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Il.Corriere.Della.Sera.11.08.2015.By.PdS .pdf



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MARTEDÌ 11 AGOSTO 2015

in Italia EURO 1,50

www.corriere.it

Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281

Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: servizioclienti@corriere.it

FONDATO NEL 1876

Parla Luciano Floridi

Visual Data

Il filosofo italiano
che lavora a Google
di Elena Tebano
a pagina 22

Noi, l’India, i giudici

C’È UNA VIA
D’USCITA
PER I MARÒ

«Io, abitante di isole
Solo in Sicilia
mi sento a casa»
di Franco Battiato
nel supplemento

in edicola

In 6 mesi i posti stabili crescono del 36%
Il premier: con il Jobs act il Paese riparte

● GIANNELLI

di Enrico Marro

di Antonio Armellini

LA MINORANZA DEM

I

Cuperlo e l’Unità
«Caro Bobo,
qui rischiamo
di separarci»

I

contratti a tempo indeterminato crescono del 36%,
sono oltre il 40% del totale dei
nuovi posti. Renzi sui dati
Inps: «Il Jobs act è la strada
giusta». Prosegue l’effetto di
stabilizzazione da sgravi e riforme, ma l’occupazione ancora non riparte.

di Monica Guerzoni

alle pagine 2 e 3

Bocconi, Di Giacomo

a pagina 13

di Federico Fubini

I

n Europa soltanto la Grecia fa peggio: il nostro
Paese ha 106 lavoratori attivi per ogni cento
pensionati, disoccupati o scoraggiati. In Germania il rapporto è di 175 a cento. Ecco le misure
alle pagine 2 e 3
utili per far ripartire il lavoro.
LA SCELTA DI NETANYAHU

Nirenstein
ambasciatrice
di Israele
Galantino: piazzisti da 4 soldi. Salvini replica: non capiscono o ci guadagnano a Roma

Migranti, sfida vescovi-Lega
Il segretario generale della
Cei Galantino critica «chi sui
migranti pur di prendere voti
dice cose straordinariamente
insulse». Il leader leghista:
«Chi difende l’invasione ci guadagna». Forza Italia: «Check
point in spiaggia». Bruxelles
stanzia 2,4 miliardi di fondi in
sei anni: all’Italia la quota più
consistente (558 milioni).

Tensione razziale Ferguson, un anno dopo

ensione alle manifestazioni ( foto Reuters) in
Proteste e spari
T
ricordo di Michael Brown, il giovane nero ucciso
da un poliziotto il 9 agosto 2014: spari con la polizia,
La città senza pace gravissimo
un afroamericano 18enne. Una notte di
guerriglia e saccheggi. A Indianapolis un 15enne nero

di Massimo Gaggi

non si ferma allo stop: ucciso dagli agenti. a pagina 17

a pagina 27

a pagina 19

di Andrea Riccardi

L

Messina, aveva 17 anni. In Puglia 4 ragazze in coma etilico. Alfano: più controlli nei locali
di Felice Cavallaro
IL REPORTAGE

50 8 1 1>

I
IL TERZO VOLUME “IL SANGUE VERSATO”
È IN EDICOLA DA GIOVEDÌ 13 A

alle pagine 8 e 9

commento di Fulvio Scaparro

Le notti infinite
nel Salento
di Fabrizio Caccia

S

B

a polemica sui rifugiati rivela il complesso rapporto
tra Chiesa e politica in Italia.
Monsignor Galantino, segretario Cei, molto vicino a Francesco, invita «cattolici e italiani
ad aprire gli occhi sul mondo,
a non essere prigionieri d’un
gioco elettorale, ma a vivere il
presente con il cuore».

● SCENARI
L’idea del Papa:
un cristianesimo
di popolo

Muore in riva al mare, gli amici fuggono
laria Boemi (nella foto), studentessa dell’Istituto tecnico
economico Jaci, trovata morta
sul lungomare. Quando si è
sentita male era con due coetanei che, dopo aver dato l’allarme, si sono dileguati. «Aperte
tutte le ipotesi, anche la droga». Quattro ragazze, tra i 14 e i
16 anni, ricoverate per coma
etilico a Brindisi dopo una serata in spiaggia. Alfano: «Piano
straordinario per la notte».

di Maurizio Caprara

enjamin Netanyahu vuole
nominare Fiamma Nirenstein ambasciatrice israeliana
a Roma. Il primo ministro ha
incontrato ieri a Gerusalemme
la giornalista ed ex parlamentare del Popolo della Libertà,
ex vicepresidente della commissione Esteri della Camera,
già alla guida dell’Istituto di
Cultura italiana a Tel Aviv: se la
proposta verrà accettata dalla
commissione, l’incarico comincerà nell’estate 2016. Nata a
Firenze 69 anni fa, Nirenstein
ha la doppia cittadinanza: ha
preso la israeliana nel 2013 e da
ambasciatrice dovrebbe rinunciare a quella italiana. «Sono
convinto che ci aiuterà a rafforzare i legami tra i due Paesi»,
spiega Netanyahu. «Sono contenta di accettare questa missione», commenta Nirenstein
(nella foto con una soldatessa
israeliana durante esercitazioni nel Sud del Paese).

alle pagine 5 e 6

Conti, M. Cremonesi, Natale
con un commento di Accattoli

continua a pagina 27

9 771120 498008

● IL DOSSIER
Ma lavorano in pochi

Gli sbarchi Sferzata del segretario Cei. FI: check-point sulle spiagge. Accoglienza, dalla Ue 558 milioni

REUTERS / RICK WILKING

toni decisi con cui si è
avviata ad Amburgo la
discussione dinanzi al
Tribunale del Mare non
devono sorprendere.
Davanti a una corte di
giustizia è normale che le
parti illustrino le rispettive
posizioni di partenza con
tutta la forza di argomenti
possibile. Avere finalmente
portato, dopo più di tre anni,
la vicenda dei nostri fucilieri
di Marina all’attenzione di un
giudice è comunque un fatto
positivo; si tratta ora di capire
come gestire le prossime
mosse. Che passano
attraverso tre percorsi
interconnessi: la situazione
personale di Massimiliano
Latorre e Salvatore Girone, la
sostanza della procedura
arbitrale, la dimensione
politica.
Il tribunale dovrà
innanzitutto decidere —
entro due o tre settimane —
se adottare un provvedimento
interinale come chiesto
dall’Italia per consentire, nelle
more del procedimento, a
Girone di lasciare l’India e a
Latorre di non tornarvi. Per
riconoscere una qualche
validità alle tesi indiane, la
decisione potrebbe essere di
non permettere loro il ritorno
in Italia, bensì stabilire
l’obbligo di soggiorno in un
Paese terzo (Belgio,
Germania). Si tratterebbe in
ogni caso di un passo di
importanza fondamentale per
noi: con Girone fuori una
volta per tutte dall’India, le
preoccupazioni per la sua
tenuta fisica e psicologica
verrebbero meno, cesserebbe
la disparità di trattamento fra
i due, che qualche dissapore
lo ha creato, si abbasserebbe
soprattutto il livello generale
di tensione nell’opinione
pubblica, ammorbidendo i
toni di un dibattito che
condiziona a volte in maniera
strumentale le scelte
politiche.

ANNO 140 - N. 189

alento, divertimentificio
d’Italia. La Riviera romagnola delle 42 discoteche è superata: da 8 nel 2000, qui son
diventate 50. Ed è lì che la movida spesso vuol dire pasticche,
sballo, fino a stordirsi. Fino a
morire come Luca. a pagina 11

2

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Primo piano L’occupazione
Gli ultimi sei mesi del mercato del lavoro
I posti di lavoro a tempo indeterminato rispetto al totale (dati in %)
50

42,9
39,2

44,8 44,3

34,1

32,2 30,9

29,0

30,7 30,2 30,8

33,8

Assunzioni con gli sgravi
contributivi
149.001
131.036

39,6

39,7
36,0

40

In media
da gennaio
a giugno

34,5

77.558

90.994

33,6% 2014

30

40,8% 2015

20

gen

feb

mar

apr

mag

giu

lug

ago

set

ott

nov

dic

gen

2014

feb

mar

apr

mag

giu

2015

gen

feb

Fonte: Inps

I dati
● L’Inps parla
di 952.359
nuove
assunzioni a
tempo
indeterminato
nel settore
privato nei
primi sei mesi
del 2015
rispetto allo
stesso periodo
del 2014: più
36%
● Nei primi sei
mesi dell’anno
l’Inps ha
registrato
2.815.242
avviamenti
contro
2.177.002
cessazioni di
rapporti di
lavoro: più
638.240
opportunità di
lavoro
● La quota di
assunzioni con
rapporti stabili
sul totale dei
rapporti di
lavoro
attivati/variati
è passata dal
33,6% dei
primi sei mesi
del 2014 al
40,8% dei
primi sei mesi
del 2015
● Le
trasformazioni
di rapporti a
termine in
contratti a
tempo
indeterminato
sono state 277
mila nei primi
sei mesi del
2015 contro le
poco meno di
207 mila dello
stesso periodo
del 2014
● Aumento
del tempo
indeterminato
soprattutto in
Friuli-Venezia
Giulia, Umbria,
Marche e
Trentino-Alto
Adige

122.140
104.145

38% 2013

31,3 31,6

674.874
totale 2015

mar

apr

mag

giu

Corriere della Sera

A metà 2015 i nuovi rapporti a tempo indeterminato superano il 40%
Renzi: un’occasione da cogliere. L’Ocse: Roma consolida la crescita

Lavoro, il balzo dei contratti stabili
ROMA Aumenta il lavoro stabile,

dice l’Inps confermando l’andamento già espresso dai dati
del ministero del Lavoro due
settimane fa. Nei primi sei mesi di quest’anno i nuovi contratti a tempo indeterminato
nel settore privato sono stati
circa 950 mila, il 36% in più rispetto allo stesso periodo del
2014. E anche le trasformazioni
dei rapporti di lavoro a termine
(compresi gli apprendistati) in
contratti a tutele crescenti sono aumentate del 30%.
Cresce, dunque, la «quota di
assunzioni con rapporti stabili
sul totale dei rapporti di lavoro
attivati/variati»: ora sono
quattro su dieci (il 40,8%), un
anno fa erano il 33,6%. Qualcosa si muove: secondo Matteo
Renzi «siamo sulla strada giusta contro il precariato» e «il
Jobs act è un’occasione da non
perdere, soprattutto per la nostra generazione». Il premier
accoglie con entusiasmo anche
un altro dato, cui dedica un
tweet in mattinata: «Per la prima volta dopo cinque anni cresce il numero di brevetti depositati (più 2,8%)». Sulla stessa
linea il ministro dell’Interno

Il caso

di Federico Fubini

Siamo uno a uno. Ma è uno di
quei pareggi che comportano il
rischio di retrocessione, perché
rivelano un equilibrio sempre
più precario: per ogni abitante
pensionato, disoccupato o così
scoraggiato che vorrebbe lavorare ma non cerca neanche più,
in Italia c’è solo un’altra persona
che un posto di lavoro lo ha. Per
l’esattezza ce ne sono 1,06. Altrimenti detto centosei adulti si
danno da fare ogni giorno per
produrre e sostenere (direttamente o attraverso lo Stato) altri
cento adulti che, per vari motivi,
si limitano a ricevere e consumare.
Magari sembrerà normale,
ma non lo è. Ammesso che l’Europa di oggi possa ancora essere
identificata con l’ordinarietà,

Angelino Alfano, che rimarca
come «i provvedimenti varati
in questi mesi dal governo e
fortemente voluti da Area popolare stanno dando i loro frutti, favorendo la stabilità dei
nuovi contratti», ora «siamo
già impegnati sul fronte della
defiscalizzazione e della riduzione delle tasse, con l’obiettivo di puntare così direttamente
alla crescita».
Le stabilizzazioni sono aumentate in particolare in Friuli
(+85%) e Umbria (+67%), mentre Sicilia, Puglia e Abruzzo sono molto sotto la media nazionale. I nuovi rapporti di lavoro
stabili sono 252 mila in più rispetto allo stesso periodo dello
scorso anno, circa 161 mila sono operai e 90 mila impiegati. È
anche in aumento il lavoro full
time rispetto al part time: sono
a tempo pieno il 63,4% dei nuovi rapporti, 1,1 in percentuale in
più che 12 mesi fa.
Non c’è dubbio che la combinazione tra contratto a tutele
crescenti e sgravi contributivi
(fino a 8.060 euro all’anno per
tre anni per le assunzioni fatte
nel 2015), pensati proprio per
rendere i contratti stabili più



Il tweet Ieri il
premier Matteo
Renzi: «L’Italia
riparte, tutto il
resto è noia»

convenienti degli altri, ha avuto l’effetto di intervenire su una
fetta di precariato. Ma i dati
vanno letti in filigrana e, per
avere un’idea della salute del
mercato del lavoro, in combinazione con quelli dell’Istat
sull’occupazione (che riguarda
tutti gli occupati, non solo i dipendenti del settore privato),

I dati Inps
dicono
che siamo
sulla strada
giusta contro
il precariato
e che il Jobs
act è una
opportunità
per la nostra
generazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’Italia che produce
perde sempre più terreno
(e solo la Grecia fa peggio)


La parola

SCORAGGIATI
I cittadini inattivi sono tutti
coloro che non
appartengono alle forze di
lavoro, quindi non sono né
disoccupati né occupati,
semplicemente non fanno
parte del mercato del
lavoro. Gli «scoraggiati»
sono la quota di
popolazione inattiva che ha
smesso di cercare lavoro
perché ritiene che
comunque non troverebbe
alcun impiego.

nel confronto con gli altri Paesi
è semplicemente abnorme: insieme alla Grecia, l’Italia è ultima nell’unione monetaria per il
rapporto di forze fra chi produce e chi non lo fa (o non lo fa
più). E questo è uno dei rari
aspetti della vita nazionale che
la lunga crisi dell’euro ha cambiato poco: l’Italia era già ultima
prima del contagio finanziario,
dell’austerità e della tripla recessione, al punto che paradossalmente risulta oggi fra le economie in cui meno è successo
dal 2007 in poi. Già otto anni fa
questo Paese aveva ufficialmente così poche persone al lavoro
che persino oggi nessun Paese
europeo (tolta la Grecia) risulta
in un equilibrio così precario
come quello che contrassegna-

va l’Italia già prima del grande
crac.
Ora la manovra in arrivo per
l’autunno sta sollevando un
gran numero di ipotesi: il taglio
delle tasse sulla casa, la flessibilità per anticipare il pensionamento, gli sgravi sul lavoro o
sulle imprese. Per cercare di capirne il senso, il «Corriere» ha
condotto un piccolo test: ha
messo a confronto il numero di
occupati in ogni Paese dell’area
euro con altri adulti, quelli che
in pensione, o disoccupati oppure invisibili nei dati di disoccupazione anche se vorrebbero
lavorare, perché non cercano
più. Il test è condotto prima sui
dati Eurostat 2007 e poi su quelli 2014 (quelli più recenti sulle
pensioni, peraltro stabili nel

che nello stesso periodo è in
calo dello 0,2% (-40 mila). C’è
da rilevare poi che la percentuale dei contratti stabili sul totale ha fatto un balzo notevole,
quasi 7 punti, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno,
un po’ meno rispetto al 2013 (3
punti, erano il 38%). E che il
picco di assunzioni/stabilizzazioni c’è stato in aprile, quando
i contratti a tutele crescenti
erano stati quasi il 45% dei nuovi rapporti di lavoro, ma tra
maggio e giugno la curva si è
invertita, per tornare al 34,5%.
Bisognerà vedere cosa succederà nei prossimi mesi, se le
aziende che hanno intenzione
di assumere coglieranno l’occasione. E attendere un segnale
dal governo su un’eventuale
proroga in legge di Stabilità dei
benefici per il prossimo anno.
Un’indicazione importante
sullo stato di salute dell’economia la darà l’Istat venerdì con i
dati preliminari sul Pil, nel frattempo una lettura positiva viene dall’Ocse il cui «superindice» mostra «una crescita in
consolidamento».
Melania Di Giacomo

1,06
il numero
di lavoratori in
Italia, rispetto a
ognuno degli
abitanti che
invece non
lavora perché è
in pensione,
disoccupato o
scoraggiato.
Il rapporto tra
chi produce e
chi no è uno tra
i più bassi
in Europa

tempo, sono disponibili per il
2012).
Ne emergono alcune lezioni.
La più evidente è che la Germania ha avuto un’ottima crisi: è la
sola economia di Eurolandia
che in questi otto anni sia riuscita a incrementare il numero di
persone che lavorano rispetto a
chi dipende da trasferimenti
monetari da parte di qualcun altro. Nella Repubblica Federale
163 occupati sostenevano cento
persone dell’altro gruppo nel
2007, ma nel 2014 gli occupati
erano già dodici di più. Malgrado le tensioni nel Bundestag per
il salvataggio di Atene, l’euro sta
funzionando egregiamente per i
tedeschi e i tedeschi si sono dimostrati bravi nel farlo funzionare per sé.
Poi ci sono gli altri. Nei restanti 18 Paesi oggi membri del
club dell’euro, nordici inclusi,
dal 2007 al 2014 il numero dei lavoratori è invariabilmente diminuito rispetto al numero dei
«consumatori» (vedi grafico).
Spesso molto diminuito: come
in Finlandia, in Olanda, in Lussemburgo e non solo a Cipro, in
Spagna, in Grecia, Portogallo o
Irlanda. C’è però nel gruppo

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

ECONOMIA

3
#

L’ANALISI LA MINI-RIPRESA

● Lo studio
L’economia
a due velocità:
pubblico giù,
industria trainata
dall’export

La lenta uscita dalla crisi?
Pochi investimenti
e innovazione in ritardo

di Sergio Bocconi

Il Pil del secondo trimestre previsto in aumento dello 0,2-0,3%
ROMA Le aziende assumono più

di prima a tempo indeterminato, ma il numero degli occupati
non sale. Le esportazioni tirano ma la produzione industriale a giugno è calata dell’1,1%,
dopo che nel secondo trimestre aveva segnato un +0,4%. Il
settore auto va forte mentre le
costruzioni non si riprendono.
La domanda interna langue,
con le vendite al dettaglio e l’inflazione prossimi allo zero. La
fiducia delle imprese migliora
appena, ma quella dei consumatori scende. Sono i segnali
contraddittori di un’economia,
quella italiana, che sta passando dalla più grave crisi del Dopoguerra a una ripresina in un
contesto favorevole — bassi
tassi, prezzo del petrolio ai minimi e svalutazione dell’euro
— che però il nostro Paese non
coglie appieno. Perché, in questi anni, non è cambiato.
L’Italia esce con fatica dalla
recessione poiché l’ha attraversata in condizioni che erano
già deboli prima del 2007. E da
allora solo in parte ha ristrutturato la sua economia. Alcune
imprese al margine hanno
chiuso, ma molte altre galleggiano grazie alla cassa integrazione. Sono emerse eccellenze,
che si sono conquistate nicchie
di mercato puntando su qualità
e made in Italy. Ma le aziende,
nella media, non hanno saputo
crescere per dimensioni, capacità di investimento e innovazione. E così la seconda manifattura d’Europa dopo la Germania perde continuamente
terreno sulla produttività. Nel
periodo 2010-2014 la quota degli investimenti delle imprese
rispetto al prodotto interno lor-

0,3
per cento
la crescita del Pil
nel primo
trimestre 2015
rispetto al
trimestre
precedente.
Venerdì l’Istat
darà il dato sul
secondo trimestre

do è scesa di tre punti percentuali mentre in Germania è aumentata di un punto. Nello
stesso periodo il Pil per occupato è calato in Italia di 2,5
punti mentre in Germania è
cresciuto di quasi altrettanto.
La forbice si è allargata, come
quella tra Nord e Sud, altro fattore di debolezza irrisolto.
Che cosa hanno fatto gli ultimi governi? Si sono concentrati
sui conti pubblici, per evitare
che l’Italia, con un debito pub-

blico passato dal 103% del Pil
nel 2007 al 132% nel 2014, finisse commissariata come la Grecia. La pressione fiscale, nello
stesso periodo, è salita dal
41,5% al 43,4% del Pil mentre le
spese pubbliche in conto capitale (investimenti) sono passate da 72,8 a 58,7 miliardi. L’economia ne ha risentito. I governi
sono anche intervenuti sul fattore lavoro, liberalizzando i
contratti, eliminando l’articolo
18 e tagliando l’Irap e i contri-

Il confronto nell’area euro
Quante persone lavorano per ogni 100 disoccupati,
in pensione o scoraggiati (vorrebbero lavorare ma non cercano più)
2014

2007
209

Irlanda

347
200
215

Malta

185

Belgio

222
184

Paesi Bassi

240
183

Cipro
C

353
176
163

Germania
G

170

Lussemburgo

219
165
177

Austria

L’eccezione tedesca
La Germania è l’unico
Paese che ha incrementato
il numero di chi produce
rispetto a chi non lo fa

152
170

Estonia

151

Finlandia

187
141

Lituania

175
133

Slovenia

175
132
151

Francia

131

Spagna

241
125

Portogallo

contagio del debito e spiega il
crollo dei consumi molto meglio
dell’austerità: in ogni via, quartiere e città del Paese, non ci sono abbastanza buste paga.
Un panorama del genere solleva domande molto serie sul
numero di persone che lavorano
in Italia nell’illegalità. Eppure lo
stesso vale per la Spagna, o il
Portogallo, che pure vivono
squilibri meno drammatici.
Qualunque sia la realtà, il lavoro

183
125
148

Lettonia

Italia

Grecia
Fonte: Elaborazione su dati Eurostat

© RIPRODUZIONE RISERVATA

159
176

Slovacchia

un’economia che si dimostra
notevolmente stabile da questo
punto di vista: l’Italia. È il Paese
che ha la variazione più piccola,
ed è anche quello già a fondo
classifica quando l’economia andava meglio. Nel 2007 aveva appena 1,2 lavoratori per ogni pensionato, disoccupato o scoraggiato e ne ha pochi di meno oggi.
Il malessere dunque pre-esiste al

buti. Ma rispetto al picco raggiunto ad aprile 2008 con 23,2
milioni di occupati oggi ce ne
sono 1,1 milioni in meno. Stanno aumentando, è vero, le assunzioni a tempo indeterminato col nuovo contratto a tutele
crescenti (non gravato dall’articolo 18 sui licenziamenti). Tanto che rappresentano ormai
più del 40% del totale. Ma a caro
prezzo, visto che solo quest’anno per lo Stato la decontribuzione costerà 1,9 miliardi di euro (ma, a consuntivo, forse di
più) e quasi altri 10 miliardi fino al 2019. E questo senza contare una proroga probabile. Infine, l’esecutivo Renzi ha provato a spingere i consumi, mettendo 80 euro al mese nelle
buste paga di 10 milioni di lavoratori. Ma i risultati sulla domanda interna sono stati deludenti. Molte famiglie hanno ricostituito i risparmi intaccati
nella crisi. Forse per l’aumento
dei consumi bisogna aspettare.
Come per l’occupazione, dove
le imprese stanno intanto richiamando i dipendenti dalla
cassa integrazione.
Nel primo trimestre 2015
l’Italia, con una crescita del Pil
dello 0,3%, è uscita dalla recessione. Venerdì l’Istat comunicherà il Pil del secondo trimestre. Lo stesso istituto ha stimato a maggio un +0,2%. Altri enti
si spingono fino allo 0,3%.
L’obiettivo del governo di un
+0,7% dovrebbe essere alla portata. Meglio di niente. Ma
usciamo dalla recessione in ritardo rispetto ai principali Paesi europei. E cresciamo meno.
Come al solito.
Enrico Marro

106
121
96
177
Corriere della Sera

sommerso resta una patologia
che erode la tenuta del welfare e
dei conti pubblici — una patologia mai abbastanza aggredita —
non la forza nascosta che spesso
si fa credere.
Passata la grande recessione,
ci si può ora chiedere se l’Italia
abbia toccato il fondo e da ora in
poi avrà più lavoratori attivi. La
risposta è: non sarà facile. L’Istat
stima che nei prossimi quindici
anni il Paese perderà tre milioni
di persone fra i 30 e i 50 anni,
l’età più produttiva, e ne acquisirà oltre tre di più di 65 anni.
L’orologio dell’invecchiamento
degli italiani avanza rapido e
inesorabile, dunque il momento
per mettere più persone al lavoro è adesso. Per questo non aiutano gli 80 euro in busta paga o il
taglio della Tasi, misure che costano molto ma non riusciranno
mai a risollevare i consumi in
un’economia così povera di salari. Sono utili invece gli sgravi sui
nuovi assunti o sulle imprese,
che il governo intende confermare o accentuare. Del resto siamo in zona Cesarini: resta poco
tempo per scongiurare il più inglorioso dei pareggi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

S
Scenario
● L’Italia è la
seconda
manifattura
d’Europa dietro
la Germania
ma sta
perdendo
continuamente
terreno sulla
produttività.
Nel periodo
2010-2014 la
quota degli
investimenti
delle imprese
rispetto al Pil è
scesa del 3%
mentre in
Germania è
salita dell’1%.
Da noi il Pil per
occupato è
sceso del 2,5%
mentre in
Germania è
cresciuto del
2,5%
● L’Italia sta
uscendo dalla
recessione in
ritardo rispetto
ai principali
Paesi europei
e con una
crescita
inferiore alla
media Ue. Gli
ultimi governi
si sono
concentrati sui
conti pubblici
per evitare che
l’Italia con un
debito pubblico
passato dal
103% del Pil
nel 2007 al
132% nel 2014
finisse
commissariata
come la Grecia
● Sul fattore
lavoro i governi
sono
intervenuti
liberalizzando
i contratti,
eliminando
l’articolo 18 e
tagliando l’Irap
e i contributi.
Ma rispetto ai
23,2 milioni di
occupati
dell’aprile 2008
(il picco) ora ce
ne sono 1,1
milioni in meno

e i dati dell’Inps sulle
nuove assunzioni più
stabili rappresentano
un segnale positivo, una
conferma «forte» che
l’occupazione è sempre di
più un’emergenza nazionale
arriva dal rapporto annuale
realizzato dall’Ufficio studi
Mediobanca dei «Dati
cumulativi» di 2.055 società
italiane industriali e
terziarie di grandi e medie
dimensioni. Dall’indagine
emerge però anche un altro
segnale che può essere
considerato incoraggiante:
dopo anni di ritardi c’è una
ripresa degli investimenti,
cresciuti l’anno scorso del
9%. Per le aziende il 2014 si è
chiuso con un calo di
vendite del 2,2%: l’export,
cresciuto del 2,2%, non è
riuscito a compensare la
caduta del 4,3% del mercato
domestico. Il calo riflette
un’economia a due velocità:
si riduce del 5,7% il fatturato
delle imprese pubbliche
(petrolio-energia) mentre la
manifattura cresce dell’1,1%
trainata dall’estero e dalle
società di grandi
dimensioni anche per
l’effetto Fca. L’occupazione è
scesa dell’1,1% e il dato non è
mai positivo dal 2008.
Dall’inizio della grande crisi
le società considerate nello
studio hanno registrato un
calo dell’8,5% del numero di

-8,5

per cento Il calo del numero di
operai dal 2008, mentre è del
2% la perdita di posti di lavoro
tra i «colletti bianchi»

operai, e del 2% dei «colletti
bianchi». Nella manifattura
sono più pesanti i tagli fra le
«tute blu», che calano del
12,3%. Infine, a «tagliare»
maggiormente i posti di
lavoro sono i gruppi di
proprietà estera, che hanno
ridotto del 19% gli operai e
dell’8% gli impiegati. Per gli
occupati poi il potere di
acquisto dal 2006 è sceso del
2,3%, con segnali di tenuta
dell’1% solo nella
manifattura e un costo del
lavoro nei gruppi pubblici
che resta in media superiore
del 25% rispetto a quelli
privati. Dallo studio emerge
infine che il debito
finanziario delle imprese
cala nel 2012-2014 di 11,2
miliardi mentre lo stock
bancario scende di 15,8
miliardi e cala in
percentuale al 29,1%: dieci
anni fa rappresentava il
37,1%. Anche le aziende
italiane reperiscono dunque
risorse altrove, soprattutto
attraverso le obbligazioni
aumentate in un biennio di
circa 10 miliardi.
Disintermediando in modo
crescente gli istituti di
credito.
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

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Primo piano Immigrazione

«Politici come piazzisti da quattro soldi»
La Cei attacca sui profughi, lite con Salvini
Il leghista: «Chi difende l’invasione ci guadagna». Forza Italia: «Check point per gli ambulanti»
Il fatto
● Frontex,
l’agenzia
europea che si
occupa del
«coordinamento del
pattugliamento
delle frontiere
esterne aeree,
marittime e
terrestri degli
Stati della Ue»
ha rivelato che
luglio è stato
il mese record
degli sbarchi
in Grecia: in 31
giorni sulle sue
coste sono
arrivati in
49.550 che
portano la cifra
dal 1° gennaio
2015 — e
soltanto nel
Paese ellenico
— a 130.500
migranti
arrivati
● Secondo
l’Organizzazione
internazionale
per le
migrazioni
(Oim)
sarebbero
più 2.015 i
migranti morti
nel tentativo
di attraversare
il Mediterraneo
ed arrivare
in Europa
quest’anno
dal 1° gennaio
allo scorso 3
agosto. Le rotte
verso l’Italia
sono quelle più
«pericolose»:
il 96% dei
morti, infatti,
era su barconi
diretti verso
il nostro Paese
● L’anno
scorso — nello
stesso periodo
di tempo — i
migranti
annegati e
dispersi erano
stati circa
1.800. In tutto
l’anno passato
le vittime
hanno toccato
quota 3.279
● L’Oim,
alla luce di
questi numeri,
definisce
la rotta
mediterranea
come «la più
pericolosa per
chi rischia la
vita alla ricerca
di un futuro
migliore»

Le cifre

100.858

5.450

I migranti sbarcati
in Italia dal 1°
gennaio a ieri

Gli stranieri arrivati
nel nostro Paese
l’ultima settimana

Gli sbarchi negli anni
23.719

2002
2003

14.331

2004

13.635

2005

22.939

2006

22.016
20.455

2007
2008
2009
2010

36.951
9.573
4.406

2011
2012
2013

64.261
13.267
42.925

2014
2015*

170.100
100.858*

Fonte: ministero dell’Interno - *al 10 agosto

In questi giorni sul tema
dei migranti c’è «un atteggiamento che viene purtroppo alimentato da questi quattro
piazzisti da quattro soldi che
pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse».
Chi conosce monsignor
Nunzio Galantino, segretario
generale della Conferenza episcopale italiana, scelto il 30 dicembre 2013 da papa Francesco
sorprendendo molti, sa che
ama parlare chiaro come Bergoglio. Nell’intervista a Radio
Vaticana ieri non ha usato giri
di parole rientrando dalla Giordania e rivolgendosi evidentemente (senza nominarli) a
Beppe Grillo e al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini:
«Noi italiani dovremmo un poco di più imparare a distinguere il percepire dal reale. Noi qui
sentiamo dire e sentiamo parlare di “insopportabilità” del
numero dei richiedenti asilo».
E qui è arrivata la frase sui
«piazzisti», nelle ore in cui altri
453 migranti sbarcavano a Pozzallo dalla nave «Diciotti» della
Guardia costiera (tredici bambini, quattro donne in stato di
gravidanza, tre uomini feriti
agli arti, un caso di sospetta
malaria). Sempre la Guardia
costiera ha calcolato in 1.500 le
persone soccorse fino a questo
momento al largo della Libia
durante le diverse operazioni.
Ancora Galantino: «Capisco,
lo so che è difficile aprire le
proprie case, aprire il proprio
cuore, aprire le proprie realtà
all’accoglienza… Ma la Giordania ha una popolazione di circa
6 milioni e mezzo, ma sapete
che lì ci sono 2 milioni e mezzo
di profughi che vengono accolti? Allora penso che quello che
distingue la Giordania, il Kurdistan iracheno e le altre zone
che stanno accogliendo i profughi, dall’Italia, è questo: non
perché loro hanno più mezzi,
probabilmente hanno solo un
cuore un po’ più grande».
Come Galantino, anche Matteo Salvini non è stato diplomatico, ma a differenza del
prelato ha fatto nomi e cognomi: «Chi difende questa invasione clandestina, che sta rovi-

d’Arco

ROMA

+4,3
Per cento
L’incremento
dei migranti
sbarcati
quest’anno
nel periodo 1°
gennaio-10
agosto rispetto
allo stesso arco
temporale
del 2014 dove
gli arrivi sono
stati 96.659

nando l’Italia, o non capisce o
ci guadagna. Non si tratta di essere cattolici o no, si tratta di
buonsenso. La mia non è una
polemica con la Chiesa ma con
qualcuno che straparla a nome
della Chiesa. Ricordo monsignor Maggiolini, altro che Galantino, valeva dieci Galantino.
Diceva anni fa che era in corso
un’invasione. Ma ora c’è qualcuno che fa politica a nome
della Chiesa». Un riferimento
all’ex vescovo di Como, scomparso nel 2008, che condivise
molte posizioni della Lega.
Da Forza Italia ieri è arrivata
l’idea di Giorgio Silli, responsabile immigrazione, di «una
sorta di controllo fisso sulla
spiaggia, una sorta di “check

point” dove l’ambulante debba
mostrare il titolo di soggiorno
e le autorizzazioni per lavorare
come tale». Invece a Roma,
quasi in silenzioso e concreto
appoggio a Galantino, papa
Francesco ha inviato latte, biscotti, pasta, olio, tortellini,
scatolame al centro d’accoglienza per migranti «Baobab», sulla Tiburtina, autogestito dagli immigrati e diretto
da Daniel Zagghay. Il cibo è stato portato in due riprese (l’ultima ieri) da monsignor Konrad
Krajewski, l’elemosiniere del
Pontefice («don Corrado» per i
senzatetto romani) che è arrivato con un furgone ben carico.
Paolo Conti
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Sbarcati
Un siriano
di Kobane porta
a terra due bimbi
dopo il viaggio
dalla Turchia
all’isola
greca di Kos.
Dall’inizio
dell’anno sulle
coste elleniche
sono sbarcati
124 mila
migranti
(foto Behrakis /
Reuters)

● Il commento
Nelle parole «rudi»
di Galantino
la linea di Francesco
di Luigi Accattoli

N

unzio Galantino è il segretario
della Cei ma non parla come
un vescovo. Usa un linguaggio
diretto, simile a quello di papa
Bergoglio quando grida «vergogna»
per Lampedusa. Anzi di più: se Bergoglio
è schietto, Galantino è rude. La sua
cifra è quella del Papa dei poveri che
per farsi capire non teme di alzare i toni,
o di mescolare i linguaggi, buttando
là — poniamo — che per essere buoni
cattolici non bisogna fare figli
«come i conigli». Galantino taglia
e cuce ma non lo fa per inesperienza
della vita o della lingua. Sta per compiere
67 anni, ha una laurea in Filosofia
e un dottorato in Teologia, ha scritto
su Rosmini e Bonhoeffer. Quando
qualifica i politici che cavalcano la
«paura dell’invasione» come «piazzisti
da quattro soldi» intende affermare
proprio questo. Non è un «errore
comunicativo» come si usa dire nei
salotti che non frequenta: è un attacco
frontale. Del resto tornava dal Medio
Oriente e parlava di richiedenti asilo
per i quali venerdì il Papa aveva detto
che respingerli «è guerra, si chiama
violenza, si chiama uccidere». Con la
stessa attitudine combattiva con cui
oggi sfida i Grillo e i Salvini, a fine
luglio aveva definito «pericolosa»
e «ideologica» la sentenza della
Cassazione sull’Ici per le scuole
paritarie. In maggio aveva commentato
così il referendum irlandese
che introduceva le nozze gay: «Prevale
un delirio dell’emotività e un sonno
della ragione». Papa Bergoglio chiede
ai vescovi italiani di parlare per il «loro
popolo» e di farlo con concretezza di
riferimenti, in modo che «il popolo
capisca». Si direbbe che Galantino
si diverta a fornire esempi
di quell’arte, sconosciuta all’Italia
ecclesiastica, e può capitare che qualche
volta vada più in là del maestro.
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

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Primo piano Immigrazione
Il retroscena

di Marco Cremonesi

Si ricrea un asse nel centrodestra
Toti: bene Matteo, non è populismo
Il Carroccio compatto sulla linea del leader. Anche Zaia polemico con i vescovi

Se i commenti su Facebook fossero un metro di misura verrebbe da dire che il popolo leghista è dalla parte di
Matteo Salvini nel braccio di
ferro con i vescovi. Un primo
post del leader del Carroccio
sull’editoriale di Marco Tarquinio su Avvenire, a ieri sera
aveva ottenuto 10.300 «mi piace» e 1.100 commenti. Quello
successivo, in cui il segretario
leghista dice che chi «difende
l’immigrazione clandestina o
non capisce o ci guadagna» totalizza 7.800 «mi piace» e
1.300 commenti. Tutti, o quasi,
incandescenti contro la posizione della Conferenza episcopale italiana (Cei). Con decine
e decine di opinionisti da social network a spiegare quali
sarebbero le colpe della Chiesa
nella gestione dei disperati.
E se la base esprime le sue
opinioni in modo fin troppo
chiaro, anche i più alti dirigenti del movimento, anche quelli
più notoriamente moderati,
MILANO

I casi
● Negli anni, gli
scontri tra la
Cei e la Lega
sui migranti
sono stati
frequenti. Nel
1993 i vescovi
si dicono
«pronti a
intervenire» in
caso di
«posizioni
discriminatorie
nei confronti
degli stranieri»
● Nel 2003
Umberto Bossi
attaccava i
vescovi:
«Questi signori
farebbero bene
ad avere più
rispetto per la
gente e a non
entrare nelle
questioni dello
Stato: se
vogliono dare
asilo possono
sempre aprire il
Vaticano»

non sembrano avere dubbi: è
necessario dare ai cittadini il
senso di una politica che non
accetta «l’invasione». Persino
il governatore del Veneto, Luca
Zaia, lo scorso luglio ha fatto
sgomberare in un paio di giorni alcune palazzine a Quinto di
Treviso, guadagnandosi la disapprovazione, via lettera, dei
vescovi di Treviso e Vittorio Veneto, Gianfranco Agostino
Gardin e Corrado Pizziolo.
Ma nella sostanza, la polemica tra Lega e Cei segna in
maniera netta anche lo spartiacque tra anime profondamente diverse nel centrodestra. E mette in luce come una
parte cospicua di Forza Italia
abbia posizioni non troppo distanti da quelle padane. Sempre in nome della separazione
tra guida spirituale, affidata ai
religiosi, e necessità di risolvere i problemi che si presentano, propria dei politici. «Io
credo — esordisce Giovanni
Toti — che Matteo Salvini ab-

bia ragione soprattutto nel difendere la dignità di una proposta politica. Il suo non è populismo».
Lo scorso giugno il consigliere politico di Forza Italia,
appena eletto governatore
della Liguria, aveva esordito
con una polemica nei confronti degli inviti all’accoglienza del cardinale di Genova, Angelo Bagnasco: «Mi sarei aspettato un monito ben
più duro verso una politica
che fa della finta accoglienza
un business spesso criminale». Oggi, Toti ritiene che in
qualche caso «i vescovi escano
dal seminato. Sono padri spirituali riconosciuti, ma non è

Chi si smarca
Gelmini più prudente:
una polemica che non
condivido, il nostro
nemico è il governo

possibile demonizzare una
proposta, che peraltro trova su
posizioni simili tanti leader
europei, da David Cameron a
François Hollande, che chiude
le frontiere a Ventimiglia».
Aggiunge Toti: «La rete degli
Stati Uniti al confine con il
Messico non è poi così diversa
dal muro voluto dal premier
ungherese Orban». In sintesi:
«Ha il diritto un leader politico a dire che questa politica
dell’accoglienza non sta dando grandi risultati? Può dire
che un sistema va cambiato?
Io — conclude il governatore
della Liguria — penso di sì».
Giusto ieri è stato il giorno
scelto dal responsabile dell’immigrazione di Forza Italia
Giorgio Silli per proporre per
le spiagge un «check point»
dove l’ambulante debba «mostrare il titolo di soggiorno e le
autorizzazioni per lavorare come tale». Mentre Daniela Santanchè annota: «Non è strumentalizzazione: occorre sal-

A Bergamo
Matteo Salvini
nelle palestre
di Filago e
Presezzo
attrezzate per
ospitare gli
immigrati
(foto Cavicchi)

vare l’Italia da un’invasione.
Perché di questo si tratta
quando in migliaia continuano ad arrivare in modo incontrollato».
La voce più cauta è quella di
Mariastella Gelmini, ex ministro e oggi coordinatrice di
Forza Italia in Lombardia: «Le
parole dell’autorità religiosa
non vanno discusse. Vanno
ascoltate. Senza per questo rinunciare a una gestione rigorosa del problema dell’immigrazione». Gelmini tiene a
sottolineare un «profilo diverso» da quello di Salvini: «Il
nostro nemico è il governo
Renzi, con la sua gestione fallimentare sia sul fronte interno che sul farsi rispettare dall’Europa. Senza dimenticare il
vergognoso passare sopra ai
sindaci nelle decisioni che riguardano i loro comuni. La
polemica con i vescovi e magari con il Papa, io non la condivido».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Nel 2009 la
Cei bolla la
proposta
leghista di un
contributo
degli immigrati
per il rinnovo
del permesso
di soggiorno:
«Un balzello
inaccettabile»

E l’Italia fa il pieno di fondi Ue: 558 milioni in sei anni
Bruxelles sblocca 2,4 miliardi per 19 Stati coinvolti. Dietro Roma, le quote maggiori a Madrid e Atene
DALLA NOSTRA INVIATA

474
milioni di euro
È la cifra
che la
Commissione
europea ha
deciso
di stanziare
per gestire
l’emergenza
immigrazione
in Grecia per
l periodo dal
2014 al 2020

La nave Phoenix salva 230 migranti, la Fiorillo 345,
la Diciotti 450... sommersi e
salvati nel Canale di Sicilia, il
bollettino degli sbarchi è in aggiornamento continuo. Persone che arrivano in Italia dopo
viaggi durati dai 16 ai 22 mesi,
fame, torture e tombe nel deserto. Tutti con traumi fisici e
psicologici, scrive in un rapporto l’organizzazione Medici per i
diritti umani. Una vulnerabilità
che non fa distinzioni tra rifugiati politici e migranti economici. È anche questo il carico
umano del quale Italia ed Europa devono prendersi cura.

BRUXELLES

In attesa di una strategia coordinata, la Commissione Ue
ieri ha sbloccato nuovi finanziamenti per sostenere gli Stati
alle prese con l’emergenza, in
totale 2,4 miliardi di euro spalmati su sei anni. L’Italia è il Paese che ottiene più fondi, con
558 milioni: circa 313 milioni
provenienti dal Fondo Asilo,
Migrazioni e Integrazione che

I richiedenti asilo
La Commissione ora
è pronta ad accelerare
sul piano di ripartizione
dei richiedenti asilo

riguarda capacità di accoglienza e integrazione, procedure di
asilo e rimpatrio; oltre 244 milioni dal Fondo Sicurezza interna per la protezione delle frontiere dell’Unione. A seguire la
Spagna con 522 milioni e la
Grecia con 474.
Dopo l’ok della Commissione, le autorità competenti dei
19 Stati beneficiari dovranno
ora attuare e monitorare i programmi nei quali confluiranno
i soldi. In questa cornice rientra
anche la ripartizione dei richiedenti asilo che comincerà a settembre come previsto dall’Agenda Immigrazione, la road
map sulla quale Bruxelles vuole
spingere l’acceleratore nei

prossimi mesi. «La Commissione è determinata ad agire in
modo concreto sul fronte della
solidarietà — dice il commissario Dimitris Avramopoulos —.
Gli Stati oggi affrontano sfide
senza precedenti. Stiamo compiendo passi audaci per migliorare la gestione dei flussi, promuovere la cooperazione e rendere l’Europa più sicura, al riparo da criminalità organizzata
e terrorismo».
Riferimento non casuale alla
sicurezza, il tema sul quale ha
ormai virato il dibattito europeo. Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ieri
ha dichiarato che «i migranti in
arrivo dall’Africa minacciano

23
i programmi
europei
pluriennali
approvati
questo mese
nell’ambito
del «Fondo
per l’asilo, le
migrazioni e
l’integrazione»
e del «Fondo
per la sicurezza
interna»

stile di vita e infrastrutture sociali dell’Europa. La Ue non può
proteggere se stessa se deve accoglierne milioni che si muovono per ragioni economiche.
A Calais l’unica soluzione è il
rimpatrio, per evitare che tanti
disperati saccheggino la zona e
minaccino la sicurezza dell’Eurotunnel». Il governo Cameron
ha annunciato un’ulteriore
stretta contro chi impiega migranti illegali: «Useremo tutta
la forza della macchina statale
contro i datori di lavoro canaglia». Anche Londra perde il
self control.
Maria Serena Natale
msnatale@corriere.it
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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

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Primo piano L’emergenza

Cresta
I casi
● Il corpo
senza vita di
Ilaria Boemi, 17
anni, è stato
trovato ieri su
una spiaggia
del lungomare
di Messina, la
città in cui
viveva. Mistero
sulle cause del
decesso, il
cadavere non
presentava
segni di
violenza e a
questo punto
sarà
necessario
attendere i
risultati
dell’autopsia. A
insospettire la
polizia il fatto
che due amici
di Ilaria, dopo
aver dato
l’allarme
chiedendo
aiuto a un
passante, si
sono dileguati
prima
dell’arrivo di
ambulanza e
polizia
● Ilaria è la
terza giovane a
morire in
circostanze
misteriose o
drammatiche
nel giro di pochi
giorni.
Domenica
all’alba Lorenzo
Toma, 19 anni,
aveva perso la
vita mentre
ballava al
centro della
pista tra la folla
in una
discoteca del
Salento;
Lorenzo aveva
appena bevuto
da una bottiglia
che gli era stata
passata da uno
sconosciuto. Il
17 luglio,
invece, alla
discoteca
Cocoricò di
Riccione aveva
perso la vita
Lamberto
Lucaccioni, 16
anni di Città di
Castello
(Perugia):
chiare in
questo caso le
cause della
morte,
Lamberto
aveva appena
preso una dose
di ecstasy che
gli era stato
venduta da un
amico

Ilaria Boemi,
17 anni,
trovata senza
vita sulla
spiaggia Ringo
di Messina.
Dopo aver
frequentato
per due anni
l’istituto d’arte
Basile, l’anno
scorso si era
iscritta
all’istituto
tecnico
commerciale
Anton Maria
Iaci. Gli ultimi
suoi compagni
e i docenti
si ritroveranno
oggi per una
preghiera

Il giallo della studentessa morta in spiaggia
Messina, la vittima aveva 17 anni. Nessun segno di violenza. «Aperte tutte le ipotesi, anche la droga»
MESSINA Quando all’alba ha trovato il letto vuoto nella cameretta della figlia, ha avvertito
un tuffo al cuore. Ma quando
alla radio ha sentito che, nella
notte, sul lungomare di Messina, era morta «una ragazza ancora non identificata» la notizia è esplosa come un boato
per la mamma di Ilaria Boemi e
non le ha spaccato il cuore solo
perché il medico legale indicava «una età di circa 25 anni».
No, non poteva essere la sua
bambina di 17 anni. Estrema
autodifesa. Infranta da una telefonata alla polizia per dire
che comunque sua figlia a casa
non c’era, dopo una serata passata fra amici nei bar e nei ritrovi di piazza Duomo. E mezz’ora dopo si è ritrovata all’obitorio per riconoscere quel corpo cercato nel letto di casa.
Lo strazio di una madre è lo
strazio di una Messina sveglia-

Il ritratto

di Felice Cavallaro

MESSINA Forse quei capelli rasati sopra le orecchie, i suoi tre
piercing e la perlina conficcata
sulla lingua, possono fare pensare a una personalità complessa, a una irrequietezza comune a tanti giovani, ma bisogna leggere il verso di una canzone ossessivamente amata e
richiamata sul suo profilo Facebook per capire quanto travaglio intimo accompagnasse Ilaria, un’esistenza chiusa ad appena 17 anni su una spiaggia
dove aleggia spettrale quel ritornello: «Siamo nati per morire con un urlo dentro che nessuno può sentire».
Un verso firmato Mostro.
Tessera di un mosaico intitolato «Nave fantasma». Un po’ come la vita di questa ragazza che
in centro a Messina, fra i ritrovi

ta ieri mattina nell’angoscia di
rivivere una tragedia simile a
quelle di Riccione e Santa Cesarea Terme. Con gli zoom
puntati sull’arenile del Ringo,
una spiaggetta a due passi dall’imbarcadero dei traghetti per
la Calabria, area non troppo
degradata, almeno in quel
tratto dove Ilaria deve essersi
accasciata, vinta forse da qualche disastrosa miscela di alcool che non ha retto o che forse
ha mischiato con qualcosa
d’altro che ne ha provocato la
morte improvvisa.
Di certo c’è solo che Ilaria si
è sentita male mentre era con
almeno due amici, un ragazzo
e una ragazza, e che proprio
loro, trafelati e terrorizzati, all’una di notte hanno agitato le
mani sul vialone che porta al
centro per bloccare un ciclista
di passaggio e chiedergli di
chiamare con il telefonino

un’ambulanza. Richiesta seguita dall’immediato dileguarsi di questi due testimoni.
Una fuga dalla scena dell’evento che tinge di giallo la morte
di Ilaria. Forse per la paura di
dovere rivelare qualcosa di
compromettente alla polizia,
ovvero di dovere spiegare ai ri-

La discoteca di Riccione

Il Cocoricò riapre. Per riflettere
Stasera il Cocoricò di Riccione «riapre». Ma
niente note, «la musica saranno le parole». Una
serata di riflessione sul tema «Accendiamo la
musica, spegniamo la droga» organizzata dopo
la morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni dai
gestori della discoteca insieme a Giorgia
Benusiglio, la ragazza che ha subito un
trapianto di fegato a causa dell’ecstasy e che
oggi si occupa di prevenzione. Interventi anche
di dj Ralf, dj Coccoluto e Principe Maurice.

spettivi genitori quanto preferiscono celare.
Solo ipotesi per il capo della
Mobile Giuseppe Anzalone
che s’aggrappa agli esami del
medico legale restando in attesa dei risultati di una autopsia
con tempi lenti rispetto al bisogno di capire cosa è successo
l’altra notte. Per il momento
non sono stati trovati sul corpo
della ragazza segni di violenza
o ferite; niente che possa essere legato all’improvviso decesso della giovane.
Ascoltati i genitori nella loro
casa popolare di Messina Centro e ascoltati diversi amici della ragazza, Anzalone e i suoi
uomini hanno dato fino a notte la caccia ai due protagonisti
senza volto, intravisti da lontano solo da un pescatore che s’è
accorto di loro e ha ricostruito
l’ultimo tratto dell’ultima passeggiata dei tre giovani.

Sere in centro, piercing, arte
Amori (e delusioni) di Ilaria
● La canzone
NAVE FANTASMA
Nave fantasma è il titolo di
una delle canzoni più
amate da Ilaria Boemi, la
ragazza trovata morta ieri a
Messina. L’autore è il
cantante rap Mostro. Uno
dei versi della canzone
recita: «Se fossi un albero
io sarei un salice
piangente... tanto io ormai
mi sono abituato a
sanguinare/fammi sentire
un po’ speciale, capiscimi/
al mio funerale voi vestitevi
normale»

vicino al Duomo, tutti conoscevano e non tutti frequentavano.
Si va per gruppi separati, per
diffidenze incrociate, per piccoli mondi capaci di convivere
contigui senza mai costruire
rapporti. E così, anche domenica sera, Ilaria col suo giro, con i
suoi pochi amici, deve avere
bevuto qualche bicchiere prima della passeggiata fatale verso la spiaggia del Ringo, un paio di chilometri, oltre la Fiera,
oltre l’imbarcadero, verso la
sua fine.
Abbondano le citazioni «nere» sui messaggi lanciati verso
i suoi 1.247 virtuali amici di Facebook dove il 21 aprile scrisse
di essere «fidanzata ufficialmente», senza diradare un’ombra cupa: «Il buio è più denso
ed io non riesco a trovarci un

senso». E ancora: «Se ti fidi
delle persone finisce che ti spari un colpo in testa, avrei realizzato il mio sogno se fosse stato
fare una vita di m...». Il tutto
annegato fra gli elogi di Lady
Gaga, Solar Sonika, Fabri Fibra,
Rancore & dj Myke.
Commovente adesso lo sfogo della sorella più grande che
le chiede scusa per non averla
protetta, «per non averti saputo guidare nel cammino della
vita...». Emozioni e rimorsi che
campeggiano nella casa di Ilaria, vicina a uno dei vialoni che
portano in centro, strada obbligata per raggiungere la sera gli
amici. Tanti conosciuti all’istituto d’arte Basile dove Ilaria Boemi ha frequentato i primi due
anni, dopo le scuole medie.
L’interesse per pittura e scul-



Se ti fidi
delle
persone
finisce
che ti spari
un colpo
in testa

«L’essere andati via all’arrivo della nostra prima volante
ci insospettisce — dice Anzalone — perché se la ragazza
avesse avuto un semplice malore non ci sarebbe stata ragione per la fuga». Spiegazioni? «Non ci sono segni di buchi sulle braccia della ragazza,
ma potrebbe aver assunto
qualche droga o altre sostanze
per via orale. Bisogna vagliare
tutte le ipotesi...».
È quanto sta facendo in sintonia con il sostituto Stefania
La Rosa ascoltando decine di
giovani che forse aiuteranno
gli inquirenti a capire cosa sia
realmente accaduto, ma forse
non potranno aiutare quella
madre addolorata e il padre,
cardiopatico, travolti da una
valanga di perché senza risposte.
F. Cav.
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tura, ma soprattutto l’arte del
ritratto e la fotografia erano
passioni appena sbocciate.
Coltivate a corrente alternata.
Come tutto ciò di cui si innamorava e che nel giro di poco
tempo sembrava deluderla. Come inseguendo sogni che le
sfumavano davanti. Così decise
l’anno scorso di cambiare indirizzo, ritrovandosi all’istituto
Anton Maria Iaci, il tecnico
commerciale dove aveva costruito nuovi rapporti e dove
oggi, nonostante le vacanze, alcuni suoi compagni si ritroveranno con gli insegnanti per
una preghiera, per un ricordo.
Attraversava ogni giorno i
problemi del suo pianeta, sfiorando quelli dei mondi attigui,
come capita nella bolgia serale
attorno al Duomo dove compaiono spacciatori e ragazzi disposti a trasformarsi in pusher.
Ma è forse questo mondo contraddittorio in cui i sogni si miscelano con una realtà spinosa
ad alimentare l’irrequietezza
che finiva per segnare Ilaria.
Senza che nessuno avrebbe
mai potuto immaginare un epilogo tanto drammatico.
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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

PRIMO PIANO

9
#

Puglia, quattro ragazze in coma etilico
Alfano: più controlli nelle discoteche

Gallipoli

Si dimette
(terza volta)
il sindaco
della gaffe

Nuova direttiva del Viminale. Oggi l’autopsia sul giovane morto al «Guendalina»
DAL NOSTRO INVIATO
LECCE «Un conto è il ballo che
diverte, altra cosa è lo sballo che
uccide», ammonisce il ministro
dell’Interno Angelino Alfano.
Dopo la tragedia del «Guendalina» il giro di vite nelle discoteche italiane comincia subito:
sarà un Ferragosto di controlli a
tappeto nei locali notturni dov’è
più alto il rischio di spaccio di
droghe. Più uomini e mezzi delle forze dell’ordine saranno
messi a presidiare i parcheggi
dei luoghi di ritrovo dei ragazzi.
E multe salate saranno inflitte ai
gestori che non rispettano l’orario di chiusura (le 4 del mattino) o la capienza massima prevista caso per caso. Alfano ha
inviato a prefetti e questori una
direttiva precisa «con l’obiettivo
di rendere più sicuri i luoghi di
divertimento e d’incontro, spe-

La reazione
La sorella della vittima
agli amici: «Portatemi
al mare, non so stare
senza Lorenzo»
cialmente per i nostri giovani».
Il pensiero, ovviamente, rivolto a Lamberto Lucaccioni,
morto a 16 anni sulla pista del
Cocoricò di Riccione il mese
scorso e a Lorenzo Toma, 18 anni, spirato domenica all’improvviso mentre ballava al
«Guendalina» di Santa Cesarea
Terme.
Questa mattina, nell’obitorio
di Lecce, il medico legale Alberto Tortorella effettuerà l’autopsia sul corpo del ragazzo, quindi
nel pomeriggio si svolgeranno i
funerali, in forma assolutamente privata come richiesto dalla
famiglia, alle 17 nella chiesa di
San Giovanni Maria Vianney, in
piazza dei Partigiani. La sorella
maggiore di Lorenzo, Virginia,
distrutta dal dolore, ha chiesto
ieri ai suoi amici di portarla al
mare, per fare un bagno a Porto
Cesareo e non pensare di conti-

nuo alla tragedia del fratellino:
«Non è possibile morire così a
18 anni… E io che faccio adesso
senza di lui?», ripeteva la ragazza.
Intanto, però, il prefetto di
Lecce Claudio Palomba ha cominciato a esaminare da vicino
la pratica del «Guendalina», la
discoteca dov’è successo il fatto.
Ieri ha detto che per il momento
il locale non subirà la stessa sorte del Cocoricò. Cioè la chiusura
per 4 mesi. Ma se l’autopsia dovesse rivelare che Lorenzo è
morto davvero di droga, per una
sostanza sciolta in una bottiglia
di Lemonsoda passatagli da
qualcuno a tradimento, allora le
cose cambierebbero di colpo.
Forse oggi stesso. Vincenzo De
Robertis, il patron del Guendalina, è preoccupatissimo: «Abbiamo già investito 200 mila euro per gli eventi, ci sono almeno
30 dipendenti che rischiano il
posto, noi di sicuro resteremo
chiusi in segno di lutto fino al
14. Vorremmo riprendere le serate il 15 di agosto con il dj Carl
Kox, ma non sappiamo davvero
se ce ne sarà data la possibilità». L’allarme-sballo, però, in
Salento cresce di ora in ora. L’altra notte, per vedere le stelle
sulla spiaggia libera di Specchiolla, a Carovigno, quattro ragazze minorenni, la più piccola
14, la più grande 16 anni, sono
finite ricoverate in coma etilico
all’ospedale di Brindisi. Avevano bevuto vodka e altro fino a
perdere i sensi. Giovanni Gorgoni, direttore generale della
Asl di Lecce, è molto in ansia
per la Notte della Taranta il 22
agosto a Melpignano: «Il fenomeno dell’alcolismo ludico tra i
minorenni sta diventando
un’emergenza». Gli accessi al
pronto soccorso, secondo Maurizio Scardia, direttore del 118 di
Lecce, sono raddoppiati e sempre per colpa dell’abuso di alcol.
Solo a Gallipoli gli accessi in un
mese normale non sono più di
1.500. Ad agosto diventano 4
mila.
Fabrizio Caccia

L’omaggio degli amici su Facebook
● Lo slancio è
stato spontaneo
e ha coinvolto in
poche ore
centinaia di
ragazzi: tutti
amici di Lorenzo
Toma, lo
studente morto
in circostanze
drammatiche
ma ancora
misteriose
mentre ballava
in discoteca. È
stato aperto un
profilo Facebook
dal titolo
«Lorenzo e noi»
sul quale chi ha
conosciuto
Lorenzo e ne ha
condiviso
momenti belli è
invitato a
lasciare un
saluto o a
postare una
foto. Già ieri
pomeriggio il
sito aveva
superato il limite
delle mille
adesioni. Nella
galleria ecco
rievocati episodi
spensierati
come una gita
scolastica, un
selfie di gruppo,
l’ansia
dell’attesa degli
esami di
maturità. Pagine
purtroppo ora
cancellate dalla
precoce fine di
Lorenzo in
discoteca

«La morte del ragazzo non
c’entra. Mi sono dimesso per
questioni politiche». In parte
è vero: la sua maggioranza
(Udc-Pd) era andata in
frantumi. In molti però hanno
letto l’abbandono del sindaco
di Gallipoli, Francesco Errico
( foto sotto), come
conseguenza delle sue
affermazioni via Twitter
dell’altro ieri subito dopo la
morte del giovane Lorenzo
Toma all’interno della
discoteca Guendalina di Santa
Cesarea Terme. «Se le famiglie
esercitassero un po’ più di
controllo sui figli non
morirebbe un diciottenne alla
settimana in
disco. Se non
sai educare
non
procreare»,
aveva scritto,
scatenando
polemiche.
Sindaco è
pentito? «Sono stato frainteso
e per questo ho chiesto scusa
alla famiglia del ragazzo. Il
mio pensiero era molto più
articolato delle 140 battute di
twitter». Può esprimerlo
adesso se vuole. «Non ce l’ho
con i genitori che non sanno
educare. Non sono mica un
giudice. Ce l’avevo con la
società che non tutela ragazzi
indifesi, che vogliono fare i
grandi. Ecco». Dopo i molti
messaggi «contro» sui social
network Errico ha provato a
fare marcia indietro: «Se ho
offeso la famiglia chiedo
umilmente scusa. Il mio post
voleva solo proteggere i
ragazzi dalla droga». Errico è a
capo di una giunta di
centrosinistra. Non è la prima
volta che si dimette. «Si, ma
sono solo due e non tre come
ho letto». Questa volta
dimissioni irrevocabili? «La
legge mi dice che abbiamo 20
giorni per trovare una
soluzione».
Agostino Gramigna
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● Il commento

Un’industria cresce
sulla loro fragilità
Non alziamo muri
di Fulvio Scaparro

L’

ultima vittima, in ordine di tempo, è
stata trovata ieri su una spiaggia di
Messina. Sola. L’opinione pubblica è
allarmata e, come spesso accade, si cercano
le cause di questo stillicidio di morti di ragazze
e ragazzi, incolpando i genitori disattenti,
gli organizzatori delle discoteche, la fragilità
dei ragazzi d’oggi, le forze dell’ordine incapaci
di fermare chi si ingrassa sulla pelle dei
ragazzi, il lassismo imperante, per finire con
l’accusa a una non meglio identificata società,
la nostra, accusa che nella sua vaghezza lascia
il tempo che trova e porta a dimenticare che
la società siamo noi. Ognuno per la sua parte,
nel suo piccolo, ha le sue responsabilità, i suoi

doveri e la possibilità di dare un aiuto
concreto. Da dove partiamo per sbrogliare
questo intricato groviglio di cause di un
fenomeno così tragico? Parto da un bandolo
della matassa che mi sta particolarmente a
cuore: non perdere fiducia nella possibilità
che con i giovani sia possibile instaurare un
dialogo, in ogni luogo e occasione in cui sia
possibile incontrarli. Per potere essere
ascoltati da loro occorre, però, che chi parla, li
conosca, li ascolti e sia egli stesso un esempio
di vita fertile e coraggiosa. Non voglio fare
pubblicità a siti che fanno a gara a chi fa la
sparata nichilista più grossa, ma poiché molti
ragazze e ragazzi ne sono affascinati, consiglio
di fare una ricerca personale in Rete. Potreste
partire ad esempio dal passo della canzone
«Nave fantasma» che la povera ragazza trovata

sulla spiaggia di Messina ha postato sul suo
profilo Facebook: «Siamo nati per morire /
con un grido dentro che nessuno può sentire/
di certo tu non puoi capire questa roba qua/
già so che ciò che mi ha salvato poi mi
ammazzerà». Andate avanti nella ricerca. Vi
inoltrerete in un mondo che forse nemmeno
immaginate sia quello di alcuni dei nostri figli.
Bisogna conoscerlo per poter aiutare chi non

L’autocritica
Le generiche accuse al lassismo
della società lasciano il tempo
che trovano: spesso dimentichiamo
che la società siamo noi

si accorge di essere strumentalizzato
attraverso messaggi di cupa disperazione e
spesso di odio verso tutto e verso tutti. Le
conseguenze di questa visione mortifera della
vita sono la negazione stessa della giovinezza,
un’età di sogni, di illusioni, di amore, di
speranza, ma anche di lotta e ribellione contro
le ingiustizie. Contrariamente al messaggio
della canzone noi un giorno moriremo ma
non siamo nati per morire. Fin da quando
siamo stati concepiti tutto il nostro organismo
manifesta con forza la spinta prima a
sopravvivere e poi nel corso della crescita a
dare un senso alla nostra esistenza. Chi ci
spinge nella direzione opposta non fa il nostro
bene perché va contro la nostra natura che
vuole che, finché siamo su questa terra,
viviamo, lottiamo, amiamo, creiamo e
aiutiamo i nostri simili a fare altrettanto. Ed è
contro natura che un giovane muoia prima
degli anziani, qualunque ne sia la causa,
miseria, fame, guerre, violenza in ogni sua
forma, odio per la vita propria e altrui, e
droghe che i mercanti di morte continuano a
distribuire, spesso impuniti, contando su
giovani che dimostrano la loro fragilità
proprio quando non si ribellano a chi si
arricchisce sulle loro reali o presunte angosce
e insicurezze.
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10
#

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

11

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

#

Primo piano Il reportage

Movida
Tirare l’alba
ballando e
bevendo in una
discoteca
affacciata in
riva al mare:
uno spettacolo
ormai abituale
per le estati
in provincia
di Lecce.
Il Salento è
diventato
da tempo una
delle mete
preferite delle
vacanze dei
giovanissimi
ma quest’anno
ha conosciuto
un vero e
proprio boom,
facendo
concorrenza
alla Riviera
romagnola

Le notti del Salento
Sono nati più locali che in Romagna
Ora la polizia chiede rinforzi:
«Invasi dai minori, rischio sballo»

DAL NOSTRO INVIATO
GALLIPOLI (LECCE) «Se è tramontana si va sullo Jonio, se è scirocco sull’Adriatico…», ormai
l’hanno imparata tutti, qui, la
vecchia regola marinara diventata patrimonio dell’umanità
per i giovani del pianeta che
vengono a fare il bagno a centinaia di migliaia in questo paradiso che è il Tacco d’Italia, altrimenti detto Salento. Ci si alza
al mattino e si punta l’indice
verso il blu in attesa del responso di Eolo. La giornata al mare
inizia così. Ma per qualcuno
poi finisce con una sbornia in
una delle tante discoteche che
circondano le spiagge. E a volte
è anche peggio, sono pasticche, sballo. Fino a stordirsi. Fino a morire. Come Lorenzo l’altra sera al «Guendalina».
Il prefetto di Lecce, Claudio
Palomba, dice che quest’anno è
record assoluto: 30 per cento in
più di presenze turistiche in
generale, il 40 per cento in più
solo a Gallipoli, la perla dello
Jonio, dove tra luglio e agosto
dell’anno scorso furono prelevati 54 milioni di euro agli
sportelli dei bancomat cittadini. Quest’anno solo a luglio
hanno raggiunto quota 30 milioni. Venticinquemila abitanti
d’inverno che d’estate diventano dieci volte di più. Un business pazzesco, il divertimentificio d’Italia abita qui.
Novecentomila persone vivono in Salento da settembre a
giugno: poi per due mesi la popolazione sfiora i 2 milioni e i
giovani sono attratti più degli
orsi dal miele. Maurizio Pasca,

che presiede l’associazione dei
locali da ballo italiani e internazionali, dice che il Salento
ormai ha superato la Riviera romagnola: le discoteche, da 8
che erano nel 2000, son diventate 50. Contro le 42 dei rivali.
Movida permanente e internazionale. Giancarlo Piccirillo,
direttore di Puglia Promozione, cominciò l’anno scorso il
suo lavoro pubblicizzando il
Salento a Londra, Parigi, Berlino, Dublino, Monaco e Vienna.

Gli effetti si vedono. Ragazzi inglesi, francesi, americani e russi, li incontri sull’Adriatico a
Otranto dove ci sono il Bahia, il
Kale Kora tra San Cataldo e San
Foca, il Blue Bay a Castro con le
piscine e le palme che sembra
Ibiza. A Porto Cesareo, sulla costa jonica, invece c’è l’Hookipa
in stile California, ombrelloni
di paglia e tavole da surf.
Si balla sempre, dalla mattina alla sera e dalla sera alla
mattina, in Salento, l’orologio

ILLUSTRAZIONE DI ANTONIO MONTEVERDI

di Fabrizio Caccia

non lo guarda nessuno. Non c’è
differenza tra notte e giorno: al
Samsara, lo stabilimento più in
voga tra i vacanzieri gallipolini,
un bosco di braccia tese col selfie-stick, alle 5 del pomeriggio
vengono tolti i lettini dalla
spiaggia che diventa una pista
da ballo rovente. I ragazzi ordinano il secchiello delle mille
cannucce colmo di mojito e invitano a bere più ragazze possibili. Arte antica dell’acchiappo.
I carabinieri del capitano Michele Maselli, così, ormai hanno rinunciato alle ferie d’agosto. C’è troppo da lavorare:
«Abbiamo un’invasione di minorenni — raccontano —. Ragazzine di 16 anni attratte dal
sogno di una vacanza no-limits
che arrivano a gruppi con in tasca 300 euro e la delega dei genitori per affittare le case». Minorenni che ballano e si sballano. Ora è spuntato un nuovo
modo per farsi male. A Gallipoli li chiamano «tampax alcolici» e sono l’ultima assurda perversione. Ragazzi e ragazze imbevono di vodka gli assorbenti,
l’indossano per via vaginale o
rettale e assumono l’alcol in
questa strana maniera, non più
scolandosi decine di «shottini» a raffica, ma mandandolo
in circolo così, attraverso le
mucose. «Bastano cinque minuti, l’effetto è immediato»,
confermano gli investigatori,
dopo aver sequestrato una
montagna di tampax nei giorni
scorsi a una donna di Terlizzi
(Bari) venuta a spacciare col
suo compagno in un camping.
Il prefetto di Lecce, Claudio
Palomba, ha chiesto al capo
della polizia, Alessandro Pansa, l’invio di 50 uomini in più
(richiesta esaudita) in vista del

Ferragosto quando al Parco
Gondar di Gallipoli ci sarà il
clou, col dj Hardwell, 130 mila
euro di cachet solo per lui, idolo dei ragazzini che accorreranno almeno in 10 mila, un’autentica icona house che sabato sarà alla Baia Verde. Sul lungomare, però, non c’è un lampione.
La strada che porta dal Parco
Gondar fino agli stabilimenti e
alle discoteche di grido, il Samsara, lo Zen, il Praja, di notte è
buia da far paura. Perfetto nascondiglio per i neri pusher del
Gambia pronti allo smercio
con le loro dosi nelle mutande.
La giornata-tipo del baby-vacanziere è un cerchio di difficile comprensione: va a dormire
alle 6 del mattino, si sveglia a
mezzogiorno, fa colazione, ritorna a dormire, poi alle quattro va in spiaggia, balla fino alle
otto, torna a casa, si fa una doccia, cena veloce e poi via dalle
dieci di sera di nuovo a ballare

Pusher
Sequestri di cocaina
nelle discoteche
Pusher in azione
sul lungomare
fino alle 6: Le Cave, Praja, Rio
Bo. Musica che pompa e cuore
che batte forte. Dopo l’ultima
tragedia al Guendalina, Francesco Susca, vero «king of the night», 42 anni, barese, dice di
avere la forte tentazione di
mollare il Salento e puntare su
Malta: «Andata e ritorno 48 euro di volo, ai giovani conviene…». Quattro notti fa, in visita
al suo Praja, musica psichedelica e palmizi al centro come all’Ushuaia di Ibiza, sono arrivati
i carabinieri in borghese del tenente Ferdinando Angeletti,
nucleo radiomobile, col cane
Boss che ha fiutato addosso a
un albanese mezzo grammo di
cocaina. Intorno, sulle note del
dj Danny Tenaglia, minorenni
e no continuavano a danzare
barcollanti dopo l’ultimo gin &
cointreau. Si balla e ci si sballa,
si viene e si sviene, in Salento.
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40%
L’aumento
delle presenze
turistiche nella
sola Gallipoli
rispetto
all’anno scorso.
Nel 2014 erano
stati circa
500.000 i
turisti anche se
«Puglia
promozione»
aveva stimato
un flusso di
circa 2 milioni

54
milioni di euro
sono stati
prelevati dai
bancomat della
provincia di
Lecce tra luglio
e agosto del
2014. Secondo
le previsioni
quest’anno il
flusso di
denaro è
destinato a
essere ancora
più consistente

50
le discoteche
attive in questa
stagione in
Salento. Erano
appena 8 nel
2000 e il loro
numero ha
sorpassato i
locali attivi
nella Riviera
romagnola che
sono 42. Un dj
arriva a
prendere 130
mila euro a
notte

12

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Politica

«O si fanno le riforme o si va al voto»
Pressing sulla sinistra. Il vicepresidente pd Ricci: vergognoso fermare il cambiamento
Azzurri e dissidenti tentati dalla trattativa se nell’Italicum torna il premio alla coalizione
ROMA «O si fanno le riforme o si

Le riforme

● L’Italicum è
approvato in
via definitiva
alla Camera il 4
maggio:
l’opposizione
lascia l’Aula per
protesta e la
minoranza pd
vota contro.
Passato al
Senato l’8
agosto 2014 e
alla Camera il
10 marzo, il ddl
sulle riforme
costituzionali si
trova ora in
Commissione
al Senato

● Sul ddl
Boschi il nodo
politico è
l’elettività
diretta dei
senatori non
prevista dal
testo e
invocata, a
suon di
emendamenti,
sia dalla
minoranza pd
che dalle
opposizioni. Il
governo tenta
di mediare con
un emendamento sulla
semi-elettività

● Seconda
convergenza
tra minoranza
pd e i partiti di
opposizione sul
premio alla
coalizione per
l’Italicum (che
lo prevede alla
lista). FI dirà sì
al ddl RenziBoschi solo se
ci sarà elezione
diretta dei
senatori e
riapertura del
«cantiere
Italicum» con il
premio alla
coalizione

va a votare, la battaglia della
minoranza del Pd è assurda. È
una vergogna che ci siano più
di 500 mila emendamenti in
Commissione, significa solo
vergognosamente voler fermare il cambiamento». Quando
manca ancora un mese alla battaglia decisiva sul nuovo Senato, tocca al vicepresidente del
Pd Matteo Ricci mettere un argine tra chi «vuole cambiare il
Paese» e chi, invece, «non vuole cambiare nulla».
Eppure, nei prossimi 20
giorni potrebbero davvero
cambiare le condizioni ambientali che accompagnano il
dibattito sulle riforme. Come,
del resto, la cornice generale è
mutata nell’anno appena trascorso. L’8 agosto 2014, quando
ancora non c’era la legge elettorale ipermaggioritaria ribattezzata «Italicum 2.0», 14 dei 28
dissidenti dem (che oggi chiedono a gran voce l’elezione diretta) votarono rispettando le
indicazioni del segretario Matteo Renzi sull’elezione di secondo grado del Senato delle
Regioni. Sempre un anno fa,

L’intervista

di Daria Gorodisky

quando Silvio Berlusconi diceva di fidarsi di Renzi e si illudeva di avere in tasca il premio di
coalizione dell’Italicum, Forza
Italia (esclusa la pattuglia guidata da Augusto Minzolini) si
sintonizzava volentieri sulla linea del governo ostile alle inversioni di marcia sulla riforma
costituzionale del bicameralismo partitario. E i giornali pubblicarono la foto del ministro

● La parola
SEMI-ELETTIVITÀ
Tra l’elezione indiretta dei senatori, prevista dal
ddl Boschi-Renzi, e gli emendamenti di
minoranza pd e opposizione sull’elettività
diretta, c’è una terza via allo studio del governo
che potrebbe concretizzarsi in un emendamento
a firma Finocchiaro sulla semi-elettività, ovvero
un listino bloccato a scorrimento: il cittadino
vota per il consiglio regionale e sulla scheda
trova i nomi già stampati dei candidati che, se
eletti, entrano in Senato. Se il 1° del listino non
ce la fa scatta il 2° e così via (l’ordine è stabilito
dai segretari di partito).

dem Maria Elena Boschi mentre baciava di slancio in Aula il
capogruppo azzurro Paolo Romani. Un anno fa la riforma
Renzi-Boschi passava in prima
lettura con ben 183 voti nell’aula del Senato mentre ora, alla
ripresa di settembre, lo stesso
testo costituzionale — soppesato tutti i giorni dalla minoranza dem secondo il «combinato disposto» che lo lega all’Italicum — rischia un flop clamoroso di consensi in terza
lettura. I numeri ballano. Sulla
carta, infatti, la maggioranza
del Senato è favorevole a mantenere una assemblea eletta direttamente dai cittadini.
Come se ne esce, allora?
Mentre è ancora in atto la difficile mediazione del «listino»
(elezione semidiretta dei senatori), tra i favorevoli di allora al
testo Renzi-Boschi ora pentiti
torna ad affacciarsi l’«idea pazzesca» di rimettere le mani sull’Italicum che dal 6 maggio
scorso è legge dello Stato custodita nella cassaforte del premier Renzi. Renato Brunetta, il
capogruppo di FI che ha il pregio di parlare chiaro, la butta là:

«Con il premio di maggioranza
alla coalizione Renzi avrà il sì di
Berlusconi». Ma poi ci mette il
carico da 90 che rischia di far
fallire il tavolo di compensazione: «Oltre al premio di maggioranza alla coalizione e non più
al partito, Berlusconi ci sta se
c’è il Senato sarà elettivo...».
Un po’ troppo, forse, anche per
chi crede ad occhi chiusi nella
resurrezione del patto del Na-

Gotor
«Correggere la legge
elettorale? Se c’è la
volontà le riforme si
fanno in poco tempo»
zareno. Nella minoranza pd, e
tra gli stessi bersaniani, la
scuola di pensiero non è unica.
Possibilista Miguel Gotor, che
un anno fa votò a favore del ddl
Renzi-Boschi e oggi si prepara
a una aspra battaglia: «Una correzione dell’Italicum per stemperarne gli effetti ipermaggioritari? Non è mai troppo tardi,
il bello della politica sta nel fat-

to che, se si vuole, si può determinare il corso del tempo. Se
c’è la volontà politica di fare le
riforme si chiude in poche settimane. Se invece si intende
utilizzare le riforme come strumento di propaganda politica
il discorso cambia. Noi a marzo, quando l’Italicum era in discussione e non aveva introdotto il semipresidenzialismo
del premier come nuova forma
di governo di fatto, invitammo
il Pd a fare una riflessione seria
sui collegamenti tra riforma
costituzionale e legge elettorale. Non fummo ascoltati».
Un altro dissidente dem che
un anno fa votò a favore del ddl
è Federico Fornaro, che spiega:
«Votai per il Senato di secondo
grado ma non c’era l’Italicum
che poi ha operato una doppia
torsione del sistema: concedendo il premio di maggioranza con 340 seggi a un solo partito e stabilendo che il 59,4%
dei deputati sarà scelto dai segretari dei partiti. Ora però
l’Italicum è un macigno difficilmente rimovibile...».
Dino Martirano
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«Silvio è il padre nobile del renzismo
Senza un patto bis resterà ai margini»
Ferrara: con un nuovo Nazareno l’ex premier si vedrebbe riabilitato

Forza Italia a Palazzo Madama potrebbe avere i voti decisivi per far avanzare o naufragare la riforma del Senato voluta dal governo. E, per risolvere
la questione con reciproco vantaggio, nel partito c’è chi propone un esecutivo di Grande
coalizione, o chi spinge piuttosto per un nuovo patto del Nazareno tenuto più in sordina…
«Come sostengo da sempre
— dice Giuliano Ferrara — Forza Italia non esiste: esiste Silvio
Berlusconi ed è lui lo spazio occupato nominalmente dal partito».
In questa situazione, che
cosa dovrebbe fare Berlusconi?
«Un calcolo molto semplice,
ma utile al suo bene e a quello
del Paese: deve domandarsi se
Matteo Renzi è un fenomeno
effimero, oppure se andrà
avanti a governare fino alla scadenza naturale della legislatura
nel 2018 riuscendo, fra mille

ROMA

Le riforme ispirate
«Jobs act e nuovo Senato
erano idee di Berlusconi
se Matteo ha successo,
l’altro entra nella Storia»
pasticci, a portare l’Italia fuori
dalla crisi. Io penso che la risposta giusta sia la seconda».
E, se quello fosse il caso,
crede che Berlusconi dovrebbe in qualche modo allearsi
con Renzi?
«Lui è il padre nobile del
renzismo. È stato Berlusconi a
eliminare tutti i leader della sinistra, tutti hanno sbattuto la
testa contro di lui. Così ha aperto la strada a Renzi, l’unico che
non ha mai parlato di antiber-

Il patto
Il leader di Forza
Italia Silvio
Berlusconi, con
Gianni Letta,
arriva nella
sede romana
del Pd in largo
del Nazareno: è
il 18 gennaio del
2014 e il capo
degli azzurri sta
per siglare con
Matteo Renzi,
segretario del
Pd non ancora
premier,
l’accordo sulle
riforme (legge
elettorale
e fine del
bicameralismo
perfetto)
denominato,
appunto, patto
del Nazareno.
L’intesa si
infrangerà a
fine gennaio
2015 sul nome
di Sergio
Mattarella
per il Quirinale
(BenvegnùGuaitoli)

lusconismo. E, con il patto del
Nazareno, gli ha consentito di
avviare governo e riforme.
Adesso Renzi riceve le stesse
critiche che venivano rivolte a
Berlusconi: uomo solo al comando, pericolo istituzionale...».
Che vantaggio avrebbe Berlusconi? Essere «padre nobile»? Potrebbe facilmente non
sembrargli una motivazione
sufficiente.
«Ma come? Non può più pre-

tendere di avere il 40 per cento
di consensi, e neppure di essere il principe federatore di una
coalizione fatta con Salvini, che
è soltanto un chiacchierone, o
Grillo. Invece, può essere il leader di un partito serio e vedersi
riabilitato. Sarebbe interesse
suo, di tutte le sue aziende e del
Paese».
E dal punto di vista dell’immagine? Non ci rimetterebbe?
«Lascerebbe la sua impronta

nella Storia, entrerebbe nei libri di scuola come il padrino
del nuovo corso italiano. Il Jobs
act era suo, Renzi lo ha realizzato; la riforma del Senato è la

Il divorzio
«La rottura è stato
un grave errore dovuto
al tasso di follia che c’è
tra le fila di Forza Italia»

sua».
Però con Renzi ha rotto, e
in maniera piuttosto eclatante.
«Questa è una formula convenzionale dei giornali e forse
di Brunetta. Berlusconi è stato
la leva decisiva per il varo del
governo e del programma di
Renzi. Poi sì, ha avuto delle esitazioni e dei capricci sul Quirinale e sul Jobs act, ma questa è
la sua psicologia. E in ogni caso, bisogna tener presente che
Renzi ha avviato una nuova fase
generazionale dalla quale non
si tornerà indietro».
Insomma, lei ritiene che
Berlusconi avrebbe tutta la
convenienza personale ad allearsi ancora una volta con
Renzi?
«La rottura è stata un grave
errore dovuto a un tasso di demenza e follia che c’è in Forza
Italia, nel suo personale di
quarta fila che non ha il senso
della politica. Se Renzi fallisse,
Berlusconi sarebbe marginalizzato a un 10 per cento residuale».
Però, se andasse a una nuova conciliazione, Silvio Berlusconi apparirebbe ben ondivago: insieme, anzi no, anzi
sì…
«Ma Berlusconi è ondivago,
è incerto di natura, ha molte
paure. Però ha una funzione
storica, dopo aver riformato la
destra in senso liberale, lo ha
fatto anche con la sinistra».
In che rapporti siete ultimamente con Berlusconi? Vi
parlate, vi vedete spesso?
«Rapporti di amicizia e simpatia, ma sono meno interno
alla corte. No, ultimamente
non ci vediamo molto, saranno
circa sei mesi che non ci incontriamo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi è

● Giuliano
Ferrara,
63 anni,
giornalista
e politico
● Dopo aver
partecipato
al movimento
studentesco fa
attività politica
nel Pci
● Fra il 1989 e
il 1994 è
parlamentare
europeo del Psi
● È stato
ministro dei
Rapporti col
Parlamento
nel governo
Berlusconi I
● Nel 1996
fonda il Foglio
di cui è stato
direttore fino al
gennaio 2015

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

POLITICA

13
#



Voglio
anch’io la
fine del
bicameralismo. Ma
non un
Senato né
carne né
pesce, non
uno
squilibrio di
poteri che è
puro buon
senso
sanare.
Va fatto un
accordo
serio



Se a tutto
questo
rispondi che
distruggo la
sinistra, che
sono un
parassita, io
non credo
di avere le
parole per
replicare.
Spero solo
tu non sia
proprio nel
giusto. Però
ti voglio
bene lo
stesso

ROMA «Continuiamo così, facciamoci del male...», direbbe
Nanni Moretti, uno che di tormenti della sinistra se ne intende. E Gianni Cuperlo, un po’
con lo stesso spirito, chiede ai
compagni di smetterla di tirarsi la zappa sui piedi. Altrimenti
la scissione sarà inevitabile:
«Io temo che senza un ascolto
vero, senza stima reciproca,
con campagne dal sapore denigratorio che sono più facili da
supportare per chi di più potere dispone, ci si possa trovare
distanti o separati senza neppure dirselo. Ma a quel punto,
qualcuno potrà dire d’aver vinto?».
Per due giorni l’ex sfidante di
Renzi alle primarie ha incassato colpi sotto la cintura dal vignettista Sergio Staino — amatissimo dalle «base» Pd — il
quale lo ha tratteggiato come il
più triste dei suoi personaggi,
un «estremista disperato», arrogante e anche politicamente
scorretto. Con una lettera sull’Unità Staino ha imputato all’«amico» Cuperlo un atteggiamento «assurdo e fuori dalla
storia del Pd», lo ha accusato di
voler uccidere la sinistra con
una «strategia suicida» che farà vincere Grillo o Salvini e infine, su Repubblica, lo ha ritratto
«al guinzaglio di D’Alema».
Cuperlo, fenomenale incassatore, ci ha pensato su due
giorni, poi ha buttato giù 200
righe di risposta, pubblicate
oggi sul quotidiano fondato da
Gramsci e diretto da Erasmo
D’Angelis: «Caro Sergio, non
sono di gomma. Linguaggio e
asprezza del giudizio lasciano
il segno...». Ma l’amicizia, promette il già presidente del Pd
renziano, «malgrado tutto»
non brucerà tra le fiamme di
questo carteggio: «Se l’occasione serve a chiarire degli snodi è
giusto farlo, ciascuno per come
sa e come vuole». Toni prudenti e garbati, com’è nello stile del
deputato triestino, che però a
Staino deve aver mandato qualche sms di troppo del tipo «se
lavori all’Unità ti sei venduto a
Renzi, sei un traditore della sinistra». Così almeno la racconta il vignettista, imputando a
Cuperlo un grosso errore di valutazione: «Considerare simili
Berlusconi e Renzi».

Il retroscena

In Aula
Gianni Cuperlo
alla Camera dei
deputati il 4
agosto 2015,
giorno del via
libera alla
fiducia sul
decreto legge
Enti locali (295
i voti favorevoli
e 129 quelli
contrari). Con
Cuperlo, da
sinistra,
Barbara
Pollastrini,
Roberto
Speranza,
Alfredo
D’Attorre e
Stefano
Fassina (foto
Ansa)

L’amarezza di Cuperlo:
rischiamo di separarci
senza neppure dircelo
La risposta a Staino: no a campagne denigratorie
La lettera
Sull’Unità
di domenica
Sergio Staino
ha attaccato
la minoranza
pd e uno
dei suoi leader,
Gianni Cuperlo,
che aveva
sostenuto
nella corsa
alla segreteria

Il leader di Sinistra Dem non
ci sta, assicura di non aver mai
paragonato il capo del governo
all’uomo di Arcore, smentisce
di considerare Renzi un abusivo al Nazareno e prova a volare
alto: «Il mio problema non è
far cadere il governo che sostengo, ma quale Paese abbiamo in mente». E quale Pd.
Quello di Cuperlo è un partito
di sinistra che abbia «più radicalità e coraggio» e metta in cima all’agenda «un pacchetto di

misure sulla cittadinanza, una
forma di reddito minimo e
contrasto universale alla povertà, una legge non bislacca sulle
unioni civili» e via elencando.
Quanto alla riforma costituzionale sui cui rischiano di
naufragare sia il Pd che il governo, Cuperlo scrive di volere
anche lui la fine del bicameralismo. Ma non «un Senato né
carne né pesce», non uno
«squilibrio di poteri che è puro
buon senso sanare». E qui, in

nome della democrazia italiana, propone di stringere «un
accordo serio» e andare avanti
spediti. La mediazione sul listino non lo convince, eppure Cuperlo propone al premier di
«lavorare assieme» e «costruire quel centrosinistra unitario
che vince dalle prossime Amministrative». Solo così il Pd
potrà recuperare la «fiducia di
tanti», la stessa fiducia che
Staino ritiene perduta per colpa della minoranza: «Questa
Sinistra Dem ci sta veramente
scassando i co... Non vi sopporta più nessuno».
Un altro avrebbe reagito male. Cuperlo invece trova una
chiusa persino affettuosa nei
confronti dell’«amico» Sergio:
«Certo, se a tutto questo tu rispondi che distruggo la sinistra, che sto sulle palle al mondo e sono un parassita narciso
e presuntuoso, io non credo di
avere le parole per replicare.
Spero solo tu non sia proprio
nel giusto... Però ti voglio bene
lo stesso. Gianni».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La tela dei verdiniani per allargare la maggioranza
D’Anna: noi ci siamo. Il tentativo di coinvolgere Bondi e Repetti e le senatrici tosiane

«Scusi, ma secondo lei
noi ce ne stiamo con le mani in
mano?». Erano usciti da Forza
Italia con l’obiettivo di aiutare il
governo di Matteo Renzi a blindarsi nell’Aula aritmeticamente pericolante di Palazzo Madama. E questo lavoro vogliono
farlo fino in fondo.
Per questo, dall’ultimo fine
settimana, i fedelissimi di Denis Verdini si sono messi a lavoro per tentare di dare una maggioranza solida alla soluzione
escogitata dal Pd sul caos riforme, e quindi a quell’emendamento Finocchiaro-Zanda che
punta a trasformare il Senato in
una Camera semielettiva. FI
chiude a ogni trattativa? Raffaele Fitto prova a tenere lontani i
suoi da qualsiasi accordo, mettendo a verbale che «per noi il
Senato o è abolito o è elettivo»?
Ed eccoli, i verdiniani che entrano in azione.
Vincenzo D’Anna, che della
pattuglia è uno degli uominichiave, lo dice senza troppi giri
di parole. «A noi continua a in-

ROMA

Chi sono

● Patrizia
Bisinella
(in alto), 45,
anni, senatrice
dal 2013. Eletta
con la Lega, ora
è nel Misto
● Emanuela
Munerato
(sopra), 49
anni, senatrice
dal 2013: ex
Lega ora Misto

teressare ogni soluzione che
tenga lontano Renzi dalla minoranza pd, che protegga il
premier dall’abbraccio con la
sinistra», sussurra il senatore
campano. E se questa soluzione passa attraverso l’emendamento sul Senato semielettivo,
«allora ci muoveremo anche su
questo».
I contatti sono già stati avviati. Tanto per fare qualche
esempio, tra i parlamentari
«corteggiabili» c’è innanzitutto

la coppia formata da Manuela
Repetti e Sandro Bondi, che
tramite la prima ha più volte
fatto sapere di voler collaborare all’approvazione delle riforme. E poi c’è il terzetto di ex leghiste formato da Patrizia Bisinella, Emanuela Munerato e
Raffaella Bellot, vicino al sindaco di Verona Flavio Tosi. E c’è
anche la strada, che per ora
sembra difficile da percorrere,
di sottrarre ulteriore terreno
(leggasi, senatori) al gruppo

Interviene l’elisoccorso, accertamenti a Grosseto

Malore per Matteoli all’isola di Capraia
Malore all’isola di Capraia per Altero Matteoli. L’ex ministro è
stato trasportato in elisoccorso per problemi cardiaci
all’ospedale di Grosseto per accertamenti. Secondo i primi
risultati, le condizioni di Matteoli non sarebbero preoccupanti.
Matteoli ha accusato forti dolori al petto mentre si trovava in
barca ed è partita subito la telefonata al 118. Vista l’impossibilità
in quel momento di trasportarlo all’ospedale di Livorno è stato
richiesto l’intervento dell’elisoccorso per il 74enne parlamentare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

dei fittiani. Nonostante le voci
di contatti con alcuni pezzi della maggioranza (su Fitto in persona è in corso un pressing del
suo vecchio amico Fabrizio Cicchitto, oggi alfaniano), l’eurodeputato sembra chiudere a
ogni dialogo. «Per noi la via
maestra è l’abolizione del Senato. Oppure, in alternativa, c’è
un Senato pienamente elettivo». Per l’ex governatore della
Puglia, insomma, non ci sono
possibili vie di mezzo. Però, tra
i suoi, c’è chi — in prospettiva
— non esclude nulla. Come la
capogruppo a Palazzo Madama, Cinzia Bonfrisco: «Noi siamo pronti a ragionare su tutto
se la maggioranza è pronta a
discutere con noi sui temi che
riguardano la vita delle persone. Esempi? L’accorpamento
delle Regioni, l’elezione diretta
del presidente della Repubblica a partire dal quinto scrutinio… Sono pronti a questo passo?».
La strada della maggioranza,
nonostante i proclami di Renzi,

10
senatori
fanno parte
del gruppo
parlamentare
di Verdini

4
deputati
verdiniani
hanno votato
la riforma
della scuola

sembra tutta in salita. Impossibile, almeno per ora, blindare
oltre ogni ragionevole dubbio
la riforma del Senato. Ed è forse per questo che, tra i sostenitori del governo che stanno
nella zona grigia del centrismo,
c’è chi è pronto a suggerire al
premier un piano B. Come Paolo Naccarato, senatore del
Gruppo autonomie e libertà.
«Il 90 per cento della riforma, a
cominciare dal superamento
del bicameralismo perfetto, è
ormai intoccabile. E Renzi, insieme alla Boschi, ha già messo
un piede nella storia di questo
Paese», dice il parlamentare.
Da qui l’idea: «Perché intignarsi anche sul Senato elettivo o
meno? Meglio rimettersi alla
volontà dell’Aula…». Una strada, questa, che i renziani ortodossi vogliono percorrere solo
come extrema ratio. E solo se
falliranno i tentativi dei verdiniani di allargare la maggioranza. Ulteriormente.
Tommaso Labate
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

POLITICA

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Scuola, l’offensiva dei sindacati
A Firenze a rischio il primo giorno

● Il personaggio

Fissata assemblea di quattro ore di Cgil e Cisl. La Uil si smarca: è una data sbagliata
MILANO La battaglia contro la
«Buona scuola» di Renzi rischia di travolgere anche le regole non scritte della sacralità
dei riti: il primo giorno di scuola i cancelli potrebbero restare
chiusi per «assemblea sindacale». Ad alzare il livello dello
scontro, così come anticipato
dal Corriere Fiorentino, sono i
sindacati locali della scuola
(Flc Cgil, Cisl scuola, Snals, Gilda e Cobas) che hanno annunciato con un volantino un’assemblea dei docenti e degli Ata
(ausiliari tecnici e amministrativi) per il 15 settembre, dalle 8
alle 12, di fatto boicottando
l’inizio dell’anno scolastico. Un
affronto al premier nella sua
città? «No, Firenze non è un
simbolo — assicura Alessandro Rapezzi, segretario regionale Cgil Toscana — l’assemblea è solo uno strumento. La
riforma è stata frettolosa e ha
prodotto una serie di incongruenze: solo a Firenze, su
8.000 posti vuoti, 3.500 saranno occupati con stabilizzazioni, per il resto supplenze. Se
l’assemblea del primo giorno
di scuola fa parlare dei problemi, ben venga».
L’assemblea di 4 ore è in effetti una prerogativa delle sigle
sindacali del capoluogo toscano visto che nel resto d’Italia il
massimo previsto è 3: ma il vero rischio è che la forma di protesta possa allargarsi alle altre
città, rinviando di fatto il primo
giorno di lezioni. «È solo una
delle tante iniziative — minimizza il segretario nazionale
Cgil scuola Mimmo Pantaleo
—. L’11 settembre avremo un
incontro con le Rsu per stabilire le diverse forme di mobilitazione, ma non cambia niente
rispetto a quanto avevamo già
annunciato: la riforma fa acqua
da tutte le parti e noi non ci fermiamo». Sulla stessa linea
Francesco Scrima, Cisl scuola:
«L’iniziativa fiorentina fa capo
all’autonomia territoriale, ma
al di là delle singole iniziative
noi proseguiamo su due fronti:
la vertenza sindacale e quella
giudiziale». Almeno tre i punti
su cui potrebbe essere presentato un ricorso collettivo: il pia-

La vicenda
● Il 9 luglio la
riforma della
scuola varata
dal governo
Renzi ha
ricevuto l’ok
della Camera (il
testo è passato
con 277 sì, 173
no e 4 astenuti)

L’ex pm di Bari
Digeronimo
e le «chiamate»
della politica

In Trentino e in Alto Adige da
tempo il corpo degli Schützen
pianta delle croci in memoria
dei tiratori scelti tirolesi caduti
durante la Grande guerra.
L’iniziativa, che ricorda i morti
di parte austriaca sull’ex fronte
delle Dolomiti, suscita spesso
polemiche. L’ultima riguarda il
vicecoordinatore trentino di
Forza Italia Aldo Rossi che si è
dimesso: «Le autorità — ha
scritto — hanno assistito
senza reagire all’azione di chi
infanga la memoria dei
650.000 soldati italiani morti
sul fronte austroungarico della
prima guerra mondiale».
Di tutt’altro tenore
l’atteggiamento del sindaco pd
di Bolzano Luigi Spagnolli che
ha anche partecipato a una
delle cerimonie: «Gli Schützen
affermano il proprio diritto al
ricordo senza offendere
nessuno».

MILANO «Ci sto pensando,
anche per rispetto nei
confronti di chi mi ha
rivolto la richiesta». Desirée
Digeronimo (nella foto), ex
pm antimafia della procura
di Bari, potrebbe riprovarci
con la politica. La richiesta
arriva dal sindaco di
Altamura, Giacinto Forte,
ex Italia dei valori, a capo di
una lista civica sostenuta da
fittiani e Fratelli d’Italia:
vorrebbe il magistrato
come suo vice. Alle ultime
Regionali Digeronimo
invece era stata candidata
(ma non eletta) con il
centrosinistra, in una lista a
sostegno di Michele
Emiliano: «Per me il colore
delle amministrazioni non
conta — risponde —, conta
quello che si può fare per la
comunità». La politica —
per il magistrato che in
passato ha indagato anche
sull’ex presidente della
Regione Vendola e
sull’attuale primo cittadino
di Bari Decaro — è una
tentazione: nel 2014 si
candidò senza successo a
sindaco del capoluogo
pugliese (e per sette voti,
dopo un ricorso, rimase
fuori anche dal consiglio
comunale): «L’impegno
civico è necessario — dice
— . Così come i cittadini
hanno diritto ad avere una
magistratura lontana dalla
politica, i magistrati hanno
diritto di partecipare alla
politica». Al magistrato
Digeronimo finora il
passaggio non è riuscito:
«Continuo a fare il mio
lavoro alla procura di Roma
(dove fu trasferita dal Csm
per incompatibilità
ambientale, ndr) ma penso
che in questo momento, a
prescindere da me, tutte le
energie migliori
dovrebbero impegnarsi».
A suo tempo fu criticata per
la commistione tra il suo
ruolo e le aspirazioni
politiche: «Legittimo,
ognuno la pensi come
vuole. Per noi magistrati il
compito è applicare le
regole, ma se queste regole
le vuoi cambiare, devi fare
politica». Dopo il flop alle
Regionali — «sono un po’
delusa, ho combattuto a
mani nude contro
macchine da preferenze
spesso inquinate» — ora
c’è la proposta del primo
cittadino di Altamura: «Una
richiesta accorata, da un
territorio che conosco
molto bene anche per le
mie inchieste». La
telefonata all’ex pm è
arrivata dopo la morte, a
giugno, di un ragazzo che
era rimasto ferito in un
attentato realizzato da uno
dei clan della zona. «Il
sindaco mi ha chiesto di
dare un contributo per la
legalità: per il momento
non ho accettato, ma
neanche rifiutato. Per
rispetto nei suoi
confronti».
Massimo Rebotti

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Il ricordo della Grande guerra

Lite sugli Schützen
A Trento si dimette
vicecoordinatore FI

La protesta
Lo scorso 8
giugno si
riunisce la
direzione del
Pd e un gruppo
di insegnanti
organizza al
Nazareno una
protesta contro
la riforma della
scuola

no di assunzioni, nella parte in
cui non prende in considerazione i precari con 36 mesi di
servizio non inseriti nelle Graduatorie a esaurimento; i 200
milioni al merito, una retribuzione che incide sul salario ma
senza passare dalla contrattazione nazionale; e il comitato
di valutazione, che include anche genitori e studenti. Ma se
questa strada è condivisa da
tutti e tre i sindacati confederali, il fronte — finora compatto
— rischia di incrinarsi proprio
sull’iniziativa fiorentina: «Il
primo giorno di scuola è sacro,
è il giorno dell’accoglienza —
si smarca il segretario della Uil
Pino Turi —. Noi non abbiamo
aderito a quest’iniziativa per-

ché non abbiamo come controparte gli studenti e le famiglie.
Non è questo il modo di esprimere il dissenso alla riforma».
Un modo potenzialmente
esplosivo, dunque, e da tanti
punti di vista: lo strumento di
protesta è stato già utilizzato,
sempre per bloccare il primo
giorno di scuola, nel 2010 sempre a Firenze, scatenando la reazione dell’ufficio scolastico

Il sottosegretario
Toccafondi: non
bloccheremo la
protesta, ma è tutto
sproporzionato

regionale e del prefetto. Uno
scenario che potrebbe ripetersi, con un braccio di ferro sindacati-governo? «No, io sono
assolutamente per la tutela dei
diritti sindacali e quindi non
bloccheremo alcuna forma di
protesta — assicura Gabriele
Toccafondi, sottosegretario
fiorentino all’Istruzione, di Ncd
—. Ma secondo me è tutto
sproporzionato. Ce l’hanno col
governo, non con la riforma:
una parte della sinistra, insieme ai sindacati, sta giocando
una partita politica sulla scuola, sui ragazzi: e questo è rischioso».
Valentina Santarpia
@ValentinaSant18
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Insegnanti,
sindacati e
studenti hanno
dato battaglia
contro la legge
per tutto l’iter
parlamentare:
il 5 maggio una
manifestazione
nazionale ha
visto la
presenza di
500 mila
persone
● Nel mirino di
docenti e allievi
le norme
sull’assunzione
di 100 mila
precari e sui
maggiori poteri
concessi ai
presidi

16

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Esteri

Italia e India muro contro muro
Aspro confronto tra le parti al Tribunale di Amburgo per la prima udienza sul caso dei due marò
I legali di Roma chiedono misure urgenti per la libertà, New Delhi nega che ci sia emergenza

● Massimiliano
Latorre (foto
sopra). Dopo
l’attacco di
ischemia nel
settembre
scorso, il
rientro in Italia
per le cure
(prorogato fino
a inizio 2016)

DAL NOSTRO INVIATO
AMBURGO La relazione gatto-topo, che nel caso dei due marò
ha funzionato per tre anni e
mezzo, è ufficialmente terminata ieri ad Amburgo, in
un’udienza davanti al Tribunale internazionale per la legge
del mare (Itlos). Ora, il rapporto non è più a due, tra l’India,
nella parte del felino, e l’Italia,
nella parte della preda: è una
questione discussa di fronte
alla comunità internazionale.
L’udienza è stata un momento
alto: l’inizio di un confronto
giudiziario che continuerà a
lungo tra Delhi e Roma ma che
ha già mostrato i caratteri di
un contenzioso rilevante non
solo per Salvatore Girone e
Massimiliano Latorre ma anche per le regole che sottostanno all’attività antipirateria
sui mari e per la rilevanza dell’Italia nella comunità globale
di fronte a un caso di notevole
rilievo.
Quella in corso — ieri e oggi
— davanti ai 22 giudici dell’Itlos, tutti presenti, è
un’udienza che deve stabilire
misure provvisorie nei confronti dei due militari italiani
prima che la Corte arbitrale internazionale dell’Aja si esprima sull’arbitrato intentato da
Roma lo scorso 26 giugno.
In quell’occasione, l’Italia ha
sollevato la questione della
giurisdizione, ha cioè chiesto
che un collegio di arbitri decida se Girone e Latorre debbano essere processati in India o
in Italia (o altrove) per l’accusa
di avere ucciso, mentre erano
in missione antipirateria sulla
nave di bandiera italiana Enri-

Tribunale
Un’immagine
dell’aula dove si
è tenuta la prima
udienza, ieri, ad
Amburgo,
presso il
Tribunale del
mare (Itlos)

ca Lexie, due pescatori indiani
il 15 febbraio 2012. Dal momento che l’arbitrato prenderà
tempo, Roma chiede al Tribunale di Amburgo di imporre
all’India due misure provvisorie, valide fino al termine dell’arbitrato: che non prenda alcuna misura contro Girone e
Latorre e termini di esercitare
ogni giurisdizione sul caso; e
che dia la piena libertà ai due
marò, concedendo a Girone,
oggi a Delhi, di tornare in Italia
e a Latorre, in convalescenza a

casa, di rimanervi.
L’udienza è tra due Paesi
amici che però hanno un forte
contenzioso aperto e che, su
iniziativa italiana, ora lo devono risolvere sulla base della
legge, dal momento che le
trattative diplomatiche sono
fallite.
Risultato: ieri, il confronto è
stato netto, anche duro. Con i
team legali delle due parti —
composti da alcuni degli avvocati internazionali più prestigiosi — in campo con un ven-

La guida del team indiano

Alain Pellet, il francese intellettuale
che ama le sottigliezze della legge

Principe del
foro
Sir Daniel
Bethlehem, 55
anni, avvocato
inglese di fama
internazionale

DALLA NOSTRA INVIATA

DALLA NOSTRA INVIATA

BRUXELLES È nato a Londra ma è cresciuto in

BRUXELLES Battaglia anglo-francese nell’aula del

Sudafrica. Ama il trekking e le immersioni, ha
scalato l’Everest e i ghiacciai della Patagonia. Le
grandi imprese non lo impressionano. Sir
Daniel Bethlehem, 55 anni, è l’avvocato che
guida la squadra legale mandata dal governo
italiano a salvare i due marò. Un principe del
Foro che si è fatto le ossa lavorando per Stati,
multinazionali e Ong. Studi in Scienze politiche
e Relazioni internazionali a Johannesburg,
perfezionamento in Legge tra Bristol e
Cambridge, ha partecipato a procedimenti dalla
Corte internazionale di Giustizia dell’Onu al
Tribunale per il diritto del mare di Amburgo,
dal Wto alla Corte europea dei diritti umani.
Sempre picchiando duro. Esperto di procedure
arbitrali e contenziosi tra Stati, dal 2006 al 2011
ha diretto il Servizio Affari giuridici del
ministero degli Esteri britannico. Il suo studio
legale ha sede a Londra, uffici a Singapore.
Maria Serena Natale

Tribunale di Amburgo. Il team indiano
chiamato ad affondare le richieste italiane è
capitanato dall’avvocato Alain Pellet, 68 anni,
parigino doc. Tanto Sir Bethlehem è uomo
d’azione quanto il professor Pellet incarna
l’intellettuale puro affascinato dalle sottigliezze
della legge. Docente universitario, ex presidente
della Commissione di diritto internazionale
(l’organo sussidiario permanente dell’Onu), nei
suoi studi ha approfondito il rapporto di forza
tra sovranità e comunità intorno al quale ruota
il diritto internazionale contemporaneo.
Comunità intesa come luogo di formazione di
regole sottratte alla volontà statale. Sovranità
come soggetto centrale e strutturante
dell’ordine mondiale. Nella tensione tra i due
poli emerge l’oggettiva responsabilità
internazionale. La parola passa ai giudici di
Amburgo.
M. S. Na.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
PRESIDENTE

Maurizio Costa
AMMINISTRATORE DELEGATO

VICEDIRETTORE VICARIO

Pietro Scott Jovane

Barbara Stefanelli

CONSIGLIERI

VICEDIRETTORI

Daniele Manca
Antonio Polito (ROMA)
Venanzio Postiglione
Giampaolo Tucci

Gerardo Braggiotti, Laura Cioli, Paolo Colonna,
Teresa Cremisi, Dario Frigerio,
Tom Mockridge, Stefano Simontacchi
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA

Alessandro Bompieri

Intellettuale
Alain Pellet, 68
anni, parigino,
avvocato e
professore.
Ha lavorato
all’Onu

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Verso il verdetto
I 22 giudici dell’Itlos
devono stabilire misure
provvisorie nei
confronti dei due marò

Il giudizio
Le conclusioni saranno
rilevanti per le regole
che sottostanno
all’attività antipirateria

Sir Bethlehem, il britannico
che ha scalato anche l’Everest

© RIPRODUZIONE RISERVATA

all’arbitrato che si terrà tra
qualche mese, dal momento
che l’India sta continuando a
esercitare la giurisdizione sul
caso e continuerebbe a farlo.
Gli avvocati di parte indiana
Alain Pellet e Rodman Bundy
hanno mirato i loro interventi
proprio per negare l’esistenza
di questa urgenza, data la situazione non diversa da uno o
due anni fa, quando l’Italia
non chiedeva né arbitrato né
misure provvisorie.
Hanno sottolineato che a loro avviso l’improvvisa richiesta di arbitrato sulla giurisdizione è in contraddizione con i
comportamenti passati di parte italiana. E hanno sostenuto
che il Tribunale di Amburgo
non può giudicare il caso in
quanto l’Italia non ha portato a
termine tutti i passaggi legali
che la legislazione indiana
consente. Oggi nuova udienza,
il giudizio probabilmente tra
due o tre settimane.
Danilo Taino
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© 2015 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI

Luciano Fontana

● Salvatore
Girone (foto
sotto). Per lui,
l’Italia ha
chiesto al
Tribunale del
mare di
Amburgo che
possa tornare
in Italia

La guida del team italiano

FONDATO NEL 1876

DIRETTORE RESPONSABILE

taglio di argomentazioni giuridiche di prima grandezza. Il
verdetto del Tribunale di Amburgo sarà importante: se passasse la posizione italiana, l’India perderebbe la posizione di
vantaggio data dal detenere
(in libertà provvisoria) i due
marò; se passasse la posizione
indiana e restasse lo status
quo, sarebbe l’Italia a presentarsi all’arbitrato in posizione
di debolezza.
I legali messi in campo da
Roma, guidati da Sir Daniel

Bethlehem, hanno sostenuto
che, sin dall’inizio della vicenda, l’India ha agito con coercizione nei confronti della nave
Enrica Lexie e dei marò.
Hanno ricordato i tentativi
di Roma per trovare una soluzione legale, respinti dagli indiani, e le «strenue» iniziative
diplomatiche bloccate da
Delhi. «L’Italia ha rivoltato
ogni pietra», ha detto Sir Daniel. Che ha anche accusato
l’India di essere «economica
con la realtà» quando in una
memoria scritta ha ricostruito
a suo modo i continui rinvii e
il fatto che contro Girone e Latorre non siano ancora stati
formulati capi di imputazione
a tre anni e mezzo dall’incidente.
Soprattutto, il team italiano
ha sostenuto che le misure di
libertà per i due marò sono
«urgenti» in quanto il contrario rappresenterebbe un
«danno irreparabile» di fronte

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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

ESTERI

17
#

200

dimostranti
hanno sfilato a St. Louis, dalla Christ Church
Cathedral al palazzo di giustizia a un anno di
distanza dalla morte di Michael Brown

4,5

minuti di silenzio

Da New York
a Cincinnati
Un anno
di violenze

Un anno dopo

Eric Garner

Il 9 agosto 2014 Michael
Brown fu ucciso da un
agente a Ferguson, in
Missouri. 12 mesi dopo la
gente è scesa in strada
per ricordare Brown.
Domenica notte c’è stato
uno scontro a fuoco: ad
avere la peggio Tyrone
Harris, afroamericano di
18 anni, ora in condizioni
critiche (foto Ap)

Il 17 luglio 2014 a Staten
Island, New York, Eric
Garner è accusato da
alcuni agenti di polizia di
vendere sigarette di
contrabbando. Durante
l’arresto, un poliziotto
stringe il collo di Garner,
soffocandolo. Le sue
ultime parole: «I can’t
breathe», non riesco a
respirare

nella veglia di domenica, in memoria di Michael
Brown. Tanti quanti le 4,5 ore in cui il corpo del
ragazzo è rimasto sulla strada dopo i colpi ricevuti

250

mila dollari
La cauzione stabilita per il 18enne Tyrone Harris,
arrestato durante la dimostrazione per Brown e
ferito dalla polizia. È in condizioni critiche

Scontri dopo
la celebrazione
in ricordo
di Brown. Un
altro ragazzo
disarmato ucciso
a Indianapolis

Torna alta la tensione razziale in America
Sparatorie e stato d’emergenza a Ferguson
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK Sparatorie, feriti e di
nuovo lo stato d’emergenza
proclamato a Ferguson, mentre a Indianapolis gli agenti uccidono un altro nero disarmato: un ragazzino di 15 anni che
non si era fermato a uno stop.
C’era voluto un anno per riportare un po’ di normalità a
Ferguson dopo le violenze, i
saccheggi e i roghi di agosto e
novembre dell’anno scorso. Ad
agosto il poliziotto Darren Wilson uccise Michael Brown, un
ragazzo di 18 anni, disarmato,
che aveva commesso un furto e
si era ribellato a un controllo.
Dalle proteste iniziate quel
giorno è nato il movimento
«Black lives matter», ma allora
tra i manifestanti si mescolarono anche delinquenti comuni
che misero a ferro e fuoco la
cittadina. Violenze che si sono
ripetute a novembre quando
l’agente è stato assolto da un
«grand jury».
Come nelle proteste di un
anno fa, anche domenica sera,
nella manifestazione pacifica
organizzata per commemorare
il primo anniversario della
morte di Brown, si sono infilati
teppisti e provocatori entrati in
azione quando nel ghetto nero
alla periferia di St.Louis, in
Missouri, sono calate le tenebre. Sembrava che fosse filato
tutto liscio e il capo della polizia di St.Louis, l’afroamericano
John Belmar, stava manifestando la sua soddisfazione per una
giornata di proteste pacifiche
quando, proprio davanti a lui e
alle telecamere della Cnn, è iniziata la sparatoria che si è conclusa col ferimento di un ragazzo che ora versa in gravi condizioni: la polizia ritiene che sia
stato uno dei protagonisti di un
conflitto a fuoco tra gruppi rivali. Poi, inseguito da una «civetta» della polizia con a bordo
quattro agenti in borghese, il
ragazzo ha sparato anche contro di loro. I poliziotti hanno

reagito colpendolo più volte.
La dinamica degli incidenti
di ieri non ha nulla a che vedere
con gli abusi della polizia denunciati in passato: gli agenti,
che ora hanno un capo nero, si
erano limitati a tenere sotto
controllo la situazione durante
la manifestazione guidata dal
padre di Michael Brown. Un
corteo pacifico concluso con
una funzione religiosa. Ma
quando è calata la notte sono
tornati i saccheggi. Poi, improvvisa, la sparatoria davanti a
un negozio. Il fuggitivo, raggiunto dagli agenti in borghese, ha fatto fuoco anche contro
di loro. Vicino al suo corpo, ha



Nel ghetto nero
Nella manifestazione
pacifica si sono infilati
teppisti e provocatori,
come l’anno scorso

Far West a St. Louis
Un giovane ferito
gravemente. «Aveva
aperto il fuoco contro
gli agenti in borghese»

detto il capo della polizia, è stata trovata una pistola: una 9
millimetri Sig Sauer, rubata.
Il sovrintendente Belmar
non ha rivelato l’identità del ferito, ma a farlo ci ha pensato il
padre del ragazzo, Tyrone Harris, secondo il quale il figlio
(che è stato operato e rimane in
condizioni molto gravi) non ha
sparato e non era armato. Tyrone Junior era un amico e un
compagno di scuola di Michael
Brown. La dinamica e le immagini stavolta però sembrano assolvere gli agenti. Del resto domenica Ferguson ha vissuto
una notte di guerriglia: dopo la
sparatoria e i saccheggi di mez-

Determinati Hanno sfidato anche la pioggia i dimostranti che hanno sfilato a Ferguson in ricordo di Brown (Afp)

zanotte, alle tre del mattino
due ragazzi sono rimasti feriti
dai colpi sparati da un’auto che
passava in corsa: colpiti al petto e alle braccia, non sono in
pericolo di vita.
La polizia non può certo rinunciare a presidiare un luogo
così pericoloso. A novembre,
dopo la notte dei saccheggi e
degli incendi dolosi, gli agenti,
che si erano ritirati, furono accusati di non aver protetto i cittadini. A riportare l’ordine arrivarono i soldati della Guardia
Nazionale. Da allora le cose sono cambiate in città: con la ricostruzione è ripreso il dialogo
tra le istituzioni e la comunità
nera. Ma, nonostante tutti gli
sforzi di riconciliazione, tra le
forze dell’ordine e la gente di
Ferguson la sfiducia deve essere ancora profonda: molti attivisti hanno contestato il ricorso ad agenti in borghese che
non avevano una «body camera» a riprendere la loro azione.
La polizia, però, rivendica il diritto di mandare anche «detective» in borghese tra la folla a
protezione degli agenti in divisa che in queste manifestazioni
vengono spesso insultati e provocati per ore.
Fatto sta che gli animi si sono incendiati di nuovo. La manifestazione di disobbedienza
civile organizzata ieri in pieno
giorno davanti al tribunale di St
Louis, ha portato a numerosi
arresti. Con la tensione di nuovo in aumento e il timore di
un’altra notte di fuoco a Ferguson. Lo stato d’emergenza riporta la città ai suoi giorni più
bui.
Massimo Gaggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La violenza oscura ogni messaggio
di pace, e mette la comunità e gli agenti che cercano
di proteggerla in pericolo
Loretta Lynch, ministro della Giustizia Usa

Michael Brown
Il 18 enne Michael Brown resta
ucciso per i colpi di pistola
sparati dall’agente Darren
Wilson a Ferguson, sobborgo di
St. Louis, Missouri. È la sera del
9 agosto 2014

Walter Scott
È il 4 aprile 2015. Il 50enne
Walter Scott, fermato in auto,
fugge a piedi per North
Charleston, nel South Carolina.
L’agente Michael Slager lo
insegue e gli spara alle spalle

Sandra Bland
Alla guida di un auto, è fatta
accostare da un agente il 10
luglio 2015 a Prairie View, in
Texas. Viene arrestata e, tre
giorni dopo, trovata morta
nella sua cella per asfissia

Samuel DuBose
Fermato in auto il 19 luglio
2015 dall’agente Raymond
Tensing a Cincinnati, in Ohio.
Dopo un colloquio, il poliziotto
gli spara. Il fatto è ripreso dalla
«bodycam» dell’agente

18

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

ESTERI

#

Ondata di attentati in Turchia: 9 morti
Il governo apre la caccia ai mandanti

● Il commento
Da bastione
di stabilità
a fulcro
del disordine

Doppio attacco a Istanbul. Due terroriste sparano contro il consolato americano

di Antonio Ferrari

Chi sono
● Il PartitoFronte
rivoluzionario
di liberazione
del popolo
(DHKP-C) è
un’organizzazi
one turca di
ispirazione
marxistaleninista
considerata
fuorilegge in
Turchia come
nell’Unione
Europea e negli
Stati Uniti

Il premier turco Ahmet Davutoglu ha affermato: qualcuno ha deciso di premere il pulsante per dare l’ordine d’attacco. Ha ragione. Il problema è
capire chi lo abbia schiacciato,
visto che in Turchia non tutto è
quello che sembra. Restano le
vittime della violenza politica
che ha sconvolto nelle ultime
ore il Paese: almeno 9, tra militanti e agenti. Una conferma
della fragilità di uno Stato perennemente al fronte. Ha la
guerra in casa — quella decennale con i curdi — e l’altra sui
confini meridionali, con Siria e
Iraq.
Il primo colpo di questo
giorno di sangue lo hanno tirato due terroriste del movimento di estrema sinistra DHKP-C
lanciatesi all’assalto di un bersaglio eccellente. La coppia ha
aperto il fuoco contro il consolato degli Stati Uniti a Istanbul,
poi si è data alla fuga. Qualche
ora dopo una delle protagoniste è stata catturata dalla polizia. Il suo nome è Hatice Asik,
51 anni, nome di battaglia Hulya, uscita l’8 luglio da una prigione dove era detenuta per

Testimoni
Affacciati alle
finestre rotte
dall’esplosione
che ha colpito
la stazione di
polizia a Istanbul

to matrimonio di interesse dove l’ideologia rivoluzionaria del
DHKP-C si è sovrapposta ad altri giochi, compresi quelli degli
apparati di intelligence turchi.
E del resto sempre questa fazione ha attaccato nel 2013
l’ambasciata degli Usa in Turchia usando un kamikaze.
Un altro attentatore (forse
suicida) ha fatto esplodere un
veicolo nei pressi di un posto di
polizia a Istanbul. Poi alcuni

suoi complici hanno sparato
sulle squadre di soccorso. Una
battaglia chiusasi con la morte
di un agente e di alcuni militanti. L’azione, attribuita ai curdi del Pkk, è stata però rivendicata dall’Unità di difesa popolare.
Non ci sono invece dubbi
sulla matrice della trappola
nella regione di Sirnak. Quattro
poliziotti hanno perso la vita
quando il loro mezzo blindato

è stato sventrato da una carica
nascosta ai lati della strada. Per
le autorità c’è la mano dei separatisti curdi del Pkk. Così come
è stato un loro tiratore a centrare un soldato a bordo di un elicottero ancora nella zona di
Sirnak. Tutti episodi che si
sommano ad una catena di
scontri con perdite su entrambi i fronti.
Guido Olimpio

● Il gruppo
fu autore di
un’incursione
contro
l’ambasciata
statunitense
ad Ankara nel
2013, quando
un attentatore
suicida si fece
esplodere
di fronte
all’ingresso
uccidendo
un agente

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’estrema sinistra
Le donne, pronte al
suicidio, appartengono
al movimento DHKP-C
In azione anche il Pkk
IL DIBATTITO DELLE IDEE

NUOVI LINGUAGGI ARTE INCHIESTE RACCONTI

#193

Domenica
9 agosto 2015
EURO 0,50

/

Anno 5 - N. 32 (#193) Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano - Supplemento culturale settimanale da vendersi esclusivamente in abbinamento a Corriere della Sera ¤ 1,00 ¤ 0,50 + il prezzo del quotidiano. In CH Tic. Fr 1,00

aver dato ospitalità ad alcuni
estremisti. Secondo l’antiterrorismo, la donna avrebbe seguito un corso d’addestramento
ed era pronta anche a compiere
azioni suicide.
Il DHKP-C, fazione nata nel
1994 dalla costola di un’altra organizzazione, ha rivendicato
l’operazione usando termini
d’altri tempi: «La lotta continuerà fintanto che gli imperialisti e i loro complici non lasceranno il Paese e la Turchia sarà
libera dalle basi Usa». Il riferimento alla presenza americana
è un tema scontato, ma vale la
pena ricordare che sono appena arrivati a Incirlik provenienti da Aviano sei caccia statunitensi F16 che dovranno partecipare alle missioni contro lo
Stato islamico.
Sarà solo una coincidenza,
ma il piccolo movimento estremista è spesso stato coinvolto
nelle oscure trame siriane, a
volte anche attraverso i servizi
segreti di Damasco. Un contor-

Ennio Ludovico Chiggio
per il Corriere della Sera

D

a bastione di
stabilità nel
Mediterraneo
orientale, la
Turchia sta diventando il
fulcro di una preoccupante
instabilità. I sanguinosi
attentati di ieri e l’attacco al
consolato Usa di Istanbul
sono l’annuncio che nel
Paese si prepara un’estate di
fuoco, per un nugolo di
ragioni. La prima è che il
vertice turco è uscito
malconcio dalle elezioni
del 7 giugno, con il capo
dello Stato Erdogan
costretto a subire il ceffone
di un leader curdo che ha
calamitato gran parte del
voto di protesta. La seconda
ragione, se seguiamo un
ordine cronologico, è la
decisione del governo di
accogliere, seppur di
malavoglia, le pressioni
degli Usa e della Nato.
Qualcuno ha esultato,
quando Ankara ha
annunciato di aprire agli
alleati la sua base aerea di
Incirlik, dichiarando di
voler partecipare alla guerra
contro lo Stato islamico. In
realtà Erdogan, che per
oltre un anno ha
considerato l’Isis il male
minore, ha approfittato
dell’occasione per
dichiarare una «guerra
simmetrica a tutti i
terrorismi». I caccia turchi,
più che colpire le basi dei
tagliagole di Al Baghdadi,
hanno cercato di assestare
colpi mortali ai guerriglieri
del Pkk, i quali, assieme ai
combattenti curdi siriani,
sono gli unici ad affrontare
sul campo i jihadisti.
Erdogan sa bene che
colpire il Pkk significava far
saltare la tregua in atto dal
2013. E che aggiungere agli
obiettivi gli estremisti di
sinistra avrebbe provocato
una situazione di enorme
tensione, come non si
respirava in Turchia da
molti anni. Numerose
mosse dell’arrogante
presidente sembrano
incomprensibili. Tuttavia,
la decisione di attaccare a
testa bassa i curdi risponde
a una chiara strategia.
Colpire duramente coloro
che potrebbero attentare
all’integrità territoriale
della Turchia, rilanciando il
progetto autonomista che
coinvolgerebbe i curdi degli
altri Paesi (Siria, Iraq e
magari Iran), è un piano
che non dispiace ai
nazionalisti laici: di sicuro
piace alla destra
nazionalista dell’Mhp, cioè
gli ex condottieri dei lupi
grigi, e certamente anche a
componenti del partito
repubblicano del popolo,
che è pur sempre la
maggiore forza di
opposizione. E’ una partita
rischiosa, ma il neo-Sultano
Erdogan intende giocarla.
Anche perché il suo partito
islamico moderato Akp,
non avendo più la
maggioranza assoluta,
cerca alleati. E, in caso di
elezioni anticipate, spera di
recuperare consensi, specie
tra gli oltranzisti laici.
@ferriant
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

ESTERI

19
#

Fiamma Nirenstein
sarà ambasciatrice
d’Israele in Italia

tare di una parte politica sono
caratteristiche non indifferenti
nel curriculum della fiorentina
Fiamma Nirenstein. Il percorso
tra la designazione e la nomina
non è ancora completato, tuttora Israele è rappresentata in
Italia dall’ambasciatore Naor
Gilon, sarebbe inusuale se la
scelta resa nota ieri non accendesse anche discussioni. Per il
carattere della designata alla
successione è difficile considerarle un dramma. Fiamma Nirenstein non ha mai nascosto
le sue posizioni da inviata e
corrispondente da Gerusalemme per La Stampa, Il Giornale e da collaboratrice di Panorama. La sua attività più interna alla diplomazia è stata
quella di direttore dell’Istituto
italiano di cultura a Tel Aviv,

Orgoglio sionista e temperamento pugnace
Decisiva la vicinanza al premier Netanyahu
Diplomatica per natura non
lo è mai stata, ma in sintonia
con il conservatore Benjamin
Netanyahu e profondamente,
entusiasticamente e orgogliosamente sionista lo è. Fiamma
Nirenstein, giornalista, già deputata del Popolo della libertà
e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, sarà
il prossimo ambasciatore
d’Israele a Roma. «Sono commossa e felice, si tratterà della
continuazione del lavoro di
una vita», diceva ieri sera al telefono dopo aver avuto conferma della designazione quando
è scesa dall’aereo partito dall’Italia per portarla Tel Aviv,
tappa necessaria per raggiungere la casa di Gilo, Gerusalemme, affacciata su una bella
vallata. La sua intesa con Netanyahu deve essere stata avvantaggiata dal fatto che nessuno dei due ha gran che a che fare con certe cautele e certi giri
di frasi della diplomazia: due
temperamenti pugnaci, propensi alla lotta più che al negoziato.
«Amo tanto anche l’Italia, il
mio Paese natale, ma penso
che oggi come oggi combattere
contro la diffamazione di Israe-

Il profilo
● Fiamma
Nirenstein, 69
anni, è
giornalista e
scrittrice. È
stata deputata
per il Popolo
della Libertà ed
ha ricoperto il
ruolo di
vicepresidente
della
Commissione
Affari Esteri e
Comunitari
della Camera
nella XVI
Legislatura
(2008-2013).
Dal 1993 al
1994 è stata
direttrice
dell’Istituto
Italiano di
Cultura a Tel
Aviv

Il caso

di Elisabetta Rosaspina

le e per l’esaltazione del suo
magnifico attaccamento alla
democrazia, benché circondato da nemici, sia il compito primario di ogni ebreo», ci diceva
ieri sera Fiamma Nirenstein.
Più o meno negli stessi momenti il premier Netanyahu faceva diffondere una nota nella
quale elencava tra i suoi titoli
innanzitutto l’essere stata componente del Parlamento italiano, di Amici europei d’Israele e
fondatrice di Iniziativa amici di
Israele nonché l’essere stata
eletta nel 2011 presidente del
Consiglio Internazionale dei
Parlamentari ebrei.
Fu un’elezione all’unanimità. A Montecitorio e dintorni di
lei si ricorda di più la sua convergenza con Gianfranco Fini,
cominciata quando il fondatore di Alleanza nazionale per distanziarsi dalle origini missine
con radici nel fascismo preparò la prima visita in Israele. Si
ricordano i suoi scontri dialettici con Massimo D’Alema che
a sinistra ha sempre avuto ottimi rapporti con i palestinesi e
la convergenza con Franco
Frattini, diventato come Fini e
come D’Alema ministro degli
Esteri. Il periodo dell’avvicinar-

I nonni deportati
«Penso a quello che
hanno passato i miei
nonni, penso anche a
loro»

Il compito
«Combattere contro la
diffamazione di Israele
è il compito primario di
ogni ebreo»

si di Fini a Gerusalemme porta
alla mente che allora Israele
aveva un altro ambasciatore dai
modi essenziali e tutt’altro che
blandi: Ehud Gol.
Il non appartenere agli organici della diplomazia, l’avere
una doppia cittadinanza (l’israeliana l’ha presa nel maggio
2013), l’essere stata parlamen-

Ex deputata
Fiamma
Nirenstein è
stata eletta alla
Camera nel
2008 con il Pdl

nomina che spetta al ministero
degli Esteri. Netanyahu ieri ha
fatto sapere di essere stato
«colpito dal suo talento» e ha
dichiarato: «Sono convinto che
Fiamma Nirenstein porterà con
sé nel ruolo la sua considerevole esperienza politica e diplomatica e avrà successo nell’approfondire le relazioni tra Israele e Italia».
Lei, nel frattempo, non dimenticava il nonno polacco deportato nei campi di sterminio
come gran parte della sua famiglia e le persecuzioni che avevano colpito la parte italiana
dei familiari: «Penso a quello
che hanno passato i miei nonni, in questo momento penso
anche a loro».
Maurizio Caprara
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A Parigi apre la «spiaggia di Tel Aviv»
Sinistra in rivolta contro la sindaca Anne

DALLA NOSTRA INVIATA

La vicenda
● Durante una
recente visita
ufficiale
in Israele, nel
maggio scorso,
la sindaca
di Parigi, Anne
Hildalgo,
ha incontrato
il suo omologo
di Tel Aviv,
Ron Huldai
● In quella
sede, la Hidalgo
ha invitato la
città di Tel Aviv
come ospite
d’onore alla
manifestazione
Paris-Plages,
che si svolge
sulla spiaggia
che costeggia
la Senna
● Il
vicesindaco
Bruno Julliard
ha ricordato ieri
che nello
stesso viaggio
la Hidalgo
ha incontrato
le autorità
di Betlemme
e concordato
iniziative
congiunte
anche con
i palestinesi

PARIGI Nervi a fior di pelle sulle

rive della Senna in vista di «Tel
Aviv Plage», dopodomani,
quando la spiaggia parigina si
travestirà, per 12 ore, da litorale israeliano: un «foodtruck»
scodellerà hummus (crema di
ceci), tehina (crema di sesamo) e altre specialità mediorientali, un dj e vari animatori
cercheranno di ricreare l’atmosfera balneare della capitale
economica e mondana di Israele. Coral, cantante israeliana,
si esibirà durante lo spettacolo
serale.
Ma anche il livello di mobilitazione delle forze dell’ordine
contribuirà, involontariamente, a creare un clima mediorientale sotto gli ombrelloni
del ferragosto parigino. Dopo
due giorni di polemiche sempre più aggressive, in rete, alla
tivù e tra politici, sull’opportunità di questo gemellaggio, la
prefettura ha chiamato i rinforzi: trecento agenti in più militarizzeranno giovedì il lungo
Senna, tra il Pont de l’Arcole e
il Pont de Notre-Dame, nel timore di contestazioni filo-palestinesi o incursioni sulla
spiaggetta cittadina.
La sindaca socialista, Anne
Hidalgo, tiene duro: il progetto è stato concepito a maggio
durante la sua visita in Israele
e l’incontro con il suo omologo, Ron Huldai, quando è stato
deciso di invitare Tel Aviv come ospite d’onore a Paris-Plages. E la giornata non sarà annullata perché «equivarrebbe
a dare ragione a chi vuole il

Mediterraneo Il lungomare di Tel Aviv, con i grattacieli che guardano chilometri di spiaggia dove, d’estate, si concentra la vita della città israeliana

boicottaggio totale di Israele, e
questa non è la nostra posizione», ha spiegato il suo vice,
Bruno Julliard, ricordando
che, nello stesso viaggio, Hidalgo ha incontrato le autorità
di Betlemme e concordato iniziative congiunte anche con i
palestinesi.
Ma il beach-party franco-

israeliano di dopodomani rischia di compromettere la tenuta della maggioranza municipale che si basa sull’alleanza
tra socialisti e comunisti. Il
mal di pancia, a sinistra, è forte: la prima a chiedere l’annullamento del programma è stata Danielle Simonnet, consigliera del Parti de Gauche. Po-

Sulla Senna La spiaggia attrezzata come ogni anno nel centro di Parigi

co dopo i suoi colleghi del
Groupe Communiste-Front de
Gauche hanno diffuso un comunicato meravigliandosi di
non essere stati preventivamente consultati dalla sindaca
e chiedendo che la festa fosse
trasformata in una giornata da
dedicare a incontri e dibattiti
per una «pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi». Proposta appoggiata dall’assessore all’edilizia abitativa, Ian Brossat, ma bocciata
dal Comune, poiché il programma di Lionel
Choukroun, organizzatore
con l’Agenzia Culturale, è
già molto intenso e non lascia
spazio a tavole rotonde.
Via twitter, (#TelAvivSurSeine era uno degli hashtag più
digitati nel week end) un altro
consigliere della maggioranza,
Jérôme Gleizes, di Paris Ecologiste, evoca «un problema di
decenza e di rispetto dei morti», in riferimento al bebè bru-

ciato vivo con il padre nell’incendio della sua casa in Cisgiordania, per mano di coloni israeliani. Anne Hidalgo
viene accusata di connivenza con il governo di Netanyahu e assimilata alla
sua politica conservatrice.
Lo spiegamento di forze dell’ordine è diventato
inevitabile: negli alti comandi si agita ancora lo
spettro degli incidenti
scoppiati a luglio dell’anno scorso, a Barbès (nel XVIII Arrondissement) durante
una dimostrazione a sostegno di Gaza. Ventiquattr’ore
ore dopo, a Sarcelles, in Val
d’Oise, era stata minacciata la
sinagoga di una grossa comunità sefardita, erano stati bruciati negozi e farmacie gestite
da ebrei, e gli agenti erano stati
impegnati per ore in una guerriglia urbana conclusa con decine di feriti e di arresti.
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20

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Cronache

Diete, stop ai preparati con 7 sostanze
Sono nocivi e non fanno dimagrire
Decreto della Lorenzin. L’Aifa precisa: «Non dannose se prese singolarmente»
È la nuova miscela dimagrante. Una bomba. Killer, si teme. Triac e clorazepato, fluoxetina e furosemide, metformina, bupropione, topiramato.
Nomi complicati e assai minacciosi. Ma non presi singolarmente, anzi. È soltanto se vengono mischiati che questi principi attivi possono avere effetti
dannosi, dannosissimi, anche
letali. Ecco perché ieri il ministro della Salute Beatrice Lorenzin li ha proibiti. Un decreto
sintetico, una decisione presa
in maniera rapidissima: di tutti
quei principi attivi sono vietate
le preparazioni magistrali a
scopo dimagrante. Un divieto
assoluto, subito diramato a tutte le farmacie d’Italia.
L’allarme era partito dall’Agenzia italiana del farmaco,
Aifa, grazie alle segnalazioni
che erano arrivate, miracolosamente, sulla Rete nazionale di
farmacovigilanza. Un messaggio, due messaggi. Il ministro
Beatrice Lorenzin non ha voluto aspettare il terzo. Nel maggio scorso le segnalazioni sulla
Rete erano arrivate troppo tardi: la fenilpropanolamina/norefedrina aveva già ucciso più
di una persona. E anche in questo caso si trattava di principi
attivi somministrati per far di-

ROMA

La vicenda
● Il ministero
della Salute ha
vietato
preparazioni a
scopo
dimagrante
con i seguenti
principi attivi:
triac,
clorazepato,
fluoxetina,
furosemide,
metformina,
bupropione,
topiramato
● Queste
sostanze sono
autorizzate
singolarmente
per altre
indicazioni
terapeutiche,
come ansia,
depressione,
diabete,
ipertensione e
epilessia. Il
problema sta
nella loro
associazione e
nell’abuso che
c’è stato a fini
dietetici

magrire. Una assurda, orribile
aberrazione.
I principi attivi vietati con il
decreto di ieri presi singolarmente servono a tutto, tranne
che a dimagrire. Il topiramato,

ad esempio, è un antiepilettico
recentemente autorizzato anche per curare l’emicrania. «La
metformina è invece un ipoglicemizzante», dice Luca Pani,
direttore generale dell’Aifa.

Che prosegue: «La fluoxetina è
un antidepressivo, alla base del
Prozac. Anche il bupropione è
un antidepressivo, mentre il
clorazepato è un ansiolitico,
essendo una benzodiazepina. Il

Maltempo in Piemonte

Scomparso dopo
la piena del torrente

Travolto da un torrente in piena durante il nubifragio dell’altra notte. Derik Di
Sannio, 29 anni, domenica si era accampato in riva Cervo, nel Biellese. Da ieri
risulta scomparso: la sua auto era lì dove lui l’aveva parcheggiata; tenda, sacco
a pelo e pezzi della chitarra sono stati trovati più a valle nel torrente. (Nella
foto un’immagine di Derik scattata dagli amici domenica). © RIPRODUZIONE RISERVATA

furosemide è un diuretico».
Luca Pani ci tiene a ripeterlo:
«Questi principi attivi non sono dannosi se presi singolarmente. É la miscela che li rende
pericolosi. Questa volta non
abbiamo voluto aspettare il caso estremo. Il ministro è intervenuto subito, in seguito alla
nostra segnalazione».
Prendi un diuretico e mischialo con antidepressivi, ansiolitici e un antiepilettico: forse la fame ti passa. Ma forse ti
passa per sempre. È sempre
più frequente l’uso di questi
composti magistrali per le diete dimagranti. È sempre più
frequente che ci siano medici
spregiudicati che non esitano a
prescriverli a chi chiede di perdere un po’ di peso.
Lo scorso 27 luglio era stata
la volta della pseudoefedrina,
della famiglia delle anfetamine: da solo è un ottimo farmaco
per le decongestioni nasali. Ma
anche allora era scattato un allarme sulla Rete di farmacovigilanza: la pseudoefedrina veniva usata in composti galenici
a scopi dimagranti.
«È da poco tempo che sulla
Rete ci cominciano ad arrivare
segnalazioni relative a prodotti
galenici», spiega Pani. E aggiunge: «Questo fenomeno deve essere piuttosto nuovo. Ma è
molto pericoloso». È per questo che al di là dei divieti ufficiali c’è un’avvertenza generale:
diffidare a prescindere di composti galenici che mettano insieme principi attivi così diversi e che, soprattutto, non hanno alcuna prescrizione farmacologica per il dimagrimento.
Alessandra Arachi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TRIBUNALE DI VERONA
UNIONE EUROPEA

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
PROVVEDITORATO INTERREGIONALE PER LE OPERE PUBBLICHE
PER LA CAMPANIA, IL MOLISE, LA PUGLIA E LA BASILICATA
Sede di Napoli

Repubblica Italiana

AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Si rende noto che la procedura aperta per la fornitura di prodotti hardware,
software e servizi finalizzati alla realizzazione e gestione del “governative
cloud” regionale e del comparto sanitario - CUP MASTER E29J14000230006
- CUP E29J14000240006 - CIG 59875781AD, di importo complessivo
pari a euro 7.150.000,00 (euro settemilionicentocinquantamila) IVA esclusa,
sulle risorse POR FESR 2007-2013, è stata aggiudicata con determinazione
n. 234 prot. 4402 del 29 giugno 2015 al RTI Telecom Italia SPA - Teleco
SRL - Consorzio Proteco per un importo offerto pari a euro 6.933.082,28
(numero di offerte pervenute 3). Il presente avviso è stato pubblicato nella
GUUE il 28 luglio 2015 Appalto di forniture - 264095-2015, tutti gli atti sono
pubblicati sul sito internet della Regione al seguente link: http://www.regione.sardegna.it/j/v/28?s=1&v=9&c=88&c1=88&id=44875. Ulteriori informazioni possono essere richieste al numero: +39 0706065956 o via e-mail:
aagg.sistemiinformativi@regione.sardegna.it.
Il Direttore del Servizio - Ing. Alessandro Corrias

SUA DI CASERTA - SUB SUA N. 1
VIA Cesare Battisti n. 16 - 81100 Caserta - Tel.: 0823/448321 - pec: oopp.caserta@pec.mit.gov.it - email: personale.noce@mit.gov.it

Ente delegato dall’ARCADIS - Convenzione Rep. n. 22/SUA-CE del 18.02.2013
ESITO ESTRATTO DI GARA
Si rende noto, in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 66, comma 7 e 79, comma 5, del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., che
questo Provveditorato Interregionale per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata, SUA di Caserta, ha esperito procedura
aperta in data 02.12.2013 e successive sedute, per l’affidamento della progettazione esecutiva, del coordinamento della sicurezza
in fase di progettazione e della realizzazione dei lavori, previa acquisizione del progetto definitivo in sede di gara, sulla base del
progetto preliminare predisposto dall’ARCADIS, necessari per la realizzazione dell’intervento Grande Progetto “La Bandiera Blu
del Litorale Domitio” lotto funzionale n. 2: Comuni di Castel Volturno (CE) - Mondragone (CE) - Villa Literno (CE) - CUP
I53E12000080009 - CIG 5110195A4F. Con Decreto n. 24224 in data14.07.2015 l’appalto è stata dichiarata l’aggiudicazione definitiva con efficacia, relativa all’affidamento dei lavori suindicati all’ATI: CO.GEST S.c.ar.l. (Capogruppo-Mandataria) con sede
in Aversa (CE) via Salvo d’Acquisto n. 184 - C.F. e P.I. 03327890616 - IDROAMBIENTE S.r.l. (Mandante) con sede in Portici
(NA), al II Viale Camaggio n. 11 C.F. e P.I. 03837611213 - SOC. COOP. EDIL CECERE ar.l. (Mandante-Cooptata) con sede in
Quarto (NA) alla via E. Scarfoglio n.18/A - C.F. e P.I. 04079650638, che ha conseguito un punteggio complessivo pari a 78,16
su 100,00. In particolare, per quanto attiene l’aspetto quantitativo, l’A.T.I. suindicata ha offerto il ribasso del 10,845%, corrispondente al prezzo netto complessivo di € 24.394.484,53 di cui 23.071.321,78 per lavori a corpo, € 368.806,86 per il compenso
della progettazione definitiva, € 217.501,48 per il compenso della progettazione esecutiva, € 170.218,51 per il compenso del
coordinatore della sicurezza in fase progettazione ed € 566.635,90 per oneri per la sicurezza, oltre IVA.
f.to Il Provveditore - Dott. Ing. Vittorio Rapisarda Federico

Richiesta di dichiarazione di morte presunta
Con decreto depositato il 10.07.2015 nel procedimento n. 8064/2014 R.G. - V.G. il Presidente
del Tribunale di Verona ha ordinato le pubblicazioni per estratto della richiesta di dichiarazione
di morte presunta ex artt. 58 c.c. e 726 c.p.c. di
La Torre Antonina Giuseppa, nata a Furci Siculo
(ME) il 14.03.1947, con ultima residenza conosciuta in Verona, Via Calatafimi 1/A, da effettuarsi due volte consecutive, a distanza di dieci
giorni. Con invito a chiunque abbia notizie della
scomparsa a farle pervenire al Tribunale entro
sei mesi dall’ultima pubblicazione.
Verona, 27 luglio 2015
Prof. Avv. Lorenzo Picotti

REGIONE EMILIA-ROMAGNA
AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA
DI FERRARA
La Società per Azioni “Esercizi Aeroportuali
- S.E.A.”, 20090 Aeroporto Milano Linate,
ai sensi dell’art. 225, D.Lgs. 163/2006,
rende noto che l’appalto avente ad oggetto
l’affidamento della progettazione esecutiva
e la realizzazione di un nuovo Magazzino
Merci presso la Cargo City dell’Aeroporto
di Milano Malpensa (C.I.G. n. 5974207792CUP H51E14000190005) è stato assegnato
al R.T.I. TPL Consorzio Stabile Tecnologie
Progetti e Lavori S.r.l. (Mandataria) /Bilfinger Sielv Facility Management S.r..l. (Mandante) Via Mazzini, 145 - 29121 Piacenza.
Importo complessivo di aggiudicazione: €
9.687.593,14.
Data di aggiudicazione: 14.07.2015.
L’esito integrale, cui si rimanda, è stato
inoltrato alla G.U.U.E. il 31.07.2015 ed è in
pubblicazione sulla G.U.R.I..
Il Responsabile del Procedimento
Ing. Carlo Murelli

AVVISO DI AGGIUDICAZIONE

CITTA’ METROPOLITANA DI MILANO

FONDAZIONE CA’ D’INDUSTRIA ONLUS

ESTRATTO DI AVVISO DI RETTIFICA
Atti n. 200309/2015/6.6/2015/9
La Città Metropolitana di Milano - Indirizzo: Via Vivaio, 1 - Milano - Fax 02.7740.2792 - Cod. Fisc.
08911820960, rende noto che con Determinazione
Dirigenziale Racc. Gen. 6689/2015 del 22/07/2015
sono stati prorogati i termini e parzialmente rettificati il bando ed il disciplinare di gara della “Procedura aperta per l’affidamento di un contratto misto
avente ad oggetto la fornitura a noleggio di un
modulo prefabbricato ad uso aule scolastiche
presso l’Istituto Vespucci di Milano ed a titolo accessorio i servizi di architettura ed ingegneria e
l’esecuzione di opere necessarie al funzionamento
del predetto modulo. CUP J44B13000320003 - CIG
6230654256”. Nuova data di scadenza del termine
di presentazione delle offerte: 26 ottobre 2015 - ore
16.00, termine perentorio. Responsabile Unico del
Procedimento: Arch. Claudio Maria Ghezzi. L’Avviso
di rettifica e il disciplinare di gara parzialmente rettificato sono disponibili sul sito internet dell’Ente
all’indirizzo: www.cittametropolitana.milano.it
(Appalti, bandi di gara, avvisi) e sul sito
www.arca.regione.lombardia.it. Data di invio
dell’avviso di rettifica all’Ufficio pubblicazioni UE:
28/07/2015. Estremi sua pubblicazione sulla
G.U.R.I.: n. 91 del 05/08/2015.
Milano, 05/08/2015
Il Direttore del Settore Appalti - Dott. Paolo Bianco

Via Brambilla 61 - 22100 Como
ESTRATTO DI AVVISO DI GARA
Questa Fondazione ha indetto una gara europea
a procedura aperta divisa in due lotti per l’appalto di servizi di pulizia e igiene ambientale
delle strutture della Fondazione Ca’ d’Industria
di Como: lotto 1-Residenza “Villa Celesia” via
Bignanico n. 20/a; lotto 2-Rsa “Le Camelie” via
Bignanico nr. 20. La gara è divisa in due lotti separati. Le offerte possono essere presentate per
uno o più lotti. Importo presunto totale a base di
gara della durata biennale ed eventuale rinnovo
annuale compreso: € 795.438,00 (oltre IVA di
legge) di cui € 15.438,00 oneri per la sicurezza da
rischio interferenza. Importo (durata biennale ed
eventuale rinnovo annuale compreso) lotto 1:
€ 351.858,00 (oltre IVA di legge) di cui € 6.858,00
oneri per la sicurezza da rischio interferenza; importo (durata biennale ed eventuale rinnovo annuale compreso) lotto 2: € 443.580,00 (oltre IVA
di legge) di cui € 8.580, 00 oneri per la sicurezza
da rischio interferenza. Termine di scadenza per la
presentazione delle offerte: ore 12.00 LUNEDI’ 21
SETTEMBRE 2015. Tutti i documenti di gara sono
disponibili sul sito internet www.cadindustria.it e
per eventuali informazioni contattare l’ufficio Gare
(Tel. 031/2971).
IL DIRETTORE GENERALE
f.to dott.ssa Marisa BIANCHI

ACQUE DEL CHIAMPO S.P.A.
via Ferraretta, 20 - 36071 Arzignano (VI)
tel. 0444/459111 - telefax 0444/459222
URL: http://www.acquedelchiampospa.it
Il Responsabile del Procedimento
rende noto che questa Società indice gara per
l’appalto per la “Fornitura di gas metano per
l’anno 2016”. CODICE CIG: 6343492F2F.
Procedura di aggiudicazione: aperta ex. artt.
220 e 3, c. 37, D.lgs. 163/06. Criterio di
aggiudicazione: prezzo più basso. Durata:
12 mesi. Q.tà presunta: 8.000.000 Sm3.
Importo complessivo: Euro 2.370.000,00.
Termine ricezione offerte: ore 12:00 del
18/09/2015. Inviato alla GUCE il: 03/08/2015.
Documentazione disponibile su: http://trasparenza.acquedelchiampospa.it.
Arzignano, 03/08/2015
Il Responsabile del Procedimento
Ing. Daniele Refosco

Amministrazione aggiudicatrice: AZIENDA
OSPEDALIERO UNIVERSITARIA DI FERRARA
– Via Aldo Moro, 8 Loc. CONA - 44124
FERRARA TEL. 0532/236111 – TELEFAX
0532/236 588.
Procedura di aggiudicazione: Procedura
aperta
Oggetto dell’appalto: Aggiudicazione, a
seguito di procedura aperta, della fornitura
quadriennale di dispositivi medici per
radiologia interventiva e chirurgia vascolare
tra AOU di Ferrara, (Capofila), AUSL di
Bologna, AUSL di Ferrara, AOU di Bologna.
Criterio di aggiudicazione: offerta
economicamente più vantaggiosa.
Data di aggiudicazione: Determina n° 286
del 08.06.2015.
Valore finale totale dell’aggiudicazione:
Euro 6.894.298,60 iva esclusa.
Impresa aggiudicataria: per le informazioni
sui lotti confronta Sezione V:
aggiudicazione dell'appalto del bando
GUCE e la Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana.
Ulteriori informazioni potranno essere
richieste al Responsabile del Procedimento
Dott.ssa Teresa
CAVALLARI
(Tel.
0532/236209).
Il Responsabile del Dipartimento
Interaziendale
Acquisti e Logistica Economale
f.to (D.ssa Monica Pertili)

Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
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Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

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20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114

Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
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Fax 081 49 777 12

Via Campania, 59 C
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682

C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

21

CRONACHE

#

Torino

L’autopsia dice che non è
stata asfissia ma una cosa è certa: quell’uomo non sarebbe
morto se fosse rimasto seduto
tranquillo sulla sua panchina, a
guardare il vuoto e a ululare
tutto il giorno, come faceva
sempre, nella piazza che lo aveva adottato e protetto per anni,
alla periferia nord di Torino.
Andrea Soldi, 45 anni, ha invece smesso di respirare poco
dopo l’intervento dello psichiatra, dell’infermiere e dei tre
agenti municipali che dovevano sottoporlo a un trattamento
sanitario obbligatorio sollecitato dallo stesso padre di lui,
preoccupato perché da sette
mesi Andrea non faceva più
l’iniezione che teneva a bada i
suoi problemi di schizofrenia.

Gli esami:
Andrea
non è morto
per asfissia

sione dei testimoni che hanno
giurato di aver visto uno dei vigili «stringerlo al collo con un
braccio» fino a «farlo diventare
cianotico». E a questo punto
l’ipotesi più probabile (da verificare con gli esami istologici)
diventa quella di un infarto da
stress: crisi respiratoria e arresto cardiaco che l’avvocato Soldi mette in relazione «con la
manovra eseguita durante l’intervento. I segni della compressione muscolare — dice — arrivano fino al collo. Se quella
pressione, com’è intuibile, è
stata all’origine di una difficoltà respiratoria perché durante
il tragitto verso l’ospedale non
c’è stato nessun intervento di
soccorso?».
Si dicono «sollevati» dal-

L’autopsia, quindi. Ieri i medici hanno accertato che non
c’è stata asfissia. Piuttosto, a innescare la sequenza di eventi
che lo ha portato alla morte sarebbe stata «un’importante
compressione muscolare all’altezza del petto» (lo scrive il medico legale) e poi una presunta
carenza nei soccorsi (lo ipotizza l’avvocato della famiglia,
Giovanni Maria Soldi).
Perde peso, dunque, la ver-

La compressione
Secondo i medici c’è
stata «compressione
muscolare
all’altezza del petto»

l’esito dell’autopsia i tre agenti
municipali sott’accusa per
omicidio colposo. «Gli accertamenti medici confermano
quello che loro stessi hanno
scritto nella relazione di servizio» dice l’avvocato che li difende, Stefano Castrale. Che ieri ha
presentato in Procura una denuncia contro ignoti per le minacce che hanno ricevuto:
scritte e bigliettini lasciati sulla
panchina di Andrea.
Nessun commento dallo psichiatra indagato: «Per ora sospendiamo ogni giudizio e ipotesi» ha fatto sapere per lui l’avvocato Anna Ronfani. La parte
giuridica di questa storia è ancora tutta da scrivere.
G. Fas.

Chi era

● Andrea Soldi,
torinese
45enne (foto)
è morto
mercoledì
scorso dopo
il ricovero
forzato

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL DIBATTITO LE CURE OBBLIGATORIE

ROMA La denuncia è di Luigi
Manconi: «La morte di Andrea
Soldi dimostra che il Tso, il
trattamento sanitario obbligatorio, da ricovero a tutela di chi
rifiuta cure necessarie, si sta
trasformando in una sorta di
mandato di cattura. Con l’alto
rischio che venga eseguito con
metodica da fermo di polizia
“classico” che tradizionalmente si chiude in maniera tragica». Ma è davvero così?

TSO
Le dimissioni dei pazienti
in «Trattamento sanitario obbligatorio» (Tso)

Per quale motivo sono stati ricoverati
(anno 2013 – dato nazionale)

(anno 2013)

Trentino
Alto Adige

Lombardia

La denuncia
Nel 2015 sono già almeno tre
i morti, accusa Manconi. «Uno
a giugno nel salernitano ha
avuto un arresto cardiaco dopo
alcuni giorni da un Tso piuttosto sbrigativo. L’altro, la settimana scorsa, nella bassa padovana impressionante: con i carabinieri, mandati a prelevare il
paziente, che davanti alla reazione hanno esploso colpi di
pistola, uno dei quali lo ha ucciso. La legge prevede il Tso a
tutela del paziente. Ma serve un
personale formato o finisce come a Torino».

Manconi: ormai sembra
un mandato di cattura
Gli psichiatri: ma è meglio
della sedazione coi farmaci

961
Valle d’Aosta

Piemonte

984
Marche

208

Toscana

297

Abruzzo

219

Umbria

169

Le statistiche

46
648

284
Campania

Altre condizioni mentali

130

Disturbi dell’età pre adulta

81

Ritardo mentale

78

Disturbo psichico

8

Basilicata

Le persone dimesse dopo il Tso (totale nazionale)

37

10.353

890
Sicilia

1.585

215

Puglia

964

Sardegna

313
215

Molise

Lazio

I numeri dell’utilizzo di
queste procedure sanitarie
forzose, previste per pazienti
con gravi disturbi psichici o
malattie infettive (che prevedono la richiesta dello psichiatra e della Asl, l’autorizzazione del sindaco e la convali-

816

Disturbi mentali
senili e organici
Disturbi mentali dovuti
ad abuso di droghe
Ansia, disturbi
dissociativi della personalità

Emilia Romagna

242

1.856

Disturbi mentali
dovuti ad abuso di alcol

462

Liguria

2.093

Altre psicosi

Veneto

553

3.216

Disturbi affettivi

42

73

35

Schizofrenia
e disturbi correlati

Friuli
Venezia Giulia

Calabria

322

10.333
10.138 10.177
9.398

Il record in Sicilia
Le procedure forzose
nel 2013 sono state
9.021 con il dato
record della Sicilia

9.214
9.021

2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
d’Arco

Fonte: Istat

da del giudice) sono incompleti, e a volte contraddittori.
Secondo l’ultima analisi
comparata fornita dall’Istat
nel 2013, sono stati 9.021 i malati sottoposti a Tso, dei quali
circa un terzo per schizofrenia, la malattia di cui soffriva
Andrea Soldi. Al Nord erano
stati 3.352, al Centro 1.638, nel
Sud 2.162.
Da evidenziare un dato fra
tutti: dei 1.869 casi di Tso delle
isole solo in Sicilia se ne erano
registrati 1.585. Un record:
nessuna altra regione superava i mille casi e ben un trattamento obbligatorio su sei era
stato in Sicilia.
Molto più numerosi non solo delle piccole regioni come la
Valle d’Aosta, ultima in classifica con 35, ma anche del Piemonte (553). Una tendenza registrata anche nel 2011. Dei
9.372 casi, più di uno su tre era
stato al Nord (in Piemonte

9.511 9.372



667). Ma in Sicilia se ne erano
contati ben 1.509.

Il provvedimento

Lo spray «calmante»

LA LEGGE DEL 1978
Il «Trattamento sanitario obbligatorio» (la
cui sigla è Tso) — regolamentato dalla legge
numero 833 del dicembre 1978 — è un
provvedimento che dispone che una persona
sia sottoposta a cure psichiatriche contro la
sua volontà in caso di motivata necessità e
urgenza clinica e a tutela della sua salute e
sicurezza o della salute pubblica. Il Tso ha
una durata massima di sei giorni, ma può
essere prorogato con una semplice richiesta
di nuovo trattamento dallo psichiatra
dell’azienda sanitaria locale inviata al
sindaco del comune di residenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«È un numero alto, ma temo
che possano essere anche di
più», chiarisce Emilio Sacchetti, presidente della Società italiana di psichiatria. Ma non
concorda con l’analisi allarmata di Manconi. «La tendenza
della psichiatria moderna è a
usarli come ultima ratio. È vero che soprattutto al Sud, ci sono sacche di resistenza delle
vecchie pratiche».
Tuttavia, spiega il professore, che è anche direttore del
dipartimento psichiatria degli Spedali Civili di Brescia,
«quando è necessario, il Tso
si deve fare. Se non ci sono
abusi credo sia meglio di una
sedazione troppo pesante con
farmaci. Per giunta a gennaio
dovrebbero arrivare anche in
Italia tecniche nuove che se-

77
Mila
Le dimissioni
dei pazienti
in «Tso» dal
2005 al 2013

304
Le persone
dimesse dopo
il Tso nel 2013
nella provincia
di Torino

dano in tutta sicurezza». Uno
spray calmante, capace in tre
minuti, di placare l’escandescenza.
«La morte di Andrea Soldi
non è dipesa dal Tso, ma dalle
modalità», concorda Enrico
Smeraldi, che dirige il dipartimento di psichiatria del San
Raffaele di Milano. «Il Tso non
è più un provvedimento di polizia contro chi è pericoloso
per sé e per gli altri. Ci sono
procedure da seguire. E si applica solo per il periodo necessario. Nel nostro reparto su
circa duemila ricoveri l’anno,
mediamente i Tso sono 2-3.
Un evento raro. Anche perché
ormai ci sono farmaci, cosiddetti Depot, che si prendono
una volta al mese. In questi casi il rifiuto della cura è meno
frequente che nelle terapie
giornaliere. Certo bisogna saperli usare».
«Sacche retrive a parte, chi

tende ad usare il Tso soggiace
a richieste di parenti», spiega
Smeraldi. Ma, assicura, «manette e lacci sono cose che la
psichiatria ha abbandonato
(mentre ne fanno largo uso i
reparti che assistono gli anziani). Anche perché il conteni-

Nuove tecniche
A gennaio in Italia
dovrebbero arrivare
tecniche nuove che
sedano in sicurezza
mento con la forza genera nel
paziente la reazione scomposta».
Allora che fare? «Non bisogna arrivare a quel punto. Agire
con cure psicologiche o farmacologiche prima».
Virginia Piccolillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

22

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

CRONACHE

#



Il filosofo di Internet

La società
dell’informa
-zione sta
entrando in
una fase
matura. E
deve
rispondere
a domande
strutturali

Si tratta della natura
della nostra
cultura, di
come
vogliamo
costruire il
futuro e che
ambiente
vogliamo



Il motore
di ricerca
non deve
dire la
verità, ma
solo quello
che gli altri
guardano
rispetto
a un tema



La nostra
identità
personale
dipende
sempre
di più
da quello
che
avviene
online

ILLUSTRAZIONE DI GUIDO ROSA



C’è un filosofo a Google. Italiano, per di più. In tempi in cui
lo studio della filosofia sembra
buono al massimo per insegnare al liceo o approdare alla gestione risorse umane in una
grande azienda, Luciano Floridi, 50 anni, originario di Roma,
professore a Oxford, ha concluso il suo primo anno nel Comitato consultivo per il diritto all’oblio dell’azienda di Mountain
View. Ed è ancora più convinto
che il mondo dell’hi-tech abbia
bisogno di pensiero.
«C’è tantissimo lavoro da fare. D’altronde da sempre questa
disciplina si occupa dei problemi vivi del suo tempo: Platone
prese una barchetta e andò fino
in Sicilia dal Tiranno di Siracusa. All’epoca ci voleva coraggio.
Wittgenstein si arruolò da volontario nella Grande guerra.
Per non parlare di Marx». Sorprende comunque che siano i
giganti tecnologici a cercare un
filosofo: aziende famose per la
pragmatica (e potente) presa
sulla realtà, non per l’abitudine
alla riflessione.
«Google, come tanti altri, si è
scontrata con problemi molto
più ampi di quelli tecnici o legislativi — dice Floridi —: sono
questioni concettuali ed etiche,
cioè filosofiche. Succede ora
perché la società dell’informazione sta entrando in una fase
matura. E deve rispondere a domande strutturali, che riguardano la natura della nostra cultura, come vogliamo costruire il
futuro, che ambiente vogliamo».
Tra le questioni più impellenti c’è proprio il diritto all’oblio: a
maggio 2014 la Corte di giustizia
dell’Ue aveva stabilito che i suoi
cittadini devono poter ottenere
la rimozione dai motori di ricerca dei link ai «contenuti non più
rilevanti». Google ha chiamato

Floridi, professore (italiano) a Oxford
è nel comitato per il diritto all’oblio di Google
«Mi occupo dei problemi del mio tempo»
dieci esperti, tra cui Floridi, perché l’aiutassero a decidere le regole per farlo. «Si scontrano
due principi: il diritto alla privacy e quello del pubblico all’informazione. Per noi la soluzione
era eliminare i link a livello europeo, ma non globale». A luglio il Garante per la privacy
francese ha ingiunto di cancellarli anche da google.com.
«L’azienda ha annunciato che
non lo farà. Sembra un conflitto
commerciale, invece è la crisi
del sistema nato con la pace di
Vestfalia. Dalla metà del ‘600 abbiamo vissuto una corrispondenza completa tra geografia e
legge, in base al principio che le
regole del mio Paese valgono all’interno del mio Paese, quelle

del tuo Paese solo lì. Ci sono volute guerre sanguinosissime per
arrivare a questa conclusione.
Ora sta saltando».
Ma né Google né gli Stati, dice Floridi, sono pronti a riconoscerlo. «Giocano tutti al gioco di
Gutenberg: fanno finta che stiamo ancora parlando di stampa.
Google si descrive come il catalogo di una biblioteca virtuale,
gli Stati dicono che togliere i

Cambiamento storico
«Il sistema della pace di
Vestfalia, secondo cui
in ogni Paese valgono
regole diverse, è finito»

link non significa togliere i contenuti, quindi non è censura.
Ma il primo non esplicita che dà
diversa priorità alle informazioni a seconda della pubblicità o
perché sono servizi legati all’azienda (è suo diritto, è un’impresa). I secondi scordano che
quando rimuovi i link è come se
il contenuto non esistesse: oggi
la mappa conta più del territorio».
Conta anche perché ormai
siamo abituati a pensare che
quello che «dice» Google è vero:
eppure — ha fatto notare il sito
«Quartz» — non è così. Se in inglese chiedi al motore di ricerca:
«perché si sono estinti i dinosauri?», trovi tra i primi risultati
un sito con spiegazioni bibliche,


E Mountain View avvia la rivoluzione societaria
I fondatori Brin e Page lanciano Alphabet in Borsa

Si chiamerà Alphabet e «sarà una raccolta di
società», la maggiore delle quali è Google. I
due fondatori del motore di ricerca più famoso
del mondo, Larry Page e Sergey Brin, hanno
annunciato a sorpresa l’inizio della nuova era
di Mountain View: la costituzione di una
holding che conterrà Google e le altre società
del gruppo separando i prodotti internet dagli
altri business, come i progetti di ricerca sulle
auto che si guidano da sole. La holding
Alphabet Inc, di cui Page sarà ceo e Brin
presidente, sostituirà Google Inc al Nasdaq
convertendo automaticamente le azioni, che in

Chi è
● Luciano
Floridi, 50 anni,
insegna
a Oxford
Filosofia
ed etica
dell’informazione. Fa parte
del Comitato
consultivo
di Google per
il diritto all’oblio
● Nel disegno,
in alto, è al
centro. A
sinistra Marx e,
sotto, Platone;
a destra
Wittgenstein
e, in basso,
un dipinto
della pace
di Vestfalia

poche ore hanno guadagnato quasi il 7%. La
vecchia Google, «un po’ dimagrita», sarà
guidata dal 43enne indiano Sundar Pichai,
promosso amministratore delegato. «La
nostra società funziona bene, ma riteniamo
possa essere migliore. Abbiamo fatto cose —
ha scritto Page — che sembravano da pazzi e
ora hanno più di un miliardo di utenti, come
Google Maps, YouTube, Chrome e Android. E
non ci siamo fermati. Stiamo ancora tentando
di fare cose che altri pensano siano da folli e
delle quali noi siamo molto contenti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

non scientifiche. E allora? Dobbiamo pretendere che Google
dica la verità? No, secondo Floridi: «Sarebbe pericoloso, lo trasformeremmo in un oracolo:
dobbiamo invece ricordarci che
ci sta solo dicendo cosa le persone guardano quando cercano
una risposta a quella domanda».
Internet, ormai, tocca tutti gli
aspetti della nostra vita: «Anche
la nostra identità personale dipende sempre di più da quello
che avviene online: è influenzata da ciò che crediamo di essere
e da ciò che gli altri pensano di
noi, oltre che da ciò che siamo. I
social media sono tecnologie
potentissime di controllo delle
informazioni e non possiamo
non tenerne conto». Anche po-

Etica e tecnologia
«Le compagnie hi-tech
si confrontano con
grandi questioni
concettuali ed etiche»
liticamente: un esperimento di
Facebook ha dimostrato che
modificando il suo algoritmo
può rendere le persone un po’
più tristi o felici. «Cosa succederebbe se lo facesse durante un
referendum? — si chiede Floridi
—. Sono questioni che gli Stati
devono iniziare a pensare insieme. Non possono lasciare tutto
nelle mani di Silicon Valley».
Floridi intanto — da filosofo
— continuerà a pensare il suo
tempo. C’è una domanda, però,
a cui vorrebbe poter rispondere
ed è senza tempo. «Vorrei sapere se esiste Dio — dice, poi ride
—: se Google potesse darmi una
risposta, lo vorrei tanto sapere».
Elena Tebano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LETTERE & INTERVENTI
RILANCIO DEL SUD
Regia comune dei porti

traffici per ritardi nei dragaggi
e per una governance che
evidenzia la necessità di
immediati interventi
normativi. Il primo passo deve
essere un’azione di regia del
governo insieme alle regioni
interessate, che dovrebbero
rinunciare a qualche
campanilismo e a qualche
nomina. Serve una
pianificazione unitaria, non
una suicida concorrenza tra
gli scali come avviene oggi.
Prendere atto che non c’è
spazio per più di uno o forse
due porti di «transhipment»,
riconoscendo e rafforzando il
ruolo leader di Gioia Tauro e

dotandolo di strumenti
adeguati per combattere la
concorrenza del nordafrica.
Quindi concentrare sul
sistema Napoli-Salerno la
funzione di porti di
destinazione finale per il
bacino di riferimento.
Rafforzare e unificare la
portualità pugliese, per far
crescere il traffico con l’altra
sponda dell’Adriatico. Bisogna
evitare però di pensare a
un’azione «salvifica» della
portualità, perché l’export è
legato alle presenze industriali
e l’import dipende
strettamente dai consumi. Si
può puntare sui passeggeri,

sugli investimenti per nuovi
traghetti, moderni e a
propulsione alternativa che
ridurrebbero i costi del
trasporto. Va colta la grande
opportunità del settore
crociere: a seguito degli atti di
terrorismo e la grave
instabilità nord-africana, la
centralità dei nostri porti può
crescere. Va poi costruito uno
«sportello per gli
investimenti», affidabile



Il presidente del Consiglio ha
annunciato un «masterplan»
per il rilancio del Sud, Ernesto
Galli della Loggia richiama
alla necessità di una vera e
diversa presenza dello Stato e
della sua macchina («Le
parole sul sud che nessuno
dice serve una rottura»,
Corriere del 9 agosto). Per la
portualità, che Renzi ha
individuato come asset di
sviluppo, urge coniugare le
due posizioni, come del resto
intende fare il ministro Delrio
con il suo piano per la

portualità. Per prima cosa
occorre subito una presenza
maggiore e migliore dello
Stato. Il mercato più
globalizzato, quello della
circolazione di merci e
persone, non può essere
lasciato governare da enti
inutili (il caso clamoroso
dell’autorità portuale di
Manfredonia) e da rendite di
posizione locale. Occorre una
selezione delle opere perché
ancor oggi sono in corso
ingenti investimenti su
infrastrutture che rischiano di
rimanere inutilizzate: penso
alla nuova piattaforma ad
Augusta, mentre Napoli perde

interlocutore dei grandi
operatori mondiali, che dia
certezze sulle politiche fiscali,
agevoli la loro presenza
anziché penalizzarla, che
recepisca i continui
mutamenti del mercato. Dal
mare e dalla sua economia,
l’Italia e il Sud possono
ripartire.
Luigi Merlo

presidente Autorità Portuale
di Genova

Le lettere vanno indirizzate al Corriere della Sera,
via Solferino 28, 20121 Milano. Fax: 02.6282.7579
E-mail: lettere@corriere.it, oppure al sito www.corriere.it.
La rubrica di Sergio Romano riprenderà martedì 15
settembre.

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

CRONACHE

23
#

Parole anni 90
di Luca Mastrantonio

UN’ESTATE
ITALIANA

Svegliarsi
ancora
nel giurassico

N

el 1993 ci svegliammo tutti in una nuova era preistorica.
Prima del film di Spielberg, il Giurassico era materia di
libri di scienza e trasmissioni come Quark. Poi nel 1993
Jurassic Park mostrò la preistoria come un parco a tema
contemporaneo, grazie all’ingegneria genetica che permetteva
di riportare in vita i dinosauri. In Italia, con l’età media che si
allungava e la società che non si ammodernava, l’aggettivo
«giurassico» dilagò. Gli studenti protestavano contro la riforma

dell’istruzione, il cui ministro era Jervolino, e contro i tagli alla
scuola, ribattezzata «Jurassic school», perché troppo poco al
passo con i tempi. Si parlava anche di «Jurassic rock» per
indicare il revival di gruppi che tornavano prepotentemente
sulla scena, tra un best of, una reunion o un nuovo tour. E oggi?
Scegliete voi se siamo balzati indietro nel Triassico o avanti nel
Cretaceo. Sempre, comunque, nel Mesozoico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FAN & FICTION
«Transparent», la prima serie che racconta di un cambio di sesso
E se Maura tornasse a casa e si fidanzasse con l’amica Davina?

di Maria Laura Rodotà

La serie

T

● Transparent
è una webserie
Usa prodotta
da Amazon
Studios creata
e diretta da Jill
Soloway.
In America il
primo episodio
è andato in
onda il 6
febbraio 2014.
In Italia la
(prima) serie
ha debuttato
il 9 giugno
su Sky Atlantic

ransparent è un capolavoro. È un romanzo borghese
con implicazioni
universali in forma
di serie tv. Parla di
identità sessuale ed egoismi
personali. Di inevitabilità della
famiglia e di liti immobiliari e
di segreti. Fa molto ridere, anche. Si svolge a Los Angeles, in
una famiglia ebrea come quella
della creatrice-showrunner Jill
Soloway. Il cui padre, un distinto psichiatra di Chicago,
quando era già ultrasessantenne uscì allo scoperto come
transgender.

Papà diventa mamma
E così fa Morton Pfefferman,
professore universitario in
pensione con villa a Pacific Palisades, quartiere elegante vicino all’oceano tra Santa Monica
e Malibu. I figli sono stupiti;
cercano di comportarsi in modo politicamente corretto davanti a questo ma-pa (mammapapà) vestito da donna. E reagiscono variamente. Sarah, che
sta lasciando il marito per una
donna, ne ride ma è molto protettiva. Josh, seduttore seriale,
entra in crisi e conquista una
rabbina. Ali, l’intelligente e
nullafacente cocca di papà, con
l’occasione gli scrocca soldi per
tornare all’università a studiare
Gender Studies. Capisce di essere genderqueer, non si identifica nelle tradizionali caratterizzazioni di genere (lei veste
maschile e le piacciono gli uomini, molto).
E nessuno, in Transparent, è
un personaggio monoblocco.
L’identità sessuale viene raccontata come un processo fluido, in continua definizione.
Non solo attraverso Mort che
diventa Maura (e Jeffrey Tambor, come Maura ha vinto un
Emmy). Attraverso Sarah-Amy
Landecker. «Jill e io non incaselliamo la sua sessualità», ha
spiegato Landecker. «Sarah vive un continuum di amore e
sesso. E lavorando alla serie ci
siamo sempre più rese conto di
quanto il pensiero binario sia
una trappola per l’umanità».

La transizione
di un papà-mamma
10
Gli episodi
trasmessi
in Italia dal 9
giugno al 7
luglio 2015

2
Golden Globe
vinti (2015)
come miglior
serie televisiva
e miglior attore

Nella fluida serie Transparent abbondano elementi divertenti e crudeli: stranezze dei
fratelli, liti sulla vendita della
casa del padre, frasi che solo gli
ebrei sono autorizzati a pronunciare tipo «non puoi chiederle di sposarti con l’anello
della zia di Treblinka». Ma è
anche, secondo Soloway, «sul
desiderio di trovare un senso
attraverso il prisma della famiglia». E poi «è uno show su
Dio». In cui ogni tanto vengono
contrabbandati momenti alti.
Come la prima cena di Shabbath col nonno/a vestito/a da
femmina. Sarah dice «per tradizione la madre deve accendere le candele» e dà i fiammiferi
a Morton/Maura. E — sempre
Landecker — «è un momento
di progresso e tradizione, mo-

stra come possano coesistere».
Non all’istante, certo. Lo spiega
la rabbina Raquel, in un sermone: il popolo ebraico ha dovuto
camminare quarant’anni nel
deserto perché «Dio ha avuto
bisogno di tempo per trasformare gli schiavi in persone libere».

Notizie marginali
Ali, la figlia velleitaria, è interpreta dal Gaby Hoffman. Era
la bambina hacker amica del fi-

I personaggi
Nessuno è un
monoblocco. L’identità
sessuale è raccontata
come processo fluido

glio di Tom Hanks in Insonnia
d’amore. È cresciuta a New
York nel musicalmente mitologico Chelsea Hotel. La sua nascita è menzionata nei diari
Andy Warhol. Jill Soloway fa la
parte della professoressa caricaturalissima di Gender Studies. Che dice «i punti esclamativi sono piccoli stupri». La
rabbina Rachel, la strepitosa
Kathryn Hahn, era l’amica lacrimosa di Kate Hudson nel
film Come farsi lasciare in dieci giorni. Transparent è la prima serie in streaming prodotta
da Amazon.

Le immagini
In Transparent è stata usata
la luce naturale/innaturale di
Los Angeles. Con luci artificiali
al minimo e luce forte del sole

resa morbida e grigia dall’inquinamento. Quasi tutte le scene di interni sono girate in case
vere.

Le frasi chiave
«Tuo padre e io eravamo in
un matrimonio gay prima che
diventasse di moda».
«Non volevo rovesciarti addosso troppo ebraismo al primo appuntamento».
«Sareste più a vostro agio,
voi signore, se viveste in un pianeta di sole donne? Magari potreste viaggiare in un’astronave
a forma di utero. Magari potrei
tagliarmi l’uccello».
«Mi stai dicendo che non ho
avuto un Bat Mitzvah perché
papà voleva andare in un bosco
a vestirsi da donna?».

Finale alternativo
Maura torna nella casa di Pacific Palisades lasciando i figli
con un palmo di naso, e si fidanza con l’amica trans Davina.
Sarah trova una fidanzata meno irritante. Ali si dà alla politica, e grazie alle sue giacche diventa l’Angela Merkel californiana. Josh mette la testa a partito, sposa la simpatica rabbina, e hanno dei bambini, non
troppi.

● Narra le
vicende di una
famiglia ebrea
di Los Angeles
dopo la
scoperta che
il padre, Mort
Pfefferman,
professore
universitario in
pensione, è
transessuale.
In America
Transparent è
alla sua
seconda
stagione; a
giugno è stata
rinnovata la
terza
● Più di 80
persone
transgender
hanno lavorato
nello show, due
consulenti.
L’attore
Jeffrey Tambor
(nella foto
con Amy
Landecker),
vincitore di un
Golden Globe,
aveva già
interpretato
nel 1980
un giudice
«travestito»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I gialli di Ariel Pensa

Una scia di delitti
per Casabona
Il commissario
uscito dalla penna
di un (vero) poliziotto

P

erché solo adesso? È la domandachiave che si pone Tommaso Casabona, alle prese con una serie di
misteriose esecuzioni legate dalla pistola
appartenuta a un ufficiale delle Schutzstaffeln. Il commissario non ha impiegato molto a capire che la verità potrà arrivare solo scavando in una tragedia lontana, consumatasi negli ultimi giorni
dell’occupazione nazista. Ma non c’è un
tassello che corrisponda alle caselle del
puzzle e, soprattutto, non tornano i conti
anagrafici con i vari personaggi coinvolti.
Siamo in Valdenza, provincia toscana (di
fantasia) dove Antonio Fusco — poliziotto (vero) e criminologo — ha ambientato anche la seconda inchiesta del
suo protagonista: «La pietà dell’acqua»
(Giunti Editore, pp. 224, € 12,90). La buona accoglienza avuta dal suo debutto

Il libro
«La pietà
dell’acqua»
di Antonio
Fusco,
Giunti Editore,
pp. 224,
€ 12,90

letterario — «Ogni giorno ha il suo
male» — ha fatto sì che in meno di un
anno fosse pronta la nuova inchiesta di
Casabona, ma questa volta è chiaro fin da
subito che non si tratta della caccia a un
serial killer. La prima vittima è un vecchio imprenditore agricolo, detestato da
tutti per il suo caratteraccio; ricco e accompagnato da odiosi sospetti per il suo
comportamento alla fine della guerra.
Poi salta fuori che l’arma del delitto è la
stessa usata poco tempo prima da un magistrato militare in pensione per suicidarsi e come se non bastasse non ci sono dubbi sul fatto che questa pistola sia
stata distrutta dalla polizia, come disposto dal magistrato che si occupò del
caso. Ancora: la nuova indagine viene
avocata quasi subito dalla Direzione investigativa antimafia e qui Casabona

comincia a sentire puzza di servizi segreti. Cosa sta succedendo in questa zona
isolata dell’Appennino nei giorni d’agosto in cui arrivano turisti da ogni dove perché il vecchio borgo di Torre Ghibellina
riemergerà per poche ore dalle acque che
l’hanno sommerso dopo l’ormai lontana
costruzione di una diga? In paese arriva
anche una poliziotta francese e un paio
di giorni dopo il tormentato commissario si ritroverà senza averlo minimamente previsto a interrogare con lei nella più
malfamata banlieue parigina un vecchio
sicario della mala condannato molti anni
prima per l’uccisione di un giornalista
americano. Ci vorranno un paio di intuizioni per dare senso a tutto e permettere
a Casabona di perseguire una giustizia
che troppi hanno cercato di negare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

24

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

CRONACHE

#

La buona informazione è cibo per la mente

Tendenza vegetale Cresce (fino al 25 per cento) in tutti i Paesi
del Mondo, dal Brasile al Sud Est asiatico. Il futuro? La nutraceutica,
i prodotti -alimento. Il nostro viaggio tra super frutti esotici
ed erboristeria tradizionale, dove il vincitore è uno: l’olio

BEAUTY
L’ondata dei cosmetici «bio»
E la bellezza diventò naturale

420

di Rossella Burattino e Maria Egizia Fiaschetti

milioni di euro
spesi dagli italiani nel
2014 per acquistare
prodotti che rientrano
nel mercato
dell’erboristeria:
l’incremento è stato
del 2,4 per cento. Nel
Regno Unito la
tendenza è ancora più
forte: le vendite sono
aumentate di prodotti
organici sono
aumentate del 20%

120
le aziende
certificate
in Italia: 109 di
eco biocosmesi
11 di cosmesi
naturale

local. In sintonia con il territorio e la biodiversità, siano le eccellenze mediterranee o i superfrutti esotici. La cosmesi del futuro è sempre più
«verde», sensibile all’ambiente e a trazione vegetale. Fotografa le dinamiche del mercato l’ultimo
rapporto presentato il 1° luglio a Expo dal Gruppo cosmetici erboristeria di Cosmetica Italia
(Confindustria). Secondo il Beauty trend watch,
l’osservatorio sui temi emergenti, il 25 per cento
dei consumatori è attratto dai preparati bio, green e naturali. Staccati di 15 punti dal canale web e
social media. Sviluppo a una cifra: rallentato, ma
non azzerato dalla crisi. Merito, anche, delle vendite a domicilio aumentate con volumi superiori
alla media. Se nel 2014 il comparto erboristico
ha fatto registrare un più 2,4 per cento, per un
valore di circa 420 milioni di euro, «le previsioni
per il primo semestre del 2015 — spiega il responsabile del centro studi di Cosmetica Italia,
Gian Andrea Positano — indicano un ulteriore
segno positivo di 3 punti percentuali». Tra le
principali motivazioni di acquisto l’efficacia degli addetti alle vendite (23,4 per cento) e l’appeal
degli ingredienti (15,1 per cento).

Brasile e Asia i più dinamici
Tendenza in crescita, dunque, ma meno esuberante rispetto ad altre nazioni europee. L’anno
scorso, nel Regno Unito le vendite di prodotti di
bellezza organici certificati sono aumentate del
20 per cento, per un valore di 44,6 milioni di
sterline (fonte Soil Association’s Organic
Market). In Germania, secondo il Naturkosmetik
Branchenmonitor, a settembre 2014 il mercato
dei cosmetici naturali controllati guadagnava un
ulteriore 11 per cento. Seguito da quello francese:
più 7,6 per cento, pari a 425 milioni di euro (dati
Natexpo). Sul mercato globale dei cosmetici green, che nel 2014 valeva 33 miliardi di dollari con
una spinta propulsiva di 1o punti percentuali
(studio elaborato dalla società di ricerche di
mercato Kline), è il Brasile il Paese più dinamico.
Tallonato dall’Asean (Associazione delle nazioni
del Sud-est asiatico), che l’anno scorso ha visto
schizzare le vendite di prodotti di bellezza organici e naturali oltre i 2,5 miliardi di dollari, con
stime di crescita fino a 4,4 miliardi nel 2020 (dati
Future Market Insights). L’incremento annuale
oscilla tra il 15/25%: in testa la Cina, secondo il
Giappone (fonte Organic Monitor).

26%
la stima di
crescita fra il
2014 e il 2019
dei prodotti di
bellezza presi
per via orale

1989
l’anno in cui
viene coniato
il neologismo
nutraceutica,
nutrizione più
farmaceutica

delle arterie. E poi il vino rosso, la frutta, il latte
di capra, l’aglio e il ginseng. Altri esempi sono gli
antiossidanti flavonoidi, come l’acido linolenico
nei semi di lino o di salvia, il beta-carotene
estratto dai petali di calendula, gli antociani di
more e mirtilli, il licopene e gli Omega-3. Proprio il consumo di questi ultimi derivati benefici
dall’olio di pesce, aggiunti al cibo confezionato e
alle bevande, è cresciuto, secondo il Market
analyst Euromonitor International, del 23% tra il
2008 e il 2013. Anche il collagene è diventato un
ingrediente da inserire in integratori e bevande
per la salute di ossa e articolazioni, raggiungendo nel 2014 16,22 miliardi di euro di vendite.
Il mercato più recettivo per i «prodotti di bellezza» assunti per via orale («bfw», cioè beauty
from within) è quello dell’Asia- Pacifico, che nel
2014 ha coperto il 40 per cento delle vendite globali, pari a 297 milioni di euro. La stima di crescita mondiale dal 2014 al 2019 è del 26 per cento. La
questione fondamentale è diventata, però, la
produzione sostenibile: i nutraceutici non devono essere ricavati da materie prime animali ma,
ad esempio, da micro alghe. Anche il gusto di
questi «principi attivi» è stato performato per risultare gradevole, soprattutto ai giovani consumatori. Legato al territorio e alle sue tipicità, lo
studio su alcuni materiali di scarto dell’olivo (foglie, rami, acque di lavaggio dopo la gramolatura), come fonte alternativa di polifenoli: «La nostra ricerca — spiega Silvia Tarpucci, del centro
Nutrafood dell
Università di Pisa — si concentra
dell’Università

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna
sono le capitali italiane del mercato.
Gli esperti: ora regole chiare per capire
se quello che usiamo è davvero «verde»
i colossi del settore, interessati al lancio di nuovi
preparati certificati o all’acquisizione di aziende
organiche. Terzo asset, l’oral care (igiene orale).

Quando l’alimento è benessere

«Eco-bio» o «vicini alla natura»
In Italia le aziende validate dall’Icea-Istituto
per la certificazione etica ed ambientale di Bologna sono 120 (109 quelle di eco-bio cosmesi, 11
quelle di cosmesi naturale). «Lombardia, Veneto
ed Emilia Romagna — spiega Rosalinda Nardi,
del coordinamento cosmetici e detergenti Icea
— sono le aree con il maggior numero di siti da
noi certificati. Seguono le altre regioni del Nord
e del Centro, mentre scarseggiano i centri produttivi al Sud, con qualche eccezione in Sicilia,
Abruzzo, Campania e Calabria». Gli ingredienti

da agricoltura biologica più utilizzati? «Il burro
di karitè e gli oli: di girasole, oliva, argan, agrumati o di lavanda, di jojoba o di ricino. Componenti che nei claim pubblicitari, ormai, non vengono neppure citati — sottolinea Nardi — per
dare maggiore risalto agli ultimi ritrovati dai nomi esotici e più in voga». Spesso, infatti, se il
brand punta tutto sulla novità, non sempre nella
formulazione prevale la sostanza pubblicizzata.
«A oggi non è possibile definire in modo univoco il mercato dei cosmetici green — chiarisce
Umberto Borellini, cosmetologo — . L’Iso (Organizzazione internazionale per la normazione)
sta preparando uno standard a livello mondiale,
per stabilire i requisiti utili a classificare i prodotti bio e naturali». Diversi da quelli «a connotazione naturale» o «vicini alla natura» che, proprio in mancanza di una legge, sono ricompresi
nella stessa macroarea. La società di consulenza
Kline & Company utilizza un sistema di classificazione su scala decimale: tra uno e quattro si
posizionano i marchi «ispirati alla natura», da
cinque a dieci quelli «veramente naturali». Numerose aziende europee e statunitensi stanno
già ripensando le proprie linee cosmetiche per
renderle sempre più verdi. Il segmento campione di vendite è la skincare (prodotti per la cura
della pelle, in particolare del viso) che, secondo
Transparency Market Research, nei prossimi
cinque anni continuerà a dominare il mercato.
Attrattive anche altre tipologie di cosmetici, nelle quali continuano a investire i grandi retailerr e

Sul web
Nello speciale
Expo di
Corriere.it le
inchieste
interattive su
cibo, sprechi
alimentari e
sostenibilità

Uno dei settori in forte crescita del mercato
green è la «nutraceutica» (nutrizione e farmaceutica), neologismo coniato nel 1989 dal medico americano Stephen De Felice. Il termine si riferisco allo studio di alimenti che si suppone abbiano una funzione benefica sulla salute umana.
La vendita globale degli integratori che favoriscono il benessere fisico è aumentata da 1,37 miliardi di euro nel 2009 a 1,73 miliardi nel 2014
(dati Market analyst Euromonitor International). Il primo a crederci fu Ippocrate, padre della
medicina occidentale. Suo il motto: «Lasciate
che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo». Indiani, egiziani, cinesi e sumeri hanno sviluppato conoscenze tali da suggerire che gli alimenti possano essere utilizzati
per curare e prevenire le malattie. E l’ayurveda, la
medicina tradizionale indiana vecchia di cinquemila anni, ha citato i benefici del cibo a scopi
terapeutici. Gli alimenti nutraceutici, definiti
anche «funzionali», sono: l’uva rossa, che contiene l’antiossidante resveratrolo; i prodotti con
fibre solubili, come la buccia del seme del plantago per ridurre l’ipercolesterolemia; i broccoli,
in grado di prevenire varie forme di tumori; la
soia, ricca in isoflavoni per migliorare la salute

su ingredienti derivati dalla tradizione agroalimentare toscana e sullo sviluppo di nuove formulazioni in grado di stabilizzare gli attivi, favorire la loro permeazione attraverso le barriere
biologiche e controllarne la velocità di assorbimento». Tra le strategie formulative in fase di
perfezionamento, sistemi di delivery nanostrutturali in grado di rendere più stabili gli estratti e i
fitocomplessi idrofili con una maggiore facilità
di permeare attraverso le barriere biologiche.

Gli oli, le star del verde
«Se esiste una tendenza che va oltre le mode, è
quella degli oli cosmetici — afferma Borellini —.
Sono le star del verde». Come mai? «Influisce
l’aspetto psicologico — risponde l’esperto — .
Olio significa prima di tutto protezione, non solo
per le pelli secche. Apportando un surplus di
“buon sebo” alla cute grassa, si può contribuire a
normalizzarla». Sono numerosi i frutti e i semi
dai quali si estraggono oli vegetali utilizzati nei
preparati cosmetici, ma devono essere puri e
spremuti a freddo (la raffinazione impoverisce il
contenuto di vitamine, fitosteroli e lecitine). Ottimi antiage per pelli secche, rilassate e non più
giovani. Efficaci anche contro i danni causati dai
raggi UV, per l’equilibrio del cuoio capelluto e
per ridurre cicatrici o discromie. Impiegati allo
stato naturale o nella preparazione di prodotti
emollienti, restitutivi, protettivi e idratanti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

25

CRONACHE

#

I cosmetici «verdi»
IL CONFRONTO

Composti che contengono ingredienti naturali,
privi di sostanze di sintesi chimica

COSA SONO

Dati in milioni di euro

La parte più consistente del mercato appartiene agli Stati Uniti, che da soli detengono la metà dei ricavi globali
Stati Uniti

Parabeni come conservanti

Regno Unito

Tensioattivi aggressivi con molecole petrolifere

COSA NON
DEVONO
CONTENERE

Asean
(Associazione delle Nazioni
del Sud-est asiatico)

Germania

Antimicrobici

66

Conservanti che possono rilasciare formaldeide
Petrolio e suoi derivati come paraffinum liquidum

90

Siliconi, ossia tutti quegli ingredienti che hanno
un nome terminante in «... one» o che contengono
la parola siloxane

425
4.000

420

Emulsionante come il PEG
ITALIA

Oli essenziali indicati con parfum

SONO
CONSENTITI

Gli ingredienti devono essere elencati in ordine
decrescente. Quelli di origine vegetale si riconoscono
o
dai nomi in latino

IN ITALIA
LO STORICO DEI CONSUMI DEI PRODOTTI COSMETICI

VENDITE
DEL CANALE
ERBORISTERIA

Ripartizione % dei consumi sul totale del mercato italiano
Farmacia
Profumeria
Grande distribuz.
Erboristeria

Domicilio
Corrispondenza
Saloni di bellezza
Acconciatura
12,2

5

2.250

Francia

Profumi o coloranti sintentici

Saloni di bellezza 2,5%

Farmacia
18,9%

Acconciatura 6,1%

Dati in milioni di euro

Corrispondenza 0,7%

Domicilio 5,0%

7,6

2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014

318
330
346
365
379
398
409
420

zio

Sp
a

ria

a

te
Es

Al

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of

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Do

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Abitudine
ud
din
d
ine
in

29,2

16,9

19,9

22,1

24,9

17,0

3,5

19,7

5,7

17,3

Visto nel negozio

24,8

29,9

0,4

24,0 22,1

8,7

4,8

16,9

8,9

10,5

Prezzo conveniente

16,6

11,3

12,1

6,6

3,7

19,8

1,1

1,4

29,4

Promozione

4,7

11,3

8,0

4,6

4,6

3,9

15,0

0,0

6,3

4,5

Commessa

2,8

7,5

2,7

19,0

17,2

6,6

0,0

23,4

36,6

3,9

Amici conoscenti

1,8

3,4

26,3

4,4

2,2

3,0

8,2

3,1

3,1

3,8

Ingredienti

5,8

2,9

7,6

0,9

3,3

7,8

13,9

15,1

0,0

3,4

Novità

3,7

3,5

10,0

4,9

4,7

0,9

5,4

2,9

3,5

7,5

Altro

3,4

2,0

4,8

3,7

4,8

3,0

3,8

7,4

13,9

11,1

Volantino

1,9

3,2

2,7

1,1

0,7

0,3

0,0

0,0

0,0

0,2

Farmacista

0,2

0,1

0,0

0,2

0,2

22,8

2,0

1,2

0,0

0,7

Medico/dermatologo

0,6

0,1

0,5

0,1

1,0

14,0

0,4

0,0

5,9

1,0

Pubblicita nel negozio

1,2

2,2

0,0

2,5

2,4

1,7

0,2

0,6

4,8

0,3

Campione omaggio

0,3

1,6

2,2

1,2

1,5

3,2

0,7

7,9

7,9

1,0

Pubblicità Tv

1,7

0,6

0,9

0,6

1,4

1,4

2,5

0,0

0,0

2,4

Gadget

0,6

2,4

0,8

0,5

0,2

0,6

0,7

0,7

0,0

1,0

Siti Internet newsletters

0,1

0,7

0,6

1,2

0,9

0,3

16,1

0,0

0,9

0,2

Pubblicità stampa

0,4

0,0

0,7

0,5

1,2

0,8

0,9

0,0

1,1

0,8

Forum blogs chats

0,3

0,3

0,0

0,3

0,0

0,2

2,0

0,0

0,0

1,0

1
13,9

3,1 8,5
0,8
3,8

2006

25,8

Grande distribuzione
40,4%

Profumeria
21,9%

40,6

PREVISIONI MERCATO ITALIANO

Variazione 2014-2013

Previsioni 1 semestre 2015

3,0

2,8

2,4
1,1

2
2,5

3

3

1
0,5

-1,9
19

-2,4

-2,5
5

-3
-3,5
Acconciatori

ar

2014

om

di

st

4,5%

on

30,9

M

44,3

Erboristeria

Gr
an
de

1976

3,4

ne

Dati in %

na

li

LE PRINCIPALI MOTIVAZIONI D’ACQUISTO

-3

-3,6
Erboristerie

Estetiste

Farmacie

Grande
distribuzione

Profumeria

Vendite
dirette

Terzisti

8,2

LE PRODUZIONI TOP NEL MONDO
Argan

Bacche di Goji

Açaí

Melograno

Il Marocco ha iniziato a implementare
la produzione di argan con l'obiettivo
di arrivare da 4.000 a 10.000 tonnellate.
In progetto, rigenerare 200.000 ettari
di foresta

Nella regione di Ningsia, in Cina, al confine
con la Mongolia, l’area destinata
alla produzione di bacche
di goji è di circa 56.700
ettari. Nel 2013 sono
o
state prodotte 130
mila tonnellate

199.116 tonnellate nel 2012 in tutto il
Brasile, +7,6% rispetto al 2011. Nel 2012
l’açaí prodotto nella regione di Parà è stato
pari a 110.937 tonnellate, con un aumento
dell’1,57% rispetto
etto al 2011

L'India coltiva circa 100 mila ettari di alberi
di melograno 12 mesi all'anno. Il Paese asiatico
è il principale produttore
di arilli sgranati
ti destinati
alla IV gamma
(prodotti
confezionati)

Corriere
C
i
della
d ll S
Sera

La cosmetologa

I miti del futuro?
Tsubaki, rucola
e peperoncino

C’è stato il periodo dell’olio di jojoba, lenitivo
e calmante. Prima ancora c’è stato (e c’è) l’olio di
ricino, usato dalle top model per ciglia e capelli.
Poi sono arrivati aloe e argan. Ora è il momento
delle bacche di goji. «Queste mode — spiega
Rita Rizzi, chimica cosmetologa a Bologna
specializzata in ricerca e sviluppo di nuove
formulazioni — riescono a conquistare il
consumatore al punto da sembrare per un certo
periodo irrinunciabili. Ma i tempi della ricerca
sono diversi, una volta capito come impiegarli
vengono utilizzati per anni nella formulazione
di creme, oli, sieri». Una cosa è certa: le aziende

di cosmetici hanno capito che il futuro è legato
al mondo vegetale. C’è un ruolo indispensabile:
l’etnobotanico, che viaggia per il mondo alla
scoperta di erbe e piante dalle proprietà spesso
conosciute solo dai locali. «In questo momento
— aggiunge Rizzi — c’è grande interesse per le
cellule meristematiche (staminali) di
peperoncino rosso, utili per ridensificare la
pelle. Efficace anche l’estratto di foglie di
rucola, ricco di isotiocianati antiossidanti:
l’effetto è anti-età. I semi di carruba, invece,
creano un film protettivo sulla pelle». Solo
prodotti a chilometro zero? «È un po’ la

tendenza emergente — spiega la cosmetologa
—. All’elenco di principi emergenti vanno
aggiunti uva, agrumi e tartufo, che è un
potentissimo anti-età. Tra gli attivi esotici c’è
l’olio di tsubaki, viene dal Giappone dove è da
sempre utilizzato in cucina: da poco si è
scoperto che è ricco di Omega 6 e 9 ed è dunque
adatto per contrastare i segni del tempo. C’è poi
l’olio di marula, che le donne africane utilizzano
per attenuare le irritazioni: ha grande potere
antiossidante».
Giancarla Ghisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

26



Egemonia perduta Cominciano ad essere molti i casi di leggi
che stabiliscono limiti che la politica potrebbe porre
autonomamente a se stessa invece di rinunciare alle sue
prerogative, contrastando le tendenze demagogiche

ANALISI
& COMMENTI

● Il corsivo del giorno

di Michele Ainis

MORTALITÀ
INFANTILE AL SUD
CONCENTRARE
I PUNTI NASCITA

DORIANO SOLINAS

#

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

N

el Mezzogiorno è
mezzanotte. Anzi è
notte fonda,
stando ai dati
diffusi dalla Svimez: dal
2000 in poi, il nostro Sud è
cresciuto meno della Grecia
(appena il 13%), mentre
l’occupazione è regredita ai
livelli del 1977. Da qui molte
polemiche, e naturalmente
zero fatti. È caduta invece
nel silenzio una denuncia
del Comitato nazionale per
la bioetica, benché in
questo caso la
diseguaglianza fra un
territorio e l’altro renda
diseguali il vivere e il
morire. In sintesi: nelle
Regioni meridionali la
mortalità infantile è più
elevata del 33% rispetto a
quelle settentrionali.
Il documento —scritto da
Mario De Curtis, ordinario
di Pediatria a Roma, e
sottoscritto da tutti i
membri del Comitato —
mette in fila le cause di
questa tragedia occulta,
dopo di che indica i rimedi.
Le prime dipendono da un
deficit nell’assistenza alla
nascita da parte delle
strutture sanitarie che vi
sarebbero preposte. I
secondi chiamano in causa
l’opera dei consultori, un
calendario d’analisi e
controlli, il potenziamento
dello screening neonatale.
Ma soprattutto la
razionalizzazione e la
concentrazione dei punti
nascita, perché il Sud
rimane frammentato in
tante piccole maternità, con
centri dove nascono meno
di 500 bambini l’anno, e
dove mancano attrezzature
per la terapia intensiva così
come personale in grado
d’affrontare le emergenze.
Almeno questo, sarebbe un
intervento a costo zero.
Anzi, procurerebbe un gran
risparmio. Ma il governo,
per far quadrare i conti,
s’accanisce sui piani di
rientro per la sanità
meridionale. Dal punto di
vista economico, sarà pure
giusto. Dal punto di vista
etico è assolutamente
ingiusto, perché la stretta
finanziaria si ritorce a
danno dei neonati. Ed è
altrettanto ingiusto dal
punto di vista
costituzionale, dato che la
nostra Carta garantisce
l’uniformità dei livelli
essenziali delle prestazioni
sanitarie. Ma forse ormai
l’Italia è divisa in due
Paesi, con due Costituzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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C

a ro Direttore,la vicenda dei
«pensionati» nel cda della Rai
ha rivelato gli effetti controproducenti di leggi la cui finalità principale non è la produ-

LA POLITICA DEVE DECIDERE
E CREDERE NEI PROPRI MEZZI
di Luciano Violante
zione di una regola ma una dimostrazione di virtù, ad uso
dell’opinione pubblica. Poiché
nella composizione dei cda
delle società partecipate, il governo ha un peso decisivo, non

c’era bisogno di una legge per
stabilire quello che il governo
avrebbe potuto spontaneamente fare.
La stessa cosa è avvenuta
con la legge Severino, quando
sono state stabilite con legge
condizioni di incandidabilità.
Poiché le liste dei candidati sono decise e presentate dai partiti, una norma di questo genere non era necessaria; sarebbe stato, infatti, sufficiente
che i partiti non presentassero
quelle candidature.
Pochi giorni fa, dopo la vicenda Azzollini, il ministro
della giustizia Orlando, che
peraltro sta svolgendo benissimo le proprie difficili funzioni, ha proposto che delle autorizzazioni nei confronti dei
parlamentari si occupi la Corte
costituzionale. Il senatore Casson ha quindi presentato un
emendamento alla riforma costituzionale che propone di
istituire una sezione speciale
della Corte costituzionale con
il compito di decidere sui casi
di autorizzazione che oggi
competono alla Camera o al
Senato.
Cominciano ad essere molti
i casi di leggi che pongono alla
politica limiti che la politica
potrebbe porre autonomamente a sé stessa. Perché allora diventa necessario ricorrere
alla legge quando la legge non
è necessaria? D’altra parte, come dimostrano i casi De Luca e
de Magistris e il caso dei consiglieri Rai, si tratta di norme
scritte un po’ affrettatamente
(ma si tratta di decreti delegati
scritti dalla Presidenza del
Consiglio e avallati dalle Commissioni parlamentari, per i
quali il ministro Severino non
ha alcuna responsabilità) che
non sono in grado di fare ordine ma che, anzi, danno vita a
intricati contenziosi giudiziari
o rendono necessari avvilenti
sotterfugi (caso Rai).
La politica si alleggerisce
del dovere di scegliere, demandando alla imposizione
della legge ciò che potrebbe
imporre a sé stessa con proprie autonome decisioni. Oppure, caso delle autorizzazioni
nei confronti di parlamentari,
si spoglia della competenza a

decidere, attribuendo ad altro
organo una scelta che oggi è
sua.
Le autorità politiche rinunciano ad alcune proprie specifiche prerogative perché non
hanno fiducia nella possibilità
di un loro corretto esercizio da
parte di sé stesse ma anche
perché non hanno fiducia nella propria capacità di contrastare argomentatamente e
con autorevolezza le tendenze
demagogiche che ispirano
quelle soluzioni. Ma questo
modo di procedere svuota il
significato stesso dell’azione
politica, la sua capacità di scegliere e di decidere per l’inte-

Trasparenza
Questa linea esige
comportamenti corretti
e difendibili nel
dibattito pubblico

Svolta
È necessario girare
pagina e difendere
l’autonomia, evitando
di autodistruggersi
resse generale. Occorre invece
impegnarsi a contrastare la
demagogia svelandone il vuoto delle proposte e la sua natura dissolutoria dei principi democratici e delle istituzioni
parlamentari.
Questa linea esige comportamenti politici corretti e difendibili nel dibattito pubblico, fiducia nella rappresentanza politica e negli argomenti
razionali, coraggio per contrastare l’emotività propria della
demagogia. Continuando nelle scelte sinora effettuate, la
politica si autodistrugge; è invece necessario girare pagina,
difendere la propria autonomia ed esercitare correttamente le proprie funzioni. Il
primato si ricostruisce innanzitutto credendo in sé stessi.
Se è la politica che non ha fiducia in sé stessa come potrebbero averla i cittadini?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

CHIESA, POLITICA E MIGRANTI

UN CRISTIANESIMO DI POPOLO
CHE SI APRE AL MONDO DI OGGI


COMMENTI
DAL MONDO

di Andrea Riccardi

Dialogo con la gente
La questione dei rifugiati pone un
problema di orientamento nel
Mediterraneo. La Chiesa invita a
guardar fuori dal particolare. Gli
italiani vivono con timore il futuro
C’è chi specula sulla paura, avverte
la Conferenza episcopale

L

a polemica sui rifugiati rivela il complesso
rapporto tra Chiesa e
politica in Italia. Il segretario della Cei, Galantino, di ritorno dalla Giordania, ha dichiarato rispetto
all’accoglienza dei profughi:
«Quello che distingue la Giordania, il Kurdistan iracheno…
da noi è questo: non certo i
mezzi, ma che hanno solo un
cuore più grande». Un vescovo
veneto ha risposto alle parole
di Zaia («i vescovi hanno fatto
tutto quello che potevano?»):
«la mia preoccupazione maggiore è vedere il popolo veneto
dare questa testimonianza di
popolo duro, inospitale…». In
realtà — dice Galantino — i
cattolici e gli italiani devono
aprire gli occhi sul mondo,
non prigionieri d’un gioco provinciale e elettorale, ma vivere
il presente con il «cuore».
È solo un buon pensiero? C’è
un progetto della Chiesa di
Francesco sull’Italia? — ci si
chiede spesso. Il rapporto tra
Chiesa e Italia, da decenni, è
caratterizzato da un disegno.
Con Pio XII, una Chiesa militante, contro i «nuovi barbari»
comunisti, nell’Italia della ricostruzione. Da allora fino a
poco più di vent’anni fa, il disegno fu anche interpretato dai
democristiani, più autonomi

Tempi nuovi
Nella visione di
Bergoglio esistono
molti soggetti,
ecclesiastici e laici
rispetto ai vescovi di quanto si
creda. Paolo VI rinnovò la
Chiesa con la nomina di un
episcopato tutto conciliare,
lanciandola nell’evangelizzazione. Finito il papato italiano
nel 1978, si allentò la simbiosi
papa-episcopato d’Italia, tanto
che, nei primi tempi di Wojtyla, ci fu estraneità tra «papa
polacco» e vescovi. Qualcosa di
simile è avvenuto nei confronti
di Bergoglio.
Tuttavia Giovanni Paolo II,
con il suo carisma e tante visite, divenne un leader italiano.
Volle, nel 1994, la grande preghiera per l’Italia, affermando
l’unità (contro il leghismo).
Mise i vicari di Roma alla testa
della Cei. Durante la seconda
Repubblica, si sviluppò il
«ruinismo», dal nome del
presidente Cei (è pure il titolo
di una voce nella Treccani). Il
disegno, nel vuoto della Dc,
era il protagonismo socio-culturale della Cei, con al centro
la questione antropologica e i
principi collegati. Berlusconi

era considerato l’interlocutore
per la loro difesa. Ruini è stato
l’ecclesiastico italiano con l’interlocuzione più ampia con la
politica. Il ruolo del Sostituto
Montini, dopo il 1945, fu speso nell’orientare i democristiani.
Il «ruinismo» era declinante
alla fine di Benedetto XVI. La
decisione di far pagare l’Imu
agli enti ecclesiastici per le attività commerciali, presa da
Mario Monti con l’avallo diretto di Benedetto XVI, fu il segno
della fine di un sistema. Poi è
venuto Francesco, per cui i
«principi non negoziabili»
non sono la bussola. Una svolta. Bergoglio non intende for-

mulare un «progetto» sull’Italia, come in passato. Vuole un
episcopato italiano direttamente responsabile. Per questo desiderava che i vescovi
eleggessero il loro presidente,
ma si è scontrato con un loro
rifiuto. Allora il papa ha iniziato — come dice — un «processo» che passa anche per il ribaltamento di schemi verso
nuovi equilibri. Ha nominato
segretario Cei un outsider. La
politica sa di non avere l’appoggio della Cei, offrendo la
difesa di alcuni «principi».
Francesco ha ascoltato la Chiesa italiana, rinunciando al suo
progetto di ridurre le diocesi.
Nomina vescovi «pastorali»,
smontando cordate e scuole.
Questo processo cambia i caratteri dell’episcopato, però
non ancora «bergogliano».
In questa transizione, il cattolicesimo rischia l’autoreferenzialità o l’afonia in alcune
sue parti che, persa la bussola
dei «principi», faticano a leggere la realtà italiana. Ma la vita
del Paese pone questioni e
chiede risposte. Galantino,
quando una sentenza su alcuni

Un evento collettivo
Una fondamentale
occasione di confronto
sarà il Giubileo della
Misericordia

istituti cattolici ha messo in
difficoltà la scuola paritaria,
non ha chiesto privilegi ma ribadito che il pubblico non è
solo lo Stato. La questione dei
rifugiati pone un problema di
orientamento dell’Italia sul
Mediterraneo. La Chiesa invita
a guardar fuori dal particolare.
Gli italiani vivono con timore il
futuro. C’è chi specula sulla paura, dice la Cei. Ma la Chiesa ha
un colloquio quotidiano con la
gente. Senza gridarlo, è una
grande rete sociale e di senso:
una bussola umana in un mondo fattosi grande. Un cristianesimo di popolo — come lo intende Bergoglio —, per maturare e trovare le sue parole, ha
tempi più lenti dei progetti
(non attuali tra tante interferenze globali) o delle forme di
riunione un po’ svuotate, tendenzialmente fotografie del
passato. In esso esistono tanti
soggetti (ecclesiastici e laici)
più di quanto si creda, che dovranno trovare più voce, magari nel quadro dell’evento di popolo del Giubileo della Misericordia. Comincia a emergere,
in una società fluida, al di là
della cultura del progetto, un
profilo di cristianesimo italiano per cui l’apertura al mondo
è vitale (anche nel senso che ci
ridarà vita). Non vuol dire questo la parola latina «misericordia», un cuore capace di sentire con l’altro?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La «frenata» cinese
può far sbandare
l’economia globale
succede se la Cina

❞ Che
rallenta? Se lo chiede,
non senza preoccupazione,
il quotidiano francese Le
Figaro. «L’epoca in cui tutti i
prodotti manufatturieri più
diffusi porteranno tutti, o
quasi, l’etichetta “made in
China” sarà presto passata»
scrive Philippe Gélie,
aggiungendo che «il
dragone cinese non sputa
più fuoco, tossisce». Il
rallentamento, dopo tanti
anni di crescita annua del Pil
a due cifre, era nelle cose.
Molto, però, dipenderà da
come Pechino saprà
gestirlo. «Un colpo di freno
brutale rischierebbe di
scatenare una nuova
recessione mondiale,
schiacciando i partner più
fragili del mastodonte
cinese. E scuotendo un
regime che fa della stabilità
il suo credo».

a cura di Luca Angelini

27
#

L’ARBITRATO

UNA VIA
D’USCITA
PER GIRONE
E LATORRE
SEGUE DALLA PRIMA

I

n India la vicenda dei
marò interessa in maniera men che marginale e il disastro elettorale
subito da Sonia Gandhi
lo scorso anno ha tolto ogni
peso residuo alla Italian connection. C’è però un fatto: finché Girone rimane a Delhi,
quel governo può esercitare
nei nostri confronti un forte
potere di condizionamento
che, una volta partito, verrebbe meno. La misura da noi richiesta spunterebbe un’arma
di pressione nelle mani indiane, ma non costerebbe
molto a Narendra Modi dal
punto di vista della sua opinione pubblica e faciliterebbe la creazione di un clima
meno conflittuale per la necessaria contrapposizione in
sede giudiziale.
L’arbitrato vero e proprio,
che dovrà decidere su quale
dei due Paesi ha la giurisdizione, non sarà una cosa breve. Sarebbe un errore darne
per scontato l’esito; per quanto si argomentino bene le posizioni, l’esperienza mostra
che le Corti arbitrali possono
riservare sorprese e la controversia si incentra su aspetti
che fanno la gioia dei giuristi,
ma non avvicinano la conclusione. Gli arbitri decideranno
in base al diritto internazionale e non per considerazioni
politiche; sarà bene tenerlo a
mente per evitare di cadere
nella trappola di beghe e
strumentalizzazioni interne
che nulla avrebbero di giuridico e potrebbero mettere in
pericolo — queste sì! — le
nostre possibilità di successo, che sono invece buone. Ci
sarà bisogno di sangue freddo e coerenza in misura maggiore di quanto sia stato messo in mostra sinora e i tempi
lunghi potrebbero essere paradossalmente di aiuto.
Il governo indiano ha lasciato capire in più occasioni
di volersi liberare non meno
di noi di questa vicenda. Ne
ha la forza, non deve temere
colpi di coda della sua opinione pubblica, ma deve fare
a sua volta i conti con una
magistratura lenta (possiamo noi dare lezioni?), gelosa
delle sue prerogative anche
se non sorda alle ragioni della politica responsabile. Il lavoro paziente condotto in
questi mesi lontano dai riflettori, ha permesso di collegare attraverso la tela della
politica le ragioni della dignità con quelle dell’interesse e
dell’opportunità di ciascuno:
il ricorso alla via giurisdizionale (forse tardivo, ma a questo punto la cosa non conta)
non è una conseguenza della
rottura di questa tela, bensì la
sua continuazione attraverso
altri strumenti. Certo, le cose
possono andare diversamente ed i giudici, ad esempio,
potrebbero negare le misure
in favore di Latorre e Girone,
dando vita ad una situazione
assai più difficile. Non credo
che ciò avverrà ma, in ogni
caso, è bene ricordare che
non ci sono piani B alle viste:
l’esercizio della giurisdizione
è un passo che integra la mediazione politica nella ricerca
di una via d’uscita rispettosa
di entrambe.
Antonio Armellini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

28

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Economia





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La Lente

di Giuliana Ferraino

I manager
comprano titoli
e Twitter
torna a salire

D

opo aver perso circa
il 40% negli ultimi 6
mesi (quasi il 60% dai
massimi del gennaio 2014),
ieri Twitter ha chiuso con
un rialzo di oltre il 9%. Che
cosa è successo? Jack
Dorsey il co-fondatore del
social network richiamato
dopo le dimissioni del ceo
Dick Costolo, ha comprato
31.627 azioni, spendendo
875 mila dollari, e ha poi
twittato di «investire nel
futuro» (anche il suo); due
membri del board (Peter
Currie e Peter Fenton)
hanno speso 250 mila e 200
mila dollari a testa, mentre
il responsabile finanziario,
Anthony Noto, 200 mila
dollari. Di sicuro è una
dimostrazione di fiducia
agli investitori, che però ora
aspettano anche una nuova
strategia.
@16febbraio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Popolari, 800 milioni di profitti
Il riassetto parte dal Nordest
L’accelerazione di Veneto Banca. Il ruolo «aggregante» di Ubi, Bpm e Banco
MILANO Non sono bastati 811
milioni di utili netti nei primi
sei mesi dell’anno per rendere
meno bollente l’estate delle
banche popolari. La trasformazione in spa, imposta per legge, ai maggiori istituti cooperativi ha infatti alzato la temperatura in molte sedi, soprattutto
in Veneto, dove si sono concentrati i maggiori problemi.
Se il veronese Banco Popolare ha portato a casa 293 milioni
di euro, tra Treviso e Vicenza le
cose vanno diversamente. Nei
15 mesi trascorsi dalle assemblee di approvazione dei bilanci 2013, alla Popolare di Vicenza
e in Veneto Banca è cambiato
tutto: i bilanci che parevano risanati sono sprofondati in perdite pesantissime, le azioni
hanno perso valore, è cambiato
il vertice. A Montebelluna il
primo a saltare è stato il presidente Flavio Trinca. Dieci giorni fa ha chiuso il cerchio Vincenzo Consoli. A premere per
la sua uscita ci sono state le autorità di vigilanza che hanno
chiesto una forte discontinuità
con il passato. Ma pressioni
erano arrivate anche dall’interno, dopo i blitz della Finanza.
Il punto di non ritorno si è
raggiunto nel board del 21 luglio. La decisione di accelerare
il percorso di trasformazione
della Popolare in spa, la quotazione in Borsa e la ricerca di un
possibile partner hanno reso
esplicito che il tempo di Con-

Capitalizzazione (in euro)

BPER
UBI BANCA

6.676.907.127

BANCA POPOLARE
EMILIA ROMAGNA 3.844.499.255

5.663.945.768

BANCA POPOLARE
2.149.365.953
DI SONDRIO

Ubi Banca
Victor Massiah

BANCO
POPOLARE

Bpm Giuseppe
Castagna

Banco Pier
Francesco Saviotti

Pop Vicenza
Gianni Zonin

BANCA POPOLARE
4.386.514.326
DI MILANO

CREDITO
VALTELLINESE

1.435.546.169
d’Arco

soli, dopo 27 anni, era finito.
Soci privati hanno dato vita a
un’associazione che ha circa il
7% del capitale (coinvolti Diego
Carraro, Loris Tosi e Luca Ferrarini), ma sotto traccia continuano i contatti con altri istituti, da Ubi alla Bper. E, ad accreditare un’ipotesi di possibile
integrazione, vi è la nomina interna del sostituto di Consoli,
Cristiano Carrus.
Alla Popolare di Vicenza non
ci sono meno incognite. Sostituito a maggio l’amministratore delegato Samuele Sorato con
Vincenzo Iorio, il presidente
Gianni Zonin è l’ultimo rimasto in sella. Questione di mesi.
Con la trasformazione in spa,

programmata entro l’anno, lo
stesso Zonin si è reso indisponibile alla presidenza, dopo 19
anni da numero uno. Resta da
capire quale strada sceglierà la
banca. Probabilmente andrà
anche rivisto il ruolo di «polo
aggregante» caro a Zonin.
Entrambe presenteranno i
conti del semestre a fine agosto
e dovranno poi confrontarsi
con la solidità patrimoniale.
Nonostante l’abbattimento del
valore delle azioni deciso in
primavera, i titoli sono ancora
lontani da parametri compatibili con i competitor e si prospettano ulteriori azioni di rafforzamento di capitale: la prossima manovra potrebbe tocca-

re gli 1,5 miliardi per la
Popolare di Vicenza, la metà,
circa, per la Veneto.
Nel risiko atteso a breve, Ubi,
che cambierà status sociale entro il 30 ottobre, è data come
potenziale partner di molti istituti, in virtù della solidità patrimoniale. Sulla scrivania di
Victor Massiah, spesso in contatto con gli esperti del Credit
Suisse, ci sono un dossier Veneto Banca, un fascicolo Mps e,
seguito con grande attenzione,
uno sul Banco Popolare. Anche
Bpm è pronta a muovere e taluni la vedono vicino alla Vicenza. «Vorremmo fare un’operazione in tempi abbastanza brevi», ha sottolineato il ceo Giuseppe Castagna. A complicare
(e a rallentare) le operazioni, vi
è però il ricorso sulla legittimità costituzionale del decreto
Renzi, sulla trasformazione societaria. In molti sperano in un
colpo di spugna, ed è anche per
questo che le due Popolari della Valtellina, Bper, Milano e
Banco Popolare hanno rimandato al 2016 le assemblee straordinarie. Il Banco vede il suo
presidente Carlo Fratta Pasini
fortemente contrario al cambiamento e il ceo Pier Francesco Saviotti disponibile a fare
operazioni di integrazione solo
se creano valore per la banca.
In testa come possibile partner
ci sarebbero la Milano e Ubi.
Stefano Righi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Atteso a breve il prospetto in Consob per l’ok in ottobre. Parte la consegna a giorni alterni
Tempi e quotazione
L’Autorità ha 60 giorni
per approvare un
volume di 600 pagine

UNIVERSITA’ DEL SALENTO

RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

In Piazza Affari

Poste Italiane, conto alla rovescia per offerta e Borsa

RIPARTIZIONE LEGALE, ATTI NEGOZIALI ED ISTITUZIONALI
AREA AFFARI NEGOZIALI
UFFICIO APPALTI E CONTRATTI
ESTRATTO BANDO DI PROCEDURA APERTA
Codice Cig: 6360800A34
1. Amministrazione Aggiudicatrice: Università del Salento - Area Affari Negoziali - Piazza Tancredi, 7 - 73100 Lecce - telefono: 0832.292319 - Fax: 0832-292345 - Posta Elettronica:
alessandro.quarta@unisalento.it.
2. Denominazione conferita all’appalto: Procedura aperta per l’allestimento delle aule del Centro
d’Ateneo per la Multimedialità e l’E-learning (CAME). CUP F39I11000130001 - CODICE CIG:
6360800A34.
3. Importo a base d’asta pari ad € 3.849.180,32 oltre IVA.
4. Procedura di aggiudicazione: Procedura aperta da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dell’art.83 del D. Lgs. 163/2006.
5. Durata dell’appalto o termine di esecuzione: secondo le modalità indicate negli atti di gara.
6. Documenti contrattuali: i documenti possono essere scaricati dal sito internet
www.unisalento.it.
7. Scadenza fissata per la ricezione delle offerte: ore 13:00 del 18/09/2015.
8. Responsabile del Procedimento: Dott. Alessandro Quarta, tel. 0832-292319 - fax:
0832-292345 - alessandro.quarta@unisalento.it.
Per quanto non specificato si rimanda al bando di gara integrale ed al relativo Capitolato Speciale
d’Appalto ed agli altri atti di gara, tutti scaricabili dal sito internet dell’Università del Salento all’indirizzo www.unisalento.it.
Il Bando integrale è stato inviato alla GUCE per la pubblicazione in data 7 agosto 2015.
Lecce, 7 agosto 2015
Il DIRETTORE GENERALE - Dott. Emanuele Fidora
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Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682

C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111 Fax 080 5760 126

MILANO Forse si parte davvero. È
atteso per oggi o al più tardi
domani, tempi tecnici permettendo, il deposito in Consob
del prospetto informativo da
parte di Poste Italiane. È il passo ufficiale per la quotazione in
Borsa del gruppo controllato al
100% dal Tesoro e guidato da
Francesco Caio: la privatizzazione dell’anno. L’Autorità avrà
poi 60 giorni di tempo per valutare il massiccio documento
(600 pagine) e darne il via libera alla pubblicazione, che dovrebbe dunque arrivare entro i
primi di ottobre. Il debutto sul
listino sarebbe nei giorni successivi. Contestualmente alla
domanda in Consob, verrà depositata quella di ammissione
a Borsa Italiana. Poste è la grande matricola attesa in Piazza
Affari, che da gennaio ha visto
debuttare 23 società: sei sul listino principale Mta (dove
sbarcherà Poste), 16 sull’Aim
(piccole imprese) e una sul Miv
(veicoli d’investimento).
Ieri gli uomini di Clifford
Chance, i consulenti legali di
Poste, erano nella sede romana
dell’azienda per gli ultimi controlli sulle carte, presente anche Rothschild. L’ipotesi resta
collocare il 40% di Poste Italiane con un tetto del 5% per ogni

investitore. Al valore indicato
dal ministero dell’Economia
per l’intero gruppo, fra i 6 e gli
11 miliardi (cifra difficilmente
raggiungibile, secondo il mercato), significherebbe un incasso di almeno 2,4 miliardi
per l’azionista Tesoro. La quota
dell’offerta pubblica di vendita
riservata ai risparmiatori dovrebbe essere intorno al 20%.
Nel prospetto è recepito il
piano industriale 2020 di Caio
per il gruppo, che ha chiuso il
semestre con ricavi a 16 miliardi (+7%) e utile netto di 435 milioni (da 222). Fra i motivi di
traino per il mercato, mentre
Poste lancia l’app salta-code,
c’è la consegna della corrispondenza a giorni alterni. È stato
appena pubblicato in sordina
sul sito di Poste l’elenco degli
uffici postali coinvolti nella prima fase della consegna a singhiozzo, che la legge di Stabilità fa partire proprio da ottobre.
Sono 256 in 4 regioni: Lombardia (province di Brescia, Como,
Pavia, Sondrio), Piemonte
(Alessandria, Asti, Cuneo), Veneto (Belluno, Rovigo, Vicenza)
e Friuli Venezia Giulia (Pordenone, Udine). Ci sono Cortina
d’Ampezzo e Ponte di Legno.
Alessandra Puato
© RIPRODUZIONE RISERVATA

2,4

miliardi L’incasso minimo del
Tesoro con la quotazione di Poste

256

uffici postali I primi a consegnare
a giorni alterni: c’è anche Cortina

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

ECONOMIA

29
#

Jack Ma cresce
Alibaba rileva il 20%
della catena cinese
di elettronica Suning

Colpo grosso di Alibaba che si espande in Cina con
un’acquisizione incrociata nel largo consumo. Il
gruppo di ecommerce guidato da Jack Ma e
quotato a Wall Street ha annunciato ieri che
investirà circa 4,6 miliardi di dollari per rilevare il
19,99% di Suning, una delle maggiori catene di
negozi di elettronica nel Paese. Con l’operazione
Alibaba diventa il secondo azionista della
compagnia, hanno sottolineato le agenzie battute
da Hangzhou. Allo stesso tempo, Suning investirà

Offerta su Precision Castparts
Da Buffett 37 miliardi sull’aerospaziale

fino a 2,3 miliardi di dollari in azioni di nuova
emissione di Alibaba, così da detenere circa l’1,1%
del capitale allargato del colosso di Internet. È un
passaggio chiave nella convergenza tra canale
digitale e fisico di vendita che si ritiene porterà
vantaggi a centinaia di milioni di consumatori
cinesi, grazie anche ad accordi sulla logistica.
Previsti prezzi più bassi per elettronica di consumo,
elettrodomestici e prodotti per bambini .

Warren Buffett a 85 anni fa la scommessa più grande della sua lunga
carriera lanciando un’offerta da 32,4 miliardi di dollari per Precision
Castparts, società dell’Oregon che produce componentistica per il
settore aerospaziale e apparecchiature per l’energia. Berkshire
Hathaway pagherà 235 dollari ad azione cash, ma considerando
l’indebitamento l’operazione vale 37,2 miliardi. L’offerta ha fatto
volare il titolo di Precison, arrivato a guadagnare il 19% a Wall Street.

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Della Valle e Intesa primi soci Ntv
Più treni con il piano Cattaneo
Dopo l’aumento i fondatori Montezemolo e Punzo all’11%. Italo punta all’estero

100
milioni
l’aumento di
capitale di Ntv.
Di questi, la
prima tranche
da 60 milioni
è appena stata
versata

9
per cento
la quota di Ntv
detenuta dal
ceo Flavio
Cattaneo, salito
dal 5% che gli
era stato
assegnato

MILANO Adesso Italo è davvero
un treno tutto italiano. Usciti
da Ntv i francesi, l’aumento di
capitale da 100 milioni, la cui
prima tranche da 60 è stata appena versata, è stato sottoscritto dagli altri azionisti, e qualcuno ha anche incrementato le
quote per coprire il 20% lasciato scoperto da Sncf.
Il terzetto dei fondatori —
Luca Cordero di Montezemolo,
Diego Della Valle e Gianni Punzo — sarebbe salito al 40% circa
dal 33,5% rafforzando la presa
sul gruppo. Montezemolo e
Punzo hanno coperto il loro 11%
circa a testa, mentre Della Valle
si sarebbe portato attorno al
17% e di conseguenza il patron
della Tod’s è ora il primo socio
individuale. Anche Intesa
Sanpaolo ha sottoscritto parte
dell’inoptato salendo dal 20 al
24% circa, e così pure Isabella
Seragnoli (passata dal 5 al 7%).
Tra i grandi soci spunta con il
9% l’amministratore delegato
Flavio Cattaneo, che al suo 5%
assegnatogli gratuitamente ha

aggiunto un altro 4% sottoscritto personalmente. Stabili le
quote di Generali (15%) e Alberto Bombassei (5%), mentre
esce dall’azionariato Giuseppe
Sciarrone, che aveva l’1,5%.
La sottoscrizione dell’aumento di capitale è un segnale
di fiducia al piano industriale
di Cattaneo, che dopo la ristrutturazione del debito da
600 milioni (con l’advisor Lazard) sta implementando la
strategia di rilancio che comprende nuovi treni — dai previsti 7 a 10-11 — nuove linee e
corse e la riorganizzazione delle stazioni, in particolare Roma
Termini e Milano Centrale (dove Italo arriverà a inizio 2016
con l’apertura di Casa Italo e
della biglietteria) e poi Verona,
che da fine anno sarà collegata
con Roma. Saranno poi rafforzate le presenze a Napoli, Salerno, Bologna, Firenze e Padova,
e sviluppati i collegamenti su
strada (con il varo di Italobus,
dal 2016) tra la stazione di Reggio Emilia e la Pianura padana

Il negoziato sul salvataggio

Crisi greca, la Merkel frena
sull’accordo con i creditori:
troppa fretta, serve tempo
BRUXELLES «Un accordo completo è più impor-

tante di un accordo veloce», Angela Merkel rientra dalle vacanze e gela gli entusiasmi dei negoziatori lanciati nella maratona di Atene. Per tutto
il weekend i ministri greci di Economia e Finanze hanno trattato con i rappresentanti di Ue, Bce,
Fondo monetario internazionale e Meccanismo
europeo di stabilità. Un confronto che nelle intenzioni delle parti dovrebbe concludersi oggi
per procedere verso l’Eurogruppo di venerdì e il
via libera definitivo entro il 20 agosto. Sul tavolo
il terzo pacchetto di aiuti da 86 miliardi in 3 anni. «Non ci saremmo mai aspettati sviluppi così
rapidi» commentano a Bruxelles le buone notizie in arrivo da Atene. Berlino propone però di
vincolare la prima tranche all’effettiva attuazione delle riforme, «a condizioni rigide». Tra i
punti più delicati, accanto a piani di bilancio e
pensioni, l’istituzione di un fondo sovrano da 50
miliardi ricavati dalle privatizzazioni, destinati
ad abbassare il debito e ricapitalizzare le banche, l’anello più debole. Secondo indiscrezioni il
sistema bancario potrebbe ricevere un’iniezione
da 10 miliardi subito dopo l’accordo e prima
dello stress test Bce. La Germania è il Paese dell’eurozona che ha più contribuito ai due precedenti salvataggi (240 miliardi dal 2010). Ma è
anche quello che ha più tratto vantaggio dalla
crisi: secondo l’Istituto Iwh, grazie all’aumento
degli acquisti di titoli tedeschi in questi 5 anni
Berlino ha risparmiato 100 miliardi di tassi d’interesse. Basteranno 86 miliardi per affrontare la
recessione greca? Per il Fmi ne occorrerebbero
almeno 90, come riporta il quotidiano Handelsblatt. Il Fmi giudica inoltre irrealistico l’obiettivo
di un avanzo primario del 3,5% entro il 2018. Se a
Berlino la cancelliera tiene a bada i frondisti
della maggioranza contrari al piano, ad Atene il
premier Alexis Tsipras tira dritto mentre montano le pressioni per tornare al voto: subito dopo
l’accordo o a novembre, una volta avviato il confronto sulla ristrutturazione del debito.
Maria Serena Natale
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel secondo trimestre l’economia russa si è
contratta del 4,6%, dopo un calo del 2,2% nel
primo trimestre. La stima preliminare del Pil
riporta il Paese in recessione per la prima volta
dalla crisi del 2009. E la nuova discesa dei
prezzi del petrolio, che ha indebolito il rublo,
potrebbe allontanare ancora di più la ripresa.

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AVVISO

BUONI FRUTTIFERI POSTALI (G.U. 21 marzo 2015 n.67)
BFP ORDINARIO VENTENNALE ­ SERIE C18

BFP3x4 ­ SERIE T34
• durata massima: 12 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce ogni 3 anni gli interessi matura
Tassi nominali annui
lordi per ogni
triennio di possesso (%)

Il piano

● I negoziati
stanno
procedendo
spediti. La
Commissione
Ue parla di
«accordo
fattibile: ci si
può arrivare
per fine mese,
preferibilmente
entro il 20
agosto». Per
quella data
scade una rata
da 3,2 miliardi
di Atene alla
Bce. Più cauta
la Germania:
meglio un
accordo
completo che
veloce

Il rublo debole
spinge la Russia
in recessione

Cassa depositi e prestiti spa

DALLA NOSTRA INVIATA

● La Grecia sta
negoziando
con i
rappresentanti
dei creditori
internazionali
(Commissione
Ue, Bce, Fmi ed
Esm) il terzo
salvataggio da
86 miliardi. Il
Fmi non
parteciperà
subito al piano,
probabilmente
solo ad ottobre

Nel secondo trimestre Pil in calo del 4,6%

e tra quella di Salerno e la Calabria e la Lucania: investimenti
che quasi certamente necessiteranno della tranche di aumento da 40 milioni, già garantita dai soci. Anche la governance sarà rivista, con un consiglio più snello di 8-9
amministratori rispetto ai 15
attuali, con Antonello Perricone che dovrebbe lasciare la presidenza. Al posto della francese
Alstom i treni dovrebbe fornirli
la svizzera Stadler ma un ruolo
potrebbe averlo anche AnsaldoBreda.
E l’esperienza di Ntv potrebbe essere replicata all’estero.
Secondo fonti a conoscenza del
dossier, Cattaneo avrebbe contatti con fondi interessati a sviluppare l’Alta Velocità nei Paesi
che la stanno liberalizzando,
come la Spagna: il gruppo potrebbe essere coinvolto nella
gestione.
Nel frattempo appaiono più
distesi i rapporti con l’ex monopolista FS. Ieri le Ferrovie
hanno proposto all’Antitrust e
al garante dei Trasporti l’istituzione di un abbonamento unificato Trenitalia-Ntv per i pendolari sulla tratta Milano-Torino. Un dossier che da Ntv sono
disposti ad aprire, nell’ambito
di una normalizzazione delle
relazioni tra i due gruppi.
Fabrizio Massaro
@fabriziomassar0

Periodo di
possesso (anni)
3
6
9
12

Tassi effe vi annui dalla data di
so oscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)
Lordo

Ne o

0,20
0,40
0,60
0,80

0,18
0,35
0,53
0,70

0,20
0,60
1,00
1,40

• durata massima: 4 anni dalla data di so oscrizione
• interesse annuale variabile legato all’indice EURO STOXX 50®
• interesse annuale minimo garan to pari a: 0,10%
• eventuale rendimento annuale massimo a scadenza pari a: 1,85%

Caso
a
b
c
d

Tasso di rendimento
effe vo annuo
a scadenza (%)

Premio si/no

1° periodo Periodi di
Anni
riferimento Anno 1 successivi
di
riferimento successivi
≥ 10
≥7
si
si
≥ 10
<7
si
no
< 10
≥7
no
si
< 10
<7
no
no

Lordo

Ne o

1,85
1,61
0,35
0,10

1,62
1,41
0,31
0,09

BFP INDICIZZATO ALL’INFLAZIONE ITALIANA ­ SERIE J48
• durata massima: 10 anni dalla data di so oscrizione
• capitale rivalutato sulla base dell'Indice ISTAT FOI
Tassi reali
annui lordi (%)
1
0,10
2
0,10
3
0,10
4
0,10
5
0,25
6
0,25
7
0,25
8
0,25
9
0,50
10
0,50

Esemplificazione del tasso di rendimento
effe vo a scadenza al variare dell'inflazione
Tasso
Tasso di rendimento
di inflazione effe vo annuo a scadenza (%)
implicito (%)
Lordo
Ne o

0,15
0,15
0,15
0,30
0,30

6
7
8
9
10

0,50
0,50
0,75
0,75
1,00

11
12
13
14
15

1,00
1,25
1,25
1,25
1,50

16
17
18
19
20

1,50
2,00
2,00
2,50
2,50

• dedicato a chi investe nuova liquidità
• durata massima: 16 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce ogni 4 anni gli interessi matura
Tassi nominali annui
lordi per ogni
quadriennio di possesso (%)
Periodo di
possesso (anni)
4
8
12
16

Tassi effe vi annui dalla data di
so oscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)

0,40
1,40
1,80
2,41

Lordo

Ne o

0,40
0,90
1,20
1,50

0,35
0,79
1,06
1,33

BFP a 3 anni ­ SERIE N14
• durata massima: 3 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce un premio lordo dello 0,75% del valore nominale
alla scadenza del 3° anno

Anno

Premio lordo

1
2
3

0,00
0,00
0,75

Tasso effe vo annuo
alla fine di ciascun anno (%)
Lordo
Ne o
0,10
0,10
0,32

0,09
0,09
0,28

BFP4x4 ­ SERIE Q02
≤ 0,00
1,00
2,00
3,00
4,00

0,24
1,24
2,24
3,25
4,25

0,21
1,09
1,99
2,89
3,80

BFP4x4Fedeltà ­ SERIE K08
• durata massima: 16 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce ogni 4 anni gli interessi matura
Tassi nominali annui
lordi per ogni
quadriennio di possesso (%)
Periodo di
possesso (anni)
4
8
12
16

Tassi nominali annui lordi (%)
1
2
3
4
5

BFP4x4RisparmiNuovi ­ SERIE W05

BFP EUROPA ­ SERIE P70

Ipotesi di apprezzamento
dell’Indice

• durata massima: 20 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce gli interessi a par re dal 12° mese successivo
alla data di so oscrizione

0,40
1,40
1,80
2,41

Tassi effe vi annui dalla data di
so oscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)
Lordo

Ne o

0,40
0,90
1,20
1,50

0,35
0,79
1,06
1,33

Simboli: ≥ maggiore o uguale; ≤ minore o uguale; < minore; > maggiore;

• durata massima: 16 anni dalla data di so oscrizione
• riconosce ogni 4 anni gli interessi matura
Tassi nominali annui
lordi per ogni
quadriennio di possesso (%)
Periodo di
possesso (anni)
4
8
12
16

0,25
0,75
1,25
1,75

Tassi effe vi annui dalla data di
so oscrizione al termine di ogni
periodo di possesso (%)
Lordo

Ne o

0,25
0,50
0,75
1,00

0,22
0,44
0,66
0,88

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Capitale sociale
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di Roma al n. REA
1053767
• C.F. e iscrizione al
registro delle imprese
di Roma 80199230584
• Par ta IVA
07756511007

BFP DEDICATO AI MINORI ­ SERIE M97
• intestabile solo ai minori da 0 a 16 anni e mezzo
• scade al compimento del 18° anno di età
• offre un capitale rivalutato in funzione dell’età del minore
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30

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

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AcomeA Italia (A2)
AcomeA Liquidità (A1)
AcomeA Liquidità (A2)
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2)
AcomeA Patrimonio Prudente (A1)
AcomeA Patrimonio Prudente (A2)
AcomeA Performance (A1)
AcomeA Performance (A2)

07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
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07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08
07/08

EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR

17,761
18,496
5,429
5,635
14,944
15,161
4,929
5,104
17,600
17,888
15,792
16,368
12,633
13,275
24,903
25,855
8,963
8,964
6,416
6,685
4,022
4,199
5,366
5,528
6,179
6,362
21,750
22,216

17,876
18,616
5,426
5,631
14,950
15,167
4,944
5,120
17,606
17,894
15,929
16,510
12,695
13,340
25,115
26,074
8,963
8,964
6,395
6,663
4,030
4,206
5,371
5,533
6,167
6,350
21,710
22,175

Financial Credit I
Financial Credit R
Financial Equity B
Financial Equity B
Financial Income I
Financial Income R

06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08

EUR
EUR
EUR
GBP
EUR
EUR

131,540
118,190
101,790
98,080
125,480
121,970

131,510
118,160
101,690
98,000
125,390
121,890

Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return

04/08
05/08
06/08

EUR
EUR
EUR

109,630
67,228
105,575

109,261
66,609
105,540

www.azimut.it - info@azimut.it
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
06/08
Azimut Dinamico
EUR
06/08
Azimut Formula 1 Absolute
EUR
06/08
Azimut Formula Target 2017 Eq. Opt.
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Crescita
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Equilibrato
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Garantito
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Protetto
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Obbli.
EUR
31/07
Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
EUR
06/08
Azimut Reddito Usa
EUR
06/08
Azimut Scudo
EUR
06/08
Azimut Solidity
EUR
06/08
Azimut Strategic Trend
EUR
06/08
Azimut Trend America
EUR
06/08
Azimut Trend Europa
EUR
06/08
Azimut Trend Italia
EUR
06/08
Azimut Trend Pacifico
EUR
06/08
Azimut Trend Tassi
EUR
06/08
Azimut Trend
EUR
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
06/08
AZ F. Active Selection ACC
EUR
06/08
AZ F. Active Selection DIS
EUR
06/08
AZ F. Active Strategy
EUR
06/08
AZ F. Alpha Man. Credit
EUR
06/08
AZ F. Alpha Man. Equity
EUR
06/08
AZ F. Alpha Man. Them.
EUR
06/08
AZ F. American Trend
EUR
06/08
AZ F. Asia Absolute
EUR
06/08
AZ F. Asset Plus
EUR
06/08
AZ F. Asset Power
EUR
06/08
AZ F. Asset Timing
EUR
06/08
AZ F. Best Bond
EUR
06/08
AZ F. Best Cedola ACC
EUR
06/08
AZ F. Best Cedola DIS
EUR
06/08
AZ F. Best Equity
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2015 ACC
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2015 DIS
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2016 ACC
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2016 DIS
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
EUR
06/08
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op ACC
EUR

28,976
8,413
7,423
12,042
12,096
13,190
13,236
11,625
12,181
12,213
10,927
10,920
7,399
9,460
9,494
7,134
16,358
15,957
23,733
9,255
10,216
33,697

29,032
8,477
7,440
11,891
11,942
13,034
13,078
11,476
12,153
12,184
10,781
10,770
7,431
9,441
9,477
7,153
16,536
16,054
23,894
9,244
10,219
33,717

5,939
5,934
5,244
5,383
6,064
4,180
4,199
4,505
5,735
5,918
4,948
5,479
5,528
4,828
5,784
6,027
5,280
5,717
5,217
5,407
5,167
4,951

5,967
5,962
5,247
5,383
6,096
4,191
4,247
4,525
5,732
5,920
4,948
5,490
5,536
4,835
5,821
6,032
5,284
5,729
5,228
5,423
5,182
4,959

AZ F. Bond Target 2018 Eq Op CLD DIS
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op DIS
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
AZ F. Cash 12 Mesi
AZ F. Cash Overnight
AZ F. Carry Strategy ACC
AZ F. Carry Strategy DIS
AZ F. Cat Bond ACC
AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
AZ F. Dividend Premium ACC
AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Real Plus A-AZ
AZ F. Real Plus B-AZ
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income

Data

Valuta

Quota/od.

06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
31/07
31/07
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
06/08
31/07
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Dividendo Arancio
Convertibile Arancio

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Pan European Struct. Eq. A-Dis
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NM Italian Diversified Bond A
NM Italian Diversified Bond I
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NM Market Timing I
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NM VolActive I

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Swiss Equity
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Swiss Equity Hdg
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US Equity
USD
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US Equity Hdg
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Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
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Strategic A
Usa Value Fund A
Ver Capital Credit Fd A

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5,197
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EUR

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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

31

ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI

#

Sussurri & Grida

● Piazza Affari

Mainetti (Sorgente), la Borsa e gli incentivi per l’edilizia
di Giacomo Ferrari

Su Banco Popolare e Tenaris
Ferragamo in leggero ribasso

S

ostenuti in avvio dal buon recupero
della Borsa cinese, i listini europei
hanno consolidato i rialzi dopo
l’apertura positiva di Wall Street. E il FtseMib (+1,10%) ha messo a segno una delle
migliori performance, grazie anche al
contributo dei titoli bancari, confortati dal
leggero miglioramento dello spread (a 113
punti base). Fra le blue-chips il rialzo più
consistente lo ha però realizzato Tenaris
(+3,60%) che, come tutti gli energetici, ha
beneficiato del rimbalzo del greggio. A ruota
Banco Popolare (+3,56%) dopo i risultati
trimestrali. Bene anche Atlantia (+2,22%),
Prysmian (+1,79%) e Autogrill (+1,62%). In
leggero ribasso soltanto Enel Green Power
(-0,27%) e Ferragamo (-0,13%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA




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( f.ta.) «L’andamento positivo dei fondi immobiliari quotati conferma le potenzialità del settore
ma per coglierle il governo deve fare di più, molto di più». Valter Mainetti (foto), azionista di riferimento e amministratore delegato di Sorgente
Group (che sta per quotare in Borsa la controllata Sorgente Res), commenta così i risultati di
Borsa delle ultime settimane e aggiunge: «Qualche segnale di svolta si sta delineando. Gli annunci sul taglio delle tasse sulla casa sono un fatto positivo. La crisi dell’immobiliare è di portata
tale che occorrono cambiamenti radicali. Non
bastano segnali isolati, sia pure rilevanti. Serve
una legge quadro di settore, che ne permetta il
rilancio. Tutti sono consapevoli che è decisivo
per dare una spinta forte all’economia. Finora
nessuno è riuscito a passare dalle parole ai fatti.
Matteo Renzi, che punta sulle discontinuità e
sulle riforme, può farcela. Di sicuro ha una occasione formidabile per lasciare il segno. Deve farlo in fretta perché il rischio è che invece di andare avanti si torni indietro. Lo conferma la vendita
di Italcementi, l’ennesimo caso di una grande
azienda italiana che deve cedere il passo anche
perché non ha potuto contare su un mercato in-

terno adeguato». Sempre Mainetti, diventato nelle settimane
scorse uno degli azionisti di comando del quotidiano il Foglio
insieme al banchiere Matteo
Arpe, dice: «La grave crisi dell’edilizia ha colpito l’intera filiera, dalle costruzioni ai fornitori di materie prime
come cemento e calcestruzzi. Se ci fosse stato un
sostegno serio al settore anche la vicenda Italcementi poteva finire diversamente (evitando la
vendita al gruppo tedesco, ndr)». Su cosa servirebbe l’immobiliarista non ha dubbi: «Occorre
un provvedimento che coinvolga l’intera filiera
raggiungendo almeno tre obiettivi: lo snellimento delle procedure, un pacchetto d’incentivi
fiscali, la spinta alle banche affinché riaprano i
cordoni della borsa tornando a finanziare gli investimenti nell’edilizia, dai restauri alle nuove
costruzioni. La strada, del resto, è obbligata. Soltanto la ripresa del settore dell’edilizia permetterà l’uscita definitiva dalla crisi. In caso contrario i
primi segnali di miglioramento sono destinati a
restare tali».

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(st.rav.) Innowatio, gruppo attivo nella vendita e
nell’ottimizzazione dei consumi d’energia, nato
sette anni fa a Bergamo, ha acquisito, attraverso
un aumento di capitale, il 12% di Clens (Clean
energy sourcing ag) di Lipsia, operatore tedesco
nel campo della gestione delle energie rinnovabili, con la prospettiva di arrivare entro l’anno al
controllo del 100%, per un’operazione dal valore
complessivo di circa 30 milioni di euro. L’unione
dei due gruppi porta a una realtà da un fatturato
di oltre un miliardo e mezzo di euro (un miliardo il giro d’affari 2014 di Innowatio e 520 milioni
quello di Clens) che tratta oltre 27 terawattora di
energia all’anno e con 225 dipendenti (150 Innowatio e 75 Clens). «L’obiettivo è creare un
gruppo paneuropeo», spiega Fabio Leoncini,
ceo e fondatore di Innowatio che l’anno scorso
ha aperto una filiale in Argentina e una in Svizzera e ha in programma uno sviluppo nel Nord Europa. Con Clens intanto entra nel mercato tedesco e austriaco.

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32

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Cultura

Letteratura

Nella biblioteca di Yale
il poema di Marinetti
che battezzò una città

Marinetti battezzò una città. Le bozze
del Poema di Torre Viscosa di Filippo
Tommaso Marinetti, del 1938, che
forse diedero il nome alla città di
Torviscosa (Udine), sono state
ritrovate con altri documenti alla
biblioteca di Yale, nell’archivio
Marinetti della Beinecke library.
Il materiale rende conto dei rapporti
tra il futurista e l’azienda chimica

Marinetti
(1876-1944)

Snia, che costruì uno stabilimento
nella città-fabbrica friulana (fino ad
allora nota come Torre di Zuino) e
commissionò a Marinetti un poema
per celebrare l’industria autarchica.
Il titolo marinettiano suggerì forse
il nuovo nome per l’insediamento,
trasformato in città operaia,
che fu inaugurato da Mussolini in
quello stesso 1938.

Torna il romanzo con le avventure di Jim Hawkins alle prese con il sinistro Long John Silver

L’Isola del Tesoro, archetipo del racconto
Una nuova edizione del capolavoro di Stevenson dove tutto (Male compreso) è alla luce del sole
gono disposte con cura le cuccette a prua e a poppa in modo
che i «fedeli» siano vicini (una
disposizione che Nabokov raccomanderebbe di tenere a
mente, come quella delle cuccette nel Mosca-Pietroburgo
sul quale salgono Anna Karenina e Vronskij), e la nave si stacca dal molo.
Sapendo che i viaggi per mare — se non si va in cerca di una
balena — possono essere noiosi, Jim, che ancora non è Conrad, fino a che l’isola non appare all’orizzonte con il suo colore
«uniforme e triste», e qualcuno
grida: «Terra!», liquida il viaggio della Hispaniola in poche
righe. Lui, in quel momento —
nel momento in cui, narrativamente, spazio e tempo si congiungono — è nascosto dentro
la botte delle mele; ha appena
ascoltato il dialogo fra Silver e
un marinaio, attraverso il quale
il piano dei pirati si manifesta;
corre ad avvisare il signor
Trewalney, il dottore e Smollett; loro organizzano la difesa,
e il romanzo precipita nel suo
centro incandescente.
È incandescente, perché tutti
i fatti che da adesso in poi accadranno nell’Isola del Tesoro,
questo romanzo febbrile che
non concede nulla al di fuori
del puro accadimento, il lettore
li vedrà in una luce piena che

di Giorgio Montefoschi

Il libro

T

utti gli elementi sui
quali si fonda la paura
sono presenti nell’Isola
del Tesoro, il capolavoro
di Robert Louis Stevenson che
molto ci fece tremare da ragazzi
e ora possiamo rileggere nelle
edizioni economiche della Einaudi, tradotto in maniera davvero eccellente da Massimo
Bocchiola. Paura, è timore, giusto o ingiusto, oscura diffidenza
nei confronti di esseri umani
che vediamo per la prima volta,
hanno una menomazione fisica
che può essere una gamba sola,
uno sgherro sulla guancia, la cecità, la mancanza di due dita, e
si comportano come se una diabolica forza interiore consenta
loro di non essere da meno degli altri, e anzi li spinga a essere
ancora più violenti, agili addirittura nella loro menomazione. Paura, è l’attesa di personaggi sconosciuti che alla locanda
dell’Ammiraglio Bembow, sulla
costa occidentale inglese, sarebbe bene non arrivassero
mai, perché da questi personaggi può venire ogni disgrazia.
Paura, è l’attesa di una ingiunzione — un «bollo nero» — che
ti viene consegnato da mano a
mano ed è una condanna a
morte. Paura, è la scoperta del
male: scoprire da parole inequivocabili — stando nascosto nel
fondo di una botte semivuota in
cui si conservano le mele — che
le persone nei confronti delle
quali nutrivi fiducia e simpatia,
sono degli esseri abietti, dei pirati della peggior risma (la ciurma del famoso, terribile, capitano Flint), pronti a farti a pezzi
per impadronirsi del tesoro verso il quale sta navigando la Hispaniola, la goletta armata a
Bristol dall’ingenuo signor Trelawney. Paura, è la lama del coltello; il silenzio improvviso della natura.
Tutto comincia quando, in
una giornata imprecisata del
1700, all’Ammiraglio Bembow
arriva un uomo torvo col codino
incatramato, le unghie nere e
rotte, e una cicatrice sulla guancia, trascinando sopra una carriola la sua cassa da marinaio.
Guarda sospettoso la baia e
chiede una stanza. È Billy Bones. Nessuno deve sapere che
lui è lì. Se Jim Hawkins, il figlio
del proprietario della locanda
adesso gravemente ammalato,
dovesse vedere un uomo senza
due dita in una mano o un altro
con una gamba sola, dovrebbe
avvisarlo immediatamente.
Trascorrono le settimane. Billy
Bones tracanna bottiglie e bottiglie di rum. E fa racconti terrificanti — di pirati, crudeltà, terre
selvagge, impiccagioni — che,
nelle notti di tempesta, non fanno dormire Jim. Finché, a sorpresa, in una quieta mattina di
gennaio, mentre la risacca sciaborda dolcemente sui sassi, si
materializza dal nulla l’uomo a

● L’Isola del
Tesoro dello
scozzese
Robert Louis
Stevenson
(1850 – 1894)
uscì per la
prima volta a
puntate nella
rivista per
ragazzi «Young
Folks» nel
1881-1882
con il titolo
di Sea Cook, or
Treasure Island.
Fu pubblicato
in volume
nel 1883
● L’edizione
Einaudi (ET
classici 2015),
tradotta da
Massimo
Bocchiola, è
arricchita dai
contributi di
Pietro Citati
(pagine 266,
10). Scrisse
Henry James:
«L’Isola del
Tesoro
diventerà
certamente un
classico — anzi
lo è già e
resterà tale....
con le sue
stravaganze e
le sue
divertenti
arditezze, con
gli echi di
ballate e di
antichi
racconti, tocca
tutte le corde
dei nostri
affetti»

Avventura
Il giovane Jim è la voce
narrante di questa
narrazione febbrile
e incandescente
cui mancano due dita. È Cane
Nero. «Non mi riconosci?»
chiede beffardo a Billy Bones. È
un suo vecchio compagno di
bordo e d’avventure. Fra i due, a
un tratto — Jim è dietro la porta
— si svolge una litigata feroce,
con urla, bestemmie e colpi di
coltello. Cane Nero fugge. Il Capitano — così Billy si fa chiamare — giace in terra. Il dottor Livesey, il medico venuto a curare
il padre di Jim morente, prescrive astinenza dall’alcol e letto.
Ma il Capitano è terrorizzato:
sente che il cerchio attorno a lui
si sta stringendo. E rivela a Jim
cos’è che cercano gli uomini
che gli stanno dando la caccia. È
dentro la cassa: la mappa dell’isola dei Caraibi nella quale lo
spietato Flint (di cui lui era secondo) nascose un immenso tesoro frutto di una vita di rapine
sul mare. Ora Flint è morto; tutti
vogliono quel tesoro. Lui solo
— dopo che Flint ha sgozzato i
sei marinai che lo avevano accompagnato a seppellirlo — è
in grado di trovarlo.
Passano altri giorni. In un
pomeriggio gelido, nebbioso,
dopo il funerale del proprietario della locanda, si odono i colpi ritmati di un bastone sulla
strada. Fanno da guida a un vecchio cieco, Pew: la figura più
spaventosa che un essere umano potesse immaginare. «Dove
sono?» si lamenta. Poi afferra il
braccio di Jim in una morsa

d’acciaio. «Portami dal Capitano» gli dice, «e annunciagli: c’è
un amico per te». In mano, ha
la condanna: il bollo nero. Billy
Bones muore dalla paura. Jim e
la madre aprono la cassa, trovano la mappa e fuggono a raccontare gli eventi al dottor Livesey che è in casa del signor Trelawney. Irrompono i bucanieri
che hanno mandato in avanscoperta Pew e trovano la cassa
svaligiata. Scoppia una rissa. Il
vecchio cieco urla, minaccia, è
in mezzo alla strada, implora di

Thriller
Il diverso, l’attesa, la
scoperta: sono presenti
tutti gli elementi sui
quali si fonda la paura
non essere lasciato solo, viene
travolto da un cavallo e ucciso.
Nella casa del signor Trewlawney, immediatamente, si decide di partire per l’isola del tesoro.
Jim, naturalmente, farà parte
dell’equipaggio, insieme al dottore e al capitano Smollett. Ma è
anche il narratore di questo racconto meraviglioso che è un vero e proprio archetipo del racconto. Dunque, le sue azioni, le
cose che farà e ascolterà, le imprese nelle quali si misurerà, e
le iniziative che prenderà nel

Combattenti
spagnoli
ingaggiano
una battaglia
con i corsari
(1615,
particolare)
di Cornelis
Vroom.
Il dipinto
è conservato
presso il Museo
Nazionale
Marittimo
di Londra

corso dell’avventura, saranno
gli ingranaggi — rivelati — che
muovono il meccanismo segreto che è nel fondo di ogni romanzo.
Ora, nel racconto, deve fare
la sua apparizione il famoso uomo senza una gamba: Long
John Silver. E Jim, a Bristol, dove lo stolto signor Trelawney ha
ingaggiato la ciurma, composta
nella massima parte di pirati
camuffati da marinai, con la
quale navigherà l’Hispaniola, e
un tale Silver che farà il cuoco,
va a trovarlo nella sua taverna
che si chiama Il cannocchiale.
Se Flint, nel romanzo, è il Male
assoluto — come scrive Pietro
Citati nella introduzione che
precede il volume — «Silver è il
male che si adatta, si piega, si
maschera, e insidia occultamente». Offre, al ragazzo, un
volto amichevole — anche se
dimostra qualcosa di inusitato,
di animalesco, quando, per
parlare con il capitano Smollett, si arrampica su per la murata. Smollett non lo ama, fin
dal primo momento. Così come
è diffidente nei confronti dei
finti marinai, avendo sentito
che tutti conoscono quello che
doveva essere un segreto: vale a
dire che la nave va in cerca di un
tesoro. E mette in guardia sia
Trewalney che il dottore. Ma
ormai la nave freme, gli ormeggi tremano: nel porto di Bristol
ha fatto irruzione il mare. Ven-

non nasconde nulla ed è il vero
segreto del romanzo: il Male
nella luce abbacinante del sole.
Un luce violenta, cruda, che
non nasconde il gesto inaudito
con il quale Silver lancia la sua
stampella e spezza la spina dorsale al marinaio che non vuole
seguirlo nel suo progetto infame. Non nasconde Silver che,
venuto a proporre una finta tregua con la bandiera bianca, e
avendo lasciato la gruccia vicino alla palizzata del fortino, è
costretto a strisciare nella sabbia. Non nasconde il balzare
fulmineo dietro gli alberi di
Ben Gunn, l’uomo che sembra
un animale e si rivelerà la chiave giusta — lui che è stato abbandonato da Flint nell’isola —
per trovare il tesoro. Non nasconde il ghigno feroce, e poi il
sorriso sarcastico del timoniere
che insegue con la daga Jim —
tornato sulla nave per la svolta
decisiva del racconto — con
l’intento di ammazzarlo. Non
nasconde lo scheletro attorno
al quale si è attorcigliata l’edera
che indica la direzione del tesoro. Non nasconde il gesto terribile dei tre pirati superstiti in
ginocchio, mentre la nave si allontana. Ma a quel punto il romanzo è finito. Pian piano,
l’isola si allontana. Finché anche la rupe più alta, e la paura,
non svaniscono nell’azzurro del
mare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

CULTURA

33
#

Archeologia

È lungo quasi 12 metri, è lavorato con fori ai lati ed
è stato trovato sul fondo del mare nel Canale di
Sicilia, a 40 metri di profondità: i geologi
dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di
Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste hanno
rinvenuto un monolito che potrebbe dare
indicazioni preziose su questo sito archeologico di
età mesolitica, abbandonato circa 9.500 anni fa. I
risultati della scoperta sono apparsi sul «Journal of
Archaeological Science». Il monolito testimonia la

Scoperto un monolito
di 9.500 anni
nel Canale di Sicilia

presenza di antiche popolazioni in questo lembo
del Mediterraneo, quando il livello globale del
mare era più basso di oltre 40 metri e potrebbe
gettare nuova luce «sulla storia dell’insediamento
umano del sito. E sul suo abbandono», precisa
Emanuele Lodolo, che ha coordinato lo studio.
È emerso che già nel Mesolitico alcune isole, che
fino a circa 9 mila anni fa si trovavano nell’odierno
settore nord-occidentale del Canale di Sicilia,
erano abitate. L’arcipelago, un tempo, si estendeva

tra le coste della Sicilia e l’Isola di Pantelleria, ma
poi è stato «inghiottito» dall’innalzamento del
mare seguito allo scioglimento del ghiaccio che
copriva buona parte dell’odierno Nord Europa a
causa delle glaciazioni. Il blocco di pietra presenta
fori regolari su alcuni lati e uno che lo attraversa
per intero. Già nel 2009 il team di scienziati aveva
codificato le prime osservazioni sulla zona, ma
soltanto in questi giorni la storia del sito è stata
ricostruita.

Il supplemento culturale è in edicola tutti i giorni fino a venerdì
Il numero di Ferragosto (solo per questa settimana) disponibile da sabato

Matematica, arte, geografie
Il volo della «Lettura»
«L

a Lettura» è (anche) una questione
matematica. Il supplemento culturale del «Corriere della Sera», nella
versione a 48 pagine e stampato su
carta di pregio, ha raccolto ampi consensi tra i lettori. Oltre centomila le copie vendute domenica in
edicola e la cifra raddoppia — più di duecentomila — con abbonamenti e copie digitali.
Il supplemento — che resta in edicola fino a venerdì 14 agosto (acquistabile, a scelta, a 50 centesimi) — è annunciato dalla copertina geometrica
di Ennio Ludovico Chiggio, esponente dell’Arte
Programmata e Cinetica. Ricorrono poi interventi

e articoli che rimandano all’universo matematico:
in apertura un intervento di Francesco Giavazzi
sull’importanza del calcolo nella società di oggi;
una verità che ha radici antiche visto che — come
racconta Mauro Bonazzi — già Platone riteneva
che i numeri fossero la chiave per guidare gli uomini nel governo dello Stato. Di misurazione (matematica) del tempo e di modelli di comportamento si occupa, invece, lo scrittore Emanuele
Trevi a partire da un saggio del teologo Max Engammare che fa risalire la nascita della puntualità
alla Riforma protestante.
Accanto alle scienze esatte, il supplemento dà

I numeri contano
Francesco Giavazzi
ci riporta a Platone:
la matematica
è fondamentale
per comprendere la società
in cui viviamo. Ma un Paese
che disprezza il merito
non può amarla

IL DIBATTITO

grande spazio alle discipline umanistiche: la Poesia, con Paolo Di Stefano che traccia una mappa
degli autori contemporanei suddivisi per generazioni; la Storia, il tema-guida è la piazza come
cuore della città e polmone delle attività commerciali (interventi di Amedeo Feniello, di Luciano
Canfora e, sulle piazze digitali, di Jeff Jarvis). Lo
psicoterapeuta Giancarlo Dimaggio tratteggia
l’elogio (con moderazione) di un sentimento non
facile da gestire quale il rancore. Lo scrittore Paolo Giordano misura i silenzi carichi di domande
del Monte Athos in un racconto di ampio respiro,
mentre il romanziere messicano Álvaro Enrigue

Il rancore necessario
È fra i sentimenti più umani
che ci siano, non va soffocato
dalla convenzione del perdono.
Ne parla Giancarlo Dimaggio

Isole d’Italia
La mappa delle 73 isole italiane
abitate. E una confessione
dell’«isolano» Franco Battiato

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La puntualità è calvinista
Come scrive Emanuele
Trevi, arrivare in orario
è una questione culturale.
Svizzeri e tedeschi
ci riescono perché hanno
avuto Calvino (e noi no)

PSICOLOGIA
VISUAL DATA

ripercorre con il mito della Sierra Madre la vicenda del narcoboss El Chapo. E ancora il cantautore
siciliano Franco Battiato commenta la visualizzazione dedicata alle isole svelando di essersi sentito «isolano, senza legami», a Milano. Appuntamenti consueti con le classifiche dei libri più venduti: spopola Grey, versione maschile delle Sfumature; e «il Cartellone» con il meglio delle
mostre.
Sabato 15 agosto, con un giorno di anticipo per
via di Ferragosto, arriva il nuovo numero.
Severino Colombo

SOCIETÀ
MASCHERE

La sindrome Caporetto
Racconta il regista Davide Ferrario
che l’Italia ha bisogno di una catastrofe
per tirare fuori il meglio di sé. Per
questa ragione esplora il Carso in vista
del prossimo film sulla Grande guerra

IL RACCONTO

Alla ricerca di (un) Dio
Il viaggio di Paolo Giordano
sul Monte Athos: «Arrivo con
un dibattito irrisolto tra me
e mio padre. Mi congedo con
la convinzione che l’unico
modo di piacere a Dio sia
non smettere mai di peccare»

34
#

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

#

Il progetto
Rusic diventa regista: racconterò la mia famiglia

Spettacoli

Rita Rusic (foto) diventa regista. Da anni produttrice, l’ex moglie di
Vittorio Cecchi Gori presenta alla Mostra del Cinema di Venezia il
progetto «I giorni del vento», la storia vera della sua famiglia. Sarà
accompagnata dagli sceneggiatori Umberto Contarello e Sara
Mosetti. «Ho sempre desiderato — ha dichiarato Rusic, 55 anni —
portare al cinema la storia di un grande amore, di una grande
passione, interrotte dalla crudeltà della guerra». Arella Film firmerà la
produzione: l’inizio delle riprese è previsto entro il 2015.

TV

Sedotti
dalla

Registi che tradiscono il cinema
Da Haggis a Iñárritu, tutti stregati
dalla nuova frontiera delle serie

«L

e serie che vedo
sono più belle di
quasi tutti i film
hollywoodiani.
Trovo nella fiction quello che
non vedo più al cinema, i tempi
della serialità sono quelli del
cinema che amavamo». In questa frase di Bernardo Bertolucci
— ipnotizzato da True Detective — c’è la chiave per capire come mai sempre più spesso
molti autori di cinema rimangono folgorati sulla via della tv.
La tv «è un passo avanti» ha
ammesso Robert Redford perché la serie — tra ambientazione, luci, spazi e tempi — permette di ritrovare le atmosfere
del cinema d’autore che è stato
cannibalizzato dal cinema industriale del blockbuster ed è
rinato nelle serie d’autore. Come ha sintetizzato anche Dustin Hoffman: «La tv di oggi è la
migliore che sia mai esistita, il
cinema è il peggiore che abbia
visto nei 50 anni in cui l’ho fatto».
Da qualche giorno circola
già il trailer di Vinyl, la nuova
serie tv creata da un trio niente
male: Martin Scorsese — che
ha diretto l’episodio pilota; Mick Jagger — il leader dei Rolling Stones che il mondo musicale un filo lo conosce; e Terence Winter — ideatore di Boardwalk Empire e già tra i
principali sceneggiatori dei Soprano. La serie racconta i fermenti musicali nella New York
anni 70 e mette in scena gli eccessi di un’epoca composta anch’essa da un trio leggendario:
sesso, droga e rock‘n’roll.
La tv ormai è affare da premi

I volti
● Vinyl Nella
prima foto a
sinistra, Bobby
Cannavale
(Richie),
produttore
che lotta per
salvare la sua
etichetta
musicale
● The Young
Pope Al centro,
la serie sul
Papa (Jude
Law,) prodotta
da Sky con Hbo
e Canal +
● Twin Peaks
A destra,
Sherilyn Fenn e
Kyle McLachlan
in «Twin
Peaks»: David
Lynch dirigerà
18 nuovi
episodi, 26
anni dopo la
prima stagione

Oscar. Non solo Scorsese (premiato per The Departed), ma
anche Alejandro González
Iñárritu (Birdman), Steven Soderbergh (Traffic), Steve McQueen (12 anni schiavo), Paul
Haggis (Crash) e Paolo Sorrentino (La grande bellezza).
Iñárritu è tra le menti di The
One Percent, serie in 10 episodi
(i primi due diretti in prima
persona) che filma la storia di
un agricoltore in difficoltà a
causa della crisi. Soderbergh
ha già diretto The Knick (in arrivo anche la seconda stagione), piccolo gioiello con Clive
Owen nel camice di chirurgo
nella New York dei primi del
‘900. Ora il regista americano
ha altri due progetti: Red Oaks
ambientata nell’esclusivo
country club del titolo e The
Girlfriend Experience, ispirata
al suo stesso film del 2009, sulla vita quotidiana di una escort.
Anche lui ha sintetizzato così la
sua scelta: «La tv d’autore sta
vivendo un periodo elettrizzante in questo momento».
Steve McQueen si è preso
l’impegno di dirigere tutti i sei
episodi che compongono Co-

Show Me
a Hero
Il regista
canadese Paul
Haggis con
«Show Me a
Hero» racconta
i contrasti
politici e sociali
negli anni
successivi alla
contestazione
del ’68

des of Conduct, ovvero «l’esplorazione dell’entrata di un giovane afro-americano nell’alta
società di New York, con un
passato che potrebbe non essere ciò che sembra». Paul Haggis con Show Me a Hero racconta i contrasti politici e sociali negli anni successivi alla
contestazione del ’68, mentre
Sorrentino proprio in questi
giorni sta girando a Roma The
Young Pope sullo sfondo del
Vaticano.
La via della tv l’ha provata
anche M. Night Shyamalan con

Wayward Pines che però non
vedrà una seconda stagione,
nonostante i buoni risultati di
ascolto e l’ancora migliore riuscita del progetto che ne fa una
delle serie più avvincenti degli
ultimi anni.
Le stesse atmosfere di irrisolto dovrebbero essere la cifra
del sequel di Twin Peaks. In
questo moto plenario di conversione David Lynch è stato un
pioniere, uno dei primi registi
a capire le possibilità di narrazione offerte dal piccolo schermo: ora dopo un gioco a elasti-

co (prima sì, poi no, adesso di
nuovo sì) ha promesso di dirigere tutti i 18 episodi del secondo tempo di Twin Peaks, 26 anni dopo quella domanda che è
rimasta nella testa anche di chi
non ha mai visto le prime 30
puntate: «Chi ha ucciso Laura
Palmer?».
Nella tv ci è cascato anche
Woody Allen — altro Oscar, per
Io e Annie — che sta sviluppando una serie per Amazon e
scherzando non smette mai di
maledirsi: «Me ne pento ogni
secondo da quando ha detto
sì». Se ce la fa, dovrebbe essere
pronta nel 2016.
David Fincher ci ha preso gusto. Dopo House of Cards è stato ingaggiato per due nuovi
show: la commedia ambientata negli anni 80 nel mondo dei
videoclip Videosyncrasy, di cui
dirigerà il pilot; e Shakedown,
un noir con vista sugli anni 50
sulla falsariga di L.A. Confidential.
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Il personaggio

L’appello di Cumberbatch al pubblico: «Smettete di riprendermi con i telefonini»

che voglio darvi è una prova
«Q uello
d’attore che spero possiate ricordare.
Che sia buona o meno, l’importante è che
rimanga nelle vostre teste e non sul telefonino.
Per cui, posso chiedervi un favore enorme?
Smettete di riprendermi mentre sono in
scena». Così Benedict Cumberbatch, l’astro del
teatro inglese prestato al cinema (La talpa,
Into Darkness - Star Trek, The Imitation Game
per il cui ruolo del matematico Alan Turing ha
ricevuto una nomination all’Oscar), sul palco
del Barbican di Londra in Amleto, si è rivolto ai
fan invitandoli a spegnere la «mortificante»
luce rossa di cellulari e telecamere. Dopo la
replica di sabato, funestata da un paio di
incidenti tecnici che hanno fatto perdere le
staffe al divo (il Daily Mail ieri riportava che tra
il pubblico si è udito chiaramente l’attore

esclamare «f*ck!»), Cumberbatch, infastidito
da luci e lucine degli apparecchi elettronici
presenti in sala, è stato costretto a ripetere
daccapo il celeberrimo monologo «Essere o
non essere?». Al termine dello spettacolo, il
divo 39enne si è rivolto agli irriducibili che lo
attendevano davanti ai cancelli fuori dal teatro
dicendo loro di «far circolare le sue parole sui
social media». «In scena vedo le luci rosse
delle telecamere — ha detto ai fan —. Può
essere che non sia stato nessuno di voi a
filmare, ma quelle luci mi danno fastidio, sono
accecanti. È così ovvio, ecco perché stasera
abbiamo dovuto ricominciare “To be, or not to
be”». Nonostante la calda accoglienza ricevuta
dal ritratto del Principe di Danimarca tracciato
sul palco dallo «Sherlock» televisivo,
Cumberbatch ha dato l’impressione di essere

realmente seccato dall’episodio. «Non uso i
social media — ha detto — ma mi dareste una
mano aiutandomi su Twitter, blog, Facebook a
scoraggiare altri dal filmare la performance. È
mortificante non c’è niente che scoraggi di
più». Nel discorso — naturalmente ripreso e
poi postato su YouTube — Cumberbatch ha
In scena
Benedict
Cumberbatch, 39
anni, è nato a
Londra, dove in
questi giorni, al
Barbican Theatre,
sta recitando
l’«Amleto» di
Shakespeare

anche messo in guardia gli spettatori: d’ora in
avanti chi sarà sorpreso a filmare «sarà buttato
fuori dal teatro». Non è la prima volta che un
attore protesta per le riprese in sala durante gli
spettacoli dal vivo. Nel 2013 James McAvoy
rimproverò uno spettatore sorpreso a filmare
nel corso di una replica di Macbeth al Trafalgar
Studios. Helen Mirren, disturbata da alcuni
percussionisti fuori dal teatro dove era in scena
con The Queen, è uscita imponendo loro
perentoriamente di fare silenzio. Mentre l’anno
scorso Kevin Spacey è stato distratto dallo
squillare di un telefonino alla prima di
Clarence Darrow all’Old Vic. Senza uscire dal
personaggio, ha inchiodato il colpevole con un
lapidario: «Se non risponde lei, lo farò io».
Laura Zangarini
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36
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

SPETTACOLI

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A Palermo

Il Massimo di Palermo anticipa i tempi: è il primo teatro
italiano a riconoscere ai suoi dipendenti il diritto di usufruire
dei permessi matrimoniali per nozze e unioni civili, anche
tra omosessuali, che potranno ottenere i 15 giorni di
congedo, al momento previsti dal contratto nazionale di
lavoro solo per i matrimoni etero. Dopo la condanna
dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, in attesa delle
tutele di una norma nazionale, l’ente lirico siciliano ha
approvato un accordo con le parti sindacali che consente
anche ai dipendenti omosessuali di avere gli stessi diritti dei

La scelta del Massimo:
congedo ai dipendenti
anche per le unioni gay

colleghi etero. «Un atto di civiltà di un teatro che vuole
essere solidale con tutti i suoi lavoratori» ha spiegato il
sovrintendente, Francesco Giambrone. Gli fa eco il sindaco
di Palermo, Leoluca Orlando: «Il Massimo assume un ruolo
di primo piano e di stimolo sul tema dei diritti dei
lavoratori». Le novità rientrano in un accordo
sull’integrativo che mette in sicurezza i bilanci dell’ente
lirico, introducendo flessibilità. Il Massimo riaprirà i battenti
a settembre con la Bohème di Giacomo Puccini (foto), che
sarà in scena dal 18 al 27.

Isabelle e quei violini storici chiusi nei musei
Faust: per colpa della recessione è difficile trovare qualcuno disposto ad investire milioni in uno Stradivari



Trovare lo
strumento
giusto non è
per nulla
facile,
proprio
come il
compagno
di vita
Giocare con
le sue corde
può essere
pericoloso,
il rischio è
di lasciarsi
andare a
virtuosismi
sterili

«È

lo strumento la cui
anima più ci somiglia, la cui voce è più
simile alla nostra» assicura Isabelle Faust, solista eccelsa del
violino, che imbracciò la prima
volta a cinque anni e da allora
non ha più lasciato. «Anzi —
aggiunge — il violino di anime
ne ha addirittura due, una angelica e una demoniaca. È sorprendente e inquietante tutto
quello che si può fare con lui…
Uno strumento molto difficile
da controllare, per riuscirci c’è
bisogno di impegno totale».
A lei l’impegno certo non
manca. Vincitrice a 20 anni del
concorso Paganini, Isabelle ha
suonato con i direttori più prestigiosi, a lungo con Claudio
Abbado, e ora con Mariss Jansons, Daniel Harding, Bernard
Haitink. Con quest’ultimo, sul
podio della Chamber Orchestra
of Europe, lei eseguirà il 25
agosto a Lucerna il Concerto
per violino e orchestra K 219 di
Mozart. E sarà solo una delle
sette serate di cui Isabelle, artista étoile, sarà protagonista al
festival elvetico. Che, dedicato
quest’anno al tema dello humor, si aprirà venerdì con
un’ironica prolusione di Alfred

Brendel e quindi con Haitink e
la Lucerne Orchestra impegnati nella sinfonia Il Distratto di
Haydn e la Quarta di Mahler.
Il giorno dopo l’esordio di
Isabelle con L’Histoire du Soldat di Stravinsky. «Il patto con
il diavolo, un debutto sulfureo…». Un violino magico, capace di trilli incantatori in cambio dell’anima: un baratto irresistibile. «Quando dicevo che il
violino è lo strumento del diavolo non scherzavo. Giocare
con le sue corde può essere pericoloso, il rischio è farsi trascinare nei gorghi di un virtuosismo fine a se stesso». Vedi David Garrett, pop star del violino, campione di velocità
d’esecuzione. «Un altro mondo, lontano dal mio» garantisce. Tentazioni da guinness dei
primati a cui lei non cede. «Da
Mefistofele bisogna stare alla
larga, so come va a finire. Non
per niente mi chiamo Faust…».
E alla sua anima Isabelle ci
tiene, almeno quanto alle corde del suo violino, uno Stradivari «Bella Addormentata» del
1704. «Siamo in coppia da vent’anni. Un solido matrimonio»,
scherza senza tema di ingelosire il marito reale con cui ha un

Ispirata
La violinista
tedesca Isabelle
Faust (43 anni)
con il suo
strumento, uno
Stradivari «Bella
Addormentata»
del 1704

figlio di 17 anni. «Trovare il violino giusto non è facile, proprio
come il compagno di vita. Io ho
avuto la fortuna di imbattermi
nella “Bella Addormentata”.
Che naturalmente ho solo in
prestito. Mai mi sarei potuta
permettere uno strumento simile se il mio sponsor non me
lo avesse affidato vita natural
durante». Non succede a tutti.

«Ormai è sempre più difficile
trovare qualcuno disposto a investire milioni di euro in uno
strumento. La crisi finanziaria
tocca anche il mondo della musica, persino in Germania. E
così un grande come Frank
Zimmermann ha dovuto rinunciare al “suo” Stradivari, finito nelle maglie di un fallimento bancario. Adesso suona

un Guarneri del Gesù». Il problema si pone ancor più per le
nuove generazioni. «Sulla classica spira forte il vento dell’Estremo Oriente. I nuovi talenti del violino ormai vengono
soprattutto da lì».
Stessa storia per tutti gli
strumenti ad arco. Tra quelli
costruiti oggi spiccano sempre
più i «made in Asia». «Gli apprendisti liutai vengono da tutto il mondo a imparare il mestiere nelle nostre botteghe —
spiega Paolo Bodini responsabile dei Friends of Stradivari
del Museo del Violino di Cremona —. E lo imparano così
bene che molti strumenti ad
arco vengono da Cina, Giappone, Corea: un violino costa sui
15mila euro. I grandi pezzi storici del nostro museo li imprestiamo solo per eventi speciali». E proprio all’Auditorium
del Museo di Cremona, Isabelle
Faust arriverà il 10 ottobre dopo
un tour a Bologna, Torino e Milano. Riportando così nella patria di Stradivari la sua «Bella
Addormentata», risvegliata per
l’occasione da musiche di
Haydn, Mozart e Beethoven.
Giuseppina Manin
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Pattinaggio

Sport

Kostner sul ghiaccio
tra Corvara e Asiago
In vista del Tas, la Wada
potrebbe non gradire

(g.pic.) Domani a Corvara, in Badia. Giovedì a Pinzolo. Ferragosto ad
Asiago. Squalificata un anno e quattro mesi (scadenza 16 maggio
2016) nell’ambito del caso doping dell’ex fidanzato Alex Schwazer,
Carolina Kostner (foto) torna a esibirsi in Italia nei palazzetti, in eventi
organizzati da società affiliate alla Federghiaccio, con atleti tesserati
(Della Monica, Guarise, Testa e Csolley). Pur non trattandosi di eventi
agonistici, è un atteggiamento che — in vista dell’arbitrato al Tas
dove l’avvocato della Figc Galavotti cercherà di farle avere una
riduzione di squalifica —, l’agenzia mondiale antidoping (la Wada,
insieme al Coni, ha appellato contro Carolina) potrebbe non gradire.

Obiettivi
Berlusconi
ha speso 83
milioni: vuole
la Champions
Come ai tempi belli, se
si guarda alla voce investimenti. E ora vengono i problemi:
nel senso che, come ai tempi
belli, dovrebbero arrivare i risultati. Conti alla mano, sono
83 i milioni di euro che il Milan
(attingendo dalla borsa di Fininvest perché il passaggio di
denaro e quote con il magnate
Bee Taechaubol avverrà a settembre) ha fin qui speso sul
mercato. Rifatto completamente l’attacco (con 30 milioni
per Bacca e 8 per Luiz Adriano),
puntellato il centrocampo (20
milioni per Bertolacci), gli ultimi 25, com’è noto, sono serviti
per Alessio Romagnoli (da pagare in cinque anni, il Milan
verserà alla Roma una percentuale in caso di rivendita a una
cifra superiore, ma precisa che
non sono stati previsti bonus),
il difensore centrale mancino
che Sinisa Mihajlovic aveva individuato come suo unico
obiettivo e che già oggi pomeriggio potrebbe essere a Milanello. Perché non c’è più molto
tempo per farsi trovare pronti:
dopo l’ennesimo rodaggio domani sera al Trofeo Tim (miniderby con l’Inter e poi 45’ col
Sassuolo), il 17 agosto c’è la prima partita da non sbagliare, la
sfida di Coppa Italia contro il
Perugia.
È vero che per il mercato c’è
più tempo, ma, mentre per l’arrivo di Romagnoli si nutrivano
ragionevoli certezze, ora ogni
innesto è poco più che un’ipotesi: il sogno resta quello di
Zlatan Ibrahimovic, ma il Psg
non è intenzionato a lasciarlo
partire e l’unica possibilità è
che il giocatore (con il suo manager Mino Raiola, ça va sans
dire) forzi una rottura con il
club (ma c’è sempre un contratto in corso da 14-15 milioni). L’altra pedina il Milan la
vorrebbe inserire a centrocampo: il nome che si fa è sempre
quello di Witsel, però i rossoneri non hanno intenzione di
spendere i 30-35 milioni richiesti. La formula (per il bel-

MILANO

Condottiero Sinisa Mihajlovic, 46 anni, al primo anno al Milan dopo la buona esperienza alla Samp: dopo il 10° posto della scorsa stagione, Berlusconi gli chiede un posto in Champions (Liverani)

Milan secondo Sinisa
Con l’arrivo in difesa di Romagnoli
Mihajlovic è stato accontentato in tutto
Ora mancano un centrocampista e Ibra

COSÌ LO SCORSO ANNO

ga, ma anche per chiunque altro) potrebbe essere un prestito con obbligo di riscatto, da
cercare di realizzare sempre
negli ultimi giorni, quando
qualche grande club potrebbe
dover sfoltire la rosa. Perde invece di consistenza la pista Soriano, altro giocatore rivalutato
alla Samp dalla cura Mihajlovic. La linea in via Aldo Rossi è
chiara: ogni ulteriore arrivo dovrà rappresentare un reale salto di qualità, altrimenti il Milan
è fatto, si resta con questa rosa.
Una rosa che comunque si è
rinforzata. E, ora che è stato accontentato in (quasi) tutto,

COSÌ LA PROSSIMA STAGIONE

Mihajlovic è nella scomoda posizione di non poter più sbagliare: il Milan si aspetta un posto in Champions. È evidente
che la pressione sull’allenatore
— che è riuscito nell’impresa
di convincere Berlusconi a
spendere una cifra consistente
per un difensore — è destinata

Vietato sbagliare
Cresce la pressione
sul tecnico: la squadra
deve essere pronta
per la Coppa Italia

a crescere. Sul conto di Inzaghi,
per dire, è finita anche l’insistenza per Cerci, l’anno scorso
deludente (ora avrà un’altra
chance: dopo l’infortunio di
Niang, operato ieri con successo al piede destro, l’ex Toro resterà, mentre l’unico rossonero
in uscita è Paletta). Insomma,
Mihajlovic ora deve far vedere
qualcosa di sé e del Milan che
ha in testa: possesso palla, rapide verticalizzazioni, scambi
di posizione e inserimenti in
modo da non dare punti di riferimenti agli avversari, un’intesa
crescente della coppia d’attacco e una migliore tenuta difen-

Inzaghi
(4-3-3)

Diego Lopez
Alex
Abate

Mexès
Antonelli

Poli

De Jong

Honda

Ménez

Van Ginkel

Bonaventura

MIHAJLOVIC
(4-3-1-2)

Diego Lopez
ROMAGNOLI Mexès
Abate

Antonelli

Montolivo

De Jong BERTOLACCI

Bonaventura
BACCA

LUIZ ADRIANO

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Shaqiri-Stoke, c’è l’intesa. Via libera a Perisic
All’Inter 17 milioni. La Juve ci riprova con Draxler. Roma vicina a Digne

15
milioni
la cifra offerta
dalla Juventus
allo Schalke 04
per avere
Julian Draxler,
più 3 di bonus.
Al giocatore
andrebbero 3
milioni all’anno
per 5 anni
più bonus

Juventus e Inter in attacco,
Napoli e Roma in difesa. A poco meno di due settimane dall’inizio del campionato, le
grandi si muovono per mettere
a segno gli ultimi gol del mercato e riempire i vuoti evidenziati dalle prime amichevoli.
Così anche la Juve, fresca della
settima Supercoppa italiana,
deve completare il puzzle da
consegnare a Massimiliano Allegri con due tessere. La più intrigante riguarda il trequartista
che dovrà garantire fantasia e
imprevedibilità al gioco bianconero. Oggi è previsto un nuovo contatto con lo Schalke 04
per Julian Draxler: la Juve non
si muoverà dalla prima offerta

di 15 milioni più 3 di bonus (a
stagione e per tre anni), forte
anche dell’accordo già raggiunto con il giocatore (contratto 5
anni a 3 milioni a stagione più
bonus). I dirigenti juventini
mantengono comunque vive le
a l t e r n a t i ve : d a G o e t z e a
Vazquez, a Cuadrado. E anche
profili più di quantità come
Gundogan, Guarin (che ha rifiutato gli arabi dell’Al-Ittihad)
e Witsel.
Il primo innesto in ordine di
tempo per i campioni d’Italia
sarà però Guilherme Siqueira,
terzino sinistro dell’Atletico
Madrid: la definizione dell’affare è vicina, visto che la Juve ha
già il sì del giocatore (cui è sta-

to proposto un contratto di 3
anni a 2,2 milioni a stagione) e
anche quello del club spagnolo
(2 milioni per il prestito e 7 per
l’obbligo di riscatto). C’è però la
concorrenza del Paris Saint
Germain.
L’Inter saluta Shaqiri che ha
scelto la Premier League e ha
trovato l’intesa con lo Stoke City, dopo aver superato le visite
mediche. Ai nerazzurri dovrebbero andare circa 17 milioni. La
partenza dell’ex Bayern Monaco apre le porte a Ivan Perisic:
ieri è proseguito il lavoro con il
Wolfsburg, si ragiona sulle cifre del prestito oneroso e dell’obbligo di riscatto (affare da
18 milioni). L’alternativa è sem-

siva. Ma soprattutto si deve vedere la personalità, la specialità
di casa Mihajlovic, che è un po’
mancata a Monaco, e se con il
Bayern ci può stare, con il Tottenham molto meno. Anche
per questo, Sinisa ha fortemente voluto Romagnoli nonostante il prezzo (sul tema aveva dichiarato: «Mi piacciono le fragole ma non le devo pagare come ostriche» e in un ristorante
milanese gli hanno fatto trovare l’inconsueta abbinata), perché convinto che abbia la testa
giusta per reggere l’esame San
Siro. Il suo c.t. nell’under 21, Gigi Di Biagio, lo sta già preparando: «Ho detto ad Alessio
che a San Siro devi essere educato, bello, rispettoso e devi
correre bene. Puoi far bene 80’
ma ti giudicheranno in maniera molto severa per due stop
sbagliati». Dopo 83 milioni
spesi, vale per tutto il Milan.
Arianna Ravelli

Obiettivo
Ivan Perisic, del
Wolfsburg, 26
anni, di Spalato,
Croazia,
è sempre più
nel mirino
dell’Inter.
I nerazzurri
chiedono
un prestito
oneroso
con obbligo
di riscatto
a 18 milioni
(Reuters)

pre Perotti (Genoa).
Il Napoli pensa alla difesa.
Ieri nuovo incontro per Vrsaljko, ma il Sassuolo chiede
sempre 15 milioni per l’esterno;
domani, invece, appuntamento con il Torino per Maksimovic per il quale è già stata fatta
un’offerta di 15 milioni più 3 di
bonus ritenuta non soddisfacente dal presidente granata
Cairo che chiede almeno 20
milioni. In uscita ci sono Inler
(piace a Leicester e Schalke 04)
e De Guzman (Marsiglia). Stesso discorso per la Roma che si
avvicina a Digne, ha ceduto
Doumbia al Cska Mosca e, persi
Romagnoli e (quasi) Yanga
Mbiwa, non molla Ranocchia e
pensa a Garay, Glik e Maksimovic. Entro domani intanto la
Fiorentina dovrebbe annunciare l’arrivo dell’attaccante croato
Kalinic dal Dnipro per 5 milioni.
Filippo Bonsignore
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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

39

SPORT

#

Ippica
Cavallo vince, poi cade
per una frattura
batte la testa e muore
Illeso il fantino

La tendenza

Vittoria e morte per il cavallo, trionfo e paura per il
fantino, festa e muto dolore per i 7.000 spettatori
all’ippodromo livornese dell’Ardenza: nella frazione di un
fotogramma tutto cambia domenica sera nel clou estivo
della 75ª edizione della «Coppa del Mare» sui 2250
metri. Nel 2013 era stata la folla di Ascot a veder crollare
il purosangue Thomas Chippendale appena dopo aver
dominato le «Hardwicke Stakes», domenica notte
accade a Livorno. Il galoppatore Too Much Trouble sta
tagliando vittorioso il traguardo quando la telecamera —

che contro 12 avversari immortala il veterano di mille
battaglie a 9 anni suonati (a 10 i purosangue vanno in
pensione) — lo coglie nel fotogramma già sbilenco,
scomposto, innaturale. Solo il replay farà comprendere
che, appena una manciata di metri prima del palo
d’arrivo, il cavallo si è fratturato una delle zampe
posteriori: galoppa sullo slancio qualche metro, poi
rovina al suolo cadendo sulla testa, mentre per fortuna il
fantino Marco Monteriso esce incolume dal pauroso
volo. Too Much Trouble era nato in Inghilterra, dove da

giovane aveva persino lambito buone categorie prima di
essere venduto all’arabo Mohammed Al Muhairi per le
corse ad Abu Dhabi, in Dubai e Arabia Saudita.
Ricomprato nel 2012 in Inghilterra, qui in autunno a
un’asta l’allenatore Francesco Santella lo aveva pescato
per 10 mila sterline avviandolo a 8 vittorie e 19
piazzamenti in 36 corse.

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
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La rivoluzione parte dalle grandi
Stravolte le rose per ricominciare

COSÌ LO SCORSO ANNO
Allegri
(4-3-1-2)

Buffon

Bonucci Chiellini
Lichtsteiner
Evra

Marchisio

Pirlo

Pogba

Vidal
Tevez

Tutti i club hanno cambiato tantissimo, ma non sempre c’è programmazione

Morata

COSÌ LA PROSSIMA STAGIONE
Allegri
(4-3-1-2)

Buffon

Si cambia. E si spende, tanto.
«Spesso però commettendo un
errore: si assecondano troppo
gli allenatori che hanno esigenze sulla quotidianità e non sempre queste combaciano con
quelle del club».
Si rifonda, si ricostruisce o
più semplicemente c’è chi prova solo a cambiare pelle. In questo mercato gli investimenti
delle big sono stati pesanti. Milioni hanno messo sul piatto
Milan e Inter, senza timore di
rinnegare le scelte della passata
stagione e puntare su volti nuovi. Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli per i rossoneri, Jovetic,
Kondogbia Miranda, Murillo i
nerazzurri, solo per citarne alcuni. Pure la Juve ha dovuto
aprire la borsa per sostituire
Pirlo, Tevez e Vidal, con Khedira, Dybala e Manzdukic e ancora dà la caccia a un trequartista.
La Roma ha incassato per Romagnoli e Bertolacci, ma pagato per Dzeko, Salah e Iago Falque e ancora cerca un terzino. Il
Napoli ha confermato i migliori, giocandosi le scommesse Allan e Valdifiori e richiamando
in porta Reina. Si girano le pedine e variano i moduli: l’obiettivo è tornare in alto, se a vincere proprio non si riesce.
Pierpaolo Marino, da pochi
giorni ex direttore sportivo dell’Atalanta, ha un’idea chiara.
«Nella Juve vedo programmazione. Hanno anticipato la rifondazione, perché il rischio
era di finire come l’Inter del Triplete e di far morire la squadra.
Intelligente non ricostruire a fine corsa, ma quado sei al top. Se
Dybala e Mandzukic fanno i gol
di Tevez avranno avuto ragione
Marotta e Allegri. E sono convinto che finirà così».
Non tutti però hanno seguito
la stessa linea e soprattutto i top
player alla Di Maria, pagato 65
milioni dal Psg, in Italia non
vengono più. «Solo la Juve li
può convincere. Cavani a Torino
sarebbe andato. Ma oggi i calciatori di altissima fascia non
scelgono squadre senza conti-

101
gli acquisti
(compresi
i prestiti) fin
qui in serie A

nuità in Champions League».
Quest’anno però le spese sono state sostenute. «È dovuto
alla tanta liquidità arrivata con
il nuovo contratto televisivo: il
30 per cento in più. Tutti si rinforzano per entrare in Champions, perché non farlo per un

club di fascia alta ha lo stesso
devastante impatto economico
di una retrocessione per una
piccola squadra. La Juve resta
davanti, il Milan se completa il
mercato può arrivare secondo,
il Napoli è da terzo posto, all’Inter manca qualcosa».

Volti nuovi
Mario Mandzukic,
29 anni, e Paulo
Dybala, 21, punte
della Juventus
(Epa)

L’esperto direttore sportivo
del Bologna, Pantaleo Corvino,
è convinto però che non ci sia
un’adeguata conoscenza dei
giocatori. «Come può un allenatore impegnato tutti i giorni
sul campo valutare un calciatore di un altro campionato? I top
player li conoscono tutti. Anche
mio nipote alla Playstation è in
grado di comprare Di Maria,
Ronaldo, Messi. Ma gli altri li
devi andare a scovare, seguire,
vedere. Serve una rete e continuità. In Italia si va verso il modello anglosassone, quando lì
hanno costruito prendendo
spunto da noi». Marino è ancora più netto: «I nostri tecnici
non sono aggiornati sullo stato
di un giocatore, sul periodo di
carriera che attraversa. Agli allenatori italiani mancano staff
adeguati e si vanno a prendere
magari scarti di grandi squadre
in parabola discendente. Il
Bayern può mai svendere un
buon giocatore? Se li vuoi i
grandi li devi pagare».
L’ex ds di Perugia, Torino e
Bologna, Fabrizio Salvatori, aggiunge: «Da noi vengono giocatori senza un rendimento continuo. Salah magari fa bene per
venti partite, ma non basta per
vincere. La differenza tra un
campione e un buon calciatore
è il rendimento fisso ad alto livello. In Europa le differenze
poi si notano. Vedrete, vincerà
ancora la Juve. Le altre all’inizio
terranno per un po’ il passo, poi
non ce la faranno a starle dietro».
Anche Corvino pronostica
«una Juve favorita ma con solo
un’incollatura sulla Roma. Poi
c’è il Napoli che mi intriga, una
sfida pericolosa ma bella. Sono
curioso di vederlo con il nuovo
modulo, questo 4-3-1-2 con gli
stessi interpreti della passata
stagione piazzati in zone diverse. Se Sarri riuscirà a esaltarli
può venire fuori uno spettacolo. Hamsik mezzala è una bella
sfida».
Guido De Carolis

Un anno alla guida Figc

De Laurentiis:
«Beretta si dimetta
Intervenga Renzi»

Tavecchio:
«Convinti i critici
Riforme positive»

Il presidente del Napoli
Aurelio De Laurentis attacca i
vertici del calcio. Lo spunto
sono i problemi organizzativi
della Supercoppa italiana a
Shanghai. «Quello che è
accaduto è imbarazzante».
Poi un affondo sul presidente
della Lega Serie A. «Beretta è
un incapace, guidato al
guinzaglio da Lotito, si
dimetta. La Lega è composta
da venti società, ma si sono
inventati questo sistema di
votazione per cui Lotito
controlla tutto e di questo
dovrebbe occuparsi anche
Renzi».

Carlo Tavecchio compie oggi
un anno da presidente della
Figc e traccia un bilancio
dell’avventura partita con lo
scivolone sulle «banane di
Optì Pobà». «Credo di aver
convinto molti dei miei critici,
il bilancio è positivo, la Figc ha
ritrovato il suo ruolo centrale.
La limitazione delle rose a 25
squadre e le nuove norme su
bilanci e trasparenza stanno
già dando i loro frutti. Per il
prosieguo del mandato, mi
farò promotore di un accordo
sulla riforma dei campionati e
mi impegnerò per lo sviluppo
del calcio femminile».

Chiellini

Lichtsteiner

Evra

KHEDIRA

Marchisio

Pogba

DYBALA
MANDZUKIC

Morata

COSÌ LO SCORSO ANNO
Garcia
(4-3-3)

De Sanctis
Manolas Yanga-Mbiwa
Maicon

Holebas

Nainggolan

De Rossi

Gervinho

Totti

Pjanic

Iturbe

COSÌ LA PROSSIMA STAGIONE
Garcia
(4-3-3)

SZCZESNY
Manolas

Castan
Torosidis

Florenzi

Nainggolan

De Rossi

Pjanic

IAGO FALQUE DZEKO

SALAH

COSÌ LO SCORSO ANNO
Benitez
(4-2-3-1)

Andujar

Koulibaly Albiol
Ghoulam
Maggio
David Lopez

Callejon

Gargano

Hamsik

Mertens

Higuain

COSÌ LA PROSSIMA STAGIONE
SARRI
(4-3-1-2)

REINA
CHIRICHES

Albiol

Maggio

HYSAJ

ALLAN

VALDIFIORI

Hamsik

Insigne

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Attacco ai vertici del calcio

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Bonucci

Gabbiadini

Higuain

COSÌ LO SCORSO ANNO
Mancini
(4-3-1-2)

Handanovic

Vidic Ranocchia
Juan Jesus
D’Ambrosio

Guarin

Medel

Brozovic

Hernanes
Palacio

Icardi

COSÌ LA PROSSIMA STAGIONE
Mancini
(4-3-1-2)

Handanovic
MIRANDA

MURILLO

MONTOYA

Guarin

D’Ambrosio

Medel

KONDOGBIA

Hernanes
Icardi

JOVETIC

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d’Arco

40

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Gianni Alessia Alessandro unitamente a Stefano
ai nipoti Alice e Nicolo annunciano affranti la perdita di

Susanna Carpani Chierichetti
I funerali si svolgeranno martedì 11 agosto nella
chiesa di San Marco alle ore 14,45.
- Milano, 10 agosto 2015.
Leonardo e Luisa piangono con Gianni Alessia e
Alessandro l’indimenticabile

Susanna
- Porto Cervo, 10 agosto 2015.
Ciao

Susy
Gli amici del Forte Rossella Maurizio Matteo Antonella Romano Roberta Patrizia Alberto Francesca
Sandro. - Milano, 11 agosto 2015.
Paolo e Bea, Paolo e Franci, con i bimbi, abbracciano Alessia e famiglia, certi che il sorriso di

Susanna

È mancato un marito, un papà, un nonno eccezionale

La moglie con i famigliari annuncia con profondo
dolore la perdita dell’amato

Giorgio Fossati

Pierluigi Panigadi Trombetta

Gustavo e Giancarla sono vicini con amore a Francesca e famiglia.
- Ponte di Legno, 10 agosto 2015.

Avvocato

La famiglia Tagliatti esprime profondo cordoglio
per la scomparsa del consuocero

Giorgio Fossati
È vicina al genero Fabio e alla famiglia Fossati nel
ricordo del caro estinto.
- Campomarino di Maruggio, 10 agosto 2015.
Maria Pia Riva e Andrea Dall’Asta, partecipano
al lutto della famiglia Fossati, ricordando con grande affetto il caro

Giorgio Fossati
- Rapallo, 10 agosto 2015.
Marina si stringe con grande commozione alla
cara Francesca e figli, ricordando con grande affetto e stima il caro amico

ci accompagnerà sempre.
- Paros, 10 agosto 2015.
Lollo, con grande dolore, ricorda la carissima

Susanna
e con Roberto, Maria Grazia e Federico abbraccia
con tanto affetto Gianni, Alessandro e Alessia.- Sarai sempre nei nostri cuori.
- Milano, 10 agosto 2015.

Giorgio
- Rapallo, 10 agosto 2015.
La Direzione e le Maestranze tutte di Porto Carlo
Riva di Rapallo e dello Yacht Club Rapallo sono affettuosamente vicine alla famiglia Fossati per l’improvvisa scomparsa di

Giorgio Fossati
- Rapallo, 10 agosto 2015.

Partecipa al lutto:
– Marta.

Dopo lunga sofferenza si è spenta

Luca e Leo abbracciano forte Ico e Ginny e tutta
la famiglia per la perdita del loro caro papà

Luisella Travan Rubini

Tato
Giaele e Barbara sono vicine Gigliola, Ginevra e
Federico per la scomparsa di

Lo annunciano con grande tristezza i nipoti Maria
e Giorgio Rubini e la cognata Laura.- I funerali si
svolgeranno martedì 11 agosto alle ore 9 nella
chiesa di Santa Maria al Paradiso e San Calimero
(corso di Porta Vigentina).- Luisella sarà tumulata
nella sua Trieste. - Milano, 9 agosto 2015.

Torquato (Tato) Rossini

Livio e Paola piangono la scomparsa della loro
amata prima cugina

- Shanghai, 10 agosto 2015.

e condividono affrante il loro dolore.
- Milano, 10 agosto 2015.

Luisella

Marco Gilardelli si stringe con affetto alla famiglia di

e partecipano al dolore dei familiari tutti.
- Colognola ai Colli, 10 agosto 2015.

Torquato Rossini

Eliana, Tino e Stefano Rodi ricordano

e ricorda gli anni di sport e di lavoro vissuti insieme.
- Milano, 10 agosto 2015.
Partecipano al lutto:
– Tutti i soci dell’International Lawn Tennis Club
Italia.
Mario ed Elena profondamente addolorati per la
prematura scomparsa di

Tato
carissimo amico da tutti amato, si stringono a Gigliola, Giulia, Ginevra e Federico in questo momento di grande dolore.
- Taormina, 10 agosto 2015.

Tato
ti ricorderò con amicizia sincera e con l’affetto di
sempre.- Tuo Giò.
- Mariano Comense, 10 agosto 2015.
Il Presidente Antonio D’Amato, i componenti del
Consiglio Direttivo e tutti i colleghi della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, profondamente rattristati, partecipano al dolore dei familiari per la scomparsa del collega

Cavaliere del Lavoro

Angiolino Grillini
protagonista dello sviluppo dell’industria meccanica. - Roma, 10 agosto 2015.
I consulenti e i collaboratori della Barzanò & Zanardo Milano partecipano commossi al grave lutto
della famiglia Pagani e della società Tenova per
l’improvvisa scomparsa del

Dott. Vittorio Pagani
ricordando gli anni di preziosa collaborazione professionale e sempre cordiale disponibilità.
- Milano, 10 agosto 2015.

Luisella
con amicizia. - Milano, 10 agosto 2015.
Rosita Missoni ricorda

Luisella
con l’affetto e l’amicizia di una vita.
- Sumirago, 10 agosto 2015.
È morto tra le sue montagne

La cara salma è composta nella camera ardente
allestita presso l’Ospedale Sant’Anna in via Ravona n. 20 San Fermo della Battaglia.- Il rito funebre
sarà celebrato domani, mercoledì 12 agosto alle
ore 14 nella chiesa del cimitero Maggiore di Como
ove, al termine della funzione religiosa, la salma
verrà tumulata nella tomba di famiglia.
- Como, 11 agosto 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari

Evandro Giuseppe Baroni
Ne danno il triste annuncio la moglie Silvia, la sorella Rosanna, la cognata Augusta e tutti i suoi cari.- La camera ardente è allestita presso la Casa
Funeraria San Siro in via Amantea dalle ore 8 alle
ore 19.- I funerali si svolgeranno mercoledì 12
agosto alle ore 11 nel Santuario di via Osma.
- Milano, 9 agosto 2015.
Partecipano al lutto:
– Rito, Elena e Daniele Bianchi.
Antonio e Grazia sono vicini a Gaetano e Francesco e a tutti i familiari nel ricordo della cara

Anna Salvi Centonze
- Pavia, 10 agosto 2015.
Alfredo e Veronica con Antonio e Alessio sono
vicini a Francesco, Michele e Alessandro nel momento della scomparsa della loro cara mamma

Anna Salvi Centonze
- Milano, 10 agosto 2015.
Il 10 agosto si è spenta a Roma

Donatella Roselli Carandini
Lo annunciano insieme al loro padre Guido Carandini i figli Livia con Raimondo Eugenia Guglielmo
e Francesco, Sista con Anita e Guido, Sabina con
Luca Giacomo e Michele, Nicolò con Susanna Virginia e Ginevra, Matteo con Marcia Sebastian e Julian, ricordandola a quanti le hanno voluto bene.Il funerale si svolgerà mercoledì 12 alle ore 9 in
Santa Maria in Trastevere.
- Roma, 10 agosto 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari ad Arma di
Taggia

Il Presidente, il Direttore e tutti i docenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, appresa la triste notizia della scomparsa di

esprimono il più profondo cordoglio ricordandone
la figura di stimato docente ed apprezzato artista.
- Milano, 10 agosto 2015.
ALTEG - Associazione Lotta Tumore Età Giovanile ricorda con molto affetto il Consigliere e socio
fondatore

Dott. Prof. Massimo Marà
per la fattiva e preziosa collaborazione prestata per
l’attività della associazione.
- Roma, 8 agosto 2015.
Il Presidente Valeria Bottelli e tutto il Consiglio
dell’Ordine degli Architetti di Milano partecipano
al lutto per la scomparsa dell’architetto

Angelo Zanoni
professionista rigoroso, sostenitore instancabile del
ruolo e dei valori sociali e culturali dell’architetto
nella società. - Milano, 10 agosto 2015.
È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari

Giorgio Valeriani
I funerali si terranno oggi 11 agosto 2015 alle ore
14.45 presso la parrocchia Sant’Agostino (Salesiani) via Melchiorre Gioia-via Copernico.- La famiglia. - Milano, 11 agosto 2015.

Il Presidente, il Consiglio d’Amministrazione, il
Collegio Sindacale, la Direzione e il personale tutto
della Banca di Credito Cooperativo di Sesto San
Giovanni esprimono sincero cordoglio per la scomparsa del signor

Roberto Landucci

Alessandro Noseda

Lo ameranno sempre la moglie Anna con Giulia e
Martino, la sorella Livia con Andrea e le zie Anna
e Fanny.- I funerali si terranno mercoledì 12 agosto
alle ore 15 nella chiesa di Santa Francesca Romana, via Luigi Capucci n. 15, Roma.
- Roma, 8 agosto 2015.

socio dell’istituto e per anni apprezzato membro
del Consiglio di Amministrazione.
- Sesto San Giovanni, 10 agosto 2015.
Se n’è andata sabato sera, 8 agosto

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SOLO DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’accettazione delle adesioni è subordinata al pagamento con carta di credito

Corriere della Sera

Mario Sironi
Sono passati anni da quando hai scoperto il mistero della vita, comunque la tua mano stringe con
forza e amore la nostra e ci accompagna sempre.La tua famiglia. - Milano, 11 agosto 2015.
1993 - 2015
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Mario Sironi
Andrea. - Bordighera, 11 agosto 2015.

Francesca Pavesi
Sono passati vent’anni senza di te, ma sei sempre
presente nel nostro cuore e nei nostri pensieri.- La
mamma, Ugo, Elisa e tutti i tuoi cari.
- Milano, 11 agosto 2015.

Marco Mascardi
giornalista, capo redattore ed inviato speciale di
diverse testate nazionali.- Ne danno il triste annuncio il nipote Enrico, i cognati Bruno e Monica.- I
funerali: martedì 11 agosto ore 16 dalla parrocchia di San Giuseppe di Arma di Taggia (IM).
- Arma di Taggia, 11 agosto 2015.

RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Ezio Cuoghi

Prof. Giuseppe De Bernardi
di Valserra
Buon compleanno amore.- Renata.
- Milano, 11 agosto 2015.

Pietro Fontana
il tuo luminoso sorriso ci accompagnerà per sempre.- I tuoi cari.
- Sesto San Giovanni, 11 agosto 2015.

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Anniversari e ringraziamenti a modulo

I tuoi nipoti Matteo e Filippo Rozzi.
- Milano, 8 agosto 2015.

confortata dai tanti familiari e assistita affettuosamente da tutto il personale di Hospita, Residenza
Don Leone Porta, di via Boscovich.- Un abbraccio
cara mamma!- Paola con Carlo e Romano.
- Milano, 10 agosto 2015.

Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e la Giunta
Comunale sono vicini al Presidente del Consiglio
di Zona 3 Renato Sacristani e ai suoi familiari, per
la scomparsa del padre

Valerio De Molli, i soci e gli amici ed ex colleghi
di The European House-Ambrosetti partecipano
commossi al dolore di Silvia Colombo e della famiglia per la scomparsa del papà

Ciao

zio Roberto

Giovanni Sacristani

Alberto Colombo

- Milano, 10 agosto 2015.

- Milano, 10 agosto 2015.

Il Presidente Basilio Rizzo e il Consiglio Comunale di Milano partecipano con profondo cordoglio
al lutto del Presidente del Consiglio di Zona 3 Renato Sacristani per la scomparsa del padre

Michele, Anna e Giacomo comunicano la scomparsa di

Giovanni Sacristani

adorato figlio e fratello amatissimo.- I funerali si
terranno in forma privata.
- Roma, 9 agosto 2015.

- Milano, 10 agosto 2015.

Guglielmo dall’Ongaro

Corriere della Sera

Gazzetta dello Sport

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Servizio sportello:
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tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
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Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

SPORT

41
#

NUOVI LEADER PALTRINIERI

Talento, simpatia e applicazione
Il dopo Pellegrini ha già la sua guida
Greg proiettato verso l’Olimpiade. Anche un coreografo per il controllo del corpo
DAL NOSTRO INVIATO

Phelps mostruoso
stravince i 200 misti
DAL NOSTRO INVIATO
KAZAN Altro botto, altro messaggio a chi
credeva di non dovere più fare i conti con lo
Squalo. Ai campionati Usa di San Antonio,
Michael Phelps ha vinto i 200 misti in
1’54”75, miglior crono dell’anno, appena 75
centesimi sopra il record del mondo di Ryan
Lochte. Al cambio rana-stile Phelps era sotto
il passaggio del primato, poi ha ceduto alla
fatica. «C’è ancora da
lavorare», ha detto dopo la
gara, che resta mostruosa,
considerato che il tempo con
cui Lochte ha vinto il titolo
mondiale giovedì è stato di
1’55”81. Il colpo sui misti
arriva dopo la doppietta 100200 farfalla con i due migliori
tempi dell’anno che gli sarebbero valsi l’oro a
Kazan: 50”45 e 1’52”94. «Sono molto
soddisfatto — ha detto Phelps —. È
un’ottima base per Rio, non come l’anno
prima dei Giochi di Londra (dove vinse 4 ori
e 2 argenti, ndr). Ora mi sento come nel
2007, che forse è stata una delle mie stagioni
migliori». Quell’anno 7 ori mondiali e l’anno
dopo 8 ori olimpici. Se tanto ci dà tanto...
al. p.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Atleti e fobie

L’oro mondiale, le emozioni, la paura e la gioia di una
gara col fantasma. D’accordo.
Ma Gregorio Paltrinieri a Kazan
ci ha anche risolto un bel problema: con lui il dopo Pellegrini è già sistemato. Quando, a
Olimpiade di Rio conclusa, Federica si ritirerà, ci sarà un fuoriclasse ventunenne pronto a
guidare il nuoto italiano per un
bel po’. Poi ci sarà anche da capire che squadra c’è dietro di
lui, ma intanto avere un leader
così è una conquista importante per tutti. Greg vince e piace.
Per certi aspetti ha pure più appeal della Pellegrini perché privo di ombre e spigoli, dotato di
una simpatia naturale e trasversale alla Valentino Rossi. Paltrinieri è il tipico fenomeno che
incanta sia gli specialisti che
coloro che del nuoto agonistico
nulla sanno: figlie, mamme,
nonne, bagnanti, bagnini. Il
traino ideale per un movimento che, dopo i grandi risultati,
spera sempre di beneficiare di
un’impennata di vocazioni tra i
giovani.
Vedremo. Greg intanto, dopo
avere festeggiato con i compagni in un ristorante italiano di
Kazan, è già a Mosca dove gareggerà in Coppa del Mondo. È

KAZAN

una tappa interessante. Prima
dei 1.500 di domani, infatti, si
butterà oggi nei 400 stile: «Non
vogliamo farne un obiettivo futuro — spiega il suo tecnico
Stefano Morini —. Ma è un passo fondamentale per migliorare la velocità di base». Greg viene da anni di evoluzione costante (da Euro 2012, doppio
oro 800-1.500, a oggi ha limato

oltre 9”3 nei 1.500 e 11”4 negli
800) e, se il forfait di Sun Yang
non avesse fatto saltare le tabelle, qui avrebbe fatto, dice Morini, «un tempo sui 14’35». Siamo
dunque ormai alla lavorazione
del dettaglio.
L’operazione, come accade
dal 2011, avverrà nel laboratorio
del Centro federale di Ostia dove con Morini collaborano Ivo

Fuoriclasse
Gregorio
Paltrinieri, 20
anni, detiene i
record europei
degli 800 e
1.500. Ai
Mondiali di Kazan
ha vinto un oro e
un argento
(LaPresse)

Ferretti (ex tecnico di Stefano
Battistelli, argento mondiale
nei 1.500 nel 1986) per la parte
biomeccanica e Marco Lancissi
come preparatore atletico. Più
che sulla frequenza di bracciata
(44/45 cicli al minuto) il gruppo si sta concentrando sull’ampiezza, con lo scopo di aumentarne l’efficacia. L’aiuto di un
coreografo, poi, ha permesso a
Gregorio di sviluppare, a secco,
un migliore controllo del corpo. E Morini sottolinea anche
come certi antichi difetti tecnici dell’allievo si stiano attenuando: «Ha fatto bene anche
partenze e virate». Segno di applicazione, e qui interviene la
chiave psicologica del successo
del pesce veloce di Carpi. Dice il
tecnico: «La nostra filosofia è
non far subire l’allenamento
agli atleti ma renderlo creativo
contro l’inevitabile noia dei
18/20 km al giorno per 10 sedute la settimana. Greg è uno che
capisce il lavoro, si interroga,
studia, propone».
Dopo Mosca, ci sono un’altra
tappa di Coppa a Chartres nel
weekend e una breve vacanza,
poi dal 7 settembre a Ostia comincerà la missione Rio.
L’agenda è già preparata al minuto, con tre alture (Livigno,
Arizona, Sierra Nevada), un Europeo «light» a Londra (maggio 2016) con una sola gara fra
800 e 1.500, e ingresso al villaggio olimpico solo a ridosso della gara per non disperdere
energie mentali. Che, garantisce il suo maestro, sono il vero
plus di Gregorio: «Da quel punto di vista è già pronto per Rio».
Soprattutto adesso che nel suo
database ha inserito l’unico file
che mancava: che cosa fare
quando un cinese scompare.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da Mou a Rossi: il vero nemico è non avere il nemico
Lo Special One e Valentino maestri nel «vampirizzare» i rivali. Quando Lauda lasciò solo Hunt

DAL NOSTRO INVIATO

Quando Gregorio Paltrinieri, con l’oro al collo ma con
la paura ancora addosso, ha
detto «Sun Yang mi serviva»,
ha raccontato una delle verità
più importanti e conosciute
dello sport: senza nemico il
campione è perduto. Perduto
da un punto di vista tecnico
perché, come nel caso del nostro campione mondiale dei
1.500, il cinese, primatista del
mondo dal 2012, sarebbe stato
il suo punto di riferimento,
l’uomo al cui ritmo Greg intendeva adeguarsi per poi provare
a staccarlo e evitare il suo celeberrimo rush finale.
Ma perduto anche dal punto
di vista psicologico: Sun Yang è
il migliore, il modello cui tendere, l’archetipo del millecinquecentista come il ventenne
Gregorio l’ha conosciuto nella
sua breve e fulminante carriera; banalmente, il re da detronizzare. E se il re non c’è, contro chi fai la rivoluzione?
Avere Sun Yang al fianco in
corsia 3 domenica sarebbe stato carburante in più per la
mente di Greg, probabilmente
avrebbe alleviato la sua fatica
finale («Ero morto, ci fossero
stati altri 100 metri sarei finito
settimo») e, in caso di vittoria,
avrebbe conferito all’impresa
un’aura ancora più grande.
Non averlo a fianco, invece, ha
provocato in Gregorio due sensazioni fastidiose. Prima della
gara, l’improvviso passaggio
dal volere al dovere: «Era una
gara che volevo vincere, a quel
punto dovevo vincerla. E se non
ce l’avessi fatta?». Dopo la gara,
la sgradevole sensazione di una

KAZAN

3
il numero
della corsia
lasciata libera
dal cinese Sun
Yang, che
all’ultimo
momento
ha rinunciato
alla sfida
con Paltrinieri

vittoria un po’ incompleta:
«Con lui sarebbe stato più bello, anche se io non c’entro nulla...».
Che il nemico serva lo raccontano tutte le grandi rivalità
dello sport. Coppi era necessario a Bartali e viceversa, e questo schema è applicabile a ogni
duello, dai Giochi olimpici alle
gare Master. Nessuno, se è davvero grande, ama vincere facile: l’altro ti spinge a fare meglio
e quando vinci è ancora più
bello. Al contrario, da soli resta
uno strano retrogusto: pare lo
avesse persino James Hunt
quando nel 1976 soffiò il titolo
mondiale a Niki Lauda solo

perché l’austriaco prima rischiò la vita e poi si ritirò al secondo giro dell’ultima gara, sopraffatto dal diluvio del Fuji.
Poi ci sono quelli che, se il
nemico non c’è, se lo creano.
José Mourinho, per esempio.
Ricordate il «rumore dei nemici»? Il portoghese compatta il
gruppo e lo rende più forte individuando qualcuno (o qualcosa: il Sistema) come il diavolo da esorcizzare. La controprova non ci sarà mai, ma ci si può
ugualmente domandare se la
sua Inter sarebbe stata altrettanto grande senza quei nemici
in più da combattere oltre gli
avversari in campo. Un altro

specialista nella creazione e
nello sfruttamento vampiresco
del nemico e delle sue debolezze è Valentino Rossi, che in carriera ne ha fagocitati diversi:
Biaggi, Gibernau, Stoner, Lorenzo, a rari tratti anche Marquez. Storie reversibili, però:
lui ha bisogno di loro e loro
hanno bisogno di lui, come il
servo e il signore di Hegel. Siamo sinceri: guarderemmo con
lo stesso occhio i successi di
Stoner, Lorenzo e Marquez se
Valentino un giorno fosse scappato per il batticuore lasciando
loro strada libera?
Ci sono poi quelli che dell’assenza improvvisa del nemico

Esempi

Mourinho motiva
creando nemici

Rossi condiziona
tanti avversari

non sanno approfittare. «Mi
sono detto: e se adesso perdo?», si è chiesto Paltrinieri sul
blocco di partenza. Appunto. È
la tipica sindrome da tabellone
libero nel tennis. Al Roland
Garros di quest’anno Djokovic
si era già preparato allo scontro
epocale con Federer in finale,
ha trovato Wawrinka, testa di
serie numero 8, e ha perso di
nuovo il suo torneo-ossessione. Un giorno potrebbe parlarne con Max Biaggi: nel 1998, all’esordio in 500, arriva secondo
nel Mondiale dietro il mito Doohan, al quinto titolo. L’anno
dopo, l’australiano si rompe
una gamba e si ritira, ma Biaggi

● La psicologa

Vincere fa più paura che perdere (all’inconscio)
«Voler vincere e riuscirci, per
un’atleta, sembra banale. E invece
non lo è. La vittoria fa paura, è
difficile da gestire: c’è chi entra in
terapia dopo un grande successo,
come un’Olimpiade...».
Marcella Marcone, psichiatra e
psicologa dello sport: prima di
conquistare l’oro nei 1.500,
Paltrinieri s’è detto destabilizzato
dall’assenza di Sun Yang. Perché?
«C’è un livello tecnico: ti prepari
due anni per quell’avversario e devi
ricorrere di corsa al piano B. C’è un
livello emotivo: senza il cinese,
Paltrinieri doveva vincere. E
vincere, come detto, può turbare.
Significa avere maggiore pressione.
Saperlo all’ultimo, comunque, è
stato un grandissimo vantaggio».

Che cosa comporta diventare,
all’improvviso, il favorito?
«Assumersi aspettative proprie e
altrui. Pensare che un’occasione
così non si ripresenterà. Presagire il
senso di colpa se si fallisce. Vincere
crea responsabilità, timore di non
esserne all’altezza, paura di dover
pagare per una cosa troppo bella
perché possa capitare a me».
C’è il rischio, poi, forse, di viverlo
come un successo monco, un
coitus interruptus.
«Se l’obiettivo inconscio era
guadagnarsi, oltre la medaglia,
apprezzamento, soldi, consenso,
autostima e amore, non aver
sconfitto il rivale designato lascia
emotivamente sospesi. Distruggere
l’avversario appaga pulsioni

aggressive: ha un effetto catartico».
Perché il cambiamento
scombussola sempre l’essere
umano? Perché è così facile
viverlo in peggio e non in meglio?
L’assenza di Sun avrebbe potuto
esaltare Paltrinieri, gasarlo a
mille anziché destabilizzarlo...
«Perché andare verso il meglio
spaventa più che restare in un
terreno famigliare, noto e quindi
gestibile. Pensiamo al bambino che
desidera primeggiare sui fratelli
per diventare il cocco di mamma.
Se non vinco, la delusione la
conosco. Ma se vinco mi aspetta un
vero e proprio salto nel vuoto, che
l’inconscio vive con paura».
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lauda e Hunt
Al Fuji nel ‘76
duello incompiuto

Djokovic frenato
contro Wawrinka

si spegne e finisce addirittura
quarto nel campionato. Max un
retrogusto amaro alla Hunt se
lo sarebbe goduto volentieri.
Ma di rimpianti simili è pieno
lo sport e allora la storia di Paltrinieri dice che in quel quarto
d’ora di passione a Kazan il ragazzo è stato bravissimo, forse
eroico. Nell’emergenza dell’imprevisto vuoto, si è piegato un
po’ ma non si è spezzato: senza
nemico il campione è perduto,
ma non è detto che perda.
al. p.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

42

Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera

#

Tv


TELERACCOMANDO













di Maria Volpe
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Maratona di film
per ricordare
Robin Williams

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U

n anno fa, Robin
Williams (foto), moriva
a 62 anni impiccato nella
sua casa di Tiburon. Stasera
viene ricordato con una
serie di film. Si parte alle
18.50 con Will Hunting —
Genio Ribelle, con Williams
premio Oscar come miglior
attore non protagonista. Si
prosegue alle 21.10 con
L’Attimo fuggente che ha
consacrato la star, nella
parte del professor Keating,
il «capitano» più amato di
tutti i tempi. A seguire, alle
23.25, la commedia Big
Wedding, in cui Williams
interpreta un prete con il
vizio della bottiglia, e infine
Mosca a New York, film
incentrato su un giovane
sassofonista russo che
scappa a New York per
realizzare i propri sogni.
Ricordo di Robin Williams
Sky Cinema 1, dalle 18.50

Stati Uniti e Europa:
adottare un minore

I

l documentario che
mette a confronto Stati
Uniti e Europa sul delicato
tema dei minori alla ricerca
di una nuova famiglia.
Il reportage di Sara
Gibbings presenta le
strategie di marketing
aggressive utilizzate negli
Usa: spettacoli e sfilate dove
i potenziali genitori
possono conoscere i
bambini, esposizioni di
fotografie nei centri
commerciali, fiere,
cataloghi, telepromozioni.
Molto più tradizionale e
riservato l’approccio
europeo.
Il marketing delle adozioni
Cielo, ore 23.15

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43

Corriere della Sera Martedì 11 Agosto 2015

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Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv

A FIL DI RETE di Aldo Grasso

Niente più jukebox e l’estate resta orfana dei tormentoni

«C

Vincitori e vinti

he fine hanno fatto i tormentoni?» si chiede Cinzia Fiorato, apparendo più volte in video, con
primi piani studiati (Speciale Tg1,
«Un mare di canzoni», domenica
ore 23.30). Già, che fine hanno fatto? Perché non si
ascoltano più canzoni come «Abbronzatissima»,
«Sapore di sale», «Tintarella di Luna», «Estate»?
Che senso hanno le nostre estati senza Edoardo
Vianello, Gino Paoli, Mina, Bruno Martino, Celentano, Alan Sorrenti, Renato Zero?
La risposta, a prima vista, appare molto semplice: siamo passati da un consumo collettivo a un
consumo individuale. Siamo passati dal jukebox

ALE E FRANZ SHOW
Ale e Franz
Comicità contro viaggi:
per Italia 1.935.000
spettatori, per il 5,4%
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KILIMANGIARO SUMMER...
Camila Raznovich
Viaggi contro comicità:
per Raitre 791.000
spettatori, per il 5%
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© RIPRODUZIONE RISERVATA


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innovativa che via via si è spenta.
Il codice linguistico di questi speciali consiste
nell’intervistare più persone, ognuna con una sua
idea, ognuna con una sua interpretazione. Difficile
capire cosa pensi l’autrice. E comunque, l’effetto
nostalgia di «Techetechete» plana anche su «Un
mare di canzoni», diventa la scusa per restituire il
sapore di quegli anni, raccontare carriere, ricordare
momenti spensierati. Rivolti all’indietro, si sfugge
alla crisi. Ma nel bel mezzo della «retromania» nostalgica si insinua crudele un dubbio: se per costruire una memoria occorre fare anche qualcosa di
nuovo, cosa rimarrà dell’estate 2015?

(dove la scelta era sì individuale ma molto condivisa) alle radio (dove la scelta era imposta), dalle radio all’iPod (dove la scelta è iper-personale). Il totem della stagione d’oro dei tormentoni estivi è stato proprio il jukebox. Le belle canzoni duravano anche due o tre stagioni e pareva naturale, ogni anno,
infilare cento lire per sentire tre brani come «Legata a un granello di sabbia», «St. Tropez», «Una rotonda sul mare». Insieme con il jukebox, come ha
sottolineato Gino Gastaldo, c’era poi la scoperta
dell’estate, della vacanza, un regalo che il boom
economico offriva a una popolazione di sedentari
forzati. E forse, come ci ha ricordato tante volte Edmondo Berselli, gli anni 60 e 70 avevano una carica



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Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
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Martedì 11 Agosto 2015 Corriere della Sera



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