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D 1 Test misti .pdf



Nome del file originale: D 1 Test misti.pdf
Titolo: Microsoft Word - D 1 Test misti.doc
Autore: valeria

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80 test misti:
geografia, archeologia e storia dell’arte
by Valeria Scuderi
GEOGRAFIA
1. Che cosa è una carta geografica?
1. Una rappresentazione convenzionale della superficie terrestre *
2. Una pianta della superficie terrestre
3. Un disegno della superficie terrestre
Una carta geografica può essere definita come una raffigurazione su un piano di una parte o di tutta la superficie
terrestre; la scienza depositaria delle conoscenze e delle tecniche che permettono l'elaborazione di carte geografiche
è la cartografia. Il tipo di rappresentazione fornito da una carta geografica ha le seguenti caratteristiche di base: è
approssimata, ridotta e simbolica.
2. Che cosa sono le zone Koppen?
1. Zone climatiche *
2. Zone costiere
3. Zone montuose
Il sistema di classificazione climatica proposto da Wladimir Koppen si basa su operazioni statistiche sulle
caratteristiche di temperatura, e regime annuo di precipitazioni
Ed ecco il sistema di Koppen nella sua formulazione generale, caratterizzato da 5 classi e 11 suddivisioni. Le classi sono
A, B, C, D ed E:
Formula climatica

Definizione

1 Af

Clima tropicale senza stagione secca

2 Aw

Clima tropicale con inverno secco

3 BS

Clima secco della steppa

4 BW

Clima secco del deserto

5 Cf

Clima temperato senza stagione secca

6 Cs

Clima temperato con estate secca

7 Cw

Clima temperato con inverno secco

8 Df

Clima boreale senza stagione secca

9 Dw

Clima boreale con inverno secco

10 ET

Clima freddo della tundra

11 EF

Clima freddo del gelo perenne

In prima istanza Koppen definì 5 classi di clima:
A - Climi umidi della zona intertropicale in cui tutti i mesi dell'anno presentano valori di temperatura > ai 18C°
B - Climi aridi con varie condizioni caratterizzanti
C - Climi mesotermici umidi in cui la temperatura del mese più freddo è compresa tra +18C° e -3C°
D - Climi mesotermici borerali in cui la temperatura del mese di gennaio risulta inferiore a -3C° ma con quella di luglio
> a +10C°
E - Climi polari, con temperature nel mese di luglio < a +10C°
Il sistema fu ulteriormente migliorato mediante l'indicazione o meno di una stagione arida con l'attribuzione di
un'altra lettera:
f (mancanza di una stagione arida)
s (stagione arida in estate)
w (stagione arida in inverno)
oppure inserendo una ulteriore annotazione sul grado di aridità o sull'intensità del freddo. Ne risultano quattro
categorie contrassegnate ciascuna da una lettera maiuscola inserita come seconda lettera:
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geografia, archeologia e storia dell’arte
by Valeria Scuderi
S = Steppe
W= Deserto
T = Tundra
F = Gelo
Questa classificazione generale non esaurisce tutte le particolarità ed i regimi di transizione climatica osservabili su
scala globale. Ad esempio, Koppen definisce ulteriormente i climi con lettere minuscole inserite in terza posizione.
Nelle pagine seguenti saranno affrontate nel dettaglio le singole classi climatiche secondo il sistema concepito da
Koppen, tutt'altro che semplice nella sua formulazione complessiva.
3. Da che cosa dipendono le correnti marine?
1. Dalla pressione atmosferica
2. Dal differenziale di temperatura *
3. Dalle zone costiere
4. Che cosa è la tettonica?
1. Una teoria che spiega l’idrografia
2. Una teoria che spiega il moto dei venti
3. Una teoria che spiega la causa dell’orogenesi *
La tettonica studia la deformazione delle rocce che costituiscono la litosfera. Vale a dire "sfera rocciosa" è la parte
rigida esterna del pianeta Terra. Comprende la crosta terrestre e la porzione
del mantello esterno, fino all'astenosfera, che mantiene un comportamento elastico
5. Come viene definito il complesso dei fenomeni geologici che hanno portato alla formazione delle catene
montuose?
1. Orogenesi *
2. Morfologia
3. Carsismo
Carsismo è l'attività chimica esercitata dall'acqua, soprattutto su rocce calcaree
Morfologia è una branca della biologia che studia l'aspetto esteriore di un organismo vivente. Studio della forma e
della struttura esterna degli esseri viventi (animali, piante), e i rapporti di posizione delle varie parti od organi visibili
dall’esterno; La morfologia si distingue dall'anatomia, che studia la struttura interna degli organismi viventi, e dalla
fisiologia, che studia il funzionamento dei tessuti, degli organi e degli apparati, tuttavia si collega ad esse integrando la
conoscenza degli organismi viventi.
Orogenesi in geologia il termine orogènesi indica il processo di formazione di un rilievo roccioso o catene montuose
(orogeni nel linguaggio geologico), che hanno subito una deformazione tettonica per prevalenza di spinte laterali,
arrivando quindi ad impilarsi creando una catena montuosa.
Le catene montuose o orogeni si trovano ai margini delle aree pianeggianti. Le più antiche sono caratterizzate da
altitudine non molto elevata e da forme ampie ed arrotondate in quanto dopo il loro sollevamento sono state esposte
per moltissimo tempo alle azioni erosive. Queste montagne si sono formate in seguito a ripiegamenti della crosta
terrestre avvenuti oltre 250 milioni di anni fa, in due periodi orogenetici diversi; al primo periodo appartiene il
corrugamento caledoniano, che in Europa ha originato i rilievi della Scozia (Caledonia), Galles, Inghilterra centrale,
Irlanda del Nord e Alpi scandinave, al secondo periodo appartiene il corrugamento ercinico, che ha dato origine ai
rilievi dell’Europa centrale, tra cui la Selva Nera (Silva Ercina).
Le catene montuose che oggi appaiono caratterizzate da pendenze notevoli, forme aspre e aguzze, e altitudini spesso
elevate si sono sollevate nel corso del corrugamento alpino-himalayano avvenuto in un periodo orogenetico più
recente, a partire da circa 70 milioni di anni fa. Sono tali le Alpi, l’Himalaya, le Montagne Rocciose e le Ande. La
struttura di queste catene montuose è notevole e non mancano i fenomeni vulcanici. Ancora oggi l’erosione opera in
modo evidente e ai piedi di queste catene montuose si sono formate e si formano pianure alluvionali costituite dal
materiale trasportato dai fiumi. In parecchi casi, il sottosuolo delle zone pedemontane è ricco di petrolio e di gas
naturali.

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geografia, archeologia e storia dell’arte
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Bacini sedimentari
Sono formati da materiale che nel tempo si è accumulato su più strati in zone leggermente depresse degli zoccoli
continentali. Lo spessore varia in relazione agli ambienti in cui è avvenuta la sedimentazione e all’erodibilità dei
materiali sedimentati.
In molti casi i bacini sedimentari contengono giacimenti di carbone e di fosfati e abbondanti falde acquifere. I bacini
sedimentari delle medie latitudini sono tra le zone più densamente popolate
Aree di frattura
Soprattutto nelle zone più rigide e antiche della crosta terrestre si evidenziano estesi sistemi di fratture e faglie. I
sistemi di fratture prendono il nome di rift valley e spesso sono abbinate ad attività vulcanica. La più vasta rift valley
del pianeta si trova in Africa e si estende per 600 chilometri dal confine tra Zimbabwe e Sudafrica al Mar Rosso dove si
biforca in due rami che delimitano la penisola del Sinai e la fossa del Mar Morto e del fiume Giordano.
Le faglie sono fratture lungo le quali si verifica uno spostamento reciproco delle masse rocciose con conseguente
abbassamento o innalzamento dei blocchi crostali che danno origine a strutture composte da depressioni
(fosse o graben) e rilievi (pilastri o horst).
Le aree insulari
Le isole sono terre generalmente caratterizzate da un’estensione limitata che emerge dai mari e dagli oceani. Le isole
possono rappresentare la parte emersa di catene montuose sottomarine oppure, come nel caso del Madagascar,
possono essersi staccate da un continente. Vi sono anche isole costituite da scheletri di organismi viventi (isole
coralline).
6. Quale fenomeno genera lo scontro fra le masse continentali in profondità?
1. Tettonica
2. Sial e Sima
3. Corrugamento *
Risposta: Tettonica è la scienza che studia la deformazione delle rocce che costituiscono la litosfera, mentre il
corrugamento è il ripiegamenti della crosta terrestre avvenuto in seguito allo scontro laterale fra due masse
continentali che hanno dato vita ad un sistema montuoso (vedi domanda 5)
SIAL (SI-licio + AL-luminio) strato superiore della crosta terrestre costituito da rocce acide, più leggere, di
composizione simile al granito, ricche di silicati e minerali di alluminio.
SIMA (Silicio e Magnesio) è il termine utilizzato per riferirsi allo strato di rocce basiche (composizione simile al basalto)
posto sotto il sial tutto intorno alla Terra.
Questi 2 termini sono presenti nella vecchia teoria della Deriva dei Continenti
La deriva dei continenti è una teoria geologica piuttosto antica in basa alla quale venne ipotizzato che i continenti si
siano allontanati l'uno dall'altro (segue storia). Nella scienza moderna la teoria della deriva dei continenti è sostituita
dalla più generale teoria della tettonica delle placche.
La deriva dei continenti è una teoria geologica secondo la quale i continenti si muoverebbero l'uno rispetto all'altro.
Fu introdotta, nella sua versione moderna, nel 1912 da Alfred Lothar Wegener, che fu il primo a presentare in una
formulazione organica le prove del fenomeno e una spiegazione coerente delle sue cause.
Nel XIX secolo, quando lo studio dei fossili portò la prova del fatto che, per esempio, il Nordamerica e l'Europa
avevano avuto in passato una flora comune. Sulla base di queste osservazioni, Eduard Suess giunse nel primo
Novecento a ipotizzare l'origine dei continenti moderni dalla frammentazione di un antico supercontinente,
denominato: Gondwana.
Ma gli scienziati, pur avendo intuito il fenomeno della deriva dei continenti in sé, avevano però difficoltà a fornire una
spiegazione coerente delle cause. Wegener ebbe il merito di mettere insieme in modo minuzioso tutti gli elementi che
potevano essere riconosciuti come prove indirette dell'antica origine comune dei continenti, e di formulare in merito
una teoria dettagliata, completa di un tentativo di datazione. Egli studiò le tracce lasciate dagli antichi ghiacciai sulle
rocce e dimostrò che India, Australia, Africa meridionale e America meridionale erano state coperte
contemporaneamente dai ghiacci, presumibilmente prima della loro separazione. Wegener spiegava questi fenomeni
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di "deriva" dei continenti descrivendo le terre emerse come enormi "zolle" di Sial che galleggiavano su una superficie
anch'essa solida ma molto più malleabile, il Sima, situato fra la discontinuità
di Mohorovicic (40 km di profondità) e la discontinuità di Gutenberg (2900 km).
7. Quale azione genera il fenomeno del sollevamento di parte della superficie terrestre?
1. Azione vulcanica *
2. Azione tettonica
3. Azione marina
8. Quale tra i seguenti fenomeni non da origine ad un lago?
1. Erosione eolica
2. Colata lavica
3. Metamorfismo *
In mineralogia si definisce metamorfismo il processo di trasformazione della struttura minerale di una roccia dovuta a
cambiamenti di temperatura o pressione, o all'infiltrazione di fluidi. In questo modo si formano le rocce
metamorfiche.
9. Come viene definita la teoria del progressivo raffreddamento della terra che ha portato alla contrazione del nucleo
originale?
1. Teoria nucleare
2. Teoria del raffreddamento
3. Teoria della contrazione *
10. Quali elementi si organizzano con la regionalizzazione?
1. Flussi di beni, persone e reti *
2. Flussi di beni, persone e animali
3. Flussi di beni, persone e ecosistemi
Regione, regionalismo, regionalizzazione. Il dibattito teorico sul concetto geografico di regione, che aveva
caratterizzato il quadro disciplinare negli anni Settanta e Ottanta del 20° sec., ha fatto registrare un ulteriore
rallentamento, dopo che, negli anni Novanta, le rivoluzionarie trasformazioni geopolitiche del contesto mondiale lo
avevano trasferito, piuttosto, sui nuovi orizzonti del regionalismo economico e della regionalizzazione strategica. La
stessa tendenza a identificare il regionalismo con il federalismo non basta a semplificare il quadro geografico né quello
istituzionale.
11. Quali sono gli elementi su cui si organizza la regione naturale?
1. Fisici e naturali *
2. Antropici e naturali
3. Antropici e fisici
Il concetto di regione fisica o naturale appare solo nella seconda metà del sec. XVIII, dapprima presso taluni geologi
francesi, che si preoccupano di cercare una divisione della Francia appunto in regioni fisiche, in base al criterio
dell'uniformità, in ciascuna di esse, dei caratteri geologici. Ma contemporaneamente, o quasi, si fa strada un altro
principio: quello d'indicare come regioni naturali i territorî circoscritti da confini naturali, come montagne, mari, fiumi,
deserti, ecc., con preferenza per le catene di montagne, in seno alle quali le linee spartiacque delimitano nettamente i
varî bacini idrografici. Questo principio, come di più facile applicazione, ebbe la preferenza (Ph. Buache, Ch. Denaix, K.
Malte Brun, ecc.), fu applicato a tutta la terra e costituì la base di divisioni sistematiche in regioni naturali, durate fino
alla seconda metà del secolo XIX (F. Lacroix, Th. Lavallée).
12. Che cos’è una dolina?
1. Una duna costiera
2. Una conca di origine carsica *
3. Una conca di origine vulcanica
Una depressione tonda del terreno
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13. Che cosa s’intende con l’espressione “limite delle nevi persistenti”?
1. E’ l’altitudine alla cui altezza la quantità di neve caduta eguaglia quella che si scioglie *
2. E’ una fascia in cui si trovano i ghiacciai perenni
3. E’ il manto nevoso che stagionalmente si accumula sui rilievi
La fascia altimetrica, idealmente una linea, al di sopra della quale la neve caduta nel periodo più freddo dell'anno non
viene interamente disciolta dall'ablazione (cioè dall'effetto congiunto della fusione e della sublimazione) nel periodo
più caldo, per cui la neve di una annata si sovrappone ai residui di quella dell'anno precedente. Questa linea prende il
nome di limite climatico delle nevi persistenti.
-In glaciologia col termine limite delle nevi perenni si indica la quota altimetrica al di sopra della quale
la neve accumulata al suolo si mantiene tale per periodi temporali indeterminati ovvero permane durante tutto l'anno
solare cioè anche durante la stagione calda (estate). Le nevi al di sopra di questo limite vanno a costituire
la criosfera terrestre sotto forma di nevai,ghiacciai e banchise.
14. Che cosa s’intende per microclima?
1. E’ il clima di una piccola regione
2. E’ il clima effettivo locale rispetto a quello regionale *
3. E’ il clima che subisce minime variazioni durante l’arco dell’anno
In climatologia il termine microclima si riferisce al clima di una zona geografica locale in cui i parametri atmosferici
medi differiscono in modo caratteristico e significativo da quelli delle zone circostanti
15. Che cosa è una falda freatica?
1. Una sorgente d’alta quota
2. Una porzione di terreno che si satura di acqua grazie ad un primo strato permeabile e a un secondo
impermeabile *
3. Una sorgente a livello del mare
La falda freatica è una falda acquifera la cui formazione è dovuta all'acqua dei fiumi o della pioggia che viene
lentamente trasportata in profondità dalla forza di gravità finché non giunge ad uno strato argilloso impermeabile
dove si ferma.
16. Che cosa s’intende per bradisismo?
1. Movimenti lenti della crosta terrestre *
2. Movimenti lenti delle acque superficiali
3. Movimenti lenti dei ghiacciai
17. Quale tra le seguenti è una forma di erosione eolica?
1. Deflazione *
2. Stagflazione
3. inflazione
Il termine deflazione in geologia indica l'azione di trasporto di granuli esercitata dal vento in ambiente continentale.
Con lo stesso nome si indica anche il prelevamento o il distacco del materiale trasportato dal terreno, ossia il
momento iniziale del trasporto stesso.
L’azione erosiva dovuta ai venti viene generalmente chiamata eolica ( da Eolo, mitologico dio dei venti ) ed i suoi
effetti sono particolarmente ed i suoi effetti sono particolarmente evidenti nei deserti, dove la superficie terrestre è
priva della protezione assicurata dalla vegetazione.
Come avviene che il vento possa modificare la forma di enormi massi o di interi gruppi montuosi? Questo si spiega
considerando che il vento è in grado di sollevare e trascinare minute, particelle di materia, come fini grani di sabbia,
che scagliati con violenza contro qualsiasi ostacolo naturale possono levigare, intagliare e perforare anche le rocce più
dure, dando vita a curiose erosioni tipiche delle zone eoliche, cioè delle regioni molto battute dai venti.
Questo processo di modellamento è chiamato corrasione. Le parti più resistenti della roccia sulle quali in minor misura
si sviluppa l’azione corrasiva, finiscono per sporgere su quelle meno resistenti, che si incavano, per cui ne deriva una
caratteristica cesellatura. CORRASIONE è l'azione meccanica di erosione operata dal vento in virtù delle particelle
solide che esso trasporta, sia sospese nell'aria (polvere e pulviscolo), sia smosse o rotolate alla superficie del suolo
(sabbie).
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Tipici sono poi i cosiddetti funghi, spuntoni rocciosi a forma di lastra appoggiata alla sommità di un supporto, che si
generano in seguito alla maggiore azione erosiva dovuta ai grani più grossi che il vento riesce appena a sollevare da
terra, e che corrodono quindi gli ostacoli solo nella loro parte inferiore: i grani più fini, sollevati più in alto, colpiscono
ed intaccano la parte più alta ma, date le loro minori dimensioni, la incidono di meno.
Sulle rocce cristalline, data la loro particolare struttura. L’azione della sabbia trasportata dal vento determina una
specie di lucidatura chiamata vernice del deserto.
I mulinelli d’aria possono poi essere causa di curiosissime forme di erosione: facendo turbinare i granelli di sabbia in
prossimità del suolo, possono creare autentiche escavazioni cilindriche o coniche.
18. Come viene definito l’insieme degli elementi materiali e delle relazioni intersoggettive per la produzione e lo
scambio di beni?
1. Sistema economico mondiale *
2. Ecosistema naturale
3. Ecosistema terrestre
19. Da che cosa trae origine la formazione dei venti?
1. Trasferimento di masse d’aria che tendono a ristabilire l’equilibrio barico sulla superficie terrestre *
2. Gas presenti nell’atmosfera che assorbono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre
irradiata dal sole rimandandola verso il basso. (che causano l’effetto serra)
3. Trasferimento di masse d’aria calda e umida (che causano le precipitazioni)
Il vento è il movimento di una massa d'aria atmosferica da un'area con alta pressione (anticiclonica) ad un'area con
bassa pressione (ciclonica). In genere con tale termine si fa riferimento alle correnti aeree di tipo orizzontale, mentre
per quelle verticali si usa generalmente il termine correnti convettive che si originano invece per instabilità
atmosferica verticale. L'intensità del vento aumenta in media con la quota per via delle diminuzione dell'attrito con la
superficie terrestre e la mancanza di ostacoli fisici quali vegetazione, edifici, colline e montagne. Il complesso dei venti
e delle correnti aeree atmosferiche da vita alla circolazione atmosferica. La velocità del vento, o meglio la sua
intensità, dipende dal gradiente barico, cioè dalla distanza delle isobare, e si misura con uno strumento chiamato
anemometro (isobare sono linee ideali che sulle carte meteorologiche uniscono i punti con uguale pressione
atmosferica al livello del mare o ad una certa quota altimetrica).
20. In assenza di atmosfera quale sarebbe la temperatura media terrestre?
1. 25 gradi centigradi
2. 19 gradi centigradi *
3. 30 gradi centri gadi
Strana domanda x cui non ho trovato una soluzione valida della risposta:
Se la terra fosse priva di atmosfera sarebbe praticamente una palla di ghiaccio. Non è difficile ricavare con un semplice
ragionamento termodinamico che la sua temperatura superficiale media sarebbe ben al di sotto di 0 C.
La temperatura media annua della Terra si aggira intorno ai 15°C. Il nostro pianeta deve questa sua condizione
ottimale al fatto che esso è circondato da un sottile strato di gas, l’atmosfera, composta per il 78% di azoto e per il
21% di ossigeno; il restante 1% è costituito da altri gas in bassa concentrazione. La concentrazione dei gas si fa sempre
minore via via che si passa dal livello del mare alla troposfera (fino a circa 10-15 Km di altezza) e poi alla stratosfera
(fra i 10 e i 40 Km di altezza).
La Terra riceve continuamente dal Sole energia sotto forma di radiazione elettromagnetica di diversa lunghezza
d’onda, da quella ultravioletta (con lunghezza d’onda “più corta”) seguita dalla radiazione visibile (prima blu, poi
verde, arancione, rossa), fino alla parte infrarossa (con lunghezza d’onda ancora maggiore). La radiazione solare
attraversa i gas dell’atmosfera e viene assorbita dalla superficie della Terra che, come quella di qualsiasi altro corpo
caldo, emette anch’essa energia sotto forma di radiazione infrarossa con lunghezza d’onda “lunga”.
La cosa positiva è che i gas dell’atmosfera lasciano passare l’energia inviata dal Sole e quella re-irraggiata dalla Terra
verso lo spazio, più o meno nella stessa quantità e in modo da conservare la temperatura media della Terra
praticamente costante intorno a 15 gradi.
L'effetto serra è un fenomeno per il quale il calore irraggiato dalla superficie terrestre non riesce a
disperdersi nell' atmosfera , ma viene trattenuto. E' chiamato così perché sulla terra si verifica proprio ciò che accade
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in una serra botanica. La scoperta dell'"effetto serra", o se vogliamo "effetto coperta, è dovuta al fisico-matematico
francese Joseph Fourier nell'Ottocento per induzione in seguito ai suoi studi teorici sulla trasmissione del calore nei
corpi. Nel 1824 fu lui a capire che l'atmosfera produce un effetto serra sul nostro pianeta: l'energia irradiata dalla
Terra verso lo spazio è minore di quella ricevuta dalla radiazione solare (che ha una lunghezza d'onda minore).
Un ipotetico corpo nero alla stessa distanza dal sole avrebbe una temperatura di circa 5,3 °C. Dato che la Terra riflette
il 30% circa della radiazione ricevuta dal Sole, la temperatura effettiva del pianeta sarebbe di circa -18 °C, cioè circa
33 gradi centigradi in meno di quella attuale. Secondo la teoria dell'effetto serra è il vapore acqueo il principale gas a
provocare l'effetto serra terrestre mentre si riteneva che gli altri gas presenti nell'atmosfera, apportassero un
contributo trascurabile.
Se la terra fosse priva di atmosfera sarebbe praticamente una palla di ghiaccio. Non è difficile ricavare con un semplice
ragionamento termodinamico che la sua temperatura superficiale media sarebbe ben al di sotto di 0°C, Infatti la
temperatura risulterebbe dall'equilibrio tra la radiazione solare incidente e l'irraggiamento della terra come mostrato
in Fig. 1. Il flusso di calore entrante è dovuto all'assorbimento della radiazione solare incidente che è sostanzialmente
dominata da lunghezze d'onda corte (luce visibile) mentre il flusso di calore uscente è dovuto all'irraggiamento della
terra ed è sostanzialmente dominato da lunghezze d'onda più lunghe (radiazione infrarossa).
ARCHEOLOGIA
21. Quale artista greco realizzò la versione originale dell’Apollo del Belvedere?
1. Lisippo
2. Leochares *
3. Prassitele
22. Quale di queste statue è acefala?
1. Discobolo di Castel Porziano *
2. Apollo del Tevere
3. Discobolo Lancellotti
23. Numa Pompilio era di origine?
1. Latina
2. Sabina *
3. Etrusca
Come Anco Marzio, Numa nacque a Cures Sabini, o più semplicemente Cures, o Curi, un' antichissima città della
Sabina citata da Cicerone, Virgilio, Stazio, Strabone e Plutarco probabilmente fondata dai Sabini ed era la città sabina
di maggiore importanza. La fondazione di Cures ha forti affinità con quelle di Roma. Il suo fondatore Modius Fabidius
sarebbe infatti stato generato da una fanciulla del popolo degli Aborigeni che si sarebbe congiunta con il dio Quirino.
Modio Fabidio fondò la sua città e le pose il nome di Curis, che in lingua sabina significava "lancia".
Fu la residenza del re sabino Tito Tazio, sotto il cui regno si colloca il ratto delle Sabine ed il successivo accordo tra i
Romani ed i Sabini
24. Quanti avvoltoi vide Remo dall’Aventino ?
1. sei *
2. otto
3. dodici

25. Tra queste basiliche erette nei Fori quale è la più antica?
1. Julia
2. Emilia
3. Porcia *

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Julia (La costruzione dell'edificio ebbe inizio intorno al 54 a.C. per ordine di Cesare e fu completata da Augusto. Andò
distrutta a causa di un incendio nel 14 d.C. ma venne velocemente ricostruita entro il 12 d.C. e venne dedicata ai
nipoti di Augusto, i principi ereditari Gaio e Lucio).
Emilia (Situata tra il Tempio di Antonino e Faustina e la Curia Giulia, la basilica Fulvia-Emilia venne fatta costruire nel
179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido (il nome della basilica deriva dai loro nomi gentilizi)
su una precedente costruzione).
Porcia fu la prima basilica civile costruita nell'antica Roma. Venne eretta per volere del censore Marco Porcio Catone
nel 184 a.C. e assunse il suo nome. L'edificio si trovava nel Foro Romano.
Ulpia (La monumentale basilica era inserita nel complesso del Foro di Traiano e intitolata alla famiglia dell'imperatore
Traiano, il cui nome completo era appunto Marcus Ulpius Traianus (98-117), e fu costruita tra il 106 e il 113 d.c., data
dell'inaugurazione del Foro di Traiano, da Apollodoro di Damasco su ordine dell'imperatore.
26. Il sarcofago di Giunio Basso è un’opera del secolo?
1. II
2. III
3. IV *
Il sarcofago di Giunio Basso, praefectus urbi morto nel 359 e figlio di Giunio Annio Basso - uno dei più antichi sarcofagi
con scene cristiane a noi pervenuti con il sarcofago dogmatico è un capolavoro della scultura classicista cristiana del IV
secolo. Oggi è conservato, nel Museo del Tesoro di San Pietro, in Vaticano.
27. Nel foro Olitorio si svolgeva il commercio di:
1. ovini, suini e pollame
2. verdure *
3. olio e unguenti
Il Foro Olitorio (Forum Holitorium in latino) è un'area archeologica che si trova alle pendici del Campidoglio, tra il
Teatro di Marcello ed il Foro Boario. In età antica costituiva il mercato della verdura e della frutta, così come l'area
dell'adiacente foro boario era adibita al mercato della carne.
28. Una delle fonti letterarie più interessanti sulla cucina antica è il testo di:
1. Apicio *
2. Tacito
3. Frontino
Marco Gavio Apicio (25 a.C.-37 d.C.) è stato un cuoco dell'Antica Roma. In base a testimonianze indirette si può
affermare con certezza che Marco Gavio morì suicida - verso la fine del regno di Tiberio - quando s'accorse che il suo
patrimonio, ridotto a soli cento milioni di sesterzi, non gli avrebbe più consentito il tenore di vita a cui s'era abituato.
Intorno al 230 d.C. un cuoco di nome Celio compilò una raccolta di ricette in dieci libri, il De re coquinaria (L'arte
culinaria), attribuendola ad Apicio. Si tratta di appunti frettolosi e disordinati che costituiscono, tuttavia, la principale
fonte superstite sulla cucina nell'antica Roma.
29. Chi costruì il primo anfiteatro a Roma?
1. Vespasiano
2. Statilio Tauro *
3. Gaio Menio
4. Agrippa
Il primo anfiteatro fu costruito nel 29 a.C. nella parte meridionale del Campo Marzio da Tito Statilio Tauro, a proprie
spese: il due volte console, generale e politico romano dell'epoca augustea aveva infatti una grande fortuna, e finanziò
pure i giochi gladiatori per l'inaugurazione dell'anfiteatro al pubblico romano. Sebbene fosse in parte costruito in
pietra, alcune strutture erano in legno, come l'arena. Fu totalmente distrutto in occasione del grande incendio di
Roma del 64.
Gaio Menio (Dittatore nel 320, censore nel 318, ebbe per primo l'dea di costruire nel Foro delle gallerie per assistere
agli spettacoli, come narra Festo, dividendo la cavea mediante passaggi orizzontali o recinzioni, in genere in tre settori,
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che prendevano il nome di meniani, primo, secondo e terzo. Ancora oggi dette gallerie sono chiamate "meniane" dal
suo nome). Agrippa (costruì il Pantheon). Vespasiano (iniziò la costruzione del Colosseo nel 72. d.C.)
30. Chi era il “lanista”?
1. tenutario dei lupanari
2. impresario dei gladiatori *
3. gestore della filanda
Nell’antica Roma, istruttore o anche proprietario di una scuola per gladiatori, cui potevano essere iscritti, oltre che
schiavi e prigionieri di guerra, liberi cittadini (detti auctorati). Il l. organizzava con la sua scuola i ludi gladiatorii.
Rinomate scuole erano a Capua e Pompei.
31. Il dio latino Vulcano è assimilabile al dio greco:
1. Ares
2. Hephaistos * (pronuncia Efesto)
3. Kronos
4. Poseidon
Soluzione: Marte, Vulcano, Saturno, Nettuno
32. Nella galleria sotterranea che collega Palazzo Nuovo al Palazzo dei Conservatori:
1. sono conservati i grandi vasi per le provviste del Tabularium
2. è esposta una collezione lapidea *
3. è esposta la collezione dei reperti Castellani
La visita nell’altro edificio dei musei, il Palazzo dei Conservatori, è compresa nello stesso biglietto di entrata; vi si può
accedere sempre dalla piazza o da una galleria sotterranea scavata (Galleria di congiunzione) negli Anni Trenta e
attualmente allestita come Galleria Lapidaria (cioè preposta all'esposizione delle epigrafi), che dà accesso anche al
Tabularium e unisce i due edifici. Qui si trova la pinacoteca dei musei nel cui catalogo c’è il famoso dipinto del San
Giovanni Battista, opera del Caravaggio.
33. Dove era la Naumachia fatta erigere da Augusto?
1. Nello stagno di Agrippa in Campo Marzio
2. A Trastevere *
3. Nel parco della Caffarella
Lo Stagno di Agrippa: Anche se nascosto fra le impalcature di scavo, l' aspetto che rivela è imponente. È la «fondazione
di un edificio pubblico di età imperiale - spiega Fedora Filippi, l' archeologa responsabile dei lavori -. Un' opera
cementizia, un impasto di malta e travertino, che arriva fino a quattro-cinque metri di profondità». Sopra, i resti di
blocchi di marmo. Fondamenta davanti alla chiesa di Sant' Andrea della Valle Entusiasmo e cautela degli archeologi:
«Forse è lo Stagnum...» Eccola una delle prime importanti scoperte venute alla luce grazie ai lavori per la linea «C» del
metrò. Siamo nel cantiere di fronte la Chiesa di Sant' Andrea della Valle, nel cuore dell' antico Campo Marzio romano.
E l' «opera cementizia», un muro di fondamento che va da est verso ovest, è la conferma di quanto il luogo in età
imperiale fosse importante. Con in mano la pianta ricavata sulla base delle informazioni della letteratura archeologica,
la responsabile dello scavo, che è sotto l' egida della soprintendenza archeologica di Roma guidata da Angelo Bottini,
illustra il contesto in cui questa fondazione di un edificio imperiale si colloca. «Sappiamo - spiega Fedora Filippi - che
ad est vi erano le Terme di Agrippa (e parte dei resti sono ancor oggi visibili verso via dell' Arco della Ciambella), e ad
ovest lo stadio di Domiziano con il suo Odeon. Qui ritrovamenti di ogni genere sono già stati fatti nel tempo». Le
ipotesi su cosa si potesse erigere sopra questa grande muro di fondamenta obliquo rinvenuto nello spiazzo di fronte la
chiesa (il cui Angelo è il simbolo del cantiere) si fanno sulla base delle fonti. «Si potrebbe parlare dello "Stagnum" di
Agrippa - spiega Fedora Filippi - una piscina legata in qualche modo alle Terme. Oppure si può pensare al "Templum
Boni Eventus", il Tempio della Buona Fortuna, quindi il muro si potrebbe ricollegare al propizio nome di questo
edificio». Ma «da qui a dire che abbiamo trovato il tempio o lo stagno di Agrippa ce ne corre - ci tiene a precisare l'
archeologa - Questa struttura per le sue caratteristiche denota sicuramente l' appartenenza ad un edificio pubblico
importante. Stiamo lavorando per metterlo in connessione con i ritrovamenti pregressi e con le fonti. Queste sono
solo due ipotesi». E quasi come un giallo, l' indagine archeologica prosegue. «In questa zona verranno aperti altri tre o
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quattro piccoli cantieri - aggiunge il direttore dei lavori, l' ing. Enrico Molinari - Uno accanto via del teatro Valle, dove è
lo slargo, un altro nel parcheggio accanto la chiesa di Sant' Andrea, poi in via Sora e in piazza della Cancelleria. Saranno
proprio queste indagini archeologiche che daranno ai progettisti tutte le informazioni utili per la realizzazione delle
stazioni e delle uscite del metrò». Quel che resta di una colonna di marmo cipollino, di più di un metro di diametro è
già stato estratto dallo scavo, mentre sul muro si trova l' altro grande blocco di marmo. Nello scavo vengono via via
trovati, e raccolti in una serie di cassette gialle, come quelle del pesce, altri frammenti: resti di anfore, di vasi di epoca
tardo medievale, «cocci» di ogni genere. Verranno catalogati e poi si penserà alla loro musealizzazione, al museo della
linea «C», il metrò archeologico, come l' ha definito il sindaco walter Veltroni, e del quale ha parlato perfino poc
giorni fa il Wall Street Journal. «Siamo nel cuore della città antica - conclude Fedora Filippi - è un lavoro di archeologia
urbana che dimostra con una stratigrafia di duemila anni la continuità di vita».
34. Chi sono i Cisiari da cui prende il nome uno degli impianti termali di Ostia Antica?
1. Ricamatori
2. Conducenti di carri *
3. Produttori di formaggio
35. Dove si trova l’ipogeo degli Ottavi?
1. Nella necropoli di Porto
2. Presso gli Horti Lamiani
3. Sulla via Trionfale *
In via della Stazione di Ottavia n. 73, sotto il Villino Cardani, si conserva l’Ipogeo degli Ottavi, scoperto intorno al 1920,
durante l’edificazione della periferia attorno al km. 9 della via Trionfale: il nuovo quartiere fu chiamato Ottavia in
memoria dei personaggi di cui erano state rinvenute le sepolture all’interno dell’Ipogeo e i cui nomi erano incisi sui
rispettivi sarcofagi: Octavia Paolina, suo padre Octavius Felix, ed altre due congiunte.
L’ipogeo fu costruito intorno ai primi del III sec. d.C., asservito ad alcune ville rustiche del circondario, caratterizzato da
una monumentalità che si addiceva alla posizione sociale del proprietario. La stanza sepolcrale era preceduta da un
vestibolo affrescato con motivi geometrici, a cui era collegato un lungo dromos (corridoio) d’accesso scavato nel tufo,
di cui si conserva ancora il pavimento in mattoncini ad opus spicatum.
Contrariamente alle aspettative di Octavius, che sicuramente pensava di seppellire i familiari in ordine di anzianità,
l’ipogeo accolse per prima la sua “dolcissima” e “carissima” figlioletta, tanto che la decorazione interna della tomba
era un vero e proprio inno alla bimba, morta a soli sei anni. Octavia Paolina fu deposta nella nicchia in asse con
l’ingresso, in un sarcofago con la cassa decorata da scene di competizioni agonistiche fra bambini.
Al mondo infantile è ispirato anche l’affresco dell’arcosolio, conservato oggi al Museo Nazionale Romano, su cui
campeggia uno scorcio dei Campi Elisi popolato da bimbi intenti a giocare e a cogliere rose gigantesche, al cospetto di
Ermes (dio dei morti); il motivo delle rose ricorre anche sulla parte alta delle pareti, a cui si contrappongono,
inferiormente, la zoccolatura dipinta a finto marmo ed il mosaico pavimentale bianco, circoscritto da una doppia
banda nera. Altre due spoglie femminili furono accolte nelle nicchie laterali, entro raffinati sarcofagi decorati con
scene marine: un’allusione al viaggio verso l’aldilà. Octavius Felix fu sepolto al centro della stanza ipogea, in un
semplice sarcofago strigliato con tabella che riporta il suo nome e quello del liberto che pietosamente si occupò
dell’inumazione. Si tratta dell’unico sarcofago ancora conservato nell’ipogeo; quello di Paolina si trova oggi a Milano,
in una collezione privata; uno dei due sarcofagi con scene marine è al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo,
mentre l’altro si trova in un corridoio presso il Ministero della Pubblica Istruzione.
Horti Lamiani: Ubicati nella zona più alta dell'Esquilino, nell'area intorno all'attuale Piazza Vittorio Emanuele, gli Horti
Lamiani furono fondati dal console Elio Lamia, amico di Tiberio, e passarono ben presto (già con Caligola) a far parte
delle proprietà imperiali. Della lussuosa decorazione del vasto complesso edilizio, messo in luce dagli scavi
ottocenteschi e poi ricoperto, oltre agli affreschi e agli elementi architettonici in marmi colorati sono stati rinvenute
innumerevoli laminette sbalzate in bronzo dorato con gemme incastonate, resti di un prezioso rivestimento parietale.
Ne facevano parte anche importanti gruppi statuari, come la famosa Venere Esquilina affiancata da due sacerdotesse
o Muse e il ritratto di Commodo come Ercole fiancheggiato da tritoni.
Gli Horti Lamiani occupavano anticamente la zona dell’ Esquilino ora limitata da piazza Vittorio Emanuele, via
Merulana e viale Manzoni. Il fondatore viene identificato in Lucio Elio Lamia, console nel 3 d.C., amico personale di
Tiberio e discendente da una nobile stirpe che faceva risalire le sue origini al mitico Lamo, eroe greco fondatore di
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Formia: una famiglia importante quindi, che seguì Mecenate nel recupero urbanistico dell’Esquilino, fino ad allora
occupato da un sepolcreto. Le fonti letterarie tramandano che gli horti Lamiani già nel I secolo d.C. (con Caligola)
erano di proprietà imperiale: forse lo stesso Elio Lamia aveva lasciato la villa in eredità a Tiberio, assiduo
frequentatore dei giardini dell’Esquilino.
Gli scavi ottocenteschi hanno rimesso in luce i resti di un vasto complesso edilizio: tra gli edifici più notevoli
un’immensastruttura a forma di teatro, probabilmente una fontana monumentale con effetto scenografico sulla valle
sottostante; un portico sul quale si affacciavano ambienti con affreschi di giardino; una serie di ambienti
termali decorati da preziosi marmi colorati; una stupefacente galleria sotterranea lunga quasi ottanta metri, che
suscitò la meraviglia degli scopritori per la ricchezza della sua decorazione: aveva infatti il con pavimento realizzato
con le più rare qualità di alabastro (del quale rimane solo una porzione), era decorata da preziose colonne in giallo
antico che avevano basi e capitelli di stucco dorato; altri ambienti dello stesso complesso avevano pareti rivestite da
lastre di ardesia nera decorate da arabeschi dorati, oppure erano allietate da giochi d’acqua.
Un lusso stupefacente, degno di un imperatore “eccessivo” come Caligola, e ulteriormente confermato dal
ritrovamento di innumerevoli laminette di rivestimento parietale in rame dorato all’interno delle quali si
inserivano gemme delle più diverse qualità: un esempio unico dello splendore decorativo la cui eco si conserva in
alcune pitture pompeiane (come ad esempio nella villa di Oplontis) e nel quale si deve probabilmente riconoscere il
fastoso apparato ornamentale di un ambiente destinato al culto imperiale.
In una camera sotterranea fu ritrovato un gruppo di sculture notevolissimo per numero, qualità artistica e stato di
conservazione. Fra queste la splendida Venere Esquilina insieme alle due statue femminili che l’accompagnano, il
notevoletorso di Dioniso disteso probabilmente parte di un complesso più ampio, il gruppo di Commodo come
Ercole, vero capolavoro della ritrattistica romana, fiancheggiato dalle statue di Tritoni in un’allegoria dell’apoteosi
dell’imperatore.
Il Palazzo dei Conservatori, sede per secoli dell'omonima magistratura cittadina, ha ospitato fin dal XV secolo le
sculture della raccolta capitolina. L'architettura interna del palazzo e la disposizione delle opere si è variamente
modificata nel corso del tempo. Originariamente collocate nel portico esterno al piano terreno, sulla facciata e nel
cortile, le sculture andarono a decorare successivamente anche gli ambienti del primo piano. La denominazione
di Museo del Palazzo dei Conservatori, con l'ampliamento degli spazi espositivi, fu adottata nel 1876.
La ristrutturazione completata nel 2005 ha modificato radicalmente l'aspetto di questa sezione museale, con la
realizzazione di una grande aula vetrata per i grandi bronzi capitolini, il riallestimento delle sale degli Horti romani e
della Collezione Castellani e la creazione di un ampio settore dedicato al tempio di Giove Capitolino.
36. Dove si trova il cosiddetto tempio del Deus Rediculus?
1. Sulla via Salaria
2. Nel parco della Caffarella *
3. Nel parco delle tombe Latine
Il Sepolcro di Annia Regilla detto anche tempio del Dio Redicolo, si trova nel parco della Caffarella, posto vicino a un
mulino e altre costruzioni rurali: in base ad una leggenda formatasi nei secc. XVII–XVIII che localizzava in questo
punto, sul fondovalle della Caffarella, il “ Campus Rediculi”, un luogo sacro probabilmente a Iuppiter Redux cioè
“Giove Reduce” che assicurava il ritorno dei soldati romani dalla battaglia. E’ molto probabile che il nome latino
Redux sia stato deformato in Redicolo (un altro tempio dedicato a questo Dio è stato identificato sul Celio, sotto S
Maria in Domnica, li dove si incrociavano i Castra Peregrina e la V Corte dei Vigili). Il monumento presenta le
caratteristiche di un edificio sepolcrale a pianta quadrangolare, che nell’alzato mutua le forme di un tempio in laterizio
policromo, a podio pseudo periptero di tipo italico e di ordine corinzio, secondo una tipologia che a Roma trova
confronto in altri sepolcri dell’età degli Antonini (II sec. d.C.).
L’edificio ha la fronte rivolta a nord verso l’Almone, il rivo venerato come una divinità dai Romani che attraversava il
fondovalle della Caffarella per dirigersi verso l’Ostiense ed il Tevere.
Il sepolcro è comunemente attribuito ad Annia Regilla della nobilissima famiglia degli Annii che intorno al 140 d.C.
andò sposa al ricchissimo e famosissimo Erode Attico, precettore dei futuri imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero,
portandogli in dote vasti terreni sulla via Appia e che morì nel 160 d.C. L’identificazione si basa sull’esistenza nella
zona dell’Appia di un santuario chiamato Triopio, dedicato da Erode alla memoria della moglie e su una serie di
iscrizioni menzionanti Regilla, provenienti dal comprensorio della basilica di S. Sebastiano e dalla tomba di Cecilia
Metella. Recentemente alcuni studiosi hanno confutato questa ipotesi sostenendo che nelle c.d. iscrizioni tripoee non
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si fa diretta menzione di un sepolcreto dedicato a Regilla (bensì di un heroon) che invece si sarebbe trovato in Grecia
come quello di Erode (secondo quanto espressamente riportato in una iscrizione oggi perduta).
Il parco archeologico delle Tombe di Via Latina è uno dei complessi archeologici di maggior rilievo del suburbio di
Roma che conserva ancora sostanzialmente intatto l’aspetto tradizionale dell’antica campagna romana.
Nel sito si conservano un tratto dell’antica Via Latina, che collegava Roma con Capua, ancora pavimentata per un
lungo tratto dell'antico basolato in selce, e su entrambi i lati numerosi monumenti funebri e testimonianze storiche e
materiali dall’età repubblicana fino all’alto medioevo.
La scoperta e gli scavi dell’area sono stati eseguiti tra il 1857 ed il 1858 da Lorenzo Fortunati, un insegnante con la
passione per l’archeologia. Il primo monumento che svetta sulla destra della via è il cosiddetto Sepolcro dei Corneli o
Barberini, così chiamato per la famiglia aristocratica ultima proprietaria dell’area. Il monumento funerario, databile al
II secolo d.C., è costituito da due piani sopraterra e dalla camera sepolcrale sotterranea, circondata da un corridoio,
utilizzato anch’esso per sepolture, pavimentato a mosaico. All’esterno si conservano decorazioni architettoniche fittili
in origine dipinte. L’interno era coperto da volte affrescate e stuccate.
Poco dopo il sepolcro Barberini, sul lato sinistro della via si trova il sepolcro c.d. Fortunati 25. Costituito da una
struttura a pianta quadrata, con camera sepolcrale sotterranea, vi si accedeva dalla via Latina per mezzo di una scala a
due rampe di gradini che conservano ancora tracce del rivestimento in lastre di marmo.
Proseguendo sul tracciato della via Latina, che conserva in alcuni punti la pavimentazione basolata, sul lato destro si
trova il cosiddetto Sepolcro dei Valeri, la cui struttura in elevato attualmente visibile fu costruita alla fine dell’800
impostandosi sulla muratura originaria. Di fronte al Sepolcro dei Valeri si trova il Sepolcro dei Pancrazi, della fine del I inizi II secolo d.C., così chiamato per il riferimento all’iscrizione che cita il collegio funeratizio dei “Pancratii”, posta
sulla fronte di un sarcofago di coniugi all’interno della prima sala ipogea.
Ultimo sepolcro visibile al lato sinistro della strada è quello dei Calpurni: racchiuso entro un recinto, è composto da
un’unica camera sotterranea che conserva tracce dell’originario rivestimento in intonaco e stucco; sul muro si aprono
arcosoli per ospitare i sarcofagi. Sul lato destro della via poco prima della fine del Parco, si staglia la facciata del
cosiddetto sepolcro Baccelli, tutto ciò che rimane di una tomba che era rimasta integra nell’alzato fino al 1959,
quando crollò gran parte dell’edificio. La struttura è quella ricorrente delle tombe del II secolo d.C., a due piani in
laterizio con cornici, mensole ed architrave decorati, e due camere funerarie sotterranee, attualmente non accessibili.
Nell’area alle spalle del sepolcro dei Pancrazi emergono i resti di una grande villa realizzata alla fine del I secolo d.C. e
abitata sino agli inizi del VI secolo quando Demetriade, discendente della famiglia degli Anicii, fece erigere in un
settore della villa una basilica dedicata a S. Stefano Protomartire, meta di pellegrinaggi ancora sino al XIII secolo, i cui
resti sono tuttora parzialmente visibili. Per approfondire: http://archeoroma.beniculturali.it/tombe-latine/
37. Che cosa è il neoatticismo?
1. Una corrente filosofica fondata da Aristotele
2. Una corrente artistica diffusa in Grecia a partire dal II secolo dC che si ispira essenzialmente all’arte Ellenistica
3. Una corrente artistica diffusa a Roma a partire dalla metà del I sec aC che s’ispira essenzialmente all’arte
Greca del V e del IV sec aC *
38. Cosa erano le feriae latinae?
1. Un periodo di vacanze concesso ai popoli Latini
2. Una festività celebrata nel santuario di Iuppiter Latiaris *
3. Le ferie dei centurioni romani
39. A qual epoca risale il mosaico con i gladiatori inserito nel pavimento d’ingresso della Galeria Borghese?
1. All’età Flavia
2. Alla prima metà del IV sec dC *
3. Al II dC
Il Mosaico del Gladiatore è un famoso mosaico risalente al periodo tardo-imperiale (verso l’anno 320) ritrovato nella
proprietà della famiglia Borghese a Torrenova, sulla Via Casilina alla periferia di Roma, nel 1834. Si tratta di uno dei
pezzi pregiati che sono andati ad arricchire la Collezione Borghese dopo che questa era stata impoverita a seguito
della vendita di buona parte della collezione a Napoleone Bonaparte, che poi provvide a farla trasferire
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al Louvre di Parigi. Nel mosaico è rappresentato un simbolo simile ad Ø (chiamato “null”), che veniva usato accanto ai
nomi dei gladiatori morti durante il combattimento. Nel mosaico è raffigurato l’epilogo del combattimento tra il
gladiatore Astivus, che giace a terra morente col piede poggiato sul suo ampio scudo, e il gladiatore reziario Astacius,
in procinto di sferrare il colpo mortale col proprio pugnale, il pugio. Nel mosaico compaiono, a contorno
della rappresentazione, altre figure, tra cui lo stesso Astacius, disarmato, che saluta la propria vittoria, e il reziario
Rodan, anch’egli morto, riconoscibile dall’inconfondibile paraspalla, il galerus.
40. Quale soggetto è rappresentato nella statua in marmo nero nella sala Egizia della Galleria Borghese?
1. Osiride
2. Iside *
3. Una sfinge
41. Cosa è rappresentato sulle facce principali dei plutei Traianei esposti attualmente nella Curia al Foro Romano?
1. Una riunione dei senatori e un discorso dai Rostra
2. L’abolizione dei debiti e la distribuzione di alimenti *
3. Trofei di popoli sconfitti e processione di barbari
42. Ci sono frammenti del Partenone nei musei Vaticani?
1. No non ci sono
2. Si si tratta di una testa di Athena, una testa di un fanciullo con cesto, una testa barbata *
3. Si si tratta di una parte del fregio con Amazzonomachia e di una testa di Zeus
*NB La testa non è di Athena ma è una testa equina appartenente probabilmente alla quadriga di Athena
43. Chi era Frontino?
1. Un generale romano
2. Il Curator Aquarum del 97 dC, massima fonte d’informazioni sul sistema idrico a Roma *
3. Un pittore attivo durante il regno di Domiziano
44. Cosa è la tabula Iliaca conservata ai musei Capitolini?
1. Una lastra lapidea con scene dell’Iliade * (pronuncia Lapi-deà)
2. Una lastra bronzea con scene dell’Iliade
3. Una pittura su legno con scene dell’Iliade
Il termine è convenzionalmente utilizzato per indicare una serie di piccoli rilievi in marmo con la raffigurazione in
miniatura su più registri sovrapposti separati, degli episodi di opere letterarie epiche, con didascalie e corte iscrizioni
esplicative in greco.
Una tabula iliaca era uno schema utilizzato per dividere tra le varie giornate gli episodi narrati nell'Iliade di Omero,
inventata probabilmente da Zenodoto di Alessandria d'Egitto.
Sono noti 22 bassorilievi con queste caratteristiche: 15 si riferiscono ad episodi dell'Iliade, 3 dell'Odissea e le altre ai
miti dei Sette contro Tebe, dell'apoteosi di Eracle o ad avvenimenti storici. Tutti, tranne due, attribuiti ad
epoca antonina, sono datati ai regni di Augusto (imperatore romano) o di Tiberio (imperatore romano).
La funzione dei rilievi è discussa: didattica (più probabile per i rilievi con scene di maggiori dimensioni), decorativa (per
le biblioteche) o votiva (in particolare la "Tabula iliaca capitolina").
Il più celebre è la "Tabula iliaca capitolina", un rilievo proveniente da Boville, conservato nei Musei
Capitolini di Roma e databile in epoca augustea. Il rilievo venne rinvenuto nel 1683 e raffigura l'incendio di Troia e la
fuga di Enea e altre scene della guerra di Troia, derivate dall'Iliade e da altri poemi del ciclo troiano (l'Etiopide e l'Iliou
persis di Arctino di Mileto e la Piccola Iliade di Lesche).
45. Cosa è rappresentato nel Sarcofago di Portonaccio?
1. Scene di battaglia tra romani e barbari *
2. Un corteggio dionisiaco
3. Il mito di Alcesti
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La fronte del grandioso sarcofago rappresenta una scena di battaglia articolata su più piani, focalizzata sull’incedere di
un cavaliere romano raffigurato in qualità di vincitore universale. L’animazione drammatica del combattimento è
enfatizzata dal profondo chiaroscuro ottenuto con un abile gioco di intagli. Le cruente scene sono inquadrate da due
coppie di barbari asserviti, il cui sguardo afflitto esprime la sofferenza che tocca a coloro che si ribellano contro il
dominio di Roma. I bassorilievi sui fianchi del sarcofago mostrano eventi successivi allo scontro: da un lato prigionieri
barbari attraversano un fiume condotti da soldati romani su di un ponte di barche, dall’altro i capi si sottomettono agli
ufficiali romani. Il fregio sul coperchio, tra due maschere angolari, celebra il defunto e la sua sposa, presenti al centro
nell'atto della dextrarum iunctio. I volti dei personaggi principali sono rimasti incompiuti, nell’attesa di scolpire i
lineamenti dei defunti. La decorazione del sarcofago, ispirata a molte scene della colonna Antonina, è databile intorno
al 180 d. C. Le insegne militari rappresentate sul bordo superiore della cassa - l'aquila della Legio IIII Flavia e il cinghiale
della Legio I Italica – permettono forse di identificare il defunto con Aulus Iulius Pompilius, ufficiale di Marco Aurelio al
comando di due squadroni di cavalleria distaccati in queste due legioni nella guerra contro i Marcomanni (172-175
d.C.).
46. Cosa era lo Ius Imaginum?
1. L’arte di creare scenografie
2. La tassa pagata dalle compagnie teatrali
3. Il diritto delle famiglie patrizie di conservare i ritratti degli antenati *
47. Cosa è il Lapis Niger?
1. Un santuario comprendente un altare, un cippo iscritto, e forse una statua di divinità *
2. Una pietra nera proveniente dall’Africa
3. Una lastra di lavagna su cui è incisa una dedica a Romolo
Databile al 550aC, scoperta da Giacomo Boni nel 1899. Il "Lapis Niger" corrisponde ad un'area quadrata in marmo
nero che una transenna di lastre di marmo bianco separava dal resto della pavimentazione augustea in travertino. La
scoperta, avvenuta alla fine dell'Ottocento, venne subito associata con un passo dello scrittore Festo, nel quale si
accennava ad una "pietra nera nel Comizio" ("lapis niger in Comitio") indicante un luogo funesto, nel quale si doveva
riconoscere la tomba di Romolo o quantomeno il luogo dove il primo re venne ucciso. Lo scavo al di sotto del
pavimento in marmo nero portò successivamente alla scoperta di un complesso monumentale arcaico (accessibile
tramite una breve scala) costituito da una piattaforma sulla quale sorge un altare mancante della parte superiore,
accanto al quale vi è un tronco di colonna (o piuttosto una base di statua) e un cippo iscritto, anche esso mancante
nella parte superiore. L'antichità dei caratteri, ancora vicini a quelli greci calcidesi dai quali deriva l'alfabeto latino,
permettono di datare l'iscrizione al VI secolo a.C., la più antica iscrizione monumentale latina quindi, quasi certamente
anteriore all'inizio della Repubblica. L'iscrizione, seppur lacunosa e difficile nella traduzione, riveste un'importanza
fondamentale, in quanto documenta che questo era un luogo sacro, ai violatori del quale si minacciano pene terribili.
L'aspetto del monumento, un altare con una statua (anche se nella base tronco-conica si deve riconoscere una
colonna, questa, per le sue dimensioni e il suo isolamento doveva sostenere una statua) più che ad una tomba fa
pensare ad un piccolo santuario; se a questo aggiungiamo che il tutto sembra dedicato ad un re, non si può non
ricordare che Dionigi di Alicarnasso, scrittore greco dell'età di Augusto, menzionava la presenza di una statua di
Romolo nel Volcanale (ossia il santuario di Vulcano) accanto ad un'iscrizione "in caratteri greci" (che non significa
probabilmente "in greco" ma nei caratteri simili ai greci delle iscrizioni arcaiche latine): vista la vicinanza del Volcanale
al "Lapis Niger", è probabile che si tratti proprio della stessa iscrizione e della stessa statua.
48. Cosa era probabilmente sostenuto dal basamento in pietra scura con Vittorie, trofei ed armi in rilievo proveniente
dal Campidoglio ed ora alla Centrale Montemartini?
1. Una quadriga con Vittoria alata
2. Un gruppo bronzeo con la scena della consegna di Giugurta, donata dal re Bocco di Mauritania a Silla *
3. Un gruppo marmoreo raffigurante la Triade Capitolina
Bocco re di Mauritania e suocero di Giugurta, si alleò con Silla x spodestare l’usurpatore di Numidia, che aveva ucciso i
cugini x appropriarsi del potere assoluto, e corrotto i venali senatori Romani, e messo in pericolo i commerci fra il
Nord Africa e Roma. Bocco inviò al Campidoglio un gruppo di Vittorie che ricevevano trofei e un’immagine di Bocco
che consegna Giugurta a Silla.
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49 Cosa era collocato entro i fornici minori dell’arco di Augusto al Foro?
1. I Fasti Consolari e i Fasti Trionfali *
2. Le liste delle vittorie di Augusto
3. Rilievi con scene di sacrifici
I fasti sono le liste dei Consoli e dei Trionfatori fino ad Augusto. I Fasti, che poi saranno chiamati Fasti Capitolini,
furono ritrovati nel 1547 nel Foro Romano. Molto probabilmente si trattò di una scoperta del tutto casuale, durante lo
scavo di una fornace per la cottura della calce, davanti al tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano,
presumibilmente provenienti dai fornici dell'Arco di Augusto* .
Subito dopo il ritrovamento, su progetto di Michelangelo, i Fasti Capitolini furono collocati a decorazione della parete
di fondo del Cortile del Palazzo; nel 1586, con una sistemazione che richiama quella del cortile, furono posizionati
nella collocazione attuale.
I frammenti restaurati, per ordine del cardinale Alessandro Farnese, furono portati all'interno del Palazzo dei
Conservatori al Campidoglio, e per questo motivo, da allora, sono indicati come Fasti Capitolini.
Due ulteriori frammenti, furono trovati durante la campagna di scavi condotta nel Foro Romano tra il 1816 e il 1818,
negli stessi luoghi dove furono trovati i primi, e più numerosi frammenti.
L'arco di Augusto: Le fonti antiche ci informano che un arco in onore di Ottaviano venne eretto nel Foro dopo
la battaglia di Azio (31 a.C.) e la conquista dell'Egitto (30 a.C.), in occasione del trionfo di Ottaviano nel 29
a.C. Quest'arco è conosciuto come "arco aziaco". Una lunga iscrizione (m. 2,67) di questo arco venne ritrovata
nel 1546, con dedica ad Augusto e la data del 29.
Dell'arco ci rimane una rappresentazione monetale.
Ci sono stati tramandati due archi in onore di Augusto nel Foro, l'"arco partico" e l'"arco aziaco". Dopo vari studi e
saggi archeologici si è infine potuto appurare che si trattava di due opere distinte, collocate a distanza ravvicinata.
L'arco di Augusto era simmetrico rispetto al tempio del Divo Giulio all'arco di Gaio e Lucio Cesari, e chiudeva quindi
scenograficamente il lato est del Foro Romano, secondo la nuova disposizione dell'età di augusto che aveva escluso
alla vista i più antichi monumenti dellaRegia e del tempio di Vesta.
Sempre secondo le fonti antiche, un secondo arco in onore di Augusto, venne eretto dal Senato in luogo imprecisato
nel 19 a.C., dopo la riconsegna delle insegne dell'esercito romano di Crasso sconfitto a Carrenel 53 a.C. dai Parti, ed è
conosciuto come "arco partico". L'arco era a tre fornici e decorato da statue e iscrizioni: le fonti ricordano la quadriga
imperiale collocata al di sopra del fornice centrale, mentre quelli laterali presentavano statue dei Parti, uno dei quali
(nel rilievo di destra) era nell'atto di restituire le insegne.
Le fondazioni di un arco sono tuttora visibili nel Foro Romano presso i resti del tempio del Divo Giulio. L'aspetto
dell'arco è stato ricostruito tramite alcuni frammenti architettonici superstiti, la forma delle fondazioni e alcune
testimonianze iconografiche, come un rilievo con la Vittoria aCopenaghen e una moneta del 17-15 a.C. che lo
rappresenta.
Si trattava di un arco a tre fornici: quello centrale era voltato a botte, affiancato da due vittorie alate e dotato di un
alto attico dove era posta laQuadriga di Augusto trionfatore; i due fornici laterali erano dei passaggi architravati, con
le aperture incorniciate dal lesene (non semicolonne come sull'apertura centrale) e dotate di timpano, mentre sulla
loro sommità si trovavano statue dei Parti sottomessi. Nei passaggi laterali esistevano anche due edicole poco
profonde dove erano affissi i fasti consolari (le liste su marmo dei consoli); sui pilastri che sostenevano le architravi si
trovavano invece incisi i fasti trionfali (liste dei trionfatori dall'inizio della Repubblica). Questa usanza era molto
significativa, ed era un chiaro segnale della volontà di Augusto di erigersi a conservatore e restauratore della
costituzione repubblicana, mentre nella realtà stava profondamente cambiando la struttura statale; in un certo senso
è emblematico della politica di dimostrare come la tradizione romana confluisse naturalmente nel suo principato, che
riassumeva la storia dell'intera Roma.
50. Cosa era esposto nelle nicchie dei muri di fondo dei portici che fiancheggiavano la corte centrale del Foro di
Augusto?
1. Statue di Augusto e dei membri della sua famiglia
2. Statue degli antenati della Gens Iulia e dei Summi Viri della Repubblica *
3. Statue di Marte, Venere Genitrice e Cesare
Il Foro di Augusto fu votato subito dopo l’uccisione di Giulio Cesare, nel 42 a.C., alla vigilia della battaglia di Filippi, che
consentì a Ottavio, poi divenuto Augusto, di sconfiggere Bruto e Cassio, i due Cesaricidi. Il tempio fu dedicato a Marte
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Ultore cioè Marte il vendicatore, il dio della guerra e della forza che aveva permesso di riconquistare la pace. Disposto
ortogonalmente rispetto al precedente Foro di Cesare, ne riprese l'impostazione formale, con una piazza porticata
dove sul lato breve dominava il tempio dedicato a Marte Ultore, inaugurato nel 2 a.C., che si appoggiava sul fondo
all'altissimo muro perimetrale. Dietro ai portici laterali si aprivano ampie esedre, spazi semicircolari coperti. Alla
testata del portico settentrionale un ambiente distinto ospitava una statua colossale dell'imperatore.
Anche in questo caso, come nell'opera cesariana, la costruzione del complesso era stata voluta per fini propagandistici
e tutta la sua decorazione celebra la nuova età dell'oro che si inaugura con il principato di Augusto. Come lo stesso
Augusto ricorda nelle Res Gestae il nuovo complesso monumentale venne eretto ex manubiis, ossia finanziato con il
bottino di guerra ottenuto con le proprie vittorie, secondo la tradizione in auge per i condottieri della tarda età
repubblicana, e in solo privato, ossia su un terreno acquistato a proprie spese da privati, collocato sulle pendici
del Quirinale, a ridosso del popoloso quartiere della Suburra.
La nuova piazza permise di avere nuovi spazi per i processi; ma la funzione più significativa del foro di Augusto fu
quella di centro rappresentativo, destinato alla glorificazione dell'imperatore e della sua stirpe. Nei portici del
complesso monumentale si svolgevano le attività giudiziarie dei pretori urbani, mentre nel tempio si tenevano le
riunioni del Senato per deliberare su guerre e trionfi. Vi si custodivano inoltre le insegne delle legioni perdute in
guerra e in seguito recuperate, come quelle perse da Crasso contro i Parti nella battaglia di Carre, o quelle perse
da Publio Quintilio Varo contro i Germani nella battaglia della foresta di Teutoburgo
Il terreno per la nuova opera pubblica venne acquistato da privati, ma poiché Augusto non volle entrare in conflitto
con alcuni proprietari riluttanti a cedere la loro proprietà, il progetto venne ridimensionato, almeno rispetto al
[4]
desiderio dell'imperatore, non volendo egli ricorrere alle maniere forti.
Il Foro venne inaugurato, probabilmente non ancora del tutto completato, nel 2 a.C., anno nel quale Augusto ottenne
il titolo di pater patriae ("padre della patria") e aveva indicato nel nipoteLucio Cesare il proprio successore.
ll complesso (120 m x 120 m), era chiuso da un muro perimetrale alto circa 33 m, realizzato in opus quadratum, con
blocchi di peperino e pietra gabinaper le parti in vista, o di tufo di Grottaoscura per le parti addossate ad altri edifici o
eseguite all'epoca della costruzione contro terra. Il muro isolava il foro dalla retrostante Suburra. Vi sono presenti due
marcapiani in blocchi di travertino e un altro filare in questo materiale ne corona la sommità. Il muro presenta una
pianta irregolare, adattata all'andamento degli antichi condotti fognari e della viabilità preesistente della Suburra (oggi
ricalcata dalla via della Salita del Grillo).
Dalla via alle spalle del muro si accedeva al complesso per mezzo di due aperture ai lati del tempio, quella a nord a tre
fornici e quella a sud ad una sola arcata, conosciuta con il nome medioevale di "Arco de' Pantani": in entrambi i casi il
dislivello rispetto al piano del foro era superato per mezzo di scalinate. Alla base delle scale furono eretti gli archi
trionfali dedicati nel 19 d.C. a Druso Minore (ne restano frammenti dell'iscrizione a terra) e aGermanico per la vittoria
sugli Armeni.
Il podio era costituito da fondazioni in opera cementizia e in blocchi di tufo, sotto i muri, e in tufo e travertino, sotto i
colonnati; le fondazioni erano rivestite da blocchi di marmo. Vi si accedeva per mezzo di una scalinata frontale di 17
gradini in marmo, su fondazioni in cementizio, interrotta al centro da un altare.
La cella aveva le pareti interne decorate da due ordini di colonne staccate dalla parete, rispecchiate sul muro da
altrettante lesene. Sul fondo la cella terminava con un'abside, staccata mediante un'intercapedine dal muro di fondo,
occupata da un podio per le statue di culto, preceduto da una scalinata rivestita in lastre di alabastro. Vi erano
ospitate statue di Marte e di Venere; altre sculture erano probabilmente ospitate nelle nicchie che si aprivano sulle
pareti tra le colonne.
Al centro della piazza doveva trovarsi una colossale scultura con Augusto sulla quadriga trionfale.
Il colonnato corinzio dei portici, soprelevato con alcuni gradini rispetto al piano della piazza, presentava fusti in marmo
giallo antico. Era sormontato da un attico, con figure di cariatidi, copia di quelle classiche dell'Eretteo sull'acropoli di
Atene, alternate a scudi ("clipei") con ricche incorniciature e ornati al centro da teste di Ammone o Giove o altra
divinità, in stile ellenistico.
All'interno le pareti di fondo erano ornate da semicolonne in marmo giallo antico, tra le quali si aprivano nicchie che
ospitavano le statue di una galleria di personaggi della storiarepubblicana, come ci ricorda Svetonio:
« E così, non solo restaurò gli edifici che ogni condottiero aveva edificato, mantenendo le iscrizioni [originarie], ma nei
due colonnati del suo foro collocò le statue di tutti loro, con le insegne dei trionfi conseguiti, e in un editto proclamò:
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aveva escogitato ciò, lui stesso mentre era in vita, affinché i principi successivi fossero costretti dai cittadini ad ispirarsi
alla vita di loro e dello stesso Augusto come ad un modello. »
Altre statue dovevano trovarsi su basamenti posti davanti alle colonne della facciata. La pavimentazione presentava
un disegno a grande modulo in lastre di marmi colorati (bardiglio di Luni, marmo africano e marmo giallo antico)
Sul fondo dei portici si aprivano gli ampi spazi semicircolari delle esedre, separati da un diaframma di pilastri in marmo
cipollino, sormontato da un secondo ordine di colonne in marmo africano (che nonostante il nome proveniva dall'Asia
Minore), che oltrepassava il tetto dei portici permettendo di dare luce all'ambiente. Le esedre erano pavimentate da
lastre rettangolari alternate nei marmi giallo antico e africano.
La parete di fondo delle esedre era decorata da un duplice ordine di semicolonne, in marmo cipollino quelle inferiori e
in marmo giallo antico quelle superiori, che anche in questo caso inquadravano nicchie con statue, delle quali sono
stati rinvenuti vari frammenti. La nicchia centrale, di dimensioni maggiori, era inquadrata da un'edicola costituita da
due colonne staccate da parete. Le statue erano dotate del nome e le cariche (titulus) sul piedistallo e talune erano
dotate anche di elogium (la imprese principali) scolpito su una lastra posta più sotto. I personaggi erano circa 25 (dei
quali conosciamo il nome tramite varie vie), mentre le nicchie superiori dovevano ospitare solo trofei.
Nell'esedra di nord-ovest (a sinistra per chi entrava nel foro) si trovava nella nicchia centrale la statua
di Enea con elogium, che era il mitico progenitore non solo di Roma, ma anche dellaGens Iulia. Era raffigurato in fuga
da Troia con il padre Anchise e il figlioletto Ascanio. Seguivano da questo lato i re di Alba Longa.
Nell'esedra opposta si trovava al centro la statua di Romolo, con elogium e il trofeo della sua vittoria sul re
dei Ceninesi, le spolia opima. Nelle restanti nicchie si disponeva la serie dei summi viri della storia di Roma, che
proseguivano anche nelle nicchie dei portici. Evidente era l'intento ideologico di presentare Augusto come riassunto
delle origini mitiche e della tradizione storica cittadina, in un compromesso tra tradizione e innovazione tipicamente
augusteo: la storia repubblicana veniva così a essere recuperata e identificata con la storia della Gens Iulia, a partire
dal mitici antenati di Enea e Romolo, fino a risalire ai progenitori divini di Venere e Marte, onorati nel tempio. In ciò il
foro differiva da quello di Cesare, dove la figura del dittatore era proposta come figura monarchica divinizzata.
La testata del portico settentrionale si apriva una sala separata, schermata da due colonne con fusti in marmo giallo
antico, che proseguivano nelle dimensioni e nei colori gli ordini della facciata e del muro di fondo dei portici. La sala si
presentava di altezza maggiore degli spazi dei portici stessi.
La pavimentazione era realizzata con lastre rettangolari, alternativamente in marmo giallo antico e pavonazzetto e le
pareti laterali erano decorate da un ordine di lesene con fusti in marmo pavonazzetto, tra le quali degli incassi
ospitavano probabilmente i due quadri del celebre pittore greco Apelle, che raffiguravano uno Alessandro Magno con
i Dioscuri e la Vittoria, l'altroAlessandro sul carro trionfale con l'immagine allegorica della guerra con le mani legate. In
seguito Claudio fece ridipingere i ritratti di Alessandro con quelli di Augusto. Questi quadri dovettero essere scelti per
ovvi intenti celebrativi di Augusto.
L'ordine di lesene sulle pareti laterali della sala si interrompeva sulla parete di fondo, a cui si addossava un podio
rivestito con lastre in marmo pavonazzetto. La parete era qui rivestita da lastre in marmo bianco sulle quali era stato
dipinto un grande tendaggio azzurro, decorato da motivi in rosso e in oro.
Sopra il podio, sullo sfondo del tendaggio dipinto si innalzava una colossale statua, alta circa 12 m, raffigurante
probabilmente il Genio (divinità tutelare) di Augusto, realizzata come acrolito, citata da Marziale.
La sala venne chiusa in epoca imprecisata da un muro in opera laterizia e probabilmente fu abbandonata in epoca
precedente alle altre parti del complesso forense.
Alle spalle di questa sala si trova un complesso di piccole stanze di servizio attorno a una corte porticata a pilastri,
trasformata nel XVI secolo nella "Cappella palatina", dedicata a San Giovanni Battista, della Casa dei Cavalieri di Rodi.
Questi ambienti dovevano far parte delle strutture di servizio pubbliche annesse al Foro e sono ad esso
contemporanei.
STORIA DELL’ARTE
51) Dov'è conservata la scritta in lingua volgare del IX secolo 'NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE', che ricordava al
celebrante di non recitare a voce alta le preghiere della Messa?
1. Presso S Maria Antiqua
2. Presso S Clemente
3. Presso le Catacombe di Commodilla *
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52) Chi progettò il Cortile del Belvedere?
1. Pirro Ligorio
2. Donato Bramante *
3. Baldassarre Peruzzi
Dal 1505 Bramante cominciò a progettare e realizzare, su ordine di Giulio II, la sistemazione di un vasto spazio (circa
300 x 100 m) in pendio posto tra il palazzetto di papa Innocenzo VIII, detto il casino del Belvedere per la sua posizione
rialzata, ed il resto del complesso vaticano (in particolare la Cappella Sistina e gli appartamenti papali).
Il cortile fu diviso in tre terrazzamenti con quote differenti, collegati da rampe, e chiuso lateralmente da lunghi corpi
di fabbrica, utilizzati in vario modo (ispirandosi al modello del Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina). Nel
cortile più basso, pensato come un teatro e concluso con un'esedra semicircolare, furono posti tre ordini di loggiati
differenti: dorico, ionico e corinzio, che si interrompono nella prima scalinata con scalini dolci e leggermene inclinati.
All'esterno del lato orientale del cortile si trova la Porta Giulia in bugnato a chiave. Il secondo cortile, più piccolo, fu
concluso da pareti con un unico ordine. Il cortile superiore al quale si accedeva per mezzo di una doppia scalinata a
farfalla, presentava una scansione delle pareti a doppio ordine con paraste scandite a formare delle serliane. La
prospettiva del cortile era conclusa da una grande nicchia, realizzata nel 1565 ad opera dell'architetto Pirro Ligorio a
dare un prospetto compiuto all'antico Casino del Belvedere.
Dietro il nicchione fu creato un altro cortile ottagonale, anch'esso detto "cortile del Belvedere", che accolse per lungo
tempo la raccolta di statue antiche del papa, compreso l'Apollo del Belvedere ed il Laocoonte. Vicino a questo cortile
Bramante costruì una famosa scala a "lumaca" contenuta in uno stretto cilindro rampe a spirale sostenute da colonne.
In tal modo fu inglobata nel nuovo complesso il Casino di Innocenzo VIII (l'originaria Villa del Belvedere).
Oltre il cortile di Belvedere vero e proprio, articolato su tre livelli e concluso dall'emiciclo (nell'avanzato sec. XVI
trasformato in "nicchione"), progettò anche il "cortile delle statue" (primo nucleo del Museo Vaticano) e la sua rampa
elicoidale su colonne; si occupò di portare l'acqua per le sue fontane e, lui stesso quasi certamente, progettò una
cupola lignea (1509), a coronamento della torre Borgia (Ackerman, 1949-51).
Bramante non vide completo questo cantiere, come del resto tutti grandi cantieri papali, ed i lavori continuarono nel
corso del XVI secolo. Il complessivo progetto bramantesco fu però alterato in epoche successive.
Tra il 1585 ed il 1590 il Cortile del Belvedere venne diviso dal braccio trasversale della Biblioteca di Sisto V,
interrompendo la continuità visiva del grande spazio terrazzato.
Nel 1822 venne realizzato un secondo corpo di fabbrica trasversale, oggi occupato dai Musei Vaticani. Da quel
momento si crearono quindi tre cortili aperti: il Cortile della Pigna (che prende il nome da una colossale pigna romana
di bronzo), il Cortile della Biblioteca e il Cortile del Belvedere. Il complesso edilizio è utilizzato prevalentemente a
scopo museale.
53) Quale sezione dei Musei Vaticani è oggi in parte ospitata nelle sale dell'Appartamento Borgia?
1. Museo Pio Clementino
2. Galleria Lapidaria
3. Collezione d’arte moderna religiosa *
54) Quale Papa iniziò la costruzione di tre nuove strade dal Rione Borgo, denominate Borgo Angelico, Borgo Pio e
Borgo Vittorio?
1. Pio II
2. Pio IV *
3. Pio VI
55) Chi venne soprannominato 'maestro ruinante' o ‘guastante’ nell'ambito dei lavori sulla nuova basilica di San
Pietro, tanto da divenire oggetto persino del dialogo satirico 'Simia'?
1. Carlo Maderno
2. Pietro Bernini
3. Donato Bramante *
Per la realizzazione di quattro possenti pilastri uniti da quattro grandi arconi destinati a sorreggere la grande cupola di
S Pietro, elemento fondante della nuova basilica, Bramante fece demolire quasi tutta la parte presbiterale dell’antica e
veneranda basilica Costantiniana, suscitando polemiche permanenti fuori e dentro la Chiesa, a cui presero parte per
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esempio anche Michelangelo che criticò la distruzione delle colonne e persino Erasmo da Rotterdam. Bramante fu
soprannominato “maestro ruinante” e fu dileggiato nel dialogo satirico Simia (“Scimmia”) di Andrea Guarna,
pubblicato a Milano nel 1517, che racconta come l’architetto, presentandosi da morto davanti a san Pietro, venga da
questi rampognato per la demolizione, e per tutta risposta propone di ricostruire l’intero Paradiso.
DONATO BRAMANTE A ROMA: La caduta di Ludovico il Moro (1499), che aveva fatto dell'artista l'ingegnere
ducale dello stato di Milano e la morte di Gaspare Visconti, indussero Bramante a trasferirsi a Roma dove ebbe subito
importanti commissioni, come l'affresco per l'anno giubilare a San Giovanni in Laterano, il chiostro della Pace, e
palazzo Caprini. Da papa Alessandro VI fu nominato sottoarchitetto. Lavorò poi per Giulio II come primo architetto,
vincendo la concorrenza di Giuliano da Sangallo. Come architetto, pur sempre attentissimo, fino all'inganno
illusionistico, agli effetti sensibili, visivi, doveva essere ricco di conoscenze tecniche notevoli. Nel duomo di Pavia, nella
cupola di S. Maria delle Grazie, in S. Pietro egli si mostra audacissimo, anzi, come notavano anche i contemporanei,
che condannavano la sua "animosità" (Serlio, lib. III, c. 66r), imprudente e spericolato costruttore. In Lombardia,
dell'architettura tardoantica e romanico-gotica, e a Roma, di quella antica, egli studiò non soltanto le soluzioni formali
ma anche i sistemi costruttivi: dall'architettura romana riprese il sistema della concrezione e, ricorda il Vasari, il "modo
di buttar le volte con le casse di legno". Suggerì a Leonardo, come quest'ultimo appunta, un "modo del ponte
levatoio" (Parigi, Bibl. Inst. de France, ms., M, f. 53 b); escogitò un "modo di voltar gli archi con i ponti impiccati" e un
palco, pure "impiccato", preparò a Michelangelo per dipingere la volta della cappella Sistina (Vasari). E in generale,
nota il Vasari (pp. 146 ss.), con "industria e diligenza" e con "grandissimo giudizio" accordava "scienza e disegno"
mostrando "quella intelligenza che si poteva maggiore". Questa capacità di ricerca paziente, di intelligente
approfondimento analitico del dato tecnico e di quello storico, combinandosi all'"ingegno capriccioso" produce quella
"invenzion nuova" sulla quale, a proposito delle opere del B., insistono il Serlio, il Vasari, Palladio. Tuttavia un lato
specifico del suo carattere è costituito dall'impazienza, dalla "grandissima prestezza", come più volte sottolinea il
Vasari, dalla "furia" con la quale egli inventava le sue architetture e conduceva i lavori. Egli era soprattutto un
"risoluto, presto e bonissimo inventore"; e alla rapidità della concezione corrispondeva l'impazienza, la prestezza
dell'esecuzione. Ed era pronto, nel caso di S. Pietro, a ricominciare da capo, a cambiare idea; con una capacità di
adattamento e di recupero, con un possibilismo nei confronti dei vincoli esterni, che gli consentivano - a lui che in ogni
ambiente in cui operava era in fondo uno straniero, uno "sradicato" - di affrontare con amara ironia, come risulta da
suoi sonetti, ma senza apparenti drammi interiori, le difficoltà economiche e i difficili rapporti con committenti
talvolta autoritari. Si sapeva muovere con disinvoltura nell'ambiente falso delle corti senza ricorrere alla bassa
adulazione del cortigiano; anzi, come in un suo sonetto, denunciando l'avarizia dei potenti: "...le Corti en come i preti /
Ch'acqua, e parole, e fumo e frasche danno: / chi altro chiede, va contro i divieti" (Beltrami, 1884, p. 44). Capace di
profondi sentimenti religiosi (come appare in un suo sonetto), fu forse, come molti suoi contemporanei, critico nei
confronti dei "preti" e dei cortigiani ma, ambizioso e desideroso di primeggiare, è possibile che si comportasse talvolta
con elastico senso morale per procurarsi incarichi importanti. Per esempio nel caso di S. Pietro, agendo abilmente e
senza eccessivi scrupoli, ma proponendo anche idee intrinsecamente più valide dei rivali, "mette tutto in confusione",
scrive il Vasari (p. 283) per ottenere l'incarico del lavoro. E tuttavia, una volta prevalso sul suo principale possibile
rivale, Giuliano da Sangallo, lo accettò poi come collaboratore. Fedele alle amicizie, aperto alla collaborazione con i
colleghi, capace di aiutare e valorizzare i giovani più promettenti (Raffaello, B. Peruzzi, A. da Sangallo il Giovane,
Iacopo Sansovino, ecc.), certo ebbe contro, a Roma, alcuni degli esponenti della cultura fiorentina. I suoi rapporti con
Michelangelo, come riportano soprattutto i biografi di quest'ultimo, (Vasari; Condivi: cfr. Barocchi, ad Indicem p. 160),
sembra fossero particolarmente tesi e, a detta dello stesso Buonarroti, motivati da invidia e da malanimo. In una più
tarda lettera Michelangelo riconoscerà onestamente il grande valore del B. architetto, e tuttavia il contrasto tra i due
doveva essere soprattutto un contrasto di caratteri. Nella "terribilità" (Vasari, p. 162) del suo animo e anche nella
smisurata ambizione di far presto, di far meglio, di far grande, il B. manifesta un equilibrio interiore che solo
raramente sembra vacillare. L'estrema apertura verso le sollecitazioni più diverse gli consentiva di rinnovarsi in
continuazione, di superare sempre se stesso, con una volubilità e con una molteplicità di atteggiamenti - così chiara
nella sua opera - che non può non sconcertare ma che ha anche permesso a lui, padre di tante convenzioni
accademiche, di restare quasi sempre miracolosamente anticonvenzionale. Estremamente significative del suo
carattere fiducioso in se stesso, presuntuoso e attivista, sono certamente le parole che il Guarna fa pronunciare al B.,
ormai morto e giunto in Paradiso, davanti a s. Pietro: "Prima di tutto io voglio tôr via questa strada sì aspra e difficile a
salire, che dalla terra conduce al cielo; io ne costruirò un'altra a chiocciola e così larga, che le anime dei vecchi e dei
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deboli vi possano salire a cavallo. Poi penso buttar giù questo paradiso e farne uno nuovo che offra più eleganti e più
allegre abitazioni pei beati. Se queste cose vi accomodano, sono con voi; altrimenti io me ne vado subito a casa di
Plutone". E tuttavia questa è forse soltanto la parte esteriore del suo carattere: una maschera di difesa che, come
appare da alcuni suoi sonetti, sembra nascondere, nota il Förster (in Enc. Univ. dell'Arte, II, col. 777), una profonda
malinconia e uno struggente desiderio di amore nati forse da una irrequieta solitudine - sembra che non fosse sposato
né avesse figli - e, magari, un'insicurezza, un'inquietudine profonda che, nell'insoddisfazione di ogni raggiunta
conquista, l'obbligava a gettarsi nel vortice di sempre nuove esperienze con una straordinaria "volubilità" di
atteggiamenti. Ed egli ogni giorno, ogni istante, "muta se stesso"; e dichiara: "come il tempo si muta in un momento /
si muta il mio pensier che gli è seguace" (Beltrami, 1884, p. 27).
56) Qual è stata la prima chiesa non cattolica costruita a Roma dopo l'Unità d'Italia?
1. La Sinagoga (1901 -1904)
2. La chiesa Evangelica Valdese in Prati (1911-13)
3. S Paolo entro le Mura * (1873-80)
57) Quale papa fece anticamente decorare con scene dell'Antico Testamento e degli Atti degli Apostoli le navate di
San Paolo Fuori Le Mura?
1. Gregorio Magno
2. Leone Magno *
3. Leone III
Leone il Grande (440-461) fa ricoprire di mosaici l’Arco di Trionfo[1], ricostruire il tetto incendiato, per dare poi inizio
alla lunga serie dei Papi della storia, ritratti in grandi medaglioni in mosaico[2], i quali formeranno un alto fregio
intorno al transetto e alla navata, alcuni di essi, sopravvissuti all'incendio, sono conservati nella Raccolta De Rossi,
nell'attiguo monastero, insieme ad altri restaurati nel corso dei secoli. Nel programma musivo leoniano erano
comprese anche scene dell'Antico Testamento e degli Atti degli Apostoli rispettivamente sulla navata destra e sinistra,
e l'arco absidale con il Cristo entro un clipeo che regge una Croce, e dodici Vegliardi dell'Apocalisse ai suoi lati, e le
immagini di San Pietro e San Paolo nei pennacchi, soggetto ripreso dal rifacimento successivo all'incendio. Una testa di
San Pietro a mosaico, potentemente espressiva, per anni ritenuta facente parte della facciata della basilica vaticana e
oggi conservata nelle Grotte Vaticane, è stata riconosciuta come parte della figura dell'apostolo sull'arco absidale. A
papa Leone I va anche attribuito un rialzamento del transetto, per il quale fu necessario innalzare il punto devozionale
corrispondente alla tomba dell'apostolo.
[1] Questo mosaico si collega con la stessa scuola dei mosaicisti veneziani di San Marco. Al centro il Cristo benedicente bizantino è
attorniato da due angeli e dai 24 Anziani dell’Apocalisse. Nel registro inferiore gli Apostoli Pietro e Paolo, questo ultimo sembra
indicare la sua tomba 15 m. sottostante. Più volte ritoccato e restaurato questo mosaico è stato rimesso al suo posto nel 1853, dopo
l’incendio.
[2] Questa serie papale testimonia in modo straordinario il “primato riconosciuto dai fedeli di ogni luogo alla grandissima Chiesa
costituita a Roma dai due gloriosi Apostoli Pietro e Paolo”, così come scriveva Sant’Ireneo nel II secolo. Dopo l‘incendio del 1823
Gregorio IX farà riprodurre questa serie papale unica al mondo che distingue questa Basilica. I vecchi medaglioni rimasti sono
conservati nel monastero.

58) Quale è stato l'unico oggetto miracolosamente salvatosi dall'incendio che distrusse l'antica chiesa di San Marcello
al Corso?
1. un crocifisso ligneo *
2. Un’icona bizantina di Maria
3. Il cero pasquale del Vassalletto
59) Quale nobile famiglia organizzò sul Quirinale svariati cenacoli letterari ed eruditi, ai quali parteciparono anche
Petrarca, il Platina e Michelangelo?
1. Borghese
2. Colonna *
3. Pallavicini Rospigliosi

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La chiesa di S.Silvestro al Quirinale ha origini antichissime, risalenti ad un periodo posto tra il IX e l'XI secolo, quando
era denominata "in Biberatica", in riferimento alla vicina "via Biberatica", ma anche "in Caballo", per la vicinanza al
gruppo marmoreo dei Dioscuri: l'attuale denominazione è evidentemente legata invece alla posizione della chiesa sul
colle Quirinale. Da segnalare che proprio dal transetto sinistro si accede ad una piccola terrazza, dove si affaccia un
oratorio cimiteriale, con la fronte decorata di graziosi stucchi: in questo luogo si riunivano, intorno alla metà del
Cinquecento, alcuni personaggi del mondo culturale romano in una sorta di cenacolo religioso, dove si discuteva di
una riforma interna della chiesa. L'organizzatore di questo singolare ritrovo era un frate, Lancellotto Politi da Siena, e
tra i partecipanti vi figuravano personaggi come Michelangelo Buonarroti e Vittoria Colonna.
Storia della chiesa: Nel 1507 papa Giulio II la concesse ai Domenicani della Congregazione di S. Marco, che nel 1524
ne promossero la ricostruzione. In questa fase costruttiva la chiesa fu impostata a navata unica con due cappelle per
parte, la copertura a cupola ed il presbiterio profondo. Alla fine del Cinquecento i Domenicani si trasferirono nella
basilica di S. Maria sopra Minerva e la chiesa passò ai Teatini: a questa seconda fase risale la profonda ristrutturazione
che incluse il rifacimento della facciata e le splendide decorazioni degli interni. Dopo il 1870 l'edificio venne requisito
ed adibito a sede della direzione del Genio Militare, ma poi qualche anno dopo, nel 1877, in occasione dei lavori di
ampliamento ed abbassamento del livello stradale di via Ventiquattro Maggio (dove la chiesa è situata), tornò a
rivestire il suo ruolo sacro, seppur con la demolizione delle prime campate, di due cappelle ed il rifacimento della
facciata ad opera di Andrea Busiri Vici. L'attuale prospetto è a due ordini, quello inferiore spartito da alte lesene che
sorreggono la trabeazione e quello superiore sormontato da un piccolo timpano triangolare. La facciata, splendido
esempio di architettura tardo-rinascimentale, ricopre però soltanto una funzione decorativa, perchè in realtà si tratta
soltanto di un muro perimetrale con portale finto, in quanto l'ingresso alla chiesa avviene dal portale situato alla
sinistra della facciata. L'interno, al quale si accede attraverso una scala, resa necessaria per superare il dislivello di
circa 9 metri determinato dall'abbassamento sopra menzionato della via, presenta una pianta molto irregolare
rispetto all'originaria a croce latina, proprio a causa delle demolizioni subite. Nonostante questo però la chiesa
mantiene una sua armonia ed accoglie tuttora diversi gioielli, come il bellissimo soffitto ligneo a cassettoni del
Cinquecento, il presbiterio a volta con affreschi tardo-cinquecenteschi dei fratelli Alberti e la prima cappella a sinistra,
uno dei più interessanti ambienti sacri del Rinascimento romano: pavimento a piastrelle maiolicate, probabile opera di
Luca della Robbia e gli affreschi di Polidoro da Caravaggio e di Maturino raffiguranti "Scene della Vita di S.Caterina da
Siena" e di S.Maria Maddalena", primo esempio romano in cui il paesaggio è protagonista assoluto ed il tema sacro
diviene soltanto un pretesto per la rappresentazione della natura. La volta invece ospita altri affreschi con scene tratte
dalla "Vita di S.Stefano" per mano di Giuseppe Cesari, meglio conosciuto come il Cavalier d'Arpino, che li dipinse verso
la fine del XVI secolo. Ma probabilmente il vero capolavoro è la Cappella Bandini, nel transetto sinistro, costruita da
Ottaviano Mascherino tra il 1580 ed il 1585 ed ornata da pitture del Domenichino e da statue pregevoli del noto
scultore Alessandro Algardi.
60) Chi progettò il progetto di Villa Farnesina alla Lungara?
1. Raffaello Sanzio
2. Giulio Romano
3. Baldassarre Peruzzi *
61) chi progettò Villa Farnesina a Monte Mario, la villa è meglio conosciuta come villa Madama?
1. Raffaello Sanzio *
2. Giulio Romano
3. Baldassarre Peruzzi
Villa Madama fu una delle ville suburbane sul modello delle ville romane, progettate per svolgervi feste, costruita
nel XVI secolo a Roma. Fu ideata con l'intenzione di rivaleggiare con le ville dell'antichità, come quella di Plinio il
Giovane, e con le ville contemporanee come quella della Farnesina.
I lavori cominciarono nel 1518, sotto il papato di Leone X (Giovanni di Lorenzo de' Medici), per volere del cugino
cardinale Giulio de' Medici. Nel periodo successivo al Medioevo, infatti, la nuova società romana usciva dai palazzi
oscuri e fortificati entro le mura, per godere di sereni soggiorni nelle ville di campagna. In quegli anni, suscitò molto
clamore il fasto e l'eleganza della villa, detta in seguito la "Farnesina", voluta dal banchiere Agostino Chigi e realizzata
da Baldassarre Peruzzi a via della Lungara. Anche il futuro Papa, pertanto, volle commissionare l'edificazione di una
villa di campagna su di uno sperone alle pendici di Monte Mario. A tal proposito incaricò Raffaello Sanzio di eseguire il
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progetto, e Antonio da Sangallo il Giovane (aiuto di Raffaello nel cantiere di San Pietro) di occuparsi dell'esecuzione
dei lavori. I lavori subirono un rallentamento per la prematura morte di Raffaello avvenuta nel 1520 all'età di 37 anni
ma ripresero e furono terminati per la parte edilizia (1524-1525) dopo l'elezione di Giulio che divenne il secondo papa
della famiglia Medici col nome di Clemente VII (1523). Nei lavori fu impegnato un formidabile gruppo di artisti. Oltre
ad Antonio da Sangallo, furono presenti in cantiere Giulio Romano, erede della bottega di Raffaello, che si dedicò alle
decorazioni insieme a Baldassarre Peruzzi e Giovan Francesco Penni. Giovanni da Udine si occupò degli stucchi
e Baccio Bandinelli delle sculture. La realizzazione definitiva del progetto, tuttavia, fu irrimediabilmente compromessa
dalle vicissitudini che visse lo stato Pontificio sotto il papato di Clemente VII. Nel 1527, infatti, il Sacco di Roma ad
opera dei Lanzichenecchi di Carlo V, con la complicità della famiglia Colonna, e il conseguente accordo tra il Papa e
l'Imperatore tolsero qualsiasi priorità alla realizzazione dell'ambizioso progetto di Raffaello. Durante questo tragico
episodio della storia romana la villa fu saccheggiata e data alle fiamme. Il Vasari racconta che il papa pianse vedendola
bruciare dal suo rifugio di Castel Sant'Angelo. In effetti, il progetto originario era maestoso e complesso e coinvolgeva
un'ampia estensione di terreno che sarebbe dovuto degradare con una successione di terrazzi, prospettive
rinascimentali e giardini all'italiana fino alle rive del Tevere. Per la realizzazione delle strutture contraffortate fu anche
chiesta la collaborazione di Antonio da Sangallo il Vecchio, noto per le sue capacità tecniche nelle fortificazioni.
Dopo la morte di Clemente VII, la villa rimase proprietà della famiglia Medici. Appartenne, infatti, prima
al cardinale Ippolito de' Medici, e poi ad Alessandro de' Medici, duca di Firenze, che sposò Margherita d'Austria, figlia
naturale dell'imperatore Carlo V. La "Madama" non è altri che Margherita d'Austria, la stessa che ha dato il nome
a Palazzo Madama a Roma, attuale sede del Senato della Repubblica e alla cittadina di Castel Madama, presso Tivoli.
Alla morte di Alessandro, Margherita, rimasta vedova a 15 anni, sposò Ottavio Farnese, duca di Parma e Piacenza e
nipote di papa Paolo III. Anche se il progetto non fu portato completamente a termine, con la sua loggia di sicura
matrice raffaelliana e il giardino pensile, la villa fu una delle più famose ed imitate del Rinascimento.
La loggia di Raffaello è costituita da tre arcate a tutto sesto che affacciano sul giardino all'italiana. All'interno, le
alte campate, che emulano ed esaltano l'architettura delle terme romane, sono rappresentate ai due lati da volte a
crociera e quella centrale da una cupola circolare tutte interamente e straordinariamente decorate dagli stucchi di
Giovanni da Udine e dalle pitture di Giulio Romano. Ovunque sono visibili le grottesche che i due artisti utilizzarono
dopo averle riscoperte negli scavi della Domus Aurea. Oltre alla loggia, l'elemento artistico rilevante è il salone con il
soffitto a volta, anch'esso magnificamente decorato da Giulio Romano.
Di pregevole fattura risultano gli stucchi bianchi del vestibolo d'ingresso datati 1525 e firmati da Giovanni da Udine.
I pavimenti sono ovunque in cotto e marmi policromi antichi. Nel cortile, impreziosito da una scalinata monumentale,
è presente una corte circolare attorno alla quale si organizza un giardino formale, un anfiteatro all'aperto scavato nel
lato della collina, ed una terrazza, con il panorama sul Tevere. Nel giardino all'italiana, di fronte alla loggia, possiamo
vedere la Fontana dell'elefante di Giovanni da Udine, che commemora l'elefante indiano "Annone", condotto a Roma
dall'ambasciatore del Portogallo per la consacrazione di Leone X nel 1514. Un'altra fontana, di cui il Vasari ci fornisce
un'accurata descrizione persa nel tempo, era una fonte rustica con grande testa di leone che alludeva a Leone X e che
era collocata sul monte. Sotto al giardino pensile insiste una peschiera. Ai lati dell'ingresso, che dalla terrazza
introduce al giardino rustico, si trovano due giganti in stucco opera di Baccio Bandinelli.
62) La Chiesa di Trinità dei Monti viene edificata in virtù del rapporto privilegiato esistente fra:
1. Luigi XIV e S Francesco Saverio
2. Luigi XII, Carlo VIII di Francia e S Francesco di Paola *
3. Luigi XV e S Marcello Pistoiese
La fondazione della chiesa di Trinità dei Monti è incerta la guida rossa riporta che la chiesa e il convento furono fondati
nel 1502 da Luigi XII Re di Francia (unico membro del ramo dei Valois-Orléans a diventare re di Francia dal 1498 al
1515). Altre fonti riportano che l’area su cui vennero edificati chiesa e convento vennero acquistati da S Francesco da
Paolo (1416-1507) come risulta dall’atto d’acquisto.
Tuttavia S Francesco da Paola, non ottenne il permesso da re Luigi XII di rientrare in Italia e morì in Francia nel 1507.
Le stesse fonti spiegano di come S Francesco da Paola fosse stato invitato in Francia x curare re Luigi XI (padre di Carlo

VIII), il santo pur non essendo riuscito a curare il re, ne acquistò stima e fiducia, tanto da influenzare una
riappacificazione fra i regnanti di Francia e la Santa Sede di Sisto IV e con il Re di Napoli Ferdinando I.
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Il re Carlo VIII, successore di Luigi XI, stimò molto il Santo e contribuì alla fondazione di 2 due monasteri dell’Ordine
dei Minimi (approvato da papa Giulio II nel 1506, un anno prima della morte del santo), uno a Plessis les Tours e l’altro
sul monte Pincio, tuttavia Re Carlo VIII morì nel 1498 (4 anni prima dell’atto di vendita, inoltre se l’ordine fu approvato
nel 1506 sembra difficile credere che il terreno x i monasteri fosse stato acquistato prima). Ma per complicare il tutto,
fonti storiche ATTESTANO la presenza dei francesi a Trinità dei Monti solo dalla fine del XVI secolo (fine 1500).
In conclusione potremmo dire che il monastero è stato fondato in onore di S Francesco da Paola, probabilmente da re
Luigi XII, lo stesso che gli impedì di rientrare in Italia, ma sicuramente la fondazione della chiesa è successiva al 1506,
anno in cui papa Giulio II approvò l’ordine dei Minimi (Valeria Scuderi 2014).
I frati minimi, ordine fondato da S. Francesco di Paola stesso, un ordine di astronomi, scienziati, letterati, artisti che
successivamente alla rivoluzione francese ed al dominio laico e napoleonico di Roma furono cacciati da Trinità dei
Monti. Dopo qualche anno di abbandono vennero sostituiti dalle religiose del sacro cuore che aprirono una scuola e
che lo abitano tutt'ora.
63) Che compito aveva l'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte, per la quale Ferdinando Fuga riedificò la Chiesa nel
XVIII secolo?
1. Dare sepoltura ai morti trovati in campagna o annegati nel Tevere impossibilitati a ricevere degne esequie *
2. Confessare i condannati a morte prima della loro esecuzione (no S Giovanni Decollato)
3. Celebrare la Messa in occasione della ricorrenza di Ognissanti (No Fra il 731 e il 741, Gregorio III decise che ogni 1
novembre si festeggiasse l’anniversario della dedicazione della cappella di S Pietro alle reliquie “dei santi apostoli e di
tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. Era nata la festa di
Ognissanti, che presto si diffuse in tutti i territori dell’impero carolingio. Alle soglie del secondo millennio, precisamente
nel 998, S. Odilo, abate del potente monastero di Cluny, decise che ogni 2 novembre i fedeli che abitavano nei dintorni
del monastero pregassero per i fedeli defunti. Era nata la festa dei morti, che si diffuse rapidamente in tutta Europa).

64) Sulla volta di quale chiesa è possibile ammirare un capolavoro pittorico di Andrea Pozzo, con una straordinaria
simulazione prospettica?
1. Chiesa del Gesù
2. Chiesa di St Ignazio di Loyola *
3. Chiesa di S Maria in Vallicella
65) La Chiesa dei Santi Cosma e Damiano presenta, al suo interno:
1. Un crocifisso ligneo del VI sec dC
2. Un presepe napoletano del XVIII sec dC *
3. Una lastra marmorea con l’impronta dei piedi nudi di Gesù (si trova attualmente conservata nella basilica di S
Sebastiano, ma era in origine presso il Domine Quo Vadis).

66) Dove si trovano le Catacombe Ebraiche di Vigna Randanini?
1. Sotto Villa Torlonia
2. Presso l’Appia Antica *
3. Sulla via Prenestina
La catacomba di Vigna Randanini, scavata nel fianco di una collina fra la Via Appia Antica e la Via Appia Pignatelli, fu la
seconda catacomba ebraica di Roma ad essere casualmente ritrovata nel 1859. Le gallerie che si snodano sotto la
collina sovrastante sviluppano una lunghezza totale di circa 720 metri, di cui solo 450 di questi sono agevolmente
percorribili. Dall’altezza media dei due lucernari si valuta che la catacomba si sviluppi ad una profondità di circa 10m
L’ambiente esterno ha una forma rettangolare caratterizzata da una serie di strutture che sono da ascriversi ad
almeno due fasi costruttive diverse; attualmente le strutture murarie esistenti sono state alterate da un radicale
restauro moderno che ha utilizzato anche materiale antico. L’originaria fase costruttiva, datata alla prima metà del II
sec. d. C., si presume fosse costituita dal solo piccolo ambiente quadrato caratterizzato da due esedre, in opus
mixtum e da una nicchia in cui si intravedono ancora alcune tessere di mosaico bianco, una piccola pasta vitrea blu e
qualche traccia di intonaco rosso e, probabilmente, una seconda nicchia, oggi scomparsa dietro la muratura di epoca

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successiva. La seconda fase, risalente al III-IV sec. d.C., è caratterizzata da una totale modifica dell’area che ha
risparmiato le due esedre. I muri longitudinali furono prolungati e rivestiti in opus listatum in cui vennero ricavati una
serie di arcosoli. Al centro venne costruita una spina, anch’essa con arcosoli sovrapposti sui due lati, unita alle pareti
laterali da muri con delle aperture a sesto ribassato. Fu in questa fase che, probabilmente, venne creata la
decorazione musiva bianca e nera del pavimento. Nella parete sud-ovest si aprono le due porte d’accesso all’ipogeo.
Il Garrucci ed altri autori riconobbero in questo spazio una sinagoga, ipotesi avvalorata da alcuni elementi: la presenza
di acqua, la divisione dell’ambiente in due unità distinte (per uomini e donne), la presenza delle absidi e del mosaico,
ma soprattutto la distanza dell'edificio dallo spazio urbano. Entrando ci si trova in un ambiente oblungo che serviva da
anticamera; un’apertura, posta sulla destra dell’anticamera, comunica con un vano grosso modo rettangolare, un
vestibolo che presenta una volta a botte, ed era il primo locale a cui originariamente si accedeva tramite una seconda
porta, oggi murata. Al centro di quest’ambiente c’è un pozzo, profondo circa 6 metri, che riceve l’acqua di scarico
proveniente dall’ambiente esterno mosaicato.
La maggior parte delle sepolture è rappresentata da loculi, cubicoli ed arcosoli. In una regione più lontana
dall’ingresso, si nota una gran quantità di kokhim, anche a più posti.
Il kokh (plurale kokhim) è una tomba a forno che si sviluppa perpendicolarmente alla parete della galleria, diversi
esempi si trovano in Palestina e Israele, come il kokhim che si trova nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
In Medio Oriente queste particolari sepolture venivano usate per circa un anno, il tempo necessario alla
decomposizione del corpo, dopodiché i parenti del defunto raccoglievano le ossa e le custodivano in un ossuario.
Fra i cubicoli solo tre sono dipinti: il primo è affrescato con motivi geometrici molto semplici, resi con il colore rosso su
fondo bianco. Sia sulle pareti che sul soffitto, all’interno dei disegni, sono visibili elementi decorativi molto più chiari e
attualmente poco distinguibili, come del resto gli etrog (cedri) negli angoli. Sopra l’arcosolio è dipinta una grande
menorah. Attualmente l’affresco si presenta notevolmente danneggiato soprattutto nelle pareti laterali e in quella
d’ingresso. Il secondo ambiente è preceduto da un vestibolo intonacato di bianco. Ai lati della porta che immette nel
cubicolo, sullo zoccolo sono dipinti dei riquadri di incrostazioni marmoree e sopra queste una mezuzah.
La decorazione interna è molto ricca: incrostazioni marmoree, fasce rosse e verdi, delineano l’apertura dei loculi
separati tra loro da ghirlande di fiori. Sono inoltre dipinti fiori e un kantaros dal quale escono altri fiori. La particolarità
di quest’ambiente è data dalla presenza di palme da dattero dipinte ai quattro angoli del cubicolo. La volta a vela, che
aveva originariamente una decorazione di uccelli, è oggi scomparsa. Attualmente le pitture appaiono
irrimediabilmente danneggiate a causa, sia della realizzazione dei loculi ricavati in un secondo momento e che hanno
contribuito a far crollare la volta, sia dall’umidità causata dalle infiltrazioni d’acqua che provengono dal giardino
sovrastante. Una scala permette di scendere nel cosiddetto ”livello inferiore” dove sono distribuiti sia kokhim che
loculi. In fondo a quest’area si apre un cubicolo doppio, ornato di pitture. Entrambi i cubicoli sono decorati con una
divisione geometrica ottenuta mediante linee colorate che sottolineano gli arcosoli e su tutte le pareti circoscrivono i
riquadri nei quali sono inserite le varie immagini. Il motivo centrale del soffitto della prima stanza, realizzato
all’interno di una serie di anelli concentrici, è una Vittoria alata in atto d’incoronare un giovane nudo. Al cerchio
esterno sono alternate varie figure come: pavoni, uccelli e cesti di fiori. I muri sono ornati con pegasi, galli, galline,
pavoni e altre specie di uccelli, inoltre vi è dipinto un montone con un caduceo. La figura centrale nella volta del
secondo ambiente è Fortuna con una cornucopia in mano. Nell’anello esterno figure di pesci e anitre e tra queste cesti
di fiori. Sotto la figura di Fortuna, vi sono un ippocampo e due delfini, sul lato opposto alcuni pesci. In ogni pennacchio
della volta a crociera c’è un Genio delle quattro stagioni. I muri sono ornati con ghirlande di fiori e uccelli. Il muro di
fondo, ora gravemente danneggiato, presentava la figura di un uomo fra due cavalli. Le ipotesi avanzate dai vari
studiosi, riguardo questi due ambienti, sono contrastanti: alcuni sostengono che questa regione era originariamente
pagana e solo successivamente fu intercettata e inglobata nella catacomba, altri invece considerano le stesse
giudaiche fin dall’inizio. Questo cimitero ha restituito un rilevante numero di epigrafi i cui formulari seguono, per lo
più, quelli usuali dell’epigrafia giudaica, riproponendo spesso l’augurio di pace al riposo del defunto: ejn ijrhvnh hj
koivmhsivς sou.
67) Quale edificio del XVI secolo è al momento sede della Pontificia Accademia delle Scienze:
1. Villa Medici
2. Palazzo Corsini
3. La casina di Pio IV *
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68) Il 'piano pergamena', redatto da Bramante, era il progetto inerente la struttura:
1. Al tempietto di S Pietro in Montorio
2. Della nuova Basilica di S Pietro *
3. Del cortile interno a palazzo della Cancelleria
69) Per raggiungere quale chiesa lungo Via Nazionale il Papa Pio IX fece costruire la caratteristica scalinata d'accesso in
discesa?
1. S Pudenziana
2. S Vitale*
3. S Paolo entro le mura
70) Prima di diventare sede della Borsa, l'edificio che ha inglobato i resti dell'antico tempio di Adriano fu:
1. Biblioteca Apostolica
2. Dogana Vaticana *
3. Ministero delle Finanze
71) Prima di affidarlo al Borromini, a chi Papa Innocenzo X commissionò l'incarico di ricostruire la Chiesa di
Sant'Agnese in Agone?
1. Alessandro Algardi
2. Pietro da Cortona
3. Girolamo Rainaldi *
72) A quale modello architettonico si ispira la Basilica dei XII Apostoli?
1. All’Apostoleion di Costantinopoli *
2. Al tempio di Salomone di Gerusalemme
3. Al tempio di Alessandria d’Egitto
Fondata nell'età bizantina, portata avanti nell'età di Narsete nel VI secolo da papa Pelagio I, la basilica conserva le
reliquie degli apostoli Filippoe Giacomo il Minore. Quella dei Santi Apostoli è l'unica basilica di Roma che non sia stata
edificata su edifici romani preesistenti, anche se vi furono precocemente utilizzati materiali di spoglio (si pensa
provenienti dalle terme di Costantino, e non, come vuole una leggenda, dal vicino Foro di Traiano).
Il modello architettonico della chiesa originale era quello, a pianta centrale, del
bizantino Apostoleion di Costantinopoli. Papa Adriano I in un trattato diretto a Carlo Magno accenna alla meravigliosa
ampiezza di questa chiesa, che dice adorna di mosaici.
73) Quali architetti lavorarono progettualmente alla realizzazione della Via Leonina, successivamente denominata Via
di Ripetta?
1. Leon Battista Alberti e Bernardo Rossellino
2. Raffaello e Antonio da Sangallo il Giovane *
3. Domenico Fontana e Giacomo della Porta
74) In quale chiesa c'è un importante ciclo di affreschi, recentemente restaurato, che rappresenta (insieme al salone
gotico nel Monastero dei Santi Quattro Coronati) uno degli esempi maggiori di pittura medioevale di Roma realizzati
precedentemente all'importante periodo del Cavallini e della sua Scuola?
1. S Cesareo de Appia
2. S Prisca all’Aventino
3. S Giovanni a Porta Latina *
75) Chi ha progettato e costruito la cupola della Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici?
1. Baldassarre Perizzi *
2. Rafffaello Sanzio
3. Donato Bramante

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76) Quale pittore, noto per i suoi paesaggi, assai celebre per essere uni dei preferiti della Famiglia Doria - Pamphilj,
decorò con splendidi dipinti parietali paesaggistici anche la Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti?
1. Brueghel il Vecchio
2. Mattia Preti
3. Gaspare Dughet *
77) Quale porto andò a sostituire l'antico Porto dei Travertini?
1. Porto di Ripetta
2. Porto Leonino *
3. Porto di ripa Grande
78) Quale Papa fece restaurare la Colonna Aureliana, piazzandovi sulla cima la statua di San Paolo?
1. Pio V
2. Sisto V *
3. Paolo V
79) Cos'è stato aggiunto al portone in bronzo dell'antica Curia del Foro Romano una volta utilizzato come portone di
San Giovanni in Laterano?
1. Uno stemma papale
2. Le stelle, simbolo della famiglia Chigi *
3. Tralci di vite
80) Quale grande scultore danese contribuì alla decorazione del Palazzo del Quirinale in epoca napoleonica con un
mirabile fregio in stucco raffigurante il Trionfo di Alessandro Magno?
1. Bertel Thorvaldsen *
2. Robert Jacobsen
3. H W Bissen

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