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A rivista anarchica, N. 397, Aprile 2015
Recensione di Davide Turcato
Errico Malatesta e la Signora
Il 18 maggio 1901 Errico Malatesta scrisse una lettera,
intercettata dalla polizia, in cui accennava a trattative con una
«Signora» disposta a finanziare progetti sovversivi in Italia. La
signora era l'ex-regina di Napoli Maria Sofia di Baviera e la
lettera ha dato la stura a innumerevoli illazioni, a cui in buona
parte è rimasta a tutt'oggi impenetrabile. Il libro di Enrico
Tuccinardi e Salvatore Mazzariello, Architettura di una chimera: Rivoluzione e complotti in
una lettera dell'anarchico Malatesta reinterpretata alla luce di inediti documenti
d'archivio (Universitas Studiorum, Mantova, 2014, pp. 184, € 16,00), poggia su un'idea felice: a
partire da questo singolo documento, seguire tutti i fili che da esso si dipartono per ricostruire,
attraverso una paziente e minuziosissima ricerca, l'universo di persone, contatti e progetti che
ruotano attorno ad esso.
Ne esce l'affascinante affresco di una rete transnazionale e transpartitica che si dipana attorno
all'oceano Atlantico, da Londra a Parigi, Napoli, San Paolo, New York, L'Avana, coinvolgendo
anarchici, socialisti eterodossi, nostalgici borbonici, ex-rivoluzionari ora al servizio degli americani,
i quali nell'arco di decenni si muovono da un continente all'altro, si incontrano, si separano, si
scrivono, si ritrovano, si scambiano informazioni, condividono amicizie, fanno progetti, in un
reticolo di contatti tanto mutevole e inafferrabile quanto fitto e persistente. Altrettanta attenzione è
dedicata all'«altra rete», quella di ministri, poliziotti, questori, ambasciatori, spie, indaffarati a
seguire i primi nelle loro peregrinazioni, a carpire le loro intenzioni, a impedire le loro iniziative.
È questo il tipo di ricerca di cui ha bisogno la storia dell'anarchismo per andare oltre le apparenze.
Come diceva E. P. Thompson riguardo al Luddismo, l'anarchismo è un movimento «opaco»: su di
esso scarseggiano le fonti, perché così volevano i suoi protagonisti. Mettendo in luce la continuità
nel tempo e nello spazio di quel fiume carsico che è l'azione anarchica, questo tipo di ricerca
contribuisce a dissipare il luogo comune di un anarchismo millenarista e irrazionale – fatto di
rivolte effimere e sempre in balia degli eventi – così congeniale agli storici che trovano comodo
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