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Il.Corriere.Della.Sera.21.06.2015.By.PdS.pdf


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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano Immigrazione

Il Colle: l’Ue faccia di più. Renzi e Grasso contro il trattato di Dublino
Lite tra Lega e Boldrini. Corteo di protesta dei no global a Ventimiglia

Migranti, l’appello di Mattarella
ROMA «L’Italia continuerà a fare

78.784
I migranti
arrivati
in Italia
dall’inizio
di gennaio
al 16 giugno
scorso

70%
La quota
di migranti
arrivati in Italia
che, secondo
l’Europa, non
sarebbe stata
fotosegnalata

quanto necessario per assicurare a chi chiede asilo un trattamento rispettoso dei diritti fondamentali e della dignità umana», dice il capo dello Stato,
Sergio Mattarella, nella Giornata mondiale del Rifugiato. Ma
auspica allo stesso tempo un
«crescente contributo dell’Unione Europea e della comunità internazionale». Perché il
nostro Paese, assicura il presidente della Repubblica, «sente
alto e forte il dovere di solidarietà nei confronti di chi giunge
qui coltivando l’ispirazione e la
speranza verso una vita più sicura e un avvenire per sé e i propri figli», ma bisogna fare sforzi
comuni per sensibilizzare
«l’opinione pubblica e le classi
dirigenti sul dramma di chi vive
quotidianamente gli orrori della guerra, la tragedia delle persecuzioni, la miseria e le migrazioni forzate».
Si apre una settimana importante a Bruxelles su questi temi,
con l’incontro del 25-26 tra i capi di Stato e di governo: la discussione torna su redistribuzione e quote dei migranti. Non
ci sarà una firma, l’accordo definitivo slitterà ancora, ma il go-

verno italiano insiste. Matteo
Renzi conferma le parole del
capo dello Stato. L’emergenza
rifugiati, dice, «è un problema
di portata storica», che si risolve solo «con una strategia di

Le parole di Armani
L’intervento di Armani
nel giorno dedicato
ai rifugiati: «I disperati
vanno accolti»

lungo respiro: cooperazione internazionale, accordi con Paesi
africani, pace in Libia, lotta
contro gli scafisti-schiavisti,
procedure diverse per l’asilo
politico, solidarietà europea a
livello economico e di accoglienza».
«Basta paure — aggiunge —.
Occorrono soluzioni rapide e
concrete. Le regole europee
sembrano scritte (Dublino II)
contro gli interessi del nostro
Paese che allora, incomprensibilmente, le appoggiò. Stiamo

scrivendo una pagina di civiltà
in mezzo a tanta demagogia».
Ma «non si può fare tutto da soli». E il presidente del Senato
Pietro Grasso: «Il trattato di Dublino non va più bene».
Oggi all’Expo a Milano ci sarà
il presidente francese Francois
Hollande, Renzi parlerà con lui
anche di questi temi ma già ieri
l’ammorbidirsi della posizione
francese ha di fatto «svuotato»
Ventimiglia, dove alla stazione
in serata erano rimasti una cinquantina di migranti. Il corteo

L’attesa
Migranti
seduti al
confine
franco-italiano
di Ventimiglia.
In settimana
proseguono
gli incontri tra i
leader europei
per trovare
soluzioni
all’emergenza
immigrazione
(Ap/Camus)

dei no global si è svolto per tutto il giorno senza incidenti.
Si riaccende, invece, lo scontro politico Salvini-Boldrini. La
presidente della Camera, secondo il leader della Lega «deve essere ricoverata» perché da Firenze, con numeri alla mano, ha
negato che in questo momento
ci sia un’emergenza immigrazione. Per la Boldrini la cosa importante è organizzare un’«accoglienza strutturata». Molti
migranti approdano da noi, poi
scelgono altri Paesi. Salvini
contrattacca: «In Italia non c’è
spazio per tutti». E la presidente
replica: «È mia abitudine occuparmi delle questioni e collaborare alle soluzioni. Le polemiche le lascio a chi le fa». Critiche
al governo da Gasparri e La Russa ma anche tante voci di solidarietà. «La gente disperata va accolta, in Italia e in Europa», ha
detto lo stilista Giorgio Armani.
Per don Ciotti «le tragedie dell’immigrazione nascono da un
naufragio delle coscienze»,
mentre per il segretario della
Cgil Susanna Camusso è grave
che in Ungheria si pensi ad «alzare muri».
Mariolina Iossa
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il commento

Record di profughi (e rigore)
La via tedesca all’accoglienza
di Giuseppe Sarcina

I

n una stanzetta del museo Checkpoint Charlie a Berlino è
custodita una Volkswagen 1200 blu, il Maggiolino, con il
cofano aperto. Nel vano si poteva nascondere una persona
e trasportarla oltre il Muro, superando il posto di blocco americano. Le fotografie in mostra sono un po’ logore, ma non
dimenticate: in definitiva stiamo parlando di una storia finita
solo ventisei anni fa. La Germania ha vissuto a fondo anche il
dramma delle fughe di massa, migrazioni convulse, disperate
e quindi disordinate. La memoria non è rimasta confinata
nelle esposizioni, ma è diventata fonte di ispirazione per
l’azione di governo e, soprattutto, sentire comune dell’opinione pubblica. Un recente sondaggio mostra come la maggior
parte dei tedeschi sia particolarmente severa con il debito
accumulato dalla Grecia. Ma nessuna ricerca mostra segnali
di rigetto popolare verso i migranti e verso la politica di accoglienza seguita negli anni dalla cancelliera Angela Merkel,
ormai al suo terzo mandato. Nel primo semestre del 2015,
secondo le cifre fornite da Eurostat, il Paese ha accolto 73.100
richiedenti asilo su 185.000, il totale europeo. L’Ungheria è
seconda con 32.800: questo spiega, ma non giustifica la reazione brutale del governo Orban, con la costruzione di un
muro. L’Italia è terza con 15.200. La Germania, dunque, assorbe da sola, il 40% dei profughi. Vero: è il Paese più ricco e più
potente d’Europa. Ma il suo Prodotto interno lordo è pari al
20% sul complessivo dell’Unione europea. In sostanza produce uno sforzo di accoglienza doppio rispetto a quanto sarebbe
legittimo chiedere. L’Italia, indubbiamente sotto pressione,
ospita l’8% di coloro che hanno domandato asilo negli ultimi
sei mesi a fronte di un pil pari all’11,5% rispetto all’europeo. I
tedeschi sono aperti, ma esigenti con i loro ospiti, non
importa se kosovari, afghani o siriani. Il settimanale Die Zeit
ha appena pubblicato un supplemento dedicato alle storie
degli immigrati cresciuti a Berlino, a Monaco o Stoccarda.
L’articolo racconta lo stupore davanti a una visita dello psicologo o di una assistente sociale. Nello stesso tempo descrive
quanto sia meticolosa la burocrazia, in modo che le risorse
non vadano sprecate. Tutto questo, osserva sul Financial
Times l’editorialista Simon Kuper, raramente entra nel dibattito europeo, oggi dominato dalle cronache sulle emergenze o
sulle quote di ripartizione obbligatoria dei profughi tra i 28
Paesi dell’Unione. «Forse è colpa della lingua, tutti leggono in
inglese e ci stiamo perdendo il pensiero tedesco di cui invece
abbiamo bisogno», conclude Kuper. Difficile dargli torto.
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