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Il.Sole24.Ore.22.06.2015.By.PG .pdf



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Lunedì 22 Giugno 2015

€ 2 * In Italia

(*) con “Marketing Evolution” € 10,90 in più; con “Capolavori Horror” € 8,90 in più; con “La Biblioteca del Mare” € 8,90 in più; con “Ora Legale” € 8,90 in più; con “Guida alla Salute”
€ 1,00 in più; con “La Biblioteca dei Ragazzi” € 7,90 in più; con “Guida Touring Club” € 8,90 in più; con “L’Impresa” € 6,90 in più; con “Norme e Tributi” € 12,90 in più; con “Guida al 730
Ordinario e Precompilato” € 9,90 in più; con “Unico 2015 e Dichiarazione Irap” € 9,90 in più; con “Il Codice di Procedura Penale” € 10,00 in più; con “Acconto Imu e Tasi 2015” € 9,90
in più; con “Il Codice Penale” € 10,00 in più; con “Separazione e Divorzio” € 14,90 in più; con “How To Spend It” € 2,00 in più; con “IL Maschile” € 0,50 in più. Nella Regione Campania,
solo su richiesta e fino ad esaurimento copie, in abbinamento gratuito con Il Denaro a € 2,00. Nella Regione Umbria in abbinamento obbligatorio con Il Giornale dell’Umbria a € 1,10

FISCO E COSTITUZIONE

La chimera
della certezza
nel diritto
tributario
di Enrico De Mita

S

i chiama Testo Unico delle
imposte sui redditi ma segue la stessa logica di ogni
altra legge tributaria, comprese
quelle che vengono raccolte in
volumi definiti impropriamente Codici: un elenco di casi tassabili, moltipicati ogni anno, al
di fuori di ogni logica che non
sia quella del gettito. Il legislatore (o chi per lui) si rifiuta di
definire il reddito e preferisce
inseguire la logica sfrenata dei
contribuenti.
Alla base di questo metodo vi
è una parte dell’amministrazione fatta da funzionari con la
mentalità dei gabellieri. Con un
simile approccio, la nozione di
reddito non serve, perché la definitività è affidata al concordato e alla conciliazione.
L’innovazione apparentemente più interessante del Testo Unico sulle imposte sui redditi, almeno quella dichiarata, è
il perseguimento del mito - irraggiungibile - della certezza
del diritto. Qui la certezza sembra essere intesa come certezza
della tassazione, assunta come
principio che escluda l’analogia in diritto tributario. Tale
obiettivo è stato perseguito,
nella redazione del Testo Unico, esasperando il metodo casistico e rinunciando espressamente alla definizione di reddito. Se si guarda alla legislazione
precedente, la definizione di
reddito data nell’articolo 1 del
Dpr 597 del 1973 è stata sfrondata in tutte le specificazioni che
potessero essere intese come
indicative di una nozione
espansiva del reddito «tale da
giustificare se non addirittura
imporre la ricerca, in sede interpretativa, di redditi diversi
da quelli espressamente considerati dal Testo Unico».
La certezza del diritto viene
quindi perseguita come articolazione della nozione di reddito
tassabile solo nelle specifiche
ipotesi contemplate dalla legge
tributaria. Quando se ne ravvisasse la necessità «sarà sempre
possibile prevedere in via legislativa altre ipotesi di reddito».
Abbiamo dunque un sistema
aperto nel quale manca una nozione che possa giustificare sia
le ipotesi comprese nel Testo
Unico sia le nuove ipotesi da
aggiungere ove se ne presenti
la necessità.
Continua u pagina 2

DOMANI IN EDICOLA

Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003
conv. L. 46/2004, art.1, c. 1, DCB Milano

LAVORO & CARRIERE

IN EDICOLA

Dalla moda all’automotive
le grandi aziende cercano talenti

Con «Norme&Tributi Mese»
focus su fisco, società,
bilanci e crisi d’impresa

Cesariniu pagina 17

u In vendita a 12,90 € più il quotidiano

Sono 190mila i contribuenti invitati a mettersi in regola, ma i rischi per chi non lo farà sono limitati

Studi di settore al palo:
il fisco allenta i controlli
Si ferma l’incremento dell’imponibile - Attesa per la riforma
pIl fisco allenta sempre più i

controlli con gli studi di settore.
Con i 190mila «alert» che saranno inviati per invitare i contribuenti a mettersi in regola e a
sfruttare la chance del nuovo
ravvedimento operoso si consolida una strategia che tende ad
evitare di utilizzare lo strumento in chiave accertamento. Dopo le sentenze delle Sezioni uni-

te del 2009 che hanno sancito
l’impossibilità di procedere a
verifiche basate solo su Gerico,
il numero di controlli è sceso fino a toccare quota 10mila. E allo
stesso tempo si è ridotto l’incremento della base imponibile a
causa anche dell’effetto crisi. Intanto cresce l’attesa per una revisione complessiva deglis tudi.

Leggi & tasse: cantiere sempre aperto

Le modifiche al Tuir dal 1988 a oggi, con la distinzione
tra quelle varate prima e quelle successive alla riforma del 2004
Persone fisiche
Imposta sul reddito delle società

Servizio u pagina 3

L’ANALISI

450

500
118

G

li studi di settore sono stati
introdotti 22 anni fa e vengono applicati da 17. Hanno indubbiamente rappresentato una
svolta nel rapporto tra fisco e
contribuente, concretizzando lidea dell'evasione come elemento distorsivo della concorrenza il

cui contrasto, quindi, è nell’interesse stesso dei contribuenti che
non evadono. Un altro merito degli studi di settore è stato quello di
introdurre e utilizzare su larga
scala metodologie avanzate di
analisi statistica.
Continua u pagina 3

300

382

276
161

Ante 2004

250

Ante 2004

0

Valeria Uva u pagina 9

Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente u pagina 2

Salvataggio o Grexit?
Ultima chiamata per Atene

L’Esperto risponde

Il meglio dei quesiti dell’Esperto risponde

22 giugno 2015 — Riservato ai lettori dell’Esperto risponde e agli abbonati del Sole 24 Ore

condominio

In allegato u pagine 4 e 5

V

errebbe voglia di scommettere tutto sull’ottimismo della volontà e la logica del
buon senso, che in questo caso
coincide con un esercizio di puro realismo. Scaricare la Grecia
oggi costerebbe ai suoi creditori
molto di più del suo terzo salva-

Le nuove misure per la conciliazione delle esigenze di vita nei decreti attuativi del Jobs act

Lavoro, più spazio ai congedi

Flessibilità nei permessi ma le coperture sono solo per il 2015
pCongedi parentali da usare

fino a 12 anni di età dei figli e retribuiti al 30% fino ai sei anni. Con la
chance della fruizione a ore, che
può favorire un rientro in azienda anticipato delle lavoratrici.
Invece dell’astensione facoltativa dal lavoro, poi, si potrà chiede-

re la trasformazione del rapporto da tempo pieno in part-time al
50%. Sono i punti cardine del
pacchetto sulla conciliazione tra
vita familiare e professionale attuativo del Jobs act, che sta per
approdare in Gazzetta ufficiale.
Servizi u pagina 7

ACCESSO AL CREDITO

Tltro e Qe, primi effetti positivi per le Pmi
Alberto Ronchetti u pagina 11

IMPRESA&
TERRITORI

L’ANALISI

Tutele condizionate dai conti
di Nevio Bianchi e Barbara Massara

T

utele più estese per le lavoratrici, graduale equiparazione
delle tutele dei lavoratori autonomi e nuove misure per favorire la
conciliazione dei tempi di lavoro
e di vita privata dei genitori sono

gli obiettivi delle modifiche apportate dal decreto attuativo del
Jobs Act alla disciplina della maternità contenuta nel decreto legislativo 151/2001.
Continua u pagina 7

NORME&
TRIBUTI
MOTORI

EDILIZIA E AMBIENTE

DIRITTO

Dall’olio Berio alla farmaceutica comasca Sirton,
sono 322 oggi in Italia le
aziende acquisite dai cinesi:
rappresentano un fatturato
di 8,4 miliardi di euro e
danno lavoro a 17.800 persone. Nell’attesa che si finalizzi
l’operazione PirelliChemChina, ecco la mappa
della presenza di Pechino in
Italia. A far la parte del leone
è la Lombardia, con 95 aziende acquisite.

Si rinnova, si aggiorna e
soprattutto si connette la
nuova versione della Seat
Ibiza. Ora la sua fisionomia si
avvicina a quella della sorella
maggiore Leon.

u pagina 13

Prezzi di vendita all’estero: Albania €2, Austria €2, Francia €2, Germania €2, Monaco P. €2, Slovenia €2, Svizzera Sfr 3,20

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u pagina 16

La richiesta del cliente che
vuole far accreditare un bonifico nello stesso giorno di esecuzione è valida anche se non
vengono utilizzate le formalità
prescritte dalla prassi interbancaria. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, che ha riconosciuto il risarcimento per il ritardo
a favore del cliente, stabilendo
che - nel caso specifico - la
volontà del cliente era
comunque espressa in modo
chiaro.
u pagina 29

Installazione libera per gli
impianti domestici di condizionamento con una potenza
fino a 12 kW, secondo quanto
previsto dal decreto “sblocca
Italia”. Resta però l’obbligo di
attenersi alle eventuali prescrizioni dettate dai Comuni,
oltre che alla disciplina del
condominio (rispetto del
decoro, della statica, delle
parti comuni). Per l’installazione sono possibili fino a
quattro diverse agevolazioni.
u pagina 29

taggio: farebbe saltare non solo
la finzione di un recupero molto
lontano nel tempo dei prestiti
che le sono stati concessi ma farebbe anche crollare l’integrità
dell’euro e il principio della sua
irreversibilità.

Continua u pagina 5

VERSO LA SCADENZA DEL 30 GIUGNO

Parte il rush finale per evitare il default
Chiara Bussiu pagina 5

LA TRATTATIVA

Il nodo resta l’avanzo primario
Riccardo Sorrentinou pagina 5

Incontro Ue in programma giovedì e venerdì

Le cifre, le regole, le parole
dell’emergenza migranti
pDibattito

acceso in Europa
sull’immigrazione: dopo numerosi tentativi di accordo, statistiche
in continuo aggiornamento ma
sempre incerte, questa settimana
si entra nel vivo con il vertice Ue in
programma giovedì 25 e venerdì
26 giugno per cercare di trovare
una soluzione all’emergenza.
Manca, infatti, una politica comune che preveda regole armonizzate soprattutto in tema di accoglienza degli stranieri che richiedono protezione.
Cadeo e Di Pascaleu pagina 4

Giovane e connessa: Bonifico in ritardo, Condizionatori
La Cina accelera
liberi fino a 12 kW
sulle M&A in Italia Seat Ibiza si rinnova paga la banca

a 0,50 euro
oltre il prezzo del quotidiano

c

#11

Come
si sceglie
un fondo
comune

115

50

I ministeri tagliano gli affitti

Condominio,
voti e deleghe
in assemblea

RISPARMIO&FAMIGLIA

150
100

SPENDING REVIEW

EBOOK IN REGALO

In allegato u pagine 2 e 3

Post 2004

200

OGGI IL VERTICE A BRUXELLES

di Adriana Cerretelli

La corretta
gestione
dei rifiuti
pericolosi

400
350

di Alessandro Santoro

EBOOK
FISCO&DIRITTI
RISPARMIO&FAMIGLIA

le regole
delle assemblee
FISCO&DIRITTI

Post 2004

La svolta è semplificare

L’esperto
risponde

www.espertorisponde.ilsole24ore.com

Testo unico, due modifiche al mese

500

INVESTIMENTI ESTERI

IL TERZO DVD
DELLA COLLANA
«ANTOLOGIA
DELLA RISATA»:
STANLIO E OLLIO

Anno 151˚
Numero 170

GLI INGRESSI ILLEGALI IN EUROPA
Il trend 2011-2015 attraverso
le principali rotte migratorie
283.175
152.841

141.090
73.160

101.800

2011 2012 2013 2014 2015*
(*) Gennaio-maggio Fonte: elaborazioni
Fondazione Moressa su dati Frontex

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

2

Fisco

Le agevolazioni
La detrazione per carichi di famiglia
è stata modificata per ben 16 volte

IL CANTIERE DELLE REGOLE

Gli altri cambiamenti
La cedolare secca e l’Ace sono due esempi
di misure rilevanti non inserite nel Tuir

Il Testo unico fa il pieno di modifiche
Un ritocco ogni 13 giorni: la maggior parte si concentra sul reddito delle persone fisiche
Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente

pC’era una volta il Testo uni-

co delle imposte sui redditi. O
meglio, per essere precisi, il Tuir c’è ancora, e ha sempre gli
stessi riferimenti identificativi:
Dpr 917 del 1986. Ma il suo contenuto è cambiato negli anni, e
continua a cambiare sotto la
spinta di Finanziarie, decreti
sviluppo e leggi di stabilità, mettendo a dura prova contribuenti
e professionisti.
Dall’entrata in vigore del Tuir – il 1° gennaio 1988 – le modifiche sono state 776, secondo il
monitoraggio della Fondazione
nazionale commercialisti per Il
Sole 24 Ore del lunedì. In media,
un ritocco ogni 13 giorni, e questo senza contare la riforma del
2004, che è stata una riscrittura
di ampia portata e non può essere conteggiata tra le modifiche
in senso stretto.
I due terzi delle correzioni –
500 su 776 – riguardano le regole sul reddito delle persone fisiche, mentre il resto si riferisce
all’imposta sul reddito delle società (Ires). La maggior parte
delle modifiche riguarda gli articoli delle «Disposizioni generali», ma questo non deve sorprendere, perché sotto questo
titolo si trovano – tra le altre – le
norme sulle deduzioni e detrazioni dall’Irpef. E proprio su
questi due grandi gruppi di agevolazioni si è concentrato il
grosso delle modifiche . Se le
deduzioni hanno totalizzato

MERCOLEDÌ A MILANO

Il convegno
dell’Esperto
risponde

pConvegno straordinario

dell’Esperto risponde dopodomani, mercoledì 24 giugno, a Milano, al Sole 24 Ore
(via Monte Rosa, 91): le novità fiscali saranno illustrate da
Primo Ceppellini, Annibale
Dodero, Roberto Lugano e
Raffaele Rizzardi. Aprirà i lavori Alessandro Solidoro,
presidente dei commercialisti di Milano.
Il convegno si svolge in occasione dei 20 anni di pubblicazione del volume «Testo unico
delle imposte sui redditi», di
Primo Ceppellini e Roberto
Lugano, edito dal Sole 24 Ore.
La partecipazione dà diritto
a 4 crediti formativi.
Registrazioni:
marketing.plusplus24@ilsole24ore.com

quasi una trentina di cambiamenti, sono le detrazioni ad
aver catalizzato in continuazione le attenzioni di governi e
parlamenti che si sono succedute negli anni. Un esempio? Lo
sconto d’imposta per i carichi
di famiglia che è cambiato addirittura 16 volte. Da un lato, si è
cercato di andare incontro ai
nuclei più numerosi ma il rovescio della medaglia è stato un
continuo rimaneggiare importi
in relazione al reddito. Più in
generale, comunque, la “sensibilità” del legislatore fiscale alle agevolazioni è stata riscontrata anche dalla Corte dei conti che ha mappato nei provvedimenti di finanza pubblica
varati tra il 2008 e il 2014 la bellezza di 202 agevolazioni: in
quattro casi su cinque si è trattato di estensioni di misure già
esistenti o di nuove entrate. Cifre sintomatiche anche della
difficoltà di effettuare una pianificazione fiscale duratura nel
tempo per l’estrema volatilità
delle norme in materia.
Un discorso che vale tanto
più se si prende in considerazione la determinazione del reddito. Prendiamo quello che potrebbe essere ritenuto l’ambito
più semplice rispetto agli altri:
quello da lavoro dipendente.
Per la ricerca condotta dalla
Fondazione nazionale commercialisti, sotto il coordinamento scientifico di Giovanni
Castellani, sono state 43 le modifiche, di cui la maggior parte
(26) si è concentrata prima della
riforma del 2004.
In realtà, si è trattato di un vero e proprio spartiacque soprattutto per il reddito d’impresa. La
determinazione dell’imponibile, infatti, ha subito una completa rivisitazione, frutto di oltre
100 modifiche. Così come va ricordato che da undici anni a
questa a parte si è registrata una
crescente attenzione per la fiscalità internazionale: 23 modifiche al Tuir che testimoniano la
necessità di andare a individuare e a tassare i redditi oltreconfine. Un capitolo destinato, fra
poco, ad assorbire anche le modifiche contenute nello schema
di Dlgs sul fisco internazionale,
che dopo aver ricevuto l’ok delle commissioni parlamentari
attende ora un secondo passaggio in Consiglio dei ministri.
Fin qui il conto dei ritocchi al
Testo unico. Ma la fantasia normativa in ambito tributario si
sta esprimendo sempre più fuori dal Testo unico, basti pensare
alla cedolare secca sugli affitti
(e «successive modifiche» come si direbbe in gergo tecnico)
o all’Aiuto alla crescita economica (Ace). Entrambe misure
d’impatto nei rispettivi campi
ed entrambe non “codificate”.
Del resto non è un caso se, come
ha dimostrato Il Sole 24 Ore
del lunedì del 23 marzo scorso,
nell’ultimo anno sono state varate ben mille norme sul fisco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il trend

I numeri

500

115

2000

Ante 2004

2004

Post 2004

Riforma 2005

2010

118

17

17

Disposizioni
comuni, varie,
transitore
e finali

17

Enti non
commerciali

8

3

6

6

Altre
disposizioni**

24

Redditi
di lavoro
autonomo

129
103

46

44

139

Redditi fondiari

Redditi diversi

Fiscalità
internazionale*

23

Redditi d'impresa

20

Imposta locale
sui redditi (Ilor)

5

13

*Disposizioni sui redditi prodotti all'estero
e i rapporti internazionali e Operazioni straordinarie
fra soggetti residenti in diversi Stati membri della Ue
**Determinazione della base imponibile per alcune
imprese marittime e Liquidazione volontaria
e procedure concorsuali

Determinazione della
base imponibile delle
società e degli enti
commerciali residenti

23

58

18
10

Società ed enti
commerciali

1

276

TOTALE MODIFICHE

Fonte: elaborazione Fondazione nazionale Commercialisti

La babele dei riferimenti. Disposizioni sparpagliate tra Finanziarie, decreti e leggi di stabilità

Le norme disperse fuori dal «Tuir»
A

ll’inizio, almeno, c’erano tante buone intenzioni. Oggi, forse, si sono perse anche quelle (ed è un
peccato). A 27 anni e mezzo
dalla sua entrata in vigore, il
Testo unico delle imposte sui
redditi (Tuir) è la prova lampante di uno stile di produzione legislativa che dimentica le
più elementari esigenze di sintesi, semplicità e chiarezza.
Di per sé, l’obiettivo di raccogliere in un unico «librone»
tutte le regole per la determinazione e la tassazione dei redditi non ha controindicazioni:
chi potrebbe non essere d’accordo? I guai cominciano
quando le intenzioni si arrendono alla realtà: troppe modifiche al Tuir (una ogni 13 giorni
in media), troppe disposizioni
“a scadenza”, troppe norme fiscali sparpagliate in testi normativi esterni al Testo unico,
tra Finanziarie, decreti e leggi
di stabilità.
Basta qualche esempio per

rendersene conto. La cedolare
secca sugli affitti è inserita nel
decreto legislativo sul fisco
municipale (Dlgs 23/2011). La
detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici è
nella Finanziaria 2007 , mentre
quella per le ristrutturazioni
edilizie è entrata nel Tuir solo
nel 2011, con la manovra salvaItalia, e comunque, ancor oggi,
va letta tenendo presenti le
norme del decreto Sviluppo
del 2012 che hanno aumentato
la detraibilità al 50% e le leggi
di stabilità che l’hanno prorogata fino a fine anno.
Il discorso vale anche per
le imprese. Ad esempio,
l’Ace, l’incentivo che premia
la ricapitalizzazione, è nel
salva-Italia (Dl 201/2011),
mentre la norma sulla rivalutazione di quote e terreni, nonostante le tante proroghe,
resta in un decreto legge di fine 2002 (il 282).
Certo, in molti casi le norme
esterne al Tuir sono agevola-

Giorgio Sganga

zioni temporanee o prorogate
di anno in anno, e questo rende
più difficile “codificarle”. Ma
se si osserva il processo di produzione legislativa negli ultimi anni, si nota un evidente e
perdurante disinteresse da
parte di governi, parlamentari
e burocrazie ministeriali per la

IL CASO PIÙ EVIDENTE

Anche i decreti attuativi
della delega fiscale
introducono disposizioni
esterne al «Codice»
delle imposte sui redditi
scrittura di regole fiscali “ordinate”. Perché, altrimenti, lasciare in un altro decreto - ancora diverso da quello sul fisco
municipale - l’aliquota ridotta
della cedolare secca al 10%?
Ma il caso più evidente, in
queste settimane, è quello dei
decreti attuativi della delega

fiscale. Interventi spesso ispirati da esigenza di semplificare o fare chiarezza ma che intervengono o interverranno
dalle spese di vitto e alloggio
dei professionisti alla fiscalità
internazionale (tanto per citare due estremi) senza una
logica unitaria. Quindi con
rammendi, ritocchi che rischiano poi di determinare
conflittualità tra le norme o di
costringere ad attendere
chiarimenti dall’amministrazione finanziaria attraverso
circolari o risoluzioni.
Eppure, resta la sensazione
che le buone intenzioni con
cui nel 1986 si è dato vita al
Tuir non fossero così inutili
per i contribuenti e i professionisti italiani. E forse, in un
sistema complicato come il
nostro, un riordino periodico
della normativa sarebbe già
un bel passo avanti.
C.D.O.
G.Par.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fondazione commercialisti

161

2015

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nomico e sociale si è modificato negli ultimi 30 anni ma, soprattutto in passato, si è assistito a una sorta di schizofrenia
normativa, forse non giustificata». Giorgio Sganga, presidente della Fondazione nazionale commercialisti, commenta così i continui ritocchi al Testo unico delle imposte sui
redditi (Tuir).
Eppure le modifiche fiscali
riguardano anche altri ambiti...
Non c’è dubbio. Consideriamo il comparto dell’Iva: meriterebbe da solo un’indagine specifica e siamo in attesa del Testo
unico da decenni. Anche a volerlo trascurare, vanno comunque segnalate le numerosissime
modifiche in tema di imposte
sui redditi intervenute, per così

dire, “fuori Tuir” e le altrettanto
numerose modifiche delle altre
imposte indirette come, per
esempio, quelle sulla casa o sulle successioni.
Ritiene che questa continua
corsa a cambiamenti e ritocchi abbia portato benefici all’Erario?
La questione merita un approfondimento ma come prima impressione si potrebbe rispondere di no, visto che i conti
pubblici sono sempre più deficitari. Perciò abbiamo avviato
uno studio anche su questo
fronte, per dimostrare che
spesso una nuova imposta, se
non ben soppesata, porta certamente a un maggior gettito nell’immediato ma nel medio e
lungo periodo il rapporto può
essere capovolto.

IMAGOECONOMICA

Giorgio Sganga

Di fronte a questo quadro
di crescente complessità qual
è la posizione dei commercialisti e che cosa chiedono?
Prima di tutto, che venga rispettata con rigore la norma
contenuta nello Statuto del
contribuente per cui ogni modifica legislativa non può avere effetto retroattivo né pro-

La chimera
della certezza
nel diritto
tributario

P

Disposizioni generali

6

Enrico
De Mita

u Continua da pagina 1

173

TOTALE MODIFICHE

p«È vero che il contesto eco-

382

9

28

Soggetti passivi
e disposizioni
generali

Redditi di lavoro
dipendente

«Stop agli interventi retroattivi»

1988

Entrata
in vigore 1990

1995

35

43

Redditi
di capitale

Persone fisiche
Imposta sul reddito delle società
di cui post 2004

INTERVISTA

Le modifiche al Tuir prima e dopo la riforma del 2004
Persone fisiche
Imposta sul reddito delle società

31

Le modifiche al Testo unico delle
imposte sui redditi (Tuir) dalla sua
introduzione ad oggi suddivise per
destinatari e argomento

L’EDITORIALE

durre i propri effetti prima di
60 giorni.
Quali sarebbero gli effetti?
Il rispetto di questa disposizione renderebbe certamente più semplice una corretta applicazione delle modifiche, sia per i contribuenti
sia per i commercialisti che li
assistono.
Non ritiene necessari anche
interventi più strutturali?
Certo, occorrerebbe una
risistemazione strutturale
delle norme tributarie in tema di imposte sui redditi.
Una risistemazione organica
delle norme «dentro» e «fuori Tuir» sarebbe quanto mai
benvenuta.
C.D.O.
G. Par.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

roviamo a ripartire dai
fondamentali. Tutti
sappiamo che una imposta
deve essere applicabile e che il
fatto tassabile deve essere
riconoscibile perché esso venga
dichiarato e la conseguente
imposta venga versata. Ma
sappiamo anche che,
soprattutto per esigenze
costituzionali, l’imposta deve
avere un fondamento razionale.
E la giurisprudenza
costituzionale ha ribadito
l’esigenza che l’imposta sia
razionale sia sotto il profilo del
fondamento che della coerenza
interna.

Definizioni non definite

Lo schema ricorrente nelle
nostre imposte è quello della
casistica seguita o preceduta da
una norma residuale, per lo più
generica e insignificante. Il
problema sta nello stabilire se la
nozione residuale vada
eliminata, secondo il metodo
adottato dal Testo unico,
oppure se essa vada più
specificamente determinata.
Secondo me, per le ragioni che
dirò, essa va resa determinata.
Il rifiuto storico
dell’ordinamento italiano a
rendere determinati i concetti
generici tributari è soltanto di
sapore fiscale (ogni definizione
diventa delimitazione dell’area
imponibile) ma non è un
impedimento logico. Il
problema va esaminato alla luce
della Costituzione.
L’interpretazione consolidata
del principio di legalità (articolo
23 della Costituzione), secondo
il quale nessuna prestazione
patrimoniale può essere
imposta se non in base alla
legge, ritiene che l’imposta
debba essere «sufficientemente
determinata» nella definizione
del presupposto.
E a mio parere l’imposta
risulta indeterminata sia nel
caso di formule generiche sia, a
maggior ragione, nel caso di
assenza totale di definizioni. Né
può considerarsi
sufficientemente determinato
un tributo che ha come
presupposto un mero elenco di
casi non riconducibili a una
nozione di capacità
contributiva.
Eliminando il concetto
generale di reddito, il Testo
unico non ha risolto il problema
della certezza né quello della
perequazione. La domanda è
questa: perché sia nella tecnica
dell’assimilazione sia
nell’individuazione dei redditi
diversi alcuni fatti vengono
tassati e altri no? Perché la borsa
di studio è reddito e alcune
plusvalenze no?
Non credo che possa bastare
il criterio della scelta empirica,
perché questa è la scelta della
discrezionalità piena e della più
assoluta insindacabilità sotto il
profilo della parità di
trattamento.
Si dice che la nozione teorica
di reddito è controversa. A me
pare che il legislatore non debba
inseguire questa o quella
categoria teorica, ma deve solo
esplicitare a quale concetto
proprio si è rifatto quando ha
semplificato, ha assimilato, ha
esteso, ha aggiunto.
Perché, se manca un tale
criterio, tutte le scelte
diventano possibili e legittime:
la borsa di studio, le indennità
politiche, le vincite, gli interessi
moratori. Nella legge di
“reddito di capitale” c’è solo il
nome: si tratta di una etichetta
che serve a indicare
genericamente una disciplina,
non una categoria.
La verità è che le formule
residuali sono fonti di equivoci
perché sono esse equivoche in
quanto indeterminate. Allora, o
diciamo che non servono affatto
oppure le rendiamo
determinate.

Se diciamo che non servono
allora bisogna condurre il
metodo casistico fino in fondo:
dire espressamente che sono
tassabili solo i casi
espressamente previsti dalla
legge, togliendo ogni spazio
all’interpretazione. Si dovrebbe
arrivare a un elenco
indeterminabile di redditi di
capitale, di lavoro autonomo
(che è la più ampia delle
categorie residuali). Ma allora
un tale Testo unico sarebbe
pressoché impossibile: la realtà
è sempre più ricca della fantasia.
Forse, passata l’euforia della
raggiunta certezza del diritto,
nessuno potrà impedire
all’amministrazione (e a
maggior ragione al giudice) di
interpretare la legge tributaria.

Cos’è la certezza del diritto

La certezza del diritto è un mito
che è bene non coltivare, se non
è correttamente intesa. La
certezza si ottiene con un corpo
di norme generali valide per
tutti i tributi, sicché l’attività
dell’amministrazione e della
giurisprudenza abbiano unità
d’indirizzo: una legislazione
ancorata a principi che facilitino
l’adempimento dei doveri
(Vanoni).
La certezza si ottiene
soprattutto con norme chiare e
con comportamenti di buona

VIZIO DI FONDO

L’assenza di criteri
e di definizioni
lascia spazio
a una legislazione
fatta solo di casistica
fede dell’amministrazione.
Si richiede una legislazione
semplice e chiara, una
elaborazione di «principi
generali di diritto tributario,
evitando soprattutto riforme
parziali e ritocchi della
legislazione a getto continuo».
Con il Testo unico è stato
codificato il principio di
legislazione a getto continuo,
per quanto concerne la
previsione dei redditi tassabili.
Il problema della certezza del
diritto non può essere risolto
con una legislazione empirica e
tecnicamente difettosa. Il
legislatore deve far emergere
con chiarezza l’oggetto del
tributo, il suo fondamento
economico, fornendo così
l’appiglio per una
interpretazione logica che
risolva meglio il problema della
parità di trattamento dei
cittadini di fronte al fisco.
Anche se le nostre leggi sono
delle casistiche, alla definizione
di un presupposto non si può
rinunciare per esigenze
pratiche e non solo di astratta
razionalità. La definizione serve
infatti a giustificare la casistica
stessa proposta dalla legge;
altrimenti questa è del tutto
arbitraria, con conseguente
disparità di trattamento.
Una legislazione fatta solo di
casistica, che il legislatore è
sempre libero di allungare a suo
piacimento, non è compatibile
con il principio di legalità,
correttamente inteso.
Non può essere difeso a
oltranza un metodo legislativo
che toglie alla legge la funzione
di garanzia e le assegna solo il
ruolo della consacrazione
formale di quelle che sono le
valutazioni della finanza. Senza
una funzione di garanzia la
legge tributaria non avrebbe
senso e avrebbero ragione
coloro i quali sostengono che la
legge tributaria non ha valore
sostanziale.
La casistica da sola non è
razionalità, se non è espressione
di una regola. Se la casistica
vuole giustificarsi da sola, allora
ha ragione Kaldor quando
scrive che, se manca una
nozione fondamentale di
reddito, contribuenti,
legislatore e giudice non si
rendono conto che dietro una
facciata di uguaglianza formale,
il sistema fiscale tratta
diversamente le diverse classi
di contribuenti. E allora la
giustizia tributaria non è più
principio fondamentale
dell’ordinamento ma il risultato
di una lotta politica feroce nella
quale finisce col vincere sempre
il più forte.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

3

Fisco

Accertamenti in discesa
Dopo i paletti imposti dalla Cassazione
le verifiche sono passate da 30mila a 10mila

LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE
La platea
I contribuenti soggetti agli studi
di settore nell'anno d'imposta 2013
(dichiarazioni 2014) divisi per
natura giuridica, settore di attività,
area geografica e volume di ricavi
e compensi dichiarati
Ricavi o compensi dichiarati
(in euro)

Totale

Natura giuridica

Settore di attività

Persone fisiche

Contribuenti soggetti
agli studi di settore

200.150

Area geografica*

Servizi

2.364.765

82.750

Pesa l’effetto crisi
La maggior base imponibile dichiarata
è scesa da 5,2 miliardi del 2006 ai 2,2 del 2012

1.821.495

164.120

Nord

Contribuenti non congrui
e non adeguati

75.060

Società di persone

3.643.894

241.060

802.060

Commercio

324.180

664.371

Società di capitali
ed enti

*esclusi gli studi con località non non impostata
Fonte: dipartimento delle Finanze, in
collaborazione con agenzia delle Entrate e Sose

614.758

607.550

681.100

Manifattura e
imprese estrattive

Centro

781.323

190.570
Sud e isole

1.036.000

157.702

Con l’«alert» delle Entrate lo strumento sarà usato sempre di meno per i controlli
resto sta per cambiare. Gli studi
di settore non sono più uno strumento di controllo. Non lo sono
più dal dicembre del 2009, quando le Sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che, da soli, non bastavano a supportare
una contestazione di evasione
fiscale. Ora si fa un altro passo
avanti in quel percorso.
Le segnalazioni di anomalia
che il fisco sta inviando con i
190mila «alert» (tanto per non
confonderli con gli avvisi che
evocherebbero immediatamente gli accertamenti) sono un invito a mettersi in regola e a sfruttare le opportunità del nuovo
ravvedimento, così come riscritto dall’ultima legge di stabilità. E un ulteriore segnale che i
controlli con, o grazie a, Gerico
appartengono ormai al passato, a maggior ragione dopo la
spinta al regime premiale (che
però continua a escludere i
professionisti).
Proviamo a vedere alcuni dati
di fatto, con l’aiuto della relazione al Rendiconto generale dello
Stato, firmata dalla Corte dei
conti. Il numero dei contribuenti soggetti agli studi di settore è
via via aumentato rispetto al milione del 1998, fino ad arrivare al
picco di tre milioni e 700mila nel
2007, per poi assestarsi sopra i
tre milioni e mezzo negli ultimi
anni. Allo stesso tempo, però, è
cresciuto il numero dei contribuenti che centrano l’obiettivo
della “congruità” agli studi – cioè
un livello di ricavi e compensi in
linea con quanto richiesto dal
software Gerico – senza doversi
adeguare. Nel 2006, nel pieno
delle manovre antievasione avviate dall’allora ministro Vincenzo Visco, le imprese e gli autonomi costretti ad aumentare
gli importi dichiarati al fisco furono più di 650mila, il record storico, mentre nell’anno d’imposta 2012 sono stati solo 334mila.
Su questo dato pesano i correttivi anticrisi, che hanno reso meno esigente il software, ma il
trend potrebbe anche dipendere da una migliore gestione del
programma da parte dei professionisti, con una maggiore “prevenzione” di potenziali anoma-

lie. Di certo, la riduzione degli
adeguamenti si è fatta sentire
anche sulla maggior base imponibile dichiarata grazie agli studi
di settore: era 5,2 miliardi di euro
nel 2006 ed è scesa a 2,2 miliardi
nel 2012. Di fatto, lo stesso livello
di dieci anni prima, quando però
le aziende e gli autonomi soggetti a Gerico erano molto meno numerosi. La stessa Corte dei conti
rileva che l’adeguamento medio
nel 2012 è stato di circa 6.600 euro, mentre cinque anni prima era
di mille euro più alto.
A questi dati si aggiunge poi il
crollo dei controlli, passati da
30mila a poco più di 10mila in
quattro anni. Per avere un termine di paragone, gli accertamenti
su un’imposta “secondaria” come quella di registro sono comunque più di 50mila in un anno.
Ora l’operazione «alert» persegue l’obiettivo dichiarato dalla stessa Agenzia di mettere i
contribuenti in condizione di
avere un quadro completo della
propria situazione fiscale per
mettersi in regola ed evitare così
controlli.
Sotto traccia, però, qualcosa si
sta muovendo. Anche perché le
direttrici di una riforma sono
state già tracciate dal numero
uno delle Entrate, Rossella Orlandi, nello scorso autunno alla
Camera. Un rinnovamento degli studi va visto nell’ottica di trasformarli sempre di più in uno
strumento per indicare preventivamente il potenziale risultato, anche fiscale, che deriva dall’impiego dei fattori della
produzione. Insomma si è passati dalla fase accertamento a
quella di supporto della compliance (adeguamento spontaneo) e si potrebbe arrivare a
una fase “consulenziale” in cui
gli studi di settore possono anche costituire un supporto alla
gestione fiscale.
Il presente, comunque, è quello di una tornata dichiarativa in
cui è stata necessaria l’ennesima
e ormai immancabile proroga
dei versamenti (ora al 6 luglio)
con le ricorrenti difficoltà segnalate dai professionisti nella
compilazione dei modelli. Tutti
impegnati a schivare errori per
evitare future sorprese negative
sotto il profilo sanzionatorio.
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Il trend
I CONTROLLI
I controlli da studi di settore negli ultimi anni d'imposta

Accertamenti da studi di settore
35.000

Variazione %
2013-2010

-64,0
30.219

Accessi brevi per il controllo dei dati
da studi di settore

Variazione %
2013-2010

-4,0

47.000

46.365

25.000

46.000

17.056
13.230

15.000

10.950

5.000

44.388

45.000

44.531

44.576

2012

2013

44.000

2010

2011

2012

2013

2010

2011

L'ADEGUAMENTO SPONTANEO
L'evoluzione del numero di contribuenti soggetti agli studi di settore, con la percentuale di adeguamento e l'ammontare della base imponibile emersa
4,0 mln

3.572.108

Contribuenti che hanno applicato gli studi di settore

3.672.836

3,5 mln Contribuenti originariamente congrui a studi di settore e % sul totale

Contribuenti con adeguamento in dichiarazione e % sul totale

2.693.803

3,0 mln

73,34%

2,5 mln

1.025.926

1.998.981
56%

502.704
2,0 mln

49%

181.656
1,5 mln

17,7%

653.980

1,0 mln

18,3%

334.441
9,1%

0,5 mln

0

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

3.077

3.131

3.072

2012

Maggiore base imponibile
Dati in milioni di euro
6.000

5.160

4.000

2.000

742

1.147

1.579

1.968

2.201 2.362

2001

2002

2.977

3.401

4.406 4.083
2.220

0

1998

1999

2000

2003

2004

2005

Oltre 30.000 euro

282.680

165.790

Fino a 30.000 euro

16.620

12.030

2.707.293
936.601

339.239

440.380

L’anno zero degli studi di settore
pQualcosa è già cambiato. Il

Contribuenti congrui
naturali o per adeguamento

1.826.380

228.333

Professionisti

Numero di contribuenti

Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente

Ricavi o compensi

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

L’ANALISI
Alessandro
Santoro

La riforma
passa anche
dall’esigenza
di semplificare
u Continua da pagina 1

S

u un piano
quantitativo,
complessivamente,
gli studi di settore hanno
avuto una certa efficacia
nello spingere
all’emersione ricavi
precedentemente non
dichiarati, in particolare
attraverso l’adeguamento
effettuato in
dichiarazione.
Tuttavia, nel corso di
questi anni sono emerse
una serie di criticità, tra
cui:
1 la possibilità di
manipolazione dei dati
rilevanti e quindi
l’inaffidabilità delle
risultanze ottenute;
1 l’appiattimento verso il
basso dei ricavi dichiarati,
in particolare dai soggetti
congrui;
1 la limitata capacità degli
studi di riflettere le
effettive dinamiche
economiche, che è emersa
con chiarezza durante la
crisi;
1 la ridotta efficacia
rispetto all’emersione dei
redditi, dovuta al fatto che
lo studio nasce
focalizzato sui ricavi;
1 la percezione diffusa di
iniquità dello strumento a
fronte di una sua elevata
complessità e di elevati
costi di adempimento a
carico dei contribuenti;
1 il progressivo
esaurimento della
funzione degli studi come
strumento di
accertamento;
1 e infine la riduzione
dell’adeguamento in
dichiarazione osservata
negli ultimi anni.
Emerge la necessità di un
ripensamento che tenga
conto, da un lato, dei
risultati effettivamente
ottenuti e, dall’altro lato,

del fatto che oggi
l’amministrazione
finanziaria dispone di
molti più dati e di molto
più sofisticati strumenti
di analisi rispetto al
periodo in cui gli studi di
settore furono ideati ed
applicati. Le modalità
organizzative e di
accertamento devono
essere ridisegnate
tenendo conto di questo
scenario, nel solco
tracciato l’anno scorso
con la legge di stabilità.
Più concretamente, lo
studio di settore deve
essere migliorato per:
e ridurre al minimo il
rischio di accertamenti
nei confronti dei soggetti
la cui incongruità deriva
da fragilità economica e
non da evasione;
r aumentare la
percezione del rischio di
accertamento dei veri
evasori, sia congrui che
incongrui;
t aumentare la spinta
all’adeguamento
spontaneo, anche
attraverso una premialità
che vada a vantaggio dei
comportamenti
effettivamente virtuosi.
Condizione necessaria
per ottenere questi
obiettivi è un maggiore e
tempestivo utilizzo dei
dati individuali (cioè
riferibili al singolo
contribuente) ed esogeni
(cioè non derivanti dal
contribuente interessato).
Diventa inoltre
necessario semplificare
sia le procedure di
elaborazione degli studi,
sia le modalità di
comunicazione al
contribuente dei risultati
ottenuti, superando
l’astrusità delle attuali
note tecniche e
consentendo
all’amministrazione
finanziaria di porsi in
dialogo diretto con i
contribuenti.
Infine va rivista,
coerentemente con questi
cambiamenti, l’intera
architettura istituzionale
che oggi governa gli studi
di settore, che è stata
pensata in tempi
tecnologicamente e
politicamente molto
lontani dagli attuali.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

4

I nodi dell’Europa

I flussi
Nel 2014 oltre 283mila ingressi illegali,
soprattutto dalle coste del Mediterraneo

LA CRISI DELLE FRONTIERE

L’Agenda
Tra i punti cardine la gestione dei confini
e l’accoglienza dei soggetti richiedenti asilo

L’ALTERNATIVA E GLI EFFETTI

FOCUS

MIGRANTE ECONOMICO

IN CERCA DI PROTEZIONE

OK ALL’ASILO

RIMPATRIO

Identikit.Èilsoggettochelasciail
proprioPaeseincercadilavoroo
miglioricondizionidivita.Oggiil
ricongiungimentofamiliareèilprimo
canaled’ingressoregolare
Ingressiperlavoro.Inassenzadi
armonizzazioneeuropea,lanormativa
sugliingressipermotividilavoroè
dettataalivellonazionale.InItalia(Tu
immigrazione,Dlgs286/98)l’ingressodegliextraUe
rientranell’ambitodellequotedel“decreto-flussi”che
fissailnumerodegliammessiannualmente(negliultimi
anniperòhariguardatosololavoratorigiàformati
all’estero,autonomieconversionidipermesso).Lalegge
189/02haintrodottol’obbligodelcontrattodisoggiorno
perlavorosubordinato.Alcunecategoriesonosoggettead
appositedisciplineeperglialtiprofilic’èla“cartablu”Ue
Ilsoggiorno.Lostranieroèregolarequandoèentratonel
rispettodellanormativaehauntitolodisoggiornochene
giustificalapresenzasulterritorio.Senonrinnovato,dopo
unperiododallascadenzadiventa“espellibile”

Identikit.Ilmigranterichiedente
protezioneinternazionaleèchi,nel
Paesediorigine,sarebbeespostoal
rischioconcretodiessereperseguitato
permotividirazza,religione,
nazionalità,opinionepoliticaoppurea
rischigravi(penadimorte,violenza,
tortura,guerra).Moltidicoloroche
hannofattoingressoillegalmentein
Europanel2014hannorichiestoprotezioneinternazionale
Istanze.LeistanzediprotezioneinItaliasonostate64.625
nel2014(20milaaccolte).Altrimigrantinonhanno
presentatoladomandaosonoandatialtrove.LoStatoche
riceveladomandadevegarantirecondizionidignitose
(direttivaaccoglienza2013/33/Ueinfasedirecepimentoin
Italia,chehasostituitola2003/9/Ce).Lanormativa
italianadirecepimentoprevedeche,seladecisione
sull’istanzanonèadottataentro6mesieilritardononè
attribuibilealrichiedenteasilo,ilpermessodisoggiorno
perrichiestaasiloèprolungatodi6mesieconsentedi
svolgereattivitàlavorativafinoafineprocedura

L’ok alla protezione. Se l’istanza è
accolta il richiedente può assumere lo
status di rifugiato (e avere un permesso
di soggiorno quinquennale rinnovabile
senza ulteriore verifica delle
condizioni) o di beneficiario di
protezione sussidiaria (quinquennale
con rinnovo previa verifica delle
condizioni). Previsti dalla normativa
italiana anche permessi di soggiorno per motivi umanitari
(di durata variabile e rinnovabili previa verifica)
Diritti. Ai rifugiati e ai beneficiari di protezione sussidiaria
spettano assistenza sanitaria e sociale, alloggio, accesso
al lavoro e allo studio; i permessi possono essere
convertiti in permesso per motivi di lavoro, sussistendone
i requisiti. Sono inoltre previsti programmi d’integrazione
Accoglienza. I richiedenti protezione sono ospitati in
centri specifici che dovrebbero rappresentare solo una
prima accoglienza (i Cara) per poi essere inseriti nel
sistema di accoglienza dello Sprar (Sistema di protezione
per richiedenti asilo e rifugiati)

Senza titolo di soggiorno. Lo straniero
irregolare (ad esempio, con permesso
scaduto e non rinnovato o istanza di
protezione respinta) è soggetto alla
procedura di espulsione, che secondo
il Tu immigrazione deve essere
disposta caso per caso.
Tutele. C’è divieto di espulsione: verso
uno Stato in cui lo straniero rischi la
persecuzione; per under 18, salvo il diritto a seguire il
genitore o l’affidatario espulsi; per stranieri con
permesso di soggiorno Ce di lunga durata; per stranieri
conviventi con parenti entro il 2° grado o con il coniuge
di nazionalità italiana; per donne in gravidanza e nei sei
mesi successivi alla nascita del figlio. Previste altre
tutele specifiche (ad esempio per i ricongiungimenti)
Tre step. La direttiva rimpatri (2008/115/Ce)
prevede tre step: allontanamento volontario (entro
un periodo tra 7 e 30 giorni, con obblighi se c’è
rischio di fuga), accompagnamento coattivo ed
eventualmente trattenimento

La bussola dell’emergenza migranti
Da Schengen a espulsione, le parole per seguire il vertice europeo del 25 e 26 giugno
PAGINA A CURA DI

Rossella Cadeo
Alessia Di Pascale*

pIn attesa del vertice dei leader
europei del 25 e 26 giugno, sul tema
migranti la tensione resta alta. Del
resto, se in queste settimane si susseguono freneticamente i tentativi
di accordo tra i vari Stati, è almeno
dal 2011, con lo scoppio della primavera araba e l’intensificarsi degli arrivi dall’Africa del Nord, che l’Europa ha sul tavolo il dossier della ripartizione degli oneri tra Stati
membri in materia di migrazione.
Un dossier pieno di problemi finora non adeguatamente affrontati, le cui soluzioni ora rischiano di
essere prese in un clima di emergenza, tra l’aumento degli sbarchi,
l’allarme umanitario, il peggioramento del quadro geopolitico glo-

bale, ma anche la sensibilità al consenso elettorale da parte dei governi. Conseguenza anche del fatto
che la disciplina dell’immigrazione non è definita in maniera generale dalla Ue, ma regolamenti e direttive intervengono su alcuni temi specifici. Se il trattato di Amsterdam del 1997 ha
“comunitarizzato” il settore dell’immigrazione così come quello
dell’asilo, la competenza resta peraltro di natura concorrente: si
tratta cioè di una materia la cui titolarità è sia degli Stati sia dell’Unione. I primi però possono legiferare
solo fino a quando la Ue non sia intervenuta, dopo devono rispettare
le sue norme e darvi attuazione.
L’imminente vertice dovrà dare
delle risposte, ma la situazione di
crisi non si concluderà entro breve,

CIRCOLAZIONE E VINCOLI
SPAZIO SCHENGEN
Accordoeconvenzione.L’accordofirmatoaSchengennel
1985tracinquePaesihaviaviaeliminatoicontrollialle
frontierecomuniinterneeintrodottounregimedilibera
circolazioneperlepersone(cittadiniUeediPaesiterzi).La
convenzionediSchengendel1990completal’accordoedè
entratainvigorenel1995
TrattatodiAmsterdam.Dal1999,conl’entratainvigoredel
TrattatodiAmsterdamdel1997chesegnal’avviodella
politicacomunitariasuimmigrazioneeasilo,accordoe
convenzionesonointegratinelquadroistituzionalee
giuridicodellaUe.AllospazioSchengenhanno
progressivamenteaderitoanchealcuniStatiterzi(Islanda,
Norvegia,LiechtensteineSvizzera).Nonnefannoparte
Bulgaria,Croazia,Cipro,Romania,IrlandaeRegnoUnito
Lacircolazioneinterna.I26PaesidelloSpazioSchengen
noneffettuanopiùcontrollisistematiciallefrontiere
interneeeffettuanocontrolliuniformiallefrontiereesterne.
Aquelleinterneicontrollipossonoesserereintrodottiper
problemidisicurezza,maperperiodilimitati
CittadinidiPaesiterzi.IlcodicedellefrontiereSchengen
definisceirequisitipericittadinidiPaesiterzichevogliano
soggiornareperbreviperiodi:documentodiviaggio,visto
valido(serichiesto),adeguatimezzidisussistenza.Inoltre
nondevonoessereconsideratiunaminacciaosegnalatiai
finidellanonammissione.Persoggiornidioltretremesi
devonoinveceottenerevistiepermessidisoggiornoin
baseallanormativanazionale.Taledisciplinatrova
applicazionesololaddovelostranierononsiaun
richiedenteprotezioneinternazionale

SISTEMA DI DUBLINO
Primo approdo. Il regolamento Dublino III
(604/2013, che ha modificato il precedente
343/2003) costituisce la pietra angolare del “sistema
di Dublino”, il sistema per l’identificazione del Paese
competente a esaminare la domanda di protezione
internazionale, insieme al regolamento che istituisce
l’”Eurodac” per il confronto delle impronte digitali. In
linea di principio si stabilisce che sulla domanda di
protezione internazionale sia competente lo Stato
dove lo straniero ha fatto il primo ingresso (tale
disciplina si applica ai soli richiedenti protezione
internazionae e non ai “migranti economici”). Tra le
finalità: impedire ai richiedenti asilo di presentare
domande in più Stati membri (asylum shopping) e
ridurre gli spostamenti da Stato a Stato. Una
disciplina che mette sotto pressione soprattutto i
Paesi di confine e che vincola il richiedente a restare
nello Stato in cui entra ed è identificato
Dublinati. Il termine indica i richiedenti asilo giunti in
altri Stati rispetto a quello d’arrivo e che questi Stati
chiedono di riprendere in carico al Paese di primo
ingresso. Nel 2013 l’Italia ha dovuto “riprendere”
oltre 15mila migranti e per il 2014 si parla di 9mila
rientri dalla Germania e 20mila dalla Norvegia (stime
di Fondazione Moressa)

spetto ai 175 milioni stimati all’inizio del nuovo millennio).
Termini come migranti economici, asilo, permessi di soggiorno,
allontanamento coattivo, rifugiati, dublinati sono quindi destinati
a diventare di uso comune. Per ora
però grande è la confusione: quanti per esempio conoscono la differenza tra migranti economici e richiedenti protezione? E quanti si
domandano come mai le frontiere
siano state “chiuse” nonostante

dato che alle porte premono altre
collettività. In Europa nel 2014 i richiedenti asilo sono arrivati a sfiorare quota 627mila, secondo le elaborazioni di Fondazione Moressa
su dati Eurostat (+44% rispetto al
2013, ma +177% rispetto al 2008). E
nel primo trimestre 2015 se ne contano 185mila, l’86% in più rispetto
allo stesso periodo 2014.
Comunque ancora una briciola
nel mare dei flussi internazionali:
secondo l’Unhcr oggi sono quasi
60 milioni i migranti forzati nel
mondo, costretti a fuggire da
guerre, conflitti e persecuzioni
(erano 37,5 milioni dieci anni fa).
Ma il numero dei migranti internazionali (le persone che si trasferiscono anche per altri motivi, ad
esempio economici o familiari)
superava i 230 milioni nel 2013(ri-

Schengen, e l’Ungheria pensi a un
muro? E sulle “quote”, quali probabilità ci sono che il meccanismo
inserito nell’agenda immigrazione della Commissione europea
sia accettato dai Paesi più riluttanti? Ecco in questa pagina alcune linee guida per capire qual è il quadro normativo e giuridico europeo di un fenomeno, quello dei migranti, ormai all’ordine del giorno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Richiedenti ogni
mille abitanti

ESTONIA

Bulgaria

Grecia

2014
Gen-mag 2015

50.830
48.015

BALCANI OCCIDENTALI
Ungheria

Prime 3 nazionalità richiedenti
Siria Afghanistan Kosovo
122.790
41.305
37.875

1,2
2014
Gen-mag 2015

43.360
50.430

Esaminate
40.015

Respinte
9.365

Accolte
30.650

Var. % istanze 2008/14

+227%

Richiedenti ogni
8,4
mille abitanti

OLANDA

Grecia

2014
Gen-mag 2015

8.840
2.846*

MEDITERRANEO CENTRALE
Italia

UNGHERIA

LITUANIA

Le richieste d’asilo
Tot. richieste
42.775

GERMANIA

Esaminate
5.445

BELGIO
REP. CECA

LIMITE FRONTIERE
DI SCHENGEN

AUSTRIA

FRANCIA

LUSSEMBURGO
LIECHTENSTEIN
PORTOGALLO

ITALIA

UCRAINA
SLOVACCHIA

UNGHERIA

Respinte
4.935

Accolte
510

Var. % istanze 2008/14 +1.247%

ROMANIA

Prime 3 nazionalità richiedenti
Kosovo Afghanistan Siria
21.455
8.795
6.855

SLOVENIA
CROAZIA SERBIA
BULGARIA

SVIZZERA

Richiedenti ogni
mille abitanti

SPAGNA
Le richieste d’asilo
Tot. richieste
64.310

AFRICA OCCIDENTALE

GRECIA

Esaminate
68.500

Respinte
53.685
Var. % istanze 2008/14

SIRIA
IRAQ

Accolte
14.815

+54%

Prime 3 nazionalità richiedenti
Rep. Congo Russia Bangladesh
5.210
4.050
3.775

1,0

MALI

LIBIA
ITALIA
Le richieste d’asilo
Tot. richieste
64.625

2014
Gen-mag 2015

EGITTO

Esaminate
35.180

Le richieste d’asilo
Tot. richieste
202.815

Portogallo
Esaminate
97.415

Respinte
14.600

Accolte
20.580

Respinte
56.855

Accolte
40.560

Var. % istanze 2008/14

+114%

Var. % istanze 2008/14

+653%

Prime 3 nazionalità richiedenti
Nigeria
Mali
Gambia
10.135
9.790
8.575

Prime 3 nazionalità richiedenti
Siria
Serbia
Eritrea
41.100
27.145
13.255

Richiedenti ogni
mille abitanti

Richiedenti ogni
mille abitanti

1,1

275
39*

MEDITERRANEO OCCIDENTALE

GERMANIA

Nota: Nel 2014 sono state prese in considerazione istanze presentate anche negli anni precedenti - *Dati riferiti al periodo gennaio-aprile

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170.760
47.008

Canarie

CIPRO

Richiedenti ogni
mille abitanti

2014
Gen-mag 2015

4,3

FRANCIA

1,2

Statistiche incerte
Sul tema dell’immigrazione,
l’incertezza è alta, a partire dalle
statistiche fornite e aggiornate dai
vari centri di monitoraggio, dal
ministero agli istituti di ricerca. Alla
domanda più importante, (quanti
sono gli ingressi di stranieri in
Italia?) è difficile rispondere. Di
certo ci sono i 171mila irregolari
sbarcati via mare nel 2014.
«Ipotizziamo che una metà di
questi irregolari, 80mila, si sia
fermata in Italia, contrariamente
all’opinione diffusa secondo cui
“tutti se ne vogliono andare” commenta Alessio Menonna,
ricercatore dell’Ismu -. I nuovi
arrivi regolari potrebbero invece
essere 300mila (i 250mila
stranieri iscritti all’anagrafe
secondo l’Istat nel 2014 più chi non
si è iscritto ma è regolare e pur
sottraendo chi era già presente e si
è iscritto formalmente solo nel
2014). Poi altri 220mila circa di
irregolari non via mare: coloro che
sono arrivato magari con un visto
turistico che poi è scaduto
trasformandoli in irregolari e i tanti
ingressi irregolari via terra
(silenziosi e più propensi a restare
di quelli via mare) . Nel complesso
circa 600mila ingressi, di cui ben
metà irregolari. Il numero pare alto
ma si deve considerare anche che
molti stranieri (regolari e non) se
ne sono andati dall’Italia
nel 2014».

MISURE IN VISTA

LETTONIA

DANIMARCA

REGNO
UNITO

MEDITERRANEO ORIENTALE

+177%

Var. % istanze 2008/14

Prime 3 nazionalità richiedenti
Siria
Eritrea
N.I.
30.750
11.530
7.820

NORVEGIA

0,5

1.270
333*

Accolte
160.080

Le richieste d’asilo
Tot. richieste
81.325

FINLANDIA

Prime 3 nazionalità richiedenti
Pakistan Eritrea
Iran
3.990
3.280
2.500

2014
Gen-mag 2015

SVEZIA

Flussi
migratori
nel 2014

Esaminate
26.055

+0,5%

Respinte
197.930

Unione
Europea

ALBANIA/GRECIA

SVEZIA

Var. % istanze 2008/14

Esaminate
358.010

Stati non UE
all’interno
di Schengen

REGNO UNITO

Accolte
10.050

Le richieste d’asilo
Tot. richieste
626.710

Richiedenti ogni
mille abitanti

Le richieste di asilo nel 2014,
le prime tre nazionalità
e i richiedenti ogni mille abitanti

Respinte
16.000

Dati non in scala con le altre nazioni

FRONTIERA ORIENTALE

Università degli Studi di Milano

Area Schengen UE non Schengen

STRANIERI IN CERCA
DI RIFUGIO

Le richieste d’asilo
Tot. richieste
31.945

UNIONE EUROPEA

I NUMERI

DA DOVE ARRIVANO
Gli ingressi illegali
alle frontiere europee

Spagna
ERITREA

SOMALIA
ETIOPIA
2014
Gen-mag 2015

7.840
4.170*

Fonte: elaborazioni su dati Fondazione Leone Moressa, Frontex, Eurostat e Ismu

Le quote
Numeri a parte, sono gli aspetti
normativi quelli che l’Europa
dovrà risolvere per dare una
risposta concreta e armonizzata
all’emergenza migrazione. Tra i
problemi più impellenti c’è
quello ora noto come le “quote
obbligatorie”.
Il Trattato di Lisbona - che detta
norme in fatto di competenze
dell’Unione in tema di immigrazione - ha infatti previsto (articolo
78, paragrafo 3, Tfue) che qualora
uno o più Stati membri debbano
affrontare una situazione di
emergenza per un afflusso
improvviso di cittadini di Paesi
terzi, il Consiglio, su proposta
della Commissione e previa
consultazione del Parlamento,
possa adottare misure temporanee a beneficio dei Paesi
interessati.
Il 27 maggio scorso è stata
presentata una proposta di
decisione che per la prima volta
attiverebbe questo meccanismo
per sostenere Italia e Grecia, in
quanto Stati membri interessati
da un afflusso improvviso di
migranti: è stato ipotizzato un
meccanismo temporaneo di
distribuzione nella Ue delle
persone con evidente bisogno di
protezione internazionale (solo
richiedenti), da stabilizzare entro
la fine del 2015 con la proposta di
un sistema permanente Ue di
ricollocazione in situazioni
emergenziali di afflusso massiccio. L’ipotesi per essere approvata necessita del voto favorevole
degli Stati membri.
L’Agenda sull’immigrazione
Ma il dibattito sull’immigrazione
dovrebbe fare passi avanti
soprattutto nell’Agenda sull’immigrazione presentata lo scorso
maggio dalla Commissione
europea e in fase di avvio, in
particolare per quanto riguarda la
gestione delle frontiere esterne e
l’accoglienza dei migranti non
economici.
Nonostante la definizione di un
quadro Ue uniforme, continuano
a sussistere profonde differenze
nelle procedure di esame delle
richieste d’asilo fra i Paesi Ue,
differenze che influiscono sulla
distribuzione e sulla presenza di
richiedenti asilo.
Cinque i punti cardini sui quali la
commissione ha impostato la sua
proposta: l’implementazione del
sistema europeo comune di asilo;
l’assistenza pratica fornita
dall’Ufficio europeo di sostegno
per l’asilo; la cooperazione con i
Paesi terzi (in particolare del Nord
Africa), la gestione dell’immigrazione legale; la protezione delle
frontiere esterne. Riconoscendo
che nessun paese membro può da
solo gestire in maniera efficace i
flussi migratori, l’Agenda si
rivolge a tutti gli attori coinvolti
(Stati, istituzioni europee,
organizzazioni internazionali,
società civile, autorità locali e
Paesi terzi), proponendo misure a
breve, medio e lungo periodo

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

5

I nodi dell’Europa

Tempi stretti
Il 30 giugno scade la rata da 1,6 miliardi
anticipata dal Fmi che non vuole altre deroghe

IL VERTICE DI BRUXELLES

Il bilancio di cinque anni
Bruciati 41 miliardi di Pil, crollo dei consumi
e debito pubblico alle stelle a quota 177%

Rush finale per evitare la Grexit

L’ANALISI
Adriana
Cerretelli

Oggi si riuniscono i capi di Stato e di Governo per tentare un’intesa e sbloccare gli aiuti
Chiara Bussi

p«Siamo

al centro di una
tempesta, ma viviamo vicino al
mare e non siamo spaventati».
Parlava così quattro giorni fa il
premier greco Alexis Tsipras
durante il suo intervento alla
sessione plenaria del Forum
economico di San Pietroburgo. La riunione del vertice del
leader dell’Eurozona di stasera, convocata dopo il fallimento dell’Eurogruppo della settimana scorsa, sarà però probabilmente l’ultima spiaggia, il
tentativo estremo di trovare
un’intesa politica ed evitare il
rischio concreto di un default
con la conseguenza più tragica: la Grexit, ovvero l’uscita
del Paese dalla Zona euro. Un
Paese che vale l’1,9% del Pil
dell’area diventa una minaccia
per la sua stabilità.
Alle riunioni di emergenza e
alle maratone notturne per
sbloccare l’impasse con Atene i
leader e i ministri delle Finanze
dell’Eurozona sono ormai abituati. Questa volta, però, il tempo stringe davvero perché il 30
giugno scade il prestito da 1,6
miliardi del Fmi e il direttore generale dell’Organizzazione,
Christine Lagarde, ha escluso a
chiare lettere un ulteriore rinvio. Il 20 luglio, inoltre, Atene
deve rimborsare alla Bce 3,5 miliardi di titoli in scadenza. Il confronto si protrae da ben cinque
mesi e un’intesa è necessaria per
sbloccare l’ultima tranche da 7,2
miliardi per garantire liquidità
nelle casse sempre più vuote del
Paese. Nelle ultime settimane la
distanza tra le parti è cresciuta
sempre di più: alla richiesta di
Bruxelles di una riforma delle
pensioni, che valgono ben il 16%
del Pil, Atene ha risposto ancora
una volta con un piano di riforme all’insegna degli investimenti. Uno dei principali motivi
del contenzioso riguarda il livello di avanzo primario greco (si
veda l’articolo sotto).
«Razionalmente - sottolinea
André Sapir, senior economist
del think tank Bruegel, esperto
di politiche europee - un accordo è l’unica soluzione possibile,
perché un fallimento avrebbe
un impatto negativo per la Grecia e per l’intera Eurozona. Sarà
però un’intesa difficile, dove

ciascuno degli attori in gioco dovrà accettare una pesante contropartita». Secondo l’economista lo spazio per un accordo in
extremis c’è e va in due direzioni: da un lato, spiega, l’unica
chance per la Grecia di ottenere
un allungamento delle scadenze e delle condizioni di rimborso del debito è proprio quella di
cedere sulla riforma delle pensioni. Dall’altro «è indispensabile» la sigla di un nuovo programma di aiuti, il terzo, dopo
quelli del 2010 e del 2012, per ridare fiato al Paese e consentirgli
di rispettare gli impegni futuri,
con condizioni più favorevoli.
Sono passati più di cinque anni da quando, nell’autunno
2009, l’allora ministro socialista
George Padandreou ha rivelato
che le statistiche inviate a Bruxelles erano state falsate per poter entrare nell’Eurozona. Il deficit viene rivisto al rialzo del
15% e le agenzie di rating tagliano il giudizio sul debito a
«junk», spazzatura. Per la prima
volta si apre il paracadute da 110
miliardi di Ue e Fmi in cambio di
un pesante programma di austerity sotto la regìa della troika. In
cambio si chiede al Paese di attuare un piano a base di privatizzazioni, congelamento degli stipendi pubblici, lotta all’evasione e riforme solo in parte attuate. Nel febbraio 2012 dopo 15 ore

LE PROSSIME TAPPE
30 giugno
 Scade una rata da 1,6
miliardi a favore del Fondo
monetario internazionale e il
direttore generale Christine
Lagarde ha detto che non
concederà più deroghe
20 luglio
 La Grecia deve rimborsare
5,95 miliardi: 452 milioni al
Fmi, 2 miliardi in titoli a breve
e 3,5 miliardi di titoli detenuti
dalla Banca centrale europea
20 Agosto
 Atene deve rimborsare
4,38 miliardi. Si tratta di
176 milioni al Fmi, 1
miliardi di titoli a breve e
3,2 miliardi alla Bce

di negoziati l’Eurogruppo approva il secondo programma di
salvataggio con condizioni più
favorevoli per Atene.
I cinque anni di crisi hanno
però lasciato in eredità un conto salato: 41 miliardi di Pil andati
in fumo, una disoccupazione alle stelle a quota 26,5%, con punte oltre il 50% per quella giovanile. I prezzi sono scesi dell’1,4%
nel 2014 e secondo le stime della
Commissione Ue dovrebbero
restare sotto lo zero anche quest’anno. E una montagna del debito pubblico sempre più alta:
era pari al 148,3% del Pil nel 2010
e oggi vale il 177 per cento. Il 2015
si apre con la vittoria di Syriza, il
partito di sinistra radicale alle
elezioni legislative. Alexis Tsipras promette di rinegoziare gli
impegni assunti con i creditori
internazionali. Oggi il Paese è
allo stremo, il governo ha sospeso i pagamenti salvo le pensioni e gli stipendi. Lo spettro
della «Grexit» ha spinto i risparmiatori in coda davanti ai
bancomat per ritirare ben 3 miliardi di euro nell’ultima settimana. La Bce è corsa ai ripari venerdì scorso innalzando il tetto
della liquidità di emergenza per
gli istituti ellenici.
La tensione è dunque alle
stelle e il governo Tsipras è a un
bivio: «Siamo vicini - ha detto
senza mezzi termini il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - al punto in cui il governo greco dovrà scegliere se
accettare un accordo che considero una buona offerta per continuare gli aiuti o se dirigersi
verso il fallimento. Dobbiamo
liberarci dell’illusione che ci
possano essere soluzioni magiche a livello di leader». Che cosa
succederà se l’accordo non dovesse arrivare? L’economista di
Bruegel non ha dubbi: «Si produrrebbe uno choc senza precedenti e le conseguenze sarebbero drammatiche per il sistema
finanziario greco con il rischio
di un controllo dei capitali, ultimo stadio prima del default, ma
questo non implicherebbe
un’uscita automatica del paese
dalla Zona Euro». A quel punto,
però, Atene entrerebbe in acque finora inesplorate, con esiti
imprevedibili.

I

l nodo della Grecia è l’avanzo primario. Termine tecnico come tanti altri, in questa
complessa vicenda, dietro il
quale si nascondono come sempre le persone: che lavorano o
cercano lavoro, spendono, risparmiano, investono, si indebitano. A volte soffrono.
L’avanzo primario è doloroso. È il segno dell’austerità. Con
la loro attività i lavoratori e gli
imprenditori generano “valore
aggiunto” - la cui somma è il
Prodotto interno lordo o Pil dal quale vengono generati gli
stipendi, i profitti, gli interessi
da pagare alle banche, e le imposte, versate allo Stato per ottenerne servizi. Quando c’è un
avanzo primario - come in molti Paesi con forte debito, tra cui
l’Italia - le tasse non vengono
tutte spese per stipendi, pensioni, investimenti pubblici,
servizi sanitari, di polizia, giudiziari e così via. Una parte viene per così dire “risparmiata”
ed è versata ai creditori, come
interessi e capitali.
Quando questi creditori sono
stranieri, come avviene in Grecia, queste risorse escono dal
Paese, per non tornarci più. Non
è un regalo. La Grecia sta restituendo risorse utilizzate - male,
senza dubbio - in passato. Qualsiasi debitore spende oggi i risparmi di domani, e paga un interesse per questa opportunità.
L’attuale problema greco è

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La fotografia economica della Grecia, dal Pil al debito pubblico

1,9%

3,2%

Pil della Grecia
rispetto al totale
della Zona euro

Popolazione rispetto
al totale della Zona
euro

Disoccupazione

Deficit pubblico/Pil

In percentuale

In percentuale

27,5

u Continua da pagina 1

P

dello Stato sono prese da un’élite che media tra diversi interessi oltre a prendersi cura della
propria rielezione (si parla di ciclo elettorale delle spese pubbliche). In un paese lacerato come la Grecia, uscito da una dittatura nel ’74, le spese pubbliche
sono state anche uno strumento
per tenere insieme una società
divisa: l’indice Gini sulla diseguaglianza dei redditi, relativamente basso e vicino a quella
della Svezia (secondo i dati Ocse) testimoniano un pesante intervento in questo senso.
Nulla di tutto questo rispondeva a criteri di efficienza economica. Non può sorprendere
però che gli elettori greci abbiano dato al nuovo governo il
“mandato” - per così dire - di
trovare un equilibrio sociale
diverso da quello del passato
(la maggioranza dei greci, a leggere i sondaggi, non vuole uscire dall’euro e dalla Ue) ma anche da quello chiesto da Bruxelles; e un po’ di tempo in più
per la transizione.
I creditori - i partner della
Ue, il Fondo monetario - hanno
un’altra esigenza: non vogliono creare precedenti, dando ai
governi l’impressione di poter
eludere l’esigenza di tenere in
ordine i bilanci perché, in qualche modo, il paese sarà salvato
senza troppi drammi. E il tiro
alla fune tra le due esigenze si
gioca tutto sul campo dell’avanzo primario.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Tiro alla fune con i creditori:
il punto resta l’avanzo primario
nato con il “piano di rientro”
dal debito. Non è riuscito.
L’avanzo primario chiesto dai
creditori come garanzia per
continuare a finanziare il Paese, quella differenza tra tasse
prelevate dall’economia reale e
risorse a lei riversate che ha
evidentemente un effetto frenante dell’attività, ha avuto un
effetto multiplo di quello immaginato: il Paese era già in crisi e l’ulteriore freno è stato brusco, mentre si credeva che sarebbe stato meno traumatico.
È anche vero che non tutti gli
interventi programmati per rivitalizzare, per altra via, l’economia sono stati realizzati. Qualcuno forse era anche
sbagliato. La recessione è stata
quindi forte, e i sacrifici non pochi: la Grecia ha tagliato
255mila posti di lavoro pubblici
(il 25%); le pensioni sono state
tagliate e l’età pensionabile aumentata (anche se la spesa previdenziale resta la più alta in relazione al Pil).
Non è bastato, e ora la Grecia
vuole più tempo e più spazio di
manovra - più risorse a disposizione e quindi un minore
avanzo primario - per poter fare interventi che siano equi e
favorevoli alla crescita. Quali
siano questi interventi è proprio la materia del contendere:
la visione, tra Bruxelles e Atene, è diversa.
Non va dimenticato inoltre
che uno Stato non è una famiglia. Le decisioni sul bilancio

Il conto della crisi

er tentare di evitarlo oggi
si terrà a Bruxelles
l’ennesima riunione dei
ministri finanziari
dell’Eurogruppo. E in serata il
vertice straordinario dei leader
dell’eurozona, un vertice di vera
emergenza .
Ma quali sono le reali
intenzioni del debitore in piena
crisi umanitaria, con l’economia
ferma, senza più soldi in cassa e
con un bisogno ormai disperato
degli aiuti Ue per evitare il
default? La risposta dovrebbe
essere scontata. Invece non lo è
affatto, dopo 5 mesi di negoziati
in bilico tra le provocazioni e la
resistenza attiva alle richieste
dei partner. Tanto che è
legittimo interrogarsi sugli
obiettivi ultimi del premier
Alexis Tsipras, se punti davvero
all’accordo o non insegua invece
la rottura delle catene europee,
rovesciandone però la
responsabilità sui partner
inflessibili.
L’opinione pubblica greca
resta profondamente ostile
all’austerità, ne ha ingurgitata
troppa, ma è altrettanto
profondamente convinta dei
benefici della scelta europea.
Tsipras è un negoziatore
spregiudicato: sa perfettamente
che Grexit infliggerebbe all’euro
e all’Europa un vulnus
potenzialmente letale. Quindi
non esita a tirare al massimo la
corda, convinto che i suoi
coriacei interlocutori alla fine
saranno costretti a cedere per
evitare il peggio. Per questo si
diletta a flirtare in parallelo con
la Russia di Vladimir Putin,
conscio dell’importanza per
l’Occidente della posizione
strategica del suo paese, che
proprio per questo è un boccone
molto ambito a Mosca.
A furia di tirarla, però, la corda
si potrebbe spezzare. Non a caso
giovedì la riunione fallita
dell’Eurogruppo a
Lussemburgo ha visto crescere
di prepotenza al proprio interno
il partito di Grexit, insieme alla
frustrazione generale sull’esito
di un negoziato finora quasi del
tutto inutile.
Eurogruppo, Bce e Fmi
continuano a dirsi flessibili sulle
misure di aggiustamento fiscale
e le riforme purchè credibili,
effettive ed equivalenti dal
punto di vista dei risultati a
quelle originariamente
concordate quando fu concesso
il programma di assistenza alla
Grecia. Atene finora non ha
scoperto le carte pur
continuando a pretendere,
contestualmente all’accordo
per lo sblocco dei 7,2 miliardi di
aiuti residui da incassare,
un’intesa per la ristrutturazione
del suo debito (177% del Pil),
ritenuto insostenibile. Se ci
fosse una sincera volontà
politica di chiudere da entrambe
le parti, l’accordo sarebbe
tutt’altro che impossibile. La
sensazione è che invece la
partita sia inquinata da troppe
carte coperte e secondi fini.
I partiti nazionalisti, antieuro, euroscettici e anti-sistema
sono in crescita dovunque
nell’Unione e minacciano la
stabilità di molti Governi. Che
certo non sono disposti a fare
regali alla sinistra estrema di
Tsipras per favorire i propri
nemici in casa. Il braccio di ferro
in corso non ha solo una valenza
economico-finanziaria, dunque,
ma anche e soprattutto politica.
Per questo la strada
dell’accordo appare tortuosa e
piena di insidie. Per questo il
tavolo potrebbe anche saltare.
Tra 8 giorni scadranno il
programma di aiuti europei e la
rata da 1,6 miliardi dovuta al Fmi.
«Ormai per tutti la scelta è fra la
peste e il colera», riassume un
diplomatico europeo. Allora
meglio un cattivo accordo che
niente accordo. Finirà così?

La trattativa. Dopo il fallimento dei piani di rientro dal debito

di Riccardo Sorrentino

Salvataggio
o default?
Ultima chiamata
per Atene

28

24,5

26,5

Programmi di salvataggio

130

Miliardi di euro

110
30 Fmi

22

15

10,2

11

10,9

17,9

16

80 Ue

12,3

8,7

7

12,6
10

PRIMO

SECONDO

3,5

3

2010 2011 2012 2013 2014

2010 2011 2012 2013 2014

Evoluzione del Pil

Debito pubblico/Pil

Consumi

Prezzi costanti in miliardi di euro

In percentuale

In miliardi di euro

185

240

220

226,2
220

170

206,2
192,6

200

2011

2012

Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore

156,9

155

186,5

180

2010

175

171,3

2013

177,1

207,3
200

180

160

2010 2011 2012 2013 2014

175,8
166,4

148,3
140

189,1

164,4
2010 2011 2012 2013 2014

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6

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Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

7

Jobs act

L’EQUILIBRIO LAVORO-VITA PRIVATA

L’obiettivo
Si punta a innalzare il tasso di occupazione
femminile fermo in Italia al 47%

La spinta economica
Saranno incentivati gli interventi
della contrattazione di secondo livello

Conciliazione, misure in cerca di stabilità
Con la legge di bilancio per il 2016 il Governo punta a rifinanziare le disposizioni su congedi e maternità
Valentina Melis

pCongedi parentali da usare

fino a 12 anni di età dei figli e retribuiti al 30% fino ai sei anni.
Astensione facoltativa da “spendere” anche a ore o da sostituire
con un part time al 50 per cento.
Incentivi al telelavoro e alla contrattazione di secondo livello
mirata alla conciliazione tra vita
professionale e vita privata.
Congedo di tre mesi per le donne vittime di violenza di genere.
Sono questi i punti cardine del
decreto legislativo di attuazione
del Jobs act con le misure per la
conciliazione tra le esigenze familiari e il lavoro, atteso tra oggi
e domani sulla «Gazzetta ufficiale», che poi entrerà in vigore
il giorno successivo.
L’obiettivo è quello di innalzare il tasso di occupazione
femminile, fermo in Italia al 47
per cento. Misure innovative,
che rischiano però di avere il
fiato corto - se non ci saranno altri provvedimenti - perché la
maggior parte degli interventi è
finanziata solo per il 2015. Il sot-

-10%
Il calo dei congedi di maternità
La diminuzione dei congedi
obbligatori tra 2011 e il 2013
tosegretario al Lavoro Teresa
Bellanova assicura comunque
che «si tratta di norme strutturali» e che «c’è l’impegno del
Governo a garantire le risorse
necessarie anche per gli anni
successivi, attraverso la prossima legge di stabilità».

Una finestra più ampia

La fetta di spesa più rilevante
sul costo totale del decreto – valutato per il 2015 in 104 milioni di
euro – andrà a finanziare
l’estensione del periodo di fruizione dei congedi parentali. La
durata dell’astensione facoltativa per i genitori resta inviariata ma aumenta fino a 12 anni di
età del figlio la “finestra” temporale entro cui si se ne può fare
richiesta. E l’indennità pari al
30% della retribuzione sarà versata ai lavoratori in congedo parentale non più fino ai tre anni
ma fino ai sei anni di vita del figlio. Questa disposizione vale
per i congedi in corso e per quelli residui fruiti fino a fine 2015
(salvo eventuali finanziamenti
anche per gli anni successivi). Il
preavviso al datore, poi, passa
da 15 a 5 giorni.
L’obiettivo è evitare che as-

senze durature dal lavoro si
concentrino, come avviene oggi, nei primi anni di vita dei figli.
La diluizione in un arco di tempo più lungo dei congedi può favorire, da un lato, il rientro in
azienda e, dall’altro, evitare un
blocco dei percorsi di carriera.
Va nella stessa direzione la
possibilità di sostituire il congedo parentale con un part-time al
50% di pari durata: una facoltà
prevista dal Dlgs di riordino dei
contratti, alla quale il datore di
lavoro non può dire di no. Questa misura è strutturale e non richiede di nuovi finanziamenti.

I congedi a ore

Il nuovo pacchetto di misure
sulla conciliazione dovrebbe
inoltre sbloccare la chance del
congedo parentale «a ore», prevista fin dal 2013 (legge
228/2012), ma mai tradotta in
pratica. Ora, per i settori nei
quali i contratti collettivi (anche
aziendali) non disciplinano
questa facoltà, ci sarà un criterio
generale da adottare per definire la fruizione frazionata, che sarà pari alla metà dell’orario giornaliero svolto dal dipendente
nel mese precedente la richiesta. Per un orario medio di sette
ore, la fruizione del congedo
“frazionato” sarà dunque di tre
ore e mezza. Il preavviso da dare
al datore è di due giorni.
L’Inps deve pubblicare i moduli necessari per la richiesta,
per dare attuazione anche ai
contratti aziendali siglati finora
su questa materia: «Abbiamo
decine di contratti firmati che
disciplinano la fruizione frazionata del congedo parentale e
aspettano da più di un anno di essere applicati», spiega Silvia Stefanovichj del dipartimento politiche sociali della Cisl. «Ci auguriamo - continua - che finalmente il decreto sulla conciliazione
legato al Jobs act sia lo stimolo
per emanare la modulistica».
Il decreto vincola anche il
10% del fondo che finanzia gli
sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello alla promozione della
conciliazione tra vita professionale e vita privata. La misura
si applica dal 2016 al 2018 ma le
risorse disponibili, dati i tagli
subiti dal fondo, si fermano a
38,3 milioni per il 2016 e 36,2 milioni per il 2017.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Cuore e denari
I nuovi congedi parentali
alle ore 11 a Radio 24

Le scelte
Le lavoratrici e i lavoratori che hanno usato il congedo parentale

2011

300.202

Donne

268.208

2012

289.401

258.051

2013

281.090

247.831

Var. %
2013/2011

-6,4

-7,6

I punti cardine
LA DURATA
DEI CONGEDI
PARENTALI

LA FRUIZIONE
ORARIA
DEI CONGEDI

PART TIME
AL POSTO
DELL’ASTENSIONE

INDENNITÀ
DI MATERNITÀ
ESTESA

INCENTIVI
AI CONTRATTI
DI 2°LIVELLO

L’ampliamentodellasoglia
Passada8a12annidivitadel
figlioilperiodoentrocuiigenitori
possonofruiredelcongedo
parentale,l’astensionefacoltativa
dallavoroperunperiodototaletra
iduenonsuperiorea10mesi(11
seilpadresiastienedallavoroper
almeno3mesi).

La chance aggiuntiva
Invece del congedo parentale,
il lavoratore può chiedere, per
una sola volta, la
trasformazione del rapporto di
lavoro da tempo pieno a parttime, entro i limiti del congedo
ancora spettante, con una
riduzione di orario non
superiore al 50%. Il datore di
lavoro deve concedere la
trasformazione entro 15 giorni
dalla richiesta. Questa
disposizione è nel Dlgs di
riordino dei contratti di lavoro

Prestazione automatica
Allelavoratriciiscrittealla
gestioneseparataInpsenonad
altreformediprevidenza
obbligatoriespettal’indennitàdi
maternitàancheseilcommittente
nonhaversatoicontributi

Ilperiodoretribuito
Passadatreaseiannidivitadel
figlioilperiodoentrocuisipuò
goderedelcongedoparentale
retribuitoal30%

La norma quadro
Ciascun genitore potrà usare il
congedo parentale su base
giornaliera o su base oraria. Se il
contratto collettivo (anche
aziendale) non disciplina la
fruizione «a ore», questa è
consentita in misura pari alla
metà dell’orario medio
giornaliero del mese precedente
la richiesta. In pratica, se
l’orario medio di lavoro è di 7
ore, il congedo potrà essere
usato per tre ore e mezza. Il
preavviso al datore è di 2 giorni.

Il vincolo
Per il triennio 2016-2018, una
quota del 10% del Fondo che
finanzia gli sgravi contributivi
per incentivare la
contrattazione di secondo
livello sarà destinata alla
promozione della
conciliazione tra vita
professionale e vita privata,
secondo i criteri che saranno
individuati da un decreto del
ministero del Lavoro

Lamisuraèfinanziatafinoa
dicembre2015

La misura è finanziata fino a
dicembre 2015

La misura è permanente e non
necessita di finanziamento

La misura è finanziata fino a
dicembre 2015

Parto prematuro e ricovero
Il congedo obbligatorio di
maternità si allunga anche
oltre 5 mesi (in caso di parto
prematuro) o si sospende per
poi riprendere (in caso di
ricovero del bambino)

Le risorse disponibili
La quota “riservata” vale 38,3
milioni per il 2016 e 36,2
milioni per il 2017

L’ANALISI
Nevio Bianchi
Barbara Massara

Tutele
condizionate
dai conti
u Continua da pagina 1

I

l governo ha colto anche l’occasione per adeguarsi alle
pronunce di incostituzionalitàemessedallaConsultainquesti
anni,qualiadesempiolaprevisione della possibilità di sospendere
il congedo post partum in caso di
ricovero del bambino, con rinvio
della fruizione al momento delle
dimissioni dello stesso.
Il limite di queste misure è però rappresentato dalla temporaneità delle nuove regole, che per
la scarsa disponibilità di risorse
finanziarie si applicheranno in
viasperimentalesoloperil2015,o
meglio per il semestre residuo,
salvo successivo rifinanziamento. Le novità più importanti, dunque,qualilasospensionedelcongedo per ricovero del bambino, il
riconoscimento dell’indennità
Inps anche in caso di licenziamento per giusta causa, l’estensione del congedo parentale fino
a12annidietàdelfigliocondiritto
all’indennizzo fino ai 6 anni e altre saranno quindi utilizzabili solo per le giornate di congedo fruiteentroil31dicembre2015.Epure
si applicherà solo per il 2015 il
principio dell’automaticità delle
prestazioni ai lavoratori iscritti
alla gestione separata, in base al
quale l’Inps paga l’indennità anche senza contribuzione del
committente: un grande progressoversol’equiparazionedelle tutele di dipendenti e autonomi, che ancora infatti non esiste
per tutte le altre prestazioni,
compresa la pensione (non liquidata in assenza di versamenti
contributivi).
Altre novità invece richiedono minori stanziamenti finanziari e diventano strutturali da subito. Tra queste (non contemplate
nell’elencodell’articolo25deldecretochesanciscelatemporanea
applicazione per il 2015) è compresa l’estensione del divieto di
lavoro notturno per i genitori
adottivi/affidatari, il riconoscimento del congedo di paternità
in caso di adozione/affidamento
anche quando la madre non è lavoratrice,l’estensionedelcongedodipaternitàseentrambiigenitori sono liberi professionisti, e la
norma sul telelavoro introdotto
con accordo collettivo per esigenzediconciliazioneditempidi
vita e lavoro, che consente di non
computare questi lavoratori nei
limitinumericiprevistidaleggee
contratti (ad esempio il limite al
ricorso al tempo determinato).
Malanovitàchepiùinteressaè
la fruizione a ore del congedo parentaleancheinassenzadiregolamentazione contrattuale. La legge di Stabilità per il 2013, che l’aveva introdotta per la prima volta,
avevarimandatoinfattiladisciplina e quindi l’applicazione di questa misura ai contratti collettivi.
Anche questa volta, come già in
vari provvedimenti del Jobs act, il
governo è intervenuto dettando
unadisciplinalegaleconfunzione
suppletiva rispetto ai contratti
collettivi rimasti inerti. Ma l’effettiva applicazione di questa norma, anch’essa per ora limitata al
2015, dovrà comunque attendere
le istruzioni Inps. L’Istituto dovrà
in primo luogo modificare il flusso Uniemens attraverso cui comunica con le aziende, ma probabilmenteanchefornireindicazioni operative sulle modalità di calcolodell’indennitàutilizzataaore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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APPROFONDIMENTI

Jobs Act in corso
Il punto sull’ attuazione e
le ultime novità (controlli
a distanza, cig, congedi
parentali) con l’ avvocato
Valeria De Lucia di Trifirò
& Partner
www.job24.ilsole24ore.com

Fonte: Rapporto Inps 2013

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

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Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

9

Pubblicaamministrazione
LA RIDUZIONE DELLA SPESA

Il risparmio
«Aggredibili» solo 150 milioni su un miliardo:
di uscite: il resto è vincolato fino al 2024

Affitti, ministeri a dieta

Il peso delle locazioni di Stato
IL RISPARMIO POSSIBILE
Quota di affitti delle amministrazioni statali riducibile del 50% in tre anni

Entro fine mese il piano dei tagli: canoni da dimezzare in tre anni
Valeria Uva

pUltima chiamata per il taglio

agli affitti pubblici. Ministeri ed
enti statali hanno poco più di
una settimana di tempo – fino al
30 giugno per l’esattezza – per
mettere a punto il nuovo piano
di razionalizzazione degli spazi.
Con due ambiziosi obiettivi: ridurre nel giro di tre anni la spesa
per le locazioni passive (ovvero
gli affitti) del 50% rispetto ai valori registrati nel 2014 e tagliare
gli spazi a disposizione dei dipendenti fino a centrare il parametro “ottimale “ di meno di 25
metri quadri per addetto.
Chi salta l’appuntamento di
fine mese rischia conseguenze
pesanti. Al rispetto della scadenza del 30 giugno, infatti, è
collegata una sanzione: chi non
presenta il piano - o non centra
gli obiettivi di risparmio - si vedrà tagliare dall’Economia i
fondi per le spese correnti. In
misura equivalente ai mancati
risparmi.
L’immane sforzo in partenza

è la conseguenza dell’ultimo giro di vite sulla spesa pubblica
per gli immobili imposto dal governo Renzi, con il decreto Irpef
(Dl 66/2014). Il provvedimento,
appunto, ha fissato al 30 giugno
prossimo la scadenza per tutte
le amministrazioni statali per

mobili pubblici. Senza timore
di condividere con altri enti
spazi e pareti.
Al Demanio lo chiamano
“modello Chieti”, dal nome della prima città che sta sperimentando la razionalizzazione: qui
in un’ex caserma si stanno concentrando gli uffici di Entrate,
Dogane, Monopoli e presidi
delle Forze dell’ordine con un
investimento di 30 milioni da
ammortizzare con un risparmio
dei canoni di oltre due milioni
all’anno. Per favorire questo tipo di operazioni è disponibile
un Fondo con una dotazione di
20 milioni di euro.
Ma la cura dimagrante riguarda anche gli spazi a disposizione
dei burocrati. Il parametro a cui
riallinearsi va dai 20 a un massimo di 25 metri quadri per addetto, calcolati sommando sia gli
uffici veri e propri che gli archivi, le mense e le biblioteche.
Secondo il censimento realizzato dal Demanio, soltanto la
metà degli uffici pubblici è già

LE CONSEGUENZE

Senza la spending review
sugli immobili
per i ministeri scatta
la sforbiciata ai fondi
per acquisti di beni e servizi
consegnare all’agenzia del Demanio un piano di razionalizzazione degli uffici, naturalmente
in chiave di spending review. In
pratica, le amministrazioni statali dovranno riuscire a indicare
le sedi in affitto che possono essere gradualmente liberate fino
a dimezzare i costi, con il contestuale trasferimento in altri im-

Finanza locale. Nel 25% dei casi il peso degli enti non supera il 2 per cento

Partecipate dei Comuni:
una quota su 4 è «micro»
pLe “sirene” della parteci-

pazione comunale continuano ad ammaliare tutti i sindaci
d’Italia. A piazzare la propria
bandierina su un’azienda,
pubblica o privata che sia, non
rinuncia di fatto nessuno. Sono ben 7.780 i Comuni che
hanno almeno una partecipazione in 5.374 imprese, pubbliche o private: il 97% dei municipi italiani.
L’ultimo aggiornamento lo
fornisce la Fondazione Anci/
Ifel in uno studio che sarà presentato mercoledì 24 giugno a
Roma nella quarta conferenza
sulla finanza locale, quest’anno
dedicata a “Stabilità, equità e
sviluppo: il contributo dei Comuni”. Tra gli spunti di riflessione ci sarà, appunto, anche
questa fotografia , elaborata a
partire dai dati Cerved-Pa, che
prova a sezionare la galassia
delle partecipazioni comunali,
anche in base al “peso” delle
quote acquisite.
Il primo elemento che balza
agli occhi è la polarizzazione: a
un estremo, infatti, c’è un segmento, pari al 25% delle partecipazioni, che non supera il 2%
del valore delle quote in mano
ai sindaci. In pratica, una semplice “bandierina” di presidio.
Tanto più che questo 2% rappresenta il peso complessivo

attività nient’affatto strategiche per le amministrazioni. Al
primo posto (17%) domina, per
esempio, la consulenza, settore
che comprende oltre alle funzioni di advisor legale, contabile e tecnico, la pubblicità e le ricerche di mercato. Seguono
l’energia e al terzo poso il commercio (farmacie escluse), che
comprende persino la vendita
di autoveicoli e motocicli.
Ma lo studio dell’Ifel, coordinato da Riccardo Mussari, professore di Economia delle
aziende e delle amministrazioni pubbliche all’Università di
Siena, fornisce anche un altro
importante spunto di riflessione: l’operazione pulizia in
qualche Regione è già cominciata. La forbice dei Comuni
che detengono partecipazioni
è molto ampia. A fronte di una
Valle d’Aosta con il 96% dei
Comuni “imprenditori” e di un
Molise appena sotto (94%),
dall’altra parte sorprende il Lazio (25% di partecipazioni comunali, la percentuale più bassa), che tallona la Liguria
(26%), la Toscana e l’Emilia Romagna, rispettivamente al 34 e
al 32 per cento. Segno che la razionalizzazione in una parte
del territorio è già realtà.

dei Comuni nella singola realtà, quindi, in qualche caso, potrebbe addirittura essere spezzettato in più quote detenute da
amministrazioni diverse. All’estremo opposto, invece, c’è
una quota identica (25%) di inhouse puro. In un quarto delle
oltre 5mila aziende la presenza
dei sindaci va oltre il 95 per cento. Si tratta naturalmente dei
big del settore, di fatto le ex municipalizzate: dalle realtà del
trasporto pubblico locale alla
raccolta rifiuti e ai servizi idrici,
che - come rileva anche l’Ifel «operano in un contesto in
molti casi orientato da normative regionali obbligatorie».
In mezzo c’è la grande fascia
meno esplorata e - con ogni
probabilità più “aggredibile”
da qualsiasi tentativo di riforma e razionalizzazione - delle
partecipazioni significative,
ma non totalitarie, stratificate
nel tempo, in gran parte generatrici di poltrone nei cda più
che di utili o presidi strategici
per l’interesse pubblico. Queste imprese, partecipate da uno
o più Comuni in misura superiore al 20%, rappresentano il
58% del totale. Che cosa fanno?
A scorrere l’elenco dei 73 settori di classificazione Ateco ancora una volta - si scopre che
c’è di tutto, comprese alcune

V. Uv.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La mappa del Comune imprenditore
Imprese partecipate dai Comuni dentro e fuori la Regione di appartenenza
Regione
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia R.
Friuli V.G.
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino A.A.
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto
Totale

Numero
imprese

153
42
118
268
461
108
279
207
864
223
25
463
202
144
200
614
364
120
37
482
5.374

Comuni con quote
% Comuni con
N. quote
in imprese
quote in imprese
intra regionali
(propria Regione) (propria Regione)

299
129
384
497
340
215
336
188
1.495
235
119
1.201
240
365
390
279
326
90
71
575
7.774 *

*Sei Comuni partecipano solo a enti o società al di fuori della propria Regione

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61
46
76
70
32
37
25
26
61
61
94
76
31
61
52
34
89
41
96
54
56

1.730
893
1.991
2.188
5.141
2.023
3.576
1.922
18.375
2.938
315
14.094
2.339
1.364
2.165
22.605
7.733
1.388
123
10.427
103.330

% quote
intra
regionali

88
49
94
83
70
68
23
57
84
92
97
89
39
60
82
64
98
88
97
85
75

Fonte: elaborazione Ifel su dati Cerved Pa

allineata con questo valore. In
particolare, sui 18,7 milioni di
metri quadri occupati da ministeri, caserme, carceri e altri uffici statali solo 9,6 milioni hanno
gà un rapporto inferiore ai 25 mq
per addetto. Un altro 9% (1,6 milioni di mq) è appena sopra (tra
25 e 30 mq per addetto), mentre
il 23% è nella fascia più “comoda” (oltre i 30 mq). Resta, poi, un
corposo 17% (oltre tre milioni di
metri quadri) per il quale il parametro non si conosce.
Sulla riduzione degli spazi
il Demanio ha presentato le prime “proiezioni”: la dieta potrà
riguardare, di fatto, solo 3,7 milioni di mq su nove. Gli altri, infatti, sono occupati da servizi e
funzioni non comprimibili, come, per esempio,le carceri o i
presidi di pubblica sicurezza.
Ma quanto vale l’operazione?
Anche in attesa di conoscere i
dettagli dei piani di razionalizzazione presentati e in arrivo,
grazie alle banche dati del Demanio è già possibile fare alcune

Gli spazi
Metà degli uffici statali è allineata
con i 25 mq per addetto fissati dalla legge

stime. Al momento, la spesa per
le locazioni passive sfiora ancora il miliardo: per l’esattezza si
spendono 915 milioni ogni anno.
Di questi solo il 30% è considerato materialmente “aggredibile”: di fatto, cioè, secondo
l’agenzia guidata da Roberto
Reggi il dimezzamento degli affitti potrà avvenire dal prossimo anno solo su 303 milioni di
canone, con un risparmio quindi a regime pari a circa 150 milioni annui. Che si vanno ad aggiungere ai 66 già portati a casa
negli anni precedenti (si veda il
grafico a fianco).
A condizionare il risultato
pesa soprattutto la quota di locazioni, esplosa con le cartolarizzazioni dell’era Tremonti
(fondo Fip e Patrimonio 1).
I contratti d’affitto degli immobili conferiti, infatti, sono “blindati” fino al 2023 e fino a quella
data continueranno a pesare
sulle casse pubbliche per 250
milioni l’anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoni riducibili

Canoni Fip-P1
non riducibili

Canoni carceri
e ordine pubblico

33%

27%

40%
TOTALE

303

250

362

915

Fonte: Portale Pa Ratio; dati al 31 dicembre 2014

LA STRADA AVVIATA
Risparmi già conseguiti e possibili sulle locazioni passive delle amministrazioni statali. Valori in milioni di euro
Già realizzati

Stime

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018 in poi

10

12

15

19

10

21

34

20

38

Fonte: agenzia del Demanio

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10 Commenti e inchieste

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

Lettere

DIRETTORE RESPONSABILE

Le lettere vanno inviate a:
Il Sole-24 Ore "Lettere al Sole-24 Ore"
Via Monte Rosa, 91
20149 Milano
email: letterealsole@ilsole24ore.com
includere per favore nome,
indirizzo e qualifica

Roberto Napoletano
VICEDIRETTORI:

Edoardo De Biasi (VICARIO), Alberto Orioli,
Salvatore Padula, Alessandro Plateroti,
Fabrizio Forquet (redazione romana)
SUPERDESK CARTA-DIGITAL:
Caporedattori responsabili: Marina Macelloni

e Guido Palmieri
Ufficio centrale: Daniele Bellasio, Giuseppe Chiellino,
Franca Deponti, Federico Momoli, Giorgio Santilli,
Alfredo Sessa, Alberto Trevissoi (vice)
Segretario di redazione: Marco Mariani
INFORMAZIONE NORMATIVA E LUNEDI: Mauro Meazza

La professionalità
e l’importanza
(relativa) del concorso

G

di Lionello Mancini

ent.mo direttore,
con la sentenza n. 37 del 17 marzo
2015, ispirandosi al rigoroso
rispetto del principio codificato nella
Carta Costituzionale, secondo cui «agli
impieghi nelle pubbliche
amministrazioni si accede mediante
concorso» (art. 97, comma 3, Cost.), la
Corte Costituzionale ha
“sostanzialmente” azzerato buona
parte dei vertici dell’Agenzia delle
entrate. Da cittadino (e avvocato) non
posso che esprimere apprezzamento per
la decisione della Corte per il rigoroso
rispetto del principio costituzionale su
cui si fonda, anche perché, da avvocato
(e cittadino), non posso ignorare che
spesso (nel settore tributario, oserei
dire, troppo spesso) i giudici
costituzionali hanno fatto prevalere la
“ragion di Stato” alle “ragioni del
diritto” (ad esempio nelle sentenze sul
raddoppio dei termini per
l’accertamento e sulla Robin tax).
Da operatore del settore (da oltre 25
anni esercito la professione di avvocato
tributarista) e prima ancora da
cittadino, mi chiedo invece se il
“concorso” costituisca (ancora) una
garanzia di maggiore efficienza della
pubblica amministrazione rispetto ad

L

COMMERCIO

SUPERVISIONE E COORDINAMENTO AREA FINANZA:

Christian Martino

UFFICIO GRAFICO CENTRALE: Adriano Attus

(creative director) e Francesco Narracci (art director)
RESPONSABILI DI SETTORE: Luca Benecchi,
Luca De Biase, Jean Marie Del Bo, Attilio Geroni,
Laura La Posta, Armando Massarenti,
Lello Naso, Francesca Padula, Christian Rocca,
Fernanda Roggero, Stefano Salis,
Giovanni Uggeri, Paolo Zucca
SOCIAL MEDIA EDITOR: Michela Finizio, Marco lo Conte
(coordinatore), Vito Lops e Francesca Milano

PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A.
PRESIDENTE: Benito Benedini
AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu

IMPRESE & LEGALITÀ

C’è chi dice no
alla corruzione
e cronache locali riportano con frequenza notizie
che quasi mai trovano poi posto sul palcoscenico
dell’informazione nazionale. Notizie obiettivamente “piccole”, ma che registrano l’impegno e le difficoltà di quanti, senza clamori né riconoscimenti, fanno
argine giorno dopo giorno alle pretese criminali, corruttive (o entrambe) e a ogni tipo di distorsione della
concorrenza. Sempre mettendoci la faccia, con un coraggio che in alcune aree può essere anche pericoloso.
Verso fine aprile, in Puglia, i carabinieri ammanettano 60 persone di un potente clan locale, per aver tra l’altro imposto a diverse imprese edili di acquistare il calcestruzzo da impianti legati alla cosca. Il prodotto era
volutamente di scarsa qualità (con meno cemento) e
veniva così immesso sul mercato a prezzi più bassi, per
coinvolgere i costruttori con il richiamo della convenienza. Se i clienti del calcestruzzo depotenziato siano
vittime o collusi, lo stabiliranno le indagini.
«Ringrazio per quest’operazione le forze dell’ordine
e la magistratura: stanno facendo un grande lavoro» ha
immediatamente dichiarato il presidente dell’Ance
Bari-Bat, il quarantottenne Domenico De Bartolomeo,
che pochi anni fa aveva fatto arrestare i “suoi” estorsori. Ma il giovane presidente ha anche voluto aggiungere: «Siamo noi imprenditori che dobbiamo fare di più di
quanto abbiamo fatto finora. Le denunce sono aumentate, ma non abbastanza».
Negli stessi giorni, nel palermitano, finivano in galera un po’ di picciotti di vario calibro della famiglia
Camporeale: la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha istruito il processo, ha potuto ricostruire
alcuni casi di estorsione «anche grazie alla collaborazione di tre imprenditori che si sono ribellati» ai grassatori e alle loro minacce perché non smettessero di
pagare il solito 3% sugli appalti pubblici, ma anche su
quelli privati.
Davanti a notizie così edificanti non va tuttavia commesso l’errore (purtroppo diffuso) di esprimere ammirazione per il coraggio dei protagonisti e tornare
quindi placidamente agli affari propri, delegando ai
“coraggiosi” la prosecuzione del contrasto. La strada è
ancora lunga, come dimostrano altre cronache.
A Salerno, per dire, è ormai senza ritorno il duro
braccio di ferro tra Ance nazionale e il presidente dell’associazione costruttori locale, il quale (pur essendo
sotto processo per bancarotta) respinge a suon di carte
bollate le sanzioni previste dal codice etico rafforzato,
in vigore da pochi mesi.
Altrettanto recente, a Reggio Calabria, la risentita e
pubblica reazione della Confindustria locale, ritenutasi offesa da Ivan Lo Bello perché – in occasione di un
seminario e avendo accanto il procuratore Cafiero de
Raho – il vicepresidente di Confindustria ha ripetuto
ciò che dicono De Bartolomeo a Bari, l’aggiunto di Milano Ilda Boccassini o il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: gli imprenditori devono collaborare di più con le istituzioni.
Dunque una strada tortuosa e in salita, ma certamente già imboccata dal sistema delle imprese, come dimostra il fatto che - giusto oggi - lo stesso Lo Bello sarà votato presidente di Unioncamere, l’associazione delle
105 Camere di commercio italiane. Il suo profilo personale e il suo impegno antesignano tra gli imprenditori
siciliani è troppo noto perché la scelta unanime delle
Cdc non abbia un chiaro significato di prospettiva sul
terreno della legalità.
In definitiva, sono tante le pennellate di cronaca che
alludono a un quadro incoraggiante, dal quale volutamente, per una volta, lasciamo fuori gli episodi anche
clamorosi di segno opposto.
Poco importa se ci sarà qualcuno - come già c’è - che
taccerà di «protagonismo» chi denuncia esponendosi
in prima persona, o che punterà il dito contro l’«antimafia dei poteri forti» criticandone l’ansia di visibilità,
o (bizzarramente, sia consentito) l’eccessiva contiguità con le istituzioni.
Di queste critiche - a volte intrise di ingenua buona
fede, a volte meno - le persone impegnate in prima linea
non possono che portare pazientemente il peso, per
non pregiudicare l’obiettivo di un’idea di legalità condivisa tra segmenti di società diversi e, a volte, tra loro
culturalmente distanti.
ext.lmancini@ilsole24ore.com
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di Cecilia Malmstroem

P

er gran parte della storia moderna
gli europei sono stati all’avanguardia nel vendere merci in tutto il
mondo e nel riportare a casa nuovi
prodotti e nuove idee. È successo così tante volte che è difficile rendersi conto che i
pomodori, le patate e il cioccolato — elementi fondamentali della nostra ricca
identità — non sono originari dell’Europa:
è solo grazie al commercio che possiamo
consumarli.
Le esportazioni e le importazioni — ovvero gli scambi commerciali — sono importanti per l’Europa. Secondo una nuova
relazione della Commissione europea il
contributo del commercio all’economia
della Ue non è mai stato tanto rilevante
quanto ora, anche in termini occupazionali. Il commercio promuove posti di lavoro
ad alta retribuzione, contribuisce alla crescita economica e rende l’Europa più competitiva. Nel dibattito pubblico sugli accordi commerciali come il Ttip (l’accordo
commercialeattualmenteincorsodinegoziazione con gli Stati Uniti), questo è un
aspetto essenziale che si tende troppo
spesso a dimenticare.
La relazione rivela che 31 milioni di posti
dilavoronellaUedipendonodirettamente
dalle esportazioni verso il resto del mondo.
Ciò significa che la retribuzione di un europeo su sette è pagata dalle esportazioni. In
Italia più di 3,1 milioni di posti di lavoro dipendono dalle esportazioni della Ue verso
il resto del mondo e, per esempio, nel Regno Unito e in Spagna tale numero è rispettivamente di quasi 4 milioni e di 1,6 milioni.

di Andrea Biondi

P

rima il canone. Ora, da qui al 2016
ad andare in pensione sarà il marchio Telecom. Che resterà come
brand company per evidenziare che tutto discende da lì, da quella storia. Ma il
marchio commerciale unico sarà solo
Tim. L’operazione di rebranding che vede coinvolta Telecom Italia e i suoi marchi (finora Telecom per la telefonia fissa
e Tim per quella mobile) manda in soffitta un’epoca.
Nell’agosto 2013 quest’idea aveva iniziato a fare capolino nella struttura di
vertice di Telecom Italia, ma come tutti i
cambiamenti nella comunicazione, occorreva il giusto timing. Perché altrimenti a rimetterci sono gli affari e questo non è proprio il momento.
«Tutta l’azienda ha lavorato e sta la-

Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso
redazionale è il direttore responsabile a cui, presso il Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, telefono (02
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previsti dal D.Lgs. 196/03.
Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.

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Le retribuzioni percepite in questi posti di
lavoro tendono inoltre a essere superiori a
quelle ricevute in altri settori dell’economia. Quanto più aumentano gli scambi
commerciali, tanto maggiori sono le opportunità di creazione di posti di lavoro. In
media, ogni miliardo di euro supplementare di esportazioni della Ue sostiene 14mila
posti di lavoro per i cittadini europei.
Anche le importazioni sono vantaggiose. Grazie all’apertura del mercato in Europa, quando esporta uno Stato della Ue sostiene l’occupazione negli altri Stati membri.LaGermania,ilpiùgrandePaeseesportatore in Europa, lo dimostra in maniera
evidente. Le esportazioni tedesche verso
Paesi extra-Ue sostengono 1,3 milioni di
posti di lavoro in altri Paesi Ue: per esempio, quasi 140mila posti di lavoro in Italia e
130mila nel Regno Unito.
Anche le imprese esportatrici della Ue
fanno affidamento sulle merci importate
da Paesi extra-Ue: ciò consente loro di rimanere competitive, contribuendo a garantire l’occupazione in Europa. In tal modo queste imprese sostengono anche circa 19 milioni di posti di lavoro al di fuori
dell’Europa.
In un più ampio contesto storico, il commercioèstatounfattorechiavenelfaruscire molti Paesi dalla povertà. Il mondo è in
pienaevoluzioneeneiprossimianni,conla
piena espansione delle nuove economie, il
90% della crescita economica mondiale
sarà registrato fuori dall’Europa. Se vogliamo rimanere competitivi e creare nuovi
postidilavoro,dobbiamoassicurarcichele
nostre strategie siano adattate a questa
nuova realtà. È nostra intenzione rivedere

e aggiornare la nostra strategia commerciale per garantire che resti adeguata in un
contesto in rapido cambiamento. Il prossimo autunno la Commissione Ue presenterà pertanto la sua nuova strategia per la politica commerciale per gli anni a venire.
L’apposita giornata dedicata alla politica
commerciale europea, che si terrà il 25 giugno a Bruxelles, sarà l’occasione per discutere con le organizzazioni non governative, le associazioni dei consumatori, le associazioni delle imprese e i sindacati la via da
seguire in futuro.
Un aspetto fondamentale della nostra
nuova strategia commerciale è garantire
che le nostre politiche rechino beneficio al
maggior numero possibile di persone in
Europa e nel resto del mondo, accrescendo
ulteriormente il nostro impegno volto a tutelare i diritti dei lavoratori e i diritti umani
e a promuovere lo sviluppo sostenibile.
Dobbiamo anche assicurarci che le imprese europee sfruttino maggiormente le
opportunità create dagli accordi commerciali. Ne è un buon esempio il nostro accordodiliberoscambioconlaCoreadelSud:le
esportazioni della Ue verso questo Paese
sono già cresciute del 35% negli ultimi tre
anni, da quando l’accordo è entrato in vigore. In alcuni settori l’aumento è stato anche
più rilevante: le esportazioni di automobili
dalla Ue hanno registrato un incremento
del 90 per cento. Sappiamo, tuttavia, che ci
sono esportatori della Ue che non hanno
ancoratrattovantaggiodalmiglioraccesso
al mercato offerto. Per esempio, le imprese
si sono avvalse dello sconto concesso sui
dazi all’export solo in metà delle esportazioni italiane verso la Corea del Sud. Si può

L’addio soft del marchio Telecom

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correttezza della stragrande
maggioranza di essi sono degne di
essere considerate un modello per una
Pa che in Italia spesso, troppo spesso,
non risulta adeguata rispetto alle
esigenze dei cittadini e delle imprese.
Non posso escludere che la scelta di tali
dirigenti possa essere stata dettata, in
alcuni casi, anche da criteri diversi dal
“merito”, ma ritengo di dover
testimoniare che tutti quelli che ho
conosciuto (in Lombardia, innanzitutto,
ma anche in Piemonte, in Veneto, in
Toscana, in Abruzzo, per limitarmi alle
Regioni con cui ho avuto maggiore

Eugenio Briguglio
Tributarista

fare molto di più! Ora dobbiamo assicurarci che le imprese italiane e degli altri Paesi
siano pienamente consapevoli delle opportunità loro offerte.
Grazieallanuovastrategiaportataavanti e ai numerosi accordi commerciali attualmenteincorsodinegoziazione(congli
Stati Uniti e il Giappone, per esempio, e
l’aggiornamento dell’accordo stipulato
con il Messico), il commercio sta aiutando
l’Europa a sfruttare appieno le sue potenzialità economiche. In passato gli europei
mettevano in contatto i continenti e aprivano gli occhi a nuovi prodotti, il palato a
nuovi sapori e la mente a nuovi valori. Ora
dobbiamo creare nuove opportunità per i
nostriimprenditori,inmodochegliscambi
commerciali possano continuare a influenzare positivamente la nostra vita, grazie a migliori posti di lavoro, nuove idee e
prodotti innovativi. Le nuove statistiche
commerciali ce lo ricordano.
In futuro dovremo proseguire il vivace e
vitale dibattito pubblico sul commercio, in
generale,esulTtipesuglialtriaccordicommerciali, in particolare. Da parte nostra,
continueremo a sfatare i falsi miti come
quelli che sostengono che gli accordi commerciali cambierebbero le nostre norme in
campo alimentare o il nostro stile di vita in
Europa. Dobbiamo essere assolutamente
chiari circa le nostre ambizioni e quello che
non vogliamo in questi negoziati. Un aspetto fondamentale non va comunque mai dimenticato: che il commercio, attuato correttamente, è fonte di benessere per l’Europa e per il resto del mondo.
Commissario europeo per il commercio
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altri criteri purché fondati sul “merito”
(che non vuol dire evidentemente
lottizzazione delle cariche, come
peraltro avvenuto tante volte in
presenza di “regolari concorsi”). Non
conosco tutti i settori della Pa (lungi da
me, quindi, qualsiasi intenzione di
effettuare generalizzazioni prive di
senso), ma posso certamente affermare
che la preparazione (quindi, il “merito”)
della gran parte dei dirigenti “nominati”
all’interno dell’Agenzia (con i quali,
dall’istituzione dell’Agenzia, ho avuto
molto spesso a che fare), la loro onestà
intellettuale e, non da ultimo, la

In Europa 31 milioni di posti di lavoro dipendono dagli scambi con altre aree

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Domenico Rosa

L’export tiene la Ue ben occupata

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Atene e Bruxelles: ultimo round

frequentazione) erano certamente
adeguati al ruolo che gli era stato
assegnato, che hanno sempre svolto con
passione, senza avere limiti di orario (e
probabilmente senza retribuzione degli
straordinari) e di disponibilità.
Anche se non ho condiviso alcuni
comportamenti finalizzati a recuperare
imposte sulla base della cosiddetta
“evasione interpretativa” (cioè fondata
su diverse interpretazioni della legge,
anziché sulla tassazione del reddito
reale), che, a mio avviso, hanno
prodotto danni (spero non) irreparabili
dal punto di vista della certezza del
diritto, (anche e soprattutto) ai
funzionari (ancorchè, secondo la Corte
Costituzionale, illegittimamente)
“nominati” si deve certamente la
diffusione di una cultura di legalità
fiscale prima invero assai flebile.
Molta strada resta da fare per rendere
sempre più efficienti i servizi ai
cittadini, ma certamente la decisione
della Consulta rischia di rallentare il
processo di ammodernamento di uno
dei settori della Pa più delicati per lo
sviluppo economico del Paese.
Speriamo dunque che i nuovi dirigenti
(abilitati dal superamento di un
“concorso”) e le conseguenti nomine
siano celeri e che nelle decisioni che
saranno assunte non siano mortificate
l’esperienza e la qualità delle persone
che finora hanno svolto in modo egregio
un ruolo assai complicato.

vorando attorno a questo progetto, sul
quale sono impegnati a tempo pieno 25
persone», spiega Carlotta Ventura, direttore Brand strategy and media di Telecom Italia. «Una migrazione di questo
genere - aggiunge - ha tanti momenti di
analisi che vanno affrontati con estrema
attenzione. L’obiettivo è quello di trasferire i valori da Telecom a Tim e far capire
ai clienti che ci saranno solo vantaggi».
In questa partita Telecom ha deciso di
giocare facendo un po’ quello che è stato
già messo in opera dai principali incumbent europei. Deutsche Telekom, France Télécom e Telefónica hanno puntato
sul brand della mobilità e telefonia personale. Lo ha fatto l’incumbent tedesco
che aveva una pluralità di marchi; lo ha
fatto France Télécom che ha riunito sotto il brand Orange tutti i servizi Internet,
Tv e mobile, lasciando il solo fisso sotto

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il marchio France Télécom (ma fino al
2012, anno in cui tutto è passato sotto il
marchio Orange). Lo ha fatto anche Telefònica con Movistar.
Perché Tim e non Telecom comunque? A supportare la scelta ci sono considerazioni di ordine teorico, ma anche
prove “sul campo”. Una molteplicità di
studi confermano come lo sviluppo
dell’innovazione a livello mondiale sia
fortemente orientato alla mobile experience (m-applications, m-networks,
m-commerce, m-entertainment).
D’altronde, per la telefonia mobile, nei
prossimi anni si prevedono tassi di crescita record.
Per quanto riguarda le prove sul campo, tra le varie ricerche condotte, anche
quelle basate su tecniche di neuromarketing che hanno valutato le differenti reazioni dei clienti in relazione ai

LEFONO e FAX/EMAIL. Altre offerte di abbonato sono disponibili su Internet all'indirizzo www.ilsole24ore.com/offerte. Non inviare denaro. I nuovi
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Pero (MI). I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all'amministrazione e potranno essere comunicati alle
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marchi Telecom e Tim. «Tutto quello
che facciamo è ovviamente stato sottoposto ed è sottoposto ad analisi. Compresa la campagna di comunicazione,
per la quale si sta svolgendo una gara internazionale», conferma Stella Romagnoli, che guida il team di Telecom Italia
che sta sovrintendendo al progetto di
rebranding.
Per scoprire chi si aggiudicherà la gara internazionale, che potrà contare su
un budget di 10 milioni di euro, occorrerà attendere “a fine anno”, precisa Carlotta Ventura. Intanto il primo passo sarà quello di creare un sito unico al posto
dei due attuali (quello per le imprese,
“Impresa semplice”, è a marchio Telecom). Se ne parlerà a settembre. Il culmine del progetto sarà però il brand unico nel 2016. Che sarà ristilizzato, pur
mantenendo il nome Telecom all’interno come “endorsment”. Innegabile però che una parte di passato, allora, sarà
ormai alle spalle.
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relative ad edizioni più vecchie di 24 mesi dalla data odierna.

La biblioteca
di GIORGIO DELL’ARTI

Il balsamo
dell’arbitro
prima della gara
Arbitri. «Quasi tutti quelli che parlano
di calcio hanno giocato a calcio almeno
una volta nella vita. Quasi tutti quelli
che parlano di arbitri non hanno mai
arbitrato una partita nella loro vita».
Mantra. Il mantra di Nicola Rizzoli
prima di entrare in campo: «Controlla
ciò che puoi. Controlla ciò che puoi.
Controlla ciò che puoi…». Lo stesso di
André Agassi.
Squadra. Nicola Rizzoli prepara la sua
squadra di assistenti con una frase del
libro L’arte della guerra di Sun Tzu,
«Non contare sul mancato arrivo del
nemico, ma fai affidamento sulla tua
preparazione», e con la musica: One
degli U2 cantata da May J. Blige,
Titanium di David Guetta, Viva la vida
dei Coldplay.
Vicks. Nicola Rizzoli, prima di entrare
in campo, respira profondamento un
barattolino di Vicks VapoRub. «Quel
profumo balsamico mi calma, mi
rilassa da morire»
Inizi. Rizzoli iniziò ad arbitrare a 16
anni perché ferito nell’orgoglio da un
arbitro che lo aveva ammonito
rimproverandolo di non conoscere il
regolamento.
Partita. «Nei primi dieci minuti si
gioca tutto. Cinque mi occorrono per
capire se la partita sarà più
impegnativa sul piano fisico o su
quello nervoso, altri cinque per avere
un quadro nitido dei giocatori. Poi
valuto se ho tutte le informazioni che
mi servono: cosa mi è sfuggito? Cosa è
diverso da quello che mi aspettavo?
Da lì in poi ci vorrà solo capacità
tecnica, tenere la mente sgombra e
arbitrare bene».
Baggio. Roberto Baggio «è un grande
uomo oltre che un grande campione. Il
pallone quando viene calciato da lui ha
un suono diverso, non so spiegare
quale sia o perché ma è diverso».
Puffi. Durante gli Europei 2012 di
Polonia e Ucraina, Rizzoli fece
stampare delle magliette per la sua
squadra di arbitri: sul retro il logo
dell’Europeo con sette Puffi
personalizzati, schierati come una
squadra di calcio: Puffo Architetto
per se stesso; Puffo Brontolone per
Rocchi, «noto per lamentarsi di tutto
e tutti»; Puffo Quattrocchi per
«l’ingegnere precisino Stefani»;
Puffo Parrucchiere per Paolo, «visto
che quello è il suo lavoro»; un Puffo
che tiene in mano una bomboletta
con su scritto “Product” per Renato
«perché è maniaco della perfezione
per i suoi capelli»; Puffo Giardiniere
per Maggiani, «il nostro assistente di
riserva, che io considero ovviamente
parte della squadra anche se è
rimasto in Italia. Infine Grande Puffo
ovviamente da dare a Collina.
Davanti, invece, le magliette sono
personalizzate: ognuno ha il proprio
Puffo».
Ibra. «Atalanta-Inter, Serie A, 18
gennaio 2009. Punizione per l’Atalanta
a pochi metri dal limite dell’area, Ibra si
mette in barriera. È il più alto, per cui si
posiziona per primo. Conto i nove passi
dal pallone e segnalo il punto in cui la
barriera si deve mettere a distanza: non
essendoci ancora lo spray, mi
posiziono qualche passo dietro ai
giocatori e uso il braccio come una
specie riferimento. “Toccate il
braccio” dico, per farli arretrare ancora
di mezzo metro. Loro eseguono, ma
Ibrahimovi non si sposta. “Ancora un
passo” gli ripeto. Allora si muove, ma
stizzito e decisamente con troppo
slancio, finendo sul mio piede. Fosse
stato un episodio plateale avrei potuto
anche estrarre il rosso, ma in questo
caso nessuno ha visto cosa è successo,
per cui un’espulsione sarebbe stupida e
controproducente. Così ricambio con
la stessa moneta, affibbiandogli una
gomitata decisamente “involontaria”
sul fianco per spostarlo. Ibra,
guardandomi con aria di sufficienza,
incassa senza fiatare. Anzi, abbozza un
sorriso».
Notizie tratte da: Nicola Rizzoli, Che
gusto c’è a fare l’arbitro. Il calcio senza
il pallone tra i piedi (a cura di Francesco
Ceniti), Rizzoli 2015, 342 pp., 17,50 €.
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Lunedì
22 Giugno 2015

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IL GIORNALE DELL’ECONOMIA REALE

t

INVESTIMENTI ESTERI

EXPORT

ATTRATTIVITÀ

Made in Italy
a Taiwan:
food e tlc
nel mirino

È Londra
la metropoli
europea
con più appeal

Micaela Cappellini u pagina 13

Rita Fatiguso u pagina 13

Enrico Netti u pagina 13

La mappa della Cina in Italia:
nel paniere di Pechino 322 aziende
Credit crunch. Indagine Fondazione Impresa: l’effetto combinato di Tltro e Qe inizia a dare i primi frutti alle aziende minori

Pmi, doppia spinta Bce ai prestiti

Gli impieghi vivi sono aumentati dello 0,4% - Inversione di tendenza in 93 province su 110
Alberto Ronchetti

pIl sistema bancario conti-

nua a essere, nel bene e nel male, il sistema di finanziamento
preferito dalle aziende italiane.
Al di là di tutti i discorsi sui rischi della disintermediazione
creditizia, alla fine, quando si
tratta di chiedere un prestito, le
imprese – grandi e piccole –
fanno la fila allo sportello.
Giovedì scorso la Bce ha assegnato con la quarta asta Tltro
(i fondi a lungo termine che
vanno alle banche con il vincolo della concessione di finanziamenti a imprese e famiglie)
quasi 74 miliardi di euro di risorse fresche. Meno dei 98 distribuiti con l’asta di marzo e
dei 130 assegnati a dicembre,
anche perché nel frattempo
l’avvio del programma di riacquisto asset della Bce (Quantitative easing) ha ridotto l’appetito di liquidità del sistema, ma
ben superiore comunque ai 50
miliardi attesi. La regolazione
dell’asta avverrà dopodomani
e saranno poco meno di 15 i miliardi che prenderanno la strada dell’Italia.
I segnali di ripresa della nostra economia – sia pure timidi
e contrastati, oltre che condizionati dalle incertezze politico-fiscali e dai rischi di un’uscita della Grecia dall’euro – sembra stiano spingendo le imprese a un timido e cauto risveglio
nelle richieste di credito bancario. Forse l’effetto combinato di
Tltro e Qe inizia a dare i primi
frutti, soprattutto – come vedremo fra poco – fra le piccole
imprese (più flessibili e dinamiche, quindi veloci nel cogliere i cambiamenti).
Ma perché le imprese italiane continuano a rivolgersi prevalentemente alle banche? Dopotutto vi sono strumenti, come i mini-bond, meno costosi
del prestito bancario. Le emissioni ci sono, ma certo senza
quel boom che ci si aspettava
tre anni fa, quando fu lanciato
questo strumento: a fronte di

un mercato stimato dal controvalore di 21 miliardi di euro, oggi le emissioni ammontano circa a 6 miliardi.
Il 60% dei direttori finanziari
delle imprese italiane – secondo il Cfo Survey 2015 di Deloitte
– non reputa attrattiva l’emissione di bond e mini-bond come fonte di finanziamento alternativo per la propria impresa, solo il 26% giudica questa
opportunità “interessante” o
“molto interessante”. «Manca
ancora – sottolinea la ricerca
Deloitte – la conoscenza dei
possibili vantaggi che questi
strumenti possono offrire alle
aziende», mentre a livello internazionale (area Emea) il
50% dei Cfo considera il corpo-

BANCHE IN PRIMA FILA

Secondo il Cfo Survey 2015
di Deloitte, il 60%
dei direttori finanziari non
reputa attrattiva l’emissione
di bond e mini-bond
rate debt un’interessante fonte
esterna di finanziamento e solo
il 22% lo vede poco attrattivo.
La maggioranza (42%) dei direttori finanziari italiani intervistati da Deloitte si mostra invece interessata al credito bancario come fonte di finanziamento esterno dell’impresa, il
28% lo ritiene poco attrattivo e
il 30% circa non si esprime.
A questo punto possiamo
cercare di capire se le iniziative
messe in atto dalla Bce negli ultimi trimestri, in particolare le
operazioni di Tltro che passano attraverso gli istituti di credito, hanno realmente aiutato il
sistema delle piccole imprese
italiane.
Le misure non hanno ancora
consentito una netta ripresa
del credito alle imprese, che a
marzo 2015 – sottolinea una ricerca di Fondazione Impresa,
centro di ricerca specializzato

sulle piccole aziende – evidenzia impieghi vivi (al netto delle
sofferenze) inferiori di 21,9 miliardi di euro rispetto ad agosto
del 2014 (prima dell’introduzione delle Tltro).
Ma la cosa interessante è che
tre mesi fa si è verificata una
prima inversione di tendenza.
In particolare, spiega lo studio,
«lo scorso marzo, quando agli
effetti delle Tltro si sono aggiunti i primi acquisti di titoli
(Quantitative easing), gli impieghi vivi verso le imprese sono aumentati rispetto a febbraio, passando da 743,9 miliardi di
euro a 746,8 miliardi di euro. Il
tasso di crescita (+0,4%) è stato
sostanzialmente identico sia
per quanto riguarda le piccole
imprese (sotto i 20 addetti) che
le più grandi». Nel primo mese
del Quantitative easing gli impieghi vivi alle piccole imprese
sono aumentati di 591 milioni di
euro. Non è molto, «ma riteniamo – continuano a Fondazione
Impresa – che questa svolta sarà confermata nei prossimi mesi, sostenuta dagli acquisti
mensili di titoli, dalla nuova Tltro e dalla ripresa del Pil».
Il beneficio, quindi, è stato
soprattutto per le piccole
aziende, che più delle altre hanno - grazie alla loro flessibilità –
la capacità di difendersi nelle
fasi di crisi e di diventare aggressive in quelle di sviluppo.
Una ricerca per aree regionali,
condotta da Fondazione Impresa, vede le regioni del Nord
(Lombardia, Veneto e Liguria)
fra le più veloci nel chiedere i finanziamenti.
«Al risultato nazionale –
conclude la ricerca - concorrono la stragrande maggioranza delle regioni (18 su 20 sono
in terreno positivo) e delle
province (93 su 110). Si tratta di
un segnale importante che
conferma come la ripresa dei
prestiti, anche se ancora a livelli contenuti, stia diventando tangibile».
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Impieghi vivi a piccole imprese. Rank regionale in base agli ultimi dati disponibili al 29 maggio 2015.
Valori in milioni di euro e variazioni percentuali
Regioni
Piemonte

2

Molise

3

Sardegna

4

Emilia Romagna

5

Veneto

6

Lombardia

7

Calabria

8

Valle d'Aosta

9

Toscana

10

Liguria

11

Friuli Venezia Giulia

12

Campania

13

Sicilia

14

Umbria

15

Basilicata

16

Trentino Alto Adige

17

Abruzzo

18

Lazio

19

Puglia

20

Marche

Totale Italia

L’ANDAMENTO DEL CREDITO ALLE IMPRESE NEGLI ULTIMI MESI*
Impieghi vivi alla fine di ciascun periodo. In milioni di euro
Piccole imprese <20 addetti

TOTALE imprese

Misure Bce per sostenere il credito a famiglie e imprese
31/08
2014

30/09
2014

144.530

145.370 143.961
142.686

31/10
2014

28/02
2015

31/03
2015

143.371 142.193
141.273

141.864

31/12
2014

30/11
2014

31/01
2015

Stili&tendenze
MODA UOMO

Cucinelli cresce
negli accessori
Sull’evoluzione del brand,
Brunello Cucinelli, presente
sia a Pitti che a Milano, ha le
idee chiare: «Vogliamo
restare un’azienda di
abbigliamento made in Italy
al 100%. Gli accessori valgono
il 15% del fatturato e sono in
crescita. Aumentano anche le
vendite dell’abbigliamento,
sia donna che uomo».
Giulia Crivelli u pagina 15

Motori
SEAT

Arriva la Ibiza
più «giovane»
e più connessa

Quantitative
Easing
09/03/15
Prima
TLTRO
24/09/14
768.775

Seconda
TLTRO
17/12/14
771.278 763.956 759.684

Terza
TLTRO
25/03/15
749.474 750.274 743.990

Cesare Cappa u pagina 16
746.836

OGGI A MILANO

L’ANDAMENTO
Rispetto a prima delle misure sul credito

Nell'ultimo mese disponibile

Variazioni assolute in milioni di euro e percentuali
(marzo 2015 su agosto 2014)

Variazioni assolute in milioni di euro e percentuali
(marzo 2015 su febbraio 2015)

Piccole imprese <20 addetti

TOTALE imprese

Piccole imprese <20 addetti

TOTALE imprese

-2.666

-21.939

+591

+2.846

-1,8%
-2,9%
(*) Ultimi dati disponibili al 29 maggio 2015

+0,4%

Primi
effetti QE

+0,4%

Fonte: elaborazione Fondazione Impresa su dati Banca d’Italia

L’assemblea di Federchimica

S

i tiene oggi, presso
l’auditorium
Assolombarda di via
Pantano 9, a Milano,
l’assemblea di Federchimica,
la Federazione Nazionale
dell'Industria Chimica.
All’assemblea ,che ha inizio
alle 10.30, partecipano il
presidente di Confindustria,
Giorgio Squinzi, e i
vicepresidenti del
Parlamento Europeo Antonio
Tajani e David Sassoli.
Federchimica, nata nel 1916
come Fenachimici,
Associazione Nazionale di
Industriali ChimiciFarmaceutici, diventa nel
1920 Federazione Nazionale

Febbraio 2015

Marzo 2015

Variazione %

11.341,40
479,5
2.418,30
15.297,40
16.909,30
28.053,90
2.110,40
406,2
12.184,00
3.507,40
3.414,80
5.129,00
6.028,60
2.799,10
846,1
8.840,50
2.972,80
7.420,00
6.044,40
5.069,60
141.272,70

11.444,60
483
2.435,60
15.393,10
16.996,60
28.196,10
2.120,80
408,2
12.234,80
3.521,70
3.428,60
5.148,30
6.048,70
2.806,80
848,4
8.860,00
2.978,50
7.430,30
6.031,90
5.048,00
141.864,10

0,91
0,73
0,71
0,63
0,52
0,51
0,5
0,49
0,42
0,41
0,4
0,38
0,33
0,28
0,28
0,22
0,19
0,14
-0,21
-0,42
0,42

Fonte: elaborazione Fondazione Impresa su dati Banca d’Italia

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delle Associazioni fra
Industriali Chimici, e nel 1945
Aschimici – Associazione
Nazionale dell’Industria
Chimica. Si è quindi
trasformata in Federazione
nel 1984.
Attualmente aderiscono a
Federchimica circa 1400
imprese, per un totale di quasi
90mila addetti, raggruppate
in 17 associazioni di settore, a
loro volta suddivise in 41
gruppi merceologici.
Federchimica fa parte di
Confindustria e, in Europa,
del CEFIC, European
Chemical Industry Council e
dell'ECEG (European
Chemical Employers Group).

SERVIZI

Anticimex vola con Expo

A

L’impatto sul territorio

1

Segnali di svolta

ALL’INTERNO

nticimex, azienda
specializzata nei servizi di
Pest Control, che occupa in
Italia oltre 300 dipendenti,
dopo aver chiuso il 2014 con
ricavi pari a oltre 24 milioni di
euro, si appresta a registrare un
2015 positivo grazie anche alla
vittoria della gara per Expo
2015, che prevede l’erogazione
dei servizi di Pest Control in
tutta l’area espositiva e per
tutta la durata dell’evento. Per
il 2015 la crescita organica
attesa è del 3% con un margine
operativo lordo in aumento del

12%. L’azienda, che lo scorso
anno ha celebrato il suo 80°
anniversario, ha consolidato la
posizione sul mercato anche
grazie alla strategia attuata
dal gruppo internazionale di
cui fa parte, che ha portato
all’acquisizione di più di trenta
aziende negli ultimi 24 mesi, tra
cui il 20% di WiseCon, la
multinazionale danese leader
mondiale nello sviluppo di
dispositivi digitali intelligenti
per il controllo e la cattura dei
roditori e di sistemi di
monitoraggio avanzati.

GLI EVENTI DEL SOLE

I panettoni da Gastronauta

I

n occasione di Expo 2015,
sabato 27 e domenica 28
giugno il Gruppo 24 Ore e
Gastronauta® organizzano a
Milano, in via Monte Rosa
91, un grande evento in onore
del “Panettone tutto l’anno”
che vedrà la partecipazione
di oltre 40 fra i più prestigiosi
produttori artigianali
provenienti da tutta Italia.
Durante l’evento sarà
possibile degustare e
acquistare panettoni
artigianali presentati da
pasticcieri, pizzaioli e cuochi

abili nell’utilizzo della pasta
madre e nella ricerca di
ingredienti adatti sia alla
versione tradizionale sia alla
veste estiva del lievitato. Non
mancheranno corner di
assaggio di prodotti correlati
come vini, liquori, caffè.
La partecipazione
all’evento è gratuita previa
registrazione online al sito
www.eventi.ilsole24ore.com
/ panettone, dove è
disponibile il programma
completo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

12

Indice Agent321Job: le statistiche di Maggio 2015 Forum Agenti
Verona
(5-6 Giugno 2015)
L’
Alimentare, industria e servizi i settori per cui gli agenti di commercio hanno ricercato il maggior numero di mandati nel mese di Maggio

Indice Agent321Job è lo strumento
statistico che si occupa di monitorare il mondo degli agenti di commercio misurando:
• le variazioni dell’andamento delle offerte di lavoro pubblicate da aziende italiane ed estere
per la ricerca di nuovi agenti di commercio;
• le variazioni dell’andamento delle candidature
inviate dagli agenti di commercio per le offerte
di lavoro pubblicate.
Le statistiche dell’Indice Agent321Job non si basano esclusivamente sul numero globale di offerte di lavoro/candidature, ma prendono in considerazione anche i macro settori merceologici

tantivo per la quasi totalità di tutte le figure commerciali che in Italia svolgono l’attività di venditori, rappresentanti, agenti Enasarco, procacciatori, area manager e direttori commerciali.
Agent321, l’organizzazione internazionale la cui
mission è mettere in contatto le aziende con gli
agenti di commercio di qualsiasi Paese, proprietaria dei dati relativi all’Indice Agent321Job, in
attesa di pubblicare il secondo rapporto trimestrale 2015 (le cui statistiche saranno disponibili
a partire dai primi giorni di Luglio), rende noti i
dati relativi al mese di Maggio 2015, comparandoli con quelle dello stesso mese dell’anno precedente.

del mese precedente in cui si era già registrata
una crescita sensibile di entrambe le categorie
di rilevazione.
I settori merceologici più interessanti per gli
agenti di commercio (sui diciotto macro set-

quello dell’alimentare. Il settore servizi, pur rimanendo tra i tre settori per cui si pubblicano
il maggior numero di offerte di lavoro, nel raffronto mese su mese ha subito un importante
calo perdendo 611 richieste, passando dalle

Offerte di Lavoro: raffronto mese su mese Maggio 2014/Maggio 2015

F

Numero Offerte di Lavoro Totali: 9.218
Numero di Candidature Ricevute: 53.201

2.159 del Maggio 2014 alle 1.584 del Maggio
2015, con una variazione in negativo del 27,84%.
Da segnalare l’aumento esponenziale del numero di offerte di lavoro per il settore agricolo/zootecnico, passato da 91 annunci pubblicati nel mese di Maggio 2014 ai 496 pubblicati nello stesso mese del 2015 (con un incremento del 445%). Il dato di questo mese segue
il trend di Aprile 2015, quando si registrava già
un discreto incremento. L’interesse da parte
degli agenti di commercio per questo settore non equivale però a quello riscontrato da
parte delle aziende, tanto che non solo le candidature per l’agricolo/zootecnico non sono aumentate ma sono addirittura diminuite rispetto
al 2014, passando da 843 del Maggio 2014 a
638 del Maggio 2015.
© Riproduzione Riservata

© Riproduzione Riservata

Maggio 2015

Numero Offerte di Lavoro Totali: 10.817
Numero di Candidature Ricevute: 64.152

Raffronto Maggio 2014/Maggio 2015

per cui quelle offerte di lavoro/candidature sono state registrate.
L’Indice Agent321Job ricava i suoi dati dalla stretta collaborazione con i maggiori strumenti (on
line e off line) di annunci di lavoro targetizzati
al mondo degli agenti di commercio (portali
internet di ricerca agenti, rubriche cartacee di offerte di nuovi mandati di rappresentanza, fiere
di settore‘), con le associazioni di categoria
e con partner istituzionali. Per le sue ricerche
può contare quindi su un bacino di 390.000 agenti di commercio, italiani ed esteri, rappresen-

Il confronto tra le candidature inviate dagli agenti di commercio in risposta alle offerte di
lavoro tra il mese di Maggio 2014 e il mese di
Maggio 2015 mostra quali siano i settori merceologici a cui gli agenti sono più interessati.
Il mese di Maggio 2015 ha fatto segnare, rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente, un aumento interessante del numero di offerte di lavoro (da 9.218 a 10.817, per una variazione del
10,51%) e del numero di candidature (da 53.201
a 64.152, per una variazione del 20,58%). I dati
del mese di Maggio 2015 seguono la tendenza

Candidature: raffronto mese su mese Maggio 2014/Maggio 2015

tori presi in esame dall’Indice Agent321Job), e
che movimentano il maggior numero di candidature, restano invariati rispetto a Maggio 2014
e sono alimentare, industria e servizi. Questi
tre settori da soli raccolgono quasi la metà della
candidature complessive di Maggio 2015, toccando il 44% del totale, pari a 25.384 risposte
inviate da parte degli agenti di commercio in
un solo mese.
Per quanto riguarda le offerte di lavoro si registra invece una parziale variazione rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente: a farla da
padrone nel mese di Maggio 2015 sono stati i
settori dell’estetico, dell’industria e dei servizi,
rispettivamente con 808, 1.306 e 1.584 annunci
pubblicati, pari al 34% sul totale. A Maggio 2014
al posto del settore estetico spiccava invece

Rubrica Mensile
a cura di www.venditori.it
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20 Luglio 2015

Portale di Annunci di Ricerca Agenti di Commercio Rappresentanti Venditori

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della Redazione di Agent321

orum Agenti, la manifestazione fieristica «multi location»,
dedicata esclusivamente ai Colloqui di Ricerca Agenti
di Commercio, ha aggiunto una nuova città italiana come tappa dell’evento: il 5 e 6 Giugno 2015 ha toccato infatti
per la prima volta la città di Verona.
Il format dell’evento, fortemente proiettato al business, mira a
favorire l’incontro tra aziende alla ricerca di agenti di commercio e agenti di commercio alla ricerca di nuovi mandati di rappresentanza. Nei due giorni della manifestazione si sono dati
«appuntamento» 149 aziende (tra cui 15 estere) e 2.332 agenti di commercio, così da rendere il Forum Agenti un vero
e proprio punto di incontro tra domanda e offerta.
Clima d’affari positivo, grande varietà dell’offerta merceologica,
soddisfazione a livello commerciale e molte nuove collaborazioni: questo è il bilancio dell’evento che scaturisce dalle opinioni delle aziende espositrici.
«Il Forum Agenti è una fiera “sui generis”, il cui successo non
si misura dal numero di visitatori, come per le fiere tradizionali, ‒ ha dichiarato una delle aziende espositrici ‒ ma dalla
qualità degli agenti partecipanti, dalla rispondenza ai criteri
di selezione che applichiamo, dall’esperienza che hanno nel
settore merceologico in cui operiamo‘ Potrebbe essere sufficiente incontrare al Forum Agenti anche solo 2 o 3 candidati,
ma davvero idonei, i candidati giusti, perché il business della
nostra azienda subisca un’impennata interessante».
La proposta relativa ai convegni, seminari e workshop è stata
più che generosa con 25 interventi in grado di dare risposte
concrete alle domande e alle problematiche che ogni giorno
gli agenti di commercio si trovano a dover affrontare.
La Fondazione Enasarco ha messo a disposizione la competenza dei suoi funzionari, coordinati da Fabio Rufini e Andrea
Ricci (dirigenti, rispettivamente, dei servizi vigilanza e prestazioni), per offrire consulenze contributive gratuite. A prestare
la loro professionalità anche l’avvocato Lorenzo Bianchi, affiancato dai colleghi Gianluca Bellardini, Stefano Fierro e
Marco Salvadori, e il fiscalista Massimiliano Bellucci, che hanno risposto alle domande degli agenti e fornito loro preziosi consigli. 256 sono stati gli agenti che hanno usufruito del servizi
consulenza legale, fiscale e contributiva.
Forum Agenti ritornerà il 27 e 28 novembre a Milano, presso
Fiera Milano City, con un’area espositiva di 15.000 mq, uno spazio notevolmente più ampio rispetto all’edizione precedente che
gli organizzatori auspicano possa accogliere oltre 600 aziende
espositrici interessate alla ricerca di nuovi agenti di commercio.

Periodo di rilevamento:

Maggio 2014

Conclusa la settima edizione della Fiera –
Oltre 2.300 gli agenti di commercio che hanno
partecipato al Forum – Appuntamento a Fiera
Milano City il 27 e 28 Novembre 2015

Lunedì 22 Giugno 2015

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Impresa & territori 13

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

Investimenti/1. Il Far East è il primo investitore al mondo nel 2014: ecco la mappa delle acquisizioni

M&A, la Cina accelera in Italia
Siamo diventati la seconda meta in Europa con 322 operazioni

Investimenti/2. Dopo il forum di Milano sul biotech

Il made in Italy a Taiwan
per alimentare e servizi tlc
Rita Fatiguso
PECHINO. Dal nostro corrispondente

Micaela Cappellini

pIn tutto, sono 322. Danno Ecco la fotografia delle aziende italiane partecipate da China Inc.
lavoro a 17.800 persone e producono 8,4 miliardi del nostro Pil. Sono le aziende italiane di proprietà degli investitori cinesi. Sono molte, e
soprattutto sono in crescita:
se tutto procederà a dovere
tra ChemChina e Pirelli, le acquisizioni cinesi in Italia negli ultimi 18 mesi saranno superiori a quelle fatte in Gran
Bretagna e negli Stati Uniti,
segnalano gli esperti dell’agenzia di rating cinese Dagong Europe.
Mercoledì l’Unctad renderà nota l’edizione 2015 del
World Investment Report, la
fotografia annuale degli investimenti esteri nel mondo.
Qualcosa però James Zhan,
l’uomo che coordina la pubblicazione, se lo è fatto scappare la settimana scorsa, nel
corso della conferenza mondiale delle agenzie per l’attrazione degli investimenti che
si è svolta a Milano. Nel 2014,
ha detto Zhan, l’Asia è stata la
più grande fonte di capitali
esteri e la Cina (con Hong
Kong) è nettamente il secondo Paese investitore al mondo, più attivo della Germania
e persino del Giappone.
Se dunque Pechino è tra i
motori più ruggenti delle acquisizioni, quanti giri ha fatto
finora nel nostro Paese? La risposta - 322, appunto - è frutto
del lavoro della banca dati Reprint, costruita da R&P in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università di
Brescia. L’impennata è cominciata meno di dieci anni
fa. Tre quarti delle aziende
partecipate, ricorda il professor Marco Mutinelli, docente
all’ateneo bresciano e responsabile della banca dati, si
trovano in Italia settentrionale, 95 solo in Lombardia (in
pratica, il 40% del totale); seguono il Veneto con 32 impre-

La distribuzione territoriale delle imprese italiane partecipate da investitori cinesi. Anno 2014
LOMBARDIA

VENETO

40%

14%

PIEMONTE

ALTRE REGIONI
DEL NORD ITALIA

6%

9%

LAZIO

EMILIA ROMAGNA

8%

6%

ALTRE REGIONI
DEL CENTRO-SUD ITALIA

17%

322

87

Aziende italiane partecipate dai cinesi

Partecipate da investitori
con sede a Hong Kong

8,4 miliardi di euro
Il giro d’affari

17.800

I lavoratori totali impiegati

1,5% Le partecipazioni cinesi sul totale degli investimenti stranieri in Italia
Fonte: Banca dati Reprint, R&P-Politecnico di Milano

se partecipate, Lazio e Piemonte entrambi con 20 e
l’Emilia-Romagna con 14.
La palma di investimento
più corposo nel nostro Paese
va al gigante energetico cinese State Grid, la maggiore società elettrica al mondo, che
l’anno scorso ha speso oltre
due miliardi di euro per rilevare il 35% di Cdp Reti, che a
sua volta possiede il 30%
di Terna e Snam. Nel paniere
di Pechino, ricorda il professor Mutinelli, l’anno scorso è

entrata anche la bellunese
ACC Compressors, produttore di compressori per frigoriferi, acquisita nel luglio
scorso dalla Wanbao Group
Compressor. Tre mesi dopo il
gruppo lucchese Salov (che
controlla i marchi dell’olio di
oliva Sagra e Berio) è stato acquisito dalla società statale
Bright Food, mentre a dicembre il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti ha ceduto il 40% di Ansaldo Energia alla Shanghai

Electric Corporation.
In Italia sono a maggioranza cinese la Om Carrelli Elevator, la milanese Cifa del calcestruzzo (era il 2008, e
Zoomlion dava il via alla stagione delle grandi acquisizioni del Dragone in Italia e in Europa) e la toscana Fosber, produttore di macchine per imballaggi; il gruppo Ferretti
costruttore di motoryatch e la
farmaceutica comasca Sirton; il produttore parmense
di abbigliamento maschile

Caruso e la bergamasca Pinco
Pallino. Contano come cinesi
anche la filiale italiana della
svedese Volvo, che nel 2010 fu
acquisita dalla Geely, così come la catena francese di profumerie Marionnaud, che nel
2005 fu acquisita dal gruppo
Hutchinson Whampoa di
Hong Kong, lo stesso che controlla H3G.
«L’operazione Pirelli non
era prevedibile - confessa
Mutinelli - chimica e gomma
non sono due settori in cui le
aziende cinesi si erano in precedenza mosse significativamente nei Paesi avanzati.
Questa operazione poi dimostra che il tiro è stato alzato e
che la dimensione degli investimenti si è fatta più importante». Talmente importante, ricorda il capo del Corporates Analytical Team di Dagong Europe, Richard
Miratsky, «che la Cina da sola
ha rappresentato il 27% di tutti gli investimenti esteri affluiti in Italia nel 2014». In Europa, prosegue Miratsky, «i capitali cinesi l’anno scorso
hanno raggiunto la cifra record di 18 miliardi di dollari e
l’Italia ha rappresentato il secondo Paese di destinazione
continentale, con 3,5 miliardi
di dollari di investimenti, dietro alla Gran Bretagna».
«La crescita dell’interesse
cinese per l’Italia - conclude
Mutinelli - è un fenomeno indubbio. Ma quel che più conta, per il nostro Paese, è che
molte di queste imprese cinesi stanno compiendo solo ora
i loro primi passi da multinazionali. È possibile quindi che
quelli in Italia, per loro, siano i
primi investimenti in Europa:
in questo caso, si tratta di basi
destinate a restare e ad ampliarsi, poiché avranno la funzione di quartier generale di
tutti i successivi investimenti
nel continente».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

pOcchi puntati su Taiwan, e

non solo quelli dei “compatrioti”
dell’altra sponda dello Stretto.
Taipei è certamente un’area dalle grandi potenzialità, che però
ha di fronte una fase politica nuova, dalle prospettive incerte.
Due donne, questo ormai è assodato, si contenderanno la carica di presidente della Repubblica nelle elezioni del prossimo 15
aprile 2016. Bisognerà capire
quanto tutto ciò potrà incidere
anche sulle opportunità di business con Paesi non dell’orbita
asiatica.
Si profila una chiamata alle urne che potrebbe comunque
chiudere l’epoca del filo-cinese
Ma Ying-jeou. Infatti Hung
Hsiu-chu ha vinto le primarie del
partito Kuomintang, incassando
oltre il 30 per cento dei consensi
richiesti, e concorrerà alla gara
per la presidenza a nome del
Kuomintang mentre il partito
dell’opposizione DPP (Democratic Progressive Party) ha scelto di farsi rappresentare da un’altra donna, Tsai Ing-wen.
Un bel match. Bisognerà vedere quale delle due donne e
delle due fazioni prevarrà, certamente l’opposizione è meno
gradita a Pechino, il principale
partner, più grande importatore
e secondo esportatore di
Taiwan. L’isola, ricordiamolo, è
di fatto indipendente ma Pechino la considera parte del proprio territorio.
Ma business is business, tanto è
vero che la Cina, dopo aver blandito a lungo l’isola con prospettive allentanti di collaborazione,
appena giovedì scorso ha deciso
di rendere più facili le visite dei
“compatrioti” di Taiwan. Ha ufficialmente annunciato che dal
prossimo 1° luglio i residenti di
Taiwan non avranno bisogno del
visto per entrare nel Paese.
Il cambiamento di politica
verso i “compatrioti” di Taiwan
era stato annunciato il 14 giugno
da uno dei massimi dirigenti cinesi, componente del Comitato

Permanente dell’Ufficio Politico
Yu Zhengsheng in occasione del
settimo Forum sui Rapporti dello Stretto a Xiamen, nel Fujien,
proprio di fronte a Taiwan.
L’agenzia Xinhua ha chiarito
che ad essere abolito è il cosiddetto “permesso d’ingresso”,
cioè in pratica il visto. Per i taiwanesi che vogliono andare in Cina
rimane l’obbligo di ottenere la
cosiddetta “autorizzazione al
viaggio”, un documento che viene rilasciato rapidamente e che
vale cinque anni per i taiwanesi
che vogliono visitare le Cina e
dieci anni per i cinesi che vogliono recarsi a Taiwan.
Il portavoce dell’Ufficio Governativo per gli Affari di
Taiwan, Xiaoguang, ha detto che
Pechino si augura che la decisione «favorisca gli scambi tra le
due sponde dello Stretto e le relazioni tra le popolazioni». Le statistiche ufficiali nel 2008 rivelano che circa 4,36 milioni di taiwanesi hanno visitato la Cina, contro appena i 280mila cinesi che
hanno visitato Taiwan. Nel 2014,
invece, contro i 5,37 milioni di

I NUMERI

482 milioni $

Le esportazioni italiane
Nel primo trimestre
dell’anno l’export dell’Italia
verso Taiwan è calato
rispetto allo stesso periodo
del 2014 ed è
sostanzialmente
paragonabile (anche se di
poco superiore) all’export
di Taiwan verso il nostro
Paese

3,1%

La crescita del Pil
Quest’anno si prevede che
l’economia di Taiwan
continuerà a crescere
sostanzialmente allo stesso
tasso messo a segno nel
2014 (+3,2%)

taiwanesi in Cina, c’erano ben
4,04 milioni di cinesi a Taiwan.
C’è chi ha sottolineato il tempismo dell’annuncio di Yu, a
pochi mesi dalle prossime elezioni presidenziali di Taiwan,
nelle quali potrebbe anche verificarsi la sconfitta del Kuomintang, il cui leader Ma Ying-jeou
ha comunque promosso il miglioramento dei rapporti tra
Taipei e Pechino, in vista della
vittoria dell’opposizione indipendentista.
In questo scenario a corrente
alternata in settimana si tiene il
Forum Italia-Taiwan con una
delegazione di imprese a Taipei
da domani fino al 25 giugno insieme al ministero dello Sviluppo economico e a Confindustria con la collaborazione dell’Ice di Taipei.
Le forze in campo e l’interscambio con l’Italia possono solo
migliorare, grazie a un dialogo
ben avviato: l’ultima tappa è stata
il Forum dell’estate scorsa a Roma e va ricordato anche l’incontro di Milano su Taiwan dedicato
alle biotecnologie.
Taipei può riservare sorprese.
Anche le telecomunicazioni sono in fase di ristrutturazione ma
rimangono un settore fondamentale dell’economia: i servizi
di telecomunicazione infatti
contribuiscono con un valore di
11,7 miliardi di dollari Usa pari al
2,3% del Pil di Taiwan nel 2014. Il
fatturato proveniente dal mercato dei servizi delle telecomunicazioni rallenterà fino ai 10,8 miliardi del 2019 e i costi obbligatori
d’interconnessione mobile e la
riduzione tariffaria imposti dalle
autorità della regolamentazione
di Taiwan contribuiscono alla
lentezza nella crescita. Ma proprio per questo c’è da attendersi
decisioni importanti.
Per gli italiani valgono sempre
i classici cavalli di battaglia. In
primis il food, apprezzatissimo:
di recente si è tenuto un incontro
sull’olio extravergine di oliva,
sempre più apprezzato dai
taiwanesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Investimenti / 3. Uno studio di EY mette in fila le metropoli europee in base alla capacità di attirare progetti e di creare occupazione

Attrattività: Londra in testa, ma Berlino incalza
Enrico Netti

pNell’attrattività

degli investimenti esteri Londra conferma il suo primato, ma Berlino diventa la metropoli europea in maggiore ascesa. La capitale tedesca nell’ultimo
anno ha migliorato il suo appeal grazie non solo all’efficienza del sistema-Germania, ma
anche ai progressi registrati
nelle nuove tecnologie, nel lifestyle e nella qualità della vita. Piacciono la sua cultura
d’impresa cosmopolita, le
competenze e la produttività,

l’elevato profilo delle multinazionali e l’invidiabile ventaglio di fiere ed eventi internazionali, business e non, ospitati. Ed è pure una culla per le
start up. Un mix di fattori che
ha permesso a berlino di più
che raddoppiare gli investimenti in arrivo.
A far guadagnare alla città
tedesca quattro punti percentuali rispetto al 2014 è l’European attractiveness survey
2015 di EY. Un passo avanti che
la fa avvicinare a Parigi, stabile
al secondo posto, mentre Lon-

dra, che pure conferma la sua
leadership (è preferita da un
investitore su due e ospita i
quartier generali di 250 banche
estere), perde un po’ di smalto,
anche se si sta affermando come hub per le start up e polo
delle nuove tecnologie: non a
caso Facebook ha creato sulle
rive del Tamigi il suo primo
polo di sviluppo al di fuori gli
Usa. E le metropoli italiane,
Roma e Milano, dove sono?
Semplicemente non sono riuscite a entrare nella top ten e finiscono ben distanti da Fran-

coforte e Monaco, ma anche
da Barcellona, Bruxelles, Madrid e Praga.
«L’Italia è all’inizio di un
percorso di riforme e di ammodernamento. Questo crea
qualche titubanza agli investitori esteri: l’elevata burocrazia e il rallentamento dei consumi sono fattori che ancora
incidono sulla nostra attrattività - commenta Donato Iacovone, a.d. di EY in Italia e Mediterranean managing partner -. Oggi non siamo ancora
in grado di competere con gli

Infrastrutture & filantropia. Il progetto Re:Build e le iniziative della Pilosio Building Peace

La logistica italiana accoglie i profughi
CORBIS

di Vittorio Da Rold

Segno di speranza.
Hawa Abdi, meglio
conosciuta come
«Mama Hawa», è
una ginecologa
somala e attivista
dei diritti umani che
ha aiutato 90mila
profughi durante la
guerra civile: verrà
premiata con il
Pilosio Building
Peace Award

U

dine, Amman, Mogadiscio. In queste tre mete
geografiche c’è una
fantastica storia italiana che le
collega come tre punti nel firmamento dell’innovazione e della
filantropia.
La prima meta del percorso è
Udine, luogo dove ha sede la
società da dove ha inizio questo
percorso industriale: la Pilosio,
gruppo attivo nella produzione
di ponteggi e casseforme, che nel
2010 era a un passo dalla bancarotta ed è invece riuscita a invertire la rotta grazie alle strategie
volute dal Ceo Dario Roustayan,
49 anni, italiano di origini iraniane. Dopo aver rimesso in sesto
l’azienda cambiando il modello
di business (85% all’export e il
15% venduto in Italia, esattamente il contrario di quanto avveniva
prima della crisi), Roustayan ha
deciso di guardare lontano e ha
istituito la Pilosio Building Peace,
onlus dedicata a migliorare le
condizioni di vita delle comunità
in stato di emergenza e sottosviluppo, che dall’anno scorso ha
ricevuto il sostegno della Cgi, la
fondazione della famiglia dell’ex
presidente americano Bill Clin-

ton. Il primo progetto è la costruzione di due scuole per i rifugiati
siriani in Giordania, e qui arriviamo alla seconda tappa di questo
giro del mondo iniziato in Friuli.
Si trattava di dare risposte per
l’istruzione a centinaia di migliaia di profughi siriani presenti in
Giordania, cercando di superare
ostacoli logistici, burocratici e
diffidenza della popolazione
locale. «Abbiamo brevettato un
sistema innovativo, partendo dai
nostri ponteggi, che permette la
costruzione di strutture modulari temporanee che si adattano
facilmente alle esigenze delle
comunità in emergenza» dice
Roustayan.
La prima posa di questi moduli

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della Pilosio e chiamati Re:Build
è stata realizzata al Queen Rania
Park di Amman e al campo
profughi di Za’atari, per giovani
rifugiati siriani e dedicati alle
attività educative e scolastiche.
Amman è arrivata sul piano
dei progetti quasi naturalmente.
Il mercato mediorientale è il più
florido e dinamico al momento
per la Pilosio, con le commesse,
oltre a quella della Medina,
dell’aeroporto di Jeddah e quelle
per La Mecca. Un mercato che si
è aperto grazie a un brand conosciuto per serietà e qualità.
La terza tappa del viaggio è
Mogadiscio, in Somalia. Qui vive
Hawa Abdi, meglio nota come
“Mama Hawa”, una donna

veramente incredibile: la prima
ginecologa somala e una famosa
attivista per i diritti umani a
livello internazionale. Una donna
che ha saputo creare una rete
logistica e di assistenza per
salvare la vita a 90mila profughi
durante la guerra civile e ha
fornito cure mediche e istruzione
a migliaia di donne e ragazzi in
cerca di un rifugio e di un percorso di speranza in momento bui
della Somalia. È qui che vedrà la
luce il terzo progetto delle strutture Re:Build per la creazione di
un intero villaggio, già battezzato
“Hope Village”, capace di accogliere centinaia di famiglie
somale.
Mama Hawa sarà premiata
con il Pilosio Building Peace
Award, giunto quest’anno alla
quinta edizione, nel corso di una
cerimonia che si terrà l’11 settembre a Milano, a Palazzo Mezzanotte, con la partecipazione dei
più grandi nomi internazionali
della filantropia e della lotta per i
diritti umani.
Ecco perché Mogadiscio,
Amman e Udine si uniscono in
un solo tratto di penna: progettare e costruire un mondo possibilmente migliore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

altri grandi Paesi, anche se in
questo 2015 stiamo registrando un aumento di attrattività
degli investimenti».
Una situazione ingessata,
che penalizza l’Italia sul fronte degli investimenti esteri e
della conseguente creazione
di posti di lavoro, una partita
che nel 2014 ha complessivamente portato alla creazione
di 186mila nuovi occupati
grazie a 4.341 progetti (+10%)
in Europa. Lo scorso anno,
per esempio, sull’area metropolitana di Londra si sono ri-

La top ten delle grandi città
«Quali sono le tre città europee più attrattive?» Risposte in %
Città

Var. %
sul 2014

Città

Var. %
sul 2014

1 Londra

-2

6 Bruxelles

2

2 Parigi

0

7 Monaco

-4

3 Berlino

4

8 Barcellona

-2

4 Francoforte

-4

9 Praga

1

5 Amsterdam

0

10 Madrid

-1

versati 383 progetti, su quella
di Parigi quasi 160, tra Francoforte e Darmstadt 124 e in Catalonia 108.
Quale ricetta seguire per poter scalare posizioni? «Nella
moda e nell’agroalimentare
siamo già un punto di riferimento per gli investitori esteri
– aggiunge Iacovone -. Le riforme fatte, come il Jobs Act e l’Investment compact, servono a
supportare le Pmi, ed è necessario continuare in questa direzione, incoraggiando allo
stesso tempo gli investimenti
in innovazione, digitalizzazione e infrastrutture».
enrico.netti@ilsole24ore.com

Nota: totale rispondenti: 808

Fonte: EY’s 2015 European ttractiveness survey

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

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Impresa & territori 15

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

STILI&TENDENZE
In breve
CASUALWEAR

Italia Independent
con Care Label

Moda uomo. L’azienda umbra presente sia a Pitti sia a Milano

Cucinelli: la crescita
dell’abbigliamento
contagia gli accessori
Il segmento vale il 15% dei 356 milioni di ricavi

Al Pitti Italia Independent
(I-I)presenta alcune recenti
collaborazioni, a partire
dalla seconda collezione di
occhiali ispirata alla
sneaker Superstar di
Adidas Originals. Lo stand
del brand è collegato a
quello di Care Label, nato
dall’incontro tra il designer
Leopoldo Durante e Lapo
Elkann, fondatore di I-I.

STILISTI

Giacobino direttore
creativo di PT01

Si chiama #itpant il nuovo
pantalone di PT01 Woman
Pants, un’anteprima della
collezione P-E 2016, la
prima disegnata da Alessia
Giacobino, nuovo direttore
creativo della linea donna
del marchio specializzato in
pantaloni, che ha scelto la
via dell’instantly
shoppable. Trenta paia di
#itpant sono stati messi in
vendita da ieri solo da N°30
Milano, boutique di via
della Spiga.

Giulia Crivelli

pL’immagine che di recente lo

ha più colpito Brunello Cucinelli
è quella di Michael Caine, direttore d’orchestra in pensione nel
film Youth di Paolo Sorrentino ,
che “dirige” i suoni della natura
seduto su un sasso in pezzo a un
prato sulle montagne svizzere.
«In quei gesti di un uomo che
ama la musica ci sono eleganza, e
armonia con la natura e anche
con sé stessi: tutto quello che dovremmo ritrovare. O forse in parte abbiamo già ritrovato».
Qualche anno fa l’imprenditore umbro, che ha costruito
un’azienda e un marchio famosi
in tutto il mondo partendo dalla
maglieria in cashmere, aveva iniziato a parlare di «crescita garbata», sottolineando, anche dopo la
quotazione del 2013, che aumentare a ogni trimestre a due cifre ricavi e redditività non era il suo
obiettivo. Ora in molti hanno abbracciato le sue tesi (a volte per
forza maggiore: nel 2014 e 2015
persino il lusso ha rallentato la
sua corsa) e Cucinelli sceglie altre parole. «Vorrei che oggi la
crescita fosse bella , non più solo
garbata. Perché succeda, deve tener conto delle esigenze dei lavoratori, ai quali dobbiamo continuare a restituire dignità, anche
economica. Dobbiamo anche occuparci del territorio, custodirlo
per noi e le prossime generazioni, e mi sembra una felice combi-

nazione che tutto questo sia in
sintonia con il tema di Expo, che è
nutrire uil pianeta».
Parole ma soprattutto fatti: «Il
nostro progetto di realizzare un
parco aperto al pubblico a Solomeo, dove ha sede l’azienda, procede secondo i tempi previsti –
spiega l'imprenditore –. Siamo
oltre metà strada, entro un mese
abbatteremo gli ultimi capannoni industriali al posto dei quali ri-

Leggerezza. Tessuti impalpabili,
capi sovrapponibili e dettagli
sartoriali per la P-E 2016 di Cucinelli

fiorirnnao i prati e le persone».
A Pitti, la grande fiera dedicata
alla moda uomo che si è chiusa
venerdì a Firenze, e a Milano moda uomo, la settimana di sfilate e
presentazioni che si concluderà
domani, Cucinelli ha presentato
una collezione che, ancora una
volta, riesce a coniugare know
how artigianale e contemporaneità. Sull’evoluzione del brand,
Cucinelli ha le idee chiare: «Vogliamo restare un’azienda di abbigliamento made in Italy al
100%, gli accessori valgono il 15%
del fatturato (356 milioni nel
2014, in crescita del 10,4% sul 2013,
ndr) e ci va bene così. La donna
assorbe il 67% delle vendite, l’uomo il 33 per cento. Aumentano le
vendite di entrambe le linee,
quindi anche queste proporzioni
resteranno più o meno uguali».
«Sono ossessionato dal prodotto e dalle reazioni che suscita
in chi lo vede per la prima volta e
in chi ci conosce bene – conclude
Cucinelli –. Vorrei che ci fosse
sempre un elemento di sorpresa,
di ammirazione per quello che le
mani sapienti dei nostri artigiani
riescono a fare. Ma spero sempre
che tutti colgano anche la coerenza di un percorso, di un’eleganza leggera, fatta di dettagli e
di capi combinabili per adattarsi
alla personalità di ciascuno, dandole un tocco di quello stile italiano che tutti ci invidiano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Maglieria. Il marchio cresce in tutti i multimarca del Paese e in Corea del Sud

Pelletteria

Da Altea pre-collezione ad hoc
per il mercato giapponese

D’Acquasparta
lancia linea
di borse

p«Pitti per noi è strategico da

sempre, sia per farci conoscere come marchio e dai buyer di mercati
emergenti,siaperincontrareclienti
dilungastoria.Manonsolo:èanche
l’occasione per confrontarsi con gli
altri e, last but not least, per dare
spunti ai multimarca su come allestire gli spazi che dedicano ai nostri
prodotti». Stefano Corbella, direttore commerciale estero di Altea,
presenta così la partecipazione alla
fiera fiorentina della storica azienda di Pero, alle porte di Milano.
Nel 2014 il fatturato è arrivato a
36 milioni, con un 40% di export,
una quota che sia Corbella sia i
fratelli Michele e Luca Sartori –
gli eredi del fondatore che oggi
guidano l’azienda – vorrebbero
aumentare, puntando sull'Euro-

pa e sull’Asia-Pacifico.
«Uno dei mercati più importanti per noi, da sempre, è il Giappone – spiega Corbella –. Negli anni abbiamo rafforzato i rapporti
con tutti i più importanti department store del Paese e da qualche

stagione creiamo delle pre-collezioni ad hoc. Di Altea i giapponesi
apprezzano sia la qualità estrema
dei tessuti e della fattura quasi artigianale, sia lo stile». Nel 2014 e
nella prima metà del 2015 sono andati molto bene pure Corea del
Sud e Stati Uniti.
«Ma il Giappone resta la piazza
più interessante anche per un altro motivo – conclude Corbella –.
Sta aumentando moltissimo il turismo cinese ed essere presenti,
con corner importanti, a Tokyo,
ad esempio, è un ottimo modo per
farciconosceresuunmercatoche
ovviamente ha grandi potenzialità e che prima o poi affronteremo
seriamente».

Per l’inverno. Uno dei nuovi
modelli della collezione in licenza

pFino a oggi ha fatto scarpe,
soprattutto sneaker. Ora il marchio fiorentino D’Acquasparta
siallargaallapelletteria,affidando la licenza di produzione e distribuzione a un’altra azienda
fiorentina, la B&G di Franco
Baccani. Dalla collaborazione
nascerà la prima linea di borse e
accessori per uomo e donna, di
cui si è visto un assaggio la scorsa settimana durante il Pitti Uomo: prodotti comodi e funzionali, pensati per una clientela
giovane, che saranno in vendita
dal prossimo autunno-inverno.
Per D'Acquasparta (il cui nome deriva dal cardinale invitato
a Firenze da papa Bonifacio VIII
nel 1288 per pacificare guelfi e
ghibellini), 6,5 milioni di fatturato, prodotto dal Calzaturificio
Gabriele di Scandicci, è la prima
brand extension e l’obiettivo è
spingere la crescita: il piano industriale dei prossimi tre anni
prevede di salire a 10 milioni di
fatturato. Per la pelletteria B&G
di Lastra a Signa, uno dei nomi
d’eccellenza del distretto fiorentino, 10 milioni di ricavi producendo borse per Gucci e Cartier, è l’atteso salto nel mondo
del marchio proprio. Accanto
alla collezione fatta in casa,
B&G prevede l’apertura del primomonomarcaD’Acquasparta
a Firenze entro l’anno.

G.Cr.

Stampe. Per la P-E 2016 molte le
stampe che accostano bianco e blu

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Casualwear. Vendite a +30% a Milano, nuove boutique a Porto Cervo e Venezia

Paul&Shark vince con il retail
Marta Casadei

pA giugno 2015 la boutique di

Via Montenapoleone ha registrato un +30% delle vendite rispetto
al mese precedente. Anche lo
showroom di Milano, a sei mesi
dall’inaugurazione,staavendoottimi riscontri: è il momento d’oro
di Milano e Paul&Shark ha deciso
di cavalcarlo.
Il marchio è il fiore all’occhiello
diDama,aziendadellafamigliaDini,consedeaVarese,chehachiuso
il 2014 con ricavi per 170 milioni di
euro. Nonostante la crisi del mercato russo, che ha sempre rappresentato una piazza importante per
Paul&Shark, dall’azienda fanno
sapere di confidare in una conferma dei numeri 2014 a fine anno.
L’obiettivo è quello di rafforza-

re la presenza del brand nei mercati stranieri, che assorbono
l’80% dei ricavi: la Cina, dove
Paul&Shark conta 60 monomarca, e più in generale l’Estremo
Oriente dove l'azienda ha appena
aperto due boutique in Vietnam.

Poi ci sono gli Usa, una piazza dal
potenziale elevato.
L’ampliamento di un retail
network che oggi conta 250 monomarca è una delle direttrici di
sviluppo di Paul&Shark: entro la
fine del 2015 sono previste due
apertureinItalia,aPortoCervoea
Venezia, e due Egitto, ad Alessandria e Il Cairo. A ottobre verrà riaperto il negozio di Shanghai. A
conquistare la clientela è il mix tra
ricerca, innovazione e stile sul
quale il brand continua a puntare:
della linea per la P-E 2016 fanno
parte capi hi-tech come Typhoon
Jacket oltre a una capsule di t-shirt
ispirate all’installazione realizzata da Moritz Valdemeyer per lo
showroom milanese.

Typhoon Jacket. Per la P-E 2016

S.Pi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

adesione sul territorio riuscendo
a coinvolgere numerosi soggetti.
Per la tappa campana si sono mobilitati a esempio l’Ente per il Turismo di Napoli, il Comune di Napoli e Federalbergi di Ischia.
«Questa collaborazione tra Ept
e due fra i brand più importanti per
il territorio - afferma Nino Bocchetti, il commissario dell’Ente
provinciale per il turismo di Napoli - risponde alle esigenze di un
turismo che tende a diventare
“consumo e risposta” al bisogno di
conoscenza. È necessario promuovere le attrattive turistiche di
un territorio come prodotti da col-

locare sul mercato per rispondere
ai bisogni dei “consumatori”, il
tutto attraverso la visibilità offerta
dalla televisione italiana e continuando a stimolare la voglia di bello degli italiani e fare in modo che
scelgano il nostro territorio per le
loro vacanze brevi e lunghe».
Carpisa e Yamamay, dal 2012
sono sotto l’ombrello della Pianoforte Holding che ha aderito al
programma Elite di Borsa Italiana.
Oggi il gruppo ha una rete di circa
1.300 negozi di cui quasi mille in
Italia con cui ha realizzato nel 2014
un fatturato totale di 287 milioni.

Moda e turismo. Iniziativa con l’Ept di Napoli per produrre un format televisivo in cui le spiagge fanno da sfondo alle nuove collezioni
DA FIRENZE A MILANO

Come vestiranno
gli uomini nel 2015
Gallery e approfondimenti
dal Pitti di Firenze alle
sfilate di Milano, che si
concluderanno domani per
passare il testimone a
Parigi. Online le immagini e
i commenti per capire come
si vestiranno gli uomini (se
vorranno) nella primaveraestate 2015.
www.moda24.ilsole24ore.com

Yamamay in tour da Ischia a Riccione
Vera Viola

pModa, turismo e gastronomia:

un trinomio su cui si basa la nuova
strategia di Carpisa e Yamamay, i
due marchi che fanno capo a Pianoforte Holding delle famiglie
Cimmino e Carlino.
Una carovana vintage di Vespe coloratissime è già partita per
un giro d’Italia in stile anni 60 che
toccherà cinque prestigiose località balneari – Lido di Camaiore, Ischia, Milano Marittima, Ric-

TV A CURA DI LUIGI PAINI

cione e Palermo - per produrre
un nuovo format televisivo “Sapore di Mare” che verrà presto
trasmesso dalla Rai. Le bellezze
naturali, i monumenti, le aree archeologiche, le tipicità gastronomiche faranno da sfondo alla presentazione delle collezioni di
borse, costumi e molti accessori.
Il documentario-reality verrà
condotto da Alessia Ventura e realizzato con la regia di Maurizio
Rossi. Il tour ha toccato Ischia,

isola simbolo delle estati giovani
degli anni del boom economico,
con la spiaggia di San Montano a
Lacco Ameno teatro di incontri e
scenario per situazioni divertenti e agonistiche: beach volley, calcetto, l’immancabile bagno di
gruppo; protagonista la squadra
partenopea di pallanuoto e ospite d’onore Amaurys Pérez. Lo
chef stellato Ilario Vinciguerra
ospite per preparare un pranzo
d’eccezione e illustrare i piatti ti-

pici della cucina locale.
«Si tratta di una iniziativa semplice - commenta Luciano Cimmino, ad di Yamamay – un prodotto per i giovani. La trasmissione riproporrà temi e atmosfere note: la
vita in spiaggia al mattino, le serate
in riva al mare nella cornice di località tra le più belle del mondo
con patrimoni naturalistici e culturali da primato, ancora poco noti e valorizzati».
Il progetto ha trovato grande

In Vespa. La carovana vintage

RADIO 24

Parole che restano

Tra attualità e storia

21.10 | SKY ARTE
Stefano Accorsi intervista Mario Martone (nella foto)

9.05 | MIX 24

IL TEMPO
Frequenze:800-080408
Per intervenire alle trasmissioni:
800-240024 SMS 349-2386666
I Gr possono essere ascoltati anche su:
www.radio24.it

La notizia in 3d di Giovanni Minoli (foto) con Mario Sechi e Pietrangelo Buttafuoco

www.ilsole24ore.com/meteo

Oggi
Milano

ALBA E TRAMONTO:

05:35

20.55 | NAT GEO
Nepal: terremoto sull’Everest.
Le immagini del devastante sisma
che ha colpito la capitale del Nepal,
Katmandu, e i suoi dintorni lo scorso
25 aprile, causando la morte di oltre
10mila persone.
21.10 | SKY CULT HD
L’arte di vincere - Moneyball,
di Bennett Miller, con Brad Pitt,
Jonah Hill, Usa 2011 (126’). La
squadra di baseball fa fatica a tenere
il passo delle migliori… Niente
paura, è in arrivo un nuovo manager
con idee davvero rivoluzionarie.
Candidato a sei Oscar.
21.00 | IRIS
Soldi sporchi,
di Sam Raimi, con Bill Paxton, Usa
1998 (121’). Tanti, tantissimi soldi
trovati nella carlinga di un aereo
precipitato. Soldi facili? Non
proprio…
21.20 | RAI 5
Sophisticated ladies.
Omaggio al sommo Duke Ellington
(1899-1974), indimenticabile
protagonista della musica
afroamericana: tra le “sophisticated
ladies” che lo ricordano c’è l’eccelsa
Dee Dee Bridgewater.

ATTUALITÀ
21.00 | HISTORY
Delitti.
Le terrificanti “imprese” delle
cosiddette “bestie di Satana”,
gruppo di assassini seriali in azione

nella zona di Varese fino all’inizio
del 2004.
22.30 | RAI STORIA
Palazzi d’Europa.
L’incredibile patrimonio
architettonico di San Pietroburgo, la
città degli zar, fondata da Pietro il
Grande nel 1703.

SPETTACOLO
21.00 | LAEFFE
Un amore di gioventù,
di Mia Hansen-Love, con Lola
Creton, Francia 2011 (110’). Ah,
questo amore splendido! Quando la
passione non conosce limiti di
tempo e spazio.
21.05 | RAITRE
Senza via di scampo,
di Roger Donaldson, con Kevin
Costner, Gene Hackman, Usa 1987
(113’). C’è del marcio nelle stanze
più segrete del potere Usa. Molto
prima di «House of cards»…
21.10 | SKY CINEMA 1 HD
Colpa delle stelle,
di Josh Boone, con Shailene
Woodley, Usa 2014 (126’). Lui e lei,
giovanissimi e già oppressi da
terribili patologie. Ma con
un’incrollabile forza interiore.
21.15 | PREMIUM COMEDY
Hot Fuzz,
di Edgar Wright, con Simon Pegg,
Usa 2007 (121’). Poliziotto
superefficiente arriva in un
tranquillo paesino inglese.
Tranquillo?

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6.15 | America 24
di Mario Platero
6.30 | 24 mattino - L’Italia si desta
di Alessandro Milan
7.00 | Gr 24
7.20 | In primo piano
9.05 | Mix 24
di Giovanni Minoli con Pietrangelo
Buttafuoco e Mario Sechi
9.05 | La notizia in 3d
9.30 | Cosa bolle in pentola?
10.05 | La storia
11.05 | Cuore e denari
di Nicoletta Carbone e Debora
Rosciani

6.30
24 Mattino

VERSO LA CHIUSURA DEI CAMPI ROM
Chiusura definitiva dei campi rom e
inclusione sociale per le famiglie che
accetteranno di vivere in normali abitazioni.
È il piano del Governo in accordo con i comuni
per superare una volta per tutte i mega
insediamenti nomadi al centro di furiose
polemiche. Resta il nodo della copertura
finanziaria. Ospite Piero Fassino (foto)
presidente dell’Anci e sindaco di Torino.

12.30 | Melog, cronache meridiane
di Gianluca Nicoletti

18.30 | La zanzara
In volo sull’attualità

13.00 | Effetto giorno, le notizie in
60 minuti
di Simone Spetia
13.45 | America 24
di Mario Platero

20.55 | Smart city
di Maurizio Melis

14.05 | Tutti convocati
di Carlo Genta e Pierluigi Pardo

21.45 | #autotrasporti
con Andrea Ferro

15.30 | Il falco e il gabbiano
di Enrico Ruggeri

22.05 | Focus economia R

L'Aquila

11

16.30 | La versione di Oscar
di Oscar Giannino
17.05 | Focus economia
La giornata economico finanziaria

Nuoro

31

05:35

20:49

Poco o parzialmente nuvoloso, qualche
acquazzone o temporale a distribuzione
irregolare possibile al pomeriggio sui rilievi.
Temperature in lieve aumento, massime tra
24 e 29.

Centro:

Tempo stabile ed in prevalenza soleggiato
seppur con velature di passaggio e qualche
nube in più sulla Toscana settentrionale.
Temperature stazionarie, massime tra 23 e 28.

21.00 | Effetto notte, le notizie in
60 minuti
di Roberta Giordano

23.05 | Mix 24 R

Roma

21:15

Nord:

MINIMA
MASSIMA

DA NON PERDERE

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sud e isole:
Tempo complessivamente stabile con cieli
sereni o poco nuvolosi, salvo qualche
fenomeno sui rilievi. Temperature stabili,
massime tra 25 e 28.

Domani
Milano

ALBA E TRAMONTO:

05:36

MINIMA

GR 24: all’ora
STRADE IN DIRETTA: ai 15’ e ai 45’
BORSE IN DIRETTA: alla mezz’ora

Aosta

10

MASSIMA

Nuoro

33

Roma

21:15

05:35

20:49

Nord:

Instabile su Alpi, Triveneto e Liguria orientale.
Tempo asciutto con cieli parzialmente
nuvolosi sul resto delle regioni. Temperature
in aumento, massime tra 25 e 30.

Centro:
Prevalgono condizioni di bel tempo con ampi
spazi di sereno salvo più nubi in Appennino e
qualche acquazzone sulla Toscana
settentrionale. Temperature in ascesa,
massime tra 25 e 30.

Sud e isole:

Bella giornata di sole su tutte le regioni, con
cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi.
Temperature in lieve aumento, massime tra 25
e 30.

Temperature
Italia

Europa

Parigi

7 24

9 22

Ancona

17 25

21 29

Atene

20 27

17 28

Stoccolma

8 19

10 20

Bari

19 25

19 30

Berlino

10 20

11 15

Tirana

20 28

19 28

Bologna

14 28

19 29

Bruxelles

10 17

9 19

Vienna

10 23

13 16

Cagliari

19 28

18 30

Bucarest

12 26

17 27

Zurigo

7 24

Firenze

14 28

17 29

Copenaghen

13 16

12 16

Mondo

Genova

20 23

21 25

Dublino

10 18

6 21

Hong Kong

27 32

27 32

Milano

19 26

20 28

Francoforte

8 22

9 20

Los Angeles

19 34

19 34

Napoli

19 26

21 26

Istanbul

14 27

17 28

New Delhi

33 39

31 40

Roma

21 25

21 26

Lisbona

16 26

15 23

New York

20 34

20 34

Palermo

16 28

18 28

Londra

11 14

9 22

Rio de Janeiro

14 27

15 28

Torino

17 26

16 29

Madrid

19 35

20 34

Singapore

29 30

28 29

Venezia

17 25

18 28

Mosca

15 28

15 25

Tokyo

17 30

OGGI

DOMANI

OGGI

DOMANI

OGGI

Debole Moderato
Sole

Poco
nuvoloso Nuvoloso Coperto

Var
Pioggia

Pioggia Temporali

Neve

Nebbia

Calmo

Mosso

13 20
DOMANI

19 29
Forte
Agitato

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16

Impresa & territori

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

MOTORI

Mercedes. Il debutto della inedita Glc

In breve

La Stella reinventa
il suv di taglia media

MADE IN ENGLAND

La Range Rover
festeggia 45 anni

Corrado Canali

La spagnola con Dna tedesco. La Seat Ibiza è
strettamente imparentata con altri modelli del gruppo
Volkswagen.Al di là di alcuni allestimenti un po’ vistosi
(come nella foto a sinistra), la vettura è improntata alla
sobrietà. Sopra, in rosso, la station wagon «St»

Presentata nel 1970 e dopo
sei milioni di esemplari e
quattro generazioni, Range
Rover festeggia i suoi primi
45 anni. La serie attuale,
lanciata nel 2012, ha una
piattaforma di alluminio e
dotazioni elettroniche
avanzate per l’infotainment
e per la sicurezza di guida
su strada e in fuoristrada. È
anche la prima a proporre la
variante Hybrid, mentre dal
2013 è stato introdotto il
modello a passo lungo. La
storia della Range Rover è
iniziata nel 1970, con il
debutto del modello a tre
porte dotato di un V8 di
3.500 cc a benzina, trazione
integrale e freni a disco. Nel
1981, invece, arriva la 5
porte. La seconda
generazione, prodotta dal
1994 al 2001, oltre al design
aggiornato offriva le
sospensioni regolabili in
altezza e in aggiunta ai
benzina di 3.900 e 4.600 cc
anche un 2.5 litri diesel. La
terza generazione dal 2001
al 2012 proponeva una
plancia con la
strumentazione digitale e il
display “dual view” del
sistema di infotainment. E
insieme al V8
Supercharged benzina,
debuttava un V8 diesel.
(C.Ca.)

SPORTIVE FRANCESI

La più «cattiva»
delle Peugeot 308

Basta guardarla per capire
che si tratta della variante
“cattiva” della 308. La sigla,
GTi by Peugeot Sport, parla
chiaro. Peugeot ha diffuso le
immagini ufficiali della
berlina granturismo
sportiva. L’assetto è
ribassato di 11 millimetri,
frontale e coda sono stati
rivisti. Lo scudo paraurti
anteriore ha dimensioni più
generose, i fari anteriori
sono full Led e la
mascherina ha una calandra
di disegno specifico,
caratterizzato da una trama
nera percorsa da un disegno
a scacchi orizzontali con
una finitura nero lucido. La
coda invece si riconosce per
la presenza di un vistoso
estrattore laccato nero, che
integra due generosi
terminali di scarico
sporgenti. Ovviamente non
manca il logo GTi applicato
sui parafanghi anteriori e sul
portellone. Sotto il cofano, la
nuova 308 GTi dispone di un
1.600 cc Thp in due livelli di
potenza: 270 cv e 250 cavalli.
Dopo il debutto al Festival of
the Speed di Goodwood, il
prossimo fine settimana, la
308 GTi sarà esposta in
prima mondiale al Salone
dell’auto di Francoforte dal
15 settembre. (C.Ca.)

NUOVA GAMMA

Alle radio Pioneer
piace Android
Pioneer rinnova la gamma
dei sistemi aftermarket per
l’infotainment con sette
nuovi modelli di
sintolettori tutti
equipaggiati con porta Usb
per collegare e gestire
iPhone e soprattutto
smartphone Android,
grazie al supporto per la
tecnologia Android Open
Accessory 2.0.

OGGI
ON
LINE

Seat. La Ibiza si concede un restyling e ora la fisionomia si avvicina a quella della sorella maggiore Leon

Più «giovane» e connessa

Disponibile anche wagon, offre il nuovo mille 3 cilindri turbo a benzina
Cesare Cappa
BARCELLONA

La tecnologia. A bordo c’è il sistema «Full Link»

I nuovi motori 3 cilindri a benzina e gasolio

pSi rinnova, si aggiorna, si con-

nette. Seat Ibiza cambia pelle e
contenuti grazie a un restyling di
impronta più tedesca che spagnola nella pratica stilistica, ma non
per una questione di persone
quanto di metodo di lavoro. Così
si la vettura si declina in un’edizione differente, facendo il verso
alla sorella maggiore Leon. Concettualmente sobria, stilisticamente più armonica, la compatta
di Martorell assume (in parte) i
connotati della media spagnola.
Un giro di parole semplicemente per dire che a cambiare è il
frontale. Nuovi gruppi ottici dotati di led e un taglio più rigoroso e
formale a tutto l’insieme. La classifica delle novità comprende anche nuovi colori di carrozzeria e
nuovi cerchi in lega da 16 e 17 pollici. Il passaggio di testimone a questa quarta serie 2.0, si percepisce
anche a bordo.
L’abitacolo conferma il valore
aggiunto di essere parte di un
gruppo come Volkswagen, quindi l’esame di materiali e finiture è
passato al primo colpo. Chi latita è
forse la fantasia dell’ambiente. La
passione spagnola asservita alla
dura legge teutonica. Battute a
parte, anche la conformazione
dell’abitacolo assume la fisionomia di Seat Leon. E i centimetri
messi a disposizione dei passeggeri, si confermano pure sull’Ibiza “ristilizzata”. Che indipendentemente dall’estro artistico dei
suoi designer, ribadisce le tre varianti di carrozzeria: la tre porte
denominata Sc, la cinque porte e
la più versatile station wagon (la
St). Un passo avanti rispetto al
segmento di appartenenza, è l’ela-

1.0 Tsi

1.4 Tdi

Cilindrata (cc)

999

1.422

Alimentazione

Benzina

Diesel

Potenza cv
Coppia (Nm@giri/min)

75; 90; 105
210@1.750-2.000
160@1.500-3.500 230@1.750-2.500
250@1.750-2.500

Trasmissione

95

Manuale 5 marce

Manuale 5 marce

187
4,2
97
14.000

171; 182; 192
3,9; 3,9; 3,7
101; 101; 95
16.800

Vel. max (km/h)
Consumo (l/100 km) (*)
Emissioni CO2 (g/km)
Prezzi da (€) (**)

Nota: (*) ciclo combinato; (**) chiavi in mano, Ipt esclusa.
I valori di potenza, coppia, velocità massima, consumi ed emissioni di CO2 relativi al
motore 1.4 Tdi variano a seconda delle tre versioni disponibli

borato sistema d’infotainment se
ne parla nel box a lato). E dopo
aver toccato il tasto dell’intrattenimento a bordo, è la meccanica
che torna ad essere protagonista
su Seat Ibiza. Cambia la componente sterzo e la sezione motori si
adegua agli standard di efficienza
e parsimonia promossi dal Gruppo. La novità principale si riferisce al nuovo 1.0 Tsi. Il “mille” tre
cilindri turbo benzina, già balzato
agli onori della cronaca su Audi
A1. In Italia arriverà la versione da
95 cavalli di potenza, accoppiata
ad un cambio manuale a cinque
marce. Rivitalizzato il 1.2 Tsi (90 e
110 cavalli le potenze disponibili);
mentre l’accesso al mondo Ibiza è
servito dal 1.0 aspirato da 75 cavalli. La gamma a gasolio si dota di un
solo motore, il 1.4 Tdi, offerto in
tre declinazioni di potenza: 75, 90

e 105 cv. Quattro gli allestimenti
previsti: Reference, Style, Connected e Fr, con prezzi a partire da
11.820 euro. Per quanto riguarda la
dinamica di guida. Al di là dell’avvento del nuovo sterzo, più leggero (sin troppo) e preciso, la vettura “fotocopia” gli elementi distintivi dell’edizione precedente.
Tendenzialmente confortevole,
con la variante Fr che mette invece sul piatto un assetto più sportivo e vivace. Di fatto, la nuova Ibiza
si pone come alternativa alle solite compatte del segmento B non
tanto per le sue peculiarità in marcia, quanto per quelle in abitacolo.
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APPROFONDIMENTO ONLINE

I dettagli tecnici e tutte le foto
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Compatibilità garantita
con tutti gli smartphone
pLa sfida tra costruttori, in-

dipendentemente dal segmento, si gioca tutta a colpi
d’infotainment. L’ultimo step
evolutivo di casa Seat si chiama Seat Full Link.
I modelli di Ibiza “marchiati”
Connect, sono equipaggiati di
serie con il dispositivo Seat Media System Plus, che impiega
uno schermo touch da 6,5 pollici di tipo capacitivo. E che utilizza, appunto, il nuovo software Seat Full Link. La centrale
multimediale spagnola, compatibile con MirrorLink, Android Auto e CarPlay. Da segnalare che la versione Connect include nel prezzo un cellulare
Samsung Galaxy A3 (un modello di fascia media con Android).
Hardware e software sono
onnicomprensivi dei principali
sistemi multimediali, che consentono di connettere il proprio smartphone alla multimedialità di bordo. Il vantaggio
elaborato dalla casa spagnola, è
che il Full Link di cui sopra sia
pressoché universale, sfruttando il potenziale (come già detto) di MirrorLink, di Android
Auto e di Apple CarPlay. Dei tre
però è il primo ad offrire più
vantaggi. Perché, in collaborazione con Samsung, è stata sviluppata un’applicazione dedicata: la nuova Seat DriveApp.
Un “lavoro” che consente di

Tecnica. L'esperienza e le soluzioni per le piste fanno evolvere la propulsione ibrida

Dalle corse nascono le Audi del futuro
LE MANS

pLa tecnologia di “corsa” o la

tecnologia va di corsa? Quanto
dalla pista passa alla strada? Argomentazioni da appassionati,
ma che toccano la vita di chiunque sia solito guidare un’automobile. La recente 24 Ore di Le Mans
(vinta da Porsche 919 Hybrid) ha
messo in luce, se mai ce ne fosse
stato il bisogno, come il mondo
delle quattro ruote sia “definitivamente” concentrato sull’ingegneria ibrida. Conscio del potenziale del motore a combustione
interna, ma non ancora pronto e
preparato a svoltare definitivamente sulla propulsione elettrica. L’ibrido però non va considerato come una soluzione intermedia, in attesa che qualcuno
prenda una decisione. Perché
questa tecnica offre diversi spunti che non interessano solo il tema dei consumi e delle emissioni
di CO2. Una sinergia tra motori
che può essere impiegata per garantire la trazione su tutte le ruote, senza impiegare l’albero di

trasmissione. L’Audi R18 e-tron
quattro con cui la casa dei Quattro Anelli concorre nel mondiale
endurance nella classe Lmp1, è
equipaggiata con un motore turbodiesel di quattro litri di cilindrata dotato di architettura V6 e
capace di eograre 558 cv. Collocato in posizione centrale posteriore, sovraintende al retrotreno. È
invece un’unità elettrica (altri
272 cv) ad occuparsi dell’asse anteriore. All’elettronica poi, il
compito di “amministrare” il
pacchetto “quattro” firmato di
udi. Un metodo di lavoro che non
rappresenta una novità assoluta,
ma che nell’ibrido da corsa che
prende parte alle gare del World
Endurance Championship, sta
diventando una regola. E non si
esclude possa diventarlo anche
per quello da “strada”. Essendo
già diverse le vetture destinate al
“quotidiano”, che sfruttano questa tecnologia. Tuttavia, la R18 etron quattro è l’occasione per altre considerazioni sull’ibrido e
sulle sue ripercussioni sulle vet-

Diesel ed elettrico in gara. R18 e-tron quattro monta un quattromila V6
da 558 cavalli coadiuvato da un elettromotore anteriore da 272 cavalli

ture stradali. Dato che il sistema
messo in pista dalla vettura di
Audi Sport non è dotato di batterie. Un’armonia, quella tra la tecnica ibrida e la presenza di un
pacco batterie, che pare sin troppo scontata. Già perché anche
senza batterie agli ioni di litio si

può essere ibridi. Partendo dal
presupposto che la R18 e-tron
quattro è portata ad estremizzare
questo tipo di concetto, si scopre
che la Lmp1 tedesca recupera
energia durante le fasi di frenata
sfruttando il potenziale di un sistema dotato di un accumulatore

Online la prova della Jeep
Cherokee, che porta al debutto il
nuovo turbodiesel da 2.2 litri.
L’unità si declina in varianti da 185
e 200 cv, entrambe in grado di

sviluppare una coppia di 440 Nm a
2.500 giri. Costruito a Pratola
Serra, il nuovo motore è destinato
a numerose vetture del gruppo Fca
di taglia media e grande

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Lettere alla redazione motori del Sole 24 Ore
mario.cianflone@ilsole24ore.com

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pL’appuntamento è per il 19

settembre. Da quel giorno il
nuovo suv “medio” di Mercedes, la Glc, erede della Glk, sarà
nella concessionarie italiana.
Con i suoi 466 centimetri di lunghezza, 12 in più della Glk, con
un aumento del passo di oltre 11
centimetri, che migliora notevolmente l’abitabilità interna,
soprattutto nella zona posteriore,ilsaltodigenerazionedella Glc è evidente. Anche lo stile
cambia: ora è più morbido rispetto alla Glk che pur raccogliendo numerosi consensi, viste le 650mila unità vendute dal
2008, divideva gli animi per certe soluzione estetiche troppo
estreme. Abbandonata, dunque, le spigolosità tipica della
Glk, la nuova Glc propone un
design più moderno che si rifà
alla concept presentato al Salone di Shanghai, con una linea
del tetto particolarmente spiovente, spalle muscolose e sbalzi
corti. Anche il miglioramento
dell’efficienza aerodinamica è
notevole, con una riduzione del
Cx da 0,34 a 0,31. Il frontale, ora,
può essere arricchito dai gruppi ottici con sistema a Led Hight
Performance, mentre la fiancata si caratterizza per i profili ne-

Avanguardia hi-tech
per l’ammiraglia
Massimo Mambretti

pPortaaldebuttosoluzionifor-

a volano meccanico. Energia che
viene poi liberata verso il motore
elettrico in accelerazione, che a
sua volta la restituisce alla ruote
anteriori. Ovviamente la potenza
frenante sviluppata da un’Audi
R18 e-tron quattro non è la stessa
di un’Audi A4. Questo tipo di sistema consente di risparmiare
peso e di massimizzare l’efficienza della vettura.
In realtà va considerato il fatto che il passaggio di tecnologie
“racing” aulle auto della produzione di serie non è diretto, ma
strutturale. Quindi all’interno
di un “complesso tecnologico”
ci sono alcuni (ma non tutti) elementi prelevati direttamente
dalle corse. Una vettura stradale, non dovendo affrontare staccate al limite se non in caso di
emergenza, non è in condizione
di recuperare un tale quantitativo di energia, per questo la presenza delle batterie diventa
fondamentale. E poi una vettura
di serie intende la prestazione
come autonomia e risparmio di
carburante. Tematiche spesso
in comune con il mondo delle
corse, il cui fine ultime rimane
però il tempo sul giro.
Ce.Ca.
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Bmw. La Serie 7 con comandi gestuali e remote parking

MONACO

Galaxy di serie. Le versioni
Connect sono vendute con uno
smartphone Samsung

ro opaco sui parafanghi e dai
cerchi in lega fino a 20 pollici. In
alternativa all’opzione standard che prevede le protezioni
sottoscocca, si potranno scegliere sia quella “targata” Amg,
per un look decisamente sportivo, o ancora il pacchetto da
“off-road”, studiato per consentire l’utilizzo anche nel fuoristrada più estremo. In tema di
sicurezza la Glc offrirò di serie
di tutti i più recenti sistemi
adottati da Mercedes. Sarà in
vendita con il benzina duemila
turbo da 211 cv e il turbodiesel
2.200 cc da 170 e 204 cv. Debutterà anche l’inedita variante
plug-in hybrid. La Glc 350 e
4Matic che arriverà a dicembre
ha un powertrain che prevede
un’unità endotermica di due litri a benzina turbo da 211 cv e dal
motore elettrico da 116 cv abbinati al cambio automatico 7GTronic Plus. La Glc hybrid sarà
in grado di percorrere 34 km
con le sole batterie con tempi di
ricarica tra 2 e 4 ore, mentre le
emissioni medie sono di 60 g/
km di CO2. Elevate le prestazioni: 5,9 secondi da 0 a 100 orari e
una velocità di 235 km/h. Infine i
prezzi: la Glc sarà in vendita con
listini compresi fra 44mila e
60mila euro.

Scolpita. Lo stile della Glc abbandona le linee spigolose della vecchia Glk

mali e tecnologie inedite, destinate anche a tutte le prossime Bmw.
LanuovaSerie7,èunconcentrato
di lusso, hi-tech e raffinettza costruttiva. Le novità spaziano dall’efficienza al supportoalla guida,
dalla sicurezzafino al la comfort.
L’abitacolo della sesta generazione dell’ammiraglia di Monaco,
con specifici allestimenti, si trasforma posteriormente in un ambiente simile a alla prima classe di
unaereo.Tuttavia,giàinpartenza
l’atmosfera è resa hi-tech dal display del sistema d’infotainment
touchscreen ma che è comandabile non solo con le dita ma anche
gestualmente , dalla strumentazione Lcd e dal nuovo selettore
del dispositivo di configurazione
vettura con la modalità Adaptive,
che ottimizza il rendimento e il
comportamento in base allo stile
di guida e alle informazioni del
navigatore. A determinare la raffinatezzatecnologicadellanuova
Bmw giocano, però, un ruolo importante anche la scocca multimateriale nella quale si abbinano
acciai speciali con alluminio e
Cfrp, ovvero polimeri rinforzati
con fibra di carbonio. Ecco, allora,
chelaSerie7puòarrivareapesare
complessivamentesinoa130kgin

meno della precedente. Gli effetti
del dimagrimento, ovviamente,
si riflettono sul rendimento dei
motori TwinPower Turbo. Si
tratta delle nuove unità a benzina
e turbodiesel V6 di 3 litri con 326 e
265 cv e del rinnovato V8 a benzina di 4,4 litri con 450 cv, nonché
del sistema ibrido formato da un 4
cilindri di 2 litri a benzina e da
un’unità elettrica che sviluppa
complessivamente 326 cv.
Infine, l’ottimizzazione del peso-formasifavalereanchesulcomportamento.Unfattorealqualesono dedicate avanzate soluzioni come le sospensioni pneumatiche
con ammortizzatori controllati
elettronicamente, il retrotreno
sterzante abbinabile anche alla trazione integrale xDrive, il sistema
antirolliopredittivo,ilDrivingAssistantPluschefainteragirelosterzo
con altre funzionalità come, per
esempio, il sistema anticollisione
laterale e l’Active Cruise Control
constop&go,capacediriconoscere i limiti di velocità. In sostanza è
uno degli elementi che genera la
roadmap da cui scaturirà la guida
autonoma. E in quest’ambito la Sere 7 intrduce il parcheggio remoto
optional,checonsentestandofuori
dalla vettura di sistemarla in spazi
strettiagendosullinterfacciatouch
deltelecomando
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Classica ma solo fuori. La Serie 7 è tradizionale all’esterno, ma sotto
pelle sfodera un vero arsenale di avveniristiche soluzioni tecnologiche

IL RILANCIO

PRIMO CONTATTO

Come va la nuova
Jeep Cherokee
turbodiesel 2.200

personalizzare la propria vettura, dalle modalità di guida alla
temperatura dell’abitacolo,
passando dallo sfondo del touch screen, adoperando quindi
lo smartphone come strumento di lavoro. E se da un lato i social media, la musica e le mail
sono una consuetudine, dall’altro la capacità di rilevare la frequenza cardiaca diventa una
prerogativa unica nel suo genere. Facoltà resa possibile solo
grazie all’interazione con i recenti smartwatch e disponibile
in un secondo momento. Ma
l’applicazione Seat rende lo
smartphone il perfetto compagno di viaggio: si può controllare il livello del carburante ed
eventualmente prevedere
un’eventuale sosta in relazione
alla destinazione programmata
sul sistema di navigazione.

STOCCARDA

MACCHINE DIGITALI

Alfa Romeo «Giulia»: La guerra dei display:
mercoledì il lancio, le case rispondono
online la diretta Web a Google e Apple

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IL SETTORE

LAVORARE ALL’ESTERO

FORMAZIONE

Un impiego nella musica
per un’estate o per sempre

Una carriera in Germania,
terra di grandi occasioni

La valle della meccatronica
a caccia di esperti hi-tech

Francesco Prisco u pagina 18

Chiara Bussi u pagina 19

Alberto Magnani u pagina 19

Lavoro&Carriere

# 011

Guida alle migliori opportunità della settimana
LE OFFERTE

Dalla moda all’auto
i grandi marchi
a caccia di talenti
Le aziende tornano a mettere in cantiere
piani di assunzioni di lungo periodo
Daniele Cesarini

pLe aziende italiane tornano

a pianificare la crescita di lungo
periodo. Un segnale incoraggiante per la ripresa economica
in Italia, e una buona notizia per
chi è in cerca di un impiego o lo
sarà nei prossimi mesi.
Tra i gruppi che prevedono
assunzioni corpose già nel 2015
vi è Fiat Chrysler Auto (Fca),
che ha recentemente annunciato l'inserimento di 1.000 lavoratori negli stabilimenti italiani e la stabilizzazione di altri
1.500 dipendenti. Da Melfi alla
provincia di Chieti, passando
per Cassino, Termoli, Verrone
e Cento, il gruppo automobilistico sarà in cerca di diplomati
da inserire come operai specializzati e di laureati in ingegneria
per rafforzare le linee produttive. Circa 600 assunzioni sono
pianificate entro fine giugno, e
circa 100 giovani saranno destinati ad Alfa Romeo con il ruolo
di team leader. L’inserimento
previsto è con contratto interinale ma, se idonei, i lavoratori
potranno contare su una conferma a tempo indeterminato
entro l’anno.
Anche il Gruppo torinese
trasporti (Gtt) mira ad assumere 100 lavoratori nel 2015. Si
tratta in questo caso di autisti
di autobus per la rete pubblica
di Torino, inseriti con contratto a tempo indeterminato tramite bando. Inoltre il meccanismo della staffetta generazionale (con la proposta di contratti part-time per i lavoratori
più anziani) potrebbe far salire il numero sino a un totale di

180 nuovi posti.
Più di lungo periodo il piano
di assunzioni di Creditsafe Italia, fornitore online di rapporti
di credito aziendali. Entro il
2017 l’azienda assumerà 300
persone tra addetti alle vendite
a distanza (junior) e account
manager per le vendite sul campo (senior). Non mancano le
possibilità di carriera interna,
come spiega al Sole 24 Ore l’ad
dell’azienda Antony Guadagnuolo: «Tutte le persone che
entrano in Creditsafe hanno la
possibilità di frequentare, durante l’anno, numerosi corsi di
formazione con l’obiettivo di
intraprendere un percorso di
crescita significativo. Il 60%
del senior management in Creditsafe ha iniziato proprio dalle
televendite».
Nel campo delle utility c’è
Iren, che al momento ha una decina di posizioni aperte ma con-

PER LE
AZIENDE

@

SCRIVETE AL «SOLE»
UN’EMAIL PER SEGNALARE
LE OFFERTE DI LAVORO
Le imprese che vogliono
segnalare le offerte di lavoro
e i posti disponibili
possono inviare una e-mail
all’indirizzo:
lavoroecarriere@ilsole24ore.com

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ta di assumere 200 lavoratori
entro il 2017. I contratti sono di
vario tipo: apprendistato e tirocinio per i più giovani, tempo
indeterminato per i professionisti con maggiore esperienza.
Addetti vendite e operatori tecnici sono i profili più ricercati
per le sedi in Emilia,Liguria e
Piemonte.
Tra i marchi retail che assumono ci sono colossi come
Ikea, Apple e Fendi. La nota catena di mobilifici ha oggi più di
10 posizioni aperte, ma l’apertura di un nuovo punto vendita
a Verona (probabilmente entro il 2016) spianerà la strada a
1.000 nuove assunzioni. Le figure ricercate prevedono
principalmente gli addetti alle
varie aree dei negozi, dalla
vendita alla logistica passando
per l’area ristorazione. Più immediati i piani di Apple, che al
momento ha 24 posizioni aperte sul territorio nazionale. Anche la casa della mela cerca responsabili e addetti per i propri
punti vendita, ma anche ingegneri, specialisti in alcuni ambiti delle risorse umane e responsabili B2B per iPhone e
iPad presso gli operatori telefonici italiani. Fendi Roma, infine, è in cerca di controller, responsabili e-commerce, addetti IT e specialisti di prodotto da assumere con contratti a
tempo indeterminato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

PER CANDIDARSI

Tutti i contatti per inviare il cv
http://24o.it/annunci22giugno

2773

Lunedì 22 giugno 2015
www.ilsole24ore.com/lavoro
lavoroecarriere@ilsole24ore.com

Le occasioni
in evidenza
disponibili
nelle grandi
imprese

POSTI

24

POSTI

300

POSTI

1.000

POSTI

Apple

CreditSafe Italia

FCA (Fiat Chrysler Auto)

POSIZIONI APERTE: 24

POSIZIONI APERTE: 300 entro il 2017

POSIZIONI APERTE: 1.000 nel 2015

FIGURE CERCATE: responsabili e addetti punti

all'assunzione a tempo indeterminato in base alle
performance e ai rendimenti raggiunti
Figure cercate: addetti vendite a distanza (figure
junior), account manager vendite sul campo (figure
senior con esperienze pregresse nel campo delle
vendite)
DOVE: Torino

CONTRATTI: vari in base alla seniority

vendita, specialisti di magazzino, ingegnere
b2b, specialista assistenza, ingegnere di
sistemi, specialisti risorse umane,
responsabili senior e regionali area telco
DOVE: Milano, varie sedi sul territorio
nazionale

9

POSTI

CONTRATTI: tempo determinato finalizzato

180

POSTI

Fendi

Gtt

POSIZIONI APERTE: 9

POSIZIONI APERTE: 100 nel 2015,

CONTRATTI: tempo indeterminato

Figure cercate: controller accessori e distribuzione,
responsabile globale e-business, resp. europeo
controllo inventario, specialista It, sviluppo
prodotto scarpe uomo, project manager senior
pianificazione negozio, visual merchandiser
globale, resp. globale merchandising borse donna
DOVE: Roma

20

POSTI

1.000+

POSTI

Ikea

180 con “staffetta generazionale”
(offerta di contratti part-time
per i lavoratori prossimi alla pensione
e inserimento di due giovani ogni cinque
dipendenti che accettano)
CONTRATTI: tempo indeterminato
FIGURE CERCATE: autisti di autobus
DOVE: Torino

200

CONTRATTI: contratto interinale
con previsione di conferma
a tempo indeterminato entro l'anno
FIGURE CERCATE: operai specializzati,
laureati in ingegneria
DOVE: Melfi, Atessa (Chieti),
Cassino, Termoli, Verrone (Biella),
Cento (Ferrara)

POSTI

POSIZIONI APERTE: 10+ aperte ora*, 1000+ entro

il 2016

FIGURE CERCATE: addetti area food, carpenteria,
vendite, logistica, sviluppatore specializzato
in sostenibilità, studenti per contratti parttime e neolaureati per apprendistato, altri
addetti negozio
DOVE: Ancona, Catania, Parma, Rimini, Milano
e provincia, Firenze, Verona

40+

POSTI

Ifm Group

Iren

Kasanova

POSIZIONI APERTE: 20 entro il 2016

POSIZIONI APERTE: 200 entro il 2017 (11 al

POSIZIONI APERTE: 40+

FIGURE CERCATE: vendite, esercizio impianti di

FIGURE CERCATE: addetti vendita,
responsabili di negozio,
visual merchandiser, magazzinieri,
impiegato settore import,
amministratore sharepoint
DOVE: punti vendita in Italia, sede principale
ad Arcore

CONTRATTI: a tempo indeterminato

momento)

e indiretti (senior),
account manager (junior), sviluppatori
senior per area R&S,
project manager junior
e senior per area operation
DOVE: Genova, Milano

produzione termoelettrica, elettricisti reti,
operaio autista, operai (impianti idrici,
impianti termoelettrici, movimentazione e
trattamento rifiuti, raccolta e spazzamento,
reti gas, reti di teleriscaldamento)
DOVE: Emilia, Liguria, Piemonte

FIGURE CERCATE: area manager canali diretti

CONTRATTI: vari in base al ruolo

Il 24 a Milano

BacktoWork24,
torna l’Expo
in formato
«Premium»

B

acktoWork24 EXPO, la
prima Fiera-Matching
che fa incontrare le
imprese e le start up direttamente con investitori istituzionali, capitale privato e capitale
umano, ritorna mercoledì il 24
giugno in edizione Premium,
con un maggior numero d’incontri e con l’area Club deal.
Si punterà dritto alla qualità:
più incontri di matching, con
due modalità di partecipazione,
che privilegiano l’incontro con i
Club deal di BacktoWork24, un
nuovo strumento per portare
capitali a piccole imprese e
start up con interessanti piani
di sviluppo. Durante i Club
Deal le aziende selezionate
effettueranno una presentazione di 30’ per esporre il proprio
progetto a una platea d’investitori interessati.
Ogni azienda iscritta disporrà di un desk personalizzato per
l’incontro con investitori e
manager. Il team di
BacktoWork24 sta completando l'invio dei profili delle
aziende agli investitori del
proprio network (circa 3000),
fissando in anticipo per ogni
azienda un’agenda d’incontri in
base alle manifestazioni di
interesse ricevute. Un'altra
area sarà invece dedicata alla
presentazione di aziende
selezionate dal team che
gestisce gli eventi Club deal
della società del Gruppo 24
ORE, BacktoWork24.
Le aziende hanno la possibilità di presentarsi in una sola
giornata a un numero elevato
d’investitori istituzionali e
manager interessati a investire
in Pmi e startup, offrendo sia
capitali privati sia competenze
professionali. Ogni azienda è
supportata dal team di
BacktoWork24, che offre
assistenza per capirne le richieste sia in termini di investimento sia di professionalità necessarie, velocizzando così il
processo di matching.
Per partecipare è necessario
registrarsi inviando una e-mail
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18

Lavoro & Carriere

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

IL SETTORE

STAGE BANDI

Con la musica, per un’estate o per sempre

Spea Cup,
giovani in gara
per costruire
una carriera

Le offerte stagionali nei «live» accanto alle ricerche di legali e uomini marketing
Francesco Prisco

pSe ai tempi del liceo suonava-

te e sognavate di sfondare in campo musicale ma poi la vita vi ha
portato in un’altra direzione,
sappiate che non è detta l’ultima
parola: la “filiera” della musica, in
barba alla crisi, offre ancora opportunità lavorative. Che si tratti
dell’impiego di un’estate sola o
quello di tutta la vita.
Da un lato c’è infatti l’industria dei concerti che in un anno
genera più di 300mila posti di lavoro “a chiamata”, dall’altro la
discografia che, a seguito di un
delicatissimo processo di assestamento, cerca profili in tre direzioni: A&R (artisti e repertorio), tecnologie digitali e sfruttamento economico del diritto
d’autore. Il settore si è rimesso in
pista: secondo l’ultimo rapporto
«Io sono cultura» di Fondazione Symbola e Uinoncamere, la
musica nel 2014 ha prodotto un
valore aggiunto di 428 milioni
per un totale di 5mila lavoratori
stabili. Sul versante discografico, «gli ultimi anni – spiega il
presidente di Fimi, Enzo Mazza
– sono stati caratterizzati da una
complessa fase di riorganizzazione, al termine della quale il
comparto ha ritrovato un punto
di equilibrio nella divisione al
50% dei ricavi tra fruizione digitale e vendita dei supporti fisici.
E le aziende hanno ricominciato
a guardarsi intorno».
Il comparto dei concerti, secondo il presidente di Assomusica Vincenzo Spera, «attraversa
una fase di grande vivacità testimoniata dagli incassi in crescita.
Le aziende organizzano più
eventi e si moltiplicano le opportunità di lavoro per i cosiddetti
“stagionali” della musica», i contrattisti a chiamata che svolgono

tutte le mansioni necessarie all’organizzazione di un evento.
Con il quadro attuale, secondo
Assomusica, in un anno i concerti generano oltre 317mila posti di
lavoro a chiamata. Con professionalità, responsabilità e retribuzioni molto diverse: si va da un
direttore di produzione che può
arrivare a 600 euro a serata, ai
rigger (arrampicatori da palcoscenico) che si attestano intorno
ai 400 euro, fino alle mansioni
meno qualificate, la cui giornata
base è pari a quella di un barista o
di un cameriere. Una parte del
personale è direttamente legata
alle produzioni e segue l’intero
tour, un’altra – assunta da aziende dell’indotto – viene reclutata
sul territorio.
Lo sforzo organizzativo maggiore riguarda gli eventi da stadio che impiegano dalle 500 alle
mille unità ciascuno. «Se consideriamo i soli tour negli stadi –
sottolinea Roberto De Luca,
presidente di Live Nation, impresa leader di settore – in
un’estate diamo lavoro ad almeno 12mila persone». Live Nation
è una multinazionale e, sul proprio sito web, offre ai più intraprendenti 34 opportunità di carriera. Con base nel Regno Unito, però. Poi ci sono i festival. Il
Lucca Summer, evento clou
della D’Alessandro & Galli, impiega 1.200 persone. «Ci piacerebbe far crescere le opportunità di lavoro stabile – spiega
Mimmo D’Alessandro – ma la
legislazione italiana non offre
adeguato sostegno a chi fa una
scommessa del genere». Barley
Arts, storica agenzia di Claudio
Trotta, conta di reclutare nel
medio termine tre collaboratori, nelle aree marketing, commerciale e social.

Più complessa – perché minori sono i posti disponibili - è la
strada che porta a lavorare per le
case discografiche. Che comunque assumono: «Entro i prossimi due anni – spiega Antonio Labate, direttore Hr di Sony Music
– l’idea è mettere in squadra sei
persone, equamente divise tra i
segmenti digitale, A&R e brand
partnership». Sul primo fronte
si cercano «profili junior che abbiano dimestichezza con le nuove piattaforme di streaming e coi
social», sul secondo (artisti e repertorio) si punta su «profili senior che capiscano di musica e
conoscano il mercato», sul terzo
si guarda con interesse ai laureati in legge esperti di diritto d’autore: «Si tratta – spiega Labate –
di mettere a profitto artisti e canzoni attraverso le sponsorizzazioni». Si assumerà con il contratto a tutele crescenti.
Tra le indipendenti, Sugar ha
messo in piedi addirittura un
“Progetto Cantera” per individuare i giovani talenti della discografia che sarà. «Nel medio
termine – spiega il direttore generale, Andrea Cotromano – ci
piacerebbe inserire tre giovani
divisi per le aree A&R, sviluppo
e sfruttamento del diritto d’autore». A caccia di talenti anche
Carosello Records. «Puntiamo
ad arricchire il team – precisa il
direttore Dario Giovannini –
con quattro figure, tra la promozione web e l’area sponsor e assistenza legale». Perché, per le
major come per le “indie”, la sfida è la stessa: promuovere la
musica sfruttando i nuovi canali
digitali e generare ricavi anche
attraverso percorsi non convenzionali.

@MrPriscus

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ANSA

I PROFILI PIÙ RICHIESTI
A&R (Artisti & Repertorio)
 A&R è l’acronimo di Artists &
Repertoire (Artisti & Repertorio)
ed è il segmento che
rappresenta il tradizionale core
business delle case
discografiche: si va dallo
scouting di nuovi talenti fino alla
gestione degli artisti di punta. In
questo ambito si cercano
soprattutto profili senior
Web & social

 Con l’esplosione del

download (trasferimento di file
musicali via internet) e dello
streaming (Utilizzo di brani
audio e video senza
trasferimento dei file), le case
discografiche necessitano di
esperti in materia pronti a
cimentarsi con le sfide digitali.
Allo stesso tempo, sempre per

affrontare le nuove modalità di
utlizzo dei brani, è richiesta
anche grande competenza sul
versante social network. Per
queste attività sono
gettonatissimi i profili junior
Diritto d’autore

 L'industria discografica non

vive più di sole vendite dei
supporti o dei file
musicali: crescono, invece, i
ricavi da sponsorizzazioni e cobrandig. Caccia allora a laureati
esperti in diritto d’autore che
trattino sulle possibilità di
“exploitation”
(ovvero: sfruttamento) in chiave
commerciale di un brano o un
artista
Gli «stagionali»
Accanto alle opportunità



“stabili” quali quelle descritte in
precedenza, ci sono le occasioni
temporanee legate agli eventi,
per gli “stagionali” della
musica»: sono i contrattisti a
chiamata che svolgono tutte le
mansioni necessarie
all’organizzazione di un evento.
Per questo tipo di richieste ci
sono professionalità,
responsabilità e retribuzioni
molto differenziate: dal
direttore di produzione (anche
600 euro a serata), ai rigger
(arrampicatori da palcoscenico,
per cifre attorno ai 400 euro),
fino a mansioni meno
qualificate. Una parte del
personale è direttamente legata
alle produzioni e segue l’intero
tour, un’altra – assunta da
aziende dell’indotto – viene
reclutata sul territorio

Filomena Greco

Storia di copertina

Prima pagina

Fuori collana

Tutta l’estate
ne parla

Viaggio alla fine
della scuola

Benvenuti
a Expo Pop

Concerti, musei a cielo
aperto, vernissage agostani,
cocktail e feste del pesce.
Tutte le cose da fare, vedere,
leggere e assaggiare durante
la stagione delle vacanze.

Il racconto in prima persona
di un insegnante di frontiera:
«In Vespa con Osho e a cena
con una sottiletta ho capito
che per riformare l’istruzione
servono i piccioli».

Tre giorni nell’immensità
decumana rovente dell’evento
milanese. Senza tartine,
ma con il dj-set olandese
vicino al padiglione vaticano:
l’abbronzatura è assicurata.

Idee e Lifestyle del Sole 24 ORE

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Enrico Netti

pPer la Spea di Volpiano,

nel Torinese, azienda leader
nella fabbricazione di macchinari per testare i componenti di tablet e smartphone, è
la seconda volta. L’edizione
2015 di Spea Cup ha portato in
azienda più di 400 ragazzi –
tutti all’ultimo anno di uno dei
13 istituti tecnici della provincia di Torino – per cimentarsi
su test di elettronica, informatica e meccanica. Una gara vera e propria, che porterà a una
classifica dei profili. Ai migliori Spea offrirà a partire dal
mese di agosto stage ed esperienze in azienda, ma soprattutto costruirà una banca dati
dei profili professionali a cui
far riferimento per le assunzioni di diplomati nei prossimi mesi.
Per l’azienda di Volpiano
fondata da Luciano Bonaria, il
rapporto con il tessuto formativo locale resta una priorità,
così come centrale è il tema di
far conoscere l’azienda, soprattutto ai più giovani. L’avvio dell’iniziativa Spea Cup risale al 2012, in quell’occasione
i partecipanti erano stati 90 e
una decina i tecnici poi entrati
in azienda. Quest’anno impegno rinnovato, così da aggiornare la banca dati Spea su profili professionali testati per le
future assunzioni.
L’impegno Spea per i diplomati degli istituti tecnici
di Torino è uno degli ambiti
di interesse della società torinese che, accanto alla Regione Piemonte, ad esempio, ha
sostenuto un percorso formativo sperimentale per un
corso di laurea in Alto Apprendistato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

www.bs.ilsole24ore.com

IL. Le idee tornano di moda
IL è in edicola
da venerdì
19 giugno
con
Il Sole 24 ORE

I FONDAMENTALI D’IMPRESA
L’economia e la finanza spiegata dagli esperti
e dai giornalisti del Sole 24 ORE
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Al via il premio
«Itwiin 2015»
per le donne
che innovano

Il Sole 24 ORE Business School ed Eventi
Milano - via Monte Rosa, 91
Roma - piazza dell’Indipendenza, 23 b/c
Organizzazione con sistema di qualità certificato ISO 9001:2008

p L’Associazione

italiana
donne inventrici e innovatrici (Itwiin) ha pubblicato il
bando per il premio Itwiin
2015, organizzato in collaborazione con Unicredit,
Unioncamere e Innovhub.
Il concorso, giunto alla settima edizione, punta a valorizzare progetti, risultati e storie di
successo di ricercatrici, inventrici, imprenditrici e professioniste attive nell'ambito scientifico, tecnologico e dell'impresa innovativa.
Verranno considerate le attività svolte in tutti i campi
scientifici, ingegneristici, tecnici e tecnologici con una particolare attenzione alle aree
della scienza della vita e la salute, Ict, energia, ambiente oltre a
arte e artigianato, moda, design e formazione.
L'organizzazione valuterà
anche i risultati ottenuti da attività svolte in campo agroalimentare, bio, ambientale.
La partecipazione è aperta a
tutte le donne di nazionalità italiana o residenti e operanti nel
nostro paese.
Sono previste cinque categorie di premi: migliore inventrice, migliore innovatrice, donna eccezionalmente
creativa, capacity building e
alta formazione.
La premiazione avverrà il
prossimo9ottobre,pressol’Aula Magna di Unicredit a Milano.
Per partecipare è necessario
inviare all’indirizzo itwiin@sicurezzapostale.it, entro e non
oltre lunedi 7 settembre 2015, il
modulo di candidatura.
Maggiori informazioni sul sito: www.itwiin.it
enrico.netti@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lavoro & Carriere 19

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

LAVORARE ALL’ESTERO

FORMAZIONE

Germania, terra di occasioni
Posti stabili o percorsi formativi, ma è essenziale la conoscenza della lingua
Chiara Bussi

pLa «terra promessa» del lavo-

ro è a portata di mano e dista poche
centinaia di chilometri da Milano.
Willkommen in Deutschland, benvenuti in Germania, dove il tasso di
disoccupazione è il più basso d’Europa: 4,7 per cento rispetto secondo gli ultimi dati di Eurostat, l’Ufficio di Statistica Ue. E dove il tasso
di posti vacanti è pari al 2,9%, il livello più alto del Vecchio Continente. Una destinazione privilegiata degli italiani sin dagli anni ’60
e, che complice la crisi, è nuovamente diventata la méta dei giovani in cerca di un’occupazione, da
noi sempre più difficile da trovare.
Tanto che gli iscritti al l’Aire, il registro degli italiani all’estero, sono
cresciuti del 2,5% nel 2014 rispetto
al 2013 e secondo l’ultimo dato aggiornato allo scorso aprile sono
oggi 728.875. «Ma c'è ancora spazio per un’immigrazione specializzata e consapevole: ingegneri,
medici, esperti in nuove tecnologie sono le figure più gettonate, e
non tramonta il settore della ristorazione», assicura Massimo Darchini, consigliere responsabile per
gli affari sociali dell’Ambasciata
Italiana a Berlino. Le differenze regionali sono però significative: la
maggior parte delle richieste di lavoro proviene infatti dai Länder
meridionali, come la Baviera e il
Baden Württemberg, dove la percentuale dei senza lavoro scende
addirittura sotto al 4 per cento.
Nelle altre regioni continua a brillare la stella di Berlino dove, ricorda Darchini, ci sono chance per gli
architettieidesigneritaliani,particolarmente apprezzati. Qui i residenti italiani della circoscrizione
consolare sono oggi oltre 25mila
contro 17mila del 2009.
I canali di approdo per lavorare
in Germania sono numerosi. Oltre

agli annunci pubblicati sui quotidiani, in genere il sabato, sono una
decina i siti specializzati, pubblici
e privati, aggiornati in tempo reale. Il punto di partenza è il portale
dell’Arbeitsagentur (l’Ufficio di
collocamento tedesco) con una
sezione dedicata alle offerte di lavoro (anche in italiano). Si chiama
Jobbörse e al momento conta quasi
un milione di inserzioni di lavoro,
nella maggior parte dei casi postati da agenzie di lavoro interninali.
La classifica dei posti vacanti vede
al primo posto il settore metallurgico e metalmeccanico, seguito
dall’It e dalla matematica e statistica. Ma ci sono anche opportunità
nel mondo della cultura.
Molto attivi sul fronte delle offerte di lavoro in tempo reale sono
anche i portali gestiti da privati,
come Job Scout 24, con un focus
sulle principali città e in genere la
possibilità di un contatto diretto
con le aziende a caccia di dipendenti. O la pagina tedesca del motore di ricerca internazionale Careerjet, della job community
Monster e il portale per offerte ad
alta qualificazione Experteer. Il
primo contratto in genere è a termine e spesso coincide con il periodo di prova che può variare da tre
a sei mesi, e può essere poi convertito a tempo indeterminato.

Apprendistato e Mini-Jobs

Oltre all’inquadramento professionale tradizionale il modello tedesco offre altre opportunità per i
giovani italiani alla ricerca di un lavoro. La prima si chiama «The job
of my life» ed è il sistema duale di
formazione professionale, aperto
ai giovani diplomati tra i 18 e i 35 anni. Il programma dura da 2 a 3 anni e
mezzo, durante i quali l’esperienza
sui banchi si alterna con il lavoro in
azienda con la possibilità di scelta

I CANALI DI APPRODO
Arbeitsagentur
 Dal portale dell’Ufficio di
collocamentotedescosiaccedea
Jobbörse,conunaggiornamentoin
temporealedelleinserzionidi
lavorosuddivisepersettore.
www.jobboerse.arbeitsagentur.
«TheJobofmylife»
 Il sistema duale di formazione
tedesca è accessibile anche ai
giovani italiani tra i 18 e i 35 anni in
possesso di diploma. Consente,
per un periodo che va da due a tre
anni e mezzo, di lavorare per tre o
quattro giorni alla settimana in
un’azienda e di frequentare dalle 8
alle 12 ore di lezione alla settimana
in una scuola professionale. Il
documento chiave è la cartella di
presentazione
(Bewerbungsmappe) con la lettera
di presentazione e il curriculum. Si
può scegliere tra 350 profili
professionali. Chi partecipa al
programma riceve un corso
propedeutico di lingua tedesca nel
Paese di origine, un contributo per
le spese di viaggio e di trasloco e un
costegno economico in aggiunta
alla retribuzione. Per informazioni
si può consultare il portale (in
tedesco e italiano):
www.thejobofmylife.de/fileadmin

/user_upload/Downloads/PDFs/T
he_Job_of_my_Life_Brochure_italia
no_deutsch.pdf
IMini-Jobs
 Le opportunità per i giovani
italiani o per chi intende affacciarsi
al mercato del lavoro tedesco
arrivano anche dai cosiddetti MiniJobs, con uno stipendio massimo di
450 euro al mese in esenzione di
imposta. È un tipo di contratto
molto diffuso, spesso offerto nel
commercio, nella ristorazione e nel
turismo ed è combinabile con altre
occupazioni. www.minijobzentrale.de
LareteconsolareinGermania
 L’Ufficio emigrazione e affari
socialidell’Ambasciatad’Italiaa
Berlinooffreassistenzaaicittadini
italiani.
Ilriconoscimento
 Due gli indirizzi utili:
www.anerkennung-indeutschland.dee
www.anabin.kmk.orgperverificare
seiproprititolidistudiooleproprie
qualificheprofessionalisono
riconosciutiinGermania.NelPaese
esistonoprofessioniregolamentate
alivellofederale.

Una presenza in crescita

+2,5% 25.201
Gli iscritti all’Aire
Aumento degli italiani residenti
nel 2014 rispetto al 2013. Oggi
sono a quota 728.875

Gli italiani a Berlino
lI residenti italiani nella
circoscrizione rispettio ai 17.379
del 2009

traoltre350profiliprofessionali.Al
termine non è esclusa l’assunzione. Per i più giovani o per chi non ha
troppe pretese ed è ansioso di entrare nel mondo del lavoro tedesco
è poi aperta la strada dei Mini-Jobs,
le professioni con uno stipendio
massimo di 450 euro al mese esentasse, molto comune nei settori
della ristorazione, della vendita e
del turismo.

Il bagaglio di competenze

«Per tutti - spiega Darchini - la condizione essenziale è la conoscenza
della lingua. Meglio dunque frequentare un corso intensivo di tedesco prima di partire. È bene poi
non affidarsi all’improvvisazione e
iniziareapreparareiltrasferimento
almeno sei mesi prima». Un altro
nodo da sciogliere prima della partenza, infatti, è quello del riconoscimentodeititolidistudioedellequalifiche professionali. In Germania
esistono infatti regole diverse sulle
professioni, che variano da Land a
Land. Per verificare se le proprie
competenze sono valide anche in
Germania si può accedere a due siti
internet. Il primo è il portale del Ministero della Ricerca Anerkennungsfinder (disponibile anche in italiano)dove è possibile verificare se la
propriaprofessioneèregolamentata e la banca dati Anabin (solo in lingua tedesca) della Centrale per il riconoscimento dell’istruzione straniera (Zab) che ha sede a Bonn. In
genere sono regolamentate le professioni del campo medico, quella
di insegnanti e i profili giuridici. Per
loro, assicurano dall’Istituto federale per la formazione professionale(Bibb),laproceduradiconversione dei titoli dura non più di tre mesi
ma deve essere avviata prima di
partire perché senza questo “bollino” non è possibile lavorare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Valle» della meccatronica
a caccia di tecnici hi-tech
Alberto Magnani

pC’è chi la chiama “automoti-

ve-meccatronic valley”, la valle
dell’automotive e della meccatronica. Se si sta pensando alla
California, però, basta orientare
la bussola un po’ più vicino: Val
di Sangro, Chieti, Abruzzo. Nella terra che fattura una media di
7 miliardi di euro l’anno con la
sua rete di 200 imprese dell’automobile è nato l’Its Sistema
meccanica di Lanciano (Chieti),
una “filiera formativa” che si affianca al polo produttivo nella
creazione di talenti.
I quattro moduli attivati dal
2012 - due conclusi e due in corso sono stati definiti anno per anno
secondo le esigenze espresse
dalle stesse aziende, dai tecnici
superiori per l’innovazione dei
processi e prodotti meccanici
agli specialisti di automazione e
sistemi meccatronici.
Entro fine giugno si apriranno
le preiscrizioni per un quinto programma, orientato alla formazione meccatronica con potenziamento delle competenze Ict. Lo
sbocco naturale è su un distretto
che già dà lavoro a 30mila persone, 25mila solo nella provincia teatina, fatturando il 20% nel manifatturieroeincidendosul50%dell’export della regione. Una concentrazione industriale che
spazia dalle Pmi a giganti come
Sevel-Fiat e Honda, tutti ricom-

presi nella rete di partner che accoglierà gli allievi dell’istituto.
In anni di sofferenza per l’automobile, il tasso di occupazione dei
diplomati è cresciuto dal 50% del
primobiennioal63%delsecondo.
E per Gilberto Candeloro, neopresidente dell’Its, gli obiettivi
per il futuro sono «ben più ambiziosi. Il primo anno ha avuto un riscontro un po’ più tiepido, anche
dovuto alla scarsa conoscenza dei
corsi Its da parte dei potenziali
utenti e da parte delle aziende. Il
secondo ha avuto il rialzo che abbiamo visto. Ora vogliamo aggiungere altre competenze».
Lo schema classico dell’offerta
Its, formazione e tirocinio, si declina con mille ore sui banchi e
800 di project work in azienda.
«L’obiettivo - aggiunge Candeloro - è simile a quello delle corporate universities, cioè orientato a fornire le competenze utili al lavoro.
Per questa ragione ogni corso è
organizzato e “profilato” sulla base delle reali necessità aziendali,
tenendo presente le prospettive
future in termini di competenze».
Basi tecniche? Sì, ma non solo.
L’istituto,frescodiriconoscimento Miur come buona prassi, insiste su due elementi vitali per una
carriera nel settore: internazionalizzazione e “pillole di imprenditorialità” impartite da discipline
meno tecniche e più trasversali.
Sul primo fronte, il lavoro ini-

ziale è sull’inglese. Gli allievi devono acquisire un livello minimo
di B2, con un vocabolario tecnico
che permetta di spiegare i propri
progetti a colleghi internazionali.
La Fondazione offre borse di studio per corsi nel Regno Unito e
ospiterà docenti dall’università di
Detroit per impartire interi moduli in lingua. Una necessità, più
che un passo in avanti. Spiega
Gianni Orecchioni, direttore didattico: «In alcune delle nostre
imprese già si lavora direttamente in inglese. Non è più un problema di accesso alle competenze
quanto un problema di internazionalizzazione. Senza di quella,
non ci possono essere spazi».
Quanto all’imprenditorialità, il
focusèsututtelesoftskillrichieste
a manager e innovatori come public speaking, lavoro di squadra e
apprendimento collaborativo. Se
si aggiungono i servizi di consulenza riservati agli aspiranti startupper, il polo diventa un trampolino di innovazione.
Candeloro parla di «tre leve»:
«La prima è il trasferimento tecnologico. La seconda è la capacità
di cercare canali di finanziamento, non limitati alle banche ma
aperti a tutte le opportunità. La
terza è la capacità di promozione
del prodotto. In futuro avrà grande sviluppo proprio la capacità di
creare il proprio lavoro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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LA SETTIMANA DI NORME & TRIBUTI

Iva e registro
alternativi
nella tassazione
del lodo

LUNEDÌ: Edilizia e ambiente, Il merito, Autonomie locali e Pa
MARTEDÌ: Condominio
MERCOLEDÌ: Diritto dell'economia
GIOVEDÌ: Giurisprudenza / Il merito
VENERDÌ: Incentivi e agevolazioni

Barison u pagina 24

Contenzioso. La legittimazione passiva dopo il protocollo con l’Agenzia - L’insidia delle cartelle con motivazione carente

Equitalia o Entrate, ricorsi al bivio

La notifica al solo agente della riscossione evita sempre l’inammissibilità della lite
A CURA DI

Luigi Lovecchio

pNelle controversie sugli atti

di Equitalia, contro chi bisogna
proporre il ricorso? Escludere
l’agente della riscossione potrebbe far scattare l’inammissibilità
del ricorso, mentre il mancato
coinvolgimento delle Entrate è
meno “rischioso” per l contribuente. Ma la situazione va valutata caso per caso, e la materia è
spesso oggetto di dubbi tra gli
operatori.
Oltretutto, la questione della
legittimazione passiva nelle liti
contro gli atti di Equitalia torna
d’attualità dopo il protocollo recentemente sottoscritto tra le
Entrate ed Equitalia, con il quale
la prima si è impegnata ad assumere la difesa dell’agente della
riscossione nelle liti che li vede
coinvolti entrambi (si veda il Sole 24 Ore del 4 giugno).

La linea delle Entrate

La tesi tradizionale delle Entrate
era quella secondo cui occorreva distinguere a seconda dei motivi di ricorso:
1 se questi riguardavano questioni attinenti al merito della
pretesa (ad esempio, l’erroneità
totale o parziale delle somme
iscritte a ruolo), il ricorso
avrebbe dovuto essere proposto contro l’Agenzia (cioè l’ente
creditore);
1 se invece le censure mosse riguardavano attività riconducibili alla sfera dell’operatività del
«concessionario della riscossione», il ricorso avrebbe dovuto
essere inviato a Equitalia (cioè il
soggetto che ha notificato l’atto).
Si trattava, tuttavia, di una tesi
che comportava più di una difficoltà. Il contribuente infatti non
sempre era in condizioni di stabilire con certezza se l’eccezione
sollevata fosse in effetti riferibile
all’uno o all’altro degli attori istituzionali. Prendiamo, ad esempio, la decadenza della pretesa
tributaria per avvenuta notifica
della cartella di pagamento oltre
i termini di legge. Potrebbe non
essere noto, in questo caso, se la
tardività sia riferibile all’agenzia
delle Entrate, che ha formato il
ruolo a ridosso della scadenza,
oppure dell’agente della riscossione, che ha atteso troppo tempo per notificare la cartella.
La questione è stata sottoposta alle Sezioni unite della Cassa-

zione che hanno affrontato il
problema con la sentenza n.
16412/2007, relativa alla notifica
dell’avviso di mora, in assenza
della preventiva notifica della
cartella di pagamento.

Le indicazioni dei giudici

La Cassazione, in particolare:
e ha in primo luogo escluso che
contro gli atti dell’agente della riscossione sussista una ipotesi di
litisconsorzio necessario;
r ha enunciato il principio di diritto secondo cui, ogniqualvolta
il contribuente propone eccezioni che potrebbero inficiare
l’an o il quantum della pretesa
creditoria, la legittimazione passiva dell’agenzia delle Entrate è
sempre ravvisabile. Tuttavia, il
contribuente può proporre ricorso indifferentemente contro
l’agente della riscossione ovvero contro le Entrate, poiché è
onere del primo, qualora i vizi
denunciati non siano a questi riferibili, chiamare in causa la seconda (in questo senso, si veda

LA PAROLA
CHIAVE
Legittimazione passiva
7Con tale termine si individua
l’ente al quale il ricorso deve
essere presentato. Ai sensi
dell’articolo 10 del Dlgs
546/1992, è parte del processo
l’ente che ha emanato l’atto
impugnato. Nel caso degli atti
dell’agente della riscossione
il problema si pone perché in
effetti quest’ultimo agisce per il
recupero coattivo del credito di
un terzo. In particolare, l’ente
creditore forma il ruolo che viene
trasmesso all’agente della
riscossione ai fini dell’incasso.
Occorre pertanto stabilire se la
controparte del contribuente sia
la società di Equitalia, che ha
emesso l’atto notificato
all’interessato, oppure l’ufficio
dell’agenzia delle Entrate, che
avanza la pretesa. L’erronea
individuazione del soggetto
dotato della legittimazione
passiva comporta
l’inammissibilità del ricorso.

l’articolo 39, del Dlgs 112/1999).
Questa statuizione è stata poi ripetutamente confermata, tra le
altre, nelle sentenze n. 8613/2011,
n. 17687/2013, n. 1532/2012,
8919/2014 e n. 12746/2014.
La possibilità di proporre ricorso contro uno qualsiasi dei
due attori istituzionali, senza temerne l’inammissibilità, vale però solo nelle ipotesi in cui i vizi
denunciati siano potenzialmente in grado di caducare in tutto o
in parte il credito erariale. Ciò
non sempre accade e questo richiede attenzione da parte del
contribuente.
Prendiamo, ad esempio, il caso del difetto di motivazione della cartella di pagamento. Soprattutto quando la cartella è il primo
atto che riceve il contribuente
(controlli ai sensi degli articoli
36-bis e 36-ter, Dpr 600/1973), la
stessa deve contenere una adeguata motivazione (Cassazione,
sentenza n. 8934/2014). In questo caso, non vi è dubbio che se il
contribuente eccepisce la mancanza della motivazione, il ricorso può essere proposto anche solo contro l’agenzia delle Entrate,
poiché un eventuale accoglimento provocherebbe l’annullamento della pretesa.
Se invece si impugna una iscrizione ipotecaria sulla scorta dell’unico motivo rappresentato
dalla mancata notifica della preventiva intimazione di pagamento (si veda l’articolo a fianco), la pretesa creditoria non viene messa in discussione. Ne consegue che il ricorso proposto
contro l’agenzia delle Entrate
potrebbe essere dichiarato
inammissibile.

La strategia da seguire

Alla luce di quanto precede,
sembra corretto concludere che
se il contribuente ricorre sempre e solo contro Equitalia non
sbaglia mai. Se si tratta di motivi
che coinvolgono l’agenzia delle
Entrate, infatti, sarà Equitalia a
chiedere l’intervento dell’Agenzia. Ma bisogna essere consapevoli che, in questo modo, si salta
sempre la fase del reclamo/mediazione, che è ammessa solo se
il ricorso è proposto contro
l’agenzia delle Entrate: in tale
eventualità, si potrà recuperare
il dialogo con gli uffici in sede di
conciliazione giudiziale.

Le misure cautelari

Le situazioni-tipo
CARTELLA NON PRECEDUTA DA AVVISO DI ACCERTAMENTO
Il contribuente ha ricevuto da Equitalia la cartella contenente l’iscrizione a ruolo di un atto di accertamento mai
pervenuto al destinatario
Il ricorso del contribuente, se accolto, porrebbe nel nulla
la pretesa tributaria. Il contribuente può quindi proporre
ricorso, a sua scelta, contro le Entrate o contro l’agente
della riscossione, senza temere che il ricorso sia dichiarato inammissibile.
In caso di ricorso notificato a Equitalia, quest’ultima avrà
interesse a chiamare in giudizio le Entrate
CARTELLA NON MOTIVATA
Il contribuente riceve da Equitalia una cartella di pagamento emessa ai sensi dell'articolo 36 ter, Dpr 600/73. Dalla
cartella non è dato comprendere la ragione della rettifica
Il ricorso del contribuente è fondato sull’eccezione del
difetto di motivazione e, se accolto, potrebbe determinare
la caducazione del credito erariale. Anche in questo caso, il
ricorso può essere proposto contro le Entrate o contro
Equitalia
CARTELLA CON ISCRIZIONE A RUOLO INFONDATA
Il contribuente ha ricevuto una cartella di pagamento,
emessa ai sensi dell’articolo 36-bis, Dpr 600/1973,
contenente l’iscrizione a ruolo di imposte, in effetti,
parzialmente versate
Il ricorso del contribuente mette in discussione parte
della pretesa erariale, per cui il destinatario naturale è
l’agenzia delle Entrate. Tuttavia, come precisato dalla
Cassazione, il ricorso è valido anche se è proposto solo
contro Equitalia, che dovrà chiamare in causa le Entrate
PREAVVISO DI FERMO SU BENI STRUMENTALI
Il contribuente ha ricevuto un preavviso di fermo su
veicoli che costituiscono beni strumentali dell’impresa
Il ricorso deve essere proposto solo contro l’agente della
riscossione, poiché non è in discussione la pretesa
tributaria. Se si propone ricorso contro le Entrate, lo
stesso sarà dichiarato inammissibile
IPOTECA NON PRECEDUTA DA INTIMAZIONE DI PAGAMENTO
Il contribuente ha ricevuto un provvedimento di iscrizione di ipoteca non preceduto dalla intimazione a pagare le
somme dovute entro trenta giorni
Anche in questo caso, non essendo in discussione il
credito erariale, il ricorso deve essere proposto solo
contro l’agente della riscossione

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Un unico
«indirizzo»
contro fermo
e ipoteca
pIl fermo amministrati-

vo e l’ipoteca sono strumenti cautelari tipici dell’agente della riscossione.
Qualora si intenda contestare vizi propri di tali strumenti, il ricorso va presentato alla società di Equitalia,
a pena di inammissibilità.
La procedura del fermo
amministrativo è stata interamente riformulata
con il Dl 69/2013. Si inizia
con la notifica del preavviso di fermo, contenente
l’invito a pagare le somme
dovute entro trenta giorni. In difetto, l’agente della
riscossione iscrive il vincolo. Il fermo non può essere apposto se i veicoli
sono strumentali all’attività d’impresa.
Qualora dunque il debitore non si sia visto accogliere la richiesta di annullamento del fermo, lo stesso deve impugnare il preavviso, entro 60 giorni,
davanti alla Commissione
tributaria
provinciale
competente. Poiché si tratta di questione che, se accolta dal giudice, non comporta la caducazione della
pretesa tributaria, la legittimazione passiva compete solo ad Equitalia.
Considerazioni analoghe valgono per l’ipoteca.
Questa può essere iscritta
previa notifica di una intimazione a pagare. L’ipoteca iscritta senza notifica
dell’intimazione è nulla
(Cassazione, Sezioni unite,
sentenza
n.
19667/2014). In tale eventualità, il contribuente può
impugnare l’ iscrizione
ipotecaria. Anche in questo caso, la controparte del
debitore è solo Equitalia.
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ULTIMO COMMA

I revisori e il nodo dei bilanci in Xbrl
di Giorgio Gavelli

«N

on esistono dubbi
circa l’esclusione
dall’area di verifica
del revisore di quanto effettuato dall’organo amministrativo
per soddisfare gli obblighi imposti dalla disciplina attualmente vigente ai fini del deposito del bilancio». Con queste
parole Assirevi (Documento di
ricerca 191) nega qualunque obbligo del revisore in riferimento alla codifica del bilancio di
esercizio in formato Xbrl, vero
“tormentone” di questi mesi
per Spa, Srl e cooperative. Ricordiamo che, per effetto del
comunicato di Xbrl Italia del 17
febbraio, l’obbligo del deposito
con la nuova tassonomia ri-

guarda i bilanci di esercizio
chiusi al 31 dicembre 2014 o successivamente e approvati a
partire dal 3 marzo 2015. I necessari adeguamenti ai software e
la difficoltà di redigere documenti complessi quali le note
integrative nel nuovo formato,
oltre all’abitudine dei soci a ricevere i rendiconti nel consueto formato Pdf, hanno spesso ritardato la codifica oltre la data
dell’assemblea di approvazio-

LA PRESA DI POSIZIONE

L’Assirevi nega
qualunque obbligo
in riferimento
alla codifica dei prospetti
nel formato elaborabile

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ne, generando non pochi imbarazzi al momento del deposito.
L’associazione muove dalla
considerazione che il Dpcm 10
dicembre 2008 prevede l’uso
della tassonomia ai fini del deposito del bilancio ma non necessariamente in occasione
dell’approvazione da parte dell’assemblea. Possono, perciò,
verificarsi tre situazioni:
e l’organo amministrativo
predispone il progetto di bilancio già in formato elaborabile
Xbrl che viene, dunque, approvato dall’assemblea in questo
formato e poi depositato;
r l’organo amministrativo
predispone il progetto di bilancio in formato non Xbrl e
la codifica interviene solo
successivamente all’appro-

vazione assembleare, prima
del deposito riportante la dichiarazione di conformità a
quanto approvato;
tstessa ipotesi precedente ma
gli amministratori, rilevato che
non sarebbero salvaguardati i
principi di chiarezza, correttezza e veridicità, avvalendosi
della previsione dell’articolo
articolo 5, comma 4, del Dpcm,
allegano al deposito anche il bilancio nel formato approvato
dall’assemblea in versione Pdf,
stampando entrambe le versioni sui libri sociali.
Ciò che accomuna tutte le
ipotesi, secondo Assirevi, è che
la codifica in Xbrl e il deposito
sono materie estranee alle verifiche richieste al revisore (salvo separato incarico), al punto

che vengono suggerite specifiche indicazioni in questo senso
da riportare nella lettera di attestazione rilasciata dall’organo amministrativo e nella lettera di incarico di revisione. La
responsabilità di questi atti ricade in primis sui componenti
dell’organo di amministrazione e, in caso di loro omissione,
su quelli dell’organo di controllo. Sotto quest’ultimo profilo,
sono richiamate le Norme di
comportamento del collegio
sindacale emanate dal Cndcec,
secondo cui «il collegio sindacale vigila sull’osservanza da
parte degli amministratori delle norme procedurali inerenti
alla redazione, all’approvazione e alla pubblicazione del bilancio d’esercizio».
Il documento di ricerca invita a riflettere sulle situazioni
sopra indicate ai punti 2 e 3, nelle quali la relazione di revisione ex articolo 14 del Dlgs

39/2010 è depositata presso il
Registro delle imprese assieme al bilancio in formato Xbrl,
pur se riferita a documenti redatti in un formato differente. I
soggetti che consultano il Registro delle imprese non hanno
informazioni sufficienti per
comprendere se la trasformazione in formato elaborabile
Xbrl del bilancio sia avvenuta
prima o dopo l’approvazione
dell’assemblea, oppure a quale
formato del bilancio faccia riferimento la relazione emessa
dal revisore. Per questo motivo, Assirevi auspica che le informazioni rese disponibili al
pubblico presso il Registro
delle imprese siano implementate per consentire una
corretta ricostruzione dell’iter
di approvazione del bilancio e,
in particolare, del momento di
trasformazione del documento in formato Xbrl.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SU INTERNET

Il Quotidiano del Condominio
PER AMMINISTRATORI, AVVOCATI E TECNICI

La guida online delle «parti comuni»
È nato sei giorni fa il Qutodiano
del condominio, un giornale online che mancava: agli amministratori, agli avvocati del settore,
ai tecnici e alle imprese che ruotano intorno al mondo del condominio. Le risposte alle domande
di questo mondo, che produce un
fatturato di spese per oltre 10 miliardi e dove vivono 30 milioni di
italiani, si trovano sul Quotidiano
del condominio del Sole 24 Ore,
all'indirizzo web www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com.
Ogni mattina il quadro aggiornato di tutte le novità sul mondo
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approfondimenti sui temi caldi.
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dove sviluppare i temi di gestione dell'edificio. Sul quotidiano
apparirà anche tutto ciò che viene pubblicato dalle fonti più autorevoli del Sole 24 Ore, dal Consulente Immobiliare, a Norme e
Tributi, a Condominio 24 e all’Esperto Risponde.

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Il Quotidiano dell’Edilizia e territorio
IL BILANCIO DELLE SANATORIE

Condono, un milione in attesa
Nei 116 comuni capoluogo italiani ci sono ancora 1.092.871
domande di condono edilizio
inevase, non ancora esaminate da parte dei Comuni. Le stime vengono dalla società Sogea Spa di Roma, in un rapporto in preparazione che il Quotidiano online «Edilizia e
Territorio» anticipa sul numero di oggi. Il record spetta alla
Capitale, con 213.185 pratiche
ancora da valutare, seguita da
Napoli con quasi 50mila.
Nell’edizione di oggi approfondimenti sulle «aperture» alla sanatoria di Sicilia e
Campania.

Nel neonato quotidiano digitale (ancora a consultazione
gratuita) anche i bandi di lavori. Tra questi, un project financing da 75 milioni con cui Santo
Stefano di Camastra (Me) cerca fondi per il porto turistico.

www.quotidianoediliziaterritorio.ilsole24ore.com

L’AGENDA DEL PARLAMENTO A CURA DI Roberto Turno
La “buona scuola” con l’assunzione di 100mila precari al bivio decisivo al Senato in commissione. Il decreto pensioni pronto a sbarcare in
aula alla Camera. La legge sulla diffamazione che pure arriva nell’assemblea di Montecitorio. E poi le riforme della Pa (Camera) e della Rai
(Senato) al rush in commissione, la stretta sui tempi per la concorrenza e per il processo civile (Camera). Calendario serrato d’inizio estate
in Parlamento, col Governo che tenta di perfezionare il suo cronoprogramma. Intanto c’è una new entry in aula al Senato da domani: la
riforma del sistema dei Confidi.
Novità rispetto alla settimana precedente
DECRETI LEGGE
N. atto Scad. Stato dell’iter
All’esame dell’assemblea
Sostegno all’agricoltura C 3104 5-lug
della Camera
 All’esame della comm.
Rivalutazione pensioni
C 3134 20-lug Lavoro della Camera
e ammortizzatori sociali
Dl 78 del 19 giugno, in
Misure urgenti per gli
18-ago G.U. n. 104 del 19 giugno
enti locali e territoriali
DISEGNI DI LEGGE
Provvedimento
N. atto
Stato dell’iter
Riforma Senato, titolo
Approvato da Camera. Assegnato
S
1429
V, abolizione di
in terza lettura alla comm. Affari
B
Province e Cnel
cost. Senato (pres. da 441 giorni)
Delega per riforma
Approvato da Senato. All’esame
della Pa - coll. manovra C 3098 della comm. Affari cost. Camera,
2015 (Carbone, Pd)
sede ref. (433 giorni)
Misure sanitarie
All’esame comm. Igiene e sanità
omnibus - Ddl Lorenzin S 1324
Senato, sede ref. (479 giorni)
(De Biase, Pd)
Green Economy - coll.
Approvato dalla Camera.
alla legge di Stabilità
S 1676 All’esame comm. Ambiente
2015 (Vaccari, Pd)
Senato, sede ref. (488 giorni)
Semplificazioni e
Approvato
dal Senato. All’esame
competitività settore
C 3119 della comm. Agricoltura Camera
agricolo-coll. manovra
in sede referente (484 giorni)
2015 (Formigoni, Ncd)
Delega Governo per
riforma proc. civile All’esame comm. Giustizia
C 2953 Camera, sede ref. (95 giorni)
coll. manovra 2015
(Ferranti, Pd)
All’esame della commissione
Riforma della Rai (Buemi,
S 1880 Lavori pubblici e comunicazioni
Aut, Ranucci, Pd)
del Senato ( 56 giorni)
Riforma istruzione Approvato dalla Camera .
coll. alla manovra 2015
S 1934 All’esame della comm. Istruzione
(Esposito, Pd del Senato (80 giorni)
Pagnoncelli, Fi)
Legge annuale sulla
All’esame comm. riunite
concorrenza (Fregolent, C 3012 Finanze e Attività produttive
Pd, e Martella, Pd)
Camera , sede ref. (76 giorni)
Provvedimento

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22

Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

FISCO

www.quotidianofisco.ilsole24ore.com

Decreto semplificazioni. Per la giurisprudenza non si può contraddire lo Statuto del contribuente, ma le circolari delle Entrate sostengono la validità per il passato

I giudici alzano lo scudo sulle società estinte
La Cassazione frena l’applicazione del nuovo regime alle imprese cancellate prima dello scorso 13 dicembre
PAGINA A CURA DI

Laura Ambrosi
Antonio Iorio

pLe modifiche alla normati-

va sulle società estinte non
possono avere portata retroattiva poiché introducono nuove
regole sulle prove, la cui produzione potrebbe comportare
l’accoglimento ovvero il rigetto del giudizio.
Dopo la recente pronuncia
della Cassazione (sentenza n.
6743/2015), anche vari giudici
di merito investiti della problematica (si veda l’articolo
in basso) stanno confermando l’irretroattività della normativa introdotta dal decreto
sulle semplificazioni fiscali
(Dlgs n. 175/2014).
In considerazione dei numerosi contenziosi in corso che riguardano soggetti estinti, e della differente interpretazione sostenuta dagli uffici dell’agenzia
delle Entrate (in base alle indicazioni fornite a livello centrale
con le circolari 31/E/2014 e 6/
E/2015) può tornare utile verificare i termini della questione e
le azioni da intraprendere in termini difensivi.
I giudici di legittimità hanno

ricordato che il decreto è stato
emesso in attuazione degli articoli 1 e 7 della legge delega n.
23/2014, che ha imposto l’obbligo di rispettare lo Statuto dei diritti del contribuente e quindi
anche la norma secondo cui le
disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Già da tali
presupposti, discende che il legislatore delegato non avrebbe

LE ARGOMENTAZIONI

Nelle memorie difensive,
accanto alle altre
argomentazioni,
si potrebbe far rilevare
anche l’eccesso di delega
avuto il potere di derogare lo
Statuto perché la legge delega
gli ha imposto lo specifico obbligo di rispettarlo.
La Cassazione ha poi richiamato l’articolo 11 delle preleggi
(«La legge non dispone che per
l’avvenire: essa non ha effetto
retroattivo») affermando che
costituisce un criterio interpretativo «di fondo, operante
per i casi dubbi, allorché la suc-

cessiva disposizione tributaria
di pari grado nulla espressamente preveda circa la sfera
temporale». La Suprema corte
ha conclusoe pertanto per l’irretroattività della disposizione, precisando (in modo condivisibile) che, seguendo una lettura differente, la possibile efficacia
retroattiva
si
trasformerebbe per gli uffici in
una «sanatoria in relazione ad
atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l’estinzione siano
intervenute anteriormente al 13
dicembre 2014». Escludendo
quindi che la legge delega abbia
voluto sanare le irregolarità
commesse in passato dagli uffici, l’unica possibile conclusione è che la norma possa avere
validità solo per il futuro.
Occorre poi tener presente
che il decreto è stato emanato
in virtù degli articoli 1 e 7 della
legge n. 23/2014 con l’obiettivo di semplificare il sistema
tributario.
L’articolo 1 prevedeva il rispetto dei principi costituzionali, nonché del diritto europeo
e dello Statuto dei diritti del contribuente, mentre l’articolo 7 la

In sintesi
01 QUANDO RISPONDE
IL LIQUIDATORE
Con le modifiche del decreto
semplificazioni, il liquidatore,
per non rispondere dei debiti
della società, deve dimostrare
di non aver soddisfatto crediti
di ordine inferiore a quelli di
natura tributaria o aver
assegnato beni ai soci prima di
onorare i debiti fiscali
02 LA GRADUAZIONE
DEI DEBITI
Secondo le Entrate è possibile
seguire le regole indicate
dall’articolo 2777 del Codice
civile
03 LA RESPONSABILITÀ
DEI SOCI
I soci rispondono per il
pagamento delle imposte se,
nei due anni precedenti la
liquidazione hanno ricevuto
«danaro o altri beni sociali in
assegnazione» dagli
amministratori o hanno avuto
in assegnazione «beni sociali»
dai liquidatori

revisione sistematica dei regimi
fiscali, al fine di eliminare complessità superflue e di revisionare gli adempimenti-doppione o poco utili per il controllo e
l’accertamento.
Ma per le soietà estinte, l’articolo 28 del decreto 175 ha inaspettatamente introdotto:
e una deroga pro-amministrazione alle disposizioni del codice civile;
r un nuovo regime probatorio
sfavorevole al contribuente
(liquidatore, amministratore,
socio);
t implicite deroghe alla normativa sul contenzioso tributario e del lavoro.
Si tratta a ben vedere di materie che nulla hanno a che fare
con quanto poi disciplinato nel
decreto che avrebbe dovuto in
realtà riguardare la revisione
degli adempimenti superflui o
doppi, o ancora di scarsa utilità
per l’amministrazione ai fini del
controllo e dell’accertamento.
Potrebbe pertanto rilevarsi
in sede difensiva anche un eccesso di delega con conseguente incostituzionalità della
norma delegata.

I punti fermi della Corte
LA PORTATA DELLA NUOVA NORMA
Regole applicabili alle società
cancellate dal 13 dicembre 2014
La nuova norma è valida solo dal 13 dicembre
2014 e non ha (né può avere) efficacia
retroattiva. Si tratta di una norma nuova di
carattere sostanziale e non procedurale e

pertanto la sua applicazione può riguardare
solo le società cancellate dal Registro
imprese dal 13 dicembre scorso. Altrimenti, si
tratterebbe di una “sanatoria” per gli uffici
volta a regolarizzare notifiche errate
Corte di cassazione sentenza n. 6743/2015

LA CANCELLAZIONE A PROCESSO IN CORSO
Improponibile l’azione contro la società
cancellata tra primo e secondo grado
La cancellazione di una società di persone dal
Registro imprese, così come avviene per le
società di capitali, ne determina estinzione
(articolo 2495 del Codice civile). Perciò ove

essa avvenga tra un grado e l’altro di un
giudizio, l’appello va proposto da/nei
confronti dei soci, che sono i successori della
società e gli unici legittimati all’appello.
L’azione contro l’ente è improponibile
Corte di cassazione, sentenza n. 25275/2014

L’ATTO NOTIFICATO ALL’EX LIQUIDATORE
Nullo l’accertamento notificato
all’ex liquidatore della società estinta
È nullo l’accertamento notificato all’ex
liquidatore della società cancellata, perché è
persona inidonea a ricevere l’atto. A seguito
della cancellazione dal Registro imprese, il

liquidatore non può più avere la rappresentanza
della società e risponde solo dei debiti rimasti
insoddisfatti per sua colpa.
Non si tratta del trasferimento del debito
tributario dell’ente ma di una pretesa a sé stante
Corte di cassazione, sentenza n. 4156/2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL RICORSO PROPOSTO DALL’EX LIQUIDATORE
Ricorso dell’ex liquidatore inammissibile
tranne che per la nullità del provvedimento
È inammissibile il ricorso proposto dall’ex
liquidatore della società cancellata poiché
l’ente è inesistente e pertanto nessuno è
legittimato a rappresentarlo. Tuttavia, in virtù

del diritto di difesa, il ricorso può essere
ammissibile solo per la rilevabilità d’ufficio
della nullità del provvedimento impugnato: il
ricorso va dichiarato inammissibile fatta salva
la dichiarazione di nullità del provedimento
Corte di cassazione, ordinanza n. 28187/2013

LA RESPONSABILITÀ DEI SOCI
Responsabilità legata all’attivo ripartito
e incassato dai soci di società di capitali
I soci sono i successori delle società estinte: per
le società di capitali il limite di responsabilità è
pari al totale di quanto incassato dai soci dal
riparto dell’attivo di liquidazione, mentre per le

società di persone, i soci ne rispondono
illimitatamente con il proprio patrimonio. La
perdita della personalità giuridica comporta
anche l’impossibilità di stare in giudizio e
quindi l’inammissibilità dell’impugnazione
Corte di cassazione, sentenza n. 11968/2012

L’ONERE DELLA PROVA PER IL FISCO
L’ufficio deve provare la distribuzione e
l’incasso dell’attivo societario
Il fisco può agire in via sussidiaria nei
confronti dei soci solo per la parte
conseguita da ciascuno nella distribuzione
dell’attivo. L’ufficio deve provare che ci sia

stata la distribuzione dell’attivo e che una
determinata somma sia stata riscossa. Non
può esservi un subentro automatico dei soci
nel debito e serve uno specifico atto
motivato da notificare al responsabile
Corte di cassazione, sentenza n. 11968/2012

Le prime pronunce. L’orientamento della Ctp La Spezia e l’atto inesistente

Anche dalle corti di merito
mano tesa a chi ha già liquidato
pTra i giudici di merito in-

tervenuti più di recente a censurare il comportamento dell’ufficio di applicazione retroattiva della norma c’è da segnalare la Ctp della Spezia, con
la sentenza n. 104/2/2015. La vicenda riguardava un accertamento notificato a una società
cessata per il quale era stata eccepita l’inesistenza dell’atto indirizzato, appunto, a un soggetto inesistente.
Il giudice ha innanzitutto ricordato che l’articolo 2495 del
Codice civile, come riformato
nel 2004, dà valenza costitutiva
all’estinzione. Dal momento,
infatti, della cancellazione dal
Registro imprese, l’ente perde
sia la propria personalità giuridica e sia diritti e doveri, a prescindere dall’eventuale esistenza di rapporti (debitori o
creditori) non definiti.
Sul punto, si sono pronunciate le Sezioni unite della Suprema corte (n. 4060, 4061 e
4062 del 2010 e n. 6070/2013) affermando, in estrema sintesi,
che la cancellazione comporta
l’estinzione sia delle società di
capitali sia di persone e i soci
subentrano nei rapporti debitori e creditori, nella misura
prevista nel precedente rapporto societario.
È così stato chiarito come, ricorrendone le condizioni, sono i soci «la giusta parte» cui
notificare gli atti per eventuali
pretese. L’orientamento della
giurisprudenza di legittimità
sul punto è univoco nel dichiarare l’inesistenza degli atti notificati a società cancellate.
Il Dlgs n. 175/2014, modificando la norma, ha previsto
che ai soli fini fiscali e contribu-

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tivi, le società debbano rispondere dei propri debiti fino a cinque anni dalla loro cancellazione dal registro imprese.
È stato poi trasferito in capo
a soci e liquidatori l’onere di
provare che non siano stati
preferiti altri creditori con le
disponibilità ovvero non sia
stato prelevato indebitamente
il saldo attivo di liquidazione

QUOTIDIANO DEL FISCO

Focus su obblighi
e adempimenti
antiriciclaggio

Sul Quotidiano del Fisco tutti i
giorni l’offerta informativa del
Gruppo Sole 24 Ore in materia
tributaria. Oggi in esclusiva
per gli abbonati:
8 un articolo di Rosanna
Acierno sull’impugnabilità
degli atti di riscossione;
8 per la rubrica l’Adempimento della settimana un approfondimento di Michele
Doglio sugli obblighi e
adempimenti antiriciclaggio
www.quotidianofisco.ilsole24ore.com

pur in presenza di debiti fiscali.
La Cassazione ha chiarito, in
estrema sintesi, che l’irretroattività è desumibile dal contenuto della stessa (si veda l’articolo in alto). Non si tratta, infatti, di una norma interpretativa
che dal suo tenore testuale
«sceglie» tra diverse possibili
interpretazioni adottate nel
tempo in tema di estinzione di
società, ma di una norma che
introduce una nuova previsione temporale per l’efficacia
estintiva ai soli fini tributari e
contributivi.
Su questi presupposti, la
Ctp della Spezia ha aggiunto
alcuni interessanti spunti di riflessione con riferimento all’onere probatorio. Mentre, infatti, in passato era l’amministrazione a dover provare il
comportamento «illegittimo»
del liquidatore/soci, con il
nuovo decreto l’onere probatorio è invertito.
Secondo il giudice ligure,
questo è un aspetto particolarmente delicato perché interviene sulla disciplina delle prove, ossia su “regole di giudizio”
alla cui applicazione consegue
l'accoglimento o il rigetto della
domanda.
Il giudice, infatti, dovrebbe
fondare il proprio convincimento sulle prove prodotte dal
contribuente nel giudizio, il
quale ignorando un proprio
dovere di conservazione, verosimilmente non avrebbe nulla
da dimostrare. Da ciò consegue che la nuova disposizione
non può che essere di natura
procedimentale e pertanto
non può avere alcuna efficacia
retroattiva.
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Norme e tributi 23

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

FISCO

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Dichiarazioni. Non si trasferiscono interessi, Rol e perdite - Ok allo status di esportatore

Conferimenti d’azienda:
la chance della base Ace

Le riserve disponibili fanno lievitare il patrimonio netto
PAGINA A CURA DI

Paolo Meneghetti

pIl

conferimento d’azienda,
presenta, dal punto di vista fiscale, alcune analogie con le operazioni di fusione e scissione ma
comporta alcune particolarità rilevanti, soprattutto sul fronte
dell’aiuto alla crescita economica
(Ace), per la società conferente.

Cosa «passa» alla conferitaria

Sia il conferimento, sia le operazioni di fusione e scissione sono
eseguite in regime di neutralità:
in capo al soggetto dante causa, il
trasferimento di beni non provoca l’insorgenza di plusvalenze fiscalmente rilevanti. Questa neutralità è confermata anche nel caso in cui i beni trasferiti al soggetto avente causa (conferitario)
siano iscritti per valori superiori a
quelli presenti nel bilancio del
conferente.
Qui però si fermano le analogie, dovendosi rilevare come sul
piano civilistico i conferimenti di
azienda siano operazioni molto
diverse dalle fusioni o dalle scissioni. Queste ultime due sono generalmente definite come operazioni di successione universale , il
che comporta il subentro della
società risultante in tutti i diritti e
doveri fiscali della società estinta
o dante causa. Da qui la possibilità
di trasferire posizioni soggettive
quali interessi passivi non dedotti, Rol eccedente non fruito, Ace,
perdite e altre ancora (si veda Il
Sole 24 Ore dell’8 giugno).
È diversa, invece, la situazione del conferimento di azienda
che, pur effettuandosi in neutralità fiscale, è pur sempre un’operazione di vendita contro corrispettivo non monetario (la par-

tecipazione) e questo comporta
il mancato subentro nei diritti e
nei doveri fiscali del soggetto
conferente.
Da questa premessa, ipotizzando un conferimento di azienda che avvenga tra soggetti entrambi appartenenti al mondo
dell’Ires, derivano le seguenti
conseguenze:
e gli interessi passivi non dedotti
dalla conferente restano in capo a
quest’ultima, che mantiene la
propria operatività fiscale;
r il Rol eccedente non fruito resta in capo alla conferente che lo
riporterà a nuovo negli esercizi
successivi;
t le perdite fiscali restano in capo alla conferente non esistendo
alcuna norma che ne permetta il
trasferimento alla conferitaria.

2012 (cioè generata da utili effettivamente realizzati) oppure non
lo sia, considerando che solo le riserve disponibili generano Ace.
La soluzione è decisamente
opinabile. Una posizione ragionevole potrebbe essere la
seguente:
1 considerare riserva disponibile quella che si è formata da un
conferimento di azienda nel quale la conferente ha perso il controllo dell’azienda conferita (business combination);
1 considerare riserva non disponibile la riserva che si è formata a fronte di un conferimento
di azienda all’interno di un gruppo societario nel quale la conferente mantiene il controllo della
società nella quale l’azienda è

Quando la riserva è disponibile

Un discorso a parte merita l’aiuto
alla crescita economica (Ace). È
chiaro che se c’è un Ace non utilizzato dalla conferente in conseguenza del fatto che il reddito imponibile sia stato inferiore al rendimento nozionale, non si potrà
trasferire questa posizione soggettiva alla conferitaria.
Tuttavia, il profilo Ace dei conferimenti di azienda è interessante specie per la conferente. Una
eventuale plusvalenza civilistica,
infatti, iscritta legittimamente a
conto economico, genera un utile
di esercizio che se collocato a riserva determina un incremento
del patrimonio netto “aceabile”.
Con effetti visibili già in Unico
2015 per le operazioni effettuate
nel 2014 (si vedano gli esempi).
Il problema è capire se la riserva sia disponibile nell’accezione
dell’articolo 5 del Dm 14 marzo

LA PAROLA
CHIAVE
Riserva «aceabile»
7Si definisce in gergo riserva
“aceabile” quella che genera un
incremento del patrimonio netto
rilevante ai fini dell’applicazione
dell’aliquota di rendimento
nozionale, pari, per il 2014, al 4
per cento. Per essere aceabile, la
riserva deve essere disponibile,
nel senso che deve essere formata
con utili effettivamente realizzati
e non derivanti da semplici
valutazioni. Pertanto, una riserva
da rivalutazione di beni non è in
sé aceabile poiché deriva da una
procedura valutativa.

stata conferita (under common
control).
Si ritiene che nel secondo caso
il conferimento di azienda generi
per la conferente un incremento
di patrimonio netto che diviene
“aceabile” soltanto nel momento
dell’effettivo realizzo, cioè quando viene ceduta a terzi la partecipazione ricevuta dalla conferente per effetto del conferimento.

Il plafond dell’esportatore

Al di fuori del comparto delle imposte sul reddito, in verità, c’è una
posizione tributaria soggettiva
che può essere trasferita alla conferitaria: il plafond relativo allo
status di esportatore abituale non
utilizzato dalla conferente.
Questo trasferimento è stato
sancito dalla risoluzione 165/
E/2008, a patto che la conferitaria
subentri senza soluzione di continuità nella gestione aziendale e
che siano trasferiti debiti e crediti
relativi all’azienda conferita.
Il trasferimento permetterà alla società conferitaria di eseguire
acquisti in sospensione di imposta fino a esaurimento del plafond
trasferito a seguito del conferimento di azienda. La successiva
risoluzione 124/E/2011 ha poi
chiarito che è possibile suddividere il plafond disponibile tra
conferente e conferitaria, dovendo quest’ultima comunicarlo con
la dichiarazione di variazione dati in base all’articolo 35 del Dpr
633/72, oltre a segnare il trasferimento nell’atto di conferimento.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le norme e le circolari citate
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La circolare 21/E

Gli esempi
IL CASO

IL POSSIBILE COMPORTAMENTO

GLI INTERESSI NON DEDOTTI DALLA CONFERENTE
LasocietàAlfaSrlhaeseguitonel2014unconferimento
d’aziendaversolasocietàBetaSrl.Alfaavevaun
ammontarediinteressipassivinondedottipoiché
eccedentiil30%delRol.LaconferitariahainveceunRol
capienteadedurreanchegliinteressipassividella
conferente.Gliinteressipassividellaconferentepossono
esseretrasferitiallaconferitaria?

L’operazionediconferimentod’aziendavaintesacome
unavenditaconcorrispettivononmonetario.Non
trattandosidisuccessioneuniversalenonèprevistoche
cisiauntrasferimentodiposizionisoggettivetributarie
dallaconferenteallaconferitariapercuilarispostaè
negativa.Gliinteressipassivinondedottidalla
conferenterestanoincapoaquest’ultima

STOP AL TRASFERIMENTO DELLE PERDITE
La società Beta Spa ha perdite pregresse non dedotte
e riportate a nuovo. Nel 2014 ha eseguito un
conferimento della sua unica azienda alla società
Gamma Spa. Avendo di fatto concluso l’attività
operativa, sarebbe interesse di Beta trasferire le
perdite fiscali non dedotte alla società conferitaria,
che essendo in utile trarrebbe beneficio dal
trasferimento.Valgono le stesse regole della fusione?

Il conferimento di azienda presenta analogie con la
fusione nel senso che è un’operazione fiscalmente
neutrale, tuttavia non sono previste regole per il
trasferimento delle perdite fiscali dalla dante causa alla
avente causa, nemmeno rispettando i criteri di vitalità
stabiliti per le fusioni. Il soggetto conferente manterrà
le proprie perdite, che saranno compensate con i
dividendi eventualmente erogati dalla conferitaria

IL CONFERIMENTO DI RAMO D’AZIENDA
La società Rossi Snc esegue un conferimento di ramo
di azienda alla società Verdi Snc. Entrambe le società
sono in contabilità ordinaria. Il valore
fiscale/contabile del ramo di azienda è 100 mentre il
conferimento è eseguito a 150. In questa operazione
ci sono riflessi positivi ai fini Ace per la conferente e
per la conferitaria, considerando che non ci sono
conferimenti di denaro ma solo di beni in natura?

L’Ace per le società di persone in contabilità
ordinaria è calcolata sull’intero patrimonio netto
detenuto a fine esercizio, quindi qualunque
incremento del patrimonio netto genera maggiore
Ace. In particolare per la conferente si rileva un
incremento del netto di 50, mentre per la
conferitaria l’intero valore del conferimento, cioè
150 costituisce variazione rilevante ai fini Ace

IL PLAFOND DA ESPORTATORE ABITUALE
La società Bianchi Srl detiene un plafond da esportatore Sì. Diversamente rispetto al profilo delle imposte
abituale creato per aver eseguito cessioni
sul reddito, nell’ambito Iva l’agenzia delle Entrate
all’esportazione. Nel 2014 ha eseguito un
ha riconosciuto il diritto a trasferire il plafond di
conferimento del ramo di azienda che svolge attività di esportatore abituale al soggetto che riceve un
cessione all’esportazione alla società Neri Spa, che non conferimento di azienda, a condizione che la
Codice fiscale
N.
detiene alcun plafond, non avendo mai eseguito attività Mod.
volontà
delle parti sia espressa nell’atto di
diSpese
esportazione.
È chiaro che sarebbe conveniente
conferimento e che questo trasferimento sia
di
rappresentanza
Spese
poter
trasferire il plafond
comunicato all’Agenzia tramite il modello
dinon deducibili
RS101 alla società conferitaria per
(D.M. del 19/11/2008
art. 1 comma 3) di acquistare beni e servizi in esenzione di
,00
permetterle
variazione dati in base all’articolo 35
Credito d’imposta
imposta.
È possibile questo trasferimento ? Codice fiscale
del Dpr 633/72
per immobili
Totale credito
Quota annuale
colpiti dal sisma
in Abruzzo
Perdite istanza
rimborso da IRAP

RS102

2

1

n.rata

Rateazione

3

4

5

RS103

1

Tipo controllo

Ricavi
Consorzi di
imprese

C

,00

Componenti positivi

Possesso documentazione

RS106
B
A
LA PLUSVALENZA
NON RILEVANTE

5

4

Componenti negativi

,00
1

RS107

6

,00

2

,00

Codice fiscale

RS108

,00

Perdite utilizzabili
in misura piena

2

,00

Conservazione
dei
documenti
Larilevanti
compilazione
RS104 di Unico
ai fini
tributari
Prezzi
di trasferimento

6

,00

Perdite utilizzabili
in misura limitata

Ritenute

,00
01 IL CASO
Ritenute
Codice fiscale
Srl. Il valore contabile
del
8 Alfa Srl ha eseguito nel 2014 un conferimento di ramo di azienda alla Bianchi
,00
Mod. N.
Codice fiscale
ramo
di aziendaRS109
conferito era 100 mentre il conferimento
è avvenuto per 300
,00
una plusvalenza iscritta a conto economico
di 200, nonSvalutazioni/Perdite
fiscalmente
rilevante.
8 Alfa ha generatoRF41
,00
Svalutazioni ante 2013
pregresse
Quote delle svalutazioni e delle perdite su crediti
(di Codice
cui
)
Trattandosi di un’operazione
di minoranza
l’utile generato
Codice fiscale in cui Alfa riceve partecipazioni
di identificazione
fiscale
Estremi
,00 estero in Bianchi
,00Srl,
,00
identificativi
Quote deducibili riserva sinistri PERIODO D’IMPOSTA 2014
va considerato RS110
una riserva disponibile ai fini Ace
rapporti
riservaoperatore
sinistri efinanziario
ramo vita
RF42 Variazione
Presente periodo
Periodi precedenti
Denominazione
Tipo di rapporto
CODICE FISCALE
Bianchi Srl incrementa
il capitale
di 300 e genera ammortamenti
al 10%
, valore
fiscale
10, contabile
30
8 finanziari
(di cui
,00
,00
,00 )
1

2

1

2

3

4

5

2

3

1

2

3

2

1

3

Canone Rai

6

1

Spese di cui agli artt. 108, 109, comma 5, ultimo periodo,
altri componenti
negativi non dedotti in precedenti esercizi
abbonamento
RF43 ed Intestazione
1
o non
imputati
a conto economico
SOCIETÀ
DI CAPITALI
REDDITI

4

Numero abbonamento
02 | I QUADRI
,00
,00
rileva
una
variazione
in
diminuzione
nel
quadro
RF
per
la
plusvalenza
conseguita ,00
di
8 Alfa (conferente)
2015
Proventi
non computabili nella QUADRO
determinazioneRF
del reddito (art. 91, comma 1, lett. a) e b))
RF44
Provincia
Comune
,00
Comune

200 non tassabile.
Ai
fini
Ace,
nel
modello
dell’anno
prossimo,
Unico
2016,
avendo
destinato
aCodice
riserva
comma 3)
RF45 Differenze su cambi (art. 110, Determinazione
,00
del
reddito
di
impresa

Mod. N.
RS111
l’utile da conferimento,
genera
incremento
rilevante, quindi la sua base
Ace da 1.000 sale aC.a.p.
1.200
relative a un
partecipazioni
esenti (art. 87)
RF46 Plusvalenze
,00
Frazione, via e numero civico
Quota
esclusa degli
utili distribuiti (art. 89)
RF47
,00
Bianchi
(conferitaria)
rileva
la
variazione
in
aumento
nel
quadro
RF
per
ammortamenti
nondi inapplicabilità
deducibili
studi di settore: cause di esclusione
studi di settore: cause
8
RF1 Codice attività
Utili distribuiti da soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli di cui all’art.168 bis
parametri: cause di esclusione
esclusione
compilazione INE ,00
Categoria
per 20, e rileva RF48
nel prospetto
delle
di
capitale
sociale
da
500
a
800
Datariserve
versamento (RS) l’incremento
Reddito esente e detassato
giorno mese
anno
1

23

2

(sigla)

3

4

6

1

5

7

2

3
5

4

1

RF50
RF2
RF52
RF3
RF53
RF4
RF54
RF5

2

8
9
,00
Componenti positivi da studi di settore annotati nelle scritture contabili
Spese ed altri componenti negativi
da Stati o territori diversi da
quelli di cui all’art.168 bis
Rimanenze 2
IAS 1
Opere, forniture e servizi di durata ultrannuale 3
Opzioni
1
2
Rimanenze
Applicazione
IAS/IFRS
1
,00 2
A) UTILE
1
Rimanenze e opere ultrannuali contabilizzate in misura superiore a quelle determinate ai sensi del TUIR (artt. 92 e 93)
B ) PERDITA
1
3
4
5
6
99 2
200,00 Ammortamenti
,00
,00
3
4
Altre rettifiche
Accantonamenti
POSITIVI
7
8
9
10
11
12
RF6 C) COMPONENTI
,00
,00 4
1 ,00
2
3
EXTRACONTABILI
,00
RS112Altre
13
14
15
16 ,00
17 ,00 18
,00
,00
,00 2
1
6
Quote costanti
delle plusvalenze patrimoniali e delle
sopravvenienze
attive imputabili all’esercizio
in 19
RF7 variazioni
RF55
,00
Mod.
20
21 N. 22
23
24
diminuzione
,00
,00
,00
dei contributi
o liberalità costituenti sopravvenienze
attive imputabili all’esercizio
(art.3088, comma 3, lettera b)
RF8 Quote costanti 25
26
27
28
29
,00
,00
,00
determinato
con criteri non analitici
8
RF9 Reddito
anno
36
37
319 giorno32 mese
33
34
35
,00
,00
,00
Mod.né
N.beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività
RF10 Redditi di immobili non costituenti beni strumentali
RF56 E) TOTALE DELLE VARIAZIONI IN DIMINUZIONE
RS29
ed altri
negativi
relativi agli
immobili
di cui al rigo
RF10 società quotata
RF11 Spese
Incremento
Incrementi
delcomponenti
capitale proprio
Decrementi
del capitale
proprio
Riduzioni
Disapplicazione
ALGEBRICA
(A o B) + Soggetto
C + D – in
E perdita
RF57 SOMMA
1
3
4
INTERPELLO
società
non operative 2 ,00
Casi particolari
sistematica
Parametri
studi di,00
settore 3
Maggiorazione
RS116 Esclusione
,00e reddito
,00
1.200
,001
,00 4
2 ,00
minimo
da partecipazione
RF58
RF12 Redditi
Ricavi
non
annotati 2
7
,00
,00
,00
4
5
3
1
3
1
2IVA 6
Imposta sul reddito
IRAP
,00
1
2
Patrimonio netto
Minor importo ,00 3
RF59 Perdite da partecipazione
,00
,00
Valore medio
Percentuale
Valore dell’esercizio
Percentuale
6
7
o contabilizzate in misura inferiore a quella determinata ai sensi del Tuir
(artt. 92, 92-bis 93, 94) 2 4%
RF13 Rimanenze non contabilizzate
1
1
4
,00
,00
perdite non compensate
(o perdita)
2%
1,50% ,00
Titoli e creditiAL LORDO DELLE EROGAZIONI
RS117
RF60 REDDITO
RS30
,00 LIBERALI
,00
RS113
spettanti
agli amministratori ma non
corrisposti (art. 95, comma 5)
RF14 Compensi
6%
4,75%
ed altriliberali
beni
RS118
Codice fiscale
,00
,00
Erogazioni
RF61 Immobili
1
2
9
passivi indeducibili
4%,00 ,00
Immobili A/10
RF15 Interessi
RS119
,00 5%
,00
,00
,00
REDDITO (o PERDITA)
RF63 Immobili
4%
3%
RS120
,00 99, comma
,00 trasformata
indeducibili o non pagate (art.
1)
RF16 Imposteabitativi
Eccedenza

,00
,00
,00

IL QUADRO RF DELLA CONFERENTE IN UNICO 2015
Risultato del
conto economico

Variazioni
Codice
fiscale

in aumento

,00
,00
,00
,00
5

,00
7

,00

Codice fiscale RS DELLA CONFERENTE IN UNICO 2016
IL QUADRO

Deduzione
Verifica
Determinazione
per
capitale
dell’operatività
e
investito
proprio
deldeterminazione
reddito
del reddito
(ACE)
imponibile
minimo
dei soggetti
di comodo
Start-up

Reddito del trust
Codice fiscale
misto
Impegno
allo scioglimento

totali
daRendimenti
riportare nel
quadro PN

Eccedenza pregressa
Eccedenza15%
non attribuibile
Altre immobilizzazioni
RS121 Reddito
,00
o perdita
RF66
utilità sociale
RF17 Oneri
11 diimponibile
12
)
1%
Mod.
RS122 Beni piccoli comuni
RS31
,00 (di cui ,00
,00N.

Erogazioni liberali
,00,00

13 1

ai sensi
dell’art. 164 del
TUIR
RF18 Spese per mezzi di trasporto indeducibiliRicavi
presunti
Ricavi effettivi
da riportarepregressa
nel quadro PN
Eccedenza
2
3
periodi
d’imposta precedenti
Robinditax
RF67
RS114
RS123
Svalutazioni
e minusvalenze
patrimoniali,
e perdite,00
non
Totale
RF19 Perdite
,00 sopravvenienze
,00 passive
,00 deducibili
1 1

IL QUADRO RF DELLA CONFERITARIA
Importi ricevuti
Plusvalenze
e sopravvenienze
attive

RF20 Minusvalenze relative a partecipazioni esenti

1

1

1
RF68
1
quadro
RN
Variazioni
ex artt. 118
e 123 ai sensi degli
RF22 nel
Importo
complessivo
da rateizzare
RS126
,00 articoli 86, comma 4,00

Altri crediti

(ovverocostante
GN/GC
o TN o PN)
1
dell’importo
del109,
rigo comma
RS126,00
RS127 Quota
Spese di cui agli
artt. 108,
5,4ultimo periodo,
,00b)
RF23 Importo
complessivo da rateizzare ai sensi dell’art. 88, comma 3, lettera
RS128
o di competenza
di altri esercizi (art. 109, comma 4)
Proventi
e
altri
componenti
positivi
RF70
Quota costante dell’importo del rigo RS128
RS129
RS30

Prospetto
del reddito imputato
ex art. 115 del Tuir
e dei dati per
la relativa
Codice
fiscale
rideterminazione

0,9%

,00

,00
,00
,00

da
nel quadro
Rendimenti
totali RN
5
1 riportare

,00 ,00
,00
,00

22

,00

Crediti di3 imposta sui

Situazione
comuni
di investimento
,00
,00
Eccedenza
pregressaex art. 104 fondi
Rendimenti
totali
2
1 ,00

2
5

1

8

10

15

2

3

e,00
88, comma 2
6

,00
,00

2
1

,00
,00
,00
,00
Differenza
,00
,00
,00,00
1.200
,00
,00
Rendimento
,00
,0054,00
,00
,00
Rendimento ,00
attribuito
,00,00
,00
,00
,00
Eccedenza riportabile

Totale

,00
,00
,00

,00,00
,00
,00
Crediti per imposte ,00
3

3

,00

4

2

,00

7 ,00

20riportabile
,00
,00

Acconti versati

3,00
2

,00

6)
di manutenzione,
e trasformazione
eccedenti la quotaDecrementi
deducibile (art. 102, comma
RF24 Spese
Saldo finale
Saldo iniziale
Incrementi
Plusvalenze
patrimonialiriparazione, ammodernamento
RF71
RS33
1
2
3
4
Capitale sociale
,00 art. 106 ,00 800 ,00
,00 500,00
,00105
300,00
art.
Perdite scomputabili
RF72
RS130
e accantonamenti non5deducibili in tutto o in parte
6
7
8
RF25 Svalutazioni
di cui per utili

,00
imponibile
RF73 Reddito
9
di cui per riserve in sospensione
RF26 Variazione riserva sinistri e ramo vita (art. 111)

1

,00
,00

10

,00
,00

,00
perdite non11compensate
,00
(di cui comma 3

2
1

,00

1

,00

1
2
3
Codice
della società trasparente
RF84
Riserve difiscale
capitale
RS131
RS31
,00
,00
1
3
Spese
altri
componenti
quota
deducibile
ai sensi dell’art. 109,
comma 5
RF27
Riserve ed
exdel
art.
170,
comma
3 negativi
RS132
,00
reddito
(o della
perdita)eccedenti
imputatola
dalla
società
trasparente
RF85 Importo
RS34
1
Riserve di utilisudacambi
trasparenza
RS133
(art. 110, comma 3),00
RF28 Differenze
Svalutazioni
rilevanti
1
RS134
RF86 Riserve di utili
,00

,00

1
da1 Stati o territori
RF29 Spese ed altri componenti negativi
,00

2

,00
,00

Minore
importo
2

2 ,00
diversi

1
di utili antecedenti al regime SIIQ
RS136 Riserve
Valori contabili
Applicazione
IAS/IFRS

1 SIIQ
Riserve di utili della gestione esente

,00

2

3

,00
3,00
da quelli di cui all’art.168
bis
3
,00
Rimanenze
3

,00 Valori fiscali

,00
,00

Disallineamenti
attuali
3

IL CONFERIMENTO
DI BENI STRUMENTALI
RS32
RF30
RS135 Riserve di utili prodotti fino al 2007

,00

1

,00

Rettifica

4

,00 ,00
,00
,00 )

4
4

2,00

,00

,00
,00
,00,00
,00,00

,00

,00

,00

Importo
rilevante
4

,00

,00

2

4
,00 ,00
,00
Opere,
forniture
e servizi
Variazioni
in diminuzione
4

2

3

,00

,00,00
,00
,00
,00
,00

,00
,00
,00
,00
,00,00
,00
,00

3
2 ,00

,00Deduzioni non ammesse

,00 società partecipata

3

4
5
RS137
,00
,00
,00 ,00 ,00
,00
RF87 Beni ammortizzabili
RS35
,00
,00
,00 ,00
1
2
4
2 locazione
3 ,00
4
5
61 ,00
RS138 Riserve di utili per 1contratti di
,00
,00 3
,00
2
,00
,00
Plusvalenze
patrimoniali
e sopravvenienze
attive,00
da acquisire
a2 tassazione,00
in quote
costanti
Altri elementi
dell’attivo
,00
,00
RF34
RF88
,00
,00
,00
,00
1
3
4
Variazioni
di imposta
RS139 Riserve in sospensione
,00
,00
7
8
9 ,00
10
11
12 ,00
,00
,00
,00
Fondi di
accantonamento
,00Utile
,00
Utile destinato
RF89
RF35
destinato
a copertura
a
tassazione
in
quote
costanti
(art.
88,
comma
3,
lettera
b))
Contributi
o liberalità
costituenti sopravvenienze
attive
,00
,00
,00
,00 da acquisire
in diminuzione
Perdite
Utile,00
distribuito
ad accantonamento e riserva
perdite pregresse
13
15
16
17
18
14
Altre
2
3
4
PERIODO
Utile
dell’esercizio
e perdite
RS33
Reddito
(o perdita)
rideterminato
RS140
RF90
,00
,00 ,00
RF36
Utili
distribuiti
da società
di persone o1 da GEIE
,00
,00 ,00
,00
RF31 variazioni
1
222
3
4
19e perdite
21
23
24 1
20 SIIIQ
Utile dell’esercizio
RS141
,00
,00 ,00
,00
CODICE
FISCALE
Codice
fiscale
della
società
consolidante
RF91
in
aumento
,00
,00 ,00
Perdita
delle
imprese
marittime
determinata forfetariamente
RS36
Prospetto dei datiRF37
1

3

,00
4

12

,00

Totale
Eccedenza riportabile

2
3 ,00

all’estero
3,00 pagateEccedenza
3

,00
,00
,00
,00 ,00
Eccedenze
di imposta
2
,00
,00
,00
,00

2

,00

,00 ,00
Ritenute
,00
,00

2
3

5

Reddito presunto

2

1

ILReddito
QUADRO
delleRS DELLA CONFERITARIA
Prospetto
società
sportive
del capitale
dilettantistiche
e delle riserve

214

,00 in aumento
Variazioni

Agevolazioni

RS124
RS29

ex artt. 102, 102-bis e 103
Ammortamenti
deducibili
Maggiorazione
società
di comodo
RF21 Dati
RS115
da imponibile
riportarenon
RS125
Reddito
minimo
RS32

in,00
credito
IRAP RN
12%
da
nel quadro
1 riportare

,00

4

,00
,00

,00
,00 ,00
,00
,00 ,00

01 IL CASO
D’IMPOSTA
,002014
,00
8 Verdi Snc ha eseguito nel 2014 un conferimento di ramo di azienda a Gialli Sas. Il valore contabile del ramo
,00
,00
,00
,00
,00
Minusvalenze
conferito
è pari
a 300mila,
mentre il conferimento
è eseguito
per 500mila.
I beni dell’azienda
conferita sono
,00
,00
,00
pere la
rettifica
deiRF39
Minore importo
Disallineamenti
attuali
Importo rilevante
Proventi degli immobili di cui alSvalutazioni
rigo RF10rilevanti
,00
differenze
RS142 SOCIETÀ DI PERSONE
,00
,00
,00
,00
negative
valori
fiscali
RF92
,00
,00
,00
tutti
strumentali
con
di
ammortamento
,0010%
,00
Utili aliquota
spettanti ai lavoratori
dipendenti e agli associati
in partecipazione,00(art. 95,,00
comma 6) e,,00
RF40
2015
RS34
ex art. 128 del Tuir
D)
TOTALE compensi
DELLE VARIAZIONI
RAUMENTO
EDDITI
RF32
se
corrisposti,
spettanti IN
agli
amministratori
(art. 95,
5)
,00,00
Deduzioni
non ammesse
Valori
contabili non
Valoricomma
fiscali di
Rettificaeuro e Variazioni
in diminuzione
genera
tassabile
200mila
un incremento
del patrimonio
RS143 per Verdi una plusvalenza
8 L’operazione
Plusvalenze
patrimoniali e sopravvenienze
a tassazione
Q U A attive
DR,00
OdaRacquisire
F
ammortizzabili
RF34 Beni
RF93
,00
,00
RS37
,00in quote costanti
,00
,00
,00
Variazioni
,00 periodo, ed altri
,00
,00
,00
Spese
di cui agli a
artt.
108, 109, comma
5, ultimo
Variazione
netto
che
passa
da
100mila
300mila
euro
Reddito
d’impresa
in
regime
Altri
elementi
dell’attivo
Contributi
o liberalità
attiveoda
acquisire
in quote costanti (art.
RF35
RF94
in dei
diminuzione
,00
,00
,00 88, comma 3, lettera b))
,00
,00
,00
criteri di
RF43
componenti
negativi
non costituenti
dedotti insopravvenienze
precedenti esercizi
non
imputatia tassazione
RS144
di
contabilità
ordinaria
,00
,00
,00
,00
valutazione
ammortamenti
per 50mila euro,
fiscalmente
deducibili per
30mila euro,
a conto
Fondi
rischi ed oneri
Utili economico
daper
partecipazione
in società dicontabili
persone o in
RF95
8 Per Gialli Sas si avranno
RF36
,00GEIE
,00
,00
,00
,00oltre
,00,00
,00
,00
RS35
Spese
per
Perdita delle imprese
marittime
determinata
RF37
,00,00
a un
incremento
del
patrimonio
netto
che
era diforfetariamente
30mila
euro
e dopo
il a)conferimento
diviene
di 530mila
euro
RF44
1, lett.
e b))
Proventi
non attività
computabili
nella determinazione
del
reddito
(art.
91,cause
comma
studi di
settore:
di esclusione
studi di settore:
cause di inapplicabilità
Codice
interventi su
25

26

N. atti di
disposizione
32

31

1

1

Minusvalenze

2

N. atti di
disposizione
1

1

27

28

233

34

,00

N. atti di
disposizione

Minusvalenze / Azioni

2

3

30

35

36

3

4

1

1

Anno

1
Codice fiscale

37

4

Minusvalenze/Altri titoli

3

2
,00

29

Dividendi

4
,00

5

2,00
53

2

2
Spesa sostenuta
trasparenza
parametri: 3cause di esclusione
,00 4 4

3

N. d’ordine

Importo rata
Rata
immobile
RF1Dividendi
derivanti2 da utili formatisi in regime di
RF38
RS38
RS150
,005,00
6
5
7
1
RF45
Differenze
su cambi (art.
110, comma 3) ,00
,00 ,00 esclusione
,00
compilazione INE
,00
,00
Proventi degli immobili di cui al rigo RF10
RF39
,00,00
RF46
Plusvalenze
relative
a
partecipazioni
esenti
(art.
87)
RF2 Componenti positivi da studi di settore
,00
RS151
,00 annotati nelle scritture contabili ,00
,00
,00
Utiliesclusa
spettanti
ai lavoratori
dipendenti
e agli associati
in partecipazione
(art. 95,
comma
6) e,ese
corrisposti,
1
2
,00
,00
Perdite utilizzabili ,00
Perdite
utilizzabili
IAS
Rimanenze
Opere,
forniture
servizi
di durata
ultrannuale,003
Quota
degli
utili distribuiti
Opzioni
RF3
P erdite da ista nz aRF47
RF40
RS36
in misura piena
in misura limitata
Totale detraibile
compensi spettanti agli amministratori (art. 95, comma 5)
,00,00
di rim borso da IR A
P RS39
RS152
Utili
distribuiti
da soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli di cui all’art.168 bis
1
2
RF48
RF4
A)
UTILE
,00
Risultato del
,00
,00
,00
,00
,00
,00
,00
conto
RF5N. d’ordine
B) PERDITA
Subalterno
Reddito
Conser
v a zeconomico
ione dei
Altri
dati
,00
T/U
Sez.Urb./Comune catast.
Codice comune
Foglio
Particella Bonus capitalizzazione
I/P
RS153 immobile
RF50
8
3
9
7
1
2
4
5
6
2
1
docum enti rilev a nti
RS40
detassato
C) COMPONENTI POSITIVI EXTRACONTABILI
di cui
,00
,00
a i fini tributa ri
RF6
1
2
4
Ammortamenti
Altre rettifiche
Accantonamenti 3
RS154
RF52
,00
,00
,00
,00
Spese
ed
altri
componenti
negativi
da
Stati
o
territori
diversi
da
quelli
di
cui
all’art.
168-bis
,00
RS37
Consor zi di im prese
Codice fiscale
Ritenute
1
2
RS41
patrimoniali e delle sopravvenienze attive imputabili
all’esercizio
1
RF7 Quote costanti delle plusvalenze
,00 2
,00
Rimanenze
Variazioni
CONDUTTORE (estremi registrazione contratto)
DOMANDA ACCATASTAMENTO
,00
RF53 Applicazione
IAS/IFRS
d’ordine
Provincia
Uff.2
Cod. Ufficio
,00costituenti
,00
,00
1(art. 88,Numero
RF8 N.immobile
Quote
costanti
sopravvenienze
imputabili
all’esercizio
comma,00
3, Agenzia
lett.
b))Entrate
,00
RS155
Condominiodei contributi
Numero
e sottonumero attive
Data o liberalitàSerie
Data
Ag. Entrate
P rezinz iaumento
,00
,00
Possesso
1
2
3
4
5
6
7
8
9
di tra sferim ento RF54 Rimanenze
RF9 Redditi
determinati
con criteri
non analiticiTipo
controllo
,00
Componenti negativi,00
e opere
ultrannuali
contabilizzate
in misura
superiore a quelladocumentazione
determinata ai sensi delComponenti
TUIR (artt.positivi
92 e 93)
RS42
Erogazioni
Artigiani
2
3
4
5
RF10
beni strumentali
al cui scambio
diretta l’attività
5è 6
6
,00
RS38 Redditi di 1immobili
A ,00 B nè beniCalla cui produzione4 o ,00
liberali in
99 non costituenti
200.00
,00 ,00
,00
favore di
RS156
8
9
10
11esterodall’attività
12
Spese fiscale
ed 7altri componenti
negativi relativi agli immobili
di cui
al rigo
RF10 e costifiscale
derivanti
di agriturismo
RF11 Codice
Codice
di identificazione
,00
Codice
fiscale
Erogazioni
Detrazione
Es trpartiti
e m i politici
,00
,00
,00 3
1
2
,00
,00
,00
,00
3
1
13
14
15
16
17
18 Maggiorazione
Parametri
e studi2 di settore
Altre
id e n tifica tiv i
,00 Perdite
Perdite utilizzabili
non annotati
,00
,00
,00,00
utilizzabili
RF12 Ricavi
1
2
P
erdite
da
ista
nz
a
variazioni
in
RF55
d e i r a p p Attività
o r ti
RS43
in misura
piena
finanziario
Tipo di
rapporto
,00
,00
19 operatore
20
21
22
23
24 in misura limitata ,00
RS39 3Denominazione
da IR A Pdiminuzione
1
4
,00
,00
,00 2
fin adin zrim
ia agriturismo
rborso
i
di
,00
RF13 Rimanenze
o contabilizzate in misura
inferiore
a quella determinata ai sensi
del30
Tuir (artt. 92, 92-bis,,00
93, 94)
,00
25non contabilizzate
26
27
28
29
,00
,00
,00
Conser v a z ione dei
RF14 Compensi31spettanti
,00
33
34 (art. 95, comma 5)
32 agli amministratori ma non corrisposti
37
35
36
Deddocum
uzio neenti rilev a nti RS40
Rendimento
Patrimonio
Riduzioni,00
,00 netto 2014
,00
,00 2
1 Differenza
a
i
fini
tributa
ri
RF15 Interessi passivi indeducibili 1
,00 4
,00
p er ca p ita le
2
3
RF56 E) TOTALE DELLE VARIAZIONI IN DIMINUZIONE
,00
,00
,00 4%
300.000
12.000 ,00
,00
Consorpzirodip im
investito
rioprese
Codice fiscale
Ritenute
RS45
Imposte
indeducibili
o
non
pagate
(art.
99,
comma
1)
RF16
,00
RS41
1
2
(ACE)
Rendimenti totali ,00
(A o – B) +Codice
C + Dfiscale
–E
Rendimento
attribuito
RF57 SOMMA ALGEBRICA
1
2
Determinazione
,00
Erogazioni liberali
RF17 Oneri di utilità sociale
,00 27
,00
5
61
Società agricola
Reddito,00
minimo
,00,00
,00
da partecipazione in società di cui all’art. 5
P rezcomma
zi
,00
del reddito
1093RF58 Redditi
RF18 Spese
per mezzi di trasporto indeducibili ai sensi dell’art. 164 del TUIR Possesso
,00
di tra sferim ento
Tipo
documentazione
1Componenti positivi
2 Componenti negativi,00
RF59 Perdite
da partecipazione
in società
di cui all’art.
5 controllo passive e perdite
RS42 Svalutazioni
RF19
e minusvalenze
patrimoniali,
sopravvenienze
non deducibili
,00 2
,00
1
4
6
C
Perdite non
compensate 5
RF60 REDDITO
D’IMPRESArelative
LORDOa (o
PERDITA) Aesenti B
,00
,00
,00
,00
RF20 Minusvalenze
partecipazioni

edifici ricadenti
nelle zone
sismiche

Totale spesa

02 I QUADRI
8 Verdi Snc rileva nel quadro RF una variazione in diminuzione per l’importo di 200mila euro. Nel quadro Ace
rileva un incremento del patrimonio netto che passa a 300mila euro.
8 Gialli Sas rileva una variazione in aumento per ammortamenti non deducibili pari a 20mila euro e un
incremento del patrimonio rilevante ai fini Ace che passa a 530mila euro

IL MODELLO UNICO DELLA CONFERENTE

IL MODELLO UNICO DELLA CONFERITARIA
Es tr e m i
RF61
id e n tifica tiv i
RF62
d eImpresa
i r a p pagricola
o r ti
fin acomma
n z ia r i1094RF63

RF64
Ded uzio ne
p er ca p ita le
RF65
investito p ro p rio
(ACE)
Energia da fonti
RF66
rinnovabili

Codice fiscale

Erogazioni
1 liberali
non deducibili
RF21 Ammortamenti

Codice di identificazione fiscale estero 2
ex artt. 102, 102-bis e 103 1 2
,00 ex art. 104

ProventiSpese
esentidi cui agli artt. 108, 109, comma 5, ultimo periodo,
RS43

RF23

Denominazione operatore finanziario

1

3 competenza(odiPERDITA)
REDDITO
o diD’IMPRESA
altri esercizi (art. 109, comma 4)

,00

,00

2

3
3

4

In misura
limitata
In (art.
misura
piena
RF24 Spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione
eccedenti
la quota deducibile
102,
comma 6)
Perdite d’impresa
1
2
3
Patrimonio netto 2014
Riduzioni
Differenza
art. 105 ,00
art. 106 ,00
3
4
in tutto o in parte 2
RF25 Svalutazioni e accantonamenti non1deducibili
1
2
4% 3
530.000
,00
,00 ,00
,00 ,00
ACE

RS45

Altre

RF31 variazioni

in aumento

Sostieni il mio lavoro. scaricando. da www.dasolo.info

1

2

7

8

13

14

19

20

25

26

31

32

,00
,00
,00
,00
,00

RF32 D) TOTALE DELLE VARIAZIONI IN AUMENTO

4

9

10

15

16

21

22

27

28

33

34

,00
,00
,00
,00
,00
,00

,00
,00
,00
,00

Opere, forniture e servizi

1
3

,00

21.200,00
,00
,00

,00

Rimanenze

,00

,00
,00
,00

Rendimento

Rendimenti totali
7

RF29 Spese ed altri componenti negativi da Stati o territori diversi da quelli di cui all’art. 168-bis
RF30 Applicazione IAS/IFRS

,00

Tipo di rapporto

,00

Codice
fiscale
ed altri
eccedenti
la quota deducibile ai sensi dell’art. 109, comma 5Rendimento attribuito
RF27 Spese
(dacomponenti
riportare nel negativi
quadro RN)
Reddito
o perdita
5
6
,00
,00
RF28 Differenze su cambi (art. 110, comma 3)

,00

20.000,00
,00

5

,00

2
6

11

12

17

18

23

24

29

30

35

36

,00

3

,00

,00
,00
,00
,00
,00
,00

37

,00
,00

Sugli apporti
di denaro
interpello
fino al 2 luglio
pIl conferimento eseguito

da una società può anche
avere come oggetto il denaro, oltre che l’azienda o altri
beni in natura:
1 per chi la riceve, l’operazione determina un incremento del patrimonio netto
che genera una ricaduta positiva in termini di maggiore
Ace calcolabile;
1 per chi esegue il conferimento, invece, c’è generalmente una ricaduta negativa
in termini di Ace, sancita dall’articolo 10 del Dm del 14 marzo 2012, cioè una riduzione
della base Ace pari al conferimento eseguito verso la controllata o controllante.
Su questa operazione è recentemente intervenuta la
circolare 21/E/2015, stabilendo le regole in base alle quali si
può evitare l’effetto negativo
per la conferente.
L’agenzia delle Entrate, con
la circolare 12/E/2012, aveva
stabilito che, ove la base Ace
del soggetto conferente fosse
generata solo da utili destinati a
riserva, un eventuale conferimento in denaro eseguito a favore della controllata non
avrebbe dovuto subire la penalizzazione della riduzione della
base Ace. Questa penalizzazione infatti è stata istituita per
evitare che un solo conferimento determinasse “a catena” il moltiplicarsi di incrementi di base Ace. Una circostanza che può verificarsi nei
gruppi verticali, in cui basterebbe che i soci della capogruppo eseguissero un conferimento in denaro, per duplicare la
base Ace di tutte le controllate
tramite conferimenti a cascata.
Ma se non c’è stato un conferimento in denaro da parte
dei soci, e quindi la base Ace
del conferente è formata solo
da utili, il problema della duplicazione elusiva non si pone: da qui la possibilità di inoltrare l’interpello per disapplicare la norma antielusiva ed
evitare la riduzione Ace.
Ora la circolare 21/E/2015
stabilisce con più precisione
le condizioni che vanno attestate nell’interpello disapplicativo e cioè:
1 che non esistano in capo all’interpellante-conferente
conferimenti eseguiti da soggetti appartenenti al gruppo o
non appartenenti al gruppo;
1 che non sussistano, sempre
in capo all’interpellante-conferente, finanziamenti eseguiti da altri soggetti appartenenti al gruppo, anche se si
trattasse di soggetti che non
sono soggetti ad Ace.
In base al nuovo chiarimento, anche un conferimento eseguito da un soggetto non appartenente al gruppo è suscettibile di ridurre la base Ace di
chi lo riceve, se poi quest’ultima società esegue a sua volta
un conferimento.
Il caso esemplificato dalla
circolare 21/E/2015 è il versamento di denaro a titolo di
conferimento da parte di soci
persone fisiche a favore di una
società nell’ambito della sua
quotazione borsistica, che
esegue a sua volta un conferimento di denaro verso un altro
soggetto del gruppo. In questa
fattispecie il conferimento ricevuto dalla prima società non
è eseguito da soggetti del gruppo (elemento necessario per
rifiutare l’accoglimento dell’interpello secondo la circolare 12/E/2014) , bensì da soci
persone fisiche che non rientrano nel perimetro del gruppo: eppure anche in questa situazione, secondo l’ultima interpretazione ufficiale, non
sarà possibile ottenere l’accoglimento dell’istanza di interpello disapplicativo.
Quanto alla tempistica dell’interpello, la circolare 21/
E/2015 chiarisce che la condizione di preventività deve essere individuata non tanto con
riferimento all’esecuzione
dell’operazione per la quale è
inoltrata l'istanza, bensì in riferimento al periodo d’imposta
nel quale è eseguita.
Per il 2014, dunque, l’istanza
è valida se inviata entro il 2 luglio 2015, cioè 90 giorni prima
rispetto alla scadenza della
presentazione del modello
Unico 2015 (30 settembre 2015).
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24

Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

FISCO E SENTENZE

www.quotidianofisco.ilsole24ore.com

Imposte indirette. Decisiva la qualificazione degli importi: gli interessi da versare sono stati ritenuti compensativi, non moratori

Registro in somma fissa sul lodo

No alla tassa proporzionale se l’arbitrato prevede il rimborso di corrispettivi già soggetti a Iva
Andrea Barison

pNon

si applica l’imposta
proporzionale di registro sulle
somme stabilite in un lodo sottoposto a registrazione, se queste somme sono riconducibili a
operazioni imponibili Iva. Per
il principio di alternatività tra
l’Iva e il registro deve essere
applicata l’imposta fissa. Ad affermarlo è la sentenza
593/32/2015 della Ctr della
Lombardia, (presidente Martorelli, relatore Chiozzi).

Il ricorso contro l’avviso

La vicenda scaturisce dal ricorso presentato da una società contro l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro dovuta per la registrazione di un
lodo arbitrale.
A seguito della controversia
sorta tra due imprese relativamente a un contratto di somministrazione, era stata attivata la

procedura arbitrale: l’arbitrato
si era concluso con l’obbligo di
ciascuna delle parti di pagare all’altra importi di diversa natura e
a diverso titolo con compensazione dei relativi crediti fino a
concorrenza.
Secondo l’amministrazione
finanziaria l’intero contenuto
del lodo arbitrale doveva scontare l’imposta proporzionale di
registro del 3%, prevista dall’articolo 8 lettera b), parte I,
della Tariffa allegata al Dpr
131/1986 (Tur).
Ad avviso della parte ricorrente, invece, le somme quantificate nel lodo ma collegate a
operazioni rilevanti ai fini Iva –
compresi gli interessi di natura
compensativa (articolo 1499 del
Codice civile) – dovevano scontare l’imposta fissa e non quella
proporzionale, per il principio
di alternatività tra l’Iva e l’imposta di registro stabilito dall’arti-

colo 40 del Dpr 131/1986.
La Ctp di Milano accoglieva il
ricorso della contribuente.
L’agenzia delle Entrate proponeva, allora, appello ritenendo che:
e le somme statuite dal lodo
avessero tutte natura risarcitoria, e quindi l’imposta dovuta
fosse quella proporzionale;
r gli interessi avessero natura
moratoria (esclusi da Iva ai sensi
dell’articolo 15 del Dpr 633/1972)
e fossero anche’essi da assoggettare all’imposta proporzionale di registro.

Come qualificare le somme

La Ctr della Lombardia respinge
l’appello confermando la sentenza dei primi giudici e condanna l’amministrazione finanziaria al pagamento delle spese
processuali.
Per i giudici di secondo grado
è indubbio che le somme pagate

dalla ricorrente non hanno natura risarcitoria. Si tratta in realtà di «restituzione/rimborsi»
di pagamenti di fatture per cessioni di beni di quantità inferiore rispetto a quanto concordato
in base a un contratto di fornitura pluriennale. Tali cessioni,
prosegue la sentenza della Ctr
della Lombardia, costituiscono
«certamente operazioni soggette ad Iva» e, quindi, per il
principio di alternatività delle
due imposte «non possono in
base al titolo che ne dispone la
parziale o integrale restituzione essere soggette all’imposta
proporzionale di registro».
Relativamente agli interessi
la commissione ritiene che, in
assenza di diversa qualificazione del lodo, debbano essere considerati compensativi e, pertanto, anch’essi da assoggettare all’imposta fissa di registro.
In modo conforme anche la

c

LA PAROLA
CHIAVE
Lodo arbitrale

7Il lodo è la decisione con cui si
conclude una vertenza definita
con la procedura arbitrale. Il
tribunale su istanza di parte e
verificatane la regolarità formale
dichiara il lodo esecutivo in base
all’articolo 825 del Codice di
procedura civile. Il lodo è
soggetto a registrazione nel
termine fisso di 20 giorni con il
pagamento dell’imposta di
registro in funzione della natura
delle disposizioni contenute
nello stesso (articolo 8 della
Tariffa, parte I, allegata al Dpr
131/1986).

Ctr del Lazio, con la sentenza
137/2/2009, aveva stabilito che,
nel caso di natura corrispettiva
(rilevanti ai fini Iva) delle somme determinate nel lodo sottoposto a registrazione l’imposta
di registro non può essere dovuta in modo proporzionale.
L’agenzia delle Entrate con la
risoluzione 24/E/2000 ha previsto che l’individuazione della
causa per la quale sono versate le
somme a seguito di lodo consente di determinare il loro corretto
trattamento ai fini Iva e, di conseguenza, anche ai fini dell’imposta di registro. Imposta proporzionale per quelle escluse
dal campo applicativo dell’Iva
Iva e fissa per quelle rilevanti.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le sentenze commentate in pagina
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Redditi diversi. Nessuna plusvalenza se la cifra pagata è inferiore a quella indicata nella perizia giurata

Fisco light sul terreno rivalutato e poi venduto a meno
Ferruccio Bogetti
Gianni Rota

pLa

rivalutazione onerosa
del valore di un terreno non vincola il proprietario a trasferirlo
allo stesso corrispettivo indicato nella perizia giurata. Il valore
stimato in perizia costituisce un
valore minimo di riferimento
per le imposte sui redditi, il registro e per le imposte ipocatastali. Tuttavia, la successiva vendita del terreno a un prezzo inferiore rispetto al valore rivalutato può determinare solo una
minusvalenza. Inoltre, lo scostamento del valore di perizia

rispetto al prezzo di vendita può
non essere collegato al valore di
mercato. Questa la tesi della Ctr
Lombardia 1064/64/15 (presidente e relatore Oldi) depositata il 17 marzo 2015.
La vicenda riguarda un contribuente che nel 1966 compra
un terreno per un importo pari
20mila euro, lo rivaluta nel 2004
fino a 820mila euro e lo rivende,
infine, nel 2005 per 525mila. Per
l’ufficio l’operazione è sospetta,
tanto che gli accerta una plusvalenza pari alla differenza tra
prezzo di vendita e costo iniziale di acquisto del terreno.

Il contribuente si oppone all’accertamento, sostendendo
che la norma sulla rivalutazione
non vincola il prezzo nel caso di
una successiva cessione. Per
l’Erario, costituitosi in giudizio,
il corrispettivo incassato dalla
vendita inferiore al valore di perizia rappresenta, però, una rinuncia implicita al valore di
820mila euro.
Il collegio della Ctp istruisce
ulteriormente la pratica ordinando una stima all’agenzia
delle Entrate, che dopo un’approfondita istruttoria arriva a
determinare un valore di stima

al momento della cessione di
oltre 900mila euro e alla conseguente quantificazione di
una possibile plusvalenza di
circa 768mila euro. Pertanto i
giudici di primo grado rigettano il ricorso introduttivo del
contribuente.
Il contribuete appella la sentenza e la Ctr annulla l’accertamento per due motivi:
eal fine di determinare il valore
dell’eventuale plusvalenza realizzata, la norma sulla rivalutazione dei terreni consente al
contribuente di sostituire il costo iniziale del bene con il valore

determinato sulla base della perizia, che diventa così valore
normale minimo di riferimento
ai fini della imposte sui redditi,
dell’imposta di registro, dell’imposta ipotecaria e catastale,
senza prevedere alcuna decadenza dal beneficio fiscale in caso di successiva cessione a un
corrispettivo inferiore a quello
rivalutato (questo ammontare
rileva per la tassazione della
plusvalenza dal momento dell’acquisto fino al pagamento
dell’imposta sostitutiva del 4%,
mentre per il periodo successivo la vendita a un prezzo infe-

riore alla perizia dà luogo ad una
minusvalenza che impedisce
l’applicazione dell’imposta);
rla differenza tra il valore fissato nell’atto di compravendita rispetto a quello iniziale può dipendere da motivi estranei all’effettivo valore di mercato e,
pertanto, può discostarsi anche
significativamente da esso (lo
scostamento, che costituisce
un’anomalia, non può essere
sindacato in contenzioso).
Infine, nonostante le questioni affrontate siano ritenute di
particolare gravità ed eccezionalità, il collegio della Ctr sancisce ugualmente l’integrale
compensazione delle spese di
giudizio.
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LAVORO

I piani di solidarietà
e la Cig parziale
non bloccano le ferie
Lo smaltimento minimo deve essere garantito
pLe contrazioni o le sospen-

sioni dell’attività lavorativa possono incidere sulla gestione delle ferie, non solo sulla maturazione dei ratei ma anche sul godimento dei periodi feriali previsti
per i lavoratori.
I datori che sono interessati da
situazioni di crisi, dunque, devono fare i conti con una gestione
specifica dei giorni di ferie (il ministero del Lavoro ha fornito
istruzioni ad hoc nell’interpello
19/2011). Vediamo, quindi, quali
sono le regole da osservare.

La sospensione dell’attività

Con la sospensione totale dell’attività lavorativa, nell’attuazione
di programmi di Cigo, Cigs o Cigd, in pratica, si verifica una sorta
di “congelamento” del rapporto
di lavoro e, pertanto, non c’è la
necessità di consentire al lavoratore il recupero delle energie psicofisiche: l’esercizio del diritto al
godimento delle ferie maturate e
di quelle in corso di maturazione
può - in questi casi - essere posticipato al momento della cessazione dell’evento sospensivo
coincidente con la ripresa dell’attività lavorativa.
Non è invece giustificabile un
eventuale differimento di concessione delle ferie (residue e
infra-annuali) se si verifica una
contrazione dell’attività lavorativa, con ricorso a procedure
di Cig parziale o contratti di solidarietà: in questo caso, dovrà
comunque essere garantito lo
smaltimento “minimo” delle ferie, secondo le disposizioni di
legge, per garantire al lavorato-

Il confine «giusto»
tra spese troppo alte
e costi non inerenti
Dario Deotto

pLe rettifiche basate sull’an-

tieconomicità di una spesa devono essere ricondotte all’inerenza. Pertanto, incombe sull’amministrazione l’onere di
rappresentare i motivi per i quali non vi è collegamento tra la
spesa e l’attività svolta dall’impresa. Se, invece, si tratta di una
spesa ritenuta troppo alta, che
viene rideterminata al ribasso
dalla stessa amministrazione, si
è nel campo delle presunzioni
semplici e, quindi, spetta sempre alle Entrate provare – in base
a elementi gravi, precisi e concordanti – i motivi per i quali
quella spesa è da ritenere deducibile in misura inferiore.
È questo, in sintesi, il contenuto della sentenza 541/2/2015
della Ctp di La Spezia, depositata il 15 maggio scorso (presidente e relatore Crotti), che si “incanala” in quel percorso giurisprudenziale di merito che sta
correttamente individuando i
presupposti delle rettifiche basate sull’antieconomicità dei
componenti negativi di reddito.
La vicenda trae origine da alcune spese degli amministratori
di una società ritenute dall’ufficio non inerenti. Inerenza che,
correttamente, viene individuata (dalla commissione tributaria
di La Spezia) come quel collegamento che vi è tra i componenti
economici che determinano il
risultato netto – i quali vengono
poi valorizzati con le specifiche
norme del Tuir – e l’attività esercitata dall’imprenditore.
Solamente, dunque, in mancanza di questo collegamento il
componente economico potrà
essere ritenuto non inerente.
Sbaglia completamente,
quindi, chi individua l’inerenza
nell’articolo 109, comma 5, del
Tuir. Questa norma non ne par-

la affatto, e poi, se la si legge con
attenzione – in particolare sia il
primo che (soprattutto) il secondo periodo dello stesso
comma 5 dell’articolo 109 – si
comprende agevolmente che la
norma disciplina l’indeducibilità dei componenti negativi a
fronte del conseguimento di
proventi esenti.
L’inerenza è, invece, qualcosa di molto più grande. Essendo
il reddito d’impresa computato
al netto, l’inerenza rappresenta
una regola generale di collegamento tra i vari componenti
economici, sia positivi che negativi, con la fonte produttiva.
Poiché l’agenzia delle Entrate,
quando effettua gli accertamenti nella determinazione del
reddito d’impresa deve eseguirli nell’ambito di quanto prevede l’articolo 39 del Dpr
600/1973, se intende mettere in
discussione l’inerenza di una
spesa dovrà effettuare una rettifica di tipo analitico.
Attraverso questo tipo di rettifica dovrà rappresentare i
motivi per i quali la spesa non risulta inerente (l’inerenza è una
valutazione, non richiede nessuna prova), cioè manca del necessario collegamento con l’attività d’impresa.
Altrimenti, l’amministrazione finanziaria, quando riduce
l’entità di una spesa perché ritenuta troppo alta, potrà agire per
presunzioni (ammesse dall’articolo 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, dello stesso
Dpr 600/1973). Qui, però, l’amministrazione deve provare, attraverso presunzioni gravi,
precise e concordanti - quindi
dotate di un certo grado di probabilità - perché la spesa è da ritenersi deducibile per l’importo indicato dall’Agenzia.
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Riposo e crisi aziendali. L’incidenza degli ammortizzatori

Ornella Lacqua
Alessandro Rota Porta

Reddito d’impresa. I giudici tracciano la linea

re il ristoro psico-fisico legato
all’attività svolta, anche se in
misura ridotta.
Infine, per quanto riguarda la
maturazione delle ferie in costanza di ammortizzatori sociali,
pur non esistendo previsioni
normative ad hoc, il comportamento più consono da tenere è il
seguente: nell’ipotesi di sospensione dell’attività, i ratei di ferie
non maturano; durante le riduzioni dell’orario di lavoro o in
presenza di sistemi di sospensione «a rotazione», invece, i ratei
normalmente maturano secondo il criterio delle frazioni uguali
o superiori a 15 giorni.
È sempre obbligatorio verificare la disciplina dettata dal Ccnl
o prevedere direttamente le regole sulla maturazione dei ratei
in occasione dell’esame congiunto e dell’accordo riferiti all’uso dell’ammortizzatore.

L’elaborazione del piano ferie

A parte i casi esaminati, la determinazione del periodo di ferie in mancanza di disciplina contrattuale - è lasciata al datore di
lavoro, come espressione del suo
potere organizzativo dell’azienda, con il solo dovere di comunicazione preventiva al lavoratore.
Nell’elaborare il piano ferie, il
datore deve però rispettare gli
obblighi previsti dal Dlgs
66/2003, che individua tre periodi diversi di godimento delle ferie annuali maturate:
e il primo, di almeno due settimane, da fruire in modo ininterrotto (su richiesta del lavoratore) nel corso dell’anno di
maturazione;
ril secondo, sempre di due setti-

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mane, da usare anche in modo
frazionato, ma entro 18 mesi dal
termine dell’anno di maturazione, salvi i più ampi periodi di differimento stabiliti dalla contrattazione collettiva;
t il terzo periodo (se il Ccnl prevede più di quattro settimane di
ferie annuali) può essere fruito
anche in modo frazionato, ma entro il termine stabilito dall’autonomia privata, dal momento della maturazione.

Lo stop collettivo

Una gestione particolare è riservata alle cosiddette ferie collettive, il periodo di riposo che
comporta una parziale o totale
chiusura dell’attività lavorativa: il datore è tenuto a pagare la
retribuzione per i soli giorni
maturati ai dipendenti che hanno un residuo di giorni sufficiente a coprire l’intero periodo
di chiusura aziendale, potendo
comunque retribuire anche il
periodo eccedente, anticipando le ferie che matureranno nei
mesi successivi.
Durante le ferie collettive si
può ottenere il differimento del
termine del pagamento dei contributi Inps: il datore di lavoro
deve presentare la domanda entro il 31 maggio di ogni anno.
L’Inps può autorizzare lo spostamento degli adempimenti di
un solo mese, anche se il periodo
feriale è fruito a cavallo di due
mesi: la concessione presuppone l’esistenza di vere e proprie ferie collettive per le quali ci sia
l’impossibilità materiale di effettuare gli adempimenti contributivi nei termini di legge.
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Gli arretrati. Fruizione entro giugno

Il computo nelle varie situazioni
FERIE E CASSA INTEGRAZIONE
01 LA MATURAZIONE
Durante le settimane con sospensione a zero ore
non maturano ferie; con sospensione parziale le
ferie maturano per intero.
Per la la maturazione dei ratei mensili, è
opportuno fare riferimento a quanto previsto
dai Ccnl.
In assenza di regolamentazione, si può
adottare il criterio del riproporzionamento su
base annua, rapportando le ore lavorabili totali
dell’anno a quelle effettivamente prestate o si
può considerare la maturazione per ratei
mensili, a seconda che in ciascun mese
il periodo lavorato superi o meno i 15 giorni di
calendario

02 LA CASSA A ZERO ORE
Nel caso di Cig a zero ore, possono essere
posticipate - fino alla ripresa dell'attività
produttiva - sia le ferie maturate e non godute
prima della sospensione del lavoro, sia quelle
infra-annuali in corso di maturazione
03 LA CASSA PARZIALE
Nel caso di Cig parziale, con orario di lavoro
settimanale ridotto, non è consentito
il differimento né delle ferie residue né
di quelle in corso di maturazione, poiché deve
essere garantito al lavoratore il riposo
correlato all’attività svolta, anche se in
misura ridotta

FERIE E CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ
01 CONTANO LE ORE LAVORATE
Durante il contratto di solidarietà le ferie maturano
in proporzione all’effettivo orario di lavoro svolto
dai dipendenti coinvolti.
Il criterio di maturazione (salvo diverse
previsioni degli accordi collettivi) varia
in base alla tipologia di riduzione d’orario adottato
02 MODALITÀ DIFFERENZIATE
Con i contratti di solidarietà di tipo orizzontale
(giornaliera), il lavoratore matura i ratei di ferie in

misura normale; con la solidarietà verticale
(settimanale) con alternanza di giorni lavorati e
giorni di inattività, i ratei maturano solo nei mesi
caratterizzati da almeno quindici giorni di attività
lavorativa a orario pieno; con i contratti di
solidarietà di tipo mensile (verticale con
alternanza di settimane lavorate e settimane di
sospensione),
i ratei maturano solo nei mesi caratterizzati
da almeno due settimane di attività lavorativa a
orario pieno

LA CHIUSURA PER FERIE COLLETTIVE
01 CON LA CIGO
Durante la chiusura dell’azienda per ferie
collettive, i lavoratori non possono
beneficiare dei trattamenti di cassa
integrazione guadagni ordinaria (Cigo),
anche nel caso in cui abbiano esaurito
o non maturato le ferie corrispondenti al
periodo di chiusura

02 CON LA CIGS
Diverso è il caso della cassa integrazione guadagni
straordinaria (Cigs): il trattamento compete per
l’intero periodo della concessione ministeriale;
allo stesso modo le ferie rimangono a carico
dell’integrazione salariale straordinaria durante i
contratti di solidarietà, secondo la percentuale
prevista, in relazione alla riduzione dell’orario

I CONTRIBUTI DA VERSARE
01 QUANDO SCATTA L’OBBLIGO
Per l’Inps il momento impositivo delle ferie non
godute coincide con il termine legale previsto
dall’articolo 10 del Dlgs 66/2003, cioè dopo 18
mesi dal termine dell’anno di maturazione, oppure
con il termine contrattuale più ampio
02 LA SOSPENSIONE
Se l’evento sospensivo dell’attività lavorativa (ad
esempio cassa integrazione, malattia, maternità)
interviene nel corso dei 18 mesi, il termine per

l’adempimento dell’obbligazione contributiva è
sospeso per un periodo di durata pari a quello del
legittimo impedimento e torna a decorrere dal
giorno in cui il lavoratore riprende l’ordinaria
attività lavorativa
03 LA SCADENZA PER IL 2013
Entro il prossimo 20 agosto, i datori devono versare
l’importo dei contributi corrispondente ai compensi
per ferie maturate nel 2013 e non godute entro
il 30 giugno

Ultimi giorni
per il residuo 2013
pUn’attenta gestione delle fe-

rie deve tenere conto degli obblighi contributivi correlati e delle
sanzioniperlamancataoparziale
fruizione da parte dei lavoratori.
Alcune situazioni fanno scattare l’onere di versare i contributi
all’Inps, indipendentemente dall’effettivo godimento delle ferie:
entro il prossimo 30 giugno, ad
esempio, è opportuno far smaltire il residuo ferie del 2013, per non
incappare nell’obbligo contributivo che scade ad agosto.
In pratica, quando le due settimane di ferie residue (o parte di
esse) – che sono da concedere entro il 30 giugno del secondo anno
successivo a quello di maturazione – non sono godute, il datore di
lavoro deve versare i contributi
all’Inps su questi ratei.
In alcune circostanze, il termine di godimento del periodo feriale può essere però posticipato:
con il messaggio 18850/2006,
l’Inps ha chiarito che nei casi di
eventi sospensivi previsti da norme di legge, intervenuti nei 18 mesisuccessiviallafinedell’annosolaredimaturazionedelleferie(ad
esempio, la malattia, la maternità,
la concessione di Cigo, Cigs e Cig
in deroga) il termine per adempiere all’obbligazione contributiva è da ritenersi sospeso per un
periodo di durata pari a quello del
legittimo impedimento, tornando a decorrere dal giorno in cui il
lavoratore riprende l’ordinaria
attività lavorativa.
Anche i contratti collettivi
nazionali, i regolamenti aziendali o i patti individuali possono
spostare il termine di fruizione
con differimento dell’obbligo
contributivo.
Nel caso delle ferie maturate
nel 2013 e non ancora godute al 30
giugno 2015, si dovrà elaborare la
busta paga di luglio sommando
alla retribuzione imponibile corrente l’importo corrispondente
al compenso per ferie non godute
(anche se non effettivamente
corrisposto) e versare i relativi
contributi entro il 20 agosto.

La liquidazione del contributo
per ferie non godute avrà riflesso
nel flusso Uniemens di luglio e
quando il dipendente usufruirà
effettivamente delle ferie non godute, sul cui corrispettivo monetario il datore di lavoro ha già assolto all’obbligo contributivo, si
potrà recuperare l’importo anticipato sempre tramite l’Uniemens utilizzando la variabile retributiva «Ferie».
In caso di mancato (o parziale)
godimento del periodo minimo
legale delle ferie (le quattro settimane entro il termine stabilito
dalla legge o quello più ampio
previsto dai Ccnl), il Dlgs
66/2003 prevede una sanzione

LE SANZIONI

Rischia di versare
da 100 a 4.500 euro
il datore che non consente
ai lavoratori l’utilizzazione
del periodo minimo legale
amministrativa pecuniaria per il
datore di lavoro: da 100 a 600 euro, che si riduce a 200 euro (in base al Dlgs 213/1998); se la violazione è riferita a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno due
anni, la sanzione passa da 400 a
1.500 euro, ridotta a 500 euro; se la
violazione è riferita a più di 10 lavoratoriosièverificatainalmeno
quattro anni, la sanzione è compresa fra 800 e 4.500 euro e non è
ammessa la riduzione.
Le ferie non godute non possono essere monetizzate. In alcuni
casi, si può compensare l’eventuale residuo con l’indennità sostitutiva, per esempio quando i
giorni previsti dal Ccnl eccedono
il periodo minimo legale di quattro settimane o alla cessazione
del rapporto di lavoro o nel caso
di contratto a termine di durata
inferiore all’anno.
O. La.
A. R.P.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

25
INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale COOPERATIVE & CONSORZI - Realtà Eccellenti

Alleanza
Cooperative

Laser, servizi informatici globali

“È

il principale progetto di ammodernamento della rappresentanza in Italia quello che l’Alleanza delle Cooperative Italiane ha intrapreso nel 2011 per dare vita a un’unica associazione della cooperazione mettendo insieme le
tre centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.
L’Alleanza associa 39.500 imprese e rappresenta il 90%
del settore per occupazione (1.150.000 lavoratori) e fatturato (150 miliardi di euro). I soci sono oltre 12.600.000.
Prezioso il lavoro svolto in difesa del lavoro. Dal 2008 a
oggi la cooperazione ha registrato il +4,9% di occupazione. L’Alleanza rappresenta nell’agroalimentare una produzione Made in Italy di 35 miliardi di euro; nel credito il
14,2% degli sportelli; nella distribuzione e nel consumo al
dettaglio il 34% del mercato; nel welfare eroga servizi a
7.000.000 di persone.
Molto sentito il tema della legalità per il quale l’Alleanza
ha siglato il protocollo con il Ministero dell’Interno e oggi è
impegnata nella raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare per contrastare le false cooperative. Per le cooperative aderenti si sta definendo un codice etico per evitare di
intervenire a posteriori con espulsioni come previsto dagli
statuti delle tre associazioni”.

Società Consortile Leader nella erogazione
di servizi e soluzioni informatiche

L

aser Scarl è un’organizzazione composta da 24 Aziende
che assicura massima capillarità territoriale; nasce dalla volontà di operatori del mondo information technology , a livello
locale e nazionale, di mettere a
fattor comune le proprie conoscenze e competenze fornendo
risposte semplici a fronte di necessità complesse ed articolate.
Il nostro gruppo si configura
come una realtà di riferimento
per il supporto ICT nei mercati internazionali del manufacturing, retailer, fashion e finance.
In Italia più di 500 risorse tecniche si muovono ogni giorno,

Il presidente

coordinate da un Service Desk
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Tre prodotti ad hoc
Molteplici gli ambiti di intervento
on garanzie al 50% per importi complessivi dai 300mila ai
750mila euro, Cofiter (Confidi Terziario
Emilia Romagna), forte dei suoi 35mila
soci e della consolidata collaborazione
con le reti di Confcommercio e Confesercenti, si apre al comparto agricolo su
tutto il territorio nazionale. Sono infatti
disponibili tre specifici prodotti, ad uso
e consumo sia di chi è già coltivatore
ma vuole potenziare la propria impresa, sia di chi lo vuole diventare scommettendo sul proprio futuro. Coinvolta è
tutta la Penisola. Come spiega il Presidente, Marco Amelio, l’operazione ha
un duplice obiettivo. «Rientra nella nostra politica di espansione territoriale e
diversificazione - oltre che ampliamento

- dei nostri ambiti di intervento. Ambisce al contempo ad intercettare nuovi bisogni e soprattutto nuove opportunità».
Perché come conferma il direttore, Marco Barbero, «agricoltura è alimentazione, benessere, produzione di nicchia. Si
tratta di una fetta di mercato capace di
attrarre le nuove generazioni, che possono spendere qui le loro competenze,
ottenendo grandi risultati». Questi, in
sintesi, i prodotti con garanzie al 50%:
credito di miglioramento, per un importo complessivo di 750mila euro, per sostenere spese relative all’acquisto e alla
valorizzazione di fondi, alla costruzione
e ristrutturazione dei fabbricati, alla realizzazione di opere irrigue o tese al
risparmio energetico; credito di dotazio-

Bilancio in equilibrio per il leader dello zucchero
italiano COPROB

Massimo Bartolini

Cofiter si apre al comparto agricolo
C

Nel solco della tradizione
per competere nel futuro

ne, 500mila euro per acquisto di scorte,
macchinari, attrezzature; credito di conduzione, 300mila euro per spese relative ad anticipo agevolazioni pubbliche
(PAC e PSR), invecchiamento e stagionatura prodotti. Soddisfatti i vertici Cofiter.
«Noi - chiude Amelio - riteniamo vada
sdoganata la convinzione che l’agricoltura sia il passato. Al contrario è futuro,
soprattutto se perseguita nell’ottica della
produzione di qualità. Non a caso Expo
2015 è dedicato all’alimentazione, che
inevitabilmente presuppone l’agricoltura». Info dettagliate 800199665 e
www.cofiter.it

I

l 5 giugno COPROB SCA, Cooperativa
Produttori Bieticoli leader della produzione di zucchero 100% italiano con il
marchio Italia Zuccheri, ha tenuto l’incontro annuale con i soci alla presenza di
rappresentanti delle istituzioni e del mondo agroalimentare italiano.
Il Presidente Claudio Gallerani e il Direttore Generale Stefano Montanari hanno
presentato il bilancio 2014 appena approvato dalle 7 assemblee separate ove
erano stati chiamati ad esprimersi gli oltre
5.800 soci.
Un fatturato di 194 milioni di Euro (in
calo rispetto all’anno precedente a causa
del calo del prezzo zucchero), un margine operativo lordo (Ebitda) pari a oltre 14 milioni e un utile di 1 milione di
Euro. Per quanto riguarda il consolidato
del Gruppo, invece, un fatturato pari a
255 milioni di Euro ed un utile
netto superiore ai 2,2 milioni
di Euro hanno evidenziato un
bilancio in equilibrio ottenuto,
nonostante il persistere delle
difficoltà del mercato, grazie
all’aumentata produttività della
campagna passata, record da
un punto di vista quantitativo.
Grazie ad oltre 150 milioni
di Euro investiti negli ultimi 8
anni nei 2 zuccherifici, COPROB sta perseguendo la massima efficienza produttiva ac-

compagnandola con un‘attenta revisione
dei costi di produzione. Contemporaneamente, l’azione della Cooperativa è finalizzata al continuo miglioramento delle
rese agricole, con l’obiettivo di rendere
più produttive e competitive le aziende
agricole socie: i bieticoltori dei bacini
emiliano romagnoli e veneti, i più vocati in Italia, forti della remuneratività della
bietola nel medio periodo oltre che consapevoli della sua ineliminabile funzione
nell’ambito della rotazione colturale.
Sostegno alla ricerca e divulgazione dei
risultati - anche attraverso l’azione dei
“Club territoriali della bietola”, uno strumento innovativo che costituisce un motore di sviluppo della filiera - sono garanzia dell’impegno profuso da COPROB e
dai suoi soci chiamati sempre di più ad

essere co-imprenditori responsabili della
competitività della filiera anche grazie al
rispetto delle migliori pratiche agronomiche e all’adozione delle misure agroambientali indicate dalle Regioni.
La capacità di COPROB di competere
su un mercato sempre più esposto alla
volatilità dei prezzi si fonda sulla focalizzazione sul mercato nazionale ove attraverso il marchio Italia Zuccheri - garantisce l’approvvigionamento ad oltre
800 aziende clienti, fornendo loro una
materia prima strategica, la cui produzione territoriale consente piena visibilità e
certificabilità dal punto di vista alimentare oltre che sociale e ambientale. Per
un alimento, lo zucchero, ineliminabile
nella produzione del Made in Italy e il
cui consumo responsabile è troppo spesso oggetto di attacchi di dubbio valore
scientifico.
Gli stessi rappresentanti delle Associazioni e delle Istituzioni hanno ribadito il ruolo fondamentale di COPROB, capace di
generare un reddito integralmente redistribuito sul territorio: alla filiera agricola,
all’indotto industriale e dei servizi, all’occupazione diretta e indiretta.
Dagli interventi è emerso il valore sociale
ed imprenditoriale di COPROB, nonché
il positivo raccordo tra mondo agricolo e
industriale ed è stata ribadita la funzione
strategica della produzione di zucchero
in Italia, vera e propria infrastruttura del
sistema paese a garanzia della disponibilità del prodotto.
L’incontro è stato chiuso dal Presidente
Gallerani che ha ringraziato della fiducia
i soci - che hanno rinnovato per il prossimo triennio le cariche sociali confermando la quasi totalità dei membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio
Sindacale - e ha ricordato come l’impegno di COPROB debba essere sostenuto anche dalle Istituzioni, tra l’altro attraverso il
completamento dei contributi nazionali attesi da tutti gli
operatori nazionali e riferiti
ancora alle campagne 2009
e 2010 per 46 milioni di
Euro, il mantenimento inalterato del sostegno accoppiato
alla bieticoltura disposto dalla nuova PAC fino al 2020, la
piena efficacia dei PSR a sostegno del futuro della filiera.
www.coprob.com

Come evolve il mercato mondiale del vino
Gli investimenti in qualità e sostenibilità trainano l’espansione del Gruppo Caviro

L’

andamento del mercato e i nuovi
trend di consumo del vino

Classifica produttori di vino in GDO.
Anno terminante Aprile 2015. Fonte: IRI.

Dopo il decremento che ha toccato il settore durante gli ultimi 2 anni, il mercato ha finalmente
invertito il suo trend tornando ad un incremento dei volumi durante il primo quadrimestre, con
l’1,9% di aumento delle vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Gruppo Caviro
si conferma leader italiano per quota di mercato,
distribuzione e awareness dei propri marchi.
In termini di evoluzione dei consumi del vino, si
consolida l’irreversibile tendenza che vede l’elevata incidenza di acquisti in promozione, ulteriore riduzione dei consumi e polarizzazione degli
stessi a scapito delle fasce intermedie di prodotto. Il consumatore, rispetto a 10 anni fa, abbandona le confezioni superiori al litro, consuma
meno i vini tradizionali da pasto e predilige vini
più morbidi e profumati, sia fermi che frizzanti,
ma prevalentemente bianchi. Anche all’estero,
trainata da giovani e donne, si accentua
la preferenza per vini meno impegnativi e
meno alcolici. Un altro aspetto da sottolineare è la ricerca di chiarezza e semplicità da parte del consumatore internazionale che sceglie sempre di più il marchio
rispetto alla provenienza del vitigno. In
un comparto fortemente competitivo e caratterizzato da tendenze come queste, lo
sviluppo del mercato del vino deve essere
trainato e guidato dalla continua ricerca
di eccellenza e innovazione.
La forza del Gruppo Caviro: la più
grande filiera vitivinicola italiana
Valorizzare le uve dei propri viticoltori
guidandoli nella produzione di varietà di

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interesse per i diversi mercati con attenzione alla
qualità ed ad un ridotto impatto ambientale: questa la missione di Caviro, la stessa del 1966,
anno di nascita della Cooperativa. Il Gruppo
conta oggi 36 cantine socie provenienti da 8 regioni d’Italia per un totale di 12.000 viticoltori,
31.000 ettari e una produzione del 10% dell’uva italiana.
Il panorama vitivinicolo italiano si caratterizza
per un numero elevato di cantine con prodotti
di grande qualità e immagine, ma molto spesso senza la massa critica ed i mezzi finanziari necessari per competere su mercati mondiali
sempre più competitivi e complessi. Caviro, per
poter rispondere alle richieste sui vari mercati,
persegue i seguenti obiettivi: filiera integrata dai
vigneti all’imbottigliamento grazie alla quale
oltre l’88% del vino imbottigliato proviene dai
soci; ricerca e costituzione di alleanze produttive
e distributive; innovazione di prodotto e di processo. Un modello organizzativo che garantisce
contenimento dei costi, flessibilità e forza contrattuale consentendo al Gruppo di confermare
la propria leadership industriale.
Le sfide nazionali e internazionali
Il calo del consumo di vino registrato nel 2014
dalla Grande distribuzione italiana non ha intaccato la posizione dell’azienda a livello nazionale dove si conferma leader per quota mercato
a valore (8,3%). Con 183.000.000 litri di vino
venduti nel 2014 e 7.300.000 famiglie consumatrici in Italia, Caviro continua ad incrementare
la propria quota di mercato. Nei mercati esteri,
nel rispetto delle strategie di branding, i prodotti
del Gruppo sono presenti in Gdo, nell’Horeca e
nel web. La presenza nei diversi mercati è sostenuta scegliendo partner importatori fra i primi tre

del Paese o direttamente tramite proprie organizzazioni. La completezza della gamma, dal daily
al superpremium a tutte le regioni italiane, consente di generare le massime sinergie in termini
organizzativi, logistici e di investimento. Attualmente Caviro opera in 70 Paesi in tutto il mondo.

Il panorama vitivinicolo italiano si caratterizza
per un numero elevato di cantine con prodotti
di grande qualità e immagine, ma molto spesso
senza la massa critica ed i mezzi finanziari
necessari per competere su mercati mondiali
sempre più competitivi e complessi

I principali brand
Grazie a Tavernello e Castellino l’azienda presidia la fascia del consumo quotidiano, che comprende anche gli Igt, Doc e Docg delle linee Botte Buona e Brumale. A questa compagine si è
aggiunto il portafoglio di marchi superpremium
che il Gruppo ha costituito negli ultimi due anni
con prodotti che dal Veneto (cantina Cesari), alla
Toscana (cantina Leonardo e cantina di Montalcino), alla Puglia (cantina Torrevento), sono considerati fra i migliori ambasciatori dell’Italia sui
mercati mondiali.
La distilleria: qualità e valorizzazione
Ma Caviro non è solo vino, si compone anche
di una divisione Distilleria, la cui mission è essere fornitore di riferimento di semilavorati
e materie prime, per aziende leader dei
comparti farmaceutico, alimentare e beverage in tutto il mondo. Il know-how tecnologico al servizio dell’ambiente rende
unica la valorizzazione dei sotto-prodotti
delle filiere agroindustriali italiane facendo di Caviro Distillerie il leader di mercato in Italia nell’alcool con una quota del
25% e il co-leader mondiale nell’acido
tartarico naturale. Le produzioni di mosti,
enocianina e l’erogazione di servizi industriali completano la gamma. I poli produttivi della Divisione Distilleria sono a
Faenza, dove avviene la distillazione dei
sottoprodotti della vinificazione e la produzione di mosti concentrati e rettificati,

Cantina di Montalcino

succhi d’uva, tartrato di calcio, alcool assoluto
e denaturati speciali e enocianina e a Treviso,
dove si produce l’acido tartarico.
L’energia come risorsa da ri-generare
Per arrivare al completo recupero dei sottoprodotti delle proprie lavorazioni, l’azienda ha realizzato processi che consentono di minimizzare
la dipendenza dalle fonti energetiche convenzionali, nella fattispecie metano. Una direzione già
segnata negli anni ‘80 quando è stata imboccata la strada delle fonti rinnovabili, producendo energia dai suoi stessi scarti di lavorazione
e riducendo considerevolmente l’impatto ambientale. Lo sviluppo del settore ha poi portato nel
2010 a costituire una Joint venture con Heram-

Come Caviro valorizza gli scarti

biente spa per la produzione di energia elettrica dagli scarti di lavorazione dell’uva e dalle
potature del territorio. L’attuale configurazione
comprende una centrale termica alimentata a
biomasse (vinaccia, sfalci e potature) che produce vapore ad alta pressione e temperatura per
alimentare i processi produttivi e tre impianti a
biogas che producono energia elettrica dalla depurazione delle borlande interne e di reflui di lavorazione di aziende agroalimentari, coprendo
quasi il 100% del fabbisogno interno.
La presenza a Expo 2015
Visto il tema “Nutrire il pianeta, energia per la
vita” partecipare ad Expo 2015 è stata per Caviro una scelta naturale e in linea con la propria
mission. Il Gruppo è presente all’interno del padiglione “CIBUSèITALIA” di Federalimentare dove
racconta la tradizione del saper fare, le innovazioni tecnologiche e la sostenibilità che da sempre contraddistinguono l’anima della Cooperativa
Agricola. Grazie ad un percorso di edutainment
articolato in filiere merceologiche, il visitatore
sarà accompagnato lungo i due piani espositivi
del padiglione in un viaggio all’insegna delle eccellenze alimentari del Made In Italy dove Caviro
rappresenta il mondo enologico nell’area dedicata al “Bere italiano”. Un pannello informativo, arricchito da un video con gli spot televisivi più amati, coinvolgerà il visitatore nella storia Gruppo e
dei suoi marchi con un focus particolare sull’impegno della Società nell’ambito della sostenibilità.
Sarà inoltre possibile degustare i vini Caviro, in
particolare quelli di fascia superpremium, presenti
nella lounge e nel ristorante.
Per maggiori informazioni: www.caviro.it

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

26

INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale COOPERATIVE & CONSORZI - Realtà Eccellenti

Legno, materia di valore per l’economia
circolare

Servizi di emergenza e trasporto sanitario

Il Consorzio Rilegno garantisce il recupero dei rifiuti di legno e il loro avvio
a riciclo, e fornisce materia prima seconda all’industria del pannello. Così
si alimenta l’economia circolare

U

I

l legno è un materiale dalle mille vite: il
suo ciclo vitale può durare ben più del
suo primo utilizzo; è interamente riciclabile, totalmente naturale, rinnovabile e rinnovato nelle sue molteplici applicazioni.
La sua valorizzazione, da rifiuto a risorsa
per il circuito produttivo industriale, genera benefici ecologici ed economici: riciclare il legno significa risparmiare energia,
migliorare la qualità dell’aria e al contempo evitare gli sprechi.
Riciclare i rifiuti di imballaggi di legno è
un impegno preciso per i produttori, fin
dai tempi del decreto ambientale 22/97
(conosciuto come decreto Ronchi), il primo che ha stabilito la responsabilità del
fine vita del prodotto per i produttori di imballaggi di legno. E si parla di quantitativi
rilevanti, visto che nel 2014 (dopo anni di
contrazione dei consumi) si è assistito a
una ripresa, che ha portato l’immesso al
consumo di imballaggi di legno a quota
2 milioni 578.000 tonnellate. È importante evitare che questo materiale, una volta
terminato il suo uso, finisca in discarica:
meglio quindi raccoglierlo, recuperarlo e
farlo rinascere a nuova vita.
A garantire il riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio in legno (pallet, cassette
per l’ortofrutta, casse, gabbie, bobine) e
di altri rifiuti legnosi provenienti dalle raccolte differenziate urbane è Rilegno, consorzio nazionale di filiera che fa parte del
sistema Conai, e che si occupa appunto
del destino di questa mole imponente di rifiuti (purché correttamente differenziati da
privati e aziende).
Nel 2014 in Italia si è avviato a riciclo
oltre 1 milione 538.000 tonnellate di rifiuti di imballaggi di legno, un dato pari
al 60% dell’immesso al consumo. E il legno è una fonte rinnovabile di calore ed
energia: se alla quota del riciclo sommiamo anche il dato del recupero energetico, arriviamo ad un complessivo di

complementi d’arredo e rivestimenti per
interni ed esterni. Altri percorsi di riciclo,
che però intercettano quantitativi meno rilevanti, consentono di ottenere pasta per
carta, blocchi di legnocemento per la bioedilizia, elementi per la fabbricazione di
pallet, fertilizzante. Una piccola parte dei
rifiuti di legno, infine, è destinata alla produzione di calore ed energia.

oltre 1 milione 626.000 tonnellate - il
63% dell’immesso al consumo. La filiera
del riciclo e del recupero dei rifiuti di imballaggi in legno sta quindi funzionando bene, anche nell’ottica di una crescita del tetto percentuale per gli obiettivi
di riciclo per filiera fissati dall’Unione
Europea.
I rifiuti di legno che, grazie al network
della piattaforme di conferimento e primo trattamento dei rifiuti convenzionate
con Rilegno, prendono la corretta via del
recupero diventeranno per la quasi totalità pannello a base legno, truciolare, mdf,
impiegati nella produzione di mobili e

Chi è Rilegno
Rilegno è il Consorzio nazionale per la
raccolta, il recupero e il riciclaggio degli
imballaggi di legno in Italia. Operativo
dal 1998, è uno dei sei consorzi di filiera
Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi),
e ha il compito di organizzare e garantire il recupero dei rifiuti di imballaggio
di legno. Inoltre, sulla scorta dell’Accordo pluriennale Anci – Conai, valido fino
al 2019, Rilegno collabora con i comuni
italiani per garantire il recupero dei rifiuti
di legno e per sostenere i maggiori oneri
della raccolta differenziata del materiale
legnoso. Cardine dell’attività è la realizzazione del network delle piattaforme consortili (389) per il ritiro dei rifiuti speciali
di imballaggio provenienti dal circuito industriale, nonché dei rifiuti urbani di provenienza pubblica: ormai da anni estremamente diffuso sul territorio nazionale, è
un sistema dinamico e capillare al servizio
dell’attuale tessuto industriale e commerciale, e adeguato all’attuale sviluppo delle
raccolte differenziate comunali.
Anche Rilegno informa ad Expo2015: il
consorzio è presente in maniera diffusa e
attraverso la Campagna di promozione
Sughero Intercork - di cui Rilegno è partner - è nel padiglione di Slow Food.
www.rilegno.org
www.legnoerilegno.org
facebook.com/rilegno
instagram.com/rilegno
youtube.com/videorilegno

La legge Marcora compie trent’anni
Un bilancio dell’attività di SOFICOOP

L

a Società Finanza Cooperazione soc. Un rendiconto sintetico dei risultati ottecoop, in sigla SOFICOOP, opera da nuti
trent’anni ai sensi della legge 27 febbra- Nel primo periodo di gestione della Legio 1985, n° 49, la cosiddetta Legge Mar- ge Marcora (’87 - 2001) SOFICOOP ha
cora. La Marcora nacque come opzione finanziato 60 cooperative utilizzando
sostitutiva della Cassa Integrazione, con contributi a fondo perduto per circa 38
l’obiettivo di rendere le risorse pubbliche ml di euro. I posti di lavoro creati sono
spese in ammortizzatori sociali un po’ stati oltre 1200. La contropartita per le
meno assistenziali e più idonee a crea- Casse Pubbliche è consistita in un notere lavoro e, quindi, ad essere, almeno vole risparmio di CIG erogata e nel magin parte recuperate attraverso nuove en- gior gettito fiscale e contributivo derivantrate. A Società Finanziarie dotate di ap- te dalla creazione delle cooperative e
positi requisiti venivano affidati fondi per dell’occupazione relativa
finanziare le cooperative costituite da la- Per quanto riguarda il secondo periodo
voratori provenienti da aziende in crisi. di gestione (2002 - 2014) i dati ricavati
Con la legge 5 marzo 2001, n° 57 è direttamente dai bilanci della società e
stato modificato il ruolo ed il funziona- delle cooperative partecipate mostrano
mento dell’attività delle Finanziarie, che i seguenti risultati: le risorse conferite a
da gestori di un servizio sono diventate SOFICOOP, a titolo di socio sovventore,
società partecipate dallo Stato e la pla- in tre soluzioni, dal Ministero dello Svitea dei soggetti beneficiari si è estesa a luppo Economico, ammontano a Euro
tutte le cooperative di produzione e lavo- 33.410.269, ridotte, per effetto delle svaro e sociali
Il DM 4 dicembre 2014
Dal prossimo 21 luglio (per effetto del Decreto del Ministro
Guidi del 4 dicembre 2014)
impianti della
SOFICOOP inizierà a svolgelavanderia
re anche una differente tipoloIndustriale
gia d’attività in qualità di concessionario per l’erogazione
di finanziamenti pubblici agevolati a favore di cooperative

Prodotto della
cooperativa NUOVE
OFFICINE SAN
MAURO di Signa (FI)

già partecipate. Il sito della società è in
aggiornamento per rendere disponibili
tutte le informazioni utili per l’accesso ai
benefici del provvedimento.

lutazioni effettuate, a Euro 30.685.328.
Le cooperative di nuova costituzione finanziate sono state n° 48. I nuovi posti
di lavoro creati, fra diretti e indiretti, sono

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stati in totale n° 2.206. Il gettito fiscale
e contributivo complessivo generato da
SOFICOOP, dalle suddette nuove cooperative e dai relativi posti di lavoro creati
ammonta a Euro 84.996.134.
È ancora attuale la Legge Marcora?
Il contesto sociale è simile a quello dei primi anni ’80, allorché fu concepita la Legge Marcora: alta disoccupazione, crisi
di competitività delle imprese, necessità
di riforme per ridurre le spese improduttive e agganciare una possibile ripresa;
molto diverso lo scenario macro economico, a partire dall’andamento dei consumi,
dell’inflazione e del costo del denaro.
Tutto ciò induce a mettere mano, con intelligenza ed equilibrio, ad una nuova
manutenzione straordinaria della Legge
Marcora, che ne preservi la natura e le
finalità originarie, ancora fortemente attuali, ma ne adegui il funzionamento e
le modalità operative all’attualità economica e sociale del
Paese
Due esempi di interventi SOFICOOP
SOFICOOP
ha
inaugurato la legge Marcora nel
lontano 1987 partecipando al capitale sociale della
cooperativa Nuove Officine San
Mauro di Signa
(FI), oggi azienda
leader nel settore
della carpenteria
meccanica e storico fornitore della Nuovo Pignone spa,
società del gruppo General Electric.
La cooperativa fiorentina produce macchinari e componenti ad alta tecnologia
per turbine ed impianti legati all’industria
petrolifera e del gas e occupa attualmente n° 20 addetti
L’ultimo intervento è stato deliberato il 29
maggio scorso, a favore di una cooperativa sociale di integrazione di disabili
psichici, la Spazio Lavoro, che ha sede
ad Albano Laziale (RM) e svolge attività
di lavanderia industriale servendo alberghi e ristoranti della zona dei Castelli romani ed occupa in totale 36 addetti.

Storie di eccellenza e difficile resistenza
n partner globale per la
sanità veneta nella gestione dei servizi di emergenza e trasporto sanitario.
Il Consorzio Vision di Treviso oggi è la più grande organizzazione del Veneto
di questo settore con circa
16.500.000 Euro di fatturato specifico, 500 operatori
fra medici, infermieri, autisti
soccorritori, operatori socio
sanitari e 95 mezzi d’emergenza e trasporto sanitario.
In più di 20 anni di attività
il Consorzio ha scommesso
su una forma di cooperazione che superi le strettoie della
“fornitura di manodopera” in
favore di una “gestione globale” dei servizi. Un partenariato che comprende anche
la progettazione e gestione
di servizi complessi in cui
confluiscono innovazione organizzativa, professionalità,
elevata specializzazione e
tecnologie digitali. Vision è
azienda leader nei servizi sanitari, trasporto ammalati ed
emergenza e nel trasporto ed
accompagnamento disabili.
L’evoluzione normativa del
settore, tuttavia, si sta sempre
più indirizzando verso politiche di contenimento della
spesa. Un esempio è una recente legge della Regione Veneto che orienta le Ulss verso
l’affidamento diretto dei servizi d’emergenza e di trasporto sanitario alle associazioni
di volontariato con l’evidente
prospettiva di poter ottenere,
da parte dell’Ulss, un notevole risparmio di spesa.
Questa scelta crea di fatto
un’artificiosa
contrapposizione tra cooperative sociali
e volontariato, dando vita a
una concorrenza nuova tra

queste due diverse offerte di
servizio.
Secondo la legislazione corrente, le cooperative operano
in servizi nei quali sia richiesta la presenza in forma strutturata, con organici specifici
e retribuiti regolarmente.

Le associazioni di volontariato, invece, offrono servizi
nei quali sia prevista l’occasionalità di presenza senza
garanzia di continuità e turnazione. Soprattutto il volontario dovrà lavorare gratuitamente. La legge nazionale
266/1991, infatti, regolamenta le modalità di convenzione tra gli Enti pubblici e le
associazioni di volontariato.
Due in particolari i punti qualificanti della norma. Da una
parte la verifica delle prestazioni e della qualità da parte
dell’Ente pubblico. Dall’altra
la verifica delle modalità di
rimborso delle spese, l’unica erogazione in denaro ammessa a un volontario.
È d’obbligo constatare che
l’attribuzione del servizio di
trasporto ed emergenza assegnato alle associazioni di

volontariato è in conflitto con
consolidate clausole contrattuali delle Ulss che, giustamente, richiedono ai gestori
che tutti gli addetti abbiano
un regolare contratto di lavoro. A questo obbligo si sono
sempre attenute le cooperative in ottemperanza alla legge
statale numero 142/2001.
Essa stabilisce che tutti i soci
o dipendenti delle cooperative sociali abbiano un rapporto di lavoro regolarmente
riconducibile ad un contratto
collettivo di lavoro.
A complicare ulteriormente la
materia, ci ha pensato la legge regionale sui servizi di trasporto sanitario e di emergenza con una formulazione che
nei fatti privilegia le convenzioni dirette senza gara con
le associazioni di volontariato,
purché abbiano una sede ope-

rativa nel territorio dell’Ulss.
Un’innovazione giuridica che
contrasta con le direttive europee sulla libera concorrenza e
la corposa normativa nazionale sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici.
Tutto ciò avviene con un ulteriore paradosso. È vero che,
con le associazioni di volontariato, le Ulss possono risparmiare soldi, ma, alla fine, ci
rimette la fiscalità generale,
visto il diverso trattamento fiscale a netto vantaggio delle
associazioni rispetto alle cooperative. Come dire che si
risparmia nell’immediato ma
si paga dopo in termini di minori tasse pagate, oltre che
con minori contributi all’Inps
e all’Inail.
Una scelta di minori tutele dei
lavoratori che apre la strada
a forti rischi in un settore delicato come quello delle emergenze e dei trasporti sanitari. Anche perché sullo sfondo
resta sospeso un altro interrogativo: sono in grado le Ulss,
alle prese con il blocco delle
assunzioni e scarse risorse,
di effettuare i controlli previsti
dalla legge sulle associazioni? Domanda a cui bisogna
dare una risposta nel più breve tempo possibile.

Legge Marcora: un riferimento
anche al di là dei confini nazionali
CFI e l’esperienza dei workers buyout in Italia

I

l modello cooperativo per reagire alla
crisi e far diventare i lavoratori protagonisti del loro futuro. “L’idea funziona”
- spiega Camillo De Berardinis, amministratore delegato di CFI Cooperazione
Finanza Impresa, investitore istituzionale
partecipato dal Ministero dello Sviluppo
Economico, che opera dal 1986 per lo
sviluppo delle pmi cooperative e dell’occupazione- “in questi ultimi anni stiamo
promuovendo un numero crescente di
workers buyout, un’efficace e importante strumento di politica attiva del lavoro,
che ha un impatto immediato in termini
occupazionali e permette di salvaguardare competenze e realtà industriali che altrimenti andrebbero perdute”.
CFI è un partner che, oltre ad entrare nel
capitale sociale delle cooperative e finanziare piani d’investimento, partecipa alla
costruzione del progetto e condivide con
la cooperativa le scelte strategiche ed
operative al fine di garantire la crescita
e la sostenibilità nel medio lungo termine.
La legge Marcora, che nel 2015 compie
trent’anni, è stata una grande intuizione,
come confermano i risultati ottenuti, tanto
che l’esperienza dei workers buyout realizzata in Italia è divenuta un riferimento
anche al di fuori dei confini nazionali e il
Comitato Economico e Sociale europeo
ha indicato la Legge Marcora e l’attività
di CFI come modello per affrontare, con il
coinvolgimento dei lavoratori, i problemi
legati alla crisi economica, alla ristrutturazione industriale e al rilancio dell’occupazione”.

Nel 2011-2014, su 108 progetti finanziati, 46 riguardano wbo, 12 start up.
Nei primi mesi del 2015 sono stati approvati 6 interventi di workers buyout.
“Un trend che cresce, in parallelo alla
dimensione media delle operazioni” - fa
notare De Berardinis - “di conseguenza è
fondamentale fare sinergia con altri partner finanziari per sostenere investimenti
sempre più impegnativi per il rilancio delle attività”.
CFI ha favorito, con la sua attività, il reimpiego di 12.000 lavoratori, finanziando
160 operazioni di wbo in forma cooperativa. Molte realtà nate negli anni 90
sono ancora sul mercato e oggi CFI ha
partecipazioni in 90 imprese presenti tutto il territorio nazionale.
“Negli ultimi tre anni” - evidenzia De Berardinis- “CFI ha investito 30 milioni di
euro per il rilancio di quelle cooperative
che hanno dimostrato capacità di resistere alla crisi e ristrutturarsi per aumentare
la produttività e creare le condizioni per
lo sviluppo futuro. Ma si può fare molto di
più. Per questo motivo il Ministero dello
Sviluppo Economico ha istituito un fondo
agevolato, operativo dal 20 luglio 2015,
che integrandosi con la Legge Marcora,
sostiene la promozione di wbo e start up
e di cooperative che rilevano rami d’a-

zienda confiscati alla criminalità organizzata”.
“Quest’ultima tipologia d’intervento” continua De Berardinis - “rappresenta
una particolare forma di WBO, a cui
CFI ha dato priorità per l’elevata rilevanza sociale ed economica. Nel 2014 CFI
ha finanziato 3 progetti in Sicilia e intende rafforzare il suo impegno nei prossimi
anni, operando in stretta collaborazione
con le istituzioni e con le associazioni in
prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, perché all’azione di contrasto
faccia seguito, ove le condizioni di mercato lo consentano, il recupero delle attività imprenditoriali attraverso il coinvolgimento diretto dei lavoratori”.
In un Paese che ha fatto larghissimo ricorso a contributi a fondo perduto, i risultati
di CFI dimostrano come l’intervento pubblico, attraverso la gestione diretta di un
fondo di rotazione, pur intervenendo in
situazioni di forte criticità, se opera non
con un approccio assistenziale, ma con
un forte orientamento al mercato, possa
essere più efficace nel promuovere imprese e occupazione, e in grado di garantire
un significativo ritorno per lo Stato in termini di imposte e contributi versati, minore utilizzo degli ammortizzatori sociali e
salvaguardia delle risorse stanziate.

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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

27
INFORMAZIONE PROMOZIONALE

Speciale COOPERATIVE & CONSORZI - Realtà Eccellenti

Consorzio Stabile EBG - General Contractor
Know-how italiano ed espansione internazionale

I

l CONSORZIO STABILE EBG è un General
Contractor specializzato nella progettazione e nella realizzazione di lavori nel settore degli appalti pubblici nella costruzione di:
INFRASTRUTTURE STRADALI E AUTOSTRADALI, LINEE FERROVIARIE, COSTRUZIONI
CIVILI E MARITTIME, STRUTTURE OSPEDALIERE CHIAVI IN MANO, OPERE DI TRATTAMENTO E DEPURAZIONE ACQUE, ecc.
È un gruppo costituito da un Management
aziendale con Know-How di alto profilo
che ha saputo garantire negli anni una
continuità imprenditoriale, guidando il
Consorzio lungo un percorso di sviluppo e
crescita costante.
La trasparenza, la preparazione tecnica e il
senso di responsabilità che caratterizzano
l’operato del Consorzio, costituiscono una
garanzia di affidabilità, confermata anche
dalle certificazioni, tra le quali: SOA, ISO

27001:2013, ISO OHSAS 18001:2008,
SR EN ISO 14001:2005, SR EN ISO
9001:2008, nonché dalle circa 300 Aziende che attualmente fanno parte della propria
struttura consortile. ll CONSORZIO STABILE
EBG, dopo aver sviluppato una strategia in
grado di penetrare il mercato italiano quale 1° Consorzio Stabile General Contractor,
ha allargato poi le proprie attività all’ estero,
con l’apertura di proprie nuove sedi in: ROMANIA, ALBANIA, ALGERIA, IRAQ, GIORDANIA, SIERRA LEONE, e ottenendo risultati eccellenti grazie all’altissima competenza
nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture. L’ispirazione di questo Consorzio nasce
dall’esempio fornito dai principali distretti
produttivi italiani, eccellenze riconosciute ed
apprezzate a livello internazionale. E’ così
che l’ambizioso progetto del CONSORZIO
STABILE EBG è quello di caratterizzarsi come

Una realtà in costante evoluzione nel campo dell’edilizia pubblica e privata

I

struttura organizzativa capace di integrare
professionisti con diverse specializzazioni,
divenendo il baricentro attorno al quale si riuniscono le eccellenze del MADE IN ITALY
nel settore dell’edilizia e dell’infrastrutture.
L’obiettivo del CONSORZIO STABILE EBG è
di divenire il marchio italiano dell’edilizia più
apprezzato a livello internazionale.

C.C.F.S. per la crescita delle cooperative
Un 2014 di consolidamento per il Consorzio Cooperativo Finanziario per
lo Sviluppo, struttura con obiettivi sempre più alti

C

onsorzio Cooperativo Finanziario
per lo Sviluppo è la ragione sociale, attribuita nel dicembre 2001 al Consorzio Cooperativo per le Ferrovie Reggiane, componente del nucleo più antico
e glorioso della cooperazione reggiana
e nazionale. Oggi il Consorzio è a tutti
gli effetti strumento finanziario operante
sull’intero territorio nazionale. Una realtà che ha saputo gestire al meglio la
situazione di difficoltà che da anni sta
attraversando l’Italia. Ne sono una testimonianza i dati del bilancio 2014: l’esercizio, infatti, si è chiuso con un utile
netto di 286.605 euro, dopo aver spesato imposte per 1.009.143 euro. La
società contabilizza mezzi propri e utili
per 72,60 milioni di euro. Il 2014 segna

L’amministratore
delegato
Agostino Alfano

anche il forte incremento della
raccolta da soci
grazie alle condizioni favorevoli applicate dal Consorzio rispetto al mercato. I finanziamenti erogati ai soci alla
chiusura dell’esercizio si sono attestati a
853 milioni di euro, in aumento di 64 milioni di euro rispetto ai valori medi dell’esercizio precedente. Il C.C.F.S. collabora

Il ReseArch Consorzio Stabile,
eccellenza di cooperazione

con tutti i principali competitor del panorama bancario italiano. Gli affidamenti
del consorzio, attivi su 20 istituti bancari,
sono di circa 387 milioni di euro. Nel
corso del 2014 si sono registrati utilizzi
medi effettivi per 61 milioni di euro mentre i depositi bancari attivi sono stati mediamente 85,68 milioni di euro. La base
sociale è costituita da 1.085 aziende associate, di cui 852 società cooperative,
220 società di capitali da loro controllate e 13 tra associazioni e fondazioni.
Il consolidato rapporto di fiducia con il
movimento cooperativo nazionale, che si
conferma con i risultati del bilancio appena approvato, getta le basi per un ulteriore sviluppo nel 2015.
www.ccfs.it

l Consorzio Stabile ReseArch nasce per volontà
di Francesco Vorro, primo
Presidente a Marzo 2005,
con l’obiettivo di ampliare il
campo d’azione delle imprese consorziate, che inizialmente facevano tutte parte
del comparto Archeologico
o del Restauro.
Con il passare degli anni il
ReseArch è diventato uno
dei consorzi stabili più grandi e prestigiosi, oggi conta
72 soci in tutta Italia e si presenta come un General Contractor completo, dato che
possiede il 90% delle categorie SOA di lavorazioni
esistenti ed un imponente cifra d’affari.
Il significato di Consorzio,
quindi il bisogno di cooperazione, è diventato più evidente in questi anni di crisi,
durante i quali le aziende si
sono riunite e di conseguenza anche il fatturato del ReseArch è aumentato considerevolmente, nel 2011 è stato
di 12 milioni e nell’ultimo bilancio, in stesura proprio in
questi giorni, si chiuderà con
un fatturato tripilicato.
Il Futuro è imponente, il portafoglio lavori con le com-

messe acquisite nel triennio
2012/2014 è di diverse
centinaia di milioni, per l’anno in corso sono già state
aggiudicate opere di rilevante importanza.
Negli ultimi 4 anni le commesse acquisite variano in
tutti i settori, elencandole alcune: l’esecuzione della variante al tracciato dell’Acquedotto del Basso Sele, la
realizzazione e manutenzione sulle reti gas della Provincia di Milano con A2A, il
ripristino del raccordo ferroviario del servizio FIAT-SATA,
la realizzazione di urbanizzazioni primarie nel Comune di Barletta, la ristrutturazione e adeguamento della
rete terziaria dell’impianto
pluvirriguo di Campolongo,
costruzione di un passaggio
pedonale a Terni, il completamento comparto Nord del
Porto di Gioia Tauro, la manutenzione su diverse reti
RFI, i lavori di adeguamento
della rete fognaria di Domicella, la messa in sicurezza
di diversi edifici scolastici a
Bacoli (NA), la costruzione
nuovo plesso nel liceo statale
Senise di Potenza, il recupero dell’immobile comunale ex
cinema Radar ed annesso ex hotel Savoia a Monopoli. All’estero il consorzio è
attivo con la costruzione di una condotta sottomarina a Beirut in Libano. www.
consorzioresearch.it

Le 5 commesse che si ritengono essere state importanti per la crescita del consorzio:

1 - Committente: Commissario Straordinario per la realizzazione dell’intervento “Schema Idrico Basento – Bradano
Tronco di Acerenza – Distribuzione 3° Lotto (Ex Ente per lo
Sviluppo dell’ Irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia Lucania e Irpinia)
Oggetto dei lavori: Schema Idrico Basento Bradano- Progetto
tronco di Acerenza – distribuzione III lotto per l’irrigazione di
circa 5.000 ettari. Lavori in esecuzione.
2 - Committente: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
e del Turismo – Direzione Regionale Campania
Oggetto dei lavori: Lavori di restauro delle facciate interne ed
esterne della Reggia di Caserta, finalizzato alla fruizione in
sicurezza ed alla valorizzazione del complesso Vanvitelliano.
Lavori in esecuzione.
3 - Committente: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
e del Turismo Lombardia
Oggetto dei lavori: Restauro e di rifunzionalizzazione di Palazzo Citterio, dimora nobiliare situata in via Brera, risalente
alla seconda metà del Settecento. – COMPLESSO GRANDE
BRERA. Lavori in esecuzione.
4 - Committente: Mostra D’Oltremare di Napoli
Oggetto dei lavori: Lavori di rifunzionalizzazione del Padiglione Marina Mercantile facente parte del Parco dei Congressi
del Mediterraneo. Lavori collaudati.
5 - Committente: Commissario Delegato per l’emergenza
dell’area Archeologica di Pompei
Oggetto dei lavori: Allestimenti espositivi per la Palestra
Grande negli scavi di Pompei. Lavori in esecuzione.

La Reggia di Caserta

CCC: la tradizione incontra l’ innovazione Consorzio Stabile Pedron: tutte le
Garanzia per le stazioni appaltanti, sostegno ai soci, numeri da leader
competenze di cui l’edilizia ha bisogno
I

n più di cento anni di attività il CCC
ha sempre perseguito la sua mission,
operando secondo i principi della mutualità per accrescere la capacità tecnica e
commerciale dei soci e, al tempo stesso,
accreditandosi come uno dei principali
operatori, per dimensione e livello qualitativo delle prestazioni, nel settore italiano delle costruzioni. Le cooperative associate sono circa 300 ed operano, oltre
che nel settore delle costruzioni, nel settore dei trasporti, dei servizi, industriale e
in quello dei materiali per le costruzioni.
Sono soci del CCC sia grandi cooperative nazionali, tra i maggiori player del
mercato italiano, che cooperative medie
e piccole, più radicate nei rispettivi territori di appartenenza.
Il CCC associa alle caratteristiche tipiche
delle grandi società di costruzioni italiane quelle di un consorzio di cooperative
che opera attraverso l’assunzione di appalti in nome proprio e nell’interesse dei
soci cooperatori ai quali assegna la realizzazione di quanto acquisito. La forma
consortile riesce a far coesistere benefici
sia per i soci, che possono operare con
maggiore potenzialità commerciale su
un mercato più vasto, grazie agli importanti requisiti
del CCC (che è in possesso
di attestazione di qualificazione alla esecuzione di lavori pubblici rilasciata per
41 categorie, 26 delle quali con classifica VIII illimitata e della attestazione del
Ministero delle Infrastrutture come Contraente Generale di classifica III, illimitata) e agli stabili rapporti
con i principali player del
mercato delle costruzioni,
che per le Stazioni Appaltanti, le quali possono collaborare con un partner di
elevata capacità tecnica ed
affidabilità, che può disporre di un rilevante gruppo di
soci dotati di potenzialità consistenti e diversificate, e distribuiti sull’intero territorio nazionale, per la realizzazione dei
lavori acquisiti, e che assicura la certezza della completa conclusione dei lavori,
anche nel caso del venir meno dell’im-

L’azione di contenimento dei costi e
mantenimento dei ricavi prosegue anche
nel 2015: nonostante la perdurante
situazione di difficoltà relativa alla
mancata ripresa del mercato, le
acquisizioni al 31 maggio superano il
60% dell’obiettivo dell’anno.

presa esecutrice (procedura concorsuale, fallimento, liquidazione), in quanto il
Consorzio, quale diretto intestatario del
contratto d’appalto, garantisce comunque gli obblighi contrattuali, attraverso la
sostituzione del Socio assegnatario con
altro Socio.
Fra gli ulteriori servizi che il Consorzio
rende disponibili ai propri soci, ha particolare rilevanza la capacità di porsi sul
mercato come il principale buyer italiano di prodotti e servizi per le costruzioni, operando nel campo delle attività di

La sede del Consorzio Cooperative Costruzioni.

approvvigionamento collettivo in nome e
per conto dei Soci, ai quali mette a disposizione servizi tecnico-commerciali diversificati per tipologia ed estensione, in
funzione delle specifiche necessità.
La violenta crisi globale, finanziaria ed

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economica, che stiamo attraversando ha
colpito molto duramente il settore delle
costruzioni e sta lasciando il segno anche fra i soci del Consorzio. In questa
fase estremamente critica, il CCC ha
perseguito e persegue con tenacia la
sua mission, rimanendo strumento di sostegno per le associate ed elemento di
garanzia per le Stazioni Appaltanti, assicurando la conclusione dei lavori nei
numerosi casi di cooperative Socie in
procedura concorsuale, fallimento o liquidazione.
Nonostante gli effetti di questa crisi si
facciano sentire – per ovvi motivi – anche sulla struttura consortile, nel 2014
è stato possibile riportare in equilibrio
la gestione caratteristica, perseguendo nell’attenta politica di contenimento
dei costi avviata negli anni precedenti (portata avanti sempre con grande
attenzione a minimizzarne l’impatto
sociale) e nell’altrettanto attenta politica acquisitiva – tradizionalmente concentrata nel settore dei lavori pubblici – sviluppando segmenti di mercato
storicamente poco presidiati, come il
“mercato dei servizi” e il “Mezzogiorno”. I principali dati del
bilancio del 2014: valore
della produzione 1.048
mln, portafoglio di 1.948
mln, risultato netto positivo di euro 932.666 e un
risultato operativo di euro
656.538.
L’azione di contenimento
dei costi e mantenimento
dei ricavi prosegue anche
nel 2015: nonostante la
perdurante situazione di
difficoltà relativa alla mancata ripresa del mercato, le
acquisizioni al 31 maggio
superano il 60% dell’obiettivo dell’anno.
L’attuale gruppo dirigente,
ha creato, inoltre, le condizioni per un imminente cambio
di governance, con un deciso ricambio
generazionale, con risorse interne ed in
continuità col lavoro svolto finora, capace di proiettare il gruppo nel futuro, interpretandolo con ruolo da protagonista.
www.ccc-acam.it

Quarant’anni di esperienza e 1200 cantieri in 9 regioni d’Italia

Q

uarant’anni sono un traguardo importante nella
vita di un uomo: sanciscono
la piena maturità, il raggiungimento di obiettivi, la concretizzazione di progetti. Un’impresa, essendo composta di
persone, non fa eccezione: in
quarant’anni si consolida e si
espande fino a raggiungere la
statura che la contraddistingue.
Il Consorzio Stabile Pedron di
Villa del Conte (Padova) che
nel 2014 ha festeggiato 40
anni di attività, è l’esempio
concreto di questo percorso:
da impresa individuale specializzata nell’impiantistica
residenziale - nata nel 1974
dall’intuizione di Flavio Pedron - è oggi un pool di
aziende fra le più importanti in Italia che raduna tutte le
competenze di cui l’edilizia
ha bisogno nei vari ambiti:
salute, istruzione, energia,
sport, casa. La sua forza sta
proprio nel rapportarsi al mercato come un unico soggetto
globalmente responsabile che
si occupa di tutto: soluzioni
chiare e “chiave in mano” .
Al Consorzio Stabile Pedron
lavorano, oltre alla famiglia
Pedron composta dal presidente Flavio Pedron, la moglie Paola e i figli Dario, Matteo ed Ermanno, anche 150
specialisti diretti e 60 collaboratori esterni. L’ufficio tecnico
conta 30 tecnici di cui 8 ingegneri, 6 architetti, 8 geometri
e 6 periti industriali.
Il gruppo è da sempre attento alla sicurezza sul lavoro,
con più di 1270 ore di formazione e 80 persone coinvolte
nell’ultimo anno, come pure
alla qualità, con la continua e
periodica verifica per il mantenimento del certificato ISO
9001 oltre a una significativa

La famiglia Pedron
composta dal
presidente Flavio
Pedron, la moglie
Paola e i figli
Dario, Matteo ed
Ermanno

certificazione SOA.
Consorzio Stabile Pedron riunisce, con le proprie tre aziende, tutte le competenze necessarie al general contract:
Da.Pe. Impianti srl - rappresentata da Dario Perdron - è
specializzata in installazioni
impiantistiche sia di natura
elettrica che idro-termo-sanitaria; la Ital-Ge.Cos. s.r.l.
- amministrata da Matteo Pedron - si occupa delle finiture
complementari all’edilizia e
la I.Tec. s.r.l. Costruzioni Generali - rappresentata da Ermanno Pedron - si pone tra le
imprese edili leader nelle costruzioni. Negli anni, questo
pool di imprese si è occupato
di 1200 cantieri in 9 regioni
d’Italia per un totale di 900
clienti, prevalentemente enti
pubblici. In 40 anni ha realizzato 58 scuole, fra cui il
polo scolastico e la biblioteca per oltre 400 studenti nel
Comune di Bolzano e 13 nuove aule universitarie al Campus Leonardo del Politecnico
di Milano. L’ambito sanitario
- con 18 Aziende Ospedaliere fra cui l’ospedale San
Martino di Genova, il Policlinico di Milano, Le Molinette
di Torino, l’ospedale civile di
Bolzano, il Policlinico di Modena e gli ospedali riuniti di
Trieste, Imperia e La Spezia.

- rimane per il Consorzio Stabile Pedron il settore di punta
con una elevata qualità realizzativa. Ma fra le eccellenze vi
sono anche 6 nuovi palazzetti
dello sport in città importanti
come Genova e Verona.
L’ultima grande opera realizzata in tempo record (8 mesi) è
stata il Pronto Soccorso di Expo
2015, commissionato dalla
Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Da agosto
2014 la I.Tec. di Consorzio Pedron ha lavorato al cantiere 24
ore su 24 con illuminazione a
giorno e con presenze di personale operativo che ha rag-

La sede dell’azienda

giunto punte di 250 unità. In
5 piani, raggruppa medicina e
chirurgia d’urgenza, un reparto di terapia intensiva da 12
posti letto, un blocco operatorio
con 4 sale chirurgiche, 30 letti
per l’osservazione dei pazienti,
degenze per 92 posti letto oltre
a studi medici.
Oggi il Consorzio Stabile Pedron, con la nuova sede operativa in Algeria, si sta espandendo verso i mercati del
Nord/centro Africa e Medio
Oriente mostrando il volto
dell’imprenditorialità assertiva
del Nordest trainante che lavora con efficacia e profitto ed è
aperta a sfide nuove e ai mercati globali. La passione che
da 40 anni il gruppo dedica
al lavoro la investe anche nel
sociale. Attraverso l’associazione no-profit “Davide Onlus”
ha portato a compimento in India, vicino a Calcutta, il primo
edificio del progetto “David
Memorial School”: un plesso
scolastico che accoglie più di
350 bambini. (www.ibambinididavide.org)
www.consorziopedron.com

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28

Norme e tributi

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

AUTONOMIE LOCALI

www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com

Assunzioni. Impossibile la mobilità fra municipi prima del totale riassorbimento degli ex provinciali - Verifica nazionale anche per gli «infungibili»

Le massime
EDILIZIA

Niente sanatoria
se disturba i vicini
È illegittimo il permesso in
sanatoria per abusi edilizi e
per il mutamento di
destinazione d’uso, che non
tiene conto delle situazioni di
vicinato relative al disturbo
acustico. (Consiglio di Stato,
sezione VI, 5 giugno 2015, n.
2784)
 La sentenza ha precisato

che, oltre alle immissioni
dei rumori previsti dal
Codice civile, vi sono
problemi di salute e di
vivibilità degli abitati,
specie nei centri storici, e
tutti questi problemi
avrebbero dovuto essere
considerati dal Comune.

APPALTI / 1

Per l’inizio lavori
termini urgenti
È legittima la decadenza
dell’aggiudicazione se non
sono rispettati i termini
urgenti dell’inizio dei lavori,
previsti, prima ancora della
stipula del contratto, nel
verbale di consegna. (Tar
Veneto, sezione I, 10 giugno
2015, n. 647)
 L’urgenza di questi
lavori era motivata
dall’avvicinarsi della
stazione invernale, i
termini sono stati
considerati dai giudici
come essenziali e la loro
inosservanza è stata
considerata idonea a
determinare la decadenza
dell’aggiudicazione.

APPALTI/2

Niente esclusioni
per errore materiale
È illegittima l’esclusione di
una società da una gara
motivata con l’argomento che
era stata presentata
un’offerta indeterminata,
dato che la somma dei prezzi
unitari non corrispondeva
all’indicazione del “prezzo
annuale”. (Tar Lazio - Roma,
sezione II-ter, 5 giugno 2015,
n. 7935)
 La sentenza ha precisato
che questa diversità
dipendeva da un mero
errore materiale
facilmente rilevabile, e
l’amministrazione aveva
l’obbligo di concludere il
procedimento
aggiudicando la gara alla
società esclusa.

APPALTI/3

Il cronoprogramma
va completato
È legittima l’esclusione di
una società che, in violazione
del bando, ha inviato
nell’offerta relativa al
“tempo” un
“cronoprogramma”
incompleto per le fasi relative
all’allestimento, alla
sistemazione dell’arredo
urbano ed allo smobilizzo del
cantiere. (Consiglio di Stato,
sezione V, 4 giugno 2015, n.
2757)
 Il bando prevedeva che
nella scheda “offerta
tempo” doveva essere
indicata, in cifre ed in
lettere, la riduzione
percentuale dei tempi di
esecuzione dei lavori.

PENSIONE

Recupero rate
alla Corte dei conti
I problemi relativi al recupero
delle rate di pensione erogate
anche ai dipendenti degli Enti
locali sono di competenza
della Corte dei conti. (Corte di
cassazione, Sezioni Unite
civili, 8 giugno 2015, n. 11769)
 Per i dipendenti degli
Enti locali è ancora
vigente la procedura
stabilita dall’art. 59 del
r.d.l. 3 marzo 1938, n. 680,
e gli interessati o l’Ente di
previdenza possono
proporre ricorso davanti
alla Corte dei conti.

Nei Comuni «blocco» del personale
Gli effetti della delibera della Corte dei conti sulla «corsia preferenziale» dalle Province
Gianluca Bertagna

pNessuno lo chiama blocco

alle assunzioni. Ma quale altro
nome dare all’impossibilità
degli enti locali di avvalersi nel
2015 di forza lavoro?
Il comma 424 della legge
190/2014 ha fornito una rivisitazione forzata delle modalità
assunzionali dei Comuni, nell’obiettivo di garantire il totale
riassorbimento dei dipendenti in soprannumero delle Province. Ora che la sezione Autonomie della Corte dei conti,
con la deliberazione 19/2015
(su cui si veda anche Il Sole 24
Ore del 19 giugno), si è allineata alla Funzione pubblica, sancendo il divieto anche della
mobilità volontaria, i margini
per azioni sul personale si sono ridotti all’osso.
La disposizione normativa
ha imposto agli enti locali di
destinare la capacità assun-

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La rubrica integrale e i testi
delle sentenze

to ricambio generazionale voluto dal Dl 90/2014.
La Corte dei conti, sezione
Autonomie, ha inoltre “vietato” le procedure di mobilità
volontaria almeno fino a quando non vi sarà la totale ricollocazione dei dipendenti degli
enti di area vasta; nel frattempo, si potranno approvare solamente bandi riservati a questi lavoratori.
Nel ricordare che il comma
424 fa sempre riferimento alla
totalità delle Province e non
solo a quella competente per
singolo territorio, viene indicata nella deliberazione
19/2015 un’unica eccezione assunzionale; quella per le figure infungibili, per le quali però
è posto in capo ai singoli enti di
verificare l’inesistenza di queste professionalità nelle province. Come questa verifica
possa avvenire su base nazio-

al concetto di «implementazione» per individuare una data certa, il sito destinato ad accogliere i dati è partito molto
lentamente, tanto che solo il
57% dei Comuni ha inserito le
informazioni relative alla dotazione organica e alla capacità assunzionale. Manca all’appello, oltre al comune di Roma
e di Firenze, anche il 70% degli
enti regionali. Le cose, vanno
quindi, molto per le lunghe.
Nel frattempo agli enti locali rimangono a questo punto
poche possibilità di azione.
Quella prevista e “obbligata”
dal legislatore è l’assunzione
dei vincitori collocati nelle
proprie graduatorie vigenti al
1° gennaio 2015. Non è, invece,
possibile alcuno scorrimento
di graduatorie (idonei), sia di
quelle presenti nell’ente sia di
quelle di altre amministrazioni. Addio, quindi, al tanto volu-

QUOTIDIANO ENTI LOCALI

Niente esclusione
dalla gara d’appalto
per chi sbaglia la tassa
Sul Quotidiano degli enti locali e
della Pa tutti i giorni l'offerta
informativa del Gruppo Sole 24
Ore e gli approfondimenti originali per amministratori, dirigenti, funzionari e revisori dei conti.

Nell'edizione online oggi:
8 Un articolo di Stefano Usai
sulla decisione del consiglio di
Stato che nega l’esclusione
dalla gara per errori nel versamento della tassa di partecipazione
8 Un approfondimento di Arturo
Bianco sulle nuove indicazioni
della Corte dei conti in materia
di diritto di rogito dei segretari
8 Un articolo di Alessandro
Garzon sui problemi di contabilizzazione delle operazioni in
reverse charge
8 Un articolo di Paola Cosmai
base di calcolo delle quote per
le assunzioni di soggetti con
handicap
www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com

nale senza il portale della mobilità a pieno regime rimane
un mistero.
Anche se il decreto legge enti locali, pubblicato finalmente sulla «Gazzetta Ufficiale»
di venerdì (è il decreto
78/2015), ha chiarito la possibilità di utilizzo dei cosiddetti
“resti” assunzionali, rimangono in sospeso due questioni.
La prima: qual è la capacità assunzionale vincolata ai dipendenti in soprannumero? Solo
quella derivante dalle cessazioni degli anni 2014 e 2015 o
anche quella generata in anni
precedenti? L’altro aspetto
sottoposto alla sezione Autonomie riguardava la possibilità di trasformare a tempo pieno, i contratti di lavoro dei dipendenti assunti a tempo parziale. Ma su questi dubbi, per
ora, è silenzio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Anac. In scadenza il termine per le candidature dopo il primo elenco diffuso nei giorni scorsi

Affidamenti. I dati di MonitorAto-Invitalia sugli ambiti territoriali previsti dal 2011

Acquisti, oggi il nuovo termine
per i «soggetti aggregatori»

Servizi, non decollano gli Ato:
in idrico e rifiuti inattivo il 60%

Alberto Barbiero

pIl sistema dei soggetti ag-

gregatori e le prospettive di
macro-razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi
sono messi alla prova dal primo passaggio di individuazione dei 35 organismi previsti dalla legge 89/2014 (secondo lo schema Cottarelli).
Oggi scade la proroga stabilita dall’Anac al termine
per la presentazione delle richieste di iscrizione all’elenco delle super-centrali di
committenza, dopo che alla
prima scadenza all’Autorità
sono pervenute solo 24 istanze, di cui dieci sottoposte a
verifica.
Dal primo elenco approvato il 27 maggio e sottoposto
giovedì scorso al parere della
Conferenza Unificata emergono varie criticità.
Il numero massimo di 35
soggetti aggregatori previsto dall’articolo 9 della legge
89/2014 è ben lungi dall’essere raggiunto, anche se nel
novero degli ammessi e dei
sottoposti a verifiche ulte-

riori compaiono quasi tutte
le strutture operanti come
centrali di committenza regionali, fatta eccezione per
l’Abruzzo, il Molise e la Sicilia (per la quale la normativa
regionale prevede già un organismo deputato a svolgere le gare per i lavori pubblici, l’Urega).
Mancano all’appello anche
molte importanti città metropolitane, come Milano,
Bologna, Venezia, Bari, Palermo, determinando così un
quadro molto disomogeneo
per la gestione delle future
procedure per la soddisfazione dei fabbisogni di più
amministrazioni in ambito
territoriale di area regionale
o vasta.
Questa criticità si riverbera anche sul sistema di committenza rafforzato nel disegno di legge di recepimento
delle direttive comunitarie
in materia di appalti e di concessioni, qualora dovesse
emergere dalla conclusione
del procedimento Anac l’effettiva assenza di molti degli

attori che erano stati immaginati come potenziali protagonisti nel nuovo quadro di
acquisti aggregati.
Peraltro l’articolo 9 della
legge 89/2014 configura i
soggetti aggregatori come
macro-gestori di procedure
per l’acquisizione di beni e
servizi, sulla scorta dell’esperienza maturata da
Consip e da alcune centrali di
committenza regionali, mentre sarebbe da sperimentare
completamente il loro ruolo
come stazioni appaltanti di
lavori sulla base delle richieste delle singole amministrazioni (soprattutto dei Comuni non capoluogo).
Il sistema su tre livelli delineato dalla legge 89/2014
(soggetti aggregatori su base
nazionale regionale e di macro-area vasta metropolitana sulla fascia più alta, unioni
di Comuni, stazioni uniche
appaltanti delle Province e
accordi tra Comuni non capoluogo su quella intermedia, singoli enti su quella più
bassa e limitata) viene ad es-

sere ulteriormente modificato dal disegno di legge di
recepimento delle direttive
comunitarie, con un’impostazione per livelli di valore,
determinando un ulteriore
elemento di disomogeneità e
di incertezza.
Considerando che i Comuni non capoluogo devono
organizzarsi per sviluppare
le acquisizioni di lavori, servizi e beni in modo aggregato
dal 1° settembre, il nuovo
modello proposto nel disegno di legge comporterebbe
l’operatività del modello organizzativo richiesto dal
comma 3-bis dell’articolo 33
del Codice dei contratti solo
per alcuni mesi.
Nell’ambito di questa evoluzione le criticità rilevate
nel procedimento di formazione dell’elenco dei soggetti
aggregatori devono indurre
ad un’accurata valutazione
anche degli effetti economici
della scelta di acquisizioni
con modelli aggregativi, essendo forte il rischio di “compressione” delle committenze in alcuni settori di mercato
(aspetto peraltro contrario
proprio allo spirito con cui
nelle direttive comunitarie
sono configurate le centralizzazioni di committenza).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FINANZIAMENTI PUBBLICI

AVVISO

CONDIZIONI VALIDE DA: 19/06/2015 A: 26/06/2015

COMUNI E PROVINCE
Pres to Ordinario

15
20
25
29

1,400
1,550
1,867
1,936

2,678
2,983
3,273
3,401

1,400
1,550
1,873
1,940

2,701
2,983
3,283
3,409

1,400
1,550
1,886
N/D

2,728
2,983
3,305
N/D

Spread unico (%)

10
15
20
24

1,250
1,400
1,550
1,936

1,250
1,400
1,550
1,963

N/D
N/D
N/D
1,989

N/D
N/D
N/D
2,000

1,400
1,550
1,979
2,000

REGIONI E PROVINCE AUTONOME
Pres to a Erogazione Unica a Quota Capitale Costante
Spread unico per Tasso variabile e fisso
Prima data di pagamento Prima data di pagamento
30/06/15
31/12/15
Numero
rate
20
30
40
50
60

Scadenza
contra’o
31/12/24
31/12/29
31/12/34
31/12/39
31/12/44

Spread
unico (%)
N/D
N/D
N/D
N/D
N/D

Scadenza
contra’o
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

Spread
unico (%)
1,250
1,400
1,550
1,873
1,955

Pres to a Erogazione Mul pla
2016
Numero
max rate

Scadenza Periodo di u lizzo
2017
2018
2019

2020

Spread unico (%)
per Tasso variabile e fisso

20
30
40
50
60

1,250
1,400
1,550
1,982
2,000

1,250
1,400
1,550
2,000
2,000

N/D
N/D
N/D
2,000
2,000

N/D
N/D
N/D
2,000
2,000

Cassa deposi
e pres
società per azioni
Via Goito, 4
00185 Roma

N/D
N/D
N/D
2,000
2,000

AZIENDE SANITARIE, ENTI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, UNIVERSITA’
E ISTITUTI ASSIMILATI, ENTI REGIONALI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO,
AGENZIE REGIONALI PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE
Mutui Fondiari
senza Preammortamento
a Erogazione Unica

Numero
rate
10
20
30
40
50
60

Prima data di pagamento
31/12/15
Scadenza
Spread
Scadenza
contra’o Tasso variabile contra’o
(%)
30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

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0,750
1,250
1,400
1,550
1,908
1,988

30/06/20
30/06/25
30/06/30
30/06/35
30/06/40
30/06/45

Pres Chirografari
con Piano di Erogazione non Predefinito
(quadro cauzionale senza fideiussione dell’ente territoriale di riferimento)

Spread
Tasso fisso
(%)
0,750
1,250
1,400
1,550
1,939
2,000

Tasso variabile

Tasso fisso

Inizio ammortamento

Inizio ammortamento

Capitale sociale
€ 3.500.000.000,00 i.v.
• Iscri a presso CCIAA
di Roma al n. REA
1053767
• C.F. e iscrizione al
registro delle imprese
di Roma 80199230584
• Parƒta IVA
07756511007

01/07/15 01/01/16 01/01/17 01/01/18 01/07/15 01/01/16 01/01/17 01/01/18

Amm.to
(anni)
5 0,750
10 1,250
15 1,400
20 1,550

Spread (%)
0,750 N/D
1,250 N/D
1,400 N/D
1,550 N/D

N/D
N/D
N/D
N/D

nomia per l’attrazione degli investimenti che come responsabile della gestione operativa
dell’Osservatorio sui servizi
pubblici ha attivato MonitorAto per monitorare i processi di
riordino. I numeri confermano
la resistenza passiva attuata da
molti territori, legata al fatto
che la centralizzazione degli
affidamenti attraverso gli Ato
toglie ai singoli Comuni il ruolo di primo piano finora giocato nella gestione dei servizi. Il
problema, però, è che ora solo
gli ambiti territoriali sono legittimati dalla legge a organizzare i servizi, programmare gli
investimenti, affidare le attività e decidere le tariffe: dove
l’Ato non è attivo, quindi, tutta
la programmazione si blocca, a
partire dagli investimenti che
in molti settori (fra i quali ancora una volta primeggia l’idrico) sono indispensabili per gestire le necessità dei territori.
Ad allungare i tempi di decollo degli ambiti territoriali
ottimali sono state in una prima fase le Regioni, chiamate a
definire i confini dei vari ambi-

ti attivi nei diversi servizi. Ora
la geografia è completata, ma il
problema si è trasferito al livello degli enti locali, che non
stanno completando le procedure di adesione.
In un quadro come questo, è
bene ricordare che la legge
prevede un potere sostitutivo
da parte nei confronti degli enti inadempienti, attraverso
commissariamenti la cui urgenza è stata ribadita anche
dal Programma nazionale di
riforma all’interno dell’ultimo
Documento di economia e finanza. Resta da capire se le Regioni decideranno di avere un
ruolo più attivo di quello svolto finora: essenziale, però, che
i commissariamenti siano a
tempo e seguano un cronoprogramma vincolante per arrivare alla riorganizzazione
del servizio, anche per evitare
repliche delle “emergenze”
infinite vissute in passato da
servizi pubblici come quello
dei rifiuti in ampie aree del
Mezzogiorno.
gianni.trovati@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

0,750
1,250
1,400
1,550

Gestioni brevi per le quotate
che incorporano le in house
pLa

Inizio ammortamento
01/01/17 01/01/18 01/01/19 01/01/20 01/01/21
Amm.to
(anni)

mali per la gestione dei servizi
pubblici a rete, rifiuti compresi, sono previsti dal 2011, e di
proroga in proroga sarebbero
dovuti partire il 1° marzo scorso: In 75 casi su 212, però, i nuovi
enti di governo non sono ancora operativi, e il quadro sarebbe ancora peggiore se si esclude dal calcolo il trasporto pubblico locale, dove gli ambiti sono in larga parte coincidenti
con soggetti già attivi (per
esempio la Provincia, in qualche caso addirittura l’intera regione) e quindi in soli 13 casi su
62 manca ancora l’adesione da
parte degli enti locali. Il quadro
più critico è invece quello relativo al servizio idrico, che per
lo «sblocca-Italia» (articolo 7
del Dl 133/2014) dovrebbe entro il 30 settembre essere affidato ovunque al gestore unico
con tanto di decadenza degli
affidamenti fuori norma.
A mostrare lo stato di (in)attuazione della riforma scritta
all’articolo 3-bis del Dl 138/2011
è Invitalia, l’agenzia dell’Eco-

Stefano Pozzoli

Pres to Flessibile

Inizio ammortamento
01/07/15
01/01/16
01/01/17
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso
Tasso Tasso
Amm.to variabile fisso variabile fisso variabile fisso
(anni) Spread su (%) Spread su (%) Spread su (%)
Euribor (%)
Euribor (%)
Euribor (%)

Gianni Trovati

pGli ambiti territoriali otti-

Legge europea. Le conseguenze sulle società per contrastare due procedure Ue

Cassa depositi e prestiti spa

A CURA DI

Vittorio Italia

zionale, per gli anni 2015 e 2016,
ai dipendenti collocati in sovrannumero da parte delle
Province e delle Città metropolitane. Poiché la mobilità
volontaria, tra enti con limitazioni alle assunzioni, è ormai
da un decennio considerata
“neutra” ai fini del turn-over,
l’obbligo della legge di stabilità sembrava non riferirsi agli
spostamenti di dipendenti da
un’amministrazione all’altra.
La Funzione Pubblica, nella
circolare 1/2015, ha ritenuto
però che non fosse più possibile bandire nuovi avvisi di mobilità o che gli stessi fossero, almeno, destinati ai soli dipendenti degli enti di area vasta. E
questo fino a quando non sarà
“implementato” il portale della domanda e dell’offerta per
favorire la ricollocazione.
Al di là della difficoltà di trovare una definizione giuridica

Spread (%)
0,750 N/D
1,250 N/D
1,400 N/D
1,550 N/D

N/D
N/D
N/D
N/D

www.cdp.it

legge europea 2014
approvata in via definitiva
dal Parlamento nei giorni
scorsi presenta all’articolo 7
una nuova modifica all’articolo 34 del Dl 179/2012, questa volta al comma 22.
La norma è chiaramente
destinata a sanare, almeno
nelle intenzioni del legislatore, due procedure di infrazione avviate dall’Unione
(la 2012/2050, oggi allo stadio di parere motivato ex articolo 258 del Trattato sul
funzionamento dell’Unione
europea, e la 2011/4003, che
vede l’Italia messa in mora
complementare sempre in
base all’articolo 258).
L’intervento normativo,
quindi, nasce da uno stato di
necessità, ma può avere effetti negativi sui processi di
aggregazione in atto tra società di servizi pubblici quotate ed anche di prospettiva.
In sostanza, mentre si
conferma che gli affidamenti diretti ante 1° ottobre 2003
restano in essere fino alla
scadenza contrattuale prevista o, se senza termine, al
31 dicembre 2020, diverso è il
destino degli affidamenti
successivi.
Al contrario, infatti, «gli
affidamenti diretti a società
poste, successivamente al 1°
ottobre 2003, sotto il controllo di società quotate cessano, improrogabilmente e

senza necessità di apposita
deliberazione dell’ente affidante, il 31 dicembre 2018 o
alla scadenza prevista nel
contratto di servizio o negli
altri atti che regolano il rapporto, se anteriore».
In sostanza, se una società quotata acquista (o incorpora?) una società prima in house non potrà mantenere gli affidamenti in essere se non per una breve
fase transitoria.
Questo, in sostanza, non
consente più quella che poteva diventare una fin troppo facile elusione: si costituisce una società in house a
cui si affida un servizio pubblico locale e poi la si fa confluire in una società quotata.
Discutibile o meno che
fosse questa pratica, è chiaro
che il nuovo articolo 34,
comma 22, del Dl 179/2012,
anche se comprensibile alla
luce delle procedure di infrazione comunitarie, non
potrà non avere ripercussioni sul valore delle società interessate dalla novità normativa in questione, e rappresenterà di conseguenza
un freno a questo tipo di aggregazioni.
Non soltanto, ma la nuova
regola raffredda anche le
speranze di chi vede nella
quotazione la strada per accelerare il processo di affrancamento delle società
di servizi pubblici da parte

degli enti locali controllanti, così come è successo nel
caso di quelle aziende che,
per prime e nel momento
giusto, hanno avviato il processo di quotazione. Eppure
si resta convinti che la strada della quotazione, sui
mercati regolamentati e anche nell’Aim dedicato alle
piccole e medie imprese,
rappresenta una prospettiva realistica e interessante,
che meriterebbe il favore
del legislatore e degli stessi
mercati finanziari.
Da questo punto di vista, è
chiaro che le modalità di recepimento delle direttive
comunitarie sul tema dei soci “finanziari” nelle società
in house (il riferimento, in
particolare, è all’articolo 12
della direttiva 2014/24/Ue,
che viene riproposto all’articolo 28 della nuova direttiva
2014/25/Ue sugli appalti
pubblici nei settori speciali,
e nell’articolo 17 della nuova
direttiva 2014/23/Ue sull’aggiudicazione dei contratti di
concessione) sarà cruciale
per capire se la strada di una
apertura ai mercati finanziari, che sembrava incontrare
il favore del Governo nelle
bozze dello “Sblocca Italia”,
avrà vita facile oppure se sarà limitata alle sole aziende
che godono di affidamenti
ottenuti con procedura
competitiva.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Norme e tributi 29

Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170

EDILIZIA E AMBIENTE

www.casaeterritorio.ilsole24ore.com

Impianti. Il decreto Sblocca Italia qualifica come «edilizia libera» le installazioni minori

Climatizzatori domestici
liberalizzati fino a 12 kW
Ma sono possibili
restrizioni locali
e serve comunque
il libretto impianto
Dario Aquaro

pNessuna autorizzazione, di

base. Per sistemare in casa un
condizionatore fisso, nella stragrande maggioranza dei casi,
non serve alcun particolare via
libera amministrativo. Soprattutto dopo le precisazioni introdotte dal decreto Sblocca
Italia (Dl 133/14 convertito dalla
legge 164/14), che ha esteso il
raggio d’azione dell’edilizia libera e semplificato così l’installazione degli apparecchi per il
raffrescamento.
Possono essere infatti eseguiti senza alcun titolo abilitativo
gli interventi di manutenzione
ordinaria, tra i quali è espressamente inclusa l’installazione
«delle pompe di calore aria-aria
di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW» (articolo 6,
comma 1, lett. a), Dpr 380/2001, il
Testo unico dell’edilizia). Di fatto, un’ampia fascia in cui ricade
la quasi totalità dei climatizzatori residenziali: entro una tale potenza – spiegano gli operatori –
sono infatti ricompresi multisplit fino a cinque attacchi.
La legge fa comunque salve le
prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e il rispetto
«delle norme antisismiche, di
sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative
all’efficienza energetica, nonché delle disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e
del paesaggio».

«Nel proprio regolamento
edilizio, il Comune potrebbe ad
esempio prevedere norme specifiche sulle facciate, richiedendo una comunicazione preventiva e una successiva all’intervento, che comporta la sistemazione di una unità esterna»,
spiega Alberto Bonino, direttore
del laboratorio Agefis. «Una
prescrizione tanto più probabile
per gli edifici all’interno del centro storico, dove può esser necessaria una comunicazione di
inizio lavori asseverata da un
tecnico (Cila)».
Occorre perciò sempre verificare, presso lo Sportello unico
edilizia o l’ufficio tecnico della
città, i regolamenti comunali e
gli altri provvedimenti emanati
dagli enti locali.
Se l’intervento viene eseguito
in una zona sottoposta a vincolo
paesaggistico-ambientale o con
un particolare valore storicoartistico, in particolare, c’è bisogno dell’autorizzazione paesaggistica o della Soprintendenza.
«Fuori dai casi particolari e dall’edilizia libera, l’installazione
di un condizionatore, in quanto
integrazione di impianti tecnologici e quindi opera di innovazione, ricadrebbe nella manutenzione straordinaria, per la
quale è richiesta la Cila», aggiunge Bonino.

Il condominio

Il regolamento condominiale di
tipo contrattuale può disciplinare o vietare qualsiasi modifica dell’estetica dell’edificio, anche sulle parti di proprietà
esclusiva. Una volta verificata
l’assenza di questi paletti o divieti, l’installazione non deve in
ogni caso pregiudicare il decoro
architettonico o la sicurezza
dell’edificio, né impedire l’uso

della cosa comune da parte degli altri condomini (articoli 1102,
1122 del Codice civile).
Entro i limiti di legge, è dunque legittimo installare il corpo
esterno sul piano di calpestio del
balcone o sulla facciata dello stabile: meglio se un apparecchio di
piccole dimensioni, che non
stravolga l’armonia della facciata stessa e magari si inserisca in
essa, per colore e posizione, quasi a scomparire (Cassazione,
sentenza 12343/03).
Prima di installare il climatizzatore, se ne deve dare notizia all’amministratore (in base al nuovo articolo 1122 del Codice civile). Quest’ultimo riferisce in assemblea. In ogni caso
l’assemblea non può vietare le
installazioni che sono già consentite da leggi e regolamenti.

LA PAROLA
CHIAVE
Libretto di impianto
7I climatizzatori (esistenti e di
nuova installazione) presenti
negli edifici devono tutti essere
dotati di un libretto di impianto.
Il modello nazionale è stato
approvato dal Dm 10 febbraio
2014 ed è scaricabile dal sito del
ministero sviluppo economico
(www.mise.gov.it).
All’installatore compete la prima
compilazione del libretto per i
nuovi impianti. E in questa sede
egli stabilisce anche la
periodicità dei successivi
controlli. Le Regioni possono
stabilire disposizioni integrative

AUTORIZZAZIONI
Nella maggior parte dei casi non è necessaria
un’autorizzazione per installare condizionatori.
Il decreto Sblocca Italia ha inserito l’installazione delle
pompe di calore aria-aria fino a 12 kW tra gli interventi in
edilizia libera. Ma ha fatto salve eventuali disposizioni più
vincolanti dei regolamenti edilizi comunali, che vanno
quindi verificati caso per caso prima di procedere
Il suggerimento: verificare il regolamento edilizio del
Comune in cui si trova l’immobile

L’installazione

Quando l’intervento è libero da
titoli abilitativi, e si vuol fruire
del bonus fiscale del 50% sulle ristrutturazioni (pompa di calore
utilizzabile anche ai fini del riscaldamento, a integrazione dell’impianto già esistente), è importante conservare la dichiarazione sostitutiva in cui si indica
la data di inizio lavori e si attesta
che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili(si veda anche l’articolo accanto).
L’installazione dev’essere realizzata da un tecnico qualificato, munito del “patentino frigoristi” (la certificazione può essere verificata sul sito
www.fgas.it), a cui spetta compilare anche il libretto d’impianto:
sorta di carta d’identità che dal 15
ottobre scorso (Dm 10 febbraio
2014) è obbligatoria anche per i
climatizzatori fissi.
Al di sotto dei 12 kW la legge
non prescrive però la verifica
dell’impianto (da effettuare, fino a 100 kW, ogni quattro anni) e
la relativa compilazione del
rapporto di controllo sull’efficienza energetica (a cura del
manutentore). Le sanzioni per
chi non rispetta gli obblighi vanno comunque da 500 a 3mila euro (Dlgs 192/2005). Ma resta
sempre opportuno verificare la
normativa regionale: in Lombardia, ad esempio, per gli impianti sotto i 12 kW non serve
avere un libretto, mentre Veneto o Emilia Romagna hanno predisposto proprie modalità di
compilazione specifiche.

Incentivi. La misura più semplice è il conto termico

La check list

AREE VINCOLATE
Se l’immobile si trova in una zona con vincolo paesaggisticoambientale o è soggetto a vincolo storico-artistico è
necessaria l’autorizzazione della Soprintendenza.
Attenzione: la procedura semplificata, prevista dal Dpr
139/2010, non è sempre applicabile in immobili vincolati
Il suggerimento: verificare quale autorizzazione
paesaggistica - semplificata oppure ordinaria - è necessaria
e se serve il via libera della Soprintendenza
CONDOMINIO
Verificare se il regolamento condominiale è di tipo
contrattuale: se sì, e se è vietata ogni modifica all’estetica
dell’edificio, è impossibile installare l’unità esterna. Negli
altri casi l’installazione è ammessa senza ledere il decoro
architettonico e la sicurezza o impedire l’uso di parti comuni
Il suggerimento: L’informativa preventiva
all’amministratore è obbligatoria. In assenza di indicazioni
nel Codice civile sulla forma, meglio se per iscritto
INCENTIVI
Per la detrazione fiscale del 50% per le ristrutturazioni è
necessario pagare con il bonifico parlante, mentre se
l’acquisto è legato al bonus mobili sono ammesse anche le
carte di credito e di debito: in questo caso, però, l’acquisto
va abbinato a una ristrutturazione che ricada almeno nella
manutenzione straordinaria
Il suggerimento: conservare la documentazione per dieci
anni per eventuali controlli fiscali
DOCUMENTI
Anche per i condizionatori è obbligatorio il libretto di
impianto che può essere compilato dall’installatore o dal
manutentore, pena sanzioni per il proprietario che vanno
dai 500 ai 3mila euro. L’installatore o il manutentore
stabiliscono la frequenza dei controlli sull’impianto
Il suggerimento: verificare se la propria Regione ha varato
regole diverse sul libretto di impianto che possono
rafforzare prescrizioni e controlli

Quotidiano del Condominio

La Guida del Consulente immobiliare
per l’installazione dei condizionatori
www.quotidianocondominio.
ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Freddo» agevolato
con quattro bonus
Silvio Rezzonico
Maria Chiara Voci

pL’installazione di un condi-

zionatore è possibile con il sostegno dei bonus edilizi, sia
quelli per la ristrutturazione
(50% di detrazione Irpef), che
quelli per il risparmio energetico (65%di detrazione Irpef/
Ires). Ma non sempre: dipende
dalla tipologia dell’impianto.
Il vero nodo è la possibilità o
meno del sistema di raffrescamento di garantire anche il riscaldamento invernale. Partiamo dal 50% del bonus ristrutturazioni. In questo caso, l’incentivo scatta solo per la nuova
installazione o la sostituzione di
un condizionatore con uno nuovo, alimentato a pompa di calore
e che funzioni sia per il raffrescamento sia per integrare o sostituire l’impianto di riscaldamento già esistente, autonomo
o centralizzato. In questo caso
l’intervento rientra fra quelli finalizzati al risparmio energetico e, per questo, è agevolato al
50% e può essere realizzato anche in assenza di opere edilizie
(circolare 57/E del 1998). L’installazione gode peraltro anche
dell’Iva al 10 per cento.
Fino al 31 dicembre prossimo,
la detrazione Irpef del 50% è
commisurata a un importo massimo di 96mila euro, recuperabili in dieci anni: poi, dal 2015,
l’incentivo dovrebbe tornare al
36% per un tetto di spesa detraibile di 48mila euro. Per garantirsi l’opportunità, occorre pagare
le fatture con bonifico “tracciabile” (bancario o postale). Fra le
spese agevolate, c’è anche la posa in opera. Inoltre, è consigliabile farsi rilasciare dal tecnico
installatore una dichiarazione
di conformità dell’impianto al
conseguimento del risparmio
energetico, nel caso dovessero
scattare eventuali richieste di
chiarimenti e controlli.
In alternativa al 50%, l’installazione di un condizionatore

GIURISPRUDENZA | IL MERITO

Bonifico in ritardo, paga la banca

Se la richiesta è chiara, non è imputabile al cliente il mancato uso di termini tecnici
Marco Marinaro

di un bonifico chiesto con valuta coincidente per il disponente e per il beneficiario è addebitabile alla banca che riceve l’ordine, se l’istituto omette
l’inserimento dei codici previsti dalle specifiche tecniche
contenute nella guida pubblicata dalla Banca d’Italia. In particolare, non è attribuibile al
cliente la mancata indicazione
della locuzione «valuta compensata», siccome costituisce
linguaggio bancario che non
può pretendersi conosciuto
dallo stesso.
Sono le conclusioni cui
perviene con una articolata
sentenza il Tribunale di Milano (la 4351 dell’ 8 aprile scorso, estensore Cosentini). La
controversia vedeva contrapposte una società e due
banche per i danni derivanti
dal ritardo di un giorno di va-

luta nell’esecuzione di un bonifico dell’importo di oltre 3
milioni di euro.

La richiesta del cliente

Nel caso sottoposto alla decisione del tribunale meneghino, come emerge dalla documentazione istruttoria, la società attrice aveva preannunciato con una comunicazione
del 13 marzo 2013 l’esecuzione
di una serie di Bir (bonifico di
importo rilevante). Dopodiché, il 17 giugno aveva disposto
il bonifico in questione indicando chiaramente la medesima data sia quale valuta per
l’ordinante sia quale valuta per
il beneficiario.
Ciò nonostante il bonifico
era stato eseguito presso la
banca beneficiaria (quale tesoriera di un ente pubblico locale) con valuta del 18 marzo
2013 e cioè del giorno successivo all’ordine impartito.

La banca principale - cioè
quella da cui era “partito” il bonifico - imperniava la propria
difesa sulla circostanza della
corretta richiesta alla banca
beneficiaria di pari valuta, come indicato nell’ordine di bonifico. Chiamava quindi in
causa la banca beneficiaria, domandando in via subordinata
un concorso di colpa con la società ordinante, “colpevole” di
non aver evidenziato la perentorietà del termine di scadenza
e di aver atteso imprudentemente l’ultimo giorno utile per
effettuare il versamento.
La banca beneficiaria ha eccepito invece l’esclusiva responsabilità della banca principale che non aveva osservato le specifiche tecniche della
Banca d’Italia del dicembre
2006 con riguardo agli ordini
di bonifico con «valuta compensata», ossia quei bonifici
nei quali si attribuisce all’ad-

debitamento e all’accreditamento la valuta del giorno in
cui si dà corso all’operazione.
Dall’esame istruttorio, il giudice rileva che nella transazione la banca ordinante aveva
omesso di indicare proprio i
codici necessari a ottenere la
«valuta compensata», diversamente dalla procedura consueta di valuta al beneficiario
riportata al giorno lavorativo
successivo. Peraltro, la stessa
banca disponente si era mostrata edotta del fatto che, all’epoca di causa, la prassi bancaria era nel senso che «la banca accreditata era obbligata a
riconoscere la stessa valuta del
giorno dell’esecuzione alla
banca di addebito, ma non era
vincolata ad accreditare il proprio cliente con la medesima
valuta», prassi venuta meno
soltanto in seguito alle successive direttive europee sui servizi di pagamento.

L’indicazione nell’«ordine»

FOCUS

Mora e sanzioni
decidono i danni
pL’indennizzo per il bonifico

in ritardo, secondo il Tribunale
di Milano, non può essere
limitato per imprevedibilità
del danno, poiché nel rapporto
di mandato cliente-banca non è
necessario rendere partecipe
la mandataria delle ragioni
delle disposizioni (come entità
e scadenza del pagamento). La
condanna al risarcimento va
invece commisurata
all’importo degli interessi
moratori e alle sanzioni per il
ritardo di un giorno, alle quali
la cliente si è trovata
assoggettata.

Ad avviso del tribunale, era
onere della banca principale
adottare quelle modalità che,
nel rispetto dei codici interni al
sistema bancario, avrebbero
consentito di garantire identità
di data valuta tra ordinante e
beneficiario. E questo perché:
e la banca era a conoscenza
della necessità di “bonificare”
l’importo con valuta fissa;
r una volta appurato che il
cliente ha dato indicato indicazioni chiare circa la data di valuta al beneficiario, non gli si
può imputare di avere omesso
indicazioni tecniche, quali la
dizione «valuta compensata»:
si tratta, infatti, di un’espressione che non può pretendersi
fosse linguaggio conosciuto
dal cliente.
Il che, tra l’altro, esclude ogni
responsabilità della banca terza chiamata in causa.
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Finanziamenti. Per l’Abf l’obbligo di informativa prima della segnalazione non riguarda le persone giuridiche

Centrale rischi, società iscritte senza preavviso
Giovanbattista Tona

pNiente preavviso alle per-

sone giuridiche in caso di segnalazione nelle centrali rischi finanziari gestite da privati. Lo ha stabilito il collegio
di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario
(Abf) nella decisione 4140 del
20 maggio 2015.
Una società si era rivolta all’Abf chiedendo la cancellazione della segnalazione in
Crif effettuata a suo carico
dall’intermediario relativa ad
un mutuo, perché non era stata preceduta dall’avviso previsto dall’articolo 4 comma 7,
del Codice di deontologia e

buona condotta per i sistemi
di informazioni creditizie. In
sostanza la società non era stata preventivamente informata del fatto che sarebbe stata
effettuata a suo carico una segnalazione pregiudizievole
che coinvolgeva dati tutelati
dal Codice della privacy.
Poiché erano stati registrati
orientamenti difformi sull’esistenza di un obbligo di
preavviso anche per le persone giuridiche, è stato investito
della questione il Collegio di
coordinamento dell’Abf.
Già il collegio arbitrale di
Napoli con la decisione 2201
del 2014 aveva ritenuto che

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Credito. Il caso della società che aveva disposto un pagamento rilevante con la data di valuta nello stesso giorno di esecuzione

pIl ritardo nell’esecuzione

può fruire dell’ecobonus al
65%: ma con due paletti stringenti. Il primo, è che il climatizzatore deve essere una pompa
di calore ad alta efficienza. Il secondo, è che il nuovo sistema
deve andare a sostituire completamente l’impianto di riscaldamento esistente. L’importo
massimo detraibile, in questo
caso, è di 30mila euro in dieci
anni (per un massimo di spesa
di 46.154 euro).
A valere sui bonus, infine,
un’ultima possibilità per chi cerca un sistema di raffrescamento
di facile impiego e ha effettuato
ristrutturazioni, restauri, risanamenti o manutenzioni straordinarie in casa, è acquistare un
impianto portatile, usufruendo
della detrazione al 50% per l’acquisto di grandi elettrodomestici, il cosiddetto bonus mobili, introdotto dal Dl 63/2013. Come
specifica la circolare 29/E del
2013 dell’agenzia delle Entrate
fra gli apparecchi agevolati ci
sono anche i ventilatori elettrici
e gli apparecchi per il condizionamento, come i portatili monoblocco. Il condizionatore deve tuttavia raggiungere almeno
la classe A+ e la spesa coperta va
fino a un massimo di 10mila euro
per singola abitazione. Oltre che
con bonifico parlante, si può pagare in questo caso anche con
carta di credito o debito. Naturalmente, questa detrazione va
abbinata al 50% per i lavori edilizi che siano almeno di manutenzione straordinaria, eseguiti
nella stessa abitazione, il che riduce di fatto la possibilità di beneficiare di questo bonus.
Infine, fra gli incentivi esistenti, occorre non dimenticare
il conto termico (si veda
www.gse.it, al menu «Conto termico»). Tenendo però presente
che lo strumento è in revisione e
incentiva solo la sostituzione di
vecchi apparati con nuovi alimentati da fonte rinnovabile.

l’obbligo di preavviso fosse
venuto meno per le persone
giuridiche a seguito del decreto legge 201/2011 convertito in legge 214/2011, che, con
l’articolo 40, aveva modificato l’articolo 4 del Dlgs
196/2003, escludendo il trattamento dei dati relativi agli
enti dall’ambito di applicazione del codice della privacy. Il
legislatore del 2011 mirava a ridurre gli adempimenti a carico delle imprese, in particolare quelli nei confronti delle
persone giuridiche, e pertanto la normativa introdotta doveva considerarsi prevalere
su ogni altra disposizione.

Al contrario il collegio arbitrale di Roma con la decisione 195 del 2013 aveva sostenuto che una modifica
della disciplina sul trattamento dei dati personali non
poteva far venire meno l’obbligatorietà dell’informazione in favore di qualsiasi soggetto, prima dell’effettuazione della segnalazione in una
banca dati di cattivi pagatori,
perché tale principio trova
fondamento, sia pure con riguardo ai consumatori, al di
fuori della disciplina specifica dei dati personali, in una
norma generale contenuta
nell’articolo 125, comma 3,

del Testo unico bancario.
Le “sezioni unite” dell’Abf
dirimono il contrasto rilevando che sia l’articolo 4, comma
7, del Codice di deontologia e
buona condotta per i sistemi
di informazioni creditizie, varato in attuazione del Codice
della privacy (successivamente modificato nel 2011), sia
l’articolo 125, comma 3, del Testo unico bancario, disciplinano l’obbligo di preventiva informazione nei soli riguardi
delle persone fisiche aventi
qualità di consumatori.
Il diverso trattamento tra
persone fisiche e giuridiche è
il frutto di un’inequivoca volontà di semplificazione in
materia di privacy nei confronti delle imprese, riducendo gli adempimenti ammini-

strativi a loro carico e alleggerendo la gestione dei rapporti
commerciali tra imprenditori, con liberalizzazione di utilizzo e cessione di elenchi di
dati riferibili a società, enti e
associazioni. E, secondo gli
arbitri finanziari, la scelta del
legislatore non è irrazionale
in considerazione dell’interesse professionale e degli
strumenti di conoscenza di
cui più le persone giuridiche
possono disporre per controllare le proprie posizioni
debitorie e fronteggiare i rischi di segnalazione.
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IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI

Le sentenze commentate in pagina
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Stato di ebbrezza. L’alcoltest vale come prova

Conducente ubriaco
punito anche se
non causa incidenti
Filippo Martini

pLe

cronache quotidiane
danno conto con sempre
maggior frequenza del fenomeno degli incidenti stradali
provocati non solo dall’imprudenza, ma anche da conducenti che si mettono alla
guida in uno stato psicofisico
alterato dalla precedente assunzione di sostanze alcoliche o da stupefacenti.
Invero, mentre è all’esame
del Parlamento un disegno di
legge che si propone di introdurre lo specifico reato di
omicidio stradale, già oggi la
giurisprudenza di merito è assai severa nel giudicare chi si
metta alla guida in uno stato
tale da costituire pericolo per
sé e per la collettività.
Alcune recenti sentenze
confermano la portata delle
sanzioni piuttosto severe che
vengono comminate per la
guida del veicolo in stato alterato (articolo 186 del Codice
della strada).
L’utilizzo dello strumento
di indagine così detto “alcoltest” è ad esempio considerato dalla giurisprudenza sempre idoneo a determinare la
quantità assunta di sostanze
alteranti in base alla quale, si
rammenta, viene comminata
la sanzione più o meno grave.
L’esito dell’alcoltest costruisce piena prova dell’illecito al punto che sul conducente grava l’onere di provare, come affermato dal Tribunale penale di Ivrea nella
sentenza 765 del 23 gennaio
scorso, che tale strumentazione era viziata o che vennero
commessi errori nella procedura di rilevamento da parte
dei pubblici ufficiali.
In modo analogo ha deciso
in altra sentenza la Corte di
Appello di Taranto (la 140 del
17 febbraio scorso) la quale,

nel confermare la condanna di
un automobilista trovato positivo all’alcoltest durante un
controllo di routine, arriva a
comminargli, oltre alla sospensione della patente per un
anno, anche la sanzione amministrativa di 23mila euro.
In altra sentenza (Tribunale di Ivrea 792 del 28 gennaio
2015) è stato affermato che
l’aggravante della guida in stato di ebbrezza alcolica non implica necessariamente la produzione di danni a terzi, mentre è sufficiente, sotto il profilo
soggettivo, la consapevole assunzione eccessiva di sostanze alcoliche e la successiva decisione di mettersi comunque
alla guida del proprio veicolo.
In questo caso, per un tasso
alcolimetrico accertato in misura superiore alla soglia di 1,5
grammi/litro, al conducente,
oltre alla pena di quattro mesi
di arresto e all’ammenda di
1.500 euro, è stata applicata la
pena accessoria della revoca
della patente e della confisca
del veicolo di proprietà.
In pratica, la legge punisce il
conducente ubriaco che, consapevole dell’assunzione di
sostanze alteranti, abbia scelto comunque di mettersi alla
guida del veicolo cosi determinano uno stato di pericolo
per la collettività.
La conduzione del proprio
veicolo in uno stato psicofisico alterato, cosa che spesso è
concausa dei sinistri più gravi,
costituisce dunque da tempo
una forma di sanzione sulla
quale le norme del Codice della Strada e la magistratura (come si è visto nelle decisioni citate) operano in modo particolarmente severo, con ciò allineandosi alle discipline
normative dei Paesi comunitari e dell’America del nord.
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Il Sole 24 Ore
Lunedì 22 Giugno 2015 - N. 170


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