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ilfattoquotidiano 1 08 2015 .pdf



Nome del file originale: ilfattoquotidiano_1-08-2015.pdf
Titolo: NONSOLOTORRENT
Autore: NONSOLOTORRENT

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Anteprima del documento


A giugno 40 mila occupati in meno di un anno fa. Ma per Poletti sono semplici
“fluttuazioni da ripresa”. Se è questa la crescita che hanno promesso, poveri noi

y(7HC0D7*KSTKKQ( +\!"!:!z!#

Sabato 1 agosto 2015 – Anno 7 – n° 209

e 1,50 – Arretrati: e 3,00

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Parla di Bbc e invade la Rai
Renzi prepara le nomine e difende Azzollini: “Non siamo i passacarte dei pm”
p Altro che “fuori i politici
dall’azienda”: tra qualche
giorno piazzerà i suoi fedelissimi al vertice, usando
la Gasparri. Minoli si candida, la Tarantola lo stoppa
q DE CAROLIS, FELTRI, MARRA
E TECCE A PAG. 2 - 3 - 4

ENRICO MENTANA

“La rottamazione
si ferma sull’uscio
di Viale Mazzini”
q ROSELLI A PAG. 3

HACKING TEAM Affari con Stati canaglia

La cattiveria

I file, i diritti violati
e l’ok di Palazzo Chigi

È morta la moglie
di Andreotti. Ma stavolta
il suo alibi regge
WWW.SPINOZA.IT

q MASSARI A PAG. 8

A NABLUS Netanyahu: “Sono terroristi”

Neonato palestinese bruciato
nel rogo dei coloni israeliani

LA SENTENZA Condannato l’accusatore che lo screditò a “Repor t”

I giudici riabilitano Di Pietro
sui soldi pubblici. Troppo tardi
p Nel 2012 giornali e tv
si scatenarono contro
l’ex pm di Mani Pulite,
segnandone la fine politica. Tra le fonti c’era l’ex
Idv Di Domenico: dovrà
pagargli 60 mila euro per
varie accuse diffamatorie
(anche su un presunto
milione di finanziamenti
scomparsi) e già smentite
da diverse assoluzioni
q GIAMBARTOLOMEI E PACELLI
A PAG. 5

p Ali muore a 18 mesi in un
assalto degli ultrà ebraici.
Il premier telefona ad Abu
Mazen: “Uniti contro
l’eversione”. “Giorno della
rabbia” a Gaza: i militari
uccidono due dimostranti

RIMBORSI TRUFFA

Polli di gomma
e cene con i soldi
dell’antimafia
q FIERRO E MUSOLINO A PAG. 9

IL NECROLOGIO CENSURATO Sul “Corriere”

DEBITORE INGRATO

Il Mullah non si piange

Egr. Marco Baldini,
le vogliamo bene.
Ma adesso ha rotto

» MASSIMO FINI

L’

q ZUNINI PAG. 15

POLTRONISSIMO
PALENZONA
E IL FAR WEST
DI FIUMICINO
q ANTONIO PADELLARO A PAG. 20

Antonio Di Pietro vince la causa contro il suo accusatore Ansa

altro ieri ho telefonato
all’Ufficio necrologi del Co rr ie re
della Sera. “Qual è il
nome del defunto?” mi
ha chiesto la gentilissima signorina. “Mullah Omar”.
“Lei è un parente?”. “No”.
“Pensa che ci saranno altri
necrologi per questo defunto? Perché, sa, noi dobbiamo
accorparli”. “Credo proprio

di no”. “Ma mullah non
è un nome e il Corriere ha come regola di
mettere nome e cognome del defunto”.
“Non è proprio cosìho risposto- molte
volte ho visto solo dei Gigi, dei Pigi, dei Lallo. Comunque non ha importanza, si
chiamava Mohammed. Quindi mettiamo Mohammed Omar, va bene?”. “Sì. Ma ho un
intoppo nel computer”.
SEGUE A PAGINA 16

q LUCARELLI A PAG. 16

CONSIGLI DI LETTURA

Un libro estivo
per la Boschi:
la Costituzione
q TRUZZI A PAG. 11

Renzollini
» MARCO TRAVAGLIO

P

er celebrare degnamente i 40 anni della supercazzola di Amici miei,
Renzi ha lanciato un nuovo slogan, di quelli che suonano bene
e nella loro perentorietà paiono persino ragionevoli, ma solo
perché nessuno provvede a
smontarli su due piedi: “Il Parlamento non è il passacarte della Procura di Trani”. Si riferiva
alla richiesta di autorizzazione
all’arresto per il senatore Ncd
Antonio Azzollini, respinta dal
Senato col voto decisivo di
mezzo Pd, di FI, Ncd, Gal e verdiniani. Era difficile concentrare due scemenze in 10 parole, ma il premier ci è riuscito.
1) La richiesta non proviene
dalla Procura di Trani, ma da
un giudice terzo: il Gip, la cui
ordinanza è stata già confermata da tre giudici del Riesame di Bari, cioè di una sede diversa. 2) Il ruolo che l’art. 68
della Costituzione assegna al
Parlamento in questi casi è esattamente quello del passacarte: le Camere non possono
sindacare sulla fondatezza
delle esigenze cautelari (gravi
indizi di colpevolezza e almeno un pericolo tra la fuga, la
reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove), che
sono esclusiva competenza
del giudice; possono soltanto
accertare se l’indagine presenti un fumus persecutionis,
cioè –nel nostro caso - la prova
che il pm, il gip e i tre giudici
del Riesame vogliano arrestare Azzollini perché lo considerano un avversario politico
e hanno imbastito un’indagine sul nulla per colpirlo.
Se dimostrato, sarebbe un
fatto così grave da imporre
immediati procedimenti penali e disciplinari contro i cinque magistrati, per radiarli e
soprattutto per liberare con
tante scuse i 10 coindagati di
Azzollini, finiti in manette
perché non hanno avuto l’accortezza di rifugiarsi in Parlamento. Ma nel dibattito in
giunta e poi in aula non c’è
traccia non dico di una prova,
ma neppure di un velato sospetto di quel fumus. L’Ncd
D’Ascola ha creduto di ravvisarlo nel fatto che i reati si fermano a un anno fa, dunque “le
esigenze cautelari non sono
più attuali”: ma, a parte il fatto
che i testimoni possono essere
intimiditi e le carte essere
truccate anche ad anni e anni
di distanza dai fatti, non spetta
al Parlamento sostituirsi al
giudice nel valutare l’attualità
delle esigenze cautelari; e poi
che c’entra con questo timing
la persecuzione? Il fittiano Di
Maggio ha argomentato che
“l’ufficio di Azzollini è pieno
di libri, quotidiani e ritagli di
giornali e dove c’è cultura e
conoscenza non ci può essere
volgarità”, dunque il senatore
non può aver detto “Ti piscio
in bocca” a una suora.
SEGUE A PAG. 20

2 » POLITICA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

DIGITALE TERRESTRE

Sky compra Mtv
Murdoch aggiunge
anche il canale 8

SKY HA COMPRATO Mtv: o megglio, ha comprato l’omonimo canale
8 sul digitale terrestre e la società che lo ha
editato finora, la Nuova Società Televisiva
Italiana srl (Mtv Italia srl).
Per il passaggio di proprietà della società è
stato siglato l’accordo tra il gruppo Viacom
International Media Networks e Sky Italia.
In una nota di ieri, le aziende hanno spiegato

q

che Mtv, manterrà le sue caratteristiche di
tv generalista, ma sarà integrata da alcuni
prodotti di Sky, in modo da allargare il bacino di utenza. ”Riceverà nuovi contenuti
scelti tra i migliori di entrambi i gruppi – si
legge nella nota – Le produzioni innovative
di Sky Italia affiancheranno famosi programmi di Mtv, tra cui gli Mtv European
Music Awards 2015 (uno dei più importanti

eventi mondiali del gruppo Viacom) che
quest’anno si svolgeranno a Milano il 25 ottobre”.
La notizia era già stata data a giugno e l’acquisto arriva dopo il lancio in chiaro di Cielo
(al canale 26) e SkyTg24. Tra le ipotesi che
circolavano, quella di un canale dedicato allo sport. Parzialmente smentite dal comunicato di ieri.

DI TUTTO DI PIÙ

Strategia Un manager
che capisca di televisione
e un vip per l’immagine
dell’azienda. La prossima
mossa è di Berlusconi:
vertice domani ad Arcore

» STEFANO FELTRI
E CARLO TECCE

A

veva promesso di fare la Bbc, autorevole,
indipendente, invece
lo schema è quello
della solita occupazione della
tv pubblica come consente la
legge Gasparri ancora in vigore, in attesa dell’approvazione della riforma: la Rai di Matteo Renzi avrà un direttore
generale “di prodotto”, cioè
che capisce di televisione e
management, e un presidente
di fama, possibilmente giornalista, meglio se volto televisivo. La riunione di ieri mattina a Palazzo Chigi ha ristretto la rosa dei candidati, adesso
bisogna aspettare le mosse di
Silvio Berlusconi che prenderà le sue decisioni in un summit ad Arcore, domani sera.
Poi sarà finita.
LA LISTA DEI CANDIDATI a fare

il capo azienda – oggi un direttore generale, che si convertirà in amministratore delegato con maggiori poteri appena la riforma della Rai sarà
approvata anche alla Camera
– ieri si limitava a tre nomi, a
cominciare da Andrea Scrosati, responsabile dei contenuti di Sky. Il consigliere del
pr emi er Andrea Guerra
spinge Marinella Soldi: 48
anni, guida Discovery Italia (il
cui canale più noto è Real Time). I critici dicono che, come
tutti i referenti locali di gruppi
multinazionali non ha veri poteri, si occupa solo della gestione commerciale, non delle
scelte strategiche, prese negli
Stati Uniti. Tra i punti a favore:
è toscana, di un paese vicino a
Rignano sull’Arno (quello di
Renzi), è donna ed è nuova. E
il parere di Guerra – si è visto
nel ricambio in Cassa depositi
e prestiti – conta parecchio. Il
terzo nome è quello di Antonio Campo Dall’Orto: i suoi
successi sono ormai lontani,
lanciò Mtv nell’altro secolo,
fino al 2008 gestiva La7 (licenziò Daniele Luttazzi) quando
perdeva decine di milioni
all’anno, ma è stimato, è considerato uno dei pochi manager televisivi con idee originali. Ed è sempre stato attento ai
rapporti con la politica, renziano da tempi non sospetti.
La scelta del direttore generale va però incastrata con
quello del presidente. Renzi
tiene molto alla coppia uomo-donna. Per questo avrebbe voluto alla presidenza Luisa Todini, che un anno fa ha
messo sulla poltrona più alta
di Poste Italiane (mentre stava anche nel cda Rai). Ma il

Servizio
Pubblico
Antonio Campo Dell’Orto
e Marcello Sorgi, in corsa per
la Direzione
generale della
Rai LaPresse

Ecco la lista dei Renzi Boys
per occupare anche la Rai
presidente deve essere votato
dai due terzi della commissione di vigilanza. Quindi Pd e
Forza Italia. E ai forzisti la Todini non piace più come un
tempo, troppo oscillante nelle
sue sintonie politiche.
DAL LATO DI ARCORE avanza

sempre il nome di Antonio
Pilati, membro del cda, un
tempo superberlusconiano
che poi ha iniziato a votare con
i membri in quota Pd. Ma Renzi vuole un nome più popolare. Gli sarebbe piaciuto Paolo
Mieli, che ha rifiutato. Ieri ha
vagliato due manager della
cultura: l’in tr am on ta bi le
Paolo Baratta, che sta per lasciare la Biennale di Venezia,

ADDIO POLTRONA

Q

uando c’è da nominare
il presidente di garanzia o il direttore generale,
Gianni Minoli è lo spettro
che s’aggira per i corridoi di
Viale Mazzini. Un fenomeno paranormale mai risolto.
C’È SEMPRE un gruppo di

potere che spinge Minoli
(oggi conduttore a Radio
24), un ex socialista concavo
e convesso in grado di resistere fino a metà 2013 ai vertici di una struttura che nel
2011 doveva celebrare i 150
anni d’Italia. Per festeggiare
l’unità nazionale, la Rai ha
pagato per quasi quattro anni il pensionato Minoli.
Ma il passato non è l’unico
argine al ritorno di Minoli in
viale Mazzini, che è pure il

no con la Rai (Sorgi ha diretto
anche il Tg1).

Direzione generale
Campo Dall’Orto
favorito, invece
per la presidenza c’è
il “piano B” Gabanelli
o il sovrintendente dell’Opera
di Roma, quel Carlo Fuortes
che con i sindacati degli orchestrali è stato più duro di
Renzi con la Fiom. Ma con un
vero manager come direttore
generale, mettere un altro “operativo” alla presidenza rischia di creare cacofonia (o di
far sembrare il dg sotto tutela).

SE A BERLUSCONI non va bene

Con un capo azienda forte,
meglio un presidente che trasmetta l’impressione di essere
un garante dei contenuti, facendo però sentire un po’ garantiti anche i partiti che lo
nominano. A Palazzo Chigi
ragionano su due nomi: Marcello SorgieMario Calabresi, ex e attuale direttore della
Stampa, entrambi collabora-

nessuno di questi, Renzi può
sempre minacciare di cercare
una maggioranza diversa in
commissione di Vigilanza e
lanciare per la presidenza Milena Gabanelli, la conduttrice di Report che piace al Movimento Cinque Stelle. Ma
con l’ex Cavaliere c’è già un
accordo informale sulle strategie, una pace fredda: la Rai
smetterà di offrire i suoi spazi
pubblicitari a prezzi di saldo,
un dumping finanziato dal canone che in questi anni ha
danneggiato i ricavi di Mediaset (che doveva adeguarsi).

Bisogna concretizzare entro martedì, quando la Vigilanza dovrà votare i membri
del cda. Ieri Renzi ragionava
sui nomi di Nino Rizzo Nervo, ex direttore del TgLa7, ex
cda Rai. E Stefano Balassone, vicedirettore della Rai3 di
Angelo Guglielmi, poi nel cda
Rai, oggi docente universitario (ha una rubrica su ilfattoquotidiano.it). Forse Carlo
Freccero, uno dei nomi che
piacciono al M5s. La Vigilanza sceglierà sette consiglieri
su nove. Poi mercoledì il Tesoro indica il suo rappresentante in cda e propone il presidente che deve trovare i due
terzi dei voti in Vigilanza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il documento Una lettera della Tarantola chiude ogni ipotesi di ritorno del conduttore

Il contenzioso su Agrodolce che stronca
le ambizioni di Minoli per Viale Mazzini
marito di Matilde Bernabei, sti mesi è in atto un contenfiglia dell’ex direttore gene- zioso tra l’azienda e il giorrale Ettore, fondatore e pro- nalista sui crediti che la Reprietario di Lux Vide, la so- gione Sicilia reclama per la
cietà di fiction che occupa serie tv Agrodolce e per la
da anni i palinmancata realizsesti Rai. E quezazione degli
sto gli rendestudi televisivi.
rebbe piuttosto
Minoli era il reim ba ra zz an te 8 milioni di euro
sponsabile ediprendere deci- La Regione Sicilia
toriale designasioni sull’aziento da Viale Mazda - che di fic- chiede alla tv
zini per la protion molto si oc- pubblica
duzione di Acupa - senza esgrodolce, andata in onda per usere accusato di un cospicuo
oggettivi con- rimborso
na stagione e
stroncata dal
flitti di interesse. Non è finita. per la fiction
fallimento di
Einstein multiPerché in que-

media del produttore Luca
Josi. Per replicare a Termini
Imerese il fortunato spaccato napoletano di Un posto al
Sole, dopo una convenzione
con la televisione pubblica,
la Regione Sicilia stanziò 37
milioni di euro per Agrodolce, dieci sono stati spesi subito per il primo anno e gli
altri 27 rientrati all’Erario e
dunque smarriti. Così Palazzo dei Normanni pretende un cospicuo rimborso da
Viale Mazzini, almeno otto
milioni di euro.
LA RAI HA APERTO un’in-

chiesta interna per accertare le colpe di Minoli e ha sco-

perto che l’allora direttore
ha firmato ciò che non doveva e garantito ciò che non
poteva. Il 14 maggio, il presidente uscente, Anna Maria Tarantola, ha avvisato
l’ex conduttore di Mi xer:
“Azione risarcitoria preannunciata dalla Regione Sicilia nei confronti della Rai e
riserva di rivalsa nei suoi
confronti e costituzione in
mora per ulteriori profili di
responsabilità”. Il messaggio: caro Minoli, l’azienda
non salda nulla, tocca a lei
farsene carico.
Un paio di settimane fa, il
13 luglio, il giornalista che
intervistava Bettino Craxi

POLITICA

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

DA MESI SENZA STIPENDIO

PERGLIEXDIPENDENTI del Pdl, alcuni dei quali da mesi senza stipendio,
arriverà la Cassa integrazione retroattiva al
febbraio 2014. Lo prevede un emendamento di Elena Centemero (Forza Italia), approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, che ha licenziato la legge
con cui si deroga alla necessità dei partiti di
vedersi certificati i bilanci 2013 e 2014 dalla

q

Cassa integrazione,
un emendamento
salva ex lavoratori Pdl

L’INTERVISTA

Enrico
Mentana

Commissione nazionale di garanzia per poter ricevere il finanziamento pubblico. Questo ammortizzatore sociale era già previsto
dal decreto del governo Letta del 28 dicembre 2013 che ha in parte tagliato i fondi pubblici ai partiti, ma lo limitava ai partiti con determinati requisiti per beneficiare dei soldi
statali e del 2 per mille. Tuttavia mentre Forza Italia, nata nel novembre del 2013 ha tali

»3

requisiti, il Pdl, che ha cessato la propria attività, questi requisiti non li aveva. E così
mentre i dipendenti in esubero di Fi hanno
avuto la Cassa integrazione guadagni, quelli
del Pdl, non riassunti dal nuovo partito, non
hanno goduto di alcun ammortizzatore. L’emendamento Centemero andrà così in soccorso retroattivo dei numerosi dipendenti
ormai da mesi senza stipendio.

“Rottamatore?
Matteo fa come
i vecchi politici” L

CORSI E RICORSI

Come quando
c’era Lui
a scegliere
i capi dell’Eiar

» VITTORIO EMILIANI

do chissà quale spinta verso l’emancipazione dai partiti. È una situazione che va bene a tutti.

» GIANLUCA ROSELLI

M
LA LEGGE GASPARRI (2004)
Funziona così, altro che Bbc
LA LEGGE GASPARRI fissa un cda di nove
membri, in carica per tre anni. Alla Commissione
di Vigilanza spetta la nomina di sette
membri (4 alla maggioranza e 3
all’opposizione), mentre gli altri due sono
scelti dal Ministero dell’Economia. Il
presidente è nominato dal Cda, ma deve
essere poi votato dalla Vigilanza. Il
direttore generale, invece, viene scelto da
Palazzo Chigi. Poi il nome viene
proposto dal presidente al cda che
procede al voto. Una delle novità fu
l’istituzione del Sic (sistema integrato
delle comunicazioni) che pone un limite
ai ricavi pubblicitari per i singoli
inserzionisti. Inoltre viene deciso il
passaggio dall’analogico al digitale. Una
delle maggiori critiche è che si incentiva la
pubblicità televisiva a scapito della
stampa. Inoltre, i tetti stabiliti, sembrano
disegnati per avvantaggiare Mediaset. La
legge non tenne conto della sentenza della
Consulta che obbligava Rete 4 ad andare
sul satellite. Rispedita dal presidente
Ciampi alle Camere nel dicembre 2003, fu
approvata nel maggio 2004.

Il flop
Un’immagine del set
della serie televisiva
ambientata in Sicilia
“Agrodolce”. A sinistra,
l’ex conduttore
di Mixer Gianni Minoli,
pensionato Rai
Dlm

alla cassa di un supermercato, ha risposto inviperito
con una missiva di tre pagine. La premessa è questa:
“Con stupore e non poco
rammarico riscontro con la
presente la comunicazione
di cui in oggetto, contestandone integralmente il contenuto in quanto radicalmente infondato in fatto

atteo Renzi non è stato
diverso dagli altri. La sua
rottamazione si è fermata davanti ai cancelli di
Viale Mazzini”. Enrico Mentana, uno dei giornalisti più popolari d’Italia e direttore del TgLa7, guarda
da una certa distanza alla riforma
della Rai in salsa renziana che ieri
ha visto il primo passaggio a Palazzo
Madama. E al governo che si appresta a rinnovare i vertici aziendali
con la vecchia legge Gasparri.
Direttore, deluso da questa riforma?

Non sono deluso perché non mi aspettavo nulla. Questa non è una riforma della Rai, ma una semplice riforma della governance. Si dice la
montagna e il topolino, qui non siamo nemmeno al topolino! Si sarebbe dovuto mettere le mani
su tutto il resto: struttura, contenuti, ruolo del servizio pubblico. E mettere una distanza
tra la politica e l’azienda. Ma
questa è una richiesta impossibile da fare ai politici, Renzi compreso.

Il Pd potrà
fare il bello
e il cattivo
tempo
nel nuovo
Cda.
Per me
andrebbe
privatizzata,
ma non
vedo
perché
la politica
dovrebbe
privarsene

Guardi, la stessa domanda l’ho rivolta io al premier un anno fa. E la
risposta fu: da chi dovrebbero essere scelti i vertici della tv di Stato se
non dalla politica? Da questo punto
di vista il premier non ha fatto il
“sorcio”, è stato coerente.
Renzi, però, ha sempre detto di
guardare al modello Bbc...

Non è questo il punto. Per mettere
una distanza tra l’azienda e la politica ci sono solo due strade. La prima
è mettere la Rai sotto il controllo di
un’Authority il più possibile indipendente, in modo da porre un paletto tra gli appetiti dei partiti e l’azienda. Oppure la privatizzazione.
Lei cosa sceglierebbe?

Io lavoro nel privato, lascio a lei intuire...
Come giudica questa riforma della
governance?

È una Gasparri 2.0. Si è aggiornata la
vecchia legge con qualche modifica,
come i maggiori poteri del direttore generale che sarà ancora
più legato a Palazzo Chigi.
Concordo sul ruolo di capo
azienda forte, ma poi bisogna vedere chi ci
metti. Per il resto, aspettiamo, il testo
definitivo ancora
non c’è.

Perché?

Perché la politica non
ha alcun interesse a
tirarsi fuori dalla Rai.
P e r c h é m a i d ovrebbe farlo? Che
interesse avrebbe? Io sono arrivato in Rai nel
1980 e posso dire che per la politica è una cosa
assolutamente innaturale separarsi
dalla tv di Stato. E
anche in Rai non ve-

prima ancora che in diritto”.
Il leguleio Minoli sostiene
che gli avvocati consultati
da Viale Mazzini sono degli
incapaci. E poi va dritto al
punto: “Con riferimento alla illazione secondo cui lo
scrivente avrebbe in maniera illegittima assunto, per
conto della Rai, l’impegno a
completare le azioni neces-

Non crede che chi si pone come il
grande rottamatore avebbe dovuto
avere più coraggio?

Ora si andrà al rinnovo con la legge
Gasparri. Non si poteva attendere l’a pprovazione della riforma?

sarie per l’ad e g u a m e n t o
strutturale e tecnologico
dell’ex Istituto socio scolastico di Termini Imerese (…)
faccio presente che la realizzazione di un centro di
produzione nel territorio siciliano era già stata specificamente prevista”. Non occorre inoltrarci negli alterchi tra l’azienda e il giornalista in pensione per capire
che non sarebbe il caso di
un’ennesima carriera di Minoli nel servizio pubblico.
Per enucleare meglio il concetto, Minoli saluta con una
promessa non conciliante:
“Mi auguro di aver chiarito
qualsiasi perplessità inerente al mio operato (…) in
caso contrario tutelerò i
miei interessi in ogni più opportuna sede”.
Ma lo spettro s’aggira.

Se non è zuppa è pan bagnato.
Il Cda era scaduto, quindi bisognava procedere. Con grande
vantaggio del Pd che, visti i sontuosi
numeri in Parlamento, potrà fare il
bello e il cattivo tempo nel consiglio
di amministrazione. Diciamo che il
partito di maggioranza non aveva
alcun interesse a temporeggiare.
Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio...

Non faccio paragoni di questo tipo.
Dico però che dal 1994, da quando
c’è il bipolarismo, non ricordo un
vertice Rai che non abbia rispecchiato gli equilibri politici. E d’altronde quando il board di un’azienda viene nominato dalla politica, è
normale che la consideri come suo
azionista di riferimento.
Come vede il futuro dell’azienda
Rai?

C. T.

Il problema a Viale Mazzini è che il
99 per cento del suo personale fa
parte della vecchia generazione.
Come anche per la carta stampata,
c’è il problema di rinnovare per stare al passo coi tempi e intuire cosa
vogliono i giovani. La Rai andrebbe
tutta ripensata e invece sono ancora
lì a scannarsi su chi deve fare il direttore delle sedi regionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

a bocciatura patita
ieri dal governo
Renzi sull’enn esima delega all’esecutivo
(sul canone in
questo caso) prevista dal ddl
sulla Rai
ha fatto
notizia. E
meno male.
Tutti i giornali e
tg, gli approfondimenti, ne
parlano o ne hanno parlato. Mentre prima tacevano
su tutta la linea a proposito
di una “riforma”Renzi che
in realtà spartiva il potere
della Rai fra il governo e i
partiti rappresentati in
Parlamento. Aggravando
su un punto la stessa pessima legge Gasparri laddove imponeva al Parlamento di accettare che il mitico
su per- ammi nist rato re
fosse scelto, non dal nuovo
Consiglio di amministrazione (come avviene in ogni Spa e la Rai fino a prova
contraria è una Spa) bensì
dallo stesso premier
pro-tempore. Una misura
autoritaria che non ha precedenti nella storia della
Rai (semmai in quella
dell’Eiar durante il Ventennio) e nemmeno in
quella dei Paesi europei di
democrazia parlamentare. Su questo punto però la
stragrande maggioranza
di giornali e di tg continua
a mantenere una sorta di
consegna del silenzio. Ieri
sera, a Linea Notte, va riconosciuto, Giovanni Valentini ha detto su questi
temi cose serie e vere affermando che il ddl Renzi
era diventato, di fatto, una
riedizione della legge Gasparri. Salvo questo punto
strategico, decisamente
peggiorativo, rappresentato dalla incredibile nomina del super-amministratore unico da parte
della Presidenza del Consiglio. Nel 1927, tanto per
non sbagliare, Benito
Mussolini infilò il fratello
Arnaldo – che già presiedeva l’Albo dei giornalisti
(al quale potevano accedere soltanto i colleghi iscritti al Pnf) e il fresco Istituto
di previdenza giornalisti
sorto nel 1926 – alla vicepresidenza dell’Ente italiano audizioni radiofoniche (Eiar). In fondo il discorso del “fiduciario” diretto del capo del governo
insediato alla emittente
radiotelevisiva di Stato è
già nella storia di Via Asiago e dintorni. Il precedente è piuttosto autoritario,
ma che importa ormai?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

4 » POLITICA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

Lo sberleffo

,

NON C’ERA l’imputato, Rosario Crocetta, e non c’è stato
neanche il processo, né per l’intercettazione (finora inesistente), né per la
questione morale (reale) legata agli affari nel mondo della Sanità: al messaggio di Matteo Renzi, “O si governa o si va casa”, portato giovedì scorso in Sicilia da Lorenzo Guerini i deputati
dem presenti in via Bentivegna, a Palermo, fino a

CALICI ALZATI
PER CROCETTA
» GIUSEPPE LO BIANCO

mezzanotte (insieme alla segreteria
regionale e ai segretari provinciali) hanno risposto: “La prima
che hai detto”. Tra sbadigli e insofferenza, citando la riforma
compiuta (Liberi consorzi al posto
delle Province) e altre in programmazione accelerata (acqua pubblica e
bollo auto) lo stato maggiore del Pd

siciliano si è concluso a tarallucci e vino, con il
semaforo verde tenuto acceso per Crocetta
e la sua giunta, e le polemiche roventi dei
giorni scorsi cancellate in appena due ore.
Ora la parola passa all'assemblea dem di
lunedi prossimo, ma il segnale a Crocetta
è apparso chiaro: nessuno dei deputati,
tranne Ferrandelli, si schioda dal suo
scranno.

L’ultima settimana (di nulla)
Il turbo di Renzi è già in ferie
Riforme al palo, numeri ballerini e partito ai ferri corti: il premier arranca
E il Financial Times rincara: “Il vento che lo spingeva sta scemando”
in due commenti diversi. La Serracchiani arrivando a dire che bii do molto rapidamente i sognava chiedere scusa agli italiadati del Consiglio dei mi- ni e Guerini rivendicando una
nistri”. Matteo Renzi ar- scelta fatta dopo la lettura delle
riva in conferenza stam- carte. Renzi ci ha messo due giorni
pa a Palazzo Chigi che sono quasi a prendere una posizione: “Se c’è
le 14. Abito scuro e tono vagamen- da mandare in galera uno perché
te dimesso, non rispetta una delle non c’è fumus persecutionis, lo
regole numero uno dei primi mesi facciamo. I nostri parlamentari
di governo: parlare sempre e co- sono stati capaci di fare questo”,
munque in concomitanza con l’a- dice. E affonda: “Noi non siamo i
pertura dei Tg. La settimana è sta- passacarte dalla Procura di Trata particolarmente infelice per lui ni”. Ma poi chiarisce: “Non ho lete per il suo governo, e il premier to le carte. Credo ai miei deputati
approfitta dell’occasione per e ai miei senatori”. Una svolta gamandare un messaggio alle Pro- rantista del Pd di Renzi? Non c’è da
cure (“i nostri parlamentari non aspettarselo, viste le precedenti osono dei passacarte”) e uno ai ri- scillazioni in materia. Ma di certo
belli del Pd (“All’interno dell’a- un segnale voluto alle Procure, doz i o n e p a r l apo la pubblicazione delle intercetmentare si deve
votare come si Messaggi e minacce
tazioni del premier con il generadecide all’inter- Il premier ai pm: “Non
no del gruppo”).
le della Finanza
Michele Adinolfi.
Entrambi suo- siamo passacarte”.
D’altronde, le nuonano più come E ai dissidenti: “Si vota
minacce che cove intercettazioni
me prese di po- come il gruppo”
con un’udienza sizioni forti. Safiltro tutta da disciplinare in delerà forse per
ga al governo, sono
quello che dice il Numeri e “tassi”
all’esame di MonF i n a n c i a l T i- “Si va avanti”, insiste. E
tecitorio. Ed è il
mes, che “Il vento che spingeva la Boschi fa statistiche: presidente della
Renzi sta sce- “Attuato il 66,2%
Giunta per le Immando”, e “i
munità del Senato
tempi delle ri- del programma”
Dario Stefano a
forme continuabollare come “imno a slittare”. Di
barazzante” il
più: “A Renzi, come a Silvio Ber- punto di vista “così affrettato e sulusconi, piace presentarsi come il perficiale” del premier.
Nel frattempo, i fedelissimi lasalvatore dell'Italia. I suoi progressi sono maggiori di quelli del vorano a rileggere il passato. “La
suo screditato predecessore. Ma Serracchiani era critica sul metoora deve affondare la sua stoccata do, non sul merito. Sulla poca chiaper mostrare che fa sul serio”.
» WANDA MARRA

V

NEL FRATTEMPO , si registrano le

ultime mosse. Lunedì il segretario-premier ha fatto un rapido
blitz a sorpresa alla Festa dell’Unità di Roma per evitare il comizio
di martedì, in fuga dalle contestazioni previste e in polemica con il
sindaco, Ignazio Marino. Nessuna
spiegazione ufficiale, che non arriva neanche ieri in conferenza
stampa. “La Festa dell’Unità?
Quella nazionale è a Milano. Ah, a
Roma. Capisco che per voi di Roma sia centrale”, dice (non) rispondendo a una domanda. Certo
il comizio è una cosa “rilevante” e
“enorme” ironizza, annunciando
quello di Milano il 6 settembre alle
17. Altra ironia: “Invece di andare
al Gran Premio di Monza”. Non è
una novità che a Renzi piaccia di
più fare il premier che guidare il
Pd, ma il messaggio pur implicito
non era mai stato così diretto.
Mercoledi, Palazzo Madama
ha votato contro l’arresto di Azzollini. Il Pd ha lasciato libertà di
coscienza (con una mail di Zanda,
mica un intervento in Aula) e poi i
due vice segretari si sono prodotti

L’INTERVISTA

» LUCA DE CAROLIS

I

o sono un mite, ma sentirsi dare
del vigliacco è inaccettabile. Siamo al bullismo, alla degenerazione
della politica”. Il senatore del Pd
Paolo Corsini, bersaniano, ce l’ha
con Luca Lotti. Il sottosegretario
renzianissimo aveva bollato come
“una pugnalata”vibrata con “metodo vigliacco” l’emendamento della
minoranza dem sulla riforma Rai,
approvato due giorni fa a Palazzo
Madama, che ha tolto al governo la
delega sul canone. Tra i 19 senatori
dem che hanno mandato sotto Renzi c’è anche Corsini, che ieri ha risposto a tono: “Lotti, insigne statista del biliardino, chiama vigliacchi
i senatori del Pd che non hanno votato la delega sulla Rai. Fa il suo lavoro di mazziere, l’incarnazione di
quel servo che ubbidisce illudendosi di comandare, ma non c’è da

rezza, visto che in Giunta avevamo
detto di sì. Ed evidentemente abbiamo sbagliato”. Insomma, sarebbe tutta colpa di Zanda che aveva dato indicazione in Giunta.
NON MANCA il commento nean-

che al fatto che il governo è andato
sotto in Senato sulla Rai giovedì
(riforma poi approvata ieri). “È evidente che è stato un segnale di
natura politica. Non è possibile
che il voto di coscienza sulle riforme fosse lo stesso della riforma
della Rai. Il nostro obiettivo non è
passare il tempo a fare il congresso”. Il comitato guidato a Montecitorio dal capogruppo, Ettore Rosato ha cominciato a lavorare sul
problema della disciplina nel
gruppo. Una prima riunione c’è
già stata, la prossima sarà martedì:
l’obiettivo non è tanto quello di
cambiare il regolamento (in teoria
già c’è l’indicazione di votare se-

condo quanto decide il gruppo),
ma capire come si disciplina un
partito. Proprio a cominciare da
stabilire per cosa valga la libertà di
coscienza. Fine dei lavori prevista
a settembre. Con un metodo chiaro da applicare alla ripresa, che si
annuncia complicata. Per adesso
nessuno parla a voce alta di espulsioni, anche se tutti le evocano. La
minoranza dem ha chiarito che a
Palazzo Madama ha voluto lanciare un segnale al governo per aprire la trattativa sul Senato elettivo. Renzi tratta da mesi, ma non
è ancora chiaro quanto è disposto
a concedere. Ieri faceva il duro:
“Abbiamo i numeri”. La Boschi si
premura di dare il tasso delle riforme attuate (il 66,2%.), ma nessuno crede davvero che l’intenzione di Renzi sia di andare al voto
subito. Non prima dell’entrata in
vigore dell’Italicum nel 2016.

Cip&Ciop
Giovedì il portavoce del premier Filippo
Sensi ha twittato una foto
dei due vicesegretari Lorenzo Guerini
e Debora Serracchiani. Si
sono scontrati
su Azzollini
ma, questa è la
tesi, sono due
lati della stessa medaglia
Ansa/LaPresse

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Corsini Il senatore della minoranza dem e le accuse di vigliaccheria

“Bulli, mazzieri e con la doppia morale:
questi renziani hanno il mito della forza”
stupirsi: applica la lezione appresa
alla mensa di Verdini”.

smo, quello da cui proviene Verdini.

Io sono una persona pacata, sempre
incline alla mediazione. Ma non è
tollerabile sentire parole del genere. E allora ho risposto, con una citazione.

Ormai siamo al bullismo come categoria della politica. Lotti fa il killer, il mazziere, perché ha il mito
della forza. Il consenso, il 40 per
cento preso alle Europee, sono visti
come strumenti per comandare. E
non c’è più posto per i valori della
mediazione e del confronto.

È stato durissimo.

Quale?

La definizione di “servi che si illudono di comandare” fu usata dalla
Lega dei cattolici democratici per
quei cattolici che si vendettero ai
fascisti. L’unica differenza in questo caso è che non c’è alcun fascismo di mezzo.
Lei bolla Lotti come “cresciuto alla
mensa di Verdini”.

Ha usato un linguaggio che mescola
tradizione di destra con il craxi-

Ma perché vi ha attaccato così?

Renzi si mostra tranquillo: “La minoranza ha dato un segnale , ma in
Senato abbiamo i numeri”. Si riferisce al nuovo alleato Verdini.

Non è la prima volta che Renzi fa
riferimento ai verdiniani come figure che surrogano la minoranza
del Pd. Ma è con i senatori del suo
partito, che si deve confrontare.

La preoccupa l’ingresso dell’ex
consigliere di Berlusconi in maggioranza?

Io sono un ex Pci, un cattocomunista come direbbe proprio Berlusconi. Sono entrato in politica ai tempi
di Moro e Berlinguer, e non vorrei
concludere il mio percorso con
Verdini e gli amici di Nicola Cosentino e Raffaele Lombardo.
Si va verso il partito della Nazione.

Il progetto di Renzi è quello di sfondare a destra. L’annuncio sull’eliminazione della tassa sulla casa va
in questo senso. Di per sè è un fatto
auspicabile: solo che sta ignorando
la sinistra e i segnali del nostro elettorato.
Come si fa a tenere assieme la si-

POLITICA

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

LECCALECCA

SCENDE PER TUTTI,
MA NON PER L’UNITÀ
» FQ

,

NO, NON È SUCCESSO NIENTE.
Matteo è forte, fortissimo, popolare,
bello. E quei gufacci della minoranza non meritano voce. Più tenace dell’evidenza, l’Unità
con l’apostrofo verde bastona i nemici tutti
del suo Renzi e celebra il rottamatore come idolo
del popolo, ora e sempre. Il titolo di ieri è già rampogna contro la minoranza dem, cattivissima sulla
riforma Rai: “Facciamoci del male”. Non c’è voglia

di raccontare il parere delle diverse anime del
partito, non c’è un refolo di dibattito. I cattivi
sono tutti da una parte. Lo conferma il catenaccio, che riporta il verbo della Serracchiani
(“Loro pensano alla corrente, noi al Paese”) e di
Orfini: “Smontano il Pd”. A pagina due e tre, titolo
su “L’imboscata della minoranza” e un commento
che vale come monito: “L’autolesionismo che mina le basi del Pd”. Dei bersaniani e oppositori vari,

»5

nessuna traccia nella titolazione. Piuttosto, spazio
a un sondaggio della Swg che segna tempo ottimo
al Nazareno: “La guerra alle tasse premia i Democratici, al 34,3 rispetto al 33,2 di una settimana fa”.
Al centro, tra le due pagine, un Renzi che sventola
(o tenta di farlo) una bandiera del Pd. Giovane e
gagliardo, Matteo. Mica come quei vecchioni dei
dissidenti. Forza Renzi, il futuro è nostro. Anzi
tuo.

Di Pietro riabilitato:
“Nessun mistero
sui fondi pubblici”
Il suo accusatore, che parlò a “Report” e contribuì alla sua
fine politica nel 2012, condannato a risarcirgli 60 mila euro
» ANDREA GIAMBARTOLOMEI
E VALERIA PACELLI

I

n pochi anni è passato da
cofondatore dell’Italia dei
Valori ad accusatore di
Antonio Di Pietro con denunce come quelle contenute
nel libro “Colpo allo Stato”
pubblicato nel 2011. Il 6 luglio,
però, il Tribunale di Roma ha
condannato Mario Di Domenico e i suoi editori a risarcire
con più di 60mila euro l’ex pm
di Mani Pulite, danneggiato
da quei racconti diffamatori.
Lui scriveva quello “che ho visto da dentro, di cui sono stato
complice inizialmente da
dentro, sono stato un po’ l’anima nera”, spiegava a Report
nella puntata dell’ottobre del
2012 che destò grande clamore, quella del ‘misunderstanding’ sulle “proprietà” della
famiglia Di Pietro. In quel libro del 2011, aveva raccontato
parte della vita di Di Pietro, sia
come magistrato, sia come
leader dell’Idv. Tuttavia, secondo il giudice Monica Velletti della I sezione civile, molte storie narrate sono infondate e “diffamatorie”.

Fatto a mano

SONO DIVERSI gli episodi con-

testati dall’ex pm, a partire dal
“caso Pazienza”, faccendiere
coinvolto nel crac del Banco
Ambrosiano scappato alle Seychelles. L’autore sostiene che

nistra con gli elettori di centrodestra?

Io sono stato sindaco a Brescia per
12 anni, perché parlavo a tutti i cittadini.
Renzi ha parlato anche del caso
Azzollini: “I parlamentari non
sono passacarte della procura di
Trani”.

Parole gravi. Io sono d’accordo
sulla libertà di coscienza quando

Lotti
fa come
quel servo
che
ubbidisce
illudendosi
di
comandare.
Ovvio, ha
imparato
da Verdini”

si deve votare sulla limitazione
della libertà personale, ma serve
coerenza. Perché il Pd votò per
l’arresto di Francantonio Genovese? Perché non lo conosceva
quasi nessuno e si era alla vigilia
delle Europee. E perché invece la
condanna in primo grado per De
Luca non era un problema? Perché era popolare e aveva tanti voti. E ancora: chi fu due anni fa a
dire che il ministro Cancellieri si
doveva dimettere per il caso Ligresti? (era Renzi, ndr).
Il premier è ondivago.

Siamo alla doppia morale. Si vota
a seconda della convenienza.
Renzi è davvero in difficoltà?

Ex sindaco
di Brescia
Paolo Corsini
è senatore
del Pd, vicino
a Pier Luigi
Bersani
Ansa

Ex ministro L’ex magistrato Antonio Di Pietro fondò l’Italia dei Valori Dlm

L’inchiesta
56 CASE
Nel 2012
‘Report’
trasmette
un’inchiesta
sui 56
immobili
di Di Pietro.
Per lui è un
colpo molto
duro, ma
il dato era
sbagliato:
erano 11
n

Non è che punta solo a cacciarvi?

Penso e spero che ci siano ancora
margini per un confronto, e per ridare al Pd una linea di centrosinistra.
Enrico Letta ha scritto una lettera al Fatto, sostenendo: “Meritiamo di più di questa politica da
House of Cards, fatta di intrighi”.

Ho letto e apprezzato. Veniamo
dalla stessa cultura, che detesta la
doppia morale.
L’ex premier era definito come
“un incapace” da Renzi nei colloqui con il generale della Finanza Adinfoli.

Lui è un genio della comunicazione, l’evoluzione della specie rispetto a Berlusconi. Ma saper comunicare non basta. La politica
degli annunci continui ha il fiato
corto.

Ho provato sconforto e indignazione per una caduta di stile così
grave.

Serve che torni a parlare con tutte
le anime del suo partito.

Twitter @lucadecarolis

E allora?

Che succede da lunedì?

Lunedì nulla di particolare. Ma
l’autunno potrebbe essere complicato. E decisivo.
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Mario Di Domenico
L’ex dirigente Idv
scrisse un libro contro
il leader ignorando
le sue assoluzioni
il pm “si sarebbe recato nel
1984 nell’arcipelago dell’Oceano indiano ‘sulle tracce di
Pazienza all’insaputa del Procuratore capo dell’Ufficio di
Bergamo’ e rientrato avrebbe
redatto un rapporto informativo consegnato al Procuratore capo della Procura di Bergamo. Secondo l’autore del libro tale condotta sarebbe indice del coinvolgimento
dell’odierno attore nei servizi
segreti militari”. Di Pietro era
sì alle Seychelles, ma in viaggio
con la moglie, e quando apprese che lì si trovava il latitante
inviò una rapporto al suo superiore. Nessun collegamento
con gli 007, come già accertato
nel 1996 da una sentenza del
Tribunale di Milano. Non ne
ha tenuto conto Di Domenico,
che “ha utilizzato espedienti
narrativi tali da indurre il lettore a desumere collegamenti
tra Di Pietro e i servizi segreti”,
si legge nella sentenza.
ALTRA VICENDA riguarda “il

caso Pacini Battaglia”, banchiere poi condannato che
parzialmente collaborò con il
pool Mani pulite. “Secondo
l’autore... Di Pietro non avrebbe inquisito Francesco Pacini
Battaglia, pur avendo appreso
fatti costituenti reato - sostiene il giudice -. La circostanza è
falsa”. A certificarlo, due sentenze di proscioglimento per
l’ex pm che Di Domenico non
ha considerato, come molte al-

tre sentenze a lui favorevoli
“non compiendo approfondita analisi delle fonti”.
DI DOMENICO NON TENEVA

neanche conto dell’archiviazione della sua denuncia sulla
presunta sparizione di 1,1 milioni di euro dai bilanci
dell’Idv, secondo lui finiti alla
famiglia Di Pietro per l’acquisto di immobili. Una denuncia
infondata e archiviata nel
2009 perché “i finanziamenti
effettuati da Di Pietro quale
socio della An.To.Cri. srl (la
società di famiglia, ndr) risultavano pienamente giustificati”, ricorda oggi il Tribunale.
Tuttavia quell’informazione
fasulla, contenuta nel libro del
2011 e ripresa da molti giornali
dopo il servizio di Report, aveva dato origine a una campagna mediatica contro l’ex pm:
per tutti, Di Pietro e famiglia
avevano acquistato 56 immobili, che in realtà erano 56 particelle catastali per un totale di
11 immobili, tra cui le case della
moglie, del suocero e dei due
figli maggiorenni, i terreni di
campagna e la masseria paterna a Montenero di Bisaccia.
Non proprio un impero. Ora,
quattro anni dopo il libro e la
campagna che ne seguì, una
sentenza punisce l’autore della bufala. “Se da una parte –
commenta l’ex pm al Fatto –
sono contento che venga fuori
la verità, dall’altra resta l’amarezza per il danno provocato.
Il contenuto del libro è stato ripreso da tanti media. La mia figura dava fastidio. Nella mia
vita mi sono dovuto dimettere
da magistrato, poi da ministro,
poi lasciare definitivamente la
politica. Sempre per accuse
che si sono poi rivelate false.
Ma troppo tardi”.
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6 » ECONOMIA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

CARO VACANZE

Inflazione, prezzi
al palo. Volano solo
hotel e ristoranti

ARRIVA l’alta stagione e i vacanzieri si
trovano a pagare prezzi sempre più alti,
al mare come in montagna e nelle città d’arte. A
luglio l’inflazione registrata dall’Istat è stabile
allo 0,2%, infatti, ma i rincari sono ben più alti
per chi va in ferie e trova i servizi di trasporto più
cari dello 0,7% rispetto estate scorsa e i servizi
ricettivi e di ristorazione più costosi dell’1,3%.
Più in dettaglio, le camere di alberghi, motel e

q

pensioni costano l’1,3% in più che a luglio 2014
e gli alloggi in villaggi vacanze, campeggi e ostelli il 2,7% in più. Al contrario, i pacchetti vacanze vedono un calo dei prezzi medi dello
0,3% rispetto all’anno scorso. Chi è andato in
vacanza a giugno e ha deciso di campeggiare
ha risparmiato molto: i prezzi erano più bassi di
quasi un quarto (-22,4%). Erano più convenienti anche i pacchetti vacanze, che costava-

no il 9,9% in meno, mentre per gli alberghi tradizionali bisognava pagare il 3,4% in più. Tra i
trasporti, i rincari maggiori a luglio riguardano i
traghetti, che crescono del 5,9% rispetto al
2014 e del 16,8% rispetto a giugno. Decollano
anche i biglietti aerei: +4,7% in più di 12 mesi fa
e il 20,6% in più rispetto a giugno. Mentre per
viaggiare in treno si paga meno di un anno fa
(-1,8%).

TUTTO FERMO

Jobs act a vuoto L’Istat
pubblica i dati di giugno: -22
mila occupati (-40 mila sul
2014) con la disoccupazione
che torna al 12,7%. Record
storico per quella giovanile

» CARLO DI FOGGIA

F

luttuazioni da ripresa”. Se la questione non
riguardasse l’asfissia
del mercato del lavoro,
si potrebbe quasi sorridere. Il
ministro Giuliano Poletti definisce così gli ultimi dati comunicati ieri dall’Istat. Numeri negativi, che disegnano
un panorama statico, ma che
per Poletti sono tipici “di quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi”.
Cosa dicono? A giugno
scorso, gli occupati sono calati di 22 mila unità rispetto a
maggio, e di 40 mila rispetto
allo stesso periodo dell’anno
scorso. Sempre a giugno, l’Istat certifica 55 mila disoccupati in più (+1,7%), 85 mila rispetto al giugno 2014. Il tasso
di disoccupazione torna così
al 12,7 per cento, cioè quello
record raggiunto nel 12014.
La “fluttuazione”la si vede sui
mesi precedenti. Gli occupati
sono saliti ad aprile e calati
(-53 mila) a maggio e giugno.
Peggio è andata con i disoccupati, scesi ad aprile, rimasti
stabili a maggio e aumentati lo
scorso mese. C’è invece continuità, ed è disastrosa,
sull’occupazione giovanile,
quella della fascia 15-24 anni:
a giugno scorso sono calati del
2,5% rispetto a maggio (-22
mila) portando il tasso di occupazione al 14,5% (-0,3%).
Va peggio sul fronte disoccupati, che aumentano del 5,2%
(+34 mila) su base mensile,
portando il tasso di disoccupazione al 44,2%, il livello più
alto almeno dal 1977, cioè da
quando iniziano le serie storiche dell’Istat. Guardare i
dati mese per mese può essere
fuorviante, ma allargando lo
sguardo non va meglio, in un
anno i giovani occupati calano di 80mila unità, cioè l’8,5%
del totale e crescono anche gli
inattivi, quelli che non hanno
un lavoro e non lo stanno cercando, di 45mila unità.
SU QUESTI ultimi si gioca una

disputa statistica. Premessa:
gli inattivi non sono conteggiati, tra i disoccupati, dove
rientrano solo se provano a
cercarsi un impiego. Se gli inattivi scendono, quindi, i disoccupati salgono, e viceversa.
A giugno però, mentre i primi
calavano di 18 mila unità, i secondi crescevano di 55 mila.
Bene che vada, 37 mila persone
hanno perso il lavoro.
Per la Cgil questi dati dimostrano “che il Jobs Act non sta
funzionando”, almeno nella

Senza
pace
Il ministro del
lavoro Giuliano Poletti. A
lato, sindacati
in piazza e una fabbrica
LaPresse/Ansa

Il lavoro cala, ma Poletti
chiama il flop “fluttuazione”
creazione di nuovi posti di lavoro. Ad aprile, un mese dopo
l’esordio del contratto unico a
tutele crescenti (cioè senza
l’articolo 18) l’occupazione ha
fatto un balzo in avanti, per poi
calare: a giugno scorso c’erano
22 milioni 297 mila occupati,
31 mila in meno di gennaio (a
maggio erano ancora duemila
in più). In sei mesi non s’è mosso nulla. Un dato preoccupante vista la ripresina – lo 0,7%
del Pil – stimata dal governo
per quest'anno.
L’OCSE LO HA SPIEGATO: molti

dei lavori che esistevano prima della crisi non torneranno,
soprattutto nella manifattura
(crollata del 25% dal 2008). Un

TODO MODO

» FABRIZIO D’ESPOSITO

A

ll’uscita, con gli occhi un
po’ lucidi, Paolo Cirino
Pomicino ammette: “Sì, questa è l’ultima scena della nostra storia andreottiana, non
ce ne saranno altre”. C’è davvero un senso metafisico, non
divino, ai funerali di donna
Livia Danese in Andreotti, vedova ultranovantenne del politico chiamato Belzebù.
IERI È STATA la festa di Sant’I-

gnazio di Loyola, il fondatore
dei gesuiti e l’inventore degli
esercizi spirituali, e il raduno
di alcuni sopravvissuti democristiani nella chiesa di San
Giovanni dei Fiorentini, a Roma, è stata una scena perfetta
da Todo modo, il memorabile
romanzo di Leonardo Scia-

-31.000

I posti rispetto
a gennaio (a maggio
erano duemila in più)
trend confermato dal Fondo
monetario internazionale: per
riportare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, all’Italia “serviranno 20 anni”. In
realtà, il Fmi ammette pure
che il “tasso naturale” dei senza lavoro potrebbe “restare
più alto” di quello del 2008.
Su questo piano anche i generosi incentivi del governo si

Trionfo L’intervista
di Giuliano Poletti

sono rivelati inutili. Da gennaio, chi assume nel 2015 con
contratti stabili può accedere
alla decontribuzione (fino a
8.060 euro l’anno per tre anni).
Sulla carta la misura vale 1,8
miliardi nel 2015, 4,8 nel 2016
e quasi 5 nel 2017. L’obiettivo,
per Poletti, era creare almeno
“un milione di nuovi contratti
stabili”, che non significa nuo-

vi posti. Per i consulenti del lavoro, però, per arrivare a quella cifra all’appello mancano
più di tre miliardi. A oggi nessuno sa quanti sono i beneficiari. A marzo, un mese dopo
essere stato nominato alla guida dell’Inps da Renzi, Tito
Boeri annunciò in pompa magna: “Nei primi 20 giorni di
febbraio 76 mila imprese hanno chiesto gli incentivi”. Poi
più niente. Silenzio anche dal
ministero del Lavoro. Stando
ai dati, da gennaio in media ogni mese si sono siglati circa
150 mila contratti a tempo indeterminato e 35 mila stabilizzazioni di contratti precari.
Gran parte ci sarebbe stata lo
stesso, ma se tutti avessero be-

neficiato degli incentivi, le risorse sarebbero finite. Brutto
segno, visto che il governo non
sembra intenzionato a rifinanziarli (come suggeriscono gli
stessi tecnici che hanno redatto i decreti attuativi).
QUASI dieci miliardi e zero oc-

cupazione. Per di più a maggio,
il trend si è arrestato, per poi
peggiorare a giugno (-9.768
contratti stabili), con l'esplosione dei precari (+184.812), liberalizzati dal decreto Poletti
del 2014: sono il 68,8% del totale. Senza una politica espansiva, sussidiare le imprese non
fa decollare il lavoro. Però lo fa
“fluttuare”.
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Eterna Dc Ex ministri, faccendieri massoni e riciclati berlusconiani

Al funerale della vedova di Belzebù
l’ultima scena del potere andreottiano
scia sul potere dc che si ritrova
in convento per espiare i peccati del potere stesso. Grazie,
appunto, agli esercizi spirituali ignaziani. Il rito comincia poco dopo le nove e da subito, tra letture bibliche e omelia, prevale un’ansia di giustizia divina, quasi a riparare
le maldicenze terrene sull’andreottismo. “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei
giusti”, il ritornello del Salmo.
Anche il Vangelo va in questa
direzione con il discorso delle
beatitudini. “Beati quelli...”.
Gianni Letta, che ha traghettato le pratiche gestioniste del Divo Giulio nel berlusconismo, ha lo sguardo smar-

Il registro
Gianni Letta
firma il registro dei presenti. Sopra
Pomicino
foto di Umberto
Pizzi

rito. A volte si assopisce. Ma
non guarda mai l’altare, se non
quando si alza come tutti e va
a fare la comunione.
Quando si tratta di Andreotti, c’è sempre il miracolo
diabolico della caduta del fragile muro tra Chiesa e masso-

ECONOMIA

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

MODIFICHE ALLA CAMERA

Legge competitività,
tornano i notai
per i mini acquisti

RIDURRE Professioni, rc auto e fondi
pensione. L’esame in Commissione del
ddl competitività entra di colpo nel vivo. I notai
restano indispensabili. È saltata infatti la possibilità di far autenticare agli avvocati gli atti di
compravendita di immobili non residenziali
(non case quindi, ma per esempio box e negozi) dal valore inferiore ai 100 mila euro. Si
prevede, inoltre, un aumento del numero dei

q

notai visto che ce ne sarà uno ogni 5.000 abitanti e non più ogni 7.000. È stato molto più
spedito del previsto l’esame del ddl competitività in commissione alla Camera, visto che si
è cominciato ad affrontare il nodo professioni,
ma è stato soprattutto concluso il capitolo dedicato alle assicurazioni, ben premiate dalla
revisione al ribasso dei risarcimenti dovuti alle
vittime degli incidenti. Sconti per chi installerà

»7

sul proprio veicolo la scatola nera, che permetterà agli assicurati una percentuale di risparmio che non potrà essere inferiore a quella determinata dall’Ivass. Resta ferma la “facoltà
dell’assicurato di rivolgersi al carrozziere di fiducia”, e cade lo sconto sulla polizza se ci si
rivolge alla carrozzeria convenzionata con l’assicurazione. Novità, infine, anche per i fondi
pensione. Salta la loro portabilità.

Banche, le strane
mosse sui Btp Italia
Indagine del Tesoro su chi ha avuto davvero il premio “per le famiglie”
» STEFANO FELTRI

D

al ministero del Tesoro e
dall’Associazione delle
banche italiane assicurano che “nessuna irregolarità” è stata riscontrata. Però
la reputazione delle banche e del
Btp Italia, il primo titolo del debito pubblico venduto direttamente alle famiglie, escono un po’
offuscate da questa storia.
NEL 2012 AL TESORO Maria Can-

INUMERI

-22.000

Il calo degli occupati nella fascia
15-24 registrato a giugno rispetto
al mese precedente. Rispetto al
giugno 2014 il calo è di 80 mila
unità (-8,5%). E gli inattivi sono
cresciuti di 45 mila unità. Una
batosta, visto che sul versante
disoccupazione va anche peggio:
l’aumento è del 5,2% su base
mensile (+34 mila)

68,8%
Titoloni I titoli trionfalistici dei giornali. Dall’alto
verso il basso il “Messaggero”, “Repubblica” e “il Resto del Carlino”. A giugno
gli occupati sono scesi, e i
contratti precari saliti

È la percentuale dei contratti a
tempo determinato, cioè quelli
precari, sul totale di quelli
stipulati a giugno scorso. Quelli
stabili si sono fermati invece al
17,7%, in crescita rispetto al 13%
del giugno 2014. Sempre a giugno,
il trende delle stabilizzazioni si è
invertito, con l’esplosione dei
contratti precari (+184 mila)

nata e la sua squadra di tecnici del
dipartimento del debito studiano
un sistema per ridurre il rischio
che il debito dell’Italia sia in mano
a speculatori pronti a venderlo al
primo sussulto dei mercati, come
era successo nel 2011 con la crisi
dello spread. Inventano il Btp Italia: debito venduto direttamente
alle famiglie invece che alle aste riservate alle banche. Sono titoli indicizzati all’inflazione, quattro
anni di durata, interesse fisso, taglio minimo di soli mille euro. E,
grande innovazione, un “premio
di fedeltà” per le persone fisiche
che acquistano il titolo all’emissione e lo tengono fino a scadenza:
un bonus del 4 per mille che va soltanto agli investitori retail, non alle banche o ai fondi.
Il primo collocamento è un successo: 7,3 miliardi di euro piazzati
ai risparmiatori, più del doppio
dei 3 attesi, gli investitori istituzionali (che non hanno il premio)
chiedono soltanto 1,7 miliardi. I
primi Btp Italia stanno per arrivare a scadenza, si avvicina il momento di incassare il bonus del 4
per mille. Il 24 giugno scorso il vice direttore generale dell’Associazione delle banche italiane,
Gianfranco Torriero, scrive agli

Vertice Maria Cannata, capo del servizio del debito LaPresse

I numeri

4

per mille. Il
premio
attribuito ai
piccoli
risparmiatori
che
detengono i
Btp Italia fino
alla scadenza
(durano 4
anni)

7,3

miliardi. La
prima
emissione di
Btp Italia nel
2012 è stata
un grande
successo

associati che il ministero dell’Economia “ha avviato un’attività di
verifica presso gli intermediari
coinvolti nell’attività dell’attività
di collocamento del Btp Italia che
hanno presentato domande di
modifica del codice Isin”. Tradotto: i Btp Italia hanno un loro codice
identificativo, gli “Isin Cum”sono
destinati ai piccoli risparmiatori,
e pagano il premio. Quelli “Isin
Ex” vanno agli istituzionali e non
lo pagano.
TRA 2012 E 2014 molte banche
hanno chiesto di cambiare il codice di titoli da loro intermediati,
cioè di trasformarlo da Ex a Cum
(nessuna l’inverso) per far pagare
il premio a titoli che erano identificati come non aventi diritto. Il
ministero, scrive Torriero dell’Abi, “sebbene abbia sinora riscontrato una sostanziale correttezza
nell’operato delle banche nella
gestione di tali operazioni di storno, ritiene che esse rivestano carattere di eccezionalità e non debbano rappresentare la norma”. Il

passaggio da Isin Ex a Cum, l’attribuzione del premio a un titolo
che non l’aveva, non era neppure
prevista dalle regole del Btp Italia.
Non si sa cosa significhi la “sostanziale correttezza”, Tesoro e
Abi negano che ci siano stati abusi
e che le banche siano riuscite ad
attribuire il premio a titoli in mano
a investitori istituzionali, dunque
non legittimati a riceverlo. Anche
perché, spiegano, c’è un doppio
controllo: si può incrociare il tipo
di titolo con l’anagrafica del cliente. E chi fa questo controllo? Ovviamente la banca stessa.
SECONDO L’ABI, questo caos sa-

rebbe dovuto al fatto che erano le
prime volte in cui si vendeva debito al mercato retail e quindi, in
pratica, bisognava adeguare la
classificazione dei titoli che tendevano a essere attribuiti agli investitori istituzionali cui vanno di
solito. Anche se ci fossero state irregolarità, nell’ipotesi cioè che ci
sia chi abbia fatto il furbo provando ad attribuire il premio fedeltà
(milioni di euro in ballo) abusivamente a qualcuno, o a se stessi,
nessuno avrebbe l’incentivo a rivelarlo. Le banche perché sarebbero loro le colpevoli, il Tesoro
perché dovrebbe ammettere che il
suo Btp Italia ha regalato soldi alle
banche. La linea ufficiale è che
non è successo nulla.
I fatti sono che c’è stata un’indagine e che, dall’aprile 2014, il
Tesoro ha cambiato le procedure,
offrendo in giorni diversi i titoli al
retail e agli investitori istituzionali. Per rendere tutto più efficiente,
ma anche per eliminare la possibilità di fare i furbi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE STRAGI e i diritti negati

neria. Il pregiudicato piduista
Luigi Bisignani, altro andreottian-berlusconiano, non
si segna con la croce nemmeno al Vangelo. Sullo sfondo del
suo profilo, c’è la statua mariana della Regina della Pace,
tanto cara alla signora Livia,

“discreta e riservata” nonché
“donna ideale come sposa e
madre” mentre il marito gestiva il potere. La Madonna e
Bisignani, due opposti come il
paradiso e l’inferno.
Pier Ferdinando Casini è in
nero. Accanto a lui c’è l’ex mi-

Mani
Casini tiene le
mani giunte,
strette tra le
gambe. Accanto è seduto Vincenzo
Scotti, ex ministro dc. Arnaldo Forlani,
in basso a destra, arriva in
ritardo e alza
la mano per
salutare.
Sopra il faccendiere piduista Bisignani ha le
mani dietro
alla schiena:
da buon massone non si
segnerà mai
con la croce
durante il rito
foto di Umberto
Pizzi

nistro Vincenzo Scotti, che fu
sì andreottiano ma per poco,
visto che lo chiamavano Tarzan perché passava da una
corrente-liana all’altra. Roberto Formigoni rimane in
piedi: Comunione e liberazione fu sempre vicina a Belzebù

e viceversa. Il sacerdote insiste sulla fede ed evoca la tragedia del rapimento Moro:
“Anche il marito della signora
Livia temeva di essere rapito e
si raccomandò perché la moglie trovasse conforto nella fede, qualora fosse accaduto”.
Arnaldo Forlani, il grande
avversario di Andreotti nel ‘92
per il Quirinale (non la spuntò
nessuno dei due), arriva tardi,
all’Osanna nell’alto dei cieli, e
quando i funerali finiscono si
ritrova con Casini sul sagrato.
Todo modo cede il passo al banale retroscena quotidiano.
Racconta Casini: “Sapessi Arnaldo, la guerra tribale nel Pd
che c’è stata ieri al Senato sulla
Rai”. Forlani non reagisce e
Casini ripete: “Ho detto tribale”. “Todo modo para buscar
la voluntad divina”. “Ogni
mezzo per cercare la volontà
divin a”, come imponeva
Sant’Ignazio.
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Dall’Inps, finalmente
la pensione alle quattro
vittime sopravvissute
FORSE È STATA la volontà di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei
famigliari delle vittime e parlamentare Pd, di parlarne domani alla commemorazione
della
Strage di Bologna. Forse
è stata la raccolta di firme promossa dallo stesso Bolognesi. O forse il
fatto che dopo più di dieci anni dall’approvazione della norma qualcosa
doveva cambiare. Di sicuro ieri l’Inps ha informato le quattro vittime della stragi (da quella di
Bologna a quella di via dei Gergofili) che da agosto
riceveranno la pensione di invalidità, come previsto dalla legge 206 sui risarcimenti alle vittime
di stragi approvata nel 2004. I quattro, al tempo,
erano bambini e hanno riportato ferite permanenti sull’80 per cento del corpo.

q

8 » CRONACA
LA CARTOLINA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

A SPASSO PER BISACCIA
AI TEMPI DI FACEBOOK
» FRANCO ARMINIO

L’INCHIESTA

» ANTONIO MASSARI

L

a “repressione intern a”. La “v io la zi on e
dei diritti umani”. Il
30 ottobre 2014 il Mise scrive ad Hacking Team una lettera durissima: spiega
di essere in possesso di “elementi di informazione” su
“operazioni di esportazione”
che potrebbero essere “connesse” a “utilizzazioni attinenti alla repressione interna ed alla violazione dei diritti umani”. La firma il dirigente del Mise Massimo Cipolletti. È ormai noto –sin dai
primi giorni in cui i 400gigabyte sottratti ad Hacking
Team sono stati pubblicati online – che Governo e uomini
dei servizi si sono adoperati
per risolvere la grana che l’azienda aveva con il ministero
dello Sviluppo economico.

,

SONO STATO a passeggiare
per un’oretta a Bisaccia nuova.
Qui si chiama Piano Regolatore, lo strumento urbanistico che si fa nome e condanna.
Mentre camminavo mi veniva voglia di stare su
Facebook. Ho parlato con uno che è tornato da
Torino per le vacanze. Mi ha detto che gli piacciono le mie foto su Facebook. Rimpiange il paese

sono uscito per portare un pantalone in lavanderia.
La vita delle relazioni in un certo senso si svolge su
Facebook. La realtà è diventata un luogo polveroso, confuso, inerte. Lo capisci quando ti trovi
finalmente davanti al mare o davanti a un paesaggio pulito. La Rete la lasci e la prendi con un
colpo di mouse. La realtà richiede tempo e fatica
per essere amata o per essere contestata.

Hacking, gli stati canaglia
e l’ok di Palazzo Chigi
Silenziata l’allerta per i software forniti a governi che fanno “repressione interna”

Il capo
L’amministratore della Hacking Team, David Vincenzetti. La società
con sede
a Milano vittima di un attacco hacker

QUEL CHE PERÃ’ va sottoli-

neato è che la “grana” non riguardava soltanto le difficoltà economiche, fino a una paventata chiusura, della HT,
ma un enorme problema politico: il sospetto che l’azienda italiana vendesse il proprio software-spia a stati che
violano i diritti umani e per fini legati alla repressione interna. Stati come il Sudan, l’Etiopia, l’Egitto e il Marocco,
che – come avevano scoperto
diversi gruppi di difesa dei diritti umani – utilizzavano il
sistema di spionaggio per
controllare anche i giornalisti. Che non si trattasse di mere invenzioni degli attivisti
sparsi per il mondo, è agevole
scoprirlo spulciando le mail
di HT, dove è possibile scoprire gli incontri dei manager
italiani con uomini del Niss, il
servizio segreto del Sudan.
Il Mise nove mesi fa aveva
deciso di intervenire su questo pericolo, spingendo la HT
a sottostare a una procedura
di autorizzazione per l’e-

di una volta.
Adesso gli emigrati non tornano al paese, tornano solo alla loro casa. Vanno a
salutare una vecchia zia, non osano passare per la piazza, si sentono estranei.
Anche qui c’è un senso di solitudine, ma uno spera che possa spuntare qualcuno che ci riconosca.
La realtà si è fatta scialba, un puro luogo di attraversamento, un luogo di incombenze: stasera

L’allarme del Mise
”Violati diritti umani”.
HT si muove: “Pressioni
sul ministero
dalla Presidenza”
sportazione del software RCS, considerato il suo possibile sistema con impiego militare, dunque soggetto alle
leggi che vietano il commercio con i paesi sotto embargo.
L’amministratore David
Vincenzetti non si perde d’animo. Contatta direttamente
tutti i clienti italiani. Presidenza del consiglio e servizi
segreti compresi. “Rischiamo di chiudere”, spiega senza
tanti giri di parole. L’uomo

400

Gigabyte sottratti
alla società di Milano
e pubblicati online
giusto che - secondo le e-mail
“esfiltrate” dagli hacker all’inizio di luglio - ha un nome in
codice: per tutti gli uomini
della società milanese è semplicemente il signor “G”.
All’anagrafe risponde al nome del generale Antonello
Vitale.
UN NOME già presente nei ca-

blogrammi pubblicati da Wikileaks, con il grado di generale di Brigata Nato, in forze
nel 2007 allo staff per gli affari

strategici. Insomma, un pezzo grosso, che - secondo le
e-mail di Hacking Team - oggi occupa un posto di alto livello nei servizi militari. Vitale nel contempo era un referente di assoluta fiducia per
Vincenzetti.
Le pressioni sul Mise aumentano di ora in ora, di giorno in giorno, e alla vigilia
dell’incontro tra HT e ministero, l’8 novembre 2014, il signor “G”scrive a Vincenzetti:
“Buongiorno David, parleremo anche noi con Teti. Speriamo bene. A dopo”. Amedeo Teti è il direttore generale del Mise. E il 10 novembre
sembra che sia tutto a posto. Il
Mise ha assicurato che il
provvedimento sarà sospeso.
“La ringrazio moltissimo, G –
scrive Vincenzetti in una delle mail pubblicate su Wikilea-

ks – ho un ulteriore debito
verso di lei”. Poi gli propone
di far prendere allo Stato il
controllo di HT: “Basterebbe
poco per prendere il controllo dell'azienda e ricompattarla... Un vostro intervento finanziario tramite il fondo
strategico, il fondo italiano o
un vostro fondo vi permetterebbe di garantirvi la sopravvivenza dell’azienda e il suo
controllo. Ci sono sicuramente altre strade. Personalmente sono anche disposto a
entrare nel vostro organico,
se ciò ha senso ed è possibile...”.
INSOMMA, Vincenzetti cerca

di nazionalizzare HT e il signor “G”, in alcune e-mail,
sembra disposto a discuterne. Di certo, in pochi giorni, il
problema al Mise viene risolto e nella sede di Via della Moscova a Milano si brinda,
mentre Vincenzetti racconta
per e-mail ai soci come sono
andate le cose: “Ormai abbiamo coinvolto e sensibilizzato
talmente tante parti, assolutamente eterogenee tra loro,
che non sappiamo con esattezza da dove sono arrivate le
pressioni maggiori al Mise.
Ma su una posso giurarci: la
Presidenza del Consiglio”.
Questa è la storia raccontata
dalle mail online pubblicate
da Wikileaks: il Mise voleva
imporre ad HT di dimostrare
che non esportava il software
Rcs a paesi che violano i diritti
umani; la presidenza del
Consiglio, invece, premeva
nella direzione opposta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

“Mai pagato così tanto come con il Pd”
S

alvatore Buzzi, ritenuto
dalla procura di Roma
braccio “sinistro”di Massimo
Carminati, continua a parlare
dal carcere di Nuoro dove è
detenuto al 41 bis. Arrestato
durante la prima retata di Mafia Capitale, il capo della 29
giugno rivela nuovi nomi durante due interrogatori tenuti
a giugno e tre a fine luglio. A
darne notizia è il TgLa7.
Secondo quanto riportato
dal servizio, Buzzi avrebbe
detto di non aver “mai pagato
così tanto” da quando a Roma
c’è il Pd. E al Campidoglio? Lì
sono “famelici”, dice. Ai pm avrebbe fatto anche il nome di
Fabrizio Panecaldo, attuale
capogruppo Pd al Comune di
Roma (estraneo alle indagini)
definendolo “i n si s t e n te ”.
Tanto che sarebbe per lui la
metafora della mucca che se

I messaggi di Buzzi dal carcere L’uomo delle coop di Mafia

Capitale dice di aver finanziato sia Gasbarra che Bettini
non mangia non si munge.
Buzzi parla anche dell’affare
per il palazzo della provincia,
all’Eur: “Secondo Odevaine
presero soldi il capo di gabinetto Venafro, il segretario
generale Cavicchia e Peppe
Cionci (imprenditore non indagato, ndr) per Zingaretti
(anche questi non indagato,
ndr)”.
MAURIZIO VENAFRO si è dimesso dopo che uscì la notizia
della sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito
dell’assegnazione della gara
Recup per le Asl. Sull’ex capogruppo Pd Francesco D’Ausilio, Buzzi dice: “Gli ho dato 22

Arrestato
Salvatore Buzzi è in carcere
a Nuoro
nel regime
del 41 bis.
È stato arrestato a dicembre 2014
nell’inchiesta
Mafia Capitale
Ansa

mila euro tramite il suo capo
segreteria Nucera”. Neanche
D’Ausilio è indagato. E tutto
ciò che Buzzi sta mettendo a
verbale sarà verificato dai magistrati. Tuttavia il messaggio

è semplice: “Noi il Pd non l’avevamo mai pagato in quella
maniera. Abbiamo sempre
contribuito alle campagne elettorali con piacere, alle europee, con Bettini e Gasbarra

in lotta, per non sbagliare abbiamo finanziato tutti e due.
Ma essere affrontati così in
consiglio comunale non ci era
mai capitato”. Fonti vicine a
Gasbarra negano i finanziamenti e la conoscenza con
Buzzi.
NEGA PURE quanto attribuito-

gli, Daniele Leodori presidente del Consiglio regionale.
Sempre secondo il TgLa7 - di
lui Buzzi avrebbe detto che
“sapeva che l’assessore Patanè ci chiedeva soldi per la gara
del multimateriale”. Commentano dallo staff di Leodori: “Mai saputo nulla”. Intanto
Buzzi dal carcere si fa tante
domande: “Ancora non ho capito dove sono accusato di mafia? Sulla corruzione ho capito
tutto ma sulla mafia, no”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LAGIORNATA
POLITICA
MESSINA

Concessi
i domiciliari
all’ex deputato
Genovese
I GIUDICI
del tribunale di
Messina hanno sostituito
la misura della custodia in
carcere applicata a
Francantonio Genovese il
15 gennaio 2014, con quella
degli arresti domiciliari,
“ritenuta adeguata per fare
fronte alle esigenze
cautelari”. Genovese, ex
deputato Pd, è accusato di
associazione per
delinquere truffa e frode
fiscale sulla formazione in
Sicilia. Il 15 maggio 2014, la
richiesta di misura
cautelare era arrivata alla
camera che aveva votato
‘Sì’ all’arresto. Misura
adesso modificata nei
domiciliari. “Un
provvedimento - ha
spiegato il suo legale,
l’avvocato Antonino
Favazzo - con cui vengono
applicati incontrovertibili
principi di diritto ed è stato
compiuto un primo,
significativo passo per
porre fine ad una situazione
di palese ingiustizia”.

e

MOLFETTA

Natalicchio
resta sindaco,
la Serracchiani
l’ha convinta
IL SINDACO
di Molfetta, Paola
Natalicchio, ieri ha deciso di
ritirare le dimissioni
presentate il 18 luglio
scorso. Matteo Renzi,
subito dopo aver appreso la
notizia, ha ringraziato
Debora Serracchiani per il
lavoro prezioso svolto su
Molfetta, che ha
contribuito a far rientrare le
dimissioni del sindaco,
ripristinando un clima
positivo e di fiducia tra il
primo cittadino e il Pd. La
prima cittadina ha anche
ridimensionato le dure
dichiarazioni che avevano
preceduto le sue dimissioni:
“Nel partito c’è un clima
politico irrespirabile, mi
sento delegittimata”.
Anche il governatore
pugliese Michele Emiliano
ha espresso soddisfazione
per la “pace interna” nel
partito: “Tutto è bene quello
che finisce bene, il Pd
pugliese è una grande forza
mite della politica del Sud e
ha saputo trovare anche a
Molfetta la giusta soluzione
a vantaggio del popolo di
quella città”.

e

CRONACA

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

TORINO

Indagati i due leghisti
dopo il blitz contro
il tappeto islamico

VIOLAZIONE della legge Mancino
sulle discriminazioni per motivi razziali. È il reato ipotizzato per i due consiglieri
comunali leghisti di Torino, Fabrizio Ricca e
Roberto Carbonero, per il loro blitz di quattro
giorni fa nel centro di preghiera che il municipio aveva temporaneamente allestito a Palazzo Civico in occasione di un forum. Ripresi
da una telecamera e diffusi via Facebook, i

q

due consiglieri leghisti avevano fatto irruzione nella Sala dei Matrimoni, rimuovendo il
tappeto da preghiera in nome, avevano detto, della laicità: “Il Comune è luogo istituzionale”, avevano dichiarato i due esponenti del
Carroccio. Non altrettanto entusiasmo aveva sollevato il crocifisso nella Sala Rossa, rimasto indisturbato finché il giorno successivo al blitz leghista i consiglieri Viale, Mon-

talcini (Pd) e Bertola (M5S) avevano proposto una delibera per toglierlo dal muro dove
venne appeso in omaggio al Concordato. L’episodio del tappeto aveva avviato un caso
politico, coinvolgendo dal ministro dell’interno Angelino Alfano (“Irresponsabile” impedire la preghiera) all’arcivescovo di Torino
monsignor Cesare Nosiglia, che aveva auspicato parità di trattamento per ogni culto.

REGGIO CALABRIA Indagato l’ex presidente La Camera
» LUCIO MUSOLINO

C

on i soldi per fare antimafia hanno comprato anche un pollo
di plastica per fare
giocare il cane. Così, secondo
un’inchiesta della Procura di
Reggio Calabria, il “Museo
della ’ndrangheta”è diventato il museo della truffa.
Rapporti privilegiati con
la politica per accaparrarsi finanziamenti a pioggia, fatture false, rimborsi gonfiati e utilizzo di fondi pubblici per
spese personali. In Calabria
crolla un altro pezzo di antimafia. Quella con la partita iva, spalleggiata dai politici e
di casa negli uffici della Provincia di Reggio e della Regione.
I pm Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo hanno iscritto nel registro degli indagati Claudio La Camera,
l’ex presidente dell’associazione “Antigone-Museo della ’ndrangheta” e consulente
dell ’Unodc, l’ufficio delle
Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. Dopo avere
affittato (senza contratto) un
appartamento dal boss Giuseppe Liuzzo, La Camera è
accusato di truffa aggravata
ai danni dello Stato, falsità ideologica e appropriazione
indebita.
LA GUARDIA DI FINANZA ha

»9

IL COMMENTO

TUTTI I CONTI
MESSI IN RETE
PER RISPETTO
A VIVI E MORTI

Soldi, amici e polli di gomma
Così l’antimafia diventa truffa P

» ENRICO FIERRO

Al setaccio i finanziamenti al Museo (oggi Osservatorio) della ’ndrangheta

za per un giorno di lezione sul
giornalismo investigativo.
Ma anche il libro Vincere la
’ndrangheta(scritto da La Camera con l’introduzione di
Renato Schifani), la trascrizione di atti giudiziari (già digitalizzati dalla Procura), i
compensi alla giornalista di
Repubblica, Claudia Brunetto, responsabile dell’ufficio
stampa del Museo e quelli
dell’ex comitato scientifico
formato dai professori Lombardi Satriani e Fulvio Librandi. Trentamila euro è costata, inoltre, la partecipazione a un documentario sulla
‘ndrangheta trasmesso poi da
Rai Educational.

L’antimafia
lucrosa delle
partite iva
La sede
del “Museo oggi Osservatorio - della ’ndrangheta”, in
una villa confiscata alle cosche, e due
immagini degli interni. A
destra l’ex
presidente
dell’associazione
“Museo della
’ndrangheta”,
Claudio
La Camera

passato al setaccio i finanziamenti percepiti dal “Museo
(oggi Osservatorio) della ‘ndrangheta”, diventato in pochi anni un business da quasi
un milione di euro. Grazie alle entrature politiche, infatti,
dal 2007 al 2014 La Camera
ha rastrellato contributi pubblici per 856mila euro di cui
quasi 800mila sarebbero staalte istituzioni, non solo calati erogati indebitamente.
Nell’inchiesta sono coin- bresi. Protocolli di intesa con
volti anche funzionari e po- la prefettura, progetti asselitici, denunciati per concor- gnati dai vari ministeri e paso in abuso d’ufficio. Tra que- trocinati dalla Presidenza del
sti tutta la precedente giunta Consiglio dei ministri ma anregionale di centrodestra, che singoli convegni finanguidata dall’ex governatore ziati prima dalla Provincia di
Giuseppe Scopelliti, già con- Reggio e poi, con un nome didannato in primo grado a 6 verso ma con le stesse pezze
anni di carcere nel processo giustificative, pure dalla Re“Fallara”. Assieme agli ex as- gione. E ancora: cene, taxi,
sessori aveva firmato le deli- auto noleggiate e viaggi inbere con cui è stato finanziato giustificati (e rimborsati due
volte) a Beril Museo che
lino, in Mesha sede in una villa, con- I conti. Quasi
sico, in Perù,
fiscata alle 800mila euro erogati
a Panama, a
cosche, il cui
Parigi, a
impianto di indebitamente,
Vienna, a Vev id eo so rv e- secondo i controlli
nezia e a Roglianza è coma.
stato 120mi- eseguiti dalla Finanza
Gli inquila euro. Un
renti stanno
impianto
vagliando
collaudato ancora prima di tutti i biglietti aerei ma seconessere realizzato e stimato do la Guardia di finanza ce n’è
non più di 30mila euro. Ep- quanto basta per interdire
pure è stato fatturato 99mila l’associazione antimafia e
euro dalla “Elettroservice” di impedirle di accedere ad altri
Alberto La Camera (forse suo finanziamenti. Dagli estratti
cugino?) che, però, ne avreb- conto spuntano gli assegni inbe ricevuto appena 51mila.
testati a collaboratori e giorIl quadro è imbarazzante nalisti locali (spesso non porcosì come la capacità di La tati all’incasso), i 3mila euro
Camera di infiltrarsi nelle più pagati alla “iena”Luigi Pelaz-

LARGA LA PARTECIPAZIONE

SPESECURIOSE
Gallina da rimborso

La procura cerca tra le spese
“non spettanti” e nei bilanci
dell’ex “Museo” ce n’è di buone:
la riparazione di una Mazda
l’acquisto di un I-pad, di pinze da
bucato, articoli di modellismo...
Ma il miglior rimborso è quello di
12 euro e 90 centesimi chiesto
per un pollo di lattice, popolare
giocattolo per cani

Viaggi pagati due volte

Berlino, Messico, Perù, Panama,
Parigi, Vienna, Venezia, Roma:
gli inquirenti vagliano biglietti
aerei (rimborsati due volte) e
cene, taxi, auto a nolo. Per la
Finanza ce n’è abbastanza per
impedire all’associazione di
accedere ad altri finanziamenti

di personalità e professori universitari ai convegni organizzati dal Museo, alcuni a titolo completamente gratuito
come l’ex presidente della
Commissione antimafia
Francesco Forgione, lo storico Enzo Ciconte e professori
universitari come Nando
Dalla Chiesa, Vittorio Mete e
Rocco Sciarrone. Per altri, invece, come la professoressa
Mirella Schino (Università
Roma 3) e diversi docenti universitari de L’Aquila, oltre
alle spese di viaggio e di soggiorno è stato pagato un gettone di 4.800 euro per un seminario teatrale. Relazioni e
contenuti dei dibattiti sono
stati poi sbobinati da Maria
Ficara, compagna di La Camera, che per questo avrebbe
percepito diverse migliaia di
euro senza alcuna ritenuta
d’acconto. E se la “segreteria
e la struttura amministrativaӏ costata oltre 10mila euro
elargiti all’Osservatorio criminologico del Mediterraneo (guidato da Grazia Gatto
anch’essa indagata), più modesta è la spesa per la “predisposizione dei contratti, risorse e modulistica di riscontro”: 3mila euro allo studio

Coinvolti nell’inchiesta
anche funzionari
e politici, inclusa tutta
l’ex giunta regionale
di centrodestra guidata
da Giuseppe Scopelliti

Protocolli d’intesa con
prefettura e ministeri,
il patrocinio di Palazzo
Chigi, convegni pagati
prima dalla Provincia
e poi dalla Regione...
“Mconsult” per un singolo
progetto.
La Procura vuole vederci
chiaro su tutte le spese “non
spettanti” come la riparazione di una Mazda. Per non parlare dell'acquisto di un ipad,
di pinze per il bucato e di articoli di modellismo. Tra le
carte del Museo finanche il
rimborso di 12 euro e 90 centesimi per l’acquisto di un
pollo in lattice utilizzato come giocattolo per il cane che
poi, però, doveva pure mangiare. L’importante è conservare lo scontrino. La sensazione è che l’antimafia abbia
agito come i politici calabresi
coinvolti nella recente inchiesta “Rimborsopoli”. Se
loro si facevano pagare addittura i caffé, allo stesso modo i
contributi erogati al “Museo
della ’ndrangheta” sono serviti per comprare il cibo per
animali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

overa antimafia.
Poveri sentimenti,
idee e tensioni di chi
decide che anche in Calabria valga la
p e n a r ischiare,
scendere
in piazza e
metterci
la faccia
per opporsi
al sistema di potere politico-mafioso. Povere belle bandiere stracciate da chi dell’antimafia
fa un mestiere, un sistema
di relazioni e di affari spesso opachi. L’ultimo scandalo lo raccontiamo
n el l’articolo accanto e
parla di finanziamenti
pubblici e spese pazze, di
bilanci farlocchi, di viaggi
all’estero e rendicontazioni allegre. È tutto da verificare, e saranno pubblici
ministeri e giudici a farlo.
Per il momento possiamo
dire che dopo i casi di Rosy
Canale e Carolina Girasole, icone di un’antimafia amorale, questo è un altro
colpo durissimo al movimento che organizza la
lotta alle cosche al di fuori
dei palazzi di giustizia e
delle stanze dei corpi di polizia. In Calabria esiste una questione morale che
tocca anche le associazioni
dell’antimafia sociale. Lo
ha denunciato con forza
don Luigi Ciotti, il padre di
Libera. Ha ragione il procuratore Nicola Gratteri
quando dice “basta con
l’antimafia della partita Iva, associazioni che vanno
in giro a chiedere contributi per camminare con una
candela in mano”. Ha ragione ma solo in parte, perché senza l’organizzazione della società civile, il lavoro dei magistrati non farebbe un passo, soprattutto in Calabria dove il rapporto tra mafia, massoneria, politica e istituzioni è
strettissimo. E allora, se si
vuole recuperare la credibilità perduta, bisogna fare chiarezza. Ci sono fondazioni che si richiamano
a vittime della mafia, associazioni che gestiscono i
beni strappati ai boss, movimenti: tutti mettano in
rete bilanci e fonti di finanziamento, elenchino le attività svolte, documentino
e rendano pubblica ogni
cosa. È anche l’unico modo
per rispettare i vivi e i morti nella Calabria di Peppino Valarioti, Rocco Gatto,
Giovanni Losardo e delle
oltre 200 vittime innocenti di ’ndrangheta negli ultimi 25 anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

10 »

P G

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

iazza rande

Il livello della politica scende
sotto lo zero se diventa gossip
Molti organi d’informazione, facenti riferimento alla sinistra, insistono nel criticare e ridicolizzare un senatore, abruzzese, forse
ingenuo e ruspante, ma rispettoso
dei normali dogmi della morale e
della buona educazione. Forse il
suo peccato è uno solo: appartiene
a Fi. La riprova è il linguaggio soft
che si usa invece per altro politico,
fidanzata di un ex spogliarellista,
propenso questi a spiegare nei
particolari, con linguaggio colorito, l’intimità di coppia e non solo.
Se la moglie di Cesare, e non solo
Cesare, deve apparire lontana da
ogni sospetto, non reputo educativo, per le future generazioni, che
la politica finisca (figurarsi se non
fosse del Pd) sui quotidiani gossip,
italiani e stranieri. Mille volte meglio il genuino e ruspante senatore
abruzzese, mio corregionale, al
quale si può rimproverare cosa, di
essere arrivato dov’è dal nulla?
Forse sarà privo di cultura e non
accostabile agli intellettuali snob,
ma mille volte meglio di chi, dopo
aver tanto criticato e rigettato le azioni dell’ex premier Berlusconi,
non credo sia finito sugli altari
della santificazione.

A DOMANDA RISPONDO

BRUNA GAZZELLONI

Il nuovo sistema pensionistico
in base alla capacità dei singoli
Il nostro sistema pensionistico va
cambiato perché comincia ad essere insostenibile. Perciò, per le
pensioni, si potrebbe in futuro fissare un tetto massimo non particolarmente elevato, correlando ad
esso i relativi versamenti, per poi
creare un sistema diffuso di pensioni integrative volontarie che
ciascuno potrebbe costituirsi in
base alla propria capacità di spesa.
Per fare ciò servirebbe però un
cambiamento di comportamenti e
di mentalità.
MARIO PULIMANTI

FURIO COLOMBO

L’Expo di Milano
è un trionfo o un flop?

CARO COLOMBO, ho visto vari battibecchi e polemiche sul numero (immenso, no, esiguo) dei visitatori
dell’Expo. Qual è il vero stato delle cose?
VALERIO

OVVIAMENTE non so rispondere, altrimenti non ci
sarebbero le polemiche che il lettore ha notato, e che
hanno impegnato il bravo commissario Sala, vari
statistici e vari prefetti. Tutto nasce da una mania di
vanto, di gloria e di grandezza che è tipico di un’Italia
molto vecchia (che per esempio, ha celebrato per decenni la sua vittoria nella prima guerra mondiale,
dopo avere fucilato i suoi soldati per coprire l’inettitudine dei suoi generali e del cosiddetto “re soldato”); e di una Italia molto giovane, quella di Renzi,
che vuole che tutto ciò che lui tocca diventi un clamoroso successo e una prova del nuovo orgoglio italiano. È certamente un fatto, dimostrabile in molti
modi, e comunicato da molte fonti, che i visitatori
dell’Expo sono stati molto meno di quelli attesi. Ma
quelli attesi erano frutto di una prematura celebrazione sul ritorno dell’Italia alla gloria, e una sottovalutazione clamorosa di tante circostanze negative. Il trionfo annunciato non poteva accadere e non
era possibile. Ogni volta si mettono in discussione i
meriti (sempre un po’esagerati) e i demeriti (che probabilmente non gli spettano) di questo Sala che ha
preso in mano con impegno la più modesta Expo del
mondo dalle origini ad oggi. Eppure i segni premonitori c’erano, dalle difficoltà economiche italiane a
quella dell’attraversamento di una grave turbolenza
mondiale. Dopo avere liquidato chi poteva pensare e
inventare qualcosa, si è finto di non ricordare le maxi-retate di polizia a carico di nutriti gruppi di persone che hanno avuto a che fare con la costruzione (o
il contrario) dell’Expo a vario titolo (politici, managers, esperti, consulenti) avvenute lungo tutto il percorso. Il lavoro, per forza, è rallentato e ha perduto
qualità e livello, cambiando progetti a causa di una
quantità di “mani invisibili” (non proprio quelle di
Adam Smith) che erano decise a trarre profitto da
una Esposizione universale ridotta a fiera. Almeno

LUCA C. GUERRIERI

L’ombra nera di Mafia Capitale
dietro gli incidenti a Fiumicino
Leggo dei continui “incidenti”
all’aeroporto di Fiumicino. Poiché questo mi riporta a parecchi
anni addietro quando la mafia faceva seguire attentati per ottenere
quanto voleva contro chi “limitava” la propria attività, non mi pare
inutile ipotizzare che le ultime vicende giudiziarie che hanno riguardato mafia capitale, Ostia e
soprattutto il sequestro del porto
turistico di Ostia da parte della
magistratura siano tra le motivazioni che hanno visto un concentrico attacco all’hub più importante nazionale nel campo del trasporti aerei proprio in questo periodo.

Inviate le vostre lettere (massimo 1.200 caratteri) a: il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42 - lettere@ilfattoquotidiano.it

Il sindacato in azienda conta
meno della macchina del caffè
A proposito del dibattito tra Landini e Cmusso, c’è un fatto, accaduto pochi giorni fa, della cui veridicità sono assolutamente certo.
In una media azienda del Vicentino, che conta circa 200 dipendenti,
un operaio si presenta al direttore
del personale, affiancato dal solerte rappresentante sindacale dell’azienda. Chiede all’azienda di rilasciargli una dichiarazione, per sua
stessa ammissione falsa, che attesti che lui è addetto ad un lavoro
“usurante”: in questo modo avrebbe la possibilità di andare in pensione subito, senza aspettare altri
cinque anni secondo le vigenti leggi. Non contento di questo, chiede

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Layla Pavone, Marco Tarò, Marco Travaglio

sei conflitti importanti si sono aperti nel mondo tra la
progettazione, la preparazione, l’inaugurazione di
questa mostra impossibile. Perché impossibile? Perché nessuno ha notato che, dalla globalizzazione
all’informatica, dalla migrazione di massa all’Isis,
dalla stagione più grande di corruzione mai vissuta
in Italia alla grave crisi economica, prima di tutto
europea, ma anche del resto del mondo, la vecchia
Expo del passato non si poteva più fare. La soluzione
certo non era far finta di niente e poi andare, tra quattro casette disneyane, molte cose non finite e alcune
di una modestia imbarazzante, a fare un pomposo
discorso di celebrazione del genio italico e del suo
governo, dedicando il discorso non alla sconfitta della corruzione, ma a denigrare coloro che erano e sono
rimasti scettici sull’impossibile evento. Renzi ha trovato la soluzione peggiore, che a lui piace. Con ampio
gesto ha indicato un modesto campo giochi per dire
“vedete che cosa sanno gli italiani se ben guidati?”.
Come se gli italiani, anche senza Renzi, non avessero
già fatto in passato qualche cosetta di più (si veda
l’area dedicata all’arte italiana curata con bravura
da Sgarbi ). Pensate a un leader che si rende conto del
momento impossibile, costruisce un solo grande auditorio con la migliore tecnologia di visione e di ascolto, e lo dedica a una serie di visioni al più alto
livello tecnologico e di discorsi con chi sta lavorando
a ritoccare le nostre vite e quelle della natura per
dire: “Non vogliamo essere l’ultima Expo. Siamo un
planetario di ciò che può e deve accadere a tutti noi. E
quando dico noi non intendo ‘noi italiani’. ‘Intendo
noi esseri umani, insieme’”. Se questo fosse accaduto, non saremmo stati lì a contare quanti passano dai
tornelli, e a dividerci sul lavoro di Sala che, si direbbe,
ha fatto del suo meglio, ma nei limiti di un orizzonte
molto piccolo. Renzi ha voluto fare il “miles gloriosus”. E Sala deve tentare di tenere in piedi il piccolo
circo detto “universale”.
Furio Colombo - il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42
lettere@ilfattoquotidiano.it

anche all’azienda di passarlo di livello, in modo da poter andare in
pensione con una retribuzione più
alta. Questa richiesta viene fatta di
fronte al rappresentante sindacale, che non batte ciglio. Alle rimostranze del direttore del personale, che si oppone al rilascio di una
dichiarazione falsa, il dipendente
obietta che “tanto lo fanno tutti”,
che “a voi non costa niente”, che
“l’aumento di livello scatta solo il
mese prima della pensione, e quindi il costo per l’azienda è irrisorio”.
Anche il rappresentante sindacale
avvalla queste giustificazioni, anzi
si risente per la poca “collaborazione” dell’azienda. Il dipendente
insiste, accalorandosi, ma il direttore del personale è irremovibile.

Centri stampa: Litosud, 00156 Roma, via Carlo Pesenti n°130,
20060 Milano, Pessano con Bornago, via Aldo Moro n° 4;
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Certificato ADS n° 7877 del 09/02/2015
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Due ore dopo lo stesso operaio
(guarda a volte le combinazioni)
lamenta un forte dolore di schiena
e va a casa. Il medico gli prescrive
20 giorni di riposo, ai quali seguiranno altre due settimane per le terapie del caso. Rientrerà quindi a
settembre, dopo la classica chiusura per ferie, mantenendo intatto
però il suo “monte ferie”, in quanto
passerà tutto agosto in “malattia”.
MASSIMO MONTELATICI

Il primo scopo di un giornalista
è far capire che cosa comunica
Ritengo che un giornale debba avere come scopo, cioè la finalità, di
farsi capire quando comunica delle notizie. Come secondo scopo,
cioè là finalità, di farlo in un italia-

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no corretto. Infatti il terzo scopo,
deve essere il fine di raggiungere
quante più persone possibile, anzi
attirarle. Quindi informazioni
chiare e fondate. Alle persone interessa capire quanto viene scritto,
non quanto sia dotto lo scrivente o
quanto lo vuole sembrare. Perciò
bando alla ricerca dell’originalità
ad ogni costo e alla ricercatezza
dell’esposizione. Basta con il ricorso esasperato ai lemmi stranieri,
dell’italiano scorretto nell’uso della grammatica e della sintassi. “Le
capigruppo”, “erano le una di notte”, “discoveri”, “plissè”, “inside fighettes”, e altre strampalaggini.
Ne posso citare a decine e sinceramente ci siamo stancati. Come si
dovrebbe sapere il giornale si può
leggere anche in treno, in tram o in
autobus. Possiamo portarci dietro
4 o 5 vocabolari e consultarli per
riuscire a capire quello scriteriato
di scrittore dell’articolo? Spero di
essere stato chiaro. E per finire
un’ultima osservazione. Imparate
la differenza di significato tra “la fine” e “il fine”. Non il fine della settimana, del mese, dell’anno, del
mondo, della vita. Ma la fine, la fine, la fine...di quelle cose li. Il fine è
tutt’altra cosa. Mi aspetto che venga fatta conoscere ai collaboratori
del “nostro” bellissimo giornale.
IGNAZZIO MINEO

Una lettrice combatte al fianco
del suo edicolante di fiducia
Innanzitutto complimenti al direttore Marco Travaglio per il senso
civico che dovremmo avere tutti,
nei confronti di due passeggeri.
Detto ciò vengo al motivo della mia
mail. Sono una vostra assidua lettrice, prima ero abbonata al vostro
unico meraviglioso giornale, una
volta andata in pensione preferisco
leggere il giornale cartaceo presso
il bar-edicola sito in via Aurelia sud
a Viareggio. L’edicolante mi ha informato che molto probabilmente
dovrà chiudere l’edicola perché il
fornitore dei giornali, che agisce in
monopolio, ha richiesto ad ogni edicolante della zona una somma extra annuale pena la sospensione
del servizio. Il mio edicolante ha
provveduto a contattare il sindacato dei rivenditori i quali hanno detto che questa è un’iniziativa unilaterale e che non possono intervenire. Ho già contattato l’assessore
alle attività produttive del comune
di Viareggio il quale mi sembra poco interessato nonostante la zona,
nel caso di chiusura dell’edicola, rimanga sprovvista di una fonte d’informazione. Questa richiesta è assurda, non ci sono regole o leggi che
la impongano: è come chiedere il
pizzo all’edicolante che non può
sottrarsi al pagamento pena la sospensione del servizio.
FIORELLA BERTOLUCCI

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PIAZZA GRANDE

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

FATTI DI VITA

L’ACQUA CALDA
DELLA BCE

L

a crisi greca è finita come anticipavo su queste pagine il 7 luglio: da
Leonida, Tsipras si è
rapidamente trasformato in Pirro. Si è aperta così la
stagione dei riposizionamenti. A
promuoverli non pare sia stata la
constatazione della insanabile
antidemocraticità dell’euro – un
regime nel quale burocrati privi
di legittimazione e responsabilità politica tengono sotto scacco
governi democraticamente costituiti. In effetti, il caso greco
prova come l’indipendenza della
Bce equivalga alla possibilità di
violare il proprio mandato per fini politici, senza render conto ad
alcuno.
DOPO NON AVER GARANTITO la

stabilità dei prezzi, mandando
l’Europa in deflazione, la Bce durante la crisi non ha garantito
nemmeno il funzionamento del
sistema dei pagamenti, chiudendo per ripicca le banche greche. Tuttavia
quanto ciò sia preoccupante “la gg en te
non lo capiscono” e la
troika preferisce occutarlo.
A scoperchiare il
vaso di Pandora è stata
però la scoperta che
l’euro non è irreversibile. Lo ha affermato il
ministro delle Finanze tedesco Wolfgang
Schäuble durante la
crisi, proponendo alla
Grecia un piano di uscita assistita, e lo ha
ribadito 28 luglio l’autorevole comitato di
esperti del governo te-

N

el piccolo gruppo
di studiosi italiani
e stranieri che, negli ultimi decenni,
ha trascorso un
certo tempo negli archivi e nelle
biblioteche, e a contatto con alcuni testimoni, si è fatta largo
l’idea che la storia italiana dei
terrorismi abbia avuto inizio,
con ogni probabilità, nel primo
dopoguerra con la strage di Portella della Ginestra (1 maggio
1947), per culminare negli anni
Sessanta con l’attentato di piazza Fontana (12 dicembre 1969) e
arrivare fino alla strage di piazza della Loggia a Brescia (28
maggio 1974) e al buio, che è ancora da diradare, sul biennio
’92-93. Viene confermato quello che, poco prima di essere assassinato, Pier Paolo Pasolini
scriveva: “Io lo so ma non ho le
prove”.
E DALLE TESTIMONIANZE dei

due terroristi condannati qualche giorno fa a Brescia – tra i
quali Maurizio Tramonte, informatore del SID – emerge con
sempre maggior chiarezza che
le notizie di quel che si preparava arrivavano per tempo al generale del SID Gian Adelio Maletti (opportunamente espatriato in Sud Africa) che si guardava bene dal comunicarle al
governo.
E lasciavano fare. Così ci sono
voluti più di vent’anni per sco-

» ALBERTO BAGNAI

desco, chiarendo come sia interesse di chi vuole mantenere in
vita l’euro prevedere regole di uscita, cui ricorrere come extrema
ratio nel caso in cui la crisi di singoli membri metta a repentaglio
la sopravvivenza del sistema.
Duro colpo a quella che inRethinking the union of Europe post-crisis (Ripensare l’unione dell’Europa dopo la crisi, Cambridge University Press) Giandomenico
Majone chiama “la cultura politica dell’ottimismo totale”: l’idea
che siccome tutto andrà bene
(perché la “politica” ha deciso
che non potrà andare che bene)
non sia necessario prevedere alcun piano alternativo, alcuna
strategia di gestione del rischio.
U n’idea delirante e blasfema:
proclamando di aver creato una
cosa eterna, i grigi Eichmann di
Bruxelles si sono sostituiti alla

divinità, che, com’è noto, in genere non apprezza tali surroghe.
IRA DEGLI DEI A PARTE, in qual-

siasi azienda chi ragionasse così
durerebbe una settimana. La caduta del dogma costringe ora i decisori politici e i loro media da riporto a venire a patti con la realtà,
pena una pericolosa perdita di
consenso nel momento in cui dovessero essere chiamati a gestire
un piano B (l’esempio di Tsipras
è eloquente). I rapporti ufficiali
delle istituzioni proclamano così
verità scientifiche e fattuali che
finora avevano relegato nelle note a piè pagina, nonostante fossero prevalenti nella dottrina economica.
Buona ultima la Bce, che scopre l’acqua calda: l’euro non ha
favorito la convergenza fra le economie europee, e
ha particolarmente
danneggiato l’Italia. Il
primo punto consegue da un fatto già ammesso dalla Bce: la
crisi dell’Eurozona è
stata determinata
dall’incapacità dei
mercati finanziari
privati nell’avviare i
risparmi verso impieghi produttivi (lo ha
affermato il 23 maggio
2013 il numero due
della Bce Vitor Constâncio). La convergenza fra le strutture
economiche ci sarebbe stata se i prestiti del
Nord avessero finan-

Letture estive
per ministre
molto impegnate
ziato investimenti produttivi al
Sud. Questo non è successo per
tanti motivi, incluso il fatto che al
Nord non conveniva: meglio finanziare il consumo da parte del
Sud di beni prodotti al Nord, per
far prosperare le industrie del
Nord, deindustrializzando il
Sud. Quanto all’Italia, era chiaro
che essa sarebbe stata particolarmente sfavorita. Gli indicatori di
vantaggio comparato elaborati
dal CEPII (centro studi parigino)
chiariscono come l’Italia partisse da un posizionamento sui mercati esteri simile a quello tedesco,
se pure su un diverso livello qualitativo. In particolare, entrambe
avevano un punto di forza nella
meccanica (Fiat contro Volkswagen, Ferrari contro BMW).
NON È STRANO che l’adozione di
una moneta comune, troppo debole per la Germania, troppo forte per l’Italia, abbia danneggiato
di più sui mercati esteri un paese
come il nostro, diretto e scomodo
concorrente della potenza egemone. Da questo deriva la crisi
della nostra produttività. In un’economia di mercato si produce
per vendere: entrando in un sistema che penalizza l’accesso al
mercato estero l’incentivo a innovare processi e prodotti viene
meno, soprattutto se un mercato
del credito distorto, offrendo denaro troppo a buon mercato, consente comunque di vivacchiare.
Semplici verità che gli economisti affermano fin da Adam Smith,
ma che i corifei del nostrano autorazzismo preferiscono ignorare, perché non funzionali alla denigrazione del paese che odiano:
il nostro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

STRAGI E SERVIZI,
STORIA SEMPRE
PIÙ CHIARA
» NICOLA TRANFAGLIA

Napolitano e fino alla fine del
suo lungo mandato segretario
generale del Quirinale, ha rivelato, nel processo sulla trattativa Mafia-Stato nell’aula bunker
di Palermo, che “nell’archivio
segreto del Quirinale ci sono
ventidue agende
personali di
Ciampi che è staTARDIVE VERITÀ
to allora prima
Un ex terrorista, così come presidente del
Consiglio e quinl’ex segretario generale
di della Repubblica. “Le fibrildel Quirinale, confermano
lazioni seguite agli attentati siciquello che si sa
liani e quindi a
(senza averne le prove)
quelli di Roma e
Milano convinse
l’allora capo del1980. “Le mie dichiarazioni – ha lo Stato che fosse in atto un tendetto Tramonte –continuano fi- tativo di colpo di stato” e con
no al 1977, ma credo che fossero Ciampi e Mancino – ha detto Gii primi giorni del giugno 1980”. funi – si parlò dell’ipotesi di un
In questi giorni si viene a sapere attacco della mafia al cuore delqualcosa che non si conosceva. lo Stato con la complicità di una
Gaetano Gifuni, che è stato per parte dei servizi segreti. E si imolti anni prima dell’ascesa di potizzò che le bombe fossero di
prire chi aveva messo le bombe
a piazza Fontana, 1969, alla questura di Milano,1973, a piazza
della Loggia, 1974 ,per non parlare di quella che fu la strage con
il maggior numero di vittime alla stazione di Bologna il 2 agosto

» 11

L’attentato Piazza della Loggia Ansa

matrice mafiosa”.
LE RIVELAZIONI di Gifuni non

modificano molto quello che era
emerso già su “Mafia capitale”
ma confermano in maniera più
attendibile che la tesi di un rapporto sotterraneo ma costante
tra servizi segreti e una parte dei
terrorismi per mettere in pericolo e possibilmente indebolire
o distruggere la nostra tormentata democrazia riceve una nuova e, per così dire per la sua fonte
autorevole, conferma quando
ormai – come potremmo dire –
giustizia non è stata fatta se non
in maniera tardiva e molto parziale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

» SILVIA TRUZZI

I

l ministro Boschi sgrana gli occhioni
sulla copertina dell’ultimo numero di
Sette, che le dedica un’ampia intervista.
Il cui incipit è tutto un programma: “Maria
Elena la chierichetta: prende il treno regionale e torna a Laterina (Arezzo), poche anime in un paesaggio leonardesco. Per
andare a messa. Maria Elena la giaguara: entra
nell’immaginario collettivo degli italiani in punta
di tacchi, maculati, alla Leopolda. Luogo dannunzianamente evocativo. Maria Elena Boschi la secchiona. Però bella come il sole. Berlusconi la
nota, lei lo rottama con un sorriso: i comunisti – gli spiega – appartengono a un’era
geologica precedente. Una papa-girl, poi, di
quelle che invocano Karol Wojtyla ‘santo
subito’; eppure non piace a Rosy Bindi. Forse perché permetterebbe agli omosessuali
di sposarsi... Contraddizioni? No, giovinezza”. A un certo punto, tra un’ode e l’altra al
premier, parla delle sue letture estive. Intanto sappiamo che finirà l’enciclica di Papa
Francesco, Laudato si’. E poi? “Non ho ancora comprato i libri dell’estate, solitamente leggo un classico dell’Ottocento e un romanzo più attuale. Ho passato diverse estati
con Tolstoj, che ha bisogno di tempo per essere gustato. Quest’anno non ho ancora deciso... se ci sono suggerimenti li accetto volentieri”. Proviamo.
UN PO’ CORPOSA – ma certamente apprez-

zata dalla ministra cattolica –La città di Dio
di Sant’Agostino, in particolare il celebre
“Dialogo tra Alessandro e il pirata”. Utile
per un ripassino sulla legittimazione (Alessandro Magno chiede al pirata: “Con che
diritto infesti i mari?”. Risposta: “Con lo
stesso tuo diritto, solo che io lo faccio con
una nave e sono chiamato pirata, tu lo fai
con una flotta e sei chiamato re”). Più agevole, 1984 di George Orwell bene illustra la
teoria del Partito della Nazione, così unico
da potersi chiamare semplicemente il Partito. E c’è anche un ministero dell’Amore
che sorveglia i potenziali dissidenti: magari
suggerisce qualche metodo per portare a
casa le fondamentali riforme, in tempi brevi
e senza troppi dibattiti. Restando nella produzione del secolo scorso, Il consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia: non solo per la
grandezza dell’autore, anche perché rivedere il rapporto tra verità e menzogna male
non fa. Siccome il ministro ama molto i classici, proponiamo I fratelli Karamazov. Soprattutto il famoso capitolo dedicato al
Grande inquisitore che vuol liberare gli uomini dalla maledizione della libertà. E se gli
agganci con il tempo presente non fossero
chiari, Gustavo Zagrebelsky ha pubblicato
recentemente Liberi servi. Oltre che per la
copertina - Adelphi, fa sempre la sua figura
- La provincia dell’uomo di Elias Canetti
(“Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. Per il resto è sordo”). Grandi classici,
ma italiani: I Canti di Giacomo Leopardi
(“Piangi che ne hai ben donde Italia mia”;
“L’infinita vanità del tutto”). Evergreen: il
citatissimo Candido di Voltaire e la pretesa
di vivere nel migliore dei mondi possibili. A
proposito di ottimismo (della volontà e pessimismo della ragione), Le fiabe di Antonio
Gramsci (non è un omonimo, è proprio il
signore che ha fondato l’Unità) con il famoso apologoPerché uno sciacallo fu fatto re.
Ma uno sotto l’ombrellone ha pur diritto di
svagarsi un po’. E dunque parliamo d’amore: qui i classici abbondano, ma per esser
patriottici va sempre bene I promessi sposi
(“La sventurata rispose”).
SE POI RESTASSE qualche minuto, c’è sem-

pre la cara vecchia Costituzione. “L’Italia è
una Repubblica democratica”. “La sovranità appartiene al popolo”. “Tutti i cittadini
hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione”.“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche
devono adempierle con disciplina e onore”.

12 » CRONACA
TOR BELLA MONACA

Cercano spacciatori
Agenti aggrediti
alla periferia di Roma

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

OGGETTI LANCIATI dalle finestre
dei palazzi e poliziotti aggrediti. Nuova rivolta contro le forze dell’ordine ieri pomeriggio a Roma per impedire l’arresto di
due spacciatori. L’episodio è accaduto in
periferia, in via dell’Archeologia a Tor Bella
Monaca. Gli agenti stavano procedendo
all’arresto di due spacciatori quando circa
cinquanta persone sono intervenute per ‘li-

q

berarli’e consentire loro la fuga. Il caos è durato diversi minuti con oggetti lanciati anche dalle finestre dei palazzi che affacciano
sulla strada.
Due violenti, entrambi pluripregiudicati,
sono stati già arrestati dalla polizia mentre
continuano le ricerche dei due fuggitivi. Sono state perquisiti e controllati circa cinquanta residenti per individuare gli altri pro-

tagonisti della rivolta. Quattro agenti sono
rimasti contusi.
Solo tre giorni fa si sono registrate scene di
“guerriglia urbana” in via del Pigneto dove
alcuni carabinieri che stavano arrestato due
pusher del Gambia sono stati accerchiati da
una quarantina di africani che li hanno minacciati e aggrediti. In quell'occasione i cittadini hanno fatto da scudo ai militari.

E LA CHIAMANO ESTATE Multe salate per il biglietto errato. Linee cancellate e bus sostitutivi
I disagi sono anche all’estero: “In Olanda però c’è un esercito di assistenti”, racconta un lettore

Treni, odissea nelle campagne

» MARCO FRATTARUOLO

C

apitreno inflessibili,
ferrovie abbandonate e locomotive in rovina. Dopo aver dato
spazio, nel numero di ieri, alle due relazioni della capotreno A.G. citata da Marco
Travaglio il 28 luglio nell’articolo “Frecciarossa, Italia”,
torniamo a dar voce alle vostre segnalazioni su ritardi,
guasti e disservizi ferroviari.
Disagi che, racconta un lettore, avvengono anche all’estero, dove però c’è un’assistenza migliore verso i clienti.

SCRIVETECI
Le vostre avventure

Cari lettori, ora tocca a voi: in
queste ultime settimane
abbiamo raccolto le
testimonianze di pendolari e
viggiatori vittime, da nord a
sud, di innumerevoli ritardi e
disagi ferroviari.
Ora aspettiamo i vostri
racconti. Raccontateci le vostre
esperienze, aneddoti e il vostro
punto di vista sul sistema
ferroviario italiano scrivendoci
all’indirizzo
segreteria@ilfattoquotidiano.it.
Leggeremo e pubblicheremo le
vostre storie nei prossimi
numeri del Fatto Quotidiano

CONTROLLORE DI FERRO So-

lo dopo essere salito sul treno
si è reso conto di aver sbagliato il giorno della prenotazione: “Appena me ne sono accorto sono andato alla ricerca
del capotreno che però non
ha voluto sentire ragioni rispondendomi con fare scontroso: ‘Prenda un altro treno
o sarò costretto a farle 50 euro
di multa e a emettere un altro
biglietto’”. Francesco ribatteva: “Ma ho preso il biglietto
che non posso cambiare!”.
“Non sono problemi miei - gli
diceva il controllore -, se sale
la multo”. E alla fine il viaggiatore capitola.
BUS SOSTITUTIVI Simone vi-

ve appena fuori Roma, in zona Castelli Romani “famosa
per i suoi prodotti tipici e per
i tanti disservizi pubblici”.

RICOSTRUZIONI

In attesa L’atrio della stazione Termini a Roma Ansa

Convoglio bloccato
Vagoni fermi fuori città
Ed Fs distribuisce il kit
con “biscotti, succo e
acqua”
Gli oltre 300mila abitanti, come ci fa ironicamente sapere
il nostro lettore, possono godere di “ferrovie dell’800” e
fregiarsi di come Legambiente abbia “ribattezzato la
direttrice Ciampino-Albano-Velletri la peggiore d’Italia per la lentezza dei treni, le

vetture vecchie e sudice, prive di aria condizionata, sovraffollate, dove bastano due
gocce d’acqua per far bloccare le stazioni di Castelgandolfo e Cecchina-Lanuvio”.
Come se non bastasse nei
giorni scorsi Trenitalia ha
“informato che, fino ai primi
di settembre, la linea di Albano sarà interessata da lavori
che taglieranno il collegamento verso la Capitale, sostituita da un sistema sostitutivo con autobus”. I cittadini
dei Castelli possono però stare sereni “il servizio su ruote
è ben noto per partire sempre
in ritardo e per non attendere

che i pendolari scendano a
Ciampino per poi proseguire
ai Castelli col bus”.
FERMI IN CAMPAGNA Fortu-

natamente disagi e disavventure a volte riescono a strappare qualche risata. L’avventura di Stefano ne è l’esempio.
Partito da Milano per raggiungere un paesino della Liguria il suo viaggio ha da subito assunto contorni paradossali “la locomotiva si è rotta ben due volte: la prima per
un ‘normale’guasto, la seconda perché troppo piccola per
trainare il treno intero”. Il
punto più alto si è però rag-

giunto quando “la locomotiva che doveva trainarci ha
sbagliato binario ed è stata
obbligata a raggiungere la
stazione successiva per fare
dietrofront”. Due ore fermi in
mezzo a campagne desolate,
senza luce, il viaggio che sarebbe dovuto essere di tre ore, ne è durato 6.30: “Per fortuna siamo stati tutti dotati
del kit di sopravvivenza delle
FS: succo, biscotti e acqua”.
INATTESA NORMALITÀ Antonio, reduce da un viaggio da
Rapallo a Voghera sorpreso
ci racconta di come “i treni utilizzati erano puliti e pun-

tuali, cosa che dovrebbe essere normale in un paese civile”. Ma ciò che di più lo ha lasciato basito è stato “il capotreno passato per informarsi
se tutto procedesse bene, ricordandoci che erano a disposizione, gratuitamente,
bottigliette d’acqua”. Antonio ha concluso il proprio
viaggio: “Felice di constatare
tanta efficienza che in questo
disastrato paese sembra un
miraggio”.
SEMBRA ITALIA MA NON È

Marco ha da poco concluso
un periodo di studi a Utrecht,
Paesi Bassi dove, lo scorso
febbraio, è stato vittima di un
disservizio ferroviario. Bloccato alla stazione per un
“guasto che ha costretto a
sopprimere tutte le locomotive in arrivo e in partenza”,
per un attimo gli è parso “di
essere in Italia”. Ma è stato un
momento fugace: gli è bastato
guardarsi attorno per vedere
“un esercito di addetti pronti
a darti tutte le informazioni
necessarie per colmare il disagio”, mentre un messaggio
all’altoparlante invitava “i
passeggeri in attesa a recarsi
ai bar vicini per una tazza di
tè, per ingannare il tempo e
scaldarsi... tutto a spese della
compagnia”. Solo allora Marco si è accorto quanto l’Italia
fosse “vicina solo spiritualmente, perché in realtà lontana anni luce”.
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Palermo-Catania Pronta la bretella finanziata con gli stipendi dei deputati regionali M5S

Arriva la strada (in salita) dei Cinquestelle
V

ietato il transito a Rosario Crocetta”: con questo
eloquente simil-cartello
stradale, tra gli altri, i consiglieri regionali Cinquestelle
hanno tagliato il nastro della
strada che essi stessi hanno
finanziato – decurtando i loro quattordici stipendi da
deputati regionali e donando il ricavato a un comitato
civico – per bypassare il
blocco dell'autostrada A19
causato dal crollo di alcuni
piloni del viadotto Himera.
Appena 37 giorni dopo l'inizio dei lavori – e dopo oltre
cento giorni di blocco dell'autostrada che collega Palermo e Catania, le due maggiori città della Sicilia –è stato completato il tratto di circa un chilometro che da oggi
inizierà a funzionare, pur
con qualche limitazione
(senso unico alternato, velocità massima 20 chilometri
lorari, niente mezzi pesanti). Ma permetterà a migliaia

La scheda

Himera
Sopra, il viadotto crollato
nell’aprile
scorso. A destra l’inaugurazione della
nuova strada
Ansa

di automobilisti di evitare
l'arrampicata di quasi un'ora
sulle montagne di Polizzi
per poter passare da una parte all'altra dell'isola, dopo le
frane che all’inizio di aprile
avevano provocato smottamenti e il cedimento dei piloni del viadotto.

La strada è stata ribattezzata “Via dell'Onestà”, nientemeno. E' costata circa
360mila euro, corre sul tracciato di una regia trazzera
che passò da sentiero sterrato per agricoltori a strada vera e propria in un’e po ca
compresa tra i Borbone e i

Il 10 aprile
un cedimento
del terreno
del viadotto
Himera
sulla A19
PalermoCatania, ha
diviso in due
la Sicilia. Lo
stesso tratto
al chilometro
61 tra gli
svincoli di
Scillato e
Tremonzelli
in direzione di
Catania, era
già stato
chiuso per un
crollo anche
nel 2005

Savoia - insomma, ci passa incidente che possa accadegente da parecchio tempo. re sulla nuova bretella penAdesso è la bretella di Cala- tastellata, che è pericolosa –
tavuturo, un paese in pro- ha detto - “come una pista di
vincia di Palersci”.
mo. Sulla spinta
Di parere diadel cantiere tarmetralmente
opposto il singato M5S, tre
giorni fa l'asses- Fatta in 37 giorni
daco di Calavusore regionale Ora è aggirabile
turo, Domenico
alle infrastrutGiannopolo,
ture Giovanni il viadotto crollato presente all’in a u g u ra z i o n e
Pizzo aveva an- lo scorso aprile.
insieme a consinunciato per
dopodomani, 3 L’ira dell’assessore g l i e r i , p e n t astellati e - natuagosto, l'aggiu- regionale Pizzo:
ralmente - pardicazione dei
roco. “La strada
tre appalti per “Una pista da sci”
- ha detto - è arsistemare la
cisicura, solo in
bretella, intervenire sulla strada provin- un tratto c’è una pendenza
ciale e demolire il viadotto del 27% ma in media è del
crollato: “Procedura ristret- 15%. Vanno rispettati i limiti
ta, dieci aziende invitate, fi- ma questo dimostra che le
ne lavori in 85 giorni”, aveva cose, se si vogliono fare, si
annunciato Pizzo. Che ieri fanno”. E soprattutto ci si
invece ha annunciato che la mette metà tempo.
sua amministrazione si coFQ
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stituirà parte civile per ogni

CRONACA

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

SAI: “OBIETTIVI CONFERMATI”

Alitalia, nel primo
trimestre perdita
netta di 100 milioni

UNAPERDITANETTA di 100 milioni di euro: è il risultato registrato
dam Alitalia SAI nel primo trimestre del
2015. A comunicarlo è la stessa compagnia attraverso una nota che sembra
quasi ottimista: “Il risultato - si legge - è
migliore rispetto al piano e permette di
confermare gli obiettivi dello stesso”.
La società, inoltre, prevede un ritorno

q

all’utile nel giro di un paio di anni, nel 2017
con un piano di investimenti del valore di
700 milioni di euro.
Nei giorni scorsi, l’ad Silvano Cassano aveva detto di essere molto soddisfatto dei
risultati del primo semestre: “Stiamo
mantenendo le premesse e le promesse
del piano nonostante alcuni venti contrari, come in primo luogo il problema di Fiu-

» 13

micino”. Il risultato è stato comunicato alla Borsa Irlandese vista la recente emissione di un Bond da 375 milioni di euro, il
più importante emesso con successo in
Europa dall’avvio della crisi greca.
La società è infatti tornata alle obbligazioni dopo 13 anni: l’ultimo caso, nel 2002
con i cosiddetti Mengozzi-bond che valevano 1,8 miliardi.

DÉJÀ VU Come il Ponte sullo Stretto: nessuno perde mai

» DANIELE MARTINI

C

ome il Ponte sullo
Stretto di Messina, il
raddoppio dell’a eroporto di Fiumicino sta diventando un gigantesco affare per chi lo propone. Un business a prescindere, che la grande opera si faccia, ma anche che non si faccia. Nel caso del Ponte era
Impregilo a inseguire il colpaccio; per lo scalo romano è
Adr-Aeroporti di Roma, cioè
Atlantia dei Benetton. In entrambe le situazioni lo Stato
si impicca da solo accettando, chissà se per sommo studio o per somma insipienza,
clausole contrattuali iugulatorie, favorevoli ai privati.
Dopo anni di batti e ribatti il
Ponte sullo Stretto non si farà, ma la storia non è affatto
finita, lascia strascichi soprattutto per i contribuenti
quasi sicuramente costretti a
versare il loro obolo alla
grande opera abortita in termini di pesantissime penali
(800 milioni di euro).

L’affare Fiumicino 2:
se il raddoppio salta,
ai Benetton 4 miliardi
Il regalo di Monti ai padroni dell’aeroporto: viene ampliato?
I terreni sono i loro. Non succede? Riscuotono le penali d’oro

Il bivacco Passeggeri in attesa allo scalo di Fiumicino. In basso il
contratto per l’ampliamento firmato il 21 dicembre del 2012 Ansa

PER FIUMICINO, l’hub inter-

nazionale di Roma, l’aeroporto malandato e sfortunato che in autunno dovrà reggere l’urto di milioni di pellegrini in arrivo per il Giubileo, la stangata è in gestazione. La penale è prevista in
quell’ormai famoso contratto di programma concordato

“Fuoripista”
La stima del Comitato:
se sfuma, Adr andrà
risarcita dei mancati
introiti fino al 2044
Numeri che ballano
Alla base del contratto
c’erano stime per 51
milioni di passeggeri
(nel 2014 erano 38,6)
alla vigilia di Natale di tre anni fa dai manager di Adr per i
Benetton e per lo Stato da Vito Riggio, presidente
dell’Ente dell’aviazione civile (Enac), sotto la supervisione di Mario Monti capo del
governo. Secondo i calcoli di
chi quel documento l’ha studiato con la lente di ingrandimento, cioè i responsabili
del Comitato Fuoripista di
Fiumicino, nel caso in cui il
faraonico progetto del raddoppio alla fine svapori, lo
Stato dovrà mettere mano al
portafoglio ricompensando i
Benetton con una tombola:
fino a 4 miliardi di euro con
tante scuse.
Il calcolo fa riferimento a
quella parte del contratto di

IPROTAGONISTI

MARIO
MONTI
Presidente
del consiglio
nel 2012, ha
firmato il
progetto di
Fiumicino2

FABRIZIO
PALENZONA
Presidente
di Adr
(Aeroporti
di Roma)
e di Aisact
(Autostrade)

programma in cui si parla di
penali in questi termini: esse
non possono superare “un
importo pari al 3 per cento
dei ricavi regolamentati netti
della Concessionaria (cioè
Adr, ndr) consuntivati
nell’anno precedente”. Secondo l’interpretazione dei
dirigenti del Comitato Fuoripista nel caso il raddoppio
non si faccia, lo Stato dovrà
pagare somme “pari al mancato guadagno calcolato dalla stessa Adr e prolungato fino alla fine della concessione, cioè il 2044”. Il contratto
di programma tra Aeroporti
di Roma ed Enac è oggetto di
indagine sia della Corte dei
conti sia dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone.

STRASCICHI La società: “Resta solo qualche ritardo”

INUMERI

12

Miliardi. Il valore del contratto
per il raddoppio di Fiumicino

4

Miliardi. È quanto andrà
ai Benetton se FIumicino2
non dovesse andare in porto

51

Milioni i passeggeri necessari
per giustificare l’ampliamento

STANDO così le cose è lecito

CORRADO
PASSERA
Nel 2012,
anno del
contratto,
era Ministro
delle
Infrastrutture

VITO
RIGGIO
Presidente
dell’Enac,
Ente
Nazionale per
l’Aviazione
Civile

VITTORIO
GRILLI
Ministro
dell’Economia
durante
il governo
di Mario
Monti

GILBERTO
BENETTON
Presidente
della holding
che controlla
Atlantia
(Autostrade
e Adr)

nutrire il sospetto già coltivato ai tempi del Ponte sullo
Stretto: per Impregilo allora,
per i Benetton oggi quasi
quasi è più conveniente che
la grande opera resti sulla
carta. Nel caso dei Benetton
c'è un di più dipendente dalla
faccenda degli espropri della
tenuta di Maccarese, quel
grande appezzamento di agro romano di 1.300 ettari a
nord dell'aeroporto che dovrebbe ospitare Fiumicino 2.
Novecento ettari appartengono ai Benetton e per loro
sono manna dal cielo gli espropri che dovrebbero partire praticamente subito, prima che il raddoppio abbia incamerato tutti gli ok ministeriali e sia vidimato con tutti i
timbri collegati alle complesse autorizzazioni previste.
Con gli espropri i Benetton
vincono due volte. La prima
incassando dallo Stato circa

200 milioni di euro liquidi, la
seconda con la trasformazione di quei terreni da aree di
campagna dove è inibito
qualsiasi tipo di edificazione
in aree edificabili che moltiplicano il loro valore. A quel
punto il raddoppio vero e
proprio diventa un affare
quasi collaterale. Se viene ok,
sono altri soldi che frullano
per costruire la quinta pista, i
terminal, i parcheggi, gli alberghi, i centri commerciali,
i negozi, gli uffici e chi più ne
ha più ne metta. Se il raddoppio non si fa, i Benetton possono sempre consolarsi (si fa
per dire) con la penale.
Che Fiumicino 2 alla fine
non si faccia cominciano ad

Ancora disagi (e un mini incendio)
Renzi: “Mai più”. Si muove Delrio
LA GIORNATA ALL’AEROPORTO di Fiumicino, ieri, è
iniziata con altre proteste: almeno cento passeggeri sono arrivati poco dopo le 5 con un volo che aveva nove ore di
ritardo e non hanno trovato le coincidenze per la Sicilia. Poi,
alcune squadre della protezione civile locale sono intervenute
per spegnere le fiamme divampate in un terreno di sterpaglie
nei pressi dell’aeroporto. La segnalazione era arrivata da alcuni residenti nella zona. Dopo, almeno secondo i comunicati,
tutto relativamente tranquillo. “C’è qualche ritardo ma si tratta
di poca roba” ha comunicato la società Aeroporti di Roma (Adr). Stesse notizie confermate dai comunicati diramati dall’Enac.
Intanto, è stato fissato per il 4 agosto un incontro tra il ministro
Graziano Delrio e i vertici di Enac e di Adr per discutere della
situazione dello scalo romano e di quello che ormai può essere
definito il ‘caso Fiumicino’. Il presidente del consiglio Matteo
Renzi ha invece parlato della necessità di una visione strategica:
“Abbiamo bisogno di investire moltissimo nelle strutture aeroportuali - ha detto, aggiungendo che sono in corso le indagini
per trovare le cause dell’incendio di due giorni fa e precisando occorrono più treni, più forze di polizia, una gestione insieme al
sindaco di Fiumicino e alla Regione Lazio per valorizzare sempre più i dintorni e la gestione area“.

q

essere in molti a sospettarlo.
Non tanto perché quei terreni di Maccarese sono assolutamente inadatti per la costruzione di uno scalo, del resto al pari di quelli dell’attuale aeroporto dove la pista
principale, la 16 L, sprofonda
in continuazione (sono in
corso gli ennesimi lavori per
rifarla). La verità la conoscevano anche mezzo secolo fa
quando posarono la prima
pietra eppure andarono avanti lo stesso. E non è importante neppure constatare
che i lavori dell’Interporto
che stavano costruendo lì vicino siano stati fermati perché i capannoni sprofondano. La vera spina nel fianco di

Fiumicino 2 sono i dati di
traffico.
Rispetto agli obiettivi annuali, alla base del contratto
di programma, i dati sono
tutti negativi: meno 3,4 per
cento nel 2012 (37,6 milioni
di passeggeri), meno 7,2 nel
2013 (35 milioni), meno 2,5
l’anno passato (38,6 milioni).
Questi volumi oltretutto sono stati raggiunti grazie
a l l’apporto dei passeggeri
dei voli low cost spostati da
Ciampino: 7 milioni 3 anni fa,
6 milioni nel 2013, 9 milioni
nel 2014. L’obiettivo dei 51
milioni di passeggeri nel
2021 previsto dal contratto di
programma appare lunare.
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14 » ESTERI

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

BRASILE RESTITUITE TANGENTI PETROBRAS
Oltre 69 milioni di reais, più di 20 milioni di euro, sono stati restituiti ieri su richiesta della giustizia federale brasiliana al colosso petrolifero, Petrobras,
colpito da una serie di scandali di corruzione. Il denaro, nascosto in conti bancari segreti e rimpatriato
dalla Svizzera, secondo gli inquirenti è frutto di tangenti ricevute tra il 1999 e il 2012 dall’ex dirigente di
Petrobras, Pedro Josè Barusco Filho. Ansa

Tsipras di governo e di lotta
Syriza, scissione rimandata

LO SCONTRO

» MICHELA A. G. IACCARINO

C

CINA RECORD DI ESECUZIONI CAPITALI
Sono state almeno 3.576 le esecuzioni capitali nel
mondo compiute nel 2014 e almeno 2.229 quelle
avvenute nei primi sei mesi del 2015, a fronte delle
3.511 del 2013. Lo rileva il Rapporto annuale La pena
di morte nel mondo presentato ieri da Nessuno Tocchi
Caino. Nel 2014 è la Cina il paese che ha effettuato il
maggior numero di esecuzioni: almeno 2.400, circa
il 67% del totale.

Atene

Il premier greco avverte: o con me o fuori dal partito. In settembre il congresso decisivo

hi a febbraio voleva
che l’Italia assomigliasse alla Grecia di
Syriza e l’Europa a Tsipras, ora guarda la Grecia e
vede - mangiandosi le unghie
- che è la Grecia a sembrare
l’Italia. Una faccia, una razza.
Partito surgelato e opposizione interna al partito silenziata. Maggioranza ibrida
sotto il pugno di un premier
portatore sano e universale di
realpolitik. Cioè si siede a sinistra per governare da destra. Roma-Atene, nuove
compagne di squadra.
La scissione d’autunno è in
vista. Stava già per implodere
ed è stata disinnescata: il partito di Alexis sospirerà per un
altro mese, quando ci sarà il
congresso. Il premier ha ricucito ieri la cicatrice, ma su
quello che sembra un corpo
già morto. La battaglia scampata e vinta di mattina presto
dopo 12 ore di riunione è solo
un rinvio a settembre di una
guerra totale.

Le date

Gli ultimi
passaggi che
hanno
spaccato
Syriza

5

luglio

Il no vince al
referendum
sul piano dei
creditori

13

luglio

Sull’orlo
della Grexit
Tsipras
accetta un
piano di
prestiti da 83
miliardi in 3
anni, in
cambio di
altri tagli di
bilancio e
privatizzazioni.
Due giorni
dopo
arriverà il via
libera
parlamentare
ma col voto
contrario di
38 deputati
di Syriza

È LA STRATEGIA di Alexis, che

ha peraltro fatto pace con Varoufakis. “Ero stato io a chiedergli un piano d’emergenza
in caso di Grexit, sarebbe stato un guaio non averlo”, ha
detto ieri al Parlamento, stoppando i critici dell’ex ministro delle Finanze. “Ha vinto
l’estate, agosto e l’afa, non Tsipras”, si dice ad Atene, mentre il programma di Lafazanis
spaventa: cambio del gover-

no, uscita dall’euro, scacciare
il Cerbero, il mostro a tre teste
di Fmi, Ue, Bce, presenti anche ieri nella capitale ellenica.
La Troika - come Atene - è
in lotta con se stessa: il Fmi
salverà la Grecia se verrà tagliato il debito, l’Eurozona cioè Berlino - acconsentirà al
salvataggio solo se il debito
non verrà tagliato. Ancora
provvedimenti nei prossimi
giorni per le riforme di Syriza-Anel-Pasok, per ottenere
83 miliardi di aiuti. I negoziati
continueranno fino alla prossima scadenza del 20 agosto,
per saldare un debito di 3,4
miliardi - come se si potesse.
ALEXIS assomiglia sempre

meno a quel ragazzo che esattamente un anno fa manifestava in piazza da oppositore
con la kefiah al collo contro il
massacro a Gaza, “pe rc hé
quello che succede lì al di là
del nostro mare potrebbe succedere anche su queste coste”. La Grecia ha appena firmato un accordo con Israele
per un impegno di cooperazione militare: le divise di Netanyahu tra poco cominceranno le loro esercitazioni a
Creta. E questa è solo la meno
visibile delle capriole ideologiche.
Da oggi a Syriza chi è contro
Tsipras sarà fuori a settembre. Compagni, compromesso o ritirata. Più gentile con i

creditori che con i colleghi in
una maggioranza che fa a
braccio di ferro con quel che
rimane di se stessa, Tsipras
non ha esaurito la sicumera
retorica da palco nonostante
le crepe politiche aperte.
“Il primo governo di sinistra d’Europa sarà sostenuto
o cadrà per mano di deputati
di sinistra che pensano di essere più di sinistra del Governo”. Messe in fila le traduzioni dell’ultimo discorso del
premier greco che sul web sono già infinite - quella ripetizione fa una spiacevole eco

nei ricordi ad un altro gioco di
parole. Una faccia, una razza,
una supercazzola.
Così diceva a febbraio Renzi sorridendo al neoeletto:
“Sono stato accusato in Europa di essere un pericoloso uomo di sinistra e dalla sinistra
italiana di essere un pericoloso uomo di destra, l’arrivo di
Alexis è una benedizione, al di
là delle battute”. Al di là delle
battute in Italia non c’è ancora niente. Al di là di Alexis in
Grecia rimane ancora aristerà (sinistra).
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IL TEST Oms: “Una svolta senza precedenti ”

Ebola, trovato un vaccino
efficace al 100% contro il virus
PER LA PRIMA volta nella storia della malattia, abbiamo la
prova dell’efficacia di un vaccino che ci aiuterà a combattere
l’Ebola. Servono altri dati per capire quanto sia effettivamente efficace questo strumento preventivo, ma è una svolta senza precedenti”. Così Bertrand Draguez, dirigente medico di Medici Senza Frontiere,
ha commentato la pubblicazione dei promettenti dati preliminari su
un vaccino anti-Ebola. Infatti i risultati dei test su uno dei vaccini sperimentali contro il virus Ebola hanno mostrato “un alto grado di efficacia” dopo la somministrazione a oltre 4mila persone entrate in
contatto con la malattia in Guinea, uno dei Paesi maggiormente colpiti l’anno scorso. La rivista scientifica britannica The Lancet, ha pubblicato lo studio che dimostra come il vaccino, denominato Vsv-Zebov, sia “efficace al 100%”dieci giorni dopo la somministrazione a un
soggetto non malato, in meno di 12 mesi. “Un tempo da record” secondo la squadra scientifica che ha sviluppato il vaccino, di cui fanno
parte anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità.

q

In fuga da Taliban e Isis L’odissea da Afghanistan e Siria, sognando la Germania

IL REPORTAGE

La Grecia al collasso “paradiso” dei profughi
Atene

L

a marea afghana ha cominciato a bagnare le coste greche. Dove anche l’ombra è bollente, seduti nelle tende da
campeggio di ogni colore, gli
afghani arrivati fin qui sorridono. Sono fuggiti dai talebani
sulla soglia delle loro case. Sono scampati alle guardie iraniane, poi si sono nascosti dalla polizia turca. Dopo un mese
hanno raggiunto la costa di
Mitilini, isola di Lesbo, Lampedusa greca.
Per essere qui, nel paese europeo al collasso, hanno viaggiato a piedi, in groppa agli asini, in bus. Poi di nuovo a piedi. O con tutto quello che trovavano per strada: moto, camion, carri bestiame. Hanno
solcato montagne, dormito
nelle grotte, camminato lungo
l’argine dei fiumi come unica
bussola. Vengono dalle regioni del nord, dal Panshir, da Herat. Da Mazar e Sharif. Da villaggi rurali di province in pre-

da a un caos contaminato dalla
sharia più nera.
Cifre Onu: nel 2014 le vittime in Afghanistan sono state
10mila. Lo stesso numero da
gennaio a maggio 2015 è approdato in Grecia. Kabul-Atene: senza nessuna carta in mano con il tuo nome sopra, solo
cash per una rete di trafficanti
di terra che dall’inizio alla fine
del tuo viaggio ha guadagnato
circa 8-9mila euro a persona.
I PRIMI MILLE: dall’Afghani-

stan verso Mashhad in Iran,
poi nascosti a Teheran: “Quello è il passaggio più difficile, ti
sbattono in galera per anni, se
ti trovano”. Altri mille per uno
smuggler iraniano che ti consegna a quello turco. Clandestino dalla Grecia in poi, fino
all’Ungheria, ma la tariffa si alza fino a 6mila. Le soffitte della
Capitale greca si sono svuotate. Ci sono dottori volontari
sotto un lenzuolo e una pennellata rossa e storta sopra, a

forma di croce.
I greci portano tutto il poco
che gli è rimasto, è un’Atene di
mezz’età o giovane anarco-sinistroide che distribuisce vestiti, medicine, pannolini per
donne incinta sotto le tende.
Per chi nasce qui: tra un vicolo
dello spaccio e un albero del
Pedion tou areos, questo enorme parco pubblico, campo di
Marte di Atene, lungo il viale
degli eroi con i sedici busti dei
combattenti della rivoluzione
del 1821.

Sulle loro teste di marmo si
stendono i vestiti sciacquati
con la pompa per innaffiare gli
alberi. Qualcuno prega sui fogli di cartone dei barboni per
tappeto. “Prima della guerra di
Bush era shit, dopo Bush double shit”. A maggioranza sciita,
nel campo afghano dove si parla dari, ovvero farsi, persiano,
c’è qualcuno che non crederesti di Kabul per quell’accento
americano da caserma sudata
dei marines con una grammatica inglese impeccabile. Ali si

Accampati
Profughi afghani in un
parco di Atene. La comunità più numerosa in territorio ellenico insieme a quella
siriana LaPresse

addestrava e lavorava come
traduttore per le truppe Nato.
Vuole andare in Germania come tutti qui.
IL PAESE DELLA MERKEL è di-

ventato sinonimo di Nord Europa. Per dire Scandinavia, Olanda o Finlandia dicono sempre: Allemagne. “Le nostre antenate pashtu devono aver
molto amato l’esercito mongolo. Guardaci, noi siamo i nipoti di Gengis Khan”: scuri di
pelle, occhi a mandorla, questi
afghani sono meticci degli ex
Stan sovietici al confine, figli
degli innesti della pax mongolica con le tribù del luogo.
“Hanno ammazzato la sua
famiglia, lei si è salvata perché
dormiva in un’altra stanza.
Suo padre è morto, ha altre 5
sorelle, nemmeno un fratello”.
Parla di Kefaia, cugina di sua
moglie in viaggio con loro. Lui
si chiama Nassim e dei contrabbandieri dice: “quegli uomini sono ingiudicabili. Oltre

il bene e il male, sono l’unica
opportunità che abbiamo per
salvarci”. Per pagare il viaggio
ha lavorato come meccanico 4
anni a Dubai.
Chiamano I u n a n i st a n la
Grecia e hanno paura di rimanere imbottigliati dentro. Il
popolo che si muove con le
tende da campeggio come i beduini nel deserto aspetta: alle 9
ogni sera c’è il bus per Salonicco. Ogni mattina altre 20 famiglie afghane, appena sbarcate
a Mitilini, arrivano al campo di
Marte. Camicia e giacca, dopo
tre giorni qui Nassim se ne va:
smantella la tenda, zaino in
spalla e figlio in braccio. Si
chiama Imran ed è nato ad Istanbul. Nassim dice merci,
accento sulla e, grazie in persiano. A Salonicco, con il Gps
sullo smartphone punterà alla
Macedonia. “Bisogna attraversare solo altri 4 paesi per la
felicità”.
M.A.G.I.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ESTERI

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

RUSSIA PUTIN E LA MORTE DI LITVINENKO
Il presidente russo Vladimir Putin “ordinò personalmente” l’avvelenamento con polonio dell’ex
spia del Kgb Aleksandr Litvinenko: lo ha detto il legale della famiglia nella dichiarazione conclusiva
nel processo in corso in Gran Bretagna. La vedova
ha affermato che gli assassini del marito “sono stati smascherati”, mentre il Cremlino fa sapere che
“non si fida” del processo in corso a Londra. Ansa

» 15

EXPO ”CI DEPREDANO CULTURALMENTE”
Israele mette in pericolo anche il patrimonio culturale dei palestinesi. L’atto di accusa è del ministro
dell’Anp Rula Mayaah, alla conferenza di Milano tra
i Titolari della Cultura, citando in particolare danneggiamenti a Nablus e Betlemme. Il ministro ha
anche ricordato i passati bombardamenti su Gerusalemme e Gaza e riferito del saccheggio di ben
settemila siti archeologici. Ansa

NABUL Bimbo di 18 mesi muore nell’incendio appiccato da ultrà ebraici a una casa palestinese.
“Terroristi”, dice Netanyahu che chiama Abu Mazen. A Gaza il “giorno della rabbia” di Hamas

Il rogo di Ali incendia la Palestina
» ROBERTA ZUNINI

D

opo gli scontri di domenica tra forze
dell’ordine israeliane e palestinesi
all’interno della moschea di
Al-Aqsa a Gerusalemme; dopo il via libera all’a llargamento di una colonia ebraica
nei Territori palestinesi occupati, dato mercoledì dal
premier israeliano Netanyahu contro il parere della
comunità internazionale;
dopo la morte, giovedì, di un
palestinese ucciso dall’esercito israeliano nei Territori
Occupati in seguito all’ennesima e violenta perquisizione
di una abitazione palestinese, ieri notte un bimbo di 18
mesi, Ali Dawabsheh, è morto bruciato vivo nella sua casa, a Duma, villaggio vicino a
Nablus. I colpevoli, sono, ancora una volta, i coloni. Che,
prima di rompere i vetri e lanciare le bombe molotov nelle
camere da letto, si sono premurati di lasciare un’inequivocabile firma su un muro: “Il
prezzo da pagare. Lunga vita
al Messiah”.
“La situazione è gravissima. L’escalation non si fermerà. Siamo entrati in un periodo tanto pericoloso quanto inedito della nostra storia.
L’ultranazionalismo e il fanatismo religioso dei coloni e
dei loro potenti rappresentanti seduti sulle poltrone più
importanti del governo israeliano sono il problema
più grande per l’esistenza e la
sicurezza di Israele. Ma l’opinione pubblica israeliana è
dalla loro parte. La morte atroce di questo bambino in-

AFGHANISTAN

Le date

Escalation di
violenze in
questa
settima tra
israeliani e
palestinesi

26

luglio

Le forze di
polizia
entrano nella
moschea di
Al Aqsa a
Gerusalemme

29

luglio

Bandiera
di rabbia
I funerali del
neonato ucciso a Duma, in
Cisgiordania.
A destra, le foto del piccolo
palestinese
nella casa
bruciata
nell’assalto
dei coloni
LaPresse/Ansa

Fanatici al governo
”Lo spirito oltranzista
dei coloni ha permeato
il governo”, accusa
il quotidiano Haaretz
nocente e inerme non cambierà le coscienze israeliane,
purtroppo”, dice Gideon Levy, editorialista del quotidiano progressista di Tel Aviv,
Haaretz. Levy è anche uno
degli intellettuali più odiati
da nazionalisti e coloni. Con
le sue inchieste ha raccontato
violenze e soprusi che i palestinesi subiscono. “I coloni

vengono protetti dalla polizia e dall’esercito israeliano
che sarebbero invece tenuti a
fare il contrario”.

Netanyahu
annuncia la
costruzione
in tempi
rapidi nella
colonia di
Beit El
(Ramallah,
Cisgiordania)
di 300 nuovi
alloggi

LA IV CONVENZIONE di Gine-

30

vra stabilisce che le forze occupanti hanno il dovere di
proteggere i civili che vivono
nelle zone sotto occupazione.
Ma in Cisgiordania avviene
l’opposto dal 1967. “Chi governa attualmente è animato
da uno spirito di vendetta anziché dal buon senso. Per
questo chi commette queste
mostruosità non viene quasi
mai punito. Le poche condanne emesse per casi analoghi sono sempre state lievi”,
conclude Levy.

luglio

Un 52enne
palestinese
ucciso a Beit
Ummar
(Hebron)
durante una
retata
dell’esercito

Gli 007 di Kabul e le lettere che rivelano la spaccatura

Le parole pronunciate da
Netanyahu subito dopo la diffusione della notizia hanno
solo esacerbato la rabbia e la
frustrazione dell’A ut o r it à
nazionale palestinese e anche
della gente che è scesa in strada per protestare nelle principali città dei Territori pattugliate da migliaia di soldati
israeliani con i mitragliatori
d’assalto spianati.
Il premier si è detto scioccato dal raid. Netanyahu, dopo aver assicurato che “gli autori di questo attacco terroristico verranno puniti, chiunque essi siano”, ha fatto visita
al fratello del bimbo ucciso e
quindi telefonato al presidente palestinese Abu Mazen: “Dobbiamo combattere
assieme il terrorismo, da
qualsiasi direzione provenga”, ha detto. Ma il presidente
ormai non crede più alle parole di Netanyahu che, il giorno precedente la chiusura
della campagna elettorale, il
15 marzo, davanti alle telecamere aveva promesso: “Se vo-

terete per il mio partito non ci
sarà uno Stato palestinese”.
Abu Mazen ha risposto alle
parole di circostanza di Bibi
sostenendo che ricorrerà alla
Corte penale internazionale
dell’Aja per chiedere che Israele venga condannato per
crimini di guerra: “Nulla ci
fermerà”.
I palestinesi ritengono che
il governo israeliano sia responsabile della morte del
bimbo. Anche la vicina Giordania, alleata di Israele, ha accusato senza mezze parole il
governo israeliano. Il portavoce di Hamas, Hussan Badran, ha chiamato i palestinesi a opporre “resistenza in
tutte le sue forme” e ha sottolineato che “tutti i soldati e
i coloni israeliani sono obiettivi legittimi di questa resistenza”. Ma nel pomeriggio a
morire sotto i colpi dei militari israeliani sono stati due
giovani di Gaza che si erano
avvicinati troppo alla fascia di
sicurezza lungo il confine.
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IL PREMIER INGLESE PAGA LA FRANCIA

Anche i Taliban hanno le correnti
lotta di potere per la successione
» ANDREA VALDAMBRINI

U

na feroce lotta per la leadership, i Taliban nel panico all’annuncio della morte
del loro leader, l’aprirsi di una
frattura tra chi vuole andare ai
negoziati di pace con il governo di Kabul e chi invece si oppone. Il quotidiano britannico
Independent ha rivelato come
la morte del capo supremo, il
Mullah Omar abbia fatto esplodere le forti contrapposizioni già presenti all’interno
del gruppo. Una serie di lettere, ottenute dal giornale dai
servizi segreti afghani e scritte 9 mesi fa dai mullah Mansour Dadullah e Abdul Quayum Zakyr, attestano l’invito

ai membri dell’organizzazione a ribellarsi contro Akhtar
Mansour - allora vice di Omar
- che avrebbe tramato per uccidere il capo supremo.
MANSOUR È PROPRIO colui

che solo due giorni fa è stato
nominato nuovo leader in una
riunione del gruppo storico
nella città pachistana di Quetta. L’elezione ha sancito la fine
dell’era Omar, il mujahiddin
senza un occhio, capo indiscusso dal 1998 che dopo l’11
settembre aveva dato riparo a
Osama Bin Laden.
“Difficile valutare l’attendibilità di un notizia del genere. L’intelligence di Kabul fa
spesso il doppio gioco. Inoltre

Mullah Akhtar M. Mansour Reuters

non sappiamo con certezza
quando il Mullah Omar sia
morto”, commenta Andrea
Carati, esperto di Afghanistan
e professore alla Statale di Milano. “Quello dei Taliban”,
spiega “è da sempre un movi-

mento assai frammentato,
composto dal gruppo storico
della Quetta Shura (di cui Omar e Mansour fanno parte)
insieme ad altre componenti,
come quella pachistana”.
La grande partita che si gioca in questi mesi è quella dei
negoziati di pace, voluti con
forza dall’attuale presidente
afghano Ashraf Ghani e a cui i
Taliban più pragmatici sono
da tempo favorevoli. “Dato però che molti non vogliono l’accordo - conclude Carati - i servizi segreti di Kabul hanno necessità di capire se chi rappresenta i Taliban ai negoziati di
pace possa essere considerato
credibile o meno”.
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Cameron: “A Calais barriere
e cani per fermare i migranti ”
LINEA DURA del premier britannico David Cameron
contro l’immigrazione clandestina, proveniente in particolare da Calais, in Francia, attraverso l’Eurotunnel. Il premier britannico ha annunciato più barriere, più cani e uno stanziamento
di risorse (7 milioni) in favore della Francia per fermare l’ondata di
migranti che non accenna a diminuire sotto la Manica. Reuters

q

16 » CRONACA
LA POLEMICA

C

» SELVAGGIA LUCARELLI

aro Marco Baldini, ammetto
che per un po’ hai fregato anche me. No, non hai chiesto
prestiti mai restituiti anche
alla sottoscritta, tranquillo.
Parlo della tua storia. Ho ascoltato per lungo tempo i
tuoi sfoghi struggenti su ludopatia, debiti, creditori,
notti insonni, amici che se ne
vanno, rimorsi e una vita da
rimettere in piedi.

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

Protagonismi L’ultimo video del conduttore su Periscope conferma
che il problema non è la ludopatia, ma la “sindrome del beneficato”

Caro Baldini, i tuoi guai
col gioco risolvili da solo
Carriera
distrutta
Marco Baldini
nell’ultimo video su Periscope e con
Fiorello in un
varietà del
2008. Sotto
Fiorello nello
spot Wind
con Carlo
Conti LaPresse

SONO PIÙ DI DIECI ANNI che

va avanti la faccenda e che
con libri, ospitate in tv, sfoghi
in radio e su tutte le riviste e i
social del globo terracqueo, ci
spieghi che il gioco t’ha rovinato ed è tutta colpa tua. Che
parli di discese all’inferno e
imminenti risalite, ma è tutta
colpa tua. Nel frattempo ci
sono stati anche processi, storie di usura e molte persone
generose che ti hanno prestato soldi e tempo, che hanno
mostrato generosità nei tuoi
confronti e a cui la vita forse
ha insegnato che la riconoscenza, dai borderline, non
sempre è ricambiata come si
vorrebbe. Tra uno sfogo e un
altro, aspettavo la risalita.
Intendiamoci. Il terreno
delle dipendenze è arduo e
scivoloso, per cui provavo
IL FALLIMENTO ESIBITO

Da dieci anni con ospitate tv,
sfoghi in radio e su tutte
le riviste ci racconti creditori,
usurai e amici truffati
VITTIMA E CARNEFICE

Non susciti più compassione,
invece che essere grato a chi
ti aiuta lo respingi per non
ammettere di aver bisogno
compassione nel vederti
sempre lì a galleggiare tra
rimpianti e sensi di colpa, solo che a un certo punto la storia ha smesso di essere toccante ed è diventata patetica e
anche vagamente irritante.
Lo so cosa stai pensando a-

desso. “Che ne sai tu di cosa
sia la ludopatia, passaci e poi
mi racconti”. Hai ragione,
non so cosa sia la ludopatia
perché faccio fatica anche a
scommettere con mio figlio
su chi arriva prima al muretto
di corsa, però so cos’è la sindrome del beneficato. Tu aiuti qualcuno a trovare un lavoro, a far pace con la fidanzata,
a pagare una rata del mutuo e
quello, anziché provare riconoscenza e rimanerti amico,
manifesta rancore come se la
casa gliel’avessi fatta brillare
o ti fossi ripassato la sua fidanzata. Pare che sia un meccanismo psicologico che
scatta in chi vuole allontanare l’idea di aver avuto bisogno
di aiuto. Chiudiamo la parentesi Crepet e veniamo a noi.
RACCONTARE i propri pro-

blemi al mondo può essere liberatorio e utile a far sentire
meno solo chi vive lo stesso
dramma. Ma abbi pazienza,
dopo lustri in cui vai raccon-

tando le stesse cose viene voglia di dire: “Abbiamo capito,
hai sofferto di ludopatia, hai
debiti e casini assortiti, però
ora, anziché andare dalla Perego, magari vai a scaricare
casse di frutta la mattina così
paghi i creditori”. Qualche lavoro saltuario lo hai pure fatto. Fiorello ti ha preso in radio
più volte, ha provato a farti
tornare nel giro. Hai avuto una moglie, molti amici che ti
prestavano soldi (Magalli, Linus e altri), ma un giorno sì e
uno no sei tornato a raccontarci quanto fosse dura la vita
dell’ex giocatore. A Giuseppe
Cruciani hai addirittura raccontato di aver meditato il
suicidio, ma un barbone nel
ruolo del rapinatore salvifico
ti ha fermato perché, mentre
tu volevi farla finita, lui voleva il tuo portafogli. Si è parlato di organizzare una colletta, ma tu non gradivi perché non vuoi la pietà e c’è chi
sta peggio. Quindi non si capisce perché vai in tv, vinci

Il Mullah censurato dal Corriere
SEGUE DALLA PRIMA

“P

otrei richiamarla fra dieci minuti?”. “Senz’altro”. Dopo dieci minuti l’impiegata sempre molto gentile, collaborativa e pure simpatica (mi aveva
trovato anche il codice fiscale che non ricordo mai) mi
ha richiamato. “Ma lei è uno del mestiere”. “Più che
altro un ex. Sono in pensione da anni”. “Dalle fotografie non si direbbe. Sembra molto più giovane”.
“Grazie. Purtroppo gli anni ci sono. Possiamo andare?”. Ho dettato quindi il necrologio che recitava così:
“Massimo Fini rende onore al Mullah
Mohammed Omar
combattente, giovanissimo, contro gli invasori sovietici, perdendo un occhio in battaglia, combattente,
vittorioso, contro i criminali ‘signori della guerra’che
avevano fatto dell’Afghanistan terra di abusi, di soprusi, di assassinii, di stupri, di taglieggiamenti e di
ogni sorta di violenze sulla povera gente, riportandovi l’ordine e la legge, sia pure una dura legge, la Sharia, peraltro non estranea, almeno nella vastissima area rurale, ai sentimenti e alle tradizioni della popolazione di quel Paese, infine leader indiscusso per
quattordici anni della resistenza contro gli ancora più
arroganti e moralmente devastanti occupanti occidentali. Che Allah ti abbia sempre in gloria, Omar”.

Finito il testo lei mi ha detto: “Mi perdoni, per un
necrologio del genere devo chiedere l’autorizzazione”. “Capisco. Mi può far sapere nel pomeriggio se la
cosa è andata a buon fine?”. “Se non mi sente troverà
il necrologio sul Corriere e sul corriere.it. Altrimenti
la chiamo”. Verso le sei mi ha telefonato, molto imbarazzata: “Per ordini superiori il suo necrologio non
può essere pubblicato. Mi spiace molto, mi scusi”.
“Non si preoccupi. Non è lei che, semmai, deve scusarsi”.
E così la censura è arrivata anche sui necrologi.
Credo sia la prima volta che ciò accade in una democrazia, luogo deputato della libertà di pensiero e di
espressione delle proprie opinioni.
Recentemente sono stato insignito del Premio
Montanelli alla carriera che dovrebbe essermi consegnato a ottobre a Fucecchio, a meno che nel frattempo non mi sia revocato per indegnità, sempre in
nome della libertà di informazione. Sono certo che il
vecchio Indro non avrebbe condiviso nemmeno un
fonema del mio necrologio sul Mullah, ma sono altrettanto certo che non si sarebbe mai sognato di bloccarlo. Caso mai ci avrebbe riso su, considerandolo una provocazione, anche se provocazione non era.
Perché Montanelli era un vero liberale. Quando i liberali esistevano ancora.
MASSIMO FINI

Chi è

Marco
Baldini è
nato a
Firenze nel
1959. Storica
spalla comica
di Fiorello in
radio e in tv,
da anni ha
ammesso i
suoi
problemi con
il gioco
d’azzardo. Di
recente ha
parlato di
una “rottura
umana” del
suo
rapporto
con
Fiorello

100 mila euro in un reality e li
devolvi a L’Aquila. Generoso,
ma forse prima vengono i creditori.
DICI CHE TUA MOGLIE hai do-

vuto mollarla perché le rovinavi la vita, che Fiorello e il
gentile lavoro che ti ha offerto
in radio hai dovuto mollarlo
perché non eri in grado di farlo come avresti voluto e insomma, ricomincia il giro degli sfoghi pubblici. Con una
novità. Dopo che t’ha ripreso
con sé più volte di quanto non
facciano certe mogli cornute
col marito fedifrago, dopo averti sostenuto sebbene - per
tua stessa ammissione - tu sia
stato vittima ma anche carnefice di tanti amici e collaboratori a cui non hai mai
restituito soldi, che magari a qualcuno servivano a dar da mangiare
ai figli, nonostante Fiorello abbia avuto a
che fare con la
tua inaffidabilità tipica
di chi soffre di dip e n d e nze e manie compulsive,
ora impro vvisamente
lo stronzo è prop r i o F i orello.
Il tuo ultimo video su
Periscope è
l’esempio più
lampante di
quanto tu sia
ormai vittima
non tanto della ludopatia,
quanto della
sindrome del
beneficato. Intanto, visto
che ormai col
mondo dello
spettacolo hai
c h i u s o , a nnunci di voler-

ti togliere dei sassolini dalle
scarpe, come a dire che, finché ti conveniva fare il paraculo, nelle Adidas ti tenevi
pure i macigni. Poi cominci a
farneticare sulla pubblicità di
Fiorello con Carlo Conti come se quella fosse roba che ti
spetta, come se Carlo Conti
t’avesse scippato il ruolo perché ormai tu e Fiorello siete
pane e burro, siete lo yin e lo
yang, siete Renzi e la Boschi.
Poi inizi a parlare di fantomatiche ragioni umane che t’avrebbero fatto decidere di interrompere i rapporti lavorativi con Fiorello, dandogli
sottilmente dello stronzo e
aggiungendo che per te i rapporti umani vengono prima
delle questioni lavorative.
Immagino che i rapporti umani con tutti i tuoi creditori,
alcuni dei quali disperati, ti
siano stati altrettanto a cuore,
in questi anni di follia. Infine
aggiungi, come al solito, che è
stata tutta colpa tua, ma che
forse chi t’avrebbe potuto salvare non l’ha fatto. Incipit vittimistico e finale accusatorio,
un grande classico. Un finale
che lascia intendere una cosa
ben chiara: Fiorello ha fatto
troppo poco. E magari, se ti
accadesse qualcosa, ti avrebbe pure sulla coscienza. Ha osato fare il detective anni 80
per Wind con Conti anziché
con te dopo che tu per giunta
l’avevi amabilmente sfanculato in radio (cosa di cui dovresti essergli grato vista la
bruttezza degli spot) e quindi
è responsabile della tua caduta agli inferi. Insomma, la colpa è tua, però in fondo è degli
altri.
E ALLORA SAI CHE C’È, Marco

Baldini? Che magari sarebbe
ora di affrontare i tuoi mostri
con più discrezione e lucidità. E di ricordare che, se proprio non puoi sanare i tuoi debiti con i soldi o con il lavoro,
forse potresti tentare con la
gratitudine . E, se non ti riesce
neanche questo, sì, è ancora
colpa tua.
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SECONDO TEMPO

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

» 17

Cultura | Spettacoli | Società | Sport

Secondo Tempo

Cagnotto a caccia del bis

Foo Fighters verso Cesena

Pechino olimpica d’inverno

Appuntamento alle 18,30 per il tuffo
dai tre metri di Tania, che ieri ha
conquistato la finale. La campionessa
ha già vinto l’oro da un metro

Un tweet di David Grohl, leader della
band, fa sognare i fan che avevano
messo insieme una band di 1.000
musicisti per suonare “Learn to fly”

La candidata cinese si è
aggiudicata le Olimpiadi invernali
del 2022. Diventa la prima al
mondo a siglare la doppietta

Le 50 sfumature di Liala

IL BOOM DEI ROMANZI D’AMORE

C

LE COPERTINE

» FABRIZIO D’ESPOSITO

Pillola

IL FILM
SCHOOL
FESTIVAL
Termina domani, a Pennabili, la prima edizione
del Montefeltro Film
School Festival, rivolto alle più importanti scuole
mondiali di
cinema. Trentotto opere
selezionate
su un campione di oltre
duecento
pervenute nei
mesi scorsi
da ogni parte
del mondo.
Tra i docenti
delle master
class, Maurizio Nichetti e
Giuseppe
Battiston
n

ontro il logorìo dell’inferno
quotidiano, una volta azzittiti
smartphone, tablet, tv, radio e
pc e con il conforto del buio e
del silenzio della notte, deve
essere impagabile coricarsi e
munirsi di un tomo dal titolo:
Il ragazzo che entrò dalla finestra e si infilò nel mio letto. Incipit: “Ero seduta sul bancone
della cucina e guardavo mia
madre che preparava la pasta
al forno”. Ora, se credete che
questo titolo non esista, vi
sbagliate. È un libro vero, in
carta e copertina rigida e l’ha
scritto Kirsty Moseley. Recita
la classica fascetta gialla: “Un
successo straordinario negli
Stati Uniti, arriva finalmente
in Italia il libro che ha fatto innamorare milioni di lettori e
di lettrici”.

Ossimori rosa:
“Uno splendido sbaglio”
Luglio è finito e le librerie
d’agosto cambiano faccia, alleggerite da un’enorme macchia rosa, dal sapore lialesco.
Uno tsunami di zucchero e amore che scala le classifiche
di vendita. I classici come
Sveva Casati Modignani o
Danielle Steel sono offerti
all’interno di borse da mare
dai vari colori. Ci sono L’istante esatto che lega due destini e un irrinunciabile
Quattro secondi per perderlo.
Ma da centellinare pagina
dopo pagina, per assolversi
da una vita di errori continui,
è certamente l’opera omnia
di Jamie McGuire, che vive
in Oklahoma con marito e figli. I suoi libri sono stati dichiarati “bestseller” nientemeno che dal New York Times. I titoli italiani sono sei,
pubblicati da Garzanti. Uno
spettacolo. Ossimori del cuore: Uno splendido disastro, Il
mio disastro sei tu, Un disastro è per sempre, Uno splendido sbaglio, Una meravigliosa bugia, Un magnifico equivoco, Un’incredibile bugia.
“Aveva più tentacoli
di un polipo gigante”
Anche le autrici italiane si
difendono bene, a dire il vero. Il catalogo più bello e gustoso lo ostenta Newton
Compton, stesso editore del
Ragazzo che entrò dalla finestra e così via. Patrisha Mar
ha un nome esotico ma “è nata a Ravenna. Non esce di casa senza un libro nella borsa”. Bene. Ha scritto La mia
eccezione sei tu e va alla grande. “Capitolo 1. Tentacoli e

In libreria scaffali pieni
di sentimenti per sole donne
Va per la maggiore
“Il ragazzo che entrò
dalla finestra e si infilò
nel mio letto”: storie
di cucina, carezze
e di pasta al forno

Tra le firme italiane
Patrisha Mar,
Sara Rattaro,
Federica Bosco e anche
un uomo, il barista
Diego Galdino

canotti. Ma quante mani aveva? Il famoso polipo gigante
di un vecchio film di serie Z
aveva di sicuro meno tentacoli. Sara cercò di divincolarsi dall’abbraccio lascivo”.
Il libro fa parte della collana
“Anagramma” e scorrerne i
titoli provoca fremiti non arginabili, dagli orizzonti infiniti: Quattro donne e un matrimonio; Il sentiero nascosto
delle arance; Le cattive ragazze scelgono l’uomo giusto;
Taglia, cuci, ama; 90 giorni di

Negretti
Odescalchi
La scrittrice fu
fra le più note
autrici di romanzi d'appendice del
XX secolo Ansa

tentazione; Iniziò tutto con
un bacio; Sarà perché ti amo;
Non lasciarmi andare; Amore
a tempo perso; L’amore della
mia vita; Le due facce dell’amore; Coincidenze che fanno
innamorare; Io che non vivo
senza te; Non dirmi un’altra
bugia; Dammi un’altra possibilità; Promettimi che mi amerai; Ti odio con tutto il cuore; Cercami ancora; Non
cambiare mai; Stringimi più
che puoi; Non mi piaci ma ti
amo; L’unico sbaglio che rifarei mille volte.

Le variabili della flora
e lo scrittore-barista
Una menzione a parte, in
questo catalogo, la merita
Anna Premoli, le cui opere
sono adesso raccolte in una
trilogia modello Meridiano:
Ti prego lasciati odiare; Come inciampare nel principe
azzurro; Finché amore non ci
separi. Da Sperling & Kupfer
a Piemme, da Mondadori a

Rizzoli, gli scaffali straripano di libri d’amore. I titoli
però non richiamano solo
scritte da baci Perugina o
scimmiottano quelli di film e
canzoni. Ci sono le variabili
dettate dal clima e dalla natura, dalla fauna e dalla flora: Le stanze dello scirocco;
Una farfalla nel cuore; Le ali
della vita dal l’autrice del
Linguaggio dei fiori; Le mille
luci del mattino dall’autrice
del Profumo delle foglie di limone. In questa categoria si
distingue finanche Francesca Barra, volto di La7, che
ha vergato Verrà il vento e ti
parlerà di me. Tra le auliche
scrittrici, gli uomini non
mancano. Diego Galdino riscuote molto successo ed è
un barista nonché “una delle
voci più fresche e irresistibili della commedia romantica
italiana”. I lettori si chiedono come faccia a “shakerare” e poi a trovare il tempo
per scrivere. Ce lo chiediamo anche noi. Ma il suo “bestseller” è una sintesi perfetta di questi dubbi: Il primo
caffè del mattino.

Il più venduto: “Siamo
luce e ombra insieme”
La sbornia rosa intontisce
per la copiosa ricchezza
della fantasia e delle emozioni. In copertina sono
centinaia i volti di ragazzine
o giovani dallo sguardo
smarrito in attesa di recuperare un marito, un fidanzato, un amante, un padre, un
nonno, uno zio, un parente
qualunque che dia amore,
solo amore. Niente è come te
di Sara Rattaro è uno di quei
titoli che si espongono in vetrina. È la storia di Margherita e questo è il riassunto
della trama: “Nessuno fa solo cose giuste o sbagliate.
Siamo luce e ombra insieme.
Due scatole colme di libri,
pupazzi e tante fotografie.
Tutto il mondo di Margherita è racchiuso in quelle poche cose”. Altro titolo memorabile è La casa delle donne che volevano rinunciare
all’amore. Ma tutto il senso
di questa ricerca cui non si
troverà mai una risposta
scientifica è sulla copertina
del libro di Federica Bosco:
Il peso specifico dell’amore.
Chiede pensoso e speranzoso il sottotitolo: “Conta di
più il peso di una certezza o
l’imprevedibile leggerezza
della felicità?”. L’ardua sentenza alla nota tribuna indiana di Estiqaatsi.
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18 » SECONDO TEMPO

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

REALTÀ RIBALTATA Contrariamente a quanto sostenuto dal club bianconero, la Cassazione
ha stabilito che è stata semmai la Federazione a subire un danno di immagine

Calciopoli, la verità della Corte:
è la Juve a dover risarcire la Figc

A
Pillola

LA NOTTE
DELL’ULIVO
Una notte
per celebrare
l’ulivo sulle
note di Fabrizio De Andrè:
questa sera
appuntamento alla Masseria Giummetta di
Montalbano
di Fasano, nel
brindisino.
Dopo una
passeggiata
tra gli ulivi
monumentali, alle 21,30 il
concerto “Fabrizio, il mare
e i poeti”
n

del parco giocatori eccetera) non comminate ad altri
club colpevoli, per il comportamento dei loro dirigenti, degli stessi reati contestati a Moggi e Giraudo. Il
riferimento è all’Inter (per
le telefonate di Facchetti) e
al Milan (Meani), ma la Cassazione smonta in toto il teorema rimarcando l’evidenza, per Giraudo e Moggi, del
delitto di associazione a delinquere non certo imputabile a Facchetti e Meani.

» PAOLO ZILIANI

vete presente i 444 milioni
che la Juventus, da anni, minaccia di chiedere alla Figc
come risarcimento per i
danni che le sentenze di Calciopoli, nell’estate 2006, le
avrebbero arrecato: a spanne 130 milioni per il calo in
Borsa, 80 per la mancata
partecipazione alla Champions, 100 per la svalutazione del marchio, 50 per la diminuzione dei diritti televisivi più ammennicoli vari?
Beh, una boiata pazzesca.
Grazie alla pubblicazione
delle motivazioni con cui la
Cassazione ha dichiarato
prescritto (ma non assolto)
Antonio Giraudo, l’a.d. della
Juventus che era stato condannato in appello a 1 anno e
8 mesi per associazione a
delinquere e frode sportiva,
la realtà che emerge, messa
nero su bianco dai giudici, è
la seguente: la Juventus, al
pari del suo massimo dirigente Giraudo, sarà chiamata a risarcire in solido, in sede civile, i danneggiati di
Calciopoli a cominciare
proprio dalla Figc.
UNA NOVITÀ assoluta che

scaturisce al termine del rito abbreviato scelto da Giraudo; nel rito ordinario
scelto da Moggi – di cui si attendono ancora le motivazioni – la Juventus era stata
esclusa come possibile soggetto risarcitore.
Dopo aver spiegato, al
punto 41.1 (pag. 42), i motivi
per cui le parti lese Brescia
Calcio e Victoria 2000 – la
società di Gazzoni Frascara,
a quel tempo presidente del
Bologna, retrocesso al pari
del Brescia – hanno diritto a

S ECO N D O la Cassazione,

ottenere il risarcimento, al
punto 41-2 la Cassazione
scrive: “Ancora più evidente il danno per la Figc (…) sicché al di là del pregiudizio
patrimoniale va riconosciuta, come ha fatto la Corte di
Napoli, sicuramente una
componente non patrimoniale derivante da un danno
a l l’immagine pienamente
risarcibile se derivante da
reato”.
INSOMMA: non è la Figc che

dovrà pagare i danni alla Juventus, ma la Juventus (assieme a Giraudo) che dovrà
pagarli alla Figc (e alle altre

parti lese). Nelle 45 pagine
delle motivazioni, la Cassazione demolisce indirettamente, ma interamente, le
ragioni del fantomatico ricorso juventino da 444 milioni: quelle di essere stata
oggetto di dure sanzioni (retrocessione in B, due scudetti tolti, deprezzamento

L’antica
coppia
Luciano Moggi e Antonio
Giraudo
LaPresse

La sentenza Demolite le ragioni
del ricorso da 444 milioni e accertata
“l’esistenza di una associazione
delinquenziale volta all’alterazione
del campionato 2004-2005”

che ha respinto tutti e 13 i ricorsi presentati da Giraudo,
come quello sul preteso numero ridotto di partecipanti
all’associazione (“nel caso
in esame – si legge al punto
41.5 – è facilmente desumibile che il numero degli associati superasse il numero
di dieci” e si citano i nomi di
Giraudo, Moggi, Mazzini,
Bergamo, Pairetto, De Santis, Lanese, Bertini, Racalbuto, Pieri, Cassarà, Gabriele e altri ancora), è pienamente confermata “l’es istenza di una strutturata associazione delinquenziale
volta all’alterazione o comunque al condizionamento del campionato
2004-2005, evidenziando
la disponibilità ab origine di
un sistema di comunicazione tra i vari associati sostanzialmente segreta... al riparo da intrusioni esterne, sistema di comunicazione sapientemente sofisticato”.
La Cassazione ricorda le
ripetute “riunioni operative” tra Moggi, Giraudo e i
designatori Bergamo e Pairetto, sempre clandestine; il
loro lavoro congiunto di
predisposizione delle gri-

glie arbitrali, “una anomalia
sotto il profilo etico, deontologico e valutabile in sede
penale”; le schede telefoniche a prova di intercettazione acquistate in Svizzera e
distribuite a designatori e
arbitri; la forte “ingerenza esercitata da Giraudo nella
duplice veste di dirigente
della Juventus e di consigliere federale non solo per
il conseguimento di vantaggi per la Juventus ma anche
per il salvataggio di altre
squadre come Fiorentina e
Lazio”; i poteri di condizionamento di Giraudo e Moggi su giornalisti di tv e stampa specializzata, poteri
“volti a proteggere la società
Juventus e gli arbitri che ne
avevano diretto gli incontri”; il loro potere di tagliare
le gambe ed emarginare tesserati considerati “disturbatori”, e quindi nemici, come ad esempio Zeman.
ALTR A evidenza: anche i

fratelli Della Valle e la Fiorentina saranno chiamati a
risarcire le parti lese di Calciopoli. Dopo essere stati a
lungo penalizzati dalla gang
di Moggi e Giraudo, per
scongiurare la retrocessione in serie B del club viola i
Della Valle si inchinarono al
potere della Cupola che si
attivò, nella parte finale del
campionato, per far scattare
“l’operazione salvataggio
Fiorentina”. Anche la Lazio
e Lotito sono più volte citati
come beneficiati dalla Cupola nella volata-salvezza.
Beneficiati a danno di Atalanta, Brescia e Bologna.
Che adesso, a distanza di 10
anni, possono finalmente rivalersi sui loro persecutori.
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LO SCENARIO Favorito è il francese, già delfino di Blatter e capace di cenare all’Eliseo con Sarkozy

» LUCA PISAPIA

I contendenti
Il “pibe
de oro”
è troppo
avverso
alle istituzioni, l’ex
Udinese
viene
appoggiato solo dal
Brasile

S

egni particolari: numero 10. Con quel numero
magico sulle spalle
hanno incantato le platee
calcistiche negli anni ’80. E
tr en t’anni dopo eccoli di
nuovo in campo, per la corsa
alla poltrona più importante
del calcio globale: Michael
Platini, Diego Armando Maradona e Arthur Antunes
Coimbra, detto Zico, hanno
infatti annunciato la loro
candidatura alla presidenza
della Fifa.
LE LORO possibilità di successo ricalcano in qualche modo
il loro stile di gioco. Platini,
già furbo e razionale alla Juventus, è politico navigato –
dal 2007 è presidente della
Uefa – e uno dei favoriti alla
conquista del trono che fu di
Blatter. Maradona, dai tempi
di Napoli abituato a combattere i mulini a vento del potere, è troppo avverso a ogni

La fame dei numeri 10: Platini, Zico
e Maradona alla conquista della Fifa
istituzione per poterla dirigere. E ancora meno possibilità ha Zico, l’ex Udinese è appoggiato solo dal Brasile. Per
avere la fantasia al potere, anche solo della Fifa, serviranno altre mille rivoluzioni.
Per ora la questione è più
seria, c’è in ballo il controllo
di una multinazionale che –
al di là di tangenti e corruzione - nell’ultimo quadriennio
ha fatturato 5,7 miliardi di
dollari e accumulato riserve
per 1,5 miliardi. Per questo il
26 febbraio a contendersi la
vittoria non saranno i numeri
10 ma eminenti personaggi
della politica sportiva. Il
principe di Giordania a e vicepresidente Fifa Ali bin
al-Hussein; il sudcoreano
Chung Mong-joon, controllore della maggioranza della
Hyundai e anche lui vicepresidente Fifa; lo sceicco del

dulcis in fundo Platini, ex delfino e successore designato
di Blatter da cui si è staccato
solo quando l’ex monarca ha
deciso di ricandidarsi per la
quinta volta.
APPESI gli scarpini al chiodo,

Parenti
serpenti
Platini con Joseph Blatter
Ansa

Kuwait Ahmed Al Fahad Al
Ahmed Al Sabah, lobbysta di
professione e poltronissimo
nei comitati olimpici e calcistici dei cinque continenti. E

dopo una breve esperienza
come ct della Francia, Platini
approda alla politica calcistica come membro del Comitato promotore di Francia
’98, poi vicepresidente della
Federcalcio francese e della
Fifa. Fino al 2007, quando diventa presidente Uefa. Le sue
abilità politiche sono sublimate dalla famosa cena all’Eliseo in compagnia dell’allora
presidente francese Nicolas
Sarkozy e dell’emiro qatariota Al Thani, alla vigilia
dell’assegnazione dei Mondiali 2018 (Russia) e 2022, andati al Qatar che in cambio

acquista il Psg, i diritti tv esteri del calcio francese, una
commessa di Airbus e investimenti immobiliari a Parigi. Oltre ad assumere il figlio
di Platini nella Qatar Sports
Investments, che quei Mondiali organizza.
Capace di guadagnare il
consenso della riottosa Europa dell’Est con l’assegnazione degli Europei del 2012
a Ucraina e Polonia, dei proprietari dei grandi club con il
“fair play finanziario”che assicura loro la Champions
League, ora Platini è il favorito al trono del calcio mondiale con l’appoggio di Europa, Sudamerica, e parte di Asia e Centro-Nord America.
Ma per lui la poltrona della
Fifa potrebbe essere solo un
ulteriore passo verso elezioni più importanti: le presidenziali francesi del 2021, uno scenario che nemmeno
Michel Houellebecq ha voluto prevedere.
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SECONDO TEMPO

Sabato 1 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

» 19

Personaggi

ALFABETO

I
Biografia

GIANFRANCO
VIESTI
Nato a Bari
nel 1958, si è
laureato in
Economia
politica
all’Università
Bocconi. Ha
insegnato
presso gli
atenei di
Firenze,
Foggia e Bari,
dove insegna
tutt’oggi
economica
applicata. Dal
marzo 2011 è
anche
presidente
della Fiera del
Levante di
Bari. Tra le
sue
pubblicazioni
“Mezzogiorno
a
tradimento”,
“Più lavoro,
più talenti” e
“Il Sud vive
sulle spalle
dell’Italia che
produce.
Falso!”

» ANTONELLO CAPORALE

l luogo comune è la forma primitiva della diceria. Nell’uso
intensivo da talk show si trasforma in tesi assoluta, pensiero dominante ma indimostrato. Gianfranco Viesti tenta in solitario una battaglia
contro i sillogismi banali, i tic
linguistici da terza elementare, la fesseria grandiosa resa
teorema profondo. È una battaglia persa perché Viesti, che
insegna economia a Bari, documenta come i soldi mandati
al Sud arricchiscano il Nord e
non viceversa. Come l’assistenzialismo sia una specialità ligure, la mungitura della
mucca statale una condizione
permanente del laborioso popolo altoatesino.

GIANFRANCO VIESTI La battaglia di un economista
contro i pregiudizi, che la Lega ha trasformato in verità

Sfatiamo i falsi miti:
si spende al Sud
per arricchire il Nord
Però noi meridionali siamo spreconi e corrotti.

Cento euro
spesi per
investimenti
a favore del
Mezzogiorno
producono
vantaggi
per il
Settentrione
pari
a 40 euro

Professore, inizio io con la
prima parola magica. La locomotiva. Il Nord è la locomotiva d’Italia.

Bufala al cubo. Per locomotiva s’intende un paese che produce e un altro che arranca. Uno che tira e un altro che viene
tirato. Il Nord che lavora e il
Sud che si perde nell’assistenzialismo. Se gli investimenti si
catalizzano al Nord, solo
quella fetta di territorio godrà
del benessere.
E perché?

Perché il Nord è una regione
da un punto di vista economico largamente autosufficiente. Se costruisco un ponte al
nord lì troverò le materie prime, lì la grande ditta appaltatrice, lì la forza lavoro. Per ogni 100 euro spesi al Nord meno di 5 arrivano al Sud. Al contrario ogni 100 euro di investimenti nel Mezzogiorno
producono vantaggi finanziari per il Settentrione pari a
40 euro. È banale sottolinearlo: un’economia debole ha bisogno del know how del dirimpettaio più forte.
Il Nord si fa ricco anche con i
soldi spesi al Sud.

Altro che! Per guardare fuori
dall’Italia: i guai della Germania sono iniziati quando la

Spagna ha smesso di crescere.
Lo sviluppo spagnolo era benzina nel motore industriale
tedesco. La crescita dei Paesi
emergenti aiuta essenzialmente l’economia dei Paesi
forti. È la tesi su cui si fonda
l’Unione europea: la crescita
dell’uno agevola la crescita
dell’altro. Il debole che conquista posizione non erode la
forza di chi sta più in alto in
classifica.
Il Sud è assistito. Il Nord produce.

Vediamo un po’. Le grandi direttrici della spesa pubblica
sono sanità, scuola e welfare.
Con le prime due voci il Sud
eguaglia il Nord in termini di
trasferimenti. Essi però alimentano i consumi meridionali che sostengono l’indu-

stria del Nord. Sono soldi che
dunque risalgono su. Ma la
terza voce è indiscutibilmente un affare settentrionale. In
Italia il welfare si sviluppa essenzialmente nel sistema
pensionistico e nel sostegno
alla disoccupazione temporanea. Nel primo e nel secondo caso i benefici maggiori li
ottiene la porzione dell’Italia
che vanta più lavoratori, siano
essi del settore privato o pubblico. E dunque l’assistenza, il
welfare, è un affare del Nord
più che del Sud. Le pensioni, i
sussidi, quei pochi che esistono, sono prevalentemente sopra il Garigliano. Il rapporto
percentuale è indiscutibile.
Gli assistiti lombardi, liguri...

Veneti, friulani, valdostani...

Ma noi
meridionali
non
contiamo
un’acca
e non
produciamo
un pensiero
significativo
dal punto
di vista
culturale

Mezzogiorno tradito Il
professor Viesti e una veduta di Napoli
LaPresse/Ansa

È un tratto che ci
penalizza oltre le
nostre colpe. Che
da noi ci siano ruberie è un fatto incontrovertibile. E
queste distruggono la simpatia dell’opinione pubblica più
accorta e solidale. Ma che il
Sud rubi al Nord è un falso.
La nostra reputazione è pari
a zero.

Infatti la rappresentanza meridionale in Parlamento è pari
a zero. Se esiste è squalificata.
Personaggi di secondo e terzo
livello, di dubbia moralità.

Nell’ultimo ventennio l’Italia ha mandato a palazzo Chigi due milanesi, un bolognese, un pisano e un fiorentino.

Segno inequivoco che non
contiamo un’acca e non produciamo un pensiero non dico dominante ma culturalmente significativo, minimamente degno.

Il Sud semplicemente non esiste più.

E infatti il governo lascia che
questa terra vada alla deriva. I
giornali se ne ricordano soltanto quando i centri di ricerca, ora è il turno dello Svimez,
raccontano di come siamo inguaiati. Il Parlamento non sa
che il Sud è lo specchio dell’Italia. Se il Sud è morente, l’Italia è morente...
Non esistiamo in tv, non ab-

biamo parole per dirlo.

La grande stampa ignora
completamente questo tema,
il Parlamento è sinonimo di
ornamento, l’esecutivo non è
capace di cogliere il senso di
questa disgrazia. Completamente disinteressato.
Forse è stata colpa nostra.

Hai voglia, certo che sì. Colpa
anche di una pubblicistica
che ha bisogno di esempi brevi e infuocati, di parole pirotecniche e soluzioni fintamente definitive. La propaganda leghista in questo senso ha fatto scuola.
Ma noi meridionali siamo un
po’ troppo spreconi.

Non c’è dubbio. Con una
struttura civile così indebolita dalla scomparsa della politica, la mediazione, la negoziazione di coloro che amministrano si sviluppa nel residuo dell’assistenza pubblica,
ma sono briciole, e nel clientelismo.
Ma abbiamo anche detto che
per 100 euro che si danno al
Sud...

Quaranta se li mangia il
nord.
Spreco incluso.

E che dubbio c’è?

STORIEITALIANE Marco Genovese è il referente provinciale di Libera: “Orgoglioso di aver rotto il silenzio sulla mafia”
» NANDO DALLA CHIESA

C

Il nuovo volto di Ostia (ripulita)
ha il nome di un ragazzo di 29 anni

i sono quelli che per una gran botta, diciamo così, di fortuna si ritrovano a governare il paese appena dopo i trent’anni. E ci sono quelli che, senza botte di fortuna e
“mettendoci la faccia” per davvero, più o meno per capire Mafia Capitale lo vedono poco, tra
alla stessa età cercano di cambiarlo. Partendo cellulare, spostamenti, urgenze logistiche; ma
dai suoi luoghi più a rischio. Marco Genovese poi capiscono che c’è perché tutto fila secondo
è uno di questi. A 29 anni è già un capitano di i piani previsti. È riuscito anche a trovar loro da
lungo corso delle battaglie per la legalità nel dormire in una scuola media di uno dei quarfamigerato X Municipio di Roma: Ostia, me- tieri più popolosi. Marco c’è, e Marco sa. Ractafora spietata di Mafia Capitale. Fisico asciut- conta e spiega la storia di questa città dove i
to e non palestrato, figlio di un medico e di una ragazzi come lui si sono sentiti degli estranei
professoressa di educazione fisica, Marco non rispetto al mondo delle istituzioni e degli affari,
ci ha messo molto a schierarsi. Da studente li- rispetto al grande business dei lidi balneari, o ai
luoghi del divertimento.
ceale si prese una cotta per l’antimafia, passione proibita in uSE HA avuto dei maestri? Certo,
na città aperta a narcotrafficane uno ne ha avuto sopra tutti, e
ti e picchiatori, corrotti e ricichiede di citarlo mentre lo
clatori, ma diffidente verso
sguardo si addolcisce al ricorchiunque parli di legalità, chiedo: il suo prof di storia e filosoda scontrini fiscali o invochi le
fia. “Lo scriva che si chiamava
leggi dello Stato per arrivare al
Raffaele Romano, soprannomare senza pagar pedaggi. Dice
minato Lello”. Era lui l’inseun signore in divisa che quella
gnante amatissimo che tradi Marco è una presenza non vismetteva ai ragazzi del liceo
stosa ma incombente. E probascientifico “Antonio Labriola”
bilmente è vero. Gli studenti
l’amore per l’impegno sociale e
milanesi che sono venuti qui Lotta per la legalità
per la legalità; lui che arrivava a
con la loro università itinerante Marco Genovese

scuola su una panda scassata e se ne andò via
per un tumore, dopo avere ben seminato per le
nuove generazioni. Marco tiene insieme, Marco prende iniziative pubbliche, Marco fa comunicati. Recentemente è diventato anche referente provinciale di Libera e ha tirato su uno
dei gruppi più giovani dell’associazione a livello nazionale, roba che allarga il cuore alla
vista. Gli universitari milanesi incontrano testimoni, fanno interviste, organizzano seminari. E ogni volta si rendono conto della stima
che circonda il loro giovane ospite. Lo stima
Alfonso Sabella, l’assessore alla Legalità di
Marino che qui sta facendo da commissario
dopo che l’amministrazione locale è finita nelle inchieste a partire dal presidente del Municipio, uomo Pd. Lo stimano le forze dell’ordine che sanno che è da cittadini come Marco
che può venire il riscatto sociale dopo le inchieste e le condanne. Lo stimano gli imprenditori puliti intolleranti delle famiglie che hanno spadroneggiato impunite per anni lunghissimi (“magari si mettesse in politica”, dice uno
di loro). Lo stima don Franco, che lo ha visto
impegnarsi in ogni forma con la sua parrocchia

di Santa Monica. Lo stimano gli insegnanti che
tra edifici degradati e famiglie minacciose cercano di costruire una nuova idea di convivenza
civile. “In effetti”, dice lui, “una delle cose migliori che abbiamo fatto è stato il lavoro educativo nelle scuole. Lo abbiamo fatto con dedizione e i risultati si sono visti”.
LO STESSO amministratore giudiziario si è ri-

volto a lui lo scorso anno quando è stato sequestrato il “Faber Beach”, proprietà di un signore imputato di far da prestanome al clan
Fasciani. “È stata la prima sfida per riprenderci
il mare. Ci facemmo cultura, vennero registi e
scrittori da maggio ad agosto, chissà da quanto
non accadeva a Ostia”, racconta, e capisci che
più che un ribelle solitario hai davanti l’interprete di un mondo sempre più grande, che
guarda a Ostia da Palermo a Milano.
Il suo più grande orgoglio? “Avere rotto
sei-sette anni fa la cappa del silenzio. Quando
gli arresti colpivano i clan locali i politici stavano tutti zitti e muti, facevano finta di niente.
Noi invece abbiamo condotto in tutto questo
tempo campagne di informazione. E quando è
arrivata l’ora del processo ai Fasciani, da poco
condannati in primo grado, ci siamo costituiti
parte civile, partecipando alle udienze ogni
volta con decine di studenti”. Chi ha fatto qualcosa del genere tra i giovani al governo del Paese alzi la mano.

20 » ULTIMA PAGINA
Dalla Prima
» MARCO TRAVAGLIO

Q

uindi, a parte il fatto che
l’arresto del senatore non è
stato disposto per quella frase
ma per una bancarotta fraudolenta da 500 milioni, a seguire
Di Maggio non si dovrebbe più
arrestare nessun delinquente
che abbia in casa qualche libro.
E Dell’Utri andrebbe scarcerato immantinente in quanto bibliofilo.
Dice ora Renzi: “La Costituzione dice: fumus persecutionis sì o no. Si vota guardando le
carte. La posizione della Giunta è stata di un tipo, ma il nostro
capogruppo Zanda ha letto le
carte e lasciato libertà di coscienza. Potrebbe esserci fumus persecutionis”. Potrebbe?
Il fumus o c’è o non c’è. E, per
esserci, dev’essere provato. Altrimenti il Parlamento viola
l’art. 3 della Costituzione sulla
legge uguale per tutti. Del resto
l’11 giugno, quando la richiesta
partì e prim’ancora di leggere
le carte, il presidente Pd Matteo Orfini annunciò: “Di fronte
a una richiesta del genere si devono valutare le carte, ma mi
pare inevitabile votare a favore
dell’arresto”. Poi le carte furono valutate dalla Giunta per le
immunità, che con maggioranza schiacciante (13 a 7) votò Sì
all’arresto e No al fumus (Pd,
M5S e Lega al completo). Poi
Zanda, quando il governo perse la maggioranza in Senato e
imbarcò i verdiniani, intonò il
“liberi tutti”ai senatori Pd: non
quelli che avevano letto le carte
in giunta, ma quelli che non le
avevano lette in aula. E questi si
organizzarono per portare i 60
voti necessari a salvare Azzollini, e con lui il governo. Quindi,
con buona pace del premier, i
senatori non hanno “rispettato
la Costituzione”: l’hanno violata in nome della cara vecchia
giustizia di casta. E anziché fare, com’era loro dovere senza
prove del fumus, i passacarte
dei giudici, han fatto i passacarte di Renzi, anticipando il
“nuovo” Senato a sua immagine e somiglianza.
A proposito di supercazzole
a pronta presa: ricordate il falso in bilancio che il governo si
vantava di aver reintrodotto? A
metà giugno la Cassazione annullò in parte la condanna
dell’ex sondaggista di B. Luigi
Crespi per il crac della sua Hdc
perché la legge Renzi-Orlando
era ancora più blanda della
Berlusconi-Ghedini. Noi ricordammo di aver segnalato
per tempo il buco nel nuovo
reato, che non puniva più le false valutazioni aziendali. E
fummo investiti dai vari Ermini, Ferranti, Orlando & C. che
negavano tutto e invitavano ad
attendere le motivazioni. Ora
la Cassazione le ha depositate:
la legge Renzi è ancor peggio
della legge B. perché “ridimensiona l’elemento oggettivo con
effetto parzialmente abrogativo ovvero limitato a quei fatti
che non trovano più corrispondenza nelle nuove previsioni
normative”. Un’“amputazione... indicativa della volontà
del legislatore di far venire meno la punibilità dei falsi valutativi”. Quindi con la legge B.
quello del sondaggista di B. era
reato; con la legge Renzi non
più. Attendiamo le scuse di governo e Pd, che non arriveranno, e pazienza. Ma soprattutto
attendiamo un decreto urgente che tappi il buco della legge.
Se non arriverà, sarà la riprova
della malafede di questi gaglioffi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

H

o fatto un sogno. Il maestoso
Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma, scendeva tra i passeggeri di Fiumicino, abbrutiti da giorni di attesa e abbandonati
al proprio destino, rivolgendo loro parole di conforto e aiuto fattivo. Poi ho
avuto un incubo: Palenzona (inamovibile uomo di mille poltrone) apostrofava i poverini con le stesse parole della
sua intervista di ieri al Messaggero.
Mamma disperata con bambino stremato che implora di partire. “Calma signora, l’incendio del 7 maggio ha inter-

| IL FATTO QUOTIDIANO | Sabato 1 Agosto 2015

STOCCATA E FUGA

Il poltronissimo
Palenzona
e il Far West
di Fiumicino
» ANTONIO PADELLARO

rotto un cammino virtuoso e
certificato dalle rilevazioni di
Airport Council International”. Al turista spagnolo che grida: razza d’incapaci, avete lasciato
che i rifiuti vicino alle piste prendessero fuoco. “Le cause del rogo sono in
fase di accertamento. Penso alla famigerata legge sui cosiddetti requisiti di
sistema che ha provocato la paralisi degli investimenti aeroportuali in Italia”.
Cronista mezzo affumicato: tutti i giornali del mondo parlano di intollerabile
vergogna. “Basta con queste critiche,

figlie di luoghi comuni e di ignoranza dei problemi”. Passeggeri
inferociti cercano di malmenare alcune hostess. “Se qualcuno
pensa di metterci in difficoltà
con le parole e le bugie , la mia risposta
è una sola: non ci fermeranno”. Coppia
di anziani chiede per pietà un po’ d’acqua. “Siamo in crescita grazie alle nostre azioni di marketing e al forte appeal della Capitale”. L’incubo si chiude
con una sparatoria, mentre Palenzona
decolla verso nuove poltrone.
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