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ilfattoquotidiano 2 08 2015 .pdf



Nome del file originale: ilfattoquotidiano_2-08-2015.pdf
Titolo: NONSOLOTORRENT
Autore: NONSOLOTORRENT

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I Verdi denunciano che l’Ilva è in ritardo sulle bonifiche: vendita
e salute sono a rischio. Il governo darà la colpa ai giudici anche di questo?

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Domenica 2 agosto 2015 – Anno 7 – n° 210

e 1,50 – Arretrati: e 3,00

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Il trapezista senza rete

Napoli, il sindaco contro il commissario

Rignano sull’Arno

De Magistris: “Giù le manone
dei cementificatori da Bagnoli”

Nel paese di Matteo, il segretario
del Pd nei guai per una piscina

q DE CAROLIS A PAG. 6

» MARCO TRAVAGLIO

S

q VECCHI A PAG. 9

SENZA LIMITE Con un trucco i nuovi vertici guadagneranno più di 240.000 euro

Stipendi, la Rai sfonda il tetto
p Prima di partire per il Giappone Renzi vede Antonio
Campo Dall’Orto, ex di La7 e Mtv, ora favorito come Dg.
Anche lui potrà prendere oltre 500mila euro perché nella tv pubblica i limiti ai compensi sono durati due giorni:
appena li ha introdotti, l’azienda ha emesso titoli di debito quotati e così può approfittare della scappatoia prevista dalla legge sulle società controllate dal Tesoro
q FELTRI E TECCE A PAG. 4

L’IMPRENDITORE BERARDI

“Io, scaricato in Africa
da governo e Vaticano”

LE PROMESSE TRADITE

Dalle Unioni civili al depistaggio
le leggi annunciate e poi disperse
q DI FOGGIA E PALOMBI A PAG. 2 - 3

GENOVESE L’ex deputato dem: il mio arresto serviva per le Europee

“Azzollini salvato, io sacrificato
Renzi è un bullo populista”
p “Mister 20mila voti” ora ai domiciliari per l’inchiesta sui finanziamenti
alla formazione professionale in Sicilia: “Il Senato ha fatto bene con il politico Ncd. Il premier? Non mi sento
vittima di un personaggio piccolo
piccolo, ma gli opportunisti non durano a lungo”

Ritorno Roberto Berardi all’arrivo a Roma il 9 luglio Ansa

p Torture, fame, malaria: i 920 giorni di orrore
dell’imprenditore in una prigione della Guinea Equatoriale: “Mi dissero che non si potevano rovinare
i rapporti tra gli Stati”. Il potere del dittatore Obiang
q FAGNANI A PAG. 11
Scarcerato L’ex deputato Genovese LaPresse

IL 2 AGOSTO DI 35 ANNI FA

La cattiveria

PERÙ, BLITZ PER LIBERARLE

q FAZIO A PAG. 5

PASQUALE SQUITIERI

Incendi a Fiumicino,
il ministro Alfano:
“Bisogna fare chiarezza”.
Non si vede un cazzo.
WWW.FORUM.SPINOZA.IT

La strage di Bologna:
“Quei cinque minuti
mi salvarono la pelle”
q ZILIANI A PAG. 19

IL FMI DI MADAME
LAGARDE,
50 SFUMATURE
DI SADISMO
q FURIO COLOMBO A PAG. 13

Le schiave di Sendero “Moro e la grazia ai Br,
e la “fabbrica”
Zaccagnini&Berlinguer
dei nuovi rivoluzionari fermarono Leone”
q BISCOTTO A PAG. 17

q PAGANI A PAG. 20 - 21

arà vero, come scrive il Financial Times, che “il vento che spingeva Renzi si è
già fiaccato”? A leggere i sondaggi, si direbbe di sì. E anche a
giudicare dai continui errori da
pugile suonato che commette il
premier da quando ha perso le
prime elezioni della sua vita: le
amministrative. La sua sintonia
e sincronia con gli umori popolari sembrano evaporate nel giro di due mesi: mentre suonano
nuove campane a morto sull’occupazione e l’annunciata ripresa (85 mila posti di lavoro persi
durante il suo governo), lui si
occupa di occupare la Rai; mentre persino Mattarella annusa
l’aria e ripete che la priorità assoluta è la lotta alla corruzione
e all’evasione, lui imbarca dieci
impresentabili al seguito del
plurimputato Verdini e si prodiga per salvare dall’arresto uno come Azzollini; e mentre l’Italia viene continuamente richiamata dalla Corte di Strasburgo e dalla Consulta ai suoi
doveri di legiferare in materie
sensibili che la vedono ultima
ritardataria in Europa (servizi a
pagina 2 e 3), lui cerca voti per
una riforma del Senato che interessa solo a lui per cancellare
le elezioni dei senatori e farli
nominare dalle sputtanatissime Regioni. Ma ci sono altre
questioni più sostanziali che
mettono a repentaglio il suo governo, sempre più precario come un trapezista senza rete: tutti ne osservano le evoluzioni aeree e si domandano se e quanto
manca allo schianto. Che però,
per fortuna (dei trapezisti e di
Renzi) non sempre si verifica.
La squadra. L’allora amico
Diego Della Valle, due anni fa,
gli aveva suggerito di non avere
fretta di conquistare Palazzo
Chigi e di usare il plebiscito delle primarie che l’aveva issato
alla guida del Pd per costruirsi
un team di collaboratori validi e
competenti, ma anche per girare l’Europa, accreditarsi, studiare, imparare il mestiere di
premier e prepararsi per le
prossime elezioni. Così Renzi
avrebbe potuto presentarsi con
la sua squadra e il suo programma agli elettori e, se questi –
com’era prevedibile – l’avessero premiato, sarebbe salito a
Palazzo Chigi con una maggioranza omogenea e compatta.
Renzi invece scelse di bruciare
le tappe senza passare dalle urne, portando al governo un’Armata Brancaleone di bassissimo profilo. E in Parlamento si
ritrovò tre Pd: qualche decina
di veri fedelissimi; altrettanti
nemici giurati; e una pletora di
voltagabbana bersaniani convertiti al renzismo per puro opportunismo, dunque pronti a
tradirlo al primo inciampo. I
quali per giunta, essendo stati
eletti in base a un programma
opposto al suo, se gli votano
contro non possono essere accusati di tradimento.
SEGUE A PAGINA 24

2 » PRIMO PIANO
IL SINDACATO

Cgil: “Con queste
misure fiscali
non si può crescere”

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

LE NUOVE misure fiscali annunciate
nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi proseguono sulla stessa
linea sbagliata: non abbiamo sentito parlare di
spesa pubblica diretta, investimenti pubblici o
creazione di occupazione, ovvero i soli interventi che, specialmente in recessione, moltiplicherebbero la crescita e i redditi. Il taglio generalizzato delle imposte avrebbe come effet-

q

to una maggiore riduzione delle tasse per i più
ricchi”. Questo il giudizio della Cgil, in merito
al pacchetto taglia-tasse del governo che prevederebbe una revisione della spesa pubblica
complessiva di circa 26 miliardi. Ad analizzare
luci ed ombre della proposta di Renzi è uno
studio dell’Ufficio fisco e finanza pubblica della Cgil che rileva come dalla creazione diretta
di occupazione e investimenti pubblici si a-

vrebbe un beneficio sul Pil quattro volte superiore rispetto ad un taglio generalizzato delle
tasse. Per quanto riguarda la tassazione sulla
casa lo studio rileva che per otto milioni di contribuenti, le fasce più povere, l’imposta esentata sarà di circa 55 euro (pro-capite), mentre
per un milione di contribuenti più ricchi, appartenenti alle due fasce di versamento più alte, il risparmio sarà in media di circa 827 euro.

Parole parole parole, le leggi
promesse e mai approvate
Dal conflitto d’interessi al reato di tortura, dallo ius soli alle unioni civili:
il programma a costo zero che governi di destra e sinistra hanno dimenticato
» CARLO DI FOGGIA
E MARCO PALOMBI

Fatto a mano

D

isperse nel mare magno
dell’attività parlamentare; annunciate, presentate e poi ancora annunciate e presentate come nuove. Sono i disegni di legge desaparecidos, che da mesi, anni o decenni occupano le cronache politiche senza mai tradursi in realtà. Qui di seguito ne elenchiamo
alcuni a costo zero o quasi, di
quelli cioè per cui non si può
nemmeno dire che non ci sono i
soldi: finiscono sul binario morto per disattenzione, forse, o più
probabilmente per non irritare
questo o quel partito, questa o
quella corporazione. “Primo sopravvivere”, diceva Giulio Andreotti.
TORTURA. Se ne parla da sempre

e almeno dal G8 di Genova 2001
dovrebbe essere una priorità per
qualunque governo. Tanto più
che il 7 aprile la Corte europea dei
diritti dell’uomo ha stabilito che
quella della scuola Diaz di Genova fu tortura e ha condannato l’Italia perché non punisce il reato.
Eppure, nonostante l’Italia abbia
ratificato nel 1988 l’apposita convenzione Onu, il reato nel codice
italiano non c’è. I ddl, infatti, naufragano di legislatura in legislatura: anche stavolta, quando
sembrava tutto fatto, il testo arrivato in Senato per il via libera
definitivo, è stato modificato il 7
luglio con un compromesso al ribasso (la tortura sussiste solo nel
caso di “violenze reiterate”, e
quando si produce una sofferenza psichica “verificabile”). Il pm
simbolo del G8, Enrico Zucca, ha
definito il testo – a cui le forze
dell’ordine si oppongono strenuamente – “i nu t i l e” p e rc h é
“non punirebbe la Diaz”. Ora,
ammesso che Palazzo Madama
lo approvi, dovrà tornare alla Camera in autunno, quando il Parlamento sarà impegnato con la
Finanziaria.
UNIONI CIVILI. Oggi, in Europa

occidentale ci sono solo due Paesi che non hanno una legge che
regolamenti il matrimonio o le unioni civili tra persone dello stesso sesso: Italia e Grecia. Ormai se
ne discute da 30 anni. La prima
proposta di legge fu presentata
nel 1988 dalla deputata socialista
Alma Agata Cappiello: mai discussa. L’8 febbraio 2007 il ministro della Famiglia Rosy Bindi e
quello delle Pari Opportunità
Barbara Pollastrini fecero approvare dal Cdm i “Dico” (Diritti
e doveri delle persone stabilmente conviventi): riconoscimento
delle coppie omosessuali ed eterosessuali non sposate, e nuovi
diritti per la successione, la pen-

Depistaggio
Oggi nessun esponente
del governo parlerà
a Bologna per ricordare
i 35 anni della strage
Prescrizione
Dopo la sentenza Eternit
ci fu la promessa,
ma la norma è stata fatta
soltanto per la corruzione
sione e i contratti di affitto. Poca
roba, ma tanto bastò per una manifestazione oceanica di cattolici
contrari: il Family day a Roma (12
maggio 2007). Non se ne fece nulla. In tempi più recenti, sotto Enrico Letta solo chiacchiere,
mentre Matteo Renzi ne ha pro-

messo l’approvazione a più riprese fin dalla campagna per le
Primarie 2013. Oggi in Parlamento c’è – fermo almeno fino a settembre – il ddl Cirinnà. Due settimane fa il premier ha promesso
una soluzione entro l’anno, ma
l’aveva fatto anche nel 2014. Non
è neanche una questione di costi,
visto che il Mef ha chiarito che
per garantire la reversibilità della pensione bastano sei milioni
l’anno. E la legge sull’omofobia?
Approvata alla Camera a settembre 2013, è dispersa in Senato.
IUS SOLI. Cécile Kyenge è stata

massacrata da giornali e partiti
della destra quando, appena nominata ministro per l’Integrazione da Enrico Letta, spiegò che la
sua priorità sarebbe stata il passaggio dallo ius sanguinis (cittadinanza se figlio di un cittadino
italiano) allo ius soli (cittadinanza per nascita) temperato: in sostanza si diventa italiani se si è

vissuti qui fin da piccoli facendo
le scuole e tutto il resto. Se n’era
già parlato nel governo Prodi del
2006-2008, ma ad oggi niente
legge. E dire che il tema è sembrato assai caro a Matteo Renzi.
Seguite la cronologia. Nel marzo
2012, da sindaco di Firenze, firmò
una legge di iniziativa popolare
sul tema. “Chi nasce in Italia, deve essere cittadino italiano, il parlamento approvi lo ius soli”, diceva a giugno 2013. Poi, a fine novembre, candidato alla segreteria
Pd: “Ci sono battaglie che vanno
fatte, lo ius soli è una di queste”. E
ancora, a gennaio 2014: “Sullo ius
soli non ci tarperanno le ali”. A
febbraio, nel discorso di insediamento da premier alla Camera:
“Lavoreremo per ottenere un
compromesso sull’immigrazione”. Maggio: “La soluzione che
individueremo entro fine anno
sarà un criterio che consenta lo
ius soli legato ad un ciclo scolastico”. Siamo al gennaio 2015:
“Dopo le riforme costituzionali,
toccherà allo ius soli temperato”.
Ad oggi siamo al testo base presentato in commissione, peraltro
da una deputata della minoranza
del Pd, Marilena Fabbri.
CONFLITTO D’INTERESSI. In teo-

ria la legge ci sarebbe. In pratica
è quella, approvata nel 2004, che
porta il nome dell’ex ministro
Franco Frattini: prevede – caso
unico in Europa – che la punibilità per il conflitto d’interessi arrivi solo nel momento in cui subentra un conflitto, non se è già
esistente all’assunzione della carica. Il tema era già nell’agenda di
Mario Monti, ma non se ne fece
nulla visto che Berlusconi era in
maggioranza, poi a marzo 2013 una proposta di riforma fu presentata dal deputato Pd Gianclaudio
Bressa, seguita da altre quattro di
Pd, M5s e Sel. Un anno e mezzo

ALTRO CHE JOBS ACT Cresce la percentuale dei disoccupati scoraggiati

Bloomberg: “Italiani messi peggio dei greci,
in 4,5 milioni non cercano più lavoro”
SONOMOLTIDIPIÙ i disoccupati in
Italia di quelli indicati dalle cifre ufficiali. A dirlo è un articolo di Bloomberg. Nelle
statistiche, infatti, si considera disoccupato
chi ha fatto almeno un tentativo di ricerca di
lavoro negli ultimi tre mesi. Ma non si calcola
chi, invece, non ha fatto alcun tentativo. Chi,
insomma, oltre a non avere un lavoro, è pure
talmente scoraggiato che nemmeno lo cerca. Secondo l’Eurostat, quasi 4,5 milioni di italiani che sarebbero disponibili a lavorare,
non hanno fatto alcun tentativo durante il
primo trimestre. Si tratta del dato più alto di
sempre (i dati iniziano dal 1998). “Per ogni
100 italiani che lavorano, ce ne sono 15 che
cercano un lavoro, e altri 20 che vorrebbero

q

lavorare ma non stanno cercando attivamente. Si tratta del dato più alto tra tutti i 28 Paesi
dell’Ue, secondo l’Eurostat. “Spinti da necessità di sopravvivenza, gli stessi greci sono più
attivi rispetto agli italiani, con una percentuale di persone disponibili a lavorare ma che non
cercano attivamente di appena il 3,1 per cento”, si legge nell’articolo, che ieri è stato ripreso anche su beppegrillo.it. L’articolo poi si conclude così: “Il principale motivo che spinge
così in alto il dato italiano sembra essere lo
scoraggiamento: dopo aver cercato e non aver trovato lavoro, molti italiani perdono le
speranze di ottenere un’occupazione decente e si ritirano nelle faccende domestiche o in
attività di economia sommersa”.

2006 2008
Esecutivi

I governi
della Seconda
Repubblica
non sono
riusciti,
nonostante
le molte
promesse,
a introdurre
quelle poche
leggi
essenziali
che farebbero
dell’Italia
un Paese
moderno
e più civile.
Si sono
succeduti:
dal 1994 al 96
Berlusconi
e Dini; dal 96
al 2001 Prodi,
D’Alema,
D’Alema II
e Amato II;
dal 2001
al 2006
Berlusconi II
e Berlusconi
III; dal 2006
al ’08 Prodi II;
dal 2008
al 2012
Berlusconi IV
e Monti;
nella XVII
legislatura dal
28 aprile 2013
al 21 febbraio
2014 Letta,
poi Renzi.

dopo, i testi sono stati affossati
tutti insieme. Il 7 maggio scorso
poi, euforica per aver incassato il
sì all’Italicum, il ministro Maria
Elena Boschi annunciò in pompa
magna: “Il conflitto di interessi lo
porteremo in Aula già nelle prossime settimane”. Due settimane
dopo fu più precisa: “A giugno alla Camera”.
Il 16 luglio – stando a quanto
trapela – si sarebbero conclusi i
lavori del comitato ristretto incaricato di elaborare un testo. Quale? Dio solo lo sa.
DEPISTAGGIO. Il 24 luglio, Paolo

Bolognesi, deputato Pd e presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di
Bologna, ha ricordato le rassicurazioni ricevute negli ultimi due
anniversari da Graziano Delrio e
Giuliano Poletti sui risarcimenti
ai familiari e sull’introduzione
del reato di depistaggio: “Nessun
governo si era mai permesso di
venire il 2 agosto a Bologna a far
delle promesse senza mantenerle. In trentacinque anni non è mai
successo”. Oggi, nessun esponente del governo parlerà nella
piazza antistante la stazione, per
ricordare i 35 anni della strage.
Un ddl peraltro – e Bolognesi ne
è stato relatore – esiste ed è pure
passato alla Camera: introduce il
reato di depistaggio con le aggravanti se commesso da un pubblico ufficiale. Solo che dal Senato,
dove sonnecchia da un anno, non
uscirà tanto facilmente, anche se
l’iter è ripartito giusto in questi
giorni. L’aria del 2 agosto, d’altronde, sembra svegliare il governo: giusto venerdì i superstiti
delle stragi rimasti invalidi
all’80% si sono visti riconoscere
la pensione già prevista da una
legge del 2004.
P R E SC R I Z I O N E. A novembre
2014, all’indomani della senten-

PRIMO PIANO

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

BILATERALE

Il premier va da Abe,
con Finmeccanica
per affari in Giappone

OGGI il premier Matteo Renzi sarà in
Giappone in “una visita ufficiale di lavoro” che si concluderà il 4 agosto dopo una
fitta rete di incontri tra Tokyo e Kyoto. La missione dà seguito all’invito del premier Shinzo Abe (in foto) durante il bilaterale avuto a
margine del G7 di giugno a Elmau, in Germania. Il bilaterale è in programma domani,
seguirà la cena offerta da Abe presso la re-

q

sidenza del primo ministro. La cooperazione
sulla sicurezza (inclusiva dei mari), il nuovo
ruolo “proattivo” di Tokyo per la pace internazionale con l’esercizio della “autodifesa
collettiva”, terrorismo e stabilità del Medio
Oriente sono gli altri temi in discussione. Sarà ribadito lo sforzo comune sul via libera “in
linea di principio” per l’accordo di libero
scambio tra Ue e Giappone. Sulle relazioni

»3

economiche bilaterali (l’interscambio 2014
è di circa 10 miliardi di euro con un surplus
dell’Italia di 4 miliardi, in calo a 1,8 miliardi
nel primo semestre 2015). Il numero uno di
Finmeccanica Mauro Moretti parteciperà
agli eventi di business puntando ai legami
con i player nipponici, a partire da Hitachi
che ha siglato a febbraio l’accordo per acquisire AnsaldoBreda e Ansaldo Sts.

ITALIA-RENZI È finita la luna di miele?

Palude

Febbraio
2014

2011

2013

Dopo essere
diventato
segretario Pd,
Renzi
propone
una relazione
per sfiduciare
Enrico Letta e
avviare nuove
consultazioni
col Quirinale.
“Enrico stai
sereno”,
aveva
twittato
il sindaco
fiorentino
a gennaio.
Letta lascia
e Renzi
ha l’incarico:
“Sarà
il governo
del fare”,
annuncia. È
solo il primo
di tanti a cui,
finora, sono
seguiti pochi
risultati

CARLO VERDONE

“Lo Stato frena Matteo
“Inesperti al comando,
e ora sono più rassegnato” pieni di boria senza gloria”
ino a due anni fa avrei invitato i giovani a comersonalmente non ho mai creduto molto in
F
battere per restare, ora non saprei. È brutto dir- P questo governo. Le cose che ha realizzato in
lo, ma sono disilluso e rassegnato. Questo Paese questo anno e mezzo di potere sono molto meno
non riesce a ripartire, è come un
corpo pieno di metastasi ed è
complesso curarlo. Renzi ha
molti nemici e deve andare avanti da solo, come può fare? Lui ha
cercato di snellire le cose, di renderle più rapide, ma abbiamo uno
Stato vecchio, con una burocrazia antica e corrotta e le leggi, per
quanto possano essere ottime,
devono essere adeguate ai tempi.
Chissà quante cose che non vediamo bloccano le
riforme. Sulle unioni civili bisogna pensare che siamo un Paese profondamente cattolico e chissà
quante pressioni sono arrivate dagli ambienti clericali. Sull’economia ci sono due punti: mancano
imprenditori che rischiano e c’è un sindacato che,
va detto, non le ha azzeccate tutte tutelando chi ha
un lavoro e non chi è senza occupazione, i giovani e
gli abitanti del Sud. Credo che Renzi debba fare una
cosa: non aumentare le tasse, perché taglia da una
parte e aumenta dall’altra. I poveri restano poveri e
gli 80 euro non servono a nulla, perché se li riprendono in altro modo. Ecco, tagli invece le pensioni
d’oro, anzi, di platino, un vero scandalo.

di quelle che aveva annunciato.
Se devo dirla tutta, l’esecutivo
di Matteo Renzi mi irrita proprio: è fatto di boria senza gloria. Ha prodotto poche riforme
i cui esiti sono ancora più che
incerti.
Il calo del debito? Non è avvenuto. Il calo della disoccupazione? Non pervenuto. L’aumento del prodotto interno
lordo? Non conseguito. Insomma, non è riuscito
a cambiare nessuna tendenza rispetto al passato
e noi non siamo né più forti né più rispettati in
Europa.
Inoltre se le riforme sono ferme non è perché il
governo è bloccato dal Parlamento. Questa scusa non può reggere. A cominciare dal suo sprezzante capo Matteo Renzi, questo è un governo
composto da persone inesperte e, salvo poche
eccezioni, non competenti. L’esecutivo non ha
la capacità culturale e politica di guidare il parlamento con i sottosegretari a svolgere l’essenziale compito di seguire le commissioni e indirizzarle.

TOBIAS PILLER

CARLO FRECCERO

“In un anno e mezzo
ancora pochi risultati”

“Col vento della Grecia
l’illusione è svanita”

» ATTORE E REGISTA

La Camera
dei deputati
Sopra,
da sinistra:
Romano
Prodi,
Silvio
Berlusconi,
Mario Monti
ed Enrico
Letta
In alto
a destra:
il presidente
del Consiglio
dei ministri
Matteo Renzi

Matrimoni gay
Soltanto Roma e Atene
in Europa non hanno
regolamentato
le nozze omosessuali
za della Cassazione sul disastro
Eternit in Piemonte, Matteo
Renzi prometteva: “Mai più prescrizione”. Deve essersene dimenticato visto che l’unico – faticoso e parziale – intervento che
ha portato a casa riguarda i reati
di corruzione. Sul tema Eternit,
in realtà, il premier potrebbe rivendicare almeno la legge sugli
ecoreati, che introduce il delitto
di “disastro ambientale”: solo
che secondo il pubblico ministero del processo, Raffaele Guariniello, il nuovo testo non cambia
nulla (“il processo finirebbe comunque in prescrizione”).
CLASS ACTION. È l’eterna incom-

piuta di qualsiasi governo. Nel
2007 il governo Prodi inserì la
class action nella finanziaria.
Emma Marcegaglia, allora presidente di Confindustria mise a
verbale: “Serve una tregua, ab-

biamo bisogno di qualche mese”.
Grazie all’azione concentrica di
Cladusio Scajola e Giulio Tremonti, i mesi si trasformarono in
un anno e mezzo. Tutto per disinnescare il rischio di vederla
applicata al crac Parmalat (scoppiato nel 2003) e far esordire una
norma completamente inefficace, lontana anni luce dal modello
americano. Risultato? Circa 40
azioni intentate, solo tre arrivate
a giudizio. E veniamo a oggi. Il 3
giugno scorso la Camera approva all’unanimità il ddl che riscrive per intero la normativa. Un testo proposto dal M5s e fatto proprio anche dal Pd. La legge amplia di molto la platea dei beneficiari e anche le fattispecie impugnabili. I giudici non dovranno più dare l’ok preventivo (e
non l’hanno quasi mai dato), ma
solo stabilire se i partecipanti
hanno “interessi omogenei”. Poi
sono proprio i democrat a inserire la modifica più incisiva: la
possibilità di aderire anche dopo
la sentenza di condanna. Giorgio
Squinzi tuona: “Intervento
preocc upante”. La Boschi risponde a stretto giro: “Modificheremo il testo al Senato”. Dove
ora è a bagnomaria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

GIANFRANCO PASQUINO

» POLITOLOGO

e riforme non si fanno in un anno e mezzo. L’Ifinita la luna di miele di Renzi con gli italiani.
talia ha bisogno di farne e farne di più. Per riu- È Molti avvenimenti hanno cambiato il comune
L
scirci c’è bisogno di ristrutturare il sistema politico sentire, a partire da questa folata di grecale, questo
per avere un’organizzazione e una divisione più chiara e snella
delle competenze tra Regioni e
Stato, come sarebbe previsto dal
nuovo titolo V della Costituzione.
Ci vorrebbe l’abolizione del Senato e un premier più forte, capace di licenziare i ministri che non
vanno bene. Il problema è che
Renzi in un anno ha preso in mano
molti temi e ne ha conclusi pochi.
Sarebbe stato utile affrontarne uno alla volta, a cominciare dalle riforme costituzionali votate un anno fa e abbandonate a gennaio. Non è che Renzi non
abbia fatto nulla: ha fatto una riforma elettorale
nuova dopo anni e ha fatto una riforma del lavoro,
solo una delle premesse per abbassare la disoccupazione. Per l’aumento dell’occupazione ci sono tre
elementi che creano una felice coincidenza: la legge
sul mercato, i sussidi per chi assume e la fine della
recessione. Ora mi aspetto che affronti la riforma
della giustizia e dell’amministrazione e che concluda le riforme della Costituzione così che possa esserci un servizio pubblico più efficiente e rapido.
» GIORNALISTA, CORRISPONDENTE FAZ

vento arrivato dalla Grecia, che
ha cambiato l’ordine del discorso:
siamo andati a scontrarci contro
la nostra insignificanza internazionale, i potenti erano Hollande
e Merkel e non noi. La Grecia è
l’incubo e Renzi parla di sogni. La
speranza che trasmetteva era un
soufflé che si è sgonfiato perché si
è scontrato con la realtà ed è finito
l’idillio. Alla fine abbiamo scoperto che è come Berlusconi e quella che doveva essere
una festa è diventata, invece, una funzione funebre.
Tra le cose da cambiare ce n’è una in particolare: il
modello di comunicazione di Filippo Sensi. All’inizio ha indovinato il modello di comunicazione e ora
è al capolinea e sta replicando lo stile di Berlusconi,
ma non quello creativo degli inizi, bensì quello perdente. Sensi, che manda gli sms ai giornalisti per
pompare le notizie, ha invece spompato Renzi, così
come l’Expo – che doveva dare un’immagine positiva dell’Italia – ora viene usata per le assemblee del
Pd e il sorteggio di campionato e alla fine a rappresentare la nazione è il rogo di Fiumicino.
» EX DIRETTORE RAI2 E RAI4

4 » POLITICA
IL DOSSIER

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

Sopra i 240.000 euro Viale Mazzini sfrutta la falla nella legge:
basta emettere debito quotato e salta il tetto alle retribuzioni

Trucchetto Rai, così i nuovi vertici
potranno avere super stipendi

I
I punti

1

Il governo ha
deciso di
rinnovare i
vertici della
Rai con la
legge
Gasparri
senza
aspettare
l’approvazione
della riforma

2

Il direttore
generale (che
poi diventerà
amministratore
delegato con
la riforma)
viene indicato
dal governo

3

Anche il
presidente,
scelto tra i
membri del
cda, è di fatto
espressione
dell’esecutivo
ma deve
essere votato
dai due terzi
dei membri
della
commissione
parlamentare
di vigilanza

» STEFANO FELTRI
E CARLO TECCE

eri mattina il premier Matteo
Renzi ha visto il candidato favorito a guidare la Rai: Antonio Campo Dall’Orto, già a capo di La7 e Mtv, uno dei primi
renziani. E in serata ha visto
Pier Carlo Padoan, formalmente azionista unico della
Rai con il ministero del Tesoro. Domani i nomi della nuova
squadra di vertice della tv
pubblica dovrebbero essere
ufficiali. Quando le trattative
sono così avanzate, di solito si
comincia a parlare di soldi.
Che nel caso della Rai sono un
aspetto rilevante della questione: ormai quasi nessuna
poltrona pubblica può ancora
offrire gli stipendi che promette viale Mazzini. Sia per il
presidente che dovrebbe avere un minimo di 100-200mila
euro (a salire in base a quante
deleghe avrà). Ma soprattutto per il direttore generale, e
poi destinato a trasformarsi
in amministratore delegato,
che è autorizzato a sfondare il
tetto in teoria universale che
fissa a 240mila euro lordi
all’anno la retribuzione massima per i dirigenti pubblici.

missione in una o più tranches
di un prestito obbligazionario
non convertibile, fino a un importo massimo di 350 milioni
di Euro, destinato a investitori
istituzionali, da quotare nei
mercati regolamentari”. La
parola chiave è “quotare”.
TUTTE LE NORME che si sono

succedute dal governo Monti
(2011) in poi in materia di tetti
agli stipendi pubblici hanno
sempre escluso le aziende
controllate dallo Stato che emettono titoli di debito quotati. Lo spirito doveva essere
che quelle con una struttura
finanziaria complessa devono
poter assoldare i migliori professionisti sul mercato, che
costano. Ma nella pratica l’effetto è che basta fare le giuste
In squadra
Sopra Antonio
Capo Dall’Orto
con Matteo
Renzi alla Leopolda 2013, la
convention
renziana che
si tiene ogni
anno a Firenze. Qui a fianco il direttore
generale uscente Luigi
Gubitosi

LA STORIA DI QUESTA ecce-

zionalità è istruttiva. Nel bilancio 2014 della Rai, approvato il 25 maggio scorso
dall’assemblea degli azionisti
(cioè dal ministero del Tesoro), si legge che “L’art. 13 della
Legge n. 89/2014 ha riferito il
limite massimo ai compensi
degli amministratori con deleghe e alle retribuzioni dei dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni all’importo di
240.000 euro annui”. E la Rai
si adegua. Nei gironi successivi il direttore generale Luigi
Gubitosi e altri top manager
fanno il bel gesto di adeguare
al ribasso il proprio compenso. Differenze non di poco
conto, visto che il capo azienda ha sempre incassato attorno ai 600mila euro lordi annui, tranne Lorenza Lei che
riuscì a trovare il modo di portarlo a 750mila.
Secondo quanto ricostruito
da Leandro Palestrini e Aldo
Fontanarosa su Repubblica.it
il 18 maggio, l’ufficio del personale Rai convoca 42 alti dirigenti “perché firmassero una lettera. C’era scritto che il
loro stipendio veniva tagliato
a partire da subito. Con la busta paga di maggio, questi dipendenti (Giancarlo Leone,
Antonio Marano, Lorenza
Lei, tra gli altri) avrebbero ricevuto il corrispettivo mensile di 240 mila euro lordi annui”. Qualcuno prova a obiettare che la Rai è un’azienda
normale, anche se controllata
dallo Stato, e quindi il tetto
non si può applicare. Ma vince
la linea dell’austerità. O così
sembra.
Perché il bilancio Rai stabilisce anche che l’azienda “potrà procedere all’attuazione
dell’iter propedeutico all’e-

LaPresse

I numeri

500
mila euro.
Quanto può
guadagnare
un direttore
generale
della Rai

200

mila euro.
Lo stipendio
base del
presidente,
ma non ci
sono limiti

QUESTIONE DI TEMPISMO

Il 18 maggio il capo azienda
ha tagliato il suo compenso
e quello di 40 dirigenti. Due
giorni dopo il limite è caduto
IN CORSA ANCHE SOLDI E SCROSATI

Prima di partire verso
il Giappone Renzi ha visto
Campo Dall’Orto, favorito
per guidare la tv pubblica

scelte finanziarie. Il 20 maggio 2015, due giorni dopo che
Gubitosi aveva convocato i dirigenti per tagliare i loro stipendi, l’agenzia Reuters comunica che la Rai ha avviato il
collocamento di un bond da
350 milioni. Addio tetto.
La nuova riforma renziana
non si pone il problema: si limita a stabilire che “il consiglio di amministrazione, su indicazione dell’assemblea, determina il compenso spettante all’amministratore delegato”. Quindi decide di fatto il
governo, senza limiti. Antonio
Campo Dall’Orto può sperare
di avere anche lui 5-600mila
euro come i predecessori.
IL FATTO CHE IL GOVERNO ab-

bia deciso di procedere con le
nomine usando la vecchia legge Gasparri del 2004 invece
che aspettare l’approvazione
anche alla Camera della riforma apre poi interessanti opportunità per Campo Dall’Orto. Secondo un’usanza inimmaginabile nel settore privato, i direttori generali della Rai
si facevano anche assumere a
tempo indeterminato. Quando cambiava il partito al potere, venivano accantonati ma
non perdevano lo stipendio.
La riforma prevede espressamente che non può essere dipendente della Rai: se anche lo
fosse al momento della nomina, prima deve dimettersi e
poi accettare la carica di amministratore delegato. Ma la
riforma, appunto, non vige ancora. Quindi Campo Dall’Orto
in teoria può ancora fare in
tempo a farsi assumere.
Dal centrodestra c’è chi
suggerisce, come alternativa a
Capo dall’Orto, il nome di
Giancarlo Leone, attuale direttore di Rai1, attivissimo su
Twitter. Sarebbe un direttore
generale di transizione in attesa dell’approvazione della
riforma e non dovrebbe neppure dimettersi finché restano in vigore le vecchie regole.
Ma è una soluzione che per
Renzi diventerebbe un’ammissione di debolezza. Vedere Campo dall’Orto prima di
partire per il Giappone – il
premier rientrerà a nomine
fatte – è stato un segnale chia-

LA SCELTA DEL PRESIDENTE
Sorgi, il compromesso
NELLO SCHEMA che ha in testa Matteo Renzi il
nuovo presidente della Rai deve essere una figura
di garanzia ma soprattutto un volto noto del
giornalismo, per spegnere le critiche sulla riforma
e sulle nomine fatte con la legge Gasparri. Al Pd
piace l’ex direttore del Corriere Giulio Anselmi,
oggi presidente dell’Ansa, ma è odiatissimo da
Silvio Berlusconi e da molti a destra. Poi c’è l’idea
Carlo Fourtes, il sovrintendente al teatro
dell’Opera di Roma. E c’è perfino chi, tra i
democratici, prova a suggerire Gianni Minoli.
Anche se ci sono almeno tre ragioni per cui l’ex
conduttore di Mixer verrebbe bloccato: un
contenzioso con la Rai per i crediti vantati dalla
Regione Sicilia nel progetto Agrodolce, i
potenziali conflitti di interesse (sua moglie
produce fiction) e l’ostilità di Silvio Berlusconi. Il
Cavaliere, da parte sua, ha proposto tre nomi: l’ex
presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà
(guidava la macchina di palazzo Chigi con Mario
Monti), l’ex direttore di Rai1 Fabrizio Del Noce e
Marcello Sorgi. Quest’ultimo non è la prima
scelta di Berlusconi e neppure la prima di Renzi,
ma è apprezzato da entrambi: già direttore della
Stampa e del Tg1, oggi notista politico di Agorà su
Rai3, è sempre molto equilibrato, ha pochi
nemici. Sembra il nome giusto per un
compromesso che soddisfi tutti, ma anche
Catricalà si è da tempo emancipato dall’orbita
strettamente berlusconiana e potrebbe
spuntarla.Fare il nome di Del Noce è anche un
modo, da parte di Berlusconi, per garantirgli
almeno un posto nel cda. Domani il Pd si riunisce
per scegliere i propri nomi per il cda. Per ora
quelli che vengono citati con più frequenza sono
Nino Rizzo Nervo e Stefano Balassone,
entrambi già veterani di viale Mazzini

ro. E l’ex manager di La7 e Mtv
è così consapevole delle proprie possibilità che nei giorni
scorsi, come rivelato dal Fatto, si è fatto rilasciare un parere da un importante studio
legale romano per essere sicuro che fosse possibile la trasformazione in corsa da direttore generale ad amministratore delegato quando sarà approvata la riforma. Sarebbe
spiacevole trovarsi a guidare
la Rai solo per pochi mesi e poi
dover lasciare il posto a un altro.
ANCHE SE Campo Dall’Orto

dunque sembra sicuro, è tutto
ancora aperto, bisogna trovare l’incastro tra le varie tesse-

re, a cominciare da quella del
presidente (vedi box qui sopra). Questa sera ad Arcore
Silvio Berlusconi si consulterà con i suoi sherpa e prenderà
le sue decisioni, lunedì si riunisce la commissione di vigilanza che, con la maggioranza
dei due terzi, deve approvare
l’indicazione del presidente
che arriva dal cda ma di fatto
dal governo. Chissà se Campo
Dall’Orto – o i suoi sfidanti,
Andrea Scrosati di Sky e Marinella Soldi di Discovery –appena arrivati a viale Mazzini
rimetteranno il tetto agli stipendi, incluso il proprio.
Il passato consiglia scetticismo.
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CRONACA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

HACKING TEAM

TUTTI I DATI acquisiti fino al 6 luglio scorso possono essere utilizzati
tranquillamente dalle varie procure che
stavano facendo le indagini. Purtroppo oggi queste stesse indagini vanno avanti più
lentamente ma non sono abortite”. Così
Giacomo Stucchi, presidente del Copasir,
sullo stop all’utilizzo delle intercettazioni
telematiche dopo l’attacco subito dalla

q

Il presidente Copasir:
“Le inchieste non
sono andate perse”

“Decidono così: io sacrificato,
mentre tutti salvano Azzollini”
» GABRIELE FAZIO

Agli arresti
Francantonio
Genovese, ex
deputato Pd ai
domiciliari. È
imputato truffa e peculato
in un’inchiesta
sui finanziamenti alla formazione professionale Ansa

F

Le accuse dei pm
Il senatore dell’Ncd Antonio
Azzollini, presidente della
commissione Bilancio del
Senato, è finito nel mirino della
procura di Trani. I magistrati lo
accusano di associazione per
delinquere, corruzione per
induzione e bancarotta
fraudolenta per il crac da 500
milioni della Casa di cura della
Divina Provvidenza di Bisceglie.
I pm hanno chiesto i domiciliari

Salvato dai dem

Al Senato, Azzolini viene salvato
dal Pd. Le preferenze contrarie
all’arresto infatti sono state 189,
96 quelle favorevoli, 17 gli
astenuti

La difesa del segretario

Dopo il voto contrario all’arresto,
scoppia la polemica. Finchè sul
caso interviene anche il premier.
A difesa della scelta dei senatori
Renzi ha detto: “Non sono dei
passacarte della procura”, per
poi spiegare che la scelta fatta è
una dimostrazione di maturità

tempo abbastanza ristretto”, ha spiegato
Stucchi. “Le inchieste - ha aggiunto - funzionano con quattro elementi fondamentali: intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali, pedinamenti e intercettazioni telematiche, quelle fatte col ‘trojan’ di
Hacking team. Oggi manca l’intercettazione telematica” l’elemento spesso “più potente”.

Francantonio Genovese Ai domiciliari per truffa e peculato, l’ex Pd
attacca: “Il premier? Non mi sento vittima di un uomo piccolo piccolo”

L’INTERVISTA

LASCHEDA

Hacking team, l’azienda con sede a Milano
che forniva il software anche alle forze
dell’ordine italiane e che ha subito un attacco hacker nei mesi scorsi. Ora servono
“nuovi fornitori”. “Purtroppo a quanto
sembra di capire, in Italia non ci sono fornitori che possano dare strumenti con la
stessa efficacia. Bisognerà probabilmente
rivolgersi al mercato estero, e farlo in un

rancantonio Genovese è tornato a casa, agli arresti domiciliari,
in attesa dell’in iz io
del processo “Corsi d’oro”
che vede imputato l’ex sindaco di Messina ed ex deputato Pd per i reati di associazione a delinquere, truffa e
frode fiscale in un’inchiesta
sui finanziamenti alla formazione professionale. Ma se le
vicende giudiziarie di “Mister 20.000 voti” sono ancora in attesa di un finale che
spetterà soltanto alla magistratura scrivere, quelle politiche vanno delineandosi
sempre più chiaramente dopo il salvataggio operato dal
Partito Democratico nei
confronti del senatore Ncd
Antonio Azzollini. Il Fatto è
riuscito a porre qualche domanda a Genovese tramite il
suo avvocato.

Onorevole Genovese, mercoledì Palazzo Madama,
con i voti del suo partito, ha
salvato Antonio Azzollini.
Arrivata la notizia si è chiesto perché lui sì e lei no?

Il Senato ha operato con saggezza. La libertà di coscienza, quando si giudica il destino di una persona, è sacrosanta. Non mi sono chiesto
nulla. Come ho sempre fatto
in passato, avrei votato contro l’autorizzazione a procedere.
L’autorizzazione al suo arresto fu data alla vigilia delle elezioni europee...

I

Sì, ho votato Renzi. Non so se
ho sbagliato in quel determinato momento. Certo tutto
appariva all’insegna del
cambiamento. Guardi, già da
allora c’era una parte del Pd
con i piedi ben saldi a terra,
riflessiva, attenta ai mutamenti, ma soprattutto consapevole degli effetti che interventi forti potevano creare
all’apparato dello Stato e delle conseguenze di essi sul popolo italiano. Era ed è una
parte saldamente istituzionale e coerente. L’operato di
Renzi lo giudico alla stessa
maniera di come lo giudicano gli italiani, dopo la sbornia
del primo momento.
Renzi è l’innovatore che
professava di essere?

Anche io avrei votato
contro l’arresto del
senatore Ncd. Ma con
il renzismo assistiamo
all’esaltazione di una
forma di bullismo
La vicenda che mi ha riguardato fu una gigantesca operazione elettorale. Uno spot
di chi interpreta la politica
come puro populismo di fac-

ciata. Non mi sento vittima di
nessuno, né tantomeno di un
personaggio piccolo piccolo
che pensa di essere diventato
grande. La storia scriverà la
parola fine a questo capitolo.

Renzi ha segnato davvero
una svolta nella storia del
Pd come aveva promesso?

Il partito ieri è lo stesso di oggi: al suo interno, vi sono garantisti e giustizialisti. Quelli
che credono ciecamente
nell’operato della magistratura e quelli che, con animo
critico, ne valutano le azioni,
nel rispetto dei ruoli e delle
competenze. Spesso, però, si
segue la moda del momento

e, per molti, lo schierarsi dipende anche dal vento che tira. Non penso che ci sia stata
una svolta, ritengo che si sia
creata un’opportunità, con
grande furbizia. Il mondo sta
cambiando. Il popolo italiano ha bisogno di certezze e di
avere fiducia in qualcuno. Il
tempo passa e travolge chi le
idee non ce le ha o, se le ha, le
ha sbagliate. Gli opportunisti
non durano a lungo.
Il consenso al suo arresto è
stato votato mentre lei militava tra le file dei renziani,
ha cambiato opinione ora
sul premier?

“Ne è passata di acqua sotto i
ponti”, mi verrebbe da dire.

Dopo l’appello dello scrittore su Repubblica, il leader

n principio fu il rapporto convoca il partito per parlare della questione meridionale
Svimez: “Il Sud è cresciuto
in 13 anni meno della Grecia.
Una persona su tre è povera”. stato fatto”. E subito Renzi tarla già da mesi. “Sulle forDati preoccupanti che han- decide di convocare una di- me di finanziamento di imno rivelato agli inquilini di rezione al Nazareno proprio prese innovative nel MezzoPalazzo Chigi che più in bas- su questo tema per il 7 agosto. giorno – scrive il premier –
so di Roma è ancora Italia. E Già sulle pagine de L’Unità abbiamo fatto molte cose
così, nel bel mezMatteo Renzi buone con i contratti di svizo dell’e s ta te ,
si era affidato al luppo e Invitalia. Adesso è
scoppia in faccia
s o l i t o s p o t : fondamentale sbloccare i
“Ce rc he re mo progetti incagliati, da Ilva a
ai democratici la
di fare meglio al Bagnoli, dalla Sicilia a Reggio
questione Meri- Le reazioni
Su d”. Se poi si Calabria, per dare il segno
dione. Roberto Emiliano (Puglia):
pensa che or- concreto che finalmente la
Sav iano su R em a i è d a f e b- musica è cambiata”. Sul caso
pubblica chiama “Ribelliamoci”.
braio 2014 che è Meridione, però, come se L’area industriale di Bagnoli Ansa
il premier e la ri- Speranza attacca:
al governo, sor- fosse davvero una novità, insposta è immege pure il dub- tervengono in tanti. Critico scutere in direzione ma serdiata. Il giornali- “Non bastano
sta chiede “di in- le parole, servono bio che forse u- l’ex capogruppo Pd alla ca- ve una sterzata nell’azione di
na situazione mera Roberto Speranza governo. Non bastano le patervenire e ancodel genere biso- che vuole andare oltre le riu- role. Dobbiamo ancora spenra prima ammet- azioni concrete”
gnava affron- nioni di partito: “Va bene di- dere 12 miliardi della passata
tere che nulla è

Il nostro presidente del Consiglio è una macchina elettorale permanente. Tira su tutto e poi molla un po’. L’ipocrisia e l’opportunismo, comune alla più becera ambizione, sono il frutto di una
formazione che punta al raggiungimento di obiettivi solo
personalistici, facendo di
contro apparire il totale disinteresse per la crescita esponenziale di sé. L’innovazione è una cosa seria. Si possono condividere delle scelte
drastiche o avversarle, ma la
coerenza è d’obbligo a certi
livelli. A mio parere, si è di
fronte alla esaltazione di una
forma di “bullismo”, di cui ho
tanto sentito parlare nei
giorni scorsi.
Cosa pensa della carcerazione preventiva?

@PacelliValeria

Sarò onesto: non ho letto le
carte su Azzollini, ma non avrei votato per l’autorizzazione a procedere. Anche in
passato, ho votato contro. La
carcerazione preventiva è una vicenda molto seria ed invasiva, a prescindere dalle
guarentigie che nostra Costituzione riconosce ai parlamentari. La vita dei malcapitati viene spezzata, oserei
dire, per i più, distrutta. Nella
gran parte dei casi è inutile ed
è solo anticipazione di pena.
A volte, e sono i casi più gravi,
viene utilizzata per far confessare gli imputati, ammesso che abbiano qualcosa da
confessare. In questi casi si
parla con gli avvocati e si dice
“finché sta in carcere tutti
tremano” oppure “beh certo
se lasciasse la carica che ricopre...”. Ecco, bisogna chiedersi se questo è giusto. Ancor prima di concludere per
la colpevolezza dell’imputato, bisogna rispettare il principio costituzionale della
presunzione di innocenza.

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Sud, Saviano chiama e Renzi fa uno spot
» VALERIA PACELLI

»5

programmazione
2007-2013”.
Gli interventi sul problema del Meridione, tra desertificazione industriale, allarme lavoro e il rischio povertà,
sono diversi.
Un agguerrito Michele Emiliano, governatore della
Puglia, interviene su RepubblicaTv e inneggia a una mezza rivolta: “L’ultimo governo
italiano capace di portare
sviluppo è stato quello Prodi.
(...) Le Regioni devono scatenare l’inferno, non è possibile tenere i livelli di pil del
nord Italia con investimenti
pubblici dimezzati”.
Con tutte queste dichiarazioni, si ha la percezione che
anche questa volta ci siano
più parole che fatti.

6 » POLITICA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

CAMPIDOGLIO

Passa l’assestamento
di bilancio. Sel si
astiene, M5s critico

L’INTERVISTA /1

» LUCA DE CAROLIS

S

u Bagnoli ormai è tutto
chiaro: Renzi fa gli interessi dei poteri forti e
dei gruppi del cemento. Ma noi resisteremo”. Il
sindaco di Napoli Luigi de
Magistris batte il tamburo di
guerra contro il premier, che
sta per nominare un commissario per la gestione dell’ex area industriale Italsider. Il
prescelto sarebbe Salvatore
Nastasi: direttore generale
del ministero dei Beni Culturali, vicino a Gianni Letta e al
sindaco di Firenze, il renziano Dario Nardella. In un post
su F ac e b o o k , De Magistris
scrive di “mani, manine e manone su Bagnoli” e accusa:
“Renzi non dà le risorse e con
violenza di Stato espropria un
quarto della città”.
Ormai è scontro frontale.

Renzi, andando contro la legge, sta per nominare un commissario che farà ciò vuole. E
tutto questo dopo averci tenuto fermi per un anno. Il 14
agosto 2014, venne a Bagnoli
per firmare con me e l’ex governatore della Campania
Caldoro un protocollo per la
bonifica e la riqualificazione
dell’area, impegnandosi a
sbloccare i soldi del governo.
Due settimane dopo mise nel
decreto Sblocca Italia una
norma per la nomina di un
commissario, espropriando
il Comune. O ha cambiato idea in 15 giorni, oppure ci ha
presi tutti in giro.
Ma il commissario dovrebbe
arrivare solo ora.

La prima versione della norma era stata approvata a novembre con lo Sblocca Italia,
e prevedeva il commissariamento di un’area vastissima,
pari a un terzo di quella di Napoli. Poi, di fronte a una sollevazione generale, è cambiato qualcosa. Hanno ridotto
l’estensione dell’area, e previsto una funzione consultiva
per il Comune, inutile. La
nuova versione della norma è
nel decreto enti locali, che sarà approvato a giorni in Senato.
Perché parla di “manine e
manone”?

Renzi vuole ridare Bagnoli agli stessi ai poteri forti: gli
stessi a cui io, con un’ordinanza del dicembre 2013, ingiunsi di pagare risarcimenti
per centinaia di milioni di euro per aver inquinato l’area.
Cioè?

Parliamo della società statale
Fintecna. E di importanti
gruppi privati, come la Cementir del costruttore Caltagirone.
È certo che saranno della
partita?

L’articolo sul commissariamento, scritto da menti raffinatissime, prevede Fintecna
come soggetto attuatore del
piano. E siccome sarà que-

NELLA NOTTE tra venerdì e sabato
l’assemblea del Comune di Roma ha approvato l’assestamento di bilancio 2015, rispettando la scadenza di legge fissata al 31 luglio. Tra i punti del bilancio approvato, la ricapitalizzazione dell’Atac, che prevede una trasfusione di circa 180 milioni di euro; lo stanziamento di 3,5 milioni di euro per garantire i
servizi sociali essenziali; gli investimenti per la

q

manutenzione straordinaria delle linee metropolitane (58,3 milioni per il triennio
2015-2017); infine, l’assegnazione di 4 milioni
di euro per la riqualificazione, in vista del Giubileo, delle aree attorno la stazione Termini. A
margine del voto non sono mancate le polemiche. A far discutere è stata soprattutto l’astensione dei consiglieri di Sel, che per voce del
capogruppo Gianluca Peciola hanno poi soste-

nuto: “La maggioranza senza di noi non c’è più:
un bilancio votato in seconda convocazione è
la dimostrazione che questa amministrazione
non regge più a livello di numeri”. Mentre i
5Stelle mordono: “Nell’assestamento ci sono
numerose anomalie e proroghe di appalti e affidamenti a soggetti coinvolti in Mafia Capitale, nei settori dell’emergenza abitativa, dell’accoglienza dei migranti e dei campi rom”.

Luigi de Magistris Il sindaco di Napoli: “Il premier nominerà un commissario,
espropriando il Comune e favorendo i signori del cemento. Ma noi resisteremo”

“Renzi consegna Bagnoli
nelle manone dei poteri forti”
st’azienda a dover metter i
soldi, sono convinto che abbia chiesto di avere le mani totalmente libere.
E Cementir?

Potrebbe rientrare tra i gruppi privati che ci lavoreranno,
ma è un’ipotesi. La certezza è
che Renzi farà rientrare dalla
porta quelli che noi avevamo
cacciato dalla finestra.
Dicono che il commissario
sarà Nastasi: che ne pensa?

La preoccupazione è molto
forte, anzi cresce.
È prevista una cabina di regia: il commissario dovrà
confrontarsi con il sottosegretario De Vincenti, ministeri ed enti locali.

La cabina di regia è il nulla. Il
commissario avrà pieni poteri.
Finora il Comune cosa ha fatto per Bagnoli?

Abbiamo approvato un nostro piano, e poi l’abbiamo
sottoposto ai cittadini e alle
categorie professionali. È un
progetto che valorizza l’ambiente, ponendo freni all’edilizia.

festazioni. E poi ho dato mandato ai nostri legali di impugnare la nomina del commissario. Sarebbe un atto incostituzionale.

Il soggetto attuatore
è Fintecna,
a cui ordinammo
di risarcire
i danni in zona.
Nastasi? Sempre
più preoccupati

Nel suo post propone: “Costruiamo in autogoverno
Bagnoli”.

Pensiamo a forme alternative
di gestione e di finanziamento, magari con un azionariato
popolare.
Con il premier avete litigato
anche sulla scuola.

Nonostante i tagli dell’ultraliberista Renzi agli enti locali,
Napoli riuscirà ad assumere
370 nuove maestre, di cui metà a tempo indeterminato.

“Pronto a ricandidarmi”
Luigi de Magistris ,
ex pm,
è sindaco
di Napoli dal
giugno 2011.
Si ripresenterà tra un anno

Sul Mattino Palazzo Chigi
risponde: “Abbiamo stanziato 91 milioni per le scuole
campane, ma non si vedono
i progetti di Napoli”.

Sono confusi. Se hanno previsto soldi per le scuole, lo
provino. Renzi aveva promesso di rifinanziare una
scuola di Secondigliano: stiamo ancora aspettando.

LaPresse

Litorale compromesso

Nella relazione della
commissione d’inchiesta della
legislatura 2008-2013 sull’area
di Bagnoli si legge: “Costituita da
rifiuti e, in particolare, da scorie
e loppe d’altoforno derivanti
dalle lavorazioni dell’ex
Ilva-Eternit, smaltite su una
superficie di circa 170 mila metri
quadrati del litorale marino e di
circa 50 mila metri quadrati
della spiaggia originaria, a
partire dal 1962 fino
all'interruzione delle
lavorazioni”. Il quartiere Bagnoli
prima dell’industrializzazione
era un sito termale, le acciaierie
Ilva ed ex Italisder, attive fine dal
primo Novecento, sono state
dismesse negli anni Novanta

Lei si ricandiderà?

Sì, e sarà una candidatura dal
profilo fortemente civico.
E la sinistra?

Cosa teme che avverrà ora?

Penso che quella tradizionale
sarà con me. Ma l’alternativa
a Renzi va costruita dal basso,
dialogando anche con i Cinque Stelle.

Credo che si arriverà una cementificazione selvaggia.
Se il governo va dritto, come
risponderete?

Da una parte con una mobilitazione popolare, con mani-

L’INTERVISTA /2

LASCHEDA

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Antonio Di Pietro L’ex leader Idv: “Nel 2010 non volle il voto, ero troppo forte”

“Napolitano mi fece fuori dalla politica”
» VALERIA PACELLI

A

spetti mi sposto, qui nelle
case di campagna di una
volta i muri sono di pietra”.
Antonio Di Pietro parla da
Montenero di Bisaccia (Campobasso) “dalla proprietà di
mio padre, quella composta
da 39 particelle, non 39 immobili”. Il riferimento è al misunderstanding sui 56 immobili,
che in realtà erano 56 particelle catastali per un totale di 11
immobili, tra cui le case della
moglie, del suocero e dei due
figli maggiorenni, i terreni in
campagna e appunto la masseria paterna. “La notizia falsa
sulle case è stato l’ultimo colpo per me”, dice. Ce ne sono
stati degli altri. Puntualmente
Di Pietro si è dovuto dimettere: da magistrato, da ministro,
da leader dell’Italia dei Valori.
L’ex pm sa che lo hanno voluto far fuori ogni volta e ora fa
nomi e cognomi: “Bettino
Craxi quando facevo Mani

Pulite, Giorgio Napolitano
quando ero leader di un partito forte”. Tra dossier ed esposti contro di lui, ha fatto
circa 800 cause, la maggior
parte per diffamazione.

esposti a Brescia contro di me.
Non nomi da poco. Anni dopo
mi ha diffamato pure Corrado
Carnevale e non è uno qualsiasi: è un presidente di Cassazione, non so se mi spiego.
Anche lui è stato condannato
in primo grado in una causa
civile per diffamazione quando ha sostenuto che non avrei
dovuto superare l’esame in
magistratura. A questi signori
vorrei chiedere: Chi vi ha
spinto? Come lo vorrei chiedere ai collaboratori del pool
Mani Pulite che mi hanno accusato di cose false.

Solo pochi giorni fa ha vinto
un’altra causa contro l’autore del libro “Colpo allo Stato” per alcuni episodi definiti dal giudice diffamatori.

È l’ennesima sentenza. Intorno a me si sono scatenati tanti
personaggi in cerca di autore
che mi hanno diffamato. Ho
fatto centinaia di querele.
Pensi che solo contro Vittorio
Sgarbi ne ho già vinte 5. Ma lui
continua a dire le stesse cose,
e intanto non mi ha ancora pagato.

Ci sono state tante denunce
e dossier sul suo conto. Chi
c’è dietro?

Dipende dal periodo. Ad esempio quando ero nel pieno
dell’inchiesta Mani Pulite,
furono anche Silvio Berlusconi e Cesare Previti a fare gli

Contro di me dossier
e bugie, ma il colpo
finale sono state
le falsità sulle case.
Per ora niente politica,
troppe amarezze

Per queste accuse, lei è stato
costretto alle dimissioni, in
primis da pm. Durante Mani
Pulite chi ha voluto farla fuori?

L’ex presidente del Consiglio
Bettino Craxi, sapeva che stavo arrivando a lui.

Poi è diventato ministro con
il governo Prodi. Si è dimesso anche in questo caso.

Sei mesi dopo che ero nell’e-

secutivo, è arrivata la denuncia che avrei favorito Pacini
Battaglia, mio collaboratore
quando ero pm. Tutto falso.

Poi ha fondato l’Idv. In questa fase chi l’ha fermata?

Giorgio Napolitano, che nel
2010 decise di non andare al
voto. L’ex capo dello Stato sapeva che se fossimo andati alle urne avremmo preso il 10
per cento. Poi nel 2011 con il
libro Colpo allo statoe la stampa che lo ha ripreso, tutto è ricominciato.

Desidera tornare alla vita
politica?

Sono troppo rammaricato
per farlo ora.

Qualcuno glielo ha proposto?

Buona domanda. No, sono
troppo scomodo per i partiti.
Quando dissi, provocandoli,
di volermi candidare sindaco
di Milano, tutti dissero di no.
Sono troppo indipendente
per loro.

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POLITICA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

EFFETTO CONSULTA

Partono i rimborsi
(molto parziali)
ai pensionati

DALUNEDÌ, come stabilito dall’Inps,
è in arrivo il rimborso delle pensioni il
cui blocco 2012-2013 deciso da Mario Monti
era stato dichiarato illegittimo dalla Corte
Costituzionale: al normale assegno mensile,
insomma, saranno aggiunti gli arretrati maturati dal 2012 al luglio di quest’anno.
Il meccanismo è quello deciso a maggio per
decreto dal governo Renzi: il rimborso, ha

q

calcolato l’Ufficio parlamentare di bilancio,
ammonterà in media al 12% del maltolto,
mentre la Uil ha stabilito una forchetta tra il
10 e il 30%. Va detto, però, che sopra le sei
volte il minimo - 2.800 euro lordi - nessun
pensionato riceverà nulla, anche se teoricamente avrebbe avuto diritto al risarcimento:
ovviamente i ricorsi contro il decreto del governo Renzi sono già partiti.

»7

I destinatari saranno i pensionati tra 3 e 6
volte il minimo Inps (più o meno da 1.200 a
2.300 euro netti al mese). Le somme oscilleranno tra i 300 e i 1.000 euro circa: il massimo lo avrà chi prende all’ingrosso 1.800
euro lordi (955 euro di rimborso), mentre si
scende a 796 euro per le pensioni da 1.500
euro lordi e a 500 euro intorno ai duemila
mensili.

31 LUGLIO Scaduti i termini per realizzare l’80% del piano ambientale

» MARCO PALOMBI

L

a saga dell’Ilva di Taranto non è affatto finita, anzi si arricchisce di
un nuovo capitolo. Il 31
luglio è infatti scaduto il termine per la società (guidata
dal commissario governativo
Piero Gnudi) entro cui portare
a termine l’80% delle prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale
(Aia) del 2012. Da ieri sono iniziati i controlli di Ispra (ente
del ministero dell’Ambiente)
e di Arpa Puglia (agenzia regionale per la protezione ambientale), che dovranno sancire il rispetto dei tempi: i risultati arriveranno entro una
settimana e Ilva rischia parecchio. Il commissario Gnudi, in
audizione parlamentare il 23
luglio, ha detto che è tutto a
posto: “Siamo già largamente
al di là dell’80%”. L’Arpa Puglia però - in una lettera del 10
luglio a Ispra - sembra tutt’altro che convinta. Il governo,
insomma, potrebbe trovarsi in
mano una situazione esplosiva e, soprattutto, veder sfumare il suo progetto di vendere in
fretta l’Ilva “risanata”.

La legge Renzi e i 25mila
a rischio tumore “legale”
Per orientarsi, serve un piccolo riassunto della vicenda.
Il governo Monti nel 2012 con uno dei finora 8 decreti
Salva-Ilva - rilasciò una nuova Aia allo stabilimento tarantino inserendola addirittura in un decreto. Le prescrizioni che contiene, insomma, hanno forza di legge.
Il decreto Renzi di gennaio,
tra le altre cose, allungò i
tempi per il risanamento ambientale e indicò il 31 luglio
2015 come data per realizzare l’80% delle prescrizioni.
Qui c’è il trucco: l’80% è un
dato puramente numerico,
tanto è vero che Ilva ha rinviato l’operazione più importante per abbattere la dispersione delle polveri, cioè la copertura dei parchi minerari.
Non solo. Se Ilva arriva
all’80% del piano, allora può
far partire tutta la macchina
della vendita: presentare il
piano industriale e poi trattare con le parti interessate, anche se il piano di risanamento
sarà forse finito nel 2016.
La cosa curiosa è che uno
studio di Arpa Puglia del
2012 sul danno sanitario a seguito della nuova Aia aveva
sancito che, anche rispettandola al 100%, rimanevano a
rischio tumore circa 12.500
persone; se l’ap p li c az i on e
fosse stata parziale, il numero raddoppiava a 25mila.
Stante lo sconto del 20%
s ul l’Aia fatto dal decreto
Renzi, ci sono 25mila tarantini la cui salute è messa a rischio per legge.

Bonifica, Ilva quasi fuorilegge:
“Non rispettati i tempi”
“Slopping”
È il nome
tecnico delle
“fumate rosse”
dell’Ilva (questa è del 30 luglio): polveri espulse durante il processo
di produzione
dell’acciaio (gli
aspiratori dovrebbero fermarle).
Verdi/Peacelink

Vendita a rischio
L’azienda: “Tutto fatto”
L’Arpa Puglia, però,
contesta i calcoli
I Verdi: “Sono al 65%”
Lo scontro Arpa-azienda
e la nuova inchiesta
Intanto è in atto uno scontro
tra Ilva e Arpa Puglia. L’azienda, pur di dire “missione
compiuta” all’80%, ha infatti
usato un escamotage: spac-

L’ALLARME

chetta ogni singola prescrizione in due o più azioni per
aumentare il numero delle attuate. Se l’Aia prescrive, ad esempio, di bonificare un sito,
l’azienda spacchetta in 1) portare via i materiali (attuata), 2)
messa in sicurezza (attuata),
3) bonifica (in corso).
Arpa il 10 luglio scrive invece di ritenere “non ammissibile” la proposta di Ilva di
“spacchettare alcune prescrizioni previste invece come uniche dal piano ambientale”. Di più, sostiene che “il
requisito minimo e necessa-

rio” è dato da un gruppo di 7
prescrizioni: la chiusura
completa di nastri trasportatori e cadute materiali; la fermata dell’altoforno 1 e il riavvio dell’impianto; l’installazione del sistema a cappe
mobili nell’area Gestione
rottami ferrosi; lo smantellamento dell’altoforno 3 e relativo ripristino ambientale
d el l’area; l’installazione di
nuovi filtri di aspirazione a
tessuto nell’area dell’agglomerato; la predisposizione
di un nuovo filtro a tessuto
per i convertitori dell’a c-

ciaieria. Pure sul “sistema di
gestione per la prevenzione
degli incidenti rilevanti”
(prescrizione “a ttuata ” s econdo Ilva) Arpa ha i suoi
dubbi “in considerazione
degli ultimi eventi”: la morte, cioè, di Alessandro Morricella, operaio 35enne ucciso da una fiammata mentre
controllava l’altoforno.
È a partire da qui che i Verdi ritengono che “il piano
ambientale non è stato rispettato”: “Ora attendiamo –
spiega il portavoce Angelo
Bonelli - la certificazione di
Ispra e Arpa Puglia, ma siamo convinti che confermeranno quanto diciamo: nonostante le furbate, Ilva non
supera il 65% delle prescrizioni”. C’è il problema che il
ministero pare meno rigoroso: in una lettera del 12 giugno dice a Ilva che l’interpretazione corretta “dovrebbe”
essere quella dell’azienda (il
condizionale è una chicca).
Intanto l’azienda siderurgica ha un altro problema: la
Procura di Taranto ha aperto
una nuova inchiesta per inquinamento riferita al periodo delle gestioni commissariali (“il disegno criminoso
non si è interrotto”, dicono
gli inquirenti). Siamo vicini
al nono decreto Salva-Ilva?

TOMTOM

D

SALVATAGGIO MONTI
L’AIA PER DECRETO
Nel 2012 la magistratura di Taranto aveva sequestrato gli impianti dell’Ilva: troppo inquinanti, stavano uccidendo i tarantini (molteplici le evidenze
scientifiche). Il governo Monti,
a dicembre, intervenne allora
per decreto per tenere aperta la
fabbrica: l’Autorizzazione integrata Ambientale (Aia) divenne
legge dello Stato

D

LO SCONTO DEL 20%
LA LEGGE DI RENZI
A gennaio 2015 il governo emana l’ottava legge Salva-Ilva:
concede più tempo all’azienda
per il risanamento ambientale,
sottrae la proprietà ai Riva attraverso la creazione di una newco pubblica e ne pianifica la
vendita. Il piano s’intende approvato se l’Aia sarà completata all’80% entro luglio 2015

D

ANCORA TUMORI
25MILA A RISCHIO
Per Arpa Puglia, anche con Aia
applicata al 100% i tarantini a
rischio tumori restano 12.500,
mentre con una realizzazione
parziale la cifra sale a 25mila

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La Corte dei Conti Dal 2011 tasse alle stelle per compensare 8 miliardi di tagli

“Comuni, peso del fisco insostenibile”
» CARLO DI FOGGIA

I

l promemoria stavolta suona come un mayday: “Per i Comuni, il
peso del Fisco è ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali”. Il messaggio che la Corte dei
Conti spedisce al governo nell’annuale relazione sulla finanza locale è così netto nei toni da sembrare
un avvertimento per un esecutivo
che ambisce a trovare 16 miliardi
dalla spendig review solo per quest’anno, più altri per coprire il piano taglia-tasse sognato da Matteo
Renzi.
LA STORIA è sempre la stessa, ma

vale la pena di ricordarla: l’austerità fiscale (l’aumento di tasse per
attenuare gli squilibri interni, uniti
a corposi tagli di spesa) portata aventi dai governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi si è scaricata sugli
enti locali. Che a loro volta si sono
rifatti sui contribuenti.
Premessa: dal 2008, lo Stato ha
tagliato i trasferimenti a Comuni e
Regioni per 40 miliardi di euro

(17,5 si sono abbattuti sul comparto
sanitario). Secondo i magistrati
contabili tra il 2010 e il 2014, solo i
Comuni hanno subito tagli per circa 8 miliardi, compensati da “aumenti molto accentuati” delle tasse locali “per conservare l’equilibrio in risposta alle severe misure
correttive del governo”. L’effetto
negli ultimi tre anni è stato questo:
la pressione fiscale è cresciuta del
22%, passando dai 505 euro pro capite del 2011 ai 618,4 dell’anno
scorso. I livelli massimi si registrano nei comuni di fascia alta (oltre
249mila abitanti con 881,94 euro a
persona, e quelli che vanno da
60.001 a 249.000 abitanti con
694,69 euro per abitante). A seguire i comuni della fascia più bassa
(da 1 a 1.999 abitanti) con 628,80
euro per abitante.
Nella relazione, il meccanismo è
illustrato in chiaro: la crisi ha appesantito i bilanci, ma sono soprattutto le manovre fiscali ad aver
portato il sistema “al limite”. Il
contributo “al riassetto della finanza pubblica chiesto ai Comuni”

I numeri

8

I miliardi
tagliati dallo
Stato ai
Comuni dal
2010 al 2014

22%

L’aumento
della
pressione
fiscale locale:
da una media
di 505 euro
annui pro
capite nel
2011 ai 618
euro del 2014

è stato un salasso per i loro abitanti.
Il Patto di stabilità interno ha fatto
il resto. A questo fa eco “il cronico
ritardo nella ricomposizione delle
fonti di finanziamento della spesa”. Tradotto: il federalismo fiscale
non è mai partito. Per i magistrati
andrebbe invece “recuperato perché lega la responsabilità di ‘presa’
alla responsabilità di ‘spesa’, realizzando una necessaria correlazione tra prelievo ed impiego”.
SECONDO l’economista Alberto

Zanardi (membro dell’Ufficio parlamentare di bilancio), la morte silenziosa della più sbandierata delle riforme berlusconiane è figlia
proprio dell’austerità fiscale imposta a suon di tagli agli Enti locali.
La riforma prevedeva infatti “l’invarianza della pressione fiscale”:
se aumento l’addizionale Irpef locale, deve scendere quella nazionale. Questo non è successo e le aliquote sono schizzate all’insù.
Per la Corte, di fronte a questo
panorama disastrato, il governo ha
perfino fatto passi indietro: la “de-

terminazione dei costi e dei fabbisogni standard” si è persa per strada. Eppure, senza questa, non è
possibile “superare il criterio della
spesa storica (i Comuni ricevono in
base a quanto hanno ricevuto in
passato, ndr)”. Quella che “i più recenti interventi normativi non
sembrano sostenere adeguatamente, andando nella direzione di
una maggiore flessibilità dei bilanci, di una effimera ricostituzione
della liquidità con oneri di rimborso a lunghissimo termine (leggasi
derivati, ndr) e di un alleggerimento di quelli connessi alla neonata
disciplina dell’armonizzazione
contabile”, che avrebbe dovuto evitare che le amministrazioni si
scrivessero i bilanci con criteri
propri. “La crescita dell’autonomia finanziaria”, quindi, “non
sembra produrre benefici effetti”.
E questo anche perché manca
“un’adeguata azione di stimolo dagli investimenti pubblici”. Tradotto: servirebbe una politica espansiva, altro che tagli.
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8 » POLITICA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

LIDO DI CAMAIORE

Inseguimento da film,
sparatoria in spiaggia
e bagnanti terrorizzati

C

i sono le sedioline rosa e azzurre comprate all’Ikea, che costa
poco. L’angolo con i
divanetti, la televisione e il
lettore dvd per guardare i cartoni animati. Nell’altra stanza, i lettini da campeggio, il
frigorifero, lo scalda biberon.
A ll ’asilo di Montecitorio è
tutto fatto a modino. Mancano solo i giochi. E i bambini.
Al piano terra di Palazzo
Theodoli-Bianchelli, in piazza del Parlamento, doveva
nascere l’esperimento di
conciliazione tra lavoro e famiglia più riuscito della società italiana: se il nido “azi enda le” non funziona in
Parlamento, dove funzionerà mai?
Non a caso, quando lo hanno inaugurato, nel maggio
scorso, la notizia era stata accompagnata da giubilo e soddisfazione. Il primo “Spazio
bimbi” per i figli dei parlamentari: finalmente la Camera – presieduta da una donna,
Laura Boldrini, molto attenta
alle questioni di genere –provava a mettere a disposizione
di lavoratrici e lavoratori uno
strumento avanzato, un modello da esportare anche fuori dai palazzi della politica.
Già, perché da subito c’era chi
aveva storto il naso: perché,
per esempio, non è aperto anche ai figli dei dipendenti di
Montecitorio?

babilmente mentre stavano per mettere a
segno un furto in una abitazione a Lido di
Camaiore. La polizia ha notato una persona
con indosso una parrucca salita a bordo di
una Ford Focus nera, risultata poi rubata,
sulla quale c’erano altre due persone. Alla
vista degli agenti l’auto è partita a forte velocità prima dell’epilogo tra i bagnanti in
spiaggia.

All’asilo Montecitorio: senza
giocattoli e senza bambini

La scheda
A MAGGIO
L’inaugurazione aveva
suscitato
speranze,
l’esperimento
poteva
diventare
un modello
anche fuori
dai palazzi
romani,
eppure alcuni
problemi
non
consentono
l’utilizzo
sperato
n

Deserto
colorato
Lo Spazio
bimbo
della Camera
e la presidente Laura
Boldrini
LaPresse

MA SE FOSSE SOLO un proble-

ma di privilegi, quel piano terra che dà le spalle a via del
Corso, potrebbe finire nel solito elenco delle cose di casta.
Invece, che qualcosa sarebbe
andato storto, si era iniziato a
capire ancora prima del taglio
del nastro. A fine aprile, l’ufficio di Presidenza della Camera viene chiamato a dare il
via libera al progetto, della cui
stesura si è occupata la vicepresidente (in quota Pd) Marina Sereni. Claudia Mannino, deputata M5S, segretario
d’Aula (e mamma), fa notare
che nel regolamento che si sta
per approvare ci sono alcune
incongruenze. Gli orari, per
esempio: se davvero si vuol
consentire alle deputate di lavorare senza la preoccupazione del pupo da accudire,
perché non si lega l’apertura e
la chiusura del nido alle sedute d’aula? Va detto che gli orari dello Spazio bimbi di
Montecitorio sono già di gran
lunga più elastici rispetto a
quelli dei servizi per l’infanzia attivi sul suolo nazionale:
dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20,30, con eventuali deroghe nei festivi se i deputati dovessero essere convocati per
lavori straordinari. Ma la vera
anomalia riguarda il personale. Montecitorio non vuole
accollarsi oneri aggiuntivi

fondersi tra i bagnanti e riuscendo, forse, a
disfarsi delle armi: le ricerche della pistola
con cui un testimone ha visto uno di loro
uscire dall’auto e prendere la mira verso gli
agenti sono state condotte anche in mare.
Durante l’inseguimento gli agenti hanno esploso colpi di pistola a scopo intimidatorio. Tutto è cominciato quando gli agenti di
una volante hanno sorpreso i banditi pro-

Inaugurato e vuoto Lo spazio per i figli dei parlamentari è deserto
Regole, personale e orari: la conciliazione non funziona neanche qui

IL CASO

» PAOLA ZANCA

SI È CONCLUSA con una fuga tra i
bagnanti in spiaggia, terrorizzati, l’inseguimento di due ladri nel corso del quale
sono stati esplosi anche colpi di pistola sulla affollata passeggiata a mare di Lido di Camaiore. Uno dei banditi è stato preso e sottratto alla folla che avrebbe voluto linciarlo.
Gli altri due sono riusciti a dileguarsi, spogliandosi degli abiti sulla spiaggia per con-

q

VA TUTTO BENE

(anche perché, spiegano,
quello stanzone non ha i requisiti necessari a diventare
un vero e proprio asilo), così
nello Spazio bimbi si può accedere solo se accompagnati
da mamma, papà o da una babysitter. Si è cercato (per ora
invano) di ottenere dalla Camera di poter pagare di tasca
propria del personale qualificato, che possa essere a disposizione di tutti. Paradossalmente oggi, una deputata con
due figli in età da asilo, da regolamento, deve assoldare

due persone: una per bambi- di Sel e Valentina Vezzali. Ma
non c’è stato bisogno di conno.
È la conseguenza estrema dividere e incastrare esigendi una serie di regole che tutto ze. “Chiamami quando porti
contemplano, tranne il risul- il tuo, così porto anche il mio”,
tato finale. Che è questo: lo è il passaparola che finora non
Spazio bimbi è deserto. D’al- ha funzionato. Ma perché dotronde non è esattamente una vrebbero essere (ancora una
tana accogliente: passi per volta) le mamme a dannarsi
pupazzi, libri e costruzioni, per far sì che le cose funzioche te li devi portare da casa, nino? Perché quel posto, che
vabbè. Ma quale bambino an- dovrebbe aiutarle a vivere
drebbe in un posto dove non con più serenità la giornata lac’è nessuno
vorativa, decon cui giove diventare
Onorevoli genitori
care?
una ulteriore
All’i ni z i o , Sono una ventina
fonte di fatipiene di ottica organizm i s m o , l e i pargoli
zativa? Perm a m m e d i dei deputati, quasi
ché devono
M on t ec it oessere loro a
rio avevano tutti dei Cinque stelle
trasformarlo
a d d i r it t u r a
in un luogo
pensato di
accogliente?
mettere in piedi un file Excel:
La Camera ha pure investivisto che lo spazio può conte- to 17 mila euro per mettere a
nere al massimo 20 persone, norma la struttura: via le barvisto che la metà dei posti so- riere architettoniche, parno necessariamente occupati quet a terra, trasformazione
dagli adulti accompagnatori, dei bagni con wc a misura
bisognava trovare un modo d’infante, acquisto degli arreper permettere a tutte e a tutti di, tinteggiatura e decoro deldi poterne usufruire. In tota- le pareti. È venuto bene, sì. Ma
le, alla Camera, i pargoli da ze- non basta un taglio del nastro
ro a sei anni non sono tantis- per raccontare la favola che in
simi, arriveranno al massimo questo Paese, a cominciare
a una ventina: quasi tutti figli dalle sue istituzioni, qualcosa
di Cinque Stelle (vista l’età sta cambiando. Non ci credomedia più bassa dei parla- no neanche i bambini.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mentari), un paio del Pd, una

LA SPESA
La Camera
ha investito
17 mila euro
per mettere
la norma
a struttura:
via le barriere
architetto–
niche,
parquet
a terra
e bagni
con wc
a misura
di bambino
n

“La bellezza salverà l’Italia”, “Arriva la banda! Ed è larga”. E le spiagge sono piene

L’Unità, il magico mondo di Matteo
C’

era una volta il cinegiornale, da 34 giorni è ritornata l’Unità, ma quella del
nuovo corso renziano, guidata da Erasmo d’Angelis, inviato direttamente da Palazzo Chigi a dirigere il fu glorioso giornale della sinistra italiana. Ieri nella posta del
segretario-premier Matteo
Renzi attaccava il sindacato
con queste parole: “S pe ro
che i sindacati accettino la
sfida: una buona legge sulla
rappresentanza potrebbe
aiutarli a vincere la crisi che li
sta fortemente minando. Oggi anche nel sindacato c’è
troppa burocrazia. E girano
più tessere che idee”. Ma sono i titoli d’apertura delle prime pagine a non avere limiti.
La bellezza salverà l’Italia. Sabato 1° agosto. Mondo
reale: il premier occupa la
Rai con la legge Gasparri e
proseguono le polemiche sul
salvataggio del senatore Az-

zollini dall’arresto con Renzi
che attacca i giudici: “Non
siamo i passacarte delle procure”.
Facciamoci del male. Venerdì 31 luglio. Mondo reale:
il punto più basso per l’ottimismo de l’Unità nel giorno
in cui la minoranza Pd sulla
riforma Rai ha votato con le
opposizioni mandando sotto
il governo.
Arriva la banda! Ed è larga. Giovedì 30 luglio. Mondo
reale: il Pd al Senato salva il
senatore Antonio Azzollini
(Ncd) dall’arresto chiesto
dalla Procura di Trani per il
crac della casa di cura Divina
provvidenza.
E ora, damose da fa’.
Mercoledì 29 luglio. Mondo
reale: dalle carte del processo Rostagno si scopre che il
presidente della Repubblica
Sergio Mattarella partecipò
a un convegno al circolo
Scontrino di Trapani, sede di
una loggia massonica conti-

Prime pagine Quattro edizioni già storiche della rinnovata “Unità”
renziana, titoli d’apertura indimenticabili: “La bellezza salverà l’Italia”;
“Arriva la banda! Ed è larga”; “E ora, damose da fa’”; “L’Italia nello spazio”

gua a Cosa nostra. Il presidente ammetterà poi di averci messo piede una sola volta
per una conferenza di un
professore universitario nei
primi anni 80.
Sanità, così si tagliano gli
sprechi. Martedì 28 luglio.
Mondo reale: impazza la polemica per gli annunciati ulteriori tagli al sistema sanitario nazionale, una soluzione

che a molti appare da Troika.
L’Italia nello spazio.
Martedì 21 luglio. Mondo
reale: si scopre che non esiste
il mega piano per la riduzione
delle tasse, 50 miliardi di euro in cinque anni, annunciato
da Renzi, non ci sono le coperture e neppure i dettagli.
Cresce l’industria, la ripresa c’è. Sabato 11 luglio.

Mondo reale: Enrico Letta
reagisce alle telefonate intercettate tra il generale Adinolfi e Renzi, con quest’ultimo che lo definisce “incapace” prima di sostituirlo a Palazzo Chigi; per Letta è uno
“squallore, peggio di House
of Cards.
Promossa la Buona
S c u ol a . Venerdì 10 luglio.
Mondo reale: scoppia lo
scandalo delle intercettazioni tra Renzi e il generale Adinolfi, intercettata anche una
cena a cui partecipa il sindaco di Firenze Dario Nardella
in cui si parla di una presunta
ricattabilità di Giorgio Napolitano, mentre era ancora
presidente.
Stati Uniti d’E u r op a .
Mercoledì 8 luglio. Mondo
reale: è il giorno del piano disperato del premier greco Alexis Tsipras per evitare la
Grexit.
SI. BO.

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CRONACA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

MALTEMPO

Violento nubifragio
colpisce la Toscana:
feriti e treni bloccati

ALCUNI FERITI, ferrovia bloccata,
tetti scoperchiati e alberi caduti a Firenze a causa del nubifragio, con grandine e forti
raffiche di vento, che nel tardo pomeriggio di
ieri ha colpito la zona a sud del capoluogo toscano. Le forti piogge hanno danneggiato la
linea elettrica aerea e i treni sono rimasti fermi
tra le stazioni di Campo di Marte e di Rovezzano e le linee per Roma sono state bloccate

q

dalle 19.30. Alcune squadre di tecnici di Rete
ferroviaria italiana (Rfi) sono intervenute per
riparare i danni, mentre l’unità di crisi delle
Ferrovie monitorava la situazione e organizzava servizi sostitutivi del traffico ferroviario.
In città il quartiere di Gavinana è quello più
colpito. Le violenti folate hanno scoperchiato qualche tetto, divelto verande, tende e terrazzini e provocato cadute di alberi e sbalzi di

»9

corrente elettrica. L’acqua ha invaso cantine
e negozi. Rotti i vetri delle finestre di molte
abitazioni.
L’acqua ha raggiunto il mezzo metro d’altezza e molte persone sono salite sui tettucci
delle auto e sui cassonetti. Il livello dell’Arno
è salito. Due persone sono state portate
all’ospedale di Ponte a Niccheri dopo essere
state colpite da alcuni rami caduti.

La piscina di Firenze
inguaia il segretario Pd
Accusato di turbativa d’asta Franco Bonciani che guida il partito
nel paese del premier, Rignano sull’Arno, successore di Tiziano Renzi
lena Toppino, presidente della commissione
giudicatrice e dirigente del servizio sport di Pae non è turbativa d’asta questa”. Franco Bon- lazzo Vecchio.
ciani lo scrive chiudendo la mail con la quale
La Guardia di Finanza ha perquisito gli ufha appena illustrato a Gianni Gross il “sistema” fici del Comune e sequestrato numeroso maper mettere le mani sull’appalteriale. La vicenda preoccupa
to del Comune di Firenze del
non poco il sindaco Dario Narpolo sportivo Arrigo Paganel- Perquisizioni
della perché all’epoca dei fatti
li. Il messaggio di risposta di La Guardia di Finanza
lui era assessore allo Sport e fu
Gross, all’epoca dirigente deluno dei maggiori sostenitori
la Fin, è altrettanto chiaro: ha sequestrato
d el l’affidamento all’A ti ,
“L’idea mi pare volpina, ma bi- documenti al sindaco
schierandosi pubblicamente
sogna mettersi d’accordo che
anche contro il vice di Matteo
le buste si chiudono sullo stes- fiorentino Nardella
Renzi, Stefania Saccardi (oggi
so tavolo e si portano insieme
vicepresidente della Regione
al protocollo”. Lo scambio riToscana) e altri uomini di prisale all’agosto 2010. E il “sistema”, nel frattem- mo piano del giglio magico. Nardella la spuntò.
po, è andato a buon fine: il polo è stato affidato Bonciani, del resto, non è un imprenditore
all’Ati capitanata dalla società Acquatica gui- qualsiasi. Oltre a essere di Rignano sull’Arno è
data da Bonciani. E come previsto è scattata anche amico di famiglia del premier. Del pal’inchiesta della procura di Firenze: indagati dre, in particolare. Tanto che quando nel setcon l’accusa di turbativa d’asta Bonciani ed E- tembre 2014 Tiziano Renzi finì indagato per
» DAVIDE VECCHI

S

GRANDE OPERA

» FERRUCCIO SANSA

I

mpatto del progetto sulla
sicurezza, rispetto al rischio di catastrofe aerea,
dei frequentatori dell’area e, in particolare, degli studenti che quotidianamente
popolano il Polo Scientifico e
Tecnologico dell’Università
di Firenze”. È il capitolo più
pesante delle 300 pagine del
dossier depositato al Ministero dell’Ambiente. Un macigno
sull’ampliamento dell’aeroporto di Firenze, presieduto
dal l’imprenditore Marco
Carrai, una struttura che sta
tanto a cuore a chi comanda in
Toscana e al premier Matteo
Renzi. Un’opera da oltre 250
milioni (50 in arrivo con lo
Sblocca Italia, ma se non si
parte subito rischiano di saltare). A scrivere non i soliti
“gufi”, ma il rettore dell’università Alberto Tesi e una
schiera di professori. Una
bocciatura in 10 punti. Non
basta. Nei giorni scorsi il ministero dell’Ambiente ha presentato una richiesta di integrazioni alla documentazione
di Valutazione Impatto Ambientale del masterplan proposto dall’Enac. Tanto per cominciare si punta il dito su una
presunta carenza del progetto: manca, per il ministero,
un’adeguata valutazione di
“interazioni, correlazioni e
coerenza delle opere idrauliche con i progetti previsti nella stessa area”. Già, perché
dalle parti di Peretola si vuole

bancarotta fraudolenta a Genova e decise di lasciare la guida del Pd di Rignano, il testimone finì nelle mani di Bonciani. Incarico che, come Renzi senior, anche lui ha lasciato
perché indagato. Ieri si è autosospeso. Dopo la pubblicazione dell’indagine che lo ri- Segretari A sinistra Renzi, a destra Bonciani. Sopra, la piscina Ansa
guarda suLa Nazione. Ma il Pd
di Rignano non l’ha presa bene. E ha accusato cuscinetto salvagente”. E di fatto il Consorzio
la stampa. “Constatiamo che Rignano è par- viene escluso e Acquatica vince.
ticolarmente attenzionata dai media” e “rifiuL’inchiesta è ancora in corso e il numero detiamo di prendere la verità giornalistica come gli indagati potrebbe aumentare. Toppino del
resto era una dirigente e non la responsabile
verità fattuale”.
La verità sta cercando di ricostruirla la ma- dell’ufficio. Il legale di Bonciani, Massimo Fugistratura, in realtà. Titolare del fascicolo è il si, ha garantito che il suo assistito saprà spiepm Filippo Focardi. Numerosi, a quanto si ap- gare la sua estraneità dai fatti. Purtroppo però
prende, i riscontri. Tra cui la mail. “Concor- del suo messaggio a Gross si è praticamente
diamo la gara con il Consorzio (o chi per esso) avverato tutto. Tranne l’ultima frase: “Questa
sotto l’aspetto della richiesta economica”, mail si autodistruggerà in trenta secondi”.
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scrive fra l’altro. L’importante è “fungere da

Lo studio Al ministero dell’Ambiente le critiche dell’ateneo sullo scalo guidato da Carrai

“Aeroporto rischioso
per l’università
e per la caserma”

La pista
Dovrebbe essere più lunga
e cambiare la
direzione
Ansa

La scheda
NATO
NEL 1931
l’aeroporto di
Firenze è
intitolato d
Amerigo
Vespucci.
Dal 2006
sono in corso
lavori per
ingrandirlo.
La pista
attuale deve
cambiare
per diminuire
i rumori sulla
città, ma darà
disagi ad altre
zone
n

I numeri

250

milioni di
euro, il costo
previsto
dell’opera.
50 milioni
dovrebbero
arrivare dallo
Sblocca Italia

2

i chilometri
della pista.
L’ipotesi
iniziale di 2,4
km è stata
contestata

2017
È il termine
entro il quale
a Firenze
vorrebbero
finire, in vista
del G7

realizzare tra l’altro il raddoppio dell’autostrada e un inceneritore. Non basta: il ministero dell’Ambiente rileva carenze nelle valutazioni idrauliche, sanitarie e di inquinamento: “Le conclusioni del
proponente sono esposte in
maniera qualitativa” e non
quantitativa “e per alcuni aspetti contraddittorie e/o imprecise”. Ancora: il modello
atmosferico usato prenderebbe in considerazione il solo
2010 anziché trent’anni come
di prassi.
SE NON È BOCCIATURA, ci so-

miglia. Ma è il documento
dell’Università a sollevare le
questioni più preoccupanti.
La pista sorgerà accanto al
nuovo Polo universitario. Cosa succederebbe se un aereo ci
cadesse sopra? I docenti scrivono: “L’impatto del progetto
di qualificazione dell’aeroporto in termini di esposizione
di vite umane a più elevati livelli di rischio costituisce il
profilo più preoccupante… il
progetto prevede la realizzazione di una nuova struttura
aeroportuale in un’area fortemente antropizzata e densamente frequentata anche in
considerazione della presen-

za, oltre agli edifici dell’Uni- non lontane dalle nuove piste,
versità che accolgono migliaia che sarebbero possibile causa
di persone, di altre strutture di birdstrike e wildlife strike.
come la Scuola Allievi Mare- Cosa significa? Uno dei periscialli dei Carabinieri, fabbri- coli più temuti per i velivoli: gli
uccelli si infilano
che, stazioni di
rifornimento di
nei motori e ne
causano la rottucarburante e caselli autostradara.
Un altro punto
li”, si legge a pa- Danni ai motori
gina 15. “Nono- Nelle vicine aree
chiave della relazione è quello restante queste evidenze – sosten- protette ci sono
lativo “all’impatto del progetto
gono i docenti – molti uccelli:
lo Studio di Ims ul l ’e q ui li b ri o
patto Ambienta- se finiscono nel
del sistema idrole non conduce motore possono
geologico e idroalcuna analisi del
grafico della piarischio incidenti comprometterli
na di Sesto”.
aerei, ma si limita
Claudio Greppi –
a citare valutaprofessore di
zioni preliminari fatte dall’E- geografia all’Università di Sienac per altre ipotesi di pista di na, da sempre critico verso la
volo, diversa da quella oggi nuova opera – sottolinea: “C’è
proposta”.
la deviazione del Fosso Reale,
Quanto la questione aero- che raccoglie tutto il sistema
porto pesi sulla politica locale, delle acque alte. Comportema non solo, è emerso a Sesto rebbe un delicatissimo sottoFiorentino: una parte del Pd passo dell’autostrada, dove
insieme al M5S ha sfiduciato il mancherebbe l’altezza necessindaco Sara Biagiotti (fede- saria per assicurare un manulissima renziana). Tra i motivi fatto adeguato al regime delle
dell’inedita alleanza anche piene. Viste le carenze del prol’aeroporto.
getto anche dal punto di vista
Ma l’Università sottolinea delle previsioni economiche e
altri rischi: si cita la presenza finanziarie, si tratterebbe di
delle aree naturali protette, un ulteriore aggravio piutto-

sto rilevante”.
Secondo il dossier, il progetto violerebbe anche i regolamenti Ue che prevedono un
solo aeroporto strategico per
ogni “bacino”: sarebbe l’eccezione. Nel Centro-Nord se ne
troverebbero infatti due o addirittura tre (Bologna, Pisa e
Firenze). Gli scali delle due
città toscane sono già considerati un sistema unico, per
quanto distanti 70 km.
INFINE I DUBBI sulla pista. Se-

condo il piano della Regione
doveva essere lunga 2000 metri (non 2400) e monodirezionale. Cioè utilizzata in una sola
direzione. In caso di vento c’è
il rischio – ricorda lo studio –
che i voli debbano essere dirottati su altre città. A meno di
non usarla anche nell’altra direzione, sorvolando Firenze a
bassa quota. Ma gli studi
sull’impatto (anche per il patrimonio artistico cittadino) in
questa ipotesi secondo l’ateneo non sono stati fatti. Che
cosa accadrà adesso? A Firenze circola un’ipotesi: un decreto del Governo che permetta di
realizzare i lavori in fretta, con
meno lacciuoli in tempo per il
G7 del 2017.
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STRANI
ALLEATI
A Sesto
Fiorentino
parte del Pd
e il M5S si
sono alleati
contro lo
scalo e hanno
sfiduciato il
sindaco Sara
Biagiotti

n

10 » CRONACA
INTERCETTAZIONI

Il costo cala nel 2015
Nei primi 4 mesi
spesi 70 milioni
IN SICILIA

» SANDRA RIZZA

È

Palermo

riuscito a mettere
insieme nella sua
traballante giunta
targata “antimafia’’
la figlia di Paolo Borsellino e
la figlia del capo della Camea, la loggia massonica che
in combutta con Cosa nostra
gestì il finto sequestro e il
soggiorno di Michele Sindona in Sicilia nell’estate del
1979.
A sole 24 ore dalle dimissioni di Nino Caleca che lamentava un “ritorno al passato’’, il 26 giugno scorso Rosario Crocetta ha spalancato
le porte di Palazzo d’O rleans a Rosaria Barresi, detta Sara, 56 anni, la figlia del
ginecologo Michele Barresi, uno dei due responsabili
della Camea (l’altro era il
medico Joseph Miceli Crimi) che nel 1981 fu arrestato
a Palermo per favoreggiamento nel falso sequestro
del bancarottiere di Patti,

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

LA PREVISIONE di spesa per le intercettazioni nel 2015 è stata quantificata
dal ministero della Giustizia in 235 milioni di
euro, 200 dei quali già stanziati in bilancio. Per
il primo quadrimestre dell’anno in corso, l’attività di intercettazione è costata 70 milioni,
un dato in netto calo rispetto agli ultimi tre anni quando, nello stesso periodo, erano stati
spesi 85 milioni nel 2014, 90 nel 2013 e 82 nel

q

DOPO UN MESE DI BOATOS,

la conferma ufficiale arriva
dall’avvocato Nino Mormino, il penalista che difese
Michele Barresi nelle vicende giudiziarie che lo coinvolsero tra Palermo (dove il
ginecologo fu interrogato da
Giovanni Falcone), e Milano, dove fu sentito in carcere
da Gherardo Colombo e Luciano Turone, che indagavano sulla P2: “È lei. Il nuovo
assessore all’agricoltura è la
figlia del professore Barresi,
che oggi ha 84 anni e ha superato tutti i guai giudiziari
– dice Mormino – Sara la conosco fin da ragazzina e l’ho
incontrata da poco in aeroporto, affettuosa come sempre’’.
Per il governatore che ha
fatto della lotta alle cosche il
vessillo della sua “rivoluzione’’ politica, una scelta davvero ardita. Era partito con il
pm antimafia Nicolò Marino
e con la primogenita del giudice ucciso in via D’Amelio,

no in quanto detta tipologia di spesa è fortemente condizionata da imprevedibili esigenze processuali, nonché dai tempi con cui gli uffici giudiziari procedono alla liquidazione delle fatture (che avviene con decreto del magistrato) che risentono, tra l’altro, della cronica
carenza di personale amministrativo-contabile”. Nonostante un minimo di approssimazione, però, il dato è sicuramente in calo.

La figlia del gran maestro
in giunta con Crocetta
Il padre di Sara Barresi guidava la loggia dietro il finto rapimento di Michele Sindona
ora Crocetta si ritrova in
giunta la figlia del protagonista di uno dei capitoli più
oscuri dell’intreccio tra boss
e massoneria. Tanto che
molti in assessorato oggi si
chiedono: Re Saro conosceva la storia familiare della
Barresi? Oppure, lui che ha
sempre voluto circondarsi
di icone dell’antimafia per
rafforzare la sua
azione di governo, ha ag i t o a l l ’ oscuro di
tutto?
Niente

una cosa è certa. Quattro
giorni dopo l’ingresso nel
governo regionale di Sara
Barresi, il 30 giugno, Lucia
Borsellino annunciava con
un’intervista le sue dimissioni da assessore alla Sanità, poi formalizzate il 2 luglio, scagliandosi contro
quell’antimafia da passerella che a suo dire ormai impera nei palazzi del potere
regionale. E ora, l’estate calda di Crocetta, già arroventata dall’i n t e r ce t t a z io n e
fantasma pubblicata dall’Es pr e s so , prosegue con un
nuovo interrogativo: il go-

Sotto accusa
Il governatore
della Regione
Sicilia Rosario
Crocetta, sopra l’assessore
Rosaria Barresi, detta Sara, e
suo padre Michele in una
foto del 1992.
Era uno dei
due responsabili della loggia Camea che
organizzò il
finto sequestro di Michele
Sindona con
Cosa Nostra

da eccepire sulla competenza del neo-assessore, che
può vantare un curriculum
di tutto rispetto, a partire
dalla laurea in Scienze Agrarie nel 1983 con 110 e lode,
per continuare con una pluriventennale carriera alla
Regione siciliana di cui buona parte trascorsa proprio
all’Assessorato Agricoltura,
con notevoli avanzamenti
nel 2004, sotto il governo
Cuffaro (fu promossa dirigente responsabile del servizio XXI) e nel 2009, sotto il
governo Lombardo (divenne dirigente generale). Ma

LaPresse

LA REPLICA I funerali di Livia Andreotti

Luigi Bisignani: “Non mettete
in dubbio la mia fede”

Porte girevoli
Quattro giorni
dopo il suo arrivo
all’Agricoltura, Lucia
Borsellino si dimette
organizzato dai clan Spatola, Gambino, Inzerillo. “Altro che ritorno al passato”,
aveva gongolato il governatore, “con una soluzione-lampo ho scelto il miglior esperto del settore’’.
Così Sara Barresi è diventata l’assessore siciliano che
gestisce il comparto più appetibile e permeabile agli interessi mafiosi in Sicilia, dopo la Sanità: quello dell’Agricoltura, che di soli nuovi
fondi comunitari gestirà 3,3
miliardi di euro entro il
2020.

2012. Le cifre sono contenute nella Relazione
sullo stato delle spese di giustizia presentata
dal Guardasigilli Andrea Orlando alla Camera
dei deputati e trasmessa alla Presidenza il 13
luglio. “Anche per le intercettazioni, come per
la generalità delle spese di giustizia, si deve tener presente - è scritto nel documento - che
non è possibile prevedere con precisione
quella che potrà essere la spesa di un dato an-

IN MERITO ALL’ARTICOLO pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano - “Al funerale della vedova di Belzebù, l’ultima scena del
potere andreottiano” - Luigi Bisignani precisa che “commentando la
mia presenza alle esequie di Donna Livia Andreotti (si) scrive che da
massone non mi sarei segnato al momento del Vangelo tenendo le
mani dietro la schiena. Come ho ribadito più volte nulla di più falso in
queste due considerazioni. La mia fede in Dio peraltro è incrollabile;
ogni domenica vado in Chiesa e il più delle volte leggo le letture e non
solo, ovviamente mi segno, ma invito i fedeli a farlo”. Ne prendiamo
atto. Quanto alle altre allusioni che Bisignani sparge nella sua replica,
meglio che restino dove sono. Le letture e non solo, ovviamente mi
segno, ma invito i fedeli a farlo”. Ne prendiamo atto.
Quanto alle altre allusioni che Bisignani sparge nella sua replica,
meglio che restino dove sono.

q

vernatore vorrà spiegare la
scelta–lampo di un assessore dal nome ingombrante o si
trincererà dietro l’esperienza da “veterana’’ di Sara Barresi?
DELLA NUOVA TITOLARE

dell’Agricoltura, che si pregia di essere un “tecnico”
prestato alla politica, si dice
fosse una delle dirigenti
“predilette” di Lombardo,
condannato in primo grado
per concorso in associazione mafiosa. Don Raffaele l’aveva scelta per fare il commissario un po’di tutto: dalla
Provincia di Trapani all’Irsap. E nel cuore di Lombardo era entrata la primogenita di Sara Barresi, la giovane
Francesca Barbato, che alle
ultime amministrative di
Palermo, si candidò nelle liste del Mpa. Anche Crocetta
oggi appare entusiasta di Sara che ha accettato al volo
l’incarico governativo.
Il 13 luglio, quando Maria
Rosa Barbato, la figlia piccola del neo-assessore, si è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa, il governatore
colto da un eccesso di partecipazione emotiva ha dato in
pasto ai giornali la notizia
che era rimasta riservata.
Con un post su Facebook inopportuno: “Sara, ti sono
vicino’’.
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LA STORIA

» GIANNI BARBACETTO
E MARCO MARONI

I

Tour operator L’ad Sala parla di 10 milioni di ticket. Ma c’è un dubbio

I biglietti di Expo per i cinesi
all’uomo più odiato dagli juventini

n che mani si è messo il commissario di Expo Giuseppe
Sala? Ieri ha comunicato di aver venduto 10 milioni di biglietti (ma aveva dichiarato al
Corriere della sera di averne
venduti 11 milioni già il 5 maggio). Comunque pochi, rispetto ai 24 milioni previsti e promessi. A chi li ha venduti? Non
ai visitatori, ma a grandi operatori del turismo.
UNO DI QUESTI è Alessandro

Rosso, figlio di Franco Rosso,
creatore del gruppo omonimo
che poi ha venduto ad Alpitour. Con i soldi di papà, Alessandro ha comprato hotel di
lusso, raggruppati sotto la sigla Town House Collection, di
cui fa parte anche il Seven
Stars Galleria di Milano, sette
stelle che fornisce anche il
maggiordomo personale. E ha
rilevato la Kuoni Italia e Best
Tours spa, agenzia di viaggi

Alessandro Rosso LaPresse

che era finita in cattive acque.
Ma come sta di salute ora la Rs
Holding, l’azienda di Alessandro Rosso? Non bene. Ha chiuso in passivo il bilancio 2013,
con una perdita di 660 mila euro. Non naviga nell’oro neppu-

re il Seven Stars, che ha perdite
per 866 mila euro. Non solo: Rs
Holding è stata anche protagonista di una disavventura da
stadio. I tifosi della Juventus il
23 maggio, durante la partita
con il Napoli, hanno lanciato
cori ed esposto uno striscione
di protesta contro chi aveva
messo in vendita i biglietti della finale di Champions League
con il Barcellona: troppo cari e
introvabili. Lo striscione se la
prendeva con la Francorosso,
che subito emetteva un comunicato per dire che in quell’operazione non c’entrava nulla.
Infatti a gestirla era stato Alessandro Rosso.
Si proclama specializzato
in incentive, convention e congressi medici ed esibisce come
fiore all’occhiello i suoi rapporti con i cinesi. Chissà se è
stato lui a convincere Sala che

avrebbe portato a Expo “un
milione di cinesi”, promessa
più volte ripetuta dal commissario, ma rimasta ahimé un
miraggio. Certo però è lui che
risolve a Sala il problema del
padiglione “Amazing China”.
La società cinese che lo aveva
prenotato, JooMoo, prima
dell’apertura di Expo molla il
colpo e se ne va senza pagare.
Resta un buco nell’esposizione, un cantiere abbandonato a
metà, non distante da Palazzo
Italia.
ROSSO RILEVA il padiglione
abbandonato e lo trasforma
nel suo “Alessandro Rosso
Corporate Pavilion”, con tanto di “beach bar” e “ice bar”,
dove si beve in una finta spiaggia sabbiosa, oppure in un locale tutto fatto di ghiaccio. I lavori proseguono per tutto il

mese di maggio, a Expo già aperto, e finalmente il 5 giugno
il padiglione (benché ancora
incompleto) viene inaugurato
con una grande festa. Quanto è
costata l’operazione? Quali
compensazioni sono state fatte tra i biglietti comprati da
Rosso e il padiglione rilevato
in corsa? Quanto paga Rosso a
Expo per l’utilizzo del suo spazio? E soprattutto: visti i conti
della Rs Holding, Sala è proprio tranquillo?
Per chiudere i conti in pari,
Expo aveva previsto di ricavare 500 milioni di euro dalla
vendita di 24 milioni di biglietti in sei mesi. Difficile arrivarci: perché i ticket venduti saranno prevedibilmente meno
e perché sono venduti a un
prezzo medio molto più basso
delle previsioni.
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CRONACA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

IN VALTELLINA

Ansia per l’elicottero:
scarica escursionista
poi decolla e scompare

UN’AREA vasta, con profonde gole e
stretti burroni tra la Val di Zocca e la
Val Codera, in Valtellina: è la zona in cui si
concentrano le ricerche dell’elicottero
scomparso l’altro giorno dopo il decollo dal
rifugio Marinelli-Bombardieri. Era atteso
presso un altro rifugio in Val Codera, dove
avrebbe dovuto scaricare viveri e materiali,
ma non è mai arrivato. A bordo dell’Ecureil

q

B3, un apparecchio da 7 posti della società
Elitellina, ci sono il pilota Agostino Folini, il
motorista Stefano Olcelli e il tecnico di volo
Marco Gianatti. I tre erano atterrati alla capanna Martinelli venerdì alle 13:00, avevano fatto scendere un escursionista e si erano
rialzati verso il successivo rifugio. Ma dalle
13:30 non hanno più dato alcun segnale radio, e alle 17 sono partite le ricerche. Spenti

La scheda

» FRANCESCA FAGNANI

9

Lei ha lavorato in Africa centrale per 25 anni costruendo
infrastrutture, nel 2007 si è
trasferito in Guinea Equatoriale e ha creato la società Eloba con il vicepresidente
del paese. Come è finito in
carcere?

Gli affari con Obiang
n LA DINASTIA POTERE E DENARO Avere per
socio un Obiang, in Guinea Equatoriale, è un
affare sicuro: dittatore e famiglia hanno fatturati
personali da classifiche di Forbes (nell’ultima il
capoclan Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è
all’ottavo posto nel listino “sovrani” con 600
milioni di dollari). Diventa pericoloso se il socio
decide di usare la nuova società per muovere
denaro in continenti dove è sotto inchiesta,
senza troppo informare il consiglio
d’amministrazione

All’inferno e ritorno
“Scaricato in Africa
da Italia e Vaticano”

ta una incredibile solidarietà
tra detenuti. Mi occupavo di
loro, pagavo farmaci a tutti, e
loro mi proteggevano. Due
anni e mezzo in carcere mi sono costati 60mila euro, soldi
che mi hanno salvato la vita.
Grazie a un’ex detenuta, e pagando, ho fatto entrare in carcere medicine, cellulari, registratori con cui ho documentato le torture a me e ad altri.

Si sentiva in pericolo?

A quel punto o mi uccidi o mi
arresti. E pensavo che far sapere tutto fosse l’unico modo
di proteggermi.
Lei sapeva bene chi era il suo
socio e quanto corrotta fosse la Guinea, avrà avuto il
suo tornaconto.

Ma non ha fatto in tempo.

In gennaio del 2013 mi hanno
portato in commissariato e tenuto in isolamento nel sottosuolo per un mese e mezzo.
Facevano pressioni psicologiche per farmi firmare carte
in cui mi sarei assunto la responsabilità di tutto, non mi
facevano dormire, mi tenevano sempre al buio perché non
capissi se fosse giorno o notte.
Dalla mia cella sentivo di continuo gente torturata, rantoli,
urla, stupri. Non potevo vede-

TEODORO JUNIOR E SENIOR Teodoro
Obiang è oggi il più longevo presidente
dell’Africa, salì al potere nel ‘79 deponendo lo zio
con un colpo di stato, processandolo e
giustiziandolo. Alle ultime presidenziali nel 2009
ha preso il 97%. È sotto inchiesta in Francia per
spiegare l’acquisto di proprietà immobiliari a
Parigi e sulla riviera francese, auto di lusso e altri
beni. Suo figlio, chiamato col diminutivo
Teodorin, è un gagà che predilige i capelli stirati,
le giacche azzurro elettrico e, come il padre, le
grandi proprietà immobiliari e le auto di lusso. Il
fisco degli Stati Uniti ha cercato di pignorargli
una casa a Malibu (30 milioni), un jet Gulfstream
(38,5 milioni) una Ferrari (mezzo milione) e
decine di oggetti appartenuti a Michael Jackson,
tra cui il guanto tempestato di brillanti del video
di “Bad” (circa 2 milioni). Ha patteggiando una
penale di 30 milioni. È sotto inchiesta anche in
Francia per riciclaggio di denaro
n

Da una transazione bloccata
da una banca francese ho scoperto che l’Interpol e un tribunale della California avevano avviato un’indagine per
riciclaggio internazionale su
quella società. Era assurdo,
non sapevo di cosa si trattasse,
allora indago e scopro che venivano usate banche locali,
con conti intestati a me, attraverso cui Teodorin faceva i
suoi affari illegali. Ho subito
preso contatti con il dipartimento di giustizia americano,
volevo testimoniare.

Il mio socio era una delle persone più importanti del Paese
e io non sono un missionario
né un filantropo, ho fatto società con lui per ottenere appalti. Il rimorso che mi porto
dentro è di aver lavorato per
arricchire quei delinquenti.
La mia idea era vendere le mie
azioni e andarmene.

anche i cellulari dell’equipaggio: il soccorso
alpino ha acquisito i tabulati telefonici per
individuare l’ultima cella agganciata. Il maltempo ha costretto a terra gli elicotteri della
Finanza, dell’Aeronautica e della stessa Elitellina: al lavoro le squadre di terra di carabinieri, vigili del fuoco e soccorso alpino,
una macchina di ricerche imponente che
per ora non ha dato, però, alcun risultato.

Guinea Equatoriale Le torture, la malaria, la fame: i 920 giorni
di orrore in cella dell’imprenditore Roberto Berardi. E il potere del dittatore

L’INTERVISTA

20 giorni in carcere, 18
mesi al buio in cella d’isolamento, la porta che
si apriva solo per l’unico pasto quotidiano. È stato
pestato e torturato, ha contratto malattie, ha perso 35
chili. Ha visto strappare unghie e denti ad altri detenuti,
ha visto bruciare genitali, ha
sentito le grida e le violenze
dei poliziotti sulle detenute.
Questa è la storia di Roberto Berardi, un imprenditore italiano che in Guinea Equatoriale ha costruito caserme,
strade, dighe e ponti e che ad
un certo punto si è scelto come socio l’uomo più potente
dello Stato, Teodorin Obiang,
“il principe”, vicepresidente
della Guinea ma soprattutto
figlio del dittatore Teodoro
Obiang Nguema Mbasogo.
Questa è la sua discesa agli
inferi nel carcere di Bata.
Mentre il governo italiano e il
Vaticano, dice, si giravano
dall’altra parte.

» 11

35 kg lasciati
in carcere
La cella di Roberto Berardi
nel carcere di
Bata. A destra,
i segni delle
frustate e (sotto) Berardi prima dell’arresto. In alto,
a Fiumicino
dopo la liberazione
Ansa

re niente ma sentivo tutto. Poi
mi hanno portato in un carcere militare dove si trovavano
anche detenuti civili.
In quali condizioni?

Se esiste l’inferno non è diverso da quel luogo. Il piano terra
è per i detenuti comuni, ce ne
dovrebbero essere 110 e invece eravamo almeno il triplo,
accampati come polli fra
stracci e materassini, uomini
e donne insieme, in condizioni igieniche da spavento: l’acqua corrente è arrivata dopo
tre mesi. Ho preso la malaria,
poi il tifo e un’infezione polmonare. Se non hai le famiglie
che pagano le medicine puoi
morire, poi loro dicono che ti

sei suicidato.

Che accade alle detenute?

Sono costrette a scegliersi un
protettore, altrimenti sono in
balia di tutti. I protettori sono
detenuti “privilegiati”, ex militari o ex poliziotti usati come spie. È schiavitù sessuale
Ha avuto un processo?

Una farsa: a porte chiuse, testimoni inventati, avvocato
d’ufficio imposto da loro. Per
uscire si deve negoziare con i
magistrati, la corruzione è la
norma su tutto: medicine,
prostitute, visite delle mogli,
sigarette. O la libertà.
Qualcuno su cui contare?

Ero l’unico bianco, ma invece
di essere emarginato si è crea-

Il Paese
È IL PIÙ
ricco
dell’Africa
subsahariana,
reddito procapite pari alla
Norvegia. Ma
il 98% degli
abitanti (circa
800mila) vive
con 1 dollaro
al giorno
n

Guinea, per far passare sotto
silenzio le sue nefandezze, investe in azioni o fa elargizioni
alla Fao, all’Unicef o al Vaticano, che è uno dei principali
beneficiari. E così quei dittatori si costruiscono l’immagine di bravi cristiani. Il nunzio
apostolico, monsignor Piero
Pioppo, riferì all’ambasciatore del Camerun che non si potevano rovinare i rapporti tra
Stati per un caI carcerieri
lo permetso come il mio,
e tutti mi hantevano?
Ogni volta che
no voltato le
trovavano
spalle, comqualcosa arri- Non si può rovinare
presa la Farnev a t a d a l l ’ esina. Nei primi
sterno erano il rapporto fra stati,
nove mesi nespestaggi. La disse monsignor
suno è riuscito
tortura fisica è
a vedermi,
nemmeno il
s i st e m a t ic a , Piero Pioppo. Così
usano tutti i anche la Farnesina
console. Negli
ultimi sei memetodi: bruciature, lesio- mi voltò le spalle
si, grazie a una
rete di amici,
ni ai genitali,
ferite che imcomitati e
putridiscono, scosse elettri- giornalisti, la situazione orche, caviglie spezzate col mai era nota e sono stati comartello, denti e unghie stretti a correre ai ripari.
strappate con le pinze. E li la- Scrissi anche una lettera asciavano così, senza cure. Per perta a Renzi.
18 mesi sono finito in cella di
Le ha risposto?
isolamento, tre metri per due: No. In questo momento lageravamo in 14, quando sono u- giù ci sono altri due italiani, e
scito ne erano morti otto.
altri tre ai domiciliari. Il goChi l’ha aiutata ad uscire?
verno non deve comportarsi
Appena entrato in carcere, a- come con me. Questa vicenda
vevo subito allertato l’amba- evidenzia anche la pochezza
sciatore in Camerun (che è internazionale del peso policompetente anche per la Gui- tico italiano in quei paesi.
nea), la Farnesina e il nunzio
Chi l’ha fatta uscire?
apostolico, visto che il Vatica- Le pressioni di altri paesi, anno ha grandi relazioni con la che africani, le diplomazie di
altri Stati. Per ora non posso
Guinea Equatoriale.
Che tipo di relazioni?
dire di più.
Tanti soldi. Il governo della
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12 »

P G

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

iazza rande

Il Parlamento, un luogo sacro
del confronto tra idee diverse
Dato che il Parlamento italiano non
è il passacarte della procura di Trani, vorrei che evitasse di essere il
passacarte del premier e degli uomini soli al comando, dei suoi ministri e dei vari amici. Vorrei che finalmente il Parlamento italiano si
desse un tema, il lavoro per i giovani, e che ognuno dei 945 sedicenti rappresentati del popolo avesse
10 minuti per esprimere le proprie
idee per risolvere il problema. Una
seduta fiume, il tempo necessario,
ed alla fine, senza pregiudizi, giudicare le idee più meritevoli ed approfondirle. Solo allora non sarebbe più il passacarte di questo o quel
governo o ministro, ma diverrebbe
il sacro luogo del confronto delle idee per la soluzione dei problemi
del Paese e non delle caste e degli
inquisiti. Resterà semplicemente
un sogno?

SENZA RETE

BRUNA GAZZELLONI

Lo Stato e la sottile differenza
tra un ambulante e Azzollini
Assistendo casualmente ad un’operazione coordinata dei corpi dello Stato, in una pineta sul lungomare vicino Punta Ala, il pensiero è
andato a precedenti “operazioni
coordinate” per catturare uomini
di cosa nostra. Se avessero usato la
stessa tecnica arguta non avrebbero forse, in quelle occasioni, trovato il covo già sgombro. In un primo
momento a noi, casuali testimoni,
era sembrata la solita bega da
spiaggia, mentre all’ambulante di
colore, l’arrivo di quelle tre signore
mimetizzate da turiste un po’ burine e dell’altro signore in calzon-

ANTONIO PADELLARO

Il sindacato è lontano
dai bisogni delle persone
PURTROPPO la mia esperienza e dei miei colleghi è quella

di iscritti abbandonati a risolvere direttamente con l’azienda problemi relativi a orario, mensa, ferie, agibilità degli
uffici e così via. Se poi due sindacalisti vengono fatti dirigenti e solo dopo gli vengono assegnati dei compiti, “a
pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
LUCA GRAPPUTO

TOTALMENTE d’accordo: sindacati totalmente inadegua-

ti. Con l’austero Monti e la lacrimosa Fornero ottennero di
più un centinaio di tassisti e altrettanti farmacisti .
MICHEAL

A TUTTI COLORO che non vedono l’ora di eliminare sindacati dall’Italia, vorrei ricordare che anche se non sono
perfetti (chi lo è) il giorno che non dovessero esserci più si
renderanno conto della loro importanza. Se non ci fossero
state le conquiste sindacali e ci fossero solo i “padroni”
oggi si uscirebbe ancora dalle fabbriche con la schiena
spezzata e con una paga da fame. Se il sindacato non piace
più lo si può, per esempio, cambiare dall’interno iscrivendosi e partecipando. Oppure si può prendere solo quello
che viene, ma per favore non si può criticare e basta.

MASSIMO GIORGI

Enel, società amata dai politici
ma molto odiata dai cittadini
Vedo che L’Enel “vende immobili”.
Chissà se a capo di quella società
che fu fondata ai tempi della gestione Enel D’Alema-Bersani ci sarà
ancora quel Francesco Massa nominato in quel periodo e già all’epoca sotto processo a Palermo e
successivamente condannato, lasciato al suo posto nonostante una
interrogazione parlamentare rivolta all’allora Ministro Bersani
che chiedeva se, per quel motivo,
non fosse il caso di rimuoverlo da
quell’incarico? Interrogazione che
rimase senza risposta da parte di
Bersani tanto che Massa potè continuare a gestire l’enorme patrimonio immobiliare pubblico Enel del
tutto indisturbato. Mentre a capo
dell’Enel Renzi ha piazzato uno
che ha dichiarato a Milena Gabanelli che l’Enel ha costituito società
in Delaweare per pagare meno tasse in Italia. E se non le pagano loro
perché dovrebbe pagarle il popolo
Italiano?

Inviate le vostre lettere (massimo 1.200 caratteri) a: il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42 - lettere@ilfattoquotidiano.it

MECCANICO DEPERITO

QUESTI TRE MESSAGGI sui cinquecento arrivati dopo il

mio articolo sul “sindacato odiato da salvare”, rappresentano il campione minimo di un’Italia che non vuole buttare a mare l’istituzione che comunque da un più di un
secolo tutela il lavoro e i suoi diritti ma che non ne può più
delle mille sigle corporative che creano disagio e infelicità
tra i cittadini soprattutto nei pubblici servizi. E ringrazio
Susanna Camusso, Maurizio Landini e Marco Bentivogli
che hanno risposto da queste colonne con argomenti seri e
anche condivisibili riconoscendo le insufficienze di una

cini e t-shirt doveva essere sembrato un coordinato tentativo di sottrargli un paio di sottane e qualche
foulard. Ci siamo resi poi conto che
sotto quell’abile travestimento si
celavano due vigili urbani e due finanzieri con il compito di sorprendere la delinquente in fragrante, e
quindi, con successivo tempestivo
intervento degli agenti armati del
corpo forestale, provvedere al sequestro della merce abusiva. Operazione condotta con ineccepibile
tempestività e diligenza che fruttava il bottino di alcuni sacchi di
biancheria da 5 o al massimo 10 euro a capo e il mobilio (un banchetto
di metallo arrugginito). E poi non si
dica che lo stato non persegue gli
evasori. Tutto ciò è successo mentre leggevo che il Parlamento salvava Azzollini dalla galera (peraltro domiciliare) per bancarotta e
reati vari, per una cifra sensibilmente più considerevole di quella
evasa dalla nostra commerciante
straniera; ma non stiamo a guarda-

Direttore responsabile
Marco Travaglio
Direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez
Vicedirettori Ettore Boffano, Stefano Feltri
Caporedattore centrale Edoardo Novella
Vicecaporedattore vicario Eduardo Di Blasi
Art director Fabio Corsi
Redazione
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Editoriale il Fatto S.p.A.
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Presidente: Antonio Padellaro
Amministratore delegato: Cinzia Monteverdi
Consiglio di Amministrazione:
Lucia Calvosa, Luca D’Aprile, Peter Gomez,
Layla Pavone, Marco Tarò, Marco Travaglio

rappresentanza troppo chiusa nelle proprie roccaforti ma
anche (Landini) denunciando l’attacco al lavoro e ai diritti che il governo Renzi ha sferrato speculando sul malumore di chi sente danneggiato dallo sciopero dei bus o
dai cancelli sbarrati di Pompei. Quanto a me riconosco di
aver posto il problema con una notevole dose d’ingenuità
pensando che un elefante appesantito dalla propria mole,
cresciuto in un ambiente protetto e condizionato dalle
proprie abitudini ancestrali possa improvvisamente mettersi a correre come una gazzella. Nessuno chiede a Cgil,
Cisl e Uil di fare ciò che spetta al governo come per esempio
approvare una legge che impedisca a dieci iscritti all’ultima sigletta sindacale di bloccare una linea della metropolitana o addirittura uno scalo aereo nei giorni di maggiore affollamento. Il problema semmai riguarda la lontananza di queste grandi confederazioni dai bisogni quotidiani della gente comune. Non si chiede certo di tornare
alle origini ottocentesche quando le prime leghe operaie e
contadine operavano sul principio del mutuo soccorso rispetto alle condizioni di vita miserevoli della classe operaia . La domanda è un’altra. Quella solidarietà non potrebbe essere riscoperta e ripensata in una società contemporanea spesso afflitta dalla cattiva gestione della cosa pubblica. Perché del sindacato si parla solo quando
sciopera o crea problemi che ci rendono la vita amara?
Perché organizzazioni così potenti e strutturate sul territorio non organizzano una sorta di pronto intervento
quando, per esempio, una grande metropoli si sveglia
sommersa di rifiuti o un aeroporto rischia di esplodere per
l’incuria di chi lo dirige? Proposte ingenue e fuori della
realtà, me ne rendo conto.
Antonio Padellaro - il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42
lettere@ilfattoquotidiano.it

re per il capello, lo Stato deve essere anche garantista, non solo punire, quindi ha fatto nello stesso
giorno per due volte il suo dovere.
Leggevo anche, sempre lo stesso
giorno, che il signor Renzi, incassava 48000 euro di Tfr per lavoro
mai svolto. La copertura c’è. Beh,
almeno in parte, con la brillante azione anti-avasori conclusa positivamente lo stesso giorno. Quando
si dice efficienza.
LORENZO CONCI

Divorzio breve, legge giusta
e non un attacco alla famiglia
A pochi mesi dall’entrata in vigore
della legge sul “divorzio breve” il
temuto assalto ai tribunali delle
coppie che intendono dirsi addio,
per ora non c’è stato. Sempre solerti a mettere il naso sulle scelte laiche dello Stato, le gerarchie ecclesiastiche lo considerano un attacco
alla famiglia, ma il divorzio breve è
giusto: era esagerato aspettare cinque lunghi anni per mettere fine ad

Centri stampa: Litosud, 00156 Roma, via Carlo Pesenti n°130,
20060 Milano, Pessano con Bornago, via Aldo Moro n° 4;
Centro Stampa Unione Sarda S. p. A., 09034 Elmas (Ca), via Omodeo;
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Antonio Padellaro
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Certificato ADS n° 7877 del 09/02/2015
Iscr. al Registro degli Operatori di Comunicazione al numero 1859

una unione fallita da tempo: chi si
separa ha le idee chiare e non ci ripensa, divorzia appena possibile,
mentre la lunga deriva di un matrimonio fa solo danni, procura più acredine e sollecita più cattiverie,
purtroppo sono i figli quelli ad esserne più colpiti, ed è la cosa più triste. Ricordiamoci però che esiste
sempre la possibilità del matrimonio lungo, basta non confondere
l’amore con il possesso: bisogna sapersi comprendere e tenere a bada
il più possibile quell’ego che, se lasciato libero, riesce a distruggere
ogni cosa. Ognuno è libero di pensarla come vuole, però, fate le dovute considerazioni del caso, è preferibile un divorzio breve e un matrimonio lungo piuttosto che un
matrimonio breve e un divorzio
lungo. Forse la convivenza senza il
matrimonio resta l’unica via percorribile onde evitare lo stress, non
solo burocratico, di un divorzio: il
resto, viene da sé.

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Genova, le feste autorizzate
d’estate contro il quieto vivere
Lo scorso fine settimana è stato autorizzato un rave party nei cosiddetti “giardini di plastica” che si
trovano in pieno centro a Genova,
sotto i palazzi della Regione, i quali
per la loro struttura formano una
specie di “golfo mistico”. Gli abitanti delle zone limitrofe, sia quelli
che vivono nel tanto sbandierato,
ma altrettanto abbandonato centro
storico, sia quelli che abitano la zona chic di Carignano, possono
scordarsi il riposo notturno, non
solo nel fine settimana ma nei giorni lavorativi, le cui notti sono allietate da musiche forse anche gradevoli ma ad altissimo volume e prolungate ben oltre la mezzanotte. Ci
chiediamo chi si occupa, a livello
comunale, che concede questi permessi senza poi esercitare alcun tipo di reale controllo.
FIORELLA MERELLO GUARNERO

DIRITTO DI REPLICA

Nell’interesse di Giuseppe Cionci
che è stato oggetto di un articolo
diffamatorio, fondato su propalazioni false e calunniose di tale Salvatore Buzzi, pubblicato sul Fatto il
1 agosto 2015 a pagina 8, chiediamo
la rettifica di quanto scritto poiché
vengono riportate, accreditate e,
quindi, diffuse le false e calunniose
affermazioni che il predetto Buzzi
avrebbe fatto all’Autorità Giudiziaria, nell’ambito dell’in da gi ne
della Procura di Roma denominata
“Mafia Capitale”, riguardante il
mio assistito Giuseppe Cionci. Per
le gravi, false a calunniose affermazioni in argomento, se effettivamente fatte da Salvatore Buzzi, sarà proposta decisa e ferma reazione giudiziaria, in tutte le opportune sedi, a tutela dell’onorabilità del
mio assistito. Egualmente saranno
attivate tutte le opportune iniziative giudiziarie nei vostri confronti
per la grave diffamazione in danno
di Giuseppe Cionci conseguente
l’illecita diffusione delle calunniose affermazioni di cui sopra.
AVV. MAURIZIO FRASACCO

Ne prendiamo atto. Tuttavia è doveroso
precisare che abbiamo riportato il testo
del verbale – di cui ha dato notizia TgLa7
- di Salvatore Buzzi. È lui che parla
dell’imprenditore Cionci. Abbiamo anche
precisato nell’articolo di ieri che Cionci
non è indagato.
V.P.
I NOSTRI ERRORI

Per uno spiacevole errore, l’articolo di ieri a pagina 8 dal titolo “Hackin, gli stati canaglia e l’ok di Palazzo Chigi”, era solo a firma diAntonio Massari, invece è stato scritto
insieme ad Andrea Palladino. Ci
scusiamo con gli interessati e con i
nostri lettori.

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PIAZZA GRANDE

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

FATTI CHIARI

LAGARDE, PRESAGIO
DI CONDANNA

C

i sono momenti difficili
nella crisi europea e nel
disperato rapporto con
la Grecia. Chi in seguito studierà la sequenza, in qualunque scena o momento
della crisi troverà Christine Lagarde. Ogni sua apparizione è un
presagio di condanna, un segno
che la partita volge al peggio. Tutto
ciò, ovvero un’impressione tanto
negativa e diffusa, non si deve certo al suo solerte lavoro di custode
dei soldi del mondo. Forse conta la
sua immagine eccessiva, troppo
grande e troppo di lusso, che stabilisce subito nessuna relazione
con chi se la trova di fronte proprio
in momenti di ristrettezze.
A DIFFERENZA di altri grandi e ingombranti burocrati, la sua immagine eccessiva si nota perché si è assunta lei il compito di certificare
che, tra due opzioni in discussione,
conta sempre la peggiore. Le importa molto fare in modo che non si
cada nell’equivoco di uno spiraglio di ottimismo. Se avete dimenticato un debito, lei ve lo
ricorda nel momento
più imbarazzante. Se
l’avete pagato, vi fa presente che ce n’è un altro, più grande, e che il
tempo è quasi scaduto.
Cerco fra gli articoli,
tanti, che la riguardano
ogni giorno, e riguardano il suo potentissimo
Ente, il Fondo Monetario Internazionale.
Scelgo una frase a caso.
Ecco: “Il Fmi, riunito a
Washington, ha valutato il nuovo salvataggio
messo a punto dalla zo-

M

uore Postal Market e un autorevole settimanale
colma il vuoto
con una copertina della Madonnina di Laterina,
Maria Elena Boschi: “Autunno
Inverno. Indossa anche tu le nostre idee”. La defunta senatrice
socialista Alma Cappiello sosteneva che la parità uomo-donna si
sarebbe realizzata quando “donne incapaci avranno preso il posto di uomini incapaci”. Un vasto
programma che sembra compiersi.
PRENDI la Moretti. Sostiene che

vestite da ferrotranvieri non si
vince. L’acuta analisi di marketing cromo politico rivela una
certa coerenza da chi in passato
rivendicava un Pellizza da Volpedo di coiffeur e manicure: “Io,
la Boschi, la Madia, abbiamo uno
stile ‘Lady Like’: dobbiamo e vogliamo essere belle, brave, intelligenti ed eleganti”. Impegno in
surplus, in quanto delle quattro
categorie una, oggi, sembra risparmiabile.
Non per la Boschi. A fare gli
scenaristi da Bar Sport sembra
già di vederla quando novella
Merkel subentrerà al trafitto
Renzi-Kohl. Renzi, uomo solo al
comando, tra i tanti problemi che
spettano al capo tribù deve garantire quello delle provviste. I
partiti, anche i più virtuali, buffi
ed eterei, costano.

» FURIO COLOMBO

na Euro e ha deciso che non può appoggiare l’accordo se alcune condizioni non sono rispettate”. (La
Stampa, 31 luglio). Le condizioni
sono sempre capestro e sembrano
tratte da un nuovo Cinquanta sfumature di grigio, dove il sadismo è
rigorosamente finanziario. Per sadismo intendo tre mosse che, nella
“governance” di Christine Lagarde, non mancano mai. Avvertire
che “la situazione è peggio di come
sembra”. Ammonire che “l’impegno preso non basta”. Far sapere a
un Paese quasi distrutto che “il futuro non sarà così facile”. Subito
dopo piovono cifre. Indicano il
vecchio debito, specificano il nuovo debito, lo confrontano in pubblico con la miseria del presunto
pagatore, che, annuncia il Fondo,
ovviamente non può farcela. E
Christine Lagarde, come prova di
buona volontà, si farà avanti in per-

sona, munita di un foulard indimenticabile, per indicare specificamente le cose che, con pazienza
e buona volontà, bisogna affrontare. Sono, più o meno, il taglio di tutto ciò che garantisce un minimo di
civiltà, dalle pensioni anche minime (meglio cominciare dai poveri,
che si lamentano comunque) e
spingendo i ragionevoli a condividere il suo credo: la vita interna di
uno Stato e dei suoi cittadini non ha
importanza. Il suo dio non sono né
Keynes né Milton Friedman, ma il
mondo di Dickens (la prigione per
debiti) dove non valeva certo la stupidaggine dei “diritti acquisiti” da
tanta gente che, anche con cattivi
governi, ha lavorato molto e pagato
tutto.
Due cose non contano per la signora che blocca la porta di un Paese in crisi e non se ne va finché non
incassa. Non ha importanza la ricchezza del mondo (che
in strane e lontane epoche poteva trasformarsi in manifestazioni di
solidarietà tipo il piano
Marshall). Chi deve
pagare, paghi. E non ha
importanza come diavolo vive o non vive la
gente. Poichè si pensa
molto a Christine Lagard, è impossibile non
domandarsi da dove
viene. Viene da buone
scuole francesi senza
eccellenza ma, per
qualche ragione, in
questo mondo meritocratico, qualcuno nota
qualcuno che deve andare a fare certe cose da

RENZI COME KOHL
E LA BOSCHI
NOVELLA MERKEL
» LUCA JOSI

Oggi tutto è trasparentissimo,
lindo e a fogli Excel, ma metti mai
che un giorno una cena elettorale
di fundraising rimanga indigesta
o che un cialtrone si scopra aver
speso il tuo nome e quello del
partito per ottenere contributi

comunicherà la fine della loro
storia, politica e la necessità, per
salvare il salvabile, di un suo passo indietro.
La Merkel, che i soldi per il
partito insieme a Kohl non li trovò, ma insieme a tanti altri nel
partito, probabilmente, li utilizzò,
si ritrovò impluFANTASCIENZA
me sulla scena e
Un giorno Maria Elena
pronta a scalarla.
Era la sua preferigli comunicherà la fine
ta, la sua scoperta, la sua presceldella loro storia politica
ta. E scelse da sé,
per sé.
e prenderà il suo posto.
Così sarà per la
Come Angela con Helmut
B o sc h i -M e r ke l ,
che tanti sorrisi
industriali, edipoco denunciati o diversamente toriali e relazionali raccoglie?
leciti. Sono rischi potenziali del- Fantapolitica? Forse; ma non è
la politica e a quel punto per il lea- che la realtà ci abbia regalato un
der di Rignano, narratosi insosti- presente meno fantasioso.
tuibile in un mondo che ha due
E poi le nuvole si addensano.
Papi, la sostituzione avverrà.
Quando il parlamento negò l’auCon il calore vellutato del coc- torizzazione a procedere a Craxi
cio di vetro la “Angela”Boschi gli – personalità che Renzi, sindaco,

» 13

Vincenzo D’Anna,
il senatore
che svela il potere

qualche parte. Lagard entra in un
ufficio legale e diventa il capo. Entra nel partito di Sarkozy e la fanno
ministro tre volte, prima della Pesca, poi dell’Industria, poi dell’Economia. Eccola ministro con Sarkozy, una destra rigida di cui nessuno ricorda successi. E poi eccola
al Fondo Monetario Internazionale, cassaforte del mondo agiato, col
suo gran foulard, e la sua tranquilla
aria padronale.
PERCHÉ qui? Perché una camerie-

ra dell’Hayatt Hotel di New York
una bella mattina si è trovata a passare nella stanza in cui Dominique
Strauss-Kahn, allora capo del Fmi,
aspettava nudo. Si scatena una serie di processi, a New York e in
Francia, da cui Strauss-Kahn alla
fine viene assolto. Ma si era dimesso subito (e della cameriera non sapremo più nulla). Ma proprio lì accanto, già col foulard al vento,
Christine Lagarde era in attesa.
Tocca a lei adesso, non a un economista di portata internazionale come Strauss-Kahn, guidare le finanze del mondo. A questo scambio
deve il suo destino la Grecia. Anche
se, in Francia, Madame Lagarde è
indagata per abuso d’ufficio (non si
è dimessa), anche se i giornali francesi hanno pubblicato una sua lettera a Sarkozy, trovata durante le
perquisizioni. Cito da Wikipedia:
“Sono qui per servire te e, sotto la
tua guida, la Francia. A volte mi sono allontanata e ti chiedo perdono.
Usami come e quando credi nei
tempi e funzioni che decidi tu. Se lo
fai, ho bisogno di te come guida”.
Come vedete, per arrivare nel posto giusto, in un mondo meritocratico, bisogna fare e dire la cosa giusta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

definì insindacabilmente non
pedagogica – l’Italia democratica s’indignò e offesa sventolò il
dazebao di Repubblica: VERGOGNA!
Ora, a scoprire il sopraggiunto
garantismo per Azzollini, il tizio
che minacciava di irrorare una
candida suora “pisciandole in
bocca”, verrebbe da pensare che
le intenzioni di Craxi fossero,
minimo minimo, quelle di mingere sul Santo Padre.
I SOCIALISTI, sia chiaro, riman-

gono indifendibili; gente scomparsa e dispersasi quando aveva
il dovere e diritto di difendersi,
per poi tornare alla chetichella
quando non servivano più a niente. Avevano, pure loro, speso per
le campagne elettorali i soldi illeciti che Craxi gli aveva procurato, per poi dimenticarsene, insultarlo, tradirlo. O peggio ancora. Ma la Storia organizza siparietti inaspettati.
Oggi, la nuova generazione di
vincenti cresciuta sputacchiando sul vecchio sistema lavora a
moralizzare il futuro riesumando impresentabili, inqualificabili e inetti di ogni specie al grido di
“#lavoltabuona” e traccia la linea Maginot-Azzollini della
nuova realpolitik: “Non potevamo fare i passacarte della Procura”. Così hanno preferito pulircisi il sedere.

luca@josi.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

» PETER GOMEZ

B

isogna essere grati al senatore verdiniano Vincenzo D’Anna. Lo storico amico dell’ex sottosegretario Pdl, Nicola Cosentino, oggi detenuto nel supercarcere di Terni perché accusato di fatti di camorra, rende ormai inutile il faticoso lavoro di cronisti giudiziari e investigativi. E dimostra anzi come le leggi
bavaglio tese ad impedire
la pubblicazione di intercettazioni telefoniche e
registrazioni effettuate di
nascosto, siano se non giuste, almeno innocue.
Da qualche settimana infatti per conoscere l’altro volto di un pezzo importante
della classe dirigente italiana, non serve
più andare in edicola, consultare i siti di
news o sperare d’incappare in tv in qualche trasmissione d’inchiesta. Basta seguire D’Anna.
CHI, PER ESEMPIO, un tempo si meraviglia-

va nel leggere che un ministro allora considerato perbene, come Nunzia De Girolamo, in privato usava una linguaggio da
angiporto, arrivando ad ordinare ai suoi
uomini “di mandare i controlli e vaffanculo” a un bar da far assegnare a un parente,
ora può più semplicemente seguire il portavoce dei verdiniani. In conferenza stampa.
Mercoledì 29 luglio, quando il giornalista dell’Huffington Post Alessandro De
Angelis chiede a Denis Verdini se non tema
di danneggiare l’immagine di Matteo Renzi appoggiandolo con un gruppo piena
zeppo di cosentiniani e di persone con più
processi a carico, D’Anna interviene utilizzando parole che sembrano tratte dalla
sceneggiatura dei Sopranos: “Sei disonesto, sei un piccolo comunista e pure un po’
stronzo”.
Ventiquattro ore dopo, con un’intervista a Radio Cusano Campus, il senatore fa di
più e di meglio. Rende superflua qualunque inchiesta giornalistica sui ricatti incrociati che dominano la politica. Nel suo
piccolo la registrazione (assolutamente
pubblica) è un capolavoro di stile. Para-mafioso.
Qualche perla: “La polemica non c’è tra
Berlusconi, il suo entourage e Verdini. Si
sono lasciati da buoni amici, ma poi chiedo:
c’è qualcuno che può prendere di petto o
insolentire Verdini, che è il depositario dei
segreti delle carriere politiche di tutti?”. E
ancora: “Se parlasse Verdini potremmo
scoprire che qualcuno ha fatto il ministro
perché era una bella ragazza o era funzionale al raggiungimento di determinati scopi da parte di Berlusconi. Verdini conosce
vita morte e miracoli di tutta l’attuale classe dirigente del centrodestra. Nessuno è in
grado di litigare con lui. Punto”.
NON È CHIARO però se lo possa fare Matteo

Renzi. Anche se pure sul premier D’Anna,
questa volta suadente, pronuncia una frase che, dato il contesto, ha il sapore del
messaggio: “Da giovanotto lo frequentava,
visto che il papà di Renzi è amico di Verdini”. Quei (pochi) reporter che per mesi si
sono dannati l’anima per capire come fosse
nato in Toscana il legame tra il sei volte
imputato ex braccio destro di Berlusconi e
il rottamatore, sono serviti. Denis e Matteo
sono amici di famiglia. Gli altri eventuali
particolari emergeranno a tempo debito.
Con le prossime interviste. Ma, ovviamente, solo se la situazione politica lo impone.
A dimostrazione che se “in Italia non si
potrà mai fare una rivoluzione perché ci
conosciamo tutti” (aforisma variamente
attribuito a Leo Longanesi, Ennio Flaiano
o a Mario Missiroli), anche le molto più
modeste rottamazioni sono destinate ad avere il fiato corto. Perché il Potere, quando
rischia di finire all’angolo, getta la maschera da solo. E mostra da solo la sua faccia.
Quella cattiva.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

14 » ECONOMIA
IN VISITA A CASERTA

Minacce di morte
all’ex ministro
della Cultura Bray
AL CAPOLINEA

» VIRGINIA DELLA SALA

N

essuna aggressione a
mano armata, nessuna cassaforte forzata. Con i bitcoin funziona così: un attimo prima ci
sono, un attimo dopo sono
scomparsi. Per rubarli possono bastare in genere pochi clic
o si può imbrogliare sui tassi
di cambio. E ieri, Mark Karpeles è stato arrestato con
l’accusa di aver sottratto Bitcoin per un valore complessivo di 350 milioni di dollari prima di dichiarare il fallimento
della società Mt.Gox.
Trent’anni, Karpeles era
l’amministratore delegato
della società che offriva servizi di cambio valuta e al tempo gestiva circa il 70 per cento
delle transazioni totali. Tra il
2003 e il 2005 aveva lavorato
come sviluppatore di software e come amministratore di
rete, aveva contribuito a innovare e implementare il sistema operativo open source
Linux ed è stato uno dei soci
fondatori dell’organizzazione no-profit Bitcoin Foundation, creata nel 2012 con l’obiettivo di diffondere tra gli utenti la conoscenza della moneta virtuale.
UN UOMO dedito alla causa

che nel 2011 aveva comprato
l’88 per cento della società
Monte Gox (a cui faceva capo
un sito legato ai videogiochi online e al cambio di carte da
gioco), con sede a Tokyo. Tutto sembrava procedere bene,
un Bitcoin poteva valere anche più di 500 dollari e Mt.
Gox dettava la linea nella definizione del prezzo standard,
fungendo da banca per gli utenti (che possono custodire il
loro portafoglio di Bitcoin sia
su piattaforme web che su una
cartella nel proprio pc). Fino a
febbraio del 2014. Improvvisamente, la società sparisce
dal web, sul sito compare un

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

L’EX MINISTRO dei Beni Culturali
Massimo Bray, già sotto scorta da oltre
un anno, è stato di nuovo vittima di minacce.
Durante una sua visita alla Reggia di Carditello
(Caserta) è stata ritrovata una lettera a lui indirizzata che riportava il seguente messaggio:
“Ti avevamo detto di non tornare a Carditello
altrimenti saresti morto”. L’ultima lettera minatoria indirizzata a Bray risale allo scorso feb-

q

braio. Anche in quella circostanza il messaggio
della missiva faceva riferimento alla vicenda di
Carditello, per cui Bray si era impegnato salvandola dall’abbandono. In giornata è arrivato
un messaggio di sostegno da parte di Dario
Franceschini che nell’esprime solidarietà ha
poi aggiunto “episodi di questo tipo non devono essere in alcun modo sottovalutati. Su Carditello l’impegno dello Stato è massimo ed in

continuità con l'operato di Bray”. In serata anche la presidente della Camera, Laura Boldrini,
ha telefonato a Massimo Bray. “Gli ho espresso
vicinanza per le minacce ricevute oggi in ragione del suo impegno per restituire alla collettività la Reggia di Carditello, sottraendola alle
mire della camorra”. “Chi si batte contro la criminalità organizzata deve avvertire forte la solidarietà delle istituzioni e di tutti i cittadini”.

Prendi i soldi e scappa
Arrestato Mr. Bitcoin

LA CRONACA
DEL GIORNO
CORPI A MESSINA

Il fondatore di Mt. Gox è accusato di un buco milionario rubando monete virtuali

Lo sviluppatore informatico Mark Karpeles. A destra, il simbolo dei bitcoin Ansa

Sul web, la libertà
si paga anche con la
sicurezza. Non ci sono
enti controllori e tutto
si basa sulla fiducia
messaggio che spiega che le
transizioni sono bloccate e gli
utenti vanno in panico: Mt.
Gox, non essendo una banca,
non prevede una copertura
per i correntisti né ci sono assicurazioni che coprano le
perdite. Già da un paio di settimane Karpeles aveva parlato di problemi con la sicurezza
del sito, alterazioni che avrebbero favorito l’attacco di hacker e malintenzionati. E sarà
proprio un attacco Hacker la
spiegazione per la scomparsa

350

milioni di dollari
è il corrispettivo
delle valute sparite
di ben 744.408 bitcoin: 350
milioni di dollari, il 12 per cento del circolante totale. Karpeles è costretto ad ammettere di
aver perso 750mila bitcoin dei
suoi clienti e 100mila propri,
salvo poi precisare, qualche
settimana dopo, di aver “ritrovato” altri 200mila bitcoin in
un portafoglio digitale.
Ieri, la polizia giapponese
ha accusato Karpeles di essere
entrato nel sistema informatico di parte dei suoi 127mila utenti e di averne falsificato i

dati, modificando il saldo e
spostando i bitcoin su un altro
conto prima di dichiarare
bancarotta. Dopo l’arresto, la
polizia giapponese ha 48 ore
per presentare prove che potranno incriminarlo e confermare la detenzione.
IL MERCATO DEI BITCOIN, og-

gi, è in crescita. Il valore della
criptovaluta si aggira intorno
ai 280 dollari per bitcoin e ogni
unità corrisponde a una striscia di codice informatico generata da un algoritmo matematico. A inventarlo, nel
2009, un programmatore informatico anonimo che è conosciuto con il nickname Satoshi Nakamoto (ma che nasconderebbe un gruppo di sviluppatori). Per ottenere bitcoin bisogna acquistarli da chi
già ne è in possesso e secondo

il sistema (che ne rilascia di
nuovi periodicamente e che si
nutre della potenza di computing di chi decide di collaborare a implementarlo), l’emissione di bitcoin si esaurirà una
volta coniati 21 milioni di pezzi. La criptomoneta, inoltre,
garantisce un quasi totale anonimato. L’indirizzo del portafoglio è una serie casuale di
numeri e per ottenerne uno
basta inserire una mail. Per acquistarli, è sufficiente una ricarica su carta prepagata.
Il problema, come dimostra
il caso di Mt.Gox, è che libertà
e anonimato sono al prezzo
della sicurezza. “Una prima evoluzione nella tecnologia
bitcoin c’è stata qualche anno
fa - spiega al Fatto un esperto
di cybersicurezza - quando le
piattaforme hanno capito che
fosse meglio conservare i bicoin degli utenti in diversi
portafogli in vece che in uno
solo: sarebbe bastato scoprire
una sola password, per ripulire l’intero deposito”. Per il
resto, tutto si basa sulla fiducia. “Nessuno può assicurare
che quando si comprano bitcoin da un utente, poi ci sarà la
transazione”. Ancora minore
è la certezza che la ‘banca virtuale’ non sparisca con i soldi.
Almeno finché gli istituti di
credito già esistenti non decidano di entrare nel mercato a
gamba tesa. Per ora, come raccontato anche dal Foglio, da Bnp Paribas a Ubs, da Goldman
Sachs a Jp Morgan e Intesa
Sanpaolo, si stanno finanziando solo centri di ricerca e progetti.
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Voli cancellati, l’Enac diffida Vueling
A

Fiumicino, dopo tre giorni
di caos tra incendi, ritardi,
voli soppressi e blackout,
neanche ieri all’aeroporto la
situazione è tornata alla normalità. La giornata è iniziata
con le proteste dei passeggeri
di tre voli della compagnia
spagnola Vueling che ha cancellato i collegamenti Roma-Mykonos, Roma-Praga e
Roma-Rennes, rispettivamente in programma alle
12.20, 12.55 e alle 18.05.
Per i primi due voli, la notizia è
arrivata quando i passeggeri
erano già in aeroporto per il
check-in. Perciò, si sono formate lunghe file al banco d’informazione e al terminal 3.
Così l’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione civile,
forse anche spinta dall’intervista rilasciata a Repubblica
dal ministro delle Infrastrut-

L’Ente di volo minaccia di sospendere la compagnia spagnola
Che contrattacca: “I servizi di terra non hanno funzionato”
ture Graziano Delrio in cui ha
parlato delle carenze organizzative delle compagnie di volo, ha diffidato la Vueling a intervenire per risolvere i disservizi e a ripristinare le “condizioni di operatività”. Ha poi
chiesto anche ad Adr (Aeroporti di Roma) di intervenire
con un supporto logistico operativo della società.
LA REAZIONE della compagnia

low cost è stata immediata e nel
pomeriggio ha riprogrammato tutti i voli e indetto una conferenza stampa. “I nostri disservizi sono stati causati
dall’Aviation Services, la società di handling che all’aero-

Un passeggero in attesa Ansa

La fila al banco Vueling Ansa

porto di Fiumicino si occupa
dei servizi di assistenza a terra
per la nostra compagnia aerea
- ha detto Fernando Val, direttore delle operazioni di Vueling - Ci scusiamo per i disagi ai

passeggeri, causati da fattori
non dipesi dall’Aeroporto di
Fiumicino, che da sempre supporta la nostra crescita in questo scalo”. La società si è giustificata anche sottolineando

che in futuro dovrà valutare
meglio la situazione delle società di handling (servizi di
terra per i passeggeri) che operano nell’aeroporto e che, secondo Val, non risulterebbero
efficienti perché troppe rispetto alle necessità del mercato e agli altri hub internazionali. Nello scalo romano, infatti, l’Aviation Services, una delle sei società di handling operanti, fornisce i servizi di assistenza a terra ad altre diciannove compagnie aeree tra cui
Lufthansa, Austrian, Cathay
Pacific, Swiss ed Aegean.
Intanto, i Vigili del fuoco sono dovuti intervenire per spegnere un quarto focolaio. E ancora si indaga per stabilire se il
rpimo, 4 giorni fa, sia stato doloso o meno.
VDS

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Migranti, cinque
morti al largo
della Libia
Salvati in 780
NELLA giornata di ieri
la Guardia Costiera
italiana ha portato in salvo al
largo della Libia circa 780
migranti. In uno dei gommoni
recuperati dai mezzi di
soccorso sono stati trovati
anche i cadaveri di 5 migranti,
morti durante la traversata. I
soccorsi hanno coinvolto i
quattro gommoni e un
barcone che erano alla deriva
a nord della Libia.
Nelle stesse ore, a Messina,
la polizia arrestava sei
presunti scafisti africani. Ad
incastrare i sei sono state le
testimonianze degli altri
profughi. Hanno raccontato
che, dopo aver preso
contatti con degli
organizzatori di viaggi libici,
sono stati costretti a
sborsare del denaro e una
volta a Zwara hanno trovato
ad attenderli diversi uomini
armati che li hanno obbligati
a salire sui gommoni. Molti
dei profughi hanno poi
raccontato di essere stati
vittime di violenze da parte
degli scafisti.

e

SONDRIO

Continuano
le ricerche
dell’elicottero
scomparso
SONO continuate
per tutta la giornata
di ieri le ricerche
dell’elicottero di Elitellina
scomparso venerdì nella
provincia di Sondrio con a
bordo tre operatori.
Purtroppo senza risultati.
Sessanta unità di terra ed
elicotteri della Guardia di
Finanza, Soccorso alpino
e Vigili del Fuoco sono
state impiegate nelle
zone della Valmalenco,
della Valmasino e della
Valchiavenna, prossime
al presunto percorso
effettuato dal velivolo nel
trasferimento dal Passo
Marinelli, fino alla località
Codera in Valchiavenna.
L’ultimo segnale radio
lanciato dal velivolo
risalirebbe alle 13 di
venerdì, quando
l’equipaggio si è rialzato in
volo dalla capanna
Marinelli, in alta Val
Malenco.
Dopo aver fatto scendere
un escursionista
l’elicottero avrebbe
dovuto raggiungere un
altro rifugio per scaricare
viveri e altro materiale.

e

ITALIA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

IL GRAND TOUR

H
La scheda
PARTITO
dal Ponente
ligure, il
Grand Tour
che Antonello
Caporale vi
propone sulle
pagine del
Fatto è un
racconto
dell’Italia che
dà le spalle al
mare: città,
gente, luoghi,
voci. Una
piccola
indagine su
come gli
italiani
custodiscono
o sfasciano
il Belpaese
n

LA TAPPA
NUMERO 11
Si parte da
Pescara, poi
sulle colline
marchigiane,
poi Falconara
Marittima
con gli
stabilimenti
dell’Api
e infine
Senigallia
n

» ANTONELLO CAPORALE

acker di tutto il mondo, unitevi! Bisogna giungere nella
città di Gabriele D’Annunzio
per scoprire che l’hacker è un
buono e non un cattivo. Che
non scassa i segreti nei nostri
computer ma li aggiusta, che
non rovina la reputazione altrui ma la difende. Che il
fraintendimento nel quale
questa parola è finita è causato dall’ignoranza di chi, come noi, non è nativo digitale
e scambia gli smanettoni per
criminali. Siamo dei cliccatori alle vongole, navighiamo senza bussola e quelle poche cose che conosciamo
della rete sono per lo più dei
luoghi comuni. Pescara è la
patria degli hacker che sono,
se possiamo dire, sindacalizzati. Lucia Zappacosta, 35
anni, si occupa di innovazione tecnologica per i beni culturali e presiede la Metro Olografix, associazione culturale che ogni quattro anni organizza un campeggio europeo degli smanettoni. L’associazione supporta l’etica
hacker. “La filosofia hacker è
curiosità, ingegno, voglia di
risolvere problemi apparentemente insormontabili con
soluzioni atipiche. Il che non
si traduce solo in un’attenzione per la sicurezza informatica, ma anche nell’a pproccio pionieristico alle
nuove tecnologie”.

Dal Bengodi
ai fichi secchi
Dare del criminale a chi non
lo è significa, all’opposto, far
passare lo scassinatore per
una persona perbene. Perciò
Pescara merita una tappa. È
l’avamposto del futuro, della
modernità, una Expo universale del virtuale. Il futuro
è dentro Pescara, ma il passato, purtroppo anche. Il
passato di un municipio con i
conti sballati, sul limite del
fallimento. La città è grassa
come quelle donne di Botero, ma anni di finanza allegra, trucchi contabili, spese
folli, l’hanno condotta alla
povertà. “Prima che arrivassi io – racconta l’assessore
alla Cultura Giovanni Di Iacovo – si spendeva quasi
mezzo milione di euro per eventi legati, diciamo così, agli spettacoli e alle attività
culturali. Ora il mio budget è
di 2500 euro. Fichi secchi,
per intenderci”.
Lasciata la città hackerata

“MAGGIOR CRAC DOPO CALVI E SINDONA”

Lo ammettono gli stessi
amministratori di Banca
Marche che chiedono però
la restituzione di 280 milioni
“HO IL LINFOMA DI HODGKIN”

All’ombra della raffineria Api,
Alessia racconta: “Prima
dell’ospedale non avevo mai
pensato all’aria che respiravo”

» 15

Da Pescara alle Marche La città del Vate tra modernità e conti
in rosso, poi si risale verso banche collassate e fumi cancerogeni

D’Annunzio, gli hacker
e i veleni di Falconara

e dalle mani bucate piego
verso il quadrante geografico della resistenza al nuovismo, alla modernità che consuma soldi e brucia il tempo.
Appena superato l’Abruzzo
le colline marchigiane indicano il distretto dell’oculatezza, i luoghi dove l’orologio scorre più lentamente
per scelta e per principio di
vita. Le colline della provincia di Macerata sono segnate
da borghi piccoli e fragili. Ripe San Ginesio è la capitale
della brigata d’opposizione
alla modernità compulsiva e
anche un po’ cafona. Da cinque anni chiama i principi
del pensiero minoritario, i
cultori della vita lenta, del
passo sicuro, della spesa essenziale, dell’economia autogestita, più povera ma più
felice. Sono avamposti di resistenza, luoghi dove i dissidenti metropolitani possono
trovare refrigerio. Terza età,
terzo mondo, terza via. I cultori dell’alternativa a questo
e a quello.
I marchigiani sono laboriosi e silenziosi. Quasi mai si
danno da fare per comparire
al telegiornale: nessun giallo

Passaggi
Nella foto
grande una
kermesse di
hacker, poi i
fumi della Api
a Falconara
Marittima e
Banca Marche Ansa

di rilievo, nessun omicidio di
livello. Non fanno caciara,
protestano solo se è davvero
troppo. Si danno da fare per
conto loro, e i loro guai tendono a non dirli in giro.
Per esempio quelli della
Banca Marche . Nella hit parade dei malandrini figurano i dirigenti di questo istituto di credito che ha prodotto “il maggior disastro
dopo i casi Sindona e Calvi”.
Lo scrivono, e non ridete, gli
avvocati degli amministratori della banca che ora chiedono ai loro vecchi soci e dirigenti la restituzione di 280
milioni di euro oggetto di 73
pratiche di finanziamento
irregolari. Soldi concessi a
chi non poteva riceverli in
un sistema di collusioni e
connivenze, frutto di “una
pluralità di violazioni commesse e in un crescendo di
irregolarità nonostante la
censura e le sanzioni comminate dalla Banca d'Italia
per ben due volte, nel 2006 e
nel 2008”. Ecco, anche il
marchigiano insozza, ruba e
collude ma con un certo flair
play. A proposito di veleni,
pure le Marche hanno la loro

piccola Ilva. Falconara Marittima, periferia urbana di
Ancona, è cugina minore di
Taranto. Ospita le raffinerie
Api dentro un perimetro di
attività industriali e trasportistiche con le quali è perennemente costretta a fare i
conti.

“La città è un incubatore
di malattie degenerative”
Alessia Sangiorgi, ingegnere
quarantenne, una vita da
sportiva, si è trovata da un
giorno all’altro in ospedale:
linfoma di Hodgkin. “Quando me l’hanno detto ho ripercorso tutti i miei passi, ricostruito la mia vita, verificato se nella mia famiglia ci
fossero stati altri casi. Niente. Però ho scoperto che io
non sono l’unica ammalata
di cancro di Falconara, e anzi
la mia città è un incubatore
di malattie degenerative.
Prima dell’ingresso in ospedale non avevo mai pensato
all’aria che respiravo, non avevo mai avuto interesse di
quel che denunciava il comitato di cittadini che da anni
protesta contro la puzza che
avvolge questa città, i valori

sballati dell’aria, le morti superiori alla media, le affezioni respiratorie fuori controllo. Mai ci ho fatto caso. La
puzza c’era ma non la sentivo, non era un mio problema.
Le nuvole di fumo in cielo le
vedevo anch’io ma senza incuriosirmi troppo. La raffineria era parte del ritratto
urbano, come l’aeroporto,
l’ex Montedeson, le altre industrie. Pensavo a me, alla
mia vita, alla mia dieta salutista, alla quotidiana pratica
sportiva. Il resto non era affar mio...”.
Pochi chilometri a nord e
la puzza scompare. Anzi in
località Trecastelli, appena
dietro Senigallia, si raggiunge la città della luce. Sono i
discepoli del reiki, pratica
insieme spirituale e terapeutica, sistema orientale per
raccogliere nel corpo l’energia benigna che la natura libera. Vivono insieme, cassa
comune, ma niente ascetismo. La vita è gioia e anche
piacere. Umberto Carmignani, il fondatore cinquantunenne, si ispira ai filosofi
della repubblica di Platone
ma non tralascia uno sguardo ai conti. Facce sorridenti,
volti appagati. Tante ragazze e ragazzi, qualche nonna,
alcune famiglie allargate.
Tutti insieme felicemente e
oculatamente. Tanti corsi e
prodotti, promozioni, offerte all inclusive per il raggiungimento della felicità o più
modestamente un week end
a trazione spiritualista. Una
grande casa vacanze, moderno outlet dell’anima con
vasta gamma di offerta: cucina bio e corsi di ginnastica ayurvedica, astrologia archetipica, psicologia olistica e
costellazioni familiari.
(11 - Continua)

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16 » ESTERI

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

ISRAELE “PUNIRE IL TERRORISMO EBRAICO”
La sinistra e le forze laiche sono scese in piazza a Tel
Aviv per chiedere - dopo l’uccisione del bambino palestinese Ali in un incendio attribuito a coloni ultrà “pugno di ferro contro il terrorismo ebraico”. Di contro il capo dello Stato Reuven Rivlin ha ricevuto minacce per aver espresso indignazione per la morte di
Ali. In Cisgiordania incidenti fra palestinesi e esercito, morto un 14enne, 23 feriti a Nablus . Reuters

Francia Jérôme Vignon ha guidato per sei mesi la commissione
ministeriale nell’inferno di Calais dove continua l’assalto al confine

L’INTERVISTA

» LUANA DE MICCO
Parigi

B

asta costruire recinsioni.
Tanto si è visto che nessuna barriera è impermeabile. Il Regno Unito
deve decidersi ad aprire le porte
ai tanti migranti che meritano la
sua protezione. Di fronte alle
centinaia di persone che sbarcano sulle coste italiane, e che in
parte arrivano a Calais e tentano
di attraversare la Manica, non è
possibile che le autorità britanniche continuino a pensare che il
problema non le riguardi”.
Su ll ’emergenza migranti a
Calais, che sta creando tensioni
tra Parigi e Londra, ci risponde
Jérôme Vignon. Per sei mesi, il
presidente dell’O s se r v at o ri o
francese della povertà è stato a
capo di una missione ministeriale al fianco degli operatori delle
Ong che si prendono cura dei
tremila e più migranti accampati
nella “giungla” di Calais. Ne arrivano altri 70 ogni giorno.
Da giugno a questa parte nove
di loro sono morti nel tentativo
di saltare a bordo di uno dei treni-shuttle che attraversano la
Manica passando per l’Eurotunnel. Contro lo “sciame” di migranti che preme alle porte di
Londra, il premier David Cameron ha promesso ancora più recensioni e l’invio di cani per far
fronte agli assedi.
Ieri la leader del partito laburista, Harriet Harman, ha preteso che Parigi risarcisca i camionisti, le imprese e i turisti danneggiati dai ritardi e dalle cancellazioni dei collegamenti tra i
due Paesi.

“Londra non è Fort Apache
deve aprire le porte ai migranti”
L’Eldorado
britannico
è un mito da
sfatare ma
il Regno
Unito resta
una meta
attraente:
le autorità
inglesi si
rassegnino

Arrembaggio Migranti a Calais, accanto protesta di nazionalisti inglesi LaPresse

Cosa spinge i migranti a voler
raggiungere a tutti i costi il Regno Unito?

L’idea, vera solo in parte, che lì si
possa vivere e guadagnare soldi
più facilmente anche senza documenti. Sull’“Eldorado britannico” circolano tante false informazioni. Sono i passeurs che le
fanno girare, ma anche le persone che sono riuscite ad attraversare la Manica e non vogliono
ammettere che hanno fallito. In
realtà non si fa la bella vita nean-

che lì. Ma il Regno Unito resta
una meta attraente ed è il momento che le autorità britanniche lo riconoscano.
Alcuni quotidiani britannici accusano Parigi di non saper gestire la crisi…

Sono discorsi assurdi. Non solo
non si riconoscono gli sforzi che
la Francia sta facendo ma si veicolano anche informazioni parziali. Non viene detto per esempio che la border force britannica, gli agenti al confine che ope-

Bisogna
trovare
alternative
all’illegalità,
migliorare
l’accoglienza
e favorire
l’accesso
all’asilo di
chi lo
merita

rano all’ingresso del porto di Calais, rinviano sistematicamente i
richiedenti asilo, che le loro domande non vengono neanche esaminate.
Qualcuno invoca l’invio dell’esercito…

Non sarebbe coerente con la democrazia britannica. Sono convinto che i democratici inglesi
non ci abbiano pensato neanche
per un istante. Mi sembra un riflesso di gruppi conservatori mi-

noritari.

Come evitare nuovi mor ti
all’imbocco dell’Eurotunnel?

Si devono sviluppare alternative
credibili all’illegalità. Bisogna
favorire l’accesso all’asilo, accelerare le procedure, migliorare e
decentralizzare l’accoglienza.
Non si può fare tutto a Calais, si
deve intervenire a monte, aprire
centri a Parigi, ma anche nel
nord Italia, a Torino, Milano. É
già in studio l’apertura di un nuovo centro a un centinaio di chi-

lometri da Calais. Qui i migranti
subirebbero meno pressioni da
parte dei passeurs e si potrebbe
aprire con loro un dialogo più costruttivo. A Calais hanno la sensazione di trovarsi in un vicolo
cieco. Possiamo far capire loro
che non esiste solo la via dell’illegalità, che l’asilo non è impossibile.
Quello dei migranti che sbarcano sulle coste siciliane è un problema scoppiato tempo fa. Perché si agisce così tardi?

È vero, si sarebbe dovuto intervenire prima. Certi disaccordi
tra i governi hanno paralizzato la
cooperazione per troppo tempo.
All’Italia è stato rimproverato di
non aver applicato correttamente tutte le direttive europee, soprattutto sulla questione dell’identificazione e dei rinvii. Ma mi
sembra che il principio degli
hotspot per la registrazione e l’orientamento dei migranti cominci ad essere accettato. È
u n’operazione umanamente
difficile, ma se non si fa, la nozione stessa di asilo perde il suo
senso. La Francia ha fatto la scelta della solidarietà. L’Ue è favorevole alla rilocalizzazione dei
migranti, che servirà ad alleviare
l’Italia. I principi ci sono, ma ci
vuole tempo per metterli in pratica. Di certo l’emergenza impone una diversa tabella di marcia.
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Appuntamento a settembre Nuove alleanze, Podemos non si presenta col suo simbolo

SPAGNA

» ELENA MARISOL BRANDOLINI
Barcellona

D

GERMANIA MERKEL SI RICANDIDA NEL 2017
Angela Merkel si ricandiderà per la quarta volta. La
notizia non stupisce: la cancelliera non ha rivali, né
dentro il partito né nel Paese. A confermarlo è il giornale Spiegel online che cita riunioni interne della Cdu-Csu. La Merkel avrebbe deciso: correrà di nuovo
alle legislative nel 2017. Se vincerà eguaglierà alla fine del mandato il primato di Helmut Kohl che ricoprì
la carica di cancelliere per 16 anni.

omani il presidente della
Generalitat catalana Artur Mas convocherà elezioni
anticipate in Catalogna per il
prossimo 27 settembre. Lo farà con un decreto ordinario. Il
governo catalano definisce
queste elezioni “plebiscitarie”, concetto giuridico non
meglio identificato, nel senso
che politicamente si vuole segnino un plebiscito in favore
dell’indipendenza della Catalogna, in sostituzione del
referendum che lo Stato spagnolo non ha consentito di celebrare, mentre il governo
spagnolo minaccia perfino il
ricorso all’articolo 155 della
Costituzione che prevede la
sospensione dei poteri autonomi.
Ad ogni modo, si tratta di
elezioni non comuni, a metà
strada tra le amministrative
di maggio e le prossime politiche generali di novembre,

Catalogna, elezioni anticipate
sognando l’indipendenza da Madrid
che segneranno, anche se non
necessariamente in modo definitivo, il futuro delle relazioni tra la Catalogna e il resto
della Spagna. La politica catalana le ha prese così sul serio che, mentre la Grecia rischiava di soccombere sotto i
colpi della Merkel ed era in
forse l’avvenire stesso dell’Unione Europea, in Catalogna
ci si occupava solo di liste elettorali.
IL RISULTATO è il prodotto di

una scomposizione e ricomposizione del quadro politico
catalano, con l’aggregarsi di
forze attorno ad alcuni obiettivi principali e la fine di alcuni
sodalizi storici, come quello di
CiU, confederazione per molti anni al governo della Generalitat, somma di Convergència Democràtica de Catalunya
(CDC) e Unió Democràtica de

sto sono per Mas e Oriol Junqueras, leader di ERC, in fondo Pep Guardiola, ex-allenatore del Barça, a darle lustro.
UN ESITO impensabile fino a

Una manifestazione di studenti in favore del referendum LaPresse

Catalunya (UDC). Il caso più
clamoroso è la costituzione di
una lista unitaria tra CDC,
partito della destra neo-liberale al governo della Generalitat e il partito di sinistra
all’opposizione Esquerra Republicana de Catalunya
(ERC), sostenuta dall’associazionismo indipendentista
con la presenza di suoi esponenti come Carme Focadell,
ex-presidente dell’A s s e m-

blea Nacional Catalana e Muriel Casals, ex-presidente di
Òmnium Cultural. La lista si
chiama Junts pel Sí, in riferimento al doppio Sì che gli indipendentisti chiesero nella
consultazione catalana del 9
novembre e propone come orizzonte politico la secessione
nel giro di alcuni mesi. A guidarla, un ex-eurodeputato di
Iniciativa per Catalunya Verds (ICV); il quarto e quinto po-

qualche settimana fa, accelerato dalla vittoria dei movimenti di confluenza popolare
alle scorse amministrative e
dalla formazione di una nuova
lista a sinistra in Catalogna denominata Catalunya Sí que es
Pot, con la presenza di ICV e
Podem, la marca catalana di
Podemos che, eccezionalmente rispetto al quadro nazionale, considera opportuno
non presentarsi in questo caso
con il suo proprio simbolo. La
CUP, Candidatura d’Unitat
Popular, forza della sinistra
anti-capitalista e indipendentista, sceglie di correre da sola:
avrebbe voluto un’unica lista
indipendentista senza la pre-

senza di politici, ma CDC non
era disponibile a rinunciare al
capitale politico rappresentato da Mas. Procés Constituent, il movimento sovranista e di sinistra fondato dall’economista Arcadi Oliveres e
la monaca benedettina Teresa
Forcades, ha infine deciso di
non presentarsi alle elezioni
di settembre dopo aver considerato la confluenza nella lista di sinistra, nonostante la
Forcades avesse temporaneamente smesso il velo per dedicarsi alla politica.
Le altre formazioni, Ciutadans, UDC, socialisti e popolari si presentano con i propri
simboli. Ma il PP ha deciso di
giocare duro, proponendo come suo candidato l’ex-sindaco di Badalona Xavier García
Albiol, noto per le sue dichiarazioni e politiche xenofobe.
Intanto, il movimento indipendentista prepara il nuovo
appuntamento di massa per il
prossimo 11 settembre.
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ESTERI

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

TURCHIA CURDI DEL PKK VIA DALL’IRAQ
I raid dei caccia turchi contro i combattenti indipendentisti curdi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in territorio iracheno si susseguono e secondo fonti militari di Ankara, hanno eliminato in poco
più di una settimana oltre “260 terroristi”. Anche i
civili muoiono sotto le bombe e ciò ha spinto il governo regionale curdo dell’Iraq a chiedere ai militanti di “ritirarsi” dal territorio curdo iracheno. LaPresse

» 17

AFGHANISTAN MANSOUR: “RESTARE UNITI”
Mullah Mohammad Akhtar Mansour ha inviato un
messaggio di 33 minuti per dire ai talebani, da nuovo
leader, che “le divisioni ci danneggiano e servono solo ai nostri nemici” e che il jihad (la guerra santa)
continuerà. A chi lo accusa di essere al servizio del
Pakistan e dei servizi segreti che spingono per il dialogo, Mansour ha replicato: “I colloqui di pace sono
solo un elemento orchestrate per dividerci”. Reuters

IL MOVIMENTO

PERÙ

Fra lotta armata e cocaina
SENDERO LUMINOSO è un’organizzazione
terrorista di ispirazione comunista, nata tra gli
anni ‘60 e ‘70 con l’obiettivo di sovvertire le
istituzioni peruviane e instaurare un regime
ispirato al concetto maoista di Nuova
Democrazia. A fondare il
movimento fu Abimael
Guzman (nella foto),
professore di Filosofia
all’Università di San Cristobal
de Huamanga: proprio dentro
l’ateneo riuscì a diffondere
l’ideologia e a ottenere
consenso tra gli studenti.
L’ascesa del movimento avvenne nei primi anni
‘80. Dopo la cattura di Guzman nel 1992, i
guerriglieri subirono sconfitte che
determinarono la frammentazione in tre distinte
fazioni, fra cui quella “Accordista” composta dai
seguaci dello storico leader, e l’inizio del traffico
della cocaina come mezzo di guadagno per i
propri scopi.

» CARLO ANTONIO BISCOTTO

È

terminato in Perù con
la liberazione di 39
persone, tra cui 11 donne, 2 uomini e 26 bambini, il sequestro più lungo
della storia. La maggior parte
degli ostaggi fu rapita circa 25
anni fa dal gruppo di guerriglieri di ispirazione maoista
Sendero Luminoso il cui nome ufficiale era Partido Comunista del Perù sobra el Sendero Luminoso de Mariàtegui.
Tra i sequestrati anche un uomo di 70 anni prelevato a forza
in un convento di Puerto Ocopa e costretto a lavorare, insieme ad altri ostaggi, nei campi
in inaccessibili località montane del Perù. Le 39 persone
sono state liberate dall’esercito: secondo quanto dichiarato
dal viceministro della Difesa,
Ivan Vega Loncharich, i bambini erano costretti a lavorare
nei campi, gli uomini avevano
il compito di combattere e
trafficare in cocaina e le donne
quello di “procreare per mettere al mondo altri rivoluzionari”. I bambini sono nati durante la prigionia e sono figli
dei guerriglieri che abusavano delle prigioniere. Secondo
alcune voci vicine al governo
non tutti gli ostaggi hanno accolto con gioia l’arrivo del soldati peruviani. Molti si erano
abituati a quella vita e avevano
paura di tornare nel mondo civile.
L’OPERAZIONE militare che ha

portato alla liberazione degli
ostaggi ha avuto luogo il 23 luglio ed è stata condotta da 120
militari con l’appoggio di 4 elicotteri in una regione che si
trova alla confluenza dei fiumi
Apurimac, Ene e Mantaro dove abbondano le piantagioni di
cocaina. L’esercito è riuscito a
localizzare il campo grazie alla
collaborazione di un ex prigioniero riuscito a fuggire circa

REGNO UNITO

» CATERINA MINNUCCI

L

a polizia dell’Hampshire
ieri pomeriggio con uno
scarno comunicato ha confermato che i tre passeggeri a
bordo dell’Embraer Phenom
300 precipitato in fase di atterraggio all’aeroporto di
Blackbushe appartenevano
alla famiglia bin Laden: “Crediamo che le vittime (oltre il
pilota, ndr) fossero la madre,
la sorella ed il cognato del proprietario dell’aereo”. Nella
nota si precisa che i tre erano
cittadini sauditi e che stavano
arrivando in Gran Bretagna
“in vacanza”, così da smorzare
sul nascere speculazioni sulla
fine dei parenti di Osama, l’ex
capo di Al Qaeda regista
dell’attacco alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre

Senza sparare
Il raid che ha portato al
salvataggio degli ostaggi Ansa

Le schiave di Sendero
un sequestro lungo 25 anni
Dormivano per terra, il loro compito: “Procreare per mettere al mondo altri rivoluzionari”
un mese fa. Il portavoce del governo peruviano ha dichiarato
che si è trattato di una grande
vittoria contro Sendero Luminoso considerato uno dei
gruppi terroristici più sanguinari e pericolosi almeno fino al
1992, anno in cui fu arrestato il
suo fondatore Abimael Guzman, noto con il nome di battaglia di Presidente Gonzalo.
Dopo l’arresto del capo carismatico, il gruppo ha progressivamente perduto i suoi connotati politici trasformandosi
in un vero e proprio cartello
della droga. “Gli ostaggi dormivano per terra in capanne di
paglia e cucinavano accen-

dendo il fuoco con la legna”,
racconta il viceministro della
Difesa Ivan Vega. Il gruppo
può contare ancora su circa
100-120 combattenti oltre alle
donne, ai bambini e ai prigionieri che lavorano la terra.
“L’operazione è stata progettata quattro mesi fa. I prigio-

nieri erano denutriti e in pessime condizioni di salute e igieniche”, ha detto il viceministro. L’intervento dei militari si è svolto in maniera pacifica, il campo non era sorvegliato da uomini armati. Nella
zona proseguono i pattugliamenti nella speranza di trovare altri prigionieri.

Fuori dal mondo
Sui bambini sarà
necessario il test
del Dna, gli adulti non
conoscono il telefono

TITOLARE dell’indagine è la
responsabile dell’unità antiterrorismo Eneida Aguilar cui
spetterà anche il compito di far
registrare all’anagrafe i bambini nati in prigionia. In taluni
casi sarà necessario effettuare
il test del DNA per stabilire

l’effettivo legame tra le donne
e i bambini. I prigionieri furono tutti sequestrati nel cosiddetto Settore 5 che ha una superficie di 175.000 ettari. Secondo Vega, i guerriglieri avevano diviso il territorio in quadranti rifacendosi alle tattiche
maoiste. Stando alla polizia
due delle donne liberate, di età
compresa tra i 40 e i 45 anni,
sono di etnia ashaninka, un
gruppo etnico presente in Brasile e Perù che pratica la fede
animista. “È chiaro - ha detto
un portavoce delle forze armate - che lo Stato deve delineare un percorso per il reinserimento sociale delle donne

e degli uomini rimasti così a
lungo nelle mani di Sendero
Luminoso”. In un primo momento dovranno risiedere in
strutture protette anche per
imparare ad usare il denaro, i
servizi igienici, i mezzi di trasporto, il telefono e tutti gli altri strumenti della società civile ad essi completamente
sconosciuti. Sono pochissimi
coloro che hanno manifestato
il desiderio di incontrare le loro famiglie. Per lo più trascorrono il tempo chiusi nelle loro
stanze nel timore che gli uomini di Sendero Luminoso possano ritrovarli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Impatto a Blackbushe Il volo era partito da Milano con la sorella e la matrigna di Osama

I bin Laden e gli aerei che si schiantano
Quattro morti, la maledizione continua
2001, eliminato il 2 maggio
2011 in un blitz delle forze speciali americane in Pakistan.
Venerdì un jet privato di
proprietà della “Salem Aviation” di Gedda, controllata
dalla famiglia dello “sceicco
del terrore” ha iniziato a perdere quota fino a schiantarsi
in pochi secondi sulla pista
dell’aeroporto di Blackbushe
nell’Hampshire, a sud
dell’Inghilterra. La Saudi General Authority of Civil Aviation ha inviato degli ispettori
per fare luce sulla dinamica
dell’accaduto. Nello schianto, oltre al pilota, hanno perso
la vita Rajaa Hashim, Sana
bin Laden, rispettivamente

d a l l ’ a e r o p o r t o d i M i l ano-Malpensa, aveva lo stesso
numero di serie, HZ-IBN, di
un altro aereo dei bin Laden
precipitato nel 1967. Quella
volta a morire fu Mohammed
Bin Awad bin Laden, il padre
di Osama, che al tempo aveva
solo dieci anni.
Il luogo del disastro Ansa

matrigna e sorella di Osama
bin Laden e il marito di quest’ultima. Il disastro è l’ultimo
atto di una maledizione che
incombe sulla stirpe saudita
da oltre quaranta anni: l’Embraer Phemon 300, decollato

DELLA STESSA compagnia ae-

rea era anche il jet che nel 1988,
a San Antonio, in Texas, si
schiantò contro le linee
dell’alta tensione: in quella circostanza morì il fratello di Osama, Salem, e da allora la società porta il suo nome. Saad, il
figlio del fondatore di Al Qaeda e membro dell’organizza-

zione, sarebbe stato invece eliminato dal raid di un drone
statunitense nel 2009. Tornando all’incidente aereo, cosa ci facevano a Milano le due
familiari dell’ex leader di Al
Qaeda? Il belpaese è terra d’affari per il clan tanto che una
delle società dei bin Laden ha
acquistato per 45 milioni di
dollari il 50%, nella Marmi
Carrara. Del resto il padre di
Osama, si sposò 22 volte e fu
padre di almeno 54 figli: più
che una famiglia, una multinazionale. Un cognome che ancora oggi vale una miniera d’oro: con 5 miliardi di dollari di
capitale, 800 milioni di giro
d’affari annui e 55.700 mila di-

pendenti, il Saudi Binladin
Group è uno dei gruppi industriali più potenti del mondo arabo. Molte della società – alcune fondate dallo stesso Osama – sono specializzate in trasporti e costruzioni. Il padre di
bin Laden cominciò nel settore edilizio con il restauro dei
santuari di La Mecca e di Medina, ottenuti grazie al legame
con Mohammed ad Abdel Aziz al Saud, fondatore dell’Arabia Saudita. Ma già nei primi
Anni 60 gli affari avevano portato la famiglia in Texas: furono gli anni d’oro in cui si concretizzarono gli affari con la
compagnia petrolifera Arbusto Energy, guidata dal giovane
George W. Bush, che poi sarebbe diventato presidente
degli Stati Uniti.
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CRONACA

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

LA COMMEMORAZIONE

Mandanti e depistaggi
I capitoli non scritti
che Bologna pretende

TOCCHERÀ al presidente del senato
Piero Grasso ricordare, oggi a Bologna,
il più grave fatto di sangue accaduto in Italia
dal dopoguerra. È una posizione delicata: in
passato esponenti delle istituzioni venuti alla
commemorazione della strage sono stati criticati, fischiati, apertamente contestati. La
memoria delle 85 vittime e la sofferenza dei
200 feriti è ben lontana dall’essere pacifica-

q

reato di depistaggio, passata dalla Camera in
settembre e appena arrivata in commissione
giustizia al Senato. Per il governo parteciperà
il sottosegretario alla presidenza Claudio De
Vincenti (che non parlerà in piazza). Dopo la
sfilata in Via Indipendenza, prenderà la parola lo stesso Bolognesi e, dopo il minuto di
silenzio alle 10:25, toccherà al sindaco Virginio Merola e a Piero Grasso.

ta, e se una verità giudiziaria è stata scritta
con gli ergastoli a Mambro e Fioravanti, mancano del tutto due capitoli altrettanto delicati: i mandanti e i depistaggi. Il presidente
dell’associazione dei familiari delle vittime,
Paolo Bolognesi (oggi un deputato del Pd, che
sostiene il governo) ha chiesto impegno sulla
desecretazione degli atti, sui risarcimenti e
sull’accelerazione della legge che istituisce il

QUEL GIORNO Il tuono sordo, la polvere, la gente devastata

» PAOLO ZILIANI

I

l 2 agosto 1980 avevo 26
anni e vivevo a Bologna.
Da un anno ero stato assunto come praticante al
Guerin Sportivo, con sede a
San Lazzaro di Savena, e in redazione avevo fatto amicizia
con Stefano Tura, un ragazzo
di 19 anni con una fortissima
passione per il giornalismo
(oggi è il corrispondente Rai
da Londra). Il papà di Stefano,
Sante Tura, uno dei padri
dell’ematologia italiana, aveva acquistato uno studio in
Strada Maggiore 42, angolo
piazza Aldrovandi; poiché 90
metri quadrati erano di troppo, Stefano lo aveva convinto a
darli a me, per viverci. Così, da
una soffitta a Villanova di Catenaso ero passato a vivere in
un appartamento in pieno
centro a Bologna. Era una meraviglia. Il 2 agosto 1980 era
sabato e come tutti i sabati avrei dovuto prendere il treno
per Piacenza delle 10:50 per
tornare a casa (la mia famiglia
è di Monticelli d’Ongina, un
paese della Bassa in riva al Po).
Mi ero però accordato con Luciano Pedrelli del Guerino che oggi lavora alla redazione
bolognese di Repubblica - per
andare, prima di partire, a
sbrigare una pratica all’Ordine dei Giornalisti in via Galliera 8. L’Ordine era in ferie. A
quel punto Luciano mi disse ti
accompagno in stazione: lui in
bicicletta, io a piedi, imboccammo via Indipendenza.

Devo prendere un treno,
ma ti va un panino?
Il 2 agosto 1980 era un giorno
di sole e faceva caldo. Era metà mattina ma a Luciano venne fame: avevo tempo di fargli compagnia mentre mangiava un panino? L’avevo. Ci
sedemmo a un bar, chiacchierammo, lui mangiò il suo
panino e ci salutammo. Erano le 10:20, dovevo ancora fare il biglietto e avrei sicuramente trovato coda. Ma incamminandomi passai davanti alla vetrina di una profumeria e vidi una scatola di
campioncini di profumo che
Stella, la mia ragazza di allora, oggi mia moglie, collezionava. Decisi di perdere ancora qualche minuto, entrai,
l’acquistai. Il 2 agosto 1980,
col regalo per Stella in mano,
svoltai sotto i portici, mi fermai a un’edicola, acquistai
Prima Comunicazione. Quindi attraversai la strada proprio mentre un fragore sordo, ovattato, quasi felpato si
alzava – strano e innaturale tu tt’attorno. Fu allora che
guardai la stazione, vidi l’ala
destra implosa, sconquassata, e avvolta e nascosta in una
nuvola di polvere e pensai, lo
pensai davvero, ma guarda
che strano, è agosto e stanno

Un profumo per Stella,
poi la stazione implose
facendo dei lavori in stazione: non dovrebbero, con tutta
la gente che sta partendo per
le vacanze. Poi cominciarono
a uscire persone dall’a tr io
centrale, quello delle biglietterie, persone che si allontanavano in silenzio con la polvere sui vestiti e i vestiti laceri e strappati; e mi venne incontro, e passò oltre, una
donna di mezza età, elegante,
impettita e con la borsetta in
mano ma senza i capelli in testa. Credo non lo sapesse, di
non averli.

Il 2 agosto
del 1980
A sinistra, l’orologio della
stazione fermo alle 10.25,
l’ora della strage. In alto,
un’immagine
di devastazione e morte
tra i binari
Ansa

PORTFOLIO
» A CURA DI GI. ROS.
FOTO DI UMBERTO PIZZI

Seppellita nel silenzio,
la strage si rivelava
E’ il 2 agosto 1980, sono le
10:25 e per un tempo breve
ma interminabile la stazione
di Bologna resta sepolta nel
silenzio. Che si potrebbe
scambiare per quiete, non
fosse per le visioni impossibili, intollerabili, che la pioggia di polvere, rarefacendosi, a mano a mano rivela. Sul
marciapiede della fermata
degli autobus, un uomo in
giacca e cravatta tiene in
braccio una bambina vestita
di bianco: lei ha il capo reclinato, lui (è il papà?) la sostiene muto, inerte. All’improvviso il silenzio si trasforma in
fragore e il fragore in inferno. Elicotteri impazziti
prendono a volteggiare tonanti, rimbombanti sopra teste che non hanno il tempo di
guardare il cielo: fissano la
terra. E fissano corpi che
sbucano dalla terra. Sta succedendo davvero? A sirene

» 19

Bologna

spiegate ora sfrecciano ambulanze, arrivano e ripartono, sono tante e invece no,
sono pochissime. Infatti adesso stanno fermando tutti
gli autobus: e stanno facendo
scendere i passeggeri perché
sopra hanno cominciato a
portare corpi vivi e corpi
senza vita, corpi anneriti e
corpi mutilati. E non c’è limite all’orrore: sulla fiancata fa
bella mostra di sé la pubblicità di un insetticida. Con la
scritta “Sterminio”.
È il 2 agosto 1980 e adesso
tutti lo dicono, è stata una
bomba, e ci stanno mandando via. Penso che devo telefonare a Stella, e poi a casa. A
un telefono a muro, sotto i
portici, aspetto che una donna finisca di parlare. “Ho lasciato i ragazzi sul binario,
sono uscita ed è crollato tutto”, piange e urla e si lascia
cadere a terra. La aiuto a rimettersi in piedi. Mi dice
grazie. Telefono. Per dire
cos’è successo: e che sto bene. Torno a casa. Alle due
suonano alla mia porta: è Luciano Pedrelli. È bianco in viso, mi guarda, non dice nulla,
mi abbraccia e se ne va. Qualche ora dopo in stazione la
circolazione riprende. Salto
su un treno che ferma a Fidenza, Stella mi verrà a prendere lì. Ho un regalo per lei:
una scatola di campioncini
di profumo. Ho perso 5 minuti per acquistarla. Ma forse no, non ho perso proprio
niente.

LASCHEDA
Ergastoli e polemiche
per i due leader dei Nar
La certezza giudiziaria sul più
sanguinoso attentato dal
dopoguerra è stata emessa nel
novembre del 1995: la corte di
cassazione ha condannato
definitivamente all’ergastolo
Valerio Fioravanti e Francesca
Mambro, i due militanti dei Nar,
come esecutori della strage. In
molti, anche a sinistra, hanno
criticato la sentenza. Nessuno
dei due è in prigione: pena
estinta nel 2013 per Mambro (in
libertà condizionata dal 2008)
e dal 2009 per Fioravanti

Ciavardini, il ragazzino
fra fascismo e malavita
L’altro condannato in via
definitiva è Luigi Ciavardini,
minorenne all’epoca della
strage e quindi processato
separatamente, che dopo la
fase “politica” sarà processato
per rapine comuni. È stato
condannato a trent’anni per
“aver svolto un compito
determinante” (ma non quello
di piazzare l’ordigno)
nell’esecuzione della strage

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I due ex terroristi neri alla presentazione del rapporto di Nessuno tocchi Caino

Mambro e Fioravanti, i “caini” di Pannella
Che bella
cravatta
Giusva Fioravanti con Marco Pannella
venerdì scorso alla presentazione del
rapporto annuale dell’associazione
Tesoriera
e segretario
Il segretario
dell’associazione Sergio
D’Elia (ex Prima Linea) e la
tesoriera Elisabetta Zamparutti

Niente foto,
please
Francesca
Mambro, anche lei condannata per
Bologna, collabora con
Nessuno tocchi Caino dai
primi anni ’90
Ormai
libero
A Fioravanti
viene concessa la semi libertà dal 1999
per lavorare
con Pannella.
È libero
dal 2009

Vecchi
amici
Il ministro
della Giustizia
Andrea Orlando sorride
e stringe la
mano al vecchio leone radicale

20 »

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

Cultura | Spettacoli | Società | Sport

Secondo Tempo

L’INTERVISTA

PASQUALE SQUITIERI Senza distribuzione
per un film, un incidente e la perdita del vitalizio

Un giorno Leone mi disse:
“Berlinguer e Zaccagnini
vogliono la morte di Moro”

I

» MALCOM PAGANI

l suo ultimo film, proprio come la curva che da settimane
lo costringe all’immobilità,
non si vede: “Si intitola L’ultimo Adamo, l’ho girato l’anno
scorso e sto cercando qualcuno che lo distribuisca. Non ci
sono ancora riuscito. Una cosa di una gravità insopportab il e”. Fuori carreggiata, ai
margini, Pasquale Squitieri è
finito spesso. Il recente incidente stradale: “E vide ntemente dormivo” gli ha lasciaBiografia
to in dote una gamba rotta e
PASQUALE
l’onorario di un dentista: “Ho
SQUITIERI
sempre pagato tutti i debiti,
Nato a Napoli
pagherò anche questo”. Setnel 1938,
tantasei anni, un tumore ai
laureato in
polmoni: “Si può avere un
Giurisprudenza, portacenere?”, molti respiri
negli anni ’60
anomali in una parabola che
è impiegato al
lo ha visto avvocato, impiegaBanco di
to, regista e senatore della ReNapoli.
pubblica. Da qualche settimaDebutta nel
na, per una condanna definicinema come
tiva figlia dei tempi in cui laregista e
vorava al Banco di Napoli,
sceneggiatore Squitieri non gode più del vicon “Io e Dio”
talizio destinato agli ex parla(1969). Ha poi mentari. 2381 euro che Monfirmato
tecitorio gli ha tolto d’impepellicole
rio: “Per un assegno di 25.000
come “I
lire. Lo feci incassare a un
guappi”
cliente nel ’65, era scoperto e
(1973),
15 anni più tardi venni proces“Claretta”
sato e arrestato per peculato”.
(1984) e il
Senza pensione da politico
subito ritirato
per caso e senza rimpianto,
dalle sale “Li
Squitieri non riconosce alla
chiamarono...
vicenda una luce letteraria:
briganti!”. Nel
“Non c’è niente di kafkiano,
1994 è stato
non diamo a quest’elemosina
eletto
un significato eccessivo. Per
senatore nelle 40 anni ho vissuto senza vitafile di
lizio, non riceverlo più non mi
Alleanza
spaventa”. Ma la racconta, diNazionale.
ce, perché “quando la sfiga si
Negli anni ‘60
presenta, riderle in faccia è il
fu arrestato e
minimo che si possa pretenpoi assolto
dere da un uomo di spirito”.
per una rissa
con un
poliziotto. Nel
1981 ha
scontato
cinque mesi di
carcere per
peculato

Ritrovarsi più povero la rende allegro?

Mi permette di ricordare: un
lusso. La storia dell’assegno
parte da lontano. Nel 1979 girai Razza Selvaggia, un film
terribile sulla condizione dei
meridionali a Torino. Volevo
girare dentro alla Fiat e andai
da Montezemolo con un finto
copione in cui magnificavo la
fabbrica di Agnelli. Ottenuti i
permessi, mostrai che inferno fosse, cosa succedeva
quando un operaio si faceva
male e tante altre belle cose.
Corretto.

Cosa vuole? Senza azzardo
non ho mai saputo stare. Agnelli me la giurò. Assoldò un

paio di investigatori privati,
fece raccogliere un po’ di fango ad Aversa, avvertì chi di dovere e la vicenda dell’assegno
uscì fuori. Stavo partendo per
il Festival di Mosca nell’80 e
sull’aereo mi si avvicinarono
un paio di poliziotti: “Squitieri, ci risultano problemi con il
suo passaporto, ci segua in
Questura e la riportiamo qui
in tempo utile per partire”. Era una balla. Mi trascinarono a
Rebibbia. Cinque mesi di galera. Mi graziò Pertini.
Di Agnelli ha mai più avuto
notizie?

Tutto poteva immaginare, il
signor Agnelli, ma non che sarei diventato senatore. Lo acchiappai in Senato. Lo chiusi
in una stanza. “Secondo te il
coltello in tasca ce l’ho o
no?”.
Vi davate del tu?

I senatori si danno sempre del
tu: “Secondo te la lama in tasca ce l’ho o no” gridavo. “Ti
apro in due come un maiale”.
Agnelli era sconvolto. Balbettava: “Ma che c’entra?”, cercava possibili vie di uscita. A
un tratto, il terrore gli suggerì
un pensiero intelligente e mi
spiazzò.
Cosa disse?

“Sei andato da Montezemolo
e lo hai ingannato. Se giochi
sporco non puoi aspettarti
che gli altri giochino pulito”.
Prima che mi potessi complimentare per la prontezza, arrivarono alle spalle di Agnelli
e lo portarono via. È stato il
mio peggior nemico, ma anche il più divertente.
Ne ha avuti molti?

Ho sparato, picchiato e insultato, ma l’ho fatto sempre per
difendere qualcuno e mai me
stesso. Se vedo la mia vita in
controluce e alla mia età iniziare a osservarla è quasi un
obbligo, noto che tutti gli eventi negativi che mi hanno
sfiorato erano slanci mascherati di generosità. Sono arrivato a 77 anni sbattendo porte
in faccia agli arroganti. E sono
orgoglioso di averlo fatto. Una volta, in Rai, rovesciai il tavolo addosso al direttore di
Rai Tre. Si chiamava Giuseppe Rossini.
Perché gli rovesciò il tavolo
addosso?

Curavo una serie di ritratti
monografici e avevo scelto
Leopoldo Mastelloni. Rossini
mi telefonò allarmato: “Vieni
in Rai, abbiamo un problema”. Lo raggiunsi: “Qual è il
problema?”. “Il problema è

Claudia
Cardinale,
mia
compagna
allora, se la
volevano
scopare
tutti. Me la
giurarono.
Avevo
sottratto la
fidanzata
agli italiani

Ho detto
che di
Moretti
ci saremmo
ricordati
solo
le battute.
Adesso
neanche
quelle.
Vorrei
dirgli:
“Reagisci”

che Mastelloni è frocio”. Non
ci vidi più. Gli scaricai addosso portapenne e foto di famiglia: “Anche Rock Hudson è
frocio, stronzo”.

Sempre avuto un brutto carattere, lei.

Ho sempre avuto carattere, una cosa diversa. I miei colleghi l’hanno perso da un pezzo.
Non si guardano intorno, non
indagano, non si incazzano.
Tutti a fare i film su Leopardi,
sul Boccaccio o sull’eterno
due camere e cucina in cui i
familiari litigano tra loro. La
poetica del tinello. Il cinema
italiano non risorge. È spento.
Non illumina più. Speravo
che gli ultimi reduci fossero
feroci. E invece è tutta una
melassa, una predichetta, un
monituccio piccolo borghese.

L’anticonformista
Pasquale
Squitieri con
Claudia Cardinale. Sotto,
il corpo di Aldo Moro. A
destra, Nanni
Moretti sul
set.
LaPresse/Ansa

Il suo ultimo film, diceva,
non si è visto.

Forse non si vedrà mai, ma
non importa. Mi interrogavo
sull’intelligenza artificiale.
Sulla rivoluzione tecnologica. Su un mondo che tra 10 anni avrà il 34 per cento di robotizzazione in più. Sull’estinzione del genere umano.
Gli scienziati hanno avvertito: “Guardate che qui finisce
male, ci saranno presto 2 miliardi di affamati in guerra tra
loro”. Non c’è un solo intellettuale italiano che affronti temi simili. È pazzesco, ma che
siano sordi al tema in fondo è
anche normale. Sa perché?
Ce lo dica.

Perché gli intellettuali italiani sono morti. Prenda Nanni
Moretti. Una volta dissi che
dei suoi film ci saremmo ricordati solo le battute. Adesso
neanche quelle. Uno che comincia con Ecce Bombo e finisce con Mia madre si presenta
da sé. “Dai Nanni, reagisci”
vorrei dirgli: “Sei stato grande”.

Ci ricordiamo di una sua dichiarazione: “Ho sempre
pensato a Moretti come a un
regista di estrema destra”.

Chi? Nanni? Ma certo. Che
c’entra la sinistra con Moretti? Ma stiamo scherzando?
Nel mondo sinistra e destra
hanno rappresentato categorie severe, durissime e spietate. In Italia destra e sinistra
non sono mai esistite. Sono
state due cialtronate. Due slogan. Due abiti da indossare a
seconda delle convenienze e
delle circostanze. Qui da noi
abbiamo scambiato per fascisti, liberali e repubblicani e

per comunisti, i rivoluzionari
da salotto. Se penso a uno di
destra penso a De Gaulle e un
De Gaulle in Italia non lo vedo.

Lei è sempre stato considerato di destra?

Sono un narratore. Mentre
preparavo Claretta sono andato a frugare nelle fascisterie e mi sono sentito fascistissimo. Quando ho studiato i
fratelli Cervi, comunistissimo. Il problema non sono io
che devo essere libero per
sentirmi vivo, il problema sono gli altri. Sono le etichette. I
conformismi. La riflessione
piatta, banale, apodittica.
In Italia si riflette male secondo lei?

Se discuti in modo critico di
certi aspetti positivi del ventennio mussoliniano, ti lapidano. Se provi a ricordare la
figura di Craxi, ti sputano.
Siamo tutti morti con Bettino.
Craxi, per quanto carognone,
contadino o arraffone, era tra
quelli che avevano capito che
le casse erano vuote e la festa
conclusa. E non ce lo diceva

mai. Atteggiamento adorabile. Finito il sabba socialista è
finita la politica.
Qualcuno potrebbe eccepire
e dirle che sbaglia.

E io me ne strafotto. Ogni politico compie dei delitti, certamente. Ma a volte i delitti
sono necessari, cambiano il
volto del mondo. Pensi a quel
che cazzo ha fatto Napoleone
e mi dica se sinceramente
possiamo considerarlo alla
stregua di un filantropo. Non
lo era, ma era un grande condottiero. I cattivi servono, anche e soprattutto alla coscienza di tutti quelli che recitano
da buoni per contratto.

Lei è stato giovane in anni
pieni di cattivi maestri.

Erano anni difficili, infinitamente più interessanti dei
contemporanei. Oggi, a iniziare dagli ideali, non abbiamo più un cazzo. Solo povertà, odio e rancore.

Ma odio, rancore e povertà
c’erano anche ieri.

E lo dice a me? All’epoca in cui
rapirono Aldo Moro, l’odio era nelle strade. Mario Cecchi

SECONDO TEMPO

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

Salto sbagliato, paralizzata

Immobile rassicura i tifosi

Volley, Blengini nuovo ct

La primatista austriaca Kira
Grünberg si è infortunata in
allenamento: frattura alla vertebra
cervicale, non muove le gambe

Trauma cranico e naso rotto per Ciro
Immobile: il giocatore del Siviglia è
stato vittima l’altro giorno di un duro
colpo durante un’amichevole

Gianlorenzo Blengini è il nuovo ct
dell’Italvolley maschile. Il Consiglio
Federale lo ha nominato in seguito
alle dimissioni di Mauro Berruto

» 21

la Madonna: “Se proviniamo
Cardinale, si rivolta Roma”.
Non si rivoltò nessuno. Neanche lei. Quando andammo a
vedere il risultato, lei si appollaiò dietro di me: “Mi ha ripreso male, Squitieri. Sembro
g r as s a ”. Mi girai di scatto:
“Lei non sembra grassa, signora cara. Lei è grassa”. Non
conoscevo ancora la sua determinazione. Si mise a dieta.
Perse cinque chili in due giorni.
Poco dopo scappò con lei.

Gori incaricò me e Nanni Balestrini di lavorare sul caso e
nella ricerca della verità, io e
Nanni ci spingemmo molto in
là. Ero amico di Giovanni Leone, il presidente della Repubblica. Il 10 maggio del ’78, il
giorno dopo il ritrovamento
di Moro nella R4 in Via Caetani, Leone mi convocò al
Quirinale. Era stravolto: “Avevo firmato la grazia per alcuni brigatisti in cambio della
libertà di Moro. Me l’hanno
strappato di mano due persone. I nomi non te li dico. Fai il
cinematografo, hai i figli, non
voglio farti rischiare”.
Raccontò questa vicenda già

in Registi d’Italia di Barbara Palombelli. Ha mai saputo
chi fossero le due persone in
questione?

Uno era Benigno Zaccagnini e
l’altro Enrico Berlinguer.
Fermarono la Grazia concessa da Leone. Come mi disse il
Presidente: “Non sono persone pericolose, ma pericolosissime”.
Immaginare due fautori del
compromesso storico nel
ruolo di aguzzini suona improbabile.

La pensi come vuole, l’ho sentito con le mie orecchie. Moro
vivo non lo voleva nessuno. Erano tutti d’accordo. Gli americani decidevano, i politici di
casa nostra eseguivano, i brigatisti fecero il lavoro sporco.
L’organizzazione era infiltrata a ogni livello ed eterodiretta dai servizi segreti di mezza
Europa. Leone fu reticente.
Voleva proteggermi: “Maestro – gli dissi – le sembra che
ne abbia bisogno?”. Allora mi
rivelò i nomi dei due che gli
strapparono la Grazia dalle
mani: “Zaccagnini e Berlin-

delle cambiali da estinguere.
Filosoficamente, ho sempre
preferito la prima opzione.

Non è quella scelta da Merkel.

Viviamo nel sogno infantile
della cancelliera tedesca, ma
sarebbe meglio dire nell’incubo. Siamo i suoi burattini, i
suoi bambolotti, i poveracci
che devono ubbidire a questa
bambina nazista.
Non le pare di esagerare?

Mai un’opinione vera, un
punto di vista, una frase vitale. Merkel è il niente.

Ora sta preparando un film
su Vincenzo Gemito, grande
scultore napoletano
dell’800. Non ha pensato a
un film sulla crisi contemporanea?

Ci ho provato. Proprio ora, in
questo scomposto sputare
sulla Grecia, avrei voluto fare
un film su Omero. Un Omero
che passa tra carri armati,
guerre e carestie recitando
l’Iliade da solo. Non mi hanno
dato una lira: “Che vuoi fare
tu? Omero?” Si sono messi a
ridere.

La Storia riscritta
Il presidente mi svelò:
“Ho firmato la grazia
per due Br, ma quelli
mi hanno fermato”
guer”. Attendo smentite. Non
arriveranno. La Democrazia
Cristiana ha sempre ucciso i
propri figli. Come Crono, se li
è mangiati uno dopo l’altro.
Oggi chi somiglia a Crono?

Angela Merkel. Con lei siamo
nei guai. Si parla solo di austerity, mai di ripresa. In certe
questioni il riverbero psicologico è tutto e noi ancor prima
di essere poveri, siamo depressi. Scoraggiati. Convinti
che non esista altra via d’uscita che non sia pagare i debiti
fino a morire. Si può essere
straccioni illudendosi di essere signori o si può essere ugualmente straccioni intonando la litania del sacrificio e

Chi le manca oggi?

Gente come Ugo Pirro. Abbiamo avuto un rapporto bellissimo, avrei trascorso con Ugo
mesi e anni, me lo sarei sposato.

Si è invece accompagnato
per molti anni con Claudia
Cardinale.

Ci conoscemmo mentre preparavo I Guappi. Franco Cristaldi mi convocò alla Vides.
Me la voleva imporre ad ogni
costo e io non volevo saperne:
un po’ perché gli attori famosi
mi disturbavano, un po’ perché arrivava con la raccomandazione. Proposi di farle un
provino e Cristaldi mi guardò
come se avessi bestemmiato

Claudia era esasperata dal
rapporto con Cristaldi e dal
solito giretto. Si sentiva in
gabbia. Lui che era tutt’altro
che un santo, la manteneva
versandole un cachet mensile. Se l’era comprata. Sfuggirgli equivaleva a conquistare
libertà.
I vostri amici di allora?

Mario Monicelli lo vedevamo
spesso. Quando iniziò la storia con Claudia, Monicelli
pensò che tutto il cinema italiano bigotto ci avrebbe abbandonati. Veniva la sera a casa a tirarci un po’ su. Complimentoso. Eccessivamente
premuroso. Gli dicevo: “Mario, guarda che non abbiamo
nessun bisogno di tutta questa allegria, siamo tranquilli,
sereni. Mangiamo e poi andiamo a letto, non devi preoccuparti”. E lui, di rimando:
“Lo faccio per amicizia, non
c’è nulla di più importante
dell’amicizia”. La realtà era
diversa. In realtà Claudia se la
volevano scopare tutti.
Anche Monicelli?

Eeehhh, certo, certo. C’era
chi c’era riuscito e chi no. Non
l’ho mai saputo e non mi ha
mai interessato. Sicuramente
qualcuno me l’ha tirata. Avevo veramente tolto la fidanzata agli italiani. Ancora oggi, se
ho un incidente come quello
che ho avuto poco tempo fa,
mi riesce impossibile non ricondurlo alle maledizioni di
allora. Determinati influssi
restano nell’aria.

Qualcuno raccontava che tra
lei e Cardinale finisse spesso
a schiaffi e che lei del manifesto machista “cazzo e cazzotto” fosse strenuo sostenitore.

Qualche volta siamo finiti a
fare a botte, ma era inevitabile. Ci lasciavamo, ci riprendevamo, l’ho amata molto come
oggi amo Ottavia Fusco che ha
27 anni in meno di me. Due
donne colte, eleganti, straordinarie.
È straordinaria anche la vecchiaia?

Non ci crederà, ma è così vera,
polverosa e piena di fuochi
improvvisi che non potevo aspettarmi di meglio.
Pensa mai alla morte?

Ci penso e le parlo. Da tanti
anni. Cos’è la morte se non un
momento bellissimo della vita e un incontro tra un me che
va via e un me che rimane? Lasciarselo scappare sarebbe un
delitto. Non li ho mai compiuti. Non ho mai ucciso nessuno,
io.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

22 » SECONDO TEMPO

I
Pillola

GOMORRA, NO
DA ACERRA
Dopo Afragola anche
Acerra ha
detto no ad
ospitare la
fiction “Gomorra - La
serie”. Il sindaco del Comune che ha
dato i natali
alla maschera di Pulcinella, Domenico
Tuccillo, ha
dichiarato
che non autorizzerà alcuna ripresa
poiché “il
quartiere è
già ampiamente vittima di stereotipi diffusi e
veicolati dai
mass media”
n

» VIRGINIA DELLA SALA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

LAMEZIA L’artista fermato in aeroporto con 422 mila dollari

soldi nelle federe del cuscino:
come nelle rapine dei film polizieschi. O come i furti in casa
a Quarceta, frazione di un paesello della Versiliana, durante
i quali, narrano le cronache
(molto) locali, a novembre i ladri le rubavano per riempirle
di gioielli e soldi da portar via.
Stavolta, però, il protagonista
è un rapper americano, ricco e
famoso. Conosciuto in tutto il
mondo, il 30 giugno in Calabria ha tenuto un concerto di
cui c’è poca traccia (circolano
invece le notizie sulla delusione dei fan per una performance napoletana, una settimana
fa, durata solo 45 minuti). Un
idolo del rap e dell’hip hop che
va in giro con le federe e con
422mila dollari in contanti infilati dentro. Pronto a partire
con il suo jet privato in direzione Londra, all’aeroporto di
Lamezia Terme è stato fermato dalla Guardia di Finanza.
Troppi contanti, troppo oltre
il limite trasportabile stabilito
dalle norme antiriciclaggio
che, nell’Unione Europea, è di
10 mila euro. Se si supera quella cifra bisogna compilare una
dichiarazione prima di partire. Morale della storia, a Snoop
Dogg sono stati sequestrati
211mila dollari sul momento.

I (troppi) soldi di Snoop Dogg
il rapper finito fuori tempo

UNA NOTIZIA che alimenta

trasformato nel rap dell’artista e il rapper è diventato quello che conosciamo oggi: più
poeta, meno violento, più attento alla realtà esterna senza
trascurare quella interiore. È il
cambiamento che allarga la
platea del pubblico e che è in
linea con questi tempi in cui
l’unico arresto sensato sembra
essere quello, in Marocco, del
rapper Mister Crazy, il più
giovane prigioniero politico
condannato per reati di opinione dopo aver cantato, a 17
anni, la vita quotidiana nei
quartieri più disagiati di Casablanca. Fatti salvi i gusti dei
nostalgici, federe e pistole
sembrano essere ormai fuori
tempo.

l’immaginario dell’artista cattivo, del bad boy arricchito e
capriccioso cresciuto nel sottobosco delle gang di strada e
dei ghetti, tra droga, criminalità e razzismo. E che rientra
nella categoria degli artisti
‘pericolosi’: perché piace e
perché attrae. Un mese fa, ad
esempio, Puff Daddy è stato
arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Aveva aggredito, all’Università di Los Angeles, l’allenatore di football americano di suo figlio con un
peso di piombo di quasi 20 chili. E nello stesso periodo, in Italia, Noyz Narcos e un altro
giovane rapper sono stati arrestati per detenzione di droga.
Ci sono poi le storie di rap-

tobiografici e parlare prima di
tutto di violenza, crimini e discriminazione razziale. Raccontare la sopravvivenza dei
ghetti diventava, paradossalmente, il modo per sopravvivere anche nel mondo musicale che cercava proprio quello.
Non è più così almeno da dieci
anni, si legge nello studio. “Il
cambiamento sarebbe iniziato
nel 2000, quando Kanye West
pubblicò il disco The College
D r o po u t – scrive Clara McNulty-Finn –. Piuttosto che
concentrarsi su spaccio di droga o sulla violenza e la vita di
strada, l’album parlava di religione e, come Kanye West dice nel brano Breathe In Breathe Out, del suo desiderio di
‘dire qualcosa di significativo’”.
IL RAP del sopravvissuto si è

per davvero pericolosi. Come
Big Lurch che, sotto effetto di
sostanze allucinogene (Pcp),
uccise nel 2002 una 21enne e
ne mangiò alcune parti del
corpo. Nei suoi racconti, si giustificava dicendo che il ricorso
alla droga gli leniva i dolori
causati da un incidente stradale. O come il rapper Chi-Ali
che nel 2000 uccise il fratello
della sua ragazza sparandogli
durante un litigio. In fuga per
più di un anno, comparve due
volte nel programma televisivo A me r ic a’s Most Wanted

prima di essere catturato nel
2001. Poi le morti, a Los Angeles, di Notorious B.I.G e di
Tupacin quella che fu definita
come la faida tra East Coast e
West Coast. Ma erano gli anni

Jet privato
Snoop Dogg
per viaggiare
usa il suo aereo personale
LaPresse

Abitudini che cambiano Il cantante
è uno degli ultimi rappresentanti
del genere ad appartenere
alla categoria dei “cattivi”. Oggi
l’eccesso non va più di moda

Novanta, il culmine del rap
vecchia scuola. Erano gli anni
in cui Jay-Z, oggi tra i cantanti
più ricchi del mondo secondo
Forbes, iniziava a fare carriera
dopo essere stato arrestato più
volte per spaccio.
Oggi sembra che anche il
rap stia cambiando. A dirlo è
un saggio prodotto dall’Istituto di Politica dell’università di
Harvard, intitolato The Evolution of Rap: negli anni Novanta
la notorietà di un rapper era legata ai contenuti delle sue canzoni, che dovevano essere au-

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MONDIALI DI NUOTO L’atleta italiano vince la 25 km, la tuffatrice di nuovo sul podio. Oggi è il turno della Pellegrini

» LUCA PISAPIA

C
Dai tre
metri
Tania
è arrivata
terza subito dopo
le cinesi.
L’altro
giorno
l’oro nel
trampolino da un
metro

i vuole la migliore Tania Cagnotto per la
sua seconda medaglia
ai Mondiali di Kazan 2015.
Un bronzo fantastico dai 3
metri, con un doppio salto
mortale e mezzo rovesciato
carpiato al quinto e ultimo
tuffo che le permette di superare le avversarie dirette –
la candese Abel e l’australiana Qin, che fin lì la precedevano – e acchiappare il terzo
posto dietro le imprendibili
cinesi Shi Tingmao e He Zi.
TANIA parte bene, sa che deve puntare tutto sull’ultimo
tuffo. Dopo un ottimo terzo
tuffo, una sbavatura nel
quarto mette in ansia il pubblico, ma non lei, cresciuta,
matura, consapevole dei
suoi mezzi: e il quinto è un capolavoro di grazia e di tecnica. È la nona medaglia mondiale per lei, dopo lo splendido oro conquistato martedì nel trampolino da 1 metro.
È la consacrazione per la miglior tuffatrice azzurra mai
vista in piscina. “Ho avuto
talmente tanta soddisfazione da un metro che questa

Cagnotto si prende pure il bronzo
Ruffini, un oro che vale il matrimonio

medaglia non me l’aspettavo, puntavo solo a fare un bel
punteggio. Ma poi è arrivata
la medaglia, anche un po’fortunata –dice raggiante Tania
–. È sicuramente il più bel
Mondiale per me, dedico
queste medaglie a tutti quelli
che mi stanno vicini. E anche
un po’ a me stessa”.
Ci vuole invece l’amore
per scaldare le acque del fiume Kazanka, che ieri era
piatto e scuro ma d’inverno
appare ghiacciato. Dopo
l’eccezionale medaglia d’oro
vinta nei 25 km, Simone Ruffini sul podio mostra un cartello con scritto a mano “Aurora mi vuoi sposare?”. La
compagna Aurora Ponselè,
in tribuna, annuisce con la
testa e disegna un cuore con
le mani. E poi sono baci, e abbracci. E gioia. La partenza
in acqua però è dura. “All’inizio non ci credevo tanto, ai
5 e ai 7 chilometri ho vomitato in acqua, per fortuna il
dottore mi ha dato qualcosa e
piano piano sono andato alla

riscossa”, dice Ruffini, che
poco dopo metà gara raggiunge le posizioni di testa e
non le abbandona più. Negli
ultimi mille metri la gara esplode: Ruffini corre verso la
vittoria, concludendo una
gara estenuante in 4 ore 53
minuti e 10 secondi, solo 4 secondi davanti all’americano.
È oro. È proposta di matrimonio.
“HO COMINCIATO a capire

Vuoi sposarmi? La proposta di Ruffini
alla fidanzata
nuotatrice.
A destra, Cagnotto LaPresse

che l’americano non ne aveva più agli ultimi mille metri,
quando mi ha lasciato andare avanti. Ma un po’ di paura
c’era sempre – racconta –. Adesso ancora non mi rendo
bene conto di ciò che ho fatto,
forse domani”. Terzo, a 1 minuto e 27 secondi dal compagno di squadra, l’ottimo Matteo Furlan, che porta a casa la
sua seconda medaglia di
bronzo di questi Mondiali di
Kazan 2015 dopo quello nella 5 km di sabato scorso. In
attesa che cominci il nuoto in
vasca corta, con la tripletta di

ieri la spedizione azzurra in
Russia ha collezionato sette
medaglie, già meglio di Barcellona 2013. L’oro e il bronzo di Tagna Cagnotto. L’oro
di Simone Ruffini. Il doppio
bronzo di Matteo Furlan e il
doppio bronzo nella nuova
disciplina del nuoto sincronizzato misto, con l’accoppiata Giorgio Minisini / Manuela Flamini nel programma tecnico e ancora Minisini
con Mariangela Perrupato
nel programma libero.
Passato il giro di boa della
prima settimana, da oggi cominciano le distanze corte
del nuoto. Ed è subito Federica Pellegrini. In vasca già
oggi con le ragazze della staffetta 4x100 stile libero, Federica punta al podio della
staffetta 4x200, per la quale
potrebbe rinunciare ai 100
stile. E, ovviamente, alla sua
gara: i 200 stile la cui finale è
mercoledì 5, il giorno del suo
compleanno.

Twitter @ellepuntopi
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SECONDO TEMPO

Domenica 2 Agosto 2015 | IL FATTO QUOTIDIANO |

» 23

I disegni di Disegni
L’ANTOLOGICA DI AGOSTO

Q

UALCUNO dalla buona memoria (ma anche qualcuno con
una memoria media tendente
al peggio come la mia) si accorgerà che
la strip qua sotto il Fatto l’ha già pubblicata. E infatti. Onde poter mettere i
cappucci a tutti i pennarelli e prendermi
una vacanzella, ma nel contempo continuare ad offrire a voi lettori qualcosa
che vi faccia ridacchiare e pensacchiare
(presunzione massima), mi sono inventato l’ANTOLOGICA D’AGOSTO.
Settimana per settimana riproporrò le
strip che nel 2014 e 2015 hanno avuto,
secondo me e spero secondo voi, più significanza; strip legate magari all’affermarsi di questo o quel personaggio del
serraglio politico quotidiano. Comincio
con questa striscia del 16/2/2014 in cui
per la prima volta disegnai Turborenzi
in action. Matteino era appena diventato Segretario del Pd, lo stile “facciotuttoio” cominciava a emergere, come cominciava ad emergere il ragionevole sospetto che sparasse cazzate a mitraglia
e soprattutto con supersonica velocità
di esecuzione. Di che, ancora non si sa.
In quel febbraio 2014, insomma, Turborenzi si disegnò da solo. Le folle che lo

FAST AND FURIOUS 2

“CON I MIEI OCCHI”

» STEFANO DISEGNI

Rubrica settimanale di fotografie qualsiasi con commenti a cazzo di cane.
Se lo fa Baricco su Repubblica e lo pagano, perché io no?

seguirono entusiaste senza sapere bene dove vennero quasi in automazione.
Spero che rivedere questa strip non vi
rovini la vacanza, dato che da allora a
oggi non è che sia cambiato molto.
S.D.

01. Gli occhiali di Silvia. L’assenza, l’essenza.
Verità o montatura?

24 » ULTIMA PAGINA
Dalla Prima
» MARCO TRAVAGLIO

P

erché a tradire il mandato è
proprio Renzi con le sue politiche berlusconiane su lavoro,
giustizia, scuola, Costituzione,
sanità e così via.
L’Europa. Giunto al governo come un parvenu spuntato
dal nulla, Renzi ha sprecato il
semestre europeo in chiacchiere inconcludenti, restando a livello internazionale quello che
era all’inizio: un peso piuma, un
pelo superfluo delle cancellerie comunitarie. Il suo vacuo agitarsi fra la contestazione degli euroburocrati, le polemiche
inconcludenti con i partner
sull’immigrazione, l’oscillare
frenetico tra i bacetti alla Merkel e gli ammiccamenti a Tsipras, fra i give me five a Obama
e le genuflessioni a Putin, fra la
tentazione di sforare il parametro del 3% e la guardia montatagli da un’occhiuta sentinella
del rigore come Padoan (messo
lì da Napolitano e chi per lui)
hanno vieppiù peggiorato le
cose, replicando – con qualche
volgarità in meno – le pantomime del Cavaliere oltre la cinta
daziaria.
L’economia. Puntare tutto
sugli 80 euro (11 miliardi all’anno buttati dalla finestra per una
mancia a pioggia che non sposta i consumi di un decimale) e
sull’effetto drogante del Jobs
Act (incentivi alle imprese per
assumere a tempo indeterminato, ma con la libertà di licenziamento che trasforma i contratti stabili in precari) si è rivelato un tragico errore di agenda: le poche risorse disponibili potevano essere impiegate in politiche più forti sullo
Stato sociale, tipo quel reddito
minimo o di cittadinanza che esiste in tutta Europa fuorché –
guardacaso – in Italia e in Grecia; e da una primo taglio fiscale
alle piccole e medie imprese. Ora la coperta è corta, anzi è
strappata e ogni annuncio sul
fisco suscita l’ilarità generale
perché lo sanno tutti che è già
un miracolo se le tasse non saliranno ancora.
Le prospettive. Renzi sa bene che il tempo gioca a suo sfavore: più passano i mesi, più le
enormi illusioni che aveva
creato con le sue mirabolanti
promesse diverranno disillusioni e gonfieranno il bottino di
chi è da sempre fuori dai giochi
(i 5Stelle e la nuova sinistra in
erba di Landini e quella al Plasmon di Civati) o di chi riesce e
far credere di esserlo (Salvini).
Di qui l’urgenza di andare alle
urne prima che il capitale di
consensi, che alle Europee del
2014 toccò il record del 40.8% e
ora veleggia poco sopra il 30. La
mossa che ha in mente il premier è anticipare il voto alla primavera 2016 in un grande Election Day che gli consenta di caricare di significati nazionali le
elezioni anticipate a Roma e in
Sicilia che lui considera inevitabili con buona pace di Marino
e Crocetta ma che, isolate da
quelle generali, sarebbero una
festa per i 5Stelle. Una mossa da
equilibrista senza rete, che ricorda il celebre autogol di Chirac: questi nel 1997 sciolse le
Camere per rafforzare i gollisti
e schiacciare i socialisti, che invece lo mandarono a casa. E
non aveva neppure architettato l’Italicum: la legge elettorale
che Renzi pensa di aver disegnato su misura per se stesso e
invece potrebbe favorire al ballottaggio il M5S o l’eventuale
destra unita. Cose che capitano
ai leader furbi che si credono
intelligenti.

I

l caro vecchio Padrone delle Ferriere, figura maschia e severa non priva di tendenza al paternalismo e alla
cura sbrigativa del proprio interesse,
sembrava ormai uno di quei personaggi intrappolati nelle foto in bianco e nero. Invece no: è tornato. Certo, è diverso: il nuovo Padrone delle Ferriere non
ha corpo, è l’aria che tira, il senso delle
cose, l’ideologia dell’andazzo.
Prendiamo alcune notizie della
settimana appena trascorsa. Il Fmi ci
dice che l’Italia avrà una disoccupazione altissima per un ventennio e

| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 2 Agosto 2015

RIMASUGLI

Il Padrone
delle Ferriere
è tornato e ha
la tessera del Pd
» MARCO PALOMBI

più. Consigli? Eccoli: meno tutele per i dipendenti, addio contratto collettivo e via così. La Confindustria tedesca, invece, ha chiesto al governo di abolire la legge che
limita a 8 ore la giornata lavorativa: evidentemente, a differenza delle
mondine, a loro sembran poche.
E ancora: Electrolux voleva licenziare 800 persone, ora incassa 28 milioni di contributi statali e ha tanti ordini da chiedere ai suoi dipendenti di
lavorare a Ferragosto. Uno si domanda: che senso ha tutto questo? Ce lo

spiega Filippo Taddei, responsabile economia del Pd: “Dobbiamo abituare la gente che l’istruzione sarà molto più lunga e costosa, le assunzioni a tempo indeterminato molte di meno, i tempi di lavoro
più lunghi, i pensionamenti posticipati. Le riforme non hanno solo un fine
economico, ma soprattutto sociale:
servono a modificare la mentalità lavorativa degli italiani”. Se, mentre vi
aprono la mente, volete anche un bacino sul collo, si può fare: il nuovo Padrone delle Ferriere è tanto gentile.


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