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Portatore di Luce .pdf



Nome del file originale: Portatore di Luce.pdf
Titolo: Portatore di Luce

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Portatore di Luce.


"

La guerra era da poco giunta al termine, i ribelli sembravano
stanchi e trionfanti, il sangue dei soldati dell’imperatore ornava
il terreno in quella notte senza stelle.

Stanchi ma soddisfatti i ribelli che avevano combattuto la
guerra gioivano all’idea dei festeggiamenti che avrebbero fatto
dopo quella notte con le loro mogli o le loro schiave e boccali
di birra fresca.

Un uomo con barba incolta, sporco di sangue, dotato di
un’argentea armatura e un grande spadone(abbastanza grande
da rendere intuibile la forza sovrumana del ribelle) decise di
parlare agli altri compagni.

-Compagni, fratelli, oggi l’esercito dell’imperatore è stato
sconfitto, metteremo fine al regno di terrore di Alais.-

L’aria si fece allora gelida all’improvviso, un uomo apparve
all’improvviso, come per magia.

Egli aveva la pelle chiarissima, i capelli bianchi e mossi che gli
arrivavano fino alle spalle, in contrasto a capelli e carnagione
però vestiva totalmente di nero, portava un paio di alti stivali e
guanti a coprirgli le mani, mentre portava un mantello tanto
lungo da toccare il suolo ed un paio di copri-spalle in metallo
nero.

Come ultima cosa portava sul capo un diadema a forma di
pipistrello al centro del quale era incastonato uno zaffiro
scintillante.

L’uomo allora parlò al ribelle e a tutti i suoi compagni.

-Siete davvero degli adorabili sciocchi, e comunque si dice Lord
Alais.-

Era lui, l’imperatore Alais, tanto effeminato nell’aspetto quanto
nel suo portamento che non mancava di una certa nobiltà, i
ribelli alla sua comparsa rimasero pietrificati, era lì ed era il

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loro obbiettivo, eppure c’erano alcune racconti terrificanti su
Alais, alcuni di essi dicevano che aveva sottratto i poteri ad una
divinità decaduta e li aveva fatti suoi. 

L’uomo, l’imperatore si passò una mano tra i capelli d’argento,
i suoi occhi azzurri si posavano sul capo di quella combriccola
di uomini senza padrone nel mentre Alais levitava di pochi
millimetri a qualche metro da tutti loro, forse non reputava il
suolo del mondo chiamato Artenta degno di lui.

L’uomo dal possente spadone allora fece qualche passo avanti,
i suoi occhi a differenza di quelli di Alais erano neri, carichi di
odio e rancore.

-Le tue armate sono cadute Alais, solo tu del tuo esercito rimani
in piedi, il mondo deve essere nelle mani dei suoi abitanti, hai
schiavizzato troppo a lungo questo mondo.

Ma prima, ricorda il nome di chi ti staccherà la testa e cenerà
con la tua carne, il mio nome è, Tor.-

Dopo queste ad una velocità superiore a quella del suono,
l’uomo si scagliò verso l’imperatore venendo avvolto da una
strana energia rossa, magia, naturalmente ora era chiaro come
una disorganizzata marmaglia di uomini era riuscita ad
eliminare l’esercito imperiale non che quest’ultimo avesse fatto
una bella figura.

Alais, colui che si era autoproclamato signore e padrone di tutte
le cose allora immaginò di potersi muovere alla velocità della
luce, la gemma che portava nel suo diadema s’illuminò per
un’istante ed ora superando il suo nemico in velocità in milioni
di volte apparve alle sue spalle e con una brutalità
ironicamente piena di grazia staccò il braccio sinistro
dell’uomo che aveva osato mettersi contro di lui, l’urlo di
dolore di quell’uomo che agli occhi di Alais non era altro che
una bestia riecheggiò fin nelle orecchie dei suoi compagni. 

L’aura magica attorno a Tor iniziò a vacillare, cadde in
ginocchio mentre il gracile imperatore teneva saldamente il
braccio appena staccato per il polso, si voltò poi verso l’uomo

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che aveva appena mutilato e parlò. 

-Molto bene, ti sei presentato, Tor, lascia che mi presenti
ufficialmente, io sono Lord Alais, signore di tutte le cose che
hanno in dono l’esistenza, sembri avere un discreto potere
magico, tanto che qualcuno potrebbe reputarti un demone, ma
per me, per me sei solo un uomo.

Tuttavia, qui ad Artenta nessun uomo possiede magia, sono
gli strumenti che la possiedono, il mio zaffiro per esempio, mi
permette di rendere reale qualsiasi cosa la mia mente
immagini, sono sinceramente curioso di sapere di più.


Ma a questo c’è rimedio, vieni a me Riccioli D’oro.- 

Una piccola fatina cadde dal cielo, era vestita un piccolo abito
di foglie, aveva gli occhi verdi e ovviamente possedeva alcune
esili ali da farfalla con tanti colori, la piccola creatura alta due
pollici o poco più cadde di testa, si rialzò e guardò l’imperatore
con le lacrime agli occhi. 

-Ciao, ehm, buongiorno, capo…imperatore.

Stavo dormendo quando mi ha chiamata e ho ancora le ali
mezze addormentate, scusi, scusi, scusi.-

Disse la piccolina sbadigliando dopo le scuse.

-Quando?- 

La piccola creatura fatata allora inclinò la testa cercando di
svegliarsi ed asciugarsi le lacrime.

-Quando cosa, capo Alais?- 

Chiese all’imperatore la piccola fatina.

-Quando ho lasciato intendere che la cosa suscitava il mio
interesse.-

L’uomo osservava quella situazione incredulo, come poteva
quell’imperatore ai suoi occhi maligno agire con tanta

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noncuranza con un braccio appena staccato in mano e
soprattutto si chiedeva cosa fosse quella creaturina appena
comparsa, com’era possibile tutto ciò? 

I suoi uomini osservavano impauriti, il loro capitano messo a
terra in una manciata di secondi e Alais aveva appena affermato
di poter rendere reale qualsiasi cosa immaginasse grazie allo
zaffiro che portava sulla fronte.

-Non ignorarmi, cane!- 

In tutta risposta a questa affermazione il signore di tutte le cose
si voltò per un’istante verso quella carogna che aveva
sterminato il suo esercito, poi tornò a guardare la fata che
sembrava essersi completamente svegliata o almeno adesso era
in grado di svolazzare davanti a lui.

-Mia cara Riccioli D’oro come vedi questa lurida feccia
possiede un leggero potere magico, analizzalo, ora.-

La piccola creatura bionda allora guardò l’uomo davanti a sé,
inclinò la testa prima e destra e poi a sinistra, infine si voltò
nuovamente verso l’imperatore.

-Allora, quello è un uomo, un uomo molto carino ed il suo
potere magico viene da quella spada, si tratta di uno degli
artefatti magici di Artenta, quelli che gli déi donarono
all’umanità mille anni fa, bigiotteria paragonato alle pietre
dell’Altrove come la vostra. 

Uhm…potete darmi quel braccio, sembra delizioso.- 

Lord Alais guardò la riccia fata, chiuse gli occhi e le lanciò il
braccio, ella lo afferrò e poi svanì, era risaputo che le fate
andassero matte per la carne degli uomini nel mentre l’albino
signore di quel reame si voltò verso quello che fino a quel
momento era stato un simpatico passatempo, Tor.

-Ascoltami bene, creatura, verme, hai distrutto il mio esercito,
anzi, avete distrutto il mio esercito, ma per cosa dico io? 


Parlate tanto di come il potere debba essere il popolo e non di

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un unico monarca, un tempo la pensavo allo stesso modo, ma
ricordate com’era Arkham prima di me? Com’era prima
dell’imperatore Alais? 


Era una città corrotta, piccola e fragile ed i politici eletti dal
popolo non erano altro che porci che abbindolavano la gente
con belle parole e dietro si sollazzavano con prostitute e
abusavano del loro potere. 


Ed ora Arkham è il più grande impero che Artenta abbia mai
visto, grazie a me.

La tua guerra è completamente inutile, io sono colui che
salverà questo mondo da sé stesso e non importa quanto
sangue verserò.-

Quell’uomo senza re iniziò a tremare come un bambino, le
parole di Alais corrispondevano alla verità, che avesse ragione
lui? 

Che l’umanità non possa governare sé stessa se non in una
forma irrealizzabile di utopia? 

No, troppo sangue era stato sparso, lui non poteva accettare una
simile verità, spinto da questa volontà quell’uomo i cui sogni
erano appena stati fatti in frantumi si scagliò verso lo stesso
monarca di tutte le cose. 

Re Alais allora utilizzò nuovamente il proprio potere questa
volta per immaginare sé stesso a venti metri d’altezza evitando
il colpo, ora l’albino re levitata sopra le teste di tutti i presenti.

Una piccola sfera di fuoco gli comparve davanti all’imperatore,
essa iniziò ad ingrandirsi fino ad avere un diametro persino più
grande della stessa pianura in cui si era svolta la guerra, Tor
spalancò gli occhi e scattò nuovamente ad una velocità sonica
verso la sfera creata da Alais, sembrava davvero una stella e
così, nei suoi ultimi istanti di vita quella figura ribelle capì

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perché Lord Alais era noto ai molti con il nome di “portatore di
luce”. 

Tra fiamme roventi poi il ribelle Tor fu seguito dai suoi seguaci
decisamente più deboli di lui, alcuni di loro urlarono, altri
piansero, altri ancora non riuscivano nemmeno a concepire
tanto potere tutto insieme e quindi si lasciarono andare
all’abbraccio della morte. 

Dopo pochi istanti la sfera scomparve e tutti i corpi, sia quelli
dell’esercito sconfitto di Alais che quelli dei suoi nemici, era
come se la battaglia non fosse mai avvenuta, l’unico rimasto
era il signore di Arkham il quale scese delicatamente fino a
terra e questa volta toccò il suolo con i piedi. 

Una folata di vento scosse i suoi capelli color neve e
ricomparve affianco a lui la solare Riccioli D’oro che gli si
sedette su una spalla e gli parlò. 

-Boom, argh, sono Alais e sono fantastico, guardate come creo
soli e di nuovo boom.

Devo dire che è stato un combattimento fantastico capo, cioè
non assistevo ad una cosa simile da almeno duecento anni,
anche se potevi lasciare qualche cadavere, magari organizzavo
qualcosa con le mie amiche.- 

Il portatore di luce incrociò le braccia per poi guardare la
propria fata.

-Non mi risulta di averti chiamata Riccioli D’oro, e sono
sorpreso che tu abbia delle amiche.-

Lei allora non solo fece la linguaccia a quello che doveva
essere il suo signore ma si permise persino di rispondergli.

-Certo, e a differenza tua io non devo di certo usare una pietra
magica per crearmeli degli amici e farli uscire dalla mia testa.-

L’imperatore allora iniziò a levitare di nuovo con la fata sulla
spalla, voleva accertarsi che non ci fosse più nessuno, come
aveva fatto un ribelle a trovare un’arma mistica così potente? 

Per caso? 


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Non ci crederebbe nessuno o almeno non di certo lui, intanto
rispose alla fata.

-Non faccio mai cose di questo genere Riccioli D’oro.-

La fata allora annuì e si stese completamente stravaccata sulla
spalla dell’imperatore.

-Ecco perché tu non hai amici.- 

Il re albino allora alzò un sopracciglio irritato dalla frase della
propria serva, anche se “serva” non è il termine più adatto che
lega una fata al proprio sovrano.

-Ecco perché sto per creare una seconda stella questa volta sul
tuo viso, Riccioli D’oro.-

La creaturina allora cercò di imitare la voce del proprio
padrone, era ormai chiaro quanto adorasse farlo irritare. 

-Ecco perché sto per creare una seconda stella…no okay non ce
la faccio capo, dimentichi che farmi del male in qualsiasi forma
è contro il contratto e dimentichi che hai bisogno della
magnifica, fantastica Riccioli D’oro per portare a termine i tuoi
piani.

Comunque perché stai svolazzando? Hai distrutto tutto, boom,
sai, stella, distruzione totale dell’esercito nemico, niente cibo
per me, ricordi?- 

Il signore di Arkham allora si fermò a mezz’aria ad osservare
l’area desertica che si estendeva attorno a sé.

-Non sono un idiota Riccioli D’oro, e non credere che il dolore
fisico sia l’unica cosa che posso darti se continui a comportarti
come una cretina, ad ogni modo questa ribellione è stata
sospetta, c’è qualcuno di molto potente o molto ricco dietro a
tutto ciò. 


Se quel qualcuno è davvero così potente da donare un’artefatto
mistico ad un imbecille come quello che ho ucciso allora è il

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caso di controllare.

Guarda se riesci a rilevare qualcosa con le tue capacità,
piuttosto.-


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