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Wislawa Szymborska La gioia di scrivere .pdf



Nome del file originale: Wislawa Szymborska - La gioia di scrivere.pdf
Titolo: Wislawa Szymborska
Autore: La gioia di scrivere

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Il volume

Nell’arco di poco più di un decennio – da quel non troppo
lontano 1996 in cui fu insignita del Premio Nobel per la
Letteratura – Wisława Szymborska è diventata un autore di culto
anche in Italia.
Né questo vasto successo deve meravigliare.
Grazie a un’impavida sicurezza di tocco, la Szymborska sa infatti
affrontare temi proibiti perché troppo battuti – l’amore, la morte
e la vita in genere, anche e soprattutto nelle sue manifestazioni
più irrilevanti - e trasformarli in versi di colloquiale naturalezza
e ingannevole semplicità.
Il volume include anche la recentissima raccolta Qui, apparsa in
Polonia nel gennaio del 2009.

In copertina: Collage di Wisława Szymborska (inviato a Pietro
Marchesani il 7 aprile 2006).
Di seguito: Disegno di Tullio Pericoli.

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Wisława Szymborska

LA GIOIA DI SCRIVERE
Tutte le poesie (1945-2009)

A CURA DI PIETRO MARCHESANI

ADELPHI EDIZIONI

4

INTRODUZIONE

DI PIETRO MARCHESANI

Come non ricordare lo stupore, talvolta misto a ironia, con cui fu
accolta nel nostro paese l’assegnazione del Premio Nobel per la
Letteratura 1996 alla poetessa polacca Wisława Szymborska,
considerata dai più un’illustre, imbarazzante sconosciuta?
Analoghe reazioni aveva avuto la stampa italiana quando,
nell’ottobre del 1980, lo stesso premio era stato conferito a un
altro poeta polacco, Czesław Miłosz: un’attribuzione per lo più
ricondotta a motivazioni politiche (la Polonia stava vivendo la
stagione appassionante e drammatica di Solidarność). Violare
poi il canone delle letterature maggiori era cosa che suscitava
ancora nella nostra cultura reazioni di fastidio e sconcerto.
D’altronde la poesia polacca contemporanea era allora assente con qualche rara eccezione - dal nostro orizzonte culturale: solo
nel 1964 era stata pubblicata nella prestigiosa collana
mondadoriana dello «Specchio» una raccolta di poesie di
Tadeusz Różłśćewicz (Colloquio con il principe), a cui soltanto
quasi vent’anni dopo avrebbe fatto seguito il volume adelphiano
della poesia di Miłosz (Poesie), e ancora dieci anni più tardi 5

presso lo stesso editore - un’ampia raccolta della poesia di
Zbigniew Herbert (Rapporto dalla città assediata). Nel 1996 la
poetessa polacca era presente in Italia solo con Gente sul ponte,
volumetto uscito qualche mese prima del Nobel dalla Libri
Scheiwiller (ma che Vanni Scheiwiller, uomo di grande cultura e
geniale editore, aveva messo in cantiere già dal 1991). Non
avevano suscitato una vasta eco le parole pronunciate nel 1988
da Iosif Brodskij nel suo discorso di apertura del primo Salone
del Libro a Torino, discorso pubblicato con ampio risalto sulle
pagine del «Corriere della Sera». Segnalando l’alto livello della
produzione poetica polacca del Novecento nel contesto
mondiale, lo scrittore russo aveva appunto indicato in Herbert,
Miłosz e Szymborska i tre maggiori poeti polacchi viventi. Lo
stesso Brodskij nel dicembre del 1993 pubblicò sul «Times
Literary Supplement» la sua traduzione in inglese di una poesia
della scrittrice polacca, La fine e l’inizio, da lui ritenuta una
delle cento migliori poesie del secolo.
Wisława Szymborska era allora autrice di nove esili volumetti di
poesia, i primi due dei quali (Per questo viviamo, 1952, e
Domande poste a me stessa, 1954) da lei disconosciuti e mai più
ripubblicati. Né la sua biografia, tutta radicata in un paese
ancora «al margine» della vita economica, politica e culturale
europea, presentava particolari elementi d’attrazione.
A distanza di poco più di dieci anni la posizione di Wisława
Szymborska nel panorama culturale italiano e internazionale è
completamente mutata, e ciò grazie al successo della sua opera
poetica, ora largamente tradotta (e non solo in Italia), mentre si
susseguono le ristampe. La sua opera travalica anzi i normali
circuiti - di solito ristretti - della poesia, espandendosi in più
vasti, imprevedibili territori. Così, se dalla borsa della piccola
6

ladra del film Cuore sacro di Ferzan Ozpetek cade a terra un
volumetto di poesie della scrittrice polacca, in Italia, e in altri
paesi, sue poesie o citazioni dei suoi versi compaiono in riviste
femminili di grande tiratura, nella pubblicistica, nei necrologi,
nei discorsi di politici, in opere narrative (come Stanza 411 di
Simona Vinci) o nelle canzoni di Jovanotti.. Wisława
Szymborska si è così trasformata, suo malgrado, in una scrittrice
di culto, come dimostra la straordinaria affluenza di pubblico
allle serate di letture poetiche che ha tenuto negli ultimi anni in
Italia.
Se è vero che la Szymborska, a parte Gente sul ponte, prima del
Nobel era presente nel nostro paese solo in antologie e riviste
(sette sue poesie figuravano già nel 1961 nella voluminosa
raccolta Poeti polacchi contemporanei, curata da Carlo Verdiani
per il benemerito editore Silva), va ricordato che la sua opera
veniva tradotta, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, in quasi
tutte le lingue europee (russo incluso, nella versione di Anna
Achmatova). Raccolte delle sue poesie erano apparse in
particolare in Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Svezia, paese
quest’ultimo in cui la scrittrice polacca aveva incontrato un
immediato, ampio consenso di critica e lettori.
La Szymborska era stata poi insignita - prima del Nobel - del
Premio Goethe in Germania (1991) e del Premio Herder in
Austria (1995). In Polonia già da molti anni godeva di un
indiscusso riconoscimento critico, e la pubblicazione di ogni sua
raccolta poetica veniva considerata un evento letterario.
In occasione del conferimento alla Szymborska della laurea
honoris causa da parte dell‘Università di Poznan (1995), Michal
Głowiński, uno dei maggiori critici letterari del paese, la definiva
7

«forse il più grande poeta polacco della seconda metà del XX
secolo», mentre le edizioni delle sue poesie andavano
rapidamente esaurite. Dopo il Nobel la cerchia dei suoi lettori si
è ampliata in Polonia con una velocità straordinaria comprensibile in un paese di grande e impegnata tradizione
poetica -, creando non poco imbarazzo a una scrittrice nota per
la sua riservatezza («Preferirei rivendicare il diritto di non
scrivere sulla mia poesia. Quanto più l’attività creativa mi
assorbe, tanto meno sento la voglia di formulare un credo
poetico..»), e che non è in alcun modo disposta a indossare i
panni del «vate» o «bardo» nazionale. Non si può certo affermare
che la Szymborska si sia imposta per una vasta produzione
letteraria: dodici volumetti di poesia distribuiti nell’arco di più
di cinquant’anni, e cioè - oltre ai primi due già ricordati Appello allo Yeti (1957), Sale (1962), Uno spasso (1967), Ogni
caso (1972), Grande numero (1976), Gente sul ponte (1986), La
fine e l’inizio (1993), Attimo (2002), Due punti (2005), Qui
(2009). A questi si affiancano cinque volumi di Letture
facoltative - che raccolgono i testi pubblicati dal 1967 al 2002 su
riviste e quotidiani polacchi -, e cioè recensioni-feuilleton dove
si parla di turismo, botanica, economia domestica, cosmesi,
ornitologia, arte, storia, romanzo gotico, letteratura classica e
poliziesca, dizionari, teatro, musica, cinema.. C’è poi il volume
della Posta letteraria (2000), una scelta delle sue risposte ai
lettori del settimanale di Cracovia «Życie Literackie» «Vita
letteraria»). Questa rivista ospitava dalla fine del 1960 la rubrica
«Posta letteraria» a cui aspiranti scrittori inviavano i loro
manoscritti in prosa o in versi per avere un parere. Wisława
Szymborska, che dal 1953 al 1966 diresse la sezione poesia del
settimanale, tra il 1960 e il 1968 commentò con regolarità i testi
che le pervenivano. Sempre avara in materia di esternazioni
8

letterarie, la poetessa offre in queste pagine una miniera di
annotazioni e riflessioni che ci fanno a tratti intuire il retroterra
della cultura o della vita polacca di quegli anni, e in cui brilla
l’intelligente leggerezza, la prontezza di spirito della scrittrice.
Da esse traspaiono, oltre che uno straordinario, aforistico gusto
dell’ironia e della battuta ricca di umorismo, una vasta cultura
letteraria e una personale concezione della poesia e della
scrittura in genere, che detesta in egual misura gli eccessi del
sublime come del banale. Il risultato è un testo omogeneo e
gustoso, fonte di autentici momenti di godimento intellettuale.
Tra la sua produzione anche qualche traduzione di poesia (poeti
barocchi francesi, Baudelaire, de Musset, Goethe..). E, infine, un
volumetto di divertissement letterari (specialmente limerick), che
la Szymborska scrive per diletto proprio e dei suoi amici,
arricchito di deliziosi collage: Filastrocche per bambini grandi
con collage dell’autrice (2003). In realtà si dovrebbe parlare di
dieci raccolte di poesia, poiché delle prime due, Per questo
viviamo e Domande poste a me stessa, entrambe - come è stato
scritto - «manifestazione di una poesia socialista impegnata, e
anche sintomi della seduzione ideologica di una persona in
definitiva molto giovane e molto fervente», l’Autrice non ha più
autorizzato la ristampa, con l’eccezione di alcune poesie uscite
in edizioni antologiche. L’adesione della Szymborska
all'ideologia comunista, sancita dalla sua iscrizione al Partito nel
1952 (ne uscirà nel 1966), determina la forma e i contenuti di
queste sue prime raccolte, come ci dicono parecchi dei titoli
delle poesie in esse incluse. Circostanza, questa, da molti mai
dimenticata in Polonia, nel clima di animosa resa dei conti
seguito alla caduta del comunismo. Sulla sua adesione a
quell'ideologia la poetessa si è espressa senza reticenze: «Ero
allora profondamente convinta della fondatezza di quello che
9

scrivevo - ma questa affermazione non mi scagiona nei confronti
di quei lettori forse in qualche modo influenzati dalle mie
poesie.. se non fosse per questa tristezza, per questo senso di
colpa, forse addirittura non rimpiangerei le esperienze di quegli
anni. Senza di esse non avrei mai saputo che cos’è la fede in una
ragione unica. E quanto sia facile, allora, non sapere quello che
non si vuole sapere. E a quali acrobazie mentali ci si può
spingere confrontandosi con le ragioni degli altri. Ho capito che
anche l’amore per l’umanità è molto pericoloso, perché per lo
più porta a voler rendere gli uomini felici per forza» (1991). 'E il
caso di ricordare in proposito - di fronte a interventi e
pubblicazioni tanto malevoli quanto semplicistici - le parole di
Jerzy Turowicz, che fu autorevolissima figura dell'intelligencija
cattolica polacca: «L’iniziale adesione all'ideologia comunista
della poetessa allora poco più che ventenne è da tale prospettiva
assolutamente comprensibile e persino naturale, e se ancora
capita che certe persone provino rancore per quella sua giovanile
adesione, si tratta di una cosa del tutto insensata e priva di
fondamento».
In realtà le due raccolte «sociorealiste» non erano le prime di
Wisława Szymborska. Le aveva precedute quella «Raccolta non
pubblicata» che comprendeva le poesie da lei scritte fra il 1945 e
il 1949 e che non poté essere stampata allora perché
incompatibile con il nuovo clima ideologico e politico creato dal
Congresso degli scrittori a Stettino nel 1949, quando il realismo
socialista di stampo sovietico divenne anche in Polonia la sola
dottrina artistica ammessa. Wisława Szymborska, in effetti, aveva
iniziato la sua carriera letteraria pubblicando il 14 marzo del
1945 sul terzo numero di «Walka» «Lotta»), supplemento
settimanale del «Dziennik Polski» («Quotidiano polacco») di
10

Cracovia, una poesia (Cerco la parola). Un supplemento
modesto, ma allora non privo di importanza, e a cui
collaboravano noti scrittori, come Czeslaw Miłosz. In quella
poesia, apparsa in una forma rielaborata dalla redazione, la
poetessa in erba voleva dar conto di quanto fosse difficile
esprimere in modo adeguato la mostruosità dei criminali nazisti:
«Voglio definirli con una parola / com’erano?/ Prendo parole
comuni / rubo dal dizionario, / misuro, peso e analizzo - /
Nessuna va bene. / La nostra lingua è impotente, / i suoi suoni
d’un tratto - poveri. / Cerco con uno sforzo della mente, / cerco
quella parola - / ma non riesco a trovarla. / Non riesco».
Seguono, sullo stesso supplemento, La crociata dei bambini e
*** (Un tempo sapevamo il mondo a menadito..); altre poesie
ancora appaiono sulla stampa periodica negli anni 1945-1948:
Janko il musicante, Da «Autobiografia del giorno», La linea
della vita, Il giorno dei morti, Luogo per un monumento, La via
Polna, Il convoglio degli ebrei, La domenica a scuola..
Stando a quanto scrive nei suoi ricordi (1970) Adam WÅ‚odek,
allora redattore di «Walka», e dal 1948 al 1952 marito della
poetessa, fra testi rimasti manoscritti e testi pubblicati, la
produzione iniziale della Szymborska ammontava a oltre trenta
poesie «che potevano e avrebbero dovuto comporre uno dei più
interessanti debutti in volume dell'immediato dopoguerra». Il
titolo scelto per quella raccolta - che costituisce, ancorché in
gran parte inedita, il vero debutto letterario di Wisława
Szymborska - era Wiersze (Poesie). Non va comunque
dimenticato che «gli inizi semileggendari della sua opera sono
collegati con forme brevi di prosa, non con la poesia. A parte
qualche accenno, di queste prove non sappiamo nulla»
(Wojciech Ligęza). I racconti della Szymborska scritti durante la
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guerra, con la sola eccezione di una pubblicazione occasionale,
sono rimasti inediti. Il tema centrale di quelle prime poesie è
legato nei contenuti alle esperienze belliche della giovanissima
generazione letteraria emergente, e nelle forme alla lezione
dell'Avanguardia di Cracovia. Che l’atmosfera fosse ormai poco
propizia a quel tipo di scrittura era apparso evidente nella
discussione seguita alla pubblicazione sul «Dziennik Literacki»
(«Giornale letterario»), nell'ottobre del 1948, di una sua poesia
(La domenica a scuola).
Un folto gruppo di studenti liceali le rimproverò, con una lettera
al giornale, di scrivere in modo incomprensibile, mentre aggiungeva il loro insegnante - il modello avrebbe dovuto essere
quello di Majakovskij, la cui lettura non avrebbe certo costretto
il pastore del Kazakistan a scervellarsi, arricchendone anzi
intelletto e coscienza di classe. Pur in mancanza dei testi, alla
cui pubblicazione l’Autrice oggi nega recisamente il suo
assenso, queste informazioni sulla «Raccolta non pubblicata»
servono da un lato a segnalare un percorso poetico, e dall'altro a
confermare la ragione di quanti riconoscono nelle successive
raccolte «sociorealiste» l’affiorare di una non banale capacità di
scrittura. La stessa Szymborska, del resto, ha inserito alcuni di
quei testi in edizioni antologiche della sua poesia. Se sul piano
formale la rottura con il Partito comunista sarebbe avvenuta solo
più tardi, già nel 1957, con Appello allo Yeti, la scrittrice mostra
di essersi allontanata da quell'ideologia. La sua pubblicazione fu
resa possibile dalla nuova atmosfera, carica di speranze di
liberalizzazione politica e culturale, seguita in Polonia all'avvio
del processo di destalinizzazione e alla nomina a primo
segretario del Partito di Władysław Gomulka, scarcerato
nell'ottobre del 1956. Appello allo Yeti si colloca così accanto
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alle opere (per esempio di Zbigniew Herbert) «della corrente
della rivoluzione antistaliniana in poesia, della corrente di
riflessione civile e critica sociale» (Tomasz Burek), e costituisce
«uno dei più importanti fattori della risurrezione della poesia
polacca dopo l’ottobre del 1956» (Stanisław Balbus).
Inequivocabile era il significato di poesie come Riabilitazione,
Agli amici, Funerale, *** (La storia che non si affanna..), Le due
scimmie di Bruegel: «Li credevo traditori, indegni dei nomi..- e
invece, Yorick, erano falsi testimoni» (Riabilitazione). Tadeusz
Różewicz scriveva allora in Rehabilitacja pośmiertna
(Riabilitazione postuma): «I morti contano i vivi/ i morti non ci
riabilitano». Della conclamata fede marxista-leninista nelle
magnifiche sorti e progressive dell'umanità, di tutto il sistema
comunista non restano che macerie: «Gerico viene chiamata / la
città da me abitata. / Mi frana di dosso pezzo / a pezzo la cinta
muraria. / Sto in piedi tutta nuda / sotto la divisa d’aria»
(*** [La storia che non si affanna..]). Delle granitiche certezze,
delle grandiose costruzioni, sopravvivono smarrimenti e balbetti
confusi («In storia dell'uomo / balbetto e arranco»), solo una
scimmia - con una significativa inversione dei ruoli - sembra in
grado di dare suggerimenti «col quieto tintinnio della catena»
(Le due scimmie di Bruegel). Non solo la storia recente compreso lo sterminio degli ebrei polacchi, magistralmente
rappresentato in una poesia che è tra le più intense, drammatiche
ed efficaci di Wisława Szymborska (Ancóra) - e le sue crudeli
disillusioni sono il tema di questa raccolta. Fra gli altri motivi il
più presente è quello dell'amore, con testi emblematici della cifra
stilistica della scrittrice (Nulla due volte, Notorietà, Opera buffa,
Impresso nella memoria, Sogno d’una notte di mezza estate). La
centralità di tale tema, l’importanza dell'amore nel suo mondo
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poetico, non era sfuggita né ai lettori né alla critica. Già presente
nelle prime due raccolte «sociorealiste», pur condizionate dai
dettami dell'ideologia comunista, il motivo si sviluppa in
Appello allo Yeti e ancor più nel successivo Sale (per esempio,
*** [Gli sono troppo vicina..], Sogno), dove raggiunge la sua
massima espansione. Non si trova in queste poesie la ripetizione
o anche solo l'eco dei tradizionali schemi del genere.
L’amore compare, sovente con una tonalità ironica, in tutte le
possibili sembianze e situazioni in cui si manifesta, calato in
impreviste prospettive esistenziali e metafisiche. In Appello allo
Yeti la scrittrice elabora però qualcosa che va al di là delle
singole tematiche, e cioè un proprio nuovo programma e un
proprio, nuovo, stile poetico: «Progetto un mondo, nuova
edizione, / nuova edizione, riveduta» (Progetto un mondo). Con
Appello allo Yeti la Szymborska si avvia, con la leggerezza di
chi si è sbarazzato di un pesante fardello, per l’impervio
cammino del mondo. Dopo il grande consenso riscosso da
Appello allo Yeti, la raccolta Sale costituì per critica e pubblico
una ulteriore conferma del suo spessore artistico. Nel giro di
pochi anni la poetessa si sarebbe imposta come una delle voci
più originali del panorama letterario polacco. Tale giudizio
venne convalidato e rinforzato poi da Uno spasso, definito da
Julian PrzyboÅ› - accreditato esponente della poesia e della critica
polacca dell'epoca - «la sua migliore raccolta», quella in cui «il
suo stile originale ha raggiunto oggi la perfezione», un inatteso e
straordinario esempio di rinascita della «poesia riflessiva». In
effetti vengono colte le notevoli qualità di questo libretto, e al
tempo stesso alcune costanti della scritturaa poetica di Wisława
Szymborska: il prevalere del modello dell'espressione orale
contrapposto all'artificiosità dei modelli poetici tradizionali, la
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metafora insolita, il carattere specifico e individuale di ogni
poesia conseguito «grazie alla differenziazione funzionalizzata
della sintassi e della stilistica». Tema della sua poesia è
all'apparenza la quotidianità del mondo reale: «i più intimi, i più
semplici legami tra gli uomini, l’erotismo e l’amore domestico,
l’album con le fotografie di famiglia, una scenetta alla stazione,
una gita all'estero, problemi politici di attualità.. il circo, una
visita all'ospedale, un po’ di scienza e cultura.. un quadro, una
divertente relazione sulla scrittura di una poesia..» (Jerzy
Kwiatkowski). Un mondo però - come ha rilevato lo stesso
autorevole critico - dietro cui si nascondono altri mondi
possibili, quelli «immaginati e i non mondi». Uno sguardo, il
suo, che con penetrante acutezza amplia l’orizzonte conoscitivo,
dilata la vista sulla realtà in genere e sull'uomo in particolare,
con un ribaltamento dei luoghi comuni, delle convenzioni
mentali e linguistiche che sorprende e che rinnova il nostro
stupore. Per la sua connotazione intellettuale e la forma quasi
saggistica, la successiva raccolta, Ogni caso, venne considerata
«un particolare contributo alla poesia filosofica» (Cz. Miłosz).
Altri definirono la raccolta «una prova di metafisica poetica» (S.
Balbus).
Tale tratto, con gradazioni e sfumature via via diverse, è tra quelli
che più contribuiscono a conferire alla raccolta un tono
specifico. La sua riflessione sul senso dell' esistere - espressa
sempre in forma di domanda, o meglio, di catene di domande - è
caratterizzata da una «semplicità complessa», e cioè dalla
capacità di interrogarsi con formulazioni chiare, che non
necessitano del sostegno delle «grandi costruzioni». Una
riflessione che muove dalla quotidianità, dai dettagli (in una
recente intervista la Szymborska ha dichiarato: «Le persone si
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istupidiscono all'ingrosso, e rinsaviscono al dettaglio. Dunque
amiamo e sosteniamo i casi al dettaglio»). «Poesia feriale» come è stata definita - la sua, senza concessioni al letterario o al
sublime, aliena da ogni retorica: «Uno sbaraccamento
dell'antropocentrismo e dei suoi miti, uno sbaraccamento del
Sublime» (Valeria Rossella), e a cui si accompagna una notevole
dose d’arguzia e ironia (che è una delle categorie centrali della
sua poetica). La attrae solo ciò che è singolo, particolare.
Paradigmatiche in tal senso alcune poesie della raccolta:
«Perché mai a tal punto singolare? / Questa e non quella? E qui
che ci sto a fare? / Di martedì? In una casa e non nel nido?
/ Pelle e non squame? Non foglia, ma viso? / Perché di persona
una volta soltanto? / E sulla terra? Con una stella accanto?»
(Stupore). Oppure: «Tanto mondo a un tratto da tutto il mondo: /
morene, murene e marosi e mimose, / e il fuoco e il fuco e il
falco e il frutto - / come e dove potrò mettere il tutto? / Queste
foglie e scaglie, questi merli e tarli, / lamponi e scorpioni - dove
sistemarli?» (Compleanno). L’inesauribile e infinitamente varia
ricchezza del mondo è espressa anche, e so-prattutto,
dall'affollarsi di consonanti, suoni. Di fronte all'incalzante
molteplicità delle forme, c’è lo stupore. Nella poesia della
Szymborska non traluce, come in quella di Miłosz, la nostalgia che è insieme speranza - di un «Regno di Verità e Giustizia», né
vi risuonano «gli antichi scongiuri dell'umanità fiabe e leggende»
del Messaggio del Signor Cogito di Zbigniew Herbert e del suo
stoicismo eroico. Il metafisico stupore della creatura umana «una
sola volta, a caso, sulla terra», consapevole della brevità della
propria esistenza - che non è per nulla «normale», ma
rappresenta al contrario una sorta di miracolo, una pausa nella
«non esistenza», un «Intervallo nell'infinito per il cielo
16

sconfinato!» (*** [Il Nulla si è rivoltato anche per me.. ]) -, non
si traduce nella poesia della Szymborska in angoscia o
disperazione. In essa prevale l’accettazione affettuosa e stupita
della vita, a partire dalle forme più semplici - anch’esse
miracolose - del suo manifestarsi: «Sei bella - dico alla vita - / è
impensabile più rigoglio, / più rane e più usignoli, / più formiche
e più germogli» (Allegro ma non troppo). Si può sapere «quanto
è di campo questo grillo, / e di bosco questo frutto» solo
vivendo, solo grazie alla vita. Si tratta di una indicazione
importante per accedere al senso più profondo della sua poesia,
un senso racchiuso in quello «stupore» che ne costituisce la
premessa e il fondamento. Come la scrittrice ha dichiarato nel
discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel,
«Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua
immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati
dalla sua indifferenza.. qualunque cosa noi pensiamo dei suoi
spazi atraversati dalle radiazioni delle stelle.. - questo mondo è
stupefacente» (Il poeta e il mondo). L’accezione più comune
della parola «stupore» è quella di «sensazione di profonda o
intensa meraviglia, di sorpresa o anche di smarrimento di fronte
a fatti, circostanze, oggetti straordinari, insoliti o inaspettati, e
fenomeni ed eventi inspiegabili ed eccezionali»
(così alla voce «stupore» nel Grande dizionario della lingua
italiana di Salvatore Bat aglia). Che si tratti di una definizione
non appropriata allo stupore evocato da Wisława Szymborska è
detto dalle parole con cui la poetessa precisa meglio il suo
concetto di «stupore»: «Ma nella definizione “stupefacente” si
cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si
discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da
una qualche ovvietà alla quale siamo abituati. Ebbene, un simile
17

mondo ovvio non esiste affatto, il nostro stupore esiste di per se
stesso e non deriva da paragoni con alcunché». Come dice una
sua poesia, «Un miracolo all'ordine del giorno: / venti
abbastanza deboli e moderati..
Un miracolo alla buona: / le mucche sono mucche» (La fiera dei
miracoli). Più vicino allo «stupore» della sua poesia è quello del
Convivio dantesco: «Lo stupore è uno stordimento d’animo per
grandi e meravigliose cose vedere o udire o per alcuno modo
sentire». Tale stupore, che nasce dalla contemplazione e dalla
speculazione, fa pensare a quello racchiuso nel tesoro
dell'infanzia, nella sepolta e irraggiungibile profondità - dal
sapore vagamente schulziano - di cui scrive Elémire Zola: «..
quasi tutti passano la vita intera vedendo d’attorno null'altro che
un suolo miserando e inerte, la vita quotidiana strumentale,
irretita nelle categorie note, recintata in ogni minimo aspetto..
Eppure qualcuno fa eccezione. Rarissimo, isolato nell'interiorità,
sa affondare fino alle sue iniziali memorie, rivive quei lembi
remoti e annebbiati, talvolta ne ricontempIa lo splendore» (Lo
stupore infantile). A questo «qualcuno» sembra vicina Wisława
Szymborska, che, come nel buddhismo zen, sa percepire il
miracolo normale del vivere. E non è un caso che la sua poesia
Gente sul ponte si trovi insieme a testi di Andrzej Wajda e di
Miłosz nel volume Japonią zauroczeni (Ammaliati dal Giappone,
2002): «Sto ancora dormendo, / ma nel frattempo accadono fatti.
/ La finestra sbianca, / le tenebre sfumano nel grigio, / la stanza
emerge dallo spazio indistinto, / vi cercano appoggio ombre
pallide, vacillanti.. Ciò mi stupisce troppo di rado, ma dovrebbe.
/ Di solito mi sveglio nel ruolo di testimone in ritardo, / quando
il miracolo è già avvenuto, / il giorno già costituito / e il
mattinale magistralmente mutato in mattutino» (Ora mattutina).
18

Da questo stupore e da questa scoperta dell'oggettualità
scaturisce - come nell'immobilità della pittura metafisica - una
limpida nuova percezione dell'universo, ripulita dalle
incrostazioni e deformazioni che hanno reso pesanti le palpebre
dell'occhio umano; proprio attraverso la luce folgorante dei
singoli particolari all'occhio viene resa, per così dire, la sua
sostanza metafisica, che solo la contemplazione e la
speculazione più profonda sono in grado di percepire. Così la
poesia di Wisława Szymborska ripristina il contatto fra il
quotidiano e l’assoluto, riporta a una smarrita pienezza di
pensiero e restituisce la consapevolezza - stupefacente - che il
vero miracolo è nella vita stessa: «Un miracolo, basta guardarsi
intorno: / il mondo onnipresente» (La fiera dei miracoli).
Anche Grande numero, volumetto di venticinque poesie, fu
considerato «una meravigliosa sorpresa in tempi grigi»
(Adam Zagajewski). Erano i tempi della Polonia di Gierek, già
attraversata da una crisi profonda che sarebbe di lì a poco
sfociata nella nascita di Solidarność, ma ancora ingessata almeno nei suoi rituali pubblici - nel tradizionale armamentario
ideologico del «noi».. Nella prima poesia della raccolta la
Szymborska traccia una sorta di programma poetico che è
rappresentativo della sua scritturaa: «Quattro miliardi di uomini
su questa terra, / ma la mia immaginazione è uguale a prima. / Se
la cava male con i grandi numeri. / Continua a commuoverla la
singolarità». In queste poesie viene espresso il rifiuto dei «grandi
numeri». Uno di questi piccoli capolavori è La moglie di Lot,
che mostra sotto una nuova luce, nella sua umanissima
individualità, il personaggio biblico. Di individualità ripristinata
si può parlare anche per molte altre poesie della raccolta. Motivo
ricorrente nei versi della Szymborska è pure il rigetto - assai
19

significativo in quegli anni e in quel contesto - di qualsiasi
forma di utopia: «Isola dove tutto si chiarisce. / Qui ci si può
fondare su prove. / L’unica strada è quella d’accesso.. Malgrado
le sue attrattive l’isola è deserta, / e le tenui orme visibili sul e
rive / sono tutte dirette verso il mare. / Come se da qui si andasse
soltanto via» (Utopia). Al valore dell'irripetibile singolarità
dell'essere umano, pur impastato di contraddizioni, oscurità e
conflitti («In noi ignoto e selve / di pelle appena coperti, / interni
d’inferno, / violenta anatomia»), si contrappone l’ideale della
perfezione, quello appunto rappresentato dalla cipolla pienamente riuscita, autosufficiente nel suo essere
«completamente cipolla / fino alla cipollità» (La cipolla).
Se il «minimalismo» della Szymborska si traduce nella capacità
di vedere «in ciò che è ordinario l’insolito, l’enigmatico, il
prodigio» (J. Kwiatkowski), a esso si accompagna anche un forte
senso degli «altri», un compatire che tacitamente trapassa
dall'«io» al «noi»: «Nelle sue poesie ciò che accade, accade
semplicemente all'uomo, e il suo “io” è sempre “io”, uomo, e non
“io”, Wisława Szymborska» (Włodzimierz Bolecki). La
compassione non è mai pathos grazie alla levità e al mai sopito
stupore con cui la poetessa si accosta al reale, una leggerezza
sottolineata da un’ironia anch’essa lieve, segno di
consapevolezza e misura, che la mantiene al di qua
dell'emozione, la sottrae alle insidie dello sconforto. Alla
«leggerezza» mentale si accompagna un’eguale leggerezza
espressiva, costruita con una lingua semplice, comune, spesso
colloquiale. Ma si tratta di una semplicità solo apparente.
Essa è in realtà il risultato di una rigorosa e lucida padronanza
degli strumenti linguistici e metrici: giochi verbali e fonici,
colloquialismi, neologismi, assonanze, scansioni metriche e
20

ritmiche, semantizzazione della grammatica, che producono un
continuo, imprevedibile scaturire di senso. Caratteristiche,
queste, tutte presenti in Gente sul ponte, dove traspare anche lo
sfondo della realtà politica polacca degli anni Ottanta (La casa
d’un grande uomo, Figli dell'epoca, Intrighi con i morti, Un
parere in merito alla pornografia). La raccolta è caratterizzata da
una forte intonazione riflessiva, che contrassegna pure La fine e
l’inizio, dispiegandosi con tonalità ora pacate, ora scherzose,
nell'ambito della storia e della civiltà (La fine e l’inizio, L’odio,
La realtà esige), dei sentimenti (Addio a una vista, Il gatto in un
appartamento vuoto) o, con accentuazioni nuove, in quello
metafisico-esistenziale (Calcolo elegiaco, Forse tutto questo,
Nulla è in regalo, Una versione dei fatti).
Sempre presente, anzi incalzante, è l’interrogativo sul senso di
un universo in apparenza governato dall'assoluta casualità, e che
pure sembra celarsi nel fitto intreccio delle circostanze («Ogni
inizio infatti / è solo un seguito / e il libro degli eventi / è sempre
aperto a metà», Amore a prima vista). Anche in Attimo, al
profilarsi dell'ispirazione non presiedono eventi straordinari,
eccezionali. Essa nasce dall'osservazione delle nuvole nel cielo,
indifferenti al nostro vivere o morire (Nuvole), dal rianimarsi
degli oggetti alla prima luce del mattino (Ora mattutina), dalla
vista delle tombe dei bambini nel cimitero (Bagaglio del
ritorno).. Anche quando scaturisce da vicende tragiche del nostro
tempo - come l’attentato alle Torri gemelle (Fotografia dell'11
settembre), o come la fuga di esseri umani trasformati in
diseredati dalla furia dell' odio altrui (Gente) -, le singole
immagini, fermate tra le migliaia che entrano quotidianamente
nelle case di tutti, hanno la forza di catturare, di sospendere e
contraddire la provvisorietà della cronaca. Attimi, fissati e colti
21

nel grande fiume del divenire del mondo.
Una nota di sottile malinconia - che sospinge al margine la
componente ironica dei suoi versi - pare insinuarsi in queste
pagine di fronte al dolore, all'impossibilità di dare risposte al
mistero dell'esistenza. Affiora anche il pensiero della morte, e
proprio nei versi che toccano il tema dell'amore (Il primo amore).
E malinconia, non amarezza o anche solo rimpianto, nostalgia.
Essa non prende mai il sopravvento su quella lucida, pacata e
non di rado lieta accettazione della vita di cui si è detto. In modo
analogo Due punti e Qui, la sua ultima raccolta (che racchiude
testi di straordinaria intensità poetica), si inseriscono in una
linea di continuità tematica e stilistica con quelle precedenti. Più
densa si fa la riflessione su temi quali la vita e la morte, la
memoria e l’oblio, la realtà e il sogno, il sapere e il non sapere.
Alcune poesie si avvicinano, per il loro spessore concettuale, a
piccoli trattati filosofici, benché vi rimanga forte il senso
dell'ironia come pure il radicamento nella concretezza e
singolarità di cose e situazioni.
Anche in tali raccolte la Szymborska riesce a trasmettere
l’impressione che non stia parlando in generale ma a ogni
singolo lettore, di cui coglie intuizioni, sensazioni e paure - che
condivide - trasferendole su un piano intellettualmente più
elevato. E lo fa, come sempre, in modo aperto, dubbioso, non
definitivo né definitorio, che non chiude ma apre spazi ulteriori
alla riflessione.
Wisława Szymborska non ama rilasciare interviste, parlare della
propria persona o opera. Difficile darle una collocazione - che
non sia solo generazionale o generica - in una qualche corrente o
tendenza della poesia polacca contemporanea. Lei stessa ha
22

ironicamente scritto di sé: «Qui giace come virgola antiquata /
l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata / dell'eterno
riposo, sebbene la defunta / dai gruppi letterari stesse ben
distante» (Epitaffio). Eppure, o meglio proprio per questo, ha
saputo introdurre tonalità nuove nel variegato e ricco panorama
della poesia polacca - e del mondo.

23

CRONOLOGIA
di Antonina Turnau

1923
Il 2 luglio Wisława Szymborska nasce a Bnin, attualmente parte
di Kórnik, nei pressi di Poznań.

1929
La piccola Wisława, i genitori e la sorel a Nawoja si
trasferiscono a Cracovia in via Radziwiłwska.

1930
Ichna - come la chiamano le amiche - inizia a frequentare la
scuola elementare Józef Joteyko in via Podwale a Cracovia.

24

1935
Prosegue gli studi al ginnasio delle Orsoline in via Starowiślna
3/5.

1936
Il 9 settembre muore Wincenty Szymborski, padre di Wisława.

1941-1943
Wisława Szyrnborska lavora come impiegata alle ferrovie per
evitare la deportazione. Realizza le illustrazioni per il manuale di
lingua inglese First steps in English di Jan Stanisławski.
Comincia a scrivere racconti e, più raramente, poesie.

1945
Il 14 marzo sul «Dziennik Polski» viene pubblicata la poesia
Szukam slowa [Cerco la parola]. Il caporedattore Adam WÅ‚odek,
divenuto in seguito marito della poetessa, ricordò più tardi come
le poesie da lei portate fossero «semplicemente.. di modesto
valore. Così modesto che a noi non sembrava possibile
utilizzarne alcuna». Alla fine, su iniziativa di uno dei redattori,
ne sarà pubblicata una tagliata: il suo debutto poetico.

1945-1947
25

Studia lettere e sociologia all'Università Jagelonica. Poi motiverà
l’interruzione degli studi in questo modo: «Nel 1947 la
sociologia diventò mortalmente noiosa; si doveva spiegare tutto
con il marxismo. Ho lasciato l’università perché già allora
dovevo guadagnarmi da vivere».

1947-1948
La poetessa diventa segretaria di redazione di «Świetlica
Krakowska», quindicinale dedicato all'istruzione, dove si
occupa, fra l’altro, delle illustrazioni per i libri.

1948
In aprile sposa Adam WÅ‚odek e si trasferisce dalla casa dei
genitori in via Radziwił owska alla Casa degli scrittori in via
Krupnicza 22.
Viene pubblicato Mruczek w butach [Il gatto con gli stivali], un
libretto per bambini, testo di Adam WÅ‚odek con illustrazioni di
Wisława Szymborska.

1952
Esce Dlatego żyjemy [Per questo viviamo], il suo primo
volumetto di poesie, grazie al quale viene accolta
nell'Associazione degli scrittori polacchi.
Nel corso dell'anno entra a far parte del Partito Operaio
26

Unificato Polacco (pzpr).

1953
Nella redazione di «Życie Literackie», settimanale letterario di
Cracovia, a cui rimarrà legata fino al 1981, la Szymborska
prende il posto di Adam WÅ‚odek come direttore della sezione
poesia. In quel periodo su «Życie Literackie» faranno il loro
esordio, tra gli altri, poeti quali Miron Białoszewski, Zbigniew
Herbert, Adam Zagajewski. «Amavo gli esordienti» ammette la
poetessa.

1954
Esce il volumetto di poesie Pytania zadawane sobie [Domande
poste a me stessa].
Divorzia da Adam Włodek, di cui rimane però molto amica.
Compie un viaggio in Bulgaria nell'ambito di uno scambio
culturale che, secondo alcuni (soprattutto di parte bulgara), si
rivela fonte di grande ispirazione per la poetessa. Pare che la
visita sia all'origine, fra l’altro, delle poesie Pietà e Muzeum
[Museo].
Riceve il Premio della Città di Cracovia. Collabora
saltuariamente con il Polskie Wydawnictwo Muzyczne, casa
editrice di testi musicali, per la quale svolge diversi lavori
redazionali (tra cui la correzione delle traduzioni polacche dei
testi delle opere).
27

1957
Pubblicazione del volumetto di poesie Wołanie do Yeti [Appelo
allo Yeti].
Si reca a Parigi con una borsa di studio insieme ad altri scrittori,
tra cui Sławomir Mrożek e Tadeusz Nowak.
Il 5 luglio si reca da Jerzy Giedroyć a Maisons-Laffit e per
visitare l’Instytut Literacki, casa editrice attiva a Parigi dal 1947,
che pubblicò fra l’altro la rivista «Kultura» fino al 2000.
Sia la casa editrice che la rivista svolsero - tanto nell'emigrazione
quanto in Polonia, malgrado i rigori della censura - un ruolo di
primissimo piano nell'opposizione politica e culturale al regime
comunista polacco.

1960
Muore Anna Maria Szymborska, madre di Wisława.
Viaggio in URSS con una delegazione di scrittori polacchi.
Su «Życie Literackie» inizia a uscire una rubrica intitolata
«Posta letteraria», tenuta anonimamente da Wisława Szymborska
e dal critico WÅ‚odzimierz Maciqg.

1961
A gennaio, in occasione del decimo anniversario della
28

fondazione di «Życie Literackie», la Polska Kronika Filmowa
(Cinegiornale polacco) visita la redazione della rivista: dietro la
scrivania piena di carte siede il diret ore della sezione poesia,
Wisława Szymborska.

1962
Esce la raccolta di poesie Sól [Sale].

1963
La poetessa riceve il Premio di II Grado del ministero della
Cultura. Si trasferisce da via Krupnicza in un appartamento di un
palazzo all'angolo tra via 18 Stycznia (oggi Królewska) e via
Nowowiejska, chiamato «il cassetto» per le sue dimensioni
microscopiche.

1964
Il 14 gennaio lo scrittore Antoni SÅ‚onimski consegna al
Gabinetto del Primo Ministro la cosiddet a Lettera dei
Trentaquattro, protesta di trentaquattro intellettuali contro
l’acutizzarsi della censura e la limitazione della libertà di parola.
Il governo organizza a scopo dimostrativo una raccolta di firme
contro tale Lettera, a cui aderiscono quasi ottocento ricercatori,
scrittori e artisti; tra questi vi è anche la Szymborska, che per
l’ultima volta sta dalla parte del potere.

29

1966
In segno di solidarietà con il filosofo Leszek Kolakowski,
espulso dal Partito e allontanato dall'Università di Varsavia,
Wisława Szymborska e altri scrittori restituiscono la tessera del
Partito. In conseguenza di questo gesto la poetessa. perde il
posto di direttrice della sezione poesia di «Zycie Lite- rackie»:
non si reca più in redazione, ma le viene proposto di tenere una
rubrica. Nascono così le «Letture facoltative».
«Fu un lieto fine» ha dichiarato. «Non dovevo più starmene
seduta dietro la scrivania a leggere chili di testi in gran parte
brutti. Scrivevo quello che mi pareva».

1967
Esce il volumetto di poesie Sto pociech [Uno spasso]. Si lega
allo scrittore Kornel Filipowicz, insigne prosatore polacco. «La
prima volta che vidi Kornel fu nel 1946 o nel 1947» racconta la
scrittrice. «Non ricordo dove accadde, ma ricordo l’impressione
che mi fece.. Pensai: “Dio, che bell’uomo”. Ma allora non ci
furono conseguenze».

1969
Su invito del poeta Ryszard Krynicki, allora impiegato alla
Biblioteca di Kórnik, la Szymborska ritorna nella città natale per
incontrarvi i suoi lettori.

30

1972
Esce la raccolta di poesie Wszelki wypadek [Ogni caso].

1973 Viene pubblicata per la prima volta una selezione delle sue
brevi recensioni-feuilleton dedicate ai libri, le Letture
facoltative, che, arricchite di nuovi testi, avranno molte edizioni
(1973, 1981, 1992, 1996, 2002).

1975
La Szyrnborska firma una lettera aperta di protesta indirizzata al
Parlamento della Repubblica Popolare, la cosiddetta Lettera dei
Cinquantanove, che si oppone fra l’altro all'introduzione nella
Costituzione del ruolo guida del Partito Operaio Unificato
Polacco e dell'indissolubilità del legame polacco-sovietico.

1976
Esce il volumetto di poesie Wielka liczba [Grande numero]. Esce
Tarsjusz [Tarsio], una raccolta di sue poesie edita in 860
esemplari numerati e illustrata da Barbara Gawdzik-Brzozowska.

1978
La poetessa firma la dichiarazione costitutiva del TKN
(Associazione per i corsi scientifici), che si proponeva di
31

divulgare un sapere sottratto al controllo della censura. Oltre alla
Szymborska entrano a far parte del TKN Kornel Filipowicz,
Tadeusz Mazowiecki, Jacek Wożniakowski, Adam Zagajewski e
altri.

1980
Si reca nuovamente a Kórnik per incontrarvi i suoi lettori.

1981
Nel mese di marzo inizia a collaborare con il periodico «Pismo»
di Cracovia, destinato, per ragioni politiche, a vita breve.
Della redazione fanno parte fra l’altro gli scrittori e critici Ewa
Lipska, Marta Wyka, Jerzy Kwiatkowski, Tadeusz Nyczek.
Nell’editoriale si legge: «“Pismo” comincia a uscire in un
momento in cui la letteratura e la cultura polacca - insieme a
tutta la nazione - vogliono.. dire la verità apertamente, e non con
la gola serrata». «Gentili lettori, ecco il primo numero di un
periodico che si chiama “Pismo” [«Scrittura»]. Bisogna subito
dire che è un brutto titolo.. Ma il primo numero ha la fortuna di
possedere questa caratteristica: essendo il primo, non può essere
peggiore di quelli precedenti» scrive la poetessa nella penultima
pagina del fascicolo, nella ironica rubrica dal titolo «Testi
rifiutati».
Il 13 dicembre, giorno in cui il generale Wojciech Jaruzelski
proclama lo stato di guerra in Polonia, su «Zycie Literackie»
32

appare una lettera in cui undici dipendenti e collaboratori del
periodico si dissociano dall'editoriale pubblicato in precedenza
dal caporedattore WÅ‚adyslaw Machejek, che condannava il KOR
(Comitato per la difesa degli operai) - organizzazione di
opposizione politica al regime comunista sorta nel 1976 - e
Jacek Kuroń, uno dei suoi fondatori e figura di primo piano
dell'opposizione democratica. Da quel momento il nome di
Wislayva Szymborska non comparirà più nel colophon di «Życie
Literackie».

1982
Si trasferisce da via 18 Stycznia a via Chocimska, in un
appartamento un po’ più grande.
Nel corso dell'anno esce un unico testo della Szymborska, sul
mensile «Twórczość» è una traduzione del poeta barocco
francese Théodore Agrippa d’Aubigné.

1983
Esce l’ Antologia poezji iydowskiej [Antologia della poesia
ebraica], contenente poesie di Icyk Manger tradotte dalla
Szymborska. L’antologia era già in corso di stampa nel 1968, ma,
in seguito ai moti studenteschi del marzo, fu dato l’ordine di
mandarla al macero, e si salvò solo perché uno dei tipografi ne
nascose i piombi.
Il 14 dicembre ha luogo presso il KIK (Club degli intellettuali
cattolici) il primo incontro di «NaGłos», la rivista parla- ta, let a
33

«dal vivo» dagli autori. L’apertura spettò a Wisława Szymborska,
che lesse la poesia GÅ‚os w sprawie pornografii [Un parere in
merito alla pornografia]. In totale gli incontri parlati di
«NaGłos» furono venticinque. Negli anni 1990-1997 la rivista
uscì in versione cartacea; il numero 24, 49, 1996 fu interamente
dedicato all'opera della poetessa.

1985
Sul mensile «Kultura» pubblicato a Parigi esce, sotto lo
pseudonimo Stańczykówna 1, la poesia di Wisława Szymborska
Dialektyka i sztuka [Dialettica e arte], che non verrà più inserita
nei suoi volumi e nelle sue raccolte.

1986
Esce il volumetto di poesie Ludzie na moście [Gente sul ponte],
che ottiene il premio ministeriale del Fundusz Literatury,
rifiutato dall'Autrice. La Szymborska riceve (e accetta) il Premio
Culturale dell'organizzazione clandestina di Solidamość.

1989
Wisława Szymborska è tra i fondatori del SPP (Associazione
degli scrittori polacchi), che riunisce gli scrittori
dell'opposizione. Viene ammessa al PEN Club.

34

1990
Il 28 febbraio muore Komel Filipowicz. Dopo la sua morte la
Szymborska scrive, tra l’altro, la poesia Kot w pustymmieszkaniu [Il gatto in un appartamento vuoto].

1991 Riceve il Premio Goethe della città di Francoforte.

1993
Esce il volumetto di poesie Koniec ipoczqtek [La fine e l’inizio].

1994
Il 27 ottobre a Poznań ha luogo una serata di «Na-Głos» dedicata
al poeta, critico e traduttore Stanisław Barańczak, con la
partecipazione della scrittrice.

1995
Wisława Szyrnborska diviene membro dell'Accademia Polacca
delle Arti e delle Scienze (PAU) di Cracovia. Riceve la laurea
honoris causa dall'Università Adam Mickiewicz di Poznań.
Riceve inoltre il Premio Herder assegnato dall'Università di
Vienna e nel discorso di accettazione spiega per la prima volta in
pubblico le proprie scelte politiche e artistiche precedenti al
1956.
35

1996
Riceve il premio del PEN Club polacco e, quattro giorni dopo, il
Premio Nobel per la Letteratura. Nella motivazione l’Accademia
Svedese scrive che la sua poesia, «con precisione ironica,
permette al contesto storico e biologico di manifestarsi in
frammenti di umana realtà».
Esce Widok z ziarnkiem piasku [Vista con granello di sabbia],
raccolta antologica delle sue poesie, che diventa immediatamente
un bestseller.

2000
Esce Poczta literacka czylijak zostać (lubnie zostać)- pisarzem
[Posta letteraria, ossia come diventare (o non diventare)
scrittori], una raccolta di consigli per aspiranti scrittori,
pubblicati in precedenza su «Życie Literackie».

2001
Diventa membro dell’American Academy of Arts and Letters.

2002
Esce Chwila [Attimo], primo volume di poesie dopo il Premio
Nobel.
36

2003
Esce Rymowanki dla duzych dzieci [Filastrocche per bambini
grandi], raccolta di poesiole scherzose di Wisława Szymborska
illustrate da suoi collage.
La poetessa riceve il Premio dei Bambini dall'Associazione
«Serce» - [«Cuore»] per aver contribuito alla costruzione di un
Centro per i bambini malati a Åšwidnica.

2005
Esce la raccolta di poesie Dwukropek [Due punti].

2009
In gennaio esce il volumetto di poesie Tutaj [Qui].

1 Versione femminile del nome Stańczyk, figura di buffone di corte che non risparmiava le
sue critiche ai potenti, spesso citato in arte e letteratura (celebre il quadro di Jan Matejko
che lo raffigura).

37

LA GIOIA DI SCRIVERE
TUTTE LE POESIE (1945-2009)

38

DA «RACCOLTA NON PUBBLICATA»
(1945)

39

***
Un tempo sapevamo il mondo a menadito:
– era così piccolo da stare fra due mani,
così facile che per descriverlo bastava un sorriso,
semplice come l’eco di antiche verità nella preghiera.
La storia non accoglieva con squilli di fanfara:
ha gettato negli occhi sabbia sporca.
Davanti a noi strade lontane e cieche,
pozzi avvelenati, pane amaro.
Il nostro bottino di guerra è la conoscenza del mondo:
– è così grande da stare fra due mani,
così difficile che per descriverlo basta un sorriso,
strano come l’eco di antiche verità nella preghiera.
1945

USCITA DAL CINEMA
Luccicavano i sogni sulla tela bianca.
Due ore di scaglie lunari.
C’era l’amore su una triste melodia,
40

c’era il ritorno felice dal vagare.
Il mondo dopo una fiaba è bruma.
Con visi e ruoli incolti.
La ragazza le sue pene intona,
e il soldato quelle del partigiano.
Torno a voi, nel mondo vero,
colmo di fato, fitto e fosco –
ragazzo monco sotto il portone,
ragazza dagli occhi vani.

CANZONE NERA
Un sassofonista languido, un sassofonista burlone
ha un suo sistema del mondo, non gli occorrono parole.
Il futuro – chi potrà indovinarlo. Certo del passato –
chi mai lo è.
Socchiudere i pensieri e suonare una canzone nera.
Si balla guancia a guancia. È caduto qualcuno.
A tempo, sbattendo sul parquet. Lo scansavano al ritmo.
Non vedeva le ginocchia su di sé. Pallido albeggiare

41

di palpebre.
Sottratte alla pressione del chiasso, degli strani colori
della notte.
Niente drammi. È vivo. Forse ha bevuto troppo,
e il sangue sulla tempia è rossetto? Qui non è
successo nulla.
Non è che steso a terra. Da solo è caduto e da solo si alzerà,
è già sopravvissuto a questa guerra. Si balla nella
dolce calca,
afa e freddo mescolati dai ventilatori,
guaiva il sassofono al lampione rosato.

42

DA «PER QUESTO VIVIAMO»
(1952)

43

IN RIME BANALI
È una gran gioia: fiore accanto a fiore,
i rami degli alberi nel cielo puro,
e una più grande: domani è mercoledì,
arriverà una tua lettera di sicuro,
e ancora più grande: trema la busta,
è buffo leggere nelle macchie del sole,
e ancora più grande: solo una settimana,
ormai soltanto quattro giorni d’attesa,
e ancora più grande: la valigia
l’ho chiusa con mia vera sorpresa,
e ancora più grande: un biglietto
per le sette, sì, grazie signora,
e ancora più grande: nel finestrino
i paesaggi corrono velocemente,
e ancora più grande: è più buio, è buio,
stasera saremo insieme finalmente,
e più grande ancora: apro la porta,
e più grande ancora: quando lì davanti,

44

e ancora più grande: fiore accanto a fiore.
– Perché ne hai comprati cooosì tanti?

GLI ANIMALI DEL CIRCO
Gli orsi battono le zampe ritmicamente,
la scimmia in tuta gialla va in bicicletta,
il leone salta nel cerchio fiammeggiante,
schiocca la frusta e suona la musichetta,
schiocca e culla gli occhi degli animali,
l’elefante regge un vaso sulla testa,
e i cani ballano con passi uguali.
Mi vergogno molto, io – umano.
Divertimento pessimo quel giorno:
gli applausi scrosciavano a cascata,
benché la mano più lunga d’una frusta
gettasse sulla sabbia un’ombra affilata.

45

DA «DOMANDE POSTE A ME
STESSA»
(1954)

46

DOMANDE POSTE A ME STESSA
Qual è il contenuto del sorriso
e d’una stretta di mano?
Nel dare il benvenuto
non sei mai lontana
come a volte è lontano
l’uomo dall’uomo
quando dà un giudizio ostile
a prima vista?
Ogni umana sorte
apri come un libro
cercando emozione
non nei suoi caratteri,
non nell’edizione?
Con certezza tutto,
afferri della gente?
Risposta evasiva la tua,
insincera,
uno scherzo da niente –

47

i danni li hai calcolati?
Irrealizzate amicizie,
mondi ghiacciati.
Sai che l’amicizia va
concreata come l’amore?
C’è chi non ha retto il passo
in questa dura fatica.
E negli errori degli amici
non c’era tua colpa?
C’è chi si è lamentato e consigliato.
Quante le lacrime versate
prima che tu portassi aiuto?
Corresponsabile
della felicità di millenni –
forse ti è sfuggito
il singolo minuto
la lacrima, la smorfia sul viso?
Non scansi mai
l’altrui fatica?
Il bicchiere era sul tavolo
e nessuno lo ha notato,
48

finché non è caduto
per un gesto distratto.
Ma è tutto così semplice
nei rapporti fra la gente?

LA MUSA IN COLLERA
Perché scrivo canti d’amore
così raramente?
Questa domanda già prima
me la potevi fare,
ma tu, come si comporta
ogni uomo indulgente,
aspettavi la scintilla
che in strofa s’accende.
È vero, taccio – ma taccio
solo per timore
che il mio canto in futuro
mi dia dolore,
che verrà giorno e d’un tratto

49


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