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posa, sensuale fantasia indiana, che mal si accontenta di puri concetti (o astratti,
come si dice volgarmente). L'alternativa dell'uomo che muore senza essere riuscito a raggiungere il nirvana, cioè la scoperta dell'Atman, l'annientamento nell'anima infinita del mondo, e la samsara, cioè la trasmigrazione delle anime, questo
tragico tra-vaglio senza fine, questa penosa briga per cui la anima individuale viene travolta nel « cerchio delle vite », e rinasce a eterne sofferenze, come sciacallo,
come cane, come topo, come ogni sorta d'esseri viventi. Anche le dottrine orfiche
dei Greci e il pitagorismo conoscevano la dottrina della metempsicosi, ma erano
ben lontani dal viverla con la vivida concretezza fantastica degli Indiani, i quali
cercano fiduciosi la rivelazione dell'Atman con ogni sorta di pratiche, come la
preghiera, la concentrazione interiore, l'ipnosi, il governo e la soppressione del
respiro, lo star seduti in strane e incomode posizioni ripetendo mentalmente 1'Om,
una delle sei sillabe sacre, solenne interiezione di con-ferma e ossequio come il
nostro amen, significante la trinità Brahma-Visnù-Siva, simbolo perfetto del-l'anima onnisciente universale a cui anela di unirsi ()Toga) l'anima individuale.
Proprio su questi concetti opposti della samsara e del nirvana verte in particolare l'illuminazione ricevuta dal Sakyamuni. Nella sua predicazione egli diede
prova di un saggio razionalismo, accostabile
a certi aspetti della dottrina epicurea, mettendo da parte il concetto di Brahma,
cioè della divinità esterna, non propriamente negato, ma tralasciato come concetto razionalmente irraggiungibile. Al centro della propria concezione egli mise invece il concetto empirico del dolore, accogliendo il pessimismo fondamentale delle
Upanishad. La vita è dolore, questo è il primo dei quattro punti fonda-mentali della nuova dottrina, quale il Buddha la espose nel grande discorso di Benares. Ma
sono i punti seguenti quelli che contengono il lievito attivo, il nuovo messaggio di
speranza racchiuso nel buddhismo. L'origine del dolore è la sete di vivere, che
conduce di rinascita in rinascita, accompagnata dal piacere e dalla cupidigia.
Spegnere questa brama di vita mediante l'annientamento completo del desiderio,
tale è la condizione necessaria per conseguire la soppressione del dolore. Nel
quarto punto il Buddha forniva una specie di norma pratica, la ottuplice via per
cui si perviene allo annientamento della brama di vivere, e l'additava nella purezza: purezza di fede, di volontà, di linguaggio, d'azione, d'esistenza, d'applicazione,
di memoria, di meditazione. Con potente metafora è espressa questa concezione
fondamentale, della sete di vivere come origine della samsara, nel Dhammapada,
dov'essa viene assimilata a un infaticabile costruttore, che sempre ricostruisce l'edificio delle passioni umane e lo prolunga all'infinito, facendo sorgere, dall'appagamento di alcune, altre e sempre nuove passioni. « Per il volgere di molte nascite
corsi senza tregua cercando il costruttore della casa (cioè la causa della rinascita). Orribile è l'eterna rinascita. O costruttore, ti ho scoperto; tu non fabbricherai