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coreta, macerandosi nelle penitenze. Un giorno, mentre meditava sotto un albero,
ebbe la rivelazione, l'illuminazione improvvisa circa la causa del dolore e il mezzo
di eliminarla: e se, fin dal suo trentaquattresimo anno egli -era stato Bodhisattva,
cioè un essere (sattva) vicino o destinato a ricevere l'illuminazione (bódhi); da
quel punto egli fu il Buddha, _cioè l'illuminato, e uscì dalla solitudine per predicare alle turbe la nuova dottrina.
Questa dottrina non costituisce una totale innovazione rispetto alle precedenti
concezioni del culto brahminico, tanto più che non ne respinge del tutto i sacri testi (i Veda, i Brahmana, e soprattutto le Upanishad), ma ne fornisce piuttosto una
nuova interpretazione. Essa raccoglie il sostanziale pessimismo della civiltà brahmana, qual è espresso nelle Upanishad: il mondo è dolore, perché perituro e instabile, sì che la pace può trovarsi sol-tanto là dove tutto. è, ed .è eterno. Ciò non si
può ottenere se non conducendosi in modo dasfuggire alla terribile legge della
trasmigrazione (samsara), in modo, cioè, da non dover più rinascere in qualche
forma individuale, ma annientarsi in-vece completamente col dissolversi nell'anima stessa dell'universo (nirvana).
La sete dell'Assoluto è quindi alla base d'ogni concezione religiosa indiana,
tanto antica e ortodossa, quanto di quelle dei riformatori. L'Assoluto è, per la dottrina ortodossa, il Brahma, ossia l'universo, Dio. Ma il punto sovrano della speculazione brahminica sta nell'identità di Brahma e dell'Atman. Che cosa è l'Atman?
L'Atman è l'interiorità dello Io, l'anima individuale in contrapposto (contrapposizione verbale, ché invece v'è identità di natura) al Brahma, principio divino
del mondo esterno, unica essenza e anima divina diffusa in tutto l'universo. L'Atman, o anima dell'individuo, è considerata identica con il Brahma e destinata, inseguito al raggiungimento della sua massima perfezione, a fondersi totalmente con
l'anima del mondo. Come scrive il Deussen, s il Brahma, la forza che ci sta davanti corporea in ogni essere, che crea, sostiene, conserva e poi riprende in sé tutti i
mondi, questa forza eterna, infinita, divina è identica con l'Atman, con ciò che noi,
dopo esserci spogliati di ogni esteriorità, troviamo in noi come il nostro essere più
intimo e vero, il nostro io, la nostra anima ».*
* Il termine Atman deriva forse dalla radice An (respirare: quindi respiro, soffio,
anima). Oppure è funzione di due radici pronominali equivalenti a questo io .. Ricorre frequentemente in sanscrito come pronome riflessivo e come sostantivo, col
significato di o la stessa >, o la propria persona >, e perciò in senso filosofico indica l'Io, l'anima in contrapposizione al corpo.
Pensare a fondo questa identità, realizzare in sé l'attualità di questo concetto:
l'universo è Brahma, e questo è l'Atman, ossia, in termini occidentali: l'universo è
Dio e Dio è la mia anima, tale è la prova suprema del panteismo indiano. Ma «
pensare » è dir poco: si tratta di « vivere » in sé questa beatificante esperienza,
non solo con la mente,.ma con tutta l'anima e il corpo. E qui entra in gioco la cor-