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Atti parlamentari

– 4 –

Senato della Repubblica – N. 1680

XVII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

dei conflitti nei rapporti interpersonali, la
violenza contro le donne basata sul genere
e il diritto all’integrità personale, appropriati
al livello cognitivo degli allievi».
È allora evidente l’importanza dell’introduzione di una consapevole prospettiva di
genere nei processi educativi: ciò importa
primariamente la decostruzione critica delle
forme irrigidite e stereotipate attraverso cui
le identità di genere sono culturalmente e
socialmente plasmate, stimolando al contempo l’auto-apprendimento della e nella
complessità. Il processo riformatore che ha
investito il nostro sistema di istruzione ha
infatti sì cercato di rispondere alle istanze
di una società pluralista, multietnica e sempre più diversificata al suo interno, ponendo
al centro della sua azione lo sviluppo della
«persona» come un’identità consapevole e
aperta all’interno dei princìpi della Costituzione e della tradizione culturale europea,
eppure non pare ancora aver realizzato una
scuola intesa come luogo in cui «nella diversità e nelle differenze si condivide l’unico
obiettivo che è la crescita della persona».
Pur nel rinnovato contesto scolastico in cui
al centro è posta la «persona» quindi, le differenze di genere risultano, sul fronte normativo, come diluite, essendo assimilate
alle altre differenze. Si pensi al decretolegge 12 settembre 2013, n. 104, convertito,
con modificazioni, dalla legge 8 novembre
2013, n. 128, e recante misure urgenti in
materia di istruzione, università e ricerca,
che all’articolo 16, rubricato formazione
del personale scolastico, «Al fine di migliorare il rendimento della didattica, con particolare riferimento alle zone in cui è maggiore il rischio socio-educativo, e potenziare
le capacità organizzative del personale scolastico», al comma 1, lettera d), autorizza per
l’anno 2014 la spesa di euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell’ambito di finanziamenti di programmi europei e internazionali, «per attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico»
con particolare riguardo «all’aumento delle

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competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari
opportunità di genere e al superamento degli
stereotipi di genere», peraltro in attuazione
di quanto previsto dall’articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, cosiddetto decreto-legge
sul femminicidio.
Similmente non si può prescindere da un
corretto linguaggio anche a livello legislativo e amministrativo quanto a sensibilità rispetto alle differenze di genere: non si tratta
infatti di un mero artificio, in quanto una riflessione sull’uso del linguaggio nella stesura degli atti normativi e amministrativi è
indifferibile affinché si affermino modelli
educativi e di comportamento in grado di
mettere in comunicazione e in rapporto tra
loro tutte le differenze, e in primis quella
tra uomini e donne. In tal senso inappropriata appare la nota che si legge nell’introduzione alle Indicazioni per il curricolo per
la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo
d’istruzione, pubblicate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel
settembre 2012, dove si legge: «Nel testo
si troveranno sempre termini quali: “bambini, adolescenti, alunni, allievi, studenti,...”
Si sollecita il lettore a considerare tale scelta
semplicemente una semplificazione di scrittura, mentre nell’azione educativa bisogna
considerare la persona nelle sue peculiarità
e specificità, anche di genere».
Diversamente, il riconoscimento del linguaggio come strumento di azione politica
all’interno del processo ormai da tempo avviato per la realizzazione della «parità di
fatto, cioè a dire l’uguaglianza delle possibilità di ciascun individuo di entrambi i sessi
di realizzarsi appieno in ogni campo», è
stato testimoniato dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27 marzo
1997 (Gazzetta Ufficiale 21 maggio 1997,
n. 116), recante azioni volte a promuovere
l’attribuzione di poteri e responsabilità alle
donne, a riconoscere e garantire libertà di