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13102015195803 .pdf



Nome del file originale: 13102015195803.pdf
Autore: simon pietro isaza querini

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DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 156
Misure per la revisione

della

disciplina

degli

interpelli

contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6,
10, comma 1, lettere a) e b), della

legge

11

marzo

e

comma

2014,

del

6,

n.

e

23.

(15G00167)

(GU n.233 del 7-10-2015 - Suppl. Ordinario n. 55)

Vigente al: 1-1-2016
Titolo I
Revisione della disciplina degli interpelli
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 11 marzo 2014, n. 23, con la quale e' stata
conferita delega al Governo recante disposizioni per un sistema
fiscale piu' equo, trasparente e orientato alla crescita;
Visti in particolare, l'articolo 6, comma 6, e l'articolo 10, comma
1, lettere a) e b), della predetta legge n. 23 del 2014, con i quali
il Governo e' delegato ad introdurre disposizioni per la revisione
della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 26 giugno 2015;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e, per i profili di carattere finanziario, della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Visto l'articolo 1, comma 7, della citata legge n. 23 del 2014,
secondo cui qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri
parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 4 settembre 2015;
Acquisiti i pareri definitivi
delle
competenti
Commissioni
parlamentari ai sensi dell'articolo 1, comma 7, della citata legge n.
23 del 2014;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 22 settembre 2015;
Sulla proposta del Ministro dell'economia e delle finanze;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1

Modificazioni allo Statuto dei diritti del contribuente
1. L'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo
Statuto dei diritti del contribuente, e' sostituito dal seguente:
«Art. 11 (Diritto di interpello). - 1. Il contribuente puo'
interpellare l'amministrazione per ottenere una risposta riguardante
fattispecie concrete e personali relativamente a:
a) l'applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono
condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione di
tali disposizioni e la corretta qualificazione di fattispecie alla
luce delle disposizioni tributarie applicabili alle medesime, ove
ricorrano condizioni di obiettiva incertezza e non siano comunque
attivabili le procedure di cui all'articolo 31-ter del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto
dall'articolo 1 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 e
di cui all'articolo 2 del medesimo decreto legislativo 14 settembre
2015, n. 147;
b) la sussistenza delle condizioni e la valutazione della
idoneita' degli elementi probatori richiesti dalla
legge
per
l'adozione di specifici regimi fiscali nei casi
espressamente
previsti;
c) l'applicazione della disciplina sull'abuso del diritto ad una
specifica fattispecie.
2. Il contribuente interpella l'amministrazione finanziaria per la
disapplicazione di norme tributarie che, allo scopo di contrastare
comportamenti elusivi, limitano deduzioni,
detrazioni,
crediti
d'imposta, o altre posizioni soggettive del
soggetto
passivo
altrimenti
ammesse
dall'ordinamento
tributario,
fornendo
la
dimostrazione che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi
non possono verificarsi. Nei casi in cui non sia stata resa risposta
favorevole, resta comunque ferma la possibilita' per il contribuente
di fornire la dimostrazione di cui al periodo precedente anche ai
fini dell'accertamento in sede amministrativa e contenziosa.
3. L'amministrazione risponde alle istanze di cui alla lettera a)
del comma 1 nel termine di novanta giorni e a quelle di cui alle
lettere b) e c) del medesimo comma 1 ed a quelle di cui al comma 2
nel termine di centoventi giorni. La risposta, scritta e motivata,
vincola ogni organo della amministrazione con esclusivo riferimento
alla questione oggetto dell'istanza e limitatamente al richiedente.
Quando la risposta non e' comunicata al contribuente entro il termine

previsto,
il
silenzio
equivale
a
condivisione,
da
parte
dell'amministrazione, della soluzione prospettata dal contribuente.
Gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio difformi dalla
risposta, espressa o tacita, sono nulli. Tale efficacia si estende ai
comportamenti successivi
del
contribuente
riconducibili
alla
fattispecie oggetto di interpello, salvo rettifica della soluzione
interpretativa
da
parte
dell'amministrazione
con
valenza
esclusivamente per gli eventuali comportamenti futuri dell'istante.
4. Non ricorrono condizioni di obiettiva
incertezza
quando
l'amministrazione ha compiutamente
fornito
la
soluzione
per
fattispecie corrispondenti a quella rappresentata dal contribuente
mediante atti pubblicati ai sensi dell'articolo 5, comma 2.
5. La presentazione delle istanze di cui ai commi 1 e 2 non ha
effetto sulle scadenze previste dalle norme tributarie, ne' sulla
decorrenza dei termini di decadenza e non comporta interruzione o
sospensione dei termini di prescrizione.
6. L'amministrazione provvede alla pubblicazione mediante la forma
di circolare o di risoluzione delle risposte rese nei casi in cui un
numero elevato di contribuenti abbia presentato istanze aventi ad
oggetto la stessa questione o questioni analoghe fra loro, nei casi
in cui il parere sia reso in relazione a norme di
recente
approvazione o per le quali non siano stati resi chiarimenti
ufficiali, nei casi in cui siano segnalati comportamenti non uniformi
da parte degli uffici, nonche' in ogni altro caso in cui ritenga di
interesse generale il chiarimento fornito. Resta ferma, in ogni caso,
la comunicazione della risposta ai singoli istanti.».
Art. 2

Legittimazione e presupposti
1. Possono presentare istanza di interpello, ai sensi dell'articolo
11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente, i contribuenti, anche non residenti, e i soggetti
che in base alla legge sono obbligati a porre in essere gli
adempimenti tributari per conto dei contribuenti o sono tenuti
insieme con questi o in loro luogo all'adempimento di obbligazioni
tributarie.
2. L'istanza di cui al comma 1 deve essere presentata prima della
scadenza dei termini previsti dalla legge per la presentazione della
dichiarazione o per l'assolvimento di altri obblighi tributari aventi
ad oggetto o comunque connessi alla fattispecie cui si riferisce

l'istanza medesima senza che, a tali fini, assumano valenza i termini
concessi all'amministrazione per rendere la propria risposta.
Art. 3

Contenuto delle istanze
1. L'istanza deve espressamente fare riferimento alle disposizioni
che disciplinano il diritto di interpello e deve contenere:
a) i dati identificativi dell'istante ed eventualmente del suo
legale rappresentante, compreso il codice fiscale;
b) l'indicazione del tipo di istanza fra quelle di cui alle
diverse lettere del comma 1 e al comma 2, dell'articolo 11, della
legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del
contribuente;
c) la circostanziata e specifica descrizione della fattispecie;
d)
le
specifiche
disposizioni
di
cui
si
richiede
l'interpretazione, l'applicazione o la disapplicazione;
e) l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, della soluzione
proposta;
f) l'indicazione del domicilio e dei recapiti anche telematici
dell'istante o dell'eventuale domiciliatario presso il quale devono
essere effettuate le comunicazioni dell'amministrazione e deve essere
comunicata la risposta;
g) la sottoscrizione dell'istante o del suo legale rappresentante
ovvero del procuratore generale o speciale incaricato ai sensi
dell'articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600. In questo ultimo caso, se la procura non e'
contenuta in calce o a margine dell'atto, essa deve essere allegata
allo stesso.
2.
All'istanza
di
interpello
e'
allegata
copia
della
documentazione, non in possesso dell'amministrazione procedente o di
altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai
fini della risposta. Nei casi in cui la risposta presupponga
accertamenti
di
natura
tecnica,
non
di
competenza
dell'amministrazione procedente, alle istanze devono essere allegati
altresi' i pareri resi dall'ufficio competente.
3. Nei casi in cui le istanze siano carenti dei requisiti di cui
alle lettere b), d), e), f) e g) del comma 1, l'amministrazione
invita il contribuente alla loro regolarizzazione entro il termine di
30 giorni. I termini per la risposta iniziano a decorrere dal giorno
in cui la regolarizzazione e' stata effettuata.

Art. 4

Istruttoria dell'interpello
1. Quando non e' possibile fornire risposta sulla base dei
documenti allegati, l'amministrazione chiede, una
sola
volta,
all'istante di integrare la documentazione presentata. In tal caso il
parere e' reso, per gli interpelli di cui all'articolo 11 della legge
27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del
contribuente,
entro
sessanta
giorni
dalla
ricezione
della
documentazione integrativa.
2. La mancata presentazione della documentazione richiesta ai sensi
del comma 1 entro il termine di un anno comporta rinuncia all'istanza
di interpello, ferma restando la facolta' di presentazione di una
nuova istanza, ove ricorrano i presupposti previsti dalla legge.
Art. 5

Inammissibilita' delle istanze
1. Le istanze di cui all'articolo 2 sono inammissibili se:
a) sono prive dei requisiti di cui alle lettere a) e c)
dell'articolo 3, comma 1;
b) non sono presentate preventivamente ai sensi dell'articolo 2,
comma 2;
c) non ricorrono le obiettive condizioni di incertezza ai sensi
dell'articolo 11, comma 4, della legge 27 luglio 2000, n. 212,
recante lo Statuto dei diritti del contribuente;
d) hanno ad oggetto la medesima questione sulla quale il
contribuente ha gia' ottenuto un parere, salvo che vengano indicati
elementi di fatto o di diritto non rappresentati precedentemente;
e) vertono su materie oggetto delle procedure di cui all'articolo
31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, introdotto dall'articolo 1 del decreto legislativo 14
settembre 2015, n. 147, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo
14 settembre 2015, n. 147, e della procedura di cui all'articolo 6
del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128;
f) vertono su questioni per le quali siano state gia' avviate
attivita' di controllo alla data di presentazione dell'istanza di cui
il contribuente sia formalmente a conoscenza;
g) il contribuente, invitato a integrare i dati che si assumono

carenti ai sensi del comma 3 dell'articolo
regolarizzazione nei termini previsti.
Art. 6

3,

non

provvede

alla

Coordinamento con l'attivita' di accertamento e contenzioso
1. Le risposte alle istanze di interpello di cui all'articolo 11
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente, non sono impugnabili, salvo le risposte alle
istanze presentate ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 11,
avverso le quali puo' essere proposto ricorso unitamente all'atto
impositivo.
2. Se e' stata fornita risposta alle istanze di cui all'articolo
11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente, al di fuori dei casi
di
cui
all'articolo 5, senza pregiudizio dell'ulteriore azione accertatrice,
l'atto di accertamento avente ad oggetto deduzioni, detrazioni,
crediti d'imposta, o altre posizioni soggettive del soggetto passivo
e' preceduto, a pena di nullita', dalla notifica di una richiesta di
chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni. La
richiesta di chiarimenti e' notificata dall'amministrazione ai sensi
dell'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, entro il termine
di decadenza previsto per la notificazione dell'atto impositivo. Tra
la data di ricevimento dei chiarimenti, ovvero di inutile decorso del
termine assegnato al contribuente per rispondere alla richiesta, e
quella di decadenza dell'amministrazione dal potere di notificazione
dell'atto impositivo intercorrono non meno di sessanta giorni. In
difetto, il termine di decadenza per la notificazione dell'atto
impositivo e' automaticamente prorogato, in
deroga
a
quello
ordinario, fino a concorrenza dei sessanta giorni. L'atto impositivo
e' specificamente motivato, a pena di nullita', anche in relazione ai
chiarimenti forniti dal contribuente nel termine di cui al periodo
precedente.
3. Le disposizioni di cui all'articolo 32, quarto comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e
all'articolo 52, quinto comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 non si applicano a dati, notizie,
atti, registri o documenti richiesti dall'amministrazione nel corso
dell'istruttoria delle istanze di interpello.
Art. 7

Modifiche e abrogazioni
1. L'articolo 113 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917 e' sostituito dal seguente:
«Art. 113 (Partecipazioni acquisite per il recupero di crediti
bancari). - 1. Gli enti creditizi possono optare per la non
applicazione del regime di cui all'articolo 87 alle partecipazioni
acquisite nell'ambito degli interventi finalizzati al recupero di
crediti o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione
dei crediti verso imprese in temporanea difficolta' finanziaria, nel
rispetto delle diposizioni di vigilanza per le banche emanate da
parte di Banca d'Italia ai sensi dell'articolo 23 della legge 28
dicembre 2005 n. 262.
2. L'opzione di cui al comma 1 puo' essere esercitata quando
sussistono:
a) nel caso di acquisizione di partecipazioni per il recupero dei
crediti, i motivi di convenienza rispetto ad altre forme alternative
di recupero dei crediti, le modalita' ed i tempi previsti per il
recupero e, ove si tratti di partecipazioni dirette nella societa'
debitrice, che l'operativita' di quest'ultima sara' limitata agli
atti connessi con il realizzo e la valorizzazione del patrimonio;
b) nel caso di conversione di crediti, gli elementi che inducono
a ritenere temporanea la situazione di difficolta' finanziaria del
debitore, ragionevoli le prospettive di riequilibrio economico e
finanziario nel medio periodo ed economicamente conveniente la
conversione rispetto ad altre forme alternative di recupero dei
crediti; inoltre il piano di risanamento deve essere predisposto da
piu' enti creditizi o finanziari rappresentanti una quota elevata
dell'esposizione debitoria dell'impresa in difficolta'.
3. L'opzione di cui al comma 1 comporta, nei confronti della
societa' di cui si acquisisce la partecipazione, la rinuncia ad
avvalersi delle opzioni di cui alle sezioni II e III del presente
capo e della facolta' prevista dall'articolo 115 fino all'esercizio
in cui mantenga il possesso delle partecipazioni di cui sopra.
4. Ove sussistano le condizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, l'opzione
di cui al comma 1 comporta, ai fini dell'applicazione degli articoli
101, comma 5, e 106, da
parte
degli
originari
creditori,
l'equiparazione ai crediti estinti o convertiti delle partecipazioni
acquisite
e
delle
quote
di
partecipazioni
successivamente
sottoscritte per effetto dell'esercizio
del
relativo
diritto

d'opzione, a condizione che il valore dei crediti convertiti sia
trasferito alle azioni ricevute.
5. Gli enti creditizi possono interpellare l'amministrazione ai
sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio
2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente. La
relativa istanza deve indicare le condizioni di cui ai commi 2 e 3.
6. L'ente creditizio che non intende applicare il regime di cui
all'articolo 87 ma non ha presentato l'istanza di interpello prevista
dal comma 5, ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta
positiva deve segnalare nella dichiarazione del redditi gli elementi
conoscitivi essenziali indicati con provvedimento del Direttore
dell'Agenzia delle entrate.».
2. All'articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 5, il secondo periodo e' sostituito dal seguente:
«Nel caso di fusione della societa' o ente controllante con societa'
o enti non appartenenti al consolidato, il
consolidato
puo'
continuare ove la societa' o ente controllante sia in grado di
dimostrare, anche dopo l'effettuazione di tali operazioni,
la
permanenza di tutti i requisiti previsti dalle disposizioni di cui
agli articoli 117 e seguenti ai fini dell'accesso al regime. Ai fini
della continuazione del consolidato, la societa' o ente controllante
puo' interpellare l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma
1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212 recante lo Statuto
dei diritti del contribuente»;
b) dopo il comma 5 e' inserito il seguente: «5-bis. La societa' o
ente controllante che intende continuare
ad
avvalersi
della
tassazione di gruppo ma non ha presentato l'istanza di interpello
prevista dal comma 5 ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto
risposta
positiva
deve
segnalare
detta
circostanza
nella
dichiarazione dei redditi».
3. All'articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, la lettera d-bis) e' abrogata;
b) al comma 3, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Al
ricorrere delle condizioni previste dagli articoli 130 e seguenti, la
societa' controllante accede al regime previsto dalla presente
sezione; la medesima societa'
controllante
puo'
interpellare
l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti
per il valido esercizio dell'opzione.»;

c) al comma 5, la parola: «sono» e' sostituita dalle seguenti:
«possono essere». Al medesimo e' aggiunto, in fine, il seguente
periodo «La societa' o ente controllante che intende accedere al
regime previsto dalla presente sezione ma non ha presentato l'istanza
di interpello prevista dal comma 3 ovvero, avendola presentata, non
ha ricevuto risposta positiva deve segnalare detta circostanza nella
dichiarazione dei redditi.».
4. L'ultimo periodo della lettera b) del comma 5 dell'articolo 167
del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
come modificato dall'articolo 8, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 147, e' sostituito dal seguente:
«Ai fini del presente comma, il contribuente puo' interpellare
l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente».
5. All'articolo 110, comma 11, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e' aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «A tal fine il contribuente puo' interpellare
l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente.».
6. L'articolo 11, comma 13, e l'articolo 21 della legge 30 dicembre
1991, n. 413, sono abrogati.
7. All'articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, dopo il terzo comma, e' inserito il seguente:
«Il
contribuente
puo'
comunque
richiedere
un
parere
all'amministrazione in ordine all'applicazione delle disposizioni di
cui al comma 3 al caso concreto, ai sensi dell'articolo 11, comma 1,
lettera a), della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente».
8. All'articolo 108 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 4, e' inserito il seguente:
«4-bis. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al comma
2, il contribuente puo' interpellare l'amministrazione, ai sensi
dell'articolo 11, comma 1, lettera a), in ordine alla qualificazione
di determinate spese, sostenute dal contribuente, tra quelle di
pubblicita' e di propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.».
9. Al comma 3 dell'articolo 84, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e' aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «Al fine di disapplicare le disposizioni del
presente comma il contribuente interpella l'amministrazione ai sensi
dell'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212,

recante lo Statuto dei diritti del contribuente».
10. Al comma 7, dell'articolo 172, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e' aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «Al fine di disapplicare le disposizioni del
presente comma il contribuente interpella l'amministrazione ai sensi
dell'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212,
recante lo Statuto dei diritti del contribuente».
11. All'articolo 109 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 3-quinquies, e' aggiunto il
seguente: «3-sexies. Al fine di disapplicare le disposizioni di cui
ai commi 3-bis e 3-ter il contribuente interpella l'amministrazione
ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n.
212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
12. All'articolo 30 della legge 30 dicembre 1994, n. 724, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4-bis, le parole: «la societa' interessata puo'
chiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive
ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600» sono sostituite dalle
seguenti:
«la
societa'
interessata
puo'
interpellare
l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b),
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente»;
b) al comma 4-ter le parole: «in presenza delle quali e'
consentito disapplicare le disposizioni del presente articolo, senza
dover assolvere all'onere di presentare l'istanza di interpello di
cui al comma 4-bis» sono sostituite dalle seguenti: «non trovano
applicazione le disposizioni di cui al presente articolo»;
c) il comma 4-quater e' sostituito dal seguente: «4-quater. Il
contribuente che ritiene sussistenti le condizioni di cui al comma
4-bis ma non ha presentato l'istanza di interpello prevista dal
medesimo comma ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta
positiva deve darne separata indicazione nella dichiarazione dei
redditi.».
13. All'articolo 1, comma 8, del decreto legge 6 dicembre 2011, n.
201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.
214, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il contribuente puo'
interpellare l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 1,
lettera b), della legge 212 del 2000, recante lo Statuto dei diritti
del contribuente al fine di dimostrare che in relazione alle
disposizioni con finalita' antielusiva specifica le
operazioni
effettuate non comportano duplicazioni del beneficio di cui al

presente articolo. Il contribuente che intende fruire del beneficio
ma non ha presentato l'istanza di interpello prevista ovvero,
avendola presentata, non ha ricevuto
risposta
positiva
deve
separatamente indicare nella dichiarazione dei redditi gli elementi
conoscitivi indicati con provvedimento del Direttore dell'Agenzia
delle entrate.».
14. Il comma 3 dell'articolo 1 del decreto legislativo 5 agosto
2015, n. 128, e' sostituito con il seguente: «3. Le norme tributarie
che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano
deduzioni, detrazioni, crediti d'imposta o altre posizioni soggettive
altrimenti ammesse dall'ordinamento tributario,
possono
essere
disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare
fattispecie tali effetti elusivi non possono verificarsi. A tal fine
il contribuente interpella l'amministrazione ai sensi dell'articolo
11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto
dei diritti del contribuente. Resta ferma la possibilita' del
contribuente di fornire la dimostrazione di cui al primo periodo
anche ai
fini
dell'accertamento
in
sede
amministrativa
e
contenziosa.».
15. Il comma 5 dell'articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n.
212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente, introdotto
dall'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n.
128 e' sostituito dal seguente: «5. Il contribuente puo' proporre
interpello ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera c), per
conoscere se le operazioni costituiscano fattispecie di abuso del
diritto.».
16. Al comma 4 dell'articolo 14 del decreto legislativo 14
settembre 2015, n. 147, dopo le parole: «articolo 11» sono aggiunte
le seguenti: «, comma 1, lettera a),».
Art. 8

Disposizioni attuative e regole procedurali
1. Con provvedimenti dei Direttori delle Agenzie fiscali, da
emanare entro 30 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto,
sono stabilite le modalita' di presentazione delle istanze e indicati
gli uffici cui le medesime istanze sono trasmesse e quelli da cui
perverranno le risposte, le modalita' di
comunicazione
delle
medesime, nonche' ogni altra regola concernente la procedura.
2. Le regioni a statuto ordinario regolano le materie disciplinate
dal presente Titolo I in attuazione delle disposizioni in essa

contenute; le regioni a statuto speciale e le province autonome di
Trento e di Bolzano provvedono, entro un anno dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, ad adeguare i rispettivi ordinamenti
alle norme fondamentali contenute nel presente Titolo I.
3. Gli enti locali provvedono, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, ad adeguare i rispettivi statuti e
gli atti normativi da essi emanati ai principi dettati dal presente
Titolo I.
4. Alle istanze di interpello presentate prima dell'emanazione del
provvedimento di cui al comma 1 restano applicabili le disposizioni
procedurali in vigore al momento della presentazione dell'istanza.

Titolo II
Revisione del contenzioso tributario e incremento della funzionalita'
della giurisdizione tributaria
Art. 9

Modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546
1. Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2:
1) nel comma 1, le parole: «nonche' le sovrimposte e le
addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici
finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio», sono sostituite
dalle seguenti: «le sovrimposte e le addizionali, le relative
sanzioni nonche' gli interessi e ogni altro accessorio»;
2) nel comma 2, le parole: «relative alla debenza del canone
per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall'articolo
63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive
modificazioni, e del canone per lo scarico e la depurazione delle
acque reflue e per lo smaltimento dei rifiuti urbani, nonche' le
controversie» sono soppresse;
b) il comma 1 dell'articolo 4, e' sostituito dal seguente: «1. Le
commissioni
tributarie
provinciali
sono
competenti
per
le
controversie proposte nei confronti degli enti impositori, degli
agenti della riscossione e dei soggetti iscritti all'albo di cui
all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che
hanno sede nella loro circoscrizione. Se la controversia e' proposta
nei confronti di articolazioni dell'Agenzia delle Entrate, con
competenza su tutto o parte del territorio nazionale, individuate con
il regolamento di amministrazione di cui all'articolo 71 del decreto

legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e' competente la commissione
tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al
quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.»;
c) l'articolo 10 e' sostituito dal seguente:
«Art. 10 (Le parti). - 1. Sono parti nel processo dinanzi alle
commissioni tributarie oltre al ricorrente, l'ufficio dell'Agenzia
delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gli
altri
enti
impositori, l'agente della riscossione ed i soggetti
iscritti
nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, che hanno emesso l'atto impugnato o non hanno emesso
l'atto richiesto. Se l'ufficio e' un'articolazione dell'Agenzia delle
entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale,
individuata con il regolamento di amministrazione di cui all'articolo
71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e' parte l'ufficio
al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.»;
d) all'articolo 11:
1) il comma 2 e' sostituito dal seguente: «2. L'ufficio
dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli
di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 nonche'
dell'agente della riscossione, nei cui confronti e' proposto il
ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura
territoriale sovraordinata. Stanno altresi' in giudizio direttamente
le cancellerie o segreterie degli uffici
giudiziari
per
il
contenzioso in materia di contributo unificato.»;
2) il comma 3-bis e' soppresso.
e) l'articolo 12 e' sostituito dal seguente:
«Art. 12 (Assistenza tecnica). - 1. Le parti, diverse dagli enti
impositori, dagli agenti della riscossione e dai soggetti iscritti
nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, devono essere assistite in giudizio da un difensore
abilitato.
2. Per le controversie di valore fino a tremila euro le parti
possono stare in giudizio senza assistenza tecnica. Per valore della
lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e
delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di
controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il
valore e' costituito dalla somma di queste.
3. Sono abilitati all'assistenza tecnica, se iscritti nei relativi
albi professionali o nell'elenco di cui al comma 4:
a) gli avvocati;
b) i soggetti iscritti nella Sezione A commercialisti dell'Albo

dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
c) i consulenti del lavoro;
d) i soggetti di cui all'articolo 63, terzo comma, del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
e) i soggetti gia' iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei
ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in
possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e
commercio o equipollenti o di diploma di ragioniere limitatamente
alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i
tributi locali, l'IVA, l'IRPEF, l'IRAP e l'IRES;
f) i funzionari delle associazioni di categoria che, alla data di
entrata in vigore del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545,
risultavano iscritti negli elenchi tenuti dalle Intendenze di finanza
competenti per territorio, ai sensi dell'ultimo periodo dell'articolo
30, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 636;
g) i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate
nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (C.N.E.L.) e i
dipendenti delle imprese, o delle loro controllate
ai
sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, primo comma, numero 1),
limitatamente
alle
controversie
nelle
quali
sono
parti,
rispettivamente, gli associati e le imprese o loro controllate, in
possesso del diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o in
economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa
abilitazione professionale;
h) i dipendenti dei centri di assistenza fiscale (CAF) di cui
all'articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e
delle relative societa' di servizi, purche' in possesso di diploma di
laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed equipollenti, o
di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale,
limitatamente alle controversie dei propri assistiti originate da
adempimenti per i quali il CAF ha prestato loro assistenza.
4. L'elenco dei soggetti di cui al comma 3, lettere d), e), f), g)
ed h), e' tenuto dal Dipartimento delle finanze del Ministero
dell'economia e delle finanze che vi provvede con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente senza
nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Con decreto
del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministero
della giustizia, emesso ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalita' di
tenuta dell'elenco, nonche' i casi di incompatibilita', diniego,

sospensione e revoca della iscrizione anche sulla base dei principi
contenuti nel codice deontologico forense. L'elenco e' pubblicato nel
sito internet del Ministero dell'economia e delle finanze.
5. Per le controversie di cui all'articolo 2, comma 2, primo
periodo, sono anche abilitati all'assistenza tecnica, se iscritti nei
relativi albi professionali:
a) gli ingegneri;
b) gli architetti;
c) i geometri;
d) i periti industriali;
e) i dottori agronomi e forestali;
f) gli agrotecnici;
g) i periti agrari.
6. Per le controversie relative ai tributi doganali sono anche
abilitati all'assistenza tecnica gli spedizionieri doganali iscritti
nell'apposito albo.
7. Ai difensori di cui ai commi da 1 a 6 deve essere conferito
l'incarico con atto pubblico o con scrittura privata autenticata od
anche in calce o a margine di un atto del processo, nel qual caso la
sottoscrizione autografa e' certificata dallo stesso incaricato.
All'udienza pubblica l'incarico puo' essere conferito oralmente e se
ne da' atto a verbale.
8. Le Agenzie delle entrate, delle dogane e dei monopoli di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, possono essere assistite
dall'Avvocatura dello Stato.
9. I soggetti in possesso dei requisiti richiesti nei commi 3, 5 e
6 possono stare in giudizio personalmente, ferme restando
le
limitazioni all'oggetto della loro attivita' previste nei medesimi
commi.
10. Si applica l'articolo 182 del codice di procedura civile ed i
relativi provvedimenti sono emessi dal presidente della commissione o
della sezione o dal collegio.»;
f) all'articolo 15:
1) al comma 1, il secondo periodo e' soppresso;
2) i commi 2 e 2-bis sono sostituiti dai seguenti: «2. Le spese
di giudizio possono essere compensate in tutto o in parte dalla
commissione tributaria soltanto in caso di soccombenza reciproca o
qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere
espressamente motivate.
2-bis. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 96, commi
primo e terzo, del codice di procedura civile.
2-ter. Le spese di giudizio comprendono, oltre al contributo

unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali e
gli esborsi sostenuti, oltre il contributo previdenziale e l'imposta
sul valore aggiunto, se dovuti.
2-quater. Con l'ordinanza che decide sulle istanze cautelari la
commissione provvede sulle spese della relativa fase. La pronuncia
sulle spese conserva efficacia anche dopo il provvedimento che
definisce il giudizio, salvo diversa statuizione espressa nella
sentenza di merito.
2-quinquies. I compensi agli incaricati dell'assistenza tecnica
sono liquidati sulla base dei parametri previsti per le singole
categorie professionali. Agli iscritti negli
elenchi
di
cui
all'articolo 12, comma 4, si applicano i parametri previsti per i
dottori commercialisti e gli esperti contabili.
2-sexies. Nella liquidazione delle spese a favore
dell'ente
impositore, dell'agente della riscossione e dei soggetti iscritti
nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, se assistiti da propri funzionari, si applicano le
disposizioni per la liquidazione del compenso
spettante
agli
avvocati, con la riduzione del venti per
cento
dell'importo
complessivo ivi previsto. La riscossione avviene mediante iscrizione
a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della
sentenza.
2-septies. Nelle controversie di cui all'articolo 17-bis le spese
di giudizio di cui al comma 1 sono maggiorate del 50 per cento a
titolo di rimborso delle maggiori spese del procedimento.
2-octies. Qualora una delle parti abbia formulato una proposta
conciliativa, non accettata dall'altra parte senza giustificato
motivo, restano a carico di quest'ultima le spese del processo ove il
riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della
proposta ad essa effettuata. Se e' intervenuta conciliazione le spese
si intendono compensate, salvo che le
parti
stesse
abbiano
diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione.»;
g) all'articolo 16:
1) nel comma 1, secondo periodo, le parole: «all'ufficio del
Ministero delle finanze ed all'ente locale», sono sostituite dalle
seguenti: «agli enti impositori, agli agenti della riscossione ed ai
soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,»;
2) il comma 1-bis e' abrogato;
3) nel comma 4, le parole: «L'Ufficio del Ministero delle
finanze e l'ente locale», sono sostituite dalle seguenti: «Gli enti
impositori, gli agenti della riscossione e i soggetti iscritti

nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446,»;
h) dopo l'articolo 16 e' inserito il seguente:
«Art. 16-bis (Comunicazione e notificazioni per via telematica). 1. Le comunicazioni sono effettuate anche mediante l'utilizzo della
posta elettronica certificata, ai sensi del decreto legislativo 7
marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni. Tra le pubbliche
amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2,
del
decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni possono essere
effettuate ai sensi dell'articolo 76 del decreto legislativo n. 82
del 2005. L'indirizzo di posta elettronica certificata del difensore
o delle parti e' indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo. Nei
procedimenti nei quali la parte sta in giudizio personalmente e il
relativo indirizzo di posta elettronica certificata non risulta dai
pubblici elenchi, il ricorrente puo' indicare l'indirizzo di posta al
quale vuol ricevere le comunicazioni.
2. In caso di mancata indicazione dell'indirizzo
di
posta
elettronica certificata ovvero di mancata consegna del messaggio di
posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario,
le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in
segreteria della Commissione tributaria.
3. Le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente
Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le
disposizioni contenute nel decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze 23 dicembre 2013, n. 163, e dei successivi decreti di
attuazione.
4. L'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata
valevole per le comunicazioni e le notificazioni equivale alla
comunicazione del domicilio eletto.»;
i) all'articolo 17 il comma 3-bis e' abrogato;
l) l'articolo 17-bis e' sostituito dal seguente:
«Art. 17-bis (Il reclamo e la mediazione). - 1. Per le controversie
di valore non superiore a ventimila euro, il ricorso produce anche
gli effetti di un reclamo e puo' contenere una proposta di mediazione
con rideterminazione dell'ammontare della pretesa. Il valore di cui
al periodo precedente e' determinato secondo le disposizioni di cui
all'articolo 12, comma 2. Le controversie di valore indeterminabile
non sono reclamabili, ad eccezione di quelle di cui all'articolo 2,
comma 2, primo periodo.
2. Il ricorso non e' procedibile fino alla scadenza del termine di
novanta giorni dalla data di notifica, entro il quale deve essere
conclusa la procedura di cui al presente articolo. Si applica la

sospensione dei termini processuali nel periodo feriale.
3. Il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente
decorre dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Se la
Commissione rileva che la costituzione e' avvenuta in data anteriore
rinvia la trattazione della causa per consentire l'esame del reclamo.
4. Le Agenzie delle entrate, delle dogane e dei monopoli di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, provvedono all'esame del
reclamo e della proposta di mediazione mediante apposite strutture
diverse ed autonome da quelle che curano l'istruttoria degli atti
reclamabili. Per gli altri enti impositori la disposizione di cui al
periodo precedente si applica compatibilmente con
la
propria
struttura organizzativa.
5. L'organo destinatario, se non intende accogliere il reclamo o
l'eventuale proposta di mediazione, formula d'ufficio una propria
proposta avuto riguardo all'eventuale incertezza delle questioni
controverse, al grado di sostenibilita' della pretesa e al principio
di economicita' dell'azione amministrativa. L'esito del procedimento
rileva anche per i contributi previdenziali e assistenziali la cui
base imponibile e' riconducibile a quella delle imposte sui redditi.
6. Nelle controversie aventi ad oggetto un atto impositivo o di
riscossione, la mediazione si perfeziona con il versamento, entro il
termine di venti giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo tra
le parti, delle somme dovute ovvero della prima rata. Per il
versamento delle somme dovute si applicano le disposizioni, anche
sanzionatorie, previste per l'accertamento con adesione dall'articolo
8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Nelle controversie
aventi per oggetto la restituzione di somme la mediazione si
perfeziona con la sottoscrizione di un accordo nel quale sono
indicate le somme dovute con i termini e le modalita' di pagamento.
L'accordo costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute al
contribuente.
7. Le sanzioni amministrative si applicano nella misura del
trentacinque per cento del minimo previsto dalla legge. Sulle somme
dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si
applicano sanzioni e interessi.
8. La riscossione e il pagamento delle somme dovute in base
all'atto oggetto di reclamo sono sospesi fino alla scadenza del
termine di cui al comma 2, fermo restando che in caso di mancato
perfezionamento della mediazione sono dovuti gli interessi previsti
dalle singole leggi d'imposta.
9. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in
quanto compatibili, anche agli agenti della riscossione ed ai

soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
10. Il presente articolo non si applica alle controversie di cui
all'articolo 47-bis.»;
m) all'articolo 18:
1) nel comma 2, lettera c) le parole: «del Ministero delle
finanze o dell'ente locale o del concessionario del servizio di
riscossione» sono soppresse;
2) il comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. Il ricorso deve
essere sottoscritto dal difensore e contenere l'indicazione:
a) della categoria di cui all'articolo 12 alla
quale
appartiene il difensore;
b) dell'incarico a norma dell'articolo 12, comma 7, salvo che
il ricorso non sia sottoscritto personalmente;
c) dell'indirizzo di posta elettronica certificata
del
difensore.»;
n) al comma 1, dell'articolo 23, le parole: «L'Ufficio del
Ministero delle finanze, l'ente locale o il concessionario del
servizio di riscossione», sono sostituite dalle seguenti: «L'ente
impositore, l'agente della riscossione ed i soggetti
iscritti
all'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446»;
o) all'articolo 39, dopo il comma 1, sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. La commissione tributaria dispone la sospensione del processo
in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria
deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la
decisione della causa.
1-ter. Il processo tributario e' altresi' sospeso, su richiesta
conforme delle parti, nel caso in cui sia iniziata una procedura
amichevole ai sensi delle Convenzioni internazionali per evitare le
doppie imposizioni stipulate dall'Italia ovvero nel caso in cui sia
iniziata una procedura amichevole ai sensi della Convenzione relativa
all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli
utili di imprese associate n. 90/463/CEE del 23 luglio 1990.»;
p) all'articolo 44, comma 2, secondo periodo, le parole: «,che
costituisce titolo esecutivo» sono soppresse;
q) all'articolo 46:
1) nel comma 2, le parole: «, salvo quanto diversamente
disposto da singole norme di legge», sono soppresse;
2) il comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. Nei casi di
definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge le spese
del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha

anticipate.»;
r) all'articolo 47:
1) nel comma 3, le parole: «con lo stesso decreto, puo'
motivatamente disporre», sono sostituite dalle seguenti:
«puo'
disporre con decreto motivato»;
2) nel comma 4, dopo il primo periodo, e' aggiunto il seguente:
«Il dispositivo dell'ordinanza deve essere immediatamente comunicato
alle parti in udienza.»;
3) nel comma 5, il periodo da: «di idonea garanzia» a «indicati
nel provvedimento.» e' sostituito dal seguente: «della garanzia di
cui all'articolo 69, comma 2.»;
4) dopo il comma 8, e' aggiunto il seguente: «8-bis. Durante il
periodo di sospensione cautelare si applicano gli interessi al tasso
previsto per la sospensione amministrativa.»;
s) l'articolo 48 e' sostituito dal seguente:
«Art. 48 (Conciliazione fuori udienza). - 1. Se in pendenza del
giudizio le parti raggiungono un accordo conciliativo, presentano
istanza congiunta sottoscritta personalmente o dai difensori per la
definizione totale o parziale della controversia.
2. Se la data di trattazione e' gia' fissata e sussistono le
condizioni di ammissibilita', la commissione pronuncia sentenza di
cessazione della materia del contendere. Se l'accordo conciliativo e'
parziale, la commissione dichiara con ordinanza la
cessazione
parziale della materia del contendere e procede alla ulteriore
trattazione della causa.
3. Se la data di trattazione non e' fissata, provvede con decreto
il presidente della sezione.
4. La conciliazione
si
perfeziona
con
la
sottoscrizione
dell'accordo di cui al comma 1, nel quale sono indicate le somme
dovute con i termini e le modalita' di pagamento.
L'accordo
costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute all'ente
impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.»;
t) dopo l'articolo 48 sono inseriti i seguenti:
«Art. 48-bis (Conciliazione in udienza). - 1. Ciascuna parte entro
il termine di cui all'articolo 32, comma 2, puo' presentare istanza
per la conciliazione totale o parziale della controversia.
2. All'udienza la commissione, se sussistono le condizioni di
ammissibilita', invita le parti
alla
conciliazione
rinviando
eventualmente la causa alla successiva udienza per il perfezionamento
dell'accordo conciliativo.
3. La conciliazione si perfeziona con la redazione del processo
verbale nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le

modalita' di pagamento. Il processo verbale costituisce titolo per la
riscossione delle somme dovute all'ente impositore e per il pagamento
delle somme dovute al contribuente.
4. La commissione dichiara con sentenza l'estinzione del giudizio
per cessazione della materia del contendere.
Art. 48-ter (Definizione e pagamento delle somme dovute). - 1. Le
sanzioni amministrative si applicano nella misura del quaranta per
cento del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento
della conciliazione nel corso del primo grado di giudizio e nella
misura del cinquanta per cento del minimo previsto dalla legge, in
caso di perfezionamento nel corso del secondo grado di giudizio.
2. Il versamento delle somme dovute
ovvero,
in
caso
di
rateizzazione, della prima rata deve essere effettuato entro venti
giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo conciliativo di cui
all'articolo 48 o di redazione del processo verbale
di
cui
all'articolo 48-bis.
3. In caso di mancato pagamento delle somme dovute o di una delle
rate, compresa la prima, entro il termine di pagamento della rata
successiva, il competente ufficio provvede all'iscrizione a ruolo
delle residue somme dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni,
nonche' della sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo
18 dicembre 1997, n. 471, aumentata della meta' e applicata sul
residuo importo dovuto a titolo di imposta.
4. Per il versamento rateale delle somme dovute si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni previste per l'accertamento con
adesione dall'articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n.
218.»;
u) all'articolo 49, comma 1, le parole: «escluso l'articolo 337»
sono soppresse;
v) l'articolo 52 e' sostituito dal seguente:
«Art. 52 (Giudice competente e provvedimenti
sull'esecuzione
provvisoria in appello). - 1. La sentenza
della
commissione
provinciale puo' essere appellata
alla
commissione
regionale
competente a norma dell'articolo 4, comma 2.
2. L'appellante puo' chiedere alla commissione regionale
di
sospendere in tutto o in parte l'esecutivita' della
sentenza
impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi. Il contribuente puo'
comunque chiedere la sospensione dell'esecuzione dell'atto se da
questa puo' derivargli un danno grave e irreparabile.
3. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di
sospensione per la prima camera di consiglio utile disponendo che ne
sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima.

4. In caso di eccezionale urgenza il presidente, previa delibazione
del merito, puo' disporre con decreto motivato la sospensione
dell'esecutivita' della sentenza fino alla pronuncia del collegio.
5. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio e delibato
il merito, provvede con ordinanza motivata non impugnabile.
6. La sospensione puo' essere subordinata alla prestazione della
garanzia di cui all'articolo 69 comma 2. Si applica la disposizione
dell'articolo 47, comma 8-bis.»;
z) all'articolo 62:
1) nel primo comma, le parole: «comma 1», sono sostituite dalle
seguenti: «primo comma»;
2) dopo il comma 2 e' inserito
il
seguente:
«2-bis.
Sull'accordo delle parti la sentenza della commissione tributaria
provinciale puo' essere impugnata con ricorso per cassazione a norma
dell'articolo 360, primo comma, n. 3, del codice di procedura
civile.»;
aa) dopo l'articolo 62 e' inserito il seguente:
«Art. 62-bis (Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria
della
sentenza impugnata per cassazione). - 1. La parte che ha proposto
ricorso per cassazione puo' chiedere alla commissione che
ha
pronunciato la sentenza impugnata di sospenderne in tutto o in parte
l'esecutivita' allo scopo di evitare un danno grave e irreparabile.
Il contribuente puo' comunque chiedere la sospensione dell'esecuzione
dell'atto se da questa puo' derivargli un danno grave e irreparabile.
2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di
sospensione per la prima camera di consiglio utile disponendo che ne
sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima.
3. In caso di eccezionale urgenza il presidente puo' disporre con
decreto motivato la sospensione dell'esecutivita' della sentenza fino
alla pronuncia del collegio.
4. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio, provvede
con ordinanza motivata non impugnabile.
5. La sospensione puo' essere subordinata alla prestazione della
garanzia di cui all'articolo 69, comma 2. Si applica la disposizione
dell'articolo 47, comma 8-bis.
6. La commissione non puo' pronunciarsi sulle richieste di cui al
comma 1 se la parte istante non dimostra di avere depositato il
ricorso per cassazione contro la sentenza.»;
bb) all'articolo 63, comma 1, le parole: «un anno»
sono
sostituite dalle seguenti: «sei mesi»;
cc) all'articolo 64, il comma 1 e' sostituito dal seguente: «1.
Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado dalle

commissioni
tributarie
possono
essere
impugnate
ai
sensi
dell'articolo 395 del codice di procedura civile.»;
dd) all'articolo 65 dopo il comma 3 e' aggiunto in fine il
seguente: «3-bis. Le parti possono proporre istanze cautelari ai
sensi delle disposizioni di cui all'articolo
52,
in
quanto
compatibili.»;
ee) dopo l'articolo 67 e' inserito il seguente:
«Art. 67-bis (Esecuzione provvisoria). - 1. Le sentenze emesse
dalle commissioni tributarie sono esecutive secondo quanto previsto
dal presente capo.»;
ff) all'articolo 68:
1) nel comma 1, dopo la lettera c), e' aggiunta la seguente:
«c-bis. per l'ammontare dovuto nella pendenza del giudizio di primo
grado dopo la sentenza della Corte di cassazione di annullamento con
rinvio e per l'intero importo indicato nell'atto in caso di mancata
riassunzione.» e nell'ultimo periodo del medesimo comma, le parole:
«a), b) e c)» sono soppresse;
2) nel comma 2 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In
caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente
puo'
richiedere l'ottemperanza a norma dell'articolo 70 alla commissione
tributaria provinciale ovvero, se il giudizio e' pendente nei gradi
successivi, alla commissione tributaria regionale.»;
gg) l'articolo 69 e' sostituito dal seguente:
«Art. 69 (Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del
contribuente). - 1. Le sentenze di condanna al pagamento di somme in
favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti
relativi alle operazioni catastali indicate nell'articolo 2, comma 2,
sono immediatamente esecutive. Tuttavia il pagamento di
somme
dell'importo superiore a diecimila euro, diverse dalle spese di lite,
puo' essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle
condizioni di solvibilita' dell'istante, alla prestazione di idonea
garanzia.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emesso ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
sono disciplinati il contenuto della garanzia sulla base di quanto
previsto dall'articolo 38-bis, comma 5, del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, la sua durata nonche' il
termine entro il quale puo' essere escussa, a seguito dell'inerzia
del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite
protrattasi per un periodo di tre mesi.
3. I costi della garanzia, anticipati dal contribuente, sono a
carico della parte soccombente all'esito definitivo del giudizio.

4. Il pagamento delle somme dovute a seguito della sentenza deve
essere eseguito entro novanta giorni dalla sua notificazione ovvero
dalla presentazione della garanzia di cui al comma 2, se dovuta.
5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente
puo' richiedere l'ottemperanza a norma dell'articolo
70
alla
commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio e' pendente
nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale.»;
hh) l'articolo 69-bis e' abrogato;
ii) all'articolo 70:
1) nel comma 1, le parole: «Salvo quanto previsto dalle norme
del codice di procedura civile per l'esecuzione forzata della
sentenza di condanna costituente titolo esecutivo,
la»,
sono
sostituite dalla seguente «La»;
2) nel comma 2, le parole: «dall'ufficio del Ministero delle
finanze o dall'ente locale dell'obbligo posto a carico della», sono
sostituite dalle
seguenti:
«a
carico
dell'ente
impositore,
dell'agente della riscossione o del soggetto iscritto nell'albo di
cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
degli obblighi derivanti dalla»;
3) nel comma 4, le parole: «all'ufficio del Ministero delle
finanze o all'ente locale obbligato», sono sostituite dalle seguenti:
«ai soggetti di cui al comma 2 obbligati»;
4) nei commi 5 e 7, le parole: «del Ministero delle finanze o
l'ente locale», sono soppresse; inoltre, sempre nel comma 7, al
secondo periodo, le parole: «della legge 8 luglio 1980, n. 319, e
successive modificazioni e integrazioni.», sono sostituite dalle
seguenti: «del Titolo VII del Capo IV del Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di
giustizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30
maggio 2002, n. 115.»;
5) dopo il comma 10 e' inserito il seguente: «10-bis. Per il
pagamento di somme dell'importo fino a ventimila euro e comunque per
il pagamento delle spese di giudizio, il ricorso e' deciso dalla
Commissione in composizione monocratica.».
Art. 10

Norme di coordinamento
1. All'articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, i commi terzo, quarto e quinto sono
sostituiti dai seguenti: «Il Ministero dell'economia e delle finanze

puo' autorizzare all'esercizio dell'assistenza tecnica davanti alle
commissioni tributarie, se cessati dall'impiego dopo almeno venti
anni di effettivo servizio di cui almeno gli ultimi dieci prestati a
svolgere attivita' connesse ai tributi, gli impiegati delle carriere
dirigenziale, direttiva e di concetto degli enti impositori e del
Ministero nonche' gli ufficiali e ispettori della guardia di finanza.
L'autorizzazione puo' essere revocata o sospesa in ogni tempo con
provvedimento motivato. Le attivita' connesse ai tributi
sono
individuate con il decreto di cui all'articolo 12, comma 4, del
decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Ai soggetti di cui al terzo comma, ancorche' iscritti in un albo
professionale, e' vietato di esercitare funzioni di assistenza e di
rappresentanza presso gli enti impositori e davanti le commissioni
tributarie per un periodo di due anni dalla data di cessazione del
rapporto d'impiego.
L'esercizio delle funzioni di rappresentanza e assistenza in
violazione del presente articolo e' punito
con
la
sanzione
amministrativa da euro mille a euro cinquemila.».
2. All'articolo 14, comma 3-bis del decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, le parole: «comma 5», sono
sostituite dalle seguenti: «comma 2»;
3. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 19:
1) nel comma 2, le parole: «dell'articolo 47» sono sostituite
dalle seguenti: «dell'articolo 52»;
2) nel comma 3, le parole: «idonea garanzia anche a mezzo di
fideiussione bancaria o assicurativa.», sono
sostituite
dalle
seguenti: «la garanzia di cui all'articolo 69 del decreto legislativo
31 dicembre 1992, n. 546.»;
3) nel comma 6, le parole: «entro novanta giorni dalla
comunicazione o notificazione della sentenza.» sono sostituite dalle
seguenti: «ai sensi dell'articolo 68, comma
2,
del
decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.»;
b) all'articolo 22:
1) nel comma 3, dopo il primo periodo e' aggiunto il seguente:
«Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all'estero, il
termine e' triplicato.»;
2) il comma 4 e' sostituito dal seguente: «4. Quando la
convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l'attuazione del
provvedimento, il presidente provvede con decreto motivato assunte
ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso

decreto, la camera di consiglio entro un termine non superiore a
trenta giorni assegnando all'istante un termine perentorio non
superiore a quindici giorni per la notificazione del ricorso e del
decreto. A tale udienza la commissione, con ordinanza, conferma,
modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.»;
3) il comma 5 e' soppresso;
4) nel comma 6, le parole: «idonea garanzia mediante cauzione o
fideiussione bancaria o assicurativa.», sono
sostituite
dalle
seguenti: «la garanzia di cui all'articolo 69, comma 2, del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.»;
5) il comma 7 e' sostituito dal seguente: «7. I provvedimenti
cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia:
a) se non sono eseguiti nel termine di sessanta giorni dalla
comunicazione;
b) se, nel termine di centoventi giorni dalla loro adozione,
non viene notificato atto impositivo, di contestazione
o
di
irrogazione; in tal caso, il presidente della commissione su istanza
di parte e sentito l'ufficio o l'ente richiedente, dispone la
cancellazione dell'ipoteca;
c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato,
che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lettera b). La
sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell'ipoteca. In
caso di accoglimento parziale, su istanza di parte, il giudice che ha
pronunciato
la
sentenza
riduce
proporzionalmente
l'entita'
dell'iscrizione o del sequestro; se la sentenza e' pronunciata dalla
Corte di cassazione, provvede il giudice la cui sentenza e' stata
impugnata con ricorso per cassazione.».
Art. 11

Modifiche al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545
1. Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, il comma 1 e' sostituito dai seguenti: «1. A
ciascuna delle commissioni tributarie provinciali e regionali e'
preposto un presidente che presiede anche la
prima
sezione.
L'incarico ha durata quadriennale a decorrere dalla data di esercizio
effettivo delle funzioni ed e' rinnovabile per una sola volta e per
un uguale periodo, previa valutazione positiva da parte del Consiglio
di presidenza della giustizia tributaria dell'attivita' svolta nel
primo triennio del quadriennio iniziale. Il Consiglio di presidenza

della giustizia tributaria stabilisce con proprio regolamento il
procedimento e le modalita' di tale valutazione, garantendo la previa
interlocuzione con l'interessato. Il Presidente non puo' essere
nominato tra soggetti che raggiungeranno l'eta' pensionabile entro i
quattro anni successivi alla nomina.
1-bis. A seguito di valutazione negativa da parte del Consiglio di
presidenza della
giustizia
tributaria
e
comunque
all'esito
dell'ottavo anno di esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il
giudice tributario e' riassegnato a sua richiesta, salvo tramutamento
all'esercizio di funzioni analoghe o diverse
all'incarico
di
presidente di sezione nella commissione tributaria a cui era preposto
ovvero in quella di precedente provenienza.»;
b) all'articolo 6, il comma 1 e' sostituito dai seguenti: «1. Con
provvedimento del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria
sono istituite sezioni specializzate in relazione a
questioni
controverse individuate con il provvedimento stesso.
1-bis. I presidenti delle commissioni tributarie assegnano il
ricorso ad una delle sezioni tenendo conto, preliminarmente, della
specializzazione di cui al comma 1 e applicando successivamente i
criteri cronologici e casuali.»;
c) all'articolo 7, comma 1, dopo la lettera e) e' inserita la
seguente: «e-bis) essere muniti di laurea magistrale o quadriennale
in materie giuridiche o economico-aziendalistiche;»;
d) all'articolo 8, comma 1:
1) nella lettera h), dopo la parola: «partiti» aggiungere le
seguenti: «o movimenti»;
2) nella lettera i), le parole: «esercitano la consulenza
tributaria,» sono sostituite dalle
seguenti:
«direttamente
o
attraverso forme associative, esercitano l'attivita' di consulenza
tributaria,»;
e) all'articolo 9, comma 1, dopo le parole: «I componenti delle
commissioni tributarie» sono inserite le seguenti: «immessi per la
prima volta nel ruolo unico di cui all'articolo 4, comma 40, della
legge 12 novembre 2011, n. 183,» ed e' aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «In ogni altro caso alla nomina dei
componenti
di
commissione tributaria si provvede con
decreto
del
Ministro
dell'economia e delle finanze.»;
f) all'articolo 11 e' aggiunto infine il seguente comma:
«5-bis. Nei casi di necessita' di servizio, il Ministro dell'economia
e delle finanze puo' disporre, su richiesta del Consiglio di
presidenza
della
Giustizia
Tributaria,
l'anticipazione
nell'assunzione delle funzioni.»;

g) l'articolo 15 e' sostituito dal seguente:
«Art. 15 (Vigilanza e sanzioni disciplinari). - 1. Il presidente di
ciascuna commissione tributaria esercita la vigilanza sugli altri
componenti e sulla qualita' e l'efficienza dei servizi di segreteria
della propria commissione, al fine di segnalarne le risultanze al
Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle
finanze per i provvedimenti di competenza. Il presidente di ciascuna
commissione tributaria regionale esercita
la
vigilanza
sulla
attivita' giurisdizionale delle commissioni tributarie provinciali
aventi sede nella circoscrizione della stessa e sui loro componenti.
2. I componenti delle commissioni tributarie, per comportamenti non
conformi a doveri o alla dignita' del proprio ufficio, sono soggetti
alle sanzioni individuate nei commi da 3 a 7.
3. Si applica la sanzione dell'ammonimento per lievi trasgressioni.
4. Si applica la sanzione non inferiore alla censura, per:
a) i comportamenti che, violando i doveri di cui al comma 2,
arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti;
b) la consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei
casi previsti dalla legge;
c) i comportamenti che, a causa dei rapporti comunque esistenti
con i soggetti coinvolti nel procedimento ovvero a causa di avvenute
interferenze, costituiscano violazione del dovere di imparzialita';
d) i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei
confronti delle parti, dei loro difensori, o di chiunque abbia
rapporti con il giudice nell'ambito della Commissione tributaria,
ovvero nei confronti di altri giudici o di collaboratori;
e) l'ingiustificata interferenza nell'attivita' giudiziaria di
altro giudice;
f) l'omessa comunicazione al Presidente
della
Commissione
tributaria da parte del giudice
destinatario
delle
avvenute
interferenze;
g) il perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia;
h) la scarsa laboriosita', se abituale;
i) la grave o abituale violazione del dovere di riservatezza;
l) l'uso della qualita' di giudice tributario al fine di
conseguire vantaggi ingiusti;
m) la reiterata e grave inosservanza delle norme regolamentari o
delle disposizioni sul servizio adottate dagli organi competenti.
5. Si applica la sanzione non inferiore alla sospensione dalle
funzioni per un periodo da un mese a due anni, per:
a) il reiterato o grave ritardo nel compimento degli atti
relativi all'esercizio delle funzioni;

b) i comportamenti che, violando i doveri di cui al comma 2,
arrecano grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle
parti;
c) l'uso della qualita' di giudice tributario al fine di
conseguire vantaggi ingiusti, se abituale e grave;
d) il frequentare persona che consti essere stata dichiarata
delinquente abituale, professionale o per tendenza o aver subito
condanna per delitti non colposi alla pena della reclusione superiore
a tre anni o essere sottoposta ad una misura di prevenzione, salvo
che sia intervenuta la riabilitazione, ovvero l'intrattenere rapporti
consapevoli di affari con una di tali persone.
6. Si applica la sanzione dell'incapacita' a esercitare un incarico
direttivo per l'interferenza, nell'attivita' di
altro
giudice
tributario, da parte del presidente della commissione o della
sezione, se ripetuta o grave.
7. Si applica la rimozione dall'incarico nei casi di recidiva in
trasgressioni di cui ai commi 5 e 6.»;
h) all'articolo 21:
1) nel comma 1, il primo periodo e' sostituito dai seguenti:
«Le elezioni del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
hanno luogo entro quattro mesi dallo scadere
del
precedente
Consiglio. Esse sono indette con provvedimento del Presidente del
Consiglio di presidenza, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana almeno quarantacinque giorni prima della data
stabilita per le elezioni.»;
2) i commi 2 e 2-bis sono sostituiti dai seguenti: «2. Il
Presidente del Consiglio di presidenza nomina, con propria delibera,
l'ufficio centrale elettorale, che si insedia presso lo stesso
Consiglio di presidenza, ed e' costituito da un presidente di
Commissione tributaria, che lo presiede, e da due giudici tributari.
Con la stessa delibera sono nominati, altresi', i tre giudici
supplenti, che sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro
assenza o impedimento.
2-bis. Le candidature devono essere presentate all'ufficio centrale
elettorale, a mezzo plico raccomandato, almeno venticinque giorni
prima delle elezioni mediante compilazione della apposita scheda di
presentazione. Ciascun candidato e' presentato da non meno di venti e
da non oltre trenta giudici tributari. Le firme di presentazione
possono essere apposte e depositate anche su piu' schede
di
presentazione, se i candidati raccolgono firme di presentazione in
Commissioni diverse da quella di appartenenza.
2-ter. Nessuno puo' presentare piu' di un candidato ne' essere,

contemporaneamente, candidato
e
presentatore
di
se
stesso.
L'inosservanza delle disposizioni del presente comma determina la
nullita' di ogni firma di presentazione proposta dal medesimo
soggetto.
2-quater. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine di
cui al comma 3, l'ufficio elettorale centrale accerta che nei
confronti del candidato non sussistono le cause di ineleggibilita' di
cui all'articolo 20. Lo stesso Ufficio verifica, altresi', il
rispetto delle disposizioni di cui ai commi 3 e 4, esclude, con
provvedimento motivato, le candidature non presentate dal prescritto
numero di presentatori ovvero quelle dei candidati ineleggibili, e
trasmette immediatamente le candidature ammesse al Consiglio di
presidenza della giustizia tributaria. L'elenco dei candidati e'
pubblicato sul sito istituzionale del Consiglio ed inviato dallo
stesso per posta elettronica a tutti i componenti delle Commissioni
tributarie. Detto elenco e' altresi' affisso, a cura dei Presidenti
di commissione, presso ciascuna Commissione tributaria.
2-quinquies. Le operazioni elettorali si svolgono presso le sedi
delle commissioni tributarie provinciali e regionali e
presso
ciascuna di queste sedi e' istituito l'ufficio elettorale locale, che
assicura l'espletamento delle operazioni di voto, composto dal
presidente della commissione o da un suo delegato, che lo presiede, e
da due giudici tributari, nominati dal presidente delle rispettive
commissioni almeno venti giorni prima della data fissata per le
elezioni. Sono nominati altresi' tre supplenti, i quali sostituiscono
i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento. Non
possono far parte degli Uffici elettorali giudici tributari che
abbiano riportato sanzioni disciplinari piu' gravi dell'ammonimento.
2-sexies. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni
di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di
tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio
delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale
delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio
hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come
pure delle contestazioni decise ai sensi dell'articolo 22, comma 4,
si da' atto nel processo verbale.
2-septies. Con regolamento del Consiglio di Presidenza
sono
stabilite le disposizioni di attuazione del presente articolo.»;
i) l'articolo 22 e' sostituito dal seguente:
«Art. 22 (Votazioni). - 1. Ciascun elettore puo' esprimere il voto
per non piu' di
sei
candidati.
Le
schede
devono
essere
preventivamente controfirmate dai componenti dell'ufficio elettorale

ed essere riconsegnate chiuse dall'elettore.
2. Il voto, personale, diretto e segreto, viene espresso presso la
sede della commissione presso la quale e' espletata la funzione
giurisdizionale.
3. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto
che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte
le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle
schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle
preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno
inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure
delle contestazioni decise ai sensi del comma 4, si deve dare atto
nel processo verbale delle operazioni.
4. L'ufficio elettorale regionale decide a maggioranza sulle
contestazioni sorte durante le operazioni di voto nonche' su quelle
relative alla validita' delle schede, dandone atto nel processo
verbale delle operazioni.
5. Al termine delle operazioni elettorali il verbale di scrutinio
e' trasmesso all'ufficio elettorale centrale che provvede alla
proclamazione degli eletti.»;
l) all'articolo 23:
1) nel comma 1 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I
nominativi degli eletti sono comunicati al Consiglio di Presidenza
della giustizia tributaria e al Dipartimento delle finanze del
Ministero dell'economia e delle finanze.»;
2) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti: «3-bis. Nei
quindici giorni successivi all'emanazione del decreto del Presidente
della Repubblica, di cui all'articolo 17, comma 1, il Presidente in
carica del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria convoca
per l'insediamento il Consiglio nella sua nuova composizione.
3-ter. Il Consiglio di Presidenza scade al termine del quadriennio
e continua ad esercitare le proprie funzioni fino all'insediamento
del nuovo Consiglio.»;
m) all'articolo 24, comma 1, la lettera h) e' sostituita dalla
seguente: «h) assicura l'aggiornamento professionale dei giudici
tributari attraverso l'organizzazione di
corsi
di
formazione
permanente, in sede centrale e
decentrata
nell'ambito
degli
stanziamenti annuali dell'apposita voce di bilancio in favore dello
stesso Consiglio e sulla base di un programma di formazione annuale,
comunicato al Ministero dell'economia e delle finanze entro il mese
di ottobre dell'anno precedente lo svolgimento dei corsi;»;
n) all'articolo 29, il comma 2, e' sostituito dal seguente: «2.
Il Ministro dell'economia e delle finanze presenta entro il 30

ottobre di ciascun anno una relazione al Parlamento sullo stato della
giustizia tributaria nell'anno precedente anche sulla base degli
elementi predisposti dal Consiglio di presidenza, con particolare
riguardo alla durata dei processi e all'efficacia degli istituti
deflattivi del contenzioso.».
2. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria adotta il
regolamento di cui al comma 1, dell'articolo 2
del
decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come sostituito dal comma 1,
lettera a), del presente articolo entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.

Titolo III
Disposizioni transitorie e norma finanziaria
Art. 12

Disposizioni transitorie
1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore a
decorrere dal 1° gennaio 2016, ad eccezione dell'articolo 9, comma 1,
lettere ee), gg) e hh) che entrano in vigore dal 1° giugno 2016,
nonche' di quella prevista dal comma 5 che entra in vigore dalla data
di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
2. Fino all'approvazione dei decreti previsti dagli articoli 12,
comma 4, e 69, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n.
546, come modificati dall'articolo 10 del presente decreto, restano
applicabili le disposizioni previgenti di cui ai predetti articoli 12
e 69.
3. Le disposizioni contenute nel comma 3 dell'articolo 16-bis del
decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificati
dall'articolo 10 del presente decreto, si applicano con decorrenza e
modalita' previste dai decreti di cui all'articolo 3, comma 3, del
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 23 dicembre 2013,
n. 163.
4. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 2, comma 1 del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, come sostituito dal comma 1,
lettera a), dell'articolo 11 agli incarichi in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto, si tiene conto anche del
periodo maturato alla medesima data nelle relative funzioni.
5. A decorrere dal 1° gennaio 2015, i procedimenti giurisdizionali
pendenti al 31 dicembre 2014 dinanzi alla cessata Commissione
tributaria centrale proseguono innanzi alla Commissione tributaria

regionale del Lazio.
Art. 13

Disposizione finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 9, comma 1, lettera gg),
valutati in 50,6 milioni di euro per l'anno 2016 e 86,8 milioni di
euro per l'anno 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione
della dotazione del fondo di cui all'articolo 16, comma 1, ultimo
periodo, della legge 11 marzo 2014, n. 23. Il Ministro dell'economia
e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 24 settembre 2015
MATTARELLA

Renzi, Presidente del Consiglio dei
ministri
Padoan, Ministro dell'economia e
delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Orlando



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