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Accordatore Antenna Automatico Ancora M .pdf



Nome del file originale: Accordatore Antenna Automatico_Ancora_M_.pdf
Titolo: Documento1
Autore: massimolucio

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Un accordatore
d’antenna
automatico HF
MFJ-993B
Tele - alimentato e condiviso
Pubblicato sul mensile
Radio Kit Elettronica
3 Marzo 2014
4 Aprile 2014

ACCESSORI

Un accordatore d’antenna automatico
HF MFJ-993B
Tele-alimentato e condiviso
1ª parte

di Massimo Ancora IZ8DMS

C

ome spesso accade ai radio appassionati che vivono nei moderni insediamenti urbani lo spazio disponibile per l’installazione delle antenne non è neanche lontanamente sufficiente alle reali necessità operative, dal punto di
vista estetico poi la faccenda si
complica ulteriormente quando
nello stesso stabile vivono due radioamatori che nel risicato spazio disponibile sul terrazzo sono
stati capaci, con acrobazie funamboliche, di installare due impianti d’antenna con mast, sostegni, tiranti, isolatori, balun, cavi
coassiali e quanto altro necessario per disporre di un minimo
“parco antenne”. Per questo io e
il mio amico neo-patentato Lorenzo volevamo trovare una soluzione per diventare meno visibili,
cercando una valida alternativa
al mio dipolo multi-banda e alla
sua verticale munita di trappole
con relative discese esterne in
cavo coassiale così da scongiurare, giocando d’anticipo, avvilenti ed inutili discussioni sulle
leggi e sui diritti con i nostri
vicini di casa. Da qui l’idea
di limitare l’impatto
estetico sostituendo
i vecchi impianti
con un unico sistema d’antenna
HF multi-banda
quasi invisibile,
essendo costituito da un accordatore automati- Fig. 1

12

Rke 4/2013

co e un conduttore disposto a “L”
rovesciata. Inoltre, considerando
che Lorenzo è un patito della radiotelegrafia che ama esercitare
durante la notte o alle prime luci
del mattino mentre la mia sporadica attività si svolge prevalentemente in fonia o in digitale durante le ore diurne, non abbiamo
avuto difficoltà nel metterci d’accordo così da condividere il sistema d’antenna multi banda per
mezzo di un commutatore coassiale telecomandato. Quest’ultimo si attiva attraverso le due discese d’antenna in cavo RG213
che, per nostra fortuna, adesso
“viaggiano” all’interno di alcune
tubazioni per l’impianto elettrico
del vano scale rimaste inutilizzate dal momento dell’urbanizzazione dell’intero fabbricato, eliminando così la necessità delle
due calate esterne ben visibili.
Sul mercato sono disponibili diversi validi accordatori automatici HF già pronti all’uso in contenitore stagno che prevedono la
possibilità di essere tele-alimen-

tati con lo stesso cavo coassiale
di discesa oppure con alimentazione DC separata, ma io e il mio
amico non volevamo intaccare i
nostri già magri e provati portafogli perciò abbiamo deciso di
adattarne uno già usato per uso
indoor, acquistato “al volo” funzionante e in ottimo stato, a meno
della metà del prezzo corrente su
una bancarella di una nota fiera
del settore che ogni anno si svolge a poche decine di chilometri
dalla nostra città. Al momento
dell’acquisto, dopo una breve
contrattazione, l’onesto e sincero
venditore ci aveva riferito che il
precedente proprietario lo aveva
permutato in cambio di un nuovo
accordatore automatico per
esterno tipo CG3000 da installare sul terrazzo, perché ad eccezione della frequenza di esercizio dell’antenna che stava utilizzando, confrontandosi a pari potenza con altri radioamatori del
suo stesso QTH, il sistema con
l’accordatore automatico collegato subito dopo la radio HF nella sua stazione ben distante
dall’antenna gli consentiva un’emissione
veramente misera o
comunque non soddisfacente. La ragione è facilmente comprensibile, la quantità
di radio frequenza
fornita dallo stadio finale dell’apparato HF si
dissipava in buona parte
nel cavo coassiale di di-

scesa e nello stesso accordatore
sotto forma di calore per il noto
“effetto Joule” a causa del mancato adattamento d’impedenza
tra lo stesso cavo di discesa e l’antenna su tutte le frequenze diverse da quella di risonanza. Per
questo motivo la decisione del
precedente proprietario di acquistare un nuovo accordatore
automatico da esterno per installarlo tra l’antenna e la discesa a
50 è stata a dir poco saggia così da evitare l’inutile e deleterio
spreco di energia. Il nostro obiettivo, però, era quello di acquisire
un qualsiasi accordatore HF automatico al prezzo più basso possibile per poi eventualmente modificarlo prima di collocarlo sul
terrazzo; inoltre volevamo agire
con calma in modo da soddisfare
le nostre particolari esigenze diluendo le spese per l’intero impianto d’antenna in un lasso di
tempo ragionevole considerando il precedente impegno finanziario per l’installazione dei vecchi impianti. Siamo stati, in effetti, fortunati perché siamo venuti
in possesso di un accordatore
d’antenna molto efficiente trattandosi di un MFJ-993B (Fig.1)
che riconosce la frequenza del
segnale RF applicato al suo ingresso ed è capace di sopportare una potenza massima di 300
W nei modi SSB/CW. Gestito da
una generosa CPU PIC16F76 si
avvale di una memoria EEPROM
M24C64 da 64Kbit per memorizzare complessivamente oltre
20.000 posizioni di accordo su
altrettanti valori di frequenze.
L’accordatore, con un comando
manuale posto sul suo frontale,
può utilizzare due antenne diverse destinando ad ognuna di queste quattro banchi di memoria
virtuali. Ogni banco di memoria
può contenere 2.500 posizioni
d’accordo, potendo così contare
sulla memorizzazione complessiva di oltre 10.000 posizioni diverse per ogni antenna, con la possibilità di richiamare l’accordo
ottimale in maniera pressoché
istantanea. Non male tutto sommato, raffrontando la cifra investita con le possibilità operative
offerte dallo strumento! A questo
punto bisognava pensare alle

Fig. 2

modifiche da apportare per renderlo stagno all’acqua ma anche
quelle necessarie per consentire
la tele-alimentazione se non volevamo predisporre oltre alle due
discese d’antenna anche una
terza linea di alimentazione che
sarebbe dovuta partire da uno
dei nostri appartamenti. Per questo oltre alle indispensabili modifiche per adattare l’accordatore
automatico d’antenna all’uso
esterno era necessario realizzare
in due piccoli contenitori metallici i “Bias Tee” coassiali (letteralmente, “T” di alimentazione), in
tal modo ognuno di noi servendosi dell’accordatore automatico
lo avrebbe nello stesso tempo alimentato dalla propria stazione
radio. E ancora, per permettere
la condivisione del sistema d’antenna era necessario realizzare
anche un commutatore automatico, munito quindi di relay, che
traendo l’alimentazione destinata
all’accordato-

Fig. 3

re d’antenna da uno dei due cavi coassiali delle discese eseguisse, quando richiesto, la necessaria deviazione.
Le modifiche all’accordatore
MFJ-993B
Nelle figure 2 e 5 sono rappresentate le sezioni circuitali dove
è necessario apportare le opportune modifiche. In particolare,
nelle citate figure, prima e dopo
la modifica dove è descritto il circuito che permette la tele-alimentazione
dell’accordatore.
Esso è costituito dalle capacità
ceramiche da 10.000 pF 1kV in
parallelo C1/C2/C3 poste in serie al connettore COAX1 TRANSMITTER che è l’ingresso RF a
50 dell’accordatore, dalle induttanze L1 e L2 che insieme costituiscono il choke di arresto RF,
dalle capacità di fuga C4/C5/

Fig. 4
Rke 4/2013

13

Modifica MFJ-993B (fig. 5)
L1 = 8 H - 45 spire 0,45 mm in aria
diam. Ø 10 mm
L2 = 53 H - 50 spire 0,45 mm su
ferrite diam. Ø 6 mm - lung. 30 mm
L3 = Perlina ferrite i 4.000 diam. Ø
5 mm - lung. 11 mm
C1, C2, C3 = 10 nF 1 kV cer.
C4 = 10 nF 1 kV ceramico
C5 = 10 nF 100 V ceramico
C6 = 100 nF 100 V ceramico
D1 = ZX16 Zener 16 V - 12,5 W
D34 = ZPY4,3 Zener 4,3 V - 1,3 W
N°2 Torrette ceramiche diam. Ø 13
mm - alt. 25 mm

Fig. 5

C6 e dal diodo zener D1 da 12,5
W ZX16. Quest’ultimo ha una
funzione di mera protezione contro eventuali picchi di tensione
accidentali o di scarica, mettendo al sicuro i circuiti elettronici
alimentati da inattese extra-tensioni.
Come si può notare nelle figure
3 e 4 l’induttanza L1 da 8 H, avvolta in aria, si sostiene tra il centrale del connettore COAX1
TRANSMITTER e il primo dei due
sostegni isolanti in ceramica predisposti all’uopo dopo aver praticato due piccoli fori sul pannello posteriore dell’accordatore.
Tra il primo e il secondo sostegno
isolante è disposta invece l’induttanza L2 da 53 H avvolta su una
bacchetta di ferrite lunga 30 mm.
Al secondo sostegno è collegato
anche C4 che è il più ingombrante dei tre condensatori di fuga previsti, gli altri due C5 e C6

Fig. 6

sono disposti sotto il circuito stampato.
La verifica dell’efficienza del circuito di tele-alimentazione e
dell’accordatore su tutte le frequenze da 1,8 MHz fino ai 30
MHz estremi, sono state effettuate utilizzando uno speciale carico fittizio(1) che simula il particolare andamento del modulo
dell’impedenza di un’antenna
verticale HF di lunghezza nota.
Dopo alcune ore di funzionamento è stata misurata, con apposita sonda, la temperatura di
esercizio dell’unico stabilizzatore di tensione U6 (visibile nelle
Fig. 2, 5, 6) presente nell’accordatore, riscontrando un valore di
77,5°C. Questo valore pur essendo piuttosto elevato pone il componente ancora nella zona di dis-

Fig. 7
14

Rke 4/2013

sipazione considerata sicura
(SOA safe operating area) e denominata “safe area”. Bisogna
considerare, però, che il banco
di collaudo dove si sono svolti i
test funzionali dell’apparato si
trova in ambiente a temperatura
controllata di 25°C per cui prevedendo alle nostre latitudini e in
pieno sole temperature operative
ben più elevate, sicuramente
prossime ai 60°C, non è difficile
pensare che ci si possa avvicinare pericolosamente alla massima
temperatura di giunzione prevista dal costruttore che è di 125°C.
Si tratta del circuito integrato
SMD stabilizzatore a 5 V 78M05
che alimenta la CPU e tutta la circuiteria digitale, compreso il display LCD e la sua illuminazione.
La dissipazione del calore che
normalmente sviluppa tale componente è affidata alla resistenza
termica della superficie in rame
del circuito stampato sul quale è
saldato pertanto la strada che
porta alla diminuzione di tale re-

Fig. 8

sistenza con mezzi meccanici
non è percorribile se non si vuole “cannibalizzare” l’utile strumento. L’alternativa è quella di
diminuire la tensione d’ingresso
dello stabilizzatore 78M05 in modo da riportare la massima dissipazione PD del componente(2)
nell’alveo dei valori considerati
sicuri, poiché:
PD=(VIN-VOUT) IL+ VIN IG dove la
corrente totale che scorre nello
stabilizzatore è IIN= IL+IG i cui
valori sono per IL=0,18 A e
IG=0,04 A. Lo schema di figura
7 mostra la disposizione tipica
del componente con le grandezze riportate nell’equazione che
stabiliscono la massima dissipazione di potenza; s’intuisce che
modificando il valore VIN si può
facilmente limitare la potenza
dissipata dal componente riducendo così anche la sua temperatura di esercizio. Perciò abbassando la tensione VIN da 13,1 V
(13,8 V meno 0,7 V di caduta sul
diodo D34) a circa 8,8 V, che co-

stituisce un valore cautelativo per
garantire una giusta regolazione, si riduce la dissipazione massima PD di circa 800 mW. E’ stato
quindi sostituito il diodo originale D34 (Fig. 6) posto in serie al
terminale d’ingresso dello stabilizzatore con uno zener tipo
ZPY4,3 da 1,3 W di potenza e di
valore pari a 4,3 V mettendo in
sicurezza lo stesso U6 78M05 e
tutta la circuiteria digitale a valle,
riscontrando nello stesso tempo
una riduzione della temperatura
del componente di circa 26°C.
Per rendere stagno all’acqua
l’accordatore d’antenna è stato
scelto un contenitore di plastica
GW44211 IP56 munito di guarnizione lungo il perimetro del coperchio e di ampie dimensioni
essendo (l x p x h) 460 x 380 x
120 mm; ciò consente di coibentare con materiale termoisolante
il coperchio e le pareti laterali del
contenitore (Fig. 9) così da diminuire sensibilmente la temperatura dello strumento installato al

suo interno durante i mesi più
caldi ma anche per limitare la
formazione di condensa in presenza di forti sbalzi termici o
quando la temperatura esterna
diventa più rigida e l’accordatore è chiamato a svolgere la sua
funzione. In particolare nel coperchio è stato incollato con apposito prodotto adesivo un pannello di polistirolo espanso (PE)
da 3 cm di spessore mentre sulle
pareti laterali è stato adoperato
un materiale affine (PPE) di spessore più modesto. L’accordatore
è fissato all’interno del contenitore stagno per mezzo di una bandella in alluminio lunga 385 mm,
larga 25 mm e spessa 2,5 mm fissata allo strumento sfruttando
due delle quattro viti autofilettanti originali che chiudono il suo
coperchio dal lato superiore (Fig.
8). La sua sistemazione in sede
prevede quindi l’uso di due pratici dadi inox a farfalla che, quando necessario, ne possono facilitare la rimozione senza l’ausilio
di alcun attrezzo. Il collegamento all’antenna avviene tramite un
passante in ceramica sistemato
su uno dei due lati lunghi del
contenitore stagno, mentre il collegamento al potenziale di terra
o al gruppo di radiali disposti
all’occorrenza avviene con un
bullone da 6 x 30 mm in ottone
nichelato che fuoriesce alla stessa altezza del passante in ceramica ma dal lato lungo opposto.
Da un foro del diametro di 18 mm
posto sul fondo si da agio all’ingresso del cavo coassiale RG213,
munito di connettore PL259, che
costituisce il primo tratto della discesa d’antenna.
Note
1) AEMME 150 W HF Whip Antenna Simulator
Data Sheet 0809WS Sep. 2008
2) National Semiconductor Corporation
M78MXX
Data Sheet 010484 July 1999
(Continua)

Fig. 9
Rke 4/2013

15

ACCESSORI

Un accordatore d’antenna automatico
HF MFJ-993B
Tele-alimentato e condiviso
2ª parte

di Massimo Ancora IZ8DMS
Il commutatore automatico
d’antenna
Anche il commutatore che permette la condivisione del sistema
d’antenna è sistemato in un contenitore stagno da esterno ed è
situato a circa 23 metri di distanza dall’accordatore, nel punto in
cui le due discese d’antenna iniziano il loro percorso in due differenti tubazioni elettriche che le
portano ai piani dei rispettivi appartamenti. Per contenere la piastra in vetronite (ramata su un solo lato) su cui è costruito il commutatore è stato adoperato il contenitore in plastica GW44208
IP56 (l x p x h) 240 x 190 x 90
mm predisponendo tre fori da 21
mm di diametro su un lato corto
per dare accesso ai cavi coassia-

li intestati con connettori N/M. Lo
schema è mostrato in figura 10 e
come si può notare prevede anche un semplice quanto efficace
circuito di protezione costituito
dai transistor T1, T2 e dal relay
K3 che evita la possibilità di interrompere, anche se accidentalmente, la commutazione RF in
atto. Tenendo presente che lo

Commutatore automatico
L1, L2 = 8 H - 45 spire 0,45 mm in
aria diam. Ø 10 mm
L3, L4 = 32 H - 35 spire 0,45 mm su
ferrite diam. Ø 6 mm - lung. 22 mm
T1 = BD791
T2 = BC449
D1, D2, D3 = 1N4007
C1, C2, C3 = 10 nF 1 kV ceramico
C4 ~ C17 = 10 nF 100 V ceramico
R1, R2 = 12  ½ W
R3 = 47  ½ W
R4 = 680  ½ W
R5 = 3,3 k ¼ W
R6 = 1,8 k ¼ W
K1, K2 = Relay 12 V 10 A Takamisawa
VB - 12TBU
K3 = Relay 12 V 2 A Taiko RKTM - 12
X1, X2, X3 = Connettori N/F da pannello
Fig. 10
72

Rke 4/2013

schema rappresenta, come è
d’uso, i relay in posizione di riposo ecco cosa accade utilizzando
il commutatore: quando l’utente
della discesa d’antenna COAX_1
immette tensione attraverso il suo
Bias Tee in stazione si attiverà il
transistor T1 e di conseguenza il
relay K3 che eccitandosi interromperà l’alimentazione ai due

Fig. 11

relay K1 e K2 preposti alle commutazioni RF che pertanto non
correranno il rischio di essere eccitati dal secondo utente della
discesa COAX_2 annullando così la priorità all’uso dell’accordatore d’antenna già acquisita. Vi-

Fig. 12

ceversa quando l’utente della discesa COAX_2 immette tensione
per utilizzare il sistema d’antenna
si ecciteranno prontamente i relay K1 e K2 perché il relay K3 sarà a riposo e con i suoi contatti
chiusi, attraverso la resistenza

R5, porterà in conduzione anche
il transistor T2 che cortocircuitando la base di T1 scongiura
l’eventualità che l’utente della discesa COAX_1 possa eccitare il
relay K3 togliendo tensione ai relay già attivi.
Proseguendo nella descrizione
del commutatore d’antenna aggiungo che i relay K1 e K2, che
si occupano della commutazione
delle linee coassiali, sono stati
scelti(3) per garantire una buona
affidabilità e una lunga durata di
funzionamento in ragione delle
frequenze in gioco e della potenza RF massima prevista, difatti
l’isolamento tra i contatti aperti è
di 1.000 VAC e tra i contatti e la
bobina dell’elettromagnete è di
5.000 VAC similmente agli ottimi
relay impiegati dalla MFJ nell’accordatore automatico che stiamo
adoperando.
In figura 12 vi è la disposizione
delle sei piazzole ricavate sul lato rame del supporto di vetronite
su cui è costruito il commutatore.
Un lamierino di alluminio da 2
mm di spessore sagomato e forato con le misure di figura 13, dà
un rigido sostegno ai tre connettori N/F da pannello, mentre tre
fori da 4 mm sulle due flange laterali permettono di sostenerlo in
posizione. Per favorire un contatto elettrico stabile ma anche un
fissaggio con un’adeguata robustezza meccanica sono stati adoperati tre rivetti in rame da 4 mm
di diametro saldati in un secondo
tempo alla basetta di vetronite. Il
semplice circuito di protezione è
stato assemblato a parte su un
piccolo ritaglio di vetronite preforata (Fig. 11) delle dimensioni
di 50 x 20 mm su cui trova posto
anche il relay K3 che è del tipo
stagno impiegato normalmente
nei dispositivi di sicurezza destinati agli ambienti pericolosi (presenza di gas o miscele potenzialmente esplosive) sicché tutto il
circuito, dopo il necessario collaudo, è stato impermeabilizzato
immergendolo nella resina epossidica pura per alcuni secondi.
Anche i conduttori in rame argentato da 2 mm di diametro
adoperati per cablare i relay K1
e K2 ai tre connettori N/F da pannello, come si vede in figura 14,
Rke 4/2013

17

sono stati ricoperti con lo stesso
polimero termoindurente trasparente. L’attenuazione dei segnali
passanti dal commutatore è minima e si attesta ai valori di 0,1
dB da 1,8 MHz fino ai 10 MHz,
0,15 dB @ 14 MHz, 0,3 dB @ 28
MHz. Mentre il livello di attenuazione del segnale RF in transito
misurato al connettore COAX N
non utilizzato è risultato di -64 dB
@ 1,8 MHz, -61 dB @ 3,5 MHz,
-55 dB @ 7 MHz, -49 dB @ 14
MHz e di -43 dB @ 28 MHz.
I Bias Tee coassiali di
stazione

Fig. 13

I due Bias Tee coassiali sistemati
al termine delle due discese
d’antenna nelle nostre stazioni
radio, sono stati costruiti in due
piccoli contenitori d’alluminio
non verniciato dalle dimensioni
(l x p x h) 57 x 72 x 28 mm (Fig.
16) adoperando due connettori
flangiati SO239 e pochi altri
componenti come mostrato nello
schema di figura 15. Una torretta
isolante in ceramica con base filettata alta 15 mm fa da sostegno
intermedio tra le due metà L1 e
L2 del choke RF. L’interruttore di
accensione S1 insieme al connettore di alimentazione a quattro poli J1 sostengono il toroide
in materiale magnetico N30 i
4.300 con avvolgimento bifilare
L3 e L4 a sensi opposti (2 x 565
H) che disaccoppia i conduttori di alimentazione DC dalle correnti RF di modo comune (intese
Bias Tee (fig. 15)

Fig. 14

Fig. 15
18

Rke 4/2013

L1 = 7 H - 40 spire 0,45 mm in aria
diam. Ø 10 mm
L2 = 54 H - 55 spire 0,45 mm su
ferrite diam. Ø 6 mm - lung. 35 mm
L3, L4 = 565 H - 16 spire 0,45 mm
su toroide B64290L44X830
D1 = BY255
LED1 = Led Verde diam. 5 mm
C1, C2, C3 = 10 nF 1 kV ceramico
C4, C5, C6 = 10 nF 100 V ceramico
C7 = 100 nF 50 V ceramico
R1 = 1 k ½ W
J1 = Spina da pannello Japan 4 poli
diam. Ø 16 mm
N°1 Torretta ceramica diam. Ø 5 mm
- alt. 15 mm
N°2 Connettori da pannello SO239
flangiati

Fig. 16

come emissioni condotte), costituendo un efficace filtro capace
di attenuare gli effetti di tali correnti sia in trasmissione sia in ricezione dove i nostri sensibili ricevitori potrebbero “importarli”
come segnali di disturbo attraverso l’alimentatore di rete che
impiegheremo per alimentare il
Bias Tee.
I tre condensatori tra i due connettori coassiali SO239 ANT e
RTX, C1/C2/C3 sono ceramici
da 10.000 pF 1 kV lavoro e bloccano verso l’apparato HF in uso
la componente continua a 13,8 V
necessaria per alimentare l’accordatore automatico d’antenna
sul terrazzo e l’anteposto commutatore coassiale. Il diodo D1,
che è il robusto BY255, insieme

Fig. 17

ai due fusibili da 1,5 A posti in un
doppio porta-fusibile di plastica
sui conduttori di alimentazione
del Bias Tee, costituiscono la
provvidenziale protezione contro
le accidentali inversioni di polarità.
La figura 17 mostra la disposizione interna dei componenti mentre nella foto di figura 18 si vedono i due Bias Tee coassiali finiti.
“ON AIR” con il sistema
d’antenna multi-banda
condiviso
Sistemati in opportuna posizione
al muro perimetrale del terrazzo
sia l’accordatore sia il commutatore coassiale è stata installata,
nello spazio disponibile, l’antenna ad “L” rovesciata della lunghezza complessiva di 15,5 m
costituita da un conduttore in
cordina isolata di rame da 1,6
mm2 (15 AWG) con il primo tratto verticale lungo 4,83 m e il secondo tratto orizzontale lungo
10,67 m. Un breve tratto di corda
in rame con diametro 15 mm (sezione 177 mm2) munito di capicorda ad occhiello crimpati e saldati collega il “pin ground”
dell’accordatore alla ringhiera
metallica lunga 94 m fissata al
perimetro del terrazzo, mentre
un primo tratto di cavo coassiale
RG213 lungo circa 23 m, intestato con un PL259 da una parte ed
un connettore N/M dall’altra,

collega l’accordatore d’antenna
al commutatore coassiale. Da
questo partono le due discese
d’antenna anch’esse in coassiale
RG213 che terminano nei nostri
appartamenti. Ogni cavo con un
avanzo lungo circa 6 m, prima di
infilarsi nella tubazione elettrica
designata, è stato avvolto per otto volte su un supporto provvisorio del diametro di 22 cm tenendo ferme e strette le spire con del
nastro isolante forte. Sono stati
costruiti così, di fatto, due choke
d’arresto per le correnti RF parassite di modo comune(4) che in
determinate condizioni operative si possono manifestare anche
pesantemente lungo le superfici
esterne delle calze schermanti
dei cavi coassiali di discesa provocando indesiderati e incontrollabili rientri di energia.
Al termine dell’installazione sono
stati effettuati i test “on air” riscrivendo allo stesso tempo con i
nuovi valori di accordo le memorie dell’accordatore precedentemente resettate sul banco di collaudo. Ritornando così ad operare sulle frequenze già battute e
immettendo una minima potenza
RF continua (4~10 W), solo per
alcuni istanti, si ottiene una pronta sintonia velocizzando le semplici manovre di accordo necessarie quando ci si sposta in frequenza oppure per il cambio di
banda. I risultati sono stati subito
lusinghieri su tutte le frequenze
che vanno dai 3,5 MHz in su caricando potenza fino al limite
massimo sopportabile dal tuner
automatico. Il comportamento
dell’intero impianto, operando
dalle due postazioni radio, non
ha tradito le nostre aspettative
d’altronde sapevamo di non poter pretendere una risposta soddisfacente sulle frequenze più
basse con un’antenna ad “L” rovesciata così corta.
Tuttavia bisogna anche dire che
l’accordatore svolge bene e senza problemi il suo compito anche
sulla gamma dei 160 metri, ma
l’efficienza del radiatore è risultata chiaramente bassa. Pertanto
un sistema d’antenna HF così
concepito pur non potendo soddisfare le esigenze dei DX-er più
incalliti senz’altro può risolvere i
Rke 4/2013

19

Fig. 18

20

Rke 4/2013

problemi d’installazione di due
distinti impianti negli spazi molto
spesso ristretti disponibili in città
e costituisce una valida alternativa per tutti coloro che, come
noi, si sono ritrovati a sgomitare
sul terrazzo per installare delle
antenne multi-banda che oggi
possiamo considerare in genere
meno performanti sia dal punto
di vista del rapporto prestazioni
/ prezzo sia per le strette risonanze disponibili sulle varie bande
di lavoro che hanno sempre imposto forti limiti alle nostre possibilità operative.
Il sistema d’antenna descritto è in
funzione da poco più di due anni ed è stato utilizzato anche in
condizioni climatiche estreme
senza accusare alcun inconveniente degno di nota con nostra
grande soddisfazione e buona
pace dei nostri vicini di casa.
Sono a disposizione di quanti
vorranno approfondire gli argo-

menti trattati o discutere delle
scelte progettuali adottate e di
quanti per necessità sono interessati alla realizzazione descritta, tramite la redazione di RadioKit Elettronica oppure via e-mail
all’indirizzo iz8dms@radiotransverter.com
73 da Massimo IZ8DMS (ex
I8HYF)
Note
3) Fujitsu Takamisawa VB Power Relay
Data Sheet VB Series Nov. 2007
4) ARRL Antenna Book 21st Edition,
“Coupling the Line to the Antenna” cap.
26, pp. 17-23


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