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Sardegna

LA NUOVA SARDEGNA MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2015

autoritÀ portuale

Deiana: serve il confronto
sull’unica port authority
L’assessore ai Trasporti spera di far cambiare idea al governo sull’accorpamento
«Attendo la conferenza delle Regioni. Là dovremo discutere di questa riforma»
◗ CAGLIARI

Un piccolo salvagente per l’autorità portuale che affonda.
Dopo la notizia dell’accorpamento in un’unica Port authority a Cagliari l’assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana è convinto ci siano ancora margini di manovra per discutere. «Sapevamo che il governo avrebbe ridotto a 14 le
autorità portuali – spiega Deiana –. Speravo che la Sardegna
mantenesse le sue due autorità. Ma la scelta del governo deve ancora essere discussa nella
Conferenza delle regioni. Là

L’assessore Massimo Deiana

tenteremo di far capire l’importanza per l’isola della doppia autorità». Deiana spiega
anche che non si perderanno

posti di lavoro e autonomia.
«So che il processo di accorpamento deciso dal governo e su
cui la Regione non ha voce in
capitolo lascerà molti scontenti – continua Deiana –. Nella riforma c’è scritto che verranno
lasciati immutati gli organismi
di gestione presenti in ogni
porto. Ci sarà una direzione,
con un responsabile e anche
un mini comitato ristretto.
Certo se poi la si mette sulle
guerre di campanile c’è poco
da fare». Ma il governo ha già
deciso. La riforma è sul tavolo
del ministro alle Infrastrutture
Graziano Delrio. Decisa la ri-

olbia

duzione delle autorità portuali
in Italia da 25 a 14. La scelta
per l’isola è di una sola port authority con sede a Cagliari. Il
via libera alla riforma arriverà
al massimo entro dicembre.
Ma l’operazione era iniziata
da tempo. Con l’autorità del
Nord Sardegna commissariata
da anni. Il Ministero ha chiesto solo al sud i nomi della terna tra cui scegliere il futuro
presidente della port Authority. Poi le voci di un sempre più
probabile accorpamento e il
passaggio nelle commissioni
di Camera e Senato della riforma. (l.roj)

a bruxelles

L’Ue chiede di cancellare subito la Saremar
L’eredità maledetta lasciata dalla precedente giunta è
diventata quasi una maledizione per l’assessore ai
regionale ai Trasporti Massimo Deiana. Nei prossimi
giorni sarà di nuovo a Bruxelles per parlare del caso
Saremar. La Regione è stata convocata dall’Ue per
spiegare cosa accade. Gli euroburocrati
hanno messo sotto scacco l’assessore.
Chiedono perché Saremar non abbia
ancora restituito i 10 milioni di euro
ricevuti dalla stessa Regione durante il
periodo della Flotta Sarda. Aiuti
considerati illegittimi dall’Ue. Per questo
la Saremar è stata condannata a
restituirli. Cifra impossibile da sborsare
per la compagnia, che proprio per questa è
finita in concordato fallimentare. Nello
stesso tempo l’Ue chiede alla Regione per
quale motivo non abbia già soppresso la
compagnia di navigazione. Deiana dovrà
riuscire nella missione impossibile. Spiegare che la
Saremar svolge un servizio pubblico e per questo non è
stata soppresso. Deiana cercherà di ottenere anche una
proroga che dilati i tempi, almeno fino alla fine dell’anno,
di sopravvivenza della compagnia. La Regione lavora
anche per mettere a punto il bando che metterà sul piatto
13 milioni di euro per gestire le rotte di collegamento in
continuità tra la Sardegna e le isole minori. All’interno del
bando si cerca in modo di rendere obbligatorio, per chi
vince la gara, l’assunzione dei 167 dipendenti Saremar.

porto torres

«Una sola? Facciamola in Gallura» Un’altra mazzata per il territorio
L’idea del sindaco Giovannelli. Fasolino (Golfo Aranci): che errore La sede a Cagliari rende ancora più periferico lo scalo turritano
◗ OLBIA

Secco no dei sindaci di Olbia e
Golfo Aranci al progetto ministeriale di accorpamento delle
due Port Authority sarde con
l’unica sede designata a Cagliari. Gianni Giovannelli per Olbia e Giuseppe Fasolino per
golfo Aranci scelgono due ragionamenti diversi che convergono però nel bocciare l’ormai
imminente decreto. «Posso anche essere d’accordo con l’unificazione delle due autorità
portuali – puntualizza Giovannelli – ma a questo punto dico
che la sede dovrebbe essere Olbia. Sarebbe un atto di buon
senso che seguirebbe criteri oggettivi e non logiche centralistiche che finiscono sempre per
premiare Cagliari».
Giovannelli prosegue ricordando come «il sistema portuale del nord Sardegna, con Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres, ha una complessità superiore per numeri, concessioni
demaniali e tipi di servizi che

◗ CAGLIARI

Qual è la pagella degli ospedali
sardi? Non è per nulla buona,
secondo due indagini. Nella
prima dell’Agenzia nazionale
per la sanità, la Sardegna è agli
ultimi posti della classifica su
efficienza, qualità e sicurezza
nei ricoveri e negli interventi.
Solo il 15 per cento degli ospedali – scrive l’Agenas – rispetta i
parametri minimi previsti dal
ministero. Il distacco è netto
dalle regioni più virtuose (al primo posto la Toscana, subito dopo Emilia Romagna e Lombardia) e invece molto vicino alle
maglie nere nazionali: Campania, Puglia, Molise e Umbria.
La seconda indagine è fimata
dalla Thatmorning, sito che ricorda quanto fa Tripadvisor
per hotel ristorantil. Dunque, è
un voto più social che oggettivo
ma il risultato negativo non

La sede della Port Authority a Olbia

vengono erogati rispetto a
quelli del sud dell’isola. Ecco
perché pensavamo che, come
minimo, la Port Authority sarebbe stata salvata. Ripeto se
venisse unificata, meglio designare Olbia visto che abbiamo
anche una sede degna per poter rappresentare l’intera portualità sarda».
Fasolino intanto sottolinea
come un cattivo presagio «l'assenza da parte della Regione di
una richiesta per l'individua-

zione della nomina a Presidente dell'Autorità Portuale di Olbia Golfo Aranci con il conseguente proseguimento del regime commissariale per anni».
Quindi per il consigliere regionale di Forza Italia si continua
a far razzia in Gallura «dopo
l'abolizione della Provincia, la
chiusura del Tribunale a Olbia,
la riduzione della rappresentanza territoriale in Consiglio
Regionale e lo smantellamento
di importanti uffici provinciali». « Se il Ministro Delrio proseguisse con l'ipotesi – dice Fasolino – commetterebbe un errore madornale, scambiando la
necessità di una doverosa riorganizzazione della portualità
italiana con una logica di fusioni senza criterio. Questo accorpamento si colloca in netta antitesi con la storia dei porti del
Nord Sardegna che, seppur
nella loro diversità, hanno dimostrato e dimostrano il loro
peso ed importanza logistica
nel sistema economico e portuale nazionale».(en.g.)

di Gianni Bazzoni
◗ PORTOTORRES

L’impressione è che nessuno
abbia ascoltato e valutato dati,
indicazioni e strategie, ma anche potenzialità, collegamenti,
posizioni geografiche. Insomma, che tutto fosse già scritto:
Autorità portuale unica in Sardegna con sede a Cagliari. E
questo nonostante l’assessore
regionale ai Trasporti Massimo
Deiana abbia visitato più volte
lo scalo marittimo turritano e
conosca bene la valenza in ambito regionale. E dire che - ogni
volta che è stato affrontato l’argomento - la mediazione era
stata sempre la stessa: «Non necessariamente la sede dell’Autorità portuale dovrà essere a
Cagliari».
Porto Torres ha atteso sviluppi concreti, forse fidandosi un
po’ troppo delle rassicurazioni
che arrivavano proprio da Cagliari, e anche da ambienti parlamentari. La sensazione, invece, è che fosse tutto già deciso e

Navi nello scalo di Porto Torres

che l’operazione di riforma delle Autorità portuali abbia subito un rallentamento solo perché i problemi erano da altre
parti in Italia, dove c’erano realtà che non volevano sottostare
ad aree concorrenti.
Porto Torres - inutile negarlo
- dovrebbe giocare la scommessa più importante proprio sul
porto. Dopo il crollo della grande industria, il nord Sardegna
ha immaginato di affiancare il
traffico crocieristico a quello

La pagella degli ospedali: bocciati
Performance basse per Agenzia della Sanità e Thatmorning dove votano i pazienti
cambia. Questa volta a votare
sono i pazienti, che devono valutare tra l’altro la qualità del ricovero, e le cui risposte sono
poi incrociate con il dossier
dell’Agenas. Per Thatmorning
la valutazione della Sardegna è
di 3,4 punti, con una posizione
in classifica generale abbastanza bassa se messa a confronto
con il 4,3 nazionale, dato di per
sè già spaventosamente in rosso rispetto agli standard europei. Sono due indagini significative e se vogliamo indipendenti, ma che comunque vanno prese con le molle. Perché
spesso non è facile confrontare
gli ospedali grandi con quelli
piccoli, oppure mettere allo

specchio la casistica molto più
alta delle strutture metropolitane con le perfomance delle sale
operatorie decentrate. Sta di
fatto che, secondo gli autori, sono «rapporti attendibili».
Agenas. Il dossier dell’Agenzia,
alla quarta edizione, mette a
confronto i risultati ottenuti in
base a 47 indicatori comuni a
tutti gli ospedali e che vanno
dalla mortalità a 30 giorni per
ictus a quella in caso d’infarto,
dalla proporzione dei parti con
taglio cesareo alle complicanze
in caso di tumore al colon. Ecco
alcuni esempi della pagella.
Per quanto riguarda ostetricia,
gli ospedali Segni di Ozieri e
Merlo di La Maddalena sono

sotto la media nazionale nelle
complicazioni dopo un parto
naturale. Il doppio nel primo
caso, con lo 0,87 per cento contro lo 0,7, nel resto d’Italia, e del
triplo a La Maddalena, con
l’1,03. La mortalità negli interventi in caso di tumori al colon
in Italia è del 4,37 per cento, ma
al Brotzu è del 4,87, al San Francesco di Nuoro dell’8,95 e al
Santa Barbara d’Iglesias del
15,71. Le branche della chirurgia degli ospedali sardi sono
sempre in fondo e alla voce
«frattura del femore operata entro 2 giorni» l’ospedale Civile di
Sassari e il Marino di Cagliari
hanno fra le percentuali più
basse. Nel dossier dell’Agenas

ci sono anche molti altri dati e
va detto che in alcuni casi, soprattutto sul versante cardiologico, alla Sardegna sono riconosciute diverse eccellenze. Ma la
media complessiva è tutt’altro
che buona tanto che l’isola ha
questa valutazione finale: «Moderata efficienza, bassa casistica in termini di complessità degli interventi, a causa di un ricorso inappropriato all’ospedale con cure che potrebbe essere
erogate invece a livello territoriale o ambulatoriale». È vero:
ogni anno in Sardegna i ricoveri non dovuti sono quasi 15mila ed è anche per questo – secondo l’assessorato alla Sanità
– che è indispensabile riorga-

delle merci e dei passeggeri,
con numeri che sono cresciuti
nell’ultimo anno. Senza dimenticare che la competitività dello
scalo marittimo è stata fortemente limitata solo dal ritardo
nell’attuazione dei progetti,
dall’inadeguatezza di alcuni lavori per l’adeguamento dei fondali, delle strutture di servizio e
delle opere funzionali allo sviluppo di quello che resta un nodo di scambio fondamentale
tra le diverse aree del bacino occidentale del Mediterraneo.
Porto Torres ha già sofferto
l’inserimento nell’Autorità portuale di Olbia, ora lo slittamento verso Cagliari disegna un futuro ancora più incerto. All’unico porto sardo che vanta collegamenti costanti tutto l’anno
con l’Europa (Francia e Spagna) e con gli scali di Genoa e
Civitavecchia (sulla rotta mista
con Barcellona) continua a essere riservato un ruolo di secondo piano. E forse il problema non è solo la sede dell’Authority.

nizzare i posti letto per acuti
con 244 unità in meno.
Thatmorning. Solo 4 ospedali
sardi su 27 superano la sufficienza secondo i voti dei pazienti. È così anche dopo l’incrocio con i dati pubblicati dal
ministero della Salute e la contabilità (che si sa essere in rosso) delle diverse aziende sanitarie. A essere promossi o quasi
sono in tre a Cagliari, Policlinico universitario, Brotzu e Marino, e appena uno a Sassari, il
Santissima Annunziata. Sotto
la soglia, sono tutti gli altri.
In’ordine decrescente: Giovanni Paolo di Olbia, San Giuseppe
Isili, Mastino Bosa, Delogu Ghilarza, Merlo La Maddalena,
San Marcellino Muravera e ultimo il San Camillo di Sorgono,
con appena lo 0,8. Risultato finale: la Sardegna non gode di
buona salute e anche i pazienti
sono in allarme. (ua)