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DIARIO BINDI BIANCO.pdf


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Io reagii, il mio capitano ci raggiunse con la compagnia completa, si chiamava Cassata Giuseppe,
era siciliano, un vero patriota, radunò anche il mio plotone e fece un discorso proprio di guerra
avvisandoci che in pochi giorni saremmo partiti per il fronte francese. Io chiesi una licenza di due
giorni per venire a casa, lui disse “No,perché ci sono dei periodi che da un momento all’altro si può
partire per il fronte”. Io non ci stetti, partii da Mestre insieme al mio amico Billi Enzo di
Castelnuovo dei Sabbioni (AR), si salì in treno senza licenza e senza biglietto e andai a casa.
Dopo tre giorni ritornammo al reparto, sempre ad Abano Terme, giusto in tempo per partire. Per il
fronte francese partimmo il giorno seguente e raggiungemmo una località oltre Diano Marina,
nella costa ligure sul confine. Intanto il tenente del mio plotone aveva fatto rapporto al
comandante della compagnia e anziché mettere tre giorni di assenza mise solo ventiquattro ore
cosicché la punizione si ridusse al taglio dei capelli e quattro giorni per un’ora al giorno legati al
palo, cosa che non feci perché essendo in zona di guerra non era ammesso.
Scesi dai camion militari, a piedi da Diano Marina, facemmo una marcia di sei giorni; arrivati al
fronte francese a contatto con il nemico, la stessa Francia depose le armi e si arrese chiusa nella
morsa tra italiani e tedeschi.
A quel punto per diversi giorni facemmo esercitazioni di guerra con prove pratiche di messa a terra
di mine uomo e anticarro finché alla fine del 1940 rientrammo alla caserma di Civitavecchia alla
Scuola Centrale del Genio.

Sul fronte francese, Bianco è in seconda fila con la camicia bianca.