File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Assistenza Contattaci



grey .pdf



Nome del file originale: grey.pdf
Titolo: Cover

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato inviato su file-pdf.it il 17/07/2015 alle 02:00, dall'indirizzo IP 93.44.x.x. La pagina di download del file è stata vista 19765 volte.
Dimensione del file: 2.3 MB (1279 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Il libro

Christian Grey ama avere il controllo su
tutto: il suo mondo è ordinato, metodico e
completamente vuoto fino al giorno in cui
Anastasia Steele irrompe nel suo ufficio come
un turbine con il suo corpo incantevole e i
suoi splendidi capelli castani.
Lui cerca di dimenticarla, ma invece viene
travolto da una tempesta di emozioni che
non riesce a capire e a cui non può resistere.
A differenza di tutte le donne che Christian
ha conosciuto prima di lei, Ana, timida e ingenua, sembra arrivargli dritto al cuore, un
cuore freddo e ferito, e vedere oltre la sua immagine di imprenditore di successo e il suo
stile di vita esclusivo e lussuoso.

3/1279

Con Ana, Christian riuscirà a scacciare gli
incubi della sua infanzia e i fantasmi del passato che lo perseguitano ogni notte? Oppure i
suoi oscuri desideri sessuali, la sua ossessione per il controllo e l’odio verso se stesso
che riempiono la sua anima allontaneranno
Ana e distruggeranno la fragile speranza che
lei gli sta offrendo?

L’autrice

Dopo aver lavorato 25 anni per la televisione,
E L James ha deciso di realizzare il sogno di
una vita: scrivere storie di cui i lettori si
sarebbero innamorati. Il risultato è stato la
trilogia Fifty Shades – Cinquanta sfumature
di Grigio e i suoi due sequel, Cinquanta sfumature di Nero e Cinquanta sfumature di
Rosso – che ha venduto finora più di 125
milioni di copie nel mondo ed è stata tradotta
in 52 lingue.
Nel 2012 E L James è stata nominata da
Barbara Walters “una delle dieci persone più
affascinanti dell’anno”, da Time “una delle
persone più influenti del mondo” e da Publishers Weekly “Personaggio dell’anno”.

5/1279

Cinquanta sfumature di Grigio è stato in
classifica sul New York Times per 133 settimane consecutive, e nel 2015 il film della
Universal Pictures tratto da questo primo romanzo, e in cui E L James ha lavorato come
produttore, ha battuto ogni record di botteghino in tutto il mondo.
E L James vive a Londra con il marito, lo
scrittore e sceneggiatore Niall Leonard, e i
loro due figli. Continua a scrivere romanzi e a
occuparsi della produzione delle due imminenti versioni cinematografiche di Cinquanta
sfumature di Nero e Cinquanta sfumature di
Rosso.

E L James

GREY
Traduzione di Teresa Albanese, Eloisa Banfi, Chiara
Borello, Federica Garlaschelli

Grey

Questo libro è dedicato a tutti quei lettori che lo
volevano… lo volevano… lo volevano.
Grazie per tutto quello che avete fatto per me.
Rivoluzionate ogni giorno la mia vita.

Ringraziamenti

Grazie a:
Anne Messitte per i suoi consigli, il suo
senso dell’umorismo e la sua fiducia in me.
Per la generosità nel dedicarmi il suo tempo
e per la sua instancabile tenacia nello
sciogliere la mia prosa, le sarò per sempre
grata.
Tony Chirico e Russell Perreault perché si
prendono sempre cura di me, e alla favolosa
squadra editoriale e grafica che ha visto
questo libro tagliare il traguardo: Amy Brosey, Lydia Buechler, Katherine Hourigan,
Andy Hughes, Claudia Martinez e Megan
Wilson.

11/1279

Niall Leonard per il suo amore, il suo
sostegno, la sua guida, e per essere l’unico
uomo che può davvero, davvero farmi ridere.
Valerie Hoskins, la mia agente, senza la
quale starei ancora lavorando in tivù. Grazie
di tutto.
Kathleen Blandino, Ruth Clampett e
Belinda Willis: grazie per la vostra prima
lettura.
Le Lost Girls per la loro preziosa amicizia
e terapia.
Le Bunker Babes per il loro inesauribile
spirito, buonsenso, supporto e amicizia.
Le ragazze FP per l’aiuto con i miei
americanismi.
Peter Branston per il suo supporto con la
SFBT.
Brian Brunetti per i suoi consigli su come
si pilota un elicottero.
Il professor Dawn Carusi per le informazioni sul sistema di istruzione superiore
americano.

12/1279

Il professor Chris Collins per la sua
lezione sulla scienza del suolo.
La dottoressa Raina Sluder per le sue informazioni sulla salute comportamentale.
E, infine ma non certo per ultimi, i miei
figli. Vi amo più di quanto le parole possano
mai esprimere. Portate così tanta gioia nella
mia vita e nelle persone intorno a voi. Siete
dei meravigliosi giovani uomini, divertenti,
brillanti e con un grande cuore, e io non potrei essere più orgogliosa di voi.

Lunedì 9 maggio 2011

Ho tre macchinine. Sfrecciano sul pavimento. Velocissime. Una è rossa. Una è
verde. Una è gialla. La verde mi piace. È la
mia preferita. Piacciono anche alla mamma,
le macchinine. Mi piace quando la mamma
gioca con me con le macchinine. La sua
preferita è la rossa. Oggi è seduta sul divano
a guardare il muro. La macchinina verde
sfreccia sul tappeto. Poi la rossa. Poi la gialla.
Sbam! Ma la mamma non vede. Lo rifaccio.
Sbam! La mamma non vede. Lancio la macchinina verde verso i suoi piedi, ma va a
finire sotto il divano. Non riesco a prenderla.
Ho la mano troppo grande per la fessura. La
mamma non vede. Voglio la mia macchinina

14/1279

verde. Ma la mamma resta sul divano a
guardare il muro. “Mamma. La mia macchinina.” Non mi sente. “Mamma.” Le
prendo la mano e lei si lascia andare contro
lo schienale e chiude gli occhi. “Non ora,
Vermiciattolo. Non ora” dice. La macchinina
verde rimane sotto il divano. È sempre lì. La
vedo. Ma non riesco a prenderla. La mia
macchinina verde è coperta di peli grigi e
sporcizia, quasi non la distinguo. La rivoglio.
Ma non riesco a prenderla. Non riesco mai a
prenderla. La mia macchinina verde è perduta. Perduta. E non ci potrò giocare mai
più.
Apro gli occhi e il sogno sbiadisce nella luce
del primo mattino. “Che diavolo era?” Mi aggrappo ai frammenti che spariscono pian piano, ma non riesco a catturarli.
Li rimuovo, come faccio quasi ogni mattina, scendo dal letto e prendo dall’armadio
una tuta fresca di bucato. Fuori il cielo

15/1279

plumbeo minaccia pioggia, e oggi non sono
dell’umore giusto per correre sotto l’acqua.
Vado nella palestra al piano di sopra, accendo la tivù per le notizie finanziarie e salgo
sul tapis roulant.
Mi concentro sulla giornata che mi aspetta. Ho solo qualche riunione, ma fra
poche ore incontrerò il mio personal trainer
per allenarmi in ufficio… Bastille è sempre
una piacevole sfida.
“Forse dovrei chiamare Elena?”
“Già. Forse.” Potremmo cenare insieme
una di queste sere.
Senza fiato, fermo il tapis roulant e vado
sotto la doccia per iniziare un’altra, monotona giornata.
«Domani» borbotto, e congedo Claude
Bastille che è in piedi sulla soglia del mio
ufficio.
«Questa settimana si gioca a golf, Grey?»
Bastille fa un sorrisetto arrogante, ben

16/1279

sapendo che sul campo da golf ha la vittoria
assicurata.
Gli lancio un’occhiataccia mentre si gira e
se ne va. Le parole con cui si è accomiatato
sono come sale su una ferita perché, nonostante i miei eroici tentativi, stamattina in
palestra il mio personal trainer mi ha fatto
un culo così. Bastille è l’unico che riesce a
battermi e adesso vuole ciò che gli spetta sul
campo da golf. Io odio il golf, ma si fanno
parecchi affari tra una buca e l’altra e così mi
tocca prendere lezioni da lui anche lì… e, per
quanto detesti ammetterlo, Bastille è riuscito
a migliorare un po’ il mio gioco.
Mentre osservo lo skyline di Seattle, sono
preso dalla solita sensazione di noia. Il mio
umore è spento e grigio come il cielo là fuori.
Le mie giornate si susseguono sempre uguali
e ho bisogno di qualche diversivo. Ho lavorato tutto il weekend e ora, chiuso nei confini
del mio ufficio, sono irrequieto. Non dovrei

17/1279

sentirmi così, non dopo parecchi round con
Bastille. E invece…
Mi incupisco. La verità, e dovrebbe farmi
riflettere, è che l’unica cosa che ha acceso il
mio interesse recentemente è stata la decisione di inviare due navi da carico in
Sudan. E questo mi fa venire in mente che
Ros dovrebbe venire da me con tutti i resoconti dell’operazione. “Che cosa diavolo la
trattiene?” Deciso a capire a che gioco sta
giocando, do un’occhiata alla mia agenda e
allungo la mano verso il telefono.
“Oh, no!” Devo sorbirmi l’intervista con
quell’insistente Miss Kavanagh per il
giornale studentesco della Washington State
University. “Ma perché cazzo ho accettato?”
Io odio le interviste: una serie di domande
insulse fatte da gente invidiosa e male informata che cerca di ficcare il naso nella mia
vita privata. “E per di più è una studentessa.”
Il telefono squilla.

18/1279

«Sì» rispondo seccamente ad Andrea,
come se fosse colpa sua. Posso almeno
tentare di fare in modo che sia un’intervista
breve.
«C’è Miss Anastasia Steele per lei, Mr
Grey.»
«Steele? Io stavo aspettando Katherine
Kavanagh.»
«Qui c’è Miss Anastasia Steele, signore.»
Detesto gli imprevisti. «Falla entrare.»
“Bene, bene… Miss Kavanagh non è
disponibile.” Conosco suo padre, Eamon, il
proprietario della Kavanagh Media. Abbiamo
fatto qualche affare insieme, e mi sembra un
professionista accorto e un uomo razionale.
Ho concesso questa intervista per fargli un
favore, un favore che ho intenzione di farmi
restituire un giorno o l’altro. E devo ammettere che ero anche un po’ incuriosito da
sua figlia, mi interessava capire se la mela
era caduta lontano dall’albero oppure no.

19/1279

Un certo scompiglio vicino alla porta mi fa
alzare in piedi, mentre un vortice di capelli
castani, pelle chiara e stivali marroni si tuffa
nel mio ufficio. Alzo gli occhi al cielo e reprimo la naturale reazione di fastidio per
tanta goffaggine, mentre corro verso la
ragazza che è atterrata con mani e ginocchia
sul pavimento. La prendo per le spalle esili e
la aiuto a rimettersi in piedi.
Due occhi luminosi e imbarazzati incontrano i miei, e mi blocco di colpo. Sono di un
colore straordinario – azzurri, ingenui – e
per un terribile istante ho la sensazione che
lei possa leggere dentro di me. Mi sento… esposto. Il pensiero mi innervosisce, quindi mi
affretto a scacciarlo.
Ha un viso minuto e delicato, e sta
arrossendo, un innocente rosa pallido. Per
un secondo mi domando se tutta la sua pelle
sia così – perfetta – e che aspetto potrebbe
avere una volta arrossata e scaldata dal
morso di una verga.

20/1279

“Cazzo.”
Scaccio i miei pensieri balordi, preoccupato dalla direzione che stanno prendendo.
“Cosa ti viene in mente, Grey? Questa
ragazza è troppo giovane.” Mi sta fissando a
bocca aperta, e per poco non alzo di nuovo
gli occhi al cielo. “Sì, sì, piccola. È solo un bel
viso, e la bellezza esteriore è effimera.”
Voglio togliere quello sguardo d’impudente
ammirazione da quegli occhioni azzurri, ma
intanto nulla mi vieta di divertirmi un po’!
«Miss Kavanagh, sono Christian Grey. Va
tutto bene? Vuole sedersi?»
Di nuovo quel rossore. Sono tornato
padrone di me, e mi metto a studiarla. È
molto attraente: magra, pallida, con una
criniera di capelli color mogano a stento trattenuti da un elastico.
Una bruna.
Sì, è decisamente attraente. Le porgo la
mano e lei comincia a balbettare una serie di
scuse, mettendo la sua piccola mano nella

21/1279

mia. Ha una pelle fresca e morbida, ma la
sua stretta di mano è sorprendentemente
decisa.
«Miss Kavanagh è indisposta, quindi ha
mandato me. Spero che non le dispiaccia, Mr
Grey.» Ha una voce pacata, con una musicalità un po’ esitante. Continua a sbattere le
palpebre e le lunghe ciglia ondeggiano sui
grandi occhi azzurri.
Non riesco a trattenere un sorriso mentre
ripenso al suo ingresso non esattamente elegante nell’ufficio, e le chiedo come si
chiama.
«Anastasia Steele. Studio letteratura
inglese con Kate, cioè… Katherine… cioè…
Miss Kavanagh, alla Washington State
University di Vancouver.»
La classica secchiona timida e nervosa,
eh? Ne ha tutta l’aria: è vestita in modo tremendo, nasconde il suo corpo magro sotto
un maglioncino informe, una gonna marrone
a trapezio e un paio di stivali comodi. “Non

22/1279

ha il minimo gusto nel vestire.” Si guarda intorno con aria nervosa… Noto con ironia che
i suoi occhi si posano ovunque ma non su di
me.
Come fa questa ragazza a essere una
giornalista? Non ha un briciolo di assertività.
Agitata, mansueta… sottomessa. Scuoto la
testa, sconcertato da questi pensieri inopportuni, e mi chiedo se ci si possa fidare della
prima impressione. Mormoro qualche banalità e la invito a sedersi, poi vedo che osserva
con occhio attento i quadri appesi alle pareti.
Prima di riuscire a fermarmi, mi trovo a illustrarglieli. «Un artista locale. Trouton.»
«Sono belli. Elevano l’ordinario a
straordinario» dice lei con aria sognante,
persa nella squisita fattura artistica dei dipinti. Ha un bel profilo, naso all’insù, labbra
morbide e piene, e ha trovato le parole che
rispecchiano esattamente quello che sento io.
“Elevano l’ordinario a straordinario.” Un’osservazione acuta. Miss Steele è sveglia.

23/1279

Le dico che sono d’accordo e noto il
rossore che si fa strada sul suo viso ancora
una volta. Mi siedo di fronte a lei e cerco di
mettere un freno ai miei pensieri. Lei tira
fuori da una grossa borsa un foglio di carta
stropicciato e un registratore digitale. È così
maldestra che fa cadere due volte quel dannato aggeggio sul mio tavolino Bauhaus. È
ovvio che non ha mai fatto niente del genere
prima, ma per qualche motivo che non riesco
a spiegarmi trovo tutto piuttosto divertente.
Di solito questo tipo di goffaggine mi irrita
profondamente, mentre adesso cerco di nascondere il sorriso dietro l’indice e resisto alla
tentazione di sistemarle io il registratore.
Mentre lei si agita sempre di più, mi viene
in mente che potrei migliorare le sue capacità di coordinazione con l’aiuto di un
frustino da equitazione. Usato come si deve,
è in grado di rimettere in riga anche il soggetto più recalcitrante. Questo pensiero errante mi fa cambiare posizione sulla

24/1279

poltrona. Lei mi guarda, e intanto si morde il
labbro inferiore.
“Cazzo!” Come ho fatto a non accorgermi
prima di quella bocca?
«M-mi scusi. Non sono abituata a usare
questo arnese.»
“Lo vedo, piccola” penso con ironia “ma in
questo momento non me ne frega un cazzo,
perché non riesco a togliere gli occhi dalla
tua bocca.”
«Si prenda tutto il tempo che le occorre,
Miss Steele.» Ho bisogno di un altro momento per riprendere il controllo.
“Grey, adesso basta. Stop.”
«Le dispiace se registro le sue risposte?»
mi chiede con un’espressione candida e
speranzosa.
Vorrei mettermi a ridere. «Me lo chiede
adesso, dopo aver tanto faticato per far funzionare il registratore?» Sbatte le palpebre, e
per un attimo ha uno sguardo smarrito. Mi

25/1279

sento leggermente in colpa, un sentimento
che non mi è familiare.
“Piantala di fare lo stronzo, Grey.” «No,
non mi dispiace» mormoro, non volendo essere il responsabile di quello sguardo.
«Kate, voglio dire, Miss Kavanagh, le
aveva spiegato a cosa è destinata questa
intervista?»
«Sì. Apparirà sul prossimo numero del
giornale studentesco, dato che alla cerimonia
di quest’anno sarò io a consegnare i diplomi
di laurea.» Perché mai avrò accettato di
farlo, non lo so. Sam, l’addetto alle pubbliche
relazioni, sostiene che il dipartimento di
Scienze ambientali di Vancouver ha bisogno
di pubblicità per trovare ulteriori finanziamenti di entità pari alla donazione fatta da
me, e lui farebbe carte false per un po’ di esposizione mediatica.
Miss Steele sbatte di nuovo le palpebre,
come se le mie parole fossero una sorpresa,
e… sembra che disapprovi! Ma non si è

26/1279

documentata neanche un po’ prima di venire
qui? Queste cose dovrebbe saperle. Il pensiero mi raggela. È… spiacevole, non è certo
ciò che mi aspetto, né da lei né da chiunque
altro a cui concedo un po’ del mio tempo.
«Bene. Avrei alcune domande da farle, Mr
Grey.» Si infila una ciocca ribelle dietro
l’orecchio, distraendomi dalla sensazione di
fastidio che ho provato.
«Lo avevo intuito» mormoro seccamente.
“Mettiamola un po’ in imbarazzo.” Arrendevole al punto giusto, comincia ad agitarsi, poi si riprende e raddrizza le spalle esili.
Fa sul serio. Si china in avanti, preme il pulsante del registratore e si acciglia mentre abbassa lo sguardo sui suoi appunti
stropicciati.
«Lei è molto giovane per aver creato un
simile impero. A che cosa deve il suo
successo?»
Sono sicuro che può fare molto meglio di
così. Che domanda insulsa. Neanche un

27/1279

briciolo di originalità. È davvero deludente.
Tiro fuori la solita risposta sul fatto che ci
sono persone eccezionali che lavorano per
me, persone in cui ripongo la mia fiducia,
che sono ben pagate, e bla bla bla. Ma, Miss
Steele, la verità è semplice: nel mio lavoro
sono un fottuto genio. Per me è come bere un
bicchier d’acqua. Acquisto società in crisi e
gestite male e le risano o, se sono casi disperati, rivendo al miglior offerente le singole attività che possono valere qualcosa. Bisogna
solo saper distinguere tra i due casi, ed è
sempre questione di chi si trova al comando.
Per avere successo negli affari c’è bisogno di
gente in gamba, e io so giudicare le persone
meglio di chiunque altro.
«Forse ha solo avuto fortuna» osserva lei,
con calma.
“Fortuna?” Ho un brivido di fastidio.
“Fortuna?” Come si permette? Ha un’aria
tranquilla e senza pretese, e poi se ne esce
con queste osservazioni! Nessuno mi aveva

28/1279

mai fatto notare che poteva essere una questione di “fortuna”. Lavorare sodo, portare le
persone dalla mia parte, tenerle d’occhio,
magari dar loro una seconda possibilità e, se
non sono all’altezza del compito, farle fuori
senza pietà. “È questo quello che faccio, e lo
faccio bene. La fortuna non c’entra niente!
Ma vaffanculo.” Do sfoggio di erudizione, tirando fuori una citazione di Harvey Firestone,
il mio industriale preferito: «“La crescita e lo
sviluppo delle persone sono la vocazione più
nobile della leadership”».
«Lei sembra un maniaco del controllo» mi
dice, e ha un’espressione assolutamente
seria.
“Ma come fa?” Forse riesce davvero a
leggere dentro di me.
“‘Controllo’ è il mio secondo nome,
tesoro.”
Le lancio un’occhiataccia, sperando di intimidirla. «Oh, io esercito il controllo su

29/1279

tutto, Miss Steele.» “E mi piacerebbe molto
esercitarlo su di te, qui e adesso.”
Quel rossore così attraente le attraversa il
viso un’altra volta mentre lei si morde di
nuovo il labbro. Comincio a divagare, cercando di distrarre l’attenzione dalla sua
bocca.
«Inoltre, se nelle proprie fantasie segrete
ci si convince di essere nati per dominare, si
acquista un potere immenso.»
«Lei pensa di avere un potere immenso?»
mi chiede con una voce sommessa e vellutata, ma al tempo stesso inarca un
sopracciglio, rivelando così la propria disapprovazione. Sono sempre più infastidito. Sta
cercando di provocarmi? Non capisco se mi
fanno incazzare di più le sue domande o il
suo atteggiamento o il fatto di trovarla attraente. La mia irritazione continua a
crescere.
«Ho più di quarantamila persone alle mie
dipendenze. Questo mi dà un certo senso di

30/1279

responsabilità… di potere, se preferisce. Se io
dovessi decidere che il settore delle telecomunicazioni non mi interessa più e che
voglio
vendere,
ventimila
persone
faticherebbero a pagare il mutuo dopo un
mese o poco più.»
A questa risposta, rimane a bocca aperta.
Comincia ad andare meglio. “Prendi e porta
a casa, piccola.” Sento che l’equilibrio sta
tornando.
«Non ha un consiglio di amministrazione
a cui rispondere?»
«La società è di mia proprietà. Non devo
rispondere a nessun consiglio.» Questo
dovrebbe saperlo.
«E ha qualche interesse, al di fuori del lavoro?» si affretta a continuare, interpretando
correttamente la mia reazione. Sa che sono
incazzato, e per qualche inesplicabile motivo
questo mi dà un enorme piacere.
«Ho interessi molto vari, Miss Steele.
Molto vari.» Nella mia mente si affacciano

31/1279

immagini di lei nelle posizioni più diverse
nella stanza dei giochi: incatenata alla croce,
a gambe e braccia spalancate sul letto,
distesa sulla panca pronta a essere frustata.
Ed ecco… di nuovo quel rossore. È come un
meccanismo di difesa.
«Ma se lavora tanto, cosa fa per
rilassarsi?»
«Rilassarmi?» Quelle parole uscite dalla
sua bocca impudente suonano strane. E poi,
quando mai ho tempo per rilassarmi? Ha
idea del numero di società che controllo? Ma
è lì che mi guarda con quegli ingenui occhioni azzurri e mi sorprendo a riflettere
sulla sua domanda. Che cosa faccio per rilassarmi? Vado in barca a vela, volo, scopo…
Metto alla prova i limiti delle ragazze brune
come lei, e le rimetto in riga… Il pensiero mi
costringe a cambiare di nuovo posizione
sulla sedia, ma le rispondo con calma,
omettendo un paio dei miei hobby preferiti.

32/1279

«Lei investe nell’attività industriale. Perché, esattamente?»
«Mi piacciono le cose. Mi piace sapere
come funzionano: quali sono i loro ingranaggi, come costruirle e smontarle. E ho
una passione per le navi. Cosa posso dire?»
Distribuiscono cibo in giro per il mondo.
«Sembra che sia il suo cuore a parlare, più
che la logica o i fatti.»
“Il cuore? Io? Oh, no, piccola.”
Il mio cuore è stato massacrato fino a diventare irriconoscibile tanto tempo fa. «È
possibile. Anche se certe persone direbbero
che io non ho un cuore.»
«Perché direbbero una cosa del genere?»
«Perché mi conoscono bene.» Le rivolgo
un sorriso sarcastico. In realtà nessuno mi
conosce così bene, eccetto forse Elena. Mi
chiedo che cosa ne penserebbe della piccola
Miss Steele. La ragazza è un groviglio di
contraddizioni: timida, ansiosa, evidentemente molto sveglia e arrapante da morire.

33/1279

“Sì, d’accordo, lo ammetto, è piuttosto
figa.”
Fa la domanda successiva senza leggerla.
«I suoi amici direbbero che è facile
conoscerla?»
«Sono una persona molto riservata, Miss
Steele. Faccio di tutto per proteggere la mia
privacy. Non rilascio molte interviste…» Per
fare le cose che faccio, per vivere la vita che
ho scelto, ho bisogno della mia privacy.
«Perché ha accettato di rilasciare
questa?»
«Perché sono uno dei finanziatori
dell’università, e a dispetto dei miei sforzi
non sono riuscito a togliermi di torno Miss
Kavanagh. Ha tormentato i miei addetti alle
pubbliche relazioni fino allo sfinimento, e io
ammiro questo genere di tenacia.» “Ma sono
felice che sia venuta tu e non lei.”
«Lei investe anche in tecnologie agricole.
Perché le interessa questo settore?»

34/1279

«I soldi non si mangiano, Miss Steele, e
troppe persone su questo pianeta non hanno
abbastanza da mangiare.» La guardo negli
occhi, impassibile.
«Sembra molto filantropico. È una cosa
che la appassiona… sfamare i poveri del
mondo?» Mi guarda con un’espressione interrogativa, come se fossi una specie di enigma da risolvere, ma non ho assolutamente
intenzione di permettere a quei begli occhioni azzurri di sondare il buio della mia
anima. Di questo argomento non si discute.
“Cambia discorso, Grey.”
«È solo senso per gli affari.» Mi stringo
nelle spalle, ostentando una certa noia, e mi
immagino di scopare quella dolcissima bocca
per distrarmi dai pensieri legati alla fame nel
mondo. Sì, quella bocca ha bisogno di un po’
di addestramento. Questo sì che è un pensiero affascinante, e mi concedo di immaginare questa ragazza in ginocchio davanti a me.

35/1279

Lei recita la sua domanda successiva,
strappandomi alle mie fantasie. «Lei ha una
filosofia? Se sì, quale?»
«Non ho una filosofia vera e propria.
Forse un principio guida, quello di Carnegie:
“Un uomo che acquisisce la capacità di prendere pieno possesso della propria mente è in
grado di prendere possesso di qualsiasi altra
cosa a cui abbia diritto”. Sono un tipo molto
particolare, motivato. Mi piace avere il controllo, di me stesso e di quelli che mi
circondano.»
«Quindi vuole possedere le cose?»
“Oh, sì, piccola. Per esempio, te.” A questo
pensiero, aggrotto le sopracciglia.
«Voglio meritarne il possesso; ma sì, alla
fine dei conti, voglio possederle.»
«Lei sembra il consumatore ideale.» La
sua voce è venata di disapprovazione, il che
mi fa di nuovo incazzare.
«Lo sono.»

36/1279

Dà l’idea di una ragazzina ricca che ha
sempre avuto quello che vuole, ma dopo
un’occhiata più attenta ai suoi vestiti – roba
da grandi magazzini – capisco che non è così.
Non è cresciuta in una famiglia ricca.
“Potrei davvero prendermi cura di te.”
“Merda, e questa idea da dove viene
fuori?”
Anche se, ora che ci penso, ho proprio
bisogno di una nuova Sottomessa. Dopo
Susannah quanto tempo è passato? Due
mesi? Ed eccomi a sbavare su questa brunetta. Accenno un sorriso cordiale. Non c’è
nulla di male nel consumismo: dopotutto è la
forza che traina quel che resta dell’economia
americana.
«Lei è stato adottato. In quale misura ritiene che ciò abbia influenzato il suo modo di
essere?»
E questo che cazzo c’entra con il prezzo
del petrolio? Che domanda ridicola. Se fosse
stato
per
quella
puttana
drogata,

37/1279

probabilmente a quest’ora sarei morto. La liquido con una non risposta, tentando di
mantenere lo stesso tono di voce, ma lei continua a pressarmi, vuole sapere quanti anni
avevo al momento dell’adozione.
“Tappale la bocca, Grey.”
La mia voce diventa gelida. «È un’informazione di dominio pubblico, Miss Steele.»
Dovrebbe sapere queste cose. Ora ha
un’espressione contrita, mentre si infila una
ciocca dietro l’orecchio. “Bene.”
«Ha dovuto sacrificare la vita familiare al
lavoro.»
«Questa non è una domanda» sbotto.
Sussulta, chiaramente imbarazzata, ma ha
il buon gusto di scusarsi e di ripetere la frase
in tono interrogativo: «Ha dovuto sacrificare
la vita familiare al lavoro?».
Perché dovrei volere una famiglia? «Io ho
già una famiglia. Un fratello, una sorella e
due genitori amorevoli. Non mi interessa allargarla ulteriormente.»

38/1279

«Lei è omosessuale, Mr Grey?»
“Ma che cazzo!”
Non riesco a credere che l’abbia detto davvero! La tacita domanda che neanche la mia
famiglia ha il coraggio di fare, cosa che mi diverte parecchio. Ma come osa? Devo combattere l’impulso di tirarla su da quel divano,
mettermela di traverso sulle ginocchia e sculacciarla a sangue. E poi scoparmela sulla
scrivania con le mani legate dietro la schiena.
Questa sarebbe la risposta giusta alla sua
domanda ridicola.
«No, Anastasia, non lo sono.» Alzo un
sopracciglio, ma mantengo un’espressione
impassibile. Anastasia. È un nome delizioso.
Mi piace il modo in cui la mia lingua ci gira
intorno.
«Le chiedo scusa. È… ecco… è scritto qui.»
Si sistema di nuovo alcune ciocche dietro
l’orecchio. A quanto pare, è una cosa che fa
quando è nervosa.

39/1279

“Non sono sue queste domande?” Glielo
chiedo, e lei impallidisce. Cazzo, è davvero
molto attraente, di una bellezza sobria, quasi
reticente.
«Ehm… no. È stata Kate, Miss Kavanagh,
a prepararle.»
«Siete colleghe al giornale studentesco?»
«No, lei è la mia coinquilina.»
Allora non c’è da stupirsi che sia così in
confusione. Mi gratto il mento, cercando di
decidere se farle passare un brutto quarto
d’ora oppure no.
«Si è offerta lei di farmi questa intervista?» le chiedo, e sono subito premiato dalla
sua espressione sottomessa: occhi sgranati,
nervosa per la mia reazione. Mi piace l’effetto che ho su di lei.
«Sono stata reclutata all’ultimo. Kate non
sta bene.» La sua voce è dolce.
«Questo spiega molte cose.»
Qualcuno bussa alla porta, e compare
Andrea.

40/1279

«Mr Grey, mi scusi se la interrompo, ma il
suo prossimo appuntamento è fra due
minuti.»
«Non abbiamo ancora finito, Andrea. Per
favore, annulla il prossimo appuntamento.»
Andrea esita, mi fissa a bocca aperta.
Anch’io la guardo. “Fuori! Subito! Sono occupato con la piccola Miss Steele.”
Lei si riprende immediatamente. «Certo,
Mr Grey» dice, poi gira sui tacchi e ci lascia
soli.
Rivolgo di nuovo la mia attenzione all’intrigante e frustrante creatura seduta sul mio
divano. «Dove eravamo, Miss Steele?»
«La prego, non voglio distoglierla dai suoi
impegni.»
“Oh, no, piccola, adesso tocca a me.”
Voglio sapere se c’è qualche segreto da
scoprire dietro quegli occhi meravigliosi.
«Voglio sapere qualcosa di lei. Mi sembra
doveroso.» Mentre mi appoggio allo schienale e mi porto le dita alle labbra, i suoi

41/1279

occhi si fermano per un istante sulla mia
bocca e lei deglutisce. “Ah, sì, il solito effetto.” È gratificante sapere che non è completamente insensibile al mio fascino.
«Non c’è molto da sapere» dice,
arrossendo di nuovo.
Dunque la intimidisco. «Che progetti ha
dopo la laurea?»
«Non ho fatto progetti, Mr Grey. Per il
momento, mi basta superare gli esami.»
«Nella mia azienda abbiamo un ottimo
programma di stage.»
Come mi è saltato in testa di dirle una
cosa simile? È contro le regole, Grey. Mai,
mai scoparsi una dello staff. “Ma non ti stai
scopando questa ragazza.”
Lei ha l’aria sorpresa, e affonda di nuovo i
denti nel labbro. Ma perché è così eccitante?
«Me lo ricorderò» mormora. «Anche se
non sono certa di essere adatta a questo
posto.»

42/1279

«Perché dice così?» chiedo. “Cosa c’è che
non va nella mia azienda?”
«È ovvio, no?»
«Non per me.» La sua risposta mi confonde. Mentre prende il registratore è di
nuovo in confusione.
“Merda, se ne sta andando.” Ripasso mentalmente i miei impegni del pomeriggio, non
c’è nulla che non possa aspettare. «Vuole che
le faccia fare un giro dell’azienda?»
«Sono certa che lei è molto impegnato, Mr
Grey, e io devo fare un lungo viaggio.»
«Deve tornare a Vancouver?» Lancio
un’occhiata alla finestra. Non è un viaggio da
poco, e ha cominciato a piovere. Non
dovrebbe guidare con questo tempo, ma non
posso proibirglielo. Il pensiero mi irrita.
«Be’, è meglio che guidi con prudenza.» Il
mio tono è più severo di quanto volessi. Lei
armeggia con il registratore. Vuole andarsene dal mio ufficio e, per qualche

43/1279

ragione che non mi so spiegare, io non voglio
che se ne vada.
«Ha ottenuto quello che le serviva?» aggiungo, nell’assai trasparente tentativo di
trattenerla.
«Sì, signore» mi risponde con calma. La
sua replica mi manda al tappeto – il suono di
quelle due parole mentre escono da quella
bocca impudente – e per un istante mi immagino di poter avere la sua bocca ai miei
ordini.
«Grazie per l’intervista, Mr Grey.»
«È stato un piacere» rispondo, e sono sincero visto che nessuno da tempo mi affascinava così. La cosa mi turba. Si alza e le
tendo la mano, impaziente di toccarla.
«Alla prossima, Miss Steele.» Parlo a voce
bassa mentre lei mette la sua piccola mano
nella mia. Sì, voglio frustare e scopare questa
ragazza nella mia stanza dei giochi. La voglio
legata… che mi desidera, che ha bisogno di
me, che si fida di me. Deglutisco.

44/1279

“Non succederà, Grey.”
«Mr Grey.» Annuisce e ritrae in fretta la
mano. Troppo in fretta.
Non posso lasciarla andare via così. È ovvio che non vede l’ora di andarsene. È irritante, ma un’illuminazione mi colpisce
mentre le tengo aperta la porta per farla
uscire.
«Solo per assicurarmi che la oltrepassi indenne, Miss Steele.»
«È molto premuroso da parte sua, Mr
Grey!» risponde piccata, le labbra strette.
Miss Steele mostra i denti! Sogghigno dietro di lei mentre esce, e la seguo. Sia Andrea
sia Olivia mi guardano sbalordite. “Sì, sì, sto
solo accompagnando la ragazza all’uscita.”
«Ha un soprabito?» le domando.
«Una giacca.»
Lancio un’occhiata penetrante a Olivia e
lei si alza immediatamente per recuperare
una giacca blu, porgendomela con il suo
abituale sorriso affettato. Cazzo, Olivia è

45/1279

proprio fastidiosa. Mi guarda per tutto il
tempo con quella sua aria trasognata.
“Mmh.” La giacca è logora e scadente.
Miss Anastasia Steele dovrebbe vestirsi
meglio. Gliela porgo e, mentre la aiuto a indossarla, le tocco la pelle alla base del collo.
Il contatto la fa irrigidire. Impallidisce.
“Sì!” Ho fatto colpo su di lei. Questa consapevolezza è estremamente piacevole. La accompagno all’ascensore e premo il pulsante,
mentre lei rimane al mio fianco, nervosa.
“Saprei io come calmarti, piccola.”
Le porte si aprono; lei entra in fretta e poi
si gira. È più che attraente. Mi spingerei
quasi a dire che è splendida.
«Anastasia» le mormoro congedandola.
«Christian» sussurra con voce dolce. Le
porte dell’ascensore si chiudono, lasciando il
mio nome sospeso a mezz’aria, come un
suono strano, sconosciuto, eppure sexy da
morire.
Devo saperne di più su questa ragazza.

46/1279

«Andrea» grido, ritornando a grandi passi
in ufficio. «Chiamami Welch, subito.»
Seduto alla scrivania mentre attendo la
chiamata, guardo i quadri alle pareti dell’ufficio e le parole di Miss Steele mi risuonano
nella mente. “Elevano l’ordinario a
straordinario.” Potrebbe benissimo aver
descritto se stessa.
Sento suonare il telefono.
«Mr Welch in linea.»
«Passamelo.»
«Sì, signore.»
«Welch, ho bisogno di un accurato controllo sul passato di una persona.»

Sabato 14 maggio 2011

Anastasia Rose Steele
Data e luogo di nascita: 10 settembre
1989, Montesano, Washington
Indirizzo: SW Green Street, 1114,
Appartamento 7, Haven Heights,
WA 98888 Vancouver
Telefono cellulare: 360.959.4352
Numero di previdenza sociale:
987-65-4320
Coordinate bancarie: Wells Fargo
Bank, WA 98888, Vancouver
Conto corrente n. 309361,
saldo: 683,16 dollari

48/1279

Occupazione: Studentessa universitaria
non ancora laureata
Facoltà di Lettere e filosofia, Washington State University, Vancouver –
Indirizzo di studio: Letteratura
inglese
Media: 4,0
Precedente titolo di studio: Scuola superiore di Montesano
Punteggio: 2150
Impiego attuale: Ferramenta Clayton
NW Vancouver Drive, Portland,
Oregon (part-time)
Padre: Franklin A. Lambert (1º
settembre 1969 – 11 settembre 1989)
Madre: Carla May Wilks Adams (18
luglio 1970)
Sposata con
– Frank Lambert (data matrimonio:
1º marzo 1989, data vedovanza: 11
settembre 1989)

49/1279

– Raymond Steele (data matrimonio: 6 giugno 1990, data divorzio: 12
luglio 2006)
– Stephen M. Morton (data matrimonio: 16 agosto 2006, data
divorzio: 31 gennaio 2007)
– Robbin (Bob) Adams (data matrimonio: 6 aprile 2009)
Orientamento politico: Sconosciuto
Orientamento religioso: Sconosciuto
Orientamento sessuale: Sconosciuto
Relazioni sentimentali: Nessuna al
momento
Sto leggendo il curriculum per la centesima
volta da quando l’ho ricevuto due giorni fa,
cercando di scoprire qualcosa di più sull’enigmatica Anastasia Rose Steele. Maledizione,
non riesco a togliermela dalla testa, e sto
seriamente iniziando a incazzarmi. Nella settimana appena trascorsa, durante qualche riunione particolarmente noiosa, mi sono


Documenti correlati


Documento PDF operazione dorian grey
Documento PDF cinquanta sfumature di grigio e l james
Documento PDF grey
Documento PDF e l james cinquanta sfumature di rosso 2012 zdc


Parole chiave correlate