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Il.Fatto.Quotidiano.19.06.2015.By.PdS .pdf



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Giorgio Squinzi sui controlli a distanza: “Chi è pulito non teme controlli”. Infatti gli imprenditori sono terrorizzati dalle norme anti-evasione

Venerdì 19 giugno 2015 – Anno 7 – n° 166

y(7HC0D7*KSTKKQ( +,!"!]!#!}

e 1,40 – Arretrati: e 2,00

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

» PESCARA » Processo “sospetto”, interrogati i magistrati » SAVONA » L’indagine sulla centrale Tirreno Power

Bussi, pm sotto torchio “Inganniamo i giudici
“Voi sapevate tutto?” sui morti di tumore”
Le toghe di Campobasso hanno sentito
per ore i colleghi abruzzesi. Avrebbero
conosciuto prima l’esito del processo
che salvò dalla condanna i vertici della
ex Montedison imputati per il disastro
doloso della grande discarica dei veleni

Nell’inchiesta sull’impianto a carbone
di Vado, indagati anche l’ex governatore
Burlando e la sua giunta (compresa la Paita,
sconfitta da Toti). Dalla Regione partì la
richiesta ai medici di dare false informazioni
ai periti dell’accusa sulle 440 vittime
Sansa » pag. 4

Massari » pag. 9

IL FALSO IN BILANCIO MODELLO RENZI
RISCHIA DI SALVARE ANCHE LIGRESTI
La Procura di Torino conferma l’allarme della Cassazione: con le nuove norme
in bilico il processo sul saccheggio della società di assicurazioni FonSai
Il ministro Orlando: “Vediamo, ma se la legge non funziona, la cambieremo”
Palombi » pag. 2

L’ENCICLICA VERDE

L’anatema
di Bergoglio
alle banche
che affamano

IN CAMPANIA

Proclamato
De Luca, silenzio
da Palazzo Chigi
Iurillo » pag. 4

IL RIBALTONE

Così le Fondazioni
di Guzzetti
vendono Bassanini
Meletti » pag. 8

Udi Claudio Fava

CASO ABU OMAR,
IL SEGRETO
NON SI ROTTAMA
» pag. 18

CEMENTO & POLITICA

Altro che riforma
degli appalti:
regalo alle lobby
Di Foggia » pag. 3

GRAN FINALE DI SERVIZIO PUBBLICO

Il Papa si occupa di ecologia, ma in
realtà definisce un’altra economia

“A noi piace il rosso”
La piazza di Santoro
Tecce » pag. 6

Della Sala, Ramella e Zanotelli » pag. 10 e 18

AI SERVIZI SOCIALI
VERSO IL DEFAULT

Atene, la lunga
attesa del disastro
Fierro » pag. 11

LA CATTIVERIA
Salvini: “All’inizio il Papa mi piaceva, ora
boh”. Ha scoperto che è un extracomunitario

» www.forum.spinoza.it

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Corona, dopo
tre anni,
dal carcere
a don Mazzi
Vecchi » pag. 13

Udi Selvaggia Lucarelli

ATTENTA MICHELLE,
LA RODOTÀ TI VEDE
» pag. 18

Renzindustria
di Marco Travaglio

a chi le fa le leggi? La doM
manda sorge spontanea
dopo l’ennesimo buco scoperto

nell’ennesima norma – quella
sul falso in bilancio – che sortisce il risultato esattamente opposto a quello annunciato. Non
che i legislatori dell’ultimo ventennio, cioè i governi attraverso
i decreti e le maggioranze parlamentari tramite i disegni di
legge, abbiano mai brillato per
competenza. Ma neppure la
scalcinata tradizione legislativa
nazionale aveva mai conosciuto
una stagione così cialtronesca e
ciabattona. Non c’è legge o decreto che, una volta approvato,
non venga seguito da polemiche
sugli effetti indesiderati (almeno a parole) che produce all’insaputa (così assicurano lorsignori) da chi l’ha firmato e votato, col contorno di sospetti
sulle manine o manone che hanno inserito emendamenti last
minute e sulle teste vuote che non
li hanno notati. Segue, immancabile, la promessa di rimediare
riformando la riforma appena
varata. Il tutto da parte di chi sostiene la “riforma del Senato”
spiegando che due Camere sono
ormai un lusso e ne basta una sola, quando per correggere tutte
le cazzate che fa questa gente ne
servirebbero almeno sei o sette.
L’Italicum è legge dello Stato da
poco più di un mese dopo quattro letture, e già Ncd e mezzo Pd
(che l’han votato fino all’ultimo)
chiedono di modificarlo. Il nuovo falso in bilancio, contenuto
nella legge Anticorruzione presentata nel febbraio 2013 da Pietro Grasso e poi emendata e riemendata fino a sfigurarla, è rimbalzato da una Camera all’altra
per due anni e mezzo: l’esito è
che anche i pochissimi che venivano condannati con la vecchia
norma – la giustamente vituperata legge Berlusconi-Ghedini
del 2002 – vengono assolti con
quella nuova, che è ancora peggio. Non lo dicono i gufi: lo dice
la Cassazione, supremo giudice
dell’interpretazione delle leggi.
In un Paese normale governo e
maggioranza che han combinato il disastro si cospargerebbero
il capo di cenere e correrebbero
subito ai ripari: sempreché, è ovvio, il loro scopo fosse davvero
quello che sbandierano da due
anni, cioè punire più severamente chi falsifica i bilanci. Invece
tocca leggere le corbellerie degli
innumerevoli responsabili giustizia del Pd, che fanno i pesci in
barile per non assumersi le proprie responsabilità. Sentite Donatella Ferranti, che faceva addirittura il giudice e ora per fortuna
non lo fa più, ma purtroppo fa la
deputata del Pd e la presidente
della commissione Giustizia della Camera: “L’allarme è strumentale: è indubbio che la nuova
legge abbia reintrodotto il delitto
di falso in bilancio, ma la giurisprudenza, come sempre, si deve
assestare tenendo conto dei lavori parlamentari preparatori”.
Segue a pagina 20

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2

POLITICA

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

Csuonsiglio
d’Europa:
corruzione bene
l’Italia, delude l’Ue

L’ITALIA “ha fatto progressi evidenti”
nella lotta alla corruzione. La Ue invece “delude” perché continua a ritardare l’adesione al “Greco”, l’organo anti-corruzione del Consiglio d’Europa.
Lo ha affermato Marin Mrcela, presidente del Greco in occasione della
pubblicazione del rapporto annuale.

Nel documento l’Italia è citata più volte come esempio degli impatti positivi
che il monitoraggio di Greco ha sul rafforzamento della legislazione anti corruzione e della sua messa in pratica.
L’Italia è indicata tra i paesi che, dopo
le raccomandazioni, hanno inasprito
le sanzioni previste per varie forme di

il Fatto Quotidiano

corruzione, ma soprattutto tra quelli
che hanno migliorato le leggi che regolano il finanziamento ai partiti e per
le campagne elettorali. L’Italia non è
stata invece ancora valutata per quanto riguarda le leggi che regolano il conflitto d’interessi per i parlamentari e i
magistrati, che avverrà nel 2016. Mr-

cela si è detto invece "molto deluso
che l’Unione europea non abbia ancora aderito a Greco".
"È dal 2012 che si discute di questa
questione. Tutti i 28 Stati membri
dell’Unione sono favorevoli a che la Ue
divenga membro di Greco, eppure nulla si è ancora mosso”.

COL NUOVO FALSO IN BILANCIO
RISCHIA IL PROCESSO A LIGRESTI

DOPO L’ASSOLUZIONE DEI CRESPI, A TORINO TEMONO GLI EFFETTI SUL CASO FONSAI
di Marco Palombi

I

l governo aspetta, vuole
capire di che si parla.
Prudenza magari saggia, per carità, eppure la
legge sul falso entrata in vigore
il 15 giugno non si presenta bene. Ieri abbiamo dato conto,
dopo un’anticipazione del Corriere della Sera, della sentenza
della Cassazione che ha prosciolto i fratelli Crespi (Luigi è
l’ex sondaggista di Berlusconi)
da una parte delle accuse per
falso in bilancio nella bancarotta di Hdc grazie alle nuove
norme. Ieri, poi, un breve lancio Ansa ha dato conto delle
preoccupazioni di Tribunale e
Procura di Torino sugli effetti
che la decisione della Cassazione potrebbe avere sul processo Fonsai, in cui accusato di
falso in bilancio c’è anche l’ex
patron della società assicurativa, Salvatore Ligresti. Il ministro della Giustizia, Andrea
Orlando, al telefono col Fatto
Quotidiano minimizza la situazione: “Come ho già detto bisogna aspettare le motivazioni
per capire il ragionamento
della Corte e comunque la nostra intenzione è chiara: vogliamo che il contrasto al falso
in bilancio sia rafforzato,
quindi se servirà alla luce della
sua applicazione, siamo disposti a un tagliando della legge,
magari con una norma interpretativa sul punto in questione. Basta che sia chiaro che
questa legge ha ampliato l’area
dell’incriminazione e aumentato le pene e dunque aumentato pure i mezzi di contrasto”.
VERO, ALMENO in parte, ma il

diavolo, si sa, ama i dettagli: secondo l’interpretazione della
Suprema Corte, infatti, la norma è scritta in modo che non
siano più punibili i falsi su
quelle parti del bilancio “oggetto di valutazioni”, cioè basate su stime (il valore dei magazzini, ad esempio, o dell’ammortamento dei crediti). Sembra una cosa piccola, ma non lo
è: è proprio su queste voci che
in genere si bara. “Il problema
– dice ancora Orlando – era
emerso in commissione, ma
tutti quelli che sono stati auditi, e si tratta di magistrati
esperti del tema, hanno sostenuto che non c’era un problema di interpretazione, nel senso che la legge chiaramente
consentiva di punire non solo i
falsi materiali, ma anche quelli
sulle componenti oggetto di
valutazione”. È sicuramente
così, ma anche senza motivazioni, il dispositivo della sentenza della Cassazione pare
chiaro: “Perché i fatti di cui alle
predette imputazioni non sono più previsti come reato”.
Sono proprio queste parole a
preoccupare i magistrati tori-

DON SALVATORE

Cos’è e chi riguarda il processo
di Torino che potrebbe saltare
IL PROCESSO FONSAI sono un sacco di processi. Uno per

corruzione ha sede a Roma, dove è stato trasferito da Milano,
e riguarda don Salvatore Ligresti e l’ex numero 1 dell’Isvap
(oggi Ivass) Giancarlo Giannini. A Torino, dove si indaga dal
2012, vari membri della famiglia Ligresti e della vecchia Fonsai sono imputati per false comunicazioni sociali (falso in bilancio) e manipolazione dei mercati finanziari (il cosiddetto
“aggiotaggio informativo”). Il primo reato, secondo la Procura, si concretizza nell’aver volontariamente sottostimato nel bilancio 2010 - le necessità della “riserva sinistri”, salvo
poi doverle adeguare per 660 milioni di euro a fine 2011. Un
danno da 257 milioni per gli azionisti. Nel maggio 2014, il
Tribunale ha deciso che anche Unipol-Sai - il colosso nato
dalla fusione tra l’ex società dei Ligresti e la finanza rossa - è
responsabile in solido dei danni patiti dagli azionisti.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando e (a sinistra) Salvatore Ligresti Ansa/LaPresse

nesi riguardo al processo Fonsai: il falso, infatti, è stato contestato sulla cosiddetta “riserva
sinistri” del bilancio 2010 della
società assicurativa. Tradotto:
secondo il pm Gianoglio, Fonsai ha accantonato meno soldi
del dovuto a riserva delle polizze per permettere alla famiglia Ligresti di intascare dividendi che la società non avrebbe dovuto pagare. Il danno ai
soci – ha calcolato Giovanni
Petrella, economista della Cattolica – ammonta a 257 milioni
di euro e, secondo la Procura,
riguarda 11.910 risparmiatori.
Sul caso Fonsai, il Guardasigilli
ovviamente non commenta:
“Siamo alla pre-illazione. Se la
mettiamo così, possiamo lanciare un allarme per ogni pro-

PARLA IL MINISTRO
Orlando: “Aspetto
le motivazioni,
ma il fine del governo
è chiaro: se serve,
faremo una norma
interpretativa”
cesso. E poi, a proposito di
sfracelli annunciati, quando
facemmo la responsabilità civile dei magistrati si disse di
tutto e non mi pare che stia
succedendo niente”. E ancora:
“Anche sul voto di scambio
politico-mafioso differenti se-

zioni della Cassazione hanno
interpretato la norma in modi
differenti, anche su questo argomento aspettiamo e vediamo”. Sul voto di scambio, però,
il conteggio delle posizioni della Suprema Corte è decisamente pro-assoluzioni: in quel caso
il problema è che, per esserci
reato, deve essere dimostrata
l’accettazione del politico del
“metodo mafioso” nella ricerca dei voti a suo favore.
QUANTO AL FALSO in bilan-

cio, comunque, nel Pd s’è creato un certo fronte. Pier Luigi
Bersani, mercoledì, ha lanciato
una vera e propria sassata al
governo: “La Cassazione ha dimostrato che nella nuova disciplina sul falso in bilancio c’è

un buco pazzesco che rischia di
vanificare l’esito dei processi.
Bisogna che il Consiglio dei
ministri intervenga”. Il responsabile giustizia del Pd, David Ermini, renziano, è stato
invece molto più cauto: “Prima
di creare allarmismi aspettiamo le motivazioni della sentenza. In pochi, forse, hanno
letto la relazione all’aula sul falso in bilancio e tutti i lavori
preparatori. In essi è contenuta
la reale volontà del legislatore
per una corretta interpretazione della norma. Anche sulla
base delle osservazioni di
Francesco Greco (magistrato
milanese esperto in reati finanziari, ndr), audito in Commissione, la relazione specificava
che le valutazioni fanno parte

integrante dei fatti materiali”.
Le intenzioni dei parlamentari,
però, sembrano aver convinto
la Cassazione meno della lettera della legge.
VA RICORDATO – a proposito

della travagliata approvazione
del falso in bilancio, osteggiata
furiosamente da Confindustria e dalla sua inviata al governo Federica Guidi – che l’ex
sottosegretario Giacomo Caliendo ha ricordato che lui e il
gruppo di Forza Italia tentarono di ripristinare la formula
originaria (aggiungendo le parole “ancorché oggetto di valutazioni”), ma l’emendamento fu bocciato in Senato per un
voto. Certe volte le buone intenzioni non bastano.

Il magistrato

Fabio Di Vizio

“Questa legge crea uno spazio di impunità”
di Antonella

Mascali

esperto di reati econoÈ
mici, il pm di Pistoia
Fabio Di Vizio, che negli an-

ni scorsi quando era alla
Procura di Forlì ha indagato
sulla Cassa di Risparmio di
San Marino e la finanziaria
Carisp, oltreché su funzionari del Monte dei Paschi di
Siena, date le sue competenze professionali ha seguito
con attenzione le modifiche
alla legge sul falso in bilancio
del governo Renzi. E ha riscontrato subito, prima che
l’assoluzione in Cassazione
dell’ex sondaggista Luigi
Crespi facesse emergere la
falla, che era stata cancellata
la punibilità del falso in bilancio più raffinato e tra i
più gravi, quello per “oggetto di valutazione”, cioè
quando si altera al ribasso, o
al rialzo, la stima di un bene:
“È pacifico – spiega Di Vizio

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al Fatto – che nella nuova
legge manchi la punibilità
per valutazioni sbagliate, al
di fuori di qualsiasi percentuale di errore, mentre in
passato vi era una percentuale di tollerabilità oltrepassata la quale si entrava
nel penale (la legge Berlusconi prevedeva la punibilità

EFFETTI
PERVERSI
Ora in aula
si discuterà solo
di cos’è punibile
e cosa no, anziché
della rilevanza delle
informazioni sottratte
ad azionisti e mercato

oltre il 10% di stima alterata,
ndr).

Perché è importante che una
legge stabilisca la punibilità
se l’oggetto di valutazione è
falso?

Il bilancio contiene delle valutazioni inevitabili e tra i
principi di redazione del bilancio vi sono delle precise

regole per la valutazione: ad
esempio deve essere scritto
secondo il criterio della continuità aziendale, deve essere redatto con prudenza,
non devono essere contenute indicazioni “avventate”.
Quindi, togliere la rilevanza
penale di valutazioni che costituiscono elementi del bilancio vuol dire garantire uno spazio di
impunità.
E questo spazio verrà
sfruttato dai legali degli imputati, com’è già
successo col caso Crespi.

Fabio Di Vizio

Le difese, verosimilmente, punteranno a
valorizzare il profilo
valutativo rispetto a
delle componenti che
dovrebbero
essere
meramente ricognitive dei fatti materiali e
al tempo stesso non vi
sarà rilevanza penale

per delle componenti che
rendono comprensibile e
utile il bilancio. La sua funzione è quella di rappresentare la condizione economica e finanziaria di una società e cioè quella di spiegare
ciò che fa e ciò che si può
permettere di fare, quindi è
importante per quest’ultimo
profilo l’oggetto di valutazione ma con questa legge è
privo di un controllo di rilevanza penale.
Si aspetta una cascata di assoluzioni?

Tutto quello che verrà ricondotto a oggetto di valutazione sarà suscettibile di
depenalizzazione per una
garanzia prevista dall’ordinamento, secondo il principio del favor rei. Nelle aule di
giustizia immagino che discuteremo sull’oggetto di
valutazione che non è più
punibile e non più sulla sua
rilevanza.

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ECONOMIA

il Fatto Quotidiano

T
roppo caro, pochi
servizi”: Easyjet
lascia Fiumicino

EASYJET riduce i servizi su Roma Fiumicino e da
aprile 2016 non avrà più aeromobili ed equipaggi
basati nello scalo. Lo ha reso noto la compagnia con
un comunicato in cui spiega che “la base di Roma
Fiumicino genera ritorni inferiori alle altre basi di EasyJet”. Inoltre lo scalo romano “fornisce un’esperienza di viaggio povera, con conseguenze negative
sui livelli di puntualità e soddisfazione dei clienti,

all’interno di un trend in deterioramento a causa dei
livelli eccessivi di crescite di capacità”. La nota precisa poi che “il peggioramento dei risultati di Roma
Fiumicino deriva da elevati costi aeroportuali, più
che raddoppiati dal 2012 e soggetti a ulteriori aumenti superiori ai tassi d’inflazione negli anni a venire”. La decisione di non avere più aeromobili e flotta di base a Fiumicino dal 2016, precisa EasyJet,

Appalti, vincono i gattopardi:
regali ai signori del cemento
NIENTE GARA PER I LAVORI IN PROJECT FINANCING. E RESTA IL GENERAL CONTRACTOR
di Carlo Di Foggia

I

senatori che ci hanno lavorato la descrivono come “uno schiaffo” al governo. Peccato contenga
anche diverse carezze ai signori
del cemento, soprattutto quelli
che si arricchiscono, con pochi
rischi, a spese dello Stato.
Ieri il Senato ha dato via libera a
larga maggioranza (Sel e M5S si
sono astenuti) alla legge delega
sul nuovo codice degli appalti
(passerà alla Camera). Il testo
dovrebbe chiudere una certa
stagione, quella degli scandali
tipo Mose e delle cricche delle

grandi opere, aprendo alla trasparenza, alle gare pubbliche
etc. In parte le premesse sono
mantenute, in buona parte no.
Ieri a Palazzo Madama i senatori esultavano per aver “modificato in toto il testo del governo, che era un obbrobrio”. Poi
però è arrivato anche un emendamento a firma dei relatori
Stefano Esposito (Pd) e Lionello
Marco Pagnoncelli (fittiano ex
Fi) che sposta il baricentro a favore dei privati, e nell'iter sono
rimaste alcune delle grandi
anomalie che in Italia moltiplicano i costi delle grandi opere.
Andiamo con ordine. L'emen-

damento esclude i titolari di
concessioni “in essere e future”
affidate con la formula della finanza di progetto (il project financing) dall’obbligo di fare una
gara pubblica per affidare “tutti i
contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni”,
cosa che invece dovrà valere per
tutti gli altri.
IERI, il testo è stato riscritto esonerando anche le concessioni
affidate con bandi di gara sul
modello europeo, ma solo quelle già “in essere” (e non quelle
future): tutto per evitare il ricorso di un colosso come Toto, che
ha costruito così la sua Autostrada dei parchi. “Le critiche a
questo emendamento non stanno in piedi – spiega Esposito al
Fatto – perché a essere escluse
dall’obbligo di gara sono solo le
manutenzioni, non la costruzione dell'opera: un giro d'affari
di soli 1,5 miliardi sugli 8,5 delle
concessioni”. “Non è affatto così
– spiega invece Ivan Cicconi, direttore dell’Istituto per la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, e grande
esperto in materia – le manutenzioni rientrano nei ‘contratti
di servizi’, mentre quelli dei ‘lavori’ comprendono assolutamente anche la costruzione dell'opera: è incredibile che l'abbiano scritto in questo modo”. Un
esempio di come vengono fatte
le leggi: toccherà ai decreti delegati – una volta approvata la
legge delega – chiarire il pasticcio (o peggiorarlo).
Al project financing si sono appassionati anche Comuni e Regioni

Mille euro a testa

Il prezzo di appartenere
al clan dei dalemiani
i sono momenti in cui si intravedono sprazzi
C
di verità sulla politica italiana che altrimenti
emergono soltanto nelle carte delle inchieste giu-

diziarie. Due giorni fa un pezzo di potere italiano
è sfilato per finanziare la fondazione di Massimo
D’Alema ItalianiEuropei, pagando 1.000 euro a
persona per una cena con il cuoco Gianfranco
Vissani. D’Alema è un privato cittadino, ex premier, ex ministro degli Esteri, così fuori dalla politica che quando si sentiva in corsa per fare il
commissario europeo doveva chiedere personalmente udienza al presidente della Commissione
Juncker perché il governo non aveva alcuna intenzione di sponsorizzarlo. La sua fondazione ha
un’utilità culturale che sfugge alle masse, ma non
alle grandi aziende in rapporti con la politica (inserzioniste della semi-clandestina rivista della
fondazione). La coop Cpl Concordia, al centro
dell’inchiesta della procura di Napoli su presunte
tangenti a Ischia, acquistò centinaia di copie dell'ultimo libro dell’ex premier e migliaia di bottiglie del suo vino. Così, per amicizia. Sembra che
ci sia un bisogno irrefrenabile in chi vuole contare
qualcosa in Italia di dare soldi a D’Alema. Che, in

PASSI INDIETRO
Il relatore: “Vale solo
per le manutenzioni”
ma per gli esperti
è falso. Delrio lo voleva
abolire, ma il sistema
che fa salire i costi c’è
con il Project financing diventeranno sempre più convenienti spiega Cicconi - e la beffa è che
sono quelle su cui lo Stato ha
meno voce in capitolo”. Come si
aggiudica un’opera in project financing? Il privato presenta un
progetto, sulla base del quale
l'Ente pubblico avvia una gara, e
se la vince un altro riceve almeno un indennizzo. Peccato però
che nel 90% dei casi chi presenta

“non avrà impatto sull'occupazione poiché EasyJet
offrirà a tutti gli equipaggi basati a Roma un impiego
presso le altre basi italiane di Milano, Napoli e Venezia. La low cost inglese conferma comunque il proprio impegno a collegare l’Italia con il resto dell’Europa e continuerà a trasportare circa 2 milioni di
passeggeri da e per Roma Fiumicino l’anno prossimo, con collegamenti dalle altre basi europee.

Il fatturato vola, solo
le coop schivano la crisi
LE COOPERATIVE sociali brillano. Venti nuovi posti di lavoro al giorno negli ultimi sei anni. Una nuova cooperativa
sociale al giorno, una cooperativa tutti i giorni degli ultimi sei
anni. Numeri ancora più significativi perché riferiti ad anni di
crisi. È quanto emerge da “Trent'anni nel futuro”, la due
giorni, in svolgimento ad Assisi, dedicata ai temi della cooperazione sociale: legalità, innovazione, capacità di rispondere ai bisogni di welfare del paese in termini di assistenza
agli anziani, ai minori, di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Lavori a cui partecipano oltre 1.000 cooperatori sociali da tutta Italia.
La cooperazione sociale italiana, stando ai numeri forniti ieri,
gode di ottima salute e “sfida le leggi dell’economia riuscendo a promuovere sviluppo, occupazione e investimenti
durante la peggiore crisi economica degli ultimi 80 anni e a
fronte di un carico fiscale cresciuto in sei anni del 36%”.
Le cooperative sociali e i consorzi aderenti a Federsolidarietà -Confcooperative sono oggi 6 mila e 200. Dal 2008 al
2014 sono nate 2mila e 400 cooperative sociali di cui 194
solo nei primi cinque mesi di quest’anno. Il fatturato aggregato è di 6,4 miliardi di euro. Dal 2008 al 2014 sono stati
creati 43 mila posti di lavoro. Gli occupati sono oltre 227mila.

il progetto vince la procedura.
“Una non gara”, per Cicconi:
“Se il progetto lo scrive il pubblico, tu privato che vinci l'appalto puoi anche affidare a chi
vuoi i lavori. Se invece lo scrivi
tu, come nella ‘finanza di progetto’, dovresti essere obbligato
a fare lavori con gara. La delega
invece stabilisce il contrario”.
IN PRATICA non verrebbe sa-

nato il sistema che solo apparentemente fa finanziare le
grandi opere dai privati, ma alla fine paga comunque lo Stato.
Il project financing ce lo siamo inventati noi, non esiste nelle direttive europee. Nel ‘94 la legge
Merloni, obbedendo alle indicazioni dell’Ue, stabilì che i
contratti di concessione andavano remunerati con il “diritto
allo sfruttamento”, accompagnato eventualmente da “un
prezzo”, cioè un contributo

dello Stato, che però non poteva superare il 50% dell'investimento. Nel 2002, la legge obiettivo del governo Berlusconi ha
soppresso il limite: il prezzo
può arrivare anche al 100%.
“Così il rischio di mercato si azzera, quindi avrebbe più senso
che ci fosse più attenzione sugli
appalti”, continua Cicconi.
La delega abolisce poi l’articolo
5 dello Sblocca Italia, che permetteva la proroga delle concessioni senza gara, e resta anche la
figura del general contractor, altra
figura tutta italiana illuminata
dall’inchiesta grandi opere: una
specie di concessionario anomalo, che prende in appalto i lavori ma che viene remunerato
non con il diritto di sfruttamento dell’opera ma con denaro, e
quindi non ha interesse a contenere i costi. Il neoministro dei
Lavori Graziano Delrio aveva
invece promesso di abolirlo.

PORTFOLIO

In fila per ItalianiEuropei

di Stefano Feltri

e funziona così: lo Stato non ha i
soldi per realizzare un'opera, ci
pensa allora il privato che verrà
poi ripagato con la concessione
di sfruttamento (o un canone
d'affitto). Fin qui tutto bene. Solo che di norma questo non avviene quasi mai, vuoi perché
spesso i prestiti ottenuti dal privato sono garantiti dallo Stato (è
il caso dell'autostrada Brebemi,
controllata da Intesa, coop rosse
e dal costruttore Pizzarotti),
vuoi perché al concessionario
viene garantita una remunerazione, in caso le cose vadano
male, molto generosa. “In questo modo le concessioni affidate

3

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

foto di Umberto

Pizzi

La questua di Baffino

cambio, non offre nulla, ci mancherebbe. È tutta
una questione di mecenatismo, “finanzio tante
cose”, dice Alessandro Profumo, in scadenza da
presidente di Monte Paschi.
IL VOTO di opinione è scomparso a favore

dell’astensione. Resta soltanto quello di corrente,
di clan, di tribù. Versare mille euro a un power broker che, con una certa schizofrenia, ama presentarsi sia come possidente terriero che come un Tony Blair italico (altro discutibile esempio di intreccio tra relazioni politiche e business), è il prezzo
per avere il marchio di “dalemiano”. Con un’unica
corte disponibile e affollata, quella renziana, vantare un’appartenenza è sempre utile.
Passi che questo gesto di fedeltà lo facciano residui
di altre epoche storiche, come il banchiere Cesare
Gerzoni. Ma vedere un ministro del Tesoro serio
come Pier Carlo Padoan o uno altrettanto equilibrato come Andrea Orlando finanziare un’istituzione che è a metà tra correnti di partito e comitato d’affari suscita qualche dubbio su come si
costruiscano le carriere, anche quelle più elevate,
in Italia. Chi ha competenza, ruolo e responsabilità potrebbe dare l’esempio ed emanciparsi dalla logica del clan.

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IO MI RICORDO

D’Alema fa la questua con
una cena da 1.000 euro a coperto e il ministro
Padoan si ricorda di essere stato dalemiano

NO, IL RISOTTO NO

Alla cena di ItalianiEuropei c’è anche Vissani (quello dei risotti dalemiani)
e Bersani, preoccupato, chiede una salamella

OSSESSIONE Il noto

COL PIATTINO

Per finanziare la sua fondazione, D’Alema non esita a sistemarsi all’ingresso con la mano stesa per raccogliere offerte

banchiere proletario Cesare
Geronzi accorre al raduno
extralusso di
D’Alema. L’ossessione della
“Ditta” del Pd
per le banche è
antica e foriera
di guai

a cura di fd’e

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4

POLITICA

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

M
arino resiste:
”Resto fino al 2023”
Delrio lo difende

IGNAZIO MARINO non arretra e rilancia. Ieri mattina il sindaco di Roma
ha presentato un dossier sul risanamento realizzato in Ama, la municipalizzata dei rifiuti. Marino ha replicato implicitamente alle critiche di
Matteo Renzi, sottolineando che il
suo governo non è solo “onestà e tra-

sparenza”, ma “ci sono anche le azioni
che abbiamo intrapreso”. Nonostante
il portavoce avesse anticipato che le
domande su Renzi non avrebbero ricevuto risposta, Marino si è lasciato
sfuggire una battuta: “Io non ho mai
cambiato idea, sono qui per restare fino al 2023”. In mattinata era arrivato

il Fatto Quotidiano

il commento, laconico ma significativo, del ministro Graziano Delrio: “Marino è un baluardo di legalità, e non
solo per il Comune di Roma”. In serata
si è espresso anche Lorenzo Guerini,
vicesegretario del Pd: “Nei confronti
del sindaco nessuna delegittimazione, ma un invito a lavorare bene”.

DE LUCA C’È, PALLA AL GOVERNO
GIORNO 1: RENZI NON FA NULLA
GOVERNATORE PROCLAMATO A NAPOLI, PRESENTI SOLO GIORNALISTI. SGARBO
ISTITUZIONALE AL PREDECESSORE CALDORO: NIENTE PASSAGGIO DI CONSEGNE
di Vincenzo Iurillo

C

Napoli

ome il Nanni Moretti
di Ecce Bombo, Vincenzo De Luca avrà
atteso la proclamazione a governatore della
Campania
arrovellandosi
nell’interrogativo: “Mi si nota
di più se vengo o se non vengo”? Alla fine non è venuto. De
Luca è rimasto a Salerno e si è
reso irreperibile al Tribunale
di Napoli, dove la sua presenza
non era obbligatoria alla lettura, alle ore 14.30, del verbale di
proclamazione
dell’ufficio
centrale elettorale, in una Sala
Arengario gremita di cronisti e
telecamere neppure stesse arrivando Obama, uno sproposito rispetto alle cinque persone in tutto che un dirigente
della Regione ricorda di aver
visto alla proclamazione nel
2010 dell’azzurro Stefano Caldoro, “e nemmeno lui venne”.
DE LUCA non è apparso nep-

pure a Palazzo Santa Lucia, a
prendere possesso degli uffici
del governatore, e lui lo è diventato, legge Severino permettendo. Caldoro – scrive in
un tweet – aveva attivato le
procedure per il passaggio di
consegne, ma dal ras di Salerno
nessuna risposta. Così l’uscente ha preso il suo fagotto e ha
sgomberato poco dopo le 15.
Coefficiente di fair play istituzionale? Zero. Un fuocherello
dell’incendio che sta per divampare. Con la proclamazione di De Luca, inizia il countdown della sua sospensione
imposta dalla legge Severino
per la condanna di primo gra-

IL SENATORE ATTACCA IL PM SAVASTA. M5S E CASSON:
“INVECE DI FARE ALLUSIONI, RISPONDA ALLE DOMANDE”

l luogo è lo stesso e anche la ressa dei cronisti è simile. Mancano solo i giornalisti stranieri, che invece c’erano quando
I
iniziò l’iter sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Siamo a

L’ex sindaco di Salerno e ora governatore Vincenzo De Luca LaPresse

di diritto dalla carica di presidente della giunta regionale
con ogni conseguenza anche in
ordine agli atti – nulli – che lo
stesso in qualità di presidente
sospeso potrà eventualmente
adottare”. A cominciare dalle
nomine di vice e giunta. Ancora più duro il documento firmato e allegato dalla candidata
M5S, Valeria Ciarambino, che
ha chiesto di bloccare la proclamazione di De Luca. “In
realtà De Luca è già stato so-

Azzollini in Giunta
cita romanzi fantasy
e accusa la Procura
di Gianluca Roselli

do a un anno per abuso d’ufficio. In attesa dell’esito del ricorso di De Luca al giudice civile, e della sentenza della Consulta del 21 ottobre sulla legittimità di quella parte della norma. Il decreto di sospensione
dovrà essere firmato dal presidente del Consiglio Matteo
Renzi. Ovvero dal segretario
del Pd che ha schierato De Luca presentandolo come “candidabile ed eleggibile”.
Ieri il rappresentante di lista di
Sel, Giovanni Mogavero, ha
fatto allegare al verbale di proclamazione un documento con
cui si chiede ricognizione
“dell’automatica sospensione

NOMINE DI CORSA
Proverà a fare
la squadra prima
della sospensione:
il suo “vice” forse sarà
l’ex rettore di Salerno
Raimondo Pasquino

PRIMO ROUND

speso (da sindaco di Salerno,
ndr) con un decreto prefettizio
di gennaio, sospensione ancora vigente, non è dunque neppure necessario attendere alcuna presa d’atto di Renzi”.
Queste iniziative fanno il paio
con le diffide presentate l’altro
ieri dal centro destra campano
e da un gruppo di consiglieri
uscenti e non rieletti. E ieri si è
mosso anche il capogruppo
Forza Italia alla Camera Renato Brunetta: “È già pronta una
denuncia per Renzi se prende o
perde tempo sulla sospensione
di De Luca, rischia di commettere abuso d’ufficio”.
Ovviamente De Luca nei prossimi giorni nominerà comunque una giunta. In pole position
per la carica di vice presidente
c’è sempre l’ex rettore di Salerno Raimondo Pasquino. Per gli
altri assessorati circolano un
po’ di nomi, solo maschili: il
docente Mario Raffa, il politologo Umberto De Gregorio, il

sociologo Domenico De Masi,
l’architetto Bruno Discepolo.
L’autocandidatura di Vittorio
Sgarbi è stata cestinata in pochi
minuti. Su Pasquino si potrebbe consolidare il nascente asse
tra De Luca e de Magistris. I tre
– come ha scritto Simona
Brandolini sul Corriere del Mezzogiorno – nei giorni scorsi hanno cenato insieme a casa
dell’ex rettore.
IL SINDACO di Napoli dice di

“essere molto motivato a collaborare col presidente De Luca che si è espresso a favore del
coinvolgimento di Napoli nelle
scelte su Bagnoli”. Ma da oggi
la Severino torna a essere un
problema anche per De Magistris: si discute il ricorso al giudice civile sul suo caso. Rischia
un nuovo periodo di sospensione. Si potrebbe verificare il
paradosso per cui sia Napoli sia
la Campania si ritrovino guidate da due “facenti funzioni”.

Sant’Ivo alla Sapienza, sede della Giunta per le autorizzazioni del
Senato, e il protagonista del giorno è Antonio Azzollini, senatore
Ncd presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama.
Ieri l’alfaniano si è difeso davanti alla giunta che deve decidere se
acconsentire l’arresto chiesto dalla Procura di Trani per il crac
della Casa della Divina Provvidenza. Una difesa in cui a un certo
punto il senatore cita a braccio passaggi di un romanzo di fantapolitica sconosciuto ai più. Riservandosi anche un colpo di
teatro quando esibisce una lettera secondo cui uno dei pm che lo
accusa, Antonio Savasta, avrebbe “tutte le ragioni per farlo visto
che il fratello era stato chiamato a ricoprire un ruolo nella stessa
casa di cura”. Messaggi ambigui che non sono piaciuti al senatore grillino Giarrusso. “Azzollini ha tirato in ballo cose strane, ma poi non ha risposto a nessuna delle nostre domande. La
sua difesa è stata lacunosa sotto
tutti i punti di vista”, sostiene il
grillino. Sulla stessa posizione è
Felice Casson, il senatore del Pd
appena sconfitto a Venezia: “Le
600 pagine della procura seguono un percorso chiaro. Non esiste alcun fumus percutionis”.
Nel frattempo Azzollini, oltre
ad annunciare la presentazione
di una memoria difensiva alla
giunta, oggi farà ricorso al tribunale del Riesame contro la richiesta di arresto. Ieri è sembrato combattivo, ma anche provato. “Sono sereno, ho estrema fiducia nella giunta”, ha detto alla
fine. Del resto la vicenda “è inquietante, con diversi aspetti trash”, per dirla come Stefania Pezzopane. La famosa frase ingiuriosa sulle suore, per esempio, per alcuni è una bufala. “Non c’è
alcun riscontro e i due che ne parlano non sono mai stati sentiti”,
dice Lucio Malan (Forza Italia), che chiede l’intervento del Csm
sulla procura di Trani. Secondo Carlo Giovanardi, invece, Azzzollini è innocente: “più che fumus, qui manca proprio l’arrosto”. Al momento i voti in giunta sono contro di lui: 13 a 9. Ma
tutto dipenderà dai senatori Pd (Casson a parte), che sembrano
attendere un’indicazione da Matteo Renzi. Dato che nella partita
entrano pure i delicati equilibri di governo tra Pd e Ncd. Già una
volta, nell’ottobre 2014, i senatori dem si schierarono con Azzollini respingendo la richiesta dell’uso delle intercettazioni a suo
carico, votando contro la relazione dello stesso Casson.

VADO LIGURE

Centrale a carbone, indagata anche Paita
di Ferruccio Sansa

Genova

ressioni sull’Istituto tumoP
ri di Genova perché producesse uno studio che smentisse

la perizia dei pm in cui si parlava
di 440 morti provocati dalla
centrale a carbone. È il capitolo
più sconcertante delle 40 pagine
con cui la Procura di Savona ha
concluso l’indagine sull’impianto Tirreno Power di Vado.
IL DOCUMENTO dei pm Chiara

Paolucci e Francantonio Granero descrive un intreccio tra politica (la Regione guidata dal Pd
di Claudio Burlando e la Provincia di Savona in mano al centrodestra di Angelo Vaccarezza,
eletto in Regione con Giovanni
Toti) e Tirreno Power, società
oggi guidata da Gaz de France,

ma in passato controllata da
Sorgenia che faceva capo al
gruppo De Benedetti. Gli indagati a vario titolo (dall’omicidio
colposo, al disastro ambientale
fino all’abuso d’ufficio) sono 86.
Tra questi la passata giunta Burlando quasi al completo: presidente e 13 assessori accusati di
abuso d’ufficio e (tranne uno) di
disastro colposo aggravato. Ci
sono Raffaella Paita, Giovanni
Barbagallo e Sergio Rossetti (appena rieletti). Ma si parla anche
di Mariano Grillo, che al ministero dell’Ambiente è direttore
della Divisione valutazioni ambientali. Fino, ovviamente, a
uno stuolo di dirigenti Tirreno
Power. Di Burlando e alcuni
suoi assessori (Paita), i pm dicono: “Procuravano intenzionalmente un ingiusto vantaggio
economico ai soggetti proprie-

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tari della centrale a carbone”,
nonostante da decenni fossero
noti gli effetti delle centrali a carbone sull’uomo. La Procura
quantifica il beneficio: gli impianti incriminati avrebbero
contribuito per “un miliardo al
margine di contribuzione della
società”. Quando, sottolineano i
pm, bastava un “modesto inve-

TIRRENO POWER
Sull’Istituto tumori
di Genova pressioni
per uno studio che
smentisse i periti
sulle responsabilità per
i 440 morti di cancro

stimento” per ridurre le emissioni. Dirigenti e amministratori indagati di Tirreno Power
avrebbero tra l’altro “omesso gli
investimenti per ridurre le
emissioni... ridotto il budget per
la manutenzione... scelto carbone di qualità inferiore... gestito
in maniera illecita ceneri di carbone e olio combustibile”.
L’accusa nei confronti dei politici – tra cui Burlando, Paita e
Vaccarezza – riguarda soprattutto le delibere che consentivano alla centrale di inquinare nonostante gli allarmi per la salute.
I pm parlano “di controlli partiti
solo nel 2013”. Ma i magistrati
sottolineano alcuni comportamenti, come quello di Gabriella
Minervini (indagata per omicidio colposo plurimo), dirigente
della Regione che “con l’incitamento e l’avallo di Burlando ri-

sultante dalle intercettazioni e
dell’assessore Guccinelli... si
adoperava perché i componenti
dell’Osservatorio (nominato
per sorvegliare sull’impianto,
ndr) si pronunciassero contro la
validità della consulenza dei
pm”. Non solo: Minervini “esercitava una rilevante pressione
nei confronti dell’Istituto tumori”, già destinatario di finanziamenti della Regione, chiedendo
“l’elaborazione di un documento di critica alla consulenza dei
pm”. Ne sarebbe scaturita
“un’analisi frettolosa e orientata
a minimizzare”. Minervini e un
funzionario della Provincia
“concordavano di predisporre
le bozze delle rispettive giunte...
‘lasciando in bianco i numeri’
(come rivelano le intercettazioni, ndr) per consentire all’azienda di dire l’ultima parola”. Ma

Raffaella Paita, Pd LaPresse

c’è anche l’ex assessore regionale allo Sviluppo economico,
Renzo Guccinelli, che “per adeguarsi alle richieste della società... arrivava a proporre modifiche dei valori limite di CO previste nelle delibere adottate con
contenuti corrispondenti alle
delibere aziendali”. Infine un
passaggio su Grillo: “Architettava anche con interventi diretti
dell’azionista di riferimento, per
la parte italiana, della Tirreno
Power (Sorgenia, ndr)... la concessione di un nuovo termine
per la costruzione del carbonile”.

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POLITICA

il Fatto Quotidiano

L’ULTIMA GRANA PER IL SINDACO DI ROMA
LA SCURE DEL TESORO SUL CAMPIDOGLIO
Eppure, proprio mentre nel fronte renziano si aprono crepe sul caso Marino, l’affondo rischia di arrivare da via XX
Settembre. Nei giorni scorsi - come anticipato dal sito Il
Rottamatore del (renziano) Claudio Velardi - sono arrivate sul tavolo del Campidoglio le risposte del ministero
dell’Economia su alcune questioni aperte nella contabi-

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

lità della Capitale. Tra queste, c’è anche l’annosa vicenda
del “salario accessorio” che l’autunno scorso scatenò la
protesta dei dipendenti comunali perché l’amministrazione decise unilateralmente i tagli. L’erogazione di quella parte di stipendio, ha confermato il Tesoro, è ingiustificata. Il vicesindaco Luigi Nieri - che ha riaperto la trattativa per l’accordo sindacale con i dipendenti - ha già
spiegato che se dovrà scegliere, starà dalla parte dei la-

5

voratori capitolini, perché “l’intransigenza” del Mef non
tiene conto del “percorso di inversione di tendenza in atto”. L’estrema conseguenza dei rilievi della Ragioneria di
Stato potrebbe essere quella della richiesta di restituzione dei soldi illegittimamente erogati. Una sentenza del
novembre scorso, però, rassicura il Campidoglio: Firenze,
uno degli innumerevoli Comuni italiani nella stessa situazione, fu “salvata” dalla scure.

RENZISMO APPLICATO

S

e uno viene autorizzato a entrare nei
mezzi di comunicazione che usano le
persone è difficile non definirlo un grande fratello: è un abuso rispetto alle norme di diritto che esistono sulla privacy
delle persone”. Susanna Camusso, segretario generale
della Cgil, è già pronta a impegnare il sindacato nella
pressione sulle commissioni
parlamentari che dovranno
valutare la delega fino alla
possibilità di fare ricorsi anche alla corte di giustizia europea. Per la Cgil, insomma,
l’ultima sorpresa del Jobs act,
ovvero la possibilità per il datore di lavoro di controllare i
proprio dipendenti tramite telefonini, tablet e computer, è
inacettabile.
DOPO l’abolizione dell’artico-

lo 18 il governo Renzi, dunque, manda in soffitta anche
l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori datato 1970: il divieto
assoluto “di usare impianti audiovisivi e altri apparecchi per

Jobs act - Grande Fratello
“È porcellum del lavoro”
IL SINDACATO SULLE BARRICATE CONTRO L’ULTIMA SORPRESA: DOPO L’ART. 18 TOCCA
ANCHE ALL’ART. 4, IL PADRONE CONTROLLERÀ I DIPENDENTI. IL PD: “CGIL STAI SERENA”
controllare a distanza l’attività
dei lavoratori”. Il Ministero
del lavoro, guidato da Giuliano
Poletti, emette una nota che
minimizza: “Il provvedimento
è in linea con le indicazioni del
garante della privacy e adegua
la normativa contenuta nello
Statuto dei lavoratori alle innovazioni tecnologiche. I dati
raccolti non sono utilizzabili,
senza il consenso del lavoratore, a nessun fine neppure disciplinare”.
Poco dopo, mentre il sindacato continua la controffensiva,
interviene direttamente il mi-

nistro Poletti: “La regola della
privacy continua a vigere. Non
c’è nessun Grande fratello,
non c’è nessuna liberalizzazione. Le imprese che montano
telecamere o altri impianti di
controllo hanno l’obbligo di
avere un accordo sindacale o
un’autorizzazione della direzione del lavoro, come era prima. Quello che cambia riguarda gli strumenti del lavoro, come tablet e smartphone, per i
quali l’impresa deve informare
il lavoratore del loro utilizzo e
finalità”.
Il responsabile della pubblica

UN MOTIVO in più per il capo
della Fiom, Maurizio Landini, a

I leader di Cgile Fiom, Susanna Camusso e Maurizio Landini LaPresse

Ilva, condannato Riva
Sigilli all’altoforno
LA PROCURA di Taranto ha disposto il sequestro preventivo senza facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dell’Ilva (sono solo due quelli in funzione), il reparto in cui l’8 giugno scorso è
stato investito da un getto di ghisa incandescente il 35enne operaio Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni per le gravi
ustione riportate sul novanta per cento del
corpo. Custode dell’impianto sarà Barbara Valenzano, già custode giudiziario degli impianti
dell’area a caldo nominata dal gip Patrizia Todisco nell’inchiesta sfociata nell’arresto dei
vertici dell’Ilva. Inizialmente i tecnici dello
Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl) avevano imposto 60 giorni di tempo all’Ilva per “adottare
tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare
pericolose esposizioni del personale alle
proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno”. Sono 10 gli
indagati per cooperazione in omicidio colposo.

La sentenza Usa

Fabio Riva,
condannato
ieri Ansa

Ieri intanto, la Corte d’Appello di Milano ha
confermato la condanna a 6 anni e mezzo di
carcere per Fabio Riva, figlio dell’ex patron
dell’Ilva Emilio, per la vicenda della presunta
truffa ai danni dello Stato da circa 100 milioni
di euro. Confermate anche le altre due condanne inflitte in primo grado ad altrettanti imputati; 5 anni per l’ex presidente della finanziaria svizzera Eufintrade Alfredo Lomonaco e
3 anni per l’ex consigliere delegato di Ilva Sa
Agostino Alberti. Confermata anche la confisca di 91 milioni di euro e la provvisionale da
15 milioni di euro a favore del ministero dello
Sviluppo economico. Fabio Riva, che è stato
latitante per quasi 3 anni prima di costituirsi.
Ieri era presente in aula.

lavoratori, delle schedature
Fiat, che poi furono il motivo
per cui fu introdotto l’articolo
4. Il governo utilizza un’escamotage piuttosto abile per dare nuove possibilità di intervento ai padroni. Ricordo che
questo governo è di larghe intese e pare che il loro scopo
principale sia l’opposto rispetto alla salvaguardia dei diritti
dei lavoratori, in accordo con
quella parte meno illuminta
dell’imprenditoria italiana che
già tanti danni ha fatto al nostro Paese. Non è soltanto lo
Statuto dei lavoratori ad esser
stracciato, ma settant’anni di
legislazione Repubblicana”.

amminsitrazione del Pd, Ernesto Carbone, addirittura sfotte
il sindacato con un messaggio
evocativo (ricordate il “Letta
stai sereno?” di Renzi) su Twitter: “Camusso stai serena, il
Jobs act non é neanche il lontano cugino del Grande Fratello che racconti”. Dalla stessa
parte della barricata, ovviamente, il giuslavorista Pietro
Ichino, senatore del Pd: “Che la
vecchia norma dello Statuto
del 1970 non fosse di fatto applicabile agli strumenti di lavoro oggi comunemente utilizzati in azienda e fuori, è dimostrato dal fatto che nessun
sindacato si è mai sognato di
pretendere la contrattazione
preventiva per l’assegnazione
al lavoratore di un cellulare
aziendale o di un pc mobile né
per l’uso del satellitare sulle
auto aziendali. Non si capisce,
dunque, perché ora qualche
sindacato improvvisamente
protesti per una norma che,

INDIGNATI
Lo storico Tranfaglia:
“Ricorda le schedature
della Fiat”. Landini:
“Che hanno fatto
di male i lavoratori
a questo governo?”
per tutti questi nuovi strumenti, detta delle regole, tecnicamente appropriate, che
aumentano la protezione dei
lavoratori rispetto alla situazione attuale”.
PER LO STORICO torinese Nicola Tranfaglia, invece, l’arre-

tramento sul piano dei diritti
acquisiti è sempre più evidente: “La libertà dei lavoratori è a
serio rischio. Sembra di ritornare ai tempi, pre Statuto dei

continuare il percorso antirenziano della neonata Coalizione sociale: “Siamo di fronte
ad un provvedimento che conferma la logica del governo:
non rispetta i diritti! Questo è
il porcellum del lavoro, lo trasforma in una merce fregandosene dei diritti dei lavoratori, come quelli della libertà e
della privacy”.
“Sta passando una logica folle
– continua Landini – per cui il
cittadino, nel momento in cui
è nel luogo di lavoro, non è più
una persona, non capisco cosa
abbiano fatto di male a questo
governo i cittadini che lavorano. Lo Stato dovrebbe ringraziarli perchè sono gli unici
che pagano le tasse e invece se
la prende sempre con loro.
Forse qualcuno fa gli interessi
di quelli che le tasse non le pagano”.
Il ministro Poletti in serata,
mentre la polemica infuria,
concede: “In ogni caso la norma va in Parlamento, che potrà dare le sue opinioni. E noi
ascolteremo i sindacati. Se dovessimo renderci conto che si
può migliorare, la miglioreremo”. Ma la direzione verso cui
si muove il governo si capisce
dalla dichiarazione del capo di
Confindustria, Giorgio Squinzi: “Chi è pulito non teme i
controlli”.
g.cal.

Dipendenti o professionisti?

Lo Statuto dei lavoratori riscritto dal caso Uber
di Stefano Feltri

a guerra legale su Uber ormai è un contenL
zioso globale che sta definendo, a colpi di
sentenze, il mercato del lavoro degli anni Dieci,

dove tutele consolidate e privilegi corporativi cadono con l’allargarsi dell’economia della condivisione. Uber è una app che si scarica sul cellulare
e permette di chiamare un’auto a noleggio con
conducente (Uber Black) oppure un normale automobilista che vuole arrotondare (Uber Pop,
ora illegale in Italia): si indica la destinazione, si
riceve il preventivo e, all’arrivo, la somma dovuta
viene scalata dalla carta di credito. Uber non offre
il servizio, si limita a mettere in contatto la domanda, cioè gli utenti, e l’offerta, chiunque abbia
un’auto e sia registrato sulla loro piattaforma.
IN ITALIA tutto il contenzioso legale riguarda antiquati privilegi corporativi dei tassisti che risalgono a una legge del 1992 così obsoleta che anche
l’Autorità di regolazione dei trasporti ha chiesto
alla politica di ammodernarla, regolando un settore che è molto cambiato. Tutelare il valore di

licenze ricevute gratis dai Comune e poi rivendute, spesso in nero, per svariate decine di migliaia di euro è cosa che interessa soltanto gli appartenenti all’agguerrita lobby delle auto bianche.
La questione aperta da una decisione della Commissione del Lavoro della California, lo Stato dove Uber è nata (anche se è domiciliata nel paradiso
fiscale del Delaware), ha invece una rilevanza
molto più ampia, quasi epocale.
LA DECISIONE STABILISCE che Uber debba rimborsare 4.152,20 dollari a un suo driver, Barbara

Ann Berwick, per le otto settimane in cui ha lavorato usando la app lo scorso
anno. Proprio perché Uber non
è soltanto un mediatore tra domanda e offerta ma si configura
più come un normale datore di
lavoro, sostiene la commissione
californiana. Non priva di argomenti: Uber vieta ai suoi driver di
ricevere mance, cosa che invece
possono fare i lavoratori autonomi, impone regole sul tipo di

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auto utilizzabile, al driver non è richiesto alcun
talento specifico, nessuna sua strategia di comportamento può avere grande impatto sui ricavi
finali, dipende tutto dalle regole fissate da Uber
sui prezzi e le commissioni. E il guidatore non è
libero di gestire il suo rapporto con la app, ma
deve rispettare regole precise per garantire un servizio omogeneo a quello di altre vetture Uber. Insomma, sostiene la Commissione del lavoro della
California, Uber non è una piattaforma tecnologica neutrale. È un datore di lavoro. E i suoi driver
sono dipendenti. La sentenza non si estende in
automatico a tutti i driver, anche se quelli raccolti
nella class action che sta chiedendo al Tribunale di San Francisco
i danni per le mance non incassate, saranno di sicuro felici.
Non si tratta di una questione
che riguarda soltanto Uber. La
tecnologia sta azzerando le distanze e le barriere di ingresso in
molti settori: con le app per fare
l’autista non serve più una licenza, per proporre un progetto di

ristrutturazione non è necessario essere architetti, per tradurre un testo su commissione di qualcuno dall’altra parte dell’Atlantico non è neppure
richiesto parlarsi al telefono. La prima conseguenza è che si riducono le inefficienze di mercato: se voglio spostarmi da una parte all’altra di
Roma quando piove e i taxi sono introvabili, oltre
che cari come d’abitudine, posso chiamare Uber.
E disoccupati o sottooccupati possono arrivare a
un reddito decente usando le opportunità offerte
dall’economia digitale.
IL LATO OSCURO è il ritorno del lavoro a cottimo,

di un pagamento a prestazione tarato soltanto
sulle esigenze dell’offerta e che, magari fissando
un giusto prezzo per servizi a basso valore aggiunto, non consente a chi lavora di avere un reddito
dignitoso. La politica e i giudici oscillano tra l’esigenza di adattare le regole a un contesto mutato e
quella di preservare conquiste in termini di diritti
e salari che risalgono ormai a un altro mondo.
Questa è la partita decisiva, nessuno può prevedere come finirà e quali saranno i costi e le vittime
della transizione.

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CRONACA

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

A
ssessore leghista
ospita 15 immigrati,
sospesa dal sindaco

I RICHIEDENTI asilo approdati in Veneto dall’Africa? “Ragazzi squisitissimi, pulitissimi. Mi hanno pure tagliato
l’erba”, parola di leghista doc, oltreché
di padrona di casa. Daniela Faggion è
l’assessore alle Politiche sociali di Selvazzano (Padova). Anzi, ex assessore,
perché il sindaco Enoch Soranzo, an-

che lui leghista, le ha comunicato che
tutte le deleghe le sono state revocate. La ragione? Faggion ha affittato
una palazzina con sette appartamenti
alla cooperativa Popolus, che lì sta
ospitando 15 profughi. “Il sindaco mi
ha detto che mi avrebbe tolto tutte le
deleghe a causa dell’affitto ai profughi

il Fatto Quotidiano

e che mi sconsigliava di partecipare
alla giunta perché per me ci sarebbero
state solo parolacce”, racconta Faggion. L’ex assessore non aveva comunicato al sindaco la sua decisione di
affittare lo stabile alla cooperativa,
anche perché l’immobile non si trova a
Selvazzano, ma a Padova, la città in cui

le politiche anti-immigrati di Salvini
hanno trovato il loro esecutore più oltranzista: il sindaco Bitonci, che di recente ha promesso controlli a tappeto
in tutti gli appartamenti privati affittati alle cooperative che gestiscono i
richiedenti asilo.
Alessio Schiesari

“A noi ci piace il rosso”
L’arrivederci di Santoro
LA SERATA FIORENTINA SU LA7 CHIUDE IL CICLO DI SERVIZIO PUBBLICO: “DAVVERO
CREDETE CHE IO SIA UN TRIBUNO? RENZI MI HA DETTO IN BOCCA AL LUPO E IO A LUI”
di Carlo

Tecce

A

inviato a Firenze

noi ci piace il rosso”, così saluta
Michele Santoro.
Il rosso in televisione con maglie, sciarpe e
fiori. Il rosso di Firenze, il
tramonto che avvolge lo
sfondo con Palazzo Vecchio
e il mastodontico Duomo. Il
Rosso di sera, che poi è il titolo
di questa puntata speciale di
Servizio Pubblico, una trasmissione che fu generata in piazza – quattro anni fa, a Bologna – e che in piazza finisce. Ha scelto il rosso, Santoro, per il congedo dal pubblico e la capitale del renzismo che, a poco a poco, quasi
timorosa, si ribella al partito
unico, al pensiero unico, al
Matteo unico.
QUANDO PARTE la colonna

sonora, i riflettori rossi accendono la passerella rossa –
aggettivo e sostantivo ricorrente – e sale Santoro, indugia un attimo, la telecamera
stringe, mette su l’espressione irriverente e domanda:
“Ma veramente credete che
io sia un tribuno? In tanti ci
hanno imitati, però non si
può imitare l’anima di un
programma”. Al traguardo di
un percorso, trascorse oltre
cento puntate, Santoro ritorna al punto di partenza: “Noi
siamo Libero Grassi, Buscetta, Spatuzza, Patrizia D’Addario”. Il giornalista fa l’elenco dei protagonisti di quest’ultimi dieci anni di televisione che l’hanno accompagnato fra Annozero in Rai e

L’INCONTRO CON B.

Il 10 gennaio 2013 ospita a Servizio Pubblico Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni politiche Ansa

Servizio Pubblico su La7 (e con
il Fatto Quotidiano). Quella

parte di carriera che viene
dopo l’editto bulgaro, lo
scontro più duro con Berlusconi, la censura assieme a
Enzo Biagi e Daniele Luttazzi. Santoro, stasera da Firenze, vuole ringraziare gli telespettatori che con 100.000
donazioni hanno permesso
la messa in onda di Servizio
Pubblico: “Siamo uno spazio
di libertà. Grazie per averci
fatto entrare nelle vostre case”. Poi scherza: “Noi siamo
italiani un po’ coglioni”.
In questa piazza, Largo Annigoni, in mezzo a una settimana fiorentina dedicata a
moda e lusso, Santoro non
poteva non rievocare Renzi,

TYCOON

Mario Ciancio
Sanfilippo ha 83
anni LaPresse
di Sandra

Rizza
Palermo

ora la ProcuE
ra di Catania
blocca i conti in

L’ESORDIO Santoro
lanciò “Samarcanda” nell’87 Ansa

QUATTRO ANNI DOPO Da Firenze Michele Santoro ha condotto ieri Rosso di Sera e
chiuso l’esperienza di Servizio Pubblico, iniziata 4 anni fa a Bologna. A destra Franco Battiato

Svizzera dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. I carabinieri
del Ros, su disposizione del Tribunale di prevenzione che ha accolto una richiesta urgente
del procuratore Giovanni Salvi, dell’aggiunto
Carmelo Zuccaro e del pm Antonino Fanara,
hanno sequestrato in un istituto di credito
elvetico titoli e azioni riconducibili al tycoon
catanese tramite una società fiduciaria del
Liechtenstein per un totale di 17 milioni di
euro. Contemporaneamente, gli investigatori hanno “congelato” la somma di 5 milioni
di euro in contanti depositata presso la filiale
di una banca etnea. La richiesta di sequestro,
con le modalità dell’urgenza, è stata motivata
dai pm con l’esigenza di intervenire subito
dopo che Ciancio “aveva dato l'ordine di monetizzare i propri titoli detenuti in Svizzera e

ch’era invitato, anzi in mezzo
ai suoi concittadini perché la
gente sta intorno e non davanti o indietro.
RENZI ha declinato, però ha

telefonato: “Il nostro presidente mi ha chiamato per
farmi l’in bocca al lupo per il
mio futuro. Sono io che faccio l’in bocca al lupo per il
suo futuro”. Con Maurizio
Landini che guarda da uno
schermo vicino ai camerini,
ecco Santoro che punzecchia
Renzi: “Preferisce Verdini a
Landini”.
Servizio Pubblico saluta il pubblico sospeso fra il futuro, e
non soltanto quello di Renzi,
e il passato di Santoro.
Vanno in scena immagini

d’archivio: Rockpolitik anno
2005, Adriano Celentano restituisce il microfono a Santoro. Preludio a una lunga
stagione di Annozero in Rai:
pressioni, sponde con l’Agcom, intromissioni di Berlusconi. Tensioni e anche episodi esilaranti. Come dimenticare la telefonata di Mauro
Masi, il direttore generale di
Viale Mazzini, che non sapeva proprio come cacciare
Santoro. Nel 2011, dopo Masi, Santoro lasciò la Rai. E qui
arriviamo a Servizio Pubblico,
da Bologna a Firenze, dall’ex
Cavaliere in studio alle inchieste di Sandro Ruotolo costretto a vivere sotto scorta.
Stasera, il compendio. Santoro ha riunito gli amici gior-

ULTIMA PUNTATA
Piazze e studi degli ultimi
dieci anni, pressioni
ed episodi esilaranti,
Landini e Battiato
a pugno chiuso
e il balletto di Carla Fracci
nalisti, cantanti e attori. Da
Franco Battiato (che fa il pugno chiuso) a Mannarino, da
Bianca Berlinguer a Gianni
Dragoni, da Alba Parietti a
Sabrina Ferilli, dai disegni di
Vauro a Marco Travaglio.
Assenti i politici. O meglio,

c’è Maurizio Landini, che fa il
sindacalista, che spinge per la
“coesione sociale”. Niente è
definito. Come i prossimi
mesi di Santoro, che ha promesso di prendersi una pausa
di riflessione, ma ha giurato
che sarà un arrivederci, mica
un addio. Santoro ha intersecato la scaletta di una serata
normale con quella di una serata speciale. Un po’ di memoria e un po’ di provocazioni. L’agenda: i temi antimafia, la scuola e i maestri, gli
immigrati e il lavoro. E la sorpresa – c’era da scommetterci – non un politico, non è
allora Renzi, non è un ministro del “giglio magico”.
Ma un balletto di Carla Fracci.

Sigilli al tesoro di Ciancio: 17 milioni
SEQUESTRATI IN SVIZZERA CONTI E TITOLI DELL’EDITORE DE “LA SICILIA”, OGGI DAVANTI AL GIUDICE PER MAFIA
di trasferire il ricavato in istituti di credito
italiani”.
NEI MESI SCORSI, la Procura di Catania ha

chiesto il rinvio a giudizio dell’editore per
concorso esterno in associazione mafiosa, accusandolo di “aver apportato un contributo
causale a Cosa nostra”, e proprio questa mattina davanti al gup Gaetana Bernabò Distefano si apre la prima udienza preliminare che
dovrà stabilire se l’uomo più potente dell’isola sarà processato per i suoi rapporti con i
clan. “Se questa accusa gravissima dovesse
reggere – ha detto il vicepresidente della
Commissione Antimafia Claudio Fava – dovremmo riscrivere la storia di Catania e probabilmente dell’intera Sicilia: i silenzi di certa
stampa, le carriere, le speculazioni urbanistiche, le responsabilità politiche e le impunità criminali”.
Editore e direttore de La Sicilia, titolare del più
solido gruppo editoriale del Mezzogiorno che
controlla quotidiani cartacei, tv, emittenti radio, ma soprattutto gestisce il più grande sta-

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bilimento tipografico dell’Italia meridionale
(stampa e distribuisce anche le edizioni locali
di giornali come Repubblica, La Stampa, il Sole
24 Ore), Ciancio non l’ha presa bene ed ha
affidato ad un lungo comunicato la sua replica che parla di affari sempre gestiti “alla
luce del sole”: i “capitali nei conti svizzeri – ha
fatto sapere – sono stati versati sin dagli anni
60-70 e sono rimasti per oltre 40 anni praticamente senza movimentazione”. Poi ha
spiegato: “Non ho fatto ricorso al segreto
bancario, ma ho autorizzato senza riserve la
Procura svizzera a collaborare con quella di
Catania: le somme sono state oggetto di scudo e di collaborazione volontaria, conformemente alle leggi italiane, per aderire alla quale
sono stati versati all’erario oltre 6,5 milioni di
euro”.
Nella voluminosa richiesta di sequestro, in
realtà, i pm di Salvi ricostruiscono i cospicui
affari dell’editore, che definiscono “infiltrati
da Cosa nostra catanese sin dall’epoca in cui
l’economia della città era sostanzialmente
imperniata sulle attività delle imprese dei co-

siddetti ‘cavalieri del lavoro’, tra i quali Graci
e Costanzo”.
DOPO UNA VERA e propria caccia al tesoro

di Ciancio, le indagini patrimoniali affidate al
Ros hanno portato la Dda etnea alla scoperta
dei fondi occultati all’estero attraverso fiduciarie di copertura: sarebbero stati individuati
depositi bancari in alcuni dei cosiddetti “paradisi fiscali”, grazie anche alla cooperazione
prestata dalla Procura di Lugano attraverso
una complessa rogatoria. Dalle analisi dei
conti bancari infine, sarebbe emersa quella
che gli inquirenti definiscono “una sperequazione non giustificata” tra le somme di denaro scoperte in Svizzera e i redditi dichiarati
dal tycoon ai fini della tassazione.
Lui, il patron de La Sicilia, però non si arrende
e nella nota diffusa in serata alle agenzie si
dice sicuro di poter provare la sua estraneità
alle accuse: “Dimostrerò qual è la verità dei
fatti – giura – riappropriandomi pubblicamente dell’onore e della dignità che merito”.

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POLITICA

il Fatto Quotidiano

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

7

Figli adottivi, sì al diritto di “sapere”
APPROVATA A MONTECITORIO LA NORMA CHE AIUTA I MAGGIORENNI CHE VOGLIONO RICOSTRUIRE LE PROPRIE ORIGINI
di Elisabetta

Reguitti

natella Ferranti, “colma un vuoto legislativo
conciliando due diritti fondamentali: quello
LA CAMERA ha approvato il disegno di leg- della madre biologica di scegliere di mange che consente ai figli adottivi di tentare di tenere la segretezza e quello del figlio di
conoscere le loro origini. L'aula di Monte- sapere chi lo ha generato”.
citorio si è espressa con 307 voti a favore e Anche i figli non riconosciuti alla nascita
22 contrari, relatore del ddl è stato il de- quindi, al compimento dei diciotto anni, pomocratico Giuseppe Berretta. Con il testo tranno rivolgersi al tribunale dei minori per
che ha avuto il via libera di Montecitorio, si ottenere informazioni sui genitori biologici e
modifica l’articolo 8 della legge del 4 maggio avranno il diritto di farlo una sola volta nella
1983, in materia di accesso del figlio adot- loro vita.
tato e non riconosciuto alla nascita alle in- L’accesso alle informazioni, come specificaformazioni sulle proprie origini e sulla pro- to nel provvedimento legislativo, non legitpria identità: ora passerà al Senato.
tima azioni di Stato e neppure istituisce
Secondo il Comitato per le origini biologiche eventuali diritti a rivendicazioni di natura pasarebbero circa 400mila i
trimoniale o successoria,
cittadini che vorrebbero “rima è consentito sia nei concostruire la propria storia
fronti della madre che abbia
I CASI
identitaria”. Ad oggi, un fisuccessivamente revocato
glio adottivo, secondo la
la volontà di anonimato,
Sono circa 400 mila
Corte di giustizia europea,
che nei confronti della mauna volta compiuti ventidre deceduta. Cambia inoli cittadini
cinque anni, ha sempre e
tre il regolamento sullo stapotenzialmente
comunque il diritto di proto civile in relazione alle invare a conoscere la madre
formazioni da garantire alla
coinvolti. Ma nella
che lo ha partorito ma in
donna al momento del parItalia fino a ieri per la legge
to. In particolare, la madre
legge non c’è nessun
vigente, non era così.
dovrà essere informata, anriferimento ai padri
Il vero assente, nel testo reche in forma scritta, degli
sta il padre che non viene
effetti giuridici, per lei e per
neppure citato.
il bambino: della dichiaraIl provvedimento regola il “diritto di inter- zione di non volere essere nominata, della
pello” a favore del figlio per verificare se la facoltà di revocare, senza limiti di tempo ma
madre intenda mantenere ancora la segre- anche della possibilità di confermare la stestezza e interviene anche sulle norme che sa dichiarazione di anonimato trascorsi diregolano l’adozione.
ciotto anni. Si tende quindi a mettere al cenI tratti distintivi del disegno di legge sono tro della questione il “permanere della stesl'introduzione di un concetto, peraltro sug- sa volontà” espressa alla nascita del figlio.
gerito dalla Corte costituzionale, che aveva Dopo tre anni dall'introduzione della legge, il
dichiarato incostituzionale la normativa in governo dovrà trasmettere al Parlamento i
corso. La legge approvata dall’Assemblea dati sull’attuazione normativa ma intanto da
parlamentare, secondo la presidente della adesso diventa possibile, se si vuole, riancommissione Giustizia di Montecitorio Do- nodare i fili strappati di una comune storia.

Favorevole

Michela Marzano

Ansa

Contraria

“Riavvolgere
il filo serve anche
per la salute”

O

di Eli.

Reg.

norevole Marzano come sono andate le cose in aula?

Si è arrivati ad un buon risultato
grazie ad un’ alleanza piuttosto bislacca tra vetero femministe e cattolici integralisti...
Ovvero?

Il primo dei tre articoli “estende anche al figlio
non riconosciuto alla nascita da donna che abbia manifestato la volontà di rimanere anonima la possibilità, raggiunta la maggiore età, di
chiedere al tribunale dei minorenni l'accesso
alle informazioni che riguardano la sua origine
e l'identità dei propri genitori”.

Si è riusciti a bilanciare il diritto all'anonimato Voglio sottolineare che la richiesta del figlio
e la volontà di chi sente la necessità di ri- potrà essere inoltrata una sola volta nella vita
trovare alcune pagine mancanti della propria proprio per evitare di fare pressioni anche
esistenza. Allo stesso tempo, tuttavia, si ri- solo psicologiche sulla donna: una sorta di
spetta la volontà di una donna
clausola di salvaguardia per
di confermare la dimensione
la madre. Si è anche pensato
di anonimato ma anche il bicosì di colmare il divario e
sogno di un figlio di conoscere
riparare all'ingiustizia tra i
GARANZIA
la sua storia biologica con rifigli che erano stati riconoferimento ad esempio ad
sciuti rispetto a chi non lo
ASSOLUTA
eventuali patologie congeniera stato ed è stato peraltro
La richiesta del figlio
te.
confermato che la richiesta
La legge sarà retroattiva?
di “interpello” non ha alcupotrà essere inoltrata na
Nei casi che riguardano i parti
conseguenza su eventuaprecedenti a questo testo, le
li aspettative patrimoniali.
una sola volta
madri avranno un anno di
Nel testo viene citata solo la
nella vita, per evitare
tempo per decidere se confermadre. Ma il padre?
mare la propria volontà. DoPurtroppo è il grande assendi fare pressioni anche te ed è un problema. Avevo
dici mesi durante i quali si
presentato un emendamenbloccherà la procedura che
solo psicologiche
permetterebbe al figlio di into volto ad inserire la figura
sulla donna
paterna ma sono stata coterpellarla attraverso il tribunale dei minori.
stretta a ritirarlo. Si sarebbe
rischiato di mandare all'aria
Lei è tra i favorevoli di questa
ddl. Come mai?
l’intera legge.
Innanzitutto perché per la prima volta ci si è Dunque quale è stato il punto di incontro?
posti la domanda sul significato e la valenza Il caso delle madri decedute e avevano ridella storia personale di chi è stato adottato. chiesto l'anonimato. Tra di noi c'era chi soNon viene in alcun modo messo in discus- steneva il valore eterno del segreto. Ora si è
sione il ruolo dei genitori adottivi rispetto alla stabilito che questo decade al momento del
madre biologica che comunque rimane tu- decesso. Se dovessimo sintetizzare potremmo
telata nel caso in cui non desideri che il figlio dire che prevale il diritto della vita sulla morne conosca l'identità.
te.

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Anna Rossomando

“C’è chi non vuole
riaprire mai più
quel capitolo”

O

di Eli.

Reg.

norevole Rossomando in aula ieri
come si è arrivati all'approvazione del testo?

Il lavoro è stato lungo, complesso e certamente non semplice. Molto è
stato fatto in Commissione perché si partiva da punti di vista molto distanti tra
loro.
Quali?

ter conoscere la sua identità a prescindere
dalla volontà della madre?

La Corte costituzionale si era espressa solo
sulla madre e non sul padre. La lacuna che
veniva chiesto di colmare, per quanto riguarda la nostra legge vigente, riguardava
l'introduzione della possibilità di revoca
della volontà di anonimato che fino ad ora
non era possibile neppure se richiesta spontanea dalla donna.

Personalmente ritenevo prioritario salvaguardare quella sorta di patto tra donna e Stato L'onorevole Marzano, sempre a proposito
stipulato al momento del pardel padre, sostiene di aver
to. La scelta dell’abbandono
dovuto ritirare un suo
comporta pesanti fattori di
emendamento perché sasofferenza e dolore. Io rivenrebbe stata a rischio l'inteSCELTE
dicavo il diritto della madre di
ra legge...
avere la certezza di non vedere
Come ho già detto questo
DIFFICILI
mai più riaperto quel capitolo
disegno di legge ha solSe una madre
della sua vita.
levato una forte discusLei tra l’altro non è ancora
sione interna superata soè costretta a sparire
del tutto convinta del paslo grazie alla volontà porsaggio che riguarda l'accesso
dalla vita di suo figlio, re rimedio e risolvere in
alle informazioni anche nel
modo tecnico una quela segretezza
caso di decesso della madre.
stione che ha a che fare
Esatto. Anche se alla fine ho
con un aspetto molto deè un termine
votato a favore penso che il
licato della sfera personatesto possa essere ancora mile. Durante le audizioni
fin troppo riduttivo
gliorato.
in Commissione sono
rispetto al fatto stesso stati forniti i dati che parCome?
Bisogna lavorarci insieme
lano di una proiezione di
così come abbiamo fatto fino
circa 90mila mamme
ad ora. Non a caso per questo argomento coinvolte nella scelta di rinunciare al prodifendo il concetto di segretezza rispetto a prio figlio. Lo strumento dell' interpello e
quello di riservatezza. Se una madre è co- la modalità con cui attivarlo resta il nustretta a sparire dalla vita di suo figlio la cleo centrale attorno al quale si possono
segretezza è un termine fin troppo riduttivo poi attivare degli aggiustamenti. L’obiettivo rimane migliorare la legge che però,
rispetto al fatto stesso.
ad oggi, rimane una delle migliori a livello
Nel testo non compare la parola padre. Non
crede che si potesse pensare anche ad un
europeo. Il tema del padre è ancora comunque aperto.
modo per il figlio, laddove possibile, di po-

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8

ECONOMIA

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

B
uona scuola, prof
incontrano i genitori
imbavagliati

di Giorgio Meletti

A

ll’assemblea delle
Fondazioni bancarie il presidente
Giuseppe Guzzetti
ha parlato chiaramente: se il governo vuole cambiare il presidente della Cassa Depositi e
Prestiti si accomodi pure, però
in cambio dovrà mollare un po’
di soldi. Dunque se Matteo
Renzi vuole Claudio Costaagna
al posto di Franco Bassanini è
solo questione di prezzo.
QUESTA GUERRA di potere

all’italiana va spiegata dall’inizio. Nel 2003 l’allora ministro
dell’Economia Giulio Tremonti
ebbe una delle sue idee di “finanza creativa”. Per sottrarre
circa 250 miliardi di risparmio
postale (raccolto dalla Cdp) dai
conti del debito pubblico bisognava far finta di privatizzare la
stessa Cdp. C’era bisogno di un
prestanome che fu individuato
nella variopinta brigata delle
Fondazioni bancarie.
Guzzetti e soci si sono fatti pagare bene il favore. Prima hanno
acquistato il 30 per cento della

ETERNA PARTITA
Dal 2003 gli enti
azionisti hanno preso
in dividendi più
di quanto speso. Ora
l’esecutivo assicura:
”Meno imposte”
Cdp per 1,05 miliardi di euro
(frazionato fra 64 Fondazioni),
soldi rapidamente tornati indietro a suon di dividendi. Poi nel
2012 hanno convertito il 30 per
cento di azioni privilegiate nel
20 di azioni ordinarie. Una perizia della Deloitte indicò in 4,5
miliardi il conguaglio da pagare,
ma il rigoroso governo Monti
riuscì a fare uno sconticino: i 4,5
miliardi diventarono un solo
miliardo, pagabile in tre comode rate annuali. Intanto i dividendi continuavano a correre:
per il 2014 le 64 Fondazioni
hanno appena incassato una cedola di 170 milioni. In più, per
fare buon peso, è stata concessa
alle Fondazioni la scelta del presidente della Cassa.
È così che Renzi, per silurare
Bassanini, deve chiedere il permesso a Guzzetti. Il quale, da
vecchio politico democristiano,
ha afferrato al volo la ghiotta occasione. Le Fondazioni sono in
declino. Hanno toccato il culmine del loro potere all'inizio
degli anni 2000, quando proprio
Tremonti le sfidò su un terreno
dai contorni vagamente teologici. Sono le Fondazioni pubbliche o private? Il buon senso direbbe che sono pubbliche. Sono
state costituite 25 anni fa dall'allora ministro del Tesoro Giuliano Amato, che consegnò loro la
proprietà delle Casse di Risparmio, che erano pubbliche. Ma
una sentenza della Corte costituzionale ha sancito la natura
privata delle Fondazioni bancarie. Sono private ma non hanno
un proprietario: sono di se stesse, cioè dei loro presidenti, nominati dai politici locali.

HANNO ACCOLTO i genitori dei loro
studenti davanti al cancello dell’istituto con le mani incatenate e le bocche imbavagliate perché il governo “è
così che ci vuole”. Con questa iniziativa un gruppo di insegnanti della
scuola elementare Dino Romagnoli,
nel quartiere Pilastro, prima periferia

di Bologna, ha mostrato il proprio disappunto per il ddl la Buona Scuola.
Dopo mezzora di protesta, gli insegnanti sono rientrati nell’edificio e
hanno iniziato a consegnare regolarmente le pagelle. I professori avevano al collo dei cartelli contro la riforma del governo di Matteo Renzi:

Cdp, le Fondazioni
mollano Bassanini
in cambio di soldi
GUZZETTI: “SIAMO PER RICONFERMARLO, MA NON CONTRO
IL GOVERNO”. E CHIEDE MENO TASSE E PIÙ DIVIDENDI
La crisi finanziaria iniziata nel
2007, il cattivo andamento delle
banche, scandali clamorosi come quello del Monte dei Paschi
di Siena hanno eroso prestigio e
potere delle Fondazioni, alle
quali resta solo la residua capacità d'influenza sulle consorterie locali che continuano ad attendere fameliche la distribuzione a pioggia di contributi i
più vari (e ormai sempre più
magri) ad attività culturali e
assistenziali “sul territorio”.
Una tradizione apprezzata
Il presidente dell’Acri, Giuseppe
Guzzetti. Sotto Giulio Tremonti
e Franco Bassanini Ansa

dal presidente della Repubblica
Sergio Mattarella, che ieri ha salutato l'assemblea dell'Acri con
parole entusiastiche: “Le Fondazioni, elemento significativo
della sussidiarietà che arricchisce il tessuto della società italiana, portano da sempre un fondamentale contributo allo sviluppo economico e sociale
dell’Italia”. La fase resta comunque difficile. A palazzo Chigi si è
insediato come consigliere economico del premier Roberto
Perotti, il docente della Bocconi

il Fatto Quotidiano

che insieme a Luigi Zingales
propugna da tempo la nazionalizzazione delle Fondazioni, accusate di essersi appropriate di
un patrimonio, oggi vicino ai 50
miliardi di euro, che era degli italiani: “Dopo aver
sottratto soldi ai cittadini
(i legittimi proprietari
delle vecchie casse di risparmio pubbliche),
ora si presentano come i loro benefattori”.
Un paio di mesi fa lo
stesso Guzzetti ha
dovuto firmare un
protocollo d'intesa con il governo
che fissa i punti di
una autoriforma
forzosa
delle
Fondazioni:
non potranno
investire più di
un terzo del patrimonio sulla
banca di riferimento, i presidenti non potranno rimanere
in carica per più di due mandati
di quattro anni, e non potranno più assegnarsi compensi superiori ai 500 mila euro complessivi annui per consiglio
d'amministrazione e collegio
dei sindaci.
LA CONTESA sulla poltrona di
Bassanini è dunque una grande
occasione per rifarsi. E Guzzetti
ieri non ha fatto giri di parole.
Prima ha protestato per la tassazione a suo dire esosa sulle
Fondazioni, quadruplicata negli ultimi cinque anni. Poi ha

“Ci vogliono così...”, “Ritiro immediato”, “Assumere tutti i precari ora”,
“Ddl è distruzione docenti lavoratori”.
Mentre un flash-mob è stato organizzato all’Università dove c’era il
sottosegretario all’Istruzione Davide
Faraone.

FINMECCANICA Nei guai
per “spionaggio” al Csm
er uno strascico dell’indagine a Busto Arsizio
P
sull’ex presidente e Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi, la procura di Roma vuole processare un as-

sistente del Csm, Alessio Orlando e l’ex membro del
comitato di sorveglianza di Finmeccanica, ed ex magistrato, Manuela Romei Pasetti.
I pm Nicola Maiorano ed Edmondo De Gregorio
hanno chiesto il rinvio a giudizio per entrambi con
l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico del
Csm e rivelazione del segreto d’ufficio. Il 9 luglio, il
gup Valerio Savio deciderà se
mandare a processo gli imputati. Il Csm è parte offesa ma ad
oggi il comitato di presidenza
non ha chiesto di costituirsi
parte civile. Orlando continua
a fare l’assistente: affianca il
membro togato di Magistratura Indipendente Claudio Galoppi.
Secondo l’accusa, Romei Pa- Giuseppe Orsi LaPresse
setti, attraverso Orlando, ha
cercato di avere notizie sulla pratica relativa alla nomina del procuratore di Busto Arsizio nell’interesse
di Orsi che, indagato dall’allora procuratore reggente
Eugenio Fusco, secondo il Noe dei carabinieri, non
vedeva l’ora che il magistrato andasse via.
Ex presidente della Corte d’appello di Venezia, per
due mesi al ministero della Giustizia con il ministro
Paola Severino, poi passata a Finmeccanica, consuocera di Ernesto Lupo, attuale consigliere giuridico al
Quirinale ed ex presidente della Cassazione, Romei
Pasetti ha sostenuto di aver telefonato al Csm per assicurarsi che Fusco, “una garanzia” per la correttezza
dell’indagine, restasse al suo posto. Quelle telefonate,
siamo nel settembre 2012, le fa dopo essere andata dal
magistrato “al fine di minimizzare i fatti” addebitati a
Orsi, scrive il Noe, senza ottenere alcun risultato.
Antonella Mascali

scaricato Bassanini ponendo
solo la questione del prezzo:
“Noi siamo per la riconferma di
Bassanini, però se c'è un contesto in cui queste cose si affrontano e risolvono, io non sono in
opposizione a questo governo...
Non vogliamo frapporre ostacoli di nessun genere, siamo collaborativi e possiamo fare sacrifici, ma abbiamo bisogno di sicurezze: i dividendi sono per noi
una condizione inderogabile”.
Quindi la Cdp deve continuare
a dare alle Fondazioni i ricchi

dividendi che le banche non
danno più.
QUANTO ALLE TASSE ci ha

pensato il viceministro dell'Economia Enrico Morando a portare all'assemblea di Lucca parole di conforto: la strada per
l’agevolazione fiscale potrebbe
essere l'estensione alle Fondazioni dell’incentivo sugli investimenti nella cosiddetta economia reale, come è stato fatto per
i fondi pensione. La trattativa è
aperta.

Antitrust: concorrenza contro la corruzione
METTERE LE IMPRESE IN COMPETIZIONE, PER L’AUTHORITY DI PITRUZZELLA, COMBATTE LA “TASSA OCCULTA” DELLE MAZZETTE
di Virginia Della Sala

a concorrenza dei mercati come
antidoto alla corruzione, “vera e
L
propria tassa occulta per il sistema eco-

nomico": parte da qui la relaziona annuale dell'Antitrust, presentata ieri in
Parlamento dal presidente Giovanni
Pitruzzella. Punto per punto, traccia il
quadro dell’attività dell’Autority dal
2014, per tutelare la concorrenza sui
mercati e i consumatori. Ci sono state
sanzioni per 266 milioni di euro, di cui
186 nel 2014 e 80 nei primi cinque mesi
del 2015. A queste cifre, si aggiungono
23 chiusure di procedimenti sulle intese
tra le società e tre per abuso di posizione
dominante. E se alcune chiudono, altre
si aprono: ne sono state avviate tredici.
Pubblico o privato, non c’è differenza.
Nel settore degli appalti, l'Antitrust riferisce di aver avviato “numerosi interventi”. Dal 2014, ad esempio, nel settore degli appalti pubblici sono stati

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sanzionate società per i contratti di assicurazione del trasporto pubblico locale (29 milioni di euro a Generali e
Unipol-Fondiaria), servizi di post-produzione della Rai (793.829 euro a New
Italian Broadcasting Association e 21
altre società), forniture di materiali e
servizi a Trenitalia, servizi di ristoro
sulla rete autostradale (oltre 13 milioni
di euro a Chef Express e My Chef). Ed è
in corso un procedimento per capire se
ci siano accordi anticoncorrenziali per
l’affidamento dei servizi di pulizia negli
istituti scolastici e nei centri di formazione della Pubblica Amministrazione.
IL NUCLEO DELLA RELAZIONE, però,

riguarda le nuove tecnologie. Pitruzzella gli dedica un’introduzione approfondita: cita la quarta rivoluzione industriale “promossa dall'affermazione dell'economia digitale”, la definisce un
“driver” di crescita, sottolinea il divario

digitale italiano rispetto agli altri paesi di infrastrutture adeguate. Così, tra false
europei, cita Uber e Google . “Possono recensioni su Tripadvisor, (500 mila eualimentarsi movimenti neo-luddistici ro di multa a dicembre), accertamenti
diretti a bloccare il cambiamento – dice su condotte ingannevoli legate alle App
il capo dell'Antitrust - Oppure si pos- gratuite per smartphone e poca traspasono minimizzare gli effetti negativi e renza delle offerte online delle compasfruttare i vantaggi dell’ultimarivolu- gnie assicurative sull’Rc Auto, spunta il
zione industriale: libertà invece di limi- capitolo delle telecomunicazioni, a cui
tazione, abbondanza invece di scarsità: fa capo la sanzione che il Consiglio di
aumento di volume, varietà e qualità, e Stato ha confermato nel 2015 ai danni di
abbassamento del costo dei tanti beni e Telecom: 103,8 milioni di euro per aver
servizi resi disponibili
reso difficile l'accesso
dall’economia digitaalla propria rete da
le”.
parte di altri operatoL'antitrust, poi, rinri.
traccia il problema
UN AVVERTIMENTO
posto da tutti: realizper la strategia sulla
zare la fusione tra
banda larga del goverpassato e futuro tocca
no e una precisazione:
alla politica “a livello
l’affidamento delle innazionale e a livello
frastrutture a un solo
europeo” si legge. E
operatore può trasforper realizzare il salto
Giovanni Pitruzzella Ansa
marsi in una rendita.
di qualità, c’è bisogno

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CRONACA

il Fatto Quotidiano

Csuiopasir,
indagine
rapporti tra

Carminati e gli 007

MASSIMO CARMINATI e i servizi
segreti, un ‘rapporto’ lungo oltre
trent'anni sul quale il Copasir vuole
vederci chiaro per capire se ci sono
state omissioni, sottovalutazioni o
collusioni da parte degli 007. La decisione è stata presa ieri dopo che il
sottosegretario
all’intelligence,

Marco Minniti – sentito in audizione
– ha inviato al Comitato una corposa
documentazione in possesso dei
servizi sull'ex esponente dei Nar e su
altri personaggi legati all’eversione
nera. L’ordinanza della prima ondata
di arresti, a dicembre, già segnalava
che Carminati “si rapporta contem-

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

poraneamente, quasi sempre in una
posizione sovraordinata, con i massimi esponenti della pubblica amministrazione capitolina, con esponenti
dei servizi segreti...”. La del Copasir è
stata inviata anche ai pm capitolini. Il
procuratore capo di Roma Pignatone
a dicembre sottolineò che “non ab-

9

biamo prove di contatti di Carminati
con i servizi. C'è una conversazione
in cui dice di essere andato in Libano,
tra i ‘70 e gli ‘80, mandato da qualcuno dei servizi, a fare attività varie.
C’è poi la convinzione diffusa degli
interlocutori di Carminati che lui
mantenga questi contatti”.

INTERROGATI I PM DI BUSSI
“SAPEVANO DELLE ASSOLUZIONI”
GLI INQUIRENTI DI PESCARA PER SETTE ORE DAVANTI AI COLLEGHI DI CAMPOBASSO
CHE INDAGANO SUL PROCESSO, RITENUTO “AGGIUSTATO”, PER I VELENI IN DISCARICA
di Antonio

S

Massari

aranno tutti assolti”.
Furono queste le parole che, dinanzi ad
alcuni testimoni, riferirono i pubblici ministeri
che sostenevano l’accusa nel
processo sulla discarica di
Bussi. Parole riferite circa due
settimane prima della sentenza che, il 19 dicembre scorso,
vide effettivamente assolti i 19
dirigenti dell’ex Montedison
dal reato di avvelenamento e
prescritti, invece, per la derubricazione del reato di disastro da doloso in colposo. E
anche su questa affermazione
che ieri i pm Giuseppe Bellelli
e Annarita Mantini sono stati
ascoltati, come persone informate sui fatti, dal procuratore
di Campobasso Nicola d’Alterio e dal sostituto Nicola
d’Angelo.
L’INTERROGATORIO, durato

circa sette ore, nasce dall’inchiesta del Fatto Quotidiano che
a maggio ha rivelato le presunte pressioni ricevute da alcune giudici popolari tre giorni prima della sentenza. Intervistate dal Fatto, alcune giudici
hanno dichiarato di non essere state serene nel momento

del giudizio, di non aver mai
letto gli atti d’inchiesta e, in
particolare, di una cena avvenuta in pizzeria 72 ore prima
del verdetto. Una cena a cui
parteciparono i giudici togati
Camillo Romandini e il giudice a latere Paolo di Geronimo. Dalla testimonianze
raccolte dal Fatto emerge che

vinto la causa, avrebbero potuto citarci personalmente,
chiedendoci i danni, e avremmo rischiato di perdere tutto
quello che abbiamo...”. Versione confermata dalle giudici
interrogate nei giorni scorsi a
Campobasso. Ma è chiaro che
la Procura molisana intende
andare oltre e l’interrogatorio

L’INDAGINE
Un testimone ha riferito:
“Il passaggio c’è stato,
saranno assolti”.
C’è una relazione
di servizio. Il ruolo del
presidente della Regione
nell’incontro conviviale – tra
una portata e l’altra – una delle
giudici dice di propendere per
il disastro ambientale doloso,
e non è l’unica, quindi si discute del processo e una delle
testimoni racconta: “Il giudice
Romandini ci ha spiegato che,
se avessimo condannato per
dolo, se poi i condannati si
fossero appellati, e avessero

lelli e Mantini che sostenevano l’accusa nel processo sulla
maxi discarica. Fonti accreditate che preferiscono mantenere l’anonimato riferiscono
che, a parlare ai pm di una decisione già presa, fu proprio il
presidente della Regione, Luciano d’Alfonso, che abbiamo
provato a contattare per avere
una conferma o una smentita,
sia chiamandolo per telefono,
sia inviandogli sms, ma senza
risultato.
C’È PERÒ UN ALTRO dettaglio

fiume dei pm Bellelli e Mantini lo dimostra. Fu sempre il
Fatto a rivelare che a dicembre,
parecchi giorni prima della
sentenza, una fonte istituzionale rivelò: “Saranno tutti assolti, è già tutto deciso”. Secondo le testimonianze raccolte dalla Procura di Campobasso, a proferire queste parole, furono proprio i pm Bel-

che s’aggiunge a questa storia.
Una fonte istituzionale e qualificata, nelle scorse settimane,
ha riferito ai pm Bellelli e
Mantini di aver appreso il
contenuto di dialogo avvenuto a pochissime ore dalla sentenza. A sua volta, la fonte che
s’è presentata dai pm, ha riferito di essere venuta a conoscenza dell’episodio da un
alto personaggio istituzionale
particolarmente impegnato
nella vicenda Bussi. E dell’episodio in questione, per quanto
risulta al Fatto Quotidiano, è stata stilata una relazione di servizio che nelle prossime ore, se
non già mentre scriviamo, dovrebbe essere stata consegnata
alla Procura di Campobasso.

La discarica di Bussi (Pescara); sotto, il giudice Camillo Romandini Ansa

Siamo di fronte a un ennesimo
colpo di scena, forse il più interessante di tutta la vicenda.
L’informatore rivela ai pm la
seguente scena: seduti a un tavolino due persone – interessate all’andamento della sentenza Bussi – incontrano una
terza, un alto personaggio istituzionale – anch’egli coinvolto nella questione – che azzarda un pronostico sulla condanna per disastro doloso.
Uno dei due personaggi replica con una frase che riassumiamo nel suo senso non letterale: “Il passaggio c’è già stato. Si andrà verso l’assoluzione”. Dopo la sentenza che ha
visto derubricare il reato da
disastro doloso in colposo, e
dopo le inchieste del Fatto Quotidiano sulle presunte pressioni
alle giudici popolari, l’alto
funzionario istituzionale ha

avvertito una terza persona
del dialogo. E quest’ultima ha
raccontato l’episodio ai pm
della Procura di Pescara che,
sulla base di queste informazioni, hanno stilato una relazione finita – secondo indiscrezioni – in un fascicolo
contro ignoti.
Cosa intendeva, dicendo “il
passaggio c’è già stato”, l’interlocutore in questione? Non
è escluso che, proprio su questo punto, la Procura di Campobasso, imbeccata da quella
di Pescara, stia decidendo di
fare chiarezza per dissipare su
tutte le (per ora presunte) anomalie che hanno contraddistinto la sentenza sui veleni
della discarica di Bussi. D’altronde non pare un caso che
l’audizione dei pm pescaresi,
ieri a Campobasso, sia durata
ben sette ore.

Scambiati i referti, le curano la malattia che non c’è
A TORINO UNA DONNA È STATA SOTTOPOSTA A UNA FASTIDIOSA TERAPIA PER IL CUORE, IN BASE ALL’ELETTROCARDIOGRAMMA DI UN ALTRO PAZIENTE
di Bruno

Tinti

uesta è la storia di A. S. che non
si sente tanto bene. Ha solo 50
Q
anni ma i dolori al petto possono

altri esami: prova da sforzo, dosaggio ormonale tiroide e altro elettrocardiogramma; e una visita specialistica.

essere pericolosi... Così, il 14 marzo, LA TRAFILA la conosciamo tutti:
va al pronto soccorso dell’Ospedale medico della mutua per prescrizioMaria Vittoria, a Torino. È mezzo- ne, acquisto medicine, esami tutto il
giorno, c’è un sacco di gente ma l’or- giorno stesso; per la visita speciaganizzazione è perfetta: triage, im- listica bisogna aspettare almeno 3
mediato elettrocardiogramma, con- mesi... A pagamento però è un’altra
sulto infermiere-cardiologo, codice faccenda. Un’amica consiglia ad A.
verde che vuol dire visita dopo 60 S. un cardiologo del Maria Vittoria,
minuti. Si vede che la situazione non E. C. L’8 aprile è nel suo studio con la
è stata considerata grave. Meno ma- sua brava cartellina. E. C. ne studia il
le perché in realtà la visitano alle
16.
A. S. era stata
Arriva il medico, ha in mano un
visitata a marzo al
elettrocardiogramma,
sembra
Pronto soccorso del
preoccupato: “Va male, servono alSanta Maria
tri accertamenti, prelievo venoso e
Vittoria di Torino
arterioso, radiografia torace, forse
una Tac; firmi qui”. A. S. è
spaventata quanto basta.
Dopo i prelievi e la radioIL CASO
grafia il medico telefona al
reparto di cardiologia, A.
Un secondo cardiologo
S. è sdraiata sul lettino.
“Strano per una persona di
ha prescritto farmaci,
questa età però la situaziononostante un esame
ne è brutta. Prescriverei...
Sei d’accordo?”. L’altro,
negativo. Nessuno
evidentemente, lo è e A. S.
è dimessa con prescriziorisponde dell’errore:
ne di bisoprololo (0,25) e
”Cose che capitano”
cardioaspirina. Deve fare

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contenuto, fa altro elettrocardiogramma, visita. “Che strano, è tutto
regolare. Del resto, per una persona
della sua età... Però è meglio continuare la cura, questi fenomeni potrebbero ripetersi. La situazione richiederebbe addirittura una terapia
a base di Cumadin ma ha effetti indesiderati gravi. E poi lei adesso sta
bene”. “Ma dottore, a me questa terapia dà stanchezza, giramenti di testa …” “Proviamo con l’atenelolo
(1,25), dovrebbe andare meglio”.
A. S. torna a casa e prende regolarmente le sue pastiglie; i giramenti

di testa restano ma sono meno frequenti. Un bel giorno, il 25 maggio,
decide di mettere a posto tutte le
carte: referti, diagnosi... “Che strano,
qui ci sono due elettrocardiogrammi
pinzati insieme. Ma guarda sono
tutti e due del 14 marzo, quando sono andata al pronto soccorso”. Così
scopre che uno è suo, c’è scritto S.,
ma l’altro no, c’è scritto M.. “Vuoi
vedere che si sono sbagliati?” Il 26 è
al Maria Vittoria e chiede di parlare
con il direttore sanitario che però
non c’è. Garantiscono che le telefonerà qualcuno al più presto. E infatti, il 27, le telefona il dottor S. che
le dà appuntamento per il pomeriggio. Consulta i due elettrocardiogrammi, il computer. “Vero, c’è stato un errore, sono cose che capitano...”.
A. S. NON È per niente contenta; s’è

fatta una terapia inutile che le ha
dato molti disturbi e, soprattutto, si
è spaventata. A. S. va di nuovo dal
dottor E. C cui racconta la sua scoperta. E. C. è imbarazzato; però – le
dice – non è colpa sua. Lui non è
tenuto a controllare il nome che, in
piccolo, appare su un angolo
dell’elettrocardiogramma, sono documenti che arrivano da un ospedale; qualche volta il nome non c’è
nemmeno, compare solo sul referto.
Ha controllato il tracciato, questo sì;

e da lì risultava una grave fibrillazione atriale. Comunque ogni terapia è superflua. A. S. se ne va, arrabbiata ma sollevata.
La storia si presta a diversi piani di
lettura: l’organizzazione del pronto
soccorso, i tempi necessari per una
visita specialistica. Ma io sono sensibile soprattutto a un terzo profilo:
A. S. è rimasta vittima di un “errore”.
Un “errore” vero, fondato sull’affermazione di un fatto incontrastabilmente escluso dalla documentazione: non era malata, il malato era M;
ma il medico non ha guardato tutti
(tutti) i documenti. Se gli esami di S.
non fossero stati perfetti (come erano) e i medici avessero prescritto
una terapia idonea; e se qualche altro
medico, anche un “luminare”,
l’avesse ritenuta non idonea e ne
avesse prescritta altra; ecco, si sarebbe trattato di valutazioni, non di “errori”; e va a sapere chi aveva ragione.
Certo, in medicina c’è quasi sempre
una prova decisiva: la guarigione o il
peggioramento; e la possibilità
scientifica di identificarne le ragioni.
Insomma la “verità” può essere accertata (non sempre, comunque).
Ma nei processi le cose non stanno
così; la “verità” non esiste, ci sono
solo valutazioni differenti. Qualche
volta si scoprono fatti nuovi oppure
– per restare in tema – gli “errori”,
quelli veri; ma sono proprio pochi.

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10

MONDO

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

Pianeta terra

ISRAELE BRUCIA CHIESA DEI PANI E DEI PESCI
Incendio nella Chiesa della moltiplicazione dei pani sulla a Tabga, in Galilea dove sarebbe avvenuto il
miracolo compiuto da Gesù. Lo hanno riferito fonti
di polizia: i sospetti si concentrano sugli estremisti
ebrei, dal momento che uno dei muri è stato imbrattato con uno slogan anticristiano. Reuters

LIBIA FAJR LIBYA SI SPACCA, NASCE TERZA FAZIONE SUMUD
I media di Tobruk - uno dei due governi oltre a quello di Tripoli hanno segnalato una nuova milizia islamica frutto della divisione
nella coalizione Fajr Libya: è formata da un "falco" di Misurata, Saleh
Badi, che ha riunito sette brigate. La forza si chiama Sumud. Ansa

di Virginia

O

Della Sala

ggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile
che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al
servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio a ogni costo delle banche,
facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare
l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto
della finanza che non ha futuro e che potrà solo
generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e
apparente cura”.
Arriva a pagina 144 la sferzata sulla sostenibilità economica di Papa Francesco. Ieri è stata
ufficialmente presentata l’enciclica ‘Laudato
si’, dopo che L’Espresso, nei giorni scorsi, ne
aveva diffuso una prima bozza. E dopo che il
Papa, due giorni fa, l’aveva inviata per mail a
tutti i Vescovi. Gli stessi, da tutto il mondo, con
cui da due mesi si stava confrontando per prepararla.
L’embargo per quello che Padre Lombardi,
portavoce della sala stampa Vaticana, ha definito uno dei documenti più attesi (“Non c’era
mai stata fino ad ora un’intensa e prolungata
attesa di un singolo documento - ha detto l’umanità ha dimostrato di averlo desiderato)
era previsto fino alle 12. A partire dalle 11,
però, si è svolta la cerimonia della guida alla
lettura: una sorta di presentazione del testo
che, per la prima volta, è stata tenuta da un alto
rappresentante di un’altra Chiesa cristiana: i
metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas, più
grande teologo vivente dell'ortodossia, in rappresentanza del patriarca Bartolomeo.
E NON È STATO un caso: Francesco aveva già
detto di essersi ispirato ai testi sulla cura del
creato scritti dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Così, il pontefice
parla di ambiente, della cura della “casa comune”, della tutela del creato attraverso i cosiddetti ‘comandamenti verdi’ del Papa: “Evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre
il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quando ragionevolmente si potrà
mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico, condividere un medesimo veicolo tra varie persone,
piantare alberi e spegnere le luci inutili. Tutto
ciò - scrive Francesco - fa parte di una creatività
generosa e dignitosa, che mostra il meglio
dell’essere umano”.
Ma, non dimentica il lato economico. Per il
pontefice, la crisi finanziaria del 2008 poteva
essere l’occasione per sviluppare un’economia

Il commento

il Fatto Quotidiano

fatto
a mano

Bergoglio alla messa oceanica a Manila sotto la pioggia del tifone Amang in gennaio Reuters

L’ENCICLICA PER UN ALTRO MONDO
DI FRANCESCO “CHE” BERGOGLIO

PAPA ECOLOGICO E CONTRO “LE BANCHE CHE HANNO FATTO PAGARE IL LORO SALVATAGGIO AI POPOLI”
LA CRISI DEL 2008
Poteva essere l’occasione per sviluppare
un’economia attenta ai principi etici ed invece è
stato riaffermato il dominio assoluto della finanza
più attenta ai principi etici. Si sarebbe potuta
cogliere l’occasione per dare vita a una diversa
regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e di quella che il Papa definisce ricchezza virtuale.

“Ma non c’è stata una reazione”, scrive Francesco, e sono rimasti in auge i “criteri obsoleti”
che governano il mondo. Produzione, mercati
ed ecologia, poi, non sono scollegati. “La produzione non è sempre razionale, e spesso è
legata a variabili economiche che attribuiscono
ai prodotti un valore che non corrisponde al
loro valore reale - scrive il Papa - e questo
determina una sovrapproduzione di alcune
merci, con un impatto ambientale non necessario, che al tempo stesso danneggia molte economie regionali”. E torna sulla finanza, sulla
corrispondenza tra bolle finanziarie e bolle pro-

duttive, generate dal fatto che si ignorano i problemi dell’economia reale: bisognerebbe impegnarsi per migliorare la produzione, favorire lo
sviluppo delle medie e piccole imprese, il funzionamento delle grandi, la creazione di occupazione. Parla di “concezione magica del
mercato” da evitare, quella che “tende a pensare
che i problemi si risolvano solo con la crescita
dei profitti delle imprese o degli individui. È
realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla
massimizzazione dei profitti si fermi a pensare
agli effetti ambientali che lascerà alle prossime
generazioni?”

Padre Alex Zanotelli

Ha unito il grido della terra a quello dei poveri
di Alex Zanotelli

inalmente, la prima enciF
clica totalmente dedicata
al problema dell’ambiente e

della grave crisi ecologica che
minaccia il pianeta Terra e gli
impoveriti. Ne avevamo bisogno a livello mondiale e nazionale, ma soprattutto ecclesiale,
dove la difesa della nostra casa
comune non è ancora percepita
come impegno etico. E questo
grazie a Francesco che si ispira a
san Francesco d’Assisi, un appassionato dei poveri e del creato. In lui, scrive lo stesso
papa, si riscontra fino a
che punto sono inseparabili la preoccupazione
per la natura e per la giustizia verso i poveri. È
questo l’aspetto più originale
dell’enciclica:
Francesco ha voluto
unire il “grido dei poveri” al “grido della terra”.
Lo afferma lui stesso:
“Ma oggi non possiamo
fare a meno di ricono-

scere che un vero approccio
ecologico diventa sempre un
approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra
quanto il grido dei poveri”.
È questo duplice grido che oggi
interpella i cristiani e “ogni persona che abita questo pianeta”,
cioè i destinatari dell’enciclica.
“Fra i poveri più abbandonati e
maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che ‘geme e soffre le doglie del parto’”.
Francesco offre una devastante

descrizione di quanto sia malato il Pianeta: “Se la tendenza attuale continua questo secolo
potrebbe essere testimone di
cambiamenti climatici inauditi
e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con
gravi conseguenze per tutti
noi”. Gli scienziati dell’Onu per
i cambiamenti climatici (Ipcc),
nel novembre 2014, a Copenaghen, hanno dichiarato in maniera perentoria I) che il riscaldamento globale esiste ed è causato dall’uomo, II) che gli effetti
sono già visibili, come lo scio-

Il libro da cui è
tratto il testo
del missionario
Ansa

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glimento dei ghiacciai ed eventi
molto estremi, e III) che il peggio deve ancora arrivare perché
le emissioni globali, invece che
diminuire, sono aumentate.
Gli scienziati dell’Ipcc (tutti
scelti dai governi!) affermano
che, se il Sistema continuerà a
utilizzare petrolio e carbone al
ritmo attuale, a fine secolo avremo fra i 3,5 e i 5,4 gradi in più.
Gli esperti ci ricordano che già
2 gradi in più costituiscono un
dramma per il nostro Pianeta.
Questo dramma sarà pagato da
tutti, ma soprattutto dagli impoveriti. Lo afferma
lo stesso Francesco:
“Gli impatti più peDILAPIDAZIONE
santi probabilmente
ricadranno nei prosIl 20 per cento della
simi decenni sui ‘paepopolazione consuma si in via di sviluppo’.
Molti poveri vivono
risorse tali da rubare a
in luoghi particolarmente colpiti da fenazioni povere e future nomeni connessi al
riscaldamento, e i logenerazioni ciò che
ro mezzi di sostentaserve per sopravvivere mento dipendono

fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi
dell’ecosistema, come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali. […] I più poveri si vedono
obbligati a migrare, con grande
incertezza sul futuro della loro
vita e dei loro figli”.
È UN GRIDO IMMENSO quello

dei rifugiati climatici, conseguenza diretta del surriscaldamento del Pianeta a opera
dell’egoismo umano. Il fatto è
che il 20% della popolazione
mondiale consuma da sola il
90% dei beni prodotti, a una velocità incredibile (Francesco la
chiama rapidación): “Un 20%
della popolazione mondiale
consuma risorse in misura tale
da rubare alle nazioni povere e
alle future generazioni ciò di cui
hanno bisogno per sopravvivere”. Questo sistema permette
che i 92 uomini più ricchi al
mondo possiedano più dei tre
miliardi di esseri umani più poveri. Questo in barba a un miliardo di persone che fanno la

fame e ai tanti milioni che
muoiono di fame ogni anno.
Tanti di questi impoveriti si trovano nel Sud-est asiatico e soprattutto in Africa, luoghi dove
si sentiranno di più le conseguenze dei cambiamenti climatici. Se l’attuale consumo di
idrocarburi continuasse così fino alla fine del secolo, l’Africa
potrebbe avere un incremento
di temperatura di 7 gradi.
Tre quarti dell’Africa potrebbero essere non abitabili verso la
fine del secolo. Dove andranno i
milioni di rifugiati climatici?
L’Onu parla già di 250 milioni
di rifugiati climatici. Una tragedia a cui stiamo già assistendo,
con centinaia di migliaia di profughi africani che tentano di attraversare il deserto e poi il Mediterraneo per arrivare fino a
noi. Molti di questi sono “profughi climatici”, anche se l’Onu
non li riconosce come tali. […]
Francesco viene a dirci che non
ci può essere una giustizia sociale senza una giustizia ambientale. Ritengo fondamentale

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il Fatto Quotidiano

MONDO

GERMANIA PROCEDURA DI INFRAZIONE UE
La Commissione europea ha aperto una procedura
di infrazione contro il progetto di introdurre un pedaggio autostradale per gli stranieri. Berlino vuole
introdurre un sistema simile a quello della Svizzera, per cui gli stranieri devono acquistare un contrassegno per utilizzare le autostrade. Ansa

MALTA DI CORSA VERSO L’AEREO: MULTATI
Stavano perdendo il volo che li doveva riportare in
Italia e hanno deciso di fermare il Boeing 737 della
Ryanair correndo sulla pista della Valletta. Matteo
Clementi, 26 anni e la sua compagna Enrica Apollonio, di 23, sono stati prima arrestati e poi rilasciati dietro il pagamento di una multa.

di Enrico Fierro

I

inviato ad Atene

l professor Gourias, settantenne pensionato, che alle
nove del mattino incontriamo in una traversa di piazza
Omonia fare la fila in una sede della
Alpha Bank, non lo sa. Non sa che
come lui tanti altri greci, anche piccoli risparmiatori, in soli tre giorni
hanno ritirato dalle banche 2 miliardi di euro. “I nostri clienti sono come
presi da una febbre. Usano quotidianamente il bancomat per prelevare il
massimo delle somme, oppure vengono allo sportello e svuotano i conti
lasciando solo piccolissime cifre”. Il
terrore si chiama Grexit, il fantasma
dracma 2. “Domina l’incertezza”, ci
dice un funzionario della banca allargando le braccia. Ci saluta sorridendo e ci lascia con un amaro “speriamo nella clemenza della troika”.
Giorni cruciali per il destino dei greci che temono il default e l’uscita
dall’euro. La riunione dell’Eurogruppo di ieri si è conclusa con un
rinvio. “Nessun accordo”, ha twittato il vicepresidente della Commis-

Al Qaeda: “Lo Porto si era convertito all’Islam”

RABBIA DELLA FAMIGLIA: “STANNO INFANGANDO IL SUO NOME”
Warren Weinstein e Giovanni Lo Porto “si erano convertiti all’Islam” prima
di essere uccisi in un raid Usa. Lo riporta il Site. Indignata la famiglia. Ansa

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

11

Ultimatum dell’Fmi:
Grecia, default vicino
LAGARDE: 1,6 MILIARDI ENTRO IL 30 GIUGNO. EUROGRUPPO, RIUNIONE
STRAORDINARIA LUNEDÌ. IL COMITATO SUL DEBITO: “È ILLEGITTIMO”
sione Valdis Dombrovskis, aggiungendo che “c’è un forte segnale che la
Grecia si impegna seriamente nei
negoziati”. Partita rinviata, e polemiche feroci ad Atene dove ieri la
presidente del Parlamento, Zoe Kostantopoulou, ha presentato il documento finale del “Comitato per la verità sul debito pubblico in Grecia”.
Un rapporto, dice il numero uno del
Parlamento, che “ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e la solidarietà di movimenti e
uomini della cultura. I greci hanno
diritto alla verità, alla responsabilizzazione e alla giustizia”.
SECCO IL GIUDIZIO del “Comitato”:

il debito che sta strozzando il Paese è
“illegale, illegittimo, odioso e insostenibile”. Chi impone altri tagli e sacrifici al popolo greco, aggiunge Zoe
Kostantopoulou, non tiene conto
che quel debito “non rispetta il diritto e la legalità internazionale né la
carta dei diritti dell’uomo. Viola il
trattato di costituzione dell’Onu e lo
stesso diritto europeo”. Parole che
pesano e peseranno come un macigno sulle decisioni del governo e sulle proposte che Tsipras e il ministro
Varoufakis dovranno portare ai
prossimi vertici europei. La direttrice dell’Fmi, Christine Lagarde, tira
dritto: se la Grecia non ripagherà il 30
giugno gli 1,6 miliardi di euro dovuti,
farà default. Pagare gli impegni e accettare gli ulteriori tagli proposti dai
vertici della Ue? La risposta del Comitato è no, “la Grecia non solo non
ha la capacità di onorare questo debito, ma il report dimostra anche che
non deve pagarlo”. Il rapporto si

Il ministro greco Yanis Varoufakis con Christine Lagarde, direttore Fmi Ansa

compone di diversi capitoli. Nel primo si afferma che “l'aumento del debito non è stato provocato da una
spesa pubblica eccessiva”, giudicata
inferiore rispetto a quella di altri paesi dell'Eurozona, ma dal “pagamento
di tassi di interesse estremamente
elevati, da una spesa militare eccessiva e ingiustificata, dalla perdita di
entrate fiscali dovuta a flussi di capitali in uscita illegali, dalla ricapitalizzazione statale di banche private, e
da squilibri internazionali creati a
causa delle imperfezioni della stessa
Unione monetaria”. Forti critiche
anche all’evoluzione del debito pubblico nell’ultimo quinquennio e agli
accordi del 2010, che hanno avuto
come unico obiettivo quello di “salvare le banche private greche e quelle
europee”. Ma è sul “diritto” a non pagare che si concentreranno le attenzioni di Fmi e vertici Ue. “Noi facciamo una raccomandazione al governo – ci dice Giorgios Mistralias,
membro del Comitato –, ma non pa-

gare è un obbligo, non un permesso.
Il problema è che le istituzioni finanziarie internazionali hanno paura del
contagio Grecia. Abbiamo ricevuto
tanta solidarietà, migliaia di intellettuali stanno facendo appelli a sostegno del Comitato, temono il rischio
emulazione. So che a Madrid, dopo le
elezioni, i nuovi vertici politici della
regione vogliono ridiscutere il debito. Per loro, l’esempio Grecia deve
sparire, è una questione politica, altrimenti questo braccio di ferro per
350 miliardi di debito non si capirebbe”.
Drastico il giudizio di Maria Lucia
Fattorelli, brasiliana e anche lei parte
attiva del Comitato. “L’uso del debito
è uno strumento per sottrarre risorse
pubbliche e immetterle nel sistema
finanziario privato. Nel 2010 non
hanno voluto ristrutturare il debito
greco per salvare le banche”. Lunedì
vertice straordinario dell’Eurogruppo convocato da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo.

L’alleanza trasversale degli amiconi dello zar
DAL PREMIER ELLENICO CHE SI RIVOLGE A PUTIN IN CHIAVE ANTI-UE AL LEADER UNGHERESE XENOFOBO CHE CACCIA I MIGRANTI
che Francesco abbia riportato
l’attenzione delle comunità cristiane sull’ecologia integrale,
cioè sulla giustizia sociale legata
alla giustizia ambientale. Le comunità cristiane per essere comunità alternative al Sistema
dominante devono vivere nelle
loro scelte quotidiane le dimensioni della giustizia sociale e
ambientale. Purtroppo è proprio quello che manca alle nostre comunità cristiane: la capacità di legare fede e vita. È come
se la fede avesse a che fare con il
culto in Chiesa e la vita quotidiana seguisse i dettami di un
Sistema che ci sta portando alla
morte. È questa schizofrenia tra
fede e vita che papa Francesco
vuole contrastare in Laudato si’.
E lo fa per le comunità cristiane
specialmente nel VI capitolo:
“Educazione e spiritualità ecologica”. Su questo ci giochiamo
tutto, e la nostra stessa fede. Noi
proclamiamo che Dio è il Dio
della vita e vita in abbondanza,
come dice il Vangelo di Giovanni.

di Andrea

Valdambrini

er non rimanere schiacP
ciato dalle decisioni
dell’Eurogruppo riunito ieri

sera per decidere sul destino
della Grecia, Alexis Tsipras si
è dato un’alternativa: Putin. Il
premier greco è volato al Forum economico internazionale di San Pietroburgo per un
colloquio bilaterale con il leader russo. Difficile, dati i tempi e le prospettive di Grexit,
che non si parli di aiuti per le
casse elleniche. Deluso da
Bruxelles, il leader di Syriza
guarda da tempo al Cremlino.
E non è il solo.
L’elenco degli amici europei di
Putin si articola in almeno tre
categorie: partiti di destra, di
sinistra e perfino governi nazionali dell’Ue. Tralasciando
le piccole formazioni, di solito
appartenenti alla destra più
estrema (per esempio Jobbik
in Ungheria), tra i pro-Cremlino vanno collocati il Front
National di Marine Le Pen e lo

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Ukip di Nigel Farage – rivali

all’Europarlamento ma uniti
nel ‘no’ alle sanzioni decise in
seguito alla crisi ucraina e appena prorogate di altri 6 mesi e la Lega. I legami tra il Front
National e Mosca sono stati al
centro di uno scandalo: Marine Le Pen ha ricevuto un finanziamento elettorale da una
banca vicina al Cremlino, come ha rilevato il sito d’inchiesta francese Mediapart. La Lega ha al suo interno un attivo
gruppo di russo-entusiasti,
che ha portato più volte a Mo-

Putin sulla maglietta di Salvini Ansa

sca il leader Matteo Salvini. A
sinistra, oltre a Syriza, è lo spagnolo Podemos a essere quantomeno non anti-russo, così
come gli autoproclamati “né
di destra né di sinistra” 5Stelle
(in compagnia, in Italia, di
Berlusconi e non solo).
SUL FRONTE DEI GOVERNI,

apertamente schierati al fianco
del leader russo sono sia il premier nazionalista ungherese
Viktor Orbán che quello slovacco Robert Fico, i cui Paesi
sono legati a Mosca da importanti accordi economici. Budapest, a esempio, ha recentemente ottenuto dalla Russia
il rinnovo della fornitura di gas
a prezzi di favore, così come la
collaborazione per la costruzione di un nuovo gasdotto.
Le preoccupazione sul versante Usa per il potenziale di questo ampio schieramento di
forse sono ben espresse da Dalibor
Rohac,
ricercatore
dell’American Enterprise Institute
di Washington. “La diffusa

consapevolezza che una massa
critica di membri dell’Ue… si
opponga alle sanzioni - commenta Rohac scrivendo per
l’edizione europea della rivista
Politico - può certamente far
pendere la bilancia in favore
dei ‘putiniani’ europei”. Il che
dal suo punto di vista sarebbe
un “disastro”, perché la revoca
delle sanzioni manderebbe a
Putin il segnale che l’invasione
della Crimea, in fondo, paga,
incoraggiando operazioni simili in altre zone tradizionalmente nella sfera di influenza
russa, come la Moldavia e i
Paesi Baltici.
In questo senso, argomenta
ancora l’analista, l’atteggiamento di Roma è straordinariamente ambiguo: “Renzi cerca di stare da una parte e
dall’altra. Va al G7, dove si ribadisce che vanno mantenute
le sanzioni contro la Russia se
gli accordi di Minsk non vengono rispettati. Poi però ospita
Putin a Milano parlando della
tradizionale amicizia ita-

lo-russa”. Un equilibristico
‘ma anche’ delle relazioni internazionali, che certo non deve lasciare Obama del tutto.
La posizione americana, insomma è chiarissima: guai a
togliere le sanzioni contro Mosca. Il rischio è però che ancora
una volta l’Europa politica si
ritrovi schiacciata tra Washington e Mosca. Al crocevia tra
due imperi – uno sia pur in
declino, l’altro in cerca di rivincita - tra i quali non può,
forse non vuole, scegliere.
@andreavaldambri

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12

MONDO

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

Pianeta terra

il Fatto Quotidiano

CINA HONG KONG BOCCIA LEGGE PECHINO
Il Parlamento di Hong Kong ha respinto la riforma
elettorale proposta dalla Cina, che avrebbe introdotto il suffragio universale ma con un meccanismo di selezione da parte di Pechino dei candidati
a capo del governo regionale. Non è stata raggiunta la maggioranza di 70 membri favorevoli. Reuters

DANIMARCA ELEZIONI, CENTRODESTRA IN VANTAGGIO
Lo schieramento di centrosinistra della premier uscente Helle
Thorning-Schmidt avrebbe un piccolo margine di svantaggio rispetto al centrodestra di Lars Lokke Rasmussen. Per l’emittente
Dr alla sinistra andrebbero 86 seggi, al centrodestra 89. Ansa

Dylann e la Columbine
nella chiesa dei neri
RAZZISTA FA STRAGE A CHARLESTON. SEGUE LA MESSA, POI DICE: “AVETE STUPRATO
LE NOSTRE DONNE”, E SPARA. OBAMA: “SUCCEDE SOLO DA NOI, ARMI TROPPO FACILI”
di Angela

Vitaliano

O

New York

gni morte di questo tipo è una tragedia, ogni sparatoria che coinvolge più vittime è una tragedia. Ho fatto dichiarazioni
come questa troppe volte. Le
comunità hanno dovuto affrontare tragedie come questa molte volte. Come paese,
dobbiamo fare i conti con il
fatto che questo tipo di episodi di violenza di massa
non avvengono in altri paesi
avanzati”.
Ha parole dure, Barack Obama, per commentare l’ultima “follia” delle armi facili,
quella di Charleston, con
nove vittime. Alle 20 di mercoledì sera, Dylann Roof, di
21 anni, ha spinto le porte
dell’Emanuel African Methodist Episcopal Church, e
si è seduto. Un ragazzo bianco in una chiesa, durante un
momento di preghiera, non
suscita sospetto. Anche se,
intorno, molti dei volti e degli occhi impegnati nella lettura delle parole della Bibbia, rivelano l’appartenenza
ad un’etnia diversa, quella
nera, maggioranza nella Carolina del Sud dove si trova
la storica chiesa afro americana. Per un’ora Dylann resta seduto con i suoi pensieri, con il suo odio, con quella
violenza trattenuta chissà

per quanto tempo, contro
quei suoi connazionali sentiti come nemici, come usurpatori, come pericolo. “Violentate le nostre donne e vi
state impadronendo del nostro paese. Dovete andarvene”, così ha detto il giovane
mentre, fra l’orrore, lo spavento, l’angoscia generale,
ha cominciato a fare fuoco.
“Dovete andarvene”.
PAROLE PESANTI come il

piombo di quei proiettili che
hanno ucciso otto persone
immediatamente e una, poco
dopo, in ospedale. “Dovete
andarvene” come se quella
non fosse la loro chiesa, non
la loro città, non il loro stato
e, soprattutto, non il loro
paese. Come fossero nemici
da sterminare, appunto. Sei
donne e tre uomini, hanno
perso la vita nell’ennesima
strage di un paese che non
riesce a disarmarsi: non lo ha
fatto dopo le Columbine,
non lo ha fatto dopo la strage
nella scuola di Sandy Hook e
non lo farà, sicuramente,
adesso, dopo che un altro
luogo, che dovrebbe essere
sicuro e pacifico, è stato violato dalla furia umana e da
una pistola il cui caricatore,
in poco tempo, è stato caricato e “scaricato” ben 5 volte.
Una pistola che il giovane,
che nella foto del suo profilo
di Facebook indossa un
giubbino con i simboli

dell’apartheid, aveva ricevuto in regalo da suo padre, lo
scorso aprile: un genitore ha
regalato a suo figlio lo strumento più efficace per mettere fine alla vita di molti innocenti e alla sua stessa.
Tra i sopravvissuti alla sparatoria, una donna alla quale
Dylann ha detto, guardandola dritto negli occhi “Non ti
uccido, ti risparmio, così potrai raccontare ciò che è ac-

NOVE MORTI
La caccia all’uomo
conclusa con l’arresto
del fuggiasco che
inneggiava all’apartheid.
Tra le vittime il pastore
senatore del Sud Carolina
caduto”. La “caccia all’uomo” è iniziata subito dopo la
strage: l’assassino era stato
identificato grazie alle foto
scattate dalle telecamere di
sicurezza all’ingresso della
chiesa.
Il giovane è stato fermato
nella mattinata di ieri a un
posto di blocco, mentre era a
bordo della sua auto, diretto
in Nord Carolina. Fra le vittime anche il pastore della
Chiesa, reverendo Clementa

C. Pinckney, che ricopriva
anche la carica di senatore
dello stato e di cui aveva specificamente chiesto l’omicida prima di prendere posto
proprio di fianco a lui.
LUTTO anche alla Charle-

ston Southern University,
dove Chris, promessa del baseball, ha perso la madre
Sharonda Coleman - Singleton. “Ci siamo svegliati stamattina e il cuore e l’anima
del Sud Carolina erano distrutti” ha detto il governatore dello Stato Nikki Haley
senza riuscire a trattenere le
lacrime. L’Emanuel African
Methodist Episcopal Church, conosciuta come “Mother Emanuel” è stata un
simbolo, sin dal 1816 quando fu fondata, della battaglia
per i diritti civili e della “sopravvivenza”.
È rimasta al suo posto, ricostruita dalle sue stesse ceneri,
dopo un incendio e un terremoto e nonostante il bando dello stato che l’aveva dichiarata “fuori legge”. “C’è
qualcosa di particolarmente
straziante quando la morte
avviene in un luogo in cui
noi cerchiamo sollievo e pace
– ha detto il presidente Obama – e ancora una volta persone innocenti sono state uccise in parte perché qualcuno
che voleva fare del male, non
ha avuto alcuna difficolta a
procurarsi un’arma”.

FRANCIA

Gayet in versione première dame
fa dimenticare anche Waterloo
di Luana De Micco

Parigi

ccola arrivare in abito nero, con i caE
pelli raccolti, spingendo la sedia a rotelle del nonno, l’ex partigiano Alain Ga-

yet, di 92 anni e la Legione d’onore spillata
sulla giacca. È così che Julie Gayet ha fatto
ieri la sua prima comparsa pubblica accanto al presidente François Hollande.
Un’immagine sobria che non ha niente a
che vedere con le foto rubate un anno e
mezzo fa di Hollande sullo scooter e il
casco in testa che andava a incontrare in
segreto la compagna. La coppia ha scelto
le commemorazioni dell’appello del 18
giugno 1940 del generale De Gaulle che da
Londra incitava i francesi a battersi contro
la Germania nazista. Sulle immagini che
circolano da ieri lei resta sempre un po’ in
secondo piano. Première dame sì, ma con
discrezione. Per molti osservatori è una
bella mossa di comunicazione. Dall’Eliseo
assicurano che la presenza dell’attrice si
spiega solo perché il nonno faceva parte di
quei francesi che si sono arruolati in nome

Julie Gayet alla cerimonia per De Gaulle Ansa

della libertà. Forse invece ha ragione Paris
Match che sull’ultima copertina scriveva
profetico: “Julie Gayet. Alla luce del sole.
Come sta entrando poco alla volta nel suo
ruolo”.
SE VOGLIAMO la data è scelta bene anche

perché l’episodio fa passare un po’ in sordina l’altro 18 giugno che la Francia sta
allegramente boicottando per rendere
omaggio a De Gaulle. Né il presidente
Hollande né il premier Manuel Valls hanno previsto di fare il viaggio in Belgio dove
si stanno celebrando in pompa magna i
200 anni della battaglia di Waterloo che, il

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18 giugno 1815, segnò la disfatta di Napoleone. Dalla Gran Bretagna sono partiti
il principe Carlo e la moglie Camilla. La
Francia invia il suo ambasciatore a Bruxelles. “Ci rimproverano di non andare a
versare lacrime per quel temibile momento vissuto dal nostro paese”, ha ironizzato
ieri Valls. L’inglese Daily Télégraph ha scritto: “Parigi non ha ancora digerito la sconfitta”. Certo che l’episodio brucia ancora
alla fierezza transalpina. A marzo la Francia si era opposta all’iniziativa belga di coniare una moneta di 2 euro e 50 per il bicentenario e davanti al Consiglio d’Europa
aveva denunciato “un simbolo negativo
per una parte della popolazione europea”.
Il termine Waterloo è diventato sinonimo
di disastro. Proprio alcuni giorni fa l’ex
ministra ecologista, Cécile Duflot, ha definito la politica sull’immigrazione una
“Waterloo morale”. Ma è la figura di Napoleone che mette a disagio la Francia, anche quando si tratta di vittorie. Nel 2005,
per i 200 anni della battaglia di Austerlitz,
l’allora presidente Jacques Chirac preferì a
sua volta boicottare le cerimonie ufficiali.

Dylann Roof, 21 anni con simboli dell’apartheid sul giubbotto Ansa

Il regista

Roberto Minervini

Gli emarginati
poveri e bianchi
che odiano lo Stato
di Roberta Zunini

on mi sorprende questo eccidio di stampo razziale a Charleston, non solo perché nel sud degli Stati Uniti l'odio dei
N
bianchi nei confronti dei neri è una realtà quotidiana, ma anche

perché il Sud è rimasto secessionista e non digerisce le imposizioni delle istituzioni centrali”. Roberto Minervini, regista del
potente docufilm Louisiana, molto applaudito dalla critica a Cannes, vive negli Usa da 15 anni e da tempo si è trasferito nel Sud, in
Texas “perché lì è come stare in prima linea. Tutti i problemi
dell'America sono presenti e ampliati”. Il regista marchigiano,
che avrebbe voluto fare il reporter di guerra, in Louisiana mostra la
vita dei cosiddetti white trash, i bianchi spazzatura, molto spesso
veterani dell'Afghanistan e Iraq, che vivono dentro roulotte e
passano il tempo bevendo, drogandosi
di metanfetamina e sparando con armi
d'assalto durante esercitazioni tra mangrovie e acquitrini. “Gli Stati Uniti sono
avvelenati dalla disparità sociale, dalla
lobby delle armi e da quella farmaceutica, visto che le droghe sintetiche sono
derivate dai farmaci venduti senza ricetta. Questo mix ha stimolato negli anni la crescita di un grande ceto bianco
povero, frustrato, razzista, violento e
distrutto dalla droga. La colpa di questo
degrado la attribuisco alle politiche dei
vari presidenti e del Congresso. In Louisiana c'è una sequenza in cui un gruppo paramilitare mitraglia, fino a farla saltare, una macchina dietro il cui finestrino c'è la maschera del presidente Obama. Durante tutto il documentario sia la comunità di tossici e alcolisti sia
i paramilitari, alcuni dei quali imparentati, insultano i neri, specialmente il presidente per non aver fatto nulla per migliorare la
loro condizione economica e aver tentato di regolarizzare il mercato delle armi”.
“Purtroppo - conclude Minervini - alla fine anche lui non ce l'ha
fatta, segno che non solo i repubblicani ma anche i democratici
non possono permettersi di fare a meno dei voti e dei soldi della
potentissima industria delle armi. La gente inoltre, specialmente nel sud, si sente minacciata dallo Stato centrale ed è per questo
che i paramilitari dicono che a Washington vogliono cancellare
le libertà sancite dalla Costituzione, il secondo emendamento
in cui viene autorizzato il possesso di armi. Queste milizie ore
sono diventate scomode ma lo Stato le aveva usate per compiere
il lavoro sporco come sparare ai migranti messicani che cercavano di entrare negli Usa”. In questo clima di anarchia armata
e miseria, la guerra che i bianchi poveri, in senso economico e
culturale, hanno ingaggiato nei confronti dei neri ancora più
poveri, era inevitabile. “I bianchi in miseria sono in aumento e si
trovano a vivere sempre più di frequente in periferia vicino ai
ghetti dei neri”.

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CRONACA

il Fatto Quotidiano

Csi astiglione,
lunedì
discuterà in aula
sulle sue deleghe

LA CONFERENZA dei capigruppo della
Camera ha accolto la richiesta della presidente del gruppo del M5S, Francesca
Businarolo, di calendarizzare per la prossima settimana la mozione sulla revoca
delle deleghe al sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione. Il sottosegretario infatti è stato travolto dalle

polemiche perché indagato per turbativa
d’asta dalla Procura di Catania nell’ambito dell’indagine sul Cara di Mineo. Intanto sul caso è intervenuto ieri anche il
prefetto Gabrielli: “Ho molte responsabilità e molti peccati, ma non questo”,
dice parlando della vicenda del Cara di
Mineo in Commissione parlamentare

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

13

d’inchiesta sui centri immigrati. Sui rapporti con Luca Odevaine, aggiunge:
“Quando nominai come soggetto attuatore per Mineo il presidente della provincia di Catania Castiglione, perché la
Regione si era tirata indietro, lui aveva
poche possibilità di venire a Roma e
quindi nominai Odevaine”.

CORONA ESCE DOPO 30 MESI IN CELLA
DON MAZZI SI OCCUPERÀ DI LUI
NON È LIBERO, SCONTERÀ LA PENA IN COMUNITÀ: VISITE E TELEFONATE LIMITATE
di Davide

Vecchi

G

Milano

iuro: qui dentro
non ci tornerò
più”. Fabrizio Corona ha lasciato il
carcere di Opera. Non per la
libertà. È stato trasferito alla
comunità Exodus di don
Mazzi a Villadosia, poco distante da Varese. Qui potrà
scontare il resto della pena se
rispetterà le precise e severe
prescrizioni disposte dal giudice di sorveglianza.
ALTRIMENTI tornerà in cella.

L’affidamento è infatti temporale. Revocabile in qualunque momento. Non potrà
uscire dal centro di recupero,
pochissime le visite concesse,
così come le telefonate e ridotti al minimo i rapporti
con l’esterno. “Sarà control-

lato costantemente e dovrà
comportarsi benissimo, ma
io so che ce la farà alla grande”, confida ancora quasi incredulo Ivan Chiesa, l’avvocato che insieme ad Antonella Calcaterra ha difeso Corona e ne ha seguito l’intero
iter. Chiesa ieri era fuori dal
penitenziario ad aspettarlo.
“Sono felice, qui dentro non
ci tornerò più”, ha gridato abbracciandolo il fu Re dei paparazzi. Poi insieme hanno
raggiunto la comunità Exodus. “Fabrizio ha fatto degli
errori, sicuramente tanti ma è
un bravo ragazzo e non è pericoloso; ci sono tanti pericolosi veri in giro, lui non lo
è, mi creda”, ripete Chiesa.
“Sono felice, davvero”, dice
salutando.
Un risultato quasi insperato,
del resto. Arrivato dopo tanti
no degli ultimi mesi. Alle pe-

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ne alternative, alle riduzioni:
no a tutto. Uno spiraglio si
era aperto il 10 febbraio 2014
quando il gip del Tribunale di
Milano aveva concesso a Corona uno sconto di pena riducendo il cumulo da 13 anni
e due mesi a nove anni. Poi è
intervenuta la Cassazione e
ha detto no: nessuno sconto.
La difesa di Corona, tra gli
altri, ha anche chiesto la grazia parziale all’allora capo
dello Stato, Giorgio Napolitano. Inutilmente.
E LO STESSO don Mazzi si

era da subito reso disponibile
per accogliere “il mio amico
Fabrizio”. Il fondatore di
Exodus scrisse su Famiglia Cristiana poco prima di Natale:
“Fabrizio vuole ritrovare se
stesso. Fabrizio ha un cuore
d’oro e una testa… (aggiungete voi l’aggettivo che non

COME BERLUSCONI
Appena lasciato
il carcere ha twittato:
“Ho attraversato
la tempesta, è stata
dura ma necessaria.
Ora si riparte”
posso aggiungere io). I suoi
errori stupidi e assurdi, però,
sono stati puniti e giudicati in
modo particolarmente feroce. Mi scuso dell’aggettivo,
ma lo ribadisco. Noi adulti,
soprattutto se investiti di poteri sanzionatori, non possiamo lasciarci influenzare dal
carattere di certi personaggi,
interpretando le loro esuberanze quasi fossero omicidi o

Il fotografo Fabrizio Corona fu arrestato il 23 gennaio a Lisbona, aveva
lasciato l’Italia dopo una condanna a cinque anni per estorsione LaPresse

attività mafiose”.
Ieri don Mazzi ha accolto
“con enorme gioia” l’amico
Fabrizio. E lui s’è stupito con
l’avvocato: “Ma ti rendi conto? Qui posso usare il telefono”.
UN ALTRO Corona rispetto a

quello del 23 gennaio 2013
quando si costituì in Portogallo dopo una fuga durata
alcuni giorni. La prima delle
molte condanne a lui inflitte
era diventata definitiva: si va
dall’estorsione per i foto-ricatti fino alla bancarotta e alla

corruzione di una guardia
penitenziaria. “Ho attraversato la tempesta, ho lottato
fino all’ultimo è stata dura
ma era necessaria. Ora si riparte. #sipuede”, ha scritto,
dopo la scarcerazione, in un
tweet.
Lui che da tempo andava ripetendo, anche davanti ai
giudici: “Sono cambiato, ma
sto male in carcere, ho seri
problemi psicologici, datemi
un’opportunità”. E quell’opportunità gli è stata concessa
ieri dal giudice Giovanna De
Rosa.

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14

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

SECONDO

TEMPO

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RT. IIDE
EE
Il regista

Giancarlo Soldi

V

di Andrea

Scanzi

olevo raccontare l’uomo, il
letterato, il creativo”. Giancarlo Soldi non ha scelto un
personaggio facile, per il suo
documentario Nessuno siamo
perfetti al cinema dal 18 giugno. L’uomo, il letterato e il
creativo che sviscera per 80
minuti è Tiziano Sclavi. Creatore, tra le altre cose, di Dylan
Dog nel 1986: “Chi guarda il
film ha la sensazione che il
protagonista sia Dylan Dog,
anche se ne parlo sì e no un
minuto e mezzo. La sovrapposizione di Tiziano con il
personaggio è pressoché totale: stesse paure, stesse idiosincrasie, stesso look”. Soldi
conosce Sclavi da trent’anni.
Nel 1992 ha diretto Nero tratto dal romanzo omonimo
dello scrittore nato a Broni
(Pavia) nel 1953.
Soldi è anche autore del docufilm Come Tex nessuno mai.
“Tex è percepito come un
eroe, un ideale, un personaggio letterario. Dylan Dog, ancor più dal pubblico femminile, è visto semplicemente
come un uomo (di cui peraltro innamorarsi)”. Decisivo
anche il ruolo di Sergio Bonelli. “Il più grande imprenditore visionario italiano. A
Sclavi voleva bene, all’inizio
difese Dylan Dog. I primi
giorni sembrava un flop, poi
si attestò sulle 30-40mila copie. Zagor ne vendeva 200mila e Tiziano si sentiva in colpa.
Poi, ogni mese, guadagnava
30mila copie. Fino a toccare il
milione”. E oggi? “Centomila
al mese. Poco se si pensa ai bei
tempi, tante se ci si sofferma
sulla portata della sua onda
lunga. Tiziano non scrive da
quasi vent’anni. Di Dylan

Dylan Dog l’ha creato
un bambino sofferente

IL DOCUMENTARIO

Giancarlo Soldi e Tiziano
Sclavi. “Nessuno siamo
perfetti” è il titolo
del documentario sulla vita
del creatore di Dylan Dog

Dog è solo supervisore e noi
lettori ci sentiamo orfani.
Questo film nasce anche per
ringraziarlo: il fumetto popolare, quando funziona, non è
bello ma bellissimo”.
Non dev’essere stato semplice convincere Sclavi.

Ci provo da dodici anni. In
quel periodo realizzai una
lunga intervista con lui. Tiziano si aprì tanto, perfino
troppo. Mi disse cose che
neanche io volevo sapere. Ho
dovuto proteggere quella intervista, la volevano tutti e invece l’ho nascosta. Poi, un anno fa, sono tornato alla carica.

LAVORO
DI 12 ANNI
Tiziano Sclavi
mi ha raccontato le sue
sofferenze. Il successo
lo ha travolto.
Si è fatto molto male.
Soprattutto con l’alcol.
Poi ha smesso
E lui?

Non voleva. Ha ceduto solo
per affetto, ma in casa ha voluto solo me e il direttore di
fotografia Luca Bigazzi, fresco reduce dall’Oscar per La
grande bellezza. Gli altri due
della troupe li ha lasciati fuori.

to in pace. Non si informa,
controlla da lontano gli albi di
Dylan Dog. Legge libri, guarda film. Non scrive, giura di
non avere più nulla da dire. È
dentro una sorta di eterno
congedo gucciniano.

Sclavi vive a Milano.

Cosa le ha raccontato di così
doloroso, al punto che lei
stesso non voleva saperlo?

Da anni, con la moglie. Non
esce mai, non vuole sapere
nulla del mondo. È deluso
dalla vita e vuole essere lascia-

Le sue sofferenze. Il successo
di Dylan Dog lo ha travolto. È
un uomo che si è fatto molto
male. Soprattutto con l’alcol.

Poi ha smesso.
Come Dylan.

Tiziano era Dylan Dog anche
prima di crearlo. L’agorafobia, l’ipocondria, il terrore del
volo: tutto uguale. Perfino il
look: Alfredo Castelli, creatore di Martin Mystère, racconta che Tiziano aveva sempre
in valigia jeans, camicie rosse,
giacca nera e Clarks. Sclavi è
Dylan Dog.
Dylan Dog, per quanto contrastato, non è così crepusco-

lare.

In che senso?

Tiziano è un bambino gigantesco. Molto grande e molto
largo, ma un bambino. Anche
adesso. Ha sempre questa faccia perennemente giovane.
Prima era Dylan Dog e Groucho al tempo stesso. Rideva,
scherzava, diceva un sacco di
cazzate. Groucho è ispirato a
un suo compagno di banco,
che nel film intervisto, ed è
stato una delle fonti di dolore
maggiore.

Ogni mese doveva trovare
battute folgoranti per Groucho. Non c’era Internet e lui
spendeva giornate intere per
una sola battuta. Tutto ha cominciato a essere sempre più
complicato. Molti amici lo
hanno tradito. E – come dice
lui – 25 anni di analisi senza
alcun risultato non hanno
aiutato il quadro.
È preoccupato del suo stato di
salute?

Sepp Blatter al cinema, un flop mai visto
“UNITED PASSION”, IL FILM AUTOCELEBRATIVO VOLUTO DAL BOSS DELLA FIFA HA INCASSATO 918 DOLLARI NEL WEEKEND. È COSTATO 25 MILIONI
di Luca Pisapia

l peggior disastro di sempre al botteghino nel
I
primo fine settimana di uscita. Il sito specializzato Hollywood Reporter rivela che United Passion,

film voluto e finanziato da Sepp Blatter per glorificare Fifa e la sua persona, nel fine settimana del
6 e 7 giugno ha incassato nelle dieci sale in cui è
stato proiettato negli Stati Uniti la miseria di 918
dollari. Un flop colossale, il peggiore di sempre. Il
film è riuscito a fare peggio di una pellicola di serie
Z come I Kissed a Vampire, che deteneva il primato
fino al mese scorso, e di Come Out And Play, misconosciuto horror degli Anni Settanta. Il problema però è che United Passion è un prodotto ad
altissimo budget. Con 25 milioni di dollari, di cui
18 messi direttamente dalla Fifa, è costato di più
degli ultimi due film che hanno vinto l’Oscar –
Birdman (2015, budget di 22 milioni) e 12 Anni
Schiavo (2014, 20 milioni). Diretto dal francese
Frederic Auburtin, la pellicola ambisce a essere
un kolossal in costume che racconta la storia della

Coppa del mondo dalla nascita ai giorni nostri,
attraverso tre grandi presidenti della Fifa: Jules
Rimet (l’inventore, impersonato da Gerard Depardieu), João Havelange (il mentore di Blatter,
affidato a Sam Neill), e infine lo stesso Blatter (che
per il suo ruolo ha scelto Tim Roth), presentati
come un manipolo di visionari che realizzano il
loro sogno. Uscito in anteprima al Festival di
Cannes 2014 – su pressioni di Depardieu, ammettono ora – giusto un anno prima che scoppiasse lo
scandalo Fifa, United Passion non fa ovviamente
accenno alle inchieste passate e presenti.

rettamente in tv su Rai1 il 2 luglio scorso, facendo
meno spettatori della soap Segreti e Delitti e di Chi
l’ha visto?. Tanto che il regista Auburtin ha chiesto
più volte scusa per lo scempio e Tim Roth ha ammesso di averlo fatto perché aveva bisogno di soldi. Ma per Blatter, che solo pochi giorni fa accennava alla possibilità di ricandidarsi al prossimo
Congresso della Fifa, i disastri potrebbero non es-

ANZI, in una memorabile scena che racconta il suo

insediamento sulla poltrona presidenziale nel
1998, Tim Roth/Sepp Blatter si scaglia con un epico discorso contro la corruzione. La pellicola, che
il critico del Guardian Jordan Hoffman ha definito
senza mezzi termini “un escremento”, è stata un
fallimento in ogni paese dove è uscita nelle sale (in
Russia, Portogallo e Ungheria ha raccolto poche
migliaia di dollari), mentre in Italia è passata di-

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Sepp Blatter Ansa

sere finiti qui. Secondo indiscrezioni provenienti
da Zurigo infatti, la Procura generale svizzera potrebbe convocarlo nei prossimi giorni: non si sa se
come testimone o come indagato, dato che finora
gli inquirenti elvetici sono stati abbottonati sulla
loro inchiesta che corre parallela a quella dell’Fbi.
L’unica notizia certa l’ha data lo stesso procuratore generale della Confederazione elvetica, Michael Lauber, nella sua prima e finora unica conferenza stampa, spiegando come le autorità svizzere stiano esaminando 104 transazioni finanziarie su 53 conti correnti svizzeri, segnalati dalle
stesse banche, con l’ipotesi investigativa di riciclaggio di denaro, utilizzato poi per corrompere il
voto che ha assegnato i Mondiali del 2018 alla Russia e del 2022 al Qatar. Chissà che qualcuno non
decida di fare un film sulle clamorose malefatte
che stanno emergendo in seno alla multinazionale
che governa il calcio globale, anche con budget
meno elevato avrebbe di sicuro maggior successo
del ridicolo flop di United Passion.
Twitter @ellepuntopi

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il Fatto Quotidiano

COPA AMÉRICA, NEYMAR
SQUALIFICATO PER DUE GIORNATE

Solo due giornate di squalifica
per Neymar: la stella del Brasile,
espulso contro la Colombia, salterà
il Venezuela e gli eventuali quarti

di Nanni

Da Nyon, sede dell’Uefa, è arrivato il via
libera per la squadra di Walter Zenga per
la partecipazione alla prossima Europa
League dopo i dubbi sul caso Guberti

Delbecchi

C

Io come tutti. Mauro Marcheselli, direttore della Sergio
Bonelli Editore, lo chiama
ogni giorno. Gli voglio bene e
lo cerco spesso, anche se lui
preferirebbe di no.
Sclavi ha visto il suo film?

Non guarda nulla che lo veda
protagonista: foto, video. Gli
procurano dolore. Quando
andai da lui e gli feci vedere
Come Tex nessuno mai, a un
certo punto cominciò a soffrire. C’erano alcune sue immagini e avevo sottovalutato
il problema.
Qual è un’altra ferita di Sclavi
che l’ha colpita?

Il rapporto con la madre. La
odia, la odia profondamente.
È poi molto critico con le sue
opere. Reputa alcuni suoi romanzi “folli e incomprensibili”. Dice che non li capiva
neanche lui quando li scriveva. Però lo dice col sorriso.
Come definirebbe Tiziano
Sclavi?

Un talento così grande che,
per anni, ci ha preso per mano
e ci ha portato al cimitero.
Anche se nessuno di noi ci
voleva andare.

SAMPDORIA, DIFESA ACCOLTA
DALLA UEFA: VA IN EUROPA LEAGUE

hissà se Michael
Mandiberg ha letto
La Biblioteca di Babele di Jorge Luis

Borges; parrebbe di sì, visto
che questo giovane artista
newyorchese dall’inequivocabile aria nerd ha trascorso
gli ultimi tre anni della vita a
stampare le pagine della Wikipedia di lingua inglese per
ricavarne dei volumi cartacei, il famoso cartaceo di cui
siamo invitati a fare economia, e perfino la Pubblica
amministrazione promette
di voler presto rottamare. A
Mandiberg invece, a forza di
stampare, sono resuscitati
migliaia di volumi in rilegatura vecchio stile, una specie
di Treccani dei morti viventi
di cui parecchie pagine vengono proiettate in questi
giorni alla Denny Gallery
nella mostra From Aaa to
Zaaap; le slide di Renzi impallidiscono, eppure si tratta
di un semplice frammento
del più ambizioso progetto
Print Wikipedia che prevede
la proiezione di tutte le pagine di tutti e i 7.600 volumi.
UNA “WIKIPAZZIA” neofuturista quella di Mandiberg
che rimanda a due pulsioni
gemelle, uguali e contrarie.
La recentissima inversione
di tendenza dal virtuale al
materiale, un’inaspettata nostalgia della materia dopo un
ventennio in cui tutto lo
smaterializzabile è stato affannosamente smaterializzato, memoria e identità incluse. Ma anche l’ossessione,
antichissima, di catalogare lo
scibile, svuotare l’oceano e
ordinare l’infinito in scaffali
necessariamente infiniti a loro volta. Nella Biblioteca Universale di Kurd Lasswitz, il
racconto a cui Borges si ispirò per La Biblioteca di Babele, il
professor Wallhousen calco-

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VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

15

IN MANETTE PER DROGA
IL RAPPER NOYZ NARCOS

Arrestato (e poi rilasciato) a Milano
il rapper romano Noyz Narcos: in casa
sua sono state trovate sette bustine
di marijuana, hashish e un bilancino

La follia dell’infinito:
stampare Wikipedia
UN ARTISTA NEWYORCHESE STA RICAVANDO VOLUMI CARTACEI
DALL’ENCICLOPEDIA ON LINE: UNA “BIBLIOTECA DI BABELE” NELL’ERA DEL 2.0
per svuotare l’oceano ci volesse davvero un cucchiaino.
Decisamente Mandiberg è
uno che si accontenta, e il
suo progetto è solo l’ennesimo scaffale del sogno ricorrente dell’arte contemporanea di circoscrivere, catalogare e schedare l’universo.
Nei suoi video e nelle sue installazioni Christian Boltanski non ha fatto altro: ad
esempio, in Les abonnés du téléphone 2.639 elenchi del telefono provenienti da tutto il
mondo erano stati riuniti
nella penombra di un grande
ambiente pronti per essere

Il giovane artista newyorchese Michael Mandiberg Foto da Wikipedia

la il numero dei libri necessari per costruire un ipotetico luogo in grado di contenere tutte le combinazioni
possibili dei caratteri tipografici. Immaginando ogni
volume di questa biblioteca
composto di 500 pagine,
ogni pagina di 40 righe e ogni
riga di 50 caratteri, la Biblioteca Universale si viene a
comporre di 10 elevato a due
milioni di libri. Venendo alla
Biblioteca di Babele, è nota la

descrizione di Borges: “Un
numero indefinito, e forse
infinito, di gallerie esagonali… Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per
lato, coprono tutti i lati meno
uno.. Il lato libero dà su un
angusto corridoio che porta
a un’altra galleria identica alla prima e a tutte”. Insomma,
non proprio bruscolini; e
questo sebbene il numero dei
simboli ortografici contenuti
nei libri si limiti a 25, come se

IL FUTURO DI IERI
Le centinaia di migliaia
di pagine vengono
proiettate in questi
giorni alla Denny
Gallery nella mostra
“From Aaa to Zaaap”
sfogliati, sottratti per un
istante all’infinito dell’oblio.
Se poi parliamo di libri, non
si può non ricordare il Codex
Seraphinianus di Luigi Serafini: una premonizione di Wikipedia prima di Wikipedia,
ma anche la reincarnazione
dell’Enciclopedie di Diderot e
d’Alembert, un codice postleonardesco chiosato nella
lingua ignota di un mondo
immaginario ma non inesistente, e che anzi proclama a

gran voce il potere all’immaginazione.
E ancora non è tutto, siamo
solo alla prima galleria, al
primo scaffale di Babele. Come ci ha spiegato Umberto
Eco, “la vertigine della lista”
è un’ossessione costante anche della filosofia, e della letteratura, dall’enumerazione
delle navi degli Achei che si
radunano sotto le mura di
Troia dell’Iliade al catalogo di
Leporello, fino agli oggetti del
primo cassetto aperto da
Leopold Bloom.
MEGLIO fermarsi qui, perché
niente è più infinito della lista delle liste. Mandiberg è
uno che si accontenta, ma se
avesse letto anche l’Aleph forse avrebbe potuto cavarsela
con minor fatica e risparmiare parecchie risme di carta.
Questa volta Borges suggerisce che la visione dell’infinito forse non si riceve né
in una fuga di prospettive, né
nelle migliaia di pagine di
una Wikifollia, ma piuttosto
in un unico, piccolo punto,
se solo si riesce a fissarlo:
quel punto “dove si trovano,
senza confondersi, tutti i
luoghi della terra, visti da
tutti gli angoli”.
A dire il vero, questo lo sospettava anche il signor Palomar di Italo Calvino: “Se il
tempo deve finire, lo si può
descrivere, istante per istante
– pensa Palomar... Decide
che si metterà a descrivere
ogni istante della sua vita, e
finché non li avrà descritti
tutti non penserà più di essere morto. In quel momento muore”.

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SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

MASTERIZZATI

LA CANTAUTRICE

L’altra faccia
del desiderio
“THE OTHER SIDE OF DESIRE”, IL GRADITO RITORNO
DI RICKIE LEE JONES DOPO UN PERIODO DIFFICILE
di Carlo Bordone

S

e Joni Mitchell era la
“lady del canyon”, la
più giovane Rickie Lee
Jones era la dea urbana di certi vicoli equivoci di Los
Angeles. Nella memoria di
molti è rimasta quella delle copertine che le dedicava Rolling
Stone nel 1979, i lunghi capelli
biondi sotto il basco alla francese e l’eterna sigaretta in bocca. La musa del giovane Tom
Waits, quella di Chuck E’s in Love
e di album bellissimi come Pirates. L’ultima rivelazione di
una scena cantautorale californiana allora già al crepuscolo.
Quella cattiva ragazza ovviamente non esiste più da tempo
immemore.
L’artista ha girato la boa dei
sessant’anni nel 2014, e forse
stimolata dal simbolico attraversamento della nuova linea

d’ombra ha deciso di tornare
con un album di canzoni nuove. La sua produzione discografica si è tutto sommato sempre mantenuta a ritmi costanti,
ma i tre lavori che hanno preceduto in ordine di tempo questo The Other Side of Desire (titolo che è anche il nome
dell’etichetta che lo pubblica)
contenevano cover oppure
brani scritti molto tempo fa.
Negli ultimi dieci anni, complici anche svariate difficoltà esistenziali, Rickie ha sofferto di
una prolungata sindrome da
pagina bianca. La ritrovata
ispirazione è figlia, a dire della
stessa musicista, soprattutto
del trasferimento a New Orleans. La città degli angeli non
aveva più niente da offrirle,
meglio ritrovare se stessi in un
luogo nel quale la musica e i
rapporti umani vengono prima
dei soldi e del glamour.

LA NOVITÀ

Pop music
ma con intelligenza

I suoni della tormentata Crescent City, del resto, sono sempre stati presenti nello stile della Jones, basti ricordare che già
nel suo esordio suonava gente
come Dr. John. Qui il pezzo più
New Orleans di tutti è J’ai Connais Pas, uno shuffle r’n’b da localino di Bourbon Street, ma
anche il funk di Feet on the
Ground risente evidentemente
del genius loci.
SEMBREREBBE comunque che

l’influsso del nuovo ambiente
sia più profondo, da ricercarsi
soprattutto nei testi delle canzoni. Ognuna di esse rappresenta un ideale segmento di
quello che appare un monologo
su dislocazione, rinascita, nuove strade. “Mi sono allontanata
da una vita di solitudine – ha
dichiarato – per raggiungere
quello che voglio davvero. Il
primo passo era trovare il co-

Rickie Lee Jones, 60 anni

raggio di ‘volere’. È in posti come New Orleans che vedo la
nuova America. È libera, selvaggia e ricca di individui decisi
a determinare da soli il proprio
futuro. Ho scritto della città,
dalla città e per la città”. In questo senso il cardine del disco
non può che essere la dolcissima Christmas in New Orleans,
nella quale sembra di cogliere
curiosamente qualche somiglianza con un’altra celeberrima ballata natalizia, Fairytale in
New York dei Pogues. Ma ci sono
diverse altre delizie: l’arrangia-

POSTUMO

Pino, eredità
da abusivo

Utveggi
Autoproduzione
AVETE PRESENTE quelle situazioni così incasinate, da far venir voglia di buttarcisi dentro per
capire (senza masochismo, s’intende)? Ecco,
l’esordio degli Utveggi è un brioso caos di generi, ma più che altro stili,
un mosaico di tasselli antichi mescolati a quelli smaltati di fresco, che
regge. Il gruppo palermitano - Valerio Mirone, Simone Giuffrida, Bruno
Pitruzzella, Luca La Russa e Giuseppe Montalbano – sembra prima di
tutto divertirsi, con un buon impianto musicale, e dosi di spericolatezza
che dovrebbero far felici un pubblico giovane e svelto. Rock di base, con
incedere più hard a tratti, più scanzonato, altri. L’interpretazione fa il
resto, senza considerare che alcuni brani sono cantati in giapponese.
Un affare serio, tanto che la band ha previsto un tour promozionale in
Oriente (partenza Tokyo), per l’autunno. Le canzoni a volte sembrano
filastrocche (“Millepiedi”, a cappella), altre opera di un menestrello a
corte (“Mangiacarta”), altre più contemporanee (“Postumi”).
Diletta Parlangeli

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L’INTERPRETE

Epopea folk
al femminile
Rhiannon Giddens
Nonesuch

L’AFFERMAZIONE più significativa di Mika durante la presentazione di questo suo
nuovo album è stata questa: ”Tutte le mie
attività collaterali servono a garantirmi un’alta qualità dei miei
dischi”. Ed in effetti, sul versante pop, la freschezza di No Place
In Heaven è innegabile ed anche l’elevato standard di produzione, grazie anche alla sapiente mano di Greg Wells (da
Pharrell a Adele). Sincero e disarmante, simpatico e affabile,
Mika – grazie anche al suo falsetto – si è ritagliato un posto al
sole con una serie di hit crossover; anche in questo cd spiccano
tracce solari e divertenti. La title-track, per sua stessa ammissione, è un invito a non anelare al paradiso visto che si vive
benissimo sulla terra; “Good Wife” si avvicina per timbro e
energia alle migliori composizioni di Robbie Williams; “Staring
At The Sun” è quanto di meglio oggi possa offrire la pop music,
divisione intelligente. “Good Guys” è dedicata, tra gli altri, a
Bowie e Oscar Wilde, “personaggi che hanno saputo osare”.
Gui. Bio.

UTVEGGI ©

mento d’archi di I Wasn’t There,
il country di Valtz de Mon Pere,
l’intensità autobiografica di Infinity e Blinded by the Hunt. Se la
musica si porge con eleganza, la
voce è ancora seducente e a tratti persino giovanile. In brani
come Haunted e Jimmy Choos se
ne può apprezzare in pieno lo
splendido fraseggio, le modulazioni e il senso del ritmo. Ha ancora molte cose da dire, Rickie
Lee Jones, e sa dirle nel modo
migliore. Raggiunto l’altro lato
del desiderio, può ancora regalarci grandi emozioni.

TOMORROW
IS MY TURN ©

Mika
Virgin

Un allegro caos
in siculo-giapponese

Luke
e il blues
della
macchina
r ubata

di Pasquale Rinaldis

NO PLACE IN HEAVEN ©

LA BAND

17

LA GENESI del primo album
solista: Rhiannon Giddens fu
invitata al concerto alla Town Hall con cui T-Bone
Burnett voleva celebrare l’epopea folk degli Anni
60. Già voce e leader dei Carolina Chocolate Drops,
bloccò lo show dopo aver cantato il classico di
Odetta, Waterboy. E così nacque l’idea di un album
che ripercorresse il ‘900 musicale attraverso brani
scritti o resi celebri da interpreti femminili. In cui il
calore vocale e strumentale della Giddins fa il paio
con la parsimonia delle nuove produzioni di Burnett. Nessuna intenzione di replicare il passato, solo
prenderlo a mo’ di canovaccio, rispettarne i crismi e
renderlo attuale come nella scelta di un sobrio loop
di drum machine nella rilettura di Black Is the Color
di Nina Simone.
Andrea Di Gennaro

NERO A METÀ LIVE ©

Pino Daniele
Blue Drag

L’ULTIMO concerto di Pino
Daniele ha avuto luogo al Forum di Milano, il 22 dicembre 2014. Si trattava della riproposizione integrale
del celebre album Nero a metà, uscito nel 1980 e
così chiamato per sottolineare le origini dei suoi
genitori, madre napoletana e padre nativo americano. Un doppio album arricchito da un booklet di
60 pagine e un demo inedito (nato da una jam session) risalente al 1975 chiamato “Abusivo”, con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi Di Rienzo al basso
e Ernesto Vitolo all’organo. “Abusivo so’ nato, abusivo aggio campato” è l’incipit di un brano intriso di
spirito fatalista napoletano, con la consolazione di
avere una moglie e una casa, sempre ringraziando
la Madonna. Le tracce del live vedono la partecipazione di James Senese al sax oltre a De Piscopo,
De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo,
Rosario Jermano, Rino Zurzolo e Elisabetta Serio: lo
stesso team originario del 1980. “A testa in giù”, I
Say I sto ‘cca”, “A me me piace o blues”, “Quando”
sono i vertici del blues italiano, con la genialità indimenticabile di un grandissimo artista.
Guido Biondi

GALEOTTO fu il furto della sua
auto, perché è da questo spiacevole episodio che ha origine la
storia, perlomeno artistica, di
Luke Winslow-King, bluesman
nato in Michigan ma adottato
dalla città di New Orleans: “La
prima volta che ho messo piede
nella culla del blues – racconta
Winslow – ero con i miei compagni per suonare cover di Woody
Guthrie in qualche locale. Ma
quando la nostra macchina è
stata rubata assieme a tutti gli
strumenti musicali, ho deciso di
fermarmi per un po’, giusto il
tempo necessario per innamorarmene”. È una città vibrante
New Orleans, dove l’animo del
blues si mescola col ritmo tribale alla libertà del jazz e ai colori
caraibici: niente di meglio da
chiedere per uno spirito vagabondo che ha l’ambizione di diventare un bluesman.
Capelli corti e disciplinati, viso
perfettamente sbarbato per un
look da bravo ragazzo, Luke cantante dalla voce calda e graffiante, si iscrive all’Università di
New Orleans. E alla formazione
accademica unisce la conoscenza pratica acquisita per le strade
e nei club. Nel frattempo comincia a suonare assieme al chitarrista di origini livornesi Roberto
Luti, che incontra mentre quest’ultimo si esibisce per strada. E
con la band che l’accompagna
incide ben quattro dischi. L’ultimo è Everlasting Arms composto
da 14 brani, un album che “riflette i nostri ultimi anni trascorsi a
viaggiare e a vivere in questa
splendida città. Ci sono canzoni
d’amore e di nostalgia per i vecchi tempi andati, e il disco è impreziosito dalla partecipazione
di alcuni grandi musicisti locali”,
oltre alla sua fedele spalla musicale Esther che nel frattempo è
diventata sua moglie. Stasera
con la band sarà al Monk di Roma, nell’ambito del World Tour,
per un concerto da non perdere.

JAZZ

Sax alto e piano
nel segno di Bartók
ASTREA ©

Mattia Cigalini Trio
Cam Jazz
AFFASCINATO dai suoni del mondo,
Mattia Cigalini si è imposto sulla scena
jazz con un sax alto suonato con “trasporto sfrenato”, e grazie a quel suo naturale eclettismo aperto alle più azzardate
contaminazioni “pop”. Alla ricerca del
nuovo mai fine a se stesso, ma pronto a
tornare al jazz più intimo e vero, ora, temperata l'irruenza giovanile, Cigalini è arrivato a una visione più matura e consapevole della sua musica. Sensibilità
sempre eclettica ma affinata dal confronto con una cultura musicale di più che
solide basi – costruita in anni di conservatorio approfondendo la conoscenza di
Ligeti, Schoenberg e Bartók, musica me-

dievale e balcanica – che oggi si mette a
disposizione del nuovo trio. Con la collaborazione di Gianluca Di Ienno (pianoforte) e Nicola Angelucci (batteria) Cigalini (sax alto e soprano) rende evidente
la sua nuova maturità espressiva. “Astrea”
ne diventa il il manifesto con i suoi 7 brani
(8 con lo standard di Berlin) dalla “struttura geometrica”, omaggio alle “simmetrie” di Bartók. Materia duttile, pronta a
lasciarsi plasmare e arricchire dall'improvvisazione ma senza mai tradire l'estetica del progetto. A sorpresa l'assenza
del basso esalta il ruolo pianoforte, comprimario in un dialogo costellato di continui rimandi e suggerimenti. Angelucci
puntuale e perfetto fa “cantare la sua batteria”. In chiusura una rilettura di “White
Christmas” da antologia.
Paolo Odello

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18

SECONDO TEMPO

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

il Fatto Quotidiano

“LAUDATO SI’”

CASO ABU OMAR

Renzi e il segreto
da non rottamare
di Claudio

Fava

C’

è un orpello
giuridico che
Matteo Renzi
non vuole affatto rottamare: il segreto di
Stato. Usato come una clava
da tutti i precedenti governi
(e adesso anche dal suo) per
demolire ogni pretesa di verità su alcune storie indecenti della Repubblica. L’ultima,
ricorderete, fu quella di Abu
Omar, rapito a Milano dalla
Cia (con la graziosa assistenza dei servizi italiani), impacchettato e spedito in Egitto dove fu torturato per sette
mesi. Accadeva nel 2003. Nei
dieci anni successivi il procuratore aggiunto di Milano
Armando Spataro, dopo aver
ricostruito nomi e responsabilità di tutti gli autori
dell’extraordinary rendition, si
è visto opporre il segreto di
Stato da ben quattro presidenti del Consiglio per evitare che di quel sequestro di
persona fossero condannati
anche i capi della nostra intelligence. Gli unici, infatti,
che alla fine l’hanno fatta
franca.
E PROPRIO mentre la storia

arriva davanti alla Corte dei
diritti umani di Strasburgo,
che il prossimo 23 giugno si
pronuncerà sul ricorso intentato da Abu Omar e dalla
moglie contro il governo italiano, apprendiamo che Renzi sta provando ad affossare
un’altra vicenda ignobile,
chiedendo che in nome della
sicurezza dello Stato si assolvano gli imputati. Che poi
sono sempre gli stessi: l’allora
direttore del Sismi Nicolò
Pollari e il suo fido collaboratore Pio Pompa. A Perugia
P2 (Pollari & Pompa) sono
sotto processo per aver messo in piedi una decina di anni
fa una scombiccherata centrale clandestina di spionaggio parallelo che doveva fabbricare dossier, veline, false
interviste e vere puttanate
per “disarticolare”, “neutralizzare”, “ridimensionare” e
“dissuadere”, anche con
“provvedimenti e misure
traumatiche” ogni fonte di
dissenso nei confronti di Silvio Berlusconi. Naturalmente i principali obiettivi della
cosiddetta disarticolazione
erano quei giudici e quei (pochi) giornalisti che provavano a fare il loro mestiere, indagando e scrivendo sulle
malefatte del Cavaliere.
L’ufficio riservato fu scoperto il 5 luglio 2006 in un appartamento di Roma, in via
Nazionale 260. Venne fuori
un archivio di incartamenti
dedicati a tutti coloro che
avevano manifestato opinioni preoccupate sul governo
in carica. E si scoprì che al
soldo del Sismi era finito anche il vicedirettore del quotidiano Libero, Renato Farina,
reclutato – e regolarmente
pagato – come l’agente “Betulla” (il nome in codice di
Pio Pompa era invece “Pino”:

Betulla e Pino, insomma).
Suo, del Betulla, il compito di
passare veline ai cronisti
compiacenti e di fingere interviste ai magistrati troppo
beneducati per mandarlo al
diavolo.
Ora, in un paese mediamente

Niccolò Pollari Ansa

AGENTI AL SOLDO
Pollari e Pompa sono
a processo per aver
creato una centrale di
spionaggio clandestino.
Perché il premier
non vuole fare luce?
normale, il direttore di un
servizio di intelligence che
tiene a busta paga il signor
Pompa per confezionare
dossier e regalare polpette
avvelenate ai magistrati viene
cacciato dal suo incarico e
processato per alto tradimento: il Sismi (oggi l’Aise),
doveva occuparsi per legge
della sicurezza del nostro
paese, delle sue frontiere, dei
suoi interessi vitali all’estero,
non certo di “disarticolare
anche con misure traumatiche” i magistrati che indagavano su Berlusconi. Insomma, roba da corte marziale.
Ma siccome nel nostro ordinamento giuridico il reato di
dossieraggio non esiste, la
Procura di Perugia – competente per legge – ha potuto
incriminare Pollari e Pompa
solo per peculato. Cioè per
aver organizzato la loro spectre privata con i soldi dei
contribuenti italiani.
Adesso c’è il rischio che i due
imputati vadano assolti perché Renzi ha risfoderato il segreto di Stato. Insomma, secondo il premier rispondere
alle domande del giudice
(“Con quali soldi pagavate i
vostri informatori? Chi teneva a stipendio il giornalista
Farina? Chi pagava le spese
dell’ufficio riservato?”) metterebbero a repentaglio la sopravvivenza della nazione. E
tanto per essere più espliciti,
l’imputato Pollari ha esibito
davanti al Gip una lettera riservata che gli ha spedito
Giampiero Massolo, il direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza. In

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quella lettera, Massolo comunica che “è intendimento
del governo di proporre un
nuovo ricorso per conflitto di
attribuzioni a tutela del segreto di Stato” davanti alla
Corte costituzionale qualora
i giudici di Perugia insistessero nell’insano proposito di
processare Pollari e Pompa.
IL SEGRETO di Stato è già in
sé un rimedio abbastanza vile
a cui si fa ricorso (quasi sempre) per evitare di rendere
conto alla nazione su storie e
nomi innominabili. Ma che
la sicurezza dell’Italia dipenda dal silenzio sui dossier di
Pio Pompa alias Pino ci sembra un’affermazione ridicola.
Quattro giornalisti e un ex
magistrato, vittime di quei
dossier si sono costituiti parti
civili. Adesso temono che
non sia servito a nulla. Dice il
loro avvocato Francesco
Paola: “Apporre in questa vicenda il segreto di Stato è incomprensibile, dato che riguarda attività manifestamente estranee ai compiti
istituzionali dei servizi”. Parole di buon senso per una
giustizia di buon senso, cioè
uguale per tutti. Quasi per
tutti, ci fa sapere Renzi. Che
dopo Prodi, Berlusconi,
Monti e Letta appone anche
il suo nome nell’albo d’oro
dei Presidenti Insabbiatori.

Ambiente o sviluppo?
Il dilemma di Francesco
di Francesco Ramella

i sono discussioni, su queC
stioni relative all’ambiente,
nelle quali è difficile raggiunge-

re un consenso. Ancora una
volta ribadisco che la Chiesa
non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito a
un dibattito onesto e trasparente”, scrive Papa Francesco
nell’Enciclica “Laudato Si’” presentata ieri.
PROVIAMO A RIFLETTERE su

questo secondo aspetto, con
particolare riferimento al tema
dei cambiamenti climatici. Si
legge che il “riscaldamento [è
stato] causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi”. Se
guardiamo al periodo che va
dall'inizio della rivoluzione industriale fino ai primi decenni
dopo la Seconda guerra mondiale, non vi è dubbio che la
maggior parte delle emissioni
fosse attribuibile a un novero limitato di Paesi. Negli ultimi
quarant’anni si è però assistito a
una radicale evoluzione di tale
quadro: se nel 1971 le tre aree
più ricche del Pianeta – America
del Nord, Europa occidentale e
Giappone – emettevano circa il
60% della anidride carbonica,
negli anni seguenti si è registrata
una progressiva riduzione della
loro quota che nel 2011 si è attestata a meno di un terzo del totale.
Pressoché l'intero aumento delle emissioni, che ha conosciuto
un’accelerazione negli ultimi
due decenni, è quindi da ricondursi allo sviluppo dei Paesi che
partivano da livelli di reddito

molto bassi, sviluppo che ha determinato, secondo i dati forniti
dalla Banca Mondiale, una riduzione della popolazione mondiale che vive in condizioni di
povertà assoluta dal 52% del
1980 al 21% del 2010. Per citare
ancora l’Enciclica: “La tecnologia ha posto rimedio a innumerevoli mali che affliggevano e limitavano l’essere umano”.
MOLTO È STATO FATTO, ma

certo non abbastanza. Quindi,
come scrive Papa Francesco, ancora oggi “per i Paesi poveri le
priorità devono essere lo sradicamento della miseria e lo sviluppo sociale dei loro abitanti”.
Per questo: “In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe già essere cominciato, è legittimo optare per il male minore o ricorrere
a soluzioni transitorie”. È questo il punto centrale delle politiche del clima: se e in quale misura porre degli ostacoli alla crescita dei Paesi poveri al fine di
ridurre le emissioni. Il contributo di quelli “ricchi” non potrà essere risolutivo: anche una radicale riduzione della quantità di
gas a effetto serra a essi ricon-

CHI PRODUCE CO2
Nell’Enciclica il Papa
se la prende con i Paesi
ricchi, ma ormai
l’inquinamento
è causato soprattutto da
quelli in fase di boom

ducibile non potrebbe che avere
effetti limitati. Se le tre grandi
aree sopra citate dimezzassero
l’anidride carbonica prodotta, a
livello mondiale le emissioni farebbero un salto all’indietro di
soli pochi anni. L’intera Unione
europea che nel 1990 rappresentava un quinto delle emissioni mondiali vedrà nel 2020 il
proprio peso ridotto al 7%. Ogni
anno le emissioni della sola Cina
crescono di una quantità analoga a quella totale di un Paese come il Regno Unito. “Una certa
decrescita in alcune parti del
mondo” non avrebbe come
conseguenza la possibilità di
“crescere in modo sano in altre
parti”, scrive il Papa. Peraltro,
sia l'Europa che gli Stati Uniti
nell'ultimo decennio hanno già
intrapreso, seppure lungo direttrici diverse come vedremo più
avanti, un percorso di contenimento delle emissioni. Tale evoluzione positiva interessa anche
altri aspetti ambientali.
NEGLI STATI UNITI – e in molti

Paesi ad alto reddito – la qualità
dell'aria è radicalmente migliorata negli ultimi cinquanta anni.
Oltreoceano, pur in presenza di
un aumento della popolazione
pari a 80 milioni di persone, la
quantità di acqua consumata è
diminuita rispetto al 1970, dal
1990 si è ridotto il consumo di
plastica e quello di carta; il consumo pro-capite di petrolio è
oggi inferiore del 25% rispetto al
1980. I problemi ambientali più
gravi sono oggi correlati alla povertà, non alla ricchezza.
*Istituto Bruno Leoni, una
versione più estesa dell'articolo è
su lanuovabq.it

LA FIRST LADY

Cara Michelle, hai sbagliato tutto
Ascolta Maria Laura Rodotà
di Selvaggia Lucarelli

e ganzissime ragazze di Obama dal fisico
L
perfetto (forse troppo). Si intitolava così
l’articolo di Maria Laura Rodotà sul Cor-

riere della Sera di ieri sulla visita di Michelle

Obama e delle figlie Malia e Sasha in Italia.
Se pensate che il problema fosse nel titolo
perché l’aggettivo “ganzissimo” non si
sentiva dai tempi del paninaro Braschi in
Drive In, è perché non avete letto il resto.
Partiamo dalla premessa. Secondo la Rodotà, il lato positivo della faccenda è che le
tre “mostrano come essere eleganti, affascinanti e chic e come tutto non sia un problema di pigmentazione.”. A parte che
sembra di leggere il referto di un dermatologo, qui l’idea rivoluzionaria di fondo è
che grazie alle ragazze di casa Obama finalmente ora tutti sappiamo che anche le
donne di colore possono essere belle. Io
non so voi, ma personalmente ritengo che
sia un concetto troppo ardito per metabolizzarlo subito, ho bisogno di tempo. Fino a
ieri ero convinta che Naomi Campbell e
Tyra Banks fossero due cessi a pedali e ora
mi si vuole far credere che siano passabili.
“Sono ganzissime però secondo alcuni in
modo poco innovativo” aggiunge poi citando una critica di moda del New York Times che ha dichiarato “I vestiti di Mrs Obama telegrafano un’idea di femminilità Anni 50, le sue sono scelte poco assertive se
vuole trasmettere un messaggio di empowerment”.
Ora. Intanto mi piacerebbe comprendere
in quale piega spazio temporale sia rimasta
intrappolata la Rodotà per riuscire a passare dall’800 al 2070 in una sola frase visto
che prima Mrs Obama “telegrafa” un’idea

e poi non contribuisce all’empowerment.
“Telegrafare” credo non l’abbia mai detto
neanche Mattarella, ma mi riprometto di
verificare. Insomma, Michelle si veste come la tizia del dado Knorr, quindi non trasmette messaggi di autostima e potere. In
effetti sì, Michelle Obama ha proprio il
profilo della donna assertiva e sottomessa.

cia pendule. Michelle e le figlie tutte le sere
prima di andare a dormire fanno due ore di
bilanciere, una sfida a braccio di ferro e tutte a letto alle otto. Infine, il capolavoro: “Il
trio è di grande effetto. Sono colorate, fisicamente perfette. Tanto da rischiare di
scoraggiare le donne che vorrebbero ispirare. Messe davanti a standard così alti potrebbero consolarsi con pizza e patatine e
LAUREATA AD HARVARD, consigliere as- quel cibo spazzatura contro cui Michelle
sociato del gruppo legali di Chicago, assi- combatte”.
stente del sindaco di Chicago e pedina fon- Le tre sono “colorate”. Tipo cocorite. E sodamentale nella corsa e nella riconferma al- prattutto, non sono le classiche chiattone
la Casa Bianca del marito, ho sempre pen- americane dei film che ci piacciono tanto
sato che dopo gli autoscatti del marito con tipo la poliziotta nera extra large che mastica
la premier danese al funerale di Obama lei a chewingum, no, queste tre si permettono di
casa lo avesse picchiato a sangue con l’asta essere magre e di caricarci di sensi di colpa
per i selfie, ma secondo la nostra giornalista da bulimia compulsiva.
è una donna che proprio non trasmette au- Ora però ho una perplessità: se è vero che
tostima. Inoltre Maia e Sasha si vestono per guardando Michelle mi vado a fare un Big
far colpo sull’opinione pubblica e “su Mac, guardando Gisele cosa mi mangio, un
chiunque non faccia esercizi sulle braccia. capitello del Partenone? La Rodotà chiude
Le donne di casa Obama hanno braccia bel- affermando che per essere meno decoralissime, frutto di duro lavoro”.
tive forse converrebbe vestirsi come la
Ditemi se ho capito bene. Michelle fa bi- Merkel, perché l’uso di capi noiosi costrincipiti e tricipiti perché a lei dell’America, ge l’interlocutore a parlare di cose serie.
dell’obesità, del terrorismo, del razzismo, Anni e anni di lotte femministe infilzate
dei Repubblicani e della
nello spiedo del kebab. Ad ogni
disoccupazione non
modo, sono io che non comfrega una beata cippa. A
prendo la Rodotà. Sono certa
lei non frega neanche
che invece Michelle, dopo aver
nulla di Obama, se poletto il suo consiglio, è salita
tesse scapperebbe con
sull’aereo presidenziale, è atterun carpentiere dell’Illirata a Roma, è andata ai Magaznois, altro che farsi due
zini Mas dove ha comprato tutpalle così con Agnese
ta la collezione grigia in acrilico
Renzi all’Expo. Lei fa la
Made in Serbia e stasera è a cena
first lady solo e unicaa Lo Zozzone a Trastevere. E ora
Michelle Obama e le figlie scusate ma vado a fare i tricipimente per far rosicare
Reuters
tutte quelle con le bracti.

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SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

19

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

A DOMANDA RISPONDO
Furio Colombo

Lavoro e corruzione,
unici temi da affrontare

È un’immagine agghiacciante del nostro Paese
quest’ondata inesauribile
di corruzione che sta distruggendo ogni fiducia e
speranza nelle istituzioni.
Non si può continuare
così. Ma il tessuto è talmente macchiato che
l’uso della varichina dissolverebbe l’ordito dei
poteri a cui, ora ne abbiamo la certezza, il governo
e il Pd si sostengono.
Altrove il Papa punisce i
vescovi che hanno finto
di non vedere, avendo
compreso che il discredito
sta
soprattutto
nell’omertà; di qua si teme, al contrario, che il gesto della Bindi sia stato
troppo pericoloso, quindi
si pensa di annacquare il
codice etico antimafia,
perché non c’è mai stata
vera volontà di lotta senza
quartiere alle organizzazioni criminali di ogni tipo. Io credo che il Presidente della Repubblica
dovrebbe intervenire alle
Camere, ponendo un limite invalicabile allo svicolare del Parlamento
dall’argomento più importante per la nazione,
insieme alla mancanza di
investimenti per il lavoro.
Lavoro e corruzione, sarebbero stati questi i primi temi da affrontare e risolvere nell’interesse dei
cittadini. È ora che qualcuno imponga che lo facciano, affinché i cittadini
si sentano davvero tutelati non solo a parole.

sando dal contributivo al
retributivo, in quanto i
pensionati con quel sistema erano alla fame. Dopo
tutte le controriforme
pensionistiche, dopo la
catastrofica
manovra
economica della Fornero
si è passati nuovamente
per i nuovi assunti al contributivo netto. Ecco il
miracolo, dopo 47 anni è
arrivato il terzo messia
bocconiano, il Prof Boeri
che propone il ricalcolo
anche per le pensioni in
essere, pensioni con il sistema retributivo. Allora
io chiedo al grande economista di mettersi d’accordo con Renzi e con il
governo prima di proporre qualcosa.
Giuliano Colaci

I padri del rispetto:
coraggio e intelligenza

Pensare di erigere un mu-

non per colpa sua, per
giunta. L’Europa ha grosse responsabilità sulle
spalle: ne paghi le conseguenze con dignità.
Dario Lodi

Una società in cui
si muore di malinconia

La notizia, la piccola notizia, la notizia senza importanza: “Verona, muore di stenti nell’auto che
era diventata casa sua:
60enne ritrovato da un
passante. Viveva nella
macchina abbandonata
sotto al condominio in
cui abitava un tempo:
Luigi, detto Toni, aveva
perso il suo lavoro di
idraulico e poi la casa.
Era molto conosciuto e in
tanti lo aiutavano. Raccolta fondi per garantirgli
un funerale”.
Una brutta società, la nostra, dove c’è gente trop-

la vignetta

Alfano,
la missione
umiliante
CARO FURIO COLOMBO, non so se definire più desolante l’evento “Angelino Alfano incontra l’Europa”, oppure il linguaggio di giornali e tv per raccontare la penosa vicenda senza usare la parola “fallimento”. In ogni caso, noi (l’Italia) non abbiamo una decente politica per affrontare
l'immigrazione. Loro (l’Europa) ridono
giustamente di Alfano, ma mostrano di
essere (non perché ridono, ma perché si
fingono estranei al problema) allo stesso
modesto livello intellettuale, morale e politico.
Saverio

SARÀ UN BEL PROBLEMA per gli storici
che, fra qualche decennio e senza poter esibire gli incredibili protagonisti della vicenda, dovranno spiegare ai loro studenti ed
elettori come l’Italia, insieme a tutta l'Unione europea, sia caduta così in basso, non appena si è creata un’emergenza migrazione,
importante ma non gravissima, non caotica, non impossibile da affrontare. Come in
una fiaba, l'intera coscienza politica e l’intera sensibilità morale dei presunti Stati Uniti
d'Europa sembra accecata da un cattivo
mago che li fa apparire, nell'insieme, tutti
incapaci di intendere, di capire, di decidere e
di agire, tenuto conto che si parla di vite
umane inermi e costrette alla fuga. Sarebbe
bello potersi soffermare sulla incapacità di
Alfano di affrontare la questione e di farsi
rispettare dai colleghi d'Europa. Ovvio che
non può spiegare ciò che non capisce. Si veda, in proposito, il bell'articolo su La Stampa del 17 giugno, che racconta il disorientamento dei poliziotti schierati al confine con
la Francia e sembrano, al reporter di quel
giornale, privi di ordini, privi di strategia e
senza che qualcuno abbia indicato il senso
di ciò che stanno facendo. Certo che se Alfa-

no usa con coloro che dipendono da lui lo
stesso linguaggio ambiguo e semi-incomprensibile del dopo incontro Ue (“per la prima volta abbiamo potuto parlare del patto
di Dublino”, una frase vuota, visto che gli altri non hanno risposto) si può capire il disorientamento con cui i poliziotti di Ventimiglia sono costretti a svolgere il loro lavoro.
Ma aggiungete il seguente annuncio: “I migranti saranno tenuti in carcere sei mesi se
non si riesce a espellerli”. La frase si fa ricordare non solo per l’assurdità del proposito,
che è clamorosa, ma anche per la mancanza
totale di logica giuridica: chi li mette in carcere, dove, quando, come, perché, in base a
quale reato, codice o legge? Una specie di
prigione per debiti di dickensiana memoria? Penosa l'esibizione di tre dei peggiori
ministri dell'Interno europei visti insieme,
l'italiano, il tedesco e il francese come in una
brutta barzelletta. Sentite: “Centralizzare e
ottimizzare gli interventi per rendere efficace l'azione di rimpatrio”. Possibile che nessuno li abbia informati che questa nuova
ondata di migrazione non è in cerca di lavoro ma di salvezza dalla guerra? Rimpatriare
dove, se solo in Siria sono stati uccisi, finora,
11 mila bambini e, a Mossul, tutti i cristiani? Credo che Angelino Alfano e i suoi altrettanto inadeguati partner dovrebbero
prestare attenzione all'unica voce che non
cede al cinismo e al finto decisionismo. Ha
detto il Papa (16 giugno) “Chiediamo perdono per le persone e istituzioni che chiudono la porta ai nostri fratelli rifugiati” . È la
parafrasi perfetta della invocazione evangelica: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”.
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n. 42
lettere@ilfattoquotidiano.it

Giampiero Buccianti

Retributivo-contributivo:
si mettessero d’accordo

In questi giorni si parla
tanto del ricalcolo delle
pensioni dal retributivo al
contributivo anche per
quelle in essere. Allora io
non capisco una cosa, ma
i diritti acquisiti vengono
acquisiti in base ad una
legge che vale per tutti i
cittadini, oppure in base a
leggi ad personam o a leggi ad categoriam? Milioni
di pensionati prendono il
loro sussidio con il sistema retributivo, dopo che
nel 1968 fu fatta la riforma delle pensioni, pas-

ro per respingere gli immigrati (strano avvenga
in Ungheria, paese fra i
più colpiti nel 1944 dalla
furia nazista) è non prendere in considerazione il
problema, che è un problema umano. Cosa assurda nella civilissima
Europa e del tutto inaccettabile. Bisogna reperire coraggio e intelligenza,
che ci sono, e operare seriamente, partendo dal rispetto verso l’altro in difficoltà (considerazione
generale, ovviamente)

po ricca, spudoratamente
ricca, e gente che muore
di stenti. Ma io non credo
che Luigi, detto Toni,
l’idraulico senza lavoro,
sia morto di stenti ad appena sessant’anni.
Credo che sia morto di
malinconia, di crepacuore, di tristezza infinita.
Perché membro di una
società spietata che ti abbandona se perdi il lavoro, che ti toglie la casa se
perdi il lavoro, anziché
dartela una casa, che ti toglie la dignità, che ti fa de-

siderare la morte. Nessun
rimorso, neppure lieve,
proverà la gente spudoratamente ricca, e i nostri
politici dai tanti privilegi,
sempre baldanzosi e sorridenti?
Veronica Tussi

L’esibizione dei drammi
nasconde sempre altro

Leggendo l’articolo di
Travaglio sul Fatto Quotidiano del 18 giugno ho
capito che qualcosa non
quadrava. Dopo l’eredità
lasciataci da Andreotti

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con i suoi misteri rimasti
tali. Dobbiamo sempre
pensare che l’esibizione
di fatti casuali anche gravi
come l’immigrazione é
per nascondere qualcos’altro come fanno i
prestigiatori. L’entrata a
spallate di Renzi in Parlamento coincide con il
caos economico e politico
che ha promosso un leader dopo due primarie e
senza elezioni, mentre incombeva come primo
partito il M5S.
Chi spinge Renzi?

Promotore di leggi contrarie al buonsenso non
solo morali ma anche politici, visto il risultato delle amministrative, questo
logico finale evidenzia
che per Renzi non e importante vincere elezioni
ma portare a termine il
progetto concordato con
chi lo spinge avanti anche
a scapito del suo partito.

basta una parola, magari
un soprannome, come è il
caso di “spaccapollici”.
La capacità di sintesi è più
che un dono, è una “grazia”, che a differenza del
coraggio però, se uno non
ce l’ha, se la può anche dare, studiando e applicandosi. Credo però sia un
errore misurarla con il
numero di battute, spazi
inclusi o esclusi; penso si
possa essere sintetici e
chiari utilizzandone ad
esempio 75.000, e prolissi
e confusi ricorrendo a
25.000, ma anche a 5.500.
Ma la convinzione che alla “gggeeennte” possano
solo essere proposte scritte sulle felpe, o testi brevi
brevissimi, magari fatti di
una sola ‘minacciosa’ parola, non porta lontano,
nemmeno ad una giustizia più giusta. È una riflessione che propongo non
in polemica con quanto
sostenuto da Bruno Tinti,
a cui al contrario sono
grato perché con il suo testo me l’ha suggerita.
Ma forse con 214 parole,
1025 caratteri spazi esclusi, 1241 caratteri spazi inclusi, e 17 righe, sono andato fuori misura e nessuno mi ha compreso.
Vittorio Melandri

DIRITTO DI REPLICA

Nel pezzo di ieri dal titolo
“Prime crepe nel renzismo”, a un certo punto - e
senza un apparente nesso
logico con le “crepe” del
titolo - si attribuisce a Piero Fassino l’intenzione di
“voler andare al posto di
Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte”. Ribadiamo che il
sindaco di Torino non ha
alcuna intenzione del genere: 1) Perché già ogni
sua energia è dedicata ai
suoi impegni da sindaco
2)Perché alla Regione
Piemonte c’è già un presidente eletto appena un
anno fa, con il pieno e
convinto sostegno di Piero Fassino, e che fa bene il
suo lavoro.
Gianni Giovannetti,
Portavoce di Piero Fassino

Omero Muzzu

Ma per essere chiari
basta poco o tanto?

A volte per esser ‘chiari’,

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20

ULTIMA PAGINA

VENERDÌ 19 GIUGNO 2015

DALLA PRIMA
di Marco Travaglio

na supercazzola in piena reU
gola: intanto “allarme strumentale” rispetto a chi e a che? La

Cassazione ha annullato senza
rinvio la condanna di Luigi Crespi proprio perché il nuovo falso
in bilancio targato Renzi-Orlando è addirittura più blando di
quello vecchio targato B.-Ghedini: quindi la giurisprudenza è già
bell’e “assestata”, e dà torto marcio alle Ferranti e agli altri geni
che hanno partorito l’aborto. E di
quali “lavori preparatori” va
cianciando la signora, visto che
nei lavori preparatori le valutazioni societarie erano comprese
nel nuovo delitto, ma sono state
poi cancellate in zona Cesarini da
un emendamento del governo?
Qui di “strumentale” c’è solo
quell’emendamento, che le solite
voci di corridoio attribuiscono al
ministero dello Sviluppo Economico, dove siede Federica Guidi,
quinta colonna di Confindustria
dentro il governo. Non è un mistero che gl’industriali vedono
come il fumo negli occhi il reato
di falso in bilancio (che è una delle specialità della casa) e che
all’ultimo momento il ministro
Orlando dovette inghiottire
l’emendamento imposto dalla
nota lobby per vanificare il nuovo
reato e le nuove pene regalando
una scappatoia – quella che
esclude le false valutazioni
dall’area penale – a chi vuole continuare a truccare i conti e a farla
franca. Come prima, anzi più di
prima. La stessa lobby ha ottenuto un Jobs Act copiato pari pari
da un documento dell’ufficio studi di Confindustria: raso al suolo
l’art.18 e addirittura legalizzato lo
spionaggio sui lavoratori. Per
non parlare della riforma della
scuola, che ricalca pedissequamente i desiderata delle grandi
imprese, come il Fatto ha subito
documentato. Grazie a un blitz
dei 5Stelle votato anche dal Pd,
due settimane fa è passata la legge
che finalmente rende possibile la
class action: ma è bastato che
Squinzi protestasse perché la Boschi annunciasse l’immediata retromarcia. Un po’ com’era accaduto col decreto fiscale di Natale,
quando la solita “manina” infilò
in extremis il condono su frodi ed
evasioni fino al 10% del fatturato
dichiarato e solo la scoperta (grazie a Libero e al Fatto) delle conseguenze assolutorie sulla condanna definitiva di B. costrinse
Renzi ad assumersi la responsabilità dell’inguacchio e a fermare
le bocce. Senza che peraltro se ne
sia più saputo nulla. Neppure ai
tempi di B. la Confindustria aveva potuto fare il bello e il cattivo
tempo come oggi. E mai come
ora la trasparenza legislativa era
stata oscurata da interventi sotterranei, clandestini, inconfessati
e inconfessabili che nessuno rivendica e dunque restano in cerca d’autore. A costo di ripeterci, la
domanda al governo e alla maggioranza è molto semplice: chi è il
mandante e chi è l’autore
dell’emendamento del governo
che salva i truccatori di bilanci? Il
ministro Orlando ne era al corrente o l’ha scoperto a cose fatte e
s’è voltato dall’altra parte? I partiti, Pd in testa, che hanno approvato la solenne porcata se n’erano
accorti (bastava leggere il Fatto e il
Corriere), o votano le leggi senza
leggerle o senza capirle? E soprattutto: ora che la Cassazione li ha
messi in mutande, cosa intendono fare per tappare il buco nella
nuova legge e per allontanare dal
governo chi ha fatto il furbo danneggiando i cittadini e gli imprenditori onesti? In attesa di
cortese riscontro, porgiamo distinti saluti. Con una postilla: vergognatevi.

RIMASUGLI

Squinzi
e la storia
come farsa
renziana
di Marco Palombi

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iorgio Squinzi è un chimiG
co, un uomo d’azienda
non uso alle sottigliezze della
dialettica. Pure il sorriso è
quello che è: il più delle volte
sembra fissato da uno di quei
collanti per l’edilizia che produce la sua Mapei, mentre lo
sguardo vaga in profondità oceaniche di silenzio.
Proprio questa sua flaubertiana santità, però, rende
particolarmente significa-

tive le sue rare parole non controllate dall’ufficio stampa. Ieri, per dire, il presidente di
Confindustria si trovava a Colico per l’assemblea di Sondrio
e Lecco dell’associazione e lì i
giornalisti gli hanno chiesto
conto di quel decreto del Jobs
Act che consente di controllare pc, telefoni e tablet
aziendali dei dipendenti
(prima di Renzi, lo Statuto dei lavoratori lo vietava

ritenendolo un po’ eccessivo e
pregiudiziale della privacy).
“Non mi sembra così grave”,
s’è stupito Squinzi. D’altronde
“o vogliamo cambiare le cose o
lasciamo perdere”, ha detto da
quel sincero riformista che è.
Morale: “Chi ha la coscienza
pulita non dovrebbe temere
nessun tipo di controllo, non
deve aver paura di controlli a
distanza”. Squinzi, com’è giusto, vive nell’eterno presente

il Fatto Quotidiano

del fatturato, ma la sua frase
ha un precedente: “Chi non
ha nulla da nascondere, non
ha nulla da temere”. Si dice
l’abbia detta Hitler. Pare che
Squinzi, il giorno che vennero a prendere il suo vicino,
non disse niente perché non
aveva “nulla da nascondere”.
La domanda è: ma dopo la
tragedia e la farsa, sotto che
faccia si presenta la storia?
Quella di Squinzi?


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