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Jojo Moyes
AFTER YOU

Traduzione effettuata da Francesco Bonelli(facebook.com/ioprimaditethemovie)
La traduzione è stata fatta,in attesa di quella ufficiale,senza scopo di lucro, la
distribuzione per la vendita è vietata.

CAPITOLO 1

L'imponente uomo che risiede alla fine del bar sta sudando. Si regge la
testa rivolta verso il basso,verso il suo doppio scotch e dopo qualche
minuto lancia costantemente occhiate dietro di lui in direzione della
porta,e una grande quantità della patina del sudore brilla sotto le luci al
neon. Si lascia sfuggire un lungo respiro tremante mascherato come fosse
un sospiro e poi ritorna al suo drink.
“Hey.Mi scusi?”
Alzo lo sguardo dal lavello.
“Posso averne un altro qui?”
Vorrei dirgli che non è proprio una buona idea,che non aiuterà. Che ciò
potrebbe pure porlo oltre il limite. Ma è un uomo e mancano quindici
minuti alla chiusura e rispettando le linee guida aziendali,non ho ragioni
per dirgli di no. Così vado verso di lui e prendo il suo
bicchiere,mantenendolo in modo che sia visibile. Lui fa un cenno in
direzione della bottiglia.
“Doppio” dice,e fa scivolare la sua mano grande giù per la sua faccia
umida.
“Le verrà a costare sette pounds e venti.”
Mancano quindici minuti alle undici di questo martedì notte,e gli aeroporti
di East City,lo Shamrock e il Clover,i quali pub sono a tema irlandese e
sono Irlandesi quanto lo è Mahatma Gandhi,sono in chiusura. Il bar chiude
dieci minuti dopo l'ultimo volo,e in questo momento ci sono solo io,un
giovane ed intenso uomo con un computer,le due schiamazzanti signore al
tavolo 2,e un infermiere che attende un doppio Jameson in attesa del volo
da SC107 a Stoccolma a DB224 di Monaco di Baviera,di cui quest'ultimo
è stato posticipato di quaranta minuti.
Sono qui da mezzogiorno,da quando Carly ha avuto mal di pancia,ed è
andata a casa. Non mi dispiace. Non mi dispiace nemmeno rimanere fino a
tardi. Canticchiando sottovoce al suono di Celtic Pipes of the Emerald Isle
Vol. III,vado al tavolo delle due signore e raccolgo i bicchieri,che sono
intente nello sbirciare alcune videoriprese al cellulare. Ed emettono le
risate facili di una sorgente lubrificata.
“Mia nipote. Ha cinque giorni” dice la donna bionda,nel momento in cui
prendo il suo bicchiere dal tavolo.
“Adorabile” sorrido. Tutti i bambini ai miei occhi sono visti come dolcetti.

“Vive in Svezia. Non ci sono mai stata. Ma devo andare a trovare la mia
nipotina,vero?”
“Stiamo festeggiando questa nascita.” E improvvisamente ridono di nuovo
ad alta voce. “Ti unisci a noi per un brindisi?Su,rilassati per cinque minuti.
Non finiremo mai questa bottiglia in tempo.”
“Oops. Ci siamo. Andiamocene,Dor” Allertate dallo schermo,raccolgono i
loro effetti personali,e forse solo io noto un lieve barcollio che si presenta
quando vanno via verso l'uscita di sicurezza. Ripongo i loro bicchieri nel
lavello,e cerco di scrutare la stanza in cerca di qualcos'altro che ha bisogno
di essere lavato.
“Non sei mai tentata?” La piccola donna si è voltata per la sua sciarpa.
“Mi scusi?”
“Di camminare laggiù,alla fine del turno. Saltare su un aereo. Io lo farei.”
Ride nuovamente. “Ogni dannato giorno.”
Le sorrido,nel tipico e professionale sorriso che potrebbe non trasmettere
nulla,e torno indietro verso il lavello.
Attorno a me i negozi di concessione stanno chiudendo per la
notte,serrando le loro saracinesche in acciaio giù coprendo le costose borse
e regali d'emergenza firmati Toblerone*. Le luci si spengono al gate 3,5,e
11,l'ultimo giorno dei viaggiatori amicca il loro cammino attraverso il cielo
notturno. Violet,l'addetta alle pulizie Congolese,sposta il suo trolley verso
di me,oscilla lentamente,e le sue scarpe con una suola di gomma
scricchiolano sul lucente Marmoleum.
“Buonasera,cara.”
“Buonasera,Violet.”
“Non dovresti essere qui così tardi,tesoro. Dovresti essere a casa con i tuoi
cari.”
Mi dice esattamente sempre la stessa cosa ogni notte.
“Per ora no.”Rispondo con queste esatte parole ogni notte.
Soddisfatta,annuisce e continua per la sua strada.
L'intenso uomo con il computer,e il sudato bevitore di scotch se ne sono
andati. Finisco di accatastare i bicchieri e i contanti,controllando due volte
per essere sicura che il conto corrisponda a quanto è presente nella cassa.
Annoto tutto nei libri contabili,controllo il magazzino,e butto giù tutto ciò
che dobbiamo riordinare.
*Esso è il brand di una cioccolata svizzera.
Ed è allora che mi accorgo che il cappotto dell'imponente uomo è ancora
sullo sgabello del bar,il suo.

Vado vicino e lancio un'occhiata al monitor del computer. Il volo per
Monaco sarebbe ancora in imbarco se mi sentissi incline nel raggiugnerlo
correndo per restituirgli il suo cappotto. Guardo ancora e poi vado verso il
bagno riservato agli uomini.
“Hey. C'è nessuno qui?”
La voce che emerge è soffocata e rivela un piccolo fronte ricoperto di
isteria. Spingo e apro la porta. Il bevitore di scotch è ripiegato verso il
basso,chino sui lavandini,bagnandosi il volto. La sua pelle è bianca come il
gesso.
“Stanno chiamando per il mio volo?”
“Sono appena saliti. Hai probabilmente solo pochi minuti.”
Faccio per andarmene,ma qualcosa mi ferma. L'uomo mi fissa,i suoi occhi
sono due bottoni stretti e piccoli d'ansia. Scuote la sua testa. “Non posso
farlo.” Prende un asciugamano e si da alcune pacche sul viso al fine di
asciugarsi. “Non posso andare sull'aereo.”
Aspetto.
“Stavo per incontrare il mio nuovo capo,e non posso. E non ho il coraggio
di dirgli che sono spaventato dagli aerei.” Scuote la testa. “No
spaventato.Terrorizzato.”
Lascio la porta chiusa dietro di me.
“Qual'è il tuo nuovo lavoro?”
Lui ammicca. “Uh... pezzi di automobili. Sono il nuovo dirigente regionale
di parti-aperta parentesi-di ricambio-chiusa parentesi-per Hunt Motors.”
“Sembra un gran bel lavoro. Insomma hai...le parentesi.”
“Ho lavorato per loro per un grande periodo.” Deglutisce. “Per questo non
voglio morire in una palla di fuoco. Non voglio davvero morire in una
palla aerea di fuoco.”
Sono tentata di dirgli che non potrebbe essere una palla aerea di fuoco,più
rapidamente una che discende,ma ho il sospetto che non sarà d'aiuto.Si
bagna la faccia nuovamente e io gli prendo un altro asciugamano.
“Grazie.” Riversa fuori un altro respiro tremante e si stiracchia,per mettersi
su. “Immagino che non hai mai visto un uomo cresciuto comportarsi come
un idiota,vero?”
“Circa quattro volte al giorno.”
I suoi piccoli occhi si spalancano.
“Circa quattro volte al giorno devo ripescare qualcuno dal bagno degli
uomini. La paura di volare,è la maggior parte delle volte la causa.”
Lui batte le ciglia.
“Ma come tu sai,come mi piace dire a tutti,nessun aereo di questo

aereoporto si è mai schiantato al suolo.”
Il suo collo ritorna nel bavero. “Davvero?”
“Nessuno.”
“Nemmeno...un piccolo schianto sulla pista?”
Sbatto la testa.
“E'veramente molto noioso qui. Le persone prendono il loro volo,vanno
dove dovrebbero andare,e ritornano qualche giorno dopo.” Sono
appoggiata contro la porta per cercare di aprirla. Questi gabinetti emanano
alla sera sempre di più un odore non gradevole. “E
tuttavia,personalmente,penso ci siano cose peggiori che ti potrebbero
capitare”
“Mmm...immagino sia vero.” Cerca di considerare questa opzione,poi
guarda lateralmente verso di me. “Ma veramente quattro al giorno?”
“Alcune volte anche di più. Ora,se non ti dispiace,devo proprio ritornare
indietro. Non è molto lusinghiero per me,vedermi uscire dal bagno degli
uomini molto spesso.”
Lui sorride,e per un attimo vedo come lui potrebbe vivere ogni
circostanza. Un uomo naturale ed esuberante. Un uomo gioioso. Un uomo
che si trova nel punto migliore del suo lavoro di pezzi di auto manufatti
contientalmente.
“Sai,penso abbia sentito chiamare il tuo volo.”
“Ritorna a fare i conti,starò bene.”
“Starai bene. E'una linea aerea molto sicura. Ed è solo un paio d'ore della
tua vita. Guarda, SK491 è atterratto cinque minuti fa. Quando arriverai al
cancello d'imbarco,vedrai l'hostess e il cameriere ritornare alle proprie case
parlando e ridendo. Per loro,prendere l'aereo è come prendere l'autobus.
Alcuni di loro lo fanno due,tre o persino quattro volte al giorno. E non
sono stupidi. Se non fosse sicuro,non ci salirebbero,non credi?”
“Come prendere l'autobus,” lui ripete.
“Probabilmente molto più sicuro.”
“Beh,quello di certo.” Alza un sopracciglio. “Ci sono molti idioti in giro.”
Annuisco.
Lui raddrizza la sua cravatta. “Ed è un grande lavoro.”
“Sarebbe un peccato perdere il volo,per una tale sciocchezza. Starai bene
una volta che ti ci sarai abituato.”
“Probabilmente hai ragione.Grazie...”
“Louisa” dico.
“Grazie,Louisa.Sei davvero una brava ragazza” Mi guarda in modo
speculativo. “Immagino...che tu...non verresti a prenderti un drink con me

qualche volta?”
“Penso abbiano chiamato il tuo volo,signore”dico,e apro la porta per
permettergli di passare.
Lui annuisce,per ricoprire il suo imbarazzo,cerca di creare rumore
attraverso il tastarsi le tasche. “Si. Sicuro. Beh...allora vado.”
“Goditi quelle parentesi.”
Dopo due minuti da quando se n'è andato,realizzo che è stato male per
tutto il tempo nel cubicolo 3.
Arrivo a casa all'una e un quarto,e mi immergo nell'appartamento
silenzioso. Mi cambio i vestiti,cambiandoli in un pantalone del pigiama e
una felpa con un cappuccio,poi apro il frigo,estraggo una bottiglia di vino
bianco e lo verso in un bicchiere.Increspo le labbra quando il sapore acido
le toccano. Studio l'etichetta e capisco che dovevo averlo aperto la notte
precedente e poi aver dimenticato di tappare la bottiglia,e decido che non è
mai una buona idea pensare a queste cose troppo intensamente e cado giù
dalla sedia con esso. Sulla mensola del caminetto ci sono due cartoline.
Una è dei miei genitori,che mi augurano un buon compleanno. Quel “i
migliori auguri” scritto da mia madre è penetrante come ogni pugnalata
farebbe. L'altra è di mia sorella,dicendo che lei e Tom scenderanno per il
weekend. E'di sei mesi fa. Ci sono due messaggi vocali sul mio
cellulare,una è del dentista. L'altra non lo è.
Ciao Louisa.Sono Jared.Ci incontriamo alla Dirty Duck?Beh,ci siamo
frequentati[risate imbarazzanti e smorzate]. Era...sai...mi è piaciuto. Ho
pensato che probabilmente potremmo farlo di nuovo?Hai il mio numero...
Quando non è rimasto più nulla nella bottiglia,considero di comprarne
un'altra,ma non voglio uscire di nuovo. Non voglio che Samir al Mini
Mart,il negozio di generi alimentari,faccia una delle sue battute sulle mie
infinite bottiglie di pinot grigio. Non voglio parlare con nessuno. Ho
improvvisamente le ossa stanche,ma è il tipo di ronzio nella testa che mi
dice che se andrò a letto non dormirò. Penso brevemente a Jared e al fatto
che le sue unghie avevano una forma strana. Sono preoccupata riguardo
alla forma strana delle sue unghie? Fisso le spoglie pareti del soggiorno e
improvvisamente capisco che ciò di cui ho bisogno è aria. Ho davvero
bisogno d'aria. Apro la finestra del corridoio e salgo malferma la scala
antincendio fino a quando sono sul tetto.

La prima volta che ci salii,nove mesi prima,l'agente immobiliare mi mostro
come i precedenti coinquilini avevano fatto una piccola terrazza in
giardino che punteggiavano poche fiorerie di piombo e una piccola panca.
“Non è ufficialmente tua,ovviamente” disse. “Ma tuo è l'appartamento a
cui puoi direttamente accedere tramite esso. Penso sia piuttosto carino.
Potresti anche organizzare una festa qui!” Lo fissai,chiedendomi se
sembrassi veramente la persona che poteva organizzare una festa.
Le piante da tempo erano appassite e morte. Sono evidentemente non
molto brava a prendermi cura delle cose. Ora sono in piedi sul
tetto,guardando l'oscurità ammicante che si cela dietro Londra. Attorno a
me milioni di persone stanno vivendo,respirando,mangiando,discutendo.
Millioni di vite completamente estranee alla mia. E'una strana sorta di
pace.
Le luci di sodio risplendono come i suoni della città filtrano nell'aria
notturna,nei giri dei motori,negli sbattimenti delle porte. Da diverse miglia
arriva il lontano,tonfo,brutalista di un elicottero della polizia,che esplora
l'oscurità in cerca di qualche briccone svanito in un parco locale. Da
qualche parte in lontananza una sirena strilla. Sempre una sirena. “Non ci
vorrà molto prima che senta questo posto come casa sua” l'agente
immobiliare disse. Avevo quasi riso. La città mi sembrava aliena da
sempre. Ma poi in questi giorni tutto lo era. Esito,poi faccio un passo verso
il parapetto,le braccia alzate al lato,cammino leggermente ubriaca sul filo
del rasoio. Un piede di fronte l'altro,ai bordi del calcestruzzo,la brezza
permette un formicolio causato dai capelli sulle mie braccia. Quando per la
prima volta mi sono trasferita qui,quando prima tutto mi aveva colpita nel
modo più duro,avrei osato a volte saltare dall'estremità di un blocco
all'altro. Quando arriverei all'estremità dell'altro blocco,disperderei la mia
risata nell'aria della notte. Vedi? Sono qui-restando viva-proprio sul bordo.
Sto facendo quello che mi hai detto!
E'diventata un'abitudine segreta per me:io,lo skyline della città,il conforto
della notte,e l'anonimia e la consapevolezza che quassù nessuno sa chi
sono.
Alzo la testa,sento la brezza della notte,ascolto il suono di una risata che
proviene da sotto e il suono del rompersi di una bottiglia smorzato,vedo il
traffico che procede serpeggiando per la città,il flusso rosso e infinito di
luci,un afflusso di sangue automobilistico. E'sempre stato così affollato
qui,tra il caos e la noia. Solo le ore tra le 3 e le 5 del mattino sono
relativamente silenziose,i bevitori sono collassati nel loro letto,gli chef dei
ristoranti hanno stappato il loro vino bianco,i pub sono già chiusi. Il

silenzio di queste ore è interrotto sporadicamente,solo dai petrolieri
notturni,l'apertura del panificio ebreo lungo la strada,il soffice tonfo dei
furgoni della consegna dei quotidiani che fanno cadere le loro balle di
carta. So i sottili movimenti della città perchè non dormo più.
Da qualche parte laggiù un lock-in[i brittanici si riferiscono in questo
modo alle feste organizzate dagli adolescenti] si svolge nel White
Horse,colmi di hipsters e East Enders,e una coppia che discute fuori,e per
la città il policlinico sta raccogliendo i pezzi dei malati,a quelli dei
feriti,fino a quelli che hanno appena trascorso un altro giorno. Quassù c'è
solo aria e il buio e da qualche parte il volo merci FedEx da LHR a
Pechino,e gli innumerevoli viaggiatori,come il signore bevitore di
scotch,sulla loro strada verso qualcosa di nuovo.
“Diciotto mesi. Diciotto mesi. Quando sarà abbastanza?” dico
nell'oscurità. E poi eccola lì,posso sentirla bollire di nuvo,questa rabbia
inaspettata. Faccio due passi,guardando verso i miei piedi in basso.
“Perchè questo non significa vivere. Non significa niente.”
Due passi. Due in più. Andrò fino all'angolo questa notte.
“Non mi hai dato una dannata vita,vero? Non proprio. Hai solo distrutto
quella vecchia. Distrutta in piccoli pezzi. Cosa dovrei fare con ciò che è
rimasto?Quando sembrerà-”
Allungo le braccia,sentendo l'aria fredda della notte contro la mia pelle,e
mi rendo conto che sto piangendo di nuovo.
“Fanculo,Will” sussurro. “Fanculo per avermi lasciato.”
Il dolore risale su di nuovo come un'improvvisa marea intensa e
travolgente. E non appena mi sento sprofondare in esso,una voce
nell'ombra dice: “Non penso dovresti stare in piedi qui.”
Giro la testa non completamente,e colgo il lampo di un viso pallido e
piccolo sulla scala antincedio,i suoi occhi scuri sono spalancati. In shock,il
mio piede scivola sul parapetto,il mio peso improvvisamente è sul lato
sbagliato della caduta. Il mio cuore barcolla una frazione di secondo prima
che il mio corpo lo segua. E poi,come un incubo,non ho più un
peso,nell'abisso dell'aria della notte,le mie gambe si agitano sopra la mia
testa dal momento che sento l'urlo che potrebbe essere il mioUno scricchiolio.
E poi tutto diventa nero.


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