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La.Repubblica.16.06.2016.By.PdS.pdf


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ROMA. Il giorno dopo, contati sindaci, consiglieri

e voti, il Pd si lecca le ferite. Perchè al tondo di
domenica si aggiunge quello di ieri in Sicilia. A
partire da Enna, dove Mirello Crisafulli, dato
come sicuro vincente, è stato sconfitto da
Maurizio Di Pietro, arrivato primo con il 51,9 per
cento. Ma non è andata meglio
Gela, la città del
-" a“governatore”
Rosario
(*03 Crocetta. Il nuovo
è il
/" grillino Domenicosindaco
Messinese,
5" sostenuto da Ncd che ha
battuto il sindaco uscente, il
democratico Angelo Fasulo. Una vittoria
importante per i Cinque Stelle che incassano
anche il trionfo di Augusta, altro grosso centro
siciliano, e a Pietraperzia. Vittorie che si
sommano alla conquista di Porto Torres in
Sardegna, Quarto in Campania e Venaria Reale
in Piemonte. Alla fine nei 78 comuni dove si
votava in 29 ha vinto il centrodestra, in 26 il
centrosinistra, in 5 i grillini e in 18 si sono
affermate delle liste civiche. Nei 17 capoluoghi
di provincia andati alle urne, invece, in 8 ha
vinto il centrodestra, in 7 il centrosinistra e in 2
delle liste civiche. Cinque anni fa il rapporto era
8 al centrosinistra, 7 al centrodestra, un sindaco
al centro e uno alle civiche. Dunque i numeri non
mostrerebbero una vera e propria sconfitta del
Pd. Ma andando a vedere nel dettaglio, caso per
caso, si scopre che i numeri nascondono una
realtà politica amara. I dem, infatti cedono al
centrodestra Venezia, governata sempre da

centrosinistra dalla riforma elettorale
comunale, Arezzo, patria di Maria Elena Boschi,
Matera, fresca capitale europea della cultura per
il 2016. Il partito del premier perde però anche a
Fermo e a Nuoro, dove amministrava, sconfitto
da due liste civiche. In compenso, il Pd torna al
potere a Mantova e Trani e si conferma a Lecco e
Macerata. Risultati che gettano però un ombra
sull’Italicum e su quel premio alla lista che
qualche mese fa sembrava strumento di una
facile vittoria del Pd alle politiche. Adesso,
invece, spiega il senatore della minoranza
Federico Fornaro, «parrebbe essersi esaurita
una capacità attrattiva ai ballottaggi che aveva
caratterizzato l’esperienza del centro-sinistra
dai tempi dell’Ulivo in poi», Invece, continua
Fornaro, «il centro destra e le civiche, al
contrario, riescono a catalizzare i consensi di chi
sta all’opposizione del Pd: un fenomeno che se si
manifestasse nel ballottaggio dell’Italicum
produrrebbe effetti devastanti per il Pd». Un
passaggio di fase che si coglie e si sottolinea nel
centrodestra. Dove, a partire da Alfano, si
sottolinea come il centrodestra vince dove
presenta unito. E mentre Renato Brunetta
annuncia la fine del renzismo, Matteo Salvini
lancia l’urlo di guerra «cambiare si può, Renzi
stiamo arrivando». L’effetto più evidente del
voto e il rilancio del confronto fra Salvini e
Berlusconi che dovrebbe sfociare in un incontro.
Ma i problemi del centrodestra restano . A
partire dalla richiesta del leader leghista di
guidare il centrodestra. Richiesta che si fa forte
del 3,8 pe cento di Forza Italia a Venezia.
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MANTOVA

LECCO

ROVIGO

Mattia Palazzi
Centrosinistra
(Centrodestra
nel 2010)

Virginio Brivio
Centrosinistra
(Centrosinistra
nel 2010)

Massimo Bergamin
Centrodestra
(Centrodestra
nel 2010)

62,6

54,4

59,7

AREZZO

Alessandro Ghinelli
Centrodestra
(Centrosinistra nel 2010)

50,8
Come cambiano gli equilibri
Centrodestra
2015

8
7

2010
Centrosinistra

7

2015

8

2010
Lista civica

2

2015

1

2010
Centro
2010

1

TEMPIO PAUSANIA

NUORO

SANLURI

Andrea Mario
Biancareddu
Centrosinistra
(Centrosinistra
nel 2010)

Andrea
Soddu
Lista civica
(Centrosinistra
nel 2010)

Alberto
Urpi
Centrosinistra
(Lista civica
nel 2010)

52,1

68,4

47,2

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ROMA. «Basta con le primarie»,

dice Matteo Renzi ai suoi collaboratori in una giornata occupata più dal problema profughi
che dal passo falso dei ballottaggi. Non significa che il Pd abolirà la selezione popolare dei candidati. Significa però che cercherà di limitarne l’uso, che
proverà a guidare la scelta dei
candidati in altri modi, anche
più tradizionali, per non incorrere negli errori decisivi di Raffaela Paita in Liguria e Felice
Casson a Venezia. Un vero stop
che nelle parole del presidente
del Pd Matteo Orfini diventa
un’abolizione: «Senza primarie
avremmo vinto in Liguria e a
Venezia. Così come abbiamo
vinto nel Lazio e in Piemonte
con Zingaretti e Chiamparino
che non sono passati attraverso i gazebo». A Largo del Nazareno hanno quindi individuato
la prima correzione da fare in vista delle amministrative 2016,
di peso specifico ancora maggiore. Milano, Torino e Napoli
tornano alle urne e una sconfitta sarebbe bruciante per il Pd.
Renzi dice anche che serve

«un modello di partito diverso».
Più moderno, «più Obama, meno Mastella o Pajetta», spiega
agli interlocutori. Ovvero, che
non viva sui pacchetti di voti e
nemmeno sulla diffusione capillare che portò il Partito comunista a essere fortissimo tanto da
sfiorare la maggioranza relativa. Alla sinistra interna il premier attribuisce una bella quota di responsabilità nella sconfitta. Ma ammette che si parte
da un dato di fatto storico e culturale. «L’Italia è un paese di destra - confida -. Se poi, all’interno della sinistra, si discute continuamente e su tutto, questo
ci indebolisce. Ed è quel che è accaduto». Le diatribe infinite e la
lotta intestina hanno creato
uno stato dell’arte in cui «il Pd
ha smesso di essere novità». Soprattutto il Pd renziano, intende naturalmente il segretario.
«Dobbiamo continuare a dire
come cambiamo - osserva il segretario -. Da oggi si torna al Pd
che mi ha eletto».
Sono parole che hanno un tono di sfida verso la minoranza. I
dissidenti sono convinti di avere adesso l’occasione per contare di più, per condizionare l’attività di governo e i provvedimenti del premier. A cominciare dalla riforma della scuola su cui si

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comincia a votare stamattina
in commissione al Senato. C’è
chi mette nel mirino persino
l’Italicum, una legge ormai approvata in via definitiva. «Con
l’Italicum - ribatte Renzi alle critiche che avanzano dopo i ballottaggi, meccanismo che regola anche la nuova legge elettorale - sono sicuro di vincere contro Salvini, contro Berlusconi e
contro un grillino». Diverso è il

pronostico che nascerebbe dalla comparsa di un mister X della destra in grado di unire queste forze e contrapporsi al centrosinistra. «Se spunta un signor Rossi, il discorso è diverso», è il ragionamento che si fa
a Palazzo Chigi. Ma per fronteggiare anche quello che non c’è,
bisogna prepararsi subito.
Lo stop parziale alle primarie, che verrebbero ridimensio-

nate per le elezioni locali e mantenute per la segreteria del Pd
e per la carica di candidato premier, non basta. «Quando mi riferisco a Obama - si sente dire
nei discorsi del premier - penso
a un partito organizzato in maniera nuova. Con un esperto di
big data che lavori al fianco di
giovani iscritti e militanti. Giovani che sappiano farsi portatori dei valori su diritti anche mo-