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Bozza Legge stabilità .pdf



Nome del file originale: Bozza Legge stabilità.pdf
Titolo: stabilità_21novembre2015.pdf

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DISEGNO DI LEGGE DI STABILITA’ 2016
Titolo I
Risultati differenziali e gestioni previdenziali
Art. 1
(Risultati differenziali del bilancio dello Stato)
1. I livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario, in termini di
competenza, di cui all’articolo 11, comma 3, lettera a), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per gli
anni 2016, 2017 e 2018, sono indicati nell’allegato 1. I livelli del ricorso al mercato si intendono al
netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o di ristrutturare
passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato.
Art. 2
(Gestioni previdenziali)
1. Nell'allegato 2 è indicato l'adeguamento degli importi dei trasferimenti dovuti dallo Stato, ai sensi
rispettivamente dell'articolo 37, comma 3, lettera c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive
modificazioni, dell'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni, e dell’articolo 2, comma 4, della legge 12 novembre 2011 , n. 183, per l'anno 2016. I
predetti importi sono ripartiti tra le gestioni interessate con il procedimento di cui all'articolo 14
della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.
2. Nell'allegato 2 sono, inoltre, indicati gli importi complessivi dovuti per l’anno 2016 ai sensi
dell’articolo 2, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183, nonché gli importi che, prima del
riparto tra le gestioni interessate, sono attribuiti:
a) alla gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni a completamento dell'integrale
assunzione a carico dello Stato dell'onere relativo ai trattamenti pensionistici liquidati
anteriormente al 1° gennaio 1989;
b) alla gestione speciale minatori;
c) alla Gestione speciale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo già
iscritti al soppresso ENPALS.

Titolo II
Misure per la crescita
Capo I
Riduzione della pressione fiscale
Art. 3
(Eliminazione aumenti accise e IVA)
1. Il comma 430 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è abrogato.
2. Nel comma 718 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti
modifiche:

1

a) alla lettera a) le parole “di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di un ulteriore
punto percentuale dal 1 gennaio 2017” sono sostituite dalle seguenti “di tre punti percentuali dal 1°
gennaio 2017”;
b) alla lettera b) le parole “di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016, di un ulteriore
punto percentuale dal 1° gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018” sono
sostituite dalle seguenti “di due punti percentuali dal 1° gennaio 2017 e di un ulteriore punto
percentuale dal 1° gennaio 2018”;
c) nella lettera c) le parole “700 milioni per l'anno 2018” sono sostituite dalle seguenti “350 milioni
per l’anno 2018”.
3. Nel comma 632 dell’articolo 1 delle legge 23 dicembre 2014, n. 190, al terzo periodo, le parole
da “con provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli” fino alla fine sono soppresse.

Art. 4
(Esenzione per l’abitazione principale, i macchinari imbullonati, i terreni agricoli)
1. All’articolo 13 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214:
a) al comma 5 il secondo periodo è abrogato;
b) il comma 8-bis è abrogato;
c) al comma 13-bis le parole: “21 ottobre” sono sostituite dalle seguenti “termine perentorio
del 14 ottobre”;
2. Al comma 8 dell’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 l’ultimo periodo è
abrogato.
3.

A decorrere dall’anno 2016, l’esenzione dall'imposta municipale propria (IMU) prevista dalla
lettera h) del comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si applica
sulla base dei criteri individuati dalla circolare n. 9 del 14 giugno 1993, pubblicata nel
supplemento ordinario n. 53 della Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 1993. Sono, altresì,
esenti dall’IMU i terreni agricoli:
a)
posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di
cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza
agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;
b)
ubicati nei comuni delle isole minori di cui all'allegato A della legge 28 dicembre
2001, n. 448;
c)
a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e
inusucapibile.
A decorrere dall’anno 2016, sono abrogati i commi da 1 a 9-bis dell’articolo 1 del
decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
marzo 2015, n. 34.

4. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147:
a) al comma 639 le parole: “a carico sia del possessore che dell'utilizzatore dell'immobile”
sono sostituite dalle seguenti: “a carico, sia del possessore che dell'utilizzatore
dell'immobile, escluse le unità immobiliari destinate ad abitazione principale dal
possessore nonché dall’utilizzatore e dal suo nucleo familiare, ad eccezione di quelle
classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.”;
b) il comma 669 è sostituito dal seguente: “669. Il presupposto impositivo della TASI è il
possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati e di aree edificabili, ad eccezione,
2

in ogni caso, dei terreni agricoli e dell’abitazione principale, come definiti ai sensi
dell'imposta municipale propria, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1,
A/8 e A/9.”;
c) al comma 677 al terzo periodo le parole: “e 2015” sono sostituite dalle seguenti: “, 2015 e
2016” e le parole da “a condizione che” fino alla fine del periodo sono soppresse;
d) al comma 678 è aggiunto in fine il seguente periodo: “Per i fabbricati costruiti e destinati
dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano
in ogni caso locati, l’aliquota è ridotta allo 0,1 per cento. I comuni possono modificare la
suddetta aliquota, in aumento, sino allo 0,25 per cento o, in diminuzione, fino
all’azzeramento.”;
e) al comma 681, è aggiunto in fine il seguente periodo: “Nel caso in cui l'unità immobiliare
è detenuta da un soggetto che la destina ad abitazione principale, escluse quelle classificate
nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, il possessore versa la TASI nella percentuale
stabilita dal comune nel regolamento relativo all’anno 2015. Nel caso di mancato invio
della delibera entro il termine del 10 settembre 2014 di cui al comma 688 ovvero nel caso
di mancata determinazione della predetta percentuale stabilita dal comune nel regolamento
relativo al 2015, la percentuale di versamento a carico del possessore è pari al 90 per cento
dell'ammontare complessivo del tributo”;
f) al comma 688 le parole “21 ottobre” sono sostituite dalle seguenti “termine perentorio del
14 ottobre”.
5. Il comma 15-bis dell’articolo 19 del decreto-legge n. 201 del 2011 è sostituito dal seguente:
“L'imposta di cui al comma 13 non si applica al possesso dell'abitazione principale e delle
pertinenze della stessa e alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di
separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio,
ad eccezione delle unità immobiliari che in Italia risultano classificate nelle categorie catastali
A/1, A/8 e A/9, per le quali si applica l'aliquota nella misura ridotta dello 0,4 per cento e la
detrazione, fino a concorrenza del suo ammontare, di euro 200 rapportati al periodo dell'anno
durante il quale si protrae tale destinazione; se l'unità immobiliare è adibita ad abitazione
principale da più soggetti passivi la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla
quota per la quale la destinazione medesima si verifica.”.
6. Al fine di tenere conto dell’esenzione di cui al presente articolo prevista per l’IMU e la TASI per
gli immobili adibiti ad abitazione principale e, con riferimento alla sola IMU, per i terreni
agricoli, all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) al comma 380-ter, lettera a), dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: “A decorrere
dall’anno 2016 la dotazione del fondo di solidarietà comunale di cui al primo periodo è
incrementata di 3.668,09 milioni di euro.”. Il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai
seguenti: “La dotazione del Fondo di cui al primo periodo è assicurata attraverso una quota
dell'imposta municipale propria, di spettanza dei comuni, di cui al citato articolo 13 del
decreto-legge n. 201 del 2011, pari a 4.717,9 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e
2015 e a 2.768,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e seguenti.
Corrispondentemente, nei predetti esercizi è versata all'entrata del bilancio statale una quota
di pari importo dell'imposta municipale propria, di spettanza dei comuni. A seguito della
riduzione della quota di imposta municipale propria di spettanza comunale da versare al
bilancio dello Stato per alimentare il Fondo di solidarietà comunale, a decorrere dall’anno
2016, la dotazione del predetto Fondo è corrispondentemente ridotta in misura pari a 1.949,1
milioni di euro annui”;
b) al comma 380-ter, lettera b), le parole: “per gli anni 2015 e successivi”, sono sostituite dalle
parole: “per l’anno 2015, entro il 30 aprile per l’anno 2016 ed entro 30 novembre dell’anno
precedente a quello di riferimento per gli anni 2017 e successivi”;
3

c) al comma 380-ter, la lettera d) è sostituita dalla seguente: “d) con il decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri di cui alla lettera b) può essere variata la quota di gettito
dell'imposta municipale propria di spettanza comunale di cui alla lettera a) da versare al
bilancio dello Stato e, corrispondentemente, rideterminata la dotazione del Fondo di cui alla
medesima lettera a). Le modalità di versamento al bilancio dello Stato sono determinate con
il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'economia e
delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.”;
d) al comma 380-quater:
1) dopo le parole “20 per cento” sono aggiunte le seguenti: “, per l’anno 2015, il 30 per
cento per l’anno 2016, il 40 per cento per l’anno 2017 e il 55 per cento per l’anno 2018”;
2) dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: “Per l’anno 2016, sono assunti a riferimento
i fabbisogni standard approvati dalla predetta Commissione entro il 31 marzo 2016.”;
3) le parole “per l’anno 2015”, ovunque ricorrano, sono sostituite da “per gli anni 2015 e
2016”;
e) dopo il comma 380-quinquies sono aggiunti i seguenti: “380-sexies. Con il medesimo
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui alla lettera b) del comma 380-ter,
l’incremento di 3.668,09 milioni di euro per gli anni 2016 e successivi della dotazione del
fondo di solidarietà comunale, in deroga a quanto disposto dai commi 380-ter e 380-quater,
è ripartito tra i comuni interessati sulla base del gettito effettivo IMU e TASI derivante dagli
immobili adibiti ad abitazione principale e dai terreni agricoli, relativo all’anno 2015. 380septies. A decorrere dall’anno 2016 l’ammontare del fondo di solidarietà comunale di cui al
comma 380-ter, al netto degli importi erogati ai sensi del comma 380-sexies, per ciascun
comune:
a) delle Regioni Siciliana e Sardegna è determinato in modo tale da garantire la medesima
dotazione netta del fondo di solidarietà comunale per l’anno 2015;
b) delle Regioni a statuto ordinario non ripartito secondo i criteri di cui al comma 380-quater è
determinato in modo tale da garantire proporzionalmente la dotazione netta del fondo di
solidarietà comunale per l’anno 2015. 380-octies. Ai fini del comma 380-septies, per
dotazione netta si intende la differenza tra le assegnazioni di risorse, al netto degli importi
erogati ai sensi del comma 380-sexies per ciascun comune e la quota di alimentazione del
fondo a carico di ciascun comune.”.
7. Per le medesime finalità di cui al comma 6, per i comuni delle regioni a statuto speciale FriuliVenezia Giulia e Valle d'Aosta a cui la legge attribuisce competenza in materia di finanza locale,
la compensazione del minor gettito IMU e TASI avviene attraverso un minor accantonamento di
79,525 milioni di euro, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, ai sensi del
comma 17 del citato articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, sulla base del gettito effettivo
IMU e TASI derivante dagli immobili adibiti ad abitazione principale e dai terreni agricoli,
relativo all’anno 2015.
8. Per l'anno 2016 è attribuito ai comuni un contributo di complessivi 390 milioni di euro da
ripartire, con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e
delle finanze, da adottare entro il 28 febbraio 2016, in proporzione alle somme attribuite, ai
sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 6 novembre 2014, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 271 del 21 novembre 2014, adottato ai sensi
dell'articolo 1, comma 731, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Le somme di cui al periodo
precedente non sono considerate tra le entrate finali valide ai fini del vincolo del pareggio di
bilancio di cui all'articolo 50. Le disponibilità in conto residui iscritte in bilancio per l'anno
2015, relative all'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 10, del decreto-legge 8
aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, e successive
4

modificazioni, sono destinate, nel limite di 390 milioni di euro, al finanziamento del contributo
di cui al presente comma, che entra in vigore il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale della presente legge. A tal fine le predette somme sono versate all’entrata del bilancio
dello Stato nell’anno 2016.
9. A far data dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a
destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è
effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli
elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti
dell’ordinario apprezzamento. Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni,
attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.
10. A decorrere dal 1° gennaio 2016, gli intestatari catastali degli immobili di cui al comma 9
possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del decreto ministeriale 19 aprile 1994, n. 701,
per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto dei criteri di
cui al medesimo comma 9.
11. Limitatamente all’anno di imposizione 2016, in deroga all’articolo 13, comma 4, del decretolegge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.
214, per gli atti di aggiornamento di cui al comma 10 presentati entro il 15 giugno 2016 le
rendite catastali rideterminate hanno effetto dal 1° gennaio 2016.
12. Entro il 30 settembre 2016, l’Agenzia delle entrate comunica al Ministero dell’economia e delle
finanze, con riferimento agli atti di aggiornamento di cui al comma 11, i dati relativi, per
ciascuna unità immobiliare, alle rendite proposte e a quelle già iscritte in catasto al 1° gennaio
2016; il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno emana,
secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato città ed autonomie locali, entro il
31 ottobre 2016, il decreto per ripartire il contributo annuo di 155 milioni di euro attribuito ai
comuni a titolo di compensazione del minor gettito per l’anno 2016. A decorrere dall’anno 2017,
il contributo annuo di 155 milioni di euro è ripartito con decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno e secondo una metodologia adottata sentita
la Conferenza Stato città ed autonomie locali, da emanarsi, entro il 30 giugno 2017, sulla base
dei dati comunicati, entro il 31marzo 2017, dall’Agenzia delle entrate al Ministero
dell’economia e delle finanze e relativi, per ciascuna unità immobiliare, alle rendite proposte nel
corso del 2016 ai sensi del comma 10 e a quelle già iscritte in catasto al 1° gennaio 2016.
13. L’articolo 11 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 è abrogato.
14. Dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre 2016 è sospeso il
potere delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali di
deliberare aumenti dei tributi nonché delle addizionali ad essi attribuiti con legge dello Stato.
Sono fatte salve, per il settore sanitario, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 174, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e all’articolo 2, commi 79, 80, 83 e 86, della legge 23
dicembre 2009, n. 191, nonché la possibilità di effettuare manovre fiscali incrementative ai fini
dell’accesso alle anticipazioni di liquidità di cui agli articoli 2 e 3, del decreto-legge 8 aprile
2013 n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 e successivi
rifinanziamenti. La sospensione di cui al primo periodo non si applica alla tassa sui rifiuti
(TARI) di cui all’articolo 1, comma 639, della legge n. 147 del 2013 e alla maggiorazione TASI
di cui all’articolo 1, comma 677, ultimo periodo, della legge n. 147 del 2013, come introdotto
dal comma 4, lettera c), nonché per gli enti locali che deliberano il predissesto, ai sensi
dell’articolo 243-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 o il dissesto, ai sensi degli
articoli 246 e seguenti del decreto legislativo n. 267 del 2000.
Art. 5
(Riduzione IRES ed esenzione IRAP in agricoltura e pesca)

5

1. All’articolo 77, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: “27,5 per cento” sono sostituite dalle parole:
a) "24,5 per cento" a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre
2015;
b) "24 per cento" a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre
2016.
2. All'articolo 27, comma 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
600, le parole: “dell’1,375 per cento” sono sostituite dalle parole:
a) “dell’1,225 per cento” a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
dicembre 2015
b) "dell’1,20 per cento” a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
dicembre 2016.
3. L’efficacia delle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), e al comma 2, lettera a), è
condizionata al riconoscimento in sede europea dei margini di flessibilità correlati all’emergenza
immigrazione e della conseguente coerenza con la disciplina europea di un obiettivo di
indebitamento programmatico fissato fino al 2,4 % e, comunque, nella misura necessaria alla loro
copertura.
4. Qualora non si verificassero le condizioni di cui al comma 3, per l’anno 2017 l’incremento
dell’aliquota IVA di cui all’articolo 1, comma 718, lettera a), della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
come modificato dall’articolo 3 della presente legge, è ulteriormente ridotto di 0,375 punti
percentuali e, per l’anno 2018, con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei
monopoli, l'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l'aliquota
dell'accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all'allegato I del testo unico delle disposizioni
legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e
amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni,
sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 171,7 milioni di
euro per l'anno 2018; il provvedimento è efficace dalla data di pubblicazione nel sito internet
dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.
5. Al fine di garantire l'invarianza del livello di tassazione dei dividendi e delle plusvalenze, in
relazione alla riduzione dell'aliquota dell'imposta sul reddito delle società disposta dai commi 1 e 2,
con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono proporzionalmente rideterminate le
percentuali di cui agli articoli 47, comma 1, 58, comma 2, 59 e 68, comma 3, del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
nonché la percentuale di cui all’articolo 4, comma 1, lettera q), del decreto legislativo del 12
dicembre 2003, n. 344. La rideterminazione delle percentuali di cui all’articolo 58, comma 2 e 68,
comma 3 del citato testo unico non si applica ai soggetti di cui all’articolo 5 del Tuir. Con il
medesimo decreto sono altresì determinate la normativa transitoria e le relative decorrenze.
6. Al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 3:
1) al comma 1, la lettera d) è abrogata;
2) al comma 2, dopo la lettera c), è aggiunta la seguente lettera: «c-bis) i soggetti che
esercitano una attività agricola ai sensi dell’articolo 32 del testo unico delle imposte
sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, i soggetti di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227,
nonché le cooperative e loro consorzi di cui all’articolo 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.»;
b) all’articolo 4, comma 2, primo periodo, le parole «e le imprese agricole» e le parole “e
all’estensione dei terreni” sono soppresse;
c) all’articolo 9:
1) la rubrica è sostituita dalla seguente “Determinazione del valore della produzione
netta per alcuni soggetti del settore agricolo”.
6

2) al comma 1, le parole: «i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), e per»

sono soppresse.
d) all’articolo 12, comma 2, primo periodo, le parole «, ovvero derivante da imprese agricole

esercitate nel territorio stesso» sono soppresse;
e) all’articolo 45, il comma 1 è abrogato.

7. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, il comma 238 è abrogato.
8. Le disposizioni del comma 6 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello
in corso al 31 dicembre 2015.
Art. 6
(Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e
acquisto di mobili)
1. Al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013,
n. 90, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 14, le parole: “31 dicembre 2015”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti:
“31 dicembre 2016”;
b) nell’articolo 15, le parole: “31 dicembre 2015” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre
2016”;
c) nell’articolo 16, le parole: “31 dicembre 2015”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti:
“31 dicembre 2016”.
2. Le giovani coppie costituenti un nucleo familiare costituito da coniugi o da conviventi more
uxorio che abbiano costituito nucleo da almeno 3 anni, in cui almeno uno dei due componenti non
abbia superato i 35 anni, acquirenti di unità immobiliare da adibire ad abitazione principale,
beneficiano di una detrazione dall'imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le
spese documentate sostenute per l'acquisto di mobili ad arredo della medesima unità abitativa. La
detrazione di cui al presente comma, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari
importo, spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31
dicembre 2016 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 8.000 euro.
3. Le detrazioni di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013 n. 90, sono usufruibili, anche dagli Istituti autonomi per le
case popolari, comunque denominati, per le spese sostenute, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre
2016, per interventi realizzati su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica.
Art. 7
(Ammortamenti)
1. Ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e
professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31
dicembre 2016, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei
canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione è maggiorato del 40 per cento.
2. Fermo restando quanto disposto al comma 1 e solo per gli investimenti effettuati nello stesso
periodo ivi previsto, sono altresì maggiorati del 40 per cento i limiti rilevanti per la deduzione delle
quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria dei beni di cui all’articolo 164, comma
1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli investimenti in beni materiali strumentali
per i quali il decreto del Ministro delle finanze 31 dicembre 1988, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 2 febbraio 1989, n. 27, stabilisce coefficienti di ammortamento

7

inferiori al 6,5%, agli investimenti in fabbricati e costruzioni, nonché agli investimenti in beni di cui
all’allegato 3 della presente legge.
4. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non producono effetti sulla determinazione dell’acconto dovuto
per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015. La determinazione dell’acconto dovuto per
il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2016 è effettuata considerando, quale imposta del
periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni dei citati commi
1 e 2.
5. Nel comma 10 dell'articolo 15 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, le parole: “non superiore ad un decimo” sono
sostituite dalle seguenti: “non superiore ad un quinto”.
6. La disposizione di cui al comma 5 si applica alle operazioni di aggregazione aziendale poste in
essere a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.
Art. 8
(Regime fiscale di professionisti e imprese di piccole dimensioni)
All’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a)
la lettera d) del comma 54 è abrogata;
b)
al comma 57, dopo la lettera d), è inserita le seguente lettera: “d-bis) i soggetti che nell’anno
precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro
dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, eccedenti l’importo di
30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato”;
c)
al comma 65 le parole “e per i due successivi, il reddito determinato ai sensi del comma 64 è
ridotto di un terzo” sono sostituite dalle seguenti “e per i quattro successivi, l’aliquota di cui al
comma 64 è stabilita nella misura del 5 per cento”;
d)
il comma 77 è sostituito dal seguente: “77. Il reddito forfetario determinato ai sensi dei
precedenti commi costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n.
233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35 per cento.
Si applica, per l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della
legge 8 agosto 1995, n. 335.”.
1.

L’allegato n. 4 annesso alla legge 23 dicembre 2014, n. 190, è sostituito dal seguente:
Allegato 4
Articolo 1, comma 54, lett. a)
(Regime fiscale per lavoratori autonomi)
PROGRESS
GRUPPO DI SETTORE
CODICI ATTIVITA’
VALORE
REDDITI
IVO
ATECO 2007
SOGLIA DEI
VITA’
RICAVI/COMP
ENSI
(10 – 11)
Industrie alimentari e
1
45.000
40%
delle bevande

2.

2

8

Commercio all’ingrosso e
al dettaglio

45 - (da 46.2 a 46.9)
- (da 47.1 a 47.7) 47.9

50.000

40%

3

Commercio ambulante di
prodotti alimentari e
bevande

4

Commercio ambulante di
altri prodotti

5

Costruzioni e attività
immobiliari

6

Intermediari del
commercio

7

Attività dei servizi di
alloggio e di ristorazione

8

9

Attività Professionali,
Scientifiche, Tecniche,
Sanitarie, di Istruzione,
Servizi Finanziari ed
Assicurativi

Altre attività economiche

47.81
40.000

40%

30.000

54%

25.000

86%

47.82 - 47.89

(41 - 42 - 43) - (68)

46.1
25.000

62%

(55 - 56)

(64 - 65 - 66) - (69 70 - 71 - 72 - 73 - 74
- 75) - (85) - (86 87 - 88)
(01 -02 - 03) - (0506-07 -08- 09)- (12 13 - 14- 15 - 16 - 17
- 18 19 - 20- 21 - 22 - 23
- 24- 25 - 26- 27 28 - 29 - 30- 31 - 32
- 33) - (35) - (36 37 - 38 - 39) - (49 50 - 51 - 52 - 53) (58 - 59-60-61 -62 63) - (77 - 78 - 79 80- 81 - 82) -(84) (90 -91 -92 - 93) (94 -95- 96) - (97 98) - (99)

50.000

40%

30.000

78%

30.000

67%

Le disposizioni di cui alla lettera c) del comma 1 si applicano, per gli anni 2016, 2017, 2018
e 2019, anche ai soggetti che nel 2015 hanno iniziato una nuova attività, avvalendosi delle
disposizioni di cui all’articolo 1, comma 65, della citata legge n. 190 del 2014, vigente
anteriormente alle modifiche operate dalla lettera c) del comma 1.
3.

Art. 9
(Misure di riduzione e razionalizzazione fiscale per le imprese ed i lavoratori autonomi)
9

1. Le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in
accomandita per azioni che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili,
diversi da quelli indicati nell’articolo 43, comma 2, primo periodo, del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o beni
mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria
dell’impresa, possono applicare le disposizioni dei commi da 1 a 6, a condizione che tutti i soci
risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015, ovvero che
vengano iscritti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forza di
titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015. Le medesime disposizioni si
applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e
che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.
2. Sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati o, in caso di trasformazione, quello dei
beni posseduti all’atto della trasformazione, e il loro costo fiscalmente riconosciuto, si applica
un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive
nella misura dell’8 per cento ovvero del 10,5 per cento per le società considerate non operative in
almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione,
cessione o trasformazione. Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto
dell'assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono assoggettate ad
imposta sostitutiva nella misura del 13 per cento.
3. Per gli immobili, su richiesta della società e nel rispetto delle condizioni prescritte, il valore
normale può essere determinato in misura pari a quello risultante dall’applicazione all’ammontare
delle rendite risultanti in catasto dei moltiplicatori determinati con i criteri e le modalità previsti dal
primo periodo del quarto comma dell’articolo 52 del testo unico delle disposizioni concernenti
l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.. 131.
In caso di cessione, ai fini della determinazione dell'imposta sostitutiva, il corrispettivo della
cessione, se inferiore al valore normale del bene, determinato ai sensi dell'articolo 9 del testo unico
delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, o in alternativa, ai sensi del primo periodo , è computato in misura non inferiore ad uno dei
due valori.
4. Il costo fiscalmente riconosciuto delle azioni o quote possedute dai soci delle società trasformate
va aumentato della differenza assoggettata ad imposta sostitutiva. Nei confronti dei soci assegnatari
non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 47 del citato testo unico delle imposte sui redditi.
Tuttavia, il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduce il costo fiscalmente
riconosciuto delle azioni o quote possedute.
5. Per le assegnazioni e le cessioni ai soci di cui ai commi da 1 a 4 soggette all’imposta di registro
in misura proporzionale, le relative aliquote applicabili sono ridotte alla metà e le imposte ipotecarie
e catastali si applicano in misura fissa.
6. Le società che si avvalgono delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 devono versare il 60 per
cento dell’imposta sostitutiva entro il 30 novembre 2016e la restante parte entro il 16 giugno 2017,
con i criteri di cui al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Per la riscossione, i rimborsi ed il
contenzioso si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.
7. All’articolo 11, comma 4-bis, lettera d-bis, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, le
parole “di euro 2.500, di euro 1.875, di euro 1.250 e di euro 625” sono sostituite dalle seguenti “di
euro 5.000, di euro 3.750, di euro 2.500 e di euro 1.250”
8. Le disposizioni di cui al comma 7 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a
quello in corso al 31 dicembre 2015.
9. L’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è sostituito dal
seguente:
“Art. 26
(Variazioni dell'imponibile o dell'imposta)
10

1. Le disposizioni degli articoli 21 e seguenti devono essere osservate, in relazione al maggiore
ammontare, tutte le volte che successivamente all’emissione della fattura o alla registrazione di cui
agli articoli 23 e 24 l'ammontare imponibile di un'operazione o quello della relativa imposta viene
ad aumentare per qualsiasi motivo, compresa la rettifica di inesattezze della fatturazione o della
registrazione.
2. Se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui
agli articoli 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in
conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o in
conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o
prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’articolo 19 l’imposta
corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’articolo 25.
3. La disposizione di cui al comma 2 non può essere applicata dopo il decorso di un anno
dall’effettuazione dell’operazione imponibile qualora gli eventi ivi indicati si verifichino in
dipendenza di sopravvenuto accordo fra le parti e può essere applicata, entro lo stesso termine,
anche in caso di rettifica di inesattezze della fatturazione che abbiano dato luogo all’applicazione
dell’articolo 21, comma 7.
4. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche in caso di mancato pagamento, in tutto o in
parte, da parte del cessionario o committente:
a) a partire dalla data in cui quest’ultimo è assoggettato a una procedura concorsuale o dalla data del
decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'articolo 182-bis del regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267, o dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese di un piano
attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma, lettera d), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;
b) a causa di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose;
5. Ove il cedente o prestatore si avvalga della facoltà di cui al comma 2, il cessionario o
committente, che abbia già registrato l’operazione ai sensi dell’articolo 25, deve in tal caso
registrare la variazione a norma dell’articolo 23 o dell’articolo 24, nei limiti della detrazione
operata, salvo il suo diritto alla restituzione dell’importo pagato al cedente o prestatore a titolo di
rivalsa. L’obbligo di cui al periodo precedente non si applica nel caso di procedure concorsuali di
cui al comma 4, lettera a).
6. Nel caso in cui, successivamente agli eventi di cui al comma 4, il corrispettivo sia pagato, in tutto
o in parte, si applica la disposizione di cui al comma 1. In tal caso, il cessionario o committente che
abbia assolto all’obbligo di cui al comma 5 ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’articolo
19 l’imposta corrispondente alla variazione in aumento.
7. La correzione di errori materiali o di calcolo nelle registrazioni di cui agli articoli 23, 25 e 39 e
nelle liquidazioni periodiche di cui all’articolo 27, all’articolo 1 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, e all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 14
ottobre 1999, n. 542, deve essere fatta, mediante annotazione delle variazioni dell’imposta in
aumento nel registro di cui all’articolo 23 e delle variazioni dell’imposta in diminuzione nel registro
di cui all’articolo 25. Con le stesse modalità devono essere corretti, nel registro di cui all’articolo
24, gli errori materiali inerenti alla trascrizione di dati indicati nelle fatture o nei registri tenuti a
norma di legge.
8. Le variazioni di cui ai commi 2, 3, 4, e 5 e quelle per errori di registrazione di cui al comma 7
possono essere effettuate dal cedente o prestatore del servizio e dal cessionario o committente anche
mediante apposite annotazioni in rettifica rispettivamente sui registri di cui agli articoli 23 e 24 e sul
registro di cui all’articolo 25.
9. Nel caso di risoluzione contrattuale, relativa a contratti a esecuzione continuata o periodica,
conseguente a inadempimento, la facoltà di cui al comma 2 non si estende a quelle cessioni e a
quelle prestazioni per cui sia il cedente o prestatore che il cessionario o committente abbiano
correttamente adempiuto alle proprie obbligazioni.

11

10. La facoltà di cui al comma 2 può essere esercitata, ricorrendo i presupposti di cui a tale
disposizione, anche dai cessionari e committenti debitori dell’imposta ai sensi dell’articolo 17 o
dell’articolo 74 ovvero dell’articolo 44 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito con
modificazioni dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427. In tal caso, si applica ai cessionari o committenti
la disposizione di cui al comma 5.
11. Ai fini del comma 4, lettera a), il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale
dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione
coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del
decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
12. Ai fini del comma 4, lettera b), una procedura esecutiva individuale si considera in ogni caso
infruttuosa:
(a) nell’ipotesi di pignoramento presso terzi, quando dal verbale di pignoramento redatto
dall’ufficiale giudiziario risulti che presso il terzo pignorato non vi sono beni o crediti da pignorare;
(b) nell’ipotesi di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale di pignoramento redatto
dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso
al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità;
(c) nell’ipotesi in cui, dopo che per tre volte l’asta per le vendita del bene pignorato sia andata
deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.”.
10.Le disposizioni di cui all’articolo 26, comma 4, lettera a), e comma 5, secondo periodo, del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nel testo risultante dalle modifiche
apportate dal presente articolo, si applicano alle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2017. Le altre
modifiche apportate dal presente articolo al predetto articolo 26, in quanto volte a chiarire
l’applicazione delle disposizioni contenute in tale ultimo articolo e quindi di carattere interpretativo,
si applicano anche alle operazioni effettuate anteriormente alla data di cui al periodo precedente.
11. All’articolo 32, commi 1 e 2, del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 le parole: “1°
gennaio 2017” sono sostituite dalle seguenti: “1° gennaio 2016”. Restano comunque ferme le
sanzioni nella misura dovuta in base alle norme relative alla procedura di collaborazione volontaria
di cui alla legge 15 dicembre 2014, n. 186, vigenti alla data di presentazione della relativa istanza.
Art. 10
(Riduzione canone RAI)
Per l’anno 2016, la misura del canone di abbonamento alla televisione per uso privato di cui al regio
decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito nella legge 4 giugno 1938, n. 880 è pari, nel suo
complesso, all’importo di euro 100.
2. Al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito nella legge 4 giugno 1938, n. 880,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, secondo comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:
“La detenzione o l'utilizzo di un apparecchio si presumono altresì nel caso in cui esista una utenza
per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica. Allo
scopo di superare le presunzioni di cui ai precedenti periodi, a decorrere dall’anno 2016, non è
ammessa alcuna dichiarazione diversa da quelle rilasciate ai sensi del Decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, la cui mendacia comporta gli effetti, anche penali, di cui
all’articolo 76 del medesimo decreto.”
b) all’articolo 1, dopo il secondo comma è aggiunto il seguente:
“Il canone di abbonamento è, in ogni caso, dovuto una sola volta in relazione agli apparecchi di cui
al primo comma detenuti o utilizzati, nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso
soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica, come individuata dall’articolo 4
del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.”;
c)
all’articolo 3, dopo il primo comma, è aggiunto il seguente:

12

“Per i titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica di cui all’articolo 1, secondo comma,
secondo periodo, il pagamento del canone avviene previo distinto addebito del medesimo sulle
relative fatture, di cui costituisce distinta voce, emesse dalle aziende di vendita di energia elettrica.”.
3. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, sentita l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, da adottare entro
45 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono definiti termini, criteri e modalità per il
pagamento e il riversamento all’erario dei canoni incassati dalle aziende di vendita dell’energia
elettrica, eventualmente tramite un soggetto unico individuato dal medesimo decreto, per la
rateizzazione del canone, per l’individuazione e comunicazione dei dati utili ai fini del controllo,
per l’individuazione dei soggetti di cui al comma 4, nonché le altre disposizioni necessarie per
l’attuazione del presente articolo e la disciplina transitoria. In caso di violazione degli obblighi di
comunicazione e di versamento dei canoni di cui al precedente periodo, si applicano,
rispettivamente, gli articoli 5, comma 1, e 13, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997,
n. 471.
4. Per l’attuazione di quanto previsto dai commi 2 e 3 è autorizzato lo scambio e l’utilizzo dei dati
relativi alle famiglie anagrafiche, alle utenze per la fornitura di energia elettrica, ai soggetti tenuti al
pagamento del canone di abbonamento alla televisione nonché ai soggetti esenti, da parte
dell’Anagrafe tributaria, dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico,
dell’Acquirente Unico Spa, del Ministero dell’Interno, dei Comuni, nonché di altri soggetti pubblici
o privati che ne hanno la disponibilità.
5. Le autorizzazioni all’addebito diretto sul conto corrente bancario o postale rilasciate dai titolari di
utenza per la fornitura di energia elettrica si intendono estese al pagamento del canone di
abbonamento televisivo, salvo contraria manifestazione di volontà dell’utente.
6. In caso di morosità e inadempimento del pagamento del canone, il gestore del servizio di
fornitura di energia elettrica non è tenuto all’anticipazione del pagamento.
7. Resta ferma la disciplina vigente in materia di accertamento e riscossione coattiva e le
disposizioni in materia di canone di abbonamento speciale per la detenzione fuori dall’ambito
familiare.
8. In relazione a quanto previsto dal comma 292 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n.
190, l’eventuale maggior importo, derivante dalle disposizioni del presente articolo – rispetto alla
valutazione di euro 87.050.000 a decorrere dall’anno 2017 – di cui devono essere ridotte le
somme da riversare alla RAI, come determinate sulla base dei dati del rendiconto del pertinente
capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato dell'anno precedente a quello di accredito, affluisce al
Fondo per la riduzione della pressione fiscale.

Capo II
Lavoro, merito e Italia nel mondo
Art. 11
(Proroga esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato)
Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ai datori di lavoro privati, con
esclusione del settore agricolo, e con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a
tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro
domestico, decorrenti dal 1° gennaio 2016 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31
dicembre 2016, è riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, ferma restando
l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l'esonero dal versamento del quaranta per
cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi
e contributi dovuti all'INAIL, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 3.250 euro su base
1.

13

annua. L'esonero di cui al presente comma spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove
assunzioni di cui al primo periodo, con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi
precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro, e non
spetta con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio di cui al presente comma ovvero di cui
all’articolo 1, comma 118, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sia già stato usufruito in relazione
a precedente assunzione a tempo indeterminato. L'esonero di cui al presente comma non è
cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa
vigente. L'esonero di cui al presente comma non spetta ai datori di lavoro in presenza di assunzioni
relative a lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro, ivi considerando società controllate o
collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona,
allo stesso soggetto, hanno comunque già in essere un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi
antecedenti la data di entrata in vigore della presente legge. L'INPS provvede, con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, al monitoraggio del numero di rapporti
di lavoro attivati ai sensi del presente comma e delle conseguenti minori entrate contributive,
inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero
dell'economia e delle finanze.
2.
Per i datori di lavoro del settore agricolo le disposizioni di cui al comma 1 si applicano:
a)
nel limite di 1,1 milioni di euro per l’anno 2016, 2,8 milioni di euro per l’anno 2017, 1,8
milioni di euro per l’anno 2018, 0,1 milioni di euro per l’anno 2019 per i lavoratori con qualifica di
impiegati e dirigenti;
b)
nel limite di 1,6 milioni di euro per l’anno 2016, 8,8 milioni di euro per l’anno 2017, 7,2
milioni di euro per l’anno 2018, 0,8 milione di euro per l’anno 2019, con riferimento alle nuove
assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di
apprendistato, decorrenti dal 1° gennaio 2016 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31
dicembre 2016, con esclusione dei lavoratori che nell'anno 2015 siano risultati occupati a tempo
indeterminato e relativamente ai lavoratori occupati a tempo determinato che risultino iscritti negli
elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro non inferiore a 250 giornate con riferimento
all'anno 2015.
3.
L’esonero contributivo di cui al comma 2 è riconosciuto dall’ente previdenziale in base
all'ordine cronologico di presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle risorse
indicate al comma 2, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell'esonero,
l'ente previdenziale non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata
comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. L'ente previdenziale provvede al
monitoraggio delle minori entrate valutate con riferimento alla durata dell'incentivo, inviando
relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali ed al Ministero dell'economia e delle finanze.
4.
Il datore di lavoro che subentra nella fornitura di servizi in appalto e che assume, ancorché
in attuazione di un obbligo preesistente, stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva,
un lavoratore per il quale il datore di lavoro cessante fruisce dell’esonero contributivo di cui ai
commi 1 e 2, preserva il diritto alla fruizione dell’esonero contributivo medesimo nei limiti della
durata e della misura che residua computando, a tal fine, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro
cessante.
Art. 12
(Regime fiscale dei premi di produttività)
1. Salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, sono soggetti a una imposta sostitutiva
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per
cento, entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro lordi, i premi di risultato di ammontare
variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità,
14

efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base di criteri definiti con il decreto di cui
al comma 7, nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.
2. Le somme e i valori di cui al comma 2 e all’ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 51 del
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono, nel rispetto dei
limiti ivi indicati, a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva
disciplinata dal presente articolo, anche nell’eventualità in cui gli stessi siano fruiti, per scelta del
lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 1.
3. Per l'accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso, si applicano, in quanto
compatibili, le ordinarie disposizioni in materia di imposte dirette.
4. Le disposizioni di cui al presente articolo trovano applicazione per il settore privato e con
riferimento ai titolari di reddito da lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno precedente
quello di percezione delle somme di cui al comma 1, a euro 50.000. Se il sostituto d'imposta tenuto
ad applicare l'imposta sostitutiva non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi
per l’anno precedente, il beneficiario attesta per iscritto l'importo del reddito di lavoro dipendente
conseguito nel medesimo anno.
5. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo, le somme e i valori di cui ai
commi 1 e 2 devono essere erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui
all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione, sono stabiliti i criteri di misurazione degli incrementi di produttività,
redditività, qualità, efficienza ed innovazione di cui al comma 1 nonché le modalità attuative delle
previsioni contenute nel presente articolo, compresi gli strumenti e le modalità di partecipazione
all’organizzazione del lavoro, di cui al comma 7. Il decreto prevede altresì le modalità del
monitoraggio dei contratti aziendali o territoriali di cui al comma 5.
7. Il limite di cui al comma 1 è aumentato fino ad un importo non superiore a 2.500 euro per le
aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell'organizzazione del lavoro, con le modalità
specificate nel decreto di cui al comma 6.
8. All’articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 19861986, n. 917 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2:
1) la lettera f) è sostituita dalla seguente:
f) l'utilizzazione da parte dei lavoratori e dei familiari indicati nell’articolo 12 delle opere e
dei servizi erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di
dipendenti per le finalità di cui al comma 1 dell'articolo 100;
2) la lettera f-bis) è sostituita dalla seguente:
f-bis) le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei
dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati
nell’articolo 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i
servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di
centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari;
3) dopo la lettera f-bis) è aggiunta la seguente:
f-ter) le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a
categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non
autosufficienti indicati nell’articolo 12;
b) dopo il comma 3, è aggiunto il seguente:
3-bis. Ai fini dell’applicazione del comma 2 e del comma 3, l’erogazione di beni, prestazioni, opere
e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione, in
formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale.

15

Art. 13
(Valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e Fondo per le
aziende sequestrate e confiscate)
Al fine di assicurare l’efficacia e la sostenibilità della strategia nazionale per la
valorizzazione dei beni e delle aziende confiscate alla criminalità organizzata ed il corretto
funzionamento del sistema di monitoraggio analitico sull’utilizzo di tali beni, in coerenza con
quanto previsto dal Programma nazionale di riforma contenuto nel Documento di Economia e
Finanza 2015, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e
confiscati alla criminalità organizzata promuove specifiche azioni di rafforzamento e sviluppo delle
competenze, anche interne, necessarie per l’efficace svolgimento delle funzioni istituzionali.
2.
Alla realizzazione delle misure di cui al comma 1 concorrono, nel limite massimo di 5
milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 le risorse previste nell’ambito dei
Programmi UE 2014/2020 “Governance e capacità istituzionale” e “Legalità”, nonché dei
programmi di azione e coesione di cui alla Delibera CIPE n. 10 del 28 gennaio 2015, previa verifica
di coerenza da parte delle rispettive Autorità di gestione con gli obiettivi dei predetti programmi.
3.
Nell’ambito dei programmi cofinanziati dall’Unione europea per il periodo 2014/2020 e
degli interventi complementari alla programmazione comunitaria di cui alla delibera CIPE n.
10/2015, a titolarità delle amministrazioni regionali, gli enti interessati possono pianificare, di
concerto con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e
confiscati alla criminalità organizzata, specifiche azioni rivolte all’efficace valorizzazione dei
predetti beni.
4. Presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito il Fondo per il credito alle aziende
sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata nei procedimenti penali, per i delitti di cui agli
articoli 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e nei procedimenti di applicazione di
misure di prevenzione patrimoniali, limitatamente ai soggetti destinatari di cui all’articolo 4, lettere
a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, di seguito denominato “Fondo”, con una
dotazione di 10 milioni di euro annui per il triennio 2016-2018, avente come finalità la continuità
del credito bancario e l’accesso al medesimo, il sostegno agli investimenti e agli oneri necessari per
gli interventi di ristrutturazione aziendale, la tutela dei livelli occupazionali, la promozione di
misure di emersione del lavoro irregolare, la tutela della salute e della sicurezza del lavoro, il
sostegno alle cooperative previste dall’articolo 48, comma 3, lettera c), e comma 8, lettera a), del
decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
5. Le risorse del Fondo di cui al comma 4 sono utilizzate per alimentare:
a) nella misura di 3 milioni di euro annui un’apposita sezione del Fondo di garanzia per le piccole e
medie imprese di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
destinata alla concessione di garanzie per operazioni finanziarie erogate in favore di imprese, di
qualunque dimensione, sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata come individuate al
comma 4, ovvero di imprese che rilevano i complessi aziendali di quelle sequestrate o confiscate
alla criminalità organizzata come individuate al comma 4;
b) nella misura di 7 milioni di euro annui un’apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile
di cui all’articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla
legge 7 agosto 2012, n. 134, per l’erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle imprese di
cui alla lettera a).
6. Con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, sentito il Ministro della giustizia, sono determinati, nel rispetto delle vigenti
disposizioni in materia di aiuti di Stato, i limiti, i criteri e le modalità per la concessione delle
garanzie e dei finanziamenti di cui al comma 5, lettere a) e b). I predetti criteri sono formulati avuto
particolare riguardo per le imprese che presentano gravi difficoltà di accesso al credito.
1.

16

7. In caso di revoca del provvedimento di sequestro, in qualunque stato e grado del procedimento,
l’avente diritto, quale condizione per la restituzione dell’azienda, è tenuto a rimborsare gli importi
liquidati dalla sezione di cui al comma 5, lettera a), a seguito dell’eventuale escussione della
garanzia. Con il decreto di cui al comma 6 sono disciplinate le modalità per la restituzione, con
applicazione di interessi a tassi di mercato, della quota residua del finanziamento erogato, per il
caso di revoca del provvedimento di sequestro.
Art. 14
(Misure per lavoratori autonomi)
1. Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto,
iscritti alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che
non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, l'aliquota contributiva
di cui all'articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni, è
confermata al 27 per cento anche per l’anno 2016.
2. Al fine di favorire la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e l’articolazione flessibile
nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato a tempo indeterminato, è istituito nello stato di
previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Fondo con una dotazione finanziaria
di 10 milioni di euro per l’anno 2016 e di 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017.
Art. 15
(Merito)
Al fine di accrescere l’attrattività e la competitività del sistema universitario italiano a livello
internazionale, nel rispetto dell’autonomia degli atenei, il fondo per il finanziamento ordinario delle
università statali è incrementato di 38 milioni di euro nell’anno 2016 e di 75 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2017, per finanziare chiamate dirette per elevato merito scientifico secondo le
procedure di cui ai successivi commi.
1.

Il finanziamento è destinato al reclutamento di professori universitari di prima e di seconda
fascia per chiamata diretta secondo procedure nazionali e nel rispetto dei criteri di cui al comma 3
volti a valorizzare l’eccellenza e la qualificazione scientifica dei candidati, con esclusione dei
professori universitari di atenei italiani già appartenenti, alla data di scadenza per la presentazione
delle domande, ai ruoli della medesima fascia per la quale è bandita la procedura.
2.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanarsi entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca e con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sono disciplinati:
a)
i requisiti diretti a dimostrare l’eccellenza dei percorsi individuali di ricerca scientifica
secondo i migliori standard valutativi nazionali e internazionali propri del settore scientificodisciplinare di riferimento, con particolare riguardo alla qualità della produttività scientifica
individualenei cinque anni precedenti alla procedura;
b)
le procedure per l’individuazione dei soggetti meritevoli della chiamata diretta da parte delle
università ;
c)
l’individuazione della medesima classe stipendiale da attribuire ai soggetti selezionati;
d)
la partecipazione alle commissioni per lo svolgimento delle procedure di cui al comma 2, di
studiosi nazionali e internazionali di alta qualificazione operanti nei settori della ricerca scientifica
e tecnologica;
3.

17

e) il numero dei posti di professore universitario, egualmente distribuiti tra la prima e la

seconda fascia, e i criteri per l’individuazione dei relativi settori scientifico-disciplinari
di riferimento; i predetti criteri possono essere informati a obiettivi di crescita e
miglioramento di particolari aree della ricerca scientifica e tecnologica italiana;
f)
i criteri e le modalità mediante i quali le università italiane procedono alla chiamata diretta
dei professori universitari , all’esito delle procedure di cui al comma 2, e l’eventuale concorso delle
università agli oneri finanziari derivanti dalla assunzione in servizio dei medesimi professori;
g)
la permanenza in servizio nelle università italiane dei professori chiamati all’esito delle
procedure di cui al comma 2.
4.
Nel caso in cui i professori chiamati ai sensi del comma 3, lettera f), del presente articolo
cambino sede universitaria, le risorse finanziarie occorrenti per il relativo trattamento stipendiale
sono conseguentemente trasferite.
5.
Per favorire la mobilità dei professori di prima fascia tra sedi universitarie diverse, è
destinata una somma non superiore a 10 milioni di euro a valere sulle risorse di cui al comma 1.
6.
La quota parte delle risorse di cui al comma 1 eventualmente non utilizzata per le finalità di
cui ai commi precedenti rimane a disposizione, nel medesimo esercizio finanziario, per le altre
finalità del fondo per il finanziamento ordinario.
Art. 16
(Giovani eccellenze nella Pubblica Amministrazione)
1. Nell’ottica di favorire il ricambio generazionale e l’immissione nella Pubblica Amministrazione
di personale altamente qualificato, oltre al reclutamento di professori e ricercatori universitari
previsto agli articoli 15 e 17 della presente legge, le facoltà assunzionali del triennio 2016-2018
delle pubbliche amministrazioni interessate sono prioritariamente finalizzate all’assunzione annua
di 60 dirigenti mediante apposite procedure selettive gestite dalla Scuola nazionale
dell’amministrazione nonché di venti avvocati dello Stato e venti procuratori dello Stato.
2. Nelle more dell’adozione dei decreti legislativi attuativi degli articoli 8, 11 e 17 della legge 7
agosto 2015, n. 124 e dell’attuazione dei commi 422, 423, 424 e 425 della legge 23 dicembre 2014,
n. 190, sono resi indisponibili i posti dirigenziali di prima e seconda fascia delle amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, come rideterminati in applicazione dell’articolo 2 del decreto legge 6 luglio 2012, n.
95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, vacanti alla data del 15 ottobre 2015 e non coperti
alla data del 31 dicembre 2015, tenendo, comunque, conto del numero dei dirigenti in servizio
senza incarico o con incarico di studio, del personale dirigenziale in posizione di comando, distacco
o aspettativa per altro incarico presso una diversa amministrazione.
3. Per il comparto scuola e AFAM, nonché per le Università, continuano a trovare applicazione le
specifiche discipline di settore.
4. Resta escluso dalle disposizioni di cui al comma 2 il personale di cui all’articolo 3 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, delle città metropolitane e delle province adibito all’esercizio di
funzioni fondamentali, degli uffici giudiziari, del Servizio sanitario nazionale. E’ escluso altresì il
personale delle Agenzie di cui al decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 157.
5. Le amministrazioni di cui all’articolo 3, commi 1 e 2 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90,
convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, possono procedere, per gli anni
2016, 2017 e 2018, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale
nel limite di un contingente di personale corrispondente, per ciascuno dei predetti anni, ad una
spesa pari al 25% di quella relativa al medesimo personale cessato nell’anno precedente. Le
predette facoltà sono fissate, per il personale di qualifiche dirigenziali, al 50 per cento per il 2016,
18

all’80 per cento per il 2017 ed al 100 per cento per il 2018. Resta escluso dalle disposizioni di cui
al presente comma il personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
6. Le amministrazioni di cui all’articolo 3, comma 5 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90,
convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, possono procedere, per gli anni
2017 e 2018, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale nel
limite di un contingente di personale corrispondente, per ciascuno dei predetti anni, ad una spesa
pari al 25% di quella relativa al medesimo personale cessato nell’anno precedente. Il comma 5quater dell’articolo 3 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito, con modificazioni dalla
legge 11 agosto 2014, n. 114, è disapplicato con riferimento agli anni 2017 e 2018. Sono
conseguentemente ridotti gli stanziamenti di bilancio delle amministrazioni centrali.
7.
8. A decorrere dal 1º gennaio 2016, l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al
trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2015 ai sensi
dell’articolo 9, comma 2-bis secondo periodo del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 e successive
modificazioni ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del
personale in servizio, tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente.
9. All’art.4 del decreto legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto
2012, n.135, sono soppresse le parole: “e, ove riassegnabili, in base alle vigenti disposizioni, al
fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio”.
10. Nelle more dei processi di riordino previsti dall’articolo 8 della legge 7 agosto 2015 n. 124, a
decorrere dal 1 gennaio 2016 lo stanziamento per il personale, compresi gli incarichi di
collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n.165, sono ridotte in misura pari al 10 % rispetto allo stanziamento dell’anno 2015.
11. Per gli anni 2016, 2017 e 2018 le indennità stanziate per i responsabili degli uffici di diretta
collaborazione dei Ministri di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo n.165 del 2001
sono ridotte del 10 % rispetto alle indennità stanziate nel 2015.
12. Per le amministrazioni che dopo il 31 dicembre 2010 hanno disposto riduzioni corrispondenti a
quelle prescritte dai commi 10 e 11, queste si intendono già adempiute.
13. All’articolo 4 del decreto legge 1 gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge
5 marzo 2010, n. 30, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3, primo periodo, dopo le parole “nei cinque anni 2010-2014” sono aggiunte le
seguenti “e nel triennio 2016-2018” e le parole da “, comma 102” alla fine del periodo sono
sostituite dalle seguenti: “del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 agosto 2014, n. 114”;
b) al comma 6, è aggiunto in fine il seguente periodo: “E’ altresì autorizzata la spesa di euro
670.984 per l’anno 2016, di euro 4.638.414 per l’anno 2017 e di euro 6.205.577 a decorrere
dall’anno 2018”.
14. Il Ministero della giustizia è autorizzato nell’anno 2016, in aggiunta alle facoltà assunzionali
previste dalla normativa vigente, ad assumere magistrati ordinari vincitori di concorso. A tal fine è
autorizzata la spesa nel limite di euro 20.943.084 per l’anno 2016, di euro 25.043.700 per l’anno
2017, di euro 27.387.210 per l’anno 2018, di euro 27.926.016 per l’anno 2019, di euro 35.423.877
per l’anno 2020, di euro 35.632.851 per l’anno 2021 di euro 36.273.804 per l’anno 2022, di euro
37.021.584 per l’anno 2023, di euro 37.662.540 per l’anno 2024 e di euro 38.410.320 a decorrere
dall’anno 2025.
Art. 17
(Università)

19

1.
Al fine di sostenere l’accesso dei giovani alla ricerca, l’autonomia responsabile delle
università e la competitività del sistema universitario italiano a livello internazionale, il fondo per il
finanziamento ordinario delle università statali è incrementato di 55 milioni di euro per l’anno 2016
e di 60 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017, per l’assunzione di ricercatori di cui all’articolo
24, comma 3, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e per il conseguente eventuale
consolidamento nella posizione di professore di seconda fascia.
2.
L’assegnazione alle singole università dei fondi di cui al comma 1 è effettuata con decreto
del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca tenendo conto dei risultati della
valutazione della qualità della ricerca (VQR).
3.
La quota parte delle risorse di cui al comma 1 eventualmente non utilizzata per le finalità di
cui ai commi precedenti rimane a disposizione, nel medesimo esercizio finanziario, per le altre
finalità del fondo per il finanziamento ordinario.
4.
Per il medesimo fine di cui al comma 1 e tenendo conto della situazione di bilancio delle
singole università, all’articolo 66, comma 13-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le parole da “A decorrere dall’anno
2015” sono sostituite dalle seguenti: “Per l’anno 2015” e dopo il terzo periodo è inserito il seguente
“ A decorrere dall’anno 2016, alle sole università che si trovano nella condizione di cui al periodo
precedente, è consentito procedere alle assunzioni di ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3,
lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, senza che a queste siano applicate le limitazioni
da turn over. Resta fermo quanto disposto dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 e dal DPCM
31 dicembre 2014 con riferimento alle facoltà assunzionali del personale a tempo indeterminato e
dei ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240”.
5.
Al fine di aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici di cui
all’articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni,
l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 424, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è
incrementata di 57 milioni di euro per l’anno 2016, di 86 milioni di euro per l’anno 2017, di 126
milioni di euro per l’anno 2018, di 70 milioni per l’anno 2019 e di 90 milioni a decorrere dall’anno
2020.
Art. 18
(Misure in materia di salvaguardia dei lavoratori dall'incremento dei requisiti di accesso al
sistema pensionistico)
1. A seguito dell’attività di monitoraggio e verifica relativa alle misure di salvaguardia indicate
nell’alinea del comma 2 resa possibile in relazione alle misure per le quali la certificazione del
diritto al beneficio è da ritenersi conclusa, i complessivi importi indicati al quarto periodo
dell'articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, sono
così rideterminati: 243,4 milioni di euro per l’anno 2013, 933,8 milioni di euro per l’anno 2014,
1.871,4 milioni di euro per l’anno 2015, 2.380,0 milioni di euro per l’anno 2016, 2.051,1 milioni di
euro per l’anno 2017, 1.340,3 milioni di euro per l’anno 2018, 583,3 milioni di euro per l’anno
2019, 294,1 milioni di euro per l’anno 2020, 138,0 milioni di euro per l’anno 2021, 73,0 milioni di
euro per l’anno 2022 e 8,9 milioni di euro per l’anno 2023, cui corrisponde la rideterminazione del
limite numerico massimo in 146.166 soggetti. Per effetto delle rideterminazioni di cui al primo
periodo del presente comma ai maggiori oneri pari a 122,1 milioni di euro per l’anno 2020, 89,0
milioni di euro per l’anno 2021, 69,0 milioni di euro per l’anno 2022 e 8,9 milioni di euro per
l’anno 2023 si provvede quanto a 54,5 milioni di euro per l’anno 2020, a 86,7 milioni di euro per
l’anno 2021, a 69 milioni di euro per l’anno 2022 e 8,9 milioni di euro per l’anno 2023 mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 235, primo
periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni. La ripartizione dei
complessivi limiti di spesa e numerici di cui al primo periodo del presente comma è effettuata ai
20

sensi dell’articolo 1, comma 193, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Ai sensi di quanto stabilito
dall’articolo 1, comma 235 della legge n. 228 del 2012 l’autorizzazione di spesa di cui al primo
periodo del predetto comma 235 è incrementata di 497 milioni di euro per l’anno 2016, 369,9
milioni di euro per l’anno 2017, 79,7 milioni di euro per l’anno 2018 e 72,7 milioni di euro per
l’anno 2019.
2. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della
data di entrata in vigore dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ferme restando, nei limiti definiti ai sensi del
comma 1 del presente articolo, le salvaguardie previste dall'articolo 24, comma 14, del medesimo
decreto-legge n. 201 del 2011, e successive modificazioni, dall'articolo 22 del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive
modificazioni, dall'articolo 1, commi da 231 a 234, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e
successive modificazioni, dagli articoli 11 e 11-bis del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, e successive modificazioni,
dall'articolo 2, commi 5-bis e 5-ter, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni, dall'articolo 1,
commi da 194 a 198, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, dall’articolo 2 della legge 10 ottobre
2014, n. 147, e dai relativi decreti attuativi del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1° giugno
2012, 8 ottobre 2012, 22 aprile 2013 e 14 febbraio 2014, pubblicati, rispettivamente, nella Gazzetta
Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2012, n. 17 del 21 gennaio 2013, n. 123 del 28 maggio 2013 e n. 89
del 16 aprile 2014, continuano ad applicarsi ai seguenti soggetti che maturano i requisiti per il
pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011:
a) nel limite di 5.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobilità o in trattamento speciale edile ai
sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai
sensi dell’articolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla
legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31
dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dall’attivazione
delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione
coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale,
anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dall’attività lavorativa entro il 31 dicembre 2012 e
che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità o del trattamento speciale
edile, ovvero, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro ventiquattro mesi dalla
fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n.
201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Il versamento
volontario di cui alla presente lettera, anche in deroga alle disposizioni dell'articolo 6, comma 1, del
decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, può riguardare anche periodi eccedenti i sei mesi
precedenti la domanda di autorizzazione stessa. Tale versamento può comunque essere effettuato
solo con riferimento ai ventiquattro mesi successivi al termine di fruizione dell'indennità di mobilità
o del trattamento speciale edile indicato dalla presente lettera. Eventuali periodi di sospensione
dell’indennità di mobilità, ai sensi dell’articolo 8, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e
successive modificazioni, e all’articolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, per svolgere attività di lavoro subordinato, a
tempo parziale, a tempo determinato, ovvero di lavoro parasubordinato mantenendo l’iscrizione
nella lista, si considerano rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell’indennità
stessa e non comportano l’esclusione dall’accesso alle salvaguardie di cui alla presente legge;
b) nel limite di 10.000 soggetti, ai lavoratori di cui all'articolo 1, comma 194, lettere a) e f), della
legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del
citato decreto-legge n. 201 del 2011, entro il sessantesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;

21

c) nel limite di 6.000 soggetti, ai lavoratori di cui all'articolo 1, comma 194, lettere b), c) e d), della
legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del
citato decreto-legge n. 201 del 2011, entro il sessantesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;
d) nel limite di 2.000 soggetti, ai lavoratori di cui all'articolo 24, comma 14, lettera e-ter), del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
2011, n. 214, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave ai sensi
dell'articolo 42, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151,i quali
perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la
disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011,
entro il sessantesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge;
e) nel limite di 3.000 soggetti, con esclusione del settore agricolo e dei lavoratori con qualifica di
stagionali, ai lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato e ai lavoratori in
somministrazione con contratto a tempo determinato, cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il
31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a
comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della
data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, entro il sessantesimo mese
successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge.
3. Per i lavoratori di cui al comma 2, lettera a), che siano già stati autorizzati ai versamenti volontari
in data antecedente all'entrata in vigore della presente legge e per i quali siano decorsi i termini di
pagamento, sono riaperti a domanda i termini dei versamenti relativi ai dodici mesi successivi alla
fine del periodo di fruizione dell'indennità di mobilità come specificato nel medesimo comma 2.
4. Il trattamento pensionistico, con riferimento ai soggetti di cui al comma 2, non può avere
decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge.
5. Ai fini della presentazione delle istanze da parte dei lavoratori, da effettuarsi entro il termine di
decadenza di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano per
ciascuna categoria di lavoratori salvaguardati le specifiche procedure previste nei precedenti
provvedimenti in materia di salvaguardia dei requisiti di accesso e di regime delle decorrenze
vigenti prima della data di entrata in vigore dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.
201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, da ultimo stabilite con
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 14 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al
monitoraggio delle domande di pensionamento inoltrate dai lavoratori di cui al presente articolo che
intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di
entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, sulla base della data di cessazione del
rapporto di lavoro, e provvede a pubblicare nel proprio sito internet, in forma aggregata al fine di
rispettare le vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali, i dati raccolti a seguito
dell'attività di monitoraggio, avendo cura di evidenziare le domande accolte, quelle respinte e le
relative motivazioni. Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico delle
domande di pensione e dei limiti di spesa anche in via prospettica determinati ai sensi dei commi 2
e 7, primo periodo, l'INPS non prende in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad
usufruire dei benefìci previsti dai commi da 2 a 4.
6. I dati rilevati nell’ambito del monitoraggio svolto dall’INPS ai sensi del comma 5 sono utilizzati
ai fini della predisposizione della relazione di cui all’articolo 2, comma 5, della legge 10 dicembre
2014, n. 147. All’articolo 2, comma 5, della legge 10 dicembre 2014, n. 147, dopo le parole
“Ministro del lavoro e delle politiche sociali,” di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze,” e le parole “30 giugno” sono sostituite dalle seguenti: “30 settembre”.
7. I benefìci di cui ai commi da 2 a 4 sono riconosciuti nel limite di 26.300 soggetti e nel limite
massimo di 213 milioni di euro per l'anno 2016, 387 milioni di euro per l'anno 2017, 336 milioni di
euro per l'anno 2018, 258 milioni di euro per l'anno 2019, 171 milioni di euro per l'anno 2020, 107
22

milioni di euro per l'anno 2021, 41 milioni di euro per l'anno 2022, 3 milioni di euro per l'anno
2023. Conseguentemente, all'articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e
successive modificazioni, gli importi indicati al quarto periodo, come modificati ai sensi del comma
1, sono corrispondentemente incrementati degli importi di cui al precedente periodo, per una
rideterminazione pari a: 243,4 milioni di euro per l’anno 2013, 933,8 milioni di euro per l’anno
2014, 1.871,4 milioni di euro per l’anno 2015, 2.593 milioni di euro per l’anno 2016, 2.438,1
milioni di euro per l’anno 2017, 1.676,3 milioni di euro per l’anno 2018, 841,3 milioni di euro per
l’anno 2019, 465,1 milioni di euro per l’anno 2020, 245 milioni di euro per l’anno 2021, 114
milioni di euro per l’anno 2022 e 11,9 milioni di euro per l’anno 2023, cui corrisponde la
rideterminazione del limite numerico massimo in 172.466 soggetti.
8. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 235, primo periodo, della legge 24
dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni è altresì incrementata, sulla base dei risparmi
accertati ai sensi del comma 1 per gli anni 2013 e 2014 ammontanti a complessivi 485,8 milioni di
euro, nella misura di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2021 e di 85,8 milioni
di euro per l’anno 2022. Conseguentemente il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari
non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui
all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive modificazioni è ridotto per 100 milioni di euro per
ognuno degli anni dal 2018 al 2021 e di 85,8 milioni di euro per l’anno 2022 e i predetti residui
provenienti dagli anni 2013 e 2014 iscritti in bilancio costituiscono economie da registrare in sede
di rendiconto 2015.
9. Al fine del concorso alla copertura degli oneri derivanti dai commi da 1 a 7 del presente articolo
l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 235, primo periodo, della legge 24 dicembre
2012, n. 228, e successive modificazioni, come rifinanziata anche ai sensi dei commi 1 e 8 del
presente articolo è ridotta di 213 milioni di euro per l’anno 2016, 387 milioni di euro per l’anno
2017, 336 milioni di euro per l’anno 2018, 215,7 milioni di euro per l’anno 2019, 100 milioni di
euro per l’anno 2020, 100 milioni di euro per l’anno 2021, 41 milioni di euro per l’anno 2022 e 3
milioni di euro nell’anno 2023.
Art. 19
(Opzione donna, invecchiamento attivo e no tax area pensionati)
1. Al fine di portare a conclusione la sperimentazione di cui all’articolo 1, comma 9, della

legge 23 agosto 2004, n. 243, la facoltà prevista al predetto articolo 1, comma 9, è estesa
anche alle lavoratrici che maturano i requisiti previsti dalla predetta disposizione, adeguati
agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive
modificazioni e integrazioni, entro il 31 dicembre 2015 ancorché la decorrenza del
trattamento pensionistico sia successiva a tale data, fermi restando il regime delle
decorrenze e il sistema di calcolo delle prestazioni applicati al pensionamento di anzianità di
cui alla predetta sperimentazione. Al fine del concorso alla copertura degli oneri derivanti
dal primo periodo del presente comma l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma
235, primo periodo, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, come
rifinanziata anche ai sensi della presente legge, è ridotta di 160 milioni di euro per l’anno
2016 e di 49 milioni di euro per l’anno 2017.
2. I lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e
delle forme sostitutive della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e
indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto al trattamento pensionistico
di vecchiaia, di cui all'articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, possono, a
condizione di avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto
23

trattamento pensionistico di vecchiaia, d'intesa con il datore di lavoro, per un periodo non
superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio di cui al presente
comma e la data di maturazione del requisito anagrafico previsto dal citato articolo 24,
comma 6, del predetto decreto-legge n. 201 del 2011, ridurre l'orario del rapporto di lavoro
in misura compresa tra il 40 per cento e il 60 per cento, ottenendo mensilmente dal datore di
lavoro una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a
carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. Tale importo
non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettato a
contribuzione previdenziale. Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è
riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla
prestazione lavorativa non effettuata. Si applica l’articolo 41, comma 6, del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Il beneficio di cui al presente comma è riconosciuto
nel limite massimo di 60 milioni di euro per l’anno 2016, 120 milioni di euro per l’anno
2017 e 60 milioni di euro per l’anno 2018. La facoltà di cui al presente comma è concessa, a
domanda e nei limiti delle risorse di cui al precedente periodo, previa autorizzazione della
Direzione Territoriale del Lavoro. Il datore di lavoro con riferimento al lavoratore che
intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro, accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a
tempo parziale di cui al presente comma deve dare comunicazione all’INPS e alla Direzione
Territoriale del lavoro della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le
modalità stabilite dal decreto di cui al successivo periodo. Il beneficio di cui al presente
comma è riconosciuto dall’INPS, qualora ne ricorrano i necessari presupposti e requisiti, nei
limiti delle risorse di cui al quinto periodo del presente comma e secondo le modalità
stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi entro sessanta giorni dall’entrata in
vigore della presente legge. L’INPS provvede al monitoraggio delle domande di accesso al
beneficio di cui al presente comma comunicate dalle imprese. Qualora dal predetto
monitoraggio risulti il raggiungimento del limite delle risorse anche in via prospettica,
l’INPS non prenderà in esame ulteriori domande finalizzate all’accesso al beneficio in
esame. Ai maggiori oneri derivanti dal presente comma pari a 60 milioni di euro per l’anno
2016, 120 milioni di euro per l’anno 2017 e a 60 milioni di euro per l’anno 2018 si provvede
mediante il versamento in entrata al bilancio dello Stato da parte dell'INPS, in deroga a
quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, di una
quota pari a 60 milioni di euro per l’anno 2016, 120 milioni di euro per l’anno 2017 e a 60
milioni di euro per l’anno 2018 delle entrate derivanti dall'aumento contributivo di cui
all'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, con esclusione delle somme destinate al
finanziamento dei fondi paritetici interprofessionali per la formazione di cui all'articolo 118
della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Le somme versate in entrata al bilancio dello Stato ai
sensi del periodo precedente sono trasferite all’INPS a copertura dei maggiori oneri
derivanti ai sensi del presente comma. In deroga a quanto disposto dall’articolo 5, comma 2,
del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, la quota residua delle entrate derivanti
dall'aumento contributivo di cui all'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845 relative
ai datori di lavoro non aderenti ai fondi interprofessionali per la formazione continua,
dedotte quelle utilizzate per la copertura degli oneri della presente disposizione, è versata
prioritariamente al Fondo di rotazione di cui all'articolo 9, comma 5, del decreto-legge 20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, fino
alla concorrenza di un importo pari al 50 per cento della somma complessiva.
3. Al fine di concorrere alla copertura dei maggiori oneri derivanti dal comma 1 del presente
articolo nonché delle minori entrate derivanti dalle misure di riduzione della pressione
fiscale in favore dei pensionati di cui al comma 5 del presente articolo, nel rispetto del
principio dell'equilibrio di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica, assicurando la tutela
dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche in funzione
24

della salvaguardia della solidarietà intergenerazionale, all’articolo 1, comma 483, della
legge 27 dicembre 2013, n. 147, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) all’alinea le parole “Per il triennio 2014-2016” sono sostituite dalle seguenti:
“Per il periodo 2014-2018”;
b) alla lettera e) le parole “per ciascuno degli anni 2015 e 2016” sono sostituite
dalle seguenti: “per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018”.
4. Al fine di concorrere alla copertura delle minori entrate derivanti dalle misure di riduzione
della pressione fiscale in favore dei pensionati di cui al comma 5 del presente articolo:
a) l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 235, primo periodo, della legge 24
dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, come rifinanziata dalla presente
legge, è ridotta di 58 milioni di euro per l’anno 2018;
b) il fondo di cui all'articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247 è
ridotto di 140 milioni di euro per l’anno 2017, 110 milioni di euro per l’anno 2018, 76
milioni di euro per l’anno 2019 e 30 milioni di euro per l’anno 2020 con conseguente
corrispondente riduzione degli importi di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto
legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e successive modificazioni e integrazioni.
5. All'articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 3:
1) nella lettera a), le parole “1.725 euro” e “7.500 euro” sono sostituite, rispettivamente, dalle
seguenti: “1.783 euro” e “7.750euro”;
2) la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b) 1.255 euro, aumentata del prodotto fra 528 euro e
l'importo corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.250
euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a 7.750 euro ma non a 15.000 euro;”;
b) nel comma 4:
1) nella lettera a), le parole “1.783 euro” e “7.750 euro” sono sostituite, rispettivamente, dalle
seguenti: “1.880 euro” e “8.000 euro”;
2) la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b) 1.297 euro, aumentata del prodotto fra 583 euro e
l'importo corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000
euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;”.
6. La disposizione di cui al comma 5 si applica a decorrere dal 1° gennaio 2017.

Art. 20
(Rifinanziamento ammortizzatori sociali in deroga)
Al fine di favorire la transizione verso il riformato sistema degli ammortizzatori sociali in
costanza di rapporto di lavoro, ai sensi del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148,
l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, confluita nel Fondo sociale per
occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre
2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è incrementata, per
l'anno 2016, di 250 milioni di euro per essere destinata al rifinanziamento degli ammortizzatori
sociali in deroga di cui all'articolo 2, commi 64, 65 e 66, della legge 28 giugno 2012, n. 92.
All’onere derivante dal primo periodo del presente comma, pari a 250 milioni di euro per l’anno
2016, si provvede: quanto a 100 milioni di euro mediante corrispondente riduzione del fondo di
cui all'articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e quanto a 150 milioni di euro
mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24
1.

25

dicembre 2007, n. 247 con conseguente corrispondente riduzione degli importi di cui all'articolo 7,
comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e successive modificazioni e integrazioni.
Fermo restando quanto disposto dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1°
agosto 2014, n. 83473, il trattamento di integrazione salariale in deroga alla normativa vigente può
essere concesso o prorogato, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016, per un
periodo non superiore a tre mesi nell’arco di un anno. A decorrere dal 1° gennaio 2016 e sino al 31
dicembre 2016, in parziale rettifica di quanto stabilito dall’articolo 3, comma 5, del decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze n. 83473 del 1° agosto 2014, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non
può essere concesso ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento hanno già beneficiato
di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi. Per i restanti
lavoratori il trattamento può essere concesso per non più di quattro mesi, non ulteriormente
prorogabili, più ulteriori due mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al citato testo
unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del 1978. Per tali lavoratori il
periodo complessivo non può comunque eccedere il limite massimo di tre anni e quattro mesi. Le
regioni e province autonome di Trento e Bolzano possono disporre la concessione dei trattamenti di
integrazione salariale e di mobilità, anche in deroga ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del citato
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1° agosto 2014, n. 83473, in misura non
superiore al 5 per cento delle risorse ad esse attribuite, ovvero in eccedenza a tale quota disponendo
l’integrale copertura degli oneri connessi a carico delle finanze regionali ovvero delle risorse
assegnate alla regione nell’ambito dei piani o programmi coerenti con la specifica destinazione, ai
sensi dell’articolo 1, comma 253, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Gli effetti dei suddetti
trattamenti non possono prodursi oltre la data del 31 dicembre 2016.
2.
E' prorogata, per l'anno 2016, l'applicazione della disposizione di cui all'articolo 1, commi
315-316, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel limite di 12 milioni di euro.
Art. 21
(Interventi strutturali e agevolazioni fiscali nel settore strategico della cultura)
1. Al comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito con
modificazioni dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e successive modificazioni, sono apportare le
seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, la parola: “tre” è eliminata;
b) le parole: “nella misura del:” sono sostituite dalle seguenti: “nella misura del 65 per cento delle
erogazioni effettuate.” e i due periodi successivi, lettere a) e b), sono eliminati.
2. Per l’attuazione del comma 1, è autorizzata la spesa di 1,8 milioni di euro per l’anno 2017, 3,9
milioni di euro per l’anno 2018, 11,7 milioni di euro per l’anno 2019 e 17,8 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2020.
3. Per consentire al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di far fronte con
interventi urgenti al verificarsi di emergenze che possano pregiudicare la salvaguardia dei beni
culturali e paesaggistici e di procedere alla realizzazione di progetti di gestione di modelli museali,
archivistici e librari, nonché di progetti di tutela paesaggistica e archeologico-monumentale e di
progetti per la manutenzione, il restauro e la valorizzazione di beni culturali e paesaggistici,
l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 1142, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 è
incrementata di 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.
4. E’ autorizzata l’assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero dei beni e delle attività
culturali e del turismo di 500 funzionari da inquadrare, nel rispetto della dotazione organica di cui
alla Tabella B allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 agosto 2014, n. 171,
nella III area del personale non dirigenziale, posizione economica F1, nei profili professionali di
antropologo, archeologo, architetto, archivista, bibliotecario, demoetnoantropologo, promozione e
comunicazione, restauratore e storico dell’arte.
26

5. Il personale di cui al precedente comma è assunto, in deroga all’articolo 1, comma 425, della
legge 23 dicembre 2014, n. 190, dell’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 31 agosto 2013,
convertito, con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 e successive modificazioni,
nonché ai limiti di cui all’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modificazioni, a seguito di procedure
di selezione pubblica disciplinate con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del
turismo, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da
emanare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge. L’emanazione dei relativi
bandi resta comunque subordinata, ove necessario per escludere situazioni di eccedenza nell’ambito
di ciascuno dei profili professionali di cui al precedente comma in relazione alle assunzioni da
effettuare, alla rimodulazione della ripartizione per profili della dotazione organica dell’Area III di
cui al decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo 6 agosto 2015.
6. Per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 4 e 5 è autorizzata la spesa nel limite di 20
milioni di euro annui a decorrere dal 2017. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del
turismo comunica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della funzione pubblica
ed al Ministero dell'economia e delle finanze-Dipartimento della ragioneria generale dello Stato le
assunzioni effettuate ai sensi dei precedenti commi ed i relativi oneri.
7. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 327, lettera b), al numero 1, dopo la parola: “nazionale” sono aggiunte le parole: “e
internazionale” e il numero 2 è soppresso; alla lettera c), al numero 1, le parole: “l’introduzione e
acquisizione” sono sostituite dalle seguenti: “l’acquisizione e la sostituzione”;
b) il comma 328 è soppresso;
c) al comma 335, la parola: “girati” è sostituita dalla parola: “realizzati”.
8. All’articolo 8, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 7
ottobre 2013, n. 112, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 3, le parole: “e di 115 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015” sono sostituite
dalle seguenti: “, 115 milioni di euro per l'anno 2015 e di 140 milioni di euro annui a decorrere
dall'anno 2016”;
b) al comma 4, le parole comprese tra: “rispettivamente” e: “comma 2” sono sostituite dalle
seguenti: “a ciascuna delle tipologie di beneficio fiscale previste dai commi 1 e 2”.
9. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 8, è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2016.
10. Per la realizzazione del Piano strategico «Grandi Progetti Beni culturali» di cui dall’articolo 7
del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014,
n. 160, è autorizzata la spesa di 70 milioni di euro per l’anno 2017 e di 65 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2018.
Art. 22
(Interventi per il turismo e gli istituti culturali)
1. Per la realizzazione del programma di interventi della città designata “Capitale europea della
cultura” per l’anno 2019 è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2016, 6 milioni di
euro per l’anno 2017, 11 milioni di euro per l’anno 2018 e 9 milioni di euro per l’anno 2019.
L’individuazione degli interventi di cui al precedente periodo è effettuata con decreto del Ministro
dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa con il sindaco di Matera.
2. Per il funzionamento degli Istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, a decorrere
dall’anno 2016 è autorizzata la spesa di 30 milioni annui da iscrivere nello stato di previsione della
spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

27

3. Per le finalità di cui all’articolo 3, comma 83, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è autorizzata
la spesa di 10 milioni di euro annui, a decorrere dal 2016, incrementando il fondo di cui all’articolo
2, comma 616, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
4. Per il funzionamento delle istituzioni culturali di cui all’elenco n. XX allegato alla presente legge
è autorizzata la spesa complessiva di euro 1.340.000 annui a decorrere dall’anno 2016 secondo la
ripartizione ivi indicata.
5. All'articolo 2, comma 16-ter, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, così come modificato dall'articolo 1, comma
282, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, le parole: «Fino al 31 dicembre 2015» sono sostituite da:
«Fino al 31 dicembre 2018». Per l’attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di 3 milioni
di euro annui per gli anni 2016, 2017 e 2018.
6. Per il funzionamento degli Istituti afferenti al settore museale, a decorrere dall’anno 2016, è
autorizzata la spesa di 10 milioni di euro annui da iscrivere nello stato di previsione del Ministero
dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Art. 23
(Italia nel mondo)
1. Per il potenziamento delle azioni dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e
l’internazionalizzazione delle imprese italiane relative al piano straordinario per la promozione del
made in Italy di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133,
convertito con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, sono stanziatiulteriori
50 milioni di euro per l’anno 2016.
2. Al fine di rafforzare l’azione dell’Italia nell’ambito della cooperazione internazionale per lo
sviluppo, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 18, comma 2, lettera c), della legge 11 agosto
2014, n. 125, è incrementata di euro 120.000.000 per l’anno 2016, di euro 240.000.000 per l’anno
2017 e di euro 360.000.000 a decorrere dall’anno 2018.
Titolo III
Misure per il disagio
Art. 24
(Lotta alla povertà)
1.Al fine di garantire l'attuazione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione
sociale, è istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo denominato
«Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale», al quale sono assegnate le risorse di 600
milioni di euro per l'anno 2016 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017, i quali
costituiscono i limiti di spesa ai fini dell’attuazione dei commi da 1 a 5 del presente articolo. Il
Piano, adottato con cadenza triennale mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia
e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, individua una progressione graduale, nei limiti delle risorse disponibili, nel
raggiungimento di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio
nazionale per il contrasto alla povertà.
2.Per l’anno 2016 le risorse di cui al comma 1 sono destinate ai seguenti interventi che
costituiscono le priorità del Piano di cui al medesimo comma:
a.
avvio su tutto il territorio nazionale di una misura di contrasto alla povertà, intesa come
estensione, rafforzamento e consolidamento della sperimentazione di cui all’articolo 60 del decreto28

legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. Nelle
more dell’adozione del Piano di cui al comma 1, all’avvio del Programma si procede con rinnovati
criteri e procedure definiti ai sensi del citato articolo 60 del decreto-legge n. 5 del 2012, garantendo
in via prioritaria interventi per nuclei familiari con figli minori, da definirsi con decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da
emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge. Nel 2016 al Programma sono
destinati 380 milioni di euro incrementando a tal fine in misura pari al predetto importo il Fondo di
cui all'articolo 81, comma 29, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,, oltre alle risorse già destinate alla
sperimentazione dall’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito con
modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, nonché dall’articolo 1, comma 216, della legge 27
dicembre 2013, n. 147. Conseguentemente l’autorizzazione di spesa di cui al comma 1 è
corrispondentemente ridotta di 380 milioni di euro per l’anno 2016;
b.
fermo restando quanto stabilito dall’articolo 43, comma 5, del decreto legislativo 14
settembre 2015, n. 148, all’ulteriore incremento dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 16,
comma 7, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 relativa all’assegno di disoccupazione
(ASDI), per 220 milioni di euro con conseguente corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa di cui al comma 1 del presente articolo.
3. Per gli anni successivi al 2016 le risorse di cui al comma 1 sono destinate al finanziamento di uno
o più provvedimenti legislativi di riordino della normativa in materia di trattamenti, indennità,
integrazioni di reddito e assegni di natura assistenziale o comunque sottoposti alla prova dei mezzi,
anche rivolti a beneficiari residenti all’estero, nonché in materia di accesso alle prestazioni sociali,
finalizzati all’introduzione di un’unica misura nazionale di contrasto alla povertà e alla
razionalizzazione degli strumenti e dei trattamenti esistenti.
4. Al Fondo di cui al comma 1 sono altresì destinate, a decorrere dall’anno 2016, le risorse stanziate
dall’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, nella misura di 54 milioni di euro annui. Per
l’anno 2016 tali risorse sono destinate all’intervento di cui al comma 2, lettera a).
Conseguentemente il Fondo di cui all'articolo 81, comma 29, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 è ulteriormente incrementato
di 54 milioni di euro per l’anno 2016, al cui onere si provvede mediante corrispondente riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 1 come rifinanziata ai sensi del primo periodo del
presente comma.
5. Sono abrogati i commi da 51 a 53 dell’articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive
modificazioni e integrazioni.
6. In via sperimentale, per gli anni 2016, 2017 e 2018, è istituito presso il Ministero dell’economia e
delle finanze, un Fondo da trasferire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri denominato “Fondo
per il contrasto della povertà educativa”, alimentato mediante riassegnazione dei versamenti
effettuati, ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato, dalle fondazioni di cui al decreto
legislativo 17 maggio 1999, n. 153, nell’ambito della propria attività istituzionale.
7. Con Protocollo d’intesa stipulato tra le fondazioni di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n.
153, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’economia e delle finanze e il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono definite le modalità di intervento di contrasto alla
povertà educativa e sono individuate le caratteristiche dei progetti da finanziare, le modalità di
valutazione e selezione, anche con il ricorso a valutatori indipendenti, e di monitoraggio, al fine di
assicurare la trasparenza, il migliore utilizzo delle risorse e l’efficacia degli interventi. Con il
Protocollo di cui al primo periodo, sono altresì regolate le modalità di organizzazione e governo del
Fondo di cui al comma 6.
8. Agli enti di cui al comma 6, è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al
75 per cento dei versamenti effettuati al Fondo di cui al medesimo comma 6, negli anni 2016, 2017
e 2018. Il contributo è assegnato, fino ad esaurimento delle risorse disponibili, pari ad euro 100
29

milioni per ciascun anno, secondo l’ordine temporale in cui le fondazioni comunicano l’impegno a
finanziare i progetti individuati secondo il protocollo d’intesa di cui al comma 7. Il credito è
indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di riconoscimento e può essere
utilizzato esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio
1997 n. 241, a decorrere dal periodo di imposta nel quale lo stesso è stato riconosciuto. Il credito
d’imposta di cui al presente comma è cedibile dai soggetti di cui al comma 6, nel rispetto delle
disposizioni di cui agli articoli 1260 e seguenti del codice civile e previa adeguata dimostrazione
dell'effettività del diritto al credito medesimo, a intermediari bancari, finanziari e assicurativi. Al
credito d’imposta non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre
2007, n. 244, e all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
9. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, sono definite le disposizioni applicative necessarie, ivi comprese le
procedure per la concessione del contributo di cui al comma 8 nel rispetto del limite di spesa
stabilito.
10. All’articolo 2, comma 2, lettera a), ultimo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica
10 novembre 1997, n. 441, le parole: «superiore a lire dieci milioni» sono sostituite dalle seguenti:
«superiore a euro quindicimila o si tratti di beni facilmente deperibili».

Art. 25
(Dopo di noi, non autosufficienze e adozioni internazionali)
1. È istituito un Fondo presso il Ministero dell’economia e delle finanze, con una dotazione di 90
milioni di euro a decorrere dall’anno 2016, destinato al finanziamento di misure per il sostegno
delle persone con disabilità grave, in particolare stato di indigenza e prive di legami familiari di
primo grado. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono definite le
misure, anche fiscali, per l’utilizzazione del Fondo.
2. Lo stanziamento del Fondo per le non autosufficienze, di cui all’articolo 1, comma 1264, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, anche ai fini del finanziamento degli interventi a sostegno delle
persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, è incrementato di 150 milioni di euro annui a
decorrere dall’anno 2016.
3. Al fine di sostenere le politiche in materia di adozioni internazionali e di assicurare il
funzionamento della Commissione per le adozioni internazionali è istituito, nello stato di previsione
del Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un fondo denominato «Fondo per le adozioni
internazionali» con una dotazione di 15 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. In attesa della
riorganizzazione delle strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui all’articolo 8 della
legge 7 agosto 2015, n. 124, la gestione delle risorse del Fondo e della Commissione di cui al
presente comma è assegnata al Centro di responsabilità del Segretariato generale della Presidenza
del Consiglio.
4. La dotazione del Fondo per le politiche della famiglia di cui all’articolo 19, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.
248, come rifinanziato dall’articolo 1, comma 132, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è ridotto
nella misura di 15 milioni di euro annui a decorrere dal 2016.
5. All’articolo 1, comma 1250, delle legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: “; per sostenere le
adozioni internazionali e garantire il pieno funzionamento della Commissione per le adozioni
internazionali” sono soppresse. All’articolo 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
8 giugno 2007, n. 108, le parole: “-Dipartimento per le politiche della famiglia” sono soppresse.

30

Titolo IV
Misure per l’emergenza
Art. 26
(Misure per far fronte alle esigenze della ricostruzione pubblica e privata connesse agli stati
di emergenza)
Al fine di dare avvio alle misure per fare fronte ai danni occorsi al patrimonio privato ed alle
attività economiche e produttive, in attuazione della lettera d) del comma 2 dell'articolo 5 della 24
febbraio 1992, n. 225 e successive modificazioni, relativamente alle ricognizioni dei fabbisogni
completate dai Commissari delegati e trasmesse al Dipartimento della Protezione Civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri per la successiva istruttoria si provvede, per le finalità e
secondo i criteri da stabilirsi con apposite deliberazioni del Consiglio dei Ministri, assunte ai sensi
della lettera e) del citato articolo 5, comma 2, mediante concessione, da parte delle Amministrazioni
pubbliche indicate nelle medesime deliberazioni, di contributi a favore di soggetti privati e attività
economiche e produttive, con le modalità del finanziamento agevolato.
a.i.2. Per le finalità di cui al comma 1, i soggetti autorizzati all'esercizio del credito operanti nei
territori individuati nelle deliberazioni del Consiglio dei Ministri adottate ai sensi del medesimo
comma, possono contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione
con l'Associazione bancaria italiana, assistiti dalla garanzia dello Stato, ai sensi dell'articolo 5,
comma 7, lettera a), secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, al fine di concedere finanziamenti agevolati
assistiti da garanzia dello Stato ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi rispettivamente
indicati, nel limite massimo di 1.500 milioni di euro, e comunque nei limiti delle disponibilità di cui
al comma 6. Con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze è concessa la garanzia dello
Stato di cui al presente articolo e sono definiti i criteri e le modalità di operatività della stessa,
nonché le modalità di monitoraggio ai fini del rispetto dell'importo massimo di cui al periodo
precedente. La garanzia dello Stato di cui al presente comma è elencata nell'allegato allo stato di
previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 31 della legge 31 dicembre
2009, n. 196.
a.i.3. In caso di accesso ai finanziamenti agevolati accordati dalle banche ai sensi del presente
articolo, in capo al beneficiario del finanziamento matura un credito di imposta, fruibile
esclusivamente in compensazione, in misura pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all'importo
ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti, nonché le spese strettamente necessarie
alla gestione dei medesimi finanziamenti. Le modalità di fruizione del credito di imposta sono
stabilite con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entratenel limite di 60 milioni di euro
annui a decorrere dal 2016. Il credito di imposta è revocato, in tutto o in parte, nell'ipotesi di
risoluzione totale o parziale del contratto di finanziamento agevolato.
a.i.4. Il soggetto che eroga il finanziamento agevolato comunica con modalità telematiche
all'Agenzia delle entrate gli elenchi dei soggetti beneficiari, l'ammontare del finanziamento
concesso a ciascun beneficiario, il numero e l'importo delle singole rate.
a.i.5. l finanziamenti agevolati, di durata massima venticinquennale, sono erogati e posti in
ammortamento sulla base degli stati di avanzamento lavori relativi all'esecuzione dei lavori, alle
prestazioni di servizi e alle acquisizioni di beni necessari all'esecuzione degli interventi ammessi a
contributo dalle Amministrazioni pubbliche di cui al comma 1. l contratti di finanziamento
prevedono specifiche clausole risolutive espresse, anche parziali, per i casi di mancato o ridotto
impiego del finanziamento, ovvero di utilizzo anche parziale del finanziamento per finalità diverse
da quelle indicate nel presente articolo. In tutti i casi di risoluzione del contratto di finanziamento, il
soggetto finanziatore chiede al beneficiario la restituzione del capitale, degli interessi e di ogni altro
a.i.1.

31

onere dovuto. In mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore
comunica alle Amministrazioni pubbliche di cui al comma 1, per la successiva iscrizione a ruolo, i
dati identificativi del debitore e l'ammontare dovuto, fermo restando il recupero da parte del
soggetto finanziatore delle somme erogate e dei relativi interessi nonché delle spese strettamente
necessarie alla gestione dei finanziamenti, non rimborsati spontaneamente dal beneficiario,
mediante compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Le
somme riscosse a mezzo ruolo sono versate in apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato
per essere riassegnate Fondo per le emergenze nazionali istituito presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri - Dipartimento della Protezione civile.
a.i.6. Al fine di assicurare l’invarianza finanziaria degli effetti delle disposizioni di cui al presente
articolo, entro il 31 marzo di ciascun anno, il Ministero dell'economia e delle finanze verifica
l’andamento della concessione di finanziamenti agevolati e del relativo tiraggio, con riferimento
alle disposizioni vigenti riguardanti la concessione di finanziamenti con oneri a carico dello Stato
per interventi connessi a calamità naturali, al fine di valutare l’importo dei finanziamenti di cui al
presente articolo che possono essere annualmente concessi nel rispetto dei saldi di finanza pubblica,
fermo restando il limite massimo di cui al comma 2.
a.i.7. Le modalità attuative del presente articolo, anche al fine di assicurare uniformità di
trattamento, un efficace monitoraggio sull'utilizzo delle risorse, nonché il rispetto del limite di 1.500
milioni di euro di cui al comma 2, sono definite con ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento
della Protezione Civile d'intesa con le regioni rispettivamente interessate e di concerto con il
Ministero dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225,
e successive modifiche e integrazioni.
Titolo V
(Esigenze indifferibili)
Art. 27
(Esigenze indifferibili)
1. Per il triennio 2016-2018, in applicazione dell'articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, gli oneri posti a carico del bilancio statale sono quantificati, complessivamente,
in 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016, di cui 74 milioni di euro per il personale delle
Forze armate e dei Corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195 e 7 milioni
di euro per il restante personale statale in regime di diritto pubblico.
2. Le somme di cui al comma 1, comprensive degli oneri contributivi ai fini previdenziali e
dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) di cui al decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446 e successive modificazioni, concorrono a costituire l'importo complessivo massimo di
cui all'articolo 11, comma 3, lettera g), della legge 31 dicembre 2009, n. 196 e successive
modificazioni.
3. Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi
dall'amministrazione statale, gli oneri per i rinnovi contrattuali per il triennio 2016-2018, nonché
quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale di cui all'articolo 3,
comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai
sensi dell'articolo 48, comma 2, del medesimo decreto legislativo. I predetti oneri non possono
eccedere, a decorrere dal 2016, il 65 per cento della spesa sostenuta al 31 dicembre 2014 per la
corresponsione dell’indennità di cui all’articolo 1, comma 452, della legge 27 dicembre 2013, n.
147, e successive modificazioni.

32

4. Le disposizioni recate dai commi 3 e 5 si applicano anche al personale convenzionato con il
Servizio sanitario nazionale.
5. Nelle more della definizione del nuovo assetto contrattuale delle amministrazioni pubbliche, con
particolare riferimento all’individuazione del numero e della composizione dei comparti di
contrattazione e alle conseguenti implicazioni in termini di rappresentatività sindacale, le risorse di
cui ai commi 1 e 3, possono essere corrisposte ai sensi dell’articolo 2, comma 35, primo e secondo
periodo, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, a titolo di anticipazione dei benefici contrattuali.
6. Al fine di assicurare, anche in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto alla
criminalità ed al terrorismo, la prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 24, commi 74 e 75,
del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n.
102, nonché di quelli previsti dall’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 2014, n. 6, dal 1° gennaio 2016 è prorogato,
limitatamente ai servizi di vigilanza a siti ed obiettivi sensibili, fino al 31 dicembre 2016, l’impiego
di un contingente pari a 3.000 unità. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7-bis, commi 1, 2
e 3 del decreto-legge 23 maggio 2008 n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio
2008, n. 125.
7.Al fine di assicurare gli interventi connessi allo svolgimento del Giubileo straordinario della
Misericordia e quelli conseguenti ad esigenze di sicurezza di specifiche aree del territorio nazionale,
il contingente di cui al comma 6 è incrementato di 1000 unità dal 1° gennaio 2016 fino al 30
novembre 2016, e di ulteriori 500 unità dal 1° gennaio 2016 fino al 30 giugno 2016.
8.L’impiego dei predetti contingenti è consentito nei limiti della spesa autorizzata ai sensi dei
successivi commi 9 e 10.
9.Ai fini dell’attuazione del comma 6, è autorizzata, per gli interventi di cui all’articolo 24, commi
74 e 75, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto
2009, n. 102, la spesa di euro 57.900.000 per l’anno 2016, con specifica destinazione di euro
56.400.000 per il personale di cui al comma 74 e di euro 1.500.000 per il personale di cui al
comma 75 e, per gli interventi di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 10 dicembre 2013,
n. 136, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 2014, n. 6, la spesa di euro 10.000.000
per l’anno 2016, al cui onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa di cui all’articolo 1, comma 199 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, con riferimento alla
quota destinata, dall’elenco n. 1 della medesima legge, alla prosecuzione del concorso delle forze
armate alle operazioni di sicurezza e di controllo del territorio, finalizzate alla prevenzione dei
delitti di criminalità organizzata e ambientale nelle province della Regione Campania per l’anno
2016.
10.Ai fini dell’attuazione del comma 7, è autorizzata la spesa complessiva di euro 22.100.000 per
l’anno 2016, con specifica destinazione di euro 21.800.000 per il personale di cui al comma 74 e
di euro 300.000 per il personale di cui al comma 75, dell’articolo 24, del decreto-legge 1° luglio
2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.
11. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, è istituito un fondo con
una dotazione di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017, finalizzato ad interventi
di carattere economico, sociale e ambientale nei territori della terra dei fuochi. Con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri sono individuati gli interventi e le amministrazioni competenti
cui destinare le predette somme. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare
con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
12. Al fine di assicurare la piena ed efficace realizzazione degli obiettivi istituzionali perseguiti, non
si applicano alle federazioni sportive nazionali affiliate al Comitato olimpico nazionale italiano
(CONI) le norme di contenimento delle spese previste dalla legislazione vigente a carico dei
soggetti inclusi nell'elenco dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) delle amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni.
33

All'attuazione della disposizione di cui al precedente periodo si provvede nell'ambito degli
stanziamenti autorizzati a legislazione vigente.
13. Al fine di fare fronte alle spese per la costituzione e il funzionamento dei collegi arbitrali
internazionali inseriti nelle clausole di arbitrato internazionale dei Trattati sottoscritti dallo Stato
italiano o, per esso, dall’Unione europea, a decorrere dall’esercizio finanziario 2016, nello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, è istituito un apposito fondo denominato
“Fondo per le spese di costituzione e funzionamento dei collegi arbitrali internazionali”. A tal fine è
autorizzata la spesa di 1 milione di euro a decorrere dall’anno 2016.
14. Al fine di consentire la promozione e lo svolgimento delle iniziative funzionali alle celebrazioni
del settantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, del settantesimo anniversario
della Costituzione della Repubblica Italiana e del riconoscimento dei diritti elettorali delle donne
nonché del centenario della nascita di Aldo Moro è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per
l’anno 2016 e di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.
Titolo VI
Misure di razionalizzazione della spesa pubblica
Capo I
Efficientamento della spesa per acquisti
Art. 28
(Rafforzamento dell’acquisizione centralizzata)
1. All’articolo 1, comma 7, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con

modificazioni, con legge 7 agosto 2012, n. 135, le parole da: “E’ fatta salva la possibilità di”
a: “che prevedano condizioni di maggior vantaggio economico” sono sostituite dalle
seguenti: “E’ fatta salva la possibilità di procedere ad affidamenti, nelle indicate categorie
merceologiche, anche al di fuori delle predette modalità, a condizione che gli stessi
conseguano ad approvvigionamenti da altre centrali di committenza o a procedure di
evidenza pubblica, e prevedano corrispettivi inferiori almeno del 10% rispetto ai migliori
corrispettivi indicati nelle convenzioni e accordi quadro messi a disposizione da Consip
S.p.A. e dalle centrali di committenza regionali. Tutti i contratti stipulati ai sensi del
precedente periodo devono essere trasmessi all’Autorità Nazionale Anticorruzione. In tali
casi i contratti dovranno comunque essere sottoposti a condizione risolutiva con possibilità
per il contraente di adeguamento ai migliori corrispettivi nel caso di intervenuta disponibilità
di convenzioni Consip e delle centrali di committenza regionali che prevedano condizioni di
maggior vantaggio economico rispetto ai contratti già stipulati. Al fine di concorrere al
raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica attraverso una razionalizzazione delle
spese delle pubbliche amministrazioni riguardanti le categorie merceologiche di cui al primo
periodo del presente comma, in via sperimentale, dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2019
non si applicano le disposizioni di cui al terzo periodo del presente comma”.
2. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 449, dopo le parole: “le istituzioni universitarie,” sono aggiunte le
seguenti: “nonché gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale e le agenzie
fiscali di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300”;
b) al comma 450 dopo le parole “delle istituzioni universitarie,” sono aggiunte le
seguenti: “nonché gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale e le agenzie
fiscali di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300”.
34

3. All’articolo 2, comma 573 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole: “, i soggetti

4.

5.

6.

7.

8.

9.

10.

35

aggiudicatori di cui all’articolo 3, comma 25,” sono sostituite dalle seguenti: “le stazioni
appaltanti di cui all’articolo 3, comma 33”.
All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 225, le parole: “le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma
2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e le
amministrazioni aggiudicatrici di cui all'articolo 3, comma 25” sono sostituite dalle
seguenti: “le stazioni appaltanti di cui all’articolo 3, comma 33” e le parole
“medesime amministrazioni” sono sostituite dalle seguenti: “medesime stazioni
appaltanti”;
b) al comma 225, sono aggiunte, infine, le seguenti parole “ e comunque quanto
previsto dalla normativa in tema di obblighi di approvvigionarsi attraverso gli
strumenti messi a disposizione da Consip”.
Le società controllate dallo Stato e dagli enti locali che siano organismi di diritto pubblico ai
sensi dell’articolo 3, comma 26, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ad eccezione
di quelle che emettono strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati, utilizzano i
parametri di prezzo-qualità di cui all’articolo 26, comma 3 della legge 23 dicembre 1999, n.
488.
All’articolo 9, comma 3 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con
modificazioni, con legge 23 giugno 2014, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo la parola “Conferenza”, le parole “permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano” sono sostituite dalla parola
“unificata”;
b) le parole: “l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e
forniture” sono sostituite dalle parole: “l’Autorità Nazionale Anti Corruzione”;
c) dopo le parole: “gli enti regionali,” sono aggiunte le seguenti: “gli enti locali di cui
all'articolo 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,”;
d) le parole: “di cui al periodo precedente, l’Autorità per la vigilanza sui contratti
pubblici di lavori, servizi e forniture” sono sostituite dalle parole: “di cui al periodo
precedente, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione”.
All’articolo 23-ter, comma 3, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con
modificazioni, con legge 11 agosto 2014, n. 114, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) sono premesse le seguenti parole: “Fermi restando l’articolo 26, comma 3 della legge
23 dicembre 1999, n. 488, l’articolo 1, comma 450 della legge 27 dicembre 2006, n.
296, e l’articolo 9, comma 3, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66,”;
b) le parole “con popolazione superiore a 10.000 abitanti” sono soppresse.
All’articolo 1, comma 450, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) le parole “Dal 1° luglio 2007,” sono soppresse;
b) al primo periodo, dopo le parole: “per gli acquisti di beni e servizi”, sono aggiunte le
seguenti: “di importo pari o superiore a 1.000 euro e”;
c) al secondo periodo, dopo le parole: “per gli acquisti di beni e servizi di importo”,
sono aggiunte le seguenti: “pari o superiore a 1.000 euro e”.
All’articolo 15, comma 13, lettera d) del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con
modificazioni, con legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo le parole: “per l’acquisto di beni e
servizi”, sono aggiunte le seguenti: “di importo pari o superiore a 1.000 euro”.
All’articolo 4, comma 3-ter, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo il primo periodo, è aggiunto il
seguente: “ Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 12, commi da 2 a 10, del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,

n. 111, gli strumenti di acquisto e di negoziazione messi a disposizione da Consip S.p.A.
possono avere ad oggetto anche attività di manutenzione”.
11. Al fine di favorire la trasparenza, l’efficienza e la funzionalità dell’azione amministrativa, le
amministrazioni pubbliche approvano, entro il mese di ottobre di ciascun anno, il
programma biennale e suoi aggiornamenti annuali degli acquisti di beni e di servizi di
importo stimato superiore a 1.000.000,00 euro.
Il programma biennale, predisposto sulla base dei fabbisogni di beni e servizi, indica le
prestazioni oggetto dell’acquisizione, la quantità, ove disponibile, il numero di riferimento
della nomenclatura, le relative tempistiche. L’aggiornamento annuale indica le risorse
finanziarie relative a ciascun fabbisogno quantitativo degli acquisti per l’anno di riferimento.
Il programma biennale e gli aggiornamenti sono comunicati alle strutture e agli uffici
preposti al controllo di gestione, nonché pubblicati sul profilo del committente
dell’amministrazione e sul sito informatico presso l’Osservatorio dei contratti pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture presso l’Autorità Nazionale Anti Corruzione.
La violazione delle previsioni di cui ai precedenti periodi è valutabile ai fini della
responsabilità amministrativa e disciplinare dei dirigenti, nonché ai fini dell’attribuzione del
trattamento accessorio collegato alla performance. Le acquisizioni non comprese nel
programma e nei suoi aggiornamenti non possono ricevere alcuna forma di finanziamento da
parte di pubbliche amministrazioni. Sono fatte salve le acquisizioni imposte da eventi
imprevedibili o calamitosi, nonché le acquisizioni dipendenti da sopravvenute disposizioni
di legge o regolamentari.
Le amministrazioni pubbliche trasmettono i dati di programmazione di cui ai periodi
precedenti al Tavolo Tecnico dei Soggetti di cui all’articolo 9, comma2, del decreto legge 24
aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, con legge 23 giugno 2014, n. 89, che li
utilizza ai fini dello svolgimento dei compiti e delle attività ad esso attribuiti.
E’ abrogato l’articolo 271 del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207.
12. Il versamento al capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato previsto per i risparmi
conseguiti a seguito dell’applicazione delle norme che prevedono riduzioni di spesa per le
amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione,
come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3
dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, con riferimento alle Società è da
intendersi come versamento da effettuarsi in sede di distribuzione del dividendo, ove nel
corso dell’esercizio di riferimento la società abbia conseguito un utile e nei limiti dell’utile
distribuibile ai sensi di legge. Ai fini di cui al precedente periodo, in sede di approvazione
del bilancio di esercizio, i soggetti che esercitano i poteri dell’azionista deliberano, in
presenza di utili di esercizio, la distribuzione di un dividendo almeno corrispondente al
risparmio di spesa evidenziato nella relazione sulla gestione ovvero per un importo inferiore
qualora l’utile distribuibile non risulti capiente.
13. Il Ministro dell’economia e delle finanze definisce, con proprio decreto, sentita l’Autorità
nazionale anticorruzione, tenendo conto degli aspetti maggiormente incidenti sul prezzo
della prestazione nonché degli aspetti qualificanti ai fini del soddisfacimento della domanda
pubblica, le caratteristiche essenziali delle prestazioni principali che saranno oggetto delle
convenzioni stipulate da Consip S.p.A. ai sensi dell’articolo 26, legge 23 dicembre 1999, n.
488. Conseguentemente all’attivazione delle convenzioni di cui al periodo precedente, sono
pubblicati sul sito istituzionale del Ministero dell’economia e delle finanze e sul portale
degli acquisti in rete i valori delle caratteristiche essenziali e i relativi prezzi, che
costituiscono i parametri di prezzo-qualità di cui all’articolo 26, comma 3 della legge 23
dicembre 1999, n. 488.
14. Nei casi di indisponibilità della convenzione stipulata da Consip S.p.A. ai sensi dell’articolo
26, legge 23 dicembre 1999, n. 488, ed in mancanza dei prezzi di riferimento forniti
dall’Autorità nazionale anticorruzione ai sensi dell’articolo 9, comma 7, del decreto legge 24
36

aprile 2014, n. 66, la predetta Autorità, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze,
individua, con proprio provvedimento, le modalità per l’elaborazione adeguativa dei prezzi
della precedente edizione della convenzione stipulata da Consip. I prezzi forniti
dall’Autorità ai sensi del periodo precedente costituiscono prezzo massimo di
aggiudicazione per il periodo temporale indicato dall’Autorità medesima.
15. All’articolo 9, comma 7, del decreto legge 24 aprile 2014 2014, n. 66 le parole da: “nelle
more del perfezionamento” fino a “la predetta Autorità,“ sono sostituite dalle seguenti:
”l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ”.
16. Le amministrazioni pubbliche obbligate ad approvvigionarsi attraverso le convenzioni di cui
all’articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 stipulate da Consip S.p.A. possono
procedere ad acquisti autonomi esclusivamente a seguito di apposita autorizzazione
specificamente motivata resa dall’organo di vertice amministrativo e trasmessa alla Corte
dei Conti, qualora il bene o il servizio oggetto di convenzione non sia idoneo al
soddisfacimento dello specifico fabbisogno dell’amministrazione per mancanza di
caratteristiche essenziali.

Art. 29
(Razionalizzazione dei processi di approvvigionamento di beni e servizi relativi
all’information e communication technology delle pubbliche amministrazioni)
istruttoria in corso
Capo II
Efficientamento della spesa sanitaria
Art. 30
(Piani di rientro e riqualificazione degli enti del Servizio sanitario nazionale e aziende
sanitarie uniche)
Al fine di favorire la corretta ed appropriata allocazione delle risorse programmate per il
finanziamento del Servizio sanitario nazionale e per l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza,
le disposizioni di cui al presente articolo disciplinano le procedure per conseguire
miglioramentinella produttività e nell’efficienza degli enti del Servizio sanitario nazionale, nel
rispetto dell’equilibrio economico finanziario e nel rispetto della garanzia dei Livelli essenziali di
assistenza.
2.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 29 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33,
e successive modificazioni,dall’articolo 32, comma 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011,
n.118,nonché dall’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 settembre
2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 novembre 2014, n. 265, gli enti del Servizio
sanitario nazionale, di cui all’articolo 19, comma 2, lettere b) e c), del decreto legislativo 23 giugno
2011, n.118, assicurano la massima trasparenza dei dati di bilancio pubblicando integralmente sul
proprio sito internet il bilancio d’esercizio entro sessanta giorni dalla data di relativa approvazione.
Gli enti del Servizio sanitario nazionale, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, attivano, altresì, un sistema di monitoraggio delle attività assistenziali e della loro qualità,
in raccordo con il sistema di monitoraggio regionale di cui dall’articolo 4, comma 4, del decretolegge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, nella legge 8 novembre 2012, n.
189 e in coerenza con il programma nazionale valutazione esiti, pubblicando entro il 30 giugno di
ogni anno i relativi esiti.
1.

37

Il mancato rispetto delle disposizioni di cui comma 2 costituisce illecito disciplinare ed è
causa di responsabilità amministrativa del direttore generale e del responsabile per la trasparenza e
la prevenzione della corruzione.
4.
Ciascuna regione, entro il 30 giugno di ciascun anno, individua, con apposito provvedimento
di Giunta regionale, ovvero del Commissario ad acta nominato, ai sensi dell’articolo 2, commi 79 e
83 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e dell’articolo 4, commi 1 e 2 del decreto-legge 1 ottobre
2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.222, le Aziende
ospedaliere (AO), le Aziende ospedaliere universitarie (AOU), gli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico pubblici (IRCCS) o gli altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e
cura, ad esclusione degli enti di cui al comma 16, che presentano una o entrambe le seguenti
condizioni:
a) uno scostamento tra costi rilevati dal modello di rilevazione del conto economico (CE)
consuntivo e ricavi determinati come remunerazione dell’attività, ai sensi dell’articolo 8-sexies del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, pari o superiore al 10%
dei suddetti ricavi, o, in valore assoluto, pari ad almeno 10 milioni di euro. Le modalità di
individuazione dei costi e di determinazione dei ricavi sono individuate dal decreto di cui al comma
6;
b) il mancato rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure, valutato secondo la
metodologia prevista dal decreto di cui al comma 6.
5.
In sede di prima applicazione, per l’anno 2016, entro il 31 marzo le regioni individuano, con
apposito provvedimento di Giunta regionale, ovvero del Commissario ad acta, ove nominato ai
sensi dell’articolo2, commi 79 e 83 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 e dell’articolo 4, commi 1
e 2 del decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazione, della legge 29
novembre 2007, n.222, gli enti del proprio Servizio sanitario regionale che presentano una o
entrambe le condizioni di cui al comma 4 lettere a) e b). Per la verifica delle condizioni di cui al
comma 4, lettera a), sono utilizzati i dati dei costi relativi al IV trimestre 2015 e dei ricavi come
determinati ai sensi del decreto di cui al comma 6; per la verifica delle condizioni di cui al comma
4, lettera b), sono utilizzati i dati relativi all’anno 2014 indicati dal medesimo decreto di cui al
comma 6.
6.
Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente
legge, è definita la metodologia di valutazione dello scostamento di cui al comma 4, lettera a), in
coerenza con quanto disposto dall’articolo 8-sexies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, e successive modificazioni, in materia di modalità di remunerazione delle prestazioni sanitarie,
tenendo conto dei diversi assetti organizzativi ed erogativi regionali. Con il medesimo decreto sono
definiti anche gli ambiti assistenziali e i parametri di riferimento relativi a volumi, qualità ed esiti
delle cure, anche tenendo conto di quanto previsto dal decreto del Ministro della salute 2 aprile
2015, n. 70, concernente il regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali,
tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Il decreto definisce, altresì, le linee
guida per la predisposizione dei piani di cui ai commi 9 e 10.
7.
Ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118, entro il 31 dicembre
2016, con apposito decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano,vengono apportati i necessari aggiornamenti agli schemi
allegati al medesimo decreto legislativo, al fine di dare evidenza e trasparenza del risultato di
esercizio nei documenti di bilancio degli enti del Servizio sanitario nazionale delle voci di costo e di
ricavo coerentemente con quanto previsto dall’articolo 8-sexies del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni.
8.
Gli enti individuati ai sensi dei commi 4 e 5 presentano alla Regione, entro i novanta giorni
successivi all’emanazione del provvedimento di individuazione, il piano di rientro di durata non
3.

38

superiore al triennio, contenente le misure atte al raggiungimento dell’equilibrio economicofinanziario e patrimoniale e al miglioramento della qualità delle cure o all’adeguamento dell’offerta,
al fine di superare ciascuno dei disallineamenti rilevati.
9.
Le regioni non in piano di rientro regionale, entro trenta giorni dalla presentazione del piano
da parte dell’ente, valutano l’adeguatezza delle misure previste dai piani, la loro coerenza con la
programmazione sanitaria regionale e le linee guida di cui al comma 6, e approvano i piani di
rientro degli enti con provvedimento della Giunta regionale. I piani di rientro degli enti approvati
dalla Giunta regionale sono immediatamente efficaci ed esecutivi per l’ente interessato.
10.
Le regioni in piano di rientro regionale, anche commissariate per l’attuazione dello stesso,
entro trenta giorni dalla presentazione del piano da parte dell’ente, valutano l’adeguatezza delle
misure previste dai piani di rientro,la loro coerenza con il piano di rientro regionale e con le linee
guida di cui al comma 6, e approvano i piani di rientro degli enti con provvedimento di Giunta o del
Commissario ad acta, ove nominato. Le regioni medesime evidenziano, in apposita sezione del
programma operativo di prosecuzione del piano di rientro regionale, predisposto ai sensi
dell’articolo 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni e ai
sensi dell’articolo 15, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, l’eventuale sussistenza
di piani di rientro di enti del proprio servizio sanitario regionale, nonché dei relativi obiettivi di
riequilibrio economico finanziario e di miglioramento dell’erogazione dei LEA. I piani di rientro
degli enti approvati dalla Giunta regionale, o dal Commissario ad acta ove nominato,sono
immediatamente efficaci ed esecutivi per l’ente interessato. Restano ferme le valutazioni dei Tavoli
tecnicidi cui agli articoli 9 e 12 dell'Intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 23 marzo 2005 (Rep.
Atti 2271) e dei Ministeri della salute e dell’economia e delle finanze nell’ambito dell’attività di
monitoraggio ed affiancamentonell’attuazione del piano di rientro regionale.
11.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004 n.
311, e successive modificazioni, e quanto previsto all’articolo 2, commi 77 e 86, della legge
191/2009, al fine di garantire l’equilibrio del Servizio sanitario regionale nel suo complesso, la
Gestione sanitaria accentrata,di cui all’articolo 19, comma 2, lettera b), punto i), del decreto
legislativo 23 giugno 2011, n. 118, iscrive sul proprio bilancio una quota di fondo sanitario
regionale corrispondente alla somma degli eventuali scostamenti negativi di cui ai piani di rientro
degli enti del servizio sanitario regionale. Nel caso in cui si verifichino le condizioni di cui ai
commi 4 e 5, le regioni che si sono avvalse della facoltà di cui all’articolo 23 del decreto legislativo
23 giugno 2011 n. 118, sono tenute ad istituire la Gestione sanitaria accentrata, di cui all’articolo 19,
comma 2, lettera b), punto i) del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118. I tavoli tecnici di cui
agli articoli 9 e 12 dell'Intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 23 marzo 2005 (Rep. Atti 2271)
verificano il rispetto del presente comma. A tal fine le regioni comunicano ai suddetti tavoli tecnici
l’avvenuta approvazione dei piani di rientro degli enti del proprio servizio sanitario regionale entro
cinque giorni dall’adozione del provvedimento di approvazione e l’importo degli scostamenti
negativi di cui ai medesimi piani di rientro.
12.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 80, della legge 23 dicembre 2009, n.
191, gli interventi individuati dai piani di cui ai commi 9 e 10 sono vincolanti per gli enti interessati
e le determinazioni in essi previste possono comportare effetti di variazione dei provvedimenti
amministrativi già adottati dagli stessi in materia di programmazione e pianificazione aziendale, per
renderli coerenti con i contenuti dei piani.
13.
La regione, ovvero il Commissario ad acta, ove nominato, verifica trimestralmente
l’adozione e la realizzazione delle misure previste dai piani di rientro di cui ai commi 9 e 10 nel
rispetto della tempistica ivi indicata. In caso di verifica trimestrale positiva, la gestione sanitaria
accentrata può erogare a titolo di anticipazione una quota parte delle risorse iscritte, ai sensi del
comma 11, nel proprio bilancio, al fine di salvaguardare l'equilibrio finanziario degli enti territoriali
39

interessati. In caso di verifica trimestrale negativa la regione ovvero il Commissario ad acta, ove
nominato, adotta le misure per la riconduzione in equilibrio della gestione, nel rispetto dei livelli di
assistenza, come individuati nel piano di rientro dell’ente. Al termine di ogni esercizio la regione
pubblica sul proprio sito internet i risultati economici raggiunti dai singoli enti interessati,
raffrontati agli obiettivi programmati nel piano di rientro.
14.
Per garantire il pieno rispetto delle disposizioni del presente articolo, tutti i contratti dei
direttori generali, ivi inclusi quelli in essere, prevedono la decadenza automatica del direttore
generale degli enti di cui all’articolo 19, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 23 giugno 2011,
n.118, in caso di mancata approvazione del piano di rientro da parte dell’ente interessato, ovvero in
caso di esito negativo della verifica annuale dello stato di attuazione del medesimo piano di rientro.
15.
A decorrere dal 2017, le disposizioni del presente articolo, coerentemente con le previsioni
normative di cui agli articoli 2, comma 2-sexies, lettera d), e 4, commi 8 e 9, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e nel rispetto delle modalità e dei criteri
stabiliti dal decreto di cui al comma 16 primo periodo, si applicano alle aziende sanitarie locali e ai
relativi presidi a gestione diretta, ovvero ad altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e
cura, individuati da leggi regionali, che presentano un significativo scostamento tra costi e ricavi
ovvero il mancato rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure.
16.
Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e la province
autonome di Trento e Bolzano, da adottarsi entro il 30 giugno 2016, sono definiti i criteri di
valutazione, i dati da prendere in considerazione, le modalità di calcolo e i relativi parametri di
riferimento per l’individuazione da parte delle Regioni delle aziende, dei presidi e degli enti di cui
al comma 15, da sottoporre ad un piano di rientro, in caso di mancato conseguimento dell’equilibrio
di bilancio o di disallineamento rispetto ai parametri di qualità ed esiti delle cure. Con successivo
decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano, da adottarsi entro il 31 dicembre 2016, vengono apportati i necessari aggiornamenti ai
modelli di rilevazione dei costi dei presidi ospedalieri a gestione diretta delle aziende sanitarie,
anche al fine di valutare l’equilibrio della gestione dei presidi ospedalieri in rapporto alla loro
remunerazione, tariffaria ed extra-tariffaria, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 4, commi
8 e 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
17.
Al fine di perseguire una più efficace e sinergica integrazione tra le attività di prevenzione,
cura e riabilitazione e le attività di didattica e di ricerca, nonché allo scopo di conseguire risparmi di
spesa, nelle regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, che nel biennio antecedente
all’entrata in vigore della presente legge hanno riorganizzato il proprio servizio sanitario regionale,
o ne hanno avviato la riorganizzazione, attraverso processi di accorpamento delle aziende sanitarie
preesistenti, la collaborazione tra Servizio sanitario nazionale e università può realizzarsi anche
mediante la costituzione di aziende sanitarie uniche, risultanti dall’incorporazione delle aziende
ospedaliero-universitarie nelle aziende sanitarie locali, secondo modalità definite preventivamente
con protocolli di intesa tra le regioni e le università interessate, da stipularsi ai sensi del decreto
legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, e successive modificazioni.
18.
Le disposizioni di cui al comma 17 non si applicano alle regioni sottoposte a piani di rientro
dal disavanzo sanitario.
Art. 31
(Disposizioni in materia di acquisizione di beni e servizi degli enti del Servizio sanitario
nazionale)
1. Al fine di garantire la effettiva realizzazione degli interventi di razionalizzazione della spesa
mediante aggregazione degli acquisti di beni e servizi, gli enti del Servizio sanitario nazionale sono
tenuti ad approvvigionarsi, relativamente alle categorie merceologiche del settore sanitario, come
40

individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 9, comma 3, del
decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n.
89, avvalendosi, in via esclusiva, delle centrali regionali di committenza di riferimento, ovvero
della Consip S.p.A.
2. Qualora le centrali di committenza individuate sulla base del comma 1 non siano disponibili
ovvero operative, gli enti del Servizio sanitario nazionale sono tenuti ad approvvigionarsi,
relativamente alle categorie merceologiche del settore sanitario di cui al comma 1, avvalendosi, in
via esclusiva, delle centrali di committenza iscritte nell’elenco dei soggetti aggregatori, di cui
all’articolo 9, comma 1, del decreto - legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. In tale ipotesi, spetta alla centrale regionale di committenza di
riferimento l’individuazione, ai fini dell’approvvigionamento, di altra centrale di committenza. La
violazione degli adempimenti previsti dal presente comma costituisce illecito disciplinare ed è causa
di responsabilità per danno erariale.
3. I singoli contratti relativi alle categorie merceologiche individuate dal decreto di cui al comma 1,
in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, non possono essere prorogati oltre la
data di attivazione del contratto aggiudicato dalla centrale di committenza individuata ai sensi del
presente articolo. Le proroghe disposte in violazione della presente disposizione sono nulle e
costituiscono illecito disciplinare e sono causa di responsabilità amministrativa.
4. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano adottano provvedimenti volti a garantire che gli enti del Servizio sanitario
nazionale non istituiscano unità organizzative di valutazione delle tecnologie ovvero sopprimano
quelle esistenti, ricorrendo a strutture di valutazione istituite a livello regionale o nazionale.
5. A livello nazionale la Cabina di regia istituita con decreto del Ministro della salute 12 marzo
2015, in attuazione dell’articolo 26 del Patto per la salute 2014-2016, provvede a:
a) definire le priorità per la valutazione tecnica multidimensionale dei Dispositivi Medici sulla base
dei criteri di: rilevanza del problema di salute nonché di rilevanza, sicurezza, efficacia, impatto
economico ed impatto organizzativo dei dispositivi medici, in coerenza con le linee guida europee
in materia (EUnetHTA);
b) promuovere e coordinare le attività di valutazione multidimensionale realizzate da Age.Na.S. e
dai presidi regionali e dai soggetti pubblici e privati di comprovata esperienza di HTA operanti nel
Programma Nazionale di HTA dei Dispositivi Medici
c) validare gli indirizzi metodologici che verranno applicati per la produzione dei rapporti di
valutazione tecnica multidimensionale nel Programma Nazionale di HTA
d) curare la pubblicazione, la diffusione e la verifica degli impatti a livello nazionale degli esiti
delle valutazioni di cui alla lettera b) secondo i metodi validati di cui alla lettera c),
promuovendone l’utilizzo da parte delle Regioni e delle aziende sanitarie per informare le decisioni
in merito all’adozione e all’introduzione dei dispositivi medici e al disinvestimento.
Art. 32
(Aggiornamento livelli essenziali di assistenza e livello del finanziamento del fabbisogno
sanitario nazionale standard per l’anno 2016)
In attuazione dell’articolo 1, comma 3, del Patto per la salute 2014-2016, approvato con
l’Intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 10 luglio 2014, nel
rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 556 della legge 23 dicembre 2014, n.190 e
dall’articolo 9-septies del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla
legge 7 agosto 2015, n. 125, e in misura non superiore a 800 milioni di euro annui,entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede all’aggiornamento del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 recante “Definizione dei livelli
essenziali di assistenza”, nel rispetto degli equilibri programmati della finanza pubblica.
1.

41

La definizione e l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza di cui all’articolo 1,
comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono effettuati con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della salute, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché con la procedura di cui al
comma 7. L’articolo 5 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito con modificazioni
dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, è soppresso.
2.

Per l’attuazione del comma 1, per l’anno 2016 è finalizzato l’importo di 800 milioni, a
valere sulla quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale, di cui all'articolo 26 del
decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68. L’erogazione della quota è condizionata all’approvazione
del provvedimento di cui al comma 1.
3.

Nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, al fine di garantire l’efficacia e
l’appropriatezza clinica e organizzativa delle prestazioni erogate dal Ssn nell’ambito dei livelli
essenziali di assistenza sanitaria (LEA), anche in relazione all’evoluzione scientifica e tecnologica,
è istituita, presso il Ministero della salute, la “Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA
e la promozione dell’appropriatezza nel Ssn”, nominata e presieduta dal Ministro della salute e
composta dal Direttore della Direzione generale della programmazione sanitaria e da quindiciesperti
qualificati e da altrettanti supplenti, di cui quattro designati dal Ministro della salute, uno dall’ISS,
uno dall’Agenas, uno da AIFA, uno dal Ministero dell’economia e delle finanze e sette designati
dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano.La Commissione
dura in carica tre anni. Su richiesta del Presidente, alle riunioni della Commissione possono
partecipare, per fornire il proprio contributo tecnico-scientifico, rappresentanti del Consiglio
Superiore di Sanità, delle Società scientifiche, delle Federazioni dei medici ed esperti esterni
competenti nelle specifiche materie trattate.
5.
La Commissione di cui al comma 4, nel rispetto degli equilibri programmati di finanza
pubblica, anche su proposta dei suoi componenti, svolge in particolare le seguenti attività:
procede ad una valutazione sistematica delle attività, dei servizi e delle prestazioni di
assistenza sanitaria e socio-sanitaria a rilevanza sanitaria inclusi nei LEA, per valutarne il
mantenimento ovvero per definire condizioni di erogabilità o indicazioni di appropriatezza;
acquisisce e valuta le proposte di inserimento nei LEA di nuovi servizi, attività e prestazioni;
per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e l’individuazione di condizioni di
erogabilità o indicazioni di appropriatezza, si avvale delle valutazioni di HTA
(HealthTecnologyAssessment) su tecnologie sanitarie e biomediche e su modelli e procedure
organizzativi;
valuta l’impatto economico delle modifiche ai livelli essenziali di assistenza;
valuta le richieste provenienti da strutture del Ssn, di autorizzazione all’esecuzione di
prestazioni innovative nell’ambito di programmi di sperimentazione, ai sensi dell’articolo 1, comma
8, del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 e successive modificazioni e integrazioni.
6.
Sulla base dell’attività svolta ai sensi del comma 5, la Commissione formula annualmente
una proposta di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza.
7.
Se la proposta attiene esclusivamente alla modifica degli elenchi di prestazioni erogabili dal
Servizio sanitario nazionale ovvero alla individuazione di misure volte ad incrementare
l’appropriatezza della loro erogazione e la sua approvazione non comporta ulteriori oneri a carico
della finanza pubblica, l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza è effettuato con decreto
del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano da pubblicare in Gazzetta Ufficiale previa registrazione della Corte dei Conti.
4.

42

La partecipazione alla Commissione di cui al comma 4è onorifica; essa può dar luogo
esclusivamente al rimborso delle spese sostenute, ove spettante, nel rispetto della disciplina prevista
in materia dalla legislazione vigente.
9.
Per lo svolgimento delle attività di cui ai commi precedenti, la Commissione è supportata da
una Segreteria tecnico-scientifica operante presso la Direzione generale della programmazione
sanitaria del Ministero della salute, che può avvalersi di personale messo a disposizione, in
posizione di comando o distacco,da ISS, AIFA, Agenas, Regioni, enti del Ssn ed altri enti
rappresentati nell’ambito della Commissione, nel numero massimo di cinque unità.
10.
Per le attività di supporto di cui al comma 9 che richiedono specifiche attività di ricerca, il
Ministero della salute può avvalersi, anche tramite specifiche convenzioni, della collaborazione di
istituti di ricerca, società scientifiche e strutture pubbliche o private, anche non nazionali, nonché di
esperti, nel numero massimo di cinque.
11.
Gli oneri derivanti dai commi 4, 9 e 10 del presente articolo ammontano ad euro 1 milione.
12.
Al comma 3 dell’articolo 54, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 dopo le parole
“Consiglio dei Ministri,” sono aggiunte le seguenti “su proposta del Ministro della salute, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,”
13.
A decorrere dalla costituzione della Commissione di cui al comma 4, è abrogato il comma
10 dell’articolo 4-bis del decreto-legge 15 aprile 2002 n. 63, convertito, con modificazioni, dalla
legge 15 giugno 2002, n. 112, e al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44,
sono apportate le seguenti modifiche:
a.a)
all’articolo 2, comma 1, è soppressa la lettera a);
a.b)
all’articolo 3, comma 1,
a.b.i.
alla lettera a), la parola “sessantadue” è sostituita dalla seguente: “cinquantanove”;
a.b.ii.
alla lettera b), la parola “quattro” è sostituita dalla seguente: “due”;
a.b.iii.
alla lettera n), la parola “trentanove” è sostituita dalla seguente: “trentaquattro”;
a.c)
all’allegato 1, il punto 22 è soppresso.
14. Il livello del Finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato
come stabilito dall'articolo 1, comma 556, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e dall’articolo 9septies, comma 1, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2015, n. 125, è rideterminato, per l'anno 2016, in 111.000 milioni di euro. Sono
sterilizzati gli effetti derivanti dal periodo precedente sugli obiettivi di finanza pubblica delle
autonomie speciali.
8.

Capo III
Efficientamento della spesa dei Ministeri e delle società pubbliche
Art. 33
(Riduzione delle spese e interventi correttivi dei Ministeri e delle società pubbliche)
1. A decorrere dall’anno 2016, le dotazioni di bilancio in termini di competenza e di cassa relative
alle missioni e ai programmi di spesa degli stati di previsione dei Ministeri sono ridotte per gli
importi indicati nell’elenco n. … , allegato alla presente legge.
2. Ai fini del concorso al raggiungimento degli obiettivi programmati di finanza pubblica, gli
stanziamenti di bilancio iscritti a favore della Presidenza del Consiglio dei ministri sono ridotti per
l’importo di euro 23.002.000 per l’anno 2016, di 21.756.000 euro per l’anno 2017 ed euro
18.006.000 a decorrere dall’anno 2018, come indicato nella allegata tabella n. 1.
3. Nell’ambito del programma “Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della
fiscalità” della missione di spesa «Politiche economico-finanziarie e di bilancio», le dotazioni
finanziarie iscritte sul capitolo 3845 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle
finanze sono ridotte di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016. Con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della

43

presente legge, sono rideterminati i compensi spettanti ai centri autorizzati di assistenza fiscale in
misura tale da realizzare i risparmi di spesa di cui al periodo precedente.
4. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 47, secondo comma, della legge 20 maggio 1985, n.
222, relativamente alla quota destinata allo Stato dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche (IRPEF), è ridotta di 10 milioni a decorrere dall’anno 2016.
5. L’articolo 41, comma 16-sexiesdecies, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, è abrogato.
6. A decorrere dall'anno 2016 cessano i trasferimenti erariali in favore delle regioni a statuto
speciale previsti dall’articolo 34, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e
dall’articolo 72, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495,
concernenti gli indennizzi di usura derivanti dall'uso dei mezzi d'opera.
7. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,
relativa al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, è ridotta di 666.608.622 euro per l'anno
2016, di 413.413.755 euro per l’anno 2017, di 410.985.329 euro per l’anno 2018 e di 387.985.329
a decorrere dall'anno 2019.
8. All’articolo 12, comma 4, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n.149, convertito, con
modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n.13, sostituire le parole “27,7 milioni di euro per
l'anno 2016 e di 45,1 milioni di euro, con le seguenti: “17,7 milioni di euro per l'anno 2016 e di 25,1
milioni di euro”.
9. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 12 e 13-bis del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, le risorse disponibili
sull’autorizzazione di spesa di cui al predetto articolo 22-bis del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, sono destinate al finanziamento
delle agevolazioni nelle sole zone franche urbane individuate dalla delibera CIPE n. 14 dell’8
maggio 2009 ricadenti nelle regioni non comprese nell’obiettivo “Convergenza”.
10. Nelle zone franche urbane già finanziate ai sensi dell’articolo 37, comma 1, del decreto-legge 18
ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ivi
inclusa la zona franca del comune di Lampedusa, istituita dall’articolo 23, comma 45, del decretolegge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il
Ministero dello sviluppo economico adotta nuovi bandi finanziati con le risorse rivenienti da
rinunce e da revoche relative alle agevolazioni già concesse nelle predette zone franche ai sensi
dell’articolo 37 del decreto-legge n. 179 del 2012, nonché da eventuali ulteriori risorse apportate
dalle regioni.
11. Con riferimento all'esercizio finanziario 2016 gli specifici stanziamenti iscritti nello stato di
previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il finanziamento degli istituti di cui
al comma 1 dell'articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152, sono complessivamente e
proporzionalmente ridotti di 48 milioni di euro. I risparmi derivanti dal primo periodo conseguono a
maggiori somme effettivamente affluite al bilancio dello Stato in deroga a quanto previsto dal citato
articolo 13, comma 1, della legge 30 marzo 2001, n. 152. Con effetto dall'esercizio finanziario
2017, la percentuale, ai fini della determinazione degli stanziamenti in sede previsionale, di cui ai
commi 4 e 5 dell'articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152, è stabilita nella misura del 60 per
cento, restando ferma la procedura di rideterminazione degli stanziamenti medesimi sulla base delle
entrate affluite al bilancio dello Stato in relazione ai versamenti degli enti previdenziali. A valere sul
gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati dall'anno 2015, l'aliquota di prelevamento di
cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152, è rideterminata nella misura
dello 0,183 per cento.
12. Ferme restando le misure di contenimento della spesa già previste dalla legislazione vigente, gli
enti nazionali di previdenza e assistenza sociale pubblici, nell'ambito della propria autonomia
organizzativa, adottano ulteriori interventi di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese
correnti diverse da quelle per le prestazioni previdenziali e assistenziali, in modo da conseguire, per
il triennio 2016-2018, risparmi aggiuntivi complessivamente non inferiori a 53 milioni annui, anche
44

attraverso l’attuazione delle misure previste dall’articolo 28 (Rafforzamento dell’acquisizione
centralizzata),da versare entro il 30 giugno di ciascun anno ad apposito capitolo dell'entrata del
bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, è stabilito il riparto dell'importo di cui al primo periodo tra gli enti ivi
citati.
13. Il Ministero della giustizia adotta misure volte alla razionalizzazione e alla riduzione delle
indennità da corrispondere ai giudici di pace, ai giudici onorari aggregati, ai giudici onorari di
tribunale e ai vice procuratori onorari, in modo da assicurare risparmi non inferiori a euro
6.650.275 per l'anno 2016 e a euro 7.550.275 a decorrere dall'anno 2017.
14. Il Fondo di cui all'articolo 1, comma 96, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 è ridotto di 4
milioni di euro per l’anno 2016.
15. All’articolo 19 della legge 30 marzo 1981, n. 119, dopo il comma secondo è aggiunto il
seguente:
“I mutui suddetti possono essere altresì impiegati, nel caso in cui il finanziamento è stato concesso
ma non ancora erogato o utilizzato, per la realizzazione di opere di ricostruzione, ristrutturazione,
sopraelevazione, ampliamento, restauro o rifunzionalizzazione di edifici pubblici da destinarsi a
finalità anche differente dall’edilizia giudiziaria e il cui riuso, a seguito di intese tra le
amministrazioni interessate e il Ministero della Giustizia, è funzionale alla realizzazione di progetti
di edilizia giudiziaria. In questo caso, gli enti locali ai quali è stato concesso il finanziamento
devono presentare alla Cassa depositi e prestiti, previo parere favorevole del Ministero della
Giustizia, istanza di autorizzazione all’impiego degli importi anche per le destinazioni diverse da
quelle per le quali era stato concesso il finanziamento”.
16.
All’articolo 1, comma 99-bis, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 sono apportate le
seguenti modificazioni:
c)
al primo periodo le parole «31 dicembre 2015» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre
2016»;
d)
al secondo periodo le parole «30 settembre 2015» sono sostituite dalle seguenti: «28
febbraio 2016»;
17. All’articolo 21-quinquies del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni
dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “31 dicembre 2015” sono sostituite con le seguenti: “31 dicembre 2016”;
b)
al comma 3 dopo le parole “15 per cento” sono aggiunte le seguenti “per l’anno 2015 e del
20 percento per l’anno 2016”.
18. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale provvede agli adempimenti
eventualmente necessari, anche sul piano internazionale, per rinegoziare i termini degli accordi
internazionali concernenti la determinazione dei contributi volontari e obbligatori alle
organizzazioni internazionali di cui l'Italia è parte, per un importo complessivo pari a 1.000.198
euro per l'anno 2016 e a 2.700.528 euro a decorrere dall'anno 2017. Le relative autorizzazioni di
spesa si intendono ridotte per gli importi indicati nell'allegato n. 4 annesso alla presente legge, per
cui, a decorrere dall'anno 2016, non è ammesso il ricorso all'articolo 26 della legge 31 dicembre
2009, n. 196.
19. Alla tariffa dei diritti consolari di cui all’articolo 64 del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n.
71, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) gli importi dei diritti fissi di cui alle Sezioni I, IV e VII, eccetti quello previsto dall’articolo 7-bis,
sono aumentati del 20 per cento con arrotondamento all’importo intero superiore;
b) gli importi dei diritti fissi di cui alle Sezioni II, VI, VIII e IX sono aumentati del 40 per cento con
arrotondamento all’importo intero superiore;
c) all’articolo 29 è aggiunta in fine la seguente voce: “visto nazionale (tipo D) per motivi di studio:
euro 50”;
d) gli articoli 39, 41, 43 e 52 sono abrogati.
45

20. Le maggiori entrate rispetto all’esercizio finanziario 2015 derivanti dal comma 19 pari ad euro 6
milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018 rimangono acquisite all’entrata e non si applicano
le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 568, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e all’articolo
2, comma 58, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
21. Le maggiori entrate derivanti dalle operazioni di dismissione immobiliare realizzate nel triennio
2016-18 dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale in attuazione
dell’articolo 1, commi 1311 e 1312, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per euro 20 milioni per
l’anno 2016 ed euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018, rimangono acquisite all’entrata
e non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 1314, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296.
22. La spesa relativa al trattamento economico del personale addetto alle istituzioni culturali e
scolastiche all'estero, di cui alla legge 6 ottobre 1962, n. 1546, è ridotta di euro 2.000.000 per
ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018.
23. Le somme assegnate alle istituzioni scolastiche per le supplenze brevi e saltuarie prima del
passaggio al sistema di pagamento di cui all'articolo 4, comma 4-septies, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e giacenti sui
bilanci delle medesime istituzioni, pari a 60 milioni di euro, sono versate all’entrata del bilancio
dello Stato nell’anno 2016 e sono acquisite all'erario. Nelle more del versamento delle predette
somme all'entrata del bilancio dello Stato, il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad
accantonare e a rendere indisponibile per l'anno 2016, nello stato di previsione del Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca e a valere sulle disponibilità di cui all'articolo 1,
comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la somma di 60 milioni di euro al netto di quanto
effettivamente versato.
24. Le risorse finanziarie degli ex IRRE confluite nel bilancio dell’INDIRE, relative a progetti in
affidamento agli ex IRRE non attuati, pari a 1 milione di euro per l’anno 2016, sono versate
all’entrata del bilancio dello Stato nell’anno 2016 e sono acquisite all'erario. Nelle more del
versamento delle predette risorse all'entrata del bilancio dello Stato, il Ministro dell'economia e
delle finanze è autorizzato ad accantonare e a rendere indisponibile per l'anno 2016, nello stato di
previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e a valere sulle disponibilità di
cui all'articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, la somma di 1 milione di euro al
netto di quanto effettivamente versato.
25.
Le risorse finanziarie assegnate e trasferite alle università, nell'ambito dei finanziamenti per
l'attuazione degli interventi di edilizia universitaria negli anni dal 1998 al 2008 a valere sugli
stanziamenti disponibili nel bilancio dello Stato e per i quali gli Atenei hanno provveduto alla
definizione degli interventi da realizzare, per ciascun tipo di edilizia generale, dipartimentale e/o
sportiva, che al 31 dicembre 2014 risultano ancora non totalmente spese, sono versate all'entrata del
bilancio dello Stato nell'esercizio finanziario 2016.
26. Con apposito decreto, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca procede alla
individuazione degli atenei interessati, alla definizione delle modalità di recupero delle somme,
anche eventualmente a valere sul Fondo per il funzionamento ordinario delle università per
l’esercizio finanziario 2016, alla quantificazione delle somme non spese fino all'importo massimo di
30 milioni di euro. Al fine di assicurare il versamento degli importi individuati, il Ministero
provvede al versamento in apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato a valere sul “Fondo
per il finanziamento ordinario delle università e dei consorzi interuniversitari” per l'esercizio
finanziario 2016.
27. Nelle more del versamento delle predette somme all'entrata del bilancio dello Stato, il Ministro
dell'economia e delle finanze è autorizzato ad accantonare e a rendere indisponibile per l'anno 2016,
nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e a valere sulle
disponibilità di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, la somma di 30
milioni di euro al netto di quanto effettivamente versato.

46

28. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19-ter, comma 16, lettera e), del decreto-legge 25
settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, è
ridotta di 7.900.000 euro a decorrere dal 2016.
29. Le risorse di cui all'articolo 39, comma 2, della legge 1 agosto 2002, n. 166, sono ridotte di
2.700.000 di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018.
30. Le risorse di cui all'articolo 1, comma 1230, della legge 296, del 2006, sono ridotte di 3.765.800
di euro per il 2016 e di 3.700.000 euro a decorrere dal 2017.
31. All'articolo 1, comma 38, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il secondo periodo è soppresso.
32. All’articolo1, comma 374, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti
modifiche:
- al primo periodo le parole “a 100 milioni di euro annui negli anni 2016 e 2017” sono sostituite
dalle seguenti: “a 300 milioni di euro nell’anno 2016 e a 100 milioni nell’anno 2017”;
- il secondo periodo è così sostituito “A tal fine, i proventi delle dismissioni sono versati
all'entrata del bilancio dello Stato e non si da luogo a riassegnazione”;
- al terzo periodo le parole “e di 100 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2016 e 2017”
sono sostituite dalle seguenti ”e di 300 milioni di euro per l’anno 2016 e 100 milioni per l’anno
2017”.
33. All’articolo 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190:
a)
la parola “libri” è sostituita dalle seguenti: ”giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle
agenzie di stampa, libri e periodici”;
b)
dopo le parole “codice ISBN” sono aggiunte le seguenti “o ISSN”.
34. Il Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del
decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre
2004, n. 307, è incrementato di 300 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016.
35. Per la progettazione e la realizzazione di ciclovie turistiche, di ciclostazioni nonché per la
progettazione e la realizzazione di interventi concernenti la sicurezza della ciclabilità cittadina, è
autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2016, 13 milioni di euro per l’anno 2017 e 15
milioni di euro per l’anno 2018. I progetti e gli interventi sono individuati con apposito decreto del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e, per quanto concerne quelli relativi alle ciclovie
turistiche, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro
dei beni e delle attività culturali e del turismo.
36. All’onere derivante dal comma precedente si provvede:
a) quanto a 5 milioni di euro per l’anno 2016 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 18, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 agosto 2013 , n. 98;
b) quanto a 10,4 milioni di euro per l’anno 2017 e quanto a 10,4 milioni di euro per l’anno 2018
mediante corrispondente riduzione delle risorse destinate all’erogazione del contributo per le spese
di trasporto delle piccole e medie imprese siciliane di cui all'articolo 133, della legge 13 dicembre
2000, n. 388;
c) quanto a 2,6 milioni di euro per l’anno 2017 e quanto a 4,6 milioni di euro per l’anno 2018,
mediante corrispondente utilizzo del fondo di parte corrente iscritto nello stato di previsione del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi dell'articolo 49, comma 2, lettere a) e b), del
decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n.
89.
37.
Nelle more del completamento dell’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 21 del
decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 e dell’emanazione del decreto legislativo di attuazione
dell’articolo 11 della legge 7 agosto 2015, n. 124, e in particolare di quanto disposto dal comma 1,
lettera d), si provvede alla riorganizzazione della Scuola nazionale dell’amministrazione in modo da
assicurare una riduzione dei servizi strumentali, una riduzione del numero complessivo dei docenti
e un risparmio di spesa non inferiore al dieci per cento dei trasferimenti dal bilancio dello Stato. A
tal fine, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del
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Consiglio dei ministri nomina un commissario straordinario. Conseguentemente, a far data dalla
nomina del commissario, decadono il Comitato di gestione e il Presidente in carica. Entro i
successivi trenta giorni il commissario straordinario propone al Ministro delegato per la
semplificazione e la pubblica amministrazionee al Ministro dell’economia e delle finanze un piano
di riorganizzazione diretto a realizzare gli obiettivi di cui al primo periodo. Il piano acquista
efficacia mediante l’approvazione con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e del Ministro
dell’economia e delle finanze, e rimane efficace fino all’adozione del decreto legislativo di cui al
primo periodo. Fino alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo, rimane fermo
quanto previsto dall’articolo 21, comma 4, del decreto-legge n. 90 del 2014 e l’adeguamento dei
trattamenti economici ivi previsto ha comunque effetto a decorrere dalla data di entrata in vigore
della presente legge.
38. Al fine di razionalizzare e aumentare l’efficacia degli interventi pubblici per il finanziamento
degli investimenti e l’accesso al credito e al mercato dei capitali delle imprese agricole e
agroalimentari, nonché al fine di razionalizzare e contenere la spesa pubblica, la società Istituto
Sviluppo Agroalimentare S.p.A. (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare s.r.l.
(SGFA) sono incorporate, alla data di entrata in vigore della presente legge, nell’Istituto di servizi
per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), che conserva la natura di ente pubblico economico. Le
incorporazioni di cui al presente comma e le altre operazioni ad esse connesse sono esenti da tasse,
nonché da imposte dirette o indirette. Per la gestione delle garanzie, l’Istituto può costituire
patrimoni separati ai sensi delle disposizioni di cui al libro quinto, titolo V, capo V, sezione XI del
codice civile.
39. L’Istituto subentra nei rapporti giuridici attivi e passivi delle società di cui al comma 38, ivi
inclusi i compiti e le funzioni ad esse attribuiti dalle disposizioni vigenti. Il personale a tempo
indeterminato in servizio presso la medesime società e da esse dipendente alla data del 15 ottobre
2015, è trasferito, a domanda, alle dipendenze di ISMEA ed inquadrato in base al CCNL applicato
dallo stesso. L’inquadramento del personale dipendente a tempo indeterminato di ISA è disposto
con provvedimento del commissario di cui al comma 40, assicurando che la spesa massima
sostenuta per il medesimo personale non ecceda quella prevista alla data del 15 ottobre 2015 e
garantendo l’allineamento ai livelli retributivi del CCNL applicato dall’ISMEA. Fino
all’emanazione del provvedimento di cui al terzo periodo, al predetto personale viene corrisposto il
trattamento economico fondamentale in godimento alla data del 15 ottobre 2015. Entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il bilancio di chiusura delle società di cui
al comma 38 è deliberato dagli organi in carica alla data di incorporazione e trasmesso per
l'approvazione al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e al Ministero
dell’economia e delle finanze. Ai componenti degli organi della società di cui al comma 38 sono
corrisposti compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati soltanto fino alla data di
incorporazione. Agli stessi non sono dovuti ulteriori compensi quali indennità di fine mandato o di
anticipata cessazione della carica, anche se contrattualmente previsti. Per gli adempimenti di cui al
quinto periodo, ai componenti dei predetti organi spetta esclusivamente, ove dovuto, il rimborso
delle spese sostenute, entro il termine di cui al medesimo periodo, nella misura prevista dal
rispettivo ordinamento.
40. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 38 e 39 è nominato un commissario
straordinario con le modalità di cui al comma 41. Il commissario predispone, entro centoventi giorni
dalla data della sua nomina, un piano triennale per il rilancio, la razionalizzazione e lo sviluppo
delle attività finalizzate al finanziamento degli investimenti e all’accesso al credito, al mercato dei
capitali delle imprese agricole e agroalimentari e alla gestione del rischio, delle politiche per
l’internazionalizzazione, la promozione e la competitività delle filiere agricole e agroalimentari e
delle start-up e delle reti di imprese, nonché delle attività di monitoraggio dei prezzi dei prodotti
agricoli, dei costi dei fattori di produzione e dell’andamento congiunturale dell’economia agricola e
agroalimentare e delle filiere, lo statuto dell’Istituto e gli interventi di incremento dell'efficienza
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organizzativa ed economica finalizzati alla riduzione delle spese di gestione pari ad almeno il 10 per
cento. In caso di inottemperanza, entro il termine di cui al quinto periodo del comma 39, degli
organi in carica alla data dell'incorporazione, il commissario provvede altresì all’adozione del
bilancio di chiusura della società di cui al comma 38 entro il termine di cui al secondo periodo del
presente comma e ferme restando le responsabilità gestorie dei predetti organi. Il Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali, con uno o più decreti di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, tenuto conto delle proposte del commissario, approva il piano degli
interventi necessari ad assicurare il contenimento della spesa dell’Istituto, e adotta lo statuto
dell’Istituto.
41. Il commissario di cui al comma 40 è nominato con decreto del Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e dura in
carica un anno, prorogabile, per motivate esigenze, una sola volta. Con il medesimo decreto sono
stabiliti il mandato del commissario, che si sostituisce al Presidente e al Consiglio di
Amministrazione di ISMEA, assumendone le funzioni e i poteri statutariamente previsti, e
l'ammontare del suo compenso. Con il decreto di cui al primo periodo, il Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali può nominare anche due sub-commissari, che affiancano il
commissario nell'esercizio delle sue funzioni, fissandone il relativo compenso, che non può
comunque eccedere l'80 per cento di quello del commissario. Il compenso per il commissario e subcommissari non può comunque eccedere il 50 per cento della a spesa cumulativamente prevista per
gli organi statutari sostituiti o soppressi ai sensi delle disposizioni di cui ai commi da 45 a 50. Al
trattamento economico del commissario e dei sub-commissari si provvede a valere sui capitoli di
bilancio dell’Istituto.
42. In attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 38 a 43, il contributo ordinario annuo a
carico dello Stato in favore di ISMEA è soppresso e l’Istituto versa annualmente all’entrata del
bilancio dello Stato la somma di 1 milione di euro.
43. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
44. Nelle more dell’adozione del decreto legislativo di attuazione dell’articolo 8 della legge 7
agosto 2015, n. 124, e in particolare del criterio direttivo di cui al comma 1, lettera
a), l’Associazione Formez PA, di cui al decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 6, persegue per
l’anno 2016, obiettivi di riduzione delle spese di funzionamento. A tal fine il Commissario
straordinario di cui all’articolo 20 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, realizza una riduzione delle spese di struttura in
misura non inferiore al venti per cento di quelle sostenute nell’esercizio 2015, da ottenere
anche attraverso il contenimento del costo del personale e la fissazione di limiti alla retribuzione dei
dirigenti, ferma restando l’applicazione dei limiti di cui agli articoli 23-bis e 23-ter del decretolegge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e
all'articolo 13 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23
giugno 2014, n. 89. Al fine della rapida realizzazione delle suddette riduzioni di spesa, nelle more
dell’adozione del decreto legislativo di cui al primo periodo, si procede alle conseguenti modifiche
dello Statuto della suddetta Associazione, anche in deroga a quanto previsto dal decreto
legislativo n. 6 del 2010.
45. A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, l’Osservatorio per i servizi pubblici locali
opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nell'ambito delle risorse umane, strumentali e
finanziarie già disponibili a legislazione vigente e comunque senza maggiori oneri per la finanza
pubblica. Con successivo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, saranno definite le
modalità organizzative e di funzionamento dell’Osservatorio.
46. Al fine di migliorare i saldi della finanza pubblica e di razionalizzare e potenziare le attività di
servizio svolte a favore delle imprese nei settori dell’energia elettrica, del gas e del sistema idrico e,
in particolare, allo scopo di valorizzare i ricavi delle prevalenti attività economiche di accertamento,
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