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DIARIO BINDI BIANCO.pdf


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La scuola del Genio e il Fronte francese
Sono stato arruolato e chiamato alle armi con la classe 1918, in anticipo perché il Duce prevedeva
la guerra e aveva bisogno di uomini. Avevo 19 anni. Fui assegnato alla Scuola Centrale del Genio di
Civitavecchia il 3 aprile 1939.
Nel giugno 1939 partii a piedi per recarmi con altri militari a un campeggio nei dintorni di Roma,
sui colli laziali, per imparare a montare le tende da campo e successivamente al poligono di tiro a
Santa Marinella. Ottenni la qualifica di tiratore scelto e mi furono dati cinque giorni licenza premio.
Al ritorno dalla licenza raggiunsi la Compagnia Genio Artieri, nei dintorni di Civitavecchia, ove la
mia squadra venne adibita a preparare mine di ogni tipo e sostai lì qualche giorno. Lì venivano
anche gli ufficiali di fanteria per conoscere i nostri tipi di mine e incontrai così l’ avvocato Zampi
Domenico, di Ambra (comune di Bucine) a quel tempo Maggiore di Fanteria.
Nell’estate del ’39 partimmo per una marcia a piedi con tutto l’equipaggiamento e puntammo su
Narni e altri paesi dove c’era una specie di esercitazione di guerra, in pochi minuti si doveva
montare e smontare la tenda; finiti queste dure marce e finti combattimenti tornai a Civitavecchia.
Arrivato lì al reparto fui selezionato per un corso per conoscere i battelli di tipo giapponese per
attraversare fiumi di grandi correnti di acqua. Sulla sponda veniva gonfiato, era a un posto solo e
aveva diversi divisori (scompartimenti) in modo che, preso da una scheggia o altro, non veniva
sgonfiato e rimanevi a galla; aveva due mestoline tipo quelle del gioco del tennis, ci si metteva
dentro sdraiati bocconi e si metteva in azione il battellino per attraversare fino all’altra sponda.
Era giunto il dicembre 1939 e venni mandato a Verona,
aggregato a un reparto di fanteria davanti proprio alla tomba di
Giulietta e Romeo. Del genio si era in dodici, tutte le mattine
appena giorno si andava nell’ Adige che allora aveva una
corrente fortissima e lì spesso il battellino stava in bilico perché
bisognava saperci stare sennò si capovolgeva e in tal caso una
barca più grossa ci raccoglieva; avevamo anche una muta di
gomma ci facevano annaspare e imparare a nuotare. Nel
dicembre 1939 e i primi del ’40 fui mandato a Vicenza al Genio
Pontieri per conoscere i tipi di ponti e imparare a remare con le
barche a remi.
Bianco durante la Scuola del Genio di Civitavecchia,
in una foto inviata alla fidanzata Iva. (1939)

Ripartito da Vicenza raggiunsi il mio plotone comandato dal sottotenente Agati, di Roma. Ero nei
Colli Euganei di Monselice e Abano Terme per imparare a fare i ponti chiamati a secco fatti con
materiali detti di circostanza; questi ponti erano passaggi per le fanterie e bersaglieri sui dirupi,
burroni, dislivelli ma ci si esercitava anche per fare arreticolati, trincee e altro. Lì venne a trovarci
Mussolini e volle conoscere i nostri lavori, il nostro equipaggiamento e conoscerci uno per uno, poi
ci fece un discorsetto. Passai qualche mese lì, poi la tragedia:
Mussolini, dal balcone di Piazza Venezia a Roma, il 10 giugno 1940 parlò alla Nazione e dichiarò di
mettersi contro il mondo intero. La guerra era dichiarata.