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Il.Fatto.Quotidiano.20.06.2015.By.PG .pdf



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Renzi impone la fiduciapure sulla scuola, così incolperà della mancata assunzione dei 100mila precari chi dirà no alla sua controriforma: l’ennesimo ricatto

Sabato 20 giugno 2015 – Anno 7 – n° 167

e 1,40 – Arretrati: e 2,00

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Il rapporto Barca:
“Da bocciare il 90%
del Pd di Roma”
L’ex ministro ha analizzato per conto dei vertici del partito i 110 circoli
della Capitale: soltanto 9 funzionano, 26 sono da chiudere subito
perchè serbatoi di voti o feudi di “capibastone” che hanno generato
Mafia Capitale. Un danno anche le primarie Feltri e Rodano » pag. 2 - 3

Michele chi

DECIDE GABRIELLI

Altro che il Comune:
vogliono interdire
per mafia la Cascina
» pag. 3

Udi Gian Carlo Caselli

MA IO DICO
CHE CACCIARE
MARINO NON È
LA SOLUZIONE
L’esplosione di gennaio al circolo di Coratti Ansa

» pag. 18

TRUFFA DEI BERTONIANI TRUFFA RENZI-DE LUCA
PER FREGARE IL PAPA PER FREGARE I CAMPANI
Dall’inchiesta di Trani sulla Divina
Provvidenza - quella su Azzollini, Ncd emerge un clamorosa intercettazione:
Versaldi (cardinale) e Profiti (manager),
si accordarono, prima di un colloquio con
Bergoglio, per celargli di aver stornato 30
milioni pubblici degli ospedali cattolici.
Ora tocca ai pm romani indagare

Il neogovernatore ineleggibile continua
a non farsi vedere in Regione e il premier
a non dichiararlo decaduto, in barba
alla legge Severino. Ma, siccome il nuovo
Consiglio è insediato, la vecchia giunta
non può più operare. E quella nuova non
c’è: in Campania non comanda nessuno.
Caldoro: “Danno gravissimo”

Lillo e Massari » pag. 8 - 9

De Carolis e Iurillo » pag. 4

INAFFONDABILE

Bassanini cacciato
da Cassa Depositi:
aiuterà il premier
sulla banda larga
» pag. 7

Udi Bruno Tinti

L’INFERNO DI VAURO
Domani Vauro riscrive
l’Inferno di Dante in chiave
moderna: tutte le vignette
disegnate a Rosso di Sera

IMMAGINI DALL’APPRODO

La fotostoria
degli sbarcati
che nessuno
vuole vedere

y(7HC0D7*KSTKKQ( +\!"!]!$!"

I FALSI IN BILANCIO
E LE FACCE DI TOLLA
CHE CI GOVERNANO

Siriani nella tendopoli
sul molo di Augusta, Sicilia © UNHCR/Fabio Bucciarelli

Libia, Siria, Iraq. È la
guerra a portare uomini
e donne a rifugiarsi da
noi. Primo approdo:
la Sicilia
Bucciarelli » pag. 12 - 13

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icesi “faccia di tolla” la maschera di
D
impassibilità o, nei casi di maggiore virtuosismo, di profonda convinzione

con cui si enunciano…opinioni indicibili. Di questa “virtù” il ministro Orlando e i responsabili giustizia del Pd stanno
dando prove stupefacenti. » pag. 18

IL PRESTITO DI PUTIN

Udi Peter Gomez

FUORI DA EXPO
GLI INQUISITI
MA NON MARONI
» pag. 18

La Grecia strozzata
dall’Europa viene
soccorsa dai russi:
2 miliardi per il gas
Di Foggia e Fierro » pag. 11

LA CATTIVERIA
Esce la prima biografia
autorizzata di Berlusconi.
Prefazione di Mubarak

» www.spinoza.it

di Marco Travaglio

on è facile parlare di MiN
chele Santoro, che giovedì
ha salutato il suo pubblico per

l’ultima volta in veste di conduttore di talk show dalla piazza più brutta di Firenze (grazie,
sindaco Nardella). Non è facile
perché Santoro è un personaggio difficile (come diceva Pertini di se stesso, “gli uomini di
carattere hanno un pessimo carattere”). E perché, collaborando con lui da nove anni prima
come ospite fisso dei suoi programmi e poi come socio di
Servizio Pubblico tramite il Fatto, qualunque parola su di lui
sarebbe stata viziata da conflitto d’interessi e dal sospetto del
servo encomio. Ora però che s’è
chiuso un lungo ciclo e se ne
apre un altro ancora tutto da
immaginare, sento giusto, e
forse anche doveroso, prendermi la libertà di scrivere di lui e
di ciò che rappresenta per l’informazione, la televisione, la
politica, la società italiane, ma
soprattutto per me.
La prima volta che lo conobbi, a
metà degli anni 90, lavorava a
Mediaset con Moby Dick. Aveva
spedito Riccardo Iacona a Torino, dove io vivevo, a occuparsi dei maneggi di Luciano Moggi. Riccardo mi intervistò per
una puntata che anticipò Calciopoli, poi Michele mi invitò
in redazione a Roma per propormi di diventarne il coordinatore.
L’offerta dell’inventore del talk
show moderno, che già allora
vantava decine di imitazioni,
era lusinghiera. Ma la rifiutai,
perché la tv non era il mio pane
e non mi sentivo in grado, preferendo restare nella carta
stampata; ma anche perché a
Mediaset non mi andava proprio di lavorare, convinto
com’ero che il conflitto d’interessi non fosse affatto sfumato
col passaggio di Berlusconi
all’opposizione. Michele invece
pensava ingenuamente (lo so, è
difficile immaginarlo, ma è anche ingenuo) che B. fosse politicamente finito e Mediaset
fosse diventata una televisione
come le altre, interessata a competere sul mercato e a coprire
anche la fascia sinistra del pubblico. Un posto normale dove
lavorare dopo che la Rai veltroniana di Enzo Siciliano (“Michele chi?”) l’aveva gentilmente
accompagnato alla porta. Si rese presto conto che non era così: gli bastò fare qualche puntata
sul caso Previti e sul caso
Dell’Utri, salvati entrambi
dall’arresto dal centrosinistra
bicameral-inciucista, per essere
simpaticamente messo in un
angolo. Fortuna volle che alla
presidenza Rai fosse nel frattempo arrivato Roberto Zaccaria, che lo riaccolse nel 1999:
prima con un programma
mensile e itinerante su Rai1,
Circus, poi con un nuovo talk
settimanale nella Rai2 di Carlo
Freccero, Il raggio verde.
Segue a pagina 20

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2

POLITICA

SABATO 20 GIUGNO 2015

Cle orrenti
e abusi,
accuse più dure
della relazione

OTTANTACINQUE PAGINE per dare forma a un
lavoro portato avanti per quasi sei mesi. Fabrizio
Barca racconta lo stato del Pd romano attraverso i
suoi circoli. L’ex ministro non c’è andato leggero.
Già nella relazione intermedia aveva definito il Pd
“cattivo, pericoloso e clientelare”. Anche il documento finale è pieno di passaggi dolorosamente
critici nei confronti del suo partito. Eccone alcuni.

il Fatto Quotidiano

IL POTERE È ELEVATO A “FINE”
Il partito perde la fiducia dei cittadini,
attrae chi cerca favori o rapide carriere,
allontana i migliori, scivola nella collusione
con l’amministrazione, diventa brodo di
cultura della corruzione.



LO SCONFORTO DELLA BASE
“Prima te dicono mena, poi se
lamentano che qualcuno se fa
male...” è il laconico commento di un
militante che descrive il Congresso del
2013 e il rapporto con “capi-bastone”



COSÌ IL PD ROMANO SI È LASCIATO
CORROMPERE DAI CAPIBASTONE
IL RAPPORTO DI BARCA SUI CIRCOLI CAPITOLINI SPIEGA LA NASCITA DI MAFIA CAPITALE
di Stefano Feltri

L

a nascita di quel sistema criminale che
intreccia politica,
cooperative e amministratori corrotti noto come
“Mafia Capitale” è da ricercare
nella natura del Partito democratico di Roma.
È QUESTA una delle idee cen-

trali del “Rapporto conclusivo Mappa il Pd di Roma”, il documento che l’ex ministro Fabrizio Barca ha presentato ieri
sera alla Festa dell’Unità romana e di cui il Fatto Quotidiano ha
ottenuto tutti i dati. Nell’analisi

Bocciata
la sezione
di Fabrizio
IL CIRCOLO di Via dei
Giubbonari, vicino Campo de’ Fiori, è una sede
storica del Pci prima e del
Pd poi. Tra gli iscritti conta anche Fabrizio Barca.
Che però nella sua relazione lo inserisce tra
quelli che badano più
all’identità che alla proposta sul territorio. L’attività “si traduce in iniziative rivolte all’esterno su
temi di interesse prevalentemente nazionale,
ma non in un’adeguata
rappresentanza degli interessi generali dei cittadini del perimetro di responsabilità”. Insomma:
bocciato.

di Barca e del suo gruppo di lavoro si legge che “sebbene la ramificazione del disegno criminale e corruttivo parta dalla
giunta Alemanno, il Pd deve
comunque farsi carico di una
degenerazione nel rapporto
con cooperative, consorzi di
auto-recupero e aziende cresciute negli ultimi anni al fianco
delle amministrazioni di centrosinistra, e diventate strumento di interessi privati e di
collocamento,
implacabili
nell’accaparrarsi appalti grandi
e piccoli”. E questo “è collegato
al decadimento della vita interna al partito, i cui equilibri non
si formano più sulla dialettica
politica ma su rapporti di potere ”.
ALL’INDOMANI degli arresti di

Mafia Capitale a dicembre, il
presidente del Pd Matteo Orfini che è anche commissario
del partito romano per conto
del segretario Matteo Renzi, affida a Barca il compito di mappare i circoli della capitale. L’ex
ministro della Coesione nel governo Monti affronta il compito con le sue competenze da
economista e statistico. Sottopone agli iscritti un questionario di 213 domande, i suoi ricercatori hanno lunghi colloqui
con i responsabili dei circoli.
All’inizio i militanti erano scettici – “venite ad indagare noi
invece che i vertici del partito” –
poi hanno collaborato. Fin dal
livello delle impressioni è chiaro che qualcosa non va: “Non
sono mancate situazioni in cui
è apparso chiaro che la bandiera del Pd era stata appesa al muro e aveva ancora i segni della
piegatura, che le iniziative che
ci venivano descritte erano
“fresche di inchiostro” e che i

membri del coordinamento
non si vedevano da mesi o in un
caso paradossale si presentavano davanti ai nostri occhi con
tanto di cordiale stretta di mano: piacere lei è?”.
BARCA ANALIZZA I DATI e arriva alla conclusione che il partito non è tutto da buttare, ma
come minimo da rifondare. Su
110 circoli analizzati, 108 hanno collaborato all’analisi. Soltanto nove fanno quello che, secondo la classificazione di Barca, un circolo di partito dovrebbe essere: “Aperto ai cittadini,
interprete dei loro bisogni e
idee, non strumento dell’amministrazione o proprietà di un
capo-bastone, dove l’interesse
collettivo prevale sugli interessi
particolari”. Il resto, quindi il
92 per cento del partito, non è
così. Si va da circoli puramente
identitari (25), dove gli iscritti
vogliono avere la tessera ma
non producono alcuna attività
utile per la comunità, ai tanti
(28) che fanno da “ponte tra società e Stato”, buoni ma poco
reattivi, una “una terra instabile, che grazie alle risorse attivabili può evolversi in un partito ponte, ma che può anche
scivolare nella tutela di interessi
particolari”. Poi ci sono i 17 circoli dalla “inerzia catturabile”:
si attivano soltanto quando si
vota, serbatoi di consensi, passivi rispetto alla vita della città.
Due circoli di periferia (Versante Prenestino e Ostia Nuova) fanno politica con vecchi
schemi poco efficaci, sono
“presidi chiusi”. Segue il lungo
elenco dei 26 circoli catalogati
come “potere per il potere”.
Che si caratterizzano così:
“Nelle azioni del circolo gli interessi particolari prevalgono,

sovrastano o annullano gli interessi generali dei cittadini del
territorio di responsabilità. Il
circolo è ‘di qualcuno’ (monopolio) o è l’arena di uno scontro
di poteri. Il partito è dannoso
perché blocca il confronto sui
contenuti, premia la fedeltà di
filiera, emargina gli innovatori”.
SONO QUESTI CIRCOLI la base
per i fenomeni emersi nell’inchiesta Mafia Capitale: in questa dimensione feudale, politici
privi di particolari virtù se non
il controllo di pacchetti di voti
clientelari riescono ad abbarbicarsi a posizioni chiave dell’am-

Fabrizio Barca Ansa

ministrazione per le quali non
hanno alcuna competenza. Da
lì distribuiscono assunzioni
clientelari, prebende e, soprattutto, appalti milionari a chi remunera con gratitudine e, secondo le accuse della Procura,
regolari mazzette. Risultato: “I
romani finalmente capiscono
perché le strade sono sporche,
la raccolta dei rifiuti costa cifre
spropositate, gli immigrati vengono gestiti come pacchi postali, le aree verdi sono lasciate nel
degrado, le strade sono piene di
buche, i tombini sono ostruiti

dalle foglie e provocano inondazioni appena piove”. E questa logica ha portato alla “deriva
criminale si è fatta strada seguendo i soldi di un’emergenza
creata ad arte per ogni fenomeno”, tipo quella dei Rom che è
costata 24 milioni in un anno
senza migliorare le situazioni di
degrado.
VISTO CHE NELL’ANALISI di

Barca sostiene che il malaffare è
frutto e causa della degenerazione del partito, bisogna cambiare il Pd per salvare Roma.

Barca ha quindi raccolto molte
proposte su come migliorare
l’organizzazione, il suo lavoro
vuole essere la base per ricostruire il Pd dopo il disastro di
Mafia Capitale. Anche se l’ottimismo si scontra con una situazione che pare difficile da
correggere: “In sede di interviste il ‘no al correntismo’ emerge, ma solo in alcuni casi e in
modo poco vigoroso (a volte
voci isolate, fuori da questionario), fatto che lascia spazio a
qualche perplessità”.
Twitter @stefanofeltri

IL BIENNIO NERO 2012/13

Congresso e primarie, un partito “mai nato”
di Tommaso Rodano

rima te dicono mena, poi se lamentano che qualcuno se fa male”. La
P
testimonianza, raccolta nella relazione

di Fabrizio Barca, è attribuita a un militante del Pd romano. Si parla del
Congresso cittadino del 2013, quello
che segna in modo definitivo lo squassamento del partito, ostaggio di una
lotta tra bande combattuta sui numeri
delle tessere e sulla pelle dei militanti
“veri”. È il punto di non ritorno di problemi che esistono dal giorno della
fondazione. Come scrive Barca, il Pd
di Roma è “un partito mai nato”. Già
nel 2007, al momento della fondazione, la struttura “è espressione di divisione correntizia, priva di amalgama: spazio a due correnti Ds, due correnti della Margherita, una corrente
per le liste civiche (...). La micro-personalizzazione dei processi di costruzione del consenso politico si mani-

festa nella nascita di macchine sempre
più sofisticate per il controllo delle
preferenze”. Ma è proprio con il Congresso del 2013 che queste dinamiche
perverse diventano irreversibili.
LA CORSA per la segreteria romana

coinvolgeva quattro candidati: il vincitore sarà l’ex senatore Lionello Cosentino, sostenuto da Goffredo Bettini,
Nicola Zingaretti e gran parte dei popolari. Gli altri erano Tommaso Giuntella (bersaniano), Tobia Zevi (renziano) e Lucia Zabatta (civatiano). Di quei
giorni “eroici” si ricorda un assurdo rigonfiamento delle tessere, distribuite
fino a poche ore prima del voto. Le irregolarità sono palesi, marchiane, finiscono sulla stampa locale e nazionale. Si raccontano piccole zuffe e grandi
risse, come quella nella sezione di Vigne Nuove (finita poi nel girone dei
circoli “cattivissimi” nella classifica di
Barca) dove vengono alle mani Clau-

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dio Maria Ricozzi e il presidente di municipio Riccardo Corbucci. Quest’ultimo finisce all’ospedale con un trauma
cranico e cinque giorni di prognosi. Un
episodio tra tanti, che dà un’idea del
quadro generale.
I numeri presentati da Barca dicono
tutto. A cavallo di quel congresso, nel
biennio 2012-2013, gli iscritti del Pd
romano passano da 11.982 a 16.731.

PARLAMENTARIE
Madia disse: “A livello
nazionale ci sono
mediocri filiere
di potere, ma a Roma
ho visto vere e proprie
associazioni criminali”

Un incremento del 39,6 per cento. Altrettanto impressionante è il crollo degli iscritti l’anno successivo, a “lavoro”
ultimato: nel 2014 le tessere tornano ad
essere 9.926. Il calo rispetto ai dodici
mesi precedenti è del 40,6 per cento.
Nelle settimane del Congresso del
2013, insomma, è in azione un tesserificio truffaldino, che lavora sotto gli
occhi di tutti. E di cui i beneficiari sono

pubblici: i notabili del Pd, che sui successi “gonfiati” hanno costruito la loro
scalata politica (anche a livello nazionale). Quel lungo periodo di sfaldamento è ben descritto da Barca nella
sua relazione: “Tra fine 2012 e inizio
2014 si svolgono le parlamentarie, due
primarie ‘nazionali’, una primaria per
il Segretario regionale, una per la scelta
del candidato sindaco, un Congresso a
due turni per l’elezione del Segretario
cittadino, le primarie per la scelta dei
candidati alle presidenze dei Municipi
ei Congressi di circolo. Primarie di
ogni sorta sono il terreno per la calibratura continua del peso specifico delle diverse componenti interne”.
A IMPORSI nelle grandi conte cittadi-

Uno dei gazebo per le primarie del Pd a Roma Ansa

ne sono sempre le stesse filiere di potere che si sono muovono in tutte le
“battaglie campali avvenute nel Pd romano”. Molto significative sono le primarie di fine 2012, con cui si scelsero i

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POLITICA

il Fatto Quotidiano

DOPO ALEMANNO
Gli equilibri non si formano più
sulla dialettica politica ma su
rapporti di potere che abusano degli
strumenti essenziali della partecipazione,
come il tesseramento e le primarie.



L’OCCUPAZIONE DELLE POLTRONE
La fusione tra leadership
amministrativa e politica sposta pezzi
di classe politica nei ranghi
dell’amministrazione senza che si badi alla
crescita di quadri e specialisti.



di Marco Lillo

L’

appalto da cento
milioni di euro per
il Centro Assistenza Richiedenti Asilo più grande di Europa a Mineo è stato commissariato da
Raffaele Cantone. O meglio.
Cantone ha proposto al Prefetto di Catania, a cui spetta l’ultima parola, di sfilare l’appalto
dalle mani del gruppo La Cascina e dei suoi alleati.
Un duro colpo per l’immagine
della Cooperativa legata a Comunione e Liberazione, che
presto potrebbe subirne un secondo ancora più pesante: l’interdittiva antimafia con conseguente commissariamento di
tutti gli appalti in tutta Italia.

SABATO 20 GIUGNO 2015

INDIGNAZIONE CONTENUTA
In sede di interviste il “no al
correntismo” emerge, ma solo in
alcuni casi e in modo poco vigoroso (a
volte voci isolate, fuori da questionario),
fatto che lascia spazio a qualche perplessità.



MA QUALE FEDERAZIONE?
Ovunque fossimo, alla domanda
del questionario ‘avete mai proposto
progetti alla Federazione romana’ seguiva
spesso una fragorosa risata e la domanda
‘quale Federazione’?



Dopo Mineo, rischia
di saltare la Cascina
APPENA COMMISSARIATO IL CENTRO IN PROVINCIA DI CATANIA, CANTONE
PUÒ INTERVENIRE SUL RESTO DELLA COOP DI AREA CL: POTREBBE PERDERE
I SUOI APPALTI IN TUTTA ITALIA PER I RAPPORTI COL MONDO DI MEZZO

LA DECISIONE di ieri di Can-

Infografica di Pierpaolo Balani

LE 110 SEZIONI

La classificazione dei circoli
FABRIZIO BARCA ha diviso i circoli del censimento in sei ca-

tegorie, “semplificate” nella nostra infografica. Le classificazioni dell’ex ministro per sono decisamente più complesse. I
circoli virtuosi (9, tra cui Tor Sapienza) sono definiti “Progettare il cambiamento”: sono quelli più efficaci e aperti alla
cittadinanza. Seguono i circoli “Ponte fra società e Stato” (28),
con buon livello di trasparenza e democrazia interna, poi i circoli “Identità”(25), troppo chiusi in difesa del loro status. Più
in basso: “Inerzia catturabile” (17), caratterizzati da “attività
nulla o modesta”, “Presidio chiuso” (2) che operano in contesti sociali difficili e infine i peggiori: “Potere per il potere”
(26), l’unico gruppo che non ha bisogno di spiegazioni.

candidati da portare in Parlamento col
Porcellum. “Con poche migliaia di preferenze – quante ne bastano per entrare
in Consiglio comunale e meno di quelle che servono per entrare in Consiglio
Regionale, come nota l’ex ministro – si
può puntare all’ingresso in Parlamento”. Aderiscono diversi big del Pd romano. “Si tratta di un desiderio più che
legittimo – spiega Barca – ma così facendo si sguarnisce il livello locale senza un progetto (...). È solo l’apice di una
pratica della disattenzione che dura da
anni”.
Sulle parlamentarie, può tornare utile
una recente testimonianza del ministro
Marianna Madia, che a quella competizione partecipò con discreto successo
(2.616 preferenze): “A livello nazionale
nel Pd ho visto piccole e mediocri filiere di potere. A livello locale, e parlo
di Roma, facendo le primarie parlamentari ho visto delle vere e proprio
associazioni a delinquere sul territo-

tone avrà dei contraccolpi politici pesanti: il sottosegretario
Giuseppe Castiglione è indagato proprio per il suo ruolo di
soggetto attuatore per il CARA
di Mineo, in relazione agli appalti degli anni precedenti alla
gara incriminata nel procedimento che ieri ha portato al
commissariamento. Castiglione ha lasciato la guida del consorzio nelle mani amiche di Anna Aloisi, sindaco di Mineo del
Ncd, che in quel paese prende
quasi il 40 per cento e in Sicilia
ha il suo vero granaio elettorale.
Cantone aveva a disposizione
due strumenti previsti dalla legge Madia del 2014: la sostituzione degli amministratori
coinvolti oppure il commissariamento. Cantone ha proposto
al Prefetto il commissariamento dopo aver letto le carte
dell’indagine romana che hanno portato all’arresto di 4 manager del gruppo Cascina perché “ la pluralità degli episodi di
corruzione e di turbativa d’asta
riconducibile a un arco temporale di tre anni, dal 2011 al 2014,
rivela una spiccata attitudine a
delinquere, al fine di ottenere
vantaggi economici nell’esercizio dell’attività imprenditoriale”.
Per Cantone “l’ampiezza
dell’attività delittuosa, ruotante
attorno ai quattro indagati”
puntava anche alla gestione di

COLPO TREMENDO
Per il prefetto Gabrielli
ci sarebbero gli estremi
per l’interdittiva
antimafia: al gruppo
sarebbero tolte
circa cento commesse
altri centri di assistenza rifugiati
con gare taroccate, come quella
di San Giuliano di Puglia. Un
progetto saltato solo per l’arresto di Luca Odevaine a dicembre. Non sarebbe bastato cambiare i manager anche perché
sullo sfondo si intravedono gli
intrecci con Mafia Capitale.
IL GIP DI ROMA ha deciso il 4

giugno scorso gli arresti domiciliari per tre manager del gruppo di cooperative legate alla Cascina: Carmelo Parabita, Domenico Cammisa e Salvatore

Menolascina, e la custodia in
carcere per Francesco Ferrara,
“nei cui confronti è stata rilevata una maggiore inclinazione
a delinquere, in ragione del suo
coinvolgimento, unitamente
alla propaggine imprenditoriale di Mafia Capitale, rappresentata da Salvatore Buzzi, in ulteriori episodi criminosi di corruzione e turbativa d’asta”.
Questo passaggio dell’atto di
accusa di Cantone è il più delicato per La Cascina.
Il Prefetto di Roma Franco Gabrielli ha detto in Parlamento

CAMPIDOGLIO Marino
sempre sotto assedio
gnazio Marino è sempre
I
isolato, con una maggioranza in consiglio traballante

rio”. Un giudizio pronunciato pochi
giorni dopo l’esplosione di Mafia Capitale e sei mesi prima della relazione di
Barca. Che ieri ha pronunciato la sentenza definitiva: “Abbiamo potuto verificare lo stato di abbandono di un’organizzazione collettiva. E, ovunque
fossimo, alla domanda del questionario ‘avete mai proposto progetti alla Federazione romana’ seguiva spesso una
fragorosa risata e la domanda ‘quale
Federazione?’”.

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TESSERE
ANOMALE

Nel biennio
2012/13, tra primarie e congressi
cittadini, le tessere
del Partito democratico di Roma
sono lievitate
del 39,6%

3

e le voci sul possibile scioglimento della Giunta. Anche se difficilmente la sua
amministrazione potrà essere sciolta per “corruzione”:
da quanto si apprende, la
procedura in questi casi prevede prima la diffida nei confronti del sindaco responsabile, e solo in caso di non ottemperanza il provvedimento estremo.
Ma il sindaco Marino problemi più grave della
relazione d’accesso: Matteo Renzi l’ha sfiduciato
pubblicamente martedì scorso a Porta a Porta. E
l’ultimo schiaffo glielo ha dato il governo pochi
giorni fa, quando ha bloccato le norme che gli
avrebbero consentito di prelevare dalla gestione
straordinaria del debito i fondi per il Giubileo di
quest’anno.

alla Commissione di inchiesta
sui centri immigrati che sta valutando il commissariamento
del gruppo La Cascina. Al Fatto
risulta che la cooperativa nata
all’università di Roma per fornire i pasti ai fuori sede nel 1978
grazie all’iniziativa di Don Giacomo Tantardini e poi cresciuta
sotto l’ala di Giulio Andreotti e
Gianni Letta, rischia l’interdittiva antimafia.
Nessuno dei quattro manager
finiti agli arresti si vede contestata l’aggravante dell’articolo 7
per avere voluto favorire la mafia però l’interdittiva antimafia
è uno strumento di prevenzione che scatta a prescindere
dall’esistenza di un reato. Se la
Prefettura di Roma emanasse
l’interdittiva le conseguenze sarebbero devastanti per il gruppo: un centinaio di appalti in
tutta l’Italia potrebbero essere
commissariati con la nomina
da parte del Prefetto, in stretto
raccordo con l’Anac, di commissari. La legge Madia del
2014, la stessa che ha permesso
il commissariamento dell’appalto di Mineo grazie all’articolo 32, prevede questi effetti a seguito dell’interdittiva antimafia.
INTANTO, in attesa delle deci-

sioni del Prefetto di Roma
Franco Gabrielli e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone
su scala nazionale, il gruppo
imprenditoriale cattolico deve
fare i conti con la perdita
dell’appalto da 100 milioni di
euro, vinto grazie a una gara che
Odevaine stesso definiva “finta” e per la quale sosteneva di
meritare non 10 mila ma 20 mila euro al mese, come ricorda
Cantone nella sua proposta di
commissariamento al Prefetto
di Catania. La Cascina dal canto
suo si è difesa sostenendo che
nell’Ati incaricata della gestione del Cara di Mineo vanta solo
una quota minoritaria ma per
l’Anac di Cantone non è così:
“La Cascina Global Service s.r.l.
risulta, infatti, incaricata di eseguire il servizio di fornitura pasti per una quota pari al 33,27
per cento. La suddetta quota è,
di gran lunga, la più elevata rispetto alle quote di partecipazione e di esecuzione dei servizi
previste in capo agli altri associati”. Inoltre bisogna aggiungere la quota del 15,33 per cento
del Consorzio di Cooperative
Sociali “Casa della Solidarietà”
e secondo l’Anac è chiaro che
“le due realtà imprenditoriali
siano state finora gestite dagli
indagati Ferrara, Menolascina,
Parabita e Cammisa, e siano entrambe espressione di una comune strategia operativa e gestionale, riconducibile ad un
unico centro di affari e di interessi facente capo al gruppo
La Cascina”.

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4

POLITICA

SABATO 20 GIUGNO 2015

M
isterbianco,
il sindaco: “Gli sbirri
ci fanno schifo”

LITIGANO in Consiglio comunale, i
toni sono duri, si parla dei conti del
Comune di Misterbianco (Catania),
quasi 50 mila abitanti, territorio dove domina il clan dei Nicotra, ritenuti i “re” della cocaina. Il faccia a
faccia è tra il sindaco Nino Di Guardo, in passato al Pd ed eletto con una

COMUNE DI NAPOLI

Il tribunale prende ancora tempo
De Magistris: “Spero finisca presto”
IL TRIBUNALE di Napoli (presidente Umberto Antico, giudici

Ornella Minucci e Roberta Di Clemente) si è riservata la decisione al termine dell’udienza sul ricorso del sindaco di Napoli
Luigi de Magistris sulla sospensione disposta nei suoi confronti
a noma della legge Severino. L’udienza è durata quasi quattro
ore ed è stata occupata in gran parte dalle eccezioni presentate
dai legali di associazioni di cittadini e del Comune. “Abbiamo
chiesto che la legge sia uguale per tutti – ha detto al
termine dell’udienza l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che rappresenta il Movimento difesa del cittadino – ed abbiamo elencato i numerosissimi precedenti di amministratori che sono stati sospesi a
norma della legge Severino in ogni grado di giudizio con l’unico parziale precedente contrario di Bari
e la vicenda del Tar Campania alla quale ha rimediato la Cassazione. Sono oltre 20 i casi di amministratori sospesi e la legge deve valere anche per il

lista civica, e il consigliere Marcello
Russo, che è maresciallo dei carabinieri in servizio a Siracusa. Al culmine dello scontro verbale, il sindaco urla in aula: “A Misterbianco c’è
una amministrazione di persone per
bene, oneste, nei confronti dei quali
gli sbirri non hanno cosa fare. Se ne

il Fatto Quotidiano

debbono andare gli sbirri, perché ci
fanno schifo, oh benedetto dio”. Nel
silenzio dell’aula sbigottita, rimbomba la voce del maresciallo Russo: “Questa è la sua legalità, complimenti. Si vergogni... si vergogni...”.
L’episodio risale alla seduta consiliare del 15 giugno scorso. A Mister-

bianco, ora, è comparso un manifesto firmato da 16 consiglieri comunali, quattro della maggioranza:
“Non accettiamo che il sindaco Di
Guardo rappresentante della città di
Misterbianco disprezzi i carabinieri
chiamandoli sbirri. Noi invece esprimiamo solidarietà all’Arma”.

sindaco De Magistris”. “Anche il pm – ha detto l’avvocato della
Alpi (associazione per la lotta alle piccole illegalità), Manfredi
Nappi – ha chiesto il rigetto del ricorso con le nostre stesse motivazioni”. Il termine accordato al sindaco prima di una nuova
sospensione a norma della legge Severino secondo i legali delle
associazioni di cittadini scadrebbe il 26 giugno. Il 28 maggio la
Cassazione ha depositato la sentenza che attribuisce al giudice
ordinario la competenza sui ricorsi.
“Ho la voglia di sapere quanto prima come andrà a finire e soprattutto spero che finisca questa ingiustizia che sembra non finire mai”, così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha commentato la decisione dei giudici del Tribunale di Napoli di riservarsi sul ricorso contro la sospensione del primo cittadino in
base alla legge Severino. De Magistris ha affermato di
attendere la decisione con “grande serenità”, ma ha
anche sottolineato quanto “tutto sia così surreale ma
purtroppo così vero”. Il sindaco ha ribadito la propria
convinzione sulla bontà del ricorso presentato “tecnicamente e giuridicamente ineccepibile e pertanto –
ha aggiunto – non può che essere accolto”. Intanto per
quanto riguarda la nomina del vice sindaco, dopo le
dimissioni di Sodano, De Magistris ha dichiarato che
“è questione di ore. Siamo pronti anche per quello”.

GIORNO 2: RENZI NON SOSPENDE
DE LUCA PRESIDENTE FANTASMA
IL NEOELETTO DISERTA IL PALAZZO DELLA REGIONE PER RITARDARE LO STOP
L’AVVOCATO PELLEGRINO: “È GIÀ IN CARICA A TUTTI GLI EFFETTI, VA FERMATO”
di Luca De Carolis

e Vincenzo Iurillo

I

l presidente è un fantasma. La sua stanza in Regione è deserta. E in
Campania regna il grande vuoto, nel silenzio di Matteo
Renzi: rottamatore che tace e acconsente. Da giovedì scorso
Vincenzo De Luca è ufficialmente il governatore della Campania, proclamato dalla Corte di
appello di Napoli. Eppure ha disertato il passaggio di consegne
con l’uscente Stefano Caldoro. E
ieri mattina non si è presentato a
un convegno dei costruttori a
Napoli. Un bello sgarbo ai due
ospiti di riguardo, il presidente
dell’Anticorruzione Raffaele
Cantone e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio,
imbarazzato (“Non commento”). Ma il galateo ora è secondario per il governatore. Il dem
De Luca fugge dalle sue funzioni
e dal suo ruolo, perché gli preme
solo ritardare l’inevitabile, ossia
la sua sospensione per un massimo di 18 mesi in base alla legge
Severino, obbligatoria per una
condanna subita in primo grado
per abuso d’ufficio. Per riuscirci
si basa su una tesi semplice
quanto discutibile: se non si insedia e non compie atti ufficiali
non può essere sospeso, perché
l’interdizione può colpirlo solo
dopo l’esercizio delle sue funzioni. E allora la linea è rimanere
fermo fino ai primi di luglio,
quando si riunirà il nuovo Consiglio. A quell’assemblea verrà
notificato che il presidente proclamato è lui, l’ex sindaco di Salerno. Un minuto dopo la fine
del primo Consiglio De Luca,
insediatosi, potrà (potrebbe)
nominare la giunta e il suo vice,
che reggerà la Campania al suo
posto. E la sospensione scatterà
solo quando verrà notificata al
Consiglio, nelle sua seconda
riunione. Ma il governatore
avrà già avuto il tempo di salvare

la sua amministrazione, in attesa del responso sul suo immediato ricorso contro lo stop. È la
speranza dei suoi legali e pure di
Matteo Renzi, che lo aveva ricevuto a Palazzo Chigi il 5 giugno scorso. Silente, sul suo governatore che non va in Regione
per paura di una legge. Parlano
invece i Cinque Stelle e il forzista Renato Brunetta, che
avvertono il premier: “Se
non sospende subito De
Luca lo denunceremo”.
E batte un colpo anche
De Luca, tramite nota:
“Giovedì sono iniziate le
procedure di proclamazione dei
nuovi organi regionali. Non ap-

pena saranno concluse con la
proclamazione del nuovo Consiglio, vi sarà il mio insediamento”. Poi assicura: “I campani
possono stare tranquilli, non c’è
e ci sarà mai alcun vuoto di potere. Tutto procede come previsto dalla legge, e io sono già al
lavoro”.
MA LA SUA TESI è legittima? Il

costituzionalista Gianluigi Pellegrino sorride: “De Luca è già
presidente a tutti gli effetti. Lo
conferma lo Statuto della Campania, secondo cui fino alla nomina della giunta il presidente
provvede all’ordinaria amministrazione. Se ci fosse un’emergenza, dovrebbe intervenire lui.
De Luca prova a fare il latitante,
ma ciò non ha senso: e infatti il
prefetto ha trasmesso gli atti per
la sospensione alla presidenza
del Consiglio, che deve dichiararla. Sospensione, lo ricordo,

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Il premier
Matteo Renzi
e, sotto, l’avv.
Gianluigi
Pellegrino
Ansa

rischio anche gli stipendi in Regione. L’uscente Caldoro ha inviato una lettera di autotutela in
Tesoreria e Ragioneria: “Sono
cessato dalla carica, non firmo
più alcun atto finanziario” spiega al Fatto.
E ORA che succede? “Quel che

STEFANO
CALDORO
Io non ricopro più
la carica di governatore
e non firmo più nulla
La vacatio è un danno
enorme per un ente
che gestisce parecchi
miliardi di euro l’anno
che deve avere valore retroattivo. Ogni suo atto futuro sarebbe
nullo”. Sul Mattino, l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli ha affermato che “se De
Luca non firma o adotta alcun
atto, non si può sostenere che
abbia svolto delle funzioni,
quindi non può essere sospeso”.
Pellegrino replica: “La Severino
è chiara, De Luca verrà sospeso
dalla carica e non dalle sue funzioni”. Certo è che con l’ufficio
del governatore vuoto, sono a

succede a una nave al largo alla
quale spegni il motore all’improvviso: perdi miglia che non
recuperi più” risponde il forzista. Che continua: “Si sta producendo una lesione enorme al
funzionamento di un ente che
gestisce più di due miliardi di
euro annui solo di pagamenti di
cassa. Dividete questa cifra per
365 e vedete che danno sta causando ogni giorno questo vuoto
di potere”. Secondo l’ex presidente, “i dirigenti, in questa situazione di incertezza, tireranno il freno a mano e cercheranno di fare il minimo indispensabile e anche meno, in una Regione che non può perdere un
minuto di tempo”. Per spiegare
il perché, Caldoro ricorda il suo
insediamento nel 2010: “Con la
proclamazione e con il passaggio di consegne, e prima della
nomina degli assessori (ci vollero circa 20 giorni, ndr), assunsi
i poteri di presidente e giunta
per l’ordinaria amministrazione: firmavo i decreti di tutti gli
assessorati e mi rapportavo coi
dirigenti di ogni settore. Prima,
ovviamente, creai l’ufficio di
Gabinetto e gli uffici di diretta
collaborazione del presidente,
coi quali si esercita la funzione
di controllo della macchina amministrativa”. Ora nessuno
controlla. De Luca è più preoccupato della nomina del vice –
in pole c’è sempre Raimondo
Pasquino – e della sua Salerno.
Ieri è andato su Lira Tv a suggerire al sindaco Vincenzo Napoli di ripulire la litoranea delle
prostitute. E giovedì ha partecipato a una riunione di maggioranza.

TRA LE RIGHE

I 5Stelle: “Ecco
come cambieranno
la legge Severino”
“NELLA RIFORMA DELLA P.A. C’È UNA DELEGA
IN BIANCO, COSÌ SALVERANNO IL RAS DI SALERNO”
l governo vuole cambiare la legge Severino e, nel farlo,
I
vuole le mani libere, magari per poter finalmente salvare
De Luca”. L’accusa arriva dal M5s: “Nella riforma della Pub-

blica amministrazione c’è infatti una delega in bianco al governo per poter riscrivere a proprio piacimento le norme”,
attaccavano ieri i 5Stelle. Sotto accusa c’è l’articolo 6 della legge
che autorizza l’esecutivo a modificare il decreto legge 39, che si
occupa, secondo l’accusa dei grillini, “proprio dell’inconferibilità e incompatibilità degli incarichi nella p.a.”. Una sassata
al governo, che ha replicato col ministro Marianna Madia:
“Per evitare strumentalizzazioni sul caso De Luca sono pronta
allo stralcio delle previsioni contenute nella riforma che aprono a una revisione delle decreto legislativo, di attuazione della
legge Severino, in materia di inconferibilità e incompatibilità
negli incarichi”. Anche se, ha sottolineato il ministro, “Il decreto che potrebbe riaprire il caso De Luca è un altro”. La
questione è complessa e riguarda anche le
modifiche alla Severino chieste il 10 giugno dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone. De Luca è stato condannato per abuso d’ufficio, e secondo la legge Severino,
sarà sospeso.
LE NORME che lo prevedono, in effetti, so-

no contenute in un altro decreto attuativo
della legge anticorruzione, il 235 e non il
39, ch riguarda gli incarichi amministrativi
negli enti pubblici, e non le cariche elettive. Le osservazioni
dell’Anac riguardavano la disparità del trattamento applicato a
dirigenti e politici. Questo perché mentre il primo testo prevede “una differenziazione della gravità dei reati e pertanto
delle conseguenze, quello che regola la sospensione di politici,
regionali e locali non fa distinguo”. Per questo, ha spiegato
Cantone, “è opportuno che il legislatore proceda a un’armonizzazione”. Per l’Anac dovrebbe essere una delega al governo
a stabilire se allargare o stringere le maglie per i politici. Ed è
proprio questa la ragione dell’allarme sollevato dai grillini. Il
rischio, spiegavano ieri alcuni deputati M5s, è che il governo
scelga proprio la delega sulla p.a. per intervenire, facendo piovere alla Camera (dove il testo è in discussione) un emendamento che gli permetta di modificare anche il decreto 235.
Cdf

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POLITICA

il Fatto Quotidiano

D
omani Civati
lancia Possibile:

“Noi vascello pirata”

PRIMA TAPPA, due obiettivi. Comincia domani a Roma il percorso costituente di Possibile, il soggetto promosso da Pippo Civati che ha scelto la
formula dell’assemblea aperta, chiamando a raccolta domenica “chi ci
vuole stare” al Circolo Arci di via Campo Barbarico a Roma. La formula open

SABATO 20 GIUGNO 2015

è doverosa, ha sottolineato l’ex deputato Pd, per non dare già una connotazione troppo rigida a un percorso
che è tutto da sperimentare e che implica un nuovo appuntamento a ottobre. L’articolo 1 del “manuale di navigazione” prevede di “evitare la secca
dei partiti. L’assemblea è aperta ma lo

5

dico subito: non voglio infilarmi nei
vecchi giochi di apparato, nella ragnatela dei veti incrociati, degli interessi di
bandiera o identitari. Vogliamo capire
quanta gente è interessata e quanti
sono in grado di darci una mano. Per
adesso siamo un vascello pirata andiamo dove c’è spazio per navigare”.

Voltafaccia con fiducia
“Subito la nostra scuola”
A PALAZZO CHIGI IL PREMIER RIUNISCE IL GABINETTO DI GUERRA: “CHIUDIAMO
ENTRO LA FINE DEL MESE”. MINORANZE E NCD DI NUOVO PRONTI ALL’OBBEDIENZA
di Wanda Marra

A
VICE IN PECTORE

Dietro Vincenzo De Luca
il probabile “supplente”
in caso di sospensione: Raimondo
Pasquino, ex rettore a Salerno Ansa

Grillo: “Voglio presidenze
dei Consigli regionali”
SIAMO la seconda forza politica del Paese come dimostrato” alle regionali e, “in quanto principale forza di opposizione, il M5s esige un ruolo di garanzia all’interno dei
Consigli regionali: la presidenza o la
vicepresidenza”. Così Beppe Grillo
sul blog. “Sono ruoli non politici, ma
istituzionali, riservati alle opposizioni. Il candidato a tale ruolo di garanzia
in ogni Regione è il portavoce che si è
presentato come candidato presidente nella propria Regione. Siamo
entrati in sette Regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Se eletto come presidente o vicepresidente
del Consiglio regionale il portavoce M5s si impegna a
rifiutare qualsiasi retribuzione aggiuntiva e privilegi come
le auto blu”.

vanti tutta: approviamo subito la riforma della scuola”.
L’ordine arriva da
Matteo Renzi davanti a un
gruppetto di ministri e parlamentari convocato alle 8 di
mattina a Palazzo Chigi. Gabinetto di guerra per fronteggiare
il momento difficile. Finirà con
la fiducia a Palazzo Madama: il
governo ha espresso la volontà
di trattare, ma a costo di non
fermare il provvedimento. C’è il
ministro delle Riforme, Maria
Elena Boschi, che dietro le
quinte conduce la trattativa con
i sindacati; c’è il ministro
dell’Istruzione, Stefania Giannini, ormai “ufficialmente” in
bilico, che ha ricevuto mandato
di trovare il modo con il Miur
per rendere possibili le assunzioni dei 100mila precari, se la
riforma passa. Caos assicurato e
uffici aperti tutto agosto. E poi
ci sono il sottosegretario Davide Faraone, i capigruppo Zanda
e Speranza, il presidente della
Commissione Cultura, Marcucci, che insieme alla relatrice,
Francesca Puglisi e al senatore
Russo (anche loro presenti) sta
mediando con i ribelli dem e le
opposizioni. E i senatori Tonini, De Giorgi, e Martini, le deputate Ascani e Ghizzoni.

Fiducia possibilmente giovedì,
per poi chiudere alla Camera
(sempre con fiducia). Dead line
ufficiale, metà luglio. Per fare le
assunzioni dei 100mila precari
in maniera regolare, si sarebbe
dovuto chiudere entro metà
giugno. Così comunque l’assegnazione in ruolo definitiva verrà rimandata di un anno. Un
voltafaccia, quello del premier,
dopo che a Porta a Porta aveva
annunciato il rinvio della riforma, con tanto di conferenza a
inizio luglio per discutere con il
mondo della scuola. Scaricando
su sindacati e minoranza dem la
colpa delle mancate assunzioni.
Strategia? In parte. In stato relativamente confusionale dopo
il voto delle amministrative,
preoccupatissimo per i numeri
del Senato e colpito dalle reazioni negative del mondo della
scuola, il premier aveva valutato
l’ipotesi della retromarcia. E allora, ha buttato lì l’annuncio
dello stop. Poi ha valutato i pro e
i contro. Proteste da parte dei
precari e anche dei presidi, perplessità della minoranza dem
nel vedersi arrivare addosso la
responsabilità. I due ribelli in
Commissione Cultura sono Mineo e Tocci: pare che quest’ul-

timo abbia fatto sapere che lui il
governo non lo farà cadere. E
poi è nata l’ennesima corrente
del Pd, Primavera democratica,
gli ex speranziani dialoganti (tra
loro Martina al governo e
Amendola, in procinto di andarci): il premier spera così di
assottigliare i numeri della mi-

latano. E i renziani lavorano a
far sgonfiare il caso. “O le opposizioni ritirano gli emendamenti, o metto la fiducia”, ha
fatto sapere Renzi. Sel e M5S
hanno già detto no. “Non è rassicurante che prima prometta il
dialogo con i movimenti e poi
imponga il voto di fiducia in
Parlamento”, scrive Tocci sul
suo blog.

STRATEGIE
Governo pronto
a mettere ancora
alle strette le Camere
Il sogno è fare di corsa
anche le riforme
costituzionali

DA QUI a martedì, data in cui si

noranza in Senato. Nel frattempo, le tensioni con Ncd si sono
relativamente ridimensionate.
La giunta deve votare l’autorizzazione a procedere all’arresto
per il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini. Ma lui ha annunciato l’intenzione di ricorrere al Tribunale del Riesame. I tempi si di-

IL PROGETTO di Renzi a questo

punto è chiaro: martedì in
Commissione Cultura la maggioranza presenterà un testo
con delle variazioni. Se le opposizioni ritirano i 3000 emendamenti si vota, altrimenti si va in
aula con un maxi emendamento, senza mandato al relatore.

NON SOLO JOBS ACT

GOVERNATIVE

Gli industriali chiedono
pure i soldi agli operai
di Salvatore

Cannavò

e parole del presidente di Federmeccanica,
L
Fabio Storchi, pronunciate ieri all’assemblea annuale degli industriali meccanici, i più

importanti della galassia confindustriale, sono
inequivocabili: “Le retribuzioni non possono
continuare ad essere variabili indipendenti dalla produttività e dalla redditività. L’ultimo nostro contratto è stato rinnovato con una previsione di inflazione (Ipca) del 6%, che a consuntivo è risultata poi di poco superiore al 2%.
I conti sono presto fatti. Conti che non tornano. Sono quindi necessarie azioni correttive
immediate”.
LA FRASE, UN PO’ LUNGA, ha un significato

molto più diretto: dovete restituirci i soldi.
L’idea di avviare in questo modo il rinnovo del
contratto di categoria era già venuta in mente
agli industriali della Chimica. Ora è il momento

degli industriali meccanici, la controparte di
Fiom, Fim e Uilm, secondo cui il saldo negativo
tra inflazione programmata e quella reale deve
essere “corretta” a vantaggio delle imprese.
L’approccio sembra cinico ma obbedisce a una
logica di fondo, affrontare i rinnovi contrattuali
non solo con il vantaggio delle divisioni sindacali – l’ultimo contratto è stato siglato da Fim
e Uilm senza la Fiom – ma anche approfittando
della forza politica offerta dalle riforme del mercato del lavoro.
Non è un caso se alla stessa assemblea sia intervenuto il presidente di Confindustria, promuovendo a pieni voti il lavoro fatto dal governo sul Jobs Act. “È un passo veramente importante, perché getta le basi per un profondo
riassetto del mercato del lavoro” ha detto
Squinzi sottolineando che “negli otto decreti
con cui il governo darà attuazione alla delega si
colgono già scelte che sembrano destinate a
cambiare il paradigma che, sino ad oggi, ha

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riunisce la commissione, si lavora a una mediazione. Che
prevede: tetto al bonus scuola,
commissione di valutazione dei
docenti che aumenti il numero
di professori al suo interno e
renda solo consultivo il parere
di genitori e alunni, carriera per
i docenti (proposta di Tocci).
Niente passi indietro previsti sui
presidi, né alcun ampliamento
del piano assunzionale, e neanche modifiche dei contributi alle parificate. Tutte richieste delle opposizioni. Si va al muro
contro muro. E il confronto annunciato? Si farà sulle parti in
delega della legge. Inedita soluzione. Renzi pensa che sia un rischio calcolato. Talmente calcolato che vuole accelerare pure
sulle riforme costituzionali: approvazione prima dell’estate in
seconda lettura al Senato e alla
Camera (per arrivare al referendum confermativo con le amministrative 2016) e riforma
Rai. Meglio sfidare tutti a sfiduciarlo piuttosto che fermarsi.
Anche perché nessuno sembra
avere il coraggio di farlo cadere.
Almeno per ora. I numeri di Palazzo Madama fanno paura, ma
la speranza del premier è superare i prossimi due mesi e agganciare la ripresa.

Stefania Giannini, ministro
dell’Istruzione, e Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme. A sinistra nell’altra
pagina, il ministro della P.a.
Marianna Madia Ansa

regolato i rapporti di lavoro”. La sintonia tra il
governo e la Confindustria non è nuova anche
perché, come dimostrato proprio dal Fatto, il
Jobs Act è stato ampiamente “copiato” dai documenti ufficiali dell’associazione imprenditoriale. Che oggi, senza problemi, incassa.
CHE IL JOBS ACT RAPPRESENTI solo una pri-

ma tappa di nuovi e più importanti obiettivi
delle imprese italiane è stato specificato molto
bene ieri sia dalla relazione di Storchi che dalle
parole di Squinzi: l’obiettivo confindustriale,
sulla scia di quanto realizzato da Sergio Marchionne alla Fca, è di legare le retribuzioni alla
redditività dell’azienda. “Il Contratto nazionale
deve svolgere un ruolo di garanzia e di tutela,
spiega ancora Storchi, per consentire la distribuzione della ricchezza dove questa viene prodotta: in azienda”. Ancora più chiaro Squinzi:
“Con il Jobs Act abbiamo notevolmente ridotto
il divario con altri Paesi europei sul costo del

lavoro. Bisogna andare avanti, scrivere correttamente i decreti attuativi. Comunque, credo
che ce la faremo”.
Eppure, sulla carta, i decreti del Jobs Act si
occupano di norme e diritti (in meno). Che
però, come contabilizza il presidente di Confindustria, hanno un immediato impatto sui
conti delle imprese. Se sulle norme relative ai
lavoratori disabili il governo ottiene il sostegno
della Fish nella sua secca replica alle accuse
mosse ieri da Repubblica, sui controlli a distanza
continua la polemica. Ieri è stato il presidente
della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, a definire “contraddittoria” la
norma mentre Susanna Camusso sottolinea che
il governo preferisce controllare i lavoratori “invece dei corruttori”. I nuovi decreti attuativi
sono ora al vaglio delle Camere che potranno
fare le loro osservazioni. Bisognerà vedere se il
governo le accetterà. Confindustria spera di
no.

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6

POLITICA

SABATO 20 GIUGNO 2015

I”Incontrerei
l leader dei lumbard
Grillo,
ma rifiuta sempre”

IL LEADER della Lega Matteo Salvini
incontrerebbe certamente Beppe
Grillo, e la proposta è stata già avanzata in passato. Lo dice lo stesso Salvini all’Adnkronos che risponde così
alla domanda se sia disposto a incontrare il leader M5s: “Certo. Incontro già da me proposto più volte, da

il Fatto Quotidiano

lui rifiutato“. E un’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle non è fantapolitica
per il faccendiere Luigi Bisignani che
in un editoriale pubblicato ieri da il
Tempo spiega perché l’accordo tra
Matteo Salvini e Beppe Grillo può
concretizzarsi. “Prende corpo – scrive Bisignani – un nuovo soggetto po-

litico che può sparigliare il quadro,
l’alleanza tra la Lega e il M5s. Un progetto che nasce dal basso e non, per
intenderci da Salvini e Grillo, ma tra
quei parlamentari della Lega e del
M5s che stanno raggiungendo significative convergenze nel Parlamento
italiano ed in quello europeo”.

Benvenuti “terùn”
La nuova Pontida
secondo Salvini
IL CAPO DELLA LEGA APRE IL “SACRO PRATO” AGLI ELETTORI
DEL SUD, NEL 25° ANNIVERSARIO DELLA MANIFESTAZIONE
MA C’È GIÀ CHI MINACCIA: “DOMENICA PUÒ FINIRE IN RISSA”
di Davide Vecchi

Bergamo

S

alvini alla guida di una
ruspa acclamato da
lombardi e siciliani,
montanari del Cadore
e bagnini del Salento, gondolieri veneziani e parcheggiatori
napoletani: tutti insieme a Pontida. Questa è la speranza del
nuovo leader del disastrato Carroccio, un partito con le casse
vuote – tanto da ricorrere ad
escamotage imbarazzanti per
aggirare le bollette insolute con
l’Enel e poter avere la corrente
per il palco – e ideologie violentate per conquistare i voti, arrivati alle ultime amministrative.
Così domani sul sacro prato nel
bergamasco si celebra il nuovo
volto della Lega. Non più Nord
ma anche centro, sud e isole.

l’anonima e fallimentare parentesi di Roberto Maroni segretario che in poco meno di due anni
ha prosciugato le casse del partito spendendo 5,9 milioni dei
sei disponibili. Ora tocca a Salvini. “Siamo qui per vincere” è lo
slogan scelto dal leader prezzemolino televisivo che è pronto
ad accogliere sul prato i nuovi
imbarcati: gli ormai ex odiati
“terroni”. Ironia della sorte
l’epiteto è appena costato a Bossi

UN RADUNO importante, per-

ché quest’anno celebra due anniversari da “orgoglio Padano”:
i 25 anni di Pontida e i dieci anni
dal ritorno in pubblico di Bossi
dopo la malattia. In quel 2005 fu
la festa del Capo ritrovato, un
mega striscione che i leghisti
giurano fosse di “17 mila metri
quadri” recitava “Umberto siamo tutti con te” e lui dal palco
riusciva a mettere in fila gli slogan di sempre: “Non ci faremo
fermare, Padania libera, sono
ancora qui con voi”. Domenica
sarà un’altra storia. O meglio
un’altra vita del Carroccio: la
terza, per la precisione, dopo

la richiesta di condanna a 18
mesi nel processo per vilipendio
in corso a Bergamo per aver dato del terùn nel dicembre 2011
all’allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il Senatùr non
s’è aggiornato in tempo utile.
Ora i meridionali sono Padani,
in quel confine secessionista che
s’è spostato nell’arco di un anno
dalla linea del Po agli scogli di
Lampedusa. Già da ieri sono iniziati i lavori di sistemazione del
L’ultimo raduno di dirigenti e militanti della Lega Nord a Pontida (Bergamo), il 4 maggio 2014 Ansa

IN FESTA Fiom e Cgil
litigano sul Carroccio
el programma della festa lombarda della Fiom
N
che si tiene, oggi e domani, a Bergamo, è previsto un dibattito su “Pensione e Jobs Act, come ri-

dare diritti a chi lavora” che prevede l’intervento del
deputato leghista, Massimiliano Fedriga. Insieme a
lui, Stefano Fassina del Pd, Claudio Cominardi del
M5S, Tino Magni di Sel e il segretario lombardo della
Fiom, Mirco Rota. Un normale dibattito politico che
però ha provocato la reazione del segretario della
Cgil, Luigi Bresciani, che ha annunciato la propria
assenza: “È la posizione mia e della segreteria regionale della Cgil. C’è un problema di opportunità
politica”. Il riferimento è alle posizioni di Salvini sugli
immigrati e ai suoi rapporti con il Front national
francese. “Con i leghisti ci parlo tutti i giorni, ribatte
Rota, come parlo con tutti gli altri, compreso il Pd”.
Eppure, era stata proprio Susanna Camusso, qualche
mese fa, ad annunciare che, se approvato, la Cgil
avrebbe votato a favore nel referendum leghista contro la riforma Fornero delle pensioni.

CASSE VUOTE
Nell’evento di domani,
per avere la luce
elettrica, hanno
intestato la fattura
a un militante: troppe
le bollette non pagate
prato sul quale è stato disegnato
con dei tosaerba il simbolo padano: il Sole delle Alpi. Ma c’è
stato un problema: mancava la
corrente elettrica. L’Enel si è infatti rifiutata di fornire il servizio a causa delle bollette non pagate accumulate dal partito. Per
avere la luce, ha raccontato ieri
l’edizione bergamasca del Corriere della Sera, la sede orobica
del Carroccio ha trovato l’escamotage: la fattura se l’è intestata
un militante. Le altre bollette?

Rimangano insolute. Salvini,
del resto, sta facendo lo slalom
tra i crateri lasciati da Maroni
nelle casse.
HA MESSO tutti i dipendenti in

cassa integrazione, chiuso il megafono del verbo secessionista La
Padania e serrato la storica sede di
via Bellerio tanto che questo pomeriggio, per la prima volta dalla
fondazione della Lega, la segreteria federale non si riunirà nel
fortino milanese ma in un centro
congressi nel centro di Milano, a
Porta Venezia. Una boccata
d’ossigeno potrebbe arrivare dai
gadget. Felpe ma soprattutto
magliette. Una è stata ideata appositamente da Salvini: raffigura, ovviamente, una ruspa. Comunque andrà “Pontida 2015
sarà un evento”, garantisce lo
stesso Salvini che ieri in un’intervista al sito ilnord.it ha descritto il raduno come “una festa di
popolo, esclusivamente del popolo leghista, quello della auto-

nomia, del federalismo, dell’indipendenza” senza specificare
però da chi, considerato che sono attesi militanti dal sud Italia,
riuniti sotto le bandiere “Noi con
Salvini”. Pochi, per carità. Ma ci
saranno. Con mille cautele: perché i leghisti della prima ora potrebbero storcere il naso. E molti
non aspettano che il passo falso. I
coltelli leghisti non sono spariti,
sotterrati dal successo nelle urne. I puristi secessionisti hanno
ribattezzato Salvini “l’odiota”.
Sulla sua pagina Facebook alcuni fanno notare i rischi dell’apertura alle genti del meridione:
“Roba che si rischia di finire in
rissa”. Ma è il rischio della necessità: cambiare pelle per sopravvivere. Salvini conosce bene
il suo popolo e lo immagina capace di digerire tutto: ieri il “mafioso di Arcore” (per dirla alla
Bossi) oggi i “terroni”. Dalla polenta alla soprassata, dalle croci
celtiche al cornetto rosso. Che
magari porta bene davvero.

C’è il Family day 2, ma Cei e Cl non benedicono
OGGI MANIFESTAZIONE RIDIMENSIONATA, OTTO ANNI FA SFILARONO ANCHE BERLUSCONI E FINI. SEL: “NELLE SCUOLE CIRCOLARI CONTRO I GAY”
di Gianluca

Roselli

n Family day 2 senza il timbro
U
ufficiale del Vaticano. Che questa volta non ha aderito. Con grossa

delusione da parte degli organizzatori. Anche perché il disimpegno
della Cei si è portato dietro anche
quello di Cl. Neanche Comunione e
liberazione, infatti, sarà oggi in piazza San Giovanni, dove si terrà la manifestazione “Difendiamo i nostri figli”, un nuovo Family day a otto anni
dal corteo del 2007. Quando, in difesa della famiglia tradizionale e contro i Dico, scesero in piazza i tre leader del centrodestra al gran completo: Berlusconi, Fini e Casini. Una
cartolina sbadita che sembra di un
secolo fa. I Dico poi furono affossati
in un Senato dove Prodi non aveva la
maggioranza. Oggi, invece, il testo
sulle unioni civili, presentato a Palazzo Madama dalla piddina Monica

Cirinnà, avrebbe i numeri per farcela, potendo contare su una maggioranza trasversale composta da
quasi tutto il Pd, Sel, M5S, Scelta civica e laici di Forza Italia. Sommerso
da oltre 4 mila emendamenti, però, il
testo potrebbe slittare a settembre.
La sensazione è che, in questo momento di difficoltà, Matteo Renzi voglia evitarsi un problema in più.
OGGI IN PIAZZA ci sarà un po’ di

tutto, ma non tutti. A partire dal comitato promotore della manifestazione “Difendiamo i nostri figli”, guidato da Massimo Gandolfini. Poi i
neocatecumenali, i teocon, le “sentinelle in piedi”, il “Movimento per la
vita”, i circoli di “Manif pour tours” e
i “Giuristi per la vita”. Tra gli organizzatori anche i giornalisti Mario
Adinolfi (direttore de La Croce) e Costanza Miriano (autrice del libro Sposati e sii sottomessa). Un centinaio i

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cietà. E poi ha pesato la scelta della
Cei di non partecipare”, spiega il direttore di Tempi, Luigi Amicone. Scelta che segue le parole di papa Francesco sui “vescovi che non devono
diventare dei capi-popolo”.
L’ATTEGGIAMENTO del Vaticano,
però, è ambiguo. Il presidente del
Pontificio consiglio per la famiglia,
monsignor Vincenzo Paglia, infatti,
ha dato la sua benedizione all’iniziaLa pagina comprata sui giornali tiva, mentre in questi giorni in molte
parrocchie romane è circolata una
parlamentari che hanno aderito, tra lettera del Vicariato che invita a socui Giovanardi, Sacconi, Binetti, For- stenere la manifestazione. “Ogni volmigoni, Gasparri, Buttiglione e Roc- ta che il Parlamento sta per approcella. Quasi tutti in piazza anche nel vare una legge sulle unioni civili ecco
2007. “Saremo in 300 mila”, annun- una bella manifestazione clerico-facia Gandolfini. Non ci sarà, invece, Cl scista, omofoba e misogina. Ma il voe nemmeno il Forum delle famiglie. to pro matrimoni gay in Irlanda ha
Assenze pesanti. “Secondo Cl in que- cambiato tutto e l’ha capito anche il
sto momento non sono le manife- Vaticano”, osserva il presidente di
stazioni di piazza a cambiare la so- Gaynet, Franco Grillini. Altro ob-

biettivo del corteo è combattere la
teoria del gender, ovvero chi cerca,
nelle scuole, di educare i bambini secondo il principio della parità tra maschi e femmine, insegnando che possono esistere anche famiglie diverse
da quelle tradizionali. “Una teoria
dannosa perché i ragazzi devono avere chiaro che l’unica famiglia che esiste è quella composta da mamma e
papà”, dicono gli organizzatori. “La
teoria del gender è una bufala. È solo
una scusa di chi vuole continuare a
tenere la donna in condizione di inferiorità rispetto all’uomo”, risponde
Grillini. La battaglia è soprattutto
nelle scuole. “Una dirigente scolastica a Roma ha emesso una circolare
per mettere in guardia i genitori su
possibili corsi di gender nei licei, invitando a visitare il sito della manifestazione. Un fatto gravissimo”, è la
denuncia della deputata di Sel Celeste
Costantino.

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ECONOMIA

il Fatto Quotidiano

Fa firmare
ca, la Fiom torna
accordi:
solidarietà a Nola

ABBIAMO FIRMATO i contratti di
solidarietà per Nola perché l’accordo prevede il rientro di tutti i lavoratori e la rotazione non discriminatoria diversamente da quanto accade nello stabilimento di Pomigliano”. Di contratti di solidarietà i sindacati ne firmano tutti i giorni. La

novità sta nella firma di un accordo
alla Fca che vede coinvolta anche la
Fiom. Non accadeva da cinque anni.
I contratti di solidarietà riguardano
284 lavoratori del polo logistico di
Nola a partire dal 13 luglio quando
scadrà la cassa integrazione.
L’ultima intesa, a Napoli, i metal-

L’EX PRESIDENTE DIVENTERÀ CONSIGLIERE DEL PREMIER PER LA BANDA LARGA

E

ra solo questione di
tempo, o meglio: di
prezzo.
Trovato
l’accordo sui soldi,
le Fondazioni cedono al governo e mollano Franco Bassanini:
il presidente della Cassa depositi e prestiti viene così “dimissionato” dal premier Matteo
Renzi con un comunicato, anticipato dalle veline di Palazzo
Chigi. Andrà a ricoprire il ruolo
di “consigliere speciale del Presidente del Consiglio per il piano banda ultralarga”. Al suo
posto arriva il banchiere Claudio Costamagna.
Resta l’incognita sulle sorti
dell’ad, Giovanni Gorno Tem-

TUTTI A CASA
In arrivo Costamagna
Imminente anche
l’uscita dell’Ad, Gorno
Tempini, sostituito da
Fabio Gallia, indagato
a Trani per i derivati
pini. Stando a quanto risulta al
Fatto, qui la trattativa è personale: la sua uscita non è in discussione, e arriverà a giorni,
appena il manager (che viene
indicato dal Tesoro, azionista
di maggioranza della Cdp) troverà l’accordo sulla sua buonuscita. La base di partenza è la
quota fissa da 600 mila euro
l’anno, e si dovrebbe chiudere
per una cifra di poco inferiore al
milione. Numeri certo non stellari, ma senza accordo, i consiglieri di amministrazione rischiano - in caso di contenzioso
- l’accusa di danno erariale da
parte della Corte dei Conti.
L’intesa potrebbe arrivare già
oggi. Una volta dimesso l’ad,
decadrà anche il Cda e toccherà
a Bassanini - che resta per l’ordinaria amministrazione - convocare l’assemblea degli azionisti chiamata a nominarne uno
nuovo. A sostituire Grono
Tempini dovrebbe arrivare Fabio Gallia - attuale ad di Bnl che però è indagato dalla procura di Trani nell’inchiesta sui
derivati venduti dall’istituto romano a imprenditori locali.
Finisce come aveva deciso il
premier. Per non dare l’impressione dello strappo, nel pomeriggio da Palazzo Chigi fanno
trapelare che l’accordo con Bassanini era stato raggiunto quattro giorni fa, ed era stato concordato parola per parola un
comunicato. Per un paio d’ore
del testo non c’è traccia e così è
lo stesso numero uno della Cdp
a ingaggiare una sorta di diretta
twitter per rettificare: “Non è
così, aspettate il comunicato”. E

poi: “Ho accettato di buon grado le proposte che mi sono state
fatte dal presidente del consiglio, Renzi”. Con una punta velenosa: “Mi sento allegro” e non
“sereno, sereno è ambiguo”.
Nei giorni scorsi nei circoli renziani era circolata la voce che la
vera ragione della fretta di Renzi per il ribaltone ai vertici della
Cassa depositi e prestiti riguardasse il futuro di Telecom. Bassanini ha tentato di piegare il
gruppo guidato da Giuseppe
Recchi a un’alleanza con Metroweb, società della galassia
Cdp, scontrandosi così con il
consigliere principe di Renzi,
Andrea Guerra, ex ad di Luxottica. La chiamata a Palazzo Chigi a seguire proprio il dossier
banda larga è un segnale in senso inverso: al centro delle mosse
c’è invece la “ridefinizione del
campo d’azione della Cdp”, come spiegavano ieri fonti vicine
al dossier. Tradotto: con il ricambio del management, il
pezzo più grosso di economia
para-pubblica diventerà lo
strumento principe della politica industriale del governo. Il
primo passo è stato l’ingresso
nel fondo salva-imprese che
dovrebbe servire a risanare imprese in temporanea difficoltà,
come l’Ilva di Taranto. C’è un
però in questo piano: la Cdp si
finanzia con la raccolta del risparmio postale (250 miliardi)
e solo grazie a un escamotage di
Tremonti, che nel 2003 finse di
privatizzare l’azienda cedendone il 18 per cento alle fondazioni, che la Cassa depositi non
figura nel perimetro pubblico.
Ma l’Ue è pronta a bloccare tutto.
TOCCHERÀ a Costamagna di-

stricarsi in un partita che sembra molto complessa. L’ex banchiere di Goldman Sachs, attuale ad di Salini-Impregilo, è amico di Guerra e in ottimi rapporto con l’amico e consigliere di
Renzi, Marco Carrai. Ha attraversato diverse stagioni, ed è
stato consigliere di Angelo Rovati, il defunto braccio destro di
Prodi che a suo tempo provò invano a rinazionalizzare Telecom.
Il passo decisivo per l’uscita di
Bassanini è arrivato dalle fondazioni, a cui per Statuto spetta
la nomina del presidente, che
per qualche giorno hanno provato a difenderlo. Questione di
tempo e soldi. Solo ieri, l’eterno
presidente dell’Acri, la loro associazione di categoria, Giuseppe Guzzetti l’aveva messo in
chiaro: se il governo vuole cambiare il presidente, non ci opporremo, ma dovrà mollare un
po’ di soldi. Detto, fatto. Alle
fondazioni rimarrà la stessa policy sui generosi dividendi che la
Cassa stacca ogni anno (il 30%,
che nel 2014 hanno fruttato 170
milioni) e verrà rivista la tassazione sulle fondazioni.

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7

meccanici Cgil la siglarono ad aprile
del 2010, in occasione della mobilità
di 500 dipendenti del Giambattista
Vico. Poi a giugno ci fu la rottura per
l’accordo sugli investimenti a Pomigliano. Gli altri sindacati rivendicano
il merito di questa intesa e alla Fiom
firmataria dicono: “Bentornata”.

CDP, OK DALLE FONDAZIONI
RENZI “DIMISSIONA” BASSANINI
di Carlo Di Foggia

SABATO 20 GIUGNO 2015

Franco Basssanini e il futuro presidente Cdp Claudio Costamagna LaPresse

HA PERSO PERCHÉ...

di

Andrea Scanzi

Bracciali, il renziano
diversamente arguto

P

arlando con La Nazione, il renzin-boschiano
Matteo Bracciali ha individuato ieri il colpevole
della sua sconfitta a sindaco di Arezzo: io. “Voglio
togliermi un sassolino dalle scarpe. Andrea Scanzi,
un concittadino illustre, mi ha trattato con disprezzo”. Macché: l’ho definito “un Picierno in diesis minore” e un Nardella debole. Ad Arezzo, anche nel Pd,
pensano molto peggio: infatti ha perso. “Gli ricordo
che il Pd aretino finanzia i suoi spettacoli e a lui
toccano le royalties. Non mi pare proprio un atteggiamento coerente. Lo dico io, senza tema di smentita”. Sì, buonanotte: i miei spettacoli li finanzia Promo Music. Ad Arezzo, nel 2013 e 2014, ho semplicemente fatto due date (su 220) del mio tour. E quelle
date sono state comprate – non “finanziate” – da un
festival culturale patrocinato dal Pd di Arezzo. Forse
il buffamente crinuto e diversamente arguto Bracciali, 31 anni all’anagrafe e 113 nei manifesti, ritiene
che artisti e giornalisti debbano diventare degli zelanti renziani se il Pd li ospita anche solo mezza volta
alle Feste de l’Unità: teoria granitica, nonché democratica. Qualcuno gli restituisca in fretta ciuccio e
merendina, prima che lui chiami mamma Boschi e lo
dica alla maestra.

L’ESPOSTO IN PROCURA

“Così abbiamo schedato i controllori”
Roma indaga sulla Spectre delle Poste
di Antonio Massari

l fascicolo aperto dalla procura guidata da Giuseppe Pignatone, per il
I
momento, non conta indagati né ipotesi

di reato ma la denuncia su Poste Italiane
è pesantissima. A firmarla è un ex dipendente, una fonte che ha conservato migliaia di email interne all’azienda, che il
Fatto ha pubblicato in un’inchiesta a puntate nelle scorse settimane. Dopo di essa,
l’ex dipendente ha denunciato alla procura di Roma numerosi casi di “alterazione, mistificazione e manipolazione
dei dati relativi alla qualità del servizio
postale universale”. Poste - secondo il suo
accusatore - agiva con il seguente obiettivo: “Impossessarsi fraudolentemente
dei fondi stanziati dallo Stato italiano e
dalla Comunità europea”
per “l’espletamento del servizio postale universale”.
Il denunciante - che formula accuse che spaziano
dall’associazione per delinquere alla violazione, sottrazione e soppressione di
corrispondenza, fino alla
truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche (sono stati stanziati circa 2,1 mld di euro
tra il 2005 e il 2010) - aggiunge che alcuni funzionari di Poste “hanno intercettato illegalmente corrispondenza, a volte
sopprimendola, schedando illecitamente
e senza autorizzazione cittadini italiani e
attuando, per molti di essi, il controllo
domiciliare”.
AL CENTRO DELLA VICENDA il servizio

di monitoraggio della Izi spa che recluta
tra i 400 e i 600 collaboratori - droppers e
receivers - per testare, per conto dello Stato, gli standard di qualità di Poste Italiane.
Questo sistema dovrebbe garantire che i
tempi di spedizione e recapito rispettino
gli standard previsti dal contratto di servizio universale tra lo Stato e le Poste, pena una sanzione che varia dai 50mila ai

500mila euro l’anno. L’accusatore sostiene che i dati della qualità del servizio postale siano stati falsati e manomessi attraverso un “sistema dedicato” – per ora
tutto da provare e che toccherà alla procura romana dimostrare, ndr - che “nel
tempo ha fatto sì che Poste Italiane impropriamente percepisse sovvenzioni
statali”. Un sistema - aggiunge l’ex dipendente - che “non poteva essere messo in
atto senza l’avallo di tutta la struttura di
comando e l’apporto della società certificatrice”. Un attacco anche a Izi Spa,
dunque, che ha sempre negato qualsiasi
coinvolgimento nella vicenda, al pari di
Poste Italiane, che viene accusata nel periodo della gestione targata Sarmi.
L’esposto enuncia le “sette regole” implementate, secondo l’accusatore, da Poste

spediscono e ricevono dalle cassette postali. Nel 2007 – si legge - nasce una “procedura riservata” e una “struttura con lo
specifico compito di curare la consegna
delle sole lettere test nei tempi previsti dai
contratti”.
ECCO LE ISTRUZIONI: “Individuazione

della lettera test dalla buca d’impostazione; le lettere test raccolte devono essere
fotocopiate e avviate con la prima corsa
utile al Centro di meccanizzazione postale (Cmp) con una busta apposita e ben
individuabile diretta al Capo Turno” che
le ritira “dietro firma liberatoria” e “vengono registrate su un apposito brogliaccio”. Così nasce una sorta di “corsia preferenziale”: “Vengono rallentate le linee
di smistamento per permettere, all’operatore incaricato dal Capo
Turno, di provvedere alla
timbratura sull’involucro
RIVELATI 150 NOMI
delle lettere test; le lettere test, sempre in busta dedicata,
Un ex dipendente :
vengono inviate dal Cmp ai
vari uffici di recapito con la
“Una struttura
prima corsa utile, dopo la reparallela, ancora viva,
gistrazione sul brogliaccio di
scambio e rilascio di firma
che pilota le verifiche.
per ricevuta dell'autista; chi
riceve la busta provvede imIn 5 anni lo Stato ha
mediatamente alla consegna
versato 2,1 miliardi”
dedicata”. Quindi avviene la
“verifica e la certificazione
dell'avvenuto recapito delle
Italiane. Eccole: “Periodicamente la fun- lettere test”. “La fase di recapito si conzione qualità centrale di Poste allerta il clude , all’occorrenza, con un vero e proterritorio con la notizia che la Izi Spa ha prio controllo domiciliare”. “La corriimpostato il materiale diretto ai droppers spondenza ritenuta ‘irreversibilmente’
(bustoni). Poi si passa a “intercettare i pli- già ‘fuori standard’ veniva e viene interchi e l’apertura degli stessi, per individua- cettata e distrutta, compresa la corrisponre nome, cognome e indirizzo dei drop- denza (privata non test) erroneamente
pers, nonché l’appropriazione del conte- intercettata ed aperta”. La pratica, scrive
nuto delle lettere test, calendario delle l’ex funzionario di Poste, sarebbe ancora
spedizioni, istruzioni per la rilevazione, in atto: “Si elencano i nominativi dei dropquestionari e schede di rilevazione”. pers e recivers che tutt’oggi risultano in
Quindi si passa a “una vera e propria piena operatività”. E all’esposto allega i
schedatura – cognome, nome, indirizzo nomi di ben 133 funzionari coinvolti –
completo - dei droppers/reciver che ope- per sole tre regioni – nelle operazioni derano per conto della Izi”. A questo punto scritte. Più altri 63 nominativi “probabilgli “schedati” vengono controllati mentre mente informati sui fatti”.

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8

ATTUALITÀ

SABATO 20 GIUGNO 2015

I“Chi
l monito papale:
amministra

gioca con il fuoco”

UNA RUGGINE che ci corrode: Papa Francesco torna a parlare di corruzione, uno dei temi su cui ha battuto di più in tutto il suo pontificato. La collega all’affanno di “accumulare denaro con avidità”. E lo
fa proprio quando anche in Vaticano arrivano gli echi degli scan-

dali su alcune strutture sanitarie
cattoliche. “Essere amministratori
onesti del bene comune - dice può renderci santi. Ma non è facile.
È come giocare col fuoco”. Francesco ammette che è difficile diventare un onesto amministratore
“perché c’è sempre la tentazione

il Fatto Quotidiano

della cupidigia, del diventare importante. Il mondo ti insegna questo e ci porta per questa strada”. Il
pontefice ne ha parlato ieri durante
l’omelia della Messa a Santa Marta
e ha invitato i fedeli ad “accumulare tesori che valgono, però, nella
borsa del Cielo”. Le ricchezze, ha

fatto notare Papa Francesco, non
danno la sicurezza per sempre.
“Sono alla base delle guerre: ce ne
sono tante per avidità di potere, di
ricchezze”. E se uno ha le ricchezze
tra le mani, deve avere la capacità
di metterle al servizio degli altri, ha
concluso.

“DAI, INGANNIAMO BERGOGLIO
SU QUEI MILIONI DELLA SANITÀ”
CLAMOROSA INTERCETTAZIONE NELL’INCHIESTA DI TRANI: IL CARDINALE VERSALDI
E IL MANAGER PROFITI (BERTONIANI) TRAMAVANO CONTRO IL PAPA E AI DANNI DELL’ITALIA
di Marco Lillo

e Antonio Massari

P

er la Procura di Trani
i fedeli dell’ex Segretario di Stato Tarcisio
Bertone potrebbero
avere posto in essere un reato da
30 milioni di euro ai danni dello
Stato italiano. I contribuenti, tra
le proteste del M5S che avrebbe
preferito destinare quei soldi agli
esodati, si sono visti sfilare dalle
tasche i 30 milioni di euro nella
legge di Stabilità del dicembre
2013 (Governo Letta) per aiutare
l’ospedale pediatrico Bambino
Gesù. In realtà, a sentire le telefonate tra il cardinale Giuseppe
Versaldi, il cardinale Tarcisio
Bertone e il manager del Vaticano Giuseppe Profiti, quei soldi
sono stati distolti dalla loro destinazione. La questione non sarebbe solo di natura diplomatica,
secondo la Procura di Trani guidata da Carlo Maria Capristo. Il
reato, se ci fosse, sarebbe di competenza di Roma che ha appena
ricevuto le carte, ma i pm di Trani scrivono: “i fatti poc’anzi delineati parrebbero prima facie riconducibili nell’alveo della fattispecie di cui all’articolo 316 bis
codice penale: sembra, invero, di
trovarsi al cospetto di un utilizzo
improprio di contributi pubblici
o, meglio, di un utilizzo degli
stessi difforme dai fini pubblici
per i quali sono stati stanziati”.
Nella richiesta non ci sono i nomi degli indagati ma il cardinale
Giuseppe Versaldi, uomo chiave
della sanità vaticana, potrebbe
essere coinvolto.
Al centro di questo caso c’è l’Idi,
l’Istituto dermatologico dell’Immacolata, finito in amministrazione straordinaria dopo un buco
di 800 milioni creato da una ge-

stione dissennata (con arresti dei
vertici) da parte della Provincia
italiana della Congregazione dei
figli dell’Immacolata Concezione. Per salvare l’IDI (che insieme
all’ospedale San Carlo di Nancy e
a Villa Santa Maria forma un polo con 1134 dipendenti) il manager vicino a Bertone, Giuseppe
Profiti, si muoveva “attraverso
l'interlocuzione con i suoi altissimi referenti in Vaticano ed in
particolare i cardinali Versaldi e

Tarcisio Bertone Ansa

LO SCANDALO
Tutto nasce dai pm
pugliesi che hanno
chiesto l’arresto
del parlamentare Ncd
Azzollini, per le indagini
su un istituto religioso
Bertone”. L’ex segretario di Stato
Bertone è stato intercettato mentre veniva messo a conoscenza, a
grandi linee, di questa manovra.
Il manager Profiti incontra il Papa il 26 febbraio 2014 e all’uscita
dice all’ex commissario dell’IDI
Massimo Spina: “Ecco quindi gli
ho detto (al Papa, Ndr) in questi
ultimi 3 anni il Bambin Gesù oltre ciò che gli serve per vivere e

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mettere da parte ha ricevuto una
serie di finanziamenti aggiuntivi
e gli ho detto che... e quindi utilizzando parte di questi può garantire... non li dà a nessuno che è
una garanzia e lo ha capito perfettamente”. In un’altra conversazione di poche ore prima però è
chiaro che il Papa doveva essere
tenuto all’oscuro.
LA VICENDA emerge dall’in-

chiesta della procura di Trani sul
crac della Casa della divina Provvidenza, che ha portato anche alla richiesta di arresto per il senatore Ncd, Antonio Azzollini.
Profiti, presidente del Bambin
Gesù e commissario straordinario della Provincia italiana dei Figli dell’Immacolata, parla con il
suo sponsor, il cardinale Giuseppe Versaldi. La telefonata è del 26
febbraio 2014, prima dell’incontro.
Versaldi: Ciao. Senti. Ci riceve
stasera alle 19 il Papa.
Profiti: Aaah! O mio Dio!.
Versaldi: Tu puoi?.
Profiti: Io certo! E ci mancherebbe!.
Versaldi: Bene. Ci troviamo...sì.
Profiti: Eh! Cosa devo... dire?
Fare? Portare?.
Versaldi: No. Ma poi introduco
io come delegato. E poi tu dici le
cose che hai detto ieri sera.
Profiti: Cos’è che dovevo saltare? Che me ne sto andando in
paranoia?
Versaldi: Ma diceva...no! Mi pareva...mi pare no?... ehm... devi
tacere che questi trenta milioni
Profiti: Sì, sull'intervento, sì.
Versaldi: Sono stati dati per
l’Idi. E dire semplicemente che,
come ogni anno, oltre ai cinquanta sono stati dati trenta per
il Bambino Gesù, senza... una...

Profiti: Vincolo di destinazio-

ne.

Versaldi:

no?.

una

destinazione,

Profiti: Sì. Se no bisognerebbe

spie...ah! Ecco! Tu dici che è
meglio così.
Versaldi: A meno che Lui sappia
diversamente. Possiamo dire
così. Poi vediamo... Poi puoi dire che poi è intervenuto il Presidente, sapendo che avevamo
queste... ma solo se Lui chiede,

Giuseppe Versaldi Ansa

LO STRATAGEMMA
Il cardinale Bertone
sapeva del piano
dei due per stornare
di nascosto 30 milioni di
soldi pubblici per salvare
le casse dell’Idi
no?.

Profiti: Sì, sì, sì. Se chiede.. Beh!

In fondo è stato un caldeggiamento, di quello di salvare l’Idi,
insomma. Posso saltare i dettagli tecnici ecco! Del colloquio
col Presidente.
POI AVVIENE l’incontro con

Bergoglio, e Profiti ne parla al telefono con Massimo Spina, ex

commissario
straordinario
dell’Idi: “No, non è andata bene!
È andata benissimo! Disco verde
su tutta l'operazione, per quanto
riguarda Idi. E alla fine io l’ho
piazzata lì, eh! Insomma, ho detto, qua tutti si stavano quasi per,
nel silenzio che precede il saluto,
gli ho detto: ‘Santità, se me lo
permette giusto per far consentire di trascorrere una serata, insomma, un po' più serena rispetto a queste notizie’, ho detto, ‘volevo dire come Bambin Gesù noi
siamo stati sottoposti a verifica e
che, insomma, alla fine si sta concludendo e volevo dirle che stiamo ricevendo i complimenti dalla società di revisione per come è
stato gestito l’ospedale, per la
prudenza e tutte il resto”.
Profiti racconta di avere detto al
Papa: “Tutto il passato se la vedono i commissari con quello
che gli diamo noi e con le cause

che faranno a chi ha rubato alla
Congregazione, piano piano ripagheranno i creditori. Dice:
‘Così va bene’. Allora le condizioni sono queste: a) (ridendo
mentre ripete le parole del Pontefice, ndr) giudizio canonico su
tutti gli ecclesiastici!" (...) Quindi, lo Ior deve dargli il credito
con tutte le condizioni tecniche”.
L’operazione per salvare l’Idi
quindi, scrive il gip, riguarda
l’uso di “ingenti somme di denaro pubblico stanziate dallo
Stato per l’ospedale Bambin Gesu e probabilmente utilizzate
per un’opaca manovra acquisitiva di un’altra struttura ospedaliera del Vaticano”.
Della manovra però sapeva anche il cardinale Tarcisio Bertone.
Infatti agli atti è finita un’intercettazione precedente, ossia del
24 dicembre 2013 quando Profiti

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ATTUALITÀ

il Fatto Quotidiano

Cil pontefice
ittadino onorario,
rifiuta
l’offerta di Fassino

PIERO FASSINO ci prova: il sindaco di Torino ha proposto a Papa
Francesco la cittadinanza onoraria, ma il pontefice, con poche righe inviate dalla Segreteria di Stato Vaticana, ha dovuto rifiutare.
“Il Santo Padre - c’è scritto nella
comunicazione - non è solito ac-

cettare onorificenze di questo tipo”. La comunicazione arriva alla
vigilia della visita del Papa nella
città della Sindone. L’iniziativa, secondo il sito Lo Spiffero, era stata
proposta mesi fa in consiglio comunale. Il Papa, però, è per definizione ‘universale’ e accettare

SABATO 20 GIUGNO 2015

avrebbe creato un precedente che,
è facile immaginarlo, avrebbe generato richieste da parte dei comuni di tutto il mondo. La risposta
vaticana alla richiesta del sindaco
di Torino ha la data del 16 giugno,
mentre la lettera risale all’8 aprile.
A rispondere, il sostituto della Se-

greteria di Stato del Vaticano Angelo Becciu che ha rifiutato non
dopo essersi dilungato “nel ringraziare per il premuroso atto di
omaggio e per i sentimenti di affetto e devozione che l’hanno suggerito, scusandosi per il ritardo
nella risposta”.

Un miracolo (editoriale)
per l’enciclica di Francesco
RIVISTE E CASE EDITRICI FANNO A GARA PER STAMPARE “LAUDATO SI’”
E IL VATICANO INCASSA. OBIETTIVO 2 MILIONI DI COPIE VENDUTE NEL MONDO
di Lorenzo

I

Città del Vaticano Ansa

al telefono con Bertone escala:
“Ah! Invece, poi, visto che l'aggiorno cosi poi le arriverà il solito
memo che le mando e ... insomma è finita la legge di stabilità. Ci
hanno dato quei soldi in più, che
ci serviranno per, diciamo.. per
salvare l’Idi, come d’accordo, per
riprenderci l’Idi soltanto”. Il 6 dicembre 2013 racconta a Spina di
avere detto a un interlocutore
che non nomina: “Qui i cinque
stelle creano dei problemi: “Proprio antipatici eh! ‘Sa eh! Son
problemi. Perché poi da un lato
c'è da farle le cose. I Cinque Stelle
con l'emendamento Bambin Gesù... ‘. Gli ho detto: ‘Guardi. Non
credo che ci saranno grandi problemi!’. Dice: ‘Ma sa, gli esodati,
diamo i soldi al Bambin Gesù’.
Gli ho detto: ‘Prima le donne e i
bambini no? E poi gli anziani”.
Ora la palla passa alla Procura di
Roma.

l messaggio di Francesco è anche un bestseller mondiale: Laudato
si’, l’ultima enciclica del
Papa (la prima totalmente sua:
la precedente Lumen fidei era
stata iniziata da Ratzinger) è
un fenomeno editoriale che
punta a vendere almeno due
milioni di copie e frutta al Vaticano centinaia di migliaia di
euro. Per la gioia di edicolanti,
editori e rivenditori di tutto il
mondo.
Ieri lo scritto papale era in edicola con Famiglia Cristiana e
L’Avvenire. Poche copie, subito
esaurite: il meglio deve ancora
venire. La Libreria Editrice
Vaticana (che ne gestisce i diritti) ha già sottoscritto contratti con 11 case editrici del
Paese, e non esclude di stipularne altri nelle prossime settimane. Il testo (sei capitoli
per un totale di 187 pagine,
con in calce la firma di Francesco) è liberamente consultabile su internet. Ma molti fedeli non sono così tecnologici,
o comunque preferiscono
averne una copia cartacea ben
rilegata. Un libro, con tutti i
crismi del caso. E le case editrici fanno a gara a chi stampa
e vende di più.
L‘EDITRICE vaticana ha venduto le royalties in tutto il
mondo: non solo Italia e Stati
Uniti (il Paese con il maggior
numero di editori), ma anche
Africa, Giappone e l’America
Latina, terra dell’argentino
Bergoglio. È anche grazie a
questi diritti che la casa editrice vaticana fattura circa
venti milioni di euro l’anno.

La teologa
di Virginia

Della Sala

na roulotte zeppa di libri di stoU
ria, in un campo nomadi nei
pressi di Lucca. Un uomo anziano,

rom, che guardandola leggere le suggeriva di smettere: “Diventerai cieca”, le diceva. Però poi, quando qualcuno andava trovarlo, si vantava di
quella ragazza che viveva con loro:
“Pensate, che qui non studia nessuno? Qui c’è lei, che legge continuamente”. Cristina Simonelli, famosa
teologa italiana, docente universitaria di Storia del cristianesimo e presidente del Coordinamento delle
Teologhe italiane, ha curato l’edizione Piemme dell’enciclica di papa
Francesco, Laudato Si’. Ha vissuto per
36 anni in campi sinti e rom di Toscana e Veneto e, con le sue parole,
mostra che l’enciclica affronta anche
un altro argomento.
Simonelli, non solo ecologia ed economia: l’enciclica di Francesco af-

FATICA LETTERARIA

Vendemiale

Per Bergoglio è il secondo testo
dopo Lumen Fidei, iniziato
dal suo predecessore Ratzinger

20
MILIONI

FATTURATO
DIRITTI PAPALI
Le royalties gestite
dalla società Lev
possono valere
200 mila euro
FEDELI ALLA CARTA
Il documento
è disponibile sul web
Inoltre la Santa Sede
lo twitta ogni ora
Ma tanti preferiscono
l’edizione rilegata
Nel 2014 quelli provenienti
dalle royalties ammontano a
1,4 milioni. “Ma nel 2015 contiamo su un incremento significativo”, spiega don Giuseppe
Costa, direttore della Lev. Di
quanto? “Almeno 150-200 mila euro”. Tanto può valere
un’enciclica per la Santa Sede:
i proventi, infatti, vengono girati alla Segreteria di Stato va-

ticana. Non tutti: l’80%, il rimanente 20% resta alla casa
per finanziare l’attività editoriale.
“Il margine di guadagno comunque è contenuto”, aggiunge don Costa. “Per prassi
l’enciclica viene venduta a basso prezzo”. Tra i 2 e i 3 euro, in
catalogo. Questione di opportunità, commerciale e anche
“etica”: “Si tratta di un testo
che si può trovare ovunque sul
web. E poi è la parola del Papa...”.
PIUTTOSTO si punta sui gran-

di numeri. “Siamo certi che sarà un successo”, spiega don
Costa. “Mai un’enciclica ha
suscitato tanto interesse mediatico”, ha sottolineato padre
Federico Lombardi, portavoce
della Santa Sede.
Merito anche della trovata

Bazoli è francescano
Parola del Corriere
NON HO ANCORA letto l’enciclica ma solo le
anticipazioni. Però posso dire fin da ora che mi
riconosco appieno, al cento per cento, nelle
preoccupazioni e nei moniti espressi con forza
dal Papa. I miei amici lo sanno: da tempo vado
ripetendo che il riscaldamento della terra, causato dall’inquinamento, si rivelerà il problema più grave che l’umanità
dovrà fronteggiare. La natura per secoli è stata al centro
della riflessione filosofica e religiosa; oggi è assolutamente
trascurata; l’enciclica di Francesco la rimette in primo piano”. Poi però c’è la critica alle banche (a interloquire sul
Corriere della Sera è Aldo Cazzullo). “Se parliamo di banche
americane, il Papa ha senz’altro ragione”. L’intervistato è
presentato come “il più importante banchiere cattolico italiano”. È Giovanni Bazoli. Meglio non dire che è editore del
Corriere della Sera.

Tra i Rom, il messaggio di Pietro
In un certo senso, sì. Il pontificato di
Bergoglio ha sempre avuto un punto
di vista dalla fine del mondo. E infatti
Francesco è un extracomunitario: in
Argentina è un immigrato di terza
generazione. Così, nel suo invito a
pensare al futuro c’è anche la richiesta di attenzione al presente. Il messaggio è che c’è chi sta pagando già
ora. Si rintraccia anche nella sua insistenza sul tema delle periferie: vanno bene, ma non banlieu, baraccopoli, campi rom, quartieri mescolati,
donne, ceti impoveriti, barconi instabili.
Come devono essere le periferie?

Spazi di rispetto. È illusorio pensare
che possano sparire i confini, geografici e culturali, però bisogna creare spazi di rispetto e l’incontro su
questi confini. Nell’enciclica si per-

Sostieni il mio lavoro. scaricando. da www.dasolo.info

cepisce anche l’invito a guardare e
capire le dinamiche interne delle altre realtà. Lo sguardo caritatevole e
compassionevole può diventare “colonialista” perché, anche se a fin di
bene, cataloga tutto ciò che non capisce come degradato.
Perché ha deciso di vivere con i Rom?

Dopo il diploma volevo partire per
l’Africa. Ma prima, mi sono trovata a
sperimentare la vita in una comunità
in un campo di Lucca. Un’esperienza
di pochi mesi che si è trasformata in
una scelta di vita di anni. Non si possono negare le diversità. Hanno un
modo diverso di vivere il tempo, è il
loro tratto culturale: sono aperti
all’imprevisto, alle visite, allo scorrere lento. Ma ho vissuto tra loro e
nessuno mi ha mai fatto pesare di
avere un tempo occupato.
Cosa ricorda con maggiore intensità?

Una volta, durante uno sgombero,

“social” del Vaticano: per la
prima volta un testo papale è
stato lanciato su Twitter. Un
post ogni ora, a botte di 400
retweet e 500 preferiti di media. Un’attività di esegesi. Ma
anche di promozione, visto
che l’account @Pontifex è seguito da 2,8 milioni di follower. E al clamore mediatico ha
contribuito anche la fuga di
informazioni, con la pubblicazione di stralci del testo da
parte de L’Espresso tre giorni
prima della data concordata.
“Un episodio che ci ha danneggiato – rivela don Costa –
Un editore che aveva fatto domanda per 1.500 copie ha ridotto ad un terzo la richiesta”.
Ma chissà che non ci sia un
riscontro positivo in termini
di vendite.
Difficile fissare un obiettivo. Il
confronto, per forza di cose, è
con la precedente enciclica:
Lumen Fidei ha venduto 2 milioni di copie, 200 mila solo nel
primo mese. Era il debutto di
Bergoglio, e c’era l’effetto del
“doppio Papa”. Ma anche Laudato si’, l’enciclica che attacca
le banche e difende l’ambiente,
promette grandi cose sul mercato. “Speriamo di fare anche
meglio”, conclude Costa. Un
altro miracolo di Francesco.
Editoriale.

LECC
LECCAA

Cristina Simonelli
fronta il tema dei migranti e dei
Rom?

9

una donna ha detto indicando la sua baracca
“Qui c’è stata tutta la
mia vita, la mia giovinezza, la mia bellezza”.
La bellezza. Tutto ciò
che dall’esterno è percepito come degrado,
per loro è bellezza. Tenere in piedi e organizzare le loro baracchine
è un lavoro duro. Io e
la mia amica facevamo una gran fatica a organizzare la nostra: vedevamo i nostri vicini impegnarsi e sistemare la loro con devozione e
amore. Ma nessuno lo comprende.
Che succede invece?

Si crea la dialettica del conflitto tra
minoranze e maggioranze. E si etnicizza la violenza. Quando c’è un
reato, non lo si associa al nome e al
cognome di chi lo ha compiuto, ma

SPAZI DI
RISPETTO
Il Santo Padre invita
a pensare al futuro, ma
chiede attenzione a chi
sta già pagando
E che le periferie
non siano banlieu,
baraccopoli e barconi
all’etnia intera. Ho un’amica di origine sinta plurilaureata. A un convegno, dopo la sua brillante presentazione, le uniche domande che le
venivano rivolte erano tutte incentrate sul “voi”: “voi rubate”, “voi
sporcate”. Neanche di fronte ai suoi
riconoscimenti accademici è crollato
il ricorso allo stereotipo. Anche se la
maggior parte dei Rom è formata da
italiani e cittadini comunitari.

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10

CRONACA

SABATO 20 GIUGNO 2015

B
attisti annuncia
le nozze con la sua

fidanzata brasiliana

CESARE BATTISTI si sposa in Brasile.
L’ex terrorista dei Proletari armati per il
comunismo (Pac) condannato all’ergastolo in via definitiva in Italia per quattro
omicidi commessi durante gli anni di
piombo, ha annunciato che sposerà la
sua fidanzata brasiliana, Joice Lima, il
prossimo 27 giugno. La cerimonia avrà

il Fatto Quotidiano

luogo a Cananeia, sul litorale di San Paolo. Testimone per lo sposo sarà Eduardo
Suplicy, attuale responsabile per i diritti
umani di San Paolo nonché amico personale di lunga data dell’ex presidente
Luiz Inacio Lula da Silva, che negò
l’estradizione in Italia e concesse lo status di rifugiato politico all’ex terrorista.

Battisti, prima di arrivare in Brasile, ha
trascorso parte della sua latitanza prima
in Messico e poi in Francia dove per molto tempo ha usufruito della dottrina Mitterand e dove ottenne anche la naturalizzazione, poi revocato. Quindi l’arrivo
in Brasile dove viene arrestato e scarcerato il 9 giugno 2011.

LA MADRE DI CORONA: “PRESTO
FABRIZIO TORNERÀ AL LAVORO”
LA SIGNORA GABRIELLA SPIEGA: “MIO FIGLIO È CONSAPEVOLE DEI SUOI ERRORI,
HA VOGLIA DI RICOMINCIARE”. OGGI ANDRÀ A TROVARLO IN COMUNITÀ
di Davide Milosa

A

l telefono la voce
trema un poco.
Mamma Gabriella
non ci crede. La notizia è di giovedì, ma ancora lei
non si è abituata all’idea. Fabrizio Corona, dopo tre anni
ha lasciato il carcere di Opera
per terminare la sua pena (sei
anni) nella comunità Exodus
di Don Mazzi. Affidamento in
prova. Decisione che, pur subito esecutiva, dovrà essere vagliata dal tribunale di Sorveglianza. Mamma Gabriella è a
Milano. Fabrizio non lo ha ancora visto. Molto probabilmente andrà a trovarlo oggi.
Sta in stazione. Attende l’adorato nipotino. Parla di fretta,
ma con voglia. “È una gioia
grande – dice immediatamente – quasi non ci credo”. Eppure ancora prima di giovedì,
qualcosa sembrava potersi
muovere. “È vero ci aspettavamo una notizia positiva, ma
non fino a questo punto”. Gabriella è raggiante. Come anche Ivano Chiesa il legale di Fabrizio. Parla commosso. “L’avvocato lo si fa per queste cose,
mica per i soldi”. Ricorda la
mattinata di giovedì, quando,
del tutto ignaro della decisione, è entrato nella sala colloqui.
“Fabrizio mi è saltato addosso
urlando, dandomi un sacco di
pacche sulla schiena, lui è uno
passionale, generoso, un uomo
diverso dall’immagine che ha
dato ai media anni fa, ieri mi ha
detto: sono ancora stravolto
per questa grande emozione,
sto cominciando ad ambientarmi”.
NON SI STENTA a crederlo.

Dopo tanta galera giustificata o
meno. E poi quell’incubo del
reato ostativo, l’estorsione aggravata che lo costringeva dietro alle sbarre. Il caso Trezeguet, i soldi presi per non pubblicare delle foto. Chiesa ha lavorato tanto ma alla fine lo ha
tirato fuori. “Esistono - spiega due tipi di ostatività: una assoluta legata ai reati di criminalità organizzata e una relativa”. Per quella relativa si concedono forme di detenzione alternative solo sotto i quattro
anni. Per quel reato l’ex re dei
paparazzi ne ha già scontati
due. E dunque, superato questo scoglio, ecco il via libera che
sarebbe potuto anche arrivare
prima “visto che - spiega l’avvocato - tutte le perizie e tutto il
percorso carcerario di Corona
è stato esemplare, per questo i
giudici mettendolo ai servizi
sociali hanno anche valutato
che il pericolo di fuga ormai
non ci sia più”.
“Fabrizio si sente disorientato
– ha spiegato ieri la signora Gabriella – capita dopo tanto tem-

po passato in prigione. E poi c’è
l’angoscia che tutto possa tornare indietro. L’affidamento è
in prova”. Cuore di mamma
insomma. “Fabrizio è comunque felicissimo, al di là di tutto,
ci godiamo il momento”. Non
vede l’ora di riabbracciarlo, di
dirgli che una parte del viaggio
è ormai alle spalle, che ora tutto
può solo ricominciare. Anche
lei ricorda la mattina di giovedì. “Ero a casa, poi è squillato il
cellulare, ho visto che era Fabrizio, ma nulla sapevo. Lui ha
gridato. E io, guardi, gli ho detto: Fabrizio il cuore batte così
forte che mi sembra che stia per
scoppiare”. Ora, però, l’emozione lascia il posto alla felicità.
“Fabrizio è cambiato, è consapevole degli errori commessi”,
dice ancora Gabriella. “E soprattutto ha molta voglia di fare e di ricostruirsi la sua vita”.

Progetti dunque. “Assolutamente, Fabrizio, sono convinta, tornerà a fare il suo lavoro,
quello che sa fare meglio, visto
che ha anche un ufficio ben avviato e lo farà non come in passato, ma con maggiore consapevolezza”. In sottofondo si
sente il rumore della Stazione
centrale di Milano. “Domani
(oggi per chi legge, ndr) andrò

LE PRIME PAROLE
L’ex detenuto confida
al suo legale: “Sono
stravolto per questa
grande emozione,
sto cominciando
ad ambientarmi"

a trovarlo assieme al mio nipotino, ora ho solo voglia di vederlo fuori dal carcere e di riabbracciare il figlio meraviglioso
che ho cresciuto”. Insomma,
dopo tanti appelli, dopo tanto
tempo (probabilmente troppo), Corona ha ottenuto quello
che voleva. È felice. E come lui,
tanti che hanno condiviso la
sua battaglia. Tra loro Paolo
Bocedi, il presidente dell’Associazione antiracket Sos Italia
Libera, che ieri ha commentato
così la scarcerazione: “Sono
soddisfatto, i miei appelli hanno avuto un seguito anche nei
confronti della magistratura
che si è rivelata sensibile e capace. Corona stava pagando un
prezzo spropositato per i reati
commessi . Sono certo che da
oggi ritroverà la voglia di vivere
accanto a suo figlio. Spero di
abbracciarlo al più presto”.

Il primo selfie di Fabrizio Corona con gli amici di sempre

COMPLIMENTI
La beatificazione
del demonio
di Gianni

Boncompagni

LA PROPOSTA di beatificazione di Fabrizio
Corona è stata criticata un po’ da tutti. Anche
Don Mazzi che si è auto proposto come prossimo
pontefice non ha fatto grande scalpore.
Del resto è conosciuto l’assioma che dice che in paradiso
un angelo non è niente di particolare come, del resto, il
diavolo all’inferno è un errore positivo!

Agente ucciso dai clan, caso riaperto
NINO AGOSTINO FU AMMAZZATO CON LA MOGLIE INCINTA NEL 1989. IL GIUDICE DI PALERMO: NUOVI ACCERTAMENTI
di Sandra

Rizza

fini della ricostruzione del fatto oggetto del presente procedimento”.
ra un agente di polizia, si chia- Anche tenendo conto delle dichiaramava Nino Agostino e fu ucciso zioni rese nel ’96 dal confidente Luigi
a Palermo a colpi di pistola il 5 agosto Ilardo, che parlò di un ruolo dei “serdel 1989. Sua moglie, Ida Castelluc- vizi segreti deviati’’ nel fallito attentato
cio, aspettava un bambino, ma i killer a Falcone. Ma non è tutto.
non ebbero pietà. Prima spararono a Sul duplice delitto, rimasto senza collui e subito dopo fecero fuoco su di lei pevoli, il pentito Vito Lo Forte qualche
che ebbe appena il tempo di gridare al tempo fa ha indicato i nomi di due
suo sicario: “Io ti conosco!’’. Ora, a 26 esecutori materiali: “Chi ha ucciso
anni da quell’esecuzione, la procura personalmente – ha detto - è stato
di Palermo riapre le indagini dopo Gaetano Scotto e Antonino Madoche il giudice per le indagini preli- nia’’. E poi ha precisato la fonte delle
minari Maria Pino ha resue informaspinto la richiesta di archizioni: “Pietro
viazione, ordinando nuovi
Scotto è venuto
ADDAURA
approfondimenti sui mida me, dove
steri di un caso che potrebavevo gli arreL’omicidio del
be essere collegato all’atsti domiciliari,
tentato sventato sugli scoe mi ha detto
poliziotto avvenuto
gli dell’Addaura, davanti
questa
cosa.
ventisei anni fa
alla villa di Giovanni FalPerché me l’ha
cone, proprio in quella
detto? Per farsi
sarebbe collegabile
estate dell’89.
bello (...), per
farmi sapere
all’attentato davanti
IL GIUDICE Pino ha concesche il fratello
alla villa di Falcone
so ai pubblici ministeri Niera importanno Di Matteo e Francesco
Del Bene, titolari dell’indagine, altri sei mesi di tempo
per sentire nuovi collaboratori, rileggere vecchie deposizioni giudicate “lacunose’’, ma soprattutto approfondire le eventuali
connessioni tra la morte del
poliziotto e il tritolo piazzato due mesi prima sulla
scogliera e destinato al giudice antimafia: occorre “verificare - si legge nell’ordinanza del gip - se nell’ambito del procedimento
istruito a Caltanissetta siano emersi elementi atti a
comprovare quel collegamento, o comunque, utili ai

E

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te, che era entrato nelle grazie dei Madonia, dei Galatolo, stava facendo tutto lui...”. Ora, nella sua ordinanza di
quattro pagine, il gip Pino suggerisce
alla Procura di Palermo di interrogare
Vito Galatolo, il pentito dell’Acquasanta che sei mesi fa ha svelato il piano
di morte nei confronti del pm Di Matteo. Lo Forte, infatti, lo ha tirato in
ballo come autore di ulteriori confidenze sull’uccisione di Agostino: “Vito Galatolo mi sembra che me ne parlò
(...)mi disse la stessa cosa che mi ha
detto Pietro Scotto”.
SI TORNA a scavare, dunque, sulla fine del poliziotto inghiottito a Palermo
nella zona di confine tra mafia e servizi segreti. Come lui stesso aveva rivelato ad un collega di pattuglia, Agostino lavorava sotto copertura ed era
stato sguinzagliato per le borgate a
caccia di latitanti. Ma la confidenza
venne ignorata da Arnaldo La Barbera, all’epoca capo della Squadra Mobile, che subito dopo l’omicidio del
poliziotto imboccò un’improbabile
pista passionale. Oggi, il gip Pino chiede che si indaghi anche sui depistaggi,
precisando nella sua ordinanza che i
pm di Palermo dovranno tener conto
di quanto dichiarato dai collaboratori
Angelo Fontana e Francesco Onorato
“sul rapporto dell’anteriormente del
1992 che sarebbe valso a legare Antonino Madonia, boss di Resuttana, al
funzionario Arnaldo La Barbera”. Il
giudice, accogliendo una sollecitazione dell’avvocato di parte civile Fabio
Repici, ha pertanto invitato la procura

LA COPPIA

Il poliziotto Nino
Agostino con la moglie Ida Castelluccio il giorno del loro matrimonio.
Prima di essere uccisa la donna gridò
al sicario: “Io ti conosco”. LaPresse

a recuperare la trascrizione integrale
dell’audizione resa dall’ex prefetto
Luigi De Sena davanti ai pm di Caltanissetta il 19 novembre 2010. De Sena, che tra l’85 ed il ‘92 era assegnato,
fuori ruolo, al Sisde, vantava una solida amicizia con l’ex capo della Squadra Mobile, morto nel 2002. E i pm
nisseni, che lo avevano sentito
nell’ambito delle indagini su via
D’Amelio, avevano definito “lacunose” proprio le sue dichiarazioni sui
rapporti con La Barbera, al soldo del
Sisde tra l’86 e l’88 con il nome di
“Rutilius”.
L’ULTIMO PUNTO-CHIAVE da appro-

fondire riguarda, infine, “faccia di
mostro’’, il killer individuato sulla scena dei più efferati delitti di mafia tra gli
anni 80 e 90: il giudice Pino ha per
questo ordinato un confronto tra Vincenzo Agostino, il padre dell’agente
ucciso, e Giovanni Aiello, l’ex poliziotto sospettato di essere il sicario dal
volto sfregiato. Un uomo sfigurato,
infatti, aveva cercato Nino Agostino a
casa del padre pochi giorni prima della sua uccisione. Soddisfatto l’avvocato Fabio Repici, che si era opposto
all’archiviazione: “È passato tanto
tempo, ma la verità può essere oggi
svelata”.

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ECONOMIA

il Fatto Quotidiano

A
utovelox senza
revisione: le multe
vanno annullate

SARÀ UN PROBLEMA di entrate mancate per i comuni, più che di uscite: la Corte Costituzionale, con
una sentenza, ha bocciato le regole del Codice della
strada in cui non si prevede che gli apparecchi “siano
sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura”. Restano così in sospeso migliaia di verbali
non ancora pagati, che potrebbero quindi essere annullati. “È evidente - ha spiegato il presidente della

SABATO 20 GIUGNO 2015

11

Codacons Carlo Rienzi- come, dopo la sentenza della Consulta, le multe elevate da apparecchi non verificati e tarati siano assolutamente nulle. La sentenza rinnega anche la distinzione fra gli apparecchi
automatici e quelli utilizzati dagli agenti mentre le
associazioni dei consumatori annunciano valanghe
di ricorsi per l’annullamento delle multe non ancora
pagate.

Il tubo del gas russo
dà ossigeno alla Grecia
strozzata dall’Europa
TSIPRAS A SAN PIETROBURGO FIRMA L’ACCORDO PER IL NUOVO
GASDOTTO TURKISH STREAM. IN ARRIVO DUE MILIARDI DI DOLLARI
di Carlo Di Foggia

I

l redde rationem dell’intricata tragedia Greca è
fissato per lunedì prossimo, quando si riuniranno sia l’Eurogruppo - i ministri delle finanze dell’Eurozona - che i capi di stato dell’Ue.
Ma sul round finale dei negoziati tra Atene e i creditori si
allunga l’ombra minacciosa
della Russia di Vladimir Putin,
pronto a giocare il ruolo di disturbatore.
Ieri, infatti, è arrivata l’intesa
preliminare, firmata a San Pietroburgo (dove il premier Alexis Tsipras ha incontrato Putin)
dal ministro greco dell’Energia,
Panagiotis Lafazanis, insieme al
collega russo Aleksandr Novak,
per la costruzione di un gasdotto che nei piani dei russi ha preso il posto di South Stream, vittima della crisi ucraina. Turkish
Stream attraverserà la Grecia,
dividendo a metà la proprietà
del tratto interessato tra la russa
Vneshekonombank (Veb) - la
banca di Stato - e la Grecia. Anche se saranno i russi - non a
caso - a fornire l’intero finanziamento: due miliardi di dol-

lari. Una vera e propria boccata
d’ossigeno per le disastrate casse di Atene. Il ramo greco del
Turkish Stream avrà una capacità annua di 47 miliardi di metri cubi di gas e i lavori per la sua
realizzazione inizieranno nel
2016 e termineranno nel 2019.

Il ministro greco ha anche sottolineato che l’accordo pone le
basi per un’ulteriore cooperazione con la Russia, anche se
“dovrà essere Atene a chiedere
un aiuto finanziario”, di cui però non si è parlato nell’incontro. L’accordo ha provocato la
Tsipras e Putin a San Pietroburgo ieri Ansa

NO BREXIT Il 66% degli
inglesi vuole l’Unione
ue terzi dei britannici vogliono restare nella Ue.
D
Lo rivela il sondaggio
: mai il sentimento pro Europa è stato così alto nel Regno Unito.
Ipsos Mori

Se il famoso Referendum promesso da Cameron entro il 2017 si tenesse oggi, sarebbe una vittoria schiacciante per i “Sì” a rimanere nell’Ue. Il 66% vuole
restare, 22% vorrebbe uscire, e 12% è indeciso. Risultato a sorpresa, visti i sentimenti euroscettici che
da sempre circolano in Gran Bretagna. Nel novembre 2012 solo il 44 % voleva rimanere e il 48% uscire.
Niente Brexit quindi. Quasi un rovesciamento delle
parti: mentre i paesi dell’Europa continentale stanno
diventando sempre più scettici verso Bruxelles, i
pragmatici inglesi preferiscono esser membri del
carrozzone, pur con tutte le sue magagne.
Caterina Soffici

L’ULTIMO ROUND
L’intesa usata per fare
pressione in vista
dei negoziati di lunedì.
Nervosismo dell’Ue.
Mosca: “Per ora non
hanno chiesto aiuti”
reazione stizzita di Bruxelles.
“Una cosa è un annuncio,
un’altra la realizzazione”, ha
spiegato un portavoce della
Commissione: “Ogni progetto
energetico deve rispettare la legislazione europea in materia
di energia, mercato interno e
concorrenza”. Tradotto: serve
l’ok di tutti. Di certo, però, in

caso di uscita della Grecia
dall’euro, al governo di Alexis
Tsipras servirà un prestito urgente.
INTANTO, in vista di lunedì,

prosegue il salasso dai conti correnti: almeno quattro miliardi
negli ultimi quattro giorni sarebbero stati prelevati dalle
banche elleniche. Niente resse
ai bancomat, ma un drenaggio
di denaro che rischia di affossare il sistema creditizio greco.
L’ammontare totale dei depositi
si era già ridotto a 142,7 miliardi
di euro, dai 149 miliardi di marzo e ora si parla di 127 miliardi.
Si tratta del valore più basso dal
dicembre del 2004. Le banche
greche hanno ottenuto dalla
Bce una nuova iniezione di liquidità d’emergenza (Ela), ma
più bassa delle richieste (1,8 mi-

liardi contro 3), portando comunque il totale a 84 miliardi.
Ieri, Tsipras ha ribadito di vedere avvicinarsi un accordo, circostanza smentita dalle veline
fatte circolare da Bruxelles. “Il
Governo greco dovrà scegliere
se accettare un accordo che considero una buona offerta o dirigersi verso il fallimento”, ha
spiegato il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk. Il governo tedesco ha fatto sapere che
l’intesa potrebbe arrivare anche
dopo lunedì. Ma il tempo stringe: il Fmi ha fatto sapere che se
Atene non ripagherà entro fine
mese gli 1,5 miliardi dovuti al
Fondo, dovrà dichiararne il default. Sul piatto resta l’estensione del piano di aiuti oltre giugno, e l’erogazione dell’ultima
tranche da 7,2 miliardi. Ma per
la Troika, Tsipras deve cedere.

REPORTAGE
di Enrico

Fierro
inviato ad Atene

n Paese impaurito e
U
diviso. Che oscilla tra
la voglia di resistere ai di-

Atene allo stremo si spacca sull’ora X
“Fateci pagare ma finite il supplizio”

ktat di Bce e Fondo monetario internazio- governo impone la chiusura delle banche.
nale, e la stanchezza. Una sorta di “faccia- Anche i bancomat sono bloccati. È il caos
molo, ma che sia presto”. Accettiamo i tagli totale. Ironia della sorte, a perderci, in quella
che ci impongono gli organismi internazio- occasione, furono anche molti risparmiatori
nali, basta che finisca questa lunga attesa che greci spaventati dalle voci che in quegli stessi
sa di agonia. Piazza della Vittoria, capannelli giorni davano per certa la tassazione dei depositi anche nel loro Paese.
di gente alle edicole. Chi coÈ la strategia della paura,
nosce l’inglese sbircia la priscrive il giornale di Syriza.
ma pagina del Guardian. TiFILE AI BANCOMAT “La paura è l’arma principale
tolo: “La Grecia non può pacreditori e dei loro rapgare e non pagherà”. Chi no,
Continuano i prelievi dei
presentanti qui, a partire
si affida a Ethnos e Ellaktor.
dall’inizio della crisi. La paudalle banche mentre
ra dell’ignoto, del potrà anTITOLI SPARATI sul rischio
l’oligarchia degli
dare peggio”.
che il governo nei prossimi
Un sentimento alimentato
giorni chiuderà le banche. E
armatori minaccia
dalle notizie che arrivano
discussioni. “Tsipras non lo
farà mai”, dice un signore fiil governo di trasferire dalle istituzioni europee subito rilanciate da Meta, la tv
ducioso. “Finirà come a Cigli affari all’estero
privata più seguita, nelle mapro”, replica un altro che la
ni della famiglia di oligarchi
fiducia l’ha persa. Febbraio
Bobolas. “Siamo vicini al
2013, il governo di Nicosia è
alla canna del gas, Eurozona promette 10 mi- punto in cui il governo greco dovrà scegliere
liardi di aiuti ma in cambio chiede di tassare se accettare un accordo che considero una
tutti i depositi bancari, per scongiurare il pe- buona offerta per continuare gli aiuti o se
ricolo di uno svuotamento dei conti (in una dirigersi verso il fallimento”. Le parole di Dosettimana vengono prelevati 4,5 miliardi), il nald Tusk, Presidente del Consiglio europeo
che per lunedì ha convocato un vertice
dell’Eurogruppo, sono benzina sul fuoco, e
un duro attacco a Tsipras: “Dobbiamo liberarci dell’illusione che ci possano essere
magiche soluzioni a livello di leader”.
Allarmati e divisi i greci. Mercoledì scorso
sono scesi in piazza i sostenitori del governo

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una follia, Dracma2 sarebbe una moneta
carta-straccia, svalutata del 40% sull’euro.
C’è un debito? E allora si trovino le migliori
condizioni per pagarlo”.
Particolare curioso, la manifestazione si svolge mene della linea dura. “Quelli
tre all’interno del Parladelle Termopili anti-Mermento greco, la presidente
Zoe Konstantopoulou, prekel”, li chiamano. Bandiere rosse, facce di vecchi
senta il rapporto finale del
“Comitato per la verità sul
pensionati e giovani senza
debito pubblico”, “odioso,
futuro. Parole d’ordine
dure. “Non possiamo perillegittimo, insostenibile”.
metterci di tagliare ancora
Scene di lotta di classe, dove
stipendi e pensioni da 300
giornali e tv degli armatori
euro, non possiamo vivere
picchiano duro sul governo
senza riscaldare le nostre
di sinistra. Sono i padroni
case, con i vecchi senza
del Pireo e dell’intero Paese,
farmaci, per pagare un deda soli rappresentano il 7%
bito che non abbiamo
del pil nazionale (i 300 micreato noi. Le nostre vite
liardi di debito con l’Euronon sono della Bce e del
pa, il 17) e il 16% del merFondo Monetario”.
cato navale mondiale. Sono
proprietari di giornali e tv
IL GIORNO DOPO, stessa
private, pur senza aver mai
piazza, Syntgama, di fronpagato i diritti sull’etere allo
Una banca di Atene LaPresse Stato. Alle minacce di Tsite al Parlamento e con i
turisti giapponesi che
pras di imporre una patriaspettano di fotografare gli “evzones” (i sol- moniale da 2,5 miliardi e di recuperare una
dati col gonnellino) muovere i passi per il somma analoga per tasse non pagate, risponcambio della guardia sotto la statua del Milite dono con la minaccia di infliggere il colpo
ignoto. Migliaia di persone e bandiere della mortale alla Grecia. Sbaraccare tutto e traGrecia e dell’Unione europea. Facce diverse, sferirsi all’estero.
da ceto medio che punta in alto. Donne e
uomini ben vestiti, tanta calma e pochissimi
slogan. Piccolo imprenditore del settore costruzioni. “Sono stanco, ho vissuto tutte le
crisi e le recessioni e ho resistito. Ora Tsipras
e il suo governo trovino un accordo, è il loro
dovere. Grexit è un incubo, l’uscita dall’euro

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12

MONDO

SABATO 20 GIUGNO 2015

Pianeta terra

il Fatto Quotidiano

YEMEN NEGOZIATI, LA TREGUA NON C’È
Si sono conclusi ieri senza risultati i negoziati promossi dall’Onu a Ginevra per un “cessate il fuoco”
nel mese di Ramadan tra il governo in esilio del
presidente Mansur Hadi, alleato dell’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nessuna
data è stata stabilita per nuove trattative. Ansa

BRUXELLES MISSIONE ANTI SCAFISTI, SARKOZY POLEMICO
Lunedì i ministri degli esteri daranno il via alla missione navale EuNavFor contro i trafficanti di esseri umani in Libia, con la raccolta di
informazioni. Ma Nicolas Sarkozy scatena una polemica contro la
proposta di ridistribuzione dei profughi lanciata dalla Ue. LaPresse

L’ANNO NERO DEI RIFUGIATI
RECORD TRA GUERRE E BARCONI

LE FOTO DEGLI SBARCATI IN SICILIA NEL GIORNO DEDICATO DALL’ONU AI PROFUGHI
di Fabio Bucciarelli

Seguo da anni la sorte dei profughi all’interno di un progetto sulle
primavere arabe iniziato nel 2011: sono stato in Egitto, Libia, Siria,
Turchia, Iraq. Adesso, grazie all’Unhcr, posso vedere e fotografare l’altra
sponda del viaggio dei rifugiati, dai luoghi di origine a quelli di approdo,
in questo caso la Sicilia. Sono le guerre il motore dei viaggi che i
profughi intraprendono: vogliono e devono scappare, senza più lavoro e
speranze. In Libia molti di loro erano già in fuga dai paesi sub-sahariani
e la guerra li ha costretti a una nuova tappa. Li vedo arrivare sfiancati,
ma con una nuova speranza per il futuro, anche se sanno che questo
non è il punto di arrivo finale: il loro stato di eterna incertezza ed eterna
attesa degli eventi non si è concluso. Più guerre ci saranno, più
aumenteranno i rifugiati, che hanno raggiunto un numero record.
Quello che stiamo vivendo è un periodo che fa parte di una più vasta e
lunga fase storica che durerà per i prossimi decenni. Noi europei, più
che concentrarci solo sull’emergenza cronica, dovremmo essere in
grado di risolvere le cause che sono alla base dei viaggi dei rifugiati.

SBARCHI
E SOCCORSI In

alto, subsahariani recuperati da
una nave irlandese nel
porto di Catania e siriani
nella tendopoli
sul molo di
Augusta. A sinistra, una famiglia curda
di Kobane in
Sicilia. A destra, siriani ed
eritrei in attesa di essere
trasferiti ©
UNHCR/Fabio
Bucciarelli

I disperati intrappolati nella giungla di Calais
TRA GLI AFRICANI, BRACCATI DAGLI ULTRÀ DI DESTRA, NASCOSTI VICINO AL PORTO FRANCESE PER TENTARE DI TRAVERSARE LA MANICA
di Stéphane Floccari e Ferruccio Sansa

a giungla. Sono scappati dall’Africa per troL
varla in Europa, alle porte di Calais. Ma invece dei leoni, dei serpenti devono combattere

nemici ancora più insidiosi: i commando razzisti
che arrivano di notte armati di spranghe per i loro
raid. L’unica via di fuga è un camion, un tir cui
aggrapparsi, sperando di non venire schiacciati,
per arrivare in Inghilterra.
Ecco cosa c’è dopo Ventimiglia; ecco dove vanno
migliaia di immigrati che entrano in Francia. Calais, la porta verso l’Inghilterra. Pare impossibile
che uomini, donne e bambini rischino la vita sui
barconi per arrivare qui. A Calais non servono
indicazioni per sapere dov’è il centro di accoglienza Jules Ferry.
BASTA SEGUIRE LO SCIAME DI AFRICANI che,

Stato cerca di fornire accoglienza e soccorso agli
immigrati che premono per uscire, ma spesso restano “imprigionati” in Francia.
“Negli ultimi giorni abbiamo avuto fino a 2.700
ospiti anche se la capacità massima sarebbe di
1.500”, racconta Claire Millot. “Claire”, il suo nome è la prima parola che gli immigrati imparano
appena arrivati. È una professoressa in pensione,
insegnava lettere antiche. Adesso Millot è segretaria dell’associazione Salam che assiste gli immigrati in transito.
No, non è un lager il centro Jules Ferry: “Ogni
giorno forniamo un pasto a tutti. È cibo buono, c’è
perfino una certa cura nel menu,
per rispettare le usanze e la religione degli ospiti… quindi
niente carne di maiale, per dire”,
racconta Anna Perrone, una ragazza italiana che è emigrata in
Francia e ora fa la volontaria a
Calais. Mangiare, però, non è
tutto: “Ti accorgi che le persone

via via sempre più numerosi, si avviano verso i
margini della città. Fino a imboccare una strada
sterrata. Chilometri e chilometri a piedi, d’inverno con il vento della Manica che
si infila dentro le giacche sempre
troppo sottili. Infine eccolo, il
centro: un grande piazzale, le re- SOLIDARIETÀ E FUGA
cinzioni. Gli uomini con la pet- Circa 3.000 gli stranieri aiutati dai volontari
torina colorata che ti accolgono
con modi rapidi, ma di solito di Salam. Appena possono cercano
cortesi: “Venite, venite”. Qui lo di nascondersi sotto i tir diretti a Dover

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hanno disperato bisogno di un minimo di contatto umano, di due parole. Ti vengono vicini e
mentre porgi loro il cibo allungano una mano
semplicemente per toccarti”. Ma non c’è tempo:
“Avanti, avanti”, bisogna dare da mangiare a tutti.
Poi c’è la doccia (ogni immigrato ha diritto a 4
minuti d’acqua al giorno), ci sono i bagni e piccole
attenzioni, come le prese della corrente per caricare i cellulari, l’unico legame dei migranti con il
mondo. È organizzato abbastanza bene il Jules
Ferry, ma qui sono ospitati solo donne e bambini.
E poi? Poi c’è la giungla. È lì, accanto al campo,
appena oltre la recinzione. “Molti hanno timore
perfino a entrarci”, racconta
Anna.

A VENTIMIGLIA Ieri diversi migranti sono stati fatti passare in Francia. Domani Hollande vedrà Renzi all’Expo di Milano Reuters

CON POCHI PASSI si varca il

confine: dal bosco, dalle radure
con l’erba alta fino alla cintola,
d’improvviso vedi spuntare decine di persone. Vivono qui.
Appena ti vedono corrono verso
di te, ti circondano. “Ti guardano con uno sguardo implorante
che non riesci a reggere. Hanno
bisogno di tutto: cibo, coperte,
sapone, carta igienica. Soldi, ovviamente”, ricorda Anna, “Ti si
apre il cuore quando scopri che
tanti sanno l’italiano, perché so-

no passati dal nostro Paese, hanno amici laggiù”.
Sono africani soprattutto, eritrei e somali, ma tanti vengono anche dall’Afghanistan. Come Samir:
“Nel mio paese lavoravo per gli americani e gli
inglesi, li aiutavo. Poi sono scappato, ma in Austria mi hanno bloccato, sono stato identificato”.
La trappola del trattato di Dublino, come in Italia:
devi restare dove ti prendono le impronte. Anche
se hai contatti e amici che ti aspettano in Inghilterra. Samir ha tentato di passare la Manica, ci è
riuscito, ma poi lo hanno rinchiuso in un centro,
rispedito in Austria. E di nuovo è scappato. Il suo
corpo è coperto di ferite: si è aggrappato a un
camion, ma è caduto. “Riproverò”, promette,
“piuttosto che stare qui”, dice indicando la giungla. Basta addentrarsi nel bosco per capire cosa
intenda: nascoste in mezzo alla vegetazione decine di tende costruite di stracci, sacchetti dell’immondizia, qualsiasi cosa pur di ripararsi dal vento
e dalla pioggia gelata che d’inverno qui non lasciano scampo. Basta una tenda tenuta su da due
rami d’albero per ricostruire una casa: vedi fotografie di figli, fratelli appoggiate su bidoni di
benzina vuoti, schegge di specchi per farsi la barba, per guardarsi e riconoscersi uomini. Poi spazzolini da denti, una biro e un foglio di carta per
tenere forse un diario. C’è chi sulla tenda ha issato
un proclama: “Qui abitano tre persone che chiedono asilo”. I più fortunati si sono conquistati
baracche e capannoni abbandonati: ne trovi sti-

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il Fatto Quotidiano

MONDO

REGNO UNITO PROFUGO CADE DA AEREO
Oltre dodicimila chilometri nascosti nel vano del
carrello di un Boeing della British Airways. Così
due clandestini africani volevano raggiungere
l’Europa partendo da Johannesburg: uno è caduto
su di un negozio a Richmond, a sud ovest di Londra ed è morto, l’altro è grave in ospedale. Ansa

ISRAELE PALESTINESE ATTACCA, UN MORTO
Nel primo venerdì del digiuno islamico del Ramadan la violenza è tornata in Cisgiordania; un palestinese ha sparato a bruciapelo contro due giovani
israeliani, uccidendone uno e ferendo l’altro. L’organizzazione Hamas non ha rivendicato l’azione
ma ha espresso compiacimento. Ansa

SABATO 20 GIUGNO 2015

13

CATANIA Dirigente Polfer
“Bruciare i migranti”
dare la notizia e a conservare le immagini
A
dei post di Facebook è il sito
:
“Migranti? Buttateli a mare”, si legge a comMeridionews

mento di una notizia. “Bruciarli vivi e rimpatriarli”, è un’altra proposta. “Mi manca Hitler”:
l’apoteosi. Il problema è che a postarli sul social
network è stato un dirigente della Polfer di Catania, Gioacchino Lunetto, ex consigliere comunale ad Aci Sant’Antonio tra il 2003 e il 2008. Il
profilo risulta ora eliminato, ma il giornale online siciliano ha conservato alcuni screenshot, che
riguarderebbero anche politici, dalla Kyenge alla
Boldrini, e inneggerebbero al Fascismo. Secondo
il sito, in riferimento a una foto, avrebbe scritto:
“Dovrei odiare Mussolini? Io non odio chi ha
dato tanto onore alla patria. In compenso, Renzi
è un truffatore”. E ancora post razzisti. “Diamogli fuoco insieme agli Italioti che li indottrinano ed aizzano - scrive -. Vogliono sottometterci alla loro cultura religiosa di morte che li
ha portati a lasciare le loro nazioni devastate
dalla loro litigiosità, arroganza e disprezzo per gli
altri”.

fatto
a mano

Copenaghen e il muro scandinavo
LA VITTORIA DEI POPULISTI IN DANIMARCA RAFFORZA IL FRONTE DELLA LINEA DURA CONTRO GLI STRANIERI
di Michela

Danieli
Stoccolma

a destra xenofoba trionfa anL
che in Danimarca, uscendo
dalle urne con oltre il 21% dei

BISOGNO DI FEDE

La chiesetta eretta con materiali di
fortuna dai migranti (eritrei, somali ma anche afghani) nelle radure di Calais. foto Angelique Lyleire

pati in una vecchia palestra, i vestiti appesi a una
rete da tennis. L’aria è irrespirabile, ogni centimetro di spazio può costare liti. Odi. Ma c’è anche
solidarietà: un uomo che cucina fagioli per terra li
offre ai vicini. All’esterno un gruppo di eritrei
prova a costruire una chiesa con un telo e quattro
bastoni.
Il paradiso lo vedi nei giorni più tersi, quando
all’orizzonte sembra di scorgere l’Inghilterra, le
scogliere bianche di Dover. Ma per conquistartelo
c’è l’ultimo balzo: l’autostrada che passa accanto,
la lunga fila di tir. Basta un rallentamento e dalla
vegetazione escono due o tre ragazzi, si aggrappano dove possono. Chissà se ce la faranno.

consensi. Il Partito del popolo
danese fa breccia, superfluo dirlo,
col programma anti-immigrazione, diventa la seconda forza
politica del Paese e ridefinisce così anche l’ultimo tratto del profilo
geopolitico scandinavo.
Prima della Danimarca, la Svezia,
che lo scorso settembre aveva riportato al potere i socialdemocratici con una maggioranza così
risicata, da rendere necessario il
ricorso ad un governo di larghe
intese per evitare nuove elezioni,
dalle quali sarebbero usciti di certo ulteriormente rinforzati gli
estremisti dei democratici di Svezia, oggi dati al 18% dai sondaggi.
E prima ancora, nel 2013, la Norvegia, che ha scelto d’esser governata da una coalizione di centro-destra comprendente anche
l’ala estrema del Partito del Pro-

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gresso, cui aderì a suo tempo l’autore della strage di Utøya, Anders
Breivik (22 luglio 2011, 77 morti). Sconfitta la premier uscente
socialdemocratica, Helle Thorning Schmidt, e la sua politica
sull’immigrazione “rivisitata” in
chiave norvegese: leggi sul ricongiungimento famigliare rigidissime e reato di accattonaggio per
colpire i senzatetto.
Al potere ritorna, con una coalizione di centro-destra guidata
Løkke Rasmussen torna
premier LaPresse/Reuters

TEMPESTA PERFETTA
Exploit del partito
del popolo grazie
al clima di xenofobia
che il governo
socialdemocratico non
è riuscito ad arginare

dai liberali, il precedente primo
ministro Løkke Rasmussen. Che i
venti della xenofobia e del razzismo avessero raggiunto tutta la
Scandinavia, era già stato nitidamente anticipato dalle ultime
consultazioni europee.
A TITILLARE ulteriormente il vo-

to di pancia in Danimarca però,
hanno contribuito due eventi
cruciali: gli attentati di Copenaghen e l’ipotesi dell’introduzione

di quote obbligatorie per l’accoglienza dei migranti, su diposizioni Europee.
Il 14 febbraio, il 22enne danese di
origine palestinese Omar al Hussein, per emulare la strage di Charlie Hebdo, scagliò una tempesta di
proiettili contro il caffè letterario
in cui il vignettista Lars Vilks
avrebbe dovuto tenere un seminario su “satira e blasfemia”. Poi
attaccò una sinagoga. Oltre l’attentatore “immolato”, furono
due le vittime, un regista e un
ebreo.
In 40mila scesero in piazza per
una fiaccolata a difesa della Danimarca sicura e democratica, ma
la ferita è ancora aperta e mal curata.
Infine le migliaia di disperati che
approdano nelle coste italiane
puntando al Nord e il rischio di
vedersene assegnare una quota
dall’Unione europea, davanti alla
quale la Danimarca si è appellata
alla clausola di esclusione dall’obbligo relativo al ricollocamento
dei rifugiati. Per la destra xenofoba, la tempesta perfetta.

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14

MONDO

SABATO 20 GIUGNO 2015

Pianeta terra

il Fatto Quotidiano

USA “NIENTE MORTI CON ARMI IN CHIESA”
La Nra, lobby delle armi, non commenta la strage
di Charleston. Ma uno dei suoi leader, Charles Cotton, critica il pastore ucciso: “Otto persone sarebbero ancora vive se avesse permesso di portare le
pistole in chiesa. Innocenti sono morti a causa della sua posizione su una questione politica”. LaPresse

USA CRIMINI D’ODIO, QUASI 6000 NEL 2013 SECONDO FBI
Il Washington Post afferma che secondo un rapporto dell’Fbi, nel
2013 i crimini razziali sono stati 5.928, 51 in South Carolina. Diversi i numeri forniti dal ministero della Giustizia, relativi al 2013:
circa 260.000 persone sono state vittime di reati dell’odio. LaPresse

L’IDEOLOGO SUPREMATISTA BIANCO
CHE INSEGNÒ L’ODIO PER WASHINGTON
DAVID LANE, 14 PAROLE E 88 PRECETTI PER SPIEGARE LA GUERRA CONTRO EBREI E NERI
di Valerio Cattano

D

ylann Roof, il responsabile della
strage nella chiesa
di Charleston ha
ammesso di aver ucciso nove
“negri” con l’obiettivo di far
scoppiare una guerra razziale
negli Stati Uniti. Dylann per
una parte dell’America, è un
eroe, l’ennesimo 14 Words White
Boy che combatte contro Zog:
l’acronimo con cui viene indicata dagli antisemiti la cospirazione sionista per occupare e
gestire il governo Usa. “Dobbiamo assicurare l’esistenza del
nostro popolo e un futuro per i
bambini bianchi”: queste sono
le 14 parole e vanno di pari passo con gli 88 precetti di David
Lane, l’ideologo di “The Order”. 14 e 88 non sono numeri
casuali, ma simboli per i nazisti:
secondo l’Anti-Defamation Lea-

gue, organizzazione ebraica, 88

significa Heil Hitler. La lettera
H è l’ottava dell’alfabeto, da qui
88; 14, come detto, sono le parole chiave della filosofia di David Lane, aspirante giocatore di
gold professionista, poi finito
nel Ku Klux Klan ed infine diventato uno dei capi di The Order. Per capire la natura degli 88
precetti, eccone alcuni in ordine sparso.
Punto 14: “Conformemente alle Leggi di Natura, nulla è più
giusto della preservazione della
propria razza”. Punto 19: “Un
popolo non convinto della propria unicità e del suo valore perirà”. Punto 20: “La razza Bianca ha subito invasioni e brutalità, provenienti dall’Africa e
dall’Asia, per migliaia di anni.
Per esempio, Attila con i suoi
Unni, che hanno invaso l’Europa nel V secolo, stuprando,
saccheggiando ed uccidendo

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dalle Alpi fino al Mar Baltico ed
al Mar Caspio. Questo panorama si è ripetuto 800 anni dopo
per mano dei Mongoli di Gengis Khan (è da notare che gli
Indiani d’America non sono
‘Nativi Americani’, ma appartengono razzialmente al ceppo
mongolo). Nel secolo VIII, centinaia di anni prima che i Negri
venissero portati in America, i
Mori nord-africani, appartenenti ad una razza mista, hanno
invaso e conquistato il Portogallo, la Spagna e parte della
Francia. Dunque, il tentato ed
ingiusto movimento d’espansione imputato alla razza Bianca dagli esecutori della civiltà è
falso sia nel riguardo della circostanza storica, sia in quello
della Legge Naturale, che nega
la compassione fra le specie. La
realtà è che tutte le razze hanno
smisuratamente beneficiato del
genio creativo del Popolo Aria-

PENA DI MORTE

Dylann Roof è accusato
di 9 omicidi e rischia
la pena capitale. Ha detto:
“Volevo la guerra razziale”
Nel riquadro, David Lane,
morto nel 2007 LaPresse

no”. Punto 28: “Il concetto di
società multi-razziale viola
qualsiasi Legge Naturale indirizzata alla conservazione della
specie”.
PENSARE che i “comandamenti” di David Lane siano solo
chiacchiere da bar è un errore
che solo un europeo può fare.
Gli americani che non si riconoscono nella supremazia ariana temono – e fanno bene – tutti
i ragazzi come Dylann perché è
come avere il nemico in casa.
Nell’ottobre 2008 l’Atf, l’agenzia federale americana che si oc-

cupa di lotta a traffici di armi,
esplosivo, alcool e tabacco ha
scoperto il piano di due neonazisti americani: uccidere un
centinaio di afroamericani fra
Tennessee e Arkansas: la strage
doveva essere il primo passo per
un conflitto su scala nazionale
(lo stesso piano di Dylann) con
obiettivo finale, l’assassinio del
presidente Obama.
Lane era uno dei capi di The Order, organizzazione che voleva
la vittoria totale della razza ariana, a cui sono stati attribuiti:
una rapina di 4 milioni di dollari ad un furgone blindato, tre

omicidi, attentati esplosivi,
contraffazione di moneta, organizzazione di campi paramilitari con l’intento finale di rovesciare il governo. Lane era stato
condannato a 190 anni di carcere: ne aveva scontati 20 prima
di morire a 69 anni, il 28 maggio
2007. Nei giorni successivi ci sono state commemorazioni negli
Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Russia, Ucraina. In Italia il
cordoglio è stato espresso sul
web: “Rendete omaggio a questo grande eroe euro-americano
in lotta contro lo Zog”. Piccoli
Dylann crescono. Ovunque.

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il Fatto Quotidiano

SABATO 20 GIUGNO 2015

STURARO CONTRO LA STAMPA:
“NON MERITO LA MAGLIA, MA VOI...”

FEBBRE DA “GREY”, LETTORI
IN CODA PER IL NUOVO CAPITOLO

Il centrocampista dell’Under 21 espulso
con la Svezia: “Ho contribuito a far
perdere la squadra, ma non m’interesso
della stampa”. Solidarietà dalla Juve

15

“SLURP”, TRAVAGLIO PRESENTA
IL SUO LIBRO OGGI A TORINO

A New York gente già in fila per “Grey”, il
nuovo libro di James in cui la storia viene
raccontata dal punto di vista maschile. In
Italia uscirà il 3 luglio per Mondadori

Questo pomeriggio, alle 18, Marco
Travaglio presenta il suo nuovo libro
“Slurp” (Chiarelettere) a Torino, al
Circolo dei Lettori, in via Bogino 9

SECONDO

TEMPO

SPETTACOLI.SPORT.IDEE

Napoleone lotta insieme a noi
DUECENTO ANNI DOPO, IL MONDO CELEBRA L’IMPERATORE. E LA STAMPA IMPAZZISCE: “PENSA SE AVESSE VINTO LUI...”

N

di Diletta Parlangeli

on ci sono più biglietti per il bicentenario? No panic!”. E se lo dice il sito
ufficiale di Waterloo 2015, si può star
sereni. Tanto c’è lo streaming, e chi si
fosse trovato lontano da una connessione, se la giocherà con la funzione
replay.
Altro che serie tv, altro che ultime
puntate di stagione, altro che ansia da
spoiler: qui la storia, come va a finire,
si sa già (anche moli francesi ancora ci
sperano) dal 1815, e tutto il mondo è
sintonizzato. E chi non è lì sarà in libreria a cercare qualche volume, a cucinare con le dritte di Ramsey (sì, c’entra anche lui con Waterloo, in qualche
maniera), a vedere qualche speciale
dedicato alla battaglia del 18 giugno di
duecento anni fa.
LA RICOSTRUZIONE di una delle più

celebri puntate della storia sta andando in scena a pochi chilometri da Bruxelles con un apparato di oltre 6mila
figuranti, centinaia di cavalli e una

Lo storico

L’

immaginario collettivo preme
sui confini della storia, ed è armato. L’attrazione magnetica per la
battaglia di Waterloo non si traduce
solo in un apparato celebrativo istituzionale: è un sentire comune rapito
da quello che successe nell’ultima sfida di Napoleone.
Alessandro Barbero, storico e docente all’Università degli Studi del Piemonte Orientale, premio Strega e autore di La Battaglia. Storia di Waterloo
(Laterza), di questo mistero se ne intende.
Tutti sintonizzati, a 200 anni di distanza: fa effetto.

Da un lato c’è un grande interesse di
pubblico per la storia fatta alla vecchia maniera: un segmento interessato all’editoria specializzata, a siti e negozi di genere, la
cui passione si estrinseca
nell’indossare una divisa.
Ho amici con cui gioco a
soldatini che adesso sono lì,
a Waterloo, vestiti da soldati
del Centoundicesimo di Linea.
Tutti gli altri? Sono impazziti?

Le commemorazioni per la battaglia di Waterloo proseguono fino a domani. Ad assistere ci sono 200 mila persone Reuters

buona dose di cannoni. È la rappresentazione, dal vivo, di quella viene ancora oggi ricordata – a ragion veduta –
come la caduta definiva dell’imperatore, la disfatta ultima di Napoleone, la
consegna ufficiale al suo esilio a
Sant’Elena. I francesi piegati dagli eserciti dell’inglese Duca di Wellington e
del prussiano Gebhard Leberecht von

Blücher (con non poche interpretazioni su quale, dei due, ne abbia maggiormente decretato la resa).
Una macchina da circa dieci milioni di
euro, secondo ilSole24ore. Già dal 2013,
si legge sul Telegraph, i ministri britannici s’interrogavano su come trovare
soldi da destinare alla commemorazione di quest’anno, in tempo di spending

Alessandro Barbero

Ho amici laggiù, vestiti
da soldato. Waterloo
è passione per la storia
Queste occasioni sono il modo in cui
si traduce oggi l’amore per la storia,
che è ancora rappresentata dalle
grandi date e battaglie.
E su questo piano, Waterloo non ha
rivali.

È il risultato dell’impatto che la figura
di Napoleone ha avuto sia sulla storia, sia sull’opinione pubblica. Così
forte da suscitare ancora entusiasmi
o repulsioni in egual misura, quasi
come allora. L’uomo che dominava il
mondo, che si è giocato tutto in un
pomeriggio, a Waterloo. Su quel campo di
battaglia si parlava
francese, inglese, tedesco, olandese, e anche russo, se fossero
arrivati in tempo: è
una battaglia europea
come poche altre, una
specie di guerra civile,
in cui tutti erano con-

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vinti di combattere per la libertà
d’Europa.

Qualcuno deve ancora digerire il rospo…

Si va a piangere nei cimiteri di guerra
nel mondo, senza farne più una questione di parte, e su Waterloo ancora
si discute. Il mio libro è stato tradotto
in Francia con successo, ma nessuno
in Europa ama parlare dei propri fallimenti come noi italiani. Siamo propensi a raccontare le nostre Caporetto: gli altri preferiscono parlare delle
vittorie.
Quanti luoghi comune le tocca sentire, ogni volta, su questa storia?

Il primo, è che sia stata una vittoria
tutta inglese, come se i prussiani fossero arrivati all’ultimo momento.
Quella fu una vittoria tedesca, prima
ancora che inglese. I tedeschi ci hanno pure provato a spiegarlo, nella
storiografia, ma gli inglesi con la lingua avevano vita più semplice! Tutti

review: avevano tirato fuori un milione
di sterline.
Alla parata (dal 18 giugno, fino a domani) sono presenti non solo 200mila
spettatori da ogni parte del mondo, ma
anche istituzioni – pare un po’ scarse
quelle francesi, in vero – media, e appassionati che saprebbero distinguere
a quale esercito appartiene un figuran-

te dal materiale del bottone della divisa.
Ci sono stati Carlo d’Inghilterra e la
consorte Camilla, e persino Nigel Farage, che ha sfruttato l’occasione per
ricordare la sua battaglia contro l’Euro.
L’indipendentista inglese ha stretto la
mano al figurante più celebre
dell’evento, il signor Napoleone, twittando una foto con la scritta “Ho incontrato Napoleone che mi ha dato
una medaglia e la moneta di cinque
franchi del 1812”.
E questa storia delle monete ricorre in
quello che stava per diventare un incidente diplomatico – che sembra più
una scaramuccia in un braccio di ferro
all’ultimo nervo – tra Belgio e Francia.
Il Belgio aveva proposto, infatti, di coniare una moneta celebrativa per la vittoria di Waterloo da 2 euro, ma la
Francia ha posto il veto, sottolineando
che con tutte quelle vittime, insomma,
non era il caso. Il Belgio ha serenamente aggirato l’ostacolo presentandone
due, di monete, a scopo numismatico.
Ne è stata emessa una da 2,5 euro
(2,1/2), che sarà venduta al prezzo di 6,
e quella da 10, venduta a 42. E con questo, dovrebbe esser stata placata la tigna di entrambe le parti in causa.
QUEL 18 GIUGNO, la pioggia, gli eser-

citi che pressavano i francesi da più
parti, gli stivali di Wellington: tutto
quello che ha riguardato Waterloo
sembra suscitare un fascino magnetico
nel pubblico. Dirette web, video
su Periscope, lo
chef vip Gordon
Ramsey che lancia la sfida, con
tanto di hashtag
#BeefWellingtonDay, per il miglior

filetto alla Wellington. La ricetta
del bovino in crosta che prese il suo
nome in memoria
dei gusti, pare
non facilissimi,
del Duca.
La rivista Focus si
chiede, nella versione
online,
“Waterloo, che
cosa è andato
storto a Napoleone. E cosa sarebbe
Figuranti alle celebrazioni. A sinistra, Alessandro Barbero LaPresse successo se avesse
vinto” e dedica
gli altri luoghi comuni sono tradotti
Focus Storia al dopo battaglia.
in termini umani: che ne so, NapoVia Twitter, si legge l’invito di Suzi Loleone aveva le emorroidi e gli faceve a preordinare la collana “The Invano male a cavallo…
comparables: 6 eroi di Waterloo e sei
Pare che avesse una mappa sbagliata.
donne che adoravano” (come perderFosse stato per quello, visto come
la) mentre gli scaffali si riempiono di
erano le mappe all’epoca, avrebbe
saggi: Waterloo (Longanesi), di Corperso molto prima. Come la storia
nwell, Waterloo – La battaglia decisiva
del terreno bagnato: è vero, era fra(Leg edizioni), a cura del colonnello
dicio di pioggia, non a caso aspettò le
Nick Lipscombe.
La terra al nunzio sta. Non troppo mu12.
ta, in vero.
Dile. Parl.

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16

SECONDO TEMPO

SABATO 20 GIUGNO 2015

il Fatto Quotidiano

Contro i Fantasmi dell’editoria
ci resta soltanto Amazon
LO SCRITTORE BEPPE SEBASTE AFFIDA ALLA RETE IL SUO ULTIMO LAVORO: METAHORROR,
AUTOFICTION, UNA FOTOGRAFIA SPIETATA, IN SECONDA PERSONA SINGOLARE, DEGLI ANNI ZERO
di Nanni

I

Delbecchi

giornali.

Fallire, Storia con fantasmi è un

libro degenere, scosso dai
brividi da un gelido umorismo beckettiano, che alla negazione di ogni genere da
bancale contrappone la metastasi degli orrori, la concretezza dei fantasmi, alterna lo stillicidio della cronaca
alle visioni cinematografiche, “professionali”, di uno
scrittore di romanzi horror
assediato dai suoi stessi mostri, zombi e revenants.

libri, come gli uomini,
lasciano tracce; e
mentre la stampante
sforna le pagine di Fallire, Storia con fantasmi, ultima
opera dello scrittore Beppe
Sebaste che hai scaricato da
Amazon per 2,99 euro, la
prima impronta non è ancora letteraria, ma editoriale.
CURIOSO che al tempo in

cui un romanzo non si nega a
nessuno, nessuno si nega a
una narrazione e le maggiori
case editrici sfilano in ginocchio dai cosiddetti Vip (calciatori, presidenti, cantanti,
conduttori, soubrette, visagisti, opinionisti... e meno
male che in Italia la tv non
conta più niente) per implorarli a pubblicare qualcosa,
qualsiasi cosa; curioso che in
tempi come questi uno scrittore di lungo corso e forte
personalità come Beppe Sebaste decida per l’autopubblicazione, spiegandone pe-

PER CALARSI in tutto ciò Se-

Ansa

FALLIMENTI
Un gesto di ribellione
e un esercizio di stile
sulla Belle Époque alla
rovescia che ha sigillato
in una bara di vetro
tutte le utopie
raltro le motivazioni sul sito
beppesebaste.com: la mutazione della società letteraria,
la scomparsa di ogni senso di
comunità in un mondo asfissiato dalla comunicazione.
C’È DA DIRE che nell’immaterialità del web Fallire si trova
a proprio agio, essendo al
tempo stesso un gesto di ribellione e un esercizio di stile,
un interrogarsi senza sosta
sui famosi anni Zero del millennio, la Belle Époque alla rovescia che sembra avere sigillato in una bara di vetro le
utopie del secolo precedente.
Infaticabile flaneur con una
predilezione per le periferie e
le panchine, Sebaste stavolta
indugia sui vialoni della finanza globale, dove un battito d’ali di Wall Street può
gettare sul lastrico milioni di
greci; sul processo a Saddam
Hussein che trasformò la retorica del Raìs nell’ultimo
nastro di Krapp; su come il
governo Berlusconi brevettò
l’equivalenza tra escort e
parlamentari, bastava solo
stabilire un prezzo; sul terremoto de L’Aquila, sulle sue
troppo vere macerie e sulla
ricostruzione in una New
Town da reality show che ne
seguì; sul modellino del
Duomo di Milano lanciato
contro il volto del Duce in
sedicesimo che governava
l’Italia da Massimo Tartaglia, esemplare antieroe della
sconfitta, un ultimo autista
di Lady Diana senza nemmeno Lady Diana, incontrato in
un pallido pomeriggio d’au-

tunno a Cesano Boscone.
Il Tristano di Leopardi invidiava i morti, e solo con loro
si sarebbe cambiato; Sebaste
coi morti ci parla direttamente, e a nessun altro chiede conforto; si tratti di Dante, che a sua volta ai morti
dette la parola, di complici
abituali come Kafka, Carver,
Joe Bousquet, dell’ultimo
compleanno di Antonioni,
delle estreme profezie di Pasolini, fino all’ultimo passaggio di Walter Benjamin:
“L’emergenza è la regola”.
MA IN QUESTO diario senza

agenda ci sono anche gli
amici di una vita che all’improvviso se ne vanno, la
compagna che una mattina
si sveglia e ti dice “Non ti
amo più”; e c’è la vecchia casa dei genitori da svuotare,
conferma che Gondrand arriva sempre prima di Godot,
e la nostra ultima destinazione sono gli scatoloni, i faldoni, i ritagli ingialliti di

FALLIRE
Beppe
Sebaste
Autoprodotto

baste non usa la prima persona, come sarebbe naturale,
e nemmeno la terza, come
sarebbe fatale, ma la seconda
persona singolare. Così come aveva deciso di affidare il
testo alla Rete e di fare a meno di un editore tradizionale, il narratore sceglie di darsi del tu, che è un modo di
segnalare l’impossibilità di
uscire da se stessi (“Tutto è
meglio dell’io, ma dove metterlo?” si chiede Canetti), ma
anche la necessità di tenersi a
distanza.
Finché, tra una divagazione
e l’altra, la sintesi finale arriva scritta su un muro, da
qualche parte: “Una volta
ero schizofrenico, adesso
siamo guariti”.

GIORNALISTI RAI Domenica
Sportiva: No a Capotondi
anticipazione l’aveva data
: l’attrice
L’
Cristiana Capotondi dovrebbe affiancare Alessandro Antinelli nella conduzione della prossima stagione
Repubblica.it

della Domenica Sportiva. Oltre cento giornalisti di Rai
Sport, però, sarebbero in agitazione e all’inizio della
prossima settimana ci sarà, a Saxa Rubra, un’assemblea
di redazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano,
il comitato di redazione avrebbe chiesto chiarimenti al
direttore di Rai Sport, Carlo Paris. Rivolgersi a un esterno
sarebbe, secondo la rappresentanza sindacale interna,
uno spreco di soldi a fronte della scarsità di risorse, che
non permette di coprire le spese agli inviati. La trattativa
fra la Rai e la Capotondi, che conduce in radio una
trasmissione sul calcio, sarebbe in corso da un paio di
mesi.

Massimo Fini LaPresse

FANO

A Fini il premio
ad personam
espressione di solito la
L’
associamo a qualche lodo di alfaniana memoria: ad
personam è praticamente il ti-

tolo di un’intera stagione politica della nostra, più recente,
storia. La locuzione in generale indica un privilegio o
un’attitudine di cui gode una
persona.
Per questo il Festival Passaggi
di Fano – in corso in questi
giorni, e fino a domenica, nella cittadina marchigiana – ha
deciso di intitolare uno dei
suoi premi così, ad personam.
Nelle precedenti edizioni è
stato assegnato a Sergio Zavoli
e Don Ciotti: quest’anno tocca
a Massimo Fini, giornalista e
polemista, firma del Fatto e
scrittore. Un polemista che,
nella lunga carriera di cronista
e commentatore, ha sempre
cercato uno sguardo laterale e
anticonformista.
Il riconoscimento verrà assegnato questo pomeriggio, alle
19.30, al Chiostro delle Benedettine. Fini, a proposito del
libro Una vita. Un libro per tutti o
per nessuno (Marsilio) converserà con l’autore Nando dalla
Chiesa, che dell’Associazione
Passaggi è presidente del Comitato scientifico.
IN PROGRAMMA oggi anche

l’incontro con Lorenzo Salvia,
autore di Resort Italia. Come di-

ventare il villaggio turistico del
mondo e uscire dalla crisi(Mar-

silio) che dialogherà con Sergio Rizzo e Vittorio Sgarbi.

L’altro approfondimento riguarda il libro di Raniero La
Valle, Chi sono io, Francesco?
Cronache di cose mai viste (Ponte alle Grazie) che discuterà
con Marco Politi. Domani la
chiusura con la lectio magistralis di Nando dalla Chiesa “Lezione su Gramsci. Per capire
l’Italia del Duemila”.
L’Associazione Passaggi cultura ha come scopo valorizzare e

LA CERIMONIA
Questo pomeriggio
Nando dalla Chiesa, che
dell’Associazione
Passaggi è presidente
del Comitato scientifico,
converserà con l’autore
promuovere percorsi culturali
in Italia: il Festival, giunto alla
terza edizione, è una rassegna
di saggistica. Genere che ha
conosciuto fortune alterne e
che negli ultimi anni soffre
non solo la contrazione del
mercato.

GUERRE DI LIBRI

Agassi, 6-0 anche in libreria
di Andrea Di Gennaro

per non dar vita a una bagarre famigliare; prova a concentrarsi molto sulla
ntrambi sostengono di non averlo propria storia di iraniano d’origine arletto. Sebbene entrambi abbiano mena emigrato illegalmente negli Stati
scritto– al netto delle dichiarazioni di Uniti e non rinnega la durezza dei suoi
circostanza – una chiara risposta a metodi alla luce dei risultati ottenuti.
Open, l’autobiografia capolavoro di An- C’è qualche contraddizione tra il racdre Agassi che Einaudi ha pubblicato conto dei sacrifici per conseguire adnel 2011 facendolo entrare a buon di- dirittura due lauree una volta negli Usa
ritto (e anche rovescio) nel novero dei e le più recenti dichiarazioni di anallong-seller. Ed è un pecfabetismo che gli
cato che non l’abbiano
avrebbero impediletto perché non avrebto di leggere Open e
IL MATCH
bero potuto che benefiqualche curiosità.
ciarne: dal punto di vista
Come il più grande
Il padre Mike
stilistico così come anche
cruccio dovuto al
nella costruzione del racfatto che Andre,
e l’allenatore Nik,
conto.
una volta allontapresi di mira in “Open”, natosi dai suoi alleMike Agassi, padre padrone di Andre, ci prova
namenti
abbia
tentano una risposta
da par suo con Indoor che
smesso di giocare
sembra una risposta già
serve & volley. E
all’ex campione:
dal titolo. Fa del suo mequesto in effetti sacon risultati un po’ goffi rebbe stato un bel
glio, c’è da ammetterlo,

E

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vedere tennistico. Di chi sarebbe la colpa? Nientemeno che di Nick Bollettieri,
autore del secondo tentativo di risposta
a Open. Diciamolo subito: “l’autobiografia del più grande allenatore di tennis di tutti i tempi”, come recita il sottotitolo, è davvero una smargiassata in
linea con il tamarro iper-abbronzato e
occhiali da sole che da trent’anni si vede
sugli spalti dei principali tornei.
Ma le responsabilità di Bollettieri sono
ben maggiori dell’aver scritto un libro
imbarazzante per la pochezza dei contenuti e la piaggeria delle dediche di ex
allievi e collaboratori con cui apre ogni
capitolo. O dei toni melensi con cui poi
li ringrazia. Bollettieri ha devastato
l’estetica del tennis, un patrimonio centennale di eleganza e bellezza fatto di
gesti sobri e ricercatezze da artigiano
che dal suo avvento in poi sono andati
perduti per sempre. Lui dichiara di aver
dato a questo sport una decina di numeri uno: vero, peccato che nessuno di

questi sia durato più di
Andre Agassi Ansa
una stagione
(vedi il caso di Jim Courier) e che sembrassero tutti degli automi costruiti in
serie. Metti un ragazzo a fondo campo,
fallo tirare forte, tanto e vedrai che al
netto del talento che non c’è qualcosa di
buono verrà fuori. Finito con uno si cerca il prossimo. Un po’ come le hit per gli
adolescenti. Guarda caso l’unico che è
stato in grado di durare nel tempo e
tornare forse ancor più forte una volta
abbandonata la sua Academy è stato
Andre Agassi. L’unico realmente dotato di un talento particolare capace di far
innamorare il pubblico con l’invenzione di colpi mai visti prima: la risposta
anticipata mentre la palla era ancora in
fase ascendente, lo schiaffo al volo, angoli ancora oggi impossibili ai più. Prima di coinvolgere con la sua storia milioni di lettori che non avevano mai preso in mano una racchetta. 6-0.

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SABATO 20 GIUGNO 2015

IL CONFORMISTA

SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

AMARCORD

La Belle Époque
della carta stampata
LA MUSA DI JONATHAN GALASSI, QUANDO I LIBRI
NON ERANO ANCORA MATERIALE INTERSCAMBIABILE
di Caterina Bonvicini

P

er quanto brillante e
spiritoso,
nonostante il ritmo sostenuto e il tono allegro, La musa di Jonathan Galassi (traduzione di Silvia Pareschi, Guanda) è un romanzo
molto malinconico, che racconta la fine di un mondo, più
precisamente quello della
grande editoria indipendente.
Nessuno meglio di Galassi,
presidente e editore di Farrar
Straus & Giroux, poeta e traduttore di Leopardi e Montale, poteva lasciarci un affresco
più preciso di un certo ambiente, destinato a scomparire. Quando i libri non erano
ancora contenuti interscambiabili in mano ai colossi del
digitale, come Amazon, ma
oggetti d’amore, spesso inafferrabili quanto i loro autori.

Quando essere editori significava seguire una vocazione,
entrare in un piccolo clan con
le sue leggi e le sue nevrosi, i
suoi canoni di eleganza e i suoi
riti, in fondo così vitali. Le pagine sulla Fiera di Francoforte
sono esilaranti. La corsa ad accaparrarsi il premio Nobel,
per esempio, quando la casa
editrice del vincitore sembra
“lo sportello di una compagnia aerea dopo la cancellazione di un volo”.
O I CONTRATTI chiusi alla cieca, intontiti dall’alcol, dopo
“una notte passata a lamentarsi, mentire, adulare, fumare e
bere, ingozzarsi e raccontare
balle e bere e scopare e divertirsi un mondo”, contratti di
cui naturalmente pentirsi il
mattino dopo. “La verità era
che ciò che andava forte a New
York spesso arrivava morto a

NON SOLO BAMBINI

Battaglia, l’incanto
della saggezza

© LA MUSA

Jonathan Galassi è nato
a Seattle nel 1949

Stern, da sempre in competizione con Sterling Wainwright, il suo unico vero concorrente, almeno in fatto di eleganza letteraria. A incarnare la
bellezza di questa battaglia è
un’autrice che i due si contendono fino alla fine, Ida Perkins, una poetessa immaginaria di cui Galassi ricostruisce la
vita e l’opera (e persino la bibliografia). La partita si gioca
fra Union Square e il Canal
Grande, con Paul al centro. Ma
non si risolve in un manoscritto inedito consegnato da Ida

IL FENOMENO

La iettatura
dello zodiaco

© LA PICCOLA BATTAGLIA PORTATILE

© LA DEVIAZIONE
Gerbrand Bakker
Einaudi
pagg. 260 © ¤ 18

CHE CI FA una donna olandese in un remoto villaggio
gallese, a fumare sigarette e prendere paracetamolo,
tra oche, pecore e vacche? Emilie o Emily, che si fa chiamare così in
onore della Dickinson, amata ma anche odiata, è fuggita dal marito e
dalla famiglia. Vuole esplorare se stessa fino in fondo. Il corpo e l’anima,
entrambi malati. In realtà quella di Gerbrand Bakker, scrittore olandese,
è una vivisezione inquietante e spietata, costruita come un raffinato
noir con pochissimi protagonisti. Un allevatore che corteggia Emilie e
poi un ragazzo che fa trekking e va ad alloggiare da lei. La scena gallese
si alterna con quella dell’Olanda, dove il marito cerca di ricostruire la
fuga della moglie, in dialoghi surreali con i suoceri, perennemente incollati davanti alla tv. Le poesie della Dickinson sono la chiave parziale
per comprendere il malessere misterioso di Emilie. Perché tra le parole
e la natura c’è la vita con le sue deviazioni.
Fabrizio d’Esposito

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SPY-STORY

Il ‘68 fra spie
e vendette
Leonardo Gori
Tea
pagg. 352 © ¤ 14

SENZA alcuna pretesa che il mondo sia salvato
dai ragazzini, Paolo Nori regala un libro di straordinario candore e umorismo, riportando gli intelligentissimi “pensées” della figlia, qui chiamata Battaglia, 10 anni e saggezza millenaria. “La piccola Battaglia portatile”, appena edita da Marcos y
Marcos, è una raccolta di 191 episodi fulminanti, storie brevi, aforismi innamorati: lo scrittore si fa da parte, si mette tra parentesi, per
raccontare i surreali pellegrinaggi con la bambina che vuole “salvare
il mondo dall’umanità”. Per lei la vita non è mai banale – “Il suo dolce
preferito sono le fragole con panna senza fragole” –, ma nemmeno
zuccherosa: ogni volta che il babbo le dice “Ti voglio bene”, lei
risponde, sbuffando: “Lo so già”. Eppure la Battaglia conosce l’incanto, mentre interroga i suoi piedi per sapere se lei ha freddo, o “si
meraviglia che a Roma, i romani, usino anche loro gli euro”. È una
vera intellettuale la Battaglia, come quel Platone o quell’Aristotele
che dicevano che la filosofia nasce dalla meraviglia.
C.T.

Il mistero di Emilie
nel profondo Galles

come un testamento, perché
sta cambiando il mondo che
tutti loro hanno intorno. E se
questi personaggi potevano
permettersi battute come “il
mondo dell’editoria sarebbe
bellissimo senza tutti quei maledetti autori” era perché gli
autori erano ancora centrali,
“gli uomini erano uomini, le
donne erano donne, i libri erano libri”, insomma aveva ancora valore la letteratura, che è
fatta di persone e del loro
“smodato desiderio di esprimersi”.

© IL RITORNO DEL
COLONNELLO ARCIERI

Paolo Nori
Marcos y Marcos
pagg. 158 © ¤ 13,00

NOIR

Calamari
e razzisti
per dare
un’an ima
ai robot

di Caterina Soffici

Jonathan Galassi
Guanda
pagg. 252 ©
¤ 18,00

Reykjavik, e viceversa... A volte Paul desiderava che esistesse
una pillola del giorno dopo per
Francoforte; ma un accordo
era un accordo, anche se era
stato concluso quando una
delle due parti era ubriaca fradicia, o magari entrambe”. E
qualunque editore può confermare quanta verità contengono battute come “Il romanzo è
eccezionale, ora riscrivilo”.
Paul Duckach vive proprio
questa stagione: è l’erede
dell’ultimo degli editori indipendenti di New York, Homer

17

C’ERA una volta il 1968. A Parigi
gli studenti sono in piazza, è un’alba di speranza. Ad
osservarli c’è Marcel, a cui la vita invece, ha insegnato che i sogni durano lo spazio di una notte; perché Marcel in realtà di chiama Bruno Arcieri, è un
colonnello dei carabinieri fuggito per salvarsi la vita.
La Tea ripropone i romanzi di Gori (nel 2005 con
L’angelo del Fango vinse il premio Scerbanenco): il
protagonista è un ufficiale che dagli anni ‘30 ha attraversato il periodo buio di una Italia fatta di spie e
traditori: oggi ne ha più di 60, ed un chiodo fisso,
trovare chi voleva farlo fuori e lo ha costretto all’esilio. Una spy-story per ricordare tempi di lotta e rivoluzione: pure Arcieri è un idealista e il ‘68 è l’anno
giusto per chiedere giustizia. O morire.
Val.Cat.

© GUIDA ASTROLOGICA
PER CUORI INFRANTI
Silvia Zucca
Nord
pagg. 460 © ¤ 16,40

FINALMENTE un caso editoriale nostrano: un romanzo, oltretutto di un’esordiente, venduto in 15 Paesi, diritti cinematografici
compresi, prima ancora di sbarcare nelle librerie
italiane; un romanzo che, alla prima settimana di
uscita, era già nella Top Ten dei libri più gettonati.
“Guida astrologica per cuori infranti” di Silvia
Zucca, nonostante la trama da commedia romantica, è molto più chic della chick lit, la letteratura per pollastrelle alla Bridget Jones, ma
molto meno cinico di un fogliettone per colte
zitelle. L’autrice ha una penna felice, e ironica
nell’affabulare una storia di amori spezzati e pianeti impazziti: la protagonista Alice Bassi è una
giovane donna che lavora in una tv locale; è una
single irredimibile, ancora gelosa dell’ex fidanzato che sta per sposare un’altra; inoltre ha per
amico, e improbabile mentore, un certo Tio, attore per professione e astrologo per vocazione.
Scegliere i fidanzati in base ai segni zodiacali è,
però, alla fine, una vera iettatura.
Camilla Tagliabue

SUI GIORNALI britannici è apparsa questa notizia: Google
usa i siti del Daily Mail e della
Cnn per insegnare ai computer
il linguaggio umano. A Londra,
come ha rivelato la rivista tecnologica dell’Mit, c’è un’unità
operativa che si chiama DeepMind, dove super scienziati studiano come rendere i computer
più intelligenti. Google sta infatti investendo pesantemente nel
campo dell’intelligenza artificiale e in quello che si chiama il
“machine learning”, cioè il procedimento per cui potenti computer imparano compiti complessi. Come appunto “l’elaborazione del linguaggio naturale”; cioè la capacità di comprendere il linguaggio parlato o
scritto.
Passi per la Cnn. Ma non si capisce come la migliore fonte
d’insegnamento possano essere
gli articoli del Daily Mail, un tabloid che è un gradino al di sopra del Sun ma molti gradini al
di sotto di tutto il resto della
scrittura prodotta in lingua anglosassone. Il Daily Mail, per intenderci, spara in prima pagina
titoli del genere: “Donna, 63 anni, trova dei calamaretti in bocca dopo aver mangiato calamaro ingravidato”. “I pirati somali
che mi hanno rapito e ucciso
mio marito non erano come
Johnny Depp”. “La sovrappopolazione ci spingerà a mangiare i
nostri morti? Secondo alcuni
accademici l’umanità si sta
muovendo a folle velocità verso
il cannibalismo”. Il Daily Mail è
anche razzista e xenofobo e attacca spesso romeni, ungheresi
e polacchi, per non parlare degli
zingari. Sarebbe insomma, come se per insegnare la lingua ai
computer nostrani si prendessero come modello i discorsi di
Salvini e si mischiassero con i
titoli del Giornale. E poi ci si stupisse se i computer hanno delle
reazioni poco intelligenti.

IL SAGGIO

L’artista è nevrotico
garantisce Freud
© ARTE E NEVROSI
Lionel Trilling
Elliot - Collana Maestri
pagg. 64 © ¤ 9,50

IN VERITÀ si può dire che Freud contribuì alla nostra comprensione dell’arte
più di ogni altro autore dopo Aristotele”:
Lionel
Trilling,
critico
letterario
(1905-1975), scrittore e docente della Columbia, non aveva dubbi sul ruolo del padre della psicanalisi. La sua analisi comparì nel saggio breve “Arte e Nevrosi”, che
insieme a “Freud e la letteratura”, confluì
in “The Liberal Imagination”. “Arte e nevrosi” è il libro che contiene entrambi, introdotti dalla sapiente prefazione di Emanuele Trevi. Un’attuale disamina del pensiero di Trilling su una relazione che stimola sempre nuove interpretazioni: quel-

la tra nevrosi (e follia, se si vuole) e arte.
Tra indagine dell’inconscio e rappresentazione: “Dare espressione al proprio inconscio fa parte della natura stessa del
lavoro di scrittore; egli può camuffarlo in
vari modi, ma camuffare non significa nascondere”, scriveva l’autore americano.
“Trilling ha perfettamente ragione – scrive
Trevi – quando osserva che “la psicanalisi
è in effetti uno degli esiti della letteratura
romantica del secolo XIX”. Ciò non significa affatto limitarne provocatoriamente la portata rivoluzionaria. Significa
semmai che esiste una natura, o se si
preferisce una condizione umana, che la
letteratura e la psicologia del profondo
tentano senza tregua di descrivere con le
armi, sempre insufficienti e provvisorie,
del linguaggio”.
Diletta Parlangeli

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SECONDO TEMPO

SABATO 20 GIUGNO 2015

il Fatto Quotidiano

FATTI CHIARI

RIFORME

Falso in bilancio
e facce di tolla
di Bruno Tinti

D

icesi “faccia di tolla” la maschera di
impassibilità o, nei
casi di maggiore
virtuosismo, di profonda convinzione con la quale si enunciano… opinioni indicibili. Di
questa “virtù” Andrea Orlando,
l’Ammiraglio preposto alla
Giustizia, Davide Ermini, il
parlamentare relatore della legge sul falso in bilancio e la Presidente della Commissione
Giustizia della Camera, l’ex magistrato Donatella Ferranti,
stanno dando prove stupefacenti. Il fatto è noto. La Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna di
Luigi Crespi e altri per falso in
bilancio: il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Ha
anche emesso un comunicato:
“A seguito delle modifiche apportate agli artt. 2621 e 2622 del
codice civile non sono più penalmente rilevanti i fatti di false
comunicazioni sociali derivanti
da valutazioni estimative”.
Siccome la Cassazione più chiara di così non poteva essere; e
siccome questa assoluzione è la
prima di una serie, poiché tutti
(tutti) i falsi in bilancio si commettono valutando falsamente
le poste da iscrivere (nessuno è
così imbecille da esporre “fatti
materiali” falsi, lo beccano subito); i padri della rivoluzionaria legge che doveva garantire la
prigione ai delinquenti che
B&Ghedini avevano graziato si
sono trovati in brache di tela. E
hanno fatto ricorso alla dote di
cui all’inizio: “Bisogna aspettare le motivazioni della sentenza, i lavori preparatori della legge parlano chiaro, non c’è alcuna impunità per i falsificatori
di bilancio, abbiamo anche
chiesto a Francesco Greco (il
Procuratore Aggiunto di Milano) e lui ci ha detto che la legge
andava benissimo così”.
Nozione elementare in materia
di bilancio distingue tra esposizione di fatti e di valutazioni:
quante automobili esistono nel
magazzino – fatto; quanto vale
ogni automobile – valutazione.
Nel primo caso si tratta di contare; nel secondo di stimare una
varietà di fattori: l’età e le condizioni del veicolo, l’andamento del mercato etc; da questa stima deriverà il valore del magazzino.
GLI STESSI principi valgono

per i crediti: a quanto ammontano – fatto; quali di loro sono
inesigibili (perché il debitore
naviga in cattive acque, ad
esempio) – valutazione. E così
per tutte le voci di bilancio: le
uniche poste insuscettibili di
valutazione sono la cassa e i depositi bancari, cioè i soldi liquidi. Si capisce bene dunque che
un falso in bilancio limitato ai
soli fatti materiali è peggiore
della perseguibilità a querela inventata da B&Ghedini: equivale
a totale impunità. Trattandosi
di nozioni confinanti con la verità assoluta, è interessante seguire i suggerimenti delle facce
di tolla e andare a leggere la relazione alla legge, nella parte in

Il ministro Orlando Ansa

ANDATE A SCUOLA
Una nozione
elementare in questa
materia distingue
tra fatti e valutazioni
Al governo non hanno
capito neppure questa
cui riassume il (così si dice) pensiero del Procuratore Greco. Sono 9 righe e mezzo del tutto incomprensibili. La conclusione è
questa: “la semplice lettura delle
disposizioni del codice civile,
dagli articoli 2423 e seguenti,
che fissano i parametri fondamentali per la redazione del bilancio, chiarisce che tutte le voci
e poste importano la traduzione, in grandezze convenzionali,
di elementi necessariamente
fattuali”. Che sarebbe come dire
che non c’è distinzione tra fatti e

valutazioni, posto che ogni valutazione si risolve in un ammontare numerico. Si tratta di
una vera rivoluzione concettuale che avrebbe meritato una
spiegazione ben più ampia di
quella – invero stupefacente –
fornita: “Il termine materiale è
stato mutuato dall’inglese (material fact). In inglese material significa rilevante. La nozione di
“fatto materiale rilevante” non
si contrappone a quella di “fatto
immateriale” Insomma “fatto
materiale” in italiano significa
semplicemente “fatto”; il che è
certamente vero. Resta da capire perché questa considerazione
dovrebbe spiegare la pretesa
identità dei concetti di “fatto” e
di “valutazione”. Che infatti
identici non sono, anzi esprimono categorie opposte, una
attinente al mondo delle cose,
l’altra al mondo delle idee. Platone l’avrebbe capito subito.
IN OGNI MODO, siccome non

ha senso parlare di diritto a gente così, la cosa migliore è chiedergli di rispondere a una domanda semplice semplice. Fosse vero che il concetto di fatti
materiali comprende anche le
valutazioni, potete spiegare perché avete presentato e imposto
un emendamento per modificare l’originaria stesura della legge: “fatti ancorché oggetto di valutazioni?” Esprimeva compiutamente il vostro pensiero, così
ci dite; allora perché? Che stupido, mi sono dimenticato della
faccia di tolla. “È ovvio – risponderebbero – per una voglia di
semplicità e purezza espositiva”.

Impresentabili all’Expo
Tutti fuori, non Maroni
di Peter Gomez

FINALMENTE una bella
notizia. La guerra agli impresentabili dà i suoi primi, concreti, risultati. Non in Parlamento, dove i deputati e i senatori condannati, imputati,
indagati o salvati da prescrizione e amnistia, restano decine e decine. E nemmeno
nelle regioni, dove in occasione delle elezioni il codice etico
di autoregolamentazione della commissione antimafia è
stato più volte platealmente
ignorato. La svolta avviene invece a Milano, una metropoli
che, alla faccia di gufi, inchieste giudiziarie e detrattori, si
riconferma giorno dopo giorno laboratorio politico e sociale e capitale morale d’Italia.
Qui per garantire la sicurezza
di Expo le Autorità hanno agito contro gli impresentabili
con fulminea severità. Le generalità di 60mila persone
che aspiravano a lavorare, o
già lavoravano, nei padiglioni
della manifestazione sono
state incrociate con le banche
dati della Questura. In seguito
ai controlli almeno 600 cittadini si sono visti così ritirare o
negare il pass d’ingresso e
qualcuno, una volta ricevuto il
marchio della vergogna, è stato pure licenziato. Le Autorità,
molto opportunamente, non
si sono lasciate condizionare
dal fatto che molti di loro
avessero la fedina penale immacolata. Come hanno ufficialmente confermato fonti
della Polizia, lo screening è invece avvenuto esaminando le
denunce per reati penali presenti nell’archivio informatico
del Viminale. E non sempre la
successiva assoluzione o archiviazione è bastata per evi-

n

tare il ritiro dell’accredito.
Inutile però chiedere il perché. Sulla base di condivisi
principi, propri di tutte le democrazie liberali, il metodo
seguito per dare o togliere i
pass è stato tenuto segreto.
Lo ha confermato il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico che, nei giorni scorsi, ha
spiegato: “Expo è un sito sensibile, di rilevanza strategica.
Ci sono delle attività di prevenzione i cui criteri non possono essere resi noti, perché
perderebbero di efficacia”.
Bubbico non lo ha detto. Ma
come hanno notato gli osservatori più acuti, la democratica metodologia ha anche
avuto il pregio di evitare alle
Autorità il rischio d’incappare
nelle giuste critiche rivolte al-

PRIVILEGI
600 persone si sono
viste negare il pass
d’ingresso per via
di precedenti penali
Eppure il presidente
è stato visto più volte
Roberto Maroni Ansa

la commissione parlamentare
antimafia. Un’istituzione obsoleta che, prima di stilarne la
lista, aveva osato rendere
pubblici, con largo anticipo, i
criteri e l’elenco di reati in virtù dei quali i politici candidati
per le regionali sarebbero stati considerati impresentabili.
Ma pure nella riservatezza, gli
accadimenti di questi giorni
permettono agli esperti di
formulare delle ipotesi sulla
logica seguita nella selezione.
Più volte, per esempio, nel “sito di rilevanza strategica
dell’Expo” è stato visto entrare il presidente della Regione
Lombardia, Roberto Maroni.
leghista,
n L’ESPONENTE
come è noto, è un condannato definitivo per resistenza a
pubblico ufficiale, è stato imputato e assolto per attentato contro la Costituzione e
creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Attualmente è indagato per aver
fatto pressione per far assumere una sua protetta proprio all’Expo. Visti questi precedenti di Polizia alcuni analisti deducono che almeno
uno dei criteri seguiti nell’assegnazione e nel ritiro dei
pass potrebbe essere direttamente collegato allo status
sociale del richiedente. Altri
invece pensano che la parola
chiave sia “lavoratore” e che
per questo Maroni non rientri
nello screening. Tutti in ogni
caso concordano nell'asserire che le Autorità non ritengo
“siti di rilevanza strategica”
né i ministeri, né le regioni, né
le Camere. La mancata “attività di prevenzione” sugli
impresentabili da parte di
Autorità e partiti, dicono gli
analisti, non è infatti spiegabile altrimenti.

MAFIA CAPITALE

Roma è sull’orlo di una crisi di nervi
Ma cacciare Marino non è la soluzione
di Gian Carlo Caselli

P

remetto che conosco da
tempo Ignazio Marino.
Stima e amicizia ci legano fin
da quando – nella Palermo
degli anni Novanta – operavamo, talora incrociandoci,
ciascuno sul proprio versante. Io alle prese coi tanti notabili che non vedevano di
buon occhio le inchieste incisive che la Procura osava
condurre sulla “zona grigia”
della mafia. Lui alle prese coi
baroni che non accettavano
che un “estraneo” turbasse
equilibri e profitti della sanità
siciliana, impiantando a Palermo l’Ismett, un prestigioso
centro per trapianti di fegato.
Tutt’e due, perciò, siamo abituati da tempo al gioco al
massacro praticato con spregiudicatezza dai voltagabbana e dagli opportunisti che affollano il panorama italiano
quando sono in gioco certi interessi.
So bene che sull’operato di
Marino come sindaco di Roma si può leggere tutto e il
contrario di tutto. Per esempio, il sito romafaschifo.com

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(certamente non rivolto soltanto a lettori progressisti) fa
un analitico elenco – 20 articolate voci fondate su fatti
concreti – dei meriti del sindaco e delle enormi positive
discontinuità che egli ha saputo realizzare rispetto
all’amministrazione precedente. Abbondano nello stesso tempo (si trovano anche su
quel sito) valutazioni di segno
opposto: parlano di incuria,
degrado, sprechi e storiche
inefficienze. Un dramma che
fa di Roma una città sull’orlo
di una crisi di nervi come titola una documentata inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella).
TUTTA COLPA di Ignazio Ma-

rino? Non scherziamo. Neppure il Kunt di Flaiano se la
potrebbe bere. Se non altro
perché gli verrebbero dei dubbi, constatando come tutto
faccia brodo per coloro che
sono impegnati in instancabili campagne contro l’attuale
sindaco: fino al punto di gonfiare a più non posso – come
la rana di La Fontaine – il fatto
della Panda rossa, davvero ba-

gatellare a fronte di quanto
“Mafia capitale” avrebbe poco
dopo rivelato per altri soggetti. Mentre per tutto il tempo in
cui aveva “regnato” Alemanno ogni cosa era filata liscia e
senza ombra di scandali.
Sia come sia, il quadro è tormentato e ricco di contraddizioni. Decisiva, per stabilire
da che parte stare, potrebbe
essere una battuta sbrigativa
alla Renzi, tipo: alla larga da
quelli di Casa Pound e da
quelli che topi, spazzatura e
immigrati sono un tutt’uno.
Ma se vogliamo andare oltre,
per non restare perplessi e
sgomenti fra tanti commenti e
ciancie, dobbiamo – io credo
– guardare nella nostra coscienza oltre gli inevitabili
dubbi. Considerando come
un discrimine imprescindibile (con Gustavo Zagrebelsky)
l’indipendenza, l’onestà e la
pulizia di Marino, in quanto
baluardi ancora affidabili
contro illegalità, mafia e marciume.
Sacrificare proprio Marino
quando c’è ancora bisogno
come l’aria di trasparenza e rigore, sarebbe contro ogni lo-

MEDITARE
Il sindaco non è certo
perfetto, ma rinunciare
proprio adesso
alla sua trasparenza
e al suo rigore sarebbe
contro ogni logica
gica di convenienza e di pensiero, una mancanza assoluta
di congruenza, uno sfoggio di
irrazionalità degno del miglior
teatro dell’assurdo. Sarebbe
come rischiare di riaprire praterie sconfinate al malaffare,
laddove Marino (anche con il
contributo dei suoi migliori
collaboratori, fra cui l’assessore Alfonso Sabella) ha saputo
fare argine: per esempio stoppando dopo anni e anni lo
sconcio delle continue proroghe senza gare, dovuto al fatto
che i bilanci prima di lui non
venivano mai approvati nei
termini di legge, per cui….
non c’era copertura per le gare.
Un circolo vizioso che Marino

Il sindaco di Roma Marino LaPresse

ha spezzato, inimicandosi –
com’è ovvio – cordate, lobbies
e potentati che nell’irregolarità ingrassano.
Senza dubbio vi è un’infinità
di altre iniziative che occorre
promuovere senza ritardo. Ma
intanto, che senso avrebbe far
fuori Marino, proprio colui
(cito Giancarlo De Cataldo)
che è “meno influenzato dalla
mutazione genetica dell’homo
politicus che valuta sempre
freddamente l’interlocutore in
termini di do ut des”? Si dice
che “quelli che Dio vuol distruggere, prima li fa impazzire”. E allora, avanti con la
pazzia di gettare Marino a mare! Magari quello di Ostia…

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SECONDO TEMPO

il Fatto Quotidiano

SABATO 20 GIUGNO 2015

19

A DOMANDA RISPONDO
Furio Colombo

Le orde piddine
che risalgono le valli

Sono tutte tutele
limitative, non crescenti

Le orde piddine risalgono
disordinatamente (e silenziose) le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Il loro
condottiero si beava ancora del 41 per cento alle
europee e non si curava
degli iscritti in forte diminuzione e del disastro che
è l’Italia, malgrado le sue
riforme. Per quanto riguarda Venezia e il Veneto: peccato, sinceramente, per Casson, persona
integerrima invisa al suo
stesso partito. Peccato, si
fa per dire, per la ladylike
Moretti, invisa ai suoi
stessi concittadini vicentini, per la sua aggressività che traspare sotto le
spoglie di cigno bello ed
elegante: peccato perché
già immaginavo ponte
della Libertà inghirlandato con lei su una carrozza
a cavalli agghindata di
merletti bianchi e con una
corona da principessa,
bellissima, sarebbe andata ad occupare lo scranno
da governatrice. Peccato,
lo spettacolo è mancato ai
veneziani. Peccato per
tutti i portaborse dei nuovi potenti che ancora sperano in una carriera nel
grande partito, per il quale votano ormai costoro e
i pensionati che hanno
coronato di vittoria le
proprie battaglie passate
e le gite di un tempo, dimostrative, a Roma, alcune pagate da sindacati. “E
quindi uscimmo a riveder
le stelle”, forse Dante si riferiva alle 5 stelle, cinque
nuovi sindaci. E chissà
che l’Italicum, acconciato
per coloro che si credevano tanto forti e tanto simpatici, col ballottaggio
non regali una nuova
maggioranza al “povero
cristiano” (dal libro di
Ignazio Silone). Non resta al nuovo arrogante
Partito Democratico, hasta la victoria siempre,
che consolarsi nostalgicamente col ricordo di
Berlinguer, persona che
era tutt’altro da loro, come i tifosi dell’Inter che
ancora celebrano le passate grandezze.

Non entro nel merito della bontà della legge cosiddetta Jobs Act, ma chiamare “tutele crescenti”
una legge che avrebbe dovuto chiamarsi a “tutele
limitate” va quanto meno
rimarcato. Infatti in caso
di licenziamento non sottoposto a reintegro, il datore di lavoro deve pagare
una indennità pari a una
mensilità per ogni anno
di servizio non superiore
a 12 (a 6 per le piccole-medie imprese). È da
mesi che aspetto che
qualcuno lo faccia notare

Angelo Umana

Michele Caponi

Come si può valutare
chi poi deve valutare?

In merito al dibattito sul
comitato per la valutazione dei docenti che comprende genitori e alunni,
previsto dalla riforma
della scuola, sollevo le se-

perché ha tanta dimestichezza con tale disciplina
quanto l’alunno Antonio
(Razzi) ne ha con la lingua
italiana, in qualità di
membro del comitato di
valutazione, dovrà esprimere un giudizio sulle
competenze del suo insegnante. Quel docente,
nonostante la rassicurazione “stai sereno prof”, si
aspetta certamente una
ritorsione dal suo alunno
negligente e un po’ somarello. L’insegnante in
questione potrà in futuro
valutare serenamente i
suoi allievi secondo
scienza e coscienza?
Maurizio Burattini

Svastiche e destra:
la grande eco italiana

Non ho letto da nessuna
parte una riflessione sulle
conseguenze che ha provocato nel mondo la svastica tracciata sul campo
di calcio in Croazia prima
di una partita internazio-

la vignetta

guenti problematiche:
1) È assurdo che il discente, per definizione incompetente, possa valutare i meriti professionali
del docente. (Così come
sarebbe assurdo far valutare da Berlusconi le competenze professionali della Bocassini). 2) Immaginiamo il seguente scenario: l’alunno Matteo
(Renzi), con un profitto
insufficiente in inglese,

nale. Il governo croato si
vergogna e chiede scusa,
tutti si aspettano una punizione esemplare, non
c'è un solo pazzo che ritiene bello quel gesto, ma in
Italia assistiamo alla travolgente avanzata di un
signore che non si vergogna di essere al fianco dei
nazisti di Casa Pound che
vanno in giro ricoperti di
svastiche e di motti che
inneggiano allo stermi-

Scafisti,
dall’Onu
niente risposte
CARO FURIO COLOMBO, che fine ha
fatto la dichiarazione o mozione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che avrebbe
dovuto prontamente (“già domani o dopodomani”, hanno detto due mesi fa) autorizzare l’affondamento dei barconi sulle
coste libiche?
Martino

CHI CONOSCE le Nazioni Unite, nei suoi
aspetti fisiologici (composizione, funzione e
tradizione del Consiglio di Sicurezza) e patologici (niente è rapido all’Onu, persino se
è urgente), ha detto che almeno una parte
dell’affermazione era sbagliata, quella sui
tempi. Niente sarebbe accaduto in tempo,
per far fronte a ciò che stava accadendo. Ma
è apparsa subito frutto di incredibile inesperienza la richiesta di intervento di
quell’organo delle Nazioni Unite (ma forse
quella richiesta non c’è mai stata; alcuni
ambasciatori dicono che non c’è nulla del
genere all’ordine del giorno, non subito e
non in futuro). I lettori di questa pagina
non si meravigliano (sono certo) del fatto
che sto tornando ogni giorno sullo stesso argomento. Il fatto è che le domande sono tante e continueranno ad esserlo finché dura il
teatro della crudeltà di Ventimiglia (che
non si deve alla polizia ma ai governi) finché servizi giornalistici coraggiosi e intelligenti (come quello di Sky Tg 24 trasmesso
varie volte il 16 giugno) ci fanno vedere che
cosa accade alla frontiera del Brennero. Da
una parte la polizia italiana e quella francese. Dall’altra la polizia austriaca e quella
tedesca. Ho già detto, non sono le polizie il
problema, ma i governi, che si sono messi al
servizio dei peggiori sentimenti di ciascun
Paese. Quanto alla strategia, le hanno pensate tutte, e sempre sbagliando. Il campione
delle diverse pensate assurde è il governo
italiano. Primo, una azione militare di terra e dal cielo in Libia e zone limitrofe per affondare (nei porti di altri Paesi) i barconi, i

nio degli ebrei. Questo individuo ormai occupa
stabilmente un posto in
tutte le reti televisive perché la sua faccia tosta è
semplicemente spettacolare e allora bisogna sfruttarla per aumentare l’indice di ascolto. Adesso dice di essere così innocente da non dovere chiedere
perdono a nessuno, tantomeno al Papa. Esagero
nel dire che in Italia la de-

il Fatto Quotidiano

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Marco Tarò, Marco Travaglio

gommoni, i pescherecci, insomma tutto il
materiale dei “trafficanti di esseri umani”.
Qualcuno ha avvisato che sarebbe stata
guerra, e allora con disinvoltura si è passati
alla seconda opzione: attacchi solo dal cielo.
“Provateci”, hanno detto gli interessati.
Terzo: chiedere all’Onu di autorizzare il
saggio intervento che garantisce residenza
perpetua in Libia (un Paese in guerra) ai
profughi di guerre e persecuzioni. L’Onu,
come ho notato, non ha mai risposto e probabilmente mai risponderà per non umiliare chi ha fatto la richiesta insensata. Come
il Papa, il Segretario generale ha notato che
i profughi si salvano, non si bombardano.
Terzo: il “rimpatrio”, in Paesi che, notoriamente, non sono in grado o non hanno intenzione di ricevere né la proposta italiana
né le persone, e dove non c’è neppure, da
tempo, un ambasciatore italiano. Quarto:
(e qui si vede l’astuzia del nostro governo)
impedire alle navi “straniere” (che sarebbero Ue) che nel Mediterraneo salvano profughi, di sbarcare quei profughi nei porti italiani. Notare che la presenza e l’attività di
quelle navi è stata richiesta dallo stesso governo italiano che ora vuole imporre la sanzione di vietare l’attracco. Nel frattempo
nessuno ha pensato di ripulire una delle
tante caserme e fabbriche e scuole vuote,
mettendo brandine e bagni chimici tipo
evento sportivo o alluvione, per non lasciare
le persone sugli scogli. E poi avviare una
azione di mediazione culturale e diventare
gli “avvocati” (anche in termini di procedure, di documenti e di lingua) di coloro che
non intendono restare in Italia ma vogliono
andare altrove. Come si è visto ciò che impressiona non è la portata troppo grande
dell’evento, ma il livello troppo basso di chi
dovrebbe decidere.
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n. 42
lettere@ilfattoquotidiano.it

stra ha raggiunto un potere e un trattamento di
favore da parte dei mass
media mai raggiunto nel
mondo dai tempi del nazifascismo?
Angelo Casamassima

Solo il Papa comprende
il problema delle banche

Girano nomi prestigiosi
per il comune di Roma
come quelli del tuttofare
Gentiloni o dell’ascetica

Madia, là dove l’onestà di
Marino appare davvero
del tutto fuori posto anche agli occhi di un Renzi.
Scandalosamente per la
cosiddetta sinistra, non
solo italiana, è il Papa ad
aggiungersi ai tanti “tira
contro” che vedono nelle
Banche uno strumento di
oppressione nei confronti dei popoli. Ma l’Umanità non è immobile nelle
generazioni che cercano

nuovi spazi di sopravvivenza e futuro, e non è
immobile l’evoluzione
tecnologica, capace di
cambiare da un momento
all’altro l’orientamento
di un’epoca. Immobili sono i cuori e la creatività di
chi gli esseri umani è capace solo di usarli
Giampiero Buccianti

DIRITTO DI REPLICA

In riferimento all’articolo
dal titolo “De Luca c’è.
Palla al Governo. Giorno
1: Renzi non fa nulla”, a
firma di Vincenzo Iurillo,
pubblicato sull’edizione
de “Il Fatto Quotidiano”
di ieri, a pagina 4, nella
parte in cui il giornalista
scrive “L’autocandidatura di Vittorio Sgarbi è stata cestinata in pochi minuti”, voglio precisare che
il tono sprezzante nell’articolo sulla nomina e sulle
nomine di De Luca è del
tutto fuori luogo.
Io non mi sono affatto
“autocandidato”.
Ho
semplicemente risposto,
lo scorso 13 giugno, a Cimitile, in provincia di Napoli, a margine di una presentazione del mio libro
“Gli anni delle meraviglie”, alla domanda di una
giornalista che aveva letto, come molti, in una
agenzia stampa di qualche giorno fa, il mio nome
tra quelli ipotizzati per
l’assessorato ai Beni Culturali.
Ho semplicemente risposto che la sfida eventuale
mi sembrava interessante. Nessuna “autocandidatura”. Semplicemente
curiosità e cortesia
Vittorio Sgarbi

Il tono non voleva essere
sprezzante e se è stato avvertito come tale, me ne
scuso. Resta il dato, confermato dallo stesso Sgarbi, che la sua nomina in
giunta campana è stata
ipotizzata. E secondo le
mie fonti rapidamente accantonata. Per il momento. Mai dire mai, con De
Luca e con Sgarbi.
(vin.iur.)
Il Fatto Quotidiano
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20

ULTIMA PAGINA

SABATO 20 GIUGNO 2015

il Fatto Quotidiano

DALLA PRIMA
di Marco Travaglio

i Circus fui ospite nella
D
primavera 2000, alla nascita del governo Amato, per

riepilogare il curriculum del
cosiddetto Dottor Sottile, il che
mi creò parecchie noie con il
giornale per cui lavoravo, Repubblica. A Il Raggio verde Santoro mi invitò subito dopo la
mia partecipazione al Satyricon
di Daniele Luttazzi, dove parlai
per la prima volta in una tv generalista dei rapporti fra B.,
Dell’Utri e la mafia scatenando
le ire del berlusconismo rimontante, qualche settimana
prima il ritorno a Palazzo Chigi del Caimano. Fu una puntata memorabile, con Vittorio
Feltri, Vauro e Vincino, Dario
Fo e Franca Rame, Miriam
Mafai e Sabina Guzzanti in studio, e la telefonata in diretta di
Indro Montanelli, l’ultima volta in cui la sua voce ormai malferma comparve in un programma Rai.
Era chiaro a tutti che i nuovi
padroni del vapore (con la
complicità di quelli vecchi e
della loro coda di paglia lunga
chilometri) avrebbero cacciato
dal video chiunque avesse osato sfiorare il tema Berlusconi-mafia, ripescando e rilanciando il sasso che Luttazzi
aveva gettato nello stagno anziché lasciarlo annegare nel silenzio della morta gora. E infatti furono in pochi a condannarsi consapevolmente a morte televisiva sicura: Biagi, Freccero e Santoro con la sua squadra, Ruotolo in testa, oltre naturalmente a Daniele e a un pugno di satiri. Dieci mesi dopo,
l’editto bulgaro sancì ufficialmente un’epurazione decisa da
tempo. Ancora una volta Michele si dimostrò ingenuo: passava le sue giornate ad aspettare che l’opposizione (inesistente) del centrosinistra compiesse un gesto eclatante per
denunciare lo scempio che la
Rai di regime stava perpetrando, cancellando l’uno dopo
l’altro alcuni fra i programmi
più amati dal pubblico. Uno
scempio che puntava non tanto a eliminare gli avversari politici del governo, quanto piuttosto a sterminare i talenti che,
proprio in quanto tali, hanno
un proprio pubblico e dunque
possono permettersi uno spazio di autonomia che agli altri è
negato. Al posto de Il Fatto di
Biagi, le comiche di Max e Tux,
poi Pigi Battista e infine tal
Riccardo Berti. Al posto di
Santoro e Sciuscià, una serie di
conduttori senz’arte né parte
di cui non resta neppure il ricordo. Una lezione per tutti,
colpirne uno o due o tre per
educarne cento, mille, diecimila. Funzionò: la censura divenne addirittura inutile, sostituita dall’autocensura di chi
non voleva rischiare, per molto
meno, di finire come i mostri
sacri cacciati.
Naturalmente l'opposizione (a
parte quella vera: i Girotondi)
se ne fregò, anzi si rimise prontamente al tavolo del regime in
cambio del solito piatto di lenticchie. E Santoro, ancora una
volta ingenuamente, le regalò
il suo prestigio con la candidatura al Parlamento europeo,
nell’illusione di portare a Strasburgo e a Bruxelles una battaglia che la sinistra italiana
non voleva combattere né in
Italia né in Europa. A rimandarlo in onda, dopo il gesto generoso di Celentano a Rockpolitik, fu una sentenza di tribunale. E l’avventura ricominciò,
con il sottoscritto e tanti altri a
bordo di una scialuppa di sal-

vataggio, anzi di un’arca di
Noè che ospitava personalità
ed esperienze diverse, spesso
anche opposte, che infatti
spesso litigavano ma sempre
condividevano un percorso
comune di rispetto, di amicizia
e soprattutto – come ha ricordato Gad Lerner – di lealtà, per
poter dire ciò che non si poteva
o era meglio non dire. Cinque
edizioni di Annozero su Rai2,
quasi sempre col rischio di non
andare in onda; e quattro serie

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di Servizio Pubblico, prima sulla
multipiattaforma delle tv locali
e poi su La7 (un’impresa unica
che forse una critica troppo superficiale e legata al Palazzo
non ha mai studiato né riconosciuto come avrebbe meritato).
L’altra sera, nella piazza di Firenze, Michele ha riunito tutti i
vecchi amici e anche qualcuno
nuovo prima di chiudere la
lunga stagione aperta nel 1987
con Samarcanda (“comunque

la pensiate”: era 28 anni fa).
L’evento si chiamava Rosso di
sera e confesso di aver pensato,
non essendo mai stato di sinistra, detestando la retorica e
non avendo mai provato nostalgie, che si potesse trovare di
meglio. Poi però ho cambiato
idea. Santoro il fazioso, Santoro il narciso, Santoro il
Sant’Oro, Santoro il Martire,
Santoro il Comunista non è
uomo di partito, anche quando
sembra esserlo, e persino

quando crede di esserlo. Per lui
il rosso è la speranza di un
qualcosa che deve realizzarsi
per forza a sinistra, e che invece
molti di noi si accontenterebbero si realizzasse da qualche
parte, anche senza colori: un
paese un po’ migliore, e magari
anche un po’ più giusto, dove
ciascuno sia davvero libero di
dire ciò che pensa, dove le notizie scomode non scompaiano
nel disinfoteinment e dove il
talento non sia una colpa, ma

un’opportunità. Se riusciremo
a costruirlo, una fetta di merito
l’avrà anche lui, anche se pochi
glielo riconosceranno. E Rosso
di sera non sarà vissuto come
un patetico e nostalgico passo
d’addio, come il muro del
pianto di un gruppo di reduci,
ma come una prova di forza
per un qualcosa che deve ancora nascere. Tutto il resto è
mancia. E noia. Grazie, Michele. Comunque la pensiamo, c’è
ancora bisogno di te.


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