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fermarsi

alle

apparenze

per

trovare

una

facile

conferma

ai

loro

pregiudizi.

Il quadro transnazionale che emerge è tanto più efficace quanto più gli autori lo dipingono senza
enfatizzarlo, come se esso si dipanasse dalla loro ricerca quasi involontariamente, senza che essi lo
cercassero e ne facessero il loro obiettivo.
Ciò che interessa agli autori è piuttosto fare luce «su un appassionante intrigo d'inizio '900»,
identificarne i personaggi chiave e chiarire l'intreccio di eventi. Gli eventi in questione sono
l'attentato di Gaetano Bresci a Umberto I, con l'annessa vexata quaestio del coinvolgimento di
Malatesta, e soprattutto il progetto di evasione di Bresci, che gli autori sostengono, documenti alla
mano, essere stato al centro delle trattative fra Maria Sofia e Malatesta, e che nelle intenzioni di
quest'ultimo doveva essere la scintilla che avrebbe potuto dare inizio a una rivolta anti-monarchica.
L'esistenza di questo progetto, frettolosamente liquidato da gran parte della critica come
pettegolezzo storico, spiegherebbe anche il «suicidio» di Bresci, la più radicale misura che il
governo potesse escogitare per prevenire quel progetto.
Tuccinardi e Mazzariello svolgono un egregio lavoro «investigativo», dando un nome ai vari
protagonisti, scoprendone di insospettati, soppesando tutte le ipotesi e talvolta rivalutandone di
screditate, non lasciando alcun sentiero inesplorato, argomentando con scrupolo e cautela in
sostegno delle tesi avanzate. Essi gettano così nuova luce su una pagina della vita di Malatesta
rimasta finora in ombra.
Consci del valore del loro lavoro, gli autori auspicano che esso possa indurre «ad una rilettura e
forse persino ad una revisione storiografica di primaria importanza» e in tale ottica inquadrano
l'azione di Malatesta nel 1901 all'interno di una più ampia svolta tattica inaugurata
dall'opuscolo Contro la Monarchia, del 1899.
Tuttavia, la parte interpretativa – la quale, va detto, rimane comunque soltanto abbozzata – è quella
più debole del libro. Contro la Monarchia fu sicuramente una svolta fondamentale, ma non nel
senso che gli autori suggeriscono. Nel fare riferimento a quell'opuscolo essi inseriscono l'intesa fra
partiti rivoluzionari in esso propugnata e i contatti con l'ex-regina all'interno di una stessa svolta,
consistente nell'apertura a forze esterne all'anarchismo. In realtà questi due tipi di alleanze
appartengono a filoni, fra di loro indipendenti, che si ritrovano in Malatesta in tutte le epoche. Basti
pensare, rispettivamente, al fronte unico e al tentato accordo con D'Annunzio, durante il biennio
rosso. In estrema sintesi, lo schema interpretativo proposto è questo: fino al 1898 Malatesta inseguì
una chimera, la rivoluzione puramente anarchica; preso atto della realtà, si adattò pragmaticamente
ad architettare complotti con chiunque fosse disponibile. Ritorna insomma lo stereotipo
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