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La.Gazzetta.Dello.Sport.16.06.2016.By.PdS .pdf



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martedì 16 giugno 2015 anno 119 - numero 140 euro 1,50
www.forst.it

www.gazzetta.it / GazzettaTv canale 59

LA CASA DELLA

COPA AMERICA

LE MOSSE DEI CAMPIONI D’ITALIA

Juve, mani su Witsel
Zaza-Berardi, ci siamo

MESSI ALL’ASSALTO
DEL MURO GODIN
LO SHOW DI NEYMAR
CONQUISTA TUTTI

Sprint per il centrocampista belga e ora si tratta
col Sassuolo per le punte. Giovedì vertice per Tevez

Brasile ok: 2-1. Ecuador-Bolivia 2-3
Oggi su GazzettaTv Paraguay-Giamaica
(23) e Argentina-Uruguay (1.30)

LAUDISA, PESSINA, A. RUSSO A PAGINA 8

COMINCIA L’ERA MIHAJLOVIC

MILAN
ATTACCO
TOTALE

Neymar, 23 anni, festeggia l’1-1 parziale col Perù
CONTICELLO, DI FEO, IANDIORIO, RICCI PAG. 16-17-18-19-21

IL COMMENTO di Alessandro de Calò
25

Il nuovo tecnico oggi
a Milanello mentre
si lavora per affiancare
Ibra e Luiz Adriano
a Jackson Martinez

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

14

GINEVRA ORE 20.30

Italia, amichevole
ma non troppo
Battere il Portogallo
conta per il Mondiale
ELEFANTE, LICARI, VERNAZZA
ALLE PAGINE 14-15

1Inter, doppio derby per Kondogbia e Imbula. E
MERCATO:
resta in pressing su Salah 1Il Napoli alza l’offerta
LE TRATTATIVE per
Allan: ora è più vicino 1Bologna: idea Pellè
DEL GIORNO
1Panchine: oggi Giampaolo sbarca ad Empoli
10

29

PROGETTO FINALE

CAOS RUGBY

DA NON
PERDERE

Parola di Pallotta
Coppa del Mondo 1 Di Biagio in Gazzetta
lancia l’Under 21
«Col nuovo stadio
scoppia la guerra
l’Europeo»
la Roma diventerà azzurri-Federazione «Scaliamo
BIANCHIN, D’ANGELO A PAGINA 22
un club mondiale»
per i compensi
PUGLIESE A PAGINA 10

9 771120 506000

L'ARTICOLO A PAGINA 25

Da sin. Zlatan
Ibrahimovic,
33 anni,
Jackson
Martinez, 28
anni, e Luiz
Adriano, 28

BREGA,
GRANDESSO,
LAUDISA ALLE
PAGINE 2-3

50 6 1 6>

CON NEY IL CALCIO È ARTE
Lui e altri dieci. Il tema è semplice. Prima della
partita con la Seleçao l’attaccante peruviano
Paolo Guerrero, capocannoniere dell’ultima
Copa America, aveva ricordato - leggermente
infastidito - che il Perù affrontava il Brasile. Il
Brasile, non Neymar. Sbagliava. Basta averlo
visto, quel match. Neymar ha fatto tutto. Ha
firmato il gol del pari, ha centrato una traversa
e infine, sulla linea del traguardo, ha portato a
casa la vittoria mandando in gol Douglas Costa.

w

IL ROMPIPALLONE
di GENE GNOCCHI
Svolta nella campagna
acquisti dell’Inter.
Thohir ha comprato
un gratta e vinci.

ARTURI, BUONGIOVANNI PAG. 25-29

PITTI UOMO
SPECIALE
TUTTI I
COLORI
DELL’ESTATE

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2 Nba: Golden State sul 3-2
ha l’anello nel mirino
LeBron: «Ma io numero 1»
ORIANI A PAGINA 31

3 MotoGP Super Yamaha
Il duello Lorenzo-Vale
all’esame di «olandese»
IANIERI A PAGINA 27

23

L’INTERVISTA

Zeman: «Ciao A, a Lugano
cerco un’altra isola felice»
DI CARO A PAGINA 23

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Primo piano R Uragano rossonero

2

LUIZ IN CIFRE

Il tridente d’oro
strega il Milan

VALUTAZIONE

5

milioni

INGAGGIO

Ha in pugno Jackson
aspetta il sì di Ibra
e tratta Luiz Adriano

3

milioni

PRESENZE E GOL
Presenze
Gol
In campionato

21

1E’ il giorno di Zlatan: lo svedese dall’emiro, il Psg

9
In Champions

può dargli via libera. Galliani nel frattempo corteggia
il brasiliano dello Shakhtar in scadenza a dicembre

7
9
*TOCCHI PER ZONA

Carlo Laudisa

Il colore è più intenso nelle zone in cui
ci sono stati più tocchi di palla

MILANO

ATTACCO

litta ad oggi lo Zlatanday, ma in casa Milan c’è
frenesia per la caccia agli
attaccanti voluti da Silvio Berlusconi. In attesa che Jackson
Martinez sottoscriva il contratto con i rossoneri (in settimana
sono previste in Cile le visite
mediche propedeutiche al closing), prende sempre più quota
la candidatura del brasiliano
Luiz Adriano, a fine anno a scadenza di contratto con lo Shaktar Donetsk. Del resto l’input
del patron milanista era stato
molto chiaro nei giorni scorsi:
«Stiamo lavorando per portare
tre nuovi attaccanti a Mihajlovic». È tutto lascia credere che
il trio possa comporsi prima o
poi.

1

3

3
1

2

1

3

6

5

1

1

16

6

1

8

4

7

2

13 22 19 17

7

4

17

9

21

5 10

4

9

7

2

4

1

6

1

1

4

1

*TIRI
Media a partita

Media ruolo

Nello specchio

1,43

0,71
Dentro l’area

2,14

1,24
Da fuori area

0

0,49
*% REALIZZATIVA

64
*In Champions L.

20
Dati 2014-15
GDS

S

IL BLITZ Ieri Mino Raiola e Zlatan Ibrahimovic hanno raggiunto Dubai intorno alle 22
locali. È il motivo per cui l’atteso summit con i vertici del Psg
è stato rinviato ad oggi. Di sicuro il centravanti svedese e il
suo rappresentante hanno un
appuntamento con Nasser AlKhelaifi, il presidente del club
parigino e uomo di fiducia del-

la famiglia reale qatariota. Non
è nella prassi che l’emiro AlThani confermi i suoi impegni
in largo anticipo, ma ci sono
concrete possibilità che oggi il
prediletto Ibra riceva la chiamata per raggiungerlo nella
non lontana Doha. La questione da risolvere è ormai nota: lo
svedese ha il contratto in scadenza nel giugno 2016 e negli
ultimi tempi non ha nascosto la
sua voglia di tornare a Milano
per rivestire la maglia rossonera. Anche per questo Berlusconi in persona ha alimentato le
speranze. Ora bisognerà vedere, però, come la pensano nel
Golfo. Quello stipendio da 12
milioni di euro netti pesa relativamente nei conti del Psg,
mentre in via Aldo Rossi gli
hanno già fatto sapere che non
possono andare oltre quota 6 a
stagione. Certo, una soluzione
pluriennale potrebbe ugualmente soddisfare le parti. Prima però bisogna fare i conti
con le esigenze dell’ambizioso
Paris Saint Germain. Ecco perché questa missione può essere
decisiva.
IL CONTRATTO A Parigi devono individuare un sostituto di
primissima fascia per poter dare il via libera a Zlatan. Da tem-

IL MIO MILAN
HA BISOGNO DI TRE
ATTACCANTI FORTI,
LI STIAMO CERCANDO
SUL MERCATO...
SILVIO BERLUSCONI
12 GIUGNO 2015

po si parla del sogno Cristiano
Ronaldo, ma i paletti del Fairplay finanziario al momento
negano questa opportunità
(sempre che al Real mollino il
portoghese). In questa situazione d’attesa va messo nel
conto che l’emiro chieda alla
sua star di restare, accontentandolo con un ricco prolungamento di contratto. È un’ipotesi da mettere seriamente nel
conto. Ma potrebbe esserci anche un’evoluzione mediana,
con un rinnovo condizionato.
Poniamo, infatti, che il Psg più
avanti trovi la strada giusta per
assicurarsi un top player in

avanti. Allora potrebbero crearsi le condizioni per un effettivo via-libera al remake rossonero. È un’opzione
da tenere bene in
conto, visto e considerato che le
grandi aste nel
mercato delle big sono solo agli inizi.
IL BRASILIANO In attesa che
venga tessuta la tela per Ibrahimovic nel quartier generale
milanista proseguono i lavori
su un’altra pista cara all’a.d.
Adriano Galliani: l’ingaggio
della punta brasiliana Luiz
Adriano. Su di lui avevano
messo gli occhi da tempo anche l’Inter e la Roma, eppure il
corteggiamento milanista
sembra aver fatto breccia nei
pensieri dell’allievo di Mircea
Lucescu. Il suo contratto scade
il 31 dicembre e potrebbe così
trasferirsi a costo zero già nel
prossimo mercato di gennaio.
Ad ogni modo il Milan si sta
adoperando per anticipare i
tempi per presentare al più
presto un’offerta alla società
ucraina. Dopo le esperienze
con l’under 20 verdeoro, l’anno scorso ha trovato spazio anche nella nazionale maggiore
brasiliana: a ventotto anni ha
raggiunto un livello di rendimento apprezzabile. Ecco perché negli ambiziosi progetti
rossoneri è stato individuato
come alternativa di lusso per il
super attacco tanto caro a Silvio Berlusconi.

BRASILIANO
● Luiz
Adriano, 28, è
allo Shakhtar
dal 2007.
Ha giocato
anche con
l’Internacional
di Porto
Alegre AFP

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ma il colombiano dribbla: «Io rossonero? Voci»
1Martinez dalla Copa America fa il

vago sul Milan: «La porta non è chiusa,
come per altri». Ma è soltanto tattica...

Giulio Di Feo
INVIATO A RANCAGUA (CILE)
Twitter @fantedipicche

C

afeteros senza zucchero, Jackson Martinez
anche di più. La sconfitta, brutta e inattesa, della Colombia contro il Venezuela nel
debutto in Copa America ha
visto il promesso sposo dell’attacco del Milan giocare
soltanto otto minuti, a partita
già abbondantemente compromessa. Pekerman l’ha in-

serito per dare vivacità all’attacco e tentare il tutto per tutto, lui ha pure tentato un paio
di scatti veri ma nel tempo
medio di una fumata di sigaretta i miracoli proprio non si
possono fare. E qui i tifosi rossoneri possono già annotarsi
un dato saliente: nonostante
non fosse sostanzialmente
colpa sua, il colombiano è uno
che a perdere non ci sta mai.
Esce dagli spogliatoi con un
faccione tristissimo, parla poco. E soprattutto non parla
rossonero.

PORTE APERTE A domanda
precisa sulla sua contentezza
nell’arrivare a Milano, Martinez si mette sulla difensiva:
«Che certezze ha per dire che
arrivo a Milano? Sono solo voci, io non ne sono sicuro. Devo
ancora chiarire tantissime cose, e sono il primo che spera di
poter annunciare quanto prima a tutti quale sarà il mio futuro». Niente certezze, insomma, nonostante pare che sia
già pronta la missione dello
staff medico rossonero a Santiago per fargli le visite mediche. «L’unica certezza che
posso darvi è che non sono un
giocatore del Milan. La porta
però non è chiusa, per il Milan
così come per qualsiasi altro
club. Non ho firmato ancora
nulla, e adesso non voglio

pensare ad altro che alla nazionale».
GARA DECISIVA La quale nazionale in effetti ha bisogno
che un signor attaccante pensi
a lei, vista la prova scialba offerta a Rancagua da Falcao,
Bacca, Rodriguez e compagnia. «Contro il Venezuela è
sempre così – fa Jackson –,
ogni volta che li affronti è come giocarti una finale, sono
durissimi da fronteggiare».
Manco il tempo di respirare, e
domani al Monumental di
Santiago c’è Brasile-Colombia: «Uno scontro decisivo, da
dentro o fuori. Sia a noi che a
loro piace giocare bene e divertire la gente. La mia Colombia però deve fare gol,
contro i Vinotinto non siamo

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stati affatto concreti sottoporta». Un messaggio indiretto
anche al c.t. Pekerman, come
a dire: contro il Brasile dammi
una maglia, e ci provo io a
mettere lo zucchero nel caffè.

IL CAFETERO
Jackson Martinez, 28 anni, in maglia
Colombia alla Copa America REUTERS

LE SCELTE Pekerman deciderà
la formazione dopo l’allenamento di oggi e la carta Martinez potrebbe giocarsela: la difesa della Seleçao ha nomi di
alto livello, ma un tasso di
mazzate ben più basso rispetto al Venezuela, alla Colombia
toccheranno tante ripartenze
e quelle sono il pane di Jackson. I tifosi del Milan avranno
un motivo in più per guardarsi
la partita: al Monumental come a San Siro, il campo è lungo uguale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

ZLATAN IN CIFRE fCACCIA AL CENTROCAMPISTA

GIOCHERÀ COSÌ?
DIEGO LOPEZ

ABATE

MONTOLIVO
(Poli)

Kondogbia, è asta
ma l’Inter rilancia
Derby per Imbula

VALUTAZIONE

ANTONELLI
MEXES (De Sciglio)
ALEX
(Paletta)

3

BERTOLACCI

8

4-3-1-2
KONDOGBIA
(Montolivo)
IBRAHIMOVIC
(Bonaventura-Honda)

milioni

LUIZ ADRIANO

JACKSON M.

INGAGGIO

1Milan fermo a 25 milioni, i nerazzurri salgono a 27

12

e dietro c’è la Juve. Sul marsigliese sfida Berlusconi-ET

milioni

Matteo Brega
Alessandro Grandesso
PRESENZE E GOL

L’

Presenze
Gol
In campionato

24
19
In Champions

6
2
*TOCCHI PER ZONA
Il colore è più intenso nelle zone in cui
ci sono stati più tocchi di palla
ATTACCO

1

1

3

2

2

5

8

8

6

1

5

7

19 17

4

2

10 16

13 13 27 18

5

5 10

8 18

9

1

12 10 11 12

2

3

3

2

2

4

9

*TIRI
Media a partita

Media ruolo

Nello specchio
SVEDESE
● Zlatan
Ibrahimovic,
33 anni, è
da tre stagioni
al Psg, che lo
acquistò
dal Milan
nell’estate
2012 AFP

1,50

0,71
Dentro l’area

1,50

1,24
Da fuori area

1,33

0,49
*% REALIZZATIVA

13
*In Champions L.

20
Dati 2014-15
GDS

ultimo intrigo è ambientato in Francia: in tre
stanno seguendo Kondogbia, gioiello del centrocampo
del Monaco. Da tempo l’Inter si
era messa sulle tracce del giocatore, considerato funzionale
alla mediana di Mancini. Ma
pesanti indizi portano anche al
Milan: Galliani non ha agito di
nascosto, anzi. Si è presentato
personalmente a Montecarlo
per ufficializzare la proposta
d’acquisto rossonera, con assegno da venticinque milioni di
euro. Replica del Monaco: per
cederlo ne servono una decina
in più. E sulla scena ecco infine
comparire anche la Juventus,
che con Geoffrey renderebbe
più prezioso un centrocampo
già molto ricco (a meno che
qualche pezzo pregiato nel
frattempo non lasci Torino).
DETTAGLI Le prove più pesanti
sono così a carico dell’Inter: i
nerazzurri sarebbero ora pronti a offrire 27 milioni, mettendosi in cima alle pretendenti
(italiane). Si farebbe invece più
leggera la posizione del Milan:
non intende partecipare ad
aste, tanto più in un derby. Galliani intende semmai mettersi
in attesa e studiare le mosse altrui: non farà altri passi, non
ora almeno. (La sosta potrebbe
infatti essere strategica:
un’uscita tattica prima di un
eventuale contropiede). Vero
che Kondogbia ha sciolto ogni
vincolo contrattuale con la
Doyen ma i buoni rapporti vanno al di là delle firme: e sull’alleanza con il fondo il Milan
continua a sperare. Ciò che
concorre a mantenere qualche
titubanza in casa interista è
l’elevato ingaggio di un centrocampista di prospetto, ma considerato ancora in evoluzione.
PRECEDENTE Non è il primo
episodio di corsa a tre: si tratta
invece di un caso seriale. Il pre-

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Da sinistra Geoffrey Kondogbia, 22 anni, centrocampista del Monaco,
e Giannelli Imbula, 22 anni, centrocampista del Marsiglia EPA-AP

LA CIFRA

20

I milioni di euro spesi dal
Monaco nell’estate 2013
per pagare al Siviglia la
clausola di rescissione di
Geoffry Kondogbia
cedente riguardava Dybala, un
classe ’93 come Kondogbia.
Qui si conosce già il finale: la
Juve ha usato le armi più convincenti e Paulo ha finito per
cedere alle lusinghe bianconere. Ma anche lui si erano messe
in fila le milanesi, l’Inter era
stata la prima a farsi avanti e
l’ultima a mollare. Il Milan aveva tentato il colpo a sorpresa:
Zamparini, presidente rosanero, era stato addirittura ricevuto ad Arcore, residenza berlusconiana, per convincerlo a cedere al rossonero.
IMBULA Il prossimo caso ri-

guarderà invece Giannelli Imbula (nome di battesimo italiano perché il padre è da sempre
innamorato del calcio nostrano), altro centrocampista della
Ligue1. Imbula gioca nell’Olympique Marsiglia, dove è
arrivato nell’estate del 2013
dal Guingamp. Altre somiglianze con i precedenti casi: l’Inter
si è mossa per prima, il Milan
tenta il sorpasso. Può darsi sia
solo un gioco di rivalità, un modo per depistare gli indizi, ma è
certo che dalla sede rossonera
sia partita una richiesta di informazioni sul giocatore e sulla
valutazione del cartellino. L’Inter si è mossa tempo fa con l’entourage del giocatore per capire l’ingaggio e per avanzare
una proposta (15 milioni all’OM finora). Il Milan invece sarebbe andato direttamente dal
club francese per chiedere
quanto costa. Imbula, prima
chiesto dal Valencia (che ha sistemato la mediana con Rodrigo Caio del San Paolo), adesso
al centro di un derby. Tutto milanese, tutto rossonerazzurro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Primo piano R Uragano rossonero

Mihajlovic si tuffa
nel mondo Milan
Ma quante punte...

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

5

CERCI
27 anni, è arrivato in prestito
dall’Atletico Madrid per 18 mesi

EL SHAARAWY
22 anni, al Milan dal 2011 fra
grandi prove e tanti infortuni

HONDA
29 anni, è arrivato dal Cska
Mosca a gennaio dell’anno scorso

MASTOUR
17 anni ieri, ha trascorso l’ultima
stagione con la prima squadra

MATRI
30 anni, rientra in rossonero
dai prestiti al Genoa e alla Juve

MENEZ
28 anni, ha chiuso la prima
stagione al Milan con 16 gol

NIANG
20 anni, ritorna al Milan dopo
sei mesi in prestito al Genoa

PETAGNA
19 anni, di nuovo in rossonero
dopo i prestiti a Latina e Vicenza

SUSO
21 anni, è stato preso dal
Liverpool a gennaio di quest’anno

co, prendiamo l’attacco, su cui
peraltro si stanno concentrando gli sforzi di mercato del
club: pur eliminando dalla lista Pazzini (in scadenza) e Destro (che tornerà alla Roma e il
cui futuro è un punto di domanda), Sinisa teoricamente il
giorno del raduno si ritroverà
nove attaccanti. Cerci, El Shaarawy, Honda, Mastour, Menez
e Suso sono reduci dalla scorsa
stagione; Matri, Niang e Petagna tornano alla base dopo i

prestiti. E’ evidente come si
tratti di una situazione insostenibile, ed è altrettanto evidente che diversi di questi nomi faranno di nuovo le valigie. Resta piuttosto da capire chi se ne
andrà definitivamente e chi rimarrà agganciato al campo base con un altro prestito. Toccherà a Mihajlovic, di concerto
con Galliani, sbrogliare una situazione dove le scelte dipenderanno molto anche dal sistema di gioco di riferimento. Se

sarà 4-3-1-2 – e i profili che
cerca il Milan sul mercato fa
pensare a questo –, occorrerà
sforbiciare di netto gli attaccanti esterni; se sarà 4-3-3
qualcuno rimarrà. L’unico che
non si preoccupa probabilmente è Bonaventura, adattabile a qualsiasi ruolo in qualsiasi posizione. A proposito di
Jack: se nel 4-3-1-2 il trequartista fosse lui, sarebbe il decimo attaccante...

1Sinisa atteso in sede e a Milanello, dove troverà

ben 9 attaccanti. Inzaghi potrebbe liberarsi già oggi
Sinisa Mihajlovic, 46 anni, ultima
stagione alla Sampdoria ANSA

oggi la sua giornata non sarà
solo milanese, ma milanista: a
meno di cambiamenti dell’ultima ora, il programma prevede
ufficializzazione da par- una visita a Casa Milan e poi a
te del club rossonero sa- Milanello, per quella che è la
rà un semplice pro for- prima vera presa di contatto loma: Sinisa Mihajlovic in realtà gistico-operativa col club rosha iniziato a far parte del mon- sonero. A proposito di Inzaghi:
do Milan la sera
il Milan attende
della cena di Aruna risposta di
core a cui, il
IL NODO
Pippo in merito
giorno successi- Fra giocatori in rosa all’eventuale rivo, aveva fatto
soluzione entro
seguito la firma e rientri dai prestiti
venerdì, ma la
il
reparto
avanzato
sul contratto
faccenda do(biennale con è in soprannumero
vrebbe definirsi
opzione per la
in tempi più breterza stagione). Le scelte sul
vi. Possibile già a
Poi tutto è rimapartire da oggi.
sto ovattato per mercato in uscita
questioni di op- dipenderanno molto
SCELTE Chissà la
portunità: in dal sistema di gioco
sensazione che
ballo c’è ancora
proverà Mihajlola definizione delle sorti con- vic a entrare a Milanello dopo
trattuali di Inzaghi. Ma intanto gli anni trascorsi ad Appiano.
Sinisa, al di là delle dichiara- Di certo ci sarà da discutere, e
zioni di facciata («tra quindici molto, sulla composizione di
giorni sarò il nuovo allenatore una rosa che al momento accarossonero»), inizia ovviamente rezza nomi lussuosi, ma che ala muovere i primi passi reali al- l’atto pratico è ingolfata da un
l’interno del suo nuovo mon- numero di giocatori sproposido. Anche perché al raduno tato e ulteriormente ingrassato
manca meno di un mese. E così dai rientri dai prestiti vari. Ec-

Marco Pasotto
MILANO

L’

IN AUTUNNO DA RIZZOLI

Segreti, coppe e progetti
In libreria arriva My Way
la biografia di Berlusconi

F

ino ad ora certe cose le
avevamo solo immaginate. Al massimo sentite raccontare velocemente dal diretto
interessato, senza scendere nei
dettagli. Adesso quei dettagli ci
sono, anche perché quella che
in autunno sbarcherà in libreria
per Rizzoli in Italia (e altri paesi
europei), e per Hachette Books
negli Stati Uniti, è la prima biografia autorizzata di Silvio Berlusconi. Il titolo sarà «My Way»
(la mia strada), la firma è quella
di Alan Friedman, editorialista
del Corriere della Sera e autore
del bestseller «Ammazziamo il
Gattopardo», che con Silvio ha
condiviso oltre cento ore di intervista. Racconta l’autore:
«Quindici mesi fa, quando questo progetto ebbe inizio, gli dissi
che non gli avrei fatto sconti e
che non stavo scrivendo la storia di un santo, ma la storia di
una vita straordinaria, nel bene
e nel male».
RETROSCENA Questa è la succosa premessa. Si parla di vita,
quindi le pagine raccolgono tutti gli aspetti di Berlusconi: Friedman offre prospettive inedite
e retroscena passando dalla politica italiana ai grandi temi internazionali, ma andando a toccare anche le questioni più private, come i processi e il rapporto con le donne. E poi,
ovviamente, il Milan, uno degli
amori più grandi. Attraverso le
sue parole, ma anche quelle
Galliani e Confalonieri, vengono rivissuti nei dettagli i momenti più emozionanti, le decisioni difficili e le sfide, a comin-

Silvio Berlusconi, 78 anni BOZZANI

ciare dalla scelta di affidare la
squadra a un outsider come
Sacchi. Ci sono gli aneddoti e i
giudizi sugli allenatori e sui
campioni italiani e stranieri che
hanno fatto grande il club. C’è
la cavalcata del Milan berlusconiano, dall’elicottero che nell’86 atterrò all’Arena di Milano
al trionfo della prima Coppa dei
Campioni a Barcellona, dal buio
della notte di Marsiglia alle vittorie di Ancelotti. Ma c’è soprattutto un Milan per la prima volta visto e raccontato dall’interno dello spogliatoio, sul campo,
con le discussioni tecniche e il
confronto diretto tra allenatore
e presidente, un ritratto inedito
di Inzaghi, la storia dell’arrivo
di Mihajlovic e i progetti di Berlusconi per la squadra. Ce n’è
abbastanza per incuriosire anche i profani del pallone.
m.pas.
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6

Mondo R Storie di ex rossoneri

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

fDA ATTACCANTE A C.T.

Flop Capello
Ora l’esonero
è un affare
di stato
1Siluri dai vertici della Russia: «Squallore»

Il ministro dello sport: «Vedremo cosa fare»
Patrick Kluivert, 38 anni, c.t. di Curaçao, e a destra ai tempi del Milan, nel 1997-98

Giorgio Kudinov

«M

a come, qualcuno
ha giocato a calcio ieri?». Se non
fosse l’uomo del Cremlino a rivolgere questa domanda poco
ironica alla stampa russa si potrebbe anche riderci su, visto
che è un po’ quello che pensano da tempo i tifosi russi sull’operato di Fabio Capello e sul
gioco dei suoi ragazzi. Il problema è che stavolta l’uomo in
questione è Dmitry Peskov,
l’addetto stampa personale di
Vladimir Putin e uno dei personaggi più vicini al Grande Capo. Non solo. L’altro personaggio di spessore, Sergey Ivanov,
responsabile dell’Apparato del
Presidente, grande tifoso dello
sport russo e non a caso quindi
presente l’altra sera in tribuna,
ha definito il gioco della nazionale di Don Fabio con il termine «squallore». E non c’è due
senza tre. «Datemi qualche
giorno e vedremo cosa fare» ha
detto l’onnipotente Ministro
dello Sport Vitaly Mutko, nuovo padrone del calcio russo,
dopo il recente esonero pilota-

to del presidente della Federcalcio Nikolay Tolstykh, e finora sempre a fianco di Fabio Capello contro tutto e contro tutti.
FUTURO IN BILICO La sensazione è che stavolta il futuro di
Fabio Capello in Russia sia davvero appeso ad un filo. La brutta sconfitta casalinga contro
l’Austria ha scatenato un vero
putiferio sui media russi e nei
piani alti della politica. Si può
discutere fino alla noia sulla
mediocre qualità dei calciatori
russi, sui ritmi blandi del campionato locale e sulla mancanza dei giovani talenti in grado
di subentrare alla vecchia
guardia, ma è difficile negare
che la nazionale russa sotto la
gestione di Fabio Capello stia
deludendo oltre il previsto nel
suo modesto girone. Erano stati in tanti a chiedere l’esonero
di Capello dopo la delusione
del Mondiale brasiliano, sono
in tantissimi oggi a richiederlo.
Anzi, sono pochissimi quelli
che difendono il tecnico friulano. L’avvocato principale del
tecnico italiano è il suo blindatissimo contratto, stilato bril-

Kluivert fa felice Curaçao
Il sogno Mondiale continua
lantemente dai suoi legali. La
cifra totale è talmente importante e le clausole di rescissione sono talmente pesanti per la
parte russa, che l’esonero,
troppo evidente in un’altra situazione, diventa quasi un affare di stato. L’opinione pubblica ha già completamente sfiduciato l’operato di Fabio Capello, e poco importa se in teoria
la Russia ha ancora possibilità
di qualificarsi per l’Europeo
del 2016. A torto o a ragione,
Fabio Capello ha perso tutto il
credito che sembrava quasi infinito all’inizio di questa avventura. Il prossimo avversario
della Russia è la Svezia che è
piazzata meglio e ha nell’organico un certo Ibrahimovic. Chi
guiderà la Russia contro la Svezia? La domanda rimane aperta.

Fabio Capello,
68 anni,
è il c.t. della
Russia dal
2012: l’anno
scorso ha
prolungato
il contratto
fino al 2018
REUTERS

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A

Curaçao si fa festa. E forse molti
dei 150.000 abitanti dell’isola
caraibica inneggiano a mamma
Lidwina, perché è anche merito suo se
Patrick Kluivert ha accettato la panchina della nazionale. E quindi è anche
merito suo se ieri la squadra ha conquistato l’accesso al terzo turno delle qualificazioni nordamericane-caraibiche a
Russia 2018, salendo anche nel
ranking Fifa sino al 144o posto e superando Malta.
CINGUETTIO MONDIALE Nessuna impresa, sia chiaro, ma una delle tante
storie che il calcio può raccontare. Uno
0-0 all’andata e un 1-1 al ritorno, in rimonta dopo il gol di Marquez che aveva illuso Cuba al 5’. Curaçao ha festeggiato grazie a Papito Merencia (tiro deviato e palla dentro) poi Cuba in dieci
per l’espulsione del portiere Sanchez
ed eliminata. E il mondo lo ha saputo
anche grazie a twitter, visto che proprio con un cinguettio lo stesso ex at-

taccante del Milan e del Barcellona (oltre che della nazionale olandese, con
40 gol) ha festeggiato l’1-1 a L’Avana:
«Sììììììì, ce l’abbiamo fatta. Sono orgoglioso della mia squadra, dello staff e
ovviamente di tutti sulla mia isola...».
Il risultato ha fatto il giro del mondo,
celebrato dalla Bbc piuttosto che dalla
stampa ghanese, che non ha perso l’occasione di ricordare come a ottobre
Kluivert fosse in corsa per la panchina
degli africani. Ben più prestigiosa. Ma
lui per la prima avventura da capo allenatore (ha lavorato con Van Gaal all’Az
e nell’Olanda dove è arrivato dopo aver
vinto con il Twente Jong il campionato
riserve olandese) ha scelto l’isoletta
davanti al Venezuela seguendo il cuore
e la mamma: a marzo è stato presentato, è ancora imbattuto e ora coltiva il
sogno impossibile del Mondiale. Prossima tappa un quadrangolare al quale
si sono già qualificati Belize, Giamaica
e Haiti in attesa di Canada e Stati Uniti.
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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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8

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IL TRASFERIMENTO

L'IDENTIKIT
AXEL
WITSEL
NATO A LIEGI (BELGIO)
IL 12-01-1989
ALTEZZA 186 CM PESO 73 KG
RUOLO CENTROCAMPISTA

Inizia nelle giovanili di piccoli
club belgi come il Vottem e il
Visè, prima di essere preso dallo
Standard Liegi a 10 anni.
Qui percorre tutta la trafila fino
all’esordio in prima squadra.
Nel 2011 irrompe il Benfica e se
lo porta a casa per 9 milioni di
euro. A Lisbona rimarrà soltanto
una stagione, giusto il tempo di
veder lievitare il suo valore di
mercato. Lo Zenit San
Pietroburgo per acquistarlo
sborserà infatti 40 milioni
nell’estate del 2012.

Arriva il giorno
di Zaza e Berardi
In ballo 30 milioni
1Oggi il vertice Juve-Sassuolo: gli emiliani

sperano di tenere Domenico un altro anno

LE SUE SQUADRE

Axel Witsel, 26 anni, centrocampista belga, è allo Zenit dal 2012 ed ha un contratto in scadenza nel 2017 RAMELLA

STANDARD LIEGI
BENFICA
ZENIT

2006-11
2011-12
dal 2012

Witsel: la Juve accelera
Tevez, giovedì si decide

1Il belga dello Zenit è in pole in caso di partenza di Pogba o Vidal
Fissato il «dentro o fuori» con i manager dell’attaccante argentino
Carlo Laudisa
Luca Pessina

I

n questo lungo weekend di
passione per la Juventus
sul fronte della possibile
cessione di Paul Pogba, i dirigenti bianconeri si sono mossi
sottotraccia per bloccare uno
dei candidati più autorevoli alla successione del francese a
Torino. Marotta e Paratici si sono portati avanti su Alex Witsel. Il centrocampista belga
dello Zenit San Pietroburgo
piace da tempo ai dirigenti juventini, che hanno deciso di intensificare i discorsi con l’entourage del giocatore. L’ex Benfica ha manifestato la volontà
di lasciare la Russia questa
estate e di poter giocare la
Champions League da protagonista. Tutte condizioni che mettono la Juventus in primissima
linea nella corsa a Witsel, che
era stato cercato a lungo anche
dal Milan.
AVVERSARIE Non sono i rossoneri, però, i competitor da battere per la Juventus nella corsa
al centrocampista tuttofare. Il
Manchester United ha fatto dei
sondaggi nelle scorse settima-

ne, ma non ha ancora affondato il colpo. Sempre dalla Premier League anche Mourinho
ha espresso il suo apprezzamento per il giocatore e non disdegnerebbe averlo con sé al
Chelsea. Ma al momento i contatti con i bianconeri sono stati
proficui e il giocatore ha detto
sì al progetto juventino. Tutto
in attesa delle decisioni definitive sul fronte Paul Pogba: il
Manchester City è in forte pressing, mentre il Barcellona continua l’ammiccamento in vista
dell’estate 2016.
ALTERNATIVE BLUES I bianconeri continuano a seguire due
giocatori in casa Chelsea. Un
possibile approdo di Witsel a
Stamford Bridge potrebbe infatti aprire le porte nella corsa
a Ramires. Sempre alla corte di
Mourinho gioca Oscar. «Mi piace: è uno di quelli che può fare
la differenza anche a livello europeo. Perché non è detto che
un grande giocatore per il campionato sia altrettanto grande
in Europa», parole dello stesso
Allegri. La Juve, va detto, nega
di aver messo gli occhi sul trequartista.
IN CORSA Per il possibile ruolo

di post Pogba vengono monitorate pure le situazioni di Danilo
e De Bruyne. Il centrocampista
dello Sporting Braga, classe
1996, ha una valutazione che
va oltre i 10 milioni. Il suo cartellino è nelle mani di Jorge
Mendes, che pensa di fargli fare il grande salto, magari nel
«suo» Valencia o alla Fiorentina. Per quanto riguarda il belga, Bayern Monaco e Manchester City si sono messe in fila da
tempo, come i bianconeri. Il
Wolfsburg è pronto a rinnovargli il contratto, ma il futuro di
De Bruyne potrebbe essere lontano dalla Volkswagen-Arena.
Intanto, la Juve monitora a distanza la situazione di Kondogbia, anche se in corso Galileo
Ferraris smentiscono un imminente blitz a Montecarlo. E
sempre nel Monaco gioca un altro pallino di Allegri, il 19enne
attaccante Anthony Martial.
TEVEZ, C’È L’APPUNTAMENTO
Intanto, è stato fissato l’appuntamento con i manager di Tevez. Giovedì è il giorno del dentro o fuori, con l’Apache che
sembra davvero lontano da Torino, direzione Atletico Madrid.
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Carlos Tevez, 31 anni, s’allena con
l’Argentina alla Copa America AFP

La coppia-gol del Sassuolo Simone Zaza, 23, e Domenico Berardi, 20 IPP

Alessandro Russo

O

ggi è il giorno di Domenico Berardi e Simone Zaza alla Juventus. I due attaccanti, dopo una nuova stagione da
protagonisti col Sassuolo,
arriveranno in bianconero
con la benedizione di Massimiliano Allegri, che avrà a
disposizione due dei migliori giovani italiani, tra l’altro
in crescita e con margini di
miglioramento evidenti.
Marotta e Paratici, oltre ai
risultati sul campo, raccolgono così i frutti del lavoro
di lunga durata sui migliori
prospetti azzurri, individuati e fatti crescere prima
di riportarli in bianconero.
NUOVO INCONTRO A Milano, è in calendario un incontro tra i dirigenti della
Juve e quelli neroverdi, per
mettere il sigillo alle discussioni preliminari che vanno
avanti da qualche settimana
e dovranno concretizzare
gli accordi definiti già nello
scorso mercato estivo. Per
Zaza la Juventus metterà
sul piatto 15 milioni di euro,
mentre per Berardi i bianconeri faranno valere il diritto
di riscatto. La diplomazia è
al lavoro soprattutto per capire (e definire) se i due attaccanti resteranno in bianconero (come auspicato da
Allegri). Il Sassuolo sull’argomento è orientato a fare
le sue osservazioni e, giova
sottolinearlo, spera di trattenere Berardi almeno per
un’altra stagione. Senza dimenticare che nella definizione dell’affare potrebbero
essere inserite anche delle

contropartite. Il Sassuolo, per
esempio, potrebbe avere il prestito del gioiellino Godfred
Donsah: il 19enne ghanese, infatti, è in procinto di arrivare
alla Juventus dal Cagliari (dove quest’anno ha totalizzato 21
presenze in campionato).
BERARDI IN DUBBIO Tra i due
attaccanti, il maggiore indiziato a restare sin da subito alla
Juventus è Simone Zaza, autore di 20 reti nelle due ultime
annate al Sassuolo. Prestazioni
e gol che gli sono valse anche la
convocazione in nazionale. Da
valutare, invece, la posizione
di Domenico Berardi ancora in
bilico, indeciso se andare in
prestito e fortificare il suo percorso, oppure fare il grande
salto e sfidare la concorrenza

31

● i gol in Serie A del 20enne
Domenico Berardi. Il «gemello»
Simone Zaza, classe 1991, ha
firmato 20 reti in 64 gare di
campionato con il Sassuolo

molto agguerrita tra le stelle
dell’attacco bianconero. Berardi, che compirà 21 anni il 1°
agosto, si trova nuovamente
davanti a un bivio, proprio come lo scorso anno di questi
tempi, e potrebbe scegliere di
restare ancora in Emilia, dove
ha segnato 31 gol nelle prime
due stagioni in Serie A), «protetto» da Eusebio Di Francesco,
l’allenatore che lo ha preso per
mano e lo ha portato alla maturazione calcistica. Un indizio
importante che potrebbe animare il rendez-vous in programma tra Juve e Sassuolo.
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Il concorso si svolgerà dal 4 al 17 giugno 2015. L’estrazione dei premi in palio avverrà entro il 30 settembre 2015. Il montepremi complessivo stimato ammonta a euro 2.084,00 + IVA ove prevista.

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Salah, è Fiorentina-Inter
Duello aperto per l’esterno

9

ESTATE NERAZZURRA

1Il club viola versa 2 milioni al Chelsea, quello nerazzurro si informa
sull’attaccante. Che ha un «diritto di veto» e vuole giocare in Europa

Tour ed Europa
«poveri»: lista
senza i grandi?

Matteo Brega
Luca Calamai

M

ohamed Salah, la Fiorentina, l’Inter, Paulo
Sousa, il Chelsea, l’Europa League. Un frullatore che
potrebbe scrivere il futuro dell’egiziano. A partir dal fondo si
rischia di partir dal principio.
Perché a Salah spetta l’ultima
parola sul rinnovo del prestito a
Firenze, ma allo stesso tempo
quella risposta è il punto di partenza di tutto. Ecco perché è rispuntato il nome dell’Inter che
nelle ultime 48 ore ha riallacciato i fili del discorso interrotto nel
gennaio scorso. Un discorso che
non prevede un tragitto semplice.
LE MOSSE EGIZIANE Salah dovrà decidere se restare o meno in
prestito un altro anno a Firenze.
Il club viola domani verserà i 2
milioni come da accordi per prolungare l’ingaggio dell’egiziano.
E qui si ferma quel che può fare
la famiglia Della Valle. Il versamento aveva il 30 giugno come
scadenza e sarà rispettata. Come
la Fiorentina vorrebbe fosse rispettata la parola data dal Chelsea una decina di giorni fa quando i due club si incontrarono a
Londra per pianificare il futuro
di Salah. La Viola aveva ribadito
che non aveva intenzione di tirar
fuori i 16 milioni restanti per acquistarlo a titolo definitivo. Piuttosto si era detta disposta a scucirne la metà subito e iniziare
una sorta di gestione comunitaria del giocatore con il Blues. In
tutto questo non vanno tralasciati i tentativi di altre società di
inserirsi. Il Tottenham, l’Atletico
Madrid, il Wolfsburg e anche la
Roma hanno manifestato interesse per Salah a più riprese.
Squadre che giocano la Champions o l’Europa League. Quello
che non fa l’Inter, fino a venerdì
almeno, in attesa della sentenza
Uefa sulla posizione della Sampdoria.
INTER, OCCHI APERTI Salah
non ha ancora comunicato la sua
decisione. Potrebbe farlo mercoledì, magari parlando con Paulo
Sousa. Il tecnico portoghese è atteso stasera a Firenze e mercole-

Erick Thohir, 45 anni ANSA

Luca Taidelli

A

L’esterno egiziano Mohamed Salah, 23 anni, è in prestito alla Fiorentina dal Chelsea con il quale ha un accordo fino al 2019 PEGASO

L'IDENTIKIT
MOHAMED
SALAH
NATO A BASYOUN (EGITTO)
IL 15-06-1992
ALTEZZA 175 CM PESO 72 KG
RUOLO ATTACCANTE

Salah inizia la carriera
professionista nell’Al-Mokawloon
dove si fa notare.
Il Basilea lo preleva già nella
primavera del 2012 anticipando
le concorrenti. Il salto di qualità
arriva in Europa League con gli
svizzeri che lo cedono al Chelsea
nel gennaio 2014.
Un anno dopo, ecco il prestito
alla Fiorentina.
LE SUE SQUADRE
AL-MOKAWLOON
2008-12
BASILEA
2012-gen 2014
CHELSEA
feb 2014-gen 2015
FIORENTINA
dal febbraio 2015

dì dovrebbe essere presentato
alla stampa. Poi, come prima cosa da fare da neo-tecnico della
Fiorentina, ci sarà una telefonata proprio all’egiziano per dirgli
direttamente che lo considera al
centro del progetto viola. E poi si
aspetterà una risposta dalle vacanze. Anche l’Inter è in attesa di
capire che direzione prenderà
l’esterno egiziano. E si cautela
nel frattempo monitorando la situazione, in maniera defilata e
discreta. Anche su input di Mancini che preme per avere in tempi rapidi un esterno offensivo:
per Cuadrado ci si scontra per
via dell’ingaggio, resiste Jovetic.
MOTTA, MELO, MBIA Molto più
profonde invece i solchi di altre
trattative. Con un Thiago Motta
«congelato» a Parigi tra un rinnovo che non arriva e la voglia di
sentirsi coinvolto in un progetto
di rinascita (servono 10 milioni
per convincere il Psg), ecco che
Felipe Melo rimane il filo-diretto
più caldo. Pronto a lasciare

Istanbul, bisogna ragionare sulla cifra che il Galatasaray chiede.
In seconda fila rimane Mbia che
vorrebbe tanto non aver firmato
quel pre-contratto con il Trabzonspor per poter raggiungere
Milano e firmare con i nerazzurri. Si lavora per trovare vie
d’uscita. Da corso Vittorio Emanuele si dicono abbastanza sereni sul rinnovo di Handanovic, a
tal punto che potrebbe concretizzarsi entro la fine della settimana (allungamento fino al
2019). Capitolo difensore centrale: con Benatia sempre più
sfumato all’orizzonte, resiste la
candidatura di Abdennour del
Monaco e Miranda dell’Atletico
Madrid, mentre aumentano i
contatti per Rudiger dello Stoccarda. Costi elevati, ma si lavora.
Il nome di Pato è un’alternativa
da spendere più in là. Infine si
cerca di sfoltire e fare un po’ di
cassa. Botta, di rientro dal Chievo, è vicino ai messicani del Pachuca per 2,7 milioni di euro.
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Ieri incontro decisivo
Stankovic a giorni
diventa club manager
● (l.t.) Un lungo incontro per
dirsi praticamente sì. Dopo 9
anni e mezzo da calciatore,
Dejan Stankovic tornerà
all’Inter in qualità di club
manager. Ieri pomeriggio il
36enne serbo è stato in sede un
paio d’ore per definire gli ultimi
dettagli. Entro la settimana,
quando avrà chiuso le ultime
pendenze con l’Udinese, dove
nell’ultima stagione è stato il
vice di Stramaccioni, arriverà la
fumata bianca. Probabile un
contratto biennale. Deki sarà un
uomo della società - non dello
staff tecnico - e terrà i contatti
tra la sede e Appiano Gentile,
dove sarà una presenza
pressoché costante accanto alla
squadra e a Mancini. Proprio
come successo a Lele Oriali
negli anni di Mourinho.

meno di sorprese, Erick Thohir non presiederà il Cda di fine mese. Problemi familiari lo costringeranno a una conference call, ma il presidente sarà
a Milano in luglio e chiama
ogni giorno i suoi dirigenti
per avere novità su mercato e
questioni societarie. ET vuole mettere Mancini nelle condizioni di puntare a un posto
in Champions, ma intanto
confida che venerdì l’Uefa
dia il via libera all’Inter in
chiave Europa League. Pronto un piano per far rientrare
in anticipo 10 giocatori - dopo il derby del 25 luglio a
Shenzhen - per preparare
l’eventuale preliminare del
30 luglio-6 agosto. In questo
caso, il 27 a Guangzhou contro il Real Madrid si vedrebbe una squadra più «povera».
Se faranno strada in Copa
America, potrebbero saltare
la tournée in Cina Medel e
Murillo. Per gli altri nazionali, vacanze di tre settimane.
Ci saranno il 5 a Riscone. Ritiro con due allenamenti al
giorno e i test contro Stuttgarter Kickers (11 luglio) e
Carpi (il 15).

PARADOSSO L’eventuale
partecipazione all’Europa
League non cambierà di una
virgola le strategie di mercato. Anche se tra le sanzioni
per il fairplay c’è la lista ridotta da 25 a 21 giocatori.
Tra questi potrebbe paradossalmente non esserci il top
player se il costo dell’operazione fosse superiore a quanto incassato dalle cessioni.
Ma ci sarebbe sempre tempo
per inserirlo nelle liste per
l’eventuale fase a giorni o per
i sedicesimi, visto che si possono far tornare i conti pure
nel mercato di gennaio.
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Arbitri R Il caso

Nicchi: «Can A e B da riunire, ora l’ok dalle Leghe»
Francesco Ceniti

«S

ì, la divisione della
Can non ha prodotto
i risultati sperati. Dopo 5 anni si può fare un bilancio
ed è negativo. Ecco perché riteniamo necessario tornare indietro. L’Aia chiederà ufficialmente di riavere gli arbitri di A e B
riuniti sotto una unica gestione
tecnica. I tempi burocratici non
saranno immediati, ma dalla
stagione 2016-2017 è possibile
raggiungere l’obiettivo. E già
nelle prossime settimane si potrà ratificare la decisione con
l’ok di Lega A, B e Federcalcio.
Magari l’occasione giusta sarà

la riforma dei campionati».
Marcello Nicchi, presidente
dell’Aia, fa la prima mossa. La
Gazzetta nei giorni scorsi si era
occupata di un problema molto
sentito tra gli arbitri: la separazione tra chi dirige in A e chi resta in B. Una scelta effettuata
nel 2010, pochi giorni prima
che Pierluigi Collina lasciasse il
ruolo di designatore per approdare all’Uefa, sulla scia della divisione avvenuta nella Lega calcio, quando a Milano i club di A
andarono per la loro strada,
mentre la B ne creò una nuova.
SPECIALISTI L’idea era di avere
dei fischietti «dedicati», una
sorta di specialisti selezionati

tra i circa 40 che fino ad allora
transitavano nella Can unica.
Maurizio Beretta, presidente
della Lega di A, aveva insistito
molto per questa soluzione,
convinto (e forse sospinto dai
club) di far restare in A il meglio
e quindi di far salire il «servizio»
offerto dagli arbitri. Una idea
subito smentita dai fatti: fin dal
primo anno il malumore era
evidente tra i direttori di gara.
Stagione dopo stagione il flop
delle due Can è stato sempre
più evidente. Molto i punti critici: i più giovani catapultati in A
e «costretti» a gestire un pacchetto consistente di partite, rischiano di finire bruciati (il caso di Cervellera, ultimo in gra-

duatoria ma salvato dalla dismissione, è il più recente); chi
subisce uno stop dopo una direzione negativa in A non può rifiatare come in passato in B; gli
arbitri della Can B non si allenano con i big e questo non li aiuta
nella crescita; si spende di più
con doppie commissioni; le gestioni tecniche diverse generano inevitabili scompensi tra chi
cambia Can; non c’è gradualità
nell’inserimento in A con il rischio di restare impantanati
quando è il momento del salto
di qualità (rischio che non aiuta
a trovare nuovi talenti). Insomma, tantissimi motivi che hanno peggiorato il «servizio». Ecco perché la Gazzetta aveva

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chiesto ufficialmente alle istituzioni di affrontare il problema,
ammettendo l’errore. L’Aia
sembra fare sul serio: la richiesta di riunire la Can arriverà
presto sul tavolo di Figc, Beretta
e Abodi (presidente della Lega
di B). Un «no» alla retromarcia
sarebbe immotivato e tra l’altro
avrebbe l’effetto di un autogol.
ORSATO IN SEMIFINALE Nel
frattempo, altro prestigioso traguardo raggiunto da un arbitro
italiano: Daniele Orsato, insieme con assistenti Mauro Tonolini e Lorenzo Manganelli, è stato
designato dalla Commissione
arbitrale Fifa per dirigere la semifinale del Mondiale Under
20 (in Nuova Zelanda) tra il favorito Brasile e la sorpresa Senegal. La partita è in programma domani alle 16 ora locale.

Marcello Nicchi, presidente Aia

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10

Serie A R Grandi manovre giallorosse
30 DICEMBRE 2012
Accordo Pallotta-Parnasi
A Orlando (Usa) il presidente della
Roma e l’imprenditore proprietario di
Tor di Valle firmano l’accordo per lo
stadio: sorgerà in un’area selezionata
dalla società Cushman&Wakefield

UN PERCORSO
LUNGO 30 MESI

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

9 DICEMBRE 2013
Primo incontro con Marino
Dopo un anno di intenso lavoro, James
Pallotta presenta al sindaco Ignazio
Marino un’anteprima del nuovo stadio,
che prevede una capienza di 52.500
posti a sedere, ampliabile fino a 60mila

26 MARZO 2014
Presentazione alla stampa
Il progetto, firmato dall’architetto
statunitense Dan Meis, viene
presentato alla stampa in un evento
organizzato in Campidoglio. È l’inizio
ufficiale dell’iter procedurale

«Roma, il nuovo Colosseo
dove diventerai mondiale»

29 AGOSTO 2014
Arrivano le integrazioni
Con una maratona notturna per limare
i dettagli, Pallotta e Parnasi presentano
le integrazioni richieste dal Comune,
con un paio di clausole a tutela del club
in caso di passaggio della proprietà

6 SETTEMBRE 2014
La Giunta delibera
A 98 giorni dalla presentazione dello
studio di fattibilità, arriva la delibera
della Giunta capitolina sull’interesse
pubblico, vincolato alla realizzazione
delle opere pubbliche richieste

IL MERCATO

1Ecco il progetto definitivo di Tor di Valle, Pallotta: «Tutto ok in 24 mesi»
Totti: «È come l’Anfiteatro Flavio». Costi globali oltre il miliardo di euro

Caso Nainggolan:
l’ok slitta ancora
Occhi su Thauvin

Andrea Pugliese
ROMA

A

d essere ottimisti come è
di natura James Pallotta,
l’inaugurazione potrebbe
avvenire ad inizio 2018. A non
esserlo, invece, viene da chiedersi se l’assenza del presidente della Regione Nicola Zingaretti
(vuota la sua poltrona in prima
fila) sia da considerare come un
segnale negativo o meno. Sta di
fatto che ieri la Roma ha (ri)presentato il progetto dello stadio di
Tor di Valle, stavolta quello definitivo, con tutte le modifiche
chieste dal Comune dopo la dichiarazione di pubblico interesse. «Sarà l’unico stadio in Europa
capace di rispondere a tutti gli
standard Uefa», ha detto Mark
Pannes, il Ceo del progetto. Di
più, «non sarà il Colosseo, ma ci
permetterà di diventare uno dei
top club mondiali, garantendoci
la necessaria redditività», dice
felice lo stesso James Pallotta.

NUMERI E COPERTURE Ieri,
dunque, un dossier di 800 pagine
è finito sui tavoli del Comune di
Roma. «Faremo le necessarie verifiche rapidamente e con il massimo rigore — dice il sindaco
Ignazio Marino, anche lui assente alla presentazione — Lo stadio
sarà uno strumento di crescita e
occupazione». Già, ed infatti i
numeri sono imponenti. Circa
4.750 posti di lavoro per il Master Site (stadio, business park,
convivium ed infrastrutture),
per un investimento che dovrebbe superare il miliardo di euro
(sui rendering ufficiali si parla
anche di un miliardo e mezzo
complessivo). «Se il progetto venisse approvato domani, troveremmo i fondi il giorno stesso.
Tutti privati, senza chiedere nulla alle istituzioni — assicura Pallotta — Stiamo ancora stimando
i costi finali, ma non ci saranno
problemi di fondi. Né di violenza
e razzismo, quelli sono concetti
che continuerò a combattere e
che resteranno fuori dallo stadio».

Da sinistra Radja Nainggolan, 27 anni, e Florian Thauvin, 22 AP/GETTY

1Rimandato

l’incontro col Cagliari,
Radja infastidito
E Garcia vuole
l’esterno francese

ROMA

D

Il nuovo progetto dello stadio della Roma: sorgerà nell’area di Tor di Valle, a sudovest della Capitale

IL PROGETTO Ed allora la palla
passa ora alle istituzioni. Il Comune si prenderà un mese, poi ci
saranno ulteriori sei mesi alla Regione (conferenza dei servizi). La
Roma, insomma, spera di posare
la prima pietra a fine anno. «Poi
serviranno 22-24 mesi per costruire il tutto», dice Pallotta.
Già, perché poi lo stadio (52.500
posti ampliabile a 60mila) è solo
una parte del progetto (il 36%
dell’area totale sarà a destinazione sportiva, il 31% dedicata all’intrattenimento e il 33% al business park). Al suo fianco ci sarà la
nuova Trigoria (dove si allenerà
la Roma), l’anfiteatro per concerti ed eventi, negozi, ristoranti e le
tre torri del business park che
tanto hanno suscitato polemiche
(con il richiamo alla speculazione edilizia). «Il business park è
un’operazione che consente indirettamente la realizzazione dello
stadio», dice Luca Parnasi, il costruttore incaricato del progetto.
È un po’ la moneta di scambio per

la copertura dei costi per le infrastrutture pubbliche (prolungamento della metro e collegamenti viari). Di certo, tre torri molto
belle. «Sarà un’icona della città,
tre torri separate che nascono
idealmente da un unico blocco di
marmo», dice l’architetto statunitense Daniel Libeskind che le ha
ideate. Ovvio, allora, che le reazioni siano state un po’ tutte piene di entusiasmo. «Sarà il nostro
Colosseo moderno», ha detto
Francesco Totti. «Il giardino dove
conquistare titoli», le parole di
Rudi Garcia. Di certo, può dare
un mano, anche se lo stadio sarà
di proprietà di una holding e non
della Roma. «Era l’unico modo
per finanziare il progetto, gli introiti dello stadio saranno direttamente collegati alla Roma. E
vedrete che ci aiuteranno a portare sempre più grandi giocatori»,
chiude Pallotta. Ed allora non resta che aspettare il 2018. Ad essere ottimisti, però,

SPERIAMO DI INIZIARE
A COSTRUIRE ENTRO
FINE ANNO. SE CI
DANNO L’OK, TROVIAMO
I SOLDI ANCHE DOMANI
JAMES PALLOTTA
PRESIDENTE ROMA

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ovevano incontrarsi
oggi a Milano per cercare di trovare finalmente una soluzione per Radja Nainggolan ed invece,
molto probabilmente, l’incontro slitterà ancora. Perché il Cagliari è a Cagliari
(sia il presidente Giulini sia il
d.s. Capozucca) e la Roma a
Milano, dove Sabatini dovrebbe comunque vedere il
Genoa per Bertolacci e non
solo. Tutto questo che comporta? Che i giorni passano,
la trattativa non si sblocca e
anche lo stesso Nainggolan
comincia ad innervosirsi.
ATTESA BELGA Radja è in
Sardegna, vicino Cagliari,
sta passando qualche giorno
di vacanza insieme a Miralem Pjanic ed alle rispettive
famiglie. Vuole restare in
giallorosso e l’ha detto un po’
in tutte le salse, ma ogni
giorno che passa è meno fiducioso di prima. Il belga
(che ieri ha retwittato tutte
le foto ed i rendering del progetto dello stadio di Tor di
Valle) spera che una fumata
bianca possa arrivare presto,
possibilmente prima che
parta per le vacanze vere,
quelle che inizieranno da venerdì prossimo, dopo il ma-

trimonio (giovedì) di Alessandro Florenzi a Roma. Insomma,
vorrebbe partire conoscendo
già il suo futuro, anche perché
in caso contrario vorrebbe dire
arrivare ad appena una settimana dalla scadenza naturale della comproprietà, con tutti i rischi ed i dubbi della situazione.
RUDI E FLORIAN Nel frattempo,
ieri pomeriggio Rudi Garcia si è
visto con Pallotta. Una chiacchierata di circa un’ora e mezza, alla presenza del nuovo team manager Manolo Zubiria.
Un incontro in cui Pallotta e
Garcia si sono detti quello che
dovevano dirsi a Londra, parlando di mercato, strategie, il
ruolo del tecnico e le prospettive future. Un incontro sereno,
con il tecnico francese che è
uscito sorridente («Abbiamo
deciso che il prossimo anno andrò ad allenare i Boston Celtics
per almeno un paio di mesi», ha
detto scherzando, prima di salutare cronisti e tifosi così: «Ci
vediamo a Pinzolo», luogo del
ritiro della Roma). Con il presidente Rudi ha parlato anche di
Florian Thauvin, 22 anni, esterno offensivo del Marsiglia, campione del mondo Under 20 due
stagioni fa. Su volere dello stesso Garcia, a gennaio 2013 il Lille lo comprò dal Bastia, lasciandolo lì in prestito fino al termine della stagione. Poi Garcia
passò alla Roma, Thauvin (su
cui c’è anche la Lazio) rifiutò il
trasferimento e volò a Marsiglia. Oggi Garcia lo rivuole e Sabatini (che sta riflettendo su
Eder) ha già avviato i contatti
con i francesi sulla base di 1213 milioni di euro.
pug
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Primavera R La finale scudetto

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Inzaghi e la Lazio
inseguono la storia
Ma il Toro ha Morra
1I biancocelesti a caccia di un triplete mai riuscito
Nei granata l’attaccante che li castigò un anno fa

Supplementari
e rigori se pari al 90’
Chievo detentore
● REGOLAMENTO Gara da
90’. Al termine, in caso di
parità, due supplementari da
15’ ciascuno. In caso di
ulteriore parità, rigori.
● ALBO D’ORO RECENTE
1980-81 Udinese 1981-82
Cesena 1982-83 Fiorentina
1983-84 Roma 1984-85
Torino 1985-86 Cesena 198687 Lazio 1987-88 Torino 198889 Inter 1989-90 Roma 199091 Torino 1991-92 Torino
1992-93 Atalanta 1993-94
Juventus 1994-95 Lazio 199596 Perugia 1996-97 Perugia
1997-98 Atalanta 1998-99
Empoli 1999-2000 Bari
2000-01 Lazio 2001-02 Inter
2002-03 Lecce 2003-04
Lecce 2004-05 Roma 200506 Juventus 2006-07 Inter
2007-08 Sampdoria 2008-09
Palermo 2009-10 Genoa
2010-11 Roma 2011-12 Inter
2012-13 Lazio 2013-14 Chievo

Simone Inzaghi, 39 anni, allenatore della Primavera Lazio LAPRESSE

Stefano Cieri

L

ui un triplete lo ha già centrato. Stagione 19992000: la Lazio chiude l’annata con l’accoppiata scudettoCoppa Italia, dopo averla aperta con la conquista di una
Supercoppa, non italiana ma
addirittura europea. Centravanti di quella squadra spettacolare e vincente era Simone

Inzaghi, protagonista assoluto
di ciascuno di quei tre trionfi.
Quindici anni dopo Inzaghino
(proprio nell’anno nero di suo
fratello Pippo) può regalarsi un
altro triplete. Questa volta da
allenatore. La Primavera della
Lazio, che guida in panchina da
un anno e mezzo, si gioca stasera a Chiavari lo scudetto con il
Torino di Moreno Longo. I biancocelesti quest’anno hanno già
vinto in autunno la Supercoppa

italiana (contro il Chievo) e un
mese fa la Coppa Italia (contro
la Roma). Il tricolore completerebbe un tris fantastico e storico, visto che a nessuna formazione Primavera è mai riuscito
e che, anche tra i grandi, l’unico
precedente è quello dell’Inter di
Mancini (compagno di squadra
di Inzaghi nella Lazio del 2000)
che vinse tutto nel 2006. Con il
piccolo particolare, però, che lo
scudetto era quello di «cartone», perché assegnato a tavolino.
SPAURACCHIO TORO Tra la Lazio inzaghiana e la storia c’è però di mezzo quel Toro che, finora, è stato l’unica squadra capace di dare un dispiacere all’allenatore della Primavera laziale.
Sì perché da quando, diciotto
mesi fa, si è accomodato su
quella panchina, Inzaghi ha
vinto tutto quello che c’era da
vincere: la Coppa Italia del
2014, la Supercoppa dello stesso anno, la Coppa Italia del
2015. Un solo appuntamento
ha fallito: lo scudetto del 2014.
A negarglielo fu proprio il Torino nella semifinale del 7 giugno di un anno fa. Una partita
epica, finita 3-3 al 90’ e poi decisa nei supplementari da Morra. Lo stesso Morra che, tre
giorni fa, con una tripletta ha
regalato ai granata la finale con
i biancocelesti. Toro bestia nera, dunque. Ma, volendo, per
Inzaghi può anche essere l’occasione per chiudere il cerchio.
Per cancellare cioé quell’unico
dispiacere di diciotto mesi fantastici. E spiccare il volo verso
nuove avventure. Sì, perché il
futuro di Simone può essere su
una panchina di una formazione professionistica. Lotito sta
pensando di affidargli la Salernitana, in Serie B. Arrivarci con
un altro triplete in tasca, dopo
quello di 15 anni fa, sarebbe
fantastico.

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11

IL TABELLONE
FINALE

QUARTI
Roma

2

Spezia

0

SEMIFINALI

Roma

0
d.t.s.

1

Lazio
Lazio

QUARTI

Oggi alle 18 al Comunale di CHIAVARI (GE)
Lazio
Torino
SEMIFINALI
3

7

Torino

d.c.r.

Milan

6
Torino

d.t.s.

2

Fiorentina

2

1

Bari

2

Fiorentina

d.t.s.

Inter

1

GDS

COSÌ A CHIAVARI, ORE 18
LAZIO 4-3-3

TORINO 4-4-2

3
SECK
8
VERKAJ

7
PALOMBI

4
PACE

11
FIORE

10
MURGIA

9
TOUNKARA

2
POLLACE

7
TROIANI

24
DANZA

16
FISSORE

8
THIAO

3
BONIFAZI

11
ROSSO

18
PROCOPIO

10
MORRA

6
PRCE
1
GUERRIERI
5
MATTIA

19
ZENUNI

1
ZACCAGNO

9
LESCANO

ALLENATORE Inzaghi
PANCHINA: 12 De Angelis, 24 Cotticelli,
13 Germoni, 16 Manoni, 17 Capuano,
18 Condemi, 19 Rokavec, 20 Rossi,
21 Milani, 23 Silvagni, 25 Dovidio,
27 Folorunsho
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: Borecki, Oikonomidis

ALLENATORE Longo
PANCHINA: 12 Bambino, 22 Cucchietti,
2 Montefalcone, 5 Mantovani,
6 Dalmasso, 13 Martino, 17 Candellone,
25 Edera, 20 Lenoci, 21 Rizzo, 23 Pinton,
4 Proia
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: nessuno

ARBITRO Di Martino di Teramo
GUARDALINEE Muto-Baccini
QUARTO UOMO Piscopo
TV Rai Sport 2
GDS

12

Serie A R Le trattative

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

IL BLOG
MERCATO

19

14

● le presenze di Miguel Britos
in questa stagione in
campionato col Napoli

forbice tra la richiesta di Pozzo e l’offerta del Napoli.
Slittato a domani l’incontro con l’Empoli per Valdifiori e Hysaj

Allan, sale l’offerta:
a 13 milioni è più vicino
Britos verso l’Udinese
NAPOLI

P

recedenza al centrocampo: è in mezzo al
campo che Aurelio De
Laurentiis vuole sistemare
le cose. Con l’avvento di
Maurizio Sarri in panchina,
il 4-2-3-1 proposto nelle ultime due stagioni da Rafa
Benitez, andrà in archivio.
Si passerà al 4-3-1-2 o al 43-3 ed in entrambi i casi, ci
saranno tre giocatori in mediana. Per mettere ordine
nel gioco, il neo tecnico vedrebbe bene Allan, il brasiliano in forza all’Udinese. E
su di lui che si è concentrato
il presidente: la trattativa

con la famiglia Pozzo va avanti,
ormai, da qualche settimana, e
l’impressione è che l’operazione di concluderà quanto prima.
Il buon esito della discussione
tra le parti è legato principalmente all’aspetto economico.
Da Udine sono stati chiesti 15
milioni di euro, mentre De Laurentiis ne vorrebbe pagare 11.
Le ultime indiscrezioni danno
la cessione fatta per 13 milioni,
cifra che accontenterebbe entrambe, perché il Napoli ha bisogno di un centrocampista in
grado di assicurare qualità e
quel pizzico di esperienza che
servirà per affrontare l’Europa
League. Dunque, Allan potrebbe essere il primo acquisto napoletano per la prossima stagione, per le firme manca dav-

RIntanto c’è

sempre attesa
per il ritorno
dello spagnolo
Reina

RIl neo direttore

sportivo
Giuntoli ha firmato
un contratto
di quattro anni

vero poco. Per quanto riguarda
il pagamento, dovrebbe avvenire in due anni. All’Udinese,
invece, potrebbe andare il difensore Britos ma i due affari
non sono legati.

GENOVA

L’

anomalia sampdoriana (soltanto apparente) della scelta di presentare ufficialmente Gigi
Cagni alla piazza blucerchiata sta innanzitutto nella
grandezza del personaggio
— definirlo allenatore in seconda suona un po’ come
un’eresia —, ma anche nella
particolarità del ruolo che il
tecnico s’è scelto per far crescere la nuova squadra affidata a Walter Zenga.
E’ GIA’ DOMANI Ci spieghiamo meglio. Data per scontata la profonda conoscenza
fra i due («il nostro rapporto, oltre l’aspetto professionale, è fondato sulla stima e
sulla condivisione dei valori,
a parte il fatto che dura da
35 anni», spiega Cagni), va
considerato il nuovo tipo di
figura che Cagni — non da
ieri - s’è ritagliato su misura.
«E’ un concetto nuovo per il
calcio italiano, anche se da
un paio d’anni facevo in giro
questa proposta, che Walter
e la Samp hanno avuto il coraggio di mettere in pratica».
E cioè? Cagni non sarà un vice, nè un tutore, nè un classico allenatore in seconda, nè
un tattico per la fase difensiva. «O meglio, curerò questo
aspetto del gioco, ma lavorando su tutti i reparti, ed
anzi cominciando dall’attacco. Io vorrei far difendere la

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Luigi Cagni, 65 anni PEGASO

LAPRESSE

ARRIVA GIUNTOLI Ieri pomeriggio, Cristiano Giuntoli, il nuovo direttore sportivo, ha incontrato il presidente negli uffici della Filmauro per firmare l’accordo
che lo legherà al Napoli per
le prossime quattro stagione
con uno stipendio di 650 mila euro all’anno. Toccherà a
lui programmare il ritorno
in Champions League, anche se le indicazioni di questi giorni, relative al mercato, lasciano intendere tutt’altro, fanno capire che ci
sarà un ridimensionamento
del programma. Soprattutto
se dovessero andare via Higuain, Callejon e Albiol.
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1Oltre 15 giocatori

ALTRI AFFARI

Chievo:
preso Gobbi
Gavazzi
al Carpi

IL NODO MARTUSCIELLO In questi giorni c’è
anche da sciogliere il nodo di Giovanni Martusciello, uno degli storici collaboratori tecnici di Sarri. Corsi ha già spiegato che Martusciello è un patrimonio del club e che è sotto
contratto. Ma anche di questo si parlerà, forse domani, in un incontro fra De Laurentiis e
il presidente azzurro. Sul piatto anche altri
obiettivi dei partenopei: Valdifiori e Hysaj,
soprattutto, ma anche Tonelli, Mario Rui e
Saponara.

● Si anima il mercato e si
popolano lentamente gli
hotel milanesi sedi delle
trattative. Colpo del Chievo
che ha chiuso con un
biennale per Gobbi (a
scadenza dopo la stagione
al Parma), valuta Bouy
(rientrato alla Juve dal
Panathinaikos) e presto
incontrerà il Sassuolo per
Kurtic. Il Carpi chiude per
Gavazzi (Samp) e sprinta
per l’attaccante Melchiorri
(Pescara), ma deve
respingere la forte
concorrenza del Cagliari. Il
Torino cerca due
centrocampisti e tiene
calde le piste Jorginho
(Verona) ed Ekdal
(Cagliari). Sullo sfondo
Cigarini (Atalanta). Proprio
a Bergamo Migliaccio
rinnova e resta nerazzurro.
Al Verona, che ha chiuso da
tempo per Siligardi
(Livorno) è stato proposto
Bocchetti (Spartak), in
gialloblù rientra Romulo
(Juve) che interessa al
Marsiglia. Il Palermo
aspetta la risposta del Boca
per Calleri, punta
Bjarnason (Pescara) e
segue Viviani rientrato alla
Roma dal Latina. L’Udinese
non molla Zapata (Napoli).
L’Empoli segue Crisetig e
Biraghi (Inter). In attacco
occhi su Giannetti e
Catellani (Spezia) che piace
pure a Carpi e Hoffenheim.
Mosse Samp: si valuta
Destro (Roma). In uscita
Okaka, c’è il Saint Etienne;
mentre continua il pressing
per Kranevitter (sinergia
con Inter). Infine il
Frosinone può chiudere
per Magnusson (Cesena).
A.Russo-Schira

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Marco Giampaolo, 47 anni, tecnico dell’Empoli ANSA

1Annuncio ufficiale

squadra a trenta-quaranta metri dalla porta». La fase offensiva sarà affidata a Claudio Bellucci, altro cuore blucerchiato.
BENTORNATO La società di
Corte Lambruschini ha voluto
festeggiare (domenica) i 65 anni di Cagni con una frase che
non ha bisogno di commenti:
«La vera amicizia non consiste
nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di sapersi ritrovare». Com’è successo a lui, talmente professionale che in una
città come Genova dove la rivalità fra le due squadre è accesa,
lui (da doppio ex) ha estimatori
anche in casa rossoblù. Guai,
insomma, a pensare (male),
nella falsa convinzione che Cagni possa essere il possibile parafulmine di Zenga nei giorni
più tempestosi. Gigi fiuta l’aria
e libera subito il campo da qualunque fraintendimento: «Sono
certo che le cose e Walter rimarrà qui per anni. Ma, in caso contrario, se dovesse accadere
qualcosa, oltre a Walter andrà
via anche il sottoscritto».

fatta anche una proposta, 4
milioni per le prossime due
stagioni: resta da capire perché non è stato ancora messo nero su bianco. Intanto,
Andujar e Rafael, i due portieri che si sono contesi il posto nella passata stagione,
hanno chiesto di andare via
e De Laurentiis pare ben intenzionato ad accontentarli.
Il primo, potrebbe accasarsi
al Milan, come secondo di
Diego Lopez. Per il secondo
si prospetta il ritorno in Brasile. Per il vice di Reina, si
punterà sul giovane Sepe,
ammesso che lo spagnolo
arrivi davvero.

Allan,
24 anni

NIENTE FIRMA Ormai sono
due mesi che si parla del ritorno di Pepe Reina ma, finora,
non c’è l’accordo tra le parti. Insomma, in teoria, dovrebbe essere lui il nuovo portiere del
Napoli ma, in pratica, non c’è
ancora la firma sul contratto.
Al giocatore spagnolo è stata

il tecnico che con l’ex Bellucci
compone lo staff dell’Uomo Ragno

Filippo Grimaldi

● Il primo appuntamento del calciomercato è
rappresentato dalla risoluzione delle
comproprietà: c’è tempo fino alle 19 del 25
giugno. Il giorno stesso apertura delle buste

RINVIO Ieri, ci sarebbe dovuto
essere l’incontro tra il presidente del Napoli e quello dell’Empoli, Fabrizio Corsi, per avviare
la discussione per gli acquisti di
Valdifiori e Hysaj, i due giocatori richiesti esplicitamente dal
neo allenatore che li ha avuti
con se nella passata stagione,
la sua prima in serie A. De Laurentiis ha telefonato al suo collega chiedendogli di rimandare
l’appuntamento a domani. Una
prima offerta è stata pure presentata: 8 milioni di euro per
entrambi, ma da Empoli è arrivata la richiesta che si aggira
intorno agli 11 milioni. Probabilmente, a 9,5 si potrebbe anche chiudere, ma tutto dipenderà dal dirigente napoletano e
dalle pressioni che gli arriveranno da Sarri, che non vorrebbe perdere i suoi due pupilli.

1La Sampdoria ha presentato

Ecco Cagni,
più di un vice
per Zenga

Il 25 le comproprietà

● le reti messe a segno da
Federico Melchiorri con la
maglia del Pescara

1De Laurentiis alza la posta per il centrocampista e si riduce la

Mimmo Malfitano

L’appuntamento

da parte del club:
un anno di contratto

Via al dopo Sarri
A Empoli oggi
arriva Giampaolo
Giacomo Cioni
EMPOLI

E’

il giorno di Marco Giampaolo. E’ lui,
ora anche ufficialmente, il nuovo allenatore dell’Empoli. Il contratto è annuale. Un anno per cercare di ripetere il miracolo salvezza. Sarà presentato stamane al
«Castellani». Inizia dunque il dopo-Sarri,
sebbene l’epoca si sia già chiusa da qualche
giorno visto che Giampaolo è sempre stato in
contatto col direttore sportivo Marcello Carli
per programmare e per costruire la nuova
squadra. Giampaolo ha appena salvato la
Cremonese in Lega Pro e si rituffa in A. Bene
le esperienze con Ascoli e Siena. Meno bene
con Cesena e Brescia. Ma il suo lavoro è sempre piaciuto al presidente Corsi.

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con la valigia pronta
tra scadenze e prestiti

Bologna, sarà
una rivoluzione
E c’è l’idea Pellè
Andrea Tosi
BOLOGNA

R

ientrato in A, il Bologna nordamericano
dovrà sottoporsi ad un profondo restyiling (così come lo stadio Dall’Ara che
inizierà i lavori nel giro di un paio di mesi) per
presentarsi nel massimo campionato con un
organico in grado di assicurare la salvezza. Il
dt Pantaleo Corvino, al quale il chiarman Saputo ha delegato i pieni poteri sul mercato, è
atteso da un lungo lavoro. Saputo vorrebbe un
top-player e i nomi di Pellè, Berardi e Ogbonna, tre azzurri che il Bologna tiene d’occhio
intanto almeno, fanno sognare i tifosi.
VIA VAI Intanto 15-20 giocatori hanno la valigia pronta. In scadenza di contratto ci sono
Coppola, Perez, Pazienza, Casarini, Matuzalem e Da Costa, solo con questi ultimi due il
Bologna tratterà il possibile rinnovo. I prestiti
Bessa (Inter), Buchel (Juve), Laribi (Sassuolo), Troianiello (Palermo) e Improta (Genoa)
torneranno alla base, mentre è automatico il
riscatto a 2,75 milioni di Mbaye (Inter) che
era vincolato alla promozione, da contrattare
Krsticic e Sansone, entrambi con la Samp, al
costo globale di 5,5 milioni. La lista dei cedibili comprende Abero, Garics, Paramatti jr, Radakovic, Acquafresca e Mancosu a questi si aggiungono i rientri per fine prestito di Djokovic
(dal Livorno), Bianchi (dall’Atalanta), Pulzetti (dal Cesena) e Stojanovic (dal Crotone) che
saranno ricollocati altrove. In stand by Cacia:
con la A si è guadagnato il rinnovo al 2016 ma
difficilmente rimarrà.
GRANDI INTESE La mission di Corvino è portare 8-10 acquisti di qualità facendo leva sulle
intese con alcuni grandi club. Saputo è molto
in sintonia con Agnelli: i più nominati sono
Neto,Ogbonna, Coman e De Ceglie, la grande
suggestione è Berardi. Contati aperti anche
per Defrel (Cesena) e Ilicic (Fiorentina), all’estero piacciono Pjaca (D.Zagabria), Pellè e
Gaston Ramirez (Southampton) e Rondon
(Zenit).
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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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13

14

Nazionale R L’amichevole

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La Nazionale italiana si allena seguita dal
c.t. Antonio Conte. Questa sera in
Svizzera ci sarà la missione Portogallo

Qui si fa l’Italia. Per il Mondiale
1Con i portoghesi amichevole ma non troppo: solo vincendo saremo testa di serie verso Russia 2018
Fabio Licari
INVIATO A GINEVRA

N

on è un’amichevole Italia-Portogallo, per niente. Oltre agli esperimenti
tecnico-tattici con il nuovo 43-3, oltre all’occasione per chi
cerca una maglia, qui ci si gioca
il Mondiale. Questione di
ranking: battendo i portoghesi
siamo teste di serie nelle qualificazioni a Russia 2018. Il pari o
la sconfitta ci spingono in seconda fascia, con il rischio di
trovare una tra Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra
(un solo posto utile, il 2° va ai
playoff). Se Conte ha in mente il
rinnovo, come detto a Tavecchio, la sua campagna di Russia
comincia da qui. Ripartendo
naturalmente dalla Croazia: rivale diretta nel gruppo e, destino, anche per la prima fascia
del sorteggio.
BELLE NOTIZIE A Spalato è stata
colpa della nostra imprecisione,
e degli arbitri il cui errore ha letteralmente capovolto il risultato: ma psicologicamente è come
aver vinto. Se Norvegia-Italia è
la gara più bella del ciclo Conte,
quella con la Croazia, senza
Modric però, ha spiegato che
questa Nazionale è più elastica,

e ha più personalità, di quanto
si credesse. Anche se non è al
completo. Bene sperimentare la
difesa a quattro, perché Barzagli non è eterno e i «promessi»
Rugani e Romagnoli sono giovani, ma il 3-5-2 non è un modulo vecchio per principio. Rispetto alla Juve, che giocava
«da Juve» e gli altri dovevano
adeguarsi, l’Italia potrebbe anche valutare l’atteggiamento in
base a obiettivo e avversario.
NUOVA MENTALITÀ? Qualcosa
s’è visto in Croazia. Possesso
palla juventino, sì, ma squadra
bassa che ha gestito con pazienza invece di attaccare con frenesia: tipo Allegri ultima versione
(non a caso la Juve è stata punita quando ha dimenticato come
aveva domato il Real e s’è lanciata all’assalto del Barça). Temiamo però che la scelta, oltre
che strategica, sia anche obbligata: Conte non allena la Nazionale tutti i giorni, ma cinque
volte all’anno. Con un carico di
assenti impressionante. Senza
Pogba, Vidal, Tevez, Lichtsteiner. E un rapporto non idilliaco
con Lega e club. L’impressione è
che il c.t. abbia per ora rinunciato alla missione di rinnovare
il movimento – infatti non se ne
parla più – e si preoccupi dell’oggi, del risultato. Domani si

IL NUMERO

9

Teste di serie europee nelle
qualificazioni mondiali. Ok
Portogallo, Belgio, Galles,
Olanda, Romania, Spagna,
Inghilterra e Germania
vedrà. Nella sua testa circolano
sicuramente pensieri del tipo
«non mi fanno lavorare come
voglio e io mi adeguo».
IN LOTTA PER UNA MAGLIA Il
fatto che non ci sia Cristiano
Ronaldo, senza i suoi tre gol il
Portogallo sarebbe affondato in
Armenia, lascia sperare, poco
sportivamente, nel risultato. I
precedenti sono ultra favorevoli: 4 sconfitte in 24 sfide, 10 successi nelle ultime 11, l’ultimo
pari nel ’92, l’ultimo k.o. nel ’76.
Le motivazioni non mancano.
El Shaarawy conquisterà Conte
solo sfiancandosi. In attacco attendono una chance Vazquez
(la merita), Gabbiadini e Sansone (il meno esperto ma il più
adatto al 4-3-3). Anche Soriano
e Bertolacci devono dimostrare
qualcosa in un centrocampo do-

ve la concorrenza è tremenda.
In difesa il De Sciglio di Spalato,
riconfermato oggi, dà ottimismo. Candreva si candida a leader, Pirlo per fortuna esiste. In
prospettiva Francia 2016 Conte
sembra aver deciso 14/15 uomini: c’è spazio per 8/9 posti,
con una ventina di pretendenti
ai quali aggiungere almeno Berardi e Sturaro dall’Under 21,
per non dire un Balotelli rinsavito.
RANKING: DERBY CON LA CROAZIA Per le scelte definitive c’è
tempo, per il Portogallo no. La
situazione è questa: Germania,
Belgio, Olanda, Romania, Portogallo, Inghilterra, Galles e
Spagna sono tutte teste di serie
per Russia 2018. Manca l’ultima, perché i gruppi sono 9, ed è
derby con la Croazia: vincendo
tocca a noi, con pari e sconfitta
ai rivali (a meno che la Disciplinare non intervenga in qualche
modo). Da testa di serie rischiamo di trovare Francia, Danimarca, Rep. Ceca, Slovacchia,
Austria, la stessa Croazia, ma
tentare è un dovere. Le occasioni le creiamo e non perdiamo
mai, almeno finora con Conte.
Ma 13 gol in 9 partite (1,44 di
media) sono pochini. Prendi la
mira, Italia.

Andrea Elefante
INVIATO A GINEVRA

P

rimo: provare a vincere.
Secondo: fare di tutto per
non perdere. Per la continuità più che per la gloria, anche se Antonio Conte - finora 5
vittorie e 4 pareggi - con il 10°
risultato utile consecutivo diventerebbe il secondo miglior

PORTOGALLO 4-3-3
21
CEDRIC

4
DARMIAN
20
7
11
BERTOLACCI EL SHAARAWY QUARESMA
13
RANOCCHIA
12
SIRIGU

8
MOUTINHO
6
RICARDO CARVALHO

21
PIRLO

9
IMMOBILE

9
EDER

19
BONUCCI

13
DANILO

1
RUI PATRICIO
2
BRUNO ALVES

18
SORIANO

6
CANDREVA

2
DE SCIGLIO

ALLENATORE Conte
PANCHINA: 14 Padelli, 3 Moretti, 5
Astori, 15 Acerbi, 23 Pasqual,
8 Marchisio, 16 Parolo, 24 Bonaventura,
15 Vazquez, 20 Pellè, 22 Gabbiadini,
17 Sansone, 25 Matri
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: Buffon, Perin,
Marchetti, Barzagli, Chiellini, Antonelli,
De Silvestri, De Rossi, Verratti, Florenzi,
Giaccherini, Poli, Zaza, Eder, G. Rossi

17
NANI

16
ADRIEN SILVA
5
COENTRAO

ALLENATORE Fernando Santos
PANCHINA: 12 Anthony Lopes,
22 Beto, 3 Daniel Carriço, 4 José Fonte,
18 Silvestre Varela, 23 Eliseu,
11 Vierinha, 19 Tiago, 14 Pizzi, 15 André
André
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: Ronaldo, William,
Danny, Bernardo Silva

ARBITRO Studer (Svizzera) GUARDALINEE Wicht-Pozzi (Svizzera)
QUARTO UOMO Schärer (Svizzera)
TV Raiuno INTERNET www.gazzetta.it
CENTIMETRI

SEI K.O. DI FILA PER I LUSITANI: RONALDO ASSENTE

Conte: «Il bomber? Non c’è
Convocherò chi gioca di più»
degli azzurri punta
a raggiungere Zoff
nella striscia di
gare senza k.o.

ITALIA 4-3-3

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IL C.T. ITALIANO

1Il condottiero

COSÌ A GINEVRA, ORE 20.30

c.t. della storia per impatto senza traumi sulla panchina azzurra. A pari merito con un suo ex
c.t., Dino Zoff (5-5), che anzi
supererebbe vincendo: a quel
punto gli resterebbe da inseguire solo Arrigo Sacchi («vergini»
le prime 15 partite). Quanto ci
tenga, lo spiega senza dribbling: «I miei giocatori sanno
quanto detesto la parola sconfitta («A volte anche la parola
pareggio...», sorride Bonucci al
suo fianco): devono capire che
c’è differenza solo fra vincere e
non vincere, non fra partite ufficiali e amichevoli».
CONVOCO CHI GIOCA C’è differenza anche fra fare l’allenatore
di club e il c.t., ma oggi Conte
usa un verbo - metabolizzare -

Ciro Immobile, 25 anni GETTY

che dà il senso di un percorso
forse sofferto («Ma non al punto di pensare di lasciare»), ma
oggi padre di nuove consapevolezze: «Come mi sento io conta
poco, ho metabolizzato quello
che mi si chiede: poche chiacchiere e tanto lavoro, le mie

energie vanno tutte lì». Ne serviranno tante soprattutto per
dare un volto definitivo ad un
attacco che la stagione passata
ha ridotto ad ipotesi ancora incompiuta: «Questione di cambio generazionale: non abbiamo il vero bomber che c’è sempre stato, dunque spero di avere
segnali importanti da Zaza e
Immobile e da ragazzi come
Pellé, che pure sono arrivati tardi in Nazionale. E poi vediamo
come si riprende Rossi e come
risponderà chi quest’anno non
è stato protagonista (riferimento a Balotelli?, ndr): le porte
della Nazionale sono aperte».
Soprattutto a chi giocherà, e
tanto: «Per fare le mie scelte dovrò guardare a questo, poi non
conta che succeda in Italia o all’estero: solo giocando si migliora e si guadagnano punti
per essere convocati». Ma anche giocando partite come
quelle di stasera: lui non le chiama amichevoli, e non (solo)
perché c’è Sacchi da inseguire.

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Portogallo: con il «Trivela»
per rompere il tabù azzurri
● GINEVRA Il Portogallo non
batte l’Italia da quasi
quarant’anni, ultima vittoria il
22 dicembre 1976, per 2-1 in
amichevole a Lisbona. Al
timone della nostra
Nazionale, Fulvio Bernardini
ed Enzo Bearzot. Gol italiano
di Roberto Bettega. Sei
vittorie di fila dell’Italia negli
ultimi sei confronti, a Lisbona
vorrebbero spezzare
l’incantesimo. Il c.t. Fernando
Santos, criticato nonostante
il primato nel girone per
Euro 2016, annuncia
moderato turnover: «Non
rivoluzionerò la squadra
come l’anno scorso contro
Capo Verde, quando
perdemmo male (storica
sconfitta per 0-2, ndr).
L’Italia ha giocatori
aggressivi che difendono
bene e formano un blocco

compatto». Cristiano Ronaldo,
sabato triplettista contro
l’Armenia, è stato lasciato libero
di andare in vacanza e così
Danny, mentre William e
Bernardo Silva sono stati
dirottati sull’Under 21. «Ogni
squadra dipende dai suoi
goleador - ha detto Santos in
risposta a una domanda sulla
Ronaldo dipendenza portoghese
- ma Ronaldo sa che da solo non
risolverebbe nulla». Niente
Cristiano, però in campo ci
saranno «Trivela» Quaresma, ex
interista, e Nani: «Se ci
qualificheremo - dice all’Europeo potremo competere
per il titolo». Allo Stade de
Geneve derby tra tifosi
immigrati: moltissimi gli italiani
e i portoghesi che vivono in
Svizzera.
s.v.
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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Buffon si mangia
tutti i dodicesimi
Ma oggi c’è Sirigu

1

CROAZIA SOTTO ACCUSA

Caso svastica:
la Uefa decide
il 16 luglio

1Da Toldo a Marchetti, tanti all’ombra di Gigi. Il n.1

Psg l’erede, ma dietro spinge Perin. Il domani? Meret

U

n anno e un giorno fa, il
15 giugno 2014, Salvatore Sirigu giocava da portiere titolare la partita contro
l’Inghilterra, debutto dell’Italia
nel Mondiale in Brasile. Buffon
fuori causa alla vigilia e via libera al sardo-parigino, decisivo con grandi parate per la vittoria contro gli inglesi. Sembrava che la successione fosse
imminente. Sembrava. Buffon
si riprese subito il posto ed è
più saldo che mai. Mondiale
disastroso per gli azzurri, ma
non per SuperGigi, protagonista poi di una grande stagione
nella Juve. Ora la storia un po’
si ripete. Buffon “ferito” a una
gamba e Sirigu in campo dall’inizio oggi col Portogallo. La
dura vita dei numeri dodici,
condannati a scampoli di ribalta.
CANNIBALE Sirigu è un dodicesimo per modo di dire. Il Psg
gli ha affidato la porta dal
2011, quattro stagioni in cui

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Salvatore ha dimostrato di essere all’altezza della Champions League. L’età è un problema relativo, 28 anni sono
pochi per un portiere, ma la
statistica dice che presto Sirigu
supererà Francesco Toldo nella
speciale classifica dei portieri
che in Nazionale sono stati più
volte i “dodicesimi” di Buffon.
Toldo per 36 volte, Sirigu per
28: ancora otto partite da viceGigi e il primato sarà suo. Buffon ha debuttato in Nazionale
nel 1997 a 19 anni e non ne
vuole sapere di smettere, forse
punta a festeggiare il ventennio in azzurro o a giocare da

I «12» DI GIGI
FRANCESCO TOLDO
SALVATORE SIRIGU
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quarantenne il Mondiale del
2018 in Russia, come Dino Zoff
a Spagna ’82. In questi due decenni, o quasi, SuperGigi si è
“mangiato” una discreta cifra
di vice. Toldo ha almeno goduto del suo quarto d’ora di gloria
all’Europeo del 2000 in Olanda
e Belgio. E gli altri? Molta sala
d’attesa: in particolare Amelia,
De Sanctis e Marchetti non
hanno mai scalfito la titolarità
dell’attuale capitano dell’Italia. Marchetti, in Sudafrica nel
2010, ha sciupato la sua occasione. Tra i vice vanno calcolati
Peruzzi e Marchegiani, però
questi due casi sono particolari, vanno incasellati alla voce
“passaggi di consegne”.

1 Gigi Buffon, 38 anni, 147 gare in Nazionale ANSA 2 Francesco Toldo, 43,
azzurro dal 1995 al 2004 REUTERS 3 Salvatore Sirigu, 28, 12 gare LAPRESSE

IL FUTURO Nessuno è eterno e
verrà il giorno in cui Buffon lascerà la Nazionale. Due anni?
Tre? Nel caso a subentragli sarà Sirigu, che a 30-31 anni avrà
il profilo giusto per diventare il
portiere azzurro titolare. Però
Sirigu l’eredità di Buffon dovrà
meritarsela con altre stagioni
ad alto livello, altrimenti qualche bravo giovane gli metterà
pressione. Per esempio Mattia
Perin del Genoa, già nel giro di

Coverciano. O uno dei due presunti fenomeni dell’Udinese. Il
19enne Simone Scuffet si è un
po’ arenato, col gran rifiuto all’Atletico Madrid ha perso un
anno, è rimasto in panchina a
guardare Karnezis parare. A
Udine, però, sono convinti che
il portierone del futuro sia un
altro ragazzo del vivaio friulano, il 18enne Alex Meret, primattore per caso a Coverciano
in un giorno dell’autunno

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B&B

● GINEVRA L’inchiesta sulla
svastica di Spalato è partita
ieri e l’accusa era scontata
oltre che inevitabile:
«Comportamento razzista».
La svastica sul campo è
stata disegnata, pare,
quarantotto ore prima di
Croazia-Italia. Ricevuti i
rapporti di delegato e
arbitro, l’Uefa ha affidato
l’istruttoria a un ispettore.
I tempi saranno lunghi: il
caso, assieme con quello
simile in Bosnia-Israele
(comportamento razzista
dei tifosi di casa), sarà
giudicato dalla Disciplinare
il 16 luglio.

2013. Era lì con la sua Under e
venne notato da Cesare Prandelli, che lo spedì in porta per
la sessione quotidiana dei tiratori scelti della Nazionale A.
Meret fece parate strabilianti
su Pirlo, Diamanti e altri. Il domani appartiene a Sirigu, ma il
dopodomani pare opzionato
da Meret. Come sempre, l’Italia coi portieri è messa bene.
(cifre di Franco Valdevies)

RISCHI La Croazia rischia
grosso: è recidiva (in altre
tre partite del gruppo
H i tifosi hanno avuto
comportamenti razzisti) e
con l’aggravante della
condanna a porte chiuse
contro l’Italia proprio per lo
stesso motivo. Naturalmente
sarà una decisione
«politica»: dipenderà dalla
voglia o meno di «tolleranza
zero» da parte dell’Uefa.
Lo spettro delle sanzioni è
ampio: dalle porte chiuse
alla squalifica del campo,
dalla penalizzazione di punti
fino all’esclusione. Platini,
diversamente da Blatter,
non ama che la Disciplinare
intervenga sulla classifica:
ma la Croazia, come la
Serbia, è oggi un problema
serio nell’organizzazione
dei tornei europei.
f.li

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16

Calcio R Gruppo B

PARLA SANGUINETTI

L’ex capo di Stato
«Luis Suarez
ci mancherà»
Iacopo Iandiorio

«I

miei avi sono arrivati dalla Liguria, da
Lavagna e Chiavari, con Giuseppe Garibaldi, scappato in Sud America nel
1836, lì per le grandi battaglie per il liberalismo». Nel due volte ex presidente della Repubblica uruguayana (1985-90 e 1995-00) Julio
Maria Sanguinetti scorre sangue italiano. Sarà
per questo che quando può si informa con la
Gazzetta. L’altra sera è arrivato un suo fax in
redazione, per fare i complimenti sull’articolo
del «negro Gradin», il primo nero in una nazionale, nel 1916 in Copa, con la Celeste. Abbiamo
colto l’occasione per intervistarlo, alla vigilia
del derby platense. «La carica per me più importante - dice - è essere presidente onorario del
Peñarol: nella storia ce ne sono stati solo 9 e io
sono l’unico vivo», ride, a 79 anni.

IL MIRACOLO E va al dunque: «In Uruguay il
calcio è un miracolo. Siamo solo 3 milioni e 400
mila persone, come un quartiere di San Paolo,
Brasile. Ma siamo
sempre lì, a lottare
per la vittoria: 15
Copa America, la nazionale più vincente.
E poi le 2 coppe del
Mondo (1930 e
1950) e le 2 Olimpiadi, per noi equivalenti al Mondiale
«IL PEÑAROL DI (’24 e ’28)». Forse
tutti praticaGHIGGIA, MIGUEZ, perché
no il futbol a MonteSCHIAFFINO, video: «Pure io ho
HOHBERG E VIDAL giocato, con scarsi
IL MIGLIORE» risultati. Sono stato
dirigente al Peñarol
J. M. SANGUINETTI
per anni sotto la preEX CAPO DI STATO
sidenza Cataldi,
l’ideatore della Libertadores. Sono sempre andato al Centenario,
inaugurato nel 1930 per il Mondiale. Ci vado
ancora con mia moglie Marta. Il Centenario è la
cattedrale laica del Paese». Anche lui è diventato tifoso seguendo il padre: «Quando ho iniziato a vedere calcio era impossibile non essere fan
del Peñarol: Ghiggia, Miguez, Schiaffino, Hohberg e Vidal. L’attacco che vinse il Mondiale
1950, col Maracanazo. E c’erano il nostro portiere Maspoli e il capitano Obdulio Varela».
SCHIAFFINO Se dovesse scegliere un nome del
Peñarol «in 123 anni, 3 Intercontinentali, 5 Libertadores e 49 campionati, direi Juan Alberto
Schiaffino, il più “scientifico”, punta che avete
visto bene in Italia fra Milan e Roma e che mostrò uno stile innovatore. Come squadra il Peñarol re dell’Intercontinentale ’66 col Real». Infine un rimpianto: «Quel che è successo a Suarez
l’anno scorso al Mondiale con Chiellini è triste.
Meritava una punizione, non così smisurata.
Ora avremmo altre chance con Suarez: è di altissimo livello. Ci mancherà».
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Super Messi
all’assalto
di Fort Godin
«Uruguay,
resistiamo»
1Il difensore della Celeste

contro la stella dell’Argentina:
un duello al sapore di Liga
Martino con il solito dubbio Tevez

vo chiaro, evitare il Brasile. La
2ª del gruppo di Argentina e
Uruguay nei quarti affronta la
prima del gruppo C, quello che
salvo sorprese vincerà il Brasile.

Filippo Maria Ricci
INVIATO A SANTIAGO (CILE)
Twitter @filippomricci

«N

on c’è un modo per
fermare Messi, altrimenti qualcuno
l’avrebbe già usato con successo», ha detto Diego Godin agli
argentini de La Nacion. Beh, lui
un’idea ce l’aveva: 2 anni fa fu
beccato in video mentre «consigliava» al compagno di reparto
nell’Atletico del Cholo, il brasiliano Miranda, di colpire il 10
del Barça dove più danno poteva fargli, la gamba sinistra già
acciaccata.
INCUBO COLCHONERO Era l’andata della Supercoppa di Spagna e Messi dolorante fu sostituito da Fabregas nell’intervallo. Le immagini in Spagna crearono polemica che Godin
respinse scrollando senza
scomporsi le sue larghe spalle
di adolescente nuotatore. Quella partita fu l’inizio dell’incubo
colchonero per Messi e il Barça:
nella stagione 2013-14 i catalani del Tata Martino affrontarono 6 volte l’Atletico del Cholo, e
non vinsero mai. Si presero la
Supercoppa con un gol di Neymar al Calderon (2 pari e trofeo

per la rete in trasferta), ma lasciarono agli avversari la Champions (eliminati nei quarti) e la
Liga: un anno fa all’ultima giornata il Barça ricevette l’Atletico.
Con una vittoria blaugrana
campioni, col pari titolo ai madrileni dopo 18 anni. Segnò il
cileno Sanchez ma poco dopo
pareggiò Godin e la Liga se ne
andò al Calderon lasciando a
mani vuote Messi e il Barça.
EVITARE IL BRASILE Diego e
Leo sono entrambi di Rosario.
Stesso nome, Paesi diversi per
le città di Uruguay e Argentina.
Diego e Leo giocano in biancazzurro in nazionale, e nella Liga
durante l’anno. Oggi si sfideranno di nuovo, con un obietti-

In alto, Leo
Messi, 27 anni,
e Diego Godin,
29; a sinistra,
i due in una
sfida di Liga
REUTERS/AP/AI

BRUTTI RICORDI E all’Argentina vengono in mente pessimi ricordi: 4 anni fa nella Copa giocata in casa iniziarono con un
sorprendente pari con la Bolivia e finirono secondi nel girone alle spalle della Colombia,
trovando nei quarti l’Uruguay.
Godin era convocato ma non a
posto fisicamente, Messi fece di
tutto per scardinare gli uruguaiani rimasti a lungo in 10 ma si
arrivò ai rigori e un errore di Tevez chiuse la Copa dell’Argentina. Torneo vinto dall’Uruguay,
con Godin in campo negli ultimi
minuti della finale: perché Diego è l’anima della squadra di Tabarez e si meritava una presenza in quel trionfo per lui reso
amaro da un infortunio a pochi
giorni dall’inizio del torneo.
Godin è stato uno dei migliori
dei suoi nella sofferta vittoria
contro la Giamaica, Messi il faro dell’Argentina rimontata dal
Paraguay. «Leo non si ferma
con l’azione di un difensore ma
solo se si lavora in gruppo, tutti
insieme - dice Godin -. Dobbiamo provarci tutti insieme per-

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ché altrimenti è impossibile che
non ci faccia male».
CHOLISMO PURO E poi su stesso e sullo spirito della nazionale
parole che sembrano uscite dalla bocca dell’omonimo Simeone, che non a caso l’adora: «A
me non avanza nulla: se non do
il massimo in ogni partita per
me le cose si complicano parecchio. Competere a questo livello
è difficilissimo e nel calcio bisogna saper soffrire per ottenere
risultati: l’Uruguay sa molto bene cosa significa resistere e tirar
fuori il coraggio quando le acque di una partita si agitano».
Cholismo puro da opporre al talento naturale, innato e brutale
di Messi. All’Argentina del Tata
manca un po’ di questa determinazione, la stessa arma usata
dal Paraguay di Ramon Diaz
per strappare un pareggio inatteso l’altro giorno. Martino è
nel ciclone e deve fare delle
scelte: giornali e tifosi ad esempio chiedono l’impiego di Tevez
ma sarà difficile sacrificare
Aguero o Di Maria. In compenso dovrebbe rientrare Biglia, al
posto di uno tra Pastore e Banega. E poi tutti nei piedi di Messi,
per evitare un’altra delusione e
probabilmente il Brasile.
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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

17

fPASSAGGIO D’AUTORE

Soriano contro Galeano
Il calcio è anche poesia

1Argentina-Uruguay nel ricordo di due scrittori amati dalla gente

Idealisti perseguitati e grandi sognatori legati dalla stessa passione
diale vinto tra i militari: «Ha
fatto molta tristezza. Quanto
sarebbe stato bello festeggiarlo
in altre condizioni».

Filippo Conticello
Twitter @filippocont

I

COSÌ A LA SERENA, ORE 1.30
ARGENTINA 4-3-3

URUGUAY 4-4-2
5
SANCHEZ

16
ROJO
19
BANEGA

7
DI MARIA

17
OTAMENDI
1
ROMERO

16
M. PEREIRA

9
ROLAN
17
2
AREVALO RIOS GIMENEZ

14
MASCHERANO

11
AGUERO

6
BIGLIA

10
MESSI

1
MUSLERA

2
GARAY

14
LODEIRO

4
ZABALETA

ALLENATORE Martino
PANCHINA: 12 Guzman, 23 Andujar,
3 Roncaglia, 15 Demichelis, 13 Casco,
5 Gago, 21 Pastore, 8 Pereyra, 20
Lamela, 22 Lavezzi, 9 Higuain, 18 Tevez
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: nessuno

3
GODIN

21
CAVANI
7
6
RODRIGUEZ A. PEREIRA

ALLENATORE Tabarez
PANCHINA: 12 Muñoz, 23 M. Silva,
4 Fucile, 13 G. Silva, 18 Corujo,
19 Coates, 10 De Arrascaeta,
15 G. Pereira, 20 Gonzalez,
8 Hernandez, 11 Stuani, 22 J. Rodriguez
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: nessuno

ARBITRO Ricci (Bra) GUARDALINEE De Carvalho-Pereira (Bra)
QUARTO UOMO Bascuñan (Cil)
TV GazzettaTV
INTERNET www.gazzetta.it
GDS

l tempio fu demolito,
tutti portarono via «un
pugno di terra in tasca».
I tifosi del San Lorenzo piangevano a metà ’83, poi sulle
rovine del vecchio Gasometro di Buenos Aires nacque
un enorme supermercato.
Un giorno da lì passò Osvaldo Soriano, «bracconiere» di
storie di calcio. Prese carta e
penna e scrisse all’amico
uruguagio: «Caro Eduardo,
sono andato con José Sanfilippo, eroe della mia infanzia. Mentre ci avviciniamo
alla cassa, lui mi dice: “Pensa che proprio qui insaccai
quel gran tiro al Boca”». Tra
pentole e formaggi, a tutti
sembrò che il pallone si infilasse di nuovo lassù. Nelle righe spedite ad Eduardo Galeano corre il filo della memoria, il legame mistico tra i
due più grandi cantori del
gioco. «Sudamericani di
cuore, ribelli innamorati
pronti a difendere la palla da
chi la umilia», precisa Donatello Santarone, prof. di letteratura a Roma Tre che, tra
gli altri, ha antologizzato i
loro testi nel bel volume Trepido seguo il vostro gioco (Zanichelli, 2015). Questa notte
Argentina-Uruguay sarà come sempre la loro partita,
sfida densa di sogni e parole.
Il futbol è arte dell’intelligenza. Giocandovi si impara a pensare con i piedi (Soriano)
Incorreggibile brocco, non
avevo altro rimedio che
chiedere alle parole quello
che il pallone mi aveva negato (Galeano)
Lo scrittore argentino, nato
a Mar del Plata e morto nel
‘97, era una punta dal piede
educato. Giocò fino ai 23 anni, ai tempi in cui per un attaccante tornare a centrocampo era «un’umiliazione». Poi un giorno gli si re-

«GIOCANDO
A CALCIO S’IMPARA
A PENSARE
CON I PIEDI»

«LA STORIA DEL
CALCIO: VIAGGIO
DAL PIACERE
AL DOVERE»

OSVALDO SORIANO
SCRITTORE ARGENTINO

EDUARDO GALEANO
SCRITTORE URUGUAGIO

strinse la porta, come a Orlando
El Sucio, uno dei suoi personaggi più lirici, e il calcio divenne
solo scrittura. Meno talento per
il collega di Montevideo che il
mondo ha pianto ad aprile. Galeano, però, connettendo le vicende del gioco con quelle degli
esseri umani, è riuscito a volare
più alto di certi snob. Agli intellettuali «che amano l’umanità
ma disprezzano la gente» ha insegnato come si possa vivere
per quei 90 minuti.

quella che sa esprimersi solo su
un prato verde. In una parola tifosi, nonostante l’America li abbia costretti all’esilio da perseguitati politici. In comune, infatti, c’è la coscienza civile contro dittature e imperialismi:
Galeano lasciò il suo Uruguay
dopo il golpe fascista del ’73,
Soriano abbandonò l’Argentina
di Videla nel ’76. All’amico Giovanni Arpino, primo recensore
in Italia del suo capolavoro Triste, Solitario y final, raccontò
poi lo sconforto di quel Mon-

A Dio no le gusta el futbol. Per
questo il Paese va come va, di
merda (Soriano)
Sono un mendicante di buon
calcio. Non mi importa un fico
secco di quale club o Paese me
lo offra (Galeano)
Non patrioti, ma internazionalisti. Eppure, custodi dell’anima
profonda dei loro grandi Paesi,

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RSoriano morì

nel ’97, Galeano
in aprile: hanno
trasformato in arte
un gioco popolare

Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce (Soriano)
La storia del calcio è un triste
viaggio dal piacere al dovere
(Galeano)
«Splendori e miserie del gioco
del calcio» si legge nel titolo:
nel capolavoro di Galeano, microstorie che omaggiano i Mondiali e la vita, c’è una dialettica
marxista. La gioia della creatività contro le meschinità dei
potenti. Così, è nelle piccole vicende che scavano entrambi.
Soriano dentro al calcio minuto
della provincia argentina, dove
un tiro è riscatto sociale e un rigore può durare una settimana,
tra gigantesche risse, svenimenti e disavventure sentimentali. Rivivono piccoli personaggi, spesso perdenti, perché – ha
ragione Galeano – «ai vincenti
non gli si crede».
Maradona è così: non è di questo mondo... Esiste per la gloria di Dio (Soriano)
Maradona giocò, vinse, pisciò,
fu sconfitto (Galeano)
«Un «Dio dalla faccia sporca»,
«il più umano degli Dei» che per
questo somiglia tremendamente a noi esseri imperfetti: Maradona che rapì Galeano, Maradona che stregò il Sudamerica
tutto. Soriano, ad esempio, rimase a bocca aperta a Italia ‘90:
davanti a lui, a Trigoria, usò
un’arancia per palleggiare. Anni prima all’amico granata Arpino aveva azzardato un consiglio di calciomercato: «Ha 18
anni, costa cinque milioni di
dollari, se il Torino ha quei soldi
è salvo». Decenni dopo verrà
una Pulce con la stessa maglia e
Galeano rinnoverà la meraviglia: «Messi mi piace perché
non si crede Messi, gioca come
nel barrio». Altro angelo, ma
con la faccia pulita: staserà sfiderà il suo Uruguay e sarà di
nuovo poesia.
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18

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Calcio R Gruppo B

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

L’orgoglio Venezuela:
«Visto? Ma ora non dite
che siamo una sorpresa»
1Euforia dopo la vittoria con la Colombia: oltre a Rondon
c’è un gruppo di talenti da scoprire, da Tuñez a Vizcarrondo
Giulio Di Feo
INVIATO A SANTIAGO (CILE)
@fantedipicche

N

on sarà futbol bailado, ma
è futbol concreto e ci si diverte lo stesso. E se ai venezuelani parli di pronostico ribaltato, di impresa, quelli quasi
si offendono. Riconoscono il sapore eroico della vittoria con la
Colombia, ma il giorno dopo i
columnist di Caracas ci tengono
a scrivere che «La Vinotinto ya
no es una sorpresa». Ricapitolando: semifinali nel 2011 buttando
fuori il Cile ai quarti e inchiodando sullo 0-0 il Brasile ai gironi;
vicini alla qualificazione al Mondiale, con la medaglia al petto di
un successo con l’Argentina; dieci di quelli in rosa su 23 giocano
in Europa, tra cui spicca Rondon.
Abbastanza per considerarli una
realtà solida, rinsaldata ancora
di più dal c.t. Sanvicente.

I giocatori del Venezuela festeggiano la vittoria con la Colombia IPP

che fa, lo deve a Del Bosque. Che
c’entra? Da ragazzo inizia centravanti, ogni tanto si allena in
porta ed è indeciso. Poi gli tocca
un torneo internazionale in Spagna con le giovanili del Caracas:
partita contro il Real, lui fa un
tempo in attacco e uno in porta.
L’attuale c.t. spagnolo è in tribuna, poi scende e chiarisce al piccolo Baroja: in porta hai futuro,
in attacco no. Da lì in poi solo

UOMINI NUOVI A sorprendere
sono certi uomini che non ti
aspetti. Tipo il portiere Alain Baroja, del Caracas: non altissimo
ma sicuro in uscita. Se fa quello

guanti, fino a togliere il posto a
Hernandez. Altra sorpresona:
Andres Tuñez, che non l’ha fatta
vedere a Falcao. Nato in Venezuela da genitori spagnoli,
cresce e gioca per 7 anni al Celta
Vigo e poi cerca fortuna all’estero. Nell’ultima stagione finisce in
Thailandia al Buriram, alla prima si spacca il naso e poi gioca
con la maschera protettiva. Un
successone: per tutti diventa El

Gladiator, la gente compra
maschere come la sua. Se
continua così, in Europa ci
torna. Così come una chance
la merita anche Alejandro
Guerra, il cui partitone vale
doppio perché gioca in Colombia all’Atletico Nacional:
lui è El lobo, il lupo, per come
azzanna il campo a 29 anni.
I VECCHI A parte Rondon,
ovviamente: se per Falcao
spesso parlano le cifre iperboliche, anche lui può dire la sua
perché allo Zenit c’è andato
per 18 milioni. È il top player
del Venezuela, ma non per
questo non si sporca le mani:
contro i Cafeteros prima del
gol nella ripresa c’è stato un
lavoro costante di sponde e
movimento che ha favorito gli
inserimenti da centrocampo.
Il gol di Rancagua lo ha dedicato a Manuel Pellegrini, che
lo fece prendere al Malaga dal
Las Palmas nel 2010: «Devo
ringraziarlo per tutto quello
che mi ha insegnato». Lui capitalizza, dietro ci sono due
come Amorebieta e Vizcarrondo che fanno paura solo a
vederteli davanti. Soprattutto
il secondo, detto El come gente, il cannibale, per l’aspetto
truce: barba, capelli lunghi,
sguardo duro, ma al di là dell’aspetto è fior di centrale difensivo. L’unica voce fuori dal
coro è Felipe Calderon, ex
presidente del Messico, che a
un certo punto ha twittato:
«Come gioca male il Venezuela, sembra che lo alleni Maduro». Seguito diluvio di risposte e polemiche, ma è battaglia politica. Sanvicente e il
Paese hanno in mente solo
quella di giovedì col Perù.

CON LA GIAMAICA

Diaz lancia Gonzalez
Il Paraguay lo coccola
la Fiorentina lo segue
COSÌ AD ANTOFAGASTA, ORE 23
PARAGUAY 4-4-2
6
SAMUDIO

GIAMAICA 4-4-2
22
MCCLEARY

19
MARIAPPA

15
V. CACERES

17
AUSTIN

3
HECTOR

20
ORTIGOZA

10
MCANUFF

4
MORGAN

5
LAING

20
LAWRENCE

10
D. GONZALEZ
18
11
N. VALDEZ MATTOCKS

4
P. AGUILAR

1
KERR

12
SILVA
14
DA SILVA

9
SANTA CRUZ
3
M. CACERES

7
BOBADILLA

ALLENATORE Diaz

9
BARNES

ALLENATORE Schaefer

PANCHINA: 1 Villar, 2 Piris,
5 B. Valdez, 11 Benitez, 23 A. Aguilar,
16 Molinas, 17 Martinez, 19 Balbuena,
21 Romero, 22 Aranda, 13 Ortiz,
8 Barrios
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: nessuno

PANCHINA: 12 Miller, 23 Thompson,
2 Gordon, 21 Taylor, 8 Gray, 16 Grant,
15 Watson, 7 Parkes, 6 Brown,
18 Dawkins, 13 Williams, 14 Ottey
SQUALIFICATI: nessuno
INDISPONIBILI: nessuno

ARBITRO Vera (Ecu)
GUARDALINEE Lescano-Romero (Ecu)
QUARTO UOMO Osorio (Cil)
TV GazzettaTV INTERNET www.gazzetta.it
CENTIMETRI

© RIPRODUZIONE RISERVATA

INVIATO A SANTIAGO

D

erlis Gonzalez, classe
1994, è un tipetto senza
timori reverenziali: con
l’Argentina entra nel secondo
tempo, dopo 2 minuti stende Di
Maria e si becca un giallo, dopo
5 rischia il rosso ma l’arbitro lo
grazia, poi inizia a prendere
confidenza con la fascia e mette sotto Roncaglia. Dovrebbe
essere lui la novità che Ramon
Diaz ha in mente di giocarsi (al
posto di Ortiz) in vista della sfida di stasera con la Giamaica:
sarà particolarmente attenta
anche la Fiorentina, che l’ha inserito nei suoi radar di mercato. L’intento di Diaz è chiaro:
dare una marcia in più all’attacco del Paraguay contro un
avversario ben più modesto di
Messi e compagnia. Intanto si è
unito alla squadra Justo Villar,

portiere del Colo Colo out con
gli argentini per infortunio.
Contro la Giamaica però dovrebbe toccare ancora a Silva:
le tre parate della sua ripresa
non sono passate inosservate.
A METÀ Il Paraguay è arrivato
ad Antofagasta domenica e ha
già cominciato la sua partita
contro Schäfer: ha chiesto di
fare una sgambata alla stessa
ora in cui l’avevano programmata i giamaicani, che sono qui
da una settimana e non hanno
voluto cedere l’orario. È finita
che si sono divisi il campo.
Schäfer, c.t. tedesco dei Reggae
Boyz, che contro il Paraguay si
gioca buona parte del torneo,
dovrebbe confermare la stessa
formazione che si è ben comportata contro l’Uruguay: unico dubbio, Dawkins.
g.d.f.
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URUGUAY

Venezia

Trieste

ICA
AhS,UDAMER

Spalato
Dubrovnik
Kotor

!

COLOMBIA
Corfù
Argostoli
Cefalonia

James e le critiche
«Tifosi, aiutateci»
● La stampa colombiana non è
stata tenera con i Cafeteros,
battuti 1-0 all’esordio dal
Venezuela. James Rodriguez si è
messo davanti ai suoi compagni,
a due giorni dalla partita con il
Brasile decisiva per la
qualificazione: «La sconfitta ci ha
ridimensionati, facendoci capire
che dobbiamo stare più attenti.
Ma a tutti i colombiani, in questo
momento, chiedo di starci vicini,
per il Brasile non sarà facile».

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Titolo al Nacional?
Mancano 7 minuti
● Ma alla fine ha vinto il titolo o
no? Domenica s’è disputata la
finale per lo «scudetto»
dell’Uruguay al Centenario di
Montevideo fra Peñarol (49 trofei)
e Nacional (44), vincitori di
Apertura e Clausura. La partita è
stata sospesa a 7’ dalla fine dei
supplementari, necessari dopo il 22 al 90’: coi gol di Seba Fernandez
e Ivan Alonso (rigore) nel primo
tempo per il Nacional e la doppietta
di Aguiar (il secondo su rigore al
91’) nella ripresa per il Peñarol. Nei
supplementari è arrivato il 3-2 di
Romero per il Nacional su angolo
di Recoba, poi il Chino ha fallito un
altro rigore ed è iniziato l’inferno.
Gli ultrà del Peñarol hanno gettato
di tutto in campo, scontri con la
polizia, l’arbitro sospende la gara,
quelli del Nacional festeggiano e
sono pure premiati. Ma, a referto
mancano 7 minuti... Come finirà?

Calcio R Gruppo C

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#

IL LUTTO

clic

Addio a Zito,
cuore e polmoni
del grande Brasile

DOPPIO SOMBRERO
DA RIVEDERE
SU GAZZETTATV
● Straordinario gesto
tecnico di Neymar nel primo
tempo della partita vinta col
Perù: l’attaccante del Brasile
ha superato Advincula con
un doppio sombrero,
scavalcandolo due volte con
un pallonetto. Il difensore
non ha gradito e l’ha steso...

1Correva per Didì

e Pelé, 15 anni nel
Santos. Segnò nella
finale mondiale ’62
E lanciò Neymar

Andrea Schianchi
Neymar, 23 anni, uno dei pochi a salvarsi nel Brasile che ha battuto 2-1 il Perù. Suo il gol del pareggio LAPRESSE

Chiamatelo Neymaravilla
Il Brasile ai piedi del suo re

1O Ney debutta e incanta: gol, assist, magie. È il quinto marcatore
verdeoro, ma nemmeno Pelè aveva segnato così tanto a 23 anni

Filippo Maria Ricci
INVIATO A TEMUCO (CILE)
Twitter @filippomricci

N

eymar parte da Temuco,
come Pablo Neruda: il
secondo è arrivato al
Nobel per la Letteratura, il primo aspira a una più basica Copa America. Nella città dove il
papà ferroviere del poeta portò
il piccolo Pablo, orfano di madre, nel 1906, il giovane Neymar ha lanciato il suo proclama: prima sul campo, sconfiggendo quasi da solo la resistenza del Perù, e poi in zona mista,
dove ha continuato a martellare anche dialetticamente.

TRISTEZZA E ALLEGRIA «Giocano, giocano. Li guardo tra la
vaga bruma del gas e il fumo. E
guardando questi uomini so
che la vita è triste». Gli ultimi
versi della poesia I giocatori inserita nel Crepusculario, primi
passi del poeta Neruda, anno
1923. Neymar ha in testa tutta
un’altra idea di calcio, più vicina al concetto di «allegria del
popolo» garrinchano. Perché

contro il Perù si è esibito a
360°: un gol, un assist, una traversa, dribbling spettacolari.
CAPITANO VERO Repertorio
completissimo e atteggiamento
da leader, da capitano non solo
per la fascia che Dunga ha tolto
dal braccio di Thiago Silva per
metterla su quello del 23enne
del Barça. «Sono molto felice,
per la mia prestazione ma anche per la nostra partita. Abbiamo giocato molto bene. Magari
non una delle migliori di sempre ma di sicuro positiva. Abbiamo creato tanto e avremmo
dovuto segnare di più, l’importante però è la vittoria perché
io sapevo che non sarebbe stato
facile. La gente vede il Perù e
pensa “Il Brasile vince facile”
ma io pensavo che questa poteva essere una Copa America tra
le più equilibrate degli ultimi
tempi, e per ora i risultati mi
stanno dando ragione, non ci
sono squadre scarse».
MEGLIO DI PELÉ Con la rete al
Perù, 8ª nelle ultime 7 apparizioni in giallo, Neymar è salito
al 5° posto nel ranking dei mar-

IL NUMERO

44

le reti di Neymar
con il Brasile. Meglio
di lui in quattro: Pelé
a 77, Ronaldo 62,
Romario 55 e Zico 48
catori della Canarinha dietro a
Pelé, Ronaldo, Romario e Zico.
È arrivato a 44 reti in 64 gare.
Lo stesso score del Fenomeno,
e meglio di tutti per età. Pelé fece 44 reti con sole 43 presenze
però era un anno più vecchio di
Ney, e Ronaldo due. Anche Zico
impiegò meno gare per arrivare a 44 reti, 63, a 32 anni, ma
poi si è fermato a 48, solo 4 più
di Neymar, che ha di fronte a sé
una vita per superarlo.
DETERMINATA TIMIDEZZA A
chi glielo fa notare Ney risponde con un gran sorriso, con una
timidezza che pare molto determinata: «Io voglio solo vin-

cere e aiutare i compagni, voglio partecipare e vincere questo torneo. A me e ai miei gol,
non penso. Non sento nessuna
pressione perché ho già visto
tutto: sono passato per momenti molto felici e ho vissuto
delusioni molto grandi. Mi sento tranquillo con tutto e con
tutti, le cose mi scivolano addosso e sono molto concentrato
sui miei obiettivi». Chiamatela
maturità e, come si diceva prima, determinazione. Ney ha le
idee chiare: sa cosa vuole e sa
come prenderlo come dicevano
i Cheap Trick.
DUELLO A DISTANZA Curiosamente Messi, quasi 5 anni più
vecchio di Ney, con l’Argentina
ha fatto 46 gol (e Suarez, qui
assente per squalifica, 43 con
l’Uruguay). Un altro duello a
distanza in questa Copa per i
due compagni in Europa e qui
grandi leader di Argentina e
Brasile. Ulteriore dimostrazione che Ney è il candidato più
forte alla successione del duo
Leo-CR7 nella dittatura del Pallone d’oro nei prossimi anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

GRUPPO A

1La squadra di Quinteros subisce tre

gol, prova a reagire e sfiora la rimonta
mincia un lungo e inutile assedio.
VALPARAISO (CILE)

E

S

e Didì era la mente, il
genio, l’architetto divino, lui era il corpo,
gambe e braccia sacrificate
alla causa, operaio dal cuore
d’oro e dai polmoni d’acciaio.
José Ely de Miranda, questo il
suo nome completo, tutti lo
conoscevano come Zito. Se
n’è andato ieri, a 82 anni,
consumato dalla malattia che
lo aveva da tempo costretto
in un letto d’ospedale. Il Brasile lo piange; il Santos, la sua
squadra, ha dichiarato sette
giorni di lutto. E Neymar, l’ultimo campione che, dopo Robinho, Zito ha scoperto quando ancora lavorava per il club
di Vila Belmiro, ha scritto su
twitter il suo dolore per la
morte dell’uomo che, più degli altri, lo ha aiutato a farsi
strada nel mondo del pallone.
GREGARIO Sbaglia chi lo definisce il mediano di quel fantastico Brasile del 1958 e del
1962 che si portò a casa due
Mondiali. Zito non era soltanto il mediano, era qualcosa di più: era l’equilibratore
del gioco, l’ombra di Didì, colui al quale venivano richiesti
improvvisi ripiegamenti difensivi, perché il grande regista non si abbassava a tanto e
i fantasisti, là davanti, pensavano soltanto a fare gol. Era
l’indispensabile gregario.
Ma, se non ci fossero i gregari, dove sarebbero i campioni? Che cosa sarebbe stato
Coppi senza i Carrea o gli Ettore Milano? Allo stesso modo, le corse di Zito sono servite a Didì e a Garrincha, a Pelé
e a Vavà di diventare immensi. E quel Brasile, anche grazie all’abnegazione e allo spirito di sacrificio di quest’uo-

mo cresciuto nell’interno dello
Stato di San Paolo, è stato quello
che è stato: cioè, probabilmente,
la migliore squadra di tutti i tempi (chi ha negli occhi soltanto
l’Olanda di Cruijff o il Milan di
Sacchi o il Barcellona di Guardiola, vada a rileggersi la formazione di quella Seleção...).
ENERGIA La sua avventura calcistica, Zito l’ha percorsa tutta
con due maglie: quella del Brasile e quella del Santos dov’è arrivato nel 1952 ed è rimasto fino a
quando ha deciso che poteva bastare, nel 1967. In tutto, 727 presenze e 57 gol. Un esempio di fedeltà che, nel calcio di oggi, è
anacronistico. Con il Santos ha
vinto 9 campionati paulisti, 4
campionati nazionali (allora
Taça Brasil), 2 Libertadores e 2
Coppe Intercontinentali. Giocava assieme a Pelé, Pepe, Mengalvio, Coutinho. Nomi che, adesso, forse dicono poco, ma andate
a guardarvi, in qualche filmato
di Youtube, che cosa facevano
questi signori con il pallone e poi
paragonatelo a quello che si vede ora. Alla finale del Mondiale
del 1962, vinto dal Brasile senza
Pelé (come amano ripetere quelli che non hanno grande simpatia per O Rei), Zito si tolse la soddisfazione di segnare il gol della
vittoria, il 2-1; poi finì 3-1 con la
Cecoslovacchia. In campo brillava per la sua semplicità: fermava
le avanzate degli avversari, recuperava il pallone e lo dava via.
Tutto qui?, vi chiederete. Sì, ma
questo lavoro è il più utile che ci
sia in una squadra. Con Didì formava una coppia perfetta: erano
la corrente elettrica che alimentava il quartetto avanzato. Se loro non accendevano la luce, il
Brasile restava al buio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il brasiliano Zito aveva 82 anni

VITTORIA 2-1 SUL PERU’

La Bolivia che non t’aspetti
L’Ecuador si sveglia tardi

la Bolivia va, sorprendendo
tutti: salta l’ostacolo Ecuador e tocca quota 4. Impensabule alla vigilia. Il c.t. dell’Ecuador, l’argentino Quinteros,
si starà chiedendo cosa sta succedendo ai suoi: due partite, due
sconfitte. Fragile in difesa, l’Ecuador si sveglia solo nel secondo
tempo, e sotto di tre gol. Poi co-

19

CHE INIZIO La Bolivia comincia
meglio e va subito in gol: Raldes,
il capitano, colpisce di testa mentre la difesa dorme, Martinez su
tutti. L’Ecuador non si aspetta una
partenza simile, non sa reagire e
incassa il raddoppio: SmedbergDalence segna da fuori area con
un destro a giro, insidioso ma non
forte. Non bene il portiere Dominguez. L’Ecuador a fatica comincia

a riorganizzarsi, ma sciupa il gentile omaggio dell’arbitro salvadoregno che s’inventa un rigore per
una spinta su Valencia. Che poi tira e segna, ma Aguilar fa ripetere,
stavolta l’attaccante del West
Ham sbaglia. La Bolivia, invece, il
rigore non lo spreca (scarpata di
Erazo su Lizio: decisione giusta).
Dopo l’intervallo, l’Ecuador cerca
di riaprire la partita, segna con
Valencia, liberato da Montero.
Quinteros alza il muro: difesa a 5
e Quinonez para tutto,ma a 9’ dalla fine si deve arrendere al destro
da lontano di M. Bolanos. Poi Noboa colpisce la traversa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ECUADOR-BOLIVIA
2-3
PRIMO TEMPO 0-3
MARCATORI Raldes (B) al 5’ , Smedberg-Dalence (B) al 18’. Moreno (B) su
rig. al 43’ p.t..; E. Valencia (E) al 2’, M.
Bolanos (E) al 36’ s.t.
ECUADOR (4-4-2) Dominguez 5;
Paredes 5 (dal 41’ s.t. Angulo s.v.),
Achilier 5, Erazo 6, W. Ayovi 5; F.
Martinez 5 (dal 1’ s.t. Ibarra 6), Noboa
6, P. Quinonez 6 (dal 1’ s.t. Cazares 6),
Montero 6; Bolanos 6,5, E. Valencia 5.
(Dreer, Azcona, Mina, J. Gonzalez,
Lastra, Pineida, Larrea, Narvaez,
Bagui) All. Quinteros 5.
BOLIVIA (4-4-2) R. Quinonez 7; Morales 6, Raldes 7, Zenteno 6, Smedberg-Dalence 6,5; Lizio 6 (dal 26’ s.t.
M. Bejarano 6), D. Bejarano 6, Hurtado 6, Chumacero 6; Moreno 6 (dal 43’
s.t. Miranda s.v.) , Pedriel 6,5 (dal 12’
s.t. Coimbra 6) (Penarrieta, H. Suarez,
Eguino, Pena, Campos, Escobar, E.
Rodriguez, Gamarra, Veizaga). All.
Soria 7.
ARBITRO Aguilar (Sal) 5
NOTE amm. Erazo (E), Zenteno (B) e
Hurtado (B) g.s. Tiri in porta 7-6. Fuori
9-3. In fuorigioco 1-1. Rec. p.t. 3’; s.t. 4’

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Brasile, che debutto faticoso
Decisivo Douglas Costa al 92’
TEMUCO Fa tutto Neymar. Se il
Brasile ha evitato la figuraccia
dell’Argentina, pareggio con una
squadra inferiore, è stato solo
per la determinazione e la classe
del numero 10. Che ha piegato il
Perù al 92’ offrendo a Douglas
Costa il 25° assist in nazionale.
Ma che inizio faticoso: Peru’
avanti al 2’ con la prima rete in
nazionale di Cueva, bravo ad
approfittare di un doppio regalo
di David Luiz e del portiere
Jefferson. Subito dopo, il pareggio di Neymar: colpo di testa,
solo in area, su cross di Dani
Alves. Da lì il Brasile ha iniziato a
rimirarsi e non è riuscito a
trovare il secondo gol. Neymar
colpisce la traversa, poi, nella
ripresa, è il centrale Zambrano a
opporsi a una sua conclusione a
porta vuota e a a un tiro di
Costa. In pieno recupero il gol
della vittoria.

BRASILE-PERU’ 2-1 (1-1)
MARCATORI Cueva (P) al 2’, Neymar
(B) 4’ p.t.; Douglas Costa (B) 47’ s.t.
BRASILE (4-4-2) Jefferson 5,5; Dani
Alves 7, Miranda 6, David Luiz 5,5,
Filipe Luis 6; Willian 6,5 (dal 41’ s.t.
Everton Ribeiro s.v.), Elias 6,
Fernandinho 6, Fred 5,5 (dal 33’s.t.
Firmino 6); Diego Tardelli 5 (dal 22’
s.t. D. Costa 6,5), Neymar 8 (Neto,
Marquinhos, Marcelo Grohe, Thiago
Silva, Robinho, Geferson, Casemiro,
Fabinho) All. Dunga 6
PERU’ (4-4-2) Gallese 6,5; Advincula
6,5, Zambrano 7, Ascues 5, Vargas 6
(dal 42’ s.t. Yotun s.v.); J. Sanchez 6,5,
Ballon 6, Lobaton 6,5, Cueva 7 (dal
38’ s.t. Reyna 6); Farfan 6,5 (dal 39’
s.t. Carrillo 6), Guerrero 6,5
(Cespedes, Riojas, Requena, Hurtado,
Penny, Retamoso, Pizarro, Ramos,
Libman). All. Gareca 7
ARBITRO Garcia (Messico) 6
NOTE spett. 16.342, amm. Neymar
(B), Filipe Luis (B), Guerrero (P) e
Vargas (P).

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20

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Calcio R

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

21
#

Canale 59: e la tv diventa un Clasico

1Questa notte, ore 1.30, sfida fra Argentina e Uruguay, il match fra nazionali più giocato della storia
quelli di Baires guidano per (inutili) secondi posti: 12 a 6.

Iacopo Iandiorio

I

l Clasico del Rio de la Plata, questa notte su
GazzettaTv, canale 59 del digitale terrestre,
è il match fra nazionali più giocato della storia. Anche se gli storici differiscono sulla prima
gara. E anche sul totale. O meglio c’è chi conta
oltre 200 sfide e chi, fra le ufficiali, si ferma a
183. Come chi cita come primo evento la gara
del 16 maggio 1901 e chi quella ufficiale (organizzata dalle federazioni) del 20 luglio 1902 col
clamoroso 6-0 rifilato dagli argentini alla Celeste. Di sicuro gli incroci in Copa America sono
finora 30 e in totale parità: 13 successi a testa e
4 pari. Con una differenza sostanziosa: di Copa
quelli di Montevideo ne hanno vinte 15, una in
più dei vicini. Ma anche per edizioni disputate la
Celeste è avanti: 41 a 39 prima d’ora. Mentre

PRIMA VOLTA La prima sfida del Rio de la Plata
in Copa è del 1916, alla prima edizione, match
decisivo per definire la vincente del trofeo nel
girone all’italiana. Si gioca il 16 luglio sul campo
del Gimnasia y Esgrima di La Plata, ma la gara è
sospesa per incidenti e risse dopo soli 5 minuti… Il giorno dopo si riprova nella cancha del
Racing Club Avellaneda e finisce 0-0, Uruguay
campione per un punto sui rivali. È la Celeste del
primo bomber, il nero di Montevideo Gradin, e
del c.t. e difensore Alfredo Foglino, 23 anni, il
più giovane tecnico della storia della Copa. Terzino destro, Foglino vinse ben 9 titoli uruguayani (record per il Nacional) e 3 Copa America,
per un anno (dal 1915) su scelta dei compagni
fece anche da c.t. Anche la Afa, la federcalcio
Così le partite della Copa America in diretta e in differita su
GazzettaTv, che presenta anche spazi di approfondimento.
OGGI
ore 8 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 9 Ecuador-Bolivia (replica)
ore 14.30 DIARIO CILENO
ore 15 Cile-Messico (replica alle 21)
ore 20.30 DIARIO CILENO
ore 23 Paraguay - Giamaica (in diretta)

GRUPPO A
CILE
MESSICO
ECUADOR
BOLIVIA

GRUPPO B
ARGENTINA
URUGUAY
PARAGUAY
GIAMAICA

GRUPPO C
BRASILE
COLOMBIA
PERÙ
VENEZUELA

PARTITE
Cile-Ecuador
Messico-Bolivia
Ecuador-Bolivia
Cile-Messico
Messico-Ecuador
Cile-Bolivia

(ora italiana)

2-0
0-0
2-3
Giocata nella notte a Santiago
19/6 ore 23 a Rancagua
20/6 ore 1.30 a Santiago

PARTITE
Uruguay-Giamaica
Argentina-Paraguay
Paraguay-Giamaica
Argentina-Uruguay
Uruguay-Paraguay
Argentina-Giamaica

1-0
2-2
Oggi ore 23 a Antofagasta
Questa notte ore 1.30 a La Serena
20/6 ore 21 a La Serena
20/6 ore 23.30 a Viña del Mar

PARTITE
Colombia-Venezuela
Brasile-Perù
Brasile-Colombia
Perù-Venezuela
Colombia-Perù
Brasile-Venezuela

0-1
2-1
18/6 ore 2 a Santiago
19/6 ore 1.30 a Valparaiso
21/6 ore 21 a Temuco
21/6 ore 23.30 a Santiago

QUARTI DI FINALE

2

Vincitore A

CILE

3 1 1 0 0 2

0

MESSICO

1 1 0 1 0 0

0

1ª miglior 3ª

3 1 1 0 0 1

0

2ª C

ARGENTINA

1 1 0 1 0 2

2

Temuco

PARAGUAY

1 1 0 1 0 2

2

Vincitore B

GIAMAICA

0 1 0 0 1 0

1

27/6 ore 1.30

VENEZUELA

3 1 1 0 0 1

1
0

PERÙ

0 1 0 0 1

1

2

COLOMBIA

0 1 0 0 1 0

1

-

30/6 ore 1.30
-

URUGUAY

3 1 1 0 0 2

-

5

26/6 ore 1.30

BRASILE

SEMIFINALI
-

Santiago
2ª A

ore 2 Brasile - Colombia (in diretta)
GIOVEDÌ
ore 8 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 9 Brasile - Colombia (replica alle 15)
ore 14.30 DIARIO CILENO
ore 20.30 DIARIO CILENO
ore 23 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 1 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 1.30 Perù - Venezuela (in diretta)

-

25/6 ore 1.30

CLASSIFICA PT G V N P GF GS

CLASSIFICA PT G V N P GF GS

● ESEGUIRE LE SEGUENTI PROCEDURE
Se possiedi Tv o Decoder Digitale Terrestre
1. Premere il tasto MENU sul telecomando
2. Selezionare Impostazioni/Avanzate
3. Posizionarsi sulla Sintonizzazione automatica
4. Impostare modalità di sintonia dei canali su DTV
5. Posizionarsi sul pulsante Avvia scansione e
premere il tasto OK per avviare la ricerca
Se possiedi una Sky Digital Key
1. Premere il tasto MENU del telecomando Sky e
premere OK per accedere al digitale terrestre
2. Premere il tasto rosso (Ricerca) e lasciare
invariata la configurazione
3. Premere due volte il tasto rosso (Avvia ricerca)

ore 1 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 1.30 Argentina - Uruguay (in diretta)
DOMANI
ore 8 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA
ore 9 Paraguay - Giamaica (replica)
ore 14.30 DIARIO CILENO
ore 15 Argentina - Uruguay (replica alle 21)
ore 20.30 DIARIO CILENO
ore 1.30 GAZZETTA NEWS COPA AMERICA

4 2 1 1 0 3

0 2 0 0 2 2

ECCO COME SINTONIZZARE IL CANALE 59

© RIPRODUZIONE RISERVATA

BOLIVIA

ECUADOR

clic

BEFFA 2011 L’ultima volta è stato nel 2011 e ancora brucia a quelli di Buenos Aires. Quarti di
finale a Santa Fe davanti a oltre 47 mila spettatori e Uruguay che si impone ai rigori, dopo l’1-1
firmato dal bolognese Diego Perez e da Higuain
nei tempi regolamentari. Dal dischetto Tevez si
fa respingere il tiro da Muslera e la Celeste ha la
strada spianata per conquistare la quindicesima
Copa. Una in più dell’Albiceleste, quella che fa la
differenza...

CLASSIFICA PT G V N P GF GS

NOVE STADI IN OTTO CITTÀ

-

-

FINALE

Santiago
-

-

Stadio: Regionale

21.170 spettatori

CAPACITÀ

LA SERENA
La Portada

Gironi
Quarti di finale
Semifinale
3-4° posto
Finale

2ª miglior 3ª

-

-

Vincitore C

-

-

FINALE 3° posto

1/7 ore 1.30
-

-

27/6 ore 23.30
2ª B
Concepción

18.243

VALPARAĺSO
Elías Figueroa

21.113

URUGUAY
URUGUAY
BRASILE
URUGUAY
ARGENTINA
BRASILE
URUGUAY
URUGUAY
ARGENTINA
URUGUAY
ARGENTINA
ARGENTINA
URUGUAY
ARGENTINA
PERU

-

Santiago

Viña del Mar

1916
1917
1919
1920
1921
1922
1923
1924
1925
1926
1927
1929
1935
1937
1939

-

4/7 ore 22

-

-

-

4/7 ore 1.30

Concepción
-

Concepción

L’ALBO D’ORO

ANTOFAGASTA
4.300 km

argentina, indisse un referendum, anni dopo,
nel 1947, ma per scegliere solo gli attaccanti da
convocare. E il voto funzionò: l’Albiceleste vinse
il trofeo con Guillermo Stabile in panchina (primatista con 6 coppe) e il 21enne Alfredo Di Stefano trascinatore con 6 reti in 6 gare, le sole per
la nazionale di Baires.

1941
1942
1945
1946
1947
1949
1953
1955
1956
1957
1959
1959
1963
1967
1975

-

LA GUIDA
ARGENTINA
URUGUAY
ARGENTINA
ARGENTINA
ARGENTINA
BRASILE
PARAGUAY
ARGENTINA
URUGUAY
ARGENTINA
ARGENTINA
URUGUAY
BOLIVIA
URUGUAY
PERU’

1979
1983
1987
1989
1991
1993
1995
1997
1999
2001
2004
2007
2011

PARAGUAY
URUGUAY
URUGUAY
BRASILE
ARGENTINA
ARGENTINA
URUGUAY
BRASILE
BRASILE
COLOMBIA
BRASILE
BRASILE
URUGUAY

A segno 11 giocatori
tutti a quota un gol
1 gol Aguero, Messi (1 rig.) (Argentina),
Neymar, Douglas Costa (Brasile),
Vargas, Vidal (1) (Cile), Barrios, Valdez
(Paraguay), Cueva (Perù), Rodriguez
(Uruguay), Rondon (Venezuela), Raldes,
Smedberg-Dalence, Moreno (1 rig.)
(Bolivia); E. Valencia e M. Bolanos
(Ecuador)
● IL REGOLAMENTO Se nell’ultima
gara le squadre sono pari per punti,
differenza reti, gol fatti e scontri diretti,
per stabilire la classifica si va ai rigori.
Per quarti e semifinali, subito i rigori.

VINA DEL MAR
Sausalito

Luca Barrios, 30
anni AFP

22.360

SANTIAGO
Nacional

48.745
Monumental

47.347

RANCAGUA
El Teniente

13.849

CONCEPCION
Ester Roa

30.448

TEMUCO
Germán Becker
100 km

18.413

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SE LE CASE DIVENTANO OSTELLI...
Su diversi siti internet, fioccano le offerte di cileni che mettono
a disposizione la loro casa come ostello per tifosi e giornalisti
esteri. I prezzi al giorno? Da 15 a 60 mila pesos (da 20 a 80
euro) per una camera, ai 150 mila (210 euro) per l‘intera casa.

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22

Europeo Under 21 R Domani il via

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

«Italia, scaliamo l’Europeo»

1Il c.t. Di Biagio e l’avventura dell’Under 21: «Il nostro gruppo farà la differenza

Rio 2016 è un obiettivo, ma in cima alla piramide c’è la vittoria in Repubblica Ceca»
la panchina?
«Diventiamo uomini più tardi,
non so perché. Con l’Under 19
facciamo sempre fatica, come
all’inizio del biennio Under 21,
forse perché i nostri giocano
ancora in Primavera. Poi oggi si
giustifica tutto: se un figlio va
male a scuola è colpa del professore, se un calciatore non arriva in A è solo perché si è fatto
male al ginocchio».
Allora che cosa fa la differenza?
«La testa. Io nelle giovanili non
ero il più bravo, Biagioni, Rizzolo e Fiori erano dieci volte
più forti. A volte è anche questione di fortuna o di scelte:
meglio andare in B o in Lega
Pro, pur di giocare».

A CASA GAZZETTA Gigi Di Biagio, 44 anni,
romano, c.t. dell’Italia Under 21 dal 2013, in visita
nella sede della «Gazzetta» a Milano ANDREOLI

Luca Bianchin
Vincenzo D’Angelo
MILANO

I

l Faraone non è salito sull’aereo ma Gigi Di Biagio
ha portato comunque in
Repubblica Ceca la sua piramide. Per costruirla ha impiegato
quasi due anni. Un giorno del
2013 – era ottobre, l’Under 21
preparava la partita col Belgio
– la disegnò alla squadra. L’Italia era ai piedi della piramide,
terza nel suo gruppo, e la qualificazione a Rio 2016 sulla punta: un obiettivo da raggiungere
vincendo il girone, superando
il playoff e arrivando in semifinale all’Europeo. Una scalata
senza corde. Di Biagio è quasi
arrivato in cima con tutta la
spedizione e oggi nel suo piccolo è un allenatore di successo:
ha puntato su ragazzi che giocavano in B, a volte nemmeno
troppo, e con loro da giovedì si
giocherà l’Euro Under 21.
Qualche giorno fa è venuto in
Gazzetta e ha parlato di tutto,
anche del Faraone (El Shaarawy, non Cheope).
Che è successo in questi 2 anni?

«Ho puntato sul gruppo ed è
andata bene. Abbiamo scelto
Rugani, Viviani, Zappacosta e
altri quando erano piccoli. Oggi ho almeno cinque giocatori
pronti per la Nazionale A».
E la piramide?
«È cambiata. Quando ci siamo
qualificati, ho chiesto ai ragazzi quale fosse l’obiettivo massimo. Uno mi ha dato la solita risposta: Rio. Non aveva capito
niente, ora l’obiettivo è andare
a vincere l’Europeo».
Nel girone abbiamo Svezia, Portogallo e Inghilterra. Qual è la
più forte?
«L’Inghilterra. Sono squadre
completamente diverse per
cultura e gioco. La Svezia è
scorbutica, non ti fa giocare ed
è forte su palla inattiva. Guidetti e Thelin sono due buoni attaccanti, Olsson e Hiljemark mi
piacciono. Il Portogallo ha palleggio, non dà riferimenti ma si
può colpire in velocità. Bernardo Silva è una certezza e Ricardo Pereira ha fatto molti gol
nelle qualificazioni. L’Inghilterra però è la più completa».
Che cosa insegnano i Mondiali

1998 e 2002, più l’Europeo
2000, giocati con la Nazionale?
«Insegnano che nel 2000,
quando eravamo meno forti,
abbiamo rischiato di vincere
perché eravamo una squadra.
Quest’anno la nazionale migliore era la Francia, forse l’Under 21 può forte degli ultimi
vent’anni, ma non sarà alla fase
finale: è il gruppo che fa la differenza».
Anche per questo De Sciglio,
Verratti ed El Shaarawy non sono stati convocati?
«Io e Conte ci sentiamo tutti i
giorni. Antonio mi ha dato la
possibilità di prenderli ma già
in passato avevo deciso di non
chiamarli: non ci ho dormito la
notte, poi ho preferito puntare
sul mio gruppo. Il calcio è così:
se va male non capisci niente,
se va bene sei un fenomeno».
Il fenomeno della squadra invece dovrebbe essere Berardi,
che nell’ultima amichevole era
da rosso dopo pochi minuti. Se
lo rifà con la Svezia, come ce la
caviamo?
«Non lo farà, sono sicuro. Mi dicevano che gestire Domenico
era problematico, invece è faci-

POTEVO CONVOCARE
DE SCIGLIO, VERRATTI,
EL SHAARAWY: NON
CI HO DORMITO, MA POI
HO PREFERITO I MIEI
GIGI DI BIAGIO
C.T. ITALIA UNDER 21

lissimo: è intelligente. Deve migliorare alcuni atteggiamenti
ma è il primo a saperlo».
Chi sono i più fuori di testa?
«Fuori di testa nessuno. I più
stravaganti forse Viviani e Sabelli. Con i romani non sbagli
mai».

La B è davvero allenante?
«Dipende. In Serie B si arriva a
metà campo senza essere pressati mentre a livello internazionale devi andare a 200 all’ora.
Tutti vengono a pressarti appena il portiere gioca la palla. Leno, il portiere della Germania,
contro di noi ha giocato 41 palloni, come un centrocampista.
Io voglio un bene dell’anima a
molti ragazzi che ho avuto in
Under 20 e ora sono in B ma in
Italia, soprattutto a quel livello,
il modo di giocare dipende
troppo dall’avversario. Rafa
Benitez non ha questo difetto:
al Napoli ha dato mentalità internazionale».
Come si spiega tutto questo ai
ragazzi?
«Un allenatore può bluffare,
non essere sleale. Ho avuto allenatori scorretti, si vedeva negli occhi che non pensavano
quello che dicevano. Io sono
sincero, mi dispiace per Molina, Goldaniga, Verre e altri che
non ho convocato, mentre non
capisco come Bianchetti, Battocchio, Bardi, Belotti e Biraghi
facciano fatica a giocare. Per
me sono da Serie A».

E se qualcuno esagera che si fa?
C’è un codice etico?
«C’è un regolamento interno e
io sono il giudice. Per un ritardo all’allenamento, ad esempio, si pagano 50, 100 o 200 euro. Nel 2013-14 abbiamo raccolto 3.000 euro dati all’Associazione Morosini. Toldo era
l’allenatore dei portieri: nessuno ha pagato più di lui…».

Ultima domanda: ipotizziamo
che all’Europeo si possa portare
un fuori quota, come all’Olimpiade. Chi sarebbe?
«No, questo non lo posso dire
ma vi assicuro che molti campioni mi hanno già chiamato
per dirmi: “Gigi, se vai all’Olimpiade portami”. Ora però pensiamo all’Europeo: è di una bellezza unica, come il Mondiale.
Rispetto alla Serie A, è di un altro pianeta».

Com’è il calcio italiano visto dal-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA GUIDA
R.Ceca-Danimarca
partita d’apertura
Finale il 30 giugno
IL PROGRAMMA DELL’EUROPEO
La fase finale dell’Europeo è in
Repubblica Ceca, da domani (la
partita inaugurale è Repubblica
Ceca-Danimarca, alle 18 a Praga) al
30 giugno. Le 8 finaliste sono divise
in due gironi da quattro. Le prime
due accedono alle semifinali (prima
gruppo A contro seconda gruppo B
e viceversa) e conquistano la
qualificazione per l’Olimpiade di Rio
2016. In caso in cui l’Inghilterra
(inserita nel gruppo B con Italia,
Svezia e Portogallo) dovesse
arrivare nei primi due posti del
girone, si giocherà uno spareggio
tra le due terze per l’ultimo posto
olimpico utile, in quando la
federazione inglese partecipa
alle Olimpiadi come Gran Bretagna
e dunque non partecipa al torneo
di calcio.
GIRONI
Girone A (a Praga)
Repubblica Ceca, Germania,
Danimarca, Serbia.
Girone B (a Olomouc e Uherske
Hradiste) Inghilterra, ITALIA,
Portogallo, Svezia
IL CALENDARIO AZZURRO
Giovedì 18 ITALIA-Svezia
(a Olomouc, ore 18)
Domenica 21 ITALIA-Portogallo
(a Uherske Hradiste, ore 20.45)
Mercoledì 24 Inghilterra-ITALIA
(a Olomuc, ore 20.45)
I 23 convocati
Portieri 1 Bardi (Chievo), 20 Leali
(Cesena), 14 Sportiello (Atalanta)
Difensori 12 Barba (Empoli), 13
Bianchetti (Spezia), 3 Biraghi
(Chievo), 17 Izzo (Genoa), 6
Romagnoli (Sampdoria), 5 Rugani
(Empoli), 2 Sabelli (Bari), 22
Zappacosta (Atalanta)
Centrocampisti 16 Baselli
(Atalanta), 18 Battocchio (Entella),
15 Benassi (Torino), 21 Cataldi
(Lazio), 4 Crisetig (Cagliari), 8
Sturaro (Juventus), 7 Viviani
(Latina) Attaccanti 9 Belotti
(Palermo), 10 Berardi (Sassuolo),
11 Bernardeschi (Fiorentina),
19 Trotta (Avellino), 23 Verdi
(Empoli).

Domenico Berardi, 20 GETTY

LA PRIMA AVVERSARIA

Quaison: «La Svezia è tosta. Temo Belotti»
1Il palermitano giovedì sfiderà l’altro

rosanero: «Noi siamo completi, Baselli
l’azzurro che preferisco: che eleganza»

R

obin studia Robinho ma
non sarà mai come lui:
uno resterà sempre il diminutivo dell’altro. Robinho è
un attaccante a fine carriera.
Robin Quaison è un centrocampista in decollo: la stagione a Palermo è stata positiva e
giovedì giocherà contro l’Italia
la prima partita dell’Euro U21.
Papà è ghanese ma lui ha scelto
la Svezia. Da qui un soprannome – «lo Xavi svedese» – che,
con tutto il rispetto per l’inven-

tore, è sballatissimo. Appena
più credibile di D’Alessandro
«nuovo Maradona». Quaison è
diverso da Xavi, in Italia ha fatto il trequartista e in Repubblica Ceca giocherà da esterno di
centrocampo.
Mai pensato di giocare con il Ghana?
«Mai, io sono svedese. Sono
nato in Svezia e ho cominciato
a 6 anni. Giocavano tutti a calcio, tutti i giorni, anche per le
strade, anche se pioveva».

A Palermo come va? E’ meglio l’italiano di Quaison o l’inglese di Belotti?
«Io parlo un po’ di italiano, Andrea poco inglese: si fa fatica a
essere amici. Parlo soprattutto
con Maresca, Makienok, Ujkani, Morganella. Io sono così, un
ragazzo tranquillo, non sono il
tipo che fa confusione».
E Belotti in campo com’è?
«Forte. Corre, lotta ma soprattutto sa segnare, ha sempre occasioni da gol come all’ultima
giornata contro la Roma. Sarà
strano giocare contro».
Giocatori preferiti dell’Italia?
«Baselli. L’ho visto contro l’Atalanta, mi è piaciuto parecchio
perché è elegante».

Non Rugani e Romagnoli?
«Chi?».

Su Internet si legge di Quaison
appassionato di PlayStation.
Qual è la squadra più usata ai videogiochi? L’Aik?
«No, il Catania».

Rugani e Romagnoli, i difensori centrali di Empoli e Sampdoria.
«No, non li conosco».

Che cosa?
«Il Catania. Dai, scherzo: lo
United. E’ la squadra per cui tifava mio papà, anche io sono
cresciuto guardando lo United.
Anderson, il centrocampista
brasiliano, da piccolo era il mio
preferito, con Robinho».

Ok. E la Svezia che squadra è?
«Siamo tosti, completi, bravi in
tutto anche se magari non siamo fenomenali in niente. Siamo fisici e con buona tecnica».
Chi sono i leader?
«Hiljemark, un centrocampista
centrale: è bravo. Anche Carlgren, uno dei tre portieri: è un
’92, ha esperienza».
Carlgren gioca all’Aik: c’entra qualcosa?

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«Sì, l’Aik è la mia ex squadra,
sono stato da loro fino a quando mi ha preso il Palermo. Ancora adesso tifo Aik».

Robin Quaison, 21 anni, svedese,
centrocampista del Palermo EPA

Proviamo anche per l’Europeo: chi
vince?
«Questo lo sa solo Dio».
l.b.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Calcio R Il ritorno

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

A TU PER TU CON...

23

CONTENUTO
PREMIUM

Zeman
«CIAO SERIE A
CERCO UN’ALTRA
ISOLA FELICE»
IL BOEMO AL LUGANO: «AVEVO DETTO SÌ AL PESCARA , PERÒ
MI VOLEVA GRATIS. IL CAGLIARI? QUALCOSA NON TORNA
SE NEL FINALE LA PENULTIMA FA PIÙ PUNTI DELLA SECONDA»
IN SVIZZERA L’ENNESIMO CAPITOLO DI UNA STORIA INFINITA
Lugano: panchina vista lago. Ci sono scelte che possono sembrare ai più un
fine corsa. Ma chi conosce da 20 anni ogni sua ruga di espressione e quella
smorfia tra una boccata e l'altra di una sigaretta, sa distinguere una resa
dall’ennesima sfida. Peccato però non vedergliela affrontare in Italia,
continuando a far discutere zemaniani e anti-zemaniani. Con i primi che lo
chiamano Maestro e se qualcosa non va la colpa è sempre di dirigenti ottusi,
giocatori scansafatiche, congiure. Ma mai di “Sdengo”. E i secondi a
snocciolare i flop, a sminuire goleade epiche, a negare l'arte di scoprire e
lanciare talenti. Non ci sarà mai punto d’incontro. Perché una parte non gli
perdonerà mai le sue battaglie fuori campo. E l’altra ritiene “essere
zemaniano” una filosofia di vita. E se lo sei davvero, lo sei per sempre. Lugano:
gradoni, sovrapposizioni tagli e 4-3-3. Si ricomincia.
L’INTERVISTA di ANDREA DI CARO
ROMA

Z

eman, a 68 anni stupisce ancora: Lugano. Ma dopo le esperienze di Roma e
Cagliari, non le è passata la voglia di
allenare?

«No, non mi è passata. Anche se negli ultimi anni ho trovato grosse difficoltà nel fare calcio secondo le mie idee e ho avuto problemi sia con le
dirigenze che con alcuni giocatori. Eppure penso alla Roma di aver fatto un grande lavoro, valorizzando giocatori come Florenzi, Marquinhos, Lamela, Romagnoli, e facendo rendere
Osvaldo come mai prima e dopo».
A Cagliari però il bicchiere mezzo pieno non è proprio possibile vederlo...
«Mi spiace non essere riuscito a dare soddisfazione a tanti tifosi che ci credevano come me».
La valorizzazione dei giocatori non c’è stata, eppure
aveva costruito lei la squadra.

«Questo è solo parzialmente vero. Sono arrivati
anche giocatori che non conoscevo e su altri non
ero d'accordo. Ho provato a farli rendere. Nella
prima parte della stagione siamo andati bene
sul piano del gioco, ma non dei risultati».
Nella seconda sono mancati l’uno e gli altri. Perché è
tornato dopo l’esonero?
«Perché pensavo che la squadra potesse seguirmi. Ma dopo la prima partita con l'Empoli hanno
ricominciato a giocare di testa loro. E allora ero
inutile: ho preferito dimettermi».
E il Cagliari ha cominciato a vincere e far punti.
«Se nelle ultime 7 partite la penultima fa più
punti della seconda e l’ultima regala tante sorprese, qualcosa non torna...».
I suoi detrattori vedono Lugano come un esilio: non
ha ricevuto offerte dall’Italia?
«Soltanto un mese fa avevo dato la parola al presidente Sebastiani, che insisteva per riportarmi
al Pescara. E ho rifiutato di parlare con altre
quattro squadre che mi volevano offrire la panchina».

DOPO CAGLIARI Zdenek Zeman è nato a Praga
(Repubblica Ceca) il 12 maggio 1947: il tecnico
nell’ultima stagione è stato al Cagliari in due tappe.
In totale, ha fatto 13 punti in 21 partite LAPRESSE

Ad ascoltare altre proposte non si fa peccato.
«Quando do la mia parola per me vale come una
firma. Non è la prima volta che chi ho davanti
ragiona in maniera differente. Ne resto deluso,
ma non per questo cambio modo di agire. Ancora fino a martedì scorso Sebastiani mi ha ripetuto: lei è il nuovo tecnico. Poi ha cominciato ad
elogiare il lavoro di Oddo, quindi non ha risposto più al telefono e alla fine mi ha fatto arrivare
una proposta indecente...».
Zeman come Demi Moore?
«Non proprio perché a lei nel
film offrivano un monte di soldi, a me invece hanno chiesto di
lavorare gratis adducendo come motivo che i tifosi non mi
volevano. Ma le persone che
conosco a Pescara mi dicono il
contrario».
Beh qualche tifoso ancora arrabbiato dopo il suo addio di tre anni
fa magari c'è davvero...
«Lasciai il Pescara in A per andare alla Roma. Qualsiasi professionista avrebbe fatto lo
stesso».

E in Svizzera come funziona?
«Da noi le società partono e non sanno se finiscono il campionato. Lì se non garantisci prima
il pagamento ai dipendenti e un bilancio sano
non ti fanno proprio partire».
Cosa cerca a Lugano: un’isola felice?
«Cerco un posto dove fare buon calcio, dove ci
sia il rispetto dei ruoli, delle regole e una gestione corretta della società. Le
premesse ci sono, voglia ed entusiasmo sono le stesse di vent’anni fa».

ORA PENSO SOLO
A FAR DIVERTIRE.
HO L’ENTUSIASMO
DI VENT’ANNI FA

LA SVIZZERA È
SOTTOVALUTATA:
DA QUI ARRIVANO
SHAQIRI E SOUSA

Però rispetto alle denunce del
1998 sembra una pena del contrappasso: è finito nella patria degli uffici finanziari...
«Ma la gente non si lamenta
delle banche svizzere, si lamenta di quelle italiane (sorride, ndr).
Il problema non sono le banche
in sé. Lo diventano se gestiscono più club».

Super League che inizia il 17 luglio,
stop invernale, dieci squadre che
si incontrano 4 volte...
A lei piacciono i ritorni: Foggia,
«L’importante è giocare bene e
Lecce, Roma. Perché voleva torfar divertire la gente. Lugano è
nare a Pescara?
un gioiello e poi si parla italia«Volevo ripartire da dove avevo
no: spero di fare capire la mia
finito e con Pavone d.s. ero siidea di calcio a giocatori, tifosi
curo di costruire la squadra ZDENEK ZEMAN
e società.
giusta».
Non mi sento declassato, dal
ALLENATORE LUGANO
calcio svizzero sono arrivati in
Ha pensato un attimo di accettare la proposta-pro- Serie A tanti giocatori e allenatori, da Shaqiri
vocazione di Sebastiani?
fino a Paulo Sousa».
«No, e non per soldi. Non ha futuro un rapporto
o una società gestita così. Ed è la seconda volta Sarà più vicino al suo estimatore Guardiola.
che mi capita in sei mesi. Anche a Cagliari a di- «Ho accettato con piacere il suo invito a vedere il
cembre mi proposero di rimanere se avessi ri- Bayern. Ricambierò a Lugano, sperando di fargli
nunciato allo stipendio. Si vede che così funzio- vedere un buon calcio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
na il calcio in Italia oggi».

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INVITERÒ
GUARDIOLA, SPERO
CHE VEDA UN
BUON CALCIO

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24

Serie B R L’ultima promossa

L'ANALISI
di NICOLA
BINDA

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Como, impresa riuscita
grazie a tante belle storie

SARÀ UNA B
PIÙ RICCA
1Dal fallimento alla rinascita fatta in casa, in attesa di riavere Favini
DOPO IL TOP
DI SPETTATORI La rimonta, Cassetti, Ganz, lo stadio: tutto grazie a un motto del 2012

L

a Serie B resta il
campionato con il
maggior ricambio di
squadre. Tra promozioni
(3) e retrocessioni (4)
ogni anno un terzo (7 su
22) è nuovo. Lo scenario
stavolta vede aumentare
il livello delle piazze,
intese come potenziali
spettatori. Via piccole
come Carpi e Frosinone,
Entella e Cittadella, sono
arrivati Cagliari, Parma
(se salvato) e Cesena, più
Salernitana, Novara e
Como (più il Teramo, se il
caso-Savona non avrà
pesanti conseguenze). E’
vero che se ne sono
andati anche Bologna,
Brescia (sempre che non
sia ripescato) e Varese,
ma il saldo attivo sembra
evidente. Se si pensa che
la B in questa stagione ha
registrato il record di
spettatori (una media di
73.480 a turno) dopo
l’irripetibile 2006-07 con
Juve, Napoli e Genoa, ci
aspettiamo un torneo
ancora più seguito.
Sapendo però che per
salire in A - viste le
imprese di Carpi e
Frosinone - quello che
conta è altro. Per fortuna.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberto Pelucchi

I

l 18 aprile, dopo il deludente
1-1 casalingo con l’Arezzo,
era difficile scovare un tifoso
del Como disposto a scommettere
un euro sullo scatto d’orgoglio di
una squadra che poche settimane
prima aveva incassato pure l’umiliante 1-4 casalingo con il Cosenza, nella finale di andata di Coppa
Italia. Pessimismo cosmico, insomma. Il calcio, però, si diverte a
sconvolgere il copione e così è stato scritto un finale diverso. Lieto.

DUE MESI A TUTTO GAS Il Como è andato a vincere in casa dell’Alessandria (1-0), poi ha strapazzato il Pavia al Sinigaglia
(3-0), infine ha battuto in trasferta il Mantova (1-0), conquistando
i playoff proprio a spese dei piemontesi. E lì è cambiato tutto. Dall’ultimo posto disponibile per gli
spareggi alla promozione in B dopo 11 anni di assenza (ieri sono arrivati i complimenti del presidente federale Tavecchio) grazie al
2-1 di Benevento, alla vittoria ai
rigori nella semifinale a Matera, al
successo per 2-0 nella finale di andata poi conservato domenica a
Bassano. La fortuna, lo hanno ammesso anche i protagonisti, è stata
gentile alleata, ma ridurre il tutto
a un colpo di fondoschiena non
renderebbe giustizia a chi ha lavo-

GRANDE FESTA
A BASSANO
CON 750 TIFOSI

rato perché tutto questo prima o
poi accadesse. «Avevamo promesso che avremmo provato ad andare in B in tre anni e ci siamo riusciti», ha detto il presidente Pietro
Porro, 48 anni, affari nel campo
dei trasporti e una passione per i
rally, che guida il gruppo di imprenditori comaschi che ha ridato
una faccia presentabile alla società, uscita distrutta dalla gestione
Preziosi e dal fallimento del 2004.
All’inizio, nel 2012, erano una
quindicina, via via si è arrivati all’assetto attuale. Con Porro ci sono
Guido Gieri, 66 anni, con la ristorazione come core business, il vice
presidente Flavio Foti, 40enne imprenditore edile e nel settore dell’impiantistica, che si è occupato
della rifondazione del vivaio, il
consigliere delegato Fabio Bruni e
Stefano Roda.
PROGETTO Alla cena di Natale
del 2012 Gieri strigliò la squadra
dicendo: «Sapete qual è il motto
del Calcio Como? Non accontentarsi di niente che non sia il meglio». Proprio questa è stata la
strada seguita per riportare il club
ai fasti degli anni 80, quando la
frequentazione della Serie A era
continuativa: dalla creazione di
un bel centro sportivo a Orsenigo
alla ricostruzione del settore giovanile, che adesso potrebbe fare lo
scatto decisivo. Dopo un quarto di
secolo con l’Atalanta, Mino Favini

Carlo Sabatini, 54 anni, è l’allenatore del Como da gennaio LIVERANI

38

● le presenze di Giuseppe Le
Noci in campionato: l’attaccante
è stato l’unico sempre presente
tra i 28 giocatori schierati da
Colella prima e Sabatini poi

1

15

● i gol segnati dall’attaccante
Simoneandrea Ganz in questa
stagione con il Como: 11 nella
stagione regolare e 4 nelle
cinque partite di playoff

sembra intenzionato a cedere alle
lusinghe di Porro per tornare nel
club nel quale ha scoperto decine
di campioni. Nulla di ufficiale, ma
Favini ha seguito in tv fino alla
commozione la partita di Bassano, ha gioito per il Como, e sa bene
che troverebbe lo stesso affetto e
la stessa stima ricevuti a Bergamo.
CONSAPEVOLEZZA «La squadra
è davvero forte», ha ammesso domenica sera Carlo Sabatini, l’allenatore che a gennaio ha raccolto il
testimone da Giovanni Colella e
che ora è confermatissimo, come
il d.s. Giovanni Dolci. In rosa ci sono giocatori che la B l’hanno già
giocata, ma alcuni sono stati addirittura in A come l’intramontabile
capitano Ardito, Giosa, Castiglia e
soprattutto Marco Cassetti, ex Verona, Lecce e Roma. Dopo due stagioni in Inghilterra, al Watford, il
difensore era rimasto a piedi e ha
accettato di rimettersi in discussione in Lega Pro, lo scorso gennaio. Non senza difficoltà. Era capitano, ha rinunciato alla fascia dopo una serie di prestazioni negative e due espulsioni, ma nei playoff
ha dimostrato di essere di categoria superiore. Sulla rampa di lancio, invece, c’è un figlio d’arte, Simoneandrea Ganz. Il figlio di
bomber Maurizio ha segnato 15
gol, 4 dei quali decisivi nei playoff.
«La mia prima scelta è il Como»,
ha detto. Ci sarà bisogno di lui.
GRANA STADIO E ci sarà bisogno
di un Sinigaglia all’altezza. I progetti per il futuro ci sono (un impianto da vivere 7 giorni su 7, con
showroom, cinema, parcheggio
sotterraneo, in una zona pedonalizzata), ma c’è da fare i conti con
i problemi immediati. Bisognerà
riaprire il settore distinti, predisporre le zone di prefiltraggio,
mettere i tornelli. Non c’è tempo
da perdere. La B è tutta da vivere.
(ha collaborato
Lilliana Cavatorta)
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2

3

1 Un selfie storico sotto la pioggia
con il capitano Andrea Ardito
dopo la partita pareggiata a
Bassano.
2 Giocatori, staff e tifosi del Como
festeggiano il ritorno in Serie B
sul terreno dello stadio Mercante.
3 La gradinata che ha ospitato gli
oltre 750 tifosi arrivati da Como
LAPRESSE-LIVERANI

Melchiorri-Storari:
Cagliari scatenato
Livorno: c’è Fiorillo
Binda-Schira

I

l Cagliari è al lavoro per riconquistare immediatamente la Serie A. Giulini
intende blindare la porta con
un colpo da novanta. Nel mirino Storari (Juventus), al quale
è stato proposto un ricco biennale che tenta l’attuale dodicesimo di Buffon; sull’asse Cagliari-Torino va anche detto
che i rossoblù tenteranno di
trattenere in prestito Donsah,
già promesso alla Juve. Per l’attacco invece il Cagliari si è inserito nella trattativa che doveva
portare Melchiorri al Carpi, facendo un’offerta importante
(si parla di 7 milioni) per avere
dal Pescara anche Bjarnason
(nei piani del Palermo) e Brugman. Per la difesa i rossoblù
puntano su Caldirola (Werder
Brema). A centrocampo la prima scelta è Fossati (Perugia).
ALTRE DI B Molto attivo l’Avellino: praticamente sfumato l’as-

salto al centrocampista Migliaccio che resterà all’Atalanta
e probabilmente allungherà il
contratto; con i nerazzurri invece è stato definito l’arrivo di
Conti (era a Lanciano). La Salernitana, che come allenatore
attende l’esito della finale Primavera per annunciare Simone
Inzaghi, è a caccia di un centravanti e ha fatto un’offerta a Eusepi (Benevento). Anche il Novara è in stand-by per il tecnico
e, se non ci saranno soluzioni
convincenti, non è da escludere
il dietro-front con la conferma
di Toscano; lo stesso Novara si
muove sul mercato e ha chiesto
Galabinov al Livorno (da dove
è in arrivo Bernardini). Sempre
a Livorno si complica il rinnovo
di Vantaggiato (c’è il Catania),
mentre dalla Juve come portiere arriva Fiorillo (era a Pescara) insieme a Schiavone (era a
Modena). Nel mirino del Bari
c’è Fiamozzi (Varese). Infine il
Trapani, che ha un nuovo preparatore dei portieri: è Franco
Paleari (ex Palermo).

LEGA PRO Prende forma il nuovo Varese: in arrivo ci sono
Preite per la poltrona di d.s. e
Cusatis come tecnico, ma anche l’amministrazione comunale prima vuole vederci chiaro sulla nuova proprietà. Tra i
club più attivi c’è sempre il Pavia, che preme con l’Avellino
per avere Arrighini (era a Pisa).
Anche il nuovo Foggia nutre
ambizioni di alta classifica:
questione di ore per il rinnovo
di De Zerbi sino al 2017, nel mirino Angelo (Latina) e Floriano
(Pisa). La Feralpi Salò per l’attacco è pronta a chiudere l’ingaggio di Guerra (Venezia). Il
Matera ci prova per Arcidiacono (Martina). Il Santarcangelo
riparte da Cuttone in panchina,
la Pro Piacenza perde Franzini
che passa ai cugini del Piacenza (una premessa per la fusione?), la Paganese pensa ad Arturo Di Napoli (reduce da Malta) e la Casertana, in attesa di
Zavettieri (ex L’Aquila) come
allenatore, è in pressing su Capodaglio (Lupa Roma). Ad Ancona frenata per la nomina di
Lupo come direttore sportivo,
mentre Crovari ha rinunciato
alla carica ad Ascoli. Infine il
Monza: la prima asta è andata
deserta, la seconda è domani
(prezzo base di 468mila euro)
e la terza venerdì.
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IL CASO / 1

IL CASO / 2

Parma: prorogato al 22
l’esercizio provvisorio
Il nodo sono i contratti

Lega Pro all’attacco:
chiede che le indagini
passino tutte al Coni

● PARMA (s.p.) Lunedì 22 ultima chiamata per
conoscere il destino del Parma, ovvero Serie B
oppure D. E’ arrivata la proroga dell’esercizio
provvisorio del club da parte del giudice Pietro
Rogato dopo la riunione con i curatori Anedda e
Guiotto e il comitato creditori. «La proroga è
stata concessa – si legge nel comunicato dei
curatori - per consentire alle due società
interessate di formulare la loro offerta per
l’acquisto del Parma Fc». Evidentemente gli
incontri iniziati sabato con le cordate di Mike
Piazza (Nuovo Parma) e Giuseppe Corrado
(Magico Parma) hanno dato esiti incoraggianti.
Il vero nodo da sciogliere, dopo che venerdì il
tribunale accerterà la reale entità del debito
sportivo, riguarda però i 114 contratti in essere,
dei quali 15 comproprietà, che vanno risolte
entro il 25. Un problema relativo visto che
potrebbero essere a favore dei club che ne
detengono il titolo sportivo (a parte Defrel col
Cesena). L’ultima settimana di lavoro delle
cordate, dei curatori e del collaboratore
Demetrio Albertini, si concentrerà sul tentativo
di ridurre il numero dei giocatori sotto
contratto e la richiesta dei curatori di annullare
i contratti (tutti ovviamente ratificati dalla Lega)
difficilmente verrà accettata dalla Figc (l’Aic
vigila...). Mike Piazza si è affidato a Luca
Baraldi, mentre Giuseppe Corrado sta gestendo
direttamente la questione. Lunedì si saprà tutto.

● ROMA (a.cat.) Turbata dal calcioscommesse
e dalle indagini su Lotito e squassata dalle lotte
intestine, la Lega Pro risponde con un colpo
d’ala dall’alto valore simbolico: chiede che
qualsiasi indagine la coinvolga venga sottratta
alle competenze della Procura federale e
avocata a quella del Coni. Un’eventualità che lo
Statuto del Coni contempla solo in caso di
superamento dei termini, omissione dell’attività
di indagine o procedimenti di archiviazione
ritenuti irragionevoli. E’ evidente che la mossa
sia tutta politica, forse per affilare le armi in
vista dell’assemblea del 30. Certamente una
risposta a chi dà per scontato che a fine mese
la Lega Pro venga commissariata. Ipotesi che il
vice presidente Antonio Rizzo rispedisce al
mittente, anche nel caso dovesse replicarsi
l’esito del 16 dicembre scorso: «Ricordo che il
Collegio di Garanzia ha indicato che la mancata
approvazione del bilancio non costituisce un
motivo di sfiducia politica. E comunque anche
qualora si ravvisassero motivi per far cadere il
governo della Lega, prima il Consiglio federale
dovrebbe indire nuove elezioni e solo di fronte
all’impossibilità di nominare un presidente
optare per un commissario». Intanto però la
Corte federale ha respinto la richiesta della
Lega Pro di far votare il bilancio a 60 club:
dovranno essere i 69 in causa (quelli del 201314) a decidere e questo non è un bel segnale.

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

OPINIONI
La vignetta

www.gazzetta.it

TUTTE LE NOTIZIE SUL NOSTRO SITO

Twitter

di Stefano Frosini

MATTEO MANASSERO
Giocatore di golf
● Altro passo in avanti della
candidatura dell’Italia a
#RyderCup2022 !! forza , si
può fare
@ManasseroMatteo

MAX ALLEGRI
Allenatore della Juve
● Un graditissimo ospite al
Mr. Allegri Junior Camp:
grazie della visita
aldomontano
@OfficialAllegri

MARCO BELINELLI
Cestista Nba
● Giusto un anno fa!!!
#NbaChampions 2014
@marcobelinelli

La Copa America

IL COMMENTO
O
di ALESSANDRO
DE CALÒ

L

ui e altri dieci. Il tema è
semplice. Prima della partita
con la Seleçao che si è giocata
l’altra notte in Cile, l’attaccante
peruviano Paolo Guerrero,
capocannoniere dell’ultima Copa
America, aveva ricordato leggermente infastidito - che il Perù
affrontava il Brasile. Il Brasile, non
Neymar. Sbagliava. Basta averlo
visto, quel match. Neymar ha fatto
tutto. Ha firmato il gol del pari, ha
centrato una traversa e infine, sulla
linea del traguardo, ha portato a
casa la vittoria mandando in gol
Douglas Costa con uno
straordinario colpo da biliardo. Ma
Neymar ha fatto di più. Quando
sulle gradinate i tifosi peruviani
hanno cominciato a intonare il coro
«7-1, 7-1» che ricordava l’umiliante
sconfitta nel Mondiale con i
tedeschi, Neymar li ha irrisi

inventandosi un doppio sombrero
tra due giocatori del Perù –
Advincula e Zambrano – che
cercavano, inutilmente, di togliergli
la palla dai piedi. Uno show
imperdibile. Cresciuto nei campi di
calcetto alla periferia di San Paolo e
laureato all’università del Camp
Nou, Neymar resta un talento
ruspante, come era Maradona.
Questo è il bello. Si esalta nelle
avversità, non ha nessuna paura dei
climi infuocati, non devia di un
millimetro il suo percorso sotto il
peso della responsabilità. Quando il
buon Dunga aveva degradato
Thiago Silva per consegnare a lui la
fascia del comando, molti avevano
storto il naso. Ma il tecnico
richiamato alla guida della Seleçao,
dopo il flop di Scolari, sapeva di
dover cambiare la deriva che aveva
portato il Brasile a sbattere contro i
propri limiti. Promuovendo Neymar
suo capitano, Dunga aveva
ricordato che l’asso blaugrana è
uno decisivo. Aveva ragione. Come
scrive qualche commentatore sulle
pagine dei giornali paulisti, il
blocco che forma la Seleçao oggi

arriva più o meno dallo Shakhtar
Donetsk. È quello il livello.
Normale che Neymar si stacchi dal
gruppo. I giovani che non hanno
mai visto giocare le antiche
mastodontiche versioni del Brasile,
e forse non capiscono perché alcuni
si ostinano a parlare di calcio
bailado, devono immaginarsi una
squadra con cinque-sei Neymar
messi in campo tutti assieme, quasi
negli stessi ruoli, capaci di fare
sombreri e lambrette, come ha fatto
Ney in queste settimane tra Athletic
e Perù, trattando
democraticamente gli avversari
nello stesso modo. Neymar
rischiava di finire come Robinho:
con le 44 reti in 66 match nella
Seleçao, a 23 anni ha già fatto
meglio di Pelé. Il Barça sta per
allungargli il contratto con la stessa
clausola liberatoria di Messi: 250
milioni. Al fianco di Leo, Ney è
cresciuto bene. In Cile possono
ritrovarsi da avversari, in
semifinale. Ma stanotte – contro
l’Uruguay – Messi deve imitarlo. Lui
e altri dieci, vale per tutti e due.
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La soppressione del raduno azzurro

IL RUGBY E LA BATTAGLIA DEL GRANO
da altri mondi sportivi, meno nobili.

L’ANALISI
TURI
di FRANCO ARTURI
email: farturi@rcs.it
twitter: @arturifra

lo sport del fair play, del terzo
tempo, delle famiglie allo
stadio, del tifo pulito anche
quando si perde. Però ogni tanto il
rugby ci fa sobbalzare. Pochi mesi
fa, per esempio, una notizia
incredibile dallo spogliatoio delle
Zebre, la squadra della Federazione:
rissa al sangue fra allenatore e
general manager, con tanto di
ricovero del tecnico. Cose che fanno
male, e scusate l’involontaria ironia:
ma aspetti più folcloristici che altro.
Ieri però, ecco una giornata piena di
veleni, politicamente molto più
tossici, che ha portato alla
soppressione del raduno azzurro:
accuse incrociate fra giocatori della
nazionale e dirigenti federali. Una
battaglia del grano vera e propria,
con qualche annesso e connesso.
Vicende che parrebbero provenire

Ed è questo il primo problema della
frattura clamorosa che vi
raccontiamo nel dettaglio
all’interno: un attentato
all’immagine stessa di uno sport
ritenuto, a torto o a ragione,
«diverso», i cui modelli si staccano
nettamente dai riti tribali che
troppo spesso si celebrano nelle
curve calcistiche. Un ambiente che
attira attenzioni (e sponsor) proprio
in virtù di un primato morale su cui,
a malincuore, c’è forse da discutere.
Da anni il rugby ha abbandonato le
sponde romantiche del gioco per il
gioco per approdare a un
professionismo di fatto in tutti i
Paesi più avanzati, dove ingaggi
quasi milionari non sono più rarità.
E dove arriva il denaro seguono
guai. Anche in Italia, per il fortunato
inserimento nel Sei Nazioni, il rugby
è stato investito da una pioggia
d’oro a cui è arrivato impreparato.
La federazione del rugby è una delle
poche nel nostro Paese a non aver

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DIRETTORE RESPONSABILE
ANDREA MONTI
andrea.monti@gazzetta.it
VICEDIRETTORE VICARIO
Gianni Valenti
gvalenti@gazzetta.it
VICEDIRETTORI
Pier Bergonzi
pbergonzi@gazzetta.it
Stefano Cazzetta
scazzetta@gazzetta.it
Andrea Di Caro
adicaro@gazzetta.it
Umberto Zapelloni
uzapelloni@gazzetta.it
Testata di proprietà de “La Gazzetta
dello Sport s.r.l.” - A. Bonacossa © 2015

MAX BIAGGI
Pilota di moto
● Un pó di festa in un
Japanese Restaurant a
Barcellona in onore di
@lorenzo99. Amici
@maxbiaggi

CRISTIANO RONALDO
Calciatore del Real
● Ciao a tutti! Pensieri
positivi per le persone
in Nepal. Portogallo
e Nepal insieme!
@Cristiano

Lettere in Gazzetta

I SOMBRERI DI NEYMAR ASPETTANDO LEO

È

25

PRESIDENTE
Maurizio Costa
AMMINISTRATORE DELEGATO
Pietro Scott Jovane
CONSIGLIERI
Gerardo Braggiotti,
Laura Cioli,
Paolo Colonna,
Teresa Cremisi,
Dario Frigerio,
Tom Mockridge,
Stefano Simontacchi
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri

problemi di soldi: i diritti televisivi
hanno assicurato anni di bilanci
tranquilli. Diciamo pure ricchi.
All’improvviso benessere non è
seguita un’altrettanto rapida
crescita tecnica: la Nazionale è una
delle più perdenti, diciamo così, con
un bilancio, in 16 anni di
partecipazioni al «Sei Nazioni», di
67 sconfitte, 12 vittorie e un
pareggio. Olimpico sempre pieno,
ma per vedere gli altri vincere.
Soprattutto però non sembra
proprio che si sia fatto un balzo in
avanti nella cultura manageriale e
dirigenziale. Non è sorprendente: in
natura non si fanno salti, tanto più
dietro a un’incontrollabile palla
ovale. Ma, almeno su questo
versante, è il caso di frequentare
corsi accelerati. Chi produce lo
spettacolo (e rischia ossa e
articolazioni) sono i giocatori.
Senza diventarne schiavi, vanno
adeguatamente compensati.
Soprattutto bisogna avere un
dialogo stretto con loro. Per non
dimostrarsi ancora più perdenti.

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L’INTER E IL MERCATO
ALLARME RITARDO
TEMPI
SUPPLEMENTARII
RUTI
di ALBERTO CERRUTI
email: acerruti@rcs.it

Caro Cerruti, mi sconcerta
l’immobilismo dell’Inter in questa
fase cruciale del mercato e mi
spaventa la quantità industriale di
«NO» ricevuti. Non vedo giocatori
entusiasti di venire in una squadra
che non parteciperà alle coppe e non
vedo nemmeno la capacità
finanziaria per prendere top player.
La Juve ha già preso Dybala e
Khedira e rimane 3 metri sopra tutti,
il Milan ha liquidità per prendere
Martinez e forse Ibra, e l’Inter? Non
vorrei che Mancini per questo
immobilismo se ne andasse. Ma
Thohir i soldi li mette o no? A chi ha
venduto Moratti? Il popolo
nerazzurro ha il diritto di sapere se
la società del triplete è destinata il
prossimo anno a galleggiare tra il
primo posto della fila di destra e
l’ultimo della fila di sinistra.
Enzo Acconciagioco, Maiori
(Salerno)

C

apisco le preoccupazioni dei
tifosi dell’Inter, che negli
ultimi due anni (da parte di
Thohir) e negli ultimi due mesi (da
parte di Mancini) hanno ricevuto
tante promesse per il futuro. La
squadra dei giovani con età media di
26,5 anni, annunciata dal nuovo
presidente, è già un sogno interrotto
visto che nel frattempo è arrivato e
subito ripartito il trentenne Podolski,
ma visto soprattutto che tra gli
obiettivi per la prossima stagione ci
sono Thiago Motta (33 anni il 28
agosto) e Felipe Melo (32 anni tra
dieci giorni), mentre è sfumato
l’acquisto di un altro centrocampista
con un grande avvenire dietro le
spalle, il trentaduenne Yayà Tourè.
Evidentemente il fascino di Mancini,
che ha ipnotizzato tutti continuando
a parlare del futuro per sorvolare sul
suo ritorno fin qui fallimentare, ha
contagiato anche Thohir. Ma il vero
problema non è tanto il
cambiamento di strategia, quanto la
confusione di idee con cui si sta
muovendo l’Inter, rispetto alla
Juventus e al Milan che hanno già

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individuato, e in parte raggiunto,
obiettivi precisi. Rileggere, per
credere, tutti i nomi accostati fin qui
ai nerazzurri: Dybala, Tourè, Motta,
Melo, Cech, Mbia, Kondogbia,
Imbula, Kranevitter, Montoya,
Rudiger, Miranda, Benatia,
Cuadrado, Chicharito, Eder, Salah. Il
totale fa 17 e chiedo scusa se ne
dimentico qualcuno, mentre è
impossibile dimenticare l’unico vero
acquisto: il difensore colombiano
Murillo, ancora tutto da scoprire.
A scanso di equivoci, per giustificare
le difficoltà non vale l’alibi che
l’Inter non partecipa alle coppe
perché - a parte il fatto che forse
sarà ripescata in Europa League –
Martinez, già protagonista con il
Porto in Champions, ha accettato di
trasferirsi al Milan, escluso
dall’Europa.
Se l’Inter è in ritardo, la colpa è
soprattutto della mancanza di soldi
da investire, tanto è vero che la
cessione del sopravvalutato Kovacic,
anonimo anche con la sua Croazia,
potrebbe garantire liquidità
fondamentale. La domanda chiave,
però, è un’altra. Come può pensare
di correre per lo scudetto, o
quantomeno per il terzo posto, una
squadra che è arrivata ottava e che
malgrado l’invocata cura-Mancini,
con cinque acquisti in più, ha fatto
peggio che con Mazzarri, perdendo
8 partite su 27, eliminata dalla
Coppa Italia e dall’Europa League?
La risposta l’aveva fornita lo stesso
Mancini, anche se poi ha confessato
che la sua era una battuta:
cambiando cioè 8-9 giocatori. A
cominciare dalla difesa tutta da
rifare, perché se il capitano
Ranocchia ha fatto la riserva in
Croazia, per scelta tecnica, c’è poco
da stare allegri. Ben venga dunque
l’ottimismo di Mancini, ma stavolta
alle promesse dovranno seguire i
fatti perché il tecnico si è impegnato
con se stesso prima ancora che con i
tifosi. È da escludere che se ne vada
come un anno fa, quando lasciò il
Galatasaray deluso per la campagna
acquisti. Nessuno, però, può fare
miracoli. E se l’Inter non verrà
rinforzata in tutti i reparti, il primo a
pentirsi delle sue promesse sarà
proprio Mancini.

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Mondiale Endurance R Dopo il trionfo

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Dalla 917K alla 919 Hybrid
il mito Porsche a Le Mans

GP D’ITALIA

1Nel 1970 investì cinque milioni di marchi e fu subito tripletta

La media di Marko-Van Lennep (222 km/h) fu record per 39 anni

Il via dell’ultimo GP San Marino a Imola (2006): Schumi pole e trionfo OMEGA

Imola da Ecclestone
«Pronti alla F.1 dal 2017»
1L’obiettivo è una

alternanza con
Monza. Sticchi (Aci):
«Il circuito lombardo
resta la prima scelta»
Andrea Cremonesi

I

Nico Hülkenberg, 27 anni, taglia per primo il traguardo sulla Porsche 919 Hybrid numero 19. A destra la 919 numero 17, arrivata 2a con Hartley al volante REUTERS

Giovanni Cortinovis

Q

uando vinci all’esordio
in una competizione, la
tua storia e quella della
gara sono destinate ad
andare a braccetto, malgrado
fisiologici periodi di stanca. Lo
dimostra l’associazione tra la
24 Ore di Le Mans e la Porsche,
tornata ai vertici con il successo della 919 Hybrid di TanyBamber-Hülkenberg domenica
sul circuito della Sarthe. Il
trionfo numero 17 della Casa
di Zuffenhausen alla 24 Ore di
Le Mans aumenta il solco con
le inseguitrici: Audi 13, Ferrari
9, Jaguar 7.
L’INCIPIT Eppure, la vittoria
più importante, perché ha dato
il là a tutto, non figura nel computo. Parliamo del primo posto
nella classe fino a 1,1 litri nell’edizione del 1951: sei mesi
prima Charles Faroux, inventore della gara, aveva invitato
Ferdinand Porsche a iscrivere
un paio di vetture. Mai prima
di allora la Porsche si era presentata al via della gara di durata francese. Nonostante la
scarsa esperienza, VeiulletMouche chiusero ventesimi e
primi di categoria, con 4 giri di
vantaggio sugli inseguitori:
guidavano una 356 di 635 kg

La Porsche 917K, prima auto di Stoccarda a vincere la 24 Ore nel 1970

RTre italiani hanno

vinto la 24 Ore
con la Casa di
Stoccarda: Barilla,
Baldi e Alboreto

con motore da 1,1 litri che erogava una potenza che oggi fa
sorridere, 46 cavalli per una
velocità massima di 160 chilometri orari.
I RECORD Quisquilie rispetto
alla 917K che annientò la concorrenza nel 1970 (tripletta
con Herrmann-Attwood primi) e 1971 a suon di record, garantendo alla Porsche le prime
vittorie assolute a Le Mans. Per
rispettare il regolamento del-

l’epoca che permetteva la partecipazione solo ad auto realizzate in almeno 25 esemplari, il
costruttore tedesco investì 5
milioni di marchi, pari a 7,7 milioni di euro attuali. Il risultato
fu un’auto da 800 kg con motore boxer da 4,5 litri che nel
1971 raggiunse i 386 km/h,
completò un giro a 244 km/h
di media (con Jackie Oliver) e
vinse con Helmut Marko (attuale consulente Red Bull) e
Gijs Van Lennep a 222,304
km/h di media, record rimasto
imbattuto per 39 anni.
IL PROTOTIPO Porsche infilò
altre 3 vittorie nella seconda
metà degli anni Settanta: nel
1976 e 1977 con la 936 scoperta (Gruppo 6) e Jacky Ickx al
volante. Nel 1979 furono addirittura quattro le Porsche da-

vanti a tutti con in testa la 935K3 dei fratelli Whittington
(Don e Bill, altro record ineguagliato) e Klaus Ludwig. Sono stati invece 7 i trionfi consecutivi Porsche dal 1981 al 1987
(nel 1985 c’era Paolo Barilla):
escluso il primo, realizzato con
la 936, e gli ultimi 2 con la 962,
gli altri sono firmati dalla fenomenale 956, il prototipo di
Gruppo C disegnato da Norbert Singer. Con una 956 Stefan Bellof stabilì il record sul
giro alla Nordschleife, l’anello
Nord del Nürburgring tuttora
imbattuto.
ANNI NOVANTA La vittoria del
1994 fu realizzata con la 962
preparata dalla Dauer Racing,
un’auto da oltre 400 km/h,
condotta alla perfezione da
Mauro Baldi. Per interposta
persona arrivarono anche i
successi del 1996 e 1997 (con
Michele Alboreto), grazie al
Joest Racing che impiegava la
Typer-935. L’anno seguente
Porsche si impose di nuovo
grazie alla 911 GT1 98 che
malgrado punte prestazionali
inferiori alle avversarie (600
Cv) si dimostrò più affidabile,
infilando la doppietta. E doppietta è stata anche l’altro ieri,
dopo 17 anni di astinenza.
Bentornata Porsche.

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mola esce allo scoperto
e si candida ad ospitare
di nuovo la F.1 dal 2017,
ovvero dopo la scadenza dell’accordo tra Fom e Monza: il
progetto, più che sostituirsi
all’autodromo lombardo, è
quello di fare con esso sistema, creando un’alternanza
che per la verità in Germania
non ha portato fortuna.
L’idea è che i soldi chiesti da
Ecclestone (20 milioni di euro all’anno) siano insostenibili per il sistema italiano a
meno di allearsi. Ed è ciò che
è stato proposto ieri a Bernie
Ecclestone, raggiunto a Londra da una folta delegazione
capitanata dal sindaco Daniele Manca e della quale facevano parte il presidente di
Formula Imola, Uberto Selvatico Estense, e quello di
Con.Ami, consorzio che raggruppa 24 comuni della zo-

na imolese, Stefano Manara.
«Ecclestone (che avrebbe
espresso giudizi pesanti su
Monza; n.d.r.) ci ha detto che
non sarebbe mai voluto andar
via da Imola e da parte sua non
ci sono preclusioni — ha rivelato poi il sindaco—. Ovviamente
resta lo scoglio economico, ma
lo stesso Ecclestone si è impegnato a verificare in quali tempi
e modi sia possibile un ritorno
della F.1. L’orizzonte è il 2017».
ACI La trasferta londinese era
stata concordata con Angelo
Sticchi Damiani, il presidente
Aci, ente che ha la titolarità del
GP d’Italia: «Ma questo non
cambia la nostra posizione, nel
senso che Monza resta la scelta
numero uno, come ha sottolineato in Canada pure Marchionne. Dopo di che anch’io se
fossi stato un dirigente di Imola, mi sarei comportato così».
LAVORI Il Santerno, che ha
ospitato l’ultimo GP nel 2006,
ha già l’omologazione Fia per la
F.1 e investe tre milioni di euro
da qui al maggio 2016 per ammodernarsi. E Monza, che cosa
ne pensa dell’alternanza? Per
ora chiude la porta, ma «mai dire mai» è il motto del presidente Sias, Andrea Dell’Orto.
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IndyCar a Toronto
Filippi è secondo

IN EDICOLA
C’È LA F2001
In edicola con la
Gazzetta, a 12,99 euro
più il quotidiano, c’è la
Ferrari F2001, sesto
modellino di Auto
Collection: è quella di
Monza col muso listato
a lutto per gli attentati
dell’11 settembre.

(an.gat.) «Questo è solo il primo
podio, altri ne arriveranno»: in
queste parole c’è tutta la
soddisfazione di Luca Filippi, 29
anni di Savigliano, Cuneo, che
domenica a Toronto ha chiuso
2° la 10a prova IndyCar. Il
piemontese, che corre con una
Dallara-Chevrolet del team CFH,
è stato preceduto dal compagno
di squadra, l’americano Josef
Newgarden, per 1”4. Montoya
mantiene la leadership grazie al
7° posto: ora è a +27 su Power.
GUTIERREZ Mercoledì 24
giugno Esteban Gutierrez sarà
al volante della Ferrari SF15-T
nei test di Zeltweg. Antonio
Fuoco girerà martedì 23.

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Motomondiale R Dopo il GP Catalogna

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

YAMAHA PADRONA

27

CONTENUTO
PREMIUM

Jorge Lorenzo, 28 anni, e Valentino Rossi, 36, festeggiano la doppietta a Montmelò con tutto il team Yamaha. Finora, nel 2015, lo spagnolo ha conquistato quattro gare, mentre il pesarese due CIAMILLO

Il duello
LORENZO SFIDA
L’INCUBO ASSEN
OCCASIONE VALE
JARVIS: «ADESSO SARÀ LOTTA VERA»
GALBUSERA: «QUALIFICHE DECISIVE,
SE JORGE PRENDE 1” PER NOI È DURA»
FORCADA: «OLANDA DA SFATARE»
L’INCHIESTA di PAOLO IANIERI
INVIATO A MONTMELÒ (SPAGNA)

S

arà un lunghissimo braccio di ferro tra
«The Leader» e «The Hunter», come Lin
Jarvis, amministratore di Yamaha Motor Racing, definisce Valentino Rossi e
Jorge Lorenzo. Solo che mai come in
questo caso, le definizioni si intrecciano, si sovrappongono, si mischiano, a seconda dal lato
dal quale le si osserva. «Perché se pensi al campionato, leader è Valentino e Jorge è hunter. Però
se guardi a quello che è successo nelle ultime gare, i ruoli si invertono. A fuggire è Lorenzo, Rossi
è il cacciatore. Interessante», se la gode Jarvis.
DOMINIO Una situazione da sogno per una squadra che in avvio di campionato si chiedeva se lo
sviluppo invernale sarebbe stato sufficiente ad
arginare lo strapotere mostrato nelle ultime due
stagioni da Marc Marquez e dalla Honda. Il 6-1
tennistico che ha mandato in archivio il primo
scorcio di stagione non lascia spazio a interpretazioni. Questo è un campionato targato Yamaha e
salvo recuperi improvvisi della Casa di Tokyo, il
titolo si giocherà tra il Dottore e il Martillo. «Avevo previsto la nostra doppietta, ho sbagliato solo
la Honda sul podio, pensavo a Marc, invece è stato il giorno di Pedrosa», spiega Jarvis. Sollevato
dal terzo k.o. in 7 gare di Marquez, che di fatto lo
esilia alla periferia del Mondiale, ma anche arrabbiato per un errore che avrebbe potuto costar
caro all’incolpevole Lorenzo. «Marc può rischiare
quanto vuole, ma non disturbi il campionato»,
ammonisce.
RIVALITÀ Campionato pronto ad accendersi: la
lotta tra i due galli di Iwata è destinata a intensificarsi. «Finora non abbiamo visto una battaglia
ravvicinata, ma arriverà. L’importante è che sia
condotta in maniera intelligente», si prepara Jarvis. «Ma l’atmosfera non cambierà — pronostica

I TEST DI IERI AL MONTMELÒ
Piove e Iwata rimanda le prove del telaio «evo»
Marquez rispolvera quello Honda del 2014:
«Più facile da guidare. Io pericoloso? Ma no»

Silvano Galbusera, capotecnico di Rossi —. Non
c’è tensione nel box, le cose vanno molto meglio
che in passato. Valentino e Jorge sono due professionisti e si rispettano». Tesi condivisa anche da
Ramon Forcada, dal 2008 guida tecnica di Lorenzo. «Jorge non ha nemici, o meglio, lo è l’avversario che va più forte. E con Marquez in difficoltà,
in questo momento è Valentino. Per cui, se tra
due sabati ad Assen Jorge non fosse in condizione
di vincere, per mere ragioni di classifica farebbe il
tifo per Marc».
PARTITA A SCACCHI I due ormai conoscono bene
pregi e difetti l’uno dell’altro, sanno cosa aspettarsi. Nella partita a scacchi a 300 all’ora destinata ad andare avanti fino a novembre, il giocatore
di Tavullia e quello di Maiorca sanno perfettamente quello che dovranno (meglio, dovrebbero)
fare per battere il rivale. «I primi giri stanno facendo la differenza, anche domenica abbiamo visto che dopo 6-7 tornate Valentino viaggiava allo
stesso ritmo di Jorge. E da quel momento, quello
che uno guadagnava in un giro, l’altro glielo riprendeva nel successivo — analizza Forcada —.
Per Jorge la vittoria di domenica è stata difficile,
non ha mai giocato».
VELOCI DA SUBITO Contro un Lorenzo così, quattro vittorie nelle ultime quattro gare, servirà un
Rossi perfetto. «La qualifica può diventare la
chiave del Mondiale — ammette Galbusera —. E
questa cavolata delle gomme supersoft ci rompe
le scatole, in qualifica non puoi prendere rischi
inutili, non so se Valentino se la senta. Però dobbiamo recuperare su questo fronte, o tutte le gare
diventano a inseguimento: perdi 1” su Jorge e
non lo prendi più». La domenica che dipende dal
sabato che, a sua volta, è… figlio del venerdì. Detta così sembra stupido, ma la chiave è semplicemente questa. «Jorge il sabato sta facendo la differenza — continua Forcada —, ma se guardiamo
alle ultime quattro gare, si vede che sin dal primo
turno parte forte. A quel punto non cambi tanto la
moto, semplicemente fai aggiustamenti per farla
andare ancora meglio. E anche la testa funziona
meglio». È la missione che aspetta l’altra parte del
box Yamaha per arginare lo spagnolo. «Dobbiamo svegliarci tutti — dice Matteo Flamigni, telemetrista di Rossi —, bisogna dare a Valentino una
moto che senta sua già dal venerdì. Perché poi
puoi imprimere un ritmo diverso al lavoro e, al
momento della qualifica, osare qualcosa di più».
PSICOLOGIA Questione di testa, insomma. Fondamentale per tutti, per qualche pilota — e Jorge
è da molti considerato fragile — ancor di più.
«Jorge ha una guida particolare e forse fa più fatica ad adattarsi alla moto — spiega Forcada —.
Senza le sue traiettorie soffre maggiormente,
non gli piace stare in mezzo al gruppo, lottare. La
sua gara ideale è salutare tutti e scappare. Però,
io che lavoro con lui dal 2008, dico che in questo
momento è molto centrato, attento, completo».

MONTMELÒ — (p.i.) Giornata di test
inutile ieri in Spagna, per la pioggia
caduta fortissima da mezzogiorno.
Addirittura Jorge Lorenzo (nottata di
fiesta per lui, a ballare in città) e
Valentino Rossi non si sono neppure
visti: il nuovo telaio Yamaha (ha una
zona più scavata, come indicano le
frecce nella foto Kovacs) sarà provato
domani nella giornata a porte chiuse ad
Aragon. Con loro girerà (anche giovedì)
la Suzuki. Pochi giri (20), per Marc
Marquez, che ha rispolverato il telaio
2014, abbinato al nuovo forcellone e ad
altre novità. «Ma con solo tre uscite è
impossibile trarre conclusioni certe.
Posso solo dire che la moto mi sembra
più facile da guidare, mi permette di
correggere errori come quello che ho
fatto domenica — spiega lo spagnolo
—. Ma non sappiamo se lo useremo ad
Assen, con l’incognita meteo. Peccato

qui per la pioggia, avevamo tanta
elettronica da provare». Poi replica alle
accuse Yamaha di essere pericoloso:
«Riguardandomi in tv non mi sono visto
al limite come al Mugello. Io continuo a
guidare con il mio stile. Il Mondiale è
difficile, ma l’obiettivo è di tornare
presto al mio livello e vincere delle
gare». Tempi alti per tutti e primi giri
con le gomme da bagnato Michelin per
la Ducati col tester Michele Pirro.
I TEMPI: 1. Smith (Yamaha) 1’42”018;
2. M.Viñales (Suzuki) 1’42”069;
3. A.Espargaro (Suzuki) 1’42”127;
4. M.Marquez (Honda) 1’42”197;
5. Hernandez (Ducati) 1’42”332;
6. Pedrosa (Honda) 1’42”386; 7. Miller
(Honda) 1’42”512; 8. P.Espargaro
(Yamaha) 1’42”673; 9. Bradl (Yamaha
Fwd) 1’42”747; 10. Crutchlow (Honda)
1’42”857; 13. Petrucci (Ducati) 1’43”143;
18. Melandri (Aprilia) 1’45”107.

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ASSEN Ma dietro l’angolo c’è un appuntamento
che potrebbe chiarire molto dell’equilibrio del
campionato: Assen, dove due anni fa Jorge cadde
il giovedì in prova sotto l’acqua, fratturandosi la
clavicola e perdendo molte certezze. Seguì la corsa a Barcellona, l’operazione, il rientro lampo e il
5° posto in gara. Prima di una nuova caduta due
settimane dopo in Germania sempre sulla spalla
infortunata che lo costrinse allo stop. «Per ora le
previsioni sono bruttissime, 10 giorni di fila di
pioggia — anticipa Forcada —. E anche se ti sforzi di non pensarci, quando affronti quella curva la
testa va da sola. Il problema è che col misto
asciutto/acqua, la nostra non è la moto migliore e
Jorge fatica un po’». Per Galbusera, il ricordo non
condizionerà Lorenzo: «È in forma perfetta. Ma
lo stesso posso dire di Vale. Ad Assen vedremo
una gara cattiva». Fuori i secondi, c’è l’ottavo
round.
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L’IMPORTANTE
È CHE SI SFIDINO
IN MANIERA
INTELLIGENTE
MARQUEZ PUÒ
RISCHIARE, MA
NON DISTURBI
IL CAMPIONATO
LIN JARVIS
CAPO DI YAMAHA RACING

LA SUPERSOFT CI
ROMPE LE SCATOLE.
NON SO SE VALE
VOGLIA RISCHIARE
NESSUNA TENSIONE
NEL BOX, LE COSE
VANNO MEGLIO
CHE IN PASSATO
SILVANO GALBUSERA
CAPOTECNICO DI ROSSI

JORGE VA FORTE
FIN DALLE PRIME
LIBERE. E TUTTO
SI FA PIÙ FACILE
LA SUA GARA
IDEALE È PARTIRE
FORTE E SCAPPARE.
NON AMA LOTTARE
RAMON FORCADA
CAPOTECNICO DI LORENZO

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28

Ciclismo R Dopo il Delfinato

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Ciro Scognamiglio
INVIATO A MODANE (FRANCIA)
twitter@cirogazzetta

Q

uesta non l’avevamo ancora vista. Vincenzo Nibali e Michele Scarponi
hanno alle spalle una
storia di grande rivalità, culminata nei Giri d’Italia 2010 (il siciliano 3°, il marchigiano 4°) e
2011 (1° Michele, 2° Vincenzo
dopo la squalifica di Contador). Poi, dalla scorsa stagione, sono diventati compagni di
squadra, con Scarponi nel ruolo di uomo importante in salita
per Nibali. A mancare era il Nibali «domestique» (gregario,
alla francese) per Scarponi. E
la lacuna è stata colmata domenica nell’ultima tappa del
Delfinato, quando Enzo, alla
ricerca della migliore condizione verso il Tour de France,
ha cercato di lanciare il compagno verso un successo di tappa
andato poi, come la classifica
finale, a Chris Froome. Ma
quello di Scarponi, 35 anni, resta un ottimo punto di osservazione per giudicare l’avvicinamento del capitano verso il
tentativo di riconferma della
maglia gialla.
Scarponi, com’è stato avere Nibali gregario per un giorno?
«Bello, non è cosa da tutti. L’ho
apprezzato tantissimo. Ha
messo in fila il gruppetto dei
migliori per 2 chilometri facendo davvero un ritmo forte. Forse anche troppo! (sorride,
ndr). Avrebbe potuto restare in
testa un altro chilometro, ho
deciso io di partire. E, con il
senno di poi, ho sbagliato».
In che senso?
«Avrei dovuto aspettare ancora. Ma ero lontano in classifica,
speravo che chi cercava la vittoria finale si guardasse un po’,
ho cercato l’effetto sorpresa.
Ma Sky e Froome hanno messo
d’accordo tutti. Niente da dire,
hanno meritato, sono stati la
squadra più forte negli ultimi
due giorni. Hanno dominato».
Ecco, appunto. Non è preoccupante in vista del Tour?
«No, perché Vincenzo secondo
me ha fatto un ottimo Giro del
Delfinato. Gli è sfuggito di poco il successo di tappa che
avrebbe meritato, ci ha trascinato nella cronosquadre che
pure avremmo potuto vincere.
Rispetto allo stesso periodo
dello scorso anno, penso sia
più avanti, anche se non ancora al top».
Lei, Scarponi, sembra più competitivo rispetto al 2014 che era
stata una stagione un po’ deludente, è d’accordo?
«Mah, l’anno scorso mi ero preparato benissimo per il Giro
d’Italia, dove sono caduto. E
ciò mi ha condizionato. Ho dovuto re-inventarmi in poco

ISAAKYAN E VIVACQUA
CRESCONO CON
LA JD MOTORSPORT

Michele Scarponi, 35 anni, scherza con Vincenzo Nibali, 30: sono al secondo anno insieme BETTINI

«Tranquilli
Nibali c’è
E nessuno
ci fa paura»
1Scarponi spinge il capitano verso
il Tour: «Vincenzo sta arrivando»

tempo per il Tour e non è stato
facile. L’unica differenza è che
nel 2015 sono stato finora più
fortunato».
Nibali, però, in questo Delfinato
ha avuto diversi alti e bassi. Non
è preoccupante?
«No, sarebbe stato preoccupante il contrario. Se ha pagato
gli sforzi della super-tappa che
ha fatto, è perché non è al massimo, come nessuno di noi.
Non è questo il momento per
esserlo».
I rivali come li ha visti?
«Sky e Froome hanno avuto
qualcosa in più, ce lo aspettavamo e sapevamo già che saranno una delle squadre di riferimento al Tour. Noi rispettiamo tutti. Ma, onestamente,

non ci lasciamo spaventare da
nessuno».
Froome, Contador e Quintana
godono di maggiore considerazione rispetto a Nibali, almeno
così sembra...
«Posso rispondere con una domanda?
Prego.
«Chi avrà il numero 1 sulla
schiena alla partenza del Tour?
Vincenzo Nibali. Un favorito rispetto a un altro non c’è, i campioni sono tanti e non mi riferisco solo a Froome, Contador e
Quintana. Noi sappiamo dove
possiamo arrivare. E ci stiamo
arrivando. Con una consapevolezza: è bello avere Nibali
dalla propria parte»
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L'ANALISI
di
CI. SCO.

ADESSO
LO ATTENDONO
I GIORNI
DECISIVI

L

a «sparata» di
Sheffield? La danza
sul pavé? Sì, due
pietre miliari nel Tour
2014 firmato Nibali, poi
superlativo anche in
montagna. Ma in realtà
Vincenzo cominciò a
vincere prima: nei giorni
in altura al San Pellegrino dopo il Delfinato; e,
prima di sbloccarsi
vincendo il Tricolore,
rifinì la preparazione in
maniera decisiva. Ora il
copione si ripete, il
siciliano salirà in
montagna giovedì.
Andando oltre le parole
«ufficiali», Nibali non è
per niente contento della
sua stagione: è orgoglioso, gli dà fastidio di non
avere ancora vinto, in
gara non ha mai trovato
le sensazioni che voleva.
Ma il suo staff, con il
coach Paolo Slongo in
testa, è sicuro: Vincenzo,
al Tour, sarà all’altezza
della situazione. Come,
del resto, la sua storia
insegna.

Matevos Isaakyan e Thiago Vivacqua hanno scelto la Formula
Renault 2.0 ALPS per crescere. Un percorso intelligente, quello
dei due piloti della JD Motorsport, che non hanno “bruciato le
tappe” optando per il secondo anno consecutivo per la serie della Fast Lane Promotion. A Spa, nel quarto appuntamento della
stagione, è arrivata per loro la prova che la scelta è stata quella più
azzeccata: pole di Vivacqua e secondo tempo per Isaakyan nella
seconda sessione di qualifica, poi in Gara 2 posizioni invertite e
vittoria del russo, proprio davanti al suo compagno di squadra. Secondo successo 2015 per Isaakyan, dopo quello ottenuto al Red
Bull Ring, il quale si è rimesso in gioco in campionato, risalendo
terzo in classifica a -20 punti dal leader Jack Aitken (Koiranen GP).
«Matevos e Thiago hanno legato tra loro e con tutta la squadra ha commentato il team manager Roberto Cavallari - Il primo ha
uno stile aggressivo, Vivacqua è più pulito, ma il fatto di lavorare
insieme ormai da diverso tempo nello stesso campionato, li ha fatti
crescere tantissimo». Che la classe non sia acqua, Isaakyan lo aveva
dimostrato anche lo scorso anno chiudendo terzo in campionato
e ancora questa stagione, centrando inoltre un secondo posto sul
difficile circuito cittadino di Pau.

BVM RACING NELLA
F.RENAULT 2.0 ALPS PER
FORGIARE NUOVI TALENTI

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SECONDA TAPPA

Chi si rivede: Sagan eguaglia Cancellara
1Decimo successo

al Giro di Svizzera
per lo slovacco, come
Spartacus. L’olandese
Dumoulin resta leader

E

ra il favorito. E, puntuale
come un orologio svizzero, Peter Sagan ha firmato il traguardo di Olivone, con
una progressione poderosa negli ultimi 300 metri, sotto l’acqua, attraverso il tortuoso finale sulle strade della cittadina ticinese. Sua la seconda tappa
del Giro di Svizzera, davanti a
Daniel Moreno, Thibaut Pinot
e agli altri 31 del gruppetto di
testa, tra cui il leader della cor-

sa, l’olandese Tom Dumoulin
(Giant-Alpecin), quinto all’arrivo e sempre primo con 5” sullo stesso Moreno, e quattro italiani: Rebellin (12°), il pimpante Pozzovivo (14°), Conti (19°)
e Brambilla (23°). Niente da fare invece per Marco Marcato,
che ci aveva provato da lontano.
Torna quindi a far parlare di sè
lo slovacco della Tinkoff-Saxo,
di nuovo a segno a un mese dal
trionfo al Giro di California. Un
successo benaugurante in chiave Tour de France anche per un
altro motivo: degli uomini da
volata, alle prese con una tappa breve (117 km) ma comunque altimetricamente esigente,
è stato l’unico con l’australiano
Michael Matthews a restare nel

Peter Sagan, 25 anni BETTINI

primo gruppo, dopo che il giorno precedente era stato il solo a
non staccarsi sui saliscendi della prima tappa.
LA DECIMA È chiaro che il gran
capo Oleg Tinkov non sia finora molto contento dei risultati
di Sagan, ingaggiato per far
sfracelli già nelle classiche di

primavera, ma i conti si faranno a fine stagione. E all’appello
manca proprio la corsa clou, il
Tour, nella quale Peter si presenta da favorito per la conquista della maglia verde, che sarebbe la quarta consecutiva.
Intanto, per gli amanti delle
statistiche, lo slovacco ieri ha
conquistato il quinto stagionale e il 73° della carriera: non
male poi per un ragazzo che ha
giusto 25 anni. E, soprattutto,
ha già raggiunto il decimo centro nella corsa a tappe elvetica,
tanto quanto Fabian Cancellara. Un record che oggi può sfilare a Spartacus nella FlimsSchwarzenbach (193,2 km),
anche se a giocarsela potrebbe
esserci qualche velocista in più.

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Si chiama Danylo Pronenko, ha il passaporto ucraino ed è al
suo terzo anno nella Formula Renault 2.0 ALPS. Il giovane pilota
della BVM Racing sa che nella categoria della Fast Lane Promotion
può maturare la giusta esperienza per fare un salto in avanti ed ha
deciso di affrontare le ultime due stagioni con la squadra romagnola.
Quest’anno Pronenko è cresciuto costantemente, fino ad agguantare un sesto posto sui saliscendi del Red Bull Ring, ripetendosi in
seguito anche a Spa, due piste impregnate di fascino e storia, ma
anche due tracciati impegnativi. «Danylo è un ragazzo che gara
dopo gara sta crescendo. In gara riesce a dare il meglio e a fare bene,
anche se deve migliorare ancora la qualifica. Il giorno che riuscirà a
partire davanti, vedrete tutti dove finirà» - Beppe Mazzotti, numero
1 della BVM Racing, non ha dubbi riguardo al suo pilota e sa che
prima o poi i risultati arriveranno.

www.renaultsportitalia.it

a cura di RCS MediaGroup Communication Solutions

Rugby R Il caso

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

29

ECCO COME FUNZIONA
NELLE NAZIONALI
DEGLI ALTRI SPORT
Come funziona negli sport? Nel calcio non
esiste una diaria, ma c’è un bonus che viene
distribuito in base alle convocazioni, ma solo
se l’Italia si qualifica alla fase finale di quel
torneo (esempio nel 2014, il Mondiale). A
parte di diritti di immagine e ovviamente i
premi per i risultati. Nel basket c’è un
rimborso che varia a seconda delle presenze:
fino a 50 sono 100 euro al giorno, da 51 a 100
sono 150 euro, oltre le 100 si passa a 200
euro (sempre lordi). Nella pallanuoto varia
molto in base alle presenze e all’anzianità: un
senatore come Tempesti supera i 45 mila
euro. Ci sono gettoni da 60/80 euro al giorno.
Nella pallavolo ci sono tre fasce a seconda di
presenze e impegno: si può arrivare a 20/22
mila euro a stagione come massimo.

L’Italia si rompe:
salta il ritiro
Scontro con la Fir
sui compensi
1La federazione propone 3000 euro per due mesi, i

giocatori chiedono di più. E’ caos a 3 mesi dal Mondiale

Andrea Buongiovanni

L

unedì 15 giugno 2015, il giorno più nero
della storia del rugby italiano. Il giorno della lacerazione, grave e profonda, tra federazione e gli azzurri. Dell’interruzione del raduno di apertura verso la Coppa del Mondo in Inghilterra, prima ancora che cominci.
IL FATTO Domenica sera – a tre mesi dal via del
18 settembre della rassegna iridata – a Villabassa, in Val Pusteria, i 40 convocati dal c.t. Jacques
Brunel si ritrovano. E, pur in assenza di capitan
Sergio Parisse, al pari di Martin Castrogiovanni
esentato perché impegnato in Francia più a lungo degli altri con i club, fanno fronte comune,
manifestando allo staff l’intenzione di non prendere parte agli allenamenti e di non indossare il
materiale tecnico. Alla base del contendere, oltre a tanto altro, il mancato accordo economico
per la partecipazione alla preparazione estiva
(fatta anche di 3 test-match fra agosto e settembre) e al Mondiale stesso.
L’ANTEFATTO La storia parte da lontano. Almeno il 16 aprile, quando il presidente Fir, Alfredo
Gavazzi, in un incontro con la stampa dopo la
fine di un Sei Nazioni negativo nonostante la
vittoria in Scozia, rende nota una proposta quasi
rivoluzionaria: per Inghilterra 2015 si cancellino i gettoni di presenza (per Nuova Zelanda
2011 ammontarono a 1.400.000 euro, ndr) e si
aumentino i premi per i risultati conseguiti. Ovvero: o si arriva ai quarti (obiettivo dall’Italia
mai raggiunto) o si torna a casa a tasche vuote.
«Perdiamo spesso e malamente, c’è bisogno di
una scossa – dice Gavazzi – : è giusto premiare
chi fa risultati, chi merita, non chi partecipa». Il
malumore serpeggia tra i giocatori e, trascorsi

3,450

cinque giorni, ecco la reazione. E’ proprio Parisse a dare il la alla protesta. Con un tweet scrive:
«Non voglio pensionati, non li ho portati io al
15° posto del ranking mondiale», slogan al quale
segue l’hashtag #portacirispetto. E’ la frase pronunciata da Gavazzi, in modo oggettivamente
pesante, per spiegare l’idea. Al tweet del capitano seguono quelli identici della maggioranza
dei compagni. Si scatena il putiferio.
CONSEGUENZE Da allora sono trascorsi due mesi. A tutto danno dell’immagine del movimento,
non sono bastati per arrivare a una mediazione,
a un compromesso. Fino al
LA CHIAVE
terremoto di Villabassa. Ieri lo Gli azzurri
staff azzurro, contestano a Gavazzi
dallo stesso Brunel al team ma- di averli definiti
nager Troiani, «pensionati». E le
constatata la vo- assicurazioni sugli
lontà dei gioca- infortuni che non li
tori e sentito Ga- coprirebbero a
vazzi, ha abbandonato la locali- sufficienza. Oggi
tà altoatesina. nuovo incontro
«Il raduno – si
legge in un comunicato federale – data la situazione, è stato interrotto e riprenderà al raggiungimento di un accordo tra Fir e giocatori. I convocati, con effetto immediato, sono a disposizione delle società». E dire che domenica pomeriggio, due quasi veterani azzurri come Ugo Gori e
Giovanbattista Venditti postavano su Facebook
foto di Villabassa, spiegando che lì avrebbero
trascorso le 3 prossime settimane... Evidentemente, a partire dai più giovani, comprensibilmente spaesati, parte del gruppo non si aspettava che la situazione degenerasse tanto in fretta.

LA FIR Gavazzi, rientrato dalla Sardegna alla
sua base di Calvisano, appare sereno, nonostante tutto. «La mia posizione, condivisa dal consiglio federale e dallo staff della Nazionale – dice
– è semplice. Credo nella meritocrazia, anche
nello sport. Per esempio, per provare a cambiar
rotta se le cose non vanno come dovrebbero. Ciò
premesso, in questo periodo mi sono più volte
confrontato con Matteo Barbini, presidente del
Gira, il sindacato dei giocatori. Ho rinunciato
mio malgrado all’idea dei soli premi e ho proposto un compenso di 3000 euro a giocatore come
gettone per nove settimane di raduno e per i tre
test-match, 7000 euro a partita in caso di vittoria al Mondiale contro Canada e Romania,
12.000 in caso di successo sulla Francia e 18.000
sull’Irlanda. Il totale è di 47.000 euro, 19.000 dei
quali quasi garantiti. La specifica richiesta dei
giocatori per quest’ultimo pacchetto, è scesa da
29.000 a 25.000 euro. Ma non posso accettare,
verrei meno al senso della presa di posizione.
Per assurdo, avessero chiesto di più per gli eventuali successi su Francia e Irlanda, avrei accettato, perché avrebbero dimostrato di aver condiviso il senso della mia proposta. Questa vicenda ci
fa molto male, ma sono convinto che ne possa
valere la pena».
I GIOCATORI I giocatori demandano ai loro rappresentanti qualsiasi replica o spiegazione. A
parlare, per il Gira, è il vicepresidente e legale
Federico D’Amelio. «Prima di entrare nel merito
– dice – faccio presente che la Fir ha imposto
all’hotel di Villabassa che ospitava gli azzurri di
far liberare le camere, così i ragazzi, entro mezzogiorno, son dovuti ripartire. Gavazzi, poi,
manca di parola quando svela i termini economici della trattativa in corso. Dovevano essere
confidenziali. E sia chiaro: le cifre sul tavolo sono ben inferiori a quelle delle altre federazioni.
Va bene la meritocrazia, ma
3000 euro per
un impegno di
nove settimane
con anche tre
test-match non è
un contributo
equo. Infine, la
nostra battaglia,
va ben oltre questi aspetti. Sul
piatto, dopo alAlfredo Gavazzi FAMA
cuni casi recenti
(Minto, ndr) c’è
la copertura assicurativa. Poi una regolamentazione per la chiusura e l’apertura delle franchigie, perché non si ripeta quanto successo nel
passaggio Aironi-Zebre, un’altra per i diritti di
immagine, un’altra ancora per i permit players
e, infine, per il diritto al voto nelle elezioni federali dei giocatori del Pro 12». Oggi, presumibilmente nel tardo pomeriggio, una delegazione
incontrerà Gavazzi a Calvisano. Ma è facile intuire che a Villabassa, per un po’, la Nazionale non
la si vedrà in ogni caso.

1Miliardi di euro indirettamente generati dalla Coppa del Mondo 2015.

L'impatto diretto sull'economia britannica sarà di un miliardo e 380
milioni di euro. Il profitto stimato per gli organizzatori è pari a 190 milioni
di euro. Due milioni e 300mila gli spettatori attesi a Inghilterra 2015

S

arà Nuova Zelanda-Inghilterra la finale 2015
del Mondiale under 20.
Sabato allo stadio Zini di Cremona sarà la quarta volta che i
Baby Blacks sfideranno per
l'ultimo atto gli inglesi bicampioni in carica per il titolo mondiale (già successo nel 2008,
nel 2009 e nel 2011). I neozelandesi hanno travolto a Calvi-

sano la Francia 45-7, mentre gli
inglesi hanno battuto 28-20 il
Sudafrica, che dunque sfiderà
la Francia per il 3° posto. La finale per il 5° posto sarà fra Australia e Galles, quella per il 7°
Scozia-Irlanda, per il 9° Argentina-Giappone.
ITALIA KO Gli azzurrini di
Troncon sono stati travolti a

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Ma il movimento
ha già perso
Adesso si salvi
il salvabile

P

iù in basso di così è difficile cadere.
Con responsabilità da dividere tra federazione e giocatori. Poco importa
ora capire se in parti equamente divisibili.
La frittata è fatta. L’effetto boomerang è senza precedenti. E il danno d’immagine interno ed esterno: la credibilità internazionale è
compromessa. Non si tornerà indietro. Anche se una soluzione, naturalmente, verrà
trovata. In fretta, c’è da sperare. Il movimento, ancora una volta, dimostra le sue contraddizioni e la sua pochezza, retaggio di
quella mancanza di storia, di tradizione e di
cultura specifica che non consente di stare
al passo con un mondo che viaggia a un’andatura superiore a certe possibilità.

IL PRECEDENTE Il Coni sta con Gavazzi. «In
assoluto sono d’accordo nello stabilire premi in base ai risultati – dice dai Giochi Europei di Baku il presidente Giovanni Malagò,
che già in aprile si era dichiarato favorevole
all’idea di Gavazzi di cancellare i gettoni –:
vale per tutte le federazioni. Aspettiamo a
gettare benzina sul fuoco, vediamo se tutto
rientrerà nella logica». Succederà così.
Ma fuori tempo
RITARDI
massimo. Perché
Una soluzione
una soluzione andaandava trovata
va trovata prima del
prima del raduno via del raduno pre
Mondiale. Qualcosa
come nel 1999
di analogo, per
esempio, accadde
Malagò è con la
nel 1999, sulla straFir: «In assoluto da che portò alla
d’accordo
rassegna iridata di
con Gavazzi»
allora, guarda caso
pure quella in Inghilterra. Il confronto fu altrettanto infuocato, ma terminò prima del via delle danze. Il
rendimento della Nazionale ne risentì comunque. E stavolta il rischio è che vada persino peggio. Perché il livello della discussione è, se possibile, più basso. E perché a Londra approderà una Nazionale precipitata
nel ranking mondiale, con un c.t. in partenza e, al momento, senza sostituto (in queste
ore, dopo il no di Conor O’Shea, è arrivato
quello di Fabian Galthié).

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MONDIALE UNDER 20

Inglesi e Baby Blacks
A voi il titolo mondiale
Italia flop coi Pumas
Con Samoa per salvarsi

fIL RETROSCENA

Viadana dall'Argentina 46-5.
Dopo 19 minuti l'Italia era sotto
19-0 e il match era chiuso (primo tempo 31-0). La gara valeva
per l'accesso alla finale per il 9°
posto e ora l'Italia è costretta a
giocare sabato a Cremona (ore
16.30) la finale per l'11° posto
contro Samoa (k.o. col Giappone) per la salvezza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL BUIO Sbaglia Gavazzi, non al primo passo
falso della sua difficile gestione, quando
pubblicamente dichiara che in Nazionale
non vuole pensionati, non accorgendosi che
una frase così non può non offendere. Sbagliano i giocatori quando reagiscono alla
provocazione con una provocazione. E sbagliano i loro rappresentanti quando, in certi
comunicati, usano toni inadeguati. Serviva
maggior lungimiranza. Da ambo le parti. Il
futuro ora è grigio più che mai. La Nazionale
under 20, nel Mondiale di casa, rischia la retrocessione (ieri il quarto pesante k.o. in altrettante partite). Quella Seven, che sognava l’Olimpiade, è una squadra-materasso. E,
non bastasse, la federazione mondiale, come conferma Gavazzi, ha appena negato il
contributo richiesto di 2.5 milioni per la tassa di partecipazione al Pro 12. Di tempo ne è
stato perso sin troppo: si salvi il salvabile.
a.b.

30

Basket R Finale scudetto

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

DONNE

I NUMERI

L’Italia rimonta
ma non basta
Europeo addio

105

● I minuti giocati in gara-1 dagli
italiani di Reggio sui 200 totali
con la punta di Polonara (37’). In
più ci sono i 34 di Silins, lettone
prodotto dal vivaio reggiano.

63

● Punti fatti da Sassari in gara1, la peggior prestazione
offensiva della stagione. La
precedente, 66, fu a Reggio
Emilia in stagione regolare

20

● Punti di Lavrinovic e Cervi,
pivot di Reggio, in gara-1 dove
hanno giocato 21’. Il lituano per
punti al minuto nei playoff è 2
nella storia dopo Dalipagic

Kathrin Ress, 29 anni, contro la Turchia che ci ha eliminato CIAM

1Azzurre da -16
Andrea Cinciarini, 28 anni, play di Reggio Emilia e della Nazionale, re degli assist della serie A CIAMILLO

Italiani da finale
Reggio Emilia
diversità vincente
1 Utilizza i nostri giocatori più che gli stranieri

Ma Kaukenas e Lavrinovic sono il salto di qualità
LA GUIDA
Oggi, ore 20.45
Gara-2 di finale
su Rai Sport 1
Stasera, ore 20.45, in un PalaBigi
nuovamente esaurito, c’è gara-2 di
finale scudetto Reggio EmiliaSassari (diretta Rai Sport 1, arbitri:
Paternicò, Martolini, Mattioli). In
casa Grissin Bon Rimantas
Kaukenas, uscito dolorante ad un
ginocchio da gara-1, ci sarà. Per lui
solo una botta dopo una caduta
che non ha comportato nulla di
grave. Continuano il percorso di
recupero Federico Mussini e
Drake Diener. Sassari invece è al
completo.
Le date della serie scudetto:
● Gara-1: Reggio Emilia-Sassari
82-63
● Gara-2: oggi, ore 20.45,
● Gara-3: ore 20.45, giovedì 18 a
Sassari.
● Gara-4: ore 20.45, sabato 20 a
Sassari.
● Eventuale gara-5: ore 20.45,
lunedì 22 a Reggio Emilia.
● Eventuale gara-6: ore 20.45,
mercoledì 24 a Sassari.
● Eventuale gara-7: ore 20.45,
venerdì 26 a Reggio Emilia.

Riccardo
Cervi, 23
anni, ottimo
in gara-1 CIAM

Luca Chiabotti

C’

è una squadra di italiani in vantaggio in finale scudetto. Non accadeva dalla Fortitudo Bologna
di Myers, Fucka, Galanda, Basile ,15 anni fa. Oggi c’è riuscita Reggio Emilia, la sola società di serie A dove il minutaggio
degli italiani è superiore a
quello degli stranieri. Da tempo la Reggiana percorre una
strada unica in Italia, di sviluppo e utilizzo dei nostri giocatori, contro i luoghi comuni (costano troppo, sono protetti, viziati) e la convinzione che il
basket italiano sia un paese solo per vecchi. La cosa interessante, che esula dai discorsi
protezionistici e dai dibattiti
inconcludenti delle ultime stagioni, non è che la Grissino
Bon dimostri che è «meglio»
puntare sugli italiani ma che
anche basandosi su di loro si
possa essere competitivi tecnicamente e economicamente ad
altissimo livello. La ciliegina
della Reggiana è che alcuni
protagonisti della finale, come
Cervi, Pini, purtroppo non
Mussini (infortunato) ma anche Silins, che è lettone ma è
stato reclutato dal club a 15 anni, vengono dal vivaio. E qui
per cercare i precedenti in una
finale dobbiamo andare molto
più indietro.
INVESTIMENTO «La base — dice l’amministratore delegato
Alessandro Dalla Salda — è
che da anni il club investe una
cifra costante nel vivaio, attorno ai 400 mila euro. Questo oltre a creare un senso di appartenenza, ci ha permesso di portare in prima squadra giocatori
a basso costo, contenendo la
spesa globale. Quest’anno il
premio per aver utilizzato gli

italiani in A ci ha portato 220
mila euro più i premi Nas, circa
100 mila. Il mercato, che non
assorbe più i giocatori dei vivai
nelle serie minori, ci ha fatto
cambiare filosofia: ci concentriamo sui giovani che crediamo abbiano una potenzialità
da serie A. Più qualità, meno
quantità, se non locale. L’ultimo affare è stato Melli a Milano per 220 mila euro».
DOMANDA La grande domanda è se puntando sugli italiani,
specie se di livello azzurro come Cinciarini, Polonara o Della
Valle, si spenda di più come
tutti nel mondo del basket sostengono. «Abbiamo speso di
più che nel passato ma per gli
stranieri — dice Dalla Salda —
perché non puoi pensare che
una squadra con molti giovani

come è la nostra possa competere al massimo livello senza
stranieri di pregio. Puntando
su Diener, Lavrinovic e Kaukenas abbiamo seguito una strada suggerita da Ale Frosini per
i suoi trascorsi di giocatore alla
Virtus,che vedeva nel mix con
giocatori esperti e capaci di dare un esempio la soluzione migliore per noi». I giocatori italiani hanno stipendi perfettamente compatibili al loro rendimento attuale, che poi ci
siano americani che costino un
terzo è vero, ma non sono in finale...
FUTURO La Reggiana sugli italiani s’è già costruita un futuro
da modulare a seconda delle
decisioni della proprietà. Solo
Riccardo Cervi, che non ha voluto firmare il rinnovo di contratto per seguire le opportunità che lo portano verso Milano,
è in scadenza. Gli altri, più Silins, hanno accordi pluriennali. Sui big stranieri è la società
che ha il pallino in mano. Adesso manca l’ultimo particolare,
vincere lo scudetto e capire come finirà la questione del palasport, indispensabile per poter
restare a questo livello. Il problema dei giocatori italiani sarebbe facilmente risolto se ci
fossero una decina di club come Reggio Emilia. Sentiamo
già i commenti: Reggio può
permetterselo perché è ricca,
altre società con i 400 mila euro spesi dal loro vivaio, devono
fare la squadra. Per provare a
salvarsi: ha senso?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

a -2, ma nel finale
la Turchia trova
i canestri della
qualificazione

N

iente da fare. L’Italia
non supera la prima
fase dell’Europeo e
torna a casa con parecchi
rimpianti. Vince la Turchia
che accede alla seconda fase
(con Bielorussia e Grecia)
soffrendo, e non poco, nel
finale. Dopo aver litigato
pesantemente col canestro
per oltre 25 minuti, scivolando anche a -16, le azzurre infiocchettano un ultimo
quarto da urlo che vale una
rimontona fino a -2 (4442). Poi un nuovo balckout. E questa volta è fatale
per l’Italia, che paga anche
la serata no contro la Grecia
dopo aver spaventato persino l’imbattuta Bielorussia.
MANI FREDDE La sfida con
le turche è da dentro-fuori.
In cinque punti inziali di
Masciadri che innescano il
10-6 rilanciano l’impressione di un’Italia viva al tiro e
sciolta mentalmente. Putroppo non è così. La Turchia, trascinata dal suo
play-fenomeno Alben, impacchetta subito un 12-2
che gira il match, mentre le
azzurre scoprono velocemente di avere la mano
fredda (15/59 il bilancio finale al tiro). Peccato perchè
le nostre ragazze non sbavano quasi mai in difesa, costrigendo le turche a letture

mai banali, ma quando si tratta
di attaccare cala la notte. Che
diventa buio pesto nel secondo
quarto in cui l’Italia mette a referto solo 5 punti. Così alla Turchia bastano le marce basse e
una prestazione invero modesta per prendere il largo. Le
due triple di Koksal e Yilmaz,
dopo 12 tentativi di squadra
andati a vuoto, siglano il massimo vantaggio: 40-24 al 26’.
Pare finita e invece le azzurre
hanno ancora orgoglio e benzina in corpo. Con un difesa aggressiva, fatta di continui raddoppi, tolgono alla Turchia la
via del canestro, trovando da
capitan Masciadri, Gorini,
Crippa e Fassina i canestri di
una miracolosa rimonta. Nell’ultimo quarto le turche rimangono a secco per 6 minuti
e mezzo, così le nostre toccano
il minimo svantaggio (44-42) a
3’24” dalla sirena. Si prospetta
l’arrivo in volata. Ma rimane
solo un’idea. Perchè Alben fattura due possessi pesanti. Turchia avanti di un soffio (4842). Le nostre, però, non riescono più a replicare.
ITALIA-TURCHIA 44-50
(14-18, 19-31; 33-44)
ITALIA: Dotto 2 (1/2, 0/1), Sottana 8
(2/8, 1/6), Masciadri 13 (2/4, 1/6), Fassina 7 (1/4, 1/4), Ress 2 (1/5, 0/2); Consolini 1 (0/1), Gatti, Zanoni 2 (1/1, 0/1),
Gorini 4 (2/5, 0/1), Crippa 5 (1/1, 1/2),
Formica (0/3, 0/2) . All.: Ricchini.
TURCHIA: Alben 11 (5/8, 0/8), Yilmaz
12 (3/7, 1/2), Vardarli 4 (2/2, 0/4), Sanders 6 (2/5), Caglar 7 (2/5); Demirok,
Canitez (1/1), Koksai 3 (0/1, 1/2), Cakir 3
(0/1), Cora 2 (1/2), Ivegin. All.: Memnun.
ARBITRI: Juras (Ser), Aunkrogers
(Let), Tomic (Cro).
NOTE - T.l. Ita 10/14, Tur 10/18. Rim.:
Ita 36 (Ress 9), Tur 43 (Sanders 12).
Ass.: Ita 10 (Sottana 3), Tur13 (Yilmaz
4). Progr.: 5’ 10-11, 15’ 14-25, 25’ 24-37,
25’ 40-44.

QUI SASSARI

MERCATO

La Dinamo ritrova il totem Lawal
Brian Sacchetti: «Abbiamo fame»

Armani-Proli, domani il summit
Fontecchio si ritira dal draft

● Il primo obiettivo di
Sassari in gara-2 è quello di
entrare veramente nella
serie scudetto dopo l’impatto
inspiegabilmente vacanziero
di gara-1. Meo Sacchetti è
stato durissimo nei confronti
di una squadra che mai in
questa stagione aveva
segnato così poco, subendo
peraltro l’energia di Reggio
Emilia in tutte le zone del
campo: «Noi presuntuosi e
molli, loro con la bava alla
bocca» ha tuonato il coach
della Dinamo nel dopo-gara.
Il figliolo Brian, a mente
fredda, in un vigilia che
gronda voglia di riscatto,
aggiunge: «Cosa ci è
mancato in gara-1? — dice
Sacchetti junior — Abbiamo

● (canf-cam.ca.-v.d.s.)
Venezia, fresca di
proprietario-sindaco,
dovrebbe ripartire in panca
dal duo Recalcati-De Raffaele.
Molte altre invece sono
ancora vacanti. A cominciare
da quella di Milano su cui non
siederà più Luca Banchi. Per
inquadrare il successore
bisognerà aspettare le
decisioni di Giorgio Armani
relative al vertice della
società. Ieri era in
programma un summit con
Livio Proli, l’ex presidente
dello scudetto, poi slittato a
domani. C’è fermento pure ad
Avellino sulla cui panchina
ballano i nomi di Piero
Bucchi, sotto contratto con
Brindisi, Paolo Moretti che ha

necessariamente bisogno di
mettere in campo più grinta, di
avere più fame, di lottare su
ogni palla senza mai pensare
nemmeno per un secondo che
Reggio possa essere
arrendevole e renderci la vita
facile. Stiamo giocando la finale
scudetto, un’occasione unica per
chiunque giochi a pallacanestro.
Non si deve mollare mai,
nemmeno di un centimetro». La
buona notizia, per il Banco di
Sardegna, è il ritorno di Shane
Lawal dopo la squalifica. Il pivot
è fondamentale negli equilibri
offensivi e difensivi e la sua
assenza è pesata non poco in
gara-1. Gli farà spazio, nel
roster, Cheikh Mbodj, destinato
alla tribuna.
Giovanni Dessole

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da poco salutato Pistoia, e Pino
Sacripanti (uscito da Cantù) su
cui ha messo gli occhi anche
Caserta se Enzo Esposito
dovesse approdare a Pistoia (ma
circola anche il nome di Vitucci),
mentre Marco Crespi sembra
l’obiettivo numero uno per
Verona. Luca Fontecchio, ala
della Virtus Bologna, ha deciso
di ritirarsi dal draft Nba, non
avendo ricevuto garanzie dai
Celtics sulla chiamata al 2° giro
(numero 45). Interessante anche
il mercato dei g.m.: Giuliani è
ormai vicino a salutare Brindisi
per Torino: al suo posto in pole
Santoro che ha appena lasciato
Mantova. In lizza per Brindisi
pure Alberani se il patron Toti
dovesse liberarlo da Roma dove
Dalmonte resta sulla panchina.

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Basket R Nba: finale gara-5
Massimo Oriani
INVIATO A OAKLAND (USA)

U

no spettacolo. Colpo su
colpo, canestro dopo
canestro, magia dopo
magia. Incantati davanti a
quello che ci hanno regalato
domenica notte Steph Curry e
LeBron James, possiamo solo
alzarci ed applaudire. Crudele
lo sport. Perché alla fine c’è
sempre un vincitore e uno
sconfitto. Ma è anche vero che
la pallacanestro è disciplina di
squadra. E, se titolo sarà per
Golden State, avanti 3-2 e a un
passo dal primo anello in 40
anni dopo aver difeso coi denti e con le unghie il fattore
campo in gara-5, premierà il
team, il collettivo, non l’individuo. Ma negli occhi di tutti
resteranno comunque quei
dodici minuti divini, gli ultimi
della sfida dell’Oracle.
DIFFERENZA Diciassette punti
per il play dei Warriors, 16 per
il Prescelto. La differenza? I 5
di Andre Iguodala, sin qui il
miglior giocatore delle Finals
in casa californiana (in assoluto non c’è corsa...), quelli chiave nel break (19-7) che ha
spezzato la schiena ai Cavs
con meno di 4’ da giocare, prima che l’assassino Curry infilasse la settima tripla della sua
partita facendo saltare il tetto
dell’Oracle. Sfinito alla meta,
dopo aver riso e scherzato col
professor Draymond Green
(sempre più una rivelazione
fuori dal campo per simpatia,
intelligenza, sarcasmo ma soprattutto personalità e maturità) in conferenza stampa, ha
avuto un mini collasso, venendo accompagnato negli spogliatoi, disidratato. Alla vigilia
gli avevano chiesto quando sarebbe arrivato il suo «signature moment», ovvero quello in
cui metti la firma sulle finali.
«Mi interessa vincere 4 partite» aveva risposto. Poi però lo
ha trovato quel momento
mancante, un trepunti con
passo d’allontanamento mandando a farfalle Dellavedova,
tornato sulla terra dopo i miracoli di gara-2 e 3. «Nulla di
diverso rispetto al solito – raccontava Curry – Ho solo preso
tiri migliori, con meno fretta,
e quando iniziano a entrare
prendi fiducia».
TATTICA In realtà c’è anche
una spiegazione tattica per la
miglior partita nella serie di

NON HO FATTO NULLA
DI ECCEZIONALE: HO
SOLO PRESO DEI TIRI
MIGLIORI E
CON MENO FRETTA
STEPH CURRY
GUARDIA DI GOLDEN STATE

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Nel segno di Curry
LeBron si elegge n.1

31

LA SFIDA
CURRY (WARRIORS)
JAMES (CAVS)

1Straordinaria sfida tra i due big: vincono i Warriors 9
Ma King James non cede: «Sono il migliore al mondo»

VOTO

10

PUNTI

37

40

CANESTRI DA 2

6

12

CANESTRI DA 3

7
Steph Curry, 27 anni, al tiro con
LeBron James, 30: il primo è l’unico
ad aver segnato 7 triple in due gare
di finale, il secondo alla 6a tripla
doppia insegue Magic (8) REUTERS

3

RIMBALZI

7

14

ASSIST

4

11

PERSE-RECUPERI

5-2 2-1
MINUTI GIOCATI GARA-5

42

45

PUNTI ULTIMO QUARTO

17
Stephen. David Blatt, gioco
forza, ha dovuto adattarsi al
quintetto basso riproposto da
Steve Kerr (Iguodala ala pivot,
Green centro), utilizzando
Mozgov solo 10’ (e sopportando al riguardo una serie di domande idiote nel post partita
con la pazienza di Giobbe, sarebbe stato interessante vedere Popovich nella medesima
situazione...) e schierando per
qualche tratto persino James
come pivot, ruolo quasi sempre finito nelle mani di Tristan
Thompson. Così facendo si è
allargato il campo, con più
spazio per Curry.
COPERTA E’ una coperta corta
e al tecnico dei Cavs manca il
tessuto per allungarla. La scelta è stata sicuramente quella
giusta, obbligata. Per un attimo Cleveland ha persino spe-

ALLE 3 ITALIANE

Golden State 3-2
Stanotte gara-6
a Cleveland
La serie finale Gara-1: Golden
State-Cleveland 108-100 dts.
Gara-2: Golden State-Cleveland
93-95 dts. Gara-3: ClevelandGolden State 96-91. Gara-4:
Cleveland-Golden State 82-103.
Gara-5: Golden State-Cleveland
104-91.
Stanotte (ore 3 italiane, Sky
Sport 2 HD): gara-6 a Cleveland.
Ev. gara-7: venerdì a Oakland.
● DENVER Mike Malone è il
nuovo allenatore dei Nuggets di
Gallinari. Ha bruciato Mike
D’Antoni, altro candidato, e
Melvin Hunt, il vice promosso
dopo il licenziamento di Shaw.

rato d’aver ritrovato JR Smith,
entrato in gara-5 con statistiche impossibili da ignorare.
Con lui in campo gli avversari
avevano segnato 48 punti più
dei Cavs, quando era in panchina 26 di meno. In 44 azioni
come difensore primario, non
aveva rubato nemmeno un
pallone, commettendo 10 falli
che avevano mandato l’avversario in lunetta. Stiamo parlando di cifre storiche, purtroppo per lui e per i suoi, in
termini negativi. Le 4 triple
sui primi 7 tentativi avevano
illuso i tifosi dell’Ohio d’avere
una spalla per il Prescelto alla
Oracle. Ma dopo 2’34” del 2°
quarto, il vuoto: 0/7 e zero
punti da lì alla fine. «Non so
cosa gli sia successo – diceva
poi James – Abbiamo continuato a cercarlo, ha solo smesso di far canestro».

TENEREZZA Difficile non provare un moto di tenerezza nei
confronti di LeBron. Ha giocato una partita alla quale nessun aggettivo renderebbe giustizia: 40 punti, 14 rimbalzi,
11 assist in 45’. Non gli si può
assolutamente chiedere di
più. Ma lui lo fa, alla costante
ricerca di una perfezione irraggiungibile anche dal numero uno. «Devo fare meglio
in gara-6 – diceva avvolto in

DEVO FARE MEGLIO IN
GARA-6: SO DI POTER
FARE DI PIU’, NON
PONGO MAI UN LIMITE
AL MIO RENDIMENTO
LEBRON JAMES
ALA DI CLEVELAND

16

un giubbotto di pelle nera, col
cappellino dei Cavaliers calato sulla testa, la fatica che traspariva dagli occhi – Ho perso
un paio di palloni, ho sbagliato un paio di volte in difesa. So
di poter fare di più, non metto
mai limite al mio rendimento.
So di avere un notevole peso
sulle spalle, ma la situazione è
quella che è». Poi rende onore
a Curry: «Tanto di cappello,
tutte le triple che ha messo
erano col difensore addosso.
Ma non abbiamo perso per
quello, ci hanno ucciso i 18
punti in contropiede e i 15 da
secondi tiri». E poi la chiusura
che è anche un messaggio:
«Sfiduciato? No, perché sono
il più forte del mondo». Vero.
Ma contro questi Warriors e
questo Curry potrebbe non
bastare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pallavolo R Il mercato

Un’Italia a stelle e strisce
Arrivano la Hodge e Russell
Menconi-Rosa

S

aranno campionati sempre più a stelle e strisce
quelli prossimi. Sia in
campo maschile quanto in
quello femminile. Conegliano
completa il sestetto con cui
punta dichiaratamente allo
scudetto con l’ingaggio di Megan Hodge. Per la schiacciatrice, 190 centimetri, si tratta di
un ritorno nel campionato italiano, dove ha giocato nella
stagione 2010-2011 con Villa
Cortese, con cui ha vinto la
Coppa Italia. Hodge, nata nei

Caraibi nel 1988, ha vinto il
campionato polacco con Sopot
nel 2012, anno particolarmente florido di successi anche con
la nazionale Usa con la quale
vince il Grand Prix e l’argento
ai Giochi di Londra. Ha vestito
le maglie anche dell’Azeryol
Baku in Azerbaigian e del
Guangdong, in Cina. Sposata
con l’ex giocatore di football
americano Omar X Easy (fullback con Kansas City Chiefs e
Oakland Raiders), nella passata stagione è rimasta inattiva
per la nascita del piccolo Easton Xavier. A Conegliano (dove ci sono altre due mamme,

Aaron Russell, 22 anni, con la
maglia della Nazionale Usa

Ortolani e Barazza) Hodge le
connazionali raggiunge Glass,
Adams e il nuovo acquisto Robinson, con l’obiettivo personale di rientrare nel giro della
nazionale campione del mondo, in vista di Rio 2016.
BERGAMO-GENNARI La Sir Safety Perugia ha ufficializzato
l’ingaggio dello schiacciatore
statunitense Aaron Russell, 22
anni, 205 cm, che ha sottoscritto un contratto biennale con il
club umbro. Uno dei più interessanti giocatori americani,
che pare sia stato strappato alla concorrenza di Verona. Russell si è formato alla Penn State
University, è ora impegnato in
World League con la Nazionale. Altra ufficializzazione nell’aria quella di Alessia Gennari
che lascia Casalmaggiore e va
alla Foppapedretti Bergamo.

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LE NAZIONALI
Gli uomini a Roma, donne ad Abano Terme
Nazionali azzurre di nuovo in ritiro
anche se con finalità molto diverse fra
loro. Per gli uomini di Mauro Berruto
che si ritrovano a Roma oggi
pomeriggio, presso il Centro Giulio
Onesti, l’orizzonte immediato è il
quarto weekend di World League, in
programma venerdì presso il Foro
Italico (come l’anno scorso gli azzurri
giocheranno all’aperto, in una cornice
molto scenografica). Avversari
saranno i vice campioni del mondo del
Brasile, già primi nel girone dell’Italia
e organizzatori delle finali di World
League. Nelle file dell’Italia si rivede
Filippo Lanza che ha avuto in questo
fine settimana un turno di riposo.
Mentre Mengozzi sostituisce Alletti. I
convocati: Antonov, Anzani, Birarelli,
Botto, Colaci, Giovi, Lanza, Mengozzi,
Randazzo, Rossini, Sabbi, Saitta,
Travica, Vettori, Zaytsev. Già esauriti i

biglietti per la gara di venerdì sera,
tranne una piccola quota che verrà
messa in vendita nelle ultime ore. Si
replica domenica sera a Firenze
(anche qui tutto esaurito).
Diverso il discorso per la squadra
femminile di Marco Bonitta, che
esaurito il ritiro a Cavalese inizia la
terza fase della preparazione ad
Abano Terme. In vista del Grand Prix
che per le azzurre comincerà in
Turchia nel primo weekend di luglio.
Quindici le atlete per il collegiale che
si concluderà mercoledì 24. Il posto di
Noemi Signorile Bonitta ha chiamato
la giovane Orro. Quindi alzatrici
Malinov e Orro; centrali Arrighetti,
Chirichella, Folie e Guiggi;
schiacciatrici Caterina e Lucia Bosetti,
Egonu, Gennari eTirozzi; gli opposto
Diouf e Sorokaite; i libero De Gennaro
e Sansonna.

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32

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Nuoto R Due giorni di show
DAL MI.TO
AI GIORNI IRIDATI DI KAZAN

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

IL PIANO Federica Pellegrini, dopo le 3 settimane a Sierra
Nevada e il Settecolli, oggi e domani gareggerà nell’Aspria
Cup-Trofeo Bpm all’Harbour Club di Milano e al Palanuoto di
Torino. Poi riprenderà la preparazione che non dovrebbe
prevedere più gare (probabile però il test a Vichy, in Francia,
il 4-5 luglio) ma solo allenamenti a Verona, sino a fine luglio.
Ai Mondiali a Kazan (2-9 agosto), per Fede 200 sl e staffette

OGGI A MILANO (DIRETTA FOX SPORTS 2 ORE 19.30)
Oggi a Milano (piscina Harbour club e in diretta Tv su
FoxSports 2) dalle ore 19.30: 100 sl donne
100 rana uomini, 100 rana donne,
200 dorso uomini, 8x100 sl uomini, 400 sl donne,
Australiana 50 farfalla uomini, 50 dorso donne e 50 sl
uomini.

33

DOMANI A TORINO (DIRETTA FOX SPORTS 2 ORE 20)
Domani seconda parte dell’Aspria Swim Cup-trofeo Bpm al
Palanuoto di Torino ed in diretta su Fox Sports2 dalle ore
20: 100 farfalla uomini, 200 dorso donne, 100 dorso
uomini, 50 rana donne, 100 sl uomini, 8x100 sl donne, 400
sl uomini, Australiana 50 farfalla donne, 50 rana uomini,
50 sl donne

STELLE IN ACQUA

Scozzoli
cerca nuove
ispirazioni
C’è Paltrinieri

Federica Pellegrini, 26 anni di Spinea, si allena a Verona con Matteo Giunta. Olimpionica e primatista mondiale dei 200 sl (1’52”98), è argento mondiale e oro europeo in carica GETTY

Fabio Scozzoli, 26 anni LIVERANI

Fede riparte da Milano
«Ora sono gasatissima»

P

1Dopo Roma, la Pellegrini torna nei 100 sl. E domani a Torino proverà i

200 dorso: «Sono rilassata verso i Mondiali, il lavoro comincia a pagare»
Stefano Arcobelli
ROMA

D

a Roma a Milano e Torino, sono giorni di Fede.
Lo spettacolo continua: si
tratta di un modo diverso, adesso, dopo il Settecolli, di testarsi
nel lungo avvicinamento verso
Kazan. L’arrivederci Roma di
Federica Pellegrini è stato ieri
pieno di entusiasmo ed ottimismo: l’1’56”06 nei 200 sl ha rincuorato non poco Fede sulla
bontà del lavoro svolto finora.
Stasera all’Harbour Club, Fede
nuoterà i 100 sl che al Foro Italico ha nuotato assai bene con un
54”42 che le ha fatto ricordare i
tempi da ragazzina, nonché
l’australiana. Domani, invece,
nel Palanuoto torinese, Fede salirà sul blocco dei 200 dorso,

che sono diventati la prima gara alternativa. Un diversivo che
l’aiuta anche per il lavoro di
spalle. Ieri mattina, a Roma, Federica è stata protagonista del
lancio della campagna sul gioco
responsabile della Admiral Gaming Network, di cui è testimonial.
GIOCO E DIVERTIMENTO «Non
sono una grande giocatrice e
scommettitrice – ha detto –
quindi non conosco i meccanismi di chi ne diventa dipendente, credo solo che per uscirne
bisogna curarsi come si fa con le
altre malattie. Il gioco, comunque, deve essere un divertimento e non trasformarsi in un problema. Il messaggio è molto importante soprattutto per il rispetto delle regole, che per me
rappresenta un punto di riferi-

mento imprescindibile fin da
quando ho iniziato a nuotare. E’
un concetto positivo ed importante, quello del divertimento
nel gioco. Divertirsi senza esagerare: io mi diverto anche
quando arrivo seconda in una
gara». Com’è successo domenica dietro la velocissima svedese
Sarah Sjoestroem. Poi Fede è
partita per Milano con Filippo
Magnini ed il tecnico Matteo
Giunta. «Torno sempre volentieri a Milano, in queste gare voglio nuotare rilassata. In questo
meeting mi diverto sempre
molto perché è pieno di pubblico». Il pubblico di una Milano
nella quale ha vissuto la stagione post olimpica di Atene; ed il
pubblico di una Torino sempre
più entusiasta per la disciplina,
come ben sa Magnini, che ha
preparato il suo primo titolo iri-

dato del 2005, il Mondiale della
sua consacrazione ed il primo
Mondiale in cui Fede ha cominciato a frequentare il podio nei
200 sl senza più scendervi. Motivo per cui Fede, adesso, intende proseguire la strepitosa serie: il piano d’assalto verso Kazan ha vari significati: la striscia di medaglie — mai riuscita

LA CHIAVE

5

come i Mondiali della
Pellegrini sempre a medaglia
nei 200 sl. E come il suo
posto nel ranking mondiale
dopo l’1’56”06 al Settecolli

a nessuna donna per 6 volte - e
il congedo dai Mondiali che le
hanno regalato le gioie più
grandi, oro olimpico a parte.
Torna, il fuoco dentro Fede.
INDICAZIONI E quelle di Roma
sono state indicazioni assai
confortanti proprio per l’aspetto mentale: riuscire a gareggiare a questo livello è un segnale
per se stessa ma anche per le avversarie. Nei 100 farfalla s’è superata, nei 100 sl non aveva mai
nuotato due volte 54” in un
giorno, e nei 200 sl ha migliorato addirittura il tempo delle selezioni mondiali. «Sono contentissima» dice Fede arrivando a
Milano. Cambiare metodo di lavoro, dai carichi super pesanti
di Lucas ai lavori diversi (con
meno chilometri) svolti con
Giunta comportava qualche rischio, come abbandonare i 400
sl per dedicarsi soltanto alla gara del cuore. «Ho saputo superare le difficoltà di inizio stagione e sta tornando la bracciata
che serve per andare forte a Kazan. Forse andremo a Vichy»,
ed infatti la Sjoestroem le dà
appuntamento in Francia. «Sì,
con Fede ci incontreremo ancora prima di Kazan». Dallo show
di Roma, allo show del Mi.To.
Un meeting nel nome di Fede.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

(Ha collaborato
Federico Pasquali)

er Fabio Scozzoli è uno
dei test più importanti,
considerato che al Settecolli ha nuotato 1’00”89 e
non basta ancora per poter
strappare il sì ai Mondiali.
Ma l’Aspria Cup diretta da
Luca Sacchi sarà una delle
poche occasioni stagionali
per vedere Gabriele Detti, a
forte rischio di saltare il
Mondiale per via dell’infiammazione che lo ha tormentato, impegnato nella
8x100 sl già provata di recente in Australia; in gara
anche Gregorio Paltrinieri.
Nella velocità, con Magnini,
Bovell e Lagunov, anche l’atteso nipponico di Adn,
Shiouria. Nel dorso ci sono i
talenti Mencarini e Bonacchi, nella rana show assicurato dalle azzurre Castiglioni, Scarcella, De Ascentis e
Guzzetti.

I MIGLIORI ISCRITTI Uomini:
Paltrinieri, Magnini, Bovell (Tri),
Lagunov (Rus), Shiouria (Gia),
Tikhobaev (Rus), Detti, Turrini,
Maglia, Lestingi, Pizzetti, Brumana;
Scozzoli, Zorzi (Saf), Toniato, Pizzini,
Martinenghi, Di Lecce, Di Tora,
Rivolta, Mencarini, Balog (Ung),
Bonacchi, Pavone, Geni, Schreubl
(Ger).
Donne. Pellegrini, Jakabos (Ung),
Masini Luccetti, pezzato, Galizi,
Guzzetti, Scarcela, De Ascentis,
Castiglioni, Guerra, Fangio, Musso,
Tettamanzi, Pirozzi, Caramignoli,
Zofkova, Neri.

Giochi europei R Tiro a volo

Jessica ha il pass olimpico nel mirino
«Ora sono serena, darò il massimo»
1Con l’olimpionica

Rossi entrano in
scena i tiratori
Sincro Austria: gioia
dopo il dramma

Gennnaro Bozza
INVIATO A BAKU (AZERBAIGIAN)

L

a vittoria può attendere.
Quelle di Jessica Rossi si
sono fermate al 2013. E a
Baku le potrebbe bastare addirittura un sesto posto per ottenere la carta olimpica e assicurarsi, lei campionessa in carica
nel trap, il posto a Rio 2016. Così come potrebbe bastare a De-

borah Gelisio, anche lei all’inseguimento dello stesso obbiettivo. Nella gara di tiro a volo (oggi il via insieme a quelle di tiro a
segno, con Niccolò Campriani
nella carabina 10 metri), che
mette in palio una carta olimpica, ci sono cinque atlete che già
hanno ottenuto il pass: Galvez
(Spagna), Makela-Nummella
(Finlandia), Quooss (Germania), Barsuk (Russia) e Perilli
(San Marino). Quindi, basterebbe un sesto posto dietro loro
per avere la qualificazione
olimpica. Ma le due azzurre
non si accontentano. «Sono qui
per dare il massimo, non per la
carta olimpica — dice Jessica
Rossi —, anche se è ovvio che
sia un traguardo. Sono serena,
ho avuto un momento di crescita, l’ho affrontato, è stato un periodo difficile, ma penso che

quando ne si viene fuori si diventa più forti». E Deborah Gelisio è sulla stessa linea. Più
esperta, dovrebbe essere in grado di gestire meglio la tensione,
ma è chiaro che ogni sfida ha
aspetti particolari. «Penso a vincere — dice Deborah — e mi
concentro solo sulla gara, per
non caricare la mente di troppi
pesi che mi danneggerebbero. Il
poligono è perfetto, le condizioni sono ideali, qui si può dare il
meglio. E se poi arriva la carta
olimpica, è una felicità in più,
Rio è un sogno».
SPERANZA DI CONFERMA Naturalmente, avere una Olimpiade senza la campionessa in carica, considerata anche la giovane età, è un fatto inusuale. Perciò appare strano che Jessica
Rossi non sia ancora riuscita a

qualificarsi. Lei comunque è fiduciosa: «Le speranze di vincere ci sono sempre dopo aver vinto un oro olimpico. Ho fatto e
preparato tutto al meglio, non
ho lasciato nulla al caso, so che
tecnicamente ci siamo, anche
mentalmente». Infine, il giudizio sul campo di gara: «E’ perfetto e permette punteggi alti
per tutti, anche se qui c’è vento,
che però è particolare perché è
frontale e non incide sulla traiettoria del piattello, sposta un
po’ noi, le canne del fucile e ci
troviamo con il fucile in movimento».
SINCRO Intanto, l’incidente alle
sincronette austriache, investite da un bus, ha un dolce finale
sportivo, sperando che lo sia
anche quello medico. Le sorelle
Anna-Maria ed Eirini-Marina

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Alexandri danno all’Austria l’argento nel duo, dietro la Russia,
superando Ucraina e Spagna,
sulla carta molto più forti, anche con l’aiuto di giudici dal
cuore tenero. Poi la dedica: «Per
Vanessa». Che è in ospedale a
Vienna in coma vigile e rischia
la paralisi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Risultati. Judo. Kata: 1. Quintero (Spa);
2. Busato. Ginnastica. Squadre maschili: 1. Russia p. 178,963; 14. Italia
164,629 (De Vecchis qual. finale concorso individuale). Squadre femminili: 1.
Russia p. 116,897; 5. Italia p. 108,797
(Ugrin, qual. finali concorso individuale
e parallele). Nuoto sincronizzato.
Duo: 1. Russia p. 169, 056; 5. Italia
(Carrozza-Huric) p. 158,126. Squadre: 1.
Russia p.169,099; 4. Italia p. 156,513.
Canoa. C1 1000: 1. Brendel (Ger)
3’50”147; 6. Craciun 3’56”306. K2 1000:
1. Kammerer/Szalai (Ung) 3’11”681; 5.
Ripamonti/Dressino 3’14”038.

Jessica Rossi, 23 anni, olimpionica
nel tiro a volo (double trap) ANSA

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34

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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TUTTENOTIZIE
ATLETICA/ 1

Altro intervento
al polso: Pearson
niente Mondiali

1Vela: Volvo Race (r.ra.) Parte oggi l’ultima e decisiva tappa della Volvo Ocean Race 2014/15, da Lorient in
Bretagna a Goteborg, con un inedito pit-stop all’Aja (Ola) per 960 miglia. Ben 4 le barche: Team Brunel,
Dongfeng, Mapfre e Alvimedica che mirano al 2° e 3° posto visto che Abu Dhabi ha già la vittoria in tasca.

ATLETICA/ 2

Operazione salvezza
Fassinotti e Trost
guideranno l’Italia
1Fatta la squadra (senza juniores) per gli

Europei a squadre di Cheboksary: c’è Donato

● Niente Mondiali per Sally
Pearson. La 28enne
campionessa olimpica dei
100 ostacoli si era rotta il
polso sinistro durante la gara
del Golden Gala a Roma il 4
giugno. Dopo un primo
intervento in Italia, sarà di
nuovo operata in Australia e
deve rinunciare ora alla
rassegna iridata al via a
Pechino il 22 agosto. «Non mi
sono mai fermata dal 2003,
magari questo stop può farmi
bene mentalmente e
fisicamente in vista dei Giochi
di Rio», ha detto la Pearson,
confessando anche la paura
di un’amputazione: «Il polso è
diventato subito blu, io non
avevo mai avuto una frattura
e il medico all’ospedale mi ha
detto che in pratica nel mio
polso erano esplose le ossa».
In Italia le è stata applicata
una placca, ora i medici
australiani vogliono
intervenire per stabilizzare
ulteriormente la frattura, ma i
tempi di recupero non sono
noti. Pearson (foto ANSA)
aveva vinto l’oro iridato nel
2011 e era stata argento 2013.

TENNIS

Polso Del Potro
terza operazione
Carriera a rischio

Juan Martin Del Potro, 26 EPA
● Juan Martin Del Potro si
dovrà operare per la terza volta
al polso sinistro e teme per la
carriera. «Mi prenderò il tempo
necessario per recuperare», ha
detto annunciando l’intervento
per giovedì: non si conoscono i
tempi di recupero. «Con tutti la
frustrazione e il dolore che mi
provoca ho deciso di farmi
forza per una nuova
operazione. Speriamo che sia la
soluzione definitiva».
BOLELLI OUT Al Queen’s Club
di Londra in preparazione a
Wimbledon, Simone Bolelli dopo
le qualificazioni, è subito fuori in
meno di un’ora col francese
Gasquet 6-1 6-2. 1° turno
(1,696,645 €, erba): Verdasco
(Spa) b. Bautista (Spa) 3-6 7-5
7-6 (4), Gasquet (Fra) b. Bolelli
6-1 6-2. Garcia-Lopez (Spa) b.
Andujar (Spa) 7-6 (3) 6-2,
Anderson (S.Af) b. Hewitt (Aus)
6-7 (5) 7-5 6-2.
ROGER FATICA Ad Halle (Ger,
1,696,645 €, erba) Roger
Federer ci mette 2 ore e 11’, con
due set vinti al tiebreak, per
battere 7-6 (8) 3-6 7-6 (5) il
tedesco Philip Kohlschreiber
DONNE A Birmingham
(666000 $, erba) 1° turno:
Rybarikova (Slk) b. Muguruza
(Spa) 6-3 6-1, McHale (Usa) b.
Cornet (Fra) 4-6 6-2 6-2.

Marco Fassinotti, 26 anni, è reduce dal 2.33 di Oslo nell’alto COLOMBO

G

li altisti Marco Fassinotti (che ha sciolto le
riserve dopo il 2.33 di
Oslo) e Alessia Trost guideranno l’Italia alla finale Super League degli Europei a
squadre in programma sabato e domenica a Cheboksary
(Russia). Gli azzurri cercheranno di evitare gli ultimi tre
posti che costano la retrocessione in First Division contro
Bielorussia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Breta-

gna, Norvegia, Polonia, Russia,
Spagna, Svezia e Ucraina. In teoria Finlandia, Norvegia e Svezia stanno peggio di noi, ma i
finnici sono in crescita.
LE SCELTE Parto laborioso per il
d.t. Massimo Magnani che,
d’accordo con il responsabile
azzurro del settore giovanile
Stefano Baldini, ha deciso di lasciare a casa tutti gli juniores e
gli allievi, e di limitare gli under
23, per non pregiudicare la par-

tecipazione alle rassegne di categoria: quindi assenti il velocista Tortu e la mezzofondista Zenoni. Il crescente numero di infortunati ha costretto il d.t. a
forzare anche alcuni recuperi
come quello del bronzo olimpico del triplo Fabrizio Donato,
dell’astista Claudio Stecchi (reduce da problemi al tendine: c’è
Sinno in preallarme), del quattrocentista Davide Re (assente
ai Tricolori under 23 dopo essere stato male per due giorni).
Altri problemi per gli esami di
maturità con Carmassi e Tessaro in ballottaggio. Verrà imposto un sacrificio a Margherita
Magnani che, al rientro da un
infortunio, sarà costretta a doppiare 1500 e 3000. In ogni caso
è pronta la riserva viaggiante
Baldessari. La Milani (ritornata
ormai ai 400) verrà schierata
negli 800 nonostante l’ultimo
test non positivo. Nel lungo, dopo l’ultimo test negativo di ieri
sera, Catania ha preso il posto
del triplista Schembri.
Uomini. 100, 200, 400, 4x100 e
4x400: Cappellin, Cerutti, Demonte,
Ferraro, Galbieri, Haliti, Manenti, Tumi,
Obou, Re. 800: Benedetti; 1500: Bussotti; 3000: La Rosa; 5000: Chatbi,
3000 siepi: Floriani; 110 hs: Fofana;
400 hs: Capotosti; alto: Fassinotti;
asta: Stecchi; lungo: Catania; triplo:
Donato; peso: Secci; disco: Kirchler;
martello: Lingua; giavellotto: Bonvecchio. Donne. 100, 200, 400, 4x100,
4x400: Bazzoni, Bonfanti, Bongiorni,
Draisci, Grenot, Hooper, Milani, Paoletta, Riva, Siragusa; 800: Milani;
1500/3000: Magnani; 5000: Weissteiner; 3000 siepi: Roffino; 100 hs: Carmassi o Tessaro; 400 hs: Pedroso;
alto: Trost; asta: Malavisi; lungo: Vicenzino; triplo: La Mantia; peso: Rosa;
disco: Aniballi; martello: Salis; giavellotto: Jemai. Riserva mezzofondo:
Baldessari.

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PESI: IL LUTTO

Sharon Gar assolo a Trieste
Royal Ascot, Dettori carico
● I Varennini toccano quota
120 Gran Premi col successo
di Sharon Gar nel recupero
di Trieste, mentre in
Inghilterra inizia ad Ascot il
meeting di galoppo più
famoso del mondo.
SUPER SHARON Al
Montebello la vittoria è
andata alla favorita Sharon
Gar, che in 1.14.3 ha stabilito il
nuovo record della corsa,
che apparteneva a Million
Flying (1.14.7 nel 2010).
L’allieva di Battista Congiu,
guidata da Pietro Gubellini,
ha preso dopo 300 metri il
comando della corsa e nel
finale ha dominato davanti a
Stilus Amnis e Sugar Rey,
impegnato sempre per vie
esterne. Sharon Gar secondo
GP della carriera dopo il
Gran Criterium filly nel 2013.
GP PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA - m 2060: 1
Sharon Gar (P.Gubellini); 2
Stilus Amnis; 3 Sugar Rey; 4
Spinello Jet; Tot.: 1,65; 1,11,
2,54, 1,45 (14,27) Trio: 55,04.
DETTORI ALL’ASSALTO
Trenta corse, delle quali 20 di

35

Addio Mannironi
Fu bronzo
a Roma 1960

ATLETICA


RACHIK Ora è ufficiale: Yassine
Rachik è da ieri cittadino italiano. Il
22enne mezzofondista marocchino
vive a Bergamo da oltre 12 anni.
● PISTA (si.g.) Il 15enne bresciano
David Zobbio ha corso i 150 in
16”58 (vento +1.7) a Mariano (Co),
mpi u.16. A Misano (Rn). Uomini.
Giavellotto: GL Tamberi 73.45. A
Grosseto. Donne. Peso: Legnante
14.67. A Bydgoszcz (Pol). Uomini.
3000 sp: 3. Elkounia 8’49”42.
Uomini. 400 hs: 5. Diaz 51”19.
● ORIUNDI (si.g.) Ai sudamericani
di Lima (Perù), vincono gli italo
argentini German Chiaraviglio
nell’asta (5.70) e German Lauro nel
peso (20.77).

BASEBALL


COLABELLO-LIDDI (m.c.) Chris
Colabello esterno di Toronto chiude
le due sfide con Boston con 4 valide
su 9 turni, media 343, 4hr e 22pbc.
Grilli firma coi Mets la 2a vittoria,
dopo 16 salvezze. Alex Liddi, doppio
A con Arkansas, con Tulsa prima
chiude a 4/5 con due pbc, poi a 1/4,
media battuta 293 (5hr, 24pbc).

BEACH VOLLEY
WORLD TOUR (c.f.) L’ultima
tappa prima del Mondiale olandese
è il Grande Slam di St. Petersburg,
in Florida (Usa). Via con qualifiche
uomini, iscritti Cecchini-Martino.
Per l’Italia ci sono anche NicolaiLupo,tra le donne Cicolari-Bianchin
(qualifiche) e Menegatti-Orsi Toth.

BOXE


IN ITALIA (r.g.) A Chiesanuova
S. Casciano (Fi), il supermedio
Lepei (4-0-2) b. Habachi (4-4-1) 6 t;
massimi: Piazza (1) b. Voica (Rom,
0-12) ko 3. Piuma: Szama (2) b.
Ricupido (1-2) 4 t.; Rigoldi (3-0-1) b.
Marchionni (2-1-1) ko 2; supergallo:
Limone (13-3-1) e Cosovic (Ser, 3-34) pari 6. Piuma donne: Piazza (113) b. Trifunjagic (Ser, 0-2) 6 t.
● MALIGNAGGI (r.g.) Il 1° agosto a
New York (Usa) si svolgerà la sfida
tra Paulie Malignaggi (33-6) e
Danny Garcia (30) ex iridato Wba e
Wbc superleggeri, al limite welter.
Malignaggi conferma l’impegno
europeo con Gianluca Branco (493-1) entro ottobre a Brooklyn.

Dettori, 44, dopo la vittoria di domenica nel Diane a Chanytilly AFP

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SERIE A (c.b.) Ottava giornata:
Kingsrove Milano-Bologna 104-67;
Pianoro-Roma 99-100; TrentinoCapannelle pareggio tecnico per
pioggia. Rip. Janjua Brescia. Class.:
Milano 125, Trentino 109, Roma 93,
Pianoro 85, Capannelle 67, Bologna
51, Brescia 16* (*=1 gara in meno).

EQUITAZIONE
Sebastiano Mannironi
● (g.l.g.) Si è spento giovedì 11
giugno (ma si apprende solo
ora) Sebastiano Mannironi,
uno dei più grandi pesisti
italiani. Nato a Nuoro il 22
luglio 1930 aveva avuto una
lunga carriera partecipando a
tre Olimpiadi: Melbourne nel
’56, Roma nel ’60 e Tokyo nel
’64, sempre nei pesi piuma.
Aveva ottenuto quale miglior
risultato il bronzo a Roma
dietro il russo Minaev e
l’americano Berger, mentre
aveva chiuso quinto a Tokio pur
migliorando il primato italiano
nello slancio, strappo e nel
totale a 375 kg. A Melbourne
era stato costretto al ritiro
quando era quinto con 100 kg,
nella distensione ed altrettanti
nello strappo. Mentre provava i
105 si procurava una dolorosa
distorsione al polso. Era
ricoverato in ospedale ed
ingessato. Malgrado tutto era
ancora quinto dopo due prove
sia pure interrotte. E’ stato poi
tecnico di grandissimo livello.
Lascia la moglie ed i figli
Angelo e Sergio che hanno
seguito le orme del padre
,anche loro validissimi atleti ed
attualmente tecnici delle
Fiamme Oro e della nazionale.
I funerali si sono tenuti sabato
scorso a Bracciano.

GHIACCIO
FIGURA: BIG DI RITORNO
MONDIALI 2018 IN ITALIA
L’Isu ha assegnato all’Italia (Milano
o Torino) i Mondiali 2018 e definito
la partecipazione alle tappe del
prossimo Grand Prix di figura:
ufficiali i ritorni, dopo una stagione
sabbatica, di Patrick Chan, Mao
Asada e Tatiana Volosozhar-Maxim
Trankov. Gli italiani - Skate Canada
(Lethbridge; 30/10-1/11): MarcheiHotarek; Guignard-Fabbri. Cup of
China (Pechino; 6-8/11): CappelliniLanotte. Trofeo Bompard
(Bordeaux; 13-15/11): Guarise-Della
Monica. Rostelecom Cup (Mosca;
20-22/11): Righini; Rodeghiero;
Marchei-Hotarek; CappelliniLanotte, Guignard-Fabbri.
HUTH, GRAVE INCIDENTE
Grave incidente per il tedesco
Michael Huth, storico allenatore di
Carolina Kostner e, oggi, di Ivan
Righini. A Oberstdorf è caduto in
pista, mentre insegnava: duro
colpo alla testa, operato d’urgenza.



CRICKET
gruppo; da oggi a sabato (anche
su Unire tv) è Royal Ascot sulla
pista della Regina, puntuale
come ogni anno in tribuna, dove
si prevedono mezzo milione di
spettatori. E si propone ancora
una volta come grande
protagonista Lanfranco Dettori,
rilanciato dalla doppietta Derby
inglese (6 giugno) -Oaks
francesi (l’altroieri) )in 8 giorni.
Frankie non sarà in ista nelle
Queen Anne (gr. 1, m 1600) con
favorito il francese Solow (1°
nell’Ispahan), ed entrerà in
scena nelle Coventry (gr. 2, m
1200) vinte lo scorso anno con
Wow Signal. Non ci sarà nelle
King Stand (gr. 1, m 1000) con
l’esordio di Andrea Atzeni con
Pearl Secret (18/1). Entrambi i
nostri fantini saranno presenti
nelle St James’s Palace Stakes
(gr. 1, m 1600) con la sfida tra il
vincitore delle 2000 Ghinee
inglesi Gleneagles (8/13) e quello
della poule francesi Make
Believe (10/3). Frankie, che ha
vinto nel 1997 con Starborough,
è il terzo incomodo con Consort
(11/2). Atzeni outsider con
Aktabantay (33/1).

spareggio per il British Open del
’95). Sul campo Rocca ha dato
prova della sua abilità usando
anche i bastoni d’epoca, ben diversi
da quelli attuali. Giornata di festa e
di commozione, anche perché
Rocca tornava all’Albenza dopo un
lungo periodo di rapporti freddi.

TRUPPA VERSO CASA
«Valentina non vede l’ora di tornare
a casa, i medici prevedono che ciò
avverrà in tempi brevi». Lo ha detto
la famiglia di Valentina Truppa
dopo il bollettino medico di ieri
dell’ospedale di Siena, dove è stata
ricoverata dopo la caduta da
cavallo del 7 giugno. «La paziente dice il bollettino - si trova in stato di
perfetta coscienza e recupero
pressoché totale delle funzioni
neurologiche. Ha manifestato una
pronta risposta alla terapia».

GOLF


TRIS PARK La coreana Inbee
Park ha dominato nel Kpmg
Women’s Pga Championship, 2° dei
5 major stagionali femminili ad
Harrison (New York): l’ha vinto per
la terza volta consecutiva (come la
svedese Annika Sorenstam 20032005) in 273 colpi (71 68 66 68, -19)
tornando sul trono mondiale.
● VINCE GOMEZ L’argentino
Fabian Gomez (267, -13) ha staccato
nel giro finale l’inglese Greg Owen
(271) e ha vinto il FedEx St. Jude
Classic a Memphis (par 70), evento
del Pga Tour verso lo Us Open al
via giovedì, anche con Francesco
Molinari. Terzo (-8) Phil Mickelson
con Michael Thompson, Brooks
Koepka, con il coreano Seung-yul
Noh e con l’australiano Matt Jones.
● ROCCA DAY Costantino Rocca, il
più grande golfista italiano, è stato
festeggiato all’Albenza, il circolo
dove la sua storia è cominciata.
Dovunque cimeli e foto, mentre in
club house scorrevano le immagini
dei suoi trionfi (compie 20 anni il
celebre putt che lo portò allo

IPPICA


IERI 14-7-16-9-15 A Follonica (m
2200): 1 Indy Kronos (E. Bondo)
1.14.6; 2 Pegaso d’Alfa; 3 Polluce Caf;
4 Rorò Buio; 5 Rainbow As; Tot.:
3,65; 1,80, 2,79, 1,72 (48,15). Quinté:
15.954,71. Quarté: 1.285,14. Tris:
149,53
● OGGI QUINTÉ A S.GIOVANNI
TEATINO A Pescara (inizio alle 16)
scegliamo Granito (13), Pepe
dell’Alvio (15), Palomitas (14),
Plouzeve de Allez (4), Naldo Benal
(11) e Olimpia Pan (10).
● SI CORRE ANCHE Trotto: Milano
(16.25). Galoppo: Napoli (16.10).

NUOTO


DOPPIETTA RUFFINI (al.f.) Con
una cavalcata solitaria, Simone
Ruffini, già a segno nella 10 km,
conquista il titolo italiano 25 km a
Castelgandolfo in 4h49’51”2 e
stacca il pass iridato; alle sue spalle
Furlan e Sanzullo, staccati di 2’38”9
e 6’34”9. Tra le donne, Ilaria
Raimondi è 1a in 5h15’05” e vola a
Kazan; sul podio di 9”7 Franco e di
1’39” Pozzebon; quarta Grimaldi.
● STAMINALI BELMONTE (al.f.)
Mireia Belmonte, saltati Mare
Nostrum e Settecolli per problemi
alle spalle, sta provando a curare
l’infortunio con le cellule staminali:
se funziona, potrebbe non essere
necessario l’intervento chirurgico.
● PHELPS E FRANKLIN (al.f.)
Michael Phelps e Missy Franklin (1a
uscita da quando è tornata con
Todd Schmitz) saranno le star della
Pro Series di S.Clara da giovedì.

RUGBY


USA A RIO (im) Gli Stati Uniti
sono la 7a squadra qualificata a Rio
nel seven con uomini e donne,
battendo rispettivamente 21-5 il
Canada e 88-0 il Messico.
● TREVISAN LASCIA (e.sp.) Il
trequarti di Treviso, Ruggero
Trevisan, a soli 25 anni interrompe
la carriera agonistica per i troppi
infortuni (soprattutto muscolari).

SCHERMA


ASSOLUTI A TORINO (f.t.) Chiusi
al PalaRuffini di Torino gli Assoluti.
Fioretto donne squadre: Fiamme
Oro (Vezzali, Di Francisca, Volpi e
Cipressa)-Fiamme Gialle (Mancini,
Erba, Monaco e Calissi) 45-40.
Spada uomini squadre: Fiamme
Oro (Fichera, Santarelli, Ranieri e
Caudo)-Aeronautica (Tagliariol,
Bino, Carozzo e Vallosio) 45-37.
Sciabola uomini squadre: Fiamme
Gialle (Pellegrini, Samele, Berrè e
D’Armiento)-Fiamme Oro (Nuccio,
Affede, Curatoli, Ciari) 45-43.

VARIE


GIOCHI AICS Chiusi a Lignano
(Ud) i Giochi mondiali di sport per
tutti promossi dalla Confédération
Sportive Internationale Travailliste
et Amateur e organizzati da Aics
Associazione Italiana Cultura
Sport. L’Austria ha dominato il
medagliere con 132 ori, 83 argenti
e 57 bronzi, 2a l’Italia con 54 ori, 53
argenti e 63 bronzi di cui 48 ori, 49
argenti e 52 bronzi nel nuoto.

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

AltriMondi R

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

pezzo qui sotto). Quindi ha
vinto Berlusconi? Non proprio,
perché come lista Forza Italia è
rimasta al 4%, un risultato imbarazzante. C’è infine la questione che Casson è un nemico
di Renzi, sempre contro il suo
premier-segretario ogni volta
che è stato possibile, un civatiano convinto. E ha perso.
Quindi, la lezione di Venezia
sarebbe questa: che il Pd non
vince quando candida un renziano - vedi Arezzo - e neanche
quando candida un anti-renziano, vedi Venezia. Sul voto di
ieri, a parte il segretario-premier che ha ammesso la sconfitta («siamo andati male»),
non ci sono dichiarazioni di
quasi nessun democratico, assorda soprattutto il silenzio
della sinistra, i vari Bersani o
Bindi o lo stesso Civati.

IL FATTO
DEL GIORNO
AMARI
BALLOTTAGGI

2
Il premier Matteo Renzi, 40 anni, ieri ha ricevuto il presidente del Messico Enrique Peña LAPRESSE

La batosta di Venezia
e la sorpresa di Arezzo
dimostrano che i guai
per Renzi iniziano ora?
1Il voto per i Comuni non può ritenersi indicativo, ma l’Italia
si conferma moderata e il centrodestra ha altro tempo per
riorganizzarsi. Il Pd paga le incertezze su immigrati e tasse
di GIORGIO DELL’ARTI
gda@gazzetta.it

Il Pd alle Comunali è andato
male, la questione adesso è se
si tratti di un giudizio su Matteo Renzi e il suo governo o se
non siano piuttosto faccende
locali.

1

C’è il caso Venezia, clamoroso.
Clamoroso perché da
vent’anni la città era in mano
al centrosinistra, quindi

l’aver svoltato a destra un significato lo deve avere. Però il
quadro è complicato da una serie di circostanze che consigliano prudenza. Primo: lo
scandalo del Mose non può
non avere influito. Secondo:
l’ex magistrato Felice Casson,
appartenente alla sinistra dei
Democratici, era un candidato
debole, che aveva già provato a
vincere nel 2005 e quella volta
lo aveva fermato Cacciari (in
rappresentanza della Margherita). La cosa andò più o meno
come adesso: al primo turno,

Casson 38% e Cacciari 20%. Al
secondo turno, Cacciari di un
pelo oltre il 50%. Lo stesso
Cacciari aveva avvertito che
quella di Casson era anche
adesso una candidatura debole, ma il senatore aveva vinto le
primarie contro il renziano
Pellicani e forse sperava in un
apporto dei grillini al secondo
turno. Invece i grillini non hanno dato indicazioni, e tutti i voti non-Pd si sono concentrati su
Luigi Brugnaro, candidato unitario del centrodestra (di cui
parliamo più diffusamente nel

Che è successo ad Arezzo?
Arezzo per certi versi è
ancora più problematica di Venezia. Qui correva un candidato giovane, bella faccia, simpatico, renziano tipico, camicia
bianca aperta sul collo, spigliato, eccetera. Matteo Bracciali,
un ragazzo di 30 anni. Per lui il
segretario premier s’è speso
molto, e Arezzo è oltre tutto la
città della Maria Elena Boschi,
la potente ministra delle Riforme costituzionali. Contando
che siamo in terra rossa, c’erano tutte le premesse per una
bella affermazione. E invece,
sia pure per sole 600 preferenze, ha vinto Alessandro Ghinelli, 63 anni, ordinario di ingegneria a Firenze, assessore di
punta nelle vecchie giunte di
centro-destra, sostenuto compattamente da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Arezzo, alle ultime Europee, aveva dato a
Renzi più del 55% dei voti.
Adesso non ha voluto consegnare al Partito democratico la
città neanche al ballottaggio.

3

Ma insomma il Pd non ha
vinto da nessuna parte?
Il centrosinistra ha ripre-

LA CHIAVE

Cinque capoluoghi sono
andati al centrosinistra,
4 alla destra. 7 alle liste
civiche e uno alla Lega
Il quadro politico cambia
Verdini, ex fedelissimo
del Cav, sarebbe pronto
a sostenere il governo

so Trani e Mantova. Ma a saldo, il centrodestra è andato
meglio, ha due amministrazioni più di prima. Da segnalare la vittoria dei Cinquestelle in tutti e cinque i ballottaggi in cui correva un grillino.
Tra questi ci sono anche grossi centri, come Augusta e Gela in Sicilia. Se andasse sempre così con l’Italicum il partito di Grillo sarebbe la vera alternativa.

37

SCONFITTA AD ENNA

È flop dei dem
anche in Sicilia
L’M5S prende
Gela e Augusta

4

Che cosa deduciamo in
generale da queste elezioni amministrative?
Intanto questo voto ci ricorda
che gli italiani sono un popolo a maggioranza moderata,
che per vent’anni ha sostenuto Berlusconi, e che adesso ha
il problema di trovare un
nuovo leader. Renzi gli fa la
corte, e giustamente. Sia le
Regionali che le Comunali
hanno mostrato che il centrodestra esiste e che se riuscirà
a restare unito potrà presentarsi al ballottaggio col Pd,
nel 2018, e magari anche vincere. Specialmente se Renzi
non riuscirà a dare una soluzione convincente al problema dell’immigrazione e al
problema delle tasse, le due
questioni che più di tutte le
altre ossessionano gli elettori
(fingiamo che la crisi sia risolta). Il segretario-premier
dovrà guardarsi anche dai
grillini, per niente in disarmo.

5

È prevedibile qualche
frenata sulla scuola o
sulle riforme costituzio-

nali?
In base a quello che Renzi ha
detto o fatto capire, sembra
proprio di no. Il capo del governo sembra intenzionato a
slittare di una settimana la discussione sulla Buona Scuola, anticipando quella sulla
riforma della Rai. Sembra
aperto sulla questione dei senatori da eleggere, magari
con un listino a parte da presentare alle Regionali. Non
sembra intenzionato a cambiare di una virgola l’Italicum, cosa che potrebbe provocare forti tensioni con
l’Ncd. Ma il quadro è tutto in
movimento. Denis Verdini, ex
fedelissimo di Berlusconi, si
sta dando da fare per radunare un congruo numero di senatori a sostegno del governo: persino il nuovo sindaco
di Venezia, nella sua prima
dichiarazione, ha manifestato forte simpatia per Renzi,
dichiarandosi pronto ad aprire al Pd.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vladimiro Crisafulli (Pd) k.o. a Enna

A

casa sua si vantava di
vincere, sempre e comunque. Di vincere «anche col sorteggio». Stavolta,
però, ha perso, malamente, e il
tonfo fragoroso si è sentito per
tutta l’isola, fine a Roma: il discusso ex senatore Pd, Vladimiro Crisafulli, per la prima volta
si candidava come sindaco di
Enna contro la volontà di un
pezzo abbondante del partito
nazionale, ma è stato fermato
ai ballottaggi. Soltanto il 48%,
così il rivale Maurizio Dipietro,
sostenuto da liste civiche, è il
nuovo sindaco della città. La
sorpresona delle comunali siciliane è l’ennesimo certificato
sulla crisi dei dem nella regione, al punto che cade anche la
roccaforte del governatore:
Gela, 75 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, volta
definitivamente le spalle a Rosario Crocetta, che lì è nato e
cresciuto politicamente. E spalanca le porte ai Cinquestelle: il
nuovo primo cittadino si chiama Domenico Messinese e ha
strapazzato col 65% l’uscente
Angelo Fasulo (Pd). «Faccio gli
auguri al nuovo sindaco col
quale la Regione collaborerà
Sapevamo di perdere, ma abbiamo combattuto», ha detto
Crocetta, che ora traballa come
mai. Ma a mettere il fiocco sul
trionfo dei grillini è stata pure
la vittoria a sorpresa ad Augusta, porto strategico della Marina militare e simbolo della crisi
industriale. Anche il centrodestra si lecca le ferite e conta le
migliaia di voti persi da Forza
Italia. Prova a consolarsi solo
con gli exploit a Barcellona
Pozzo di Gotto, Licata e Tremestieri Etneo. Restano cinque
comuni in cui il ballottaggio ha
sorriso al Pd, troppo poco per
quanto il partito aspettava.
cont.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TRA SPORT E POLITICA

STORICO FEUDO DI FI

L’ultimo canestro di un sindaco-tifoso
1In Laguna il trionfo del patron della Reyer
Attento all’etica, ma litigioso con gli arbitri:
Brugnaro ha creato un modello vincente

Luca Chiabotti

L

uigi Brugnaro i voti se li va
a prendere nella culla...
Quando nasce un bambino
in provincia di Venezia, ma negli
ultimi tempi c’è stato uno sconfinamento anche verso Treviso e
Padova, trova subito un regalo:
il cofanetto Benvenuto al mondo
della Reyer Venezia, la società di
basket di cui il neo sindaco è presidente dal 2006. È una delle
primissime iniziative di un club
glorioso (è nata come società
ginnastica nel 1872) ma che
Brugnaro ha trovato nelle serie
minori, senza un vivaio, risorse
e un progetto. Un’idea simpatica

e geniale, non l’unica. Fino all’anno scorso, quando portare
gli spettatori al palasport era difficile, auto coi megafoni giravano per i paesi come negli anni
Cinquanta per invitare la popolazione. Ora non più: non c’è più
posto. Il presidente della Reyer è
una locomotiva che non si ferma
mai, se come sindaco viene definito trasversale, nello sport unisce anime diverse, quella di chi
concepisce la sua attività come
una macchina per insegnare ai
ragazzi, attraverso i valori di
uno sport di squadra, a diventare uomini e cittadini migliori attraverso la sana competizione
meritocratica, e il tifoso che non
riesce a trattenersi quando c’è da

Il patron della Reyer e sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, 53, durante una gara

dire qualcosa di spiacevole agli
arbitri, cosa successa un paio di
volte nei playoff.
VOCAZIONE SOCIALE Uomo di
grandi visioni, se potesse si sosti-

tuirebbe anche ai suoi allenatori
per fare i cambi (certamente in
passato li ha suggeriti...). Si sa
che lavorare nel suo club è difficile e eccitante, si è sempre sotto
esame, spinti. Ma i risultati van-

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no oltre al fatto che la sua Reyer
quest’anno ha ottenuto il miglior
piazzamento dallo scudetto di
guerra del 1943: la sua è l’unica
società in serie A coi maschi e le
ragazze, ha un vivaio collegato
sul territorio con 4500 ragazzi e
22 società, nel giorno della sua
elezione ha vinto lo scudetto
femminile under 17, il dodicesimo giovanile della sua gestione.
Il suo club è stato il primo a ottenere una certificazione etica nello sport di correttezza e trasparenza. E venerdì, ha riaperto,
dopo il restauro, la Scuola grande della Misericordia, il tempio
dello sport veneziano del secolo
scorso, un progetto in perdita
come il basket. Il figlio di Ferruccio Brugnaro, operaio e leader
sindacale della Montefibre, diventato architetto e poi leader
del mercato del lavoro interinale
ha scelto lo sport per mostrare la
sua vocazione sociale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per soli 59 voti
Berlusconi
perde Segrate
● È finita 6.693 voti a 6.634.
Per appena 59 schede,
Berlusconi ha perso Segrate,
suo feudo da vent’anni. Il
nuovo sindaco è infatti Paolo
Micheli del Pd, che l’ha
spuntata sulla candidata del
centrodestra Tecla Fraschini.
«È una vittoria storica qui a
Segrate — afferma euforico
il trionfatore, 40 anni —
in vent’anni il centrosinistra
non era mai arrivato
al ballottaggio e sono persino
troppo giovane per ricordare
un sindaco di questa parte
politica». Forse qualche voto
lo ha spostato pure
la comparsata di Berlusconi
al comizio Pd, quando
pensando di sostenere il
proprio candidato era salito
sul palco urlando: «Votate
Paolo!». «È stato un momento
simpatico — dice il sindaco —
ma credo non decisivo».

38

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AltriMondi R

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

La Francia e i migranti
«Se ne occupi l’Italia»
Ed è scontro con Renzi
1Il premier: «La Ue si muova o siamo pronti a fare da soli»
Centinaia di profughi sono ancora bloccati a Ventimiglia
TUTTI RISPETTINO
SCHENGEN E LE REGOLE
DEL SISTEMA DI ASILO
EUROPEO. IL NOSTRO
PIANO È EQUILIBRATO
NATASHA BERTAUD
PORTAVOCE COMMISSIONE UE

Daniele Vaira
@danvaira

I

l braccio di ferro tra Italia e
Francia sui migranti ha subìto ieri una nuovo strattone. «Non hanno diritto di passare, se ne deve fare carico l’Italia», ha tuonato il ministro dell’Interno francese Bernard
Cazeneuve. «Dall’inizio dell’anno — ha detto in un’intervista a
una radio francese — abbiamo
avuto circa 8 mila passaggi e abbiamo fatto riammettere in Italia circa 6 mila migranti». Ma
non è stato l’unico passaggio ad
effetto del ministro. «Gli stranieri registrati in Italia devono
essere riammessi in quel Paese.
Bisogna che l’Italia accetti la
creazione di centri, che i migranti vengano registrati, che
vengano prese le loro impronte
digitali». Dichiarazioni che sono un chiaro segnale politico in
vista del Consiglio Europeo del
25 e 26 giugno a Bruxelles: nell’incontro si dovrà parlare dell’attuazione del Piano Ue sull’emergenza sbarchi e sulle quote di rifugiati per ogni Paese. Un
tema che ancora divide. Alle parole del ministro francese, Matteo Renzi ha replicato subito:
«L’Europa ha il dovere di affrontare il problema immigrati tutti
insieme. Per noi questo è il piano A. L’atteggiamento muscola-

La protesta
dei migranti
bloccati
a Ventimiglia
(Im) alla
frontiera con
la Francia.
La Croce
Rossa, ieri,
ha distribuito
oltre 200
pasti ANSA

re che alcuni ministri di Paesi
esteri stanno avendo va nella
direzione opposta». Il presidente del consiglio ha però anche
puntualizzato: «Siamo in condizione di affrontare il problema da soli. Il piano B è che l’Italia affronta il problema da grande paese che è».
I CONTROLLI I rapporti tra Roma e Parigi si sono fatti più tesi
dopo che un centinaio di profughi sono stati bloccati al confine
di Ventimiglia e sono stati costretti ad accamparsi sugli scogli. Le istituzioni francesi hanno negato di avere bloccato la
frontiera, ma di fatto sono stati
organizzati dei controlli fissi.
Un comportamento sul quale
sta indagando anche l’Unione
europea per valutare se il trattato di Dublino sia stato rispettato. «Tutti devono rispettare

NOTIZIE TASCABILI
DOPO LA MANCATA INTESA CON I CREDITORI

Schengen e le regole del sistema di asilo europeo», ha commentato la portavoce del commissario Ue sull’Immigrazione
Natasha Bertaud, aggiungendo
che il piano dell’Ue è «equilibrato». Anche l’Austria ieri ha risposto alle critiche sulla gestione dell’emergenza: «I respingimenti di migranti senza documenti sono una procedura di
routine che si applica da anni»,
ha detto un portavoce del ministero dell’Interno a Vienna. Oggi, intanto, il ministro dell’Interno Angelino Alfano parteciperà al vertice dei suoi colleghi
europei in Lussemburgo per
portare avanti la «battaglia giusta» dell’equa distribuzione dei
profughi in Europa. «Le immagini dei migranti sugli scogli a
Ventimiglia sono un pugno in
faccia all’Europa», ha aggiunto.

L’ALLARME DELL’ISTAT

DIVERSAMENTE
AFFABILE
di FIAMMA SATTA

Più morti che nati
L’Italia fa figli
NELLA CIVILE
come nel 1918
BOLOGNA
1Ai minimi dalla Grande Guerra:

neppure gli stranieri aiutano
E l’età media ha superato i 44 anni

N

eanche gli orrori della Prima Guerra
Mondiale avevano portato ad un bilancio demografico come quello emerso
ieri dal report Istat riferito al 2014. Dati allarmanti, che raffigurano un Paese ormai sempre
più vecchio (età media 44,4 anni), un inesorabile crollo delle nascite (-12 mila nati rispetto
al 2013), e che solo grazie all’apporto numerico degli immigrati, sempre meno numerosi
però, risulta un Paese a crescita zero. Più nel
dettaglio, sorprende il rapporto nascite-morti
che fotografa un Paese indietro di 100 anni: il
movimento naturale della popolazione (nati
meno morti) ha fatto registrare nel 2014 un
saldo negativo di quasi 100 mila unità, picco
mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio
1917-18 quando si moriva al fronte. Rispetto al
2013, anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638), pur rappresentando il 14,9%
dei nati. Così, le conseguenze si fanno sentire
anche in termini di età media, che si alza al
Centro-nord (dove supera i 45 anni) mentre al
Mezzogiorno è poco sopra i 43. Nonostante il
saldo nascite-morti, la popolazione italiana si
mantiene sul livello di crescita zero. E il «merito» è dei flussi migratori: la popolazione straniera ha fatto registrare un incremento di
92.352 unità, portando i cittadini stranieri residenti a 5.014.437, 8,2% dei residenti. Alla fine, il dato totale diventa 60.795.612 di abitanti, +1294 rispetto all’anno prima.

SAMANTHA E LO SPAZIO
«SOGNAVO UNA DOCCIA»
«Sognavo una doccia, mi mancherà fluttuare
libera». Dopo 200 giorni nello Spazio, Samantha Cristoforetti ha raccontato da Houston
(foto) l’esperienza: «Non sarò una celebrità».

LA CULTURA
È PER TUTTI

S

ono appena tornata
dal Biografilm
Festival (terminato
ieri) di Bologna e ho fatto
tre scoperte, dal mio punto
di vista di disabile
appassionata di Cinema,
entusiasmanti. La prima:
negli ultimi anni ho
sempre viaggiato in treno
accompagnata da
qualcuno per sentirmi più
tranquilla, ma ora ho
scoperto che posso farlo
da sola perché
l’organizzazione di
assistenza su Trenitalia è
ottima. La seconda:
l’ultima volta che ero stata
a Bologna (1993) il mio
sguardo era senz’altro
diverso da quello di oggi
che è diventato, lo sapete,
più attento alle
disattenzioni altrui e ho
scoperto che è una città
civile dove una sedia a
rotelle fila via come l’olio e
dove, addirittura, in un bar
davanti al Mercato delle
Erbe, il personale si
esprime con la lingua dei
segni per accogliere anche
i sordomuti. Una città dove
Cultura non è solo una
parola per riempirsi la
bocca, dove la Cineteca
Nazionale è il suo cuore
pulsante e dove a Piazza
Maggiore è già pronto il
megaschermo dell’arena
estiva. La terza: al
Biografilm domenica ho
visto in anteprima
internazionale lo
strepitoso «The brand New
Testament» di Jaco Von
Dormeal e ho scoperto un
regista che non conoscevo.
Poter andar in giro e al
cinema da sola: what else?

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diversamenteaffabile.gazzetta.it

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CAUTO IL PENTAGONO

E GABRIELLI STUDIA LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE

Il governo libico:
«Ucciso il “guercio”
capo di Al Qaeda»

Mafia Capitale, altro blitz della Finanza
Sequestrati a Buzzi beni per 16 milioni

● Mokhtar Belmokhtar, uno dei
leader di Al Qaeda è stato ucciso
sabato «da un raid aereo Usa
in Libia». Per il governo di Tobruk,
quello filo occidentale non ci sono
dubbi. Il Pentagono è più cauto.
Belmokhtar, detto «il guercio»
da quando ha perso un occhio,
combattendo contro i sovietici,
era tra i terroristi più ricercati.

Salvatore Buzzi in un video dei Ros

● Sedici milioni di euro di beni. A tanto ammonta il valore
del sequestro eseguito dalla Guardia di finanza di Roma nei confronti
di Salvatore Buzzi, il «ras» delle cooperative sociali, e presunto braccio
destro di Massimo Carminati, arrestato a dicembre nella prima
ondata dell’inchiesta su Mafia capitale. Il nuovo provvedimento
riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l’intero patrimonio
aziendale della Sarim Immobiliare Srl, una società che opera
nella locazione immobiliare. Oggi, intanto gli ispettori consegneranno
al prefetto Franco Gabrielli il rapporto sulle infiltrazioni mafiose negli
uffici del Campidoglio. Il prefetto avrà 45 giorni di tempo per decidere
se chiedere il commissariamento del Comune. Dal 30 luglio la
questione passerà nelle mani del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

AL GASLINI DI GENOVA

AL RIZZOLI DI BOLOGNA

IL POLACCO WESOLOWSKI

Grexit ora fa davvero paura
Giù le Borse di tutta Europa

Bambina operata Ecco gli impianti
di ipertensione: di ossa realizzati
1° caso al mondo con stampanti 3D

Scandalo pedofilia
Ex nunzio vaticano
a giudizio l’11 luglio

● La mancata intesa tra la Grecia e i suoi creditori in vista della
riunione dell’Eurogruppo del 18 giugno affossa le Borse di tutta
Europa. La Borsa di Atene perde il 4,7%, dopo aver ceduto oltre il 6%,
mentre Francoforte arretra dell’1,67%. Male anche Milano, che arriva
a segnare il -2,14%. Sotto pressione soprattutto i titoli bancari in
Italia, Spagna e Portogallo: lo spread tra i Btp italiani e i Bund
tedeschi schizza a oltre 160 punti per poi chiudere a 152. L’euro tocca
il minimo di 1,1188 sul dollaro per poi risalire in chiusura a 1,12. Si tenta
dunque si mediare: l’Fmi avverte che «un accordo richiede scelte
dure da tutte le parti», il presidente della Bce Draghi vuole «un’intesa
subito, ma abbiamo gli strumenti per gestire al meglio l’emergenza».

● Ancora un primato italiano
in medicina. All’ospedale Gaslini
di Genova per la prima volta
al mondo un paziente pediatrico,
in questo caso una bambina
di 6 anni, è stato operato per
ipertensione, con un’operazione
detta «brucia-arterie». L’intervento risale al 2013, ma i risultati
che ne dimostrano sicurezza ed
efficacia sono stati pubblicati ora.

Il premier greco Tsipras con il ministro delle Finanze Varoufakis ANSA

● Ossa realizzate con una
stampante 3D al posto di quelle
malate. L’istituto Rizzoli di Bologna
ha impiantato per la prima volta
in Italia questo speciale tipo
di protesi su cinque ragazzi con
un’età media di 25 anni. I pazienti
avevano le ossa del bacino
compromesse da un tumore o dal
fallimento di precedenti protesi,
così ne sono state realizzate

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Una protesi ossea stampata in 3D
alcune su misura, tramite tac
e risonanze, in grado dunque di
sostituire le parti d’osso asportate
come pezzi mancanti di un puzzle.
Sono in titanio, ma per il futuro
si parla di «bioprinting», con l’inserimento di materiale organico.

● Primo vescovo ad essere processato penalmente in Vaticano,
con seria possibilità di finire in carcere, il polacco Jozef Wesolowski,
salirà sul banco degli imputati l’11
luglio. L’ufficio del promotore di
giustizia vaticano infatti ha infatti
chiesto il rinvio a giudizio dell’ex
nunzio a Santo Domingo, per abusi
su minori e per la detenzione
di materiale pedopornografico.

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

LA COMMEDIA

fA SETTEMBRE I 10 LIVE DEI «CAPITANI CORAGGIOSI»

Morandi e Baglioni
«Insieme per stupirvi»

1I due colossi della musica

S

i sfidano. Si stuzzicano.
Si prendono in giro. Lo
spettacolo di Gianni Morandi e Claudio Baglioni sembra andare ben oltre la musica.
I due colossi della canzone italiana hanno presentato ieri Capitani Coraggiosi, la serie di
dieci concerti che terranno dal
10 settembre al Foro Italico di
Roma (ma si parla anche di una
diretta tv, «ci sono molte offerte», e di date milanesi e all’estero) e anche il titolo di un nuovo
brano, da oggi in rotazione nelle radio. La conferenza stampa
è esilarante, un battibecco continuo. Con Morandi che cerca
di fare bella figura di fronte al
professor Baglioni. «Quando
all’Arena di Verona ho sbagliato
le parole di Strada Facendo mi
sono scusato tantissimo» dice il
primo. «Ti ho risposto che siamo una squadra e che se sbagliavi tu era come se sbagliassi
anch’io. Ma mentivo...» replica
il secondo. «È che le tue canzo-

ni, con tutte quelle parole, sono
complicate... Vuoi mettere con
“Scende la pioggia ma che
fa”?». «Ci potrebbero chiamare
il Pupo e il Secchione... Ma ho
scelto Capitani Coraggiosi...».
PROGETTI Già perché il titolo di
questo progetto, a cui con ogni
probabilità seguirà un cd tratto
dal live, è di Baglioni. «Posso
sapere perché decidi tutto tu?»,
dice Morandi facendo ripartire
la sfida. «Se vuoi proponi qualcosa». «Io propongo ma poi tu
sentenzi: “Non approvo”». Ridono. Raccontano del loro primo incontro, nel ‘69 all’Hilton
per i provini con Rca, della vecchiaia («Sarà anche brutta, ma

l’alternativa è peggio...»), dell’idea di fare qualcosa insieme
coltivata per anni da Morandi e
accolta da Baglioni soltanto lo
scorso dicembre. «È che io lavoro solo, non ero pronto a tutto
questo pomiciamento...». «Però
quando mi hai chiamato per
dirmi sì avevi già il titolo in testa», replica Morandi. «È vero. I
Capitani Coraggiosi comunque
non siamo noi due, anche se lo
vorremmo tanto essere» spiega
Baglioni. E l’altro: «Abbiamo
bisogno di Capitani Coraggiosi
che ci indichino la strada, anche se per me lo sono anche i
tanti che ogni giorno mandano
avanti una famiglia con 1300
euro al mese». «Servono degli

VORREI SAPER
SCRIVERE LE CANZONI
COME CLAUDIO E AVERE
LA SUA ATTENZIONE
NEL LAVORO

INVIDIO A GIANNI
LA PERSONALITÀ
DA INTERPRETE E LA
CAPACITÀ DI DONARSI
ALLA GENTE CHE LO AMA

GIANNI MORANDI
CANTANTE

CLAUDIO BAGLIONI
CANTAUTORE

OROSCOPO LE PAGELLE di ANTONIO CAPITANI
21/4 - 20/5
TORO

21/5 - 21/6
GEMELLI

22/6 - 22/7
CANCRO

23/7 - 23/8
LEONE

24/8 - 22/9
VERGINE

7+

7

7

6

7+

6

Buone nuove di
soldi rincuorano.
Ma niente pigrizia,
perché c’è
veramente tanto da
fare. Sia sul lavoro
sia suinamente. Il
pragmatismo vi fa
vincere.

La Luna vi fa
accettare di buon
grado gli obblighi e
conseguir successi
vari, da
tesaurizzare per il
futuro. Siete pure
figherrimi e
fornicanti. Bravi.

Potreste sentirvi
sfigati. Perché
nessuno v’aiuta e
tutto è frutto del
sudore dei vostri
glutei santi.
Ussignùr, state su:
da soli spaccate lo
stesso!

Potete risolvere e
ottenere, perché
oggi amici,
sostenitori e clienti
vi lanciano gli
assist giusti. Tutto
è in squadra, pure
il sudombelico,
pepatissimo.

Molti sollievi sono
imminenti. O sono
già arrivati. Ma
tutto sa di
vantaggio.
Tutelatevi and
don’t sbrocc
continually.
Impedimenti suini.

23/9 - 22/10
BILANCIA

23/10 - 22/11
SCORPIONE

23/11 - 21/12
SAGITTARIO

22/12 - 20/1
CAPRICORNO

21/1 - 19/2
ACQUARIO

20/2 - 20/3
PESCI

7,5

6

6-

6

8

5,5

Luna OK per viaggi
e lavoro. E per
assaporare un bel
senso di libertà,
anche mentale,
oltre che fisica. I
soldi arrivano,
l’ormon folleggia,
creativally.






Spese e ansie
finanziarie
aleggiano. Niente
sfigoparanoie, però:
tutto si sistema. La
fornicazione vi
aiuta, specie se
espletata senza
fretta.







Bisogna guardare
in faccia la realtà e,
oltre che trarne le
dovute conclusioni,
agire di
conseguenza.
Sudombelico
skizoide, ora
sgarzolo, ora cupo.

TAORMINA (Messina)

La Luna paventa
rotture pratiche.
Ma dovrete
cavarvela da soli,
escogitando un
piano B, come foste
Renzi (Capricorno).
Avviluppi suini,
però, confortano.

La Luna imprime il
marchio della
fortuna a iniziative,
lavoro, love affairs.
E voi guadagnate
punti-immagine.
Prodezze
sudombelicali
(vostre) super.

Luna storta. Lavoro
e rapporti (anche
coi familiari) ne
risentono, questioni
domestiche e
immobiliari
stremano. E c’è
pure calissimo
suino. Reagite!






























Raoul Bova e Carlo Vanzina ANSA

tare per cambiare le loro vite?
«Avevamo già indagato il viaggio nel tempo con Il cielo in una
stanza, ma in modo più nostalgico — spiega il regista Carlo
Vanzina —. Questo film riflette
sul destino». «È una delle nostre pellicole più riuscite — aggiunge Enrico — non è volgare,
è divertente e curioso. Fa bene
al cuore». Bova ritorna tra le
braccia di chi lo ha lanciato nel
1993 con Piccolo grande amore:
«È da lì che hanno iniziato a definirmi sex symbol — dice sorridendo — . È colpa loro: quando facevo il nuotatore non avevo una gran presa sulle donne».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

esempi, soprattutto in un momento in cui la storia del nostro
Paese è confusa e sfiduciata».
INSIEME Nonostante le diversità («Mi piace uscire, sono istintivo, lui è più riflessivo e domestico», dice Morandi), i due si
integrano alla perfezione. Soprattutto quando imbracciano
le chitarre e cantano: Poster,
C’era un ragazzo, Strada Facendo e poi ovviamente la nuova
Capitani Coraggiosi. «Vorrei
imparare a scrivere canzoni come Claudio e avere la sua stessa
attenzione sul lavoro» spiega
Morandi. «Anch’io ho molto da
imparare da Gianni, la capacità
di rendere personali le sue interpretazioni e quella di voler
bene alla gente che gli vuole bene. Lui si lancia tra la gente.
Peccato sia così schivo sui social network, non posta mai
niente...». Baglioni ride, Morandi pure. Vedremo cosa combineranno sul palco a settembre: «Sarà sorprendente. E preparatevi, non suoneremo meno
di tre ore e mezzo».

LA CASA DI SORDI DIVENTA MUSEO
VERDONE: «ERA LA SUA FORTEZZA»
La splendida villa di Roma in cui ha vissuto Alberto Sordi
diventerà un museo interattivo dedicato all’attore. L’annuncio
è stato dato ieri in un incontro a cui hanno partecipato anche
il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini (nella foto Ansa)
e Carlo Verdone, presidente della Fondazione Sordi per i giovani,
che ha ricordato: «Per lui questa casa era una fortezza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLI

21/3 - 20/4
ARIETE
Viaggi, p.r. e
colloqui sortiscono
ottimi esiti, oggi. E
il lavoro è un mix di
attestati di stima e
di vantaggi.
Fornicazione
torriderrima e
(pro)creativa.

Emanuele Bigi

N

Gianni Morandi, 70 anni, e Claudio
Baglioni, 64, per accompagnare
il loro tour hanno realizzato anche
il brano inedito «Capitani Coraggiosi»,
che da oggi è ascoltabile nelle radio

ROMA

Bova in viaggio nel tempo
Cambia vita per i Vanzina
on si tratta della solita commedia alla
Vanzina. Questa volta i fratelli, artefici dei famosi cinepanettoni (è loro
Vacanze di Natale del 1983)
strizzano l’occhio al cinema
americano e al viaggio nel
tempo citando Ritorno al futuro e divertendosi a costruire un film alla Peggy Sue si è
sposata. Ad essere i protagonisti del loro Torno indietro e
cambio vita — nelle sale da
giovedì e presentato in anteprima al 61° Festival di Taormina — sono Marco (Raoul Bova), un uomo sposato
di 42 anni che riceve il benservito dalla moglie, e l’amico Claudio (Ricky Memphis), ossessionato da una
madre alcolizzata (Paola
Minaccioni). Un giorno i
due si ritrovano nel 1990,
quando avevano 18 anni.
Perché allora non approfit-

italiana lanciano un mini tour
al Foro Italico. E c’è anche
un brano inedito: «Abbiamo
bisogno di buoni esempi»

Elisabetta Esposito

39

LO SPORT IN TV


LA MINISERIE
ROSEMARY’S...

COSÌ ORA RIVIVE
QUELL’HORROR
DIVENTATO CULT
Pochi gli horror davvero
horror della storia
del cinema, quelli in grado
di far tremare anche
i più impavidi. Uno di questi
è sicuramente «Rosemary’s
Baby», film di culto
di Roman Polanski datato
1968 ma ancora angosciante.
Tanto che nel 2014 la Nbc
ne ha tratto una miniserie
con Zoe Saldana:
da oggi alle 21.10 Rai 2
la propone in esclusiva
ed in prima visione.
DA VEDERE STASERA
SU RAI 2 ALLE 21.10

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

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16/19 GIUGNO
Tendenze
Moto
Vela
PITTI IMMAGINE UOMO 88
A FIRENZE

AL

estate 2016
a pag. 2-3

Iannone
a pag. 5

Max Sirena
a pag. 6

Ciclismo
Nibali
a pag. 8

Golf
Manassero
a pag. 9

Equitazione
Martinengo
a pag. 13

UN’ESTATE

MASSIMO
Inizia st
stamane a Firenze
Fo
alla Fortezza
da Basso
g
la più grande
kermesse
della moda maschile
8 edizioni detta
che da 88
le regole su come
dev vestire l’uomo.
deve
Presen 1.150 marchi:
Presenti
i tema è il colore
il

Vacanze in città
LUII Giacca
Gia
e scarpe Geox Respira,
camicia e jeans Seventy.
LEII Giacca Manuel Ritz, polo Kappa,
panta
pantaloni
Gant, scarpe Superga.
FOTO Giovanni Gastel.
CONSULENT MODA Fabrizio Sclavi
CONSULENTE

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II

Le novità m

Pitti Immagine 88
Da oggi a venerdì alla Fortezza da Basso 1.150 maison presentano
le collezioni P/E per il prossimo anno. Attesi 30mila visitatori

ARRIVA

IL COLORE

PER L’UOMO
DI STILE

2) Locman Cronografo Stealth
300m con cassa in carbonio
e titanio, cinturino in pvc

3) Borsalino
Panama verde brillante
con fascia tono su tono

4) Castori Stringata
in camoscio cashmere titanium
e vitello testa di moro
1)Add Parka con cappuccio
in 100% cotone water
repellent e double face

Tagli e lavorazioni sartoriali, materiali figli
della ricerca più avanzata, forme classiche,
disegni moderni e tinte contrastanti: un mix
di eleganza e praticità in anteprima a Firenze

di Fabrizio Sclavi

B

asta una secchiata in faccia di colore per farci uscire dal torpore e
dal grigiore che ci circonda. Basta
attraccare nel porto di Procida,
che ci accoglie con le sue case tutte colorate, per far riemergere il
buon umore. Basta una pennellata per vivere low cost in un mondo positivo. A
Firenze tutto questo è facile, non per niente è
stata questa città la culla del Rinascimento, il
nostro momento storico più fantasioso ed effervescente. E come nel Rinascimento tutta la città
è ora colorata e addobbata a festa per accogliere compratori, stilisti e giornalisti di tutto il
mondo. La Fortezza da Basso, il luogo d’eccellenza della moda, diventa il campo per la giostra dove i cavalieri indossano la divisa delle
grandi occasioni, impugnano le alabarde e i
vessilli simbolo di eleganza e buon gusto tipici
della moda maschile italiana. Siamo a 88 edizioni, una scalinata di 88 scalini che ci fa salire
sul podio della manifestazione internazionale
di riferimento dell’abbigliamento maschile.
Protagonisti 1.150 marchi che accoglieranno
oltre 30.000 visitatori.
Ma perché dedicare il Pitti al colore? Perché il
colore è un nostro compagno silenzioso, conquistato in migliaia di anni. Agli albori della civiltà esistevano solo il bianco, il nero e il color
terra. Trenta mila anni fa abbiamo usato i colori
per tingere il nostro corpo e il nostro viso. E finalmente con gli egiziani arrivò il primo colore
sintetico: il blu egizio, vanto delle tombe dei faraoni. Poi fu creato dai fenici il color porpora, il
colore degli imperatori e del potere.

latendenza
Il Parka super light
● Tagli laser, tessuti
tecnologici e leggeri,
ma anche fantasie classiche
come il più classico dei tartan
inglesi verde e blu: ecco a voi
il nuovo parka, l’evoluzione
moderna del trench che
abbiamo amato per decine
di anni. Tasconi applicati,
cappuccio staccabile, cuciture
saldate: il moderno cappotto
da uomo, capo tipicamente
invernale, sdoganato per
l’estate 2016.

Dai romani ci è stato tramandato il gusto del vivere in mezzo al colore, abiti coloratissimi, case
affrescate con colori forti, monumenti tutti colorati. La moda, che è lo specchio dell’esperienza umana, ha fatto tesoro della simbologia del
colore. Troviamo qui alla Fortezza da Basso abiti, camicie e cravatte abbinati per attirare l’attenzione, sedurre e trasmettere emozioni come
la rosa ammiccante cercava di sedurre il piccolo
principe nel racconto di «Antoine de SaintExupéry».
Con le scarpe a tutto colore di Geox sembrerà di
camminare comodamente in India durante la festa Holi indu, il festival dei colori, che segna l’arrivo della primavera. Ci sono anche scarpe per
gli «sneakers maniac»: multicolori fluorescenti
fabbricate completamente in Italia e decorate
con variopinte corde prodotte dagli artigiani del
Lago d’Iseo. Sono le L4K3. E ci sono le scarpe di
Soloviere che sembrano mazzette colori del Pantone.

Quando non c’è energia,
non c’è colore, non c’è
forma, non c’è vita
Caravaggio

11) Allegri Peacot doppio
petto in nylon camouflage
Water&Wind proof

13) Esemplare Parka
con bande termonastrate
e fori di traspirazione laser
LEI Camicia e pantaloni
Gant, scarpe Superga.
LUI Giacca Manuel Ritz,
camicia Gant, pantaloni
Bomboogie e scarpe
Lumberjack

18) Angelo Nardelli Giacca
cotone-lino delavé, riquadrata
in filato bouclé e gilet gessato
22) Soloviere Slippers
con fantasia a scacchi
multicolor

Per le calze, il nuovo «accessorio simbolo» ci si
potrà sbizzarrire, con una bella tavolozza caleidoscopica di Gallo e quelle di Perofil che ci faranno sentire il rumore del mare.
Un capitolo a parte va dedicato al color indaco.
Il colore dei jeans, quelli originali. Color indaco
che poi e andato anche a tingere giacche e giacchini. Color indaco per il comodo e multifunzionale giaccone di Baracuta, la giacca di Paoloni, il
parka di Allegri e la giacca elegante con gilet
uguale di Angelo Nardelli da indossare, per una
combinazione eccentrica, con la camicia a fiori
di Yes Zee e quella Ingram a pois, con le scarpe
dello stesso colore di Castori.
A Firenze, la citta del marchese Emilio Pucci. lo
stilista che negli Anni Sessanta ha attirato qui
con i suoi stampati le donne più belle e importanti del mondo, che venivano a comprare un
pezzo di colore italiano, non poteva mancare
una pennellata d’arte. Tante pennellate di colore sulle sneakers di Doucal’s che diventano così
le scarpe perfette per chi scorrazza nei musei
d’arte moderna. E l’amata classica Superga,
simbolo per tutti noi di libertà e anticonformismo, diventa un multiplo in tanti colori da appendere al muro come le opere d’arte di Andy
Warhol.

12) Brooksfield
Camicie con collo aperto
microjacquard e stampe

25) Baracuta Giaccone
idrorepellente con cappuccio
e interno stampa check

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19) Blauer Giubbino
in nylon Mat con cappuccio
foderato internamente e zip

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III

moda per l’estate 2016
CI SIAMO
ANCHE NOI!
LO STAND
GAZZETTA
6) Giozubon Pantaloni
effetto grisaglia con pattern
geometrico, stampa a losanga

E IL PREMIO

7) Perofil Calze in cotone
con fantasie dedicate
agli abitanti del mare

GAZZALOOK

8) Superga Sneaker con
tomaia in cotone e suola in
Phylon del peso di 80 gr.
5) Gallo Calze in filo di
Scozia in tonalità tenui da
abbinare ai pantaloni chiari

9) Tintoria Mattei Camicia
alla coreana con stampa su
mussola in cotone fiammata

10) Yes Zee Camicia
ultraleggera con fantasia
floreale

14) Ferrante Polo colorate
e stampate a disegni grandi
o micro, per tutti i gusti

T

15) Paoloni Giacca in jersey
di lino e cotone con armatura
diagonale blu in denim ed écru

16) L4K3 Sneakers decorate
con corde realizzate dai
mastri cordai del Lago di Iseo

17) Woolrich Parka in fibra
naturale traspirante e idrorepellente 100% made in Italy

20) Doucal’s Sneaker in
pelle martellata bianca con
colori smashed

21) Bagutta Camicia
stampata a grosse righe
tortora e celeste

23) L.B.M. 1911 Giacca
check in tessuto frisè su base
armatura di cotone e lino

24) Geox Respira Sneakers
traspiranti con suola in Eva
con dettagli in gomma

26) Gabs Blue Cartella in pvc
con stampa digitale dedicata
agli skaters e manici in pelle

27) Ingram Camicia
sartoriale in puro cotone
fil coupé

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orna «Pitti Uomo», e torna anche l’impegno della
Gazzetta dello sport presente alla Fortezza da Basso
con un nuovo stand del tutto
innovativo al Cortile della Polveriera e con l’atteso concorso
Gazzalook che intende premiare ogni anno i capi di più
originali esposti nella Fiera fiorentina.
Come è tradizione, questa mattina una squadra di stylist del
nostro giornale girerà infatti
per la Fortezza collocando una
coccarda su capi e accessori
della Spring-Summer 2016
particolarmente fantasiosi o
interessanti dal punto di vista
tecnico. Tra tutti ne verranno
selezionati dieci che domattina alle 12.30 all’interno del nostro stand riceveranno il «Premio GazzaLook», trofeo che in
questa edizione prenderà la
forma di un mappamondo dai
dettagli rigorosamente rosa: il
mondo che rappresenta il sistema editoriale della Gazzetta.
A questi si aggiungerà uno speciale premio della critica per il
capo o l’accessorio che meglio
degli altri interpreta lo spirito
di «Sportlife», la sezione di moda e tempo libero del nostro
settimanale Sportweek e del
nostro sito internet (www.gazzetta.it). Ma non è finita: come
è accaduto nelle passate edizioni, saranno anche i nostri
lettori a poter dare un parere
votando sulla home page del
nostro sito internet i tre pezzi a
loro giudizio più cool della fiera fiorentina. Tutti i capi dei
brand vincitori verranno esposti nel nuovo spazio Gazzetta.
Dove domani pomeriggio verrà presentata la collaborazione
tra la Gazzetta e il nuovo marchio di sportswear «Swolves».

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IV

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

heritage.diadora.com

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MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

V

Moto

Andrea Iannone
Di Vasto, anno 1989. Pilota moto da corsa, con la Desmosedici
ufficiale è sbocciato. Ama i tatuaggi e il suo modo di vestire

«MI MANCA
SOLTANTO
UNA ROSSA:
LA FERRARI»

Il pilota della Ducati, il casco rosso del Mugello e...
«La prima minimoto rossa, come la mia prima
tuta da gara, rosso era anche il mio Zip.
Vinco in Moto GP, poi magari provo la F.1...
con Maranello. L’ho già chiesto!»

di Filippo Falsaperla

N

on è un bambino, come il baby fenomeno Marc Marquez (22 anni), ma Andrea Iannone può essere il futuro del motociclismo
italiano. L’anello mancante nel
trapasso tra il «nonno» della MotoGP Valentino Rossi e i tanti ragazzini che si stanno affacciando alla ribalta, per
cercare di interrompere un dominio spagnolo
che negli ultimi anni si è fatto imbarazzante. Andrea sembrava destinato a un’onesta vita da ottimo comprimario. Ma il passaggio alla rossa Ducati, quest’anno, ci ha fatto scoprire un pilota che
sa ragionare. Veloce, ma non senza criterio. Come una volta, quando era capace di buttare letteralmente via delle ottime occasioni per troppa
irruenza o semplice voglia di strafare.
Con la Desmosedici ufficiale è sbocciato. In gara
non ha più sbagliato, anche se l’ha fatto in prova,
per preparare la gara più importante dell’anno,
al Mugello, a fine di maggio. Dove poi, malgrado
tutto ha firmato la gara più bella della sua carriera: secondo controllando sua maestà Valentino.
Non è roba da poco. Un premio per la promozione, dopo due anni di team satellite, alla squadra
ufficiale. A cui ha giurato amore incondizionato.
«Tante cose rosse sono belle e tra queste c’è la
mia moto. Ducati per un pilota italiano rappresenta la massima aspirazione: correre con una
moto italiana, per un marchio che ha un prestigio del genere non ha paragoni. Per noi in Italia
il rosso rappresenta tante belle cose. C’è la Ferrari, ma c’è anche la Ducati».

Tendenza

ma moto, anzi minimoto, la Grc 80, con cui ho
vinto il mio primo campionato italiano era rossa.
Nel 2003 ero al debutto nella categoria senior, la
più importante, anche se correvo già da un po’,
da quando avevo 6 anni. Ovviamente ce l’ho ancora a casa!». Non un fatto isolato per il ragazzo
di Vasto, in Abruzzo. «Anche il mio scooter, uno
Zip 50 SP, era rosso e nero. E anche la prima tuta
aveva gli stessi colori. Poi, se oggi sono tifoso del
Milan è soprattutto per questo motivo: da ragazzino non è che capissi molto di calcio. Però mi
piaceva il colore delle maglie e così è nata la passione calcistica». Il rosso, però, è solo da mostrare. «Non ho la scaramanzia di indossare slip o
calzini rossi sotto la tuta. Per la verità le mutande
rosse non le metto nemmeno a Capodanno».
Non poteva essere diversamente: il rosso è stato
scelto per il casco speciale edizione Mugello. «È
il nostro colore nazionale. Così, con Aldo Drudi
(il designer dei piloti e molto altro, n.d.r.) abbiamo pensato al “mondo rosso”. Infatti, un casco

1) Aeronautica Militare
Felpa con bande colorate,
polsini, zip e toppe

2) Campomaggi Borsa
in canvas con dettagli in pelle
e spallacci in cuoio staccabili

3) Jott Piumino smanicato
trapuntato, colorato
e ultraleggero

rosso è la prima cosa che vedi quando arrivi al
Mugello (è la portineria, n.d.r.). Ovviamente,
poi, correndo con la Ducati non poteva che essere così. Infine, i piloti italiani che corrono nelle
competizioni a squadre hanno il casco rosso. Lo
abbiamo scritto grande davanti, e dietro abbiamo messo “Mugello”. Poi c’erano la moto e tutti i
ragazzi che lavorano con me in pista e anche a
casa». È andata decisamente bene. «L’emozione
del secondo posto è stata qualcosa di speciale.
Perché, anche se non ero al top fisicamente per
l’infortunio alla spalla sinistra, sono arrivato nel
miglior momento della mia carriera. Al Mugello
avevo già vinto in passato (quasi nel 2009, si è
rotta la catena alla fine, poi a segno 2010 e
2012), però non era mai stato come questo secondo posto».

4) Bomboogie Piumino
imbottito con trapuntatura
orizzontale

5) Colmar Originals
Bomber d’ispirazione biker
con inserti in piuma e zip

6) New Balance Sneaker
580 realizzata in premium
suede, deconstructed

La Desmosedici ha la sua parte. Anche graficamente. «La mia moto è bellissima, soprattutto
con quel rosso opaco. La Ducati, sponsor o non
sponsor, è rossa. Come la Ferrari. E con questo
colore corre. Una bella fortuna. Provare la F.1? A
chi non piacerebbe. E in effetti… l’ho già chiesto.
Ma la priorità è pensare a vincere. Quando un
pilota fa il suo dovere tutto diventa più facile.
Quindi proviamo a centrare i traguardi che ci siamo prefissati. Quando ci saremo riusciti credo
tutto potrà essere possibile. Almeno spero…».

7) Braccialini e Ducati
Borsa a tracolla in pelle
con logo inciso

Tifo Milan da quando ero
bambino: non capivo nulla
di calcio ma quei colori
mi piacevano da matti

Un colore come segno premonitore. «La mia pri-

lascheda
Andrea Iannone, 25 anni
● Debutta in 125 nel 2005
su un’Aprilia al Gran Premio
di Spagna, chiude 20°. Nel
2009 è 7°. Per tre anni (20102012) corre in Moto2 (con
Speed Up e Suter) e a fine
campionato è sempre 3°.
Passa in MotoGp nel 2013,
con la Ducati: 12° il primo
anno, 10° il secondo. Miglior
vittoria quest’anno il secondo
posto al Mugello, davanti a
Valentino Rossi, e con il casco
con la scritta ROSSO.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

9) Gas Denim cinque tasche
dal look destroyed con toppe
a riserva

8) Desigual Camicia
in cotone slim con stampa
lettering

Un po’ dark e molto rock
Gli immancabili jeans effetto used, la nuova
camicia «imbrattata» e il classico chiodo da biker:
sgommata e via, si parte. Mai senza zainetto...

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VI

MARTEDÌ 16 GIUGNO 2015 LA GAZZETTA DELLO SPORT

Vela

Max Sirena
Di Rimini, anno 1971. L’Adriatico dove adolescente cerca di salire
sulle barche, la prima vittoria a 15 anni nella Rimini-Corfù-Rimini

«LA MIA VITA
TUTTA BLU
E LA COPPA
SCIPPATA»
Lo skipper amareggiato dopo il ritiro:
«Sognavo di vincere l’America’s Cup, ma
non facendo il cortigiano. È stata un’esperienza
dura. Bertelli ha fatto bene a ritirare la barca,
ma alla fine Luna Rossa ritornerà»

di Gian Luca Pasini

«D

opo tanti anni in cui la
famiglia mi segue in giro per il mondo, adesso
ho deciso io di fare una
cosa per loro. Ci fermiamo a Cagliari, davanti al mare. Per la
prima volta ho preso anche una barca e ci abbiamo fatto una vacanza tutti assieme. Cosa che non
avevo mai fatto prima. Perché ho bisogno di vedere il blu, almeno una volta al giorno. Mi ricarica, mi dà energia. Mi ricordo di quando ero ragazzo e abitavo a Rimini, ai tempi della Vespa,
ogni tanto la inforcavo e andavo al porto, solo per
guardare l’Adriatico. Anche se non dovevo uscire
a fare regate». Per Max Sirena il blu del mare è
stato (e sarà ancora) la scrivania del posto di lavoro. Una scrivania privilegiata come quella della Coppa America a cui l’ex skipper di Luna Rossa
si è seduto la prima volta verso la fine degli Anni
90 e lì è rimasto in maniera ininterrotta fino a
qualche settimana fa, quando il team di Prada ha
annunciato avrebbe rinunciato all’edizione n.35
dell’America’s Cup.
«É stata un’esperienza dura, forse la Pasqua più
brutta di tutta la mia vita. Dopo avere lavorato
duramente per costruire un team di Coppa America vincente, ed esserci riuscito, dover dire alla
gente “Guardate non se ne fa più nulla”, quindi
chiudere i contratti, dire “no grazie” a sponsor
possibili o già certi. Dover spiegare una, due, tre,
dieci volte la stessa storia: cioé che le “regole” di
questa Coppa America non le potevamo accettare. Io sono un appassionato di sport, della vela:
ho anche bisogno di forti motivazioni. Non pote-

lascheda
Max Sirena, 43 anni
● Comincia la carriera
in Adriatico, dove abitava.
Si appassiona alla Coppa
America seguendo le regate
di Azzurra e ancor di più
del Moro di Venezia, nel 1997
entra nel team di Luna Rossa
che nel 2000 vince la Vuitton
Cup, perdendo però la Coppa
America con New Zealand.
Poi passa a Oracle è fa parte
della squadra nel 2010 vince
il trofeo. Nel 2011 è tornato a
Luna Rossa per fare lo skipper

vo accettare di fare lo skipper come i cagnolini
che una volta si trovavano nel lunotto posteriore
delle auto e che muovevano sempre la testa, come dire sempre sì. Non c’è dubbio che questo sarà
il più grande rimpianto sportivo della mia vita,
perché ho avuto la certezza che non eravamo davanti agli avversari di qualche mese, ma davvero
di anni. Alcuni dei ragazzi che erano con noi e
che adesso sono in altre squadre me lo hanno
confermato. Avevamo un grande vantaggio sugli
altri. Non esiste la controprova, ma penso che
avessimo tutte le carte per vincere la Coppa America per l’Italia! Una cosa che non è mai accaduta.
Ma allo stesso tempo, nonostante il rimpianto
che ho, sono certo che quella che abbiamo preso
era la decisione giusta. Come ho detto non si può
nella vita accettare certi compromessi. Ed essere
i cortigiani di re Russell Coutts (il numero 1 di
Oracle, la barca americana che detiene il trofeo,
ndr). Si tenga la Coppa. Ho appoggiato in pieno
la decisione di Bertelli. Nonostante il rimpianto
tecnico, non c’è pentimento nell’essere andati

Tendenza

1) American Vintage
T-shirt in cotone con fantasia
a righe mariniere

2) Jaggy Short in cotone
con striature e stampe che
rimandano a spiagge lontane

3) Spiewak Giaccone
antivento e antipioggia
con cappuccio e zip

4) Champion Felpa
in cotone trattata
con lavorazione dip dye

5) Luigi Bianchi Mantova
Sartoria Giacca da globetrotter in lana-seta con tasche

6) Tatras Windjacket in
tessuto tecnico jacquard
camo-paint con cappuccio

«Adesso mi godo per un po’
la famiglia davanti al mare.
Ho bisogno di vedere blu
almeno una volta al giorno

via. E forse loro — quando Luna Rossa ha salutato la compagnia — hanno tirato un sospiro di sollievo. Se ne è andato un cliente scomodo. E un
avversario non facile da addomesticare. Ma in
questo momento era giusto così».
Il telefono ha squillato molte volte in questo periodo per Max Sirena. Spiegazioni, ma anche tante
proposte. «Mi hanno chiamato anche un paio di
team di Coppa, ma non me la sono sentita. Non
ho avuto nemmeno bisogno di dire di no. Questa
era sì la sfida di Luna Rossa, ma era anche la mia
sfida. Non avrei mai potuto saltare su un team in
corsa. Anche se è uno dei più forti. Adesso mi voglio prendere un periodo per riflettere, dedicandomi appunto alla famiglia. E poi deciderò cosa
fare: ho bisogno di nuovo di trovare la convinzione in quello che faccio e così a caldo è difficile. Ho
già qualche idea in testa e qualche segnale mi è
stato lanciato. Ma ho ancora un po’ di tempo per
pensarci. Vediamo cosa matura. Luna Rossa?
Penso che un giorno o l’altro tornerà. Non so se lo
farà Patrizio stesso o la sua famiglia. Ma torneranno. É una questione di tempo. Anche per loro
questa Coppa America è stata pesante». Intanto
c’è ancora un po’ di mare con Tatiana (la moglie),
Lorenzo (il figlio), Bianca (la più piccolina). Ancora per qualche settimana l’ufficio “in blu” può
attendere...
© RIPRODUZIONE RISERVATA

9) Brimarts Scarpa con
tomaia intrecciata e nappine,
fondo running in Eva

7) The Bridge Zaino in
pelle effetto vissuto e
cuciture e fibbie selleria

8) Napapijri Rainforest
Luminar jacket in nylon
antipioggia e luminescente

Onda su onda
Dalle righe che fanno marinaio al windjacket
jacquard. La regola è idrorepellenti e superleggeri,
capi per chi concepisce una sola sfumatura...

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VII

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VIII

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Ciclismo

Vincenzo Nibali
Di Messina, anno 1984. Anche detto lo Squalo dello Stretto.
Corre per l’Astana dal 2013 e dice che in gara non ha mai paura

«SARA’ BIS
IN GIALLO
MARCANDO
QUINTANA»

«Ripetersi al Tour non deve essere un’ossessione»
dice il siciliano, che però ci prova. Eccome.
È già all’attacco sul Condor: «Imprevedibile,
una mina vagante. È lui il vero rivale in Francia».
«Contador? Non è stato eccezionale al Giro...»

di Claudio Ghisalberti

Tendenza

G

iallo, il colore più ambito del ciclismo. Chi lo indossa sui Campi Elisi
entra nella storia. Vincenzo Nibali
ha provato questa gioia il 27 luglio
di un anno fa, quando dopo
l’exploit di Sheffield e la prova regina sul pavé della 5a tappa, da
Ypres ad Arenberg, più i successi in montagna,
venne incoronato vincitore del Tour de France.
La Boucle ha la forza di tingere di giallo tutta la
Francia. Dai girasoli a caschi, maglie e capelli:
tutto è giallo durante il Tour. Chi lo vince, è giallo
per sempre. Nibali lo è.
Eppure, giù dalla bici, nella vita di tutti i giorni, lo
Squalo non impazzisce per il giallo. Dice: «Il mio
colore preferito è il blu nelle sue sfumature: celeste, azzurro… il colore del mare e del cielo. Il colore della bandiera del mio club, i CanNibali». «Di
giallo ho solo le scarpe da riposo della squadra e
una cintura. Dettagli...». Che comunque non sottovaluta. «Sono molto attento alla scelta della camicia. Se devo uscire per una serata elegante punto tutto su quella. Non sono modaiolo, piuttosto
cerco il mio stile, ma la camicia è il capo d’abbigliamento a cui faccio più attenzione. Tutti i giorni mi
trovo bene con un jeans strappato e una polo».
In bici però, dopo il rosa c’è solo il giallo. «La
maglia gialla 2014 è in un quadro a casa. Il problema è che non l’ho ancora appesa. Ho fatto fare tre cornici, per la rosa, la rossa e la gialla. Devo
ancora trovare la parete giusta e forse la voglia di
prendere in mano chiodi e martello...». E sarà
dura trovarla proprio adesso. «Tour a parte, il

lascheda
Vincenzo Nibali, 30 anni.
● Ciclista su strada,
professionista dal 2005, è uno
dei pochi ad aver conquistato
tutti e tre i Grandi Giri: suoi la
Vuelta a España 2010, il Giro
d’Italia 2013 e il Tour 2014.
Poi anche due edizioni della
Tirreno-Adriatico (2012,
2013), due Giri
del Trentino (2008-2013) e
nel 2014 il titolo di campione
italiano in linea. Ha un fratello
minore, Antonio, anche lui
ciclista professionista.

giallo mi fa pensare più di tutto alle auto: Lamborghini, per prima, e Porsche. Sportive, veloci,
aggressive. Insomma, da corsa. Il giallo lo associo in genere all’estate».
La sua estate è gialla, giallo Tour de France. Sabato
4 luglio da Utrecht comincia la nuova avventura.
«Prima di venire al Delfinato (chiuso al 12° posto
con un giorno in maglia gialla, ndr) ho fatto un bel
blocco di lavoro sul Teide — racconta Nibali —. Mi
è servito per i muscoli ma anche per la testa: non è
facile resistere, restare concentrato quasi fuori dal
mondo pensando solo a pedalare. Sono abbastanza soddisfatto da come sono uscito poi dal Delfinato». Lui al bis ci punta, eccome. Sebbene ripeta:
«Non deve essere un’ossessione, le ossessioni ti logorano». Ma forse anche per quello, per concentrasi, lavorare e arrivarci al meglio, ha rinunciato al
Giro d’Italia, il suo Giro d’Italia. «Seguirlo in tv e a
singhiozzo non è la stessa cosa. Per quanto mi era
possibile sul Teide, tra allenamenti vari e con inter-

1) Gant Camicia in cotone
botton down a quadri vichy
con dettagli a contrasto

2) Seventy Giubbino anti
vento in nylon superleggero a
fantasia microriga

3)Fred Mello Polo in piquet
stretch a costine bicolor con
stampe gommate

4) Save the Duck Giubbino
metà trapuntato metà liscio
per far scivolare la pioggia

5) Ermenegildo Zegna
Underwear Boxer aderenti
firmati da Justin Valentine

6) Husky Bomber
in nylon trapuntato tinto
in capo

«La maglia gialla 2014 è
in un quadro, accanto alla
rosa e alla rossa. Ma non ho
tempo di appenderlo...»

net che funzionava quando aveva voglia, qualcosa
ho visto, altro me lo hanno raccontato. Ed ho gioito, per Aru e il suo 2° posto ovviamente. È andato
molto bene, nonostante i problemi che ha avuto in
fase di avvicinamento». Il compagno di squadra
sardo in Francia non ci sarà: «Dopo un Giro d’Italia
così esigente, non gli avrebbe fatto bene essere al
via del Tour».
Il Giro pesa nelle gambe e nella testa, potrebbe pesare anche a Contador. Il suo successo rosa non lo
ha sorpreso: «Alberto lo conosciamo tutti — dice
Nibali —. Chi mi ha sorpreso è stato Landa, un corridore in forte crescita». Così se da una parte non
esclude la doppietta Giro+Tour dello spagnolo,
dall’altra non nasconde di temere altri più del Pistolero. «Non penso come Vinokourov che la doppietta sia impossibile per Contador, perché niente
è impossibile, però il Giro lascia sempre qualcosa
addosso. E a esser sincero non mi sembra neppure
che Alberto sia stato eccezionale in Italia: non ha
vinto neanche una tappa eppure lui è uno che cerca sempre di mettere il sigillo, soprattutto nel primo arrivo in salita. Penso che stavolta il vero rivale, quello da tenere a bada per la maglia gialla sia
Quintana. Il colombiano, detto il Condor, è una
mina vagante. Imprevedibile, non ha paura ad attaccare da lontano. Dietro di lui metto Froome, poi
Contador». Che il Tour de France inizi, allora.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

9) Havana & CO. Parka in
canvas traspirante con finiture
in jeans e mantella da pioggia

7) Dolomite Scarpa in mesh
con plantare che migliora
la postura e suola in Eva

8) U.S. Polo ASSN.
T-shirt in cotone con stampa
a contrasto

Sportivo, tecnico, eccentrico
Colori sgargianti e mix di tessuti tecnologicamente
avanzati per dare comfort anche in città.
Dominano il giallo e il bluette, per non passare inosservati.

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IX


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