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Siddharta.pdf


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più alcuna casa. Infrante son le tue travi e il tetto della casa distrutto. Il cuore, fatto libero, ha estinto ogni brama ». Non si potrebbe desiderare un'espressione più
intensa del
reale terrore dell'Indiano per la penosa catena delle trasmigrazioni. E non si
potrebbe dare una prova più luminosa della totale assenza d'ogni orgoglio umanistico che caratterizza il pensiero indiano, e lo separa radicalmente, a onta di ogni
altra analogia, da quello occidentale, che questo fatto di prendere l'immagine del
costruttore e della casa — cioè di qualcosa che noi siamo irresistibilmente portati
ad apprezzare come un bene a simbolo del peggior male che affligga l'umanità.
Quando ogni volontà .di-vivere sia realmente estinta, l'uomo entra nel nirvana,
e può entrarci, come lo stesso Buddha, ancor vivo; questo è allora un nirvana, diciamo così, di primo grado, consistente in sostanza nell'estinzione del fuoco della
concupiscenza. (Grande battaglia vi è fra gli studiosi,-se il nirvana buddhistico sia
da intendersi in modo essenzialmente negativo, come annientamento e vuoto, oppure come uno stato di coscienza cosmica. La concezione brahminica del nirvana
- assorbi-mento dell'anima individuale nel seno d'un Dio universale — non pare
più sostenibile poiché il Buddha non fa conto di Brahma. E poiché egli non si occupa nemmeno della materia, non pare nemmeno che il suo nirvana possa intendersi come la dissoluzione dell'anima in senò -agli elementi fisici. Certo è che sulla natura precisa del nirvana Buddha si astenne sempre abilmente da eccessive
precisazioni).. V'è poi il nirvana definitivo, o pari-nirvana, quello che ha luogo
dopo morte, e che si manifesta con l'abolizione della samsara, la rottura del cerchio delle esistenze, la, liberazione dal tragico travaglio delle rinascite e delle trasmigrazioni dell'anima.
Da questi cenni sulle dottrine del brahmanesimo e del buddhismo appare chiaro
come Hesse non vi si sia avvicinato a caso o per un capriccio: esse sono veramente vicine ai suoi temi più cari, come
la sete dell'Assoluto e la sua ricerca nell'lo, nella liberazione dell'Io da ogni sovrastruttura posticcia e inessenziale. I Brahmini, i Samana, gli anacoreti e i veggenti che popolano questo racconto, avvolti in bianchi manti o mal coperti da poveri cenci, sono bene i cugini primi di quei bizzarri tipi di teosofi, vegetariani, tolstoiani e naturisti, che s'incontrano tra gli studenti di Demian.
Del resto, la coincidenza di taluni aspetti delle religioni e filosofie indiane con
le posizioni fondamentali dell'idealismo tedesco(essenzialmente la coscienza d'una
realtà spirituale fuori della portata dei sensi — che gli Indiani esprimono nella
dottrina di maya, o illusione, apparenza irreale della natura — e la coscienza dell'illusoria natura che è propria del mondo fenomenico) è spesso sorprendente, in
tanta diversità d'ambiente storico e geografico e di clima intellettuale. Non a torto
uno dei divulgatori odierni delle filosofie indiane, Yoghi Ramacharaka, si appella
spesso a testimonianze del contemporaneo idealismo occidentale, e prima d'intro-