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depliant dossier breve cassa di solidarietà .pdf


Nome del file originale: depliant dossier breve cassa di solidarietà.pdf
Titolo: (Microsoft Word - depliant dossier breve cassa di solidariet\340 5)
Autore: Sandro

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Anteprima del documento


Storia del licenziamento di Sandro
Giuliani, capotreno nell’Europa
del XXI secolo
Il 21 gennaio 2011, Sandro Giuliani,
capotreno del trasporto regionale Lazio,
veniva licenziato con l’accusa di aver perso il
rapporto di fiducia. Mancavano riferimenti
precisi, invece previsti dal CCNL.
Sandro fu anche denunciato per interruzione
di pubblico servizio dalla polfer di Roma
Ostiense, da lui chiamata in entrambe le
circostanze in cui fu sostituito, ma il
procedimento penale venne archiviato dal PM
che ritenne non vi fossero gli estremi di un
reato ed il disservizio non determinato
solamente dal nostro collega.
In primo grado, il giudice ritenne che Sandro
fosse stato insubordinato per il solo fatto di
non aver condiviso formalmente le
disposizioni aziendali, considerando ciò
un’aggravante. Aggiunse che si era dimostrato
insubordinato intrattenendosi nell’ufficio
polfer per leggere il giornale, sebbene il fatto
fosse stato negato e mai dimostrato. Inoltre, a
sostegno della legittimità del modulo ad
agente solo, il giudice citò l’accordo del 15
maggio 2009, fatto tanto incredibile quanto

grave poiché in nessuna delle memorie di
entrambe le parti vi era questa informazione.
L’agente solo era o è legittimo? Cosa hanno
dichiarato all’ispettore del lavoro i sindacalisti
firmatari dell’accordo del 15.05.2009
interrogati su di esso? Solo ora si sa che
nessuno di loro ha mai inteso che il capotreno
fosse obbligato ad andare nella parte
rimorchiata, lasciando a lui la facoltà di
decidere.
E cosa ha risposto il direttore dell’ANSF, alla
domanda “chi ferma il treno in caso di malore
del macchinista?” Che Trenitalia è stata due
volte sollecitata inutilmente a produrre
interventi per garantire la sicurezza in
mancanza del dispositivo atto a garantire lo
stato di vigilanza del macchinista.
Dopo vari rinvii della Corte d’Appello, nella
penultima udienza i giudici accoglievano la
produzione di alcuni documenti prodotti dal
legale di Sandro, tra cui la nota dell’ANSF del
04.03.2015 (in cui l’Agenzia affermava che, in
mancanza di intervento umano, il SCMT
non interviene in caso di emergenza) e la
notizia del rischio di rinvio a giudizio per
l’AD di Trenitalia in merito ai rischi connessi
col modulo ad agente solo.
Nello stesso procedimento penale Sandro
risulta “persona offesa” e 5 dirigenti Trenitalia
hanno ammesso il torto pagando ciascuno €
8..083, tra cui Natali, “padre” della DEIF 23.0
Ma la lungimiranza della Corte d’Appello si
limita ad indicare il dovere di attaccare l’asino
dove vuole il padrone e scrive:

“l’insubordinazione consiste nel rifiuto di
adempiere ad un ordine legittimo del datore di
lavoro; è evidente che tale ordine può
assumere la veste di una specifica e
contingente disposizione ma anche di una
direttiva espressa in termini generali e per
l’avvenire, contenuta in un regolamento
interno o in una direttiva aziendale”
Secondo questi principi diviene assai facile
per chiunque licenziare un dipendente: basterà
che non si interpreti una norma nel modo
voluto o si sbagli ed ecco possibile l’accusa di
insubordinazione. Per realizzarla occorrerà
solo attendere un po’, per poter scrivere nella
lettera di contestazione che il lavoratore lo
faceva in maniera “ripetuta e ravvicinata”
Un autista di autobus potrà quindi essere licenziato
se preferisce obbedire al codice della strada
piuttosto che a disposizioni interne all’azienda con
esso in contrasto.
Eppure la stessa Corte d’Appello ha riconosciuto
che le norme ANSF sono preminenti rispetto alle
norme aziendali ! Guai a rispettarle però!
Tali norme rappresentano, secondo quanto indica
il punto 2 della circolare 1/2009 “LA
NORMATIVA DI ESERCIZIO”, circolare che
Sandro non avrebbe rispettato restando in cabina
di guida, ma che contraddittoriamente prevede al
punto 2.1 che “il personale di accompagnamento
deve rispettare scrupolosamente la NORMATIVA
DI ESERCIZIO nonché le vigenti disposizioni e
prescrizioni di Trenitalia”.

Ma tra le disposizioni di Trenitalia vi è anche la
DPC TAF che Sandro ha rispettato pienamente col
prendere posizione in cabina di guida.
La conoscenza della NORMATIVA DI
ESERCIZIO da parte di Sandro è stata poi l’unico
argomento oggetto di domanda nel test di verifica
apprendimento somministratogli il 14.12.2010.
Secondo l’ANSF, tali norme non possono essere
integrate né modificate da Trenitalia e come anche
ricorda quest’ultima nella sua risposta del
24.01.2012, bensì DEBBONO SOLAMENTE
ESSERE APPLICATE !
Il 22.07.2010 Sandro inviava due comunicazioni
via fax informando l’azienda dettagliatamente del
proprio modo di operare e richiedendone un
intervento, senza mai ricevere riscontro.
Anzi, il 16.10.2010 il tutor Mauro Ricci, allora
capo deposito e superiore gerarchico, ordinava al
macchinista Di Clemente di ottemperare all’ordine
di chiudere le porte dalla cabina in cui operava
Sandro, senza alcuna contestazione.
Nella prima memoria difensiva sono state citate e
prodotte le dichiarazioni dei responsabili nazionali
dei sindacati Fast Ferrovie e Or.S.A., i quali hanno
affermato senza mezzi termini che Sandro è stato
licenziato per aver applicato il regolamento e al
fine di educarne molti.
Solo a partire dal secondo grado di giudizio
Trenitalia ha sostenuto che il modulo con agente
solo è consentito laddove esiste la garanzia del
sistema di controllo marcia treni (SCMT), cosa
che il collegio giudicante riporta nella sentenza

senza obiettare alcunché circa la mancanza delle
stesse affermazioni in primo grado, fatto invece
ritenuto inaccettabile (e peraltro sbagliandosi) per
la difesa di Sandro in merito alla richiesta di
mancanza di proporzionalità della sanzione.
Oltre alla mancanza di proporzionalità vi è una
palese discriminazione, dato che per fatti analoghi,
le sanzioni sono sempre state lievi e conservative.
La memoria difensiva di Sandro in primo grado
ricorda che secondo gli artt. 8 e 10 del D.P.R.
753/80, “al personale dell'esercizio è fatto obbligo
non solo di osservare le prescrizioni delle leggi,
dei regolamenti ed istruzioni in vigore ma altresì,
adoperandosi con diligenza anche nei casi non
previsti dalle norme ai fini della sicurezza.”.
E anche che l’art.21 CCNL di allora riconosceva
al capotreno “margini di autonomia e
discrezionalità nell’ambito di procedure e
istruzioni ricevute”.
La suddetta nota ANSF del 04.03.2015 afferma ,
come anche la difesa di Sandro, che il solo SCMT
non serve a nulla per affrontare le emergenze e
dovrebbe essere evidente a tutti che le emergenze
sono proprio i pochi, se non gli unici, momenti in
cui è importante avere la garanzia della doppia
presenza umana in cabina di guida.
Si è citata inutilmente la segnalazione del
sindacato Fast all’azienda, che riferisce che diversi
macchinisti, da soli in cabina di guida, si sono
addormentati durante la guida.
A sostegno delle proprie decisioni, i giudici di
entrambi i gradi hanno poi voluto credere che il

comportamento di Sandro fosse legato solo a tre
episodi, quelli descritti nella contestazione
disciplinare, potendolo così definire “reiterato e
ravvicinato nel tempo” e credendo evidentemente
ad una sorta di impazzimento del nostro collega.
Eppure il giudice di primo grado, senza uno
straccio di prova o testimonianza, aveva già scritto
nella sentenza che Sandro avrebbe invece in
precedenza subito graduali richiami da parte
datoriale “da questi adottati nella vana speranza
di ristabilire un corretto rapporto lavorativo”.
Richiami del tutto immaginari ma che, se fossero
veri, dimostrerebbero il contrario, cioè quel suo
comportamento abituale, che noi conoscevamo
bene. D’altronde ne è prova incontestata la sua
comunicazione all’azienda via fax del 22.07.2010.
DULCIS IN FUNDO: in entrambe le sentenze di
parla di insubordinazione, sebbene Sandro non si
sia mai opposto ad alcun ordine scritto o persino
verbale E SEBBENE ... L’ACCUSA DI
INSUBORDINAZIONE NON FOSSE MAI
PRESENTE NELLA LETTERA DI
CONTESTAZIONE!

Per tali ragioni continueremo a batterci

Comitato per il reintegro di Sandro
Giuliani
Le spese legali di Sandro
sono sostenute dalla Cassa
di Solidarietà che
ringraziamo.
Tutti i ferrovieri possono
contribuire.


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