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Il conte Delgelso.pdf


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Marina: Ecco perché mi piaci. Ti accontenti di così poco, sei così semplice. Come per
esempio domenica scorsa, quando siamo andati al tuo paese e siamo scesi giù al tuo
fiume, all’Adda a fare una passeggiata e tu, entusiasta, ti soffermavi a ogni angolo e
me ne spiegavi le caratteristiche. Di ogni albero mi spiegavi le proprietà e la bellezza,
come se ognuna di queste “creature”, fosse un miracolo.
Guido: Per me tutto ciò è un miracolo ma, Marina parla piano, perché se dovesse sentire tuo
padre e venisse a sapere che ti mostro gli alberi al fiume, il miracolo lo farebbe lui,
perché mi cambierebbe i connotati.
Marina: No! Questo no. Anche se lui vorrebbe che frequentassi solo l’alta società.
Ha
quest'ossessione di voler acquisire un titolo nobiliare. È una cosa patetica che
purtroppo coinvolge tutta la famiglia.
Marina va alla veranda seguita da Guido. Guarda. Stravede per Vanessa, quel
levriero che sta giocando col tuo bastardino. Non gli bastava un cane normale, no! Ha
voluto un levriero afghano perché è sinonimo di nobiltà!
Guido: A me basta il mio Loli, e gli voglio bene, anche se è bastardino. Lo porto sempre con
me cosi fa la guardia al furgone del lavoro guadagnandosi la michetta, o meglio, la
crocchetta.
Scena 2a
Entra il maggiordomo Gastone con un telefono portatile.
Colpi di tosse, per attirare l’attenzione.
Gastone: Signorina Marina, la desidera sua madre al telefono. Porge la cornetta.
Marina: Grazie Gastone, fermati pure qua. Ciao mamma, dimmi… Sì sto bene e tu? Bene…
no, oggi non sono andata a lezione di danza… devo studiare dell'altro. Mamma ti
ricordo che sono al primo anno di università…. Va bene, non agitarti, scusa… ti
prometto che non perderò un’altra lezione. Ciao, ci sentiamo.
Porge il telefono a Gastone. Grazie Gastone.
Gastone: Non c’è di che, signorina ed esce.

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