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Atti parlamentari

– 3 –

Senato della Repubblica – N. 1680

XVII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

giore visibilità del contributo e del ruolo
delle donne nella storia, nella letteratura o
nell’arte, anche nei primi livelli dell’istruzione. Gli Stati membri sono stati altresì sollecitati a predisporre specifici corsi di orientamento, nelle scuole primarie e secondarie
e negli istituti di istruzione superiore, finalizzati a informare i giovani in merito alle
conseguenze negative degli stereotipi di genere, nonché a incoraggiarli a intraprendere
percorsi di studi e professionali superando
visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente «maschili» o «femminili».
Questi gli obiettivi che ci si propone di
raggiungere con il presente disegno di legge,
altresì in ossequio alla Convenzione del
Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la
lotta contro la violenza nei confronti delle
donne e la violenza domestica, firmata a
Istanbul l’11 maggio 2011, ratificata dall’Italia con legge 27 giugno 2013, n. 77, ed
entrata in vigore lo scorso 1º agosto 2014.
La piena attuazione della cosiddetta Convenzione di Istanbul, infatti, implica necessariamente l’adozione di conseguenti interventi di
integrazione e modificazione della legislazione e della regolamentazione nazionale
che consentano la realizzazione degli obiettivi e delle misure da essa recati. Tra questi
un ruolo fondamentale potranno svolgerlo
progetti di formazione culturale che accompagnino i percorsi scolastici dei ragazzi, a
partire dal primo ciclo di istruzione, fornendo adeguati strumenti di comprensione
e di decostruzione critica dei modelli dominanti tuttora alla base delle relazioni tra i
sessi.
A riguardo, il capitolo III della citata
Convenzione si esprime sufficientemente
nel merito delle politiche di prevenzione da
adottare: l’articolo 12, paragrafo 1, obbliga
le parti ad adottare «le misure necessarie
per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli
uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica ba-

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sata sull’idea dell’inferiorità della donna»; il
paragrafo 4 richiede alle parti di adottare «le
misure necessarie per incoraggiare tutti i
membri della società, e in particolar modo
gli uomini e i ragazzi, a contribuire attivamente alla prevenzione di ogni forma di violenza che rientra nel campo di applicazione
della presente Convenzione»; al paragrafo
5 si legge poi che «le Parti vigilano affinché
la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la
tradizione o il cosiddetto “onore” non possano essere in alcun modo utilizzati per giustificare nessuno degli atti di violenza che
rientrano nel campo di applicazione della
presente Convenzione», mentre al paragrafo
6 si prevede che le parti adottino «le misure
necessarie per promuovere programmi e attività destinati ad aumentare il livello di autonomia e di emancipazione delle donne».
Ancora rilevanti indicazioni si possono
trarre agli articoli 13 e 14 della Convenzione
di Istanbul: mentre al paragrafo 2 dell’articolo 13, rubricato «Sensibilizzazione», si dispone che «Le Parti garantiscono un’ampia
diffusione presso il vasto pubblico delle informazioni riguardanti le misure disponibili
per prevenire gli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione», l’articolo 14, rubricato
«Educazione», definisce sul piano dell’istruzione le attività dei Governi rispetto agli atti
di violenza che rientrano nel campo della
Convenzione, obbligando le parti sottoscrittrici della medesima ad un ripensamento
complessivo di saperi e di modalità di relazione all’interno dei sistemi scolastici nazionali, al fine di combattere ogni forma di violenza basata sui modelli socio-culturali di
donne e uomini per sradicare i pregiudizi,
i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull’idea dell’inferiorità della donna o
su ruoli stereotipati per donne e uomini, in
particolare introducendo «nei programmi
scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i
sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta