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Il.Corriere.Della.Sera.21.06.2015.By.PdS.pdf


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Domenica 21 Giugno 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano La manifestazione

Il Family day riempie la piazza: siamo un milione
Genitori e bambini alla manifestazione contro le unioni civili. Il tweet di Alfano: faremo sentire la vostra voce
Dal palco il neocatecumenale Argüello accusa la Cei: è polemica. Scalfarotto: evento inaccettabile. I centristi insorgono
Massimo Gandolfini

L’iniziativa

Il neurochirurgo
organizzatore:
non saremo
un fuoco di paglia

● È del 2007 il
primo Family
day: gruppi di
area cattolica e
associazioni
manifestarono
contro i Dico, la
disciplina delle
unioni civili che
avrebbe voluto
introdurre il
governo Prodi.
Al corteo
parteciparono
anche Silvio
Berlusconi e
Giulio Andreotti

ROMA «Una soddisfazione

enorme vedere quella piazza
strapiena, ci speravo, però non
così tanto», ammette Massimo
Gandolfini, neurochirurgo e
portavoce del comitato del
Family day, il popolo che ha
riempito San Giovanni. «Sono
ammirato dalla forza di
volontà della gente comune,
che tira avanti a fatica, ma che
per venire fin qui a dire che
una famiglia è fatta di un papà,
di una mamma e di bambini,
ha passato due notti insonni in
treno o in bus, senza
nemmeno un euro di

Chi è Massimo Gandolfini,
63 anni, è il portavoce del
comitato organizzatore

sovvenzione». In cambio
promette «che il nostro non
sarà un fuoco di paglia» e che
«continueremo a difendere la
famiglia e l’educazione
secondo naturalità che è nella
tradizione italiana».
Dell’appoggio tiepido della Cei
pensa che «i vescovi sono
persone normalissime e
possono anche sbagliare». A
chi lo accusa di aver inventato
una teoria del gender
risponde: «Bugie, esiste.
Negarlo è come sostenere che
a Roma non ci sono alberi».
G. Ca.

● L’edizione
del 2015 viene
indetta dal
comitato
«Difendiamo
i nostri figli»:
è una
mobilitazione
nazionale
contro il ddl
Cirinnà sulle
unioni civili e
«in difesa della
famiglia
naturale»
● Alla
manifestazione
partecipano
esponenti di
Area popolare,
Forza Italia e
Fratelli d’Italia.
Giudizio
positivo anche
dalla Lega
● Cauta la
posizione della
Conferenza
episcopale:
«Condivisibili i
contenuti,
meno le
modalità»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’intervista

ROMA «E noi le vogliamo le ado-

zioni gay?» urla dal palco Alfredo Mantovano. «Nooo!» risponde in coro la folla del Family day che riempie piazza
San Giovanni. Sotto gli ombrelli, che tornano buoni per il diluvio e per il sole, ci sono famiglie da 6/10 figli, papà, nonne,
mamme che allattano e una
frotta di bambini, in passeggino, in marsupio, che dormono,
strepitano o giocano per terra
in asili nido improvvisati con
pongo e colori.
«Una piazza clamorosa, bellissima» si inorgoglisce Mario
Adinolfi, del comitato promotore «Difendiamo i nostri figli»
che ha chiamato a raccolta le
famiglie tradizionali contro il
ddl Cirinnà sulle unioni civili e
omosessuali, contro l’idea di
un genere unico nelle scuole,
non più maschi e non più femmine. «Siamo dodici laici, dodici pazzi, abbiamo deciso tutto il 2 giugno, sul terrazzo di casa mia, mentre passavano le
Frecce Tricolori», spiega Adinolfi (che se la prende pure con
Elton John). «E abbiamo sorpreso l’Italia».
In effetti, forse non saranno
un milione, cifra fissa per ogni
organizzatore di cortei («Una
bufala, saranno 70 mila» contesta Franco Grillini di Gaynet
Italia), ma di gente ce n’è tantissima, seggioline, teli da spiaggia, magliette con scritto Dio
c’è o arrotolate come turbante.
«Spettacolo a piazza San Giovanni, stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento
faremo sentire la loro voce»,
scrive su Twitter il ministro
dell’Interno Angelino Alfano,
che però non ci va. «È stato più
rispettoso di altri del governo
che sono intervenuti a gamba
tesa», osserva il coordinatore
di Ncd, Gaetano Quagliariello,
che invece gira nella calca. Come Roberto Formigoni, Rocco
Buttiglione, Carlo Giovanardi.
«Io sono per tutte le famiglie»,
ribadisce il presidente del Senato Pietro Grasso dalla Festa
dell’Unità. Il leader della Lega,

La giornata
Il Family day ieri
a Roma: la folla
sotto gli ombrelli
(Ansa) e gli ncd
Maurizio Lupi,
Gaetano
Quagliariello (De
Luca) e Carlo
Giovanardi (Ansa)

Matteo Salvini, saluta via Facebook: «Un abbraccio alle mamme e ai papà che stanno manifestando per difendere il futuro
dei loro bambini».
«W l’Italia delle famiglie, far
male alla famiglia significa far
male all’Italia» arringa il copromotore Mantovano dal maxischermo, accanto alla Ma-

donna con Bambino. «Siamo
Vincenzo e Sara e abbiamo undici figli!» annuncia una coppia dal palco. «Undici figli, sì
undici figli, sul serio, hanno
detto undici», mormorano i
manifestanti in un passaparola
e scatta l’applauso. «Braviii!».
Sotto gli striscioni «Giù le mani
dai nostri figli» e «Dio maschio

e femmine li creò», sotto bandiere portate da casa (anche
quella della Triestina calcio e
una di Batman) si raccoglie il
popolo delle associazioni cattoliche, neocatecumenali
(«Sembra che il segretario della Cei abbia detto altro, ma il
Papa sta con noi, non è vero
che non gli piacciono i cortei»,
rivendica Kiko Argüello, che si
fa montare un crocifisso),
Evangelici, Movimento per la
Vita, Sentinelle, Manif pour
Tous, Movimento Mariano, Sì
per la Vita, Alleanza cattolica.
Non sono soli. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni,
ha inviato un messaggio di
adesione. L’Imam della moschea di Centocelle dice al microfono che «il gender è pericoloso e cattivo per l’umanità».
I vescovi non hanno dato appoggio diretto (a proposito,
don Ivan Maffeis, portavoce
della Conferenza episcopale,
ribatte che Argüello ha commesso «una caduta di stile gratuita e grave nel contrapporre il
Papa alla Cei»), più schierati il
Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Vicariato.
«Ho nove fratelli», dice Simone, 19 anni, ciuffone alla
Stash dei Kolors. «Sono qui
perché noi siamo una famiglia
e nessuno può dire ai miei genitori cosa ci devono insegnare». Mentre Costanza Miriano
(autrice di Sposati e sii sottomessa) ricorda che «la diversità tra uomo e donna è un pregio, è la Natura che discrimina,
non noi» e l’ultracattolica Paola
Binetti promette che «ci batteremo perché le famiglie abbiano il diritto ad educare i propri
figli», 600 chilometri più in su,
dal Milano Pride, il sottosegretario Ivan Scalfarotto si indigna: «È inaccettabile una manifestazione contro le unioni
civili». Gli risponde Alessandro Pagano di Area popolare,
che gli dà del «tollerante a giorni alterni», consigliandogli di
dimettersi.
Giovanna Cavalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’arcivescovo Forte: bene che i laici siano protagonisti
«Messaggio positivo, l’importante è non caricarlo di valenze di opposizione a qualcuno»

CITTÀ DEL VATICANO «Vede, la famiglia è qualcosa di così importante e bello, per la società,
che noi non la vogliamo proporre “contro” qualcuno ma al
servizio di tutti…». L’arcivescovo e teologo Bruno Forte è
stato confermato da papa
Francesco come segretario
speciale del Sinodo sulla famiglia che tornerà a riunirsi dal 5
al 25 ottobre. Martedì parteciperà alla presentazione in Vaticano dell’Instrumentum laboris, il testo che servirà come
base alla discussione dei vescovi di tutto mondo.
Eccellenza, la manifestazione in piazza San Giovanni
a Roma è stata molto diversa
dal Family day del 2007, la
Cei si è mantenuta defilata.
All’assemblea generale del 18
maggio, Francesco disse ai
vescovi italiani che i laici
«non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota o del
monsignore-pilota o di un
input clericale». Dipende da

Chi è

● Bruno Forte,
65 anni,
teologo, è
arcivescovo di
Chieti. È stato
nominato
da papa
Francesco
segretario
speciale del
Sinodo sulla
famiglia. «Dare
diritti agli
omosessuali —
ha detto
recentemente
— è un fatto di
civiltà»

questo?
«Francesco esprime una
esigenza di maturità dei fedeli
laici. È giusto che a sostenere
la famiglia siano anzitutto coloro che ne fanno esperienza
giorno per giorno, sposi, fidanzati, genitori, figli… Credo
sia una prova bella di protagonismo e maturità».
E la Chiesa?
«La Chiesa sono tutti i battezzati, pastori e fedeli laici insieme. Come credenti non
possiamo che condividere tutti il sostegno alla famiglia nell’insieme dei suoi valori. La famiglia porta con sé quattro dimensioni indispensabili: è
una scuola di umanità, come
diceva una bellissima espressione della dichiarazione conciliare Gaudium et spes; è un
grembo di socialità, perché
nella famiglia impariamo a entrare in relazione con gli altri,
è grembo di vita ecclesiale e
infine scuola di fede».
Ma non c’è il rischio che le

manifestazioni di massa siano divisive, creino polemiche?
«Guardi, sinceramente non
ho potuto seguirne lo svolgimento però mi sembra che ci
sia tutto il diritto di testimoniare il valore della famiglia.
Mi pare un messaggio positivo
che non va letto né contro
qualcuno né come espressione di una parte. Non è che si
dica: non bisogna garantire i
diritti di altri. Si sostiene la famiglia nella sua identità originaria, non riconducibile ad altro…».



Ruoli
«Conferenza episcopale
defilata? Francesco
esprime una esigenza
di maturità dei fedeli»

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L’obiettivo immediato era
il ddl sulle unioni civili. Qual
è il discrimine, la soglia da
non oltrepassare?
«Il discrimine è che la famiglia formata dal matrimonio
tra uomo e donna e aperta alla
procreazione è il valore fondante della vita sociale ed ecclesiale. Il compito di un pastore è di annunciare il Vangelo della famiglia, quello dei fedeli laici è di farlo
testimoniandone la bellezza a
partire dal vissuto. Tutto il resto, lo spirito polemico, non ci
interessa. Se, come mi sembra
, questa manifestazione ha
avuto un tono propositivo, come non condividerne il messaggio?»
Che cosa va evitato, in questi casi?
«L’importante è non caricarla di valenze di opposizione
a qualcuno. Noi ci auguriamo
che il Parlamento agisca in
conformità alla Costituzione
che all’articolo 29 afferma il



L’ideologia
casomai è
quella del
gender
il voler
imporre
come
modello
culturale
che
l’identità
della
persona si
decida,
senza tener
conto della
realtà
inscritta
nella carne

valore insostituibile della famiglia formata da un uomo e
una donna uniti in matrimonio e aperti alla procreazione e
all’educazione dei figli ed
eventualmente regoli altri diritti, senza per questo diminuire l’unicità e il valore prezioso
della famiglia…».
Ricorre la polemica contro
il gender. Non rischia di essere una ideologia simmetrica?
«L’ideologia casomai è
quella del gender, il voler imporre come modello culturale
che l’identità della persona si
decida, senza tener conto della
realtà inscritta nella carne.
Questo non significa giudicare
né tantomeno rifiutare le persone che vivono identità sessuali diverse o incerte. Ma dire
che una unione che non è tra
uomo e donna sia uguale alla
famiglia, questo non fa bene a
nessuno».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA