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Il neoliberismo in America Latina .pdf



Nome del file originale: Il neoliberismo in America Latina.pdf
Titolo: 175-180 Provinciali
Autore: redazione.AS

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aggiornamenti sociali 2/1997

94. America Latina 1
DOCUMENTI

IL NEOLIBERISMO IN AMERICA LATINA (*)
1. Noi, Superiori Provinciali della Compagnia di Gesù in America Latina e nelle Antille, rispondendo all’invito della 34ª Congregazione Generale
ad approfondire la nostra missione fede-giustizia, vogliamo partecipare a
quanti condividono con noi l’azione apostolica della Compagnia nel Continente e a quanti hanno a cuore e si impegnano per il destino del nostro popolo, specialmente per i più poveri, alcune riflessioni sul cosiddetto «neoliberismo» nei nostri Paesi. Ci rifiutiamo di accettare tranquillamente che le
misure economiche applicate negli ultimi anni in tutti i Paesi dell’America
Latina e delle Antille siano l’unico modo possibile di orientare l’economia,
e che l’impoverimento di milioni di latinoamericani sia il costo ineluttabile
della crescita futura. Dietro quelle misure economiche esiste una strategia politica, soggiacciono una concezione della persona umana e una cultura che è
necessario discernere alla luce del nostro modello di società, a cui aspiriamo e
per il quale lavoriamo, a fianco di tanti uomini e donne, mossi dalla speranza di vivere e di lasciare alle generazioni future una società più giusta e
umana.
2. Le considerazioni che presentiamo non pretendono di essere l’analisi
scientifica di un tema complesso, che richiede una ricerca interdisciplinare.
Si tratta soltanto di riflessioni, che riteniamo pertinenti, sulle conseguenze e
sui criteri del neoliberismo e sulle caratteristiche della società a cui aspiriamo. La preoccupazione principale, nell’offrirvi queste riflessioni, è di natura
etica e religiosa. I comportamenti economici e politici a cui ci riferiamo riflettono, nell’ambito della vita pubblica, i limiti e i disvalori di una cultura
fondata su una concezione della persona e della società umana, che è estranea alla visione cristiana.

1. La società di cui siamo parte.
3. Alla vigilia del XXI secolo le comunicazioni ci uniscono strettamente,
la tecnologia ci offre nuove possibilità di conoscenza e di creatività, e i mercati penetrano in tutti gli spazi sociali. A differenza del decennio passato,
oggi l’economia nella maggior parte dei nostri Paesi ha ripreso a crescere.

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(*) Nostra traduzione della lettera inviata, in data 14 novembre 1996, dai 18 Superiori Provinciali latinoamericani della Compagnia di Gesù ai confratelli. - I neretti sono redazionali

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4. Questa crescita materiale, che potrebbe dare speranza a tutti, lascia
tuttavia moltissimi nella povertà rendendo loro impossibile di prendere parte

alla costruzione del destino comune, minaccia l’identità culturale e distrugge le risorse naturali. Si calcola che in America Latina e nelle Antille non
meno di 180 milioni di persone vivano nella povertà e 80 milioni sopravvivano nella miseria.
5. Le dinamiche economiche che causano questi effetti perversi tendono
a trasformarsi in ideologia e ad assolutizzare certi concetti: il mercato, per
esempio, da strumento utile e perfino necessario per aumentare e migliorare l’offerta e per ridurre i prezzi, si trasforma in mezzo, metodo e fine che
regola le relazioni degli esseri umani.
6. Per conseguire tale fine, si vanno diffondendo nel Continente le misure cosiddette «neoliberiste».

a) Tali misure considerano la crescita economica — e non la pienezza di
tutti gli uomini e donne in armonia con la creazione — come la ragion d’essere dell’economia.
b) Si restringe l’intervento dello Stato fino a togliergli responsabilità
verso quel minimo di beni necessari a cui ogni cittadino ha diritto per il fatto stesso di essere persona.
c) Si eliminano i programmi generali, destinati a creare pari opportunità
per tutti, sostituendoli con misure di sostegno occasionali a favore di gruppi
particolari.
d) Si privatizzano imprese, in base al criterio che lo Stato sarebbe sempre un cattivo amministratore.
e) Si aprono senza restrizione alcuna le frontiere a prodotti, capitali e
flussi finanziari, lasciando così non sufficientemente protetti i produttori più
piccoli e deboli.
f) Si tace sul problema del debito estero, per estinguere il quale si è obbligati a tagliare drasticamente la spesa sociale.
g) Si subordina la complessità della finanza pubblica all’aggiustamento
delle variabili macroeconomiche: a un bilancio fiscale in equilibrio, alla riduzione dell’inflazione e alla stabilità della bilancia dei pagamenti; come se da
questi fattori dipendesse tutto il bene comune e non nascessero invece nuovi
problemi per la popolazione, dei quali bisogna nello stesso tempo tener conto.
h) Si insiste sul fatto che queste misure di aggiustamento produrranno
una crescita, la quale, quando diverrà sostenuta, innalzerà i livelli di reddito
e risolverà, come ricaduta, la situazione dei meno favoriti.
i) Per incentivare gli investimenti privati, si eliminano gli ostacoli che
potrebbero derivare da legislazioni che tutelano gli interessi degli operai.
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l) I gruppi più forti vengono esonerati da tasse e da obblighi verso l’ambiente e vengono protetti, al fine di accelerare il processo di industrializzazione, e si determina così una concentrazione ancora maggiore della ricchezza e del potere economico.
m) Si pone l’attività politica al servizio di una simile politica economica,
cadendo così nel paradosso di eliminare ogni intralcio al libero esercizio del
mercato e, nello stesso tempo, ogni controllo politico e sociale, per esempio
alla libera contrattazione della manodopera, per garantire l’egemonia del libero mercato .
7. Dobbiamo riconoscere che queste misure di aggiustamento hanno
avuto anche conseguenze positive. Vanno segnalati: il contributo che i meccanismi di mercato hanno dato alla crescita dell’offerta di beni, migliori per
qualità e prezzo; la diminuzione dell’inflazione in tutto il Continente; l’aver
esonerato i Governi da compiti che a essi non competono, dando loro l’opportunità, se lo vogliono, di dedicarsi al bene comune; una coscienza generalizzata della severità fiscale, che induce a utilizzare meglio le risorse pubbliche; lo sviluppo delle relazioni commerciali tra le nostre nazioni.
8. Tuttavia questi elementi sono lontani dal compensare gli enormi squilibri e sperequazioni che il neoliberismo produce: concentrazione del reddito,

della ricchezza e della proprietà della terra; moltiplicazione di masse urbane
senza lavoro o che sopravvivono con impieghi instabili e poco produttivi;
fallimento di migliaia di piccole e medie imprese; distruzione o spostamento
forzato di popolazioni indigene e contadine; espansione del traffico di stupefacenti, alimentato da settori rurali i cui prodotti tradizionali non reggono
alla concorrenza; perdita della sicurezza alimentare; aumento della criminalità, generata molte volte dalla fame; destabilizzazione delle economie nazionali, dovuta ai liberi flussi della speculazione internazionale; scompensi
nelle comunità locali, causati da progetti di imprese multinazionali che non
tengono conto degli abitanti.
9. Di conseguenza, insieme a una moderata crescita economica, aumenta in quasi tutti i nostri Paesi il malessere sociale, che sfocia nella protesta urbana e negli scioperi. In alcuni luoghi, riprende forza la lotta armata, che
non risolve nulla. Cresce insomma il rifiuto dell’orientamento generale
dell’economia che, lungi dal migliorare il bene comune, rende più profonde
le cause tradizionali dello scontento popolare: disuguaglianza, miseria e corruzione.

2. La concezione dell’essere umano.
10. Dietro la razionalità economica che si suol chiamare «neoliberista» c’è
una concezione dell’essere umano che riduce la grandezza dell’uomo e della
donna alla capacità di produrre reddito monetario; esaspera l’individualismo e
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la corsa al guadagno e al possesso, e conduce facilmente ad attentare all’integrità del creato; in molti casi scatena l’avidità, la corruzione e la violenza; e,
quando si diffonde nei gruppi sociali, distrugge radicalmente la comunità.
11. Si impone così una scala di valori che mortifica la libertà individuale
pur di accedere al consumo di godimenti e di piaceri, e che legittima, tra l’altro, la droga e un erotismo senza freni. Una simile concezione della libertà
che rifiuta qualsiasi «interferenza» dello Stato nell’iniziativa privata, si oppone a piani sociali, disconosce la virtù della solidarietà e accetta soltanto le
leggi del mercato.
12. Mediante il processo di globalizzazione dell’economia, questo modo
d’intendere l’uomo e la donna penetra nei nostri Paesi con contenuti simbolici di grande capacità di seduzione. Attraverso il dominio degli strumenti di
comunicazione di massa si intaccano le radici dell’identità delle culture locali che non hanno forza sufficiente per comunicare il proprio messaggio.
13. Comunemente i responsabili della nostra società, essendo organici a
questi movimenti di globalizzazione e imbevuti di un’accettazione indiscriminata delle ragioni del mercato, vivono da stranieri nei propri Paesi. Senza
dialogo con il popolo, lo considerano un ostacolo e un pericolo per i propri
interessi, e non come fratello, compagno o alleato.
14. In modo più generale, questa concezione considera normale che milioni di uomini e donne del Continente nascano e muoiano nella miseria, non es-

sendo in grado di produrre il reddito necessario a garantire una qualità di
vita più umana. Perciò i Governi e le società non avvertono lo scandalo della fame e dell’insicurezza di moltitudini disperate e incredule di fronte agli
eccessi di coloro che usano le risorse della società e della natura senza curarsi degli altri.
3. La società che vogliamo.
15. Grazie a Dio, vi sono iniziative di cambiamento che lasciano intravvedere l’avvento di un mondo nuovo a opera di diversi gruppi culturali, etnie, generazioni e settori sociali.
16. Incoraggiati da questi sforzi, vogliamo contribuire a costruire una
realtà più vicina al Regno di giustizia, di solidarietà e di fraternità del Vangelo; dove vivere con dignità sia possibile a tutti gli uomini e donne.
17. Vogliamo una società dove ogni persona possa accedere ai beni e ai
servizi cui ha diritto, essendo stati chiamati tutti a condividere il cammino co-

mune verso Dio. Non reclamiamo la società del benessere, del godimento
materiale illimitato, ma una società giusta, dove nessuno sia escluso dal lavoro e dall’accesso a beni fondamentali per la realizzazione personale, quali
l’educazione, l’alimentazione, la salute, la casa e la previdenza sociale.

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18. Vogliamo una società dove tutti e tutte possiamo vivere in famiglia e
guardare al futuro con speranza, usufruire della natura e trasmetterne le me-

raviglie alle generazioni che seguiranno.
19. Una società rispettosa delle tradizioni culturali che stanno all’origine
della identità sia dei popoli indigeni, sia degli abitanti provenienti da altre
parti, sia degli afroamericani e dei meticci.
20. Una società sensibile verso i deboli, gli emarginati e verso quanti hanno sofferto le conseguenze di processi socio-economici che non mettono al
primo posto l’uomo. Una società democratica, costruita grazie alla partecipazione di tutti, dove l’attività politica sia la scelta di chi vuole dedicarsi al servizio degli interessi generali che riguardano tutti.
21. Siamo consapevoli che l’attuazione di una società come questa richiede un prezzo molto alto, perché esige un cambiamento di atteggiamenti, di
abitudini e di giudizi. Essa ci sfida a fare nostri quegli elementi positivi della
modernità, come il lavoro, l’organizzazione e l’efficienza, senza dei quali
non è possibile costruire la società che sogniamo. Infine, vogliamo contribuire alla costruzione di una comunità latinoamericana tra i nostri popoli.

4. I compiti.
22. Abbiamo dinanzi a noi un compito enorme da realizzare in diversi
campi:
a) Intraprendere insieme con molti altri, a partire dalle nostre università
e centri di studio, di ricerca e di promozione sociale, uno sforzo intellettuale
di ampia portata nelle scienze sociali, nella teologia e nella filosofia, per conoscere il neoliberismo, per illustrarne le ragioni profonde e gli effetti che
produce sull’essere umano e sulla natura.
b) Valutare con attento discernimento le linee di azione che derivano
dall’analisi e prendere poi le decisioni conseguenti.
23. Questa conoscenza e queste decisioni ci devono portare a:

a) Condividere il cammino delle vittime, a partire da comunità di solidarietà, per difendere così i diritti degli esclusi e intraprendere con loro — in
dialogo con gli ambienti che controllano le decisioni — la costruzione di una
società il più possibile corresponsabile e aperta.
b) Rafforzare le tradizioni culturali e spirituali dei nostri popoli, affinché essi si pongano con la loro identità all’interno dei processi di globalizzazione, senza pregiudizio della ricchezza simbolica e dello spirito comunitario
di cui sono portatori.
c) Includere nel lavoro educativo, che compiamo con tanti altri, la scala
di valori necessaria a formare persone capaci di salvaguardare il primato

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dell’uomo nel mondo in cui viviamo.
d) Dare agli alunni la preparazione richiesta per poter capire la realtà e
lavorare alla sua trasformazione.
e) Resistere, in particolare, alla società consumistica e alla sua ideologia
di una felicità fondata sulla ricerca illimitata di godimenti materiali.
f) Diffondere con ogni mezzo i risultati dell’analisi sul neoliberismo, i
valori che occorre preservare e promuovere e le possibili alternative.
g) Proporre soluzioni fattibili nelle sedi dove si prendono le decisioni
globali e macroeconomiche.
24. Opereremo per rafforzare il valore della gratuità, in un mondo dove
per ogni cosa si chiede un prezzo; per stimolare il senso della vita sobria e
della bellezza semplice; per favorire il silenzio interiore e la ricerca spirituale e per rinvigorire la libertà responsabile, che include decisamente la pratica della solidarietà, alla luce della spiritualità di sant’Ignazio di Loyola che
punta alla trasformazione del cuore umano.
25. Per rendere credibile il nostro impegno e per mostrare la nostra solidarietà con gli esclusi del Continente ed evidenziare la nostra presa di distanza dal consumismo, procureremo non solo di praticare l’austerità personale,
ma faremo anche in modo che le nostre opere e istituzioni evitino ogni forma
di ostentazione e impieghino mezzi coerenti con la nostra povertà. Nelle loro

politiche di investimenti e di consumo esse non dovranno appoggiare imprese che notoriamente violano i diritti umani e danneggiano l’ambiente. Vogliamo così riaffermare la opzione fondamentale di fede, che ci ha portati a
rispondere alla chiamata di Dio a seguire Gesù in povertà, per essere più efficaci e liberi nella ricerca della giustizia.
26. Cercheremo con molti altri di realizzare una comunità nazionale e latinoamericana solidale, dove la scienza, la tecnologia e i mercati siano al servi-

zio di tutte le persone dei nostri popoli; dove l’impegno per i poveri mostri
che il lavoro per la realizzazione piena di tutti gli uomini e donne, senza
esclusione alcuna, è il nostro contributo, modesto e serio, alla maggior gloria di Dio nella storia e nella creazione.
Auspichiamo che queste riflessioni incoraggino gli sforzi volti a migliorare il nostro servizio ai popoli latinoamericani. Chiediamo a Nostra Signora di
Guadalupe, patrona dell’America Latina, che benedica i nostri popoli e interceda per ottenerci grazia abbondante per compiere la nostra missione.

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