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Fabio Fazio Una Volta Qui Era Tutta Campagna .pdf



Nome del file originale: Fabio Fazio - Una Volta Qui Era Tutta Campagna.pdf
Titolo: Una volta qui era tutta campagna
Autore: Fabio Fazio

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Fabio Fazio
Una volta qui era tutta campagna

Baldini Castoldi Dalai Editore

I edizione 1994
II edizione 2006
Collana Le Boe n. 108
©2006 Fabio Fazio
ISBN 9788860730237

Un treno parte dalla stazione di

Roma Termini diretto a Torino
Porta Nuova; contemporaneamente
da Milano Centrale il Pendolino
comincia la sua corsa verso Roma.
In due scompartimenti (seconda
classe e prima con supplemento e
prenotazione
obbligatoria)
cominciano a snodarsi le più
classiche
e
"avvincenti"
conversazioni: manager, vedove,
pensionati, studenti (tutti noi, cioè)
si
lasciano
andare
a
una
inarrestabile cascata di luoghi
comuni. Basta un "Le stagioni non
sorto più quelle di una volta" che si
rotola a perdifiato fino a "I gatti
sono
più
indipendenti",
per

giungere alle vette sublimi di
"Venezia è splendida ma non so se
ci vivrei". Fabio Fazio, con il
candore perfido che gli italiani
hanno imparato a conoscere e
apprezzare, sa allestire un gioco
irresistibile da cui scaturisce una
sintesi efficace, feroce e affettuosa
al tempo stesso, delle nostre
abitudini. Questo libro, pubblicato
nel 1994 e riproposto oggi in tutta la
sua stringente attualità, vuole
anche essere un vero e proprio
appuntamento per tutti noi; come a
dire... ovunque siamo, prima o poi,
ci ritroveremo in un luogo comune.

A mio fratello, e non è un luogo
comune

Indice:

Prefazione.
Roma Termini.
Milano Centrale.
Roma
Ostiense
Civitavecchia.
Civitavecchia Grosseto.
Grosseto Livorno.

Roma
Termini
Roma
Ostiense.
Milano Bologna.
Livorno Pisa.
Pisa Viareggio.
Viareggio La Spezia.
Bologna Firenze.
La Spezia.
La Spezia Rapallo.
Rapallo.
Firenze.
Rapallo Genova Brignole.
Genova Brignole Genova
Principe.
Genova
Principe
Alessandria.
Alessandria Asti.

Firenze Roma Termini.
Asti Torino.
Appendice.

Prefazione.

Dal treno non si scappa: si
scende solo una volta giunti a
destinazione.
Arrivi affannato alla stazione,
cerchi il binario giusto, ti fai largo
tra la gente negli stretti corridoi
delle
vetture
trascinando
malamente una valigia, e quando
trovi uno scompartimento libero, o
il più libero possibile, sistemi il
bagaglio e ti lasci abbandonare
esausto sui sedili in finta pelle. È
solo allora che ti accorgi di chi hai

davanti; lo vedi bene in volto, lo
guardi, lo scruti, tenti di intuirne il
carattere, e tutto in modo che non si
accorga del tuo interesse; poi un
sorriso, un sorriso di risposta ed è
fatta. È lui o lei o sono loro i tuoi
compagni di viaggio: il destino vi
accomuna e ne siete consapevoli.
Non si può resistere a lungo. La
discrezione
e
la riservatezza
lasciano presto il posto a qualche
colpo di tosse e a mezze frasi di
circostanza. E dalle mezze frasi si
passa alle frasi, e dalle frasi a un
discorso, e da un discorso al
racconto della propria vita. Tutta la
vita, la vostra e la loro.

Traversina dopo traversina,
galleria dopo galleria, stazione dopo
stazione ci si rivela completamente.
Quelli che abbiamo davanti non
sono semplici viaggiatori, casuali
utenti delle Ferrovie, ma uomini e
donne mandati dal Fato. Diventano
i nostri migliori amici ben sapendo
che probabilmente, una volta
arrivati, non li vedremo più. Ma
forse è proprio questo che accende
la nostra disponibilità e la nostra
propensione al dialogo. E così il
tempo di un viaggio è sufficiente
per raccontare la propria storia ma
spesso, molto spesso, ne avanza
anche. Roma Torino di seconda

classe
o
Milano
Roma
dell'avveniristico Pendolino, fa poca
differenza: tutte le storie si
assomigliano così come le persone
che si raccontano.
Soprattutto si assomigliano i
discorsi, le frasi, le parole e le
intonazioni con cui si pronunciano.
In questo modo viaggiatori di prima
o di seconda classe, ricchi o poveri,
non importa di quale ceto, su treni
diversi e su tratte differenti, si
incrociano, si ritrovano e si
incontrano... in un luogo comune.
Che per fortuna non è un binario
ma una frase fatta, altrimenti i
giornali parlerebbero di: terribile

sciagura che si poteva evitare o di
tragico errore umano.
Quello che vi invito a fare è un
gioco di cui spesso siamo
involontari protagonisti: trovare,
per ogni argomento possibile,
qualcosa da dire; oppure, meglio
ancora, immaginare che cosa
risponderà
un
ipotetico
interlocutore
a
una
nostra
provocazione.
Esempio:
Bere
fa
male.
Probabile seguito: Tutto fa male:
dipende
dalla
quantità.
Noi
andiamo avanti con: L'importante è
non esagerare. E lui finirà... Un
bicchiere di vino mangiando fa

bene: lo dicono anche i medici.
Il treno sembra fatto apposta per
questo gioco. Si parla di tutto:
siamo attrezzatissimi, preparati,
non ci si tira indietro di fronte a
nulla.
Ho voluto seguire il tragitto di
due treni da stazione a stazione:
una prima e una seconda classe,
rispettando il reale percorso
riportato dagli orari ferroviari. Non
importa il nome dei viaggiatori, non
conta nemmeno chi pronuncia
questa o quella frase ma solo le
frasi in sé, e il fatto che prima o poi
anche noi le pronunceremo o le

abbiamo
pronunciate.
Questo
perché tutti noi siamo o siamo stati
viaggiatori di quei treni e se non
sono treni sono altre circostanze,
altri luoghi, ma sempre comuni.

Roma Termini.

Antonio, sta' attento che non ti
sfilino il portafoglio.
Non ti preoccupare Ines: ho
messo i soldi nella pancera.
Non si può mai dire. Coi tempi
che corrono ti derubano che
nemmeno te ne accorgi.
Non si può più uscire di casa.
E pensare che una volta la porta
di casa potevi lasciarla addirittura
aperta.
I tempi sono proprio cambiati.
Non ci si saluta nemmeno più

tra vicini.
Chissà che mondo lasceremo ai
nostri figli.
Occhio alla valigia.
Non abbiamo comprato neanche
i giornali.
Fa niente; intanto dicono
sempre le stesse cose. Piuttosto non
abbiamo preso niente da mangiare.
È tardi. E poi io mangio solo a
casa mia.
Dai; va bene qui. Saliamo.
Sei sicuro che sia questo?
Sì.
È questo il treno per Torino?
No, binario ventuno.

Sempre le stesse cose!
Guardiamo solo il telegiornale.
Con tutta la pubblicità che
hanno messo non si riesce più a
vedere un film.
Era meglio quando c'era un
canale solo.

Milano Centrale.

Approfitto
del
treno
per
lavorare.
Anch'io, è comodissimo.
È quasi meglio dell'aereo.
Ho calcolato che come tempo
più o meno ci siamo.
Anzi...
Fra andare in aeroporto...
Aspettare per l'imbarco.
Il check...
Il volo...
L'arrivo...
Le valigie...

Il transfert in città...
Col treno sei già in centro!
Esatto!
E poi in treno ti puoi anche fare
le tue telefonate.
Anche lei cellulare?
Per forza, quando si lavora!
È utile.
In
certe
occasioni
indispensabile.
Nel traffico...
In giro per uffici...
Un'avaria in barca...
Ti trovano dovunque.
Anche troppo.
A volte, confesso, avrei voglia di
staccarlo.

Bisogna!
Che vita.
Siamo tutti malati di stress.
Sono due anni che non andiamo
più in vacanza.
Noi abbiamo una casetta in
montagna e non la sfruttiamo mai.
Le seconde case sono solo
seccature.
Anche le prime!
Beato chi non ha niente.
I più fortunati sono i lavoratori
dipendenti.
Ferie e malattie pagate.
Io mi son fatto un'assicurazione
privata.
Per forza. E dire che abbiamo la

pressione fiscale più alta d'Europa.
Sin che non si frena il debito
pubblico...
...E non migliorano i servizi.
Tra poco dovrebbero darci la
cena.
Mi pare ci sia pesce.
Bene! Il pesce sazia ma non
ingrassa.
La miglior dieta è non mangiare.

Roma Ostiense
Civitavecchia.

Effettivamente quando non c'era
la televisione, in famiglia ci si
parlava di più.
Però la televisione riempie la
casa, fa compagnia... specie a chi è
solo. Voi avete figli?
Sì, una, Annamaria, sposata a
Roma; e lei?
Due. Una femmina, laureata, e
un maschio che sta finendo
Ingegneria.
La laurea è una gran bella cosa.

Il pezzo di carta è importante.
Lo diceva anche mio marito. La
laurea dei figli era il suo sogno e
non è riuscito a vederlo realizzato.
Lui era diplomato ragioniere... ma
erano altri tempi.
Il diploma di una volta equivale
alla laurea di oggi.
E sua figlia?
Ha fatto Lettere; è sempre stata
brava in italiano. Pensi che i
professori leggevano i suoi temi ad
alta voce in classe da tanto che
erano belli.
Saper scrivere è un dono di
natura.
Ora fa supplenze: italiano e

latino.
Il latino apre la mente.
Purtroppo Lettere è una laurea
superata.
Ora sta tornando.
Le
materie
scientifiche
assicurano un lavoro.
Giurisprudenza apre tutte le
porte.
Studiare è un sacrificio.
Specie con le università che
abbiamo.
L'università è stata rovinata dal
68.
Tutti i migliori cervelli scappano
all'estero.
Tornando a mia figlia, lei però

ha studiato davvero.
Ne ho piacere.
Si è laureata col massimo dei
voti; ora insegna a Roma anche se lì
è
diventato
tanto
difficile.
Dappertutto.
Le classi sono sempre meno
numerose. Nascono meno bambini.
L'insegnamento per una donna
sarebbe l'ideale.
Una volta i professori erano più
rispettati.
Il rispetto non si sa più
nemmeno che cos'è.
Io i miei insegnanti me li ricordo
ancora oggi.
Una volta la scuola era una cosa

seria.
L'esame di Stato era un esame
vero.
Si portavano tutte le materie.
Me lo sogno ancora adesso la
notte.
E i suoi figli vivono con lei?
Solo il maschio, il più piccolo.
I maschi sono più attaccati alla
madre, le femmine al padre.
Non vuol dire.
Ha ragione, anche nostra figlia è
più attaccata a me che a mio marito.
I figli sono figli.
L'importante è che siano sani.
Francesco, un vecchio amico di
Annamaria.

Ah sì, Annamaria...
Certo che me la ricordo; si è
laureata in Lettere lo stesso anno
mio: eravamo compagni di corso.
Era una molto disinvolta. L'ha data
persino al professore, al suo
relatore. Ha preso centodieci e lode.
Del resto, anche al liceo, c'era
chi diceva che avesse una storia con
quello di Latino. Veniva in classe
con certe minigonne! Quando
andava alla lavagna era uno
spettacolo: come si muoveva... e
quelle gambe...
Adesso si è sposata; incredibile...
Ho saputo che è andata a vivere a
Roma, così finalmente si è tolta di

torno i suoi genitori. Li ha sempre
odiati. Un giorno arrivò a scuola in
lacrime: avrà avuto diciassette anni.
Disse che i suoi l'avevano scoperta
mentre fumava e le avevano fatto
una scenata. Suo padre si era
addirittura sentito male e sua
madre era sconvolta perché diceva
che una ragazza con la sigaretta in
bocca non stava bene. Ma lei non
fumava sigarette: erano canne; loro
però non se ne sono mai accorti...

Civitavecchia Grosseto.

Anche voi siete di Torino?
No, siamo di Foggia, ma
abitiamo su da trentacinque anni.
Mi sento più torinese dei
torinesi anche se c'è chi dice,
terroni a casa!
Li lasci dire, sono degli stupidi.
Siamo tutti italiani. Guardi, le
persone migliori che conosco sono
meridionali. Accanto a me c'è una
famiglia di siciliani tanto per bene:
vorrei farveli conoscere!
Tutto il mondo è paese.

Il buono e il cattivo lo trovi
dappertutto.
Ma poi! A Torino ci sono più
meridionali che torinesi. Piuttosto i
marocchini, che ormai ci hanno
invaso!
Non si può più camminare sui
marciapiedi da tutte le cianfrusaglie
che vendono. E vogliono la casa! A
momenti non ce l'abbiamo neanche
noi che siamo nati qui, che abbiamo
sempre pagato le tasse, e dobbiamo
darle a loro?!
Io non sono razzista e dico:
aiutiamoli, ma a casa loro!
E guardi, io non sono della Lega,
per carità, ma a volte c'hanno

ragione! Non so se vi siete accorti di
che cosa è Roma.
È una vergogna; e pensare che è
stata la capitale del mondo.
Non funziona niente, non ci
sono mezzi pubblici, se chiami negli
uffici prima delle dieci non ti
risponde nessuno, il traffico, la
gente maleducata...
Il romano quando è simpatico è
simpatico, ma quando è maleducato
è maleducato.
A Torino i tram funzionano,
eccome!
Infatti io al Sud, in giù, non ci
tornerei più. Ogni tanto con mia
moglie ci siamo andati, soprattutto

per i parenti, ma non ci troviamo
più a nostro agio.
...E pensare che sono posti
splendidi!
Eh sì, il Sud è tanto bello. Io e
mio marito, buonanima, andavamo
sempre in Umbria d'estate. L'Italia è
tutta bella!
È tutta un'opera d'arte.
Abbiamo dei monumenti che ce
li invidiano in tutto il mondo. Lo
dico sempre a mia figlia e a mio
genero: cosa andate all'estero se
non conoscete l'Italia!
L'ultimo anno che era vivo mio
marito siamo stati una settimana a
Londra, ma bene come in Italia... da

nessuna parte.
Abbiamo tante cose che non
vanno ma non vivrei in un'altra
nazione.
Gli italiani hanno fantasia.
Siamo intelligenti!
Abbiamo gli artigiani più bravi
del mondo.
I giapponesi mi fanno paura.
I tedeschi sono tremendi.
Tutte le guerre sono partite dalla
Germania.
In Francia si vivrebbe bene ma i
francesi sono antipatici.
Bisogna ammettere che in
Inghilterra c'è più civiltà.
In Norvegia sono più puliti di

noi.
In Svizzera non trovi un pezzo di
carta per terra neanche a morire.
Un
italiano
all'estero
lo
riconosci subito.
C'è anche da dire che noi italiani
ci denigriamo.
Abbiamo un clima meraviglioso.
L'Italia è tutta un giardino.
E la cucina?!
Come si mangia a Roma, da
nessuna parte. Quando sono stata a
Londra credevo di morire di fame.
L'Italia è sempre l'Italia!
Quando anche per televisione
sento l'inno nazionale mi vengono i
brividi.

Grosseto Livorno.

È tanto che eravate a Roma?
Due giorni.
A trovare la figlia?
Magari! È mancata la mamma di
mio genero, la suocera di mia
figlia... che poi sarebbe la nostra
consuocera.
Tante condoglianze!
Cosa vuole farci: siamo dovuti
correre.
Ci si muove solo in queste
brutte occasioni.
Ci siamo sentiti per Natale. È

proprio vero: oggi ci siamo domani
chissà!
Tumore?
Ictus! È andata in bagno, non è
più uscita.
Se non altro non ha sofferto.
Non come il mio povero Giorgio.
Se è per questo ha fatto la morte
più bella. Anche a vederla adesso si
vedeva che è morta bene. Era
persino più bella che da viva, più
distesa. Quando l'ho vista ho detto:
Sembra che dorma.
E magari fino ad un giorno
prima stava bene?
Benissimo!
Bisogna prendere la vita per quel

che è.
Ci affanniamo tanto per niente.
Quanti anni aveva?
Settantanove.
Giovane! Oggi la vita media si è
allungata. Anche la statura.
È vero, siamo tutti più alti.
Saranno gli omogeneizzati.
Ma poi vedesse com'era vitale!
Usciva, faceva la sua spesa, la sua
passeggiata, la sua chiacchiera, il
suo sonnellino, faceva le sue scale
da sola...
Povero suo genero!
Era già senza papà.
Vedi.
E adesso la mamma. Non ci

voleva. Le era tanto affezionato
perché era il figlio più piccolo e
aveva sempre vissuto con lei.
Sará lo stesso anche per mio
figlio: la vita è dura, dura, dura.
Povero ragazzo, non ha avuto
neanche
la
consolazione
di
assisterla, di curarla, di farle le notti
in ospedale!
Bisogna rassegnarsi.
Non c'è altro da fare.
Del resto sin che si parla degli
altri...
Parliamo dei vivi.
Brave!
Linda, una vicina di casa di
Teresa.

Sì, è morta... poveraccia...
Non ci stava più con la testa. Io
lo dicevo: una volta o l'altra...
Sempre sola! Suo figlio non
aspettava altro così si prende
l'appartamento; adesso sta in affitto
con la moglie. Che poi, chi l'ha vista
mai quella... È venuta una volta, mi
pare, a Natale. ...E la povera Teresa
se n'è andata.
Usciva ogni giorno per fare la
spesa, ma quando arrivava ai negozi
non si ricordava più che doveva
comprare e tornava a casa senza
niente. Spesso le portavo io la cena,
sennò si moriva di fame. Abito
proprio sotto di lei: ci si conosce da


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