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Il.Corriere.Della.Sera.21.06.2015.By.PdS .pdf



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DOMENICA 21 GIUGNO 2015

Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
81
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281

Le idee

Oggi

Gli applausi al tenore
durano 50 minuti

Da Borges a Garrone
30 anni nel Labirinto
Ci ha salvato la Rete

di Giuseppina Manin
a pagina 36

di Emanuele Trevi
nel supplemento

Migranti Intervista al capo di Stato maggiore della Difesa. Mattarella: serve più aiuto dall’Europa

«No al blocco navale in Libia»

LA SVOLTA
CHE RENZI
DEVE FARE Il generale Graziano: l’emergenza si può controllare, noi siamo pronti
di Ernesto Galli della Loggia

La manifestazione Contro unioni civili e gender

«S

L’

La crisi Summit europeo in bilico. Juncker chiama Tsipras

Family day, folla e polemiche
Ieri a Roma il Family day a sostegno della famiglia tradizionale e contro
alle pagine 4 e 5
le unioni civili. Gli organizzatori: siamo un milione.

IL FRONTE
INASPETTATO
DEL RIFIUTO

P

arte del mondo cattolico ha manifestato la
sua disperazione culturale per un modo di
vedere le cose, il demonizzato «gender», che
sradica l’umanità da se stessa. È stata fornita
un’immagine implicitamente polemica verso
l’atteggiamento «accomodante» del Papa.

di Pierluigi Battista

G
9 771120 498008

ecstasy circola ancora, eccome. Come continuano a
prosperare, più potenti di prima le «vecchie» droghe, come
eroina, cocaina e cannabis. Ma
gli spacciatori sono al passo
con i tempi e seducono sempre
di più i ragazzi dando nomi
«simpatici» rassicuranti o divertenti alle nuove droghe: Spice, Meow Meow, Yellow Submarine, Facebook. Una lista infinita, perché si rinnova ogni
giorno, grazie al costo sempre
più basso di ingredienti che
vengono mischiati nei modi più
svariati. Peccato che queste pasticche, incensi, fumi, liquidi di
simpatico abbiano proprio solo
il nome. A scorrere i possibili
danni a breve e a lungo termine
che possono procurare vengono i brividi.
continua a pagina 29

a pagina 29

L’ultima offerta alla Grecia
Varoufakis: patto possibile
Sono in tre a spingere perché il summit sulla Grecia dei
capi dell’eurozona domani si
chiuda con un compromesso.
Ma sono tre nomi che pesano:
la cancelliera tedesca Merkel, il
numero uno Bce Draghi e il
presidente Usa Obama. Il ministro delle Finanze Varoufakis è
possibilista: sì all’intesa se arrivano da Merkel «segnali significativi». La via è però strettissima. Atene e i suoi creditori dovranno trovare un’intesa in pochi giorni su un esborso per
permettere alla Grecia di scongiurare la chiusura delle banche. Più arduo ancora il confronto fra i governi dell’area euro, Tsipras e l’Fmi per un terzo
grande piano di sostegno ad
Atene da 40 o 50 miliardi.
alle pagine 6 e 8 Caizzi, Fubini
Nicastro, Tamburello

di Aldo Grasso LA SIMULAZIONE
● PADIGLIONE ITALIA
Cosa rischia
CASSON E IL PIEDE SBAGLIATO IN DUE SCARPE il centrosinistra
ià si fatica a tollerare i mato le carte. Per me l’ordinanza è ne pubblica e alla fine è tornato ai ballottaggi
gistrati scrittori, figuriafatta bene, è lineare e corretta». a fare il magistrato. Credo che

50 6 2 1>

Quei pericoli
(trascurati)
delle vecchie
e nuove droghe
di Luigi Ripamonti

● GIANNELLI

continua a pagina 28

moci quelli «prestati» alla
politica. E sono tanti. Prendiamo Felice Casson. Il sogno di diventare sindaco di Venezia è miseramente svaporato: al ballottaggio ha perso per strada i suoi
elettori e i grillini gli hanno fatto
marameo. Si starà leccando le
ferite alla Giudecca? Per niente.
Tornato a Roma, come membro
della Giunta delle Immunità in
merito all’arresto del senatore
Azzollini, ha dichiarato: «Non
c’è fumus persecutionis. Ho let-

L’INCHIESTA

di Aldo Cazzullo
ugli sbarchi si può assumere il controllo della situazione — dice al Corriere il generale
Graziano — ma senza un blocco navale, atto di
guerra e controproducente». a pagina 3 Montefiori
a pagina 2 Iossa, Sarcina

JPEG FOTOSERVIZI / BENVEGNÙ-GUAITOLI-LANNUTTI

D

opo la battuta
d’arresto elettorale
il problema che
Renzi ha davanti è
chiaro: capire il
segnale proveniente dalle urne
e cambiare. Verosimilmente
solo così potrà superare con
successo lo scoglio delle
prossime elezioni politiche
(quando ci saranno), senza di
che, egli lo sa bene, la sua
carriera politica sarebbe
virtualmente finita. Cambiare,
dunque. E infatti pare che egli
abbia detto «Tornerò a fare
Renzi», cioè, sembra di capire,
tornerò ad essere quello che
nel giro di un anno, di slancio
e senza fare compromessi,
conquistò a suo tempo la
segreteria del Pd e il governo
del Paese.
Non è detto, però, che
proprio questa sia la ricetta
giusta. Il cattivo risultato
elettorale del Pd sta a indicare,
infatti, che forse proprio quel
Renzi lì, quel personaggio e
quei modi che hanno
funzionato egregiamente nella
fase della conquista del potere
— un aspetto simpaticamente
spigliato, capacità di trovare
formule sintetiche per
comunicare, una diversità
accattivante rispetto al resto
della classe politica, un piglio
sbrigativo — quel personaggio
e quei modi, dicevo, risultano
forse assai meno utili quando
si tratta di governare (non
sarebbe del resto la prima
volta). Si può ragionevolmente
dubitare, ad esempio, che
tuittare in misura frenetica o
frequentare i talk show di ogni
risma affidando i propri
messaggi politici a Barbara
D’Urso sia il modo migliore
per sostenere l’azione di
governo.
Insomma, ciò che in questo
anno al presidente del
Consiglio non è riuscito
troppo bene è il passaggio dal
Renzi outsider «fiorentino» al
Renzi «italiano» di Palazzo
Chigi.

ANNO 140 - N. 146

Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: servizioclienti@corriere.it

FONDATO NEL 1876

Sette bis alla Scala

Dopo il voto

In Italia EURO 1,50

Senatore pd
Fallito
il sogno
di diventare
sindaco
torna
politico
giustizialista

In poche parole, sì all’arresto.
Sia chiaro, a Casson non si può
imputare nulla, le sue scelte sono garantite dalla Costituzione.
Ma dovrebbe almeno aiutarci a
uscire dall’equivoco dei magistrati che fanno politica.
E dire che nel 1995, dopo l’esperienza fallimentare in Spagna
del giudice Baltasar Garzón, aveva confessato a Gian Antonio
Stella: «Esperienza assolutamente negativa. Ha visto crollare la sua immagine nell’opinio-

occorra decidere: o si fa il giudice o si fa il politico». Bene, bravo. O l’uno o l’altro. Il potere giudiziario andrebbe sempre tenuto separato dal legislativo e dall’esecutivo, come suggerisce lo
Stato di diritto. E invece troppi
magistrati si buttano in politica
senza smettere l’abito giustizialista, magari con il paracadute
dell’aspettativa. Un piede in più
scarpe. Ma sempre con il piede
sbagliato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Nando Pagnoncelli

E

cco gli orientamenti di voto
degli elettori nel caso di elezioni politiche con la nuova legge elettorale, l’Italicum. Al secondo turno, che prevede il ballottaggio tra le prime due forze
se nessuna supera quota 40%, il
Pd si affermerebbe di misura
sul M5S: 51,2% contro il 48,8%.
Ma perderebbe contro il centrodestra unito in un’unica lista.
a pagina 10

IL DEGRADO DI ROMA

Le case in affitto a 7 euro
di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

S

caricabarile del sindaco di Roma: «La mia giunta non ha assegnato neppure una casa: si trova
a gestire le sciagurate vergognose
e lottizzatorie pratiche che avvennero nei tempi passati». Direte:
uffa, il solito Ignazio Marino, brava persona però...
Macché: lo sfogo è di Francesco Rutelli. Esattamente venti anni fa: 1995. Ed è questo che fa montare il sangue alla testa: passano gli anni, passano i
sindaci, passano le stagioni politiche di destra e di
sinistra e il patrimonio immobiliare del Campidoglio resta sempre e comunque lo stesso colabrodo. Ed è sempre colpa di quelli venuti prima.
continua alle pagine 14 e 15

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2

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Immigrazione

Il Colle: l’Ue faccia di più. Renzi e Grasso contro il trattato di Dublino
Lite tra Lega e Boldrini. Corteo di protesta dei no global a Ventimiglia

Migranti, l’appello di Mattarella
ROMA «L’Italia continuerà a fare

78.784
I migranti
arrivati
in Italia
dall’inizio
di gennaio
al 16 giugno
scorso

70%
La quota
di migranti
arrivati in Italia
che, secondo
l’Europa, non
sarebbe stata
fotosegnalata

quanto necessario per assicurare a chi chiede asilo un trattamento rispettoso dei diritti fondamentali e della dignità umana», dice il capo dello Stato,
Sergio Mattarella, nella Giornata mondiale del Rifugiato. Ma
auspica allo stesso tempo un
«crescente contributo dell’Unione Europea e della comunità internazionale». Perché il
nostro Paese, assicura il presidente della Repubblica, «sente
alto e forte il dovere di solidarietà nei confronti di chi giunge
qui coltivando l’ispirazione e la
speranza verso una vita più sicura e un avvenire per sé e i propri figli», ma bisogna fare sforzi
comuni per sensibilizzare
«l’opinione pubblica e le classi
dirigenti sul dramma di chi vive
quotidianamente gli orrori della guerra, la tragedia delle persecuzioni, la miseria e le migrazioni forzate».
Si apre una settimana importante a Bruxelles su questi temi,
con l’incontro del 25-26 tra i capi di Stato e di governo: la discussione torna su redistribuzione e quote dei migranti. Non
ci sarà una firma, l’accordo definitivo slitterà ancora, ma il go-

verno italiano insiste. Matteo
Renzi conferma le parole del
capo dello Stato. L’emergenza
rifugiati, dice, «è un problema
di portata storica», che si risolve solo «con una strategia di

Le parole di Armani
L’intervento di Armani
nel giorno dedicato
ai rifugiati: «I disperati
vanno accolti»

lungo respiro: cooperazione internazionale, accordi con Paesi
africani, pace in Libia, lotta
contro gli scafisti-schiavisti,
procedure diverse per l’asilo
politico, solidarietà europea a
livello economico e di accoglienza».
«Basta paure — aggiunge —.
Occorrono soluzioni rapide e
concrete. Le regole europee
sembrano scritte (Dublino II)
contro gli interessi del nostro
Paese che allora, incomprensibilmente, le appoggiò. Stiamo

scrivendo una pagina di civiltà
in mezzo a tanta demagogia».
Ma «non si può fare tutto da soli». E il presidente del Senato
Pietro Grasso: «Il trattato di Dublino non va più bene».
Oggi all’Expo a Milano ci sarà
il presidente francese Francois
Hollande, Renzi parlerà con lui
anche di questi temi ma già ieri
l’ammorbidirsi della posizione
francese ha di fatto «svuotato»
Ventimiglia, dove alla stazione
in serata erano rimasti una cinquantina di migranti. Il corteo

L’attesa
Migranti
seduti al
confine
franco-italiano
di Ventimiglia.
In settimana
proseguono
gli incontri tra i
leader europei
per trovare
soluzioni
all’emergenza
immigrazione
(Ap/Camus)

dei no global si è svolto per tutto il giorno senza incidenti.
Si riaccende, invece, lo scontro politico Salvini-Boldrini. La
presidente della Camera, secondo il leader della Lega «deve essere ricoverata» perché da Firenze, con numeri alla mano, ha
negato che in questo momento
ci sia un’emergenza immigrazione. Per la Boldrini la cosa importante è organizzare un’«accoglienza strutturata». Molti
migranti approdano da noi, poi
scelgono altri Paesi. Salvini
contrattacca: «In Italia non c’è
spazio per tutti». E la presidente
replica: «È mia abitudine occuparmi delle questioni e collaborare alle soluzioni. Le polemiche le lascio a chi le fa». Critiche
al governo da Gasparri e La Russa ma anche tante voci di solidarietà. «La gente disperata va accolta, in Italia e in Europa», ha
detto lo stilista Giorgio Armani.
Per don Ciotti «le tragedie dell’immigrazione nascono da un
naufragio delle coscienze»,
mentre per il segretario della
Cgil Susanna Camusso è grave
che in Ungheria si pensi ad «alzare muri».
Mariolina Iossa
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il commento

Record di profughi (e rigore)
La via tedesca all’accoglienza
di Giuseppe Sarcina

I

n una stanzetta del museo Checkpoint Charlie a Berlino è
custodita una Volkswagen 1200 blu, il Maggiolino, con il
cofano aperto. Nel vano si poteva nascondere una persona
e trasportarla oltre il Muro, superando il posto di blocco americano. Le fotografie in mostra sono un po’ logore, ma non
dimenticate: in definitiva stiamo parlando di una storia finita
solo ventisei anni fa. La Germania ha vissuto a fondo anche il
dramma delle fughe di massa, migrazioni convulse, disperate
e quindi disordinate. La memoria non è rimasta confinata
nelle esposizioni, ma è diventata fonte di ispirazione per
l’azione di governo e, soprattutto, sentire comune dell’opinione pubblica. Un recente sondaggio mostra come la maggior
parte dei tedeschi sia particolarmente severa con il debito
accumulato dalla Grecia. Ma nessuna ricerca mostra segnali
di rigetto popolare verso i migranti e verso la politica di accoglienza seguita negli anni dalla cancelliera Angela Merkel,
ormai al suo terzo mandato. Nel primo semestre del 2015,
secondo le cifre fornite da Eurostat, il Paese ha accolto 73.100
richiedenti asilo su 185.000, il totale europeo. L’Ungheria è
seconda con 32.800: questo spiega, ma non giustifica la reazione brutale del governo Orban, con la costruzione di un
muro. L’Italia è terza con 15.200. La Germania, dunque, assorbe da sola, il 40% dei profughi. Vero: è il Paese più ricco e più
potente d’Europa. Ma il suo Prodotto interno lordo è pari al
20% sul complessivo dell’Unione europea. In sostanza produce uno sforzo di accoglienza doppio rispetto a quanto sarebbe
legittimo chiedere. L’Italia, indubbiamente sotto pressione,
ospita l’8% di coloro che hanno domandato asilo negli ultimi
sei mesi a fronte di un pil pari all’11,5% rispetto all’europeo. I
tedeschi sono aperti, ma esigenti con i loro ospiti, non
importa se kosovari, afghani o siriani. Il settimanale Die Zeit
ha appena pubblicato un supplemento dedicato alle storie
degli immigrati cresciuti a Berlino, a Monaco o Stoccarda.
L’articolo racconta lo stupore davanti a una visita dello psicologo o di una assistente sociale. Nello stesso tempo descrive
quanto sia meticolosa la burocrazia, in modo che le risorse
non vadano sprecate. Tutto questo, osserva sul Financial
Times l’editorialista Simon Kuper, raramente entra nel dibattito europeo, oggi dominato dalle cronache sulle emergenze o
sulle quote di ripartizione obbligatoria dei profughi tra i 28
Paesi dell’Unione. «Forse è colpa della lingua, tutti leggono in
inglese e ci stiamo perdendo il pensiero tedesco di cui invece
abbiamo bisogno», conclude Kuper. Difficile dargli torto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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PRIMO PIANO

3
#

L’INTERVISTA IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
I gendarmi a Calais

Se Parigi ferma
anche le uscite
di Aldo Cazzullo

di Stefano Montefiori

I

U

l generale Claudio Graziano, 61 anni, piemontese di
Villanova d’Asti, si è insediato tre mesi fa come capo di stato maggiore della
Difesa, e si ritrova con l’Isis in Libia, gli sbarchi sulle coste, 4 mila uomini nei luoghi più pericolosi della terra — Iraq, Afghanistan, Somalia, Libano — e ovviamente il bilancio da tagliare.
Questa è la sua prima intervista.
Generale Graziano, l’Italia è
davvero preparata a fare la sua
parte nel Mediterraneo? O siamo del tutto alieni all’idea della guerra, o comunque della
difesa?
«L’Italia è stata coinvolta in
molte missioni, ha avuto molti
caduti, ma non ha mai avuto un
disertore. Altri Paesi ne hanno
avuti. In questi anni, mai un soldato italiano ha abbandonato il
suo posto. A nessuno è mai
mancato il coraggio di fronte
agli attacchi».
Non mi riferisco al valore
delle forze armate, ma alla cultura politica del Paese.
«Guardi che la percezione
dell’Italia in Europa è cambiata
moltissimo in questo tempo. E
anche la percezione delle forze
armate in Italia: ogni anno 80
mila giovani chiedono di entrare; cercano lavoro, certo, ma sono animati dalla spinta di aiutare gli altri. Tutto cominciò con la
missione in Libano guidata dal
generale Angioni: fu una sorpresa per tutti. Oggi noi in Libano abbiamo il comando in una
regione delicatissima, dove si
incrociano i due grandi archi di
crisi: quello Sud, che sale dall’Africa, e quello Est, che scende
dall’Ucraina».
Oggi nella percezione degli
italiani l’emergenza è legata
alla Libia, e agli sbarchi incontrollati sulle nostre coste. Il
suo predecessore, ammiraglio
Binelli Mantelli, in un’intervista a Fabrizio Caccia del «Corriere della Sera» ha detto in
sostanza che l’operazione Mare Nostrum consentiva di padroneggiare la situazione meglio di Triton.
«Non mi permetto di commentare parole del mio predecessore. Oggi noi siamo impegnati nell’operazione Mare Sicuro, un’azione aeronavale per la
sicurezza e il controllo che impiega quattro navi e aerei senza
pilota, e si aggiunge al lavoro di
Triton per il controllo delle
frontiere. Credo che possiamo
dirci soddisfatti».
Ma gli sbarchi continuano.
Si invoca un blocco navale. Cosa ne pensa?
«Un blocco navale, in assenza
di una risoluzione Onu o della
richiesta del Paese interessato, è
un’azione di guerra. Si fa contro
un nemico. Sarebbe controproducente. Siccome in nessun caso viene meno il dovere di salvare le vite dei naufraghi, i barconi
punterebbero contro le navi del
blocco».



n poliziotto francese
contro sette migranti:
da una parte la forza
dello Stato che deve
applicare la legge, dall’altra
la forza della disperazione
che fa avanzare comunque.
La foto drammatica, scattata
il 17 giugno da Philippe
Huguen (Afp), racconta
Calais. Centinaia di persone
sfidano la polizia e cercano
ogni giorno di oltrepassare
la Manica su camion e
traghetti diretti in Gran
Bretagna (che non fa parte di
Schengen). È il secondo
fronte della Francia, che a
Mentone blocca i migranti in
entrata, a Calais quelli in
uscita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Blocco navale? Controproducente ❞
Ma si può controllare l’emergenza»
Il generale Graziano: senza una risoluzione dell’Onu sarebbe un’azione di guerra
Ora l’Europa prepara una
nuova missione, che dovrebbe
avere un mandato Onu. Ma secondo lei è possibile chiudere
la rotta di Lampedusa?
«Attendiamo di conoscere i
contorni della missione. Credo
sia possibile un’operazione di
contrasto che punti a inabilitare
i barconi e a perseguire i criminali. Si può assumere il controllo della situazione. Certo, quella
che vediamo è l’avanguardia di
un fenomeno epocale, che riguarda decine di milioni di uomini in fuga da carestia e guerra. Non è più un problema militare ma globale. La Libia è il collo di bottiglia di flussi che
partono dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Ciad, dalle Repubbliche centrafricane, dal Kenya. E
dalla Siria».
Cominciamo dal collo di
bottiglia. Ci sarà un intervento
occidentale in Libia?
«In Libia l’Italia ha sempre
svolto un ruolo di leadership,
per interesse nazionale, per vicinanza culturale, per ruolo storico. Avevamo pure addestrato
forze libiche, a Cassino. Anche
oggi non abdichiamo alle responsabilità. Ma l’esperienza ci
insegna che, per essere credibile e avere consenso, l’attività dev’essere sviluppata dalle forze
locali; altrimenti si è all’anticamera dell’insuccesso. Prima ci
deve essere un accordo tra le varie fazioni. Noi possiamo aiutare i libici a stabilizzare la Libia,
sia con l’azione diplomatica, sia
fornendo il supporto necessario».
Gli Stati usciti dalla fine dell’era coloniale non esistono

più. L’Isis controlla vasti territori tra Siria e Iraq. Prima o
poi bisognerà intervenire.
«Stiamo già intervenendo.
L’Italia è in Iraq. Facciamo parte
della coalizione internazionale
anti Isis. Abbiamo 500 uomini
tra il Kuwait, dove c’è l’aviazione, Erbil e Bagdad, dove siamo
impegnati in un’azione di advice and assist: contribuiamo ad
addestrare le forze irachene. Il
problema deve essere risolto a
terra dagli iracheni: noi dobbiamo metterli in condizione di poterlo fare. In Afghanistan è accaduto: le forze afghane dieci anni
fa erano deboli e disorganizzate;
oggi contano su 350 mila uomini tra soldati e poliziotti».
In Siria il nemico dell’Isis è
Assad, dobbiamo sostenerlo?
«Noi non siamo in Siria. Le
speranze sono affidate alla politica e alla diplomazia. E le regole
della diplomazia inducono talora a considerare il nemico amico. Le organizzazioni internazionali devono dare una risposta globale alla crisi del Medio
Oriente, perché tutto è intrecciato: collasso degli Stati; flussi
migratori; terrorismo».
Gli sbarchi possono portare
in Italia militanti dell’Isis?
«Come ha detto il capo della
polizia Pansa, non ci sono evidenze che ci siano terroristi sui
barconi. Un’organizzazione può
infiltrare i suoi uomini in molti
modi, anche senza i migranti. Il
terrorismo c’è: l’Isis è in Iraq, in
Siria, in Libia, in Algeria, nel Sinai. Il fatto che tenda a insediarsi stabilmente piuttosto che colpire ovunque, come faceva Al
Qaeda, non deve indurci ad ab-

Gli F35 sono un’arma molto evoluta e in alcuni
scenari sono indispensabili. Se ti sparano
addosso, un conto è rispondere con un mortaio
un altro con le bombe sganciate da un aereo

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bassare la guardia. Ma dobbiamo tener conto della loro abilità
nell’usare le strategie di comunicazione, senza farcene troppo
condizionare».
Maroni propone di mettere i
soldati sui treni, «pronti a sparare». Lei che ne pensa?
«Non commento la proposta
del presidente Maroni. Mi viene
in mente che la linea ferroviaria
Torino-Aosta era gestita dai militari... Noi abbiamo già settemila uomini impegnati nell’operazione Strade Sicure: l’ex presidente della comunità ebraica di
Roma Pacifici ci ha ringraziato
ad esempio per quanto stiamo
facendo nell’antico ghetto. Siamo pronti a intervenire in ogni
situazione in cui lo richieda il
Paese, compatibile con la nostra
professionalità. La sicurezza sui
treni è però legata alla professionalità della polizia ferroviaria, che ha una preparazione
specifica».
Come vivono i militari la vicenda dei due marò?
«La solidità della risposta dei
fucilieri di marina Girone e La
Torre è un esempio per tutti. Lo
è il loro orgoglio, la loro dignità.
La soluzione dev’essere politicodiplomatica».
L’esercito manterrà la stessa efficienza malgrado i tagli?
«Sì. Il ministero della Difesa
ha promosso il libro bianco, un
documento essenziale, che dispone in modo coerente i diversi elementi della questione sicurezza: le possibili minacce, l’evoluzione degli scenari, le risorse
disponibili, le lezioni apprese
nei vari teatri, le nuove esigenze
di personale; da qui vengono individuate le aree di prioritario
interesse del Paese. In questo
modo si risparmia e si ottiene
uno strumento interforze. Il nostro personale è straordinario,
ma tenuto conto che c’è stata
una professionalizzazione accelerata tende a risultare un pochino più anziano delle medie
internazionali».
Dobbiamo ringiovanire
l’esercito?

Chi è

● Claudio
Graziano,
61 anni,
di Villanova
d’Asti,
ha iniziato
la sua carriera
negli alpini.
Ex capo di stato
maggiore
dell’esercito,
dalla fine
di febbraio
è capo di stato
maggiore
della Difesa
● Tra le tante
missioni
internazionali
nelle quali
è stato
impegnato
ci sono
il Mozambico,
l’Afghanistan
e il Libano.
È stato anche
addetto
militare (2001)
all’ambasciata
d’Italia
a Washington.
Pluridecorato,
gli sono stati
tributati 5
encomi solenni
e 9 semplici

«Sì, tenendo conto dell’esigenza del personale e delle sue
aspettative. E dobbiamo aumentare il rapporto con il mondo sociale. Le forze armate devono operare in sinergia con il
resto del Paese, di cui rappresentano un ottimo biglietto da
visita».
Gli F35 vi sono proprio indispensabili? Tutti e 90?
«Sono già stati ridotti. Sono
un’arma molto evoluta, indispensabile in alcuni scenari.
Quando ti sparano addosso, un
conto è rispondere con un mortaio da 120, un conto con una
bomba sganciata da un aereo. Il
numero finale sarà il frutto del
processo di revisione strategica
intrapreso dalla Difesa in base
agli indirizzi del libro bianco».
È il centenario della Grande
Guerra. Sono stati messi sullo
stesso piano disertori e combattenti?
«No. L’Italia non ha messo
sullo stesso piano i disertori e
gli eroi che sul Piave hanno salvato la patria. È in atto una discussione per restituire dignità
a chi l’aveva persa. Nella Grande
Guerra abbiamo avuto oltre 600
mila morti, la metà in cento chilometri quadrati: era inevitabile
che si creassero situazioni di disperazione. Cent’anni fa nessun
esercito le avrebbe perdonate;
ora è diverso».
Alla maturità solo il 2,5%
degli studenti ha fatto il tema
sulla Resistenza, impostato
sul testamento del generale
Fenulli. È rimasto deluso?
«Il tema storico viene tradizionalmente evitato: alla scuola
di guerra l’abbiamo fatto in tre
su duecento. Mi ha colpito semmai un altro dato. Accanto ai
partigiani, nella Resistenza ci
sono i militari. La caduta di prestigio, seguita alla gestione superficiale dell’armistizio, non
ha fatto venire alla luce storie e
sacrifici di cui oggi, con la nuova
considerazione di cui godono le
forze armate, possiamo andare
orgogliosi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dobbiamo
aumentare
il rapporto
con il
mondo
sociale,
operare in
sinergia con
il Paese
I tagli sono
essenziali,
ma resterà
l’efficienza



Ogni anno
80 mila
giovani
chiedono
di entrare
nell’esercito
Cercano
lavoro,
certo, ma
sono animati anche
dalla spinta
ad aiutare
gli altri



Quella che
vediamo è
l’avanguardia di un
fenomeno
epocale che
riguarda
decine
di milioni
di persone
in fuga, un
problema
globale, non
più militare

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4

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano La manifestazione

Il Family day riempie la piazza: siamo un milione
Genitori e bambini alla manifestazione contro le unioni civili. Il tweet di Alfano: faremo sentire la vostra voce
Dal palco il neocatecumenale Argüello accusa la Cei: è polemica. Scalfarotto: evento inaccettabile. I centristi insorgono
Massimo Gandolfini

L’iniziativa

Il neurochirurgo
organizzatore:
non saremo
un fuoco di paglia

● È del 2007 il
primo Family
day: gruppi di
area cattolica e
associazioni
manifestarono
contro i Dico, la
disciplina delle
unioni civili che
avrebbe voluto
introdurre il
governo Prodi.
Al corteo
parteciparono
anche Silvio
Berlusconi e
Giulio Andreotti

ROMA «Una soddisfazione

enorme vedere quella piazza
strapiena, ci speravo, però non
così tanto», ammette Massimo
Gandolfini, neurochirurgo e
portavoce del comitato del
Family day, il popolo che ha
riempito San Giovanni. «Sono
ammirato dalla forza di
volontà della gente comune,
che tira avanti a fatica, ma che
per venire fin qui a dire che
una famiglia è fatta di un papà,
di una mamma e di bambini,
ha passato due notti insonni in
treno o in bus, senza
nemmeno un euro di

Chi è Massimo Gandolfini,
63 anni, è il portavoce del
comitato organizzatore

sovvenzione». In cambio
promette «che il nostro non
sarà un fuoco di paglia» e che
«continueremo a difendere la
famiglia e l’educazione
secondo naturalità che è nella
tradizione italiana».
Dell’appoggio tiepido della Cei
pensa che «i vescovi sono
persone normalissime e
possono anche sbagliare». A
chi lo accusa di aver inventato
una teoria del gender
risponde: «Bugie, esiste.
Negarlo è come sostenere che
a Roma non ci sono alberi».
G. Ca.

● L’edizione
del 2015 viene
indetta dal
comitato
«Difendiamo
i nostri figli»:
è una
mobilitazione
nazionale
contro il ddl
Cirinnà sulle
unioni civili e
«in difesa della
famiglia
naturale»
● Alla
manifestazione
partecipano
esponenti di
Area popolare,
Forza Italia e
Fratelli d’Italia.
Giudizio
positivo anche
dalla Lega
● Cauta la
posizione della
Conferenza
episcopale:
«Condivisibili i
contenuti,
meno le
modalità»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’intervista

ROMA «E noi le vogliamo le ado-

zioni gay?» urla dal palco Alfredo Mantovano. «Nooo!» risponde in coro la folla del Family day che riempie piazza
San Giovanni. Sotto gli ombrelli, che tornano buoni per il diluvio e per il sole, ci sono famiglie da 6/10 figli, papà, nonne,
mamme che allattano e una
frotta di bambini, in passeggino, in marsupio, che dormono,
strepitano o giocano per terra
in asili nido improvvisati con
pongo e colori.
«Una piazza clamorosa, bellissima» si inorgoglisce Mario
Adinolfi, del comitato promotore «Difendiamo i nostri figli»
che ha chiamato a raccolta le
famiglie tradizionali contro il
ddl Cirinnà sulle unioni civili e
omosessuali, contro l’idea di
un genere unico nelle scuole,
non più maschi e non più femmine. «Siamo dodici laici, dodici pazzi, abbiamo deciso tutto il 2 giugno, sul terrazzo di casa mia, mentre passavano le
Frecce Tricolori», spiega Adinolfi (che se la prende pure con
Elton John). «E abbiamo sorpreso l’Italia».
In effetti, forse non saranno
un milione, cifra fissa per ogni
organizzatore di cortei («Una
bufala, saranno 70 mila» contesta Franco Grillini di Gaynet
Italia), ma di gente ce n’è tantissima, seggioline, teli da spiaggia, magliette con scritto Dio
c’è o arrotolate come turbante.
«Spettacolo a piazza San Giovanni, stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento
faremo sentire la loro voce»,
scrive su Twitter il ministro
dell’Interno Angelino Alfano,
che però non ci va. «È stato più
rispettoso di altri del governo
che sono intervenuti a gamba
tesa», osserva il coordinatore
di Ncd, Gaetano Quagliariello,
che invece gira nella calca. Come Roberto Formigoni, Rocco
Buttiglione, Carlo Giovanardi.
«Io sono per tutte le famiglie»,
ribadisce il presidente del Senato Pietro Grasso dalla Festa
dell’Unità. Il leader della Lega,

La giornata
Il Family day ieri
a Roma: la folla
sotto gli ombrelli
(Ansa) e gli ncd
Maurizio Lupi,
Gaetano
Quagliariello (De
Luca) e Carlo
Giovanardi (Ansa)

Matteo Salvini, saluta via Facebook: «Un abbraccio alle mamme e ai papà che stanno manifestando per difendere il futuro
dei loro bambini».
«W l’Italia delle famiglie, far
male alla famiglia significa far
male all’Italia» arringa il copromotore Mantovano dal maxischermo, accanto alla Ma-

donna con Bambino. «Siamo
Vincenzo e Sara e abbiamo undici figli!» annuncia una coppia dal palco. «Undici figli, sì
undici figli, sul serio, hanno
detto undici», mormorano i
manifestanti in un passaparola
e scatta l’applauso. «Braviii!».
Sotto gli striscioni «Giù le mani
dai nostri figli» e «Dio maschio

e femmine li creò», sotto bandiere portate da casa (anche
quella della Triestina calcio e
una di Batman) si raccoglie il
popolo delle associazioni cattoliche, neocatecumenali
(«Sembra che il segretario della Cei abbia detto altro, ma il
Papa sta con noi, non è vero
che non gli piacciono i cortei»,
rivendica Kiko Argüello, che si
fa montare un crocifisso),
Evangelici, Movimento per la
Vita, Sentinelle, Manif pour
Tous, Movimento Mariano, Sì
per la Vita, Alleanza cattolica.
Non sono soli. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni,
ha inviato un messaggio di
adesione. L’Imam della moschea di Centocelle dice al microfono che «il gender è pericoloso e cattivo per l’umanità».
I vescovi non hanno dato appoggio diretto (a proposito,
don Ivan Maffeis, portavoce
della Conferenza episcopale,
ribatte che Argüello ha commesso «una caduta di stile gratuita e grave nel contrapporre il
Papa alla Cei»), più schierati il
Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Vicariato.
«Ho nove fratelli», dice Simone, 19 anni, ciuffone alla
Stash dei Kolors. «Sono qui
perché noi siamo una famiglia
e nessuno può dire ai miei genitori cosa ci devono insegnare». Mentre Costanza Miriano
(autrice di Sposati e sii sottomessa) ricorda che «la diversità tra uomo e donna è un pregio, è la Natura che discrimina,
non noi» e l’ultracattolica Paola
Binetti promette che «ci batteremo perché le famiglie abbiano il diritto ad educare i propri
figli», 600 chilometri più in su,
dal Milano Pride, il sottosegretario Ivan Scalfarotto si indigna: «È inaccettabile una manifestazione contro le unioni
civili». Gli risponde Alessandro Pagano di Area popolare,
che gli dà del «tollerante a giorni alterni», consigliandogli di
dimettersi.
Giovanna Cavalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’arcivescovo Forte: bene che i laici siano protagonisti
«Messaggio positivo, l’importante è non caricarlo di valenze di opposizione a qualcuno»

CITTÀ DEL VATICANO «Vede, la famiglia è qualcosa di così importante e bello, per la società,
che noi non la vogliamo proporre “contro” qualcuno ma al
servizio di tutti…». L’arcivescovo e teologo Bruno Forte è
stato confermato da papa
Francesco come segretario
speciale del Sinodo sulla famiglia che tornerà a riunirsi dal 5
al 25 ottobre. Martedì parteciperà alla presentazione in Vaticano dell’Instrumentum laboris, il testo che servirà come
base alla discussione dei vescovi di tutto mondo.
Eccellenza, la manifestazione in piazza San Giovanni
a Roma è stata molto diversa
dal Family day del 2007, la
Cei si è mantenuta defilata.
All’assemblea generale del 18
maggio, Francesco disse ai
vescovi italiani che i laici
«non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota o del
monsignore-pilota o di un
input clericale». Dipende da

Chi è

● Bruno Forte,
65 anni,
teologo, è
arcivescovo di
Chieti. È stato
nominato
da papa
Francesco
segretario
speciale del
Sinodo sulla
famiglia. «Dare
diritti agli
omosessuali —
ha detto
recentemente
— è un fatto di
civiltà»

questo?
«Francesco esprime una
esigenza di maturità dei fedeli
laici. È giusto che a sostenere
la famiglia siano anzitutto coloro che ne fanno esperienza
giorno per giorno, sposi, fidanzati, genitori, figli… Credo
sia una prova bella di protagonismo e maturità».
E la Chiesa?
«La Chiesa sono tutti i battezzati, pastori e fedeli laici insieme. Come credenti non
possiamo che condividere tutti il sostegno alla famiglia nell’insieme dei suoi valori. La famiglia porta con sé quattro dimensioni indispensabili: è
una scuola di umanità, come
diceva una bellissima espressione della dichiarazione conciliare Gaudium et spes; è un
grembo di socialità, perché
nella famiglia impariamo a entrare in relazione con gli altri,
è grembo di vita ecclesiale e
infine scuola di fede».
Ma non c’è il rischio che le

manifestazioni di massa siano divisive, creino polemiche?
«Guardi, sinceramente non
ho potuto seguirne lo svolgimento però mi sembra che ci
sia tutto il diritto di testimoniare il valore della famiglia.
Mi pare un messaggio positivo
che non va letto né contro
qualcuno né come espressione di una parte. Non è che si
dica: non bisogna garantire i
diritti di altri. Si sostiene la famiglia nella sua identità originaria, non riconducibile ad altro…».



Ruoli
«Conferenza episcopale
defilata? Francesco
esprime una esigenza
di maturità dei fedeli»

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L’obiettivo immediato era
il ddl sulle unioni civili. Qual
è il discrimine, la soglia da
non oltrepassare?
«Il discrimine è che la famiglia formata dal matrimonio
tra uomo e donna e aperta alla
procreazione è il valore fondante della vita sociale ed ecclesiale. Il compito di un pastore è di annunciare il Vangelo della famiglia, quello dei fedeli laici è di farlo
testimoniandone la bellezza a
partire dal vissuto. Tutto il resto, lo spirito polemico, non ci
interessa. Se, come mi sembra
, questa manifestazione ha
avuto un tono propositivo, come non condividerne il messaggio?»
Che cosa va evitato, in questi casi?
«L’importante è non caricarla di valenze di opposizione
a qualcuno. Noi ci auguriamo
che il Parlamento agisca in
conformità alla Costituzione
che all’articolo 29 afferma il



L’ideologia
casomai è
quella del
gender
il voler
imporre
come
modello
culturale
che
l’identità
della
persona si
decida,
senza tener
conto della
realtà
inscritta
nella carne

valore insostituibile della famiglia formata da un uomo e
una donna uniti in matrimonio e aperti alla procreazione e
all’educazione dei figli ed
eventualmente regoli altri diritti, senza per questo diminuire l’unicità e il valore prezioso
della famiglia…».
Ricorre la polemica contro
il gender. Non rischia di essere una ideologia simmetrica?
«L’ideologia casomai è
quella del gender, il voler imporre come modello culturale
che l’identità della persona si
decida, senza tener conto della
realtà inscritta nella carne.
Questo non significa giudicare
né tantomeno rifiutare le persone che vivono identità sessuali diverse o incerte. Ma dire
che una unione che non è tra
uomo e donna sia uguale alla
famiglia, questo non fa bene a
nessuno».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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PRIMO PIANO

5
#

Il ddl
● Il ddl Cirinnà,
(Monica
Cirinnà è la
senatrice
del Partito
democratico
che l’ha
redatto) è
all’esame
del Senato.
La discussione
sugli
emendamenti
riprende
martedì

In piazza San Giovanni «Difendiamo i nostri figli», la manifestazione nazionale organizzata in piazza San Giovanni per il Family day contro le unioni civili e la teoria del gender

Il confronto

di Paolo Conti

(foto Stefano Montesi)

«Strada giusta». «No al moralismo»
I due sentimenti del mondo cattolico
Il giurista D’Agostino: la politica si muova. Ma il teologo Salvarani: posizioni minoritarie

ROMA Il colpo d’occhio su San
Giovanni ricorda i tempi in cui
il sindacato e la sinistra riempivano l’immensa piazza. Oggi
colori e slogan sono altri. «Sì
alla famiglia naturale come
culla d’amore dei nostri tempi»
su tante magliette bianche.
Bambini innalzati sulle braccia
come simboli, «Difendiamo i
nostri figli/stop gender nelle
scuole». Una folla immensa.
Che genera reazioni diverse e
contrastanti nel vasto mare del
cattolicesimo italiano.
Certezze si alternano a dubbi. Pippo Corigliano, scrittore
e saggista, per quarant’anni
portavoce dell’Opus Dei in Italia: «Non ho mai partecipato a
manifestazioni di piazza ma
stavolta sono andato. “Giù le
mani dai nostri figli” era il pensiero dominante. Penso che i
politici ne prenderanno atto
perché gli conviene…. Far ingoiare agli italiani le sperimentazioni sessuali sui propri
figli è un’operazione che non
passerà, anche se i mezzi di comunicazione tentano di imbambolare le coscienze. Ora
tocca costruire giorno per
giorno, senza far rumore ma

con chiarezza, una civiltà più
consapevole».
Ma basta modificare appena
la rotta del gran veliero cattolico per trovare ben altra brezza.
Brunetto Salvarani, teologo e
saggista, insegna Teologia della missione e del dialogo alla
facoltà teologica dell’EmiliaRomagna: «Ora sembra che
l’ideologia gender stia diventando il problema dei proble-

Il giudizio
Il saggista Gennari:
«Lo dice anche papa
Francesco: “Chi sono io
per poter giudicare?”»
mi. E così una certa porzione
della chiesa cattolica rischia di
trovare alleati scomodi in una
comune necessità di individuare un nemico. Ma questa
porzione è spiazzata dall’effetto papa Francesco nella sua
sintesi, al di là delle singole
prese di posizione. Il Pontefice
ha citato l’ideologia gender come ‘un’ problema. La sensazione è che si stia enfatizzando

una questione dagli ambiti
molto delicati, che richiede riflessione e discussione in un
quadro indubbiamente confuso dal punto di vista valoriale».
In sintesi, Salvarani? «Sarebbe
meglio evitare criminalizzazioni, demonizzazioni, esprimendo posizioni che non sono percepite come proprie dalla grande generalità della chiesa cattolica». La teologa Serena
Noceti, che ha studiato la questione gender anche negli Usa,
non commenta la manifestazione ma si limita a un’osservazione: «Esistono diversi modi
di ricorrere al concetto di ‘genere’, anche in differenti filoni
teologici, che non escludono la
differenza psicologica, biologica e genetica tra uomini e donne ma che vogliono leggerla,
con i processi di differenziazione, anche sul piano sociale e
culturale, senza per questo
aderire ai modelli di pensieri di
Judith Butler». Ovvero la teoria
«estrema» secondo la quale
ogni singolo soggetto può «auto-costruire» il proprio genere.
Altro vento, altre idee. C’è la
grande soddisfazione di Francesco D’Agostino, filosofo del

36%
la quota in
Italia di chi si
dichiara
cattolico
praticante.
Decisamente
più alta invece,
63,8%, la
percentuale di
chi si definisce
cattolico
«ma non
praticante»
secondo i
rapporti del
Censis sulla
religiosità

diritto e presidente dell’Unione
giuristi cattolici italiani: «Questo straordinario successo mostra una scollatura tra il sentire
di grandi masse popolari e il
ceto politico e intellettuale dominante l’Italia . Non ci sono
parlamentari nella giusta misura per dare voce a questo milione di persone. Un importante fatto politico di cui si deve tenere conto». C’è un ma, secondo D’Agostino: «La difesa della
famiglia, per me cattolico sacrosanta, non può essere portata avanti con manifestazioni
di piazza anche se allegre, pacifiche, colorate. Urge una riflessione politico-culturale capace
di coinvolgere il sentire comune della gente sul perché la famiglia stia vivendo una crisi così plateale che produce anche il
declino demografico che conosciamo. Insomma sono felice
dei messaggi chiari e forti che
arrivano da San Giovanni ma
guai pensare che possano bastare per arginare la crisi della
famiglia».
E invece c’è chi, come Gianni Gennari (ex sacerdote, teologo, scrittore e saggista) sostiene una tesi contraria: «Re-

sto dell’idea che sostenni nel
1974, e che mi costò la cattedra
di Teologia morale all’Università Lateranense. Eravamo sotto referendum sul divorzio e
semplicemente dissi, in un
confronto al quale partecipò
anche Aldo Moro: la legge sul
divorzio c’è dal 1970, che cosa
deve fare la Chiesa? Deve spiegare, a livello ecclesiastico, cos’è il vero amore, la vera fami-

Le conseguenze
Lo scrittore Corigliano:
in Parlamento penso
che ne prenderanno
atto perché gli conviene
glia, che il divorzio è una sconfitta. Ma deve lasciare alla politica le scelte sulle leggi. Non si
deve immischiare… La frase di
papa Francesco: “chi sono io
per poter giudicare….”. Meravigliosa. La morale è una gran
cosa. Il moralismo è qualcosa
di tragico buttato addosso all’altro per sottolineare la sua
inferiorità».

● Il disegno di
legge disciplina
le unioni civili
per i conviventi
e le coppie
omosessuali.
Introduce
l’unione
direttamente
nel codice civile
● Il testo
estende alle
unioni civili la
cosiddetta
stepchild
adoption, ossia
l’adozione da
parte di uno dei
componenti di
una coppia del
figlio del
partner. La
possibilità
riguarda anche
le coppie
eterosessuali
ma viene di
solito riferita
alle coppie
dello stesso
sesso
● Nell’unione
civile sono
riconosciuti
diritti di
assistenza
sanitaria,
reversibilità
della pensione,
subentro
nell’affitto,
separazione
dei beni e i
doveri previsti
per le coppie
sposate

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il caso

Così nelle scuole si sperimentano i programmi sull’identità di genere
ROMA Il primo è stato un liceo classico roma-

no, il Socrate. La preside, Gabriella De Angelis, è appena andata in pensione e rivendica
con orgoglio quel progetto per i suoi studenti contro l’omofobia e per l’orientamento sessuale. Era il 2007.
«Per fare quei primi corsi abbiamo partecipato e vinto un bando fatto dal dipartimento Pari opportunità», racconta Gabriella De Angelis, spiegando che poco dopo i
progetti nelle scuole si sono moltiplicati,
grazie all’intervento del ministero della Pubblica istruzione. Per fare cosa?
«Insegnare il rispetto e la tolleranza», dice Andrea Gatti dirigente dell’Istituto superiore Luigi Galvani di Milano. E spiega: «Abbiamo deciso di partire tre anni fa, quando
ci siamo accorti che nelle scuole circolavano
insulti omofobi pesanti. Il progetto si divideva in due parti: prima sono venuti responsabili dell’Arcigay a proiettare un video gira-

228
mila circa sono
gli associati
all’Arcigay.
L’associazione,
che ha
l’obiettivo di
promuovere i
diritti delle
persone
omosessuali,
collabora
anche con i
programmi anti
discriminazione di alcune
scuole

to fra i genitori di ragazzi omosessuali dove
si percepiva la difficoltà dell’accettazione da
parte degli stessi genitori». Ma non è finita
qui. «Con i ragazzi abbiamo fatto anche dei
laboratori teatrali per sdrammatizzare
l’omofobia. E devo dire: grazie a questo, gli
insulti hanno perso il loro sapore e sono
praticamente spariti dalle scuole».
Pure Amnesty international è scesa in
campo per finanziare nelle scuole progetti
contro l’omofobia e per il rispetto dell’omosessualità. Diversi gli istituti in Italia che
hanno aderito, tra questi il liceo scientifico
Carlo Levi di Sant’Arcangelo, in provincia di
Potenza. Il risultato? Un video con un titolo
esplicito: «L’omofobia non ti fa più etero,
ma meno uomo». E nel video una serie di testimonianze di ragazzi che sul leit motiv:
«Vorrei sapere com’è», difendono il loro diritto all’omosessualità, invocando uguaglianza e non discriminazione.

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All’Istituto Alberghiero di Formia al termine del progetto si sono inventati un video, «Eterofobia», immaginando il mondo
alla rovescia, mentre al liceo scientifico di
Ceccano (Frosinone) hanno puntato su
«Omnia vincit amor» dove i ragazzi di una
scuola si impegnano a liberare due ragazze
che si amano.
A Casarsa della Delizia, il paese di Pierpaolo Pasolini, il progetto «A scuola per conoscerci» è stato proposto dall’Arcigay e finanziato dalla Regione Friuli-Venezia Giulia. E
nell’istituto comprensivo intitolato proprio

L’apripista
Il primo liceo fu, nel 2007, il
Socrate di Roma con un bando
del dipartimento Pari opportunità

a Pasolini si è arrivati al secondo anno di
questa esperienza.
Racconta Danilo Buccaro, il dirigente scolastico: «Il progetto prevede due interventi
di due ore ciascuno nelle classi delle terze
medie. Il primo è ad opera di uno psicologo
iscritto all’ordine e formato su questi temi,
ovvero l’identità di genere e l’orientamento
sessuale, gli stereotipi linguistici, la discriminazione, il rispetto della persona. Il secondo prevede una ripresa dello psicologo e
nella seconda parte, circa quaranta minuti,
la testimonianza di due giovani omosessuali, un maschio e una femmina, che hanno
raccontato di come siano stati vittime di derisioni e soprusi a scuola senza ricevere dalla scuola alcun aiuto. I ragazzi interagiscono
con domande e in classe è presente ovviamente un nostro docente».
Alessandra Arachi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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6

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano La trattativa

Pronta l’ultima proposta per Atene

Contatti tra Berlino e la Bce, spinta dagli Usa: intesa possibile. Varoufakis: «Sì al compromesso»
Juncker chiama Tsipras. Ma spunta anche l’ipotesi di un rinvio del vertice dei capi di Stato di domani
DAL NOSTRO INVIATO

Nell’Eurosummit
straordinario dei 19 capi di Stato e di governo dell’Eurozona,
in programma domani a Bruxelles, è attesa una proposta di
accordo ultimativa tra la Grecia
e i suoi creditori. La cancelliera
tedesca Angela Merkel, il numero uno della Bce Mario Draghi e il presidente Usa Barack
Obama premono per arrivare a
un compromesso. Al premier
ellenico di estrema sinistra
Alexis Tsipras verrebbe dato
tempo per accettare solo fino al
summit dei 28 capi di Stato e di
governo dell’Ue in programma
giovedì e venerdì prossimi
sempre a Bruxelles.
Entro oggi sono attese da
Atene chiare manifestazioni di
disponibilità preliminare. In
BRUXELLES

L’agenda
● Lunedì: nel
pomeriggio,
riunione dei 19
ministri
finanziari
Eurogruppo.
Sera: summit
straordinario
dei 19 capi di
Stato e di
governo
dell’Eurozona a
Bruxelles
● Giovedì e
venerdì:
Bruxelles,
vertice dei 28
capi di Stato e
di governo
della Ue

rio dei 19 ministri finanziari,
per superare lo stallo dei negoziati tecnici tra il governo ellenico e i rappresentanti dei creditori (Commissione europea,
Bce e Fmi di Washington). Si
sale al massimo livello politico
come chiedeva Tsipras, che
oggi dovrebbe sentire di nuovo
al telefono il presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude
Juncker.
La cancelliera tedesca di centrodestra e il suo vice socialdemocratico Sigmar Gabriel hanno ribadito l’obiettivo di una
conclusione positiva del negoziato con la Grecia. Draghi si è
impegnato a garantire la liquidità d’emergenza al sistema
bancario ellenico, prosciugato
dalla fuga di capitali provocata
dalla paura di una uscita del

Paese dalla zona euro.
Il segretario del Tesoro Usa,
Jack Lew, ha ricordato «l’urgenza che la Grecia si muova in
modo serio per raggiungere
un compromesso pragmatico
con i suoi creditori». A
Washington ritengono che il
trasferimento del grosso dell’esposizione di Atene — dalle
banche agli Stati — non escluda del tutto un trauma internazionale come quello provocato
dal tracollo della banca privata
Usa Lehman. Lew ha detto che
«nessuno intende verificare»
se ci sarà un «rischio di contagio». Obama vuole soprattutto
evitare che Tsipras consolidi i
suoi già stretti rapporti con
Mosca ottenendo aiuti. Il presidente russo Vladimir Putin ha
detto che l’Ue «dovrebbe applaudire» la Russia per aver fi-

Finale Alexis
Tsipras, 40
anni, premier
da 5 mesi. Con
lui Merkel ha
giocato anche
la carta della
comune cultura
scientifica: lui
ingegnere, lei
fisica (Reuters)

nanziato Atene con due miliardi per la costruzione della parte ellenica del gasdotto Turkish Stream.
Un accordo tra Atene e i creditori consentirebbe di sbloccare i 7,2 miliardi finali del secondo piano di prestiti alla
Grecia, necessari per rimborsare circa 1,6 miliardi al Fmi di
Washington in scadenza il 30
giugno prossimo e di evitare
una insolvenza dalle conseguenze imprevedibili per Atene, l’eurozona e i mercati finanziari. Subito dopo a Bruxelles si inizierebbe a trattare il
terzo piano di aiuti, stimato da
varie fonti almeno 30-50 miliardi di euro e considerato indispensabile per pagare i debiti greci dall’autunno in poi.
Ivo Caizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Washington
Il segretario del Tesoro
Lew: «La Grecia
si muova in modo serio
per un’intesa»
caso di permanente rigidità di
Tsipras sulle proposte di Merkel, il vertice potrebbe essere
perfino rinviato in extremis.
Ma il ministro delle Finanze
greco Yanis Varoufakis ha già
avvalorato la possibilità di un
compromesso se emergeranno «segnali significativi» dalla
cancelliera tedesca. «Non andremo con le vecchie proposte
— ha spiegato il sottosegretario greco Alekos Fabouraris —.
Abbiamo fatto un lavoro per
vedere dove possiamo convergere per ottenere una soluzione di beneficio per entrambi».
Il presidente polacco del
Consiglio Ue, Donald Tusk, ha
convocato l’Eurosummit serale, preceduto nel pomeriggio
da un Eurogruppo straordina-

L’intervista a Vasilis Vasilikos

«I tedeschi non ricordano la storia
A noi greci solo il 20% della colpa»
DAL NOSTRO INVIATO

Nel suo libro più famoso,
«Z, l’orgia del potere», Vasilis Vasilikos racconta come un uomo
può diventare assassino, sicario
di una dittatura, senza accorgersene, solo seguendo le regole
che gli vengono date. «Quando
manca la cultura è così - dice
nella sua casa di Atene -. E io
penso sia il difetto anche di questa Europa. Altro che debito. La
signora Merkel non ha capito cosa sia l’Europa, non lo sa perché
è cresciuta sotto il comunismo,
come i leader di quei Paesi dell’Est entrati nell’Ue di recente,
tutti più duri della stessa Germania. L’Europa non si può reggere
sul denaro, ma sulla democrazia. Non sui bilanci in ordine, ma
sulla pace. Nel secolo scorso ci
sono state due guerre, entrambe
causate dalle ambizioni tedesche. Possibile che non si sia imparato nulla?».
Per quanto i tedeschi dovranno vivere con il senso di
colpa?

Chi è

ATENE

● Vasilis
Vasilikos, 80
anni, è nato a
Kavala, in
Grecia. Il suo
libro più
famoso è «Z,
l’orgia del
potere»
(pubblicato nel
1966, da cui
Costa-Gavras
trasse un film
premio Oscar).
In esilio
durante il
regime militare,
Vasilikos è
stato tra l’altro
ambasciatore
dell’Unesco

«Quanto serva loro a capire
che non devono sostituire un
nazismo militarista ad un nazismo economico».
Per lei non c’è alcuna responsabilità greca nella crisi?
«Diciamo un 20 per cento. È
dal 1830, quando ci imposero un
re tedesco che non possiamo fare da soli, che siamo sempre comandati. Poi toccò ai britannici
e poi agli Usa. Il colpo di Stato di
cui parlo in “Z” fu ispirato da
Washington».
Anche lei nazionalista.
«No, realista. Come è reale dire che l’unico statista all’altezza
del momento storico è Mario
Draghi. Lui continua a dare soldi
alle banche greche perché l’euro
non crolli».
Lunedì però, qualcuno si
aspetta una decisione. Grexit o
no Grexit?
«C’è una probabilità su mille
di nostra uscita dall’euro. Ma se
succedesse non avremmo problemi: entriamo nell’area del rublo russo. È una moneta forte e
con la politica di Putin di anco-

rarla all’oro sarà ancora più forte».
Scherza?
«No, minaccio».
Le sembra bello tra partner
europei?
«Belli alleati. Ci hanno distrutto un quarto di Pil, raddoppiato la disoccupazione e continuano a non voler ammettere di
aver sbagliato».
Invece fa bene la Grecia a
non pagare i debiti?
«Non è quello che dice il governo. Quel gran ministro economico che è Yanis Varoufakis lo
ha spiegato alla perfezione. Il
nostro problema non è alzare
l’Iva adesso che i contratti turistici sono stati firmati a febbraio. Né abbassare le pensioni che
permettono al Paese di mangiare».
E qual è allora il problema?
«Recuperare la capacità di
raccolta fiscale (5 miliardi di arretrati solo per l’Iva) e far ripartire l’economia».
E gli altri europei dovrebbero continuare a prestare soldi

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Le nostre
responsabilità? Non
più del 20
per cento
L’unico
statista
all’altezza
è Draghi



Uscire
dall’euro?
Non
succederà
Però,
dovesse
accadere,
adotteremo
il rublo

perché Atene li spenda?
«Varoufakis lunedì andrà con
una proposta fantastica: stabiliamo un surplus primario, diciamo 1%, e lo mettiamo in un computer. Appena il numero cambia, diventa 0,9%, automaticam e n te , s e n z a p a s s a r e d a l
Parlamento, senza chiedere a
nessuno, lo stipendio dei dipendenti pubblici cala di quel tanto
necessario per riportare l’avanzo
all’1%. Un software a garanzia dei
prestiti. Cosa può volere di più
un creditore?».
Magari, prima di dare altri
soldi, verificare che le misure
pensate per arrivare a quell’1%
siano plausibili?
«Ma va, questo è controllo politico, non economico. La verità
è che se al posto del premier Tsipras ci fosse stato un politico di
destra, avrebbero già concesso
dilazioni di pagamento e aiuti».
Perché?
«Perché Tsipras ha detto che
non vuole più acquistare armamenti tedeschi e francesi per
due miliardi e spostare quei soldi verso attività produttive. Un
governo di destra non l’avrebbe
fatto e gli affari per gli europei
sarebbero continuati. Tanto poi
il debito resta sulle spalle dei cittadini greci».
Andrea Nicastro
andrea_nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il commento
Le tante partite
e l’incognita
«spagnola»
ATENE Rinvio a parte,
sono tre gli esiti prevedibili
del summit sulla Grecia di
lunedì. Rottura con uscita
della Grecia dall’euro.
Accordo con rischio di una
crisi di governo ad Atene.
Oppure, in mezzo ai due
risultati estremi:
l’estensione dell’attuale
programma di aiuti.
Le voci ad Atene e
Bruxelles per una volta
coincidono e se ci fosse da
scommettere, la quota
meno remunerata sarebbe
quella sul prolungamento
del programma. In
sostanza un rinvio.
Ma anche sui tempi del
posticipo non c’è intesa e la
politica nazionale ha un
peso sproporzionato
rispetto all’interesse
comune sulla moneta
unica. Per la Grecia l’ideale
sarebbe arrivare sino a
metà 2016. In questo modo
avrebbe il tempo di mettere
in pratica le proprie
riforme e cominciare a
raccoglierne i frutti.
Con l’attuale surplus di
bilancio e con i 7 miliardi
(più due) che arriverebbero
in caso di estensione del
programma di aiuti, Atene
non avrebbe difficoltà né
ad onorare gli impegni con
i creditori né a pagare
stipendi e pensioni fino al
luglio 2016. I creditori non
sono propensi, però, a
concedere tanto tempo. Per
la Banca Centrale di Mario
Draghi non sarebbe un
problema, ma per il Fondo
Monetario Internazionale e
la Commissione sì. L’Fmi è
pressato dai suoi
componenti in crescita
(Brics su tutti) perché si
sfili dal ginepraio europeo.
La Commissione Europea
presieduta da Jean-Claude
Juncker è influenzata da
tutti i Paesi membri e
molti, per ragioni di
politica interna, non
vedono di buon occhio
ulteriori concessioni alla
Grecia.
In particolare la Spagna
vivrebbe molto male
l’eventuale successo greco.
In gennaio il premier
Mariano Rajoy era volato ad
Atene per sostenere l’allora
primo ministro greco poi
sconfitto da Tsipras. Nel
fianco di Rajoy c’è la spina
di Podemos, il partito che
come il greco Syriza si
oppone all’austerity.
Un momento di tensione
in Grecia alla vigilia delle
elezioni generali spagnole
di novembre sarebbe una
benedizione per Rajoy. La
paura per politiche mai
sperimentate prima
potrebbe portare quei due
tre punti di consenso in più
utili alla riconferma. Non di
soli bilanci vive l’euro.
A.Ni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano I fronti aperti
Il retroscena

Londra

In 250 mila
contro l’austerity

di Federico Fubini
Un negoziato sull’orlo del
precipizio è sempre il punto di
arrivo di un’incredibile serie di
errori, e quello che andrà in scena tra poche ore a Bruxelles fra
Angela Merkel e Alexis Tsipras
non fa eccezione. Sia la cancelliera tedesca che il premier greco si porteranno al tavolo i rimpianti degli ultimi mesi e anche
questi potrebbero far loro da
guida per una via che, ormai, è
strettissima.
È una strada angusta nell’immediato, quando Atene e i suoi
creditori dovranno trovare
un’intesa in pochi giorni su un
esborso per permettere alla
Grecia di scongiurare la chiusura delle banche prese d’assalto
dai cittadini, prevenire l’insolvenza dello Stato a fine giugno
e attraversare l’estate. Ma se
possibile la via è ancora più difficile sul suo secondo binario,
quello del negoziato tenuto in
ombra perché anche più pesante: è il confronto fra i governi
dell’area euro, Tsipras e il Fondo monetario internazionale
sull’ipotesi di un terzo grande
piano di sostegno ad Atene da
40 o 50 miliardi di euro per gli
anni a venire.
Con questi due fronti aperti
dovranno fare i conti adesso
Tsipras e Merkel a Bruxelles:
l’appuntamento è per domani
sera se non ci sarà — come non
pare escluso — un rinvio ai
giorni seguenti. Entrambi i leader possono lasciarsi guidare
dagli errori recenti. Se a dicembre scorso Tsipras avesse accettato un compromesso sul nuovo
capo dello Stato con il governo
moderato di allora, invece di
forzare un voto anticipato di un
anno, oggi si preparerebbe comunque a prendere il potere:
nel frattempo, avrebbe lasciato
ai predecessori di centrodestra
il confronto in Europa sulle
pensioni dei greci che da domani, invece, tocca a lui. Anche
Merkel ha un’omissione da rimproverarsi, e anche a lei potrebbe tornare utile ora che il tempo
è scaduto. Se sette mesi fa la
cancelliera avesse spinto l’area
euro a stare ai patti con Atene,
forse oggi non dovrebbe sedersi
davanti a Tsipras ma con un leader più moderato. Bastava mantenere l’impegno, formulato
dall’Eurogruppo nel novembre
del 2012, di alleggerire ancora
un po’ il peso del debito greco
quando Atene avesse prodotto
un attivo di bilancio al netto de-

In 250 mila hanno
partecipato alla
manifestazione antiausterity
che si è svolta ieri a Londra
per contestare le politiche di
tagli del governo di David
Cameron. È stata la prima
grande marcia pubblica da
quando i conservatori hanno
vinto le elezioni a maggio.
Pullman da tutto il Paese,
marce minori a Glasgow e
Liverpool. I manifestanti
hanno bruciato cartelli
(roghi subito spenti dai
poliziotti).
Davanti al Parlamento di
Westminster politici
dell’opposizione, capi
sindacali, pacifisti,
ambientalisti e celebrità
come l’attore Russell Brand e
la cantante Charlotte Church.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pensioni e debito:
una strettissima via
per Merkel e Tsipras
E in parallelo si tratta sul terzo piano di aiuti

I numeri della crisi
Vincitori e perdenti
Pil reale. Indice 31 dicembre 2007=100
Germania

Grecia

Area Euro

105
100
95
90
85
80
75

2004 2006 2008 2010 2012 2014

40
miliardi
di euro la cifra
minima
ipotizzata
per il terzo
piano di
salvataggio
greco nei
prossimi anni.
Molti governi
europei non
intendono
mettere a
rischio altri
capitali se il
Fondo
monetario non
farà da garante

gli interessi. Quel surplus è arrivato nel 2014, a un costo sociale
altissimo, ma nel frattempo i
creditori hanno dimenticato la
loro promessa e la sinistra radicale in Grecia ha avuto campo
aperto alle elezioni.
Questi stessi elementi, immancabilmente, torneranno al
centro del negoziato nelle prossime ore. Atene e gli altri governi dell’euro non sono troppo distanti su uno dei temi essenziali
per poter sbloccare una rata di
prestiti da 7,2 miliardi da vecchio programma, quella che
serve a permettere alla Grecia di
far fronte alle scadenze sul debito dell’estate. Il punto di base
è l’avanzo «primario» (prima di
pagare gli interessi sul debito)
che Atene dovrà tenere nei
prossimi anni. Per il 2015 c’è accordo per un surplus dell’1% del
Pil, sul 2016 l’Europa chiede il
2,5% e Atene propone mezzo
punto di meno e anche sul 2017
le distanze non sono enormi. In

contropartita Tsipras chiede
una nuova promessa, di alleggerire il debito, e l’area euro potrebbe riaffermare l’impegno
del 2012.
È però quando si entra nei
dettagli che il confronto si fa
duro, perché il problema principale sono le pensioni. In Grecia fino al 2009 ogni anno lo
Stato colmava con il proprio deficit un buco pari al 40% dei costi del sistema. Da allora l’età del
ritiro è stata alzata e gli assegni
ridotti, ma la riforma non vale
per chi ha maturato diritti acquisiti con il vecchio metodo.
Ancora oggi il 15% dei pensionati greci ha meno di 60 anni e un

Il deficit
programma
della Troika

attuazione reale

% Pil
-2
-4
-6
-8
-10
-12
-14
-16

1998

2002

2006

La disoccupazione
previsione Troika

2010

2014

dati reali

%
25
20
15

Errori
Il leader greco e la
cancelliera possono
farsi guidare dagli
errori commessi

10
5

1998

2002

2006

2010

2014

Corriere della Sera

assegno medio di quasi mille
euro, mentre nel settore privato
si continua a ritirarsi con i pieni
diritti a 60,6 anni di media (in
Italia si è arrivati a 66).
Ora il governo di Atene propone di salire a 62 anni «gradualmente entro il 2025» ed è
facile intuire che ciò mandi i Paesi creditori su tutte le furie. Fra
prestiti bilaterali, garanzie sul
Fondo salvataggi e capitale nella Banca centrale europea, la sola Italia oggi è esposta su Atene
per 53 miliardi di euro. Non è
facile spiegare agli italiani che
bisogna prestare altri miliardi a
un Paese dove si va in pensione
molto prima, o dove l’aliquota
sui redditi dei più ricchi resta di
oltre il 10% sotto a quelle fissate
a Roma. È su questi temi che da
domani il confronto sarà duro.
L’accordo non è impossibile se
Tsipras capirà che smentire le
promesse di campagna elettorale può essere più saggio che
distruggere il proprio Paese e il
proprio stesso futuro politico.
Nel frattempo si negozia anche su un terzo programma pluriennale da almeno 40 miliardi.
Molti governi europei non intendono mettere a rischio altri fondi se anche il Fmi non sarà della
partita come garante, ma a sua
volta il Fondo monetario rifiuta
di partecipare se i governi europei non si impegnano a far approvare gli esborsi dai loro parlamenti. E anche qui è stallo: dopo cinque anni e cinque mesi di
rimpianti e fallimenti, la saga
greca ormai è riuscita a mettere
proprio tutti contro tutti gli altri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Cene, conti e ferie d’agosto: scintille tra Padoan e Renzi
Problemi di comunicazione? Il silenzio del ministro sulle ultime nomine sembra un segnale
Le tensioni in Europa —
sull’accoglienza dei migranti e
sullo snervante e pericolosissimo, per il suo possibile esito
negativo, negoziato sulla crisi
greca — richiedono la massima
concentrazione di tutto il governo. Forse per questo sono
passate sotto traccia le scintille
procurate dall’attrito fra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Non è la prima volta che
emergono incomprensioni tra i
due Palazzi — l’ultima, sulle
pensioni, dopo la sentenza della Consulta — ma sono sempre
state superate, per lo meno così
è parso all’esterno. Tanto che i
rapporti tra il premier Matteo
Renzi e il ministro Pier Carlo
Padoan sono definiti dai più,

ROMA

Nomina
● Sul cambio al
vertice della
Cassa depositi
e prestiti (con
l’arrivo di
Claudio
Costamagna,
gradito a Renzi)
intervento
decisivo di
Andrea Guerra,
consigliere del
presidente del
Consiglio

tra i migliori nel governo.
Difficile però non rilevare il
silenzio del ministro durante il
convulso caso del repentino
cambio di marcia alla Cassa Depositi e Prestiti, completo di ribaltone al vertice. Padoan, che
è il referente della Cassa, ha tenuto, è vero, le fila con le Fondazioni, socie di minoranza
della società, e con il loro rappresentante, il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti per
convincerle ad assecondare la
virata immaginata a Palazzo
Chigi. Ancora sotto jet lag, di ritorno dagli Usa, ha pure spiegato lui all’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini che avrebbe dovuto lasciare
al più presto l’incarico. Ma è al-

trettanto inconfutabile che le
comunicazioni risolutive della
vicenda lo hanno bypassato.
Certo può essere solo un
problema di comunicazione,
ma quando entrano in campo
nomine e riassetti, Renzi non
resiste ad avocare il più possibile a se e ai suoi consiglieri. È
successo negli ultimi giri di nomine, come quello di Equitalia,
braccio operativo dell’Agenzia
delle Entrate, dove il tira e molla ha prodotto una scelta di vertice di compromesso.
Nella vicenda Cdp c’è stato di
più. Dopo i molti interrogativi
emersi, per esempio, durante
tutto il negoziato con le Fondazioni, il segnale della svolta nel
confronto — «la missione di

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Cdp non cambierà» — lo ha dato il consigliere del Presidente
del Consiglio, Andrea Guerra,
e, subito dopo, è stata una nota
di Palazzo Chigi, con un insolito
Renzi parlante in prima persona a spiegare passo dopo passo
il superamento dell’impasse
col presidente Cdp Franco Bassanini, convinto a cedere il testimone al manager voluto dal
premier Claudio Costamagna.
Il ministro — che peraltro ha
fatto sapere di essersi mosso in
piena sintonia con Palazzo Chigi — in questi giorni era impegnato a Lussemburgo sulla Grecia, aveva certamente altro di
importante di cui occuparsi ma
a dimettersi dal consiglio Cdp,
la prossima settimana per con-

Richiamo
● Il richiamo
a non
chiudere
ad agosto è
stato
giudicato
superfluo al
ministero del
Tesoro (dove
in quel
periodo si
lavora alla
legge di
Stabilità)

sentire l’operazione rinnovo,
saranno i dirigenti del dicastero di via XX Settembre, dove c’è
il Dipartimento che gestisce le
partecipazioni pubbliche. In
questo clima acquista significato anche il fastidio che, come
ha riferito il Corriere, Renzi
avrebbe manifestato per la partecipazione di Padoan alla cena
di finanziamento della fondazione Italianieuropei dell’ex
premier Massimo D’Alema. Ma
anche il richiamo fatto al ministero affinché non chiuda i battenti a agosto. Richiamo superfluo, visto che da sempre al Tesoro in estate si lavora alla legge
di Stabilità.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Politica

Incognita ballottaggi sull’Italicum
Il Pd batterebbe (di poco) i 5 Stelle

Scenari

di Nando Pagnoncelli

Una lista unica di centrodestra al secondo turno si imporrebbe con il 53,5% sui dem
Vittoria ampia per il partito di Renzi se nel duello il concorrente fosse la sola Lega
Il sistema
● L’Italicum, la
legge 52 del
2015, è un
sistema
proporzionale a
doppio turno
con correzione
maggioritaria
● La nuova
legge disciplina
l’elezione della
sola Camera
dal 1º luglio
2016 e
sostituisce il
Porcellum,
bocciato dalla
Corte
costituzionale
con un giudizio
di illegittimità
costituzionale
nel 2013

I numeri (dati in %)
Le scelte degli elettori

● Vanno al
ballottaggio le
due liste più
votate se
nessuna
raggiunge il
40%: chi vince
ottiene il
premio di
maggioranza
● La soglia di
sbarramento
unica al 3% è
su base
nazionale per
tutti i partiti
● L’Italia viene
divisa in 100
collegi
plurinominali,
in ogni collegio
i partiti
indicano un
capolista
bloccato (ogni
capolista può
correre in
massimo 10
collegi), gli altri
candidati sono
scelti con le
preferenze
● La quota
massima di
capilista dello
stesso sesso,
per ogni partito
è del 60%.
Nelle liste gli
altri candidati
vengono
inseriti con
un’alternanza
uomo-donna

31,5
35,7
40,8

Partito
democratico

27,5

Movimento
5 Stelle

21,3
21,2
14,7
13,7

Lega

Sel+Prc

FdI

Altri

L’esito
dell’eventuale
ballottaggio
tra il Pd
e la Lega

12,4
13,5
16,8

Forza Italia

Così
voterebbero
gli elettori
con la nuova
legge elettorale
nel caso
andassero
al ballottaggio
il Pd e il M5S

Pd
51,2

M5S
48,8

60

55
37
Non voto
e indecisi
33,3

Pd
61,5

Lega
38,5

50

25

15

8

70
50 45

Lega

20

FI

5

10

Sel+Prc

Ncd+Udc

57
42
20 23

8
FdI

Non voto
e indecisi

La scelta degli elettori degli altri partiti al ballottaggio tra Pd e Lega
Per il Pd
Per la Lega
Non voto e indecisi

95

35,5 33 31,5
Non voto
e indecisi
31,5

4,3
4,7
4,4

75

60

4,4
5,1
4

68

32
8

0 5

M5S

FI

25

15 10

Sel+Prc

19

7

Ncd+Udc

FdI

46

35

Non voto
e indecisi

SCENARIO C
L’esito
di un eventuale
ballottaggio
tra il Pd
e una lista unica
di centrodestra

4,2
4
3,7
1
2
2,9

Non voto
e indecisi

Ecco come voterebbero al ballottaggio tra Pd e M5S gli elettori degli altri partiti
Per il Pd
Per il M5S
Non voto e indecisi

SCENARIO B

6,2

Ndc+Udc
● L’Italicum
prevede un
premio di
maggioranza di
340 seggi
(55%) su 630
alla lista che
raggiunge il
40% al 1°turno

Simulazione Italicum

SCENARIO A

Le ultime intenzioni di voto
Le intenzioni di aprile 2015
Il voto delle Europee 2014

Pd
46,5

Centrodestra
53,5

Ecco come voterebbero al ballottaggio tra il Pd e il centrodestra gli elettori
degli altri partiti, comprese le singole formazioni di centrodestra
Per il Pd
Per il centrodestra
Non voto e indecisi

35,5
35,2

Non voto
e indecisi
37,7

44,4

65

60

44,5
35,5
20

35
2

M5S

95

93

90

85

13
Lega

7

3
FI

0 7

5

Sel+Prc

Ncd+Udc

4

1
FdI

2015
Non voto
e indecisi

Sondaggio realizzato da Ipsos PA per «Corriere della Sera» ciascuno presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del Comune di residenza.
Sono state realizzate 997 interviste su 10.123 contatti, mediante sistema CATI, tra il 16 e il 17 giugno 2015. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.
Corriere della Sera

A

i risultati delle recenti elezioni regionali e comunali è
stato attribuito un
significato «nazionale», nonostante abbiano
coinvolto meno della metà del
corpo elettorale. È una tendenza comprensibile ma che porta
spesso ad analisi inappropriate, anche in considerazione
dell’elevato tasso di astensione
che si è verificato e che difficilmente potrebbe confermarsi in
occasione di elezioni legislative.

Distanze corte
In calo al 31,5% i
democratici, il
Movimento di Grillo
sale ed è a soli 4 punti
Il sondaggio odierno intende fotografare gli orientamenti
di voto degli elettori nel caso di
elezioni politiche con la nuova
legge elettorale, l’Italicum. Ancora una volta è opportuno sottolineare che si tratta di una fotografia istantanea che misura
lo stato di salute dei partiti e
non la previsione di quanto potrà avvenire quando si terranno
le elezioni, nel 2018 o prima.
Alla luce delle intenzioni di
voto abbiamo testato le preferenze degli elettori al secondo
turno che prevede il ballottaggio tra le prime due forze in
campo se nessuna, come accadrebbe oggi, supera quota 40%
dei consensi. Al momento si
tratta di Partito democratico e
Movimento 5 Stelle e il primo si
affermerebbe di misura: 51,2%
a 48,8%. È interessante osserva-

re il comportamento degli elettori dei partiti esclusi dal ballottaggio. Oltre la metà dei leghisti (55%) voterebbe per il
movimento di Grillo, il 37% sarebbe propenso ad astenersi e
l’8% sceglierebbe il Pd. Diverso
il comportamento degli elettori di Forza Italia, il 60% dei quali
si asterrebbe, uno su quattro
voterebbe per il M5S e il 15% per
il Pd. Sembrano davvero lontani i tempi in cui, grazie anche al
patto del Nazareno, i berlusconiani risultavano attratti da
Renzi. L’elettorato di sinistra si
divide quasi a metà: 50% per il
Pd e 45% per il M5S; Area popolare per il 70% voterebbe per il
Pd mentre Fratelli d’Italia si dividerebbe tra il M5S (50%) e
l’astensione (42%). Da ultimo,
gli indecise e astensionisti al
primo turno si riducono e propenderebbero in misura leggermente superiore per il movimento di Grillo (23%) rispetto
al Pd (20%).
Rispetto all’attuale composizione della Camera dei deputati il Pd grazie al premio di maggioranza aumenterebbe i propri seggi, come pure il M5S, la
Lega e Fratelli d’Italia. Al contrario si ridurrebbe il numero
di deputati di Forza Italia, di
Area popolare e della lista di sinistra (raffrontata a Sel).
Ma cosa potrebbe succedere
se al ballottaggio il Pd incontrasse la Lega o il centrodestra
unito in una sola lista? Si tratta
di due simulazioni del tutto
ipotetiche, dato che al momento la distanza della Lega dal
M5S è ragguardevole e il progetto di un’alleanza di tutte le
formazioni di destra e centrodestra stenta a decollare.
Nel primo caso il Pd si affer-

4
la percentuale
sopra la quale,
nel sondaggio
Ipsos sulle
ultime
intenzioni
di voto, si
collocano
Fratelli d’Italia,
Sel insieme al
Prc e Area
popolare (Ncd
e Udc)

merebbe in misura molto netta
sulla Lega: 61,5% contro 38,5%. I
grillini opterebbero, nell’ordine, per l’astensione (42%), Lega
(33%) e Pd (25%); gli elettori di
Forza Italia voterebbero prevalentemente, ma non in modo
compatto, per la Lega (60%),
come pure gli elettori di Fratelli
d’Italia (68%), mentre quelli di
sinistra e di Area popolare — i
primi prevedibilmente, i secondi un po’ meno — propenderebbero in misura massiccia
per il Pd (rispettivamente 95% e
75%).
Nel secondo caso il centrodestra risulterebbe vincente
sul Pd 53,5% a 46,5%, in virtù di
un voto molto coeso (tra l’85 e il
95%) degli elettori di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Al
contrario i sostenitori di Area
popolare voterebbero più per il
Pd (60%) che per il centrodestra
unito (35%). Anche in questo
caso la maggioranza dei grillini
(55%) si asterrebbe mentre gli
altri privilegerebbero sia pure
di poco il Pd (25%) sul centrodestra (20%).

Riassumendo: al ballottaggio il Pd si affermerebbe di misura sul M5S, in modo largo
sulla Lega Nord e perderebbe
contro il centrodestra unito in
un’unica lista.
Le ipotesi sul possibile ballottaggio dipendono dalle ultime intenzioni di voto. Iniziamo
dalla partecipazione: la quota
di astensionisti ed indecisi si
attesta al 35,5% e lascia presagire una crescita dell’astensione
rispetto alle Politiche del 2013
(è stata pari al 27,5%, considerando anche le schede bianche
e nulle), ma più contenuta rispetto alle Europee del 2014
(44,4%).
Quanto ai partiti, rispetto ai
mesi scorsi lo scenario che
emerge non presenta novità
nella graduatoria ma fa registrare cambiamenti di rilievo
nei rapporti di forza. Il Pd si
conferma il primo partito con il
31,5% ma risulta in significativa
flessione rispetto alle elezioni
europee. Si è fortemente ridotto il divario con il Movimento 5
Stelle (ora di 4%) che si mantie-

● La parola
BALLOTTAGGIO
Il ballottaggio — che l’Italicum, con formula inedita, prevede tra i partiti — ha
luogo quando nessun candidato ottiene la maggioranza necessaria all’elezione:
la nuova convocazione pone gli elettori di fronte alla scelta tra i due candidati
che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti. Dal 1993
l’elezione dei sindaci nei Comuni con almeno 15.000 abitanti avviene tramite
ballottaggio fra i due nomi più votati e il secondo turno si tiene 14 giorni dopo
il primo voto. In Francia, l’elezione del presidente della Repubblica avviene a
seguito di ballottaggio: la Costituzione prevede che in assenza della
maggioranza assoluta venga convocato 14 giorni dopo il ballottaggio fra i due
candidati presidente più votati, un’eventualità che finora si è sempre verificata

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ne al secondo posto ed è in notevole crescita con il 27,5% dei
consensi, soprattutto — ma
non solo — dopo le inchieste
giudiziarie degli ultimi mesi,
dalle grandi opere, a Ischia e,
soprattutto, Mafia Capitale.
A s e g u i re l a L e g a N o rd
(14,7%) che allarga il divario rispetto a Forza Italia (12,4%). Infine, tra i partiti al di sopra della soglia del 3%, si registrano
un’ipotetica lista nella quale
potrebbero confluire le formazioni a sinistra del Pd (4,4%),
Area popolare (4,3%) e Fratelli

La sfida interna
Il Carroccio sfiora
il 15% con un dato
superiore a quello
di Forza Italia
d’Italia (4,2%).
L’infinita transizione che caratterizza la politica italiana
non sembra affatto destinata a
terminare. Indubbiamente
l’Italicum può accelerare processi di cambiamento e la riconfigurazione delle proposte
politiche, in termini di liste e
programmi. Ma non è un processo facile. Ne è un esempio la
situazione del centrodestra: se
da un lato il clima sociale sembra più favorevole a quest’area
politica, dall’altro appare difficile individuare un progetto in
grado in grado di aggregare le
diverse anime che la compongono. E la storia recente del nostro Paese ci insegna che unire
formazioni politiche talora
consente di vincere ma non
sempre di governare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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POLITICA

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Marino, sono due gli assessori vicini all’addio
Improta (Trasporti) dovrebbe lasciare a fine mese. Ieri telefonata con il sindaco che però nega tensioni
Scozzese (Bilancio) deciderà a ore: se mi chiedono di sforare il patto di Stabilità non posso restare
I casi

● Guido
Improta (in
alto), assessore
ai Trasporti in
Campidoglio,
renziano,
sarebbe pronto
a lasciare
l’incarico a fine
mese
● Anche Silvia
Scozzese (foto
sopra), in
prestito
dall’Anci per
occuparsi di
Bilancio,
potrebbe
lasciare il posto
in giunta per
divergenze sul
patto di
Stabilità

ROMA Non uno ma due assessori «pesanti» sembrano sul
punto di abbandonare la nave
guidata, tra mille tempeste, da
Ignazio Marino: il titolare dei
Trasporti, Guido Improta —
che non si fa vedere in giunta
da un paio di appuntamenti —
ieri non ha diffuso la nota richiesta dal sindaco per smentire l’annuncio delle dimissioni. E la sua collega del Bilancio,
Silvia Scozzese, ha preso qualche ora per riflettere, decidere
cosa fare. Le voci di tensioni,
che pure si moltiplicano in
questi giorni tra il presidente
del Consiglio Matteo Renzi e
Marino — «deve guardarsi allo
specchio e capire se è in grado
di governare», disse il premier
a Porta a Porta — vogliono che
Improta e Scozzese non siano
gli unici sul punto di uscire.

● Nel 2013
corre come
indipendente a
sindaco di
Roma ed entra
in consiglio
comunale con
altri due eletti
della lista
Marchini

«Nel futuro non vedo un uomo solo al comando, ma una
squadra di almeno 300 donne e
uomini capaci di ridare speranza ai romani». Alfio Marchini
ha provato a rivoluzionare il
concetto di lotta fra due schieramenti prestabiliti con la sua
discesa in campo nel 2013,
quando sfidò Marino e Alemanno per il Campidoglio. Il
suo 10%, ottenuto dopo 3 mesi
di campagna elettorale, «vale
già il doppio», e l’imprenditore
erede di una delle storiche famiglie romane è pronto a riprovarci. Il più presto possibile,
perchè «è evidente che siamo ai
titoli di coda di questa disastrosa sindacatura». E con l’appoggio di chi crederà nel suo progetto, a partire da Berlusconi
che lo apprezza. Con i tradizionali «puzzle di vecchie sigle»
non si risolleva Roma: «È tempo di andare oltre i vecchi steccati».
Quando si andrà a votare?
«Credo si voterà alle prossime elezioni del 2016. Marino è
il passato e noi della lista Marchini ci siamo sospesi fino a
quando non si dimetterà».
Oggi non è fin troppo facile

due «big» della squadra di Marino siano sulla porta, se non
già oltre. Per le opposizioni, in
questo momento, attaccare è
quasi inevitabile: «Con le dimissioni di Improta siamo ai
titoli di coda», dice Alfio Marchini; e il Movimento cinque
stelle: «Marino perde i pezzi,

Campania

Riappare De Luca:
«Vuoto di potere?
Tutto secondo
le nobili leggi»
Il neogovernatore della
Campania, Vincenzo De Luca
ha parlato di lavoro e crisi
aziendali nella prima
occasione in cui è
«riapparso» dopo alcuni
giorni in cui aveva evitato
ogni impegno istituzionale.
De Luca è intervenuto alla
giornata conclusiva della
conferenza di
organizzazione della Cgil di
Napoli. Il presidente della
Regione, a rischio
sospensione per la legge
Severino, sulle sue assenze di
questi giorni (a cominciare
dal passaggio di consegne
con il governatore uscente
Stefano Caldoro) ha risposto:
«Tutto è codificato dalle
nobili leggi del nostro paese.
Quello che non è codificato è
l’ammuina (confusione, ndr)
che ho visto su giornali e tv.
È sconvolgente la quantità di
stupidità. Qualcuno si è
meravigliato perché alla
proclamazione non ero
presente. Ma è
stato mai presente qualcuno
alla proclamazione?».

Certo, sono due assessori
considerati non solamente
«punti di forza» della squadra
capitolina ma anche «governativi»: entrambi, sia pure per
strade diverse, legati a Palazzo
Chigi.
Ieri Marino ha cercato a lungo di convincere Improta a rimanere nella squadra: l’assessore renziano, però, gli avrebbe confermato quanto anticipato dai giornali ieri, e cioè che
con l’apertura delle nuove stazioni della linea C della metropolitana, a fine mese, considera il suo lavoro concluso. Prende tempo per riflettere, invece,
Silvia Scozzese, la «lady dei
conti» che, oltre al Bilancio, ha
portato a casa anche gli extra-

di Paola Di Caro

● Alfio
Marchini, 50
anni, laurea in
Ingegneria
civile, assume
dal 1988 la
guida delle
società
immobiliari di
famiglia

collaboratori ha confermato
«l’impossibilità a proseguire
se mi viene richiesto di essere
incoerente e andare contro i
miei principi». Qualche giorno
fa aveva detto: «Se il problema
sono io posso togliere il disturbo». Difficile fare previsioni, al
momento: ma è un fatto che

L’incontro
Stasera il primo
cittadino sarà sul palco,
da solo, alla Festa
dell’Unità cittadina

L’intervista

Chi è

costi (un contributo di 110 milioni per il ruolo di Capitale):
comunicherà la sua decisione
nelle prossime ore, forse già
domani. All’origine della scelta
sembra esserci la richiesta arrivata dal sindaco, mercoledì
scorso, di sforare il Patto di stabilità: lei non parla, ma ai suoi

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ormai è solo». Di certo il sindaco deve — come pure gli capita
da tempo — fronteggiare anche il fuoco amico. Anche nel
Pd, infatti, il litigio tra Scozzese e Marino non è passato
inosservato: «Il sindaco — dice il deputato Pd Michele Anzaldi — avrebbe chiesto ai suoi
assessori di sforare il patto di
stabilità. Se fosse vero ci troveremmo di fronte ad un grave
atteggiamento che mette in discussione le regole fondamentali dei conti pubblici. Il ministero dell’Economia valuti se
non sia opportuno convocare il
ragioniere generale del Campidoglio per verificare che non si
vada incontro a un danno erariale». In questo clima, Matteo
Salvini annuncia: «Se si vota a
Roma la Lega avrà un candidato. E prenderemo una barca di
voti».
Toccherà stasera a Ignazio
Marino sul palco della Festa
dell’Unità — da solo, nessuna
domanda prevista — raccontare il momento di Roma. Per
il momento, dal Campidoglio,
si nega qualunque problema:
«È vero che Marino e Improta
si sono parlati al telefono ma
per lavorare, esattamente come accade sempre». A breve,
in ogni caso, si avrà certezza
del destino che attende Roma:
martedì sono previste sia una
riunione dei capigruppo in
Campidoglio per preparare la
mozione di candidatura per le
Olimpiadi (nello stesso giorno
nel quale Parigi, una delle sfidanti più accreditate, ufficializzerà la corsa) sia il Consiglio
dei ministri, che sul Giubileo
potrebbe dare risposte sui fondi e attribuire i poteri di coordinamento al prefetto Franco
Gabrielli. Un altro «segnale»,
per Marino, non certo incoraggiante.
Alessandro Capponi
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Marchini: libererò la Capitale
Bene se ci sarà Berlusconi
ma voglio superare gli steccati
sparare addosso a Marino?
«So bene come sia impossibile a Roma evitare il contatto
con degli insospettabili che poi
si rivelano tutt’altro. Cosa diversa è lasciarsi contaminare, come successo a questa sindacatura e trovo indegno da parte di
Marino scaricare tutte le colpe
sul Pd romano dipingendo solo
oggi i suoi padrini politici che
lo hanno creato sindaco come
dei miseri capi bastone. Mafia
Capitale è solo l’ultima delle
criticità non gestite in questi
anni. La Capitale è allo sbando».
In un’intervista al Corriere,
nel 2013, lei denunciò il «clima mafioso» che si respirava
in città
«Oggi c’è il walzer dell’ipocrisia: tutti sapevano che negli
ultimi anni a Roma il voto di
scambio era l’architrave del

Il commissariamento
«Quando invocammo il
commissariamento
fummo lasciati soli da
tutti, anche dal M5S»

consenso politico».
Perchè invocaste il commissario?
«Bisognava chiudere i rubinetti del malaffare, e fummo lasciati soli da tutti, anche dal
M5S. Oggi non pretendano una
superiorità morale: in politica
non ha mai portato bene, Lega
e Pd docet».
Adesso da dove si ricomincia?
«Siamo solo alla punta dell’iceberg e sono convinto che il
sistema si stia già riorganizzando. Il silenzio che circonda le
nostre denunce sugli attuali
400 milioni ancora ad oggi fuori bilancio e le crescenti intimidazioni di cui sono oggetto me
lo confermano».
Lei andrà avanti?
«Bisogna chiudere rubinetti
che alimentano la mala erba e
noi abbiamo dimostrato di sapere come fare. Proveranno a
scoraggiarmi con una forte
campagna di delegittimazione,
che alimenterà però la mia feroce determinazione ad andare
avanti per liberare Roma, la città che amo».
Con chi? Berlusconi, dicono, la stima molto...

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«Tempo fa mi disse: “Generalmente mi sforzo per convincere gli imprenditori a impegnarsi in politica. Con te farò
l’opposto, la passione e la sana
follia che ti anima ti esporrà a
grandi rischi personali, ti consiglio di essere nullatenente in
questo Paese”. Senza proclami
ho messo in pratica il suo consiglio: l’unico modo per evitare
il conflitto di interessi è non
averne».
In FI si punta sul «modello
Venezia»: un imprenditore
sostenuto da civiche e centrodestra unito. Lei ci starebbe?
O ancora guarda anche a sinistra?
«Bisogna andare oltre. Non
credo all’uomo solo al comando.Ed è utopistico trovare le
migliori risorse dentro i partiti
o singoli movimenti come ingenuamente sperano i m5s.
Serve un colpo di reni di un’intera città».
C’è spazio anche per la Lega
che invoca le ruspe?
«Le ruspe di Salvini non sono una soluzione, ma solo un
efficace spot elettorale. Chiuso
un campo ne nascerà un altro, e
per di più illegale. Bisogna ren-



Indegno
che Marino
scarichi
tutto sul Pd
romano
dipingendo
solo oggi i
suoi padrini
politici
come miseri
capibastone



Sogno una
squadra di
almeno 300
persone ma
è utopistico
trovare le
migliori
risorse
dentro
partiti e
movimenti

dere non più conveniente venire a Roma per delinquere. Con
un gruppo di giuristi presenteremo poche norme chiare e
non discriminanti che consentiranno l’allontanamento dal
nostro Paese per coloro che in
modo recidivo e premeditato
attuino alcuni crimini ad esempio coinvolgendo i minori».
Non è il ruolo stesso del
sindaco in crisi?
«No, in crisi è il vecchio modello di governo delle città calibrato su risorse infinite che
non ci sono più . La risposta è
scritta nella Costituzione: sussidiarietà orizzontale, delegando e coinvolgendo i cittadini
nella gestione di alcune attività
del proprio quartiere, dal verde
agli asili nido. Il comune interverrà con la leva fiscale e con
agevolazioni nelle utenze . Miglioreranno i servizi,si creerà
occupazione risvegliando un
forte senso comunitario.
Le Olimpiadi possono essere un volano?
«Temo sia un dibattito teorico. Se verranno in Europa, le
Olimpiadi le vincerà Parigi:
malgrado il generoso impegno
del Coni sono più bravi a fare sistema».
Dovesse sintetizzare il suo
programma, oggi?
«Liberare le immense risorse
di questa città che deve convincersi che conoscerà benessere,sicurezza economica e prosperità anche nella legalità,nel
decoro e con un ritrovato spirito comunitario a partire dai
quartieri che sono l’inesauribile fiamma etica di noi romani».
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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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POLITICA

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Il presidente pd

di Marco Galluzzo

«Serve un cambio radicale a Roma
Decisiva la relazione del prefetto»
Orfini: non basta solo la battaglia di legalità, la squadra forse va rafforzata

L’incarico
● Nel dicembre
del 2014, dopo
lo scandalo per
l’inchiesta su
Mafia Capitale,
Matteo Orfini è
stato nominato
da Matteo
Renzi
commissario
straordinario
del Pd romano
● Dal rapporto
dell’ex ministro
Fabrizio Barca
sui circoli del
Pd, sono
emersi tra il 20
e il 30% di
iscritti
«fantasma»

ROMA Matteo Orfini, lei è presidente del partito e commissario del Pd a Roma, ci può dire una parola definitiva su
Marino: resta o non ha più la
vostra fiducia?
«Guardi, noi tutti insieme abbiamo deciso di darci un punto
di svolta dopo la relazione del
prefetto, lì si dirà se il Comune
va sciolto o meno, e a quel punto
discuteremo di come costruire
una svolta e di come produrre
un salto di qualità».
Quindi se la relazione prefettizia sarà in qualche modo
clemente ci sono le condizioni per un rilancio della Giunta?
«Marino ha detto di avere fiducia nella sua squadra, forse
ci sarà bisogno di rafforzarla,
ma sono discorsi prematuri,
anche per senso di rispetto istituzionale nei confronti della

Prefettura. Di sicuro nella giunta che Marino guida ci sono
tanti elementi validi, ne voglio
citare uno fra tutti, l’assessore
Alfonso Sabella, che è il più
esposto di tutti e che finora ha
dato un impulso notevole, a
partire dalla costruzione di un
sistema di regolamentazione
degli appalti che garantisce un
livello di legalità e trasparenza
che poche altre città possono
rivendicare».



Le sezioni da chiudere
Al netto di alcuni errori
di valutazione le sezioni
del rapporto saranno
chiuse o commissariate

Marino ha la visione e la
forza per rilanciare la città?
«In questi anni c’è stato un
sistema criminale che ha aggredito Roma e che ha avuto la
forza di attecchire anche in
pezzi della politica e che ha cercato di frenare l’azione di cambiamento della giunta Marino.
Nel momento in cui questa battaglia sarà vinta occorrerà ripartire con più slancio, alcune
delle difficoltà sono anche
frutto di questa battaglia: se ripristini meccanismi di trasparenza e legalità un rallentamento iniziale della macchina
amministrativa ci può stare».
Lei, Renzi e Marino: il sindaco attaccato dal premier e
difeso da lei. Marino ha la fiducia del premier?
«Ci sono state delle incomprensioni ma sono state chiarite, sono acqua passata. Renzi

● Il caso
I circoli «sospetti»
protestano:
da Barca
accuse ingiuste
ROMA Altro che mea
culpa. La reazione alla
«mappatura» dei circoli Pd,
resa nota venerdì da
Fabrizio Barca — 27
«sezioni» considerate
dannose, più altre 13
comunque accusate di
«inerzia» — è la
«ribellione» dei segretari di
circolo (o dei capibastone
ai quali fanno riferimento).
Fabrizio Barca sorride: «Ero
preoccupato che la reazione
fosse il muro di gomma: il
fatto che il 60% dei circoli
considerati dannosi sia
venuto a bussare alla mia
porta, dandomi nuove
informazioni, conferma che
la mappatura è il punto di
partenza del lavoro». In
molti gli chiedono quale sia
l’origine del male che
affligge il Pd di Roma: «Tre
fattori. Lo straordinario
peso della rendita
immobiliare.
L’incompletezza del
trasformismo della
stagione ‘96-2006, la scelta
di allargare troppo la base
che conduce alla svolta
trasformista». Punta
l’indice contro la
Margherita e gli ex Dc? «No,
anche quella era una
componente vivificante. Il
problema, casomai, è la
parte clericale di destra che,
in quel momento, entra nel
partito». Molti hanno
reagito alla «mappatura»
sui social network. È il caso
del deputato Pd Marco Di
Stefano, indagato per
corruzione in un’inchiesta
della procura di Roma: per
lui il lavoro di Barca è
«chiaramente di parte:
peccato che a Barca, ad
esempio, siano sfuggiti
quei circoli, appartenenti a
correnti specifiche, che non
hanno mai svolto alcuna
attività se non quella di
raccogliere voti per
eleggere i parlamentari alle
primarie». Commento
gelido di Barca: «Il solito
rumore romano».
Al. Cap.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

pensa che non basti solo la battaglia di legalità, e su questo
siamo tutti d’accordo».
Roma è la Capitale del Paese e non è all’altezza di altre
Capitali europee.
«Io e Renzi ci siamo sentiti
continuamente e c’è assolutamente la convinzione del fatto
che questa città debba cambiare in modo radicale, diventan-

Al Nazareno
Matteo Orfini,
40 anni,
presidente
del Pd e
commissario
del partito
romano

do l’orgoglio del Paese. Occorre
fare di più, mentre la Procura ci
aiuta a fare pulizia, noi dobbiamo rendere più vivibile e moderna la città».
Come?
«Da un lato la modernizzazione della macchina amministrativa è strategica, e questo si
fa con un’azione a più livelli: attraverso la riforma della Pa che
il governo sta elaborando, con
il ripensamento della giungla
della municipalizzate e con le
riforme che lo stesso Marino
sta portando avanti. Poi c’è sicuramente un tema di ristrutturazione delle infrastrutture,
abbiamo una rete sottoutilizzata, stiamo lavorando ad un accordo fra Regione e Ferrovie
dello Stato e senza grandissime
opere possiamo dare tante
nuove stazioni che servono ai
cittadini».
Caso Improta, si dimetterà?
«Improta non si è dimesso e
credo non si dimetterà, ci sarà
certamente un momento di riflessione quando verrà presentata la relazione del prefetto,
poi eventualmente si discuterà
della modalità di un rilancio,
ma il sindaco Marino ieri ha
chiarito di essere soddisfatto
della sua giunta».
Prevede che non si dimette-



L’obiettivo
Le incomprensioni con
Renzi le abbiamo chiarite
Dobbiamo rendere
più moderna la città

rà ma non è sicuro, non crede
restino troppe incognite?
«Mi limito ai fatti. L’amministrazione Marino ha chiuso
con un anno di anticipo il piano di rientro sul debito concordato con il governo, siamo
quelli che stanno risanando i
guai prodotti da altri, Roma
non chiede soldi in più e potrebbe farlo, credo che le incognite con il passare del tempo
passeranno in secondo piano».
La candidatura alle Olimpiadi va in Consiglio comunale e
martedì arriva la candidatura
di Parigi.
«Sia sulla Ryder Cup di golf,
uno dei primi sei o sette eventi
sportivi del mondo, che sulle
Olimpiadi, grandi eventi anche
in termini di investimenti, credo che occorrerà un impegno
congiunto fra Comune e governo».
I circoli del Pd inquinati, li
chiudete? Cosa pensa del rapporto Barca?
«Il rapporto è un’indicazione utilissima, al netto di qualche errore di valutazione quei
circoli o verranno chiusi o verranno commissariati. Qualcuno si è sentito accusato ingiustamente, vedremo, poi procederò con i provvedimenti. Ma il
Pd ha al suo interno le risorse
per ripartire, dobbiamo anche
ripensare il modello organizzativo di partito a livello locale, il
circolo non può essere solo un
comitato elettorale di quartiere, viceversa diventa uno strumento di costruzione di un
percorso di carriera istituzionale. Abitudini e comportamenti che hanno distrutto il Pd
di Roma devono sparire per
sempre. E così sarà».
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POLITICA

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Le case del Campidoglio
Affitti a 7,7 euro al mese
IL GRANDE DEGRADO Il Comune di Roma possiede

di Sergio Rizzo
e Gian Antonio Stella

SEGUE DALLA PRIMA

Il signor Gianpaolo Cuccari, un cittadino romano deciso a sapere ciò che evidentemente lassù in alto nessuno vuole sapere, si è piazzato per
settimane davanti al computer e ha battuto a
tappeto il database di 24.525 appartamenti di
proprietà del Comune di cui possiamo conoscere (evviva la trasparenza!) il canone incassato. E
ha scoperto che 7.066 di queste case, cioè quasi
un terzo, sono affittate a 7 euro e 75 centesimi al
mese. Direte: è un errore di stampa. Lo ripetiamo: sette euro e settantacinque centesimi al mese. Il costo di una pizza Margherita (senza birra)
in una bettola fuorimano. Sul versante opposto,
le abitazioni spesso di prestigio e collocate nei
posti più esclusivi della città eterna che sono affittati dal Campidoglio a più di mille euro al mese (andate online e cercate: nelle zone storiche di
pregio si parte dai 1.500 in su...) sono in tutto 16:
sedici! Lo 0,06 per cento. Di più ancora: le case
affittate a meno di 300 euro (solo topaie o quasi
di periferia, sul libero mercato) sono il 95,1%.
Sbarrati gli occhi per l’indignazione, il solitario Sherlock Holmes ha preso carta e penna e ha
denunciato il fatto alla Procura della Repubblica
e alla Corte dei conti: «Nel corso del tempo il Comune di Roma non ha mai aggiornato i canoni e,
in conseguenza dell’ingresso nell’euro, appare
certo che si sia limitato a fare la conversione dell’importo nella nuova moneta. La documentazione allegata al presente esposto pone in evi-

La società privata che controlla
A lungo i controlli sono stati affidati
(per 9 milioni annui) a una società
privata che pensava a gestione
amministrativa e manutenzioni
denza, essendo gli importi dei canoni differenziati a seconda della colorazione utilizzata, il
metodo con cui sono stati enucleati i dati sopra
indicati». La prova? «Nel medesimo immobile
spesso è possibile rinvenire la situazione per cui
la maggior parte delle persone paga canoni irrisori, mentre altri soggetti abitanti nel medesimo
palazzo pagano canoni che, seppur affatto alti,
sono notevolmente superiori agli altri». Ovvio:
chi era già dentro ha continuato a pagare cifre risibili per decenni senza che alcuno si prendesse
la briga di andare ad aggiornare l’affitto.
Di più ancora: «Sorge il fondato sospetto che
nel corso del lungo tempo trascorso dal momento della prima assegnazione soggetti diversi dai
legittimi assegnatari abbiano goduto degli immobili ad insaputa degli organi comunali competenti, colposamente inerti». Immaginiamo la
faccia del procuratore generale della Corte dei
conti Salvatore Nottola: «Ma non c’è nessuno
che controlli?». Intendiamoci: in una metropoli
come Roma, con tutti i problemi sociali che esistono e si sono aggravati negli ultimi anni, ci sta
pure che alcune abitazioni pubbliche vengano
assegnate a prezzi ultra-popolari. Ma quelle case
a 7,75 euro al mese son davvero occupate solo da
vecchi pensionati impoveriti dalla crisi o da famiglie indigenti che non ce la fanno? Dubitiamo.
Le denunce dei mesi scorsi da parte dell’opposizione che in consiglio comunale fa capo ad Alfio Marchini, del resto, hanno documentato casi
assurdi. Ad esempio l’appartamento di 70 metri
quadrati in via dei Cappellari, a Campo de’ Fiori,
affittato a 222 euro. O la casa di 122 metri quadri

222
Euro
È il canone
mensile per un
appartamento
di 70 metri
quadrati di
proprietà del
Comune a
Campo de’ Fiori

174
Euro
È il canone
di affitto di un
appartamento
di 122 metri
quadrati in via
Labicana,
vicino
al Colosseo

oltre 42 mila immobili: di 24
mila si conosce il canone. Solo
16 fruttano più di 1.000 euro
mensili. Lo si è scoperto grazie
alla denuncia di un cittadino
ai pm e alla Corte dei conti
in via Labicana, vicino al Colosseo: 174. O il monolocale in piazza Navona: 22. O la sede Pd di via
dei Giubbonari, dietro il ministero della Giustizia: 200. Per non dire di alcuni sbalorditivi affitti
commerciali, come quello di un bar in via dei
Campi sportivi, oltre Villa Glori, che sborsa 26
euro mensili: ottantasei centesimi al giorno! O
di un ristorante in via Appia Antica: 258 euro al
mese. Cioè 8 al giorno: il costo di un contorno,
patate o cicoria.
Siete scandalizzati? Eppure è ancora peggio di
come appare. Perché le prime denunce dell’andazzo, sulla gestione del patrimonio immobiliare capitolino, sono addirittura del 1977. Quando
Jimmy Carter entrava alla Casa Bianca, Renato
Vallanzasca veniva catturato, i radicali chiedevano le dimissioni di Leone e in India si dimetteva
Indira Gandhi. Fu allora che, su denuncia dell’allora sindaco Giulio Carlo Argan, la magistratura
mise sotto inchiesta l’assegnazione di 2002 case
comunali. Finite in decine di casi a galoppini
della Dc che non ne avevano alcun diritto.



Giulio Carlo Argan
I disastri di Roma,
finanziari, edilizi o
Quei 17.930 immobili
culturali che siano, non
di cui nessuno sa più nulla
sono praticamente
rimediabili
(nel 1976)
Quei 24.525 appartamenti di cui parlavamo al-

22
Euro
È il canone
di affitto
mensile per un
monolocale in
piazza Navona
di proprietà
del Comune
di Roma

200
Euro
È il canone
di affitto
per la sede
del Pd di via
dei Giubbonari,
dietro il
ministero
della Giustizia

258
Euro
È il canone
mensile di un
ristorante in via
Appia Antica:
vale a dire 8
euro al giorno,
come il costo
di un contorno

Protesta Uno striscione calato dal primo anello del Colosseo durante una delle
manifestazioni per il diritto alla casa che periodicamente invadono strade e piazze di Roma

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Da allora, è stato un continuo succedersi di inchieste, polemiche, promesse di svolte virtuose
e definitive. Inutile elencarle tutte. Basti ricordare che nel 1988, cioè 27 anni fa, l’allora assessore
comunale al Demanio spiegava che il Campidoglio vantava crediti dagli inquilini morosi dei
«26 mila appartamenti di edilizia economica e
popolare» per 80 miliardi di lire dell’epoca: oltre
88 milioni di euro attuali. Nonostante il canone
fosse mediamente tra i 26 e i 32 euro di oggi. E
già allora l’assessore, Antonio Gerace, confidava
all’Ansa: «È difficile addirittura stabilire chi realmente occupa l’abitazione. Molti inquilini si sono installati abusivamente nelle case e vi risiedono da oltre 15 anni senza pagar alcun canone».
L’anno dopo, la Finanza rilevava una morosità
di 47 miliardi e mezzo di euro attuali «soltanto
in relazione a 8.300 alloggi di edilizia residenziale pubblica». Di più, denunciava il Comune: «Almeno 5.000 inquilini non hanno un volto». Va da
sé che sul tema le polemiche erano roventi. Di
qua il pentapartito che voleva affidare la gestione ai privati, di là le sinistre, col Pci in testa, che
si opponevano. Ed è andata avanti così per anni e
anni. Ancora polemiche. Ancora risse. Ancora
promesse. Ancora scandali, come quello vent’anni fa di Affittopoli quando saltò fuori che anche abitazioni comunali di prestigio erano finite
a politici, amici di politici, parenti di politici...
Scrisse il Giornale, protagonista di una dura
campagna stampa, che «su un patrimonio valutato sui 15.000 miliardi di lire il Comune ne attende 40 di incasso ogni anno, ma, a conti fatti,
ne arrivano solo la metà». Tradotto in euro: da
quel tesoro immobiliare del valore di 11 miliardi
e mezzo d’oggi, il Campidoglio ricavava una
quindicina di milioni. Per spenderne contemporaneamente 106 per la manutenzione. Una pazzia. Destinata negli anni non a essere superata.
Ma a peggiorare addirittura.

l’inizio non sono nemmeno l’intero patrimonio
capitolino. Per arrivare alla cifra ufficiale degli
immobili comunali di edilizia residenziale contenuta nell’esposto di Cuccari, ovvero 42.455,
occorre aggiungerne 17.930. Dei quali, scrive il
segugio ai giudici, nulla si sa.
Sappiamo però che dal suo sterminato patrimonio immobiliare, nel quale ci sono appunto
anche molti alloggi esclusivi in pieno centro
storico non assegnati a indigenti, il Comune ha
ricavato nel 2013 circa 27,1 milioni di euro. Media ad appartamento: 52 euro al mese. Una miseria. Ancora più indecente in confronto a
quanto è stato speso nel 2014 per la gestione e le
manutenzioni di ogni proprietà: 138,9. Quasi il
triplo.
Chi controlla, allora? C’è innanzitutto una società privata. Per molto tempo, in cambio di un
«modico» compenso di nove milioni annui, la
Romeo gestioni si è occupata della gestione amministrativa e di alcune di quelle manutenzioni
di cui dicevamo. Poi c’è, ovvio, la politica. Ovvero il dipartimento del patrimonio. Ma non è mai
cambiato nulla. Ogni tanto il sindaco di turno
proclama che la cose cambieranno: e le parole
restano parole. Nel settembre del 2012, tempi di
spending review, uscì un’Ansa: «Contro le case
e gli immobili pubblici dati in affitto per due
soldi arriva a Roma l’Anagrafe pubblica degli
immobili». Con tanto di esempi, come quello di
un bar a Santa Maria in Trastevere: 52 euro mensili. Un cappuccino al giorno e il padrone si era
già rifatto. Svolte epocali successive? Mah...
Anche Ignazio Marino, nel settembre 2014, ha
detto di voler «avviare le attività propedeutiche» (testuale) per adeguare i canoni. E anche
stavolta le buone intenzioni, che non mettiamo
in dubbio, sono rimaste lì, appese come caciocavalli al trave. Per mesi. Finché a febbraio la Romeo gestioni, che aveva ricevuto l’incarico di
studiare la cosa, ha lamentato per iscritto di non
aver mai avuto dal Comune il via libera per chiedere gli aumenti agli inquilini…
Mentre affitta gli immobili propri a prezzi
stracciati, il Campidoglio paga a peso d’oro
quelli altrui. Siccome evidentemente non bastano le case popolari, ha preso in affitto da costruttori ed eredi 4.801 appartamenti nelle aree
periferiche per 21 milioni annui. Canone medio
mensile: 364 euro, sette volte di più di quanto
incassa dai suoi. Poi c’è l’emergenza abitativa:

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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POLITICA

15
#

Patrimonio
Una veduta
aerea
di Roma,
tra palazzi,
monumenti
e eredità
degli antichi
romani.
La denuncia
di un privato
cittadino
alla Corte
dei conti
e alla
Procura
della Repubblica
ha messo
in evidenza
come il Comune
abbia
affittato
in tutti
questi anni
moltissimi
dei suoi
appartamenti,
anche
in zone
strategiche,
a prezzi
risibili:
in media
le spese
di gestione
e di
manutenzione
sono
quasi il triplo dei
ricavi per
ciascuna casa
(LaPresse/
Vincenzo
Coraggio)

Chi sono

● Massimo
Ferrero controlla al 50% la
Farvem Real
Estate: la società ha affittato al Comune di
Roma un
immobile con
una pigione di
un milione e
mezzo di euro
per sei mesi

altri 42 milioni accompagnati da un fetore fastidioso, come dicono le inchieste su Mafia Capitale. Anzi, è forse l’affare più succulento: per alcuni immobili i canoni pagati dalle casse capitoline sfiorano i 2.700 euro mensili. E l’emergenza
dura da anni. Se non decenni. Di nuovo la stessa
domanda: chi controlla? Nessuno, è evidente,
ha mai controllato davvero. Perché appena il Comune ha cominciato finalmente a fare le verifiche è saltato fuori di tutto. Su un campione di 96
famiglie assegnatarie di quelli alloggi messi a
carico dei cittadini per l’emergenza abitativa 39
non ne avevano alcun diritto. Quattro su dieci.
Ma votano...
La (cattiva) politica, qui, fornisce la spiegazione a ogni cosa. Dietro ogni apparente sciatteria
o apparente scivolone della burocrazia c’è sempre la (cattiva) politica. È un gioco delle parti, fra
certi (cattivi) funzionari dell’amministrazione e
i partiti. Ognuno ha il proprio tornaconto. Si
spiega così come mai i controlli, a Roma, siano
un buco nero che inghiottisce tutto. E per cambiare le cose non bastano gli annunci né la semplice buona volontà. Serve fare le cose più semplici. Però farle davvero.

L’eredità dei palazzinari
e le delibere sotto esame
● Angiola
Armellini ha
affittato al
Comune di
Roma 1.048
appartamenti
di cui non
pagava le tasse
sulla casa: nel
2014 ha trovato un accordo
con l’Agenzia
delle Entrare

● All’immobiliarista Sergio
Scarpellini il
Comune di
Roma ha pagato 1,2 milioni
per un trimestre di affitto in
via delle Vergini
dove si trovano
alcuni uffici del
consiglio
comunale

Vi pare possibile che una signora con 1.048
(millequarantotto!) appartamenti affittati al Comune di Roma, Angiola Armellini, erede dell’impero del re dei palazzinari Renato, non paghi
allo stesso Comune le tasse sulla casa? E vi pare
possibile che possa chiudere una pendenza come questa, nell’estate del 2014, grazie a un accordo con l’Agenzia delle Entrate che prevedeva 37
milioni di multa più 10 al Comune di Roma? Briciole, in confronto ai due miliardi di euro volati
in Lussemburgo. Briciole. Mentre i canoni pagati dal Campidoglio continuavano a correre...
Ne troviamo le tracce in una serie di «determinazioni dirigenziali» spedite qualche settimana
fa dal Comune (evviva!) ai magistrati contabili.
Contenute in un librone che porta scritto sul
frontespizio «Allegato alla relazione sul controllo successivo di regolarità amministrativa per la
Procura generale della Corte dei conti».
È il risultato delle verifiche a campione fatte
nel 2014 su una serie di provvedimenti dell’amministrazione. In tutto, 1.534. E questi controlli
hanno scovato anche delibere, contratti, decisioni discutibili: 222. Uno ogni sei documenti
presi in esame. Scelte che davano da pensare. In
qualche caso parecchio.
Non è una coincidenza che molte di quelle determine finite sotto osservazione siano state
sfornate dai dipartimenti delle politiche abitative (21) e del patrimonio (20). Nel librone inviato
alla Corte dei conti c’è per esempio l’autorizzazione al pagamento di circa un milione e mezzo
per sei mesi di pigione di un immobile affittato
al Comune di Roma dalla Farvem Real Esate, società controllata al 50% da Massimo Ferrero, detto «Viperetta», il proprietario d’una catena di sale cinematografiche e presidente della Sampdoria, e da sua moglie Laura Simi. E il pagamento
di 1,2 milioni all’immobiliarista Sergio Scarpelli-

Il Comune non
ha aggiornato
i canoni e si è
limitato a fare
la conversione
in euro
Nello stesso
immobile c’è
chi paga
canoni irrisori
e chi molto
più alti

ni per un trimestre di affitto dell’immobile in via
delle Vergini dove stanno alcuni uffici del consiglio comunale. E la delibera relativa a un versamento di 274 mila euro alla società «il Tiglio»
che fa capo all’immobiliarista Domenico Bonifaci per l’affitto di un ufficio in via Flaminia.
Ufficio al centro di una storia curiosa. L’immobile era infatti di proprietà di una società comunale, «Risorse per Roma», che lo vendette il
28 dicembre 2007 (mentre il Campidoglio era
commissariato) a una società costituita un mese
prima da Bonifaci. Il quale lo riaffittò prontamente al Comune, ripagandosi il mutuo con il
canone. Un capolavoro... A spese dei cittadini.

Le politiche sociali
e la coop di Mafia Capitale
Ma il record delle «determine» più contestate
spetta, e forse non poteva essere diversamente
dopo quanto si è letto nelle cronache, al dipartimento politiche sociali. Per capirci, la struttura
comunale interfaccia delle cooperative. Gli atti
impugnati sono 58 su 222. Fra questi le proroghe dei finanziamenti alla «Eriches 29» di Buzzi,
l’uomo simbolo di Mafia Capitale insieme a Massimo Carminati, e all’altra cooperativa «Domus
Caritas», per l’assistenza alle famiglie in «emergenza abitativa». Motivo dei rilievi? Quei nuclei
familiari non avevano diritto ai benefici, tanto da
risultare destinatari di provvedimenti di sgombero. Si tratta di tre delibere per un totale di 600

I numeri
42.455

24.525

gli appartamenti
e gli immobili
di proprietà
del Comune di Roma

quelli di cui è possibile
conoscere
il canone di locazione

Il canone incassato
di appartamenti o immobili affittati al mese

24.525
16

7.066

più di 1.000 euro
lo 0,06% del totale

a 7,75 euro
il 28,8%

I ricavi e le spese

27,1 milioni di euro

Ricavi al mese per appartamento
52 euro

Nel 2013 il Comune
ha ricavato dal suo
patrimonio immobiliare

Spese per gestione e le manutenzioni nel 2014

138,9 euro

Gli affitti del Comune

21 milioni di euro

364 euro

Spesa totale all’anno che il Comune paga per 4.801
appartamenti in affitto nelle aree periferiche della città

canone medio
mensile

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Corriere della Sera

mila euro, adottate fra la fine di luglio e la fine di
novembre 2014. Ma Enrico Lamanna e Vito Tatò,
i due ispettori della Ragioneria generale dello
Stato spediti dal ministero dell’Economia a fare
le pulci ai conti della Capitale in previsione del
decreto «salva Roma», l’avevano già messo nero
su bianco molto ma molto tempo prima. Nel
rapporto inviato al Comune di Roma il 16 gennaio 2014 denunciavano infatti che le continue
proroghe alle società citate, e per importi superiori alle soglie oltre cui per legge si devono bandire le gare, erano assolutamente illegittime.
Nero su bianco: «Gli enti pubblici possono
stipulare convenzioni con le cooperative sociali
per la fornitura di beni e servizi, diversi da quelli
soci sanitari ed educativi, in deroga alle procedure, purché detti affidamenti siano di importo
inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria.
Nel caso in questione tale soglia è stata abbondantemente superata». Di più: «La proroga d’un
affidamento è espressamente vietata dall’art. 23
della Legge n. 62/2005...». Più chiaro di così…
Non per gli uffici comunali, però. Sordi, ciechi.

Le verifiche dei magistrati
Il record di atti contestati spetta
al dipartimento politiche sociali,
interfaccia delle coop coinvolte
nell’inchiesta sul «Mondo di Mezzo»
Muti. Fino allo scoppio dello scandalo Mafia Capitale.
Micidiale, la relazione degli ispettori. Non si
limitava a sottolineare l’illegittimità delle proroghe alle cooperative che sarebbero state coinvolte un anno dopo nelle inchieste. Metteva anche il dito nella piaga delle municipalizzate e di
tante altre storture. Come il cosiddetto salario
accessorio di cui scrivevamo ieri. E la giungla
delle indennità stratificate negli anni. Indennità
per la presenza in servizio. Indennità manutenzione uniforme. Indennità attività di sportello.
Indennità oraria pomeridiana (sic!). Indennità
annonaria. Indennità decoro urbano. Indennità
disagio: anche se non si capisce, sottolinea il
rapporto, di quale disagio si tratti.
Eppure, quella relazione è stata di fatto, fino
allo scoppio di Mafia Capitale, completamente
ignorata. Solo «dopo», ad esempio, è stata istituita una struttura interna con il compito di rafforzare i controlli così come era previsto un anno e mezzo prima (un anno e mezzo!) da un decreto Monti. E solo un paio di mesi fa il pacco
delle «determine» messe sotto esame, comprese quelle su Buzzi, è arrivato finalmente alla Corte dei conti: e c’è da domandarsi se non abbiano
contribuito a questo le punzecchiature del rompiscatole di turno, il consigliere radicale Riccardo Magi, che per mesi ha tempestato di lettere e
richieste gli uffici. A proposito, e quelle 222
«determine» finite nel mirino? Ne sono state
annullate due e revocate sei. Dei dirigenti che le
avevano firmate, non ne è stato sanzionato uno.
(4 — fine)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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16
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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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POLITICA

17
#

Scuola, margini ridotti per l’intesa
Renzi: assunzioni solo se si cambia
Cresce l’ipotesi fiducia. Il governo: senza legge i centomila stabilizzati sarebbero 20 mila
Il segretario di Scelta civica

Il testo

Zanetti:
noi indispensabili,
vogliamo
un ministero

● La
discussione sul
disegno di
legge sulla
scuola
riprenderà
martedì in
commissione

ROMA «I nostri 25 voti alla

Camera sono decisivi,
soprattutto se la minoranza
del Pd si mette di traverso.
Anche per questo chiediamo
di rientrare al governo. La
nostra delegazione è
inadeguata». Enrico Zanetti,
sottosegretario all’Economia e
segretario di Scelta Civica, non
usa giri di parole per spiegare
il rapporto, non sempre facile,
con il governo. E per chiedere
la nomina di un ministro (si fa
il nome di Andrea Mazziotti).
Quale ministro?
«Non certo io. Scelta Civica ha
già avuto segretari che
trattavano per se stessi e ha
peccato troppo di
personalismo. Vedremo chi.
Quanto al ruolo, escludendo
rimpasti, potremmo riempire
la casella vacante del ministro
per gli Affari regionali, con
coordinamento della delega ai
fondi europei».
Renzi ha diversi problemi da
risolvere.
«Non vogliamo certo metterlo
in difficoltà e siamo convinti
Enrico
Zanetti, 41
anni, è
segretario
di Sc dal
febbraio
scorso

della necessità di sostenere il
governo. Ma ricordiamo che
senza i nostri voti, e senza la
nostra compattezza granitica,
quasi bulgara, la frattura con la
minoranza pd avrebbe potuto
mandare sotto più volte il
governo. Senza di noi, le
istanze riformiste e liberiste
rischiano di indebolirsi. Non
nascondo i malumori per la
scelta di Renzi di fare un
incontro ristretto al Pd sulla
scuola: gli alleati vanno
rispettati».
Scelta Civica cos’è diventata e
cosa diventerà?
«Per noi è fondamentale la
partita delle Amministrative
2016. Ci presenteremo in tutti i
Comuni e vogliamo rinnovare
dal basso la politica, federando
i movimenti e le liste, con
l’obiettivo di costituire una
lista civica nazionale. Il nostro
posizionamento è scarsamente
identitario rispetto a logiche di
centrodestra o centrosinistra.
Abbiamo uno stampo
fortemente liberaldemocratico
e una grande attenzione alla
pulizia delle liste. Siamo una
versione non antieuropeista,
non populista e non urlata del
rinnovamento che
propongono i 5 Stelle».
Sulla scuola che farete?
«Noi chiediamo che non ci
siano retromarce e che non
vengano stralciate le
assunzioni dal ddl. E poi
chiediamo che si rilanci su
fisco e immigrazione,
altrimenti si lascia spazio a chi
cavalca il populismo».
Al. T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Renzi ha
detto di voler
approvare il
testo entro
pochi giorni. La
riforma
dovrebbe poi
ritornare alla
Camera per
l’approvazione
definitiva

ROMA Una trattativa a tutto campo, che vede coinvolti i relatori
del provvedimento in commissione Istruzione al Senato, ma
anche esponenti del governo e
deputati. Il giorno della verità
sulla scuola si avvicina e i margini di un’intesa con la minoranza si assottigliano, con la fiducia che si fa sempre più vicina. I sindacati chiedono di scorporare le assunzioni dei precari
dal ddl e annunciano una manifestazione per il 23. Susanna Camusso, segretaria Cgil, è dura:
«È chiaro che il governo rifiuta
il confronto e la trattativa è una
presa in giro». Matteo Renzi risponde così: «Chi è contrario
cerca di bloccare la riforma in
Parlamento con migliaia di
emendamenti, salvo poi accusare il governo di non voler fare
le assunzioni. Non siamo noi
che vogliamo fermarci, ma le
assunzioni hanno senso solo se
cambiamo la scuola, se c’è un
nuovo modello organizzativo.
Le scuole non sono un ammor-

tizzatore sociale. E comunque,
prima di noi ci sono stati solo
tagli». Il senso, per il premier, è:
assumere senza riorganizzazione significa parcheggiare decine di migliaia di persone in un
angolo a scuola per dare uno
stipendio ai precari invece di
avere più prof per dare una mano agli studenti. Se non passa la
riforma - fa sapere palazzo Chigi
- saranno assunti i precari in base all’attuale normativa, ovvero
circa 20 mila insegnanti, men-

tre con la riforma saranno assunti i precari che Renzi vuole
stabilizzare: più di 100 mila.
Il provvedimento sulla Buona
scuola arriverà martedì in Commissione e i relatori, Francesca
Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap),
presenteranno un emendamento di un solo articolo che dovrebbe recepire alcune modifiche. Spiega la Puglisi: «Non snatureremo il provvedimento. Ma
stiamo facendo il possibile per
sciogliere tutti i dubbi». Le per-

100
mila i precari
della scuola
che nelle
intenzioni del
governo
dovrebbero
essere assunti
da settembre

Centrodestra

Forza Italia: nessuna nostalgia del Nazareno
«In Forza Italia non c’è alcun
cambiamento di strategia nei confronti
del governo. Il movimento è e resta
convintamente all’opposizione. Non c’è
alcuna nostalgia del cosiddetto “patto
del Nazareno”». Lo dichiara in una nota
l’ufficio stampa di Forza Italia. «La
nostra linea è netta e chiara — ha detto

il neo presidente della Liguria e
consigliere politico di FI, Giovanni Toti
— abbiamo sempre detto che se ci
fossero dei cambiamenti sulla legge
elettorale potremmo valutarli. Renzi
però non mi sembra interessato e noi
non siamo intenzionati a cambiare la
nostra linea di opposizione».

plessità della minoranza del Pd
non sono fugate. E contrari sono
anche i sindacati, che hanno
chiesto un confronto con il governo e chiedono di anticipare
le assunzioni dei precari. Non è
d’accordo la Puglisi: «L’assunzione non può essere fatta se
non passa il resto del provvedimento. Non c’entra nulla il ricatto». La trattativa di queste ore
serve per capire come procedere. Renzi ha fretta. Martedì il Pd
si riunirà e, se non si trovasse un
accordo, è possibile che il testo
vada in Aula senza voto in commissione. Soprattutto se i subemendamenti presentati da Sel e
5 Stelle sforassero nell’ostruzionismo. In quel caso, il testo passerebbe in Aula, probabilmente
già giovedì. E qui verrebbe presentato il maxiemendamento
sul quale il governo potrebbe
porre la fiducia. Fiducia che per
il presidente del Senato, Piero
Grasso, sarebbe meglio evitare.
Nella newsletter, Renzi annuncia che «la ripresa c’è», ma, aggiunge, «non sono ancora contento: servono le riforme». Poi
spiega che bisogna «sbloccare
le opere pubbliche» e annuncia
che sono pronti sei decreti legislativi sul fisco. Quanto al Pd,
non commenta il rapporto di
Barca, ma dice: «È importante
che il Pd non perda il contatto
con i problemi dei cittadini. Talvolta abbiamo dato l’impressione di essere autoreferenziali».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Carroccio

di Marco Cremonesi



Bossi
La Lega
non può
essere un
partito
nazionale
E la ruspa
non mi
sembra
un buon
simbolo



Salvini
I voti in
politica
sono
importanti
E la ruspa è
un simbolo
di lavoro e
sudore
Piace a tutti
i bambini

Su Corriere tv
Segui
in diretta la
manifestazione
della Lega
a Pontida
oggi sul sito di
corriere.it

MILANO Da una parte, solo e «ridimensionato», Umberto Bossi. Dall’altra, tutto il resto della
Lega, che approva all’unanimità il nuovo statuto. Matteo Salvini cesella il nuovo corso così:
«Abbiamo il dovere di guardare al mondo e non soltanto al
Monviso. Anche se il Monviso
resta nella testa e nel cuore».
Il giorno prima di Pontida —
titolo, «Siamo qui per vincere»
— la Lega va a congresso a Milano. Sede, il centro dell’Unione commercianti, luogo classico degli eventi della classe dirigente milanese, non scontato
però per il partito che fu delle
camicie verdi. Ma la transizione è compiuta, il Carroccio di
governo ai leghisti sembra a un
passo. E il bottino di voti alle
ultime elezioni convince assai
più che non certi richiami di
Bossi («La Lega non può essere
nazionale»).
Il nuovo corso trionfa. Salvini liquida il premier come già
archiviato: «Penso sia superata
la fase dell’essere l’anti-Renzi. Il
primo nemico di Renzi è Renzi,
con il suo ego, i suoi tweet, il
suo servilismo, la sua boria».
Insomma: «Per me sarebbe
sminuente, svilente essere l’anti-Renzi». Perché «l’anno scorso commentavamo il 6% alle
Europee quest’anno abbiamo
commentato il 16% alle regionali: se tanto mi dà tanto, l’anno prossimo commenteremo il
26%» alle politiche. Dove , «andiamo al ballottaggio e vinciamo». Nessun complesso, peraltro, da partito territoriale:
«Se a Roma si torna al voto, noi
ci presenteremo con un nostro
candidato e prenderemo una
barca di voti». Grazie al movimento fratello «Noi con Salvini».
A Milano c’è da cambiare lo
statuto, trasformare le «Nazioni» padane in associazioni con
propria personalità giuridica.
Ma il cambio offre l’occasione

Meno poteri a Bossi. E lui attacca
Ma Salvini carica la sua Lega:
guardo oltre, non solo al Monviso
Passa il nuovo statuto. Il leader: un nostro candidato anche a Roma

anche per dare una limatina ai
poteri di Umberto Bossi. Che
resta sì presidente «a vita», ma
perde il ruolo di giudice d’ultima istanza a cui ricorrere contro le espulsioni: soltanto i «soci fondatori (circa una quarantina) potranno invocare il suo
parere monocratico. Il fondatore ammette di sentirsi «ridimensionato. Che mi mettete a
fare il presidente privo di pote-

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In alto, Matteo
Salvini beve
uno spritz al
bar con il vicesegretario della
Lega Edoardo
Rixi (Newpress)
In basso, la
ruspa sul prato
di Pontida
(Cavicchi)

ri?». La spiegazione la butta lì:
«Forse avranno paura». Ma
scoppia a ridere mentre lo dice.
Il punto, però, è assai più politico: «Non so che progetto è
quello di Salvini, l’andare a
prendere i voti al Centro e al
Sud». Secondo Bossi, «quelli i
voti non glieli danno. Quelli vogliono i soldi, mica vogliono
cambiare il Paese. Hanno sempre compartecipato con Roma
ai banchetti con i soldi rubati al
nord. È difficile che cambino
adesso». Il fondatore dice di
essere venuto al congresso
«per vedere che tipo di partito
esce». E lo dice chiaro: «Salvini
per adesso non mi piace. Si deve ancora esprimere, ma se fa
un partito nazionale rimane da
solo». A Pontida è già arrivata
una gran ruspa e il «Sacro prato» è stato tosato con un gran
Sole delle Alpi. Come dire, l’oggi e lo ieri della Lega. Ma a Bossi la ruspa non piace: «Non è

un buon simbolo. I buoni simboli sono quelli che agganciano al passato». E la Lega, quella
del XII secolo, «nacque perché
combatté e sconfisse il Barbarossa, e adesso il Barbarossa si
chiama Italia». Eppure, a fine
congresso, il nuovo Statuto viene approvato all’unanimità.
Matteo Salvini all’inizio è
secco. A Bossi non piace la
nuova Lega? «Mi dispiace» risponde tagliando corto. Poi,
aggiunge di «aver imparato
tutto da chi mi ha preceduto».
Ma il veleno è nella coda: «La
Lega è quella di prima. L’unica
differenza, è che oggi prende
più voti. E i voti in politica sono
importanti». C’è tempo per una
battuta anche sulla ruspa che
non piace a Bossi «È un simbolo di lavoro, sudore ed equità
sociale. A tutti i bambini piace
le ruspa. E continua a piacergli
anche quando crescono».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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18

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Esteri

Con un Suv sulla folla, tre vittime
Un giorno di terrore in Austria

● Il caso
Chi ce l’ha
il certificato
di morte
di Bin Laden?

A Graz 34 feriti. La polizia esclude il movente fondamentalista: «Problemi psichici»
Vespa e ho visto l’assassino che
ha buttato a terra una coppia,
uccidendo sul colpo l’uomo.
Credevo che a quel punto si sarebbe fermato, ma invece ha
preso di mira me e un altro
passante. Siamo riusciti a metterci in salvo. Non ho mai vissuto una cosa del genere. Siamo tutti sotto shock. Ora cancelleremo tutti gli eventi e isseremo le bandiere a lutto».
L’altra vittima, la donna ventiquattrenne è stata abbattuta
mentre passeggiava in bicicletta. Il responsabile dell’inchiesta, Kurt Kemeter, sostiene che
lo stragista a un certo punto si
sia fermato: è sceso dall’auto
con un coltello e ha ferito altri
due passanti. Poi è risalito in

DAL NOSTRO INVIATO
BERLINO Nella sera più triste di
Graz una ragazzina depone un
mazzo di fiori e una candela
sotto una panchina in cemento
nella Herrengasse, la via pedonale, la più frequentata. Lì sono
stati uccisi un bimbo di quattro
anni, una giovane donna di 24
e un uomo di 28. Sulla strada
sono rimasti 34 feriti, con
un’età compresa tra i quattro e i
74 anni. L’assassino non conosceva le vittime. Voleva una
strage e l’ha avuta. «È l’atto di
un folle, non ci sono moventi
politici o religiosi, il terrorismo
non c’entra», ha comunicato il
capo della polizia regionale, Josef Klamminger.
Intorno a mezzogiorno il killer, un austriaco ventiseienne
di origine bosniaca, si mette al
volante di un Suv verde, una

di Francesco Battistini

La vicenda
Nella principale
piazza di Graz,
seconda città
austriaca, si
teneva un
evento legato
al Gran Premio
di Formula 1
L’omicida al
volante del Suv
ha 26 anni:
viene descritto
come «uno
squilibrato».
Secondo alcuni
testimoni
l’uomo ha
investito la folla

Psicosi
L’uomo alla guida, un
austriaco di origine
bosniaca, sarebbe affetto
da disturbi mentali
Jeep Cherokee, e si dirige verso
il centro. Sfreccia a 100-150 chilometri all’ora sui marciapiedi,
investe la folla, travolge sedie,
transenne, biciclette. È un tornado che sconvolge il sabato
come sempre molto tranquillo
nella bella città del Sud, la seconda dell’Austria.
Famiglie in giro per negozi e
tanti gruppi di ragazzi, allegri e
rumorosi, davanti alle gelaterie. I testimoni riferiscono di
un rombo improvviso, di un sinistro rumore metallico, come
se fosse appena cominciata
un’intensa sparatoria. La gente,
terrorizzata, si rifugia negli androni dei palazzi storici, nei locali, nelle boutique. Poi le urla
di spavento si mescolano ai lamenti delle persone ferme a
terra, spianate dalla possente
vettura.
L’autista criminale dapprima punta verso la piazza prin-

In piazza I soccorsi a uno dei feriti di Graz. A destra, i rilievi sul Suv che ha travolto i passanti

cipale, dove era appena iniziato
un evento collegato al Gran
Premio di Formula 1, in corso
sul circuito della vicina Zeltweg. Poi ribalta un tavolino all’aperto, occupato da molti
clienti di un bar. Subito dopo
colpisce in pieno il bambino di
quattro anni, scagliandolo contro un muro. In quei momenti
anche il sindaco di Graz, Siegfried Nagl, sta girando in scooter. A malapena riesce a schivare la jeep: «Mi trovato lì con la

In Germania

Arrestato reporter egiziano
Ahmed Mansour, uno dei più noti giornalisti
della Tv satellitare Al Jazeera, è stato arrestato
all’aeroporto di Berlino, su richiesta dell’Egitto.
Un portavoce della polizia tedesca ha
confermato il fermo effettuato all’aeroporto
Tegel della capitale federale, dopo l’emissione
di un mandato di arresto internazionale da
parte delle autorità egiziane.

macchina ed è fuggito. Solo più
tardi si è presentato da solo a
un commissariato di polizia.
Gli inquirenti stanno mettendo a fuoco il profilo del responsabile di questa giornata
terribile. Sposato, due figli, sarebbe affetto da disturbi mentali. «Una psicosi — ha spiegato il capo della polizia Klamminger — che ha origini nella
sua situazione personale». A
fine maggio l’uomo era stato
oggetto di un’ingiunzione di
allontanamento dalla sua famiglia per comportamenti violenti. Secondo Klamminger a
quel punto «è uscito completamente di senno». Venti giorni per covare un’assurda vendetta contro la sua comunità.
Tre vite spezzate in uno dei
luoghi più sicuri d’Europa. È
sera e Graz piange.
Giuseppe Sarcina

a 100 km l’ora.
Personale a
bordo di
sessanta
ambulanze e
quattro
elicotteri hanno
prestato i primi
soccorsi.
Le vittime sono
tre, tra cui un
bambino di 4
anni; i feriti
trentaquattro,
alcuni gravi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La strage di Charleston

Il testamento web del killer
«Non ho scelta, devo farlo»
di Guido Olimpio

C
TRIBUNALE DI NOLA
CONC. PREV. n. 16/13 R.F.
Liquidatore Giudiziale Dott.ssa Monica Osteria. Vendita senza incanto: 17/09/2015 ore 18.30 presso lo studio in
Napoli, Via Antonio Mancini, 19. Lotto 1 - Comune di Roccarainola (NA) Strada Provinciale Cicciano-Cancello - Contrada
Felino. Complesso industriale costituito da capannone suddiviso in 3 campate da 7 pilastri ciascuna, la centrale ospita
il carroponte; Edificio uso uffici sui piani terra e primo; Edificio uso abitazione del custode composto da: cucina con
veranda, bagno, disimpegno, soggiorno, camera, cameretta con bagno; Blocco con 5 locali tecnici che ospitano off.
meccanica, generatore di corrente, compressore, cabina elettrica, autoclave, in prossimità dei quali si trova Silos per
deposito residui lavorazione; 2 serbatoi antincendio riforniti con acqua del pozzo sottostante; Tettoia per riparo materiale
imballato. Aree libere adibite a stoccaggio materie prime, area a verde, viabilità e parcheggio. Prezzo base Euro
2.160.750,00 in caso di gara aumento minimo Euro 60.000,00. Lotto 2 - Comune di Pieve Porto Morone (PV) Via
Vigna Grande. Complesso industriale, attualmente in disuso, costituito da: Capannone, 2 tettoie esterne, Silos; Locale
Deposito; Locale antincendio con vasca in calcestruzzo per accumulo acqua con sistema di pompaggio; Edificio uso
uffici ed alloggio custode sui piani terra e primo. Prezzo base Euro 1.283.250,00 in caso di gara aumento minimo
Euro 35.000,00. Deposito offerte tra le 16.30 e le 18.30 del giorno feriale precedente la vendita presso suddetto studio.
In caso di mancanza di offerte vendita con incanto: 01/10/2015 ore 18.30 ciascun lotto allo stesso prezzo e medesimo
aumento obbligatorio anche in caso di unico offerente. Info e per visione dell’immobile contattare il liquidatore giudiziale
tel. 081/7704857 339/8748862 e su www.astegiudiziarie.it (cod. A291175, A291176).

La bandiera
Dylann Roof,
il 21enne che
ha confessato
di aver ucciso
«per odio» nove
afroamericani,
in un’immagine
che lo mostra
con una
bandiera
sudista

ome un terrorista. O uno dei molti sparatori di massa.
Dylann Roof, l’autore del massacro di Charleston, ha lasciato
un «manifesto» su un sito Internet aperto probabilmente da
lui stesso a febbraio. Un inno al razzismo accompagnato da molte
sue foto dove compare con la pistola e mentre brucia la bandiera
americana. Il killer afferma: «Non ci sono skinhead, non esiste un
vero Ku Klux Klan, nessuno fa nulla eccetto parlare sul web. Bene,
qualcuno deve avere il coraggio...Credo di essere io la
persona....Non ho scelta. Non sono nella posizione di andare da
solo nel ghetto e combattere». Un messaggio dove annuncia la
sua intenzione di agire colpendo proprio a Charleston. L’omicida,
che ha intitolato il blog «L’ultimo rhodesiano» in omaggio all’ex
colonia africana, definisce i neri «stupidi e violenti...Hanno un
quoziente di intelligenza basso...La segregazione non è una
cattiva cosa è una misura difensiva». Inoltre indica come nemici
anche i latini mentre ritiene che gli asiatici possano essere degli
alleati. Quanto agli ebrei li classifica come bianchi ma aggiunge
che sono un «enigma». Poi chiude il proclama scusandosi per gli
errori di battuta, spiegando di avere fretta. Ora l’Fbi sta studiando
un testo che dimostra — se mai ce ne fosse bisogno — come la
strage sia stata premeditata e preparata.

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9
le vittime
tutte afroamericane,
uccise a colpi di
arma da fuoco
da Dylann
Roof, il 21enne
che ha
confessato di
essere l’autore
del massacro di
Charleston

S

pettabile Console, con
la presente mi pregio
di chiederLe di
redigere e fornirmi il
certificato di decesso di
mio padre Osama bin
Muhamad bin Awad bin
Laden, nato a Riad il
10/3/1957 e mancato ad
Abbottabad (Pakistan) il
2/5/2011…
Come un modulo
dell’anagrafe. Neanche si
trattasse di riscuotere una
pensione. Quattro mesi
dopo il famoso (e
misterioso) blitz dei Navy
Seals che avevano
ammazzato e buttato in
mare il terrorista più
ricercato del mondo,
quando il mondo cercava
ancora di capire com’erano
andate davvero le cose, uno
dei figli d’Osama Bin
Laden, Abdullah, si
rivolgeva al consolato Usa
in Arabia Saudita. Per
inviare una busta
all’antrace? Per vendicarsi
con un pacco bomba?
No: per chiedere il
certificato di morte del
babbo. E ottenere dal
console Glen Keiser, in
gentile copia conforme, la
risposta che «non è
consuetudine emettere tale
documentazione per
persone decedute in
un’operazione militare».
Se proprio fosse servita
una prova che lo sceicco
dell’11 Settembre era
morto, aggiungeva soave il
console, forse sarebbe
bastato leggere i giornali:
«Alla luce del decesso»,
tutti i tribunali federali
avevano sospeso i processi
a carico di papà. «Caro
signor Bin Laden, Le
fornirò copia dei relativi
documenti giudiziari.
Spero che siano utili a Lei e
alla Sua famiglia».
Cortesie per gli ostili. Ci
sono anche queste, nei
500mila nuovi documenti
che WikiLeaks sta
pubblicando: email, cablo,
messaggi riservati fra
l’Arabia Saudita e gli Usa.
Con le ansie della casa
reale wahabita per i
negoziati iraniani. Coi 10
miliardi di dollari che i
Paesi del Golfo stavano per
pagare ai Fratelli
musulmani, pur di liberare
Mubarak. Con la
preoccupazione per una
comitiva di studenti arabi
che aveva visitato
l’ambasciata israeliana a
Washington «scattando
foto». Con lo scoperto d’un
milione e mezzo di franchi
svizzeri per il noleggio
d’una limousine, lasciato a
Ginevra da una principessa
saudita…
Un mondo parallelo e
naturalmente ben diverso
da quello dei comunicati
ufficiali e dei vertici-show.
Insegnava Durant che il
buon diplomatico è uno
che quando parla non dice
nulla. Ma quando scrive, ci
conferma WikiLeaks, dice
anche troppo.
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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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ESTERI

19
#

Tutti a fare yoga per un giorno
L’idea di Modi crea (anche) stress
In India oggi milioni andranno in piazza per la più grande sessione della storia
Ma l’iniziativa è vista come nazionalista, i musulmani invitano al boicottaggio
Nel tempo
● Lo yoga è
una pratica che
affonda le sue
radici nella
tradizione
induista.
«Yoga» deriva
da «yug»:
«legare» la
mente e i sensi
per
raggiungere
una visione
trasparente
della realtà
● Nella
tradizione indu
esistono varie
forme di yoga
(in alto
esercitazioni:
da sinistra,
studenti in una
scuola di
Chennai,
Reuters;
studentesse
musulmane a
Ahmedabad,
Afp; due Sadhu,
mistici induisti
indiani, sulle
rive del Gange,
Ap, ragazze a
Hyderabad, Ap)

Si è allenato per giorni per
riuscire ad appoggiare la testa
sulle ginocchia tenendo la
schiena dritta: un’impresa per
Chandra Shekhar Sahukar, 57
anni, che fino alla settimana
scorsa non aveva mai eseguito
un’«asana». Impiegato ministeriale, Chandra è uno dei 35
mila tra funzionari, soldati e
studenti convocati dal premier
indiano Narendra Modi per oggi di buon’ora (alle 6,40) a New
Delhi sul Rajpath, il maestoso
viale che porta alla residenza
presidenziale, per dare vita alla
più grande sessione di yoga di
tutti i tempi, da Guinness dei
primati. Il premier fa leva sulla
voglia di primeggiare del Subcontinente, che peraltro vanta
già diversi record legati a questa pratica millenaria (la più
grande catena, la più lunga maratona), per portare avanti la
sua «politica dello yoga».
Milioni di persone sono state «precettate» in altre 1.900 località in India per sdraiarsi sul
tappetino e dare il «buon
esempio al mondo». Modi invece per un giorno lascerà a casa il suo tappetino, impegnato
com’è nella capitale in un discorso che tirerà le fila di questa campagna iniziata oltre un
anno fa per rilanciare l’antica
disciplina indù in chiave nazionalistica in un Paese «contaminato» nei secoli dal dominio
dei Mogul e quello degli inglesi: nel novembre 2014 ha creato
un ministero per lo yoga, il mese dopo ha proposto all’Onu di
istituire la Giornata mondiale
dello yoga. Per oggi, nel solstizio d’estate, il «giorno più lungo dell’anno nell’emisfero settentrionale, con un significato
speciale in molte parti del

La vicenda
● Oggi si
celebra la
Giornata
Mondiale dello
yoga indetta
dall’Onu su
proposta del
premier
indiano Modi
(a sinistra)
● Convocati
sul tappetino in
India studenti,
funzionari
e soldati.
A New Delhi
attesi in 37mila
per entrare nel
Guinness dei
primati

Il compleanno della Pasionaria

I 70 anni in solitudine di Suu Kyi
Venerdì scorso Aung San Suu Kyi, leader
dell’opposizione birmana, ha compiuto
70 anni. Su Facebook sono state postate
alcune foto che la ritraggono, sola,
mentre taglia una torta. Il Premio Nobel
per la Pace non ha ricevuto visite:
nemmeno i figli, Kim e Alex, sono andati
a trovarla. Più tardi, i deputati del suo
partito l’hanno festeggiata in Parlamento.
La Signora ha poi postato un video con
un appello per una «politica pulita» in
vista delle elezioni di novembre.

mondo», dice lui. Nel giorno
dell’anniversario della morte
del fondatore delle Rss, il gruppo paramilitare che predica la
creazione di uno Stato al 100%
indù (in cui il presidente da
giovane ha militato), dicono i
maligni, ricordando il massacro di mille persone — per lo
più islamici — avvenuto nel
2005 nel Gujarat con Modi governatore.
Quello che doveva essere un
inno all’armonia e alla pace, si è
rivelato fonte di grandi tensioni: per i musulmani scandire
«om» e fare il «saluto al Sole» è
un insulto al monoteismo, per

● L’iniziativa
ha sollevato le
proteste dei
musulmani: per
loro la
posizione del
«saluto al dio
sole» è un
insulto al
monoteismo. Il
premier la ha
così eliminata
dalla sessione
odierna

loro questa giornata è un atto
di prevaricazione. La tensione è
salita alle stelle quando un parlamentare del Bjp, il partito di
Modi, ha risposto invitando i
musulmani ad «andarsi ad affogare nell’oceano o lasciare
l’Hindustan» se non accettano
lo yoga nazionale. Il premier ha
tentato di riportare la calma
eliminando dalla sessione di
oggi il saluto al sole e sottolineando l’intento laico dell’iniziativa: lo yoga non è una religione ma un’arte, per questo l’Onu
gli ha dedicato una Giornata
internazionale, ha detto.
Anche Sonia Gandhi e il figlio Rahul sono stati invitati sul
tappetino: ma il partito del
Congresso ha declinato, bollando l’iniziativa come «un
evento di relazioni pubbliche».
Modi ha lanciato un’offensiva per accreditare lo yoga come
pratica indiana radicata nella

Stile di vita
Il ministro dello yoga:
«Facciamo pulizia dello
stile di vita lasciato
dall’Occidente»
tradizione indù, puntando a
nazionalizzare una disciplina
che ha ormai conquistato milioni di praticanti anche in Occidente. La mossa non si iscrive
soltanto nel suo revanscismo
indù: mira a strappare una parte del florido mercato Usa, per
alcuni; è ora usato come strumento di softpower all’estero,
per altri.
Sul fronte interno invece, le
parole del ministro dello Yoga,
Shripad Naik, sono inequivocabili: «È ora di far pulizia dello
stile di vita lasciato dalle potenze occidentali. Un tempo la nostra gente si alzava all’alba e andava a letto prima del tramonto, poi tutto è cambiato. Ma il
nostro stile tornerà».
Se cambiare modo di vivere
in un giorno e con una sessione
di massa sembra quantomeno
ambizioso, un risultato Modi
l’ha già portato a casa: il mondo
oggi lo starà a guardare.
Alessandra Muglia
amuglia@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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22

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Cronache

Il manager Giuseppe Profiti, già presidente
dell’ospedale Bambin Gesù, oggi nel
consiglio di amministrazione dell’Idi

Il politico Il senatore ncd Antonio Azzollini,
presidente della commissione alla Programmazione
economica e Bilancio di Palazzo Madama

Il prelato Il cardinale Giuseppe Versaldi, già
presidente della Prefettura degli Affari
economici della Santa Sede

L’INCHIESTA LE CARTE

Il documento

Fondi pubblici per le cliniche
«Il sistema politico-ecclesiastico»
Gli alti prelati del Vaticano furono informati anche delle manovre finanziarie compiute dal manager Giuseppe
Profiti per far entrare soldi
pubblici nelle casse della Congregazione della Divina Provvidenza e ottenere benefici fiscali ad hoc. È questa la convinzione dei magistrati di Trani titolari dell’inchiesta sull’attività
del senatore ncd Antonio Azzollini come presidente della
commissione Bilancio di Palazzo Madama. Sarebbe stato proprio lui — è l’accusa — il «gestore occulto» delle cliniche
private pugliesi, che agiva in
concorso con Profiti. Le carte
processuali rivelano che il suo
arresto è stato chiesto dai pubblici ministeri con una nota integrativa il 4 maggio scorso,
quando l’inchiesta era ormai
chiusa, e il gip ha accolto i motivi trasmettendo le carte alla
giunta parlamentare. E lo ha
fatto ritenendo fondamentale
la deposizione di Antonio Soldani che nel 2012 aveva ammesso come la Congregazione
avesse «approfittato della concessione dei benefici previdenziali, perché noi siamo terremotati per natura e anziché limitare questo discorso a Foggia che manco avuto tutti
questi danni, lo facciamo anche a tutta la Divina Provvidenza». Illeciti confermati dal
commissario nominato proprio per contrastare lo strapotere del senatore.

ROMA



Noi siamo
terremotati
per natura e
da Foggia ci
allarghiamo
a tutta
la Divina
Provvidenza

dell’esistenza di un «sistema»
che aveva tra i protagonisti proprio Profiti e la sua capacità di
coinvolgere le alte gerarchie
della Santa Sede, in particolare
il cardinale Giuseppe Versaldi
allora presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede e l’ex segretario di
Stato Tarcisio Bertone, e ottenere il controllo delle strutture
sanitarie. L’indagine riguarda
la Congregazione, ma anche i
soldi destinati al Bambin Gesù

e invece dirottati nelle casse
dell’Idi, l’Istituto dermatologico italiano. Ben 30 milioni
«spostati» all’insaputa del
Pontefice, nonostante avesse
chiesto di essere informato su
quanto stava accadendo. Scrivono i magistrati: «Nell’attuazione del programma per la
Congregazione, Profiti mette in
moto un meccanismo analogo
a quello architettato per la riacquisizione dell’Idi, muovendosi sul doppio binario, politico-

Il «doppio binario»
I magistrati sono convinti

ecclesiastico, anche attraverso
l’interlocuzione con i suoi altissimi referenti in Vaticano ed in
particolare i cardinali Versaldi e
Bertone».
Quest’ultimo smentisce:
«Eventuali notizie che mi fossero pervenute si inscrivono
nell’ambito della consueta ed
estesissima ricezione di informazioni sui più vari argomenti,
da parte di plurimi soggetti, cui
non fa seguito alcun interessamento da parte mia».

● In alto, è
evidenziato in
giallo un
passaggio
dell’atto dei pm
su Giuseppe
Profiti:
«Nell’attuazione del
programma
per la
Congregazione,
Profiti mette in
moto un
meccanismo
analogo a
quello
architettato
per la
riacquisizione
dell’Idi,
muovendosi
sul doppio
binario,
politicoecclesiastico»

I «progetti speculativi»
Negli atti i magistrati evidenziano come i «fondi pubblici da destinare al Bambin
Gesù, attraverso operazioni, allo stato oscure, ma da meglio
chiarire con indagini successive, siano dirottati verso progetti speculativi» e aggiungono:
«Esiste un’importante analogia
tra i due Enti in comparazione:
in entrambi i casi si tratta di
Enti Ecclesiastici in stato di decozione che affrontano la crisi
accedendo alla procedura di
Amministrazione straordinaria, il cui management, tuttavia, tenta, attraverso manovre
oscure, di mantenere la governance dell’Ente nonostante la
presenza formale dell’organo
ministeriale. Secondo l’accusa
«lo scopo ultimo è quello di
designare quali controllori
soggetti di diretta derivazione
dei controllati, per mantenere
di fatto la gestione degli Enti
coltivando il progetto ambizioso di rientrarne in possesso definitivamente una volta depurati dall’immenso disavanzo
economico (circa un miliardo
di euro per l’Idi, quasi 600 milioni per la Congregazione) da
scaricare interamente sulla collettività».

I soldi della collettività
I pubblici ministeri così
spiegano la strategia illecita:
«Con lo stesso strumento normativo (la legge di Stabilità) sia
pure con modalità differenti
(nel caso del Bambin Gesù-Idi
con finanziamento diretto, nel
caso della Congregazione con
moratoria fiscale a lunga durata) il governo occulto degli Enti
in trattazione assicura ingenti
benefici economici per tenere
a galla aziende ampiamente
decotte, i cui costi vengono traslati a carico esclusivo del contribuente italiano».
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Diciassette in arresto

L’accordo con i carabinieri

Maxi operazione
anti pedofilia

Più tutele e controlli
sulle adozioni

Un maestro, un muratore e un
appassionato di body building.
Sono tra i 17 arrestati dalla
polizia per pedofilia (oltre a
92 denunciati) in
un’operazione che ha
consentito di sgomitare una
vasta rete di pedofili composta
da persone di ogni estrazione
sociale e di ogni età.
L’indagine, partita nel 2013
dalla collaborazione tra la Bka,
la Polizia criminale tedesca, e
il compartimento di Polizia
postale e delle comunicazioni
di Roma, ha consentito di
sequestrare migliaia di file.

Un accordo è stato firmato
dal comandante generale
dell’Arma dei carabinieri
Tullio Del Sette e dalla
Presidente della
commissione per le Adozioni
internazionali Silvia
Della Monica, per vigilare
sugli enti autorizzati
ad operare in questo settore,
ma anche per assistere
tutte le coppie che si recano
all’estero — spesso in aree
pericolose — proprio
per concludere la procedura
e portare i minori
in Italia.

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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CRONACHE

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#

Treviso, uccide l’amante
con l’aiuto del marito
«Ci voleva cacciare»

Inghilterra Entrambi illesi

Il Papa a Torino
tra Sindone e Valdesi
di Gian Guido Vecchi

S

Confessano i coniugi. La vittima li aveva ospitati a casa
Con una scusa lo hanno condotto vicino a un
canale. E lì, senza pietà, lo hanno ucciso a colpi
di mattarello e sassi. «Volevamo solo fargliela
pagare», hanno detto ai carabinieri Vania Lazzarato e Amedeo Bonan, marito e moglie, che in
caserma hanno confessato l’omicidio di Vito
lombardo, 47 anni, disoccupato. Colpevole solamente di volerli cacciare dalla sua casa.
I tre vivevano insieme nella stessa abitazione a
Borgo Capriolo, a due chilometri da Treviso. Un
quartiere abitato in prevalenza da nomadi. Una
convivenza forzata almeno da quando la vittima
ha conosciuto Vania. Che ha accolto tra le mura
di casa dopo esser diventata la sua amante. Vito
però ignorava che lei avesse anche un marito,
Amedeo Bonan. Che sarebbe diventato il terzo
inquilino. La convivenza, tra l’altro, spesso si allargava perché la coppia aveva tre figli. E i litigi
aumentavano: Vito non sopportava più la presenza di Amedeo e voleva che tutta la famigliola
lasciasse la sua abitazione. La coppia a quel pun-

to ha reagito, massacrandolo con un mattarello.
I carabinieri sono stati aiutati molto dalla gente del quartiere (c’è stato anche un tentativo di
linciaggio dei due coniugi-killer). Sono stati
proprio i residenti i primi a puntare il dito sui
due fermati. Alcuni testimoni hanno riferito di
aver visto martedì scorso i tre uscire insieme ma
al ritorno uno di loro mancava.
Interrogati tutta la notte in caserma, Vania e
Amedeo hanno confessato. Sia Bonan che la vittima avevano precedenti penali (truffa e reati
contro il patrimonio). Il corpo della vittima è stato ritrovato venerdì pomeriggio a Villorba. Il sostituto procuratore, Valeria Sanzari, ha firmato
ieri mattina l’ordinanza di fermo.
Dopo l’arresto dei coniugi, una delle tre figlie
ha rimesso piede in casa. Ma ha dovuto fare i
conti con l’ostilità del quartiere: «Andate via,
non vogliamo assassini».
Agostino Gramigna
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I primi giorni in comunità

«Il carcere ti resetta,
qui mi vogliono bene»
La nuova vita di Corona
DAL NOSTRO INVIATO
LONATE POZZOLO (VARESE) I moto-

ri rallentano. Gli occhi puntano
alle finestre. Tapparelle quasi
abbassate, dentro si sentono
voci di uomini. «C’è Fabrizio?
Dai Fabri esci!», gridano dalla
strada. Via Silvio Pellico 10, palazzo a due piani, un piccolo
giardino, una veranda, il barbecue. Dietro c’è il capannone di
quella che un tempo era un’officina. Oggi è la comunità Exodus più famosa dell’era social.
Ospita nove ragazzi in tutto.
Otto lavorano come giardinieri
o addetti alle pulizie, hanno
esperienze di carcere e tossicodipendenza alle spalle, una
storia personale che nessuno

In palestra La foto postata da Corona

in questo paese a ridosso di
Malpensa sembra interessato
ad ascoltare. Conta solo lui, Fabrizio Corona, arrivato 3 giorni
fa dopo la scarcerazione. Deve
scontare i 5 anni di condanna
residui. Con un termine tipico
del gergo burocratico-penitenziario dei detenuti, si definisce
un «provvisorio», perché la
misura dell’affidamento alla
comunità di don Antonio Mazzi «dovrà essere rivista tra 6
mesi dal Tribunale». Corona
parla al telefono, riceve gli amici e la madre, naviga in Rete.
Non può uscire. Potrà farlo,
magari per lavorare all’esterno,
se così sarà stabilito dal suo
programma riabilitativo. Ma il
piano è ancora da definire.
La sua stanza è un quadrato
di 2 metri per 2 al primo piano:
un letto a una piazza e mezza,
lenzuola azzurre, un comodino

con un notebook Apple, un
piccolo armadio e una bacheca
di sughero ancora disadorna.
«Qui sto bene, i ragazzi mi vogliono bene», dice all’avvocato
Ivano Chiesa.
Il legale gli ha consigliato di
evitare colpi di testa e lui, diligentemente, resta lontano dalle finestre dove lo attendono gli
obiettivi di tre paparazzi. Passano i carabinieri: con una ramanzina allontanano ragazzini
in bici e mamme con figli al seguito. «Il carcere ti cambia. Sono un uomo che vale cento volte di più. Io vivevo a duemila,
avevo una moglie come Belen,
le serate all’Hollywood, poi entri in carcere e trovi storie umane che ti resettano completamente», ha raccontato agli
amici. Come quella di Carlos,
l’ecuadoriano con il quale ha
condiviso la cella 1, sezione B,
al quarto piano del carcere di
Opera: «Mi guardavano a vista,
per paura di gesti autolesionistici». La vita nel carcere milanese è stata «dura» ma Corona
è convinto di aver lasciato un
buon ricordo: «Avevo fondato
una squadra di calcio, i Corona’s. Stavo in porta, non ero
male. Ho dato a tutti una maglietta della Corona’s. Poi il direttore non ha voluto...».
L’avvocato Chiesa ripete che
la scarcerazione è frutto di una
decisione «coraggiosa» del
giudice che ha considerato il
reato (estorsione aggravata)
«non ostativo alla concessione
dei benefici»: «Un precedente
anche per tutti gli altri reclusi».
Corona ha ripreso a fumare,
«ma solo all’aperto» in comunità è vietato: «Tre anni fa ero
tossicodipendente. Avevo in
banca milioni di euro e sono
stato arrestato perché ho usato
una banconota falsa. Ma vi
sembra il comportamento di
uno lucido?». Indossa una maglietta blu scollata, tatuaggi in
vista. «Michele è lo chef. Ha
imparato a cucinare in carcere.
Il primo piatto che ho mangiato? Mezze penne integrali, ci teniamo in forma».
Cesare Giuzzi
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● La giornata

Il paracadutista salvato dal compagno
Il suo paracadute non si è aperto, ma un militare dell’esercito
britannico si è salvato ieri durante un’esibizione a Cumbria
(Inghilterra) grazie alla prontezza di un suo compagno che lo
ha agganciato con le gambe a mezz’aria davanti al pubblico
terrorizzato. Sono finiti in acqua, illesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

e la Sindone è «icona
del Sabato Santo» e del
dolore, come disse
Benedetto XVI, la visita di
34 ore che Francesco
compie da stamattina a
Torino ne scandisce il
senso: prima di pregare
davanti all’immagine, il
Papa incontrerà il mondo
del lavoro; dopo la messa
pranzerà con detenuti,
immigrati, clochard e una
famiglia rom, incontrerà
malati e disabili al
Cottolengo e parlerà con i
giovani che sono le vittime
principali di quella «piaga
sociale», ha detto ieri, che è
la disoccupazione. Domani
il momento epocale: sarà il
primo Papa a entrare, dopo
secoli di persecuzioni, in
un Tempio valdese. Prima
di tornare a Roma
incontrerà alcuni profughi.
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24

CRONACHE

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

La storia

● Il commento
Quel viso
che ci dice
se siamo
compresi
di Fulvio Ervas

«Avevano il nostro
stesso problema geni come
Einstein, Steve Jobs e Alan Turing» attacca Stefano, 22 anni.
«Rispetto a tutti gli altri, noi
abbiamo un livello di percezione diverso» aggiunge Federico,
19. «Non è facile, ma dobbiamo
lavorare perché ognuno di noi
possa avere una vita normale»
chiude Massimo, trentenne.
Vivono in Abruzzo, sono tutti diplomati: il primo all’istituto per programmatori, il secondo alla scuola alberghiera, il
terzo allo scientifico. E sono
autistici. Affetti da quella che
una volta era conosciuta come
sindrome di Asperger e oggi è
classificata come autismo ad
«alto funzionamento».
Un disturbo che influisce su
alcune capacità cognitive e, a
causa della difficoltà a interpretare gli stati d’animo e il
pensiero altrui, impedisce di
avere relazioni «normali» con
il mondo.
È proprio questo che ha
spinto i ragazzi — sotto la guida del team di Neuroscienze
dell’Università dell’Aquila diretto da Monica Mazza e del
Centro di riferimento regionale
per l’autismo coordinato da
Marco Valenti — a elaborare un
software per aiutare le persone
con i loro stessi problemi a capire meglio gli altri e quindi a
interagire più facilmente.
«Il programma riproduce in
sequenza, sul volto di un Avatar
in 3D al quale a breve daremo
anche la parola — spiega Federico —, le diverse espressioni
del viso: rabbia, gioia o sorpresa. Osservando le immagini,
chi soffre di autismo come noi
può imparare a leggere i volti e
i sentimenti di chi si trova davanti». Insomma, uno strumento per adattarsi più facilmente alla realtà.
Il progetto — ancora in via di
sperimentazione — è il primo
in Italia e tra i primi in Europa a
essere stato messo a punto e testato da giovani autodidatti affetti in prima persona da questo disturbo. Nei giorni scorsi il
programma è stato presentato
all’Aquila in occasione di un
convegno a cui hanno partecipato medici ed esperti internazionali.
Massimo, diplomato al liceo
scientifico, proprio grazie a
questo progetto è riuscito a venire fuori dal suo isolamento.
«Dopo il diploma — racconta
nella sede del team di NeuroL’AQUILA

P
Insieme Da sinistra, Massimo, Federico e Stefano nella sede dell’istituto di Neuroscienze dell’Università dell’Aquila dove hanno messo a punto il software

Il software dei ragazzi autistici
«Così impariamo a comunicare»
Un avatar per leggere le emozioni del volto. «Einstein e Jobs erano come noi»
Gli esempi

Le immagini
sopra sono
quelle
elaborate dai
ragazzi autistici
abruzzesi
attraverso
un avatar:
rappresentano,
dall’alto, rabbia,
tristezza
e gioia

scienze — mi sono iscritto all’università, a Parma, e sono
stato lì per cinque anni. Ho
cambiato varie facoltà, da Lettere a Economia. Ma poi ho interrotto gli studi e sono tornato
nella mia città».
Non è facile per lui, come
per tutti gli autistici, avere relazioni stabili con i suoi coetanei
o con persone che hanno interessi simili ai suoi. «Il lavoro
che stiamo facendo insieme mi
permette di incontrare altri ragazzi e, nello stesso tempo, essere d’aiuto a chi ha i miei stessi problemi».
La professoressa Monica
Mazza ricorda di quando lo ha
conosciuto: Massimo non usciva di casa da qualche anno e i
genitori erano estremamente
preoccupati. Per lui, invece,
una volta fatta l’abitudine e
preso quel ritmo, l’esistenza
scorreva normale, scandita da
una grande passione: il computer e le piattaforme «open
source» di scambio delle informazioni. «Ho iniziato a studiare Informatica da autodidatta,
senza seguire alcun metodo
standard ma facendomi guidare semplicemente dall’esigenza
di trovare strumenti e soluzioni
migliori» racconta. Così, il passaggio al progetto degli Avatar
è stato facile.
Lì ha conosciuto Federico,
che ora è un suo amico. Appassionato di musica di tutti i ge-

neri, «dalla classica all’heavy
metal», sensibile e curioso, ironico. Rivolge lo sguardo a Massimo, fa una pausa e, con una
punta di invidia, ammette:
«Con lui faccio il progetto, ma
spero anche, sfruttando il suo

Mela d’Oro a Fabiola Gianotti

I premi Marisa Bellisario
La direttrice del Cern Fabiola Gianotti riceve
la «Mela d’Oro» da Lella Golfo, presidente
della Fondazione Marisa Bellisario. La
cerimonia «Donne ad Alta quota» si è svolta
ieri e andrà in onda su Raidue il 24 giugno.

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fascino, di conoscere qualche
ragazza carina...».
Le risate stemperano la tensione iniziale. E Federico confessa il desiderio più grande:
«L’integrazione fra noi e gli altri, fra “neuro-atipici” e “neuro-tipici”, il poter condurre finalmente una vita normale e
appagante». Lo psicologo australiano Tony Attwood, il più
grande esperto di sindrome di
Asperger, era convinto che ragazzi come lui «non soffrono a
causa della sindrome, ma a
causa delle persone che li circondano».
L’ultimo a parlare di sé è Stefano, il coach del gruppo, il
motivatore. «Loro sono i programmatori — dice — ma senza di me, che li sostengo sempre, non farebbero nulla». Alla
presentazione manca Francesco, è impegnato negli esami di
maturità al liceo linguistico ma
è come se fosse qui con gli altri
compagni. Anche lui fa parte
dell’«avatar team» e tutti ci tengono a ricordarlo.
La rete di «mutuo sostegno»
fra i quattro è indistruttibile. E
vale forse più del progetto che
li aiuterà a brevettare il software e in futuro, se tutto andrà bene, a creare tramite uno spin
off universitario un’azienda vera e propria che impieghi altri
ragazzi affetti da autismo.
Nicola Catenaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

erché sorridiamo a
pochi centimetri dagli
occhioni dei nostri
amatissimi neonati? Cosa
dice il volto? Che proviamo
emozioni e che emergono
alla nostra superficie come
segnali, bandiere colorate
fatte di lacrime, sorrisi, ira,
stupore, perfino
disinteresse. E noi, sin da
piccoli, ci immergiamo in
quel linguaggio espressivo
che ci guida a stabilire
contatti con gli altri, a
decifrarne il mondo
interiore, a comprendere
quanto le nostre azioni
abbiano viaggiato sino ad
arrivare agli altri. Il volto
degli altri ci dice se siamo
compresi. Nella mente
autistica questa capacità di
decifrare volti ed
espressioni è modificata
fortemente. Così il volto,
megafono che annuncia
l’emotività degli altri, pare
silenzioso o troppo
rumoroso. Eppure, grazie a
un’invenzione (chiamiamola così, che è bello) di un
gruppo di ragazzi, straordinarie persone prima che
autistici ad alto rendimento, è possibile far apprendere a soggetti autistici cosa
racconta il volto e il mondo
potrebbe, per loro, avere
meno gomitoli attorcigliati.
Insomma, discutendo,
pensando, sperimentando,
utilizzando le potenzialità
delle stesse persone con
autismo, si sta componendo un mosaico di azioni che
mirano a rendere meno
complicata la relazione tra
questi mondi. Non il
silenzio, non il disinteresse,
ma la rete di confronti,
informazioni, esperienze,
studi, la tenacia di genitori,
parenti e professionisti che
quotidianamente lavorano
con soggetti autistici,
questa è la strada per
alleggerire le nebbie della
sindrome. Forse un giorno
faremo passi avanti sulla
comprensione delle cause
dell’autismo. Forse qui
bisognerà impegnarsi di
più. Ma agire sull’intensità
degli effetti è certo una
buona notizia. Perché un
obiettivo di vita migliore è
sempre una buona notizia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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CRONACHE

25
#

L’ALLARME DEGLI SCIENZIATI

Specie marine

OGGI

La sesta estinzione
(Coinvolgerà l’uomo?)

ESTINTA

Specie terrestri

600
mila
anni
fa
Comparsa
sa
a
dell’uomo
mo
o

La previsione
In pericolo
● Lupo Simien
Si trova
in Etiopia,
a 3.000 metri
sul livello
del mare
● Leone asiatico
Sopravvive solo
nella Foresta di
Gir (India). Sono
rimasti circa 300
esemplari
● Lince Pardina
Vive tra Spagna e
Portogallo. Gli
esemplari non
sono più di una
decina

L’ultima, 65 milioni di anni
fa, ha fatto sparire dalla faccia
della Terra i dinosauri. Questa
potrebbe spazzare via l’umanità: secondo uno studio condotto dalle Università di Stanford,
Princeton e Berkeley con quella
del Messico e pubblicato su
Science Advances, siamo infatti entrati nella sesta estinzione
di massa del Pianeta. «Se non
faremo nulla per fermare questo processo, per la vita ci vorranno milioni di anni per riprendersi — ha avvertito Gerardo Ceballos, uno degli autori — e la nostra specie sarà tra
le prime a scomparire».
Dal 1990 a oggi sono andate
perse per sempre 400 specie di
vertebrati: gli scienziati hanno
calcolato che prima dell’Antro-

● La parola

Secondo più studi saremmo entrati
in una nuova fase di estinzione di massa
che potrebbe riguardare anche l’uomo

ESTINZIONE
DI MASSA

65
milioni
di anni
fa

È un fenomeno di
estinzione in un periodo
geologico relativamente
breve dovuto a fenomeni
straordinari, che determina
la scomparsa di numerosi
organismi viventi. I reperti
fossili e geologici indicano
che la vita sulla Terra, in
500 milioni di anni, è
passata per 5 grandi periodi
di estinzione di massa.

CRETACEO
CEO
E’ l’estinzione di massa più famosa
(circa il 76% di tutte le specie
viventi) perché scomparirono
i dinosauri. La causa di questa
estinzione rimane un mistero.
Nel 1980 si avanzò l'ipotesi che
l'estinzione fosse stata provocata
dall'urto con un meteorite

205
TRIASSICO

milioni
di anni
fa

Questa estinzione colpì soprattutto
le specie marine. Si estinse circa il
50% delle specie viventi. Tra le
cause: crescente aridità, variazioni
del livello del mare e (ultima ipotesi
in ordine di tempo) il rilascio di
grandi quantità di metano
dal fondo degli oceani

PERMIANO

250
milioni
di anni
fa

Il più a rischio
Il lemure vive in Madagascar ed
è l’animale più a rischio di
estinzione. L’Iunc (Unione
Internazionale Conservazione
della Natura) dice che il 94% di
tutti i lemuri sono in pericolo

In Italia
● Salamandra
(Nera di Aurora)
sopravvive
unicamente
sull’altopiano di
Asiago (Vicenza)
● Foca monaca
È localizzata nel
Mediterraneo.
Sopravvivono
meno di 500
esemplari
● Lucertola Eolie
Vive sugli scogli
di alcune isole
dell’arcipelago, in
gran parte a
Strombolicchio

400

Le specie
Quelle che si sono estinte dal
1900 a oggi. A ritmo «normale» ci
sarebbero voluti diecimila anni

pocene (l’era geologica caratterizzate dalle trasformazioni
imposte dagli esseri umani all’ecosistema globale) ci sarebbero voluti diecimila anni. Oggi il ritmo di estinzione è 114
più veloce del tasso «naturale».

La nuova fase
Una crisi comparabile a
quella delle 5 estinzioni di
massa che hanno investito il
Pianeta nei suoi 4,3 miliardi di
anni. Tra gli animali a rischio ci
sono il 90% dei lemuri, le giraffe e, in Italia, la foca monaca e
la salamandra. Ma anche un
decimo delle specie europee di
api (lo rivela il rapporto appena
pubblicato dalla Commissione
Ue): insetti fondamentali per
l’alimentazione umana visto
che da loro dipende l’impollinazione e quindi l’agricoltura.
«Non è la prima volta che gli
scienziati lanciano l’allarme
sull’estinzione di massa in corso, ma le ricerche precedenti si
basavano su stime — spiega
Marino Gatto, professore di
Ecologia al Politecnico di Milano —. Questa invece ha adottato criteri molto stringenti e ha
considerato solo le estinzioni
accertate sulle 1,8 milioni di
specie classificate al mondo (si
ritiene che quelle esistenti siano invece 10 milioni). I risultati
sono molto preoccupanti».
A determinare questa catastrofe annunciata è, manco a
dirlo, l’intervento dell’uomo
sulla natura. «Le cause, in ordine di importanza, sono i cam-

biamenti dell’uso del suolo che
distruggono e frammentano
gli habitat naturali (comprendono fenomeni diversi come la
deforestazione e la costruzione
di strade che fanno da barriere
per gli animali), il riscaldamento globale con le variazioni
climatiche che comporta —
aggiunge Gatto — l’acidificazione degli oceani, l’introduzione di specie invasive da altri
habitat». Anche quest’ultima,
spesso è il risultato non intenzionale delle attività umane.
«Basti pensare al mitilo zebra,
una cozza che ha sostituito
quelle locali nei grandi laghi
Usa dopo essere arrivata dall’Europa con le acque di zavorra
delle navi — afferma Gatto —
oppure al piccolo celenterato
(un organismo della famiglia
delle meduse) del Nord America che ha distrutto la fauna del
Mar Nero. Tutto questo significa perdita di biodiversità».
Sembra un fenomeno molto
più innocuo della nube di detriti e polveri (forse originata
da un meteorite) che nel Cretaceo oscurò il cielo e fece estinguere tre quarti degli animali
terrestri. Non deve ingannare.
«Nelle nostre vite antropiz-

Lo studio
La ricerca condotta a
Berkeley, Stanford e
Princeton e il nostro
intervento sulla natura

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DEVONIANO
L’estinzione interessò oltre il 70%
delle specie viventi. Depositi glaciali
relativi a questo periodo sono stati
ritrovati nel nord del Brasile.
Fra le cause dell’estinzione alcuni
scienziati includono anche impatti
di asteroidi. In ordine di gravità
è la terza

377
milioni
di anni
fa

450
milioni
di anni
fa

ORDOVICIANO
L’estinzione di molte specie
probabilmente fu causata dal livello
marino che si abbassò per le
poderose glaciazioni. Si stima che
l'estinzione abbia riguardato circa
l'85% delle specie allora esistenti
tra invertebrati e pesci primitivi

Disegni di Monteverdi

Corriere della Sera

Fu l'estinzione di massa più
catastrofica di tutti i tempi (il 96%
delle specie animali marine si
estinse). Alcuni scienziati sono
convinti che a provocare l'estinzione
sia stato un episodio di vulcanismo
intenso in quel periodo

zate dimentichiamo che la natura si basa su connessioni che
si sostengono tra loro grazie a
degli equilibri — spiega Stefano Caserini, climatologo del
Policlinico di Milano —. L’uomo li sta alterando o spezzando
e le tensioni originate dalle crisi dei cosiddetti “servizi ecosistemici” (cioè forniti dalla natura) metteranno a dura prova
anche le nostre società».

Gli effetti sulla società
Stiamo già subendo gli effetti di una di quelle crisi: «Uno
studio della Columbia University sostiene che tra le cause
della guerra in Siria, che ha
provocato milioni di vittime e
profughi, c’è la siccità disastrosa del 2007-2010, dovuta a sua
volta ai cambiamenti climatici:
ha dato origine a una migrazione di massa di contadini verso
le città siriane, contribuendo a
destabilizzare il Paese. Cosa
succederà a fine secolo quando
i mari si alzeranno di un metro?», chiede Caserini.
«Se permetteremo ancora
questo ritmo elevato di estinzione — scrivono gli studiosi
americani — gli uomini saranno privati (in meno di tre generazioni) di molti dei benefici
della biodiversità». C’è ancora
una «finestra di opportunità»
per «conservare le specie minacciate» e contrastare «perdita di habitat, sovrasfruttamento a fini economici e cambiamenti climatici», ma — avvertono — bisogna agire in fretta
perché si riduce velocemente.
«Il tempo dei rinvii — concorda Caserini — è concluso».
Elena Tebano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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26

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Moda Le sfilate di Milano
Sguardo a Oriente Dolce e Gabbana rileggono i simboli dell’estetica cinese
mixando Palermo e Pechino. Viaggia anche Versace. Destinazione: il deserto

L’anno del pavone
Ispirazione

La Palazzina
cinese
di Palermo
È un’eccentrica
antica dimora
reale dei
Borbone di
Napoli, a
margine del
Parco della
Favorita di
Palermo,
realizzata fra la
fine del 700 e i
primi dell’800
(sopra, in una
foto del 1920,
con dettagli dei
dipinti). Gli
interni sono un
inno alla
chinoiserie,
gusto molto
diffuso
all’epoca in
tutta Europa,
con pannelli in
stoffa, affreschi
e tappezzerie
che raffigurano
il pavone e altri
uccelli tropicali
sullo sfondo di
pagode e
lanterne. «È
l’esempio più
raffinato di
cineseria
italiana del
tardo
Settecento»,
scrivono i critici
I suoi dipinti
hanno ispirato
la collezione di
Dolce e
Gabbana, che
unisce
l’estetica
cinese con
simboli della
tradizione,
come il carretto
siciliano

Palermo-Pechino, andata e
ritorno. E il va pensiero di Dolce e Gabbana arriva là dove mai
ci si sarebbe aspettati: la Cina.
Sicilia caput mundi, allora. Così la Palazzina Cinese, che era
nei ricordi insieme ai grandi
vasi di porcellana di una vecchia campagna pubblicitaria,
convince e ispira. Parte la musica da parata di paese e dai
carretti siciliani scendono veloci i «picciotti» e salgono i
«mandarini», al posto dei
mandorli in fiore ecco rami di
limoni e aranci, e uccelli e pavoni prendono il volo su motivi
cravatteria: il tutto stampato e
piazzato e colorato su sete a
profusione. Il completo pigiama come conseguenza inevitabile dell’ispirazione e a grande
richiesta dal mercato: «Non è
mistero che è uno dei pezzi più
venduti della sartoria — ricordano gli stilisti —. E ci piaceva
l’idea di dedicare una sfilata a
una Paese dal quale ogni volta
torniamo con il sorriso: loro
sono divertenti ed entusiasti
della moda. E le nuove generazioni sono belle ed eleganti».
Ma detto questo il colpo
d’occhio, senza zoom sui disegni, è decisamente Dolce-Gabbana-centrico e sicuro: il completo sartoriale e fittato, la tshirt over (ormai must have), le
braghe jogging, il bomber, i
pantaloni con le pince, il doppiopetto, i revers importanti. E
sopratutto l’eccentricità mediterranea di mescolare righe e
fiori, stampe e geometrie, opaco e lucido, grisaglie ed espadrillas (modello unico di scarpa sviluppato in ogni variante),

Inno alla polo L’ultima uscita della sfilata di Dolce e Gabbana con i modelli tutti vestiti con la polo. A destra, le stampe di ispirazione orientale

Le giacche sovrapposte
e l’«eleganza della trasparenza»
di Zegna Couture
Lo stilista Stefano Pilati:
perché lasciarla solo alle donne?

corriere.it/
moda
Centinaia di fans,
ieri, per Lucky
Blue Smith,
il modello
cantante che ha
sfilato per Versace
Foto e intervista
sul Canale Moda

Emporio
Armani

Zegna Couture

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Versace

polo sportive (il gran finale) e
ricami, Madonne e bermuda.
Cina che seduce e da sedurre: «C’è una nuova generazione
di cinesi con grande potenzialità di spesa e un gusto e un’eleganza incredibili», dice Corneliani che disegna il guardaroba
(minimale con cenni etnici)
del suo giovane manager cosmopolita pensando a loro.
Ben più espliciti i riferimenti di
Giorgio Armani con la sua (bella) Emporio: dodici modelli venuti dall’Asia a testimonianza
che indossano la moda più elegantemente degli altri, che sia
sportiva o più cittadina. Fusion, fra Oriente ed Occidente,
il tema scelto. Tanti i suggerimenti: il pantalone morbido e
chiuso al malleolo, le camicie
senza collo, il paisley accennato, il basco, le t-shirt di seta lavata, i cotoni, i biker, le bretelle,
il blazer, lo zaino, il mocassino
che è sandalo. Quasi sempre
tono su tono, nei grigi e nei
blu: «Gli asiatici — dice Armani — non vogliono il colore
perché non piace loro apparire
eclatanti». Meno che meno,
aggiungiamo noi, allo stilista.
L’eleganza del monocolore è
indubbia. E il pensiero si tramanda dal maestro all’allievo
prediletto (non è un mistero
che i due si stimino): Stefano
Pilati per Zegna Couture sceglie quella lezione e la applica
con saggezza alla sua nuova tesi sull’eleganza della trasparenza. Tessuti fra i più leggeri (i cady, le georgette, le sete) per i
completi dalle giacche morbide e i pantaloni sempre over e
così per stemperare l’effetto velo tutte le costruzioni sono in
popeline o voile di cotone che
diventano ombre e creano nuovi effetti. E tali sono i pesi minimi che due giacche non ne fanno una. Soprabiti lunghi e maglie dagli scolli (sensuali) a V,
sciarpe scozzesi e completi in
Principe di Galles e/o Madras;
rosa e scarpe grosse.
Parte la musica di Lawrence
D’Arabia da Versace mentre il
vento muove la sabbia e le tende di seta (con tutte le stampe
di archivio) creano l’atmosfera.
Eccolo che esce bello come il

sole con la sua camicia-tunica,
sotto al completo da top-manager o a quello di seta-pigiama.
La t-shirt lunga cotta dal sole e
le braghe da sultano, la maglia
che scolpisce il fisico e la bandana da pirata, il giubbotto
stampa cravatteria e i sandali
intrecciati. È soddisfatta Donatella e divertita: «Lawrence è
un sogno, ma la moda deve far
sognare. E questi sono abiti reali che tutti possono mettere».
Anche perché, come dice
Ennio Capasa, nella moda non
si possono più dire bugie: «Le
immagini corrono troppo veloci: impossibile mentire». E per
la sua Costume National lo stilista sceglie, anche lui, la parola fusion: dal rock ai nativi
d’America, dai bikers ai tecnologici. I pantaloni super slim e
la bomber jacket d’argento da
medical rescue; le giacche vintage con le frange e gli stivali da
cowboy dalle punte ingom-

Giorgio Armani
«Gli asiatici non
vogliono il colore,
perché a loro non piace
apparire eclatanti»
branti; gli skinny blazer e i pantaloni biker. Il giovanotto però
è sempre un po’ tanto David
(Bowie) e Jim (Morrison).
Ottimo lavoro di Consuelo
Castiglione alla sua seconda
uscita al maschile per Marni:
ricerca di materiali (freschi di
lana, jacquard imbottiti) e dettagli sportivi (le nuove sneakers di neoprene) a definire
un giovanotto libero di scegliere il completo formale o quello
tutto stropicciato, il blazersahariana o la t-shirt di angora.
Punta invece il completo con le
bermuda comode Rodolfo Paglialunga per la sua precisa Jil
Sander in tela spalmata o in
nylon paracadute. Righe e ancora righe per i dieci anni di
moda di Andrea Pompilio in
completi a nido d’ape e vestaglie e giubbotti.
Paola Pollo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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MODA

27
#

Pieghe

Primavera/Estate 2016

di Gian Luigi Paracchini

Le stagioni
e la geografia
del portafoglio

Q
ELABORAZIONE DI MICHELE TRANQUILLINI

Costume National Le frange

Jil Sander La tela spalmata

Nuovo formale pigliatutto
Dello sport restano solo i dettagli
Tessuti da camiceria e lino gommato. L’account Twitter scritto sulla schiena

Marni Gran ricerca sui materiali

Corneliani Contrasto di colori

Nella corte interna di un palazzo Anni 40, ex dimora votata
alla moda — dove si è accolti
da un mazzo di gigli e ortensie
grande quanto il tavolo di marmo, vanno in scena i giovani
uomini di Ralph Lauren Purple
label, etichetta di lusso del colosso americano. I modelli disposti a gruppi fanno capire
quello che deve tornare nel
guardaroba, ripreso del dandy
stile Portofino o Capri Anni 70.
Il giubbotto in cocco color indaco, la maglia a trecce blu infilata nei calzoni rossi tornati a
vita alta sottolineata dalla cintura, la sahariana di denim semichiusa sul pantalone verde
indossato con le espadrillas.
Tranquilli, questo è solo il
tempo libero. Perché poi, poiché il ragazzo si presuppone
abbia anche impegni parecchio importanti e formali, sa
sfoggiare completi tre pezzi
impeccabilmente bianchi, riservando per la sera lo smoking con la giacca color ciocco-

lato come il papillon sui pantaloni bianchi. Se poi deve prendere la moto indosserà tute e
completi neri, decisamente
sexy. «Stiamo spingendo verso
un lusso sempre più alto» spiegano. Ed è tutto made in Italy.
La moda sportiva giovanilista ha lasciato il posto al nuovo
formale che pesca elementi da
sport, strada e musica. Federico Curradi da Iceberg fa salire i
modelli vestiti nei toni del senape, marron e verde bosco su
montagne di libri per evocare
la scena dell’esplosione di Zabriskie Point di Antonioni: fusione di materiali e colori. Siamo ancora negli Anni 70, quelli
della creatività al potere per camicie con 4 tasche di cui due in
pelle e poi maglie tricottate a
mano scollate V e portate con
un foularino arrotolato al collo,
tocco gentile del dandy che indossa pantaloni un po’ corti da
cui spunta un gambaletto tagliato e il piede nudo con i sandali con mega stringa.

Il tessuto da camiceria vince
nell’estate 2016. Paul & Shark,
marchio varesino che ha inaugurato una boutique a Porto
Cervo, con il tessuto Vichy crea
la travel jacket, poi c’è la giacca
skipper in membrana brevettata (ogni centimetro quadrato
resiste a una colonna di 20 metri). I capi heritage esplosi e ricomposti sono la nuova moda
anche da Ports 1961. Il parka
oversize termosaldato è metà
verde militare e metà beige. La
camicia-giacchetta denim ha
una parte di passamanerie andine che spunta anche come
banda dei pantaloni. Tra i nuovi colori spicca il rosa polvere,
abbinato al grigio e al nero
(«pensavano non vendesse e
invece va benissimo»). Lo stilista Milan Vukmirovic è «instagrammer», sul retro del giubbetto denim ha scritto #Follow
me a cui puoi far aggiungere il
tuo account.
Il biker sulla strada polverosa di Las Vegas è anche l’ispira-

zione di Giuseppe Zanotti che
ha voluto una Harley Davidson
in showroom e creato un bivacco con tanto di cicche di sigaretta («buttate durante le pulizie perché non hanno capito»).
Il tronchetto ispirazione
cheyenne è cucito a sacchetto a
mano, ha due bottoni argentati
«il tocco rock». Il sandalo nero
ha cerchi in ottone. «La sneaker è sempre la più venduta
ma c’è un’impennata delle pantofole da cerimonia» dice piegandole per mostrarne la morbidezza. Cita il bohemien chic
Anni 70 anche Angelo Ruggeri
da Sergio Rossi. La stringata in
pelle è laserata per un «lusso
rilassato», la slip on mescola
pony, camoscio e vitello, ocra,
Terra di Siena e nero». Da Car
Shoe il driver è made su order:
si può scegliere il pellame —
tra struzzo, cocco, cordovan in
35 colori. Ma la più chic è quella in cocco seta, anche la suola.
Maria Teresa Veneziani

uesto fatto che non ci
siano più le stagioni
d’una volta, teorema
applicato indistintamente a
frutta, allergie, uragani,
meduse e code ai caselli,
trova ulteriore conferma
sulle passerelle della moda.
La futura primavera-estate,
così come appare al primo
assaggio di sfilate milanesi,
parrebbe assomigliare più a
un autunno nordico che a
un tiepido intermezzo
mediterraneo. E non è la
prima volta. Giacche
ovunque, molti soprabiti,
maglie di cotone pesante: in
compenso maniche corte
con il contagocce e pelle
nuda riservata quasi
esclusivamente alle modelle,
ormai immancabili alle
sfilate maschili: giusto per
sottolineare come oltre alle
stagioni anche il guardaroba
lui/lei abbia diversità più
labili. Questo l’andazzo, con
qualche eccezione tipo
Dolce e Gabbana per
esempio, mediterranei mai
pentiti come dimostrano lo
sfondo di palme al loro
show. In compenso, come
abbiamo visto qualche mese
fa, si sono alleggerite le
quantità di lana nelle
collezioni autunno-inverno.
Come a dire che il concetto
di quattro stagioni, sempre
valido per la musica di
Vivaldi e per l’omonima
pizza, si sia dissolto nel
capitolo abbigliamento.
Oggi conta la virtuale
mutazione di certi confini
geografici. La Cina è vicina
non è più soltanto il titolo
d’un romanzo e d’uno dei
primi film di Marco
Bellocchio, né l’antico sogno
d’uno scellerato modello di
rivoluzione culturale: è la
speranza del made in Italy di
cavalcare a oltranza la
prodigalità dei nuovi,
giovani ricchi di Pechino e
dintorni. La Cina è vicina al
portafoglio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Hogan

Boglioli

Doppiopetto e pigiama (pensando a Warhol)

Il modernismo dello smoking

I giovani modelli da Hogan si divertono a
sperimentare il nuovo formale che mescola
elementi rock, punk, rap e disco di inizio Anni
80 come sottolinea il designer Simon Holloway.
Cita il magazine downtown Interview di
Warhol, una visione che fonde i completi
sartoriali di Savile Row — anche bianco totale e
nero gessato — con camicie in voile e altre con
le stampe scarabocchiate dell’artista Julie
Verhoeven. La felpa in neoprene ha la banana
gialla in rilievo, abbinata al pantalone nero. C’è
anche il calzone pigiama (sempre tagliato un
po’ corto) abbinato alla giacca un po’ allungata
per una nuova eleganza. Immancabili le divise
camouflage anche nella versione con bermuda
(da cui esce un piccolo legging). E camouflage
sono anche le nuove scarpe formali con frangia
e laccetto. La notizia è che i giovani riprendono
a indossare, oltre alla sneaker, anche il
mocassino con frangia e nappine realizzate in
vernice o in pelle oleografica e quindi un po’
funky. (m.t.v.)

Un’installazione. Con i modelli immobili e
«ingabbiati» da cornici sottili (senza vetro), per
mostrare la nuova collezione Boglioli: leggera,
pensa al Brasile degli Anni 70, giovani
gentleman dai capispalla rilassati, revers non
striminziti e camicie morbide in colori morbidi
come rosa polvere, azzurro opaco, crema,
prugna pallido. Tutto ton sur ton nel nome del
relax elegante per uomini senza paturnie.
Menzione speciale per lo smoking con revers
sciallato (foto a fianco) a piccoli motivi
geometrici, camicia azzurra morbidissima e
papillon dal titolo consistente. E c’è anche la
giacca di camoscio trattato in modo da
sembrare uno di quei tessuti del «tinto in capo»
che ha fatto la storia della casa. Il direttore
creativo Jay Vosoghi è un modernista
romantico: studioso di Gio Ponti, sa che la
forma è funzione, ma anche che l’incanto, come
diceva il Maestro, è tanto «inutile quanto
indispensabile come il pane». (m.per.)

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

Leadership Abbiamo perso il filo della nostra storia
Compito della politica è aiutarci a ritrovarlo
Ma è necessario un salto di qualità nel passaggio
dall’«outsider fiorentino» all’«italiano» di Palazzo Chigi

ANALISI
& COMMENTI

SEGUE DALLA PRIMA

● Il corsivo del giorno

LA CULTURA DELLA PAURA
RISCHIA DI PROVOCARE
ALTRE VITTIME
NEGLI STATI UNITI

N

on illudiamoci: l’eccidio razzista di
Charleston non sarà l’ultimo di una
serie ormai lunga. Dopo il Missouri
e il Maryland, la mano assassina ha
colpito in South Carolina, e nessuno può dire
quale sarà il prossimo Stato della profonda
America in cui si farà viva. Allora gli Stati
Uniti sono razzisti? No e sì. No, perché
definire la nazione stellata razzista è come
dire che l’Italia è mafiosa. Sì, perché esiste
un’ampia fascia di territori, soprattutto al
Sud e all’Ovest, in cui la «supremazia
bianca» resiste come cultura dominante che
si trasmette di padre in figlio. Lì la violenza
è istintiva nei ceti dominanti che controllano
la polizia, la giustizia, e le amministrazioni
statali e locali. «Voi neri vi state prendendo
il nostro Paese e stuprate le nostre donne»,
ha esclamato il giovane assassino munito
dell’antica bandiera del Sud schiavista.
Obama alla Casa Bianca e la black
bourgeoisie in ascesa hanno risvegliato il
rancore dei ceti bianchi che sono stati
potenti, e oggi devono constatare di avere
perso la partita della storia. Non a caso gli
omicidi si scatenano laddove negli anni
Cinquanta e Sessanta del Novecento si giocò
la partita dei diritti civili guidata dai pastori
delle chiese nere alla testa del popolo
negletto.
Il presidente è impotente perché il
federalismo attribuisce il potere sulle armi
agli Stati, e il Congresso di Washington è
condizionato dagli interessi locali. Ieri, su
queste pagine, è stato ricordato che oltre la
metà degli abitanti rurali e il 41% dei bianchi
possiedono un’arma, e che in maggioranza
votano repubblicano. La lobby delle armi —
National Rifle Association — da sempre fa il
bello e il cattivo tempo alle elezioni con
generosi finanziamenti ai candidati amici.
Così le proposte di legge presidenziali sul
controllo delle armi vengono respinte; ed
appare perciò difficile che l’arcaica cultura
fondata sulla paura degli antichi pionieri
della frontiera possa essere domata dalla
civiltà del diritto.
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on è solo una questione di forma. Si prenda per esempio il
caso della «squadra», dei suoi
collaboratori più vicini. In questo caso specialmente sarebbe
stato forse necessario un salto
di qualità tra i due Renzi. Un
salto di qualità che invece non
sembra esserci stato. Peccato,
perché gli uomini politici di
rango, quelli che un Paese deve
augurarsi di avere alla propria
testa, si distinguono anche, se
non specialmente, per questo
aspetto: per il fatto di circondarsi di persone di valore, pur
sapendo che all’occasione persone simili parlano fuori dai
denti, potranno contraddirli.
Ma le persone di valore sono
preziose anche perciò: perché
non si limitano solo ad obbedire. In politica come altrove la
fedeltà è un’ottima cosa, infatti,
purché però faccia rima con
sincerità. Egualmente sarebbe
meglio che coloro che in televisione parlano a nome del presidente del Consiglio, ne sostengono la causa, si sforzassero di farlo con maggiore capac i t à a r g o m e n t a t i va , c o n
minore ricorso a frasi fatte e a
slogan che dopo un po’ mostrano la corda.
Collaboratori capaci, tratti
da ambienti diversi, di solide
competenze, servono a conoscere e a risolvere i problemi, a
immaginare soluzioni adeguate, a essere il centro motore di
una forte azione di governo, a
produrre consenso. Servono a
mantenere aperti canali di comunicazione con tutta la società italiana nelle sue mille e
complesse articolazioni; e non
soltanto con gli ambienti dell’industria e della finanza, nell’idea (sbagliata) che siano
questi i soli ambienti che contano.

DORIANO SOLINAS

N

di Massimo Teodori

LA SVOLTA CHE RENZI
PUÒ ANCORA FARE
di Ernesto Galli della Loggia
Ma da un presidente del
Consiglio come Renzi l’opinione pubblica si aspettava soprattutto la novità dei contenuti. Sarebbe ingiusto dire che
tali contenuti siano mancati.
Alcune riforme significative
sono state approvate (penso al
Jobs act soprattutto) o messe
in cantiere, anche se in alcuni
casi tra i più significativi (ad
esempio la riforma del Senato
o quella della scuola) queste
stesse riforme sono apparse
prive di una sufficiente ispirazione di principio portata
avanti con decisione e coerenza. Ma il punto decisivo, a me
pare, è che questi contenuti
non sono mai riusciti a saldarsi

in un vero discorso al Paese e
sul Paese: a trasformarsi cioè
in un vero discorso politico in
grado di suscitare nel pubblico
quel senso di identificazione
che diviene consenso elettorale. Da questo suo giovane presidente del Consiglio spregiudicato e così pieno di vita l’Italia si aspettava sì dei fatti, delle
iniziative concrete, ma anche
qualcosa di simile, io credo, a
un bilancio e a un esame di coscienza: le sole cose da cui è
possibile che prenda avvio
quel «nuovo inizio» di cui abbiamo bisogno. Di cui il Paese
sa nel suo intimo di aver bisogno. Esso avrebbe voluto capire dalla sua voce perché ci tro-

Contenuti
Tanti progressi
come il Jobs act
e i cambiamenti avviati
per scuola e Senato

I passi
Occorre attenzione
ai collaboratori
e a un disegno
coerente di riforme

viamo nella situazione in cui ci
troviamo, in che cosa abbiamo
sbagliato, in che cosa possiamo sperare. Voleva sentire un
discorso serio, alto, magari anche drammatico, ma che non
fosse fatto solo di richiami all’ottimismo. Un discorso che
evocasse il senso di un cammino da intraprendere, che indicasse una prospettiva in cui
credere.
Da tempo, infatti, è come se
avessimo perso il filo della nostra storia, dopo tutto una storia non indegna. Abbiamo bisogno di ritrovarlo: e alla fine
un compito del genere solo la
politica può assolverlo. Nel
pieno di una stagione difficile
l’Italia voleva, e vuole, una guida. Matteo Renzi ha oggi le carte in mano per esserlo più di
qualunque altro: ma deve liberarsi di molte scorie e paradossalmente crederci di più. Con
più consapevolezza, più autorevolezza, orizzonti più larghi.
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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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FAMILY DAY

IL FRONTE DEL RIFIUTO
DI GENDER E UNIONI GAY
CHE RISCOPRE LA PIAZZA
di Pierluigi Battista

La manifestazione Una
mobilitazione spontanea
senza la sollecitazione
delle gerarchie
ecclesiastiche apre uno
scenario inaspettato,
proprio su un tema
sul quale papa Francesco
aveva deciso di non
intervenire con forza

S

tavolta il mondo laico non se la può
prendere come al solito con le ingerenze vaticane, le intromissioni della Chiesa, il confessionalismo delle gerarchie.
Una manifestazione così massiccia come si è vista ieri a Roma contro «l’ideologia
gender», indicata come tirannica manipolazione della natura e degli stessi fondamenti umani
della società, ha fatto esplodere un sentimento
covato da una parte consistente del mondo cattolico, ma senza input dall’alto, senza la mobilitazione partita dai pulpiti. È l’antitesi di ciò che
è accaduto in Irlanda con il referendum sui matrimoni gay. Lì, in assenza di una massiccia partecipazione dell’episcopato di Dublino, l’elettorato cattolico ha disobbedito esprimendosi a
favore. Qui, nella città che è il luogo simbolico
dove il Vicario di Cristo è anche il vescovo di Roma, le strade si sono riempite di cattolici che
hanno manifestato la loro disperazione culturale per un modo di vedere le cose, il demonizzato «gender», che a loro avviso sradica l’umanità da se stessa.
È la prima volta che accade nell’era di papa
Francesco. È la prima volta che il sesso, il genere, ciò che è uomo e ciò che è donna, l’atto stesso del congiungimento carnale da cui scaturisce
la procreazione entra a pieno titolo nei «valori
non negoziabili», in quella sfera di scelte che riguarda le questioni prime e ultime della vita e
della morte. È la prima volta che la piazza viene
mobilitata e riempita non semplicemente per
quello che è chiamata «unione tra coppie dello
stesso sesso», ma in una sfera di interrogativi
che hanno a che fare con la cultura, la concezione del mondo, l’idea stessa della natura.
È un terreno su cui papa Francesco ha deciso
di non intervenire con forza. Certo, non per rinunciare ai fondamenti della visione cristiana
delle cose, ma per non esasperare la conflittualità con il mondo secolare. La chiesa «infermeria» di papa Francesco non vuole fare altri feriti, non vuole scavare trincee contro lo spirito

del tempo, non vuole scatenare la guerra santa
contro la deriva secolarista. La manifestazione
di ieri invece sì. È stata l’espressione di un fronte del rifiuto che è più esteso di quanto i media
non riescano a immaginare. È stata la rinascita
di un movimento di guerra culturale contro la
modernità che sembrava essersi spenta con il
nuovo papato. Ecco l’altra differenza con movimenti come quello francese «Manif pour
tous». In quel caso l’episcopato francese spinse
l’acceleratore della protesta, sancì l’armonia tra
un sentimento diffuso e le istituzioni preposte
alla irreggimentazione del mondo cattolico.
Qui a Roma si è visto il segno di uno scarto, di
una sottile linea di frattura, di una insofferenza
che le gerarchie ecclesiastiche difficilmente
potranno ignorare. Questo è il vero segnale
d’allarme per il mondo laico, o comunque per
quella parte dell’opinione pubblica che ritiene
indispensabile il riconoscimento delle tutele e
del diritto per le coppie dello stesso sesso che
vogliono unirsi civilmente, senza discriminazioni.
La guerra culturale era invece alla base dell’azione del cardinale Camillo Ruini quando dirigeva l’episcopato italiano. Lui la chiamava
«progetto culturale» e voleva ribadire l’idea che
il cristianesimo non dovesse essere solo vissuto
nel chiuso delle coscienze, nella dimensione
privata, ma imponesse i suoi valori culturali
nell’arena pubblica. La battaglia sui «valori non
negoziabili» aveva questa base: la guerra sull’aborto, sulla fecondazione assistita, sulla difesa dell’embrione, sul rifiuto dell’eutanasia. Tutti temi che toccavano direttamente la sfera della
vita e della morte, o meglio dell’intervento
umano sull’origine della vita e sulla sua fine, la
protesta contro una tecnoscienza che voleva
prendere con prepotenza il posto del Creatore
nella determinazione della vita e della morte.
Ma l’azione di Ruini aveva direttamente l’appoggio di due Pontefici: Giovanni Paolo II (che
già all’inizio degli anni Ottanta assecondò la
mobilitazione cattolica nel referendum poi perso, sull’aborto) e poi papa Ratzinger. Oggi è tutto diverso. Una parte del mondo cattolico fa da
sé, riempie le piazze senza un comando ecclesiastico, fornendo un’immagine di sé implicitamente polemica nei confronti dell’atteggiamento «accomodante» di papa Bergoglio. E lo
fa su un tema, quello del «gender», che oramai
nella sensibilità del mondo moderno, e di una
parte stessa dell’universo cattolico come è accaduto in Irlanda, è stato assimilato senza più
traumi e crisi di rigetto.
L’idea che su una visione filosofica del mondo, considerata però essenziale per l’integrità
della fede, il mondo cattolico manifesti come
ieri una sensibilità esasperata e risentita, è una
novità che tutti noi stentavano a considerare
così sentita e centrale. Nel cattolicesimo italiano si è aperta una spaccatura profonda che arriva dritta al cuore delle istituzioni ecclesiastiche. La manifestazione antigender è insieme
uno spauracchio e un avvertimento. La fonte di
un nuovo, imprevisto conflitto. Il mondo laico
non può dormire sonni tranquilli.
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●B

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UN HASHTAG PER COMBATTERE
L’INSIDIA DELLE NUOVE DROGHE

COMMENTI
DAL MONDO

La svolta di Rajoy
accende i toni
della corsa elettorale
due facce di Mariano

❞ Le
Rajoy. A descriverle è
Jordi Gracia in un editoriale
di El País. Il primo ministro
spagnolo prima incerto e
timoroso di fronte alla sfida
internazionale della crisi
economica e a quella
interna dell’autonomia
catalana, in campagna
elettorale si è trasformato.
La sua impassibilità ha
lasciato il posto a slogan
corrosivi contro gli avversari
socialisti e la minaccia di
Podemos. Parole che, però
secondo El País, non sono
andate al di là di banali
luoghi comuni che rischiano
di abbassare il livello della
corsa alla Moncloa.

Usa, sconto al boss
ma la gente
ha diritto di sapere
Javier

❞ Francisco
Arellano Félix è stato
uno dei più efferati boss del
narcotraffico messicano.
Catturato dalle autorità
americane ha iniziato a
collaborare con la giustizia.
Avrà uno sconto di pena. Nel
2030, quando avrà 60 anni,
sarà libero. Tutto bene
sottolinea il San Diego
Union-Tribune, diretto da
Jeff Light, se non fosse che i
cittadini non sanno per
quante e quali rivelazioni il
boss si sia meritato lo
sconto. Giusto mantenere
un livello di segretezza
elevato, insiste il quotidiano
californiano, ma non a
scapito della trasparenza e
democrazia.

a cura di Carlo Baroni

SEGUE DALLA PRIMA

rividi che, però, evidentemente, non vengono a ragazzi, vittime di un mercato che,
da una parte stabilisce
i prezzi «a misura di paghetta»
per allargare il proprio bacino
d’utenza e dall’altra usa i suoi
clienti come cavie inconsapevoli di continue sperimentazioni. Ma se non sorprende che i
giovanissimi non siano toccati
più di tanto dal richiamo al rischio, specie se non immediato, colpisce invece il numero significativo anche di adulti che
finiscono in Pronto Soccorso
per abuso di sostanze prese
spesso per rendere di più sul
lavoro.
Una situazione disarmante,
anche per i medici, che spesso
non possono nemmeno aiutare in modo specifico gli «intossicati» perché non sono in grado di stabilire che cosa abbiano
preso.
Proprio questo è il concettochiave che ci ha ispirato nello
scegliere il titolo-Hashtag delle
pagine di Corriere Salute di oggi:«#nonsaidichetifai». Un richiamo che vuole essere non
moralista, bensì oggettivo. Per-

ché è proprio questo uno dei
punti nodali del problema: oggi chi assume droga non può
sapere che cosa si sta «calando,
e forse non lo sa neanche chi
gli ha procurato la dose. E ciò
avviene in un contesto contrassegnato da un altro cambiamento rispetto al passato, cioè
l’assenza di stigma sociale nei
confronti di chi assume stupefacenti, che, comunque lo si
voglia valutare, rappresentava
un deterrente verso il consumo
di droga.
Di fronte a questo panorama
preoccupante, in occasione
della giornata mondiale contro
il consumo e il traffico di droga, che si celebrerà il 26 giugno, abbiamo pensato non solo di dedicare uno spazio speciale al tema sul giornale di oggi, ma anche di lanciare,
proprio con l’hashtag #nonsaidichetifai, una campagna «social» che, insieme ad altre iniziative multimediali, partirà da
domani su Corriere.it. Sperando di rendere più consapevoli
giovani (e meno giovani) di
quali pericoli corrono e di quale lucroso gioco al massacro siano pedine.
Luigi Ripamonti
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L’INNOVAZIONE NECESSARIA
AL VECCHIO CONTINENTE

«C

reare ricchezza senza
lavoro». Questo il titolo di
un articolo di
Alessandro Pansa sul Corriere
del 12 giugno. Che aggiunge:
«Dall’inizio del secolo la produttività cresce ma l’occupazione e i salari scendono».
Grandi imputati le tecnologie.
Ne siamo certi? Negli Usa l’occupazione non agricola era di
92 milioni nel 1983 (quando è
uscito il primo Macintosh della
Apple, che ha dato il via alla rivoluzione digitale) ed è salita a
137 milioni nel 2013 (più 50% in
trent’anni), nonostante la delocalizzazione in Asia di quasi
tutto l’hardware dei prodotti di
quella rivoluzione.
L’innovazione crea prodotti
e servizi nuovi che aumentano
la produttività e fanno crescere
l’occupazione, come si sa fin
dai tempi di Ned Ludd e dei telai meccanici. Ma, direbbe Domenico De Masi, l’occupazione
persa nelle industrie era compensata da posti di lavoro che
aumentavano nei servizi, ma
adesso che la tecnologia distrugge posti di lavoro nei servizi, dai centralinisti ai contabili ai bancari di sportello, ecc. ,

dove li ricuperiamo? A quanto
pare gli americani li ricuperano e nessuno si chiede se il software sia un prodotto industriale o un servizio, una questione di lana caprina. Nessuno
ha costruito una ragionevole
equazione di questi flussi: possiamo esercitarci a calcolare
quali sono le professioni più
vulnerabili, ma senza aver la
pretesa di tirare conclusioni
macroeconomiche. Pansa dice
che «la tecnologia premia coloro che la dominano» ed è vero.
Ma visto che Microsoft, Apple,
Google, Amazon, eBay, Facebook, Twitter sono aziende
americane, forse potremmo
spiegarci come mai in Europa
non funziona la stessa ricetta.
L’innovazione è scarsa e non
radicale, la ricerca non è incoraggiata, dalle scuole non escono amanti del rischio, le banche rischiano più volentieri
nelle scommesse sui derivati
che nelle nuove imprese. E in
ogni caso imputiamo i nostri
ritardi di europei alle atroci
tecnologie e torniamo, con
Pansa ma anche con Piketty, allo Stato come «motore dello
sviluppo di scienza e tecnica».
Franco Morganti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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Economia

In Parlamento
Contratti pubblici, pressing sullo sblocco
Il blocco dei contratti pubblici approda in Corte costituzionale
martedì prossimo. La decisione arriva a poche settimane dalla
sentenza sullo stop, bocciato, alla rivalutazione delle pensioni e che
anche in questo caso potrebbe avere conseguenze sul bilancio
pubblico. Intanto dai parlamentari pd è stato avanzato un
emendamento che ha come obiettivo quello di recuperare la
centralità della contrattazione collettiva nel settore pubblico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere Economia

Guzzetti: la Cdp non cambierà missione
Il presidente dell’Acri: la Cassa continuerà a sostenere l’economia «sana e non quella decotta»

di Gino Pagliuca

Tax Freedom day
Da martedì
non si lavora più
per il Fisco

I

l contribuente medio
quest’anno ha un motivo
in più per festeggiare
l’arrivo dell’estate: da
martedì prossimo smetterà
di lavorare per il Fisco. Il 23
giugno infatti è la data del
Tax Freedom Day. Come
tradizione a inizio anno
«Corriere Economia»,
l’inserto economico del

La Cassa depositi e prestiti «non cambierà la sua missione. La Cassa deve continuare a finanziarie gli enti pubblici
e deve intervenire a sostegno
dell’economia reale, ovviamente quella sana e non quella decotta» ha detto ieri il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti,
al termine dell’udienza dell’Ufficio di presidenza dell’Associazione delle Fondazioni con
il Pontefice. «Il governo non
vuole cambiare la missione
della Cdp» aveva detto venerdì
Andrea Guerra, consigliere del
premier, per rassicurare le 64
fondazioni azioniste col 18,4%
della Cassa ed ottenere il loro
consenso al cambio di strategie

ROMA

Lo scenario

di Dario Di Vico

L’incontro Papa Francesco, ieri con Giuseppe Guzzetti

e di vertici della società, voluto
da Palazzo Chigi. Una rassicurazione importante che però
non ha tranquillizzato gli enti
anche sul possibile rialzo del
profilo di rischio degli investimenti della Cassa. Tant’è che le
Fondazioni hanno ottenuto anche due modifiche statutarie
per garantire la continuità dei
dividendi: la previsione della
maggioranza qualificata per la
delibera sulla destinazione a riserva degli utili e la reintroduzione della clausola di recesso
in caso di 3 anni senza dividendi. Una terza modifica servirebbe a cancellare la «clausola etica» che impedisce l’eleggibilità
nel consiglio a chi abbia avuto

L’incarico

● Claudio
Costamagna,
59 anni, ora
presidente di
SaliniImpregilo, è
stato designato
al vertice della
Cdp. In passato
ha lavorato alla
Goldman Sachs

un rinvio a giudizio e che bloccherebbe la nomina del nuovo
ad Fabio Gallia, implicato, come molti manager di banche,
nell’inchiesta di Trani sui derivati. Intanto la società va verso
il rinnovo. Giovedì il presidente
Franco Bassanini, che dovrebbe andare alla guida di Metroweb, annuncerebbe le sue
dimissioni assieme a quelle dei
consiglieri e convocherebbe
l’assemblea straordinaria per il
cambio di statuto e quella ordinaria — potrebbero svolgersi il
3 luglio — per il rinnovo dei
vertici e l’arrivo alla guida di
Claudio Costamagna.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ilva, Telecom e multiutility
Tutte le domande a Costamagna
Strategie al bivio: nasce un nuovo Iri o (solo) si rafforza il Fondo strategico?

«Corriere» in edicola
domani, ha effettuato il
calcolo di quante tasse paga
effettivamente su redditi,
proprietà e consumi un
quadro con un reddito
lordo di 49.228 euro e ora
che il gran giorno è arrivato
facciamo il punto sulla
situazione, partendo
dall’amara considerazione
che dalla fine del 2011, con
l’insediamento del governo
Monti e il salva Italia, a
oggi, la data fatidica della
liberazione si è spostata di
ben nove giorni. Nell’analisi
dei numeri, condotta con
l’ausilio di Cgia Mestre, si
mette in luce il crescente
peso della fiscalità locale.
Tra i capoluoghi di regione
la città più penalizzata è nel
complesso Napoli. Quella
con la mano più leggera sui
propri contribuenti è invece
Aosta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Siamo a poche ore dall’annunciato cambio alla testa della Cassa depositi e prestiti e
fioccano gli interrogativi. Ovviamente da parte di chi è contrario all’operazione perché teme una virata neostatalista e
di chi trova nei passaggi concreti che hanno portato alla
sostituzione di Franco Bassanini con Claudio Costamagna i
segni di un pasticcio procedurale. Ma anche chi è favorevole
a un rafforzamento di una politica industriale a timbro pubblico, come l’economista
Gianfranco Viesti, sostiene
che «c’è un silenzio sulla mission della nuova Cdp che mi
lascia basito». Prima di mettere mano agli organigrammi il
g ove r n o a v re b b e d ov u to
«esplicitare nuove linee guida». Dov’è, dunque, la discontinuità reclamata e voluta da
Matteo Renzi e dai suoi consiglieri? C’è una corrente di pensiero che questa discontinuità
la vuole netta perché vede una

strutturale difficoltà dell’imprenditoria privata a metter
mano a dossier che il Paese
non può che considerare strategici e senza affrontare i quali
il nostro peso specifico resta
basso. I dossier prioritari sono
Telecom, Ilva e l’aggregazione
delle multiutilities. Ma il governo agirà direttamente in
questa direzione rinverdendo
la leggenda della primissima
Iri targata Beneduce o la trama
dell’intervento pubblico sarà
più articolata? Con le poche
notizie che filtrano non si può
ancora dare una vera risposta,
anche se emerge la possibilità

che la Cdp di Costamagna si ritagli un ruolo di cabina di regia lasciando ad altri soggetti
come il nuovo Fondo salva Imprese e il collaudato Fondo
strategico italiano (e persino
F2i) il compito di intervenire
direttamente nelle aziendetarget.
Prendiamo Ilva. Dovrebbe
essere il Fondo salva Imprese a
prendere in affitto il ramo
d’azienda, condurre in porto la
bonifica ambientale e poi varare il programma di investimenti necessari per rimettere
in quadro lo stabilimento di
Taranto ed evitare di chiuderlo

Martedì il Consiglio, dal catasto al contenzioso

Tasse, sei decreti
all’esame
dei ministri

ROMA Consiglio dei ministri ricco, martedì, con i decreti attuativi

della delega fiscale: catasto, interpello, contenzioso, riscossione,
giochi e quello «cornice» su evasione ed erosione. In dubbio
quello sulle sanzioni e un decreto sulla riduzione del periodo di
deduzione delle perdite bancarie. Certo quello sulla banda larga.
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TRIBUNALE DI ROMA

RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114

Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 Fax 081 49 777 12

Via Campania, 59 C - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682

C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111 Fax 080 5760 126

vrebbe vedere in una prima fase un apporto simmetrico di
circa 5-700 milioni e successivamente il passaggio ai privati
dell’intera proprietà della rete.
Gli investimenti verrebbero finanziati in parte dalla nuova
società e in parte dagli incentivi di Stato previsti per accelerare la modernizzazione dell’offerta di banda larga. Ma
non è escluso che si possa optare per un ingresso diretto nel
capitale di Telecom da parte
dello Stato, l’ipotesi vedrebbe
in campo il Fondo strategico (e
non la Cdp) previa però una
valutazione sul costo dell’operazione e aspettando comunque che Telecom abbia firmato un secondo bilancio in nero, come richiesto dallo statuto del Fondo. Che sarebbe
chiamato in causa anche nel
caso che Cdp volesse accelerare l’aggregazione delle ex municipalizzate del gas, dell’acqua e dei rifiuti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fallimento n. 629/2011
In esercizio provvisorio ex art. 104 L.F.
AVVISO DI VENDITA DI AZIENDA E DEL COMPLESSO AZIENDALE

Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:

(facendo la gioia dei concorrenti europei). In tutto per un
itinerario di questo tipo servono circa 2 miliardi che non
possono essere messi tutti in
carico al Fondo, pena assorbirne quasi l’intera dotazione impedendogli di intervenire in
altre aziende in crisi ma risanabili. E allontanando gli investitori privati.
Passiamo a Telecom e ai
progetti sulla banda ultralarga. Il nuovo corso della Cdp
dovrebbe far propendere la
scelta verso una collaborazione tra pubblico (Metroweb) e
privato (Telecom Spa) che do-

Il sottoscritto Dott. Andrea D’Ovidio, curatore del fallimento in epigrafe, rende noto che, a seguito
di apposita autorizzazione degli Organi della Procedura, intende cedere il complesso aziendale
svolgente attività di torrefazione e commercio di caffè, completo di beni immobili (parte in leasing), macchinari (parte in leasing), attrezzature e mobili per ufficio, nonché di eventuali marchi,
insegne e denominazioni che contraddistinguono l’attività stessa oltre ai contratti di somministrazione e non attualmente in corso di esecuzione e di tutto il personale dipendente in forza al
momento della cessione. Il tutto meglio descritto nella perizia di stima depositata agli atti della
Procedura nonché nell’inventario predisposto dal Cancelliere e altra documentazione eventualmente visionabile presso gli uffici della società e nel disciplinare di vendita, a disposizione di coloro i quali manifesteranno interesse, presso lo studio del Curatore Dott. Andrea D’Ovidio Via
Giuseppe Mercalli, 80 - 00197 Roma Tel. 0680693837 Fax 0680692297 email: a.dovidio@adopartners.it o, previo appuntamento presso la sede della società. La procedura di vendita si svolgerà mediante un esperimento di gara regolato nel disciplinare di vendita consultabile presso il
Curatore, sul sito www.astegiudiziarie.it o sul sito della procedura www.fallcoweb.it/espressaroma, che si terrà davanti al Giudice Delegato Dott.ssa Luisa De Renzis il giorno 8 luglio 2015
alle ore 12,45. Termine per la presentazione delle offerte presso la cancelleria del Giudice Delegato
il giorno 7 luglio 2015 negli orari di apertura della cancelleria. Il prezzo base ribassato fissato per
la vendita del complesso aziendale è di € 17.000.000,00 (diciassettemilioni/00) così come dettagliatamente precisato nel disciplinare di vendita. Ciascuna offerta dovrà essere accompagnata, a
pena di inammissibilità, da un deposito cauzionale pari al 10% del prezzo base, da imputarsi a
titolo di cauzione, costituito da assegno circolare intestato alla Procedura ovvero da ricevuta di
bonifico bancario effettuato a credito della Procedura sul conto corrente ad essa intestato. Nel
caso di deposito di più offerte valide la gara sarà effettuata, immediatamente dopo l’apertura delle
buste, tra coloro i quali avranno presentato l’offerta e il prezzo base sarà quello più alto tra i prezzi
offerti. Il complesso aziendale potrà esser visionato previa domanda da inviarsi al Curatore in
forma scritta e potrà avere luogo anche alla presenza di un delegato del Curatore stesso. Con riferimento all’immobile si precisa che trattandosi di immobile industriale non è soggetto a rilascio
di certificazione energetica. Il presente avviso non costituisce offerta al pubblico ex art. 1336 c.c.
né sollecitazione del pubblico risparmio. Esso inoltre non comporta per la Procedura fallimentare
e per i suoi Organi alcun obbligo od impegno di alienazione nei confronti degli eventuali offerenti
sino al momento del completamento della procedura di comunicazione dell’aggiudicazione e per
questi ultimi alcun diritto a qualsivoglia rimborso, indennizzo o prestazione.
Il Curatore - Dott. Andrea D’Ovidio

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ECONOMIA

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Dichiarazione al 23 luglio
730 precompilato, ipotesi proroga

Padoan chiede strumenti più efficaci
GdF: redditi evasi all’estero, +72% in 5 mesi

Dopo la riforma Fornero
Esodati, chiusa l’indagine del Senato

Due settimane in più per la presentazione del 730 precompilato.
Secondo l’agenzia Adnkronos sarebbe allo studio una proroga della
scadenza al 23 luglio. L’allungamento dei tempi, che è stato
sollecitato dai Caf, e sul quale sono in corso le valutazioni del Mef, si
sarebbe reso necessario per assecondare le esigenze dei
contribuenti e degli assistenti fiscali alle prese con le novità della
dichiarazione precompilata.

Risorse pubbliche per 100 milioni al mese finiti in mano a soggetti
che non ne avevano diritto; appalti irregolari per 600 milioni; redditi
evasi all’estero e scoperti dalle Autorità in crescita del 72%: questi i
dati resi noti dalla Guardia di Finanza, relativi all’attività svolta nei
primi cinque mesi 2015. Per contrastare l’evasione fiscale, secondo il
ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, andranno «potenziati gli
strumenti esistenti e costruiti di nuovi».

Si è chiusa l’indagine del Senato per individuare gli «esodati», i
lavoratori rimasti senza stipendio e pensione a seguito dell’entrata in
vigore della riforma Fornero, che non hanno ancora goduto della
salvaguardia di uno dei sei provvedimenti emanati per far fronte al
problema. I primi risultati, non ancora definitivi, rilevano che oltre
2.350 persone si sono segnalate. Una cifra destinata ad essere
rivista al rialzo nel resoconto finale del monitoraggio.

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Corea, la spinta al Made in Italy
Griffe e hi-tech per 4,2 miliardi

Il regolamento

Banche, ok Ecofin
alla separazione
tra il trading
e gli sportelli

Il boom degli scambi con Seul, dal cuoio alle macchine per l’industria

DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES Un altro passo

DALLA NOSTRA INVIATA

La locomotiva sudcoreana

«Ppali ppali». Non c’è accordo, contratto, pranzo di lavoro o appuntamento in cui i
coreani non usino questa parola. Che significa «presto presto» «veloce» e che racchiude,
spiega un italiano che vive a Seoul da qualche anno, «la quintessenza della coraneità». Perché la Corea del Sud, in poco
più di cinquant’anni, è passata
da paese povero massacrato
dalla guerra a una delle maggiori potenze economiche
mondiali. Ppali ppali.
Secondo il «World wealth report» di Capgemini e Rbc Wealth management le persone
più ricche del pianeta ormai
non sono più negli Usa ma in
Asia: 4,69 milioni con una liquidità di oltre 15 mila miliardi. Ma se è il Giappone a occupare il primo posto, sul podio
ci sono a stretto giro India e
Sud Corea. La quarta economia
asiatica, tredicesima a livello
mondiale subito dopo l’Italia, è

La crescita del Pil

SEUL

Dati in %

7

6,32

6

Il Prodotto interno
lordo è cresciuto
del 3,30% su base
annua nel 2014

5
4

3,70
2,90

3

3,30

2,30

2
1
0

0,32
2009

2010

2011

2012

2013

2014

Tra gli unici 3 Paesi
OCSE con Pil
positivo durante
la crisi nel 2009
Ripresa dopo
gli effetti della crisi
del debito europeo,
nel 2013 e 2014

Fonte: Bank of Korea (BOK)

tra i pochi Paesi dell’area Ocse
ad aver registrato un Pil con il
segno più negli anni di crisi internazionale. Nel 2014 l’economia è cresciuta del 3,3%. E così,
secondo le proiezioni dell’economista Giuseppe Nicoletti,
nel 2060 i coreani, che hanno
attualmente un reddito pro capite più o meno identico agli

d’Arco

italiani, ci avranno abbondantemente distanziato. Ma se nel
mondo spopolano i prodotti
coreani, dai telefoni (Samsung)
fino a tv (Lg) e auto (Hyundai e
Kia), in pochi conoscono il Paese e lo visitano. Tanto più ora
con il virus Mers, la sindrome
respiratoria che secondo Moody’s potrebbe portare presto a

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un calo della fiducia e dei consumi. Oltre che di turisti. «Molti cinesi hanno cancellato i loro
voli — spiega Kim Jongdeok, il
ministro della cultura e del turismo sudcoreano — probabilmente mancheremo il target di
questo mese ma presto tornerà
tutto alla normalità».
A Seul, dopo vent’anni, è tornata a volare con collegamenti
diretti anche Alitalia. Non è un
caso: gli scambi commerciali
tra l’Italia e la Corea del Sud
corrono. L’export italiano ha
segnato un +10% nel 2014 secondo Sace, per 4,2 miliardi.
Macchine, cuoio e abbigliamento i prodotti più importati
dall’Italia in Corea ma non
mancano alcune sperimentazioni: Marvin Ahn, imprenditore coreano, dal 2013 ha deciso di importare i panettoni
Maina. «Devono ancora abituarsi al gusto, ma sono certo
che presto le vendite andranno
meglio». Ppali ppali.
Corinna De Cesare
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Il piano

● L’Ecofin si è
pronunciato a
favore anche
dello sviluppo
dell’Unione dei
mercati dei
capitali, a cui
sta lavorando il
commissario
Ue Jonathan
Hill (foto). La
Commissione
Ue presenterà
un piano
d’azione
questo
autunno

avanti è stato fatto verso la
riforma strutturale delle
banche che punta alla
separazione obbligatoria delle
attività di trading dalle attività
commerciali per proteggere i
risparmiatori. L’Ecofin ha dato
il via libera sulla posizione
negoziale da tenere con il
Parlamento Ue. Il regolamento
proposto stabilisce un quadro
normativo per le autorità
competenti. Si applicherà alle
banche sistemiche con asset
totali di almeno 30 miliardi
negli ultimi tre anni e attività
di trading di almeno 70
miliardi o pari al 10% degli
asset totali. Le banche saranno
collocate in due schemi, a
seconda che la somma delle
attività di trading negli ultimi
tre anni ecceda o meno i 100
miliardi. Per gli istituti che
superano questa soglia sono
previsti requisiti di reporting e
vigilanza più stretti.
Francesca Basso
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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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ECONOMIA

33
#

IL LANCIO MERCOLEDÌ AD ARESE

Alfa riaccende i motori della Giulia
La carta da giocare nel mondo
Icona

S

ergio Marchionne lo ha
ripetuto all’infinito, in
questi anni «l’Alfa Romeo non è in vendita». Il
piano industriale, presentato
nel 2014, che punta a portare le
vendite globali di Fiat Chrysler
(Fca) a 7 milioni nel 2018, si basava essenzialmente sul rafforzamento del marchio Jeep e sul
rilancio, partendo da zero, di
Alfa Romeo, i due brand dalla
vocazione più internazionale.
È arrivato il momento, fortemente voluto dall’amministratore delegato di Fca: mercoledì
24 giugno, 105esimo anno della nascita dell’Alfa, verrà presentato il «progetto 952», ossia la Giulia, strategica per la
conquista del Nord America,
l’auto che porta sulle spalle il
consolidamento del futuro del
gruppo. Se la 500X e la Jeep Renegade, costruite insieme a
Melfi, hanno permesso di suggellare il legame tra Fiat e
Chrysler, la Giulia vuole fare
concorrenza alle Audi A4, alla
Bmw serie 3 e alla Classe C di
Mercedes.
Questo modello è l’origine di
tutta la gamma, sicuramente vi
sarà un crossover/suv (trazione posteriore o integrale), un
coupé e, grazie alla sua piattaforma — battezzata Giorgio —
modulabile (si può allungare e
allargare), anche una grande

ammiraglia. A questo programma hanno contribuito
700 persone: un team che ha
lavorato in capannoni a Modena.
Allo sviluppo della Giulia
(lunga poco meno di 4,70 metri) hanno contribuito tutti i
settori di Fca; il Centro Stile del
gruppo ha ideato le sue forme.
La nuova Alfa utilizzerà motori
all’avanguardia (propulsori anche con 500 cavalli di origine
Ferrari).
Sarà un momento molto importante per la storia del brand
del Biscione, scandito dal nuovo logo Alfa Romeo. Bmw, nel
suo blog ufficiale, ha pubblicato un post sulla Giulia, definita
«l’unica berlina del segmento
D che può far riflettere due volte, prima di acquistare una
nuova Bmw».
Perché l’Alfa Romeo è stata
così corteggiata da molti concorrenti (nel passato anche
Ford voleva acquistarla ma l’avvocato Gianni Agnelli si inserì
nella trattativa per far restare

La Giulia
dell’Alfa
Romeo, erede
della Giulietta e
prodotta dal
1962 al 1977, è
stata per molti
anni anche la
vettura in
dotazione di
Polizia e
Carabinieri,
fino a diventare
un’icona del
cinema
poliziesco
degli anni
Settanta

1910
La 24 HP, il
primo modello
Alfa (4 cilindri
di 4 litri, 100
km/h di
velocità
massima), da
qui comincia
la leggenda

1950
Debutta l’Alfa
Romeo 1900:
con questo
modello venne
introdotta la
catena di
montaggio
anche al
Portello

l’Alfa in Italia, così, nel 1986, la
casa del Portello entrò nell’orbita della Fiat), in particolare
dal gruppo Volkswagen, con
Ferdinand Piech in prima linea? Ha un blasone che sui
marchi tedeschi ha molta presa. In Alfa Romeo si sono formati personaggi come Enzo
Ferrari, Pinin Farina, Elio Zaga-

to e Nuccio Bertone. Vi sono
club di alfisti ovunque, che si
radunano periodicamente; in
America si ricordano ancora le
centinaia di Alfa Romeo che
hanno invaso Laguna Seca nel
1985; negli Stati Uniti l’immagine del brand è tutt’ora notevole; ci sono appassionati che,
sotto l’egida del Club del Por-

1972
L’Alfasud,
prodotta fino al
1984, è stata la
prima vettura
assemblata
nello
stabilimento di
Pomigliano
d’Arco

2008
La MiTo,
prodotta dal
2008 nello
stabilimento di
Mirafiori: con
questa «piccola
Alfa» la casa è
entrata nel
segmento B

si. Nella storia dell’Alfa esiste
un altro tassello che pare intrecciarsi con il percorso industriale di Fca di oggi. L’Alfa
(Anonima Lombarda Fabbrica
Automobili), salvata dai debiti
nel 1915 da Nicola Romeo (da
qui ha avuto origine il doppio
nome), fu ceduta allo Stato italiano che investì nello stabili-

tello, finanziandosi direttamente, corrono ogni anno, con
delle Giulietta, a Silverstone, in
Inghilterra, sfidando in pista
altre case sportive.
Alla Targa Florio partecipano modelli storici per commemorare la prima vettura, iscritta alla gara nel 1911, la 24Hp,
progettata da Giuseppe Mero-

Al cinema
L’apparizione
di una Alfa
Romeo più
famosa nella
storia del
cinema è quella
del Duetto nel
film «Il
laureato» con
Dustin
Hoffman. Nella
pellicola del
1967 conservata
nella Biblioteca
del Congresso
degli Stati Uniti
- il
protagonista
corre con la sua
Alfa per
fermare un
matrimonio

mento di Pomigliano d’Arco
per costruire l’Alfasud.
La Giulia e gli altri modelli
che seguiranno (sette sono
programmati e già ingegnerizzati, previsti nei prossimi tre
anni) verranno prodotti, in parte, ancora nel Sud Italia, nella
fabbrica di Cassino, completamente ristrutturata secondo i
canoni più moderni, dove rientreranno tutti i lavoratori, anche quelli cassaintegrati, non
appena sarà a regime la produzione della Giulia.
Pomigliano, divenuto il sito
in cui si assemblano le Panda, è
stato al centro della revisione
dei rapporti di lavoro tra Fiat ed
i sindacati; sono stati salvati
migliaia di posti ed è stato insignito, nel 2013, della medaglia
d’oro del World Class Manufacturing. Si sta operando anche
per ampliare la rete commerciale, con professionisti da formare, globalmente, nello spirito e nella cultura dell’Alfa.
Bianca Carretto
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Nonostante i «Tltro»

Telecomunicazioni

Aziende, credito a -13 miliardi

Ericsson e Sant’Anna per il 5G

Grazie all’operazione Tltro, da settembre 2014 a
marzo la Bce ha erogato 94 miliardi di euro agli
istituti di credito italiani. Tuttavia ad oggi,
secondo la Cgia di Mestre, le imprese hanno
registrato una contrazione degli impieghi di
13,2 miliardi, mentre le famiglie hanno visto
aumentare gli impieghi di 3,4 miliardi.

Ericsson e la Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa, un centro di eccellenza nel settore delle
reti e tecnologie ottiche, hanno annunciato una
collaborazione per introdurre la fotonica
integrata e soluzioni ottiche nella ricerca e
nello sviluppo del 5G, in grado di abilitare una
connettività ad alta velocità.

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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35
#

Cultura
& Spettacoli

7 giorni
di tweet
I consigli di
lettura del
filosofo Mauro
Bonazzi. Su
@La_Lettura
da oggi quelli di
Ettore Cinnella

Domenica

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Sofocle,
Antigone.
È capace
l’uomo di
vivere in un
mondo senza
Dio? E con
Dio?

Leo Strauss,
Karl Löwith,
Oltre Itaca.
L’esilio come
condizione
privilegiata
per capire chi
siamo.

Amitav Ghosh,
Mare di
papaveri.
Da Oriente ad
Occidente,
l’identità è una
costruzione di
parole.

Gianluca
Briguglia,
L’animale
politico.
Un bestiario
medievale per
affrontare i
mostri di oggi.

Leonardo
Sciascia,
Il giorno della
civetta.
Implacabile,
vendicativa,
bellissima: la
Sicilia, e l’Italia.

Christian
Ingrao,
Credere,
distruggere.
La storia del
nazismo, vista
dalla parte
sbagliata.

Matthew
Stewart,
Il cortigiano e
l’eretico.
In cerca di
Spinoza, il
filosofo più
pericoloso e il
più grande

Scompare a novant’anni una delle voci più significative d’America

Addio allo scandaloso James Salter
Un autore amato dagli scrittori
di Matteo Persivale

J

ames Salter, ora è chiaro,
poteva morire soltanto
come è morto: a 90 anni
appena compiuti, in palestra, accasciandosi all’improvviso mentre si allenava, vicino alla sua bella casa sul mare
di Sag Harbor, dove aveva passato tanti anni a chiacchierare e
bere dopo una partita a tennis
con i suoi amici-scrittori del
cuore (Peter Matthiessen, William Styron, George Plimpton e
E.L. Doctorow: ora è rimasto
solo Doctorow, ultimo moschettiere di quel cenacolo irripetibile).
Nel 1945, a 19 anni, quando
Salter ancora si chiamava con il
suo vero cognome, Horowitz,
aspirante pilota di caccia appena uscito da West Point, nella
fretta di farsi mandare a combattere al fronte della guerra
che stava per finire, durante
un’esercitazione si schiantò
con l’aereo da addestramento
in una cascina del Massachusetts. Era il V-E Day, 8 maggio
1945, il giorno della cessazione
del conflitto in Europa. Riuscì
non solo a non farsi congedare
con disonore, ma diventò pilota di caccia e alla fine al fronte
ci finì davvero, in Corea, qualche anno dopo. E l’esperienza
di quelle missioni passate a
duellare con i Mig sovietici sul
fiume Yalu lo spinse a scrivere
un romanzo, di nascosto da
commilitoni e ufficiali per evitare il disprezzo riservato agli
intellettuali (una lezione imparata a West Point dove lui, tra i
pochissimi cadetti ebrei, andava di venerdì sera a celebrare lo
Shabbat di nascosto nel ginnasio con altri correligionari carbonari, finendo regolarmente
punito al sabato mattina).
Il ragazzo Horowitz non era
mai stato un intellettuale. Leggeva riviste pulp dedicate alla
guerra, meglio ancora se di

All’opera
James Salter
nella sua casa
di Bridgehampton (New
York) in una
immagine del
2005 (foto
Ap/Ed Betz)

aviazione. Ma nel 1956 ecco The
Hunters, il debutto che ancora
oggi appare abbagliante nella
bellezza e precisione della sua
prosa, e che fece scoprire all’America un nuovo scrittore.
Dieci anni dopo esce Un gioco e
un passatempo (Bur), subito
stroncato dai critici e di fatto

bandito dalle università per le
numerose e allora scandalose
scene di sesso: è riconosciuto
ora come un classico.
Salter fu amico di tanti scrittori, e dagli scrittori amatissimo: tra i suoi ammiratori Richard Ford e Edna O’Brien,
John Irving e Jhumpa Lahiri,

Joyce Carol Oates e Reynolds
Price, John Banville e Bret Easton Ellis. A tenerlo lontano dal
cuore dei critici americani (a
parte il maestro Harold Bloom,
che l’ha incluso nel Canone) fu
anche la scelta di lavorare, molto ben pagato, per il cinema.
Come sceneggiatore di film
non memorabili e che lui anni
dopo liquidò come «spazzatura» (Gli spericolati, La virtù
sdraiata, Noi tre soltanto, A
cuore aperto).
Ma nel 1975, con il romanzo
Una perfetta felicità (edito in
Italia da Guanda), il primo capolavoro riconosciuto: la storia
di un matrimonio in lenta e
inevitabile dissoluzione raccontato con una prosa inimitabile, di semplicità hemingwayana, ma attraversata da lampi
di intuizione e osservazione
proustiana. Salter racconta il
sogno americano in modo poco americano: attraverso la delusione, i sogni infranti contro
la mediocrità. Analizzando i
fallimenti umani come pochissimi scrittori americani — Richard Yates, John Cheever —
hanno fatto.
Nel 1988, con i racconti di
Dusk, l’unico premio importante in patria, il Pen/Faulkner; l’autobiografia Burning

I romanzi
● L’autore
newyorkese
James Salter
(vero nome
James
Horowitz, 1925
– 2015) lasciò
la carriera
militare dopo il
primo romanzo
sulla guerra in
Corea, The
Hunters («I
cacciatori»,
1957). Guanda
lo ha riscoperto
pubblicando
nel 2014 Tutto
quel che è la
vita, suo ultimo
romanzo, e
quest’anno
Una perfetta
felicità: in via di
pubblicazione
vari romanzi
tra cui anche
Un gioco e un
passatempo,
già edito da
Bur, oltre a
Cassada e ai
racconti di Last
Night

● Il ricordo del presidente di Guanda
Luigi Brioschi:
«Il suo stile
semplificava
la complessità»
di Ida Bozzi

Lo ha rilanciato in Italia dopo essersi
innamorato della sua limpida scrittura. Così
Luigi Brioschi (nella foto), presidente di
Guanda, rievoca la prima lettura di James
Salter. «Quando arrivò il manoscritto di All
that is, in italiano divenuto Tutto quel che è la
vita, ero preparato a leggerlo, tempo prima
avevo sentito parlare di lui dal mio amico
Olivier Cohen, editore francese. Quel che era
destinato a essere l’ultimo libro di Salter mi
piacque subito, tanto che lessi tutta la sua
opera». Fino ad allora, dello scrittore era uscito
in Italia Un gioco e un passatempo, per Bur (a
breve sarà riproposto sempre da Guanda), ma

dopo quella lettura Brioschi
pubblicò non solo il
capolavoro finale, ma anche
Una perfetta felicità. E nei
prossimi mesi usciranno i
racconti di Last Night, il
primo romanzo The Hunters
e il secondo, Cassada. «Salter era un grande
autore — conclude Brioschi — e un notevole
stilista: ha restituito un ritratto della società
americana con una scrittura di incredibile
trasparenza, che faceva apparire naturale e
semplice la complessità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

the Days nel 1997 e ancora i racconti di Last Night nel 2005 per
il suo ottantesimo compleanno, quando escono anche una
raccolta dei suoi articoli di
viaggio (Salter ha raccontato la
Francia come nessun americano: oltre il romanticismo un
po’ finto di Parigi) e un libro di
cucina firmato con la moglie.
Una straordinaria vecchiaia,
nella quale Salter pur avendo
abbandonato il romanzo, dimostrò di essere diventato
sempre più bravo, voce profondamente americana, maestro
del dettaglio (un suo personaggio fissa l’interlocutore tenen-

Gli inizi
Era un pilota da caccia
nella guerra di Corea
e scrisse il primo libro
di nascosto da tutti
do la testa un po’ arretrata, «come se fosse un menu»), immune al sentimentalismo ma capace di commuovere con la
semplice morte di un uccellino, quando si ferma «quel cuore non più grande d’un seme
d’arancia».
Due anni fa, quando pareva
aver abbandonato il romanzo,
pubblicò Tutto quel che è la vita (Guanda), che secondo molti è il capolavoro — alla vigilia
del novantesimo anno — e il
passo d’addio della sua vita e
della sua carriera straordinarie.
Salter, a un intervistatore della
«Paris Review» (fondata dai
suoi amici Matthiessen e
Plimpton) che gli chiedeva perché scrivesse, rispose: «Perché
tutto questo sta per scomparire. Resteranno solo la prosa, la
poesia, i libri. Senza libri il passato scomparirebbe, e non ci
resterebbe nulla. Ci ritroveremmo soli, e nudi, su questa terra».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

In mostra al Castello Visconteo della città lombarda il grande arazzo da Capodimonte che illustra lo scontro del 1525. Con apparati digitali

Pavia, la battaglia che cambiò il modo di combattere
di Pierluigi Panza

C

i fu una battaglia che cambiò il modo di intendere il combattimento e che separò il
Medioevo cavalleresco dalla Moderna età
della polvere da sparo. Fu come se, in quella battaglia, fosse stata sganciata una bomba atomica
e avviata una rivoluzione sociale ben prima della
Rivoluzione francese. Fu la battaglia dell’archibugio contro la spada, dei mercenari gonfi di vino che si prendevano gioco dei rituali all’arma
bianca.
Questa fu la battaglia di Pavia che si combatté
all’alba del 24 febbraio 1525 nel Parco visconteo
della città tra le truppe imperiali-spagnole e
quelle francesi guidate dal re Francesco I. Il quale non solo perdette, ma fu catturato e fatto prigioniero.
Questa battaglia non mutò solo le sorti della
Lombardia, che passò dal dominio francese a
quello spagnolo (da qui il celebre «Franza o Spagna, purché se magna»), ma il senso stesso di
concepire lo scontro in campo aperto. I francesi,
che assediavano Pavia, furono affrontati dal-

l’esercito imperiale comandato dal viceré di Napoli Charles de Lannoy giunto in soccorso della
città assediata. Tra la consueta nebbia dell’alba
pavese, Francesco I lanciò la sua cavalleria d’élite, composta di nobili, all’attacco di questo esercito imperiale giunto in soccorso degli assediati.
Esercito, però, che disponeva di efficienti file
d’archibugieri. Ne nacque un confronto tra l’assalto all’arma bianca dell’antica nobiltà in corazza e il popolino assoldato per sparare con un’ar-

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ma, fin da Ariosto ritenuta infernale ed ignobile,
come l’archibugio.
Ovviamente quei disgraziati degli archibugieri (spagnoli, svizzeri, tedeschi) sterminarono la
nobiltà di Francia in meno di due ore. Al re Francesco I non restò — narrano le leggende — che
bersi un’umile zuppa alla pavese (pane secco e
un’uovo, una spolverata di formaggio) ed essere
tradotto prigioniero in Spagna.
Per celebrare il successo degli imperiali di
Willem Van der
Mojen su
disegno di
Bernard Van
Orley,
«La sortita delle
truppe imperiali
da Pavia»,
Manifattura di
Bruxelles,
1528-1530,
435 x 789 cm
(Capodimonte)

Carlo V, nelle Fiandre si misero al lavoro, e in tre
anni realizzarono sette giganteschi arazzi (circa
4 metri per 9) intessuti in lana, seta e fili d’oro su
cartoni di Bernard van Orley. Gli arazzi narrano
quest’epopea di Carlo V e, passando per la famiglia d’Avalos, finirono, secoli dopo, al Museo di
Capodimonte.
Ora, l’ultimo di questi arazzi, quello che meglio illustra la storica battaglia, è esposto per la
prima volta nel Castello Visconteo di Pavia dal 14
giugno (sino al 15 novembre) nella mostra Pavia, la battaglia, il futuro (promossa dai Musei
civici della città). L’arazzo è gigantesco (e ha
comportato i consueti problemi di trasporto e
allestimento) e intorno ad esso, nella torre sudovest del castello, è stata allestita una complessa
macchina virtuale (realizzata dalla facoltà d’ingegneria del locale ateneo) per raccontare lo
svolgimento della battaglia e il riconoscimento
dei personaggi e delle diverse fasi della contesa.
È stata inoltre realizzata una trasposizione in immagini tattili del contenuto degli arazzi per la
fruizione dei non vedenti.
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SPETTACOLI

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

«Boulevard»
Il trailer dell’ultimo film
di Robin Williams
scatena i fan sulla rete

Ha calamitato l’attenzione del web, che ha risposto con centinaia di
messaggi sui social in omaggio all’attore, l’uscita del trailer
dell’ultimo film interpretato da Robin Williams, il dramma indie
Boulevard nella sale americane dal 10 luglio. L’attore (nella foto),
morto suicida l’anno scorso, nel film è Nolan, bancario sessantenne,
che sente sempre più il peso della routine e della difficoltà crescente
a ritrovare un dialogo con la moglie Joy (Kathy Baker), protettiva e
rassicurante. La decisione impulsiva, una sera, di far salire sulla sua
auto un giovane escort, Leo (Roberto Aguire), portano Nolan a
confrontarsi con la sua a lungo repressa omosessualità.

Anteprima a Berlino
Schwarzenegger si riscopre Terminator
Dal primo episodio sono passati 31 anni. Ma il conto alla rovescia per
il ritorno di Arnold Schwarzenegger nei panni del cyborg-icona è
finito. Oggi pomeriggio il divo, 67 anni, insieme alle altre star del film
e al regista, sfilerà sul red carpet di Berlino per la première europea di
Terminator Genisys, l’action reboot di Alan Taylor (nelle nostre sale
dal 9 luglio). La pellicola è il quinto capitolo della saga dopo
Terminator, Terminator 2- Il giorno del giudizio (1991), Terminator 3 Le macchine ribelli (2003) e Terminator Salvation (2009).

Mister 50 minuti (di applausi)
Il tenore Flórez trionfa alla Scala
con sette bis: «E avevo la tosse...
Mia madre per farmi cantare
dovette vendere la vecchia auto»
MILANO «Mi sono reso conto subito che non sarebbe stato facile andare avanti con quel fastidioso catarro… Ed ero solo all’inizio. Ho pensato alla sfilza
di brani che mi aspettava, uno
più difficile dell’altro. Ce l’avrei
fatta?». Il giorno dopo il recital
alla Scala, Juan Diego Flórez ripensa con qualche brivido e
molta emozione a quella strana
serata, cominciata in modo poco brillante e conclusa in un
trionfo.
Cinquanta minuti d’applausi, dodici chiamate alla ribalta,
sette bis e una standing ovation. «Qualcosa di straordinario è successo» assicura il tenore peruviano che, dopo qualche défaillances e un imprevisto colpo di tosse, si era rivolto

al pubblico: «È solo un po’ di
catarro. Abbiate pazienza».
Ammissione sincera accolta
con un applauso. «Il pubblico è
con me, mi sono detto. Nervi
saldi e avanti! Dovevo dimenticarmi un po’ della voce e concentrarmi sull’interpretazione.
Ho cantato l’aria dal Turco in
Italia di Rossini come raccontassi una favola. Ed è andata benissimo». Ma non era il caso di
rilassarsi. «Quella successiva,
“T’amo qual s’ama un angelo”
dalla Lucrezia Borgia di Donizetti, è insidiosissima. Ma in
programma…». E lui l’ha can-

Il profilo
● Juan Diego
Flórez (42 anni)
è un tenore
peruviano.
Nell’agosto
del 1996 ha
debuttato con
«Matilde» di
Shabran al
Rossini Opera
Festival di
Pesaro. Da
allora è
diventato uno
dei tenori più
importanti e
richiesti del
panorama lirico
internazionale

● Nella foto
sopra, Flórez
con il pianista
Vincenzo
Scalera
ringrazia alla
fine del recital
alla Scala.
Il tenore
ha eseguito
sette bis tra
l’entusiasmo
da stadio (nella
foto grande
è alla Scala
nel 2007)

tata. Con tale passione da far
venir giù il teatro. «A quel punto il peggio era passato. La seconda parte, tutta francese, Duparc, Massenet, Gounod, era
più facile». Nel frattempo la voce era tornata, rinsaldata, inscalfibile a ogni capriccio delle
corde vocali.
L’ultima aria, «L’amour!
L’amour!» da Romeo et Juliette
scatena la platea. A furor di popolo Flórez è richiamato in scena tante di quelle volte che il
bis è inevitabile. Non uno ma
sette. Scanditi da applausi ed
entusiasmi sempre più incontrollabili. Più che alla Scala pare di essere a San Siro.
Lui sta al gioco, scambia battute con il pubblico che lo incita a cantare or questo or quel
brano. Si avvicina al pianoforte
dove siede il maestro Vincenzo
Scalera, prende una partitura e,
come fosse un cameriere finge
di annotarvi le «ordinazioni».
«Qualcuno vuole anche una
amatriciana? — scherza —. Ero
alle stelle anch’io. Quando s’instaura una certa atmosfera mi
piace infrangere le barriere».
Juan Diego non si fa pregare.
Un pezzo da La belle Hélène,
l’inevitabile «Una furtiva lacrima», poi «Granada» e l’aria
dalla Martha di Flotow… Dice
no solo ai «nove do» dalla Figlia del Reggimento. «Li faccio
sempre, ma l’altra sera non era
il caso…». Attacca invece una
canzone peruviana che scatena
gli ardori dei connazionali in
sala al grido di «Viva il Perù!».
«Viva l’Italia, viva Milano, viva
la Scala» risponde Flórez, legatissimo al nostro Paese.
A proposito di Scala, fa proprio così paura ai cantanti?
«Ogni concerto qui è speciale.
C’è una tensione maggiore, un
pubblico più preparato, più se-

a me carissima. La cantava mio
nonno, mia nonna la suonava
al piano… Quando ragazzo,
uscii per la prima volta da Lima
per andare a New York per
un’audizione, in tasca avevo solo il biglietto d’aereo e pochi
dollari. Tutto quello che mia
madre era riuscita a racimolare
vendendo la sua vecchia auto.
Per poter mangiare andavo nel
metrò e aprivo l’astuccio della
chitarra. Che dopo “Surriento”
scintillava di monetine. Una
canzone davvero magica».
Quelle origini difficili non le ha
scordate. «La mia famiglia era
povera, ma la povertà vera è
un’altra cosa. Anche con la musica si può combatterla».
Nel 2011 crea «Sinfonia por el
Perù», fondazione che sull’esempio del «Sistema» venezuelano si rivolge ai giovani



Mi sono sentito alle
stelle, alla fine chiedevo
le ordinazioni al pubblico
Ho persino scherzato:
volete una amatriciana?



Esibirsi a Milano può
fare paura? Qui ogni
concerto è speciale, c’è
una tensione maggiore
ma ormai mi sento a casa

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vero. Arrivi in scena con maggior timore ma anche maggior
rispetto. Alla Scala ho debuttato a 23 anni, il 4 luglio tornerò
per l’Otello di Rossini nel ruolo
impervio di Roderigo. E l’anno
prossimo festeggerò i miei 20
anni di fidanzamento scaligero. Qui mi sento a casa».
In omaggio all’Italia intona
«Torna a Surriento». «Canzone

più disagiati. «Finora sono
3000 i ragazzi che nelle nostre
orchestre e cori hanno trovato
un’alternativa al degrado, alla
droga, alla criminalità. Per raccogliere i fondi l’anno scorso è
nata l’Harmonia Orchestra che
raccoglie musicisti provenienti
da progetti simili. E l’anno
prossimo a Vienna aprirò
un’Accademia dove cantanti affermati verranno a insegnare a
giovani talenti che non possono pagarsi gli studi».
Ragazzi dal mondo, tutti un
po’ figli suoi. «Ma quelli di sangue sono i miei due piccini, Leandro e Lucia». Ovviamente
nati per la musica… «A un anno e mezzo Lucia canta già benissimo, se io attacco un’aria
lei la finisce. Diventerà un soprano» profetizza il papà. E Leandro? «Forse canterà anche
lui. Non ci vuole poi molto per
essere un tenore. Sa come si dice, testa di tenore…».
Giuseppina Manin
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Gli altri

Marilyn
Horne
Nel 1987 il
recital del
mezzosoprano
americano
Marilyn Horne
(foto in alto) è
un trionfo:
mezz’ora di bis
Teresa
Berganza
Nel 1988 il
mezzosoprano
spagnolo
Teresa
Berganza
entusiasma
alla Scala: nove
bis, quasi
un’ora in più
Leo Nucci
Nel 2007
il baritono
concede sette
bis, per tre
quarti d’ora
Jonas
Kaufmann
Pochi giorni fa
il tenore Jonas
Kaufmann
(foto) concede
5 bis e riceve
40 minuti
di applausi

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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SPETTACOLI

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TOUR NEGLI STADI TIZIANO FERRO

Raggi laser, smoking, acrobazie
«Ho studiato per poter volare»
La popstar al debutto: uno show così mette a dura prova il mio fisico
TORINO Stadio Olimpico. Ultimi
bagliori di un sole che non vuol
saperne di tramontare. Tuonano i megawatt sulle note di
«Xdono» e appare, circondato
da un’esplosione di oggetti volanti alla Zabriskie Point, Tiziano Ferro sospeso in aria.
Sì, nel corso di lunghe sedute in una scuola acrobatica belga, l’artista (punto d’arrivo di
un genere che oscilla fra pop e
canzone d’autore) ha imparato
a volare per la sua prima tournée negli stadi della sua folgorante carriera («il concerto all’Olimpico di Roma — dice Tiziano — non conta. Era solo
una follia adolescenziale sull’onda del trionfo nei Palasport»).
Siamo di fronte a una band
formidabile, con elementi sapientemente rubacchiati qua e
la (da Zucchero a Pink), una voce baritonale scolpita da vocalizzi e timbriche inconsuete,
ma soprattutto un contesto di
tecnologia mai vista prima. C’è
una interazione totale fra il corpo dell’artista e laser che mappano ogni suo gesto. Gli 850
metri quadri di schermi ad alta
definizione si trasformano in
edifici, laghi in fiamme. I 17
schermi centrali ambientano
ogni canzone fra paesaggi urbani e coreografie, i 2 laterali

moltiplicano l’artista e lo rendono sempre visibile (elegantissimo negli smoking neri o
rossi). Il volo si ripete più volte
nello spettacolo ogni volta con
una variante. Durante «Non me
lo so spiegare» attraversa un

ponte mobile e percorre una
lunga passerella sulla folla.
«Da mesi e mesi non penso
ad altro — confessa l’artista —.
Per anni ho guardato colleghi
che affrontavano gli stadi, li
ammiravo e li invidiavo. Poi ho

teatro costanzi

Le date
● Tiziano Ferro
è nato a Latina,
il 21 febbraio
1980. Il suo
album di
debutto nel
2001 è subito
un successo:
«Rosso
relativo».
Ha pubblicato
cinque album
in studio.
L’ultimo è
«L’amore è una
cosa semplice»
(2011)
● Il tour negli
stadi di Tiziano
Ferro è
cominciato ieri
da Torino. Il
cantante sarà
poi a Firenze
(il 23 giugno),
quindi è di
scena per due
date a Roma
(il 26 e 27).
A luglio suona
a Bologna (1) e
Milano (4 e 5),
per chiudere
a Verona (8)



Preparazione
Da un anno non penso
ad altro e mi sono
allenato frequentando
una scuola belga circense
galo più grande». «La differenza fra te e me» resta un capolavoro. Altre canzoni della lunga
maratona, «Il sole esiste per
tutti», «E Raffaella è mia»
omaggio all’icona del varietà
televisivo, «L’amore è una cosa
semplice», «Stop! Dimentica».
La quantità di canzoni belle e
orecchiabili è impressionante,
vista la giovane età dell’artista.
Prossimi appuntamenti a Firenze, Roma, Bologna, Milano
e Verona. «Ma quando questo
show tornerà nei palasport
non sarà la stessa cosa. Per cui
non lasciatevelo sfuggire».
Mario Luzzatto fegiz
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terme di caracalla

23 - 27 luglio

Golgota

Sul palco
Tiziano Ferro
ieri a Torino.
Davanti a 35
mila spettatori è
iniziato il suo
tour negli stadi

capito che bastava volerlo, sollevare un po’ l’asticella delle
proprie ambizioni. E, parlando
di stadi, un giorno Jovanotti mi
chiese di scrivergli una canzone dedicata al tema. Lui però
non la sentiva sulle sue corde. E
così ho deciso di utilizzarla io
come sigla di questo tour. “Lo
Stadio” racconta l’emozione di
una grande platea dove non è
possibile distinguere i buoni
dai cattivi. Ma fotografa anche i
complessi stati d’animo dell’artista on the road».
Gli effetti speciali non mettono in ombra, anzi esaltano, le
qualità sonore dello show. «Ho
messo su una band talmente
brava che mi è stato difficile
stare al passo con loro. Combinare poi il canto con le acrobazie e i voli mette a dura prova il
mio fisico».
Inutile dire Ferro regala due
ore di emozioni intense. Le intuizioni abbondano: «La vita è
sempre bella perché la vita non
riposa» («La tua vita non passerà»); «...grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla
mia età» («Alla mia età»). Dall’incontro con Fossati la straordinaria «Indietro» («L’ amore
va veloce e tu stai indietro»).
Tiziano Ferro recepisce il grande passato melodico e armonico della canzone italiana e lo

stravolge seguendo percorsi
complessi e capricciosi.
I tracciati di ogni canzone
sono assolutamente imprevedibili e ciononostante entrano
immediatamente sotto la pelle.
In tutti i brani c’è almeno un
passaggio che spacca il cuore
grazie a un sapiente uso delle
armonie. I percorsi musicali favoriti di Tiziano sono tre: quello modello montagne russe
(cadute, risalite, impennate veloci, rallentamenti improvvisi)
come «Ti scatterò una foto»,
quello ipnotico come «Ti voglio bene» o «Rosso relativo»,
e infine quello della grande enfasi armonico-melodico come
«Xdono», «Sere nere», «Il re-

23 - 27 giugno
Roma
Opera
aperta

EXTRA

Théâtre équestre Zingaro

Pink Floyd Ballet

Coreografie Roland Petit

Musiche Gustav Mahler,The Pink Floyd

Costumi Yves Saint-Laurent

riprese da Luigi Bonino

Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera
Creazione Bartabas
Andrés Marín

puccini
caracalla

Ettore Festa, HaunagDesign. Illustrazione di Gianluigi Toccafondo

6 luglio - 6 agosto

Madama Butterfly

Roma
Opera
aperta
ESTATE
2015

15 luglio - 8 agosto

Turandot
25 luglio - 7 agosto

La bohème
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera

CON IL PATROCINIO DI

operaroma.it/caracalla
Codice Fiscale
00448590588

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#

Il 20 giugno si è spento l’

Avv. Giuseppe Sperandeo
Ne danno il triste annuncio la moglie Gisela, il figlio Roberto con Flora, il fratello Antonino con Anna ed i famigliari tutti.- Per informazioni sulle esequie, potete chiamare l’Impresa San Siro n.
02.32867. - Milano, 20 giugno 2015.
Partecipa al lutto:
– L’avvocato Jacopo Pensa.

Il Presidente, il Consiglio Direttivo ed i soci della
Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia sono vicini al dolore della famiglia per la scomparsa
del caro

Prof. Vittorio Valerio
- Roma, 20 giugno 2015.
Il Consiglio di Amministrazione del Fondo Integrativo del SSN Medici Ortopedici esprime profondo dolore per la dipartita del proprio Presidente

Prof. Vittorio Valerio

Al Maestro

Pippo Sperandeo
cui devo tutto.- A Gisella, Roberto e Flora tutto il
nostro affetto.- Avvocato Antonio Caleca con Eleonora, Matteo e Sofia. - Milano, 20 giugno 2015.
Michele Saponara incredulo piange l’improvvisa
e prematura scomparsa dell’

Avv. Giuseppe Sperandeo

uomo di grande levatura morale, maestro nell’arte
medica ortopedica e nella vita.
- Roma, 20 giugno 2015.
Moby è vicina a Marco Bariletti per la scomparsa
del padre

Pierfranco Bariletti
- Milano, 21 giugno 2015.

già suo caro allievo e si stringe affettuosamente
alla moglie Gisella ed al figlio Roberto.
- Milano, 20 giugno 2015.

Vincenzo, Achille e Alessandro Onorato partecipano al dolore di Marco Bariletti per la perdita del
padre

Partecipano al lutto:
– L’Avvocato Vinicio Nardo.
– L’Avvocato Vincenzo Saponara.

- Milano, 21 giugno 2015.

Raffaella, Franco, Antonello e Alessandro Rosso
piangono

Pippo
uomo buono e giusto, amico e compagno di tanti
momenti bellissimi. - Milano, 20 giugno 2015.
Sono vicina alla famiglia della carissima

Emanuela Guerrini
in questo triste momento.- Con affetto Andreina
Finamore Postiglione.
- Milano, 20 giugno 2015.
Cara

Lella
il vuoto che lasci è incolmabile.- È stato un grandissimo regalo conoscerti e resterai sempre nel mio
cuore.- Un forte abbraccio a Marzio, Gloria, Erika
e a tutti i tuoi cari.- Con infinito affetto Simona Postiglione. - Milano, 20 giugno 2015.
Attoniti e affranti per l’improvvisa dipartita della
nostra cara

Emanuela
ci uniamo al dolore dei suoi familiari, tenendo per
sempre nel nostro cuore il ricordo della sua leggerezza, della sua allegria e della sua bontà.- I colleghi Elena, Arianna, Achille, Hector, Andrea, Goga e il Notaio Massimo Tofoni.
- Milano, 19 giugno 2015.
Ci ha lasciati improvvisamente l’

arch. Gianni Giorgis
La moglie Françoise, i figli, Giorgio con Pamina;
Speronella con Ben, si stringono nel suo affettuoso
ricordo.- Ringraziano Vilma, Gian Mario, Ioan e
Maria per l’aiuto e l’affetto.- I funerali avranno luogo lunedì 22 alle ore 15.30 nella parrocchia di Santa Maria a Peveragno.
- Peveragno, 19 giugno 2015.
Lily, Olivia, Adriana e Mary; Fido e Nove salutano con affetto il loro

nonno Lupone
- Peveragno, 19 giugno 2015.
Ha cessato di battere il cuore generoso di

Nicola Orlando
Lo annunciano con tanta tristezza la moglie Rita, il
figlio Claudio e i parenti tutti.- Chi volesse salutarlo
per un’ultima volta, potrà farlo nella sua abitazione di Bovisio Masciago, via Volta 11.- I funerali si
svolgeranno nella chiesa di San Martino in Masciago, lunedì 22 giugno alle ore 11.
- Bovisio Masciago, 19 giugno 2015.

Laura Ventoruzzo
Ciao Laura, porterò sempre con me la tua amicizia,
la tua eleganza e il tuo sorriso.- Vittorio Terzi.
- Milano, 20 giugno 2015.
Stefano e Rossella Proverbio, Vittoria Varianini e
Elisabetta Petrucci ricordano con affetto la cara
amica

Laura
- Milano, 20 giugno 2015.
te

Il giorno 20 giugno 2015 si è spento serenamen-

Elio Cogiamanian
Ne danno il triste annuncio la moglie Luana e i
figli, Filippo e Margherita.- Le esequie verranno celebrate il giorno 22 giugno alle ore 14 presso la
parrocchia di San Giorgio in Cannero Riviera.
- Parabiago, 20 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Luigi e Liliana Lombardi.
La moglie Felicetta, i figli Umberto, Fabrizio, Zario ed Enrica, con le rispettive famiglie, annunciano
con dolore la perdita dell’amato

Walter Hennig
- Milano, 20 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Le sorelle Mary e Carla.
– Loredana, Livio, Ivo.
– Daniela e Giovanni Aurelio Budano.
I cugini Anna Maria, Silvana, Mariuccia, Peppino
e Silvio con le loro famiglie annunciano la scomparsa dell’

Ing. Alberto Silvio Pandolfi
grande manager internazionale ed innovatore nel
campo dei brevetti.- La camera ardente è presso le
Onoranze Funebri San Siro in via Amantea dove si
terrà la funzione martedì 23 alle ore 15.
- Milano, 20 giugno 2015.
Franco Debenedetti si unisce alla famiglia nel
cordoglio per la scomparsa dell’

Ing. Antonio Ficca

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di Luca e della sorella per la perdita del fratello

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Giampiero Ubezzi
- Milano, 20 giugno 2015.
25 giugno 2014 - 25 giugno 2015

Daniela Magliucci
Ad un anno dalla scomparsa di Daniela, una Santa
Messa in suffragio verrà celebrata il 25 giugno
2015 alle ore 18 in Milano presso la chiesa di San
Nazaro in Brolo in piazza San Nazaro n. 5, corso
di Porta Romana.- Camillo, Marcella e Maddalena.
- Milano, 21 giugno 2015.

partecipe, impegnata, convinta.- Vittoria, Stefania,
Franca, Pippo, Francesca, Ludovico e le loro famiglie abbracciano lo zio Hans, Vittorio, Clara, Adriana e i loro cari. - Milano, 19 giugno 2015.

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Carla Gronda Hösle

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Pierfranco Bariletti

amore mio, grazie per avermi tanto amata!- Il mio
cuore viene via con te.- Rita.
- Bovisio Masciago, 19 giugno 2015.
Ha concluso una vita intensa e appassionata tra
Italia e Germania

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21 giugno 2014 - 21 giugno 2015
Gilberto ricorda

Nerina Corsini

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Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30
giovedì/venerdì 14/17.30
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- Vaglia (FI), 21 giugno 2015.

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015



#

Risponde Sergio Romano

UN MONARCHICO MILANESE
AL SERVIZIO DELLA REPUBBLICA

Caro Romano, è stata una
grande sorpresa apprendere
che il Congresso degli Usa ha
negato a Obama i poteri per
concludere accordi
internazionali di libero
scambio, in corso da anni con i
Paesi del Pacifico e con la Ue.
La sorpresa è stata ancora
maggiore, considerando che, a
questa sconfitta, ha concorso
in modo determinante il suo
partito. Si tratta di una
sconfitta storica, ha
sottolineato il Corriere. Potrà
avere influenza sulle elezioni
presidenziali del prossimo
anno?
Elena Bonsanti

e.bonsanti@hotmail.it
La matassa è più imbrogliata. Il Congresso ha votato per la
concessione del «fast track»
(corsia rapida) al presidente
Obama. La formula gli consente di negoziare accordi commerciali che il Congresso può
approvare o respingere, ma
non correggere. È stata bocciata invece una legge complementare e indispensabile:
quella che prevede misure sociali e assistenziali per i lavoratori americani danneggiati da
una maggiore liberalizzazione
del commercio internazionale.

DIFFUSI CON I TWEET
Annunci dei politici
Soprattutto in politica, trovo
che affrontare argomenti
complessi (migrazioni,
riforme, giustizia, scuola, ecc)
attraverso messaggi ridotti a
slogan o frasi a effetto come i
tweet, sia un approccio
assolutamente superficiale.
Spesso la brevità dei testi
porta a incomprensioni o a
interpretazioni errate , con
successivi chiarimenti e/o
rettifiche degli autori che
rischiano soltanto di
disorientare l’opinione
pubblica!
Roberto Rinaldi

Bussero (MI)

● Più o meno

di Danilo Taino (Statistics editor)

Uscire (con pochi danni)
da un’unione monetaria

LETTERE
AL CORRIERE

STATI UNITI
Obama e il Congresso

39

Ho letto nel libro «Storia del “Corriere della
Sera”» di Glauco Licata che Tommaso Gallarati
Scotti è stato collaboratore del quotidiano dopo
la Liberazione. Poiché è stato per molti anni
anche ambasciatore, le chiedo se lei ha avuto
modo di conoscerlo.
Franca Prati
Milano

Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579

@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it

Cara Signora,
o conobbi nel 1949 a Londra, dove era ambasciatore da due anni. Ma confesso che avevo
allora una idea alquanto vaga della sua vita
precedente. Non sapevo, ad esempio, che
agli inizi del Novecento, sotto l’influenza di padre
Semeria (il sacerdote che fu accanto al generale Cadorna, nel Comando supremo, durante la Grande
guerra), era stato attratto da una sorta di riformismo
religioso, il modernismo, che aveva «contagiato»,
tra gli altri, lo scrittore Antonio Fogazzaro, autore di
Piccolo modo antico e del Santo. Gallarati Scotti ne
era divenuto amico e aveva fondato con alcuni compagni lombardi la rivista «Rinnovamento». Ma il
modernismo, agli occhi di Pio X, era una mala pianta, da estirpare con la massima severità, e Gallarati
Scotti, con i suoi amici, fu minacciato di scomunica.
Si piegò, ma rese omaggio a Fogazzaro con una biografia che fu messa all’indice e che l’autore dovette
successivamente correggere. Obbediva disciplinatamente alla Chiesa quando era indispensabile, ma
credo che non abbia mai rinunciato alle sue convinzioni giovanili.
Alla vigilia della Grande guerra fu interventista e,
più tardi, volontario. All’arrivo del fascismo, manifestò pubblicamente il suo dissenso e fu schedato come «oppositore», se non addirittura «sovversivo».
In realtà fu sempre cattolico, liberale e monarchico:
tre categorie che non sempre, nel corso della sua
esistenza, furono facilmente conciliabili. La sua vita
politica cominciò quando dovette riparare in Svizzera dopo l’8 settembre; e ci è nota ora grazie a una
edizione aggiornata del suo diario, apparsa a cura di
Alfredo Canavero presso l’editore FrancoAngeli
(Memorie riservate di un ambasciatore. Il diario di
Tommaso Gallarati Scotti 1943-1951). In Svizzera
prese contatto con altri antifascisti e soprattutto con
Maria José, moglie di Umberto di Savoia, che Vittorio Emanuele III non amava e aveva allontanato dalla
corte. Gallarati Scotti sperava che la principessa, più

L

La tua
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Angelo Bonelli
(Verdi)
propone il
Nobel per la
pace alla
Guardia
costiera
italiana per
l’impegno nel
salvare vite nel
Mediterraneo.
Siete
d’accordo?

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alle 19 di ieri



55%
45%

indipendente del marito, avrebbe avuto un ruolo
nella riabilitazione della famiglia reale agli occhi degli italiani.
Le cose andarono diversamente, ma l’esule, nel
frattempo, aveva attratto l’attenzione di coloro che a
Roma, dopo la liberazione della città, cercavano di
ricostituire la rete della diplomazia italiana. Molti
ambasciatori avevano servito il regime e non erano,
almeno per il momento, presentabili; molti Paesi
esitavano ad accogliere un rappresentante italiano.
Occorrevano persone che avessero un passato antifascista e qualche affinità con il Paese in cui sarebbero stati mandati. Gallarati Scotti aveva antenati
spagnoli ed era «Grande di Spagna». A Madrid, capitale di un Paese neutrale, sarebbe diventato il tramite dell’Italia con altri Paesi rappresentati in Spagna. Gli spagnoli lo accolsero a braccia aperte e
Franco gli riservò un trattamento che rischiò di essere, in qualche circostanza, persino imbarazzante.
Tutto andò per il meglio fino a quando l’Assemblea
dell’Onu, nel dicembre 1946, raccomandò agli Stati
membri (con 34 voti a favore, 6 contrari e 13 astenuti) di ritirare i loro capi missione dalla Spagna. L’Italia non era membro dell’Onu e non era tenuta a rispettare la risoluzione, ma Canavero ricorda che
Pietro Nenni, allora ministro degli Esteri, chiamò
Gallarati Scotti a Roma per conferire, «intendendosi
ch’ella dovrà lasciare effettivamente codesta sede».
Canavero ricorda altresi che il boicottaggio diplomatico della Spagna ebbe l’effetto di ferire l’orgoglio
nazionale spagnolo e di giovare, paradossalmente,
all’immagine di Franco nel Paese.
Nella carriera diplomatica di Gallarati Scotti vi fu
un’altra tappa, molto più importante: l’ambasciata a
Londra dove arrivò alla fine di ottobre del 1947 e rimase fino al novembre 1951. Furono anni dominati
soprattutto dal problema delle colonie italiane e da
quello della sorte di Trieste. Ma il tempo dedicato al
diario diventa sempre più breve e la storia diplomatica di quei negoziati è ottimamente ricostruita da
Canavero nella sua introduzione. Dopo il ritorno in
patria, la vita pubblica di Gallarati Scotti fu soprattutto milanese: la presidenza del Banco Ambrosiano
e dell’Ente Fiera di Milano, la collaborazione con il
Corriere della Sera. Una udienza con Giovanni XXIII
e il conferimento di una decorazione pontificia dimostrarono che al di là del Tevere il suo modernismo non era più considerato un peccato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

No

La domanda
di oggi
Matteo Renzi:
le assunzioni a
scuola hanno
senso soltanto
con il varo
di una riforma
completa.
Ha ragione?

INCHIESTE
Uso delle intercettazioni

tranquillamente i fattacci loro.
È incredibile!

Leggiamo quotidianamente di
inchieste supportate da
intercettazioni. Questi loschi
individui devono essere anche
molto stupidi: non sanno che
possono essere intercettati?
Eppure raccontano

grandmother23@gmail.com

Luciana Alberini

IN TELEVISIONE
Programmi di sport
Le principali reti tv hanno aver
acquisito i diritti chi delle

partite della serie A e B, chi
degli incontri della Uefa, chi
della «F1», ecc. Chi si
lamentava di dover pagare
l’odiato canone Rai è servito:
dal 2016 si devono pagare tre
abbonamenti: alla Rai, a
Mediaset, a Sky.
Giuseppe Cordova

L

e probabilità che entro la fine del
mese la Grecia e i suoi creditori
trovino un accordo, ed evitino l’uscita
del Paese dall’euro, sono ancora alte,
tra il 50 e l’80% nelle opinioni di gran parte
degli analisti di mercato. Ma se la situazione
precipitasse, quanto sarebbe drammatica
una Grexit per i greci? Se si guardano i
precedenti storici dal 1945 a oggi, non
necessariamente catastrofica. Secondo la
società di ricerca Oxford Economics, il
Prodotto interno lordo (Pil) ellenico
crollerebbe inizialmente del 10%, anche
meno se l’uscita dall’eurozona fosse gestita
bene. Poi, potrebbe arrivare una fase di
ripresa, anche considerevole. L’analisi della
società britannica non tiene conto dei
contenuti politici e geopolitici insiti nella
crisi greca: ciò nonostante, può accendere
una luce sui calcoli che fanno alcuni membri
della maggioranza al governo ad Atene.
Dal 1945, più di 70 Paesi hanno
abbandonato un’unione monetaria, in media
uno all’anno. Spesso africani e asiatici alla
fine della dominazione coloniale, altri con
l’uscita dal rublo al crollo dell’Unione
Sovietica, altri per ragioni diverse. Nell’anno
successivo alla rottura, il Pil è risultato
positivo in due terzi dei casi (dei 70 Paesi),
negativo in un terzo. Molto negativo, cioè
con un crollo superiore al 20%, solo nell’8%
dei casi. Il 75% delle economie sono tornate
a crescere tre anni dopo la scissione
monetaria.
Alcuni dei risultati peggiori — crolli del Pil
molto significativi — sono tra l’altro avvenuti
in casi di conflitti postcoloniali o in
condizioni molto diverse da quelle in cui è
oggi la Grecia, per esempio alla caduta del
blocco sovietico quando alcuni Paesi non
solo si trovarono fuori dal rublo ma avevano
economie pianificate del tutto disastrate. È il
caso di Lettonia, Lituania, Estonia e Ucraina
che registrarono, al momento peggiore,
crolli del Pil rispettivamente del 47, del 37,8,
del 31,6 e del 40,4%. Nel 2002, l’economia
Argentina scese del 10,9% ma tre anni dopo
aveva già recuperato e superato del 3,1% i
livelli precedenti alla rottura dell’aggancio
con il dollaro (gestita nel peggiore dei
modi).
Una Grexit — conclude Oxford Economics
— sarebbe dolorosa. E andrebbe gestita
bene per non essere catastrofica. Nel qual
caso l’economia ellenica potrebbe tornare a
crescere in fretta, anche perché il Pil è già
crollato del 25% rispetto al 2010 e l’economia
funziona ben al di sotto del potenziale.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

giuseppecordova@libero.it

INTERVENTI E REPLICHE
Carni cinesi: controlli insufficienti
Alla sagra del cane (provo ribrezzo solo a
scriverlo), in Cina sono stati «immolati» 10.000
di questi animali! Lasciamo per un attimo il
problema agli animalisti e domandiamoci: nei
numerosissimi ristoranti cinesi, quando servono a
tavola carne a tocchetti o macinata o nei ripieni di
ravioli ecc. in realtà cosa mangiamo? Chi effettua i
controlli? Come? Oltre all’igiene delle cucine (che
potranno essere anche pulitissime), chi accerta la
provenienza delle carni nei frigo, già macellate e
sezionate, provenienti in Italia da altri Paesi? La
politica è distratta, presa com’è dal riconfermare
l’embargo alla Russia! E se le sanzioni le

indirizzassimo un po’ più verso Oriente, finché
non fossero chiariti i numerosi dubbi alimentari?
Leopoldo Chiappini, Siracusa
Incuria, degrado e tanta inciviltà
L’incuria e il degrado — non solo di Roma, ma di
tante città — è sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno
assistiamo indifferenti a gesti di inciviltà: persone,
di ogni ceto sociale e cultura buttano per terra di
tutto (lattine, carte, pacchetti di sigarette vuoti e si
potrebbe continuare all’infinito). Sicuramente
occorre investire per eliminare le buche, sistemare
le aiuole, estirpare le erbacce, pulire i marciapiedi
ecc., ma credo che occorra anche un massiccio

© 2015 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI

FONDATO NEL 1876
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investimento in educazione civica a tutti i livelli,
altrimenti il problema rimarrà insoluto anche con
la più grande buona volontà dei sindaci.
Giancarlo Torri, giancarlotorri@teletu.it
Docenti assunti solo per concorso
Sul Corriere del 19 giugno un lettore propone
che l’assunzione dei docenti venga effettuata
dalle scuole stesse, ponendo così fine al
precariato, dovuto alla permanenza in varie
graduatorie e allo strapotere delle varie
organizzazioni sindacali. Il lettore dimentica però
che, come affermato dalla Costituzione, al
pubblico impiego si accede per concorso, cui

segue, per forza di cose, la formazione di una
graduatoria di merito. Ciò senza considerare che
lo strapotere passerebbe nelle mani di chi è
chiamato a scegliere.
Liliana Bido, Padova
I 70 anni di pace in Europa
I 70 anni di pace in Europa, lungi dall’essere
merito di noi europei come sostiene il lettore
(Corriere, 27 maggio), sono stati garantiti dagli
Usa: senza la copertura nucleare americana,
sarebbe stata una passeggiata per i sovietici
impossessarsi militarmente dell’intera Europa.
Mauro Mai, Rieti

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La tiratura di sabato 20 giugno è stata di 435.655 copie

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40

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Sport

Sei podi (un secondo e cinque terzi posti) per l’Italia, settima in
classifica dopo la prima giornata dell’Europeo per nazioni di
Cheboksary (Russia). Marco Fassinotti nell’alto (m 2,28,) è stato
battuto da Tsyplakov (2,33). La 4x100 maschile (Ferraro, Demonte,
Manenti, Obou) ha chiuso terza con 38”71; stessa classifica per La
Mantia nel triplo (m 14,22), per la Pedroso (55”18) e per Capotosti
(49” 93) nei 400 hs e per la Grenot nei 400 (51”82). Oggi tocca a
Trost (alto) e Donato (triplo). Diretta Raisport 1 e 2 dalle 13.50.

Il sabato nero del Milan
Kondogbia sceglie l’Inter

La guerra di Milano
sarà costosa
ma utile a entrambe
di Mario Sconcerti

L

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se Nazionale e federazione hanno firmato la pace o soltanto una
tregua lo diranno i prossimi mesi. In ogni caso oggi alle 18 gli azzurri
del rugby si ritroveranno a Villabassa (Bolzano) per iniziare ad
allenarsi in vista della Coppa del Mondo (esordio il 19 settembre a
Twickenham con la Francia). I giocatori convocati sono 40, gli stessi
di una settimana fa quando il raduno si sciolse per le rivendicazioni
economiche degli azzurri. Ieri a Cremona, nel Mondiale Under 20,
l’Italia ha battuto Samoa 20-19 ed ha evitato la retrocessione.

Mercato Galliani rischia di perdere anche Martinez

● Il commento

a vendita del Milan ha
ottenuto il primo
effetto, ha risvegliato
l’Inter. Vedremo come finirà
questa guerra milanese che
nessuno voleva ma che sarà
utile a entrambe. Il Milan ha
potuto permettersi di
rimanere basso in questi
anni solo perché bassa
volava anche l’Inter. E
viceversa. La gente può
sopportare le sconfitte
proprie, ma si ribella alle
vittorie degli altri. I soldi
arrivati nel Milan hanno
così portato soldi anche
all’Inter. Il ritorno di Milano
ha già costretto la Juve a un
mercato di lusso,
costringerà la Roma a fare
altrettanto e il Napoli a
scoprirsi. Stare al tavolo da
oggi costa molto di più.
Capiremo presto se questa
nuova ricchezza fa parte
d’investimenti o di debiti.
Girare i soldi è comunque la
sola possibilità di vivere. Il
grande errore del Fair Play
finanziario è stato proprio
questo, mettere limiti alle
spese dei molto ricchi, gli
unici veri finanziatori di
tutti gli altri. Nel dettaglio
di oggi l’Inter sembra aver
fatto un passo avanti
importante. Kondogbia è
giocatore completo e
giovane, messo accanto a
Miranda e Murillo forma già
uno schema da grossa
squadra. Il Milan deve
tornare a capire il suo modo
di informare. Troppi
acquisti già fatti non si sono
compiuti. La fretta di
coprire la vendita della
società ha creato più
desiderio che verità. Ma c’è
comunque un dato reale e
solido: i soldi sul mercato li
ha messi davvero, il tesoro
esiste, non siamo più al
ridimensionamento degli
ultimi anni. Troverà altri
giocatori. Purtroppo
spendere nel calcio è solo
un ingrediente necessario e
non sufficiente. Se i soldi li
mettono anche gli altri, si
partecipa in tanti ma vince
uno solo. Se vuoi una
macchina da 200 all’ora la
compri. Se vuoi un
attaccante da 30 gol non sai
bene dove sia. È questo che
crea i debiti, l’incertezza
della resa dei soldi spesi. La
vera novità è il rilancio di
Milano, anche se molte
cose sono da chiarire. Sia
Milan che Inter cercano
l’Asia per un futuro
commerciale,
dimenticando che l’Asia è
già stata scoperta. All’ora di
cena in quel continente
danno da tempo il
campionato inglese. E
raddoppiare in Borsa il
valore di una squadra non
mi sembra sia ancora mai
riuscito a nessuno. Ma
anche se dubbioso e per
adesso sconfitto, è il Milan
il primo vero acquisto del
mercato. E l’Inter al seguito,
con qualche affare in più.

Rugby
Atletica
Accordo raggiunto, la Nazionale torna al lavoro Euronazioni: Fassinotti secondo, Italia settima

Nomi caldi

Mediano
Giannelli
Imbula,
22 anni,
centrocampista del
Marsiglia (Ap)

Bomber
Jackson
Martinez,
28 anni,
attaccante
colombiano
(Epa)

El Peluca
Carlos Bacca,
28 anni,
attaccante
del Siviglia
e della
Colombia (Epa)

Jo-Jo
Stevan Jovetic,
25 anni,
attaccante
del Manchester
City
(Getty Images)

Italiano
Andrea Bertolacci,
24 anni,
centrocampista
del Genoa, 3
presenze in
Nazionale (Ansa)

MILANO «Prometto di esserti fedele sempre». Chissà quanti tifosi rossoneri, seguendo lo slogan della campagna abbonamenti, avranno fede per rinnovare l’appoggio alla squadra
dopo il sabato nero del Milan. A
12 giorni dal raduno, i rossoneri
hanno visto sfumare in rapida
successione i primi due obiettivi della stagione: Geoffrey Kondogbia, conteso a colpi di milioni dalle due milanesi (che per
non perdere reciprocamente la
faccia hanno alzato oltremisura
l’asticella), ha ceduto alla corte

serrata di Roberto Mancini. Non
solo. Jackson Martinez, per il
quale Adriano Galliani, aveva
raggiunto l’accordo con il Porto,
è a un passo dal trasferimento
all’Atletico Madrid.
In questa pazza storia, contraddistinta da rilanci che hanno portato l’affare Kondogbia a
sfiorare quota 100 milioni (fra
cartellino, ingaggio e commissioni), la parola lealtà non è
contemplata. È il calciomercato,
bellezza. «Ci vediamo lunedì a
Milano». Così si è congedato ieri alle 13.30 il papà di Geoffrey
Kondogbia per il quale sono
programmate domani in Italia

va concesso il placet alle visite
mediche, l’ufficialità dell’operazione ancora non era arrivata.
L’Atletico Madrid (incassati 18
milioni dalla cessione di Mandzukic) si è fatto sotto e ha ottenuto (senza preventivi test) la
firma. Alla faccia dell’intesa siglata a casa di Jorge Mendes, il
potentissimo agente che controlla il centravanti colombiano.
Il Milan subisce un danno
d’immagine devastante, ma la
parola d’ordine è «niente frenesia»: i 75 milioni risparmiati
verranno investiti senza fretta.
Una reazione che al momento

le visite mediche. Solo che il padre del giocatore aveva dato appuntamento ad Adriano Galliani, e non ai dirigenti nerazzurri
con cui pochi minuti dopo si è
seduto per trattare il passaggio
del figlio. Il Milan aveva raggiunto nella notte l’accordo con
il Monaco sulla base di 40 milioni di euro, con pagamento biennale e l’intesa con il giocatore:
contratto di 5 anni a 4,2 milioni
più bonus.
L’ad rossonero era ritornato
all’alba a Milano convinto di volare di nuovo in serata a Montecarlo per le firme. Invece è stata
la giornata del trionfo di Ausilio
e Fassone, accorsi venerdì sera
nel Principato per contrastare
l’accerchiamento milanista al
giocatore e provare ad accontentare il Mancio in ebollizione
(così furioso da aver minacciato
le dimissioni in caso di passaggio ai cugini della mezzala francese). Hanno avuto la pazienza
di aspettare e, ottenuto l’ok di
Thohir alla mega-operazione,
hanno concluso il secondo acquisto più oneroso della storia
dell’Inter (solo Vieri, 90 miliardi
di lire, costò di più): 38 milioni
più 2 di bonus al Monaco e ingaggio pari a quello promesso
dai rossoneri.
Anche nell’affare Jackson
Martinez non sono mancati colpi bassi e ingenuità da principianti. Trovato l’accordo con il
Porto (pagamento della clausola di 35 milioni) e con il giocatore, il Milan non aveva la firma
dell’attaccante impegnato in Cile in Copa America. Poiché la federazione colombiana non ave-

Arriva l’Atletico
Sull’attaccante
colombiano piomba
l’Atletico Madrid, il club
rossonero su Bacca
ha lo stesso sapore dell’uva non
matura per la famosa volpe. Nel
frattempo l’Inter ha congelato
Imbula del Marsiglia (affare definito a 19 milioni): se verrà liberato, si tufferà il Milan che pensa ancora a Bertolacci. Per l’attacco i piani B rossoneri sono
Bacca, coperto da una clausola
rescissoria da 30 milioni (ma c’è
anche la Roma) e Edin Dzeko.
Per l’attacco Mancini si aspetta
uno fra Cuadrado, Salah e Jovetic ma su tutti e tre la concorrenza è agguerrita. L’Inter oggi
ride, sul Milan è notte fonda.
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fondamentale per Mancini

Giovane, forte e maturo
Il giocatore giusto
per dimenticare Touré
La marcia di avvicinamento a Yaya Touré era iniziata
a gennaio, quando Mancini
aveva cominciato a mettere
mano all’Inter, per cambiarle
faccia, perché l’allenatore interista appartiene alla vecchia
scuola di chi pensa che sono i
campioni (ben preparati e in
una squadra organizzata) a fare
la differenza. A marzo, sembrava che insieme con Touré sarebbe arrivato anche Jérémy
Toulalan, a parametro zero. Invece il 9 aprile il centrocampista centrale del Monaco aveva
deciso di rinnovare con il club
fino al 2017. A fine maggio,
quando tutto era già stato sistemato con il giocatore, è arrivato
il no di Touré. Dimitri Seluk, il
rappresentante dell’ivoriano,
aveva confessato al Sunday

MILANO

Mirror Sport: «Touré resterà al
Manchester City perché lo sceicco Mansour ha detto che deve
restare. Gli ha spiegato che è
ancora un giocatore molto importante per il club, anche perché è stato il primo campione
ad andare al City dopo l’acquisto del club».
Sebbene sorpreso dalla risposta di uno dei giocatori ai
quali si è sentito più legato nella sua avventura inglese, Mancini non si è fatto trovare im-

Duttile
Può giocare in un
centrocampo a 3 o a 4,
sa inserirsi pur non
essendo un trequartista

Sostieni il mio lavoro. scaricando. da www.dasolo.info

preparato e ha indicato la strada, già esplorata con cautela
iniziale: Geoffrey Kondogbia.
Perché il francese piace tanto a
Mancini? Perché assomiglia
molto, come caratteristiche di
gioco, a Yaya Touré: non ne ha
l’esperienza internazionale, ma
ha dieci anni meno. Ha mezzi
fisici straordinari (188 centimetri per 80 chili), assomiglia a
Pogba, del quale è amico (insieme hanno vinto con la Francia il Mondiale Under 20 in
Turchia, 2013), è in piena ascesa, ma nelle due stagioni al Monaco ha dimostrato maturità.
La sua caratteristica migliore
è la duttilità tattica: può giocare in un centrocampo a due o a
tre e nel secondo caso non è
obbligatorio schierarlo da centrale. Si adatta al 4-2-3-1 o al 4-

Talento
Geoffrey
Kondogbia
è nato a Nemours
(Francia) il 15
febbraio 1993.
Nell’ultima
stagione ha
giocato al Monaco
(49 gare, 2 gol). In
Nazionale 4 gare,
0 gol. Ha vinto
l’oro ai Mondiali
U.20 nel 2013

3-1-2. E anche al 4-3-3. Non ha
caratteristiche da trequartista,
perché sa essere il riferimento
in mezzo al campo che Mancini
ha cercato nei sei mesi nerazzurri all’interno della rosa, senza trovarlo. Forte di testa, ha dimostrato di avere corsa e forza
nel tiro, anche se ha ancora difficoltà a inquadrare la porta
(però il gol all’Arsenal nel 3-1
del Monaco in Champions League a Londra resta magnifico).
L’età autorizza a pensare che
Kondogbia può diventare decisivo nell’Inter anche per più dei
5 anni del contratto, sebbene il
calcio di oggi bruci tutto. La
prospettiva di conquistarsi un
posto da titolare nella Nazionale di Deschamps nell’anno dell’Europeo (in Francia, 2016)
può rappresentare una motivazione in più per esplodere. Da
questo punto di vista, Mancini,
nei suoi contatti con il giocatore, gli deve aver illustrato bene
il progetto che ha in mente,
motivandolo in maniera adeguata, visto che il giocatore rinuncia alla Champions (con il
Monaco o con l’Arsenal che
molto lo voleva), per ripartire
dalla Milano interista.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

SPORT

41
#

Tennis
Volley
Giochi europei
Nishikori si ritira: Seppi sfida Federer ad Halle World League: l’Italia cerca il bis con il Brasile Tuffi e tiro a volo, a Baku altre tre medaglie
Andreas Seppi affronta oggi Roger Federer nella finale del torneo Atp
di Halle, in Germania (SuperTennis ore 13). In semifinale l’altoatesino
ha approfittato del ritiro del giapponese Kei Nishikori, n. 5 del mondo,
per un problema al polpaccio mentre era in svantaggio 4-1. Federer,
n. 2 del ranking e n. 1 del tabellone, ha sconfitto 7-6, 7-6 Karlovic.
VELA È Magic Carpet 3, Wally 100 di Sir Owen Jones, a vincere la
prova d’altura della Giraglia Rolex Cup in tempo compensato. A
Esimit Europa 2 il Trofeo Rolex riservato al primo in tempo reale.

Dopo la bella vittoria per 3-2, nella cornice del Centrale del Foro
Italico a Roma (11 mila gli spettatori), la Nazionale maschile torna a
sfidare il Brasile nella World League: appuntamento alle 20 a Firenze
(tv Raisport2). Il Brasile guida il girone A con 15 punti, l’Italia è
seconda con 13: entrambe le squadre hanno 5 vittorie.
CICLISMO Giro della Svizzera, il kazako Lutsenko ha vinto l’ottava
tappa con partenza e arrivo a Berna. Il Giro si conclude oggi nella
capitale con la crono individuale. Il francese Pinot è sempre leader.

Il bottino azzurro ai Giochi europei di Baku si è arricchito di 3
medaglie (14 il totale), ma ieri è mancato l’oro. Sono arrivati due
argenti con Ruslan Adriano Cristofori nei tuffi (trampolino 3 m) e con
Diana Bacosi nello skeet del tiro a volo, specialità che ha visto pure il
bronzo di Chiara Cainero. Delusioni dal ciclismo femminile (la Ratto e
la Scandolara hanno fallito il podio dopo essere state protagoniste
della gara su strada), dal Setterosa (k.o. con la Grecia nella finale per
il bronzo) da Frangilli nell’arco e dalla Ugrin nella ginnastica.

Euro e Giochi, l’Under si gioca tutto in una notte
Obbligatorio battere il Portogallo: Conte in tribuna a sostenere il collega Di Biagio
DAL NOSTRO INVIATO

Uherske Hradiske, ore 20.45
Italia
Portogallo
4-3-3
4-3-3
1 Bardi
1 José Sa
22 Zappacosta
2 Ricardo Esgaio
5 Rugani
3 Tiago Ilori
6 Romagnoli
4 Paulo Oliveira
3 Biraghi
5 Raphael Guerreiro
21 Cataldi
23 Joao Mario
7 Viviani
6 William Carvalho
15 Benassi
8 Sergio Oliveira
10 Berardi
11 Iuri Medeiros
9 Belotti
10 Bernardo Silva
21 Ricardo Pereira
18 Battocchio
Arbitro: Marciniak (Polonia)
Tv: ore 20.45 diretta Rai1

L’inchiesta

Gruppo A
Serbia-R.Cec. 0-4
Germ.-Dan. 3-0
Classifica
Germania 4; Rep.
Ceca e Danimarca
3; Serbia 1

La punta e il c.t.
Gigi Di Biagio, 44
anni. A sinistra,
Domenico
Berardi, 20

juventino è stato squalificato
per 3 giornate per la reazione
sullo svedese Ishak. La Figc
pensa di fare reclamo perché:
1) servirà se l’Italia dovesse an-

Doyen
Doye
oye
en
Capit
p tal
Capital

Wood, Gibbins
& Partners

(Malta)

(Malta)

80%

20%

80%
%
20%

Doyen Sports
Investiments 2
(Malta)

Princip
Principal
Princi
ipal
Sports Mana
ag
geme
ent
Management
(Gran Bretag
Bretagna)
agna)
ag

ence
Credence
20%
Holdings
80%
(Malta)
Doyen Marketing (Malta)
100%

Doyen Global (Gran Bretagna)

Capo turco, società a Panama
Lo strano «animale» Doyen
I segreti del fondo consulente di Mr Bee e del Milan sul mercato
Group» non c’è traccia.
Il business. Doyen finanzia o
ha partnership con molti club
(Atletico Madrid, Porto, Santos,
Siviglia eccetera) e ha investito
(con lo strumento della Tpo,
Third party ownership che la Fifa ha bandito dal 1° maggio) nei
cartellini di decine di top player,
compreso Kondogbia. Altre stelle (Neymar, Iniesta, Xavi) sono
legate da rapporti d’affari.
La Doyen Sports di Malta na-

La faccia
Nelio Lucas è la faccia
conosciuta, tal Malik Ali,
forse un prestanome,
sembra il dominus
dollari nel mondo in settori come petrolio, gas, miniere, energia, costruzioni...». Andiamo all’indirizzo web (www.doyengroup.com) di questo gigante:
un’unica triste paginetta senza
indicazioni utili su chi siano e
dove siano. Il Corriere ha rivolto
alla Doyen Sports domande specifiche sulla holding del gruppo,
i suoi azionisti, la sede, gli amministratori, i bilanci e i fondi di
investimento. La risposta è molto generica: «Doyen Sports fa
parte della holding multinazionale Doyen Group che ha interessi in settori come energia, costruzioni e turismo. Gli investitori sono privati cittadini che
non vogliono comparire ma le
autorità preposte sanno tutto».
Lo ripetiamo: di questa «holding multinazionale Doyen

(Malta)

100%

Benington Group
Assets

(Gran
(G
Gran Bre
Bretagna)
etagna)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Credence
Holdings

Malik Ali
100%

Bisogna fare due conti in tasca a Doyen Sports. È uno strano
«animale» che vive tra calcio e
finanza, si ciba di cartellini di
calciatori, influenza il calciomercato e, come una banca, finanzia i club. Ci vuole grande e
agile liquidità per farlo. Da dove
vengono i capitali? Nelio Freire
Lucas, 35 anni, è la «faccia» conosciuta di Doyen. Amico e consulente di Adriano Galliani e di
Bee Taechaubol (l’aspirante socio al 48% del Milan), gestisce
anche società a Panama, la terra
promessa di chi vuol far perdere
tracce societarie e fiscali. Un
trentenne turco, sconosciuto, è
apparentemente il dominus del
sistema Doyen. Il cassetto dei segreti societari è in mano a un
gruppo di fiduciari svizzeri. La
trasparenza è optional. A cominciare dalla società chiave:
Doyen Sports Investments di
Malta, il fulcro delle operazioni
nel calcio.
Si legge dal sito di Doyen
Sports: «Siamo una controllata
della multinazionale “The Doyen
Group” che muove miliardi di

Gruppo B
oggi, ore 18
Svezia-Inghilterra
oggi, ore 20.45
Italia-Portogallo
Classifica
Svezia e
Portogallo 3; Italia
e Inghilterra 0

d’Arcco
d’Arco

Il c.t. dei
«grandi» in tribuna sarà una
motivazione in più, oltre alle
tante che ci sono già. Si è mosso Antonio Conte per la partita
senza ritorno dell’Under 21 all’Europeo. Bisogna battere il
Portogallo, dopo aver conosciuto il risultato di InghilterraSvezia, per non rischiare un record al contrario: fuori dal torneo e dai 4 posti per Rio 2016 in
due sole partite. Questa l’ipotesi funesta: Italia sconfitta e SveUHERSKE HRADISTE

zia che vince o pareggia.
Non sarà semplice: 1) il Portogallo viene da 11 vittorie in 11
partite europee; 2) è famoso
per fare molto possesso palla e
pochi gol, ma in questo gruppo
ne ha segnati 30; 3) 7 giocatori
(William Carvalho 510 minuti;
Joao Mario 403; Paulo Oliveira
387; Ruben Neves 311; Bernardo Silva 202; Carlos Mané 187;
Ricardo Pereira 155) hanno giocato quest’anno in Champions
League mentre l’unico italiano
è Stefano Sturaro, con 67’ (4 col
Monaco e 63 contro il Real). Lo

dare avanti o giocare lo spareggio olimpico tra le terze; 2) la
squalifica potrebbe allargarsi
alla Nazionale maggiore.
Il c.t. Gigi Di Biagio, il cui
contratto scade il 30 giugno, è
pronto ad andare fino in fondo
con il suo gruppo. Giocherà il
contestato Bardi, perché qui
non si scarica nessuno. Semmai si fa qualche cambio: Cataldi e Romagnoli quasi sicuri,
forse Benassi e una sorpresa in
attacco. «Siamo abituati a soffrire — ha detto Di Biagio — e
nelle difficoltà tiriamo fuori il
meglio». Ci deve pensare Domenico Berardi: «Da bambino
sognavo questa maglia azzurra
e adesso sono dentro questo
sogno». Come farlo durare ancora dieci giorni?
Luca Valdiserri

sce nel maggio 2011, la londinese Doyen Capital (bilancio scarno, nessuna controllata) subito
dopo e contestualmente spuntano come funghi società satellite a Panama gestite da Lucas.
Oggi la maltese ha una struttura
finanziaria ridotta all’osso, con
240 euro di capitale versato.
Non risultano bilanci depositati. Ma dal cassetto dei fiduciari
spuntano i nomi dei due azionisti anch’essi maltesi: Benington

Su GazzettaTv

Copa America: il Brasile senza Neymar

Fuorigioco
Neymar, per lui 4
turni di squalifica
(LaPresse)

Oggi si chiude la fase a gironi con ColombiaPerù e Brasile-Venezuela: entrambe le partite
del gruppo C saranno trasmesse in diretta su
GazzettaTv. Le quattro squadre sono tutte a 3
punti e sono avvantaggiate le due che scendono
in campo conoscendo il risultato della prima
partita. Nel Brasile non ci sarà Neymar,
squalificato per quattro giornate: un turno di
stop per le due ammonizioni nelle prime due
gare; tre giornate per il rosso alla fine della
partita persa con la Colombia, con un insulto
all’arbitro cileno Ossess. Ieri nel gruppo B,
Uruguay e Paraguay hanno pareggiato 1-1, con i
gol di José Gimenez e pareggio di Lucas Barrios,
che ha qualificato entrambe le squadre (più
l’Argentina) ai quarti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Gruppo A
Classifica: Cile 7;
Bolivia 4; Ecuador
3; Messico 2
Gruppo B
Uruguay
Paraguay
Classifica:
Paraguay 5;
Argentina
e Uruguay 4;
Giamaica 0

1
1

Gruppo C
oggi, ore 21
Colombia-Perù
oggi, ore 23.30
Brasile-Venezuela
Classifica: Brasile,
Perù, Venezuela
e Colombia 3
Così in tv
Gazzetta Tv, c. 59

Group (80%) e Wood, Gibbins &
Partners (20%). Stessa inconsistenza patrimoniale ma tracce
di un finanziamento a lungo termine da 19 milioni alla Benington (ignota la provenienza) oltre a documenti che indicano il
turco Malik Ali (31 anni) proprietario al 100% di questa società che controlla l’80% di Doyen
Sports. Malik Ali? Nessuna informazione attendibile. Forse
un prestanome che poi ritroviamo anche nella Doyen Capital di
Londra. E la Wood, Gibbins che
ha il restante 20%? È posseduta
per conto terzi dalla Credence
Holding, una fiduciaria maltese
che la Veco Group di Lugano
(consulenza fiscale e finanziaria), offre a clienti che esigono
massima riservatezza.
Sempre sotto il cappello della
Credence è nata anche la Doyen
Sports Investments 2. Ma in nessun caso si rintracciano le caratteristiche tipiche dei fondi di investimento, nonostante Doyen
si definisca tale. Sembra più che
altro un sistema di scivoli societari lungo i quali scorrono, senza «fare» bilancio, i soldi destinati ai singoli affari. Claudio Tonolla e Alessandro Lardi, due
manager della Veco, siedono in
posti chiave della galassia
Doyen. Veco ha molti clienti ita-

Doyen Sports
È la società,
con sede
a Malta, nata
nel maggio
2011,
che investe
nel calcio. Ha
una struttura
finanziaria
ridotta all’osso,
con 240 euro
di capitale
versato
La holding
Dalla Doyen
dicono
che «fa parte
della holding
multinazionale
Doyen Group
che ha interessi
in settori come
energia,
costruzioni
e turismo.
Gli investitori
non vogliono
comparire»

liani a Lugano, dove qualche
volta hanno bussato anche le
nostre autorità: o perché lì erano gestite alcune holding off
shore di Fininvest, o per le indagini sull’ex ministro Clini, oppure per l’inchiesta Menarini su
una presunta evasione e riciclaggio che, tra l’altro, è costata
al numero uno di Veco, Roberto
Verga, un patteggiamento di alcuni mesi. Curioso notare che la
Doyen ha condiviso la sede a
Malta con diverse società di
scommesse sportive online.
A Londra, invece, la gestione
è affidata a un certo Refik Arif,
54 anni, kazako. «International

Gli scivoli
Più che un fondo,
un sistema di scivoli
dove «scorrono» i soldi
per i singoli affari
trader» è scritto sulla carta
d’identità. Lui e il turco Malik
hanno prestato 20 milioni di
sterline alla Doyen Capital. Il cognome Arif conferma il coinvolgimento della famiglia di Tevfik
Arif, 62 anni, un kazako straricco che è stato dirigente statale
nell’ex Unione Sovietica e poi si
è dato allo sviluppo immobiliare, anche a New York.
Dunque i soldi viaggiano, la
Veco di Lugano costruisce le coperture societarie e la Doyen fa
girare i capitali nel mondo del
calcio. Centinaia di milioni, un
turco (prestanome?) là in cima e
Nelio Lucas che indirizza il mercato del Milan. Quando non deve occuparsi di quelle strane società a Panama.
Mario Gerevini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

42

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SPORT

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Il compleanno

60

Talento e senso dell’umorismo
così Platini si è preso il mondo
Roi Michel: i gol, gli assist, le battute. E la riconoscenza verso l’Avvocato

Chi è
Michel Platini è nato a Joeuf (Francia)
il 21/6/1955 da genitori italiani
La carriera
Ha giocato con Nancy (1972-79), St.
Etienne (1979-82), Juventus (198287). Ha 73 presenze nei Bleus. Ha vinto
1 campionato francese, 2 scudetti,
1 Coppa Italia e 1 Coppa di Francia,
1 Coppa Campioni, 1 Coppa Coppe,
1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa
europea. Campione d’Europa con la
Francia nel 1984. Tre volte consecutive
Pallone d’oro (1983, 1984 e 1985).
Dal 1988 al 1982 c.t. della Francia
Dirigente
Copresidente del comitato organizzatore
del Mondiale di Francia ‘98,
vicepresidente della federcalcio francese
dal 2001 al 2008, vicepresidente Fifa
dal 2002, presidente Uefa dal 2007

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sco, muratore con la passione
per lo sport, sviluppata negli
uomini della famiglia: Laurent,
avvocato, si occupa di calcio.
Nella parte femminile prevale il
Dna artistico: Marine è attrice.
L’intreccio tra sangue italiano e modo di vivere francese si
evidenzia nel suo approccio
sarcastico all’esistenza. Quando
arrivò a Torino Giampiero Boniperti gli chiese di tagliarsi i
capelli: «Ma se poi finisce come
Sansone e Dalila e non sono più
quello di prima?». Perfino il geometra più rigoroso del mondo
ebbe un attimo di sbandamento. Giocatore, capitano dei
Bleus, allenatore, organizzatore
di Francia ’98, presidente del-



Se Agnelli
non mi
avesse
voluto
fortemente
non sarei
andato
alla Juve.
Non sarei
il Platini che
sono e forse
non sarei
all’Uefa

l’Uefa. Sempre così, una vita da
Michel, in dribbling sugli avversari con i tacchetti, prima, e
col gessato, poi. Il suo humour
è a prova di scaramanzia. Racconta Tony Damascelli, amico e
biografo, di quella volta che, un
anno dopo il suo ritiro a 32 anni, volano in Inghilterra per una
partita benefica a favore di John
Charles tra Leeds e Liverpool.
L’aereo privato a elica fa l’altalena nella tempesta. Michel sogghigna: «Pensa che sfiga. Se cade l’aereo muore il più grande
giocatore del mondo e non
puoi scrivere una riga». Al termine di quella partita, in cui fa
tre assist a Ian Rush, allora alla
Juventus, a chi gli fa notare che,

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1 La protesta
«alla Platini»
dopo lo splendido
gol annullato
l’8/12/1985 nella
finale di Coppa
Intercontinentale
con l’Argentinos
Juniors
2 Esultanza di
roi Michel con la
maglia della
Nazionale
francese
3 Presidente
dell’Uefa in attesa
di conquistare la
Fifa
(Afp,
Presse Sport)

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la Fortezza Europa, rieletto per
la terza volta. Aspetta che Blatter faccia il suo tempo, una volta o l’altra. Per la sua carriera ha
riconosciuto l’importanza dell’Italia e di un italiano, Gianni
Agnelli. «L’Avvocato mi ha dato
fama, libertà, possibilità. Se
non mi avesse voluto fortemente, non sarei andato alla Juve. E
se non fossi andato, non sarei il
Platini che sono e probabilmente non sarei all’Uefa». Da
quando ha smesso di fumare,
ha messo su «qualche» chilo,
però ha sempre quel lampo negli occhi. Di chi sa. Perché chi
non sa, non saprà mai.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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e traduttori

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2

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«V

uoi fargli piacere?
Portagli un salame».
Il suggerimento di
un amico in comune che conosce la sua predilezione per i
prodotti italiani, salame e mozzarella su tutti. Uno strolghino
di Spigaroli profumava il suo
ufficio di Nyon. Michel lo fissava con lo sguardo divertito e
passionale che un tempo riservava al pallone, quasi a dirgli:
più tardi, a casa, io e te ce la
spassiamo. «Perché io ho preso
domicilio qui, non dirigo da
lontano». Michel Platini, presidente dell’Uefa, tre volte Pallone d’oro (quando era una cosa
seria, non la baracconata Blatter style), tre volte di seguito capocannoniere della serie A
(1983-1985), oggi compie 60 anni. Ha vinto tutto da giocatore,
gli è sfuggito il Mondiale. «Nel
1986 eravamo i più forti, ma io e
Giresse arrivammo in Messico
acciaccati».
Michel Platini è nato il 21 giugno 1955 da Aldo e Anna, scomparsa di recente, ha una moglie
maestra di piano, Christèle, due
figli, Laurent e Marine, e due
nipoti. E con loro festeggerà, in
famiglia, a Parigi, senza i coriandoli che sommergono le
squadre dopo le premiazioni.
Michel è un italiano di Joeuf, dipartimento Meurthe e Mosella,
regione Lorena, e un francese
di Agrate Conturbia, provincia
di Novara, regione Piemonte,
da cui partì il nonno, France-

a un anno dal ritiro, è tutto come sempre, risponde, biblico:
«Chi sa, sa. Chi non sa, non saprà mai».
L’abbiamo incontrato l’ultima volta un anno fa, dopo la finale del Mondiale 2014, a Copacabana, davanti all’hotel che
ospitava i notabili del calcio internazionale. Era contento.
«Tre squadre europee hanno
vinto le ultime tre edizioni della
Coppa del Mondo». Il suo destino è la presidenza della Fifa,
ma finora è stato abile a non
bruciarsi. Non ha mai sbagliato
un passaggio, figuriamoci se
fallisce quelli a se stesso. Dopo
4 anni come c.t. della Francia,
nel 1992 lascia la panchina sebbene lo abbia cercato anche il
Real. Impara la politica come
copresidente del comitato organizzatore del Mondiale 1998
che va alla Francia del suo erede
Zizou Zidane. Per ora controlla

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n. 11: € 3,25; n. 12: € 4,67; n. 13:
€ 9,17; n. 14: € 7,92; n. 15:
€ 4,17; n. 16: € 2,08; n. 17: €
4,58; n. 18: € 3,33; n. 19: € 3,33;
n. 20: € 4,67; n. 21: € 5,00; n. 22:
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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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SPORT

43
#

Superbike
Effetto Biaggi a Misano
Conquista la 2ª fila
e spinge gli altri a volare
«Io gli metto il pepe...»

L’arrivo di Max Biaggi (foto) ha moltiplicato le
energie dei Superbiker a Misano. «Volevo mettergli
un po’ di pepe, l’operazione è stata un successo...»,
ride Max. Con il Corsaro quinto ieri nella Superpole
e oggi in seconda fila, gli altri infatti,
opportunamente stimolati, hanno martellato la
pista della Riviera. Davanti a tutti c’è Tom Sykes,
uomo Kawasaki, specialista del giro secco che ha
abbattuto il proprio stesso record di 6 decimi.
Sull’onda biaggiana, grande prestazione anche

dell’alfiere Aprilia, Haslam, e del ducatista
Giugliano. Infine, quarto, non poteva mancare
Jonathan Rea, l’altro Kawasaki, indisturbato leader
del Mondiale con 124 punti su Sykes. Pieno effetto
Biaggi insomma, e oggi aspettiamoci due grandi
gare, con i giovani ben decisi a dimostrare al
vecchio — e a chi ha tratto conclusioni non del
tutto infondate dopo il favoloso primo posto del
romano venerdì nelle libere — che il livello di
questa Superbike non è così basso. Biaggi intanto

se la gode: «Non avevo mai provato la gomma
supermorbida attuale, dunque il quinto posto è un
risultato più che accettabile. Le gare? Non corro da
tre anni e anche se sto andando forte non credo
che potrò avere lo stesso ritmo di Rea e dei ragazzi
più veloci. Non penso a una vittoria ma a una
buona gara. La cosa bella comunque è che la gente
si sta divertendo. E anch’io». Così oggi a Misano:
gara 1 alle 10.30, gara 2 alle 13.10, diretta tv su
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Italia 1 e 2.

Ferrari, Raikkonen
subito eliminato
diventa un caso
Tra team e pilota scambio di accuse. Vettel terzo
Arrabbiato Kimi Raikkonen lascia i box dopo la deludente qualifica: ha accusato il team dell’errore che l’ha bocciato già alla prima selezione (Epa)
DAL NOSTRO INVIATO

Prima fila prenotata,
s’accomodi dietro. Nemmeno il
brivido finale, con le uscite in
simultanea di Hamilton e Rosberg, ferma i primi della classe. Sempre lì davanti a tutti —
altra prova di forza per Lewis,
per lui 45° primato al sabato —,
come succede dall’alba delle
power unit: 26 pole su 27 sono
della Mercedes, solo Felipe
Massa, proprio qui in Austria lo
scorso anno, ha rotto l’egemonia.
«Motorone» o no, la Ferrari è
a secco dal Gp di Germania del
2012. Con il miglior tempo del
venerdì firmato Vettel, si pensava a un incantesimo. Invece il
terzo posto riporta tutti sulla
Terra a tre decimi e mezzo dai
campioni. Persino Seb, sempre
abile nello sfruttare i cavalli della macchina, non sa più come
ZELTWEG

reagire: «Sono ancora troppo
veloci. Le abbiamo provate tutte.
Sarebbe stato meglio essere più
vicini». Cuffie in testa mentre è
in garage, si concede una pausa
musicale. Che cosa ascolta?
«Help dei Beatles, ho bisogno di
aiuto». Dirà poi che era una battuta, ma il messaggio è chiaro.
Per replicare il trionfo in Malesia serve un mezzo miracolo.
Ma al di là del viso rassicurante del ragazzo di Heppenheim,
la Ferrari è agitata. La storia con
Raikkonen prende infatti pieghe burrascose. Eliminato come
un debuttante nel Q1 con il 18°
tempo — peggio di lui solo le
monoposto-comparsa della Manor —, Kimi se la prende con la
squadra: «Un sabato di m…»,
commenta a caldo. Di solito detesta parlare con i giornalisti e
risponde a monosillabi; stavolta, invece, è loquace: «È stato un
errore mandarmi fuori alla fine

della sessione. Stavo facendo ciò
che mi era stato detto: avevo tre
giri lanciati, ma i piani sono
cambiati e non mi hanno avvisato. Pensavo di averne un altro a
disposizione: poi ho visto la
bandiera a scacchi ed era tutto
finito». Un attacco frontale al
muretto, che scarica le responsabilità sul pilota: «Potevamo
avere due macchine in seconda
fila» dice secco Maurizio Arrivabene. Poi solo un silenzio che sa
di ultimatum. La posizione del
team, però, è chiara: sia Seb sia
Kimi sono stati messi nella condizione di superare agevolmen-

Mercedes leader
Hamilton, pole numero
45. Secondo Rosberg.
Però entrambi vanno
fuori pista nel finale

Basket

Spettacolo e supplementari
Sassari batte Reggio in volata
e porta la finale in parità

te il Q1, l’errore è del finlandese.
I dati, infatti, gli danno torto:
quando esce dai box, 12 secondi
dopo Vettel con la pista ormai
asciutta — prima delle qualifiche aveva piovuto a dirotto —,
deve seguire il programma che
prevede un giro di lancio, un altro veloce intervallato da uno
lento e poi ancora uno veloce.
Nel primo tentativo becca un distacco di 1”7 da Vettel. Il finlandese alza il piede per evitare il
traffico, convinto di poter spingere dopo. Ma quel dopo non c’è
perché sbaglia i calcoli. Possibile da un campione del mondo,
richiamato a Maranello per formare l’attacco a due punte, prima con Alonso e ora con Vettel?
Kimi le ha prese da tutti e due e
la sua classe s’è persa fra leggerezze e occasioni mancate. In
Canada si è girato, sprecando il
podio, e ha dato la colpa all’acceleratore. Sembrava aver trova-

to il clima giusto accanto all’amico Seb, ma ora la pressione
e l’ansia del rinnovo l’hanno
mandato in tilt.
A corto di alibi, il futuro di
Raikkonen è legato a risultati
che non arrivano. Eppure, anche
per mancanza di alternative, al
momento Kimi pare poter salvare il posto per il 2016. Nel giorno
più nero, solo i commissari di
gara lo aiutano involontariamente: avanza di quattro posizioni (14°) grazie alle penalità
inferte alle Red Bull di Ricciardo
e Kvyat e alle solite disastrose
McLaren-Honda di Alonso e
Button. Quale la loro colpa? Aver
cambiato quasi tutte le componenti del motore. Fra retrocessioni e regole indecifrabili, la F1
degli ingegneri perde pezzi. E
pubblico: i pratoni verdi del Red
Bull Ring sono semivuoti.
Daniele Sparisci
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gran premio d’Austria
Circuito di Zeltweg (4.326 m),
71 giri per 307,02 km
Così al via alle ore 14
1ª FILA
Hamilton (Gbr) Mercedes 1’08’’455
Rosberg (Ger) Mercedes 1’08’’655
2ª FILA
Vettel (Ger) Ferrari 1’08’’810
Massa (Bra) Williams 1’09’’192
3ª FILA
Hulkenberg (Ger) Force India 1’09’’278
Bottas (Fin) Williams 1’09’’319
4ª FILA
Verstappen (Ola) Toro Rosso 1’09’’612
Nasr (Bra) Sauber 1’09’’713
5ª FILA
Grosjean (Fra) Lotus 1’09’’920
Maldonado (Ven) Lotus 1’10’’374
6ª FILA
Ericsson (Sve) Sauber 1’10’’426
Sainz (Spa) Toro Rosso 1’10’’465
7ª FILA
Perez (Mes) Force India 1’12’’522
Raikkonen (Fin) Ferrari 1’12’’867
8ª FILA
Merhi (Spa) Marussia 1’14’’071
Stevens (Gbr) Marussia 1’15’’368
9ª FILA
Kvyat (Rus) Red Bull 1’09’’694
Ricciardo (Aus) Red Bull 1’10’’482
10ª FILA
Alonso (Spa) McLaren 1’10’’736
Button (Gbr) McLaren 1’12’’632
Così in tv
ore 14 SkySportF1,
differita ore 18.35 Raidue

Immarcabile
Jerome Dyson,
28 anni,
nato a Rockville,
nel Maryland,
guardia
di Sassari: ieri
per lui 28 punti
(LaPresse)
SASSARI Ci vuole tempo, oltre la sfida, un supplementare, a

Sassari (94-90) per pareggiare la serie di finale (2-2). Ancora un
atto bellissimo. Ad alta intensità. Nella finale per molti orfana di
Milano, ma che entusiasma al furor della battaglia. L’elastico del
primo periodo, avanti Sassari 19-12, sorpasso Reggio 20-21, è
sintesi e manifesto del significato di fondo di questa sfida, tra la
Dinamo la squadra del tiro in più e la Grissin Bon la squadra del
passaggio in più. Nel secondo periodo sono, però, i reggiani a
fare la fine di quelli che incontrano gli uomini col fucile: la
Dinamo vola a +14 (48-34, con lo strapotere di Rakin Sanders e
soprattutto con una strisciata di 9/16 da 3 punti (contro il 2/9
reggiano). A tenere Reggio in linea di galleggiamento non basta
il solito imperatore Darjus, Lavrinovic, 12 punti nei primi 13’
giocati. Reggio non produce la solita energia, dispersa nella
frenesia del gioco (anche difensivo) della Dinamo, ed il
passaggio in campo di Drake Diener sembra la fugace passerella
sul viale di un tramonto, fortemente voluta dal giocatore e
dall’orgoglio di voler ritrovare il campo dove ha passato 3 anni
meravigliosi: polvere di stelle. In polvere sembra ridotta anche
Reggio, che dopo 4’ della ripresa viene travolta dall’onda di 22
punti (63-41). L’immenso orgoglio di riscatto del Cincia e la
ritrovata energia di Silins, assieme a Polonara, il più lineare per
tutta la gara, riportano e frenano a lungo a 9 punti (71-62, 73-64)
il vantaggio della Dinamo. Quando Reggio vede uno spiraglio
(78-75) lo allarga con Silins che finisce da dominatore fino
all’impatto finale (80-80). È supplementare. Che Sassari affronta
senza il suo toro nero, Sanders (18 punti, caviglia distorta): basta
Jerome Dyson (28 punti, 5/10 da 3). La forza di Sassari (50-39 ai
rimbalzi), di pochissimo sulla coriacea sfrontatezza di Reggio
che con Lavrinovic (20), Silins (17), Polonara (16) e Cinciarini (14)
non si è mai arresa. Tutto da rifare. Da domani sera a Reggio.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mondiale piloti
1. Hamilton (Gbr) Mercedes
2. Rosberg (Ger) Mercedes
3. Vettel (Ger) Ferrari
4. Raikkonen (Fin) Ferrari
5. Bottas (Fin) Williams
6. Massa (Bra) Williams
7. Ricciardo (Aus) Red Bull
8. Kvyat (Rus) Red Bull
9. Grosjean (Fra) Lotus
10. Nasr (Bra) Sauber
11. Perez (Mes) Force India
12. Hulkenberg (Ger) Force India
13. Sainz (Spa) Toro Rosso
14. Verstappen (Ola) Toro Rosso
15. Maldonado (Ven) Lotus
16. Ericsson (Sve) Sauber
17. Button (Gbr) McLaren
Mondiale costruttori
1. Mercedes
2. Ferrari
3. Williams-Mercedes
4. Red Bull-Renault
5. Lotus-Mercedes
6. Sauber-Ferrari
7. Force India-Mercedes
8. Toro Rosso-Renault
9. McLaren-Honda
Il calendario
15/3 Gp Australia
29/3 Gp Malesia
12/4 Gp Cina
19/4 Gp Bahrein
10/5 Gp Spagna
24/5 Gp Monaco
7/6 Gp Canada
oggi Gp Austria
5/7 Gp Gran Bretagna
26/7 Gp Ungheria
23/8 Gp Belgio
6/9 Gp Italia
20/9 Gp Singapore
27/9 Gp Giappone
11/10 Gp Russia
25/10 Gp Usa
1/11 Gp Messico
15/11 Gp Brasile
29/11 Gp Abu Dhabi

151
134
108
72
57
47
35
19
17
16
11
10
9
6
6
5
4
285
180
104
54
23
21
21
15
4

Hamilton (Gbr)
Vettel (Ger)
Hamilton (Gbr)
Hamilton (Gbr)
Rosberg (Ger)
Rosberg (Ger)
Hamilton (Gbr)

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Per il controllo del peso
cambia prospettiva
pensa alla salute

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Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni per l’uso.
Aut. Min. del 19/01/2015

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adeguato, uno stile di vita sano e una
regolare attività fisica.
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prolungati, oltre le tre settimane,
si consiglia di sentire il parere del medico.

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INNOVAZIONE PER LA SALUTE

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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45
#

CorriereSalute

Psicologia

Le cure

I siti utili

Quali strategie
se si hanno
dei dubbi sui figli

L’offerta di servizi
pubblici e comunità
terapeutiche

Indirizzi «certificati»
dove trovare
informazioni sicure

di Daniela Natali

di Ruggiero Corcella

di Redazione Salute

Le pagine del vivere bene
www.corriere.it/salute

La giornata
● Il 26 giugno
di ogni anno
si celebra
la Giornata
internazionale
contro
il consumo
e il traffico
illecito di droga
● La Giornata
è stata indetta
dall’Assemblea
Generale delle
Nazioni Unite
nel 1987
per ricordare
l’obiettivo
comune a tutti
gli Stati
membri
di creare una
comunità
internazionale
libera
dalla droga
● L’Ufficio
delle Nazioni
Unite contro
la droga
e il crimine
(UNODC)
sceglie i temi
della Giornata.
Quello del
2015 è:
«Sviluppiamo
le nostre vite ,
le nostre
comunità , le
nostre identità
senza droghe»

#nonsaidichetifai
È l’hashtag per
la nostra iniziativa
multimediale
sul problema delle
nuove droghe,
che sono migliaia
e cambiano ogni
giorno. Una mappa
per orientarsi
e capire quali sono
e dove si celano
i rischi maggiori

● La Giornata
e la campagna
offrono, non
solo ai giovani,
strumenti per
informarsi sui
rischi per la
salute associati
al consumo
di droghe e
incoraggia tutti
a impegnarsi e
dare il proprio
contributo

●L’allarme
Un marketing senza scrupoli
sulla pelle dei nostri giovani

A
+

colpirci è stata la comparsa sulla scena della “droga Facebook”, una pastiglia con stampigliato il simbolo del
famoso social- network. Abbiamo allora tentato di preparare una scheda con “le 10 pasticche che sembrano
innocue ma ti bruciano il cervello”. Non ci siamo riusciti. Perché
non sono 10, e neppure 100, ma molte di più, e ne arrivano ogni
giorno di nuove, con ingredienti e mix sempre diversi, che gli
spacciatori sperimentano sugli ignari consumatori, mettendo a
repentaglio la loro salute, e non di rado la loro vita.
Chi le prende non è in grado di valutare i rischi che corre, non c’è
esperienza o precedente che tenga: nessuno può sapere a priori
se le pasticche (o quant’altro), presto o tardi potranno “bruciare
il cervello”, “fare fuori” subito il fegato oppure i reni , indurre
uno stato di coscienza alterata, con rischi di gesti pericolosi per
sé e per gli altri, provocare un “bad trip” o un vomito incoercibile. Per questo abbiamo puntato su questo concetto per il nostro
titolo-hashtag, che caratterizzerà anche un campagna “social”
a partire da domani su Corriere.it (si veda a pagina 53).
Luigi Ripamonti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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SALUTE

Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Stati Uniti

Dossier

L’illusione
Chi pensa
di poter
circoscrivere
lo sballo solo al
fine settimana,
tenendo “sotto
controllo”
il consumo
di droga,
si sbaglia
di grosso:
una ricerca
pubblicata sugli
Annals of
Family
Medicine
dimostra che
il 54% di chi
usa droghe nel
weekend nel
giro di sei mesi
diventa
un utilizzatore
frequente e
le prende
anche in uno
o più giorni
feriali. Solo 1 su
5 riesce a
limitare gli
stupefacenti al
fine settimana.

Nei «pill party»,
si condividono
farmaci racimolati

D

imenticate Trainspotting, il film di Danny Boyle
degli anni 90 sui “tossici” vecchia maniera. Tutto
è cambiato, nel mondo dello “sballo”. Eroina e
cocaina esistono ancora e sono perfino più pericolose di 20 o 30 anni fa. Ma oggi fanno la parte
del leone le nuove sostanze psicoattive, pasticche per rimanere su di giri durante la notte che si
comprano per pochi spiccioli ovunque, nel
mondo reale e sul web. Il drogato non è più
l’emarginato che si riconosce da lontano, ma il
ragazzo insospettabile che pensa di avere una
marcia in più con qualche milligrammo di chimica in corpo. A leggere gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), raccolti per l’Italia dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, c’è da aver paura: fra i
15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e
soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive senza sapere che cosa siano.

egli Usa è un vero allarme: moltissimi
ragazzi si “fanno” di analgesici oppioidi e
stando a un’indagine della New York City
University i decessi per overdose dovuta a
questi farmaci sono triplicati in dieci anni, senza
contare i casi di dipendenza da abuso. Tanti li
credono innocui e pensano di sapersela cavare in
caso di eccessi, ma i metodi per tirarne fuori le
gambe sono a dir poco ingenui: la maggioranza
dei ragazzi cita (a sproposito) una scena di Pulp

N

Fiction in cui l’overdose da eroina, a tutti gli effetti
un oppiaceo, viene scongiurata da un’iniezione di
adrenalina. E vanno per la maggiore i pill parties: si
portano alla festa i medicinali racimolati in casa, si
mescolano e si condividono. «In Italia — dice
Sabrina Molinaro, dell’Ifc-Cnr di Pisa — la
prescrizione di oppiacei per la terapia del dolore
è strettamente regolamentata ed è difficile che
i ragazzi riescano a procurarseli».

E. M.

Oggi gli stupefacenti che circolano come pasticche, liquidi o in altre
forme sono quasi sempre mix sconosciuti di sostanze, spesso
falsamente presentate come naturali. Che possono avere effetti
devastanti, sia immediatamente sia a lungo termine

Cavie inconsapevoli
delle nuove droghe


Dati recenti
Fra i 15 e i 19 anni
sta crescendo
il numero
di chi consuma
in modo abituale
allucinogeni
ed eccitanti

In farmacia

Circa 54 mila ragazzi, stando alle stime, si fanno “alla cieca”: per uno su quattro prendere una
pasticca o bere un liquido di cui si ignora il contenuto è la prassi e non consola che in oltre la
metà dei casi si tratti di un miscuglio di erbe
ignote, visto che non pochi prodotti “naturali”
fanno male (si veda a lato). «È difficile fare
l’identikit di questi ragazzi — ammette Sabrina
Molinaro, dell’Ifc-Cnr, responsabile dello studio
—. Non hanno voti più bassi, non arrivano da
uno specifico ceto sociale, non fanno più assenze a scuola: sono più spesso maschi vicini alla
maggiore età, in media hanno meno interessi rispetto agli altri, ma non c’è nulla che possa aiutare davvero a intercettarli. Tanti mixano la pillola nuova di cui non si sa nulla con altre sostanze:
il poli-abuso è sempre più comune, in sostanza
molti prendono quel che trovano».
Mandar giù una droga qualsiasi è un segnale
inquietante: significa non preoccuparsi più neppure dell’effetto, ma cercare emozioni a prescindere da qualsiasi considerazione. «Non c’è più
alcuno stigma nel drogarsi: non viene percepito
come un problema, anzi lo “sfigato” è chi rifiuta
la pasticca — sottolinea Carlo Locatelli, responsabile Centro Antiveleni – CNIT (Centro Nazionale di Informazione Tossicologica) della Fondazione Maugeri di Pavia —. Purtroppo il fenomeno è fuori controllo: esistono circa 470 nuove
sostanze psicoattive, in continuo aumento e per
tutti i gusti. Il nome peraltro inganna: queste
droghe agiscono sul sistema nervoso, ma sono
tossiche anche per altri organi. I cannabinoidi
sintetici, ad esempio, hanno effetti più simili alla cocaina e aumentano molto il rischio di eventi
cardiovascolari». Crisi ipertensive, tachicardia e
veri e propri infarti hanno portato perfino a decessi e non mancano conseguenze negative sui
reni, sul fegato e sull’apparato gastrointestinale.
L’azione sul sistema nervoso può essere devastante, come spiega Gaetano Di Chiara, farmacologo dell’Università di Cagliari: «Le nuove sostanze di sintesi sono molto potenti, costano poco e vengono assunte a dosaggi incontrollati. Gli
effetti sono perciò in parte imprevedibili, di certo rovinosi: si va dai sintomi simil-eroina con arresto respiratorio di alcuni derivati di narcotici
analgesici, all’estrema aggressività dopo l’uso di
analoghi delle vecchie amfetamine, ma molto

più forti. I rischi maggiori si hanno con sostanze
psicostimolanti come i cannabinoidi sintetici,
che provocano disturbi dell’umore, depressione,
mania e sono associati a un’alta probabilità di
sindrome schizoide: in pratica, si resta allucinati
per giorni e compare una psicosi da cui non si
torna più indietro. Senza contare che molte di
queste sostanze possono provocare dipendenza». «Soprattutto nei ragazzi giovani, in cui il
cervello è ancora in fase di sviluppo, le droghe
psicoattive possono alterare i circuiti cerebrali
— dice Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale del Fatebenefratelli-Oftalmico di Milano —. Questo
favorisce l’esordio di disturbi mentali, portando
a galla una predisposizione o provocandoli di
per sé. E non dimentichiamo i rischi connessi alla perdita del senso del pericolo mentre si è sotto
l’effetto delle droghe, che porta a una maggior
probabilità di incidenti di ogni tipo».

Gravi rischi
I cannabinoidi sintetici,
per esempio, causano depressione,
mania e sono associati a un’alta
probabilità di sindrome schizoide
Come accorgersi se un figlio sta abusando di
queste sostanze? «Non facendo gli investigatori,
un atteggiamento che toglie fiducia ai ragazzi e
non è mai d’aiuto — osserva Simona Pichini, ricercatrice dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga
(OSSFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità —. Bisogna fare attenzione ai campanelli d’allarme:
cambiamenti di peso o delle abitudini sonno/
veglia, occhi arrossati, perdita di interessi e motivazione sono alcuni segnali. Come reagire? No
all’aggressività e ai conflitti, vanno proposti
messaggi positivi per far capire che non bisogna
essere dominati da nessuna sostanza: dalle droghe, ma neppure dal tabacco, dall’alcol, dai farmaci o dal cibo. Se in famiglia c’è equilibrio un
eventuale “passo falso” durante l’adolescenza,
spesso può essere recuperato crescendo».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Miscugli sperimentali a prezzi
«da paghetta». Anche in saldo

C

hi “costruisce” le nuove
droghe quasi mai ha
idea di quale potrà essere l’effetto. «Ne vengono create in continuazione,
modificando le vecchie man
mano che diventano illegali —
spiega il tossicologo Carlo Locatelli —. L’obiettivo è avere
composti sempre più potenti,
con effetti maggiori a dosaggi
più bassi per massimizzare i
guadagni. Il problema è che la
sperimentazione clinica la fanno i ragazzi, inconsapevolmente, sulla loro pelle. E qualche
volta ce la lasciano».
Molte pasticche restano sul
mercato pochi mesi: il tempo
di raccogliere le opinioni e gli
eventi avversi da chi le ha pro-

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vate, poi vanno nel dimenticatoio perché non funzionano
bene o ci sono scappati troppi
morti. Tanto ci sarà sempre un
nuovo prodotto che ne prenderà il posto sul mercato.
«Chi ordina sul web si vede
recapitare quasi sempre cinque o sei prodotti inediti da
provare: un vero e proprio
marketing» segnala Locatelli.
I prezzi, poi, vengono decisi

Sempre peggio
Vengono formulati
composti più potenti,
con effetti maggiori
a dosaggi più bassi

sulla base della “paghetta” dei
ragazzini, così che chiunque
possa permettersi una dose; ci
sono perfino i saldi e le offerte
speciali, il packaging è sempre
allegro, allettante, sulle pillole
ci sono marchi noti o disegni
dall’aria innocua. Una vera strategia di promozione commerciale segnalata da un’indagine
italo-inglese sul Journal of
Psychoactive Drugs, secondo
cui pure i nomi (come Spice,
Kryptonite, Black Mamba...)
sono creati ad arte per attrarre i
clienti, associando al tutto il
messaggio, falso, che le nuove
droghe psicoattive siano più sicure di quelle “tradizionali”.
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

SALUTE

47
#

Sul web
Passaparola,
consigli scellerati
e sporchi profitti

N

Negozi online

L’indagine
QUANTI USANO DROGHE NELLA FASCIA DI ETÀ 15-19 ANNI
di questi
l’85%
una sola
sostanza

il 27%
ha assunto almeno
una sostanza illegale
nel corso dell’ultimo
anno

il 15%
due o più
sostanze

I
QUALI SOSTANZE (CONSUMATORI 15-19 ANNI)

600mila

60mila

54mila

26mila

Cannabis

Cocaina

Sostanze
psicotrope
senza sapere
che cosa sono

Smart drugs,
prodotti
naturali

200mila

60mila

27mila

Psicofarmaci
senza prescrizione
(soprattutto sonniferi,
farmaci per l’attenzione/
iperattività,
per regolarizzare
l’umore)

Allucinogeni
e stimolanti
(20.000 li prendono
10 o più volte
al mese)

Eroina

TRA CHI HA ASSUNTO SOSTANZE
PSICOTROPE SCONOSCIUTE
il 56%
lo ha fatto
non più di 2 volte

il 23%
lo ha fatto
più di 10 volte

470
le nuove sostanze
psicoattive presenti
sul mercato oggi
di queste

101
comparse nel 2014
COME LE HA ASSUNTE
Con un miscuglio
di erbe sconosciute

53%
Con un liquido

47%
Con una pasticca

43%
Fonte: ESPAD®Italia (European School
Survey Project on Alcohol and Other Drugs)
2014, indagine su 30 mila 15-19 enni
di 405 scuole italiane

600
I portali italiani
o in lingua italiana
per la vendita di sostanze
illegali
di questi
il 64% è stato chiuso
Fonte : Aifa 2014

nnocue, spesso “naturali”
perché direttamente derivate da piante o funghi. Vendute un po’ sottobanco magari, ma non per forza per vie
illegali perché non sempre sono fuorilegge. Sono le smart
drugs, le “droghe furbe” che
piacciono ai ragazzi perché
vengono spacciate per prodotti
più sicuri della droga, ma altrettanto capaci di effetti psicostimolanti. Funghi allucinogeni ancora in voga dagli anni 70,
salvia divinorum ed erbe di
ogni tipo si trovano con una
semplicità disarmante: il web
pullula di siti dove acquistare a
pochi euro estratti vegetali per
tutti i gusti, suddivisi in base
agli effetti. Senza contare la selva di negozi online, e non solo,
dedicati alla vendita di tutto ciò
che gira attorno alla canapa (i
cosiddetti hemp shop) o quelli
che propongono articoli per
fumare le erbe nel modo giusto
per procurarsi il “trip”, fino alle
rivendite di semi di ogni genere da coltivarsi da soli.
Anche i prodotti naturali però possono essere pericolosi,
per i loro effetti sul sistema
nervoso centrale e perché non
si sa mai che cosa sia, davvero,
quello che si acquista: se sulle
foglie di una pianta allucinogena ma relativamente poco potente vengono spruzzati cannabinoidi sintetici, ad esempio, il
rischio di eventi avversi diventa
elevatissimo.
C’è di più, spesso con l’etichetta di prodotti naturali vengono vendute sostanze psicoattive di sintesi, spacciate magari
per incensi e poi consumate
per tutt’altri scopi: negli Usa è
un’emergenza l’abuso di sali da
bagno che contengono catinoni, sostanze con effetto simile
alle amfetamine il cui precursore deriva dal khat, pianta di
cui vengono masticate le foglie,
anche questa in cima alla lista
dei prodotti più venduti negli
smart shop. Non mancano i negozi online che vendono come
fertilizzanti o reagenti chimici
(con tanto di etichetta “non per
uso umano”) molecole usate
poi in modo ben diverso: gli af-

Gli adulti cercano stimolanti
per rendere di più sul lavoro

S

baglia di grosso chi crede che l’abuso di sostanze sia un problema
da confinare allo sballo
da fine settimana degli under
20. «Circa la metà degli accessi
al Pronto soccorso per intossicazione acuta da sostanze riguarda adulti con più di 30 anni che arrivano durante la settimana, dopo aver preso amfetamine per “tenersi su” e
migliorare le performance sul
lavoro — informa Carlo Locatelli, del Centro Antiveleni –
CNIT della Fondazione Maugeri di Pavia —. Il consumo di
droghe è cambiato negli ultimi
anni, la mancanza di percezione dei rischi ha allargato il
mercato». Il dato è confermato

dall’Italian Population Survey
on Alcohol and Other Drugs
(IPSAD), coordinato dall’IfcCnr di Pisa e condotto su circa
23.500 italiani dai 15 ai 74 anni:
nel nostro Paese 1 su 10, indipendentemente dall’età, ha assunto una sostanza psicoattiva
almeno una volta nel corso dell’ultimo anno. Quattro milioni
di persone che per lo più si limitano a provarne una sola, ma

Le cifre
Il 32 per cento degli
interventi d’urgenza
per abuso riguardano
adulti oltre i 35 anni

e sanno una più del diavolo: i cosiddetti
“psiconauti” che girano sul web alla ricerca
delle dritte per sperimentare nuove
sostanze sono di fatto super-farmacologi,
che mescolano molecole di ogni genere più o
meno consapevoli di quel che ne uscirà.
I forum frequentati da chi vuole condividere
esperienze traboccano di consigli, suggerendo usi
“alternativi” di farmaci all’apparenza ben diversi da
una droga (come alcuni antinfiammatori non

il 13% ne consuma più di una,
con una netta preferenza per la
cannabis: 12 milioni e mezzo di
italiani (il 32% della popolazione con picchi del 38% fra gli uomini) l’hanno fumata almeno
una volta nella vita. Anche se è
più diffusa fra gli under 35, un
milione e mezzo di italiani la
usa abitualmente (almeno una
volta al mese) e 400 mila quasi
ogni giorno. La differenza fra
adulti e ragazzi è la scelta del
metodo per il “viaggio”: i giovanissimi sono più curiosi delle
novità; crescendo ci si sposta
verso droghe “classiche”. La
cocaina, infatti, è la sostanza
più utilizzata dopo la cannabis.
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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steroidei). Il passaparola in rete non ha confini: i
fertilizzanti con mefedrone, ad esempio, si sono
diffusi dopo il successo in Spagna.
Il web è anche la gallina dalle uova d’oro per chi
vende droga: Silk Road, da tempo oscurato, è stato
uno dei siti più noti per il commercio di questi
prodotti. Dalla vendita di circa 220 categorie di
sostanze si stima ricavasse profitti per 22 milioni
di dollari l’anno.

E. M.

Internet è una giungla
di «estratti vegetali»
fari si fanno fra le maglie di ciò
che è legale commerciare e ciò
che diventa proibito, in un
mondo fuori controllo dove
per un sito che viene oscurato
ne compaiono cento altri,
pronti a spedire a casa pacchi
anonimi con dentro tutto il necessario per i “viaggi”.
Il mercato non conosce crisi,
spinto da una domanda che
non accenna a diminuire: ma
quali sono i motivi che spingono a comprare erbe o pastiglie?
«Nella società oggi è venuto
meno lo stigma nei confronti
delle droghe, ma soprattutto
non c’è più il senso del limite:
sembra che sia possibile migliorare all’infinito prestazioni,
velocità, aspetto fisico, tutto —
commenta Claudio Mencacci,
direttore del Dipartimento di
Neuroscienze e Salute Mentale
del Fatebenefratelli-Oftalmico
di Milano —. Le sostanze psicoattive, di qualsiasi genere,
sono perciò usate per sperimentare emozioni forti e nuove frontiere di sé: permettono
di annullare tempo, spazio e e
coscienza per non percepire
più i confini dell’io, in più le

Senza limiti
Nella società
di oggi si pensa
sia possibile
migliorare
all’infinito
le nostre
prestazioni,
la velocità
d’azione,
l’aspetto fisico.
Si desidera
sperimentare
emozioni
forti
e raggiungere
inesplorate
frontiere
di sé

esperienze vengono condivise
e non vissute in isolamento come accadeva in passato».
«Esempio tipico è l’uso dei
cosiddetti cognitive enhancers,
sostanze che si crede possano
potenziare le prestazioni del
cervello — interviene il farmacologo Gaetano Di Chiara —.
Stando ad alcune indagini moltissimi studenti per studiare di
più utilizzerebbero medicinali
come il modafinil, impiegato
nei pazienti con narcolessia
per evitare che si addormentino di colpo, o il metilfenidato,
stimolante usato nel deficit di
attenzione e iperattività: in realtà queste sostanze non potenziano un bel nulla né fanno
capire meglio ciò che si studia,
semplicemente tolgono la sensazione di fatica. Invece, è sicuro che possono aumentare il rischio di depressione, disturbo
bipolare e ansia».
Il fatto è che i ragazzi, nel loro desiderio di sensazioni diverse, sembrano provare davvero qualsiasi cosa per allontanarsi un po’ da se stessi.
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per saperne
di più
European
School Survey
Project on
Alcohol and
Other Drugs
www.espad.
org/italy

48

SALUTE

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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Dossier

Austria
Camion-laboratori
e test rapidi
fuori dai «rave»

ercate di sapere che cosa state
prendendo e non mischiate di tutto,
aggiungendoci magari l’alcol: i cocktail
di droghe sono i più fatali». Lo
raccomanda Simona Pichini dell’OSSFAD, sottolineando
che non è semplice essere certi di quel che c’è nella
pasticca: «A volte c’è caffeina spacciata per
amfetamina, una truffa che comunque spedisce molti in
Pronto soccorso per intossicazione se si esagera con le
dosi e magari ci si beve dietro un energy drink (la

«C

caffeina è pur sempre uno stimolante, ndr); in altri casi
ci sono sostanze sconosciute che fanno stare molto
male. In Austria, camion-laboratorio si appostano fuori
dai rave party per analizzare le pastiglie di chi vuole
sapere che cosa sta per prendere: dopo il test viene
consegnato un foglio rosso se si suppone che dentro ci
sia una sostanza che può mettere in pericolo la vita, o
giallo indicando gli effetti collaterali possibili. Poi sta a
ciascuno scegliere se buttar giù o meno la pasticca».

A. V.

Soccorrere chi sta male è un rebus
Per i medici di «prima linea», che devono affrontare intossicazioni acute da
sostanze ignote, le difficoltà sono notevoli ed è possibile solo gestire i sintomi

Per saperne
di più
Centro
antiveleni
Centro
Nazionale
Informazione
Tossicologica
www.cavpavia.
it/

A

rrivano in Pronto soccorso in stato di agitazione, allucinati, con
pupille dilatate e la
frequenza cardiaca a mille, oppure, al contrario, lentissima,
magari con segni di ictus, infarto, o perfino in coma.
Per i medici che devono
prendersi cura di loro, in piena
intossicazione acuta da sostanze psicoattive, inizia una partita
a dadi con la sorte. Perché quasi mai si sa che cosa ha in corpo
il malcapitato di turno, come
spiega Carlo Locatelli, responsabile Centro Antiveleni – CNIT
della Fondazione Maugeri di
Pavia: «Possiamo gestire i sintomi: stabilizzare i pazienti ed
evitare che facciano male a sé o
agli altri se sono violenti, tenere sotto controllo il sistema cardiovascolare, il più a rischio in
fase acuta, trattare le psicosi.
Dal 2010 al 2014 alla nostra
struttura, che è centro di riferimento per il Sistema Nazionale
Allerta Precoce sulle droghe
sono arrivate richieste di consulenza per circa 8600 casi, ma
solo per 900 è stata possibile

una diagnosi certa della sostanza assunta e dei dosaggi introdotti. Di solito si riconosce
la positività a nuove sostanze
quando si escludono tutte le altre per cui esistono i test».
Non si riesce a star dietro alle nuove molecole e a mettere a
punto esami per scovarle in chi
le consuma: i produttori sono
più veloci, nel 2014 sono entrate in commercio 101 nuove sostanze psicoattive e quando si
trova il modo per identificarne
una, magari non si usa più.

L’obiettivo
Si cerca di stabilizzare
i pazienti e di evitare
che magari facciano
male a sé o agli altri
Altri pericoli
In caso di intervento
chirurgico è difficile
scegliere quale
anestesia praticare

«Nel 30% dei casi chi arriva
in ospedale non ha idea di che
cosa abbia preso, il 70% ha fatto
un mix ed è positivo a cannabis, cocaina e lo sarebbe pure a
nuove droghe che non siamo in
grado di rilevare — riprende
Locatelli —. A volte aggiunge
fumo e alcol, in altri casi il
cocktail è involontario: nelle
pasticche è difficile sapere che
c’è, in alcune ci sono 20 sostanze insieme. Non sapendo che
cosa siano le droghe da neutralizzare, i pericoli si moltiplicano: se dobbiamo operare per
un trauma da incidente stradale, ad esempio, è difficile fare
un’anestesia in sicurezza perché molte sostanze “cozzano”
con gli anestetici. E poi c’è la
gestione del “dopo”, spesso
una psicosi da cui non si torna
indietro: è una conseguenza
che tanti ignorano, ma che dovrebbe essere ben conosciuta.
Per una pasticca si può morire,
ma pure restare disabili a vita».
Questo messaggio può bastare come deterrente al consumo? «Bisogna dire la verità,
senza moralismi: non esistono

Emergenze
13,4%
La quota
di intossicazioni
acute da sostanze
psicoattive
di cui si riescono
a identificare
causa e dosaggi
di assunzione
I casi per fasce di età
45 anni
11%

minori di 14 anni
1

35-45 anni
21%

14-19 anni
15%

25-35 anni
27%

19-25 anni
25%

I sintomi più frequenti (percentuali di casi)
43%
Agitazione/eccitazione
35%
Tachicardia
33%
Allucinazioni/delirio
21%
Pupilla dilatata (midriasi)
18%
Sopore, sintomi gastroenterici
15%
Confusione mentale, coma
Fonte: Centro Antiveleni - CNIT Fondazione Maugeri di Pavia

droghe leggere e pesanti, ma
non è neppure vero che tutte
sono mortali — spiega Simona
Pichini, ricercatrice dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga
(OSSFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità —. Dobbiamo informare i ragazzi su che cosa
può succedere davvero se ci si
droga».
Serve soprattutto dire quel
che accadrà a brevissimo, come sottolinea Sabrina Molinaro, dell’Ifc-Cnr di Pisa: «Anziché terrorizzarli con rischi che
sono percepiti come remoti, va
spiegato, ad esempio, che dopo aver preso la pasticca mancherà l’aria, arriverà un attacco
di panico, sarà possibile vomitare e sudare a profusione, prima o poi ci sarà di sicuro un
“brutto viaggio” e per questo è
bene non essere da soli; bisogna spiegare quali effetti sono
“prevedibili” e dare indicazioni
su che cosa fare invece se compaiono sintomi più seri. Se diventa chiaro che lo sballo spesso si trasforma in un malessere
o un pericolo immediato, forse
più ragazzi ci penseranno due
volte prima di buttare giù una
pillola: se una ragazza capisce
che bere un drink che contiene
la “droga dello stupro” significa come minimo perdere i sensi e svegliarsi derubata di tutto
o violentata, magari cercherà
davvero di non perdere di vista
il suo bicchiere quando è in discoteca».
Alice Vigna
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Le «vecchie» droghe
non sono scomparse
e sono più potenti

N

on ci sono più cocaina,
eroina, cannabis o l’ecstasy di una volta. Le
“vecchie” droghe in
circolazione oggi sono molto
più potenti rispetto a quelle
che si trovavano 10-20 anni fa:
grazie a processi di sintesi più
efficaci, basta molto meno
principio attivo per avere lo
stesso effetto. Traduzione: guadagni stellari per i trafficanti di
stupefacenti e pericoli enormi
per i consumatori.
«La cocaina, ad esempio,
non si trova più da sola, ma con
sostanze da taglio che ne po-

Marijuana
Circa il 9 per cento
dei consumatori
di cannabis sviluppa
dipendenza
tenziano l’azione: spesso è mischiata ad allucinogeni, per
avere “viaggi” che altrimenti
non si potrebbero ottenere —
spiega Carlo Locatelli, responsabile Centro Antiveleni – CNIT
della Fondazione Maugeri di
Pavia —. La cannabis, poi, è
stata selezionata per contenere
una concentrazione molto più
elevata di tetraidrocannabinolo, il principio attivo responsabile dell’effetto: le conseguenze
sono amplificate in tutti i sensi». Tra l’altro il consumo di
“vecchie” droghe non accenna
a diminuire, anzi: l’unica il cui
consumo è in leggera ripresa
negli ultimi anni ma che resta
confinata relativamente a pochi è l’eroina, che stando ai re-

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centi dati ESPAD è stata provata
da poco più dell’1% degli studenti delle superiori.
Le altre droghe “classiche”
invece sono tuttora predominanti anche fra i giovanissimi:
ben 90 mila 15-19enni hanno
provato almeno una volta la cocaina e per 60 mila il consumo
è abbastanza frequente (le
smart drugs contano 40 mila
consumatori, di cui 26mila abituali), ma soprattutto oltre 600
mila ragazzi scelgono spesso e
volentieri la cannabis, sempre
più diffusa.
Solo 5 anni fa, nella rilevazione ESPAD del 2009-2012, la
percentuale di studenti dediti
alla cannabis era del 22%, oggi
siamo al 26% e tra i diciannovenni si arriva al 36%.
«Circa il 9% dei consumatori
di cannabis sviluppa dipendenza; il passaggio ad altre
droghe è correlato a una predisposizione individuale, non accade per forza in tutti — informa Gaetano Di Chiara, farmacologo dell’università di Cagliari —. L’uso però continuerà
a diffondersi, perché oggi pochi pensano che possa fare male e non sanno, ad esempio,
che l’uso di fumo con un alto titolo di cannabinoidi nell’adolescenza è associato a un incremento del rischio di schizofrenia in seguito. L’equivoco viene
amplificato anche dalle posizioni di scienziati che ne propugnano l’innocuità: se di una
sostanza si parla come di un
possibile farmaco, nell’opinione comune diventa “buona” e
non si pensa ai rischi».
A. V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Domenica 21 Giugno 2015

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SALUTE

49
#

Dossier

La pillola di Facebook

Spice, Bonzai, May

Contenuto: non è nota la composizione, si suppone vi sia un mix di cui farebbero
parte oppioidi e cannabinoidi di sintesi.
È solo la più recente delle moltissime pasticche delle quali non si sa che cosa
contengano realmente. Pillole di questo tipo, a contenuto sconosciuto,
sono la maggioranza e come questa spesso vengono promosse
con un «marketing» furbo che sfrutta marchi noti ai ragazzi per renderle
più accattivanti

e altre come n-Joy, Happy Tiger Incense, Skunk, Infinity, Hurricane, SoulMan, Aura, Oceanic Herbs, Mean Green
Contenuto: mix di erbe dalla composizione sempre diversa
(soprattutto cannabinoidi sintetici, anche 10 volte più potenti
della cannabis)
Forma: incensi, liquidi iniettabili o da spruzzare su erbe
Effetti: rilassamento, euforia

Possibili effetti collaterali immediati
Agitazione, allucinazioni, ansia, attacchi di panico
Nausea e vomito molto forti
Sonnolenza, disorientamento, amnesia, paura, mania di persecuzione
Tachicardia, ipertensione, mancanza di respiro
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Dipendenza (già dopo poche assunzioni)
Anoressia, impotenza, psicosi, convulsioni, tendenze suicide
Aumento del rischio di tumori

Effetti
Tutte le droghe che sono miscugli di varie sostanze stupefacenti
hanno effetti del tutto imprevedibili
La pillola di Facebook ha già provocato decessi

Meow Meow, M-Cat, Mojo, Yellow Submarine

K, Special K, Kit kat, Tac et tic

e altri come White Columbia, Beauty Essentials Bath Salts, Atomic Fever, Yo Yo Hard, Ivory Wave, Magic, Super Coke, PeeVee,
Vanilla Sky, Flower Magic, Kamikadze, Xtacy, Extreme Star Dust, Hurricane Charlie, Dogs Bollix, Sextasy, Orange Orbits,
Stardust, Blow, Recharge, Charge+, Lucky, El Padrino, Coco Jumbo, Sunrise, Techno
Contenuto: composizione sempre diversa; componenti principali i catinoni
(fra i più diffusi mefedrone, metilone, MDPV)
Forma: pasticche o polveri da inalare; talvolta sostanze solubili e iniettabili.
Sono spesso etichettate come sali da bagno, ma utilizzate per inalazione
Effetti: stimolanti ed euforizzanti

Possibili effetti collaterali immediati
Paranoia, attacchi di panico, convulsioni
Mal di testa, nausea, tachicardia e palpitazioni, dolore al petto
Bruxismo , ipertensione, sangue dal naso, vista offuscata
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Alto rischio di dipendenza
Con l'uso assiduo ictus, infarto, edema cerebrale, psicosi, pensieri suicidi,
auto-mutilazioni, comportamenti autodistruttivi
Segnalati casi di morte

Solaris, Smiles, N-bomb, Benzo Fury

e altri come Cat valium, Vitamin K, Ket, Super K, Kaddy, Kate, Ket, Kéta K, Jet, Super acid, 1980 acid, Special LA coke,
Super C, Purple, Mauve, Green
Contenuto: ketamina e analoghi Forma: liquido da iniettare, polvere da sniffare o capsule
Effetti: allucinazioni ed esperienze dissociative imprevedibili
Possibili effetti collaterali immediati
Attacchi di panico e paranoia («bad trip» con la sensazione
di deformazione del corpo, molto frequente)
Ansia, angoscia, delirio, perdita dell'orientamento e incapacità di controllo
del corpo, problemi di memoria, vertigini, tremori, perdita
temporanea di coscienza, tachicardia, debole depressione del sistema
respiratorio, vomito, disturbi urinari
Da non combinare con alcol, barbiturici o valium che aumentano
la probabilità di eventi avversi; pericolosissimo guidare o trovarsi
vicino all'acqua (rischio di annegamento)
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Sviluppo rapido di tolleranza (occorre aumentare la dose per avere lo stesso effetto)
Disturbi gravi della memoria
Tossicità diretta sui neuroni (amplificata dall'uso contemporaneo di alcol)
Psicosi durature, flashback Sono stati registrati decessi

Droga dello stupro

e altri come Libellula, Bromo DragonFLY, T-Seven, Lucky Seven, Seventh Heaven, Tripstacy
Contenuto: feniletilammine (in particolare 25i-NBOME e suoi derivati)
Forma: pasticche, francobolli/cartoncini da leccare, capsule, integratori alimentari;
sono vendute spesso come ecstasy
Effetti: stimolanti e allucinogeni

Possibili effetti collaterali immediati
Confusione, pensieri ossessivi, paranoia, panico
Nausea, vomito, diarrea
Disturbi della vista
Tachicardia
L'assunzione assieme all'alcol e in ambienti caldi come le discoteche
può portare a una grave ipertermia con danni irreversibili al cervello
(fino a convulsioni, coma e morte)
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Problemi renali fino al blocco, danni epatici
Disturbi psichiatrici e cardiovascolari
Sono stati registrati decessi

detta anche ecstasy liquida, Liquid X, Liquid E, Alcover, Blue verve
Contenuto: acido gamma-idrossibutirrico o GHB
Forma: liquido insapore e incolore, viene aggiunto nei drink
Effetti: rilassante, aumenta il desiderio sessuale

Possibili effetti collaterali immediati
Può rendere totalmente in balia degli altri, per questo viene usata
per adulterare le bevande delle ragazze e poi violentarle
Mescolata all'alcol può portare al coma; il giorno successivo
si hanno vertigini, nausea, confusione e non si ricorda quanto accaduto
L'overdose, con perdita di conoscenza, convulsioni, depressione
respiratoria, è frequente perché il dosaggio può essere anche molto basso
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Dipendenza fisica e crisi d'astinenza con ansia, tremori,
crampi muscolari e insonnia

Superman, Batman, Playboy, ecstasy

Arlequin, Regenboogies

e altre come Adam, Bomba, Chicca, Speed, Glass, Crystal, Ice, Eve, Speed for Lovers, Love Drug, Golden Eagle, Pink Wedge, Crank, Shaboo
Contenuto: amfetamine sintetiche, fra cui l’ecstasy
Forma: pasticche dagli innumerevoli nomi, ma anche polvere o cristalli da inalare o iniettarsi
Effetti: euforizzanti, tolgono il senso di fame, sete e stanchezza

e altri come Arc-en-ciel, Duhovka, Rainbow, PEP, Bliss
Contenuto: piperazine e analoghi
Forma: pasticche (vendute come sostituti dell'ecstasy)
Effetti: stimolanti, alcune allucinogene

Possibili effetti collaterali immediati
Allucinazioni, ansia, attacchi di panico, vomito, crampi addominali
Pupilla dilatata e difficoltà visive, ipertensione, tachicardia
Colpo di calore, che può portare anche al decesso per arresto cardiaco,
probabile quando vengono consumate in ambienti caldi e affollati
come le discoteche
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
«Down» psicologico con depressione, dipendenza psicologica e tolleranza
(serve aumentare la dose per avere lo stesso effetto).
Danni a reni, fegato e sistema immunitario
L'ecstasy è estremamente tossica sui neuroni e ne provoca una degenerazione
irreversibile dando quadri simili al Parkinson e all'epilessia con danni evidenti
anche dopo una sola assunzione
La shaboo (metamfetamina pura) deturpa il viso di chi la assume quando
ne vengono inalati i vapori

E
Per saperne
di più
The European
School Survey
Project on
Alcohol and
Other Drugs
www.espad.
org

siste un modo per drogarsi in sicurezza? No. Perché tutte le sostanze comportano rischi più o meno gravi. Però,
conoscere ciò che si sta per usare, essere informati su tutto ciò che può accadere
con la droga che si è scelto di provare e su come arginarne i rischi è l’unico modo per provare a contenere i danni, inevitabili, che
l’abuso di sostanze provoca.
Ogni droga ha le sue “precauzioni”, ma alcune valgono per tutti gli stupefacenti:
quando si provano per la prima volta, ad
esempio, meglio essere particolarmente attenti e non sottovalutarne i possibili rischi. E
ancora: mai consumarle in luoghi appartati
o pericolosi (come vicino a piscine o in vasca, si potrebbe annegare). Mai assumerle se

Corriere della Sera / Mirco Tangherlini

Nomi furbi per vere trappole

Possibili effetti collaterali immediati
Ansia, paranoia, confusione, tremore, attacchi di panico
Nausea e vomito
Mal di testa
Sensazione di calore o brividi e freddo
Sensazione di oppressione a livello toracico
Aumentata sensibilità alla luce e al rumore, convulsioni
Possibili effetti nel medio-lungo periodo
Insufficienza renale
Casi di decesso correlato all'uso
Fonti: European Monitoring Center for Drugs and Drug Addiction; Sistema Nazionale Allerta Precoce; Dipartimento del Farmaco ISS

Che cosa fare se si manifestano
gravi malesseri fisici e psichici
ci si trova in situazioni che richiedono la
massima lucidità e prontezza di riflessi, come quando si deve guidare l’auto.
Inoltre, mai farlo da soli, così da poter
chiedere aiuto in caso di necessità: non bisogna aver paura di segnalare malesseri. In
molti locali ci si può rivolgere a uno spazio
Chill Out (aree appositamente allestite, dove
operatori specializzati in grado di gestire an-

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che le emergenze accolgono chi si sente male) oppure si può chiamare il 118.
Gli effetti e i rischi di quasi tutte le droghe,
dalla cannabis alle cosiddette smart drugs,
sono molto condizionati dalle caratteristiche fisiche, emotive e psicologiche di chi le
assume, nonché dalle aspettative e dal contesto in cui le sostanze vengono assunte, oltre che dalla modalità d’uso (sniffare, inala-

re, inghiottire o iniettarsi la stessa sostanza
può avere conseguenze assai diverse).
Anche chi si trova vicino a qualcuno che si
è drogato e sta avendo una brutta esperienza
può fare tanto per aiutarlo e per limitare i
danni. Ad esempio, se si è testimoni di un
bad trip bisogna portare chi ne è vittima in
uno spazio appartato, fresco e ben aerato,
cercando di rassicurare la persona calmando
la paura che il problema non passi; se invece
fumare cannabis sta provocando nausea, capogiri e sudori freddi è bene far sdraiare la
persona in un posto tranquillo e dare semmai un po’ di zuccheri per evitare che possa
avere un collasso.
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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