ci precede e
ci è stata data». Papa Francesco
parla della «crisi» attuale e
chiede «a tutte le persone di
buona volontà» una «conversione ecologica» e una «nuova
solidarietà universale», nell’enciclica Laudato si’ «sulla cura
della casa comune» che sarà
pubblicata giovedì. Il testo era
sotto «embargo», il sito dell’Espresso lo ha pubblicato ieri

Contro il consumismo
«Non incolpare
il consumismo estremo
è un modo per non
affrontare i problemi»
pomeriggio: «una bozza» e
«non il testo finale», ha detto
padre Lombardi.
In Vaticano c’è grande irritazione, la «violazione delle regole di correttezza» è considerata una mossa deliberata
«contro il Papa e contro l’enciclica», per indebolire la presentazione di un testo che critica lo squilibrio tra Nord e Sud
del mondo e la politica ambientale dei Paesi più potenti,
parla della «regola d’oro» della

«subordinazione della proprietà privata alla destinazione
universale dei beni», e aveva
subìto un fuoco di sbarramento prima della pubblicazione
soprattutto negli ambienti ultraconservatori statunitensi.
In 192 pagine e 246 paragrafi, il Papa parla di ecologia come studio dell’oîkos, in greco la
«casa» di tutti. Della responsabilità per il «bene comune»
contro il rischio concreto di autoannientamento. L’incipit cita
il Cantico delle Creature del
santo di cui Bergoglio ha preso
il nome: San Francesco è «patrono» e «testimone» di una
«ecologia integrale», che ci fa
riconoscere nella natura «lo
splendido libro nel quale Dio ci
parla» e dove ciascuna creatura
ha un valore ed è un fine in sé.
L’uomo è un essere «personale» ma non è il padrone della
natura. E la natura non è materia bruta a nostra disposizione,
gli esseri viventi non sono
«meri oggetti» di sfruttamento
e profitto ma «hanno un valore
proprio di fronte a Dio». Del resto l’ecologia è sempre anche
«ecologia umana», nel mondo
tutto è collegato, la fragilità
della Terra e dei poveri, gli
squilibri ambientali e sociali, la
speculazione finanziaria, le ar-

Udienza l’11 luglio

Pedofilia, il Vaticano
processa l’ex prelato
CITTÀ DEL VATICANO Rinviato a giudizio per abusi
su minori e detenzione di materiale
pedopornografico, il polacco Józef Wesołowski,
ex nunzio apostolico nella Repubblica
Dominicana, primo e ormai ex arcivescovo
arrestato per pedofilia dal Vaticano, finirà a
processo al Tribunale dello Stato: la prima
udienza è fissata l’11 luglio. Wesołowski era già
stato condannato un anno fa dall’ex Sant’Uffizio
alla «dimissione dallo stato clericale». Era stato
arrestato su «espressa volontà del Papa» ed è
tuttora ai domiciliari in Vaticano.
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mi e le guerre. Il santo di Assisi
parlava della terra come «madre» e «sorella» e guardava ai
poveri. Così Francesco scrive
che «un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale e deve integrare
la giustizia nelle discussioni
sull’ambiente, per ascoltare
tanto il grido della Terra quanto il grido dei poveri». Tra l’altro, scrive: «Incolpare l’incremento demografico e non il
consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non
affrontare i problemi».
Bergoglio elenca i guasti della «crisi ecologica»: riscaldamento globale, cambiamento
climatico, inquinamento, innalzamento dei mari, impoverimento della biodiversità, distribuzione iniqua del cibo, la
carenza e il diritto di tutti all’acqua. Denuncia «l’inequità»
planetaria: «il debito estero dei
Paesi poveri si è trasformato in
uno strumento di controllo»
ma «non accade la stessa cosa»
per lo sfruttamento delle risorse e quello che è «un vero debito ecologico soprattutto tra
Nord e Sud del mondo». Punta
il dito contro la «debolezza»
della politica internazionale:
«È indispensabile creare un sistema normativo che includa

limiti inviolabili e assicuri la
protezione degli ecosistemi,
prima che le nuove forme di
potere derivate dal paradigma
tecno-economico finiscano per
distruggere non solo la politica
ma anche libertà e giustizia».
Così denuncia la «globalizzazione del paradigma tecnocratico» che si riflette nel «consumismo ossessivo» e «tende
ad esercitare un dominio anche su economia e politica».
Ci sono passaggi durissimi: «I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in
cui prevalgono una speculazione e una ricerca della
rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni
contesto e gli effetti sulla
dignità umana e sull’ambiente». E ancora: «È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse,
si vada creando uno scenario
favorevole per nuove guerre».
Tutti devono avere il coraggio
di impostare progetti a lungo
termine anziché cercare il potere. Ne va della nostra sopravvivenza, dell’armonia del creato: «Lo scopo finale delle altre
creature non siamo noi».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il testo
«Laudato si’»
(sotto),
enciclica «sulla
cura della casa
comune», sarà
pubblica da
giovedì

In 192 pagine,
6 capitoli e 246
paragrafi il
Papa parla
di ecologia
e l’incipit cita
il Cantico delle
Creature di San
Francesco

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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CRONACHE

27
#

● Il commento

La forza
C
di un messaggio
rivolto non solo
ai cristiani
di Luigi Accattoli

on l’enciclica sulla «casa comune» del
pianeta il Papa parla al mondo convinto
di poter influire sul suo destino: è da
questa fiducia straordinaria, quasi ingenua,
che prende forza il messaggio. Non si era più
vista, in un leader cristiano, tanta sicurezza nel
fare appello a tutti dopo l’enciclica «Pacem in
Terris» di Giovanni XXIII, che è del 1963. Dopo
mezzo secolo eccoci a un altro Papa che si pone
come interlocutore e anzi portavoce della
famiglia umana. Come nel caso di papa
Roncalli, il messaggio è rivolto a tutti. Allora
l’intestazione dell’enciclica per la prima volta
vedeva tra i destinatari «tutti gli uomini di
buona volontà». Stavolta Francesco dichiara:
«Voglio rivolgermi a ogni uomo che abita
questo pianeta». Persino il richiamo
dedicatorio a Francesco d’Assisi — che è

presente fin dalle parole che danno il titolo
all’enciclica: «Laudato si’ mi’ Signore» — è
svolto in termini di universalità: Bergoglio
segnala che quel santo cristiano «si sentiva
chiamato a prendersi cura di tutto ciò che
esiste» ed è «amato anche da molti che non
sono cristiani». Il Papa si dice mosso dalla
«preoccupazione di unire tutta la famiglia
umana» e di dare una mano a vincere «il rifiuto
dei potenti» e il «disinteresse degli altri». Si fa
portavoce sia del «grido della Terra» sia del
«grido dei poveri» e si sente in ogni pagina che
una tale passione indivisa viene dal Sud del
pianeta. Bergoglio è inteso a ottenere risultati.
Una volta, conversando con i giornalisti, si
disse deluso della «paura» mostrata dai grandi
della Terra sui temi del clima, dell’acqua, della
fame. Nell’enciclica è forte la denuncia della

«debolezza della reazione politica
internazionale» agli allarmi sulla sorte del
pianeta. In altra occasione aveva protestato
contro l’idea che occuparsi del cosmo è affare
dei «verdi» e aveva esclamato: «Non sono i
verdi, questo è cristiano». L’enciclica difende
con energia la tradizione ebraico-cristiana
dall’accusa di aver favorito «lo sfruttamento
selvaggio della natura» e ricorda che nella
Scrittura non c’è solo il comando di
«soggiogare la terra» ma anche quello di
«custodirla». Non sappiamo se il grido di papa
Francesco sarà ascoltato. Ma è certo che oggi
nessuno mostra di possedere altrettanta
vocazione a fare appello a una nuova
«solidarietà universale».
www.luigiaccattoli.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco e il Creato
Inquinamento, cambiamenti climatici e diritto all’acqua
I temi che uniscono il grido della Terra a quello dei poveri

❞ «L

a continua accelerazione dei
cambiamenti dell’umanità e del
pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di
lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le
azioni umane gli impongono oggi contrasta con
la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. A
ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di
questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a
uno sviluppo umano, sostenibile e integrale»,
scrive papa Francesco nel XVIII paragrafo della
sua enciclica, dedicata ai temi dell’ambiente, la
«casa comune» di cui ognuno deve prendersi
cura. Ecco alcune anticipazioni del testo.

cesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro
inalienabile dignità».
«Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l’economia e
l’attività commerciale e produttiva troppo legati
al risultato immediato. La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse
estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e
per molteplici servizi. [...] Ma non basta pensare
alle diverse specie solo come eventuali “risorse”
sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in
sé stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di
specie vegetali e animali che non potremo più
conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare
con qualche attività umana. Per causa nostra,
migliaia di specie non daranno gloria a Dio con
la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto».

I ritmi
La velocità
che le azioni
umane
impongono
ai cambiamenti
del pianeta
contrasta con
la naturale
lentezza
dell’evoluDall’inquinamento dei rifiuti
al surriscaldamento globale
zione
«Esistono forme di inquinamento che colpibiologica
Immondizia
La Terra
sembra
trasformarsi
in un immenso
deposito di
immondizia
(...)
Il problema
è legato
intimamente
alla cultura
dello scarto
Le risorse
Vengono
depredate
a causa
di modi
di intendere
l’economia
e l’attività
commerciale e
produttiva
troppo legati
al risultato
immediato

scono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare
dei più poveri [...]. La Terra, nostra casa, sembra
trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli
anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri
tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura [...]. Questi problemi sono intimamente legati
alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura».
«Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti.
Esso, a livello globale, è un sistema complesso in
relazione con molte condizioni essenziali per la
vita umana. Esiste un consenso scientifico molto
consistente che indica che siamo in presenza di
un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. [...] L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di
vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause
umane che lo producono o lo accentuano.[...] Se
la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze
per tutti noi».

I cambiamenti climatici
e i migranti abbandonati
«I cambiamenti climatici sono un problema
globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per
l’umanità. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in
via di sviluppo. Molti poveri vivono in luoghi
particolarmente colpiti da fenomeni connessi al
riscaldamento [...]. È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti
come rifugiati nelle convenzioni internazionali e
portano il peso della propria vita abbandonata
senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è
una generale indifferenza di fronte a queste tra-

La rinuncia
al paradigma tecnocratico

Il gesto Il bacio sulla fronte di un bimbo di papa Francesco in San Pietro (foto Monteforte/Afp)



La parola

LAUDATO SI’
Nell’incipit, che dà il titolo
all’enciclica, il Papa cita uno
dei primi paragrafi del
Cantico delle Creature, di
Francesco, il santo a cui
deve il suo nome petrino
(del 1224, è considerato il
primo testo letterario in
lingua italiana): «Laudato
si’, mi’ Signore, per sora
nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et
produce diversi fructi con
coloriti flori et herba».

gedie, che accadono tuttora in diverse parti del
mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno
della perdita di quel senso di responsabilità per i
nostri simili su cui si fonda ogni società civile».

L’acqua diritto fondamentale
e il rispetto della biodiversità
«L’acqua potabile e pulita rappresenta una
questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere
gli ecosistemi terrestri e acquatici. [...] Mentre la
qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a
privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in
merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà,
l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto
umano essenziale, fondamentale e universale,
perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli
altri diritti umani. Questo mondo ha un grave
debito sociale verso i poveri che non hanno ac-

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«A nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non
riconosciamo la radice umana della crisi ecologica. Vi è un modo di comprendere la vita e
l’azione umana che è deviato e che contraddice
la realtà fino al punto di rovinarla. Perché non
possiamo fermarci a riflettere su questo? Propongo pertanto di concentrarci sul paradigma
tecnocratico dominante e sul posto che vi occupano l’essere umano e la sua azione nel mondo».
«In tale paradigma risalta una concezione del
soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l’oggetto che si trova all’esterno. Tale soggetto
si esplica nello stabilire il metodo scientifico con
la sua sperimentazione, che è già esplicitamente
una tecnica di possesso, dominio e trasformazione [...]. Per questo l’essere umano e le cose
hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando invece dei contendenti. Da qui si
passa facilmente all’idea di una crescita infinita
o illimitata [...]. Ciò suppone la menzogna circa
la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che
conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre».

Il punto di vista degli esclusi
anche nell’ecologia
«Vorrei osservare che spesso non si ha chiara
consapevolezza dei problemi che colpiscono
particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior
parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono
menzionati nei dibattiti politici ed economici
internazionali, ma per lo più sembra che i loro
problemi si pongano come un’appendice, come
una questione che si aggiunga quasi per obbligo
o in maniera periferica, se non li si considera un
mero danno collaterale. [...] Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio
sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il
grido della terra quanto il grido dei poveri».
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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CRONACHE

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Il tesoro da sedici milioni sequestrato a Buzzi
Blocco per società e immobili. Campidoglio nella bufera, Marchini: «Autosospesi finché Marino non lascia»
ROMA Il «tesoro» da 16 milioni sequestrato a Sal-

vatore Buzzi, le carte sul tavolo del prefetto Gabrielli, il Campidoglio nella bufera. I giorni «caldi» di Roma sono tutt’altro che finiti. Anzi, secondo qualcuno iniziano adesso. Oggi, infatti,
sul tavolo del prefetto piomberà la relazione —
circa mille pagine, anticipate dal Corriere — dei
tre ispettori nominati dal predecessore di Gabrielli, Giuseppe Pecoraro.
E, da quel momento in poi, lo stesso Gabrielli
avrà 45 giorni di tempo per prendere la sua decisione e trasmettere il parere al ministro dell’Interno Angelino Alfano che, a sua volta, porterà la
decisione sull’eventuale scioglimento per mafia

L’analisi

di Giovanni Bianconi

ROMA Non c’erano solo gli appal-

ti assegnati alle cooperative di
Buzzi per l’emergenza alloggi in
violazione delle regole imposte
dalla legge, nell’allarme lanciato
a inizio 2014 dagli ispettori del
ministero dell’Economia sui
conti del Campidoglio. Anche
nel settore dell’assistenza ai minori stranieri non accompagnati
— una delle greppie che foraggiava la mucca di Buzzi munta
dai politici, per usare la sua metafora — emergono anomalie
legate al meccanismo dei debiti
fuori bilancio nel biennio 20122014, puntualmente stigmatizzate dalla relazione ministeriale.
Uno strumento riservato a
spese improvvise e non pro-

del Comune in Consiglio dei ministri. Fino a qui
i passaggi «tecnici». Poi, però, ci sono i risvolti
dell’inchiesta e quelli politici. Sul primo fronte,
ieri la Guardia di Finanza ha sequestrato al boss
della «29 giugno», socio in affari dell’ex Nar
Massimo Carminati, beni (società e immobili)
per 16 milioni: una parte del «malloppo», ma pare che non sia nemmeno tutto. E l’indagine, con
tutti gli effetti che può avere sulla politica romana, non è ancora conclusa. Sul secondo fronte,
invece, il Campidoglio rimane sotto pressione.
La prima mossa, dall’opposizione la fa Alfio Marchini, che due anni fa sfidò Marino e Alemanno
nella corsa a sindaco: «Ci autosospendiamo dal

Consiglio comunale, fino a che il sindaco non si
dimette». Anche il M5S scende in piazza davanti
a palazzo Senatorio. «A Roma potremmo anche
vincere. Marino governa coi voti anche degli arrestati», dice Alessandro Di Battista.
Per Marino, però, ci sono problemi anche
dentro la maggioranza: Sel non vota una delibera sul bilancio e i vendoliani, che mercoledì faranno un’assemblea pubblica, sembrano sul
punto di aprire la crisi. Mentre la consigliera
dem Daniela Tiburzi apre il fronte sul Gay Pride,
scrivendo a Renzi: «Manifestazione oscena. C’è
posto per i cattolici nel Pd?». Il rischio che il centrosinistra perda pezzi è reale. I vertici nazionali

dei democratici fanno quadrato: «Meno male
che c’è Marino», dice Fabrizio Barca. E il ministro Andrea Orlando: «A Roma sapremo reagire». Rosy Bindi continua ad essere critica:
«Aspettiamo la relazione della Prefettura e vedremo le conseguenze che vanno tratte». Stesso
discorso da Gabrielli: «Valuterò dopo aver letto il
rapporto», dice il prefetto. Marino, intervenendo in periferia, cita il film Blade Runner: «Ho visto cose che voi umani... Se un giorno dovessi
scrivere quello che ho visto al Comune potrei
iniziare così...».
Ernesto Menicucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Appalti alle coop e trasparenza violata
Quello che la politica sapeva (e ignorò)
grammabili, che potrebbe diventare truffaldino se utilizzato
per acquisire «beni e servizi al di
fuori delle ordinarie regole contabili; in tal caso — denunciarono gli ispettori — si è sempre in
presenza di una scorretta quantificazione delle somme effettivamente necessarie a finanziarie
le spese dell’ente». Sistema che
forse permetteva di rispettare
l’equilibrio di bilancio, ma sintomo di un’ulteriore illegalità:
«Trovare copertura negli esercizi successivi a spese non certamente qualificabili come imprevedibili, è configurabile quale
fenomeno elusivo delle disposizioni del Patto di stabilità».
La relazione ministeriale è ci-

tata nel nuovo ordine d’arresto
per Mafia Capitale, ed è stata
utilizzata dalla commissione
prefettizia per trarre le proprie
conclusioni sull’ipotetico condizionamento mafioso dell’amministrazione capitolina. Censure e comportamenti scorretti
si riferiscono al periodo della
Giunta Alemanno (lo stesso ex
sindaco è inquisito per associazione mafiosa), ma anche della
Giunta Marino, a causa del
coinvolgimento di diversi consiglieri della nuova maggioranza nelle trame di Buzzi e Carminati. È vero che fu proprio Ignazio Marino, all’indomani dell’insediamento, a chiedere e
ottenere l’intervento degli

In piazza Ieri ancora proteste in Campidoglio contro la giunta Marino

Il caso

Patteggia
la Rcs Sport
I pm: processo
alla contabile
MILANO Spariti 16 milioni di euro,
nemmeno la richiesta di rinvio a
giudizio della Procura ha
ritrovato il filo dei soldi che l’ex
(licenziata) responsabile
contabile di Rcs Sport, Laura
Bertinotti, prelevò nel 2008-2013
falsificando le firme dei colleghi
autorizzati in banca, ma anche
sfruttando la mancanza di
controlli nel gruppo segnalata
nei rapporti della Finanza. Rcs
Sport, che resta parte lesa dalla
truffa, per altro verso era
indagata per l’illecito
amministrativo della legge 231,
che ora ha concordato con il pm
Adriano Scudieri di patteggiare
— istituto che di per sé non
comporta ammissione di
responsabilità — venerdì davanti
al gip Elisabetta Mayer con
250.000 euro di sanzione
pecuniaria in relazione al reato di
«truffa aggravata per conseguire
erogazioni pubbliche» (450.000
euro nel 2008-2012) ai danni di
sette Comuni, due Regioni e una
Provincia. Invece di essere vere
associazioni dilettantistiche
nella maratona-basket-ciclismogolf-volley, infatti, per il
pubblico ministero erano «di
fatto create, gestite
contabilmente e dirette da Rcs
Sport in una unica strategia di
gruppo» per «ottenere dagli enti
pubblici contributi economici a
fronte di false informazioni sulle
reali posizioni finanziarie
connesse alle singole
manifestazioni sportive»
organizzate.
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ispettori vincendo le resistenze
dell’ex ministro Saccomanni;
ma è pure vero che alla luce delle «criticità» rilevate quasi un
anno prima degli arresti che
hanno scompaginato il «mondo di mezzo», poco o nulla era
cambiato nell’assegnazione degli appalti alle coop. Di ispirazione rossa o bianca che fossero, visto che «gli affidamenti diretti, in assenza di qualsivoglia
procedura concorrenziale» riguardavano anche il gruppo de
La Cascina, vicino a Comunione
e Liberazione.
Non si può sostenere, insomma, che prima dell’intervento
della magistratura la politica
(anche quella «nuova» approdata in Campidoglio nel 2013)
non avesse gli strumenti per capire ciò che di sospetto si nascondeva dietro le manovre di
Buzzi e i suoi modi d’agire. Certo, si poteva non sapere dei legami con Carminati e i suoi metodi ipoteticamente mafiosi,
tuttavia le regole violate della
trasparenza erano sotto gli occhi dell’amministrazione da
tempo. Prima che fossero svelate dall’indagine. Senza che
l’amministrazione prendesse
adeguate contromisure.
Questa inerzia diventa ora un
elemento a carico di Giunta e
Consiglio comunale, nella ricostruzione della commissione
prefettizia incaricata di verifica-

Il futuro
L’inerzia di fronte alla
relazione del ministero
e il nodo dello
scioglimento anticipato
re gli estremi per un eventuale
scioglimento per mafia. Ed è richiamata dalla Cassazione nella
sentenza con cui ha certificato
l’ipotesi dell’associazione mafiosa a carico di Carminati e
coindagati (altro passaggio che
potrebbe spingere nella direzione dello scioglimento, in virtù della «imposizione di un
controllo dell’associazione su
buona parte dell’amministrazione capitolina»). Secondo i
giudici, infatti, s’è creata «una
situazione di assoggettamento
talmente radicata e pervasiva di
fronte alla quale nessuno, in sede politica o giudiziaria, sia essa penale ovvero amministrativa, ha mai osato innalzare una
voce di dissenso».
L’incapacità di reagire da
parte della politica s’è dunque
trasformata in un indizio a sostegno del metodo mafioso che
l’avrebbe condizionata, e oggi
rischia di contribuire al suo affondamento.
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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CRONACHE

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LA RISPOSTA ALLE ACCUSE SESSISTE
Le provocazioni
A destra, BaileyAnn Slaughter,
ricercatrice
all’Indiana
University
Cyclotron
Facility. In tuta
gialla, invece,
@gkygirlengineer scherza su
quanto la divisa
da lavoro
valorizzi le sue
curve. Con una
piccozza
in mano, il
contributo
«sudato» alla
causa
dell’archeologa
Jessica Merizan.
E sotto di lei, dalla
Tanzania, Sarah
Durant con le feci
di un ghepardo

Le ricercatrici
contro il Nobel Hunt
che aveva detto:
in laboratorio
scoppiano a piangere

L’orgoglio
delle scienziate

di Anna Meldolesi

morarsi e piangere». Hunt si è
scusato e la moglie immunologa gli ha dato manforte ma ormai era troppo tardi.
Le istituzioni scientifiche
britanniche avevano già preso
le distanze, in rete imperversava il dibattito «Hunt più sessista o più scemo?», mentre il

T

re sono le cose che accadono nei laboratori
in cui operano fianco a
fianco uomini e donne.
Primo: tu ti innamori di loro.
Secondo: loro si innamorano di
te. Terzo: se le critichi piangono. Quando il premio Nobel
Tim Hunt ha esposto la sua bislacca teoria a latere della Conferenza mondiale dei giornalisti scientifici, in Corea del Sud,
probabilmente pensava di risultare simpatico. Be’ si sbagliava. La sua battuta fatta davanti a giornaliste e studiose di
genere, ai tempi dei social
network, è stato un harakiri.
È bastato qualche tweet da
Seul per innescare una slavina
di reazioni che nel giro di poche ore ha costretto lo scienziato a lasciare gli incarichi ricoperti all’University College London e alla Royal Society.
Insieme alle critiche indi-

Guardian sparava tutte le munizioni possibili (abbiamo contato oltre una dozzina di articoli). Alla fine è sembrato quasi
che si volesse combattere una
zanzara con un bazooka, tante
ne ha prese lo scopritore delle
cicline (ma a chi importa più
cosa ha scoperto?).

Quel che è peggio è che fra
qualche giorno quasi tutti si saranno dimenticati di lui ma il
problema delle discriminazioni
di genere, praticate più o meno
consapevolmente tra laser e
provette, esisterà ancora.
@annameldo4lesi

L’ironia
Le ricercatrici di mezzo
mondo hanno
ironizzato e inscenato
improbabili situazioni
gnate sono piovuti gli sfottò
delle ricercatrici di mezzo mondo, che hanno riempito twitter
di foto con didascalie ironiche e
un hashtag ad alto potenziale
virale (#distractinglysexy).
Metteteci che Hunt non ha
l’aspetto di un casanova, con
quelle guance rubizze e i 72 anni all’anagrafe. Aggiungete che
i centri di ricerca sono pieni di
giovani scienziate spiritose,
stufe di stereotipi e disuguaglianze di genere. Il gioco è fatto.
Genetiste, fisiche, microbiologhe si sono fotografate con
addosso i camici d’ordinanza e
persino le tute a prova di ebola,
scherzando su quanto sia difficile non essere terribilmente
sexy facendo il lavoro di scienziate. Altre hanno inscenato romanticherie improbabili, per
ridicolizzare l’idea che le donne
siano più emotive degli uomini.
Qualcuna ha appeso un cartello con la scritta «Attenzione,
laboratorio misto. Vietato inna-

Milano - Corso Matteotti, 18 - tombolini.it

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Il caso
● Una settimana fa Tim Hunt,
premio Nobel
per la medicina,
alla conferenza
mondiale dei
giornalisti
scientifici ha
proposto laboratori separati
per uomini
e donne:
«Quando
le donne
sono in un laboratorio, tu ti
innamori di loro, loro si innamorano di te e
quando le critichi scoppiano
a piangere»

● Il personaggio
L’extraterrestre Sam
«Fluttuare era bello
Il sogno? La doccia»
di Giovanni Caprara

«A

nche
camminare è
difficile in
queste ore: è come avessi
un macigno tra le mani.
Stare seduta o in piedi
sembra strano dopo che
per mesi si è volato in
libertà senza peso. Il mio
corpo e la mia mente
seguono istinti diversi».
Samantha Cristoforetti ha il
volto disteso, appare
rilassata pur lasciando
trasparire il bisogno di
riprendere ogni tanto fiato.
Al centro Johnson della
Nasa, in Texas, è ancora
notte ma tra un’espressione
seria e qualche sorriso
risponde alle domande dei
giornalisti riuniti nella sede
dell’agenzia spaziale Asi.
Più di tutto ama ricordare la
vita lassù: «Un’esperienza
eccezionale, a volte sogno
di essere ancora in orbita».
Le piace ripercorrere i tanti
momenti: «Tutto era
immerso in una forte
emozione sin dalla
partenza; quando sono
salita sul razzo abbracciata
da una nuvola di vapore
bianco, la prima visione
della stazione colorata di
arancione vivo che
sembrava prender fuoco, le
prime settimane passate a
imparare a essere
un’extraterrestre, le notti
nel sacco a pelo dormendo
senza incubi. Guardando la
Terra dalla grande finestra
mi sentivo a casa e quando
lavoravo avvertivo la
responsabilità di essere gli
occhi e le mani degli
scienziati che avevano
ideato gli esperimenti». Un
filo di inquietudine per il
rientro. «Aspettavo
l’accensione del motore
della navicella, il distacco
dei vari moduli... Poi lo
strattone dall’apertura dei
paracadute ti fa sentire sana
e salva a casa. Il rientro è
stato violento ma non
terribile come me l’avevano
presentato. Che cosa
desideravo? Una doccia».
Ma come si sente la prima
astronauta italiana oggi e
cosa desidera per il futuro?
«Devo elaborare la mia
esperienza per rendermene
conto. Di certo continuerò a
raccontare l’importanza
dello spazio».
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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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Moda Il Pitti di Firenze

Giacca «12 mesi», calzoni più corti
E il grigio esce dal guardaroba
Il salone maschile. Le cose da sapere per non finire «fuori moda»
1 È un viaggio
sulla Costa
Azzurra la
collezione
di Lardini per
la prossima
primavera/
estate
2 Gant: blazer
sfoderato
intessuto oxford,
felpa girocollo
stonewashed,
denim lavato
slim fit
3 La Rain
collection
di Herno
4 Il Summer
artic parka di
Woolrich John
Roch & Bros.
5 Un look
di Brunello
Cucinelli, con
il dettaglio del
calzone più
corto
6 Giacca
doppiopetto con
revers punta
lancia in lana
pettinata con
pantalone blue
notte di Luigi
Bianchi
Mantova

DALLA NOSTRA INVIATA
FIRENZE Uomini preparatevi: è
arrivato il tempo di rifare il
guardaroba. L’uomo e la donna
sono sempre più vicini, non
nel vecchio senso unisex, bensì
nel modo di affrontare le cose,
compreso lo shopping, come
sottolinea l’88esima edizione
di Pitti Immagine, salone dell’Uomo che da oggi al 19 giugno
presenta le tendenze della primavera estate 2016. «Alla Fortezza da Basso sono arrivati
1.578 marchi, presenze più alte
di sempre, e 498 arrivano dall’estero, con 100 nazionalità differenti», sottolinea Raffaello
Napoleone, amministratore
delegato di Pitti. Tema sono i
colori, piegati però sempre al
buon gusto, a quello stile inconfondibile che fa bene al fatturato del settore in aumento
del 3,8% rispetto al 2014 con
una crescita dell’export del
6,8% . «L’uomo è più libero di
scegliere, come fa la donna. Lo
dicono i dati: i due mercati si
stanno avvicinando, 12,2 miliardi il fatturato della donna
contro gli 8,7 dell’uomo», continua. Tanto che Pitti ha deciso
di andare «oltre» i generi, cancellando il padiglione W (Woman) per il progetto «Open»,

1

2

nuova frontiera estetica e di stile: selezione di collezioni internazionali pensate per essere
indossate da lui e da lei.
Ma la moda non cede sui
dettagli della mascolinità che
da sempre definiscono il vero
dandy. «Lo sportwear si fa
sempre più chic. E se si parla di
eleganza il capo principe non
può che essere la giacca», spiega Brunello Cucinelli che visualizza l’uomo dell’estate 2016
come una riedizione de «La
mia Africa», giovane e contemporanea. Una giacca color tabacco in misto di lino o in tes-

3
suto leggerissimo «12 mesi»
con disegno Principe di Galles
che da lontano non cogli, ma
che crea profondità sui tessuti.
Sotto una camicia di chambray
effetto denim o una polo e un
paio di pantaloni grigio chiaro.
Proprio i calzoni sono l’altra
novità, il fresco di lana o cotone
sono più morbidi, quasi ergonomici. E poi l’orlo, altro dettaglio fondamentale per capire
chi è «fuorimoda». «Oggi si
ferma alla caviglia», dice categorico Cucinelli.
Anche il 40enne Giovanni
Bianchi (quarta generazione di

I 40 anni di CP Company

Lo stilista imprenditore Enzo
Fusco nel 2010 ha acquistato CP
Company, il marchio «inventato»
dal designer Massimo Osti

T. 8 0 0 8 3 5 0 3 9
SHOWROOM MILANO | NEW YORK | TOKYO

Capo icona La goggle jacket di CP
Company che festeggia i 40 anni.
In mostra 40 capispalla vintage e
un modello supertecnico

Quaranta «Goggle Jacket»,
una per ogni anno, prelevate
dallo sconfinato archivio del
marchio (20mila pezzi). E un
modello tutto nuovo, in limited
edition di 40 capi in tessuti innovativi, per questo giaccone
che ha gli occhiali incorporati
nel cappuccio e sul polso un
oblò per l’orologio. Il primo
evento per i quarant’anni di CP
Company si celebra oggi a Pitti
con il capo-icona del brand
uscito dall’atelier-officina del
geniale designer bolognese
Massimo Osti nel 1988, per vestire i piloti della Mille Miglia.
«Cerchiamo di mostrare cosa
è stato CP, le origini del primo
sportwear d’autore – racconta
Enzo Fusco, stilista-imprenditore che nel 2010 ha acquistato il
marchio – ma siamo anche in
grado di offrire una collezione
contemporanea, grintosa». CP
Company è un marchio che ha
fatto la storia del made in
Italy.«Con una costante in quarant’anni –—aggiunge Fusco
—: scelte anticonformiste che
hanno coniugato la migliore
tradizione sartoriale al libero talento creativo». Ecco infatti
Osti, inventore della tecnica tinto in capo, rivisitare il montgomery, il bomber, o la field jacket, usando teli impermeabili
con cui si ricoprivano i camion.
«Le celebrazioni continueranno per tutto il 2015 con aperture
a New York, Parigi e il lancio
della linea donna. In autunno,
con Bmw saremo sponsor della
Mille Miglia a Tokio»
Flavia Fiorentino

W W W. L U B I A M . I T

Occhiali sul cappuccio
e l’oblò per l’orologio
«Il futuro è un po’ vintage»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4
Lubiam) che ha visto crescere
ere
del 54% la sua linea sartoriale
ale
Luigi Bianchi Mantova è pronto
nto
a scommettere sulla giacca.
ca.
«Leggerissima, realizzata con
tessuti pregiati che non si
sgualciscono grazie all’inserierimento di Mohair, vuota, sfodederata. Prima se avevi un blazer
zer
blu stavi tranquillo. Non è più
così. Il grigio sta sparendo
do
mentre lo smoking torna anche fra i giovani, rinnovato nei
toni del blu, microfantasie, con
revers in tinta o a contrasto».
».
Maria Teresa Veneziani
ani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
VATA

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34



Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Scenari Dalla crisi greca al referendum britannico, l’Unione
è di fronte a un bivio. O compirà un deciso salto di qualità
o farà i conti con lo sfarinamento del processo di integrazione
Ogni ritardo nella scelta non è che un alibi controproducente

ANALISI
& COMMENTI

I

● Il corsivo del giorno

n Europa, il momento è complesso e gli scenari
futuri si presentano con le variabili di un caleidoscopio.
Le due eventualità estreme sono un deciso salto di qualità o uno sfarinamento del processo
d’integrazione. Il primo, da anni, è auspicato e
perseguito dai convinti europeisti; il secondo,
trova crescenti consensi, in progetti politici diffusi in tutti i Paesi.
Fra questi due poli contrapposti, si dipanano
svariate possibilità intermedie, ma c’è un fattore
comune di cui bisogna essere coscienti. Gli attuali assetti istituzionali dell’Unione Europea e le relative liturgie non risultano comprensibili ai suoi
cittadini. L’Europa è diventata un catalizzatore di
malcontento: in aggiunta alle critiche dovute alle
sue inefficienze, raccoglie rimproveri che in realtà dovrebbero essere rivolti ai governi nazionali.
Il problema è aggravato dalla diversità dei motivi di insoddisfazione e dalla conseguente difformità dalle soluzioni ipotizzate. Questo diventa
evidente a ogni appuntamento elettorale negli
Stati membri dell’Unione: ciascun responso, con
la sua piena ed equivalente legittimità democratica, accentua le divergenze.
Tutti sappiamo che la difficile opera di amalgamare l’Europa e le sue nazioni, per secoli nemiche, inizia sulle ceneri delle due guerre mondiali,
che furono anche una terrificante guerra civile fra
europei. I valori fondanti — della pace, della democrazia e delle libertà economiche e politiche —
sono considerati sempre validi e tendiamo a darli

di Daniele Manca

LE PAUSE
NECESSARIE
TRA STATO
E MERCATO

L’

Eni ha fatto ieri un
buon affare. Il
viceministro agli
Affari esteri, Lapo Pistelli,
avendo deciso a 51 anni di
cambiare vita, lascerà il suo
seggio da deputato e il
governo per passare alla
società guidata da Claudio
Descalzi che lo ha convinto.
Pistelli si occuperà di
business internazionale e
rapporti con gli
stakeholders (governi e
comunità) in Africa e Medio
Oriente. L’ex deputato è uno
dei maggiori esperti italiani
in materia, tanto che al
momento del passaggio di
Federica Mogherini
all’Unione Europea, si parlò
di lui come possibile
sostituto. Un passaggio,
annunciato dall’ex
viceministro con
un’intervista alla Stampa,
guadagnandosi gli auguri
del presidente del Consiglio
Matteo Renzi, contro il
quale Pistelli aveva corso a
Firenze in occasione delle
primarie da sindaco. Più
perplessi si sono mostrati
sia il vicepresidente del
Senato Maurizio Gasparri,
sia il leader di Italia unica,
Corrado Passera. Al di là
delle più che lecite battaglie
della politica spesso però
abituata a giudicare in
maniera partigiana le
scelte, c’è da chiedersi se in
questo caso non sarebbe
stato meglio un periodo di
decantazione tra l’incarico
di governo e quello in
un’azienda privata con una
forte presenza pubblica.
I vertici dell’Eni sono
indicati dall’esecutivo.
Si ricordano casi poco
edificanti di passaggi dalla
politica ai vertici delle
società pubbliche. E il
meritorio sforzo di tutti gli
ultimi governi è stato
proprio quello di far
percepire i gruppi con forte
presenza pubblica come
assolutamente
impermeabili alla politica.
In altri Paesi ci sono norme
che regolano i passaggi
dallo Stato a società
private. La competenza
della persona in questione
rende difficile parlare di
porte girevoli tra il palazzo e
le aziende, ma ancor peggio
è pensare che si tratti solo di
forma. La sostanza sta tutta
in quel marcare le distanze
necessarie tra società
pubbliche o private e un
mondo della politica che ci
permetta di guardare al
futuro e non al passato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

DORIANO SOLINAS

#

IL TRADIMENTO
DI UN’EUROPA INERTE
di Enzo Moavero Milanesi
per acquisiti, irreversibili. Alcuni vorrebbero più
federalismo, altri pensano che sarebbe meglio ridurre i vincoli, rinverdire le sovranità statali. I metodi del progressivo divenire di 65 anni di costruzione europea alimentano insofferenza e sfiducia.
La logica indurrebbe a pensare che sia arrivato
il momento delle scelte: ma, osservando le dina-

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miche europee, non è affatto sicuro che ci sia una
regia sufficientemente corale. Nella cucina dell’Unione ci sono molti cuochi e (quasi) ognuno ha
la sua ricetta, poco condivisa dagli altri.
Ecco allora il caleidoscopio del possibile avvenire. La situazione in Grecia resta difficilissima:
da mesi si cerca un compromesso non troppo insoddisfacente, speriamo lo si trovi, ma siamo già
in «zona Cesarini». L’alternativa implica la presa
d’atto dell’impossibilità di preservare l’integrità
dell’eurozona a fronte di devianze strutturali dai
parametri di reciproca garanzia fra i suoi membri. Cosa potrebbe accadere dopo, specie alle economie nazionali meno in salute, è imprevedibile
e proprio questo timore costituisce il maggior stimolo per un’intesa.
Articolata appare anche la situazione in Gran
Bretagna, nella prospettiva del referendum sull’appartenenza all’Ue, assortita della variabile di
una Scozia intenzionata a restare. Un responso di
uscita evidenzierebbe i limiti dell’attuale Unione
e quindi non vanno escluse emulazioni da parte
di altri Paesi. Anche in questo caso si lavora a una
quadratura del cerchio politico-legislativa ad hoc:
chissà se sarà possibile.
C’è poi l’endemica divaricazione fra i governi
favorevoli al rigore economico e quelli che chiedono deroghe alle regole base, nonché fra chi sta
affrontando serie riforme strutturali e chi non ci
riesce. Inoltre, sono lungi dall’essere uniformi nei
vari Paesi europei i risultati delle politiche pubbliche e la concreta realtà economica e sociale. Le
diversità e i rispettivi interessi prevarranno sullo
spirito cooperativo?
Molti pensano — e soprattutto, si augurano —
che non si arrivi a rotture traumatiche. C’è la convinzione che, fra le conclamate spinte centrifughe e le timide tesi centripete, prevalga un istinto
conservativo: magari con qualche parziale variante d’intento migliorativo e un’immancabile agenda di future iniziative. È il consueto placebo salvifico dell’inerzia europea 2.0. Certo è in grado di
funzionare ancora, ma non è detto. A essere franchi, non risponde alle istanze dei cittadini dell’Unione e il fatto che queste siano divergenti,
non sempre ben strutturate, non può costituire
un alibi.
Fra dieci giorni, il 25 giugno, si riunisce il Consiglio Europeo, appuntamento in calendario da
mesi. Ai leader degli Stati andrebbe sottoposto un
duplice ordine del giorno per i loro lavori. Da un
lato, quello formale e previsto — nient’affatto da
sottovalutare — con, per esempio: le raccomandazioni ai governi per le riforme nazionali di comune interesse europeo, le ulteriori azioni per
accelerare il superamento della crisi economica,
affrontare il dramma delle migrazioni, contribuire a risolvere i conflitti in aree vicine all’Unione.
Dall’altro lato, la pressante richiesta di farsi interpreti — come sarebbe dovere dei governanti —
delle aspettative profonde dei loro cittadini. Decidere sul primo richiede i consueti sforzi di un sistema allenato alla bisogna. Per affrontare il secondo occorre, invece, coraggio, lungimiranza e
— senza enfasi — senso della storia.
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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TRATTATI

LA PARTITA FINALE
DI BARACK OBAMA
SUL LIBERO SCAMBIO
di Massimo Gaggi

Ore decisive
Il presidente cerca di
convincere il Congresso
(e gli stessi democratici)
a varare gli accordi per
i commerci con il Pacifico
e le nazioni europee
Ne va del suo prestigio

O

re febbrili alla Casa Bianca per cercare
di ottenere dalla Camera dei Rappresentanti un voto sul potere presidenziale di negoziare trattati commerciali che capovolga la secca bocciatura
incassata da Barack Obama venerdì scorso. La
materia è poco appassionante ma, se quel blocco non verrà rimosso, il disastro politico che si
profila all’orizzonte per il leader democratico e
per la politica estera degli Stati Uniti, è davvero
imponente.
La mazzata per Obama è già stata durissima:
frenato sul piano interno da un Congresso ostile
che gli ha approvato solo un pezzo di riforma sanitaria, bloccando tutti gli altri interventi come
quello sull’immigrazione, costretto a operare in
un quadro di politica estera complesso e frastagliato nel quale l’America, perso il ruolo di superpotenza egemone, ha incassato parecchie
sconfitte, il presidente puntava proprio sulla rivoluzione dei commerci, le frontiere aperte, per
lasciare un’eredità politica di rafforzamento della ripresa economica e dei legami coi Paesi alleati, in Asia e in Europa. Infatti, subito dopo il trattato transpacifico (Tpp) ormai pronto per l’approvazione dopo molti anni di negoziati, dovrebbe essere la volta di quello transatlantico (il
Ttip) tra gli Stati Uniti e la Ue.
Per salvare questo snodo centrale della sua
politica, venerdì mattina Obama ha fatto un
estremo tentativo di recuperare consensi tra i
democratici, andando personalmente al Congresso a chiedere il sostegno di un partito del
quale lui è tuttora, formalmente, il capo. Troppo
tardi: mesi di campagna dei sindacati contro il
free trade, e di risentimento democratico perché
il presidente cercava di far passare il suo trattato
soprattutto col voto dei repubblicani, sono sfociati in una sconfitta ampia e clamorosa.
Una vera umiliazione politica per Obama, pugnalato alle spalle anche da Nancy Pelosi che è
stata per anni la sua alleata più fedele in Parlamento. Domenica, poi, il presidente ha dovuto
subire anche lo schiaffo della presa di distanze
di Hillary Clinton che, pur essendo sempre stata
favorevole al libero scambio, stavolta aveva ostinatamente taciuto sul fast track, la concessione
di poteri negoziali speciali al presidente. Domenica in Iowa, incalzata su questo punto, è final-

mente uscita allo scoperto. Ma si è schierata con
Pelosi, non col presidente: «I democratici hanno
ragione ad essere allarmati», mentre Obama deve rimboccarsi le maniche «per ottenere un accordo commerciale migliore»: una netta presa
di distanze, se non una bocciatura.
Ma, al di là dei danni d’immagine per il presidente e della voragine che si è aperta nella legacy, l’eredità che Obama lascerà ai posteri, lo
stop ai patti sul libero scambio rappresenta un
grave scacco per la politica estera americana su
vari fronti: in Asia, in prospettiva in Europa e potenzialmente anche nel negoziato sul nucleare
iraniano che dovrebbe ormai essere in dirittura
d’arrivo (le parti si erano date la scadenza del 30
giugno per giungere al sospirato accordo). A
Teheran il presidente Rohani e gli altri leader favorevoli all’intesa faticano ancora a convincere
l’ala dura del regime degli ayatollah, che ora ha
una nuova arma per frenare: perché negoziare
concessioni a Obama e prendere impegni quando, poi, l’accordo rischia di essere rimesso in discussione dal Congresso?
Ma i guai più grossi Washington dovrà fronteggiarli in Asia. I negoziati per il Tpp, il trattato
con 12 Paesi del Pacifico, dal Giappone al Vietnam, è da anni il pilone centrale della politica
americana in Asia dove Obama ha cercato di rafforzare il dispositivo bellico Usa per rassicurare
gli alleati della regione tentando, però, al tempo
stesso, di spostare lo sforzo di contenere l’espansionismo cinese dal terreno strettamente milita-

Conseguenze
Un fallimento rappresenterebbe
un grave smacco per la politica
estera americana, con ripercussioni
politiche anche in Medio Oriente
re a quello commerciale. Pechino, esclusa dal
Tpp, ha reagito istituendo una piattaforma di cooperazione economica in qualche modo concorrente, l’Asia Infrastructure Investment Bank che
Washington ha chiesto ai suoi alleati di boicottare. Senza successo: all’iniziativa economica cinese, che promette di alimentare un grosso volume d’affari, hanno aderito non solo alcuni dei
più fedeli alleati Usa in Estremo Oriente come
Corea del Sud e Australia, ma anche Paesi europei come Germania, Francia e la stessa Italia.
Se il patto di libero scambio con gli Usa svanisce, ai Paesi dell’area, anche se alleati di Washington, resta solo l’opzione di intensificare, magari
malvolentieri, i rapporti con la Cina. Contenere
l’espansionismo del grande Paese asiatico, in
queste condizioni, diventerà difficilissimo per
Obama e, soprattutto, per il suo successore. L’interesse di lungo periodo degli Usa è chiaro, ma
tra teorie dei complotti (sospetti per patti che
vengono negoziati in segreto, come è sempre avvenuto per i trattati commerciali) e convenienze
immediate dei leader parlamentari, il Congresso
continua a seguire una deriva politica poco lungimirante, che un Obama sempre più «anatra
zoppa» rischia di non riuscire a correggere.

●L

35
#

CERTEZZE SVANITE E ILLUSIONI
DOPO LE AMMINISTRATIVE

COMMENTI
DAL MONDO

La moneta cinese
vuole acquistare
un valore globale
Fondo monetario

❞ Ilinternazionale,
in
ottobre, dovrebbe decidere
se includere il renminbi, la
moneta cinese, nel paniere
di divise del cosiddetto Sdr,
con dollaro, euro, sterlina
inglese e yen. «Il rifiuto dei
leader cinesi di spingere le
esportazioni deprezzando la
moneta — scrive
l’economista Zhang Jun sul
China Daily — dimostra che
sono pronti a sacrifici
per assicurare un ruolo
internazionale al renminbi.
Che venga ammesso o no al
Sdr, una trasformazione
graduale del sistema
globale per far posto alla
Cina sembra inevitabile».

I russi sono pronti
a pagare il prezzo
della «grandeur»?




«Il 47% dei russi —
scrive Alexander
Baunov sul Moscow Times
— vogliono che il loro Paese
sia una grande potenza,
rispettata dagli altri».
Questa domanda nazionale
di grandezza è diventata,
secondo Baunov, «parte di
un nuovo, tacito contratto
sociale tra le autorità e il
popolo». Il problema è che
mentre, nell’era sovietica, il
patto «privazioni in cambio
di pace» era verificabile,
quello oggi proposto da
Putin «prosperità e libertà in
cambio di grandezza» lo è
molto meno. C’è, insomma,
«un’alta probabilità che i
costi siano reali e i guadagni
immaginari».

a cura di Luca Angelini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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SEGUE DALLA PRIMA

a vicenda di Casson a
Venezia esemplifica
perfettamente questa
situazione: un candidato della sinistra interna,
un ex magistrato a un passo dall’uscita dal Pd, vince le primarie,
imposta la campagna elettorale
sul tema del Mose e delle inchieste che hanno travolto l’ex sindaco Orsoni. Punta tutto sul passato, senza un messaggio rivolto
all’intera città, scegliendo più di
escludere che di includere i cittadini che non si riconoscono
nella sua parte politica. Con il risultato di non riuscire nemmeno ad attrarre il voto dei grillini,
teoricamente i più vicini alla sua
impostazione. È bastato uno sfidante con un volto nuovo, capace di infondere entusiasmo nel
destino della città, aperto addirittura alle parole d’ordine renziane, per infliggere ai democratici una sconfitta bruciante.
Le primarie (lo ha scritto Antonio Polito sul nostro giornale)
selezionano spesso una classe
dirigente ostile a un programma
riformatore capace di superare
gli antichi recinti della sinistra.
Gli apparati locali sono dominati
dai signori delle tessere, quando
non da personaggi coinvolti in
inchieste giudiziarie che dimostrano la permeabilità del partito alla corruzione. La conquista

di ceti produttivi, liberali e moderati, essenziali per la ridefinizione del profilo del Pd, è ridiventata un’impresa molto difficile. Se Renzi vuole restare, come
ha dichiarato, alla guida del Paese fino al 2018 dovrà rapidamente (accanto al varo di misure su
questioni cruciali come l’immigrazione e il rilancio dell’economia) porsi la questione di costruire un partito e una classe dirigente all’altezza del compito.
Le difficoltà del Pd non devono però generare illusioni nell’opposizione. Forse la fase dell’irrilevanza è passata, ma la definizione di una proposta politica,
di un’alleanza e di una guida
competitiva non si vedono ancora all’orizzonte. Le parole d’ordine della Lega possono far crescere il bottino elettorale, facendo
leva sulle paure giustificate degli
italiani, ma difficilmente costituiscono una piattaforma alternativa di governo. L’affermazione di esponenti nuovi del centrodestra, che riescono a competere per il governo delle città e
delle Regioni, è un primo segnale nel deserto degli ultimi anni.
Ma sarà tutto inutile se, anche da
queste parti, non si aprirà una
vera lotta per una leadership
fondata sul merito, sui programmi e sull’indicazione di una proposta di governo per il Paese.
Luciano Fontana
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TUTTI CONCENTRATI SUL CLIMA
È ORA DI PASSARE ALL’AZIONE

I

leader del G7 che hanno inserito in agenda «un’azione
urgente e concreta» sul clima; i big europei del petrolio (Bp, Shell, Total e Eni)
che hanno convenuto sulla necessità di fissare un prezzo per le
emissioni di CO2 (ammissione
interessata per le prospettive che
si aprirebbero per il gas naturale,
ma pur sempre inusuale per chi
prospera vendendo il «re» dei
combustibili fossili, il petrolio);
le parole del Papa nell’enciclica
Laudato si’, che invitano alla
«responsabilità verso la casa comune che Dio ci ha affidato».
Le prese di posizione in vista
della Conferenza sul clima di Parigi a dicembre si moltiplicano.
Molte tra esse non sono per nulla
scontate, ma mancano sei mesi e
non è più tempo di soli buoni
propositi. Lo sa bene l’Agenzia
internazionale dell’energia (Aie),
che in un report ha misurato la
distanza tra intenti e realtà. Una
contabilità che conferma che
l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale nel limite dei
due gradi sarà difficilmente raggiunto. Emerge infatti che fino

ad oggi a prendere impegni concreti — pubblicati e misurabili
— sono stati solo 9 Paesi o entità
politiche: oltre a Ue, Stati Uniti e
Russia anche Svizzera, Norvegia,
Messico, Gabon, Liechtenstein e
Andorra (sono il 34% delle emissioni totali). Il loro contributo fa
sì che si possa ritardare di soli otto mesi il momento oltre il quale
(nel 2040) non si potrà più evitare di sforare i fatidici due gradi.
Per avere qualche possibilità
di successo l’Aie individua però
un percorso al 2030 che prevede
cinque famiglie di misure: più
efficienza; la riduzione drastica o
la messa al bando delle centrali a
carbone; il quasi raddoppio degli
investimenti in rinnovabili; la rimozione dei sussidi ai combustibili fossili (quasi tutti nei Paesi in
via di sviluppo); la riduzione delle emissioni di metano nelle produzioni di petrolio e gas. Cammino difficile ma concreto. Un
metro su cui misurare gli annunci e la «responsabilità verso la casa comune».
Stefano Agnoli
@stefanoagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

36

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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37
#

Economia





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La Lente

di Massimo Sideri

Fusioni nemiche
dell’innovazione
per Vestager

I

l nemico
dell’innovazione? Il
consolidamento
(eccessivo) di mercato. La
commissaria Ue alla
Concorrenza, Margrethe
Vestager ha mandato il
messaggio e ha colpito
anche i destinatari: gli
operatori telefonici europei.
La linea degli operatori è
che solo con le fusioni
potranno investire ma, ha
sottolineato Vestager, «non
ho visto prove che sia
questo il caso». Al contrario
«ci sono ampie prove che
un eccessivo
consolidamento possa
portare non solo a meno
concorrenza e a bollette più
care per i consumatori, ma
che riduca anche gli
incentivi a innovare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Azienda Unità Sanitaria Locale Viterbo
ESTRATTO BANDO DI GARA
Con Deliberazione n. 445 del 21/04/2015 questa
AUSL ha indetto gara mediante procedura aperta
per la fornitura ed installazione, chiavi in mano,
di n. 1 sistema Record & Verify occorrente all’UOC Radioterapia dell’Azienda USL Viterbo per
un importo massimo di spesa di 290.000,00 €
IVA compresa - CIG 618265584D. La gara
sarà aggiudicata ai sensi dell’art. 83 del D.L.vo
163/2006 e ss.mm.ii.. I Bandi integrali, il Disciplinare di gara ed i relativi allegati sono disponibili all’indirizzo internet www.asl.vt.it nonché
presso l’UOC E-Procurement tel. 0761/237841843 fax 0761/237837 e-mail francesca.dipietro@asl.vt.it. Le offerte dovranno pervenire
entro e non oltre le ore 12 del giorno 16/07/2015
con le modalità prescritte dal Disciplinare di gara.
I Bandi di gara sono stati inviati il 12/05/2015 alla
G.U.C.E. ed il 12/05/2015 alla G.U.R.I..
Il Commissario Straordinario
dott. Luigi Macchitella
MINISTERO DIFESA
UFFICIO GENERALE DEL CENTRO DI RESPONSABILITA’
AMMINISTRATIVA M.M.
Piazza della Marina, 4 - 00196 ROMA
Avviso di esito di Gara
L’Ufficio Generale del Centro Responsabilità Amministrativa
M.M., a norma del D.Lgs. 12.04.2006, n. 163, e ss.mm.ii.
ha aggiudicato, con procedura negoziata senza previa pubblicazione di gara, l’appalto relativo all’acquisizione ed installazione di sistemi VORTEXi sugli elicotteri EH101, al fine
di incrementare la capacità di scoperta/identificazione, acquisizione e trasmissione video/dati, in accordo con le
progettualità previste per l’A.P. 2013 integrazione Azione
6.2.20 del Fondo Frontiere Esterne U.E. (CIG: 6099581D76,
CUP: D69D07000110006), importo € 1.950.136,44 (I.V.A.
esente). L’aggiudicazione è stata effettuata in data
12.05.2015, in favore della società AgustaWestland S.p.A.,
Piazza Monte Grappa 4, 00195 Roma. Informazioni al riguardo potranno essere richieste all’Ufficio Contratti tel. n.
06 3680 4896, PEC mariugcra@postacert.difesa.it.
d’ordine
IL CAPO UFFICIO CONTRATTI - C.V. Corrado PALMERI

Fibra ottica
Asati e la polemica sui tweet di Tiscar
I tweet del vicesegretario generale di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar,
finiscono in una lettera al premier Matteo Renzi e ai presidenti di
Antitrust e AgCom. A firmarla è Asati, l’associazione dei piccoli
azionisti di Telecom Italia, sottolineando le critiche di Tiscar sul tema
della fibra ottica. Asati ha chiesto al premier di «valutare seriamente
e al più presto la correttezza dei comportamenti» del vicesegretario
generale, ricordando gli investimenti e il ruolo strategico di Telecom
nella banda larga.

Dopo l’aumento da 3 miliardi

Mps, l’ingresso del Tesoro. Profumo lascia ad agosto
Finito l’aumento, l’interesse di Mps si sposta sui
soci, su chi abbia sottoscritto i 3 miliardi di
aumento di capitale coperto oltre il 99% e usato,
già ieri, per estinguere gli 1,07 miliardi residui
di prestito di Stato «con largo anticipo rispetto
alla scadenza del 2017», ha ricordato la banca in
una nota. Mps ha versato al Tesoro 1,116 miliardi,
che seguono i 3 miliardi pagati nel 2014 dopo
l’aumento da 5 miliardi. Scontata la riconferma
degli azionisti che hanno espresso l’attuale
board — ovvero Fondazione Mps (1,5%), Fintech
(4%), Btg Pactual (2% circa), Alessandro Falciai
(1,7%), Axa (3,17%) — i rumors si concentrano
sull’ingresso o il rafforzamento di vari fondi che
scommettono sul recupero di redditività del
Monte anche attraverso l’integrazione con un
altro istituto (che per gli analisti di Rbs è più
probabile sia straniero). Nei giorni scorsi sono

Il presidente del
Monte dei Paschi
di Siena,
Alessandro
Profumo,
potrebbe lasciare
ad agosto

circolate indiscrezioni sull’attivismo di fondi
Usa come Paulson & C. o York. Entro breve, al
termine dell’asta per i pochi diritti inoptati, si
saprà se qualcuno avrà superato il 2% e se
qualche socio avrà investito ancora. Fra questi
potrebbe esserci proprio Falciai, con una
limatura verso l’alto della sua quota (che gli ha
consentito di esprimere 4 consiglieri su 7
attribuiti alle liste di minoranza, in un board di
14). Intanto dagli internal dealing è emerso che
il vicepresidente Roberto Isolani, manager di
Fintech, ha sottoscritto azioni per 666.900 euro.
Dalla nuova compagine azionaria dipenderà la
partita più imminente: la nomina del nuovo
presidente. Alessandro Profumo ha confermato
che le sue dimissioni «arriveranno a breve».
Non ha specificato la data «per rispetto del
consiglio» (che si riunisce domani) ma sembra

che possano arrivare con i conti semestrali il 6
agosto. Sarà dunque convocata un’assemblea, a
settembre, per l’elezione del nuovo presidente.
I soci nuovi saranno determinanti. Tra questi ci
sarà anche il Tesoro, che il 1 luglio riceverà il 4%
come interessi sui Monti bond del 2014
diventando direttamente il secondo azionista di
Mps. Ma finora non risulta che voglia esercitare
un ruolo attivo nella governance dell’istituto.
Sul nuovo presidente è al lavoro il cacciatore di
teste Korn Ferry per conto dei pattisti FintechBtg-Fondazione Mps. Resta infine aperta la
trattativa con Nomura per estinguere il derivato
Alexandria. Siena punta a chiudere entro fine
luglio — data imposta dalla Bce — o a ottenere
da Francoforte una dilazione di quel termine.
Fabrizio Massaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Investindustrial compra i divani B&B
Bonomi lancia la holding del lusso
Il gruppo di design e arredamento di Giorgio Busnelli a fianco di Flos. I piani sulla moda
MILANO Giorgio

Busnelli ha cercato a lungo una «nuova casa»
per dare continuità e sviluppo
a B&B Italia, società che produce divani di altissima gamma.
Nell’ultimo anno ha parlato
con più interlocutori, inizialmente ragionando con operatori industriali anziché fondi,
con i quali aveva avuto un’esperienza non come se l’era immaginata ai tempi di Opera, tanto
che si era ricomperato le azioni. Ha scelto, infine, la Investindustrial di Andrea Bonomi.
La firma è stata messa nel fine settimana e l’annuncio ufficiale sarà dato oggi. Investindustrial ha rilevato «una grande maggioranza» di B&B. Giorgio Busnelli diventa così
azionista di minoranza (con il
fratello Emanuele) ma la gestione rimarrà nelle sue mani,
secondo un modello che Bonomi che ha già sperimentato.
Per esempio, con l’azienda di
luci d’arredo Flos dove l’ex socio di maggioranza, Piero Gandini, ora in minoranza, è ancora l’amministratore delegato.
E, però, questo è solo il pasMINISTERO DELLA DIFESA
COMANDO REGIONE MILITARE NORD
Bando di gara
Questo ente indice una procedura ristretta, per
il servizio di progettazione, organizzazione,
gestione e direzione di asilo nido aziendale
per 36 bambini età compresa tra 13 e 36
mesi presso il Polo Alloggiativo “Riberi”
di Torino. Importo € 1.123.200,00 + IVA
(periodo 01/2016 – 07/2019). Disciplinare di
gara disponibile sito: www.esercito.difesa.it.
Info:
contratti@rmnord.esercito.difesa.it;
tel: 01156032775. Pubblicazione in GUCE:
10/06/15. Pubblicazione in GURI: 12/06/15.
IL CAPO DEL SERVIZIO AMMINISTRATIVO
Ten. Col. com. Vincenzo Farruggio

Azienda Sanitaria Locale Viterbo
ESTRATTO BANDO DI GARA
Con apposita deliberazione questa Azienda ha indetto
gara mediante procedura aperta. Gara a procedura
aperta per la fornitura in service di sistemi occorrenti
al SIMT di: LOTTO 1 - Sistema per il recupero e il lavaggio intraoperatorio del sangue - C.I.G. 5686670489
- LOTTO 2 - Sistema per aferesi produttiva - C.I.G.
5686678B21 - LOTTO 3 - Sistema per aferesi terapeutica. - C.I.G. 5686682E6D - LOTTO 4 - Reagenti e strumentazione per la tipicizzazione Genomica del sistema
HLA mediante tecnica di PCR-SSR a bassa risoluzione.
- C.I.G. 56866915DD. Numero gara 5533284. Importo
complessivo annuo €. 350.000,00 - esclusa Iva. Importo complessivo presunto BIENNALE €. 700.000,00
- esclusa Iva. La gara sarà aggiudicata ai sensi dell’art.
83 del D.Lgs. n. 163/2006. I bandi integrali e i relativi
allegati sono disponibili presso l’Azienda Unità Sanitaria Locale, U.O.C. E.Procurement ovvero possono
essere consultati presso il sito internet: www.asl.vt.it.
Le offerte dovranno pervenire entro e non oltre le ore
12 del giorno 06/07/2015 con le modalità prescritte
dal bando di gara inviato alla G.U.U.E.. I bandi di gara
sono stati inviati il 04/05/2015 alla G.U.U.E. ed il
27/05/2015 alla G.U.R.I.
Il Commissario Straordinario - dott. L. Macchitella

L’operazione Andrea Bonomi (a sinistra), a capo di Investindustrial, ha acquisito la maggioranza di B&B di Giorgio Busnelli

so iniziale.
L’acquisizione di Flos, prima, e di B&B, adesso, sono infatti parte di un progetto ben
più ampio sul tavolo di Investindustrial: una holding del
lusso. Su modello di quanto già
fatto nella moda dai gruppi
francesi ma mai riuscito finora
da italiani in Italia. Il fondo di
Bonomi ha messo 1 miliardo di
euro a disposizione di investimenti nel design e ha in corso
altre tre trattative che punta a
concludere entro dodici mesi.
«Al momento non intendiamo costituire un polo — precisa Bonomi —. Le società resteranno separate ma avranno un
unico azionista di maggioranza. Noi le supporteremo nell’internazionalizzazione e nel
cogliere le opportunità tecnologiche che si stanno aprendo,
in particolare nella distribuzione tramite Internet che negli
Stati Uniti sta dando grandissimi risultati».

Saranno, insomma, le singole aziende a fare a loro volta acquisizioni, com’è già stato per
Flos che ad aprile ha rilevato
Ares (illuminazione per esterni). Nel mirino di Bonomi c’è
anche la moda, nel suo segmento più alto; ma se acquisizioni ci saranno non faranno
parte del miliardo di euro previsto per il design.
Spiegando perché vuole investire nell’arredamento, Bonomi ricorda «la consuetudine» con gli architetti (da Patricia Urquiola a Norman Foster),
sia di carattere familiare sia derivata dai tempi di Permasteelisa, l’azienda di costruzioni che
Investindustrial ha poi ceduto
al giapponese Js Group. E gli architetti — dice Bonomi — si
stanno spostando sempre più
dalla progettazione di uffici a
quella di case. Poi, c’è un tema
italiano e riguarda «le imprese
che hanno passato gli ultimi
anni a combattere contro la re-

Per il pane

Barilla apre stabilimento record in Francia
Un investimento da 30 milioni
di euro per la creazione della
più grande panetteria
industriale di Francia. Barilla
scommette sul pancarré: a
Chateauroux, nel dipartimento
dell’Indre, il colosso italiano
ha inaugurato il nuovo

stabilimento di Harrys, filiale
francese specializzata nei
prodotti da forno
preconfezionati e già leader
del settore nel mercato
transalpino, con una crescita
confermata del 5% a fine
maggio 2015.

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Un milardo già pronto
«Abbiamo in cassa un
miliardo per le
opportunità che si
stanno aprendo nel
settore del design»

cessione: sono riuscite a vincere la battaglia, ma hanno perso
tempo e soprattutto il trend
della globalizzazione».
Nonostante questo «nel design l’Italia ha una leadership
mondiale, non facciamoci
scappare questa opportunità».
Le prossime acquisizioni potranno essere anche di taglia
inferiore rispetto a quelle già
realizzate, l’importante è che
«siano leader del proprio segmento e di altissimo livello, anche intellettuale». I risultati di
questo processo? Si vedranno
«tra cinque-sette anni. Siamo
un investitore industriale di
medio-lungo periodo». Per
questo Busnelli ha detto sì. Investindustrial ha 3 miliardi di
asset e tra le partecipazioni in
Italia ci sono anche Polynt
Group (resine poliestere),
Stroili Oro (retail oreficeria, in
via di dismissione), Perfume
holding (cosmetica). Tra i marchi internazionali, Aston Martin (auto di lusso) e PortAventura (parco avventura,Spagna).
Maria Silvia Sacchi
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38

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ECONOMIA

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Fisco
Equitalia, Ruffini
nuovo amministratore
delegato

Il suo nome era già circolato in passato come
possibile sottosegretario del governo Renzi. Ha
lavorato nello studio romano del tributarista ed ex
ministro Augusto Fantozzi ed è stato tra i
partecipanti della prima Leopolda. Sarà Ernesto
Maria Ruffini il nuovo amministratore delegato di
Equitalia, la società pubblica che gestisce la
riscossione coattiva delle amministrazioni
pubbliche. Sarà lui ad essere indicato dai soci, nella
prossima riunione del consiglio di

amministrazione, come nuovo amministratore
delegato. L’Assemblea di Equitalia si è tra l’altro
riunita proprio ieri per deliberare il rinnovo del
consiglio. Gli azionisti (51% Agenzia delle Entrate
e 49% Inps) hanno confermato presidente
Vincenzo Busa e hanno nominato Gabriella Di
Michele (vicepresidente), Susanna Masi, Domenico
Muratori e proprio Ernesto Maria Ruffini come
consiglieri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’offerta di Raul Castro
L’ultima di Strauss-Kahn: consigliere di Cuba
L’ex direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, potrebbe
diventare consigliere economico di Cuba. Secondo il «Diario de las
Americas», pubblicato a Miami, il governo guidato da Raul Castro
avrebbe chiesto a DSK di riflettere su regole e meccanismi economici
e legislativi per l’edificazione della nuova Cuba. Strauss-Kahn, 66
anni, appena prosciolto dalle accuse su un presunto traffico di squillo
in Francia e prima ancora da quella stupro in Usa, è già consulente di
vari Paesi arabi e latinoamericani.

«Boeing, in Italia investimenti raddoppiati»
Il numero uno McNerney: «L’alleanza con Finmeccanica funziona bene, dal 787 Dreamliner agli elicotteri»
Il gruppo al salone di Le Bouget con ricavi per quasi cento miliardi. I progetti con Avio e sul made in Italy
«Alitalia, con la sua nuova
leadership e con Etihad come
partner di riferimento, dopo
anni difficili potrà crescere e
rafforzare il suo brand nel
mondo». Jim McNerney, 66 anni, da dieci numero uno del colosso aeronautico Boeing, non
parla volentieri delle compagnie aeree ma in questo caso fa
una eccezione. «Mi auguro che
ora Alitalia abbia la forza per
rinnovare il suo parco aereo e
acquisti i nostri 787, di cui il
14% è costruito in Italia». In un
colloquio telefonico, anche
con altri quotidiani internazionali, il manager spiega il senso
della partnership di Boeing
con Finmeccanica che compie
65 anni.
Il successo planetario del velivolo 787 (ha ridotto del 20% i
consumi e i costi di manutenzione facendo guadagnare le
compagnie acquirenti) ha fatto
raddoppiare gli investimenti
del gruppo Usa in Italia dove
nello stabilimento Alenia di
Grottaglie si fabbricano parti
importanti della fusoliera del
Dreamliner. Il budget italiano
di Boeing era pari a 775 milioni

Jim McNerney,
66 anni, ceo di
Boeing

di dollari tre anni fa, l’anno
scorso è salito a un miliardo di
dollari, per quest’anno la previsione è di arrivare a 1,8 miliardi. Significano migliaia di posti
di lavoro in più oltre ai 13 mila
già impegnati in vari stabilimenti tra cui quello della Augusta-Westland a Cascina Costa che assembla gli elicotteri
da combattimento Chinook
Ch-47F destinati alle forze speciali per uso a lungo raggio.
A Grottaglie in Puglia Alenia
sta progettando di raddoppiare
lo stabilimento per far fronte
alle richieste di nuove fusoliere

Bankitalia

Derivati di Stato
e Regioni
a quota 40,6
miliardi

per il 787.
La filiera aeronautica italiana si sta rafforzando anche per
altri motivi, come l’acquisto recente di Avio da parte di General Electric che ora ha ordini
per oltre un miliardo di euro.
«Questo è un buon esempio
dell’importanza del sistema di
fornitura made in Italy — spiega McNerney —. Avio produce
molti componenti per i motori
dei nostri 777 e 787, insieme ad
Alenia sono fornitori affidabili,
con altissima qualità e reputazione. Questi sono i criteri che
noi adottiamo per selezionare

«Dall’inizio della crisi finanziaria, sebbene le
amministrazioni pubbliche abbiano effettuato
flussi di esborsi netti a favore delle controparti
per oltre 20 miliardi, il valore di mercato delle
loro passività nette in derivati è
sostanzialmente raddoppiato, raggiungendo
40,6 miliardi a fine 2014». Così il vicedirettore
generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini,
alla commissione Finanze della Camera:
«L’incremento — ha aggiunto — ha riflesso
soprattutto l’andamento dei tassi di interesse».
Rispondendo ai parlamentari sulle indicazioni
del Tesoro elle scorse settimane, Signorini ha

nel mondo le aziende con cui
collaborare».
Al salone di Le Bourget, vicino Parigi, Boeing si presenta
con un fatturato di quasi cento
miliardi di dollari (previsione
2015, rispetto ai 90,8 del 2014),
un utile operativo in crescita
del 22% , 180 mila dipendenti in
65 Paesi. Impressionante il ritmo di costruzione: l’anno scorso sono stati consegnati 723
aerei, 60 al mese. Solo per soddisfare le richieste del 787 (280
costruiti) sono stati allestiti 4
giganti dei cieli che “raccolgono” in giro per il mondo fuso-

Dagli Usa
● Il gruppo
Boeing ha
rapporti di
collaborazione
con il gruppo
italiano
Finmeccanica
per il 787
● In questi
ultimi anni
investimenti
raddoppiati a
1,8 miliardi

condiviso la necessità di maggiori notizie sul
tema pur sottolineando che da ultimo ci sono
stati già «arricchimenti» di informazioni. «Non
so se siano necessarie le informazioni sui
contratti individuali. A me sembra che per
valutare i rischi e gli effetti delle operazioni
della finanza derivata sul bilancio pubblico —
ha spiegato — siano essenziali alcuni elementi
sintetici che riguardano la ripartizione per
scadenza, il profilo atteso dei flussi nei prossimi
anni e soprattutto la sensibilità del valore di
mercato delle operazioni all’andamento delle
variabili finanziarie».

liere (Italia), ali (Giappone) e
motori (Uk) che poi vengono
assemblati a Seattle.
McNerney è cauto su previsioni macro e ricadute geopolitiche. Le follie sui prezzi del petrolio (crollo del 50%), la forza
del dollaro, le forti oscillazioni
delle materie prime, non hanno fermato i ricavi Boeing che
continua a macinare primati.
«Quando fabbrichi buoni prodotti, fai innovazione e rispetti
la qualità i clienti non ti tradiscono». La tenuta dell’euro con
la crisi greca e il pericoloso referendum inglese, non lo appassionano. «Noi fabbrichiamo aerei, la politica la seguiamo ma siamo abituati ad adattarci a quello che troviamo».
Come alla continua espansione
dei nuovi protagonisti della conoscenza — Google, Facebook,
Apple, Amazon — e al loro
sempre più grande uso dei satelliti. «Siamo solo all’inizio di
questa nuova era, è troppo presto per immaginare come andrà a finire, chi saranno i vincitori e gli sconfitti».
Roberto Bagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il presidente Assolombarda

Rocca: Confindustria?
Rischio false partenze
Vertice

● Gianfelice
Rocca è
presidente del
gruppo Techint.
Dal giugno
2013 Rocca
è anche
presidente di
Assolombarda,
la prima
territoriale di
Confindustria
● La quota di
fatturato
proveniente
da esportazioni
in Lombardia
sfiora il 40%
contro il 33%
registrato
da regioni
leader sul
piano
produttivo in
Europa come
il territorio
tedesco del
Baden
Württemberg

«Ho sempre detto che trovo sbagliate le corse
lunghe. Bisogna evitare il rischio di false partenze». Anche perché si tratta di un ruolo «faticoso
e di servizio, un mestiere a tempo pieno». Il
punto di vista appartiene a Gianfelice Rocca. La
corsa in questione è quella per la futura presidenza di Confindustria. Ieri il presidente di Assolombarda ha fatto il punto sul lavoro della sua
territoriale nell’ultimo anno. Inoltre ha annunciato la fusione con Confindustria di Monza e
Brianza (ieri un’assemblea straordinaria di Assolombarda ha dato il via libera che mancava, all’unanimità).
Nasce così Assolombarda-Confindustria Milano, Monza e Brianza. L’associazione — con
un’area di influenza che comprende anche la
provincia di Lodi — rappresenterà 5.700 imprese per un totale di 320 mila addetti (a Confindustria nel suo insieme fanno riferimento 150 mila
imprese per 5,4 milioni dipendenti).
Il territorio che va da Lodi a Monza passando
per Milano ospita il 9% delle imprese italiane.
Ma ai numeri va affiancata un’idea di rappresentanza. Quella di Rocca è chiara e ambiziosa.
«L’economia di Milano deve puntare a una crescita del 2 o 3%. Solo così il nostro territorio-locomotiva potrà trainare il resto del Paese». Secondo il presidente di Assolombarda ci sono le
condizioni perché questa visione diventi realtà.
Purché in Lombardia si torni a investire («Il livello degli investimenti langue anche nel nostro
territorio») e purché lungo la strada non intervengano choc esogeni. Rocca vede i maggiori
pericoli legati a emergenza immigrazione, crisi
ucraina e greca.
Per quanto riguarda la fusione con Confindustria Monza e Brianza, non si è trattato di un’operazione indolore. Una fetta dell’associazione si è
opposta con decisione e non sono esclusi ricorsi
e carte bollate. Favorevole dalla prima ora il presidente della Confindustria brianzola, Andrea
Dell’Orto: «Le due realtà risultano valorizzate.
Siamo certi che gli equilibri di entrambi i contesti risulteranno migliorati».
Rita Querzé
rquerze@corriere.it
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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ECONOMIA

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Pavia
Maugeri, via libera
del Tribunale
al concordato

La sezione fallimentare del Tribunale di Pavia,
presieduta da Andrea Balba, ha accolto la richiesta
di ammissione alla procedura di concordato
preventivo in continuità, presentata dalla
Fondazione Salvatore Maugeri. Il provvedimento,
che punta a soddisfare i creditori fra l’85% e il
100%, ripercorre la struttura del risanamento, con
la creazione da parte di Fsm di un fondo
immobiliare, al quale conferire parte del
patrimonio immobiliare per 115,3 milioni più debiti

per 46,8 milioni di mutui e che emetterà quote di
valore nominale complessivo per 68,5 milioni.
Prevista quindi la creazione di una Newco cui Fsm
conferirà le attività sanitarie e un «Veicolo speciale
di smobilizzo in forma di società per azioni» che
avrà come oggetto sociale «la vendita delle quote
del Fondo per la soddisfazione dei creditori».
L’assemblea dei creditori per l’adesione al piano
concordatorio è fissata per il 14 ottobre.

L’ex ceo di Aig
Greenberg vince la causa contro il governo Usa
Hank Greenberg, ex ceo di Aig, ha vinto la causa che aveva intentato
contro il governo per il salvataggio del gruppo assicurativo, ma il
tribunale non gli riconosce alcun risarcimento danni. Un giudice ha
condannato come «illegali» i termini del bailout, giudicati troppo
punitivi per gli azionisti. «Il trattamento particolarmente duro
riservato alla Aig da parte del governo quando paragonato a quello
di altre istituzioni è stato errato e illegittimo».

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Arriva l’Alfa Giulia, in tre versioni
Sul marchio rilancio da 5 miliardi

Costo della vita

Il ritorno dell’inflazione,
a maggio prezzi su dello 0,1%
Riparte la corsa dei carburanti:
più caro il pieno di benzina

La strategia del Biscione, la presentazione del 24 giugno e i nuovi modelli
L’annuncio a sorpresa della
nuova Fiat 500, anticipata rispetto al programma iniziale
— l’amministratore delegato di
Fca, Sergio Marchionne, e la
sua squadra continuano a monitorare le esigenze dei diversi
Paesi, anticipando o posticipando modelli che sono già definiti, pronti per essere immediatamente commercializzati
— sottolinea le strategie del
gruppo italo-americano. Le
tempistiche sono rispettate,
ma in costante sviluppo, in uno
scenario di cambiamenti continui.
L’Europa, sino a ieri la «Cenerentola» dei mercati, sta
dando segni di risveglio. La
presentazione, accelerata, di
diverse nuove vetture Alfa Romeo, indica ai mercati finanziari il rilancio su larga scala
del marchio, per la prima volta
a livello globale, non più concentrato nel Vecchio Continente. I miglioramenti in settori
come scienza dei materiali (fibra di carbonio e alluminio),

tecnologia di connessione dei
veicoli e sistemi di seduta e
configurazioni, stanno mutando rapidamente, anche nel corso degli ultimi dodici mesi. Il
gruppo Fiat Chrysler ha investito in questa operazione 5 miliardi di euro, mai stanziati per
un solo brand, in tutta la sua
storia.
Il 24 giugno, proprio nel
giorno in cui Alfa Romeo compirà 105 anni, prenderà inizio il
decollo di Alfa: quel giorno sarà possibile studiare la nuova
berlina, probabilmente chiamata Giulia, in almeno tre
esemplari.
Altri modelli sono già stati
deliberati, pronti per l’ingegnerizzazione, un potenziale di
singole gamme di prodotto da
condividere con i fornitori, che
richiedono costanti modifiche
al piano di investimenti per
adeguarsi alle tempistiche dei
lanci.
Il 24 giugno, circa 400 giornalisti provenienti da 45 nazioni parteciperanno all’evento

completamente ristrutturato il
museo storico che verrà aperto
al pubblico alla fine di giugno.
Un importante lavoro architettonico è stato effettuato per
sottolineare le tappe più significative dell’evoluzione di Alfa:
una scenografia teatrale si declina nei diversi piani del museo, ognuno dedicato ad un te-

Il marchio
Il rilancio del brand,
a livello globale
e non più concentrato
sull’Europa
Investimenti Sergio Marchionne

che vedrà tutto il management
di Fca fare gli onori di casa, alla
presenza di alcune cariche dello Stato, con l’obbiettivo di riavvicinare gli appassionati ai valori del marchio.
La manifestazione si svolgerà ad Arese, non lontano dal
Portello, antica sede della fabbrica milanese, dove è stato

ma specifico.
Il museo ospiterà una caffetteria, una libreria, aree interattive e uno showroom. Costituirà cosi un punto di ricerca e di
incontro, utile a connettere tutti gli amanti dell’automobile
italiana nel mondo.
Bianca Carretto

Il caso

Sandretto, la partita
per l’impianto OM
MILANO E’ una sfida importante quella della Sandretto di Pont Canavese (Torino). Primo obiettivo: riconquistare la leadership nel settore delle
presse a iniezione termoplastica, un ambito in
cui la Sandretto, fondata nel ‘46 dalla famiglia
omonima, a lungo ha avuto solo da insegnare.
Secondo goal: acquisire la OM di Modugno. Un
incontro al ministero dello Sviluppo è segnato in
agenda per venerdì. Il management dell’azienda
piemontese — nelle persone del direttore generale Massimo Postiglione e dell’amministratore
unico Fausto Maria Ventriglia — incontrerà lo
staff del ministro Federica Guidi insieme con
sindacati ed enti locali del territorio. Ma Sandretto non è la sola ad avere manifestato interesse sul
sito Om. Per le Officine Meccaniche pugliesi il
fondo americano Lcv capital management è
pronto a mettere sul piatto 40 milioni di euro per
la riconversione della fabbrica. Al fine di produrre automobili (il marchio è ancora misterioso) ad
alta efficienza energetica.
Che cosa può mettere in campo Sandretto in
alternativa? A oggi l’azienda impiega 138 persone, di cui 70 in cassa integrazione, nello stabilimento di Pont Canavese. L’azienda — in crisi dalla metà degli Anni 90 — a fine 2013 venne rilevata
per il valore simbolico di un euro dalla Photonike, società belga quotata alla Borsa di Parigi
specializzata nei cosiddetti turnaround, acquisizioni e risanamenti di aziende in crisi. «Quando
subentrammo la proprietà ha subito investito in
nuovi prodotti — racconta il direttore generale
di Sandretto, Massimo Postiglione —. Oggi abbiamo presentato alla fiera del settore una linea
di presse chiamata “serie 10”, coperta da due brevetti. Più un una serie di stampanti 3D». Photonike si dice pronta a investire tramite Sandretto 7
milioni sul sito di Bari. Anche quest’ultimo sarebbe rilevato senza alcuna forma di sovvenzione
pubblica. Come reggere l’impegno se parte dei
dipendenti piemontesi sono ancora in cassa?
«Proprio la produzione in Puglia ci permetterebbe di mettere a regime lo stabilimento di Pont
Canavese — risponde Postiglione —. Gli ordini
che abbiamo ci richiedono di agire in fretta».
Rita Querzé

La vicenda
● La Sandretto
è stata fondata
nel ‘46 dai
fratelli Dino e
Modesto
Sandretto. Per
decenni
l’azienda è
stata leader nel
suo settore,
quello delle
presse a
iniezione
termoplastica.
Nei momenti
d’oro è
arrivata a
impiegare un
migliaio di
dipendenti
● La crisi è
iniziata a metà
degli Anni 90.
Prima
dell’arrivo dei
belgi di
Photonike, gli
ultimi
proprietari
sono stati i
brasiliani della
Romi.
Photonike è
una società
belga quotata
a Parigi

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La vicenda
● La
manifestazione
con il lancio del
nuovo modello
automobilistico
si svolgerà ad
Arese, non
lontano dal
Portello, antica
sede della
fabbrica
milanese, dove
è stato
completamente ristrutturato
il museo
storico che
verrà aperto al
pubblico alla
fine del mese di
giugno.

ROMA Dopo quattro mesi consecutivi di valori
negativi, l’inflazione torna a salire: +0,1% a
maggio per l’indice nazionale dei prezzi al
consumo, al lordo dei tabacchi. L’aumento è lo
stesso sia rispetto al mese precedente, sia nei
confronti di maggio 2014 con un’inversione
della tendenza annua (era -0,1% ad aprile).
L’Istat corregge così la stima preliminare ( +0,2%
sia su base tendenziale che congiunturale).
Intanto riparte la corsa dei carburanti: secondo
la rilevazione di Staffetta Quotidiana, tra sabato
e ieri il prezzo medio (per chi viene servito al
distributore) è arrivato a 1,764 euro al litro per la
benzina, mentre il diesel è a 1,571 euro
(invariato). Tornando all’inflazione, il rialzo è
dovuto principalmente all’ulteriore
ridimensionamento della flessione su base
annua dei prezzi dei beni energetici non
regolamentati (-7,2%, da -8,7% di aprile) e
all’accelerazione della crescita tendenziale dei
prezzi dei servizi (il costo dei trasporti arriva a
+0,8% da -0,6% di aprile). Per quanto riguarda i
prezzi del carrello della spesa, ovvero di beni
alimentari, cura della casa e della persona,
l’Istat rileva un aumento dello 0,1% su base
mensile e una crescita stabile su base annua
(+0,8). Inoltre tra aprile e maggio di quest’anno
i maggiori aumenti riguardano i prezzi di
servizi ricreativi e di ristorazione (+0,8%) e
trasporti (+0,5).
Francesco Di Frischia
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ECONOMIA

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Trovolavoro

La catena dell’abbigliamento
Kiabi cerca responsabili di reparto e futuri direttori di punti vendita

9.300

Kiabi si espande in Italia. Il colosso francese
dell’abbigliamento low cost ha, infatti, in
programma di aprire, nel triennio 2015-2017, 10
punti vendita ogni anno. Per questo è alla ricerca di
responsabili reparto e futuri direttori di punti
vendita per il Centro e il Nord del Paese. In
particolare seleziona ragazze e ragazzi con
diploma di scuola superiore o laurea e una

e oltre, le opportunità della settimana dal mondo
del turismo a quello delle grandi catene

Serravalle Designer Outlet
550 profili per lo shopping

passione per la moda. E’, inoltre, gradita una
precedente esperienza nella grande distribuzione
o in punti vendita di grandi dimensioni. E’ previsto
un contratto di assunzione full time. Il primo
recruiting day è fissato per il 23 giugno a Milano in
piazza IV Novembre. Per ulteriori info: www.kiabi.it.

Lavoro, le offerte dell’estate
Oltre 8.700 selezioni dal turismo fino alla ristorazione e al retail

Anna Zinola

(i.co.) Serravalle Designer Outlet cresce; assumerà
550 profili (http://www.mcarthurglen.com/it/
serravalle-designer-outlet/it/lavora-con-noi/). E’ il
più grande investimento nel centro di Serravalle
dal 2000, quando fu aperto da McArthurGlen. Il
centro è oggi di European Outlet Mall Fund, di TH
Real Estate, di cui McArthurGlen è investitore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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● Il Lavoro che cambia
Ettore e gli antidoti anti-crisi
utili anche agli ingegneri
di Massimo Sideri

Estate: non solo tempo di vacanze ma anche occasione di
lavoro. Diverse infatti le opportunità. E sono soprattutto le
agenzie per il lavoro a offrire
chance a tempo determinato.
Ma quali sono i profili più richiesti? Ecco alcuni esempi.
Gi Group retail ricerca in tutta Italia 3 mila profili da inserire nella grande distribuzione e
nelle più prestigiose catene retail (progettoretail@gigroup.it). Sono invece 110 le posizioni aperte in Randstad. La
maggioranza delle offerte riguardano camerieri, baristi,
cuochi, addetti pulizie delle camere e chef de rang. Ma ci sono
anche opportunità di lavoro
per magazzinieri, addetti mensa per i centri estivi, addetti al
confezionamento, periti e tecnici agrari (www.randstad.it).
Mentre Umana (www.umana.it) cerca oltre 150 figure in
diverse regioni. Alla ricerca di
personale stagionale sono soprattutto le città d’arte o balneari e montane, ma numerose
sono anche le selezioni per
strutture commerciali di brand

Marco Ceresa,
amministratore
delegato di
Randstad Italia,
che conta più di
1.000
dipendenti su
una rete di
circa 200 filiali

di lusso in area Milano-Lombardia o le richieste di figure di
alto profilo (ingegneri e tecnici
specializzati) nell’industria, soprattutto nel settore degli impianti di refrigerazione e centrali trattamento aria. Alcuni
esempi di selezione in ambito
turistico: due prestigiose catene di hotel a Venezia ricercano
circa 50 figure, in particolare
camerieri, camerieri ai piani e
addetti alla pulizia; a Lido di
Jesolo sono cinquanta i camerieri da inserire in più strutture
legate ad una nota catena di alberghi; nel settore modafashion per conto di una presti-

I colloqui

Al design tricolore
servono talenti globali
La 54esima edizione del Salone del Mobile di Rho-Milano
ha rivelato un aumento dell’export e la conquista di mercati nuovi. «Per un giovane lavorare in questo ambito è una
grandissima opportunità — dice Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo — essendo queste aziende fortemente vocate all’export, possono offrire percorsi che hanno
un respiro internazionale molto interessante».
Diverse sono le novità sul
versante occupazione per l’arredo degli ambienti di lavoro
con proposte di materiali nuovi
e design d’autore.
Si prenda il caso di Franco

Caimi – Caimi Brevetti, azienda
di mobili per ufficio e pannelli
fono assorbenti. «Puntiamo su
tecnologie avanzate e design
innovativi e guardiamo a Paesi
lontani come Estremo Oriente
— Cina e India — e Australia»,
dice il titolare. L’azienda propone stage fino a sei mesi per
chi vuole farsi le ossa all’estero
e possibilità di carriera per

Le figure
Le imprese cercano
commerciali, project
manager e responsabili
di cantiere

giosa azienda del lusso, Umana
seleziona poi 24 figure di vendita a Milano.
Articolo 1 (250 job vacancy
estive) è invece a caccia di figure sanitarie, 15 farmacisti con
abilitazione per corner parafarmacia, 20 operatori socio-sanitari per assistenza anziani con
diploma Oss ed esperienza, 15
ottici. Nei comparti moda e
lusso 15 addetti alla vendita che
sappiano parlare cinese, italiano e inglese, 10 addetti alla vendita con conoscenza di russo e
inglese e 5 con il giapponese
nel curriculum. Per l’intrattenimento: una trentina di hostess
commerciali che siano ottimi
«problem solver» e sappiano
capire le esigenze di una clientela internazionale che cambia
in continuazione. Servono, anche, esperti in materiali per i
prodotti legati all’acustica d’arredamento.
Tecno, azienda storica per
l’arredo di grandi spazi pubblici, rilevata nel 2010 da Giuliano
Mosconi, ha realizzato opere
importanti come gli uffici del
nuovo aeroporto di Doha nel
Qatar ed altri grandi progetti
sia nel settore residenziale che
per gli uffici nel mondo. Oltre il
70% del fatturato è destinato all’export. Punta sulla ricerca di
project manager e responsabili
di cantiere disposti a lavorare
in Medio Oriente e negli Stati
Uniti. Indispensabile un’esperienza consolidata nell’interior
design per i mercati esteri e la
capacità di mantenere i rapporti con la committenza.
Bellotti Spa, azienda attiva
dal 1927, produce rivestimenti
in legno per arredamento, nau-

di sala (www.articolo1.it).
Inoltre Manpower, che nel
settore alberghiero e della ristorazione prevede un forte incremento di assunzioni, selezionerà oltre 4 mila candidati
per l’estate. In particolare nel
Nord Italia ricerca: commis di
sala, chef de rang, camerieri e
cuochi/aiuto cuochi. Tra le figure più cercate al Sud ci sono
gli specialisti della grande distribuzione organizzata, receptionist e addetti al booking, per
cui è gradita la conoscenza del
russo (www.manpower.it).
Adecco sta reclutando oltre
600 persone, per ruoli come
addetti al confezionamento alimentare, alla vendemmia, estetiste, addetti allo scalo e hostess in aeroporto, cuochi, camerieri e magazzinieri
(www.adecco.it).
Infine, Openjobmetis
(www.openjob.it) ricerca per
l’estate 600 risorse. Gdo, Horeca e Industria sono i settori che
hanno maggior necessità di
manodopera.
Irene Consigliere

«S
Ettore Nardi,
32 anni,
ingegnere
di Napoli

e fino a qualche decennio fa la
laurea in ingegneria garantiva un
accesso privilegiato al mondo del
lavoro, quest’oggi i giovani ingegneri
condividono con i loro coetanei, dottori in
altre discipline, difficoltà e ostacoli sempre
più gravi ed evidenti». Ettore Nardi, 32 anni,
napoletano, ingegnere e giornalista
pubblicista, mi scrive per sfatare il mito che ci
esistano zone franche per alcune professioni.
«Dopo la laurea specialistica in ingegneria
civile nel 2008 e la collaborazione con studi di
progettazione e società di costruzioni, tra
Napoli e Roma, pur avendo l’opportunità di
continuare l’attività imprenditoriale di
famiglia, ho deciso di dedicarmi alla
preparazione di concorsi pubblici, convinto
che solo dall’interno si può migliore la
macchina burocratico-tecnico-amministrativa
della pubblica amministrazione». Nel 2010 ha
vinto il concorso pubblico per funzionario
direttivo tecnico alla Provincia di Salerno. Nel
2012 sempre con concorso pubblico diviene
funzionario tecnico all’Università degli Studi
di Napoli Federico II. Dal 2013 è consigliere
dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli. Morale:
darsi da fare è l’unica antidoto alle difficoltà.
@massimosideri
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tica e edilizia. Oggi è operativa
anche nel settore ferroviario e
contract alberghiero. Si è aperta verso mercati quali Turchia,
India e Sud Africa. In collaborazione con il polo formativo di
Federlegno Arredo, organizza
stage. Prende in esame nuove
figure da destinare all’estero
quali: project manager, ingegneri meccanici e gestionali,
tecnici commerciali e promoter del prodotto che conoscano
le nuove tecnologie e l’innovazione dei mercati.
L’Enaip di Cantù, agenzia di
formazione, organizza corsi
post-diploma e post-laurea di
disegno e progettazione industriale per tecnici in grado di
ingegnerizzare e mettere in
produzione il prodotto. Promuove corsi di Interaction e
Forniture Design per i makers:
giovani imprenditori che si
mettono in proprio sfruttando
le nuove tecnologie. Cv a: cantu@enaip.lombardia.it.
Giuliana Gagliardi

Gioielli

Tiffany & Co. punta sull’Italia
con trenta opportunità

Raffaella
Banchero, ad
Italia e Spagna
Tiffany & Co.

Tiffany & Co. — il conosciuto marchio di
gioielleria e oreficeria — prosegue il suo
sviluppo in Italia con l’apertura di un terzo
negozio romano, in via Condotti, (nelle altre
città è presente a Milano, Venezia, Firenze e
Bologna) e per far fronte alle nuove esigenze di
personale conta di inserire al più presto 30
collaboratori. Tre le posizioni interessate: sales
professional (junior e senior), manager di
boutique e sales supervisor. Per tutti i profili è
indispensabile conoscere perfettamente
l’inglese. Il candidato ideale è, tra le varie
caratteristiche, un laureato ed è apprezzato chi
ha sviluppato percorsi di studio specifici di
gemmologia. L’azienda considera con
attenzione i profili con esperienze analoghe in
realtà del lusso o della ricettività alberghiera di
alto livello. Per candidarsi inviare il cv in inglese
direttamente dal sito aziendale: www.tiffany.it.
Luisa Adani
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Tutte le inserzioni relative ad offerte o ricerche di lavoro debbono intendersi riferite a personale sia maschile che femminile, essendo vietata ai sensi dell’art. 1 della Legge 9/12/1977 n. 903, qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività e in osservanza alla legge sulla
privacy (L. 196/03)

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Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

Sostienimi il mio lavoro scaricando da www.dasolo.info

ECONOMIA

41
#

La catena di gelaterie
Grom, 40 assunzioni in tempi brevi

Trovolavoro

Sono una quarantina le assunzioni che prevede di
fare nei prossimi giorni Grom, catena di gelaterie
fondata da Federico Grom e Guido Martinetti, a
Torino nel 2003, che ha poi aperto in tutto il
mondo, tre gelaterie a New York, una a Osaka, una
a Malibu, una a Parigi e una a Tokyo. Nel dettaglio
le «new entry» andranno a lavorare a Roma
(romagiubbonari@gromstores.it), a Venezia

Tra laurea e tirocinio
Luiss, accordo con Russia e Enel
(venezialucia@gromstores.it), a Marghera nel
centro commerciale Nave de
Vero(mestredevero@gromstores.it), a Padova
(padovaroma@gromstores.it), a
Torino(torinoscienze@gromstores.it) e a
Milano(milanoaires@gromstores.it).

Irene Consigliere

(i.co.) L’Università Luiss ha firmato un accordo con
Mgimo-Moscow State Institute of international
relations di Mosca e Enel Russia, controllata russa
della multinazionale. Un’intesa che offrirà agli
studenti del primo anno di doppia laurea in
International relations, la possibilità di svolgere
periodi di tirocinio curriculare in Enel Russia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

È caccia ai manager del rischio

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Cambi di poltrona

Antonelli sale in Msd

Il profilo
● Nei prossimi
cinque anni tra
i 4 e i 5 mila
nuovi risk
manager
potrebbero
entrare a
lavorare nelle
imprese
italiane.
Secondo
un’indagine
CineasMediobanca, le
medie aziende
strutturate nel
risk
management
hanno una
redditività
industriale del
20-30%
superiore
rispetto alla
media.

«Il trend di domanda di Risk
manager nelle aziende? Nei
prossimi cinque anni tra i 4 e i
5 mila nuovi professionisti».
Adolfo Bertani, presidente di
Cineas, il consorzio sulla «cultura del rischio» fondato dal
Politecnico di Milano, basa la
sua previsione su un’indagine
appena realizzata con Mediobanca. Il campione è formato
da 257 medie aziende manifatturiere di proprietà italiana,
con fatturati tra i 20 e i 330 milioni di euro e con un numero
di dipendenti tra 50 e i 500. «Il
numero totale di imprese di
questo tipo in Italia è di circa
3.200 — spiega Bertani — e solo una percentuale attorno al
3% ha già in organico un risk
manager. Tuttavia il 74% del
nostro campione ritiene che il
risk management sia uno strumento importante per cogliere
opportunità. E per migliorare
le performance aziendali è indispensabile avere un manager
interno dedicato. Ecco come si
arriva alla previsione della necessità di 3 mila nuovi risk manager per le medie aziende. Se
poi si tiene conto che le grandi
imprese industriali italiane sono circa tremila e che metà so-

ILLUSTRAZIONE DI XAVIER POIRET

Chi sono i professionisti che aiutano le aziende a gestire gli imprevisti e le avversità Maggiorotti in Comdata

no già strutturate, la domanda
aziendale sale a 4-5mila nuovi
professionisti». Il bisogno si
dilata ulteriormente comprendendo anche la forte necessità
di risk manager delle aziende
ospedaliere. E non è solo un
fatto di sicurezza sulle conseguenze dei rischi mal gestiti,
ma per le imprese è la possibilità di ottenere veri e propri
vantaggi competitivi. Secondo

Importante Azienda italiana leader nel settore dei controlli numerici (CNC) per macchine utensili ed automazione,
ricerca per la propria sede di Milano, Laureati e/o Diplomati da inserire in ambito "Sviluppo Applicazioni".

TECNICO DI APPLICAZIONE

l’indagine Cineas-Mediobanca,
infatti, le medie aziende che
sono strutturate nel risk management hanno una redditività
industriale del 20-30% superiore rispetto alla media.
Oggi però trovare le professionalità giuste sul mercato è
piuttosto difficile. Cineas dal
canto suo contribuisce alla formazione con cinque master
che vanno dalla gestione del ri-

schio in azienda, al controllo
del rischio ambientale o di
quello negli ospedali.
Sempre secondo l’indagine
le aree di maggior pericolo percepite dalle medie aziende sono quelle dei rischi informatico (67,1%), legale (65,9%), operativo/produttivo (60,7%), finanziario (58%) e
reputazionale (47,8%). «Proprio quest’ultimo dato — commenta il direttore dell’ufficio
studi di Mediobanca Gabriele
Barbaresco — segnala però che
non c’è ancora una sufficiente
percezione e protezione dei rischi da danno reputazionale.
Un fatto pericoloso se si tiene
conto che, nelle proiezioni, il
presidio di questo tipo di rischio è associato con i maggiori miglioramenti della redditività delle imprese».
Dal punto di vista geografico, infine, ancora una volta il
Sud resta indietro: pur mostrando una percezione del rischio allineata al resto del Paese, le attività aziendali di prevenzione e gestione dei rischi
sono sei volte meno efficaci rispetto al Nord Ovest.
Enzo Riboni

Azienda Metalmeccanica con sede in provincia di Caserta cerca

RISORE DA INSERIRE NEL REPARTO PRODUZIONE

Considerati i settori di competenza, l’Azienda è interessata a personale tecnico di applicazione con una specifica
e consolidata esperienza lavorativa, con un'approfondita conoscenza nella programmazione del PLC, nel linguaggio di programmazione C++, nella macchina utensile, nell’architettura CNC e nell’elaborazione di schemi
elettrici macchina (CAD).

i candidati verranno inseriti nel ruolo di: alesatori, fresatori ed aggiustatori meccanici
I Requisiti: Necessaria pregressa esperienza nel ruolo. È requisito preferenziale diploma tecnico
Sede di lavoro: Caserta, provincia

Sono ritenuti inoltre titoli preferenziali, una buona votazione nel conseguimento della Laurea o del Diploma,
un buon livello di conoscenza della lingua Inglese e la disponibilità a trasferte di lavoro in Italia e all'estero.

Note: Si prega di allegare CV in formato pdf con chiara indicazione della posizione per cui si intende
candidarsi: info@amssrl.com

Allegare c.v. (formato Europass) digitando il codice 6665 nel campo “cosa” sulla homepage di Trovolavoro.it.
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di vendita diretti. Si richiede: forte orientamento al cliente e al raggiungimento degli obiettivi, determinazione, autonomia operativa, motivazione, ottime capacità relazionali e di comunicazione. Esperienza nel settore della committente, o altra esperienza commerciale con equivalente passione. Si Offre: Un trattamento economico ai massimi livelli
di mercato e di notevole interesse(Enasarco o diretto), commisurato alle competenze e ai risultati. Per proporre la
propria candidatura inviare un curriculum aggiornato e completo di espressa autorizzazione al trattamento dei dati
personali ai sensi del D.Lgs 196/200 all’indirizzo info@delva.it. La ricerca è rivolta ad entrambi i sessi
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Capacità richieste: comunicazione, negoziazione, spirito d'iniziativa, flessibilità, versatilità, cultura informatica,
motivazione e passione nel settore vendite. Formazione professionale non inferiore al diploma di maturità.
Garantita formazione iniziale, supporto alla vendita con adeguati strumenti e affiancamento.
Trattamento economico con ottime provvigioni.
Se desideri candidarti per questa posizione invia il tuo CV a: hr@dabatech.it

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SALES REPRESENTATIVE
CWS-boco è il leader nella fornitura di soluzioni complete per l’igiene
del bagno, tappeti e abiti da lavoro a noleggio. Per il potenziamento della
Divisione Vendite, ha affidato ad Hays la ricerca di Sales per l’acquisizione
di nuovi clienti e per attività di presidio costante del portafoglio
clienti. Vorremmo entrare in contatto con professionisti determinati
e carismatici, con forte predisposizione all’attività commerciale e alle
relazioni interpersonali. Sono indispensabili doti di leadership e un forte
orientamento al raggiungimento degli obiettivi assegnati.
Sedi di lavoro: Genova, (Rif. 905155), Torino (Rif. 905158),
Padova (Rif. 905156), Belluno (Rif. 905160).
Inviare il proprio CV indicando il rispettivo
riferimento a: milano.eshot@hays.it

I candidati di ambo i sessi, dopo aver visionato l’informativa
obbligatoria sulla privacy sul sito www.hays.it, sono pregati di inviare
il CV, indicando il riferimento di interesse oltre che il proprio consenso
al trattamento dei dati personali ex D. LGS. 196/03. Aut. Min.
N.13/I/007145/03.04 del 1 Aprile 2008. © Copyright Hays plc 2015.

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RESPONSABILE DI PRODUZIONE

di tipo handling, con esperienza pluriennale maturata in ambito di aziende industriali. E’ richiesta conoscenza
principalmente dei sistemi SIMATIC SIEMENS in tutti i loro aspetti applicativi (reti, sistemi diagnostici e monitoraggio,ecc). Inoltre è necessaria una buona conoscenza delle principali apparecchiature elettroniche (es. inverter, azionamenti, ecc). Si richiede disponibilità a trasferte in ambito nazionale e all’estero per lo start-up degli
impianti.
Sede di lavoro:
Caserta, provincia
Note: Si prega di allegare CV in formato pdf: info@amssrl.com

Il candidato, inserito alla dirette dipendenza della direzione aziendale, avrà le seguenti responsabilità: Gestione operativa della
produzione con coordinamento dei capo reparti; Coordinamento con le funzioni di purchasing, back office, commerciali ed con
gliatrisitidelGruppo;Supervisionedelleattivitàmanutentiveinatticareattivaeproattiva;Individuazionedelleareedimiglioramento e implementazione delle azioni correttive. Costituisce requisito indispensabile l’ottima conoscenza dell’ Inglese e la
buona conoscenza di una seconda lingua (francese o tedesco).Il candidato ideale è un giovane ingegnere meccanico, con una
primaesperienzaprofessionaleechepossiedeunafortepropensioneversol'innovazionetecnologicadiprocesso,unaspiccata
attitudine alla gestione delle persone e la capacità di sviluppare in autonomia il processo di pianificazione della produzione.
Completa il profilo la disponibilità ad effettuare brevi trasferte all’estero.
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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Infoline Aziende:

Patrizia Rossi e
Alberto Bassi

Claudio Garavaglia, 54 anni,
ha ricevuto l’incarico di vice
presidente di Ambrosetti Asset
Management Sim. Ha lavorato
in Lazard Freres e Averna.
Pierluigi Antonelli, 48 anni,
da luglio guiderà la region Asia
Pacific di Msd, azienda
farmaceutica. Vanta esperienze
in Bms.
Michele Maggiorotti, 50 anni,
è entrato in Comdata come
chief operating officer. Ha
maturato esperienze in
Accenture.
Alberto Bassi, 28 anni, è il
nuovo amministratore
delegato di BacktoWork24,
società di servizi per manager
e imprese.
Alessandra Favilli, 54 anni, è
diventata general manager di
Hill+Knowlton Strategies
Milano, agenzia di
comunicazione. Ha lavorato in
Rowland e Ms&L.
Patrizia Rossi, 55 anni, è stata
nominata general manager
dell’agenzia di pubblicità
Scholz & Friends Rome.
Vanta esperienze in Btl, Havas
e Jwt.
a cura di Felice Fava
felicefavacor@hotmail.com

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Inserito all’interno dell’ufficio acquisti si occuperà di: ricercare e gestire i fornitori, italiani ed esteri; garantire l’efficienza di acquisto attraverso l’utilizzo delle politiche più idonee; assicurare fin dall’inizio dello sviluppo del prodotto la corretta identificazione e disponibilità
commerciale dei materiali/componenti di acquisto; arrivare a promuovere progetti di miglioramento e di analisi del valore dei prodotti. Il
candidato, 30/35 anni, in possesso di diploma meccanico o laurea in ingegneria meccanica deve aver maturato esperienza in analoga posizione, preferibilmente presso aziende dove le materie prime rappresentano una parte rilevante del costo del prodotto. E’ richiesta una conoscenza fluente della lingua Inglese e buone competenze informatiche unite a buone capacità negoziali. L’azienda offre l’opportunità di
operare in ambiente professionale di alto livello ed in continua crescita. Sede di lavoro: Correggio (RE).

Gli interessati sono pregati di inviare dettagliato Curriculum Vitae a mezzo fax al 0522/731600, oppure per e-mail g.frignani@spal.it,
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GESTORE DEL SERVIZIO
ASSISTENTE FUNZIONALE
Competenze maturate in progetti di elevata complessità svolti presso pubbliche amministrazioni regionali (una o più): bilancio, contabilità economica e analitica, fatturazione elettronica in
ambiente SAP, erogazione e gestione fondi, sistema informativo per l’agricoltura regionale e per
l’organismo pagatore, servizi per i tributi e le entrate, servizi per il lavoro e l’istruzione, sistemi documentali e gestione atti amministrativi.
Competenze tecnologiche (una o più): JAVA, ABAP/SAP/ PL/SQL, HTML, XML, PHP, JSP, HIBERNATE,
VISUAL BASIC, FLEX, Lotus notes. RDBMS (una o più): Oracle, MySql, MS Sql Server.
Sede di lavoro: Milano

Per candidarsi inviare il CV specificando la posizione di interesse a trovolavoro.selezione@rcs.it
Il presente annuncio si rivolge a candidati di ambo i sessi (L. 903/77). I dati saranno trattati ai sensi dell'art. 13 D.lgs. 196/03.

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42

Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

AVVISO AL PUBBLICO

SCHLUMBERGER ITALIANA S.P.A.
GARA N. 299/CTP/15 - ESTRATTO BANDO
La Compagnia Trasporti Pubblici S.p.A., con sede legale in Arzano (NA) al Corso Salvatore D’Amato, 81 80022, indice gara, mediante procedura aperta ai sensi degli artt. 55 e 220 del D. Lgs. 163/06, da aggiudicarsi
con il criterio del prezzo più basso, per il servizio di gestione dei verbali elevati in vettura, per un importo
biennale complessivo presunto dell’appalto pari ad € 53.000,00 oltre IVA. I soggetti interessati potranno
prendere visione e scaricare dal sito internet aziendale www.ctp.na.it la documentazione necessaria per la
partecipazione alla gara in oggetto. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 14.00 del giorno 09/07/2015.
Amministratore Unico - dott. Gaetano Ratto

MILANO SERRAVALLE
MILANO TANGENZIALI S.p.A.

Guardia di Finanza
CENTRO DI AVIAZIONE

Via del Bosco Rinnovato n. 4/A
20090 Assago (MI) tel. 02 - 575941
Codice Fiscale 00772070157
AVVISO DI ANNULLAMENTO
DELLA PROCEDURA
GARA LAVORI N. 3/2013
E’ ad ogni effetto annullato il bando pubblicato sulla GURI n.149 serie speciale del
20/12/2013 con cui la presente stazione
appaltante ha indetto la procedura aperta
per i “Lavori di manutenzione delle sovrastrutture e pavimentazioni stradali
sulle tratte A7 Milano Serravalle, Tangenziale Ovest di Pavia e Raccordo Pavia Bereguardo” - CIG: 5454210C77 - CUP:
D86G13002760005 - nonché ogni atto ad
esso presupposto, correlato e/o conseguente. L’annullamento della procedura di
gara è stato promosso in recepimento
della Sentenza del Consiglio di Stato, Sez.
IV, del 24/11/2014 n. 5811. L’Avviso è
stato inoltrato alla GUUE in data 10/6/2015
e alla GURI in data 10/6/2015.
Assago, 10/06/2015
L’Amministratore Delegato
Ing. Massimo Sarmi

Ufficio Amministrazione
Sezione Acquisti-Contratti
Via Pratica di Mare, 45 - 00071 Pomezia (RM)
tel. 0691913730/31 - fax 0691913758
Pec: rm0930000p@pec.gdf.it
Codice Fiscale 97061500589
AVVISO DI AGGIUDICAZIONE APPALTO
Si rende noto che questo Ente ha provveduto a
pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - V Serie Speciale - Contratti Pubblici, n. 54 del 11 maggio 2015, un Avviso di
Aggiudicazione Appalto, ai sensi dell’art. 65 del
D.Lgs. n. 163/2006, relativo all’affidamento del
servizio di riparazione apparati avionici facenti
parte dei sistemi Flir (varie versioni) installati sui
velivoli in dotazione al corpo. CIG: 5992748C15.
IL GENERALE COMANDANTE
(Gen. B. M. Marco Angeloni)

Guardia di Finanza
CENTRO DI AVIAZIONE
Ufficio Amministrazione
Sezione Acquisti-Contratti
Via Pratica di Mare, 45 - 00071 Pomezia (RM)
tel. 0691913730/31 - fax 0691913758
Pec: rm0930000p@pec.gdf.it
Codice Fiscale 97061500589
AVVISO DI AGGIUDICAZIONE APPALTO
Si rende noto che questo Ente ha provveduto a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - V Serie Speciale - Contratti Pubblici, n. 53 del
08 maggio 2015, un Avviso di Aggiudicazione Appalto, ai sensi dell’art. 65 del D.Lgs. n. 163/2006, relativo all’affidamento del servizio di riparazione
apparati radar RDR 1500B applicabili ai velivoli in dotazione al Corpo della Guardia di Finanza, per gli esercizi finanziari 2015-2016-2017. CIG: 601869503D.
IL GENERALE COMANDANTE
(Gen. B. M. Marco Angeloni)

FINTHECNO TLC REAL ESTATE SRL
AGGIUDICAZIONE GARA PER L’APPALTO LAVORI
DI COMPENSAZIONE AMBIENTALE - LOCALITA’
CASSINETTA - PROVINCIA DI MONZA
E DELLA BRIANZA - COMUNE DI USMATE VELATE
CIG 6107325406.
Si comunica che, a seguito della gara in oggetto
a procedura aperta, ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs
163/2006 e s.m.i., “Lavori di compensazione ambientale da realizzare sulle aree di proprietà comunale in Località Cassinetta - Provincia Di Monza e
Della Brianza - Comune Di Usmate Velate” è stato
aggiudicato definitivamente, in data 22 maggio
2015, dalla società PREMAV SRL - Viale Regina
Giovanna 39. - con sede in Milano - ad un prezzo
complessivo di Euro 123.403,80 (I.V.A e Oneri per
la Sicurezza Esclusi) a fronte di un ribasso del
27.72%. Per ogni eventuale ulteriore informazione
si prega cortesemente di prendere contatti con
la Workinprogresss italia Srl allo 02-36705859, oppure, amministrazione@workinprogressitalia.it.
QUALIFICA E NOME DEL FIRMATARIO: RUP
ALESSANDRA CARLA’. STAZIONE APPALTANTE:
FINTHECNO TLC REAL ESTATE SRL.

Nome

Data

Valuta

Quota/od.

Quota/pre. Nome

AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
info@acomea.it
AcomeA America (A1)
AcomeA America (A2)
AcomeA Asia Pacifico (A1)
AcomeA Asia Pacifico (A2)
AcomeA Breve Termine (A1)
AcomeA Breve Termine (A2)
AcomeA ETF Attivo (A1)
AcomeA ETF Attivo (A2)
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
AcomeA Europa (A1)
AcomeA Europa (A2)
AcomeA Globale (A1)
AcomeA Globale (A2)
AcomeA Italia (A1)
AcomeA Italia (A2)
AcomeA Liquidità (A1)
AcomeA Liquidità (A2)
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2)
AcomeA Patrimonio Prudente (A1)
AcomeA Patrimonio Prudente (A2)
AcomeA Performance (A1)
AcomeA Performance (A2)

Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return

12/06
12/06
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12/06
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12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06

09/06
10/06
11/06

EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR

EUR
EUR
EUR

19,195
19,956
5,583
5,785
14,973
15,184
5,089
5,262
17,686
17,965
15,151
15,684
12,977
13,610
23,556
24,427
8,958
8,958
7,298
7,591
4,116
4,289
5,467
5,625
6,292
6,473
22,146
22,600

19,325
20,091
5,569
5,770
14,979
15,190
5,124
5,297
17,702
17,981
15,306
15,844
13,049
13,686
23,736
24,614
8,960
8,961
7,331
7,625
4,130
4,303
5,482
5,640
6,312
6,493
22,215
22,669

108,851
67,038
106,490

110,028
67,773
106,474

28,888
8,498
7,370
12,812
12,317
12,367
13,389
13,429
11,639
12,282
12,310
10,977
10,973
17,736
7,215
9,440
9,370
7,164
16,232
15,797
22,663
8,903
10,216
34,336

28,831
8,453
7,347
12,812
12,375
12,422
13,467
13,505
11,693
12,279
12,305
11,062
11,057
17,742
7,168
9,406
9,317
7,156
16,134
15,741
22,566
8,801
10,207
34,171

www.azimut.it - info@azimut.it
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
11/06
Azimut Dinamico
EUR
11/06
Azimut Formula 1 Absolute
EUR
11/06
Azimut Formula Target 2017 Eq. Opt.
EUR
29/05
Azimut Garanzia
EUR
29/05
Azimut Prev. Com. Crescita
EUR
29/05
Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Equilibrato
EUR
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Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Garantito
EUR
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Azimut Prev. Com. Protetto
EUR
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Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Obbli.
EUR
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Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
EUR
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Azimut Reddito Euro
EUR
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Azimut Reddito Usa
EUR
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Azimut Scudo
EUR
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Azimut Solidity
EUR
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Azimut Strategic Trend
EUR
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Azimut Trend America
EUR
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Azimut Trend Europa
EUR
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Azimut Trend Italia
EUR
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Azimut Trend Pacifico
EUR
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Azimut Trend Tassi
EUR
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Azimut Trend
EUR
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
11/06
AZ F. Active Selection ACC
EUR
11/06
AZ F. Active Selection DIS
EUR
11/06
AZ F. Active Strategy
EUR
11/06
AZ F. Alpha Man. Credit
EUR
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AZ F. Alpha Man. Equity
EUR
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AZ F. Alpha Man. Them.
EUR
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AZ F. American Trend
EUR
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AZ F. Asia Absolute
EUR
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AZ F. Asset Plus
EUR
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AZ F. Asset Power
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AZ F. Asset Timing
EUR
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AZ F. Best Bond
EUR
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AZ F. Best Cedola ACC
EUR
11/06
AZ F. Best Cedola DIS
EUR
11/06
AZ F. Best Equity
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2015 ACC
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2015 DIS
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2016 ACC
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2016 DIS
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op ACC
EUR
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op CLD DIS 11/06
EUR
11/06
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op DIS
EUR
11/06
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
EUR
11/06
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS
EUR
11/06
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
EUR
11/06
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
EUR
11/06
AZ F. Cash 12 Mesi
EUR
11/06
AZ F. Cash Overnight
EUR
11/06
AZ F. Carry Strategy ACC
EUR
11/06
AZ F. Carry Strategy DIS
EUR
29/05
AZ F. Cat Bond ACC
EUR

5,906
5,902
5,236
5,391
5,983
4,251
4,173
4,820
5,732
5,887
4,962
5,455
5,540
4,863
5,742
6,036
5,337
5,725
5,250
5,414
5,198
4,953
5,164
4,898
5,726
5,097
5,958
5,411
5,416
5,304
5,102
5,078
5,314

AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Real Plus A-AZ
AZ F. Real Plus B-AZ
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income

Data

Valuta

Quota/od.

29/05
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
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29/05
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11/06
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11/06
11/06
11/06
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11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
11/06
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11/06
11/06

EUR
EUR
EUR
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EUR
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EUR
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EUR
EUR
EUR
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EUR

5,241
6,270
7,543
7,421
5,732
3,282
6,854
6,193
6,102
5,745
5,304
6,437
5,452
8,389
3,000
4,565
5,667
5,561
3,936
6,407
6,266
5,634
5,526
6,370
5,644
5,368
4,577
4,164
6,026
5,701
5,436
5,135
6,413
5,789
4,791
4,339
5,977
5,813
4,345
4,307
4,701
4,254
6,578
6,035
5,228
7,324
6,386
5,453
5,399
5,428
5,644
4,579
4,579
5,314
6,309
5,196
4,956
6,380
5,738
6,600
5,322
5,274
7,555
6,420

Quota/pre. Nome
5,244
6,253
7,480
7,377
5,715
3,312
6,834
6,182
6,092
5,778
5,333
6,422
5,439
8,325
2,976
4,585
5,654
5,548
3,918
6,376
6,236
5,629
5,520
6,366
5,640
5,358
4,572
4,160
5,990
5,667
5,412
5,112
6,408
5,785
4,783
4,332
5,971
5,807
4,325
4,287
4,651
4,208
6,568
5,957
5,159
7,219
6,294
5,456
5,390
5,418
5,619
4,631
4,632
5,314
6,309
5,193
4,953
6,343
5,706
6,586
5,316
5,268
7,514
6,385

Cedola Arancio
Borsa Protetta Agosto
Borsa Protetta Febbraio
Borsa Protetta Maggio
Borsa Protetta Novembre
Inflazione Più Arancio
Mattone Arancio
Profilo Dinamico Arancio
Profilo Equilibrato Arancio
Profilo Moderato Arancio
Top Italia Arancio

COMUNE DI PALERMO
UFFICIO CONTRATTI
ED APPROVVIGIONAMENTI
AVVISO DI GARA
Il 21.07.2015 si celebrerà la procedura aperta relativa al servizio di
prelievo, trasporto e smaltimento
presso impianto autorizzato di rifiuti
vegetali - Cod 20.02.01 provenienti
dalle attività di manutenzione del
verde del Comune di Palermo C.I.G. 62077816EF. Importo dell’appalto € 700.727,27# oltre I.V.A..
Info: www.comune.palermo.it e
Albo Pretorio. GUCE 28.05.2015.
IL DIRIGENTE DELL’UFFICIO
(Dott. Salvatore Incrapera)

Data

Valuta

Quota/od.

12/06
10/06
10/06
10/06
10/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
12/06

EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR

59,820
63,880
62,530
63,960
63,110
58,130
53,970
73,180
68,860
61,790
54,220

COMUNICAZIONE DI DEPOSITO DI DOCUMENTAZIONE INTEGRATIVA
NELL’AMBITO DELLA PROCEDURA DI VALUTAZIONE
DI IMPATTO AMBIENTALE DELL’ISTANZA DI PERMESSO DI PROSPEZIONE
“d3F.P-.SC” AI SENSI DELL’ART. 23 DEL D.Lgs. 152/2006
La società Schlumberger Italiana S.p.A. con sede in Parma, Vicolo Zeffirino Campanini n. 1, in
data 5 novembre 2014 ha avviato presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e
del Mare la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto “intervento di indagine
geofisica 3D regionale nell’area dell’istanza di permesso di prospezione in mare denominata
“d3F.P-.SC”.
A seguito della richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 2
aprile 2015, Schlumberger Italiana S.p.A. ha depositato della documentazione integrativa che può
essere reperita per la pubblica consultazione presso:
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Direzione Generale per le valutazioni ambientali, Via Cristoforo Colombo 44, 00147, Roma, o sul sito web all’indirizzo
www.va.minambiente.it;
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Direzione Generale per il paesaggio,
le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee, Via di San Michele 22, 00153, Roma;
Regione Basilicata Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale, Via Vincenzo Verrastro 5 85100, Potenza;
Regione Calabria Dipartimento Politiche dell’Ambiente, Viale Isonzo 414, 88100, Catanzaro;
Regione Puglia Assessorato alla qualità dell’ambiente, Servizio ecologia Ufficio Programmazione,
politiche energetiche VIA e VAS Via delle Magnolie, 6/8, Zona Industriale (ex. Enaip), 70026, Modugno (BA);
Provincia di Crotone Settore Ambiente, Via Mario Nicoletta n. 28, 88900 Crotone; Provincia di
Cosenza Settore Ambiente Corso Telesio 87100 Cosenza; Provincia di Matera Settore Ambiente,
Via Ridola 60, 75100 Matera; Provincia Taranto Settore Ambiente, Via Anfiteatro 4, 74100 Taranto;
Provincia di Lecce Settore Ambiente, Via Umberto I 13, 73100 Lecce;
Comune di Crotone; Comune di Strongoli; Comune di Melissa; Comune di Cirò Marina; Comune
di Cirò; Comune di Crucoli; Comune di Cariati; Comune di Scala Coeli; Comune di Mandatoriccio; Comune di Pietrapaola; Comune di Calopezzati; Comune di Crosia; Comune di Rossano;
Comune di Corigliano Calabro; Comune di Cassano all’Ionio; Comune di Villapiana; Comune
di Trebisacce; Comune di Albidona; Comune di Amendolara; Comune di Roseto Capo Spulico;
Comune di Montegiordano; Comune di Rocca Imperiale; Comune di Nova Siri; Comune di Rotondella; Comune di Policoro; Comune di Pisticci; Comune di Bernalda; Comune di Ginosa;
Comune di Castellaneta; Comune di Palagiano; Comune di Massafra; Comune di Taranto; Comune di Leporano; Comune di Pulsano; Comune di Lizzano; Comune di Torricella; Comune di
Maruggio; Comune di Manduria; Comune di Porto Cesareo; Comune di Nardò; Comune di Galatone; Comune di Sannicola; Comune di Gallipoli; Comune di Taviano; Comune di Racale; Comune di Alliste; Comune di Ugento; Comune di Salve; Comune di Morciano di Leuca; Comune
di Patù; Comune di Castrignano del Capo.
Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., entro il termine di 60 (sessanta) giorni
dalla data di pubblicazione del presente avviso, chiunque abbia interesse può prendere visione
della documentazione integrativa, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo
nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare anche mediante posta elettronica certificata al seguente indirizzo:
DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it.
Schlumberger Italiana S.p.A.
Il legale rappresentante
Attilio Carlo Pisoni

TRIBUNALE DI ROMA
SEZIONE FALLIMENTARE
Conc. Prev. N. 45/2011 - G. D. Dott.ssa Daniela Cavaliere - Liquidatore: Avv. Fabrizio Ravidà
E’ indetta procedura competitiva per la vendita di un immobile sito in Acilia - Dragona (RM), Zona
Industriale - Piena proprietà di unità immobiliare costituita da un edificio “cielo terra” con destinazione stabilimento industriale, censito al N.C.E.U. di Roma, identificata al foglio 1074, particella
2147, e precisamente attività industriale, sita in via E. Ortolani n. 65, piano T - 1° - 2° - 3°, zona
Censuaria 6, Categoria D/1, rendita catastale €.27.242,00. L’immobile è in ottime/buone condizioni ha una superficie commerciale pari a 1.973,22 mq ed è composto da piano terra, piano primo,
piano secondo, piano terzo, area verde e piazzale/parcheggio. L’immobile è stato realizzato su terreno di proprietà del Comune di Roma concesso in forza di diritto di superficie della durata di 99
anni, alienabile con approvazione del Consorzio Industriale Artigianale di Dragona e del Comune di
Roma. L’immobile è gravato da ipoteca di primo grado a garanzia di due mutui. E’ disponibile la
certificazione ventennale predisposta da notaio. Prezzo base Lotto n.1: Euro 1.270.000,00. CONDIZIONI E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE: Termine presentazione offerte 20.07.2015 ore 13,00;
apertura buste 20.07.2015 ore 16:00, presso lo studio del Liquidatore. Il costo di trasferimento
della proprietà ed ogni altro costo aggiuntivo (es. Iva) saranno a carico dell’acquirente. Su appuntamento è possibile visionare il bene. L’acquisto avverrà nello stato di fatto e di diritto in cui si trova
il bene. Le condizioni e modalità di partecipazione sono contenute in un Regolamento di procedura disponibile su richiesta da formulare al liquidatore Avv. Fabrizio Ravidà tel. 06/80690224 - fax.
06/8084757 - o inviando una e-mail di posta certificata all’indirizzo cpo45.2011@pecfallimenti.it.

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11,193
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10,200
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Biotech A
Biotech E
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Emerging Mkt Local Curr Debt F
Orazio Conservative A
Sparta Agressive A

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232,260

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Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
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NM Augustum Extra Euro High Qual Bd
NM Augustum High Qual Bd A
NM Balanced World Cons A
NM Euro Bonds Short Term A
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NM Global Equities EUR hdg A
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NM Q7 Globalflex A
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NM VolActive I

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113,050
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124,660
94,010
95,540

Tel: 02 77718.1
Num tel: 178 311 01 00
www.kairospartners.com
www.compamfund.com - info@compamfund.com
30/04
Kairos Multi-Str. A
EUR 943891,094 938338,569
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Active European Equity A
EUR
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1242,500 KIS - America P
Active Liquid Bond A
EUR
11/06
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305,990
USD
12/06
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1196,536 KIS - America P-USD
Active Liquid Bond B
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11/06
218,340
217,180
EUR
11/06
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126,658 KIS - America X
Multiman. Bal. A
EUR
11/06
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EUR
11/06
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127,073 KIS - Bond D
Multiman. Bal. M
EUR
11/06
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Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
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11/06
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EUR
10/06
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Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
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5,913 Multiman.Target Alpha A
11/06
100,700
100,520 AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
EUR
12/06
121,760
10/06
110,126
110,202 KIS - Bond Plus D-Dist
EUR
EUR
5,911 SB Bond B
11/06
137,430
137,170 AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
11/06
130,100
EUR
EUR
11/06
1074,223
1073,577 KIS - Bond Plus P
EUR
5,240 SB Equity B
11/06
174,080
11/06
123,670
123,440 AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
EUR
EUR
11/06
1298,427
1291,034 KIS - Bond Plus P-Dist
EUR
5,389 SB Flexible B
11/06
102,220
102,020
EUR
11/06
1063,586
1061,466 KIS - Bond Plus X
EUR
5,921
11/06
101,830
101,640
KIS - Bond Plus Y
EUR
4,238
11/06
176,820
176,410
KIS - Bond P-USD
USD
4,143
11/06
101,100
100,860
KIS - Bond Y-USD
USD
4,819
11/06
121,910
121,860
KIS - Dynamic D
EUR
5,726
11/06
124,480
124,430
KIS - Dynamic P
EUR
5,859
11/06
174,720
174,640
KIS - Dynamic P-USD
USD
4,962
11/06
134,950
134,770
KIS - Emerging Mkts D
EUR
5,445
11/06
137,980
137,790
KIS - Emerging Mkts P
EUR
Numero verde 800 124811
05/06
4939,459
4978,486 KIS - Emerging Mkts P-USD
EUR
5,535 ABSOLUTE RETURN EUROPA
11/06
184,590
184,340
USD
www.nextampartners.com-info@nextampartners.com
29/05
EUR 857960,457 855468,174 KIS - Europa D
4,858 BOND-A
11/06
142,090
141,130
EUR
29/05
857960,457
855468,174
BOND-B
EUR
5,673
11/06
146,330
145,340 Nextam Bilanciato
KIS - Europa P
EUR
12/06
7,793
EUR
29/05
EUR 445532,700 407905,617 KIS - Europa X
6,037 DYNAMIC EQUITY
11/06
149,190
148,180 Nextam Obblig. Misto
EUR
12/06
7,959
EUR
05/06
6243,702
6309,944 KIS - Europa Y
EUR
5,339 EQUITY- I
11/06
117,020
116,240 BInver International A
EUR
12/06
6,896
EUR
31/03
- KIS - Global Bond P
EUR 98948,208
5,713 F. STRAT. TAA COMPARTO BOLZANO
11/06
103,650
103,660 Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
EUR
12/06
6,434
EUR
31/03
- KIS - Global Bond P-USD
EUR 99101,875
5,239 F. STRAT. TAA COMPARTO TRENTO
11/06
141,140
141,150 CITIC Securities China Fd A
USD
12/06
7,865
EUR
31/03
EUR 63071,121 64265,183 KIS - Italia D
5,403 PRINCIPAL FINANCE 1
11/06
110,450
110,310 Fidela A
EUR
12/06
5,888
EUR
5,188
11/06
151,340
151,140 Flexible GA A
KIS - Italia P
EUR
12/06
9,877
EUR
4,944
11/06
150,590
150,420 Flexible GA B
KIS - Italia X
EUR
12/06
98,663
EUR
5,155
11/06
111,080
110,930 Income A
KIS - Italia X-Dist
EUR
12/06
5,729
EUR
4,889
11/06
114,710
114,560 International Equity A
KIS - Italia Y
EUR
12/06
8,892
EUR
5,723
11/06
112,410
112,650 Italian Selection A
KIS - Key D
EUR
12/06
7,240
EUR
5,094
11/06
112,420
112,660 Liquidity A
KIS - Key D-Dist
EUR
12/06
5,327
EUR
5,954
11/06
161,370
161,710 Multimanager American Eq.A
KIS - Key P
EUR
12/06
6,052
EUR
5,408
11/06
154,420
154,740 Multimanager Asia Pacific Eq.A
KIS - Key P-Dist
EUR
12/06
5,389
EUR
Tel: 848 58 58 20
5,415
11/06
161,070
161,340 Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
KIS - Key X
EUR
12/06
4,756
EUR
5,304
11/06
115,540
115,790 Multimanager European Eq.A
KIS - Key Y
EUR
12/06
5,220
EUR
Sito web: www.ingdirect.it
5,101
11/06
101,780
101,740 Strategic A
KIS - Liquidity D
EUR
12/06
5,708
EUR
5,077 Dividendo Arancio
11/06
105,490
105,450 Usa Value Fund A
12/06
60,680
61,200 KIS - Liquidity P
EUR
12/06
7,169
EUR
EUR
12/06
5,647
11/06
162,400
161,960 Ver Capital Credit Fd A
5,318 Convertibile Arancio
12/06
69,480
69,850 KIS - Multi Str. UCITS P-USD
EUR
USD
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148,590
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139,700
54,630
78,480
106,540
114,530
117,670
137,720
111,050
113,080
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Strategic Bond Inst. C hdg
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Swiss Equity Hdg
US Equity
US Equity Hdg

7,803
7,983
6,938
6,473
8,078
5,895
9,934
99,226
5,739
8,949
7,297
5,330
6,078
5,379
4,755
5,221
5,717
7,228
5,655

12/06
12/06
12/06
12/06
12/06
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12/06
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12/06
12/06
12/06
12/06
12/06

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12/06
12/06
12/06
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12/06
12/06
12/06
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05/06
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Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;

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7,220
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114,590
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146,340
147,210
EUR
5,270
5,261
EUR
91,530
91,460
EUR
91,470
91,400
EUR
108,280
108,390
EUR
102,400
102,500
EUR
6,129
6,143
EUR
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Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI

43
#

● Piazza Affari

Sussurri & Grida

La lista Falciani? Per i giudici tributari non prova l’evasione
di Giacomo Ferrari

Milano peggior listino in Europa
Scivolano Ubi e Banco Popolare

L’

incubo default incombe sulla Grecia e
sui mercati è tornato
immediatamente il pessimismo. Tutti
pesantemente negativi gli indici delle Borse
europee, con il Ftse-Mib (-2,40%) fanalino di
coda, trascinato al ribasso dal comparto
bancario, sul quale ha pesato la risalita dello
spread Bund-Btp a 150 punti base. Ubi ha
ceduto il 4,83%, seguita da Banco Popolare
(-4,52%), Monte Paschi (-4,12%) e
Mediobanca (-3,24%). In calo anche Azimut
(-3,93%) e Finmeccanica (-3,88%). Fra le
blue-chip soltanto Tod’s (+0,65%) si è mossa
in controtendenza, mentre per quanto
riguarda gli aumenti di capitale iniziati ieri,
balzo de I Grandi Viaggi (+19,98%) e
scivolone di Aedes, scesa del 13,33%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA




-

& ' 33
&
# 0' $

(f.mas.) La lista Falciani? Non basta a provare che
i soldi sui conti della Hsbc Private Bank di Ginevra siano frutto di evasione. L’interpretazione —
che rischia di mettere a dura prova l’utilizzabilità
pratica dell’elenco sottratto a fine 2008 dall’ex
informatico della banca, Herve Falciani (nella foto), con i nomi di circa 7.500 italiani clienti della
banca — arriva dalla Commissione tributaria regionale di Firenze. La sentenza, appena pubblicata, sposta su un altro piano il dibattito sul valore legale della lista Falciani. Fino a poco tempo fa
nei tribunali si dibatteva se la lista — ottenuta
dal Fisco italiano dalle autorità francesi, che a loro volta l’avevano avuta da Falciani che l’aveva rubata in Svizzera — avesse in Italia valore legale di
prova. Lo scorso aprile una sentenza della Cassazione aveva messo un punto fermo, stabilendo
che «sono utilizzabili nel contraddittorio con il
contribuente i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che
assuma rilievo l’eventuale reato commesso dal
dipendente stesso e la violazione del diritto alla
riservatezza dei dati bancari». I giudici tributari
hanno scavalcato il dibattito sull’utilizzabilità
dei dati affermando che comunque non valgono

di per sé come prova dell’evasione: l’inversione dell’onere
della prova — secondo il quale
è sufficiente avere conti non dichiarati nei paradisi fiscali perché siano considerati frutto di
evasione, a meno che il contribuente non provi il contrario — è stato infatti introdotto solo nel 2009 e per i giudici tributari —
che hanno accolto la tesi del commercialista
Giulio Andreani dello studio Dla Piper — la norma (l’art. 12 comma 2 del decreto legge 78 del
2009) ha natura sostanziale, non procedimentale, quindi si applica soltanto ai conti scoperti dopo la data di entrata in vigore della legge. I dati
della Falciani risalgono però al massimo al 2008
e dunque da essi non si può presumere che ci sia
stata evasione. Tocca di nuovo al Fisco provarlo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Assiteca sbarca sull’Aim,
decima matricola dell’anno
(f.d.r.) È in arrivo la decima matricola dell’anno

2
" - 3

#
# 0' $ 0' $


-

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&
# 0' $

0 . 888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
1#/8888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
1#/ =##1 H 888888888888888888888888888888888888888888886 7
1#=G-C88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
1*-1##=-1* 888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
1- 8888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
=*8888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
=*J 5-C / 88888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
=*J 5-C / 4@H8888888888888888888888888888888886 4@7
>5=-1#C 8888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
F.#"3>88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
F=3C# + 888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
I3=88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
I5=-G- 88888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
) / . #1#H /#> 88888888888888888888888888886 7
, - C +=J>/#= FC888888888888888888888888888888888 6 7
#== * 03 888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-"- 888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-#= -/ 13 8888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-/ 88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
-/ H ==8888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-1 1C-#=- 8888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-1# 3 1.8888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
-10# 1- 888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
8888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
F//>-I888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
* #CC- =38 88888888888888888888888888888888888888888 6 7
> /F>88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
#&= 1 8888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
#1#= /-888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
#3I 888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
=F553 "-C8 < >5=#>>3888888888888888888888888888888888 6 7
+ #= 888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
, = 1"- - **-8888888888888888888888888888888888888888 6 7
888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
/ 3/# E) =#8888888888888888888888888888888888888888888888888886 E)7
0 88888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
00>-888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
1"F>C=- # 118 888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
1C#. =3F5888888888888888888888888888888888888888888888888888888886 7
1C#. =3F5 =1 8888888888888888888888888888888888888888888886 7
1C#=5F05 88888888888888888888888888888888888888888888888888888888 6 7
1C#> 15 3/3888888888888888888888888888888888888888888888886 7
1C#> 15 3/3 =1 8888888888888888888888888888888888886 7
1G#>C # G-/F5538888888888888888888888888888888888888888888886 7
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per l’Aim Italia. Si tratta di Assiteca, broker assicurativo italiano fondato nel 1982, leader di mercato subito dopo i big internazionali Aon, Marsh
e Willis. Il consiglio presieduto da Luciano Lucca
(primo socio di Assiteca con il 95,6% del capitale) ha deliberato ieri la quotazione in Borsa.
L’Ipo avverrà attraverso un aumento di capitale
fino a 11,2 milioni di euro che verrà affiancato da
un emissione di obbligazioni convertibili per 3,7
milioni. Le risorse serviranno a finanziare il piano di sviluppo, che prevede anche la crescita per
linee esterne, ossia per acquisizioni, e l’ulteriore
sviluppo di Eos, la controllata spagnola al 100%.
Assiteca ha messo a segno due acquisizioni nel
2015 e ha un elenco di possibili target per i prossimi 3-4 anni. «In Italia — spiega Lucca — il momento per acquisire è giusto perché il mercato
dei broker è molto frammentato, inoltre i piccoli
broker preferiscono cedere la loro attività a un
italiano indipendente, che gli consentirebbe di
mantenere un ruolo personale e di continuità
aziendale». A curare la quotazione sarà Integrae
Sim come nomad e responsabile dell’Ipo.

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Cultura
& Spettacoli

Premio a Carol Rama

Sessanta scuole:
Torino a luglio
celebra il design

Dal primo al 26 luglio, l’Accademia Albertina
di Belle Arti di Torino, insieme alla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,
presenta il primo Festival Internazionale
delle Scuole d’Arte e di Design - Fisad 2015.
Il Tema del Festival è «Il senso del corpo».
Parteciperanno sessanta scuole e
accademie da tutto il mondo (dal Brasile
alla Cina, dalla Russia al Perù) e il Festival
coinvolgerà diverse sedi cittadine

(soprattutto l’Accademia e la Fondazione
Sandretto). Nella settimana inaugurale, alla
presenza del ministro all’Istruzione Stefania
Giannini, ci saranno inaugurazioni di
mostre, workshop, convegni, performance.
Il 5 luglio verrà assegnato l’Albertina
International Award all’artista Carol Rama,
che con il suo lavoro ha particolarmente
contribuito alla ricerca e alla
sperimentazione intorno al tema del corpo.

Versi
A cura di Nicola Crocetti, escono per l’editore Einaudi «Le poesie» dell’autore greco
Unico esempio di lirico moderno che guarda alla natura come oggetto e sentimento
di Mario Andrea Rigoni

T

utti i fili dell’esistenza
fisica, intellettuale e
immaginativa di Costantino Kavafis, il
massimo poeta greco moderno (1863-1933), convergono
verso un unico nodo: Alessandria d’Egitto. Essa, oltre che la
città dove nacque (da genitori
greci di origini costantinopolitane) e dove abitò quasi costantemente (a eccezione dei
sette anni trascorsi nell’adolescenza in Inghilterra e di qualche breve soggiorno in varie
città europee), rappresenta
tutto il suo mondo ideale. D’altra parte l’Alessandria del presente, che Kavafis pur vive e
ama come luogo di clandestini
amori omosessuali, accende la
sua immaginazione e la sua
poesia soprattutto per quella
diffusa civiltà greca postclassica che ad Alessandria scomparve, con l’avvento dell’Islam,
molti secoli prima che non ad
Atene o a Costantinopoli.
Kavafis è l’unico esempio di
poeta moderno integralmente
alessandrino. Dichiarò una
volta che, mentre la maggior
parte dei poeti sono solo poeti, egli si considerava un poeta
storico. Intravediamo in questa affermazione, che può sorprendere, molti possibili significati. Innanzitutto Kavafis
è indifferente alla natura sia
come oggetto sia come sentimento: nelle sue poesie il paesaggio stesso sopravvive come
semplice scorcio urbano, fatto
di caffè, strade malfamate e taverne miserabili dove solo la
sua fantasia o la sua memoria
erotica può rivestire i giovani
incontrati di un’aura di divinità antica o di regalità orientale.
È il poeta dell’anti-natura.
Da incurabile decadente e da
perfetto alessandrino ama l’artificio, che garantisce, a differenza della natura, l’incorruttibilità della bellezza. Nella nuova e felice traduzione dell’opera di Kavafis appena pubblicata
da Nicola Crocetti, che è anche
la più ampia oggi esistente (Le
poesie, testo greco a fronte,
con introduzione e note di Nicola Crocetti, Einaudi), si incontra, tra le Poesie nascoste,

L’opera
Escono da
Einaudi Le
poesie, (testo
greco a fronte)
di Costantino
Kavafis. Poeta e
giornalista
greco, Kavafis
(Alessandria
d’Egitto, 1863 –
1933), pubblicò
154 poesie, e
molte altre
sono rimaste
allo stato di
bozza. Scrisse
le più
importanti dopo
i quarant’anni

La grande bellezza di Kavafis
Miti alessandrini e omerici, il ritorno a Itaca, l’eroico sacrificio delle Termopili
un esempio quanto mai eloquente: «Non voglio i narcisi
veri – io non amo / le rose né i
gigli veri. … Datemi fiori finti –
la gloria dello smalto e del metallo / forma che non sfiorisce,
non si piega, non si decompone» (Fiori finti).
L’orrore della natura e, per
conseguenza, del sentimento,
contrapposto alla superiore
distanza contemplativa tocca
l’apice nella cruda arguzia della poesia Salomè, tratta da un
brano del Vangelo apocrifo
della Nubia. Salomè cerca di
vincere la resistenza all’amore
di un giovane sofista recando
su un vassoio d’oro, come pegno, la testa del Battista. Il filosofo, per scherzo, dice di non
volere la testa del Battista, ma
quella di Salomè stessa. Mentre lui, immerso nei suoi studi,
dimentica il fatto, uno schiavo



Da perfetto
decadente
adora
l’artificio,
garante
del
sublime
Trova la
propria
fonte nella
storia, nella
letteratura
del passato
e nel mito

zelante gli porta la testa recisa
dell’innamorata: nauseato,
egli ordina di rimuovere quella carne sanguinolenta «e si rimette a leggere Platone».
L’interesse dominante e la
vera grandezza di Kavafis trovano la loro fonte nella storia,
nella letteratura e nel mito, in
un verso di Omero, in un racconto di Plutarco o in una pagina di Gibbon, con una predilezione per gli aneddoti marginali e i personaggi minori,
nei quali egli si cala traendone, non di rado con un intento
gnomico, riflessioni e suggestioni memorabili attraverso
quelle «corrispondenze» baudelairiane che conosceva bene.
Aspettando i barbari, la poesia più nota di Kavafis (tradotta anche da Montale), mescolando lo smarrimento di

un impero agonizzante all’inutile attesa di una palingenesi
barbarica, simboleggia una
condizione storica e spirituale
che si ripete nel tempo fino ai
nostri stessi giorni. Anche Itaca è allusiva: invita a non perdere di vista la meta, ma senza
per questo affrettare il viaggio,
senza rinunciare a conoscenze
e avventure, perché solo in
questo modo si capirà «che
cosa vuol dire Itaca».
In molte poesie di Kavafis
domina il senso dell’incontrastabile fato e della vanità dei
nostri sforzi, simili a quelli dei
Troiani, ai quali tuttavia non
bisogna rinunciare: si tratti
degli eroi delle Termopili,
«degni di più grande onore/
se prevedono (e molti lo prevedono)/ che all’ultimo comparirà un Efialte/ e comunque
i Persiani passeranno» (Ter-

mopili) o di Antonio che, assediato da Ottaviano, vede profilarsi la propria totale rovina,
eppure dal ricordo dello
splendore di Alessandria meritata e perduta deve trarre
un’estasi suprema (Il dio abbandona Antonio). Ma un lamento cosmico si leva dai nobili e immortali cavalli di
Achille che scalpitano e versano lacrime sul corpo di Patroclo «inanimato — estinto —/
ormai carne abietta — lo spirito svanito —/ senza più fiato
— indifeso — tornato dalla vita al grande Nulla» (I cavalli di
Achille).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Qui sopra il
curatore
dell’opera,
Nicola Crocetti.
A sinistra:
Attalide
Morente, copia
romana di un
originale greco
realizzata tra il
230 ed il 220
a.C (Musei
capitolini)

Il libro: Costantino Kavafis, Le
poesie, testo greco a fronte, con
introduzione e note di Nicola
Crocetti, Einaudi editore, pagine 320, 14

Masolino d’Amico riscrive la storia (Skira) della crocerossina inglese più famosa

Vita da film di Florence, infermiera sui campi di battaglia
di Giulia Borgese

Il libro

U

n tempo neanche tanto lontano alle ragazzine venivano
date da leggere due biografie, quella di Madame Curie e quella di Florence Nightingale, ritenute
i migliori esempi di una — peraltro inarrivabile — vita femminile.
Il nuovo libro di Masolino d’Amico, L’infermiera inglese (Skira), ha
sulla copertina la stessa immagine
di allora: una giovane donna col
vestito lungo e la cuffietta bianca
che si aggira di notte tra i soldati
feriti, con una lanterna così luminosa da sembrare un piccolo sole.
Forse anche per questo ricordo
l’abbiamo letto d’un fiato. Ma
quanto è diverso il ritratto vero

L’infermiera
inglese di
Masolino
d’Amico è
pubblicato da
Skira (pagine
91, 13)

dell’eroina di più di un secolo fa!
Non solo è insieme dolce coi miseri e fortissima con i potenti, ma sa
essere cattiva con la sorella «cretina» e con la madre che la assilla
perché anche lei partecipi alla season e accetti di sposare uno dei numerosi corteggiatori belli, ricchi e
aristocratici che lei si ostina a respingere con una durezza che oggi
ci fa pensare che fosse lesbica.
Masolino d’Amico anche stavolta ci presenta il giovane americano
De Witt (che abbiamo conosciuto
nel Giardiniere inglese e nel Viaggiatore inglese): il ragazzo viene in
Europa per trovare personaggi famosi su cui costruire una sceneggiatura da a Hollywood. E chi gli ha
preparato il «soggetto» — dopo
aver compulsato articoli, manuali

e lettere — è la fidanzata Saffron
che se ne sta su un letto di ospedale in Svizzera per aggiustarsi la caviglia rotta giocando a tennis.
L’americano teme che la Nightingale sia troppo ovvia come personaggio da film, ma si convincerà
che la parte fondamentale della
sua vita è tutta da scoprire.
A 34 anni, nel 1854, in seguito
agli articoli del Times che raccontavano l’orrore della battaglia di

Il personaggio
La bella ragazza ricca
che si fece mandare in
Crimea quando le donne
non contavano niente

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Balaclava e di come alle migliaia di
feriti che arrivavano direttamente
dal campo all’ospedale di Scutari,
lasciati senza cure, senza letti, senza biancheria, la cui unica «medicina» era l’alcol e quindi l’ubriachezza, non restava che morire.
Florence, la bella ragazza ricca e
sola, che aveva studiato di nascosto i libri sui più moderni ospedali
francesi e inglesi, in un’epoca in
cui le donne contavano meno che
niente, era riuscita a farsi mandare
in Crimea con la carica di «Sovrintendente del Personale Infermieristico degli Ospedali Generali Inglesi in Turchia», arrivò in quell’inferno con 38 infermiere volontarie, seguite da un dinamico
cuoco francese. A riceverla, stupefatto e incredulo, c’era il generale

Raglan (famoso per aver inventato
un tipo di manica che nascondesse alla meglio il fatto che in battaglia aveva perduto un braccio).
Lì però anche lei si ammalò di
quella che era chiamata «la febbre
di Crimea» e non guarì mai più,
anzi si aggravò al punto di dover
stare quasi sempre a letto. Tuttavia
visse novant’anni, abbastanza per
incontrare la regina Vittoria e anche Garibaldi — che però non le
sembrò un granché — e per fondare scuole per infermiere, ospedali
militari, caserme moderne e anche per dichiararsi contraria al voto femminile: «Prima di essere autorizzate a votare, le donne devono
essere messe in condizione di essere delle persone responsabili».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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CULTURA

45
#

A Rimini

Il festival «Mare di Libri»
premia Kevin Brooks
ma a vincere sono i ragazzi
di Severino Colombo

Bilancio positivo per l’ottava edizione
di «Mare di Libri - Festival dei ragazzi
che leggono» che si è chiusa a Rimini.
La rassegna dedicata alla letteratura
per ragazzi che ha la peculiarità di
essere interamente pensata e gestita
dai ragazzi (in questa edizione 105 i
volontari tra 11 e 18 anni) ha raccolto
consensi tra il pubblico pure formato in
gran parte di adolescenti. In crescita le

Il logo di «Mare di Libri - Festival
dei ragazzi che leggono».
La rassegna si è svolta a Rimini

presenze di spettatori agli eventi a
pagamento. Quelli con Patrick Ness
(Chaos, Mondadori) e con James
Lecesne (Trevor, Rizzoli) gli incontri più
apprezzati. La giornata conclusiva
della rassegna ha visto anche
l’assegnazione del «Premio Mare di
Libri», seconda edizione, che vede in
qualità di giurati dieci forti lettori di
14-15 anni: ha vinto il thriller onirico

L’estate del coniglio nero (Piemme) di
Kevin Brooks, presente alla manifestazione . In attesa della nuova edizione il
festival, ideato dall’associazione Mare
di Libri presieduta da Alice Bigli, e
promosso dalla casa editrice Rizzoli e
dalla libreria Viale dei Ciliegi 17 di
Rimini, propone progetti e iniziative di
lettura durante l’anno attraverso il sito
www.maredilibri.it. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Un intervento di Giuseppe Berta

Un’inchiesta di Gratteri e Nicaso su ’ndrangheta e traffico di cocaina (Mondadori)

Politica in panne
Quanta delusione
sul «Mulino»

La minaccia globale della Piovra
che si alimenta di «oro bianco»
Il saggio

S

u una rivista di schietta ispirazione europeista come «Il Mulino», non ci si
aspetterebbe di leggere che «l’Unione
vincola, sì, i suoi membri, ma con il
risultato di snervarli, di emendarli non tanto
di quelle tare dalle quali si pretendeva derivasse la loro degenerazione, bensì di togliere loro
finanche la possibilità, oltre che l’energia, di
assumere su di sé la responsabilità di rimettere ordine in casa facendo leva sulle virtù della
cittadinanza». Una requisitoria sintetica e
ficcante contro le istituzioni di Bruxelles che
l’economista Giuseppe Berta, sul numero in
uscita del bimestrale diretto da Michele Salvati (nella foto la copertina), svolge nell’ambito
di un articolo in cui spiega perché oggi non
prova più interesse per la politica.
Il ragionamento quindi è di più vasta portata. La cappa paternalista dell’Unione Europea,
secondo Berta, «ha portato all’estremo la deresponsabilizzazione» di una politica italiana
che è già di per sé impotente di fronte alla
mole dei problemi al suo cospetto. Né si può
pensare che la dimensione locale offra maggiori opportunità positive. Qui anzi l’autore si
esprime in senso apertamente autocritico sul
piano personale, ricordando di aver svolto un
ruolo di consulenza esterna nell’ambito delle
autonomie. La delusione è stata cocente. Speravo di contribuire a una gestione migliore
della cosa pubblica, confessa l’economista, ma
in realtà stavo abdicando al mio ruolo critico e
«non mi accorgevo di aderire, sempre più
passivamente, a un’agenda dettata dagli amministratori locali sulla base degli interessi
che volevano patrocinare».
Poi però Berta si è trovato di fronte a scelte
«che non si giustificavano sul piano dell’analisi razionale» ed è subentrato un brusco risveglio. Tanto che oggi,
sulla base dell’esperienza maturata in passato, definisce la politica locale «uno degli
elementi più inquinati
che pregiudicano la
convivenza civile di
questo Paese». Non
tanto per via delle infiltrazioni criminali, che
pure ci sono, ma a causa della logica volta alla
«massimizzazione delle rendite di posizione»
che orienta la condotta di gran parte del ceto
dirigente amministrativo.
Da ultimo, ad alimentare la sfiducia di Berta, c’è la mancanza di affidabilità e competenza. Cadute le grandi ideologie, resta vivo in lui
l’ideale artigianale del «lavoro ben fatto»: la
convinzione che ogni compito debba essere
svolto con impegno, curando i particolari, la
puntualità, la precisione. Esattamente il contrario di quanto usano fare i nostri governanti,
tra i quali «impera la consuetudine del pressappoco», utilissima per evitare di assumersi
responsabilità, ma decisamente deleteria
quanto ad effetti concreti, per quanto riguarda
la credibilità degli enunciati e soprattutto
l’attitudine dei provvedimenti a incidere realmente sulle questioni aperte.
C’è davvero da rattristarsi leggendo considerazioni del genere, ma non bisogna pensare
che il tono del numero del «Mulino» sia tutto
di questo tenore. Per esempio Berta critica chi
«esorta a investire nell’istruzione, come se le
famiglie sapessero davvero in che modo farlo», ma la rivista si apre con un intervento
dello studioso americano David Schmidtz, che
si mostra invece assai più fiducioso circa la
possibilità di educare le persone «a compiere
scelte informate» in questo ambito. «Sono
pronto a scommettere — scrive tra l’altro —
che laddove si riscontra un’elevata quota di
studenti eccellenti, sono i genitori ad essere
responsabili del loro successo, o quanto meno
è ai genitori che gli amministratori scolastici
devono rendere conto».
A_Carioti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● S’intitola Oro
bianco. Storie di
uomini, traffici e
denaro
dall’impero
della cocaina il
libro di Nicola
Gratteri e
Antonio Nicaso
sul flagello del
traffico
internazionale
della droga
pubblicato da
Mondadori
nella collana
Strade Blu
(pagine 276,
18)

● Il magistrato
antimafia
Nicola Gratteri
(Gerace, 1958)
e il giornalista
Antonio Nicaso
(Caulonia,
1964),
entrambi
calabresi,
hanno scritto
insieme diversi
libri sul crimine
organizzato, tra
cui La mafia fa
schifo
(Mondadori,
2011) e Dire e
non dire
(Mondadori,
2012)

di Giovanni Russo

U

no dei magistrati più
esposti nella lotta alla
’ndrangheta e uno dei
massimi esperti della
storia delle organizzazioni mafiose firmano Oro bianco
(Mondadori): un quadro inedito e allarmante sul rapporto fra
le cosche calabresi e i gruppi
criminali internazionali. «Tutto inizia» in Colombia negli anni Ottanta, scrivono Nicola
Gratteri e Antonio Nicaso,
quando la ‘ndrangheta acquista le prime partite di cocaina.
In un Paese poverissimo, dove
il 13 per cento della popolazione infantile soffre di malnutrizione, il numero dei giovani
che finiscono nella rete delle
bande criminali è elevatissimo.
Dei circa 300 miliardi di dollari
provenienti dalla vendita al
dettaglio di cocaina, solo il 7
per cento rimane in Colombia.
I soldi provenienti dal traffico
della cocaina non servono infatti per lo sviluppo della società colombiana, perché il 90 per
cento del profitto è diviso fra
operatori finanziari e organizzazioni criminali.
Responsabile principale del
traffico è diventata la ‘ndrangheta, che esercita un controllo
ferreo e minuzioso su tutte le
fasi dell’operazione, contrassegnando ogni pacco contenente
cocaina con il marchio dell’associazione che ne cura la produzione. Per comunicare fra
loro, i membri dell’organizzazione usano messaggi brevissimi o fischi diversamente modulati, utilizzano nomignoli e
giri di parole, rendendo quasi
impossibile decrittare il loro
linguaggio.
La ‘ndrangheta è riuscita a
insediarsi in Perù, Bolivia, Argentina, Venezuela, Brasile,

ILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS

di Antonio Carioti

Messico, Stati Uniti, Canada,
Australia. In Africa ha stabilito
il nucleo dell’organizzazione in
Marocco: qui si sono insediate
tre grosse organizzazioni, compreso il clan Avena di Isola Capo Rizzuto, che si dividono i
proventi del traffico di droga
— una si occupa della coltiva-

Diramazioni
L’attività criminale si è
estesa dall’Europa
dell’Est all’Africa
fino all’America Latina
zione di hashish, una del trasporto e la terza della distribuzione della cocaina.
Secondo la Direzione investigativa antimafia, il nuovo Eldorado del crimine organizzato calabrese è appunto l’Africa,
dove la ‘ndrangheta agisce in
pieno accordo con i vari Stati.
L’organizzazione mafiosa non
si limita alla droga, ma gestirebbe anche il traffico di esseri

La più importante onorificenza messicana

A Sartori l’«Aguila Azteca»
Il politologo
Giovanni
Sartori
premiato dal
presidente
del Messico
Enrique Peña
Nieto con
l’onorificenza
«Aguila
Azteca» (Foto
Benvegnù Guaitoli)

La più alta onorificenza che il Messico possa attribuire a un cittadino straniero, l’Aguila Azteca. E ad indossarne
il collare è stato ieri Giovanni Sartori —
fiorentino, classe 1924 —, studioso di
fama mondiale, docente di Scienza
politica all’Istituto «Cesare Alfieri»
dell’Università di Firenze e Albert
Schweitzer professor in the Humanities
alla Columbia di New York, fondatore
nel 1971 della «Rivista italiana di scienza politica» nonché editorialista del

«Corriere della Sera». A consegnare
l’Aguila al professore è stato il presidente del Messico Enrique Peña Nieto,
in visita in Italia, il quale ha presenziato
alla cerimonia nella sede dell’ambasciata messicana a Roma. Gran parterre
e posti in piedi per ascoltare la lectio di
Sartori, che ha parlato di fronte a un
pubblico di amici ed estimatori, tra cui
i due ex presidenti del Consiglio Giuliano Amato e Lamberto Dini.

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umani; avrebbe il monopolio
del «coltan», una miscela di
minerali, di cui è ricco il Congo, utilizzata dall’industria delle nanotecnologie; mentre in
Kenya e Somalia controllerebbe lo smaltimento di sostanze
tossiche. In Sudafrica, viceversa, parenti degli ‘ndranghetisti
della Locride gestiscono ristoranti ed hotel di lusso, copertura ideale per traffici illeciti.
La capacità di penetrazione
delle cosche calabresi ha raggiunto livelli allarmanti anche
in Europa: in Germania in almeno dieci dei sedici Länder
sono andati a vivere i rampolli
delle principali famiglie della
Locride e del crotonese, che
hanno investito grandi somme
di denaro soprattutto nel settore alberghiero e immobiliare.
Ma anche Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo
e Francia non sono immuni dal
contagio — per non parlare dei
Paesi dell’Est: Bulgaria, Croazia, Ucraina e Russia —. Non
solo vengono utilizzati i porti
di Rotterdam e Anversa per far

entrare la cocaina in Europa,
ma la ‘ndrangheta ricicla il danaro ricavato dal narcotraffico
grazie a massicci acquisti di
immobili in Polonia, nei Paesi
baltici e in Irlanda. Quanto alla
Svizzera, si sta assistendo a un
vero e proprio fenomeno di colonizzazione.
L’inchiesta condotta da Gratteri e Nicaso dimostra che la
‘ndrangheta è ormai diventata
una holding transnazionale in
grado di confrontarsi con le
maggiori organizzazioni criminali internazionali, come i cartelli della droga colombiani e
venezuelani, perché è riuscita a
mettere le mani sul controllo
della distribuzione europea
della cocaina. Il suo mercato
non conosce crisi e non è più
riservato ad un consumo di élite, ma è diventato uno «sballo»
di massa, si afferma in Oro
bianco: un libro che si raccomanda non solo per la serietà
ed il rigore della ricerca, ma anche per la capacità di scrittura
degli autori.
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46

SPETTACOLI

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

L’annuncio
Giovanna Ralli:
«Ho compiuto 80 anni
È tempo di ritirarsi»

«Anche se sono coetanea di Sophia Loren, anzi più piccola di 4 mesi,
io gli 80 anni li ho già compiuti e così mi ritiro». Così una commossa
Giovanna Ralli (foto) ha annunciato al Festival di Taormina il suo ritiro
dalla carriera di attrice. Nata a Roma il 2 gennaio 1935, diretta dai più
grandi registi del cinema italiano, l’attrice ha ricevuto un premio alla
carriera al Teatro Antico di Taormina. Parlando dei suoi registi di
riferimento ha spiegato: «Da Rossellini ho imparato moltissimo,
Scola è stato un grande maestro nel dirigere gli attori, mentre a
Garinei e Giovannini devo tutto per il teatro e fecero scrivere per me
la canzone “Domenica è sempre domenica”, sigla del Musichiere».

Il talk di Santoro
«Servizio Pubblico», addio in diretta da Firenze
Dopo oltre 100 puntate, «Servizio Pubblico» chiude le trasmissioni.
L’ultimo appuntamento con il programma condotto da Michele
Santoro, partito il 3 novembre 2011, sarà trasmesso dopodomani in
diretta da Firenze. Tra gli ospiti della serata Marco Travaglio, Vauro,
Franco Battiato, Nicola Piovani, J-Ax, Alba Parietti, Maurizio Landini.
Santoro ha annunciato una «sorpresa clamorosa», alludendo alla
presenza del premier Renzi. «Se decidesse di affacciarsi in questa
piazza — ha detto il conduttore —, saremmo felici di ospitarlo».

Il caso
L’abitazione
di Albertone
e le battaglie
giudiziarie
Se chiedete a un romano
come si chiama il piazzale che
domina all’alto l’incrocio tra via
Cristoforo Colombo, viale delle
Terme di Caracalla e via Druso,
nessuno risponderà piazzale
Numa Pompilio. Per tutti quella è la collina di Villa Sordi.
Avrebbe compiuto 95 anni ieri
Albertone, scomparso nel
2003, e per la prima volta in
quella casa è entrata la stampa.
Con Carlo Verdone (consigliere
della Fondazione Alberto Sordi
per i giovani) in veste di cicerone d’eccezione.
All’ingresso la Fiat 124 azzurrina parcheggiata accanto al
monumento equestre a Nestore, al piano terra i saloni con le
pareti cariche di quadri (ma i
più preziosi, i tre De Chirico,
sono ora alla Galleria Nazionale di Arte Moderna) e sculture
acquistati su consiglio dell’amico antiquario Apolloni,
sopra la barberia allestita come
un camerino di un grande teatro, dove le immagini dei Papi
incrociano i quadri di Maccari
e Zavattini e il dipinto con
Francesco Totti. E poi, il guardaroba ordinato come un archivio, lo studio, la sala pranzo,
ospiti fissi fino agli Anni 70 Fellini e Masina, Scola e Monica
Vitti e tanti cardinali. E, ancora,
la camera da letto, insieme lussuosa e monacale. Sotto, nel
cuore della villa, la meraviglia
del teatro con le sculture allegoriche di Ceroli e il soffitto di
stucchi a forma di pellicole.
L’occasione per la visita è la
presentazione delle iniziative
della Fondazione Museo Alberto Sordi (presieduta dall’ex magistrato Italo Ormanni) per riaprire la dimora e trasformala in
«museo interattivo» a disposizione del pubblico.
«La tutela del patrimonio
materiale e immateriale di Sordi è un dovere morale e culturale, non solo per rispettare le
sue volontà testamentarie ma
per il Paese» ha detto il ministro del Mibact Dario Franceschini. Oltre i tre De Chirico al-

2

ROMA

1

3

I segreti di Villa Sordi
La Fondazione vuole trasformarla in «museo interattivo»
Ma 37 parenti hanno impugnato il testamento dell’attore

Sala da barba
Carlo Verdone,
64 anni, nella
sala da barba
di Villa Sordi,
dove ha girato
«Alberto
il grande!»

la Gnam, dice, «abbiamo messo vincolo su oltre duecento
oggetti della casa».
Una «fortezza» dice Verdone. «Tanto Alberto si dava all’esterno, quanto qui si difendeva come un monaco. Tutto
perfetto, metodico: pranzo e

cena a orari fissi. Staccava la
spina: questa casa era inviolabile, si stava in penombra, la
luce non passava mai. “Perché
non apri le finestre?” gli domandavo. “Mi si rovinano i
quadri”, rispondeva».
Le minacce oggi non sono i
bagni di folla ma due cause legali che potrebbero interferire
con i necessari restauri (il rifacimento del tetto su tutti).
Quella penale a dieci persone,
tra cui il factotum dell’attore
Arturo Artadi, accusate di circonvenzione d’incapace ai danni della sorella Aurelia, morta
nell’ottobre 2014 («Era la custode della casa» racconta Verdone, «viveva per Alberto»). Il 7
luglio si deciderà se andare a
processo. E la causa civile, avviata dai 37 parenti (discen-

denti dei genitori di Sordi, Pietro e Maria Righetti) per contestare la validità del testamento.
Prima udienza in settembre.
Uno spettro che l’avvocato della
Fondazione, Felice D’Alfonso
Del Sordo esorcizza. «Non ci
saranno ingerenze dal punto di
vista processuale. C’è una vulgata secondo cui la signorina
Sordi non era in grado di intendere e di volere. Non è vero e
non è mai stato provato».
Dopo «tanta cronaca nera»,

Meraviglie
Verdone mostra le
ricchezze della dimora
Il ministro Franceschini:
patrimonio da tutelare

Verdone vuole parlare d’altro.
Del teatro che non fu più utilizzato dal 1972, anno della morte
di Savina, la «sorella forse prediletta», ma fece in tempo a
ospitare una serata leggendaria
con Jack Lemmon e Walter
Matthau. Della poltrona nello
studio su cui leggeva i copioni
(se non gli piacevano li sbatteva per terra e i domestici salivano a prenderli per bruciarli),
dell’arena che sarà allestita nel
piazzale dal 27 giugno per proiettare i suoi film. L’eredità più
importante dice Verdone, è
quella di «una maschera ancora più grande di Rugantino».
Che dalla guerra, alla ricostruzione, al boom ha raccontato
come eravamo.
Stefania Ulivi

Le stanze
1 Il teatro
di Villa Sordi
dove si
tenevano
spettacoli e
proiezioni. Non
fu più usato
dopo il 1972,
anno della
morte della
sorella Savina
2 Lo studio
dell’attore. Su
quella poltrona
leggeva
i copioni.
Sul caminetto
una parte
dei numerosi
premi vinti
3 La camera
da letto di
Sordi. Lì
l’attore, grande
tifoso della
Roma, ascoltava alla radio le
partite, sdraiato sul letto

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dieci concerti insieme a settembre

Morandi-Baglioni, la strana coppia: siamo il pupo e il secchione



Gianni
ricorda
sempre che
ha condotto
Sanremo,
un giorno
dovrò farlo
anch’io
Claudio
Baglioni

Dieci concerti insieme,
dal 10 al 22 settembre al Centrale Live del Foro Italico, e un inedito a doppia firma, Capitani
coraggiosi, in rotazione radiofonica da oggi. Ma a vedere l’intesa che c’è fra Claudio Baglioni
e Gianni Morandi durante la
presentazione a Roma —
scambi di battute, sfottò, vecchi ricordi, e un assaggio del live da C’era un ragazzo a Strada
facendo — non si fatica a credere che l’incontro prenderà
strade inaspettate.
«Ci sono richieste per una
diretta televisiva — ammettono Morandi/Baglioni — ma è
da valutare dove, e come proporla. Più probabile sia fatta da
Roma, che non dall’Arena di

ROMA

Verona come si sente dire». Rilancia Morandi: «Milano è la
prima possibilità, ma non mi
spiacerebbe sbarcare anche all’estero. Quando ci siamo esibiti a Malta con Riccardo Cocciante ci hanno applauditi in
150.000. Metà popolazione».
«In pratica vuoi fare il viaggio
di nozze», ironizza Baglioni (e
le gag vanno avanti a ripetizione, compresa l’autodefinizione
«il pupo e il secchione» data
dal cantautore romano: il secchione).
A Cocciante avevano pensato, a voler costruire un trio. «E
alla Pfm, ma saremmo stati
molti di più», puntualizza Baglioni. Alla fine la scena è per
loro due, protagonisti assoluti

di «un grande happening, una
festa popolare insieme al nostro pubblico formato dai veri
capitani coraggiosi. Quelli che
con 1.300 euro al mese affrontano la vita. Non siamo noi a
incarnare il titolo del romanzo
di Kipling. Ma in questi momenti di confusione c’è bisogno di guide che indichino la
strada e ci aiutino a capire».
Così, felici su un bolide (di Baglioni) che schizza via superando montagne e per strade
impervie appaiono nel video
che accompagna il singolo, girato in Umbria.
Domanda rituale per una
«nuova coppia»: il primo incontro? Baglioni: «Dopo un
provino alla Rca nel 1969, Mo-

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randi che era già un gigante si
rivolse a me: “Ehi, signora Lia”.
Credo di non averglielo mai
perdonato». Adesso però è stato Morandi a non mollare la
presa: «Claudio voleva annullare tutto. Lui è così. Ci pensa,
ci ripensa». Gianni social/
Claudio riservato; Gianni il
cuore/Claudio la testa. Diversi,
e non per copione. Ci giocano
su, con Baglioni che dà la pennellata: «Andiamo da Fabio Fazio e Gianni gli ricorda: “Collega, noi abbiamo condotto Sanremo”. Stessa frase con Carlo
Conti. E io sempre all’angolo.
Prima o poi quell’esperienza
dovrò farla pure io...».
Laura Martellini
Sorrisi Gianni Morandi (70 anni) e Claudio Baglioni (64)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015

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SPETTACOLI

47
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Il palinsesto

I generali della tv a pagamento sbarcano al Festival di Taormina per
annunciare che Sky, d’estate, non va in vacanza. Da una parte le
grandi serie televisive su Sky Atlantic, dall’altra l’offerta su Sky On
Demand, cui usufruiscono 1 milione e 600 mila «abitazioni», un
terzo degli abbonati Sky. Lo ricorda il responsabile Giovanni Uboldi.
Tra gli highlights: Dragon Trainer 2, Apes Revolution-Il pianeta delle
scimmie, I guardiani della galassia, Hercules il guerriero e Un Natale
stupefacente. Il palinsesto fai da te senza vincoli di orario
comprende 1000 film, con otto dei dieci maggiori incassi del 2014,
che salgono a 3000 con sport, documentari, arte e serie tv. E qui si

Sky e i nuovi serial:
Farrell e Bernal
tra i divi dell’estate

Il fenomeno

di Paolo Mereghetti

apre l’anomalia di Sky rispetto alle reti generaliste solitamente
«chiuse per ferie». Antonio Visca direttore di Sky Atlantic cala il suo
tris d’assi: la seconda stagione di True Detective (dal 22 giugno) con
un nuovo cast, Colin Farrell (detective diviso tra bene e male); Vince
Vaughn (criminale che rischia di perdere il suo impero); Rachel
McAdams (detective poco incline al compromesso). Poi Mozart in
the Jungle (dal 14 luglio), con Malcolm McDowell e Gael Garcìa
Bernal (foto) direttori d’orchestra rivali a New York. E dal 5 agosto la
seconda stagione di Masters of Sex. (V. Ca.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tutti pazzi per «Jurassic World»
Il merito è (solo) dei dinosauri
Stregano i bambini, divertono gli adulti: record mondiale di incassi al debutto

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La saga

Gli altri

● Quarto
capitolo della
serie, «Jurassic
World» con un
budget di oltre
150 milioni di
dollari, ha
incassato 511
milioni di
dollari nel
mondo (in Italia
5,5 milioni di
euro)
● Protagonista
l’americano
Chris Pratt
(35 anni,
a destra), già
stella in un
altro
blockbuster:
«Guardiani
della galassia»

tri blockbuster estivi, tutti affidati a emeriti sconosciuti o
quasi: Alan Taylor (Terminator:
Genisys), Josh Trank (I fantastici quattro) e Christopher
McQuarrie (Mission: Impossible – Rogue Nation).
Ben altro evidentemente è
all’origine del successo plane-

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tario di questo film, che oltre
ad aver sbancato il botteghino
statunitense (182 milioni di euro nel weekend), ha ripetuto
l’exploit praticamente ovunque
abbia esordito, dalla Cina (89
milioni di euro) al Regno Unito
(più di 23 milioni) all’Australia
(11) fino all’Italia che con 5 mi-

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lioni e 581 mila euro ha battuto
il solleone e la presunta disaffezione nazionale per il cinema
d’estate.
Certo, ad attirare tutti quegli
spettatori non è stato certo il
muscoloso e occhiceruleo
Chris Pratt, che già aveva vestito i panni di Peter Quill nel for-

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mondo al
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Interpreti
e traduttori

iente male per un regista
quasi esordiente: 511 milioni e 800 mila dollari
nel primo weekend (pari a 455
milioni e 644 mila euro) sono il
risultato migliore di tutti i tempi per un film, il primo al mondo a infrangere la barriera dei
500 milioni di dollari in tre
giorni.
È l’incasso di Jurassic World,
quarto appuntamento cinematografico (a quattordici anni
dall’ultimo) ispirato al romanzo Jurassic Park di Michael Crichton, portato per la prima volta al successo da Spielberg nel
1993. A dirigere l’attesissimo
sequel il quasi sconosciuto Colin Trevorrow, regista fino a ieri di un documentario, di un tvmovie e di un solo film (Safety
Not Guaranteed) prima di vedersi affidata una produzione
da 150 milioni di dollari.
Ma oggi Hollywood è così sicura delle sue «macchine da
soldi» che il peso del regista diventa l’ultima delle preoccupazioni. Come confermano gli al-

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tunato Guardiani della galassia (772,8 milioni incassati nel
mondo, oltre 685 milioni di euro) e il cui statuto d’attore è ben
lontano dall’essere quello di
una star (soprattutto al botteghino).
Piuttosto a far breccia in un
pubblico di adolescenti è stato
il fascino sempiterno dei dinosauri, che proprio in questo
film raccolgono un’involontaria glorificazione: contro il temibile ma inventato Indominus Rex, frutto della manipolazione genetica, i cari «vecchi»
tirannosauri e velociraptor
(con la new entry di un mosa-

511 milioni di dollari
Un abbraccio redditizio
tra consumismo,
show ed elaborazione
della paura
sauro) ristabiliscono una specie di gerarchia «naturale» della preistoria, arrivando a salvare l’uomo dai suoi peggiori incubi.
Proprio come fanno i dinosauri giocattolo che a partire
dal marketing a tappeto del
primo Jurassic Park hanno
conquistato un loro insostituibile posto nelle fantasie fanciullesche. Unendo nel più redditizio degli abbracci, spettacolo, consumismo ed elaborazione della paura.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Martedì 16 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 16 Giugno 2015



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Risponde Sergio Romano

LE AMBIZIONI FRUSTRATE
DELL’ITALIA IN EUROPA

Caro Romano, proprio in
questi giorni si festeggiano gli
800 anni della Magna Charta,
un atto di concessione del re
Giovanni Senza Terra con il
quale riconosceva e regolava i
rapporti con i sudditi:
documento storico
preziosissimo e dall’enorme
valore simbolico. È giusto
considerarla la madre di tutte
le Costituzioni e
probabilmente l’inizio della
democrazia?
Michele Massa, Bologna
La Magna Charta fu un interessante documento dell’era
feudale. Ne celebriamo l’ottocentesimo anniversario perché
in tempi più recenti fu molto
usata per dimostrare che le radici della libertà, in Inghilterra,
erano antiche. Le segnalo che
negli scorsi giorni sono stati
scoperti i nomi di due degli
amanuensi che trascrissero le
quattro copie originali tuttora
esistenti. Le copie erano destinate alle maggiori cattedrali inglesi: una circostanza che dimostra, secondo gli studiosi,
quanto il clero fosse interessato a un documento che limitava
considerevolmente il potere
del re e, come ha ricordato
Marco Ventura sul Corriere del
15 giugno, prometteva alla
Chiesa che le sue libertà non
sarebbero state violate.

● Il sale sulla coda

di Dacia Maraini

La fuga dei migranti
e le possibili soluzioni

LETTERE
AL CORRIERE

MAGNA CHARTA
Radici della libertà

49

Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579

@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it

La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Da Londra a
Caracas, tutti
nudi in bici
contro le
emissioni delle
auto e i problemi
legati al traffico.
Siete d’accordo
sulle modalità
dell’evento?

Mi potrebbe spiegare in virtù di quale delega
Germania e Francia negoziano la vicenda della
Grecia a nome di tutta l’Ue, coinvolgendo Paesi
come il nostro, le cui banche erano pochissimo
implicate nel debito di quel Paese ed estranei
alle vendite forzose di navi militari, sempre
francesi e tedesche, che negli scorsi anni
avevano condizionato l’erogazione di nuovi
prestiti? La stessa domanda vale, ovviamente,
anche per le decisioni che concernono austerity,
sanzioni alla Russia ed ogni altro
provvedimento comunitario, sino a dettare il
comportamento da tenere nell’affondamento
del naviglio dei trafficanti di esseri umani e
nella gestione di questi ultimi che ci colpisce
direttamente e il cui incremento geometrico di
questi giorni è da ascrivere principalmente al
maldestro intervento in Libia disposto (contro i
nostri interessi) dal governo francese?
Enrico Comelli
enrico.comelli@fastwebnet.it
Caro Comelli,
ei solleva problemi diversi, ma collegati
dal rammarico che l’Italia, nelle tre vicende da lei citate, sia costretta ad accettare il
ruolo dominante di altri Stati: l’asse franco-tedesco nel caso dei negoziati con la Grecia, la
politica degli Stati Uniti nel caso delle sanzioni
adottate contro la Russia dopo la crisi ucraina,
l’asse militare franco-inglese nel caso delle operazioni militari contro la Libia nel 2011. Questa
relativa «marginalità» è sempre stata, sin dalla
nascita della Repubblica, una delle maggiori preoccupazioni della diplomazia italiana. Siamo riusciti a fare parte del G6 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Stati Uniti), divenuto più
tardi G7 e G8. Ma non siamo mai riusciti a forzare
la porta dell’asse franco-tedesco. Vi provò, all’inizio degli anni Ottanta, Emilio Colombo, allora
ministro degli Esteri, quando puntò, con l’aiuto
di Hans-Dietrich Genscher, responsabile della
politica estera della Repubblica federale, sulla

L

SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri



73%
27%

creazione di una sorta di asse italo-tedesco. Ma i
risultati furono più formali che sostanziali. Possiamo esserne spiaciuti e cercare di modificare
questo rapporto ineguale. Ma non dovremmo
mai dimenticare, nemmeno per un momento, le
ragioni della distanza che ci separa dal Paese, la
Francia, a cui spesso rimproveriamo di avere un
prestigio e un ruolo immeritati. Vi è anzitutto
l’economia. I conti francesi, da qualche tempo,
non sono in buone condizioni, ma il prodotto interno lordo francese supera di sei mila miliardi
quello italiano e il suo debito pubblico è considerevolmente inferiore al nostro.
Vi è in secondo luogo il profilo militare dei due
Paesi. La Francia è una potenza nucleare e ha un
bilancio della Difesa che è grosso modo il doppio
di quello dell’Italia. In tutte le questioni che concernono la sicurezza in Europa, nel Mediterraneo
e nel vicino Oriente, la Francia, per le altre potenze, è un interlocutore obbligato. L’Italia ha cercato di riscattare la propria immagine accettando
con grande diligenza compiti non indifferenti in
Libano e in Afghanistan. Ma non giova al suo governo essere continuamente guardato a vista da
forze politiche e gruppi sociali che sembrano
credere nel valore taumaturgico di un articolo
della Costituzione sul ripudio della guerra.
Vi è infine il problema istituzionale. Entrambi
i Paesi hanno un politica litigiosa e incline agli
scandali, ma la Francia ha una costituzione che
assicura la stabilità dell’Esecutivo e gli garantisce
i poteri necessari per assumere impegni di lungo
respiro. L’Italia sa da più di trent’anni che la sua
costituzione è invecchiata e che ha bisogno di un
radicale bucato. Ma nessun governo, sinora, è
riuscito a scavalcare le barriere elevate da coloro
che preferiscono un potere spezzettato e inefficace. In queste condizioni l’Italia continua a mandare in giro per il mondo un presidente del Consiglio e un ministro degli Esteri che non hanno i
poteri dei loro naturali interlocutori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

No

HILLARY CLINTON
Il ruolo della Russia

La domanda
di oggi

Nel discorso inaugurale della
sua campagna elettorale
Hillary Clinton mette sullo
stesso piano Russia,
Corea del Nord e Iran, anzi cita
la Russia come nemica per ben
tre volte. I competitori
repubblicani accusano
l’attuale amministrazione
americana di essere troppo
tollerante con Putin. La mia
sensazione è, che vincano i

Il presidente
della Bce, Mario
Draghi sul
possibile default
della Grecia:
abbiamo tutti gli
strumenti per
gestire la
situazione al
meglio. Siete
ottimisti anche
voi?

democratici o i repubblicani,
che sta tornando il clima della
guerra fredda: un nemico
comune unisce più di ogni
altro programma.
Gli Stati Uniti si sono
indeboliti a tal punto?
L’Europa continuerà succube
a farsi imporre la politica
estera da oltre oceano,
politica estera che sta creando
danni enormi alla sua
economia?
Roberto Bellia, Vermezzo

PENSIONI D’ORO
Ente privato

MONETA UNICA
Troppo tardi

Dopo l’avvocato comunale con
pensione di 651 mila euro, e il
direttore generale Tim con 91
mila euro mensili, mi chiedo:
Esiste un ente assicurativo
privato in grado di garantire
tali prestazioni fino a termine
vita ed oltre per eventuale
percentuale di reversibilità?

Prima dell’entrata in vigore di
una moneta unica, l’Europa
avrebbe dovuto dotarsi di un
sistema fiscale e previdenziale
omogeneo, per evitare
squilibri finanziari e le
drammatiche conseguenze di
cui la Grecia purtroppo non
sarà l’unico esempio.

Antonio Trabattoni

Mauro Zonta

Sesto San Giovanni

mauro.zonta@hotmail.com

È

facile dire a chi arriva dal mare
rischiando la vita: siete troppi,
andatevene! Ma dove, come, quando?
Bisogna avere delle idee ragionevoli per
risolvere un problema così macroscopico.
Uno spostamento di popolazione di tale
entità non tocca solo il Paese dove approdano
inizialmente le masse in fuga, ma tutto il
Continente. Siamo di fronte a un esodo
biblico che non finirà presto. L’Europa è un
giardino privilegiato, dove c’è pace e lavoro:
milioni di persone scappano dalla guerra e
dalla mancanza di lavoro. Qualcuno ribatte:
anche qui i giovani fuggono per mancanza di
lavoro. Sì ma sono pochi, privilegiati e
cercano lavoro da professionisti. Non è il
lavoro manuale che manca da noi. Tanto è
vero che fabbriche e aziende, nonostante il
rifiutino dello straniero, finiscono per
accettarne una certa quantità, purché lavori a
costi bassi, senza protestare e senza
pretendere.
Ma quali le soluzioni? 1) La più semplice e
brutale: appena si avvicinano con le loro
barche strapiene, ributtarli in mare. Ma
siccome cercherebbero di raggiungere la riva
anche a nuoto, siamo pronti a sparare loro
addosso? 2) Affondare le navi al largo
lasciando che affoghino tutti. Il
respingimento vuol dire questo: strage di
massa. 3) Andare a bombardare le barche
nei porti libici. Sarebbe come invadere un
Paese straniero, ovvero dichiarare guerra,
con tutte le conseguenze del caso. E poi: chi
impedirebbe ai trafficanti di riempire le
barche di emigranti, per dimostrare al
mondo la criminalità degli occidentali? 4)
Andare a convincere Paesi in guerra, in
mano a terroristi che tagliano la gola a chi
non la pensa come loro, che dovrebbero
smettere di favorire l’esodo. Ma davvero
qualcuno crede di convincerli? 5) Andare nei
Paesi non in guerra e creare attrattive per i
fuggitivi, impiantando aziende agricole,
costruendo strade, scuole, ospedali. Sembra
la soluzione più ragionevole, anche se non
facile. Ma se l’Europa si impegnasse con
spirito lungimirante, si potrebbe fare. Ci
vogliono investimenti, certo, ma non
costerebbe più di quanto già ci costa
l’accoglienza. A me sembra il solo modo di
trattenere quelli, e sono tanti, che non
scappano dalla guerra ma dalla fame. Gli
altri, i rifugiati politici, si potrebbero
distribuire fra i Paesi europei, secondo
criteri di giustizia, ma col proposito, appena
pacificati i loro Paesi, di farli tornare a casa.
Dando però loro, nel frattempo, il permesso
di soggiorno per farli lavorare in regola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

INTERVENTI E REPLICHE
Omicidio stradale, norme anti-pirati
L’approvazione in Senato della legge sull’omicidio
stradale colposo, con aumento delle pene anche per
le lesioni personali stradali colpose, è un importante
passo in avanti verso la repressione più dura di
questi delitti. Con tale riforma l’area del delitto su
strada commesso per «colpa» viene presidiata con
pene detentive da 7/8 a 10/12 anni di reclusione a
carico del drogato o dell’ ubriaco che si mette al
volante, o di chi guida a velocità elevata, cagionando
la morte di una persona, fino a 18 anni in caso di
morte di più persone, pene ulteriormente aumentate
in caso di fuga del conducente. In attesa
dell’approvazione definitiva della nuova legge da
parte della Camera occorre ricordare che, per gli
omicidi stradali di particolare gravità già esiste nel
nostro ordinamento la figura, elaborata dalla dottrina

e dalla giurisprudenza, del delitto di «omicidio con
dolo eventuale», punito come omicidio volontario
con la reclusione non inferiore a 21 anni. Esso si
registra quando chi agisce si rappresenta come
seriamente possibile, ma non certo, il verificarsi
dell’evento mortale quale conseguenza della propria
azione, ma «accetta» che esso possa verificarsi,
decidendo di agire «costi quel che costi». Ed è
appunto con l’imputazione di omicidio volontario con
dolo eventuale che la Procura della Repubblica di
Roma sta procedendo contro gli autori dell’incidente
in cui è morta la filippina Corazon Abordo Pereze.
Deve dirsi, tuttavia, che la presenza dei nuovi, più
elevati livelli sanzionatori impone altrettanto forti
strumenti processuali di immediata repressione. Qui
siamo di fronte a pericolosi criminali, i quali,
disprezzando la vita degli altri, rischiano anche la
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propria e questi pirati della strada sono tanto più
pericolosi in quanto spesso sono recidivi ed è
illusorio pensare che possa fermarli la sospensione
della patente in attesa della sentenza definitiva. Se
questo è vero, per neutralizzarli ed impedire loro di
provocare altri incidenti gravissimi basterebbero
pochi ma decisivi interventi normativi quali: l’arresto
obbligatorio nella flagranza «prolungata»(48 ore)
che la legge già prevede per l’arresto dei delinquenti
degli stadi, onde dar modo alla polizia di indagare e
catturarli; la custodia cautelare obbligatoria in
carcere; il processo per direttissima senza possibilità
di ricorrere al rito abbreviato o al patteggiamento. Per
salvare altre vite innocenti, è necessario —
letteralmente — togliere costoro dalla circolazione
per tutto il tempo della condanna.
Nicola Ferri, nicola-ferri@libero.it

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