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GU 7 OTTOBRE .pdf



Nome del file originale: GU 7 OTTOBRE.pdf
Autore: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato

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Supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale„ n. 233 del 7 ottobre 2015 - Serie generale
Spediz. abb. post. 45%
2, comma
20/b
- art.- 1,art.comma
1
23-12-1996,n. n.
- Filiale
Legge 27-02-2004,
46 -662
Filiale
di Romadi Roma

GAZZETTA

UFFICIALE

DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PA R T E P R I M A

Roma - Mercoledì, 7 ottobre 2015

SI PUBBLICA TUTTI I
GIORNI NON FESTIVI

DIREZIONE E REDAZIONE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - UFFICIO PUBBLICAZIONE LEGGI E DECRETI - VIA ARENULA, 70 - 00186 ROMA
AMMINISTRAZIONE PRESSO L’ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO - VIA SALARIA, 1027 - 00138 ROMA - CENTRALINO 06-85081 - LIBRERIA DELLO STATO
PIAZZA G. VERDI, 1 - 00198 ROMA

N. 55/L

DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 156.

Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1,
lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23.
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 157.

Misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle
agenzie fiscali, in attuazione dell’articolo 9, comma 1, lettera h), della
legge 11 marzo 2014, n. 23.
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 158.

Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8,
comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23.
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 159.

Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera a),
della legge 11 marzo 2014, n. 23.
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 160.

Stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino
delle disposizioni in materia di erosione fiscale, in attuazione degli articoli 3 e 4 della legge 11 marzo 2014, n. 23.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Serie generale - n. 233

SOMMARIO

DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 156.
Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in
attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo
2014, n. 23. (15G00167) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 157.
Misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali, in attuazione dell’articolo 9, comma 1, lettera h), della legge 11 marzo 2014, n. 23. (15G00168) . . .
NOTE.................................................................

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DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 158.
Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge
11 marzo 2014, n. 23. (15G00169) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
NOTE.................................................................

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DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 159.
Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 11 marzo 2014,
n. 23. (15G00170) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 160.
Stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni
in materia di erosione fiscale, in attuazione degli articoli 3 e 4 della legge 11 marzo 2014,
n. 23. (15G00171) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Serie generale - n. 233

LEGGI ED ALTRI ATTI NORMATIVI
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 156.
Misure per la revisione della disciplina degli interpelli
e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6,
comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo
2014, n. 23.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 11 marzo 2014, n. 23, con la quale è stata
conferita delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita;
Visti in particolare, l’articolo 6, comma 6, e l’articolo 10, comma 1, lettere a) e b), della predetta legge n. 23
del 2014, con i quali il Governo è delegato ad introdurre
disposizioni per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 26 giugno 2015;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e, per i profili di carattere finanziario,
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Visto l’articolo 1, comma 7, della citata legge n. 23 del 2014,
secondo cui qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 4 settembre 2015;
Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni parlamentari ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della
citata legge n. 23 del 2014;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 22 settembre 2015;
Sulla proposta del Ministro dell’economia e delle finanze;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
TITOLO I
REVISIONE DELLA DISCIPLINA DEGLI INTERPELLI
Art. 1.
Modificazioni allo Statuto dei diritti del contribuente
1. L’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, è sostituito
dal seguente:
«Art. 11 (Diritto di interpello). — 1. Il contribuente
può interpellare l’amministrazione per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente a:
a) l’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta
interpretazione di tali disposizioni e la corretta qualificazione di fattispecie alla luce delle disposizioni tributarie

applicabili alle medesime, ove ricorrano condizioni di
obiettiva incertezza e non siano comunque attivabili le
procedure di cui all’articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 1 del decreto legislativo 14 settembre
2015, n. 147 e di cui all’articolo 2 del medesimo decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 147;
b) la sussistenza delle condizioni e la valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla
legge per l’adozione di specifici regimi fiscali nei casi
espressamente previsti;
c) l’applicazione della disciplina sull’abuso del diritto ad una specifica fattispecie.
2. Il contribuente interpella l’amministrazione finanziaria per la disapplicazione di norme tributarie che, allo
scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano
deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, o altre posizioni soggettive del soggetto passivo altrimenti ammesse
dall’ordinamento tributario, fornendo la dimostrazione
che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non
possono verificarsi. Nei casi in cui non sia stata resa risposta favorevole, resta comunque ferma la possibilità
per il contribuente di fornire la dimostrazione di cui al periodo precedente anche ai fini dell’accertamento in sede
amministrativa e contenziosa.
3. L’amministrazione risponde alle istanze di cui alla
lettera a) del comma 1 nel termine di novanta giorni e a
quelle di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma 1
ed a quelle di cui al comma 2 nel termine di centoventi
giorni. La risposta, scritta e motivata, vincola ogni organo
della amministrazione con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza e limitatamente al richiedente.
Quando la risposta non è comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale a condivisione,
da parte dell’amministrazione, della soluzione prospettata dal contribuente. Gli atti, anche a contenuto impositivo
o sanzionatorio difformi dalla risposta, espressa o tacita, sono nulli. Tale efficacia si estende ai comportamenti
successivi del contribuente riconducibili alla fattispecie
oggetto di interpello, salvo rettifica della soluzione interpretativa da parte dell’amministrazione con valenza
esclusivamente per gli eventuali comportamenti futuri
dell’istante.
4. Non ricorrono condizioni di obiettiva incertezza
quando l’amministrazione ha compiutamente fornito la
soluzione per fattispecie corrispondenti a quella rappresentata dal contribuente mediante atti pubblicati ai sensi
dell’articolo 5, comma 2.
5. La presentazione delle istanze di cui ai commi 1 e
2 non ha effetto sulle scadenze previste dalle norme tributarie, né sulla decorrenza dei termini di decadenza e
non comporta interruzione o sospensione dei termini di
prescrizione.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

6. L’amministrazione provvede alla pubblicazione mediante la forma di circolare o di risoluzione delle risposte
rese nei casi in cui un numero elevato di contribuenti abbia presentato istanze aventi ad oggetto la stessa questione o questioni analoghe fra loro, nei casi in cui il parere
sia reso in relazione a norme di recente approvazione o
per le quali non siano stati resi chiarimenti ufficiali, nei
casi in cui siano segnalati comportamenti non uniformi da
parte degli uffici, nonché in ogni altro caso in cui ritenga
di interesse generale il chiarimento fornito. Resta ferma,
in ogni caso, la comunicazione della risposta ai singoli
istanti.».
Art. 2.

Serie generale - n. 233

2. All’istanza di interpello è allegata copia della documentazione, non in possesso dell’amministrazione
procedente o di altre amministrazioni pubbliche indicate
dall’istante, rilevante ai fini della risposta. Nei casi in cui
la risposta presupponga accertamenti di natura tecnica,
non di competenza dell’amministrazione procedente, alle
istanze devono essere allegati altresì i pareri resi dall’ufficio competente.
3. Nei casi in cui le istanze siano carenti dei requisiti di
cui alle lettere b), d), e), f) e g) del comma 1, l’amministrazione invita il contribuente alla loro regolarizzazione
entro il termine di 30 giorni. I termini per la risposta iniziano a decorrere dal giorno in cui la regolarizzazione è
stata effettuata.

Legittimazione e presupposti

Art. 4.

1. Possono presentare istanza di interpello, ai sensi
dell’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante
lo Statuto dei diritti del contribuente, i contribuenti, anche non residenti, e i soggetti che in base alla legge sono
obbligati a porre in essere gli adempimenti tributari per
conto dei contribuenti o sono tenuti insieme con questi o
in loro luogo all’adempimento di obbligazioni tributarie.
2. L’istanza di cui al comma 1 deve essere presentata
prima della scadenza dei termini previsti dalla legge per
la presentazione della dichiarazione o per l’assolvimento
di altri obblighi tributari aventi ad oggetto o comunque
connessi alla fattispecie cui si riferisce l’istanza medesima senza che, a tali fini, assumano valenza i termini concessi all’amministrazione per rendere la propria risposta.

1. Quando non è possibile fornire risposta sulla base
dei documenti allegati, l’amministrazione chiede, una
sola volta, all’istante di integrare la documentazione presentata. In tal caso il parere è reso, per gli interpelli di cui
all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante
lo Statuto dei diritti del contribuente, entro sessanta giorni dalla ricezione della documentazione integrativa.
2. La mancata presentazione della documentazione richiesta ai sensi del comma 1 entro il termine di un anno
comporta rinuncia all’istanza di interpello, ferma restando la facoltà di presentazione di una nuova istanza, ove
ricorrano i presupposti previsti dalla legge.

Art. 3.

Art. 5.

Contenuto delle istanze

Inammissibilità delle istanze

1. L’istanza deve espressamente fare riferimento alle
disposizioni che disciplinano il diritto di interpello e deve
contenere:
a) i dati identificativi dell’istante ed eventualmente
del suo legale rappresentante, compreso il codice fiscale;
b) l’indicazione del tipo di istanza fra quelle di cui
alle diverse lettere del comma 1 e al comma 2, dell’articolo 11, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo
Statuto dei diritti del contribuente;
c) la circostanziata e specifica descrizione della
fattispecie;
d) le specifiche disposizioni di cui si richiede l’interpretazione, l’applicazione o la disapplicazione;
e) l’esposizione, in modo chiaro ed univoco, della
soluzione proposta;
f) l’indicazione del domicilio e dei recapiti anche
telematici dell’istante o dell’eventuale domiciliatario
presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell’amministrazione e deve essere comunicata la
risposta;
g) la sottoscrizione dell’istante o del suo legale rappresentante ovvero del procuratore generale o speciale
incaricato ai sensi dell’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. In questo ultimo caso, se la procura non è contenuta in calce o
a margine dell’atto, essa deve essere allegata allo stesso.

1. Le istanze di cui all’articolo 2 sono inammissibili se:
a) sono prive dei requisiti di cui alle lettere a) e c)
dell’articolo 3, comma 1;
b) non sono presentate preventivamente ai sensi
dell’articolo 2, comma 2;
c) non ricorrono le obiettive condizioni di incertezza
ai sensi dell’articolo 11, comma 4, della legge 27 luglio
2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente;
d) hanno ad oggetto la medesima questione sulla
quale il contribuente ha già ottenuto un parere, salvo che
vengano indicati elementi di fatto o di diritto non rappresentati precedentemente;
e) vertono su materie oggetto delle procedure di cui
all’articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 1
del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, di cui
all’articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015,
n. 147, e della procedura di cui all’articolo 6 del decreto
legislativo 5 agosto 2015, n. 128;
f) vertono su questioni per le quali siano state già
avviate attività di controllo alla data di presentazione dell’istanza di cui il contribuente sia formalmente a
conoscenza;
g) il contribuente, invitato a integrare i dati che si assumono carenti ai sensi del comma 3 dell’articolo 3, non
provvede alla regolarizzazione nei termini previsti.

Istruttoria dell’interpello

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Art. 6.
Coordinamento con l’attività di accertamento e
contenzioso
1. Le risposte alle istanze di interpello di cui all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente, non sono impugnabili, salvo
le risposte alle istanze presentate ai sensi del comma 2 del
medesimo articolo 11, avverso le quali può essere proposto ricorso unitamente all’atto impositivo.
2. Se è stata fornita risposta alle istanze di cui all’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, al di fuori dei
casi di cui all’articolo 5, senza pregiudizio dell’ulteriore
azione accertatrice, l’atto di accertamento avente ad oggetto deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, o altre posizioni soggettive del soggetto passivo è preceduto, a pena
di nullità, dalla notifica di una richiesta di chiarimenti da
fornire entro il termine di sessanta giorni. La richiesta
di chiarimenti è notificata dall’amministrazione ai sensi
dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni,
entro il termine di decadenza previsto per la notificazione
dell’atto impositivo. Tra la data di ricevimento dei chiarimenti, ovvero di inutile decorso del termine assegnato
al contribuente per rispondere alla richiesta, e quella di
decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrono non meno di sessanta
giorni. In difetto, il termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo è automaticamente prorogato,
in deroga a quello ordinario, fino a concorrenza dei sessanta giorni. L’atto impositivo è specificamente motivato,
a pena di nullità, anche in relazione ai chiarimenti forniti
dal contribuente nel termine di cui al periodo precedente.
3. Le disposizioni di cui all’articolo 32, quarto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600 e all’articolo 52, quinto comma, del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633
non si applicano a dati, notizie, atti, registri o documenti richiesti dall’amministrazione nel corso dell’istruttoria
delle istanze di interpello.
Art. 7.
Modifiche e abrogazioni
1. L’articolo 113 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 è sostituito dal seguente:
«Art. 113 (Partecipazioni acquisite per il recupero di
crediti bancari). — 1. Gli enti creditizi possono optare
per la non applicazione del regime di cui all’articolo 87
alle partecipazioni acquisite nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero di crediti o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione dei crediti verso
imprese in temporanea difficoltà finanziaria, nel rispetto
delle diposizioni di vigilanza per le banche emanate da
parte di Banca d’Italia ai sensi dell’articolo 23 della legge
28 dicembre 2005 n. 262.

Serie generale - n. 233

2. L’opzione di cui al comma 1 può essere esercitata
quando sussistono:
a) nel caso di acquisizione di partecipazioni per il
recupero dei crediti, i motivi di convenienza rispetto ad
altre forme alternative di recupero dei crediti, le modalità
ed i tempi previsti per il recupero e, ove si tratti di partecipazioni dirette nella società debitrice, che l’operatività di
quest’ultima sarà limitata agli atti connessi con il realizzo
e la valorizzazione del patrimonio;
b) nel caso di conversione di crediti, gli elementi che
inducono a ritenere temporanea la situazione di difficoltà finanziaria del debitore, ragionevoli le prospettive di
riequilibrio economico e finanziario nel medio periodo
ed economicamente conveniente la conversione rispetto
ad altre forme alternative di recupero dei crediti; inoltre
il piano di risanamento deve essere predisposto da più
enti creditizi o finanziari rappresentanti una quota elevata
dell’esposizione debitoria dell’impresa in difficoltà.
3. L’opzione di cui al comma 1 comporta, nei confronti
della società di cui si acquisisce la partecipazione, la rinuncia ad avvalersi delle opzioni di cui alle sezioni II e III
del presente capo e della facoltà prevista dall’articolo 115
fino all’esercizio in cui mantenga il possesso delle partecipazioni di cui sopra.
4. Ove sussistano le condizioni di cui ai commi 1, 2 e
3, l’opzione di cui al comma 1 comporta, ai fini dell’applicazione degli articoli 101, comma 5, e 106, da parte
degli originari creditori, l’equiparazione ai crediti estinti
o convertiti delle partecipazioni acquisite e delle quote
di partecipazioni successivamente sottoscritte per effetto
dell’esercizio del relativo diritto d’opzione, a condizione
che il valore dei crediti convertiti sia trasferito alle azioni
ricevute.
5. Gli enti creditizi possono interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della
legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente. La relativa istanza deve indicare le condizioni di cui ai commi 2 e 3.
6. L’ente creditizio che non intende applicare il regime
di cui all’articolo 87 ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista dal comma 5, ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve segnalare nella
dichiarazione del redditi gli elementi conoscitivi essenziali indicati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.».
2. All’articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 5, il secondo periodo è sostituito
dal seguente: «Nel caso di fusione della società o ente
controllante con società o enti non appartenenti al consolidato, il consolidato può continuare ove la società o
ente controllante sia in grado di dimostrare, anche dopo
l’effettuazione di tali operazioni, la permanenza di tutti
i requisiti previsti dalle disposizioni di cui agli articoli
117 e seguenti ai fini dell’accesso al regime. Ai fini della
continuazione del consolidato, la società o ente controllante può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000,
n. 212 recante lo Statuto dei diritti del contribuente»;

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

b) dopo il comma 5 è inserito il seguente: «5-bis.
La società o ente controllante che intende continuare ad
avvalersi della tassazione di gruppo ma non ha presentato
l’istanza di interpello prevista dal comma 5 ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve segnalare detta circostanza nella dichiarazione dei redditi».
3. All’articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, la lettera d-bis) è abrogata;
b) al comma 3, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Al ricorrere delle condizioni previste dagli articoli 130 e seguenti, la società controllante accede al regime previsto dalla presente sezione; la medesima società
controllante può interpellare l’amministrazione ai sensi
dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio
2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti per il
valido esercizio dell’opzione.»;
c) al comma 5, la parola: «sono» è sostituita dalle
seguenti: «possono essere». Al medesimo è aggiunto, in
fine, il seguente periodo «La società o ente controllante
che intende accedere al regime previsto dalla presente sezione ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista
dal comma 3 ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve segnalare detta circostanza nella
dichiarazione dei redditi.».
4. L’ultimo periodo della lettera b) del comma 5 dell’articolo 167 del decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall’articolo 8, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, è sostituito dal seguente: «Ai fini del
presente comma, il contribuente può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei
diritti del contribuente».
5. All’articolo 110, comma 11, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: «A tal fine il contribuente può
interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11,
comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212,
recante lo Statuto dei diritti del contribuente.».
6. L’articolo 11, comma 13, e l’articolo 21 della legge
30 dicembre 1991, n. 413, sono abrogati.
7. All’articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il terzo comma,
è inserito il seguente: «Il contribuente può comunque richiedere un parere all’amministrazione in ordine all’applicazione delle disposizioni di cui al comma 3 al caso
concreto, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei
diritti del contribuente».
8. All’articolo 108 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 4, è
inserito il seguente: «4-bis. Ai fini dell’applicazione delle
disposizioni di cui al comma 2, il contribuente può interpellare l’amministrazione, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), in ordine alla qualificazione di determinate
spese, sostenute dal contribuente, tra quelle di pubblicità
e di propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.».

Serie generale - n. 233

9. Al comma 3 dell’articolo 84, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Al fine di disapplicare le disposizioni del presente comma il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11,
comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo
Statuto dei diritti del contribuente».
10. Al comma 7, dell’articolo 172, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Al fine di disapplicare le disposizioni del presente comma il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11,
comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo
Statuto dei diritti del contribuente».
11. All’articolo 109 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 3-quinquies, è aggiunto il seguente: «3-sexies. Al fine
di disapplicare le disposizioni di cui ai commi 3-bis e
3-ter il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000,
n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
12. All’articolo 30 della legge 30 dicembre 1994,
n. 724, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4-bis, le parole: «la società interessata
può chiedere la disapplicazione delle relative disposizioni
antielusive ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600» sono sostituite dalle seguenti: «la società interessata può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000,
n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente»;
b) al comma 4-ter le parole: «in presenza delle quali è consentito disapplicare le disposizioni del presente
articolo, senza dover assolvere all’onere di presentare
l’istanza di interpello di cui al comma 4-bis» sono sostituite dalle seguenti: «non trovano applicazione le disposizioni di cui al presente articolo»;
c) il comma 4-quater è sostituito dal seguente:
«4-quater. Il contribuente che ritiene sussistenti le condizioni di cui al comma 4-bis ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista dal medesimo comma ovvero,
avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva
deve darne separata indicazione nella dichiarazione dei
redditi.».
13. All’articolo 1, comma 8, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, è aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «Il contribuente può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera
b), della legge 212 del 2000, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente al fine di dimostrare che in relazione alle
disposizioni con finalità antielusiva specifica le operazioni effettuate non comportano duplicazioni del beneficio di
cui al presente articolo. Il contribuente che intende fruire
del beneficio ma non ha presentato l’istanza di interpello
prevista ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve separatamente indicare nella dichiarazione dei redditi gli elementi conoscitivi indicati con
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.».

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

14. Il comma 3 dell’articolo 1 del decreto legislativo
5 agosto 2015, n. 128, è sostituito con il seguente: «3. Le
norme tributarie che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti
d’imposta o altre posizioni soggettive altrimenti ammesse
dall’ordinamento tributario, possono essere disapplicate
qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non possono verificarsi. A tal
fine il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000,
n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente. Resta ferma la possibilità del contribuente di fornire la dimostrazione di cui al primo periodo anche ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa.».
15. Il comma 5 dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, introdotto dall’articolo 1, comma 1, del decreto
legislativo 5 agosto 2015, n. 128 è sostituito dal seguente: «5. Il contribuente può proporre interpello ai sensi
dell’articolo 11, comma 1, lettera c), per conoscere se le
operazioni costituiscano fattispecie di abuso del diritto.».
16. Al comma 4 dell’articolo 14 del decreto legislativo
14 settembre 2015, n. 147, dopo le parole: «articolo 11»
sono aggiunte le seguenti: «, comma 1, lettera a),».
Art. 8.
Disposizioni attuative e regole procedurali
1. Con provvedimenti dei Direttori delle Agenzie fiscali, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore
del presente decreto, sono stabilite le modalità di presentazione delle istanze e indicati gli uffici cui le medesime istanze sono trasmesse e quelli da cui perverranno le
risposte, le modalità di comunicazione delle medesime,
nonché ogni altra regola concernente la procedura.
2. Le regioni a statuto ordinario regolano le materie disciplinate dal presente Titolo I in attuazione delle disposizioni in essa contenute; le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e di Bolzano provvedono,
entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme
fondamentali contenute nel presente Titolo I.
3. Gli enti locali provvedono, entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, ad adeguare i rispettivi statuti e gli atti normativi da essi emanati ai princìpi dettati dal presente Titolo I.
4. Alle istanze di interpello presentate prima dell’emanazione del provvedimento di cui al comma 1 restano applicabili le disposizioni procedurali in vigore al momento
della presentazione dell’istanza.

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TITOLO II
REVISIONE DEL CONTENZIOSO TRIBUTARIO E INCREMENTO
DELLA FUNZIONALITÀ DELLA GIURISDIZIONE TRIBUTARIA

Art. 9.
Modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546
1. Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2:
1) nel comma 1, le parole: «nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque
irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio», sono sostituite dalle seguenti: «le sovrimposte
e le addizionali, le relative sanzioni nonché gli interessi e
ogni altro accessorio»;
2) nel comma 2, le parole: «relative alla debenza del
canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall’articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997,
n. 446, e successive modificazioni, e del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue e per lo smaltimento
dei rifiuti urbani, nonché le controversie» sono soppresse;
b) il comma 1 dell’articolo 4, è sostituito dal seguente:
«1. Le commissioni tributarie provinciali sono competenti
per le controversie proposte nei confronti degli enti impositori, degli agenti della riscossione e dei soggetti iscritti all’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, che hanno sede nella loro circoscrizione. Se
la controversia è proposta nei confronti di articolazioni
dell’Agenzia delle Entrate, con competenza su tutto o parte
del territorio nazionale, individuate con il regolamento di
amministrazione di cui all’articolo 71 del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al
quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.»;
c) l’articolo 10 è sostituito dal seguente:
«Art. 10 (Le parti). — 1. Sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio
dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle dogane e dei
monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,
gli altri enti impositori, l’agente della riscossione ed i soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che hanno emesso l’atto
impugnato o non hanno emesso l’atto richiesto. Se l’ufficio
è un’articolazione dell’Agenzia delle entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, individuata con
il regolamento di amministrazione di cui all’articolo 71 del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è parte l’ufficio
al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.»;
d) all’articolo 11:
1) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. L’ufficio dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300 nonché dell’agente della riscossione, nei cui
confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata. Stanno altresì in giudizio direttamente le cancellerie o segreterie degli uffici giudiziari per il contenzioso in materia di
contributo unificato.»;

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2) il comma 3-bis è soppresso.
e) l’articolo 12 è sostituito dal seguente:
«Art. 12 (Assistenza tecnica). — 1. Le parti, diverse
dagli enti impositori, dagli agenti della riscossione e dai
soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato.
2. Per le controversie di valore fino a tremila euro le
parti possono stare in giudizio senza assistenza tecnica.
Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con
l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito
dalla somma di queste.
3. Sono abilitati all’assistenza tecnica, se iscritti nei relativi albi professionali o nell’elenco di cui al comma 4:
a) gli avvocati;
b) i soggetti iscritti nella Sezione A commercialisti dell’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti
contabili;
c) i consulenti del lavoro;
d) i soggetti di cui all’articolo 63, terzo comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600;
e) i soggetti già iscritti alla data del 30 settembre
1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di
diploma di ragioniere limitatamente alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i tributi locali,
l’IVA, l’IRPEF, l’IRAP e l’IRES;
f) i funzionari delle associazioni di categoria che,
alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, risultavano iscritti negli elenchi tenuti dalle Intendenze di finanza competenti per territorio,
ai sensi dell’ultimo periodo dell’articolo 30, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636;
g) i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (C.N.E.L.) e i dipendenti delle imprese, o delle loro
controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile,
primo comma, numero 1), limitatamente alle controversie nelle quali sono parti, rispettivamente, gli associati
e le imprese o loro controllate, in possesso del diploma
di laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed
equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa
abilitazione professionale;
h) i dipendenti dei centri di assistenza fiscale (CAF)
di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997,
n. 241, e delle relative società di servizi, purché in possesso di diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o
in economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria
e della relativa abilitazione professionale, limitatamente
alle controversie dei propri assistiti originate da adempimenti per i quali il CAF ha prestato loro assistenza.

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4. L’elenco dei soggetti di cui al comma 3, lettere d),
e), f), g) ed h), è tenuto dal Dipartimento delle finanze del
Ministero dell’economia e delle finanze che vi provvede
con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente senza nuovi o maggiori oneri a
carico del bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, sentito il Ministero della
giustizia, emesso ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalità di tenuta dell’elenco, nonché i casi di incompatibilità,
diniego, sospensione e revoca della iscrizione anche sulla
base dei principi contenuti nel codice deontologico forense. L’elenco è pubblicato nel sito internet del Ministero
dell’economia e delle finanze.
5. Per le controversie di cui all’articolo 2, comma 2,
primo periodo, sono anche abilitati all’assistenza tecnica,
se iscritti nei relativi albi professionali:
a) gli ingegneri;
b) gli architetti;
c) i geometri;
d) i periti industriali;
e) i dottori agronomi e forestali;
f) gli agrotecnici;
g) i periti agrari.
6. Per le controversie relative ai tributi doganali sono
anche abilitati all’assistenza tecnica gli spedizionieri doganali iscritti nell’apposito albo.
7. Ai difensori di cui ai commi da 1 a 6 deve essere
conferito l’incarico con atto pubblico o con scrittura privata autenticata od anche in calce o a margine di un atto
del processo, nel qual caso la sottoscrizione autografa è
certificata dallo stesso incaricato. All’udienza pubblica
l’incarico può essere conferito oralmente e se ne dà atto
a verbale.
8. Le Agenzie delle entrate, delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,
possono essere assistite dall’Avvocatura dello Stato.
9. I soggetti in possesso dei requisiti richiesti nei commi 3, 5 e 6 possono stare in giudizio personalmente, ferme restando le limitazioni all’oggetto della loro attività
previste nei medesimi commi.
10. Si applica l’articolo 182 del codice di procedura
civile ed i relativi provvedimenti sono emessi dal presidente della commissione o della sezione o dal collegio.»;
f) all’articolo 15:
1) al comma 1, il secondo periodo è soppresso;
2) i commi 2 e 2-bis sono sostituiti dai seguenti:
«2. Le spese di giudizio possono essere compensate in
tutto o in parte dalla commissione tributaria soltanto in
caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi
ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente
motivate.
2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 96,
commi primo e terzo, del codice di procedura civile.
2-ter. Le spese di giudizio comprendono, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le
spese generali e gli esborsi sostenuti, oltre il contributo
previdenziale e l’imposta sul valore aggiunto, se dovuti.

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2-quater. Con l’ordinanza che decide sulle istanze cautelari la commissione provvede sulle spese della relativa
fase. La pronuncia sulle spese conserva efficacia anche
dopo il provvedimento che definisce il giudizio, salvo diversa statuizione espressa nella sentenza di merito.
2-quinquies. I compensi agli incaricati dell’assistenza
tecnica sono liquidati sulla base dei parametri previsti per
le singole categorie professionali. Agli iscritti negli elenchi di cui all’articolo 12, comma 4, si applicano i parametri
previsti per i dottori commercialisti e gli esperti contabili.
2-sexies. Nella liquidazione delle spese a favore
dell’ente impositore, dell’agente della riscossione e dei
soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, se assistiti da propri
funzionari, si applicano le disposizioni per la liquidazione
del compenso spettante agli avvocati, con la riduzione del
venti per cento dell’importo complessivo ivi previsto. La
riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo
definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
2-septies. Nelle controversie di cui all’articolo 17-bis
le spese di giudizio di cui al comma 1 sono maggiorate
del 50 per cento a titolo di rimborso delle maggiori spese
del procedimento.
2-octies. Qualora una delle parti abbia formulato una
proposta conciliativa, non accettata dall’altra parte senza giustificato motivo, restano a carico di quest’ultima le
spese del processo ove il riconoscimento delle sue pretese
risulti inferiore al contenuto della proposta ad essa effettuata. Se è intervenuta conciliazione le spese si intendono
compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione.»;
g) all’articolo 16:
1) nel comma 1, secondo periodo, le parole:
«all’ufficio del Ministero delle finanze ed all’ente locale», sono sostituite dalle seguenti: «agli enti impositori,
agli agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,»;
2) il comma 1-bis è abrogato;
3) nel comma 4, le parole: «L’Ufficio del Ministero delle finanze e l’ente locale», sono sostituite dalle
seguenti: «Gli enti impositori, gli agenti della riscossione
e i soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,»;
h) dopo l’articolo 16 è inserito il seguente:
«Art. 16-bis (Comunicazione e notificazioni per via telematica). — 1. Le comunicazioni sono effettuate anche
mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata, ai
sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni. Tra le pubbliche amministrazioni
di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo
7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni possono essere
effettuate ai sensi dell’articolo 76 del decreto legislativo
n. 82 del 2005. L’indirizzo di posta elettronica certificata
del difensore o delle parti è indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo. Nei procedimenti nei quali la parte sta
in giudizio personalmente e il relativo indirizzo di posta
elettronica certificata non risulta dai pubblici elenchi, il
ricorrente può indicare l’indirizzo di posta al quale vuol
ricevere le comunicazioni.

Serie generale - n. 233

2. In caso di mancata indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata ovvero di mancata consegna
del messaggio di posta elettronica certificata per cause
imputabili al destinatario, le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in segreteria della
Commissione tributaria.
3. Le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via
telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto
del Ministro dell’economia e delle finanze 23 dicembre
2013, n. 163, e dei successivi decreti di attuazione.
4. L’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata valevole per le comunicazioni e le notificazioni
equivale alla comunicazione del domicilio eletto.»;
i) all’articolo 17 il comma 3-bis è abrogato;
l) l’articolo 17-bis è sostituito dal seguente:
«Art. 17-bis (Il reclamo e la mediazione). — 1. Per le
controversie di valore non superiore a ventimila euro, il
ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione
dell’ammontare della pretesa. Il valore di cui al periodo
precedente è determinato secondo le disposizioni di cui
all’articolo 12, comma 2. Le controversie di valore indeterminabile non sono reclamabili, ad eccezione di quelle
di cui all’articolo 2, comma 2, primo periodo.
2. Il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del
termine di novanta giorni dalla data di notifica, entro il
quale deve essere conclusa la procedura di cui al presente
articolo. Si applica la sospensione dei termini processuali
nel periodo feriale.
3. Il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente decorre dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Se la Commissione rileva che la costituzione è avvenuta in data anteriore rinvia la trattazione della causa
per consentire l’esame del reclamo.
4. Le Agenzie delle entrate, delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,
provvedono all’esame del reclamo e della proposta di mediazione mediante apposite strutture diverse ed autonome
da quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili.
Per gli altri enti impositori la disposizione di cui al periodo precedente si applica compatibilmente con la propria
struttura organizzativa.
5. L’organo destinatario, se non intende accogliere il
reclamo o l’eventuale proposta di mediazione, formula
d’ufficio una propria proposta avuto riguardo all’eventuale incertezza delle questioni controverse, al grado di
sostenibilità della pretesa e al principio di economicità
dell’azione amministrativa. L’esito del procedimento rileva anche per i contributi previdenziali e assistenziali la
cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte
sui redditi.
6. Nelle controversie aventi ad oggetto un atto impositivo o di riscossione, la mediazione si perfeziona con
il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data
di sottoscrizione dell’accordo tra le parti, delle somme
dovute ovvero della prima rata. Per il versamento delle
somme dovute si applicano le disposizioni, anche sanzionatorie, previste per l’accertamento con adesione
dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997,

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n. 218. Nelle controversie aventi per oggetto la restituzione di somme la mediazione si perfeziona con la sottoscrizione di un accordo nel quale sono indicate le somme
dovute con i termini e le modalità di pagamento. L’accordo costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute
al contribuente.
7. Le sanzioni amministrative si applicano nella misura del trentacinque per cento del minimo previsto dalla
legge. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si applicano sanzioni e interessi.
8. La riscossione e il pagamento delle somme dovute
in base all’atto oggetto di reclamo sono sospesi fino alla
scadenza del termine di cui al comma 2, fermo restando
che in caso di mancato perfezionamento della mediazione sono dovuti gli interessi previsti dalle singole leggi
d’imposta.
9. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche agli agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53
del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
10. Il presente articolo non si applica alle controversie
di cui all’articolo 47-bis.»;
m) all’articolo 18:
1) nel comma 2, lettera c) le parole: «del Ministero delle finanze o dell’ente locale o del concessionario del
servizio di riscossione» sono soppresse;
2) il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore e contenere
l’indicazione:
a) della categoria di cui all’articolo 12 alla quale appartiene il difensore;
b) dell’incarico a norma dell’articolo 12,
comma 7, salvo che il ricorso non sia sottoscritto
personalmente;
c) dell’indirizzo di posta elettronica certificata
del difensore.»;
n) al comma 1, dell’articolo 23, le parole: «L’Ufficio
del Ministero delle finanze, l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione», sono sostituite dalle seguenti: «L’ente impositore, l’agente della riscossione ed
i soggetti iscritti all’albo di cui all’articolo 53 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446»;
o) all’articolo 39, dopo il comma 1, sono aggiunti
i seguenti: «1-bis. La commissione tributaria dispone la
sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa
stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una
controversia dalla cui definizione dipende la decisione
della causa.
1-ter. Il processo tributario è altresì sospeso, su richiesta conforme delle parti, nel caso in cui sia iniziata una procedura amichevole ai sensi delle Convenzioni
internazionali per evitare le doppie imposizioni stipulate
dall’Italia ovvero nel caso in cui sia iniziata una procedura amichevole ai sensi della Convenzione relativa all’eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate n. 90/463/CEE del 23 luglio
1990.»;
p) all’articolo 44, comma 2, secondo periodo, le parole: «,che costituisce titolo esecutivo» sono soppresse;

Serie generale - n. 233

q) all’articolo 46:
1) nel comma 2, le parole: «, salvo quanto diversamente disposto da singole norme di legge», sono
soppresse;
2) il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Nei
casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla
legge le spese del giudizio estinto restano a carico della
parte che le ha anticipate.»;
r) all’articolo 47:
1) nel comma 3, le parole: «con lo stesso decreto,
può motivatamente disporre», sono sostituite dalle seguenti: «può disporre con decreto motivato»;
2) nel comma 4, dopo il primo periodo, è aggiunto
il seguente: «Il dispositivo dell’ordinanza deve essere immediatamente comunicato alle parti in udienza.»;
3) nel comma 5, il periodo da: «di idonea garanzia» a «indicati nel provvedimento.» è sostituito dal seguente: «della garanzia di cui all’articolo 69, comma 2.»;
4) dopo il comma 8, è aggiunto il seguente: «8bis. Durante il periodo di sospensione cautelare si applicano gli interessi al tasso previsto per la sospensione
amministrativa.»;
s) l’articolo 48 è sostituito dal seguente:
«Art. 48 (Conciliazione fuori udienza). — 1. Se in
pendenza del giudizio le parti raggiungono un accordo
conciliativo, presentano istanza congiunta sottoscritta
personalmente o dai difensori per la definizione totale o
parziale della controversia.
2. Se la data di trattazione è già fissata e sussistono
le condizioni di ammissibilità, la commissione pronuncia
sentenza di cessazione della materia del contendere. Se
l’accordo conciliativo è parziale, la commissione dichiara con ordinanza la cessazione parziale della materia del
contendere e procede alla ulteriore trattazione della causa.
3. Se la data di trattazione non è fissata, provvede con
decreto il presidente della sezione.
4. La conciliazione si perfeziona con la sottoscrizione
dell’accordo di cui al comma 1, nel quale sono indicate le
somme dovute con i termini e le modalità di pagamento.
L’accordo costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute all’ente impositore e per il pagamento delle
somme dovute al contribuente.»;
t) dopo l’articolo 48 sono inseriti i seguenti:
«Art. 48-bis (Conciliazione in udienza). — 1. Ciascuna
parte entro il termine di cui all’articolo 32, comma 2, può
presentare istanza per la conciliazione totale o parziale
della controversia.
2. All’udienza la commissione, se sussistono le condizioni di ammissibilità, invita le parti alla conciliazione
rinviando eventualmente la causa alla successiva udienza
per il perfezionamento dell’accordo conciliativo.
3. La conciliazione si perfeziona con la redazione del
processo verbale nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalità di pagamento. Il processo
verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme
dovute all’ente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
4. La commissione dichiara con sentenza l’estinzione
del giudizio per cessazione della materia del contendere.

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Art. 48-ter (Definizione e pagamento delle somme dovute). — 1. Le sanzioni amministrative si applicano nella
misura del quaranta per cento del minimo previsto dalla
legge, in caso di perfezionamento della conciliazione nel
corso del primo grado di giudizio e nella misura del cinquanta per cento del minimo previsto dalla legge, in caso di
perfezionamento nel corso del secondo grado di giudizio.
2. Il versamento delle somme dovute ovvero, in caso
di rateizzazione, della prima rata deve essere effettuato
entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo
conciliativo di cui all’articolo 48 o di redazione del processo verbale di cui all’articolo 48-bis.
3. In caso di mancato pagamento delle somme dovute
o di una delle rate, compresa la prima, entro il termine
di pagamento della rata successiva, il competente ufficio provvede all’iscrizione a ruolo delle residue somme
dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni, nonché
della sanzione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, aumentata della metà e
applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta.
4. Per il versamento rateale delle somme dovute si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste
per l’accertamento con adesione dall’articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218.»;
u) all’articolo 49, comma 1, le parole: «escluso l’articolo 337» sono soppresse;
v) l’articolo 52 è sostituito dal seguente:
«Art. 52 (Giudice competente e provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello). — 1. La sentenza della commissione provinciale può essere appellata alla commissione
regionale competente a norma dell’articolo 4, comma 2.
2. L’appellante può chiedere alla commissione regionale di sospendere in tutto o in parte l’esecutività della
sentenza impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi.
Il contribuente può comunque chiedere la sospensione
dell’esecuzione dell’atto se da questa può derivargli un
danno grave e irreparabile.
3. Il presidente fissa con decreto la trattazione della
istanza di sospensione per la prima camera di consiglio
utile disponendo che ne sia data comunicazione alle parti
almeno dieci giorni liberi prima.
4. In caso di eccezionale urgenza il presidente, previa
delibazione del merito, può disporre con decreto motivato la sospensione dell’esecutività della sentenza fino alla
pronuncia del collegio.
5. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio e
delibato il merito, provvede con ordinanza motivata non
impugnabile.
6. La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui all’articolo 69 comma 2. Si
applica la disposizione dell’articolo 47, comma 8-bis.»;
z) all’articolo 62:
1) nel primo comma, le parole: «comma 1», sono
sostituite dalle seguenti: «primo comma»;
2) dopo il comma 2 è inserito il seguente: «2-bis.
Sull’accordo delle parti la sentenza della commissione
tributaria provinciale può essere impugnata con ricorso
per cassazione a norma dell’articolo 360, primo comma,
n. 3, del codice di procedura civile.»;

Serie generale - n. 233

aa) dopo l’articolo 62 è inserito il seguente:
«Art. 62-bis (Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria della sentenza impugnata per cassazione). — 1. La
parte che ha proposto ricorso per cassazione può chiedere
alla commissione che ha pronunciato la sentenza impugnata di sospenderne in tutto o in parte l’esecutività allo
scopo di evitare un danno grave e irreparabile. Il contribuente può comunque chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto se da questa può derivargli un danno
grave e irreparabile.
2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della
istanza di sospensione per la prima camera di consiglio
utile disponendo che ne sia data comunicazione alle parti
almeno dieci giorni liberi prima.
3. In caso di eccezionale urgenza il presidente può disporre con decreto motivato la sospensione dell’esecutività della sentenza fino alla pronuncia del collegio.
4. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio,
provvede con ordinanza motivata non impugnabile.
5. La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui all’articolo 69, comma 2. Si
applica la disposizione dell’articolo 47, comma 8-bis.
6. La commissione non può pronunciarsi sulle richieste
di cui al comma 1 se la parte istante non dimostra di avere
depositato il ricorso per cassazione contro la sentenza.»;
bb) all’articolo 63, comma 1, le parole: «un anno»
sono sostituite dalle seguenti: «sei mesi»;
cc) all’articolo 64, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Le sentenze pronunciate in grado d’appello
o in unico grado dalle commissioni tributarie possono
essere impugnate ai sensi dell’articolo 395 del codice di
procedura civile.»;
dd) all’articolo 65 dopo il comma 3 è aggiunto in
fine il seguente: «3-bis. Le parti possono proporre istanze
cautelari ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 52,
in quanto compatibili.»;
ee) dopo l’articolo 67 è inserito il seguente:
«Art. 67-bis (Esecuzione provvisoria). — 1. Le sentenze emesse dalle commissioni tributarie sono esecutive
secondo quanto previsto dal presente capo.»;
ff) all’articolo 68:
1) nel comma 1, dopo la lettera c), è aggiunta la
seguente: «c-bis. per l’ammontare dovuto nella pendenza
del giudizio di primo grado dopo la sentenza della Corte
di cassazione di annullamento con rinvio e per l’intero
importo indicato nell’atto in caso di mancata riassunzione.» e nell’ultimo periodo del medesimo comma, le parole: «a), b) e c)» sono soppresse;
2) nel comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «In caso di mancata esecuzione del rimborso
il contribuente può richiedere l’ottemperanza a norma
dell’articolo 70 alla commissione tributaria provinciale
ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla
commissione tributaria regionale.»;
gg) l’articolo 69 è sostituito dal seguente:
«Art. 69 (Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente). — 1. Le sentenze di condanna al
pagamento di somme in favore del contribuente e quelle
emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

catastali indicate nell’articolo 2, comma 2, sono immediatamente esecutive. Tuttavia il pagamento di somme
dell’importo superiore a diecimila euro, diverse dalle
spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche
tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante,
alla prestazione di idonea garanzia.
2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emesso ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati il contenuto della garanzia sulla base di quanto previsto dall’articolo 38bis, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, la sua durata nonché il termine
entro il quale può essere escussa, a seguito dell’inerzia
del contribuente in ordine alla restituzione delle somme
garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.
3. I costi della garanzia, anticipati dal contribuente,
sono a carico della parte soccombente all’esito definitivo
del giudizio.
4. Il pagamento delle somme dovute a seguito della
sentenza deve essere eseguito entro novanta giorni dalla
sua notificazione ovvero dalla presentazione della garanzia di cui al comma 2, se dovuta.
5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente può richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla commissione tributaria provinciale ovvero,
se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale.»;
hh) l’articolo 69-bis è abrogato;
ii) all’articolo 70:
1) nel comma 1, le parole: «Salvo quanto previsto
dalle norme del codice di procedura civile per l’esecuzione forzata della sentenza di condanna costituente titolo
esecutivo, la», sono sostituite dalla seguente «La»;
2) nel comma 2, le parole: «dall’ufficio del Ministero delle finanze o dall’ente locale dell’obbligo posto
a carico della», sono sostituite dalle seguenti: «a carico
dell’ente impositore, dell’agente della riscossione o del
soggetto iscritto nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, degli obblighi
derivanti dalla»;
3) nel comma 4, le parole: «all’ufficio del Ministero delle finanze o all’ente locale obbligato», sono
sostituite dalle seguenti: «ai soggetti di cui al comma 2
obbligati»;
4) nei commi 5 e 7, le parole: «del Ministero delle
finanze o l’ente locale», sono soppresse; inoltre, sempre
nel comma 7, al secondo periodo, le parole: «della legge
8 luglio 1980, n. 319, e successive modificazioni e integrazioni.», sono sostituite dalle seguenti: «del Titolo VII
del Capo IV del Testo unico delle disposizioni legislative
e regolamentari in materia di spese di giustizia approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio
2002, n. 115.»;
5) dopo il comma 10 è inserito il seguente: «10bis. Per il pagamento di somme dell’importo fino a ventimila euro e comunque per il pagamento delle spese di
giudizio, il ricorso è deciso dalla Commissione in composizione monocratica.».

Serie generale - n. 233

Art. 10.
Norme di coordinamento
1. All’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i commi terzo, quarto e quinto sono sostituiti dai seguenti: «Il Ministero
dell’economia e delle finanze può autorizzare all’esercizio dell’assistenza tecnica davanti alle commissioni tributarie, se cessati dall’impiego dopo almeno venti anni
di effettivo servizio di cui almeno gli ultimi dieci prestati
a svolgere attività connesse ai tributi, gli impiegati delle carriere dirigenziale, direttiva e di concetto degli enti
impositori e del Ministero nonché gli ufficiali e ispettori
della guardia di finanza. L’autorizzazione può essere revocata o sospesa in ogni tempo con provvedimento motivato. Le attività connesse ai tributi sono individuate con
il decreto di cui all’articolo 12, comma 4, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Ai soggetti di cui al terzo comma, ancorché iscritti in
un albo professionale, è vietato di esercitare funzioni di
assistenza e di rappresentanza presso gli enti impositori
e davanti le commissioni tributarie per un periodo di due
anni dalla data di cessazione del rapporto d’impiego.
L’esercizio delle funzioni di rappresentanza e assistenza in violazione del presente articolo è punito con la sanzione amministrativa da euro mille a euro cinquemila.».
2. All’articolo 14, comma 3-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, le parole:
«comma 5», sono sostituite dalle seguenti: «comma 2»;
3. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 19:
1) nel comma 2, le parole: «dell’articolo 47» sono
sostituite dalle seguenti: «dell’articolo 52»;
2) nel comma 3, le parole: «idonea garanzia anche
a mezzo di fideiussione bancaria o assicurativa.», sono
sostituite dalle seguenti: «la garanzia di cui all’articolo 69
del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.»;
3) nel comma 6, le parole: «entro novanta giorni
dalla comunicazione o notificazione della sentenza.» sono
sostituite dalle seguenti: «ai sensi dell’articolo 68, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.»;
b) all’articolo 22:
1) nel comma 3, dopo il primo periodo è aggiunto
il seguente: «Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all’estero, il termine è triplicato.»;
2) il comma 4 è sostituito dal seguente: «4. Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento, il presidente provvede con decreto motivato assunte ove occorra sommarie
informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto, la
camera di consiglio entro un termine non superiore a
trenta giorni assegnando all’istante un termine perentorio
non superiore a quindici giorni per la notificazione del
ricorso e del decreto. A tale udienza la commissione, con
ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti
emanati con decreto.»;
3) il comma 5 è soppresso;

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4) nel comma 6, le parole: «idonea garanzia mediante cauzione o fideiussione bancaria o assicurativa.»,
sono sostituite dalle seguenti: «la garanzia di cui all’articolo 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546.»;
5) il comma 7 è sostituito dal seguente: «7. I provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia:
a) se non sono eseguiti nel termine di sessanta
giorni dalla comunicazione;
b) se, nel termine di centoventi giorni dalla loro
adozione, non viene notificato atto impositivo, di contestazione o di irrogazione; in tal caso, il presidente della
commissione su istanza di parte e sentito l’ufficio o l’ente
richiedente, dispone la cancellazione dell’ipoteca;
c) a seguito della sentenza, anche non passata
in giudicato, che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui
alla lettera b). La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell’ipoteca. In caso di accoglimento parziale,
su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza riduce proporzionalmente l’entità dell’iscrizione o
del sequestro; se la sentenza è pronunciata dalla Corte di
cassazione, provvede il giudice la cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione.».
Art. 11.
Modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 1992,
n. 545
1. Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, il comma 1 è sostituito dai seguenti:
«1. A ciascuna delle commissioni tributarie provinciali e
regionali è preposto un presidente che presiede anche la
prima sezione. L’incarico ha durata quadriennale a decorrere dalla data di esercizio effettivo delle funzioni ed è
rinnovabile per una sola volta e per un uguale periodo,
previa valutazione positiva da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dell’attività svolta nel
primo triennio del quadriennio iniziale. Il Consiglio di
presidenza della giustizia tributaria stabilisce con proprio
regolamento il procedimento e le modalità di tale valutazione, garantendo la previa interlocuzione con l’interessato. Il Presidente non può essere nominato tra soggetti
che raggiungeranno l’età pensionabile entro i quattro anni
successivi alla nomina.
1-bis. A seguito di valutazione negativa da parte del
Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e comunque all’esito dell’ottavo anno di esercizio delle funzioni
di cui al comma 1, il giudice tributario è riassegnato a
sua richiesta, salvo tramutamento all’esercizio di funzioni
analoghe o diverse all’incarico di presidente di sezione
nella commissione tributaria a cui era preposto ovvero in
quella di precedente provenienza.»;
b) all’articolo 6, il comma 1 è sostituito dai seguenti:
«1. Con provvedimento del Consiglio di Presidenza della
giustizia tributaria sono istituite sezioni specializzate in
relazione a questioni controverse individuate con il provvedimento stesso.

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1-bis. I presidenti delle commissioni tributarie assegnano il ricorso ad una delle sezioni tenendo conto, preliminarmente, della specializzazione di cui al comma 1 e applicando successivamente i criteri cronologici e casuali.»;
c) all’articolo 7, comma 1, dopo la lettera e) è inserita
la seguente: «e-bis) essere muniti di laurea magistrale o quadriennale in materie giuridiche o economico-aziendalistiche;»;
d) all’articolo 8, comma 1:
1) nella lettera h), dopo la parola: «partiti» aggiungere le seguenti: «o movimenti»;
2) nella lettera i), le parole: «esercitano la consulenza tributaria,» sono sostituite dalle seguenti: «direttamente o attraverso forme associative, esercitano l’attività di consulenza tributaria,»;
e) all’articolo 9, comma 1, dopo le parole: «I
componenti delle commissioni tributarie» sono inserite
le seguenti: «immessi per la prima volta nel ruolo unico
di cui all’articolo 4, comma 40, della legge 12 novembre
2011, n. 183,» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«In ogni altro caso alla nomina dei componenti di commissione tributaria si provvede con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze.»;
f) all’articolo 11 è aggiunto infine il seguente
comma: «5-bis. Nei casi di necessità di servizio, il Ministro dell’economia e delle finanze può disporre, su richiesta del Consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria,
l’anticipazione nell’assunzione delle funzioni.»;
g) l’articolo 15 è sostituito dal seguente:
«Art. 15 (Vigilanza e sanzioni disciplinari). — 1. Il presidente di ciascuna commissione tributaria esercita la vigilanza sugli altri componenti e sulla qualità e l’efficienza dei
servizi di segreteria della propria commissione, al fine di
segnalarne le risultanze al Dipartimento delle finanze del
Ministero dell’economia e delle finanze per i provvedimenti di competenza. Il presidente di ciascuna commissione
tributaria regionale esercita la vigilanza sulla attività giurisdizionale delle commissioni tributarie provinciali aventi
sede nella circoscrizione della stessa e sui loro componenti.
2. I componenti delle commissioni tributarie, per comportamenti non conformi a doveri o alla dignità del proprio ufficio, sono soggetti alle sanzioni individuate nei
commi da 3 a 7.
3. Si applica la sanzione dell’ammonimento per lievi
trasgressioni.
4. Si applica la sanzione non inferiore alla censura, per:
a) i comportamenti che, violando i doveri di cui al
comma 2, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio
a una delle parti;
b) la consapevole inosservanza dell’obbligo di
astensione nei casi previsti dalla legge;
c) i comportamenti che, a causa dei rapporti comunque esistenti con i soggetti coinvolti nel procedimento
ovvero a causa di avvenute interferenze, costituiscano
violazione del dovere di imparzialità;
d) i comportamenti abitualmente o gravemente
scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, o di
chiunque abbia rapporti con il giudice nell’ambito della
Commissione tributaria, ovvero nei confronti di altri giudici o di collaboratori;

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e) l’ingiustificata interferenza nell’attività giudiziaria di altro giudice;
f) l’omessa comunicazione al Presidente della Commissione tributaria da parte del giudice destinatario delle
avvenute interferenze;
g) il perseguimento di fini diversi da quelli di
giustizia;
h) la scarsa laboriosità, se abituale;
i) la grave o abituale violazione del dovere di
riservatezza;
l) l’uso della qualità di giudice tributario al fine di
conseguire vantaggi ingiusti;
m) la reiterata e grave inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio adottate dagli organi competenti.
5. Si applica la sanzione non inferiore alla sospensione
dalle funzioni per un periodo da un mese a due anni, per:
a) il reiterato o grave ritardo nel compimento degli
atti relativi all’esercizio delle funzioni;
b) i comportamenti che, violando i doveri di cui al
comma 2, arrecano grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti;
c) l’uso della qualità di giudice tributario al fine di
conseguire vantaggi ingiusti, se abituale e grave;
d) il frequentare persona che consti essere stata dichiarata delinquente abituale, professionale o per tendenza o aver subìto condanna per delitti non colposi alla pena
della reclusione superiore a tre anni o essere sottoposta
ad una misura di prevenzione, salvo che sia intervenuta la
riabilitazione, ovvero l’intrattenere rapporti consapevoli
di affari con una di tali persone.
6. Si applica la sanzione dell’incapacità a esercitare un
incarico direttivo per l’interferenza, nell’attività di altro
giudice tributario, da parte del presidente della commissione o della sezione, se ripetuta o grave.
7. Si applica la rimozione dall’incarico nei casi di recidiva in trasgressioni di cui ai commi 5 e 6.»;
h) all’articolo 21:
1) nel comma 1, il primo periodo è sostituito dai
seguenti: «Le elezioni del Consiglio di presidenza della
giustizia tributaria hanno luogo entro quattro mesi dallo
scadere del precedente Consiglio. Esse sono indette con
provvedimento del Presidente del Consiglio di presidenza, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana almeno quarantacinque giorni prima della data
stabilita per le elezioni.»;
2) i commi 2 e 2-bis sono sostituiti dai seguenti:
«2. Il Presidente del Consiglio di presidenza nomina, con
propria delibera, l’ufficio centrale elettorale, che si insedia presso lo stesso Consiglio di presidenza, ed è costituito da un presidente di Commissione tributaria, che lo
presiede, e da due giudici tributari. Con la stessa delibera
sono nominati, altresì, i tre giudici supplenti, che sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o
impedimento.

Serie generale - n. 233

2-bis. Le candidature devono essere presentate all’ufficio centrale elettorale, a mezzo plico raccomandato,
almeno venticinque giorni prima delle elezioni mediante compilazione della apposita scheda di presentazione.
Ciascun candidato è presentato da non meno di venti e
da non oltre trenta giudici tributari. Le firme di presentazione possono essere apposte e depositate anche su più
schede di presentazione, se i candidati raccolgono firme
di presentazione in Commissioni diverse da quella di
appartenenza.
2-ter. Nessuno può presentare più di un candidato né
essere, contemporaneamente, candidato e presentatore di
se stesso. L’inosservanza delle disposizioni del presente
comma determina la nullità di ogni firma di presentazione
proposta dal medesimo soggetto.
2-quater. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del
termine di cui al comma 3, l’ufficio elettorale centrale accerta che nei confronti del candidato non sussistono le
cause di ineleggibilità di cui all’articolo 20. Lo stesso Ufficio verifica, altresì, il rispetto delle disposizioni di cui
ai commi 3 e 4, esclude, con provvedimento motivato, le
candidature non presentate dal prescritto numero di presentatori ovvero quelle dei candidati ineleggibili, e trasmette immediatamente le candidature ammesse al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. L’elenco dei
candidati è pubblicato sul sito istituzionale del Consiglio
ed inviato dallo stesso per posta elettronica a tutti i componenti delle Commissioni tributarie. Detto elenco è altresì affisso, a cura dei Presidenti di commissione, presso
ciascuna Commissione tributaria.
2-quinquies. Le operazioni elettorali si svolgono presso le sedi delle commissioni tributarie provinciali e regionali e presso ciascuna di queste sedi è istituito l’ufficio elettorale locale, che assicura l’espletamento delle
operazioni di voto, composto dal presidente della commissione o da un suo delegato, che lo presiede, e da due
giudici tributari, nominati dal presidente delle rispettive
commissioni almeno venti giorni prima della data fissata
per le elezioni. Sono nominati altresì tre supplenti, i quali sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento. Non possono far parte degli Uffici
elettorali giudici tributari che abbiano riportato sanzioni
disciplinari più gravi dell’ammonimento.
2-sexies. Gli uffici elettorali locali presiedono alle
operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa
apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per
ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio
il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure
delle contestazioni decise ai sensi dell’articolo 22, comma 4, si dà atto nel processo verbale.
2-septies. Con regolamento del Consiglio di Presidenza sono stabilite le disposizioni di attuazione del presente
articolo.»;
i) l’articolo 22 è sostituito dal seguente:
«Art. 22 (Votazioni). — 1. Ciascun elettore può esprimere il voto per non più di sei candidati. Le schede devono essere preventivamente controfirmate dai componenti dell’ufficio elettorale ed essere riconsegnate chiuse
dall’elettore.

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TITOLO III

2. Il voto, personale, diretto e segreto, viene espresso
presso la sede della commissione presso la quale è espletata la funzione giurisdizionale.
3. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono
allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura
delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun
candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle
contestazioni decise ai sensi del comma 4, si deve dare
atto nel processo verbale delle operazioni.
4. L’ufficio elettorale regionale decide a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto
nonché su quelle relative alla validità delle schede, dandone atto nel processo verbale delle operazioni.
5. Al termine delle operazioni elettorali il verbale di
scrutinio è trasmesso all’ufficio elettorale centrale che
provvede alla proclamazione degli eletti.»;
l) all’articolo 23:
1) nel comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «I nominativi degli eletti sono comunicati al
Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria e al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e
delle finanze.»;
2) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti: «3bis. Nei quindici giorni successivi all’emanazione del
decreto del Presidente della Repubblica, di cui all’articolo 17, comma 1, il Presidente in carica del Consiglio
di presidenza della giustizia tributaria convoca per l’insediamento il Consiglio nella sua nuova composizione.
3-ter. Il Consiglio di Presidenza scade al termine del
quadriennio e continua ad esercitare le proprie funzioni
fino all’insediamento del nuovo Consiglio.»;
m) all’articolo 24, comma 1, la lettera h) è sostituita
dalla seguente: «h) assicura l’aggiornamento professionale dei giudici tributari attraverso l’organizzazione di corsi
di formazione permanente, in sede centrale e decentrata
nell’ambito degli stanziamenti annuali dell’apposita voce
di bilancio in favore dello stesso Consiglio e sulla base
di un programma di formazione annuale, comunicato al
Ministero dell’economia e delle finanze entro il mese di
ottobre dell’anno precedente lo svolgimento dei corsi;»;
n) all’articolo 29, il comma 2, è sostituito dal seguente: «2. Il Ministro dell’economia e delle finanze presenta entro il 30 ottobre di ciascun anno una relazione al
Parlamento sullo stato della giustizia tributaria nell’anno
precedente anche sulla base degli elementi predisposti dal
Consiglio di presidenza, con particolare riguardo alla durata dei processi e all’efficacia degli istituti deflattivi del
contenzioso.».
2. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
adotta il regolamento di cui al comma 1, dell’articolo 2
del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come
sostituito dal comma 1, lettera a), del presente articolo
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.

Serie generale - n. 233

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E NORMA FINANZIARIA

Art. 12.
Disposizioni transitorie
1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2016, ad eccezione dell’articolo 9, comma 1, lettere ee), gg) e hh) che entrano in
vigore dal 1° giugno 2016, nonché di quella prevista dal
comma 5 che entra in vigore dalla data di pubblicazione
del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
2. Fino all’approvazione dei decreti previsti dagli articoli 12, comma 4, e 69, comma 2, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546, come modificati dall’articolo 10 del presente decreto, restano applicabili le disposizioni previgenti di cui ai predetti articoli 12 e 69.
3. Le disposizioni contenute nel comma 3 dell’articolo 16-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546,
come modificati dall’articolo 10 del presente decreto, si
applicano con decorrenza e modalità previste dai decreti
di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163.
4. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 2, comma 1
del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come
sostituito dal comma 1, lettera a), dell’articolo 11 agli incarichi in corso alla data di entrata in vigore del presente
decreto, si tiene conto anche del periodo maturato alla
medesima data nelle relative funzioni.
5. A decorrere dal 1° gennaio 2015, i procedimenti
giurisdizionali pendenti al 31 dicembre 2014 dinanzi alla
cessata Commissione tributaria centrale proseguono innanzi alla Commissione tributaria regionale del Lazio.
Art. 13.
Disposizione finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall’articolo 9, comma 1, lettera gg), valutati in 50,6 milioni di euro per l’anno 2016 e
86,8 milioni di euro per l’anno 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del fondo di
cui all’articolo 16, comma 1, ultimo periodo, della legge
11 marzo 2014, n. 23. Il Ministro dell’economia e delle
finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 24 settembre 2015
MATTARELLA
R ENZI, Presidente del Consiglio dei ministri
PADOAN, Ministro dell’economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: ORLANDO

NOTE

AVVERTENZA:
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art.10, commi 2 e 3, del testo
unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n.1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore
e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
— L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e
per oggetti definiti.
— L’articolo 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di emanare i
decreti aventi valore di legge ed i regolamenti.
— La legge 11 marzo 2014, n. 23 (Delega al Governo per un sistema fiscale più equo, trasparente ed orientato alla crescita), è stata
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2014, n. 59.
Gli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, della citata legge n. 23 del
2014, prevedono:
«Art. 6. — Gestione del rischio fiscale, governance aziendale, tutoraggio, rateizzazione dei debiti tributari e revisione della disciplina
degli interpelli
(Omissis).
6. Il Governo è delegato ad introdurre, con i decreti legislativi di
cui all’articolo 1, disposizioni per la revisione generale della disciplina degli interpelli, allo scopo di garantirne una maggiore omogeneità,
anche ai fini della tutela giurisdizionale e di una maggiore tempestività
nella redazione dei pareri, procedendo in tale contesto all’eliminazione
delle forme di interpello obbligatorio nei casi in cui non producano benefìci ma solo aggravi per i contribuenti e per l’amministrazione».
«Art. 10. — Revisione del contenzioso tributario e della riscossione degli enti locali
1. Il Governo è delegato ad introdurre, con i decreti legislativi di
cui all’articolo, norme per il rafforzamento della tutela giurisdizionale
del contribuente, assicurando la terzietà dell’organo giudicante, nonché
per l’accrescimento dell’efficienza nell’esercizio dei poteri di riscossione delle entrate, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) rafforzamento e razionalizzazione dell’istituto della conciliazione nel processo tributario, anche a fini di deflazione del contenzioso e
di coordinamento con la disciplina del contraddittorio fra il contribuente
e l’amministrazione nelle fasi amministrative di accertamento del tributo, con particolare riguardo ai contribuenti nei confronti dei quali sono
configurate violazioni di minore entità;
b) incremento della funzionalità della giurisdizione tributaria, in
particolare attraverso interventi riguardanti:
1) la distribuzione territoriale dei componenti delle commissioni tributarie;

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2) l’eventuale composizione monocratica dell’organo giudicante in relazione a controversie di modica entità e comunque non attinenti a fattispecie connotate da particolari complessità o rilevanza economico-sociale, con conseguente regolazione, secondo i criteri propri
del processo civile, delle ipotesi di inosservanza dei criteri di attribuzione delle controversie alla cognizione degli organi giudicanti monocratici o collegiali, con connessa disciplina dei requisiti di professionalità
necessari per l’esercizio della giurisdizione in forma monocratica;
3) la revisione delle soglie in relazione alle quali il contribuente può stare in giudizio anche personalmente e l’eventuale ampliamento dei soggetti abilitati a rappresentare i contribuenti dinanzi alle
commissioni tributarie;
4) il massimo ampliamento dell’utilizzazione della posta elettronica certificata per le comunicazioni e le notificazioni;
5) l’attribuzione e la durata, anche temporanea e rinnovabile,
degli incarichi direttivi;
6) i criteri di determinazione del trattamento economico spettante ai componenti delle commissioni tributarie;
7) la semplificazione e razionalizzazione della disciplina relativa al meccanismo di elezione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, in particolare attraverso la concentrazione delle relative
competenze e funzioni direttamente in capo al Consiglio medesimo e
la previsione di forme e modalità procedimentali idonee ad assicurare
l’ordinato e tempestivo svolgimento delle elezioni;
8) il rafforzamento della qualificazione professionale dei
componenti delle commissioni tributarie, al fine di assicurarne l’adeguata preparazione specialistica;
9) l’uniformazione e generalizzazione degli strumenti di tutela cautelare nel processo tributario;
10) la previsione dell’immediata esecutorietà, estesa a tutte le
parti in causa, delle sentenze delle commissioni tributarie;
11) l’individuazione di criteri di maggior rigore nell’applicazione del principio della soccombenza ai fini del carico delle spese
del giudizio, con conseguente limitazione del potere discrezionale del
giudice di disporre la compensazione delle spese in casi diversi dalla
soccombenza reciproca;
12) il rafforzamento del contenuto informativo della relazione
ministeriale sull’attività delle commissioni tributarie.».
— Il testo vigente dell’articolo 1, comma 7, della citata legge
11 marzo 2014, n. 23, è il seguente:
«7. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni, con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi
integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci
giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati».
Note all’art. 2:

— L’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di Statuto dei diritti del contribuente), sostituito integralmente dal
presente decreto), è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 luglio 2000,
n. 177.
Note all’art. 3:

— Per i riferimenti all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000,
n. 212, si veda nelle note all’art. 2.
— Il testo vigente dell’articolo 63 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è il seguente:
“Art. 63. (Rappresentanza e assistenza dei contribuenti)
Presso gli uffici finanziari il contribuente può farsi rappresentare
da un procuratore generale o speciale, salvo quanto stabilito nel quarto
comma.
La procura speciale deve essere conferita per iscritto con firma
autenticata. L’autenticazione non è necessaria quando la procura è conferita al coniuge o a parenti e affini entro il quarto grado o a propri dipendenti da persone giuridiche. Quando la procura è conferita a persone
iscritte in albi professionali o nell’elenco previsto dal terzo comma, a
soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed
esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in
giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma

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di ragioneria ovvero ai soggetti indicati nell’articolo 4, comma 1, lettere
e), f) ed i), del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545 è data facoltà agli stessi rappresentanti di autenticare la sottoscrizione. Quando la
procura è rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale
o di una società di servizi di cui all’articolo 11 del regolamento di cui
al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, essa deve
essere autenticata dal responsabile dell’assistenza fiscale del predetto
centro o dal legale rappresentante della predetta società di servizi.
Il Ministero delle finanze può autorizzare all’esercizio dell’assistenza e della rappresentanza davanti alle commissioni tributarie gli impiegati delle carriere dirigenziale, direttiva e di concetto dell’amministrazione finanziaria, nonché gli ufficiali e i sottufficiali della guardia di
finanza, collocati a riposo dopo almeno venti anni di effettivo servizio.
L’autorizzazione può essere revocata in ogni tempo con provvedimento
motivato. Il Ministero tiene l’elenco delle persone autorizzate e comunica alle segreterie delle commissioni tributarie le relative variazioni.
A coloro che hanno appartenuto all’amministrazione finanziaria
e alla guardia di finanza, ancorché iscritti in un albo professionale o
nell’elenco previsto nel precedente comma, è vietato, per due anni dalla data di cessazione del rapporto d’impiego, di esercitare funzioni di
assistenza e di rappresentanza presso gli uffici finanziari e davanti le
commissioni tributarie.
Chi esercita funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria in violazione del presente articolo è punito con la multa da lire
cinquantamila a lire cinquecentomila.”.
Note all’art. 4:

— Per i riferimenti all’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, si
veda nelle note all’art. 2.
Note all’art. 5:

— Per i riferimenti all’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, si
veda nelle note all’art. 2.
— Il testo vigente dell’articolo 31-ter del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 1
del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, è il seguente:
“Art. 31-ter. (Accordi preventivi per le imprese con attività
internazionale)
1. Le imprese con attività internazionale hanno accesso ad una
procedura finalizzata alla stipula di accordi preventivi, con principale
riferimento ai seguenti ambiti:
a) preventiva definizione in contraddittorio dei metodi di calcolo
del valore normale delle operazioni di cui al comma 7, dell’articolo 110
del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dei valori di uscita
o di ingresso in caso di trasferimento della residenza, rispettivamente, ai
sensi degli articoli 166 e 166-bis del medesimo testo unico. Le imprese
che aderiscono al regime dell’adempimento collaborativo hanno accesso alla procedura di cui al periodo precedente anche al fine della preventiva definizione in contraddittorio dei metodi di calcolo del valore
normale delle operazioni di cui al comma 10 dell’articolo 110 del citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986;
b) applicazione ad un caso concreto di norme, anche di origine
convenzionale, concernenti l’attribuzione di utili e perdite alla stabile
organizzazione in un altro Stato di un’impresa o un ente residente ovvero alla stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente;
c) valutazione preventiva della sussistenza o meno dei requisiti
che configurano una stabile organizzazione situata nel territorio dello
Stato, tenuti presenti i criteri previsti dall’articolo 162 del testo unico
delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonché dalle vigenti Convenzioni
contro le doppie imposizioni stipulate all’Italia;
d) applicazione ad un caso concreto di norme, anche di origine
convenzionale, concernenti l’erogazione o la percezione di dividendi,
interessi e royalties e altri componenti reddituali a o da soggetti non
residenti.

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2. Gli accordi di cui al comma 1 vincolano le parti per il periodo
d’imposta nel corso del quale sono stipulati e per i quattro periodi d’imposta successivi, salvo mutamenti delle circostanze di fatto o di diritto
rilevanti ai fini degli accordi sottoscritti e risultanti dagli stessi. Tuttavia,
qualora conseguano ad altri accordi conclusi con le autorità competenti
di Stati esteri a seguito delle procedure amichevoli previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, gli accordi di cui
al comma 1 vincolano le parti, secondo quanto convenuto con dette autorità, a decorrere da periodi di imposta precedenti purché non anteriori
al periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della relativa
istanza da parte del contribuente.
3. Qualora le circostanze di fatto e di diritto a base dell’accordo di
cui al comma 1 ricorrano per uno o più dei periodi di imposta precedenti
alla stipula ma non anteriori a quello in corso alla data di presentazione
dell’istanza, relativamente a tali periodi di imposta è concessa la facoltà
al contribuente di far valere retroattivamente l’accordo stesso, provvedendo, ove si renda a tal fine necessario rettificare il comportamento
adottato, all’effettuazione del ravvedimento operoso ovvero alla presentazione della dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 2, comma 8,
del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, senza l’applicazione, in entrambi i casi, delle relative sanzioni.
4. In base alla normativa comunitaria, l’Amministrazione finanziaria invia copia dell’accordo all’autorità fiscale competente degli Stati
di residenza o di stabilimento delle imprese con le quali i contribuenti
pongono in essere le relative operazioni.
5. Per i periodi d’imposta di validità dell’accordo, l’Amministrazione finanziaria esercita i poteri di cui agli articoli 32 e seguenti soltanto in relazione a questioni diverse da quelle oggetto dell’accordo
medesimo.
6. La richiesta di accordo preventivo è presentata al competente
Ufficio della Agenzia delle entrate, secondo quanto stabilito con provvedimento del Direttore della medesima Agenzia. Con il medesimo provvedimento sono definite le modalità con le quali il competente Ufficio
procede alla verifica del rispetto dei termini dell’accordo e del sopravvenuto mutamento delle condizioni di fatto e di diritto su cui l’accordo
si basa.
7. Qualunque riferimento all’articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ovunque presente, deve intendersi effettuato al
presente articolo”.
— Il testo vigente dell’articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, è il seguente:
“Art. 2. (Interpello sui nuovi investimenti)
1. Le imprese che intendono effettuare investimenti nel territorio
dello Stato di ammontare non inferiore a trenta milioni di euro e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui
avviene l’investimento e durature possono presentare all’Agenzia delle
entrate un’istanza di interpello in merito al trattamento fiscale del loro
piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si
ipotizzano per la sua realizzazione, ivi inclusa, ove necessaria, la valutazione circa l’esistenza o meno di un’azienda. Possono formare oggetto
dell’istanza anche la valutazione preventiva circa l’eventuale assenza di
abuso del diritto fiscale o di elusione, la sussistenza delle condizioni per
la disapplicazione di disposizioni antielusive e l’accesso ad eventuali
regimi o istituti previsti dall’ordinamento tributario. Con riferimento ai
tributi non di competenza dell’Agenzia delle entrate, quest’ultima provvede ad inoltrare la richiesta dell’investitore agli enti di competenza che
rendono autonomamente la risposta.
2. La risposta scritta e motivata dell’Agenzia delle entrate è resa
entro centoventi giorni, prorogabili, nel caso sia necessario acquisire
ulteriori informazioni, di ulteriori novanta giorni decorrenti dalla data di
acquisizione di dette informazioni ed è basata sul piano di investimento
e su tutti gli ulteriori elementi informativi forniti dall’investitore, anche
su richiesta dell’Agenzia delle entrate, a seguito di interlocuzioni con la
parte interessata. Ove necessario, l’Agenzia delle entrate può accedere,
previa intesa con il contribuente, presso le sedi di svolgimento dell’attività dell’impresa, in tempi concordati, allo scopo di prendere diretta
cognizione di elementi informativi utili ai fini istruttori. Qualora la risposta non pervenga al contribuente entro i predetti termini, si intende
che l’Amministrazione finanziaria concordi con l’interpretazione o il
comportamento prospettato dal richiedente.

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3. Il contenuto della risposta, anche se desunta ai sensi del terzo
periodo del comma 2, vincola l’Amministrazione finanziaria e resta valido finché restano invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base
delle quali è stata resa o desunta la risposta, con conseguente nullità di
ogni atto di qualsiasi genere, anche di carattere impositivo o sanzionatorio, emanato dall’Amministrazione finanziaria in difformità a detto
contenuto. Il contribuente che dà esecuzione alla risposta, a prescindere
dall’ammontare del suo volume d’affari o dei suoi ricavi, può accedere
all’istituto dell’adempimento collaborativo al ricorrere degli altri requisiti previsti.
4. L’Agenzia delle entrate può verificare l’assenza di mutamenti
nelle circostanze di fatto o di diritto rilevanti ai fini del rilascio della risposta e la corretta applicazione delle indicazione date nella stessa
mediante l’utilizzo degli ordinari poteri istruttori. Resta fermo l’esercizio degli ordinari poteri di controllo dell’Amministrazione finanziaria
esclusivamente in relazione a questioni diverse da quelle oggetto del
parere.
5. L’Agenzia delle entrate pubblica annualmente la sintesi delle
posizioni interpretative rese ai sensi del presente articolo che possano
avere generale interesse.
6. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono individuate le modalità applicative dell’interpello previsto dal presente articolo. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia
delle entrate, da emanarsi entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del predetto decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, è
individuato l’ufficio competente al rilascio della risposta ed alla verifica
della corretta applicazione della stessa.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere
dalla data di emanazione del provvedimento del Direttore dell’Agenzia
delle entrate di cui al comma 6.”
— Il testo vigente dell’articolo 6 del decreto legislativo 5 agosto
2015, n. 128 (Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco
e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge
11 marzo 2014, n. 23), è il seguente:
“Art. 6. (Effetti)
1. L’adesione al regime comporta la possibilità per i contribuenti
di pervenire con l’Agenzia delle entrate a una comune valutazione delle
situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione
delle dichiarazioni fiscali, attraverso forme di interlocuzione costante e
preventiva su elementi di fatto, inclusa la possibilità dell’anticipazione
del controllo.
2. L’adesione al regime comporta altresì per i contribuenti una
procedura abbreviata di interpello preventivo in merito all’applicazione
delle disposizioni tributarie a casi concreti, in relazione ai quali l’interpellante ravvisa rischi fiscali. L’Agenzia delle entrate, entro quindici
giorni dal ricevimento, verifica e conferma l’idoneità della domanda
presentata, nonché la sufficienza e l’adeguatezza della documentazione prodotta con la domanda. Il termine per la risposta all’interpello è
in ogni caso di quarantacinque giorni, decorrenti dal ricevimento della
domanda ovvero della documentazione integrativa richiesta, anche se
l’Agenzia delle entrate effettua accessi alle sedi dei contribuenti, definendone con loro i tempi, per assumervi elementi informativi utili per
la risposta. I contribuenti comunicano all’Agenzia il comportamento
effettivamente tenuto, se difforme da quello oggetto della risposta da
essa fornita. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da
emanare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto,
sono disciplinati i termini e le modalità applicative del presente articolo
in relazione alla procedura abbreviata di interpello preventivo.
3. Per i rischi di natura fiscale comunicati in modo tempestivo
ed esauriente all’Agenzia delle entrate ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera b), prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali, se
l’Agenzia non condivide la posizione dell’impresa, le sanzioni amministrative applicabili sono ridotte della metà e comunque non possono
essere applicate in misura superiore al minimo edittale. La loro riscossione è in ogni caso sospesa fino alla definitività dell’accertamento.
4. In caso di denuncia per reati fiscali, l’Agenzia delle entrate comunica alla Procura della Repubblica se il contribuente abbia aderito al
regime di adempimento collaborativo, fornendo, se richiesta, ogni utile
informazione in ordine al controllo del rischio fiscale e all’attribuzione
di ruoli e responsabilità previsti dal sistema adottato.
5. Il contribuente che aderisce al regime è inserito nel relativo elenco pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia delle entrate.

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6. I contribuenti che aderiscono al regime non sono tenuti a prestare garanzia per il pagamento dei rimborsi delle imposte, sia dirette
sia indirette.”.
Note all’art. 6:

— Per i riferimenti all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000,
n. 212, si veda nelle note all’art. 2.
— Il testo vigente dell’articolo 60 del citato decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è il seguente:
“Art. 60. (Notificazioni)
La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono
essere notificati al contribuente è eseguita secondo le norme stabilite
dagli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile, con le seguenti
modifiche:
a) la notificazione è eseguita dai messi comunali ovvero dai
messi speciali autorizzati dall’ufficio;
b) il messo deve fare sottoscrivere dal consegnatario l’atto o
l’avviso ovvero indicare i motivi per i quali il consegnatario non ha
sottoscritto;
b-bis) se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in
busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico
della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e
alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto. Il consegnatario
deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata;
c) salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani
proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del
destinatario;
d) è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una
persona o un ufficio nel comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione
di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione
effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con
avviso di ricevimento ovvero in via telematica con modalità stabilite
con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate;
e) quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del
deposito prescritto dall’art. 140 del codice di procedura civile, in busta
chiusa e sigillata, si affigge nell’albo del comune e la notificazione, ai
fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione;
e-bis) è facoltà del contribuente che non ha la residenza nello
Stato e non vi ha eletto domicilio ai sensi della lettera d), o che non
abbia costituito un rappresentante fiscale, comunicare al competente ufficio locale, con le modalità di cui alla stessa lettera d), l’indirizzo estero
per la notificazione degli avvisi e degli altri atti che lo riguardano; salvo
il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione degli avvisi o degli atti è eseguita mediante spedizione a mezzo di
lettera raccomandata con avviso di ricevimento;
f) le disposizioni contenute negli artt. 142, 143, 146, 150 e 151
del codice di procedura civile non si applicano.
L’elezione di domicilio ha effetto dal trentesimo giorno successivo
a quello della data di ricevimento delle comunicazioni previste alla lettera d) ed alla lettera e-bis) del comma precedente.
Le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo hanno effetto, ai fini
delle notificazioni, dal trentesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica, o, per le persone giuridiche e le società ed
enti privi di personalità giuridica, dal trentesimo giorno successivo a
quello della ricezione da parte dell’ufficio della dichiarazione prevista
dagli articoli 35 e 35-ter del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, ovvero del modello previsto per la domanda
di attribuzione del numero di codice fiscale dei soggetti diversi dalle
persone fisiche non obbligati alla presentazione della dichiarazione di
inizio attività IVA.

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Salvo quanto previsto dai commi precedenti ed in alternativa a
quanto stabilito dall’articolo 142 del codice di procedura civile, la notificazione ai contribuenti non residenti è validamente effettuata mediante spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’indirizzo della residenza estera rilevato dai registri dell’Anagrafe degli
italiani residenti all’estero o a quello della sede legale estera risultante
dal registro delle imprese di cui all’articolo 2188 del codice civile. In
mancanza dei predetti indirizzi, la spedizione della lettera raccomandata
con avviso di ricevimento è effettuata all’indirizzo estero indicato dal
contribuente nelle domande di attribuzione del numero di codice fiscale
o variazione dati e nei modelli di cui al terzo comma, primo periodo. In
caso di esito negativo della notificazione si applicano le disposizioni di
cui al primo comma, lettera e).
La notificazione ai contribuenti non residenti è validamente effettuata ai sensi del quarto comma qualora i medesimi non abbiano comunicato all’Agenzia delle entrate l’indirizzo della loro residenza o sede
estera o del domicilio eletto per la notificazione degli atti, e le successive variazioni, con le modalità previste con provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle entrate. La comunicazione e le successive variazioni
hanno effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della ricezione.
Qualunque notificazione a mezzo del servizio postale si considera
fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto.”.
— Il testo vigente dell’articolo 32, del citato decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è il seguente:
“Art. 32. (Poteri degli uffici)
Per l’adempimento dei loro compiti gli uffici delle imposte
possono:
1) procedere all’esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche a
norma del successivo art. 33;
2) invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a comparire di
persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, anche relativamente ai
rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti a norma del numero 7), ovvero rilevati a norma dell’articolo 33,
secondo e terzo comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18, comma 3,
lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504. I dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell’articolo 33, secondo e terzo
comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18, comma 3, lettera b), del
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del
reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine;
alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base
delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il
soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili,
i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od
operazioni. Le richieste fatte e le risposte ricevute devono risultare da
verbale sottoscritto anche dal contribuente o dal suo rappresentante; in
mancanza deve essere indicato il motivo della mancata sottoscrizione. Il
contribuente ha diritto ad avere copia del verbale;
3) invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a esibire o
trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro
confronti, compresi i documenti di cui al successivo art. 34. Ai soggetti
obbligati alla tenuta di scritture contabili secondo le disposizioni del
Titolo III può essere richiesta anche l’esibizione dei bilanci o rendiconti
e dei libri o registri previsti dalle disposizioni tributarie. L’ufficio può
estrarne copia ovvero trattenerli, rilasciandone ricevuta, per un periodo
non superiore a sessanta giorni dalla ricezione. Non possono essere trattenute le scritture cronologiche in uso;
4) inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di
carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti
nonché nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto
rapporti, con invito a restituirli compilati e firmati;
5) richiedere agli organi ed alle Amministrazioni dello Stato,
agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed
alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi la comunicazione, anche in deroga a contrarie
disposizioni legislative, statutarie o regolamentari, di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie. Alle società ed
enti di assicurazione, per quanto riguarda i rapporti con gli assicurati del
ramo vita, possono essere richiesti dati e notizie attinenti esclusivamente alla durata del contratto di assicurazione, all’ammontare del premio
e alla individuazione del soggetto tenuto a corrisponderlo. Le informa-

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zioni sulla categoria devono essere fornite, a seconda della richiesta,
cumulativamente o specificamente per ogni soggetto che ne fa parte.
Questa disposizione non si applica all’Istituto centrale di statistica, agli
ispettorati del lavoro per quanto riguarda le rilevazioni loro commesse
dalla legge, e, salvo il disposto del n. 7), alle banche, alla società Poste
italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, alle società ed enti di
assicurazione per le attività finanziarie agli intermediari finanziari, alle
imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del
risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie;
6) richiedere copie o estratti degli atti e dei documenti depositati
presso i notai, i procuratori del registro, i conservatori dei registri immobiliari e gli altri pubblici ufficiali. Le copie e gli estratti, con l’attestazione di conformità all’originale, devono essere rilasciate gratuitamente;
6-bis) richiedere, previa autorizzazione del direttore centrale
dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale
della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante regionale, ai soggetti sottoposti ad accertamento, ispezione o
verifica il rilascio di una dichiarazione contenente l’indicazione della
natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti
con le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari,
le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del
risparmio, le società di gestione del risparmio e le società fiduciarie,
nazionali o stranieri, in corso ovvero estinti da non più di cinque anni
dalla data della richiesta. Il richiedente e coloro che vengono in possesso
dei dati raccolti devono assumere direttamente le cautele necessarie alla
riservatezza dei dati acquisiti;
7) richiedere, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della
stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante
regionale, alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, alle società ed enti di assicurazione per le attività
finanziarie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento,
agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di
gestione del risparmio e alle società fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi
compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi o dagli operatori finanziari sopra indicati e le generalità dei
soggetti per i quali gli stessi operatori finanziari abbiano effettuato le
suddette operazioni e servizi o con i quali abbiano intrattenuto rapporti
di natura finanziaria. Alle società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, e a quelle iscritte nella sezione speciale dell’albo di
cui all’articolo 20 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58, può essere richiesto, tra l’altro, specificando i periodi temporali
di interesse, di comunicare le generalità dei soggetti per conto dei quali
esse hanno detenuto o amministrato o gestito beni, strumenti finanziari
e partecipazioni in imprese, inequivocamente individuati. La richiesta
deve essere indirizzata al responsabile della struttura accentrata, ovvero
al responsabile della sede o dell’ufficio destinatario che ne dà notizia
immediata al soggetto interessato; la relativa risposta deve essere inviata al titolare dell’ufficio procedente;
7-bis) richiedere, con modalità stabilite con decreto di natura non
regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare
d’intesa con l’Autorità di vigilanza in coerenza con le regole europee
e internazionali in materia di vigilanza e, comunque, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate
o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia
di finanza, del comandante regionale, ad autorità ed enti, notizie, dati,
documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria e assicurativa,
relativi alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi, anche
in deroga a specifiche disposizioni di legge;
8) richiedere ai soggetti indicati nell’art. 13 dati, notizie e documenti relativi ad attività svolte in un determinato periodo d’imposta,
rilevanti ai fini dell’accertamento, nei confronti di loro clienti, fornitori
e prestatori di lavoro autonomo;
8-bis) invitare ogni altro soggetto ad esibire o trasmettere, anche
in copia fotostatica, atti o documenti fiscalmente rilevanti concernenti
specifici rapporti intrattenuti con il contribuente e a fornire i chiarimenti
relativi;
8-ter) richiedere agli amministratori di condominio negli edifici
dati, notizie e documenti relativi alla gestione condominiale.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Serie generale - n. 233

Gli inviti e le richieste di cui al presente articolo devono essere
notificati ai sensi dell’art. 60 . Dalla data di notifica decorre il termine
fissato dall’ufficio per l’adempimento, che non può essere inferiore a
15 giorni ovvero per il caso di cui al n. 7) a trenta giorni. Il termine può
essere prorogato per un periodo di venti giorni su istanza dell’operatore
finanziario, per giustificati motivi, dal competente direttore centrale o
direttore regionale per l’Agenzia delle entrate, ovvero, per il Corpo della
guardia di finanza, dal comandante regionale.

I documenti e le scritture possono essere sequestrati soltanto se non
è possibile riprodurne o farne constare il contenuto nel verbale, nonché in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto
del verbale. I libri e i registri non possono essere sequestrati; gli organi
procedenti possono eseguirne o farne eseguire copie o estratti, possono
apporre nelle parti che interessano la propria firma o sigla insieme con
la data e il bollo d’ufficio e possono adottare le cautele atte ad impedire
l’alterazione o la sottrazione dei libri e dei registri.

Le richieste di cui al primo comma, numero 7), nonché le relative
risposte, anche se negative, devono essere effettuate esclusivamente in
via telematica. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le disposizioni attuative e le modalità di trasmissione
delle richieste, delle risposte, nonché dei dati e delle notizie riguardanti
i rapporti e le operazioni indicati nel citato numero 7).

Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche per l’esecuzione di verifiche e di ricerche relative a merci o altri beni viaggianti
su autoveicoli e natanti adibiti al trasporto per conto di terzi.

Le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i
registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non
possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini
dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio
deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta.
Le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano
nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i
documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di
non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non
imputabile.”.
— Il testo dell’articolo 52, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina
dell’imposta sul valore aggiunto), è il seguente:
“Art. 52. (Accessi, ispezioni e verifiche)
Gli Uffici dell’imposta sul valore aggiunto possono disporre l’accesso d’impiegati dell’Amministrazione finanziaria nei locali destinati
all’esercizio d’attività commerciali, agricole, artistiche o professionali,
nonché in quelli utilizzati dagli enti non commerciali e da quelli che godono dei benefici di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460,
per procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad
ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta e
per la repressione dell’evasione e delle altre violazioni. Gli impiegati
che eseguono l’accesso devono essere muniti d’apposita autorizzazione
che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono.
Tuttavia per accedere in locali che siano adibiti anche ad abitazione, è
necessaria anche l’autorizzazione del procuratore della Repubblica. In
ogni caso, l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti o professioni
dovrà essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo
delegato.
L’accesso in locali diversi da quelli indicati nel precedente comma
può essere eseguito, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica, soltanto in caso di gravi indizi di violazioni delle norme del presente decreto, allo scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture
ed altre prove delle violazioni.
È in ogni caso necessaria l’autorizzazione del procuratore della
Repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina per procedere durante
l’accesso a perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame di documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto
professionale ferma restando la norma di cui all’articolo 103 del codice
di procedura penale.
L’ispezione documentale si estende a tutti i libri, registri, documenti e scritture, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono
obbligatorie, che si trovano nei locali in cui l’accesso viene eseguito,
o che sono comunque accessibili tramite apparecchiature informatiche
installate in detti locali.
I libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione
non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai
fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto
d’esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri,
registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione.
Di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute. Il verbale deve
essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Il contribuente ha diritto
di averne copia.

In deroga alle disposizioni del settimo comma gli impiegati che
procedono all’accesso nei locali di soggetti che si avvalgono di sistemi meccanografici, elettronici e simili, hanno facoltà di provvedere con
mezzi propri all’elaborazione dei supporti fuori dei locali stessi qualora il contribuente non consenta l’utilizzazione dei propri impianti e del
proprio personale.
Se il contribuente dichiara che le scritture contabili o alcune di esse
si trovano presso altri soggetti deve esibire una attestazione dei soggetti stessi recante la specificazione delle scritture in loro possesso. Se
l’attestazione non è esibita e se il soggetto che l’ha rilasciata si oppone
all’accesso o non esibisce in tutto o in parte le scritture si applicano le
disposizioni del quinto comma.
Per l’esecuzione degli accessi presso le pubbliche amministrazioni
e gli enti indicati al n. 5) dell’articolo 51 e presso gli operatori finanziari
di cui al 7) dello stesso articolo 51, si applicano le disposizioni del secondo e sesto comma dell’articolo 33 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni.”.
Note all’art. 7:

— Il testo vigente dell’articolo 124 decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 124. (Interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio).
1. Se il requisito del controllo, così come definito dall’articolo 117,
cessa per qualsiasi motivo prima del compimento del triennio, il reddito
della società o dell’ente controllante, per il periodo d’imposta in cui
viene meno tale requisito, viene aumentato o diminuito per un importo
corrispondente:
a) agli interessi passivi dedotti o non dedotti nei precedenti esercizi del triennio per effetto di quanto previsto dall’articolo 97, comma 2;
b) alla residua differenza tra il valore di libro e quello fiscale
riconosciuto dei beni acquisiti dalla stessa società o ente controllante
o da altra società controllata secondo il regime di neutralità fiscale di
cui all’articolo 123. Il periodo precedente si applica nel caso in cui il
requisito del controllo venga meno anche nei confronti della sola società
cedente o della sola società cessionaria.
2. Nel caso di cui al comma 1 entro trenta giorni dal venir meno del
requisito del controllo:
a) la società o l’ente controllante deve integrare quanto versato
a titolo d’acconto se il versamento complessivamente effettuato è inferiore a quello dovuto relativamente alle società per le quali continua la
validità dell’opzione;
b) ciascuna società controllata deve effettuare l’integrazione di
cui alla lettera precedente riferita ai redditi propri, così come risultanti
dalla comunicazione di cui all’articolo 121.
3. Ai fini del comma 2, entro lo stesso termine ivi previsto, con le
modalità stabilite dal decreto di cui all’articolo 129, la società o l’ente
controllante può attribuire, in tutto o in parte, i versamenti già effettuati,
per quanto eccedente il proprio obbligo, alle controllate nei cui confronti è venuto meno il requisito del controllo.
4. Le perdite fiscali risultanti dalla dichiarazione di cui all’articolo 122, i crediti chiesti a rimborso e, salvo quanto previsto dal comma 3,
le eccedenze riportate a nuovo permangono nell’esclusiva disponibilità
della società o ente controllante. Il decreto di cui all’articolo 129 può
prevedere appositi criteri per l’attribuzione delle perdite fiscali, risultanti dalla dichiarazione di cui all’articolo 122, alle società che le hanno
prodotte , al netto di quelle utilizzate e nei cui confronti viene meno il
requisito del controllo.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche nel
caso di fusione di una società controllata in altra non inclusa nel consolidato. Nel caso di fusione della società o ente controllante con società
o enti non appartenenti al consolidato, il consolidato può continuare
ove la società o ente controllante sia in grado di dimostrare, anche
dopo l’effettuazione di tali operazioni, la permanenza di tutti i requisiti previsti dalle disposizioni di cui agli articoli 117 e seguenti ai fini
dell’accesso al regime. Ai fini della continuazione del consolidato, la
società o ente controllante può interpellare l’amministrazione ai sensi
dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212
recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
5-bis. La società o ente controllante che intende continuare ad avvalersi della tassazione di gruppo ma non ha presentato l’istanza di
interpello prevista dal comma 5 ovvero, avendola presentata, non ha
ricevuto risposta positiva deve segnalare detta circostanza nella dichiarazione dei redditi.
6. L’articolo 118, comma 4, si applica anche relativamente alle
somme percepite o versate tra le società del comma 1 per compensare
gli oneri connessi con l’interruzione della tassazione di gruppo relativi
all’imposta sulle società.”.
— Il testo vigente dell’articolo 132 del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 132. (Condizioni per l’efficacia dell’opzione)
1. Permanendo il requisito del controllo, così come definito nell’articolo 133, l’opzione di cui all’articolo 131 è irrevocabile per un periodo
di tempo non inferiore a cinque esercizi del soggetto controllante. I successivi rinnovi hanno un’efficacia non inferiore a tre esercizi.
2. L’efficacia dell’opzione è altresì subordinata al verificarsi delle
seguenti condizioni:
a) il suo esercizio deve avvenire relativamente a tutte le controllate non residenti, così, come definite dall’articolo 133;
b) identità dell’esercizio sociale di ciascuna società controllata
con quello della società o ente controllante, salvo nel caso in cui questa
coincidenza non sia consentita dalle legislazioni locali;
c) revisione dei bilanci del soggetto controllante residente e
delle controllate residenti di cui all’articolo 131, comma 2, e di quelle
non residenti di cui all’articolo 133, da parte dei soggetti iscritti all’albo
Consob previsto dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, o, per
quanto riguarda le controllate non residenti, anche da altri soggetti a
condizione che il revisore del soggetto controllante utilizzi gli esiti della
revisione contabile dagli stessi soggetti effettuata ai fini del giudizio
sul bilancio annuale o consolidato. Nel caso in cui la controllata non
abbia l’obbligo della redazione annuale del bilancio, redazione a cura
dell’organo sociale cui compete l’amministrazione della società di un
bilancio volontario riferito ad un periodo di tempo corrispondente al
periodo d’imposta della controllante, comunque soggetto alla revisione
di cui al primo periodo;
d) attestazione rilasciata da ciascuna società controllata non residente secondo le modalità previste dal decreto di cui all’articolo 142
dalla quale risulti:
tera c);

1) il consenso alla revisione del proprio bilancio di cui alla let-

2) l’impegno a fornire al soggetto controllante la collaborazione
necessaria per la determinazione dell’imponibile e per adempiere entro
un periodo non superiore a 60 giorni dalla loro notifica alle richieste
dell’Amministrazione finanziaria;
d-bis) (Abrogata).
3. Al ricorrere delle condizioni previste dagli articoli 130 e seguenti, la società controllante accede al regime previsto dalla presente sezione; la medesima società controllante può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio
2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, al fine di
verificare la sussistenza dei requisiti per il valido esercizio dell’opzione.
In particolare dall’istanza di interpello dovrà risultare:
a) la qualificazione soggettiva del soggetto controllante all’esercizio dell’opzione ai sensi dell’articolo 130, comma 2;
b) la puntuale descrizione della struttura societaria estera del
gruppo con l’indicazione di tutte le società controllate;

Serie generale - n. 233

c) la denominazione, la sede sociale, l’attività svolta, l’ultimo
bilancio disponibile di tutte le controllate non residenti nonché la quota
di partecipazione agli utili riferita alla controllante ed alle controllate di
cui all’articolo 131, comma 2, l’eventuale diversa durata dell’esercizio
sociale e le ragioni che richiedono tale diversità;
d) la denominazione dei soggetti cui è stato attribuito l’incarico
per la revisione dei bilanci e le conferme dell’avvenuta accettazione di
tali incarichi;
e) l’elenco delle imposte relativamente alle quali verrà presumibilmente richiesto il credito di cui all’articolo 165.
4. La risposta positiva dell’Agenzia delle entrate può essere subordinata all’assunzione da parte del soggetto controllante dell’obbligo ad
altri adempimenti finalizzati ad una maggiore tutela degli interessi erariali. Con lo stesso interpello di cui al comma 3 il soggetto controllante
può a sua volta richiedere, oltre a quelle già previste, ulteriori semplificazioni per la determinazione del reddito imponibile fra le quali anche
l’esclusione delle società controllate di dimensioni non rilevanti residenti negli Stati o territori di cui al decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis.
5. Le variazioni dei dati di cui al comma 3 possono essere comunicate all’Agenzia delle entrate con le modalità previste dallo stesso comma 3 entro il mese successivo alla fine del periodo d’imposta durante
il quale si sono verificate. La società o ente controllante che intende
accedere al regime previsto dalla presente sezione ma non ha presentato
l’istanza di interpello prevista dal comma 3 ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve segnalare detta circostanza
nella dichiarazione dei redditi”.
— Il testo vigente dell’articolo 167 del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, come modificato dall’articolo 8,
comma 1, lettera b) del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 , e
dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 167. (Disposizioni in materia di imprese estere controllate)
1. Se un soggetto residente in Italia detiene, direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciarie o per interposta persona, il
controllo di un’impresa, di una società o altro ente, residente o localizzato in Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto
o al provvedimento emanati ai sensi del comma 4, i redditi conseguiti
dal soggetto estero controllato sono imputati, a decorrere dalla chiusura
dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato, ai
soggetti residenti in proporzione alle partecipazioni da essi detenute.
Tale disposizione si applica anche per le partecipazioni di controllo in
soggetti non residenti relativamente ai redditi derivanti da loro stabili
organizzazioni assoggettati ai predetti regimi fiscali privilegiati.
2. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle persone fisiche residenti e ai soggetti di cui agli articoli 5 e 87, comma 1, lettere a), b) e c).
3. Ai fini della determinazione del limite del controllo di cui al
comma 1, si applica l’articolo 2359 del codice civile, in materia di società controllate e società collegate.
4. Si considerano privilegiati i regimi fiscali di Stati o territori individuati, con decreti del Ministro delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, in ragione del livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia, della mancanza di un adeguato scambio
di informazioni ovvero di altri criteri equivalenti. Si considera livello di
tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia un livello
di tassazione inferiore al 50 per cento di quello applicato in Italia. Si
considerano in ogni caso privilegiati i regimi fiscali speciali che consentono un livello di tassazione inferiore al 50 per cento di quello applicato
in Italia, ancorché previsti da Stati o territori che applicano un regime
generale di imposizione non inferiore al 50 per cento di quello applicato in Italia. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate
viene fornito un elenco non tassativo dei regimi fiscali speciali
5. Le disposizioni del comma 1 non si applicano se il soggetto residente dimostra, alternativamente, che:
a) la società o altro ente non residente svolga un’effettiva attività
industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello Stato o territorio di insediamento; per le attività bancarie, finanziarie
e assicurative quest’ultima condizione si ritiene soddisfatta quando la
maggior parte delle fonti, degli impieghi o dei ricavi originano nello
Stato o territorio di insediamento;
b) dalle partecipazioni non consegue l’effetto di localizzare i redditi “in Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al comma 4. Ai
fini del presente comma, il contribuente può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio
2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

5-bis. La previsione di cui alla lettera a) del comma 5 non si applica qualora i proventi della società o altro ente non residente provengono
per più del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in
titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione
o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà
industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei
confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la
società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla
stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari.
6. I redditi del soggetto non residente, imputati ai sensi del comma 1, sono assoggettati a tassazione separata con l’aliquota media applicata sul reddito complessivo del soggetto residente e, comunque, non
inferiore al 27 per cento. I redditi sono determinati in base alle disposizioni applicabili ai soggetti residenti titolari di reddito d’impresa, ad
eccezione dell’articolo 86, comma 4. Dall’imposta così determinata
sono ammesse in detrazione, ai sensi dell’articolo 15, le imposte pagate
all’estero a titolo definitivo.
7. Gli utili distribuiti, in qualsiasi forma, dai soggetti non residenti
di cui al comma 1 non concorrono alla formazione del reddito dei soggetti residenti fino all’ammontare del reddito assoggettato a tassazione,
ai sensi del medesimo comma 1, anche negli esercizi precedenti. Le
imposte pagate all’estero, sugli utili che non concorrono alla formazione
del reddito ai sensi del primo periodo del presente comma, sono ammesse in detrazione, ai sensi dell’articolo 15, fino a concorrenza delle imposte applicate ai sensi del comma 6, diminuite degli importi ammessi in
detrazione per effetto del terzo periodo del predetto comma.
8. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanare ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono
stabilite le disposizioni attuative del presente articolo.
8-bis. La disciplina di cui al comma 1 trova applicazione anche
nell’ipotesi in cui i soggetti controllati ai sensi dello stesso comma sono
localizzati in Stati o territori diversi da quelli ivi richiamati, qualora
ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni:
a) sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della
metà di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia;
b) hanno conseguito proventi derivanti per più del 50% dalla
gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni,
crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in
uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o
artistica nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che
direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari.
Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono
indicati i criteri per determinare con modalità semplificate l’effettivo livello di tassazione di cui alla precedente lettera a), tra cui quello dell’irrilevanza delle variazioni non permanenti della base imponibile.
8-ter. Le disposizioni del comma 8-bis non si applicano se il soggetto residente dimostra che l’insediamento all’estero non rappresenta
una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale. Ai fini del presente comma il contribuente può interpellare l’Amministrazione finanziaria secondo le modalità indicate nel precedente
comma 5. Per i contribuenti che aderiscono al regime dell’adempimento
collaborativo di cui al Titolo III del decreto legislativo recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente
l’interpello di cui al precedente periodo può essere presentato indipendentemente dalla verifica delle condizioni di cui alle lettere a) e b) del
comma 8-bis.
8-quater. L’Amministrazione, prima di procedere all’emissione
dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concessa al
medesimo la possibilità di fornire, nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione delle disposizioni del comma 1 o del comma 8bis. Ove l’Amministrazione non ritenga idonee le prove addotte, dovrà
darne specifica motivazione nell’avviso di accertamento. Fatti salvi i
casi in cui la disciplina del presente articolo sia stata applicata ovvero
non lo sia stata per effetto dell’ottenimento di una risposta favorevole
all’interpello, il socio residente controllante deve comunque segnalare
nella dichiarazione dei redditi la detenzione di partecipazioni in imprese
estere controllate di cui al comma 1 e al comma 8-bis. In tale ultimo
caso l’obbligo di segnalazione sussiste solo al ricorrere delle condizioni
di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma 8-bis.

Serie generale - n. 233

8-quinquies. Le esimenti previste nel comma 5 e nel comma 8-ter
non devono essere dimostrate in sede di controllo qualora il contribuente
abbia ottenuto risposta positiva al relativo interpello, fermo restando il
potere dell’Amministrazione finanziaria di controllare la veridicità e completezza delle informazioni e degli elementi di prova forniti in tale sede.”.
— Il testo vigente dell’articolo 110 del citato decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal
presente decreto, è il seguente:
“Art. 110. (Norme generali sulle valutazioni)
1. Agli effetti delle norme del presente capo che fanno riferimento
al costo dei beni senza disporre diversamente:
a) il costo è assunto al lordo delle quote di ammortamento già
dedotte;
b) si comprendono nel costo anche gli oneri accessori di diretta
imputazione, esclusi gli interessi passivi e le spese generali. Tuttavia per
i beni materiali e immateriali strumentali per l’esercizio dell’impresa si
comprendono nel costo gli interessi passivi iscritti in bilancio ad aumento
del costo stesso per effetto di disposizioni di legge. Nel costo di fabbricazione si possono aggiungere con gli stessi criteri anche i costi diversi da
quelli direttamente imputabili al prodotto; per gli immobili alla cui produzione è diretta l’attività dell’impresa si comprendono nel costo gli interessi passivi sui prestiti contratti per la loro costruzione o ristrutturazione;
c) il costo dei beni rivalutati, diversi da quelli di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a), b) ed e), non si intende comprensivo delle
plusvalenze iscritte, ad esclusione di quelle che per disposizione di legge
non concorrono a formare il reddito. Per i beni indicati nella citata lettera
e) che costituiscono immobilizzazioni finanziarie le plusvalenze iscritte
non concorrono a formare il reddito per la parte eccedente le minusvalenze dedotte;
d) il costo delle azioni, delle quote e degli strumenti finanziari
similari alle azioni si intende non comprensivo dei maggiori o minori
valori iscritti i quali conseguentemente non concorrono alla formazione
del reddito, né alla determinazione del valore fiscalmente riconosciuto
delle rimanenze di tali azioni, quote o strumenti;
e) per i titoli a reddito fisso, che costituiscono immobilizzazioni
finanziarie e sono iscritti come tali in bilancio, la differenza positiva o
negativa tra il costo d’acquisto e il valore di rimborso concorre a formare il reddito per la quota maturata nell’esercizio.
1-bis. In deroga alle disposizioni delle lettere c), d) ed e) del comma 1, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai princìpi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002:
a) i maggiori o i minori valori dei beni indicati nell’articolo 85,
comma 1, lettera e), che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai
sensi del comma 3-bis dello stesso articolo, imputati a conto economico
in base alla corretta applicazione di tali princìpi, assumono rilievo anche
ai fini fiscali;
b) la lettera d) del comma 1 si applica solo per le azioni, le quote
e gli strumenti finanziari similari alle azioni che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai sensi dell’articolo 85, comma 3-bis;
c) per le azioni, le quote e gli strumenti finanziari similari alle
azioni, posseduti per un periodo inferiore a quello indicato nell’articolo 87, comma 1, lettera a), aventi gli altri requisiti previsti al comma 1 del
medesimo articolo 87, il costo è ridotto dei relativi utili percepiti durante
il periodo di possesso per la quota esclusa dalla formazione del reddito.
1-ter. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai princìpi contabili internazionali di cui al citato regolamento (CE) n. 1606/2002, i
componenti positivi e negativi che derivano dalla valutazione, operata
in base alla corretta applicazione di tali princìpi, delle passività assumono rilievo anche ai fini fiscali.
2. Per la determinazione del valore normale dei beni e dei servizi
e, con riferimento alla data in cui si considerano conseguiti o sostenuti,
per la valutazione dei corrispettivi, proventi, spese e oneri in natura o
in valuta estera, si applicano, quando non è diversamente disposto, le
disposizioni dell’articolo 9; tuttavia i corrispettivi, i proventi, le spese
e gli oneri in valuta estera, percepiti o effettivamente sostenuti in data
precedente, si valutano con riferimento a tale data. La conversione in
euro dei saldi di conto delle stabili organizzazioni all’estero si effettua
secondo il cambio alla data di chiusura dell’esercizio e le differenze
rispetto ai saldi di conto dell’esercizio precedente non concorrono alla
formazione del reddito. Per le imprese che intrattengono in modo sistematico rapporti in valuta estera è consentita la tenuta della contabilità
plurimonetaria con l’applicazione del cambio di fine esercizio ai saldi
dei relativi conti.

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3. La valutazione secondo il cambio alla data di chiusura dell’esercizio dei crediti e debiti in valuta, anche sotto forma di obbligazioni, di
titoli cui si applica la disciplina delle obbligazioni ai sensi del codice
civile o di altre leggi o di titoli assimilati, non assume rilevanza. Si tiene
conto della valutazione al cambio della data di chiusura dell’esercizio
delle attività e delle passività per le quali il rischio di cambio è coperto,
qualora i contratti di copertura siano anche essi valutati in modo coerente secondo il cambio di chiusura dell’esercizio.
4.
5. I proventi determinati a norma dell’articolo 90 e i componenti
negativi di cui ai commi 1 e 6 dell’articolo 102, agli articoli 104e 106 e
ai commi 1 e 2 dell’articolo 107 sono ragguagliati alla durata dell’esercizio se questa è inferiore o superiore a dodici mesi.
6. In caso di mutamento totale o parziale dei criteri di valutazione
adottati nei precedenti esercizi il contribuente deve darne comunicazione all’agenzia delle entrate nella dichiarazione dei redditi o in apposito
allegato.
7. I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non
residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente
controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa
società che controlla l’impresa, sono valutati in base al valore normale
dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti, determinato a norma del comma 2, se ne deriva aumento del reddito; la stessa
disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito,
ma soltanto in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle speciali «procedure amichevoli»
previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni
sui redditi. La presente disposizione si applica anche per i beni ceduti
e i servizi prestati da società non residenti nel territorio dello Stato per
conto delle quali l’impresa esplica attività di vendita e collocamento di
materie prime o merci o di fabbricazione o lavorazione di prodotti.
8. La rettifica da parte dell’ufficio delle valutazioni fatte dal contribuente in un esercizio ha effetto anche per gli esercizi successivi. L’ufficio tiene conto direttamente delle rettifiche operate e deve procedere a
rettificare le valutazioni relative anche agli esercizi successivi.
9. Agli effetti delle norme del presente titolo che vi fanno riferimento il cambio delle valute estere in ciascun mese è accertato, su
conforme parere dell’Ufficio italiano dei cambi, con provvedimento
dell’Agenzia delle entrate , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale entro il
mese successivo.
10. Non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti
negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero
localizzate in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di
cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis. Tale
deduzione è ammessa per le operazioni intercorse con imprese residenti
o localizzate in Stati dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al citato decreto. (
11. Le disposizioni di cui al comma 10 non si applicano quando
le imprese residenti in Italia forniscano la prova che le imprese estere svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva, ovvero
che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse
economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione. Le spese e gli altri componenti negativi deducibili ai sensi del primo periodo
sono separatamente indicati nella dichiarazione dei redditi. L’Amministrazione, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un
apposito avviso con il quale viene concessa al medesimo la possibilità
di fornire, nel termine di novanta giorni, le prove predette. Ove l’Amministrazione non ritenga idonee le prove addotte, dovrà darne specifica
motivazione nell’avviso di accertamento. A tal fine il contribuente può
interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente.
12. Le disposizioni di cui ai commi 10 e 11 non si applicano per le
operazioni intercorse con soggetti non residenti cui risultino applicabili
gli articoli 167 o 168, concernenti disposizioni in materia di imprese
estere partecipate.
12-bis. Le disposizioni dei commi 10 e 11 si applicano anche alle
prestazioni di servizi rese dai professionisti domiciliati in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale
emanato ai sensi dell’articolo 168-bis. Tale disposizione non si applica
ai professionisti domiciliati in Stati dell’Unione europea o dello Spazio
economico europeo inclusi nella lista di cui al citato decreto.”.

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Il comma 13 dell’articolo 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413
(Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l’attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari
pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di
amnistia per reati tributari; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e
del conto fiscale), modificato dal presente decreto, è pubblicato nella
Gazz. Uff. 31 dicembre 1991, n. 305, S.O.
L’articolo 21 della citata legge 30 dicembre 1991, n. 413, abrogato
dal presente decreto, recava: “Interpello dell’amministrazione finanziaria da parte dei contribuenti”.
— Il testo vigente dell’articolo 37 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1986, n. 600, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 37. (Controllo delle dichiarazioni)
Gli uffici delle imposte procedono, sulla base di criteri selettivi
fissati annualmente dal Ministro delle finanze tenendo anche conto delle
loro capacità operative, al controllo delle dichiarazioni e alla individuazione dei soggetti che ne hanno omesso la presentazione sulla scorta dei
dati e delle notizie acquisiti ai sensi dei precedenti articoli e attraverso
le dichiarazioni previste negli artt. 6 e 7, di quelli raccolti e comunicati
dall’anagrafe tributaria e delle informazioni di cui siano comunque in
possesso. I criteri selettivi per l’attività di accertamento di cui al periodo
precedente, compresa quella a mezzo di studi di settore, sono rivolti
prioritariamente nei confronti dei soggetti diversi dalle imprese manifatturiere che svolgono la loro attività in conto terzi per altre imprese in
misura non inferiore al 90 per cento.
In base ai risultati dei controlli e delle ricerche effettuati gli uffici
delle imposte provvedono, osservando le disposizioni dei successivi articoli, agli accertamenti in rettifica delle dichiarazioni presentate e agli
accertamenti d’ufficio nei confronti dei soggetti che hanno omesso la
dichiarazione.
In sede di rettifica o di accertamento d’ufficio sono imputati al
contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti quando sia
dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti,
che egli ne è l’effettivo possessore per interposta persona.
Il contribuente può comunque richiedere un parere all’amministrazione in ordine all’applicazione delle disposizioni di cui al comma 3
al caso concreto, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
Le persone interposte, che provino di aver pagato imposte in relazione a redditi successivamente imputati, a norma del comma terzo, ad
altro contribuente, possono chiederne il rimborso. L’amministrazione
procede al rimborso dopo che l’accertamento, nei confronti del soggetto
interponente, è divenuto definitivo ed in misura non superiore all’imposta effettivamente percepita a seguito di tale accertamento.”.
— Il testo vigente dell’articolo 108 del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 108. (Spese relative a più esercizi)
1. Le spese relative a studi e ricerche sono deducibili nell’esercizio
in cui sono state sostenute ovvero in quote costanti nell’esercizio stesso
e nei successivi ma non oltre il quarto. Le quote di ammortamento dei
beni acquisiti in esito agli studi e alle ricerche sono calcolate sul costo
degli stessi diminuito dell’importo già dedotto. Per i contributi corrisposti a norma di legge dallo Stato o da altri enti pubblici a fronte di tali
costi si applica l’articolo 88, comma 3.
2. Le spese di pubblicità e di propaganda sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso
e nei quattro successivi. Le spese di rappresentanza sono deducibili nel
periodo d’imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse,
del volume dei ricavi dell’attività caratteristica dell’impresa e dell’attività internazionale dell’impresa. Sono comunque deducibili le spese
relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore
a euro 50.
3. Le altre spese relative a più esercizi, diverse da quelle considerate nei commi 1 e 2 sono deducibili nel limite della quota imputabile
a ciascun esercizio. Le medesime spese, non capitalizzabili per effetto
dei principi contabili internazionali, sono deducibili in quote costanti
nell’esercizio in cui sono state sostenute e nei quattro successivi.

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4. Le spese di cui al presente articolo sostenute dalle imprese di
nuova costituzione, comprese le spese di impianto, sono deducibili secondo le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 a partire dall’esercizio in cui
sono conseguiti i primi ricavi.
4-bis. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al comma 2,
il contribuente può interpellare l’amministrazione, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), in ordine alla qualificazione di determinate
spese, sostenute dal contribuente, tra quelle di pubblicità e di propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.”.
— Il testo vigente dell’articolo 84 del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 84. (Riporto delle perdite)
1. La perdita di un periodo d’imposta, determinata con le stesse
norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata
in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura
non superiore all’ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno
di essi e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare. Per
i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile la perdita è
riportabile per l’ammontare che eccede l’utile che non ha concorso alla
formazione del reddito negli esercizi precedenti. La perdita è diminuita
dei proventi esenti dall’imposta diversi da quelli di cui all’articolo 87,
per la parte del loro ammontare che eccede i componenti negativi non
dedotti ai sensi dell’articolo 109, comma 5. Detta differenza potrà tuttavia essere computata in diminuzione del reddito complessivo in misura
tale che l’imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in acconto, e dalle eccedenze di cui all’articolo 80.
2. Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di
costituzione possono, con le modalità previste al comma 1, essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta
successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per
l’intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno
di essi a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva.
3. Le disposizioni del comma 1 non si applicano nel caso in cui la
maggioranza delle partecipazioni aventi diritto di voto nelle assemblee
ordinarie del soggetto che riporta le perdite venga trasferita o comunque
acquisita da terzi, anche a titolo temporaneo e, inoltre, venga modificata
l’attività principale in fatto esercitata nei periodi d’imposta in cui le perdite sono state realizzate. La modifica dell’attività assume rilevanza se
interviene nel periodo d’imposta in corso al momento del trasferimento
od acquisizione ovvero nei due successivi od anteriori. La limitazione
non si applica qualora:
a)
b) le partecipazioni siano relative a società che nel biennio precedente a quello di trasferimento hanno avuto un numero di dipendenti
mai inferiore alle dieci unità e per le quali dal conto economico relativo
all’esercizio precedente a quello di trasferimento risultino un ammontare di ricavi e proventi dell’attività caratteristica, e un ammontare delle
spese per prestazioni di lavoro subordinato e relativi contributi, di cui
all’articolo 2425 del codice civile, superiore al 40 per cento di quello
risultante dalla media degli ultimi due esercizi anteriori.
Al fine di disapplicare le disposizioni del presente comma il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente.”.
— Il testo vigente del comma 7 dell’articolo 172 del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato
dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 172. (Fusione di società)
(Omissis).
7. Le perdite delle società che partecipano alla fusione, compresa la
società incorporante, possono essere portate in diminuzione del reddito
della società risultante dalla fusione o incorporante per la parte del loro
ammontare che non eccede l’ammontare del rispettivo patrimonio netto
quale risulta dall’ultimo bilancio o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale di cui all’articolo 2501-quater del codice civile, senza tener
conto dei conferimenti e versamenti fatti negli ultimi ventiquattro mesi
anteriori alla data cui si riferisce la situazione stessa, e sempre che dal
conto economico della società le cui perdite sono riportabili, relativo
all’esercizio precedente a quello in cui la fusione è stata deliberata, risulti un ammontare di ricavi e proventi dell’attività caratteristica, e un
ammontare delle spese per prestazioni di lavoro subordinato e relativi
contributi, di cui all’articolo 2425 del codice civile, superiore al 40 per

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cento di quello risultante dalla media degli ultimi due esercizi anteriori. Tra i predetti versamenti non si comprendono i contributi erogati a
norma di legge dallo Stato a da altri enti pubblici. Se le azioni o quote
della società la cui perdita è riportabile erano possedute dalla società
incorporante o da altra società partecipante alla fusione, la perdita non è
comunque ammessa in diminuzione fino a concorrenza dell’ammontare
complessivo della svalutazione di tali azioni o quote effettuata ai fini
della determinazione del reddito dalla società partecipante o dall’impresa che le ha ad essa cedute dopo l’esercizio al quale si riferisce la perdita
e prima dell’atto di fusione. In caso di retrodatazione degli effetti fiscali
della fusione ai sensi del comma 9, le limitazioni del presente comma
si applicano anche al risultato negativo, determinabile applicando le regole ordinarie, che si sarebbe generato in modo autonomo in capo ai
soggetti che partecipano alla fusione in relazione al periodo che intercorre tra l’inizio del periodo d’imposta e la data antecedente a quella di
efficacia giuridica della fusione. Le disposizioni del presente comma si
applicano anche agli interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti di
cui al comma 4 dell’articolo 96. Al fine di disapplicare le disposizioni
del presente comma il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante
lo Statuto dei diritti del contribuente.
8. Il reddito delle società fuse o incorporate relativo al periodo
compreso tra l’inizio del periodo di imposta e la data in cui ha effetto la
fusione è determinato, secondo le disposizioni applicabili in relazione
al tipo di società, in base alle risultanze di apposito conto economico.
9. L’atto di fusione può stabilire che ai fini delle imposte sui redditi
gli effetti della fusione decorrano da una data non anteriore a quella in
cui si è chiuso l’ultimo esercizio di ciascuna delle società fuse o incorporate o a quella, se più prossima, in cui si è chiuso l’ultimo esercizio
della società incorporante.
10. Nelle operazioni di fusione, gli obblighi di versamento, inclusi
quelli relativi agli acconti d’imposta ed alle ritenute operate su redditi
altrui, dei soggetti che si estinguono per effetto delle operazioni medesime, sono adempiuti dagli stessi soggetti fino alla data di efficacia della
fusione ai sensi dell’articolo 2504-bis, comma 2, del codice civile; successivamente a tale data, i predetti obblighi si intendono a tutti gli effetti
trasferiti alla società incorporante o comunque risultante dalla fusione .
10-bis. Il regime dell’imposta sostitutiva di cui al comma 2-ter
dell’articolo 176 può essere applicato, con le modalità, le condizioni e
i termini ivi stabiliti, anche dalla società incorporante o risultante dalla
fusione per ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti
in bilancio a seguito di tali operazioni.”.
— Il testo vigente dell’articolo 109 del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 109. (Norme generali sui componenti del reddito d’impresa)
1. I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali le
precedenti norme della presente Sezione non dispongono diversamente,
concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i
ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo
l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano
tali condizioni.
2. Ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza:
a) i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le
spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute, alla data della
consegna o spedizione per i beni mobili e della stipulazione dell’atto per
gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data
in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro
diritto reale. Non si tiene conto delle clausole di riserva della proprietà.
La locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante
per ambedue le parti è assimilata alla vendita con riserva di proprietà;
b) i corrispettivi delle prestazioni di servizi si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla
data in cui le prestazioni sono ultimate, ovvero, per quelle dipendenti da
contratti di locazione, mutuo, assicurazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, alla data di maturazione dei corrispettivi;
c) per le società e gli enti che hanno emesso obbligazioni o titoli similari la differenza tra le somme dovute alla scadenza e quelle
ricevute in dipendenza dell’emissione è deducibile in ciascun periodo
di imposta per una quota determinata in conformità al piano di ammortamento del prestito.
3. I ricavi, gli altri proventi di ogni genere e le rimanenze concorrono a formare il reddito anche se non risultano imputati al conto
economico.

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3-bis. Le minusvalenze realizzate ai sensi dell’articolo 101 sulle
azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni che non possiedono i requisiti di cui all’articolo 87 non rilevano fino a concorrenza
dell’importo non imponibile dei dividendi, ovvero dei loro acconti,
percepiti nei trentasei mesi precedenti il realizzo. Tale disposizione si
applica anche alle differenze negative tra i ricavi dei beni di cui all’articolo 85, comma 1, lettere c) e d), e i relativi costi.
3-ter. Le disposizioni del comma 3-bis si applicano con riferimento
alle azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni acquisite nei
trentasei mesi precedenti il realizzo, sempre che soddisfino i requisiti
per l’esenzione di cui alle lettere c) e d) del comma 1 dell’articolo 87
(631).
3-quater. Resta ferma l’applicazione dell’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche
con riferimento ai differenziali negativi di natura finanziaria derivanti da operazioni iniziate nel periodo d’imposta o in quello precedente
sulle azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni di cui al
comma 3-bis.
3-quinquies. I commi 3-bis, 3-ter e 3-quater non si applicano ai
soggetti che redigono il bilancio in base ai princìpi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 19 luglio 2002.
3-sexies. Al fine di disapplicare le disposizioni di cui ai commi 3bis e 3-ter il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente.
4. Le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in
deduzione se e nella misura in cui non risultano imputati al conto economico relativo all’esercizio di competenza. Si considerano imputati a
conto economico i componenti imputati direttamente a patrimonio per
effetto dei principi contabili internazionali. Sono tuttavia deducibili:
a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente,
se la deduzione è stata rinviata in conformità alle precedenti norme della
presente sezione che dispongono o consentono il rinvio;
b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico,
sono deducibili per disposizione di legge. Le spese e gli oneri specificamente afferenti i ricavi e gli altri proventi, che pur non risultando imputati al conto economico concorrono a formare il reddito, sono ammessi
in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi.
5. Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi
passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui
derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o
che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella
determinazione del reddito sono deducibili per la parte corrispondente
al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a
formare il reddito d’impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi
e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. Le plusvalenze
di cui all’articolo 87, non rilevano ai fini dell’applicazione del periodo
precedente. Fermo restando quanto previsto dai periodi precedenti, le
spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti
e bevande, diverse da quelle di cui al comma 3 dell’articolo 95, sono
deducibili nella misura del 75 per cento.
6.
7. In deroga al comma 1 gli interessi di mora concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui sono percepiti o corrisposti.
8. In deroga al comma 5 non è deducibile il costo sostenuto per
l’acquisto del diritto d’usufrutto o altro diritto analogo relativamente
ad una partecipazione societaria da cui derivino utili esclusi ai sensi
dell’articolo 89.
9. Non è deducibile ogni tipo di remunerazione dovuta:
a) su titoli, strumenti finanziari comunque denominati, di cui
all’articolo 44, per la quota di essa che direttamente o indirettamente
comporti la partecipazione ai risultati economici della società emittente
o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell’affare in relazione al quale gli strumenti finanziari sono stati emessi;
b) relativamente ai contratti di associazione in partecipazione ed
a quelli di cui all’articolo 2554 del codice civile allorché sia previsto un
apporto diverso da quello di opere e servizi.”.

Serie generale - n. 233

— Il testo vigente dell’articolo 30 della legge 30 dicembre 1994,
n. 724, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 30. (Società di comodo. Valutazione dei titoli)
(Omissis).
4. Per le società e gli enti non operativi, l’eccedenza di credito
risultante dalla dichiarazione presentata ai fini dell’imposta sul valore
aggiunto non è ammessa al rimborso nè può costituire oggetto di compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997,
n. 241, o di cessione ai sensi dell’articolo 5, comma 4-ter, del decretolegge 14 marzo 1988, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge
13 maggio 1988, n. 154. Qualora per tre periodi di imposta consecutivi
la società o l’ente non operativo non effettui operazioni rilevanti ai fini
dell’imposta sul valore aggiunto non inferiore all’importo che risulta
dalla applicazione delle percentuali di cui al comma 1, l’eccedenza di
credito non è ulteriormente riportabile a scomputo dell’IVA a debito
relativa ai periodi di imposta successivi.
4-bis. In presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei
proventi nonché del reddito determinati ai sensi del presente articolo,
ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini
dell’imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente.
4-ter. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate possono essere individuate determinate situazioni oggettive, in presenza delle
quali non trovano applicazione le disposizioni di cui al presente articolo.
4-quater. Il contribuente che ritiene sussistenti le condizioni di cui
al comma 4-bis ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista dal
medesimo comma ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta
positiva deve darne separata indicazione nella dichiarazione dei redditi.
(Omissis).”.
— Il testo vigente del comma 8 dell’articolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge
22 dicembre 2011, n. 214, come modificato dal seguente decreto, è il
seguente:
“Art. 1. (Aiuto alla crescita economica)
(Omissis).
8. Le disposizioni di attuazione del presente articolo sono emanate
con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze entro 30 giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Con lo stesso provvedimento possono essere stabilite disposizioni aventi finalità antielusiva specifica. Il contribuente può interpellare
l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della
legge 212 del 2000, recante lo Statuto dei diritti del contribuente al fine
di dimostrare che in relazione alle disposizioni con finalità antielusiva
specifica le operazioni effettuate non comportano duplicazioni del beneficio di cui al presente articolo. Il contribuente che intende fruire del
beneficio ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista ovvero,
avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva deve separatamente indicare nella dichiarazione dei redditi gli elementi conoscitivi
indicati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal
periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011.”.
— Il testo vigente dell’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n 128, come modificato dal presente decreto, è il
seguente:
“Art. 1. (Modificazioni allo Statuto dei diritti del contribuente)
1. (Omissis).
2. (Omissis).
3. Le norme tributarie che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta o altre
posizioni soggettive altrimenti ammesse dall’ordinamento tributario,
possono essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella
particolare fattispecie tali effetti elusivi non possono verificarsi. A tal
fine il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente. Resta ferma la possibilità del contribuente
di fornire la dimostrazione di cui al primo periodo anche ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa.
4. (Omissis).
5. (Omissis).”.

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— Il testo dell’articolo 10-bis della citata legge 27 luglio 2000,
n. 212, è il seguente:
“Art. 10-bis. (Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale).
1. Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non
sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i
vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi
elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di
dette operazioni.
2. Ai fini del comma 1 si considerano:
a) operazioni prive di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi
diversi dai vantaggi fiscali. Sono indici di mancanza di sostanza economica, in particolare, la non coerenza della qualificazione delle singole
operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità dell’utilizzo degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato;
b) vantaggi fiscali indebiti i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi
dell’ordinamento tributario.
3. Non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine
organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento
strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale
del contribuente.
4. Resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un diverso
carico fiscale.
5. Il contribuente può proporre interpello ai sensi dell’articolo 11,
comma 1, lettera c), per conoscere se le operazioni costituiscano fattispecie di abuso del diritto.
6. Senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice nei termini
stabiliti per i singoli tributi, l’abuso del diritto è accertato con apposito
atto, preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una
richiesta di chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni, in
cui sono indicati i motivi per i quali si ritiene configurabile un abuso
del diritto.
7. La richiesta di chiarimenti è notificata dall’amministrazione finanziaria ai sensi dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, entro il
termine di decadenza previsto per la notificazione dell’atto impositivo.
Tra la data di ricevimento dei chiarimenti ovvero di inutile decorso del
termine assegnato al contribuente per rispondere alla richiesta e quella
di decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto
impositivo intercorrono non meno di sessanta giorni. In difetto, il termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo è automaticamente prorogato, in deroga a quello ordinario, fino a concorrenza dei
sessanta giorni.
8. Fermo quanto disposto per i singoli tributi, l’atto impositivo è
specificamente motivato, a pena di nullità, in relazione alla condotta
abusiva, alle norme o ai principi elusi, agli indebiti vantaggi fiscali realizzati, nonché ai chiarimenti forniti dal contribuente nel termine di cui
al comma 6.
9. L’amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva, non rilevabile d’ufficio, in relazione agli
elementi di cui ai commi 1 e 2. Il contribuente ha l’onere di dimostrare
l’esistenza delle ragioni extrafiscali di cui al comma 3.
10. In caso di ricorso, i tributi o i maggiori tributi accertati, unitamente ai relativi interessi, sono posti in riscossione, ai sensi dell’articolo 68 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e, successive
modificazioni, e dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.
11. I soggetti diversi da quelli cui sono applicate le disposizioni
del presente articolo possono chiedere il rimborso delle imposte pagate
a seguito delle operazioni abusive i cui vantaggi fiscali sono stati disconosciuti dall’amministrazione finanziaria, inoltrando a tal fine, entro
un anno dal giorno in cui l’accertamento è divenuto definitivo ovvero
è stato definito mediante adesione o conciliazione giudiziale, istanza
all’Agenzia delle entrate, che provvede nei limiti dell’imposta e degli
interessi effettivamente riscossi a seguito di tali procedure.
12. In sede di accertamento l’abuso del diritto può essere configurato solo se i vantaggi fiscali non possono essere disconosciuti contestando la violazione di specifiche disposizioni tributarie.

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13. Le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi
delle leggi penali tributarie. Resta ferma l’applicazione delle sanzioni
amministrative tributarie.”.
— Si riporta il testo dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, come modificato dal presente decreto:
“Art. 14. (Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti)
1. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 168-bis è inserito il seguente:
“Art. 168-ter (Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti)
1. Un’impresa residente nel territorio dello Stato può optare per
l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le proprie stabili
organizzazioni all’estero.
2. L’opzione è irrevocabile ed è esercitata al momento di costituzione della stabile organizzazione, con effetto dal medesimo periodo
d’imposta.
3. Quando la stabile organizzazione è localizzata in Stati o territori inclusi nel decreto o nel provvedimento emanati ai sensi dell’articolo 167, comma 4, o quando la stabile organizzazione è localizzata
in stati o territori diversi da quelli ivi richiamati e ricorrono congiuntamente le condizioni di cui al comma 8-bis del medesimo articolo 167,
l’opzione di cui al comma 1 si esercita, relativamente a tali stabili organizzazioni, a condizione che ricorrano le esimenti di cui ai commi 5,
lettere a) o b), o 8-ter del citato articolo.
4. Le imprese che esercitano l’opzione di cui al comma 1 applicano
alle proprie stabili organizzazioni, in assenza delle esimenti richiamate
nel comma 3, le disposizioni dell’articolo 167.
5. Nel caso di esercizio dell’opzione di cui al comma 1 con riferimento alle stabili organizzazioni per le quali sono state disapplicate le
disposizioni di cui all’articolo 167, si applicano, sussistendone le condizioni, le disposizioni degli articoli 47, comma 4, e 89, comma 3.
6. Per le stabili organizzazioni già esistenti, l’opzione di cui al
comma 1 può essere esercitata entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle presenti
disposizioni, con effetto dal periodo d’imposta in corso a quello di esercizio della stessa. L’esercizio dell’opzione non determina in sé alcun
realizzo di plusvalenze e minusvalenze.
7. Ai fini del comma 6, l’impresa indica separatamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di esercizio dell’opzione, gli utili e le perdite attribuibili a ciascuna stabile organizzazione
nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello di effetto dell’opzione. Se ne deriva una perdita fiscale netta, gli utili successivamente realizzati dalla stabile organizzazione sono imponibili fino a concorrenza
della stessa. Dall’imposta dovuta si scomputano le eventuali eccedenze
positive di imposta estera riportabili ai sensi dell’articolo 165, comma 6.
8. Le disposizioni del comma 7 relative al recupero delle perdite
fiscali pregresse della stabile organizzazione si applicano anche quando
venga trasferita a qualsiasi titolo la stabile organizzazione o parte della stessa ad altra impresa del gruppo che fruisca dell’opzione di cui al
comma 1.
9. L’impresa cedente indica nell’atto di trasferimento della stabile
organizzazione o di parte della stessa l’ammontare dell’eventuale perdita netta realizzata dalla medesima stabile organizzazione nei cinque
periodi d’imposta precedenti al trasferimento.
10. In caso di esercizio dell’opzione, il reddito della stabile organizzazione va separatamente indicato nella dichiarazione dei redditi
dell’impresa e ai fini della sua determinazione valgono i criteri di cui
all’articolo 152, anche con riferimento alle transazioni intercorse tra
l’impresa e la medesima stabile organizzazione, nonché tra quest’ultima
e le altre imprese del medesimo gruppo. Si applicano le disposizioni
dell’articolo 26 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2000, n. 122.
11. Nel rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e collaborazione cui deve essere improntato il rapporto con il contribuente, l’Agenzia delle entrate provvede a pubblicare a titolo esemplificativo sul proprio sito le fattispecie ritenute elusive delle precedenti disposizioni, da
aggiornarsi periodicamente.”.
2. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal
periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto.

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3. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da
emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono disciplinate le relative modalità applicative.
4. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 165
e 168-ter del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, l’impresa residente nel territorio dello Stato può interpellare l’Agenzia delle entrate
ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della legge 27 luglio 2000,
n. 212, in merito alla sussistenza di una stabile organizzazione all’estero, da valutarsi anche in base ai criteri previsti da accordi internazionali
contro le doppie imposizioni, ove in vigore.”.
Note all’art. 9:

Il testo vigente dell’articolo 2, commi 1 e 2, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il
seguente:
Art. 2. (Oggetto della giurisdizione tributaria)
1. Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie
aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati,
compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il
Servizio sanitario nazionale, le sovrimposte e le addizionali, le relative
sanzioni nonché gli interessi e ogni altro accessorio. Restano escluse
dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti
della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella
di pagamento e, ove previsto, dell’avviso di cui all’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le
quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del
Presidente della Repubblica.
2. Appartengono altresì alla giurisdizione tributaria le controversie
promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione
dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento
delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale. Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie
attinenti l’imposta o il canone comunale sulla pubblicità e il diritto sulle
pubbliche affissioni.
3. Il giudice tributario risolve in via incidentale ogni questione da
cui dipende la decisione delle controversie rientranti nella propria giurisdizione, fatta eccezione per le questioni in materia di querela di falso
e sullo stato o la capacità delle persone, diversa dalla capacità di stare
in giudizio.”.
Il testo vigente dell’articolo 4 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 4. (Competenza per territorio)
1. Le commissioni tributarie provinciali sono competenti per le
controversie proposte nei confronti degli enti impositori, degli agenti
della riscossione e dei soggetti iscritti all’albo di cui all’articolo 53 del
decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che hanno sede nella loro
circoscrizione. Se la controversia è proposta nei confronti di articolazioni dell’Agenzia delle Entrate, con competenza su tutto o parte del
territorio nazionale, individuate con il regolamento di amministrazione
di cui all’articolo 71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è
competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale spettano le attribuzioni sul rapporto
controverso.
2. Le commissioni tributarie regionali sono competenti per le impugnazioni avverso le decisioni delle commissioni tributarie provinciali, che hanno sede nella loro circoscrizione.”.
Il testo vigente dell’articolo 11 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 11. (Capacità di stare in giudizio)
“1. Le parti diverse da quelle indicate nei commi 2 e 3 possono
stare in giudizio anche mediante procuratore generale o speciale. La
procura speciale, se conferita al coniuge e ai parenti o affini entro il
quarto grado ai soli fini della partecipazione all’udienza pubblica, può
risultare anche da scrittura privata non autenticata.
2. L’ufficio dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300
nonché dell’agente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale
sovraordinata. Stanno altresì in giudizio direttamente le cancellerie o
segreterie degli uffici giudiziari per il contenzioso in materia di contributo unificato.

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3. L’ente locale nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in
giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi, ovvero, per gli
enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione
organizzativa in cui è collocato detto ufficio.
3-bis. (Soppresso).”.
Il testo vigente dell’articolo 15 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 15. (Spese del giudizio)
1. La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del
giudizio che sono liquidate con la sentenza.
2. Le spese di giudizio possono essere compensate in tutto o in
parte dalla commissione tributaria soltanto in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono
essere espressamente motivate.
2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 96, commi
primo e terzo, del codice di procedura civile.
2-ter. Le spese di giudizio comprendono, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali e gli esborsi
sostenuti, oltre il contributo previdenziale e l’imposta sul valore aggiunto, se dovuti.
2-quater. Con l’ordinanza che decide sulle istanze cautelari la
commissione provvede sulle spese della relativa fase. La pronuncia sulle spese conserva efficacia anche dopo il provvedimento che definisce
il giudizio, salvo diversa statuizione espressa nella sentenza di merito.
2-quinquies. I compensi agli incaricati dell’assistenza tecnica
sono liquidati sulla base dei parametri previsti per le singole categorie
professionali. Agli iscritti negli elenchi di cui all’articolo 12, comma 4,
si applicano i parametri previsti per i dottori commercialisti e gli esperti contabili.
2-sexies. Nella liquidazione delle spese a favore dell’ente impositore, dell’agente della riscossione e dei soggetti iscritti nell’albo di
cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, se
assistiti da propri funzionari, si applicano le disposizioni per la liquidazione del compenso spettante agli avvocati, con la riduzione del venti
per cento dell’importo complessivo ivi previsto. La riscossione avviene
mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
2-septies. Nelle controversie di cui all’articolo 17-bis le spese di
giudizio di cui al comma 1 sono maggiorate del 50 per cento a titolo di
rimborso delle maggiori spese del procedimento.
2-octies. Qualora una delle parti abbia formulato una proposta
conciliativa, non accettata dall’altra parte senza giustificato motivo,
restano a carico di quest’ultima le spese del processo ove il riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della proposta
ad essa effettuata. Se è intervenuta conciliazione le spese si intendono
compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto
nel processo verbale di conciliazione”.
Il testo vigente dell’articolo 16 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 16 (Comunicazioni e notificazioni)
1. Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria
della commissione tributaria consegnato alle parti, che ne rilasciano
immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale in
plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale
non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’avviso. Le comunicazioni agli enti impositori, agli agenti
della riscossione ed ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53
del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono essere fatte
mediante trasmissione di elenco in duplice esemplare, uno dei quali,
immediatamente datato e sottoscritto per ricevuta, è restituito alla segreteria della commissione tributaria. La segreteria può anche richiedere
la notificazione dell’avviso da parte dell’ufficio giudiziario o del messo
comunale nelle forme di cui al comma 2.
1.bis. (Abrogato).
2. Le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e
seguenti del c.p.c., salvo quanto disposto dall’ art. 17.
3. Le notificazioni possono essere fatte anche direttamente a mezzo
del servizio postale mediante spedizione dell’atto in plico senza busta
raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti
segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto, ovvero all’ufficio del Ministero delle finanze ed all’ ente locale mediante
consegna dell’atto all’impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla
copia.

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4. Gli enti impositori, gli agenti della riscossione e i soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, provvedono alle notificazioni anche a mezzo del messo
comunale o di messo autorizzato dall’amministrazione finanziaria, con
l’osservanza delle disposizioni di cui al comma 2.
5. Qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio
postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno
inizio dalla notificazione o dalla comunicazione decorrono dalla data in
cui l’atto è ricevuto.”.
Il testo vigente dell’articolo 17 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 17. (Luogo delle comunicazioni e notificazioni)
1. Le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna
in mani proprie, nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza o
nella sede dichiarata dalla parte all’ atto della sua costituzione in giudizio. Le variazioni del domicilio o della residenza o della sede hanno
effetto dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata
alla segreteria della commissione e alle parti costituite la denuncia di
variazione.
2. L’indicazione della residenza o della sede e l’elezione del domicilio hanno effetto anche per i successivi gradi del processo.
3. Se mancano l’elezione di domicilio o la dichiarazione della residenza o della sede nel territorio dello Stato o se per la loro assoluta
incertezza la notificazione o la comunicazione degli atti non è possibile,
questi sono comunicati o notificati presso la segreteria della commissione (48).
3-bis. (Abrogato).”.
Il testo vigente dell’articolo 18 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 18. (Il ricorso)
1. Il processo è introdotto con ricorso alla commissione tributaria
provinciale.
2. Il ricorso deve contenere l’indicazione:
a) della commissione tributaria cui è diretto;
b) del ricorrente e del suo legale rappresentante, della relativa residenza o sede legale o del domicilio eventualmente eletto nel territorio
dello Stato, nonché del codice fiscale e dell’indirizzo di posta elettronica
certificata;
c) dell’ufficio nei cui confronti il ricorso è proposto;
d) dell’atto impugnato e dell’oggetto della domanda;
e) dei motivi.
3. Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore e contenere
l’indicazione:
a) della categoria di cui all’articolo 12 alla quale appartiene il
difensore;
b) dell’incarico a norma dell’articolo 12, comma 7, salvo che il
ricorso non sia sottoscritto personalmente;
c) dell’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore.”;
4. Il ricorso è inammissibile se manca o è assolutamente incerta
una delle indicazioni di cui al comma 2, ad eccezione di quella relativa
al codice fiscale e all’indirizzo di posta elettronica certificata, o non è
sottoscritta a norma del comma precedente”.
Il testo vigente dell’articolo 23 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 23. (Costituzione in giudizio della parte resistente)
1. L’ente impositore, l’agente della riscossione ed i soggetti iscritti
all’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997,
n. 446, nei cui confronti è stato proposto il ricorso si costituiscono in
giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.
2. La costituzione della parte resistente è fatta mediante deposito
presso la segreteria della commissione adita del proprio fascicolo contenente le controdeduzioni in tante copie quante sono le parti in giudizio e
i documenti offerti in comunicazione.
3. Nelle controdeduzioni la parte resistente espone le sue difese
prendendo posizione sui motivi dedotti dal ricorrente e indica le prove
di cui intende valersi, proponendo altresì le eccezioni processuali e di
merito che non siano rilevabili d’ ufficio e instando, se del caso, per la
chiamata di terzi in causa”.

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Il testo vigente dell’articolo 39 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 39. (Sospensione del processo)
1. Il processo è sospeso quando è presentata querela di falso o deve
essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità
delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio
1-bis. La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria
deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.
1-ter. Il processo tributario è altresì sospeso, su richiesta conforme
delle parti, nel caso in cui sia iniziata una procedura amichevole ai
sensi delle Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni
stipulate dall’Italia ovvero nel caso in cui sia iniziata una procedura
amichevole ai sensi della Convenzione relativa all’eliminazione delle
doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate
n. 90/463/CEE del 23 luglio 1990.”.
Il testo vigente dell’articolo 44, comma 2, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il
seguente:
“Art. 44. (Estinzione del processo per rinuncia al ricorso)
(Omissis).
2. Il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti
salvo diverso accordo fra loro. La liquidazione è fatta dal presidente
della sezione o dalla commissione con ordinanza non impugnabile.
(Omissis).”.
Il testo vigente dell’articolo 46 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 46. (Estinzione del giudizio per cessazione della materia del
contendere)
1. Il giudizio si estingue, in tutto o in parte, nei casi di definizione
delle pendenze tributarie previsti dalla legge e in ogni altro caso di cessazione della materia del contendere.
2. La cessazione della materia del contendere è dichiarata con decreto del presidente o con sentenza della commissione. Il provvedimento presidenziale è reclamabile a norma dell’art. 28.
3. Nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla
legge le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le
ha anticipate.”.
Il testo vigente dell’articolo 47 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 47. (Sospensione dell’ atto impugnato)
1. Il ricorrente, se dall’atto impugnato può derivargli un danno
grave ed irreparabile, può chiedere alla commissione provinciale competente la sospensione dell’ esecuzione dell’ atto stesso con istanza motivata proposta nel ricorso o con atto separato notificata alle altre parti
e depositato in segreteria sempre che siano osservate le disposizioni di
cui all’ art. 22.
2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile disponendo che ne sia
data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima.
3. In caso di eccezionale urgenza il presidente, previa delibazione
del merito, può disporre con decreto motivato la provvisoria sospensione dell’esecuzione fino alla pronuncia del collegio.
4. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio e delibato il
merito, provvede con ordinanza motivata non impugnabile. Il dispositivo dell’ordinanza deve essere immediatamente comunicato alle parti
in udienza.
5. La sospensione può anche essere parziale e subordinata alla prestazione della garanzia di cui all’articolo 69, comma 2.
5-bis. L’istanza di sospensione è decisa entro centottanta giorni
dalla data di presentazione della stessa.
6. Nei casi di sospensione dell’atto impugnato la trattazione della
controversia deve essere fissata non oltre novanta giorni dalla pronuncia
.
7. Gli effetti della sospensione cessano dalla data di pubblicazione
della sentenza di primo grado.
8. In caso di mutamento delle circostanze la commissione su istanza motivata di parte può revocare o modificare il provvedimento cautelare prima della sentenza, osservate per quanto possibile le forme di cui
ai commi 1, 2 e 4.

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8-bis. Durante il periodo di sospensione cautelare si applicano gli
interessi al tasso previsto per la sospensione amministrativa.”.
Il testo vigente dell’articolo 49 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 49. (Disposizioni generali applicabili)
1. Alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie
si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del c.p.c., e
fatto salvo quanto disposto nel presente decreto.”.
Il testo vigente dell’articolo 62 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 62. (Norme applicabili)
1. Avverso la sentenza della commissione tributaria regionale può
essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1
a 5 dell’ art. 360, primo comma , del c.p.c..
2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal c.p.c. in quanto compatibili con quelle del
presente decreto.
2-bis. Sull’accordo delle parti la sentenza della commissione tributaria provinciale può essere impugnata con ricorso per cassazione a
norma dell’art. 360, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile”.
Il testo vigente dell’articolo 63, primo comma, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è
il seguente:
“Art. 63. (Giudizio di rinvio)
1. Quando la Corte di cassazione rinvia la causa alla commissione
tributaria provinciale o regionale la riassunzione deve essere fatta nei
confronti di tutte le parti personalmente entro il termine perentorio di
sei mesi dalla pubblicazione della sentenza nelle forme rispettivamente
previste per i giudizi di primo e di secondo grado in quanto applicabili.
(Omissis).”.
Il testo vigente dell’articolo 64, primo comma, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dal presente decreto
legislativo è il seguente:
“Art. 64. (Sentenze revocabili e motivi di revocazione)
1. Le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado
dalle commissioni tributarie possono essere impugnate ai sensi dell’articolo 395 del codice di procedura civile.
(Omissis).”.
Il testo vigente dell’articolo 65 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 65. (Proposizione della impugnazione)
1. Competente per la revocazione è la stessa commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.
2. A pena di inammissibilità il ricorso deve contenere gli elementi
previsti dall’ art. 53, comma 1, e la specifica indicazione del motivo
di revocazione e della prova dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’
art. 395 del c.p.c. nonché del giorno della scoperta o della falsità dichiarata o del recupero del documento. La prova della sentenza passata in
giudicato che accerta il dolo del giudice deve essere data mediante la
sua produzione in copia autentica.
3. Il ricorso per revocazione è proposto e depositato a norma
dell’art. 53, comma 2.
3-bis. Le parti possono proporre istanze cautelari ai sensi delle
disposizioni di cui all’articolo 52, in quanto compatibili”.
Il testo vigente dell’articolo 68 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 68. (Pagamento del tributo in pendenza del processo)
1. Anche in deroga a quanto previsto nelle singole leggi d’imposta,
nei casi in cui è prevista la riscossione frazionata del tributo oggetto
di giudizio davanti alle commissioni, il tributo, con i relativi interessi
previsti dalle leggi fiscali, deve essere pagato:
a) per i due terzi, dopo la sentenza della commissione tributaria
provinciale che respinge il ricorso;
- b) per l’ammontare risultante dalla sentenza della commissione
tributaria provinciale, e comunque non oltre i due terzi, se la stessa accoglie parzialmente il ricorso;
c) per il residuo ammontare determinato nella sentenza della commissione tributaria regionale.

Serie generale - n. 233

c-bis. per l’ammontare dovuto nella pendenza del giudizio di primo grado dopo la sentenza della Corte di Cassazione di annullamento
con rinvio e per l’intero importo indicato nell’atto in caso di mancata
riassunzione.
Per le ipotesi indicate nelle precedenti lettere gli importi da versare
vanno in ogni caso diminuiti di quanto già corrisposto.
2. Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza
rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria
provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere
rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza. In caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente può
richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla commissione
tributaria provinciale ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale.
3. Le imposte suppletive debbono essere corrisposte dopo l’ ultima
sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione.
3-bis. Il pagamento, in pendenza di processo, delle risorse proprie
tradizionali di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della decisione
2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e dell’imposta
sul valore aggiunto riscossa all’importazione resta disciplinato dal regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, come
riformato dal regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 9 ottobre 2013, e dalle altre disposizioni dell’Unione
europea in materia. “.
Il testo vigente dell’articolo 70 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 70. (Giudizio di ottemperanza)
1. La parte che vi ha interesse, può richiedere l’ottemperanza agli
obblighi derivanti dalla sentenza della commissione tributaria passata
in giudicato mediante ricorso da depositare in doppio originale alla segreteria della commissione tributaria provinciale, qualora la sentenza
passata in giudicato sia stata da essa pronunciata, e in ogni altro caso
alla segreteria della commissione tributaria regionale.
2. Il ricorso è proponibile solo dopo la scadenza del termine entro il
quale è prescritto dalla legge l’adempimento a carico dell’ente impositore, dell’agente della riscossione o del soggetto iscritto nell’albo di cui
all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, degli
obblighi derivanti dalla sentenza o, in mancanza di tale termine, dopo
trenta giorni dalla loro messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario e
fino a quando l’obbligo non sia estinto.
3. Il ricorso indirizzato al presidente della commissione deve contenere la sommaria esposizione dei fatti che ne giustificano la proposizione con la precisa indicazione, a pena di inammissibilità, della sentenza passata in giudicato di cui si chiede l’ottemperanza, che deve essere
prodotta in copia unitamente all’ originale o copia autentica dell’ atto di
messa in mora notificato a norma del comma precedente, se necessario.
4. Uno dei due originali del ricorso è comunicato a cura della segreteria della commissione ai soggetti di cui al comma 2 obbligati a
provvedere.
5. Entro venti giorni dalla comunicazione l’ufficio può trasmettere
le proprie osservazioni alla commissione tributaria, allegando la documentazione dell’ eventuale adempimento.
6. Il presidente della commissione tributaria, scaduto il termine di
cui al comma precedente, assegna il ricorso alla sezione che ha pronunciato la sentenza. Il presidente della sezione fissa il giorno per la
trattazione del ricorso in camera di consiglio non oltre novanta giorni
dal deposito del ricorso e ne viene data comunicazione alle parti almeno
dieci giorni liberi prima a cura della segreteria.
7. Il collegio, sentite le parti in contraddittorio ed acquisita la documentazione necessaria, adotta con sentenza i provvedimenti indispensabili per l’ottemperanza in luogo dell’ufficio che li ha omessi e nelle
forme amministrative per essi prescritti dalla legge, attenendosi agli
obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto
conto della relativa motivazione. Il collegio, se lo ritiene opportuno, può
delegare un proprio componente o nominare un commissario al quale
fissa un termine congruo per i necessari provvedimenti attuativi e determina il compenso a lui spettante secondo le disposizioni del Titolo VII
del Capo IV del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

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8. Il collegio, eseguiti i provvedimenti di cui al comma precedente
e preso atto di quelli emanati ed eseguiti dal componente delegato o dal
commissario nominato, dichiara chiuso il procedimento con ordinanza.
9. Tutti i provvedimenti di cui al presente articolo sono immediatamente esecutivi.
10. Contro la sentenza di cui al comma 7 è ammesso soltanto ricorso in cassazione per inosservanza delle norme sul procedimento.
10-bis. Per il pagamento di somme dell’importo fino a ventimila
euro e comunque per il pagamento delle spese di giudizio, il ricorso è
deciso dalla Commissione in composizione monocratica.”.
Note all’art. 10:

Il testo vigente dell’articolo 63 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come modificato dal presente
decreto, è il seguente:
“Art. 63. (Rappresentanza e assistenza dei contribuenti)
Presso gli uffici finanziari il contribuente può farsi rappresentare
da un procuratore generale o speciale, salvo quanto stabilito nel quarto
comma.
La procura speciale deve essere conferita per iscritto con firma
autenticata. L’autenticazione non è necessaria quando la procura è conferita al coniuge o a parenti e affini entro il quarto grado o a propri dipendenti da persone giuridiche. Quando la procura è conferita a persone
iscritte in albi professionali o nell’elenco previsto dal terzo comma, a
soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed
esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in
giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma
di ragioneria ovvero ai soggetti indicati nell’articolo 4, comma 1, lettere
e), f) ed i), del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545 è data facoltà agli stessi rappresentanti di autenticare la sottoscrizione. Quando la
procura è rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale
o di una società di servizi di cui all’articolo 11 del regolamento di cui
al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, essa deve
essere autenticata dal responsabile dell’assistenza fiscale del predetto
centro o dal legale rappresentante della predetta società di servizi.
Il Ministero dell’economia e delle finanze può autorizzare all’esercizio dell’assistenza tecnica davanti alle commissioni tributarie, se
cessati dall’impiego dopo almeno venti anni di effettivo servizio di cui
almeno gli ultimi dieci prestati a svolgere attività connesse ai tributi,
gli impiegati delle carriere dirigenziale, direttiva e di concetto degli
enti impositori e del Ministero nonché gli ufficiali e ispettori della guardia di finanza. L’autorizzazione può essere revocata o sospesa in ogni
tempo con provvedimento motivato. Le attività connesse ai tributi sono
individuate con il decreto di cui all’articolo 12, comma 4, del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Ai soggetti di cui al terzo comma, ancorché iscritti in un albo professionale, è vietato di esercitare funzioni di assistenza e di rappresentanza presso gli enti impositori e davanti le commissioni tributarie per
un periodo di due anni dalla data di cessazione del rapporto d’impiego.
L’esercizio delle funzioni di rappresentanza e assistenza in violazione del presente articolo è punito con la sanzione amministrativa da
euro mille a euro cinquemila”.
Il testo vigente dell’articolo 19 del decreto legislativo 18 dicembre
1997, n. 472, come modificato dal presente decreto, è il seguente
“Art. 19. (Esecuzione delle sanzioni)
1. In caso di ricorso alle commissioni tributarie, anche nei casi in
cui non è prevista riscossione frazionata si applicano le disposizioni dettate dall’articolo 68, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, recante disposizioni sul processo tributario.
2. La commissione tributaria regionale può sospendere l’esecuzione applicando, in quanto compatibili, le previsioni dell’articolo 52 del
decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
3. La sospensione deve essere concessa se viene prestata la garanzia di cui all’articolo 69 del decreto legislativo 31 dicembre 1992,
n. 546.
4. Quando non sussiste la giurisdizione delle commissioni tributarie; la sanzione è riscossa provvisoriamente dopo la decisione dell’organo al quale è proposto ricorso amministrativo, nei limiti della metà
dell’ammontare da questo stabilito. L’autorità giudiziaria ordinaria successivamente adita, se dall’esecuzione può derivare un danno grave ed
irreparabile, può disporre la sospensione e deve disporla se viene offerta
idonea garanzia.

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5. Se l’azione viene iniziata avanti all’autorità giudiziaria ordinaria
ovvero se questa viene adita dopo la decisione dell’organo amministrativo, la sanzione pecuniaria è riscossa per intero o per il suo residuo ammontare dopo la sentenza di primo grado, salva l’eventuale sospensione
disposta dal giudice d’appello secondo le previsioni dei commi 2, 3 e 4.
6. Se in esito alla sentenza di primo o di secondo grado la somma
corrisposta eccede quella che risulta dovuta, l’ufficio deve provvedere
al rimborso ai sensi dell’articolo 68, comma 2, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546.
7. Le sanzioni accessorie sono eseguite quando il provvedimento di
irrogazione è divenuto definitivo.”.
Il testo vigente dell’articolo 22 del decreto legislativo 18 dicembre
1997, n. 472, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 22. (Ipoteca e sequestro conservativo)
1. In base all’atto di contestazione, al provvedimento di irrogazione della sanzione o al processo verbale di constatazione e dopo la loro
notifica, l’ufficio o l’ente, quando ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può chiedere, con istanza motivata, al presidente
della commissione tributaria provinciale l’iscrizione di ipoteca sui beni
del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido e l’autorizzazione a
procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo
dei loro beni, compresa l’azienda. A tal fine l’Agenzia delle entrate si
avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7),
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e
successive modificazioni, e 51, secondo comma, numero 7), del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive
modificazioni.
2. Le istanze di cui al comma 1 devono essere notificate, anche
tramite il servizio postale, alle parti interessate, le quali possono, entro
venti giorni dalla notifica, depositare memorie e documenti difensivi.
3. Il presidente, decorso il termine di cui al comma 2, fissa con
decreto la trattazione dell’istanza per la prima camera di consiglio utile,
disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni
prima. La commissione decide con sentenza. Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all’estero, il termine è triplicato.
4. Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento, il presidente provvede con decreto
motivato assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa,
con lo stesso decreto, la camera di consiglio entro un termine non superiore a trenta giorni assegnando all’istante un termine perentorio non
superiore a quindici giorni per la notificazione del ricorso e del decreto.
A tale udienza la commissione, con ordinanza, conferma, modifica o
revoca i provvedimenti emanati con decreto.
5. (Soppresso).
6. Le parti interessate possono prestare, in corso di giudizio, la
garanzia di cui all’articolo 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546. In tal caso l’organo dinanzi al quale è in corso
il procedimento può non adottare ovvero adottare solo parzialmente il
provvedimento richiesto.
7. I provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia:
a) se non sono eseguiti nel termine di sessanta giorni dalla
comunicazione;
b) se, nel termine di centoventi giorni dalla loro adozione, non
viene notificato atto impositivo di contestazione o di irrogazione; in tal
caso, il presidente della commissione su istanza di parte e sentito l’ufficio o l’ente richiedente, dispone la cancellazione dell’ipoteca;
c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato, che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lettera b). La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell’ipoteca. In caso di accoglimento
parziale, su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza
riduce proporzionalmente l’entità dell’iscrizione o del sequestro; se la
sentenza è pronunciata dalla Corte di cassazione, provvede il giudice la
cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione.”.
Note all’art. 11:

Il testo vigente dell’articolo 2, primo comma, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è
il seguente:
“Art. 2. (La composizione delle commissioni tributarie)
1. A ciascuna delle commissioni tributarie provinciali e regionali
è preposto un presidente che presiede anche la prima sezione. L’incarico ha durata quadriennale a decorrere dalla data di esercizio effettivo

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delle funzioni ed è rinnovabile per una sola volta e per un uguale periodo, previa valutazione positiva da parte del Consiglio di presidenza
della giustizia tributaria dell’attività svolta nel primo triennio del quadriennio iniziale. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
stabilisce con proprio regolamento il procedimento e le modalità di tale
valutazione, garantendo la previa interlocuzione con l’interessato. Il
Presidente non può essere nominato tra soggetti che raggiungeranno
l’età pensionabile entro i quattro anni successivi alla nomina.
1-bis. A seguito di valutazione negativa da parte del Consiglio di
presidenza della giustizia tributaria e comunque all’esito dell’ottavo
anno di esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il giudice tributario è riassegnato a sua richiesta, salvo tramutamento all’esercizio di
funzioni analoghe o diverse all’incarico di presidente di sezione nella
commissione tributaria a cui era preposto ovvero in quella di precedente provenienza”.
2. Il presidente della commissione, in caso di assenza o di impedimento, è sostituito nelle funzioni non giurisdizionali dal presidente di
sezione con maggiore anzianità nell’incarico subordinatamente d’età.
3. Il presidente di commissione con oltre quindici sezioni può delegare sue attribuzioni non giurisdizionali ad uno o più presidenti di
sezione con i criteri di cui al comma 2.
4. A ciascuna sezione è assegnato un presidente, un vice-presidente
e non meno di quattro giudici tributari.
5. Ogni collegio giudicante è presieduto dal presidente della sezione o dal vicepresidente e giudica con numero invariabile di tre votanti.
6. Se in una sezione mancano i componenti necessari per costituire
il collegio giudicante, il presidente della commissione designa i componenti di altre sezioni.”.
Il testo vigente dell’articolo 6 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto legislativo è il
seguente:
“Art. 6. (La formazione delle sezioni e dei collegi giudicanti)
1. Con provvedimento del Consiglio di Presidenza della giustizia
tributaria sono istituite sezioni specializzate in relazione a questioni
controverse individuate con il provvedimento stesso.
1-bis. I presidenti delle commissioni tributarie assegnano il ricorso ad una delle sezioni tenendo conto, preliminarmente, della specializzazione di cui al comma 1 e applicando successivamente i criteri
cronologici e casuali.
2. Il presidente di ciascuna sezione, all’inizio di ogni anno, stabilisce il calendario delle udienze ed, all’inizio di ogni trimestre, la composizione dei collegi giudicanti in base ai criteri di massima stabiliti dal
consiglio di presidenza. Ciascun collegio giudicante deve tenere udienza almeno una volta alla settimana.
3. Il presidente della commissione tributaria, col decreto di cui al
comma 1, indica una o più delle sezioni, che, nel periodo di sospensione
feriale dei termini processuali, procedono all’esame delle domande di
sospensione cautelare del provvedimento impugnato.”.
Il testo vigente dell’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il
seguente:
“Art. 7. (Requisiti generali)

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Il testo vigente dell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto legislativo è il seguente:
“Art. 8. (Incompatibilità)
1. Non possono essere componenti delle commissioni tributarie,
finché permangono in attività di servizio o nell’esercizio delle rispettive
funzioni o attività professionali:
a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo;
b) i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali
e gli amministratori di altri enti che applicano tributi o hanno partecipazione al gettito dei tributi indicati nell’art. 2 del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546, nonché coloro che, come dipendenti di detti
enti o come componenti di organi collegiali, concorrono all’accertamento dei tributi stessi;
c) i dipendenti dell’Amministrazione finanziaria che prestano servizio presso gli uffici delle Agenzie delle entrate, delle dogane e del territorio, di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive
modificazioni;
d) gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza;
e) i soci, gli amministratori e i dipendenti delle società concessionarie del servizio di riscossione delle imposte o preposte alla gestione
dell’anagrafe tributaria e di ogni altro servizio tecnico del Ministero
delle finanze;
f).
g) i prefetti;
h) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti o
movimenti politici;
i) coloro che in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione, direttamente o attraverso forme associative, esercitano l’attività di consulenza tributaria, detengono le scritture
contabili e redigono i bilanci, ovvero svolgono attività di consulenza,
assistenza o di rappresentanza, a qualsiasi titolo e anche nelle controversie di carattere tributario, di contribuenti singoli o associazioni di
contribuenti, di società di riscossione dei tributi o di altri enti impositori;
l) gli appartenenti alle Forze armate ed i funzionari civili dei Corpi
di polizia;
(Omissis).”.
Il testo vigente dell’articolo 9, primo comma, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è
il seguente:
Art. 9. (Procedimenti di nomina dei componenti delle commissioni
tributarie)
1. I componenti delle commissioni tributarie immessi per la prima
volta nel ruolo unico di cui all’articolo 4, comma 40, della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono nominati con decreto del Presidente della
Repubblica su proposta del Ministro delle finanze, previa deliberazione
del consiglio di presidenza, secondo l’ordine di collocazione negli elenchi previsti nel comma 2. In ogni altro caso alla nomina dei componenti
dicommissione tributaria si provvede con decreto dell’Economia e delle
finanze.
(Omissis).”.

1. I componenti delle commissioni tributarie debbono:

Il testo vigente dell’articolo 11 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il seguente:

a) essere cittadini italiani;
b) avere l’esercizio dei diritti civili e politici;
c) non aver riportato condanne per delitti comuni non colposi o per
contravvenzioni a pena detentiva o per reati tributari e non essere stati
sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
d) non avere superato, alla data di scadenza del termine stabilito nel
bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione,
settantadue anni di età;
e) avere idoneità fisica e psichica;
e-bis) essere muniti di laurea magistrale o quadriennale in materie
giuridiche o economico-aziendalistiche;”.

“Art. 11. (Durata dell’incarico e assegnazione degli incarichi per
trasferimento)
(Omissis).
5. Per la copertura dei posti rimasti vacanti dopo l’espletamento dei
concorsi di cui al comma 4, si applica il procedimento previsto dall’articolo 9, riservato a coloro che aspirano, per la prima volta, a un incarico
nelle commissioni tributarie provinciali e regionali
5-bis Nei casi di necessità di servizio, il Ministro dell’economia e
delle finanze può disporre, su richiesta del Consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria, l’anticipazione nell’assunzione delle funzioni”.

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Il testo vigente dell’articolo 21 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 21. (Elezione del consiglio di presidenza)
1. Le elezioni del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
hanno luogo entro quattro mesi dallo scadere del precedente Consiglio. Esse sono indette con provvedimento del Presidente del Consiglio
di presidenza, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana almeno quarantacinque giorni prima della data stabilita per
le elezioni. Esse si svolgono in un giorno festivo dalle ore 9 alle ore 21.
2. Il Presidente del Consiglio di presidenza nomina, con propria
delibera, l’ufficio centrale elettorale, che si insedia presso lo stesso
Consiglio di presidenza, ed è costituito da un presidente di Commissione tributaria, che lo presiede, e da due giudici tributari. Con la stessa
delibera sono nominati, altresì, i tre giudici supplenti, che sostituiscono
i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento.
2-bis. Le candidature devono essere presentate all’ufficio centrale elettorale, a mezzo plico raccomandato, almeno venticinque giorni
prima delle elezioni mediante compilazione della apposita scheda di
presentazione. Ciascun candidato è presentato da non meno di venti e
da non oltre trenta giudici tributari. Le firme di presentazione possono
essere apposte e depositate anche su più schede di presentazione, se i
candidati raccolgono firme di presentazione in Commissioni diverse da
quella di appartenenza.
2-ter. Nessuno può presentare più di un candidato né essere, contemporaneamente, candidato e presentatore di se stesso. L’inosservanza delle disposizioni del presente comma determina la nullità di ogni
firma di presentazione proposta dal medesimo soggetto.
2-quater. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine di
cui al comma 3, l’ufficio elettorale centrale accerta che nei confronti
del candidato non sussistono le cause di ineleggibilità di cui all’articolo 20. Lo stesso Ufficio verifica, altresì, il rispetto delle disposizioni di
cui ai commi 3 e 4, esclude, con provvedimento motivato, le candidature non presentate dal prescritto numero di presentatori ovvero quelle
dei candidati ineleggibili, e trasmette immediatamente le candidature
ammesse al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. L’elenco
dei candidati è pubblicato sul sito istituzionale del Consiglio ed inviato
dallo stesso per posta elettronica a tutti i componenti delle Commissioni
tributarie. Detto elenco è altresì affisso, a cura dei Presidenti di commissione, presso ciascuna Commissione tributaria.
2-quinquies. Le operazioni elettorali si svolgono presso le sedi
delle commissioni tributarie provinciali e regionali e presso ciascuna
di queste sedi è istituito l’ufficio elettorale locale, che assicura l’espletamento delle operazioni di voto, composto dal presidente della commissione o da un suo delegato, che lo presiede, e da due giudici tributari, nominati dal presidente delle rispettive commissioni almeno venti
giorni prima della data fissata per le elezioni. Sono nominati altresì
tre supplenti, i quali sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro
assenza o impedimento. Non possono far parte degli Uffici elettorali
giudici tributari che abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi
dell’ammonimento.
2-sexies. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di
voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte
le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per
ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai
sensi dell’articolo 22, comma 4, si dà atto nel processo verbale.
2-septies. Con regolamento del Consiglio di Presidenza sono stabilite le disposizioni di attuazione del presente articolo.”.
Il testo vigente dell’articolo 23 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 23. (Proclamazione degli eletti. Reclami)
1. L’ufficio elettorale centrale proclama eletti coloro che, nell’ambito di ciascuna categoria di eleggibili, hanno riportato il maggior numero di voti. A parità di voti è eletto il più anziano di età. I nominativi
degli eletti sono comunicati al Consiglio di Presidenza della giustizia
tributaria e al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia
e delle finanze.
2. I reclami relativi alla eleggibilità e alle operazioni elettorali sono
indirizzati al consiglio di presidenza e debbono pervenire alla segreteria
dello stesso entro il quindicesimo giorno successivo alla proclamazione
dei risultati. Essi non hanno effetto sospensivo.
3. Il consiglio di presidenza decide sui reclami nella sua prima
adunanza.

Serie generale - n. 233

3-bis. Nei quindici giorni successivi all’emanazione del decreto del
Presidente della Repubblica, di cui all’articolo 17, comma 1, il Presidente in carica del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
convoca per l’insediamento il Consiglio nella sua nuova composizione.
3-ter. Il Consiglio di Presidenza scade al termine del quadriennio
e continua ad esercitare le proprie funzioni fino all’insediamento del
nuovo Consiglio”.
Il testo vigente dell’articolo 24, comma 1, lettera h, del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il seguente:
“Art. 24. (Attribuzioni)
1. Il consiglio di presidenza:
a) verifica i titoli di ammissione dei propri componenti e decide sui
reclami attinenti alle elezioni;
b) disciplina con regolamento interno il proprio funzionamento;
c) delibera sulle nomine e su ogni altro provvedimento riguardante
i componenti delle commissioni tributarie;
d) formula al Ministro delle finanze proposte per l’adeguamento e
l’ammodernamento delle strutture e dei servizi, sentiti i presidenti delle
commissioni tributarie;
e) predispone elementi per la redazione della relazione del Ministro delle finanze di cui all’art. 29, comma 2, anche in ordine alla produttività comparata delle commissioni;
f) stabilisce i criteri di massima per la formazione delle sezioni e
dei collegi giudicanti;
g) stabilisce i criteri di massima per la ripartizione dei ricorsi
nell’ambito delle commissioni tributarie divise in sezioni;
h) assicura l’aggiornamento professionale dei giudici tributari attraverso l’organizzazione di corsi di formazione permanente, in sede
centrale e decentrata nell’ambito degli stanziamenti annuali dell’apposita voce di bilancio in favore dello stesso Consiglio e sulla base di un
programma di formazione annuale, comunicato al Ministero dell’economia e delle finanze entro il mese di ottobre dell’anno precedente lo
svolgimento dei corsi;
i) esprime parere sugli schemi di regolamento e di convenzioni previsti dal presente decreto o che comunque riguardano il funzionamento
delle commissioni tributarie;
l) esprime parere sulla ripartizione fra le commissioni tributarie dei
fondi stanziati nel bilancio del Ministero delle finanze per le spese di
loro funzionamento;
m) esprime parere sul decreto di cui all’articolo 13, comma 1;
m-bis) dispone, in caso di necessità, l’applicazione di componenti
presso altra commissione tributaria o sezione staccata, rientrante nello
stesso ambito regionale, per la durata massima di un anno;
n) delibera su ogni altra materia ad esso attribuita dalla legge.
2. Il consiglio di presidenza vigila sul funzionamento dell’attività giurisdizionale delle commissioni tributarie e può disporre ispezioni
nei confronti del personale giudicante affidandone l’incarico ad uno dei
suoi componenti.”.
Il testo vigente dell’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 545, come modificato dal presente decreto, è il
seguente:
“Art. 29. (Alta sorveglianza)
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri esercita l’alta sorveglianza sulle commissioni tributarie e sui giudici tributari. Il Presidente
del Consiglio dei Ministri e il Ministro delle finanze hanno facoltà di
chiedere al consiglio di presidenza e ai presidenti delle commissioni
informazioni circa il funzionamento della giustizia tributaria ed i servizi
relativi e possono fare, al riguardo, le comunicazioni che ritengono opportune al consiglio di presidenza.
2. Il Ministro dell’economia e delle finanze presenta entro il 30 ottobre di ciascun anno una relazione al Parlamento sullo stato della
giustizia tributaria nell’anno precedente anche sulla base degli elementi predisposti dal Consiglio di presidenza, con particolare riguardo alla durata dei processi e all’efficacia degli istituti deflattivi del
contenzioso.”.
Note all’art. 12:

I testi vigenti dell’articolo 12, comma 4, dell’articolo 69, comma 2,
e dell’articolo 16-bis comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, sono citati in nota all’articolo 9 del presente decreto.

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Il testo vigente dell’articolo 3, comma 3, del decreto ministeriale
23 dicembre 2013, n. 163, è il seguente:
“Art. 3. (Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.)
(Omissis).
3. Con uno o più decreti del Ministero dell’economia e delle finanze, sentiti l’Agenzia per l’Italia Digitale e, limitatamente ai profili
inerenti alla protezione dei dati personali, il Garante per la protezione
dei dati personali, sono individuate le regole tecnico-operative per le
operazioni relative all’abilitazione al S.I.Gi.T., alla costituzione in giudizio mediante deposito, alla comunicazione e alla notificazione, alla
consultazione e al rilascio di copie del fascicolo informatico, all’assegnazione dei ricorsi e all’accesso dei soggetti di cui al comma 2 del
presente articolo, nonché alla redazione e deposito delle sentenze, dei
decreti e delle ordinanze. Con i medesimi decreti sono stabilite le regole
tecnico-operative finalizzate all’archiviazione e alla conservazione dei
documenti informatici, in conformità a quanto disposto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni e integrazioni.”.
Il testo vigente dell’articolo 16, comma 1, della legge 11 marzo
2014, n. 23, è il seguente:
“Art. 16. (Disposizioni finanziarie)
1. Dall’attuazione della delega di cui all’articolo 1 non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né un
aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti.
In considerazione della complessità della materia trattata e dell’impossibilità di procedere alla determinazione degli eventuali effetti finanziari, per ciascuno schema di decreto legislativo la relazione tecnica di
cui all’articolo 1 comma 6, evidenzia i suoi effetti sui saldi di finanza pubblica. Qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o
maggiori oneri, che non trovino compensazione nel proprio ambito, si
provvede ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge n. 196 del 2009
ovvero mediante compensazione con le risorse finanziarie recate dai decreti legislativi adottati ai sensi della presente legge, presentati prima o
contestualmente a quelli che comportano i nuovi o maggiori oneri. A tal
fine le maggiori entrate confluiscono in un apposito fondo istituito nello
stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
(Omissis).”.
15G00167

DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 157.
Misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali, in attuazione dell’articolo 9, comma 1, lettera h), della legge 11 marzo 2014, n. 23.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 11 marzo 2014, n. 23, con la quale è stata
conferita delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita
e, in particolare, l’articolo 9, comma 1, lettera h), con il
quale il Governo è delegato a procedere alla revisione della
disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali, in funzione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica
e di potenziamento dell’efficienza dell’azione amministrativa, nonché ai fini di una più razionale ripartizione delle
funzioni tra le diverse agenzie;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 26 giugno 2015;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari
competenti per materia e, per i profili di carattere finanziario, della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica;

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Visto l’articolo 1, comma 7, della citata legge n. 23 del
2014, secondo cui, qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i
testi alle Camere;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 4 settembre 2015;
Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni parlamentari, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della
citata legge n. 23 del 2014;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 22 settembre 2015;
Sulla proposta del Ministro dell’economia e delle
finanze;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Disposizioni in materia
di riorganizzazione delle agenzie fiscali
1. Le agenzie fiscali procedono alla riorganizzazione
delle proprie strutture in funzione del contenimento delle
spese di funzionamento ai sensi dell’articolo 23-quater
del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e del
riassetto dei servizi di assistenza, consulenza e controllo
con l’obiettivo di facilitare gli adempimenti tributari anche grazie all’impiego di nuove e più avanzate forme di
comunicazione con il contribuente, contribuendo a una
maggiore competitività delle imprese italiane e favorendo l’attrattività degli investimenti in Italia per le imprese
estere che intendono operare nel territorio nazionale. Nei
programmi di riorganizzazione le agenzie, nell’ambito
dello svolgimento delle funzioni loro assegnate, perseguono, inoltre, la riduzione della invasività dei controlli
e dei connessi adempimenti secondo il principio del controllo amministrativo unico, sviluppando ulteriormente tecniche di analisi dei rischi. Le agenzie orientano,
in funzione degli obiettivi istituzionali e della missione
prioritaria di facilitare e promuovere l’assolvimento degli
obblighi tributari, i programmi di formazione e sviluppo
del personale, nonché i criteri di determinazione dei compensi incentivanti, nel quadro della revisione del sistema
delle convenzioni fra Ministro dell’economia e delle finanze e agenzie fiscali di cui all’articolo 59, comma 2, del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
2. Al fine di potenziare l’efficienza dell’azione amministrativa e favorire l’emersione delle basi imponibili, le
convenzioni stipulate ai sensi del citato articolo 59, comma 2, stabiliscono per le agenzie fiscali specifici obiettivi
di incremento del livello di adempimento spontaneo degli
obblighi tributari, del livello di efficacia dell’azione di
prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale, delle frodi
e degli illeciti tributari, anche mediante l’attuazione delle
disposizioni dell’articolo 1, commi 634, 635 e 636, della
legge 23 dicembre 2014, n. 190, e dei nuovi istituti introdotti in attuazione della legge 11 marzo 2014, n. 23.

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3. Per la misurazione degli obiettivi di cui al comma 2,
le convenzioni di cui al comma 1 definiscono, per ciascuna agenzia fiscale:
a) indicatori della produttività, qualità e tempestività
dell’attività svolta nelle aree di operatività;
b) indicatori della complessiva efficacia e efficienza
gestionale.
4. Gli indicatori di cui al comma 3 sono definiti in base
ai seguenti criteri generali:
a) rispetto dei principi di cui alla legge 27 luglio
2000, n. 212, anche con riguardo alla richiesta di documentazione già in possesso dell’amministrazione
finanziaria;
b) preponderanza di peso degli indicatori espressione delle attività volte a facilitare gli adempimenti tributari, a contribuire a una maggiore competitività delle imprese italiane e a favorire l’attrattività degli investimenti
in Italia per le imprese estere che intendono operare nel
territorio nazionale, nonché delle attività di prevenzione e
contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, di erogazione
dei servizi al contribuente e di tempestiva esecuzione dei
provvedimenti di rimborso e di sgravio;
c) tempestività delle direttive adottate a seguito di
mutamenti legislativi e della giurisprudenza di legittimità
che possano incidere sui rapporti pendenti ai fini dell’autotutela, acquiescenza a sentenze, adesioni, mediazioni e
conciliazioni giudiziali.
5. Le convenzioni di cui al comma 1 definiscono i criteri per la redazione della mappa dei rischi operativi e per
la definizione degli indicatori di rischio di non conformità
di ciascuna agenzia fiscale.
6. Le disposizioni del presente decreto relative alle
convenzioni di cui al comma 1 si applicano a decorrere
dal 1° gennaio 2016.
7. All’esito positivo delle verifiche effettuate dal Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento
delle finanze, finalizzate ad accertare il maggior gettito
incassato con riferimento all’ultimo anno consuntivato
connesso al raggiungimento degli obiettivi fissati nelle
convenzioni di cui al comma 1, sulla base di strumenti
di monitoraggio e di riscontro del suddetto maggior gettito derivante dall’attività volta a promuovere l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali e dell’attività
di controllo fiscale, ivi compreso, ove disponibile e in
relazione ai dati pertinenti, il rapporto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f), della legge 11 marzo 2014,
n. 23, nonché in base all’accertamento dei risparmi di
spesa conseguenti a controlli che abbiano determinato
il disconoscimento in via definitiva di richieste di rimborsi o di crediti d’imposta, gli stanziamenti iscritti nei
pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze sono integrati con apposito provvedimento in corso di gestione per la quota
incentivante di cui all’articolo 59, comma 4, lettera c),
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nel rispetto del vincolo di neutralità finanziaria relativamente al
previgente sistema. In forza di tale vincolo, per l’attività svolta a decorrere dall’anno 2016 l’ammontare della
predetta quota non può superare la media degli importi assegnati nel triennio precedente a ciascuna agenzia

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in applicazione del citato articolo 59, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 300 del 1999 e dell’articolo 12, commi 1 e 2, del decreto-legge 28 marzo
1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 maggio 1997, n. 140, come sostituito dall’articolo 3,
comma 165, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e
successive modificazioni. In relazione al vincolo di neutralità finanziaria relativamente al previgente sistema e
subordinatamente alla realizzazione degli strumenti di
monitoraggio e riscontro di cui al primo periodo cessano di avere applicazione per le agenzie fiscali, con
riferimento all’attività svolta a decorrere dal 1° gennaio
2016, le disposizioni di cui all’articolo 12 del decretolegge n. 79 del 1997 riguardanti l’assegnazione di risorse per il potenziamento dell’amministrazione economica e finanziaria e per la corresponsione di compensi
al personale dipendente. Resta fermo quanto previsto
dal citato articolo 12 per la quota di risorse rivenienti
dall’attività delle agenzie fiscali destinata al fondo di
assistenza per i finanzieri, al fondo di previdenza per il
personale del Ministero dell’economia e delle finanze,
al potenziamento ed alla copertura di oneri indifferibili
dell’Amministrazione economico-finanziaria e del Corpo della Guardia di Finanza nonché quanto previsto dal
medesimo articolo in relazione all’incentivazione del
personale del Ministero dell’economia e delle finanze
cui continua a provvedersi annualmente con decreto
ministeriale. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, commi da 11 a 11-quinquies, del decreto-legge
n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, nelle more dei rinnovi contrattuali
previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 1° agosto
2011, n. 141, i sistemi di misurazione e valutazione della performance individuale adottati dalle agenzie fiscali
e i criteri selettivi da esse stabiliti per l’attribuzione del
trattamento accessorio collegato alla performance del
personale dipendente sono verificati nel quadro delle
convenzioni di cui al comma 1.
8. Ai fini del contenimento dei costi, le agenzie fiscali riducono di non meno del 10 per cento il rapporto tra
personale dirigenziale di livello non generale e personale
non dirigente previsto dall’articolo 23-quinquies, comma 1, lettera a), numero 2), del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge
7 agosto 2012, n. 135, in modo da diminuire ulteriormente le posizioni dirigenziali rispetto a quanto previsto dalla
medesima disposizione.
9. Le agenzie provvedono a una riduzione complessiva
di almeno il 10 per cento delle posizioni dirigenziali di
livello generale, computata con riferimento alla dotazione organica cumulativa delle agenzie stesse relativa a tali
posizioni.
10. A seguito dell’applicazione delle disposizioni di cui
ai commi 8 e 9, i fondi per il trattamento accessorio del
personale dirigente di prima e seconda fascia sono corrispondentemente ridotti in proporzione ai posti dirigenziali effettivamente soppressi.

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11. In coerenza con il processo d’integrazione operativa
tra le attività dell’Agenzia delle entrate e quelle dell’incorporata Agenzia del territorio cessano di avere effetto le
limitazioni per specifiche materie introdotte dall’articolo 23-quater, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2012,
n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto
2012, n. 135, con riguardo allo svolgimento delle funzioni dei vicedirettori, fermo restando il contingente complessivo ivi previsto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 24 settembre 2015
MATTARELLA
R ENZI, Presidente del Consiglio dei ministri
PADOAN, Ministro dell’economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: ORLANDO

Serie generale - n. 233

b) prevedere l’obbligo di garantire l’assoluta riservatezza
nell’attività conoscitiva e di controllo fino alla completa definizione
dell’accertamento; prevedere l’effettiva osservanza, nel corso dell’attività di controllo, del principio di ridurre al minimo gli ostacoli al normale svolgimento dell’attività economica del contribuente, garantendo
in ogni caso il rispetto del principio di proporzionalità; rafforzare il
contraddittorio nella fase di indagine e la subordinazione dei successivi
atti di accertamento e di liquidazione all’esaurimento del contraddittorio
procedimentale;
c) potenziare e razionalizzare i sistemi di tracciabilità dei pagamenti, prevedendo espressamente i metodi di pagamento sottoposti
a tracciabilità e promuovendo adeguate forme di coordinamento con
gli Stati esteri, in particolare con gli Stati membri dell’Unione europea, nonché favorendo una corrispondente riduzione dei relativi oneri
bancari;
d) incentivare, mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, l’utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, nonché
di adeguati meccanismi di riscontro tra la documentazione in materia di
imposta sul valore aggiunto (IVA) e le transazioni effettuate, potenziando i relativi sistemi di tracciabilità dei pagamenti;
e) verificare la possibilità di introdurre meccanismi atti a contrastare l’evasione dell’IVA dovuta sui beni e servizi intermedi, facendo
in particolare ricorso al meccanismo dell’inversione contabile (reverse
charge), nonché di introdurre il meccanismo della deduzione base da
base per alcuni settori;
f) rafforzare la tracciabilità dei mezzi di pagamento per il riconoscimento, ai fini fiscali, di costi, oneri e spese sostenuti, e prevedere
disincentivi all’utilizzo del contante, nonché incentivi all’utilizzo della
moneta elettronica;
g) prevedere specifici strumenti di controllo relativamente alle
cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici;

NOTE
AVVERTENZA:

Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art.10, comma 3, del testo unico
delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,
n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti
legislativi qui trascritti.

h) procedere alla revisione della disciplina dell’organizzazione
delle agenzie fiscali, in funzione delle esigenze di contenimento della
spesa pubblica e di potenziamento dell’efficienza dell’azione amministrativa, nonché ai fini di una più razionale ripartizione delle funzioni
tra le diverse agenzie;
i) prevedere l’introduzione, in linea con le raccomandazioni
degli organismi internazionali e con le eventuali decisioni in sede europea, tenendo anche conto delle esperienze internazionali, di sistemi
di tassazione delle attività transnazionali, ivi comprese quelle connesse
alla raccolta pubblicitaria, basati su adeguati meccanismi di stima delle
quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale;
l) rafforzare il controllo e gli indirizzi strategico-programmatici
del Ministero dell’economia e delle finanze sulla società Equitalia.».

Note alle premesse:

— L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e
per oggetti definiti.
— L’articolo 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di emanare i
decreti aventi valore di legge ed i regolamenti.
— La legge 11 marzo 2014, n. 23 (Delega al Governo per un sistema fiscale più equo, trasparente ed orientato alla crescita), è stata
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2014, n. 59.
— Si riporta il testo dell’articolo 9 della citata legge 11 marzo
2014, n. 23:
«Art. 9. (Rafforzamento dell’attività conoscitiva e di controllo).
— 1. Il Governo è delegato ad introdurre, con i decreti legislativi di
cui all’articolo 1, norme per il rafforzamento dei controlli, secondo i
seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) rafforzare i controlli mirati da parte dell’amministrazione
finanziaria, utilizzando in modo appropriato e completo gli elementi
contenuti nelle banche di dati e prevedendo, ove possibile, sinergie con
altre autorità pubbliche nazionali, europee e internazionali, al fine di
migliorare l’efficacia delle metodologie di controllo, con particolare rafforzamento del contrasto delle frodi carosello, degli abusi nelle attività
di incasso e trasferimento di fondi (money transfer) e di trasferimento di
immobili, dei fenomeni di alterazione delle basi imponibili attraverso un
uso distorto del transfer pricing e di delocalizzazione fittizia di impresa,
nonché delle fattispecie di elusione fiscale;

— Il testo vigente dell’articolo 1, comma 7, della citata legge
11 marzo 2014, n. 23, è il seguente:
«7. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni, con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi
integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci
giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.».
Note all’art. 1:

— Si riporta il testo dell’articolo 23-quater del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135:
«Art. 23-quater. (Incorporazione dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e dell’Agenzia del territorio e soppressione
dell’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico). — 1. L’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e l’Agenzia del territorio sono incorporate, rispettivamente, nell’Agenzia delle dogane e nell’Agenzia delle
entrate ai sensi del comma 2 a decorrere dal 1º dicembre 2012 e i relativi
organi decadono, fatti salvi gli adempimenti di cui al comma 4. Entro il
30 ottobre 2012 il Ministro dell’economia e delle finanze trasmette una
relazione al Parlamento.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

2. Le funzioni attribuite agli enti di cui al comma 1 dalla normativa
vigente continuano ad essere esercitate, con le inerenti risorse umane,
finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e
passivi, anche processuali, senza che sia esperita alcuna procedura di
liquidazione, neppure giudiziale, rispettivamente, dall’Agenzia delle
dogane, che assume la denominazione di “Agenzia delle dogane e dei
monopoli”, e dalla Agenzia delle entrate. Le risorse finanziarie di cui
al precedente periodo inerenti all’Agenzia delle dogane e dei monopoli
sono escluse dalle modalità di determinazione delle dotazioni da assegnare alla medesima Agenzia ai sensi dell’articolo 1, comma 74, della
legge 23 dicembre 2005, n. 266.
3. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze da adottare entro il 31 dicembre 2012, sono trasferite
le risorse umane, strumentali e finanziarie degli enti incorporati e sono
adottate le misure eventualmente occorrenti per garantire la neutralità
finanziaria per il bilancio dello Stato dell’operazione di incorporazione. Fino all’adozione dei predetti decreti, per garantire la continuità dei
rapporti già in capo all’ente incorporato, l’Agenzia incorporante può
delegare uno o più dirigenti per lo svolgimento delle attività di ordinaria
amministrazione, ivi comprese le operazioni di pagamento e riscossione
a valere sui conti correnti già intestati all’ente incorporato che rimangono aperti fino alla data di emanazione dei decreti medesimi.
4. Entro il 31 dicembre 2012, i bilanci di chiusura degli enti incorporati sono deliberati dagli organi in carica alla data di cessazione
dell’ente, corredati della relazione redatta dall’organo interno di controllo in carica alla data di incorporazione dell’ente medesimo e trasmessi per l’approvazione al Ministero dell’economia e delle finanze.
Ai componenti degli organi degli enti di cui al comma 1 i compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati ad essi spettanti sono
corrisposti fino alla data di adozione della deliberazione dei bilanci di
chiusura e, comunque, non oltre novanta giorni dalla data di incorporazione. I comitati di gestione delle Agenzie incorporanti sono rinnovati
entro quindici giorni decorrenti dal termine di cui al comma 1, anche al
fine di tenere conto del trasferimento di funzioni derivante dal presente
articolo.
5. A decorrere dal 1° dicembre 2012 le dotazioni organiche delle
Agenzie incorporanti sono provvisoriamente incrementate di un numero pari alle unità di personale di ruolo trasferite, in servizio presso gli
enti incorporati. Detto personale è inquadrato nei ruoli delle Agenzie
incorporanti. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza ed il trattamento economico fondamentale e
accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al
momento dell’inquadramento; nel caso in cui tale trattamento risulti più
elevato rispetto a quello previsto per il personale dell’amministrazione
incorporante, è attribuito per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo
conseguiti.
6. Per i restanti rapporti di lavoro le Agenzie incorporanti subentrano nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza.
7. Le Agenzie incorporanti esercitano i compiti e le funzioni facenti capo agli enti incorporati con le articolazioni amministrative individuate mediante le ordinarie misure di definizione del relativo assetto
organizzativo. Nell’ambito di dette misure, nei limiti della dotazione
organica della dirigenza di prima fascia, l’Agenzia delle entrate istituisce due posti di vicedirettore, di cui uno, anche in deroga ai contingenti
previsti dall’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del
2001, per i compiti di indirizzo e coordinamento delle funzioni riconducibili all’area di attività dell’Agenzia del territorio; l’Agenzia delle
dogane e dei monopoli istituisce due posti di vicedirettore, di cui uno,
anche in deroga ai contingenti previsti dall’articolo 19, comma 6, del
decreto legislativo n. 165 del 2001, per i compiti di indirizzo e coordinamento delle funzioni riconducibili all’area di attività dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Per lo svolgimento sul territorio
dei compiti già devoluti all’Amministrazione autonoma dei Monopoli
di Stato, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli stipula apposite convenzioni, non onerose, con la Guardia di finanza e con l’Agenzia delle
entrate. Al fine di garantire la continuità delle attività già facenti capo
agli enti di cui al presente comma fino al perfezionamento del processo
di riorganizzazione indicato, l’attività facente capo ai predetti enti continua ad essere esercitata dalle articolazioni competenti, con i relativi
titolari, presso le sedi e gli uffici già a tal fine utilizzati. Nei casi in cui
le disposizioni vigenti o atti amministrativi ovvero contrattuali fanno
riferimento all’Agenzia del territorio ed all’Amministrazione autonoma
dei Monopoli di Stato si intendono riferite, rispettivamente, all’Agenzia
delle entrate ed all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Serie generale - n. 233

8. Le risorse finanziarie disponibili, a qualsiasi titolo, sui bilanci
degli enti incorporati ai sensi del presente articolo sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e sono riassegnate, a far data dall’anno contabile 2013, alle Agenzie incorporanti. Al fine di garantire la continuità
nella prosecuzione dei rapporti avviati dagli enti incorporati, la gestione
contabile delle risorse finanziarie per l’anno in corso, già di competenza dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, prosegue in
capo alle equivalenti strutture degli uffici incorporanti.
9. L’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico-ASSI è soppressa a
decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto. In relazione agli adempimenti di cui al comma 3 i decreti di natura non regolamentare sono adottati, nello stesso termine di
cui al predetto comma, dal Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Con
i medesimi decreti sono ripartite tra il Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli le funzioni attribuite ad ASSI dalla normativa vigente, nonché le relative risorse
umane, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici
attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione di ASSI, neppure giudiziale. Fino all’adozione dei predetti decreti,
per garantire la continuità dei rapporti già in capo all’ente soppresso, il
Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali può delegare uno
o più dirigenti per lo svolgimento delle attività di ordinaria amministrazione, ivi comprese le operazioni di pagamento e riscossione a valere sui
conti correnti già intestati all’ente soppresso che rimangono aperti fino
alla data di emanazione dei decreti medesimi. Trovano applicazione i
commi da 4 a 8, intendendosi per Amministrazione incorporante, ai fini
del presente comma, anche il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, da adottare di concerto con il Ministero dell’economia e delle
finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, è approvata la tabella di corrispondenza per l’inquadramento
del personale trasferito. Resta comunque ferma, nei limiti temporali previsti dalla vigente normativa, la validità delle graduatorie dei concorsi
pubblici espletati dall’ASSI e dall’Unire. Con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sono rideterminate le dotazioni organiche del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con l’istituzione di un posto
di dirigente generale di prima fascia, in relazione alle funzioni ed alla
quota parte delle risorse trasferite ai sensi del terzo periodo del presente comma, ferma in ogni caso l’assegnazione delle residue posizioni
dirigenziali generali di ASSI all’Agenzia delle dogane e dei monopoli;
con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, è rideterminato l’assetto organizzativo del predetto Ministero in conseguenza dell’attuazione delle disposizioni del presente comma.
9-bis. Al fine di assicurare il controllo pubblico dei concorsi e delle
manifestazioni ippiche, Unirelab s.r.l. continua a svolgere le funzioni
esercitate alla data di entrata in vigore del presente decreto. Con decreto
del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, sono stabilite le modalità di trasferimento delle quote
sociali della predetta società al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Si applica quanto previsto dall’articolo 4, comma 3,
del presente decreto.
10. A decorrere dal 1° dicembre 2012, al decreto legislativo n. 300
del 1999 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 57, comma 1, le parole: «, l’agenzia del territorio»
sono sostituite dalle seguenti: «e dei monopoli»;
b) all’articolo 62, comma 1, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «L’agenzia delle entrate svolge, inoltre, le funzioni di cui
all’articolo 64»;
c) all’articolo 63, nella rubrica e nel comma 1, dopo le parole:
«delle dogane» sono inserite le seguenti: «e dei monopoli»; nel medesimo comma è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L’agenzia svolge,
inoltre, le funzioni già di competenza dell’Amministrazione autonoma
dei Monopoli di Stato»;
d) all’articolo 64, sono apportate le seguenti modifiche:
1) nella rubrica, le parole: «Agenzia del territorio» sono sostituite dalle seguenti: «Ulteriori funzioni dell’agenzia delle entrate»;
2) al comma 1, le parole: «del territorio è» sono sostituite dalle seguenti: «delle entrate è inoltre»;

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3) ai commi 3-bis e 4, le parole: «del territorio» sono sostituite
dalle seguenti: «delle entrate».
d-bis) all’articolo 67, comma 3, secondo periodo, dopo le parole:
«pubbliche amministrazioni» sono inserite le seguenti: «, ferma restando ai fini della scelta la legittimazione già riconosciuta a quelli rientranti
nei settori di cui all’articolo 19, comma 6, terzo periodo, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165,».
11. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
12. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».
— Si riporta il testo dell’articolo 59, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo),
a norma dell’articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59:
«Art. 59. (Rapporti con le agenzie fiscali). — 1. (Omissis).
2. Il ministro e ciascuna agenzia, sulla base del documento di indirizzo, stipulano una convenzione triennale, con adeguamento annuale
per ciascun esercizio finanziario, con la quale vengono fissati:
a) i servizi dovuti e gli obiettivi da raggiungere;
b) le direttive generali sui criteri della gestione ed i vincoli da
rispettare;
c) le strategie per il miglioramento;
d) le risorse disponibili;
e) gli indicatori ed i parametri in base ai quali misurare l’andamento della gestione.
3-5. (Omissis).».
— Si riporta il testo dei commi 634, 635 e 636 dell’articolo 1 della
legge 23 dicembre 2014, n. 190, (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015):
«634. Al fine di introdurre nuove e più avanzate forme di comunicazione tra il contribuente e l’amministrazione fiscale, anche in termini preventivi
rispetto alle scadenze fiscali, finalizzate a semplificare gli adempimenti, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione del
contribuente, ovvero del suo intermediario, anche mediante l’utilizzo delle
reti telematiche e delle nuove tecnologie, gli elementi e le informazioni in
suo possesso riferibili allo stesso contribuente, acquisiti direttamente o pervenuti da terzi, relativi anche ai ricavi o compensi, ai redditi, al volume d’affari e al valore della produzione, a lui imputabili, alle agevolazioni, deduzioni o detrazioni, nonché ai crediti d’imposta, anche qualora gli stessi non
risultino spettanti. Il contribuente può segnalare all’Agenzia delle entrate
eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.
635. Per le medesime finalità di cui al comma 634 l’Agenzia delle entrate mette, altresì, a disposizione del contribuente ovvero del suo
intermediario gli elementi e le informazioni utili a quest’ultimo per una
valutazione in ordine ai ricavi, compensi, redditi, volume d’affari e valore della produzione nonché relativi alla stima dei predetti elementi,
anche in relazione ai beni acquisiti o posseduti.
636. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate
sono individuate le modalità con cui gli elementi e le informazioni di cui
ai commi 634 e 635 sono messi a disposizione del contribuente e della
Guardia di finanza. Il provvedimento di cui al primo periodo indica, in
particolare, le fonti informative, la tipologia di informazioni da fornire al
contribuente e le modalità di comunicazione tra quest’ultimo e l’amministrazione, assicurate anche a distanza mediante l’utilizzo delle nuove
tecnologie, i livelli di assistenza e i rimedi per la rimozione delle eventuali omissioni e per la correzione degli eventuali errori commessi.».
— Per i riferimenti alla legge 11 marzo 2014, n. 23, si veda nelle
note alle premesse.
— La legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31 luglio 2000, n. 177.
— L’articolo 3, comma 1, lettera f), della citata legge 11 marzo
2014, n. 23, prevede che il Governo rediga annualmente, anche con il
contributo delle regioni in relazione ai loro tributi e a quelli degli enti locali del proprio territorio, un rapporto sui risultati conseguiti in materia
di misure di contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, da presentare
alle Camere contestualmente alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, distinguendo tra imposte accertate e riscosse
nonché tra le diverse tipologie di avvio delle procedure di accertamento,
in particolare evidenziando i risultati del recupero di somme dichiarate
e non versate e della correzione di errori nella liquidazione sulla base
delle dichiarazioni.

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— Si riporta il testo dell’articolo 59, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del
Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59):
«Art. 59. (Rapporti con le agenzie fiscali). — 1-3. (Omissis).
4. Nella convenzione solo stabiliti, nei limiti delle risorse stanziate
su tre capitoli che vanno a comporre una unità previsionale di base per
ciascuna agenzia, gli importi che vengono trasferiti, distinti per:
a) (Omissis).
b) (Omissis).
c) la quota incentivante connessa al raggiungimento degli obiettivi della gestione è graduata in modo da tenere conto del miglioramento
dei risultati complessivi e del recupero di gettito nella lotta all’evasione
effettivamente conseguiti.
5. (Omissis).».
— Si riporta il testo dell’articolo 12, commi 1 e 2, del decretolegge 28 marzo 1997, n. 79 (Misure urgenti per il riequilibrio della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio
1997, n. 140:
«Art. 12. (Disposizioni per il potenziamento dell’amministrazione
finanziaria e delle attività di contrasto dell’evasione fiscale). — 1. Il
Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base delle somme riscosse
in via definitiva correlabili ad attività di controllo fiscale, dei risparmi di
spesa conseguenti a controlli che abbiano determinato il disconoscimento in via definitiva di richieste di rimborsi o di crediti d’imposta, delle
maggiori entrate realizzate con la vendita degli immobili dello Stato
effettuata ai sensi dell’articolo 3, comma 99, della legge 23 dicembre
1996, n. 662, nonché sulla base dei risparmi di spesa per interessi, calcolati rispetto alle previsioni definitive di bilancio e connessi con la gestione della tesoreria e del debito pubblico e con l’attività di controllo
e di monitoraggio dell’andamento della finanza pubblica e dei flussi di
bilancio per il perseguimento degli obiettivi programmatici, determina
con proprio decreto le misure percentuali da applicare su ciascuna di
tali risorse, per l’amministrazione economica e per quella finanziaria in
relazione a quelle di rispettiva competenza, per gli anni 2004 e 2005,
per le finalità di cui al comma 2 e per il potenziamento dell’Amministrazione economica e finanziaria, in misura tale da garantire la neutralità
finanziaria rispetto al previgente sistema. Con effetto dall’anno 2006, le
predette percentuali sono determinate ogni anno in misura tale da destinare alle medesime finalità un livello di risorse non superiore a quello
assegnato per il 2004, ridotto del 10 per cento.
2. Le somme derivanti dall’applicazione del comma 1, secondo
modalità determinate con il decreto ivi indicato, affluiscono ad appositi
fondi destinati al personale dell’Amministrazione economica e finanziaria in servizio presso gli Uffici adibiti alle attività di cui al citato comma
che hanno conseguito gli obiettivi di produttività definiti, anche su base
monetaria. In sede di contrattazione integrativa sono stabiliti i tempi e le
modalità di erogazione dei fondi determinando le risorse finanziarie da
assegnare a ciascuno dei predetti Uffici in relazione all’apporto recato
dagli Uffici medesimi alle attività di cui al comma 1.
3 - 4. (Omissis).».
— Si riporta il testo dell’articolo 5, commi da 11 a 11-quinquies,
del citato decreto-legge n. 95 del 2012:
«Art. 5. (Riduzione di spese delle pubbliche amministrazioni). —
Commi 1-10-ter. (Omissis).
11. Nelle more dei rinnovi contrattuali previsti dall’articolo 6 del
decreto legislativo 1º agosto 2011, n. 141, e in attesa dell’applicazione di quanto disposto dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre
2009, n. 150, le amministrazioni, ai fini dell’attribuzione del trattamento
accessorio collegato alla performance individuale sulla base di criteri
di selettività e riconoscimento del merito, valutano la performance del
personale dirigenziale in relazione:
a) al raggiungimento degli obiettivi individuali e relativi all’unità organizzativa di diretta responsabilità, nonché al contributo assicurato
alla performance complessiva dell’amministrazione. Gli obiettivi, predeterminati all’atto del conferimento dell’incarico dirigenziale, devono
essere specifici, misurabili, ripetibili, ragionevolmente realizzabili e
collegati a precise scadenze temporali;
b) ai comportamenti organizzativi posti in essere e alla capacità
di valutazione differenziata dei propri collaboratori, tenuto conto delle
diverse performance degli stessi.

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11-bis. Per gli stessi fini di cui al comma 11, la misurazione e valutazione della performance individuale del personale è effettuata dal
dirigente in relazione:
a) al raggiungimento di specifici obiettivi di gruppo o individuali;
b) al contributo assicurato alla performance dell’unità organizzativa di appartenenza e ai comportamenti organizzativi dimostrati.
11-ter. Nella valutazione della performance individuale non sono
considerati i periodi di congedo di maternità, di paternità e parentale.
11-quater. Ciascuna amministrazione monitora annualmente, con il
supporto dell’Organismo indipendente di valutazione, l’impatto della valutazione in termini di miglioramento della performance e sviluppo del personale, al fine di migliorare i sistemi di misurazione e valutazione in uso.
11-quinquies. Ai dirigenti e al personale non dirigenziale che risultano più meritevoli in esito alla valutazione effettuata, comunque non
inferiori al 10 per cento della rispettiva totalità dei dipendenti oggetto
della valutazione, secondo i criteri di cui ai commi 11 e 11-bis è attribuito
un trattamento accessorio maggiorato di un importo compreso, nei limiti
delle risorse disponibili ai sensi dell’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 1º agosto 2011, n. 141, tra il 10 e il 30 per cento rispetto al trattamento accessorio medio attribuito ai dipendenti appartenenti alle stesse
categorie, secondo le modalità stabilite nel sistema di cui all’articolo 7 del
decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La presente disposizione si
applica ai dirigenti con riferimento alla retribuzione di risultato.».
— Si riporta il testo dell’articolo 6 del decreto legislativo 1° agosto
2011, n. 141 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre
2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro
pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni,
a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15):
«Art. 6. (Norme transitorie). — 1. La differenziazione retributiva
in fasce prevista dagli articoli 19, commi 2 e 3, e 31, comma 2, del
decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, si applica a partire dalla
tornata di contrattazione collettiva successiva a quella relativa al quadriennio 2006-2009. Ai fini previsti dalle citate disposizioni, nelle more
dei predetti rinnovi contrattuali, possono essere utilizzate le eventuali
economie aggiuntive destinate all’erogazione dei premi dall’ articolo 16, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
2. Per gli enti locali i contratti stipulati in base a previsioni legislative,
statutarie e regolamentari, nel rispetto delle limitazioni finanziarie sulla spesa
del personale e sull’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, che
hanno superato i contingenti di cui all’ articolo 19, comma 6, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 ed in essere al 9 marzo 2011, possono essere mantenuti fino alla loro scadenza, fermo restando la valutabilità della conformità
dei contratti stessi e degli incarichi ad ogni altra disposizione normativa.».
— Si riporta il testo dell’articolo 23-quinquies del citato decretolegge 6 luglio 2012, n. 95:
«Art. 23-quinquies. (Riduzione delle dotazioni organiche e riordino delle strutture del Ministero dell’economia e delle finanze e delle
Agenzie fiscali). — 1. Il Ministero dell’economia e delle finanze, all’esito della riduzione degli assetti organizzativi prevista dall’articolo 1 del
decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e le Agenzie fiscali provvedono,
anche con le modalità indicate nell’articolo 41, comma 10, del decretolegge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 febbraio 2009, n. 14:
a) ad apportare, entro il 31 ottobre 2012, un’ulteriore riduzione
degli uffici dirigenziali di livello generale e di livello non generale, e
delle relative dotazioni organiche, in misura:
1) per il Ministero, non inferiore al 20 per cento di quelli risultanti a
seguito dell’applicazione del predetto articolo 1 del decreto-legge n. 138 del 2011;
2) per le Agenzie fiscali, tale che il rapporto tra personale dirigenziale di livello non generale e personale non dirigente sia non superiore ad 1
su 40 ed il rapporto tra personale dirigenziale di livello generale e personale
dirigenziale di livello non generale sia non superiore ad 1 su 20 per l’Agenzia delle entrate e ad 1 su 15 per l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Per
assicurare la funzionalità dell’assetto operativo conseguente alla riduzione
dell’organico dirigenziale delle Agenzie fiscali, possono essere previste posizioni organizzative di livello non dirigenziale, in numero comunque non
superiore ai posti dirigenziali coperti alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto ed effettivamente soppressi, e in ogni
caso non oltre 380 unità complessive, nei limiti del risparmio di spesa conseguente alla riduzione delle posizioni dirigenziali, detratta una quota non
inferiore al 20 per cento, e in ogni caso in misura non superiore a 13,8 milioni di euro, da affidare a personale della terza area che abbia maturato almeno

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cinque anni di esperienza professionale nell’area stessa; l’attribuzione di tali
posizioni è disposta secondo criteri di valorizzazione delle capacità e del
merito sulla base di apposite procedure selettive; al personale che ricopre
tali posizioni sono attribuite un’indennità di posizione, graduata secondo il
livello di responsabilità ricoperto, e un’indennità di risultato, in misura complessivamente non superiore al 50 per cento del trattamento economico attualmente corrisposto al dirigente di seconda fascia di livello retributivo più
basso, con esclusione della retribuzione di risultato; l’indennità di risultato,
corrisposta a seguito di valutazione annuale positiva dell’incarico svolto, è
determinata in misura non superiore al 20 per cento della indennità di posizione attribuita; in relazione alla corresponsione dell’indennità di posizione
non sono più erogati i compensi per lavoro straordinario, nonché tutte le
altre voci del trattamento economico accessorio a carico del fondo, esclusa
l’indennità di agenzia; il fondo per il trattamento accessorio del personale
dirigente è corrispondentemente ridotto in proporzione ai posti dirigenziali
coperti e effettivamente soppressi ai sensi del presente articolo;
b) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale, apportando una ulteriore riduzione non inferiore al
10 per cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di
organico di tale personale risultante a seguito dell’applicazione, per il
Ministero, del predetto articolo 1 del decreto-legge n. 138 del 2011 e,
per le agenzie, dell’articolo 23-quater del presente decreto.
1-bis. L’Agenzia del demanio, nell’ambito della propria autonomia
contabile ed organizzativa, adegua le politiche assunzionali e di funzionamento perseguendo un rapporto tra personale dirigenziale e personale
non dirigente non superiore a 1 su 15.
1-ter. Le riduzioni delle dotazioni organiche di cui al comma 1,
lettere a), numero 1), e b), si applicano anche agli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell’economia e delle finanze. Resta comunque
fermo quanto disposto dall’articolo 4, comma 1, lettera a), della legge
29 ottobre 1991, n. 358, che si applica anche con riferimento ad entrambe le sezioni dell’ufficio di cui all’articolo 3, comma 3, del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 2003, n. 227.
2. Alle amministrazioni di cui al comma 1 che non abbiano adempiuto
a quanto previsto dal predetto comma entro il 31 ottobre 2012 è fatto comunque divieto, a decorrere dalla predetta data, di procedere ad assunzioni
di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto. Fino all’emanazione
dei provvedimenti di cui al comma 1 le dotazioni organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata
in vigore del presente decreto; sono fatte salve le procedure concorsuali e
di mobilità nonché di rinnovo di incarichi ai sensi dell’articolo 19, commi
5-bis e 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 avviate alla predetta data.
3. Restano esclusi dall’applicazione dei commi 1 e 2 le dotazioni organiche relative al personale amministrativo di livello dirigenziale e non
dirigenziale operante presso le segreterie delle commissioni tributarie ed
ai giudici tributari. Gli otto posti di livello dirigenziale generale corrispondenti a posizioni di fuori ruolo istituzionale del Ministero dell’economia e
delle finanze sono trasformati in posti di livello dirigenziale non generale.
La riduzione dei posti di livello dirigenziale generale di cui al presente comma concorre, per la quota di competenza del Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato, alla riduzione prevista dal comma 1. I
soggetti titolari dei corrispondenti incarichi alla data di entrata in vigore
del presente decreto conservano l’incarico dirigenziale generale fino alla
data di cessazione dello stesso. Sono fatte comunque salve le procedure
finalizzate alla copertura dei posti di livello dirigenziale generale avviate
alla medesima data. Al fine di garantire la continuità dell’azione amministrativa, la riduzione della dotazione organica degli uffici dirigenziali
non generali non ha effetto sul numero degli incarichi conferibili ai sensi
dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001.
4. Ferme le vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni, le facoltà assunzionali degli enti di cui al presente articolo
sono prioritariamente utilizzate per il reclutamento, tramite selezione
per concorso pubblico, di personale di livello non dirigenziale munito
di diploma di laurea.
5. La riorganizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze
e delle Agenzie fiscali è effettuata, in base alle disposizioni dei rispettivi
ordinamenti ed in deroga all’articolo 10, con l’osservanza, in particolare, dei seguenti principi:
a) nei casi in cui si ritenga indispensabile, ai fini dell’efficace
svolgimento di compiti e funzioni dell’amministrazione centrale, l’articolazione delle strutture organizzative in uffici territoriali, si procede
comunque alla riduzione del numero degli stessi. Gli uffici da chiudere
sono individuati avendo riguardo prioritariamente a quelli aventi sede
in province con meno di 300.000 abitanti, ovvero aventi un numero di
dipendenti in servizio inferiore a 30 unità, ovvero dislocati in stabili in
locazione passiva;

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b) al fine di razionalizzare le competenze, le direzioni generali
che svolgono compiti analoghi sono accorpate;
c) con riferimento alle strutture che operano a livello territoriale
sia ministeriale sia delle Agenzie, le competenze sono riviste in modo
tale che, di norma:
1) gli incaricati di funzioni di livello dirigenziale generale non
hanno mai competenza infraregionale;
2) gli incaricati di funzioni di livello dirigenziale non generale
non hanno mai competenza infraprovinciale, salvo il caso in cui gli uffici abbiano sede in comuni città metropolitane;
3) gli uffici infraprovinciali sono retti da funzionari.
6. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la direzione comunicazione istituzionale della fiscalità è trasferita,
con il relativo assetto organizzativo e l’attuale titolare, al Dipartimento
dell’amministrazione generale del personale e dei servizi. La direzione
comunicazione istituzionale della fiscalità assume la denominazione di
direzione comunicazione istituzionale e svolge i propri compiti con riferimento a tutti i compiti istituzionali del Ministero. Il Dipartimento
delle finanze esercita le competenze in materia di comunicazione relativa alle entrate tributarie e alla normativa fiscale. Le disposizioni di cui
al periodo precedente si applicano con le modalità e con la decorrenza
stabilite con il regolamento di organizzazione del Ministero adottato ai
sensi dell’articolo 2, comma 10-ter, del presente decreto.
7. I componenti dei consigli di amministrazione della Sogei s.p.a. e
della Consip S.p.a. attualmente in carica decadono dalla data di pubblicazione del presente decreto, senza applicazione dell’articolo 2383, terzo
comma, del codice civile e restano in carica fino alla data dell’assemblea
da convocare, entro trenta giorni, per il rinnovo degli organi decaduti. Il
Ministero dell’economia e delle finanze, nell’esercizio dei propri diritti
di azionista, provvede a nominare i nuovi consigli, prevedendo la composizione degli stessi con tre membri, di cui due dipendenti dell’amministrazione economico-finanziaria e il terzo con funzioni di amministratore
delegato. Per tali incarichi si applica l’articolo 24, comma 3, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
8. Il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’esercizio dei propri diritti di azionista, assicura la tempestiva realizzazione delle necessarie operazioni societarie e le conseguenti modifiche statutarie, tenendo anche conto della natura in house delle società di cui al comma 7.».
15G00168

DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 158.
Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 11 marzo 2014, n. 23, con la quale è stata conferita delega al Governo recante disposizioni per
un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla
crescita e, in particolare, l’articolo 8, comma 1, che delega il Governo a procedere alla revisione del sistema
sanzionatorio penale tributario secondo criteri di predeterminazione e di proporzionalità rispetto alla gravità dei
comportamenti e alla revisione del sistema sanzionatorio
amministrativo;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 26 giugno 2015;
Visti i pareri delle Commissioni riunite II Giustizia e
VI Finanze della Camera dei deputati del 5 agosto 2015,
delle Commissioni riunite 2ª Giustizia e 6ª Finanze e
tesoro del Senato della Repubblica del 5 agosto 2015 e
della V Commissione bilancio tesoro e programmazione
della Camera dei deputati del 5 agosto 2015;

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Visto l’articolo 1, comma 7, della citata legge n. 23 del 2014,
secondo cui qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari trasmette nuovamente i testi alle Camere;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
ministri, adottata nella riunione del 4 settembre 2015;
Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni parlamentari ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della
citata legge n. 23 del 2014;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 22 settembre 2015;
Su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
TITOLO I
REVISIONE DEL SISTEMA SANZIONATORIO PENALE TRIBUTARIO
Art. 1.
Modifica dell’articolo 1 del decreto legislativo
10 marzo 2000, n.74
1. All’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera b), dopo le parole: “valore aggiunto”,
sono aggiunte le seguenti: “e le componenti che incidono
sulla determinazione dell’imposta dovuta”;
b) alla lettera c), dopo le parole: “enti o persone fisiche” sono aggiunte le seguenti: “o di sostituto d’imposta,
nei casi previsti dalla legge”;
c) alla lettera f), dopo le parole: “scadenza nel relativo
termine;” sono aggiunte le seguenti: “non si considera imposta evasa quella teorica e non effettivamente dovuta collegata a una rettifica in diminuzione di perdite dell’esercizio
o di perdite pregresse spettanti e utilizzabili;”;
d) dopo la lettera g) sono aggiunte le seguenti: «g-bis)
per “operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente” si intendono le operazioni apparenti, diverse da quelle
disciplinate dall’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000,
n. 212, poste in essere con la volontà di non realizzarle in
tutto o in parte ovvero le operazioni riferite a soggetti fittiziamente interposti; g-ter) per “mezzi fraudolenti” si intendono condotte artificiose attive nonché quelle omissive
realizzate in violazione di uno specifico obbligo giuridico,
che determinano una falsa rappresentazione della realtà.».
Art. 2.
Modifica dell’articolo 2 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di dichiarazione fraudolenta
mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni
inesistenti
1. All’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo
10 marzo 2000, n. 74, la parola: “annuali” è soppressa.

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Art. 3.
Modifica dell’articolo 3 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di dichiarazione fraudolenta
mediante altri artifici
1. L’articolo 3 del decreto legislativo 10 marzo 2000,
n. 74, è sostituito dal seguente:
«Art. 3 (Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici). — 1. Fuori dai casi previsti dall’articolo 2, è punito
con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore
aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente
o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi
o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello
effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando, congiuntamente:
a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;
b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi
sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di
elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento
dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati
in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione
dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.
2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle
scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di
prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.
3. Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli
elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi
inferiori a quelli reali.».
Art. 4.
Modifica dell’articolo 4 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di dichiarazione infedele
1. All’articolo 4 del decreto legislativo 10 marzo 2000,
n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera a), la parola: “cinquantamila”
è sostituita dalla seguente: “centocinquantamila”;
b) al comma 1, lettera b), le parole: “euro due milioni”, sono sostituite dalle seguenti: “euro tre milioni”;
c) dopo il comma 1, sono aggiunti i seguenti: “1-bis.
Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1,
non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente
esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati
sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra
documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione
dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi

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passivi reali. 1-ter. Fuori dei casi di cui al comma 1-bis,
non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al
10 per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in
tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dal comma 1,
lettere a) e b).”;
d) la parola: “fittizi”, ovunque presente, è sostituita
dalla seguente: “inesistenti”.
Art. 5.
Modifica dell’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di omessa dichiarazione
1. All’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo 2000,
n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dai seguenti: “1. È punito
con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni
chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul
valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una
delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila. 1-bis. È punito con
la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni chiunque non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione
di sostituto d’imposta, quando l’ammontare delle ritenute
non versate è superiore ad euro cinquantamila.”;
b) al comma 2, le parole: “dal comma 1” sono sostituite dalle seguenti: “dai commi 1 e 1-bis”.
Art. 6.
Modifica dell’articolo 10 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di occultamento o di distruzione
di documenti contabili
1. All’articolo 10 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, al comma 1, le parole: “da sei mesi a cinque anni” sono sostituite dalle seguenti: “da un anno e sei
mesi a sei anni.”.
Art. 7.
Modifica dell’articolo 10-bis del decreto legislativo
10 marzo 2000, n. 74, in materia di omesso versamento
di ritenute certificate
1. All’articolo 10-bis del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nella rubrica, dopo la parola: “ritenute” sono inserite le seguenti: “dovute o”;
b) nel comma 1, dopo la parola: “ritenute” sono inserite le seguenti: “dovute sulla base della stessa dichiarazione o” e la parola: “cinquantamila” è sostituita dalla
seguente: “centocinquantamila”.

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

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Art. 11.

Art. 8.
Modifica dell’articolo 10-ter del decreto legislativo
10 marzo 2000, n. 74, in materia di omesso versamento
dell’imposta sul valore aggiunto
1. L’articolo 10-ter del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, è sostituito dal seguente:
«Art. 10-ter (Omesso versamento di IVA). — 1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non
versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore
aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un
ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per
ciascun periodo d’imposta.».
Art. 9.
Modifica dell’articolo 10-quater del decreto legislativo
10 marzo 2000, n. 74, in materia di indebita
compensazione
1. L’articolo 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, è sostituito dal seguente:
«Art. 10-quater (Indebita compensazione). — 1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque
non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo
superiore a cinquantamila euro.
2. È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a
sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un
importo annuo superiore ai cinquantamila euro.».
Art. 10.
Confisca
1. Dopo l’articolo 12 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, è inserito il seguente:
«Art. 12-bis (Confisca). — 1. Nel caso di condanna o
di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma
dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno
dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o
il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al
reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di
beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.
2. La confisca non opera per la parte che il contribuente
si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento la confisca è
sempre disposta.».

Modifica dell’articolo 13 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, in materia di cause di estinzione e
circostanze del reato. Pagamento del debito tributario
1. L’articolo 13 del decreto legislativo 10 marzo 2000,
n. 74, è sostituito dal seguente:
«Art. 13 (Causa di non punibilità. Pagamento del debito tributario). — 1. I reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter
e 10-quater, comma 1, non sono punibili se, prima della
dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e
interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento
degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste
dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.
2. I reati di cui agli articoli 4 e 5 non sono punibili
se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono
stati estinti mediante integrale pagamento degli importi
dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine
di presentazione della dichiarazione relativa al periodo
d’imposta successivo, sempreché il ravvedimento o la
presentazione siano intervenuti prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni,
verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.
3. Qualora, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario sia in fase di
estinzione mediante rateizzazione, anche ai fini dell’applicabilità dell’articolo 13-bis, è dato un termine di tre mesi per
il pagamento del debito residuo. In tal caso la prescrizione è
sospesa. Il Giudice ha facoltà di prorogare tale termine una
sola volta per non oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario, ferma restando la sospensione della prescrizione.».
Art. 12.
Circostanze del reato
1. Dopo l’articolo 13 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, è inserito il seguente:
«Art. 13-bis (Circostanze del reato). — 1. Fuori dai casi
di non punibilità, le pene per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene
accessorie indicate nell’articolo 12 se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti
tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono
stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e
di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie.
2. Per i delitti di cui al presente decreto l’applicazione
della pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura
penale può essere chiesta dalle parti solo quando ricorra la
circostanza di cui al comma 1, nonché il ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 13, commi 1 e 2.
3. Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono
aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale
svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.».

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Supplemento ordinario n. 55/L alla GAZZETTA UFFICIALE

Art. 13.
Custodia giudiziale dei beni sequestrati nell’ambito
di procedimenti penali relativi a delitti tributari
1. Dopo l’articolo 18 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74, è inserito il seguente:
«Art. 18-bis (Custodia giudiziale dei beni sequestrati). — 1. I beni sequestrati nell’ambito dei procedimenti
penali relativi ai delitti previsti dal presente decreto e a
ogni altro delitto tributario, diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie, possono essere affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale, agli organi dell’amministrazione finanziaria che ne facciano richiesta per le
proprie esigenze operative.
2. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 61, comma 23, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
e dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008,
n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.».
Art. 14.
Abrogazioni
1. Sono abrogati:
a) gli articoli 7 e 16 del decreto legislativo 10 marzo
2000, n. 74;
b) il comma 143 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
TITOLO II
REVISIONE DEL SISTEMA SANZIONATORIO AMMINISTRATIVO
Capo I
SANZIONI TRIBUTARIE NON PENALI IN MATERIA DI IMPOSTE
DIRETTE, DI IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
E DI RISCOSSIONE DEI TRIBUTI

Art. 15.
Modifiche al decreto legislativo
18 dicembre 1997, n. 471
1. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 1 è sostituito dal seguente:
«Art. 1 (Violazioni relative alla dichiarazione delle
imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività
produttive). — 1. Nei casi di omessa presentazione della
dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive, si applica la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per
cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 250. Se non sono dovute imposte, si applica
la sanzione da euro 250 a euro 1.000. Se la dichiarazione omessa è presentata dal contribuente entro il termine
di presentazione della dichiarazione relativa al periodo

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d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di
qualunque attività amministrativa di accertamento di cui
abbia avuto formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal sessanta al centoventi per cento
dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo
di euro 200. Se non sono dovute imposte, si applica la
sanzione da euro 150 a euro 500. Le sanzioni applicabili
quando non sono dovute imposte possono essere aumentate fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla
tenuta di scritture contabili.
2. Se nella dichiarazione è indicato, ai fini delle singole
imposte, un reddito o un valore della produzione imponibile inferiore a quello accertato, o, comunque, un’imposta inferiore a quella dovuta o un credito superiore a
quello spettante, si applica la sanzione amministrativa dal
novanta al centoottanta per cento della maggior imposta
dovuta o della differenza del credito utilizzato. La stessa
sanzione si applica se nella dichiarazione sono esposte
indebite detrazioni d’imposta ovvero indebite deduzioni
dall’imponibile, anche se esse sono state attribuite in sede
di ritenuta alla fonte.
3. La sanzione di cui al comma precedente è aumentata della metà quando la violazione è realizzata mediante
l’utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o
fraudolente.
4. Fuori dai casi di cui al comma 3, la sanzione di cui
al comma 2 è ridotta di un terzo quando la maggiore
imposta o il minore credito accertati sono complessivamente inferiori al tre per cento dell’imposta e del credito
dichiarati e comunque complessivamente inferiori a euro
30.000. La medesima riduzione si applica quando, fuori
dai casi di cui al comma 3, l’infedeltà è conseguenza di
un errore sull’imputazione temporale di elementi positivi
o negativi di reddito, purché il componente positivo abbia
già concorso alla determinazione del reddito nell’annualità in cui interviene l’attività di accertamento o in una precedente. Se non vi è alcun danno per l’Erario, la sanzione
è pari a euro 250.
5. Per maggiore imposta si intende la differenza tra
l’ammontare del tributo liquidato in base all’accertamento e quello liquidabile in base alle dichiarazioni ai sensi
degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
6. In caso di rettifica del valore normale dei prezzi di
trasferimento praticati nell’ambito delle operazioni di cui
all’articolo 110, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, da cui derivi una
maggiore imposta o una differenza del credito, la sanzione di cui al comma 2 non si applica qualora, nel corso
dell’accesso, ispezione o verifica o di altra attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione indicata in apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate idonea a
consentire il riscontro della conformità al valore normale
dei prezzi di trasferimento praticati. Il contribuente che
detiene la documentazione prevista dal provvedimento di
cui al periodo precedente deve darne apposita comunicazione all’Amministrazione finanziaria secondo le modalità e i termini ivi indicati; in assenza di detta comunicazione si rende applicabile la sanzione di cui al comma 2.

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7. Nelle ipotesi di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, se nella dichiarazione dei
redditi il canone derivante dalla locazione di immobili ad
uso abitativo non è indicato o è indicato in misura inferiore a quella effettiva, si applicano in misura raddoppiata,
rispettivamente, le sanzioni amministrative previste dai
precedenti commi 1 e 2.
8. Se le violazioni previste nei commi 1 e 2 riguardano
redditi prodotti all’estero, le sanzioni sono aumentate di
un terzo con riferimento alle imposte o alle maggiori imposte relative a tali redditi.»;
b) all’articolo 2:
1) nel comma 1, le parole: “lire cinquecentomila”
sono sostituite dalle seguenti: “euro 250” ed è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: “Se la dichiarazione omessa
è presentata dal sostituto entro il termine di presentazione
della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque attività
amministrativa di accertamento di cui abbia avuto formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal
sessanta al centoventi per cento dell’ammontare delle ritenute non versate, con un minimo di euro 200.”;
2) nel comma 2, le parole: “dal cento al duecento”
sono sostituite dalle seguenti: “dal novanta al centoottanta” e le parole: “lire cinquecentomila” sono sostituite dalle seguenti: “euro 250”;
3) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti: “2bis. La sanzione di cui al comma 2 è aumentata della metà
quando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di
documentazione falsa, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente.
2-ter. Fuori dai casi di cui al comma 2-bis, la sanzione di cui al comma 2 è ridotta di un terzo quando l’ammontare delle ritenute non versate riferibili alla differenza
tra l’ammontare dei compensi, interessi ed altre somme
accertati e dichiarati è inferiore al tre per cento delle ritenute riferibili all’ammontare dei compensi, interessi
ed altre somme dichiarati e comunque inferiore a euro
30.000.”;
4) nel comma 3, le parole: “da lire cinquecentomila a lire quattro milioni”, sono sostituite dalle seguenti: “da euro 250 a euro 2.000” ed è aggiunto, in fine, il
seguente periodo: “Se la dichiarazione omessa è stata
presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500 e la sanzione del
comma 4 è ridotta del cinquanta per cento.”;
5) nel comma 4, le parole: “di lire centomila”
sono sostituite dalle seguenti: “di euro 50”;
6) dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti: “4bis. Per ritenute non versate si intende la differenza tra
l’ammontare delle maggiori ritenute accertate e quelle liquidabili in base alle dichiarazioni ai sensi degli articoli
36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

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4-ter. In caso di rettifica del valore normale dei prezzi di trasferimento praticati nell’ambito delle operazioni di
cui all’articolo 110, comma 7, del decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, da cui derivi la
non corretta applicazione delle aliquote convenzionali sul
valore delle royalties e degli interessi attivi che eccede il
valore normale previste per l’esercizio della ritenuta di cui
all’articolo 25, quarto comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, la sanzione di
cui al comma 2 non si applica qualora, nel corso dell’accesso, ispezione o verifica o di altra attività istruttoria, il
contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la
documentazione indicata in apposito provvedimento del
Direttore dell’Agenzia delle entrate idonea a consentire
il riscontro della conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati. Il contribuente che detiene
la documentazione prevista dal provvedimento di cui al
periodo precedente deve darne apposita comunicazione
all’Amministrazione finanziaria secondo le modalità e i
termini ivi indicati; in assenza di detta comunicazione si
rende applicabile la sanzione di cui al comma 2.”;
c) all’articolo 3, comma 1, le parole: “da lire cinquecentomila a lire quattro milioni” sono sostituite dalle
seguenti: “da euro 250 a euro 2.000”;
d) l’articolo 4 è abrogato;
e) all’articolo 5:
1) nel comma 1, ultimo periodo, le parole: “lire
cinquecentomila” sono sostituite dalle seguenti: “euro
250” ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta
successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque
attività amministrativa di accertamento di cui il soggetto
passivo abbia avuto formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal sessanta al centoventi per cento
dell’ammontare del tributo dovuto per il periodo d’imposta o per le operazioni che avrebbero dovuto formare oggetto di dichiarazione, con un minimo di euro 200.”;
2) nel comma 3, primo periodo, le parole: “da lire
cinquecentomila a lire quattro milioni” sono sostituite
dalle seguenti: “da euro 250 a euro 2.000”, nel secondo
periodo le parole: “periodica o quella” sono soppresse e
dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: “Se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta
successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque
attività amministrativa di accertamento di cui il soggetto passivo abbia avuto formale conoscenza, si applica la
sanzione amministrativa da euro 150 a euro 1.000.”;
3) i commi da 4 a 5 sono sostituiti dai seguenti:
“4. Se dalla dichiarazione presentata risulta un’imposta
inferiore a quella dovuta ovvero un’eccedenza detraibile
o rimborsabile superiore a quella spettante, si applica la
sanzione amministrativa dal novanta al centoottanta per
cento della maggior imposta dovuta o della differenza di
credito utilizzato.
4-bis. La sanzione di cui al comma 4 è aumentata della metà quando la violazione è realizzata mediante
l’utilizzo di fatture o altra documentazione falsa o per
operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente.

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4-ter. Fuori dai casi di cui al comma 4-bis, la sanzione di cui al comma 4 è ridotta di un terzo quando la
maggiore imposta ovvero la minore eccedenza detraibile o rimborsabile accertata è complessivamente inferiore
al tre per cento dell’imposta, dell’eccedenza detraibile o
rimborsabile dichiarata e, comunque, complessivamente
inferiore a euro 30.000.
4-quater. Per imposta dovuta si intende la differenza tra l’ammontare del tributo liquidato in base all’accertamento e quello liquidabile in base alle dichiarazioni,
ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
5. Chi chiede a rimborso l’eccedenza detraibile
risultante dalla dichiarazione in assenza dei presupposti
individuati dall’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è punito con la
sanzione amministrativa pari al trenta per cento del credito rimborsato.”;
5) nel comma 6:
a) nel primo periodo, le parole: “nel primo e terzo comma dell’articolo 35” sono sostituite dalle seguenti:
“dagli articoli 35 e 35-ter” e le parole: “da lire un milione
a lire quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti: “da
euro 500 a euro 2.000”;
b) nel secondo periodo, dopo le parole: “di registrazione” sono inserite le seguenti: “o le comunicazioni” e le parole “comma 1” sono sostituite dalle seguenti:
“commi 1 e 4”;
f) all’articolo 6:
1) nel comma 1, primo periodo, le parole: “fra il
cento e il duecento” sono sostituite dalle seguenti: “fra il
novanta e il centoottanta” e, dopo il secondo periodo, è
aggiunto il seguente: “La sanzione è dovuta nella misura
da euro 250 a euro 2.000 quando la violazione non ha
inciso sulla corretta liquidazione del tributo.”;
2) nel comma 2, primo periodo, le parole:“Chi
viola obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad IVA” sono sostituite dalle seguenti: “Il cedente
o prestatore che viola obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili,
esenti, non soggette a imposta sul valore aggiunto o soggette all’inversione contabile di cui agli articoli 17 e 74,
commi settimo e ottavo, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,” e inoltre, nel secondo periodo, le parole: “da lire cinquecentomila a lire
quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti: “da euro
250 a euro 2.000”;
3) nel comma 3, le parole: “da lire cinquecentomila a lire quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti:
“da euro 250 a euro 2.000”;
4) nel comma 4, le parole: “commi 1, 2, 3 primo e
secondo periodo” sono sostituite dalle seguenti: “commi
1, primo e secondo periodo, 2, primo periodo, 3, primo
e secondo periodo,” e le parole: “a lire un milione” sono
sostituite dalle seguenti: “a euro 500”;
5) nel comma 6, le parole: “uguale all’ammontare” sono sostituite dalle seguenti: “pari al novanta per
cento dell’ammontare”;

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6) nel comma 8, le parole: “lire cinquecentomila”
sono sostituite dalle seguenti: “euro 250”;
7) il comma 9-bis è sostituito dai seguenti: “9-bis.
È punito con la sanzione amministrativa compresa fra 500
euro e 20.000 euro il cessionario o il committente che,
nell’esercizio di imprese, arti o professioni, omette di porre
in essere gli adempimenti connessi all’inversione contabile di cui agli articoli 17, 34, comma 6, secondo periodo,
e 74, settimo e ottavo comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e agli articoli
46, comma 1, e 47, comma 1, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 ottobre 1993, n. 427. Se l’operazione non risulta dalla
contabilità tenuta ai sensi degli articoli 13 e seguenti del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, la sanzione amministrativa è elevata a una misura
compresa tra il cinque e il dieci per cento dell’imponibile,
con un minimo di 1.000 euro. Resta ferma l’applicazione
delle sanzioni previste dall’articolo 5, comma 4, e dal comma 6 con riferimento all’imposta che non avrebbe potuto
essere detratta dal cessionario o dal committente. Le disposizioni di cui ai periodi precedenti si applicano anche nel
caso in cui, non avendo adempiuto il cedente o prestatore
agli obblighi di fatturazione entro quattro mesi dalla data
di effettuazione dell’operazione o avendo emesso una fattura irregolare, il cessionario o committente non informi
l’Ufficio competente nei suoi confronti entro il trentesimo
giorno successivo, provvedendo entro lo stesso periodo
all’emissione di fattura ai sensi dell’articolo 21 del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972,
o alla sua regolarizzazione, e all’assolvimento dell’imposta mediante inversione contabile.
9-bis.1. In deroga al comma 9-bis, primo periodo,
qualora, in presenza dei requisiti prescritti per l’applicazione
dell’inversione contabile l’imposta relativa a una cessione
di beni o a una prestazione di servizi di cui alle disposizioni menzionate nel primo periodo del comma 9-bis, sia stata
erroneamente assolta dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai
sensi degli articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il cessionario
o il committente anzidetto non è tenuto all’assolvimento
dell’imposta, ma è punito con la sanzione amministrativa
compresa fra 250 euro e 10.000 euro. Al pagamento della
sanzione è solidalmente tenuto il cedente o prestatore. Le
disposizioni di cui ai periodi precedenti non si applicano e il
cessionario o il committente è punito con la sanzione di cui
al comma 1 quando l’applicazione dell’imposta nel modo
ordinario anziché mediante l’inversione contabile è stata determinata da un intento di evasione o di frode del quale sia
provato che il cessionario o committente era consapevole.
9-bis.2. In deroga al comma 1, qualora, in assenza
dei requisiti prescritti per l’applicazione dell’inversione
contabile l’imposta relativa a una cessione di beni o a una
prestazione di servizi di cui alle disposizioni menzionate
nel primo periodo del comma 9-bis, sia stata erroneamente assolta dal cessionario o committente, fermo restando
il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai
sensi degli articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il cedente o
il prestatore non è tenuto all’assolvimento dell’imposta,

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ma è punito con la sanzione amministrativa compresa fra
250 euro e 10.000 euro. Al pagamento della sanzione è
solidalmente tenuto il cessionario o committente. Le disposizioni di cui ai periodi precedenti non si applicano
e il cedente o prestatore è punito con la sanzione di cui
al comma 1 quando l’applicazione dell’imposta mediante
l’inversione contabile anziché nel modo ordinario è stata
determinata da un intento di evasione o di frode del quale
sia provato che il cedente o prestatore era consapevole.
9-bis.3. Se il cessionario o committente applica
l’inversione contabile per operazioni esenti, non imponibili o comunque non soggette a imposta, in sede di accertamento devono essere espunti sia il debito computato da
tale soggetto nelle liquidazioni dell’imposta che la detrazione operata nelle liquidazioni anzidette, fermo restando
il diritto del medesimo soggetto a recuperare l’imposta
eventualmente non detratta ai sensi dell’articolo 26, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, e dell’articolo 21, comma 2, del
decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546. La disposizione si applica anche nei casi di operazioni inesistenti,
ma trova in tal caso applicazione la sanzione amministrativa compresa tra il cinque e il dieci per cento dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.”;
8) nel comma 9-ter la parola: “pari” è sostituita dalle
seguenti: “dal 10”;
g) all’articolo 7, comma 4-bis, le parole: “prevista
nel comma 3” sono sostituite dalle seguenti: “amministrativa da euro 250 a euro 2.000”;
h) all’articolo 8:
1) nel comma 1, primo periodo, le parole: “ai fini
delle imposte dirette” sono sostituite dalle seguenti: “dei
redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive”,
le parole: “compresa quella periodica” sono soppresse, le
parole “dal Ministro delle finanze” sono sostituite dalle
seguenti: “con provvedimento del Direttore dell’Agenzia
delle entrate” e le parole “da lire cinquecentomila a lire
quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti: “da euro
250 a euro 2.000”;
2) nel comma 2, le parole: “l’allegazione alla dichiarazione,” sono soppresse;
3) nel comma 3, le parole: “lire un milione a lire
otto milioni” sono sostituite dalle seguenti: “euro 500 a
euro 4.000” e le parole: “7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600” sono sostituite
dalle seguenti: “4 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322”;
4) dopo il comma 3-quater, introdotto dal decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 147, è inserito il seguente: “3-quinquies. Quando l’omissione o l’incompletezza
riguarda le segnalazioni previste dagli articoli 113, comma 6, 124, comma 5-bis e 132, comma 5, del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
dall’articolo 30, comma 4-quater, della legge 30 dicembre 1994, n. 724 e dall’articolo 1, comma 8, del decretolegge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si applica una
sanzione da euro 2.000 a euro 21.000.”;

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i) all’articolo 9:
1) nel comma 1, le parole: “lire due milioni a lire
quindici milioni” sono sostituite dalle seguenti: “euro
1.000 a euro 8.000.”;
2) nel comma 3, le parole: “lire cento milioni”
sono sostituite dalle seguenti: “euro 50.000”;
3) nel comma 4, le parole: “e 33” sono soppresse,
dopo le parole: “n. 633” sono inserite le seguenti: “e 7 del
decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1999,
n. 542,”, le parole da: “ovvero dei regimi” fino a: “legge
23 dicembre 1996, n. 662” sono soppresse e le parole:
“lire cinquantamila a lire cinque milioni” sono sostituite
dalle seguenti: “euro 250 a euro 2.500”;
4) il comma 5 è sostituito dal seguente: “5. Se la dichiarazione delle società e degli enti soggetti all’imposta sul
reddito delle società sottoposti al controllo contabile ai sensi del codice civile o di leggi speciali non è sottoscritta dai
soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione ai sensi
dell’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica
22 luglio 1998, n. 322, si applica la sanzione amministrativa
fino al trenta per cento del compenso contrattuale relativo
all’attività di redazione della relazione di revisione e, comunque, non superiore all’imposta effettivamente accertata
a carico del contribuente, con un minimo di euro 250.”;
l) all’articolo 10:
1) nel comma 1, le parole: “lire quattro milioni a
lire quaranta milioni” sono sostituite dalle seguenti: “euro
2.000 a euro 21.000” e le parole: “il ritardo non eccede
i quindici giorni” sono sostituite dalle seguenti: “la trasmissione avviene nei quindici giorni successivi”;
2) nel comma 3, le parole: “Fino a prova contraria, si” sono sostituite dalla seguente: “Si”;
3) nel comma 4, le parole: “nella cui circoscrizione si trova il” sono sostituite dalle seguenti: “competente
in relazione al”;
m) all’articolo 11:
1) nel comma 1, le parole: “da lire cinquecentomila a lire quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti:
“da euro 250 a euro 2.000”;
2) nel comma 2, le parole: “gravemente punita”
sono sostituite dalla seguente: “grave”;
3) nel comma 4, le parole: “lire un milione a lire
due milioni” sono sostituite dalle seguenti: “euro 500 a
euro 1.000”;
4) nel comma 5, le parole: “lire due milioni a lire
otto milioni” sono sostituite dalle seguenti: “euro 1.000 a
euro 4.000”;
5) nel comma 7, le parole: “da lire cinquecentomila a lire quattro milioni” sono sostituite dalle seguenti:
“da euro 250 a euro 2.000”;
6) dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti: “7bis. Quando la garanzia di cui all’articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633, è presentata dalle società controllate o dall’ente o
società controllante, di cui all’articolo 73, terzo comma,
del medesimo decreto, con un ritardo non superiore a novanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione
della dichiarazione, si applica la sanzione amministrativa
da euro 1.000 a euro 4.000.

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7-ter. Nei casi in cui il contribuente non presenti
l’interpello previsto dall’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del
contribuente, si applica la sanzione prevista dall’articolo 8, comma 3-quinquies. La sanzione è raddoppiata nelle
ipotesi in cui l’amministrazione finanziaria disconosca la
disapplicazione delle norme aventi ad oggetto deduzioni,
detrazioni, crediti d’imposta o altre posizioni soggettive
del soggetto passivo.”;
n) all’articolo 12, comma 1, nel primo periodo le parole: “lire cento milioni”, “ottanta milioni” e “centosessanta milioni di lire” sono rispettivamente sostituite dalle
seguenti: “euro 50.000”, “euro 40.000” ed “euro 80.000”
e nel secondo periodo le parole: “lire duecento milioni”
e “centosessanta milioni di lire” sono rispettivamente sostituite dalle seguenti: “euro 100.000” e “euro 80.000”;
o) l’articolo 13 è sostituito dal seguente:
«Art. 13 (Ritardati od omessi versamenti diretti e altre violazioni in materia di compensazione). — 1. Chi non
esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di
conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti
periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a
sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione
di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo
della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta
o una minore eccedenza detraibile. Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a novanta giorni, la
sanzione di cui al primo periodo è ridotta alla metà. Salva l’applicazione dell’articolo 13 del decreto legislativo
18 dicembre 1997, n. 472, per i versamenti effettuati con
un ritardo non superiore a quindici giorni, la sanzione di
cui al secondo periodo è ulteriormente ridotta a un importo
pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo.
2. La sanzione di cui al comma 1 si applica nei casi
di liquidazione della maggior imposta ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633.
3. Fuori dei casi di tributi iscritti a ruolo, la sanzione
prevista al comma 1 si applica altresì in ogni ipotesi di
mancato pagamento di un tributo o di una sua frazione
nel termine previsto.
4. Nel caso di utilizzo di un’eccedenza o di un credito d’imposta esistenti in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste
dalle leggi vigenti si applica, salva l’applicazione di disposizioni speciali, la sanzione pari al trenta per cento del
credito utilizzato.
5. Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti
inesistenti per il pagamento delle somme dovute è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi. Per le sanzioni previste nel presente
comma, in nessun caso si applica la definizione agevolata
prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del
decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Si intende
inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto
o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza

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non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli
36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 54-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
6. Fuori dall’ipotesi di cui all’articolo 11, comma 7bis, sull’ammontare delle eccedenze di credito risultanti
dalla dichiarazione annuale dell’ente o società controllante ovvero delle società controllate, compensate in tutto o
in parte con somme che avrebbero dovuto essere versate
dalle altre società controllate o dall’ente o società controllante, di cui all’articolo 73, terzo comma, del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, si
applica la sanzione di cui al comma 1 quando la garanzia
di cui all’articolo 38-bis del medesimo decreto è presentata oltre il termine di novanta giorni dalla scadenza del
termine di presentazione della dichiarazione annuale.
7. Le sanzioni previste nel presente articolo non si applicano quando i versamenti sono stati tempestivamente eseguiti
ad ufficio o concessionario diverso da quello competente.”;
p) all’articolo 14, comma 1, le parole da: “, salva” a:
“versamento” sono soppresse;
q) all’articolo 15:
1) nel comma 1, le parole: “lire duecentomila a
lire un milione” sono sostituite dalle seguenti: “euro 100
a euro 500”;
2) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: “2-bis.
Per l’omessa presentazione del modello di versamento
contenente i dati relativi alla eseguita compensazione, si
applica la sanzione di euro 100, ridotta a euro 50 se il ritardo non è superiore a cinque giorni lavorativi.”.
Capo II
SANZIONI AMMINISTRATIVE PER LE VIOLAZIONI
DI NORME TRIBUTARIE

Art. 16.
Modifiche al decreto legislativo
18 dicembre 1997, n. 472
1. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, comma 4, le parole: “delle finanze,
di concerto con il Ministro del tesoro” sono sostituite dalle seguenti: “dell’economia e delle finanze”;
b) all’articolo 5, il comma 2 è abrogato;
c) all’articolo 7:
1) nel comma 3, le parole: “La sanzione può essere” sono sostituite dalle seguenti: “Salvo quanto previsto
al comma 4, la sanzione è” e dopo le parole: “all’accertamento” sono inserite le seguenti: “di mediazione e di
conciliazione”;
2) nel comma 4, la parola: “eccezionali” è soppressa;
3) dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: “4-bis.
Salvo quanto diversamente disposto da singole leggi di
riferimento, in caso di presentazione di una dichiarazione
o di una denuncia entro trenta giorni dalla scadenza del
relativo termine, la sanzione è ridotta della metà.”;

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Capo III

d) all’articolo 11:
1) nel comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Se la violazione non è commessa con dolo o colpa
grave, la sanzione, determinata anche in esito all’applicazione delle previsioni degli articoli 7, comma 3, e 12, non
può essere eseguita nei confronti dell’autore, che non ne
abbia tratto diretto vantaggio, in somma eccedente euro
50.000, salvo quanto disposto dagli articoli 16, comma 3,
e 17, comma 2, e salva, per l’intero, la responsabilità prevista a carico della persona fisica, della società, dell’associazione o dell’ente. L’importo può essere adeguato ai
sensi dell’articolo 2, comma 4.”;
2) il comma 4 è abrogato;
3) nel comma 5, le parole da: “Quando” a: “grave, il”, sono sostituite dalla seguente: “Il” e le parole:
“dall’articolo 5, comma 2” sono sostituite dalle seguenti:
“dall’articolo 11, comma 1”;
4) nel comma 6, le parole da: “Per” a: “grave, la”,
sono sostituite dalla seguente: “La”;
e) all’articolo 12, comma 8, nel primo periodo, dopo
le parole: “con adesione,” sono inserite le seguenti: “di
mediazione tributaria e di conciliazione giudiziale,” e nel
secondo periodo le parole: “, alla conciliazione giudiziale” sono soppresse;
f) all’articolo 13:
1) nel comma 1, lettera a-bis), le parole da: “il novantesimo” a: “dall’errore;” sono sostituite dalle seguenti: “novanta giorni dalla data dell’omissione o dell’errore,
ovvero se la regolarizzazione delle omissioni e degli errori commessi in dichiarazione avviene entro novanta giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione in
cui l’omissione o l’errore è stato commesso;”;
2) nel comma 1-bis, le parole: “e b-ter)” sono sostituite dalle seguenti: “, b-ter) e b-quater)”;
g) all’articolo 14, dopo il comma 5 sono aggiunti
i seguenti: “5-bis. Salva l’applicazione del comma 4, la
disposizione non trova applicazione quando la cessione
avviene nell’ambito di una procedura concorsuale, di
un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, di
un piano attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma,
lettera d), del predetto decreto o di un procedimento di
composizione della crisi da sovraindebitamento o di liquidazione del patrimonio.
5-ter. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, a tutte le ipotesi di trasferimento di azienda, ivi compreso il conferimento.”.
h) all’articolo 23, comma 1, le parole: “, ancorché
non definitivo” sono sostituite dalle seguenti: “o provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi,
ancorché non definitivi”; inoltre le parole: “della somma
risultante dall’atto o dalla” sono sostituite dalle seguenti:
“di tutti gli importi dovuti in base all’atto o alla”.

ALTRE DISPOSIZIONI
Art. 17.
Sanzione applicabile in caso di cessioni, risoluzioni e
proroghe anche tacite dei contratti di locazione e di
affitto di beni immobili
1. All’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo il primo periodo è inserito il
seguente: “Entro il termine di trenta giorni deve essere
presentata all’ufficio presso cui è stato registrato il contratto di locazione la comunicazione relativa alle cessioni,
alle risoluzioni e alle proroghe anche tacite dello stesso.”.
b) dopo il comma 1, è inserito il seguente: “1-bis.
Chi non esegue, in tutto o in parte, il versamento relativo
alle cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite dei contratti di cui al comma 1 è sanzionato ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.”;
c) il comma 2 è soppresso.
2. All’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo
14 marzo 2011, n. 23, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: “In caso di mancata presentazione della
comunicazione relativa alla risoluzione del contratto di
locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione dell’imposta cedolare secca, entro trenta giorni
dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione in misura
fissa pari a euro 67, ridotta a euro 35 se presentata con
ritardo non superiore a trenta giorni.”.
Art. 18.
Altre modifiche in materia di sanzioni ai fini
dell’imposta di registro
1. Al titolo VII del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all’articolo 69, comma 1, dopo il primo periodo
è aggiunto il seguente: “Se la richiesta di registrazione è
effettuata con ritardo non superiore a 30 giorni, si applica
la sanzione amministrativa dal sessanta al centoventi per
cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200.”;
b) all’articolo 72, comma 1, le parole: “dal duecento
al quattrocento per cento” sono sostituite dalle seguenti:
“dal centoventi al duecentoquaranta per cento”.
Art. 19.
Associazioni sportive dilettantistiche
1. Al comma 5 dell’articolo 25 della legge 13 maggio
1999, n. 133, le parole: “la decadenza dalle agevolazioni
di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive
modificazioni, recante disposizioni tributarie relative alle
associazioni sportive dilettantistiche, e” sono soppresse.

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